Saggistica ,
Parole
non
inutili
...
proverbio
trito
....
chi
fonda
in
sul
popolo
fonda
in
sul
fango
.
MACHIAVELLI
,
Il
Principe
,
Cap
.
IX
.
Era
il
1°
agosto
1876
,
quando
il
periodico
letterario
la
Vita
Nuova
pubblicò
un
saggio
degli
studii
da
me
fatti
intorno
alla
plebe
di
Milano
.
Per
ben
due
anni
m
'
ero
infognato
dove
poteva
meglio
vederla
,
osservarla
,
senza
destare
alcun
sospetto
,
che
mi
togliesse
il
modo
di
studiarla
nella
sua
piena
libertà
.
Diciamolo
tosto
:
la
plebe
è
sospettosissima
di
quanti
vestono
abiti
di
panno
.
Forse
non
ha
tutti
i
torti
.
Ma
lasciamola
lì
.
Avevo
visitate
bettole
,
stamberghe
,
scuole
di
ballo
,
locande
;
e
tutti
i
vizii
e
tutti
i
peccati
veniali
e
mortali
m
'
erano
passati
innanzi
in
tutta
la
loro
sfacciata
bruttezza
.
È
dovere
però
confessare
che
ho
vedute
ancora
miserie
tormentose
,
dolori
quasi
insopportabili
,
abnegazioni
deplorevoli
,
audacie
formidabili
,
sdegni
spaventosi
,
rassegnazioni
ammirande
.
Perle
nel
fango
.
La
plebe
è
corrotta
.
Sicuramente
:
essa
riflette
la
corruzione
delle
classi
così
dette
elevate
,
come
nell
'
immobile
specchio
di
un
'
acqua
stagnante
si
riflettono
gli
alberi
che
intorno
ad
essa
stanno
.
I
popoli
,
cito
l
'
autorità
di
Petruccelli
della
Gattina
,
non
hanno
sentimenti
bassi
,
se
non
quando
si
elevano
alla
borghesia
.
La
plebe
collettiva
ha
sempre
sentimenti
nobili
,
perché
partono
dal
cuore
,
perchè
sono
istinto
.
La
plebe
,
si
potrebbe
dire
mercantilmente
,
è
corrotta
per
conto
terzi
.
E
allora
che
volete
pretendere
dalla
plebe
?
Avete
ragione
di
chiamarla
la
pellagra
sociale
.
"
Si
,
signori
,
vi
dirà
Cesare
Correnti
,
avete
detto
bene
:
la
plebe
è
la
pellagra
sociale
.
"
Chi
mangia
male
e
irregolarmente
,
chi
respira
il
tifo
e
la
colpa
nelle
locande
si
guasta
il
sangue
e
le
idee
.
Effetti
della
segale
cornuta
sul
temperamento
sanguigno
e
dei
sofismi
cornuti
,
commentati
dalla
pancia
vuota
su
una
testa
vuota
.
"
Et
ne
nos
inducas
in
tentationem
.
"
Se
preghiamo
Dio
di
non
metterci
a
male
prove
,
con
quanta
maggiore
logica
non
diremo
noi
alla
società
:
Non
fabbricare
colle
tentazioni
gli
oziosi
,
le
prostitute
,
i
malandrini
Parole
sante
,
che
è
un
peccato
non
averle
pubblicate
prima
d
'
ora
.
Del
resto
la
plebe
di
quel
tempo
non
è
più
la
plebe
de
'
giorni
nostri
.
Gran
parte
è
sparita
dalla
scena
del
mondo
.
La
media
della
vita
de
'
disgraziati
plebei
è
breve
:
gli
stenti
ne
affrettano
la
morte
.
Inoltre
dal
1876
in
poi
la
plebe
milanese
è
diventata
una
tutt
'
altra
cosa
.
I
ladri
sono
stati
soppiantati
dai
truffatori
,
l
'
astuzia
ha
preso
il
posto
del
coraggio
.
Questo
cambiamento
d
'
industria
ha
imposto
un
mutamento
d
'
abitudini
.
E
poi
molti
di
questi
disgraziati
hanno
lasciato
Milano
;
parecchi
hanno
messo
giudizio
qualcun
s
'
è
perfino
ammogliato
ed
è
diventato
un
discreto
padre
di
famiglia
.
-
G
'
hoo
la
donna
,
adess
besogna
che
faga
giudizi
.
-
Bravo
,
bravo
:
n
'
era
tempo
.
Per
vero
dire
anche
la
società
dal
canto
suo
ha
procurato
di
trasformare
i
plebei
,
infatti
ha
eretto
dalle
fondamenta
quel
grande
rifugio
che
è
il
carcere
cellulare
,
e
con
zelo
di
carità
ha
trovato
quell
'
espediente
purgativo
del
domicilio
coatto
.
In
Italia
si
spende
poco
per
le
scuole
,
ma
non
si
bada
a
buttare
il
denaro
quando
si
tratta
di
costrurre
un
carcere
cellulare
...
modello
;
ovvero
a
stipendiare
custodi
,
guardiecarcerarie
,
agenti
di
pubblica
sicurezza
;
infine
per
la
pura
verità
si
pensa
poco
a
prevenire
,
ma
in
quella
vece
si
pensa
molto
a
reprimere
.
Eppure
con
un
po
'
di
carità
si
potrebbero
disarmare
tanti
odii
,
ammansare
tante
ire
,
cancellare
tanti
rancori
tra
classe
e
classe
di
cittadini
,
risuscitare
un
poco
di
affetto
,
ravvivare
de
'
buoni
sentimenti
nascosti
giù
de
'
precordii
tra
la
zavorra
.
Ma
chi
se
ne
occupa
?
Se
ne
occupano
i
preti
e
i
filantropi
dottrinarii
,
Carità
pretensiosa
,
arida
,
infeconda
.
La
plebe
s
'
è
trasformata
di
tendenze
e
di
costumi
:
l
'
odio
verso
le
classi
elevate
è
però
rimasto
lo
stesso
.
Ecco
perchè
gli
studi
da
me
fatti
nel
1876
sulla
plebe
di
Milano
possono
oggi
riveder
la
luce
,
e
corretti
,
e
compiuti
,
cattivarsi
la
curiosità
e
forse
il
giudizio
benevolo
del
cortese
lettore
.
La
sostanza
è
la
stessa
,
gli
accidenti
sono
mutati
,
epperò
ho
dovuto
mutare
la
forma
del
mio
lavoro
.
Ma
siccome
le
durezze
della
miseria
per
la
povera
plebe
sono
oggi
ancora
quello
ch
'
erano
allora
,
così
possiamo
dire
essere
questi
studii
nuovi
...
nuovi
per
la
società
disattenta
e
negligente
.
Altri
ci
ha
seguiti
in
questa
strada
analitica
e
s
'
è
dato
due
anni
più
tardi
a
ripetere
i
nostri
gridi
d
'
allarme
,
collo
stesso
frutto
che
abbiamo
ottenuto
,
allorquando
per
la
prima
volta
li
abbiamo
messi
noi
.
Voglia
la
sorte
che
quando
la
Società
sarà
disposta
ad
ascoltare
i
lamenti
della
plebe
e
ad
esaudirne
i
desiderii
,
la
società
non
abbia
a
dover
riconoscere
quanto
sia
vera
la
sentenza
del
Machiavelli
,
e
cioè
che
"
venendo
con
i
tempi
avversi
le
necessità
,
tu
non
sei
a
tempo
al
male
,
ed
il
bene
che
tu
fai
non
ti
giova
,
perchè
è
giudicato
forzato
,
e
non
se
ne
è
saputo
grado
alcuno
.
"
Noi
facciamo
il
dover
nostro
e
ripetiamo
il
nostro
grido
;
e
se
mai
troppo
affiocata
fosse
la
nostra
voce
,
gioviamoci
di
quella
potentissima
di
Victor
Hugo
che
per
la
Francia
potrebbe
essere
stata
profetica
:
"
Messieurs
,
songez
-
y
,
c
'
est
l
'
anarchie
qui
ouvre
les
abimes
,
mais
c
'
est
la
misère
qui
les
creuse
.
"
Fondacci
L
'
ignoto
è
uno
stimolo
potente
per
l
'
attività
dell
'
uomo
.
Scoprire
!
ecco
il
gran
premio
per
molti
generosi
,
i
quali
affrontano
pericoli
e
disagi
d
'
ogni
fatta
pur
di
rinvenire
ciò
,
che
i
più
neglessero
o
quello
che
alcuni
inutilmente
cercarono
;
e
questo
premio
sembra
ad
essi
tanto
maggiore
,
quanto
la
cosa
scoperta
riesce
più
dissimile
dalle
cose
già
note
,
o
quanto
più
strani
furono
i
mezzi
adoperati
e
le
vie
tenute
per
giungere
a
trovarla
.
Poichè
a
tutto
quello
che
è
strano
e
disforme
dal
proprio
modo
di
vivere
l
'
uomo
presta
il
suo
omaggio
di
ammirazione
,
il
suo
culto
,
e
gli
porge
largo
tributo
di
"
oh
!
"
e
di
"
ah
!
"
.
Le
relazioni
intorno
ai
Papuas
della
nuova
Guinea
dateci
da
Odoardo
Beccari
,
destarono
meraviglia
ed
interesse
vivissimo
in
chi
ebbe
la
fortuna
di
leggerle
;
eppure
con
quegli
ottimi
Papuas
abbiamo
si
scarsi
rapporti
,
che
se
non
fosse
pel
Beccari
,
quasi
non
ci
daremmo
per
intesi
della
loro
esistenza
.
E
quanta
curiosità
non
attrassero
i
due
Akka
che
dal
Miani
furono
destinati
a
rappresentanti
dei
loro
simili
presso
gl
'
Italianì
?
E
infine
per
pochi
mesi
gli
eroi
della
curiosità
pubblica
non
sono
stati
forse
gli
Esquimesi
visitati
da
Giulio
Payer
e
da
Carlo
Weiprecht
?
E
questi
non
furono
forse
eclissati
dal
prof
.
Nordenskjold
e
dal
tenente
Bove
?
E
non
attrassero
poi
l
'
attenzione
dell
'
universale
i
Tunisini
visitati
dal
marchese
Antinori
e
dal
barone
Castelnuovo
?
E
l
'
ammirazione
di
costoro
non
venne
distratta
dalla
narrazione
de
'
viaggi
e
delle
drammatiche
avventure
del
capitano
Cecchi
?
Alcuni
però
s
'
accontentano
di
cercare
e
di
conoscere
cose
assai
più
vicine
e
più
ovvie
,
è
però
leggono
con
soddisfatta
attenzione
le
Escursioni
nei
quartieri
poveri
di
Londra
;
di
L
.
Simonin
,
Les
Ordures
de
Paris
di
Flévy
d
'
Urville
;
Paris
di
Maxime
du
Camp
;
Les
classes
dangereuses
de
la
popolation
dans
les
grandes
villes
dei
Frégier
;
Les
populations
dangereuses
et
les
misères
sociales
di
Paul
Cère
;
Le
sublime
di
Denis
Poulot
;
Intemperance
et
misère
di
J
.
Le
Fort
;
La
Société
et
les
moeurs
allemands
dal
Tissot
;
La
misère
di
J
.
Siegfried
.
Riguardo
ad
ignoranza
e
ad
abbiettezza
la
feccia
plebea
di
qualsiasi
grande
città
può
dare
dei
punti
ai
Papuas
,
agli
Akka
ed
agli
Esquimesi
.
E
la
marmaglia
pullula
e
brulica
in
ogni
grande
città
,
eppure
gli
onesti
cittadini
non
la
curano
,
perchè
non
la
vedono
quasi
mai
,
e
appena
ne
ricordano
talvolta
con
disprezzo
il
nome
.
Di
giorno
essa
appare
di
rado
;
sfogna
per
lo
più
di
notte
,
appare
quando
per
insoliti
avvenimenti
,
il
-
principio
d
'
autorità
viene
fortemente
scosso
da
una
delle
classi
superiori
della
popolazione
,
che
insofferente
dal
giogo
che
porta
,
levasi
contro
la
classe
avversaria
,
ne
calpesta
le
istituzioni
e
ne
crea
di
nuove
,
se
la
fortuna
le
dà
il
trionfo
nella
terribile
lotta
.
La
marmaglia
vive
alla
luce
del
sole
,
quanto
dura
cotesta
lotta
e
talvolta
vi
prende
parte
,
sempre
però
a
favore
della
classe
oppressa
o
ribelle
.
Ma
in
tutte
le
città
d
'
Italia
e
specialmente
in
Milano
,
quando
la
lotta
s
'
impegnò
tra
cittadini
e
stranieri
,
è
dovere
il
dirlo
,
la
marmaglia
si
fece
massacrare
a
nome
del
principio
nazionale
,
ch
'
essa
non
poteva
comprendere
e
dal
trionfo
del
quale
non
poteva
sperare
alcun
vantaggio
.
Perocchè
la
smania
di
far
bottino
non
era
ragion
sufficiente
per
ispronare
i
plebei
a
esporre
la
vita
loro
a
gravissimo
pericolo
;
tanto
più
che
a
cagion
d
'
esempio
,
nella
Rivoluzione
del
1848
,
mentre
più
ferveva
la
lotta
,
non
si
ebbero
a
lamentare
ruberie
e
la
plebe
fece
meravigliare
le
classi
più
elevate
colla
sua
severità
verso
chi
aveva
formato
disegno
di
violare
il
diritto
di
proprietà
.
Forse
la
feccia
era
sostenuta
in
quegli
istanti
supremi
da
un
desiderio
vago
e
indistinto
di
un
migliore
avvenire
,
o
forse
pensava
che
dalla
redenzione
nazionale
potesse
derivare
la
redenzione
individuale
,
e
che
rompendola
colle
vecchie
tradizioni
ancor
essa
potesse
mettersi
per
una
via
conducente
a
non
deplorevole
meta
.
Fors
'
anche
la
lusingava
la
speranza
d
'
un
po
'
di
gratitudine
da
parte
de
'
suoi
connazionali
,
i
quali
avrebbero
posto
in
oblio
le
passate
colpe
per
non
ricordarsi
se
non
dei
servigi
dalla
povera
plebe
resi
alla
patria
.
Ma
comunque
ciò
sia
avvenuto
ed
avvenga
,
è
certo
che
la
plebe
non
partecipa
alla
politica
,
che
durante
gl
'
interregni
e
la
sua
esistenza
pubblica
dura
dalla
caduta
d
'
un
governo
alla
proclamazione
d
'
un
altro
.
Ed
in
quel
frattempo
e
nobiltà
,
e
borghesia
e
popolo
comprendono
il
loro
torto
nell
'
aver
dimenticata
questa
massa
abbastanza
ingente
,
cui
in
quel
punto
temono
soverchiamente
,
perchè
non
conoscono
e
perciò
ne
esagerano
la
tristizie
e
la
potenza
.
Dissi
che
anche
il
popolo
la
teme
,
perchè
nulla
ha
di
comune
con
questa
turba
;
alla
quale
non
potendo
applicare
il
nome
storico
di
plebe
,
daremmo
di
preferenza
quello
di
feccia
,
quantunque
gli
uomini
delle
classi
superiori
con
carità
fraterna
abbiano
trovato
moltissimi
altri
nomi
per
indicarla
,
quali
,
per
citare
i
più
conosciuti
:
maraglia
,
plebaglia
,
popolazzo
,
popolaglia
,
gentaglia
,
bordaglia
,
bruzzaglia
,
canaglia
,
e
via
dicendo
.
Essa
però
non
è
un
triste
privilegio
dei
tempi
nostri
,
ma
un
fenomeno
di
tutti
i
tempi
,
ed
ebbe
sempre
le
stesse
tendenze
le
stesse
passioni
,
la
stessa
natura
.
Tra
la
Suburra
e
la
Villette
e
Ménilmontant
tra
White
-
Chapel
e
la
via
Varese
o
la
via
Legnano
,
o
lo
stretta
Calusca
,
o
il
vicolo
della
Corde
,
nessuna
differenza
ci
corre
.
E
questa
turba
fu
pure
in
ogni
tempo
spregiata
,
giacchè
Sallustio
ve
la
dirà
cupida
sempre
di
nuove
cose
,
e
Machiavelli
per
natura
pronta
a
rallegrarsi
del
male
.
Milano
ha
del
pari
che
tutte
l
'
altre
città
la
sua
feccia
,
la
quale
,
come
ripeto
,
ha
nulla
di
comune
coll
'
ottimo
popolo
operaio
,
che
massime
in
questi
ultimi
tempi
,
è
diventato
massaio
e
previdente
ed
ama
l
'
istruzione
ed
il
lavoro
.
Nè
si
creda
che
questa
genia
sia
composta
di
soli
Milanesi
;
questi
anzi
vi
sono
in
minor
numero
di
quel
che
non
si
creda
,
giacchè
a
formarla
concorrono
tutte
le
città
minori
e
i
villaggi
di
Lombardia
,
che
mandano
a
noi
tutti
i
loro
rifiuti
.
Cosa
questa
non
nuova
,
chè
la
plebe
di
Roma
era
pur
essa
composta
di
gente
venuta
dal
di
fuori
della
città
.
E
Tacito
,
nauseato
dalla
corruzione
della
Roma
de
'
suoi
tempi
,
ne
svela
la
cagione
dicendo
che
in
Roma
"
omnia
turpia
atque
scelesta
confluunt
celebranturque
"
il
che
può
ripetersi
a
buon
diritto
per
la
nostra
Milano
.
In
Parigi
eziandio
,
la
plebe
è
formata
non
solo
dei
déclassés
della
grande
metropoli
,
ma
per
la
maggior
parte
,
dei
provinciali
,
il
qual
fatto
era
già
satato
accennato
da
Jacque
Sanguin
,
prevosto
dei
mercanti
nel
1592
sotto
Enrico
IV
.
"
La
bonne
ville
de
Paris
renferme
deux
populations
bien
dissemblables
et
d
'
esprit
et
de
coeur
.
Le
vrai
populaire
,
né
et
élevé
à
Paris
,
est
le
plus
laborieux
du
monde
,
voire
le
plus
intelligent
;
mais
l
'
autre
est
le
rebut
de
toute
la
France
.
Chaque
ville
des
provinces
a
so
égout
,
qui
amène
ses
impuretés
a
Paris
"
.
Fisionomia
della
plebe
ai
Milano
.
Milano
è
il
gran
mondezzaio
della
Lombardia
,
la
sua
feccia
che
in
sostanza
è
eguale
a
quella
d
'
ogni
altra
città
,
ha
però
note
caratteristiche
del
tutto
speciali
,
le
quali
ci
possono
rendere
più
agevole
il
modo
di
definirla
,
purchè
,
ottimo
lettore
,
tu
non
cerchi
nella
definizione
che
ti
verrà
posta
innanzi
nè
il
genere
prossimo
,
nè
l
'
ultima
differenza
.
Dev
'
essere
una
bella
definizione
davvero
!
Vagabondi
,
giuntatori
,
paltonieri
,
guidoni
,
pitocchi
,
si
mescolano
insieme
a
comporre
la
falange
plebea
.
Il
plebeo
non
vive
in
famiglia
;
esso
ne
trova
o
ne
improvvisa
una
dovunque
,
sulla
piazza
come
nell
'
ospitale
,
nel
postribolo
come
nel
carcere
.
Non
curante
del
domani
,
non
ha
una
stabile
ed
onesta
occupazione
;
dalla
colpa
trae
miseramente
i
mezzi
di
sussistenza
;
il
caso
gli
fornisce
il
vestito
,
e
perciò
quando
la
feccia
sbuca
in
folla
da
'
suoi
covili
la
si
vede
vestita
delle
foggie
più
svariate
e
bizzarre
.
Berretti
e
cappelli
,
abiti
di
panno
logori
e
smunti
,
fusciacche
di
frustagno
,
calzoni
d
'
ogni
taglio
e
d
'
ogni
colore
,
scarpe
e
brodequins
si
vedono
appaiati
in
istrana
mostra
,
offrendo
anche
al
più
superficiale
osservatore
tutti
gli
elementi
per
tessere
una
storia
delle
foggie
d
'
abiti
in
uso
da
dieci
anni
in
poi
presso
la
cittadinanza
,
di
cui
quella
moltitudine
è
parte
ed
alla
quale
essa
in
modo
onesto
od
inonesto
li
ebbe
.
Piccole
stelle
o
buccolette
azzurrine
agli
orechi
,
anelli
in
dito
,
al
collo
foulards
dai
colori
smaglianti
,
ecco
gli
ornamenti
ricercati
dagli
uomini
del
nostro
volgo
.
Le
donne
vestono
pur
troppo
con
apparente
lusso
;
ma
i
lembi
sfilacciati
delle
loro
seriche
gonnelle
segnano
la
distinzione
tra
queste
miserabili
e
le
vere
signore
.
Gli
uomini
sono
magri
e
snelli
,
piuttosto
sparuti
;
la
loro
pelle
ha
un
colorito
terreo
;
hanno
gli
occhi
lustri
,
mobilissimi
ed
investigatori
,
ossa
zigomatiche
assai
sporgenti
,
bocca
atteggiata
al
sarcasmo
ed
all
'
insulto
,
ritengono
nel
sembiante
un
non
so
che
di
provocante
e
insieme
di
spaurito
,
che
rivela
la
condizione
loro
di
dover
sempre
camminare
per
quell
'
angusto
e
pericoloso
sentiero
che
separa
il
delitto
dalla
punizione
.
Dove
abitano
,
come
vivono
e
come
parlano
questi
miserabili
vedremo
in
seguito
.
Osserviamo
finalmente
,
che
se
per
il
suo
sudiciume
la
plebaglia
è
brutta
a
vedersi
,
per
la
sua
selvaggia
rozzezza
è
altrettanto
disgustosa
a
trattarsi
.
Costituisce
una
società
nella
società
,
con
alcune
consuetudini
dagli
interessati
riconosciute
per
leggi
con
lingua
propria
,
con
mestieri
speciali
,
e
con
una
certa
gerarchia
,
di
cui
quelli
che
occupano
gradi
superiori
,
sono
almeno
temuti
se
non
rispettati
od
amati
.
Questi
miserabili
non
hanno
religione
,
sono
schiavi
di
molte
superstizioni
ed
hanno
di
tali
loro
stolte
credenze
,
non
sacerdoti
ma
sacerdotesse
;
essi
hanno
infine
una
importante
caratteristica
,
già
notata
dal
Machiavelli
,
ed
è
che
presi
singolarmente
fanno
schifo
e
ribrezzo
e
veduti
raccolti
in
massa
incutono
spavento
.
Chi
si
mostra
sfegatato
idolatra
della
feccia
,
non
l
'
ha
neppure
vista
da
lunge
.
Gli
aristo
-
democratici
non
l
'
hanno
mai
studiata
dappresso
e
Cassio
la
conosceva
quanto
Marat
,
e
Robespierre
ne
sapeva
quanto
Marco
Bruto
.
Le
illusioni
loro
,
sì
presto
mandate
in
fumo
dalla
plebe
ne
sono
una
prova
.
Sembrami
di
vedere
quel
bravo
giovinotto
di
Cajo
Gracco
attraversare
il
foro
zeppo
dei
partigiani
della
legge
agraria
.
L
'
elegante
figlio
del
patrizio
Sempronio
e
dell
'
unica
ma
ambiziosissima
Cornelia
;
è
appena
uscito
dal
tepidario
,
e
a
stento
può
reggere
al
lezzo
caprino
,
che
esala
dalle
vesti
di
grossa
lana
di
quella
moltitudine
.
Egli
è
costretto
di
portare
alle
nari
la
bulla
piena
di
preziosi
aromi
orientali
,
mentre
ricambia
sorrisi
ed
occhiate
a
destra
e
a
sinistra
,
la
calca
gli
si
pigia
dattorno
e
col
suo
puzzo
l
'
ammorba
,
raccoglie
a
due
mani
la
toga
intento
a
schivare
il
contatto
dei
più
vicini
,
grida
:
«
Popolo
sovrano
,
ti
farò
rendere
giustizia
da
codesti
aristocratici
,
te
lo
promette
Cajo
Gracco
.
Date
il
passo
al
tribuno
della
plebe
.
»
«
Evviva
il
tribuno
!
»
esclama
di
rimando
il
buglione
.
Non
esitiamo
ad
affermare
che
oggidì
avviene
lo
stesso
.
Ma
che
è
oggi
più
scaltra
di
quel
che
non
si
pensi
,
sa
che
quando
un
cittadino
delle
classi
superiori
discende
tra
essa
,
è
segno
che
è
curioso
di
spiarne
la
vita
intima
,
oppure
che
è
bisognoso
dell
'
opera
sua
,
perciò
si
mostra
riottosa
e
diffidente
;
di
modo
che
,
chi
si
cala
ne
'
covili
di
essa
può
a
ragione
credersi
venuto
tra
un
popolo
barbaro
e
selvaggio
,
cento
occhi
gli
sono
tosto
addosso
con
una
certa
espressione
di
tenerezza
,
che
pare
gli
dicano
:
Non
essere
indiscreto
o
ti
facciamo
la
festa
.
Innanzi
di
proceder
oltre
,
conviene
che
qui
riveliamo
il
nome
generico
che
ha
la
plebe
milanese
.
Le
varietà
di
essa
sono
infinite
e
molti
però
sono
i
nomi
che
nel
gergo
o
linguaggio
furbesco
le
si
applicano
,
però
il
nome
generico
,
con
cui
l
'
intiera
classe
designa
chi
le
appartiene
è
quello
di
lôcch
.
Rancidumi
statistici
Ecco
dei
dati
statistici
i
quali
si
possono
dire
archeologici
,
ma
che
non
saranno
per
tornar
utili
per
ragione
di
confronti
.
Portiamoci
col
pensiero
al
1871
.
Le
mura
di
Milano
ricingono
794
ettare
di
terreno
,
su
cui
formicolano
199,009
persone
.
Di
queste
100790
appartengono
al
sesso
mascolino
e
98,219
al
femminino
,
la
quale
prevalenza
fisiologica
dei
maschi
sulle
femmine
venne
anche
,
or
non
ha
molto
,
posta
in
rilievo
dal
dottor
Romolo
Griffini
nella
sua
relazione
sul
Brefotrofio
della
città
nostra
.
Ebbene
,
su
tanta
popolazione
non
possiamo
notare
che
65,365
coniugati
;
il
resto
della
popolazione
si
compone
di
16,735
vedovi
,
ed
horribile
dictu
!
di
116,909
celibi
.
Si
noti
che
un
terzo
della
popolazione
è
manifatturiera
,
un
altro
terzo
è
occupata
in
altri
uffici
,
e
finalmente
l
'
ultimo
terzo
,
dobbiamo
dirlo
?
...
è
senza
professione
.
In
quest
'
ultima
classe
lo
statista
distingue
i
non
poveri
e
di
questi
sono
13,277
i
maschi
e
46,453
le
femmine
e
riduce
i
poveri
senza
professione
a
soli
345
,
di
cui
60
appartengono
al
sesso
forte
e
285
al
sesso
debole
.
E
notisi
che
di
questi
miserabili
22
maschi
e
229
femmine
nacquero
nel
Comune
;
34
maschi
e
55
femmine
nacquero
in
altro
Comune
del
Regno
;
gli
altri
sono
nati
fuori
dello
Stato
.
Questi
dati
statistici
che
desumiamo
dagli
Atti
del
Censimento
1871
pubblicati
dal
nostro
Municipio
c
'
indurrebbero
nell
'
opinione
che
in
Milano
la
miseria
è
una
piccola
magagna
da
non
dar
pensiero
,
ma
pure
tutti
gli
stabilimenti
di
pubblica
e
privata
beneficenza
rigurgitano
d
'
infelici
,
costretti
con
o
senza
loro
colpa
a
giovarsi
di
queste
istituzioni
caritatevoli
chiamate
dai
filantropici
retorici
colla
pomposa
denominazione
di
"
patrimonio
del
povero
.
"
Tra
i
dati
curiosi
non
crediamo
dover
ometterne
alcuni
che
non
sono
senza
relazione
coi
nostri
studi
.
In
Milano
vi
è
maggior
movimento
letterario
che
in
qualsiasi
città
d
'
Italia
,
tant
'
è
che
ben
4000
persone
campan
la
vita
coi
frutti
del
loro
ingegno
,
come
vivano
poi
ve
lo
dicano
i
molti
figli
della
bohème
,
che
discutono
ogni
giorno
,
seriamente
se
debbano
sopprimere
la
colazione
o
il
pranzo
,
e
che
vanno
torturandosi
il
cervello
per
satollarsi
con
esempi
di
abnegazione
e
di
sobrietà
,
non
potendo
nutrire
il
loro
corpaccio
con
qualcosa
di
più
concreto
e
di
più
sostanzioso
.
Vita
poetica
è
quella
della
bohème
!
Ma
come
potrebbe
avvenire
altrimenti
in
una
città
nella
quale
vi
sono
286
mentecatti
,
314
imbecilli
,
453
ciechi
,
migliaia
e
migliaia
d
'
affaristi
,
che
non
leggono
altro
che
il
loro
libro
mastro
e
45,613
individui
che
non
sanno
leggere
nè
scrivere
?
Inoltre
i
5799
individui
che
hanno
dichiarato
nella
scheda
di
censimento
di
saper
soltanto
leggere
è
certo
che
altro
non
leggono
tranne
il
lunario
e
la
cabala
del
lotto
e
questi
per
vero
dire
aumenteranno
di
ben
poco
il
commercio
librario
,
il
che
può
dirsi
ancora
di
moltissimi
indefessi
lettori
di
opere
prese
a
prestito
dagli
amici
e
dai
conoscenti
.
Ma
la
feccia
?
...
E
'
difficile
l
'
affermare
il
numero
preciso
delle
persone
che
la
compongono
.
Dalle
statistiche
ufficiali
questo
non
si
può
rilevare
(
1
)
.
(
1
)
In
questi
studi
mi
sono
giovato
di
statistiche
affatto
private
redatte
diligentemente
e
con
finissimo
criterio
dal
signor
Angelo
Candiani
,
già
comandante
delle
guardie
di
pubblica
sicurezza
al
quale
rendo
le
più
vive
grazie
.
Tributo
pure
cordiali
ringraziamenti
al
già
questore
cav
.
Edoardo
Cossa
e
al
signor
cav
.
Pietro
Fassa
,
già
direttore
delle
carceri
di
Milano
che
mi
procurarono
modo
di
vedere
da
presso
alcune
precipue
fasi
della
vita
plebea
.
Nei
più
bassi
gradi
della
classe
operaia
riscontrasi
qualche
tipo
individuale
che
potrebbe
essere
preso
per
il
trait
d
'
union
fra
il
popolo
e
la
plebe
.
Il
barabba
,
che
è
l
'
operaio
corrotto
,
litigioso
e
beone
,
o
come
altrimenti
il
direbbero
i
toscani
,
sbarazzino
,
può
facilmente
trasformarsi
in
1ôcch;
quindi
la
somma
di
questi
è
un
po
'
incerta
.
Alcuni
la
pretendono
ingente
,
altri
la
riducano
entro
limiti
più
ristretti
,
ma
tanto
i
primi
che
questi
partono
da
criteri
particolari
,
e
perciò
il
loro
giudizio
s
'
allontana
dal
vero
.
Il
lôcch
di
solito
,
nasce
in
un
Brefotrofio
,
passa
l
'
adolescenza
nel
Riformatorio
,
si
sviluppa
e
vive
nel
carcere
e
muore
all
'
ospitale
.
Tra
l
'
uno
e
l
'
altro
stadio
di
vita
passa
i
giorni
nel
postribolo
,
nella
taverna
o
sulla
piazza
.
Dopo
dieci
anni
.
Siamo
nel
1881
e
un
nuovo
censimento
fu
fatto
in
Milano
,
come
in
tutta
Italia
.
La
statistica
,
questa
scrupolosa
analizzatrice
delle
cifre
,
dopo
sei
mesi
dal
giorno
del
censimento
,
non
si
perita
ancora
di
dare
il
suo
responso
e
quasi
per
grazia
vi
permette
sapere
che
entro
le
mura
di
Milano
esiste
una
popolazione
di
fatto
di
214,004
persone
(
e
chi
sa
davvero
quanti
individui
,
non
sono
se
non
persone
o
maschere
nel
significato
latino
del
vocabolo
)
e
che
di
queste
persone
sono
107,075
i
componenti
la
turba
del
sesso
detto
per
ironia
forte
,
mentre
406,929
sono
le
persone
appartenenti
al
sesso
così
detto
gentile
.
Tra
quest
'
ultime
,
nove
su
dieci
sono
proprio
maschere
per
indole
,
per
costume
,
per
educazione
.
E
la
statistica
vi
farà
notare
in
Milano
un
aumento
normale
di
4000
individui
all
'
anno
.
La
popolazione
di
Milano
che
nel
1871
abitava
in
4622
case
,
nel
1881
aumentata
e
statisticamente
riveduta
s
'
annida
in
4689
case
,
e
si
distingue
in
56,934
famiglie
occupanti
56,29
quartieri
o
appartamenti
.
Contansi
poi
1943
individui
che
hanno
dimora
abituale
negli
alberghi
e
nelle
locande
e
al
31
dicembre
dei
1881
ve
n
'
erano
852
che
si
trovavano
in
alberghi
e
locande
ma
solamente
con
dimora
occasionale
.
Se
poi
a
qualcuno
pigliasse
vaghezza
di
sapere
quanti
locali
o
vani
trovansi
nell
'
interno
di
Milano
,
risponderemo
con
una
statistica
particolare
cortesemente
mostrataci
dall
'
assessore
Cambiasi
essere
quelli
252,440
e
di
essi
,
al
31
marzo
1882
erano
vani
realmente
,
perchè
vuoti
,
ben
3459
.
Notiamo
per
incidenza
che
in
quest
'
ultima
cifra
non
sono
compresi
i
locali
di
fresco
fabbricati
e
non
ancora
dichiarati
abitabili
.
In
un
decennio
adunque
la
popolazione
di
Milano
ha
aumentato
di
14995
persone
,
segno
evidente
che
non
è
una
città
che
se
la
dorma
della
grossa
,
come
i
malevoli
tenterebbero
far
credere
.
Milano
vive
vita
febbrilmente
operosa
di
giorno
,
nè
cessa
di
agitarsi
la
notte
.
Il
sesso
forte
non
s
'
accrebbe
che
di
6285
individui
,
mentre
la
volubilità
e
la
grazia
hanno
trovate
ben
8710
nuove
sacerdotesse
.
Intanto
i
116,909
celibi
converrà
ritenerli
116,909
,
finchè
la
statistica
si
compiacerà
di
dirci
l
'
ultimo
oracolo
del
censimento
,
speriamo
che
lo
pronunci
presto
e
soprattutto
che
,
per
l
'
onore
della
riputazione
morale
di
Milano
,
ci
porga
questa
cifra
considerevolmente
diminuita
.
Si
argomenta
già
a
quest
'
ora
che
il
numero
delle
persone
senza
professione
,
grazie
a
certe
distinzioni
che
sì
vogliono
fatte
dalla
Giunta
centrale
di
Statistica
,
sarà
di
gran
lunga
minore
di
quello
che
non
sia
stato
nel
1871
.
Non
potendo
sapere
di
quanto
dal
penultimo
censimento
in
poi
sia
decresciuto
il
numero
dei
ciechi
,
degli
analfabeti
(
i
ciechi
dell
'
intelligenza
)
,
dei
mentecatti
e
degl
'
imbecilli
,
non
osiamo
dire
se
migliorata
siasi
la
condizione
delle
quattromila
persone
che
campano
delle
lettere
,
o
per
dirla
con
una
frase
molto
nota
e
molto
vera
,
col
far
gemere
i
torchii
.
La
feccia
plebea
di
Milano
di
quanti
invidui
adunque
si
compone
?
Non
ci
si
accusi
di
soverchia
pedanteria
,
se
ancora
non
crediamo
di
poter
mettere
fuori
una
cifra
in
proposito
.
La
feccia
sia
poi
di
Milano
o
di
Parigi
o
di
qualsiasi
altra
grande
città
,
offre
difficoltà
grandissime
allo
statista
che
voglia
distinguerla
dal
resto
della
popolazione
,
numerarla
,
classificarla
.
E
perchè
non
crediate
che
questo
sia
un
espediente
qualunque
per
trarmi
d
'
impaccio
,
citerò
a
mia
giustificazione
il
Frégier
,
che
fu
già
capoufficio
alla
Prefettura
della
Senna
ed
egli
vi
dirà
:
«
L
'
Amministrazione
ha
tentato
più
d
'
una
volta
di
conoscere
la
forza
effettiva
della
classe
oziosa
,
errante
e
depravata
,
di
questa
parte
della
popolazione
che
,
a
Parigi
come
nelle
altre
grandi
città
,
forma
il
focolare
di
ciò
che
v
'
è
di
più
abbietto
,
di
più
corrotto
e
di
più
pericoloso
per
la
società
.
I
suoi
sforzi
sono
sempre
stati
infruttuosi
,
chè
essa
non
ha
giammai
potuto
designare
precisamente
gli
elementi
di
questa
classe
mobile
e
misteriosa
;
essa
ha
voluto
dividere
questi
elementi
in
categorie
,
per
conseguire
lo
scopo
che
si
proponeva
;
ma
non
ha
tardato
ad
accorgersi
che
le
più
di
queste
categorie
,
distinte
in
apparenza
,
erano
di
fatto
assolutamente
nulle
.
»
Dal
1810
,
anno
in
cui
il
Frégier
ha
pubblicata
l
'
opera
sua
sulle
classi
pericolose
,
tale
condizione
di
cose
non
ha
punto
mutato
.
E
si
che
soffiarono
sopra
questo
mondaccio
più
di
quarant
'
anni
!
Ciò
è
davvero
sconfortante
.
Intemperanza
.
Abbiamo
veduto
come
si
semini
la
popolazione
pericolosa
,
vediamo
ora
come
la
s
'
inafffi
,
perchè
possa
produrre
i
frutti
del
male
.
La
statistica
ci
corra
in
aiuto
.
E
'
proprio
vero
che
la
sete
viene
bevendo
.
Veggansi
i
dati
seguenti
e
si
facciano
gli
opportuni
confronti
.
Da
essi
rilevasi
il
numero
degli
esercizi
pubblici
esistenti
in
Milano
nel
1874
e
nel
1881
.
1874
1881
Alberghi
45
53
Osterie
255
261
Trattorie
485
593
Bettole
e
cantine
437
570
Caffè
352
320
Liquoristi
497
475
Birrarie
32
39
Numero
totale
degli
esercizii
2103
2311
Da
questi
dati
appare
che
dal
1874
al
1881
si
apersero
208
nuovi
esercizii
,
e
cioè
quasi
1
per
ogni
mille
abitanti
.
Il
numero
totale
degli
esercizii
ci
dà
proporzionalmente
1
circa
per
ogni
100
abitanti
.
Sopra
queste
cifre
porteci
dalla
statistica
si
potrebbero
fare
delle
osservazioni
curiose
.
Il
numero
delle
osterie
,
delle
trattorie
,
delle
bettole
e
delle
cantine
è
andato
aumentando
ogni
anno
,
il
numero
dei
caffè
è
oscillante
e
inclina
piuttosto
a
diminuire
,
finalmente
quello
dei
liquoristi
che
nel
1875
scese
al
minimum
di
428
risalì
nel
1876
al
numero
dì
436
,
nel
1877
a
quello
di
440
sino
a
che
nel
1881
raggiunse
il
numero
di
475
.
E
si
noti
bene
che
in
questi
numeri
non
sono
compresi
i
lattivendoli
,
i
droghieri
,
i
farmacisti
che
da
qualche
tempo
si
sono
dati
allo
spaccio
dei
liquori
.
Se
ne
ingolla
,
per
Bacco
,
dell
'
alcool
e
del
vino
nella
nostra
Milano
!
Su
per
giù
dai
buoni
Milanesi
e
dai
loro
ospiti
e
visitatori
si
berrebbero
274,000
ettolitri
di
vino
all
'
anno
e
forse
un
tre
o
quattromila
ettolitri
di
alcool
,
il
che
non
è
poco
.
Dai
registri
del
dazio
consumo
si
desumerebbe
che
in
Milano
nel
1876
e
nel
1880
si
daziarono
le
seguenti
quantità
di
vino
:
1876
1880
Vino
in
fusti
Ett
.
242,171
Ett
.
235,410
Vino
in
bottiglie
Ett
.
2,549
Ett
.
2,621
Vino
in
mezze
bottiglie
Ett
.
81
Ett
.
77
Mosto
Ett
.
5,776
Ett
.
406
Uva
ridotta
poi
in
vino
Ett
.
24,000
Ett
.
36,000
Totale
Ett
.
274,577
Ett
.
274,514
Avvertiamo
il
lettore
che
non
abbiamo
voluto
prendere
come
termine
di
confronto
l
'
anno
anno
1881
,
perchè
durante
quell
'
anno
ebbe
luogo
in
Milano
l
'
Esposizione
nazionale
che
ha
fatto
succedere
un
aumento
eccezionalmente
sproporzionato
nel
consumo
di
ogni
genere
di
cibi
e
di
bevande
.
Ed
ora
ecco
i
dati
del
consumo
dell
'
alcool
:
1876
1880
Alcool
inferiore
Ett
.
2,953
Ett.2,900
Alcool
superiore
Ett
.
4,362
Ett
.
4,891
Alcool
in
bottiglie
Ett
.
229
Ett
.
311
Alcool
in
mezze
bott
.
Ett
.
21
Ett
.
19
Alcool
fabbr
.
in
città
Ett
.
3,294
Ett
.
4,000
Tot
.
Ett
.
10,859
Ett
.
12,121
Concediamo
che
di
tutto
quest
'
alcool
due
terzi
sia
impiegato
nell
'
industrie
e
nella
chimica
,
ma
un
buon
terzo
,
si
può
quasi
scommettere
,
che
scende
nel
gorgozzule
dei
nostri
concittadini
e
va
a
finire
nel
laboratorio
dello
stomaco
.
Vi
meravigliereste
ora
se
vi
dicessero
,
che
il
vizio
dell
'
ubbriachezza
in
Milano
cresce
,
cresce
,
cresce
?
Ogni
misero
è
re
se
il
vin
lo
scalda
,
ha
detto
Pope
nel
suo
Saggio
sull
'
Uomo
,
epperò
in
mezzo
all
'
aria
repubblicana
,
che
d
'
ogni
intorno
spira
,
il
numero
de
'
re
(
secondo
Pope
)
andrebbe
aumentando
.
Nel
suo
libro
Intemperanza
e
Miseria
il
Léfort
distingue
l
'
ubbriacatura
dall
'
ubbriachezza
,
la
prima
errore
,
la
seconda
vizio
;
ma
invano
egli
vorrebbe
trovare
delle
attenuanti
per
l
'
errore
,
chè
è
per
l
'
appunto
questo
che
avvia
alla
colpevole
abitudine
.
E
'
curioso
che
da
Pitagora
al
Mantegazza
tutti
i
pensatori
hanno
alzata
la
voce
contro
l
'
ubbriachezza
,
ma
non
per
questo
il
brutto
vizio
è
cessato
o
accenna
almeno
a
diminuire
.
Montaigne
ha
sentenziato
che
"
le
pire
estat
da
l
'
homme
c
'
est
ou
il
perd
la
cognoissance
et
gouvernement
de
soy
"
eppure
molti
cercano
nel
vino
e
nei
liquori
l
'
oblio
de
'
mali
,
nè
tutti
sono
da
condannarsi
.
Statistiche
recenti
risguardanti
l
'
ubbriachezza
in
Milano
non
abbiamo
trovato
,
siamo
costretti
pertanto
a
ricorrere
a
dati
vecchi
,
non
per
questo
meno
eloquenti
.
Nel
1868
(
che
è
l
'
anno
di
cui
abbiamo
dati
precisi
)
furono
arrestati
476
ubbriachi
fradici
,
tra
i
quali
392
maschi
e
84
femmine
.
Pur
troppo
soli
406
individui
erano
plebei
,
gli
altri
70
erano
di
condizione
civile
.
Notiamo
ad
abbondanza
che
194
erano
in
età
da
18
a
30
anni
e
282
dai
30
ai
50
anni
.
Nè
questi
furono
i
solo
ubbriachi
caduti
nelle
mani
dell
'
autorità
in
quell
'
anno
,
poichè
148
che
erano
solo
cotticci
vennero
ricondotti
alle
loro
case
dai
pubblici
agenti
,
e
tra
essi
vennero
notati
106
maschi
e
42
femmine
.
Chi
ci
saprebbe
dire
il
numero
degli
altri
ubbriachi
di
Milano
,
dei
quali
non
ha
nè
può
avere
notizia
l
'
autorità
di
pubblica
sicurezza
?
In
genere
però
il
popolo
italiano
e
la
popolazione
milanese
in
ispecie
non
sono
di
tanto
dediti
all
'
ubbriachezza
da
meritare
di
essere
collocati
dal
Léfort
nella
sua
Geografia
e
Statistica
dell
'
intemperanza
.
Consoliamoci
almeno
di
questo
che
in
Europa
ci
sono
dei
popoli
,
che
vantansi
più
civili
e
che
sono
più
ubbriaconi
di
noi
.
Buon
pro
lor
faccia
.
Il
primo
passo
della
Vita
.
Come
si
può
crescere
buoni
e
affezionati
alla
Società
,
se
vostro
padre
,
se
la
vostra
madre
stessa
vi
rifiuta
e
vi
abbandona
non
appena
avete
schiuso
gli
occhi
al
dolore
?
Eccovi
soli
,
con
un
cognome
convenzionale
,
non
corrispondente
a
quello
di
nessuna
persona
che
v
'
ami
,
e
che
vi
fu
dato
capricciosamente
da
un
impiegato
,
il
quale
non
si
è
preoccupato
d
'
altro
se
non
di
questo
che
il
vostro
cognome
incominci
per
la
stessa
lettera
del
nome
che
da
una
suora
vi
è
stato
imposto
al
fonte
,
ove
foste
fatti
cattolici
non
uomini
.
Imperocchè
la
Società
,
la
Società
civile
,
la
Società
progredita
e
progressiva
,
la
Società
magnanima
vi
stampa
in
fronte
il
qualificativo
di
bastardo
,
che
vi
fa
vivere
spregiati
e
tuttavia
poco
curanti
di
questo
ingiusto
disprezzo
,
ma
inquieti
tra
il
desiderio
e
la
tema
di
conoscere
gli
autori
dei
vostri
giorni
.
Potrebbero
infatti
essere
ricchi
o
poveri
,
onesti
o
vituperevoli
,
potrebbero
essere
una
benedizione
o
una
maledizione
per
voi
,
Ma
che
monta
?
Non
pochi
di
coloro
che
creano
siffatti
sventurati
compongono
la
cosi
detta
buona
società
e
se
conoscono
gli
allevatori
dei
loro
bambini
si
recano
da
essi
con
istrani
infingimenti
per
portar
ai
figli
abbandonati
qualche
dolciume
:
ma
la
loro
riputazione
non
dev
'
essere
offuscata
,
ma
la
loro
tranquillità
domestica
non
dev
'
essere
turbata
...
guai
se
il
padre
,
la
madre
,
lo
zio
,
la
zia
risapessero
questo
errore
,
sarebbero
capaci
di
diseredare
chi
l
'
ha
commesso
,
e
allora
!
Epperò
voi
,
poveri
bambini
,
soffrite
,
crescete
incolpevolmente
spregiati
e
quando
la
negligenza
sociale
e
la
snaturatezza
dei
vostri
genitori
vi
hanno
indirizzati
e
quasi
dannati
al
male
,
allora
soltanto
la
società
vi
teme
,
lo
statista
vi
scerne
fra
la
turba
multiforme
dei
delinquenti
e
nota
:
"
Pur
troppo
anche
in
questo
anno
dei
condannati
per
delitti
comuni
il
maggiore
contingente
è
fornito
dai
trovatelli
.
E
'
questa
una
piaga
alla
quale
conviene
che
la
società
ponga
un
rimedio
provvidenziale
ed
efficace
.
"
Ma
intanto
chi
soffre
e
lo
statista
volta
la
pagina
per
fare
altri
calcoli
.
La
sua
voce
est
tamquam
vox
clamantis
in
deserto
.
Qualche
volta
il
gettatello
si
vendica
dei
suoi
snaturati
genitori
a
misura
di
carbone
.
Allorchè
dopo
aver
composte
le
cose
loro
secondo
le
ipocrite
norme
delle
convenienze
sociali
,
il
padre
o
la
madre
,
ricordandosi
di
aver
fatto
consegnare
il
proprio
figlio
al
Brefotrofio
ne
fanno
ricerca
,
il
figlio
al
vedere
i
proprii
genitori
,
vinto
dalla
gratitudine
per
chi
l
'
ha
allevato
,
rifiuta
e
il
nuovo
nome
e
la
nuova
condizione
che
gli
viene
offerta
,
protestando
che
giacchè
è
rimasto
per
anni
molti
senza
che
da
'
suoi
sia
stato
riconosciuto
,
oggi
si
crede
in
diritto
di
non
voler
egli
riconoscere
i
suoi
.
Atroce
eppure
nobile
vendetta
che
priva
il
padre
e
la
madre
dell
'
affetto
de
'
proprii
figliuoli
.
Ma
non
è
qui
il
luogo
di
far
degli
sfoghi
siano
pure
ragionevoli
contro
una
Società
generalmente
corrotta
e
senza
cuore
.
Ripigliamo
in
quella
vece
la
nostra
archeologia
statistica
,
la
quale
ci
può
insegnare
ancora
oggi
qualche
cosa
.
Nel
giorno
del
censimento
del
1871
i
bambini
illegittimi
nati
vivi
furono
1105
,
dei
quali
224
videro
la
luce
nel
Brefotrofio
provinciale
,
istituto
che
nel
solo
1874
accolse
2375
infanti
.
Questa
numerosa
famiglia
darà
più
tardi
i
350
giovanetti
da
ricoverarsi
nel
Riformatorio
di
Parabiago
,
i
150
adulti
da
rifugiare
nell
'
ospizio
del
Patronato
,
e
la
maggior
parte
di
coloro
che
popoleranno
le
762
segrete
del
carcere
cellulare
.
Sono
dati
vecchi
,
ai
quali
gioverà
contrapporre
i
recentissimi
pubblicati
al
pari
di
quelli
dal
dottor
Romolo
Griffini
,
direttore
del
Brefotrofio
di
Milano
.
"
Nell
'
anno
1881
,
scrive
il
Griffini
in
una
sua
accurata
relazione
,
si
raccolsero
nel
Brefotrofio
1408
infanti
di
primo
ingresso
,
contro
1389
entrati
nel
1880
.
Ne
risultò
pel
1881
un
aumento
di
19
infanti
.
Quanto
al
sesso
,
i
nuovi
entrati
si
distinguono
in
728
maschi
e
680
femmine
.
Prevale
,
come
generalmente
suole
,
il
sesso
forte
,
e
quest
'
anno
in
ambe
le
categorie
dei
legittimi
,
e
degli
illegittimi
,
poichè
sopra
354
legittimi
si
hanno
185
maschi
e
169
femmine
,
e
sopra
1051
illegittimi
,
543
maschi
e
511
femmine
.
"
E
volete
sapere
quanti
erano
nel
1881
i
disgraziati
componenti
la
famiglia
a
cui
l
'
Ospizio
provinciale
di
Milano
ha
dovuto
provvedere
?
8439
.
Quanti
dolori
!
C
'
è
da
inorridire
.
E
siamo
sull
'
aumentare
.
Come
si
provveda
poi
a
questi
infelici
è
bello
tacere
.
Nessuno
ne
ha
colpa
,
poichè
la
istituzione
del
Brefotrofio
è
organizzata
,
retta
da
norme
non
facilmente
mutabili
e
da
consuetudini
che
tengono
veci
di
leggi
.
E
poi
la
burocrazia
non
è
la
Provvidenza
.
Gli
esposti
vengono
quasi
tutti
affidati
ad
allevatori
abitanti
in
campagna
.
Si
conta
un
po
'
sulla
moralità
e
sul
buon
cuore
dei
campagnuoli
.
E
anche
per
vero
dire
molti
di
questi
hanno
meno
pregiudizii
dei
cittadini
.
Nel
bambino
quelli
non
vedono
il
bastardo
,
vedono
il
disgraziato
e
se
lo
tengono
caro
.
E
'
una
specie
di
buon
augurio
per
la
famiglia
che
lo
ricetta
e
lo
nutre
.
Il
compenso
che
paga
l
'
Ospizio
non
è
sempre
allettamento
sufficiente
per
indurre
una
famiglia
ad
assumersi
la
cura
di
allevare
un
figliuolo
che
sul
fiore
dell
'
età
può
essere
richiesto
e
portato
via
da
chi
l
'
ha
messo
al
mondo
.
Vi
sono
pure
dei
bambini
che
per
la
loro
bellezza
attraggono
gli
allevatori
,
ma
ve
ne
sono
di
quelli
che
sono
male
aggraziati
,
o
brutti
,
o
infermicci
,
o
colle
membra
contorte
e
rattrappite
e
,
poveretti
,
non
sono
voluti
da
nessuno
.
Fino
a
pochi
anni
or
sono
per
una
vecchia
consuetudine
si
provvedeva
al
loro
collocamento
in
questo
deplorevole
modo
.
Quando
la
Direzione
dell
'
Ospizio
da
sicure
informazioni
era
fatta
certa
che
in
un
determinato
circondario
di
campagna
v
'
erano
parecchie
famiglie
,
che
avrebbero
assunto
l
'
allevamento
di
alcuni
trovatelli
ne
caricava
qualche
dozzina
sopra
un
carretto
e
li
inviava
al
comune
indicato
.
All
'
arrivo
dell
'
infelice
convoglio
si
dava
nella
nota
campana
esattoriale
;
i
terrieri
convenivano
sulla
piazza
e
incominciava
la
scelta
dei
bambini
.
Tolti
i
più
belli
o
i
meno
brutti
restavano
coloro
,
ai
quali
insieme
colle
altre
sventure
toccava
pure
l
'
umiliazione
d
'
essere
rifiutati
.
Chi
ha
appena
un
po
'
di
cuore
pensi
quali
sentimenti
in
quel
punto
dovevano
germinare
negli
animi
di
quei
disgraziati
fanciulli
.
Allora
l
'
agente
dell
'
Ospizio
,
che
voleva
ritornarsene
col
carro
vuoto
,
andava
sollecitando
or
l
'
uno
or
l
'
altro
dei
contadini
presenti
a
prendersi
o
questo
o
quel
bambino
quantunque
storpio
o
deforme
,
chè
l
'
Ospizio
provvedeva
per
essi
al
pagamento
di
una
ragguardevole
ricompensa
all
'
allevatore
.
E
così
a
stento
e
a
fatica
tutti
i
bambini
venivano
accolti
nelle
case
dei
contadini
e
quindi
dopo
un
secondo
rifiuto
s
'
affacciavano
alla
vita
di
famiglia
paurosi
,
sapendo
di
esservi
appena
tollerati
.
Altro
che
notare
nelle
statistiche
penali
che
il
numero
maggiore
dei
delinquenti
è
fornito
dagli
Esposti
!
Non
è
loro
colpa
se
questi
bambini
crescono
male
.
L
'
illustre
prof
.
dott
.
Edoardo
Porro
nel
suo
lavoro
che
risguarda
il
biennio
1869-70
alla
maternità
di
Milano
,
a
pagina
266
,
parla
della
sorte
che
attende
gl
'
infelici
che
hanno
culla
nell'0spizio
,
"
i
quali
sovente
hanno
per
sopraggiunta
la
sventura
di
perdere
nascendo
la
propria
madre
.
La
quale
nell
'
istante
di
dare
alla
luce
il
suo
bambino
è
tormentata
da
gravi
dolori
non
solo
fisici
,
ma
anche
morali
;
pensando
,
come
dice
il
Porro
,
che
la
sua
creatura
troverassi
isolata
e
reietta
dalla
società
,
dannata
ad
un
Brefotrofio
e
ad
un
allevamento
poco
dissimile
da
quello
dei
bruti
.
Chi
ha
pratica
delle
maternità
,
ed
in
ispecie
di
quella
di
Milano
,
non
troverà
esagerate
queste
parole
.
"
Oggi
le
condizioni
dei
ricoverati
da
quest
'
Istituto
debbono
essere
un
cotal
poco
mutate
,
grazie
alla
benefica
influenza
delle
persone
che
ora
lo
dirigono
.
Un
forte
sentimento
di
pietà
si
ridesta
in
ogni
animo
bennato
alla
vista
di
un
povero
gettatello
.
E
il
Giusti
,
descrivendo
scherzosamente
un
suo
viaggio
a
Montecatini
,
osservando
uno
di
questi
sventurati
bambini
,
sente
dentro
il
suo
cuore
vibrare
a
un
tratto
la
corda
del
dolore
e
però
esce
in
un
volo
lirico
,
degno
d
'
essere
riletto
.
Accanto
a
me
dal
lato
delle
brenne
,
Una
povera
donna
montanina
,
Lieta
recava
al
petto
un
trovatello
.
Preso
là
nel
buglione
,
ove
s
'
insacca
Dal
matrimonio
e
dallo
stupro
a
gara
O
legittima
o
no
l
'
umana
carne
.
Oh
benedetta
,
miseri
innocenti
,
La
pubblica
pietà
che
vi
ricovra
Nudi
,
piangenti
,
abbandonati
!
A
voi
il
casto
grembo
della
cara
madre
.
E
del
tetto
paterno
il
santo
asilo
,
Che
dà
l
'
essere
intero
,
e
dolcemente
L
'
animo
leva
a
dignità
di
vita
,
Error
,
vergogna
delitto
e
miseria
Chiuse
per
sempre
!
Crescerete
soli
,
Soli
all
'
affetto
e
mal
securi
in
terra
;
Al
disonor
di
genitori
ignoti
,
Come
la
pianta
che
non
ha
radice
,
Maledicendo
....
...
Poveretti
,
quant
'
era
meglio
per
essi
il
non
nascere
!
I
lôcch
nel
1874
.
Ecco
i
pensieri
che
ci
frullavano
nella
mente
nel
1874
studiando
quella
parte
della
popolazione
di
Milano
negletta
e
pericolosa
che
con
vocabolo
gergale
viene
chiamata
dei
lôcch
.
Son
pochi
i
caffè
,
le
osterie
e
le
bettole
,
tra
i
2000
esercizii
pubblici
,
di
cui
è
disseminata
Milano
,
in
cui
il
plebeo
non
si
periti
di
presentarsi
,
anzi
quand
'
egli
entra
in
un
caffè
di
lusso
in
compagnia
di
qualche
femmina
da
trivio
,
incede
risoluto
e
con
aria
di
sfida
,
e
tutto
si
ringalluzzisce
se
giunge
ad
attrarre
dai
frequentatori
gli
sguardi
,
benevoli
o
malevoli
,
a
lui
poco
importa
.
Ma
la
bettola
è
il
regno
,
del
lôcch
;
quivi
ascolta
i
poco
melodiosi
,
ma
svariatissimi
concerti
dei
200
suonatori
d
'
organetto
,
di
chitarra
,
di
mandolino
e
perfino
del
santo
strumento
dei
profeti
,
per
dirla
coll
'
Aleardi
;
quivi
egli
mangia
,
beve
,
giuoca
,
predica
,
grida
,
schiamazza
,
quivi
ritrova
la
sua
famiglia
la
sua
società
,
la
sua
patria
.
Egli
frequenta
pure
due
caffè
-
danzanti
(
1
)
,
posti
uno
,
in
ciascuno
dei
due
quartieri
dove
la
marmaglia
s
'
annida
,
a
questi
pseudo
caffè
si
può
ben
applicare
il
nome
di
anticamera
del
carcere
,
e
guardinna
come
dai
lôcch
istessi
vengono
chiamati
,
perchè
ivi
i
formigh
de
la
giusta
o
guardie
di
questura
,
attendono
tranquillamente
che
vengano
a
far
di
sè
spontanea
dedizione
i
colpiti
di
cattura
,
aspettazione
che
di
rado
rimane
delusa
per
le
ragioni
che
diremo
in
appresso
.
(
1
)
Uno
di
essi
venne
chiuso
per
ordine
dell
'
autorità
politica
.
Il
proprietario
s
'
era
preso
un
giorno
la
licenza
di
tirare
a
bersaglio
sul
petto
d
'
uno
dei
suoi
avventori
.
L
'
altro
caffè
-
danzante
,
fu
chiuso
per
disordini
gravissimi
in
esso
accaduti
.
Ma
dall
'
allegra
danza
della
bettola
,
o
dalle
conversazioni
chiassose
del
postribolo
si
rifugia
il
miserabile
in
qualcuna
delle
locande
le
più
meschine
,
ove
trova
un
pagliariccio
per
passare
il
resto
della
notte
.
Anche
qui
la
questura
si
reca
a
far
visita
,
e
con
lodevolissima
sollecitudine
nota
i
nomi
di
quanti
ricevono
alloggio
ogni
sera
dai
96
locandieri
muniti
di
regolare
licenza
.
Un
alleato
potente
del
1ôcch
è
il
pignoratario
.
Contansi
in
Milano
47
pignoratarii
(
non
dimentichi
il
lettore
che
ci
riferiamo
al
1874
)
e
prestano
denaro
contro
un
pegno
superiore
di
due
terzi
alla
somma
richiesta
,
e
l
'
interesse
che
si
paga
pel
danaro
,
così
preso
a
prestito
,
ha
un
limite
minimo
del
trenta
per
cento
.
Tra
i
pignoritarii
son
parecchi
cocch
o
manutengoli
che
comperano
la
roba
rubata
per
un
tenuissimo
e
quasi
vorremmo
dire
ridicolo
prezzo
.
Daremo
più
tardi
qualche
tratto
caratteristico
di
siffatta
genia
.
Malgrado
che
i
lôcch
campino
la
vita
con
mezzi
illeciti
,
tuttavia
non
ve
n
'
è
uno
che
non
sappia
all
'
uopo
provare
di
avere
un
'
occupazione
che
gli
provvegga
la
sussistenza
.
Dopochè
improvvidamente
la
legge
di
pubblica
sicurezza
riconobbe
la
libertà
di
commercio
o
per
parlare
seriamente
,
concesse
a
chicchessia
di
fare
il
merciaiuolo
girovago
(
diritto
che
prima
era
consentito
solo
ai
vecchi
ed
agli
impotenti
al
lavoro
)
le
vie
sono
ingombre
di
venditori
di
fiammiferi
,
di
minuterie
,
di
fotografie
di
opuscoli
,
di
bosinate
,
e
tutti
costoro
pretendono
di
far
credere
che
essi
ritraggano
i
mezzi
dì
sussistenza
dal
loro
microscopico
commercio
.
Ma
questi
mestieri
facili
ad
apprendersi
e
ad
esercitarsi
hanno
scossi
ancor
più
i
vincoli
troppo
già
allentati
della
famiglia
plebea
.
Questa
non
ha
più
alcun
vigore
morale
;
e
ad
ogni
piè
sospinto
i
figli
disertano
la
casa
per
discendere
nella
piazza
che
s
'
eleggono
ad
albergo
,
a
scuola
,
a
bottega
.
Nel
solo
anno
1869
(
oltre
il
quale
termine
non
giungono
le
statistiche
private
del
signor
Candiani
)
vennero
denunciati
dai
parenti
203
figliuoli
fuggiti
dalle
rispettive
case
,
e
tra
essi
s
'
annoverano
172
maschi
e
31
femmine
,
ma
ciò
che
è
ancor
più
doloroso
a
notarsi
è
che
nello
stesso
anno
vennero
dall
'
autorità
di
pubblica
sicurezza
arrestati
come
fuggitivi
dal
tetto
paterno
878
figliuoli
,
dei
quali
684
maschi
e
184
femmine
.
Questi
tutti
furono
ammoniti
per
oziosità
e
vagabondaggio
,
vennero
per
qualche
tempo
sostenuti
in
arresto
e
nondimeno
nè
i
loro
genitori
,
nè
alcun
'
altra
persona
si
presentò
a
fare
di
essi
ricerca
.
Eppure
se
416
tra
quelli
erano
in
età
dai
12
ai
16
anni
,
ve
n
'
erano
pure
463
,
l
'
età
dei
quali
stava
ancora
fra
gli
8
ed
i
12
anni
.
Non
dimentichiamo
poi
che
Milano
ha
una
popolazione
fluttuante
di
circa
28,000
individui
non
pochi
dei
quali
concorrono
ad
aumentare
la
folla
della
plebe
,
o
per
parlare
più
correttamente
dei
lôcch
.
Insomma
crediamo
di
non
esser
molto
lontani
dal
vero
,
affermando
che
questa
turba
si
compone
di
più
che
diecimila
persone
.
E
accanto
a
questa
cifra
,
altre
non
meno
dolorose
e
vergognose
dobbiamo
segnare
,
cioè
590
prostitute
(
sempre
secondo
la
statistica
del
1871
)
,
raccolte
in
ben
30
case
di
tolleranze
,
e
forse
altre
1500
femmine
che
esercitano
clandestinamente
il
loro
turpe
commercio
.
Il
numero
delle
prostitute
non
è
registrato
negli
atti
del
censimento
del
1871
e
non
sappiamo
,
per
qual
ragione
il
Comitato
ha
creduto
opportuno
di
ommetterlo
.
Il
mondo
dei
lôcch
al
giorno
d
'
oggi
Il
regno
del
lôcch
oggi
s
'
è
ampliato
,
che
il
numero
delle
bettole
è
andato
e
va
continuamente
crescendo
.
Ma
il
Padiglione
Merati
in
Porta
Garibaldi
e
il
Padiglione
Luciani
nei
pressi
di
San
Vittore
non
esistono
più
.
Non
si
creda
per
questo
che
il
lôcch
nella
stagione
d
'
inverno
non
trovi
modo
di
dar
sfogo
alla
sua
smania
di
ballare
.
Il
lôcch
balla
,
balla
furiosamente
...
nelle
così
dette
scuole
di
ballo
,
nella
sala
(
chiamiamola
così
)
che
venne
aperta
sul
corso
di
Porta
Genova
e
in
quelle
aperte
fuori
di
Porta
Venezia
,
nelle
osterie
e
finalmente
nei
baccalitt
o
spacci
di
vino
e
di
liquori
.
Dapprima
si
sapeva
dove
i
lôcch
si
recavano
a
ballare
,
e
la
Questura
aveva
contro
i
pregiudicati
buon
giuoco
;
oggi
non
se
ne
sa
più
nulla
,
perchè
si
balla
dappertutto
e
il
rintracciare
i
più
pericolosi
riesce
cosa
molto
difficile
.
Le
locande
non
sono
punto
migliorate
da
quello
ch
'
erano
e
per
rispetto
alla
igiene
e
per
rispetto
alla
morale
,
epperò
ce
ne
dovremo
intrattenere
a
lungo
pel
decoro
e
pel
vantaggio
di
Milano
.
Oltre
il
Monte
di
Pietà
,
che
è
pel
lôcch
quello
che
può
essere
la
Banca
Nazionale
per
un
uomo
d
'
affari
,
egli
ha
altrettanti
banchieri
nei
quaranta
pignoratarii
che
esercitano
,
più
o
meno
onestamente
l
'
usura
,
muniti
della
loro
brava
licenza
.
Vi
sono
eziandio
in
Milano
centodieci
rigattieri
,
i
quali
comperano
roba
usata
e
qualche
volta
la
fanno
da
pignoratarii
.
Dal
pignoratario
al
manutengolo
c
'
è
di
mezzo
la
barriera
dell
'
onestà
,
che
bene
spesso
la
cupidigia
di
lucro
può
indurre
a
saltare
.
I
ladri
e
i
frodatori
hanno
i
loro
patroni
naturali
nei
manutengoli
,
che
sfuggono
troppe
volte
alle
ricerche
dell
'
Autorità
di
Pubblica
Sicurezza
.
Il
Carcere
cellulare
e
l
'
isola
(
il
domicilio
coatto
massime
all
'
isola
d
'
Ischia
)
hanno
fatto
sloggiare
da
Milano
molti
di
quei
furfanti
,
i
quali
avevano
contratte
delle
curiose
abitudini
d
'
indifferenza
nel
passare
dalla
vita
del
delitto
alla
vita
dell
'
espiazione
nelle
carceri
a
sistema
di
famiglia
.
Ma
se
gli
individui
che
compongono
la
feccia
di
Milano
hanno
mutata
parvenza
,
coloro
che
vennero
a
sostituirli
non
sono
di
natura
diversi
dagli
altri
e
battono
la
stessa
via
,
se
non
con
più
audacia
,
certo
con
maggiore
astuzia
.
Nè
la
morale
in
Milano
ha
guadagnato
gran
fatto
dal
1874
in
poi
.
E
invero
,
quantunque
in
un
eccesso
di
zelo
,
l
'
Autorità
di
Pubblica
Sicurezza
abbia
fatto
chiudere
parecchie
case
di
prostituzione
(
rimedio
inefficace
contro
l
'
immoralità
ognora
crescente
)
,
tuttavia
Milano
contava
sul
finire
del
1881
ben
28
case
di
tolleranza
,
delle
quali
5
di
prima
,
11
di
seconda
,
6
di
terza
classe
,
oltre
a
6
case
particolari
.
Le
prostitute
iscritte
regolarmente
nel
1881
erano
430
,
delle
quali
45
facevano
di
sè
mercato
in
case
di
prima
,
105
in
case
di
seconda
,
80
in
case
di
terza
classe
.
A
fare
il
numero
di
430
contavansi
ancora
le
prostitute
isolate
e
tra
queste
34
di
prima
,
18
di
seconda
,
98
di
terza
classe
e
finalmente
50
prostitute
vaganti
,
tutte
appartenenti
queste
alla
terza
classe
.
A
tali
cifre
favoriteci
dall
'
egregio
amico
nostro
dott
.
Gaetano
Pini
,
aggiungeremo
queste
notizie
recentissime
,
e
cioè
che
oltre
le
22
case
pubbliche
di
tolleranza
ve
ne
sono
12
private
.
Le
prostitute
iscritte
al
20
giugno
1882
erano
614;
quelle
che
si
presentano
alla
visita
sono
in
media
circa
400
,
delle
quali
80
esercitano
la
prostituzione
clandestinamente
.
Il
Sifilicomio
ne
ricetta
attualmente
52
e
ne
ha
29
in
esperimento
.
Confessiamo
che
quest
'
ultima
espressione
,
pórtaci
da
una
relazione
ufficiale
,
ci
sembra
molto
curiosa
,
se
non
molto
chiara
.
Da
questi
dati
non
si
potrebbe
argomentare
della
moralità
di
Milano
.
Conviene
sapere
per
farsi
un
'
idea
precisa
della
condizione
di
Milano
,
che
forse
duemila
femmine
fanno
copia
di
sè
per
denaro
,
in
barba
a
tutti
i
regolamenti
della
Pubblica
Sicurezza
.
Urge
che
venga
rialzato
il
livello
morale
della
città
nostra
,
perchè
si
corre
verso
la
depravazione
in
modo
ignominioso
.
Nei
postriboli
non
s
'
infognano
solamente
i
lôcch
,
ma
benanco
moltissimi
giovani
di
oneste
famiglie
,
i
quali
incominciano
in
questi
turpi
luoghi
a
mettere
il
piede
sullo
sdrucciolo
del
vizio
,
per
finire
poi
a
precipitare
nel
baratro
del
delitto
.
Dove
dorme
il
lôcch
.
Col
nome
di
locanda
si
designa
dai
Milanesi
un
luogo
dove
la
feccia
riparasi
a
dormire
durante
la
notte
.
Nel
quartiere
di
Porta
Garibaldi
e
ìn
quello
di
Porta
Ticinese
vi
sono
le
locande
peggiori
.
Non
può
credere
quanto
siano
squallide
chi
non
le
abbia
vedute
;
in
loro
confronto
sbiadiscono
le
descrizioni
delle
locande
inglesi
,
porteci
dal
Simonin
.
Rechiamoci
a
visitarne
qualcuna
famosa
nella
cronaca
plebea
,
ma
ricordiamoci
di
andarvi
accompagnato
da
qualche
esperto
brigadiere
di
pubblica
sicurezza
e
colla
scorta
di
un
paio
di
guardìe
,
affinchè
non
c
'
incolga
danno
per
la
nostra
soverchia
curiosità
.
Si
dice
che
queste
locande
fossero
più
tristi
prima
del
1859
.
Noi
per
vero
dire
non
neghiamo
fede
a
tale
asserzione
,
tuttavia
possiamo
affermare
che
sono
pessime
tuttora
.
Eppure
c
'
è
una
Commissione
sanitaria
presso
il
nostro
Municipio
,
la
quale
potrebbe
cooperare
coll
'
autorità
di
pubblica
sicurezza
affine
di
migliorarle
;
e
il
compito
non
sarebbe
forse
nè
infruttuoso
,
nè
scevro
di
soddisfazioni
per
chi
vi
s
'
accingesse
.
E
'
notte
fitta
.
Da
un
paio
d
'
ore
la
folla
che
ingombrava
il
coro
di
Porta
Garibaldi
s
'
è
a
poco
a
poco
dileguata
;
non
vanno
in
volta
che
gli
agenti
dell
'
ordine
e
gli
uomini
del
disordine
.
Dei
miserabili
quelli
senza
danari
hanno
preso
alloggio
all
'
albergo
del
Cappell
Verd
,
cioè
sotto
gli
alberi
piantati
lungo
quella
parte
dell
'
Arena
che
guarda
verso
oriente
;
oppure
stanno
in
Piazza
d
'
Armi
a
combinare
qualche
mala
opera
;
quelli
poi
che
sono
stanchi
,
ma
che
hanno
quattrini
in
tasca
si
sono
ricoverati
nelle
locande
.
Entriamo
per
questa
angusta
porticina
.
Non
giova
che
qui
ripetiamo
il
numero
che
la
segna
,
perchè
vogliamo
narrare
e
descrivere
,
non
già
accusare
o
denunciare
alcuno
.
Per
l
'
androne
lungo
,
stretto
,
basso
,
fangoso
e
grave
olente
,
eccoci
giunti
a
un
piccolo
e
uggioso
cortiletto
.
Sembra
un
fondo
di
torre
.
Anzi
guardando
all
'
insù
,
ci
pare
d
'
esser
chiusi
nel
telescopio
di
Ross
,
con
questa
differenza
che
,
invece
di
vedere
un
'
immensa
plaga
,
non
iscorgiamo
che
alcune
poche
stelle
,
ed
un
pezzetto
di
cielo
,
donde
,
quando
si
ricorda
,
il
padre
eterno
fa
capolino
e
guarda
giù
per
compiacersi
della
sua
creazione
.
Sopra
un
usciaccio
mezzo
scardinato
e
roso
dal
tarlo
,
benemerito
della
patria
indipendenza
,
per
avere
nel
1848
dall
'
alto
d
'
una
barricata
in
un
fiero
combattimento
difeso
i
Milanesi
contro
gli
Austriaci
,
sta
una
vecchia
ed
affumicata
lanterna
a
riverbero
,
colla
fronte
ricoperta
di
carta
untuosa
,
su
cui
sta
scritto
Alogio
pei
forastieri
.
Nessun
Russo
,
Tedesco
o
Francese
pose
mai
il
piede
là
dentro
,
tuttavia
dal
padrone
di
quella
locanda
,
tutti
gli
avventori
,
che
per
lo
più
sono
di
Milano
o
dei
dintorni
,
vengono
qualificati
per
forastieri
.
Entriamo
.
Siamo
in
una
legnaia
.
Una
catasta
di
legna
grossa
a
destra
,
un
mucchio
di
fascine
umide
a
sinistra
,
divise
da
un
sentieruzzo
;
ce
n
'
è
più
che
non
bisogni
per
dar
l
'
idea
ad
un
galantuomo
del
come
dovesse
stare
il
povero
campione
di
frate
Gerolamo
Savonarola
,
nel
momento
che
a
tutto
proprio
rischio
e
per
mero
capriccio
di
quello
,
si
proponeva
di
subire
la
prova
del
fuoco
.
Allo
sbocco
del
sentiero
v
'
è
un
piccolo
spazio
dove
trovasi
una
tavola
che
si
regge
appoggiata
al
muro
,
perchè
una
delle
sue
gambe
è
fasciata
,
ed
il
coperchio
ha
un
colore
indefinito
che
è
il
risultato
della
polvere
e
dell
'
untume
che
da
anni
vi
si
va
sopra
accumulando
.
Al
fianco
della
tavola
sta
una
seggiola
impagliata
o
dirò
meglio
che
va
spagliandosi
;
sovr
'
essa
sta
seduta
la
divinità
del
luogo
una
donnona
corpulenta
e
grassa
,
con
una
faccia
che
sembra
una
meggiona
,
perdonatemi
la
similitudine
un
po
'
sporca
,
ma
la
prendo
di
peso
dal
Giusti
,
quantunque
la
non
abbia
di
Veneranda
nè
la
pulitezza
,
nè
il
placido
sorriso
.
Anzi
è
arcigna
e
ad
ogni
muoversi
dei
saliscendi
ficca
in
fondo
al
sentieruzzo
che
mette
alla
porta
i
suoi
due
occhi
grigi
,
aguzza
le
ciglia
,
sporge
in
fuori
,
stringendole
,
le
tumide
labbra
,
quasi
che
il
riconoscere
la
bontà
dell
'
ospite
che
arriva
sia
per
lei
questione
di
palato
.
Un
bicchierino
di
vetro
sta
sulla
tavola
,
e
dalla
molta
acqua
e
dal
pochissimo
olio
verdastro
sporge
il
capo
un
modesto
e
sventurato
,
lucignolo
che
scoppietta
quasi
domandi
l
'
aiuto
di
qualcuno
che
lo
tragga
da
quel
sozzo
bagno
,
in
cui
sentesi
affogare
.
Non
manda
luce
,
potrebbe
dirsi
piuttosto
che
misura
le
tenebre
e
ne
stabilisce
i
diversi
gradi
,
giacchè
a
qualche
spanna
dal
bicchierino
il
buio
è
perfetto
.
A
chi
entra
,
quel
lumicino
visto
in
fondo
alla
stanzaccia
sembra
un
faro
nel
momento
,
in
cui
lontan
lontano
viene
scorto
sull
'
orizzonte
dal
navigante
,
mentre
questi
pende
incerto
circa
il
punto
verso
il
quale
deve
rivolgere
la
prora
del
suo
legno
.
Eppure
quel
lumicino
rende
parecchi
servigi
,
dà
risalto
alle
rughe
della
vecchia
,
rischiara
un
Sant
'
Antonio
coll
'
inseparabile
compagno
impastato
sulla
negra
parete
,
e
infine
impedisce
a
noi
di
vedere
la
soffitta
della
legnaia
risparmiando
così
al
cortese
lettore
la
noia
di
legerne
la
descrizione
,
cui
altrimenti
gli
porgeremmo
.
La
padrona
ci
mostra
il
registro
dove
stanno
i
nomi
dei
suoi
ospiti
.
Il
brigadiere
,
che
ci
è
compagno
,
prende
lo
scartafaccio
,
lo
scorre
coll
'
occhio
,
in
certi
punti
arriccia
il
naso
,
in
certi
altri
corruga
la
fronte
,
in
altri
infine
alza
ed
abbassa
la
testa
con
moto
uniforme
e
sorride
con
compiacenza
,
come
chi
dicesse
:
Pur
t
'
ho
colto
finalmente
.
-
Abbiamo
ordine
di
visitare
la
locanda
-
dice
il
brigadiere
.
A
questo
frequente
desiderio
dell
'
autorità
,
la
locandiera
risponde
affermativamente
con
un
cenno
del
capo
,
si
reca
dondolando
a
chiuder
l
'
uscio
che
dà
sul
cortiletto
,
va
in
un
angolo
della
stamberga
,
verso
una
mensola
di
legno
,
impugna
una
bottiglia
di
birra
vuota
,
ma
dal
collo
della
quale
esce
un
moccolo
di
sego
,
l
'
accende
con
cautela
,
poi
si
mette
alla
testa
della
schiera
dei
visitatori
.
Su
,
su
,
su
per
una
scaletta
di
legno
ripidissima
;
il
buio
e
la
fretta
con
cui
si
sale
non
lasciano
sentir
altro
che
gli
effetti
degli
scalini
contro
gli
stinchi
delle
nostre
povere
gambe
,
però
ci
dispensiamo
dal
descriverla
di
che
il
lettore
ci
saprà
grado
.
Eccoci
sopra
un
pianerottolo
.
La
locandiera
schiude
un
uscio
,
avanza
il
braccio
armato
del
lume
e
attraverso
al
riscontro
veggonsi
dei
lettucci
disposti
con
un
certo
ordine
,
nulla
scorgesi
che
meriti
d
'
essere
notato
.
-
Questi
pagano
venti
centesimi
per
notte
-
dice
la
padrona
e
richiude
.
A
un
secondo
piano
vediamo
la
stessa
cosa
,
e
ad
un
terzo
altrettanto
:
finalmente
eccoci
al
piede
di
una
scala
a
piuoli
.
Arrampichiamoci
sopra
quest
'
ordigno
più
atto
a
far
rompere
il
collo
,
che
ad
agevolare
la
salita
a
chicchessia
.
Ogni
gradino
scricchiola
,
e
tale
scricchiolio
potrebbe
essere
paragonato
ad
un
gemito
,
che
ci
avverte
che
il
tarlo
ha
scavato
la
sua
dimora
in
quei
piuoli
,
i
quali
minacciano
di
cedere
sotto
la
pressione
che
sovr
'
essi
facciamo
coi
nostri
corpi
.
Su
,
su
,
su
,
finalmente
eccoci
in
cima
.
La
locandiera
schiude
la
porta
....
.
Cielo
,
che
puzzo
orribile
!
Siamo
in
un
abbaino
,
angusto
,
basso
,
il
soffitto
del
quale
declina
da
due
parti
secondo
i
due
pioventi
del
tetto
.
Non
vi
è
alcuna
finestra
.
Luce
e
aria
quest
'
abbaino
dovrebbe
ricevere
dall
'
uscio
,
ma
di
notte
rimane
chiuso
a
chiave
che
vien
serrata
per
di
fuori
.
Coraggio
,
ed
osserviamo
.
Dei
pagliericci
(
prendi
,
o
lettore
,
questa
parola
nello
stretto
senso
etimologico
)
stanno
l
'
uno
accanto
all
'
altro
,
e
sovra
ognun
d
'
essi
giaciono
due
individui
a
capo
e
piedi
.
Non
tutti
dormono
.
Al
nostro
apparire
v
'
è
chi
dorme
davvero
,
chi
invece
finge
di
dormire
.
I
fisionomisti
potrebbero
quivi
far
studi
di
non
lieve
importanza
;
gli
entomologi
vi
troverebbero
di
che
provvedere
un
museo
;
giacchè
la
famiglia
degli
apteri
è
qui
largamente
rappresentata
.
Ci
prese
ribrezzo
in
veder
accucciati
in
quella
guisa
uomini
sui
volti
dei
quali
avevano
impressi
solchi
indelebili
,
vizii
,
passioni
,
sventure
;
uomini
che
passano
su
questa
terra
senza
aspirazioni
,
senza
scopo
;
incapaci
talora
di
acquistarsi
persino
la
triste
riputazione
del
male
.
-
Se
non
ci
fossimo
noi
-
mi
diceva
un
giorno
uno
di
questi
infelici
-
quanta
gente
rimarrebbe
disoccupata
!
Giudici
inquirenti
,
procuratori
del
re
,
avvocati
criminalisti
,
agenti
di
pubblica
sicurezza
,
carcerieri
.
.
.
E
'
questo
un
sofisma
degno
d
'
un
cinico
matricolato
,
eppure
per
molti
di
questi
poveracci
e
la
scusa
della
grama
vita
che
essi
conducono
,
o
per
meglio
dire
è
la
ragione
d
'
essere
,
il
perchè
della
loro
esistenza
.
Se
non
vi
fossero
i
topi
,
a
che
servirebbero
i
gatti
?
In
quest
'
angusta
cella
contai
quindici
ospiti
.
Gli
abiti
loro
spenzolavano
da
chiodi
infissi
nelle
sgretolate
pareti
,
notai
certe
bluse
forse
un
tempo
vestite
da
onesti
operai
,
che
l
'
ubbriachezza
e
l
'
ozio
ridussero
a
mal
partito
.
I
lôcch
indossano
spesso
di
queste
bluse
corte
di
rigatino
bianco
e
azzurro
,
nella
speranza
di
essere
dagli
agenti
di
pubblica
sicurezza
scambiati
per
operai
.
-
Questa
locanda
non
è
delle
peggiori
-
mi
susurra
all
'
orecchio
la
mia
cortese
guida
.
Uscii
di
là
nauseato
e
col
cuore
stretto
da
profonda
tristezza
;
scesi
la
scaletta
,
che
in
quel
punto
non
mi
sembrò
tanto
cattiva
,
e
appena
posto
il
piede
sul
pianerottolo
,
la
locandiera
ci
domandò
se
volevamo
salire
su
per
un
'
altra
scala
,
in
tutto
simile
a
questa
,
conducente
ad
un
'
altra
soffitta
che
fa
degno
riscontro
a
quella
testè
visitata
.
Saputo
però
che
non
vi
avrei
potuto
trovare
alcun
che
di
maggior
rilievo
,
mostrai
desiderio
di
andarmene
,
e
,
fatte
le
opportune
scuse
alla
locandiera
pel
disturbo
arrecatole
,
questa
ci
accompagnò
col
lume
fino
alla
porticina
che
mette
sulla
via
,
e
Quindi
uscimmo
a
riveder
le
stelle
.
Nello
stesso
Corso
di
Porta
Garibaldi
,
una
diecina
di
case
più
in
là
da
quella
testè
descritta
,
vidi
un
'
altra
locanda
,
che
segna
un
notevole
crescendo
nel
lezzume
e
nella
schifezza
.
Ne
è
proprietaria
una
certa
vecchierella
,
la
quale
parve
turbata
dalla
nostra
visita
,
ma
pure
ci
mostrò
con
ossequiosa
premura
ogni
più
riposto
angolo
del
suo
meschino
covile
.
Ma
una
casa
d
'
alloggio
tristissima
e
schifosissima
mi
fu
dato
di
visitare
in
via
Arena
.
Quivi
è
una
casa
di
assai
meschino
aspetto
,
e
che
già
dal
di
fuori
rivela
la
miseria
che
accoglie
nel
suo
interno
.
Non
griglie
difendono
alcuni
buchi
,
i
quali
nel
concetto
architettonico
del
costruttore
vogliono
dire
finestre
;
muri
sgretolati
,
che
non
furono
mai
imbiancati
e
chiazzati
di
macchie
segnatevi
dall
'
umidità
,
tale
presentasi
la
facciata
di
questa
casa
.
Una
portaccia
nana
permette
di
entrarvi
,
ma
due
tavole
antichissime
,
su
cui
Mosè
scrisse
la
mala
copia
del
Decalogo
pare
che
ne
difendano
,
mentre
per
vero
dire
non
fanno
che
ingombrare
l
'
ingresso
.
Per
un
andito
si
giunge
ad
un
cortile
abbastanza
vasto
,
a
sinistra
del
quale
una
scaletta
di
pietra
conduce
ad
un
corridoio
.
Apresi
un
usciale
mediante
un
saliscendi
e
si
entra
in
una
stanzaccia
,
non
iscialbata
chi
sa
da
quant
'
anni
,
anzi
le
pareti
sono
gregge
,
nerastre
ed
umide
;
un
'
afa
intollerabile
vi
si
respira
,
perchè
quella
stanza
non
può
ricevere
aria
che
dalla
porta
d
'
ingresso
,
quando
è
aperta
.
Da
una
grossa
trave
,
che
sta
nel
mezzo
della
soffitta
,
pende
una
lucerna
fatta
con
una
lamina
di
ferro
ricurvata
all
'
intorno
,
riempiuta
d
'
olio
,
con
un
lucignolo
inzuppatovi
,
il
quale
spande
in
gran
copia
fumo
e
puzza
insieme
con
una
fioca
e
fosca
luce
che
si
rifrange
nelle
goccie
d
'
umidità
che
scolano
lungo
le
pareti
e
ben
si
potrebbero
paragonare
queste
goccie
a
gemme
che
cadono
ad
incoronare
il
popolo
sovrano
che
s
'
ammucchia
in
questa
locanda
.
Appena
entrati
,
il
lucignolo
mandò
una
luce
più
viva
che
ci
lasciò
vedere
dei
corpi
sdraiati
qua
e
colà
,
ma
il
soffio
dell
'
aria
,
che
penetrò
là
dentro
all
'
improvviso
,
spense
quella
povera
fiammella
,
per
cui
restammo
immersi
nel
buio
.
Indarno
si
tentò
di
accendere
dei
fiammiferi
soffregandoli
contro
l
'
umido
muro
,
e
intanto
si
sentiva
il
russare
dei
dormienti
,
il
muoversi
di
coloro
ch
'
erano
desti
,
o
che
in
quel
punto
si
erano
svegliati
,
il
fruscìo
della
paglia
,
e
un
ronzìo
confuso
di
animaletti
che
attivamente
si
movevano
nel
buio
secondo
la
loro
abitudine
.
Finalmente
si
potè
accendere
un
fiammifero
di
cera
,
col
quale
potemmo
veder
chiaramente
quanto
ci
stava
dintorno
.
E
già
accosto
al
limitare
dell
'
uscio
un
saccone
ci
sbarrava
il
passo
,
vi
stavano
distesi
due
miserabili
,
un
facchino
e
un
taglialegna
;
scavalcammo
quell
'
ostacolo
,
ed
uno
dei
miei
compagni
accese
di
nuovo
il
lumicino
e
potemmo
così
osservare
con
maggior
nostro
agio
.
In
un
angolo
una
vecchierella
era
distesa
sopra
un
altro
saccone
.
Essa
poteva
contare
un
settant
'
anni
d
'
età
.
Facile
era
il
dirla
una
mendicante
;
nessuna
traccia
le
si
scorgeva
sul
volto
di
quello
che
poteva
essere
stata
un
giorno
;
era
il
viso
di
lei
crespo
,
gli
occhi
infossati
,
aveva
le
ossa
zigomatiche
sporgenti
,
il
naso
adunco
il
mento
aguzzo
e
prominente
,
il
colorito
terreo
,
tutto
insomma
contribuiva
a
renderla
orribile
,
mostruosa
.
Stava
rannicchiata
sotto
i
suoi
abiti
,
che
le
servivano
di
coperta
,
ma
che
abiti
!
una
gonnella
di
cotone
una
volta
a
righe
bianche
e
cineree
,
ora
tutta
a
strappi
e
rappezzata
qua
e
là
con
cenci
di
altro
colore
;
dormiva
,
emettendo
certi
rantoli
ferini
,
che
accennavano
un
sonno
irrequieto
,
forse
rotto
da
sogni
paurosi
,
turbato
da
reminiscenze
o
da
previsioni
dolorose
.
Chi
era
?
Lessi
il
nome
di
lei
sul
registro
della
locanda
;
era
una
bergamasca
,
sensale
di
nutrici
(
marosséra
)
,
non
aveva
nè
casa
,
nè
tetto
;
quei
suoi
cenci
erano
l
'
unico
suo
avere
;
quale
vita
avesse
fin
qui
condotta
,
quale
quella
che
le
era
riserbata
tutto
era
oscuro
intorno
a
lei
;
non
s
'
era
mai
distinta
nel
male
,
forse
aveva
fatto
anche
un
po
'
di
bene
a
questo
mondo
,
ma
siccome
di
quello
non
si
era
accorta
l
'
autorità
,
e
di
questo
nessuno
è
incaricato
di
tener
calcolo
,
così
quella
donna
uscì
dall
'
ignoto
passato
,
viveva
ignoto
il
presente
,
per
rientrare
nell
'
ignoto
,
come
i
miliardi
d
'
atomi
umani
che
sono
dannati
dannati
a
pullulare
e
sparire
sulla
crosta
di
questo
povero
globo
.
Eppure
quella
femminuccia
sarà
stata
un
giorno
un
'
innocente
bambina
,
avrà
avuto
un
padre
o
almeno
una
madre
che
l
'
avranno
amata
;
giovinetta
simpatica
,
se
non
avvenente
,
avrà
vagato
sui
colli
verdeggianti
del
bergamasco
,
avrà
destato
qualche
passione
,
qualche
affetto
,
o
forse
per
sua
sventura
qualche
capriccio
;
poi
caduta
,
reietta
,
disprezzata
,
calò
alla
città
per
nascondere
la
propria
colpa
e
per
trovare
i
mezzi
di
trascinare
la
sua
miserabile
esistenza
;
eppure
anch
'
essa
ne
'
suoi
sogni
di
vergine
avrà
desiderato
uno
sposo
,
una
casa
,
de
'
figliuoli
,
nei
quali
rivivere
,
avrà
precorso
l
'
avvenire
colla
facile
immaginazione
giovanile
e
l
'
avrà
fantasticato
assai
diverso
di
quello
ch
'
esser
doveva
per
lei
,
avrà
sognato
una
vita
di
tranquillità
,
di
pace
,
d
'
amore
una
vecchiezza
onorata
,
rispettata
,
nè
avrebbe
mai
più
pensato
di
dover
passare
le
sue
notti
aggirandosi
di
locanda
in
locanda
,
sola
nel
mondo
,
cenciosa
,
esosa
agli
altri
ed
a
sè
stessa
,
tale
infine
da
non
destar
altro
sentimento
che
dì
compassione
misto
tuttavia
a
schifo
e
ribrezzo
.
Vedi
in
questa
stanzaccia
quattro
altri
sacconi
ravvicinati
e
su
di
essi
cinque
uomini
,
uno
di
questi
affatto
nudo
;
i
suoi
abiti
penzolano
dalla
parete
e
consistono
in
una
camicia
e
in
un
paio
di
calzoni
.
Dalla
prima
alla
seconda
stanza
s
'
accede
per
un
'
apertura
non
munita
munita
di
uscio
;
anche
qui
pareti
sgretolate
e
umide
;
trave
che
divide
in
due
campi
il
soffitto
;
correnti
,
correntini
,
una
scala
a
piuoli
,
attaccata
lungo
la
parete
;
dei
cesti
sulla
soffitta
un
'
accetta
,
una
falce
,
dei
cenci
distesi
sopra
una
corda
,
ecco
l
'
aspetto
della
stanza
.
Una
finestruola
semi
-
aperta
lascia
penetrare
un
filo
d
'
aria
che
alita
sulla
fronte
di
due
donne
di
mezza
età
che
dormono
,
sopra
un
lettuccio
posto
sotto
la
finestra
;
la
padrona
della
locanda
giace
in
un
letto
vicino
alla
parete
,
che
divide
la
seconda
dalla
prima
stanza
;
essa
s
'
è
rizzata
a
sedere
sul
letto
,
ha
nelle
mani
un
candelliere
di
legno
contenente
un
moccolo
di
sego
acceso
,
augura
la
buona
notte
alle
mie
guide
,
che
tosto
riconosce
ed
alle
quali
dice
che
nulla
v
'
è
di
nuovo
,
cioè
degno
di
essere
notato
.
Tuttavia
diamo
uno
sguardo
alle
undici
persone
che
là
dentro
dormono
:
sola
cosa
che
merita
d
'
essere
osservata
è
una
famiglia
di
saltimbanchi
.
Sopra
una
tavola
giaciono
un
uomo
e
una
donna
,
e
al
di
sotto
della
tavola
,
stesi
sopra
un
po
'
di
paglia
,
un
ragazzino
ed
una
ragazzina
.
I
due
piccini
sono
vestiti
di
maglia
incarnatina
con
nastri
di
lustrini
;
sono
belli
,
dormono
tranquilli
,
hanno
un
non
so
che
di
angelico
che
fa
uno
strano
contrasto
colla
luridezza
e
col
laidume
circostanti
.
Notisi
che
l
'
uomo
non
è
il
marito
di
quella
donna
,
che
questa
non
è
la
madre
dei
due
fanciulli
,
e
che
questi
non
sono
fratelli
e
sorella
,
e
che
nessuno
dei
due
,
è
figlio
nè
di
quell
'
uomo
nè
di
quella
donna
,
a
cui
si
sono
associati
.
Questi
quattro
esseri
si
trovarono
nel
mondo
,
s
'
accomunarono
e
però
la
loro
famiglia
è
più
che
altro
una
società
anonima
,
tendente
ad
impedire
che
uno
di
loro
muoia
digiuno
.
L
'
emissione
delle
azioni
è
a
zero
,
non
hanno
spese
d
'
amministrazione
,
riscuotono
e
spendono
quotidianamente
i
loro
dividendi
ed
esercitano
ogni
industria
.
Per
loro
tutti
i
generi
sono
buoni
,
eccetto
quello
che
lascia
un
uomo
morir
di
farne
.
Torniamo
nella
prima
stanza
,
ma
prima
di
abbandonare
questa
locanda
ficchiamo
lo
sguardo
nella
stamberga
a
mano
destra
.
Anche
qui
buio
e
fetore
.
E
'
un
sottoscala
e
vi
stanno
tre
uomini
,
due
dormono
sopra
una
coperta
di
lana
ed
uno
sulla
nuda
terra
.
Accendiamo
un
fiammifero
e
vediamo
che
uno
tiene
appoggiata
la
testa
sull
'
avambraccio
,
fa
coll
'
altra
mano
visiera
agli
occhi
e
sogguarda
.
Viene
interrogato
e
risponde
essere
un
facchino
che
viene
dalla
Valtellina
e
va
a
Genova
.
Il
vicino
si
desta
anch
'
esso
,
viene
interrogato
,
è
un
suonatore
d
'
organetto
;
è
di
Magadino
e
va
a
Corno
.
Non
si
conoscono
,
nè
conoscono
il
loro
terzo
camerata
che
è
un
fruttivendolo
di
Monluè
.
Torniamo
a
scavalcare
il
saccone
,
eccoci
nel
cortile
illuminato
dal
più
bel
chiarore
di
luna
,
che
mai
possa
desiderare
un
poeta
arcadico
..
Ripassiamo
l
'
andito
,
usciamo
dallo
sportello
,
eccoci
in
via
Arena
,
tranquilla
,
silente
,
illuminata
direi
quasi
gaiamente
dalla
luna
.
Respiro
tre
o
quattro
volle
a
pieni
polmoni
,
mi
pare
di
rivivere
,
la
mia
guida
cortese
mi
domanda
:
-
Che
le
pare
?
-
Non
lo
avrei
creduto
,
se
quanto
vidi
me
lo
avesse
narrato
chiunque
,
fosse
pure
la
persona
più
rispettabile
del
mondo
.
-
Che
lezzo
,
che
schifo
,
che
sudiciume
!
-
Ebbene
,
pensi
che
queste
locande
erano
assai
peggiori
negli
anni
andati
.
-
E
'
impossibile
imaginarsi
di
peggio
.
Anzi
,
ripensandoci
,
mi
pare
d
'
aver
detto
una
ridicolaggine
marchiana
,
quando
manifestai
l
'
idea
di
passare
la
notte
in
una
di
codeste
locande
,
nel
caso
non
avessi
potuto
trovare
altro
mezzo
per
poterla
visitare
.
-
Creda
che
questa
poveraglia
sta
di
gran
lunga
meglio
in
prigione
.
Questo
è
appunto
ciò
che
mi
riserbo
di
vedere
.
Haec
olim
.
.
.
otto
anni
or
sono
.
Vediamo
ora
alcune
delle
locande
più
famose
oggi
esistenti
.
Siccome
tutto
muta
in
questo
maledetto
mondo
sublunare
dovevano
quindi
mutare
anche
le
locande
di
Milano
.
Ed
invero
di
qualche
poco
hanno
mutato
.
Le
mie
notizie
sono
recentissime
.
Eccone
la
data
:
27
e
29
giugno
1882
.
Nè
le
mie
notizie
potranno
essere
da
alcuno
smentite
.
Quanto
narro
,
io
stesso
ho
potuto
vedere
,
grazie
alla
cortesia
delle
autorità
di
pubblica
sicurezza
.
I
96
locandieri
del
1874
hanno
disseminato
degli
allievi
ed
oggi
153
sono
gli
affittaletti
con
licenza
debitamente
iscritti
sui
registri
della
questura
.
La
locanda
mantiene
abbondantemente
molti
insetti
parassiti
,
pulci
,
cimici
,
pidocchi
,
blatte
,
e
....
i
locandieri
.
Questi
sono
miserabili
che
trovano
modo
di
vivere
della
miseria
altrui
.
Non
descriverò
locanda
per
locanda
,
perchè
mi
vincerebbe
lo
schifo
;
non
citerò
i
nomi
degli
affittaletti
e
i
numeri
delle
loro
locande
,
perchè
mi
parrebbe
di
commettere
una
mala
azione
,
le
mie
accuse
saranno
generiche
,
ma
perchè
vere
,
dovranno
indurre
l
'
autorità
a
prendere
in
proposito
qualche
provvedimento
.
In
questi
giorni
,
o
per
parlare
più
esattamente
in
queste
notti
,
ho
rivisitate
alcune
locande
da
me
già
studiate
nel
1874
e
ne
ho
vedute
parecchie
di
nuove
.
I
campi
delle
mie
esplorazioni
furono
il
Corso
Garibaldi
,
la
Via
Anfiteatro
,
la
Via
Vetraschi
,
la
Via
Pioppette
,
la
Via
Fabbri
,
la
Via
Vittoria
,
la
Via
Scaldasole
,
la
Via
Arena
.
Locande
orribili
!
Scene
nauseanti
In
una
locanda
di
Via
Anfiteatro
non
abbiamo
potuto
penetrare
pel
contegno
ostile
del
proprietario
.
Ma
da
esatte
informazioni
da
noi
raccolte
,
possiamo
dire
che
in
quella
notte
,
che
noi
volevamo
visitare
quella
locanda
,
essa
era
piena
di
prostitute
e
di
pregiudicati
,
pei
quali
il
proprietario
ha
dei
delicatissimi
riguardi
.
Il
cancello
che
chiude
l
'
imboccatura
della
scala
,
la
quale
conduce
ai
piani
superiori
dà
una
curiosa
caratteristica
di
prigione
a
quella
locanda
.
E
il
fetore
delle
latrine
e
del
mondezzaio
si
fa
sentire
con
tanta
prepotenza
anche
da
chi
si
ferma
soltanto
nel
cortile
,
che
si
può
dire
essere
questa
locanda
una
succursale
della
ditta
Colera
-
morbus
e
compagni
Ed
ora
tiriamo
di
lungo
.
Nelle
locande
ho
dovuto
notare
un
miglioramento
.
In
nessuna
di
quelle
da
me
or
ora
visitate
si
dorme
o
sulla
paglia
o
sopra
un
saccone
posto
sul
suolo
.
I
pagliericci
sono
tutti
collocati
sopra
lettucci
o
sopra
cavalletti
,
il
che
non
era
ancora
nel
1874
.
Si
è
quindi
progredito
ma
piuttosto
nella
apparenza
che
nella
realtà
.
E
per
vero
dire
mancano
di
finestre
moltissime
stanze
e
in
ciascuna
d
'
esse
vi
sono
troppi
letti
e
vi
dorme
un
numero
soverchio
di
persone
,
cosicchè
queste
non
hanno
aria
respirabile
sufficiente
.
Un
fetore
orribile
è
dovunque
.
Raramente
si
trovano
letti
forniti
di
lenzuoli
,
e
dove
questi
vi
sono
,
sembrano
cotti
in
broda
di
fagiuoli
,
come
quelli
di
cui
parla
il
Berni
nel
Capitolo
al
Fracastoro
.
Dormono
due
o
più
persone
in
un
letto
,
e
promiscuamente
abbiamo
veduto
ancora
dormire
uomini
e
donne
;
anzi
in
una
locanda
in
Via
Fabbri
abbiamo
trovato
un
uomo
,
che
giaceva
in
compagnia
di
due
donne
.
A
cagione
del
caldo
soffocante
tutti
dormono
nudi
,
sicchè
entrando
in
uno
di
questi
covili
con
un
lume
acceso
,
si
vedono
risvegliarsi
e
muoversi
lentamente
e
quasi
inconsapevolmente
e
quella
confusione
di
membra
contorcentisi
ne
dà
l
'
imagine
di
un
gigantesco
lombricaio
.
In
Via
Scaldasole
abbiamo
trovato
cinque
uomini
coricati
in
un
piccolo
andito
dal
soffitto
inclinato
e
rivelante
l
'
ossatura
delle
travi
reggenti
il
tetto
.
Un
uomo
non
vi
può
stare
in
piedi
ritto
,
e
bisogna
cammini
curvo
per
non
dar
di
capo
nelle
travi
.
V
'
era
una
finestretta
sola
ed
era
aperta
,
ma
l
'
aria
vi
portava
dentro
l
'
ammorbante
puzzo
di
una
latrina
e
di
un
magazzino
di
galline
e
di
capponi
.
Quella
casa
appartiene
ad
un
pollivendolo
,
il
quale
ha
certo
più
cura
della
salute
de
'
suoi
polli
che
non
di
quella
de
'
suoi
inquilini
.
In
una
locanda
in
Via
Pioppette
da
'
miei
compagni
di
escursione
furono
riconosciuti
tra
gli
alloggiati
ben
nove
tra
ammoniti
e
sorvegliati
.
Ora
se
tre
bastano
a
comporre
ciò
che
in
gergo
legale
si
chiama
un
'
Associazione
di
malfattori
,
quivi
c
'
era
triplicata
e
coloro
,
che
la
miseria
e
il
bisogno
di
riposo
involontariamente
aveva
associati
,
erano
della
specie
più
pericolosa
.
Ma
dormivano
,
ed
un
vecchio
proverbio
dice
:
Chi
dorme
non
pecca
.
Tralasciamo
di
descrivere
le
scene
poco
edificanti
,
sulle
quali
c
'
è
caduto
lo
sguardo
in
queste
nostre
visite
.
Non
scriviamo
a
provocare
la
corruzione
,
ma
ad
eccitare
in
chi
può
e
in
chi
deve
il
desiderio
e
la
volontà
di
porre
rimedio
a
questi
orrori
.
I
quali
non
sono
del
resto
più
deplorevoli
di
quelli
che
riscontransi
in
tutte
le
grandi
città
e
che
anche
noi
abbiamo
avuto
occasione
di
vedere
in
Parigi
.
Ma
siccome
parlando
della
capitale
della
Francia
,
della
capitale
del
mondo
,
si
potrebbe
credere
,
che
uno
stolto
chauvinisme
ci
inducesse
a
sparlarne
,
così
a
dare
valore
al
nostro
dire
ci
gioveremo
dell
'
autorità
di
uomini
,
che
hanno
parlato
per
vero
dire
,
non
per
odio
d
'
altrui
nè
per
disprezzo
.
Nella
capitale
della
civiltà
.
Se
a
Milano
la
classe
povera
dorme
male
a
Parigi
dorme
peggio
.
E
là
non
v
'
è
neppur
oggi
alcun
indizio
di
miglioramento
.
Il
Frégier
fin
dal
1840
dipingeva
,
coll
'
efficacia
della
verità
,
la
condizione
deplorevole
dei
poveri
abitanti
in
Parigi
.
La
popolazione
operaia
vi
era
,
a
suo
dire
,
così
numerosa
che
in
tutte
le
ipotesi
non
si
poteva
sperare
di
provvedere
pur
coll
'
aiuto
degli
stabilimenti
di
beneficenza
,
che
ad
una
picciola
parte
de
'
suoi
bisogni
.
Ed
aggiungeva
:
Il
concorso
dell
'
iniziativa
privata
sarebbe
dunque
indispensabile
,
e
quindi
importerebbe
perfezionare
questo
concorso
.
La
legge
del
22
luglio
1791
determinando
le
regole
della
polizia
municipale
,
ha
sottoposti
(
art
.
5
)
i
locandieri
,
padroni
e
appigionatori
di
camere
ammobigliate
,
all
'
obbligo
di
tenere
un
registro
firmato
e
controllato
dal
commissario
di
polizia
,
per
l
'
iscrizione
di
quanti
alloggiano
presso
di
loro
,
anche
per
una
sola
notte
.
Il
Codice
penale
ha
riprodotto
questa
disposizione
(
art
.
475
)
.
Ma
aggiungendo
molte
nuove
contravvenzioni
ai
casi
previsti
dalla
legge
organica
,
non
ha
prescritta
alcuna
misura
per
assicurare
la
salubrità
delle
locande
.
L
'
ordinanza
di
polizia
del
15
giugno
1882
ha
saviamente
estesa
l
'
applicazione
dell
'
art
.
475
del
Codice
penale
a
quanti
fanno
il
locandiere
abitualmente
o
accidentalmente
.
Essa
è
riuscita
a
ridurre
sotto
la
vigilanza
della
polizia
una
folla
di
locandieri
clandestini
,
che
non
dando
a
pigione
se
non
appartamenti
o
stanze
ammobigliate
,
facevano
le
viste
di
credersi
dispensati
dai
carichi
e
dagli
obblighi
imposti
in
generale
a
coloro
che
fanno
il
mestiere
di
alloggiare
presso
di
sè
persone
,
che
non
hanno
con
loro
vincoli
di
famiglia
.
Nondimeno
quest
'
ordinanza
s
'
è
accontentata
di
occuparsi
del
regime
delle
camere
ammobiliate
sotto
il
rispetto
della
sicurezza
e
della
tranquillità
pubblica
:
essa
non
ha
prescritto
nulla
riguardo
alla
salubrità
interna
di
queste
abitazioni
.
L
'
insufficienza
della
legislazione
ha
forse
costretto
l
'
autore
dell
'
ordinanza
ad
astenersi
in
argomento
da
ogni
prescrizione
che
avrebbe
avuto
per
risultato
d
'
inceppare
l
'
uso
del
diritto
di
proprietà
.
Io
non
saprei
veramente
,
continua
il
Frégier
,
assegnare
un
altro
motivo
al
silenzio
ch
'
egli
ha
serbato
sopra
una
questione
così
importante
;
ma
questa
lacuna
per
forzata
che
possa
essere
,
non
è
meno
deplorevole
,
perciò
che
lascia
senza
rimedio
una
condizione
di
cose
assai
nocevole
alla
salute
degli
abitanti
delle
stanze
ammobigliate
,
e
che
potrebbe
in
caso
di
riapparizione
del
choléra
,
aumentare
sensibilmente
la
sua
influenza
micidiale
.
Sarebbe
cosa
degna
d
'
una
savia
amministrazione
preparare
fin
d
'
ora
i
mezzi
idonei
a
prevenire
questa
possibilità
pericolosa
.
Il
compito
è
difficile
,
senza
dubbio
,
ma
perchè
non
affrontarlo
con
coraggio
,
e
lasciar
sussistere
in
Parigi
,
senza
fare
alcun
sforzo
per
distruggerli
,
tanti
focolari
d
'
infezione
,
che
abbassano
al
livello
degli
animali
i
più
immondi
,
gl
'
infelici
abituati
a
cercarvi
un
rifugio
per
la
notte
?
Sebbene
le
abitazioni
,
delle
quali
stiamo
occupandoci
,
non
offrano
tutte
egualmente
argomento
di
censura
e
di
biasimo
,
tuttavia
le
une
peccano
per
l
'
agglomerazione
degli
alloggiati
,
le
altre
per
il
genere
del
giaciglio
,
le
altre
infine
per
l
'
assenza
d
'
ogni
ventilazione
e
persino
per
mancanza
assoluta
d
'
aria
.
L
'
agglomerazione
è
l
'
inconveniente
che
domina
in
tutte
le
locande
dell
'
infima
classe
e
rende
più
grave
il
triste
risultato
degli
altri
inconvenienti
,
ai
quali
esse
vanno
soggette
.
I
venticinque
o
trentamila
operai
costruttori
,
che
affluiscono
a
Parigi
ogni
anno
da
alcuni
dipartimenti
determinati
,
si
raccolgono
in
camerate
e
vi
si
ricoverano
a
dormire
per
tutte
le
notti
della
stagione
di
lavoro
.
Molte
di
queste
camerate
,
nelle
quali
allogiano
i
manovali
e
i
muratori
,
sono
tenute
da
persone
del
paese
nativo
di
questi
e
i
padroni
di
tali
locande
ve
li
attraggono
colla
loro
probità
riconosciuta
e
per
le
sollecitudini
che
hanno
o
mostrano
di
avere
per
i
loro
affittuali
.
Queste
camerate
abbondano
principalmente
nei
quartieri
dell
'
Hôtel
de
Ville
pei
muratori
e
nel
Faubourg
Saint
-
Martin
pei
legnaiuoli
.
Questi
ottimi
operai
,
per
una
tendenza
che
li
distingue
da
tutti
gli
altri
lavoratori
,
non
mirano
che
al
risparmio
essi
coi
loro
locatori
trattano
in
modo
d
'
ottenere
per
sei
franchi
al
mese
oltre
l
'
alloggio
,
il
bucato
d
'
una
camicia
per
ciascuna
settimana
e
ogni
giorno
una
zuppa
di
cui
essi
però
debbono
fornire
il
pane
.
Quanto
questi
operai
non
impiegano
pel
soddisfacimento
dei
loro
bisogni
generalmente
limitatissimi
,
è
risparmiato
o
pel
mantenimento
delle
loro
famiglie
o
per
l
'
aumento
del
loro
piccolo
patrimonio
.
I
delegati
della
polizia
attestano
unanimemente
regnare
l
'
ordine
e
la
concordia
nelle
camerate
degli
operai
costruttori
e
serbare
essi
una
condotta
che
si
potrebbe
dire
esemplare
.
Non
è
forse
rincrescevole
che
questi
ottimi
operai
dormano
così
agglomerati
in
piccole
stamberghe
?
Avvezzi
a
lavorare
all
'
aria
aperta
,
l
'
angustia
di
tali
alloggi
dev
'
essere
loro
più
penosa
che
non
lo
sia
per
altri
.
Così
le
febbri
tifoidee
sono
troppo
comuni
tra
loro
e
colpiscono
talvolta
delle
camerate
intiere
.
L
'
agglomerazione
e
l
'
insufficiente
arieggiamento
delle
camere
ammobigliate
sono
del
pari
pericolosi
agli
operai
impiegati
nelle
officine
e
nelle
manifatture
.
Essi
infatti
ogni
giorno
passano
da
un
'
abitazione
infetta
ad
un
opificio
,
che
bene
spesso
non
è
meno
di
quella
insalubre
,
e
questi
poveretti
si
trovano
così
predisposti
a
contrarre
facilmente
delle
malattie
contagiose
.
Di
tutti
gli
individui
componenti
la
classe
povera
,
i
cenciaiuoli
e
gli
straccivendoli
sono
quelli
che
abitano
le
stamberghe
più
infette
e
più
nauseanti
.
Si
ha
un
bel
discendere
negli
ultimi
gradi
della
società
,
l
'
ineguaglianza
apparisce
sempre
in
qualche
parte
e
gli
straccivendoli
(
chi
lo
avrebbbe
imaginato
!
)
ne
sono
i
notabili
.
Sono
essi
degli
industriali
un
po
'
più
economici
,
un
po
'
più
ordinati
del
resto
della
marmaglia
e
che
godono
d
'
un
certo
relativo
benestare
.
Gli
uni
,
i
più
scaltri
,
occupano
una
o
due
piccole
camere
che
prendono
a
pigione
per
sè
e
per
le
loro
famiglie
;
gli
altri
possedono
un
pagliericcio
che
loro
serve
per
coricarsi
nella
camerata
di
cui
fanno
parte
;
ma
questo
possesso
,
spesso
collettivo
piuttosto
che
personale
,
è
loro
invidiato
dai
pezzenti
,
che
dormono
entro
specie
di
truogoli
sopra
cenci
o
sopra
poche
manate
di
paglia
sparsa
sull
'
ammattonato
.
Gli
agenti
di
polizia
incaricati
della
vigilanza
delle
locande
destinate
ai
cenciaiuoli
,
ne
fanno
una
pittura
incredibile
.
Ciascun
alloggiato
conserva
presso
di
sè
la
sua
bisaccia
e
la
sua
sporta
,
ricolme
di
lordure
,
e
di
quali
lordure
!
Questi
selvaggi
non
provano
ripugnanza
a
comprendere
nelle
loro
raccolte
persino
animali
morti
e
a
passare
la
notte
presso
questa
preda
puzzolenta
.
Quando
gli
agenti
di
polizia
entrano
in
siffatte
locande
per
le
loro
ispezioni
ordinarie
o
per
ricercarvi
qualche
individuo
sospetto
,
provano
una
soffocazione
che
rassomiglia
molto
all
'
asfissia
.
Essi
ordinano
l
'
apertura
delle
imposte
delle
finestre
,
quando
pure
vi
è
modo
di
aprirle
,
e
le
osservazioni
severe
che
gli
agenti
dirigono
ai
locandieri
sopra
questo
orribile
miscuglio
di
esseri
umani
e
di
animali
in
putrefazione
non
hanno
virtù
di
smoverli
punto
.
I
locandieri
rispondono
che
i
loro
pigionali
ed
ancor
essi
vi
sono
abituati
.
Un
tratto
dei
costumi
speciali
dei
cenciaiuoli
,
e
che
si
potrebbe
chiamare
uno
de
'
loro
passatempi
,
consiste
nel
dar
la
caccia
ai
topi
nei
,
cortili
di
certe
case
ch
'
essi
frequentano
.
I
cenciaiuoli
attraggono
i
topi
coll
'
aiuto
di
certe
sostanze
mangiereccie
che
mescolano
ai
cenci
raccattati
per
le
vie
.
Per
fare
la
loro
caccia
collocano
un
mucchietto
di
tali
cenci
presso
i
crepacci
dei
muri
,
e
quando
possono
supporre
che
i
topi
vi
si
siano
annidati
,
sguinzagliano
nel
cortile
certi
loro
cani
addestrati
a
tale
caccia
e
in
un
batter
d
'
occhio
i
cenciaiuoli
s
'
impadroniscono
di
parecchi
topi
,
di
cui
mangiano
la
carne
e
vendono
la
pelle
.
I
poveri
ai
Parigi
nel
1840
.
Le
locande
di
Parigi
,
che
accolgono
durante
la
notte
il
fango
della
società
,
erano
nel
1840
a
quanto
ne
scriveva
il
Frégier
,
delle
vere
fogne
.
Quelle
stesse
,
osservava
il
diligente
statista
,
che
non
vengono
frequentate
dai
cenciaiuoli
,
sono
per
l
'
agglomerazione
degli
alloggiati
e
per
le
sudicie
abitudini
di
questi
,
dei
focolari
pericolosi
d
'
infezione
.
Vi
sono
camere
,
in
cui
stanno
fino
a
nove
letti
separati
da
piccole
corsie
a
stento
bastevoli
al
passaggio
di
una
persona
,
e
questi
letti
sono
bene
spesso
occupati
da
due
individui
,
che
non
si
conoscono
nè
si
sono
giammai
visti
.
La
differenza
di
sesso
non
è
un
ostacolo
a
queste
coabitazioni
notturne
e
accidentali
,
sebbene
gli
agenti
della
polizia
nulla
trascurino
per
impedire
che
ne
seguano
disordini
.
Tra
le
camerate
destinate
solamente
alle
donne
ve
ne
è
una
nel
quartiere
della
Cité
,
che
è
rinomata
per
l
'
aspetto
rovinoso
e
squallido
che
essa
presenta
.
Le
donne
che
la
occupano
sono
vecchie
ubbriacone
,
molte
delle
quali
sospettasi
vivano
di
ladroneccio
.
La
polizia
ha
l
'
occhio
aperto
sopra
queste
donne
,
come
sopra
tutti
gli
abitanti
di
queste
tristissime
case
.
Accade
qualche
volta
agli
agenti
di
dover
discendere
in
questi
bassi
fondi
allo
spuntar
dei
giorno
.
Non
appena
siano
essi
entrati
nella
casa
dove
si
trova
la
camerata
,
della
quale
abbiamo
testè
parlato
,
che
tutte
le
donne
che
la
occupano
si
mettono
a
sedere
sul
loro
canile
per
facilitare
le
ricerche
di
prammatica
.
Lo
spettacolo
di
siffatte
mummie
animate
ha
qualche
cosa
del
sepolcrale
,
e
si
direbbe
che
il
celebre
autore
di
Gil
-
Blas
,
se
n
'
è
servito
per
abbozzare
il
ritratto
del
Leonardo
.
Bisogna
essersi
occupato
alcun
poco
d
'
anatomia
sociale
con
uno
spirito
serio
d
'
investigazione
per
farsi
una
giusta
idea
della
popolazione
che
vive
nelle
pieghe
le
più
nascoste
della
società
.
L
'
immaginazione
,
malgrado
la
sua
fecondità
e
il
suo
ardire
,
non
saprebbe
mai
raggiungere
in
questa
materia
l
'
altezza
della
realtà
.
Questa
ha
un
carattere
,
una
fisonomia
,
una
stranezza
che
bisogna
aver
osservato
se
non
da
presso
,
il
che
è
dato
soltanto
ai
funzionari
della
polizia
,
almeno
sotto
un
certo
punto
di
vista
prospettico
,
per
poter
assumersi
la
responsabilità
di
storico
esatto
.
Nè
si
accusino
di
imaginarii
e
fantastici
i
tratti
di
costumi
ed
i
particolari
intimi
che
,
dice
il
Frégier
,
io
sono
venuto
fin
qui
additando
.
Sebbene
temperati
dalla
riserva
,
che
ho
dovuto
,
imporre
alla
mia
penna
,
questi
non
sono
in
sostanza
meno
veri
.
Io
ho
sacrificato
la
crudezza
del
tratto
e
del
colore
al
rispetto
verso
la
decenza
.
Ecco
la
sola
infedeltà
,
di
cui
io
mi
accuso
.
Dopo
aver
segnalate
le
cagioni
d
'
insalubrità
esistenti
nelle
locande
abitate
dalla
porzione
la
più
corrotta
e
la
più
miserabile
della
classe
viziosa
,
è
impossibile
non
riflettere
sulla
necessità
di
portare
un
rimedio
efficace
a
uno
stato
di
cose
tanto
contrario
ai
diritti
dell
'
umanità
e
della
civiltà
.
L
'
amministrazione
deve
tollerare
ciò
che
essa
non
può
impedire
;
ecco
perchè
essa
tollera
,
pur
sempre
vigilandole
,
queste
sentine
nelle
grandi
città
;
ma
una
simile
tolleranza
esclude
forse
la
facoltà
di
far
costrurre
delle
case
destinate
specialmente
ad
alloggiare
sia
i
cenciaiuoli
,
sia
quelle
altre
parti
della
popolazione
che
vegetano
negli
ultimi
gradi
della
società
?
Io
non
sono
di
questo
avviso
.
Le
locande
di
quarta
classe
contano
molti
covili
e
molte
fogne
.
Se
l
'
amministrazione
per
viste
d
'
interesse
generale
si
crede
obbligata
a
preparare
un
deflusso
alle
acque
limacciose
d
'
una
città
come
Parigi
per
mezzo
di
opere
costrutte
con
ingente
spesa
,
con
quanta
maggior
ragione
non
deve
essa
padroneggiare
e
regolare
quest
'
altro
pantano
formato
dalla
classe
miserabile
e
viziosa
,
che
formicola
in
questa
vasta
capitale
?
A
non
considerare
che
l
'
igiene
pubblica
,
egli
è
certo
che
la
città
guadagnerebbe
sensibilmente
a
scavare
un
letto
a
questo
pantano
di
nuova
specie
ed
altrettanto
più
pericoloso
,
perchè
non
influisce
meno
sul
morale
che
sul
fisico
delle
popolazioni
.
L
'
esecuzione
di
questo
progetto
non
sarebbe
un
carico
affatto
gratuito
per
l
'
amministrazione
.
Certo
non
ritrarrebbe
l
'
equivalente
del
capitale
impiegatovi
,
ma
potrebbe
rappresentare
una
parte
assai
considerevole
di
questo
interesse
,
e
gli
oneri
che
s
'
avrebbero
a
sopportare
troverebbero
il
loro
compenso
nell
'
assicurato
aumento
di
garanzia
alla
sanità
pubblica
.
Le
osservazioni
di
Paul
Cère
.
Maxime
du
Camp
e
Jules
Siegfried
.
Paul
Cère
in
un
suo
libro
pregevole
per
copia
e
finezza
di
osservazioni
sulle
classi
pericolose
di
Parigi
ci
insegna
che
nel
1872
il
numero
dei
locandieri
"
disposti
a
dare
un
letto
,
ad
ogni
passaggiero
era
considerevole
;
se
ne
contavano
non
meno
di
19226
aventi
un
personale
di
2847
impiegati
.
"
Si
direbbe
che
una
parte
della
popolazione
di
Parigi
non
ha
nè
casa
nè
tetto
,
ed
è
obbligata
a
dormire
alla
ventura
E
Maxime
du
Camp
,
nel
terzo
volume
della
sua
importantissima
opera
intitolata
"
Paris
,
ses
organes
,
ses
fonctions
et
sa
vie
"
dopo
averci
parlato
dei
ladri
,
dei
falsi
giornalieri
,
dei
vagabondi
,
dipingendone
i
costumi
e
additandone
i
vituperevoli
mezzi
di
sussistenza
,
accenna
pure
i
luoghi
,
dove
costoro
vanno
a
sostare
e
a
dormire
.
Molti
tra
essi
sono
dans
leurs
meubles
,
come
si
dice
,
o
alloggiano
presso
quelle
povere
creature
perdute
,
sprofondate
nel
più
basso
della
fogna
sociale
,
chiamate
da
essi
le
loro
operaie
perchè
le
disgraziate
lavorano
,
-
quale
orribile
lavoro
!
-
per
farli
vivere
.
Quelli
sono
i
più
favoriti
ed
eccitano
l
'
invidia
dei
loro
compagni
,
che
per
la
maggior
parte
sono
senza
domicilio
.
Quando
le
notti
sono
aspre
o
piovose
e
quei
miserabili
hanno
qualche
soldo
in
tasca
,
essi
vanno
a
domandare
asilo
a
quelle
locande
di
ultimo
ordine
che
si
chiamano
garnis
à
la
nuit
.
Non
valgono
le
parole
ad
esprimere
l
'
aspetto
ripugnante
e
l
'
odore
nauseabondo
di
queste
stamberghe
.
Il
du
Camp
dichiara
che
nella
sua
vita
di
viaggiatore
lungo
le
rive
del
mar
Rosso
,
presso
gli
Arabi
ababdeh
del
deserto
,
sotto
la
tenda
dei
Beduini
della
CeleSiria
,
nelle
borgate
dell
'
Asia
minore
ha
dormito
in
luogo
orribili
,
sucidi
e
brulicanti
di
vermi
,
eppure
non
ha
mai
visto
nulla
di
simile
allo
spettacolo
che
presentano
questi
bugigattoli
durante
le
ore
della
notte
.
L
'
imaginazione
dei
locandieri
è
inesauribile
,
quando
si
tratta
di
far
tre
o
quattro
camere
di
una
sola
,
di
porre
dei
tramezzi
nei
corridoi
,
di
invadere
i
pianerottoli
o
di
praticare
delle
nicchie
(
è
la
vera
parola
)
propriamente
sotto
i
tetti
in
stanzini
tanto
bassi
e
ristretti
da
non
potervisi
penetrare
che
carponi
.
Le
scale
spiombate
,
le
finestre
senza
imposte
,
le
larghe
fessure
che
solcano
i
muri
danno
a
queste
casupole
l
'
apparenza
di
ruine
.
Nelle
stanze
durante
la
notte
non
v
'
è
lume
;
si
cammina
a
tentoni
in
mezzo
ad
una
atmosfera
grave
,
nella
quale
si
combinano
in
un
odore
insopportabile
l
'
umidità
dei
muri
,
il
lucignolo
spento
,
la
feccia
fermentante
dei
vino
mal
digerito
e
il
sudore
umano
.
Sopra
un
materasso
,
donde
esce
la
lana
mista
a
trucioli
,
un
fascio
di
abiti
logori
e
strappati
si
rotola
in
un
angolo
,
lo
si
spinge
;
quello
si
agita
,
si
alza
.
Si
indietreggia
spaventati
di
vedere
che
una
creatura
vivente
può
respirare
in
quell
'
aria
ammorbata
.
Ah
,
che
si
comprendono
meglio
allora
quelli
che
,
fuggendo
l
'
orrore
di
simili
ricoveri
,
vanno
a
dormire
a
cielo
aperto
alla
mercè
della
pioggia
,
che
può
cadere
,
o
della
ronda
di
polizia
,
che
può
sopravvenire
!
Non
è
tutto
rose
neppure
per
quelli
che
,
dormono
sotto
la
folta
chioma
degli
olmi
dei
Champs
Elysées
o
nelle
cantine
delle
case
in
costruzione
,
poichè
il
più
delle
volte
vanno
a
finire
la
loro
notte
alla
polizia
.
Maggiormente
da
compiangere
sono
coloro
,
che
senza
riflessione
nè
previdenza
,
cercano
un
asilo
sotto
gli
archi
laterali
dei
ponti
sulla
Senna
e
vi
dormono
bagnati
,
sotto
la
sferza
d
'
una
corrente
d
'
aria
fredda
ed
umida
che
paralizza
loro
le
membra
e
li
manda
ben
presto
all
'
ospitale
colpiti
da
reumatismi
articolari
.
Il
luogo
prediletto
dai
vagabondi
e
dai
ladri
furono
per
lungo
tempo
le
fornaci
di
calce
di
Montmartre
,
ma
dopochè
queste
ultime
sono
state
abbandonate
,
essi
si
sono
dispersi
parte
a
Bagnolet
.
e
parte
a
Pantin
.
Vi
è
però
un
luogo
ch
'
essi
frequentano
volentieri
a
Parigi
e
che
è
conosciutissimo
,
perocchè
chicchessia
ha
inteso
certo
parlare
delle
carrières
d
'
Amérique
.
Non
è
là
,
come
si
crederebbe
,
ch
'
essi
si
rintanano
durante
le
notti
d
'
inverno
.
Tali
cave
per
vero
dire
sono
inabitabili
anche
per
uomini
uomini
rotti
a
tutte
le
durezze
della
vita
all
'
aria
aperta
;
sono
dei
lunghi
anditi
,
in
cui
l
'
acqua
cade
a
goccia
a
goccia
su
terreno
così
bagnato
,
che
vi
si
cammina
nel
fango
fino
al
collo
del
piede
.
E
'
là
presso
ch
'
essi
si
rifugiano
,
a
lato
delle
fornaci
di
calce
che
fiammeggiano
giorno
e
notte
e
spandono
un
calore
,
di
cui
i
vagabondi
sanno
apprezzare
i
benefici
.
Là
al
pari
di
altrove
comme
on
fait
son
lit
,
on
couche
.
I
più
accorti
non
arrivano
mai
tardi
,
per
poter
scegliere
dei
buoni
posti
;
si
stendono
sulle
fascine
non
lontano
dalle
fornaci
e
al
riparo
dalle
correnti
d
'
aria
.
Quivi
si
fa
più
che
dormire
,
vi
si
cena
con
de
'
salumi
,
con
della
acquavite
,
tutta
roba
rubata
;
vi
si
danno
dei
convegni
amorosi
;
vi
si
tengono
delle
serate
,
delle
conversazioni
,
vi
si
balla
,
vi
avvengono
lotte
e
duelli
,
e
non
vi
è
stravizio
tanto
repugnante
,
di
cui
questi
luoghi
così
desolati
non
siano
stati
testimonii
.
Tutto
si
sciupa
a
lungo
andare
,
e
le
carrières
d
'
Amérique
hanno
quasi
finito
il
loro
tempo
,
in
ogni
caso
,
le
loro
notti
famose
sono
passate
.
La
polizia
ha
troppo
rivolti
gli
sguardi
in
quelle
parti
,
e
i
vagabondi
più
non
vi
si
recano
che
esitando
,
poichè
è
raro
adesso
che
il
loro
sonno
non
venga
interrotto
.
Verso
le
due
ore
dopo
la
mezzanotte
,
quando
si
crede
che
le
fornaci
sono
occupate
e
che
ognuno
vi
s
'
è
addormentato
,
si
parte
senza
far
rumore
dal
posto
di
polizia
il
più
vicino
.
Gli
agenti
comandati
da
un
ufficiale
di
pace
,
si
dividono
in
quattro
squadre
,
che
,
rasentando
i
muri
,
camminando
in
punta
di
piede
,
circondano
il
nascondiglio
da
tutti
i
lati
,
in
guisa
da
custodirne
le
uscite
.
A
un
dato
segnale
,
le
lanterne
vengono
aperte
e
gli
agenti
si
precipitano
tutti
contemporaneamente
verso
il
grande
dormitorio
improvvisato
sotto
le
volte
biancheggianti
.
Il
risveglio
è
generale
.
I
novizii
cercano
di
fuggire
,
i
vecchi
praticoni
s
'
alzano
stirando
le
braccia
e
si
consegnano
essi
stessi
agli
agenti
.
Nessuno
mai
resiste
e
là
prima
parola
,
significantissima
,
di
ognuno
di
questi
infelici
è
:
"
Non
mi
fate
del
male
!
"
Che
cosa
trovasi
colà
?
Il
rifiuto
di
Parigi
,
vagabondi
,
ladri
,
recidivi
,
miserabili
infine
,
che
non
possono
ispirare
se
non
la
pietà
.
Io
soffro
d
'
asma
,
diceva
un
d
'
essi
,
il
che
mi
impedisce
di
lavorare
;
io
tossisco
molto
e
a
cagione
di
ciò
i
locandieri
mi
mettono
alla
porta
.
Io
vengo
a
dormire
presso
le
fornaci
perché
ciò
mi
solleva
alquanto
.
Colui
è
stato
immediatamente
e
d
'
urgenza
inviato
ad
un
ospitale
,
perchè
gli
fossero
prestate
le
cure
opportune
.
In
questi
covili
vi
si
arrestano
dei
fanciulli
fuggiti
dalla
casa
paterna
e
già
dediti
al
ladroneccio
;
quattro
fra
essi
furono
sorpresi
al
momento
,
in
cui
tenevano
tra
mani
e
mangiavano
un
pane
di
burro
che
avevano
trafugato
al
mercato
.
Queste
razzie
danno
dei
risultati
importanti
;
in
due
giorni
,
il
19
e
il
20
febbraio
1869
,
la
Polizia
si
è
impadronita
di
77
individui
,
di
cui
58
avevano
già
avuto
a
fare
colla
giustizia
.
Quest
'
era
la
punto
invidiabile
condizione
dei
poveri
di
Parigi
nel
1873
,
malgrado
esistano
quivi
la
Société
philantropique
fondata
sino
dal
1780
,
e
l
'
opera
pia
dell
'
Hospitalité
de
nuit
,
istituita
nel
1878
,
le
quali
alacremente
diffondono
i
loro
beneficii
fra
le
classi
più
sfortunate
della
società
.
Un
uomo
benemerito
della
umanità
,
Jules
Siegfried
,
pensatore
profondo
e
filantropo
generoso
,
forse
misurando
dai
prodigiosi
progressi
,
ch
'
egli
ha
fatto
fare
alla
piccola
ma
importante
sua
città
dell
'
Havre
,
i
progressi
che
avrebbe
dovuto
fare
Parigi
in
questi
ultimi
tempi
,
in
un
suo
libro
intitolato
:
La
misère
,
son
histoire
,
ses
causes
,
ses
rémèdes
,
scriveva
:
Le
squallide
casupole
dei
secoli
passati
,
le
cantine
infette
di
certe
città
manifatturiere
,
e
i
solai
insalubri
dove
s
'
agglomerano
delle
famiglie
intiere
,
fanno
posto
gradatamente
ad
abitazioni
più
vaste
e
più
sane
.
Eppure
nel
1878
,
quando
abbiamo
visitato
Parigi
,
avendo
noi
fatte
delle
escursioni
nei
luoghi
in
cui
la
marmaglia
s
'
annida
,
vi
abbiamo
trovato
che
quanto
hanno
scritto
il
Frégier
,
il
Cère
,
il
Du
Camp
vale
ancora
oggi
quanto
per
l
'
appunto
valeva
ai
tempi
in
cui
o
di
cui
essi
hanno
scritto
.
Che
più
?
Avevamo
a
scorta
nelle
nostre
escursioni
Escursioni
notturne
due
sergents
de
ville
,
i
quali
alle
tre
dopo
mezzanotte
quantunque
armati
,
non
si
sono
peritati
a
scendere
dal
quais
e
passare
sotto
il
ponte
dell
'
Alma
,
non
discosto
dal
Trocadero
e
frequentatissimo
di
giorno
,
se
non
quando
poterono
avere
due
altri
sergents
a
ingrossare
la
comitiva
.
Ciò
non
faceva
onore
al
loro
coraggio
,
ma
neppure
allo
spirito
di
rispetto
all
'
autorità
,
per
parte
degli
abitanti
accidentali
del
primo
arco
sulla
destra
della
Senna
.
E
veramente
,
se
si
fosse
trattato
di
fare
a
pugni
con
tutte
le
persone
che
stavano
coricate
sotto
quell
'
arco
,
i
sergents
de
ville
avrebbero
certamente
avuta
la
peggio
.
Dal
1878
in
poi
passarono
parecchi
anni
,
nè
le
cose
sono
punto
mutate
,
giacchè
degli
egregi
pubblicisti
di
Francia
hanno
,
anche
in
questi
ultimi
giorni
alzata
la
voce
per
risvegliare
la
carità
pubblica
e
additarle
di
nuovo
la
turba
immensa
,
che
in
mezzo
al
lusso
della
capitale
del
mondo
civile
non
può
trovare
un
onesto
rifugio
dove
passare
la
notte
.
I
poveri
di
Parigi
ai
tempi
nostri
.
Il
Gaulois
del
giorno
4
maggio
1882
bruciava
la
prima
cartuccia
a
pro
della
causa
degli
indigenti
di
Parigi
.
Esso
incominciò
in
quel
giorno
per
lo
appunto
a
parlare
dei
luoghi
,
ove
abita
la
ingente
classe
povera
di
quella
vasta
metropoli
.
Colla
scorta
di
quel
giornale
cercheremo
di
far
conoscere
a
'
nostri
lettori
le
miserie
di
Parigi
,
quali
si
manifestano
a
'
dì
nostri
.
Noi
potremmo
visitare
,
scriveva
il
Gaulois
,
molti
quartieri
.
Cosa
strana
,
anche
nei
quartieri
ricchi
,
noi
troveremo
dei
miserabili
;
la
stamberga
del
povero
presso
al
palazzo
del
gran
signore
.
Colui
che
domanda
a
Dio
un
po
'
di
sonno
per
isfuggire
alle
torture
della
fame
è
perseguitato
fino
sul
suo
giaciglio
dalla
musica
del
ballo
,
che
suonasi
nel
palazzo
vicino
.
Il
metro
di
terreno
vi
conquista
dei
prezzi
favolosi
.
Andiamo
piuttosto
verso
le
estremità
;
è
là
che
noi
troveremo
delle
viuzze
larghe
due
metri
,
dei
vicoli
ciechi
che
fanno
le
viste
di
condurre
in
qualche
parte
e
che
si
fermano
tosto
,
dei
cortiletti
che
s
'
aprono
capricciosamente
l
'
uno
sull
'
altro
,
delle
vecchie
fabbriche
senza
carattere
,
delle
case
crollanti
,
sebbene
tutte
nuove
;
e
tutto
a
un
tratto
come
contrasto
,
degli
edifici
innalzati
in
tutta
fretta
sopra
lunghi
spazii
per
ammortire
il
prezzo
del
metro
di
terreno
per
mezzo
dell
'
accumulazione
dei
piani
,
casolari
,
capanne
,
città
operaie
immensa
ricchezza
,
ansia
profonda
;
la
miseria
delle
città
accosto
alla
miseria
campagnuola
,
officine
sudanti
il
milione
,
magazzini
ingozzati
di
derrate
e
di
mercanzie
,
circondati
,
oppressi
,
assediati
,
assaliti
da
una
foresta
di
alloggi
insalubri
,
pestilenziali
,
senza
spazio
,
nè
aria
,
nè
fuoco
,
nè
sole
,
nè
acqua
;
più
stretti
e
cento
volte
più
sucidi
che
una
prigione
;
degli
strumenti
di
tortura
piuttosto
che
ricoveri
;
dei
sepolcri
anzi
che
abitazioni
.
Tutto
ciò
nondimeno
a
Parigi
;
nella
capitale
del
lusso
a
due
passi
da
Bullier
.
Si
diceva
,
sotto
l
'
Impero
,
che
il
bosco
di
Vincennes
era
deserto
,
che
le
cocottes
non
vi
andavano
.
Esse
non
volevano
attraversare
il
sobborgo
.
Esse
vi
avevano
paura
.
Paura
degli
abitanti
?
No
,
paura
dì
sè
stesse
.
Paura
dei
proprii
servi
gallonati
,
dei
loro
cavalli
riccamente
bardati
,
paura
della
loro
seta
,
dei
loro
pizzi
,
paura
del
loro
rossetto
e
del
loro
belletto
,
di
fronte
a
tante
donne
mancanti
di
pane
e
di
biancheria
e
che
lavorano
!
Noi
abbiamo
la
scelta
tra
le
rovine
,
che
datano
da
ieri
,
e
quelle
che
risalgono
a
due
secoli
;
tra
il
quartiere
Giovanna
d
'
Arco
che
conta
1200
case
d
'
affitto
e
2000
inquilini
,
dove
le
case
dalla
facciata
larga
tre
metri
,
soffocate
,
schiacciate
dalle
due
case
vicine
e
di
cui
il
quinto
,
o
il
sesto
,
o
il
settimo
piano
non
sono
accessibili
che
mediante
una
scala
a
piuoli
.
Il
quartiere
Giovanna
d
'
Arco
,
nel
tredicesimo
Circondario
,
è
celebre
per
la
sua
lunga
lotta
contro
le
esigenze
della
Commissione
di
vigilanza
sulle
abitazioni
insalubri
;
noi
abbiamo
pure
il
quartiere
dorato
,
che
ha
la
sua
celebrità
particolare
,
la
città
del
Progresso
,
il
quartiere
Maupy
,
e
una
folla
di
altri
quartieri
.
Si
potrebbero
passare
degli
anni
a
visitarli
;
pochi
minuti
basteranno
ai
nostri
lettori
per
giudicaili
.
Molti
dei
fondatori
ci
assicurano
ch
'
essi
si
sono
lasciati
indurre
a
queste
creazioni
da
spirito
di
fratellanza
.
Noi
non
abbiamo
nulla
a
dire
dei
loro
sentimenti
,
nè
delle
loro
persone
:
non
si
tratta
per
noi
che
dei
loro
alloggi
.
Tutte
queste
abitazioni
sono
governate
da
una
formula
,
che
li
condanna
a
rassomigliarsi
o
per
meglio
dire
a
identificarsi
.
Questa
formula
eccola
qui
:
Vendere
al
maggior
prezzo
possibile
la
minor
quantità
possibile
di
spazio
e
d
'
aria
respirabile
.
Entriamo
:
la
chiave
è
sulla
porta
;
non
vi
è
nulla
a
rubare
.
La
maggior
parte
del
tempo
,
l
'
inquilino
non
vi
è
.
L
'
inquilino
non
ama
di
essere
visitato
,
come
una
bestia
nel
suo
covile
,
sotto
pretesto
di
carità
o
di
riforma
.
Ma
noi
non
vi
troveremo
punto
nè
ammalati
,
nè
donne
.
Anzitutto
un
'
abitazione
è
una
stanza
.
Noi
troviamo
,
quasi
dappertutto
più
inquilini
in
una
sola
stanza
;
giammai
due
stanze
per
un
solo
inquilino
.
Qualche
volta
i
locatari
della
stanza
formano
una
famiglia
;
assai
spesso
essi
sono
sconosciuti
gli
uni
agli
altri
;
essi
si
incontrano
nella
loro
stamberga
come
si
possono
incontrare
nella
strada
.
Quanti
metri
per
ogni
persona
?
Il
regolamento
pei
prigionieri
dice
:
a
Londra
metri
cubi
17,98
,
in
Olanda
27
,
a
Friburgo
30
.
Il
regolamento
non
prescrive
,
in
Francia
,
che
15
metri
cubi
.
Nella
pratica
se
ne
danno
20
.
La
cella
modello
esposta
nel
1878
dal
Ministero
dell
'
Interno
e
che
era
presa
per
tipo
,
ne
aveva
30
.
Diciamo
solamente
che
una
cella
nelle
prigioni
cellulari
francesi
ha
venti
metri
cubi
.
E
'
quasi
una
gabbia
:
poichè
non
fa
tre
metri
in
lunghezza
e
tre
metri
in
larghezza
da
percorrere
.
Si
provò
la
Commissione
delle
abitazioni
insalubri
a
trovare
queste
misure
in
tutti
gli
alloggi
.
Ecco
una
misura
presa
a
caso
nel
rapporto
del
signor
Du
Mesnil
:
2,40
+
2,60
+
2,22
=
9,41
.
Sono
dieci
metri
e
sessanta
d
'
aria
e
di
spazio
al
di
sotto
di
quello
che
si
dà
al
prigioniero
,
al
condannato
.
Il
signor
Du
Mesnil
che
noi
abbiamo
interrogato
,
propone
di
fornirci
,
a
centinaia
delle
misure
analoghe
.
L
'
Amministrazione
ha
prescritto
14
metri
cubi
per
persona
,
ma
non
si
tiene
alcun
conto
de
'
suoi
ordini
.
Il
signor
Du
Mesnil
cita
,
dandone
l
'
indirizzo
,
delle
stanzette
che
misurano
otto
metri
cubi
.
Noi
ne
troviamo
una
nel
suo
rapporto
che
ne
ha
6,41
.
Essa
è
abitata
.
In
una
locanda
della
via
Bisson
,
una
stanza
di
metri
cubi
20,92
è
affittata
per
cinque
letti
cioè
5
metri
e
98
per
ciascun
letto
.
Nella
via
Santa
Margherita
,
sopra
una
corte
chiamata
la
Fossa
dei
Leoni
,
perchè
essa
ha
servito
altre
volte
di
scuderia
ad
un
serraglio
,
i
signori
Coudereau
,
Sinaud
e
Grandpierre
additano
due
camerette
aventi
metri
cubi
4
e
80
.
Noi
diciamo
:
Aria
e
spazio
.
E
'
un
orrore
.
Spazio
se
voi
volete
.
Aria
è
un
'
altra
cosa
.
Tutte
le
stanze
non
sono
di
facciata
e
neppure
tutte
guardano
in
qualche
cortile
.
Molte
si
aprono
sulla
scala
o
sopra
un
corridoio
,
che
pure
non
comunica
direttamente
coll
'
esterno
;
le
scale
non
sono
qualche
volta
che
delle
scale
a
piuoli
.
Tali
stanze
o
gabbie
rassomigliano
a
cloache
,
l
'
aria
vi
è
putrefatta
dalle
esalazioni
delle
sozzure
accumulate
sul
suolo
,
è
l
'
aria
vi
è
stagnante
,
pestifera
.
Ordinariamente
non
vi
sono
finestre
che
diano
sulla
scala
.
La
luce
manca
del
pari
che
l
'
aria
respirabile
.
Molte
camere
non
prendono
luce
che
da
un
vano
di
trenta
centimetri
di
larghezza
sopra
sessantadue
di
altezza
.
Il
signor
du
Mesnil
cita
una
stanzuccia
in
rue
Bisson
,
che
non
ha
se
non
un
vano
di
quaranta
per
cinquanta
centimetri
;
in
altre
stanze
non
v
'
è
neppure
l
'
abbaino
;
alcune
non
hanno
altra
apertura
che
la
porta
.
In
queste
si
rinnova
un
po
'
l
'
aria
,
e
si
immette
un
po
'
di
luce
,
lasciandola
semi
-
aperta
.
Il
rapporto
del
signor
Du
Mesnil
descrive
una
camera
situata
sotto
il
piovente
del
tetto
.
Essa
ha
una
porta
e
una
finestra
;
la
porta
ha
cinquanta
centimetri
di
apertura
,
la
finestra
è
un
foro
di
30
X
62
centimetri
.
Il
lato
più
alto
misura
un
metro
cinquantadue
centimetri
,
il
più
basso
misura
un
metro
e
sedici
centimetri
.
Una
donna
di
statura
ordinaria
non
può
andare
in
fondo
alla
stanza
se
non
carponi
,
ed
è
costretta
a
starsi
piegata
sulle
ginocchia
.
Questo
canile
ha
la
capacità
di
dieci
metri
e
cinquantasei
centimetri
cubici
.
Immaginate
ora
uno
stambugio
non
molto
lungo
,
rischiarato
da
una
sola
finestra
e
dove
sono
ammucchiati
molti
letti
.
Sicuramente
,
vi
sono
anche
di
queste
.
L
'
ultimo
letto
non
ha
nè
luce
nè
aria
.
L
'
inquilino
o
il
paziente
,
come
voi
volete
,
non
può
tenersi
a
sedere
sul
letto
.
Per
coricarsi
e
per
levarsi
,
bisogna
che
egli
vi
si
rimpiatti
o
ne
scivoli
.
Rendetevi
conto
dell
'
odore
,
se
potete
,
quando
pure
non
vi
fossero
che
la
stagnazione
dell
'
aria
e
le
respirazioni
ed
espirazioni
umane
;
ma
vi
è
di
più
il
sucidume
indescrivibile
,
orribile
.
L
'
acqua
è
sconosciuta
nella
casa
:
non
recipiente
,
nè
provvisione
.
In
caso
di
incendio
la
casa
brucierebbe
come
uno
zolfanello
.
In
più
d
'
una
di
queste
stamberghe
la
soffitta
è
di
panconcelli
mal
congiunti
,
il
suolo
non
è
sempre
coperto
di
tavole
o
di
mattoni
.
Gli
inquilini
del
pianterreno
camminano
o
giaciono
,
sulla
terra
nuda
,
cioè
nel
fango
o
piuttosto
nelle
lordure
.
Non
v
'
è
caminetto
e
quindi
nessuna
ventilazione
.
Le
pareti
sono
fesse
,
i
tramezzi
screpolati
.
Le
tappezzerie
di
carta
ammuffite
,
cadenti
a
brani
,
coperti
da
un
brulicame
di
insetti
parassiti
d
'
ogni
sorta
.
Coloro
che
dimorano
in
questo
putridume
non
possono
sognare
cure
di
pulitezza
personale
,
e
infatti
essi
non
vi
pensano
nemmeno
.
I
medici
vi
diranno
,
in
quale
stato
è
il
loro
corpo
,
quando
si
portano
malati
o
moribondi
agli
ospitali
.
Bisogna
dir
tutto
;
non
si
tratta
di
esser
delicati
in
parole
e
barbari
in
realtà
.
Ciò
che
vi
è
di
più
spaventevole
in
queste
case
d
'
orrore
sono
i
cessi
.
Si
sentono
prima
di
passare
la
soglia
,
si
sentono
dappertutto
nella
casa
,
le
loro
esalazioni
vi
prendono
alla
gola
;
è
come
una
malattia
,
come
una
peste
.
Il
puzzo
,
che
v
'
ammorba
il
naso
,
vi
fa
nel
medesimo
tempo
lagrimare
.
Sembra
che
a
ciò
gl
'
inquilini
di
queste
case
si
abituino
,
ma
noi
pensiamo
piuttosto
che
ne
muoiono
.
I
cessi
danno
sulle
scale
,
spesso
senza
copertura
o
senza
copertura
sufficiente
;
il
dottor
Du
Mesnil
ne
ha
veduti
di
quelli
che
danno
direttamente
sopra
una
camerata
.
Nessun
modo
di
chiusura
automatica
,
anzi
nessun
modo
di
chiusura
d
'
alcuna
sorta
,
ma
dei
buchi
spalancati
.
Non
vi
è
neppure
deflusso
.
Per
suolo
dei
mattoni
sconnessi
,
delle
tavole
ammuffite
o
della
fanghiglia
;
si
formano
tutto
intorno
dei
pantani
e
dei
depositi
immondi
,
i
tubi
di
caduta
traversano
qualche
volta
le
camerate
allo
scoperto
,
fra
questi
tubi
vi
sono
di
quelli
che
hanno
delle
fessure
o
delle
rotture
,
dalle
quali
sfugge
la
materia
fecale
.
In
un
caseggiato
importante
per
la
sua
estensione
,
certi
depositi
di
immondezze
sono
così
vecchi
che
l
'
erba
vi
è
cresciuta
sopra
.
I
cessi
non
sempre
sono
nemmeno
in
numero
sufficiente
.
In
una
casupola
della
rue
Sainte
-
Marguerite
non
vi
sono
che
due
cessi
per
centododici
inquilini
.
Compreso
della
gravezza
di
siffatta
mostruosa
condizione
di
cose
,
un
egregio
pubblicista
francese
,
con
giusta
indignazione
,
or
non
ha
guari
esclamava
:
"
Ecco
ciò
che
esiste
vicino
a
noi
nella
nostra
città
,
nella
nostra
grande
Parigi
,
nella
nostra
pomposa
Parigi
.
"
Noi
,
scriveva
il
Gaulois
,
vi
abbiamo
descritto
gli
alloggi
insalubri
,
secondo
il
rapporto
della
Commissione
dipartimentale
di
igiene
,
mescolandovi
i
ricordi
di
visite
che
vi
avevamo
fatte
;
ma
noi
temiamo
di
nausearvi
dicendovi
tutto
.
Non
parliamo
della
promiscuità
dei
sessi
e
delle
età
...
Ed
ora
sapete
voi
,
che
in
questi
covili
non
vivono
soltanto
dei
pregiudicati
?
Sapete
voi
che
vi
si
trovano
uomini
buoni
e
donne
oneste
e
fanciulli
in
gran
numero
?
Poveri
fanciulli
!
Trovate
voi
giusto
che
noi
facciamo
tante
discussioni
per
la
politica
,
che
noi
pensiamo
a
tante
cose
,
che
potrebbero
bene
attendere
,
e
non
tentiamo
un
grande
sforzo
per
mettere
fine
a
questa
barbarie
,
a
questo
disonore
?
Sapete
voi
,
cittadini
,
che
l
'
umanità
invoca
un
vero
provvedimento
?
e
sapete
voi
che
in
questi
abituri
vi
sono
per
voi
stessi
dei
germi
di
peste
sociale
e
di
peste
fisica
?
Bada
a
te
,
Gomorra
!
la
tua
noncuranza
e
la
barbarie
ti
uccideranno
.
Ma
non
è
qui
tutto
.
Alla
descrizione
di
tante
brutture
alcuni
possono
gridare
:
Voi
esagerate
.
E
'
terribile
questa
parola
,
leggevasi
nel
Gaulois
.
Essa
dispensa
le
persone
sensate
,
le
persone
a
modo
di
riflettere
,
d
'
agire
,
di
compatire
.
Gl
'
indifferenti
aggiungono
:
Molti
poveri
sono
la
cagione
della
loro
miseria
.
E
così
altri
,
per
sottrarsi
a
qualunque
sacrificio
,
grettamente
ci
dicono
.
Il
fare
la
carità
è
un
incoraggiare
la
pigrizia
.
Queste
sentenze
vengono
proferite
da
uomini
senza
cuore
,
e
di
questi
ve
ne
sono
dappertutto
,
a
Parigi
come
a
Milano
.
Costoro
non
presentono
il
giorno
,
in
cui
questi
disgraziati
si
ricorderanno
,
esservi
persone
che
nuotano
nell
'
abbondanza
e
che
si
rifiutano
di
pensare
a
loro
.
E
che
cosa
risponderete
,
o
ricchi
,
alla
turba
di
questa
poveraglia
,
il
giorno
in
cui
sfonderà
le
dure
,
illustri
porte
,
invaderà
le
vostre
sale
e
pretenderà
da
voi
tutto
irritata
dal
rifiuto
di
una
piccola
porzione
del
vostro
superfluo
,
che
,
donata
spontaneamente
e
a
tempo
,
vi
avrebbe
dato
il
diritto
di
risponderle
:
Il
nostro
dovere
l
'
abbiamo
fatto
.
Oggi
voi
volete
l
'
ingiustizia
.
Qualcuno
forse
ci
dirà
:
Voi
suscitate
dei
risentimenti
,
mettendo
in
mostra
queste
miserie
.
Eh
!
no
,
risponderemo
ancora
coll
'
articolista
del
Gaulois
.
Noi
parliamo
ai
nostri
lettori
,
e
questi
non
abitano
in
locande
insalubri
.
Del
resto
,
come
mai
le
nostre
parole
potrebbero
provocare
dei
risentimenti
?
Noi
nulla
possiamo
insegnare
sulle
locande
insalubri
a
coloro
che
le
abitano
!
Essi
purtroppo
ne
conoscono
tutte
le
miserie
,
nè
hanno
bisogno
che
noi
le
additiamo
loro
.
Ma
fortunatamente
per
Milano
,
città
non
molto
vasta
,
la
cosa
è
senza
troppe
difficoltà
rimediabile
.
Non
così
altrove
,
a
Parigi
,
esempligrazia
,
dove
una
parte
della
popolazione
,
che
vive
non
si
sa
di
che
,
nè
perchè
,
è
stata
dai
Parigini
battezzata
con
qualche
spirito
,
ma
con
poca
carità
:
Krumiri
.
I
Krumiri
di
Parigi
.
I
Krumiri
!
E
'
una
parola
tutta
parigina
.
Sono
gli
operai
dei
sobborghi
che
nell
'
anno
di
grazia
1882
hanno
adoperato
questo
nome
per
designare
i
membri
d
'
una
tribù
,
selvaggia
per
la
sua
condizione
e
per
le
sue
abitudini
,
civile
per
la
sua
origine
,
differente
dai
cittadini
di
Parigi
quasi
quanto
i
Krumiri
dell
'
Africa
.
Costoro
abitano
tra
la
piazza
Pinel
e
la
via
Jenner
nel
decimoterzo
circondario
.
Epperò
sapientemente
il
giornale
di
Parigi
,
dal
quale
attingiamo
queste
notizie
fa
osservare
ai
suoi
concittadini
:
Voi
potete
recarvi
presso
questi
Krumiri
con
una
mezz
'
oretta
di
strada
soltanto
.
I
Krumiri
non
abitano
in
locande
;
non
sono
nè
locatarii
,
nè
proprietarii
.
Essi
sono
proprietarii
della
loro
casa
,
e
locatarii
del
terreno
sul
quale
la
posano
.
E
quel
giornale
aggiunge
:
Notiamo
che
vi
sono
nella
città
dei
Krumiri
,
degl
'
industriali
,
che
hanno
fabbricato
per
subaffittare
...
Il
sublime
del
genere
.
Trattasi
di
Krumiri
che
sono
nello
stesso
tempo
locatori
.
Ma
non
posseggono
nè
case
,
nè
ricoveri
,
posseggono
piuttosto
dei
canili
.
I
Krumiri
d
'
Africa
hanno
una
tenda
,
che
li
ripara
bene
e
ch
'
essi
possono
trasportar
seco
,
quando
cambiano
di
residenza
.
Costoro
.
invece
vivono
da
solitarii
,
da
eremiti
.
Alcuni
di
essi
hanno
con
sè
un
cane
magro
o
un
gatto
,
parecchi
allevano
dei
conigli
.
Nessuno
di
quelli
sa
dove
si
fermerà
,
quando
l
'
ordine
fatale
di
sloggiare
sarà
loro
dato
.
Le
cave
e
le
fornaci
di
calce
non
sono
più
abitabili
;
e
d
'
altra
parte
v
'
è
la
legge
contro
i
vagabondi
.
Quando
si
è
stato
Krumiro
,
e
per
conseguenza
proprietario
,
non
si
vuol
risicare
di
farsi
condannare
per
vagabondaggio
.
La
casa
(
chiamiamo
così
il
covile
del
Krumiro
)
se
nel
giorno
molto
vicino
della
dispersione
non
sarà
un
vantaggio
,
non
sarà
nemmeno
un
imbarazzo
.
Il
Krumiro
ne
uscirà
senza
portarsi
nulla
,
lasciando
al
proprietario
o
al
vento
la
cura
di
spazzarla
via
e
di
farne
sparire
la
traccia
.
I
materiali
,
quando
saranno
abbattuti
a
terra
,
non
si
distingueranno
affatto
dai
detriti
che
oggi
li
circondano
.
Non
sono
che
delle
assicelle
mezzo
ammuffite
,
del
cartone
spalmato
di
bitume
della
terra
,
del
traliccio
da
imballaggio
,
di
quanto
la
fortuna
feconda
fa
capitare
nelle
mani
del
Krumiro
.
Egli
si
rannicchia
sotto
questo
ammasso
di
rimasugli
,
colla
sua
famiglia
,
se
ne
ha
,
oppure
coi
suoi
conigli
e
può
dire
:
Io
sono
in
casa
mia
.
La
sua
casa
non
è
confortevole
più
della
camera
d
'
un
locatario
del
quartiere
Doré
.
Essa
non
è
più
grande
,
nè
più
illuminata
nè
più
difesa
contro
i
torrenti
,
che
cadono
dal
cielo
,
e
contro
quelli
che
in
tempo
d
'
uragano
scorrono
davanti
alla
porta
.
Essa
non
è
abbastanza
solida
:
capita
talvolta
di
cadere
addosso
al
suo
proprietario
,
che
la
rialza
o
la
rifà
all
'
indomani
.
Siccome
all
'
interno
della
stamberga
vi
è
una
specie
di
cucina
,
così
questa
spesso
è
piena
d
'
un
fumo
denso
,
nauseabondo
per
la
natura
dei
combustibili
che
là
dentro
vi
si
bruciano
.
Certi
Krumiri
passano
là
le
loro
giornate
,
poichè
non
hanno
tutti
delle
professioni
ambulanti
,
e
in
mezzo
a
loro
ve
ne
sono
molti
,
che
cominciano
le
proprie
escursioni
al
cadere
della
notte
e
le
terminano
all
'
aurora
.
Quasi
tutti
hanno
davanti
alla
rispettiva
casa
un
giardino
.
Invano
però
vi
cercheresti
o
alberi
,
o
arbusti
,
o
fiori
,
o
legumi
;
non
vi
si
trova
neppure
un
'
umile
zolla
erbosa
.
Siccome
l
'
uso
.
dei
cessi
è
sconosciuto
nel
quartiere
dei
Krumiri
,
e
siccome
vi
sono
delle
specie
di
fogne
e
dei
canaletti
di
scolo
,
così
il
suolo
dei
giardini
come
quello
della
via
riesce
un
composto
d
'
escrementi
,
di
residui
senza
nome
,
di
schifezze
d
'
ogni
sorta
,
emergenti
da
un
pantano
fetido
.
Tali
,
sovrapposizioni
successive
,
alzando
continuamente
il
suolo
dei
giardini
o
dei
cortiletti
,
fa
si
che
il
suolo
del
pian
terreno
è
d
'
altrettanto
più
basso
e
non
tarda
,
grazie
alla
vecchiezza
e
all
'
insufficienza
delle
porte
,
a
trasformarsi
in
vera
cloaca
.
Gli
abitanti
della
città
dolente
hanno
discreto
viso
alla
sera
,
quando
partono
alla
conquista
del
mondo
,
colla
bisaccia
sulle
spalle
,
la
loro
lancia
in
una
mano
e
la
lanterna
nell
'
altra
.
Ma
è
un
triste
spettacolo
vederli
rientrare
come
ombre
ai
primi
albori
del
giorno
,
cogli
occhi
socchiudentisi
,
le
ginocchia
tremanti
,
il
petto
anelante
,
per
spiluccare
le
sozzure
riportate
,
in
mezzo
alle
sozzure
che
li
aspettano
e
colle
quali
si
direbbe
eh
'
essi
vanno
a
confondersi
.
E
questi
Krumiri
sono
Parigini
,
sono
cittadini
,
elettori
ed
eleggibili
.
Tra
costoro
vi
sono
uomini
rispettabili
per
la
loro
triste
sorte
,
e
per
gli
sforzi
che
fanno
per
lottare
contr
'
essa
.
Né
Haussmann
,
nè
i
suoi
successori
non
hanno
certo
impiegato
il
bilancio
della
città
ad
aprir
per
loro
le
vie
,
a
selciarle
,
a
fornirle
di
marciapiedi
,
a
scavare
nel
sottosuolo
dei
tubi
di
scolamento
,
nè
li
hanno
fatti
approfittare
delle
scoperte
di
Jablochkoff
.
Quando
alcuno
si
arrischia
la
notte
a
recarsi
nei
loro
paraggi
,
si
trova
piombato
nell
'
oscurità
la
più
completa
.
Gli
stessi
guardiani
della
pace
,
che
girano
attorno
al
quartiere
dei
Krumiri
,
la
guardano
da
lontano
,
come
una
terra
sconosciuta
e
misteriosa
,
nè
si
curano
di
porvi
il
piede
.
Del
resto
i
Krumiri
sono
d
'
indole
pacifica
;
sono
troppo
stanchi
per
aver
voglia
di
litigare
.
Essi
non
pagano
imposte
;
pagano
solamente
un
tributo
al
loro
feudatario
,
se
così
è
lecito
chiamare
il
proprietario
del
suolo
.
Questo
proprietario
non
è
un
personaggio
di
mediocre
importanza
,
poichè
è
nè
più
nè
meno
che
l
'
amministrazione
generale
de
l
'
Assistance
publique
a
Parigi
.
Chi
ha
richiamata
l
'
attenzione
dell
'
autorità
politica
sopra
l
'
esistenza
dei
Krumiri
in
Parigi
fu
il
proprietario
di
un
grazioso
palazzino
,
costrutto
per
l
'
appunto
sui
confini
del
quartiere
dei
Krumiri
.
Ne
è
stata
sporta
all
'
autorità
querela
o
protesta
il
giorno
8
ottobre
1881
.
Essa
fu
immediatamente
comunicata
all
'
ingegnere
ordinario
ed
all
'
ingegnere
in
capo
del
servizio
stradale
,
che
ne
hanno
fatto
l
'
uno
e
l
'
altro
oggetto
d
'
un
rapporto
.
Nessuno
quindi
può
addurre
a
propria
scusa
l
'
ignoranza
.
Ecco
come
s
'
esprime
l
'
ingegnere
ordinario
:
"
Il
signor
X
...
passaggio
Doré
N
..
.
si
lagna
perchè
l
'
amministrazione
dell
'
Assistance
publique
abbia
lasciato
fabbricare
sopra
un
terreno
,
ch
'
essa
possiede
tra
la
piazza
Pinel
e
la
via
Jenner
,
una
specie
di
quartiere
composto
di
capanne
e
di
case
mal
costrutte
senza
scoli
per
le
acque
,
senza
latrine
,
e
che
sarà
tale
,
per
le
sue
tristi
condizioni
igieniche
,
da
creare
,
al
momento
del
maggior
caldo
,
un
vero
pericolo
per
la
salute
pubblica
.
"
La
condizione
tratteggiata
dal
signor
X
.
.
.
è
sfortunatamente
esatta
,
e
noi
possiamo
ancora
aggiungere
che
la
sua
descrizione
resta
molto
al
disotto
dell
'
impressione
che
abbiamo
provata
,
quando
abbiamo
visitato
quel
quartiere
.
S
'
immagini
un
terreno
di
trenta
metri
di
larghezza
sopra
cento
cinquanta
circa
di
lunghezza
,
inclinato
verso
la
rue
Jenner
,
ma
senza
scolo
d
'
acqua
verso
questa
via
.
In
mezzo
a
questo
terreno
,
vi
è
una
strada
in
terra
grassa
,
molle
alla
minima
pioggia
e
resa
infetta
dai
detriti
e
dalle
deiezioni
d
'
ogni
specie
che
vi
si
sono
incorporate
.
Lungo
questa
strada
,
delle
capanne
o
delle
baracche
costrutte
con
vecchi
materiali
,
con
stoie
,
con
assicelle
,
con
tutto
ciò
che
l
'
ingegnosità
della
più
pungente
miseria
può
raccogliere
e
comporre
insieme
per
difendersi
contro
le
intemperie
delle
stagioni
.
Presso
alcuni
di
questi
ricoveri
,
una
fossa
in
terra
,
qualche
volta
una
botte
sfondata
nel
suolo
,
serve
di
cesso
.
Un
po
'
dappertutto
lordure
,
materie
fecali
,
rimasugli
d
'
ogni
sorta
...
Si
legga
ora
,
e
si
mediti
l
'
avviso
dell
'
ingegnere
in
capo
.
I
funzionarii
pubblici
,
l
'
amministrazione
stessa
de
l
'
Assistance
publique
,
che
noi
non
pensiamo
neppure
a
trarre
in
campo
,
possono
essere
vincolati
dalla
legge
;
ma
i
poteri
pubblici
sono
padroni
di
modificare
la
legge
,
e
noi
presentiamo
loro
questo
dilemma
:
Se
la
legge
basta
,
applicarla
;
se
essa
non
basta
,
rifarla
.
Ecco
l
'
avviso
dell
'
ingegnere
in
capo
:
La
condizione
già
orribile
del
rione
Doré
s
'
è
aggravata
per
la
vicinanza
del
quartiere
dei
Krumiri
,
stabilito
sopra
un
grande
terreno
appartenente
all
'
Assistance
publique
,
il
che
dà
luogo
ad
una
questione
importante
.
Secondo
l
'
Assistance
publique
,
una
parte
dei
suoi
terreni
non
può
essere
venduta
.
Questa
amministrazione
si
limita
ad
affittarli
,
il
più
spesso
senza
canone
serio
,
a
prezzo
vile
.
I
locatarii
subaffittano
alla
loro
volta
a
povera
gente
,
che
innalza
sopra
questi
terreni
delle
costruzioni
sordide
,
le
quali
sono
fabbriche
di
febbri
tifoidee
.
E
'
una
disgrazia
per
una
via
la
vicinanza
dei
terreni
dell
'
Assistance
publique
in
queste
condizioni
.
Non
ci
spetta
indicare
il
rimedio
:
additiamo
il
male
.
L
'
Assistance
publique
possiede
a
Parigi
molti
terreni
poco
o
male
utilizzati
.
Sarebbe
desiderabile
che
questi
terreni
fossero
venduti
,
quando
sono
allo
stato
di
piccole
porzioni
isolate
;
si
potrebbe
così
innalzarvi
delle
costruzioni
salubri
in
luogo
di
baracche
spaventevoli
,
che
vi
si
stabiliscono
contro
tutte
le
regole
dell
'
igiene
e
della
salubrità
fisica
e
morale
.
Vi
è
specialmente
sul
punto
indicato
delle
vere
stamberghe
,
le
quali
producono
una
certa
impressione
,
quando
si
pensa
,
che
sono
fatte
colla
complicità
apparente
d
'
una
amministrazione
,
che
dipende
dalla
prefettura
di
polizia
,
mentre
questa
s
'
adopera
con
grandi
sforzi
ad
assicurare
la
sanità
generale
e
particolare
.
Che
potremmo
noi
aggiungere
a
queste
parole
?
Il
signor
Du
Mesnil
descrive
una
per
una
,
le
trenta
baracche
che
compongono
il
quartiere
dei
Krumiri
.
Esse
sono
,
dice
egli
,
separate
da
una
strada
di
terra
fangosa
,
nella
quale
si
sprofonda
fino
alla
nocca
del
piede
;
questa
strada
è
sparsa
di
larghe
pozze
di
una
fanghiglia
nerastra
e
fetente
.
E
'
insomma
una
cloaca
a
cielo
aperto
.
E
più
innanzi
aggiunge
:
Se
alcuni
casi
di
febbre
tifoidea
apparissero
nel
quartiere
,
sarebbe
impossibile
,
cogli
andamenti
dei
suoi
abitanti
,
di
prevenire
le
stragi
,
che
le
malattie
menerebbero
tra
questa
popolazione
,
nella
quale
la
resistenza
vitale
è
considerevolmente
diminuita
dalle
privazioni
e
dall
'
abitare
in
questi
orribili
stambugi
.
Tutti
gli
esseri
umani
,
che
vi
risiedono
,
presentano
i
caratteri
di
una
decadenza
fisica
molto
avanzata
;
i
fanciulli
vi
sono
pallidi
,
macilenti
,
scrofolosi
;
gli
uomini
e
le
donne
invecchiati
innanzi
tempo
.
In
una
di
queste
case
il
padre
e
un
fanciullo
sono
malati
in
letto
,
e
qual
letto
!
in
un
'
altra
il
marito
è
all
'
ospitale
,
e
la
donna
è
in
casa
sola
con
un
fanciullo
infermiccio
;
più
in
là
vi
è
una
casa
vuota
,
il
fanciullo
è
in
prigione
la
madre
è
morta
di
crepacuore
.
Se
l
'
Assistance
publique
,
dice
più
oltre
il
signor
Du
Mesnil
,
volesse
darsi
la
briga
di
creare
degli
ammalati
per
mantenere
attivi
i
suoi
servizii
ospitalieri
,
essa
non
potrebbe
agire
diversamente
.
Nel
contratto
fatto
col
principale
locatario
,
l
'
amministrazione
s
'
è
riservato
il
diritto
di
rientrare
nel
possesso
del
terreno
prevenendolo
sei
settimane
prima
.
Essa
può
dunque
far
sparire
queste
nefande
costruzioni
.
Il
farà
,
così
dice
,
in
ottobre
,
cioè
dopo
i
grandi
calori
,
dopo
il
pericolo
.
Ecco
quanto
essa
ci
promette
per
rassicurarci
.
L
'
operazione
è
difficilissima
,
e
fu
già
tentata
indarno
una
volta
.
Questi
poveri
sventurati
hanno
gridato
,
come
dei
naufraghi
,
ai
quali
si
volesse
strappare
l
'
ultima
tavola
di
salvezza
,
la
trave
che
li
sostiene
galleggianti
sulle
acque
.
I
Krumiri
hanno
gridato
ad
una
voce
:
Dove
andremo
noi
?
Ecco
il
problema
.
Pericoloso
confine
(
1
)
In
un
libro
di
J
.
Dauby
,
intorno
agli
operai
ed
alla
loro
condizione
,
sono
trattate
maestrevolmente
moltissime
questioni
risguardanti
le
classi
popolari
.
E
'
scritto
da
un
operaio
,
il
quale
col
suo
bell
'
ingegno
e
col
suo
retto
giudizio
,
potè
giungere
ad
un
grado
sociale
sociale
assai
elevato
.
Si
può
dissentire
da
lui
nella
soluzione
di
certi
problemi
,
ma
,
là
dove
ei
non
afferma
che
fatti
,
non
si
può
far
a
meno
di
ammirare
la
sua
perspicacia
e
il
suo
spirito
di
osservazione
.
(
1
)
Gli
operai
e
le
loro
condizioni
di
J
.
Dauby
,
versione
del
prof
.
Manfroni
.
Il
Dauby
tratta
la
causa
degli
operai
con
quella
chiarezza
di
vedute
,
che
solo
può
dare
una
lunga
esperienza
e
una
profonda
conoscenza
dell
'
argomento
,
dimostra
tutte
le
difficoltà
,
che
fanno
impedimento
a
chi
vuol
risolvere
in
astratto
la
questione
sugli
operai
,
dei
quali
vi
ha
una
grandissima
parte
,
che
toccano
quasi
dappresso
la
feccia
plebea
,
e
per
certi
rispetti
con
questa
si
confondono
.
Ecco
quant
'
egli
dice
su
questo
proposito
:
«
.
.
.
Osservate
la
faccia
sparuta
di
quel
l
'
uomo
cencioso
e
dietrogli
la
moglie
e
i
figli
non
meno
pallidi
e
laceri
di
lui
.
Vive
stentatamente
e
a
stento
guadagna
di
che
campare
,
sebbene
egli
dedichi
al
lavoro
sè
stesso
e
la
famiglia
,
il
calore
e
la
forza
dei
loro
corpi
.
Quest
'
infelice
vi
fa
orrore
e
vi
stringe
il
cuore
al
vederlo
un
momento
passare
per
la
via
o
vi
farebbe
assai
più
raccapricciare
,
se
lo
vedeste
con
tutti
i
suoi
dove
si
coricano
tutti
insieme
alla
rinfusa
sopra
il
canile
della
loro
stamberga
oscura
,
umida
,
sprovvista
di
tutto
.
Or
bene
quest
'
uomo
e
questa
famiglia
v
'
offre
uno
degli
aspetti
della
questione
sugli
operai
.
«
Eccovi
una
città
grande
,
Bruxelles
,
Gand
,
Liegi
,
per
esempio
,
ricca
,
bella
,
per
i
suoi
monumenti
,
per
vie
magnifiche
,
ammirate
dal
viaggiatore
che
la
visita
.
Fate
che
una
persona
o
il
caso
vi
conduca
del
pari
in
altri
quartieri
fuor
di
mano
,
i
quali
sembrano
remoti
dagli
altri
quasi
vogliano
nascondere
la
vergogna
o
il
timore
degli
spettacoli
che
straziano
l
'
animo
.
Quivi
trovate
vie
strette
,
oscure
,
quasi
del
continuo
umide
e
fangose
,
con
case
o
piuttosto
topaie
,
donde
esalano
vapori
mefitici
o
molesti
.
Tetre
e
senza
cortine
le
finestre
di
queste
topaie
;
e
ad
esse
pendono
spesso
da
pertiche
o
corde
i
cenci
,
che
non
vedono
il
sole
e
per
asciugarli
ci
vuoi
tempo
.
In
questi
orridi
covili
è
alloggiato
d
'
alto
in
basso
,
dalla
soffitta
alla
cantina
,
un
formicaio
di
gente
somigliante
a
quell
'
infelice
e
a
quella
famiglia
,
il
cui
aspetto
vi
ha
fortemente
commosso
.
Se
penetrate
fra
quelle
case
,
trovate
da
per
tutto
le
stesse
figure
macilente
,
cadaverose
,
dagli
occhi
luccicanti
dove
sembra
essere
ridotta
la
vita
,
corpi
stremati
di
forze
e
quasi
trasparenti
,
donne
spossate
,
fanciulli
magri
e
appenati
.
Nell
'
interno
dell
'
abitazione
la
stessa
miseria
poco
o
nulla
degli
utensili
della
casa
.
Nessun
letto
o
in
luogo
di
questo
un
canile
che
vi
fa
orrore
a
vederlo
.
«
Poca
differenza
nella
condizione
famigliare
,
la
stessa
insufficienza
d
'
alimenti
,
comperi
giorno
per
giorno
a
caro
prezzo
.
Poi
da
queste
bocche
esce
un
parlar
grossolano
,
intramezzato
da
motti
osceni
;
quanto
poi
allo
spirito
ignoranza
e
credulità
cieca
e
volubile
,
sdegno
per
tanti
disagi
e
patimenti
,
e
un
avversare
fieramente
e
minacciare
coloro
che
sono
più
fortunati
e
un
disperare
che
la
propria
sorte
possa
farsi
migliore
.
Ciò
posto
come
lasciar
di
meravigliarsi
,
allorchè
un
travaglio
nella
classe
degli
operai
,
una
diminuzione
di
salario
soppraggiungono
ad
aggravare
questo
deplorevole
stato
di
cose
,
che
per
la
naturale
disposizione
delle
sommosse
facilmente
s
'
informa
dei
modi
simili
ai
già
detti
?
«
Non
basta
.
Molti
di
codesti
disgraziati
sono
così
decaduti
d
'
ogni
speranza
,
ch
'
egli
è
anche
troppo
se
vivono
della
vita
dei
tempo
loro
.
«
Si
palesa
una
calamità
pubblica
?
rimangono
indifferenti
.
Avviene
qualche
festeggiamento
intorno
a
loro
?
Essi
non
hanno
di
che
festeggiare
,
mancano
i
mezzi
;
non
sono
quelle
le
loro
feste
.
«
Che
state
a
ragionar
loro
di
economia
politica
,
della
legge
che
governa
l
'
offerta
e
la
domanda
?
Non
ne
sanno
buccicata
.
Questo
sanno
solamente
,
che
assottigliando
il
salario
,
scemando
il
lavoro
,
introducendo
l
'
uso
d
'
una
nuova
macchina
motrice
,
scema
la
parte
loro
già
scarsa
;
allora
si
mettono
in
isciopero
e
alla
comparsa
dei
gendarmi
,
la
cui
vista
è
bastante
ad
inasprirli
,
scagliare
loro
delle
pietre
.
Di
qui
il
fatto
di
Chatelineau
,
lo
sciopero
del
Borinage
,
la
sommossa
degli
operai
di
Seraing
o
dei
guantai
.
Così
andranno
a
finire
tutti
i
travagli
dell
'
industria
,
fino
a
che
l
'
istruzione
e
un
certo
grado
di
prosperità
,
non
abbiano
messo
in
sicuro
la
numerosa
classe
degli
operai
.
«
Oltracciò
,
in
quei
dì
solenni
,
nei
quali
lo
spirito
di
amor
patrio
si
diffonde
per
tutto
il
paese
e
lo
commove
non
si
vedono
forse
disgraziati
operai
rimanersi
come
sordi
alle
grida
dell
'
universale
,
non
badando
all
'
accalcarsi
della
gente
dinanzi
a
loro
?
A
che
serve
rammemorare
la
patria
?
La
miseria
fa
strazio
della
loro
anima
e
la
strema
di
forze
.
Che
importa
loro
della
patria
?
E
dolore
non
lascia
luogo
ad
altre
sensazioni
.
V
'
hanno
pure
operai
che
,
tranne
il
meccanismo
proprio
della
fabbrica
dove
stanno
a
lavorare
,
non
conoscono
nulla
o
quasi
nulla
di
tutte
le
grandi
scoperte
che
si
attengono
all
'
industria
e
fanno
l
'
onore
e
la
ricchezza
del
nostro
secolo
.
Se
inventaste
cento
volte
a
pochi
passi
da
loro
vie
ferrate
e
telegrafi
elettrici
,
vi
darebbero
sbadatamente
un
'
occhiata
e
senza
cupidigia
,
trattandosi
di
cosa
che
non
fa
per
loro
.
Tutte
queste
opere
meravigliose
non
riforniscono
di
carbone
il
loro
focolare
vuoto
appunto
nella
stagione
che
più
lo
richiede
,
nè
di
pane
la
mensa
che
talvolta
è
deserta
in
quella
appunto
che
più
sentono
lo
stimolo
della
fame
.
«
Freddo
similmente
il
loro
sguardo
all
'
apparire
del
giorno
o
al
tramontare
,
e
,
se
potessero
,
direbbero
certamente
col
poeta
:
Che
fa
a
me
il
sol
?
Dal
tempo
nulla
attendo
.
«
Cresce
il
terrore
se
vi
fate
a
cercar
il
numero
degli
abitanti
di
questi
quartieri
.
Vi
converrà
ammettere
che
sono
a
centinaia
,
a
migliaia
,
gli
uomini
,
le
donne
,
i
fanciulli
,
prossimo
vostro
s
'
intende
,
i
quali
menano
cotal
vita
,
ed
è
la
vita
di
tutti
i
giorni
.
Neri
pensieri
v
'
entrano
in
capo
,
quando
voi
considerate
da
questo
lato
la
questione
sugli
operi
.
Appresso
vi
sfugge
dal
labbro
la
dolorosa
esclamazione
:
Povera
gente
!
-
Sì
,
povera
gente
,
poveri
operai
!
lo
stato
vostro
fa
ben
parer
giusti
gli
sforzi
,
che
fanno
tanti
cuori
generosi
per
cangiarlo
in
meglio
»
.
Questa
descrizione
dello
stato
di
una
grande
parte
degli
operai
non
è
esagerata
,
nè
mendace
.
Il
Dauby
non
è
persona
sospetta
di
simpatie
demagogiche
,
anzi
abbiam
sentito
da
parecchi
tacciar
di
codino
lui
e
il
suo
libro
.
Il
signor
cav
.
J
.
Dauby
,
autore
di
molti
bellissimi
libri
popolari
,
era
nel
1874
amministratore
del
Monitore
Belga
,
ma
fu
un
tempo
semplice
operaio
.
Il
benemerito
tipografo
della
città
nostra
cav
.
Angelo
Colombo
,
amico
ed
ammiratore
di
quello
scrittore
,
ci
narrò
come
quegli
dall
'
umile
sua
condizione
abbia
potuto
salire
tanto
alto
.
Entrato
nel
1840
,
dice
il
cav
.
Colombo
,
per
una
felice
congiuntura
di
poche
ore
,
nella
stamperia
del
signor
G
.
Lesigne
,
vi
rimase
per
ventiquattro
anni
.
Il
suo
padrone
non
tardò
guarì
ad
affidargli
la
direzione
del
suo
stabilimento
,
incombenza
,
alla
quale
in
seguito
aggiunse
la
tenuta
della
contabilità
e
la
correzione
degli
stamponi
.
Fu
in
questo
mezzo
che
il
Dauby
fece
amicizia
con
alcuni
eminenti
personaggi
,
che
gli
professarono
grande
benevolenza
ed
esercitarono
sulla
sua
vita
un
ascendente
per
lui
decisivo
.
Fra
essi
noi
citererno
per
tacer
d
'
altri
,
il
compianto
Edoardo
Ducpetiaux
,
ispettore
generale
delle
carceri
e
degli
stabilimenti
di
beneficenza
dei
Belgio
,
uomo
di
fama
europea
,
ed
il
conte
G
.
Arrivabene
,
divenuto
poi
senatore
del
Regno
d
'
Italia
.
E
Ducpetiaux
,
che
si
occupava
indefessamente
d
'
opere
di
riforma
in
favore
di
quelli
che
la
fortuna
aveva
diseredati
,
organizzò
a
Bruxelles
nel
1856
un
'
Esposizione
internazionale
d
'
economia
domestica
,
ch
'
ebbe
buonissimo
esito
.
Fra
i
pregevoli
oggetti
,
che
quell
'
esposizione
conteneva
,
eravi
pure
la
casa
d
'
un
operaio
,
colle
sue
modeste
supellettili
.
Per
quanto
però
completo
fosse
quel
mobiliar
emodello
,
vi
mancava
nondimeno
una
cosa
necessariissima
:
un
buon
libro
.
Il
Dauby
ne
fece
motto
al
Ducpetiaux
;
e
questi
l
'
incoraggiò
vivamente
a
scrivere
un
tal
libro
;
e
tre
settimane
appresso
,
sulla
tavola
della
casa
-
modello
c
'
era
un
manoscritto
intitolato
:
Il
libro
dell
'
operaio
:
consigli
d
'
un
collega
.
Un
tal
fatto
decise
della
carriera
letteraria
dell
'
autore
.
Il
libro
dell
'
operaio
ottenne
all
'
esposizione
d
'
economia
domestica
la
medaglia
d
'
onore
,
che
fu
rimessa
all
'
autore
,
con
vive
parole
d
'
incoraggiamento
,
dal
duca
di
Brabante
,
oggidì
Leopoldo
II
re
del
Belgio
.
«
Il
libro
dell
'
operaio
incontrò
favorevolissime
accoglienze
,
e
,
pel
rapido
spaccio
,
se
ne
fecero
più
edizioni
,
meritando
di
essere
tradotto
in
varie
lingue
,
tra
le
quali
la
portoghese
,
per
cura
della
Società
d
'
incoraggiamento
del
lavoro
negli
opifici
,
posta
sotto
,
l
'
alta
protezione
del
re
di
Portogallo
.
Il
Dauby
non
può
essere
pertanto
sospetto
di
demagogia
,
ed
il
suo
libro
è
pieno
di
massime
di
una
grandissima
moderazione
.
Eppure
egli
,
descrivendo
in
questo
modo
le
condizioni
degli
operai
,
non
avvertiva
che
parlava
soltanto
d
'
una
parte
della
classe
operaia
,
anzi
per
meglio
dire
di
momenti
speciali
nella
vita
d
'
una
parte
della
classe
operaia
.
Ma
dell
'
operaio
si
può
fare
un
altro
quadro
,
che
non
è
men
vero
di
quello
dipintoci
dal
signor
Dauby
.
In
modeste
stanzuccie
abitano
le
famiglie
degli
operai
.
Ecco
delle
buone
mogli
che
alla
mattina
s
'
alzano
sollecite
per
preparare
un
eccellente
caffè
nero
pel
loro
marito
,
il
quale
non
manca
tuttavia
di
recarsi
appena
uscito
di
casa
,
dal
liquorista
,
presso
cui
convengono
i
suoi
colleghi
.
Qui
si
riscalda
lo
stomaco
con
un
bicchierino
o
due
d
'
acquavite
e
scambia
quattro
idee
coi
suoi
compagni
,
idee
,
che
so
,
io
?
di
politica
,
di
economia
,
di
amministrazione
,
di
filosofia
epicurea
e
d
'
altro
.
Egli
ha
così
soddisfatto
a
due
bisogni
egualmente
legittimi
,
l
'
uno
fisico
e
l
'
altro
morale
.
Poi
si
reca
al
lavoro
.
Se
l
'
operaio
lavora
a
cottimo
,
lo
si
vede
,
massime
nei
primi
giorni
della
settimana
,
porre
mano
al
lavoro
,
poi
smettere
,
poi
uscire
di
fabbrica
,
poi
ricominciare
,
consolandosi
colla
speranza
che
,
lavorando
come
una
bestia
(
è
una
frase
di
prammatica
)
per
quattro
giorni
della
settimana
,
egli
guadagna
più
che
non
ne
richieggano
i
bisogni
della
sua
famiglia
.
Ma
,
sciagurato
,
lo
sforzo
che
fai
nei
quattro
giorni
ti
rovina
la
salute
!
-
E
che
importa
?
Non
c
'
è
l
'
ospitale
?
Non
c
'
è
il
servizio
di
Santa
Corona
che
mi
fornisce
e
medici
e
medicine
?
Non
ho
io
pensato
forse
a
iscrivermi
nella
Società
operaia
per
avere
il
soccorso
in
caso
di
malattia
?
E
poi
non
ho
io
un
padrone
che
anche
quando
sono
ammalato
mi
anticipa
la
pappa
?
Ah
stolto
egoista
!
per
non
fare
al
tuo
mal
talento
una
piccolissima
violenza
,
per
non
vincere
una
mala
abitudine
,
per
non
rinunciare
ad
un
piacere
sciocco
e
passeggero
qual
è
quello
di
ciondolarsi
due
giorni
interi
per
la
fabbrica
,
dando
la
baia
a
quei
pochissimi
,
che
attendono
al
lavoro
,
perchè
son
pagati
a
giornata
,
ah
,
tu
non
guardi
di
nuocere
alla
tua
famiglia
,
di
sciupare
la
pubblica
beneficenza
,
di
scroccare
un
sussidio
a
tutto
danno
dei
fondi
della
società
a
cui
appartieni
,
e
di
giuocare
la
tua
indipendenza
contro
le
anticipazioni
del
tuo
padrone
!
E
per
compensare
costui
della
sua
bontà
cerchi
di
danneggiarlo
in
tutti
i
modi
possibili
?
Cerchi
per
tre
giorni
della
settimana
,
ossia
per
quasi
mezzo
anno
tieni
il
suo
capitale
,
la
macchina
che
ti
presta
per
lavorare
,
nelle
tue
mani
senza
corrispondergli
alcun
frutto
,
e
poi
negli
altri
giorni
lavorando
in
fretta
e
in
furia
gli
rovini
la
macchina
,
ossia
gli
consumi
il
suo
capitale
,
assai
più
che
nol
faresti
se
tu
lavorassi
regolarmente
ogni
giorno
.
E
posto
anche
che
in
quattro
giorni
tu
possa
guadagnare
senza
un
grande
sforzo
di
che
mantenere
la
tua
famiglia
e
avanzare
di
che
scialarla
all
'
osteria
,
non
è
forse
vero
che
lavorando
anche
gli
altri
tre
giorni
della
settimana
potresti
porre
in
disparte
un
bel
gruzzolo
da
depositare
alla
Cassa
di
Risparmio
?
Tu
invece
non
puoi
esser
mai
tranquillo
sul
domani
nè
per
te
,
nè
per
la
tua
famiglia
;
tu
ostenti
indifferenza
per
le
strettezze
che
ti
si
affacciano
nel
futuro
,
conti
sul
lavoro
de
'
tuoi
figli
;
ma
,
nutriti
sregolatamente
,
un
giorno
cioè
indigestione
e
un
giorno
digiuno
,
sono
lì
male
andati
in
salute
e
pare
anche
a
te
che
,
continuando
di
questo
passo
,
non
potranno
certo
giungere
ad
essere
il
bastone
della
tua
vecchiezza
.
Vedi
dunque
che
non
sei
tranquillo
.
T
'
illudi
ma
non
ti
regge
l
'
animo
,
e
talvolta
per
obliare
tuffi
nel
vino
o
nell
'
acquavite
i
tristi
tuoi
presentimenti
.
E
s
'
aggiunge
a
questi
tuoi
dolori
anche
il
lamento
continuo
della
moglie
,
la
quale
s
'
accora
.
.
.
E
di
che
s
'
accorano
la
maggioranza
delle
donne
degli
operai
?
Perchè
anche
domenica
dovrà
andare
all
'
osteria
suburbana
collo
stesso
abito
della
domenica
precedente
,
mentre
le
altre
donne
vi
si
recheranno
con
un
vestito
nuovo
,
fatto
all
'
ultima
moda
,
con
nastri
e
fronzoli
...
E
tutta
la
settimana
tu
vedi
,
caro
operaio
,
tua
moglie
occupata
a
riattare
un
vestito
vecchio
,
taglia
di
qua
,
ritaglia
di
là
,
aggiungi
,
inserisci
,
attacca
,
appendi
,
sovrapponi
,
e
intorno
a
quel
vestito
stanno
tutte
le
casigliane
intente
a
dare
consigli
,
a
prodigare
lodi
al
buon
gusto
,
alla
diligenza
,
alla
laboriosità
della
tua
donna
...
quando
non
ci
sia
qualcuna
di
quelle
,
che
le
faccia
capire
che
a
lei
giovane
e
bella
non
potrebbe
mancare
chi
regalasse
un
bel
vestito
nuovo
ogni
domenica
,
e
che
la
conducesse
nei
principali
alberghi
in
carrozza
,
e
che
le
facesse
bere
di
quelle
bottiglie
di
vino
,
che
al
solo
vederle
fanno
spuntare
sul
ciglio
la
lagrimetta
della
compunzione
...
e
che
ci
sarebbe
il
figlio
del
prestinaio
dirimpetto
,
che
farebbe
pazzie
per
lei
...
Povero
a
te
,
ottimo
operaio
,
se
sei
predestinato
!
Ma
voglio
ammettere
che
tua
moglie
sia
una
donna
onesta
e
in
tali
panie
non
s
'
inveschi
.
Dirà
alla
malvagia
consigliera
:
Ma
,
e
l
'
onore
,
Cecca
?
Quantunque
la
Cecca
potrebbe
farle
sulla
tesi
"
onore
"
dei
sillogismi
sans
nom
assai
curiosi
.
Ammettiamo
adunque
che
la
tua
moglie
sia
una
donna
onesta
.
Non
accadrà
altro
male
che
quello
di
sciupare
un
po
'
di
tempo
.
Ma
sarà
appunto
quel
tempo
prezioso
,
che
essa
non
impiegherà
per
rassettare
la
casa
,
per
raggiustarti
e
stirarti
la
biancheria
,
per
rattoppare
i
poveri
vestitini
de
'
tuoi
figli
,
per
levar
le
frittelle
dall
'
unica
tua
giubba
della
festa
.
La
sua
civetteria
ucciderà
la
felicità
di
tutta
la
famiglia
.
E
tuttociò
ti
pare
forse
poca
cosa
?
E
l
'
operaio
che
lavora
a
giornata
?
Fa
il
meno
che
può
per
tema
d
'
ingrassare
troppo
il
padrone
,
e
si
diverte
a
dirne
poi
tutto
il
male
possibile
.
Ma
,
dal
mezzogiorno
della
domenica
alla
mattina
del
lunedì
,
domandate
all
'
operaio
che
cosa
sia
la
miseria
,
domandategli
che
valore
abbiano
le
lire
,
parlategli
di
economia
politica
(
scienza
di
moda
e
intorno
a
cui
anche
i
lustrascarpe
pretendono
dissertare
largamente
)
citategli
lo
esempio
di
Beniamino
Franklin
,
e
poi
venitemi
a
dire
che
cosa
vi
risponderà
?
Con
quel
risolino
tra
labbro
e
labbro
,
proprio
di
chi
ha
alzato
un
po
'
troppo
il
gomito
,
con
una
strizzatina
d
'
occhio
,
e
con
una
scrollatina
di
capo
a
sinistra
,
vi
dirà
:
Non
ha
nessun
parente
più
prossimo
da
contargli
tutta
questa
bella
roba
?
E
col
dorso
della
destra
si
liscierà
i
baffi
ancora
sgocciolanti
di
vino
.
Alla
domenica
le
osterie
sono
piene
di
operai
,
i
teatri
sono
pieni
d
'
operai
,
i
postriboli
sono
anch
'
essi
pieni
d
'
operai
,
le
vetture
pubbliche
sono
tutte
noleggiate
dagli
operai
;
in
quella
mezza
giornata
la
ghiottornia
,
la
sensualità
,
l
'
imprevidenza
riddano
,
turbinano
intorno
alla
mente
ed
al
cuore
,
del
povero
operaio
,
il
quale
,
trascinato
dal
vortice
delle
passioni
,
crede
che
il
miglior
modo
di
godere
sia
quello
di
stancarsi
senza
saziarsi
un
giorno
,
solo
,
per
restare
poi
digiuno
gli
altri
sei
lunghissimi
giorni
della
settimana
.
Nella
notte
della
domenica
avvengono
per
la
città
liti
indiavolate
e
ne
sono
cagioni
precipue
la
gelosia
,
l
'
ubbriachezza
,
il
giuoco
.
Anche
quest
'
ultima
passione
entra
nelle
abitudini
del
nostro
popolo
.
D
'
estate
,
in
tutte
le
osterie
si
giuoca
da
mattina
a
sera
alle
boccie
e
d
'
inverno
si
giuoca
a
tarocchi
,
a
tresette
,
a
briscola
,
e
infine
alla
mora
.
Questo
giuoco
chiassoso
,
che
Orazio
ben
conosceva
e
che
chiamavasi
a
'
suoi
tempi
popolano
in
digitis
dimicare
,
è
uno
dei
passatempi
più
graditi
pel
milanese
,
giacchè
risponde
meglio
d
'
ogni
altro
alla
sua
indole
ciarliera
ed
urlona
;
serve
alla
ginnastica
del
polmone
,
e
a
far
sentire
sempre
più
il
desiderio
di
ingozzare
del
vino
.
Laonde
la
maggior
parte
degli
osti
sono
anche
giuocatori
di
mora
e
organizzano
partite
nei
loro
negozi
ed
invitano
,
esortano
,
eccitano
i
loro
avventori
a
giuocare
;
sapendo
che
come
tutti
i
salmi
finiscono
col
gloria
,
così
ognuna
di
queste
partite
finisce
coll
'
assorbimento
d
'
un
litro
di
vino
,
il
che
dà
ad
essi
non
piccolo
vantaggio
.
Anzi
,
un
oste
che
sappia
il
suo
mestiere
fa
di
più
:
quando
vede
tranquillamente
seduti
nel
proprio
negozio
uno
qua
uno
là
alcuni
suoi
avventori
,
eglì
li
raccozza
e
si
mette
tra
essi
come
trait
d
'
union
,
affinchè
si
accingano
a
giuocare
e
partecipa
egli
pure
a
qualche
partita
.
Basta
questa
presentazione
dell
'
oste
,
perchè
quei
buoni
avventori
prima
di
notte
siano
amici
e
stiano
tra
loro
come
pane
e
cacio
e
si
promettano
di
ritrovarsi
al
tavoliere
anche
la
sera
seguente
.
La
partecipazione
dell
'
oste
al
giuoco
è
la
garanzia
della
lealtà
dei
singoli
giuocatori
.
Vi
sono
alcuni
operai
,
che
sono
diventati
famosi
quali
giuocatori
di
mora
,
e
tengono
il
campo
in
certe
osterie
,
dalle
quali
i
novellini
stanno
lontani
come
i
topi
dalle
trappole
.
Ma
avvengono
talora
delle
sfide
formali
e
i
giuocatori
che
si
credono
capaci
si
presentano
in
queste
osterie
,
dove
c
'
è
qualche
celebre
morista
,
e
con
lui
si
cimentano
,
e
premio
della
vittoria
non
sono
soltanto
i
litri
e
le
bottiglie
di
vino
che
si
scommettono
in
ciascuna
partita
,
ma
il
vincitore
riporta
anche
una
bandiera
,
ch
'
egli
reputa
premio
tanto
pregevole
quanto
lo
poteva
essere
per
un
romano
la
corona
civica
.
Per
la
mora
el
Togn
l
'
è
in
bandera
,
vale
quanto
dire
che
è
un
invincibile
giuocatore
.
Com
'
è
facile
accorgersi
,
l
'
operaio
consuma
in
brev
'
ora
quanto
si
guadagna
in
parecchie
giornate
di
faticoso
lavoro
,
e
perciò
durante
la
settimana
il
bisogno
l
'
assale
e
allora
i
lamenti
,
i
guai
,
i
litigi
si
succedono
in
famiglia
,
e
quando
la
sventura
viene
a
punirlo
dalla
sua
imprevidenza
,
allora
non
gli
resta
più
che
ricorrere
al
Monte
di
Pietà
,
alla
Congregazione
di
Carità
,
ossia
a
divorarsi
la
speranza
e
a
sciupare
quel
rossore
,
che
lo
stendere
della
mano
,
alla
pubblica
beneficenza
,
richiama
sempre
sul
volto
a
qualunque
galantuomo
.
Eppure
v
'
ha
di
peggio
.
Qualche
operaia
stretto
dal
bisogno
arriva
a
chiudere
un
occhio
sulle
mariuolerie
dei
figli
,
su
certe
colpevoli
relazioni
delle
figliuole
e
persino
della
moglie
,
purchè
queste
vergogne
gli
apportino
in
casa
tanto
da
supplire
ai
bisogni
della
famiglia
.
A
tanto
l
'
imprevidenza
e
la
prodigalità
possono
trascinare
anche
un
onesto
operaio
.
Chi
gli
sapesse
predicare
la
frugalità
e
la
sobrietà
,
chi
rendergli
accetti
i
gusti
semplici
e
fargli
preferire
una
vita
modesta
e
tranquilla
ad
una
vita
turbolenta
e
scialacquatrice
farebbe
davvero
opera
meritoria
.
Ma
dov
'
è
l
'
apostolo
?
Il
carcere
.
La
miseria
,
il
delitto
,
il
rimorso
,
il
sospetto
,
il
timore
continuo
della
punizione
,
non
rendono
così
incresciosa
la
vita
alla
feccia
plebea
quanto
la
perdita
della
libertà
.
E
'
questa
un
bene
tanto
prezioso
che
,
in
qualunque
modo
limitato
,
quanto
ne
resta
è
pur
sempre
un
bene
assai
pregevole
,
e
la
minaccia
e
il
dubbio
continuo
di
perderla
sono
cagione
di
farla
reputare
carissima
.
Fino
a
pochi
anni
or
sono
in
Milano
gli
oziosi
,
i
vagabondi
,
i
ladruncoli
venivano
ritirati
in
carceri
grandiosi
a
sistema
in
comune
o
di
famiglia
come
erano
appunto
le
carceri
di
San
Vittore
.
Quantunque
la
vita
che
vi
si
conduceva
non
fosse
molto
noiosa
,
tuttavia
,
quando
il
lôcch
vi
entrava
,
aveva
la
faccia
rabbuiata
e
stravolta
,
gli
occhi
invetriti
o
mobilissimi
secondo
le
passioni
,
da
cui
era
commosso
.
Sempre
al
momento
d
'
essere
rinchiuso
in
prigione
,
nell
'
animo
del
captivo
sovr
'
ogni
altro
sentimento
domina
non
dirò
il
dolore
,
ma
il
dispetto
per
la
perduta
libertà
.
La
Chiesa
da
'
Cappuccini
di
San
Vittore
da
gran
tempo
era
stata
divisa
in
grandi
celle
,
ciascuna
delle
quali
poteva
capire
fin
cento
individui
.
Queste
prigioni
quasi
sempre
rigurgitavano
di
detenuti
,
perchè
quella
disgraziata
parte
dei
genere
umano
sempre
si
riproduce
,
nè
altrove
si
afforza
tanto
,
quanto
nelle
carceri
che
la
società
costrusse
per
annientarla
.
Le
prigioni
,
tenute
con
questo
sistema
,
non
hanno
mai
raggiunto
lo
scopo
che
per
mezzo
loro
il
legislatore
si
propone
di
ottenere
.
Infatti
la
privazione
della
libertà
è
,
secondo
lo
spirito
della
legge
,
una
pena
,
non
già
una
vendetta
,
e
come
pena
deve
tendere
a
sviare
l
'
animo
dell
'
uomo
dal
delitto
,
verso
il
quale
l
'
uomo
è
spinto
dalle
sue
prave
passioni
.
La
pena
è
in
conclusione
la
controspinta
,
e
perciò
deve
essere
logica
e
morale
.
Il
carcere
a
sistema
di
famiglia
non
è
nè
logico
nè
morale
.
Non
è
logico
,
perchè
per
punire
dei
delinquenti
di
niun
conto
li
accomuna
con
altri
di
peggior
conto
,
e
questi
servono
di
scuola
a
quelli
,
e
quindi
invece
di
reprimere
il
male
lo
favorisce
e
quasi
lo
promuove
;
non
è
morale
,
perchè
impedisce
a
colui
che
fu
arrestato
di
ridiventare
galantuomo
,
giacchè
quando
viene
rilasciato
in
libertà
esce
dal
carcere
inviluppato
da
conoscenze
infami
,
dalle
quali
non
gli
è
facile
liberarsi
.
Poichè
(
diceva
l
'
illustre
Carlo
Cattaneo
riassumendo
alcune
idee
del
Romagnosi
intorno
a
siffatta
materia
)
se
il
progresso
dei
tempi
e
il
predominio
della
ragione
introdussero
nel
carcere
la
disciplina
,
la
salubrità
,
la
nettezza
,
la
luce
,
il
lavoro
,
non
giunsero
ancora
a
togliere
la
convivenza
depravatrice
.
Il
carcere
riceve
il
novizio
del
delitto
,
reo
forse
d
'
una
lieve
infedeltà
,
tutto
ansante
di
vergogna
,
di
spavento
,
di
rimorso
e
lo
dimette
dopo
pochi
mesi
,
indurato
nel
cuore
,
dotto
nei
misteri
dell
'
iniquità
,
abbronzato
nell
'
impudenza
,
consumato
e
disperato
al
pari
de
'
suoi
insegnatori
.
La
promiscuità
fra
giudicati
e
giudicandi
,
fra
colpevoli
e
innocenti
,
fra
i
trasgressori
di
qualche
frivola
disciplina
politica
o
civile
e
gli
esseri
più
abbominevoli
od
infami
non
giova
certo
ad
impedire
il
male
.
La
pena
del
carcere
è
una
tremenda
necessità
sociale
,
bisogna
quindi
ch
'
essa
venga
inflitta
con
criterio
indipendente
da
ogni
passione
e
scevro
da
ogni
pregiudizio
,
affine
di
non
aggravare
l
'
infelice
condizione
di
tanti
sventurati
.
Non
v
'
è
anima
bennata
la
quale
,
pensando
alla
serie
indefinita
di
dolori
,
che
dalla
istituzione
di
siffatta
pena
insino
ad
oggi
si
soffersero
nelle
carceri
senza
la
pausa
d
'
un
'
ora
sola
,
non
senta
quanto
grave
sia
il
còmpito
dell
'
uomo
che
s
'
accinge
a
calcolare
con
austerità
scientifica
la
quantità
di
miseria
e
d
'
angoscia
che
deve
infliggere
a
moltissimi
de
'
suoi
simili
,
come
pena
de
'
loro
mancamenti
,
pena
che
non
sarà
e
non
potrà
dirsi
legittima
,
se
non
quando
la
società
abbia
provvidamente
procurato
di
volgere
al
comun
bene
le
umane
passioni
.
E
la
nostra
società
non
vi
ha
ancora
provveduto
.
Ora
,
scrisse
il
grande
pensatore
testè
citato
,
egli
è
certo
che
gli
allettamenti
e
gli
stimoli
al
mal
fare
sono
maggiori
,
dove
le
plebe
è
disperata
per
miseria
,
o
cresce
ineducata
e
brutale
,
o
i
magistrati
non
vegliano
a
scoprire
i
delitti
,
o
il
braccio
di
una
debole
giustizia
si
abbassa
dinanzi
ai
protetti
del
potente
.
Nè
ciò
basta
,
perchè
dove
gli
uomini
sono
onesti
solo
entro
il
limite
della
paura
,
e
nella
società
non
circola
uno
spirito
largo
e
vigoroso
di
morale
e
di
probità
,
il
fragile
edificio
delle
pene
non
regge
al
peso
morto
della
corruzione
universale
.
Perocchè
bisogna
coltivare
negli
uomini
quell
'
impulso
d
'
onore
che
non
solo
rattiene
dal
delitto
,
ma
ne
rende
insopportabile
il
minimo
sospetto
;
bisogni
infliggere
quanto
più
raramente
si
può
l
'
ignominia
,
e
far
quasi
economia
delle
erubescenze
del
popolo
;
bisogna
promuovere
fra
gli
uomini
i
vincoli
dell
'
azienda
civile
,
perchè
sentano
il
bisogno
della
mano
altrui
e
della
buona
opinione
....
Le
leggi
al
presente
puniscono
ma
non
prevengono
il
delitto
;
e
correrà
gran
tempo
ancora
prima
che
la
società
pensi
al
miglioramento
dei
membri
che
la
compongono
,
e
tuttavia
seguiterà
a
colpire
in
egual
modo
gl
'
infelici
ed
i
colpevoli
.
Giacchè
moltissimi
operai
sono
dalla
miseria
tratti
al
delitto
,
e
molti
fra
essi
ignari
del
valore
assoluto
e
relativo
di
un
'
azione
criminosa
.
La
maggior
parte
dei
delinquenti
sono
analfabeti
;
essi
non
hanno
altra
guida
delle
opere
loro
che
l
'
istinto
,
poichè
nessuno
s
'
è
curato
di
ridestare
in
essi
il
sentimento
morale
,
epperò
trovansi
quasi
alla
condizione
di
bruti
.
Per
costoro
le
leggi
sono
lettera
morta
,
sanno
che
esistono
delle
leggi
,
perchè
tratto
tratto
vengono
dal
rigore
di
esse
colpiti
,
ma
non
sanno
il
perchè
queste
leggi
esistano
,
nè
da
chi
siano
state
fatte
,
meno
poi
se
ve
n
'
ha
qualcuna
che
favorisca
i
miserabili
.
Tratto
tratto
questi
vengono
arrestati
,
poscia
rilasciati
per
essere
indi
a
poco
arrestati
di
nuovo
,
tanto
che
trovandosi
sempre
in
carcere
sono
costretti
a
dire
tra
loro
che
quelli
che
vanno
in
carcere
sono
sempre
gli
stessi
;
quelli
che
vanno
all
'
ospitale
sono
sempre
gli
stessi
;
detti
questi
che
non
si
riducono
ad
altro
che
a
varianti
del
vecchio
adagio
:
Sono
sempre
gli
stracci
che
vanno
alla
folla
.
I
pensatori
assai
di
leggieri
s
'
accorsero
che
la
mescolanza
dei
detenuti
era
dannosa
alla
morale
e
che
la
prigione
invece
di
correggere
i
tristi
,
pervertiva
i
buoni
.
Si
pensò
di
imporre
il
silenzio
a
tutti
i
carcerati
,
e
questo
sistema
punitivo
dalla
città
di
Auburn
,
in
America
,
che
prima
l
'
applicò
,
trasse
il
proprio
nome
.
Ma
il
sistema
di
Auburn
non
raggiunse
lo
scopo
,
perchè
,
se
soppresse
la
voce
,
non
potè
sopprimere
le
relazioni
tra
i
carcerati
,
i
quali
acuirono
sempre
più
il
loro
ingegno
,
affine
di
communicare
tra
loro
,
e
studiarono
e
studiano
tutti
i
mezzi
per
eludere
la
vigilanza
dei
loro
,
custodi
.
Che
più
?
I
dolori
stessi
,
la
stessa
severità
della
pena
ritemprano
l
'
animo
di
que
'
disgraziati
,
i
quali
s
'
avvezzano
a
sopportare
con
alliera
indifferenza
persino
le
sferzate
,
per
non
dare
spettacolo
a
'
compagni
della
loro
timidezza
ed
è
naturale
che
talora
pensino
a
reagire
.
Nel
che
bene
spesso
sono
eccitati
da
qualche
anima
ribelle
e
determinata
a
tutto
osare
,
la
quale
fa
nascere
all
'
impensata
terribili
ribellioni
.
E
lo
spettacolo
della
crudeltà
della
pena
e
la
smania
di
reazione
distruggono
e
sviano
il
carcerato
dal
meditare
sulla
propria
colpa
e
lo
allontanano
dal
pentimento
:
e
il
lavoro
impostogli
quale
aggravio
di
pena
,
gli
riesce
disamabile
anzi
odioso
.
Queste
cose
ben
videro
le
Autorità
preposte
alle
carceri
,
e
perciò
studiarono
il
modo
,
affinchè
fosse
tolta
questa
infame
comunanza
.
Si
cominciò
dal
dividere
i
detenuti
,
oltrechè
per
sesso
,
per
età
,
per
delitti
,
per
disciplina
,
ma
questa
divisione
non
è
sempre
possibile
,
perchè
ad
attuarla
occorrerebbero
carceri
assai
grandiosi
,
giacchè
si
verrebbero
ad
avere
in
tal
guisa
circa
quaranta
classi
di
prigionieri
,
i
quali
difficilmente
poi
potrebbero
ancora
essere
invigilati
.
Inoltre
perchè
la
divisione
sia
ragionevole
,
bisogna
particolareggiare
sempre
più
nella
scelta
dei
prigionieri
destinati
a
restare
insieme
,
e
a
forza
di
suddividerle
è
facile
capire
che
si
è
obbligati
di
concludere
che
il
sistema
più
logico
è
quello
di
tenere
i
detenuti
separati
ad
uno
ad
uno
,
che
è
appunto
ciò
che
fa
il
sistema
segregante
o
di
Filadelfia
detto
anche
di
Pensilvania
,
oppure
di
Cherry
-
Hill
.
Questo
regime
è
il
più
opportuno
pei
condannati
,
il
più
provvido
o
il
più
giusto
pe
'
giudicandi
.
Quelli
possono
riflettere
alle
loro
colpe
o
mettersi
sulla
via
del
bene
,
questi
non
soffrono
l
'
avvilimento
di
trovarsi
con
tristi
,
prima
ancora
che
i
tribunali
abbiano
pronunciata
sopra
di
loro
una
sentenza
di
reità
o
d
'
innocenza
,
nel
quale
ultimo
caso
essi
ritornano
alla
libertà
incontaminati
,
come
quando
per
soddisfare
alle
gelose
ricerche
della
giustizia
furono
gettati
in
carcere
.
Il
condannato
poi
trova
nel
sistema
segregante
il
modo
di
ottenere
il
proprio
miglioramento
morale
.
Abbandonato
a
sè
nella
solitaria
cella
(
nota
Carlo
Cattaneo
)
,
a
prima
giunta
per
lo
più
si
abbandona
al
furore
,
agita
pensieri
di
vendetta
,
e
sfoga
la
sua
rabbia
in
maledizioni
.
Ma
alla
violenza
succede
l
'
esaurimento
e
la
stanchezza
;
il
silenzio
che
segue
ai
vani
suoi
clamori
,
a
poco
a
poco
gli
fa
intendere
quanto
siano
infruttuosi
e
insensati
;
egli
vede
tutta
la
sua
impotenza
e
la
sua
nullità
in
faccia
alla
legge
che
senza
percosse
,
senza
catene
,
senza
insulti
,
con
mano
invisibile
lo
assedia
e
lo
stringe
.
L
'
idea
della
sua
colpa
,
ch
'
egli
fuggiva
,
ch
'
egli
sommergeva
nel
tumulto
della
vita
e
delle
passioni
gli
s
'
affaccia
da
ogni
parte
,
e
a
poco
a
poco
si
allarga
nel
suo
pensiero
,
e
dilegua
tutte
le
vanità
che
lo
ingombravano
.
Tra
il
rimorso
e
l
'
impazienza
e
il
tedio
,
per
sottrarsi
agli
odiosi
pensieri
e
dissiparsi
pure
in
qualunque
modo
che
gli
è
possibile
,
egli
afferra
rabbiosamente
la
proposta
d
'
un
qualsiasi
lavoro
.
Ben
pochi
hanno
la
forza
di
resistere
a
quattro
o
tutt
'
al
più
ad
otto
giorni
di
forzata
inazione
.
E
lavoro
non
viene
inflitto
come
un
supplicio
,
nè
imposto
col
bastone
o
colla
fame
;
ma
vien
concesso
come
un
'
indulgenza
,
come
un
ristoro
,
che
solo
può
rendere
sopportabile
quella
noiosa
vita
.
La
disciplina
non
è
sollecita
di
comandarlo
:
essa
aspetta
tranquilla
il
prigioniero
,
ben
certa
che
tosto
o
tardi
s
'
arrenderà
.
I
signori
De
Tocqueville
e
De
Beaumont
dicono
:
Visitando
il
Penitenziale
di
Filadelfia
ci
siamo
trattenuti
con
tutti
i
singoli
carcerati
;
nessun
d
'
essi
che
non
parlasse
del
lavoro
quasi
con
riconoscenza
e
non
palesasse
la
persuasione
,
che
,
senza
il
conforto
di
una
continua
occupazione
,
non
avrebbe
potuto
resistere
al
peso
della
vita
.
Che
avverrebbe
del
prigioniero
nelle
lunghe
ore
di
solitudine
,
se
,
senza
questo
rifugio
,
fosse
lasciato
a
'
suoi
rimorsi
,
ed
ai
terrori
della
sua
mente
?
Il
lavoro
dà
interesse
alla
solinga
cella
;
affatica
il
corpo
ma
conforta
la
mente
.
E
'
singolare
che
costoro
,
giunti
al
delitto
per
la
via
della
dissipazione
e
dell
'
ozio
,
siano
ridotti
ad
abbracciare
come
unica
loro
consolazione
la
fatica
;
e
costretti
a
sentire
tutto
il
peso
dell
'
ozio
,
imparino
ad
aborrire
quella
primiera
causa
d
'
ogni
loro
calamità
.
Il
confronto
tra
il
lavoro
e
l
'
inazione
ha
tanta
forza
,
che
molti
di
quei
meschini
dissero
,
che
la
domenica
era
per
loro
insopportabilmente
lunga
e
che
non
avrebbero
potuto
vivere
senza
lavoro
.
Questo
bisogno
si
palesa
in
tal
modo
,
che
non
avvenne
mai
di
doverlo
imporre
colla
forza
.
Il
condannato
,
intento
al
suo
lavoro
,
respira
dal
tedio
,
dalla
oppressiva
idea
della
passata
vita
,
e
con
ardor
quasi
puerile
non
ha
per
qualche
tempo
altro
oggetto
alla
sua
mente
;
e
vi
si
dedica
con
solerzia
e
con
amore
,
perchè
gli
è
una
difesa
dai
pensieri
che
gli
rodono
l
'
anima
.
L
'
imperturbato
raccoglimento
e
la
dura
necessità
gli
aprono
la
mente
ad
imparare
;
l
'
istruttore
,
che
viene
a
interrompere
la
sua
solitudine
con
modi
placidi
e
caritatevoli
non
può
a
lungo
riuscirgli
sospetto
ed
odioso
.
Le
parole
che
questi
prudentemente
lascia
cadere
tratto
,
rammentate
poi
nel
silenzio
,
quando
l
'
uniformità
del
lavoro
lascia
errar
la
mente
,
penetrano
l
'
anima
più
rozza
e
selvaggia
.
La
profonda
monotonia
della
cella
dà
peso
e
consistenza
ad
ogni
giusto
pensiero
che
fortuitamente
si
svegli
.
E
una
volta
che
il
prigioniero
ha
potuto
rivolgersi
sopra
di
sè
,
il
lavoro
arresta
più
la
sua
riflessione
.
E
spesso
,
una
repentina
visita
lo
sorprese
immobile
sul
suo
lavoro
,
tutto
chiuso
nel
profondo
della
sua
memoria
,
pensando
forse
alla
carriera
perduta
,
alla
casa
,
ai
congiunti
,
ai
genitori
afflitti
e
disonorati
,
alla
moglie
,
ai
bambini
lasciati
nell
'
abbandono
e
nell
'
abbiezione
.
I
più
sciagurati
che
non
hanno
affetti
,
che
sono
intrisi
di
sangue
,
che
nulla
hanno
in
cuore
che
non
sia
tristo
e
perverso
,
nella
mollezza
di
quella
vita
reclusa
,
tra
il
lungo
silenzio
e
le
parole
caritatevoli
,
e
la
coscienza
che
ricalcitra
e
si
spaventa
,
a
poco
a
poco
sentono
venir
meno
l
'
antica
ferocia
.
E
non
v
'
è
a
lato
del
prigioniero
alcun
essere
malvagio
,
che
ostenti
una
atroce
indifferenza
,
o
lo
guardi
con
ironia
,
e
con
osceni
e
atroci
scherni
rimescoli
la
feccia
delle
sue
passioni
.
Tutto
ciò
che
lo
circonda
gli
rammenta
il
suo
delitto
.
Non
v
'
è
intorno
a
lui
nemmeno
il
fremito
d
'
un
'
industria
comune
,
nè
l
'
affacendata
disciplina
d
'
un
carcere
popoloso
:
il
rumore
stesso
delle
battiture
e
delle
catene
gli
risonerebbe
gradito
in
quella
vita
di
sepolcro
.
Il
lavoro
delle
sue
mani
gli
allevia
bensì
il
tedio
e
il
rimorso
e
lo
rattiene
sull
'
orlo
dell
'
avvilimento
,
e
della
disperazione
;
ma
non
basta
a
dividerlo
affatto
dai
suoi
pensieri
e
fermare
la
corsa
fatale
che
lo
trascina
verso
il
pentimento
.
Nel
silenzio
degli
uomini
e
nel
senno
delle
passioni
,
i
consigli
tante
volte
derisi
,
le
parole
che
sembravano
non
aver
toccata
la
sua
memoria
,
i
terrori
religiosi
,
tutte
le
imagini
e
tutte
le
rimembranze
del
bene
e
del
male
,
risorgono
innanzi
alla
colpevole
coscienza
,
e
si
fanno
ogni
giorno
più
potenti
e
irresistibili
.
Tutte
le
illusioni
sono
sparite
;
in
faccia
a
una
triste
e
severa
realtà
,
nel
profondo
d
'
un
silenzio
di
morte
,
dove
nessuno
lo
vede
e
lo
ascolta
,
una
sola
parola
viva
gli
suona
all
'
orecchio
,
ed
è
una
parola
di
verità
,
che
va
dritta
e
irresistibile
al
secreto
della
sua
coscienza
.
Il
momento
giunge
alfine
,
in
cui
l
'
anima
già
nauseata
dell
'
ozio
,
si
nausea
pure
della
durezza
e
dell
'
importanza
,
e
si
sente
in
balia
d
'
insolite
emozioni
.
Allora
le
alte
verità
della
morale
,
insinuate
con
religioso
affetto
,
possono
ritemprare
e
rifondere
l
'
anima
più
ostinata
;
i
sentimenti
dei
pentito
sono
come
un
metallo
squagliato
,
che
scorre
dovunque
un
'
arte
salutare
lo
guida
.
Chi
passò
per
una
siffatta
prova
,
potrà
,
ritornato
alla
vita
libera
,
precipitarsi
in
nuovi
traviamenti
;
ma
porta
nel
cuore
una
tale
debolezza
,
che
il
solo
nome
del
carcer
basta
a
fermarlo
ed
avvilirlo
in
mezzo
all
'
ebbrezza
del
delitto
.
La
fiera
domata
non
è
più
la
fiera
selvatica
.
E
quella
stessa
potenza
che
arresta
le
ricadute
nel
liberato
,
annunciata
e
divulgata
da
loro
alla
moltitudine
dei
malvagi
,
potrà
render
terribile
anche
l
'
idea
d
'
una
prima
colpa
e
formidabile
la
minaccia
della
legge
.
La
prigione
non
sarà
più
per
essa
un
piccolo
mondo
,
dove
se
vi
sono
i
dolori
della
reclusione
e
dei
flagelli
,
vi
sono
anche
i
piaceri
della
compagnevole
fratellanza
e
le
distrazioni
d
'
una
disciplina
spettacolosa
;
il
carcere
solitario
è
più
disgustoso
e
amaro
per
essi
,
quanto
più
assidua
e
profonda
è
la
sua
calma
.
Pur
troppo
le
incompiute
riforme
che
introdusse
nel
carcere
la
moderna
umanità
,
avevano
tolto
a
questo
unico
strumento
di
pena
ogni
terrore
.
Il
malvagio
scioperato
vi
trovava
ricovero
e
letto
,
e
pane
certo
,
e
lavoro
mite
,
e
compagnia
quale
egli
poteva
desiderarla
:
e
a
molti
onesti
operai
carichi
di
famiglia
,
a
molti
giornalieri
scalzi
e
famelici
in
mezzo
ad
ubertose
campagne
,
il
soggiorno
del
carcere
era
pur
troppo
una
seduzione
.
Ma
posto
il
regime
d
'
un
severa
segregazione
quand
'
anche
la
cella
sia
spaziosa
,
netta
,
chiara
,
ventilata
,
riscaldata
,
provvista
di
tutto
ciò
che
un
modesto
vivere
richiede
,
il
vero
malfattore
preferirà
sempre
il
lezzo
e
il
disagio
d
'
un
sotterraneo
,
il
pavimento
nudo
,
la
catena
,
il
bastone
,
poichè
tutte
queste
cose
non
giungono
a
domargli
l
'
animo
,
e
gli
lasciano
il
tranquillo
possesso
della
sua
scelleratezza
.
Quando
le
antiche
leggi
inventavano
con
atroce
poesia
ogni
modo
di
strazii
pel
corpo
umano
,
ommettevano
,
senza
curarlo
,
un
tormento
più
squisito
e
potente
,
che
piomba
con
tutto
il
peso
sull
'
animo
.
La
solitaria
riflessione
,
la
quale
allora
si
apprezzava
così
poco
,
che
a
richiesta
d
'
un
tutore
impaziente
o
d
'
un
padre
iracondo
,
si
applicava
a
'
giovinetti
svogliati
o
loquaci
,
si
palesò
una
pena
di
tale
intensità
,
che
alcuni
già
la
gridano
soverchia
a
qualsiasi
più
nero
misfatto
e
sproporzionato
alle
forze
dell
'
umana
ragione
.
Gli
antichi
avevano
insegnato
che
il
silenzio
è
fomite
di
sapienza
e
di
virtù
;
ma
non
si
sapeva
che
fosse
un
terribile
punitore
del
delitto
.
Una
filosofia
severa
che
trae
tutto
dalla
riflessione
,
trovò
anche
nella
riflessione
la
forza
penale
,
e
con
una
vasta
esperienza
accertò
la
profonda
sua
induzione
.
Sdegnando
il
corpo
del
malfattore
lasciandogli
pure
tutti
gli
agi
della
vita
materiale
,
essa
assale
di
fronte
l
'
anima
sua
,
la
sua
coscienza
,
il
principio
della
vita
.
Il
patibolo
con
tutto
il
sanguinoso
suo
fasto
si
spiritualizza
nel
silenzio
della
cella
.
Il
mero
dolore
animale
non
è
più
la
suprema
difesa
di
una
società
minacciata
e
vessata
,
ma
un
dolore
,
ch
'
è
tutto
dell
'
uomo
,
anzi
tutto
dell
'
anima
,
una
pena
sociale
per
eccellenza
,
perchè
consiste
nel
negare
le
dolcezze
del
consorzio
sociale
a
coloro
che
ne
turbarono
la
pace
.
Eppure
in
mezzo
ad
una
irresistibile
efficacia
,
questa
pena
così
temuta
dal
malvagio
non
offende
per
nulla
i
diritti
dell
'
umanità
;
essa
non
accorre
ad
ogni
istante
col
ferro
e
col
fuoco
,
nè
contrista
di
dolorose
strida
,
nè
contamina
di
sangue
la
città
.
I
custodi
,
sicuri
di
sè
,
non
feroci
,
nè
sospettosi
,
possono
mostrar
sempre
tutti
la
calma
e
la
dolcezza
;
il
cordoglio
,
che
abbatte
il
prigioniero
,
viene
tutto
dalla
legge
,
non
inasprito
dalla
loro
collera
,
nè
aggravato
dal
loro
arbitrio
.
Egli
soggiace
da
sè
all
'
onnipotenza
della
legge
,
e
riceve
il
trattamento
che
risponde
a
'
tristi
suoi
meriti
,
perchè
lo
riceve
dalle
opere
della
sua
coscienza
.
Gli
ufficiali
non
appaiono
mai
al
suo
cospetto
,
se
non
per
interrompere
il
cruccio
della
sua
solitudine
,
e
provvedere
ai
suoi
bisogni
,
e
dirgli
quelle
parole
che
lo
riconciliano
col
misero
suo
stato
,
e
lo
preparano
ad
uscire
da
quel
fatale
recinto
con
altr
'
animo
ch
'
egli
non
vi
entrava
.
Il
regime
solitario
si
riduce
a
due
fini
:
togliere
il
prigioniero
dal
dannoso
consorzio
dei
suoi
pari
,
e
costringerlo
a
rientrare
in
sé
,
perchè
l
'
esperienza
dimostra
,
che
senza
questo
ritorno
,
la
pena
s
'
infligge
senza
frutto
e
senza
esempio
.
Non
s
'
intende
però
che
il
prigioniero
debba
restar
derelitto
nella
disperazione
d
'
una
tomba
;
poichè
oltre
alla
caritatevole
provvisione
de
'
suoi
bisogni
fisici
in
una
comoda
cella
,
egli
ottiene
il
conforto
del
lavoro
,
del
consiglio
,
dell
'
istruzione
e
della
lettura
.
Gli
si
interdice
la
compagnia
de
'
malvagi
;
ma
gli
si
concede
quella
d
'
uomini
onorati
e
pietosi
.
Ed
è
un
fatto
che
la
disciplina
isolante
gravita
tremendamente
sul
malfattore
inferocito
,
ma
quando
il
tempo
,
il
silenzio
e
le
ammonizioni
hanno
vinto
la
sua
durezza
e
l
'
hanno
,
ridotto
a
sentire
la
stoltezza
della
passata
sua
vita
,
il
tormento
del
suo
carcere
s
'
allevia
e
i
suoi
custodi
e
governatori
trovano
in
lui
una
inattesa
docilità
e
un
assoluto
abbandono
.
Dopo
un
primo
doloroso
intervallo
,
l
'
abitudine
a
poco
a
poco
induce
l
'
animo
alla
quiete
ad
alla
pazienza
;
dimodochè
,
il
malvivente
,
condannato
a
breve
pena
,
ne
sente
tutta
la
gravezza
e
ne
porta
fuori
un
salutare
spavento
;
ma
il
malfattore
condannato
a
molti
anni
di
solitudine
,
può
comporsi
gradatamente
a
quella
tranquillità
,
che
riduce
a
riflessione
anche
le
anime
più
burrascose
.
Non
vi
è
in
quella
disciplina
alcun
risalto
,
alcun
arbitrio
,
alcuna
acerbità
che
accenda
le
sue
male
passioni
:
l
'
odio
,
la
vendetta
.
Quindi
nessun
pericolo
che
l
'
irritazione
mentale
sconvolga
la
ragione
.
Solo
questi
argomenti
possono
consigliare
il
regime
segregante
,
il
quale
è
però
sempre
una
gravissima
pena
.
A
Torino
nei
primi
mesi
dell
'
attivazione
del
carcere
cellulare
,
molti
delinquenti
volgari
non
ressero
alla
solitudine
e
si
uccisero
Si
notò
però
che
da
quella
città
i
ladruncoli
emigrarono
in
massa
,
e
sarebbe
stato
un
bel
vantaggio
,
se
questo
fatto
si
fosse
verificato
anche
in
Milano
.
Nella
nostra
città
venne
pure
costrutto
un
grandioso
carcere
cellulare
,
che
torreggia
severamente
entro
la
cerchia
dei
bastioni
fra
Porta
Genova
e
Porta
Magenta
.
Questo
edificio
,
il
disegno
del
quale
devesi
al
compianto
ingegnere
Francesco
Lucca
,
si
eleva
sopra
un
'
area
di
metri
quadrati
49,695
,
della
forma
di
un
pentagono
,
perfettamente
isolato
e
chiuso
da
una
grossa
muraglia
munita
di
cinque
torri
agli
angoli
,
e
del
fabbricato
di
fronte
della
lunghezza
di
metri
204,50
.
Lo
stile
adottato
fu
quello
del
medio
evo
,
che
risponde
assai
all
'
indole
della
fabbrica
,
di
carattere
grave
e
solenne
.
Il
muro
di
cinta
porta
alla
sua
sommità
un
ballatoio
contenuto
da
parapetti
di
pietra
per
il
servizio
di
guardia
,
facendo
servire
da
garretta
per
le
sentinelle
le
cinque
torri
.
Il
carcere
è
diviso
in
tre
distinti
corpi
di
fabbrica
.
Il
corpo
anteriore
;
la
cui
fronte
è
disposta
sul
lato
del
muro
di
cinta
,
che
prospetta
il
Macello
,
quantunque
faccia
parte
dello
stabilimento
,
non
è
considerato
come
carcere
essendo
destinato
agli
uffici
,
alle
abitazioni
,
al
corpo
di
guardia
,
al
servizio
di
magazzino
e
ad
altri
scopi
.
Esso
ha
l
'
aspetto
di
un
castello
severo
,
le
cui
parti
centrale
e
laterali
sono
munite
di
merlatura
.
Il
secondo
corpo
di
fabbrica
,
parallelo
a
questo
è
distante
venti
metri
dal
precedente
e
collegato
col
medesimo
a
mezzo
di
un
andito
a
semplice
piano
terreno
in
continuazione
al
vestibolo
d
'
ingresso
.
E
'
elevato
a
due
piani
fuori
terra
,
meno
un
breve
tratto
dove
si
praticò
un
ammezzato
che
soverchia
il
tetto
.
Questo
si
suddivide
in
due
parti
,
ciascuna
fornita
di
uno
spazioso
cortile
;
la
destra
costituisce
il
comparto
riservato
alle
donne
carcerate
ed
è
diviso
in
sessanta
celle
,
più
quattordici
altri
locali
di
maggior
ambiente
per
servizio
d
'
infermeria
.
Nella
parte
sinistra
a
terreno
si
trovano
i
locali
per
le
guardie
,
il
parlatorio
speciale
pei
detenuti
di
passaggio
,
per
quelli
appena
entrati
nel
carcere
,
i
bagni
,
i
locali
destinati
alla
visita
ed
alla
iscrizione
dei
detenuti
al
loro
entrare
nel
carcere
,
i
locali
per
la
disinfezione
degli
abiti
e
pei
guardiani
.
Al
primo
piano
nel
lato
verso
oriente
v
'
ha
un
portico
di
disimpegno
di
vari
locali
che
potrebbero
essere
destinati
ai
condannati
ad
una
pena
di
breve
durata
;
al
lato
meridionale
vi
è
un
corridoio
centrale
con
doppio
ordine
di
celle
in
numero
di
venti
.
Ad
occidente
il
cortile
,
un
altro
portico
di
disimpegno
e
dall
'
opposta
parte
altri
locali
di
servizio
.
Nel
secondo
piano
sono
notevoli
due
celle
per
quei
reclusi
che
danno
o
simulano
segni
di
pazzia
.
Queste
celle
sono
disposte
in
modo
che
per
appositi
spiragli
abilmente
mascherati
,
praticati
nella
vôlta
e
nelle
pareti
,
un
guardiano
può
,
non
veduto
,
vigilare
il
detenuto
.
Il
terzo
corpo
di
fabbrica
ha
nel
suo
centro
una
grande
rotonda
,
da
cui
si
diramano
sei
braccia
equidistanti
fra
loro
;
ognuna
di
esse
è
costituita
di
un
grande
corridoio
centrale
che
si
eleva
senz
'
alcuna
divisione
dal
piano
terreno
sino
al
tetto
;
lateralmente
sono
disposti
tre
ordini
di
celle
,
disimpegnati
da
ballatoi
che
corrono
lungo
i
lati
dei
vasto
corritoio
.
La
lunghezza
di
ciascun
braccio
di
fabbrica
è
di
metri
62,50
a
partire
dalla
periferia
interna
della
rotonda
.
A
ciascun
lato
di
tali
braccia
e
per
ogni
piano
sono
disposte
sedici
celle
,
per
cui
si
hanno
novantasei
celle
per
ogni
braccio
e
quindi
i
sei
raggi
daranno
complessivamente
il
numero
di
576
celle
,
senza
contare
ventiquattro
celle
di
punizione
,
cioè
quattro
per
ogni
braccio
.
Le
celle
dell
'
altro
corpo
di
fabbricato
sono
larghe
metri
2,40
,
lunghe
metri
4
,
alte
metri
3,40
circa
;
quelle
del
fabbricato
a
raggi
misurano
la
larghezza
di
metri
2,20
per
4,30
di
lunghezza
e
3
di
altezza
.
Si
accede
alle
celle
per
una
piccola
porta
munita
di
un
apposito
spiatoio
,
affine
di
poter
invigilare
il
detenuto
,
senza
ch
'
egli
se
n
'
avveda
.
A
tale
scopo
lo
spiatoio
è
mascherato
da
un
vetro
colorato
e
si
apre
e
si
rinchiude
a
mezzo
di
un
movimento
a
vite
silenzioso
.
Tutte
le
celle
sono
fornite
di
un
richiamo
ad
un
campanello
elettrico
,
come
ve
ne
sono
alcune
provvedute
di
un
apparecchio
per
l
'
illuminazione
a
gas
.
Mediante
il
campanello
ogni
detenuto
può
,
in
caso
di
urgente
bisogno
,
chiamare
un
guardiano
,
e
perciò
mediante
un
semplicissimo
congegno
,
mentre
suona
il
campanello
discende
davanti
alla
porta
della
cella
una
piccola
bandiera
in
ferro
,
che
indica
esservi
in
quella
cella
il
prigioniero
che
ha
chiamato
.
Il
mobilio
delle
celle
,
secondo
venne
stabilito
dal
Ministero
,
è
costituito
da
un
letto
,
il
quale
di
notte
è
spiegato
trasversalmente
alla
cella
e
di
giorno
trovasi
arrotolato
;
di
due
ripiani
piani
o
sgabelli
situati
in
uno
degli
angoli
della
cella
e
di
un
ripostiglio
.
Serve
di
tavola
il
ripiano
infisso
nel
muro
e
da
sedile
lo
sgabello
mobile
.
Affinchè
i
guardiani
possano
durante
la
notte
,
portarsi
ad
ispezionare
le
inferriate
,
fu
proposto
dal
Ministero
di
infliggere
nel
muro
una
manetta
,
appoggiandosi
alla
quale
può
il
guardiano
far
entrare
una
gamba
nello
spazio
che
si
lascia
,
dalla
parte
de
'
piedi
,
tra
la
estremità
della
branda
distesa
ed
il
muro
e
passare
all
'
altro
lato
della
cella
.
Ogni
cella
oltre
all
'
avere
un
cesso
inodoro
è
eziandio
provvisto
d
'
acqua
a
sufficienza
.
Questa
viene
fornita
da
serbatoi
collocati
nei
sottotetti
e
che
vengono
giornalmente
riempiuti
col
mezzo
di
semplici
pompe
a
mano
.
Da
questi
serbatoi
si
diramano
dei
tubi
,
che
vanno
a
riempiere
tanti
recipienti
,
della
capacità
ciascuno
di
litri
sei
,
quante
sono
le
celle
.
Tali
i
recipienti
sono
posti
tra
i
rinfianchi
del
nascimento
di
ciascuna
vôlta
e
specialmente
nelle
praticate
smussature
degli
angoli
delle
celle
,
e
conformati
in
modo
che
nel
mentre
si
riempiono
con
un
tubo
comune
,
sono
però
gli
uni
dagli
altri
indipendenti
,
sicchè
quando
un
detenuto
per
inavvertenza
o
studiatamente
lasciasse
aperto
il
suo
rubinetto
in
modo
da
disperdere
tutta
l
'
acqua
del
recipiente
a
lui
destinato
,
ciò
non
vada
a
scapito
di
altri
detenuti
e
perciò
si
castiga
esso
stesso
col
privarsi
per
quel
giorno
del
beneficio
dell
'
acqua
,
oltre
a
che
mette
in
avvertenza
il
guardiano
,
coll
'
effettuato
disperdimento
dell
'
acqua
per
la
cella
,
in
una
quantità
però
che
non
può
mai
riuscire
a
danno
del
fabbricato
,
essendo
appunto
limitata
a
sei
litri
,
ma
bastante
per
farlo
punire
.
Stannovi
apposite
bacinelle
per
ricevere
l
'
acqua
da
ogni
rubinetto
,
e
che
ponno
servire
per
far
rinnovare
da
ogni
detenuto
l
'
acqua
nel
sifone
della
latrina
dopo
essersene
servito
per
la
propria
pulizia
.
Le
finestre
che
danno
aria
e
luce
alle
celle
sono
fatte
a
strombo
e
disposte
in
modo
,
che
,
mentre
queste
restano
sufficientemente
illuminate
e
che
il
detenuto
può
godere
della
vista
del
cielo
,
egli
non
può
vedere
di
fronte
in
linea
orizzontale
,
essendo
il
piano
del
parapetto
all
'
esterno
più
alto
di
quattro
centimetri
della
parte
inferiore
del
volto
verso
l
'
interno
della
cella
.
Inoltre
,
affinchè
i
detenuti
possano
giornalmente
respirare
aria
più
libera
e
passeggiare
,
pur
mantenendosi
la
più
severa
segregazione
,
si
disposero
otto
passeggi
.
Essi
sono
formati
da
tanti
piccoli
scomparti
raggiali
divisi
da
muricciuoli
alti
metri
2,40
,
disposti
secondo
la
direzione
del
raggio
e
fanno
prendere
allo
scomparto
stesso
la
forma
trapezia
.
La
parte
centrale
si
eleva
su
tutto
il
resto
,
ed
è
disposta
a
terrazzo
coperto
,
dal
quale
il
guardiano
può
con
facilità
invigilare
i
detenuti
in
tutti
gli
scomparti
che
sono
interamente
scoperti
;
meno
per
un
breve
tratto
in
aderenza
alla
parte
centrale
,
ricoperta
da
un
piccolo
tetto
,
affine
di
difendere
il
detenuto
dalla
pioggia
e
dai
cocenti
raggi
solari
.
Infine
,
la
disposizione
poligonale
e
sporgente
data
alla
estremità
di
ogni
tramezza
,
impedisce
che
i
detenuti
possano
,
allungando
le
braccia
fra
i
vani
del
cancello
,
comunicare
fra
loro
,
come
pure
l
'
essere
tutti
questi
passeggi
coperti
da
una
sottile
rete
di
ferro
,
toglierà
il
pericolo
che
i
detenuti
possano
gettarsi
l
'
un
l
'
altro
degli
scritti
.
Il
numero
totale
delle
celle
a
carcere
è
di
762
.
Al
quale
aggiungendo
i
locali
destinati
a
infermerie
,
si
ha
una
capacità
totale
di
celle
per
800
detenuti
.
Eccovi
descritto
il
carcere
cellulare
che
la
città
nostra
con
grande
dispendio
ha
innalzato
.
Se
esso
era
davvero
un
bisogno
universalmente
sentito
,
rimarrà
come
monumento
delle
deplorevoli
condizioni
morali
di
Milano
a
'
giorni
nostri
.
Stringiamo
i
conti
.
Una
pulitissima
cella
,
fresca
d
'
estate
,
riscaldata
d
'
inverno
,
con
un
letto
discreto
,
sei
litri
d
'
acqua
al
giorno
,
vitto
,
bucato
,
servizio
,
tutto
ciò
si
dà
a
chi
commette
un
delitto
;
mentre
il
povero
che
voglia
vivere
da
galantuomo
è
costretto
ad
abitare
una
stamberga
fredda
d
'
inverno
,
calda
e
soffocante
d
'
estate
,
mangiare
peggio
di
moltissimi
cani
,
infine
stentare
la
vita
.
E
'
proprio
scabra
ed
ingombra
di
spine
la
via
del
Paradiso
,
....
fin
troppo
.
Appio
Claudio
,
irridendo
alla
miseria
della
plebe
romana
,
disse
che
il
carcere
è
l
'
albergo
della
plebe
.
Or
bene
,
per
costrurre
un
tale
albergo
che
i
lôcch
già
battezzarono
per
Grand
Hôtel
Roncoroni
o
anche
Pio
Albergo
Roncoroni
(
dal
nome
di
un
formidato
Ispettore
di
Pubblica
Sicurezza
poscia
divenuto
Questore
)
,
in
Milano
si
sono
spese
due
milioni
e
centoventitrè
mila
lire
.
Aggiungansi
i
denari
che
si
pagano
per
gli
stipendii
del
personale
direttivo
e
di
custodia
,
per
il
mantenimento
dei
carcerati
,
e
poi
dicasi
che
la
società
non
si
prende
cura
della
plebe
.
Chi
però
mi
saprebbe
dire
quanto
spende
la
società
per
migliorare
la
plebe
?
per
prevenire
certe
cadute
morali
,
per
le
quali
un
uomo
onesto
od
una
donna
onesta
trovansi
precipitati
in
cotesto
abisso
senza
uscita
?
Eppure
questo
carcere
segna
un
gran
progresso
in
confronto
di
quello
a
sistema
di
famiglia
.
In
quest
'
ultimo
la
sopraeccitazione
dello
spettacolo
impedisce
la
riflessione
e
quindi
la
riabilitazione
morale
dell
'
individuo
.
Eccovi
un
giovinetto
operaio
arrestato
,
mentre
nell
'
impeto
dell
'
ira
ha
ferito
un
suo
compagno
.
Vien
tratto
al
carcere
e
consegnato
al
custode
ed
ai
guardiani
.
Lo
sdegno
ed
il
dispetto
ancora
lo
agitano
,
risponde
con
poca
buona
grazia
alle
interrogazioni
del
capo
guardiano
,
il
quale
per
punirlo
della
sua
sgarbatezza
lo
fa
mettere
dove
stanno
i
ribaldi
più
facinorosi
.
Appena
il
giovanetto
pone
il
piede
sulla
soglia
del
carcere
,
tosto
l
'
uscio
gli
si
richiude
alle
spalle
,
ed
egli
si
sente
soffocare
sotto
una
coperta
e
si
trova
gettato
a
terra
.
E
perchè
?
mi
domanderà
il
lettore
.
E
'
una
brutta
consuetudine
,
che
ebbe
sempre
vigore
nelle
nostre
prigioni
,
e
che
non
si
è
potuto
far
scomparire
,
se
non
colla
abolizione
del
carcere
a
sistema
di
famiglia
.
Quel
giovanetto
è
stato
atterrato
dai
corsari
.
Sì
,
signori
,
vi
erano
i
corsari
nelle
nostre
carceri
,
e
vi
sono
ancora
dove
non
fu
ancora
applicato
il
sistema
cellulare
.
Sono
questi
due
prigionieri
incaricati
dal
capo
-
stanza
(
che
è
il
più
anziano
tra
i
rinchiusi
in
una
stessa
camera
,
e
bene
spesso
il
più
ribaldo
e
il
più
manesco
)
a
fare
gli
onori
del
ricevimento
al
nuovo
venuto
.
Al
suo
ingresso
,
tutti
si
radunano
nell
'
angolo
della
stanza
il
più
lontano
dall
'
entrata
,
tranne
i
due
corsari
,
che
sì
mettono
l
'
uno
da
una
parte
e
l
'
altro
dall
'
altra
della
porta
,
tenendo
distesa
una
coperta
di
lana
,
colla
quale
imbaccuccano
il
poveretto
che
entra
,
e
lo
trascinano
a
terra
.
Allora
tutti
gli
corrono
addosso
e
chi
gli
toglie
il
moccicchino
,
chi
il
cappello
,
infine
,
quanto
ha
di
meglio
sopra
di
sè
,
tutto
gli
vien
portato
via
.
La
preda
si
consegna
al
capo
della
cella
,
il
quale
pensa
a
farne
spiccioli
.
Immaginiamo
alcune
di
queste
scene
nelle
carceri
soppresse
di
San
Vittore
.
Il
derubato
si
rialza
infuriato
se
è
coraggioso
,
avvilito
se
è
timido
;
in
quest
'
ultimo
caso
va
a
rannicchiarsi
in
un
angolo
della
cella
in
mezzo
alle
più
sconcie
risate
dei
concaptivi
,
nell
'
altro
invece
s
'
avventa
alla
cieca
sul
primo
che
incontra
,
e
,
mentre
con
costui
sta
per
venire
alle
prese
,
gli
saltano
addosso
gli
altri
a
trattenerlo
,
finchè
interviene
colla
propria
autorità
il
capo
-
stanza
a
sedare
il
tumulto
e
a
ristabilire
l
'
ordine
.
Intanto
questi
ha
già
pensato
a
fa
foraggià
la
scelpa
,
ossia
a
far
scomparire
la
preda
.
Nel
carcere
di
San
Vittore
il
negozio
si
conchiudeva
tra
le
due
celle
attigue
,
separate
dal
muro
,
che
le
divideva
imperfettamente
,
giacchè
non
raggiungeva
la
volta
.
Il
commercio
si
fa
tra
i
due
capi
-
stanza
.
Il
venditore
prende
un
pezzetto
di
carta
,
vi
scrive
sopra
la
proposta
di
vendita
,
poi
mette
in
uno
zoccolo
il
vigliettino
che
in
gergo
è
detto
lasagnin
(
al
plurale
lasagnitt
)
,
si
pianta
nel
mezzo
della
prigione
e
grida
:
Casci
?
Si
ode
una
voce
che
risponde
dall
'
altra
cella
:
Cascia
.
Allora
il
venditore
lancia
lo
zoccolo
,
che
supera
il
muro
e
va
a
cadere
nell
'
altra
cella
.
Ma
come
ha
potuto
colui
scrivere
il
bigliettino
?
Un
pezzettino
di
carta
e
un
piccolissimo
pezzetto
di
matita
posseggono
tutti
i
frequentatori
delle
carceri
,
nè
v
'
ha
occhio
per
quanto
esperto
che
giunga
a
scoprire
i
mille
nascondigli
,
che
sa
trovare
o
creare
intorno
a
sè
il
prigioniero
.
Intanto
l
'
altro
capo
-
stanza
ha
radunato
i
carcerati
,
che
hanno
con
sè
denaro
o
ne
hanno
depositato
presso
il
guardiano
per
fondo
di
sussidio
,
e
ha
esibita
la
merce
.
Se
v
'
è
alcuno
,
che
si
offre
di
comperarla
,
il
capo
-
stanza
rimanda
la
risposta
.
La
merce
insieme
colla
domanda
viene
spedita
sempre
per
la
stessa
via
.
La
si
esamina
si
tira
il
prezzo
,
infine
s
'
impiega
una
intiera
giornata
per
concludere
un
affare
di
due
lire
.
E
'
questa
una
gradita
occupazione
per
chi
è
condannato
all
'
ozio
.
Se
il
compratore
ha
seco
il
denaro
,
questo
viene
dato
al
capo
della
cella
,
il
quale
lo
spedisce
al
venditore
detraendone
una
parte
per
tassa
di
mediazione
.
Se
poi
il
compratore
ha
il
denaro
depositato
per
fondo
di
sussidio
,
allora
l
'
affare
si
fa
diversamente
.
Allora
è
necessaria
la
girata
delle
parti.Il
compratore
chiama
un
guardiano
;
questi
apre
el
sfiandrin
,
finestretta
tagliata
nella
porta
stessa
della
carcere
;
il
compratore
ordina
di
porre
a
credito
del
capo
dell
'
attigua
cella
la
somma
stabilita
,
sulla
quale
il
mediatore
ha
sempre
diritto
di
prelevare
a
proprio
vantaggio
una
parte
determinata
.
In
altre
carceri
gli
affari
si
fanno
mediante
la
colomba
,
pezzo
di
cordicella
,
della
quale
si
servono
i
prigionieri
di
una
cella
per
comunicare
con
quelli
d
'
un
'
altra
.
Nessuno
dei
concaptivi
s
'
attenterebbe
di
impedire
o
di
porre
ostacolo
a
siffatte
comunicazioni
,
quando
non
avvengono
per
conto
proprio
,
anzi
sono
in
ciò
d
'
un
mirabile
accordo
e
con
gran
premura
si
prestano
talora
a
mettere
fra
loro
in
comunicazione
due
individui
l
'
uno
dall
'
altro
discostissimi
.
Fa
passà
el
bastiment
,
è
la
frase
tecnica
che
significa
partecipare
una
notizia
.
E
questo
si
fa
,
quando
è
possibile
,
in
gergo
,
oppure
battendo
colla
nocca
delle
dita
,
contro
la
parete
del
carcere
vicino
,
un
certo
numero
di
colpi
,
che
qualcuno
s
'
incarica
di
ripetere
sul
muro
opposto
e
così
via
,
finchè
il
rumore
giunge
all
'
orecchio
di
chi
capisce
il
segnale
e
che
risponde
.
E
così
rifanno
la
stessa
strada
i
rintocchi
di
risposta
con
una
scrupolosa
esattezza
e
con
una
premurosa
prontezza
.
Nelle
carceri
di
Cherry
-
Hill
per
evitare
questo
ultimo
modo
di
comunicazione
,
si
è
pensato
a
dividere
le
celle
mediante
due
tramezzi
,
in
modo
che
il
suono
s
'
ammorza
e
si
perde
nel
vano
delle
pareti
.
E
dal
fondo
del
carcere
si
commettono
le
più
orribili
ingiustizie
,
le
più
nefande
sevizie
,
coll
'
audacia
e
la
brutalità
che
solo
può
ispirare
la
sicurezza
del
silenzio
della
vittima
.
Non
solo
i
più
poveri
sono
condannati
dal
capostanza
a
fare
i
servizi
i
più
umilianti
del
carcere
,
ma
i
più
giovani
sono
talora
trascelti
a
sfogo
di
sozze
passioni
.
Nè
giova
che
uno
per
sottrarsi
mantenga
un
contegno
severo
.
Nei
primi
giorni
vien
lasciato
a
sè
,
e
schernito
con
semplici
appellativi
,
poi
qualcuno
lo
punzecchia
con
parole
di
famigliare
scherzo
ma
dette
in
tono
benevolo
,
e
quando
l
'
altro
annoiato
della
sua
volontaria
solitudine
sente
il
bisogno
di
parlare
,
attratto
dal
vortice
dell
'
allegria
chiassosa
,
che
regna
in
un
carcere
a
sistema
dì
famiglia
,
allora
è
costretto
a
prendere
parte
ai
giuochi
che
vi
si
fanno
,
ed
egli
è
quasi
sempre
la
vittima
degli
scherzi
più
umilianti
e
atrocemente
vergognosi
.
Il
giuoco
del
sarto
,
del
ladro
,
del
soldato
,
sono
tali
oscenità
,
che
non
mi
è
lecito
neppure
il
descrivere
.
La
narrazione
vicendevole
delle
proprie
gesta
serve
a
compiere
l
'
educazione
del
prigioniero
,
il
quale
se
ha
posto
il
piede
nel
carcere
,
traviato
da
una
malvagia
tendenza
,
ne
esce
corrotto
nel
fondo
dell
'
anima
,
abbiettamente
cinico
e
pressochè
abbrutito
dai
vizii
.
A
petto
delle
gravissime
colpe
,
di
cui
ode
il
racconto
,
il
suo
piccolo
fallo
gli
appare
meschino
e
ridicolo
,
sente
il
bisogno
di
elevarsi
fino
al
livello
de
'
suoi
compagni
,
e
,
come
un
poeta
cerca
di
emulare
i
grandi
poeti
,
ed
un
negoziante
cerca
di
gareggiare
co
'
suoi
colleghi
,
nè
questi
pensa
punto
di
acquistare
stima
tra
quelli
,
nè
il
poeta
si
sogna
di
agognare
al
credito
di
negoziante
,
così
anche
il
lôcch
non
aspira
alla
fama
di
galantuomo
,
ma
si
sforza
di
guadagnarsi
tra
'
suoi
nomea
di
briccone
matricolato
.
L
'
ambiente
,
in
cui
vive
,
lo
costringe
a
ciò
,
nè
può
sottrarsi
alla
dura
necessità
che
lo
trascina
.
Quando
uno
non
è
affatto
furfante
,
simula
di
essere
tale
per
guadagnarsi
il
rispetto
degli
altri
concaptivi
,
o
almeno
per
evitare
le
loro
derisioni
;
e
quando
esce
dal
carcere
,
siccome
non
può
aspirare
a
ritornare
tra
galantuomini
,
così
la
compagnia
ch
'
ebbe
là
dentro
,
diventa
la
sua
necessaria
compagnia
,
alla
quale
lo
avvince
un
tacito
obbligo
di
solidarietà
nel
delitto
.
Quand
'
ei
volesse
,
uscito
di
carcere
,
abbandonare
i
suoi
compagni
,
non
rispondere
più
al
loro
saluto
,
egli
si
buscherebbe
il
titolo
di
aristocratico
e
peggio
di
tira
,
che
in
gergo
significa
spia
,
o
peggio
ancora
gli
toccherebbero
delle
busse
,
perchè
tutti
i
bricconi
di
questo
mondo
hanno
per
propria
divisa
,
che
chi
non
è
con
loro
è
contro
di
loro
.
Si
consideri
ora
quale
debba
essere
l
'
angoscia
d
'
un
poveretto
,
che
,
accomunato
per
molto
tempo
con
siffatta
genìa
,
venga
liberato
per
sentenza
dei
tribunali
con
dichiarazione
d
'
innocenza
.
Nè
questo
caso
avviene
raramente
,
perchè
la
giustizia
umana
è
pur
troppo
spesse
volte
fallace
.
Questo
per
quanto
risguarda
le
carceri
dove
s
'
accolgono
gli
uomini
.
Nè
minore
corruzione
riscontrasi
nelle
carceri
delle
donne
,
ove
gli
amori
e
le
gelosie
tra
esse
fornirebbero
il
tema
a
migliaia
di
romanzi
,
del
genere
di
quello
del
Belot
,
Mademoiselle
Giraud
ma
femme
.
Il
chiasso
e
il
ciarlìo
in
un
carcere
a
sistema
di
famiglia
,
è
,
come
ognuno
può
argomentare
,
grandissimo
,
ma
su
d
'
una
sola
cosa
si
serba
da
tutti
il
più
geloso
silenzio
.
Nessuno
parla
della
colpa
,
per
cui
venne
l
'
ultima
volta
arrestato
.
Se
pende
la
procedura
,
un
gran
lavoro
mentale
pel
prigioniero
è
quello
di
prepararsi
agli
interrogatorii
,
e
siccome
è
tradizionale
nel
carcere
il
dubbio
di
poter
aver
a
fianco
dei
tira
,
che
rivelino
ai
giudici
i
discorsi
,
così
ciascun
carcerato
è
su
questo
proposito
d
'
una
eccessiva
,
ma
non
irragionevole
diffidenza
.
Ad
una
domanda
anche
innocente
,
ma
un
cotal
poco
indiscreta
vien
subito
risposto
secco
secco
:
Ogni
detenuu
el
tira
el
so
d
'
on
carr
.
Tra
i
coimputati
vi
è
un
grande
studio
a
non
contraddirsi
vicendevolmente
,
a
non
ismentirsi
,
a
non
iscoprirsi
e
vi
sono
non
iscarsi
esempi
di
uomini
,
che
affrontarono
la
galera
,
piuttosto
che
pronunciare
una
parola
che
poteva
valere
a
propria
discolpa
,
ma
che
sarebbe
stata
un
'
accusa
pel
proprio
compagno
,
la
condizione
del
quale
sarebbesi
naturalmente
peggiorata
.
Ma
se
v
'
è
in
moltissimi
questo
generoso
coraggio
del
silenzio
,
manca
però
in
tutti
il
coraggio
di
accusarsi
,
e
nessuno
si
farebbe
innanzi
ad
assumersi
la
responsabilità
di
un
delitto
,
di
cui
è
realmente
colpevole
per
salvare
anche
il
più
caro
amico
.
La
perdita
della
libertà
è
per
tutti
troppo
dolorosa
e
tutti
cercano
di
evitarla
.
Quando
il
compagno
,
punito
invece
d
'
un
altro
,
rimproverasse
a
quest
'
ultimo
d
'
essersi
sottratto
alla
meritata
pena
e
d
'
aver
lasciato
lui
nei
guai
,
il
compagno
risponderebbegli
domandando
:
Te
me
disarisset
on
stuped
?
A
cui
l
'
altro
dopo
breve
riflessione
aggiungerebbe
:
Te
ghe
reson
.
Incoeu
a
mì
diman
a
tì
.
Paghen
on
mezz
e
che
la
sia
fenida
.
Evviva
nun
e
porchi
i
sciori
,
che
è
il
brindisi
con
cui
i
lôcch
risugellano
la
loro
amicizia
.
Ma
questa
solidarietà
va
scomparendo
a
poco
a
poco
tra
'
detenuti
.
Una
volta
questi
si
soccorrevano
l
'
un
l
'
altro
,
si
assistevano
fraternamente
se
malati
,
si
scambiavano
gli
abiti
affine
di
recarsi
decentemente
vestiti
dinanzi
ai
magistrati
,
per
gl
'
interrogatorii
o
pel
dibattimento
finale
.
Oggi
,
tranne
i
vecchi
frequentatori
del
carcere
,
che
ancora
mutuamente
si
sostengono
,
i
giovani
sono
egoisti
,
e
l
'
uno
verso
l
'
altro
indifferenti
;
sono
capaci
di
rubarsi
tra
loro
il
pane
,
il
che
avviene
spesso
,
e
si
diedero
persino
casi
,
in
cui
detenuti
vecchi
,
avendo
prestati
a
detenuti
giovani
i
pagn
de
libertaa
,
affinchè
non
si
presentassero
ai
giudici
coi
pagn
del
loeugh
,
essendo
stati
assolti
o
rimandati
per
,
mancanza
di
prove
,
non
restituirono
gli
abiti
avuti
in
prestito
;
nè
li
tennero
neppure
per
ritornare
nel
mondo
,
ma
appena
liberi
li
scambiarono
con
altri
cenciosi
e
logori
per
ricavarne
tanto
da
bere
qualche
decilitro
d
'
acquarzente
.
A
tanto
può
giungere
la
depravazione
morale
in
siffatta
gente
,
quantunque
anche
tra
coloro
,
che
si
chiamano
comunemente
galantuomini
,
lo
sconfessare
od
il
tradire
un
benefattore
non
sia
cosa
tanto
rara
,
che
faccia
inarcare
le
ciglia
per
istupore
.
Però
alcuni
frequentatori
del
carcere
in
mezzo
al
rumore
dei
compagni
pigliano
sul
serio
il
vivere
in
prigione
e
si
danno
a
lavori
,
che
pur
troppo
non
sono
da
essi
continuati
,
quando
vengono
restituiti
a
libertà
.
Abbiamo
visto
dei
magnifici
lavori
a
maglia
fatti
con
cannuccie
da
granata
in
luogo
di
ferri
da
calze
,
e
quei
lavori
eseguiti
secondo
un
disegno
capriccioso
a
trafori
,
ci
parvero
degni
veramente
di
lode
,
anzi
di
ammirazione
.
Da
un
carcerato
ci
venne
mostrato
un
lavoro
plastico
fatto
colla
mollica
di
pane
.
Era
un
gruppetto
di
tre
individui
,
un
uomo
,
una
donna
e
un
bambino
negri
posti
su
uno
scoglio
all
'
ombra
di
una
palma
che
intendevano
gli
sguardi
nell
'
orizzonte
,
per
iscorgervi
lontano
lontano
la
patria
perduta
.
V
'
era
in
quel
gruppo
tanto
sentimento
artistico
,
tanta
verità
e
tanta
poesia
,
che
profondamente
ci
commosse
.
Ma
questi
tentativi
isolati
vengono
dai
prigionieri
fatti
per
passare
la
noia
.
Un
lavoro
serio
,
utile
,
intelligente
,
era
stato
organizzato
nelle
carceri
giudiziarie
di
Milano
dall
'
ex
direttore
delle
carceri
stesse
Pietro
Fassa
.
Egli
invitò
e
poscia
incoraggiò
alcuni
intraprenditori
,
perchè
volessero
istituire
degli
opifici
nelle
carceri
.
Abbiamo
visitate
(
era
il
1873
)
l
'
officina
da
fabbro
ferraio
e
la
rilegatoria
di
libri
nelle
carceri
di
San
Vittore
,
abbiamo
veduta
la
calzoleria
delle
carceri
di
Sant
'
Antonio
,
ma
l
'
officina
che
ci
maravigliò
più
di
tutte
le
altre
fu
quella
di
stipettaio
esistente
nelle
carceri
del
Palazzo
di
Giustizia
.
Abbiamo
osservati
i
lavori
d
'
intaglio
per
la
fabbricazione
di
mobili
di
lusso
e
ci
sorprese
la
precisione
,
la
finezza
,
il
buon
gusto
,
con
cui
quei
lavori
erano
eseguiti
.
Non
è
un
lavoro
rozzo
e
materiale
cotesto
e
perciò
diverte
e
nobilita
lo
sventurato
che
a
tale
lavoro
si
dedica
;
e
infatti
in
quelle
carceri
abbiamo
notato
fronti
,
sulle
quali
il
vizio
e
la
colpa
avevano
impresse
rughe
profonde
,
spianarsi
,
e
diremmo
quasi
rasserenarsi
a
un
raggio
di
speranza
nell
'
udire
le
parche
lodi
,
che
loro
dava
l
'
egregio
signor
Leonardo
Virillio
,
allora
vice
direttore
delle
carceri
di
Milano
,
promosso
poscia
a
direttore
di
quelle
di
Messina
,
il
quale
ci
fu
cortesissima
guida
in
questa
nostra
escursione
.
I
lavori
che
si
facevano
in
quelle
carceri
oltre
al
vantaggio
morale
,
che
arrecano
al
prigioniero
,
gli
porgono
un
utile
materiale
e
arrecano
non
picciola
utilità
e
all
'
imprenditore
,
e
al
compratore
,
ed
infine
allo
stabilimento
carcerario
istesso
.
Peccato
che
molti
all
'
uscire
di
carcere
non
continuino
le
abitudini
acquistatesi
;
e
si
diano
invece
nuovamente
al
mal
fare
(
1
)
.
E
nelle
carceri
il
Fassa
aveva
istituito
pure
una
biblioteca
educativa
e
morale
,
ed
oltreché
eranvi
maestri
che
pazientemente
istruivano
gli
analfabeti
,
e
i
cappellani
che
vi
diffondevano
massime
di
religiosa
pietà
,
le
commissioni
per
la
visita
dei
carcerati
porgevano
a
costoro
sussidi
e
conforti
.
(
1
)
Giova
però
tener
conto
che
alcuni
liberati
,
i
quali
non
vogliono
o
non
possono
entrare
nel
Patronato
,
trovansi
ancora
a
contatto
coi
tristi
loro
compagni
,
che
li
trascinano
al
male
;
alcuni
poi
vengono
respinti
dai
capi
fabbrica
non
senza
ragione
diffidenti
,
e
trovansi
costretti
a
commettere
cattive
azioni
per
vivere
,
ed
infine
altri
diconsi
impediti
dalla
sorveglianza
della
Pubblica
Sicurezza
troppo
gravosa
e
,
alcuna
volte
,
per
parte
di
certi
esecutori
,
un
pochino
vessatoria
.
Però
taluni
membri
di
queste
commissioni
,
per
eccessivo
amore
del
bene
e
per
eccessiva
filantropia
,
prodigano
siffattamente
la
loro
protezione
ai
carcerati
da
rendere
difficile
ed
odioso
l
'
ufficio
di
chi
è
deputato
a
mantenere
tra
essi
la
disciplina
ed
il
buon
ordine
,
sicchè
i
detenuti
bene
spesso
abusano
delle
loro
benefiche
parole
e
giuocano
l
'
uno
contro
l
'
altro
,
l
'
autorità
della
Commissione
e
quella
de
'
guardiani
,
ridendosi
dell
'
indulgenza
soverchia
dei
signori
che
compongono
quella
,
e
ribellandosi
legittima
vigilanza
di
questi
.
Abbiamo
sentito
da
alcuni
carcerati
a
deridere
l
'
operato
della
Commissione
e
a
dire
che
i
membri
di
essa
prestano
l
'
opera
loro
per
pura
vanità
,
per
far
parte
dell
'
autorità
ed
essere
menzionati
con
parole
di
lode
nei
diarii
e
negli
annuarii
.
Ed
uno
conchiuse
con
queste
parole
:
«
Questi
signori
ci
schiverebbero
domani
,
quando
ci
vedessero
liberi
per
le
strade
,
ci
scaccerebbero
se
ci
presentassimo
a
domandar
loro
del
lavoro
,
come
un
ricco
industriale
scacciò
me
dalla
sua
fabbrica
la
prima
volta
che
mi
vi
recai
ubbriaco
.
Sorreggere
e
non
rialzare
,
questo
è
il
dovere
dei
signori
,
tener
buoni
i
buoni
operai
,
e
di
noi
caduti
lasciare
la
cura
alla
Provvidenza
»
.
Queste
parole
d
'
amara
censura
contengono
tanta
parte
di
una
dura
,
ma
pur
troppo
importantissima
verità
,
che
non
abbiamo
creduto
doversi
passare
sotto
silenzio
.
Non
crediamo
neppure
inutile
di
dire
che
vi
fu
eziandio
un
editore
filantropo
,
che
pensò
alla
pubblicazione
di
un
giornale
pe
'
carcerati
,
giornale
che
morì
nascendo
,
ma
che
trovò
scrittori
,
scrittrici
,
lodatori
e
lodatrici
.
E
mentre
si
fa
tutto
questo
pe
'
carcerati
,
non
possiamo
tralasciare
di
ripetere
che
nulla
si
fa
per
coloro
che
appena
si
reggono
barcollando
sul
sentiero
della
virtù
;
per
quelli
gli
agi
,
i
sussidi
,
i
conforti
,
l
'
istruzione
,
per
questi
la
miseria
,
il
disprezzo
,
l
'
abbandono
,
l
'
ignoranza
.
Quanti
operai
,
non
ci
stancheremo
di
ripetere
,
desidererebbero
avere
a
un
prezzo
modesto
una
cella
del
carcere
cellulare
ben
illuminata
,
asciutta
,
ariosa
nell
'
estate
,
riscaldata
nell
'
inverno
,
mentre
invece
sono
costretti
a
rifugiarsi
nelle
locande
tra
il
lezzo
,
i
cenci
e
il
sudiciume
?
Quanti
galantuomini
desidererebbero
in
compenso
del
proprio
lavoro
aver
assicurato
giornalmente
per
sè
e
per
la
propria
famiglia
la
minestra
e
il
pane
che
quotidianamente
si
distribuisce
ai
prigionieri
?
Invece
tutti
questi
agi
non
si
possono
acquistare
col
lavoro
onesto
,
bisogna
guadagnarseli
col
delitto
.
Eppure
la
libertà
fa
parere
meno
triste
la
paglia
trita
e
infestata
dagl
'
insetti
,
su
cui
il
miserabile
riposa
la
notte
,
meno
duro
il
tozzo
di
pane
di
granoturco
che
gli
serve
di
nutrimento
,
del
pulito
saccone
e
del
cibo
igienico
che
si
danno
al
carcerato
.
Il
lôcch
suoi
definire
con
un
tragico
motto
la
vita
del
carcere
.
La
paia
la
mangia
la
carna
,
ci
dice
,
volendo
con
ciò
significare
che
il
carcere
distrugge
la
vita
.
Così
pure
dice
che
la
giura
la
sgonfia
,
cioè
che
la
minestra
dei
carcere
gonfia
;
satolla
cioè
ma
non
nutre
.
Egli
distingue
inoltre
con
diverso
nome
il
pane
della
prigione
dal
pane
di
libertà
,
e
chiama
quello
marocch
o
con
vocabolo
del
gergo
ungherese
chigna
e
questo
denomina
boffettôs
.
Curiose
e
degne
di
nota
sono
certe
abitudini
speciali
al
vecchio
detenuto
.
Egli
ha
cura
che
la
cella
sia
sempre
pulita
,
ma
prima
di
scopare
adacqua
il
suolo
,
affinchè
la
polvere
non
si
sollevi
.
La
polvere
,
egli
dice
,
smangia
i
polmoni
,
il
qual
detto
fa
risovvenire
la
polvere
rodente
dell
'
ottimo
Parini
.
Il
vecchio
detenuto
fuma
,
quando
può
,
perchè
a
suo
dire
,
il
fumare
leva
l
'
umidità
Un
'
altra
sua
abitudine
è
quella
di
coricarsi
presto
e
di
alzarsi
prestissimo
,
e
quantunque
,
procuri
sempre
di
cenare
un
paio
d
'
ore
almeno
prima
di
coricarsi
,
pure
egli
va
facilissimamente
soggetto
a
sogni
per
il
desiderio
,
da
cui
è
posseduto
o
di
essere
condannato
a
breve
tempo
,
o
di
andarne
in
libertà
,
od
anche
per
la
speranza
che
il
processo
prenda
quell
'
indirizzo
,
che
a
lui
possa
essere
più
favorevole
,
Epperò
qualunque
sogno
ha
pel
prigioniero
un
significato
o
riferentesi
direttamente
al
sognatore
o
a
qualcuno
di
coloro
,
che
gli
sono
compagni
di
sventura
nell
'
istessa
camera
.
Ecco
l
'
interpretazione
di
alcuni
sogni
,
quale
un
detenuto
ce
l
'
ha
fornita
.
«
Sognare
orologi
ha
significato
di
movimento
:
il
che
nel
gergo
dei
detenuti
significa
essere
chiamato
ad
esame
,
o
a
dibattimento
,
oppure
essere
restituito
a
libertà
,
se
il
sogno
vien
fatto
la
notte
precedente
all
'
udienza
finale
.
Sognare
carta
;
se
è
scritta
,
significa
citazione
ad
esame
o
lettera
in
arrivo
;
se
bianca
,
soccorso
di
biancheria
.
Sognare
maschere
vuol
dire
subire
confronti
nel
processo
.
Sognare
penne
,
cioè
uccelli
o
pollame
,
significa
condanna
.
Notisi
che
in
dialetto
milanese
penn
plurale
di
penna
,
e
penn
plurale
di
pena
si
pronuncia
allo
stesso
modo
.
Sognare
uova
indica
essere
condannati
a
tanti
anni
pari
al
numero
delle
uova
sognate
.
Sognare
denti
significa
disgrazia
domestica
.
Sognare
di
riversare
olio
o
sale
presagisce
pure
disgrazia
.
Sognare
d
'
un
cavallo
nero
vale
novità
.
Sognare
d
'
un
cavallo
bianco
vale
notizia
triste
.
Sognare
d
'
un
soldato
che
fa
fuoco
indica
buona
nuova
.
Sognare
di
escrementi
,
d
'
uva
nera
,
oppure
di
vino
è
presagio
di
prossimo
soccorso
.
Sognare
oro
od
uva
bianca
significa
rabbia
o
tristezza
.
Sognare
argento
dinota
allegria
.
Sognare
pezze
di
lino
significa
soccorso
in
denari
.
Sognare
pane
vale
dover
esercitare
la
pazienza
.
Sognare
scarpe
predice
vicino
un
viaggio
»
.
E
il
detenuto
che
ci
fornì
tali
dati
aggiunse
queste
testuali
parole
:
«
Ed
è
tanta
la
convinzione
che
il
prigioniero
ha
della
veridicità
dei
sogni
,
che
ci
crede
fermamente
;
e
bisogna
pur
dirlo
,
che
se
il
più
delle
volte
si
avvera
la
profezia
,
è
perchè
questa
è
in
correlazione
coll
'
esito
che
,
malgrado
gli
sforzi
che
fa
per
illudersi
,
il
detenuto
stesso
sa
che
devo
avere
la
procedura
contro
di
lui
incoata
»
.
Un
altro
presagio
i
prigionieri
traggono
pure
dalla
minestra
.
Quando
vien
loro
presentato
il
piatto
,
che
la
contiene
,
tosto
la
rimescolano
per
vedere
se
v
'
è
qualche
pezzettino
di
lardo
.
Dicono
essi
che
ogni
pezzetto
di
lardo
,
che
si
trova
nella
minestra
,
significa
un
anno
di
cattività
da
subire
.
Quale
può
essere
la
ragione
,
di
questa
credenza
?
Può
essere
ironia
,
può
essere
astuzia
.
Ironia
,
se
colui
che
prima
divulgò
siffatta
opinione
,
voleva
accennare
allo
scarso
condimento
che
si
mette
nella
minestra
del
prigioniero
;
e
voleva
significare
che
è
sì
difficile
trovare
un
pezzetto
di
lardo
in
quella
minestra
,
che
chi
ve
lo
trovasse
poteva
di
buon
grado
sottomettersi
alla
pena
d
'
un
anno
di
carcere
,
tanto
tale
cosa
gli
pareva
miracolosa
e
quasi
impossibile
.
Astuzia
,
se
,
chi
fu
l
'
autore
di
tale
sentenza
,
approfittando
della
superstizione
,
mirò
collo
spauracchio
d
'
un
triste
presagio
a
porre
un
freno
alla
ghiottornia
del
capo
-
stanza
,
il
quale
ripartisce
la
minestra
fra
i
detenuti
della
propria
cella
.
Vogliasi
o
non
vogliasi
un
pezzetto
di
lardo
nella
minestra
di
un
prigioniero
è
sempre
qualcosa
di
ghiotto
,
e
il
capo
-
stanza
s
'
impadronirebbe
senz
'
altro
di
tutti
i
pezzetti
di
lardo
nuotanti
nella
broda
,
senza
l
'
incubo
del
triste
augurio
che
il
soddisfacimento
della
propria
golosità
trarrebbe
seco
;
tanto
la
prima
che
la
seconda
interpretazione
,
ci
conducono
a
ritenere
un
uomo
di
spirito
chi
imaginò
e
primo
divulgò
siffatta
diceria
.
Un
ultimo
pronostico
.
Se
alcuno
degli
effetti
di
vestiario
del
detenuto
,
appesi
alle
pareti
,
senza
causa
visibile
cade
a
terra
,
si
presagisce
da
questo
fatto
la
libertà
per
qualcuno
,
dei
reclusi
in
quella
camera
e
di
ciò
si
suole
menare
gran
festa
.
Ma
vien
finalmente
il
sospirato
giorno
della
libertà
.
Colui
che
deve
andare
in
libertà
ed
ha
denari
sul
fondo
di
sussidio
,
li
fa
dal
guardiano
convertire
in
vino
,
che
beve
co
'
suoi
camerata
.
E
'
il
bicchiere
della
staffa
,
nè
un
detenuto
di
qualche
conto
vorrebbe
privarsi
del
piacere
di
festeggiare
la
propria
uscita
dal
carcere
.
Un
bel
mattino
si
schiude
l
'
uscio
della
segreta
,
si
chiama
quel
detenuto
,
che
deve
essere
rilasciato
,
tutti
gli
si
fanno
attorno
a
pregarlo
di
commissioni
di
ambasciate
;
egli
esce
,
adempie
ad
alcune
formalità
,
poi
se
non
deve
ricevere
ammonizioni
dall
'
autorità
di
pubblica
sicurezza
,
gli
si
apre
il
cancello
della
guardinna
ed
eccolo
libero
.
Mi
diceva
un
truffatore
avvezzo
ad
uscire
dal
carcere
per
rientrarvi
poco
appresso
:
«
E
però
sempre
una
bella
emozione
.
A
me
fa
un
certo
effetto
...
Quando
sono
in
istrada
mi
pare
di
essere
piccino
piccino
...
»
.
Un
altro
dello
stesso
stampo
mi
diceva
invec
:
«
In
generale
nel
primo
giorno
di
libertà
non
si
conclude
mai
nulla
.
Si
va
a
zonzo
,
si
guarda
in
aria
,
si
cercano
le
piazze
più
larghe
per
respirare
a
pieni
polmoni
,
poi
si
eseguiscono
le
commissioni
date
dai
camerata
,
perchè
bisogna
fare
agli
altri
quello
che
piacerebbe
che
gli
altri
facessero
a
noi
...
poi
si
va
a
trovare
l
'amante...»
.
«
Ma
perchè
non
correte
prima
a
rivedere
la
vostra
famiglia
?
»
l
'
interruppi
io
.
«
Perchè
alcuni
di
noi
non
ne
hanno
mai
avuta
,
altri
l
'
ebbero
per
loro
danno
,
perchè
in
famiglia
trovarono
i
primi
cattivi
esempi
,
i
primi
eccitamenti
al
male
,
altri
perchè
le
loro
famiglie
,
chiuderebbero
loro
l
'
uscio
in
faccia
»
.
«
E
l
'
amante
?
«
L
'
amante
nostra
,
che
in
generale
è
una
femmina
da
conio
,
ci
ama
centuplicatamente
quando
siamo
in
carcere
,
e
se
anche
fosse
capace
di
farci
qualche
torto
,
non
ce
lo
farebbe
per
tutto
l
'
oro
del
mondo
durante
la
nostra
prigionia
.
Sono
le
amanti
che
si
ricordano
di
noi
,
e
mettono
tutta
la
loro
compiacenza
nel
venirci
a
trovare
,
portandoci
un
abbondante
soccorso
.
Andà
a
fà
visita
col
brasc
tiraa
,
è
la
frase
di
cui
si
servono
le
nostre
amanti
per
significare
«
visitare
l
'
amante
prigioniero
e
portargli
dei
copiosi
soccorsi
in
vivande
,
biancherie
e
denari
»
.
Dei
resto
mi
si
disse
,
e
facilmente
prestai
fede
,
non
esservi
gerarchia
,
determinata
dalla
maggiore
o
minore
gravità
del
delitto
,
ed
inoltre
potei
constatare
che
detenuti
vecchi
rimproverarono
dei
giovinetti
caduti
in
colpa
per
la
prima
volta
e
perciò
stati
arrestati
.
«
E
'
una
vergogna
,
diceva
un
vecchio
peccatore
ad
un
ragazzotto
arrestato
per
vagabondaggio
,
tu
sei
giovane
e
puoi
lavorare
e
l
'
ozio
non
ti
ha
ancora
affatto
guasto
.
Se
incomincerai
a
rubare
,
non
potrai
più
correggerti
;
e
poi
,
notato
per
ladro
una
volta
,
sarai
ladro
per
tutta
la
vita
.
S
'
io
potessi
tornare
della
tua
età
!
...
»
.
Questi
consigli
vengono
però
dati
una
volta
,
sola
,
nè
vengono
ripetuti
mai
più
per
lo
stesso
,
individuo
,
quand
'
anche
ritornasse
cento
volte
tra
piedi
a
quel
genio
del
buon
consiglio
incarnato
in
un
veterano
della
colpa
.
Un
'
ultima
osservazione
.
La
statistica
c
'
insegna
che
le
classi
più
corrotte
della
nostra
popolazione
sono
i
manovali
,
i
camerieri
,
i
prestinai
,
i
gridatori
di
giornali
,
i
facchini
,
i
quali
forniscono
il
maggior
contingente
alle
prigioni
.
La
media
delle
colpe
contemplate
dalla
legge
che
vengono
denunciate
ogni
giorno
è
di
trenta
per
ciascun
giorno
.
I
reati
più
in
voga
in
Milano
sono
la
truffa
e
l
'
appropriazione
indebita
;
vengono
in
seguito
in
ordine
di
frequenza
il
ferimento
,
il
furto
,
il
borseggio
,
i
reati
contro
il
buon
costume
.
I
delitti
,
che
vanno
diminuendo
continuamente
.
sono
le
aggressioni
e
le
rapine
.
Rarissimi
sono
tra
noi
i
casi
di
ricatto
e
di
estorsione
.
Ci
siamo
dilungati
assai
su
questo
tema
,
perchè
ci
parve
che
ne
valesse
la
pena
.
Infatti
il
carcere
in
Italia
inghiotte
annualmente
una
grandissima
quantità
di
gente
,
di
cui
la
società
s
'
impadronisce
e
che
rinserra
fra
quattro
mura
;
ma
essa
non
pensa
in
nessun
modo
a
migliorarla
o
almeno
a
prevenirne
le
cadute
.
Per
non
essere
tacciati
di
esagerazione
,
diamo
la
statistica
del
movimento
delle
carceri
italiane
nell
'
anno
1871
:
Entrati
Usciti
Nelle
carceri
giudiziarie
342,476
337,328
Nelle
case
di
pena
5,144
4.960
Nei
Bagni
3,662
2,633
Nelle
case
di
custodia
661
617
Negli
Istituti
di
ricovero
1,054
641
In
statistiche
più
recenti
queste
cifre
sono
aumentate
notevolmente
.
Quante
vittime
dell
'
imprevidenza
sociale
!
Gli
Asili
notturni
.
1
novembre
1884
!
D.F.
Giorno
fausto
davvero
per
Milano
.
Sono
stati
inaugurati
gli
Asili
notturni
in
via
Pasquale
Sottocorno
fondati
dalla
ammirevole
generosità
di
Edoardo
Sonzogno
.
Il
quale
dopo
aver
comperata
l
'
area
,
sulla
quale
erigerli
;
dopo
averli
fatti
edificare
e
arredare
a
tutte
sue
spese
,
non
chiese
altro
al
Comitato
direttivo
,
a
cui
donava
i
due
Asili
,
se
non
che
,
quello
destinato
agli
uomini
si
chiamasse
Lorenzo
,
dal
nome
del
suo
ottimo
padre
,
e
quello
per
le
donne
,
Teresa
,
dal
nome
della
sua
egregia
madre
.
L
'
ingegnere
Mazzocchi
,
con
intelletto
d
'
amore
ha
creato
nel
disegno
di
questi
Asili
un
idillio
architettonico
.
Ecco
l
'
ampio
dormitorio
,
arioso
,
pulito
,
con
quattro
file
di
buoni
letti
di
ferro
,
dove
il
povero
può
col
riposo
rifarsi
le
forze
fisiche
per
sostenere
la
lotta
morale
della
vita
;
ecco
l
'
oasi
,
in
cui
può
rifugiarsi
il
disgraziato
,
che
vacilla
sul
sentiero
della
virtù
purtroppo
deserto
di
consolazioni
,
e
,
per
impulso
del
rio
bisogno
,
sta
per
traboccare
nell
'
abisso
della
colpa
;
ecco
tre
notti
di
carità
confortevole
,
che
permettono
il
raccoglimento
e
la
riflessione
;
ecco
la
salute
,
ecco
la
moralità
,
tutelate
da
un
savio
spirito
di
beneficenza
redentric
;
ecco
infine
il
raggio
della
speranza
nel
buio
della
esistenza
travagliata
dalla
miseria
.
Accorrete
,
o
poveri
,
che
dormite
nei
sottoscala
,
negli
androni
delle
case
,
sulle
gradinate
delle
chiese
,
sulle
panche
di
sasso
o
sotto
gli
alberi
delle
piazze
,
sulle
cascine
dei
dintorni
di
Milano
;
accorrete
,
chè
sono
la
vostra
casa
questi
Asili
,
nè
qui
vi
turberà
il
sonno
la
paura
di
essere
spogliati
dei
pochi
cenci
,
che
costituiscono
la
vostra
proprietà
,
o
di
essere
arrestati
.
Questa
casa
è
sacra
al
riposo
,
e
l
'
ospite
non
trova
in
coloro
,
che
l
'
avvicinano
,
se
non
amici
e
benefattori
.
Ed
oltre
il
grandioso
dormitorio
,
ecco
la
sala
per
coloro
,
la
cui
salute
meritasse
speciali
riguardi
;
ecco
il
bagno
per
stingervi
da
ogni
sudiciume
;
ecco
una
sala
di
lettura
,
con
una
eccellente
libreria
piena
di
opere
,
ricche
di
buone
idee
e
di
generosi
sentimenti
;
qui
potete
intrattenervi
a
leggere
,
qui
potete
scrivere
ai
vostri
cari
,
e
forse
una
preghiera
giunta
ad
essi
in
tempo
,
chi
sa
che
non
possa
procurarvi
l
'
appoggio
d
'
un
congiunto
;
il
soccorso
della
famiglia
.
Nel
Direttore
e
nella
Direttrice
degli
Asili
avrete
un
fratello
e
una
sorella
:
essi
vi
consiglieranno
al
bene
;
vi
aiuteranno
a
cercar
lavoro
;
non
sarete
più
soli
a
combattere
contro
la
miseria
;
il
Comitato
vi
porgerà
un
po
'
di
pane
,
un
po
'
di
minestra
,
se
siete
affamati
;
vi
rifornirà
di
abiti
,
se
all
'
Asilo
vi
presentate
laceri
e
sudici
,
e
l
'
istituzione
degli
Asili
sarà
per
voi
la
Provvidenza
che
vi
proteggerà
e
vi
salverà
dal
male
.
Sabato
8
novembre
1884
.
Nella
strada
è
freddo
e
buio
pesto
:
nei
dormitorii
luce
vivificante
e
tepore
.
E
'
la
prima
notte
,
in
cui
gli
Asili
notturni
debbono
accogliere
i
poveri
ospiti
.
-
Verranno
?
Non
verranno
?
Si
mostreranno
diffidenti
anche
della
carità
?
si
dicono
l
'
un
l
'
altro
i
membri
componenti
il
Comitato
,
pensando
agli
sventurati
,
pei
quali
gli
Asili
sono
stati
fondati
.
Odesi
il
tintinnio
del
campanello
elettrico
dell
'
asilo
Teresa
.
E
'
una
vecchia
campagnuola
nonagenaria
,
la
quale
trovasi
a
Milano
e
vi
dove
pernottare
.
Per
essa
l
'
Asilo
notturno
è
una
vera
benedizione
del
cielo
.
Risuona
di
nuovo
lo
stesso
campanello
.
Chi
è
?
E
'
una
povera
cucitrice
,
senza
casa
nè
tetto
.
-
Cerco
ricovero
per
questa
notte
,
domani
qualche
santo
provvederà
.
Povera
infelice
!
che
vita
a
trentacinque
anni
!
Un
'
intiera
famiglia
,
padre
,
madre
,
due
figliuoli
e
una
bambina
chiedono
ospitalità
.
E
'
un
quadro
miserevole
,
che
stringe
il
core
.
Vengono
da
Bologna
:
il
padre
di
quegli
infelici
è
un
cameriere
disoccupato
.
Poveretto
!
è
macilento
e
smunto
da
far
pietà
!
Ed
è
un
galantuomo
a
tutta
prova
,
come
appare
da
attestati
onorevolissimi
,
che
porta
con
sè
.
Con
tante
ragioni
di
far
del
male
,
egli
non
si
è
lasciato
mai
smuovere
dal
retto
sentiero
del
bene
,
e
un
giorno
che
il
caso
gli
ha
fatto
capitare
tra
mani
un
portafogli
molto
ben
guernito
di
denari
,
trovò
in
sè
stesso
l
'
onesto
coraggio
di
restituirlo
.
Il
padre
coi
due
figliuoli
vengono
ricoverati
nell
'
Asilo
Lorenzo
;
la
madre
colla
bambina
nell
'
Asilo
Teresa
.
Altri
infelici
sopraggiungono
timidi
,
peritosi
;
alcuni
hanno
fame
.
Si
provvede
loro
,
vengono
confortati
;
e
,
scoccata
l
'
ora
stabilita
,
tutti
vanno
a
dormire
.
Sono
molti
,
molti
gli
ospiti
,
non
moltissime
invece
le
ricoverate
.
Tra
le
cagioni
di
questo
fatto
devesi
mettere
anche
la
mancanza
di
coraggio
della
donna
,
la
quale
,
finchè
può
,
a
costo
anche
di
qualunque
vergognoso
sacrificio
,
non
si
lascia
indurre
a
chiedere
la
carità
.
La
donna
non
si
arrende
alla
miseria
,
se
non
quando
ha
acquistata
la
triste
certezza
,
che
essa
più
non
può
piacere
ad
alcuno
.
Ogni
giorno
che
passa
nuovi
beneficii
apportano
ai
poveri
gli
Asili
notturni
.
Centinaia
e
centinaia
di
persone
ogni
settimana
vi
trovano
ricovero
e
soccorsi
.
Molti
degli
ospiti
vengono
occupati
e
col
lavoro
viene
loro
assicurata
una
vita
onesta
e
decorosa
.
Oh
benedetti
gli
Asili
notturni
!
25
dicembre
1884
.
Le
sale
di
lettura
degli
Asili
notturni
sono
tramutate
in
sale
da
pranzo
,
addobbate
di
festoni
di
edera
.
Sono
apparecchiate
le
mense
,
adorne
di
fiori
.
In
questo
giorno
di
gioia
per
tutti
,
non
doveva
mancare
la
consolazione
della
carità
ai
derelitti
.
Chi
non
ha
un
posto
alla
mensa
domestica
o
alla
mensa
di
un
amico
,
ha
qui
il
suo
posto
.
Pace
e
benevolenza
tra
gli
uomini
!
E
'
questo
il
savio
motto
ispiratore
del
banchetto
dei
poveri
.
Perdonate
all
'
ingiustizia
dei
vostri
simili
;
perdonate
a
chi
è
cagione
delle
vostre
miserie
;
riconciliatevi
con
voi
,
se
voi
stessi
foste
per
avventura
la
cagione
della
vostra
infelicità
;
pensate
ad
emendarvi
,
e
a
beneficare
voi
colla
vostra
operosità
.
Ma
intanto
gioite
della
carità
dei
buoni
.
Nella
nostra
Milano
il
povero
non
è
più
tormentato
dall
'
isolamento
;
purchè
il
voglia
ha
una
casa
,
e
qui
,
presso
il
luogo
,
dove
sorgeranno
le
case
per
gli
operai
,
che
coi
loro
risparmii
hanno
potuto
diventare
proprietarii
del
nido
dei
loro
familiari
affetti
,
qui
fu
santo
pensiero
far
sorgere
i
Ricoveri
dei
proletarii
.
L
'
esempio
dell
'
operosità
favorita
dalla
fortuna
,
invoglierà
al
lavoro
coloro
,
a
cui
la
fortuna
ha
voluto
duramente
mostrarsi
matrigna
.
Oh
benedetti
gli
Asili
notturni
!
FINE
.
Saggistica ,
Agli
Editori
.
Egregi
Signori
ed
Amici
,
Quando
pubblicai
per
la
prima
volta
questo
libriccino
avrei
creduto
ad
ogni
cosa
strana
ed
inverosimile
,
prima
che
a
quella
che
mi
sembrava
più
strana
ed
inverosimile
di
tutte
,
*
un
bel
successo
pel
mio
lavoro
.
Fu
uno
dei
pochi
disinganni
piacevoli
che
accadono
a
questo
mondo
,
il
vedere
che
le
mie
«
leggi
di
cortesia
,
»
*
messe
giù
alla
buona
in
meno
d
'
un
mese
,
sotto
la
pressione
d
'
un
contratto
,
che
mi
reclamava
le
pagine
scritte
di
giorno
in
giorno
come
cambiali
a
scadenza
,
*
si
vendevano
ad
un
numero
di
copie
non
mai
sperato
.
Il
merito
non
era
mio
,
ma
delle
buone
regole
di
vita
che
avevo
attinte
ai
migliori
galatei
antichi
e
moderni
,
italiani
e
stranieri
,
ed
alle
usanze
che
avevo
studiato
fra
la
vera
gente
per
bene
,
che
,
se
Dio
vuole
,
va
sempre
più
crescendo
di
numero
.
E
questo
merito
altrui
,
ch
'
io
avevo
soltanto
avuta
l
'
idea
di
ridurre
in
moneta
corrente
raccogliendo
molte
cose
sparse
e
condensandole
nelle
poche
pagine
del
mio
libro
,
mi
fece
apprezzare
il
libro
stesso
per
la
sua
utilità
pratica
,
e
desiderare
di
migliorarlo
,
ampliarlo
un
pochino
,
fare
molte
correzioni
di
stile
e
di
lingua
che
la
critica
intelligente
mi
aveva
suggerite
.
Tutto
questo
l
'
ho
fatto
ora
,
grazie
a
loro
,
per
la
ventiduesima
edizione
;
e
se
questa
incontrerà
il
favore
del
pubblico
quanto
le
altre
,
o
più
delle
altre
lo
dovrò
in
parte
agli
editori
cortesi
,
che
mi
hanno
incoraggiata
alla
fatica
,
assumendone
la
ristampa
.
Io
lo
dedico
adunque
a
loro
il
mio
libro
,
affido
a
loro
la
mia
Gente
per
bene
.
La
trattino
colla
cortesia
cui
hanno
trattato
me
stessa
;
e
se
il
galateo
moderno
non
avrà
per
loro
nulla
da
insegnare
,
la
Gente
per
bene
si
troverà
in
famiglia
,
in
casa
di
gentiluomini
.
Milano
,
1891
LA
MARCHESA
COLOMBI
.
INTRODUZIONE
Le
mie
gentili
lettrici
,
ed
i
miei
gentili
lettori
*
dato
che
vi
sieno
lettori
pel
mio
libriccino
,
e
che
sieno
gentili
,
*
debbono
usarmi
la
cortesia
di
tornare
colla
mente
alla
presentazione
che
l
'
illustre
commediografo
Paolo
Ferrari
fece
loro
di
me
,
Marchesa
Colombi
,
in
una
serata
che
dedicò
a
Parini
ed
alla
satira
.
Si
ricordano
l
'
epoca
di
quella
presentazione
?
Fu
poco
dopo
la
pubblicazione
del
Mattino
di
Parini
,
fatta
,
come
ognuno
sa
,
nel
1763
.
Io
era
giovane
,
giovanissima
allora
,
sposa
da
poco
tempo
.
Non
avevo
che
diciasette
anni
;
non
uno
di
più
.
Ma
,
se
ai
diciasette
che
avevo
allora
,
aggiungo
i
centoventisei
che
sono
trascorsi
,
non
posso
a
meno
di
riconoscere
che
la
mia
fede
di
nascita
deve
attribuirmi
la
venerabile
età
di
143
.
Questo
calcolo
deve
averlo
fatto
*
poco
galantemente
bisogna
convenire
*
il
primo
editore
di
questo
libro
quando
mi
disse
:
"
Lei
,
Marchesa
,
che
vive
da
tanti
e
tanti
anni
nella
società
elegante
,
che
ha
potuto
osservarne
i
costumi
durante
tre
o
quattro
generazioni
,
dovrebbe
scrivermi
un
libro
,
che
trattasse
appunto
dei
doveri
e
delle
convenienze
sociali
.
Una
specie
di
Galateo
moderno
,
che
,
preso
a
studiare
anche
da
una
persona
che
abbia
vissuto
sempre
in
campagna
,
le
servisse
di
guida
,
e
le
insegnasse
a
condursi
ed
a
figurar
bene
in
tutte
le
circostanze
della
vita
.
"
Una
cosa
che
mi
ha
sempre
inspirato
uno
spavento
indicibile
,
e
mi
ha
preservata
dal
peccato
capitale
non
compreso
fra
i
sette
condannati
dalla
Santa
Chiesa
di
far
gemere
i
torchi
,
è
la
critica
.
L
'
idea
di
quei
giudici
ignoti
,
che
sezionano
un
lavoro
,
lo
tagliano
,
lo
spolpano
,
lo
analizzano
,
lo
lambiccano
sotto
gli
occhi
dell
'
autore
,
senza
commoversi
menomamente
allo
strazio
del
suo
cuore
paterno
,
mi
mette
nello
stato
di
sgomento
d
'
un
povero
scolaretto
,
il
quale
deve
esporre
la
sua
pagina
,
il
giorno
degli
esami
,
ad
una
Commissione
esaminatrice
,
che
non
si
compone
dei
suoi
maestri
,
che
gli
è
affatto
ignota
,
che
lui
considera
come
un
tribunale
venerabile
e
pauroso
.
Ora
,
il
genere
di
libro
che
mi
disponevo
a
scrivere
doveva
avere
per
critici
naturali
le
signore
.
E
però
,
dato
anche
che
il
tribunale
supremo
delle
appendici
di
giornali
avesse
voluto
scendere
ad
occuparsi
di
simile
inezia
,
avrebbe
sempre
dovuto
consultare
su
molti
punti
un
giurì
di
signore
,
prima
di
pronunciare
il
suo
terribile
verdetto
.
Ed
io
aveva
tanta
fede
nell
'
indulgenza
delle
signore
,
che
ne
presi
coraggio
,
ed
accettai
l
'
incarico
.
Ai
tempi
remoti
della
mia
giovinezza
,
non
esisteva
ancora
il
bel
Galateo
di
Melchiorre
Gioia
pubblicato
sul
finire
del
secolo
passato
.
E
fra
tutti
gli
altri
libri
dello
stesso
genere
,
pubblicati
prima
e
dopo
di
quello
,
l
'
unico
usato
generalmente
,
era
quello
di
Monsignor
Della
Casa
,
un
vero
gioiello
di
spirito
,
reso
anche
più
ameno
dallo
stile
candidamente
ricercato
e
solenne
,
del
cinquecento
.
Ma
l
'
illustre
prelato
scriveva
il
suo
libro
dedicandolo
ad
un
giovinetto
,
conciossiacosachè
questi
cominciasse
appena
il
viaggio
della
vita
,
che
lui
,
il
Monsignore
,
stava
per
compiere
.
E
però
sentiva
il
dovere
di
ammonirlo
di
non
fare
in
compagnia
cose
laide
o
fetide
,
o
schife
o
stomachevoli
;
di
non
spruzzare
nel
viso
i
circostanti
,
nel
tossire
e
nello
starnutare
;
di
non
urlare
o
ragghiar
come
un
asino
sbadigliando
;
e
,
soffiando
il
naso
,
di
non
aprire
il
moccichino
e
guatarvi
dentro
come
se
perle
e
rubini
dovessero
esser
discesi
dal
celabro
,
ecc
.
,
ecc
.
Tutti
questi
ammaestramenti
negativi
,
sono
pregevolissimi
senza
dubbio
.
Tanto
pregevoli
che
riuscirono
,
con
lungo
andare
,
a
sradicare
completamente
tra
la
gente
per
bene
quelle
straordinarie
abitudini
.
Ma
,
per
ciò
appunto
,
è
affatto
inutile
ch
'
io
mi
occupi
di
particolari
tanto
rudimentali
,
conciossiacosachè
i
miei
lettori
*
se
Dio
vuole
*
non
ne
hanno
bisogno
,
ed
i
Bosiemanni
e
le
Pelli
Rosse
,
a
cui
potrebbero
ancora
giovare
,
dubito
molto
che
mi
vogliano
far
l
'
onore
di
leggermi
.
Il
Galateo
di
Monsignor
Della
Casa
è
completo
,
ragionato
,
tanto
da
elevarsi
quasi
all
'
altezza
d
'
un
trattato
di
morale
.
Io
sono
certa
,
e
rassegnata
a
priori
,
di
non
poter
fare
un
lavoro
,
non
dirò
migliore
,
*
sarebbe
una
pretesa
ridicola
,
*
ma
neppure
che
s
'
avvicini
al
merito
di
quello
.
E
tuttavia
lo
faccio
.
*
Perchè
?
Perchè
vi
sono
certe
cose
speciali
ai
nostri
tempi
,
ai
nostri
costumi
,
che
io
posso
dire
,
perchè
in
questi
costumi
ed
in
questi
tempi
ci
vivo
,
e
che
in
nessun
galateo
antico
si
trovano
,
oppure
vi
si
trovano
differenti
da
quelle
che
pratichiamo
tra
noi
.
Cadono
le
città
,
cadono
i
regni
,
e
cadono
le
costumanze
adottate
fra
la
gente
civile
.
*
Ai
tempi
di
Monsignor
Della
Casa
erano
considerate
inciviltà
parecchie
cose
che
ora
sono
ammesse
.
Invece
non
si
troverà
nulla
nei
galatei
antichi
sullo
scambio
delle
carte
di
visita
,
sulle
partecipazioni
di
matrimoni
,
nascite
,
morti
,
guarigioni
;
sulle
strette
di
mano
;
sul
contegno
da
tenere
in
viaggio
,
e
tante
altre
cose
che
appartengono
alle
nostre
usanze
moderne
.
È
per
questo
soltanto
*
non
per
fare
meglio
di
nessuno
,
ma
per
fare
tutt
'
altro
*
che
imprendo
a
scrivere
il
mio
galateo
moderno
.
Ed
in
esso
intendo
parlare
a
persone
ammodo
che
,
se
possono
ignorare
,
tutte
od
in
parte
,
le
convenienze
sociali
,
non
hanno
bisogno
ch
'
io
insegni
loro
l
'
a
b
c
della
creanza
.
Non
farò
del
mio
libro
un
trattato
di
morale
;
sarebbe
superfluo
il
pretendere
d
'
instillare
in
tutti
gli
animi
i
veri
sentimenti
a
cui
debbono
ispirarsi
le
leggi
della
cortesia
;
sentimenti
che
,
del
resto
,
si
riassumono
tutti
nella
massima
:
«
Non
fate
ad
altri
quello
che
non
vorreste
fosse
fatto
a
voi
.
»
Purtroppo
i
sentimenti
umani
hanno
un
limite
,
e
sono
pochi
i
filantropi
che
possono
largire
una
parte
del
loro
affetto
a
ciascuno
dei
loro
simili
.
Non
serve
negarlo
.
Tutti
possiamo
avere
rapporti
con
persone
che
ci
sono
uggiose
,
antipatiche
,
indifferenti
.
Tutti
gli
argomenti
morali
ch
'
io
potrei
scrivere
non
muterebbero
questi
sentimenti
impulsivi
.
Mi
limiterò
dunque
ad
indicare
quello
scambio
di
cortesie
che
si
praticano
fra
persone
educate
,
e
che
l
'
uso
generale
ha
fatto
passare
in
costume
:
se
saranno
soltanto
cortesie
di
forma
,
pazienza
!
Sarà
sempre
meglio
che
seguire
l
'
impulso
,
e
fare
uno
sgarbo
ad
una
persona
che
non
piace
.
Dai
dieci
comandamenti
del
Decalogo
derivarono
tutti
i
trattati
di
morale
che
si
scrissero
poi
,
con
tutti
i
loro
raffinamenti
e
perfezionamenti
.
E
dalle
prime
regole
di
civiltà
insegnate
da
Monsignor
Della
Casa
,
emerse
la
cortesia
cavalleresca
dei
nostri
babbi
,
quella
un
po
'
più
...
disinvolta
che
usiamo
noi
;
ed
emergerà
pure
la
civiltà
più
gentile
,
lo
spero
,
e
raffinata
,
che
beatificherà
l
'
esistenza
dei
nostri
nepoti
fino
alla
più
remota
discendenza
.
È
là
,
in
quella
parte
di
libriccino
boccaccevole
,
che
ho
imparato
per
la
prima
volta
a
condurmi
coi
miei
simili
,
e
però
,
tutto
quanto
so
delle
convenienze
sociali
,
il
mio
galateo
,
ed
i
galatei
di
tutti
i
tempi
che
verranno
,
non
sono
altro
che
l
'
eredità
di
Monsignor
Della
Casa
.
PARTE
PRIMA
PAGINE
ROSEE
CAPITOLO
I
.
Il
bimbo
.
In
tutte
le
leggi
umane
,
ad
ogni
diritto
fa
riscontro
un
dovere
.
Ma
il
bimbo
,
piccino
,
inconsapevole
,
fragile
come
il
vetro
,
ed
imperioso
come
un
sultano
,
fa
eccezione
alla
legge
generale
.
Per
lui
tutto
è
diritto
,
nulla
è
dovere
.
Gli
inglesi
,
più
serî
,
più
freddi
di
noi
,
malgrado
le
loro
esclamazioni
continue
sulla
famiglia
,
sull
'
Home
,
passano
metà
dell
'
anno
girovagando
in
paesi
stranieri
,
e
pel
poco
tempo
che
rimangono
at
home
,
hanno
provato
il
bisogno
di
inventare
la
nursery
,
una
camera
a
parte
,
dove
relegano
i
bambini
colle
nutrici
e
le
bambinaie
.
Noi
invece
amiamo
meglio
la
famiglia
,
la
casa
in
cui
passiamo
tutta
la
vita
.
I
bimbi
non
ci
disturbano
,
non
li
isoliamo
.
Vivono
con
noi
.
Sono
padroni
di
tutto
l
'
appartamento
.
Impariamo
il
loro
linguaggio
monco
e
,
nell
'
intimità
,
ne
adottiamo
la
nomenclatura
strampalata
;
li
mettiamo
a
tavola
con
noi
;
vegliamo
ai
loro
bisogni
,
li
vezzeggiamo
,
li
chiamiamo
con
nomignoli
graziosi
ed
insensati
.
Ninì
,
Rirì
,
Lolò
;
conosco
un
bimbo
che
ha
nome
Fulvio
,
ed
è
chiamato
Fufù
.
È
il
giorno
di
ricevimento
.
La
signora
ha
molte
visite
.
Ad
un
tratto
risuonano
alte
grida
;
non
ci
si
intende
più
a
discorrere
.
È
Mimì
che
si
desta
;
e
significa
alla
famiglia
,
sulla
quale
regna
,
che
è
stanco
della
posizione
orizzontale
.
La
mamma
sorride
di
beatitudine
;
se
occorre
,
lascia
un
momento
la
compagnia
e
corre
ad
esprimere
con
un
bacio
la
sua
ammirazione
per
quelle
gesta
del
piccolo
despota
.
Nessuno
pensa
a
biasimarlo
;
figurarsi
!
Sono
così
carine
e
commoventi
quelle
note
scordate
d
'
una
vocina
di
bimbo
!
Mimì
fa
il
suo
ingresso
in
sala
nelle
braccia
della
nutrice
.
Qualche
cosa
di
grave
lo
impensierisce
;
s
'
è
sognato
male
,
è
ancora
di
cattivo
umore
.
Non
si
degna
di
salutare
la
compagnia
;
all
'
invito
della
mamma
di
compiere
colla
sua
manina
quell
'
atto
di
civiltà
,
alza
le
spalline
rosee
e
nasconde
il
volto
in
seno
alla
balia
,
presentando
la
sua
personcina
...
dal
rovescio
.
È
ancora
nei
suoi
diritti
.
E
poi
Mimì
è
così
bellino
da
tutte
le
parti
.
Avete
un
amico
di
famiglia
a
pranzo
;
la
mamma
ha
sorvegliato
gli
apparecchi
con
affetto
.
Mimì
troneggia
vestito
di
bianco
sul
seggiolotto
.
Osserva
che
il
babbo
e
la
mamma
fanno
ogni
maniera
di
cortesie
a
quel
vecchio
signore
,
che
sono
felici
di
ospitarlo
.
Pensa
che
lui
pure
deve
,
come
rappresentante
della
famiglia
,
dimostrare
la
sua
deferenza
all
'
ospite
intimo
e
caro
.
E
togliendosi
dai
labbruzzi
il
cucchiaino
non
completamente
vuoto
,
lo
porge
rovesciato
al
vecchio
commensale
.
Tutti
sorridono
.
Mimì
sente
d
'
aver
compreso
bene
il
suo
dovere
,
e
per
incoraggiare
l
'
invitato
ad
accettare
la
sua
offerta
,
gli
carezza
il
volto
colla
manina
unta
....
Com
'
è
gentile
Mimì
!
Eppure
Melchiorre
Gioia
dice
che
è
atto
inurbanissimo
il
palpare
il
volto
ad
un
proprio
eguale
e
peggio
se
maggiore
d
'
età
;
e
su
questo
argomento
non
transige
neppure
cogli
Dei
,
e
scaglia
acerbi
rimproveri
a
Omero
,
per
la
sconvenienza
d
'
averci
rappresentata
Teti
,
in
atto
di
palpare
il
volto
a
Giove
.
Ma
il
bimbo
è
più
padrone
nel
mondo
che
gli
Dei
nell
'
Olimpo
.
La
nutrice
entra
con
Mimì
in
una
chiesa
.
Mimì
ha
il
sentimento
musicale
sviluppatissimo
.
L
'
organo
lo
commove
piacevolmente
;
e
lui
accompagna
con
modulazioni
che
va
improvvisando
quelle
note
solenni
.
Tutti
si
voltano
,
la
nutrice
gli
dice
che
quella
è
la
casa
del
Signore
.
Ma
Mimì
è
superiore
a
queste
considerazioni
.
I
lumicini
dell
'
altare
lo
divertono
,
è
al
colmo
del
tripudio
,
ed
è
troppo
sincero
ed
espansivo
per
dissimularlo
,
e
si
dà
a
far
galloria
con
sussulti
,
e
grida
,
e
contorcimenti
.
Il
sacerdote
intuona
le
litanie
,
il
pubblico
fa
coro
.
Quelle
voci
alte
,
discordi
,
stonate
,
offendono
il
senso
artistico
di
Mimì
.
E
lui
esprime
con
alte
strida
il
suo
disgusto
,
la
sua
disapprovazione
.
La
balia
ha
avuto
torto
di
esporlo
a
quella
contrarietà
.
Ma
Mimì
ha
ragione
.
È
logico
e
schietto
.
La
sua
legge
è
l
'
istinto
.
Non
ne
conosce
altro
.
*
*
*
Finchè
l
'
uomo
non
fruisce
dell
'
intelligenza
e
della
parola
,
i
due
grandi
e
fatali
privilegi
dell
'
umanità
,
il
mondo
non
domanda
nulla
da
lui
.
Ma
guai
ai
primi
passi
,
ai
primi
discorsi
,
alle
prime
riflessioni
!
*
Il
giorno
in
cui
il
bimbo
troverà
una
ragione
qualunque
,
bislacca
fin
che
Dio
vuole
,
per
affermare
un
suo
diritto
,
evocherà
d
'
un
tratto
una
folla
di
doveri
,
che
l
'
accompagneranno
per
tutta
la
vita
crescendo
con
lui
,
e
moltiplicandosi
come
i
germogli
della
vite
,
ed
i
discendenti
della
sposa
evangelica
.
CAPITOLO
II
.
I
fanciulli
.
Coi
parenti
*
Festa
in
famiglia
*
Colle
sorelline
*
Colle
persone
di
servizio
*
A
pranzo
*
Visite
*
Inviti
*
Essendo
ospiti
in
casa
altrui
*
In
iscuola
*
In
serata
*
In
chiesa
.
Così
è
,
signorini
miei
.
Loro
hanno
sei
,
sette
,
otto
anni
;
vestono
la
gonnellina
come
la
mamma
,
o
il
farsettino
come
il
babbo
.
Si
chiamano
Mario
o
Maria
,
Carlo
o
Carolina
,
a
seconda
del
loro
sesso
.
L
'
abito
neutro
,
il
nomignolo
neutro
sono
abdicati
.
S
'
immischiano
di
ragionare
o
di
sragionare
,
il
che
viene
a
dire
lo
stesso
:
hanno
preso
il
loro
posto
in
società
.
Hanno
dunque
,
oltre
l
'
obbligo
della
civiltà
elementare
che
hanno
imparata
dalla
mamma
,
e
direi
quasi
succhiata
col
latte
,
anche
quello
dei
piccoli
doveri
di
società
.
La
prima
società
è
la
famiglia
;
la
più
cara
;
e
,
come
tale
,
quella
che
si
deve
meglio
curare
per
non
turbarne
l
'
armonia
.
*
Buon
giorno
,
mamma
,
buon
giorno
,
babbo
,
buon
giorno
,
buon
giorno
...
Questa
è
la
prima
parola
che
i
ragazzini
educati
debbono
avere
sul
labbro
svegliandosi
;
e
,
possono
crederlo
senza
vanità
,
pronunciata
da
loro
riesce
veramente
di
buon
augurio
pel
cuore
dei
loro
parenti
.
Così
pure
avanti
di
andare
a
tavola
debbono
augurare
a
tutta
la
famiglia
il
buon
appetito
;
avanti
di
coricarsi
la
buona
notte
.
Queste
cose
sono
già
abbastanza
elementari
,
nevvero
?
Eppure
io
so
di
signorini
,
fino
ad
un
certo
punto
educati
,
che
non
commetterebbero
mai
nessuna
delle
sconcezze
accennate
ne
'
primi
consigli
di
Melchiorre
Gioia
,
che
si
dànno
l
'
aria
di
personcine
importanti
,
che
salutano
que
'
di
fuori
e
fanno
de
'
complimenti
per
sentirsi
dire
:
Che
ragazzi
gentili
!
e
poi
in
casa
si
svegliano
domandando
ad
alta
voce
la
colazione
,
o
magari
facendo
il
broncio
e
piagnucolando
:
siedono
a
tavola
prima
de
'
loro
genitori
;
la
sera
si
fanno
dire
dalla
mamma
di
dare
la
buona
notte
al
babbo
;
e
,
quando
escono
a
passeggio
,
hanno
bisogno
che
la
bambinaia
,
la
quale
,
poveretta
,
non
ha
avuta
educazione
,
li
avverta
di
salutare
le
persone
della
famiglia
che
rimangono
in
casa
.
Così
,
dunque
,
mi
hanno
intesa
,
signorini
?
Tutti
i
complimenti
che
si
fanno
cogli
estranei
,
li
debbono
prima
di
tutto
praticare
nella
loro
casa
,
colla
loro
famiglia
.
Questo
per
la
vita
di
tutti
i
giorni
;
ma
vi
sono
giorni
diversi
degli
altri
;
giorni
solenni
.
Il
Natale
,
il
Capo
d
'
anno
,
gli
onomastici
,
i
natalizi
di
famiglia
.
È
allora
che
i
ragazzi
educati
debbono
dar
prova
di
vera
gentilezza
.
Quando
si
tratta
di
festeggiare
il
babbo
,
è
la
mamma
che
consiglia
i
bambini
,
e
loro
non
hanno
che
a
lasciarsi
dirigere
.
Ma
se
sapessero
come
soffre
la
mamma
,
e
che
malagrazia
hanno
loro
stessi
,
quando
reagiscono
contro
la
lettera
da
scrivere
,
contro
il
complimento
da
recitare
,
contro
il
lavoro
da
eseguire
;
e
brontolano
che
non
sanno
cosa
scrivere
;
e
che
il
complimento
è
difficile
da
imparare
a
memoria
;
ed
a
dirlo
poi
...
non
osano
...
E
,
al
momento
di
dirlo
,
quelle
esitazioni
,
que
'
contorcimenti
,
quel
ridere
scemo
,
quasi
che
il
fare
una
manifestazione
d
'
affetto
ai
genitori
fosse
cosa
buffa
,
quegli
straordinari
abbassamenti
di
voce
e
tutto
il
corredo
di
smorfie
,
con
cui
i
fanciulli
sogliono
guastare
le
più
care
scene
di
famiglia
,
lo
sanno
loro
,
signorini
miei
,
come
si
traducono
in
lingua
parlata
?
*
Che
ragazzi
egoisti
!
Come
sono
freddi
pei
loro
genitori
!
Tutto
quello
che
fanno
è
una
formalità
compiuta
per
forza
,
e
non
hanno
neppur
abbastanza
delicatezza
per
non
farsi
scorgere
.
Triste
solennità
per
que
'
genitori
!
E
triste
idea
,
soggiungo
io
,
che
danno
quei
fanciulli
della
loro
educazione
!
Vi
sono
poi
fanciulli
soprammodo
disgraziati
,
che
non
hanno
più
mamma
o
non
hanno
più
babbo
.
Ed
altri
la
cui
sventura
è
più
grande
ancora
:
li
hanno
perduti
entrambi
.
È
un
parente
,
un
'
istitutrice
,
che
tiene
il
luogo
di
que
'
poveri
cari
.
Allora
,
a
quel
parente
,
a
quell
'
istitutrice
,
debbono
gli
stessi
riguardi
che
avrebbero
dovuto
a
'
genitori
.
Se
è
una
sola
persona
che
veglia
su
di
loro
,
debbono
ingegnarsi
a
farle
da
sè
stessi
qualche
improvvisata
che
le
rallegri
i
giorni
solenni
;
poichè
,
naturalmente
,
non
debbono
farsi
consigliare
da
lei
.
Allora
non
vi
sarebbe
più
improvvisata
possibile
.
In
tal
caso
,
un
lavoretto
semplice
che
sappiano
eseguir
bene
,
qualche
fiore
,
poche
parole
scritte
,
venute
schiettamente
dal
loro
cuoricino
,
anche
con
qualche
errore
,
non
importa
,
ecco
quello
a
cui
debbono
attenersi
.
Pregare
un
maestro
oppure
un
conoscente
che
scriva
per
loro
una
lettera
,
sarebbe
quanto
dire
alla
persona
a
cui
fanno
omaggio
,
la
quale
conosce
troppo
la
loro
capacità
per
essere
ingannata
:
*
"
Badi
,
non
ci
avevo
proprio
nulla
nel
cuore
.
Non
ho
trovato
una
parola
per
lei
,
ho
dovuto
farmela
prestare
da
altri
.
"
Dolorosa
novella
questa
,
e
tutt
'
altro
che
fatta
per
allietare
un
giorno
solenne
.
Alle
volte
però
si
possono
recitare
de
'
versi
ed
è
certo
un
pensiero
grazioso
,
sebbene
difficilmente
i
versi
possano
essere
scritti
dal
bambino
che
li
dice
.
Ma
bisogna
che
siano
scritti
appositamente
per
quella
circostanza
;
o
,
quanto
meno
,
che
il
fanciullo
,
leggendoli
in
qualche
buona
raccolta
,
li
abbia
compresi
perfettamente
,
e
vi
abbia
trovato
l
'
espressione
dei
propri
sentimenti
per
la
persona
alla
quale
vuol
dirli
.
Ma
è
assai
difficile
trovare
in
un
libro
i
versi
che
si
adattino
precisamente
a
'
sentimenti
,
a
'
rapporti
sociali
,
alle
qualità
,
alle
circostanze
d
'
una
persona
.
Una
allusione
fuor
di
proposito
basta
a
metter
in
ridicolo
chi
li
dice
,
ed
anche
la
persona
a
cui
sono
rivolti
.
Io
conobbi
,
anni
sono
,
una
bambina
,
che
non
aveva
più
mamma
,
povera
gioia
!
Il
suo
babbo
occupava
una
alta
situazione
,
ed
era
sempre
assorto
in
gravi
lavori
.
L
'
educazione
della
piccina
era
affidata
ad
una
vecchia
signora
nubile
,
buona
senza
dubbio
,
come
lo
sono
tutti
quelli
che
prendono
cura
de
'
bambini
,
ma
d
'
aspetto
tutt
'
altro
che
avvenente
,
di
modi
rigida
,
rigorosa
,
punto
espansiva
,
austera
nel
suo
vestire
che
era
sempre
nero
o
color
tabacco
.
Una
mattina
,
giocando
con
un
calendario
che
stava
sul
camino
,
la
piccola
Gemma
vide
che
quel
giorno
era
San
Gaudenzio
.
L
'
onomastico
della
sua
governante
,
che
si
chiamava
Gaudenzina
.
Cosa
fare
?
Non
lo
aveva
saputo
prima
,
ed
omai
il
babbo
era
andato
allo
studio
,
e
non
c
'
era
speranza
che
rientrasse
fin
all
'
ora
del
pranzo
.
Tuttavia
la
bimba
era
compresa
del
suo
dovere
,
e
si
sarebbe
fatto
uno
scrupolo
di
non
fare
un
complimento
alla
governante
.
Nel
suo
imbarazzo
pensò
di
andare
in
cucina
a
consultare
la
cuoca
.
*
Se
tu
volessi
andar
a
prender
de
'
fiori
,
Margherita
...
insinuò
la
Gemma
colla
voce
supplichevole
.
*
Sie
!
De
'
fiori
ai
ventidue
di
gennaio
;
dove
li
prendo
?
*
Allora
,
aiutami
a
pensare
cosa
debbo
fare
per
la
signorina
;
(
la
signorina
era
l
'
appellativo
con
cui
si
soleva
nominare
la
severa
governante
,
che
non
era
mai
discesa
alla
famigliarità
di
lasciarsi
chiamare
col
suo
nome
)
.
Fu
un
'
ardua
questione
.
La
cuoca
cominciò
col
proporre
alla
bimba
di
fare
un
sonetto
.
La
Gemma
non
sapeva
cosa
fosse
un
sonetto
.
*
Un
sonetto
,
come
quello
lungo
lungo
,
che
ha
recitato
lo
scorso
Natale
al
babbo
,
spiegò
la
cuoca
.
*
Quella
era
una
poesia
.
*
Ebbene
,
una
poesia
è
un
sonetto
.
Ne
faccia
uno
e
lo
reciti
questa
sera
alla
signorina
.
*
Ma
io
non
so
farlo
.
*
Se
scrive
sempre
!
...
*
Sì
,
ma
non
so
come
si
fa
a
far
le
poesie
.
So
soltanto
copiare
.
*
Ne
copii
una
da
un
libro
.
Ne
ha
tanti
!
Era
un
'
idea
.
La
bimba
la
trovò
subblime
,
e
la
proposta
fu
approvata
alla
piccola
unanimità
da
quell
'
ingenua
assemblea
.
La
Gemma
si
mise
a
sfogliare
con
gran
sussiego
il
suo
libro
di
lettura
,
ed
a
leggerne
tutte
le
poesie
.
Non
ne
capiva
gran
cosa
.
Ce
n
'
erano
di
quelle
che
parlavano
della
patria
:
comprese
vagamente
che
non
facevano
al
caso
suo
.
Poi
c
'
erano
delle
favole
:
La
cicala
e
la
formica
;
La
rana
ed
il
bue
;
Il
cane
e
la
fonte
.
*
Ti
pare
che
una
di
queste
possa
andare
?
domandò
alla
cuoca
.
La
cuoca
trovò
che
quelle
storie
di
bestie
erano
fatte
per
raccontarsi
dalle
governanti
a
'
bambini
,
e
non
dai
bambini
alle
governanti
.
*
E
proprio
per
la
signorina
non
dicono
niente
,
soggiunse
.
La
Gemma
continuò
a
cercare
.
Finalmente
trovò
una
poesia
che
le
parve
messa
là
per
lei
.
Non
la
capiva
tanto
bene
,
poverina
:
aveva
appena
sette
anni
,
e
non
capiva
molto
chiaramente
neppure
la
prosa
;
figurarsi
poi
i
versi
!
Ma
quelli
erano
dedicati
ad
una
signora
,
e
le
pareva
ben
chiaro
che
le
facessero
de
'
complimenti
.
La
Gemma
cominciò
a
copiarla
colla
sua
più
bella
scrittura
.
Vi
sciupò
un
quinterno
di
carta
,
con
cui
la
cuoca
fece
un
rogo
per
nascondere
la
cosa
anche
al
padrone
.
Giacchè
la
grande
impresa
era
riuscita
senza
il
suo
concorso
,
bisognava
serbare
l
'
improvvisata
anche
a
lui
.
La
sera
giunsero
parecchi
conoscenti
che
andavano
a
fare
la
partita
alle
carte
col
babbo
della
Gemma
e
la
governante
,
e
quando
quella
signora
fu
seduta
fra
loro
,
cogli
occhiali
d
'
argento
e
con
un
bel
vestito
color
tabacco
,
nuovo
per
la
solennità
della
circostanza
,
la
Gemma
si
fece
innanzi
tutta
trionfante
colla
poesia
scritta
in
mano
,
mentre
la
cuoca
dalla
porta
faceva
capolino
,
per
godere
anche
lei
di
quel
trionfo
dovuto
in
gran
parte
alla
sua
pensata
.
Una
salva
di
elogi
accolse
la
bimba
.
*
Come
!
La
Gemmolina
era
riescita
da
sè
sola
a
combinare
quella
gentilezza
?
Era
una
meraviglia
.
E
dove
l
'
aveva
copiata
?
Nel
libro
di
lettura
?
Ma
che
idea
luminosa
!
*
Via
,
leggila
tu
stessa
la
tua
poesia
,
disse
la
signorina
.
Sarà
più
accetta
a
me
,
e
la
sentiranno
tutti
.
Incoraggiata
così
,
la
Gemma
aperse
la
carta
,
fece
un
bell
'
inchino
,
e
cominciò
a
leggere
:
Bella
,
sul
fior
degli
anni
,
Cinta
d
'
allegri
panni
,
Sopra
un
sentier
di
rose
,
Tu
vai
movendo
il
piè
:
Tutte
le
belle
cose
Hanno
una
vita
,
un
palpito
Un
'
armonia
per
te
.
La
signorina
color
tabacco
aveva
varcata
la
cinquantina
,
e
non
era
per
nulla
superiore
a
questa
disgrazia
.
Lascio
pensare
come
accogliesse
il
complimento
della
bimba
,
ed
in
che
imbarazzo
mettesse
il
babbo
di
lei
,
col
suo
risentimento
.
La
povera
Gemmolina
non
capiva
nulla
di
quel
cambiamento
di
contegno
a
suo
riguardo
.
Lei
non
aveva
mai
pensato
se
la
signorina
fosse
bella
o
brutta
,
giovane
o
vecchia
.
Una
idea
simile
viene
di
rado
ai
bambini
circa
i
loro
superiori
.
Io
aveva
una
mamma
bellissima
,
e
non
lo
seppi
che
tardi
,
dopo
la
sua
morte
,
sentendolo
dire
,
ripensandoci
,
ed
osservando
i
suoi
ritratti
.
Si
dice
:
«
La
mamma
è
bella
»
si
reagisce
contro
quelli
che
fanno
il
cattivo
scherzo
di
dire
:
«
La
tua
mamma
è
brutta
.
»
Ma
non
si
pensa
mai
a
renderci
ragione
d
'
una
cosa
nè
dell
'
altra
.
Mi
ricordo
di
un
servitore
che
s
'
aveva
in
casa
,
il
quale
era
d
'
una
bruttezza
proverbiale
.
Si
diceva
:
Brutto
come
Tommaso
,
per
dire
l
'
ultima
espressione
del
brutto
.
Ma
era
tanto
buono
e
carezzevole
coi
bimbi
!
Io
lo
adorava
;
lo
colmavo
di
carezze
e
di
baci
;
e
quando
udivo
dire
che
Tommaso
era
brutto
mi
mettevo
a
piangere
,
e
protestavo
che
era
bello
,
con
una
convinzione
,
ed
una
fede
che
avrebbe
smosso
i
monti
.
Mi
ricordo
pure
di
una
maestra
che
ebbi
più
tardi
,
la
quale
,
poveretta
,
era
gobba
,
ed
aveva
il
naso
schiacciato
.
Mi
pareva
un
prodigio
di
bellezza
:
era
la
mia
ammirazione
.
Mi
sforzavo
di
tenere
alta
una
spalla
,
e
mi
schiacciavo
il
naso
contro
i
cristalli
delle
finestre
,
nella
speranza
di
rassomigliarle
.
La
Gemmolina
era
nella
stessa
ignoranza
su
quell
'
argomento
;
a
lei
per
complimento
tutti
dicevano
che
era
bella
,
e
le
era
sembrato
giusto
di
dirlo
anche
lei
alla
persona
a
cui
voleva
fare
un
complimento
.
E
,
ad
un
tratto
,
il
babbo
aveva
interrotta
la
sua
lettura
;
la
signora
s
'
era
ritirata
nella
sua
camera
in
collera
:
un
silenzio
glaciale
era
succeduto
a
tutte
le
gentilezze
che
l
'
avevano
accolta
un
momento
prima
,
ed
il
babbo
aveva
finito
col
mandarla
a
coricarsi
col
cuoricino
serrato
.
*
Ma
perchè
?
domandava
alla
cuoca
.
*
Perchè
il
sonetto
diceva
che
la
signorina
è
bella
.
E
la
signorina
è
rimasta
male
perchè
è
brutta
.
*
È
brutta
?
ne
sei
sicura
,
Margherita
?
Fu
un
triste
episodio
per
la
povera
Gemmolina
.
Ora
è
una
piccola
mammina
di
vent
'
anni
;
e
leggendo
questi
ricordi
della
sua
infanzia
,
si
ricorderà
d
'
insegnare
alla
sua
creaturina
,
quando
sarà
in
grado
di
capir
qualche
cosa
,
a
non
recitar
mai
complimenti
,
quando
non
comprenda
bene
cosa
voglion
dire
.
Anche
tra
fratellini
e
sorelline
si
debbono
scambiare
saluti
,
auguri
nelle
circostanze
speciali
,
e
dimostrazioni
d
'
affetto
.
*
*
*
Loro
poi
,
miei
piccoli
lettori
,
dovranno
cercare
d
'
essere
i
primi
a
far
atto
di
cortesia
verso
le
loro
sorelline
.
Un
uomo
,
anche
in
erba
,
deve
essere
sempre
gentile
e
deferente
verso
una
signora
,
anche
se
è
una
sorella
,
e
se
porta
la
gonnellina
corta
.
Ed
alle
amiche
delle
loro
sorelline
debbono
volgere
il
saluto
loro
pei
primi
;
debbono
cedere
i
posti
migliori
,
e
,
quando
cominceranno
a
farsi
grandicelli
,
a
dieci
,
dodici
anni
,
non
le
tratteranno
più
col
tu
,
come
si
usa
tra
bimbi
.
Andando
fuori
di
casa
in
compagnia
,
senza
darsi
l
'
aria
buffa
di
piccoli
galanti
,
nè
offrirsi
di
portare
gli
scialletti
,
i
panieri
,
gli
ombrellini
delle
ragazze
,
cercheranno
di
compiacerle
se
loro
li
pregano
con
discrezione
di
portarli
.
E
,
se
volessero
caricarli
in
modo
,
da
render
loro
faticosa
la
strada
ed
impossibile
di
divertirsi
e
correre
,
dovrebbero
scusarsi
con
buon
garbo
,
offrendosi
però
di
consegnare
quegli
oggetti
al
servitore
o
alla
bambinaia
.
*
*
*
E
,
poichè
ho
accennato
alle
persone
di
servizio
,
debbono
ricordarsi
,
miei
piccoli
lettori
,
*
le
piccole
lettrici
sono
comprese
,
*
che
i
primi
giudici
della
educazione
dei
padroni
sono
i
servitori
.
Li
stiano
a
sentire
quando
discorrono
in
anticamera
colla
cameriera
dei
loro
piccoli
amici
:
*
E
così
come
va
,
Teresita
?
Si
trova
bene
in
questa
casa
?
*
Così
,
così
,
veda
(
cameriera
e
servitori
si
danno
,
sempre
del
lei
)
.
Per
la
signora
,
è
come
servire
la
Madonna
,
il
signore
,
lui
,
non
dice
mai
nulla
.
Ma
i
bambini
,
che
tempesta
!
*
Non
sono
buoni
?
*
Punto
.
E
che
mala
grazia
!
«
Teresita
questo
;
Teresita
quello
;
Va
;
vieni
;
fa
.
»
Comandano
come
sultani
;
e
mai
una
buona
parola
.
*
Ah
!
da
noi
poi
è
differente
.
Tutto
quel
che
domandano
è
per
favore
,
e
per
ogni
servizio
:
«
Grazie
,
Giannotto
.
»
*
Quelli
sono
bambini
per
bene
!
Glì
altri
no
;
hanno
capito
,
miei
piccoli
lettori
?
Dappertutto
c
'
è
da
ìmparare
.
Ma
badino
;
si
parla
ancora
.
Vogliamo
ascoltare
dell
'
altro
?
Chissà
che
ci
sia
ancora
qualche
cosuccia
di
buono
.
È
la
Teresita
che
riprende
:
*
I
padroncini
della
Caterina
sono
buoni
.
*
Oh
!
quelli
poi
sono
troppo
buoni
.
Li
ha
visti
mai
,
Teresita
,
a
passeggio
?
Si
figuri
che
vanno
a
braccetto
della
Caterina
come
fosse
la
loro
mamma
.
*
Ah
!
È
per
questo
poi
che
la
Caterina
non
li
rispetta
,
e
gli
dà
del
tu
.
*
Ma
che
le
pare
,
rispettarli
?
Sono
sempre
in
cucina
,
frugano
nei
piatti
,
le
fanno
dei
dispettacci
,
e
se
ci
arrivano
,
siedono
alla
tavola
della
servitù
.
*
Allora
si
capisce
che
la
Caterina
li
tratti
da
pari
a
pari
.
È
l
'
opposto
de
'
miei
che
sono
d
'un'arroganza.
Io
ho
il
mal
vezzo
di
risponder
brusca
qualche
volta
,
ed
allora
,
sentirli
come
saltano
!
«
E
che
i
padroni
sono
loro
,
e
che
io
sono
una
serva
,
e
che
mi
si
paga
perchè
debba
obbedire
....
»
*
Oh
!
qui
da
noi
di
queste
parole
non
se
ne
sentono
.
Anch
'
io
,
veda
,
ho
un
po
'
il
vizio
di
risponder
male
.
Ed
allora
bisogna
sentire
con
che
pace
e
con
che
serietà
mi
dicono
:
«
Siate
un
po
'
più
cortese
,
Giannotto
.
La
mamma
ne
avrebbe
dispiacere
se
sapesse
che
ci
fate
uno
sgarbo
.
»
La
gli
vada
a
voler
male
a
bambini
educati
a
quella
maniera
!
La
lezione
è
completa
,
signorini
miei
.
Cerchino
di
imitare
i
padroncini
di
Giannotto
:
evitino
gli
errori
di
quelli
della
Caterina
e
della
Teresita
,
e
si
comporteranno
benissimo
colla
gente
di
servizio
.
*
*
*
In
tutte
le
case
dove
c
'
è
o
c
'
è
stato
un
bimbo
,
si
vede
una
sediola
d
'
un
'
altezza
straordinaria
,
stretta
stretta
,
con
due
bracciolini
,
e
qualche
volta
anche
una
sbarra
a
saliscendi
dinanzi
per
assicurare
dalle
cadute
la
personcina
minuscola
che
ci
si
deve
sedere
.
Quel
mobiluccio
,
che
i
Toscani
chiamano
seggiolotto
,
è
il
trono
del
bimbo
.
Finchè
si
mette
a
tavola
inalberato
su
quel
piccolo
trono
,
il
bimbo
regna
sul
mondo
;
ma
,
appena
ne
discende
,
appena
adotta
una
sedia
comune
,
fosse
pure
per
starvi
in
ginocchio
,
perchè
seduto
non
arriverebbe
col
nasino
sopra
la
tavola
,
allora
è
il
mondo
che
regna
su
lui
.
Allora
non
è
più
permesso
pigliare
il
cucchiaino
in
mano
dalla
parte
che
si
mette
in
bocca
;
nè
cacciar
le
manine
sul
piatto
;
nè
accarezzare
in
viso
i
convitati
,
nè
buttare
le
posate
ed
il
pane
per
terra
;
nè
canticchiare
o
parlare
tra
sè
:
nè
esprimere
ad
alta
voce
la
propria
opinione
sopra
un
argomento
qualunque
,
mentre
i
commensali
parlano
di
tutt
'
altra
cosa
.
È
assolutamente
proibito
di
far
qualsiasi
commento
sulla
figura
o
sul
vestire
o
sul
contegno
delle
persone
;
un
errore
in
cui
i
bambini
cadono
ispessissimo
.
Una
volta
c
'
era
in
casa
di
mia
sorella
,
a
pranzo
,
una
buona
e
rispettabilissima
signora
la
quale
era
affetta
da
un
grosso
neo
sulla
punta
del
naso
.
Una
mia
nipotina
,
che
non
aveva
ancora
due
anni
e
parlava
appena
,
impressionata
da
quella
sporgenza
insolita
,
allungò
il
ditino
traverso
la
tavola
,
ed
accennando
quel
naso
disgraziato
,
disse
:
*
Ci
gno
a
ha
bibì
.
La
supponeva
una
malattia
,
ed
aveva
la
buona
intenzione
di
compiangerla
.
Ma
che
mortificazione
avrebbe
risparmiata
a
noi
tutti
,
se
non
avesse
manifestato
così
apertamente
la
sua
opinione
!
Un
'
altra
manìa
dei
bambini
è
di
sindacare
la
distribuzione
che
fa
la
mamma
nel
piatto
pei
loro
fratellini
,
e
di
annunciare
tutti
i
piatti
appena
entrano
in
sala
da
pranzo
,
come
fossero
personaggi
importanti
.
*
La
minestra
!
Mamma
,
mi
permetti
ch
'
io
non
mangi
minestra
?
*
Oh
!
Gigi
non
mangia
minestra
?
Neppur
io
.
*
Neppur
io
allora
!
E
la
mamma
deve
interrompere
ogni
discorso
,
trascurare
gli
ospiti
e
le
persone
della
famiglia
,
per
metter
fine
a
quel
battibecco
.
Alle
frutta
poi
:
*
La
crema
!
Mamma
,
a
me
darai
i
geroglifici
di
cioccolatte
!
*
Anche
a
me
.
*
No
,
l
'
ho
detto
prima
io
.
Nel
loro
profondo
egoismo
,
sono
persuasi
che
il
pranzo
è
fatto
unicamente
per
loro
.
La
questione
è
soltanto
di
sapere
chi
reclamerà
primo
i
bocconi
migliori
.
A
tutti
gli
altri
commensali
debbono
bastare
gli
avanzi
.
E
questo
spettacolo
disgustoso
di
egoismo
e
di
avidità
,
che
merita
così
poco
gli
onori
del
bis
,
è
ripetuto
quasi
ad
ogni
servizio
.
Ma
i
miei
piccoli
lettori
,
se
pure
,
eccitati
dall
'
olezzo
inebbrianti
di
qualche
piatto
favorito
,
sono
caduti
in
tali
sconvenienze
,
arrossiscono
ora
nel
rileggere
qui
a
sangue
freddo
le
loro
parole
.
Vorrebbero
,
senza
dubbio
,
alla
prossima
occasione
comportarsi
in
modo
che
i
loro
parenti
non
abbiano
a
rimanerne
male
.
Ebbene
,
si
persuadano
che
la
loro
parte
non
è
nè
difficile
,
nè
sacrificata
.
La
mamma
non
si
mette
a
mangiare
di
nulla
,
se
non
ha
servito
prima
i
suoi
figliuoli
,
questo
lo
sanno
.
Ma
debbono
pur
sapere
e
tenere
per
certo
,
che
quello
che
lei
mette
loro
davanti
è
calcolato
da
lei
nella
giusta
proporzione
delle
loro
facoltà
digestive
.
Debbono
persuadersi
che
per
le
loro
liti
,
per
le
loro
piccole
opinioni
personali
sul
servizio
,
non
mette
conto
d
'
interrompere
un
discorso
,
e
neppure
di
occupare
un
minuto
l
'
attenzione
della
compagnia
.
Quando
non
sono
in
famiglia
non
prenderanno
mai
l
'
iniziativa
per
dare
il
buon
appetito
.
Basterà
che
lo
diano
piano
ai
loro
genitori
.
Se
sono
interrogati
parlino
,
senza
alzar
la
voce
tanto
da
sbalordire
,
e
senza
abbassarla
in
modo
assurdo
.
Non
si
restringano
ai
monosillabi
sì
e
no
.
Se
una
persona
li
interroga
,
vuol
dire
che
quel
discorso
è
adatto
alla
loro
intelligenza
e
capacità
,
e
vi
possono
prender
parte
liberamente
.
Non
reclamino
mai
nulla
:
non
prendano
il
bicchiere
colle
mani
tanto
unte
da
toglierne
la
trasparenza
;
si
ritirino
quando
la
mamma
lo
dice
,
senza
aver
domandato
di
farlo
prima
,
senza
esitazioni
,
nè
malumori
,
nè
lagnanze
.
Evitino
di
fare
qualsiasi
rumore
colla
bocca
nel
mangiare
;
non
mettano
il
tovagliolo
in
istato
di
fare
schifo
a
vederglielo
disteso
dinanzi
.
Tengano
la
forchetta
dalla
mano
sinistra
,
il
coltello
dalla
destra
;
prendano
il
pane
ogni
volta
che
devono
metterlo
in
bocca
staccandone
soltanto
il
pezzettino
necessario
;
non
posino
mai
le
posate
sporche
sulla
tovaglia
;
se
si
cambiano
ad
ogni
servizio
le
lascino
sul
piatto
;
se
sono
in
case
di
grandissima
confidenza
dove
non
si
cambiano
,
le
posino
sul
reggi
posate
.
Si
rassegnino
a
lasciar
le
salse
nel
piatto
,
malgrado
le
tentazioni
della
gola
,
che
vorrebbe
asciuttarlo
col
pane
come
se
l
'
avesse
leccato
il
gatto
.
A
questo
modo
pranzeranno
bene
,
figureranno
bene
e
non
faranno
indigestioni
vergognose
.
Non
c
'
è
cosa
più
umiliante
che
il
dover
scontare
ogni
pranzo
con
un
citrato
di
magnesia
,
come
fanno
,
purtroppo
,
parecchi
signorini
di
mia
conoscenza
,
i
quali
nutrono
una
tale
tenerezza
pel
loro
piccolo
stomaco
,
da
non
sapergli
rifiutar
nulla
,
anche
quando
i
suoi
desideri
sono
smodati
.
*
*
*
Altre
volte
un
ragazzo
,
levandosi
da
tavola
si
metteva
a
farne
il
giro
domandando
a
ciascun
commensale
se
avesse
pranzato
bene
.
Era
imbarazzante
pei
ragazzi
il
rivolgere
pei
primi
la
parola
a
persone
che
conoscevano
poco
,
o
non
conoscevano
affatto
.
Ed
era
seccante
per
ogni
individuo
interpellato
,
che
si
trovava
nella
necessità
d
'
inventare
un
complimento
nuovo
ad
ogni
bambino
che
veniva
,
e
differente
da
tutti
quelli
detti
dagli
altri
commensali
.
Supposto
sei
ragazzi
che
facessero
a
dodici
convitati
la
stessa
domanda
invariabile
:
«
ha
pranzato
bene
?
»
le
dodici
immaginazioni
dei
convitati
dovevano
fornire
la
bellezza
di
72
(
dico
settantadue
)
risposte
variate
sull
'
unico
tema
:
*
Sì
,
ho
pranzato
,
benissimo
.
*
Perchè
,
naturalmente
,
una
persona
educata
non
può
pranzare
in
casa
d
'
altri
senza
il
superlativo
assoluto
.
Se
poi
gli
invitati
non
erano
gente
molto
immaginosa
,
si
correva
il
rischio
di
udire
72
Ha
pranzato
bene
?
+
72
Benissimo
,
grazie
;
e
tu
?
+
72
Anch
'
io
,
grazie
.
In
tutto
216
frasi
,
da
mandar
a
monte
la
digestione
d
'
uno
struzzo
o
d
'
un
elefante
.
E
però
,
visti
e
considerati
tutti
gli
inconvenienti
sovraesposti
,
quel
viaggio
d
'
esplorazione
intorno
alla
tavola
in
cerca
dell
'
esatta
misura
d
'
appetito
d
'
ogni
convitato
,
fu
abolito
alla
grande
unanimità
.
*
*
*
Alle
volte
accade
che
un
ragazzo
si
trovi
in
salotto
quando
le
persone
di
servizio
introducono
una
visita
,
e
la
lasciano
per
andar
ad
avvertire
la
signora
che
deve
riceverla
.
In
tal
caso
è
ben
difficile
che
il
visitatore
,
o
la
visitatrice
,
lasci
al
bambino
l
'
imbarazzo
di
prendere
la
parola
.
Gli
parla
,
ed
il
bambino
non
ha
che
rispondere
.
Dato
però
che
il
visitatore
non
facesse
quel
primo
passo
,
tocca
al
piccolo
padrone
di
casa
a
farlo
,
sacrificando
la
sua
timidezza
al
dovere
d
'
ospitalità
.
Si
avanzerà
,
ad
ogni
modo
,
verso
il
nuovo
venuto
,
e
se
questi
non
dice
nulla
,
gli
darà
il
buon
giorno
,
e
lo
pregherà
d
'
accomodarsi
.
Da
parte
d
'
un
bambino
è
sempre
meglio
che
si
limiti
a
dare
il
buon
giorno
o
la
buona
sera
;
perchè
questo
obbliga
soltanto
ad
una
risposta
analoga
.
Vi
sono
persone
che
non
amano
discorrere
coi
bambini
;
questo
non
fa
il
loro
elogio
,
ma
vi
sono
.
Risponderanno
:
buon
giorno
;
grazie
:
e
sarà
finita
.
Mentre
invece
,
se
il
bimbo
domanda
«
Come
sta
?
»
si
richiede
la
risposta
circa
la
propria
salute
,
ed
il
ricambio
della
domanda
,
a
cui
il
bimbo
deve
poi
rispondere
alla
sua
volta
.
Senza
contare
che
al
bambino
,
il
quale
non
è
in
grado
di
comprendere
nè
di
compatire
la
sofferenza
di
chicchessia
,
è
affatto
assurdo
di
esporre
il
nostro
stato
di
salute
.
All
'
entrare
della
persona
che
deve
ricevere
la
visita
,
il
bambino
si
ritirerà
,
limitandosi
a
domandarne
il
permesso
.
In
tutte
le
case
però
si
ricevono
visite
,
relativamente
di
confidenza
,
alle
quali
i
bambini
possono
assistere
per
qualche
tempo
.
Allora
,
come
in
tutte
le
circostanze
,
non
debbono
parlare
colle
persone
adulte
se
non
sono
interrogati
.
Quando
però
una
prima
interrogazione
li
ha
invitati
a
discorrere
,
non
debbono
obbligare
il
visitatore
o
la
mamma
a
farli
continuare
il
discorso
a
forza
di
domande
,
come
se
recitassero
il
catechismo
.
Dovranno
prender
parte
alla
conversazione
,
senza
parlar
troppo
nè
forte
,
ma
senza
soggezione
ridicola
,
nè
interruzioni
nè
silenzi
assurdi
,
finchè
il
discorso
sia
esaurito
.
E
non
entreranno
in
un
secondo
argomento
se
non
vi
sono
di
nuovo
invitati
da
una
domanda
diretta
.
Se
i
visitatori
hanno
con
sè
dei
bambini
,
i
piccoli
padroni
di
casa
si
metteranno
accanto
a
loro
dopo
aver
salutato
i
loro
parenti
,
ed
avvieranno
il
loro
discorso
in
modo
da
poterli
invitare
a
giuocare
;
ma
con
naturalezza
,
e
senza
che
appaia
o
un
'
abitudine
imparata
,
o
un
effetto
della
noia
,
che
provano
a
stare
colle
persone
che
sono
nella
sala
.
Vi
sono
bimbi
che
,
chiamati
in
sala
per
una
visita
,
vi
accorrono
tutti
ansimanti
,
investono
i
visitatori
ad
uno
ad
uno
con
un
:
«
Come
sta
?
»
a
bruciapelo
come
se
dicessero
:
«
O
la
borsa
o
la
vita
!
»
e
prima
che
l
'
ultimo
interpellato
abbia
pagata
la
sua
imposta
a
quella
curiosità
simulata
,
si
voltano
ai
bambini
e
dicono
colla
stessa
precipitazione
:
*
Andiamo
a
giocare
.
Bisogna
invitare
il
piccolo
visitatore
a
giocare
,
ma
senza
fretta
,
e
senza
scortesia
verso
la
gente
che
è
in
sala
.
E
quando
il
bimbo
ha
detto
di
sì
,
il
padroncino
di
casa
deve
rivolgersi
a
chi
accompagna
il
suo
giovine
amico
e
domandare
se
permette
che
il
ragazzo
vada
con
lui
a
giocare
.
Una
volta
poi
ottenuto
il
permesso
,
bisognerà
lasciare
la
scelta
dei
giochi
agli
ospiti
;
e
qualunque
sia
quello
che
scelgono
,
cedere
a
loro
la
parte
più
piacevole
.
È
superfluo
il
dire
che
un
bambino
educato
non
deve
mai
nè
domandare
un
giocatolo
nè
accettare
un
dono
qualsiasi
da
un
altro
bambino
,
e
neppure
rispondere
:
«
Se
la
mia
mamma
e
la
tua
lo
permettono
accetterò
»
come
fanno
taluni
,
per
avere
la
coscienza
d
'
aver
agito
bene
,
senza
tuttavia
rinunciare
affatto
alla
speranza
del
dono
.
Bisognerà
rispondere
:
*
Ti
ringrazio
;
ma
sai
pure
che
i
bambini
non
possono
nè
fare
nè
ricevere
doni
.
*
E
se
la
mia
mamma
lo
permette
?
potrebbe
insistere
l
'
altro
.
*
La
tua
mamma
lo
permetterebbe
sicuro
per
non
fare
una
scortesia
alla
mia
mamma
ed
a
me
;
ma
non
bisogna
metterla
in
questa
necessità
.
E
per
nessuna
insistenza
non
deve
cedere
e
prestarsi
a
quella
parte
ridicola
di
giungere
in
sala
ad
esporre
le
sconvenienti
domande
:
*
Mamma
,
sei
contenta
ch
'
io
offra
questo
?
*
Mamma
,
mi
permetti
di
accettar
quello
?
Se
un
bambino
va
colla
famiglia
a
far
una
visita
,
osserverà
le
regole
che
ho
già
accennate
riguardo
al
saluto
,
ed
alla
conversazione
.
Se
nella
casa
dove
va
non
vi
sono
bambini
,
e
gli
tocca
di
assistere
a
tutta
una
serie
di
discorsi
che
non
comprende
e
non
lo
interessano
,
dovrà
rimanere
composto
e
non
dare
il
menomo
segno
di
noia
.
Convengo
che
questo
è
difficile
.
Mi
ricordo
ancora
certe
discussioni
interminabili
a
cui
dovevo
assistere
nella
mia
infanzia
,
tra
la
mia
povera
mamma
ed
una
vecchia
baronessa
inferma
,
che
non
aveva
nessun
bambino
in
casa
,
e
teneva
in
sala
tre
enormi
cani
barboni
.
Si
parlava
sempre
di
quitanze
,
ipoteche
,
usufrutto
,
capitale
ed
interesse
.
Avevo
imparate
a
memoria
quelle
parole
,
e
qualche
volta
mi
sorprendevo
a
canticchiarle
mentre
giocavo
colla
bambola
,
ma
mi
erano
oscure
come
il
Pape
satan
Aleppe
,
che
mi
ha
tanto
fatto
pensare
,
ed
impaurita
nei
miei
primi
anni
di
scuola
.
Un
giorno
dopo
aver
assistito
un
'
ora
a
quei
discorsi
inesplicabili
,
ed
essermi
fatto
dire
parecchie
volte
,
di
non
dimenare
una
gamba
,
di
non
strappar
la
frangia
del
mio
paltoncino
,
di
non
strofinare
i
nastri
del
cappello
,
di
non
agitarmi
sulla
sedia
,
di
non
fare
assolutamente
nessuna
cosa
,
ridotta
all
'
immobilità
d
'
una
piccola
statua
mal
posata
e
punto
artistica
,
sentii
che
la
mia
pazienza
era
completamente
esaurita
;
e
tentai
di
porre
fine
a
quel
supplizio
,
ricorrendo
all
'
atto
più
incivile
che
possa
fare
una
ragazzina
per
bene
;
dissi
coll
'
accento
strisciante
della
noia
:
*
Mamma
,
andiamo
?
Vedo
ancora
,
dopo
tanto
,
tanto
tempo
,
la
vampa
di
rossore
che
salì
al
volto
della
mia
cara
e
bella
mammina
.
Si
rizzò
senza
parlare
.
Era
tanto
educata
,
e
sapeva
che
un
rimprovero
,
fatto
a
me
in
presenza
alla
vecchia
signora
,
avrebbe
fatto
capire
meglio
l
'
idea
inurbana
,
che
avevo
implicitamente
espressa
:
«
Mi
annoio
mortalmente
in
sua
compagnia
.
»
Ma
la
baronessa
non
aveva
bisogno
che
le
si
mettessero
i
punti
sugli
i
.
Si
alzò
a
stento
,
prese
le
mani
della
mia
mamma
nelle
sue
,
e
disse
:
*
Sì
;
va
,
povera
Nina
.
Anche
tu
devi
annoiarti
,
così
giovane
e
bella
,
a
passare
tanto
tempo
con
una
vecchia
;
sono
egoista
quando
ti
prego
di
venire
.
Perdonami
,
cara
la
mia
figliola
;
sono
inferma
e
sola
.
Ma
non
ho
più
molto
da
vivere
;
avrò
presto
finito
di
annoiarti
.
Ed
il
suo
povero
volto
,
tanto
rugoso
,
si
raggrinzava
,
e
le
tremavano
le
labbra
e
la
voce
.
Piangeva
!
La
mia
mamma
non
rispose
,
aveva
gli
occhi
gonfi
.
La
baciò
,
le
strinse
la
mano
,
ed
uscì
tutta
rossa
e
mortificata
,
come
se
quella
villania
l
'
avesse
fatta
lei
.
Non
mi
disse
nulla
.
Non
una
parola
di
rimprovero
.
Capì
che
ero
già
castigata
.
Oh
se
lo
ero
!
Pochi
giorni
dopo
si
disponeva
ad
uscire
,
senza
avermi
detto
nulla
.
*
Non
mi
vuoi
con
te
,
mamma
?
le
domandai
.
*
No
,
vado
dalla
baronessa
.
Chinai
il
capo
avvilita
.
Era
la
mia
punizione
.
Venivo
espulsa
dalla
casa
di
quella
venerabile
amica
di
mia
madre
.
La
baronessa
morì
pochi
mesi
dopo
,
senza
che
l
'
avessi
più
riveduta
.
Ma
passarono
gli
anni
,
mi
feci
donna
,
e
non
ho
mai
dimenticata
quella
scena
dolorosa
.
Ed
anche
ora
,
quando
ci
penso
,
sento
al
cuore
la
stretta
di
un
rimorso
.
Non
si
affligge
impunemente
una
vecchia
buona
!
D
'
allora
non
mi
accadde
mai
piú
di
dimostrare
la
noia
che
provavo
in
compagnia
.
Tuttavia
,
debbo
confessare
che
la
risentivo
ancora
e
spesso
.
Ma
per
evitare
alla
mia
buona
mamma
un
dispiacere
,
come
quello
che
le
avevo
dato
una
volta
,
cercavo
di
non
farmi
scorgere
.
Quando
mi
trovavo
con
parecchi
altri
ragazzi
,
si
aveva
l
'
abitudine
di
raccontar
fole
.
Si
ripetevano
quelle
udite
altrove
,
o
se
ne
inventava
,
se
ci
pareva
di
poterci
mettere
un
po
'
di
costrutto
.
Per
lo
più
era
un
'
illusione
dell
'
amor
proprio
;
ma
infine
....
Mi
venne
l
'
idea
di
scacciar
la
noia
de
'
lunghi
silenzi
miei
,
e
dei
lunghi
discorsi
degli
altri
che
non
comprendevo
durante
le
visite
,
preparandomi
in
mente
le
fole
che
dovevo
dire
.
La
prima
volta
che
mi
provai
,
fui
stupita
quando
la
mamma
si
alzò
per
uscire
.
Mi
pareva
d
'
esser
rimasta
pochissimo
in
quella
casa
,
e
la
fola
era
tutt
'
altro
che
finita
.
Consiglio
questo
rimedio
contro
la
noia
,
ai
miei
piccoli
lettori
.
Oltre
il
vantaggio
di
non
offendere
nessuno
,
s
'
impara
a
fantasticare
ed
a
far
castelli
in
aria
,
e
questa
è
una
ginnastica
che
sviluppa
l
'
immaginazione
,
ed
avvezza
alla
solitudine
,
ed
al
silenzio
.
Mi
ricordo
d
'
aver
fatto
da
bambina
dei
castelli
in
aria
,
che
,
interrotti
e
ripresi
,
hanno
durato
parecchi
giorni
;
e
ne
serbo
ancora
memoria
come
di
cari
avvenimenti
.
Li
creavo
a
modo
mio
.
Il
mio
spirito
non
poteva
esserne
contrariato
,
e
vi
si
manteneva
sereno
.
E
la
serenità
di
spirito
dà
la
pace
al
cuore
e
rende
buoni
.
Ed
il
mio
volto
esprimeva
la
soddisfazione
interna
;
e
quelle
persone
,
se
fossi
stata
ad
ascoltarle
,
coi
loro
discorsi
m
'
avrebbero
dato
noia
,
credevano
d
'
aver
parte
alla
mia
soddisfazione
,
e
ne
erano
contente
,
ed
io
più
di
loro
.
Sovente
da
tutte
quelle
contentezze
risultava
l
'
offerta
di
qualche
chicca
,
la
quale
certo
non
poteva
che
aumentarle
.
*
*
*
Quando
vien
fatto
ad
un
ragazzo
un
invito
perchè
rimanga
a
pranzo
,
o
a
cena
,
o
a
passare
qualche
giorno
in
campagna
presso
una
famiglia
che
non
è
la
sua
,
non
deve
mai
scusarsi
con
quei
complimenti
comuni
e
convenzionali
:
*
Non
vorrei
dar
disturbo
;
*
Grazie
!
non
posso
accettare
;
*
Sarebbe
indiscrezione
se
accettassi
,
ecc
.
Il
bambino
non
è
padrone
di
sè
.
Non
può
disporre
da
sè
,
se
accetterà
o
no
l
'
invito
;
e
però
,
è
inutile
che
si
dia
l
'
aria
di
rifiutarlo
.
Dovrà
limitarsi
a
mostrarsi
molto
lusingato
dell
'
invito
,
rimettendosi
al
genitori
,
o
a
chi
per
loro
,
perchè
decidano
in
proposito
.
Sia
che
accetti
o
rifiuti
,
non
deve
mai
,
nè
colle
persone
che
lo
hanno
invitato
,
nè
coi
ragazzi
della
famiglia
ripetere
le
discussioni
avvenute
in
casa
,
circa
l
'
invito
;
nè
le
osservazioni
,
nè
i
commenti
uditi
.
Può
darsi
che
la
mamma
dica
:
*
No
.
In
quella
casa
non
si
avvezzano
abbastanza
bene
i
ragazzi
.
Non
voglio
che
i
miei
si
vizino
al
cattivo
esempio
.
Questo
lo
dirà
nell
'
intimità
,
col
proprio
marito
,
e
,
di
comune
accordo
,
troveranno
una
scusa
plausibile
per
non
accettare
l
'
invito
senza
offendere
le
persone
,
cortesi
ed
ospitali
,
che
l
'
hanno
fatto
.
Ma
guai
se
un
ragazzo
indiscreto
avesse
il
cattivo
pensiero
di
ripetere
a
'
suoi
piccoli
anici
quell
'
osservazione
!
Basterebbe
a
far
nascere
un
diavolìo
,
a
mettere
la
discordia
fra
due
famiglie
,
a
screditare
sè
stesso
e
l
'
educazione
che
ha
ricevuta
.
Quand
'
anche
dal
ripetere
una
parola
udita
,
non
dovessero
risultare
altri
danni
che
quello
di
fare
un
po
'
ridicolo
il
piccolo
relatore
,
sarebbe
sempre
abbastanza
per
consigliarle
a
non
ripetere
mai
,
se
non
i
discorsi
sui
quali
ha
potuto
acquistare
la
certezza
che
le
stesse
persone
,
da
cui
li
udì
,
non
esiterebbero
a
farli
dove
lui
li
ripete
.
Anche
a
questo
proposito
l
'
infanzia
della
piccola
Gemma
mi
offre
un
esempio
.
Usciva
coll
'
istitutrice
per
andar
in
una
famiglia
dove
spessissimo
la
trattenevano
a
pranzo
.
*
Se
invitano
la
Gemma
a
pranzo
,
posso
lasciarla
?
domandò
l
'
istitutrice
prima
di
uscire
,
al
babbo
della
bambina
.
Il
babbo
che
s
'
annoiava
di
non
averla
a
tavola
,
rispose
:
*
Se
le
fanno
molte
istanze
,
la
lasci
,
altrimenti
veda
di
ricondurla
.
Infatti
la
signora
che
andavano
a
visitare
,
disse
alla
bimba
:
*
Mi
fai
il
regalo
di
rimanere
a
pranzo
,
Gemmolina
?
*
Il
babbo
ha
detto
che
se
mi
fanno
molte
istanze
posso
restare
,
ripetè
quella
pettegolina
,
senza
saper
neppure
cosa
volesse
dire
fare
delle
istanze
.
Le
istanze
reclamate
a
quel
modo
le
furono
fatte
;
sfido
io
!
Ma
l
'
istitutrice
rimase
male
,
ed
il
babbo
pure
quando
lo
seppe
,
al
vedere
rivelato
così
,
che
in
famiglia
s
'
era
quasi
contato
su
quell
'
invito
,
e
si
erano
prese
anticipatamente
delle
disposizioni
in
proposito
.
Sono
cose
che
tutti
fanno
,
ma
non
si
dicono
mai
.
Rimanendo
ospite
in
casa
d
'
altri
,
un
bambino
educato
dovrà
mettersi
in
ischiera
coi
bambini
della
famiglia
,
obbedire
come
loro
,
alzarsi
,
coricarsi
,
mangiare
,
studiare
,
giocare
,
passeggiare
,
alle
ore
fissate
pe
'
suoi
piccoli
compagni
.
Soltanto
,
se
quelli
si
permettono
qualche
indisciplinatezza
o
qualche
capriccio
,
allora
si
guarderà
bene
dall
'
imitarli
.
Andando
in
giardino
,
si
ricorderà
sempre
che
i
frutti
ed
i
fiori
non
sono
proprietà
della
sua
famiglia
,
e
però
non
gli
è
permesso
toccarli
.
Trovando
qualche
mammola
,
qualche
ciclamino
,
o
fragole
selvatiche
,
o
altre
cose
che
,
siccome
vengono
naturalmente
dalla
terra
,
non
si
considerano
proprietà
esclusiva
di
nessuno
,
le
potrà
cogliere
ed
offrire
alla
mamma
,
alla
sorella
,
alla
zia
,
all
'
istitutrice
de
'
suoi
ospiti
.
Ma
deve
ricordarsi
pure
che
le
persone
educate
e
gentili
,
accolgono
con
apparente
soddisfazione
e
con
ringraziamenti
anche
una
cosa
di
cui
non
sanno
che
farne
,
per
puro
riguardo
a
chi
l
'
offre
.
Per
cui
si
guarderà
bene
dall
'
insistere
sulla
stessa
offerta
,
com
'
è
pur
troppo
una
noiosa
abitudine
dei
bambini
,
che
,
se
vedono
una
signora
gradire
un
fiore
,
seguitano
a
portargliene
piene
le
mani
,
pieno
il
grembiulino
,
obbligandola
a
caricarsi
d
'
un
fascio
di
fieno
.
A
tavola
poi
dovranno
osservare
le
stesse
regole
che
ho
indicate
pel
pranzo
in
casa
propria
;
ed
anche
con
maggior
scrupolo
,
perchè
una
sconvenienza
commessa
in
casa
d
'
altri
,
acquista
maggior
gravità
.
Fuori
dalla
loro
famiglia
,
se
appena
non
sono
più
piccolissimi
,
non
saranno
serviti
nel
piatto
dalla
mamma
nè
da
altri
.
Passerà
il
piatto
di
mezzo
davanti
a
loro
come
davanti
agli
altri
commensali
,
e
dovranno
servirsi
da
sè
.
Prendano
un
po
'
di
tutto
,
accettando
il
pezzo
che
vien
più
comodo
,
e
non
istiano
a
fare
una
scelta
accurata
da
piccoli
ghiotti
,
facendo
aspettare
il
vicino
.
E
si
servano
sempre
con
misura
,
in
modo
da
non
lasciare
avanzi
sul
piatto
.
Dimentichino
addirittura
le
parole
:
"
Non
mi
piace
"
come
se
non
esistessero
,
perchè
,
con
quelle
,
sembra
che
vogliano
fare
un
rimprovero
ai
padroni
di
casa
d
'
aver
fatto
servire
una
cosa
che
non
ha
la
fortuna
d
'
incontrare
il
loro
gusto
.
Se
vi
sono
bambini
di
casa
,
i
piccoli
invitati
si
ritireranno
da
tavola
quando
si
ritirano
loro
,
altrimenti
aspetteranno
di
riceverne
un
ordine
diretto
.
Uscendo
da
una
casa
dove
sono
stati
a
pranzo
,
i
bambini
,
come
tutti
gli
invitati
,
sono
tenuti
ad
un
ringraziamento
ai
padroni
di
casa
.
Ma
sono
caldamente
pregati
di
non
cercare
di
fornir
complimenti
imitati
da
qualche
signore
o
signora
,
per
far
il
ragazzo
di
spirito
ed
attirar
l
'
attenzione
.
Riescirebbero
soltanto
ad
apparir
pedanti
,
pretenziosi
e
ridicoli
.
Si
limitano
a
dire
:
Tante
grazie
e
buona
sera
,
o
qualche
cosa
di
simile
;
ma
molto
simile
,
perchè
i
bambini
,
nuovi
al
mondo
,
non
si
rendono
ben
conto
del
valore
delle
parole
,
non
sanno
quello
che
va
detto
,
e
quello
che
non
va
,
e
facilmente
sbagliano
.
Conosco
un
ragazzino
di
sette
anni
e
mezzo
che
,
uscendo
da
una
casa
dove
era
stato
a
pranzo
,
disse
al
padrone
di
casa
,
coll
'
aria
di
un
giudice
supremo
che
decreta
un
'
assolutoria
:
*
Votre
dîner
a
été
bon
.
Je
vous
remercie
.
*
Aveva
la
cattiva
abitudine
di
parlar
francese
anche
in
compagnia
.
Tutti
risero
di
quello
strano
complimento
,
e
lui
si
credette
il
bambino
più
spiritoso
dei
due
mondi
,
mentre
l
'
ilarità
generale
era
nata
dalla
grottesca
figura
che
faceva
erigendosi
lui
,
così
piccino
,
a
giudice
culinario
;
e
dichiarando
implicitamente
,
che
non
avrebbe
ringraziato
se
il
pranzo
non
gli
fosse
sembrato
buono
.
*
*
*
Alla
scuola
,
in
collegio
,
gli
stessi
doveri
che
si
praticano
in
casa
verso
i
genitori
si
debbono
praticare
verso
i
maestri
;
agli
stessi
obblighi
di
civiltà
a
cui
si
è
tenuti
in
società
verso
i
conoscenti
,
si
è
tenuti
verso
i
compagni
.
Nulla
è
più
scortese
che
quel
saluto
gettato
là
dall
'
uscio
della
classe
,
con
una
cadenza
da
lezione
obbligatoria
,
che
è
purtroppo
il
saluto
generale
degli
scolari
ai
maestri
:
*
Riverita
,
signora
maestra
!
E
si
va
in
fretta
a
far
quel
saluto
,
e
si
grida
tutte
in
coro
,
qualche
volta
tra
piccoli
scoppii
di
risa
soffocate
,
e
poi
,
via
correndo
,
come
se
si
dicesse
*
Là
!
anche
questa
è
fatta
.
"
J
'
étais
enfant
;
j
'
étais
petit
;
j
'
étais
cruel
;
"
Tout
homme
sur
la
terre
,
où
l
'
âme
erre
asservie
,
Peut
commencer
ainsi
le
récit
de
sa
vie
.
Così
dice
quel
grande
de
'
grandi
che
è
Victor
Hugo
.
E
dice
il
vero
.
Se
sapessero
i
ragazzi
quanto
sono
crudeli
verso
quel
maestro
dal
quale
fuggono
così
,
senza
una
parola
affettuosa
!
Quel
maestro
vive
per
loro
.
Oh
!
se
si
voltassero
indietro
a
vedere
com
'
è
triste
,
quell
'
essere
solo
in
una
scuola
deserta
!
Il
saluto
al
maestro
deve
essere
fatto
con
calma
,
accostandosi
alla
cattedra
.
Non
si
deve
però
sporgere
la
mano
,
nè
domandare
un
bacio
.
Una
scuola
si
compone
di
trenta
o
quaranta
scolari
,
spesso
di
più
;
sarebbe
indiscrezione
e
da
stupido
imporre
ad
una
persona
quaranta
strette
di
mano
o
quaranta
baci
.
Nulla
è
più
villano
che
il
mettere
in
caricatura
i
propri
maestri
,
anche
quando
non
se
ne
possono
avvedere
.
Io
aveva
questa
pessima
abitudine
.
Quando
mi
riusciva
d
'
impadronirmi
della
cuffia
e
della
tabacchiera
d
'
una
vecchia
maestra
di
disciplina
,
e
d
'
imitarne
il
portamento
ed
i
modi
,
le
mie
compagne
si
divertivano
straordinariamente
.
E
che
applausi
!
Che
ammirazioni
!
Io
credeva
di
fare
qualche
cosa
di
molto
spiritoso
,
ed
una
volta
non
seppi
resistere
al
desiderio
di
mettere
a
parte
la
mia
famiglia
di
quel
mio
talento
peregrino
,
e
dei
miei
trionfi
.
*
Ebbene
,
di
che
cosa
ridete
?
domandò
la
mamma
.
*
Ma
della
signora
maestra
.
*
E
che
cosa
ha
di
ridicolo
la
maestra
?
*
È
vecchia
.
*
E
poi
?
*
E
poi
....
non
altro
.
*
E
allora
cosa
c
'
è
da
ridere
?
Infatti
cosa
c
'
era
da
ridere
?
Ero
stata
cattiva
,
incivile
,
e
stupida
per
giunta
.
*
*
*
Un
ragazzo
che
entra
per
la
prima
volta
in
una
scuola
,
o
in
un
collegio
,
è
dolente
per
la
famiglia
lasciata
;
è
timido
in
quell
'
ambiente
nuovo
,
ed
ha
bisogno
d
'
essere
consolato
,
incoraggiato
.
Invece
per
lo
più
,
appena
esce
alla
ricreazione
,
si
vede
venir
incontro
due
o
tre
monelli
(
o
monelline
)
,
i
più
impertinenti
nella
scuola
,
che
gli
fanno
subire
un
interrogatorio
goffo
,
indiscreto
,
brutale
.
*
Come
ti
chiami
?
I
tuoi
parenti
sono
ricchi
?
Cosa
fa
il
tuo
babbo
?
L
'
abito
di
uniforme
lo
hai
già
fatto
?
È
fine
?
Il
mio
è
dei
più
belli
del
collegio
.
E
questo
era
il
tuo
abito
da
passeggio
?
Di
seta
ne
avevi
?
E
di
velluto
?
E
via
di
questo
passo
un
piccolo
inventario
della
guardaroba
sua
e
della
sua
mamma
,
poi
delle
abitudini
di
famiglia
;
se
si
va
in
campagna
,
e
se
la
campagna
è
bella
,
ed
un
mondo
di
calcoli
insulsi
e
volgari
,
a
cui
i
bambini
non
dovrebbero
nemmanco
pensare
.
E
,
quel
che
è
peggio
,
l
'
accoglienza
che
gli
si
fa
è
misurata
sul
grado
dell
'
agiatezza
della
famiglia
,
che
si
desume
dalle
risposte
del
ragazzo
.
Per
poco
che
un
ragazzo
sia
perspicace
,
sente
l
'
intenzione
dei
piccoli
inquisitori
,
e
,
se
il
suo
animo
non
è
più
che
leale
e
candido
,
s
'
induce
a
mentire
per
evitare
delle
umiliazioni
.
Ho
conosciuta
una
bambina
,
figlia
di
un
mercante
di
mobili
,
che
si
fece
passare
,
durante
i
tre
anni
di
collegio
,
per
figlia
di
un
possidente
.
Otto
anni
dopo
la
rividi
;
eravamo
due
giovinette
.
Sua
madre
pregò
il
mio
babbo
di
lasciarmi
andare
a
passar
alcuni
giorni
a
Vercelli
con
sua
figlia
.
La
poveretta
si
fece
di
brace
e
non
appoggiò
l
'
invito
.
Mio
padre
non
accettò
.
Pochi
giorni
dopo
mi
scrisse
confessandomi
d
'
aver
mentito
la
sua
condizione
in
collegio
,
perchè
s
'
era
accorta
che
esser
figlia
di
gente
che
aveva
bottega
era
la
cosa
più
vergognosa
che
si
potesse
immaginare
nella
nostra
stupida
aristocrazia
da
collegiali
.
Dopo
otto
anni
duravano
ancora
le
funeste
conseguenze
di
una
volgare
abitudine
da
scolarette
.
Un
altro
fatto
anche
più
disgraziato
.
Il
mio
nonno
molte
volte
,
mentre
era
fuori
con
me
,
mi
aveva
fatta
entrare
in
un
botteghino
,
dove
si
provvedeva
di
carta
,
inchiostro
e
tutto
quanto
gli
occorreva
per
lo
studio
.
In
quel
botteghino
,
oltre
la
donnetta
che
serviva
al
banco
,
vedevo
spesso
una
ragazza
lunga
,
allampanata
,
timida
,
che
non
osava
guardarmi
,
e
si
faceva
di
brace
se
la
guardavo
io
.
Quando
fui
in
collegio
,
un
bel
giorno
vidi
entrare
in
classe
un
'
esterna
,
che
riconobbi
subito
per
la
figliola
del
botteghino
,
sebbene
lei
,
tutta
vergognosa
,
fingesse
di
non
conoscermi
.
Allora
,
sempre
dietro
quella
falsa
idea
che
i
bottegai
fossero
bassa
gente
,
e
l
'
avere
bottega
fosse
cosa
umiliante
,
da
vergognarsene
,
mi
venne
l
'
ispirazione
generosa
di
avvertire
tutte
le
esterne
che
la
mamma
di
quella
ragazza
aveva
un
botteghino
da
cartolaio
nella
contrada
del
collegio
;
e
che
si
guardassero
bene
dall
'
andare
là
a
provvedere
i
quaderni
,
ed
i
fogli
da
compiti
,
e
le
penne
.
Avrebbero
potuto
incontrarvi
la
ragazza
,
che
ne
sarebbe
stata
mortificata
...
Era
tanto
timida
...
bisognava
risparmiarle
un
'
umiliazione
.
Le
mie
compagne
,
grulle
quanto
me
,
seguirono
il
generoso
consiglio
.
Ed
io
era
soddisfatta
di
me
,
ed
un
po
'
gloriosa
dell
'
opera
mia
.
Nel
segreto
del
mio
cuore
mi
aspettavo
se
non
un
ringraziamento
,
da
quella
ragazza
,
troppo
timida
per
essere
espansiva
,
uno
sguardo
di
riconoscenza
,
una
stretta
di
mano
,
un
cenno
qualunque
che
mi
provasse
che
non
era
ingrata
.
Invece
mi
parve
che
diventasse
ancora
più
selvatica
,
e
che
,
quando
per
caso
incontravo
i
suoi
occhi
,
mi
guardassero
con
un
'
espressione
di
malevolenza
.
Ne
concepii
una
triste
idea
del
suo
carattere
,
che
non
sentiva
gratitudine
per
la
squisita
delicatezza
del
mio
tratto
,
e
tra
me
e
le
compagne
se
ne
parlava
con
indignazione
.
Ve
ne
furono
alcune
che
dissero
:
*
«
Meriterebbe
che
s
'
andasse
tutte
quante
a
comperare
quaderni
e
ogni
cosa
nel
suo
botteghino
,
per
mortificarla
!
»
Ma
io
,
clemente
,
le
pregai
di
non
farle
subire
un
castigo
così
severo
.
Una
mattina
quella
selvaggia
entrò
in
iscuola
più
rossa
e
timida
del
solito
,
e
passò
alla
cattedra
a
consegnare
una
lettera
alla
maestra
;
poi
,
nel
rasentare
i
nostri
banchi
da
convittrici
per
andare
al
suo
fra
le
esterne
,
che
era
più
indietro
,
mi
volse
un
'
occhiata
addirittura
di
sfida
.
Io
pensava
che
a
questo
mondo
«
si
è
più
sovente
puniti
di
una
buona
azione
che
d
'
una
cattiva
»
;
pensavo
che
a
«
far
bene
si
trova
male
»
ed
altre
riflessioni
sull
'
ingratitudine
umana
,
quando
la
maestra
,
dopo
aver
letta
la
lettera
,
domandò
alle
esterne
se
era
vero
che
avevano
tutte
cessato
di
provvedersi
di
quaderni
alla
bottega
Tale
dei
tali
.
Si
udirono
vari
sì
male
articolati
,
timidi
,
soffocati
,
poi
una
,
la
più
ardita
,
si
alzò
e
rispose
francamente
.
*
Sissignora
.
*
Perchè
?
*
Ma
...
perchè
ora
che
viene
a
scuola
con
noi
la
figlia
della
...
cartolaia
,
non
volevamo
mortificare
una
nostra
compagna
andando
a
comperare
...
non
si
sarebbe
potuto
fingere
di
ignorare
che
la
sua
mamma
ha
una
bottega
....
Io
trovai
quell
'
esterna
indelicata
d
'
aver
detto
tutto
questo
alla
presenza
della
poveretta
,
ma
arrossii
di
modesto
orgoglio
al
pensiero
che
quella
gentilezza
l
'
avevo
immaginata
io
,
e
m
'
aspettavo
un
po
'
confusa
che
la
maestra
cercasse
l
'
origine
della
cosa
,
e
mi
lodasse
pubblicamente
....
Invece
ella
diede
sulla
voce
all
'
esterna
.
*
Ma
che
bisogno
c
'
è
di
ignorare
che
la
sua
mamma
ha
una
bottega
?
Perchè
volete
che
se
ne
debba
mortificare
?
Ne
avete
più
di
grullerie
da
mettervi
in
testa
?
Quella
buona
signora
ha
cercato
apposta
un
negozio
nella
contrada
,
per
aver
la
pratica
della
scuola
,
e
mi
scrive
lagnandosi
di
averla
perduta
,
e
domandandone
il
perchè
.
Sapete
che
la
vostra
stramberia
la
mette
in
tali
imbarazzi
da
farle
quasi
chiudere
il
negozio
?
È
una
crudeltà
quella
che
avete
fatto
,
oltre
ad
essere
una
sciocchezza
.
Il
commercio
,
sia
grande
che
piccolo
,
non
ha
mai
fatto
torto
a
nessuno
....
E
faccio
grazie
del
resto
della
predica
,
che
è
facile
immaginarsi
.
*
*
*
Ai
balli
da
bambini
,
i
piccoli
padroni
di
casa
debbono
sacrificarsi
un
pochino
,
ballando
a
preferenza
con
quelli
che
,
o
per
essere
troppo
piccini
o
troppo
timidi
,
rimangono
trascurati
.
Alle
volte
vi
sono
bimbi
che
non
sanno
ancora
ballare
,
ma
al
vedere
quel
movimento
insolito
,
all
'
udire
la
musica
,
sono
invasi
da
una
grande
smania
di
prender
parte
all
'
agitazione
generale
.
I
parenti
li
trattengono
perchè
non
vadano
ad
impacciare
le
figure
danzanti
;
e
loro
,
se
sono
docili
,
obbediscono
a
malincuore
;
se
sono
indisciplinati
fanno
dei
capricci
;
ad
ogni
modo
,
invece
di
divertirsi
si
trovano
contrariati
ed
infelici
.
Un
po
'
di
abnegazione
da
parte
dei
piccoli
padroni
di
casa
,
che
tratto
tratto
li
vadano
a
prendere
,
e
,
tenendoli
per
le
manine
li
facciano
saltare
in
giro
,
dando
loro
l
'
illusione
di
ballare
come
gli
altri
,
basterebbe
ad
evitare
ogni
guaio
.
E
la
gioia
di
vedere
quelle
piccole
creaturine
col
visetto
infiammato
,
la
bocchina
aperta
in
un
riso
tripudiante
,
e
gli
occhietti
scintillanti
di
piacere
,
darà
a
quei
buoni
figlioli
un
largo
compenso
pel
piccolo
sacrificio
che
fanno
.
È
così
bello
il
sentire
che
abbiamo
in
noi
la
facoltà
di
rendere
qualcheduno
felice
!
Ed
è
così
triste
veder
piangere
quei
cari
piccolini
che
non
sanno
ancora
nulla
della
vita
!
Quest
'
inverno
andai
più
volte
ad
un
ballo
settimanale
pei
bambini
,
dove
c
'
era
sempre
una
povera
fanciulletta
inferma
.
Aveva
sette
anni
e
stava
ancora
in
braccio
alla
bambinaia
;
non
poteva
nè
camminare
nè
moversi
,
e
parlava
con
fatica
.
Ed
era
una
cosa
commovente
e
cara
vedere
alcune
giovinette
che
appena
avevano
cessato
di
ballare
,
non
dimenticavano
mai
d
'
andare
un
momento
a
farla
discorrere
,
a
portarle
un
confetto
,
un
fiore
.
Al
buffet
era
una
nobile
gara
a
chi
prenderebbe
prima
il
gelato
da
offrire
alla
piccola
inferma
;
e
bisognava
vedere
con
che
buon
garbo
glielo
facevano
pigliare
,
*
perchè
non
poteva
fare
da
sè
*
e
come
le
parlavano
di
cose
serene
senza
mai
alludere
alla
sua
disgrazia
.
Debbono
avere
un
bel
cuore
ed
una
buona
mamma
le
bambine
che
sanno
,
nella
foga
d
'
un
divertimento
,
comportarsi
a
questo
modo
.
Udii
una
bellissima
e
giovane
mamma
,
che
esortava
la
sua
bambina
ad
imitarle
.
*
Se
ci
vai
,
le
diceva
,
se
ti
fai
forza
per
vincere
la
tua
timidezza
*
perchè
non
ti
farei
il
torto
di
credere
che
sia
ripugnanza
o
mala
voglia
,
*
più
tardi
ti
troverai
contenta
di
pensare
che
quella
povera
bimba
malata
si
ricorderà
di
te
,
e
ti
vorrà
bene
,
perchè
sarai
stata
cortese
con
lei
e
l
'
avrai
aiutata
con
qualche
buona
parola
a
dimenticare
che
non
può
muoversi
e
divertirsi
come
le
altre
.
La
bambina
esitava
sempre
;
crollava
le
spalline
,
faceva
delle
smorfiette
un
pochino
sprezzanti
,
un
pochino
altere
.
Ah
!
lei
non
sapeva
,
poverina
,
cosa
fossero
malattia
,
privazioni
,
sofferenza
.
Chissà
forse
che
nel
suo
piccolo
cervello
inconsapevole
sentisse
una
certa
vanità
del
proprio
benessere
,
della
propria
bellezza
,
e
credesse
di
umiliarsi
accostandosi
a
quella
bimba
disgraziata
e
sdegnasse
di
farlo
.
Allora
la
bella
e
buona
mammina
fece
il
viso
serio
e
disse
:
*
Io
t
'
ho
dato
un
consiglio
,
t
'
ho
detto
quello
che
sarebbe
tuo
dovere
.
Pensaci
e
fa
come
il
cuore
ti
dice
.
Non
voglio
farti
far
nulla
per
forza
.
Ma
mentre
parlava
era
triste
,
e
poco
dopo
,
non
trovandola
più
accanto
a
me
,
guardai
in
giro
e
la
vidi
inginocchiata
presso
la
bimba
malata
che
la
faceva
discorrere
e
la
divertiva
.
Le
mamme
buone
fanno
come
Gesù
Cristo
;
predicano
colla
parola
e
coll
'
esempio
,
ed
i
bambini
,
fortunati
loro
!
non
hanno
che
imitarle
.
*
*
*
Una
delle
cose
che
incontra
più
resistenza
presso
i
fanciulli
è
l
'
adempimento
dei
doveri
religiosi
.
Non
è
il
caso
di
discorrere
qui
del
grado
di
devozione
che
possono
avere
,
e
tanto
meno
di
discutere
sulla
maggiore
o
minore
utilità
delle
pratiche
religiose
in
rapporto
alla
loro
età
,
ecc
.
Le
modeste
frivole
convenienze
sociali
,
che
formano
il
tema
di
questo
modesto
e
frivolo
libriccino
,
s
'
insuperbirebbero
troppo
di
vedersi
un
momento
innalzare
al
grado
d
'
una
questione
religiosa
;
e
le
famiglie
mi
direbbero
,
con
ragione
,
che
sono
uscita
dalla
linea
di
demarcazione
che
mi
ha
tracciata
il
titolo
del
mio
lavoro
.
Del
resto
,
parlo
ora
ai
fanciulli
;
e
,
per
loro
,
il
sistema
adottato
dalla
loro
famiglia
per
educarli
è
sempre
il
migliore
.
Se
la
mamma
,
il
babbo
,
o
chi
per
loro
,
crede
bene
di
condurli
in
chiesa
,
qualunque
sia
la
disposizione
del
loro
spirito
,
debbono
starci
con
un
contegno
rispettoso
e
tranquillo
.
Non
borbottino
all
'
orecchio
di
chi
li
accompagna
,
non
urtino
col
gomito
i
fratellini
o
gli
amici
,
non
sussurrino
fra
loro
,
non
ridano
,
non
si
voltino
a
guardare
qua
e
là
:
e
quando
si
cantano
salmi
o
litanie
non
strillino
come
matti
per
il
piacere
di
cantare
,
se
sanno
d
'
aver
la
voce
stonata
,
come
è
frequente
nei
bambini
,
che
metterebbe
la
confusione
nel
coro
.
E
qui
debbo
far
punto
.
Sento
dire
che
il
mio
lavoro
non
è
destinato
specialmente
ai
bambini
.
Tutt
'
alpiù
,
è
permesso
loro
di
occupare
le
poche
pagine
che
ho
scritte
fin
,
qui
nel
libro
scritto
per
le
loro
sorelle
,
le
loro
mamme
,
ed
anche
un
poco
pei
loro
babbi
.
Che
farei
,
miei
piccoli
amici
?
Per
ora
dobbiamo
lasciarci
.
Ma
lo
faccio
con
rincrescimento
.
È
vero
,
le
loro
mamme
li
guideranno
assai
meglio
di
me
.
Ma
ciò
non
toglie
che
avrei
voluto
farlo
un
po
'
più
lungamente
anch
'
io
.
Non
ne
ho
forse
il
diritto
,
io
la
bisnonna
centenaria
di
parecchie
generazioni
?
Forse
un
giorno
riprenderò
questo
lavoro
,
lo
amplierò
,
lo
completerò
,
e
ne
farò
un
volume
a
parte
,
dedicato
unicamente
all
'
infanzia
,
ai
volti
rosei
,
alle
testine
bionde
,
che
Dio
le
benedica
!
Intanto
,
quando
,
parlando
alle
mamme
,
avrò
ancora
,
per
inciso
a
parlar
di
loro
,
saranno
le
ore
meno
faticose
,
le
più
care
di
questo
lavoro
,
arduo
per
me
,
e
forse
seccante
per
chi
lo
legga
.
Purchè
non
riesca
inutile
affatto
,
sarà
già
qualche
cosa
.
PARTE
SECONDA
LUCI
ED
OMBRE
CAPITOLO
I
.
La
signorina
.
In
casa
*
Visite
*
Pranzi
*
Balli
*
Ospiti
in
casa
altrui
*
Ai
bagni
ed
in
villa
*
Corrispondenza
.
Quando
penso
che
questo
capitolo
,
dedicato
alle
giovinette
che
sono
tutte
freschezza
,
tutte
azzurro
,
tutte
luce
,
debbo
cominciarlo
brontolando
,
m
'
indispettisco
contro
me
stessa
.
Sono
dunque
tanto
decrepita
,
da
non
saper
più
sorridere
ai
vent
'
anni
sereni
e
biondi
?
Ebbene
no
.
Non
voglio
brontolare
.
C
'
è
sempre
modo
di
dire
con
garbo
anche
le
cose
più
dispiacevoli
.
È
una
scoperta
che
hanno
fatto
i
farmacisti
quando
hanno
inventato
di
inargentare
le
pillole
.
Io
non
posso
inargentare
la
mia
vecchia
persona
.
Ma
mi
riparerò
all
'
ombra
d
'
un
poeta
moderno
e
simpatico
.
Traverso
l
'
azzurro
della
sua
leggenda
,
apparirà
meno
uggiosa
la
tinta
grigia
de
'
miei
consigli
.
*
Sono
state
al
teatro
a
sentire
la
Partita
a
scacchi
,
signorine
?
*
Il
babbo
dice
che
le
signorine
non
debbono
andare
alla
commedia
.
*
È
vero
.
Allora
l
'
avranno
letta
?
Neppure
?
Ebbene
,
in
quella
Partita
a
scacchi
c
'
è
una
fanciulla
giovane
come
loro
,
bella
come
loro
,
bionda
come
le
visioni
dei
poeti
,
placida
come
l
'
innocenza
,
serena
come
un
lembo
di
cielo
.
Si
chiama
Jolanda
.
È
una
figlia
unica
,
ricca
come
una
miniera
,
nobile
come
una
regina
.
Ed
elegante
poi
!
N
'
hanno
voglia
loro
,
mie
giovani
lettrici
,
di
studiare
abbigliature
e
di
mutarle
?
Jolanda
non
avrebbe
che
a
comparire
,
per
ecclissarle
tutte
.
Portava
in
casa
un
abito
lungo
a
strascico
,
di
raso
azzurro
,
guarnito
d
'
ermellino
,
rialzato
da
un
lato
sopra
una
gonna
di
velluto
;
ed
aveva
le
treccie
cadenti
;
due
lunghe
treccie
bionde
,
morbide
,
lucenti
....
Oh
le
belle
treccie
di
Jolanda
!
Non
c
'
era
partito
così
splendido
,
che
fosse
superiore
a
quella
ricchezza
di
treccie
.
E
Jolanda
viveva
solitaria
col
suo
babbo
in
un
vecchio
castello
,
dove
i
giorni
erano
tutti
uguali
,
dove
non
c
'
era
mai
ricevimento
,
punto
feste
,
punto
teatri
,
e
se
capitava
una
visita
,
era
un
avvenimento
.
Loro
pensano
di
certo
:
*
Come
doveva
annoiarsi
,
poverina
!
Ebbene
no
,
signorine
mie
.
E
qui
sta
tutto
il
merito
di
Jolanda
.
Sapeva
amare
la
sua
casa
,
sapeva
starci
.
È
appunto
l
'
argomento
su
cui
ero
disposta
a
brontolare
in
principio
di
questo
capitolo
.
Via
.
Una
mano
alla
coscienza
,
belle
fanciulle
.
Nella
situazione
di
Jolanda
,
in
un
completo
isolamento
dove
,
se
un
poeta
non
gliel
'
avesse
condotto
,
non
sarebbe
capitato
forse
mai
un
giovine
per
apprezzare
la
sua
bellezza
,
come
sarebbero
state
tristi
loro
!
Come
avrebbero
deplorata
la
loro
miseria
,
e
pensato
giorno
e
notte
al
pericolo
tremendo
di
rimaner
zitellone
!
Ed
il
povero
babbo
,
invece
d
'
una
compagna
gioconda
e
serena
,
si
sarebbe
visto
accanto
un
viso
allungato
,
una
fronte
accigliata
;
ed
in
ogni
atto
della
sua
figliola
avrebbe
indovinata
la
noia
della
sua
casa
,
della
sua
compagnia
,
ed
il
desiderio
crudele
d
'
essere
altrove
.
Eppure
Jolanda
non
era
insensibile
nè
senza
aspirazioni
.
Lei
stessa
diceva
una
sera
al
suo
babbo
:
"
Anch
'
io
,
Quando
mi
trovo
sola
meco
stessa
e
con
Dio
,
Sogno
talora
i
gaudi
dell
'
amore
,
e
mi
sento
Addormentarmi
l
'
anima
tutta
in
un
rapimento
.
"
A
quei
tempi
le
signorine
educate
parlavano
in
versi
.
Ora
però
si
può
anche
farne
a
meno
.
E
fingo
che
il
mio
fato
conduca
un
forte
e
bello
A
superar
la
fossa
del
mio
patrio
castello
.
Lo
ascolto
in
tuon
sommesso
mormorarmi
parole
Più
ardenti
e
più
feconde
che
la
luce
del
sole
,
E
lo
sguardo
negli
occhi
che
divampano
fuoco
E
mi
cullo
in
visioni
celesti
...
e
a
poco
a
poco
Mi
risveglio
...
e
le
sale
del
mio
patrio
castello
Non
suonan
mai
dei
passi
di
questo
forte
e
bello
.
Ebbene
,
cosa
importa
?
Il
forte
e
bello
non
compariva
,
e
Jolanda
era
sempre
lieta
ugualmente
come
un
raggio
di
sole
.
Non
parlava
mai
di
quando
sarebbe
maritata
;
il
babbo
le
diceva
:
*
Bada
,
Jolanda
,
non
si
vive
isolati
.
Se
non
accetti
qualche
partito
fra
quelli
che
ti
sono
offerti
,
corri
il
rischio
di
rimanere
zitellona
.
Provvedi
al
tuo
avvenire
.
Jolanda
rispondeva
celiando
:
"
Sì
,
fonderò
un
convento
per
farmene
badessa
.
"
E
discorreva
del
tempo
,
dei
boscaioli
,
delle
vecchie
piante
che
finiscono
nel
focolare
,
e
s
'
interessava
ai
racconti
del
babbo
,
che
le
ripeteva
le
sue
gesta
giovanili
o
le
narrava
una
certa
fiaba
di
Aroldo
e
il
suo
corsiero
;
in
fine
stava
là
in
quelle
antiche
stanze
solitarie
come
un
augello
nel
suo
nido
,
il
quale
vi
si
trova
bene
,
e
vi
si
adagia
come
se
dovesse
rimanervi
tutta
l
'
eternità
,
salvo
a
volarne
via
l
'
indomani
s
'
intende
.
Loro
invece
,
signorine
...
scusino
,
bisogna
pur
venirci
a
questa
conclusione
;
*
le
favole
sarebbero
pur
belle
se
non
avessero
la
morale
in
fondo
,
ma
,
poichè
ce
l
'
hanno
inventata
,
lascino
che
io
la
metta
come
si
faceva
ai
miei
tempi
,
*
loro
dunque
,
non
s
'
adagiano
punto
nella
loro
casa
,
nè
come
l
'
augello
nel
nido
,
nè
come
nessun
'
altra
immagine
di
cosa
adagiata
.
Ci
stanno
,
salvo
il
rispetto
,
come
il
diavolo
in
una
ampolla
.
Sono
irrequiete
,
impensierite
.
La
loro
mente
non
è
lì
.
Ogni
giorno
si
meravigliano
,
si
impazientano
di
esserci
ancora
,
come
se
la
casa
paterna
fosse
un
albergo
,
o
un
ponte
gettato
tra
il
collegio
e
la
casa
coniugale
,
e
da
traversarsi
in
fretta
,
per
paura
che
si
rompa
sotto
i
piedi
.
Non
saranno
tutte
così
;
ne
convengo
,
almeno
lo
spero
.
Ma
conobbi
molte
,
moltissime
fanciulle
;
ed
,
eccettuate
ben
poche
,
tutte
dimostravano
una
tale
impazienza
di
maritarsi
,
da
dar
ragione
al
signor
Achille
Torelli
,
nel
ritratto
poco
lusinghiero
che
ha
fatto
della
Fanciulla
.
Sovente
ho
udito
una
giovinetta
dire
:
*
Quando
sarò
a
casa
mia
,
farò
questo
o
quell
'
altro
;
ed
intendeva
:
quando
sarò
maritata
.
Che
impressione
doveva
fare
al
babbo
,
alla
mamma
,
l
'
udire
che
la
loro
figliola
non
si
sentiva
a
casa
sua
,
in
mezzo
a
loro
e
nella
loro
casa
!
Se
si
tratta
d
'
andare
in
campagna
,
dove
non
c
'
è
altra
compagnia
che
le
persone
di
casa
,
si
mostrano
disgustate
e
non
mancano
di
parlare
di
quella
loro
miseria
,
come
vestali
che
stiano
per
essere
sepolte
vive
.
Ma
i
loro
genitori
cosa
sono
?
Per
riguardo
a
loro
,
e
per
il
rispetto
a
quel
dolore
che
dovranno
provare
,
staccandosi
dalla
loro
figliola
per
darla
ad
uno
sposo
,
una
signorina
educata
non
dovrà
mai
dimostrare
che
desidera
appunto
di
dar
loro
quel
dolore
,
e
che
non
ci
prende
parte
.
Lo
sposo
stesso
,
che
un
giorno
la
piglierà
,
è
già
implicitamente
offeso
da
quella
smania
di
maritarsi
,
che
gli
dice
anticipatamente
:
*
Badi
,
ch
'
io
lo
sposo
perchè
non
vedo
l
'
ora
di
diventare
una
signora
,
e
non
per
lei
.
Se
un
altro
fosse
capitato
prima
,
avrei
preso
quello
.
Senza
contare
poi
il
ridicolo
che
matura
sul
capo
di
quelle
che
,
poverette
,
non
trovano
marito
.
Si
sente
ogni
giorno
dire
dall
'
una
o
dall
'
altra
:
*
La
signorina
tale
ha
già
trentacinque
anni
.
E
non
ha
ancora
marito
!
*
Poveretta
,
dopo
averlo
desiderato
tanto
*
Si
ricorda
lei
?
Diceva
sempre
:
Quando
sarò
maritata
....
*
Ed
il
corredo
che
preparava
?
*
E
quando
si
ricamava
quella
bella
pezzuola
,
quante
volte
ha
detto
:
"
Per
ora
non
lo
porto
;
servirà
per
quando
sarò
,
maritata
.
"
*
Ora
può
servirsene
per
asciugar
le
lagrime
ogni
volta
che
si
marita
qualcun
'
altra
.
Una
signorina
non
dovrebbe
mai
dire
:
"
quando
sarò
maritata
"
se
non
dopo
essere
fidanzata
.
Allora
è
un
fatto
che
si
prepara
;
non
è
più
una
supposizione
nè
una
speranza
,
e
potrà
parlarne
liberamente
.
Prima
no
.
E
se
taluno
le
dicesse
quella
parola
,
dovrebbe
rispondere
:
*
Io
non
so
se
mi
mariterò
.
Non
ci
penso
.
Sto
tanto
bene
in
casa
mia
....
E
debbono
procurare
di
starci
bene
davvero
,
e
di
buon
umore
come
si
conviene
alla
loro
età
.
Credano
a
me
,
il
mostrarsi
desiderose
di
marito
,
annoiate
della
propria
casa
e
della
propria
famiglia
,
ha
fatto
invecchiar
nubili
tante
belle
ragazze
.
E
la
giocondità
,
la
pace
,
l
'
amore
del
nido
paterno
,
non
ha
mai
impedito
ad
un
augello
di
scioglierne
il
volo
,
nè
ad
una
bella
Jolanda
di
udirsi
dire
da
un
paggio
innamorato
,
davanti
a
testimoni
però
:
"
Ti
guardavo
negli
occhi
,
che
sono
tanto
belli
.
"
*
*
*
Qualche
volta
i
babbi
,
i
nonni
sono
molto
vecchi
;
e
,
si
sa
,
i
vecchi
sono
spesso
noiosi
.
Ho
io
bisogno
di
dir
loro
,
signorine
mie
,
che
sarebbe
oltremodo
scortese
il
lasciar
trasparire
,
da
un
atto
,
dalla
fisonomia
,
da
un
momento
di
distrazione
,
il
tedio
che
ispirano
?
L
'
ho
detto
ai
bambini
,
perchè
,
poverini
,
non
sanno
ancora
cosa
sia
mondo
.
Ma
loro
,
signorine
,
ad
educazione
finita
,
non
possono
aver
bisogno
di
questi
insegnamenti
.
So
bene
che
non
si
dimeneranno
sulla
sedia
,
nè
si
divertiranno
a
sciupare
i
nastri
e
le
frangie
dei
vestiti
per
trastullarsi
,
mentre
gli
altri
parlano
di
cose
che
non
le
interessano
;
però
talora
,
me
lo
lascino
dire
,
si
permettono
il
ripiego
che
ho
suggerito
ai
bambini
:
si
distraggono
.
L
'
ho
suggerito
ai
bambini
,
non
per
evitare
i
discorsi
noiosi
che
vengono
fatti
direttamente
a
loro
;
ma
pel
caso
in
cui
altri
parlasse
,
loro
presenti
,
di
cose
che
non
li
riguardano
e
che
non
capiscono
.
Invece
accade
spesso
che
un
vecchio
parente
fa
un
lungo
racconto
ad
una
figlia
,
ad
una
nipote
;
il
racconto
della
sua
giornata
,
o
di
qualche
suo
malanno
.
Ed
intanto
la
signorina
pensa
a
quel
forte
e
bello
di
là
da
venire
,
al
quale
Jolanda
pensava
soltanto
quand
'
era
sola
con
sè
stessa
e
con
Dio
;
ed
il
narratore
domanda
:
*
Che
te
ne
pare
?
Come
ti
regoleresti
tu
?
*
Lo
sposerei
...
Ah
!
scusi
;
sa
,
zio
?
ero
distratta
.
Per
una
signorina
gentile
,
una
simile
confessione
scortese
ad
un
vecchio
dev
'
essere
talmente
umiliante
e
penosa
,
da
farle
ascoltare
con
attenzione
inalterata
tutte
le
lamentazioni
di
Geremia
,
lasciando
al
piagnoloso
profeta
l
'
illusione
di
essere
il
più
ameno
narratore
del
mondo
.
Questa
indifferenza
delle
fanciulle
,
questa
noncuranza
per
tutto
quanto
non
riguarda
il
loro
avvenire
,
si
rivela
in
tutte
le
occasioni
.
Le
grandi
feste
di
famiglia
,
quando
si
raduna
tutta
la
parentela
a
pranzo
,
i
ricordi
che
vi
si
evocano
,
lo
scambio
dei
doni
,
le
occupazioni
del
babbo
,
i
suoi
studi
,
tutto
questo
le
lascia
fredde
.
Ho
vedute
delle
fanciulle
passare
delle
ore
in
famiglia
senza
parlare
,
con
un
fare
svogliato
,
ed
animarsi
soltanto
all
'
entrare
di
un
giovine
visitatore
.
Ne
ho
vedute
altre
ricevere
senza
nessuna
dimostrazione
di
gioia
i
doni
dei
parenti
a
Natale
o
a
capo
d
'
anno
,
senza
neppure
scartocciarli
,
riservandosi
a
guardarli
più
tardi
.
Tutto
questo
è
penoso
a
vedersi
.
Sono
i
servitori
a
cui
si
dà
la
mancia
,
che
non
debbono
osservarla
subito
per
non
aver
l
'
aria
di
contare
i
quattrini
;
ma
un
dono
bisogna
vederlo
ed
ammirarlo
molto
,
e
dichiararlo
magnifico
,
fosse
pure
miserabile
e
di
cattivo
gusto
:
e
ringraziare
con
espansione
.
Ai
vecchi
amici
di
casa
,
ai
vecchi
parenti
ed
a
tutte
le
signorine
della
parentela
o
dell
'
intimità
,
le
giovinette
dovranno
fare
auguri
o
doni
all
'
occasione
dell
'
onomastico
o
del
natalizio
.
Ammetto
che
è
difficile
trovare
ogni
anno
,
e
tante
volte
qualche
cosa
di
nuovo
da
dire
nelle
identiche
circostanze
.
Ma
il
farlo
con
aria
infastidita
non
facilita
la
cosa
.
Il
borbottare
,
il
lagnarsi
di
quel
compito
forzato
,
è
quanto
dire
a
chi
sente
:
*
Vedete
?
Quando
verrà
la
vostra
festa
mi
costerà
tanta
noia
così
il
farvi
gli
auguri
...
E
la
causa
è
sempre
la
stessa
.
È
il
pensiero
costante
dell
'
avvenire
,
di
un
affetto
più
grande
e
più
forte
,
che
impedisce
a
quei
giovani
cuori
di
sentire
l
'
amicizia
,
l
'
amicizia
calma
e
serena
,
che
dura
anche
dopo
l
'
amore
svanito
,
e
ce
ne
consola
.
Se
un
precedente
stabilito
non
ci
fa
sapere
che
un
amico
festeggia
un
natalizio
,
sarà
bene
fargli
gli
auguri
per
l
'
onomastico
,
perchè
questo
non
calcola
l
'
età
come
il
compleanno
indiscreto
,
il
quale
pare
studiato
apposta
per
non
lasciarci
dimenticare
le
tristi
verità
:
che
il
tempo
passa
,
che
s
'
invecchia
,
che
la
morte
s
'
avanza
.
*
*
*
A
'
miei
tempi
,
*
tempi
delle
vecchie
mamme
,
delle
nonne
,
delle
bisnonne
,
*
le
donne
non
ricevevano
l
'
istruzione
che
si
dà
ora
alle
fanciulle
.
Allora
era
generale
l
'
opinione
dell
'
Arnolphe
di
Molière
circa
le
donne
:
"
C
'
est
assez
pour
elle
,
à
vous
en
bien
parler
,
De
savoir
prier
Dieu
,
m
'
aimer
,
coudre
et
filer
.
Ora
le
giovinette
escono
dalle
scuole
dotte
come
tanti
piccoli
professori
.
Guardano
il
mondo
dall
'
alto
della
loro
dottrina
geografica
,
senza
mai
scambiare
un
punto
per
un
altro
.
Sanno
perchè
il
Vesuvio
erutta
vampe
e
lava
,
e
perchè
la
luna
splende
d
'
una
luce
scialba
;
ed
il
sole
abbaglia
coi
suoi
raggi
;
e
dove
scalda
più
e
dove
meno
;
ed
un
mondo
di
cose
alle
quali
,
ai
miei
tempi
,
non
si
pensava
nemmanco
.
E
non
hanno
paura
a
parlar
di
storia
,
nè
di
letteratura
,
e
neppur
d
'
algebra
.
E
se
non
parlano
di
politica
,
è
perchè
sanno
che
è
cosa
uggiosa
;
l
'
hanno
imparato
studiando
gli
uomini
.
E
,
per
un
vezzo
grazioso
,
tutto
femminile
,
dicono
ad
ogni
tratto
:
*
Voi
altri
che
sapete
di
politica
....
Oh
,
io
di
politica
non
ne
capisco
nulla
!
...
C
'
è
ancora
il
sultano
di
Turchia
?
...
Ed
a
San
Marino
hanno
sempre
la
Repubblica
?
Ma
chi
ci
crede
?
Se
volessero
,
con
quelle
piccole
menti
intelligenti
ed
erudite
,
terrebbero
testa
agli
uomini
anche
in
politica
.
Fanno
bene
a
non
tentarlo
,
del
resto
.
Ma
dov
'
eravamo
?
Ah
sì
!
All
'
uscir
della
scuola
.
Le
signorine
con
quel
po
'
di
coltura
,
non
hanno
difficoltà
a
trovare
i
lati
deboli
dell
'
istruzione
delle
mamme
.
Quanta
delicatezza
ci
vuole
per
non
mostrare
di
trovarli
,
e
per
fare
che
lei
stessa
,
la
buona
mamma
,
non
si
avveda
della
superiorità
intellettuale
della
figliola
!
Ho
conosciuto
una
signora
allevata
in
provincia
,
maritata
a
sedici
anni
,
e
subito
divenuta
madre
di
bambini
che
aveva
allattati
tutti
lei
stessa
,
dal
primo
all
'
ottavo
.
Prima
di
maritarsi
aveva
fatte
due
classi
elementari
,
e
poi
non
ci
aveva
pensato
più
.
Poco
aveva
trovato
tempo
di
leggere
con
quel
po
'
di
maternità
.
Per
cui
di
rado
imbroccava
,
quando
voleva
fare
un
discorso
,
altrimenti
che
nel
dialetto
lombardo
al
quale
era
avvezza
.
Un
giorno
,
dopo
aver
letto
non
so
che
cronaca
di
giornale
,
disse
:
*
Si
fabbrica
una
casa
sul
Corso
che
ha
da
essere
una
meraviglia
.
L
'
articolo
che
ne
parlava
cominciava
:
È
delizia
.
E
di
questi
granchi
ne
pescava
sovente
!
Quella
sera
sua
figlia
,
uscita
allora
allora
di
collegio
,
esclamò
ridendo
:
*
Chi
sa
perchè
le
mamme
,
quando
non
parlano
di
cose
casalinghe
,
dicono
sempre
spropositi
?
Credeva
di
essere
una
fanciulla
di
spirito
.
Non
abbiano
mai
dello
spirito
a
questo
prezzo
,
mie
gentili
lettrici
:
la
mamma
diceva
spropositi
,
ma
le
figlie
fanno
uno
sproposito
ben
più
grave
mancando
di
rispetto
alla
madre
ed
umiliandola
.
Se
la
mamma
non
sa
parlare
perfettamente
in
buona
lingua
,
la
figlia
deve
sempre
parlare
il
dialetto
quand
'
è
presente
lei
,
per
evitare
che
sia
messa
nella
necessità
di
prendere
qualche
cantonata
.
E
,
se
ci
casca
,
la
figlia
deve
mutar
discorso
,
affinchè
la
sua
serietà
ed
il
suo
rispetto
,
impediscano
di
ridere
ed
impongano
il
rispetto
anche
agli
altri
.
Ma
per
fortuna
le
signore
tanto
ignoranti
si
fanno
sempre
più
rare
.
Le
signore
anche
attempate
,
in
generale
,
parlano
bene
,
e
suppliscono
col
buon
senso
naturale
,
a
quella
mancanza
di
coltura
che
è
una
conseguenza
del
tempo
in
cui
furono
educate
.
Basterà
che
la
figliola
eviti
di
mettere
il
discorso
su
argomenti
astrusi
,
li
tronchi
se
altri
li
ha
intavolati
,
o
non
vi
prenda
parte
;
e
la
mamma
non
sarà
costretta
ad
astenersi
da
una
conversazione
alla
quale
prende
parte
sua
figlia
o
a
fare
cattiva
figura
.
E
badino
che
,
quando
dico
conversazione
,
non
intendo
soltanto
le
conversazioni
con
estranei
:
ma
anche
quelle
del
focolare
,
dove
importa
più
che
mai
di
mantenere
il
prestigio
della
mamma
presso
i
fratellini
,
e
di
frenare
i
figli
giovinotti
sulla
via
sdrucciola
dell
'
irriverenza
,
sulla
quale
si
avviano
tanto
presto
ai
nostri
giorni
.
Non
posso
credere
che
esista
nel
mondo
incivilito
una
signorina
che
sieda
al
suo
posto
a
tavola
,
prima
che
siano
seduti
il
babbo
e
la
mamma
,
e
le
altre
persone
vecchie
,
e
signore
maritate
che
fanno
parte
della
famiglia
.
Ma
dato
il
caso
,
tutto
è
possibile
a
questo
mondo
,
che
fra
le
mie
lettrici
vi
fosse
una
piccola
ostrogota
,
la
quale
si
trovi
una
simile
macchia
sulla
coscienza
,
non
lo
dica
a
nessuno
per
carità
;
e
si
sorvegli
bene
per
l
'
avvenire
.
In
nessuna
circostanza
,
in
nessuna
età
della
vita
,
bisogna
lasciar
andare
il
proprio
contegno
sulle
massime
volgari
ed
egoistiche
:
«
In
famiglia
ci
si
deve
trattare
in
confidenza
.
In
famiglia
non
si
fanno
complimenti
.
»
È
in
famiglia
che
passiamo
la
massima
parte
della
nostra
vita
,
ed
è
là
,
più
che
altrove
,
che
bisogna
serbare
inalterata
quella
reciprocità
di
riguardi
,
quella
cortesia
squisita
di
modi
,
che
sono
fra
le
migliori
espressioni
dell
'
affetto
,
e
senza
di
cui
non
c
'
è
gentilezza
d
'
animo
possibile
.
Ho
conosciuto
una
signorina
bella
come
un
amore
,
(
non
ne
ho
mai
visti
di
veri
,
ma
parlo
di
quelli
dipinti
)
,
intelligente
,
onestissima
.
Ma
aveva
modi
,
se
non
affatto
aspri
,
asciutti
.
Di
rado
diceva
una
parola
espansiva
;
si
alzava
,
si
coricava
,
usciva
di
casa
,
rientrava
,
senza
mai
gettare
le
braccia
al
collo
ai
suoi
genitori
,
nè
dar
loro
un
bacio
;
colle
amiche
era
fredda
,
aveva
l
'
aria
di
diffidarne
,
di
star
sempre
in
guardia
.
Malgrado
la
sua
bellezza
non
ispirò
mai
nessuna
simpatia
,
rimase
senza
marito
,
fece
il
vuoto
intorno
a
sè
.
Gentilezza
continua
,
inalterata
,
colla
propria
famiglia
;
espansione
,
cordialità
con
tutti
,
sono
le
doti
essenziali
d
'
una
signora
,
la
vera
base
della
civiltà
;
e
sopratutto
deve
saper
interessarsi
anche
delle
cose
che
non
la
riguardano
personalmente
,
delle
occupazioni
,
delle
gioie
e
dei
dolori
degli
altri
.
*
*
*
Vi
sono
paesi
dove
le
signorine
non
prendono
parte
alle
visite
che
riceve
o
che
fa
la
loro
mamma
.
Da
noi
quest
'
ostracismo
per
le
fanciulle
non
è
ammesso
,
e
credo
sia
meglio
.
Dall
'
oggi
al
domani
una
signorina
si
marita
:
se
è
affatto
nuova
alle
visite
,
come
potrà
disimpegnarsene
?
In
Francia
le
signorine
prendono
parte
alle
visite
,
ma
non
parlano
mai
,
se
non
sono
interrogate
,
ed
anche
allora
si
limitano
ad
una
risposta
.
Tutto
questo
è
artificioso
,
forzato
,
è
una
ipocrisia
.
Fra
persone
educate
non
si
tengono
mai
,
presente
una
signorina
,
discorsi
che
lei
non
possa
ascoltare
e
comprendere
senza
arrossire
.
Sarebbe
una
sconvenienza
senza
nome
,
e
nessuna
padrona
di
casa
potrebbe
tollerarla
.
Quale
è
dunque
la
ragione
per
cui
una
signorina
non
potrebbe
prender
parte
alla
conversazione
?
Proprio
non
la
vedo
.
Conosco
molte
signorine
che
discorrono
,
con
moderazione
,
soltanto
delle
cose
di
cui
sanno
di
poter
parlare
*
d
'
arte
,
di
letteratura
,
di
balli
,
di
nuove
della
città
*
senza
mai
scendere
a
pettegolezzi
nè
darsi
arie
dottorali
,
colla
schiettezza
e
la
giocondità
che
sono
proprie
della
giovinezza
,
colla
sua
fede
ed
i
suoi
entusiasmi
;
e
le
trovo
adorabili
,
e
vedo
che
tutte
le
simpatie
si
raccolgono
intorno
a
loro
.
Questo
non
vuol
dire
che
una
signorina
possa
intavolare
lei
un
discorso
,
dove
ci
sono
delle
signore
per
farlo
.
Se
però
fra
le
visitatrici
vi
sono
altre
fanciulle
o
qualche
signora
giovane
di
sua
confidenza
,
potrà
benissimo
la
signorina
di
casa
prendere
l
'
iniziativa
d
'
un
discorso
.
Ricevendo
visite
in
casa
sua
una
giovinetta
non
prende
mai
posto
nè
sul
divano
,
nè
ai
lati
del
camino
.
Si
alzerà
ad
incontrare
tutte
le
signore
,
e
si
collocherà
accanto
a
loro
all
'
ultimo
posto
;
se
c
'
è
una
signorina
le
starà
accosto
;
se
sono
più
d
'
una
,
siederà
in
mezzo
a
loro
.
Quando
una
signora
,
o
anche
un
visitatore
,
si
alza
per
uscire
,
se
la
casa
non
è
abbastanza
ricca
perchè
vi
sia
sempre
qualche
servitore
in
anticamera
,
la
signorina
suonerà
il
campanello
perchè
una
persona
di
servizio
vi
si
trovi
ad
aprire
l
'
uscio
.
Trattandosi
d
'
un
uomo
però
,
dovrà
lasciarsi
salutare
prima
da
seduta
,
e
non
alzarsi
per
suonare
il
campanello
,
se
non
quando
lui
sarà
per
uscir
dalla
sala
.
Le
convenzioni
vogliono
che
una
signorina
non
sia
mai
la
prima
ad
osservare
che
una
visita
è
stata
breve
,
nè
insista
perchè
si
prolunghi
.
Questo
riguarda
sua
madre
.
Non
deve
mai
domandar
conto
alle
visitatrici
dei
loro
figli
,
dei
fratelli
,
dei
cognati
,
quando
sono
giovinotti
.
Si
deve
limitare
ad
informarsi
,
delle
signore
,
dei
vecchi
,
dei
mariti
,
dei
bambini
.
È
una
affettazione
ipocrita
,
ed
io
non
l
'
approvo
.
Ma
l
'
uso
ne
ha
fatta
una
legge
,
che
ora
però
si
va
perdendo
.
E
badino
di
non
dire
a
nessuno
:
Come
sta
il
suo
signor
padre
o
la
sua
signora
madre
,
ecc
.
Non
si
sono
mai
trovate
a
sentire
le
vecchie
commedie
in
cui
i
personaggi
parlano
così
!
A
noi
fa
un
effetto
strano
;
sembra
uno
scherzo
.
Se
la
situazione
sociale
della
persona
a
cui
parliamo
non
è
differente
della
nostra
,
si
dice
semplicemente
il
suo
babbo
,
la
sua
mamma
.
Se
poi
si
tratta
di
persone
di
gran
soggezione
,
invece
di
nominarle
col
titolo
di
parentela
,
si
dirà
:
Come
sta
il
conte
?
La
contessa
?
Il
commendatore
?
Il
presidente
?
Il
duca
?
ecc
.
,
ecc
.
Alle
persone
che
ci
sono
superiori
non
si
mandano
saluti
;
sarebbe
un
atto
di
confidenza
.
S
'
immagini
un
povero
scrittorello
,
un
professorello
,
un
concertista
ricevuto
dalla
Regina
,
il
quale
nel
congedarsi
dicesse
:
Maestà
,
mi
saluti
il
Re
!
Andando
a
far
visite
una
signorina
,
sia
a
piedi
che
in
carrozza
,
lascierà
la
destra
alla
mamma
.
Se
è
col
babbo
,
accetterà
lei
la
destra
,
se
le
è
offerta
.
Non
avrà
carte
da
visita
,
s
'
intende
.
Se
è
figlia
unica
,
può
avere
un
biglietto
collettivo
colla
mamma
:
Signora
e
signorina
tale
.
È
però
un
'
usanza
imitata
affatto
dai
Francesi
.
Da
noi
nessuno
si
chiama
signora
nè
signorina
sulla
carta
di
visita
.
Si
mette
soltanto
nome
,
cognome
e
titolo
,
se
c
'
è
,
e
la
figlia
scrive
a
matita
il
proprio
nome
sotto
quello
della
madre
.
Entrando
in
una
sala
una
signorina
siede
accanto
alla
sua
mamma
,
o
accanto
alla
signorina
di
casa
,
se
c
'
è
.
Se
la
padrona
di
casa
le
accenna
un
posto
,
anche
al
suo
fianco
,
lo
deve
accettare
senza
complimenti
,
in
atto
d
'
obbedienza
.
Questo
genere
di
complimenti
indicano
un
sentimento
di
eguaglianza
,
che
una
giovinetta
non
può
arrogarsi
con
una
signora
.
Cederà
poi
quel
posto
d
'
onore
alla
prima
signora
che
entrerà
.
In
tal
caso
dovrà
evitare
di
impegnare
una
questione
noiosa
.
Dovrà
alzarsi
,
ed
accennando
in
atto
di
offerta
il
sedile
abbandonato
,
andar
subito
a
sedere
presso
sua
madre
.
È
affatto
provinciale
l
'
usanza
di
certe
signorine
,
di
offrire
alle
figlie
delle
visitatrici
di
passare
in
un
'
altra
stanza
,
o
di
andare
con
loro
al
balcone
.
Questo
fa
supporre
discorsi
secreti
,
che
offendono
le
mamme
,
e
fanno
torto
alle
signorine
.
L
'
uscire
sul
balcone
poi
,
perchè
sono
signorine
,
mentre
le
signore
rimangono
in
sala
,
vuol
dire
:
*
"
Dacchè
non
abbiamo
ancora
trovato
un
compratore
,
andiamo
a
metterci
in
mostra
;
chi
sa
?
"
Se
la
signora
di
casa
è
una
di
quelle
adorabili
persone
attempate
,
che
amano
la
gioventù
,
e
la
trattano
con
quell
'
aria
di
dolce
protezione
che
invita
l
'
affetto
,
una
signorina
farà
bene
a
porgere
il
volto
in
atto
di
domandare
un
bacio
nel
congedarsi
.
Altrimenti
cercherà
,
nello
stringerle
la
mano
,
di
accentuar
molto
l
'
inchino
,
in
modo
di
escludere
quel
che
c
'
è
di
confidenziale
in
quell
'
atto
.
Se
una
signorina
non
ha
madre
,
e
fa
o
riceve
visite
colla
istitutrice
,
deve
lasciare
a
lei
il
posto
alla
destra
del
camino
o
del
divano
,
con
quella
deferenza
che
è
sempre
dovuta
da
una
giovinetta
ai
superiori
.
Però
sarà
lei
che
osserverà
che
la
visita
fu
breve
quando
una
signora
si
alza
per
congedarsi
,
e
che
insisterà
presso
le
persone
intime
,
perchè
si
trattengano
più
a
lungo
.
In
tali
circostanze
,
se
c
'
è
qualche
invito
affatto
privato
e
confidenziale
(
non
potrebbero
essere
differenti
,
perchè
in
una
famiglia
senza
signore
non
si
fanno
inviti
)
,
toccherà
alla
signorina
il
farlo
.
Potrà
benissimo
pregare
un
'
amica
di
rimanere
a
pranzo
,
o
a
passare
la
sera
;
o
di
andare
in
campagna
con
lei
.
Ma
non
mancherà
mai
di
dire
che
farà
molto
piacere
anche
al
babbo
ed
all
'
istitutrice
;
e
pregherà
questa
di
unire
le
sue
insistenze
alle
proprie
,
affinchè
la
povera
signora
,
condannata
dalle
circostanze
a
vivere
in
una
casa
che
non
è
la
sua
,
non
se
ne
senta
troppo
estranea
,
e
messa
da
parte
.
Gli
stessi
riguardi
dovrà
usare
ad
una
zia
,
o
ad
una
parente
qualsiasi
che
vivesse
con
lei
.
*
*
*
Una
signorina
potrà
accettare
di
pranzare
da
un
'
amica
,
e
rimanerci
,
anche
sola
,
sotto
la
custodia
della
signora
di
casa
.
Ma
ad
un
pranzo
d
'
invito
non
andrà
se
non
accompagnata
da
una
signora
.
Tutto
quanto
è
bello
,
grazioso
,
rasserena
lo
spirito
;
e
se
c
'
è
momento
in
cui
tutti
desideriamo
di
essere
di
buon
umore
,
e
di
veder
tutti
allegri
e
contenti
,
è
quando
sediamo
a
tavola
.
Per
questa
ragione
io
non
finirò
mai
di
ammirare
l
'
abitudine
degli
Inglesi
,
che
,
anche
in
famiglia
,
non
mancano
mai
di
abbigliarsi
per
andare
a
pranzo
.
E
pure
per
questa
ragione
che
le
abbigliature
da
pranzo
,
parlo
dei
pranzi
d
'
invito
,
anche
tra
noi
si
usa
farle
più
ardite
ed
eleganti
da
quella
da
visita
e
da
passeggio
.
Le
signorine
dovranno
scegliere
fra
i
loro
vestiti
della
stagione
il
più
fresco
e
gaio
.
O
,
se
si
mettono
un
abito
scuro
,
lo
rallegreranno
con
fiocchi
di
nastri
azzurri
,
rosei
o
rossi
o
di
quel
colore
che
la
moda
favorisce
,
in
modo
da
far
iscomparire
la
severità
della
tinta
.
Del
resto
,
non
c
'
è
signora
nè
signorina
che
non
possieda
qualche
abito
bianco
,
e
quello
sta
sempre
bene
ed
è
sempre
elegante
.
Non
dovrei
supporre
che
una
padrona
di
casa
,
dando
un
pranzo
,
possa
commettere
la
sconvenienza
di
collocare
una
signorina
accanto
ad
un
giovinotto
.
Ma
siccome
:
"
Tutto
è
possibile
sotto
il
sole
"
ed
"
Errare
humanum
est
"
ed
"
Error
non
è
frode
"
ed
"
Il
giusto
cade
sette
volte
al
giorno
"
e
mille
altri
proverbi
,
che
non
ripeto
(
perchè
il
dirne
parecchi
è
una
inciviltà
condannata
dai
vecchi
galatei
)
,
potrebbe
darsi
che
una
padrona
di
casa
un
po
'
inesperta
cadesse
in
quell
'
errore
,
tanto
per
dimostrare
ancora
una
volta
che
"
non
tutte
le
ciambelle
riescono
col
buco
.
"
Per
carità
,
signorine
mie
,
se
codesto
accadesse
,
si
guardino
bene
dal
fare
la
menoma
osservazione
e
neppure
un
segno
di
meraviglia
.
Sarebbe
rivolgere
un
rimprovero
crudele
alla
signora
che
le
ha
collocate
così
.
Quando
io
era
giovane
,
in
temporibus
illis
,
fui
invitata
ad
una
sagra
di
villaggio
in
una
famiglia
di
ricchi
proprietarii
.
Dopo
il
pranzo
e
le
feste
del
giorno
,
si
doveva
ballare
,
per
cui
c
'
erano
invitate
molte
signorine
e
molti
giovinotti
.
Quella
buona
padrona
di
casa
provinciale
,
avvezza
alla
semplice
verità
della
natura
in
mezzo
alla
quale
viveva
,
doveva
aver
fatto
questo
ragionamento
:
*
Se
fra
due
ore
i
giovinotti
e
le
fanciulle
che
ho
invitati
dovranno
prendersi
per
le
mani
,
abbraccíarsi
,
e
circolare
appaíati
a
due
a
due
come
colombelle
,
non
ci
può
essere
una
ragione
al
mondo
perchè
si
scandolezzino
di
trovarsi
seduti
accanto
a
tavola
.
Era
una
logica
da
dar
dei
punti
ad
Aristotile
.
E
lei
agì
come
avea
pensato
,
e
collocò
a
tavola
ogni
signorina
accanto
ad
un
giovinotto
.
Tutte
fecero
"
a
mauvais
jeu
bonne
mine
"
,
e
molte
mi
confessarono
che
non
l
'
avevano
trovato
un
troppo
mauvais
jeu
.
Ma
una
,
una
sola
,
una
signorina
di
villaggio
,
che
era
uscita
per
l
'
appunto
di
collegio
,
cominciò
a
guardarsi
intorno
impaurita
,
come
se
i
due
che
aveva
ai
lati
fossero
due
leoni
pronti
a
farla
a
brani
,
o
due
Don
Giovanni
venuti
là
per
rapirla
.
Uno
,
che
non
era
punto
Don
Giovanni
,
ed
ancora
meno
lion
,
si
sentì
tutto
confuso
,
si
fece
rosso
,
e
tirò
in
là
la
sedia
,
come
se
temesse
di
sporcare
quella
signorina
;
ma
l
'
altro
fece
le
viste
di
nulla
,
le
offrì
da
bere
,
e
tutti
i
piccoli
servigi
che
un
uomo
non
manca
mai
di
offrire
ad
una
vicina
di
tavola
.
Bisognava
vedere
l
'
aria
diffidente
e
l
'
esagerazione
di
riserbo
di
cui
s
'
armò
quella
poveretta
!
Parlava
a
monosillabi
.
Rifiutava
tutto
,
era
tutta
sulle
difese
,
pareva
che
fino
i
fiocchi
del
suo
vestito
appuntassero
le
nocche
ed
i
capi
come
armi
difensive
.
Il
suo
babbo
,
dall
'
altro
lato
della
tavola
,
fremeva
,
Finalmente
,
vedendo
che
era
giunta
al
dessert
respingendo
ogni
piatto
,
e
stava
per
rifiutare
le
frutta
che
il
suo
vicino
le
porgeva
,
le
gridò
:
*
Via
,
accetta
una
volta
!
Non
è
veleno
.
*
Ah
!
era
di
questo
che
aveva
paura
,
signorina
?
ed
io
che
mi
lusingavo
che
avesse
paura
di
me
!
le
disse
il
suo
vicino
.
La
lezione
era
meritata
.
È
appunto
in
tali
circostanze
eccezionali
,
che
una
signorina
può
mostrare
di
sapersi
condurre
dignitosamente
senza
darsi
quell
'
aria
di
noli
me
tangere
,
che
la
rende
antipatica
,
e
senza
incoraggiare
una
confidenza
sconveniente
.
Altre
volte
era
di
rigore
che
le
signorine
mangiassero
pochissimo
,
e
non
bevessero
vino
affatto
.
Per
cui
riuscivano
commensali
punto
piacevoli
.
In
qualunque
modo
si
volesse
interpretarla
,
quella
continenza
cenobitica
,
era
una
sciocchezza
.
Le
fanciulle
intendevano
con
quel
mezzo
di
atteggiarsi
ad
un
sentimentalismo
ideale
,
non
d
'
altro
nudrito
che
di
poesia
e
di
sogni
.
Era
un
'
idea
da
précieuses
ridicules
.
Le
mamme
incoraggiavano
quella
manìa
,
ed
all
'
occorrenza
l
'
imponevano
,
volendo
con
quel
mezzo
dire
ai
giovinotti
:
*
Vedano
come
mangia
pochino
la
mia
figliola
.
E
non
beve
punto
.
La
sposino
,
via
.
Non
costa
nulla
a
mantenerla
.
Era
un
calcolo
da
Arpagone
.
Ora
,
se
Dio
vuole
,
il
sentimentalismo
è
passato
di
moda
.
E
,
non
fosse
che
per
quest
'
unica
riforma
,
benedetto
il
realismo
!
Le
giovinette
sono
tornate
ad
esser
loro
stesse
,
col
loro
appetito
giovanile
:
ed
a
tavola
lavorano
coi
loro
dentini
,
che
è
una
benedizione
,
un
'
allegrezza
guardarle
.
Se
qualcuna
delle
mie
lettrici
era
rimasta
in
arretrato
,
ora
lo
sa
.
La
civiltà
vieta
soltanto
di
trasmodare
.
Ma
vieta
altrettanto
severamente
di
rifiutare
ogni
cosa
,
di
mangiare
a
fior
di
labbra
,
di
lasciare
la
roba
nel
piatto
,
di
rifuggire
dai
vini
,
quasi
si
volesse
dire
ai
padroni
di
casa
:
Io
non
so
che
farmene
di
tutto
questo
.
Il
vostro
pranzo
mi
mette
la
nausea
.
Quando
si
è
a
questi
estremi
bisogna
non
accettar
l
'
invito
.
Se
sapessero
come
è
bella
e
come
piace
la
gioventù
robusta
,
e
francamente
allegra
,
che
Dio
la
benedica
!
Se
la
padrona
di
casa
fa
posare
dal
servitore
il
vassoio
del
caffè
,
dopo
che
i
convitati
sono
passati
in
sala
,
ed
offre
lei
stessa
le
tazze
,
le
signorine
debbono
subito
accorrere
ad
aiutarla
.
Dovranno
però
servire
soltanto
le
signore
ed
i
vecchi
.
Una
signorina
non
porge
mai
la
tazza
ad
un
giovine
,
a
meno
che
sia
suo
fratello
.
Ed
ancora
ha
l
'
aria
d
'
uno
scherzo
.
Dopo
aver
assistito
ad
un
pranzo
,
una
signorina
è
tenuta
ad
accompagnare
la
madre
nella
visita
che
rende
,
entro
gli
otto
giorni
,
alla
famiglia
da
cui
ebbe
l
'
invito
:
e
dovrà
anche
lei
lodare
la
compagnia
che
vi
ha
trovata
,
la
disposizione
della
tavola
,
i
fiori
,
l
'
allegrezza
che
si
è
goduta
,
infine
quel
che
c
'
era
da
lodare
....
ed
anche
un
pochino
quel
che
non
c
'
era
*
*
*
In
teatro
una
signorina
non
va
mai
scollata
.
Se
l
'
abito
ha
lo
scollo
,
lo
porta
con
una
modestina
dí
tulle
.
È
verissimo
che
ora
molte
giovinette
vanno
scollate
come
le
signore
;
ma
la
questione
è
dì
sapere
se
fanno
bene
.
Ad
ogni
modo
non
sono
in
regola
colle
convenienze
.
Una
signorina
mi
osserva
a
questo
proposito
che
.
"
È
meglio
errar
con
molti
che
esser
savio
solo
.
"
Ma
io
rispondo
con
un
altro
proverbio
che
dice
:
"
L
'
uso
serve
di
tetto
a
molti
abusi
.
"
E
con
un
altro
ancora
:
"
Cosa
rara
è
la
più
cara
.
"
Così
,
punto
scollature
.
Pochissimi
gioielli
.
I
Francesi
dicono
:
Les
diamants
sont
faits
pour
les
têtes
brunes
;
les
fleurs
sont
faites
pour
les
têtes
blondes
.
Ma
,
finchè
sono
teste
da
fanciulla
,
anche
le
teste
più
brune
debbono
accontentarsi
dei
fiori
.
Per
portare
i
diamanti
ci
vuole
il
permesso
della
Chiesa
,
ed
anche
del
Municipio
.
Ma
credano
a
me
,
signorine
,
non
ci
perdono
nulla
.
Il
diamante
ha
un
pregio
convenzionale
:
il
fiore
è
una
cosa
bella
davvero
.
Le
arti
belle
hanno
sempre
imitati
i
fiori
.
Ma
soltanto
il
commercio
,
che
specula
sulla
vanità
,
ha
imitato
i
brillanti
.
Neppure
la
catenella
dell
'
orologio
è
concessa
ad
una
signorina
che
vuole
osservare
tutte
le
regole
di
convenienza
.
Ed
infatti
,
dacchè
quello
è
il
primo
dono
che
le
deve
offrire
lo
sposo
,
se
l
'
ha
già
portata
fin
allora
,
non
le
fa
più
quell
'
impressione
nuova
;
non
è
più
un
simbolo
.
Quando
si
domanda
:
*
Ma
è
ben
sicuro
che
la
signorina
tale
sia
sposa
?
Altri
risponde
:
*
Pensi
!
Ha
già
la
catena
!
L
'
abbigliatura
d
'
una
giovinetta
dev
'
essere
semplice
.
Ma
badino
certe
signorine
e
certe
mamme
che
hanno
l
'
abitudine
di
prender
le
parole
a
rigor
di
lettera
,
che
semplice
,
quando
si
parla
di
vestiti
,
vuol
dire
appunto
d
'
una
stoffa
di
poco
valore
,
adatta
per
fanciulle
,
senza
trine
antiche
,
senza
ornamenti
costosi
.
Ma
la
semplicità
d
'
un
abito
da
serata
non
ne
esclude
l
'
eleganza
ed
il
gusto
.
In
teatro
,
la
signorina
(
non
scollata
insisto
)
,
cederà
sempre
alla
signora
,
che
l
'
accompagna
,
il
posto
d
'
onore
,
che
è
quello
di
fronte
al
palco
scenico
.
Le
signorine
si
trovano
contentissime
di
questa
combinazione
,
perchè
,
voltando
il
dorso
al
palco
scenico
,
guardano
meglio
nella
platea
e
nei
palchi
,
e
sono
più
in
vista
.
Vedono
ch
'
io
sono
addentro
nei
loro
piccoli
segreti
.
Ebbene
credano
a
me
che
sono
vecchia
,
non
guardino
mai
fisso
nessun
giovine
,
checchè
ne
dica
loro
la
simpatia
.
Non
c
'
è
cosa
più
sconveniente
di
quell
'
ostentare
in
pubblico
una
preferenza
,
che
una
fanciulla
dovrebbe
appena
confessare
,
arrossendo
,
alla
propria
madre
.
Per
gl
'
indifferenti
,
poi
,
c
'
è
la
legge
generale
di
elementare
decoro
,
che
una
fanciulla
non
deve
mai
fissare
in
volto
un
uomo
che
sta
discorrendo
.
Quelle
che
se
ne
emancipano
appunto
in
teatro
,
dove
cento
occhi
sono
là
per
notare
quella
sconvenienza
,
e
cento
bocche
per
ripeterla
,
mi
fanno
ricordare
un
ladro
che
l
'
estate
scorsa
,
rubò
il
soprabito
di
un
avvocato
nel
tribunale
criminale
,
mentre
l
'
avvocato
stesso
stava
perorando
la
causa
d
'
un
ladro
.
Aveva
scelto
male
il
posto
per
farla
in
barba
alla
Questura
.
A
questo
proposito
ricordo
una
letterina
che
ricevetti
pochi
mesi
sono
.
Debbono
sapere
che
la
prima
edizione
di
questo
libro
mi
guadagnò
se
fosse
meritata
o
no
non
saprei
dire
la
fiducia
di
molte
lettrici
,
le
quali
presero
l
'
abitudine
di
rivolgersi
a
me
,
anche
senza
conoscermi
,
nei
loro
piccoli
imbarazzi
.
Un
giorno
il
mio
editore
mi
mandò
una
lettera
d
'
una
signorina
che
doveva
andare
ad
un
ballo
,
e
mi
domandava
:
"
come
dovesse
contenersi
,
sapendo
che
dovrebbe
incontrar
a
quel
ballo
,
e
che
le
verrebbe
presentato
,
un
giovine
il
quale
da
un
mese
la
guardava
,
e
del
quale
ricambiava
gli
sguardi
!
"
Ah
signorine
mie
!
Non
l
'
hanno
capita
che
non
ci
deve
essere
mai
un
giovine
di
cui
una
signorina
ricambia
gli
sguardi
?
E
se
quel
giovine
c
'
è
,
è
un
personaggio
da
romanzo
,
un
errore
;
e
la
signorina
pure
,
è
un
altro
errore
.
Ed
in
tal
caso
,
che
esce
dalla
normalità
,
cerchino
di
tirar
innanzi
il
romanzo
in
modo
che
lo
possano
leggere
anche
le
signorine
.
Regole
di
convenienza
pel
loro
contegno
in
quella
circostanza
non
posso
darne
,
perchè
i
personaggi
da
romanzo
e
le
passioni
da
romanzo
l
'
hanno
sempre
fatta
in
barba
a
tutti
i
galatei
.
Ed
hanno
fatto
bene
,
ma
,
in
mancanza
di
una
regola
di
convenienza
,
posso
dar
loro
un
consiglio
da
amica
.
Vadano
dalla
loro
mamma
e
le
dicano
la
verità
;
confessino
tutto
:
"
Che
da
un
mese
fanno
quell
'
armeggio
d
'
occhiate
;
ed
ora
si
trovano
imbarazzate
all
'
idea
di
trovarsi
in
faccia
a
quel
giovine
....
"
E
se
la
mamma
dirà
,
che
in
tal
caso
è
bene
rinunciare
alla
festa
per
evitare
quell
'
incontro
,
si
picchino
il
petto
e
dicano
Mea
culpa
.
In
teatro
una
signorina
non
porge
mai
la
mano
agli
uomini
che
entrano
a
far
visita
in
palco
,
e
non
dimostra
mai
di
prestare
più
attenzione
agli
spettatori
che
allo
spettacolo
.
Certi
atteggiamenti
indifferenti
ed
annoiati
,
che
affettano
molte
signorine
sono
di
cattivo
gusto
.
Oltre
all
'
offendere
le
persone
che
stanno
con
loro
,
le
fanno
apparire
disilluse
e
già
incapacì
di
divertirsi
.
Oh
giovinezza
!
Si
può
non
divertirsi
a
vent
'
anni
?
All
'
atto
di
ritirarsi
le
signorine
debbono
mettersi
la
sortita
da
sole
,
o
farsi
aìutare
da
una
persona
della
famiglia
;
non
mai
da
un
giovine
.
E
scendendo
le
scale
,
daranno
il
braccio
al
loro
babbo
,
ad
un
fratello
,
oppure
rimarranno
accanto
alla
mamma
.
Così
è
,
signorine
mie
;
i
cavalieri
serventi
sono
come
i
diamanti
.
Non
li
hanno
che
le
signore
.
È
ancora
una
privazione
di
cui
non
posso
compiangerle
.
I
diamanti
hanno
almeno
un
pregio
convenzionale
.
Sono
rarissimi
e
costano
cari
,
quando
sono
veri
brillanti
.
I
cavalieri
serventi
,
invece
,
spesseggiano
come
le
mosche
,
e
sovente
,
non
valgono
di
più
.
Di
brillantì
poi
,
ce
n
'
è
uno
su
mille
.
*
*
*
Ed
ora
,
signorine
mie
,
le
conduco
in
un
luogo
dove
non
sono
mai
state
.
Ed
anche
ora
non
vi
possono
entrare
che
in
ispirito
,
e
sotto
la
mia
seria
tutela
di
nonna
centenaria
;
in
un
circolo
di
giovinotti
.
Ben
inteso
che
,
entrando
in
ispirito
,
loro
non
sono
vedute
;
e
però
non
s
'
interromperanno
i
discorsi
incominciati
....
Oh
!
non
s
'
inquietino
,
signore
mamme
,
so
press
'
a
poco
di
cosa
si
parla
;
ed
anzi
,
ci
conduco
le
loro
figliole
per
questo
;
è
il
domani
d
'
un
ballo
,
di
che
s
'
ha
a
discorrere
?
Per
quanto
meritino
poco
di
essere
elevati
a
questa
dignità
,
i
giudici
delle
signorine
,
alle
feste
da
ballo
,
sono
i
giovinotti
.
È
vero
che
,
in
compenso
,
i
giudici
dei
giovinotti
sono
le
signorine
;
ma
questo
è
un
giurì
non
troppo
accreditato
perchè
pecca
d
'
indulgenza
.
Per
ora
ascoltiamo
l
'
altro
che
non
ha
questa
debolezza
.
*
Non
c
'
era
male
la
signorina
Tizia
,
con
quell
'
abito
azzurro
,
sentenzia
un
piccolo
Giove
Ansuro
,
con
l
'
esperienza
dei
suoi
diciott
'
anni
.
*
Non
c
'
era
male
?
osserva
un
conoscitore
più
esperto
.
Ma
hai
a
dire
che
era
una
bellezza
addirittura
.
Soltanto
che
è
una
bambola
col
meccanismo
;
una
ruota
ed
una
cordicella
per
ogni
monosillabo
o
bisillabo
.
La
mamma
l
'
aveva
caricata
prima
d
'
uscire
,
e
lei
da
brava
bambola
ha
articolato
uno
dei
suoi
monosillabi
o
bisillabi
per
ogni
domanda
,
che
faceva
da
cordicella
:
"
Sì
.
No
.
Grazie
.
Basta
.
Poco
....
"
E
così
via
.
,
*
Doveva
avere
delle
rotelle
anche
ai
piedi
,
perchè
ballava
diritta
,
stecchita
come
un
fantoccio
.
*
Bambola
,
bambola
.
*
E
le
signorine
Sempronie
?
entra
a
dire
un
terzo
.
*
Ah
!
quelle
sono
due
berte
.
Non
sanno
tacere
un
minuto
.
E
che
tono
confidenziale
pigliano
discorrendo
col
ballerino
!
Un
vecchio
gentiluomo
mi
disse
:
"
Quelle
signorine
devono
avere
una
famiglia
numerosissima
.
"
Perchè
?
domandai
compiacentemente
per
fargli
finire
il
suo
motto
.
"
Perchè
tutti
i
giovanotti
con
cui
ballano
mi
sembrano
loro
fratelli
.
"
Infatti
andavano
da
una
sala
all
'
altra
,
ed
al
buffet
con
questo
e
con
quello
,
e
senza
la
loro
mamma
,
e
si
dice
che
ballassero
anche
con
qualcheduno
che
non
era
stato
presentato
.
*
A
te
piaceva
la
signorina
Caia
,
che
ti
si
abbandonava
mollemente
nelle
braccia
,
come
se
fosse
al
quarto
atto
d
'
un
melodramma
....
Avevi
sulla
spalla
dell
'
abito
la
cipria
delle
sue
guancie
.
.
*
Il
color
della
dama
.
Mi
piaceva
per
una
sera
,
però
.
Non
la
vorrei
fra
le
concorrenti
,
quando
mi
decidessi
a
gettare
la
mia
pezzuola
per
trovare
una
sposa
.
*
Io
ho
fatto
un
giro
colla
signorina
Ipsilonne
,
che
,
ad
ogni
complimento
che
le
facevo
me
ne
rispondeva
un
altro
,
come
se
si
giocasse
di
scherma
.
*
Pazienza
,
era
ingenua
....
Tu
avessi
udita
la
signorina
Zeta
,
che
,
per
far
la
spiritosa
,
canzonava
le
tolette
ed
i
modi
delle
altre
signorine
e
dei
giovinotti
!
*
Ah
!
dev
'
essere
stata
curiosa
.
Cosa
t
'
ha
detto
di
me
?
*
E
di
me
?
*
E
di
me
?
*
Ha
detto
che
le
pareva
d
'
essere
una
tazza
di
miele
,
perchè
si
vedeva
ronzare
intorno
tanti
mosconi
.
*
Oh
Dio
!
Che
barba
!
*
Caro
quel
miele
!
*
I
mosconi
volano
anche
intorno
....
Via
;
la
porta
è
chiusa
e
non
si
ode
altro
.
Ma
credo
che
basti
.
Vedono
,
signorine
mie
,
che
ogni
medaglia
ha
il
suo
rovescio
;
ogni
festa
il
suo
dimani
.
"
Ahi
gioie
umane
,
d
'
amarezza
asperse
!
"
La
civiltà
francese
fa
della
fanciulla
una
bambola
muta
,
compassata
,
insignificante
,
tutta
artificio
.
Le
inglesi
sono
severe
,
fredde
,
vaporose
.
Le
americane
sono
emancipate
.
Le
tedesche
sono
libere
.
Loro
sono
italiane
;
hanno
lo
spirito
vivace
,
l
'
immaginazione
pronta
;
sono
entusiaste
ed
espansive
.
Volerle
ridurre
come
automi
modellati
su
figurine
straniere
,
sarebbe
una
profanazione
,
una
finzione
.
Siano
loro
stesse
.
Ma
sappiano
contenersi
in
modo
da
non
meritarsi
le
censure
che
hanno
udite
.
Si
può
essere
amabili
,
schiette
,
allegre
,
anche
senza
staccarsi
da
quella
dignità
di
contegno
che
s
'
addice
ad
una
fanciulla
.
Il
buon
senso
naturale
,
ed
il
naturale
decoro
,
devono
guidarle
.
Io
domando
soltanto
di
scrivere
sul
loro
taccuino
una
massima
di
Victor
Cherbullier
.
La
leggano
sempre
prima
di
andare
ad
un
ballo
,
dove
la
loro
mamma
non
può
udire
tutte
le
parole
che
scambiano
coi
ballerini
:
"
Rien
ne
rafraîchit
plus
le
sang
,
que
le
souvenir
d
'
une
sottise
que
l
'
on
n
'
a
pas
dite
.
"
*
"
Mi
ricordo
quand
'
era
fanciulla
"
come
la
vecchia
Pipelet
di
gioconda
memoria
,
e
nel
carnovale
,
la
mia
zia
,
che
mi
teneva
il
posto
della
povera
mamma
che
avevo
perduta
,
invitava
una
mia
cugina
a
tenermi
compagnia
.
Cara
quella
compagnia
!
Aveva
l
'
abilità
di
sacrificarmi
completamente
.
Non
sapeva
pettinarsi
da
sè
;
bisognava
che
ogni
mattina
la
cameriera
di
casa
perdesse
ad
acconciarle
il
capo
un
tempo
tanto
più
prezioso
,
in
ragione
di
quell
'
aumento
di
personale
in
famiglia
.
Noi
si
faceva
colazione
per
solito
alle
nove
,
ma
la
Teresina
era
alla
toletta
a
quell
'
ora
,
oppure
veniva
a
tavola
spettinata
ed
in
abito
da
camera
.
E
guai
se
la
zia
osservava
,
che
le
signorine
non
debbono
farsi
vedere
in
abito
da
camera
:
che
è
permesso
appena
di
portarlo
nella
loro
stanza
da
letto
!
Diceva
che
a
quell
'
ora
era
materialmente
impossibile
d
'
essere
in
ordine
.
E
bisognava
che
noi
s
'
avesse
pazienza
e
si
differisse
la
colazione
.
Tutte
le
lezioni
,
che
prendevamo
insieme
,
dovevano
pure
spostarsi
per
fare
il
suo
comodo
;
ed
i
miei
maestri
non
le
piacevano
mai
.
Erano
un
branco
di
ignoranti
.
E
tutti
i
mobili
della
casa
avevano
qualche
difetto
o
erano
mal
collocati
.
E
le
mie
amiche
le
erano
antipatiche
.
S
'
io
doveva
far
delle
visite
,
lei
non
poteva
adattarsi
a
venire
da
quelle
signorine
pedanti
,
nè
da
quelle
altre
sguaiate
.
Quando
s
'
andava
in
teatro
o
in
compagnia
,
ipotecava
addirittura
la
cameriera
per
farsi
vestire
,
e
la
zia
ed
io
dovevamo
aiutarci
a
vicenda
.
In
palco
,
poi
,
si
metteva
al
posto
di
contro
alla
zia
,
ed
io
era
relegata
tutta
la
sera
sullo
sgabello
in
mezzo
.
Non
c
'
era
caso
che
mi
offrisse
una
volta
di
cambiar
posto
.
E
,
per
ospitalità
,
non
potevo
domandarglielo
,
nè
fare
osservazioni
.
Bisognava
che
le
offrissi
i
fiori
da
scegliere
prima
.
E
se
li
provava
tanto
in
capo
,
sul
petto
,
e
si
serviva
così
bene
,
che
a
me
rimanevano
degli
avanzi
appassiti
.
In
carrozza
pure
,
prendeva
posto
accanto
alla
zia
,
senza
che
occorresse
neppure
dirglielo
.
Qualche
volta
le
mie
povere
abbigliature
si
sciupavano
tutte
,
strette
così
,
accanto
al
babbo
sulla
panchetta
dinanzi
.
Ma
la
Teresita
si
stendeva
a
suo
agio
,
seppelliva
la
zia
sotto
le
sue
gonne
e
arrivava
fresca
come
una
rosa
.
In
casa
,
poi
si
prendeva
l
'
incarico
di
studiare
tutti
i
caratteri
,
come
se
ci
fosse
venuta
con
quella
missione
.
Io
aveva
quel
difetto
,
e
quel
pregio
;
e
la
zia
era
placida
,
e
troppo
indulgente
;
ed
il
babbo
era
avaro
;
e
le
persone
di
servizio
ci
derubavano
come
tanti
briganti
.
*
Come
!
Voi
spendete
tanto
per
la
carne
?
E
tanto
per
le
ova
?
E
questo
pollo
è
costato
tanto
Ma
buona
gente
!
A
casa
mia
si
mangia
meglio
assai
,
e
si
spende
la
metà
.
Quel
pollo
è
magro
,
tíglioso
.
Si
può
avere
per
trenta
soldi
.
Il
resto
se
l
'
è
tenuto
la
cuoca
.
Io
non
so
come
la
sopportiate
.
Non
sa
cucinare
.
A
casa
mia
le
bistecche
sono
tutt
'
altro
:
queste
sembrano
suole
di
scarpe
.
Ed
ogni
giorno
aveva
fatta
una
scoperta
nuova
sull
'
ordine
della
nostra
casa
,
ed
erano
sempre
indiscrezioni
.
Quando
poi
veniva
in
campagna
l
'
autunno
,
era
un
raddoppiamento
di
biasimo
.
Si
trovava
addirittura
ad
un
bivacco
.
Tutto
era
incomodo
,
tutto
rozzo
.
Quasi
quasi
si
meravigliava
che
nei
sentieri
del
giardino
non
si
stendessero
tappeti
per
farla
camminare
sul
liscio
.
E
combinava
lei
le
gite
,
i
píc
nics
.
Ed
entrava
in
confidenza
coi
vicini
di
villa
,
prima
e
più
di
noi
;
e
passeggiava
cogli
altri
ospiti
,
anche
s
'
erano
giovinotti
,
sola
con
loro
per
delle
ore
in
giardino
,
ed
usciva
quando
noi
si
stava
in
casa
;
e
stava
in
casa
quando
noi
s
'
usciva
.
Mie
giovani
lettrici
,
se
sono
ospiti
in
casa
altrui
,
badino
,
le
prego
,
di
non
lasciarvi
le
tristi
memorie
che
m
'
ha
lasciate
la
Teresina
.
La
persona
ospitata
deve
fare
una
completa
abnegazione
della
propria
volontà
,
delle
proprie
abitudini
,
dei
proprii
gusti
.
È
necessaria
questa
rinuncia
assoluta
,
per
bilanciare
l
'
immensa
deferenza
della
famiglia
che
la
ospita
,
e
metterci
un
limite
,
affinchè
non
abbia
a
diventare
un
sacrificio
di
tutte
le
ore
.
E
qui
mi
viene
a
proposito
di
avvertirle
,
che
nulla
è
più
scortese
di
quell
'
abitudine
tanto
generale
,
pur
troppo
,
di
far
esaurire
tutte
le
formole
di
preghiere
inventate
da
Adamo
in
poi
,
prima
di
aderire
a
sonare
o
a
cantare
,
in
compagnia
.
La
padrona
di
casa
,
che
per
quella
sera
le
ospita
,
è
messa
in
grave
imbarazzo
.
Deve
unire
le
sue
insistenze
alle
altre
,
ed
aver
l
'
aria
di
imporre
un
sacrificio
?
O
deve
astenersene
,
e
dimostrare
che
non
desidera
di
ascoltarle
?
Difficile
alternativa
.
*
*
*
Non
ho
mai
compreso
perchè
le
signorine
,
che
debbono
rimanere
sotto
gelosa
custodia
nella
loro
città
,
dove
sono
note
loro
e
la
famiglia
,
ed
hanno
un
mondo
di
amici
e
conoscenti
intorno
,
debbano
poi
godere
una
libertà
relativa
,
ma
sicuramente
soverchia
,
quando
si
trovano
in
viaggio
o
alle
bagnature
,
ignote
fra
gl
'
ignoti
;
dove
potrebbero
anche
essere
prese
in
fallo
.
Il
nuoto
è
uno
degli
esercizi
prediletti
dagli
Inglesi
e
dagli
Americani
.
Ma
non
credo
necessario
,
per
adottare
la
loro
abitudine
delle
bagnature
,
adottarne
pure
la
flirtation
insidiosa
e
sconveniente
.
To
flirt
,
coqueter
,
sono
parole
che
in
italiano
non
hanno
riscontro
.
Le
traduciamo
:
flirteggiare
,
civettare
;
ma
le
parole
sono
barbarismi
nella
nostra
lingua
,
come
la
cosa
è
un
barbarismo
nei
nostri
costumi
.
Noi
,
espansivi
e
schietti
,
ci
pieghiamo
male
a
quella
meschina
scherma
di
parole
,
che
giocano
su
sentimenti
frivoli
;
e
,
quando
riesciamo
a
scimiottare
le
signore
straniere
,
lo
facciamo
a
scapito
del
nostro
carattere
.
Credano
a
me
,
signorine
,
non
si
lascino
attirare
da
quello
scoppiettìo
di
frasi
leggere
,
brillanti
e
fuggevoli
come
fuochi
d
'
artificio
.
Quando
si
disperdono
e
svaniscono
nell
'
aria
,
portano
sempre
con
sè
qualche
briciola
del
loro
decoro
.
Briciole
appena
visibili
,
atomi
,
ma
che
importa
?
"
Gatta
cavat
lapidem
.
"
In
campagna
come
in
città
,
ai
bagni
come
altrove
,
una
giovinetta
non
deve
mai
uscire
da
sola
,
a
meno
di
trovarsi
in
un
paese
non
frequentato
da
colonie
di
villeggianti
avventizi
.
Nel
contrarre
nuove
relazioni
deve
usare
la
massima
prudenza
e
lasciarsi
dirigere
completamente
da
'
suoi
genitori
.
Alla
tavola
d
'
albergo
,
se
non
ha
due
persone
della
famiglia
fra
le
quali
sedere
,
ed
il
caso
le
colloca
da
un
lato
uno
sconosciuto
,
non
deve
scambiare
con
lui
che
le
parole
strettamente
necessarie
,
finchè
non
sia
stato
presentato
alla
signora
che
l
'
accompagna
,
e
questa
gli
abbia
accordata
la
sua
relazione
.
L
'
unico
punto
su
cui
in
campagna
ed
ai
bagni
le
signorine
possono
permettersi
qualche
libertà
,
è
il
vestire
colori
più
vivaci
,
foggie
più
ardite
,
un
cappellino
un
po
'
bizzarro
o
un
po
'
sull
'
orecchio
,
fori
naturali
in
capo
a
tutte
le
ore
,
ed
anche
passeggiare
a
capo
scoperto
...
Tutto
questo
è
concesso
;
ma
quanto
al
contegno
,
deve
essere
tanto
più
riserbato
in
quanto
che
sono
meno
conosciute
,
e
chi
le
osserva
deve
giudicare
dall
'
apparenza
.
*
*
*
Se
una
signorina
è
stata
ospite
in
una
casa
,
appena
ritornata
in
famiglia
,
dovrà
scrivere
una
lettera
espansiva
alla
signora
od
alla
signorina
che
l
'
ha
ospitata
,
ringraziandola
delle
cortesie
ricevute
.
Non
scrivano
a
molte
persone
,
signorine
mie
.
Oltre
le
lettere
di
dovere
ai
parenti
vecchi
,
alle
maestre
,
possono
tener
corrispondenza
con
qualche
amica
.
Ma
siano
vere
amiche
,
di
quelle
a
cui
si
scrive
non
per
fare
dello
stile
epistolare
,
ma
per
vero
affetto
,
e
col
linguaggio
dell
'
intimità
.
Non
occorre
dire
che
,
in
tutta
la
loro
corrispondenza
non
ci
deve
essere
una
parola
che
la
mamma
non
possa
leggere
.
Quanto
a
formole
,
non
s
'
aspettino
ch
'
io
ne
dia
.
Le
lettere
tengono
luogo
di
discorsi
.
Scrivano
come
discorrerebbero
e
basta
.
L
'
introduzione
,
la
chiusa
,
sono
storie
del
tempo
trapassato
remoto
.
La
lettera
comincia
con
quello
che
s
'
ha
a
dire
,
e
finisce
quando
non
s
'
ha
più
nulla
a
dire
.
Ecco
la
sola
regola
ch
'
io
ammetto
.
Non
si
firmino
mai
serva
,
perchè
le
signore
non
sono
mai
serve
di
nessuno
.
Non
facciano
litanie
di
saluti
in
fine
nè
sfoggio
di
aggettivi
sulla
soprascritta
,
a
tutto
beneficio
del
portalettere
e
dei
portinai
.
Non
usino
carta
colle
iniziali
,
come
non
usano
carte
da
visita
;
siano
semplici
,
schiette
;
se
hanno
dello
spirito
,
non
ne
privino
le
loro
corrispondenti
,
e
lascino
andare
i
loro
giovani
pensieri
come
"
La
rondine
alla
primavera
e
la
preghiera
al
cielo
.
"
CAPITOLO
II
.
La
signorina
matura
.
Pur
troppo
tutto
matura
sotto
il
sole
.
Gli
uomini
le
piante
,
le
mele
rosee
e
le
spighe
dorate
;
e
col
tempo
e
colla
paglia
,
lo
dice
il
proverbio
,
anche
le
sorbe
e
la
canaglia
.
I
bocciuoli
diventano
rose
,
i
quindici
anni
diventano
venticinque
.
La
maturanza
è
un
pregio
.
È
il
massimo
grado
di
perfezione
a
cui
può
giungere
una
cosa
creata
.
Una
fanciulla
matura
è
più
completa
,
più
perfezionata
che
una
giovinetta
.
Ma
è
necessario
che
tutto
sia
maturato
in
lei
in
proporzione
cogli
anni
.
Si
cerca
spesso
di
dissimulare
il
grado
di
maturanza
del
frutto
,
mantenendo
verdi
il
gambo
e
le
frasche
,
al
regime
dell
'
acqua
pura
.
Si
vogliono
dissimulare
i
venticinque
anni
della
fede
di
nascita
,
colla
finta
acerbità
dell
'
ingenua
.
Perchè
?
Basta
così
poco
a
serbare
una
fanciulla
di
venticinque
anni
in
tutto
il
suo
prestigio
!
Lasci
maturare
il
suo
giudizio
come
la
sua
persona
.
Sanno
,
mie
signore
,
qual
è
la
stregua
a
cui
si
conosce
se
un
giudizio
di
fanciulla
è
maturo
?
Quando
accetta
l
'
età
che
le
dà
il
suo
passato
,
senza
false
vergogne
,
e
meschine
dissimulazioni
.
A
conti
fatti
,
in
quell
'
accettazione
una
signorina
ha
tutto
da
guadagnare
.
Non
potrà
ancora
uscire
di
casa
sola
:
ma
potrà
uscire
con
un
fratello
,
con
uno
zio
.
Potrà
andare
alla
commedia
,
proibita
alle
giovinette
.
Vestirà
con
più
ricchezza
;
non
sarà
esclusa
da
nessun
ricevimento
,
da
nessuna
cerimonia
,
neppure
dalle
nozze
e
dai
battesimi
,
dove
le
sue
sorelline
non
vanno
.
Potrà
tenere
a
battesimo
il
figlio
d
'
un
'
amica
o
d
'
una
sorella
.
Potrà
essere
madrina
di
cresima
;
semprechè
,
anche
a
quelle
cerimonie
,
vada
accompagnata
da
sua
madre
,
o
da
un
'
altra
signora
.
Ai
balli
porterà
i
grandi
scolli
come
una
signora
;
in
villeggiatura
potrà
uscire
sola
con
una
compagna
,
o
anche
accompagnare
una
giovinetta
.
Potrà
scrivere
con
maggior
libertà
;
leggere
una
quantità
di
cose
che
pochi
anni
prima
le
erano
proibite
.
Eppure
la
maggior
parte
delle
signorine
mature
rinunciano
a
tali
vantaggi
,
per
non
confessare
di
esserlo
.
Ma
chi
possono
illudere
?
Mi
ricordo
d
'
una
famiglia
in
cui
c
'
erano
tre
sorelle
.
La
maggiore
aveva
ventinove
anni
.
La
più
giovane
ne
aveva
diciasette
.
Si
fece
sposa
per
intromissione
del
mio
babbo
,
mentre
era
uscita
provvisoriamente
di
collegio
per
curare
un
'
oftalmia
.
La
seconda
era
rimasta
in
collegio
.
Quando
si
fecero
le
nozze
,
la
sorella
di
ventinove
anni
venne
in
casa
nostra
a
passare
una
settimana
,
perchè
,
come
signorina
,
non
poteva
assistere
a
nozze
.
Si
tirò
addosso
un
ridicolo
da
cui
non
potè
più
liberarsi
.
Una
signorina
che
a
venticinque
anni
si
desse
l
'
aria
bambina
di
dire
che
non
può
andare
alla
commedia
,
perchè
la
sua
ingenuità
ne
sarebbe
scandolezzata
,
farebbe
ridere
.
Se
vestisse
come
la
sua
sorellina
uscita
appena
dall
'
adolescenza
,
sarebbe
una
caricatura
.
Ma
accetti
francamente
la
sua
età
,
la
sua
condizione
;
vesta
e
si
comporti
come
lo
richiedono
lo
sviluppo
della
sua
persona
,
la
sua
maggiore
serietà
,
la
sua
esperienza
,
e
sarà
una
giovine
interessante
,
amabile
,
e
potrà
ecclissare
tutto
un
collegio
di
giovinette
.
CAPITOLO
III
.
La
zitellona
.
Coraggio
della
sua
situazione
*
Toletta
*
Divertimenti
.
"
E
qui
comincian
le
dolenti
note
!
"
Nessuna
vorrebbe
essere
una
zitellona
.
È
un
nome
che
fa
orrore
.
Perchè
?
Non
l
'
ho
capito
mai
.
Forse
in
causa
di
questo
appellativo
ridicolo
?
Ma
chi
lo
usa
?
Le
signore
che
non
hanno
preso
marito
,
non
sono
ridicole
,
per
questo
.
Io
ne
conosco
di
adorabili
,
la
cui
compagnia
mi
ha
fatti
passare
giorni
deliziosi
,
mi
ha
resa
amena
la
solitudine
d
'
una
campagna
isolata
,
mi
ha
lasciata
una
dolcissima
memoria
,
ed
un
profondo
desiderio
di
sè
.
Tu
lo
comprendi
,
Emilia
,
che
parlo
di
te
,
il
cui
spirito
superiore
non
rifugge
dalla
situazione
che
la
sorte
ti
ha
fatta
,
che
l
'
accetti
con
coraggio
e
serenità
,
e
puoi
servire
di
modello
alle
altre
signore
,
che
una
circostanza
qualunque
ha
obbligate
a
rinunciare
alla
benedizione
della
famiglia
.
Lascia
che
guardi
a
te
,
che
m
'
ispiri
a
te
,
per
insegnare
come
debbono
contenersi
le
altre
.
A
trent
'
anni
,
una
signorina
deve
assolutamente
rinunciare
a
tutti
i
riserbi
esagerati
di
cui
si
sogliono
circondare
le
fanciulle
;
deve
adottare
nella
misura
delle
sue
finanze
,
il
vestire
,
le
abitudini
,
il
contegno
,
il
linguaggio
d
'
una
signora
maritata
;
uscire
sola
,
ricevere
e
fare
visite
,
viaggiare
sola
,
se
non
ha
la
necessità
,
avere
le
sue
carte
da
visita
.
Con
questo
non
s
'
intende
che
,
se
Dio
le
conserva
i
genitori
,
abbia
a
far
vita
a
parte
.
Goda
finchè
può
la
benedizione
di
dar
il
braccio
alla
sua
mamma
.
Ma
lo
faccia
per
godere
di
quella
compagnia
dolcissima
,
non
per
farsene
guidare
e
proteggere
come
una
tortorella
insidiata
.
La
mia
Emilia
ha
goduto
a
lungo
la
fortuna
di
avere
la
mamma
.
E
le
ha
consacrate
tutte
le
sue
ore
,
i
giorni
e
le
notti
,
non
s
'
è
mai
staccata
da
lei
,
senza
una
estrema
necessità
.
L
'
ha
amata
con
entusiasmo
,
l
'
ha
pianta
con
passione
.
E
tuttavia
ha
saputo
farsi
più
presto
ancora
del
tempo
,
una
personalità
seria
,
rispettabile
,
indipendente
,
senza
ardimenti
e
senza
emancipazione
.
Che
una
signora
nubile
si
comporti
così
,
e
sfido
tutti
gli
umoristi
del
mondo
a
farle
passare
sul
capo
neppur
l
'
ombra
del
ridicolo
.
Se
vive
in
famiglia
,
qualunque
sia
la
sua
età
,
non
ha
rappresentanza
;
per
cui
dovrà
astenersi
dal
fare
inviti
lasciando
questa
briga
ai
capi
di
casa
;
e
,
nei
ricevimenti
,
dovrà
assumere
una
parte
secondaria
,
non
avanzarsi
al
saluto
se
non
quando
le
persone
della
famiglia
hanno
accolto
i
loro
ospiti
,
non
offrire
mai
rinfreschi
di
propria
iniziativa
,
ma
appoggiare
con
garbo
le
offerte
che
hanno
fatte
i
padroni
di
casa
.
Si
asterrà
assolutamente
dal
ballare
,
sotto
pena
di
ridicolo
.
Si
adatterà
ad
imparare
i
giuochi
più
in
uso
,
per
potere
,
all
'
occorrenza
fare
il
quarto
in
una
partita
,
e
per
non
restar
sola
e
spostata
in
un
circolo
giovanile
,
dove
avrà
sempre
la
scappatoia
di
sedere
al
gioco
colle
persone
serie
.
Se
in
famiglia
vi
sono
persone
a
pranzo
,
si
collocherà
in
modo
da
non
darsi
nessuna
importanza
,
senza
affettare
tuttavia
di
prender
l
'
ultimo
posto
nè
atteggiarsi
da
vittima
.
*
*
*
Se
una
signorina
nubile
ha
rendita
sufficiente
per
fare
casa
da
sè
,
perduti
i
genitori
,
si
comporterà
precisamente
come
una
vedova
,
potrà
ricevere
,
fare
inviti
a
pranzo
,
tenere
una
serata
fissa
ogni
settimana
per
dare
il
tè
,
accogliere
ospiti
in
campagna
.
In
Francia
si
usa
chiamare
Mademoiselle
una
signorina
fino
all
'
ultima
vecchiaia
.
Noi
abbiamo
la
fortuna
di
poter
evitare
il
ridicolo
di
quell
'
appellativo
comune
colle
giovinette
.
Una
signora
nubile
si
fa
chiamare
«
Signora
»
dalla
gente
di
servizio
,
e
tutte
le
persone
di
tatto
eviteranno
sempre
di
chiamarla
signorina
;
sarebbe
una
canzonatura
.
Soltanto
in
Piemonte
si
ha
l
'
abitudine
francese
,
e
si
dice
Tota
anche
ad
una
donna
di
ottant
'
anni
quando
non
ha
marito
;
è
un
piccolo
ridicolo
che
non
si
può
evitare
,
e
che
fa
molta
impressione
a
chi
non
è
del
paese
.
Mi
ricordo
d
'
essere
giunta
una
volta
a
Torino
per
fare
un
lungo
soggiorno
in
una
famiglia
composta
di
un
babbo
,
d
'
una
bambina
,
e
d
'
uno
zio
prete
che
la
istruiva
.
Il
babbo
era
sempre
fuori
,
la
bimba
passava
molte
ore
collo
zio
allo
studio
.
Per
cui
temevano
ch
'
io
dovessi
annoiarmi
di
rimanere
parecchio
sola
,
e
mi
dissero
fin
dal
primo
momento
:
*
Si
annoierà
forse
un
poco
,
ma
c
'
è
un
'
altra
Tota
che
viene
ogni
sera
da
noi
e
le
farà
compagnia
.
Era
nel
cuore
di
gennaio
.
Faceva
quel
freddo
orribile
degli
inverni
di
Torino
.
Si
abitava
assai
lontani
dal
centro
,
e
poco
mi
sorrideva
l
'
idea
di
uscire
di
casa
.
Per
cui
ero
senza
speranza
di
procurarmi
la
compagnia
di
altre
signore
e
signorine
della
mia
età
.
La
prospettiva
di
quella
Tota
(
signorina
)
che
verrebbe
ogni
sera
a
vegliare
con
me
,
mi
rallegrò
.
Le
fanciulle
hanno
tanta
esuberanza
di
vita
,
tanta
serenità
,
tante
speranze
nel
cuore
!
Mi
figuravo
le
più
liete
serate
.
Aspettai
con
impazienza
che
il
giorno
finisse
.
Quando
Dio
volle
s
'
udì
un
campanello
,
e
la
cameriera
annunciò
:
*
Ai
'
è
tota
Gin
"
È
qui
la
signorina
Gin
"
(
un
diminutivo
che
può
servire
per
Teresa
,
Lucia
,
Luigia
ed
altri
nomi
.
)
Io
saltai
in
piedi
e
corsi
fino
all
'
uscio
del
salotto
per
incontrarla
...
Per
poco
non
caddi
come
corpo
morto
cade
.
Vidi
entrare
una
figura
lunga
,
lunga
,
lunga
,
come
una
guglia
,
ed
allampata
;
con
un
volto
di
pergamena
;
tutta
coperta
d
'
un
involucro
di
panno
color
tonaca
da
frate
;
con
uno
di
quei
cappelli
secolari
che
si
vedono
nelle
vignette
dei
romanzi
inglesi
;
armata
d
'
una
gran
borsa
di
lana
dalla
quale
uscivano
minacciose
le
otto
punte
di
quattro
ferri
da
calza
.
Era
una
buona
signora
,
ed
abbastanza
amena
in
compagnia
.
Ma
quel
maledetto
appellativo
di
Tota
l
'
aveva
demolita
coll
'
immagine
primaverile
che
me
ne
aveva
suggerita
,
e
le
raddoppiava
ai
miei
occhi
tutti
gli
anni
che
aveva
in
più
,
di
quei
tanti
di
meno
che
le
avevo
dati
.
Se
è
ammissibile
un
consiglio
contrario
agli
usi
del
paese
dove
si
vive
,
io
consiglio
le
signore
nubili
piemontesi
a
non
permettere
mai
che
le
chiamino
Tote
quando
hanno
passata
la
quarantina
....
*
*
*
Il
vestire
d
'
una
signora
nubile
(
la
parola
zitellona
,
non
dovrebbe
mai
sonare
sulle
labbra
di
una
persona
educata
)
,
il
vestire
d
'
una
signora
nubile
,
dev
'
essere
,
come
già
dissi
,
quello
stesso
di
una
signora
maritata
.
Potrà
portare
le
pelliccie
di
martora
,
lo
scialle
turco
,
i
diamanti
e
le
trine
.
E
,
finchè
l
'
età
ed
il
grado
di
conservazione
della
sua
figura
glielo
permettono
,
nulla
osta
a
che
vada
in
teatro
con
abiti
scollati
come
un
'
altra
signora
.
*
*
*
Il
teatro
e
la
conversazione
sono
i
divertimenti
che
le
si
addicono
meglio
.
Al
ballo
non
ci
dovrebbe
andare
,
perchè
vi
sarebbe
spostata
,
a
meno
che
vi
dovesse
accompagnare
una
giovinetta
.
Ed
in
tal
caso
il
suo
contegno
dovrebbe
essere
,
a
seconda
della
sua
età
,
quello
d
'
una
sorella
maritata
o
d
'
una
madre
.
Ai
bagni
di
Viareggio
,
pochi
anni
sono
,
c
'
era
una
signora
nubile
,
che
accompagnava
una
nipotina
di
diciotto
anni
.
La
zia
ne
aveva
trentanove
.
Aveva
certi
occhi
,
certi
capelli
neri
,
certi
denti
,
da
far
invidia
ad
una
giovinetta
.
Vestiva
con
grande
eleganza
,
ma
sempre
di
nero
o
di
bianco
.
Discorreva
benissimo
in
francese
coi
francesi
,
in
inglese
cogli
inglesi
,
in
tedesco
coi
tedeschi
,
in
spagnolo
con
una
vecchia
dama
spagnola
.
Ho
desiderato
parecchie
volte
un
Turco
ed
un
Cinese
per
udire
la
zitellona
parlare
in
quelle
due
lingue
.
Era
una
Lombarda
.
Aveva
fatto
molte
conoscenze
;
ma
il
suo
contegno
era
perfetto
.
Accompagnava
sempre
la
nipote
al
ballo
,
ma
non
ballava
mai
.
Ne
era
pregatissima
;
e
tuttavia
non
l
'
ho
udita
rispondere
,
come
fanno
molte
in
simili
circostanze
:
*
"
Non
posso
:
faccio
la
mamma
"
con
accompagnamento
di
smorfiette
e
sorrisi
,
che
vuol
dire
:
"
rinuncio
ai
divertimenti
della
mia
età
,
per
fare
una
parte
da
vecchia
.
"
Perfettamente
ridicolo
!
Lei
diceva
francamente
:
*
Ma
che
le
pare
alla
mia
età
!
Un
giorno
mi
confidò
,
mi
piaceva
tanto
che
me
l
'
era
fatta
amica
,
che
un
signore
,
il
quale
faceva
pensare
e
sospirare
molte
belle
bagnanti
,
dimostrava
di
essere
innamorato
di
sua
nipote
.
Era
quello
che
si
suol
dire
un
brillante
partito
.
Ricchissimo
;
godeva
d
'
una
magnifica
situazione
,
aveva
riputazione
di
uomo
d
'
ingegno
,
e
forse
era
;
ad
ogni
modo
,
aveva
molto
spirito
,
era
perfetto
gentiluomo
,
e
,
per
giunta
,
bell
'
uomo
.
Ma
aveva
trentasei
anni
,
giusto
il
doppio
della
ragazza
.
La
zia
era
impensierita
da
questa
circostanza
;
la
fanciulla
invece
lasciava
indovinare
,
nella
semplicità
del
suo
cuore
,
una
notevole
preferenza
per
quel
bel
signore
.
Quando
giunse
il
babbo
della
ragazza
la
zia
gli
presentò
il
nuovo
conoscente
,
di
cui
aveva
prese
informazioni
e
studiato
il
carattere
,
e
gli
narrò
le
sue
assiduità
,
l
'
accompagnarle
al
passeggio
,
l
'
intrattenersi
tutta
la
sera
con
loro
,
ecc
.
,
ecc
.
Il
babbo
lo
conosceva
di
riputazione
,
ne
fu
soddisfatto
,
e
,
coll
'
accoglienza
cordialissima
,
gli
dimostrò
che
non
sarebbe
rifiutato
.
Il
giorno
dopo
,
con
un
biglietto
da
vero
innamorato
,
il
gentiluomo
gli
scrisse
domandandogli
la
mano
....
di
sua
sorella
.
La
zitellona
!
PARTE
TERZA
UN
LEMBO
DI
CIELO
CAPITOLO
I
.
La
fidanzata
.
Domanda
di
matrimonio
*
Contegno
coi
parenti
*
Colle
amiche
*
Col
fidanzato
.
*
Signorina
,
il
signor
padrone
la
prega
di
favorire
nel
suo
studio
perchè
deve
parlarle
.
È
così
che
,
per
bocca
d
'
una
cameriera
o
d
'
un
servitore
,
hanno
principio
la
massima
parte
delle
proposte
di
matrimonio
.
La
signorina
,
che
è
educata
a
saper
morire
sulla
breccia
anzichè
commettere
l
'
ombra
d
'
una
sconvenienza
,
si
comprime
vivamente
il
cuore
per
rischiuderne
le
orecchiette
curiose
,
che
vorrebbero
interrogare
la
cameriera
su
quel
che
ne
dicano
gli
usci
di
casa
,
che
,
nella
sua
qualità
di
cameriera
perfetta
,
deve
aver
ascoltati
;
si
limita
a
rispondere
che
andrà
subito
;
e
la
congeda
.
Però
i
cuori
delle
signorine
sono
meno
ingenui
di
quanto
si
crede
.
Quel
signore
che
fu
presentato
alcune
sere
prima
in
palco
,
accompagnato
dal
babbo
,
o
dallo
zio
o
dal
fratello
maggiore
,
come
un
bimbo
che
si
presenta
alle
scuole
elementari
,
non
è
passato
inosservato
a
quel
cuoricino
di
fanciulla
.
Lei
ha
veduto
che
il
signore
accompagnato
la
guardava
con
certi
occhi
che
parevano
due
punti
interrogativi
incaricati
di
domandarle
"
Sì
!
o
no
?
"
Ed
ha
veduto
pure
che
gli
occhi
del
signore
accompagnante
sembravano
due
unità
di
misura
,
intente
a
registrare
quanto
lei
fosse
lunga
e
larga
;
e
quale
fosse
il
suo
peso
specifico
;
e
quali
le
proporzioni
esatte
di
gas
che
componevano
la
sua
graziosa
personcina
,
e
se
il
peso
specifico
della
sua
dote
fosse
sufficiente
a
bilanciare
le
irregolarità
risultanti
dall
'
inventario
.
*
Ma
la
signorina
,
educata
con
quella
perfezione
che
non
viene
mai
meno
anche
nelle
circostanze
solenni
,
ha
fatto
come
se
non
avesse
veduto
nulla
,
e
si
è
sempre
mostrata
intenta
alle
estasi
melodiose
di
quel
tenore
innamorato
,
ed
alle
disperazioni
di
quella
infelicissima
prima
donna
(
i
tenori
sono
tutti
innamorati
,
e
le
prime
donne
sono
tutte
infelici
)
,
come
se
quei
due
individui
fossero
la
sola
cura
della
sua
anima
giovinetta
,
e
se
alla
possibilità
d
'
una
certa
domanda
,
non
ci
pensasse
più
che
all
'
eredità
dell
'
imperatore
della
China
.
Così
si
comportano
le
signorine
per
bene
.
Ma
ciò
,
non
toglie
che
il
giorno
del
grande
invito
,
dato
uno
sguardo
rapido
alla
propria
coscienza
per
assicurarsi
che
non
hanno
commesso
nessun
errore
da
provocare
quell
'
ambasciata
paterna
,
vi
accorrono
perfettamente
informate
di
quanto
stanno
per
udire
.
*
Senti
,
bimba
,
dice
il
capo
della
famiglia
.
Ora
hai
finita
la
tua
educazione
.
Gli
abiti
non
ti
si
accorciano
più
ad
ogni
stagione
.
Il
dente
del
giudizio
ce
l
'
hai
;
fa
un
po
'
vedere
?
Sì
,
è
già
completamente
cresciuto
.
Sei
una
donna
e
bisogna
pensare
a
collocarti
.
Qualunque
sia
la
sua
opinione
in
proposito
,
una
signorina
per
bene
si
ricorderà
che
i
genitori
ci
penano
a
mandarla
fuori
di
casa
;
e
non
mancherà
di
dar
loro
una
dimostrazione
d
'
affetto
,
assicurandoli
che
si
trova
tanto
bene
con
loro
,
che
è
felice
,
e
non
desidera
punto
punto
di
maritarsi
,
e
sarebbe
dispiacentissima
di
lasciarli
.
*
Hai
veduto
quel
signore
che
venne
in
palco
l
'
altra
sera
?
riprende
il
capo
di
casa
.
Oh
!
se
l
'
ha
veduto
!
Ma
ad
ogni
modo
si
limita
a
rispondere
freddamente
di
sì
,
che
lo
ricorda
.
*
E
che
ne
dici
?
Ti
piace
?
Quel
signore
ti
converrebbe
perfettamente
dal
lato
dell
'
interesse
e
delle
qualità
morali
,
e
domanda
la
tua
mano
.
Le
alternative
sono
tre
.
Il
signore
può
piacere
,
può
dispiacere
,
e
può
essere
indifferente
.
La
signorina
deve
esprimere
francamente
in
quale
di
questi
tre
casi
si
trova
.
E
se
le
piace
,
deve
dirlo
senza
enfasi
.
E
,
se
le
dispiace
,
senza
disprezzo
,
e
sopra
tutto
senza
fare
mai
la
caricatura
d
'
un
suo
difetto
o
della
sua
professione
.
Uscendo
dallo
studio
del
babbo
,
dopo
avere
rifiutata
una
domanda
di
matrimonio
,
deve
fare
come
se
la
memoria
di
quel
fatto
non
avesse
passata
con
lei
la
soglia
dello
studio
,
e
non
deve
tenerne
parola
con
anima
viva
,
neppure
colla
più
intima
amica
.
Incontrandosi
con
quel
signore
dovrà
trattarlo
come
qualunque
altro
che
le
sia
stato
presentato
;
non
attingere
nessuna
falsa
vanità
della
sua
domanda
,
e
non
attribuirgli
la
menoma
umiliazione
pel
rifiuto
patito
.
Sono
tanto
vecchia
,
ho
tanto
vissuto
,
che
per
ogni
circostanza
,
mi
torna
a
mente
un
avvenimento
che
calza
appuntino
.
Era
una
fanciulla
di
provincia
,
che
non
aveva
genitori
.
Non
era
abbastanza
agiata
per
avere
una
istitutrice
addetta
alla
sua
persona
.
Viveva
sola
con
uno
zio
vecchio
e
severo
.
Per
una
delle
tante
licenze
poetiche
rigorosamente
vietate
da
tutti
i
codici
delle
convenienze
,
s
'
era
fidanzata
di
sua
testa
con
un
compagno
d
'
infanzia
;
e
con
un
coraggio
degno
di
miglior
causa
,
ed
una
fede
idem
,
rifiutava
tutte
le
proposte
di
matrimonio
per
aspettare
che
quel
suo
fidanzato
minuscolo
raggiungesse
una
situazione
non
ancora
determinata
,
che
si
smarriva
nel
più
lontano
avvenire
.
Un
giorno
una
conoscente
di
fuori
città
le
mandò
un
bel
giovine
,
un
vero
giovine
con
baffi
e
basette
,
munito
d
'
una
lettera
di
presentazione
.
Andava
a
stabilirsi
in
quella
provincia
,
e
la
signora
,
amica
della
madre
di
lui
,
voleva
procurargli
qualche
conoscenza
.
Un
'
altra
sconvenienza
.
*
Alle
signorine
senza
mamma
non
si
presentano
giovinotti
.
Ma
quella
signora
sperava
di
veder
combinarsi
un
matrimonio
,
ed
aveva
presa
la
sola
via
che
le
era
aperta
.
I
due
giovani
si
rividero
in
società
,
in
teatro
,
e
,
per
farla
breve
,
perchè
mi
accorgo
d
'
essermi
impegnata
in
una
storia
lunga
,
s
'
innamorarono
come
due
eroi
da
romanzo
,
malgrado
quel
fidanzatino
più
da
romanzo
ancora
.
Un
bel
giorno
il
giovine
si
presentò
in
casa
della
signorina
portandole
una
lettera
della
signora
che
lo
aveva
presentato
a
lei
,
e
che
aveva
riveduta
in
una
sua
gita
a
Torino
.
Lasciò
la
lettera
ed
uscì
.
Lo
zio
era
presente
,
ma
udendo
che
si
trattava
semplicemente
d
'
un
'
epistola
da
signora
,
si
risparmiò
la
briga
di
leggerla
.
Era
quello
appunto
su
cui
il
giovine
aveva
contato
.
La
lettera
era
sua
,
e
,
confessando
sentimenti
che
i
suoi
occhi
ed
il
suo
contegno
avevano
già
rivelati
,
offriva
la
sua
mano
ed
il
suo
cuore
,
e
domandava
alla
signorina
il
consenso
per
chiederla
in
isposa
allo
zio
.
Precisamente
il
contrario
di
quello
che
avrebbe
dovuto
fare
.
Ma
erano
eroi
da
romanzo
e
dovevano
passare
di
sconvenienza
in
sconvenienza
.
Infatti
,
la
fanciulla
non
disse
nulla
allo
zio
,
e
,
lottando
col
proprio
cuore
,
innamorato
del
bel
giovinotto
coi
baffi
,
e
stemperandosi
in
lacrime
,
rispose
segretamente
nella
prossima
visita
,
che
era
fidanzata
,
e
spinse
l
'
eroismo
donchisciottesco
,
fino
a
dirsi
innamorata
di
quell
'
ombra
di
fidanzatino
col
quale
giocava
alla
sposa
.
Il
bel
giovine
fu
desolato
,
pianse
,
prese
atteggiamenti
sentimentali
,
....
poi
si
fece
sposo
con
un
'
altra
.
Ma
la
signorina
,
che
s
'
era
imposto
un
vero
eroismo
per
rifiutarlo
mentre
ne
era
innamorata
,
pensò
che
l
'
eroismo
di
cui
nessuno
è
informato
non
ottiene
il
compenso
d
'
ammirazione
che
gli
è
dovuto
.
E
narrò
la
sua
grande
azione
ad
un
'
amica
in
tutta
confidenza
,
tanto
che
vi
fosse
almeno
una
voce
al
mondo
,
per
rimandare
ai
posteri
la
notizia
di
quel
gran
sacrifizio
che
si
era
compiuto
in
quel
piccolo
cuore
.
Il
segreto
fu
così
ben
custodito
che
si
seppe
in
anticamera
ed
anche
in
cucina
.
Uno
di
quei
casi
,
che
sembrano
fatti
apposta
per
gli
eroi
da
romanzo
,
portò
,
poco
tempo
dopo
,
una
cameriera
che
era
allora
in
casa
della
signorina
eroica
,
a
servire
la
nuova
sposa
del
giovinotto
.
Quella
cameriera
era
una
giovine
invidiosa
e
pettegola
.
E
però
,
appena
ebbe
veduto
lo
sposo
,
profittò
di
quanto
sapeva
per
informare
la
sposa
del
precedente
amore
,
della
precedente
domanda
e
del
precedente
rifiuto
,
tacendo
,
con
malizia
crudele
,
le
lacrime
che
quel
rifiuto
aveva
fatte
spargere
,
e
che
erano
a
tutta
gloria
del
giovine
.
Narrata
così
,
la
cosa
era
d
'
una
trivialità
....
La
povera
sposa
si
vide
nel
pericolo
di
accettare
un
uomo
rifiutato
,
disprezzato
da
un
'
altra
.
(
Oh
!
disprezzato
!
)
E
,
con
quell
'
amor
proprio
che
distingue
,
o
per
dir
meglio
,
accomuna
tutti
gli
esseri
umani
,
dichiarò
che
:
visto
e
considerato
che
il
tale
giorno
del
tale
anno
,
nella
casa
tale
,
il
signorino
aveva
patito
un
rifiuto
,
la
sua
dignità
la
obbligava
a
dargliene
un
altro
.
Ma
i
parenti
della
sposa
non
potevano
lasciar
andare
a
rotoli
un
matrimonio
ben
assortito
,
per
quella
inezia
;
si
misero
intorno
al
povero
giovine
,
e
lo
indussero
a
scrivere
alla
infelice
eroina
del
gran
rifiuto
,
invitandola
a
dichiarare
per
iscritto
,
che
lui
non
le
aveva
mai
fatta
domanda
formale
di
matrimonio
.
"
Da
questo
,
scriveva
,
dipende
per
me
una
questione
vitale
.
"
La
domanda
che
egli
aveva
fatta
,
in
realtà
,
era
tutt
'
altro
che
formale
,
ma
era
una
domanda
di
matrimonio
bella
e
buona
.
Ad
ogni
modo
però
,
quella
povera
fanciulla
aveva
troppo
decoro
,
malgrado
il
suo
curioso
fidanzamento
,
per
non
mostrare
di
aver
dimenticata
tutta
l
'
importanza
che
lui
aveva
data
a
quel
passo
extralegale
.
E
dichiarò
che
mai
in
eterno
lui
aveva
pensato
a
lei
,
che
la
conosceva
appena
,
ecc
.
E
l
'
altro
matrimonio
si
fece
.
Morale
.
Una
parola
imprudente
,
suggerita
dalla
vanità
di
farsi
vedere
desiderata
,
può
offendere
l
'
amor
proprio
di
un
uomo
,
e
far
nascere
un
ginepraio
di
guai
,
in
cui
la
meno
umiliata
e
ferita
non
è
certo
la
signorina
imprudente
.
*
*
*
Se
invece
il
partito
proposto
riesce
simpatico
,
la
risposta
è
favorevole
;
e
si
fissa
un
giorno
per
presentare
il
pretendente
sotto
questo
aspetto
.
Quello
è
il
momento
più
difficile
della
vita
d
'
una
fanciulla
.
Non
sa
che
viso
fare
,
nè
che
contegno
tenere
.
Il
mostrarsi
allegra
e
contenta
è
sconveniente
.
Il
mostrarsi
dolente
è
assurdo
,
perchè
è
lei
che
l
'
ha
voluto
.
Il
mostrarsi
indifferente
è
scortese
.
Ma
tutte
le
difficoltà
scompaiono
,
quando
una
signorina
si
rassegna
a
non
curarsi
affatto
del
come
deve
mostrarsi
,
ed
a
lasciarsi
vedere
nello
stato
in
cui
si
trova
realmente
:
commossa
,
confusa
,
intimidita
.
Così
è
naturalmente
,
e
così
dev
'
essere
.
Tutto
quello
che
può
far
per
dissimulare
il
suo
imbarazzo
riescirà
artificioso
e
sguaiato
.
Allora
sì
,
è
il
caso
di
non
parlare
se
non
è
interrogata
.
E
se
lo
sposo
è
un
po
'
ardito
,
e
si
fa
coraggio
a
dirle
:
"
Spero
di
non
averla
afflitta
colla
mia
domanda
"
oppure
:
"
Mi
lusingo
che
non
sarà
pentita
del
favore
che
mi
ha
accordato
"
o
qualunque
altra
cosa
di
questo
genere
,
la
sposa
non
deve
mai
tornire
una
frase
da
commedia
per
rispondere
in
modo
lusinghiero
.
Risponda
come
le
suggerisce
il
cuore
,
il
quale
in
quelle
circostanze
non
le
suggerisce
altro
che
un
monosillabo
,
una
breve
risposta
.
"
Ma
no
.
"
"
Sa
pure
di
no
.
"
Ma
glieli
suggerisce
uniti
ad
una
confusione
,
ad
un
rossore
,
ad
una
peritanza
dello
guardo
intenerito
,
che
quel
monosillabo
,
quella
risposta
breve
riescono
più
lusinghieri
di
qualunque
discorso
.
Da
quel
momento
lo
sposo
ottiene
l
'
accesso
in
casa
,
e
,
se
è
in
altra
città
,
è
autorizzato
a
scrivere
ogni
giorno
alla
sposa
;
che
è
pure
autorizzata
a
rispondergli
.
Molte
volte
,
invece
d
'
essere
simpatico
,
lo
sposo
è
indifferente
.
E
tuttavia
,
per
qualche
considerazione
,
che
qui
non
è
il
caso
di
discutere
,
viene
accettato
.
Questa
sfumatura
di
sentimento
però
non
cambia
nulla
al
seguito
delle
cose
.
E
dopo
il
consenso
della
signorina
,
i
due
fidanzati
,
che
ieri
non
si
conoscevano
affatto
,
sono
obbligati
a
vedersi
o
scriversi
periodicamente
e
con
intimità
.
Quasi
tutte
le
signorine
si
credono
in
dovere
,
da
quel
momento
,
di
mostrare
una
passione
da
Desdemona
,
di
persuadere
anche
l
'
infelice
,
accettato
per
cento
ragioni
che
non
hanno
nulla
a
che
fare
col
cuore
,
che
l
'
adorano
addirittura
,
"
Fra
quanti
figli
della
terra
il
sole
Veggon
,
e
il
cielo
degli
Dei
stellato
.
"
È
un
errore
che
una
signorina
di
tatto
deve
evitare
.
Le
sue
lettere
ed
i
suoi
discorsi
possono
parlar
d
'
altro
che
d
'
un
amore
che
non
ha
nel
cuore
,
e
che
le
espressioni
forzate
non
faranno
nascere
.
Al
di
sopra
di
tutte
le
regole
di
civiltà
,
di
tutte
le
cortesie
,
di
tutte
le
virtù
,
si
deve
metter
sempre
la
verità
.
Si
può
(
almeno
è
una
cosa
che
accade
)
accettare
uno
sposo
senza
esserne
innamorata
;
ma
non
si
deve
fingere
,
per
ingannarlo
colle
apparenze
d
'
una
passione
che
egli
non
ispira
.
Anzi
,
una
signorina
veramente
per
bene
,
dovrebbe
in
coscienza
rivelare
allo
sposo
che
lo
accetta
,
lo
stima
,
non
ama
un
altro
,
ma
non
è
innamorata
di
lui
.
Ma
tratto
tratto
mi
accorgo
che
è
difficile
tracciare
una
linea
di
demarcazione
tra
le
regole
di
cortesia
e
quelle
dell
'
onestà
,
ed
invado
un
campo
estraneo
al
mio
lavoro
.
Torniamo
alle
inezie
:
La
fidanzata
non
accetta
nessun
dono
;
tutt
'
al
più
,
se
i
genitori
si
tengono
sicuri
che
tutto
procederà
bene
,
possono
permettere
fra
i
due
giovani
lo
scambio
delle
fotografie
.
E
la
gioia
di
poter
vedere
il
fidanzato
in
casa
sua
,
una
signorina
dovrà
pagarla
con
una
rinuncia
assoluta
ai
balli
,
ai
teatri
,
alle
conversazioni
numerose
.
Ben
inteso
che
non
si
lagnerà
mai
di
questa
privazione
.
Non
sarebbe
più
quella
signorina
educata
che
s
'
è
mostrata
sempre
,
se
facesse
sentire
al
fidanzato
il
sacrifizio
che
le
costa
.
E
quello
è
il
minore
degli
atti
d
'
eroismo
che
la
perfetta
convenienza
richiede
dal
suo
giovine
cuore
.
Supponiamo
che
un
giorno
la
mamma
sia
fuori
di
casa
,
oppure
non
sentendosi
bene
,
sia
rimasta
a
letto
.
Ed
il
fidanzato
ha
avvisato
che
a
quell
'
ora
farebbe
la
sua
visita
.
(
Un
fidanzato
ammodo
avvisa
sempre
,
e
non
arriva
,
come
una
tegola
sul
capo
,
quando
meno
lo
si
aspetta
)
.
Eccolo
.
La
signorina
conosce
il
suo
modo
di
sonare
.
È
lui
.
La
cameriera
lo
annuncia
.
Quel
povero
cuoricino
balza
di
gioia
.
Avrebbe
una
cosa
da
dirgli
,
proprio
a
lui
solo
,
e
tornerebbe
tanto
a
proposito
cogliere
quell
'
occasione
...
Ebbene
no
.
Deve
avere
il
coraggio
di
rinunciarvi
.
Una
signorina
non
deve
ricevere
il
fidanzato
quando
è
sola
.
E
dice
alla
cameriera
:
*
Marietta
,
digli
che
la
mamma
non
c
'
è
;
non
posso
riceverlo
.
E
,
quando
lo
rivede
,
le
pare
di
volergli
più
bene
dopo
quella
privazione
che
gli
ha
imposta
.
Poveretto
,
come
deve
averne
sofferto
!
Vorrebbe
compensarlo
con
un
po
'
d
'
espansione
,
chiamarlo
semplicemente
col
suo
nome
.
E
neppure
questo
le
è
concesso
,
dicono
le
regole
di
convenienza
.
Il
loro
modo
di
trattarsi
dev
'
essere
affettuoso
,
amichevole
,
ma
non
mai
confidenziale
.
Bisogna
darsi
del
lei
,
e
non
anticipare
le
espansioni
reciproche
,
nè
i
nomi
di
parentela
alle
future
suocere
,
ai
cognati
.
Un
matrimonio
può
andare
a
monte
,
ed
allora
tutte
quelle
famigliarità
anticipate
rendono
più
difficile
la
situazione
.
Come
si
fa
ad
incontrare
come
un
indifferente
,
senza
arrossire
,
senza
confondersi
,
un
uomo
a
cui
si
è
dato
del
tu
?
Non
anticipi
nulla
,
signorina
.
Lasci
che
il
tempo
maturi
gli
avvenimenti
.
I
frutti
acerbi
hanno
sempre
un
fondo
di
asprezza
,
mentre
sono
tanto
buoni
e
dolci
i
frutti
maturi
.
CAPITOLO
II
.
La
sposa
.
Annuncio
delle
promesse
*
Visite
*
Corredo
*
Doni
nuziali
*
La
sera
del
contratto
*
Circolari
ed
inviti
*
Al
municipio
*
Colazione
*
In
chiesa
*
Viaggio
di
nozze
.
Ecco
;
il
tempo
ha
già
mutate
le
circostanze
.
Omai
i
babbi
hanno
finito
di
parlamentare
a
lungo
in
segreto
col
notaio
.
Sono
perfettamente
d
'
accordo
su
tutti
i
punti
.
Il
contratto
è
tutto
steso
come
si
dovrà
leggere
a
suo
tempo
;
ed
il
matrimonio
è
fissato
a
due
mesi
di
data
.
Non
si
va
ancora
a
teatri
nè
a
feste
.
Ma
la
vita
è
tutta
una
festa
.
Ormai
il
matrimonio
non
è
più
un
segreto
per
nessuno
.
Si
mandano
agli
amici
ed
ai
conoscenti
dei
bei
cartoncini
levigati
sui
quali
è
litografato
in
caratteri
inglesi
:
Elisa
Elisei
*
Bernardo
Bernardi
Promessi
sposi
.
Un
poema
!
E
lo
sposo
ha
già
offerto
alla
sua
futura
compagna
un
ricordo
;
di
poco
valore
ma
tanto
caro
!
E
dietro
l
'
invio
di
quegli
annunci
è
venuta
in
casa
una
pioggia
di
carte
da
visita
colle
iniziali
P
.
C
.
scritte
a
mano
che
vuol
dire
per
congratulazioni
.
*
Profondamente
sentite
come
profondamente
espresse
.
*
Ma
cosa
importa
?
La
sposa
ha
tanta
esuberanza
di
gioia
,
e
d
'
affetto
nel
cuore
,
che
può
metterne
dove
mancano
.
E
tutti
quelli
che
incontra
,
tutti
i
visitatori
si
rallegrano
con
lei
,
e
le
fanno
augurii
,
e
si
mostrano
così
contenti
,
che
finisce
col
persuadersi
che
il
suo
matrimonio
forma
la
felicità
di
mezzo
un
paese
.
E
scrive
la
grande
nuova
alle
amiche
lontane
;
e
tra
lettera
e
lettera
vi
sono
i
mazzi
di
fiori
,
e
le
scatole
di
dolci
che
porta
lo
sposo
,
e
che
lei
può
accettare
,
ormai
,
liberamente
.
E
la
mamma
tratto
tratto
ha
una
piccola
faccenduola
,
che
la
chiama
nella
stanza
vicina
;
è
lì
,
coll
'
uscio
aperto
,
senza
dubbio
;
ma
è
tanto
presto
fatto
dirsi
una
parola
:
*
Non
è
pentita
della
sua
promessa
?
*
Pensi
!
*
Mi
dia
la
mano
.
Dica
,
mi
vuole
un
po
'
di
bene
?
*
Stia
zitto
.
Viene
la
mamma
.
*
Soltanto
una
parola
,
dica
?
*
Lo
sa
pure
.
Tutte
le
dichiarazioni
da
commedia
,
non
riesciranno
mai
a
ritrarre
la
poesia
di
quelle
paroline
esitanti
e
misteriose
.
E
tutto
questo
una
sposa
lo
può
fare
,
senza
la
menoma
sconvenienza
.
Intanto
la
sarta
le
prepara
un
bell
'
abito
nuovo
,
da
signorina
,
ma
più
elegante
di
quelli
che
ha
portati
fin
allora
;
e
la
sposa
,
tutta
ornata
di
quella
nuova
abbigliatura
e
della
nuova
gioia
,
va
colla
mamma
a
presentare
lo
sposo
ai
parenti
ed
agli
amici
più
intimi
.
E
si
fanno
gli
itinerari
pel
viaggio
;
si
può
parlarne
liberamente
.
*
Andremo
qua
,
e
là
,
e
poi
là
.
Staremo
fuori
tanto
tempo
;
vedremo
questo
e
quell
'
altro
.
Ed
il
corredo
?
La
sposa
ne
ha
stesa
la
lista
,
ha
assistito
colla
mamma
a
tutte
le
compere
.
Ha
scelti
lei
tutti
i
modelli
,
le
tele
,
le
guarnizioni
.
E
,
man
mano
che
ne
giunge
una
parte
,
è
lei
che
la
riceve
dalle
mani
delle
operaie
,
ed
esamina
accuratamente
oggetto
per
oggetto
,
prima
di
accettarli
.
Sarebbe
trascurata
una
sposa
che
non
facesse
tutto
questo
.
È
una
dolce
occupazione
,
continuamente
interrotta
da
dolci
improvvisate
.
Tutti
i
parenti
le
mandano
,
o
le
portano
un
dono
.
Lei
non
ha
che
da
accettare
,
ringraziare
,
esser
contenta
,
e
,
ad
ogni
visita
dello
sposo
,
rendergli
conto
di
tutte
quelle
novità
,
ed
esser
contenti
in
due
.
Ma
la
gioia
delle
gioie
l
'
aspetta
la
mattina
del
giorno
fissato
pel
contratto
.
Lo
sposo
le
manda
una
scatola
,
un
cofanetto
,
un
tavolino
da
lavoro
,
un
oggetto
a
sua
scelta
,
che
,
qualunque
ne
sia
la
forma
,
è
sempre
una
cornucopia
della
fortuna
dal
quale
escono
ogni
sorta
di
meraviglie
.
Sono
i
doni
nuziali
,
*
quello
che
i
Francesi
ed
i
Piemontesi
chiamano
il
Panier
galant
,
e
che
,
per
regola
generale
,
deve
rappresentare
un
valore
tra
il
cinque
ed
il
dieci
per
cento
della
dote
della
sposa
.
Ma
una
sposa
per
bene
non
fa
questi
calcoli
:
o
se
ha
il
cattivo
pensiero
di
farli
,
deve
avere
il
buon
gusto
di
non
esprimerli
,
neppure
colla
propria
famiglia
.
In
quel
cofanetto
trova
l
'
abito
bianco
sacramentale
pel
giorno
delle
nozze
,
alcuni
altri
abiti
;
uno
o
più
scialli
turchi
,
e
di
Casimira
.
Se
lo
sposo
possiede
trine
di
famiglia
,
la
loro
tinta
giallognola
apparirà
tra
i
freschi
colori
delle
stoffe
moderne
.
Altrimenti
saranno
due
guarnizioni
di
trine
moderne
e
di
valore
che
faranno
le
veci
;
per
lo
più
una
di
Bruxelles
ed
una
di
Chantilly
.
E
finalmente
una
schiera
di
buste
di
velluto
,
colle
iniziali
del
nuovo
nome
che
la
sposa
sta
per
assumere
,
cioè
del
suo
nome
e
del
cognome
dello
sposo
.
Sono
:
i
brillanti
,
ereditari
o
nuovi
,
che
lo
sposo
può
offrirle
;
un
finimento
completo
d
'
oro
e
pietre
;
parecchi
anelli
;
insomma
i
gioielli
più
o
meno
sfarzosi
,
a
seconda
della
ricchezza
e
generosità
dello
sposo
,
fra
i
quali
primeggerà
la
famosa
catena
coll
'
orologio
,
che
la
sposa
porterà
quella
sera
stessa
al
contratto
.
Qualche
volta
lo
sposo
presenta
in
persona
i
doni
,
ma
è
sconveniente
.
Obbliga
la
sposa
e
la
sua
famiglia
a
fare
meraviglie
e
ringraziamenti
ripetuti
,
per
ogni
oggetto
,
a
misura
che
li
osservano
;
e
mette
sè
stesso
nella
situazione
imbarazzante
di
stare
ad
aspettare
,
ad
una
ad
una
,
quelle
esplosioni
di
riconoscenza
,
e
di
rispondere
a
ciascuna
con
un
complimento
,
che
,
per
l
'
identica
uniformità
del
caso
,
può
avere
ben
poche
varianti
.
Uno
sposo
ammodo
manda
i
doni
il
mattino
,
e
ne
riceve
i
ringraziamenti
,
tutti
in
una
volta
,
più
tardi
,
quando
va
a
fare
la
solita
visita
.
I
doni
vengono
esposti
col
corredo
nella
camera
della
sposa
,
dopo
la
lettura
del
contratto
,
tutti
gli
invitati
sono
condotti
ad
ammirarli
.
È
un
'
usanza
brutale
,
perchè
,
sebbene
in
molti
casi
lusinghi
l
'
amor
proprio
del
donatore
,
stabilisce
sempre
dei
confronti
indelicati
.
Infatti
,
dopo
quelle
esposizioni
,
è
raro
che
non
si
sentano
dei
commenti
di
questo
genere
:
*
Che
spilorceria
il
dono
della
tale
signora
!
*
E
quello
della
tal
'
altra
,
che
cattivo
gusto
!
Ed
in
causa
dell
'
esposizione
i
doni
nuziali
si
fanno
,
più
che
per
islancio
di
cuore
,
per
quello
che
dirà
la
gente
;
le
famiglie
poco
agiate
s
'
impongono
dei
sacrifici
per
far
buona
figura
all
'
esposizione
dei
doni
,
e
difficilmente
combattono
un
vago
risentimento
contro
la
sposa
,
che
fu
la
causa
involontaria
di
uno
squilibrio
nel
loro
bilancio
.
Ed
il
corredo
poi
....
via
,
proprio
non
so
approvare
che
venga
messo
in
mostra
a
quel
modo
.
È
un
fatto
indiscutibile
che
si
usa
.
La
signorina
Rotschild
,
che
maritandosi
ebbe
un
corredo
di
dugento
cinquantamila
lire
in
biancheria
,
aveva
consacrate
parecchie
camere
all
'
esposizione
delle
camicie
,
delle
gonnelle
,
dei
calzoni
.
I
giornali
ne
fecero
minute
descrizioni
.
Ma
,
dopo
aver
adempito
al
mio
debito
accennando
quest
'
uso
,
sento
il
bisogno
di
aggiungere
,
a
titolo
di
consiglio
,
che
sarebbe
meglio
non
seguirlo
.
Mi
sembra
che
quelle
biancherie
,
tanto
intimamente
personali
,
debbono
avere
il
loro
pudore
,
o
piuttosto
,
che
facciano
parte
del
nostro
.
Una
giovinetta
non
può
a
meno
di
arrossire
,
mostrando
ad
un
uomo
le
sue
camicie
.
Io
conosco
una
bella
sposina
,
maritata
da
parecchi
anni
;
la
vigilia
delle
sue
nozze
,
un
giovinotto
,
che
frequentava
la
casa
,
mi
descrisse
il
corredo
,
poi
soggiunse
:
*
Mi
ha
fatto
veder
tutto
.
Fino
le
calze
che
metterà
domani
.
Non
ho
mai
potuto
dimenticare
quella
circostanza
.
La
confidenza
,
fatta
ad
un
giovine
,
delle
proprie
calze
,
mi
ha
spoetizzata
.
Ancora
adesso
,
quando
incontro
per
via
quella
bella
donnina
,
comunque
sia
vestita
,
traverso
il
velluto
,
il
raso
,
la
seta
,
un
'
illusione
ottica
mi
fa
vedere
le
sue
calze
.
E
sarei
pronta
a
scommettere
che
quel
giovinotto
prova
la
stessa
illusione
.
Cosa
ne
penserebbe
la
bella
signora
se
lo
sapesse
?
E
,
sopratutto
,
cosa
ne
penserebbe
suo
marito
?
Lo
sposo
dovrà
mandare
un
dono
anche
alle
sorelle
ed
ai
fratelli
nubili
della
sposa
;
e
la
famiglia
di
lui
ne
offrirà
alla
futura
parente
.
Quella
sera
la
sposa
distribuirà
i
suoi
gioielli
da
signorina
alle
sue
amiche
più
intime
.
Nè
la
sposa
,
nè
la
sua
famiglia
,
debbono
far
doni
allo
sposo
.
Però
vi
sono
paesi
in
cui
la
futura
moglie
deve
offrire
al
futuro
marito
uno
spillo
di
brillanti
,
in
segno
di
unione
.
Pare
che
là
non
conoscano
il
proverbio
:
"
Dono
che
punge
,
l
'
amor
disgiunge
.
"
Ad
ogni
modo
,
in
questa
,
come
in
tutte
le
circostanze
in
cui
vi
sono
formalità
convenzionali
da
compiere
,
la
perfetta
convenienza
sta
nell
'
uniformarsi
agli
usi
del
paese
dove
si
vive
,
e
non
a
quelli
del
paese
proprio
,
quando
se
ne
vive
lontano
;
poichè
nulla
è
più
indelicato
ed
egoistico
,
che
il
respingere
i
costumi
della
città
dove
siamo
ospitati
.
Il
contratto
nuziale
viene
letto
dal
notaio
,
ad
alta
voce
e
per
intero
,
alle
persone
invitate
,
e
,
dopo
la
lettura
,
lo
sposo
deve
essere
il
primo
a
sottoscriverlo
.
Porge
poi
la
penna
alla
sposa
;
in
seguito
firmano
i
parenti
,
ed
ultimi
gl
'
invitati
,
cominciando
dalle
persone
più
ragguardevoli
per
età
e
grado
sociale
.
Tutte
le
persone
che
firmano
il
contratto
,
se
non
lo
hanno
fatto
prima
,
sono
in
dovere
di
mandare
un
ricordo
alla
sposa
.
Debbo
aggiungere
,
e
confesso
che
lo
aggiungo
con
piacere
,
che
,
da
qualche
tempo
,
le
persone
d
'
animo
raffinato
vanno
smettendo
quest
'
usanza
indiscreta
di
leggere
i
fatti
loro
dinanzi
ad
una
numerosa
società
.
Può
darsi
che
la
sposa
abbia
una
dote
modestissima
,
che
il
babbo
,
un
po
'
avaro
,
le
abbia
ristretta
oltremodo
la
somma
destinata
al
corredo
.
Quegli
indifferenti
invitati
,
che
sono
là
per
divertirsi
,
si
divertiranno
facendo
commenti
:
"
Per
quella
dote
avrebbe
l
'
obbligo
d
'
essere
un
po
'
più
bella
....
la
legge
di
compensazione
.
"
Duemila
lire
di
corredo
!
Ma
se
farà
una
malattia
le
verranno
meno
le
lenzuola
.
"
Oppure
è
lo
sposo
che
non
ha
un
patrimonio
corrispondente
alla
dote
,
e
patisce
un
'
umiliazione
,
che
la
delicatezza
della
sposa
deve
sapergli
risparmiare
,
sopprimendo
la
formalità
della
lettura
del
contratto
.
Anche
quando
tutto
è
perfettamente
equilibrato
,
c
'
è
sempre
,
se
non
altro
,
il
gergo
notarile
che
fa
ridere
.
Ultimamente
ho
assistito
ad
un
contratto
;
lo
sposo
aveva
varcato
il
mezzo
secolo
,
e
la
sposa
gli
stava
indietro
di
poco
.
E
quel
buon
uomo
di
notaio
non
la
finiva
di
ripetere
che
erano
maggiorenni
.
Oh
mio
Dio
!
Chi
ne
dubitava
?
Udii
un
cugino
della
sposa
che
diceva
ad
un
altro
cuginetto
di
diciott
'
anni
:
"
Come
!
Rita
è
già
maggiorenne
?
Ed
io
che
ti
avevo
preso
pel
suo
tutore
!
"
In
quello
stesso
contratto
,
descrivendo
le
proprietà
dello
sposo
,
il
notaio
leggeva
d
'
una
casa
"
ed
annesso
giardino
con
cinta
di
muro
,
chiuso
da
doppio
cancello
.
"
"
Sfido
!
dicevano
gl
'
invitati
,
con
una
sposina
appena
maggiorenne
le
precauzioni
non
sono
mai
troppe
.
Ai
due
cancelli
bisogna
mettere
due
catenacci
.
"
*
*
*
Otto
giorni
prima
del
matrimonio
,
si
mandano
le
circolari
alle
persone
che
si
vogliono
invitare
,
indicando
l
'
ora
in
cui
si
andrà
al
municipio
,
alla
chiesa
,
ecc
.
L
'
invito
deve
essere
su
cartoncino
lucido
,
diviso
per
metà
da
una
linea
verticale
.
Alla
destra
,
sarà
stampato
l
'
invito
a
nome
dei
parenti
della
sposa
,
a
sinistra
quello
dei
parenti
dello
sposo
.
Le
signorine
mature
,
che
vivono
sole
,
faranno
l
'
invito
a
nome
proprio
;
ed
in
tal
caso
lo
sposo
,
anche
avendo
i
genitori
,
dovrà
fare
altrettanto
.
Oppure
la
sposa
si
fa
fare
,
per
la
prima
volta
,
delle
carte
da
visita
col
suo
nome
da
signorina
,
(
è
l
'
unica
circostanza
in
cui
le
sono
permesse
)
e
si
mandano
ai
conoscenti
le
carte
da
visita
dei
due
sposi
,
unite
da
un
anellino
d
'
argento
o
d
'
oro
.
Però
quest
'
uso
,
nato
pochi
anni
sono
,
è
già
quasi
abbandonato
.
Ed
infatti
,
perchè
voler
fare
da
sè
,
e
mettere
da
parte
i
genitori
,
che
hanno
sempre
annunciato
loro
i
matrimonii
dei
loro
figlioli
?
Sembra
che
gli
sposi
si
vogliano
emancipare
con
quelle
carte
da
visita
personali
.
Si
emancipano
già
col
matrimonio
;
perchè
togliere
a
genitori
quell
'
ultimo
atto
di
tutela
,
che
non
impone
nessun
vincolo
,
ed
è
un
segno
di
rispetto
?
Io
lascerei
le
carte
da
visita
alle
vedove
ed
alle
zitellone
orfane
.
Ma
finchè
una
sposa
ha
i
genitori
,
qualunque
sia
la
sua
età
,
sono
loro
che
la
maritano
,
è
da
loro
che
lei
riceve
la
mano
dello
sposo
che
ama
,
o
che
non
ama
;
e
tocca
a
loro
annunciarlo
alla
società
.
*
*
*
Nell
'
epoca
di
positivismo
in
cui
viviamo
,
si
usa
fare
prima
il
matrimonio
civile
,
e
dopo
l
'
ecclesiastico
;
prima
il
contratto
,
poi
la
cerimonia
;
prima
la
prosa
,
poi
la
poesia
.
Per
recarsi
al
municipio
la
sposa
fa
una
toletta
,
elegante
quanto
vuole
,
ma
sempre
una
toletta
da
visita
,
col
cappellino
assortito
.
La
sposa
,
che
quel
giorno
è
il
personaggio
più
importante
,
siede
a
destra
nella
prima
carrozza
,
a
sinistra
sua
madre
,
o
quella
parente
che
ne
fa
le
veci
.
Sulla
panchina
dinanzi
siedono
,
in
faccia
alla
sposa
,
il
suo
babbo
,
in
faccia
alla
madre
,
il
testimonio
della
sposa
.
Nella
seconda
carrozza
si
mette
lo
sposo
coi
suoi
genitori
,
o
se
non
li
ha
,
con
quel
parente
che
li
ha
suppliti
nella
domanda
di
matrimonio
,
e
la
signora
che
l
'
ha
assistito
nella
compera
de
'
doni
,
e
nell
'
allestimento
della
casa
;
con
loro
deve
entrare
il
testimonio
dello
sposo
.
Nelle
altre
carrozze
si
collocano
i
parenti
e
gli
invitati
.
Tutto
il
corteggio
parte
dalla
casa
della
sposa
.
Per
lo
più
,
tornando
dal
municipio
,
si
offre
agli
invitati
una
colazione
,
che
deve
dare
la
famiglia
della
sposa
in
casa
sua
.
A
tavola
gli
sposi
siedono
vicini
;
a
destra
dello
sposo
la
suocera
,
a
destra
della
sposa
il
suocero
.
Dopo
la
colazione
la
sposa
cambia
d
'
abito
.
Si
veste
di
bianco
col
velo
ed
i
fiori
d
'
arancio
;
oppure
toglie
solamente
il
cappello
e
si
mette
il
velo
bianco
.
Ed
all
'
ora
stabilita
,
coll
'
ordine
di
prima
si
parte
pel
matrimonio
ecclesiastico
.
La
sposa
entra
in
chiesa
dando
il
braccio
a
suo
padre
,
e
ne
esce
dando
il
braccio
al
padre
dello
sposo
.
Lo
sposo
entra
accompagnando
la
suocera
.
Il
babbo
,
che
rimane
libero
,
dà
il
braccio
alla
mamma
che
rimane
libera
in
tutti
e
due
i
casi
.
E
nel
ritorno
,
la
sposa
entra
in
carrozza
colla
suocera
,
ma
non
prende
più
la
destra
.
La
cerimonia
è
compiuta
,
passata
.
Ella
cessa
d
'
essere
nella
situazione
eccezionale
di
sposa
:
è
una
giovine
signora
,
e
deve
alla
suocera
,
ed
alla
vecchia
signora
,
il
riguardo
di
cederle
la
destra
in
carrozza
.
Il
suocero
si
colloca
in
faccia
alla
sposa
;
lo
sposo
in
faccia
alla
propria
madre
.
In
molti
casi
si
differisce
il
matrimonio
ecclesiastico
fino
alla
sera
o
al
mattino
seguente
,
ed
allora
invece
d
'
una
colazione
,
la
famiglia
della
sposa
offre
un
pranzo
.
Le
spose
che
hanno
passato
i
venticinque
anni
non
si
vestono
di
bianco
.
Ed
ora
l
'
indifferenza
scettica
da
cui
siamo
dominati
va
abolendo
quel
costume
anche
nelle
giovani
,
ed
accade
di
vedere
giovinette
di
sedici
o
diciott
'
anni
che
vanno
a
marito
senza
l
'
abito
bianco
nuziale
.
Non
posso
a
meno
di
dire
che
fanno
male
.
Capisco
le
prime
.
La
loro
età
richiede
una
serietà
maggiore
.
Ma
una
giovine
sposa
perchè
toglierebbe
una
parte
di
solennità
a
quella
cerimonia
che
è
la
più
importante
della
sua
vita
?
Ho
conosciuto
una
signorina
,
che
per
una
serie
di
circostanze
troppo
lunghe
a
ripetersi
,
dovette
maritarsi
sull
'
alto
d
'
una
montagna
,
dove
possedeva
un
villino
,
e
nel
cuore
dell
'
inverno
.
Il
suo
villino
non
aveva
cappella
,
e
c
'
erano
due
miglia
di
strada
,
impraticabile
alle
carrozze
,
per
scendere
ad
una
chiesuola
del
villaggio
.
E
tuttavia
si
vestì
di
bianco
,
e
fece
,
in
quel
gelido
costume
,
la
lunga
strada
sulla
neve
,
per
inginocchiarsi
in
abito
nuziale
accanto
al
suo
sposo
,
che
anche
lui
era
rigorosamente
in
abito
nero
.
Confesso
che
,
quando
mi
narrò
questo
particolare
delicato
,
ne
fui
profondamente
commossa
.
Le
signorine
mature
,
per
lo
più
,
semplificano
la
cerimonia
andando
prima
al
municipio
,
e
di
là
direttamente
alla
chiesa
in
completo
costume
da
viaggio
.
Vanno
alla
colazione
così
,
e
partono
senza
cambiar
toletta
.
Le
vedove
che
si
maritano
devono
fare
lo
stesso
.
Nel
matrimonio
d
'
una
vedova
,
qualunque
pompa
è
della
massima
sconvenienza
.
In
chiesa
una
vedova
deve
fare
il
matrimonio
a
porte
chiuse
;
non
deve
mandare
prima
delle
nozze
la
partecipazione
della
promessa
;
non
fa
inviti
.
Dopo
il
matrimonio
,
entro
otto
giorni
,
si
mandano
le
circolari
coll
'
annuncio
che
il
matrimonio
ha
avuto
luogo
.
Le
partecipazioni
dopo
le
nozze
sono
di
primissima
necessità
,
e
si
deve
essere
larghi
nel
distribuirle
anche
alle
lontane
conoscenze
.
È
un
riguardo
che
lo
sposo
deve
a
sua
moglie
,
per
non
esporla
ad
incontrarsi
,
essendo
al
suo
braccio
,
con
qualche
compagno
di
gioventù
di
lui
,
che
la
prenda
in
fallo
,
o
con
qualche
signora
che
esiti
a
salutarla
.
Tutte
le
conoscenze
dello
sposo
debbono
essere
informate
del
cambiamento
,
avvenuto
nella
sua
situazione
,
ed
aspettarsi
d
'
incontrarlo
colla
moglie
,
per
essere
pronte
a
salutarla
come
tale
.
Per
questo
riguardo
anche
le
vedove
debbono
mandare
le
partecipazioni
del
matrimonio
compiuto
.
Tutte
le
spese
del
matrimonio
,
comprese
le
carrozze
,
se
le
rimesse
delle
famiglie
non
le
forniscono
,
sono
a
carico
dello
sposo
.
Una
volta
era
,
se
non
un
obbligo
,
un
'
abitudine
per
la
sposa
di
sciogliersi
in
lacrime
nell
'
andare
all
'
altare
.
Gli
occhi
umidi
ed
accesi
,
le
labbra
tumide
,
il
naso
rosso
come
una
ciriegia
,
facevano
parte
della
tenuta
di
rigore
per
una
sposina
ammodo
.
Lo
sposo
,
se
non
altro
per
amore
di
simmetria
,
non
doveva
mostrarsi
lieto
,
in
faccia
a
tanto
dolore
;
si
atteggiava
al
più
profondo
compianto
,
dinanzi
alla
lacrimevole
situazione
della
fanciulla
.
Il
sacerdote
,
compreso
della
necessità
di
mettersi
all
'
unisono
,
recitava
un
predicozzo
straziante
ai
due
sventurati
giovani
,
e
tutte
le
signore
lacrimavano
nelle
pezzuole
ricamate
.
Se
un
indiano
fosse
entrato
in
una
chiesa
durante
la
cerimonia
nuziale
,
al
vedere
il
pubblico
,
e
specialmente
la
sposa
in
quello
stato
di
desolazione
,
l
'
avrebbe
creduta
una
suttie
,
da
ardere
sul
rogo
del
marito
estinto
.
La
prima
sposa
giovane
che
fu
veduta
maritarsi
senza
piangere
,
fu
la
principessa
Margherita
.
Tutti
sanno
che
a
Torino
vi
sono
,
o
vi
erano
allora
quattro
signorine
di
famiglie
patrizie
,
le
quali
avevano
il
gentile
diritto
di
accompagnare
all
'
altare
le
principesse
della
casa
reale
e
di
portare
poi
in
capo
quando
andavano
a
marito
,
gli
stessi
fiori
portati
dall
'
augusta
sposa
.
Ereditando
i
fiori
della
principessa
Margherita
,
quelle
signorine
ne
ereditarono
naturalmente
il
diritto
di
non
piangere
.
Ed
infatti
la
cronaca
assicura
che
quando
si
sposarono
non
si
presentarono
cogli
occhi
gonfi
e
col
naso
rosso
.
Fin
d
'
allora
dunque
le
lacrime
furono
messe
da
banda
,
a
grande
soddisfazione
degli
sposi
,
che
s
'
accomodavano
male
di
quelle
scene
in
cui
facevano
la
parte
di
necrofori
,
seppellitori
di
Vestali
.
Questo
non
vuol
dire
che
le
signorine
amino
meno
la
loro
famiglia
,
e
ne
sentano
meno
il
distacco
.
Si
sono
fatte
più
coraggiose
e
ragionevoli
;
hanno
compreso
che
le
loro
lacrime
non
farebbero
che
affliggere
maggiormente
i
loro
cari
,
e
che
infine
,
per
un
matrimonio
accettato
da
loro
,
e
con
pieno
aggradimento
,
quell
'
atteggiarsi
da
vittime
sarebbe
un
'
incoerenza
.
Al
momento
poi
di
dire
addio
al
babbo
,
alla
mamma
,
alla
casa
paterna
,
di
entrare
in
carrozza
e
di
partire
,
se
i
singhiozzi
fanno
gruppo
alla
gola
,
se
le
lacrime
fanno
violenza
alle
ciglia
,
lascino
che
il
loro
cuore
si
sfoghi
:
non
è
che
un
istante
.
I
cavalli
scalpitano
,
i
bauli
sono
già
alla
stazione
;
fra
pochi
minuti
il
fischio
della
macchina
a
vapore
dirà
alla
mamma
commossa
,
che
la
portiera
del
coupè
s
'
è
chiusa
sui
due
viaggiatori
,
e
che
il
primo
bacio
di
sposa
ha
cancellato
quelle
ultime
lacrime
di
fanciulla
.
*
*
*
Nota
dell
'
autrice
.
Nel
correggere
le
bozze
mi
accorgo
che
il
periodo
seguente
non
ha
nulla
a
che
fare
colle
leggi
di
convenienza
.
A
scarico
di
coscienza
ne
prevengo
lealmente
le
lettrici
.
Se
,
come
credo
,
non
si
curano
punto
delle
mie
opinioni
personali
sul
viaggio
di
nozze
,
possono
saltare
queste
pagine
senza
offendere
nè
me
,
né
il
mio
libro
.
LA
MARCHESA
COLOMBI
.
Ho
udito
alcuni
sentimentali
vaporosi
,
esclamare
che
il
viaggio
di
nozze
è
una
profanazione
;
che
:
"
si
vanno
disseminando
le
più
care
memorie
nelle
camere
d
'
albergo
!
Vorrebbero
la
villetta
isolata
,
e
rinchiudervisi
:
"
solo
con
sola
Dido
Enea
ridotto
.
"
E
ripetersi
giorno
e
notte
:
*
Amoris
tui
solum
et
dives
sum
satis
;
e
quando
se
ne
vanno
pei
fatti
loro
,
le
più
care
memorie
,
rinchiuderle
tutte
là
sotto
chiave
.
Sono
spiriti
unilaterali
,
e
non
comprendono
che
una
felicità
unilaterale
.
La
felicità
del
viaggio
di
nozze
invece
è
un
prisma
.
In
viaggio
gli
sposi
si
studiano
,
si
conoscono
,
si
apprezzano
sotto
mille
aspetti
diversi
.
Pensano
:
*
Come
saprà
adattarsi
agli
inconvenienti
del
viaggio
questa
persona
che
ha
vissuto
sempre
fra
le
agiatezze
?
Saprà
resistere
alle
fatiche
delle
lunghe
corse
,
delle
abbigliature
mattutine
,
delle
visite
assidue
alle
chiese
,
ai
musei
?
Ed
i
suoi
gusti
artistici
?
Cosa
dirà
di
quel
quadro
?
di
quella
statua
?
Che
impressione
le
farà
quella
musica
,
quel
dramma
?
Come
saprà
discorrere
nell
'
espansione
della
vita
intima
?
Capirà
,
gusterà
le
bellezze
della
natura
?
Avrà
impeti
entusiastici
,
calore
d
'
ammirazione
e
quella
dolce
bontà
indulgente
che
porta
a
vedere
alla
prima
il
lato
bello
e
buono
di
ogni
cosa
?
Ed
avrà
spirito
d
'
osservazione
,
intelligenza
critica
,
e
carattere
pieghevole
?
Oh
,
le
delizie
del
viaggio
di
nozze
!
Avere
innanzi
a
sè
una
lunga
serie
di
giorni
,
completamente
liberi
da
qualunque
cura
,
all
'
infuori
del
proprio
amore
e
delle
proprie
gioie
.
Andar
incontro
all
'
ignoto
che
si
annuncia
con
tinte
color
di
rosa
,
come
il
sole
col
crepuscolo
!
E
sentirsi
nell
'
anima
la
convinzione
che
inebria
e
riposa
,
d
'
avere
un
essere
sulla
terra
pel
quale
siamo
il
primo
pensiero
,
il
primo
affetto
ed
anche
il
primo
dovere
.
E
con
quest
'
essere
amante
e
caro
,
prendersi
allegramente
a
braccetto
,
ed
affrettarsi
per
le
strade
,
unendo
il
passo
e
parlandosi
con
abbandono
;
e
poter
ripetere
a
se
stessi
:
Abbiamo
diritto
d
'
amarci
!
Lo
neghino
pure
i
romanzieri
,
ma
il
diritto
di
amarsi
alla
luce
del
sole
,
senza
menzogne
,
senza
rossori
,
sarà
sempre
la
poesia
dell
'
amore
.
Ed
a
poco
a
poco
si
comprende
che
quelle
ore
di
espansione
e
di
delizia
non
sono
più
misurate
dalla
durata
d
'
una
visita
;
che
si
ripetono
senza
interrompersi
,
e
si
ripeteranno
sempre
,
per
un
tempo
lungo
,
infinito
.
L
'
ora
del
pranzo
,
l
'
ora
del
riposo
non
li
separa
più
.
Oh
la
dolce
prosa
della
vita
materiale
!
Sedere
insieme
ad
una
mensa
d
'
albergo
interrogandosi
a
vicenda
sui
propri
gusti
,
confessando
di
aver
appetito
,
mangiando
allegramente
*
à
la
guerre
comme
à
la
guerre
,
*
dandosi
del
tu
presente
una
quantità
di
persone
,
pagando
il
conto
colla
borsa
comune
!
Tutto
il
resto
può
parere
un
sogno
poetico
da
menti
innamorate
;
ma
il
primo
pranzo
all
'
albergo
,
è
pretta
realtà
.
Dopo
il
primo
pranzo
soltanto
gli
sposi
sentono
che
quella
felicità
è
vera
,
positiva
,
che
le
loro
esistenze
si
sono
congiunte
per
la
vita
vera
,
con
tutto
il
suo
corredo
di
spirito
e
di
materia
,
di
poesia
e
di
prosa
.
E
poi
vi
sono
le
ore
in
cui
non
sono
soli
:
al
teatro
,
al
caffè
.
E
nella
piena
libertà
del
viaggio
da
nozze
rigustano
il
mistero
d
'
una
stretta
al
braccio
,
d
'
una
mano
presa
furtivamente
,
del
lungo
sguardo
appassionato
che
narra
un
'
illiade
di
desideri
,
dello
sguardo
fuggevole
e
lampeggiante
,
che
dà
il
fremito
e
l
'
ebbrezza
d
'
un
bacio
.
A
traverso
quel
turbine
di
godimenti
,
in
quel
sogno
di
delizie
,
vedono
azzurreggiare
,
in
un
prossimo
avvenire
la
placida
promessa
d
'
una
casetta
tranquilla
,
dove
saranno
padroni
e
soli
,
e
dove
si
vedranno
sotto
un
aspetto
nuovo
,
nell
'
uniformità
della
vita
casalinga
...
È
un
'
altra
serie
d
'
incanti
,
che
promette
loro
quel
dolce
riposo
dopo
tanto
movimento
.
I
sentimentalisti
che
,
pel
culto
delle
memorie
,
hanno
cominciato
dalla
fine
e
si
sono
isolati
,
hanno
sacrificate
tutte
le
immense
dolcezze
del
viaggio
e
non
le
ritroveranno
più
tardi
,
perchè
il
viaggio
di
nozze
è
un
frutto
che
fuori
stagione
non
si
gusta
più
.
È
vero
che
non
hanno
disperse
le
memorie
care
negli
alberghi
,
e
le
hanno
gelosamente
rinchiuse
;
ma
son
ben
certi
che
,
a
lungo
andare
,
non
ci
sia
entrata
la
sazietà
o
la
noia
,
a
metterle
in
fuga
come
una
nidiata
di
passeri
?
Per
quell
'
affetto
che
m
'
ispirano
le
mie
lettrici
le
consiglio
,
qualunque
sia
la
loro
età
,
il
loro
grado
di
agiatezza
,
non
rinunzino
al
viaggio
di
nozze
,
anche
a
costo
di
qualche
sacrifizio
d
'
interesse
,
di
qualche
privazione
.
Tutte
le
felicità
che
potrà
dar
loro
l
'
avvenire
,
non
le
compenseranno
mai
di
quella
immensa
gioia
perduta
.
PARTE
QUARTA
A
mezzo
del
cammin
di
nostra
vita
.
CAPITOLO
I
.
La
Signora
.
Ritorno
dal
viaggio
*
In
famiglia
*
Visite
*
Pranzi
in
casa
propria
*
Pranzi
d
'
invito
*
Ricevimenti
*
Balli
*
Teatri
*
Ai
balli
*
In
campagna
*
Corrispondenza
.
*
Ma
,
marchesa
,
io
non
ci
sono
giunta
ancora
a
mezzo
del
cammin
di
nostra
vita
.
*
Scusi
,
ha
marito
?
*
Sissignora
,
ma
ho
appena
diciasette
anni
.
*
Non
importa
.
Se
ha
marito
,
questa
parte
del
mio
libro
la
riguarda
.
S
'
è
maritata
assai
presto
;
ma
questo
non
toglie
che
,
dal
giorno
in
cui
è
diventata
una
signora
,
la
parte
ingenua
,
ridente
,
spensierata
della
sua
esistenza
è
passata
.
Non
vadano
in
collera
,
signori
mariti
;
non
protestino
.
Non
intendo
dire
che
il
matrimonio
non
abbia
le
sue
grandi
gioie
,
che
il
loro
affetto
di
sposi
non
dia
alle
loro
compagne
soddisfazioni
forse
,
e
senza
forse
,
maggiori
di
quelle
vaporose
e
inconsapevoli
che
ebbero
da
fanciulle
.
Ma
loro
sanno
che
una
signora
maritata
,
qualunque
sia
la
sua
età
,
assume
il
governo
della
casa
,
riceve
il
grave
deposito
di
un
nome
di
cui
è
responsabile
,
risponde
dell
'
onore
di
quel
nome
,
e
del
decoro
della
famiglia
.
I
misteri
che
ha
scoperti
hanno
sfrondate
molte
delle
sue
illusioni
e
le
hanno
insegnate
delle
verità
dolci
e
tremende
.
D
'
allora
la
spensieratezza
non
le
è
più
possibile
.
È
entrata
nel
periodo
serio
della
sua
esistenza
,
ed
avesse
pure
quindici
anni
soltanto
,
ha
acquistate
tutte
le
responsabilità
,
tutti
i
doveri
d
'
una
persona
che
è
giunta
"
A
mezzo
del
cammin
di
nostra
vita
"
*
*
*
La
vecchiaia
concede
privilegi
straordinari
.
Io
mi
valgo
della
mia
cuffia
e
dei
miei
occhiali
,
per
introdurmi
nel
nido
della
sposa
appena
tornata
dal
viaggio
ed
assicurarmi
co
'
miei
occhi
,
se
sa
essere
una
signora
,
com
'
è
stata
una
signorina
veramente
ammodo
.
Verifichiamo
prima
di
tutto
gli
arretrati
.
*
Ha
scritto
ogni
giorno
alla
suocera
ed
alla
mamma
durante
il
viaggio
di
nozze
?
*
Un
giorno
a
Firenze
,
ero
stata
a
San
Miniato
....
ero
così
stanca
non
ho
proprio
potuto
.
Ed
un
'
altra
volta
a
Livorno
....
*
Ebbene
,
bisognerà
farne
delle
scuse
,
e
riconoscere
d
'
aver
mancato
ad
un
dovere
,
verso
la
suocera
;
quanto
alla
mamma
....
*
Oh
!
alla
mamma
ho
scritto
sempre
.
Me
lo
figuravo
.
Eppure
là
l
'
indulgenza
era
sicura
,
l
'
affetto
non
correva
pericolo
.
Quella
che
va
trattata
sempre
in
modo
da
guadagnarne
il
cuore
,
è
la
suocera
,
sono
i
parenti
del
marito
,
che
nutrono
sempre
una
vaga
ostilità
contro
quella
giovine
,
la
quale
,
arrivata
ultima
,
s
'
è
fatto
il
posto
più
largo
nell
'
animo
del
loro
figliolo
,
se
lo
è
accaparrato
,
l
'
ha
fatto
suo
,
e
d
'
un
balzo
ha
messo
tutti
gli
altri
affetti
al
secondo
posto
;
ed
a
che
distanza
anche
!
La
mamma
è
già
venuta
lei
a
vederla
?
Era
alla
stazione
ad
incontrarla
?
Oh
le
mamme
!
Ebbene
,
la
sua
prima
visita
,
ora
ha
da
essere
per
la
suocera
.
Vediamo
i
bauli
.
Vi
sono
i
doni
per
la
famiglia
del
marito
?
Benissimo
.
Bisognerà
mandarli
subito
,
ed
al
tempo
stesso
,
annunciare
alla
suocera
che
andrà
con
suo
marito
a
salutarla
in
giornata
.
È
venuto
un
fascio
,
una
pioggia
di
carte
da
visita
,
in
risposta
alle
partecipazioni
.
Si
deve
fare
una
scelta
d
'
accordo
col
marito
,
una
scelta
accurata
delle
famiglie
colle
quali
si
vuol
mantenersi
in
relazione
.
A
quelle
non
si
manda
una
carta
,
ma
ci
si
va
in
persona
col
marito
o
con
una
signora
della
famiglia
di
lui
.
Alle
altre
,
l
'
invio
d
'
una
semplice
carta
dei
due
sposi
,
dice
urbanamente
che
sono
grati
della
loro
memoria
,
ma
non
intendono
continuar
le
visite
.
Quelle
sono
le
così
dette
relazioni
di
saluto
.
Si
conoscono
,
s
'
inchinano
per
via
,
si
scambiano
parole
scontrandole
in
compagnia
;
ma
tutto
finisce
lì
.
*
*
*
Alcuni
anni
or
sono
ricevetti
una
lettera
da
uno
dei
miei
molti
nipoti
,
nella
quale
mi
diceva
,
dopo
tante
belle
cose
:
"....e
ti
confesso
che
il
mio
secondo
anno
di
nozze
fu
assai
meno
beato
del
primo
.
E
sì
,
che
ci
ho
Ninì
,
il
mio
dolce
amorino
biondo
color
di
rosa
,
che
comincia
a
dire
bab
...
bo
.
Nelle
mie
ore
di
noia
ho
fatto
una
scoperta
che
non
può
essere
senza
importanza
per
la
società
.
Ho
trovata
la
vera
causa
della
poca
devozione
degli
uomini
pel
settimo
sacramento
.
È
una
specie
di
malattia
nervosa
,
che
si
sviluppa
,
dopo
la
luna
di
miele
,
nelle
facoltà
visive
del
marito
,
e
gli
fa
apparire
tutte
le
mogli
degli
altri
più
attraenti
della
propria
.
Se
tu
trovassi
un
buon
oculista
,
che
volesse
occuparsi
di
questa
oftalmia
maritale
....
"
Partii
immediatamente
per
Torino
,
senza
medico
oculista
,
s
'
intende
.
Sotto
il
melanconico
umorismo
di
mio
nipote
,
c
'
era
qualche
cosa
di
amaro
,
che
mi
fece
temere
per
la
felicità
avvenire
di
quella
famiglia
.
Tuttavia
avevo
un
vago
presentimento
che
,
a
guarire
la
malattia
di
Primo
,
basterebbe
la
mia
vecchia
esperienza
.
Giunsi
inaspettata
.
Primo
era
fuori
.
La
cameriera
mi
disse
:
*
La
signora
è
rientrata
or
ora
dalle
visite
;
si
sta
mettendo
in
libertà
.
Mettersi
in
libertà
!
Era
la
chiave
del
mistero
!
la
prima
causa
della
malattia
del
marito
.
Guai
,
alle
mogli
che
si
credono
in
diritto
di
mettersi
in
libertà
quando
sono
in
casa
!
Ordinai
alla
cameriera
di
lasciarla
fare
,
di
non
annunciarmi
;
passai
ad
aspettarla
in
sala
da
pranzo
,
dov
'
era
già
apparecchiata
la
tavola
.
L
'
Emma
entrò
poco
dopo
.
Era
in
abito
da
camera
ed
in
pianelle
.
Una
grazia
di
abito
da
camera
;
ma
era
un
abito
da
camera
;
e
portato
con
tutta
comodità
,
discinto
;
e
là
sotto
la
sposa
non
aveva
fascetta
.
Le
pianelle
di
raso
azzurro
,
ricamate
di
perline
rosee
,
sembravano
quelle
di
Cenerentola
che
avessero
finito
coll
'
incontrarsi
per
fare
il
paio
.
Ma
erano
pianelle
.
E
quella
toletta
mattinale
,
calzata
in
fretta
,
era
mal
completata
da
un
foulard
bianco
annodato
intorno
al
collo
.
*
Tuo
marito
non
viene
a
pranzo
?
le
domandai
.
*
Sì
,
verrà
a
momenti
.
*
E
ti
metti
a
tavola
a
quella
maniera
?
*
Scusi
,
nonna
;
non
prevedevo
la
fortuna
della
sua
visita
;
e
,
sa
,
in
casa
....
siamo
soltanto
noi
....
*
In
casa
!
...
soltanto
noi
!
soltanto
!
quando
siete
tu
e
tuo
marito
?
Ma
la
tua
casa
è
il
tuo
regno
;
ma
tuo
marito
è
il
tuo
mondo
.
Cosa
ci
guadagni
se
le
persone
a
cui
hai
fatto
visita
,
e
quelle
che
ti
hanno
scontrata
per
via
ti
trovano
bella
?
Nulla
.
Ma
se
ti
trova
bella
tuo
marito
;
se
gli
piaci
,
è
il
suo
amore
che
guadagni
;
è
la
felicità
della
tua
vita
.
Una
lettrice
:
*
Ah
Marchesa
!
Questa
è
la
storia
d
'
uno
dei
sette
peccati
capitali
di
Eugenio
Sue
;
La
.
*
Ho
capito
.
Non
occorre
dirne
il
titolo
.
Il
mio
libro
lo
possono
leggere
anche
le
signorine
.
È
per
questo
che
cercavo
di
dare
un
'
altra
forma
alla
tesi
di
quel
racconto
,
ma
non
voglio
che
mi
si
accusi
di
plagio
.
Ho
dato
all
'
Emma
quel
romanzo
e
lei
v
'
imparò
che
una
signora
ammodo
non
deve
mai
trascurare
il
proprio
vestire
davanti
al
marito
.
Deve
tenere
gli
abiti
da
camera
per
le
ore
mattutine
o
per
la
tarda
sera
in
camera
da
letto
.
Ma
durante
il
giorno
deve
portare
abiti
attillati
,
eleganti
nella
loro
casalinga
semplicità
,
oppure
,
il
che
è
anche
meglio
,
abiti
da
casa
chiari
,
di
forma
speciale
che
non
si
possano
portare
fuori
di
casa
,
che
non
siano
nè
il
compassato
costume
da
passeggio
o
da
visite
,
nè
il
trascurato
abito
da
camera
.
Qualche
cosa
di
speciale
,
che
le
donnine
di
gusto
sanno
immaginare
tanto
bene
coll
'
aiuto
d
'
una
buona
sarta
,
e
nel
quale
non
manca
una
buona
dose
di
civetteria
,
a
tutto
beneficio
del
marito
.
E
questa
toletta
da
casa
dev
'
essere
portata
con
tutti
quegli
accessori
che
costituiscono
l
'
ordine
:
calze
bene
assortite
(
nere
sotto
un
abito
bianco
,
carnicine
o
azzurre
sotto
un
abito
turchino
,
rosa
pallido
sotto
un
abito
rosa
,
ecc
.
)
,
qualche
braccialetto
,
un
nastro
al
collo
o
una
cravatta
.
È
così
che
un
uomo
è
avvezzo
a
vedere
le
mogli
degli
altri
,
e
se
la
sua
è
meno
accurata
,
ne
viene
di
conseguenza
quella
tale
malattia
agli
occhi
,
per
cui
si
vedono
tutte
le
donne
più
attraenti
della
propria
.
L
'
accuratezza
,
l
'
eleganza
bene
intesa
,
sono
una
specie
di
nobiltà
individuale
.
Ad
una
persona
che
vediamo
trascurata
e
dimessa
,
finiamo
per
attribuire
una
specie
d
'
inferiorità
;
ed
al
confronto
delle
altre
,
la
trattiamo
con
quella
stessa
noncuranza
con
cui
si
tratta
lei
stessa
.
Vi
sono
molte
signore
che
,
come
hanno
abbigliature
di
casa
ed
abbigliature
per
uscire
,
hanno
pure
un
tono
di
voce
,
delle
maniere
,
ed
un
'
educazione
di
casa
;
ed
altre
di
gala
.
E
,
pur
troppo
,
quelle
di
casa
sono
rozze
ed
elementari
come
una
vera
tenuta
di
fatica
.
*
Vuoi
bere
?
domanda
il
marito
a
tavola
.
Sì
.
No
.
Oppure
porge
il
bicchiere
in
silenzio
.
*
Dio
!
quanto
mi
dà
sui
nervi
questo
tintinnìo
della
forchetta
sul
piatto
!
*
Oh
che
noioso
!
risponde
la
signora
,
la
quale
avrebbe
ai
suoi
ordini
tutto
un
frasario
di
scuse
,
se
,
invece
che
a
suo
marito
,
avesse
urtato
i
nervi
ad
un
primo
venuto
qualunque
.
E
sorbisce
la
minestra
con
un
rumore
da
tromba
aspirante
.
E
,
dimenticando
completamente
la
regola
severa
del
collegio
,
di
masticar
sempre
a
bocca
chiusa
,
lascia
sonare
quei
mcia
mcia
pastosi
che
rivoltano
lo
stomaco
a
chiunque
ha
la
disgrazia
di
mangiare
con
lei
.
Se
avrà
invitati
,
o
se
andrà
a
pranzo
fuori
non
lo
farà
;
ma
in
famiglia
!
Alla
famiglia
s
'
ha
diritto
di
rivoltar
le
budella
,
pur
di
fare
i
propri
comodi
.
Sono
queste
signore
che
hanno
inventata
la
frase
volgare
:
*
"
In
famiglia
non
si
fanno
complimenti
.
"
Perchè
non
se
n
'
hanno
a
fare
?
Non
è
in
famiglia
che
si
deve
amare
più
e
meglio
,
che
fra
semplici
conoscenti
?
Ed
i
complimenti
non
sono
espressioni
di
sentimenti
gentili
ed
affettuosi
?
Eppure
quelle
stesse
signore
non
rifiniscono
di
curare
la
propria
camera
,
di
ammonticchiar
materassa
sul
loro
letto
,
e
dicono
:
*
Si
può
soffrire
un
cattivo
letto
in
un
albergo
,
perchè
ci
si
sta
qualche
notte
di
passaggio
.
Ma
dove
s
'
ha
da
dormire
tutta
la
vita
,
si
vuole
che
sia
comodo
.
Ebbene
:
i
loro
conoscenti
le
vedono
soltanto
di
passaggio
;
ma
è
il
marito
che
s
'
ha
da
sedere
a
mensa
con
loro
per
tutta
la
vita
e
per
tutta
la
vita
deve
tenersele
al
fianco
,
e
render
loro
mille
piccoli
servigi
.
Perchè
non
cercano
di
rendergli
morbide
le
loro
maniere
,
di
appianare
le
asprezze
del
carattere
,
di
addolcire
la
voce
per
lui
,
colla
stessa
cura
con
cui
ammorbidiscono
il
letto
a
sè
stesse
?
Dipende
da
loro
che
il
matrimonio
riesca
un
letto
di
piume
,
o
un
letto
di
Procuste
.
Se
sapessero
come
le
ingentiliscono
quelle
paroline
di
cortesia
:
Grazie
;
scusa
;
quanto
sei
gentile
;
non
disturbarti
,
ecc
.
,
ecc
.
Senza
contare
che
gli
uomini
,
meno
graziosi
,
per
natura
,
inclinano
sempre
ad
esagerare
per
proprio
conto
il
grado
di
emancipazione
dalla
civiltà
,
che
la
moglie
accorda
a
sè
stessa
.
E
se
lei
riceve
un
favore
senza
ringraziarlo
,
e
va
a
colazione
spettinata
,
lui
si
crederà
autorizzato
a
passeggiare
per
la
casa
in
mutande
ed
a
fumarle
sul
naso
con
una
pipa
di
gesso
;
troppo
fortunata
ancora
,
se
l
'
età
o
la
calvizie
non
gli
suggerisce
di
beatificarsi
la
giornata
colle
delizie
d
'
un
berretto
da
notte
.
Una
moglie
,
a
meno
che
sia
in
una
delle
grandi
situazioni
sociali
in
cui
una
signora
rimane
quasi
estranea
alle
modeste
cure
della
famiglia
,
non
deve
mai
affidare
ad
una
cameriera
nè
ad
altri
la
cura
di
sorvegliare
la
guardaroba
di
suo
marito
.
Sarebbe
dimostrargli
un
'
indifferenza
scortese
.
Non
deve
abusare
della
sua
compiacenza
offrendolo
troppo
per
cavaliere
alle
signore
che
non
hanno
chi
le
accompagni
,
tanto
più
se
la
signora
a
cui
lo
offre
non
può
ispirarle
nessuna
gelosia
.
Se
crede
di
poterlo
fare
senza
dargli
noia
,
potrà
dire
:
"
Mio
marito
avrà
il
piacere
di
accompagnarla
.
"
Ma
lascerà
a
lui
la
libertà
d
'
insistere
più
o
meno
su
quell
'
offerta
.
Nulla
è
più
ridicolo
di
quelle
mogli
che
dispongono
così
del
marito
come
d
'
una
proprietà
e
ne
fanno
il
cavalier
servente
di
tutte
le
signore
che
non
ne
trovano
altri
.
Dovrà
pure
evitare
di
dargli
certi
consigli
:
*
Dà
il
braccio
alla
signora
Tale
.
Oppure
a
tavola
:
*
Versa
da
bere
alla
tua
vicina
.
Avvisi
salutari
,
senza
dubbio
,
ma
che
fanno
supporre
che
quella
signora
sia
avvezza
a
vedere
il
marito
mancar
di
cortesia
,
e
perciò
si
creda
in
obbligo
di
suggerirgli
le
cose
più
elementari
.
Qualche
volta
dovrà
farlo
,
se
vede
una
vera
mancanza
;
ma
avrà
cura
di
volgere
la
cosa
in
ischerzo
,
mettendola
sul
conto
della
distrazione
e
mostrandosene
abbastanza
stupita
per
non
lasciar
credere
che
quello
sia
il
modo
abituale
con
cui
il
suo
marito
tratta
le
signore
cominciando
da
lei
.
Sarebbe
quanto
dire
:
*
Vedono
che
zotico
ho
sposato
!
Se
non
foss
'
io
,
ad
insegnargli
la
creanza
!
Se
una
signora
,
entrando
a
far
visita
in
una
casa
,
vi
trova
suo
marito
,
dovrà
salutarlo
porgendogli
la
mano
,
subito
dopo
aver
salutati
i
padroni
di
casa
e
le
altre
signore
,
e
prima
d
'
ogni
altro
uomo
.
Se
lui
arriva
in
campagna
o
ai
bagni
dopo
un
certo
tempo
di
separazione
,
e
lei
si
trova
ad
accoglierlo
alla
presenza
di
altre
persone
,
non
eviterà
per
questo
di
corrergli
incontro
e
di
abbracciarlo
;
se
non
lo
facesse
mostrerebbe
di
vergognarsi
di
dargli
una
dimostrazione
d
'
affetto
.
Ma
dopo
quella
prima
accoglienza
dovrà
subito
ricordarsi
dei
doveri
di
cortesia
e
d
'
ospitalità
,
e
presentare
il
marito
alle
persone
che
non
conosce
ancora
,
se
ce
ne
sono
o
ad
ogni
modo
lasciare
che
faccia
i
saluti
e
complimenti
che
crede
,
e
non
accaparrarlo
tutto
per
sè
,
e
non
domandargli
particolari
di
famiglia
di
cui
gli
altri
non
sono
informati
o
non
si
curano
,
e
serbare
le
espansioni
ed
i
discorsi
intimi
per
più
tardi
,
quando
sarà
sola
con
lui
o
in
famiglia
.
Se
il
marito
le
offre
un
divertimento
qualunque
,
una
serata
,
un
viaggio
,
l
'
accoglierlo
con
freddezza
,
il
mostrarvisi
indifferente
per
far
pompa
di
gusti
casalinghi
,
è
una
mancanza
di
tatto
,
che
tende
a
diminuire
il
pregio
dell
'
offerta
ed
umilia
chi
la
fa
.
Qualche
volta
il
marito
approfitta
del
Natale
,
del
capo
d
'
anno
,
dell
'
onomastico
,
d
'
una
festa
di
famiglia
,
per
offrire
in
dono
alla
sposa
un
oggetto
che
avrebbe
dovuto
provvederle
.
Il
farne
l
'
osservazione
sarebbe
addirittura
villano
,
come
pure
il
calcolare
sul
prezzo
della
cosa
offerta
,
e
considerare
quella
spesa
nel
bilancio
di
famiglia
.
Un
dono
si
accetta
sempre
come
un
dono
,
con
elogi
,
ringraziamenti
,
e
si
mostra
alle
persone
intime
,
e
si
ripete
,
che
è
una
gentilezza
del
marito
,
precisamente
come
fosse
d
'
un
'
altra
persona
.
Al
marito
ed
ai
suoceri
si
deve
il
riguardo
di
aspettarli
sempre
prima
di
mettersi
a
tavola
,
e
non
si
deve
spiegare
il
tovagliolo
che
quando
sono
seduti
.
La
moglie
,
alla
tavola
di
famiglia
,
tiene
sempre
la
destra
del
marito
;
ma
se
c
'
è
una
suocera
,
le
cede
il
diritto
di
servirsi
per
la
prima
,
e
le
risparmia
tutte
le
brighe
del
servizio
,
il
tagliare
,
il
mescere
,
ecc
.
Gli
stessi
riguardi
deve
pure
accennare
di
usarli
anche
al
suocero
,
per
deferenza
alla
sua
età
,
ma
non
insistere
se
,
come
uomo
,
rifiuta
d
'
accettarli
.
Infine
una
signora
educata
non
deve
ammettere
altra
differenza
tra
il
contegno
che
usa
in
società
,
e
quello
che
tiene
in
casa
fuorchè
un
grado
maggiore
di
espansione
.
*
*
*
Il
giorno
fisso
per
ricevere
,
per
quanto
si
sia
cercato
di
bandirlo
,
si
è
radicato
nei
nostri
usi
.
Alcune
signore
stabiliscono
una
data
ora
ogni
giorno
,
ed
è
ugualmente
bene
.
Anticamente
sarebbe
stata
un
'
impertinenza
.
Erano
soltanto
i
principi
e
le
autorità
,
che
potevano
fissare
un
giorno
od
un
'
ora
alle
persone
a
cui
volevano
far
l
'
onore
di
riceverle
.
Ma
i
semplici
privati
dovevano
mostrarsi
sempre
pronti
ad
accogliere
in
qualunque
giorno
i
loro
eguali
,
che
avevano
la
gentilezza
di
andarli
a
visitare
.
Accadeva
però
,
che
,
mostrandosi
sempre
pronti
ad
accoglierli
,
erano
sempre
fuori
,
e
non
li
accoglievano
mai
.
Per
cui
si
dovette
adattarsi
a
dare
alle
visite
quella
specie
di
regolamento
burocratico
che
è
il
giorno
fisso
.
Parlando
ad
un
'
altra
signora
,
si
potrà
domandare
in
che
giorno
riceve
.
Ma
parlando
di
noi
stessi
bisogna
dire
:
"
Sto
in
casa
il
tal
giorno
"
per
non
darsi
l
'
aria
importante
d
'
una
piccola
potenza
,
che
tiene
ricevimento
ufficiale
.
Una
signora
che
riceve
non
deve
mettersi
un
abito
di
gala
,
ma
neppure
può
tenere
un
abito
troppo
dimesso
;
deve
avere
una
toletta
da
casa
elegante
per
mostrare
ai
suoi
visitatori
che
ha
pensato
a
loro
,
che
s
'
è
preparata
ad
accoglierli
.
Le
persone
di
buon
gusto
hanno
abolito
l
'
usanza
di
far
annunciare
le
visite
dai
servitori
.
Che
Dio
le
benedica
!
È
la
cosa
più
inurbana
che
si
possa
immaginare
per
mettere
una
signora
nell
'
imbarazzo
.
Entrare
in
una
casa
,
e
trovare
un
servitore
che
ci
domanda
il
nostro
nome
come
un
avvocato
fiscale
che
deve
istituire
un
processo
!
E
dover
rispondere
a
quella
potenza
d
'
anticamera
,
la
quale
ci
guarda
con
meraviglia
,
se
ci
permettiamo
di
far
annunziare
un
nome
qualunque
,
senza
un
po
'
di
marchesa
o
di
contessa
davanti
!
Ed
entrare
in
una
sala
presentate
da
un
servitore
!
Fu
un
pensiero
gentile
che
fece
dire
alle
padrone
di
casa
moderne
:
*
Le
persone
che
vengono
a
farmi
visita
sono
invitate
da
mio
marito
o
da
me
,
e
però
sono
gente
ammodo
.
Entrino
dunque
senza
trovare
inquisizioni
per
via
,
e
sarò
io
stessa
che
dirò
il
loro
nome
agli
altri
visitatori
,
senza
obbligarle
a
declinarmelo
prima
.
Tuttavia
vi
sono
ancora
famiglie
,
che
per
fare
una
grandezza
,
continuano
a
far
annunciare
.
In
tal
caso
una
visitatrice
,
entrando
nell
'
antisala
,
dovrà
dire
spontaneamente
il
proprio
cognome
senza
nessun
titolo
,
prima
che
il
servitore
,
per
adempire
al
suo
incarico
,
sia
costretto
a
rivolgerle
la
parola
.
La
destra
del
camino
,
o
del
divano
,
durante
le
visite
,
è
riservata
alla
padrona
di
casa
.
E
per
regola
generale
non
la
cede
mai
.
Ma
non
deve
dimenticare
che
non
vi
sono
regole
senza
eccezioni
.
Un
giorno
parlando
d
'
una
signora
io
dissi
:
*
È
molto
giovine
.
Credo
che
non
abbia
ancora
vent
'
anni
.
*
Davvero
?
mi
osservò
un
vecchio
signore
.
Avrei
creduto
che
ne
avesse
almeno
settantuno
.
Lo
sproposito
era
così
grande
,
che
lo
presi
per
uno
scherzo
e
lo
pregai
che
mi
spiegasse
il
perchè
di
quell
'
unità
su
tante
decine
.
*
Perchè
non
ha
ceduto
la
destra
del
camino
a
mia
moglie
che
ne
ha
settanta
.
Vi
sono
poi
certe
superiorità
d
'
età
,
di
grado
,
di
meriti
,
così
incontestabili
,
davanti
alle
quali
anche
una
signora
deve
inchinarsi
.
Una
mia
amica
,
di
un
tatto
squisito
,
incapace
di
commettere
neppure
l
'
ombra
d
'
una
sconvenienza
,
mi
confessava
d
'
essersi
alzata
in
piedi
nel
suo
palco
,
quando
le
fu
presentato
Paolo
Ferrari
,
alla
prima
rappresentazione
del
Cantoniere
.
*
Cosa
vuoi
?
mi
diceva
;
quella
sera
era
la
figura
principale
del
teatro
.
Ci
dominava
tutti
.
Ci
alziamo
pure
quando
entra
il
Re
.
Lui
rimase
imbarazzato
sai
;
ma
io
no
.
Ed
aveva
ragione
.
Era
un
'
irregolarità
,
ma
una
bella
irregolarità
;
felix
culpa
;
e
provava
che
lei
possedeva
meglio
di
tutte
il
sentimento
dell
'
arte
;
che
il
suo
animo
era
più
gentile
.
Dopo
aver
presentata
l
'
ultima
venuta
alle
altre
persone
che
sono
in
sala
,
una
padrona
di
casa
deve
rivolgerle
la
parola
direttamente
,
per
far
cessare
la
confusione
che
la
presentazione
ha
potuto
ispirarle
e
,
soltanto
dopo
averla
fatta
parlare
un
momento
,
riprenderà
il
discorso
interrotto
dalla
sua
venuta
,
avendo
cura
di
metternela
a
parte
.
Per
congedarsi
dalle
signore
,
la
padrona
di
casa
si
alza
,
e
le
accompagna
fino
all
'
uscio
della
sala
,
e
là
ripete
la
stretta
di
mano
e
l
'
inchino
,
senza
fermarsi
in
complimenti
che
la
terrebbero
troppo
a
lungo
lontana
dagli
altri
visitatori
.
Credo
di
non
dover
aggiungere
che
non
deve
mai
dir
nulla
fuorchè
bene
delle
persone
che
sono
uscite
.
Questa
è
la
civiltà
più
elementare
.
Se
agisse
altrimenti
,
autorizzerebbe
chi
l
'
ascolta
a
domandarle
:
*
E
perchè
riceve
,
e
ci
espone
a
trovarci
al
contatto
di
persone
,
che
non
meritano
la
sua
stima
?
Qualche
volta
accade
che
appunto
quando
vi
sono
altre
visite
,
capiti
una
di
quelle
tante
sfortunate
che
si
presentano
alle
signore
per
qualche
raccomandazione
;
per
trovare
un
impiego
,
delle
lezioni
,
ecc
.
La
menoma
freddezza
nel
modo
di
accogliere
la
persona
disgraziata
farebbe
torto
alla
padrona
di
casa
.
Quanto
più
la
situazione
di
chi
viene
a
raccomandarsi
è
imbarazzante
,
altrettanto
una
signora
per
bene
deve
cercare
di
rassicurarla
,
usandole
modi
affabili
e
cortesi
,
presentandola
ai
suoi
visitatori
come
un
'
eguale
,
rivolgendo
il
discorso
a
lei
come
agli
altri
,
e
studiandosi
di
persuaderla
,
non
colle
parole
ma
col
tratto
,
che
la
sua
sventura
non
è
che
un
titolo
maggiore
alla
simpatia
delle
anime
gentili
.
*
*
*
"
Souvenez
vous
toujours
dans
le
cours
de
la
vie
,
Qu
'
un
dîner
sans
façon
est
une
perfidie
.
Assolutamente
una
perfidia
,
non
voglio
ammetterlo
;
non
arrivo
fin
là
.
Ma
credano
pure
,
signore
mie
,
che
il
prender
troppo
sul
serio
la
preghiera
degli
amici
intimi
di
dar
loro
il
pranzo
di
famiglia
,
non
è
il
favore
più
grande
che
possano
fare
ai
loro
convitati
.
Il
pranzo
di
famiglia
,
sia
;
ma
con
qualche
aggiunta
.
Un
buon
antipasto
;
il
piatto
del
compenso
,
ed
il
piatto
del
complimento
,
ed
una
bottiglia
con
tanto
di
polvere
;
ed
allora
pazienza
,
il
pranzo
di
famiglia
sarà
bene
accetto
.
Altrimenti
si
corre
il
pericolo
di
ricevere
la
lezione
che
si
ebbe
un
certo
avaro
,
il
quale
invitò
parecchi
amici
a
pranzo
e
fece
servire
:
una
minestra
di
riso
al
brodo
,
un
lesso
di
manzo
,
un
piatto
di
spinacci
,
formaggio
e
pere
.
Dopo
pranzo
disse
ai
convitati
:
*
Vedono
che
proprio
non
ho
fatto
complimenti
.
*
Via
,
rispose
uno
di
quegli
infelici
,
non
doveva
poi
obbedirci
tanto
strettamente
.
Del
resto
,
per
questi
pranzi
d
'
amici
intimi
,
basta
ricordare
quanto
diceva
Brillat
Savarin
,
gastronomo
di
grande
rinomanza
:
"
Invitare
una
persona
,
equivale
ad
assumere
l
'
incarico
della
sua
felicità
per
tutto
il
tempo
che
deve
passare
in
casa
nostra
.
"
Ci
si
metta
cordialità
ed
affetto
,
e
basta
.
Ma
dove
si
richiede
tutta
l
'
intelligenza
d
'
una
buona
padrona
di
casa
,
è
ai
pranzi
più
o
meno
di
gala
.
Lo
stesso
Brillat
Savarin
diceva
che
,
perchè
un
pranzo
riesca
bene
,
i
commensali
debbono
essere
non
meno
delle
Grazie
,
e
non
più
delle
Muse
.
Per
verità
io
credo
che
,
senza
uscire
dalla
mitologia
,
si
possa
salire
fino
al
numero
delle
Ore
,
senza
inconvenienti
.
Purchè
sia
proporzionato
il
numero
degli
uomini
e
delle
signore
.
Una
vicina
gentile
,
che
potrebbe
agitarsi
,
od
anche
cadere
svenuta
se
nascesse
una
discussione
,
basterà
sempre
ad
impedire
ad
un
uomo
educato
di
impegnarsi
in
quei
discorsi
di
politica
,
di
religione
,
che
fanno
bollire
il
sangue
facilmente
.
Bisogna
calcolare
il
numero
di
persone
che
possono
stare
alla
tavola
,
a
tutt
'
agio
con
uno
spazio
non
minore
ai
sessanta
e
non
maggiore
di
settanta
centimetri
per
ciascuna
.
Così
non
saranno
nè
strette
nè
isolate
.
E
sopra
tutto
,
per
tutti
i
santi
del
paradiso
,
che
non
sieno
tredici
!
Lei
,
mia
signora
,
non
ha
questi
pregiudizi
;
suo
marito
neppure
.
Ma
qualcuno
de
'
commensali
potrebbe
averli
;
e
quello
là
sarà
infelice
,
non
per
quel
giorno
soltanto
,
ma
per
tutto
un
anno
,
in
capo
al
quale
dev
'
essere
morto
il
più
vecchio
o
il
più
giovine
della
triste
compagnia
.
Aggiunga
che
conterà
spietatamente
gli
anni
in
viso
a
tutti
i
suoi
invitati
,
non
escluse
le
signore
;
e
se
gli
resta
il
dubbio
d
'
essere
lui
stesso
uno
dei
due
in
pericoli
,
sarà
capace
di
correre
il
domani
alle
dodici
parocchie
a
prendere
la
fede
di
nascita
di
tutti
i
commensali
,
per
rassicurarsi
.
E
ci
penserà
tanto
e
se
ne
cruccerà
tanto
,
che
non
sarà
meraviglia
se
entro
l
'
anno
finirà
per
morirne
davvero
.
Non
si
deve
mai
,
per
vincere
un
pregiudizio
,
compromettere
la
pace
d
'
un
nostro
simile
.
Se
,
per
una
circostanza
imprevista
,
il
giorno
stesso
del
pranzo
manca
un
invitato
su
quattordici
,
si
corre
a
pregare
un
amico
intimo
di
supplirlo
.
Si
prega
il
primo
venuto
,
il
lustrascarpe
della
via
,
uno
spazzacamino
,
ma
non
si
condannano
i
nostri
ospiti
a
sedere
a
tavola
in
tredici
.
Un
giovinotto
che
da
vero
lion
,
era
avvezzo
a
pranzare
tardissimo
,
passeggiava
una
sera
verso
le
sei
in
cerca
d
'
appetito
,
e
forse
di
qualche
bella
crestaina
,
che
,
tornando
dal
lavoro
,
consentisse
a
fargli
compagnia
,
quando
vide
un
signore
ammodo
passargli
accanto
,
guardarlo
,
riguardarlo
con
occhio
d
'
amore
,
gironzargli
intorno
,
fargli
la
corte
come
avrebbe
fatto
lui
stesso
con
quella
tale
crestaina
,
se
l
'
avesse
trovata
.
*
Che
mi
prenda
per
una
donna
americana
,
di
quelle
che
portano
i
calzoni
?
pensava
il
giovinotto
:
e
si
carezzava
le
basette
per
metterle
in
evidenza
.
Ma
l
'
altro
non
si
scoraggiava
per
così
poco
.
Anzi
parve
farsi
più
ardito
a
quell
'
atto
,
tanto
che
gli
si
fece
accosto
,
e
,
salutandolo
con
uno
sguardo
che
avrebbe
sedotta
una
vestale
,
gli
disse
:
*
Signore
;
non
si
offenda
per
amor
del
cielo
.
Debbo
farle
una
proposta
indiscreta
,
impertinente
addirittura
....
Il
giovinotto
si
pose
una
mano
sull
'
orologio
,
un
'
altra
sul
portamonete
,
e
rispose
:
*
Se
non
può
farne
a
meno
...
parli
.
*
Se
lei
vedesse
un
uomo
in
pericolo
di
annegarsi
,
si
getterebbe
in
acqua
per
salvarlo
?
*
No
?
*
Mi
faccio
l
'
onore
di
crederlo
.
*
Ebbene
,
io
sto
per
annegare
in
un
mare
di
guai
.
Ho
invitati
parecchi
amici
a
pranzo
.
Dovevamo
essere
quattordici
,
ed
uno
è
mancato
.
Ho
una
zia
,
una
zia
tremenda
che
ha
paura
del
numero
tredici
.
È
capace
d
'
andarsene
,
di
non
perdonarmi
più
.
Un
uomo
che
si
getterebbe
nell
'
acqua
per
salvare
un
altro
,
non
potrebbe
spingere
l
'
eroismo
fino
a
gettarsi
alla
mia
povera
tavola
?
Il
giovine
rideva
tanto
di
cuore
,
che
non
seppe
rifiutare
.
Quella
povera
tavola
era
sontuosa
;
e
per
giunta
quel
signore
aveva
una
bella
figliola
,
che
piacque
a
prima
vista
al
fortunato
giovinotto
.
Due
mesi
dopo
le
faceva
il
primo
dono
da
sposo
;
un
braccialettino
d
'
oro
niellato
sul
quale
era
inciso
il
proverbio
:
"
È
meglio
imbattersi
che
cercarsi
apposta
.
"
*
*
*
Stabilito
il
numero
delle
persone
che
si
vogliono
invitare
,
si
mandano
gl
'
inviti
:
stampati
se
è
un
pranzo
di
lusso
,
scritti
se
non
ci
si
vuol
dare
troppa
importanza
.
Oppure
si
fa
l
'
invito
verbalmente
.
Ben
inteso
che
,
volendo
pregare
un
superiore
di
favorirci
alla
nostra
mensa
,
dobbiamo
andare
in
persona
ad
invitarlo
;
perchè
gli
inviti
scritti
o
stampati
non
si
fanno
che
tra
eguali
.
A
meno
che
si
tratti
d
'
un
pranzo
tra
persone
intime
,
l
'
invito
dev
'
essere
fatto
otto
giorni
prima
del
pranzo
.
Se
qualcuno
risponde
che
non
può
accettare
,
e
si
vuol
supplirlo
,
bisogna
affrettarsi
a
pregare
un
conoscente
,
e
se
è
possibile
non
fargli
sapere
che
riempie
un
vuoto
.
Però
,
se
altri
ne
è
informato
,
e
se
c
'
è
il
pericolo
che
anche
l
'
invitato
per
via
di
discorso
venga
a
saperlo
più
tardi
,
è
meglio
dirgli
la
cosa
francamente
.
La
tavola
dev
'
essere
coperta
da
un
grosso
tappeto
sotto
la
tovaglia
,
per
evitare
ogni
rumore
nel
deporvi
le
posate
ed
i
piatti
.
Il
tappeto
però
dev
'
essere
corto
e
non
s
'
ha
da
vedere
pendere
sotto
la
tovaglia
.
La
biancheria
da
tavola
può
essere
di
fiandra
ricca
senza
guarnizioni
come
usava
altre
volte
,
può
essere
ricamata
in
giro
,
oppure
ai
due
capi
alla
moda
del
medio
evo
e
può
essere
guarnita
di
grossa
trina
di
filo
,
secondo
l
'
ultimo
figurino
.
In
questi
due
casi
non
sarà
di
tovagliato
,
ma
di
fina
tela
di
lino
.
Ad
ogni
modo
deve
avere
le
iniziali
del
padrone
di
casa
,
ricamate
.
I
tovaglioli
si
piegano
semplicemente
in
quadrato
colla
cifra
in
evidenza
.
Tutti
gli
altri
artifici
di
piegature
sono
volgarità
da
locanda
.
Le
sottocoppe
,
pel
momento
,
si
usano
non
più
d
'
argento
,
nè
di
porcellana
,
ma
assortite
alla
biancheria
da
tavola
,
rotonde
o
quadrate
colla
cifra
in
mezzo
.
Una
striscia
lunga
,
assortita
alla
tovaglia
,
ma
sempre
ricamata
a
colori
,
si
mette
ora
in
diagonale
traverso
la
tovaglia
bianca
.
È
l
'
ultima
novità
.
Il
servizio
di
cristalleria
dev
'
essere
tutto
assortito
colle
cifre
,
se
è
moderno
.
Ma
chi
ha
cristalli
antichi
di
pregio
ha
sempre
una
cosa
superiore
.
Ogni
convitato
deve
avere
dinanzi
un
numero
di
bicchieri
,
non
meno
di
quattro
,
di
varie
dimensioni
,
adatti
ai
vini
che
si
debbono
servire
.
Il
vino
da
pasto
è
il
solo
che
si
mette
in
tavola
nelle
bottiglie
bianche
di
cristallo
del
servizio
.
Gli
altri
vini
sono
versati
in
giro
dalla
servitù
,
eccetto
lo
sciampagna
che
gode
il
privilegio
di
posare
in
tavola
col
suo
secchiello
d
'
argento
.
Per
l
'
acqua
si
possono
mettere
piccole
anfore
di
vetro
colorate
con
dei
fiori
legati
al
manico
;
una
per
ciascun
commensale
.
Accanto
alla
schiera
dei
bicchieri
ci
deve
essere
una
larga
coppa
assortita
al
servizio
,
dove
si
metterà
l
'
acqua
pura
per
bagnarvi
la
punta
delle
dita
alla
fine
del
pranzo
.
Un
'
operazione
che
non
va
fatta
in
modo
da
disgustare
nessuno
,
con
ripetute
immersioni
,
con
sgocciolamenti
,
ecc
.
Ho
veduto
un
servizio
nuovo
di
corte
;
è
di
vetro
opalizzato
cogli
orli
dorati
,
collo
stemma
reale
in
colori
.
Se
credono
,
signorine
mie
....
La
padrona
di
casa
può
mettere
in
tavola
fiori
quanti
ne
vuole
,
purchè
eviti
le
magnolie
e
tutti
i
fiori
che
hanno
un
'
acutezza
di
profumo
da
dar
l
'
emicrania
ai
commensali
.
Ed
invece
di
quegli
uggiosi
mazzi
stretti
,
serrati
,
in
cui
i
fiori
sono
disposti
a
disegno
e
figurano
nell
'
insieme
un
pezzo
di
tappeto
,
li
ponga
sciolti
coi
loro
gambi
e
le
foglie
nelle
coppe
.
Sono
un
ornamento
elegante
ed
artistico
.
La
padrona
di
casa
stabilisce
i
posti
tenendo
conto
delle
simpatie
,
delle
analogie
,
ecc
.
,
fra
i
suoi
convitati
;
scrive
il
nome
di
ciascuno
sul
cartoncino
apposito
,
e
lo
fa
collocare
sul
tovagliolo
.
Accanto
alla
posata
di
ciascun
uomo
si
usa
collocare
la
noticina
dei
piatti
che
saranno
serviti
.
Badino
,
che
dico
si
usa
,
ma
non
dico
che
sia
bello
.
Ha
un
'
aria
da
osteria
;
mi
pare
sempre
che
,
giunti
in
fondo
,
si
debba
tirar
la
somma
e
pagare
il
conto
.
Quelli
che
sono
molto
devoti
al
culto
dello
stomaco
però
,
sono
fanatici
di
questa
moda
,
che
permette
loro
di
prendere
le
debite
misure
,
e
di
far
il
posto
più
largo
ai
piatti
che
preferiscono
.
Il
padrone
e
la
padrona
di
casa
stanno
nel
centro
della
tavola
,
ai
due
lati
,
uno
in
faccia
all
'
altro
.
Alla
destra
della
moglie
si
mette
l
'
uomo
che
si
vuol
onorare
di
più
;
ed
alla
destra
del
marito
la
signora
di
maggior
riguardo
:
i
due
posti
alla
loro
sinistra
sono
ancora
posti
d
'
onore
.
Sotto
la
tavola
vanno
messi
gli
scaldapiedi
per
le
signore
freddolose
se
è
inverno
.
Gli
sgabelli
per
le
eroine
che
sfidano
il
gelo
.
La
camera
dev
'
essere
stata
ben
riscaldata
prima
;
e
durante
il
pranzo
si
lascia
spegnere
la
stufa
per
non
rialzar
troppo
la
temperatura
.
Nella
sala
da
pranzo
si
prepara
sulla
credenza
una
tovaglia
lunga
,
assortita
al
servizio
della
biancheria
da
tavola
,
o
,
se
questo
è
bianco
,
assortita
alla
traversa
diagonale
,
e
sovr
'
essa
una
quantità
di
posate
,
avendo
cura
che
vi
siano
quelle
di
forma
apposita
pel
pesce
,
quelle
pei
legumi
,
per
le
frutta
,
i
cucchiaini
a
spatola
pei
gelati
,
il
coltello
d
'
argento
a
due
tagli
pei
gelati
e
le
torte
,
ecc
.
,
ecc
.
;
più
i
piatti
pel
servizio
,
le
bottiglie
dei
vini
scelti
ed
un
certo
numero
di
tovaglioli
e
di
bicchieri
per
il
caso
di
qualche
inconveniente
che
richiedesse
di
sostituirli
a
quelli
già
posti
in
tavola
.
L
'
illuminazione
sarà
splendida
.
Che
i
cristalli
e
l
'
argenteria
scintillino
allegramente
.
In
mezzo
alla
tavola
si
mettono
soltanto
i
dolci
e
le
frutta
,
ornati
di
fiori
.
La
padrona
di
casa
si
mette
un
abito
elegante
,
scollato
o
no
,
a
seconda
che
il
suo
pranzo
è
più
o
meno
di
gala
,
e
riceve
gli
invitati
in
sala
.
In
Francia
si
usa
far
annunciare
:
"
Madame
est
servie
.
"
Da
noi
il
servitore
apre
l
'
uscio
e
dice
:
"
È
servito
"
,
sottinteso
il
pranzo
.
In
molte
famiglie
adottano
la
formola
francese
.
Ma
è
inutile
,
poichè
si
può
farne
a
meno
.
La
padrona
di
casa
si
rivolgerà
lei
stessa
al
signore
che
dovrà
sedere
alla
sua
destra
,
e
lo
inviterà
ad
accompagnarla
in
sala
da
pranzo
.
Se
però
fosse
un
sacerdote
(
e
tengano
bene
a
mente
che
,
se
s
'
invita
un
prete
,
bisogna
dargli
il
posto
d
'
onore
,
altrimenti
bisogna
far
a
meno
d
'
invitarlo
)
,
se
è
un
sacerdote
,
la
signora
non
gli
prenderà
il
braccio
,
e
si
limiterà
a
metterglisi
accanto
,
ed
a
discorrere
con
lui
,
per
fargli
capire
che
dev
'
essere
il
suo
vicino
di
destra
.
Il
padrone
di
casa
darà
il
braccio
alla
signora
che
deve
stargli
vicina
,
e
s
'
incamminerà
pel
primo
.
Dietro
lui
seguiranno
gli
invitati
,
tutti
gli
uomini
accompagnando
le
signore
,
ed
evitando
i
complimenti
sull
'
uscio
,
per
non
far
attendere
la
padrona
di
casa
,
che
deve
rimaner
l
'
ultima
.
Se
la
signora
che
dà
il
pranzo
è
vedova
,
o
nubile
,
in
faccia
a
sè
metterà
un
vecchio
parente
od
amico
.
Mai
un
giovinotto
,
a
meno
che
lei
fosse
francamente
vecchia
.
È
soltanto
nei
pranzi
di
gran
confidenza
che
si
può
scalcare
in
tavola
;
ed
allora
è
il
padrone
di
casa
che
si
assume
quell
'
incarico
.
Del
resto
,
i
piatti
vengono
recati
interi
,
e
poi
ritolti
e
tagliati
dal
servitore
ad
hoc
sopra
una
tavola
a
parte
,
nella
stessa
sala
,
e
portati
in
giro
ai
commensali
.
Il
primo
giro
comincia
dalla
signora
che
è
a
destra
del
padrone
di
casa
.
Il
secondo
dalla
signora
alla
sua
sinistra
.
I
giri
seguenti
cominciano
man
mano
dalle
signore
che
vengono
di
seguito
,
in
modo
che
ciascuna
signora
alla
sua
volta
sia
prima
a
servirsi
.
Nel
servizio
alla
francese
,
è
il
padrone
di
casa
che
taglia
e
manda
dal
servitore
a
ciascun
commensale
il
piatto
servito
.
Non
faccio
che
accennare
quest
'
uso
e
raccomandare
caldamente
di
non
adottarlo
mai
.
Sono
i
locandieri
che
servono
a
porzioni
;
quanto
a
noi
possiamo
farle
sui
piatti
dei
servitori
.
Ma
ai
nostri
ospiti
dobbiamo
lasciare
almeno
la
libertà
di
servirsi
da
sè
.
Gli
scaldavivande
in
tavola
sono
affatto
fuori
di
moda
;
e
non
occorre
spender
parole
a
descrivere
quel
genere
di
servizio
strano
,
che
mandava
tanto
calore
e
tanti
odori
da
dare
il
mal
di
capo
e
la
nausea
a
tutti
i
convitati
.
Va
pure
passando
di
moda
l
'
uso
stomachevole
di
servire
i
vasi
d
'
acqua
tiepida
per
lavare
la
bocca
.
Doveva
avere
uno
stomaco
a
prova
di
bomba
quegli
che
ha
imaginato
di
offrirsi
quello
spettacolo
d
'
una
dozzina
di
persone
che
gargarizzano
e
rivomitano
l
'
acqua
nella
coppa
,
appunto
al
momento
di
finire
il
pranzo
e
cominciare
la
digestione
.
Certe
cose
è
inconcepibile
che
si
osi
farle
in
pubblico
.
Non
è
più
civile
il
risciacquarsi
la
bocca
,
che
il
fare
un
pediluvio
alla
presenza
della
gente
.
Cosa
ne
penserebbe
il
povero
Monsignor
della
Casa
,
la
cui
suscettività
era
tale
,
che
non
poteva
soffrire
neppure
che
altri
tenesse
in
bocca
lo
stuzzicadenti
"
come
l
'
uccello
che
va
a
fare
il
suo
nido
?
"
E
,
le
prego
,
signore
padrone
di
casa
,
non
infilzino
un
interminabile
rosario
di
piatti
.
Non
è
il
numero
,
ma
la
squisitezza
delle
vivande
,
che
fa
il
lusso
ed
il
pregio
del
trattamento
.
Io
penso
ancora
con
raccapriccio
a
certi
pranzi
di
provincia
,
dove
ebbi
il
supplizio
di
vedermi
sfilare
davanti
trenta
,
trentacinque
e
persino
quaranta
piatti
.
Si
stava
a
tavola
tre
,
quattro
ore
;
veniva
il
granchio
alle
gambe
,
e
si
provava
una
smania
,
una
frenesia
di
prendere
un
capo
della
tovaglia
e
di
buttar
tutto
all
'
aria
,
e
danzare
sulle
rovine
per
isgranchirsi
.
Durante
il
pranzo
i
discorsi
debbono
essere
alternati
in
modo
che
ciascuno
possa
collocare
la
sua
parola
,
e
fare
la
sua
figura
.
A
questo
deve
vegliare
la
padrona
di
casa
.
E
se
un
argomento
prende
il
campo
e
minaccia
di
non
cessare
finchè
se
n
'
è
visto
il
fondo
,
o
se
nasce
una
discussione
,
la
padrona
di
casa
deve
avere
abbastanza
spirito
per
troncarli
.
Basterà
una
parola
:
*
Signori
miei
,
non
sanno
che
noi
signore
,
della
loro
politica
non
ci
divertiamo
punto
?
...
*
Badiamo
che
non
s
'
avessero
a
sfidare
in
casa
mia
....
Non
cerchino
dei
ripieghi
.
Non
gioverebbero
a
nulla
.
Una
signora
aveva
letto
in
un
galateo
moderno
pubblicato
alcuni
anni
fa
,
non
so
che
bislacca
storia
d
'
una
contessa
,
che
per
far
cessare
una
discussione
politica
molto
animata
,
aveva
trovato
il
sublime
ripiego
di
rompere
un
piatto
.
Quella
poveretta
l
'
aveva
presa
sul
serio
,
e
vedendo
due
signori
riscaldarsi
in
una
questione
alla
sua
tavola
,
s
'
affrettò
a
gettare
in
terra
una
magnifica
salsiera
di
porcellana
.
Sciupò
il
suo
abito
,
i
calzoni
del
vicino
;
ma
era
troppo
educata
per
dar
importanza
a
quel
disastro
.
*
Via
non
ci
badino
;
è
cosa
da
nulla
,
disse
.
Ed
i
due
oratori
ripresero
il
discorso
al
punto
,
preciso
dov
'
era
rimasto
:
*
E
come
le
dicevo
,
la
Prussia
è
una
nazione
che
pensa
;
una
nazione
filosofica
....
*
Ma
lasci
stare
!
La
Francia
è
la
prima
nazione
del
mondo
....
Un
momento
dopo
erano
più
animati
di
prima
,
e
la
signora
si
credette
in
obbligo
di
rompere
una
fruttiera
,
più
tardi
una
tazza
da
caffè
senza
ottener
altro
risultato
,
che
l
'
interruzione
di
un
momento
.
Se
li
avesse
interrotti
con
garbo
,
ma
francamente
,
la
questione
sarebbe
finita
senza
lasciare
sul
campo
la
rovina
di
due
servizi
.
All
'
opposto
,
bisogna
aver
grande
cura
noi
stessi
,
e
raccomandare
caldamente
ai
servitori
,
di
evitare
,
per
amor
del
cielo
,
quei
disgustosissimi
incidenti
,
di
rovesciamenti
,
di
rotture
,
che
obbligano
sempre
una
persona
a
fare
un
atto
eroico
,
per
dimostrare
uno
stoicismo
sovrumano
,
dinanzi
ad
un
servizio
guasto
od
un
abito
sciupato
.
Alzandosi
da
tavola
la
padrona
di
casa
dà
il
braccio
non
più
al
suo
vicino
di
destra
,
ma
a
quello
di
sinistra
,
e
s
'
avvia
per
la
prima
alla
sala
dove
si
deve
prendere
il
caffè
,
che
servirà
in
persona
aiutata
dalle
signorine
.
Gli
invitati
la
seguono
ed
in
ultimo
viene
il
padrone
di
casa
colla
sua
vicina
di
sinistra
.
*
*
*
Se
una
signora
riceve
un
invito
a
pranzo
,
risponde
subito
ringraziando
e
dicendo
se
accetta
.
O
,
se
deve
rifiutare
,
adduce
una
scusa
plausibile
,
senza
por
tempo
in
mezzo
,
affinchè
si
possa
,
volendo
offrire
il
suo
posto
in
tempo
ad
un
'
altra
persona
.
E
,
sia
che
abbia
accettato
o
no
,
dovrà
entro
otto
giorni
fare
una
visita
alla
signora
che
l
'
ha
invitata
.
Regolerà
la
sua
abbigliatura
da
pranzo
sulla
forma
dell
'
invito
.
Se
è
stampato
,
si
metterà
in
abito
di
gala
.
Se
è
manoscritto
,
un
po
'
meno
.
Giungerà
all
'
ora
indicata
,
nè
prima
nè
dopo
:
e
piuttosto
prima
che
dopo
.
Il
quarto
legale
è
una
concessione
di
chi
invita
,
ma
l
'
invitato
non
deve
farsene
un
diritto
.
Gli
antichi
Romani
non
pagavano
i
servitori
.
E
quando
davano
un
pranzo
li
facevano
schierare
ai
due
lati
della
porta
,
affinchè
i
commensali
,
uscendo
,
porgessero
man
mano
a
ciascuno
una
mancia
.
Era
un
onore
non
indifferente
.
È
vero
però
che
ne
era
compensato
da
un
uso
strambo
,
il
quale
dava
diritto
a
ciascun
invitato
di
togliere
tre
pietanze
dalla
mensa
e
mandarle
in
dono
ai
propri
amici
.
Supposto
che
s
'
avessero
dieci
commensali
,
si
dovevano
preparare
trenta
pietanze
di
troppo
affinchè
si
potessero
togliere
,
senza
che
il
pranzo
ne
patisse
.
Noi
non
usiamo
portar
via
nulla
dalla
casa
che
ci
ospita
.
Ma
non
affettiamo
neppure
,
con
una
mancia
ai
servitori
,
di
volerci
sdebitare
del
pranzo
ricevuto
.
Sarebbe
un
'
impertinenza
.
Per
dare
la
mancia
alla
servitù
d
'
una
casa
che
non
è
la
nostra
,
bisogna
averci
passato
almeno
una
notte
.
Tuttavia
,
se
in
una
casa
si
va
a
pranzo
sovente
,
o
a
passar
la
sera
con
assiduità
,
il
giorno
di
capo
d
'
anno
si
darà
una
mancia
alle
persone
di
servizio
,
che
si
trovano
all
'
entrata
,
senza
mai
cercare
di
quelle
che
sono
assenti
,
il
che
parrebbe
un
mezzo
di
far
conoscere
ai
padroni
che
si
vuol
fare
una
generosità
.
Per
quanto
meschino
,
strano
,
assurdo
possa
essere
il
servizio
d
'
un
pranzo
,
una
signora
ammodo
si
guarderà
bene
dal
censurarlo
,
o
dal
metterlo
in
caricatura
.
Gli
anfitrioni
soltanto
debbono
avere
in
mente
i
due
versi
che
ho
messi
per
epigrafe
a
questo
capitolo
;
gli
invitati
invece
debbono
ricordarsi
che
l
'
ospitalità
non
consiste
nell
'
offrir
molto
,
ma
nell
'
offrire
quello
che
si
ha
.
*
*
*
Ricevendo
di
sera
,
se
la
conversazione
è
numerosa
,
è
indispensabile
di
far
annunciare
alla
porta
le
persone
che
entrano
,
perchè
la
padrona
di
casa
non
potrebbe
,
dopo
aver
presentato
un
nuovo
venuto
,
ripetergli
tutta
la
litania
dei
nomi
dei
suoi
ospiti
,
e
ricominciare
la
medesima
seccatura
ad
ogni
persona
che
entra
.
Allora
le
presentazioni
saranno
parziali
,
ed
il
tatto
della
signora
soltanto
dovrà
dirigerle
,
regolandosi
sui
rapporti
di
gusti
,
di
professione
,
d
'
età
,
in
modo
che
le
persone
che
ha
presentate
le
une
alle
altre
si
trovin
bene
insieme
.
Sa
che
una
signora
ha
grande
ammirazione
per
un
poeta
?
presenterà
quel
poeta
all
'
ammiratrice
.
Due
persone
che
hanno
viaggiato
molto
le
saranno
grate
se
le
riunirà
per
discorrer
delle
loro
impressioni
.
Tutti
i
melomani
saranno
lusingati
d
'
essere
presentati
alle
notabilità
musicali
.
Fuorchè
nel
caso
in
cui
si
balli
,
non
presenterà
mai
un
giovinotto
ad
una
signorina
ed
in
nessun
caso
presenterà
mai
una
signora
ad
un
uomo
;
ma
sempre
l
'
uomo
alla
signora
;
a
meno
che
si
trattasse
d
'
un
uomo
tanto
vecchio
da
poter
ricevere
lui
quell
'
atto
di
deferenza
.
Gian
Giacomo
Rousseau
ha
detto
:
"
A
la
manière
dont
les
gens
du
monde
passent
leur
temps
,
on
dirait
qu
'
ils
ont
peur
de
n
'
être
pas
assez
bêtes
.
"
Quando
una
padrona
di
casa
non
sa
condur
bene
la
conversazione
,
mi
accade
sempre
di
ricordarmi
quel
motto
.
Domina
un
'
atmosfera
di
soggezione
.
Ogni
persona
che
parla
,
sembra
affrettata
di
finire
,
perchè
si
sgomenta
ad
udir
echeggiare
la
propria
voce
.
Poi
succedono
quei
minuti
di
silenzio
imbarazzante
,
e
quell
'
infelice
che
deve
romperlo
,
prova
l
'
impressione
di
slanciarsi
sopra
un
lago
di
ghiaccio
per
spezzarne
la
crosta
.
Oppure
un
argomento
domina
tutta
la
sera
,
e
le
persone
che
non
vi
si
interessano
sono
ridotte
al
silenzio
.
Lascerò
allo
stesso
Gian
Giacomo
Rousseau
che
ha
condannato
il
modo
d
'
agire
delle
persone
del
gran
mondo
,
la
cura
d
'
insegnare
come
debbono
regolarsi
.
Non
c
'
è
miglior
medico
,
per
curare
un
male
,
di
quello
che
l
'
ha
scoperto
:
"
Una
conversazione
ben
intesa
*
dice
Rousseau
*
dev
'
essere
scorrevole
,
naturale
.
Nè
pesante
nè
frivola
;
dotta
senza
pedanteria
,
allegra
senza
tumulto
,
civile
senz
'
affettazione
,
galante
senza
sguaiatezza
,
faceta
senza
equivoco
.
Non
si
fanno
nè
dissertazioni
,
nè
epigrammi
;
vi
si
ragiona
senza
argomentare
;
vi
si
scherza
senza
freddure
;
vi
si
associa
con
arte
lo
spirito
e
la
ragione
,
le
massime
e
le
arguzie
,
i
motti
ingegnosi
,
e
la
morale
austera
.
"
Vi
si
parla
di
tutto
,
affinchè
ciascuno
possa
dire
qualche
cosa
.
"
Non
si
approfondiscono
le
questioni
per
non
annoiare
;
si
propongono
di
volo
,
si
trattano
rapidamente
;
dalla
precisione
risulta
l
'
eleganza
.
Ognuno
,
dice
il
suo
parere
,
e
l
'
afferma
con
poche
parole
.
Nessuno
si
oppone
vivamente
al
parere
di
un
altro
,
nessuno
difende
con
ostinazione
il
proprio
;
si
discute
per
imparare
;
ma
non
bisogna
spingere
troppo
la
discussione
.
Tutti
s
'
istruiscono
;
tutti
si
divertono
;
tutti
se
ne
vanno
contenti
;
ed
anche
il
savio
può
raccogliere
in
quei
trattenimenti
,
degli
argomenti
degni
d
'
esser
meditati
in
silenzio
.
"
Lo
spirito
è
il
dono
più
pericoloso
che
la
sorte
possa
fare
ad
una
signora
.
È
come
quei
talenti
della
parabola
che
eran
tanto
difficili
ad
impiegar
bene
.
Bisogna
possedere
un
'
abnegazione
eroica
,
per
saper
sacrificare
lo
spirito
alla
cortesia
.
Viene
alle
labbra
un
motto
;
è
un
motto
assassino
;
quella
persona
ne
soffrirà
:
ma
quell
'
altra
lo
apprezzerà
:
lo
andrà
ripetendo
.
La
convenienza
è
in
lotta
colla
vanità
,
ma
pur
troppo
è
questa
che
vince
.
È
nota
la
conseguenza
fatale
d
'
un
motto
di
Danton
.
Disse
di
Saint
Just
,
il
quale
camminava
diritto
tutto
d
'
un
pezzo
come
camminerebbe
,
se
camminasse
,
un
turco
impalato
:
Il
porte
sa
tête
comme
le
Saint
Sacrement
.
Saint
Just
,
lo
seppe
,
e
rispose
:
Je
lui
ferais
porter
la
sienne
comme
Saint
Denis
.
Tutti
sanno
che
S
.
Dionigi
decapitato
,
fece
il
miracolo
di
passeggiare
colla
propria
testa
in
mano
.
Danton
non
fece
il
miracolo
,
ma
fu
decapitato
per
opera
di
Saint
Just
.
Certo
erano
nemici
politici
,
e
non
fu
per
quel
motto
che
Danton
fu
condannato
.
Ma
è
certo
altresì
,
che
quel
motto
ha
posto
la
sua
goccia
di
fiele
in
quell
'
odio
implacabile
.
Ho
udito
io
stessa
un
motto
che
non
ebbe
conseguenze
tragiche
,
ma
fece
nascere
un
'
iliade
di
guai
.
Una
signorina
di
spirito
era
fidanzata
con
un
giovinotto
che
amava
con
passione
;
ma
non
doveva
sposarlo
che
fra
un
anno
;
però
,
volendo
tenere
segreta
la
cosa
,
non
si
erano
stabilite
relazioni
d
'
amicizia
tra
le
due
famiglie
,
ed
i
fidanzati
andavano
in
società
e
si
trattavano
come
semplici
conoscenti
.
Una
sera
la
fidanzata
si
trovò
ad
una
riunione
danzante
accanto
ad
una
signora
,
la
quale
aveva
una
paura
così
orribile
dei
trent
'
anni
,
che
sebbene
fosse
prossima
alla
quarantina
,
si
ostinava
di
rimaner
alla
porta
della
terza
decina
senza
entrarvi
mai
.
E
,
come
tutte
le
persone
in
simili
disposizioni
di
spirito
....
e
di
fede
di
nascita
,
parlava
sempre
della
sua
età
per
informare
il
pubblico
di
quella
che
voleva
avere
.
Non
danza
?
le
disse
un
suo
conoscente
.
*
Che
le
pare
!
Alla
mia
età
!
Presto
presto
avrò
compiti
i
trent
'
anni
.
*
Tarda
assai
a
compirli
!
disse
la
fidanzata
al
suo
ballerino
,
abbastanza
forte
perchè
tutti
i
vicini
l
'
udissero
,
compresa
la
signora
,
la
quale
si
fece
di
brace
.
Poco
dopo
venne
suo
fratello
a
prenderla
.
Era
il
fidanzato
della
signora
di
spirito
;
lei
non
conosceva
neppure
di
vista
quella
futura
cognata
,
maritata
fuori
di
Milano
,
e
giunta
pochi
giorni
prima
per
passare
un
po
'
di
tempo
in
famiglia
.
Da
quella
sera
,
i
genitori
del
giovine
posero
tanti
bastoni
nelle
ruote
che
il
matrimonio
non
si
fece
più
fin
dopo
la
loro
morte
.
Le
due
cognate
non
si
vedono
ancora
.
Boccaccio
ha
detto
:
*
Il
motto
deve
mordere
come
la
pecora
,
non
come
il
cane
.
*
*
*
Perchè
una
serata
riesca
gradevole
bisogna
provvedere
in
modo
che
tutti
possano
divertirsi
alla
loro
maniera
.
La
conversazione
è
ottima
per
chi
ama
conversare
:
ma
non
basta
.
Ci
devono
essere
un
pianoforte
pei
dilettanti
;
delle
tavole
da
gioco
pei
giocatori
seri
di
scacchi
,
di
dama
,
di
tarocchi
;
qualche
altro
gioco
meno
serio
per
la
gioventù
.
I
pedanti
nutrono
un
profondo
orrore
per
le
signore
e
signorine
,
che
non
rifuggono
dalle
tavole
da
gioco
,
come
il
diavolo
dall
'
acqua
santa
.
*
Vi
si
provano
commozioni
pericolose
,
esclamano
;
e
consigliano
ancora
e
sempre
i
giochi
innocenti
.
Ebbene
,
confesso
che
sono
del
parer
contrario
dei
signori
pedanti
,
e
non
è
la
prima
volta
.
Io
non
mi
sgomento
affatto
al
veder
una
signorina
od
una
signora
esposta
alla
terribile
commozione
di
perdere
o
di
guadagnare
qualche
soldo
,
o
anche
qualche
lira
;
ma
mi
mortifica
,
mi
affligge
il
vederle
impegnate
in
quei
giuochi
pieni
d
'
equivoci
che
sembrano
inventati
apposta
per
farle
arrossire
,
sebbene
si
chiamino
innocenti
.
Mi
ricordo
una
sera
in
cui
si
faceva
quello
stupido
gioco
degli
spropositi
.
S
'
erano
date
le
domande
:
Dove
?
Quando
?
Perchè
?
Quali
saranno
le
conseguenze
?
Le
risposte
furono
scritte
a
caso
senza
saper
le
domande
.
Una
signora
maritata
senza
figli
,
supponendo
le
domande
frequentissime
:
Che
cosa
desidera
?
Chi
è
più
bello
?
Qual
'
è
la
cosa
più
gentile
?
ecc
.
,
rispose
:
Un
bambino
.
Si
posero
nell
'
urna
le
domande
e
le
risposte
.
Si
appaiarono
a
caso
,
ed
aperti
i
biglietti
risultò
:
*
Dove
?
*
Nell
'
ombra
.
*
Quando
?
*
A
piacere
.
*
Perchè
?
*
Debolezze
umane
!
*
Quali
saranno
le
conseguenze
?
*
Un
bambino
.
Quella
che
leggeva
era
una
giovinetta
.
Via
,
confessino
,
signore
mie
,
che
sarebbero
state
meno
pericolose
le
emozioni
d
'
una
partita
di
tresette
o
di
tombola
;
credo
che
in
tutta
la
sua
vita
quella
giovine
non
avrà
più
occasione
di
arrossire
come
in
quel
gioco
innocente
.
*
*
*
Il
trattamento
da
offrire
in
una
serata
è
arbitrario
.
Il
più
generalmente
adottato
è
il
té
;
ma
è
altresì
il
più
economico
,
ed
il
meno
accetto
.
Non
è
ancora
abbastanza
entrato
nelle
nostre
abitudini
,
ed
una
grande
quantità
di
persone
non
possono
prenderlo
senza
soffrirne
una
veglia
nervosa
.
Una
padrona
di
casa
non
può
offrire
una
seconda
sera
il
té
ad
una
persona
che
l
'
ha
rifiutato
la
prima
per
questa
ragione
.
Lo
zabajone
,
la
cioccolata
,
il
vino
caldo
,
il
ponce
,
i
vini
fini
,
i
liquori
dolci
,
sono
tutte
bevande
che
si
possono
offrire
.
Le
paste
più
adatte
sono
i
picnics
,
i
muffins
,
le
sugar
wafers
,
e
sopratutto
i
petits
fours
,
e
soltanto
col
té
e
coi
vini
si
accoppiano
bene
i
sandwichs
.
Col
ponce
e
col
vino
caldo
vanno
egregiamente
le
brioches
,
il
babà
.
Cogli
altri
servizi
tutte
le
paste
dolci
,
non
escluso
il
panettone
....
e
che
Dio
,
il
signor
Fanfani
ed
il
signor
Rigutini
mi
perdonino
il
linguaggio
ostrogoto
di
questi
particolari
gastronomici
.
Per
quanto
la
mia
ignoranza
mi
consigli
ad
aggrapparmi
al
detto
di
Voltaire
:
Le
puriste
est
toujours
pauvre
d
'
idées
,
non
posso
farmi
l
'
illusione
che
il
valore
di
queste
idee
ghiotte
sia
tale
da
farmi
perdonare
la
barbarie
della
nomenclatura
.
Se
un
artista
di
professione
,
uomo
o
donna
,
ha
fatto
ad
una
signora
la
gentilezza
di
cantare
o
sonare
ad
una
serata
d
'
invito
,
senza
un
accordo
di
compenso
,
la
padrona
di
casa
deve
mandargli
un
dono
a
titolo
di
ringraziamento
.
*
*
*
Se
la
serata
offerta
è
un
ballo
,
si
debbono
mandare
gli
inviti
almeno
otto
giorni
prima
,
per
dar
tempo
alle
signore
di
preparare
le
abbigliature
.
Oltre
le
sale
smobigliate
,
ornate
di
fiori
ed
illuminate
per
la
danza
,
ci
dev
'
essere
un
salotto
ben
riscaldato
,
dove
si
accoglieranno
i
primi
invitati
,
e
dove
potranno
ripararsi
dal
gelo
le
signore
che
non
danzano
,
qualche
sala
da
gioco
,
e
,
se
si
vuole
,
un
gabinetto
pei
fumatori
;
una
moda
che
altre
volte
sarebbe
sembrata
un
po
'
soldatesca
,
ma
di
cui
gli
uomini
tengono
gran
conto
;
e
serbano
riconoscenza
alla
padrona
di
casa
;
del
resto
è
adottata
anche
a
Corte
.
Non
bisogna
trascurare
di
mettere
un
ordine
scrupoloso
nel
regolamento
della
guardaroba
,
affinchè
ognuno
possa
con
sicurezza
deporre
il
soprabito
ed
il
cappello
,
i
mantelli
ed
i
cappucci
delle
signore
,
ricevere
un
riscontrino
numerizzato
,
e
riavere
tutte
le
cose
sue
quando
lo
ripresenterà
nell
'
uscire
.
Gli
immensi
strascichi
,
la
leggerezza
degli
abiti
da
ballo
,
e
i
movimenti
vivaci
della
danza
,
danno
luogo
ad
una
quantità
d
'
inconvenienti
,
per
cui
si
dovrà
destinare
una
camera
per
le
signore
,
dove
rimanga
tutta
la
notte
una
cameriera
munita
di
aghi
,
spilli
,
sete
d
'
ogni
colore
,
per
accomodare
gli
abiti
lacerati
,
rimettere
a
posto
i
fiori
caduti
,
rifare
le
pettinature
.
Sarei
ben
meravigliata
se
una
signora
uscisse
di
là
senza
aver
cercato
collo
sguardo
una
scatola
di
cipria
;
e
consiglio
la
padrona
di
casa
a
non
lasciar
mancare
quest
'
oggetto
,
che
le
signore
considerano
di
prima
necessità
.
Se
durante
la
notte
si
dà
una
cena
,
tutto
deve
essere
apparecchiato
sopra
una
tavola
a
cui
siederanno
soltanto
le
signore
,
nel
caso
che
non
ci
fosse
posto
per
tutti
,
lasciando
gli
uomini
stessi
,
se
la
cena
è
di
confidenza
,
incaricati
di
servire
le
signore
.
Non
si
servono
che
cibi
freddi
.
Ho
letto
in
un
romanzo
del
padre
Bresciani
d
'
un
giovinotto
innamorato
,
che
profittò
di
quell
'
occasione
per
mettersi
in
tasca
,
a
titolo
di
ricordo
,
i
torsi
,
i
noccioli
e
le
bucce
della
frutta
che
la
sua
bella
aveva
mangiate
.
Non
posso
consigliar
le
signore
d
'
ingoiare
quelle
reliquie
,
per
non
correre
il
rischio
di
trovarne
il
profumo
e
le
tracce
succulente
sugli
abiti
del
loro
ballerino
.
E
non
mi
sembra
neppure
il
caso
d
'
incoraggiarle
a
nasconderle
dove
Rebecca
nascose
i
suoi
idoli
alle
ricerche
di
Labano
.
Ma
se
sanno
di
avere
un
adoratore
capace
di
spingere
la
devozione
a
tali
estremi
,
non
si
lascino
servire
che
da
un
fratello
,
o
dal
proprio
marito
.
Sgraziatamente
vi
sono
troppo
spesso
nelle
adunanze
numerose
dei
raccoglitori
,
che
tendono
a
compromettere
non
le
signore
ma
il
buffet
,
empiendosi
le
tasche
di
tutt
'
altro
che
di
torsoli
.
Per
costoro
ogni
parola
sarebbe
superflua
.
Sono
troppo
teneri
dei
loro
gusti
per
cercare
nel
mio
libro
insegnamenti
che
li
combattono
.
Ma
una
signora
che
,
per
disgrazia
,
avesse
un
marito
di
quel
genere
,
dovrà
astenersi
assolutamente
dal
farsi
accompagnare
in
qualsiasi
luogo
,
dove
possa
scontrarsi
in
una
tentazione
.
Quanto
alla
padrona
di
casa
,
dovrà
imporre
silenzio
alla
delicatezza
de
'
suoi
gusti
,
oltraggiata
da
tanta
volgarità
,
e
non
dimostrare
menomamente
la
ripugnanza
che
prova
per
l
'
individuo
sconveniente
ed
esoso
,
salvo
ben
inteso
,
a
non
invitarlo
mai
più
.
Se
non
si
vuole
apprestare
nè
una
cena
,
nè
un
buffet
si
faranno
portare
in
giro
le
stesse
cose
che
si
offrirebbero
ad
una
semplice
serata
ripetendole
parecchie
volte
;
e
tra
l
'
una
e
l
'
altra
non
si
cesserà
di
far
offrire
acque
sciroppate
e
gelati
.
Per
chi
dà
un
ballo
,
è
un
'
indiscrezione
il
contare
sulla
compiacenza
dei
dilettanti
per
la
musica
.
Questa
parte
tanto
importante
d
'
una
festa
da
ballo
è
troppo
sovente
trascurata
dai
padroni
di
casa
.
Una
signora
che
voglia
fare
le
cose
bene
,
si
rivolgerà
al
suo
maestro
di
pianoforte
,
e
lo
pregherà
di
procurarle
dei
buoni
suonatori
.
E
li
accoglierà
con
quella
cordialità
con
cui
le
persone
educate
e
di
buon
gusto
accolgono
sempre
gli
artisti
.
Haydn
ha
suonato
tante
volte
per
far
danzare
;
e
che
povera
gente
anche
!
Una
signora
,
che
lo
avesse
trattato
con
alterezza
,
sarebbe
stata
ridotta
più
tardi
a
piangere
di
vergogna
.
Lesinare
sul
compenso
che
è
loro
dovuto
,
limitarne
i
rinfreschi
,
farli
cenare
alla
tavola
di
servizio
,
sono
volgarità
da
villani
rifatti
.
Debbono
avere
una
tavola
a
parte
ed
un
trattamento
uguale
a
quello
degli
invitati
.
Se
i
sonatori
fossero
i
maestri
della
padrona
di
casa
,
di
suo
marito
o
dei
suoi
figli
,
nulla
può
dispensarla
dal
farli
sedere
a
cena
alla
sua
stessa
tavola
e
dal
rivolger
loro
la
parola
spesso
durante
la
notte
.
La
padrona
di
casa
,
se
è
giovine
apre
il
ballo
con
una
quadriglia
,
nella
quale
deve
avere
in
faccia
suo
marito
.
Se
i
padroni
di
casa
non
ballano
,
scelgono
una
coppia
giovine
nella
loro
parentela
o
nei
più
intimi
amici
,
e
la
pregano
di
rappresentarli
.
Durante
il
ballo
la
padrona
di
casa
non
accetterà
mai
di
ballare
,
quando
rimangono
altre
ballerine
sedute
e
procurerà
di
mandar
loro
dei
ballerini
.
Non
occorre
dire
che
deve
incaricarsi
,
unitamente
a
suo
marito
,
delle
presentazioni
.
Il
dare
un
ballo
in
casa
propria
è
un
lungo
e
penoso
sacrifizio
.
È
vero
che
si
semina
per
raccogliere
.
Ma
la
seminagione
è
laboriosa
e
difficile
;
il
raccolto
incerto
,
e
non
sempre
proporzionato
a
quanto
è
costato
.
*
*
*
E
,
poichè
ci
siamo
,
parliamo
di
quel
raccolto
,
che
consiste
in
un
ricambio
d
'
inviti
,
ai
quali
,
s
'
accettino
o
no
,
si
risponde
sempre
con
una
carta
di
visita
unita
a
quella
del
marito
.
È
affatto
inutile
d
'
affrettarsi
per
giungere
ad
un
ballo
;
si
arriva
sempre
a
tempo
.
È
parimenti
superfluo
il
mostrarsi
impensierita
della
propria
abbigliatura
,
rialzare
lo
strascico
,
assicurarsi
tratto
tratto
se
i
gioielli
sono
al
loro
posto
.
Ogni
signora
procuri
di
esser
vestita
bene
e
solidamente
,
ed
alla
guardia
di
Dio
!
E
se
l
'
abito
si
lacera
,
passi
a
farlo
accomodare
,
senza
fermarsi
a
gemere
doglianze
ed
a
verificare
i
danni
.
E
se
un
vezzo
di
brillanti
si
spezza
lo
lasci
spezzare
,
e
riponga
la
parte
staccata
senza
altri
discorsi
.
Nulla
è
più
plateale
di
quella
continua
cura
dei
propri
averi
.
Una
vera
signora
deve
saperli
portare
con
nobile
indifferenza
.
Sarebbe
un
malcreato
chiunque
pregasse
una
signora
di
accordargli
un
ballo
,
senza
esserle
stato
presentato
,
ma
se
il
malcreato
ci
fosse
,
la
signora
dovrebbe
rifiutargli
il
favore
.
Volendo
passare
dalla
sala
da
ballo
al
buffet
bisogna
farsi
accompagnare
dal
proprio
marito
,
e
le
signore
vedove
e
nubili
ci
andranno
col
babbo
,
lo
zio
,
o
il
marito
della
signora
colla
quale
si
sono
accompagnate
.
Le
dimenticanze
,
i
doppi
impegni
di
balli
,
i
rifiuti
non
giustificati
,
le
preferenze
evidenti
,
tutto
quanto
può
far
nascere
quistioni
,
dissapori
o
commenti
,
è
sconvenientissimo
da
parte
d
'
una
signora
,
e
dà
una
idea
meschina
della
sua
educazione
.
Se
una
signora
che
non
ama
il
ballo
,
è
afflitta
dalla
disgrazia
suprema
d
'
un
marito
maniaco
per
la
danza
,
si
sacrifichi
a
Tersicore
,
e
balli
anche
lei
ad
ogni
costo
.
Il
più
grottesco
di
tutti
i
ridicoli
che
brulicano
sotto
il
sole
,
è
il
marito
danzante
d
'
una
signora
che
non
balla
.
In
Francia
nella
casa
in
cui
si
dà
un
ballo
si
usa
fermare
tutti
gli
orologi
.
Non
si
contano
le
ore
alla
gioia
.
Si
è
là
per
passare
il
tempo
allegramente
,
non
per
misurarlo
.
Questa
precauzione
non
serve
a
nulla
,
perchè
ogni
ballerino
ha
un
orologio
in
tasca
.
(
Ai
tempi
della
marchesa
Colombi
ne
avevano
due
)
.
Ma
.
è
un
pensiero
grazioso
.
*
*
*
In
teatro
una
signora
occupa
sempre
il
posto
d
'
onore
.
Se
sono
due
nello
stesso
palco
,
maritate
e
giovani
entrambe
,
cambieranno
posto
una
volta
durante
la
serata
,
non
di
più
.
Sono
le
provinciali
che
si
credono
in
obbligo
di
alternarsi
ad
ogni
atto
,
per
mutar
prospettiva
,
come
se
facessero
parte
dello
spettacolo
.
Le
signorine
di
provincia
non
crederebbero
d
'
esser
ben
equipaggiate
pel
teatro
,
se
non
si
munissero
di
un
mazzo
di
fiori
,
di
due
o
tre
cartocci
di
caramelle
,
d
'
una
scatola
di
pastiglie
di
menta
,
d
'
un
sacchetto
di
zuccherini
e
cioccolatta
,
come
se
partissero
per
un
lungo
viaggio
in
paesi
deserti
.
Nulla
di
tutto
codesto
.
Se
il
marito
,
un
parente
,
un
amico
intimo
,
ha
il
gentil
pensiero
d
'
offrire
qualche
fiore
o
qualche
dolce
ad
una
signora
,
li
accetterà
in
teatro
;
altrimenti
ne
faccia
a
meno
;
ma
non
arrivi
,
per
carità
,
colle
sue
provvigioni
da
bocca
come
un
soldato
al
bivacco
.
Ricevendo
visite
in
palco
,
la
signora
dovrà
salutare
,
sostenere
la
conversazione
durante
gli
intermezzi
,
e
frenarla
durante
la
rappresentazione
per
non
esporsi
alla
vergogna
di
farsi
zittire
.
Tutti
gli
uomini
educati
sanno
che
,
entrando
,
debbono
occupare
l
'
ultimo
posto
ed
avanzarsi
man
mano
,
per
diritto
d
'
anzianità
,
a
misura
che
un
primo
venuto
si
congeda
,
finchè
siano
giunti
a
tenere
alla
loro
volta
uno
dei
posti
accanto
alla
signora
.
Di
tutto
questo
lei
non
dovrà
occuparsi
affatto
.
Qualunque
sia
l
'
entusiasmo
che
le
ferve
nel
cuore
,
una
signora
non
applaude
mai
.
Le
dimostrazioni
opposte
non
sono
convenienti
neppure
per
gli
uomini
.
Davanti
ad
una
signora
poi
,
non
vi
potrebbe
essere
altri
che
un
mascalzone
capace
di
voler
fischiare
.
Ed
i
mascalzoni
non
vanno
nei
palchi
delle
signore
.
È
di
buon
gusto
il
non
uscir
mai
dal
teatro
in
un
momento
in
cui
lo
spettacolo
interessa
vivamente
il
pubblico
,
o
almeno
di
uscire
in
gran
silenzio
per
non
disturbare
lo
spettacolo
.
Quando
entrano
in
teatro
il
re
,
la
regina
o
altri
personaggi
della
casa
reale
,
anche
le
signore
si
alzano
e
rimangono
in
piedi
finchè
il
personaggio
illustre
è
seduto
.
Ai
concerti
,
ai
ritrovi
d
'
ogni
sorta
dove
la
famiglia
reale
siede
in
posti
speciali
,
chiunque
dovesse
passare
a
lato
delle
Loro
Altezze
dovrà
fermarsi
e
fare
un
inchino
.
Questo
si
deve
fare
anche
in
istrada
quando
passa
una
carrozza
di
corte
.
Agire
altrimenti
sarebbe
una
dimostrazione
ostile
.
*
*
*
Cessati
i
piaceri
della
città
,
chiusi
i
teatri
,
e
le
serate
divenute
tanto
brevi
che
non
c
'
è
più
tempo
alle
riunioni
,
una
signora
elegante
non
ha
altro
di
meglio
a
fare
che
ammalarsi
.
Oh
!
una
malattia
senza
gravità
,
che
non
ne
alteri
la
freschezza
,
che
non
la
obblighi
a
star
in
casa
,
nè
a
nessun
'
altra
privazione
.
*
Un
'
emicrania
periodica
,
che
verrebbe
ogni
otto
giorni
....
se
venisse
.
Un
prurito
nervoso
sotto
l
'
unghia
del
dito
mignolo
.
Un
'
avversione
pronunciatissima
a
tutti
i
colori
delle
tappezzerie
di
casa
.
Una
lieve
difficoltà
a
digerire
peperoni
crudi
e
corteccie
di
limone
.
Infine
una
malattia
comoda
purchessia
,
la
quale
porti
con
sè
la
certezza
che
la
sua
guarigione
sta
nelle
acque
del
tal
paese
,
o
nei
bagni
del
tal
altro
.
Naturalmente
,
la
civiltà
moderna
non
ammette
che
esista
sulla
terra
un
marito
così
barbaro
,
così
pelle
rossa
,
così
basci
bazouk
,
il
quale
rifiuti
di
sacrificare
tutti
i
suoi
risparmi
,
di
alienare
se
occorre
il
suo
patrimonio
,
d
'
impegnare
l
'
argenteria
di
casa
,
di
vendere
fin
i
ciondoli
del
suo
orologio
ed
i
suoi
sigari
d
'
avana
,
pur
di
ricuperare
la
salute
pericolante
di
sua
moglie
,
colla
cura
delle
acque
indicate
...
dalla
moda
.
Se
lui
non
può
accompagnarla
,
non
importa
.
Sua
moglie
è
pronta
a
sacrificarsi
.
Andrà
sola
.
Oh
le
mogli
sono
d
'
una
generosità
!
...
le
bagnature
sono
tutte
popolate
di
signore
senza
mariti
e
di
uomini
senza
signore
.
Appena
giunte
alle
bagnature
,
le
donnine
più
ammodo
aprono
una
nobile
gara
a
chi
riuscirà
meglio
a
farsi
prender
in
fallo
.
Abiti
stravaganti
;
cappellini
impossibili
;
acconciature
sguaiate
.
Tutte
approvano
il
canto
del
dott
.
Brown
,
la
marsigliese
delle
emancipatrici
:
"
Freedom
of
speech
from
what
we
think
,
And
freedom
too
in
dress
;
"
che
io
traduco
liberamente
:
"
Libero
il
dir
quanto
ci
passa
in
testa
,
Ed
alle
ortiche
la
toletta
onesta
!
"
Le
più
modeste
ladies
,
che
cadrebbero
coscienziosamente
svenute
se
il
loro
marito
osasse
chiamare
col
suo
vero
nome
quella
parte
del
loro
vestiario
che
loro
definiscono
pudicamente
gli
inesprimibili
,
non
esitano
a
mostrarsi
sulla
spiaggia
,
succintamente
vestite
di
inesprimibili
anche
loro
lasciando
all
'
estremità
delle
gambe
che
ne
sporgono
,
tutta
la
cura
di
predicare
la
rinuncia
al
mondo
ed
al
demonio
,
com
'
esse
hanno
rinunciato
alla
carne
.
E
si
scende
a
colazione
in
accappatoio
come
se
si
stesse
alla
sponda
,
o
come
direbbe
il
signor
Rigutini
,
nel
corsello
del
proprio
letto
.
E
,
con
quell
'
abito
svolazzante
ed
i
capelli
sciolti
,
si
siede
o
si
passeggia
flirteggiando
con
un
ignoto
qualunque
,
di
cui
è
molto
se
si
conosce
il
nome
ed
il
colore
dei
guanti
;
la
sera
si
scende
scollate
nelle
sale
di
compagnia
;
o
,
sole
,
sissignore
;
ai
bagni
è
permesso
.
Fanno
tutte
così
.
*
Sa
cantare
,
signora
?
*
Un
poco
.
*
Conosce
il
duetto
degli
Ugonotti
?
Di
'
che
m
'
aaami
diii
....
*
Sissignore
.
*
Vorrebbe
cantarlo
con
me
?
*
Chi
me
?
Lui
;
chiunque
;
non
importa
;
ai
bagni
si
parla
,
si
balla
,
si
canta
con
tutti
.
Freedom
of
speech
.
Che
meraviglia
poi
,
se
,
per
farsi
conoscere
meglio
,
quell
'
ignoto
s
'
affretta
a
dimostrare
di
che
misura
d
'
impertinenza
lo
ha
dotato
l
'
educazione
moderna
?
Eppure
se
la
cosa
viene
ad
orecchio
al
marito
,
dovrà
mettere
durlindana
al
vento
,
e
se
occorre
,
fare
col
proprio
sangue
la
quietanza
all
'
oltraggio
che
ha
ricevuto
sua
moglie
.
Ma
!
così
si
usa
.
Perchè
?
Per
evitare
il
ridicolo
?
Già
.
Però
dopo
il
duello
sarà
più
ridicolo
di
prima
.
Oh
!
la
libertà
delle
signore
,
che
vuole
le
sue
piccole
cospirazioni
,
che
suscita
i
suoi
piccoli
odii
,
ed
i
suoi
piccoli
amori
,
e
le
sue
guerre
in
diciottesimo
come
la
libertà
dei
popoli
,
piccolo
serpente
che
seduce
le
pronipoti
della
vecchia
Eva
!
Dov
'
è
la
Madonna
che
gli
schiacci
il
capo
?
Si
comportano
come
ho
accennato
più
sopra
,
mie
gentili
lettrici
,
quando
vanno
alle
bagnature
?
In
tal
caso
hanno
sbagliato
strada
.
Smettano
un
poco
il
rigore
delle
presentazioni
che
si
deve
serbare
in
città
,
se
sono
col
loro
marito
;
ma
se
sono
sole
,
richiedano
più
che
mai
quella
guarentigia
prima
di
entrare
in
relazione
con
chicchessia
.
Cerchino
di
giungere
con
una
lettera
pel
proprietario
dello
stabilimento
,
e
lui
avrà
di
presentar
loro
le
persone
di
cui
crederà
di
poter
rispondere
.
Cogli
ignoti
scambino
le
parole
di
stretta
cortesia
,
e
non
altro
.
Procurino
di
essere
sempre
in
tempo
alla
tavola
comune
,
per
evitare
ai
conoscenti
la
noia
di
aspettarle
e
se
tarda
una
signora
con
cui
hanno
stretta
relazione
e
che
ha
il
posto
vicino
a
loro
ed
è
solita
a
pranzare
discorrendo
insieme
come
fossero
in
casa
,
le
usino
la
cortesia
d
'
aspettarla
un
poco
.
Se
sono
ai
bagni
per
fare
una
cura
non
parlino
a
tavola
dei
loro
malanni
.
Vi
sono
persone
a
cui
i
discorsi
di
malinconie
tolgono
l
'
appetito
.
E
se
per
caso
è
un
altro
che
fa
la
descrizione
delle
proprie
sofferenze
,
non
se
ne
mostrino
disgustate
.
Appena
conoscono
qualche
signora
,
si
associno
con
lei
per
le
partite
di
piacere
,
le
passeggiate
,
le
chiacchiere
all
'
ombra
,
i
giuochi
.
E
non
vadan
mai
sole
passeggiando
fra
le
ombre
del
giardino
:
"
Ove
in
disparte
bisbigliando
errano
(
Nè
patto
umano
nè
destin
ferreo
L
'
un
dall
'
altro
divelle
)
I
poeti
e
le
belle
.
*
*
*
Dove
una
signora
può
veramente
permettersi
una
maggior
libertà
,
è
in
campagna
.
Prima
di
tutto
potrà
ricevere
degli
ospiti
per
un
tempo
più
o
meno
lungo
.
Sono
conoscenti
di
famiglia
,
e
per
essere
invitati
debbono
godere
un
certo
grado
d
'
intimità
.
Lei
sa
con
chi
tratta
,
ed
è
sicura
che
le
sue
parole
e
le
sue
azioni
non
possono
venir
interpretate
malignamente
.
I
vicini
di
villa
,
o
sono
proprietari
che
tutto
il
circondario
conosce
;
o
sono
inquilini
le
cui
informazioni
hanno
già
soddisfatto
il
proprietario
,
che
ha
creduto
di
potere
con
tutta
fiducia
affittar
loro
la
sua
villa
.
E
sono
istallati
là
per
un
certo
tempo
.
Non
sono
la
popolazione
nomade
dei
bagni
.
Si
può
aspettare
alcuni
giorni
,
osservare
le
loro
abitudini
,
prima
di
decidere
se
convenga
o
no
incontrarne
la
relazione
.
Ogni
villeggiante
è
tenuta
a
fare
una
visita
agli
ultimi
vicini
venuti
;
ben
inteso
quando
vi
sono
signore
.
Se
è
ricambiata
con
una
visita
entro
otto
giorni
,
vuol
dire
che
la
relazione
è
accettata
,
ed
allora
lei
ritorna
,
e
si
stabiliscono
quei
rapporti
frequenti
ed
amichevoli
che
sono
uno
dei
piaceri
della
campagna
.
Se
riceve
invece
una
carta
di
visita
,
deve
comprendere
che
i
nuovi
venuti
desiderano
viver
soli
,
ed
allora
li
lascia
in
pace
.
In
villa
si
hanno
maggiori
doveri
che
in
città
verso
i
visitatori
.
Non
basta
farli
sedere
,
metter
loro
uno
sgabello
sotto
i
piedi
se
sono
signore
,
ed
intrattenerli
a
discorrere
.
Bisogna
pensare
che
hanno
fatto
un
tratto
di
strada
in
campagna
col
caldo
e
la
polvere
,
che
forse
vengono
da
lontano
,
e
,
senza
spingere
le
cose
fino
a
far
loro
un
pediluvio
come
si
usava
nell
'
eccessiva
ospitalità
dei
patriarchi
,
bisognerà
offrir
qualche
cosa
da
bere
,
un
rinfresco
.
E
badino
,
signore
mie
,
a
non
interrogare
i
visitatori
prima
di
dare
quell
'
ordine
,
o
prima
di
mandare
in
giro
le
tazze
.
Il
domandare
:
"
Vogliono
bere
?
Prendono
qualche
cosa
?
"
è
come
obbligarli
a
dire
di
no
per
cerimonia
.
Mi
trovai
una
volta
con
una
brigata
numerosa
nella
villa
d
'
una
sposina
giovanissima
,
che
faceva
gli
onori
di
casa
con
tutta
l
'
inesperienza
de
'
suoi
sedici
anni
,
ed
un
po
'
di
mala
grazia
per
giunta
.
Aveva
fatto
posare
il
vassoio
col
ghiaccio
,
le
brocche
,
le
tazze
e
tutto
sopra
una
tavola
,
e
là
,
piantata
dinanzi
al
servizio
,
si
pose
a
fare
l
'
appello
come
un
ufficiale
alla
sua
compagnia
:
*
Signora
A
,
prende
caffè
?
La
signora
A
aveva
molta
sete
,
ma
per
complimento
dovette
dire
:
*
La
ringrazio
,
non
si
disturbi
.
*
Signora
B
?
*
No
davvero
,
la
prego
;
non
si
stia
ad
incomodare
.
E
così
giunse
all
'
ultima
persona
senza
immolare
all
'
ospitalità
neppure
una
goccia
di
quel
caffè
prezioso
,
ed
obbligandoci
a
ringraziarla
di
nulla
mentre
si
ripartiva
assetati
!
Quando
s
'
invita
un
ospite
,
è
di
buon
gusto
andarla
ad
incontrare
al
suo
arrivo
,
per
mostrargli
che
è
aspettato
con
impazienza
.
Se
vi
sono
altri
ospiti
in
casa
,
che
possano
associarsi
a
quella
passeggiata
,
la
padrona
di
casa
ne
farà
la
proposta
.
Se
invece
avesse
con
sè
persone
di
suggezione
o
attempate
non
le
lascerà
.
Procurerà
di
mandare
suo
marito
,
suo
figlio
,
una
sorella
maritata
,
qualcuno
della
famiglia
incontro
ai
nuovi
venuti
,
che
per
lo
più
scendendo
allo
scalo
hanno
bisogno
d
'
una
carrozza
o
d
'
una
guida
.
E
se
la
signora
fosse
sola
,
manderà
la
carrozza
,
se
l
'
ha
,
colla
propria
cameriera
:
oppure
un
servitore
a
piedi
,
ed
in
mancanza
d
'
ogni
altro
lusso
,
un
massaio
;
ed
appena
i
viaggiatori
giungeranno
in
vista
della
casa
,
correrà
ad
incontrarli
,
ed
addurrà
le
vere
cause
che
le
impedirono
di
andar
prima
e
più
lontano
,
e
se
ne
scuserà
.
Quando
avrà
offerti
agli
ospiti
tutti
quei
rinfreschi
di
cui
possono
aver
bisogno
dopo
il
viaggio
,
li
condurrà
nella
camera
che
avrà
destinata
per
loro
.
Ma
per
carità
non
trascini
una
persona
stanca
a
far
l
'
inventario
di
tutta
la
villa
;
è
un
complimento
opprimente
.
Più
tardi
,
il
domani
,
quando
il
suo
forastiero
sarà
riposato
,
avrà
tempo
a
veder
tutto
.
Ed
anche
allora
lasci
che
vada
da
sè
.
I
padroni
di
casa
sono
i
più
incomodi
e
gravosi
fra
i
ciceroni
.
Gli
altri
si
pagano
uno
scudo
,
e
si
acquista
il
diritto
di
bestemmiare
loro
sul
muso
magari
che
San
Pietro
in
Roma
è
una
chiesuola
da
villaggio
,
e
che
il
Mosè
di
Michelangelo
è
un
fantoccio
.
Per
quello
scudo
abdicano
ogni
suscettibilità
artistica
e
patriottica
.
Ma
ai
padroni
di
casa
si
deve
un
aggettivo
ammirativo
per
ogni
cosa
che
ci
mostrano
,
fortunati
ancora
noi
,
se
ci
fanno
grazia
del
superlativo
.
L
'
esposizione
della
casa
dev
'
essere
stupenda
e
saluberrima
.
I
quattro
punti
cardinali
hanno
fatto
delle
transazioni
colla
cosmografia
,
per
aggiustarsi
in
modo
che
quella
casa
potesse
goderli
tutti
:
*
È
solida
questa
costruzione
,
sebbene
sul
colle
.
Senta
che
saldezza
di
pavimenti
.
Faccia
un
salto
.
Così
.
Un
altro
!
*
Ed
il
padrone
di
casa
salta
lui
pel
primo
,
e
bisogna
saltare
,
e
trasecolare
per
meraviglia
di
non
avere
sfondata
la
casa
.
*
E
le
mie
cantine
!
Sono
fresche
come
ghiacciai
.
*
Sono
persuaso
....
si
capisce
dalla
posizione
....
dal
terreno
....
*
Ma
no
,
deve
vederle
.
Sentirà
che
freddo
.
C
'
è
da
pigliarsi
un
'
infreddatura
.
Il
signor
Tale
che
è
sceso
ieri
,
oggi
ha
una
tosse
!
...
ed
il
signor
Tal
altro
ha
sternutato
otto
volte
di
seguito
nell
'
entrarci
.
Il
meno
che
possa
fare
il
nuovo
venuto
è
di
sternutare
dieci
volte
per
cortesia
,
e
prendere
una
bronchite
.
*
Ed
i
cavoli
dell
'
orto
!
Una
meraviglia
!
*
Ed
i
peperoni
!
Un
prodigio
.
*
Per
i
fiori
:
*
bello
,
molto
bello
,
bellissimo
,
stupendo
!
...
guai
se
vengono
meno
gli
aggettivi
.
L
'
amor
proprio
del
padrone
di
casa
è
ferito
.
Doveva
essere
un
triste
ospite
Voltaire
,
il
quale
diceva
che
*
"
l
'
aggettivo
è
il
maggior
nemico
del
sostantivo
anche
quando
s
'
accordano
in
genere
,
numero
e
caso
...
"
Dunque
,
signore
mie
,
risparmino
ai
loro
invitati
la
via
crucis
del
loro
podere
.
Accordino
loro
la
massima
libertà
d
'
azione
.
Tocca
all
'
ospite
di
non
goderne
e
di
associarsi
completamente
alle
abitudini
della
famiglia
.
Se
per
caso
l
'
ospite
è
un
maestro
o
un
dilettante
di
musica
,
non
gli
addossino
l
'
incarico
di
divertire
e
far
danzare
tutto
il
vicinato
.
Se
è
un
pittore
,
non
lo
condannino
a
ritrattare
tutta
la
famiglia
,
dal
capo
di
casa
fino
al
gatto
.
Se
è
un
avvocato
non
lo
obblighino
a
dare
una
serie
di
consulti
legali
sui
fatti
loro
,
e
se
è
un
medico
non
lo
tormentino
coll
'
illiade
dei
loro
piccoli
e
grandi
malanni
.
L
'
ospite
è
un
amico
,
lo
trattino
come
amico
soltanto
,
ed
alla
sua
presenza
,
signore
massaie
,
lascino
andare
tutti
i
discorsi
d
'
economia
.
Sì
,
il
vitto
è
caro
;
la
carne
ha
un
prezzo
esagerato
;
e
le
frutta
poi
,
un
'
immoralità
.
È
verissimo
.
Tutto
questo
lo
diranno
al
loro
marito
,
lo
scriveranno
a
me
se
hanno
bisogno
di
sfogarsi
un
poco
.
Ma
per
chi
vive
in
casa
loro
,
capiranno
che
certi
calcoli
si
potrebbero
tradurre
in
volgare
:
*
Quanto
mi
costa
ospitarli
,
signori
miei
!
Mi
sono
debitori
di
tanto
e
tanto
....
e
poi
ancora
tanto
!
Quando
un
invitato
annuncia
che
vuol
partire
,
dev
'
essere
sempre
troppo
presto
per
la
padrona
di
casa
.
Le
sembra
che
sia
giunto
allora
!
Però
si
guarderà
bene
da
quelle
dimostrazioni
di
amicizia
imperiosa
ed
aggressiva
,
che
nasconde
le
valigie
,
manda
indietro
le
sfere
degli
orologi
,
fa
perdere
i
treni
,
violenta
gli
ospiti
in
ogni
maniera
,
e
li
obbliga
ad
una
lotta
corpo
a
corpo
per
ricuperare
la
loro
libertà
.
Lo
crederebbero
,
signore
mie
,
che
esistono
a
questo
mondo
,
a
questo
stesso
mondo
in
cui
vivono
loro
,
così
educate
e
gentili
,
certe
padrone
di
casa
che
quando
i
loro
invitati
hanno
voltate
le
spalle
domandano
alle
persone
di
servizio
quanto
hanno
dato
di
mancia
?
*
OOOh
!
!
!
Così
è
.
Loro
non
ne
conoscono
.
Io
neppure
,
se
Dio
vuole
.
Ma
se
mai
sentissero
dire
che
la
signora
Trestelle
,
o
Quattro
Asterischi
ha
questa
volgare
abitudine
,
facciano
in
modo
di
smarrire
questo
mio
volumetto
alla
porta
della
sua
casa
.
Per
quella
signora
là
soltanto
,
io
noto
qui
che
le
padrone
di
casa
debbono
astenersi
assolutamente
dall
'
entrare
in
certi
particolari
,
e
se
una
persona
di
servizio
troppo
famigliare
volesse
raccontarli
,
tocca
alla
signora
insegnarle
il
rispetto
che
le
deve
.
Sono
i
padroni
di
bottega
che
domandano
conto
delle
mancie
;
e
quelli
sono
giustificati
dalla
necessità
di
ripartirle
equamente
fra
i
loro
garzoni
.
*
*
*
A
misura
che
l
'
istruzione
delle
signore
si
raffina
,
la
loro
corrispondenza
si
fa
più
estesa
ed
importante
.
In
questo
anno
di
grazia
,
e
di
scuole
superiori
,
mille
ottocentonovantadue
,
sarebbe
ridicolo
che
io
mi
mettessi
ad
insegnare
alle
signore
come
si
scrivono
le
lettere
.
Ho
detto
su
questo
proposito
il
mio
parere
alle
signorine
e
basta
.
Ne
parlo
unicamente
per
la
parte
che
riguarda
le
convenienze
.
Una
signora
deve
avere
la
carta
colle
sue
cifre
,
e
la
corona
,
se
l
'
almanacco
di
Gota
non
ci
ha
nulla
in
contrario
.
La
forma
della
carta
è
soggetta
ai
capricci
della
moda
,
come
pure
il
colore
.
Costa
così
poco
l
'
uniformarvisi
,
ed
è
tanto
bello
il
vedere
che
tutto
quanto
parte
da
una
signora
è
grazioso
,
elegante
,
moderno
come
lei
,
che
non
esito
a
consigliarle
di
seguire
la
moda
se
possono
.
Ora
l
'
ultimissima
moda
è
d
'
avere
un
motto
latino
.
Da
tempi
immemorabili
questo
si
è
usato
da
qualcuno
.
Ma
ora
si
va
generalizzando
,
e
non
c
'
è
persona
raffinata
che
non
abbia
il
suo
motto
in
testa
alla
carta
da
lettere
.
È
un
uso
che
mi
sembra
buono
.
Per
un
sentimento
di
onestà
si
studia
un
motto
che
risponda
ad
un
nostro
principio
,
ad
una
nostra
passione
alta
e
nobile
;
ad
un
nostro
proposito
,
e
per
lo
stesso
sentimento
di
onestà
,
si
è
portati
a
non
ismentire
il
motto
colle
nostre
azioni
;
per
cui
è
quasi
un
impegno
che
ci
assumiamo
di
mettere
in
pratica
il
motto
adottato
.
Ma
,
badino
,
la
carta
colla
cifra
e
collo
stemma
o
col
motto
,
non
si
adopera
mai
per
mandar
commissioni
alla
sarta
,
alla
modista
,
al
mercante
,
al
calzolaio
.
Possono
figurarsi
,
un
calzolaio
,
che
riceve
una
lettera
precisamente
uguale
a
quella
che
manderebbero
alla
loro
più
intima
amica
?
Sarebbe
come
farlo
sedere
alla
loro
tavola
e
questo
non
si
usa
.
Il
più
democratico
dei
deputati
di
sinistra
,
un
arruffapopolo
addirittura
,
stringerà
la
mano
al
suo
portinaio
,
ma
non
trincherà
insieme
,
e
non
gli
farà
di
cappello
come
ad
un
ministro
.
La
corrispondenza
d
'
una
signora
è
più
estesa
che
quella
di
una
signorina
;
e
le
presenta
un
più
vasto
campo
per
far
apprezzare
il
suo
spirito
,
le
sue
osservazioni
,
la
sua
originalità
d
'
idee
;
bisogna
avere
,
come
ho
la
fortuna
d
'
avere
io
,
un
'
immensa
corrispondenza
colle
signore
,
per
farsi
un
'
idea
del
gusto
,
della
grazia
,
dell
'
eleganza
che
ci
mettono
.
Nella
loro
modestia
,
alcune
di
quelle
lettere
sono
piccoli
capolavori
.
Ed
i
pedanti
ed
i
puristi
vanno
dicendo
che
in
Italia
non
si
sa
scrivere
!
Chi
non
sa
scrivere
?
Loro
,
e
noi
,
letterati
e
letteratucoli
mi
metto
fra
questi
,
che
,
a
forza
di
studiare
parole
nei
vocabolari
,
perdiamo
il
filo
delle
idee
,
e
diventiamo
imbecilli
.
Ma
torniamo
a
bomba
,
come
dicono
i
letterati
.
Le
lettere
di
dovere
per
una
signora
si
suppliscono
,
volendo
,
con
una
carta
da
visita
.
E
di
queste
avrà
una
larga
distribuzione
da
fare
.
Avrà
cura
di
esserne
sempre
ben
provveduta
.
Al
capo
d
'
anno
,
dopo
aver
scritto
ai
parenti
ed
amici
lontani
e
visitate
personalmente
quelle
persone
,
verso
le
quali
i
riguardi
di
grado
sociale
e
d
'
età
non
le
permettono
di
disimpegnarsi
con
una
semplice
carta
,
manderà
la
carta
da
visita
alle
sue
conoscenti
.
Una
delle
sue
,
ed
una
del
marito
bastano
per
una
vedova
,
per
una
signora
sola
,
per
una
madre
con
una
o
più
signorine
.
Per
due
sorelle
o
due
cognate
,
vedove
o
attempate
entrambe
,
manderà
due
carte
proprie
e
due
del
marito
.
Ad
una
signora
maritata
manderà
una
carta
sua
e
due
del
marito
,
il
quale
deve
far
auguri
all
'
amica
della
moglie
,
ed
al
marito
di
lei
.
In
una
casa
in
cui
vi
fossero
oltre
al
marito
colla
moglie
(
i
figli
non
contano
)
,
un
suocero
,
una
suocera
,
una
cognata
,
ecc
.
,
la
signora
manderà
tante
carte
quante
sono
le
signore
in
famiglia
;
il
marito
tante
carte
quanto
sono
gli
uomini
,
più
una
per
la
padrona
di
casa
.
Dato
che
una
famiglia
sia
molto
numerosa
,
il
moltiplicare
esattamente
le
carte
di
visita
che
vi
si
devono
mandare
,
sarebbe
una
pedanteria
.
Allora
si
mandano
soltanto
ai
coniugi
che
sono
capi
di
casa
.
Ricevendo
un
annuncio
di
matrimonio
,
si
risponde
con
una
carta
dei
due
coniugi
ai
genitori
della
sposa
,
ed
una
pure
d
'
entrambi
,
ai
genitori
dello
sposo
.
Se
si
è
assistito
ad
un
matrimonio
,
subito
dopo
si
mandano
le
carte
da
visita
,
una
della
signora
e
due
del
marito
ai
nuovi
sposi
.
Ricevendo
l
'
annuncio
d
'
un
battesimo
o
d
'
una
morte
,
si
risponde
colle
proprie
carte
alla
famiglia
.
In
entrambi
i
casi
,
come
pure
per
nozze
,
molti
usano
le
lettere
P
.
C
.
Vuol
dire
ugualmente
per
condoglianza
,
e
per
congratulazione
.
Conosco
un
signore
che
le
ha
fatte
incidere
addirittura
sulle
sue
carte
.
Dice
che
sono
un
tesoro
quelle
due
iniziali
,
perchè
sanno
interpretare
tutti
i
sentimenti
.
Secondo
lui
,
in
caso
di
morte
,
i
superstiti
che
hanno
ereditato
non
mancano
mai
di
leggere
per
congratulazione
;
e
,
sempre
secondo
lui
,
gli
sposi
,
che
possono
averle
soltanto
tornando
dal
viaggio
,
leggono
quasi
sempre
per
condoglianza
.
Quando
si
ammala
una
persona
di
conoscenza
si
deve
subito
mandare
a
domandarne
nuove
;
e
la
prima
volta
la
persona
di
servizio
dovrà
presentarsi
con
carta
di
chi
la
manda
alla
quale
si
aggiungeranno
le
parole
:
"
Per
prender
nuove
"
o
le
iniziali
p
.
p
.
n
.
Questo
perchè
la
persona
di
servizio
sia
conosciuta
,
e
possa
essere
informata
ogni
giorno
.
All
'
annuncio
che
l
'
ammalato
entra
in
convalescenza
,
si
deve
mandargli
la
carta
"
Per
congratulazione
.
"
Se
,
come
si
usa
da
molti
,
la
famiglia
dell
'
ammalato
mette
nella
portineria
giornalmente
il
bollettino
del
medico
,
gli
amici
dovranno
passare
in
persona
almeno
ogni
tre
giorni
a
sottoscriversi
,
e
quando
non
vanno
,
mandare
una
persona
di
servizio
,
che
dovrà
sottoscrivere
:
"
per
il
signore
o
la
signora
tale
,
"
senz
'
altro
.
Il
convalescente
manderà
subito
a
tutti
quanti
si
sono
sottoscritti
,
o
hanno
mandato
a
prendere
nuove
,
la
sua
carta
colle
iniziali
p
.
r
.
,
ed
appena
potrà
uscire
,
dovrà
fare
una
visita
a
tutti
.
Trattandosi
di
un
personaggio
illustre
,
alla
cui
porta
,
in
caso
di
malattia
,
vanno
a
sottoscriversi
conoscenti
lontani
,
ammiratori
ignoti
,
basterà
la
carta
di
visita
;
ma
invece
delle
succinte
e
poco
cordiali
iniziali
p
r
dovrà
contenere
alcune
parole
di
ringraziamento
.
Se
s
'
è
avuta
una
disgrazia
in
famiglia
,
si
risponde
a
tutte
le
carte
da
visita
ricevute
con
le
carte
dei
capi
di
casa
,
o
quelle
della
vedova
su
cui
si
scrive
P
R
(
per
ringraziamento
)
salvo
a
ricevere
e
ricambiare
le
visite
di
condoglianza
dopo
quindici
giorni
almeno
.
Non
debbono
mai
essere
le
persone
dolenti
che
si
incaricano
personalmente
di
mandare
le
carte
.
Sarebbe
dimostrar
che
la
loro
afflizione
le
impensierisce
ben
poco
,
se
lascia
loro
testa
da
pensare
a
tanta
gente
.
Assentandosi
dal
paese
dove
si
abita
,
o
dove
s
'
è
passato
qualche
tempo
si
mandano
ai
conoscenti
le
carte
di
visita
colle
iniziali
p
p
c
(
per
prender
congedo
)
.
Tornando
dalla
campagna
o
da
un
viaggio
,
si
manda
la
carta
di
visita
senza
iniziali
.
In
questo
caso
aggiungere
quella
del
marito
sarebbe
ridicolo
,
perchè
la
carta
è
incaricata
di
dire
che
la
signora
è
pronta
a
ricevere
e
non
è
ammesso
che
un
uomo
possa
dare
la
stessa
nuova
,
senza
essere
un
principe
;
ed
i
principi
sono
dispensati
da
questa
formalità
verso
i
semplici
mortali
.
In
tutte
le
circostanze
una
signora
non
rende
mai
la
carta
ai
giovani
soli
,
a
meno
di
essere
francamente
vecchia
.
Ad
ogni
figlio
che
ha
perduto
il
padre
o
la
madre
,
anche
una
signora
giovine
manda
la
sua
carta
;
ma
dicono
i
galatei
francesi
,
vi
aggiunge
due
parole
di
condoglianza
.
Oh
Dio
!
Anche
in
quel
momento
solenne
si
diffida
di
lui
!
Potrebbe
abusare
della
carta
di
una
signora
!
Le
condoglianze
scritte
non
sono
condoglianze
,
sono
una
guarentigia
che
non
potrà
farsi
bello
di
quell
'
invio
,
senza
che
si
giustifichi
da
sè
stesso
con
quelle
parole
.
Oh
mondo
pessimista
!
Oh
mondo
pedante
!
Un
figlio
che
ha
perduta
sua
madre
!
Ma
inginocchiatevi
dinanzi
a
lui
per
consolarlo
.
È
per
la
sua
cara
morta
il
vostro
omaggio
;
e
egli
è
sacro
.
Non
dubitiamo
dell
'
amore
dei
figli
.
In
che
cosa
crederemo
più
,
allora
?
No
,
non
voglio
dubitarne
;
è
triste
il
pessimismo
e
spoetizza
il
cuore
.
Parliamo
d
'
altro
.
In
Francia
le
carte
di
visita
di
una
signora
non
portano
mai
il
suo
nome
di
battesimo
.
Si
usa
dire
la
signora
Emilio
di
Girardin
;
la
signora
Vittorio
,
e
la
signora
Carlo
Hugo
.
I
galatei
francesi
sono
in
ammirazione
dinanzi
a
questa
trovata
;
secondo
loro
è
l
'
ultima
espressione
del
decoro
,
perchè
il
nome
di
battesimo
di
una
signora
non
deve
esporsi
ad
esser
conosciuto
dai
profani
:
"
Non
debbono
saperlo
,
lessi
in
uno
di
quei
galatei
formalisti
,
che
il
marito
,
il
babbo
o
il
fratello
.
"
Confesso
d
'
aver
visto
in
Italia
,
scritte
in
italiano
,
alcune
carte
di
visita
con
quella
combinazione
bislacca
di
nome
maschile
e
titolo
femminile
.
Ma
se
Dio
vuole
non
è
ammesso
dai
nostri
costumi
.
È
un
oltraggio
al
buon
senso
,
ed
è
affatto
inutile
.
Che
torto
può
fare
ad
una
signora
che
si
sappia
il
suo
nome
?
Lucrezia
romana
la
moglie
modello
,
Susanna
tanto
casta
....
coi
vecchioni
,
la
vergine
Maria
,
hanno
serbata
una
riputazione
immacolata
,
malgrado
tanti
popoli
e
tante
generazioni
in
possesso
del
loro
nome
Ma
i
Francesi
non
ci
credono
;
e
per
dimostrare
il
loro
rispetto
a
Maria
,
sentono
il
bisogno
di
chiamarla
Notre
Dame
.
CAPITOLO
II
.
La
madre
.
Annuncio
della
nascita
d
'
un
bimbo
*
Battesimo
*
Ricevimento
*
Ai
pranzi
*
Presentazione
dei
bimbi
ai
conoscenti
*
Presentazioni
delle
figliole
in
società
*
Civiltà
verso
i
maestri
dei
figli
*
Verso
i
loro
amici
*
Lutto
*
Casi
riservati
.
"
Oggi
ci
è
nato
un
parvolo
Ci
fu
largito
un
figlio
..
"
Ed
ha
trovato
tutto
in
punto
per
l
'
inaugurazione
della
sua
vita
,
il
piccolo
amore
?
Non
vorrei
che
avesse
a
mancare
nè
un
nastrino
ad
una
cuffietta
,
nè
un
bottone
ad
un
bavaglino
.
Sarebbe
una
trascuratezza
da
parte
delle
mamme
,
alle
quali
il
Padre
Eterno
,
nella
sua
provvidenza
infinita
,
ha
lasciato
nove
mesi
di
tempo
per
la
cucitura
del
corredino
.
Gli
annunci
no
,
non
vanno
preparati
.
Quello
è
il
compito
del
babbo
.
Ma
lui
è
sempre
cosí
assorto
negli
affari
,
che
non
si
occupa
affatto
di
simili
formalità
;
e
,
giunto
il
momento
,
si
troverebbe
intricato
come
un
pulcino
nella
stoppa
,
se
la
sua
sposa
non
avesse
pensato
prima
ad
istruirlo
,
che
il
giorno
stesso
in
cui
la
gioia
della
paternità
fa
sussultare
il
suo
cuore
,
dovrà
informare
i
conoscenti
con
una
circolare
.
Altre
volte
agiva
per
conto
proprio
e
della
moglie
.
Erano
loro
che
comunicavano
la
nuova
della
nascita
del
loro
bimbo
.
Ma
ora
anche
i
bambini
s
'
emancipano
.
Sono
loro
che
annunciano
la
propria
venuta
in
hac
lacrymarum
valle
.
Il
babbo
non
è
che
il
loro
incaricato
di
affari
.
Provvede
i
cartoncini
lucidi
col
contorno
dorato
e
vi
fa
incidere
per
esempio
:
Guerrino
Meschino
saluta
col
suo
primo
vagito
gli
amici
della
mamma
e
del
babbo
.
Tal
paese
,
giorno
tale
,
anno
tale
,
ore
tante
.
oppure
:
Il
babbo
e
la
mamma
m
'
incaricano
di
dirle
,
signore
(
o
signora
)
,
ch
'
io
venni
al
mondo
ieri
,
ed
ho
bisogno
della
loro
amicizia
.
Guerrino
Meschino
,
e
la
data
.
Soltanto
alle
persone
che
si
vogliono
invitare
al
battesimo
si
manda
una
parola
d
'
invito
manoscritta
,
a
nome
del
babbo
e
della
mamma
.
Ma
prima
di
parlar
del
battesimo
,
mi
lascino
dire
,
signore
mie
,
che
dà
una
gran
buona
idea
dell
'
educazione
d
'
una
signora
,
l
'
udire
dalle
persone
che
ricevono
le
circolari
questi
commenti
:
*
Come
!
quella
signora
cuciva
un
corredino
?
Si
faceva
scorgere
così
poco
.
Non
ne
parlava
mai
.
Non
so
se
mi
spiego
,
e
non
vorrei
spiegarmi
troppo
in
questo
libro
.
Ma
debbono
comprendere
,
che
le
noie
ed
i
disturbi
che
accompagnano
le
fatiche
d
'
un
corredino
,
non
sono
argomento
interessante
nè
piacevole
in
compagnia
.
Debbono
tenerli
per
sè
,
come
un
ammalato
deve
serbare
a
sè
ed
al
suo
medico
le
geremiadi
delle
sue
sofferenze
.
Nulla
è
più
sconveniente
di
quelle
persone
sempre
discinte
,
sempre
sdraiate
,
che
intrattengono
tutti
delle
loro
nausee
,
delle
loro
piaghe
,
e
condannano
gli
amici
ed
i
figliuoli
degli
amici
,
a
certi
studi
fisiologici
o
patologici
,
non
compresi
nel
programma
della
loro
educazione
.
Quando
il
bambino
è
nato
bisogna
pensare
a
battezzarlo
.
Il
compare
e
la
comare
debbono
esser
stati
scelti
ed
avvertiti
da
un
pezzo
;
almeno
due
mesi
prima
.
È
un
incarico
che
impone
una
quantità
di
oneri
,
epperò
non
lo
si
deve
offrire
che
a
parenti
o
amici
intimi
,
di
quelli
che
si
può
essere
certi
che
lo
accetteranno
di
cuore
e
con
gioia
.
Bisogna
evitare
ugualmente
le
persone
d
'
una
ricchezza
troppo
superiore
a
quella
della
famiglia
del
bimbo
,
per
non
far
supporre
che
si
conti
sulle
loro
larghezze
;
e
quelle
troppo
ristrette
per
non
metterle
in
un
impegno
superiore
ai
loro
mezzi
.
*
*
*
Un
giovinotto
chiamato
una
volta
a
quella
cerimonia
,
mi
diceva
:
*
Ho
tanto
speso
perchè
quel
piccolo
monello
rinunciasse
alla
carne
,
che
mi
sono
ridotto
io
stesso
,
al
regime
dell
'
estratto
di
Liebig
.
Quando
però
una
persona
si
offre
di
fare
da
compare
o
da
comare
,
a
meno
d
'
aver
già
un
impegno
precedente
,
non
la
si
rifiuta
mai
.
Se
una
signora
,
pregata
di
far
da
comare
,
per
una
ragione
qualsiasi
,
non
può
accettare
;
deve
scusarsene
colla
massima
cortesia
,
esprimendo
i
motivi
del
rifiuto
,
in
modo
che
questo
non
si
possa
attribuire
a
cattiva
volontà
.
Per
lo
più
la
famiglia
del
nascituro
lascia
alla
comare
la
scelta
del
compare
.
Una
signorina
,
in
questo
caso
,
non
sceglie
mai
un
giovinotto
;
e
,
per
non
escludere
tutti
i
giovani
parenti
ed
amici
del
suo
futuro
figlioccio
,
rifiuterà
di
fare
quella
scelta
,
accettando
il
compare
che
la
famiglia
del
bambino
sceglierà
.
Le
signore
maritate
accetteranno
il
diritto
di
scelta
,
e
daranno
la
preferenza
a
quel
compare
che
potrà
,
a
loro
credere
,
essere
più
utile
al
bambino
,
e
più
accetto
ai
parenti
;
sempre
però
nella
cerchia
di
persone
che
le
verranno
indicate
come
disposte
ad
accettare
quell
'
incarico
.
La
comare
è
in
dovere
di
offrire
al
figlioccio
una
medaglia
d
'
oro
o
d
'
argento
,
con
un
bel
nastro
,
al
momento
del
battesimo
.
Dopo
tre
mesi
dovrà
regalargli
un
intero
costume
,
il
suo
primo
costume
da
passeggio
;
e
più
tardi
il
denteruolo
d
'
avorio
montato
in
argento
o
in
oro
,
col
nastro
per
portarlo
al
collo
.
Volendo
essere
più
generosa
,
potrà
,
alla
medaglia
,
offrire
anche
l
'
abito
da
battesimo
,
ed
il
guancialone
(
porte
enfant
.
)
Ma
questo
si
fa
soltanto
in
parentela
o
nella
massima
intimità
.
Ed
in
tal
caso
,
tutto
sarà
bianco
,
guarnito
con
nastri
color
di
rosa
per
una
bimba
,
azzurri
per
un
maschio
.
Non
essendo
in
molta
confidenza
,
e
volendo
abbondare
nei
doni
,
la
comare
darà
al
bambino
la
ciotola
d
'
argento
col
cucchiaino
e
la
sottocoppa
e
tutto
il
servizietto
delle
sue
pappe
future
.
La
comare
non
ha
obbligo
di
fare
doni
alla
partoriente
;
ma
,
ricevuta
la
nuova
del
parto
,
deve
mandarle
subito
un
mazzo
di
fiori
di
bulgaro
.
Il
compare
deve
regalare
alla
partoriente
una
coppa
colla
sottocoppa
ed
il
cucchiaio
,
ed
un
ovajolo
col
cucchiaino
da
ova
;
il
tutto
di
metallo
più
o
meno
prezioso
o
di
porcellana
,
a
seconda
dei
suoi
mezzi
e
della
sua
generosità
;
l
'
ovaiolo
sarà
con
vantaggio
mutato
in
un
intero
servizio
per
le
ova
.
In
parentela
e
nell
'
intimità
si
può
mutare
arbitrariamente
il
dono
,
tanto
più
se
si
tratta
d
'
una
madre
di
famiglia
,
che
ha
già
ricevute
tante
coppe
quante
sono
i
suoi
figli
,
e
non
può
essere
molto
contenta
di
veder
aumentarsi
quella
inutile
collezione
.
In
tal
caso
si
può
offrirle
una
cuffietta
di
trina
antica
o
moderna
,
per
le
visite
dei
quaranta
giorni
che
si
ricevono
in
cuffia
,
oppure
un
gioiello
colla
data
del
giorno
in
cui
è
nato
il
bimbo
.
In
alcuni
paesi
il
compare
fa
un
dono
alla
comare
,
ed
allora
la
comare
o
chi
per
lei
,
dà
un
pranzo
di
invito
in
onore
del
compare
,
e
questi
prende
posto
,
a
tavola
alla
destra
della
signora
o
della
signorina
,
che
gli
ha
fatto
l
'
onore
di
tenere
un
battesimo
con
lui
.
Il
dono
del
compare
deve
limitarsi
ad
una
confettiera
piena
di
dolci
,
che
può
essere
tanto
dì
cartone
e
raso
,
come
un
oggetto
d
'
arte
inapprezzabile
,
o
un
cofanetto
di
metallo
prezioso
,
ma
sempre
una
confettiera
.
Ad
un
battesimo
come
ad
un
matrimonio
una
signora
non
deve
mai
presentarsi
vestita
di
nero
,
si
diceva
fino
a
ieri
.
Da
oggi
la
moda
è
cambiata
;
ed
il
nero
è
quasi
il
colore
preferito
in
quelle
circostanze
.
La
durerà
questa
moda
?
Ne
dubito
.
Il
compare
,
uscendo
di
chiesa
,
dà
una
mancia
al
sagrestano
;
e
,
rientrando
in
casa
,
dice
qualche
parola
alla
nutrice
o
alla
bambinaia
raccomandandole
il
suo
figlioccio
,
e
le
pone
in
mano
un
dono
in
denaro
.
Lo
stesso
farà
colla
levatrice
.
Prima
della
cerimonia
,
compare
e
comare
debbono
imparar
bene
le
risposte
da
dare
al
sacerdote
,
le
formule
di
rinuncia
da
fare
in
nome
del
battezzato
,
gli
atti
di
rito
,
le
imposizioni
delle
mani
,
ecc
.
Sarebbe
scortese
verso
i
genitori
del
bambino
e
dimostrerebbe
di
prestarsi
di
mala
voglia
alla
cerimonia
chi
vi
andasse
senza
esservi
preparato
.
Generalmente
la
mamma
è
ammalata
quando
si
celebra
il
battesimo
,
per
cui
non
s
'
invitano
che
i
parenti
e
le
persone
di
grande
intimità
,
affine
di
evitare
i
rumori
che
le
riescirebbero
fatali
.
Se
il
battesimo
dev
'
essere
fatto
con
pompa
,
si
dà
l
'
acqua
al
bambino
,
e
si
differisce
la
cerimonia
fino
a
che
la
madre
sia
abbastanza
guarita
per
assistervi
.
Però
questo
non
si
fa
da
molti
.
Quelle
esistenze
pargolette
sono
così
fragili
,
che
difficilmente
una
mamma
si
mette
in
pericolo
di
veder
morire
il
suo
bambolìno
senza
battesimo
,
sebbene
alla
crudeltà
del
limbo
le
mamme
non
ci
credano
,
e
si
tengano
sicure
,
che
tutte
le
porte
del
paradiso
si
spalancherebbero
dinanzi
al
piccolo
innocente
,
per
lasciarvelo
svolazzare
nella
forma
idealmente
pura
d
'
una
testina
alata
.
La
mamma
non
è
obbligata
a
ricevere
il
compare
in
camera
finchè
sta
a
letto
.
Se
crede
però
di
farlo
nessun
riguardo
di
convenienza
vi
si
oppone
.
Ad
ogni
modo
sarà
il
solo
uomo
che
godrà
un
tale
privilegio
,
al
quale
la
comare
ha
diritto
.
Dopo
il
battesimo
,
il
padre
del
bambino
offrirà
un
rinfresco
al
compare
,
alla
comare
ed
agli
invitati
.
In
alcuni
paesi
si
suol
dare
un
pranzo
;
ma
da
noi
non
si
usa
prolungare
dei
complimenti
,
che
terrebbero
il
marito
lontano
dalla
moglie
in
momenti
,
in
cui
sentono
più
che
mai
l
'
uno
e
l
'
altra
il
bisogno
di
stare
uniti
,
di
comunicarsi
le
impressioni
di
quel
nuovo
amore
,
che
è
venuto
a
vincolare
maggiormente
le
loro
esistenze
.
Oltre
alle
carte
di
visita
in
risposta
all
'
annunzio
,
la
mamma
riceverà
una
visita
dalle
persone
più
intime
,
fra
quelle
a
cui
ha
comunicata
la
felice
novella
.
Se
la
sua
salute
glielo
permette
comincierà
a
ricevere
dopo
tre
settimane
dalla
nascita
del
bambino
.
Non
in
sala
però
,
ma
in
camera
da
letto
,
o
in
un
salottino
accanto
.
La
mamma
deve
avere
un
abito
sciolto
ad
accappatoio
,
ed
una
cuffietta
.
Nella
sua
abbigliatura
deve
dominare
l
'
azzurro
se
il
piccolo
angelo
che
dorme
accanto
a
lei
è
un
bambino
;
il
roseo
,
se
è
una
bambina
.
Il
personaggio
minuscolo
dovrà
essere
in
ordine
per
venir
presentato
alle
visitatrici
.
Lui
però
non
dovrà
darsene
pensiero
,
nè
prendersi
disturbo
di
sorta
.
Basta
che
,
steso
tra
i
merletti
della
sua
culla
,
si
degni
di
lasciarsi
ammirare
;
del
resto
può
gridare
,
dormire
,
e
fare
il
suo
comodo
in
tutta
l
'
estensione
del
termine
.
La
prima
visita
della
mamma
,
dopo
essere
stata
in
chiesa
a
rientrare
in
santo
,
dev
'
essere
per
la
comare
.
In
seguito
andrà
da
tutte
le
persone
che
sono
state
a
vederla
.
E
,
più
tardi
,
quando
il
bambino
comincerà
ad
uscire
,
dovrà
andare
con
lui
portato
dalla
nutrice
o
dalla
bambinaia
,
da
tutte
le
persone
che
hanno
salutato
con
una
visita
la
sua
venuta
nel
mondo
.
Per
riguardo
al
bambino
,
a
cui
si
debbono
evitare
gli
urti
dei
passeggieri
affrettati
,
la
signora
,
andando
a
piedi
in
istrada
,
cederà
sempre
la
destra
alla
persona
che
porta
il
suo
tesoro
.
*
*
*
Ed
il
bimbo
cresce
;
comincia
a
balbettare
;
ed
è
una
delizia
averlo
a
tavola
dove
mangia
un
po
'
di
tutto
,
e
discorre
....
E
tuttavia
se
si
hanno
persone
a
pranzo
che
non
siano
di
grande
intimità
,
mi
duole
il
dirlo
,
e
confesso
che
mi
duole
anche
il
vederlo
fare
,
non
l
'
approvo
,
ma
tuttavia
è
un
fatto
che
i
bimbi
non
si
mettono
a
tavola
.
Che
farci
?
Vi
sono
persone
intolleranti
,
a
cui
tutto
dà
fastidio
.
Un
bambino
durante
un
pranzo
,
fa
cadere
almeno
una
dozzina
di
volte
il
cucchiaino
,
il
pane
,
e
tutto
quello
che
ha
intorno
.
Vuol
pigliare
il
bicchiere
e
la
sua
manina
,
piccina
,
unta
,
inesperta
,
lo
lascia
scivolare
sulla
tovaglia
.
Se
qualche
cosa
gli
dà
noia
,
piange
.
Se
è
di
buon
umore
,
si
mette
a
galloriare
rumorosamente
,
senza
curarsi
d
'
interrompere
i
discorsi
;
anzi
,
più
la
conversazione
è
animata
più
grida
anche
lui
.
Per
me
,
tutte
queste
sono
delizie
,
e
non
pranzo
mai
tanto
bene
,
come
quando
vedo
la
tavola
contornata
di
testine
bionde
.
Ma
pare
che
sia
una
manìa
speciale
a
me
sola
,
o
a
ben
pochi
.
La
generalità
trova
che
i
bambini
disturbano
,
e
la
convenienza
vuole
che
non
si
mettano
a
tavola
se
non
si
è
in
famiglia
o
nella
massima
confidenza
;
e
così
sia
!
Si
fanno
però
entrare
alle
frutta
.
*
*
*
Ho
la
disgrazia
di
conoscere
una
signora
che
ha
sette
figli
.
La
maggiore
è
una
bimba
di
tredici
anni
;
il
più
piccino
è
un
baby
di
tre
anni
e
mezzo
.
La
natura
ha
data
a
tutta
quella
cara
marmaglia
una
memoria
straordinaria
,
per
la
massima
afflizione
degli
amici
di
casa
.
Si
esce
col
proposito
di
fare
almeno
quattro
visite
.
Ma
è
sabato
.
La
signora
Feconda
riceve
.
Si
sale
prima
da
lei
.
Dopo
un
quarto
d
'
ora
si
vorrebbe
congedarsi
.
*
No
;
aspetti
un
momento
.
Le
faccio
vedere
Lotto
(
Carlo
,
Carlotto
,
Lotto
)
e
Vevè
(
Vincenzo
,
derivazione
inesplicabile
)
che
non
sono
a
scuola
.
I
due
signorini
entrano
invariabilmente
col
naso
sporco
.
*
Salutate
la
signora
.
Come
si
dice
?
Buongiorno
,
ma
non
basta
,
Cosa
si
fa
?
Si
dà
un
bacio
alla
signora
.
La
signora
esita
un
momento
.
La
mamma
se
ne
accorge
.
*
Oh
ma
che
naso
avete
!
e
colla
sua
pezzuola
fa
la
pulizia
di
tutti
i
piccoli
nasi
,
e
non
transige
sul
bacio
.
*
Ed
ora
fatele
sentire
una
poesia
.
Prima
tu
,
Lotto
.
*
No
,
*
Sì
.
*
No
....
*
Dilla
,
e
la
signora
ti
dà
la
chicca
.
La
signora
non
ha
chicche
e
resta
mortificata
.
Intanto
tornano
gli
altri
cinque
figli
dalla
scuola
.
Un
bis
di
presentazioni
,
di
saluti
,
di
pulitura
di
nasi
;
e
poi
la
mamma
in
possesso
di
tutta
la
compagnia
,
dispone
le
cose
in
modo
,
che
,
col
buon
esempio
dei
grandi
destando
l
'
emulazione
nei
piccini
,
riesce
a
far
udire
,
alla
visitatrice
tutto
il
repertorio
delle
poesie
,
da
Lotto
che
diverte
balbettando
in
francese
:
"
Je
suis
un
enfant
gâté
De
jolie
figure
.
"
fino
alla
primogenita
,
che
fa
addormentare
recitando
tutta
la
Passione
di
Manzoni
,
di
cui
non
capisce
il
gran
nulla
.
Intanto
sono
le
cinque
;
le
altre
visite
sono
andate
a
monte
e
la
visitatrice
deve
ancora
leticare
colla
signora
Feconda
,
la
quale
vorrebbe
farle
sentire
che
la
signorina
dice
il
Natale
ancora
meglio
che
la
Passione
e
poi
eseguisce
una
sonata
....
e
che
Vevè
,
oltre
all
'
Ode
all
'
Italia
di
Leopardi
,
che
ha
declamata
,
sa
tutta
La
Charité
di
Victor
Hugo
in
francese
.
E
la
lascia
partire
a
stento
promettendo
però
di
renderle
visita
accompagnata
da
tutta
la
sua
dotta
prole
,
per
darle
una
rappresentazione
a
domicilio
.
Ah
signore
mamme
!
Lo
sanno
pure
quanto
noi
siamo
di
difficile
contentatura
in
fatto
di
recitazione
!
Io
confesso
che
,
prima
di
decidere
se
prenderò
l
'
abbonamento
al
Manzoni
ho
bisogno
di
sapere
chi
sono
tutti
gli
artisti
della
compagnia
....
Si
figurino
se
posso
divertirmi
alle
declamazioni
delle
loro
piccole
gioie
!
Udrò
sempre
volentieri
l
'
enfant
gâté
de
jolie
figure
a
dirmi
:
"
J
'
aime
les
petits
pâtés
et
les
confitures
,
Si
vous
voulez
m
'
en
donner
Je
saurai
bien
les
manger
.
"
Ma
,
lo
ripeto
,
io
faccio
eccezione
per
la
passione
che
ebbi
sempre
pei
bambini
.
Stiano
certi
che
alla
generalità
i
loro
bimbi
saranno
tanto
più
accetti
e
simpatici
quanto
meno
reciteranno
,
e
quanto
più
brevi
saranno
le
loro
permanenze
in
salotto
.
Da
qualche
tempo
gl
'
italiani
si
sono
accorti
che
la
nostra
lingua
è
bella
,
armoniosa
e
ricca
,
e
sopratutto
che
è
la
nostra
lingua
,
e
prima
di
guastare
la
pronunzia
dei
bambini
avvezzandoli
alle
lingue
straniere
,
li
avvezzano
a
parlar
bene
l
'
italiano
.
È
un
uso
da
raccomandarsi
caldamente
.
Come
pure
è
da
raccomandare
che
non
si
facciano
parlare
ai
figlioli
le
lingue
straniere
che
sanno
o
che
imparano
,
quando
sono
presenti
persone
estranee
alla
famiglia
.
Oltre
ad
essere
un
'
affettazione
vana
,
può
anche
darsi
il
caso
che
metta
nell
'
imbarazzo
un
fior
di
galantuomo
che
senza
valer
meno
di
nessuno
per
intelligenza
,
non
ha
imparate
le
lingue
straniere
.
*
*
*
Ed
ora
le
loro
bimbe
si
sono
fatte
grandi
.
Sono
signorine
.
Bisogna
aver
pazienza
,
signore
mamme
,
e
cangiar
modo
di
vivere
.
L
'
abbonamento
alla
commedia
bisogna
lasciarlo
,
le
signorine
non
vanno
alla
commedia
,
ed
una
mamma
per
bene
,
non
le
lascia
sole
tutta
la
serata
in
casa
per
andarci
lei
.
Può
condurla
al
pattinaggio
,
al
gioco
del
lawn
-
tennis
,
all
'
opera
;
ai
balli
di
famiglia
,
e
dopo
i
sedici
anni
,
anche
ai
grandi
balli
.
*
Ma
,
*
scusino
,
mi
rincresce
dirlo
,
so
che
è
un
sacrifizio
;
*
tuttavia
....
che
farci
.
Una
mamma
che
accompagna
una
signorina
non
deve
nè
ballare
,
nè
pattinare
,
nè
giocare
al
lawn
tennis
.
*
Quando
è
decrepita
forse
?
Nossignora
,
anche
quando
non
lo
è
.
*
Ma
io
sono
tutt
'
altro
che
vecchia
....
*
Lo
so
,
si
figuri
!
Chi
mai
è
vecchio
a
questo
mondo
?
Ma
lei
accompagna
una
signorina
....
*
Ma
io
non
ho
che
trentanove
anni
,
undici
mesi
e
ventinove
giorni
.
*
Ma
accompagna
....
*
Una
signorina
,
ho
capito
;
ma
,
dacchè
son
giovine
anch
'
io
....
*
Ma
!
Del
resto
possono
ballare
,
se
vogliono
,
e
giocare
e
pattinare
.
Chiunque
possiede
due
gambe
,
e
due
braccia
,
può
fare
tutte
queste
cose
.
Ma
allora
non
mi
domandino
se
è
conveniente
.
Altrimenti
sono
costretta
a
dire
di
no
.
Una
signora
che
accompagna
una
signorina
non
deve
prendere
parte
attiva
ai
divertimenti
giovanili
ai
quali
prende
parte
sua
figlia
;
eccettuato
alle
commedie
da
salotto
ed
ai
concerti
se
sa
di
musica
perchè
l
'
arte
è
di
tutte
le
età
.
*
*
*
I
maestri
a
cui
una
madre
affida
l
'
istruzione
ed
in
parte
l
'
educazione
dei
suoi
figli
,
debbono
godere
tutta
la
sua
stima
e
la
sua
fiducia
.
Dovrà
dunque
accompagnare
in
persona
per
la
prima
volta
i
fanciulli
alla
scuola
,
ed
in
seguito
fare
ai
maestri
quelle
visite
di
dovere
,
che
fa
ai
vecchi
parenti
ed
ai
superiori
.
Se
i
professori
dei
figli
sono
giovani
e
la
madre
pure
è
ancora
giovine
,
supplirà
alle
visite
di
dovere
che
non
può
fare
,
invitandoli
alle
sue
riunioni
.
Molte
signore
,
che
sono
pure
educate
e
gentili
,
hanno
l
'
imprudenza
d
'
incaricare
i
loro
bambini
stessi
di
presentare
ai
maestri
i
doni
che
vogliono
offrir
loro
in
segno
di
riconoscenza
,
al
capo
d
'
anno
o
al
finire
delle
scuole
.
Ed
i
bambini
ne
fanno
un
mondo
di
piccoli
pettegolezzi
.
*
Tu
cos
'
hai
portato
alla
maestra
?
*
Un
ventaglio
d
'
avorio
.
E
tu
?
*
Oh
,
io
le
ho
dato
un
braccialetto
;
costa
tanto
.
*
Io
l
'
orologio
colla
catena
.
Coi
maestri
bisogna
esser
generosi
se
si
vogliono
avere
i
premi
.
L
'
ha
detto
la
mia
mamma
.
Quante
cose
dicono
le
mamme
che
farebbero
assai
meglio
a
tenere
per
sè
!
Che
i
bambini
non
odano
mai
discorrere
dell
'
onorario
dei
maestri
,
del
prezzo
delle
lezioni
,
Se
v
'
ha
un
punto
su
cui
sono
inclinata
a
convenire
con
Rousseau
,
nella
sua
idea
che
l
'
uomo
nasce
con
tutti
gli
istinti
buoni
,
e
la
società
lo
corrompe
,
è
l
'
apprezzamento
del
denaro
.
Non
so
se
tutti
i
bambini
siano
come
eravamo
le
mie
compagne
ed
io
.
Ma
noi
mentre
nutrivamo
un
'
ammirazione
stupida
per
la
ricchezza
,
come
idea
astratta
e
nelle
sue
manifestazioni
di
lusso
,
avevamo
una
specie
di
ribrezzo
pel
denaro
.
Ci
umiliava
come
un
errore
,
ci
faceva
arrossire
come
una
vergogna
.
Una
volta
andai
con
altre
fanciulle
della
mia
età
,
ad
un
breve
corso
di
lezioni
di
rammendo
.
Erano
otto
lezioni
.
All
'
ultima
la
mia
mamma
,
che
era
sofferente
e
non
poteva
uscire
,
mi
diede
i
denari
da
consegnare
alla
maestra
.
Le
mamme
delle
mie
compagne
avevano
fatto
lo
stesso
colle
loro
figlie
.
Quella
maestra
nomade
,
uccello
di
passaggio
,
autorizzava
forse
ai
loro
occhi
un
tratto
meno
delicato
.
Noi
ci
consultammo
prima
della
lezione
:
*
Tu
come
fai
?
Osi
darle
il
denaro
in
mano
?
*
Io
no
,
non
oso
.
*
E
neppur
io
.
E
neppur
io
.
Ci
sembrava
di
avvilirla
.
Come
fare
?
La
maestra
aveva
una
piccola
scrivania
.
*
Se
mettessimo
il
denaro
qui
dentro
?
dissi
io
.
Lo
troverebbe
da
sè
e
noi
non
s
'
avrebbe
la
vergogna
di
darglielo
.
Tutte
d
'
accordo
mettemmo
i
quattrini
sotto
la
ribalta
della
scrivania
e
non
ci
pensammo
più
.
Due
giorni
dopo
la
maestra
,
che
doveva
partire
,
mandò
a
tutti
i
nostri
parenti
la
carta
di
visita
pregandoli
a
voler
saldare
la
loro
piccola
partita
.
*
Cos
'
era
stato
?
Cos
'
era
avvenuto
dei
denari
?
Come
!
Li
avevamo
messi
là
,
in
un
luogo
aperto
?
Alla
guardia
di
Dio
?
E
si
era
figurato
tutti
male
presso
quella
maestra
,
che
aveva
dovuto
domandare
il
suo
compenso
....
Grande
agitazione
nelle
famiglie
.
Il
fatto
era
che
la
maestra
aveva
fatto
imballare
la
scrivania
senza
sollevarne
la
ribalta
,
ed
i
quattrini
dormivano
là
dentro
al
sicuro
d
'
ogni
pericolo
.
Ma
a
noi
fece
un
'
impressione
punto
poetica
,
il
vedere
genitori
e
maestra
,
in
tanta
agitazione
per
quella
miserabile
questione
di
dare
e
d
'
avere
.
E
,
sopportando
i
loro
rimproveri
,
avevamo
un
'
idea
vaga
che
vi
fosse
più
nobiltà
nella
nostra
sprezzante
noncuranza
,
che
nella
loro
esattezza
.
I
fanciulli
non
possono
farsi
un
'
idea
delle
necessità
materiali
dei
maestri
,
che
vedono
vestire
e
trattarsi
come
i
loro
parenti
.
E
,
se
quell
'
idea
se
la
facessero
,
il
prestigio
dei
maestri
sarebbe
distrutto
.
Tocca
alle
mamme
il
conservarlo
intatto
non
immischiando
mai
i
loro
figli
nei
rapporti
d
'
interesse
coi
loro
superiori
.
Se
i
figlioli
sono
in
collegio
fuori
di
paese
,
la
mamma
supplirà
con
lettere
e
carte
da
visita
alle
cortesie
che
dovrebbe
fare
personalmente
ai
maestri
.
Le
lettere
dirette
ai
figli
ed
ai
maestri
non
dovranno
mai
essere
chiuse
nella
stessa
busta
;
e
scrivendo
ai
fanciulli
non
si
accennerà
mai
ai
doni
che
si
possono
aver
fatti
ai
loro
superiori
.
Oltre
l
'
educazione
della
scuola
e
del
collegio
,
le
signorine
hanno
le
lezioni
di
musica
,
di
disegno
,
di
lingue
straniere
,
che
prendono
a
domicilio
,
e
continuano
fino
a
tempo
indeterminato
.
Molte
signore
,
che
escluderebbero
con
orrore
dall
'
amicizia
delle
loro
figliole
una
signorina
,
di
cui
si
dicesse
che
riceve
visite
di
uomini
quando
sua
madre
non
è
in
casa
,
lasciano
poi
quelle
figliuole
impeccabili
,
sole
durante
un
'
ora
col
maestro
di
pianoforte
e
di
lingua
inglese
.
È
troppo
spingere
la
fiducia
ed
il
rispetto
,
signore
mie
.
I
maestri
sono
uomini
come
gli
altri
,
ed
una
madre
per
bene
non
deve
mai
mancare
di
assistere
alle
lezioni
delle
sue
figlie
.
Se
è
occupata
,
se
ha
una
visita
,
si
fa
supplire
all
'
assistenza
della
lezione
,
o
la
differisce
.
*
*
*
Nei
collegi
si
fanno
le
conoscenze
senza
tante
formalità
,
per
cui
accade
spesso
che
due
giovinetti
o
due
giovinette
stringano
una
relazione
intima
sebbene
le
loro
famiglie
non
si
conoscano
.
In
tal
caso
,
quando
i
ragazzi
escono
di
collegio
,
prese
le
debite
informazioni
,
toccherà
alla
madre
più
attempata
,
o
a
quella
che
occupa
una
situazione
più
elevata
,
a
fare
il
primo
passo
,
mandando
la
carta
di
visita
con
qualche
parola
d
'
invito
all
'
altra
mamma
,
la
quale
risponderà
subito
con
una
visita
;
non
mai
con
una
carta
.
Se
una
signora
invita
delle
signorine
a
passar
qualche
tempo
in
casa
sua
,
dovrà
esercitare
su
di
loro
la
stessa
sorveglianza
che
esercita
sulle
sue
figlie
:
assistere
alle
loro
lezioni
,
accompagnarle
;
e
se
ha
dei
figli
grandi
,
vigilarne
il
contegno
rigorosamente
,
in
modo
che
le
ospiti
non
abbiano
a
trovarsi
,
neppur
un
momento
,
in
una
falsa
situazione
.
La
regola
più
sicura
e
migliore
è
di
non
offrire
ospitalità
a
signorine
quando
si
hanno
in
casa
giovinotti
,
e
di
non
offrire
ospitalità
a
giovinotti
quando
si
hanno
in
casa
signorine
.
Se
poi
è
sua
figlia
che
accetta
l
'
ospitalità
in
casa
altrui
,
la
mamma
deve
provvederla
di
denaro
,
perchè
possa
largheggiare
di
mance
colle
persone
di
servizio
.
Su
questo
punto
,
nessuna
economia
.
Non
dimenticherò
mai
un
signore
molto
ricco
,
il
quale
venne
a
passare
dieci
giorni
in
una
villa
dove
ero
ospite
anch
'
io
.
Nel
partire
avvertì
pomposamente
la
cameriera
,
in
modo
che
tutti
potessero
udire
,
che
aveva
lasciato
in
camera
qualche
cosa
per
lei
.
Ed
infatti
trovò
venti
centesimi
accuratamente
avvolti
in
una
carta
.
La
padrona
di
casa
era
una
persona
educatissima
,
che
non
si
sarebbe
mai
immischiata
di
certi
particolari
.
Ma
quella
volta
non
seppe
resistere
.
Quando
la
cameriera
,
sicura
del
successo
,
osò
venire
nel
salotto
,
dove
stavamo
lavorando
,
a
dirci
quella
novella
,
vi
fu
uno
scoppio
d
'
ilarità
spontanea
e
generale
,
in
barba
alle
convenienze
.
Quell
'
ospite
aveva
fatto
il
primo
passo
,
e
le
sconvenienze
sono
come
le
ciliege
,
una
tira
l
'
altra
,
e
non
si
sa
più
dove
si
va
a
finire
.
*
*
*
"
Otez
de
la
vie
le
c
ur
qui
vous
aime
,
qu
'
en
reste
t
il
?
"
Cosa
ci
resta
,
mie
signore
,
quando
si
perde
lo
sposo
a
cui
eravamo
unite
per
la
vita
,
i
genitori
che
furono
il
primo
dei
nostri
amori
,
i
figli
che
furono
l
'
ultimo
?
Cosa
ci
resta
?
Nulla
.
Il
dolore
e
null
'
altro
.
Eppure
si
lesina
il
tempo
al
lutto
dei
più
prossimi
,
de
'
più
cari
.
Il
lutto
che
si
usa
da
noi
è
scarso
.
Una
vedova
,
un
vedovo
,
parlo
della
Lombardia
,
portano
il
lutto
un
anno
.
Un
anno
!
Tutti
gli
anni
del
nostro
avvenire
che
avevamo
promessi
,
giurati
ad
uno
sposo
,
glieli
ritogliamo
,
perchè
la
sventura
l
'
ha
colpito
,
perchè
non
è
più
a
pagarceli
con
altrettanto
del
suo
tempo
,
del
suo
amore
.
Un
anno
solo
!
e
dopo
un
anno
le
vedove
possono
danzare
,
i
vedovi
possono
vestire
la
casacca
d
'
arlecchino
.
Chi
muor
muore
,
e
chi
vive
si
fa
cuore
.
Oh
!
chi
mi
rende
l
'
eroica
poesia
del
rogo
,
e
le
vedove
entusiaste
che
si
bruciano
sul
cadavere
del
marito
?
A
patto
ben
inteso
,
che
i
vedovi
si
brucino
un
pochino
anche
loro
sul
rogo
delle
mogli
.
Ma
per
tornare
alle
convenienze
sociali
,
le
vedove
che
non
desiderano
di
bruciarsi
,
possono
farne
a
meno
senza
mancare
di
civiltà
.
E
,
quanto
al
lutto
,
possono
uniformarsi
agli
usi
del
paese
dove
vivono
.
Sono
libere
però
di
prolungarlo
,
non
di
abbreviarlo
.
In
Francia
,
ed
anche
in
Piemonte
,
il
lutto
da
vedova
è
di
due
anni
.
Il
primo
anno
tutto
in
lana
nero
,
con
gran
velo
vedovile
che
copre
quasi
tutta
la
persona
.
È
sempre
il
costume
del
rogo
;
nobile
,
pittoresco
,
solenne
,
senza
gale
,
senza
vetro
nero
lucente
;
la
tetra
divisa
del
dolore
.
È
così
ch
'
io
comprendo
la
sposa
d
'
un
morto
.
Ma
il
secondo
anno
,
anche
in
Francia
e
dappertutto
,
comincia
un
crescendo
di
luce
,
di
tinte
:
il
velo
scompare
,
le
gramaglie
cedono
il
posto
alla
faglia
di
Lione
,
al
taffetà
di
Napoli
,
neri
,
ma
lucidi
;
e
comincia
a
fremere
in
fondo
una
gala
e
poi
un
'
altra
.
Poi
,
dopo
sei
mesi
,
compare
un
solino
bianco
,
coi
relativi
polsini
:
e
dopo
tre
mesi
ancora
,
un
abito
bigio
,
violetto
....
E
poi
è
finito
.
Ci
si
mette
un
anno
di
più
,
ma
ci
si
arriva
sempre
alla
casacca
d
'
arlecchino
.
*
Ma
cosa
pretende
,
marchesa
?
Che
si
vesta
di
nero
tutto
il
resto
dei
nostri
giorni
,
perchè
s
'
è
avuto
la
disgrazia
....
*
Io
?
Chi
lo
ha
detto
?
Nemmen
per
sogno
.
Io
non
ho
opinioni
.
Cito
le
regole
,
e
basta
.
Da
noi
il
lutto
da
vedova
è
d
'
un
anno
.
Si
può
fare
il
secondo
semestre
col
mezzo
lutto
.
Ma
non
è
più
di
moda
.
Dunque
un
anno
di
lutto
;
e
non
c
'
è
morto
per
bene
che
abbia
diritto
di
lagnarsi
della
propria
moglie
.
Il
lutto
pel
babbo
,
la
mamma
,
i
nonni
è
pure
d
'
un
anno
.
Pei
fratelli
,
le
sorelle
,
gli
zii
,
è
di
sei
mesi
.
Pei
cugini
,
i
cognati
,
tre
mesi
soltanto
.
Per
una
persona
da
cui
si
eredita
si
porta
un
lutto
almeno
di
tre
mesi
.
La
servitù
d
'
una
famiglia
in
lutto
grave
,
deve
pure
essere
in
lutto
.
E
questo
si
fa
,
beninteso
,
a
spese
dei
padroni
.
*
Scusi
,
marchesa
,
non
ha
parlato
della
somma
delle
sventure
:
una
madre
a
cui
muore
un
bimbo
....
*
Ebbene
,
lo
fa
seppellire
.
*
Ma
il
lutto
?
*
Il
lutto
?
Ma
che
,
le
pare
?
Non
si
usa
.
Se
lei
,
signora
lettrice
,
dovesse
perdere
quel
suo
cherubino
biondo
,
il
giorno
dopo
si
vestirebbe
come
il
giorno
prima
.
I
selvaggi
,
gli
Esquimesi
,
ed
anche
i
chimpansé
,
quando
perdono
i
loro
figli
si
rotolano
per
terra
,
si
coprono
il
capo
di
polvere
.
Sono
i
loro
segni
di
lutto
,
e
,
da
veri
barbari
,
li
dànno
pei
figli
come
pei
padri
.
Ma
noi
,
gente
civile
,
abbiam
trovato
il
pelo
nell
'
ovo
.
Noi
sappiamo
che
i
genitori
sono
superiori
ai
loro
figli
,
ed
i
superiori
non
portano
il
lutto
per
gli
inferiori
.
Superiori
?
Inferiori
?
Davanti
ad
un
morto
?
Ed
una
madre
potrà
pensar
questo
?
E
non
si
coprirà
tutta
di
nero
!
e
non
si
circonderà
di
un
lutto
rigoroso
,
lei
che
ha
nel
cuore
il
più
grande
dei
lutti
umani
,
il
più
grande
degli
umani
dolori
?
"
Oh
mondo
bello
,
tu
sei
pien
d
'
orror
!
"
Ma
mi
perdonino
questa
scappatina
di
sentimento
.
Il
mio
compito
era
soltanto
di
dire
,
che
le
mamme
ed
i
babbi
non
hanno
nessun
dovere
di
portare
il
lutto
pei
loro
figli
;
però
,
se
arbitrariamente
volessero
portarlo
,
come
molti
fanno
,
i
codici
non
hanno
pena
speciale
per
questo
delitto
.
Oltre
ai
lutti
di
famiglia
vi
sono
lutti
di
circostanza
.
Una
signora
,
invitata
alle
esequie
d
'
un
conoscente
,
deve
andarci
tutta
vestita
di
nero
,
e
se
la
stagione
lo
permette
,
col
velo
invece
del
cappello
.
Altrimenti
coprirà
il
cappello
con
un
velo
nero
.
Quando
si
ha
la
disgrazia
di
portare
un
lutto
nazionale
,
la
durata
del
lutto
per
una
signora
dipende
in
gran
parte
dalla
situazione
del
marito
.
Ad
ogni
modo
però
,
non
essendovi
una
regola
prestabilita
per
queste
dolorose
circostanze
,
sarà
bene
uniformarsi
alle
disposizioni
che
sono
prese
al
momento
dalla
generalità
,
e
peccare
piuttosto
per
eccesso
che
per
difetto
.
Il
lutto
quaresimale
si
porta
rigorosamente
soltanto
nella
settimana
santa
.
Vi
sono
alcune
signore
che
vestono
di
nero
tutta
la
quaresima
.
In
tal
caso
però
bisogna
astenersi
dalle
feste
e
dai
balli
,
oppure
deporre
il
lutto
in
quelle
circostanze
.
Il
ballo
non
è
certamente
in
nessuna
epoca
una
mortificazione
quaresimale
,
e
sarebbe
assurdo
portarvi
un
abito
di
penitenza
e
di
divozione
,
che
vi
figurerebbe
come
un
arlecchino
a
servire
la
Messa
.
*
*
*
Per
le
mamme
,
come
pei
confessori
,
vi
sono
dei
casi
riservati
.
Non
per
tutte
,
fortunatamente
,
ma
pur
troppo
per
alcune
.
Cominciano
sempre
da
una
scoperta
dalla
mamma
,
a
cui
tiene
dietro
la
recitazione
,
a
porte
chiuse
,
di
pochi
versi
di
Molière
:
"
La
mamma
.
Le
deviez
vous
aimer
,
impertinente
?
La
figliola
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Hélas
!
Est
ce
que
j
'
en
puis
mais
?
Lui
seul
en
est
la
cause
Et
je
n
'
y
songeais
pas
lorsque
se
fit
la
chose
.
"
Ed
intanto
una
letterina
della
figliola
,
o
magari
la
sua
fotografia
,
sono
nelle
mani
d
'
un
giovane
che
potrebbe
essere
imprudente
,
e
che
,
ad
ogni
modo
,
se
non
la
domanda
in
isposa
,
non
ha
nessuna
ragione
di
tenerle
.
E
la
ragazza
ci
pensa
,
e
ne
soffre
per
quell
'
implacabile
"
Amor
che
a
nullo
amato
amar
perdona
.
"
In
tal
caso
una
madre
veramente
ammodo
non
ne
parla
a
suo
marito
per
non
esporlo
a
quistioni
.
Non
ricorre
a
terze
persone
che
,
per
quanto
parenti
od
amiche
,
sono
sempre
di
troppo
in
un
segreto
,
in
cui
è
impegnato
il
decoro
di
sua
figlia
"
Io
della
vita
nella
dubbia
via
Il
peso
porterò
delle
tue
pene
.
"
È
la
santa
missione
della
madre
.
Tocca
a
lei
sola
quel
peso
.
Deve
scrivere
al
giovine
,
parlargli
a
cuore
aperto
:
"
Avete
tolta
alla
mia
figliola
la
pace
del
cuore
.
Avete
fatto
male
.
E
lei
pure
ha
fatto
male
scrivendovi
.
Ma
voi
avete
più
esperienza
di
lei
.
Voi
sapete
che
,
senza
averla
domandata
a
suo
padre
,
e
senza
esserle
fidanzato
non
avete
diritto
a
quella
corrispondenza
.
So
che
non
abusereste
dell
'
imprudenza
d
'
una
giovinetta
per
comprometterla
;
ma
una
lettera
si
può
perdere
,
è
cosa
troppo
delicata
.
Siate
generoso
.
Rendetela
a
me
....
"
Non
bisogna
incoraggiarlo
(
pregarlo
sarebbe
una
enormità
)
a
domandare
la
fanciulla
in
isposa
.
Una
madre
non
offre
mai
sua
figlia
a
nessuno
.
Se
n
'
è
innamorato
davvero
,
nel
restituire
la
corrispondenza
clandestina
alla
madre
,
il
giovinotto
le
scriverà
delle
scuse
,
una
confessione
generale
,
e
le
chiederà
il
permesso
di
domandare
a
suo
marito
la
mano
della
figlia
;
o
,
se
la
signora
è
vedova
,
la
domanderà
a
lei
stessa
.
Se
è
innamorato
,
ed
ha
cercato
d
'
illudere
una
giovinetta
senza
scopo
e
senza
passione
,
è
meglio
che
se
ne
vada
:
un
uomo
sleale
non
sarebbe
mai
un
buon
marito
.
Ad
ogni
modo
,
il
passo
fatto
dalla
mamma
non
può
essere
infruttuoso
,
nè
compromettente
.
Ho
conosciuto
dei
giovani
che
hanno
abusato
delle
lettere
d
'
una
signorina
.
Non
ne
ho
conosciuto
mai
nessuno
capace
di
abusare
di
quella
di
sua
madre
.
E
se
un
simile
essere
,
per
una
mostruosa
eccezione
,
esistesse
,
per
fortuna
non
viviamo
tra
i
barbari
;
alla
prima
parola
troverebbe
un
gentiluomo
per
dargli
una
buona
lezione
.
Io
stessa
ebbi
qualche
volta
l
'
occasione
di
assumere
quel
penoso
incarico
per
giovinette
amiche
prive
di
madre
,
e
,
sia
detto
ad
onore
dei
nostri
giovinotti
,
fui
corrisposta
sempre
con
cortesia
,
lealtà
,
rispetto
.
Dopo
un
fatto
simile
,
dovunque
si
scontri
col
giovine
imprudente
,
una
signora
dovrà
essere
la
prima
a
fargli
comprendere
che
è
disposta
a
salutarlo
.
Nel
caso
in
cui
un
matrimonio
si
sciogliesse
dopo
che
la
sposa
ha
già
ricevuti
i
doni
,
toccherà
alla
madre
il
rimandarli
allo
sposo
,
con
tutti
quelli
che
lui
avesse
offerti
agli
altri
membri
della
famiglia
,
e
con
un
suo
biglietto
dignitoso
,
in
cui
lo
dispensa
,
per
riguardi
che
deve
comprendere
,
da
qualunque
visita
o
saluto
.
Cesserà
pure
dalle
visite
alla
famiglia
ed
ai
parenti
di
lui
;
non
manderà
più
a
loro
carte
,
nè
annunci
in
nessuna
circostanza
,
finchè
la
fanciulla
non
sarà
maritata
;
però
,
scontrandoli
,
non
eviterà
di
salutarli
.
PARTE
QUINTA
CAPELLI
BIANCHI
CAPITOLO
UNICO
.
La
vecchia
.
Invecchiare
*
Toletta
*
Suocera
*
Divertimenti
*
Ospitalità
.
Quando
la
vecchiezza
si
annuncia
francamente
,
quando
accetta
con
coraggio
i
suoi
capelli
bianchi
e
le
sue
rughe
,
chi
non
l
'
ammira
?
chi
non
l
'
ama
?
chi
non
le
si
inginocchia
dinanzi
,
per
ripeterle
con
un
poeta
gentile
:
"
Oh
lieta
casa
!
Oh
nido
fortunato
Su
cui
tu
stendi
l
'
ali
!
"
Sgraziatamente
,
le
signore
che
sanno
invecchiare
decorosamente
sono
così
poche
....
Ve
ne
sono
di
quelle
che
credono
ringiovanire
vestendosi
come
l
'
ultimo
figurino
,
o
imponendo
ai
poveri
ballerini
di
trascinarle
in
giro
nelle
feste
da
ballo
....
Altre
ripetono
a
tutte
le
ore
che
si
sono
maritate
giovani
,
giovanissime
,
bambine
;
se
ne
ricordano
appena
,
anzi
,
non
se
ne
ricordano
affatto
;
non
farebbe
loro
meraviglia
,
se
udissero
dire
che
sono
nate
maritate
.
E
così
si
diventa
mamme
all
'
età
di
giocare
alla
bambola
,
si
è
nonne
a
vent
'
anni
,
e
s
'
invecchia
presto
.
Tutte
Nonne
scellerate
.
Poi
vi
sono
quelle
che
propongono
di
non
parlar
mai
dei
propri
anni
,
come
se
quel
silenzio
dovesse
impedire
agli
altri
di
pensarci
.
E
poi
quelle
che
,
all
'
opposto
,
si
scelgono
una
età
primaverile
e
ne
parlano
continuamente
,
persuase
che
,
a
forza
di
sentirla
dire
,
si
finirà
per
crederci
.
È
un
risultato
che
ottengono
unicamente
sopra
se
stesse
.
Quasi
sempre
riescono
a
credere
davvero
di
avere
l
'
età
che
confessano
,
ed
agiscono
giovanilmente
che
è
una
pietà
.
Ho
udita
non
poche
volte
una
signora
di
settantacinque
anni
,
dire
con
molte
smorfiette
graziose
:
*
Eh
!
non
sono
più
giovine
,
cara
signora
.
Quando
si
è
fra
i
trentacinque
e
i
quaranta
...
!
Aveva
spezzata
la
cifra
e
vi
si
era
posta
in
mezzo
;
ed
erano
per
lo
meno
dieci
anni
che
stava
in
quel
bivio
,
fra
i
trentacinque
ed
i
quaranta
,
senza
aver
il
coraggio
di
riunirli
.
E
quando
fu
per
morire
chiamò
il
suo
figlio
primogenito
(
aveva
dei
figli
!
)
e
gli
espose
la
sua
ultima
volontà
:
che
sulla
lapide
,
sull
'
epitaffio
,
sugli
annunci
funebri
non
le
si
attribuissero
più
di
quarantacinque
anni
.
Povera
donna
!
Davanti
alla
solennità
della
morte
aveva
varcato
il
Rubicone
,
aveva
accettato
un
lustro
di
più
....
Ma
non
aveva
potuto
andare
più
in
là
.
Si
può
morire
,
ma
non
invecchiare
.
Del
resto
,
è
una
debolezza
innocente
.
Alle
volte
accade
che
col
passare
degli
anni
le
forze
non
diminuiscono
,
sovente
la
salute
si
rinfranca
;
i
figlioli
,
cresciuti
bene
,
danno
minori
pensieri
e
maggiori
gioie
,
le
condizioni
finanziarie
migliorano
,
e
la
mamma
,
la
nonna
sessagenaria
,
si
sente
ancora
piena
d
'
energia
,
di
buon
umore
;
si
sente
giovine
....
Chi
ha
sofferto
per
le
debolezze
peggiori
dell
'
umanità
,
che
si
chiamano
invidia
,
odio
,
calunnia
,
menzogna
,
che
inducono
ad
atti
ignobili
e
perfidi
,
si
sente
il
cuore
pieno
d
'
indulgenza
pei
peccati
veniali
delle
povere
donne
,
che
,
senza
far
male
a
nessuno
,
vorrebbero
galvanizzare
la
bellezza
e
la
gioventù
:
le
due
fonti
di
ogni
umana
gioia
!
Ma
senza
arrogarmi
il
diritto
di
giudicarle
,
cito
qui
,
per
adempiere
al
compito
assunto
,
le
regole
che
i
galatei
stabiliscono
per
le
signore
che
hanno
varcata
la
sessantina
.
Una
signora
vecchia
dovrebbe
avere
il
coraggio
di
confessarsi
vecchia
,
di
parlare
,
di
agire
come
tale
.
Le
mode
non
sono
fatte
pei
capelli
bianchi
.
Non
è
necessario
che
una
vecchia
si
vesta
come
un
figurino
antico
;
no
,
ma
non
deve
vestire
come
nessun
figurino
.
Abiti
scuri
,
lisci
,
per
uscire
;
abiti
neri
o
bianchi
lunghissimi
per
casa
.
Nulla
s
'
adatta
meglio
alla
vecchiaia
che
la
maestà
dello
strascico
,
ed
il
bianco
non
disdice
a
nessuna
età
.
Le
bizzarrie
di
rigonfi
,
di
groppe
,
di
cerchi
,
di
toupé
,
che
appaiono
tratto
tratto
nelle
nostre
mode
,
le
esagerazioni
d
'
ogni
maniera
,
sono
sempre
ridicole
per
una
vecchia
:
la
moda
non
la
giustifica
di
portarle
.
L
'
unica
moda
delle
vecchie
,
sempre
uguale
,
sempre
bella
è
la
dignità
.
Una
cuffietta
quand
'
è
in
casa
.
Mantelletto
ampio
o
scialle
per
uscire
,
e
cappello
serio
.
Un
cappello
di
dimensioni
giuste
,
che
calzi
,
che
copra
gli
orecchi
.
Vogliono
crederlo
a
me
,
che
ho
più
d
'
un
secolo
d
'
osservazione
,
e
che
amo
e
venero
la
vecchiaia
?
Ebbene
,
vestite
così
sembrano
avere
dieci
anni
di
meno
;
e
vestite
alla
moda
,
grazie
al
penoso
contrasto
tra
la
novità
del
vestire
e
l
'
antichità
della
persona
,
acquistano
dieci
anni
di
più
.
*
*
*
La
grande
rinomanza
di
Noemi
per
l
'
affetto
che
seppe
ispirare
a
Ruth
,
ci
prova
quanto
siano
rare
le
signore
che
sanno
comprendere
bene
la
loro
situazione
di
suocera
.
Eppure
sarebbe
tanto
facile
....
accettare
pienamente
la
loro
parte
di
maternità
verso
la
nuora
.
Non
altro
.
Ma
la
parte
di
maternità
invecchia
.
L
'
ostacolo
è
sempre
là
.
Col
proprio
figlio
non
appariva
.
Un
uomo
è
un
'
altra
cosa
.
E
poi
l
'
amore
di
madre
accomoda
tutto
.
Ma
quella
signora
giovine
,
che
viene
a
metterle
un
confronto
accanto
....
Eppure
una
suocera
deve
accettare
dalla
nuora
tutti
quegli
atti
di
deferenza
,
che
si
devono
dalla
gioventù
alle
persone
attempate
.
La
destra
a
passeggio
,
sia
a
piedi
che
in
carrozza
,
il
passo
quando
si
tratta
di
entrare
in
qualche
luogo
,
la
preminenza
del
saluto
dai
visitatori
,
la
destra
del
camino
o
del
divano
nei
ricevimenti
.
La
suocera
deve
astenersi
di
mettersi
in
terzo
nelle
visite
,
nelle
passeggiate
,
nei
divertimenti
dei
due
sposi
;
ma
deve
accompagnare
la
nuora
,
all
'
occorrenza
,
quando
è
sola
,
presentarla
ai
conoscenti
a
cui
non
può
presentarla
il
marito
.
La
suocera
che
vive
in
casa
col
figlio
ammogliato
,
cede
alla
nuora
il
maneggio
di
casa
,
e
,
dal
momento
che
suo
figlio
ha
moglie
,
si
mette
a
riposo
.
Malgrado
l
'
età
,
malgrado
l
'
anzianità
dei
diritti
,
davanti
alla
società
la
padrona
di
casa
è
la
nuora
,
e
la
suocera
deve
saperlo
riconoscere
con
quella
doverosa
rinunzia
.
Agendo
altrimenti
,
usurperebbe
un
diritto
che
non
le
spetta
,
si
arrogherebbe
una
padronanza
in
casa
del
figlio
e
della
nuora
,
mancherebbe
di
delicatezza
.
*
*
*
I
divertimenti
delle
vecchie
signore
sono
,
oltre
ai
viaggi
,
la
conversazione
ed
il
teatro
.
Nella
conversazione
possono
tenere
il
primato
;
la
loro
esperienza
e
la
libertà
dei
discorsi
che
l
'
età
concede
,
rendono
piacevole
ed
interessante
la
loro
compagnia
.
Possono
prender
parte
ai
giochi
seri
se
sanno
di
farlo
bene
.
Il
giocare
a
caso
e
male
,
è
un
'
ingenua
inesperienza
che
alla
loro
età
non
si
perdona
.
Dai
balli
una
vecchia
signora
dovrebbe
sempre
tenersi
lontana
.
E
se
ci
va
per
accompagnare
una
nuora
,
una
figlia
,
una
nipote
,
dovrà
vestire
riccamente
,
ma
colla
massima
serietà
;
e
non
mai
scollata
.
Un
abito
liscio
di
velluto
nero
o
di
trina
,
una
cuffietta
di
tulle
,
orecchini
e
spillone
di
brillanti
,
è
la
migliore
delle
abbigliature
serie
.
E
se
ha
qualche
acciacco
,
qualche
malanno
,
lo
lasci
con
Dio
,
e
non
rattristi
la
gioventù
con
racconti
penosi
.
Si
mostri
contenta
della
compagnia
che
la
circonda
,
indulgente
e
tollerante
;
sopratutto
tollerante
.
Lasci
stare
quel
benedetto
a
'
miei
tempi
,
che
in
bocca
dei
vecchi
è
un
perpetuo
rimprovero
alle
abitudini
della
generazione
nuova
.
I
suoi
tempi
sono
passati
e
non
tornano
più
.
Accetti
i
tempi
moderni
.
senza
rimpianti
,
senza
pedanterie
.
Creda
a
me
,
tutti
i
tempi
hanno
avuto
la
loro
porzione
nella
grande
somma
dì
beni
e
di
mali
che
debbono
consolare
od
affliggere
l
'
umanità
.
Tutte
le
preminenze
che
le
si
accordano
per
riguardo
alla
sua
età
deve
accettarle
,
senza
orgoglio
,
ma
senza
cerimonie
.
L
'
età
è
una
superiorità
,
e
quei
riguardi
le
sono
dovuti
.
In
teatro
invece
,
dove
i
posti
d
'
onore
sono
fatti
per
mettersi
in
evidenza
,
una
signora
vecchia
li
cede
sempre
alle
giovani
,
fossero
pure
signorine
.
Può
andare
al
teatro
sempre
,
perchè
l
'
arte
si
ama
a
tutte
le
età
.
Ma
il
suo
posto
è
nell
'
ombra
.
Ci
va
per
udire
e
vedere
.
Non
per
essere
veduta
.
Una
vecchia
signora
può
benissimo
tenere
ricevimenti
,
e
dare
anche
feste
da
ballo
,
per
far
divertire
la
gioventù
.
Sarà
un
atto
di
generosità
e
di
abnegazione
,
che
le
guadagnerà
tutte
le
simpatie
.
Ricevendo
ospiti
in
campagna
,
toccherà
a
lei
di
combinare
le
partite
di
caccia
,
le
lunghe
gite
e
tutti
quei
piaceri
dai
quali
i
suoi
invitati
si
asterrebbero
se
lei
non
può
prendervi
parte
.
Deve
mostrarsi
desiderosa
che
li
godano
loro
,
e
fare
cordialmente
la
sua
parte
di
vecchia
castellana
,
di
fornire
tutto
l
'
occorrente
,
congedare
e
riaccogliere
la
comitiva
alla
soglia
della
casa
,
presiedere
alla
mensa
.
Se
poi
le
sue
forze
lo
permettono
,
può
benissimo
fare
anche
delle
gite
alpine
senza
che
nessuno
lo
trovi
fuori
di
proposito
.
È
una
questione
di
salute
.
E
le
feste
solenni
portino
il
dono
della
nonna
ai
nepoti
,
ai
figli
,
alle
nuore
,
alle
giovani
amiche
.
E
sia
accompagnato
da
parole
d
'
affetto
materno
,
da
benedizioni
.
Quelle
benedizioni
,
quell
'
affetto
le
torneranno
centuplicati
,
e
faranno
un
'
aureola
di
serenità
alla
sua
fronte
canuta
.
PARTE
SESTA
PAROLE
AL
VENTO
Gli
uomini
.
Non
si
mettano
sulle
difese
,
signori
.
Io
non
ho
la
menoma
intenzione
di
dare
degli
insegnamenti
agli
uomini
sul
modo
di
vivere
.
Figurarsi
!
So
bene
che
nella
divisione
dei
doni
della
Provvidenza
,
l
'
intelligenza
è
toccata
tutta
a
loro
.
Si
sarebbero
per
caso
degnati
,
"
Annebbiando
il
cipiglio
Tra
l
'
inno
e
lo
sbadiglio
,
"
di
leggere
l
'
epigrafe
che
ho
messa
in
fronte
a
questo
libretto
?
È
messa
là
per
loro
.
Una
volta
,
la
Viscontessa
Giovanna
d
'
Albret
,
madre
di
Enrico
IV
,
traviata
dalle
chiacchere
emancipatrici
,
remotamente
future
,
dell
'
onorevole
Salvatore
Morelli
,
ebbe
la
curiosa
idea
di
salire
in
pulpito
,
nell
'
oratorio
d
'
un
convento
di
Limoges
a
predicare
la
riforma
.
Tant
'
è
vero
che
nulla
è
nuovo
sotto
il
sole
,
neppure
le
signore
mitingaie
che
noi
crediamo
una
nuova
produzione
del
suolo
americano
.
Si
figurino
l
'
indignazione
di
quei
frati
!
Bruciarono
il
pulpito
,
scomunicato
dalla
presenza
d
'
una
donna
;
poi
scarabocchiarono
in
un
cattivo
quadro
la
caricatura
di
quella
scena
di
predicazione
,
e
vi
scrissero
sotto
quella
massima
d
'
oro
:
"
Mal
sont
les
gens
endoctrinés
Quand
par
femme
sont
sermonnés
.
"
Io
me
la
sono
mandata
a
memoria
religiosamente
,
e
,
come
vedono
,
l
'
ho
posta
in
fronte
a
questo
lavoruccio
,
come
professione
di
fede
,
persuasa
che
essa
sola
potrebbe
ottenermi
la
loro
indulgenza
;
perchè
so
bene
che
non
tutti
gli
uomini
sono
frati
;
ma
so
altresì
che
i
frati
non
sono
che
uomini
.
Dunque
,
io
non
ho
punto
,
ma
punto
la
presunzione
di
voler
insegnar
loro
la
menoma
cosa
.
Mi
limito
ad
osservare
quello
che
vedo
ogni
giorno
in
società
,
ed
a
dirne
il
mio
debole
parere
,
sempre
in
rapporto
a
quelle
tali
leggi
di
convenienza
,
che
,
modificandosi
secondo
i
tempi
,
sono
venute
fino
a
noi
traverso
tante
e
tante
generazioni
.
I
giovinetti
sono
una
compagnia
geniale
,
ed
in
tutte
le
case
sono
bene
accolti
,
perchè
,
giovani
e
senza
cure
d
'
affari
nè
di
famiglia
,
portano
con
sè
l
'
allegria
.
Un
giovinetto
a
modo
non
dovrebbe
mai
mostrare
quelle
ritrosie
di
cattivo
genere
,
di
rifiutare
ogni
offerta
come
se
temesse
di
contrarre
un
'
obbligazione
,
di
farsi
pregare
per
accettare
un
pranzo
,
di
promettere
una
visita
e
non
farla
,
di
stare
delle
settimane
senza
farsi
vedere
dalle
persone
che
gli
furono
cortesi
,
insomma
di
far
cadere
dall
'
alto
i
suoi
favori
,
a
rischio
che
,
nella
caduta
,
si
spezzino
e
perdano
ogni
pregio
.
Quando
un
giovinetto
non
si
dà
delle
arie
da
prezioso
,
è
tale
l
'
onda
di
giocondità
e
di
buon
umore
che
emana
dalla
sua
compagnia
,
che
le
signore
,
anche
le
mamme
più
sussiegate
,
hanno
per
lui
una
indulgenza
somma
.
Una
volta
che
una
signora
gli
ha
accordato
il
titolo
tanto
lusinghiero
di
amico
di
casa
,
egli
può
darle
del
voi
,
presentarsi
a
tutte
le
ore
in
cui
riceve
,
anche
più
volte
in
un
giorno
,
trattenersi
lungamente
,
annunciare
egli
stesso
che
si
ferma
a
pranzo
o
a
colazione
,
organizzare
giochi
e
passatempi
,
e
,
nell
'
entusiasmo
dei
giochi
mettere
anche
un
po
'
sossopra
la
casa
per
combinare
scene
e
travestimenti
.
Ma
tanta
cortesia
non
si
ottiene
senza
compenso
.
In
compenso
il
giovine
amico
deve
prestarsi
di
buon
grado
a
fare
qualche
commissione
o
qualche
facile
ambasciata
che
la
signora
gli
affidasse
,
accompagnarla
se
occorre
,
non
rifiutarsi
mai
alle
partite
di
divertimenti
,
o
di
viaggi
,
o
di
campagna
che
gli
vengono
proposte
,
se
non
sono
incompatibili
colle
sue
occupazioni
.
Deve
saper
tollerare
scherzi
ed
osservazioni
,
e
se
qualche
signora
,
non
troppo
gentile
,
ha
l
'
indiscrezione
di
rinfacciargli
qualche
suo
difetto
,
deve
rassegnarsi
,
volgere
la
cosa
in
burla
e
non
risponderle
per
le
rime
,
nè
rinfacciarle
i
suoi
.
Per
quanto
intimo
di
una
famiglia
,
commette
sempre
una
sconvenienza
un
uomo
che
,
alla
presenza
dei
padroni
,
rivolge
il
discorso
alla
cameriera
che
attira
la
sua
attenzione
.
Se
una
signora
che
gli
concede
la
sua
amicizia
è
ammalata
,
un
uomo
non
deve
mandare
un
servitore
a
prender
nuove
,
ma
deve
andarci
assiduamente
in
persona
,
e
,
appena
può
essere
ricevuto
,
non
essere
avaro
di
visite
,
renderle
in
tanta
compagnia
ed
in
tante
premure
,
le
cortesie
ricevute
da
lei
.
Se
vede
in
teatro
una
signora
di
sua
conoscenza
non
deve
mancare
d
'
andare
a
salutarla
in
palco
,
a
meno
che
la
sapesse
invitata
nel
palco
di
altre
persone
,
presenti
,
che
egli
non
conosce
.
A
tutte
le
feste
*
natalizi
,
onomastici
,
solennità
,
anniversari
*
che
si
celebrano
in
una
famiglia
amica
,
un
giovanotto
dovrà
prendere
parte
non
solo
intervenendo
alla
festa
,
ma
mandando
dei
fiori
o
dei
dolci
,
o
un
ricordo
qualunque
,
non
di
valore
,
ma
che
riveli
una
cura
gentile
in
chi
lo
scelse
.
In
tutti
i
giochi
,
in
tutti
gli
esercizi
che
richiedono
forza
,
come
l
'
alpinismo
,
il
pattinaggio
,
il
lawn
tennis
,
il
criquet
,
la
caccia
,
il
bigliardo
,
l
'
equitazione
,
ecc
.
,
un
giovinotto
di
buon
gusto
,
senza
affettare
di
lasciarsi
vincere
per
una
svenevole
galanteria
,
non
deve
ostentare
colle
signore
la
superiorità
della
sua
forza
,
obbligandole
ad
una
soverchia
fatica
per
non
sfigurare
al
suo
confronto
.
È
superfluo
il
dire
che
certi
discorsi
di
belle
donnine
,
o
anche
soltanto
di
sport
affatto
maschile
,
si
debbono
evitare
colle
signore
,
le
quali
possono
trovarli
o
sconvenienti
o
noiosi
.
Alle
feste
da
ballo
un
giovine
gentiluomo
deve
saper
essere
cortese
fino
alla
galanteria
colle
signore
e
specialmente
colle
signorine
,
senza
mai
varcare
quella
misura
oltre
la
quale
la
maldicenza
lo
aspetterebbe
al
varco
per
fare
le
sue
osservazioni
.
Per
conseguenza
,
non
insistere
a
domandare
troppo
sovente
il
ballo
alla
stessa
dama
,
non
farle
una
corte
troppo
esclusiva
e
manifesta
,
non
condurre
le
signorine
sole
al
buffet
,
non
isolarsi
sopra
un
canapè
con
una
signorina
mentre
non
si
balla
,
ecc
.
,
ecc
.
Capisco
che
questi
errori
hanno
per
lo
più
origine
dalle
passioni
,
alle
quali
non
si
può
fare
la
legge
;
ma
finchè
la
passione
non
c
'
entra
,
finchè
domina
la
ragione
,
un
uomo
è
inescusabile
se
col
suo
contegno
compromette
una
signora
.
In
qualunque
luogo
si
trovi
,
un
giovine
deve
sempre
usare
alle
signore
ogni
sorta
di
riguardi
,
senza
lasciarsene
distogliere
dall
'
età
avanzata
o
dalla
figura
poco
attraente
.
In
questo
sta
il
merito
della
cortesia
.
*
*
*
Gli
uomini
,
un
po
'
più
positivi
delle
signore
,
si
abbandonano
più
facilmente
ai
loro
gusti
,
e
diventano
più
presto
abitudinari
.
Uno
non
può
discorrere
il
mattino
appena
svegliato
e
vincere
un
certo
malumore
che
gli
rimane
dopo
il
sonno
,
e
dovunque
sia
,
in
viaggio
con
amici
,
ospite
in
casa
altrui
,
o
nella
propria
famiglia
,
resterà
imbronciato
e
brutto
,
finchè
il
malumore
mattutino
si
sia
dissipato
con
tutto
comodo
.
Un
altro
non
può
soffrire
certi
piatti
a
tavola
,
e
non
saprà
imporsi
il
menomo
sacrificio
per
nascondere
la
sua
ripugnanza
agli
ospiti
che
l
'
hanno
invitato
;
e
se
un
vino
non
è
di
suo
gusto
,
lo
lascerà
scorgere
con
una
lieve
smorfia
,
o
almeno
lo
lascerà
nel
bicchiere
con
ostentazione
.
Alcuni
sono
avvezzi
ad
una
temperatura
molto
alta
,
e
si
fregano
le
mani
,
si
raggrinzano
,
si
accartocciano
inurbanamente
in
un
salotto
,
che
,
secondo
loro
,
non
è
riscaldato
a
sufficienza
;
oppure
sono
calorosi
,
e
smaniano
,
soffiano
,
sbuffano
come
locomotive
,
se
l
'
ambiente
è
troppo
caldo
.
Vi
sono
degli
scapoli
avvezzi
a
pranzar
soli
,
che
si
fanno
tirare
gli
orecchi
,
per
accettare
un
pranzo
in
casa
altrui
e
non
sanno
nascondere
che
s
'
impongono
un
sacrificio
.
Ad
un
pranzo
d
'
invito
un
signore
è
naturalmente
il
cavaliere
della
signora
che
ha
accanto
,
e
non
trascurerà
menomamente
questa
parte
,
troppo
comune
perchè
metta
conto
di
ricordargliela
.
Non
è
però
inutile
rammentargli
che
dopo
aver
pranzato
con
persone
che
gli
furono
presentate
per
la
prima
volta
,
dovrà
entro
le
24
ore
portare
in
persona
una
carta
di
visita
alla
porta
di
quei
commensali
.
Soltanto
nel
caso
che
le
commensali
fossero
delle
signorine
,
la
formalità
si
dovrebbe
tralasciare
.
Un
dono
poi
li
offende
addirittura
,
lo
rifiutano
,
o
lo
accettano
come
per
forza
e
di
mala
grazia
,
poi
lo
ricambiano
troppo
presto
e
con
ostentazione
,
come
per
far
capire
che
non
vogliono
accettar
nulla
da
nessuno
.
C
'
è
alle
volte
più
generosità
nell
'
accettare
che
nel
dare
,
ed
un
gentiluomo
deve
saper
accogliere
con
garbo
e
con
riconoscenza
gli
inviti
ed
i
doni
,
e
ricambiarli
con
tatto
,
senza
fretta
,
per
scambio
di
cortesia
,
non
per
sdebitarsi
.
Molti
hanno
contratta
la
dolce
abitudine
di
abbandonarsi
ad
un
pisolino
riconfortante
durante
il
chilo
;
e
subito
dopo
un
pranzo
,
in
compagnia
,
cominciano
ad
inghiottire
sbadigli
con
ogni
sorta
di
boccacce
come
se
ruminassero
,
se
pure
non
cedono
al
bisogno
prepotente
di
lasciarli
partire
come
razzi
,
comunicandoli
a
tutta
la
società
,
che
finisce
per
sbadigliare
in
coro
fino
a
smontarsi
le
mandibole
.
Questi
signori
abitudinari
,
che
hanno
il
loro
lato
buono
,
perchè
facendo
tutto
per
abitudine
,
anche
l
'
amore
,
sono
dei
modelli
di
costanza
,
debbono
essere
gli
inventori
di
quel
motto
che
è
la
quintessenza
dell
'
egoismo
:
"
Il
primo
prossimo
è
se
stesso
.
"
Ma
sarebbero
assai
più
amabili
se
si
ricordassero
un
pochino
delle
giuste
suscettività
dell
'
altro
prossimo
,
il
secondo
.
Se
un
signore
sa
di
dover
essere
presentato
ad
un
pittore
,
ad
uno
scultore
,
ad
un
musicista
,
ad
un
autore
,
ad
un
uomo
politico
,
ad
un
'
illustrazione
del
teatro
,
deve
se
non
li
conosce
già
,
informarsi
dei
quadri
,
delle
statue
,
delle
opere
,
dei
libri
,
delle
opinioni
e
gesta
dei
trionfi
del
nuovo
personaggio
,
per
poterne
parlare
con
cognizione
,
e
non
con
quegli
accenni
vaghi
,
quegli
elogi
generici
e
banali
che
fanno
parer
stupido
lui
,
ed
offendono
l
'
altro
.
Si
rammenti
a
questo
proposito
la
bella
storiella
di
quelle
vicine
del
signor
De
Amicis
,
che
gli
fecero
dire
che
desideravano
di
conoscerlo
,
perchè
ammiravano
tanto
i
suoi
lavori
..
e
poi
quando
lo
videro
gli
dissero
:
"
Lei
si
diverte
a
scrivere
,
nevvero
?
Ma
bravo
!
bravo
!
"
e
nel
congedarsi
gli
ripetevano
:
"
Scriva
sa
,
scriva
!
"
Ed
era
chiaro
che
de
'
suoi
lavori
non
conoscevano
che
il
titolo
,
o
tutt
'
al
più
la
copertina
,
soltanto
di
vista
.
*
*
*
Vi
sono
degli
uomini
,
non
avvezzi
alla
società
,
pei
quali
una
visita
ad
una
signora
è
un
vero
supplizio
,
non
per
inurbanità
,
ma
perchè
vi
si
trovano
impacciati
,
e
non
sanno
come
contenersi
.
Entrano
col
cappello
fra
le
mani
,
e
lo
tengono
sulle
ginocchia
,
lo
voltano
,
lo
rivoltano
,
lo
mettono
sotto
la
sedia
quando
vogliono
aver
libere
le
mani
,
lo
riprendono
,
gesticolano
allungando
la
mano
che
tiene
il
cappello
come
un
povero
che
domanda
un
soldo
,
precisamente
come
vedono
fare
ai
lions
.
È
l
'
usanza
,
ed
io
non
posso
che
ammirarli
d
'
averla
imparata
così
bene
.
Ma
vi
sono
delle
signore
che
non
s
'
accontentano
di
dire
al
visitatore
:
"
Posi
il
cappello
,
"
lasciando
poi
che
non
lo
posi
se
non
vuole
.
Si
credono
in
dovere
d
'
insistere
,
dicono
al
loro
figliuolo
o
ad
una
ragazzina
di
prendere
il
cappello
al
signore
.
In
questo
caso
un
gentiluomo
cede
per
non
far
scene
.
Ma
il
provinciale
,
che
ha
imparato
dai
lions
a
far
visita
con
quel
disimpegno
tra
le
mani
non
sa
privarsene
,
e
difende
energicamente
il
suo
cappello
come
difenderebbe
la
borsa
e
la
vita
,
e
s
'
impegna
in
una
lotta
di
cortesia
,
che
sembra
una
vera
battaglia
,
e
mette
lo
scompiglio
fra
i
visitatori
.
In
tale
circostanza
gli
raccomando
un
po
'
meno
di
tenerezza
per
quella
parte
suprema
del
suo
vestiario
.
Sarà
un
po
'
più
imbarazzato
ne
'
gesti
,
ma
in
compenso
non
avrà
fatto
nascere
tutto
quel
buscherio
.
E
quando
qualcuno
lo
presenta
a
signore
o
signorine
,
non
spinga
la
dimostrazione
di
cortesia
fino
a
stender
subito
la
mano
.
I
mariti
ed
i
babbi
avrebbero
ragione
di
dirgli
:
"
Et
surtout
pas
trop
de
zèle
.
"
Non
vorrei
neppure
che
quel
provinciale
,
nella
sua
semplicità
,
prendesse
troppo
sul
serio
il
piacere
con
cui
altri
mostra
di
ricevere
la
sua
visita
e
si
credesse
obbligato
a
prolungare
quel
piacere
finchè
il
servitore
vada
a
chiamare
la
signora
in
tavola
.
Il
tempo
e
la
conversazione
di
una
signora
sono
troppo
preziosi
,
perchè
la
cortesia
non
debba
suggerire
a
chi
non
è
intimo
della
casa
,
di
lasciarne
un
pochino
anche
per
gli
altri
.
Ne
goda
venti
minuti
,
una
mezz
'
ora
,
via
,
e
s
'
accontenti
.
E
durante
quel
tempo
se
ci
sono
altre
persone
non
cerchi
di
accaparrare
l
'
attenzione
della
signora
per
sè
solo
.
Quando
si
va
in
società
bisogna
lasciare
l
'
egoismo
a
casa
,
e
portarci
invece
un
po
'
d
'
abnegazione
.
È
a
questo
patto
soltanto
che
si
può
essere
veramente
cortesi
.
*
*
*
Alle
volte
accade
che
un
giovine
rimane
colpito
come
un
eroe
da
romanzo
,
da
un
bel
visetto
di
fanciulla
che
passa
per
la
via
accanto
ad
un
buon
viso
di
mamma
.
Se
è
proprio
un
colpo
....
da
morire
,
allora
cerchi
di
sapere
chi
è
la
fanciulla
,
e
di
giungere
a
lei
per
la
via
retta
della
presentazione
e
della
domanda
ai
parenti
.
Ma
se
è
di
quei
colpi
che
non
lasciano
la
traccia
a
lungo
,
e
lui
non
si
sente
inclinato
alla
via
retta
,
un
gentiluomo
non
deve
pigliare
quella
storta
.
A
cosa
conduce
per
lo
più
?
A
mettere
una
signorina
nell
'
imbarazzo
,
a
farle
commettere
delle
imprudenze
,
a
comprometterla
,
qualche
volta
persino
a
impedire
che
trovi
marito
,
senza
contare
le
pene
di
cuore
che
a
quell
'
età
sono
crudeli
.
E
tutto
questo
per
il
misero
gusto
di
mandare
e
ricevere
delle
letterine
dolci
che
sa
a
memoria
prima
che
sieno
scritte
,
e
che
dovrà
restituire
in
una
scena
da
romanzo
,
ad
epistolario
finito
.
Mantenendo
le
signorine
in
quel
grado
di
semplicità
e
d
'
inesperienza
che
è
una
delle
loro
attrattive
,
lasciando
loro
la
fede
,
gli
entusiasmi
della
gioventù
,
serbandole
ingenue
,
confidenti
per
lo
sposo
a
cui
saranno
destinate
,
le
famiglie
contano
sulla
cortesia
dei
giovani
che
non
profitteranno
di
quella
preziosa
ignoranza
,
per
indurre
una
signorina
ad
imprudenze
,
delle
quali
non
può
apprezzare
la
portata
.
Se
ogni
gentiluomo
rispettasse
in
ogni
signorina
la
futura
sposa
d
'
un
altro
,
non
accadrebbe
a
nessuno
di
scoprire
più
tardi
,
da
qualche
pettegolezzo
maledico
,
che
un
altro
non
ha
rispettata
la
sua
.
Seguire
una
signora
o
una
signorina
in
istrada
,
passeggiare
sotto
le
sue
finestre
,
mandarle
ambasciate
dalle
persone
di
servizio
,
sono
impertinenze
indegne
di
un
uomo
educato
.
E
gli
antichi
,
che
hanno
dipinto
l
'
Amore
con
una
benda
,
hanno
voluto
dire
che
le
donne
innamorate
sono
cieche
se
non
distinguono
quanto
c
'
è
d
'
offensivo
in
certe
galanterie
punto
raffinate
.
Ad
un
ballo
un
ballerino
non
darà
mai
la
mano
alla
ballerina
per
condurla
in
figura
.
Basta
offrirle
il
braccio
.
E
mentre
aspetteranno
il
loro
giro
potrà
intrattenerla
a
discorrere
.
È
ancora
un
atto
di
fiducia
che
gli
fanno
le
famiglie
,
le
quali
non
odono
i
discorsi
che
può
tenere
alle
loro
figliole
.
Se
ne
abusasse
sarebbe
una
enormità
.
Credo
che
l
'
abuso
di
fiducia
sia
un
aggravante
di
molti
delitti
nel
codice
penale
.
E
nel
codice
delle
convenienze
pure
.
Se
la
signora
a
cui
domanda
un
ballo
rispondesse
che
ha
un
impegno
,
il
ballerino
non
dovrebbe
mai
rivolgersi
a
quella
che
sta
accanto
e
che
ha
potuto
udire
quel
rifiuto
.
Sarebbe
quanto
dirle
che
la
prende
per
ripiego
.
Quando
,
fra
le
signore
che
ballano
,
vi
sono
la
padrona
di
casa
o
le
sue
figliole
,
la
prima
domanda
d
'
un
giovine
educato
deve
essere
rivolta
a
loro
.
Dopo
una
festa
in
casa
privata
tutti
gli
uomini
che
vi
sono
intervenuti
sono
in
obbligo
d
'
una
visita
alla
padrona
di
casa
,
e
la
faranno
entro
la
settimana
nel
suo
giorno
di
ricevimento
.
*
*
*
Un
giovinotto
che
in
viaggio
si
trovasse
in
vagone
con
una
signora
non
accompagnata
,
darà
una
buona
idea
della
sua
educazione
se
sorveglierà
i
suoi
discorsi
cogli
altri
uomini
,
come
se
fosse
in
un
salotto
,
se
le
userà
quelle
piccole
attenzioni
che
si
usano
in
viaggio
,
di
alzare
un
cristallo
,
tirare
una
cortina
,
aprire
o
chiudere
una
portiera
,
reggere
e
mettere
a
posto
una
valigia
,
senza
insistere
troppo
per
entrare
in
discorso
se
la
signora
vi
si
mostra
restia
.
Si
danno
però
casi
in
cui
la
civiltà
diverrebbe
eroismo
.
Un
viaggiatore
,
che
abbia
fatto
tutte
le
cose
sue
in
fretta
,
si
sia
alzato
di
buon
mattino
,
abbia
fatta
una
colazione
spiccia
,
per
giungere
in
tempo
a
pigliare
un
posto
d
'
angolo
nel
vagone
dove
possa
appoggiarsi
al
riparo
dalla
polvere
e
dal
sole
,
dovrebbe
essere
due
volte
gentiluomo
per
cedere
tutti
questi
vantaggi
ad
una
signora
,
la
quale
per
fare
il
suo
comodo
,
è
giunta
dopo
di
lui
,
e
magari
non
ha
uno
di
quei
visi
che
incoraggiano
al
sagrificio
.
No
;
sarebbe
troppo
pretendere
dalla
cortesia
d
'
un
debole
mortale
.
Basta
che
le
usi
i
riguardi
dovuti
,
che
non
le
fumi
sul
viso
,
che
non
pigli
atteggiamenti
troppo
comodi
per
dormirle
dinanzi
;
del
resto
,
quanto
a
'
posti
pagati
non
c
'
è
diritto
di
sesso
che
valga
;
tutti
i
sessi
sono
uguali
in
faccia
a
'
vagoni
della
strada
ferrata
.
Ai
tempi
di
Monsignor
della
Casa
,
ed
anche
a
quelli
del
Gioia
,
quegli
scrittori
di
galatei
avevano
bisogno
di
raccomandare
a
'
mariti
di
non
parlare
continuamente
delle
loro
mogli
,
di
non
tesserne
l
'
elogio
ad
ogni
momento
.
Povere
mogli
!
Ora
la
fortuna
ha
girata
la
ruota
;
è
venuta
la
moda
insulsa
di
affettare
l
'
indifferenza
,
e
bisognerebbe
raccomandare
precisamente
il
contrario
.
I
Turchi
si
offendono
se
altri
nomina
le
loro
donne
anche
per
domandar
nuove
della
loro
salute
,
o
per
incaricarli
d
'
un
'
imbasciata
cortese
.
Essi
si
vergognano
dell
'
amor
coniugale
,
sia
che
abbiano
parecchie
mogli
,
sia
che
ne
abbiano
una
sola
,
e
lo
nascondono
come
una
spudoratezza
.
Lessi
nel
Constantinople
di
Theophile
Gauthier
che
la
moglie
d
'
un
console
francese
a
Costantinopoli
,
conoscendo
questa
debolezza
,
ed
essendo
donna
di
molto
tatto
,
nel
presentare
delle
stoffe
da
signora
,
ad
un
personaggio
illustre
del
paese
,
gli
disse
:
*
Voi
saprete
a
che
uso
destinarle
.
Sapeva
che
lo
avrebbe
fatto
arrossire
e
confondere
nominandogli
sua
moglie
.
Conosco
parecchi
mariti
,
non
molti
per
fortuna
,
che
,
sotto
questo
rapporto
,
potrebbero
passare
per
Turchi
.
Ho
delle
conoscenti
(
tanto
gentili
che
mi
perdoneranno
di
vedersi
accennate
qui
)
che
vedo
da
parecchi
anni
,
e
non
so
tuttavia
che
viso
abbiano
i
loro
mariti
.
Esse
mi
dicono
:
.
*
Mi
scuserà
,
marchesa
,
mio
marito
è
un
uomo
serio
;
non
fa
visite
....
*
Si
figurino
,
se
lo
scuso
,
poverine
!
Ma
loro
,
signori
uomini
seri
,
credono
veramente
che
vi
sia
più
serietà
nel
mancare
de
'
riguardi
elementari
verso
le
conoscenti
della
loro
sposa
,
che
nel
mostrare
,
accompagnandola
almeno
una
volta
da
ciascuna
,
che
la
curano
abbastanza
per
volere
sapere
dove
va
,
e
con
chi
tratta
?
Via
;
la
mano
sulla
coscienza
;
lo
credono
davvero
?
Così
accadrà
loro
d
'
incontrare
per
la
strada
delle
signore
che
la
loro
moglie
vede
ogni
settimana
,
a
cui
dà
del
tu
,
e
non
le
saluteranno
.
E
quelle
signore
non
diranno
certo
:
*
È
un
uomo
serio
;
è
occupato
di
cose
troppo
gravi
ed
alte
per
curarsi
di
noi
....
Punto
,
signori
miei
;
me
ne
duole
pel
loro
amor
proprio
;
ma
le
ho
udite
molte
volte
dire
con
un
sorriso
che
non
era
d
'
ammirazione
:
*
È
il
marito
della
signora
tale
.
Uno
screanzato
.
Non
conosce
neppure
le
relazioni
di
sua
moglie
,
poveretta
!
Io
mi
rallegro
coi
nostri
uomini
,
che
non
passino
la
loro
giornata
metà
ad
azzimarsi
,
e
l
'
altra
metà
in
visite
galanti
,
come
i
cavalieri
serventi
dell
'
altro
secolo
.
Ma
da
un
eccesso
all
'
altro
ci
corre
;
ed
almeno
una
volta
all
'
anno
,
come
il
minimum
della
confessione
,
un
marito
dovrebbe
fare
una
visita
a
tutte
le
relazioni
di
sua
moglie
.
Nelle
famiglie
modeste
che
hanno
due
,
tre
persone
di
servizio
al
più
,
alle
volte
anche
una
sola
,
la
moglie
si
trova
nel
caso
di
rendere
al
marito
una
quantità
di
piccoli
servigi
;
preparargli
tutto
l
'
occorrente
quando
deve
vestirsi
,
provvedergli
i
piccoli
oggetti
di
toletta
,
fargli
trovar
pronta
la
colazione
,
servirgli
il
caffè
,
o
una
bibita
d
'
abitudine
,
fargli
,
a
pranzo
,
l
'
improvvisata
dei
piatti
che
preferisce
,
cucirgli
la
biancheria
,
ecc
.
,
ecc
.
Queste
cose
per
la
moglie
possono
essere
una
delizia
che
tiene
luogo
d
'
ogni
altro
piacere
o
possono
venirle
a
noia
al
punto
da
trascurarle
o
farle
di
mala
voglia
.
Tutto
dipende
dal
compenso
che
ne
riceve
.
Se
il
marito
non
dimentica
mai
che
la
moglie
è
sua
uguale
,
che
è
debole
,
che
ha
bisogno
da
lui
il
coraggio
che
le
manca
per
affrontare
le
piccole
e
grandi
miserie
della
vita
,
accoglierà
quei
servigi
intimi
e
affettuosi
come
altrettanti
favori
,
e
li
compenserà
con
una
buona
parola
,
con
un
ringraziamento
,
con
qualche
elogio
.
Oh
,
se
lo
sapessero
tutti
gli
uomini
,
che
largo
compenso
possono
dare
con
una
parola
amorevole
e
cortese
!
Ma
se
tutto
quello
che
fa
è
ricevuto
in
silenzio
,
come
un
tributo
che
lei
deve
per
obbligo
al
suo
signore
e
padrone
,
se
lui
non
si
dà
la
briga
di
mostrare
che
avverte
le
sue
cure
e
le
apprezza
,
anche
la
moglie
più
devota
si
stanca
,
e
pensa
:
*
A
cosa
serve
?
Da
questo
derivano
le
tante
piccole
mancanze
,
i
bottoni
staccati
,
i
guanti
scuciti
,
il
pranzo
in
ritardo
e
poco
accurato
,
e
talvolta
il
disamore
della
casa
nella
moglie
,
il
malcontento
nel
marito
,
la
tristezza
in
famiglia
,
la
pace
perduta
.
Perchè
?
Per
un
'
inezia
.
Perchè
il
capo
di
casa
,
che
deve
dare
l
'
esempio
del
modo
di
vivere
,
ha
dimenticato
che
nè
l
'
affetto
nè
l
'
intimità
non
dispensano
dalla
cortesia
.
Perchè
ha
lasciata
andare
a
poco
a
poco
la
buona
e
dolce
abitudine
della
gentilezza
,
ha
preso
a
trattare
in
casa
come
non
tratterebbe
fuori
,
e
,
senza
avvedersene
,
è
arrivato
ad
essere
quasi
inurbano
,
a
ricevere
un
atto
gentile
senza
ringraziare
,
a
lasciar
parlare
senza
rispondere
o
a
rispondere
con
asprezza
se
non
è
di
buonumore
,
o
a
rimproverare
senza
tutti
quei
riguardi
di
delicatezza
che
si
devono
ad
una
signora
,
la
quale
,
al
pari
di
lui
,
è
padrona
di
casa
.
Un
capo
di
casa
deve
insegnare
alla
famiglia
il
rispetto
dovuto
alla
propria
moglie
.
A
lei
deve
il
primo
saluto
entrando
in
casa
;
a
lei
deve
offrire
prima
i
piatti
in
tavola
,
e
lasciare
la
destra
al
passeggio
ed
in
carrozza
,
ed
uscendo
insieme
,
di
sera
od
in
campagna
,
deve
offrirle
il
braccio
,
ed
usarle
tutte
le
attenzioni
che
userebbe
ad
un
'
altra
signora
.
Se
vi
sono
dispareri
tra
loro
,
se
deve
farle
qualche
osservazione
,
avrà
cura
di
chiamarla
in
disparte
e
di
risparmiarle
qualunque
umiliazione
davanti
alle
persone
di
casa
anche
alle
più
intime
,
anche
ai
suoi
genitori
.
Deve
tener
conto
delle
sue
delicatezze
di
donna
,
e
neppure
le
piccole
critiche
sopra
un
abito
o
una
pettinatura
,
non
deve
farle
presente
a
terzi
per
non
obbligarla
ad
arrossire
.
Una
volta
sarebbe
cascato
il
mondo
se
una
signora
avesse
fatto
un
viaggio
da
sola
.
Allora
il
marito
doveva
sempre
accompagnare
la
moglie
in
viaggio
,
e
da
ciò
risultava
che
si
viaggiava
pochissimo
.
Ora
la
grande
facilità
dei
mezzi
di
trasporto
,
la
maggior
istruzione
,
che
va
abolendo
una
quantità
di
pregiudizi
,
hanno
reso
il
viaggiare
assai
comune
,
e
gli
uomini
che
hanno
delle
occupazioni
possono
,
senza
essere
ineducati
,
lasciare
che
la
moglie
vada
sola
da
un
paese
all
'
altro
,
se
le
circostanze
lo
esigono
.
Ma
,
per
carità
,
non
spingano
la
fiducia
fino
all
'
indifferenza
.
Il
marito
deve
mostrarsi
interessato
dell
'
itinerario
del
viaggio
,
dell
'
orario
più
o
meno
comodo
;
deve
accompagnare
la
signora
alla
stazione
,
non
abbandonarla
prima
d
'
averla
veduta
a
posto
nel
vagone
,
risparmiarle
tutte
le
noie
del
bagaglio
,
del
biglietto
di
ferrovia
,
ecc
.
,
raccomandarla
a
qualche
conoscente
pel
viaggio
se
è
possibile
,
ed
assicurarsi
bene
che
sia
aspettata
dove
giunga
.
Se
la
signora
va
ai
bagni
o
alle
acque
,
deve
scrivere
lui
stesso
al
medico
o
al
proprietario
dello
stabilimento
per
avvertire
dell
'
arrivo
,
e
raccomandare
che
si
usino
a
sua
moglie
tutti
i
riguardi
possibili
.
Ed
al
suo
ritorno
deve
trovarsi
ad
aspettarla
alla
stazione
,
se
non
foss
'
altro
perchè
i
compagni
di
viaggio
,
dei
quali
ha
potuto
attirare
l
'
attenzione
,
vedendola
andare
sola
come
la
donna
di
nessuno
,
non
facciano
sul
suo
conto
giudizi
temerari
.
Vi
sono
mariti
che
non
si
dànno
nessuna
di
queste
brighe
,
e
cercano
di
scusare
la
loro
trascuranza
dicendo
:
*
Ho
troppa
stima
di
mia
moglie
per
aver
bisogno
di
curarla
.
So
che
sa
regolarsi
bene
da
sè
.
Questo
eccesso
di
stima
tradotto
in
buon
volgare
vuol
dire
:
*
Non
credo
che
valga
la
pena
di
custodirla
:
non
me
ne
curo
.
Le
donne
,
signori
miei
,
hanno
la
loro
parte
di
amor
proprio
.
Preferiscono
un
Otello
che
le
strangoli
,
ad
un
marito
placido
che
le
stimi
a
quel
modo
.
Una
moglie
che
viene
abbandonata
a
se
stessa
è
come
un
gioiello
che
si
lascia
sopra
una
tavola
d
'
anticamera
,
coll
'
uscio
aperto
.
Non
importa
che
venga
rubato
,
o
si
giudica
talmente
privo
di
valore
,
da
non
poter
attirare
nessun
ladro
.
E
qualche
volta
il
bisogno
di
affermare
il
proprio
valore
al
marito
,
che
non
lo
riconosce
,
induce
la
moglie
a
lasciar
venire
il
ladro
.
Quando
una
signora
va
ad
un
ballo
il
marito
deve
accompagnarla
;
e
se
non
può
farlo
,
deve
persuaderla
a
rinunciarvi
anche
lei
.
Soltanto
nel
caso
in
cui
vi
fossero
delle
figliole
grandi
,
per
non
privarle
di
quel
divertimento
tanto
caro
alla
loro
età
,
se
anche
il
capo
di
casa
è
nell
'
impossibilità
di
accompagnarle
,
potrà
permettere
alla
moglie
d
'
andarvi
colle
signorine
,
purchè
vi
sia
un
fratello
maggiore
,
o
un
parente
a
cui
affidarle
.
Se
una
signora
ha
una
serata
per
ricevere
il
marito
dovrà
trovarsi
in
casa
almeno
una
mezz
'
ora
,
tanto
da
mostrare
che
gradisce
la
presenza
degli
ospiti
in
casa
sua
,
e
non
si
considera
estraneo
alle
conoscenze
della
sua
signora
.
Giungendo
in
campagna
dove
la
moglie
passa
l
'
estate
,
o
tornando
da
un
viaggio
,
chiunque
siano
le
persone
che
si
trovano
al
suo
arrivo
la
prima
a
salutare
sarà
sempre
la
moglie
,
poi
i
figli
.
Uno
che
credesse
di
mostrarsi
cortese
salutando
prima
i
forastieri
,
mostrerebbe
che
la
sua
cortesia
è
superficiale
e
non
ha
radice
nel
sentimento
.
E
si
farebbe
torto
,
perchè
,
credano
signori
lettori
,
per
quanto
queste
possano
sembrare
semplici
formalità
o
leggerezze
,
la
vera
cortesia
è
strettamente
legata
ai
sentimenti
di
umanità
.
Non
c
'
è
atto
cortese
che
non
s
'
inspiri
ad
un
buon
sentimento
.
Non
c
'
è
scortesia
che
non
ferisca
qualche
cuore
.
Un
amico
che
ci
trascuri
,
che
non
ci
visiti
,
che
non
ci
scriva
a
tempo
,
che
ci
manchi
di
un
riguardo
,
non
possiamo
considerarlo
un
uomo
superiore
che
non
si
curi
di
quegli
atti
gentili
perchè
li
crede
pure
formalità
,
e
si
riservi
a
dimostrare
la
sua
amicizia
nelle
grandi
circostanze
.
Le
grandi
circostanze
,
il
caso
di
buttarsi
nell
'
acqua
o
nel
fuoco
per
salvarci
,
o
di
scendere
in
campo
chiuso
a
spezzare
delle
lancie
in
nostro
favore
non
accadono
mai
;
quasi
tutti
si
traversa
la
vita
senza
trovarsi
nel
caso
di
mettere
un
uomo
a
quella
prova
eroica
.
Ma
si
può
apprezzarne
ogni
giorno
la
sua
gentilezza
d
'
animo
,
nelle
piccole
cortesie
,
e
si
può
soffrire
ogni
giorno
della
sua
rozzezza
nelle
scortesie
che
non
sono
mai
piccole
.
E
non
serve
la
scusa
pretenziosa
ed
assurda
alla
quale
alcuni
si
aggrappano
:
*
Sono
un
originale
!
Saranno
originali
,
sì
,
ma
brutti
originali
ed
è
da
desiderare
che
non
abbiano
copie
.
Del
resto
,
quegli
originali
là
non
saranno
quelli
di
certo
che
mi
avranno
fatto
l
'
onore
di
arrivare
fino
a
questa
pagina
230
del
mio
libro
;
ed
è
per
questo
appunto
che
ho
intitolato
il
capitolo
:
Parole
al
vento
.
Quanto
agli
altri
,
agli
uomini
gentili
di
animo
e
di
modi
,
se
l
'
hanno
letto
,
e
se
vi
hanno
trovato
qualche
cosuccia
di
buono
,
raccomandino
il
mio
lavoro
alle
loro
mamme
,
alle
loro
spose
,
alle
loro
figliole
;
ed
io
,
che
apprezzo
ed
ambisco
l
'
approvazione
delle
graziose
lettrici
,
ne
sarò
riconoscente
"
Finchè
il
sole
Risplenderà
sulle
sciagure
umane
.
"
Se
al
contrario
non
vi
hanno
trovato
nulla
,
proprio
nulla
,
che
metta
conto
d
'
esser
letto
,
non
lo
dicano
a
nessuno
;
non
mi
tolgano
la
simpatia
delle
signore
,
che
ne
'
miei
pochi
lavori
mi
sono
studiata
di
guadagnare
,
e
di
cui
vado
superba
.
Che
male
ho
fatto
infine
?
Un
libro
inutile
?
Dappoco
?
Una
sciocchezza
?
Ma
pensino
che
se
si
avessero
a
punire
tutti
quelli
che
hanno
scritto
delle
sciocchezze
,
più
di
mezzo
mondo
ne
patirebbe
,
perchè
,
come
tutti
sanno
,
"
Les
sots
,
depuis
Adam
,
sont
en
majorité
.
"
FINE
.
Saggistica ,
ÿþIL
PIANETA
MARTE
.
Nelle
belle
sere
dell
'
autunno
passato
una
grande
stella
rossa
fu
veduta
per
più
mesi
brillare
sull
'
orizzonte
meridionale
del
cielo
;
era
il
pianeta
Marte
,
che
si
accostava
per
qualche
tempo
alla
Terra
in
una
delle
sue
apparizioni
,
solite
a
ripetersi
ad
intervalli
di
780
giorni
.
Nella
schiera
degli
otto
pianeti
principali
Marte
occupa
,
per
volume
,
il
penultimo
luogo
;
il
solo
Mercurio
è
più
piccolo
di
lui
.
Ma
in
certe
posizioni
,
in
cui
egli
ritorna
ad
intervalli
di
sedici
anni
,
Marte
può
avvicinarsi
alla
Terra
più
dell
'
usato
,
brillando
più
di
ogni
altro
pianeta
,
Venere
sola
eccettuata
;
ed
in
tali
contingenze
tanto
arde
di
luce
rossa
,
da
meritare
il
nome
,
che
i
Greci
gli
diedero
,
di
Pyrois
(
infocato
)
.
Nei
tempi
ormai
per
sempre
passati
,
quando
si
pretendeva
di
leggere
in
cielo
l
'
avvenire
degli
umani
eventi
,
queste
grandi
apparizioni
di
Marte
erano
lo
spavento
dei
popoli
,
e
davano
molto
da
fare
agli
astrologi
,
ai
quali
incombeva
il
compito
,
non
sempre
facile
,
di
studiare
l
'
influsso
del
pianeta
sulle
vicende
guerresche
e
sulle
costellazioni
politiche
del
momento
.
Anche
ora
la
grande
apparizione
testè
avvenuta
di
Marte
ha
destato
il
pubblico
interesse
;
ma
per
una
ragione
ben
diversa
.
Oggi
è
nata
presso
alcuni
la
speranza
,
che
da
osservazioni
diligenti
fatte
sulla
sua
superficie
con
giganteschi
telescopi
,
si
possa
ottenere
quando
che
sia
la
soluzione
di
un
gran
problema
cosmologico
;
arrivar
cioè
a
sapere
,
se
i
corpi
celesti
possano
dirsi
sede
di
esseri
intelligenti
,
o
,
almeno
,
di
esseri
organizzati
.
L
'
idea
di
popolare
gli
astri
e
le
sfere
celesti
d
'
intelligenze
pure
o
corporee
,
di
animali
e
di
piante
,
non
è
nuova
;
ed
una
curiosa
rassegna
sarebbe
a
farsi
di
tutti
gli
scrittori
antichi
e
moderni
che
si
esercitarono
su
questo
tema
,
incominciando
dal
Sogno
di
Scipione
di
Cicerone
,
e
dalla
Storia
veridica
di
Luciano
Samosatese
,
e
venendo
già
per
Dante
,
Giordano
Bruno
,
Ugenio
e
Kircher
a
quegli
eleganti
novellatori
francesi
Cyrano
di
Bergorac
,
Fontenelle
,
Voltaire
,
i
quali
posero
negli
spazi
celesti
il
teatro
delle
loro
argute
o
satiriche
descrizioni
,
per
arrivare
in
ultimo
al
celebre
Hans
Pfaal
d
'
Amsterdam
,
ben
noto
ai
lettori
di
Edgar
Poe
.
La
maggior
parte
di
questi
scritti
però
o
professano
di
esser
pure
immaginazioni
poetiche
,
o
sono
scherzi
di
ingegno
dei
quali
il
vero
pregio
deve
cercarsi
in
tutt
'
altra
parte
che
in
una
seria
discussione
dell
'
argomento
di
cui
stiamo
discorrendo
.
Ma
nel
presente
secolo
diversi
scrittori
tentarono
di
elevare
la
pluralità
dei
mondi
abitati
alla
dignità
di
questione
filosofica
.
Lasciando
da
parte
le
sedicenti
rivelazioni
degli
spiritisti
,
che
ai
nostri
tempi
hanno
rinnovato
ed
anzi
superato
le
visioni
di
Swedenborg
,
basterà
nominare
Giovanni
Reynaud
(
Terre
et
Ciel
)
e
Davide
Brewster
(
More
Worlds
than
one
)
i
quali
collocarono
negli
astri
le
speranze
della
nostra
vita
futura
e
seppero
trovare
,
non
dirò
dimostrazioni
(
che
in
questa
materia
non
ve
n
'
è
)
ma
pensieri
ed
aspirazioni
che
ebbero
e
sempre
avranno
eco
vivissima
nel
sentimento
di
molti
.
Metafisica
per
metafisica
,
preferiamo
questa
ai
dogmi
brutali
e
scoraggianti
del
materialismo
.
Quanto
ai
teologi
cristiani
,
essi
,
seguendo
l
'
esempio
di
San
Tommaso
,
quasi
tutti
osteggiarono
l
'
idea
che
possano
esistere
altri
mondi
simili
al
mondo
terrestre
.
Dico
,
quasi
tutti
,
perchè
noi
leggiamo
in
uno
di
loro
,
a
cui
certamente
nessuno
ha
potuto
far
rimprovero
d
'
empietà
,
le
parole
seguenti
(
)
«
Il
creato
,
che
contempla
l
'
astronomo
,
non
è
un
semplice
ammasso
di
materia
luminosa
;
è
un
prodigioso
organismo
,
in
cui
,
dove
cessa
l
'
incandescenza
della
materia
,
incomincia
la
vita
.
Benchè
questa
non
sia
penetrabile
ai
suoi
telescopii
,
tuttavia
,
dall
'
analogia
del
nostro
globo
,
possiamo
argomentarne
la
generale
esistenza
negli
altri
.
La
costituzione
atmosferica
degli
altri
pianeti
,
che
in
alcuno
è
cotanto
simile
alla
nostra
,
e
la
struttura
e
la
composizione
delle
stelle
simile
a
quella
del
nostro
sole
,
ci
persuadono
che
essi
,
o
sono
in
uno
stadio
simile
al
presente
del
nostro
sistema
,
o
percorrono
taluno
di
quei
periodi
,
che
esso
già
percorse
,
o
è
destinato
a
percorrere
.
Dall
'
immensa
varietà
delle
creature
che
furono
già
e
che
sono
sul
nostro
globo
,
possiamo
argomentare
le
diversità
di
quelle
che
possono
esistere
in
altri
.
Se
da
noi
l
'
aria
,
l
'
acqua
e
la
terra
sono
popolate
da
tante
varietà
di
esse
,
che
si
cambiarono
le
tante
volte
al
mutare
delle
semplici
circostanze
di
clima
e
di
mezzo
;
quante
più
se
ne
devon
trovare
in
quegli
sterminati
sistemi
,
ove
gli
astri
secondarii
son
rischiarati
talora
non
da
uno
,
ma
da
più
Soli
alternativamente
,
e
dove
le
vicende
climateriche
succedentisi
del
caldo
e
del
freddo
devono
essere
estreme
per
le
eccentricità
delle
orbite
,
e
per
le
varie
intensità
assolute
delle
loro
radiazioni
,
da
cui
neppure
il
nostro
Sole
è
esente
!
«
Sarebbe
però
ben
angusta
veduta
quella
di
voler
modellato
l
'
Universo
tutto
sul
tipo
del
nostro
piccolo
globo
,
mentre
il
nostro
stesso
relativamente
microscopico
sistema
ci
presenta
tante
varietà
;
nè
è
filosofico
il
pretendere
che
ogni
astro
debba
esser
abitato
come
il
nostro
,
e
che
in
ogni
sistema
la
vita
sia
limitata
ai
satelliti
oscuri
.
È
vero
,
che
essa
da
noi
non
può
esistere
che
entro
confini
di
temperatura
assai
limitati
,
cioè
tra
0°
e
40°-45°
gradi
centesimali
,
ma
chi
può
sapere
se
questi
non
sono
limiti
solo
pei
nostri
organismi
?
Tuttavia
,
anche
con
questi
limiti
,
se
essa
non
potrebbe
esistere
negli
astri
infiammati
,
questi
astri
maggiori
avrebbero
sempre
nella
creazione
il
grande
ufficio
di
sostenerla
,
regolando
il
corso
dei
corpi
secondarii
mediante
l
'
attrazione
delle
loro
masse
,
e
di
avvivarle
colla
luce
e
col
calore
.
E
qual
sorpresa
sarebbe
,
se
fra
tanti
milioni
,
anche
molti
e
molti
di
questi
sistemi
fossero
deserti
?
Non
vediamo
noi
che
sul
nostro
globo
regioni
,
in
proporzioni
assai
estese
,
sono
incapaci
di
vita
?
L
'
immensità
della
fabbrica
,
non
verrebbe
perciò
meno
alla
sua
dignità
,
nè
allo
scopo
inteso
dell
'
Architetto
.
«
La
vita
empie
l
'
universo
,
e
colla
vita
va
associata
l
'
intelligenza
;
e
come
abbondano
gli
esseri
a
noi
inferiori
,
così
possono
in
altre
condizioni
esisterne
di
quelli
immensamente
più
capaci
di
noi
.
Fra
il
debole
lume
di
questo
raggio
divino
,
che
rifulge
nel
nostro
fragile
composto
,
mercè
del
quale
potemmo
pur
conoscere
tante
meraviglie
,
e
la
sapienza
dell
'
autore
di
tutte
le
cose
è
una
infinita
distanza
,
che
può
essere
intercalata
da
gradi
infiniti
delle
sue
creature
,
per
le
quali
i
teoremi
,
che
per
noi
son
frutto
di
ardui
studi
potrebbero
essere
semplici
intuizioni
»
.
Mi
son
permesso
di
trascrivere
questo
passo
del
Secchi
,
perchè
è
difficile
dir
più
e
meglio
in
sì
poche
parole
.
Ai
nostri
tempi
la
dottrina
della
pluralità
dei
mondi
abitati
da
esseri
viventi
ed
intelligenti
ha
trovato
un
ardente
apostolo
in
Camillo
Flammarion
.
Questo
dotto
ed
immaginoso
scrittore
,
nel
quale
la
scienza
copiosa
ed
ordinata
dei
fatti
d
'
osservazione
non
impedisce
l
'
esercizio
di
una
fantasia
potente
e
della
più
seducente
eloquenza
,
già
da
trent
'
anni
va
svolgendo
la
questione
sotto
i
suoi
varii
aspetti
in
diverse
opere
,
le
quali
e
da
chi
consente
,
e
da
chi
dubita
si
fanno
leggere
assai
volentieri
(
)
.
Egli
si
è
proposto
di
sottrarre
questo
tema
alla
fantasia
dei
poeti
ed
all
'
arbitrio
dei
novellieri
,
e
di
circondare
l
'
ipotesi
della
pluralità
dei
mondi
abitati
con
tutto
l
'
apparato
scientifico
,
che
oggi
è
possibile
chiamare
in
suo
soccorso
;
di
darle
così
tutto
quel
grado
di
logica
consistenza
e
di
probabilità
empirica
di
cui
è
capare
.
«
Faire
converger
toutes
les
lumières
de
la
science
vers
ce
grand
point
,
la
Vie
universelle
;
l
'
éclairer
dans
son
aspect
réel
;
établir
ses
rayonnements
immenses
et
montrer
qu
'
il
est
le
but
mystérieux
autour
du
quel
gravite
la
création
toute
entière
;
agrandir
ainsi
jusque
par
de
là
les
bornes
du
visible
le
domaine
de
l
'
existence
vitale
,
si
longtemps
confiné
à
l
'
atome
terrestre
;
déchirer
les
voiles
qui
nous
cachaient
le
règne
de
l
'
existence
à
la
surface
des
mondes
;
et
sur
la
vie
à
l
'
infini
répandue
permettre
à
la
pensée
de
planer
dans
son
auréole
glorieuse
;
c
'
est
là
,
selon
nous
,
un
problème
,
dont
la
solution
importe
à
notre
temps
»
.
Questo
è
lo
splendido
programma
al
quale
il
cosmologo
francese
ha
consacrato
il
suo
ingegno
e
la
sua
varia
coltura
.
Leggendo
le
sue
pagine
animate
da
calda
eloquenza
ed
ardenti
del
desiderio
dell
'
ignoto
,
si
è
tratti
ad
esclamare
coll
'
Ettore
virgiliano
:
Si
Pergama
dextra
Defendi
possent
,
certe
hoc
defensa
fuissent
Se
fosse
stato
possibile
dimostrare
la
esistenza
della
vita
e
dell
'
intelligenza
nei
globi
celesti
con
altri
argomenti
,
che
con
quelli
della
diretta
osservazione
,
nessuno
più
del
Flammarion
avrebbe
meritato
di
farlo
.
Ma
pur
troppo
è
da
confessare
che
,
quanto
a
risultati
di
osservazione
,
finora
abbiamo
poche
speranze
e
nessun
fatto
.
La
Luna
,
che
di
tutti
gli
astri
è
senza
paragone
il
più
prossimo
a
noi
,
e
nella
quale
oggetti
di
400
e
500
metri
di
diametro
sono
visibili
senza
troppa
difficoltà
nei
potenti
telescopi
del
tempo
moderno
,
la
Luna
non
ha
dato
fatti
,
e
non
dà
neppure
speranze
.
Più
la
si
esamina
,
e
più
si
ha
ragione
di
credere
,
che
sia
un
deserto
di
aride
rupi
,
privo
d
'
ogni
elemento
necessario
alla
vita
organica
.
Nè
fatti
,
nè
speranze
si
possono
avere
dallo
studio
della
superficie
di
Venere
,
che
fra
tutti
i
pianeti
è
quello
che
può
avvicinarsi
maggiormente
alla
Terra
.
La
sua
atmosfera
è
perpetuamente
ingombra
di
dense
nuvole
,
le
quali
finora
hanno
impedito
,
ed
impediranno
probabilmente
ancora
per
lunghi
secoli
(
se
non
per
sempre
)
di
conoscere
i
particolari
del
suo
corpo
solido
,
e
quanto
su
di
esso
avviene
.
Per
ragioni
non
dissimili
(
a
cui
si
aggiunge
la
grande
lontananza
)
nulla
avremo
a
sperare
in
quest
'
ordine
di
idee
dallo
studio
dei
grandi
pianeti
superiori
,
Giove
,
Saturno
,
Urano
,
e
Nettuno
.
Quanto
a
Mercurio
,
le
sue
osservazioni
sono
di
una
estrema
difficoltà
,
avviluppato
com
'
egli
è
di
continuo
nella
luce
del
Sole
;
tanto
,
che
solamente
negli
ultimi
anni
è
stato
possibile
discernervi
entro
qualche
macchia
con
sufficiente
frequenza
e
determinare
il
vero
periodo
della
sua
rotazione
.
Non
parliamo
nè
del
Sole
,
nè
delle
stelle
,
nè
delle
comete
,
nè
delle
nebule
;
tutti
corpi
,
dei
quali
la
costituzione
fisica
non
sembra
propria
alla
produzione
e
alla
conservazione
della
vita
,
almeno
nelle
forme
con
cui
noi
l
'
intendiamo
.
Tutte
le
nostre
speranze
si
sono
quindi
poco
a
poco
concentrate
su
Marte
il
solo
astro
che
possa
giustificarle
sino
ad
un
certo
punto
,
siccome
or
ora
si
vedrà
.
Tali
speranze
si
sono
accresciute
ed
hanno
raggiunto
anzi
presso
alcuni
un
grado
di
esaltazione
quasi
febbrile
,
dopo
che
un
esame
accurato
di
quel
pianeta
ha
fatto
scoprire
in
esso
alcuni
cambiamenti
,
e
un
sistema
di
misteriose
configurazioni
,
in
cui
con
un
po
'
di
buona
volontà
si
potrebbe
congetturare
piuttosto
il
lavoro
di
esseri
intelligenti
,
anzi
che
la
semplice
opera
delle
forze
naturali
inorganiche
.
L
'
ultima
grande
apparizione
di
Marte
ha
dato
origine
ad
espressioni
entusiastiche
di
tali
speranze
,
specialmente
presso
i
Nordamericani
;
i
quali
,
possedendo
nel
loro
Osservatorio
di
California
il
più
gran
cannocchiale
che
mai
sia
stato
costrutto
,
avrebbero
tutto
il
diritto
al
vanto
di
aver
scoperto
non
solo
un
nuovo
mondo
,
ma
anche
una
nuova
umanità
.
Ma
in
Francia
l
'
agitazione
delle
menti
ispirata
dal
Flammarion
ha
prodotto
effetti
anche
più
straordinari
:
ivi
con
tutta
serietà
sono
proposte
ingenti
somme
come
premio
a
chi
sarà
primo
a
dimostrare
,
per
mezzo
della
diretta
osservazione
,
che
esistono
in
alcuno
degli
astri
indizî
certi
di
esseri
intelligenti
.
In
America
poi
ed
in
Francia
si
sta
macchinando
la
costruzione
di
nuovi
telescopi
d
'
inusata
potenza
,
il
costo
dei
quali
si
conterà
per
milioni
.
Fra
tanti
segni
dei
tempi
questo
almeno
ci
dà
diritto
a
sperar
bene
dell
'
avvenire
.
L
'
ansietà
con
cui
molti
guardano
alle
tenebre
del
futuro
non
mi
sembra
in
ogni
parte
giustificata
.
Non
è
vero
che
l
'
età
presente
,
più
delle
passate
,
manchi
di
elevati
principi
e
di
aspirazioni
ideali
.
Il
secolo
decimonono
può
considerare
con
orgoglio
quello
che
ha
fatto
;
il
suo
posto
negli
annali
del
progresso
umano
non
sarà
senza
gloria
.
A
costo
d
'
incredibili
fatiche
e
di
eroici
sacrifizi
esso
ha
compiuto
ormai
l
'
esplorazione
di
tutta
la
superficie
terrestre
,
sulle
cui
carte
non
restano
che
poche
lacune
.
Penetrando
nelle
viscere
del
nostro
pianeta
,
ha
mostrato
la
storia
delle
trasformazioni
a
cui
fu
soggetto
,
ed
ha
rievocato
dal
loro
sepolcro
le
infinite
generazioni
che
lo
popolarono
per
milioni
di
anni
.
Coll
'
investigazione
archeologica
,
collo
studio
dell
'
etnografia
e
della
filologia
ha
ritrovato
i
veri
titoli
di
nobiltà
del
genere
umano
,
e
fatto
risorgere
alla
luce
del
giorno
i
primi
prodotti
delle
sue
civiltà
.
Con
estese
associazioni
di
pazienti
e
di
instancabili
osservatori
ha
iniziato
lo
studio
dell
'
atmosfera
,
e
delle
sue
leggi
,
che
sarà
uno
dei
grandi
problemi
del
secolo
XX
.
Ma
tutto
questo
non
gli
è
bastato
;
e
dopo
aver
proseguito
energicamente
nello
studio
dei
cieli
,
della
materia
,
e
delle
forze
naturali
l
'
opera
dei
secoli
anteriori
e
fondata
la
chimica
degli
astri
,
di
cui
prima
pareva
follia
parlare
;
ora
aspira
a
più
alta
meta
,
e
ansiosamente
comincia
a
spiare
,
se
qualche
voce
di
simpatia
e
di
fratellanza
non
ci
possa
venir
dalle
profondità
cosmiche
;
e
per
ottenerne
indizio
è
pronto
a
spender
per
un
solo
telescopio
più
somme
,
di
quante
ne
abbian
spese
in
favore
della
scienza
pura
tutti
i
secoli
precedenti
insieme
considerati
.
Ecco
uno
,
un
solo
dei
tanti
aspetti
nobili
,
moralmente
grandiosi
,
poetici
,
sotto
cui
si
presenterà
alla
posterità
imparziale
quel
secolo
,
che
allo
spettatore
unilaterale
sembra
essere
per
eccellenza
il
secolo
della
prosa
,
dell
'
egoismo
,
della
meccanica
brutale
,
dei
godimenti
materiali
.
Noi
siamo
migliori
di
quello
che
crediamo
essere
!
La
stessa
difficoltà
che
proviamo
ad
esser
contenti
e
soddisfatti
di
noi
medesimi
,
è
un
segno
di
progresso
e
di
forza
.
Ma
torniamo
al
nostro
argomento
.
II
.
Nella
scala
delle
orbite
planetarie
,
la
Terra
occupa
,
a
partir
dal
Sole
,
il
terzo
posto
e
Marte
il
quarto
.
L
'
orbita
di
Marte
comprende
quindi
dentro
di
sè
l
'
orbita
della
Terra
;
ed
è
di
essa
più
grande
nel
rapporto
di
circa
3
a
2
.
Ambedue
le
orbite
sono
di
forma
leggermente
ovale
,
ma
così
per
l
'
una
come
per
l
'
altra
la
differenza
fra
il
più
grande
e
il
più
piccolo
diametro
è
relativamente
trascurabile
:
in
altre
parole
,
la
differenza
di
queste
orbite
da
un
circolo
perfetto
è
assai
poca
,
tanto
che
occorrebbero
disegni
in
molto
grande
scala
per
renderla
sensibile
a
misure
fatte
col
compasso
.
Il
Sole
non
si
trova
nel
centro
nè
dell
'
una
,
nè
dell
'
altra
,
e
questo
difetto
di
centratura
è
assai
maggiore
per
Marte
che
per
la
Terra
.
La
Terra
gira
intorno
al
Sole
in
ragione
di
30
chilometri
per
minuto
secondo
;
Marte
in
ragione
di
24
chilometri
.
Essendo
questi
più
lento
,
e
dovendo
percorrere
un
circolo
più
grande
,
impiega
,
a
far
il
suo
giro
completo
intorno
al
Sole
,
687
giorni
,
quasi
il
doppio
dei
365
che
impiega
la
Terra
a
fare
il
proprio
.
Quindi
appare
subito
manifesta
la
ragione
per
cui
così
di
raro
Marte
rifulge
in
tutto
il
suo
splendore
.
Movendosi
i
due
astri
intorno
al
Sole
in
periodi
così
differenti
,
per
lo
più
si
troveranno
in
parti
molto
distanti
dello
spazio
celeste
,
e
soltanto
saranno
vicini
,
quando
l
'
uno
e
l
'
altro
giaceranno
nella
medesima
direzione
a
partir
dal
sole
.
Trovandosi
allora
i
tre
corpi
(
Sole
,
Terra
,
Marte
)
in
linea
retta
,
e
la
Terra
(
come
quella
che
è
più
vicina
al
Sole
)
occupando
il
posto
di
mezzo
,
allo
spettatore
terrestre
,
Marte
ed
il
Sole
appariranno
in
plaghe
opposte
al
cielo
;
e
questo
intendono
dire
gli
astronomi
quando
parlano
di
Marte
in
opposizione
col
Sole
.
Le
epoche
adunque
in
cui
Marte
si
presenta
a
noi
più
vicino
,
sono
quelle
delle
opposizioni
,
le
quali
ricorrono
ad
intervalli
di
circa
ventisei
mesi
,
o
780
giorni
.
Ma
non
in
tutte
le
opposizioni
Marte
giunge
ad
avvicinarsi
alla
Terra
in
egual
misura
.
Mentre
l
'
orbita
della
Terra
è
quasi
esattamente
centrata
sul
Sole
,
quella
di
Marte
è
invece
notabilmente
eccentrica
:
la
loro
proporzione
e
disposizione
può
vedersi
rappresentata
nella
figura
qui
a
lato
,
dove
S
rappresenta
il
Sole
,
il
circolo
minore
è
quello
della
Terra
,
il
maggiore
quello
di
Marte
.
Ora
si
vede
subito
,
che
quando
i
due
pianeti
si
avvicinano
fra
loro
nella
parte
più
serrata
dell
'
intervallo
fra
le
due
orbite
,
la
Terra
essendo
in
T
e
Marte
in
M
,
si
ha
il
massimo
avvicinamento
possibile
,
siccome
(
con
poca
differenza
)
è
accaduto
nel
1877
e
nel
1892
,
e
di
nuovo
accadrà
nel
1909
.
Queste
,
che
ricorrono
ad
intervalli
alternati
di
15
e
di
17
anni
,
diconsi
le
grandi
opposizioni
.
Marte
allora
è
veramente
stupendo
a
considerare
coll
'
occhio
nudo
,
ma
più
ancora
col
telescopio
.
Tuttavia
anche
in
tale
favorevolissima
posizione
il
suo
diametro
apparente
non
supera
la
settantacinquesima
parte
del
diametro
apparente
del
Sole
o
della
Luna
:
così
che
occorre
un
telescopio
amplificante
75
volte
perchè
in
esso
Marte
si
presenti
come
la
Luna
all
'
occhio
nudo
.
Ma
nelle
comuni
opposizioni
non
si
arriva
neppure
a
tanto
:
e
quando
i
due
pianeti
occupano
i
punti
designati
sulla
figura
con
T
'
M
'
,
la
minima
loro
distanza
T
'
M
'
è
quasi
doppia
della
TM
.
In
queste
opposizioni
meno
fortunate
il
massimo
diametro
apparente
a
cui
Marte
può
arrivare
non
supera
1/150
del
diametro
lunare
,
ed
è
necessario
amplificarlo
150
volte
per
vederlo
come
la
Luna
ad
occhio
nudo
.
La
sua
superficie
apparente
e
la
sua
luce
sono
allora
soltanto
il
quarto
di
quella
che
si
vede
nelle
grandi
opposizioni
.
Non
conviene
dunque
illudersi
su
questi
,
che
abbiam
chiamato
avvicinamenti
di
Marte
alla
Terra
;
sono
vicinanze
relative
,
e
la
Luna
,
che
pure
dista
da
noi
trenta
diametri
del
globo
terrestre
,
ha
ancora
su
Marte
un
grandissimo
vantaggio
.
Il
2
Settembre
1877
e
il
6
Agosto
1892
,
giorni
delle
ultime
grandi
opposizioni
,
ebbe
luogo
la
minima
distanza
possibile
del
pianeta
,
che
fu
di
quasi
57
milioni
di
chilometri
e
di
146
volte
la
distanza
della
Luna
.
Mentre
adunque
in
questa
un
telescopio
di
mediocre
potenza
è
capace
di
rilevare
montagne
,
valli
,
circhi
e
crateri
senza
numero
ed
un
'
infinità
di
altri
particolari
topografici
(
)
,
ben
altro
potere
ottico
sarà
necessario
,
perchè
si
possano
vedere
distintamente
in
Marte
anche
soltanto
le
configurazioni
delle
macchie
principali
.
L
'
esperienza
ha
fatto
vedere
che
non
è
difficile
di
rilevar
nella
Luna
,
col
soccorso
dei
maggiori
telescopi
,
un
oggetto
rotondeggiante
di
mezzo
chilometro
di
diametro
,
o
una
striscia
di
200
metri
di
larghezza
.
In
Marte
si
può
arrivare
a
distinguere
come
punto
un
oggetto
rotondeggiante
di
60
a
70
chilometri
di
diametro
,
e
come
linea
sottile
una
striscia
di
30
chilometri
di
larghezza
.
Il
corso
di
un
fiume
come
il
Po
sarebbe
facile
a
distinguersi
nella
Luna
su
quasi
tutta
la
sua
lunghezza
,
ma
nessuno
dei
maggiori
fiumi
della
Terra
riuscirebbe
a
noi
visibile
in
Marte
.
E
mentre
nella
Luna
una
città
come
Milano
(
od
anche
soltanto
Pavia
)
sarebbe
già
un
oggetto
ben
vidibile
a
noi
,
in
Marte
non
potremmo
sperare
di
vedere
neppure
Parigi
e
Londra
,
ed
appena
con
molta
attenzione
sarebbe
possibile
distinguervi
isole
rotondeggianti
della
grandezza
di
Majorca
,
od
isole
allungate
,
grandi
come
Candia
e
Cipro
.
Non
farà
dunque
meraviglia
,
che
Galileo
,
i
cui
telescopi
non
superarono
mai
l
'
amplificazione
di
30
diametri
,
non
abbia
potuto
fare
in
Marte
alcuna
scoperta
.
Primo
ad
osservare
con
qualche
sicurezza
le
macchie
di
questo
pianeta
fu
il
celebre
Ugenio
,
che
le
vide
coll
'
aiuto
di
telescopi
lavorati
da
lui
stesso
,
assai
più
perfetti
e
più
grandi
di
quelli
di
Galileo
(
1656-1659
)
.
Pochi
anni
dopo
,
Domenico
Cassini
a
Bologna
(
1666
)
non
solo
riconobbe
diverse
macchie
,
ma
dal
loro
rapido
spostarsi
sul
disco
fu
condotto
a
scoprire
la
rotazione
del
pianeta
intorno
ad
un
asse
obliquo
,
a
similitudine
della
Terra
:
dalla
qual
rotazione
definì
la
durata
in
24
ore
e
40
minuti
.
I
telescopi
usati
da
Cassini
erano
lavorati
in
Roma
dal
più
celebre
artefice
ottico
di
quei
tempi
,
Giuseppe
Campani
,
i
cui
lavori
godettero
di
un
incontrastabile
primato
per
quasi
cent
'
anni
,
fino
a
che
per
opera
di
Short
,
di
Dollond
e
di
Herschel
tale
vanto
passò
per
qualche
tempo
all
'
Inghilterra
.
E
con
telescopi
di
Campani
fece
Bianchini
in
Verona
nel
1719
i
primi
disegni
alquanto
accurati
delle
macchie
di
Marte
,
scoprendo
in
esse
particolari
abbastanza
difficili
,
quale
per
esempio
la
sottile
penisola
che
nella
carta
annessa
porta
il
nome
di
Hesperia
.
Verso
la
fine
del
secolo
scorso
Herschel
e
Schroeter
dallo
studio
delle
candide
macchie
polari
del
pianeta
dedussero
l
'
obliquità
del
suo
asse
di
rotazione
rispetto
al
piano
dell
'
orbita
,
quell
'
angolo
,
cioè
,
che
per
la
Terra
costituisce
l
'
obliquità
dell
'
eclittica
,
ed
è
poco
diverso
nell
'
uno
e
nell
'
altro
pianeta
.
Così
fu
determinato
anche
per
i
due
emisferi
di
Marte
il
corso
periodico
delle
stagioni
,
e
la
legge
delle
variazioni
dei
climi
,
che
tanta
analogia
mostrano
con
le
nostre
.
Tutte
queste
osservazioni
però
non
erano
sufficienti
a
dare
una
descrizione
completa
della
superficie
di
Marte
.
Come
vero
fondatore
dell
'
Areografia
(
)
dobbiamo
considerare
il
tedesco
Maedler
,
il
quale
nel
1830
,
valendosi
di
un
perfettissimo
telescopio
di
Fraunhofer
(
celebre
ottico
di
Monaco
,
per
cui
opera
il
primato
nella
costruzione
dei
telescopi
passò
verso
il
1820
alla
Germania
)
,
vide
e
descrisse
le
macchie
del
pianeta
incomparabilmente
meglio
che
tutti
gli
astronomi
anteriori
.
Maedler
fu
il
primo
a
determinare
con
misure
bene
ordinate
la
posizione
di
un
certo
numero
di
punti
principali
sulla
superficie
di
Marte
rispetto
all
'
equatore
e
ad
un
primo
meridiano
,
che
è
quello
notato
zero
sull
'
annessa
carta
.
Ordinando
rispetto
a
questi
punti
le
diverse
particolarità
topografiche
riuscì
a
costruire
la
prima
carta
areografica
:
la
quale
,
comechè
ancora
incompleta
e
necessariamente
limitata
a
poche
macchie
principali
,
è
tuttavia
monumento
onorevole
della
sua
cura
e
diligenza
,
e
rappresenta
per
la
descrizione
di
Marte
quello
che
2000
anni
fa
la
carta
di
Eratostene
fu
per
la
geografia
terrestre
.
Questa
carta
per
più
di
30
anni
fu
non
soltanto
la
migliore
,
ma
anzi
l
'
unica
;
e
soltanto
verso
il
1860
si
cominciò
a
fare
nello
studio
del
pianeta
qualche
progresso
ulteriore
,
specialmente
per
le
osservazioni
di
Secchi
,
Dawes
,
Kaiser
,
e
Lockyer
.
Da
quell
'
epoca
e
specialmente
a
partire
dalla
grande
opposizione
del
1862
quei
progressi
si
vennero
accelerando
,
ed
a
ciò
contribuirono
non
poco
i
grandissimi
telescopi
,
che
negli
ultimi
tempi
gli
ottici
,
specialmente
quelli
d
'
America
,
hanno
imparato
a
costruire
(
)
.
Dalla
comparazione
di
tutte
le
nuove
ed
antiche
osservazioni
risultò
come
primo
fatto
importante
,
che
la
forma
e
disposizione
delle
macchie
del
pianeta
è
invariabile
nei
suoi
tratti
principali
,
com
'
è
sulla
Terra
la
distribuzione
dei
mari
e
della
parte
asciutta
.
Noi
possiamo
,
per
esempio
,
riconoscere
nei
disegni
di
Ugenio
(
1659
)
il
golfo
appellato
Gran
Sirte
(
vedi
l
'
annessa
carta
)
;
nei
disegni
di
Maraldi
(
1704
)
il
Mare
Cimmerio
e
il
Mare
delle
Sirene
;
nei
disegni
di
Bianchini
(
1719
)
il
Mare
Tirreno
e
la
penisola
Esperia
.
Anche
le
posizioni
dei
punti
principali
determinate
da
Maedler
(
1830
)
,
da
Kaiser
(
1862
)
e
da
me
(
1877-1879
)
si
accordano
fra
loro
in
modo
da
escludere
affatto
l
'
idea
di
Schroeter
,
che
le
macchie
di
Marte
siano
nuvole
o
formazioni
atmosferiche
transitorie
,
come
certamente
sono
quelle
di
Giove
e
di
Saturno
.
Marte
ha
dunque
una
topografia
stabile
,
come
la
Terra
e
la
Luna
,
e
per
quanto
si
può
sapere
,
anche
Mercurio
.
Tale
stabilità
si
ravvisa
tuttavia
per
Marte
soltanto
nelle
forme
generali
,
e
non
si
estende
agli
ultimi
particolari
.
Osservazioni
continuate
han
posto
fuor
d
'
ogni
dubbio
negli
ultimi
tempi
che
molte
regioni
mutano
di
colore
fra
certi
limiti
,
secondo
la
stagione
che
domina
su
quei
luoghi
,
e
secondo
l
'
inclinazione
,
con
cui
sono
percossi
dai
raggi
solari
.
Tali
mutazioni
di
colori
hanno
certamente
luogo
anche
per
molte
parti
della
Terra
,
e
sarebbero
visibili
ad
uno
spettatore
collocato
in
Marte
.
Ma
si
osserva
in
questo
una
cosa
,
che
certamente
sulla
Terra
non
ha
luogo
:
i
contorni
delle
grandi
macchie
possono
subire
cioè
leggiere
mutazioni
,
piccole
rispetto
alle
dimensioni
delle
macchie
stesse
,
ma
pur
tuttavia
abbastanza
grandi
per
rendersi
cospicue
anche
a
noi
.
Anche
questi
contorni
non
sono
sempre
ugualmente
ben
definiti
.
Molte
minutissime
particolarità
si
vedono
meglio
in
certe
epoche
,
e
meno
bene
in
certe
altre
;
e
possono
da
un
tempo
all
'
altro
anche
variar
d
'
aspetto
e
di
forma
,
senza
che
tuttavia
si
possa
concepire
alcun
dubbio
sulla
loro
identità
.
E
finalmente
è
da
notare
,
che
Marte
ha
un
'
atmosfera
abbastanza
densa
,
ed
una
propria
meteorologia
,
come
sarà
spiegato
più
innanzi
.
Tutte
queste
variazioni
annunziano
un
sistema
grandioso
di
processi
naturali
,
che
conferisce
allo
studio
di
Marte
un
interesse
molto
più
grande
di
quello
che
deriverebbe
dal
semplice
studio
topografico
di
una
superficie
immutabile
ed
inerte
,
come
sembra
esser
quella
della
Luna
.
Insomma
il
pianeta
non
è
un
deserto
di
arido
sasso
;
esso
vive
,
e
la
sua
vita
si
manifesta
alla
superficie
con
un
insieme
molto
complicato
di
fenomeni
,
ed
una
parte
di
questi
fenomeni
si
sviluppa
su
scala
abbastanza
grande
per
riuscire
osservabile
agli
abitatori
della
Terra
.
Vi
è
in
Marte
un
mondo
intiero
di
cose
nuove
da
studiare
,
eminentemente
proprie
a
destare
la
curiosità
degli
osservatori
e
dei
filosofi
,
le
quali
daranno
da
lavorare
a
molti
telescopi
per
molti
anni
,
e
saranno
un
grande
impulso
al
perfezionamento
dell
'
Ottica
.
Tale
è
la
varietà
e
la
complicazione
dei
fenomeni
,
che
soltanto
uno
studio
completo
e
paziente
potrà
rischiarare
le
leggi
secondo
cui
quelli
si
producono
,
e
condurre
a
conclusioni
sicure
e
definite
sulla
costituzione
fisica
di
un
mondo
tanto
analogo
al
nostro
sotto
certi
rispetti
,
e
pur
sotto
altri
tanto
diverso
.
Non
si
creda
tuttavia
di
poter
accedere
a
questo
studio
così
attraente
senza
aiuto
ottico
proporzionato
alla
difficoltà
della
cosa
.
La
sempre
grande
distanza
del
pianeta
,
e
la
piccolezza
relativa
(
)
del
medesimo
non
permettono
di
usare
con
molto
frutto
amplificazioni
inferiori
a
200
e
300
,
nè
telescopi
di
lente
obbiettiva
inferiore
in
diametro
a
20
centimetri
:
questo
nelle
grandi
opposizioni
,
come
quelle
del
1877
e
del
1892
.
Ma
nelle
opposizioni
meno
favorevoli
(
ed
in
quelle
appunto
suole
Marte
dispiegare
i
suoi
fenomeni
più
curiosi
)
lo
studio
dei
più
delicati
particolari
non
si
può
far
bene
con
amplificazioni
minori
di
500
e
600
diametri
,
quali
si
possono
avere
soltanto
da
telescopi
dell
'
apertura
di
40
centimetri
o
più
.
Le
due
carte
annesse
sono
state
fatte
appunto
con
istrumenti
della
forza
che
ho
detto
.
L
'
emisfero
australe
,
il
quale
a
causa
dell
'
inclinato
asse
di
Marte
suole
presentarsi
meglio
alla
nostra
vista
nelle
grandi
opposizioni
,
che
nelle
altre
,
è
stato
rilevato
principalmente
negli
anni
1877-1879
,
con
un
telescopio
di
22
centimetri
d
'
apertura
.
Ma
per
l
'
emisfero
boreale
,
che
si
presenta
in
prospettiva
conveniente
soltanto
nelle
opposizioni
meno
favorevoli
,
si
è
potuto
negli
anni
1888
e
1890
approfittare
di
un
istrumento
molto
più
grande
,
il
cui
vetro
obbiettivo
ha
49
centimetri
di
diametro
,
e
permette
di
spingere
l
'
amplificazione
di
Marte
fino
a
500
e
650
.
Non
senza
qualche
interesse
vedrà
il
lettore
rappresentato
nell
'
annessa
pagina
quest
'
ultimo
istrumento
,
il
più
potente
che
sia
uscito
delle
officine
di
Germania
.
La
sua
collocazione
a
Brera
fu
decretata
dal
Re
e
dal
Parlamento
nel
1878;
ogni
volta
che
lo
consideriamo
esso
richiama
a
noi
la
memoria
di
quell
'
uomo
non
facilmente
dimenticabile
,
che
fu
Quintino
Sella
,
ai
cui
uffici
la
Specola
di
Milano
deve
questo
suo
principale
ornamento
.
La
lente
obbiettiva
,
lavorata
in
Monaco
da
Merz
successore
di
Fraunhofer
,
ha
49
centimetri
di
diametro
nella
parte
libera
;
la
macchina
che
porta
il
telescopio
e
permette
di
dirigere
con
tutta
facilità
in
cinque
minuti
la
gran
mole
verso
qualunque
plaga
del
cielo
,
è
un
vero
prodigio
della
meccanica
moderna
e
fu
lavorata
in
Amburgo
dai
fratelli
Repsold
.
La
sua
parte
mobile
(
che
son
parecchie
tonnellate
di
metallo
)
può
essere
mossa
dalla
pressione
di
un
dito
ed
aggiustato
su
qualunque
astro
colla
stessa
esattezza
che
si
potrebbe
ottenere
per
il
più
delicato
microscopio
.
Un
meccanismo
d
'
orologio
la
porta
in
giro
insieme
al
cielo
intorno
all
'
asse
del
mondo
,
per
guisa
,
che
diretto
il
telescopio
ad
un
astro
,
segue
di
questo
la
rivoluzione
diurna
,
e
l
'
astro
appare
immobile
nel
campo
telescopico
per
tutto
il
tempo
che
si
vuole
.
I
molti
organi
sussidiari
,
che
si
veggono
nella
parte
inferiore
del
tubo
a
portata
dell
'
osservatore
,
servono
alle
diverse
specie
di
operazioni
,
che
con
questo
strumento
si
devono
compiere
.
È
questo
il
massimo
dei
telescopi
esistenti
in
Italia
(
)
ma
otto
o
dieci
altri
di
esso
maggiori
sono
stati
costrutti
o
si
stanno
costruendo
in
diverse
parti
.
Fra
tutti
giganteggia
quello
dell
'
Osservatorio
di
California
,
eretto
sulla
cima
del
Monte
Hamilton
,
presso
S
.
Francisco
per
legato
di
James
Lick
,
ricco
negoziante
,
che
in
tal
modo
volle
assicurata
presso
i
posteri
la
sua
memoria
.
L
'
obbiettivo
di
questo
colosso
dell
'
ottica
moderna
ha
91
1/2
centimetri
di
diametro
,
e
da
sè
solo
è
costato
l
'
egregia
somma
di
50
mila
dollari
(
275000
lire
a
un
dipresso
)
.
Tutto
l
'
istrumento
è
,
nella
sua
generale
disposizione
,
poco
dissimile
da
quello
che
qui
sopra
fu
descritto
,
ma
è
due
volte
più
grande
in
ogni
dimensione
.
Ma
fra
non
molto
il
telescopio
Californiano
sarà
superato
da
un
altro
,
per
il
quale
già
si
hanno
fusi
i
vetri
in
America
:
questo
avrà
non
meno
di
102
centimetri
d
'
apertura
,
ed
il
suo
costo
è
calcolato
in
200
mila
dollari
(1.100.000
lire
)
.
E
sarà
collocato
,
non
già
nei
climi
variabili
della
nostra
zona
temperata
,
e
tanto
meno
poi
in
mezzo
al
fumo
e
alla
luce
elettrica
di
una
città
grande
;
ma
sopra
una
mediocre
elevazione
delle
Ande
peruviane
,
in
un
clima
sereno
,
di
aria
tranquilla
e
temperata
,
benchè
posto
nella
zona
torrida
.
Quanto
al
telescopio
di
tre
metri
di
diametro
che
si
vuoi
preparare
in
Francia
per
l
'
esposizione
del
1900
,
e
sul
quale
già
si
è
mosso
tanto
rumore
,
aspetteremo
a
parlarne
quando
sarà
fatto
.
Non
ha
da
essere
un
telescopio
a
vetri
,
come
i
precedenti
,
ma
un
telescopio
riflettore
nel
quale
la
lente
obbiettiva
sarà
surrogata
da
un
grande
specchio
.
Senza
dubbio
,
la
maggior
facilità
e
la
minore
spesa
di
questa
maniera
di
telescopio
permetterà
di
raggiungere
dimensioni
molto
maggiori
che
colle
lenti
di
vetro
:
anzi
esistono
già
in
Inghilterra
ed
in
Francia
parecchi
di
tali
strumenti
da
uno
a
due
metri
di
diametro
,
i
quali
prestano
utillissimi
servizi
in
molte
ricerche
e
segnatamente
in
tutte
quelle
che
richiedono
gran
copia
di
luce
senza
molto
riguardo
alla
precisione
dell
'
immagine
ottica
:
per
esempio
nello
studio
del
calore
lunare
e
nella
chimica
celeste
.
Ma
quanto
a
visione
distinta
,
gli
specchi
di
grande
dimensione
finora
si
son
dimostrati
troppo
inferiori
alle
lenti
di
corrispondente
potenza
:
e
riguardo
all
'
esplorazione
dei
mondi
planetari
non
sarà
permesso
di
fondare
sul
futuro
telescopio
di
Parigi
molto
grandi
speranze
.
III
.
Già
i
primi
Astronomi
,
che
studiarono
Marte
col
telescopio
,
ebbero
occasione
di
notare
sul
contorno
del
suo
disco
due
macchie
bianco
-
splendenti
di
forma
rotondeggiante
e
di
estensione
variabile
.
In
progresso
di
tempo
fu
osservato
,
che
mentre
le
macchie
comuni
di
Marte
si
spostano
rapidamente
in
conseguenza
della
sua
rotazione
diurna
,
mutando
in
poche
ore
di
posizione
e
di
prospettiva
;
quelle
due
macchie
bianche
rimangono
sensibilmente
immobili
al
loro
posto
.
Si
concluse
giustamente
da
questo
,
dover
esse
occupare
i
poli
di
rotazione
del
pianeta
,
o
almeno
trovarsi
molto
prossime
a
quei
poli
.
Perciò
furono
designate
col
nome
di
macchie
o
calotte
polari
.
E
non
senza
fondamento
si
è
congetturato
,
dover
esse
rappresentare
per
Marte
quelle
immense
congerie
di
nevi
e
di
ghiacci
,
che
ancor
oggi
impediscono
ai
navigatori
di
giungere
ai
poli
della
terra
.
A
ciò
conduce
non
solo
l
'
analogia
d
'
aspetto
e
di
luogo
,
ma
anche
un
'
altra
osservazione
importante
.
Come
è
noto
dai
principî
di
cosmografia
,
l
'
asse
della
terra
è
inclinato
sul
piano
dell
'
orbe
che
essa
descrive
intorno
al
sole
;
l
'
equatore
pertanto
non
coincide
al
piano
di
detto
orbe
,
ma
è
inclinato
rispetto
ad
esso
piano
dell
'
angolo
di
23
1/2
gradi
,
detto
l
'
obliquità
dello
zodiaco
o
dell
'
eclittica
.
Ed
è
noto
pure
,
come
da
questa
semplice
e
quasi
accidentale
circostanza
tragga
origine
una
varietà
di
fatti
,
che
sono
del
più
grande
influsso
sui
climi
dei
diversi
paesi
,
producendo
l
'
estate
e
l
'
inverno
,
e
la
diversa
durata
dei
giorni
e
delle
notti
.
Ora
lo
stesso
precisamente
avviene
in
Marte
.
Il
suo
equatore
è
inclinato
rispetto
al
piano
dell
'
orbita
di
quasi
25
gradi
;
e
da
tal
disposizione
ha
origine
la
stessa
vicenda
delle
stagioni
e
dell
'
irradiamento
solare
,
la
stessa
varietà
di
climi
e
di
giorni
,
che
ha
luogo
sulla
Terra
.
Marte
ha
dunque
le
sue
zone
climatiche
,
i
suoi
equinozi
e
i
suoi
solstizi
,
e
simili
vicende
d
'
illuminazione
.
Per
quanto
concerne
la
durata
dei
giorni
e
delle
notti
il
parallelismo
è
quasi
completo
nella
zona
torrida
e
nelle
temperate
:
perchè
mentre
il
giorno
terrestre
solare
è
di
24
ore
,
il
giorno
solare
di
Marte
è
di
24
ore
e
quaranta
minuti
prossimamente
.
Circa
l
'
andamento
delle
stagioni
e
delle
lunghe
giornate
e
notti
del
polo
vi
è
questa
differenza
,
che
le
nostre
stagioni
durano
tre
mesi
ciascuna
,
quelle
di
Marte
hanno
una
durata
poco
men
che
doppia
,
di
171
giorni
in
media
:
e
i
giorni
e
le
notti
del
polo
,
che
presso
di
noi
sono
di
sei
mesi
a
un
dipresso
in
Marte
durano
per
un
medio
undici
mesi
(
)
.
Tal
differenza
è
dovuta
a
questo
principalmente
,
che
l
'
anno
di
Marte
è
di
687
giorni
terrestri
,
mentre
il
nostro
è
di
soli
365
.
Così
stando
le
cose
,
è
manifesto
,
che
se
le
suddette
macchie
bianche
polari
di
Marte
rappresentano
nevi
e
ghiacci
,
dovranno
andar
decrescendo
di
ampiezza
col
sopravvenire
dell
'
estate
in
quei
luoghi
,
ed
accrescersi
durante
l
'
inverno
.
Or
questo
appunto
si
osserva
nel
modo
più
evidente
.
Nel
secondo
semestre
dell
'
anno
decorso
1892
fu
in
prospetto
la
calotta
del
polo
australe
;
durante
quell
'
intervallo
,
e
specialmente
nei
mesi
di
Luglio
e
d
'
Agosto
,
anche
osservando
con
cannocchiali
affatto
comuni
era
chiarissima
di
settimana
in
settimana
la
sua
rapida
diminuzione
;
quelle
nevi
(
ora
ben
possiamo
chiamarle
tali
)
,
che
da
principio
giungevano
fino
al
70.°
parallelo
di
latitudine
,
e
formavano
una
calotta
di
oltre
2000
chilometri
di
diametro
,
si
vennero
progressivamente
ritraendo
al
punto
,
che
due
o
tre
mesi
dopo
pochissimo
più
ne
rimaneva
,
una
estensione
di
forse
300
chilometri
al
maximum
;
e
anche
meno
se
ne
vede
adesso
,
negli
ultimi
giorni
del
1892
.
In
questi
mesi
l
'
emisfero
australe
di
Marte
ebbe
la
sua
estate
;
il
solstizio
estivo
essendo
avvenuto
il
13
Ottobre
.
Corrispondentemente
ha
dovuto
accrescersi
la
massa
delle
nevi
intorno
al
polo
boreale
;
ma
il
fatto
non
fu
osservabile
,
trovandosi
quel
polo
nell
'
emisfero
di
Marte
opposto
a
quello
che
riguarda
la
Terra
.
Lo
squagliarsi
delle
nevi
boreali
è
stato
invece
osservabile
negli
anni
1882
,
1884
,
1886
.
Queste
osservazioni
del
crescere
e
decrescere
alterno
delle
nevi
polari
,
abbastanza
facili
anche
con
cannocchiali
di
mediocre
potenza
,
diventano
molto
più
interessanti
ed
istruttive
,
quando
se
ne
seguano
assiduamente
le
vicende
nei
più
minuti
particolari
,
usando
di
strumenti
maggiori
.
Si
vede
allora
lo
strato
nevoso
sfaldarsi
successivamente
agli
orli
;
buchi
neri
e
larghe
fessure
formarsi
nel
suo
interno
;
grandi
pezzi
isolati
,
lunghi
e
larghi
molte
miglia
staccarsi
dalla
massa
principale
,
e
sparire
sciogliendosi
poco
dopo
.
Si
vedono
insomma
presentarsi
qui
d
'
un
colpo
d
'
occhio
quelle
divisioni
e
quei
movimenti
dei
campi
ghiacciati
,
che
succedono
durante
l
'
estate
delle
nostre
regioni
artiche
secondo
le
descrizioni
degli
esploratori
.
Le
nevi
australi
offrono
questa
particolarità
,
che
il
centro
della
loro
figura
irregolarmente
rotondeggiante
non
cade
proprio
sul
polo
,
ma
in
un
altro
punto
,
che
è
sempre
press
'
a
poco
il
medesimo
,
e
dista
dal
polo
di
circa
300
chilometri
nella
direzione
del
Mare
Eritreo
.
Da
questo
deriva
,
che
quando
l
'
estensione
delle
nevi
è
ridotta
ai
minimi
termini
,
il
polo
australe
di
Marte
ne
rimane
scoperto
;
e
quindi
forse
il
problema
di
raggiungerlo
è
su
quel
pianeta
più
facile
che
sulla
Terra
.
Le
nevi
australi
sono
in
mezzo
di
una
gran
macchia
oscura
,
che
colle
sue
ramificazioni
occupa
circa
un
terzo
di
tutta
la
superficie
di
Marte
,
e
si
suppone
rappresenti
l
'
Oceano
principale
di
esso
.
Se
questo
è
,
l
'
analogia
con
le
nostre
nevi
artiche
ed
antartiche
si
può
dire
completa
,
e
specialmente
colle
antartiche
.
La
massa
delle
nevi
boreali
di
Marte
è
invece
centrata
quasi
esattamente
sul
polo
;
essa
è
collocata
nelle
regioni
di
color
giallo
,
che
soglionsi
considerare
come
i
continenti
del
pianeta
.
Da
ciò
nascono
fenomeni
singolari
,
che
non
hanno
sulla
Terra
alcun
confronto
.
Allo
squagliarsi
delle
nevi
accumulate
su
quel
polo
durante
la
lunghissima
notte
di
dieci
mesi
e
più
,
le
masse
liquide
prodotte
in
tale
operazione
si
diffondono
sulla
circonferenza
della
regione
nevata
,
convertendo
in
mare
temporaneo
una
larga
zona
di
terreno
circostante
;
e
riempiendo
tutte
le
regioni
più
basse
producono
una
gigantesca
inondazione
,
la
quale
ad
alcuni
osservatori
diede
motivo
di
supporre
in
quella
parte
un
altro
Oceano
,
che
però
in
quel
luogo
non
esiste
,
almeno
come
mare
permanente
.
Vedesi
allora
(
l
'
ultima
occasione
a
ciò
opportuna
fu
nel
1884
)
la
macchia
bianca
delle
nevi
circondata
da
una
zona
oscura
,
la
quale
segue
il
perimetro
delle
nevi
nella
loro
progressiva
diminuzione
,
e
va
con
esso
restringendosi
sopra
una
circonferenza
sempre
più
angusta
.
Questa
zona
si
ramifica
dalla
parte
esterna
con
strisce
oscure
,
le
quali
occupano
tutta
la
regione
circostante
,
e
sembrano
essere
i
canali
distributori
,
per
cui
le
masse
liquide
ritornano
alle
loro
sedi
naturali
.
Nascono
in
quelle
parti
laghi
assai
estesi
,
come
quello
segnato
sulla
carta
col
nome
di
Lacus
Hyperboreus
;
il
vicino
mare
interno
detto
Mare
Acidalio
,
diventa
più
nero
e
più
appariscente
.
Ed
è
a
ritenere
come
cosa
assai
probabile
,
che
lo
scolo
di
queste
nevi
liquefatte
sia
la
causa
che
determina
principalmente
lo
stato
idrografico
del
pianeta
,
e
le
vicende
che
nel
suo
aspetto
periodicamente
si
osservano
.
Qualche
cosa
di
simile
si
vedrebbe
sulla
Terra
,
quando
uno
dei
nostri
poli
venisse
a
collocarsi
subitamente
nel
centro
dell
'
Asia
o
dell
'
Africa
.
Come
stanno
oggi
le
cose
,
possiamo
trovare
un
'
immagine
microscopica
di
questi
fatti
nel
gonfiarsi
che
si
osserva
dei
nostri
torrenti
allo
sciogliersi
dei
nevai
alpini
.
I
viaggiatori
delle
regioni
artiche
hanno
frequente
occasione
di
notare
,
come
lo
stato
dei
ghiacci
polari
nel
principio
della
state
,
ed
ancor
al
principio
di
Luglio
,
è
sempre
poco
favorevole
al
progresso
dei
viaggiatori
;
la
stagione
migliore
per
le
esplorazioni
è
nel
mese
di
Agosto
,
e
Settembre
è
il
mese
,
in
cui
l
'
ingombro
dei
ghiacci
è
minimo
.
Così
pure
nel
Settembre
sogliono
essere
le
nostre
Alpi
più
praticabili
che
in
ogni
altra
epoca
.
E
la
ragione
ne
è
chiara
;
lo
scioglimento
delle
nevi
richiede
tempo
;
non
basta
l
'
alta
temperatura
,
bisogna
che
essa
continui
,
ed
il
suo
effetto
sarà
tanto
maggiore
,
quanto
più
prolungato
.
Se
quindi
noi
potessimo
rallentare
il
corso
delle
stagioni
,
così
che
ogni
mese
durasse
sessanta
giorni
invece
di
trenta
;
nell
'
estate
in
tal
modo
raddoppiata
lo
scioglimento
dei
ghiacci
progredirebbe
molto
di
più
e
forse
non
sarebbe
esagerazione
il
dire
che
la
calotta
polare
al
fine
della
calda
stagione
andrebbe
interamente
distrutta
.
Ma
non
si
può
dubitare
ad
ogni
modo
,
che
la
parte
stabile
di
tale
calotta
sarebbe
ridotta
a
termini
molto
più
angusti
,
che
oggi
non
si
veda
.
Ora
questo
appunto
succede
in
Marte
.
Il
lunghissimo
anno
quasi
doppio
del
nostro
permette
ai
ghiacci
di
accumularsi
durante
la
notte
polare
di
10
o
12
mesi
in
modo
,
da
scendere
sotto
forma
di
strato
continuo
fino
al
parallelo
70°
ed
anche
più
basso
;
ma
nel
giorno
che
segue
di
12
o
10
mesi
il
Sole
ha
tempo
di
liquefare
tutta
o
quasi
tutta
quella
neve
di
recente
formazione
,
riducendola
a
sì
poca
estensione
,
da
sembrare
a
noi
nulla
più
che
un
punto
bianchissimo
.
E
forse
tali
nevi
si
struggono
intieramente
,
ma
di
questo
finora
non
si
ha
alcuna
sicura
osservazione
.
Altre
macchie
bianche
di
carattere
transitorio
e
di
disposizione
meno
regolare
si
formano
sull
'
emisfero
australe
nelle
isole
vicine
al
polo
;
e
così
pure
nell
'
emisfero
opposto
regioni
biancheggianti
appaiono
talvolta
intorno
al
polo
boreale
fino
al
50°
e
55°
parallelo
.
Sono
forse
nevicate
effimere
,
simili
a
quelle
che
si
osservano
nelle
nostre
latitudini
.
Ma
anche
nella
zona
torrida
di
Marte
si
vedono
talora
piccolissime
macchie
bianche
più
o
meno
persistenti
,
fra
le
quali
una
fu
da
me
veduta
in
tre
opposizioni
consecutive
(
1877-1882
)
nel
punto
segnato
sui
nostri
planisferi
dalla
longitudine
268°
e
dalla
latitudine
16°
nord
.
Forse
è
permesso
congetturare
in
questi
luoghi
la
esistenza
di
montagne
capaci
di
nutrire
vasti
ghiacciai
.
L
'
esistenza
di
tali
montagne
è
stata
supposta
anche
da
alcuni
recenti
osservatori
,
sul
fondamento
di
altri
fatti
.
Quanto
si
è
narrato
delle
nevi
polari
di
Marte
prova
in
modo
incontrastabile
,
che
questo
pianeta
,
come
la
Terra
,
è
circondato
da
un
'
atmosfera
capace
di
trasportar
vapori
da
un
luogo
all
'
altro
.
Quelle
nevi
infatti
sono
precipitazioni
di
vapori
condensati
dal
freddo
e
colà
successivamente
portati
;
ora
come
portati
,
se
non
per
via
di
movimenti
atmosferici
?
L
'
esistenza
di
un
'
atmosfera
carica
di
vapori
è
stata
confermata
anche
dalle
osservazioni
spettrali
,
principalmente
da
quelle
di
Vogel
;
secondo
il
quale
tale
atmosfera
sarebbe
di
composizione
poco
diversa
dalla
nostra
,
e
sopratutto
molto
ricca
di
vapore
acqueo
.
Fatto
questo
sommamente
importante
,
perchè
ci
dà
il
diritto
di
affermare
con
molta
probabilità
,
che
d
'
acqua
e
non
d
'
altro
liquido
siano
i
mari
di
Marte
e
le
sue
nevi
polari
.
Quando
sarà
assicurata
sopra
ogni
dubbio
questa
conclusione
,
un
'
altra
ne
discenderà
non
meno
grave
;
che
le
temperature
dei
climi
marziali
,
malgrado
la
maggior
distanza
dal
Sole
,
sono
del
medesimo
ordine
che
le
temperature
terrestri
.
Perchè
se
fosse
vero
quanto
fu
supposto
da
alcuni
investigatori
,
che
la
temperatura
di
Marte
sia
in
media
molto
bassa
(
di
50°
a
60°
sotto
lo
zero
!
)
non
potrebbe
più
il
vapor
acqueo
essere
uno
degli
elementi
principali
dell
'
atmosfera
di
Marte
,
nè
potrebbe
l
'
acqua
essere
uno
dei
fattori
importanti
delle
sue
vicende
fisiche
;
ma
dovrebbe
lasciare
il
luogo
all
'
acido
carbonico
o
ad
altro
liquido
,
il
cui
punto
di
congelazione
sia
molto
più
basso
.
Gli
elementi
della
meteorologia
di
Marte
sembrano
dunque
aver
molta
analogia
con
quelli
della
meteorologia
terrestre
.
Non
mancano
però
,
come
è
da
aspettarsi
,
le
cause
di
dissomiglianza
.
Anche
qui
,
da
circostanze
di
piccol
momento
trae
la
Natura
un
'
infinita
varietà
nelle
sue
operazioni
.
Di
grandissima
influenza
dev
'
esser
la
diversa
maniera
,
con
cui
in
Marte
e
sulla
Terra
veggonsi
ordinati
i
mari
ed
i
continenti
;
su
di
che
uno
sguardo
alla
carta
dice
più
che
non
si
farebbe
con
molte
parole
.
Già
abbiamo
accennato
al
fatto
delle
straordinarie
inondazioni
periodiche
,
che
ad
ogni
rivoluzione
di
Marte
ne
allagano
le
regioni
polari
boreali
allo
sciogliersi
delle
nevi
:
aggiungeremo
ora
,
che
queste
inondazioni
diramate
a
grandi
distanze
per
una
rete
di
numerosi
canali
,
forse
costituiscono
il
meccanismo
principale
(
se
non
unico
)
,
per
cui
l
'
acqua
(
e
con
essa
la
vita
organica
)
può
diffondersi
sulla
superficie
asciutta
del
pianeta
.
Perchè
infatti
su
Marte
piove
molto
raramente
,
o
forse
anche
non
piove
affatto
.
Ed
eccone
la
prova
.
Portiamoci
coll
'
immaginazione
nello
spazio
celeste
,
in
un
punto
distante
dalla
Terra
così
,
da
poterla
abbracciare
d
'
un
solo
colpo
d
'
occhio
.
Molto
andrebbe
errato
colui
,
che
sperasse
veder
di
là
riprodotta
in
grande
scala
la
immagine
dei
nostri
continenti
coi
loro
golfi
ed
isole
e
coi
mari
che
li
circondano
,
quale
si
vede
nei
nostri
globi
artificiali
.
Qua
e
là
senza
dubbio
si
vedrebbero
trasparire
sotto
un
velo
vaporoso
le
note
forme
,
o
parti
di
esse
.
Ma
una
buona
parte
(
forse
la
metà
)
della
superficie
sarebbe
fatta
invisibile
da
immensi
campi
di
nuvole
,
continuamente
variabili
di
densità
,
di
forma
e
di
estensione
.
Tale
ingombro
,
più
frequente
e
più
continuato
nelle
regioni
polari
,
impedirebbe
ancora
per
circa
la
metà
del
tempo
,
la
vista
delle
regioni
temperate
,
distribuendosi
su
di
esse
in
capricciose
e
perpetuamente
variate
configurazioni
;
sui
mari
della
zona
torrida
si
vedrebbe
disposto
in
lunghe
fasce
parallele
,
corrispondenti
alle
zone
delle
calme
equatoriali
e
tropicali
.
Per
uno
spettatore
posto
nella
Luna
,
lo
studio
della
nostra
geografia
non
sarebbe
un
'
impresa
tanto
semplice
,
quanto
si
potrebbe
immaginare
.
Nulla
di
questo
in
Marte
.
In
ogni
clima
e
sotto
ogni
zona
la
sua
atmosfera
è
quasi
perpetuamente
serena
e
trasparente
abbastanza
per
lasciar
riconoscere
a
qualunque
momento
i
contorni
dei
mari
e
dei
continenti
,
e
per
lo
più
anche
le
configurazioni
minori
.
Non
già
che
manchino
vapori
di
un
certo
grado
di
opacità
;
ma
ben
poco
impedimento
danno
essi
allo
studio
della
topografia
del
pianeta
.
Qua
e
là
vedonsi
comparire
di
quando
in
quando
alcune
chiazze
biancastre
,
mutar
di
posizione
e
di
forma
,
di
raro
estendersi
sopra
aree
alquanto
ampie
;
esse
prediligono
di
preferenza
alcune
regioni
,
come
le
isole
del
Mare
Australe
e
sui
continenti
le
parti
segnate
sulla
carta
coi
nomi
di
Elysium
e
di
Tempe
.
Il
loro
candore
generalmente
diminuisce
e
scompare
nelle
ore
meridiane
del
luogo
,
e
si
rinforza
la
mattina
e
la
sera
con
vicenda
molto
spiccata
.
È
possibile
che
siano
strati
di
nuvole
,
perchè
così
bianche
appajono
pure
le
nubi
terrestri
nella
parte
superiore
illuminata
dal
Sole
.
Però
diverse
osservazioni
conducono
a
pensare
,
che
si
tratti
piuttosto
di
sottili
veli
di
nebbia
,
anzichè
di
veri
nembi
apportatori
di
temporali
e
di
piogge
:
se
pure
non
sono
temporanee
condensazioni
di
vapore
sotto
forma
di
rugiada
o
di
brina
.
Adunque
,
per
quanto
è
lecito
argomentare
dalle
cose
osservate
,
il
clima
di
Marte
nel
suo
generale
complesso
dovrebbe
rassomigliare
a
quello
delle
giornate
serene
nelle
alte
montagne
.
Di
giorno
un
'
insolazione
fortissima
,
quasi
punto
mitigata
da
nuvole
o
da
vapori
;
di
notte
una
copiosa
irradiazione
del
suolo
verso
lo
spazio
celeste
,
e
quindi
un
grande
raffreddamento
.
Da
ciò
un
clima
eccessivo
e
grandi
sbalzi
di
temperatura
dal
giorno
alla
notte
e
da
una
stagione
all
'
altra
.
E
come
sulla
Terra
ad
altezze
di
5000
e
6000
metri
i
vapori
dell
'
atmosfera
più
non
si
condensano
che
sotto
forma
solida
,
formando
quelle
masse
biancastre
di
diacciuoli
sospesi
,
che
si
chiamano
cirri
;
così
nell
'
atmosfera
di
Marte
saranno
raramente
possibili
(
od
anche
non
saranno
possibili
)
vere
agglomerazioni
di
nuvole
capaci
di
dar
luogo
a
piogge
di
qualche
momento
.
Lo
squilibrio
di
temperatura
fra
una
stagione
ed
un
'
altra
sarà
poi
accresciuto
notabilmente
dalla
lunga
durata
delle
medesime
;
e
così
si
comprende
la
grande
coagulazione
e
dissoluzione
di
nevi
,
che
si
rinnova
intorno
ai
poli
ad
ogni
rivoluzione
compiuta
dal
pianeta
intorno
al
Sole
.
IV
.
Come
le
nostre
carte
dimostrano
(
)
,
nella
sua
generale
topografia
Marte
non
presenta
alcuna
analogia
colla
Terra
.
Un
terzo
della
sua
superficie
è
occupato
dal
gran
Mare
Australe
,
che
è
sparso
di
molte
isole
,
e
spinge
entro
ai
continenti
golfi
e
ramificazioni
di
varia
forma
;
al
suo
sistema
appartiene
un
'
intiera
serie
di
piccoli
mari
interni
,
dei
quali
l
'
Adriatico
ed
il
Tirreno
comunicano
con
esso
per
ampie
bocche
,
mentre
il
Cimmerio
,
quello
delle
Sirene
,
e
il
Lago
del
Sole
non
hanno
con
esso
relazione
che
per
mezzo
di
angusti
canali
.
Si
noterà
nei
quattro
primi
una
disposizione
parallela
,
che
certo
non
è
accidentale
,
come
pure
non
senza
ragione
è
la
corrispondente
positura
delle
penisole
Ausonia
,
Esperia
ed
Atlantide
.
Il
colore
dei
mari
di
Marte
è
generalmente
bruno
misto
di
grigio
,
non
sempre
però
di
uguale
intensità
in
tutti
i
luoghi
,
nè
nel
medesimo
luogo
è
uguale
in
ogni
tempo
.
Dal
nero
completo
si
può
scendere
al
grigio
chiaro
ed
al
cinereo
.
Tal
diversità
di
colore
può
aver
origine
da
varie
cause
,
e
non
è
senza
analogia
anche
sulla
Terra
,
dove
è
noto
che
i
mari
delle
zone
calde
sogliono
essere
più
oscuri
che
i
mari
più
vicini
al
polo
.
Le
acque
del
Baltico
,
per
esempio
,
hanno
un
color
luteo
chiaro
,
che
non
si
osserva
nel
Mediterraneo
.
E
così
pure
nei
mari
di
Marte
si
vede
il
colore
farsi
più
cupo
quando
il
sole
si
avvicina
alla
loro
verticale
e
l
'
estate
comincia
a
dominare
in
quelle
regioni
.
Tutto
il
resto
del
pianeta
fino
al
polo
Nord
è
occupato
dalle
masse
dei
continenti
,
nelle
quali
,
salvo
alcune
aree
di
estensione
relativamente
piccola
,
predomina
il
colore
aranciato
,
che
talvolta
sale
al
rosso
più
cupo
,
altre
volte
scende
al
giallo
ed
al
biancastro
.
La
varietà
di
questa
colorazione
è
in
parte
d
'
origine
meteorica
,
in
parte
può
dipendere
dalla
diversa
natura
del
suolo
,
e
sulle
sue
cause
ancora
non
è
possibile
appoggiare
ipotesi
molto
fondate
.
Neppure
è
nota
la
causa
di
questo
predominio
delle
tinte
rosse
e
gialle
sulla
superficie
del
vecchio
Pyrois
.
Alcuno
ha
creduto
di
attribuire
questa
colorazione
all
'
atmosfera
del
pianeta
,
attraverso
alla
quale
si
vedrebbe
colorata
la
superficie
di
Marte
,
come
rosso
diventa
un
oggetto
terrestre
qualsiasi
,
veduto
a
traverso
vetri
di
tal
colore
.
Ma
a
ciò
si
oppongono
più
fatti
,
fra
gli
altri
questo
,
che
le
nevi
polari
appajono
sempre
del
bianco
più
puro
,
benchè
i
raggi
di
luce
da
esse
derivati
attraversino
due
volte
l
'
atmosfera
di
Marte
sotto
una
grande
obliquità
.
Noi
dobbiamo
dunque
concludere
che
i
continenti
marziali
ci
appajono
rossi
e
gialli
,
perchè
tali
veramente
sono
.
Oltre
a
queste
regioni
oscure
e
luminose
,
che
noi
abbiamo
qualificato
per
mari
e
continenti
,
e
la
cui
natura
ormai
non
lascia
luogo
che
a
poco
dubbio
,
alcune
altre
ne
esistono
,
veramente
poco
estese
,
di
natura
anfibia
,
le
quali
talvolta
ingialliscono
e
sembrano
continenti
,
in
altri
tempi
vestono
il
bruno
(
anche
il
nero
in
certi
casi
)
e
assumono
l
'
apparenza
dei
mari
;
mentre
in
altre
epoche
la
loro
colorazione
intermedia
lascia
dubitare
a
qual
classe
di
regioni
esse
appartengano
.
Quasi
tutte
le
isole
sparse
nel
Mare
Australe
e
nel
Mare
Eritreo
appartengono
a
questa
categoria
,
così
pure
le
lunghe
penisole
chiamate
Regioni
di
Deucalione
e
di
Pirra
,
e
in
contiguità
del
Mare
Acidalio
le
regioni
sognate
coi
nomi
di
Baltia
e
di
Nerigos
.
L
'
idea
più
naturale
e
più
conforme
all
'
analogia
sembra
quella
di
supporre
in
esse
vaste
lagune
,
su
cui
variando
le
profondità
dell
'
acqua
si
produca
la
diversità
del
colore
,
predominando
il
giallo
in
quelle
parti
dove
la
profondità
del
velo
liquido
è
ridotta
a
poco
od
anche
a
niente
,
e
il
colore
bruno
più
o
meno
oscuro
nei
luoghi
dove
le
acque
sono
tanto
alte
da
assorbire
molta
luce
e
da
rendere
più
o
meno
invisibile
il
fondo
.
Che
l
'
acqua
del
mare
o
qualsiasi
acqua
profonda
e
trasparente
veduta
dall
'
alto
appaja
tanto
più
oscura
quanto
maggiore
è
l
'
altezza
dello
strato
liquido
,
e
che
le
terre
in
confronto
di
esse
appajano
chiare
sotto
l
'
illuminazione
del
Sole
,
è
cosa
nota
e
confermata
da
certissime
ragioni
fisiche
.
Chi
viaggia
nelle
Alpi
spesso
ha
occasione
di
convincersene
,
vedendo
dalle
cime
neri
come
l
'
inchiostro
stendersi
sotto
i
suoi
piedi
i
profondi
laghetti
di
cui
sono
seminate
,
in
confronto
dei
quali
luminose
appajono
anche
le
rupi
più
nereggianti
percosse
dal
sole
(
)
.
Non
senza
fondamento
adunque
abbiamo
finora
attribuito
alle
macchie
oscure
di
Marte
la
parte
di
mari
e
quella
di
continenti
alle
aree
rosseggianti
che
occupano
quasi
i
due
terzi
di
tutto
il
pianeta
,
e
troveremo
più
tardi
altre
ragioni
che
confermano
tal
modo
di
vedere
.
I
continenti
formano
nell
'
emisfero
boreale
una
massa
quasi
unica
e
continua
,
sola
eccezione
importante
essendo
il
gran
lago
detto
Mare
Acidalio
,
del
quale
l
'
estensione
pare
mutarsi
secondo
i
tempi
e
connettersi
in
qualche
modo
colle
inondazioni
che
dicemmo
prodotte
dallo
sciogliersi
delle
nevi
intorno
al
polo
boreale
.
Al
sistema
del
Mare
Acidalio
appartiene
senza
dubbio
il
lago
temporario
denominato
Iperboreo
ed
il
Lago
Niliaco
:
quest
'
ultimo
ordinariamente
separato
dal
Mare
Acidalio
per
mezzo
di
un
istmo
o
diga
regolare
,
la
cui
continuità
soltanto
nel
1888
fu
vista
interrompersi
per
qualche
tempo
.
Altre
macchie
oscure
minori
si
trovano
qua
e
là
nella
parte
continentale
,
le
quali
potrebbero
rappresentare
dei
laghi
,
ma
non
certo
laghi
permanenti
come
i
nostri
;
tanto
sono
variabili
d
'
aspetto
e
di
grandezza
secondo
le
stagioni
,
al
punto
da
scomparire
affatto
in
date
circostanze
.
Il
Lago
Ismenio
,
quello
della
Luna
,
il
Trivio
di
Caronte
e
la
Propontide
sono
i
più
cospicui
e
i
più
durevoli
.
Ve
ne
sono
di
piccolissimi
,
quali
il
Lago
Meride
e
il
Fonte
di
Gioventù
,
che
nella
loro
maggiore
appariscenza
non
superano
i
100
o
150
chilometri
di
diametro
e
contano
fra
gli
oggetti
più
difficili
del
pianeta
.
Tutta
la
vasta
estensione
dei
continenti
è
solcata
per
ogni
verso
da
una
rete
di
numerose
linee
o
strisce
sottili
di
color
oscuro
più
o
meno
pronunziato
,
delle
quali
l
'
aspetto
è
molto
variabile
.
Esse
percorrono
sul
pianeta
spazi
talvolta
lunghissimi
con
corso
regolare
,
che
in
nulla
rassomiglia
l
'
andamento
serpeggiante
dei
nostri
fiumi
;
alcune
più
brevi
non
arrivano
a
500
chilometri
,
altre
invece
si
estendono
a
più
migliaja
,
occupando
un
quarto
ed
anche
talvolta
un
terzo
di
tutto
il
giro
del
pianeta
.
Alcuna
di
esse
è
abbastanza
facile
a
vedere
,
e
più
di
tutte
quella
che
è
presso
l
'
estremo
limite
sinistro
delle
nostre
carte
,
designata
col
nome
di
Nilosyrtis
:
altre
invece
sono
estremamente
difficili
,
e
rassomigliano
a
tenuissimi
fili
di
ragno
tesi
attraverso
al
disco
.
Quindi
molto
varia
è
altresì
la
loro
larghezza
,
che
può
raggiungere
200
od
anche
300
chilometri
per
la
Nilosirte
,
mentre
per
altre
forse
non
arriva
a
30
chilometri
.
Queste
linee
o
strisce
sono
i
famosi
canali
di
Marte
,
di
cui
tanto
si
è
parlato
.
Per
quanto
si
è
fino
ad
oggi
potuto
osservare
,
sono
certamente
configurazioni
stabili
del
pianeta
;
la
Nilosirte
è
stata
veduta
in
quel
luogo
da
quasi
cent
'
anni
,
ed
alcune
altre
da
trent
'
anni
almeno
.
La
loro
lunghezza
e
giacitura
è
costante
,
o
non
varia
che
entro
strettissimi
limiti
;
ognuna
di
esse
comincia
e
finisce
sempre
fra
i
medesimi
termini
.
Ma
il
loro
aspetto
e
il
loro
grado
di
visibilità
sono
assai
variabili
per
tutte
da
un
'
opposizione
ad
un
altra
,
anzi
talvolta
da
una
settimana
all
'
altra
;
e
tali
variazioni
non
hanno
luogo
simultaneamente
e
con
ugual
legge
per
tutte
,
ma
nel
più
dei
casi
succedono
quasi
a
capriccio
,
od
almeno
secondo
regole
non
abbastanza
semplici
per
essere
subito
intese
da
noi
.
Spesso
una
o
più
diventano
indistinte
od
anche
affatto
invisibili
,
mentre
altre
loro
vicine
ingrossano
al
punto
da
diventar
evidenti
anche
in
cannocchiali
di
mediocre
potenza
.
La
prima
delle
nostre
carte
presenta
tutte
quelle
che
sono
state
vedute
in
una
lunga
serie
di
osservazioni
;
essa
tuttavia
non
corrisponde
all
'
aspetto
di
Marte
in
alcuna
epoca
,
perchè
generalmente
soltanto
poche
sono
visibili
di
un
tratto
(
)
Ogni
canale
(
per
ora
chiamiamoli
così
)
alle
sue
estremità
sbocca
o
in
un
mare
,
od
in
un
lago
,
od
in
un
altro
canale
,
o
nell
'
intersezione
di
più
altri
canali
.
Non
si
è
mai
veduto
uno
di
essi
rimaner
troncato
nel
mezzo
del
continente
,
rimanendo
senza
uscita
e
senza
continuazione
.
Questo
fatto
è
della
più
alta
importanza
.
I
canali
possono
intersecarsi
fra
di
loro
sotto
tutti
gli
angoli
possibili
;
ma
di
preferenza
convergono
verso
le
piccole
macchie
cui
abbiamo
dato
il
nome
di
laghi
.
Per
esempio
sette
se
ne
veggono
convergere
nel
Lago
della
Fenice
,
otto
nel
Trivio
di
Caronte
,
sei
nel
Lago
della
Luna
,
sei
nel
Lago
Ismenio
.
L
'
aspetto
normale
di
un
canale
è
quello
di
una
striscia
quasi
uniforme
nera
o
almeno
di
colore
oscuro
simile
a
quello
dei
mari
,
in
cui
la
regolarità
del
generale
andamento
non
esclude
piccole
diversità
di
larghezza
e
piccole
sinuosità
nei
due
contorni
laterali
.
Spesso
avviene
che
tal
filetto
oscuro
,
mettendo
capo
al
mare
,
si
allarghi
in
forma
di
tromba
,
formando
una
vasta
baja
,
simile
agli
estuari
di
certi
fiumi
terrestri
:
il
Golfo
delle
Perle
,
il
Golfo
Aonio
,
il
Golfo
dell
'
Aurora
,
e
i
due
corni
del
Golfo
Sabeo
sono
così
formati
dalla
foce
di
uno
o
più
canali
sboccanti
nel
Mare
Eritreo
o
nel
Mare
Australe
.
L
'
esempio
più
grandioso
di
tali
golfi
è
la
Gran
Sirte
,
formata
dalla
vastissima
foce
della
Nilosirte
già
nominata
;
questo
golfo
non
ha
manco
di
1800
chilometri
di
larghezza
e
quasi
altrettanti
di
profondità
nel
senso
longitudinale
,
e
la
sua
superficie
è
di
poco
minore
che
quella
del
golfo
di
Bengala
.
In
questi
casi
si
vede
manifestamente
la
superficie
oscura
del
mare
continuarsi
senza
apparente
interruzione
in
quella
del
canale
;
quindi
,
ammesso
che
le
superficie
chiamate
mari
siano
veramente
espansioni
liquide
,
non
si
può
dubitare
che
i
canali
siano
di
esse
un
semplice
prolungamento
a
traverso
delle
aree
gialle
,
o
dei
continenti
.
Che
del
resto
le
linee
dette
canali
siano
veramente
grandi
solchi
o
depressioni
delle
superficie
del
pianeta
destinate
al
passaggio
di
masse
liquide
,
e
costituiscano
su
di
esso
un
vero
sistema
idrografico
,
è
dimostrato
dai
fenomeni
che
in
quelli
si
osservano
durante
lo
struggersi
delle
nevi
boreali
.
Già
dicemmo
che
queste
,
nello
sciogliersi
appaiono
circondate
da
una
zona
oscura
,
formante
una
specie
di
mare
temporario
.
In
tale
epoca
i
canali
delle
regioni
circostanti
si
fanno
più
neri
e
più
larghi
,
ingrossando
al
punto
da
ridurre
,
in
un
certo
momento
,
ad
isole
di
poca
estensione
tutto
le
aree
gialle
comprese
fra
l
'
orlo
della
neve
e
il
60°
parallelo
nord
.
Tale
stato
di
cose
non
cessa
,
se
non
quando
le
nevi
,
ridotte
ormai
al
loro
minimo
di
estensione
,
cessano
di
struggersi
.
Si
attenuano
allora
le
larghezze
dei
canali
,
scompare
il
mare
temporario
,
e
le
aree
gialle
riprendono
l
'
estensione
primitiva
.
Le
diverse
fasi
di
questa
grandiosa
operazione
si
rinnovano
ad
ogni
giro
di
stagioni
ed
i
loro
particolari
si
son
potuti
osservare
con
molta
evidenza
nelle
opposizioni
1882
,
1884
,
1886
,
quando
il
pianeta
presentava
allo
spettatore
terrestre
il
suo
polo
boreale
.
L
'
interpretazione
più
naturale
e
più
semplice
è
quella
che
abbiam
riferito
,
di
una
grande
inondazione
prodotta
dallo
squagliarsi
delle
nevi
;
essa
è
interamente
logica
,
e
sostenuta
da
evidenti
analogie
con
fenomeni
terrestri
.
Concludiamo
pertanto
,
che
i
canali
son
tali
di
fatto
,
e
non
solo
di
nome
.
La
rete
da
essi
formata
probabilmente
fu
determinata
in
origine
dallo
stato
geologico
del
pianeta
,
e
si
è
venuta
lentamente
elaborando
nel
corso
dei
secoli
.
Non
occorre
suppor
qui
l
'
opera
di
esseri
intelligenti
;
e
malgrado
l
'
apparenza
quasi
geometrica
di
tutto
il
loro
sistema
,
per
ora
incliniamo
a
credere
che
essi
siano
prodotti
dell
'
evoluzione
del
pianeta
,
appunto
come
sulla
Terra
il
canale
della
Manica
e
quello
di
Mozambico
.
Sarà
un
problema
non
men
curioso
che
complicato
e
difficile
lo
studiare
il
regime
di
questi
immensi
corsi
d
'
acqua
,
da
cui
forse
dipende
principalmente
la
vita
organica
sul
pianeta
,
dato
che
vita
organica
vi
sia
.
Le
variazioni
del
loro
aspetto
dimostrano
che
questo
regime
non
è
costante
:
quando
scompaiono
o
lasciano
di
loro
traccie
dubbie
e
mal
definite
è
lecito
supporre
,
che
siano
in
magra
,
od
asciutti
affatto
.
Allora
nel
luogo
dei
canali
rimane
o
niente
,
oppure
al
più
una
striscia
di
colore
giallastro
poco
diverso
dal
fondo
circostante
.
Talvolta
prendono
un
aspetto
nebuloso
,
di
cui
per
ora
non
si
saprebbe
assegnar
la
ragione
.
Altre
volte
invece
producono
veri
allagamenti
,
espandendosi
a
100
,
200
o
più
chilometri
di
larghezza
,
e
questo
avviene
anche
per
canali
molto
lontani
dal
polo
boreale
secondo
norme
fin
qui
sconosciute
.
Così
è
avvenuto
dell
'
Idaspe
nel
1864
,
del
Simoenta
nel
1879
,
dell
'
Acheronte
nel
1884
,
del
Tritone
nel
1888
.
Lo
studio
diligente
e
minuto
delle
trasformazioni
di
ciascun
canale
condurrà
più
tardi
a
conoscere
le
cause
di
questi
fatti
.
Ma
il
fenomeno
più
sorprendente
dei
canali
di
Marte
è
la
loro
geminazione
;
la
quale
sembra
prodursi
principalmente
nei
mesi
che
precedono
e
in
quelli
che
seguono
la
grande
inondazione
boreale
,
intorno
alle
epoche
degli
equinozi
.
In
conseguenza
di
un
rapido
processo
,
che
certamente
dura
pochissimi
giorni
,
od
anche
forse
solo
poche
ore
,
e
del
quale
i
particolari
non
si
sono
ancora
potuti
afferrare
con
sicurezza
,
un
dato
canale
muta
d
'
aspetto
e
d
'
un
tratto
si
trova
trasformato
su
tutta
la
sua
lunghezza
in
due
linee
o
strisce
uniformi
,
per
lo
più
parallele
fra
di
loro
,
che
corrono
dritte
ed
uguali
con
tracciamento
geometricamente
tanto
esatto
,
quanto
suole
esser
presso
di
noi
quello
di
due
rotaje
di
ferrovia
.
Ma
questo
esatto
andamento
è
il
solo
termine
di
rassomiglianza
colle
dette
rotaje
:
perchè
nelle
dimensioni
non
vi
è
alcun
paragone
possibile
,
come
del
resto
è
facile
immaginare
.
Le
due
linee
seguono
a
un
dipresso
la
direzione
del
primitivo
canale
,
e
terminano
nei
luoghi
dov
'
esso
terminava
.
L
'
una
di
esse
spesso
si
sovrappone
quanto
più
è
possibile
all
'
antica
linea
,
l
'
altra
essendo
di
nuovo
tracciamento
;
ma
anche
in
questo
caso
l
'
antica
linea
perde
tutte
le
piccole
irregolarità
e
curvature
che
poteva
avere
.
Ma
accade
ancora
,
che
ambe
le
linee
geminate
occupino
dalle
due
parti
dell
'
ex
canale
un
terreno
interamente
nuovo
.
La
distanza
fra
le
due
linee
è
diversa
nelle
diverse
geminazioni
,
e
da
600
chilometri
e
più
scende
fino
all
'
ultimo
limite
,
in
cui
due
linee
possono
apparir
separate
nei
grandi
occhi
telescopici
,
meno
di
50
chilometri
d
'
intervallo
;
la
larghezza
di
ciascuna
striscia
per
sè
può
variare
dal
limite
di
visibilità
,
che
supponiamo
30
chilometri
,
fino
a
più
di
100
.
Il
colore
delle
due
linee
varia
dal
nero
ad
un
rosso
scialbo
,
che
appena
si
distingue
dal
fondo
giallo
generale
delle
superficie
continentali
;
l
'
intervallo
è
per
lo
più
di
questo
giallo
,
ma
in
più
casi
è
sembrato
bianco
.
Le
geminazioni
poi
non
sono
necessariamente
legate
ai
soli
canali
,
ma
tendono
anche
prodursi
sui
laghi
.
Spesso
si
vede
uno
di
questi
trasformarsi
in
due
brevi
e
larghe
liste
oscure
fra
loro
parallele
,
tramezzate
da
una
lista
gialla
.
In
questi
casi
naturalmente
la
geminazione
è
breve
,
e
non
esce
dai
limiti
del
lago
primitivo
.
Le
geminazioni
non
si
manifestano
tutte
insieme
,
ma
arrivata
la
loro
stagione
cominciano
a
prodursi
or
qua
,
or
là
,
isolate
in
modo
irregolare
,
o
almeno
senza
ordine
facilmente
riconoscibile
.
Per
molti
canali
mancano
affatto
(
come
per
la
Nilosirte
,
a
cagion
d
'
esempio
)
,
o
sono
poco
visibili
.
Dopo
aver
durato
qualche
mese
,
si
affievoliscono
gradatamente
e
scompajono
fino
ad
una
nuova
stagione
egualmente
propizia
a
questo
fenomeno
.
Così
avviene
che
in
certe
altre
stagioni
(
specialmente
presso
il
solstizio
australe
del
pianeta
)
se
ne
vedono
poche
,
od
anche
non
se
ne
vede
affatto
.
In
diverse
apparizioni
la
geminazione
del
medesimo
canale
può
presentare
diversi
aspetti
quanto
a
larghezza
,
intensità
e
disposizione
delle
due
strisce
:
anche
in
qualche
caso
la
direzione
delle
linee
può
mutarsi
,
benchè
di
pochissima
quantità
;
sempre
però
deviando
di
piccolo
spazio
dal
canale
con
cui
è
associata
strettamente
.
Da
questa
importante
circostanza
si
comprende
immediatamente
,
che
le
geminazioni
non
possono
essere
formazioni
stabili
della
superficie
di
Marte
,
e
di
carattere
geografico
,
come
i
canali
.
La
seconda
delle
nostre
carte
può
dare
un
'
idea
approssimativa
dell
'
aspetto
che
presentano
queste
singolarissime
formazioni
.
Essa
comprende
tutte
le
geminazioni
osservate
dal
1882
fino
al
presente
;
nel
riguardarla
bisogna
tener
a
mente
,
che
non
di
tutte
l
'
apparizione
è
stata
simultanea
,
e
che
pertanto
quella
carta
non
rappresenta
lo
stato
di
Marte
in
nessun
'
epoca
;
essa
non
è
che
una
specie
di
registro
topografico
delle
osservazioni
finora
fatte
in
diversi
tempi
su
quel
fenomeno
.
L
'
osservazione
delle
geminazioni
è
una
delle
più
difficili
,
e
non
può
farsi
che
da
un
occhio
bene
esercitato
,
ajutato
da
un
telescopio
di
accurata
costruzione
e
di
grande
potenza
.
Ciò
spiega
perchè
non
siano
state
vedute
prima
del
1882
.
Nei
dieci
anni
trascorsi
da
quel
tempo
esse
sono
state
vedute
e
descritte
da
otto
o
dieci
osservatori
.
Nondimeno
alcuni
ancora
negano
che
siano
fenomeni
reali
e
tacciano
d
'
illusione
(
o
anche
d
'
impostura
)
coloro
che
affermano
d
'
averle
osservate
.
Il
loro
singolare
aspetto
e
l
'
esser
disegnate
con
assoluta
precisione
geometrica
,
come
se
fossero
lavori
di
riga
o
di
compasso
,
ha
indotto
alcuni
a
ravvisare
nelle
medesime
l
'
opera
di
esseri
intelligenti
,
abitatori
del
pianeta
.
Io
mi
guarderò
bene
dal
combattere
questa
supposizione
,
la
quale
nulla
include
d
'
impossibile
.
Notisi
però
che
in
ogni
caso
non
potrebbero
essere
opere
di
carattere
permanente
,
essendo
certo
,
che
una
stessa
geminazione
può
cambiare
di
aspetto
e
di
misura
da
una
stagione
all
'
altra
.
Si
possono
tuttavia
assumere
opere
tali
,
da
cui
una
certa
variabilità
non
sia
esclusa
,
per
esempio
,
lavori
estesi
di
coltura
e
di
irrigazione
su
larga
scala
.
Aggiungerò
ancora
,
che
l
'
intervento
di
esseri
intelligenti
può
spiegare
l
'
apparenza
geometrica
delle
geminazioni
,
ma
non
è
punto
necessario
a
tale
intento
.
La
geometria
della
Natura
si
manifesta
in
molti
altri
fatti
,
dai
quali
è
esclusa
l
'
idea
di
un
lavoro
artificiale
qualunque
.
Gli
sferoidi
così
perfetti
dei
corpi
celesti
e
l
'
anello
di
Saturno
non
furon
lavorati
al
tornio
,
e
non
è
col
compasso
che
Iride
descrive
nelle
nubi
i
suoi
archi
così
belli
e
così
regolari
;
e
che
diremo
delle
infinite
varietà
di
bellissimi
e
regolarissimi
poliedri
onde
è
ricco
il
mondo
dei
cristalli
?
E
nel
mondo
organico
,
non
è
geometria
bella
e
buona
quella
che
presiede
alla
distribuzione
delle
foglie
di
certe
piante
,
che
ordina
in
figure
stellate
così
simmetriche
tanti
fiori
del
prato
,
tanti
animali
del
mare
;
che
produce
nelle
conchiglie
quelle
spirali
coniche
così
eleganti
,
da
disgradarne
ciò
che
di
più
bello
ha
fatto
l
'
architettura
gotica
?
In
tutte
queste
cose
le
forme
geometriche
sono
conseguenze
semplici
e
necessarie
di
principi
e
di
leggi
che
governano
il
mondo
fisico
e
fisiologico
.
Che
poi
questi
principi
e
queste
leggi
siano
esplicazioni
di
una
potenza
intelligente
superiore
,
possiamo
ammetterlo
;
ma
ciò
nulla
fa
al
presente
argomento
.
In
omaggio
dunque
al
principio
,
che
nella
spiegazione
dei
fatti
naturali
convenga
sempre
cominciare
dalle
supposizioni
più
semplici
,
le
prime
ipotesi
proposte
sulla
natura
e
sulla
causa
delle
geminazioni
hanno
per
lo
più
messo
in
opera
solamente
le
azioni
della
natura
inorganica
.
Sono
o
effetti
di
luce
nell
'
atmosfera
di
Marte
,
o
illusioni
ottiche
prodotte
da
vapori
in
vario
modo
,
o
fenomeni
glaciali
d
'
un
inverno
perpetuo
a
cui
sarebbe
condannato
tutto
il
pianeta
,
o
crepature
raddoppiate
nella
superficie
di
esso
,
o
crepature
semplici
,
di
cui
si
duplica
l
'
immagine
per
effetto
di
fumo
eruttato
su
lunghe
linee
e
spostato
lateralmente
dal
vento
.
L
'
esame
di
questi
ingegnosi
tentativi
conduce
tuttavia
a
concludere
,
che
nessuno
di
essi
sembra
corrispondere
per
intiero
ai
fatti
osservati
nel
loro
insieme
e
nei
particolari
.
Alcune
di
tali
ipotesi
non
sarebbero
neppur
nate
,
se
i
loro
Autori
avessero
potuto
esaminare
le
geminazioni
coi
proprii
occhi
.
Che
se
alcuno
di
questi
,
ragionando
ad
hominem
,
mi
domandasse
:
sapete
voi
immaginar
qualche
cosa
di
meglio
?
risponderei
candidamente
di
no
.
Più
facile
sarebbe
il
compito
,
se
volessimo
introdurre
forze
appartenenti
alla
natura
organica
.
Qui
è
immenso
il
campo
delle
supposizioni
plausibili
,
potendosi
immaginare
infinite
combinazioni
capaci
di
soddisfare
alle
apparenze
,
anche
con
piccoli
e
semplici
mezzi
.
Vicende
di
vegetazione
su
vaste
aree
e
generazioni
d
'
animali
anche
minimi
in
enorme
moltitudine
potrebbero
benissimo
rendersi
visibili
a
tanta
distanza
.
A
quel
modo
che
un
osservatore
posto
nella
Luna
potrebbe
avvedersi
delle
epoche
,
in
cui
sulle
nostre
vaste
pianure
succede
l
'
aratura
dei
campi
,
il
nascere
e
la
messe
del
frumento
;
a
quel
modo
che
il
fiorir
dell
'
erba
nelle
vastissime
steppe
dell
'
Europa
e
dell
'
Asia
deve
rendersi
sensibile
anche
alla
distanza
di
Marte
per
una
varietà
di
colorazione
;
così
può
certamente
rendersi
visibile
a
noi
un
eguale
sistema
di
operazioni
che
si
produca
in
quegli
astri
.
Ma
come
difficilmente
i
Lunari
ed
i
Marziali
potrebbero
immaginare
le
vere
cause
di
tali
mutazioni
d
'
aspetto
senza
aver
prima
qualche
conoscenza
almeno
superficiale
della
natura
terrestre
:
così
anche
per
noi
,
che
tanto
poco
conosciamo
dello
stato
fisico
di
Marte
e
nulla
del
suo
mondo
organico
,
la
grande
libertà
di
supposizioni
possibili
rende
arbitrarie
tutte
le
spiegazioni
di
tal
genere
,
e
costituisce
il
più
grave
ostacolo
all
'
acquisto
di
nozioni
fondate
.
Tutto
quello
che
possiamo
sperare
è
,
che
col
tempo
si
diminuisca
gradatamente
l
'
indeterminazione
del
problema
,
dimostrando
,
se
non
quello
che
le
geminazioni
sono
,
almeno
quello
che
non
possono
essere
.
Dobbiamo
anche
confidare
un
poco
in
ciò
,
che
Galileo
chiamava
la
cortesia
della
Natura
,
in
grazia
della
quale
talvolta
da
parte
inaspettata
sorge
un
raggio
di
luce
ad
illuminare
argomenti
prima
creduti
inaccessibili
alle
nostre
speculazioni
;
di
che
un
bell
'
esempio
abbiamo
nella
chimica
celeste
.
Speriamo
adunque
,
e
studiamo
.
GIOVANNI
SCHIAPARELLI
.
G
.
SCHIAPPARELLI
LA
VITA
SUL
PIANETA
MARTE
Estratto
dal
fascicolo
N
.
°
11
Anno
IV
-
1895
della
Rivista
«
Natura
ed
Arte
»
Semel
in
anno
licet
insanire
Il
singolar
globo
di
Marte
,
che
sotto
più
riguardi
tanto
rassomiglia
al
nostro
,
e
nel
quale
sembrano
celarsi
così
interessanti
misteri
,
ogni
giorno
più
chiama
a
sè
l
'
attenzione
pubblica
,
e
sempre
più
è
fatto
oggetto
di
accurati
studi
e
di
ardite
speculazioni
.
Esso
non
è
intieramente
sconosciuto
ai
lettori
di
Natura
ed
Arte
,
i
quali
ricorderanno
senza
dubbio
la
descrizione
accompagnata
da
disegni
,
che
ne
fu
pubblicata
nei
due
fascicoli
di
febbraio
1893
.
Non
senza
ammirazione
essi
han
potuto
vedere
quelle
macchie
oscure
e
quelle
regioni
più
chiare
della
sua
superficie
,
che
si
considerano
come
rappresentanti
mari
e
continenti
;
le
misteriose
linee
,
dette
canali
,
or
semplici
or
doppie
,
che
lo
solcano
per
ogni
verso
in
forma
di
fitto
reticolato
;
le
vicissitudini
del
clima
nei
suoi
due
emisferi
;
e
specialmente
le
nevi
che
biancheggiano
intorno
ai
suoi
poli
,
e
con
alterna
vece
crescono
e
decrescono
secondo
le
stagioni
,
nè
più
nè
meno
di
quello
che
si
osserva
nelle
regioni
agghiacciate
che
occupano
le
zone
polari
del
nostro
globo
.
Nell
'
anno
decorso
1894
il
pianeta
essendosi
molto
avvicinato
alla
Terra
(
siccome
suol
fare
periodicamente
ad
intervalli
di
circa
26
mesi
)
,
si
trovò
a
buona
portata
dei
grandi
telescopi
astronomici
;
e
così
fu
possibile
di
fare
alcune
osservazioni
importanti
.
Durante
l
'
epoca
del
massimo
avvicinamento
(
che
fu
nei
mesi
di
settembre
e
di
ottobre
)
la
posizione
dell
'
asse
di
Marte
rispetto
al
sole
,
e
le
stagioni
dei
suoi
emisferi
furono
press
'
a
poco
quelle
che
han
luogo
per
la
Terra
ogni
anno
durante
il
mese
di
gennaio
.
Per
l
'
emisfero
boreale
di
Marte
era
appena
passato
il
solstizio
d
'
inverno
;
l
'
emisfero
australe
,
invece
,
che
si
trovava
principalmente
in
vista
,
era
nelle
condizioni
atmosferiche
che
noi
esperimentiamo
nel
mese
di
luglio
,
cioè
al
principio
e
al
colmo
della
state
.
Le
regioni
polari
australi
e
il
polo
antartico
del
pianeta
brillavano
nell
'
illuminazione
perpetua
;
e
sotto
la
sferza
incessante
del
sole
le
nevi
di
quel
polo
parvero
decrescere
a
colpo
d
'
occhio
.
Le
prime
osservazioni
si
fecero
in
Australia
alla
fine
di
maggio
col
gran
telescopio
dell
'
osservatorio
di
Melbourne
,
essendo
il
pianeta
ancora
a
grande
distanza
della
terra
.
Il
25
maggio
(
epoca
,
che
per
l
'
emisfero
australe
di
Marte
corrispondeva
press
'
a
poco
alla
metà
della
primavera
)
i
ghiacci
si
estendevano
tutt
'
intorno
al
polo
australe
fino
a
67°
di
latitudine
;
l
'
area
nevosa
formava
una
calotta
ben
terminata
e
simmetrica
di
2800
chilometri
di
diametro
.
A
partir
da
quel
punto
fino
alla
metà
d
'
agosto
,
per
lo
spazio
di
80
giorni
e
più
,
l
'
orlo
circolare
della
regione
nevata
andò
restringendosi
con
molta
regolarità
,
avvicinandosi
al
polo
in
ragione
di
13
chilometri
al
giorno
:
così
che
a
mezzo
agosto
il
diametro
delle
nevi
da
2800
chilometri
si
trovò
ridotto
a
600
.
Durante
questo
intervallo
,
e
precisamente
verso
la
fine
di
giugno
,
si
manifestò
nella
calotta
bianca
una
grande
spaccatura
,
che
ne
separava
un
segmento
di
considerabile
ampiezza
.
Quest
'
ultimo
scomparve
presto
,
e
non
restò
che
la
massa
principale
,
notabilmente
diminuita
.
Da
mezzo
agosto
alla
fine
di
settembre
la
diminuzione
delle
nevi
intieramente
si
arrestò
,
quantunque
appunto
in
quell
'
intervallo
avesse
luogo
il
solstizio
australe
del
pianeta
(
31
agosto
)
e
con
esso
la
massima
irradiazione
del
Sole
su
quelle
regioni
.
Il
24
di
settembre
l
'
area
circolare
nevosa
aveva
ancora
quasi
lo
stesso
diametro
di
600
chilometri
,
che
era
stato
misurato
il
13
di
agosto
.
La
causa
sconosciuta
,
che
produsse
questo
arresto
nel
ritirarsi
dei
ghiacci
,
parve
cessare
negli
ultimi
giorni
di
settembre
;
il
limite
delle
nevi
continuò
a
progredire
verso
il
polo
,
questa
volta
in
ragione
di
dieci
chilometri
al
giorno
;
e
non
fini
che
colla
distruzione
totale
delle
nevi
stesse
,
la
quale
da
diversi
osservatori
fu
assegnata
ad
epoche
alquanto
diverse
,
ma
si
può
stimare
che
avesse
luogo
intorno
al
23
ottobre
,
coll
'
incertezza
di
alcuni
giorni
in
più
od
in
meno
.
Così
rimase
il
polo
australe
di
Marte
affatto
nudo
di
ghiacci
fino
a
questo
giorno
in
cui
scrivo
(
4
aprile
1895
)
.
Nell
'
intervallo
si
videro
bensì
di
quando
in
quando
comparire
certe
macchie
bianche
in
molta
vicinanza
del
polo
;
nessuna
di
queste
però
è
stata
permanente
,
e
si
deve
credere
che
rappresentassero
nevicate
di
carattere
locale
e
transitorio
.
Quale
fortuna
sarebbe
pei
nostri
geografi
,
se
un
simile
scioglimento
completo
dei
ghiacci
si
producesse
anche
una
sola
volta
sopra
ciascuno
dei
due
poli
della
Terra
!
Da
che
si
è
incominciato
a
studiar
Marte
con
qualche
attenzione
,
è
questa
la
prima
volta
in
cui
è
accaduto
di
osservare
la
completa
dissoluzione
delle
sue
nevi
antartiche
.
Essa
si
può
stimare
avvenuta
circa
55
giorni
dopo
il
solstizio
australe
,
cioè
dopo
l
'
epoca
,
in
cui
la
massima
intensità
della
radiazione
solare
si
fece
sentire
in
quella
regione
.
Nel
1862
,
trovandosi
il
pianeta
in
una
stagione
identica
,
Lassell
vide
quelle
medesime
nevi
ancora
molto
estese
:
94
giorni
dopo
il
solstizio
australe
il
loro
diametro
non
era
minore
di
500
chilometri
.
Nell
'
anno
1880
io
le
vidi
ancora
a
Brera
144
giorni
dopo
il
solstizio
australe
.
Possiamo
argomentare
da
questo
,
che
in
Marte
,
come
sulla
Terra
,
il
corso
delle
stagioni
non
è
perfettamente
il
medesimo
in
tutti
gli
anni
,
e
che
si
danno
colà
,
come
presso
di
noi
,
estati
più
lunghe
o
più
calde
,
ed
altre
più
brevi
o
più
fresche
.
La
rapida
fusione
di
così
ingenti
quantità
di
neve
non
può
essere
senza
conseguenze
sulle
condizioni
idrografiche
del
pianeta
.
Sulla
terra
la
fusione
delle
nevi
artiche
ed
antartiche
non
può
essere
di
molta
conseguenza
,
prima
perchè
le
aree
ghiacciate
polari
sono
ambedue
circondate
dal
medesimo
mare
,
il
quale
,
se
cresce
di
livello
per
lo
sciogliersi
di
una
parte
delle
nevi
artiche
,
d
'
altrettanto
decresce
pel
contemporaneo
coagularsi
di
nuove
nevi
antartiche
.
Una
simil
compensazione
non
può
aver
luogo
su
Marte
in
modo
così
semplice
od
immediato
,
essendo
il
maggior
mare
,
che
circonda
il
polo
antartico
,
intieramente
separato
da
quegli
altri
mari
assai
minori
o
piuttosto
laghi
,
che
stanno
vicino
al
polo
artico
;
siccome
si
può
vedere
dando
uno
sguardo
alla
carta
di
Marte
qui
unita
(
)
.
L
'
equilibrio
nelle
masse
liquide
dei
due
emisferi
può
stabilirsi
soltanto
per
mezzo
di
deflusso
attraverso
ai
continenti
che
occupano
le
regioni
intermedie
;
e
questa
è
la
causa
per
cui
all
'
alternato
coagularsi
e
dissolversi
dello
nevi
intorno
ai
due
poli
sono
da
attribuire
in
gran
parte
le
mutazioni
che
si
osservano
nel
sistema
idraulico
del
pianeta
.
Mutazioni
,
che
ai
nostri
telescopi
son
rese
manifeste
dalla
modificata
estensione
dei
mari
,
e
dalla
varietà
d
'
aspetto
di
quelle
strisce
oscure
che
segnano
le
zone
d
'
inondazione
e
di
deflusso
;
le
quali
pertanto
non
senza
un
po
'
di
ragione
furon
chiamate
canali
,
quantunque
tal
nome
si
debba
intendere
in
senso
assai
largo
.
Piuttosto
che
veri
canali
della
forma
a
noi
più
familiare
,
dobbiamo
immaginarci
depressioni
del
suolo
non
molto
profonde
,
estese
in
direzione
rettilinea
per
migliaia
di
chilometri
,
sopra
larghezza
di
100
,
200
chilometri
od
anche
più
.
Io
ho
già
fatto
notare
altra
volta
,
che
,
mancando
sopra
Marte
le
pioggie
,
questi
canali
probabilmente
costituiscono
il
meccanismo
principale
,
con
cui
l
'
acqua
(
e
con
essa
la
vita
organica
)
può
diffondersi
sulla
superficie
asciutta
del
pianeta
.
Non
è
un
problema
privo
d
'
interesse
quello
di
rendersi
conto
del
modo
,
con
cui
può
avvenire
una
tale
diffusione
.
II
.
Sulla
terra
le
vicende
delle
stagioni
si
corrispondono
nei
due
emisferi
con
effetti
quasi
intieramente
simmetrici
nella
loro
alternativa
.
I
periodi
di
freddo
e
di
caldo
,
di
siccità
e
di
pioggia
si
producono
con
fasi
alternate
,
ma
analoghe
,
ad
intervalli
di
sei
mesi
,
sotto
paralleli
di
ugual
latitudine
ai
due
lati
dell
'
equatore
.
Le
diversità
di
clima
,
che
si
osservano
in
tal
caso
,
sono
di
carattere
puramente
locale
,
dovute
per
lo
più
a
condizioni
accidentali
di
natura
topografica
.
Qualche
piccola
differenza
nella
meteorologia
dei
due
emisferi
veramente
si
manifesta
a
chi
consideri
le
cose
con
molta
precisione
;
differenza
principalmente
derivata
da
ciò
,
che
nell
'
emisfero
australe
le
aree
continentali
sono
meno
estese
che
nell
'
emisfero
boreale
.
Ma
questo
fatto
,
quantunque
degno
di
studio
per
il
suo
carattere
generale
,
praticamente
è
di
poca
importanza
nella
considerazione
del
clima
di
una
data
regione
australe
o
boreale
della
Terra
.
In
Marte
le
cose
sembrano
proceder
molto
diversamente
.
Come
dimostra
uno
sguardo
dato
alla
carta
,
tutto
o
quasi
tutto
l
'
Oceano
è
concentrato
intorno
al
polo
australe
,
al
quale
per
conseguenza
,
e
alle
circostanti
regioni
deve
corrispondere
una
vasta
depressione
nel
suolo
solido
del
pianeta
.
Al
contrario
,
dall
'
esser
l
'
emisfero
boreale
quasi
tutto
occupato
da
un
gran
continente
non
interrotto
,
siamo
indotti
ragionevolmente
a
credere
,
che
da
quella
parte
si
abbian
le
regioni
più
elevate
,
e
che
più
alti
di
tutti
siano
i
paesi
circostanti
al
polo
nord
.
Questa
disposizione
di
cose
fa
si
,
che
lo
sciogliersi
delle
nevi
polari
può
avere
,
pel
clima
e
per
la
vita
organica
,
conseguenze
ben
diverse
,
secondo
che
si
tratta
delle
nevi
australi
o
delle
nevi
boreali
.
È
questo
un
punto
,
il
quale
merita
di
essere
esaminato
con
qualche
cura
.
Consideriamo
dapprima
la
calotta
dei
ghiacci
australi
,
che
tutta
si
forma
entro
all
'
Oceano
di
Marte
,
e
può
giungere
ad
occupare
di
questo
Oceano
una
parte
considerabile
,
forse
un
terzo
od
un
quarto
.
Lo
sciogliersi
progressivo
della
medesima
avrà
per
ultimo
risultato
un
innalzamento
del
livello
generale
di
tutto
l
'
Oceano
,
e
dei
mari
interni
minori
,
che
lo
circondano
come
appendici
.
Tale
elevazione
potrà
bastare
ad
inondare
tutte
le
parti
più
basse
dei
continenti
e
specialmente
quelle
che
all
'
Oceano
sono
più
vicine
.
In
tale
stagione
infatti
si
vedono
molto
più
marcati
ed
oscuri
,
non
solo
i
mani
interni
segnati
col
nome
di
Adriatico
,
Tirreno
,
Cimmerio
,
Sirenio
,
ecc
..
ma
anche
gli
stretti
più
o
meno
spaziosi
che
li
uniscono
all
'
Oceano
,
e
l
'
Oceano
stesso
.
I
golfi
,
onde
appare
frastagliato
il
continente
,
diventano
più
visibili
,
e
con
essi
anche
taluno
dei
grandi
canali
che
dall
'
Oceano
direttamente
si
spingono
entro
terra
,
per
esempio
la
Gran
Sirte
e
la
Nilosirte
,
che
da
essa
procede
.
Questa
maggior
espansione
dell
'
Oceano
però
non
arriva
nelle
parti
più
interne
dei
continenti
e
nelle
regioni
boreali
;
impedita
a
quanto
sembra
dalla
troppo
grande
elevazione
di
queste
.
L
'
effetto
dello
sciogliersi
delle
nevi
australi
è
dunque
di
far
uscire
il
mare
dai
suoi
confini
,
e
di
produrre
qua
e
là
parziali
inondazioni
del
medesimo
sopra
alcuni
lembi
del
continente
.
Ora
è
molto
dubbio
,
se
un
tal
fenomeno
possa
riuscire
di
molto
vantaggio
per
la
vita
organica
,
e
sopratutto
pei
supposti
abitatori
del
pianeta
.
Simili
usurpazioni
periodiche
del
mare
sul
continente
hanno
anche
luogo
presso
di
noi
in
conseguenza
del
flusso
e
del
riflusso
:
e
,
quantunque
siano
di
periodo
breve
e
si
facciano
su
piccolissima
scala
,
non
credo
si
possano
considerare
come
una
benedizione
pei
paesi
dove
si
producono
(
Olanda
,
Frisia
,
litorale
nord
-
ovest
della
Germania
)
:
vediamo
anzi
gli
abitanti
tentare
di
difendersene
con
immense
dighe
.
Per
Marte
molto
dipenderà
dalla
natura
chimica
delle
sostanze
disciolte
nell
'
Oceano
.
Se
,
per
esempio
,
quelle
acque
fossero
salate
come
quelle
dei
mari
terrestri
,
la
zona
delle
aree
invase
dal
mare
ad
ogni
ritorno
dell
'
estate
(
che
si
fa
su
Marte
a
periodi
di
23
mesi
circa
dei
nostri
)
potrebbe
servire
alla
formazione
di
vaste
saline
,
o
dar
luogo
a
vegetazioni
di
carattere
speciale
.
In
nessun
caso
potrebbero
quelle
acquo
supplire
alla
coltivazione
delle
aree
continentali
,
ed
ai
bisogni
dell
'
agricoltura
quale
noi
l
'
intendiamo
.
Ben
diverso
è
lo
stato
di
cose
che
ci
si
presenta
allo
sciogliersi
delle
nevi
boreali
.
Essendo
queste
collocate
nel
centro
del
continente
,
le
masse
liquide
prodotte
dalla
liquefazione
si
diffondono
sulla
circonferenza
della
regione
nevata
,
convertendo
in
mare
temporaneo
una
larga
zona
del
terreno
circostante
;
e
,
correndo
verso
le
regioni
più
basse
,
producono
una
gigantesca
inondazione
molto
bene
osservabile
ai
nostri
telescopi
.
Tale
inondazione
si
estende
per
molte
e
grosse
ramificazioni
sopra
terre
prima
asciutte
,
formando
presso
il
polo
nord
laghi
molto
estesi
,
che
la
carta
nostra
designa
sotto
i
nomi
di
Mare
Acidalio
e
di
Lago
Iperboreo
.
Da
tal
regione
inondata
si
diramano
grosse
strisce
oscure
,
rappresentanti
al
nostro
sguardo
altrettante
larghe
correnti
,
per
le
quali
le
nevi
liquefatte
ritornano
,
o
tendono
almeno
a
ritornare
verso
la
loro
sede
naturale
che
sta
nell
'
altro
emisfero
,
cioè
verso
le
bassure
australi
occupate
dall
'
Oceano
.
Riflettiamo
ora
,
che
la
neve
è
il
prodotto
di
una
distillazione
atmosferica
,
nella
quale
l
'
acqua
si
riduce
alla
purezza
quasi
completa
.
Se
ciò
non
fosse
,
l
'
evaporazione
dei
nostri
mari
condurrebbe
alla
formazione
di
pioggie
d
'
acqua
salata
,
e
di
nevi
salate
;
dove
tutti
sanno
,
che
l
'
acqua
piovana
caduta
a
traverso
di
una
atmosfera
non
inquinata
è
acqua
quasi
assolutamente
pura
,
come
assolutamente
pura
o
quasi
è
l
'
acqua
delle
nostre
nevi
.
Adunque
la
grande
inondazione
boreale
di
Marte
,
risultando
dallo
scioglimento
di
nevi
cadute
in
terreno
prima
asciutto
,
e
non
essendo
mescolata
alle
acque
di
un
Oceano
,
sarà
libera
da
quei
sali
e
da
quelle
mescolanze
,
da
cui
non
si
può
dubitare
che
sia
inquinato
l
'
Oceano
australe
del
pianeta
.
Ne
possiamo
concludere
,
che
se
nelle
parti
asciutte
o
continentali
della
superficie
di
Marte
vi
è
vita
organica
,
gli
è
esclusivamente
o
quasi
esclusivamente
allo
sciogliersi
delle
nevi
boreali
che
deve
la
sua
esistenza
:
gli
è
dalla
giusta
e
opportuna
ripartizione
delle
acque
venenti
dal
polo
nord
,
che
dipende
il
suo
progresso
e
il
suo
sviluppo
.
E
se
in
Marte
esiste
una
popolazione
di
esseri
ragionevoli
capace
di
vincere
la
Natura
e
di
costringerla
a
servire
ai
propri
intenti
,
la
regolata
distribuzione
di
quelle
acque
sopra
le
regioni
atte
a
coltura
deve
costituire
il
problema
principale
e
la
continua
preoccupazione
degli
ingegneri
e
degli
statisti
.
III
.
Fino
a
questo
punto
abbiam
potuto
arrivare
,
combinando
il
risultato
delle
osservazioni
telescopiche
con
probabili
deduzioni
tratte
da
principi
conosciuti
della
Fisica
,
e
da
plausibili
analogie
.
Concediamo
ora
alla
fantasia
un
più
libero
volo
;
sempre
appoggiati
,
per
quanto
è
concesso
,
al
fondamento
sicuro
dell
'
osservazione
e
del
ragionamento
,
tentiamo
di
renderci
conto
del
modo
,
con
cui
sarebbe
possibile
in
Marte
l
'
esistenza
e
lo
sviluppo
di
una
popolazione
d
'
esseri
intelligenti
,
dotati
di
qualità
e
soggetti
a
necessità
non
troppo
diverse
dalle
nostre
:
e
sotto
quali
condizioni
si
potrebbe
ammettere
,
che
i
fenomeni
dei
così
detti
canali
e
delle
loro
geminazioni
possano
rappresentare
il
lavoro
di
una
simil
popolazione
.
Ciò
che
diremo
non
avrà
il
valore
di
un
risultato
scientifico
,
ed
anzi
confinerà
in
parte
col
romanzo
.
Ma
le
probabilità
a
cui
per
tal
modo
arriveremo
non
saranno
minori
che
per
tanti
altri
romanzi
più
audaci
e
meno
innocui
,
che
sotto
il
sacro
nome
di
scienza
si
stampano
nei
libri
e
si
predicano
nelle
assemblee
e
nelle
Università
.
Comparando
il
globo
della
Terra
con
quello
di
Marte
sotto
il
rispetto
della
loro
costituzione
meteorologica
ed
idrografica
,
subito
ci
appare
manifesto
,
dalle
cose
dette
di
sopra
,
quanto
il
primo
dei
due
sia
meglio
disposto
per
accogliere
la
vita
organica
e
per
favorirne
lo
sviluppo
nelle
sue
forme
superiori
.
Ai
fortunati
terricoli
l
'
acqua
fecondatrice
è
distribuita
gratuitamente
dalla
periodica
e
regolare
operazione
del
gran
meccanismo
atmosferico
.
Piove
sui
nostri
campi
senza
alcun
nostro
merito
:
per
noi
,
senza
alcuna
nostra
fatica
si
condensa
sulle
montagne
il
liquido
prezioso
,
che
per
mezzo
dei
ruscelli
e
dei
fiumi
può
in
molti
modi
esser
rivolto
a
nostro
vantaggio
,
coll
'
irrigazione
,
colla
navigazione
interna
,
colle
macchine
idrauliche
:
e
senza
di
questo
dono
,
che
sarebbe
il
genere
umano
?
Assai
più
dure
condizioni
di
esistenza
ha
fatto
la
Natura
ai
poveri
Marziali
.
Dove
rare
sono
le
nuvole
e
mille
le
pioggie
,
ivi
mancano
certamente
le
fonti
ed
i
corsi
d
'
acqua
(
)
.
Tutto
per
loro
sembra
dipendere
,
come
già
si
è
accennato
,
dalla
grande
inondazione
prodotta
nello
sciogliersi
delle
nevi
polari
boreali
.
La
loro
conservazione
o
la
loro
prosperità
richiede
ad
ogni
costo
,
che
siano
arrestate
nella
maggior
quantità
possibile
,
e
trattenute
per
tutto
il
tempo
necessario
quelle
acque
,
prima
che
vadano
a
perdersi
nel
mare
australe
;
che
se
ne
approfitti
nel
modo
più
efficace
alla
coltura
di
aree
abbastanza
vaste
per
assicurare
durante
un
intero
anno
Marziale
(
23
mesi
nostri
)
l
'
esistenza
di
tutto
ciò
che
vive
sul
pianeta
.
Problema
forse
non
tanto
facile
e
non
tanto
semplice
!
perchè
la
somma
di
acqua
disponibile
è
al
più
quella
che
hanno
formato
le
nevi
boreali
d
'
una
sola
invernata
;
quantità
certamente
assai
grande
,
la
quale
però
,
ripartita
sopra
tutti
i
continenti
,
potrebbe
presto
diventare
insufficiente
,
anche
non
tenendo
conto
delle
perdite
inevitabili
per
evaporazione
,
filtrazione
,
errori
di
distribuzione
,
ecc
.
Bastan
questi
riflessi
a
persuaderci
,
che
le
molte
strisce
oscure
,
onde
il
pianeta
è
solcato
per
ogni
verso
,
larghe
talvolta
quanto
il
Mar
Adriatico
od
il
Mar
Rosso
e
quasi
sempre
assai
più
lunghe
,
non
possono
,
malgrado
il
nome
da
noi
loro
assegnato
di
canali
,
rappresentare
nella
loro
vera
larghezza
arterie
di
deflusso
delle
acque
boreali
.
Se
tali
fossero
,
basterebbero
a
dar
passo
in
poche
ore
a
tutta
quanta
la
grande
inondazione
.
Non
solo
le
acque
non
potrebbero
esser
impiegate
a
colture
che
richiedessero
la
durata
di
alcuni
mesi
,
ma
giungerebbero
al
mare
e
vi
si
perderebbero
prima
che
un
vantaggio
qualunque
se
ne
potesse
trarre
.
Certo
per
le
vie
segnate
da
quelle
strisce
ha
luogo
un
deflusso
,
ma
non
tutte
intiere
quelle
strisce
servono
al
deflusso
.
La
loro
larghezza
è
per
tale
scopo
eccessiva
,
nè
a
questo
scopo
corrisponde
bene
il
loro
variabile
aspetto
,
e
la
loro
geminazione
.
Ciò
che
noi
vediamo
là
,
o
che
finora
abbiam
chiamati
canali
,
non
sono
larghissimi
corsi
d
'
acqua
,
come
da
alcuno
fu
creduto
.
L
'
ipotesi
più
plausibile
è
quella
di
considerarle
come
zone
di
vegetazione
,
estese
a
destra
e
a
sinistra
dei
veri
canali
,
i
quali
esistono
sì
lungo
le
medesime
linee
,
ma
non
sono
abbastanza
larghi
da
poter
esser
veduti
dalla
Terra
(
)
.
Queste
zone
di
vegetazione
facilmente
si
distaccano
sulle
circostanti
regioni
del
pianeta
per
un
colore
più
cupo
,
dovuto
,
com
'
è
da
credere
,
al
fatto
stesso
dell
'
inaffiatura
(
si
sa
che
il
terreno
bagnato
è
di
color
più
oscuro
che
l
'
asciutto
e
disseccato
dal
sole
)
e
anche
in
parte
senza
dubbio
alla
presenza
stessa
della
vegetazione
;
mentre
per
le
aree
aride
e
condannate
a
perpetua
sterilità
rimane
invariato
il
color
giallo
uniforme
che
predomina
su
tutti
i
continenti
.
Questo
colore
dobbiamo
d
'
or
innanzi
considerare
come
rappresentante
il
deserto
puro
ed
assoluto
;
e
pur
troppo
si
può
far
stima
,
che
i
nove
decimi
della
superficie
continentale
di
Marte
ad
esso
appartengano
.
Proseguendo
nelle
nostre
deduzioni
arriveremo
a
comprendere
senza
difficoltà
,
che
,
regnando
in
Marte
il
potere
della
gravità
,
quantunque
in
misura
assai
minore
che
sulla
Terra
(
)
,
i
liquidi
diffusi
alla
superficie
del
pianeta
tenderanno
a
scendere
ai
luoghi
più
bassi
;
e
che
le
zone
oscure
destinate
alla
vegetazione
saranno
più
basse
delle
aree
luminose
circostanti
,
in
cui
l
'
acqua
non
può
penetrare
.
Quello
pertanto
che
a
noi
appare
sotto
aspetto
di
striscia
oscura
,
e
che
da
tutti
finora
si
è
chiamato
canale
,
sarà
un
grande
avvallamento
della
superficie
,
esteso
secondo
la
linea
retta
o
secondo
il
circolo
massimo
,
sopra
larghezze
e
lunghezze
comparabili
a
quelle
del
Mar
Rosso
.
D
'
or
innanzi
daremo
ad
esso
il
nome
più
proprio
di
valle
.
La
larghezza
di
una
tal
valle
è
in
tutti
i
casi
presso
che
uniforme
,
e
tale
dobbiamo
credere
ne
sia
pure
la
profondità
,
che
diverse
ragioni
c
'
inducono
a
credere
molto
piccola
,
e
certamente
poi
molte
volte
minore
della
larghezza
.
L
'
osservazione
ci
accerta
che
una
tal
valle
fa
sempre
capo
co
'
suoi
estremi
o
ad
un
mare
,
o
ad
un
lago
,
o
ad
un
'
altra
valle
consimile
.
E
poichè
il
color
oscuro
,
effetto
della
vegetazione
e
dell
'
irrigazione
,
ne
occupa
tutta
l
'
apparente
larghezza
,
dobbiamo
ritenere
,
che
i
due
pendii
laterali
siano
accessibili
alle
acque
tanto
bene
quanto
il
fondo
.
Quale
poi
sia
stata
l
'
origine
di
tali
valli
così
numerose
ed
intrecciate
,
come
si
vede
sulla
carta
,
non
è
ora
opportuno
discutere
;
però
l
'
enorme
loro
larghezza
non
ci
dà
confidenza
di
soscrivere
all
'
opinione
di
coloro
,
che
le
credono
prodotto
di
uno
scavo
artificiale
.
La
mente
nostra
non
è
avvezza
a
concepire
tali
grandiose
opere
come
effetto
di
potenze
comparabili
a
quella
dell
'
uomo
.
Quando
però
dalla
considerazione
generale
di
questi
fatti
si
scende
allo
studio
minuto
dei
loro
particolari
,
e
sopratutto
si
ferma
l
'
attenzione
sopra
le
misteriose
geminazioni
e
sulla
straordinaria
regolarità
di
forma
ch
'
esse
presentano
,
l
'
idea
che
qualche
parte
almeno
secondaria
vi
possa
avere
una
razza
di
esseri
intelligenti
non
può
esser
considerata
come
intieramente
assurda
.
Anzi
,
al
punto
in
cui
siamo
giunti
,
e
data
la
verità
delle
cose
sin
qui
esposte
,
tale
supposizione
perde
quel
carattere
d
'
audacia
che
ci
spaventava
da
principio
,
e
diventa
quasi
una
conseguenza
necessaria
.
Poniamo
infatti
per
un
momento
,
che
lassù
tutto
si
faccia
per
conseguenza
cieca
di
leggi
fisiche
,
senza
intervento
alcuno
di
mente
direttiva
.
Le
nevi
del
polo
boreale
,
a
misura
che
saranno
disciolte
,
correranno
all
'
Oceano
seguendo
le
ampie
valli
,
che
loro
offrono
la
strada
più
facile
.
Se
il
fondo
delle
valli
è
concavo
(
come
nella
maggior
parte
delle
nostre
)
,
l
'
acqua
vi
si
riunirà
in
una
corrente
di
larghezza
molto
limitata
,
e
non
potrà
occupare
i
pendii
laterali
,
nè
produrre
sopra
di
essi
l
'
innaffiamento
e
le
vegetazioni
che
soli
possono
renderli
a
noi
visibili
.
Il
corso
d
'
acqua
o
canale
esisterà
,
ma
difficilmente
prenderà
tale
ampiezza.da
rendersi
sensibile
al
telescopio
.
Insomma
noi
non
ne
vedremmo
nulla
.
Perchè
l
'
acqua
e
la
vegetazione
potessero
espandersi
sopra
larghezze
di
100
e
200
chilometri
,
bisognerebbe
che
il
fondo
della
valle
fosse
piano
e
quasi
assolutamente
uniforme
.
Avremo
allora
qualche
cosa
di
simile
ad
un
vasto
impaludamento
,
nel
quale
potrebbero
ottimamente
svolgersi
una
flora
ed
una
fauna
somiglianti
a
quelle
della
nostra
epoca
carbonifera
.
Con
tali
ipotesi
è
possibile
renderci
conto
delle
strisce
oscure
semplici
;
rimane
però
inesplicato
il
fenomeno
della
loro
temporanea
geminazione
.
Non
si
riesce
a
comprendere
perchè
in
una
medesima
valle
l
'
innaffiamento
e
la
vegetazione
si
faccian
talvolta
sopra
una
linea
unica
,
tal
'
altra
invece
si
dividano
sopra
due
linee
parallele
di
larghezza
e
d
'
intervallo
non
sempre
eguale
in
ogni
tempo
,
tra
le
quali
resta
uno
spazio
infecondo
o
almeno
non
irrigato
.
Qui
la
supposizione
di
un
intervento
intelligente
è
più
che
mai
indicata
.
E
il
modo
di
questo
intervento
dev
'
esser
determinato
dalle
condizioni
particolari
fatte
dalla
natura
ai
supposti
abitatori
del
pianeta
.
Ora
prego
il
lettore
di
considerare
l
'
annessa
figura
,
nella
quale
si
è
inteso
di
rappresentare
il
taglio
o
sezione
traversale
di
una
delle
larghe
valli
di
Marte
.
In
A
A
sono
le
sponde
della
valle
,
in
B
il
suo
fondo
.
Se
al
giungere
delle
inondazioni
s
'
immettesse
l
'
acqua
nella
valle
senza
altro
apparato
,
essa
si
raccoglierebbe
tutta
al
fondo
sotto
forma
di
un
gran
fiume
in
quantità
probabilmente
eccessiva
,
mentre
i
pendii
laterali
rimarrebbero
asciutti
.
Per
dare
a
tutta
la
valle
la
irrigazione
necessaria
così
in
quantità
come
in
durata
,
i
nostri
ingegneri
avrebbero
scavato
(
e
così
dobbiam
supporre
abbiano
fatto
anche
gl
'
ingegneri
di
Marte
)
a
diverse
altezze
sui
due
pendii
una
serie
di
canali
paralleli
fra
loro
e
paralleli
alle
sponde
della
valle
;
canali
di
dimensioni
comparabili
alla
nostra
Muzza
,
al
Canale
Cavour
,
al
gran
Canale
del
Gange
(
)
.
Simili
canali
,
di
cui
non
è
necessario
qui
precisare
il
numero
,
sono
rappresentati
sulla
figura
dallo
incavature
segnate
colle
lettere
m
,
n
,
p
...
Fra
due
canali
contigui
il
terreno
segue
il
pendio
naturale
verso
l
'
asse
della
valle
,
in
modo
che
l
'
acqua
da
un
canale
più
alto
(
come
quello
segnato
m
)
possa
arrivare
a
quello
che
gli
sta
sotto
(
come
quello
segnato
n
)
espandendosi
gradatamente
su
tutta
la
zona
coltivata
intermedia
m
n
.
I
due
canali
più
bassi
serviranno
ad
irrigare
la
zona
più
bassa
di
coltivazione
,
che
occupa
il
fondo
della
valle
.
All
'
estremità
boreale
di
questa
stanno
i
robusti
argini
,
che
trattengono
entro
i
dovuti
limiti
,
e
fino
al
tempo
opportuno
,
le
acque
della
grande
inondazione
;
ivi
si
chiudono
e
si
aprono
le
porte
d
'
afflusso
:
mentre
per
l
'
estremità
australe
e
più
bassa
accadrà
l
'
uscita
delle
acque
residue
,
che
vanno
a
raccogliersi
nell
'
Oceano
australe
.
Già
si
è
accennato
,
che
la
copia
d
'
acque
provenienti
dalle
nevi
di
una
sola
invernata
sembra
piuttosto
inferiore
che
superiore
ai
bisogni
dell
'
irrigazione
;
la
poca
area
delle
superficie
coltivate
in
confronto
colle
deserte
favorisce
questa
conclusione
.
L
'
apertura
dei
canali
e
l
'
immissione
delle
acque
nelle
campagne
di
una
data
valle
non
si
potranno
quindi
fare
a
caso
,
ma
dovranno
succedersi
con
certa
regola
,
onde
tutte
le
zone
,
anche
le
più
alte
,
possano
ricevere
il
fluido
benefico
e
conservarlo
per
tanto
tempo
,
quanto
ne
richiede
il
ciclo
vegetativo
delle
colture
adottate
.
Male
si
provvederebbe
a
questo
,
se
,
per
esempio
,
prima
che
la
grande
inondazione
sia
giunta
al
colmo
,
si
cominciasse
a
consumar
l
'
acqua
per
uso
delle
zone
più
basse
:
perchè
in
tal
modo
potrebbe
avvenire
che
l
'
inondazione
non
raggiungesse
il
livello
necessario
per
irrigare
le
zone
più
alte
.
Queste
ultime
pertanto
dovranno
avere
la
precedenza
in
ogni
caso
.
Così
stando
dunque
disposte
le
cose
;
essendo
giunta
l
'
estate
dell
'
emisfero
Nord
,
e
la
grande
inondazione
boreale
essendo
arrivata
alla
massima
altezza
;
il
Gran
Prefetto
dell
'
Agricoltura
ordina
che
si
apran
le
chiuse
più
alte
,
e
che
sia
immessa
l
'
acqua
nei
due
canali
più
elevati
a
destra
e
a
sinistra
della
valle
(
segnati
colle
lettere
m
m
'
nella
figura
qui
sopra
)
.
L
'
irrigazione
si
estenderà
sopra
le
due
zone
laterali
più
alte
(
cioè
mn
m
'
n
'
)
;
la
superficie
della
valle
cambierà
colore
in
queste
due
zone
,
l
'
abitante
della
Terra
vedrà
due
strisce
parallele
colorate
,
cioè
una
geminazione
.
Trascorso
il
tempo
sufficiente
per
assicurare
il
completo
ciclo
vegetativo
in
quelle
due
prime
zone
,
e
la
grande
inondazione
boreale
essendo
già
in
sul
decrescere
,
si
aprono
le
chiuse
conducenti
a
due
canali
più
bassi
n
n
'
,
i
quali
frattanto
avranno
ricevuto
anche
i
residui
delle
due
zone
già
irrigate
.
Così
sarà
aperta
alle
acque
la
via
per
fecondare
due
altre
zone
fra
loro
parallele
,
np
n
'
p
'
le
quali
a
loro
volta
diventeranno
visibili
all
'
osservatore
terrestre
.
A
quest
'
ultimo
la
geminazione
sembrerà
or
composta
di
due
linee
più
larghe
,
l
'
una
proveniente
dall
'
insieme
delle
due
zone
irrigate
di
destra
,
l
'
altra
dall
'
insieme
delle
due
zone
irrigate
di
sinistra
.
Ma
col
cessare
della
vegetazione
nelle
zone
più
alte
,
mn
m
'
n
'
,
queste
riprenderanno
il
loro
colore
primitivo
,
e
cesseranno
d
'
esser
visibili
;
onde
a
un
dato
momento
nel
telescopio
non
si
vedranno
che
le
sole
zone
np
n
'
p
'
più
interne
;
la
geminazione
sarà
di
nuovo
composta
di
due
linee
sottili
,
ma
l
'
intervallo
fra
queste
sarà
minore
di
quanto
fosse
in
principio
,
quando
erano
irrigate
le
sole
zone
mn
m
'
n
'
.
Così
di
grado
in
grado
,
abbassandosi
le
acque
della
grande
inondazione
,
si
passerà
ad
irrigare
zone
sempre
più
basse
;
da
ultimo
,
esaurite
ormai
quelle
acque
,
se
ne
profitterà
per
immetterle
nella
zona
che
forma
il
fondo
della
valle
,
cioè
nell
'
intervallo
rappresentato
con
pp
'
.
Allo
spettatore
terrestre
apparirà
una
striscia
sola
;
la
geminazione
avrà
cessato
di
esistere
.
E
quando
il
ciclo
vegetativo
sarà
compiuto
su
tutte
le
zone
della
valle
,
allora
soltanto
si
potranno
aprire
le
porte
inferiori
per
lasciare
l
'
uscita
alle
acque
residue
,
non
senza
prima
aver
riempito
i
vasti
serbatoi
necessari
all
'
uso
quotidiano
di
quegli
abitanti
,
e
alla
coltura
dei
giardini
durante
l
'
intervallo
della
lunga
siccità
.
Dell
'
irrigazione
avvenuta
non
rimarrà
che
qualche
traccia
accidentale
,
il
terreno
ritornerà
arido
,
e
l
'
osservatore
terrestre
o
non
vedrà
più
affatto
la
valle
,
o
appena
ne
discernerà
qualche
lieve
indizio
.
Questo
piano
d
'
operazioni
,
che
io
ho
descritto
qui
per
fissare
le
idee
su
di
un
caso
concreto
,
non
sarà
probabilmente
il
solo
ad
esser
praticato
.
Non
è
necessario
che
l
'
ordine
d
'
irrigazione
delle
successive
zone
sia
sempre
ed
ovunque
così
completo
e
così
regolare
.
Se
,
per
esempio
per
le
colture
di
Marte
fosse
necessaria
la
pratica
del
maggese
,
qualche
zona
dovrebbe
esser
lasciata
senza
irrigazione
.
A
norma
poi
delle
diverse
specie
di
coltura
dovendo
l
'
irrigazione
esser
più
lunga
o
più
breve
,
non
si
avrà
sempre
la
completa
simmetria
sui
due
pendii
della
valle
;
ma
potrà
tale
irrigazione
esser
più
estesa
e
più
durevole
or
da
una
parte
or
dall
'
altra
,
od
anche
da
una
parte
mancar
totalmente
.
E
sul
fondo
della
valle
,
che
sarebbe
il
luogo
più
opportuno
per
boschi
,
si
cercherebbe
di
mantenere
l
'
umidità
per
il
tempo
più
lungo
che
sia
possibile
.
Così
potrebbe
anche
nascere
una
zona
permanente
di
vegetazione
,
sempre
più
o
meno
osservabile
dai
telescopi
terrestri
.
In
tal
modo
senza
supporre
cose
miracolose
e
senza
vagare
all
'
impazzata
nei
campi
dell
'
ignoto
,
con
sobrio
uso
d
'
analogie
e
con
plausibili
deduzioni
,
possiamo
spiegarci
non
solo
la
varia
lunghezza
e
il
vario
aspetto
sotto
cui
ci
appaiono
i
così
detti
canali
,
cioè
le
valli
coltivate
di
Marte
;
ma
ancora
dalle
necessità
pratiche
della
vita
degl
'
ipotetici
suoi
abitanti
possiamo
dedurre
e
l
'
esistenza
delle
geminazioni
,
e
la
varia
larghezza
delle
linee
che
le
compongono
,
le
mutazioni
del
loro
intervallo
.
E
si
riesce
a
comprendere
perchè
le
strisce
,
dette
canali
,
qualche
volta
sembrano
portarsi
più
verso
destra
,
e
qualche
altra
volta
più
verso
sinistra
,
sempre
conservando
il
medesimo
orientamento
.
Ammesse
le
linee
principali
del
nostro
quadro
,
non
sarà
difficile
il
compierlo
nei
particolari
,
e
disegnare
coll
'
immaginazione
i
grandiosi
argini
necessari
per
contenere
nei
giusti
limiti
l
'
inondazione
boreale
;
i
laghi
o
serbatoi
secondari
di
distribuzione
,
necessari
per
dare
le
acque
a
quelle
valli
,
che
non
fanno
capo
direttamente
a
quella
inondazione
;
le
opere
occorrenti
per
regolare
la
distribuzione
secondo
il
tempo
e
secondo
il
luogo
;
i
canali
di
primo
,
secondo
,
terzo
...
ordine
destinati
a
condurre
le
acque
su
tutto
il
terreno
irrigabile
;
i
numerosi
opifici
,
a
cui
le
acque
potranno
dar
moto
nel
loro
scendere
dai
ciglioni
laterali
della
valle
al
fondo
della
medesima
.
Marte
dev
'
esser
certamente
il
paradiso
degli
idraulici
!
E
passando
ad
un
ordine
più
elevato
d
'
idee
,
interessante
sarà
ricercare
qual
forma
d
'
ordinamento
sociale
sia
più
conveniente
ad
un
tale
stato
di
cose
,
quale
abbiamo
descritto
;
se
l
'
intreccio
,
anzi
la
comunità
d
'
interessi
,
onde
son
fra
loro
inevitabilmente
legati
gli
abitanti
d
'
ogni
valle
,
non
rendano
qui
assai
più
pratica
e
più
opportuna
,
che
sulla
Terra
non
sia
,
l
'
istituzione
del
socialismo
collettivo
,
formando
di
ciascuna
valle
e
dei
suoi
abitanti
qualche
cosa
di
simile
ad
un
colossale
falanstero
,
per
cui
Marte
potrebbe
diventare
anche
il
paradiso
dei
socialisti
.
Bello
altresì
sarà
indagare
,
se
sia
meglio
ordinar
politicamente
il
pianeta
in
una
gran
federazione
,
di
cui
ogni
valle
costituisca
uno
stato
indipendente
,
oppure
se
forse
,
a
reggere
quel
grande
organismo
idraulico
da
cui
dipende
la
vita
di
tutti
,
e
a
conciliare
le
diverse
necessità
delle
diverse
valli
,
non
sia
forse
più
opportuna
la
monarchia
universale
di
Dante
.
Ed
ancora
si
potrà
discutere
,
a
quale
rigorosa
logica
dovrà
essere
subordinata
la
legislazione
destinata
a
regolare
un
così
grandioso
,
vario
e
complicato
complesso
d
'
affari
:
quali
progressi
debbano
aver
fatto
colà
la
Matematica
,
la
Meteorologia
,
la
Fisica
,
l
'
Idraulica
e
l
'
arte
delle
costruzioni
,
per
arrivare
alla
soluzione
dei
problemi
estremamente
difficili
e
varii
,
che
si
presentano
ad
ogni
tratto
.
Qual
singolare
disciplina
,
concordia
,
osservanza
dello
leggi
e
dei
diritti
altrui
debba
regnare
sopra
un
pianeta
,
dove
la
salute
di
ciascuno
è
così
intimamente
legata
alla
salute
di
tutti
;
dove
son
certamente
sconosciuti
i
dissidii
internazionali
e
le
guerre
:
dove
quella
somma
ingente
di
studio
e
di
lavoro
e
di
mezzi
,
che
i
pazzi
abitanti
d
'
un
altro
globo
vicino
consumano
nel
nuocersi
reciprocamente
,
è
tutta
rivolta
a
combattere
il
comune
nemico
,
cioè
le
difficoltà
che
l
'
avara
Natura
oppone
ad
ogni
passo
.
Di
tutto
questo
,
o
caro
lettore
,
lascio
a
te
l
'
ulteriore
considerazione
.
Io
scendo
dall
'
Ippogrifo
;
tu
,
se
ti
aggrada
,
puoi
continuare
la
volata
.
Messo
t
'
ho
innanzi
,
omai
per
te
ti
ciba
.
G
.
SCHIAPARELLI
.
GIOVANNI
V
.
SCHIAPARELLI
IL
PIANETA
MARTE
Estratto
dalla
rivista
Natura
ed
Arte
,
Anno
XIX
,
n
°
1,1°
dicembre
1909
Come
suol
fare
a
periodi
alternati
ora
di
15
anni
,
ora
di
17
anni
,
il
pianeta
Marte
nell
'
autunno
scorso
passò
ad
una
delle
sue
minori
distanze
da
noi
,
avvicinandosi
alla
Terra
fino
a
47
milioni
di
chilometri
,
ed
apparve
luminoso
e
magnifico
più
che
mai
non
sia
stato
dal
1877
a
questa
parto
.
A
quella
distanza
,
il
globo
di
Marte
,
di
cui
il
diametro
arriva
a
circa
7600
chilometri
,
sottendeva
nell
'
occhio
dell
'
osservatore
terrestre
un
angolo
di
25
"
.
Sopra
un
tal
globo
ed
a
tale
distanza
si
possono
discernere
,
con
telescopi
di
sufficiente
potenza
,
le
configurazioni
topografiche
del
pianeta
con
un
grado
di
minutezza
e
di
precisione
di
cui
si
può
avere
un
'
idea
dai
qui
annessi
disegni
.
E
reciprocamente
,
ad
uno
spettatore
collocato
in
Marte
non
riuscirebbe
troppo
difficile
distinguere
sulla
Terra
particolarità
del
medesimo
ordine
di
grandezza
.
L
'
esperienza
dimostra
,
che
con
un
istrumento
di
dimensioni
affatto
comuni
,
munito
di
una
lente
obbiettiva
di
20
centimetri
di
diametro
,
una
macchia
luminosa
su
fondo
oscuro
(
od
oscura
su
fondo
luminoso
)
si
può
distinguere
senza
troppa
difficoltà
in
Marte
alla
sopradetta
distanza
di
47
milioni
di
chilometri
,
quando
ad
un
discreto
contrasto
di
colore
essa
congiunga
un
diametro
reale
uguale
a
1/50
del
diametro
del
pianeta
,
cioè
a
153
chilometri
.
Epperciò
,
usando
sufficiente
diligenza
,
si
potranno
scoprire
in
Marte
,
con
un
obbiettivo
della
detta
dimensione
,
tutte
le
isole
non
minori
della
Sicilia
e
tutti
i
laghi
non
minori
del
Ladoga
,
isole
come
l
'
Islanda
e
Ceylan
;
laghi
come
quello
di
Aral
ed
il
Victoria
Nyanza
devono
esser
molto
cospicui
.
Similmente
una
striscia
luminosa
su
fondo
più
oscuro
,
secondo
le
fatte
esperienze
,
dovrebbe
essere
ancora
visibile
quando
la
sua
larghezza
non
fosso
minore
di
1/100
del
diametro
di
Marte
,
cioè
di
80
chilometri
o
giù
di
lì
.
Quindi
lingue
di
Terra
od
isole
oblunghe
come
la
Jutlandia
e
Cuba
e
l
'
istmo
centrale
Americano
;
stretti
di
mare
e
laghi
oblunghi
come
il
Tanganyika
,
il
Nyassa
od
il
Mar
Vermiglio
di
California
dovrebbero
esser
visibili
da
un
ipotetico
abitante
di
Marte
,
che
vi
ponesse
molta
attenzione
.
Facilissimi
dovrebbero
essere
per
lui
oggetti
come
l
'
Italia
,
l
'
Adriatico
,
il
Mar
Rosso
,
Sumatra
e
Nippon
.
Tali
sono
press
'
a
poco
i
limiti
a
cui
può
arrivare
la
visione
dei
particolari
di
Marte
esaminato
con
una
lente
obbiettiva
di
20
centimetri
in
quelle
occasioni
,
in
cui
si
trova
alla
minor
possibile
sua
distanza
da
noi
.
Negli
ultimi
tempi
tuttavia
gli
ottici
hanno
imparato
a
costruire
lenti
obbiettive
di
molto
maggior
potenza
così
per
riguardo
alla
amplificazione
,
come
per
riguardo
alla
precisione
delle
immagini
;
quindi
i
limiti
sovra
accennati
sono
stati
spesso
oltrepassati
,
malgrado
che
le
difficoltà
di
esatta
costruzione
crescano
in
misura
assai
maggiore
che
le
dimensioni
di
questi
telescopi
giganti
.
La
superficie
di
Marte
presenta
un
insieme
di
macchie
diversamente
colorate
,
che
costituiscono
un
sistema
topografico
sotto
certi
rispetti
analogo
a
ciò
che
si
vede
sulla
terra
,
sotto
altri
invece
molto
differente
.
Marte
ruota
intorno
ad
un
asse
come
la
Terra
,
ed
ai
due
poli
si
veggono
per
lo
più
brillare
di
luce
vivissima
due
macchie
bianche
,
le
quali
presentano
vicende
periodiche
di
grandezza
,
e
alternamente
crescono
e
diminuiscono
secondo
il
ciclo
delle
stagioni
,
che
per
Marte
è
di
687
giorni
,
mentre
per
noi
è
un
poco
più
di
365
.
Appena
si
può
dubitare
che
tali
macchie
bianche
polari
siano
immense
estensioni
di
nevi
o
di
ghiacci
.
Non
sono
esse
da
confondere
con
altre
macchie
di
candore
per
lo
più
meno
puro
e
meno
intenso
,
che
talvolta
appajono
qua
e
là
in
tutte
le
latitudini
,
prediligendo
anche
certe
regioni
della
superficie
,
e
che
sono
state
interpretato
talvolta
come
nuvole
,
o
strati
di
nebbia
o
condensazioni
simili
alla
nostra
brina
;
si
vedono
or
qua
or
là
senza
regola
manifesta
,
e
coprono
talora
vastissime
estensioni
.
Fuori
di
queste
regioni
bianche
o
biancastre
la
superficie
del
pianeta
non
è
tutta
di
colore
uniforme
;
nella
maggior
parte
dei
luoghi
il
fondo
è
formato
da
diverse
gradazioni
di
rosso
chiaro
,
o
di
aranciato
o
di
giallo
.
Quello
che
rimane
è
occupato
da
vere
macchie
,
in
cui
dominano
colori
di
un
tipo
più
scuro
,
diversi
in
diversa
località
,
con
intensità
differente
.
Prevalgono
il
grigio
,
il
bruno
,
qualche
volta
il
nero
,
ma
solo
sopra
linee
o
strisce
di
poca
ampiezza
.
Spesso
le
aree
coperte
da
colori
differenti
sono
divise
da
una
netta
linea
di
separazione
;
ma
non
di
raro
accade
che
dall
'
un
colore
all
'
altro
v
'
è
un
passaggio
graduale
,
quello
che
si
dice
una
sfumatura
.
Tutto
l
'
insieme
dà
l
'
idea
di
un
magnifico
e
ricco
musaico
di
gemme
sparse
su
fondo
d
'
oro
diversamente
ombreggiato
,
che
nessun
pittore
fino
ad
oggi
ha
saputo
rappresentare
nemmeno
con
lontana
approssimazione
.
Le
immagini
di
Marte
che
gli
astronomi
disegnano
il
meglio
che
sanno
stando
ai
loro
telescopi
,
oltre
all
'
imitazione
quasi
sempre
molto
imperfetta
della
linea
,
per
difficoltà
che
qui
sarebbe
lungo
e
inutile
descrivere
,
non
danno
alcuna
esatta
idea
dei
colori
.
Ciò
che
si
stampa
nei
libri
sono
figure
assai
imperfette
,
per
lo
più
assai
lontane
dal
vero
,
e
trattate
in
semplice
chiaroscuro
:
da
esse
altro
non
si
può
ricavare
che
un
'
idea
approssimata
della
grandezza
e
della
disposizione
delle
macchie
più
salienti
,
senza
che
dei
colori
si
possa
dedurne
alcuna
notizia
.
Nè
bisogna
immaginarsi
di
veder
sempre
in
Marte
le
medesime
cose
;
e
che
,
messo
il
pianeta
nel
campo
telescopico
,
ad
altro
non
si
debba
pensare
,
che
a
far
un
ritratto
somigliante
più
o
meno
a
quello
che
si
vede
nel
suo
dischetto
.
Appena
cominciato
il
suo
lavoro
,
l
'
osservatore
si
avvede
ben
presto
che
le
macchie
,
le
linee
e
tutto
il
resto
vanno
cambiando
d
'
aspetto
lentamente
,
ma
pur
in
modo
sensibile
in
capo
ad
una
mezz
'
ora
;
la
scena
dopo
tre
o
quattro
ore
si
trova
intieramente
diversa
,
nuove
cose
compajono
mentre
gli
oggetti
di
prima
o
sono
scomparsi
,
oppure
se
ancora
si
vedono
,
sono
talmente
cambiati
di
posto
,
e
deformati
nel
loro
contorno
,
da
esser
appena
riconoscibili
.
Questa
è
una
conseguenza
della
rotazione
di
Marte
intorno
al
suo
asse
,
la
quale
si
compie
in
24
ore
e
40
minuti
:
ed
è
facile
vedere
quale
imbarazzo
nasca
da
questo
fatto
a
chi
debba
rappresentare
tante
particolarità
a
misura
d
'
occhio
.
Considerando
le
cose
in
massa
,
si
distinguono
nella
superficie
di
Marte
le
regioni
di
color
più
chiaro
,
le
quali
sono
anche
le
più
luminose
;
ad
esse
,
in
conformità
di
ciò
che
si
usa
anche
per
la
Luna
,
si
suole
dare
la
qualificazione
di
terre
o
di
continenti
,
mentre
alle
parti
ombreggiate
con
tinte
più
oscure
si
assegna
il
nome
,
egualmente
convenzionale
,
di
mari
e
di
laghi
.
Questi
nomi
non
servono
che
per
uso
di
classificazione
non
interamente
rigorosa
,
essendovi
(
oltre
alle
bianche
calotte
polari
)
alcune
regioni
di
carattere
intermedio
.
Vi
sono
anche
regioni
di
colore
variabile
,
che
sembrano
appartenere
ora
all
'
una
ora
all
'
altra
classe
secondo
la
direzione
in
cui
il
Sole
le
illumina
,
o
secondo
la
direzione
in
cui
son
vedute
dall
'
osservatore
,
in
dipendenza
di
cause
per
adesso
ancora
sconosciute
.
Tali
variazioni
possono
farsi
entro
limiti
estesissimi
,
che
dal
bianco
puro
possono
andare
sino
al
nero
assoluto
,
passando
per
gradazioni
diverse
di
rosso
,
di
giallo
,
di
grigio
e
di
bruno
.
Di
tali
vicende
alcune
si
ripetono
ad
ogni
rotazione
del
pianeta
con
una
certa
regolarità
,
altre
hanno
un
andamento
parallelo
alla
stagione
che
domina
nella
località
considerata
del
pianeta
.
Il
quale
è
soggetto
alle
stesse
varietà
di
riscaldamento
e
d
'
illuminazione
che
ha
luogo
nelle
diverse
regioni
della
Terra
.
Alcune
di
tali
vicende
d
'
aspetto
sono
in
diretta
connessione
collo
stato
meteorologico
e
termico
,
ed
è
possibile
che
vi
si
rendano
in
qualche
modo
visibili
a
noi
i
diversi
stadi
di
un
ciclo
vegetativo
,
secondo
un
'
ipotesi
abbastanza
probabile
,
studiata
e
propugnata
principalmente
dall
'
astronomo
americano
Lowell
.
Ma
l
'
osservazione
prolungata
per
molti
anni
ha
fatto
riconoscere
un
'
altra
classe
di
fenomeni
che
non
sembrano
dipendere
dal
periodo
delle
stagioni
,
e
potrebbero
anche
essere
irregolari
.
In
certe
località
un
dato
aspetto
di
cose
che
sembrava
permanente
,
viene
a
mutarsi
d
'
un
tratto
per
intervalli
,
dà
luogo
ad
altre
combinazioni
,
che
scompajono
alla
loro
volta
,
per
dar
luogo
ad
un
rinnovamento
più
o
meno
esatto
del
primitivo
stato
di
cose
;
tutto
questo
saltuariamente
ed
in
modo
che
si
potrebbe
dire
accidentale
.
La
carta
annessa
può
dare
un
'
idea
approssimata
del
modo
con
cui
sono
distribuite
le
macchie
principali
di
Marte
e
la
loro
disposizione
rispetto
ai
poli
ed
all
'
equatore
del
pianeta
.
Essa
è
divisa
in
due
emisferi
al
modo
dei
mappamondi
ordinari
,
in
maniera
però
da
collocare
in
alto
il
polo
australe
ed
in
basso
il
polo
boreale
;
ciò
per
render
più
facile
la
comparazione
con
quello
che
si
vede
nel
telescopio
astronomico
.
In
questo
,
infatti
,
che
rovescia
le
immagini
degli
oggetti
,
suole
il
polo
nord
apparire
nelle
parti
inferiori
del
disco
,
e
il
polo
sud
nelle
parti
superiori
(
)
.
La
figura
è
di
carattere
schematico
,
come
accade
nelle
nostre
carte
geografiche
;
essa
non
ha
per
iscopo
di
dare
una
pittura
imitante
l
'
aspetto
del
pianeta
come
se
si
volesse
farne
un
ritratto
,
ma
serve
soltanto
a
facilitarne
l
'
esposizione
descrittiva
.
Astraendo
dalle
regioni
polari
,
le
quali
sono
sempre
o
quasi
sempre
occupate
dal
bianco
polare
,
si
vede
subito
che
le
aree
più
o
meno
ombreggiate
,
dette
mari
,
occupano
forse
un
terzo
della
superficie
intiera
di
Marte
,
e
sono
divise
in
due
parti
o
gruppi
molto
disuguali
.
In
basso
abbiamo
il
Mar
Boreo
,
che
circonda
quasi
da
ogni
parte
il
polo
nord
,
e
da
una
parte
si
avvicina
all
'
equatore
fin
quasi
al
parallelo
40°
.
In
alto
abbiamo
il
Mare
Australe
che
è
molto
più
vasto
e
spinge
entro
le
aree
continentali
una
gran
quantità
di
ramificazioni
denominate
sulla
carta
coi
nomi
di
Gran
Sirte
,
Mare
Eritreo
,
Golfo
delle
Perle
,
Mare
Cimmerio
,
Mare
Tirreno
,
Lago
del
Sole
,
ecc
.
Fra
quei
due
mari
Boreo
ed
Australe
si
stende
la
zona
continentale
,
sparsa
qua
e
là
di
linee
e
di
macchie
più
oscure
.
Entro
i
due
grandi
mari
poi
sono
sparse
regioni
che
si
mostrano
come
grandi
isole
o
penisole
,
quali
Hesperia
,
Atlantis
,
Hellas
,
Argyre
,
Baltià
,
Nerigos
,
colorate
in
giallo
per
lo
più
,
ma
non
in
modo
permanente
;
talora
impallidiscono
,
ed
anche
si
oscurano
e
prendono
il
colore
grigiastro
o
bruno
delle
macchie
propriamente
dette
;
solo
mostrano
questo
colore
con
minor
intensità
.
Già
verso
la
metà
del
secolo
passato
molti
particolari
di
questa
topografia
areografica
erano
stati
esplorati
o
disegnati
da
abili
osservatori
,
quali
Secchi
,
Dawes
,
Kaiser
,
Maedler
,
Lockyer
,
ed
alcuno
di
essi
aveva
anche
intraveduto
qua
e
là
curiose
configurazioni
di
macchiette
o
di
linee
:
ma
non
erano
riusciti
ad
afferrarne
con
evidenza
la
forma
.
Soltanto
nel
1877
,
trovandosi
il
pianeta
in
una
delle
sue
maggiori
vicinanze
alla
Terra
(
in
posizione
poco
diversa
da
quella
occupata
nell
'
autunno
ora
decorso
)
,
si
ebbe
l
'
opportunità
di
studiare
in
buone
condizioni
e
con
maggior
successo
quei
particolari
prima
confusamente
intraveduti
e
di
convincersi
che
tutta
la
superficie
di
Marte
,
ma
più
specialmente
le
aree
luminose
continentali
,
sono
occupate
da
un
reticolato
di
linee
sottili
,
formanti
una
specie
di
triangolazione
o
di
poligonazione
,
come
si
può
vedere
nella
carta
qui
annessa
.
Queste
linee
sono
tracciate
sulla
superficie
del
pianeta
o
forse
entro
la
sua
atmosfera
;
ognuna
d
'
esse
corre
per
lunghissimi
tratti
,
serbando
per
lo
più
una
direzione
costante
senza
angoli
nè
curvature
violente
,
formando
anzi
(
rigorosamente
o
almeno
prossimamente
)
sul
globo
di
Marte
ciò
che
i
geometri
chiamano
un
circolo
massimo
.
Il
loro
corso
appare
continuo
,
senza
lacune
apprezzabili
alla
visione
telescopica
,
e
si
estende
da
pochi
gradi
(
un
grado
di
Marte
equivale
press
'
a
poco
a
60
dei
nostri
chilometri
)
,
fino
ad
occupare
talvolta
in
lunghezza
un
terzo
od
un
quarto
della
circonferenza
totale
del
pianeta
(
la
quale
è
di
21.600
chilometri
)
.
La
larghezza
è
molto
varia
;
per
alcuni
giunge
a
100
o
200
chilometri
,
altri
ad
alcune
decine
di
chilometri
,
per
alcuni
più
sottili
e
più
difficili
a
vedere
la
larghezza
non
supera
che
alcune
unità
della
stessa
misura
.
Perciò
assai
diversa
è
la
facilità
con
cui
si
possono
riconoscere
e
figurare
con
disegno
;
e
bisogna
aggiungere
,
che
questa
facilità
è
molto
variabile
secondo
il
tempo
e
sembra
dipendere
in
molti
casi
dalla
stagione
che
domina
lungo
il
loro
corso
.
Spesso
si
vede
qualcuno
di
essi
traversare
una
delle
nevi
polari
,
formando
una
traccia
nerissima
,
che
ha
tutto
l
'
aspetto
di
una
spaccatura
di
esse
nevi
.
Queste
linee
sono
i
così
detti
canali
di
Marte
,
così
denominati
per
pura
convenzione
analoga
a
quella
per
cui
alle
grandi
macchie
si
è
dato
il
nome
di
mari
e
di
continenti
.
Ma
della
loro
natura
finora
poco
o
niente
si
è
potuto
accertare
.
Il
nome
di
canali
però
e
la
regolarità
loro
apparente
ha
indotto
molti
uomini
di
calda
fantasia
a
ravvisare
in
essi
opere
artificiali
gigantesche
di
esseri
intelligenti
;
ipotesi
questa
che
per
ora
non
è
ancora
stato
possibile
dimostrare
che
sia
vera
o
falsa
.
Gli
spiriti
scettici
hanno
poi
facilmente
troncato
la
questione
,
negando
a
queste
formazioni
ogni
esistenza
obbiettiva
,
e
dichiarandole
come
fantasmi
creati
dall
'
immaginazione
sulla
base
di
visione
confusa
ed
imperfetta
.
Quando
un
canale
è
collocato
in
modo
da
attraversare
il
disco
di
Marte
nel
suo
centro
,
appare
come
una
linea
retta
formante
un
diametro
.
Ma
girando
il
pianeta
intorno
al
suo
asse
,
in
capo
ad
una
o
più
ore
,
il
canale
si
presenta
in
prospettiva
molto
diversa
,
e
s
'
incurva
tanto
più
fortemente
in
apparenza
,
quanto
più
è
distante
dal
centro
.
Queste
variazioni
di
forma
e
di
curvatura
apparente
si
possono
spiegare
esattamente
secondo
lo
regole
della
prospettiva
facendo
l
'
ipotesi
,
che
i
canali
siano
aderenti
alla
superficie
del
pianeta
,
o
almeno
pochissimo
distanti
;
la
concordanza
è
tale
,
che
di
quell
'
ipotesi
nessuno
può
dubitare
.
Questo
fatto
,
che
è
stato
verificato
centinaja
e
migliaja
di
volte
,
basta
da
solo
a
dissipare
qualunque
dubbio
potesse
nascere
intorno
alla
realtà
dei
canali
,
e
non
lascia
luogo
a
parlar
d
'
illusioni
ottiche
.
Tutti
i
canali
hanno
la
proprietà
di
correre
da
un
mare
ad
un
altro
,
o
dal
mare
ad
un
lago
o
fra
due
laghi
,
o
finalmente
da
un
canale
ad
un
altro
.
Non
si
ha
esempio
di
un
canale
,
di
cui
un
'
estremità
sia
libera
e
termini
isolata
nello
spazio
continentale
che
la
circonda
,
senza
connettersi
da
qualche
parte
con
un
mare
,
o
con
un
lago
,
o
con
un
canale
o
con
un
gruppo
d
'
intersezione
di
più
canali
.
Anzi
tutte
lo
estremità
dei
canali
là
dove
terminano
in
uno
dei
mari
o
dei
laghi
,
sogliono
esser
molto
ben
definite
e
spesso
sono
segnate
da
una
macchia
oscura
,
che
in
molti
casi
presenta
l
'
aspetto
di
una
larga
foce
in
forma
di
tromba
,
per
cui
l
'
ipotetico
canale
potrebbe
dirsi
sboccare
nell
'
ipotetico
mare
vicino
,
o
nell
'
ipotetico
lago
vicino
.
E
similmente
quando
due
canali
s
'
incontrano
,
spesso
nella
loro
intersezione
si
vede
una
piccola
macchia
oscura
,
per
lo
più
di
aspetto
rotondeggiante
e
di
diametro
non
molto
superiore
alla
larghezza
dei
canali
medesimi
.
Simili
macchiette
sono
denominate
fonti
,
per
analogia
col
resto
della
nomenclatura
.
Il
loro
numero
è
assai
variabile
,
in
alcuni
anni
se
ne
videro
non
più
di
due
o
tre
,
in
altri
anni
più
decine
e
sembrano
trovarsi
frequenti
in
certe
regioni
del
pianeta
a
preferenza
di
certe
altre
.
Nel
1907
la
fotografia
ne
ha
rivelato
un
gran
numero
di
nuovi
,
mentre
altri
prima
evidenti
cessarono
di
esser
visibili
.
Quando
un
canale
ne
incontra
parecchi
altri
,
avviene
qualche
volta
che
nelle
sue
intersezioni
con
questi
si
vedono
lungh
'
esso
allineati
molti
di
questi
punti
oscuri
,
i
quali
formano
una
serie
bene
ordinata
,
come
perle
infilzate
in
un
filo
.
È
da
credere
,
che
tutte
queste
fonti
o
piccole
macchie
rotondeggianti
siano
ciascuna
il
risultato
dell
'
incontro
di
due
canali
;
ma
ciò
non
risulta
con
evidenza
dall
'
osservazione
,
essendo
frequenti
i
casi
in
cui
essi
appajono
isolati
affatto
nel
mezzo
dei
continenti
senza
alcuna
connessione
.
Ma
è
probabile
che
la
connessione
esista
e
si
faccia
per
canali
troppo
sottili
per
esser
veduti
coi
nostri
attuali
telescopi
.
In
parecchi
luoghi
della
superficie
dei
continenti
,
i
canali
s
'
incontrano
tre
o
quattro
o
più
insieme
formando
piccolo
poligonazioni
e
dando
luogo
ad
un
insieme
di
macchie
più
complicate
.
Nascono
allora
macchie
oscure
per
lo
più
irregolari
del
diametro
di
più
centinaja
di
chilometri
,
e
si
vedono
sulla
carta
designati
con
nomi
speciali
,
come
Lago
del
Sole
,
Trivio
di
Caronte
,
Propontide
,
ecc
.
Sono
di
forma
più
o
meno
regolare
,
secondo
che
i
canali
da
cui
sono
formati
concorrono
più
o
meno
esattamente
in
un
medesimo
punto
.
Questi
laghi
sono
anch
'
essi
molto
variabili
di
colore
,
di
forma
e
di
estensione
;
talvolta
scompajono
affatto
,
o
si
dividono
in
più
parti
,
e
presentano
fenomeni
singolarissimi
.
Ma
riguardo
ai
canali
e
ai
laghi
il
fenomeno
più
generale
e
più
notabile
,
e
che
nel
mondo
degli
scettici
ha
provocato
il
maggiore
scandalo
è
quello
assai
frequente
del
loro
sdoppiarsi
,
quando
formano
ciò
che
si
chiama
geminazione
.
Un
canale
che
prima
appariva
come
linea
schiettamente
semplice
,
d
'
un
tratto
si
trasforma
in
un
sistema
di
due
linee
,
quasi
sempre
uguali
e
parallele
fra
di
loro
.
L
'
intervallo
fra
le
due
linee
è
diverso
da
un
caso
all
'
altro
,
come
pure
la
sua
proporzione
alla
grossezza
delle
linee
stesse
.
Anche
queste
geminazioni
sono
variabili
col
tempo
.
Non
solo
sembra
esser
diverso
in
diversi
tempi
l
'
intervallo
fra
le
due
linee
,
ma
la
visibilità
di
essa
è
soggetta
a
vicende
,
di
cui
non
è
ancora
stato
possibile
scoprire
la
norma
.
Talvolta
una
linea
diventa
più
debole
dell
'
altra
e
finisce
per
sparire
,
l
'
altra
rimanendo
immutata
e
visibile
come
canale
isolato
.
I
fenomeni
che
accompagnano
la
formazione
delle
geminazioni
non
si
sono
ancora
potuti
completamente
studiare
;
ma
la
durata
del
processo
non
è
mai
molto
lunga
;
le
geminazioni
compajono
tali
da
un
giorno
all
'
altro
,
durano
qualche
giorno
o
qualche
settimana
,
poi
si
riducono
di
nuovo
a
canali
semplici
,
od
anche
entrambi
i
loro
canali
scompajono
affatto
.
La
loro
apparizione
succede
in
diverse
epoche
con
diversa
frequenza
;
talora
mancano
affatto
o
sono
in
piccol
numero
,
in
altre
epoche
il
pianeta
ne
è
quasi
tutto
occupato
,
ed
in
certe
occasioni
se
ne
son
viste
fino
a
30
simultaneamente
.
Esse
mancarono
affatto
nel
1877
:
frequentissime
invece
si
mostrarono
nel
1882
,
nel
1888
ed
in
altre
epoche
.
Nell
'
apparizione
dell
'
autunno
passato
(
per
quanto
risulta
dalle
notizie
fino
ad
oggi
pubblicate
)
esse
non
sono
mancate
,
ma
non
sembra
fossero
molto
abbondanti
.
Un
certo
numero
se
ne
trova
pure
nelle
splendide
fotografie
di
Marte
,
che
il
professor
Lowell
ottenne
durante
l
'
apparizione
del
1907
.
Di
tutti
i
svariati
e
complicati
fenomeni
di
Marte
quello
delle
geminazioni
è
il
più
singolare
ed
anche
,
a
quanto
sembra
,
il
più
difficile
a
interpretare
.
Ad
esso
correlativo
,
e
quasi
contrapposto
è
un
altro
,
l
'
apparizione
e
disparizione
dei
ponti
.
Sono
striscie
luminose
,
regolari
,
rettilinee
ed
uniformi
,
che
di
quando
in
quando
compajono
attraverso
dei
mari
e
dei
laghi
,
formando
di
essi
una
separazione
completa
.
Il
più
facile
e
più
visibile
di
tutti
è
quello
designato
sulla
carta
col
nome
di
Ponte
di
Achille
,
che
rassomiglia
ad
un
argine
o
una
diga
posta
fra
il
Lago
Niliaco
e
quella
parte
del
Mar
Boreo
che
è
distinta
col
nome
di
Golfo
Acidalio
.
Il
Ponte
d
'
Achille
è
largo
forse
200
chilometri
e
lungo
poco
meno
di
1000
.
È
quasi
permanente
,
ma
talvolta
si
vede
interrotto
più
o
meno
completamente
,
come
è
avvenuto
nel
1888
.
Un
altro
ponte
divide
in
due
parti
quasi
uguali
il
Lago
del
Sole
,
ma
non
è
sempre
visibile
:
esso
è
apparso
nel
1890
ed
ultimamente
nel
1907
.
Queste
zone
luminose
in
campo
oscuro
sembrano
aver
qualche
relazione
con
le
zone
luminose
,
che
nelle
geminazioni
separano
l
'
una
dall
'
altra
le
due
linee
oscure
che
costituiscono
la
geminazione
.
Lo
studio
di
tutti
questi
enigmi
è
appena
cominciato
;
nulla
ancora
vi
ha
di
certo
sui
principi
a
cui
si
dovrà
appoggiare
una
razionale
interpretazione
dei
medesimi
.
Tutto
dipenderà
dai
progressi
che
farà
nei
prossimi
anni
la
rappresentazione
fotografica
di
Marte
.
La
questione
farà
un
gran
passo
quando
si
otterranno
fotografie
tali
,
che
sopra
di
esso
sia
possibile
prendere
misure
precise
.
Un
altro
passo
importante
è
stato
fatto
dal
signor
Lowell
,
inaugurando
lo
studio
spettroscopico
dell
'
atmosfera
di
Marte
(
)
.
Egli
dimostrò
che
quest
'
atmosfera
comprende
,
fra
i
suoi
componenti
il
vapor
d
'
acqua
e
l
'
ossigeno
.
Con
queste
scoperte
egli
ha
trovato
un
importante
argomento
in
favore
dell
'
ipotesi
da
lui
con
molto
ingegno
e
con
gran
copia
di
osservazioni
sostenuta
,
che
Marte
sia
pur
sede
della
vita
,
come
la
Terra
;
e
che
i
fenomeni
di
variazione
osservati
sul
pianeta
sian
dovuti
principalmente
alla
vegetazione
razionalmente
governata
da
esseri
intelligenti
.
Saggistica ,
ÿþNel
libro
_
Un
italiano
in
America
,
_
pubblicato
nel
1892
dai
fratelli
Treves
,
dopo
aver
raccontato
i
viaggi
e
i
casi
occorsi
ad
un
ragazzo
spensierato
,
che
ero
io
,
prima
sulla
costa
atlantica
e
poi
nel
lontano
ovest
nord
-
americano
,
narravo
come
fossi
stato
invitato
a
tornare
a
New
-
York
per
assumere
la
direzione
del
_
Progresso
Italo
-
Americano
_
.
E
chiudevo
il
volume
con
queste
parole
:
«
Feci
le
valigie
,
presi
il
treno
quel
giorno
medesimo
e
tornai
alla
metropoli
dove
mi
fermai
più
di
tre
anni
,
fino
a
quando
,
cioè
,
la
nostalgia
mi
richiamò
in
patria
.
«
Di
quegli
ultimi
miei
tre
anni
d
'
America
molte
cose
avrei
da
dire
;
ma
il
racconto
è
già
diventato
troppo
lungo
,
e
sarà
bene
,
per
non
abusare
della
pazienza
dei
lettori
,
troncarlo
qui
.
Parlerò
forse
in
un
altro
libro
della
vita
giornalistica
americana
e
delle
impressioni
che
si
provano
tornando
in
Italia
dopo
aver
vissuto
per
qualche
anno
negli
Stati
Uniti
.
»
Le
pagine
che
seguono
sono
appunto
i
ricordi
di
quell
'
ultimo
triennio
passato
nell
'
isola
di
Manhattan
su
cui
sorge
New
-
York
.
ADOLFO
ROSSI
I
.
La
forca
.
Angelo
Cornetta
era
un
povero
e
ignorante
suonatore
d
'
organetto
,
nativo
di
Serre
di
Persano
,
in
provincia
di
Salerno
,
il
quale
in
età
di
ventiquattro
o
venticinque
anni
era
emigrato
in
America
,
come
fanno
tanti
.
Sei
o
sette
anni
dopo
egli
conviveva
a
New
-
York
con
una
irlandese
che
un
giorno
si
ammalò
e
che
prima
di
morire
all
'
ospedale
lo
accusò
di
averla
orribilmente
maltrattata
.
Non
essendo
risultato
bene
dal
processo
se
quella
donna
era
morta
di
_
whiskey
_
-
-
il
_
cognac
_
nord
-
americano
-
-
o
di
bastonate
,
Cornetta
fu
condannato
a
due
anni
di
reclusione
nel
penitenziario
di
Sing
-
Sing
.
Stava
scontando
la
pena
quando
una
mattina
attaccò
lite
con
un
altro
prigioniero
e
lo
uccise
.
Durante
il
secondo
processo
io
,
che
dirigevo
l
'
unico
giornale
italiano
quotidiano
esistente
allora
nell
'
America
del
Nord
,
andai
a
trovare
Cornetta
nel
carcere
di
White
Plains
,
a
trenta
miglia
da
New
-
York
,
bello
e
tranquillo
paese
circondato
da
ridenti
colline
e
formato
di
casette
bianche
e
di
gaie
palazzine
sepolte
nella
verdura
.
È
una
strada
pittoresca
,
che
si
percorre
in
un
'
ora
coi
treni
della
_
New
-
York
and
Harlem
R
.
R
.
_
,
in
prossimità
del
fiume
Hudson
,
il
Reno
d
'
America
;
s
'
incontrano
allegri
villaggi
,
s
'
attraversano
boschetti
di
pini
appiedi
dei
colli
,
si
respira
un
'
aria
purissima
.
Introdotto
subito
nel
carcere
con
quella
premura
cortese
con
cui
negli
Stati
Uniti
si
ricevono
i
_
reporters
_
,
cominciai
col
domandare
al
detenuto
la
causa
della
sua
condanna
nel
penitenziario
di
Sing
-
Sing
.
-
-
Vi
dirò
la
verità
-
-
mi
rispose
.
-
-
Io
vivevo
da
qualche
tempo
con
una
irlandese
,
la
quale
formava
la
mia
disperazione
.
Giravo
tutto
il
santo
giorno
a
suonare
e
alla
sera
tornando
a
casa
,
trovavo
quella
donna
ubbriaca
.
Ella
spendeva
in
liquori
i
denari
che
io
guadagnavo
.
Una
notte
aveva
bevuto
tanto
che
,
quando
rincasai
,
al
primo
rimprovero
che
le
feci
diventò
furiosa
e
si
mise
a
gridare
come
un
'
ossessa
.
Il
vicinato
,
tutto
sottosopra
,
chiamò
un
_
policeman
_
,
il
quale
la
fece
portare
all
'
ospedale
,
dove
essa
morì
quella
notte
stessa
.
Allora
mi
arrestarono
e
accusarono
me
di
averne
causata
la
morte
.
-
-
Ma
voi
non
la
maltrattavate
quando
si
ubbriacava
?
-
-
Ecco
:
io
ebbi
molti
diverbi
con
quella
donna
.
L
'
ho
sempre
rimproverata
di
consumare
in
liquori
tutti
i
miei
risparmi
,
ma
non
sono
io
che
l
'
ha
fatta
morire
:
furono
le
bevande
che
la
uccisero
.
-
-
Tuttavia
vi
hanno
condannato
,
-
-
Sì
,
a
due
anni
di
prigione
che
stavo
terminando
di
scontare
a
Sing
-
Sing
,
quando
avvenne
la
lite
con
Daniel
Cash
.
-
-
Come
andò
?
-
-
Mancavano
due
mesi
soli
per
finire
la
condanna
,
quando
per
la
mia
buona
condotta
fui
mandato
dai
guardiani
nella
cucina
dello
stabilimento
a
sbucciar
patate
insieme
con
un
prigioniero
americano
,
di
origine
irlandese
:
il
Cash
.
Costui
mi
odiava
e
specialmente
dopo
che
un
mio
connazionale
,
certo
Mangano
,
aveva
ucciso
nella
stessa
prigione
un
negro
,
mi
colmava
di
ingiurie
e
chiamava
noi
altri
italiani
porci
e
sudici
.
Quella
mattina
io
non
mi
sentivo
bene
e
gli
dissi
:
«
Cash
,
sono
mezzo
ammalato
,
e
non
posso
lavorare
:
vorrei
tornare
nella
mia
cella
e
buttarmi
sul
letto
.
»
Egli
mi
rispose
:
«
Lavora
,
lavora
,
italiano
,
se
non
vuoi
che
ti
getti
in
faccia
queste
patate
.
»
Gli
replicai
:
«
Guardatene
!
»
Egli
,
allora
,
si
avvicinò
,
e
,
dandomi
uno
schiaffo
,
disse
:
«
Credi
forse
di
farmi
paura
perchè
sei
italiano
?
»
Acciecato
dalla
rabbia
,
esasperato
dagli
insulti
e
dallo
schiaffo
,
io
gli
scagliai
una
tazza
sulla
testa
.
L
'
irlandese
mi
si
gettò
addosso
e
col
coltello
mi
menò
un
colpo
che
parai
,
riportando
una
leggera
ferita
alla
mano
destra
.
Guardate
.
(
E
mostrò
la
mano
che
conservava
la
cicatrice
.
)
Appena
vidi
il
sangue
,
brandii
io
pure
il
coltello
e
glielo
ficcai
nel
cuore
.
Dico
la
verità
,
io
:
perchè
negare
?
-
-
Erano
lunghi
quei
coltelli
?
-
-
No
,
erano
i
coltellucci
con
cui
si
mondavano
le
patate
.
Anzi
non
avrei
mai
creduto
di
poter
con
uno
di
quelli
causare
una
ferita
mortale
.
La
_
County
Jail
_
,
cioè
la
prigione
della
contea
in
cui
Cornetta
stava
rinchiuso
a
White
Plains
,
era
un
edifizio
quadrato
di
tre
piani
,
in
pietra
grigia
.
Le
quattro
muraglie
esterne
,
che
invece
di
finestre
avevano
alcune
strette
feritoie
,
formavano
una
specie
di
cinta
coperta
della
vera
prigione
di
due
piani
,
che
sorgeva
di
dentro
,
come
un
edifizio
affatto
separato
dal
tetto
e
dai
muri
che
lo
circondavano
.
Cornetta
si
trovava
al
secondo
piano
,
in
una
cella
di
quattro
metri
su
tre
,
nella
quale
non
penetrava
che
una
luce
scialba
,
e
che
conteneva
un
materasso
appeso
a
due
catene
,
un
piccolo
_
water
closet
_
in
un
angolo
,
un
secchio
d
'
acqua
,
un
bicchiere
di
latta
e
una
tavoletta
infissa
nel
muro
,
ad
uso
di
scaffale
,
su
cui
giaceva
un
polveroso
volume
del
_
Nuovo
Testamento
_
:
sulla
parete
di
fronte
alla
porta
erano
incollati
i
ritratti
di
Lincoln
e
di
Arthur
.
Cornetta
aveva
un
viso
solcato
da
brutte
rughe
,
la
carnagione
giallastra
e
gli
occhi
chiari
,
senza
espressione
:
era
di
statura
ordinaria
e
mentre
prima
si
sbarbava
e
teneva
i
capelli
tagliati
corti
,
durante
il
secondo
processo
se
li
era
lasciati
crescere
alla
nazarena
.
Prima
della
sentenza
si
mostrava
fermamente
convinto
che
non
sarebbe
stato
condannato
a
morte
.
-
-
A
morte
,
io
?
-
-
diceva
sbarrando
gli
occhi
.
Ma
giammai
!
Non
sapete
che
-
-
ho
tirato
a
colui
per
difendermi
?
Non
capite
che
stavo
per
uscir
di
-
-
prigione
quando
avvenne
la
lite
?
No
,
no
:
chiunque
nei
miei
panni
-
-
avrebbe
fatto
altrettanto
.
Dovevo
farmi
ammazzare
come
una
pecora
?
-
-
Potevo
subire
in
pace
tutti
gli
insulti
di
cui
quell
'
uomo
mi
-
-
colmava
?
Quando
sentì
che
era
stato
condannato
a
morte
,
montò
su
tutte
le
furie
:
tentò
da
principio
di
suicidarsi
tagliandosi
la
gola
con
un
pezzo
di
ferro
acuminato
che
aveva
strappato
dalla
porta
della
cella
;
ma
,
sorpreso
nell
'
atto
,
non
si
produsse
che
una
leggera
ferita
.
Allora
egli
annunziò
la
sua
determinazione
di
voler
sfuggire
alla
forca
lasciandosi
morir
di
fame
.
E
per
cinque
giorni
non
si
cibò
e
invano
i
custodi
lo
tentarono
presentandogli
dei
piatti
appetitosi
.
Lo
si
dovette
nutrir
per
forza
.
Man
mano
che
si
avvicinava
il
giorno
fatale
,
la
ragione
di
Cornetta
vacillava
.
Il
condannato
ora
piangeva
e
implorava
le
guardie
di
salvarlo
,
ora
rideva
e
diceva
che
dovevano
metterlo
in
libertà
.
Quando
mancavano
sei
giorni
soli
a
quello
fissato
per
l
'
esecuzione
,
io
andai
a
rivederlo
,
insieme
con
un
suo
conoscente
e
benefattore
,
il
negoziante
Aliano
di
New
-
York
.
Cornetta
appariva
tutto
cambiato
e
non
ci
riconobbe
.
Mentre
la
prima
volta
s
'
era
confessato
reo
,
quel
dì
negava
tutto
.
-
-
Vi
apparecchiate
dunque
al
gran
passo
?
-
-
disse
Aliano
.
-
-
Che
passo
?
-
-
fece
Cornetta
stralunando
gli
occhi
.
-
-
Eh
!
l
'
avvocato
vostro
tenta
gli
ultimi
sforzi
per
salvarvi
;
ma
c
'
è
ben
poca
speranza
:
è
meglio
che
vi
rassegniate
e
che
vi
prepariate
.
-
-
Ma
che
prepararmi
!
-
-
gridò
drizzandosi
e
torcendosi
le
mani
.
-
-
Io
non
devo
morire
:
sono
innocente
!
-
-
Eppure
fareste
molto
meglio
se
vi
preparaste
da
uomo
e
da
cristiano
.
-
-
Mio
caro
Antonio
-
-
piagnucolò
Cornetta
,
asciugandosi
col
fazzoletto
le
lagrime
che
non
uscivano
-
-
io
ti
giuro
che
sono
innocente
;
io
non
_
aggio
_
ucciso
alcuno
.
-
-
Mi
dispiace
di
sentirvi
parlare
così
:
vi
credevo
più
franco
e
più
forte
.
-
-
Come
?
-
-
disse
il
condannato
,
cambiando
improvvisamente
tuono
e
maniere
.
-
-
Voi
venite
dunque
a
trovarmi
per
insultarmi
?
Invece
di
difendermi
,
voi
prendete
la
parte
dei
miei
assassini
?
Se
continuate
a
dire
che
sono
reo
,
vi
faccio
arrestare
!
E
mostrò
i
pugni
al
buon
Aliano
,
con
uno
sguardo
feroce
.
Aliano
,
persuaso
che
il
disgraziato
aveva
l
'
intelletto
turbato
,
gli
offrì
una
manata
di
sigari
.
Cornetta
li
rifiutò
con
piglio
sdegnoso
e
villano
.
Stavamo
per
uscire
,
quando
il
direttore
del
carcere
,
Duffy
,
sottosceriffo
ci
disse
:
-
-
Domandatategli
un
po
'
,
_
if
you
please
_
,
che
cos
'
è
quella
lettera
che
ha
ricevuto
giorni
fa
.
-
-
Quella
lettera
?
-
esclamò
Cornetta
.
-
-
Non
voglio
mostrarla
.
Nessuno
deve
sapere
ciò
che
contiene
.
-
-
Come
?
-
-
disse
il
Duffy
.
-
-
Io
non
voglio
misteri
.
Ho
in
consegna
quest
'
uomo
,
ne
sono
responsabile
e
devo
vedere
quella
lettera
appunto
perchè
la
cela
.
Invitato
reiteratamente
a
porgerla
,
Cornetta
rifiutò
.
Allora
il
Duffy
,
pezzo
d
'
uomo
grande
e
robusto
,
chiamò
due
suoi
dipendenti
,
aprì
la
porta
ed
entrò
nella
cella
.
-
-
Volete
dare
quella
lettera
,
sì
o
no
?
-
-
chiese
per
l
'
ultima
volta
.
-
-
No
-
-
fece
Cornetta
risolutamente
.
Duffy
afferrò
il
condannato
e
lo
gettò
sul
letto
.
Gli
altri
due
uomini
lo
presero
per
le
gambe
e
lo
tennero
fermo
.
Cornetta
si
dibatteva
urlando
.
Duffy
lo
frugò
,
trovò
la
lettera
e
ce
la
porse
.
Era
una
lettera
ancora
chiusa
,
proveniente
da
New
-
York
.
L
'
aprimmo
.
Un
amico
scriveva
a
Cornetta
che
aveva
saputo
la
sua
condanna
e
che
gli
dispiaceva
di
non
poterlo
andar
a
salutare
per
la
difficoltà
di
ottenere
il
permesso
.
Nient
'
altro
.
Tutto
era
già
pronto
,
per
l
'
esecuzione
e
stava
per
rizzarsi
la
forca
,
quando
,
qualche
giorno
dopo
la
nostra
visita
,
il
Comitato
giudiziario
del
Senato
avvertì
che
la
Legislatura
aveva
approvato
un
_
bill
_
,
il
quale
stabiliva
che
se
un
condannato
,
come
aveva
fatto
Cornetta
,
si
appellava
al
_
General
Term
_
,
si
doveva
sospendere
l
'
esecuzione
fino
a
che
la
Corte
del
suddetto
_
General
Term
_
non
avesse
esaminato
il
caso
e
preso
una
decisione
in
proposito
.
L
'
esecuzione
,
quindi
,
era
stata
sospesa
:
ma
ben
presto
si
venne
a
sapere
che
la
legge
citata
,
la
quale
emendava
alcuni
articoli
del
codice
criminale
dello
Stato
di
New
-
York
,
non
era
valida
nel
caso
di
Cornetta
,
perchè
votata
ed
approvata
dopo
il
processo
e
la
condanna
del
Cornetta
stesso
.
L
'
esecuzione
,
perciò
,
non
poteva
essere
rimandata
.
Ma
,
viceversa
,
fu
accordata
una
dilazione
,
essendo
sorta
una
questione
sull
'
effetto
retroattivo
della
nuova
legge
.
E
intanto
,
con
queste
alternative
di
vita
e
di
morte
,
il
condannato
si
trovava
in
uno
stato
orribile
e
diventava
completamente
pazzo
.
Infatti
,
quando
il
5
aprile
veniva
condotto
davanti
al
giudice
della
Corte
_
Oyer
and
Terminer
_
di
White
Plains
per
sentirsi
confermare
la
sentenza
,
portava
in
mano
un
piccolo
crocifisso
che
teneva
rivolto
verso
il
giudice
,
e
richiesto
se
aveva
qualche
cosa
da
opporre
,
pronunziava
in
italiano
,
fra
pianti
e
sospiri
,
un
discorso
sconclusionato
che
non
aveva
nulla
da
fare
col
processo
.
Solo
quando
il
giudice
gli
disse
che
doveva
essere
giustiziato
il
giorno
11
maggio
successivo
:
-
-
_
Me
not
die
!
_
-
-
esclamò
il
prigioniero
col
suo
orribile
inglese
.
-
-
Io
non
morirò
!
E
mostrò
al
giudice
il
crocifisso
.
Si
dovette
usare
la
forza
per
farlo
uscire
:
tirava
calci
,
mordeva
sceriffo
e
_
policemen
_
con
ferocia
bestiale
,
facendo
fuggire
tutti
gli
astanti
impauriti
.
Legato
e
rinchiuso
nella
cella
,
ora
dava
in
terribili
smanie
,
imprecando
contro
lo
sceriffo
e
rifiutando
di
cibarsi
;
ora
stava
sdraiato
,
immobile
sul
letto
,
e
ricusava
i
conforti
religiosi
mentre
continuava
a
tener
sempre
con
sè
il
crocifisso
.
Nelle
ultime
settimane
s
'
era
messo
in
testa
che
l'11
maggio
,
giorno
fissato
per
l
'
esecuzione
,
egli
doveva
essere
messo
in
libertà
.
Appariva
così
evidente
che
con
tutte
quelle
lungaggini
lo
sciagurato
era
impazzito
,
che
alcune
caritatevoli
persone
pregarono
lo
sceriffo
Horton
di
affidare
ad
una
commissione
medica
l
'
esame
delle
condizioni
mentali
del
condannato
.
Lo
sceriffo
acconsentì
,
ma
incaricò
della
perizia
i
due
medici
del
paese
,
i
quali
visitarono
Cornetta
quella
sera
stessa
e
lo
dichiararono
sano
!
Intanto
ai
preti
,
che
lo
invitavano
a
pensare
a
Dio
,
Cornetta
rispondeva
:
-
-
Non
sono
cattolico
,
io
:
sono
democratico
.
Alla
vigilia
dell
'
esecuzione
io
tornavo
a
White
Plains
insieme
coi
_
reporters
_
dell
'
_
Herald
_
,
del
_
Sun
_
,
del
_
Times
_
e
del
_
World
_
.
Nel
cortile
della
_
County
Jail
_
,
fra
il
carcere
e
la
_
Court
House
_
,
vicino
a
un
ponticello
che
unisce
i
due
edifizi
e
che
si
chiama
dei
sospiri
,
sorgeva
la
forca
senza
palco
:
le
solite
tre
travi
,
due
verticali
e
una
di
traverso
;
una
forca
alta
sedici
piedi
e
larga
dodici
,
con
un
contrappeso
di
ferro
pesante
275
libbre
.
Varie
persone
entravano
ed
uscivano
liberamente
dal
cortile
ed
esaminavano
con
curiosità
il
patibolo
.
Lo
sceriffo
ci
permise
di
vedere
il
Cornetta
,
ma
non
volle
che
alcuno
gli
parlasse
.
Appena
lo
salutammo
,
il
condannato
,
pallido
,
cogli
occhi
stravolti
,
si
affacciò
alle
sbarre
della
porta
e
ci
guardò
fissi
:
non
mi
riconobbe
.
-
-
Come
va
,
Angelo
?
-
-
gli
dissi
in
italiano
.
Egli
salutò
col
capo
,
fu
agitato
da
un
tremito
nervoso
e
strinse
convulsivamente
i
ferri
della
porta
.
Davanti
alla
cella
stavano
seduti
due
uomini
,
le
guardie
della
morte
.
Il
padre
Giulio
,
un
prete
cattolico
,
ci
raccontava
che
quel
giorno
aveva
parlato
due
ore
con
Cornetta
,
ma
non
era
riuscito
a
convincerlo
che
all
'
indomani
doveva
morire
.
Il
condannato
s
'
era
fitto
in
mente
che
invece
del
10
quel
giorno
era
l'11
maggio
e
affermava
che
doveva
essere
messo
in
libertà
.
E
quando
il
prete
lo
esortava
a
pensare
all
'
anima
,
rispondeva
:
-
-
Mi
confesserei
,
padre
,
se
dovessi
essere
giustiziato
,
ma
io
invece
devo
essere
posto
in
libertà
.
-
-
Insomma
-
-
ci
diceva
il
padre
Giulio
-
-
non
ha
la
coscienza
dell
'
orribile
posizione
in
cui
si
trova
e
temo
che
domani
mattina
la
scena
dell
'
impiccagione
debba
riuscire
raccapricciante
.
-
-
Ella
è
persuaso
,
padre
,
che
il
disgraziato
sia
veramente
impazzito
?
-
-
Sì
,
e
credo
che
lo
stesso
sceriffo
ne
sia
convinto
,
ma
ha
dovuto
rimettersi
al
giudizio
superficiale
dei
due
medici
che
non
parlano
l
'
italiano
e
che
non
capivano
perciò
quello
che
Cornetta
diceva
.
Ritornammo
al
carcere
verso
mezzanotte
.
Ci
dissero
che
il
condannato
aveva
passata
la
serata
abbastanza
tranquillamente
e
che
dormiva
,
sicuro
di
essere
liberato
all
'
indomani
.
Il
villaggio
era
tranquillo
e
la
notte
stupenda
.
*
*
*
La
mattina
dell'11
maggio
,
siccome
si
era
annunziato
che
l
'
esecuzione
avrebbe
avuto
luogo
di
buon
'
ora
,
entrammo
pochi
minuti
dopo
le
sei
nel
cortile
del
carcere
,
dove
s
'
erano
già
radunate
quasi
cento
persone
,
le
quali
facevano
circolo
intorno
,
alla
forca
.
Il
boia
,
certo
Stephen
Marshall
,
un
ometto
grasso
,
prese
una
scala
,
l
'
appoggiò
al
patibolo
,
salì
,
si
mise
a
cavallo
della
trave
orizzontale
e
infilò
nel
buco
la
corda
;
una
corda
nuova
,
provvista
di
un
anello
di
ferro
da
una
parte
e
assicurata
dall
'
altra
al
contrappeso
.
Poi
discese
e
ne
provò
la
solidità
attaccandovisi
,
dondolandosi
e
sorridendo
con
compiacenza
.
Il
cielo
era
nuvoloso
;
minacciava
di
piovere
.
Continuava
a
entrar
gente
,
e
alle
sette
c
'
erano
nel
cortile
quasi
quattrocento
persone
,
mentre
la
sera
innanzi
lo
sceriffo
aveva
detto
che
trattandosi
di
un
pazzo
come
il
Cornetta
,
non
avrebbe
accordato
più
di
cinquanta
permessi
.
Quella
gente
fumava
,
rideva
e
chiacchierava
ad
alta
voce
,
tanto
che
pareva
di
essere
a
un
mercato
,
o
in
attesa
di
uno
spettacolo
di
Barnum
.
Uno
dei
presenti
era
già
completamente
ubbriaco
di
_
whiskey
_
,
traballava
e
salutava
lo
sceriffo
dicendogli
:
_
Helloo
,
Bill
_
!
E
lo
sceriffo
gli
stringeva
cordialmente
la
mano
.
Mentre
il
cortile
riempivasi
di
questo
pubblico
da
circo
equestre
,
il
Cornetta
si
alzava
.
Nella
sua
cella
,
invece
degli
abiti
ordinari
,
trovò
una
camicia
di
bucato
con
cravatta
di
seta
nera
e
un
abito
nero
completo
.
Quando
le
guardie
gli
dissero
che
doveva
indossare
quei
panni
nuovi
,
la
sua
faccia
si
rischiarò
.
-
-
Ah
!
ve
lo
dicevo
io
-
-
esclamò
-
-
che
oggi
dovevo
essere
condotto
alla
_
Court
House
_
e
messo
in
libertà
.
Vedete
,
è
il
giudice
che
mi
manda
questo
magnifico
vestito
.
Che
bravo
giudice
:
lo
voglio
baciare
.
E
si
vestì
adagio
,
con
cura
,
assaporando
tutto
il
piacere
di
mettersi
dopo
tanto
tempo
degli
abiti
nuovi
.
Appena
giunsero
il
padre
Giulio
e
più
tardi
il
padre
Edgerton
,
egli
li
salutò
e
ripetè
loro
le
stesse
parole
.
Inutilmente
il
prete
cattolico
e
il
ministro
protestante
,
ciascheduno
alla
sua
volta
,
tentarono
di
richiamare
in
sè
l
'
infelice
e
di
fargli
riflettere
che
quella
era
l
'
ultima
sua
ora
;
egli
sorrideva
loro
sul
viso
con
aria
di
compassione
e
non
mostrava
altro
che
l
'
impazienza
di
essere
accompagnato
davanti
al
giudice
.
La
sentenza
di
morte
gli
era
stata
letta
alla
vigilia
,
in
italiano
e
in
inglese
,
senza
che
egli
la
comprendesse
,
cosicchè
quella
mattina
lo
sceriffo
e
le
guardie
non
avevano
altro
da
annunziare
al
condannato
che
l
'
ora
dell
'
esecuzione
;
e
lo
fecero
;
ma
il
Cornetta
protestò
che
mentivano
e
dichiarò
che
li
avrebbe
fatti
arrestare
!
Allora
lo
lasciarono
nella
sua
illusione
e
,
visto
che
era
quieto
,
gli
permisero
di
uscire
dalla
cella
e
di
aspettare
nel
corridoio
il
momento
fatale
.
Frattanto
entrarono
nel
cortile
il
capitano
Mangin
con
cinque
_
policemen
_
che
si
disposero
intorno
alla
forca
,
facendo
fare
un
po
'
di
largo
:
altri
nove
_
policemen
_
erano
di
guardia
all
'
esterno
della
prigione
.
Il
boia
salutava
alcuni
amici
vicino
alla
forca
.
Da
una
tasca
gli
usciva
un
pezzo
del
laccio
destinato
al
Cornetta
.
Pochi
minuti
prima
delle
sette
e
mezzo
giunsero
gli
undici
deputati
sceriffi
della
Contea
e
furono
introdotti
nel
carcere
.
Allora
il
capo
sceriffo
s
'
affacciò
al
cancello
di
ferro
che
dava
sul
cortile
e
chiamò
il
boia
e
il
suo
assistente
.
Erano
le
sette
e
mezzo
precise
.
Il
boia
,
il
suo
aiutante
,
il
carceriere
e
altri
due
robusti
sottocarcerieri
si
avvicinarono
a
Cornetta
nel
corridoio
interno
della
prigione
e
gli
dissero
di
star
fermo
,
perchè
gli
dovevano
legar
le
braccia
.
Appena
Cornetta
vide
le
corde
,
diventò
giallo
in
viso
,
stralunò
gli
occhi
,
strinse
i
pugni
,
diede
un
urlo
e
minacciò
chiunque
gli
si
accostava
.
I
cinque
uomini
gli
si
gettarono
simultaneamente
addosso
:
due
gli
afferrarono
le
braccia
,
due
le
gambe
,
e
il
quinto
,
il
boia
,
s
'
accingeva
a
legargli
i
gomiti
insieme
dietro
la
schiena
;
ma
il
condannato
gridava
,
si
torceva
come
un
serpente
e
tentava
di
mordere
come
un
cane
idrofobo
.
Altri
cinque
uomini
dovettero
intervenire
e
Cornetta
fu
legato
da
dieci
persone
.
Egli
diceva
con
voce
altissima
e
lamentevole
:
-
-
Ma
che
fate
?
Che
fate
?
Sono
democratico
,
io
!
Nessuno
può
condurmi
alla
morte
.
Ah
!
lasciatemi
...
Appena
fu
domo
e
legato
,
il
boia
trasse
di
tasca
il
laccio
e
glielo
accomodò
intorno
al
collo
,
aggiustando
il
nodo
scorsoio
sotto
un
orecchio
:
poi
gli
mise
in
capo
il
cappuccio
nero
,
lasciandogli
però
scoperto
il
viso
.
Cornetta
,
livido
,
esausto
,
guardò
,
sentì
,
singhiozzò
e
gemette
:
nelle
confuse
parole
che
gli
uscivano
dalla
gola
c
'
era
insieme
come
il
pianto
di
un
bambino
,
l
'
angoscia
di
uno
che
trema
e
ha
paura
,
la
rabbia
di
chi
vorrebbe
resistere
ed
è
impotente
.
Appena
gli
fu
messo
il
laccio
al
collo
vi
fu
un
istante
in
cui
stette
immobile
fissando
il
boia
e
gli
astanti
.
Che
cosa
passò
per
la
mente
dell
'
infelice
in
quel
momento
?
Forse
ebbe
un
lucido
intervallo
,
durante
il
quale
si
vide
irremissibilmente
perduto
.
Ma
fu
un
lampo
e
tornò
subito
a
piangere
e
a
dibattersi
furiosissimamente
.
Tutto
ciò
avvenne
in
meno
di
quattro
minuti
.
Alle
sette
e
trentaquattro
minuti
precisi
si
riaprì
la
porta
del
carcere
e
in
mezzo
al
più
profondo
silenzio
dei
presenti
Cornetta
apparve
fra
le
braccia
di
quattro
uomini
che
lo
trascinavano
a
stento
.
La
forca
distava
dalla
porta
del
carcere
quattro
passi
soli
.
Il
condannato
vi
fu
portato
sotto
di
peso
,
senza
che
i
suoi
piedi
toccassero
terra
,
mentre
si
dibatteva
e
urlava
:
-
-
No
,
no
,
che
fate
?
Che
fate
?
Ah
!
Ah
!
Giunti
i
quattro
uomini
sotto
la
corda
,
in
meno
che
non
lo
si
dice
il
boia
calò
il
cappuccio
sul
viso
del
condannato
,
attaccò
il
laccio
all
'
anello
,
battè
il
piede
destro
per
terra
,
e
a
quel
segno
,
tagliata
dall
'
assistente
la
corda
che
sosteneva
il
peso
,
tac
:
la
massa
di
ferro
cadde
sopra
un
materasso
e
Cornetta
venne
tirato
su
,
a
sei
piedi
da
terra
.
Uno
degli
astanti
più
vicini
alla
forca
stramazzò
svenuto
.
Il
corpo
nero
del
condannato
pendette
,
rivolto
verso
l
'
occidente
,
il
collo
si
allungò
e
le
mani
si
raggrinzarono
.
Si
fermò
immobile
qualche
secondo
e
poi
fu
tutto
agitato
da
una
terribile
contrazione
;
le
gambe
si
allungarono
e
tremarono
parecchie
volte
:
poi
tutto
finì
.
Il
collo
di
Cornetta
diventò
prima
paonazzo
,
quindi
livido
e
finalmente
nero
:
le
mani
bianche
.
I
medici
gli
sbottonarono
il
gilè
,
accostarono
l
'
orecchio
al
petto
,
ma
non
dissero
dopo
quanti
secondi
precisi
Cornetta
era
spirato
:
il
cadavere
fu
staccato
dalla
corda
e
deposto
nella
cassa
dopo
quattordici
minuti
.
La
giustizia
americana
era
soddisfatta
:
aveva
strozzato
un
pazzo
furioso
.
II
.
La
danza
dei
milioni
.
Quella
orribile
esecuzione
era
stata
uno
dei
primi
spettacoli
a
cui
avevo
dovuto
assistere
nella
mia
qualità
di
giornalista
negli
Stati
Uniti
:
mi
fece
,
naturalmente
,
una
tristissima
impressione
.
-
-
Ma
si
può
impiccare
un
pazzo
?
-
-
dicevo
alla
sera
in
una
famiglia
italiana
stabilita
da
ventiquattro
o
venticinque
anni
a
New
-York.--Che
modo
è
questo
di
amministrare
la
giustizia
?
Si
fissa
la
data
dell
'
esecuzione
,
poi
si
accorda
una
dilazione
,
si
perdono
settimane
su
settimane
e
il
condannato
impazzisce
.
E
dopo
aver
descritto
la
scena
,
domandavo
:
-
-
Quando
si
è
visto
che
un
condannato
ha
perduto
la
ragione
,
deve
essere
permesso
in
un
paese
civile
di
impiccarlo
?
-
-
E
che
cosa
avreste
voluto
che
si
facesse
?
-
-
m
'
interruppe
uno
degli
interlocutori
,
un
giovane
mio
amico
di
ventidue
anni
,
figlio
di
genitori
italiani
,
ma
nato
negli
Stati
Uniti
.
-
-
Metterlo
in
un
manicomio
,
curarlo
perchè
guarisse
e
,
appena
il
disgraziato
avesse
riacquistato
l
'
uso
della
ragione
,
condurlo
sulla
forca
in
tutta
la
pienezza
dei
suoi
sentimenti
?
Dal
momento
che
qui
si
mantiene
la
pena
di
morte
,
che
in
Italia
dite
di
aver
abolito
,
ma
che
conservate
ancora
nell
'
esercito
,
e
posto
che
Cornetta
era
stato
condannato
a
morte
,
fra
il
giustiziarlo
col
cervello
sconvolto
e
il
giustiziarlo
con
le
idee
ben
chiare
e
ordinate
,
mi
pare
anzi
più
umano
l
'
averlo
soppresso
quando
non
capiva
nulla
.
-
-
Infatti
Cornetta
aveva
la
fissazione
che
oggi
doveva
essere
liberato
.
Ma
dovreste
considerare
che
pazzo
significa
malato
moralmente
.
Se
un
condannato
,
supponiamo
,
alla
vigilia
dell
'
esecuzione
,
fosse
malato
fisicamente
,
avesse
il
tifo
o
qualche
cosa
di
simile
che
gli
impedisse
di
alzarsi
dal
letto
,
lo
si
impiccherebbe
?
Io
non
capisco
come
voi
americani
o
americanizzati
trattiate
i
pazzi
come
i
malvagi
sani
.
Se
vi
fu
mai
un
assassino
col
cervello
guasto
era
certo
l
'
uccisore
del
presidente
Garfield
,
Guiteau
,
affetto
da
mania
religiosa
,
che
si
credeva
inviato
da
Dio
e
che
in
prigione
sorrideva
dolcemente
contemplando
nel
soffitto
il
seggio
di
gloria
e
l
'
aureola
luminosa
che
l
'
attendevano
nella
Nuova
Gerusalemme
.
Ora
neppure
per
Guiteau
si
volle
riconoscere
che
un
manicomio
era
più
opportuno
della
forca
.
-
-
Ah
!
sì
,
il
manicomio
!
Se
non
si
sbrigavano
a
impiccarlo
,
sarebbe
stato
linciato
!
-
-
Eh
!
già
:
ricordo
che
vi
fu
perfino
uno
,
il
sergente
Mason
,
che
gli
tirò
una
revolverata
mentre
lo
conducevano
dal
carcere
al
tribunale
.
E
appena
fu
fissato
il
giorno
dell
'
esecuzione
,
quanti
cittadini
si
offrirono
di
sostituire
il
boia
!
Fu
spedita
a
Washington
una
vera
collezione
di
corde
per
il
collo
di
Guiteau
;
le
signore
americane
mandarono
una
cappa
nera
,
filettata
di
rosso
con
le
loro
mani
,
per
incappucciare
il
condannato
!
E
il
dì
dell
'
impiccagione
fu
giorno
di
gioia
in
tutta
l
'
Unione
.
Alla
mattina
,
di
buon
'
ora
,
in
diverse
città
,
Guiteau
veniva
anticipatamente
impiccato
in
effigie
da
una
folla
entusiasta
.
Ve
ne
ricordate
?
I
birrai
distribuivano
gratis
_
lager
-
beer
_
ed
_
ale
_
per
celebrare
l
'
esecuzione
dell
'
assassino
presidenziale
che
saliva
il
patibolo
gridando
con
voce
ferma
e
inspirata
:
_
Gloria
,
gloria
,
alleluia
!
_
-
-
Ebbene
?
-
-
fece
il
giovane
italo
-
americano
-
-
e
non
è
meglio
sbarazzarsi
di
simili
pazzi
più
presto
che
si
può
?
I
buoni
_
yankees
_
credono
che
non
valga
la
pena
di
mantenerli
in
un
carcere
o
in
un
manicomio
:
sarebbero
denari
spesi
molto
male
.
-
-
Oh
!
volete
finirla
con
questi
lugubri
discorsi
?
-
-
saltò
su
a
dire
in
inglese
,
perchè
l
'
italiano
lo
parlava
con
imbarazzo
,
la
signorina
Mary
,
sorella
del
mio
amico
,
nata
essa
pure
a
New
-
York
,
una
giovane
diciottenne
molto
colta
e
intelligente
,
che
studiava
nel
_
Normal
College
_.--Se
parlaste
un
po
'
invece
del
gran
ballo
in
costume
che
darà
domani
W
.
K
.
Vanderbilt
,
uno
dei
più
famosi
milionari
newyorkesi
,
nella
sua
residenza
di
Fifth
Avenue
,
lo
splendido
palazzo
la
cui
sola
costruzione
costò
cinque
milioni
di
dollari
?
-
-
Io
ho
potuto
procurarmi
un
biglietto
-
-
disse
il
fratello
.
-
-
Venite
anche
voi
-
-
continuò
rivolgendosi
a
me
-
-
coll
'
invito
che
avrà
ricevuto
il
vostro
giornale
:
così
dopo
domani
sera
avremo
cose
più
allegre
da
raccontare
a
mia
sorella
e
ai
miei
genitori
.
-
-
Da
parecchi
giorni
-
-
seguitò
la
signorina
Mary
-
-
non
si
parla
d
'
altro
.
Si
dice
che
sarà
una
festa
di
cui
non
si
è
veduta
mai
l
'
uguale
nella
metropoli
;
che
il
ballo
storico
dato
a
New
-
York
qualche
anno
fa
da
Augusto
Belmont
non
reggerà
al
confronto
con
questo
di
Vanderbilt
,
il
quale
servirà
a
dimostrare
l
'
enorme
progresso
della
società
nordamericana
in
fatto
di
buon
gusto
e
di
eleganza
.
Si
citano
le
grosse
somme
prodigate
in
fiori
e
si
assicura
che
i
milleduecentocinquanta
invitati
vedranno
splendori
degni
del
conte
di
Montecristo
e
delle
_
Mille
e
una
notte
_
.
La
signorina
Mary
m
'
aveva
messo
addosso
una
grande
curiosità
e
la
sera
appresso
non
mancai
di
recarmi
alla
gran
festa
con
suo
fratello
.
Alle
dieci
e
mezzo
centinaia
e
centinaia
di
carrozze
cominciavano
ad
arrivare
davanti
alla
reggia
di
Vanderbilt
e
ne
uscivano
dame
e
cavalieri
vestiti
di
ricchissimi
costumi
di
tutte
le
epoche
,
dai
colori
smaglianti
,
carichi
di
gioielli
,
di
collane
,
d
'
anelli
preziosissimi
.
Man
mano
che
giungevano
,
le
coppie
salivano
il
principesco
scalone
sovra
il
quale
le
statue
e
i
busti
di
pietra
di
Caen
guardavano
in
basso
con
quella
stupida
tranquillità
che
Mark
Twain
attribuiva
alle
mummie
egiziane
;
imboccavano
i
vasti
corridoi
illuminati
da
migliaia
di
candele
di
cera
ed
entravano
negli
sfarzosi
saloni
.
Per
la
maggior
parte
degli
invitati
l
'
ingresso
nel
palazzo
Vanderbilt
tutto
decorato
internamente
in
istile
gotico
medioevale
e
_
rénaissance
_
costituiva
un
vero
avvenimento
:
a
New
-
York
sono
ben
rari
gli
interni
artisticamente
lavorati
.
Era
la
prima
volta
che
uno
sfoggio
reale
di
ricchezza
architettonica
veniva
gettato
in
faccia
all
'
_
high
-
life
_
della
città
.
Un
artista
avrebbe
condannato
la
soverchia
ornamentazione
delle
sale
e
notato
che
se
tutte
indistintamente
le
pareti
non
fossero
state
dipinte
a
quadri
,
l
'
insieme
ci
avrebbe
guadagnato
.
Ma
gli
intervenuti
non
erano
tipi
da
preoccuparsi
di
ciò
:
per
essi
anzi
la
confusione
degli
stili
e
l
'
eccesso
degli
ornamenti
davano
maggior
pregio
al
palazzo
;
si
accorgevano
di
questo
solo
,
che
la
ricchezza
era
buttata
là
a
piene
mani
e
ne
rimanevano
sbalorditi
.
E
passando
dall
'
esame
delle
sale
a
quello
di
loro
stessi
,
gli
invitati
,
anzichè
ai
costumi
,
badavano
prima
di
tutto
ai
milioni
di
dollari
che
erano
rappresentati
al
ballo
,
-
-
Vogliamo
provare
a
fare
il
conto
?
-
-
diceva
uno
in
un
gruppo
.
-
-
Cominciamo
dal
padrone
di
casa
.
W
.
K
.
Vanderbilt
,
venticinque
milioni
di
dollari
;
suo
fratello
più
giovane
,
due
;
gli
Astor
,
duecento
;
Russel
Sage
,
sessantacinque
;
Josè
Navarro
,
dieci
;
Cyrus
Field
,
quindici
;
George
Pulmann
,
venti
;
i
Lorillard
,
quaranta
;
i
Belmont
,
quindici
;
D
.
O
.
Mills
,
dieci
;
la
signora
Stevens
,
otto
;
gli
Iselin
,
la
famiglia
Fish
,
Sidney
Dillon
e
Henry
Clews
,
dieci
milioni
di
dollari
per
ciascheduno
;
i
Goelet
,
venticinque
...
-
-
Senza
contare
-
-
aggiunse
uno
-
-
i
patrimoni
da
cinque
milioni
di
dollari
,
come
quelli
di
Horace
Porter
,
di
Galloway
,
di
J
.
B
.
Houston
,
di
Livingstone
,
dei
Schermerhorn
,
e
trascurando
tutti
quei
_
gentlemen
_
che
valgono
quattro
,
tre
,
due
,
un
milione
di
dollari
.
-
-
E
pensare
-
-
osservò
il
mio
amico
-
-
che
quasi
tutta
questa
gente
lavora
e
commercia
sempre
,
e
che
nei
loro
negozi
di
Broadway
domani
possiamo
comperare
due
metri
di
tappeto
o
un
'
oncia
di
tabacco
!
Vedete
là
quella
signora
alta
,
magra
,
col
naso
rosso
?
È
una
milionaria
anch
'
essa
,
che
va
in
persona
a
esigere
i
fitti
delle
sue
case
e
bestemmia
peggio
di
un
facchino
del
porto
.
Quella
aristocrazia
nord
-
americana
non
era
che
una
congrega
di
giuocatori
di
borsa
,
di
speculatori
,
di
mercanti
arricchiti
;
ebbene
,
cosa
curiosa
,
la
maggioranza
dei
costumi
indossati
rappresentava
la
nobiltà
storica
europea
:
erano
tutti
re
e
regine
,
imperatori
e
imperatrici
,
principi
,
duchi
,
conti
e
marchesi
;
Enrichi
VIII
e
conti
di
Guisa
;
Franceschi
I
e
Marie
Antoniette
;
cardinali
Mazzarino
e
regine
Elisabette
;
Marie
di
Borgogna
e
Marie
Stuarde
;
Luigi
XV
e
Kings
Lear
;
Don
Carlos
e
Luigi
XII
;
Enrichi
IV
e
Carli
IX
:
pochissimi
i
vecchi
Knickerbockers
,
cioè
i
veri
nobili
americani
,
le
famiglie
blasonate
d
'
Europa
emigrate
sulla
costa
dell
'
Atlantico
quando
gli
attuali
Stati
Uniti
erano
colonie
inglesi
.
In
mezzo
a
quella
strana
ricerca
della
nobiltà
del
vecchio
mondo
una
circostanza
mi
colpì
:
Arthur
,
allora
presidente
della
repubblica
,
passò
quasi
inosservato
nella
festa
;
ottennero
un
maggior
successo
di
curiosità
certe
rose
fresche
,
che
costavano
dieci
lire
l
'
una
.
W
.
H
.
Vanderbilt
,
padre
del
padrone
di
casa
,
arrivò
tardi
,
ed
evitando
la
folla
salì
inosservato
al
secondo
piano
del
palazzo
.
Me
lo
additò
il
mio
amico
,
facendomi
notare
come
le
spalle
del
vecchio
milionario
apparissero
più
curve
del
solito
e
come
i
di
lui
occhi
sembrassero
inquieti
.
-
-
Chissà
-
-
mi
diceva
il
fratello
di
Mary
-
-
che
egli
non
tema
di
vedere
la
figura
arcigna
di
suo
padre
,
il
rozzo
barcaiuolo
di
Staten
-
Island
,
guardare
con
sarcasmo
queste
pompe
;
o
chissà
che
non
pensi
al
fratello
suicida
,
o
non
deplori
l
'
acquisto
forzato
della
_
Nickel
Plate
Railroad
_
,
che
in
un
giorno
solo
creò
sei
milionari
.
Forse
si
augura
semplicemente
che
la
sua
puledra
prediletta
,
_
Maud
S
.
_
,
la
cavalla
più
veloce
che
si
conosca
,
vinca
anche
alle
corse
di
domani
.
Comunque
sia
,
quest
'
uomo
che
_
vale
_
(
come
si
dice
)
duecentotrenta
milioni
di
dollari
d
'
oro
,
cioè
millecentocinquanta
milioni
di
lire
italiane
,
è
di
cattivo
umore
e
non
mostra
di
divertirsi
.
*
*
*
Meno
di
cinquant
'
anni
fa
non
si
aveva
idea
a
New
-
York
di
tante
ricchezze
.
Da
una
curiosa
statistica
,
pubblicata
nel
1846
negli
uffici
del
_
Sun
_
,
si
rileva
che
allora
il
più
ricco
americano
del
Nord
era
John
Jacob
Astor
,
che
possedeva
per
circa
venticinque
milioni
di
beni
stabili
a
New
-
York
.
Venivano
quindi
i
patrimoni
di
Van
Rensealeur
,
valutato
dieci
milioni
,
e
di
William
B
.
Astor
,
cinque
.
La
lista
dei
cittadini
e
dei
patrimoni
valutati
ciascuno
mezzo
milione
o
meno
d
'
un
milione
conteneva
appena
quarantacinque
nomi
.
Allora
non
si
parlava
nè
di
Bennett
,
nè
di
Cyrus
Field
,
nè
di
Jay
Gould
,
nè
di
Russel
Sage
.
Dopo
il
1846
,
la
maggior
parte
di
coloro
che
trovavansi
nella
lista
,
sono
diventati
molto
più
ricchi
,
essi
o
i
loro
discendenti
;
ma
nel
frattempo
si
formarono
altre
fortune
enormi
,
la
cui
origine
è
meravigliosa
quanto
la
nascita
di
Minerva
dal
cervello
di
Giove
.
I
soli
patrimoni
riuniti
di
Jay
Gould
e
di
Vanderbilt
costituiscono
più
del
doppio
delle
ricchezze
,
di
tutti
i
milionari
e
mezzo
milionari
della
metropoli
di
cinquant
'
anni
fa
.
-
-
Come
mai
-
-
domandavo
quella
notte
al
mio
amico
uscendo
dal
ballo
-
-
hanno
potuto
questi
individui
accumulare
tanto
rapidamente
ricchezze
così
enormi
?
Non
era
difficile
la
risposta
:
con
le
speculazioni
più
arrischiate
,
con
la
frode
e
con
le
corruzioni
.
La
vita
di
tutti
i
re
della
Borsa
e
dei
magnati
ferroviari
americani
,
non
è
che
una
storia
di
imbrogli
.
È
impossibile
mettere
insieme
dal
nulla
,
con
mezzi
onesti
e
in
pochissimi
anni
,
simili
sostanze
.
Il
più
meschino
dei
predetti
magnati
delle
ferrovie
è
molto
più
ricco
dell
'
opulento
ed
arrogante
Marco
Crasso
,
la
cui
fortuna
veniva
considerata
la
più
colossale
della
Repubblica
Romana
.
I
fondatori
delle
dinastie
reali
degli
Asburgo
,
degli
Hohenzollern
e
via
dicendo
erano
briganti
o
soldati
di
ventura
,
ma
almeno
arrischiavano
continuamente
la
vita
per
la
fama
e
per
la
fortuna
.
La
nuova
aristocrazia
americana
,
invece
,
ha
sostituito
la
scaltrezza
al
coraggio
,
la
frode
e
le
arti
della
corruzione
nella
politica
ai
pericoli
del
campo
di
battaglia
.
La
maggior
parte
di
questi
milionari
si
sono
insomma
arricchiti
ingannando
il
pubblico
e
corrompendo
le
persone
alle
quali
il
popolo
aveva
affidata
la
legislazione
degli
Stati
e
della
Nazione
.
-
-
Certe
operazioni
di
Borsa
-
-
mi
diceva
il
mio
amico
,
pratico
di
Wall
Street
-
-
sono
così
immorali
che
quando
si
verificarono
ultimamente
alcuni
grossi
fallimenti
,
avendo
la
stampa
gridato
allo
scandalo
,
il
governo
ordinò
una
inchiesta
sui
_
corners
_
e
sui
_
futures
_
.
-
-
Che
cosa
significano
queste
parole
?
-
-
Sono
colpi
di
mano
che
gli
speculatori
più
furbi
e
più
pratici
fanno
a
danno
dei
piccoli
capitalisti
:
sono
nuovi
imbrogli
non
preveduti
dai
codici
.
Il
Comitato
incaricato
dell
'
inchiesta
credette
bene
di
cominciare
le
sue
investigazioni
chiedendo
informazioni
e
schiarimenti
ai
giuocatori
più
famosi
e
fortunati
,
a
Vanderbilt
,
Gould
e
Hatch
,
tre
colossi
di
Wall
Street
,
la
trinità
che
impera
sulla
Borsa
di
New
-
York
.
Figurarsi
se
costoro
,
che
s
'
ingrassano
di
_
corners
_
e
di
_
futures
_
,
hanno
dato
al
Comitato
risposte
tali
da
provocare
una
legge
contro
le
loro
speculazioni
!
-
-
Mi
pare
che
sia
come
se
un
agente
di
polizia
incaricato
di
una
investigazione
sulle
gesta
di
una
banda
di
briganti
,
si
rivolgesse
per
avere
spiegazioni
ai
capi
della
banda
stessa
!
-
-
Precisamente
.
I
milionari
interrogati
risposero
scherzando
.
Essi
sapevano
che
l
'
inchiesta
sarebbe
finita
in
nulla
.
Gli
speculatori
,
che
rovinano
spesso
tante
famiglie
,
che
riducono
tanti
giuocatori
a
farsi
saltare
le
cervella
,
sono
gente
fuori
delle
leggi
.
Basta
pensare
che
le
ferrovie
degli
Stati
Uniti
sono
valutate
sei
miliardi
di
dollari
e
che
meno
di
una
ventina
di
individui
amministra
a
suo
talento
più
della
metà
di
questo
immenso
capitale
.
Non
c
'
è
da
meravigliarsi
se
questi
signori
spadroneggiano
anche
nei
tribunali
.
Le
amministrazioni
stesse
degli
Stati
si
trovano
alla
loro
mercè
,
poichè
nella
maggior
parte
degli
Stati
i
loro
impiegati
sono
abbastanza
numerosi
per
eleggere
i
pubblici
funzionari
.
Venti
dei
principali
direttori
di
strade
ferrate
se
si
coalizzano
possono
decidere
delle
principali
elezioni
per
mezzo
degli
impiegati
di
cui
regolano
i
voti
.
-
-
Vedo
,
pur
troppo
,
che
tutto
il
mondo
è
paese
.
-
-
Sapete
come
fa
spesso
il
presidente
o
uno
dei
principali
azionisti
di
una
società
di
ferrovie
o
di
altre
imprese
per
assicurarsi
il
voto
del
Consiglio
amministrativo
?
Col
mezzo
di
uno
speciale
servizio
di
polizia
segreta
,
egli
si
procura
un
archivio
nel
quale
è
documentata
la
vita
di
ciascun
membro
del
Consiglio
stesso
.
Siccome
quasi
tutti
questi
signori
speculatori
all
'
ingrosso
hanno
qualche
magagna
sulla
coscienza
,
venuto
il
giorno
in
cui
si
ha
bisogno
del
loro
voto
,
se
qualcheduno
è
contrario
,
riceve
all
'
improvviso
la
visita
di
un
misterioso
_
dectetive
_
,
il
quale
gli
dice
:
«
Domani
dovete
dare
il
vostro
voto
al
tale
progetto
:
se
non
lo
farete
saranno
pubblicate
queste
interessanti
notizie
di
cui
vi
rilascio
copia
.
»
E
gli
consegna
un
manoscritto
in
cui
il
ricattato
trova
esattamente
narrati
con
nomi
e
date
certi
fatti
che
lo
riguardano
,
che
egli
credeva
ignorati
da
tutti
e
che
divulgati
causerebbero
scandali
e
processi
.
-
-
Sembrano
fantasie
da
romanzo
!
-
-
Eppure
vi
assicuro
che
queste
sono
cose
comuni
in
Wall
Street
e
che
molti
milionari
sono
legati
in
tal
modo
come
schiavi
ai
carri
di
speculatori
milionari
più
astuti
di
loro
.
Vedete
:
quando
Jay
Gould
e
altri
pezzi
grossi
come
lui
si
recano
alla
Borsa
,
sono
sempre
pedinati
da
parecchie
guardie
in
borghese
che
non
li
lasciano
un
minuto
senza
sorveglianza
.
Gould
e
compagni
si
sono
straordinariamente
arricchiti
usando
tali
arti
e
riducendo
alla
disperazione
tante
persone
,
che
temono
di
trovare
ad
ogni
angolo
di
strada
qualcheduna
delle
loro
vittime
con
un
revolver
in
mano
.
*
*
*
Eppure
la
vita
di
alcuni
di
questi
briganti
della
Borsa
e
del
monopolio
ci
presenta
un
esempio
meraviglioso
di
attività
,
di
ingegno
,
di
audacia
e
di
perseveranza
.
Ecco
qui
,
per
esempio
,
brevemente
,
quella
di
Jay
Gould
,
il
colosso
delle
finanze
nord
-
americane
.
Egli
nacque
miserabile
,
nel
1836
,
in
Roxbury
,
Stato
di
New
-
York
,
da
una
famiglia
di
contadini
che
possedeva
poche
vacche
,
e
la
sua
prima
occupazione
fu
quella
di
aiutare
le
sorelle
a
pascolare
e
mungere
le
bestie
.
A
quattordici
anni
disse
a
suo
padre
che
non
amava
la
vita
dei
campi
e
che
voleva
partire
per
procurarsi
una
buona
educazione
e
cercar
fortuna
.
Il
padre
lo
lasciò
libero
di
fare
a
modo
suo
e
il
ragazzo
,
andatosene
,
trovò
in
una
vicina
città
di
provincia
un
fabbro
ferraio
il
quale
acconsentì
di
dargli
vitto
ed
alloggio
,
purchè
nelle
ore
in
cui
era
libero
dalla
scuola
gli
tenesse
i
libri
di
bottega
.
A
quindici
anni
il
futuro
milionario
diventava
commesso
in
un
piccolo
negozio
in
cui
doveva
fare
di
tutto
:
servire
gli
avventori
,
badare
ai
conti
,
spolverare
e
scopare
il
locale
.
Il
suo
lavoro
cominciava
alle
sei
del
mattino
e
finiva
alle
dieci
di
sera
.
Siccome
però
aveva
una
grande
passione
per
la
matematica
,
si
alzava
alle
tre
e
studiava
fino
all
'
ora
di
aprir
bottega
.
Ben
presto
ne
seppe
tanto
da
ottenere
la
patente
di
agrimensore
e
si
mise
,
per
venti
scudi
al
mese
,
come
assistente
al
servizio
di
un
ingegnere
incaricato
di
rilevare
le
mappe
della
Ulster
County
.
Questi
lo
mandò
in
campagna
a
eseguire
certe
misure
e
a
tracciare
dei
disegni
,
dicendogli
di
prendere
a
credito
lungo
la
strada
ciò
che
gli
abbisognava
:
egli
lo
avrebbe
seguito
a
pochi
giorni
di
distanza
e
si
sarebbe
incaricato
di
pagare
.
Jay
Gould
partì
,
ma
il
terzo
giorno
essendosi
presentato
in
una
osteria
,
non
trovò
credito
nè
per
il
pranzo
nè
per
l
'
alloggio
:
gli
fu
detto
che
il
suo
padrone
aveva
fallito
tre
volte
ed
era
pieno
di
debiti
per
tutto
il
paese
.
Gould
,
che
non
aveva
un
centesimo
,
continuò
la
strada
molto
mortificato
:
a
un
certo
punto
si
buttò
sull
'
erba
e
si
mise
a
piangere
dirottamente
;
ma
ben
presto
si
vergognò
e
decise
d
'
andare
avanti
.
Poco
distante
trovò
una
fattoria
dove
una
buona
donna
gli
offrì
del
pane
e
del
latte
:
stava
per
partire
ringraziando
,
quando
la
contadina
gli
domandò
se
sapeva
disegnare
una
meridiana
.
Il
giovane
rispose
di
sì
e
fece
immediatamente
quanto
gli
veniva
richiesto
.
Col
dollaro
che
gli
diede
la
massaia
per
tale
lavoro
,
pagò
il
pane
e
il
latte
;
poi
proseguì
contento
il
suo
cammino
:
aveva
trovato
un
'
industria
lucrosa
.
Così
continuò
tutta
l
'
estate
a
girare
per
la
contea
,
rilevando
le
sue
mappe
e
pagando
le
sue
spese
col
disegnar
meridiane
sulle
case
di
campagna
.
Verso
la
fine
del
giro
,
l
'
ingegnere
fallì
per
la
quarta
volta
e
Gould
perdette
tutto
il
suo
stipendio
,
sul
quale
non
aveva
mai
ricevuto
un
soldo
di
acconto
:
ma
da
tale
fallimento
cominciò
la
sua
fortuna
.
Due
ricchi
ingegneri
furono
incaricati
di
continuare
il
lavoro
delle
mappe
,
e
,
conoscendo
la
capacità
di
Gould
,
gliene
affidarono
la
cura
,
accordandogli
una
parte
d
'
interesse
nell
'
operazione
.
Gould
,
poi
,
assunse
simili
lavori
per
altre
contee
,
e
in
breve
tempo
mise
da
parte
cinque
mila
dollari
.
Con
questa
somma
si
associò
con
un
conciatore
di
pelli
,
e
i
suoi
affari
prosperarono
in
modo
che
quando
sopraggiunse
la
crisi
economica
del
1857
egli
ebbe
credito
abbastanza
per
comperare
tutte
le
azioni
della
piccola
ferrovia
_
Rutland
-
Washington
_
,
cadute
al
dieci
per
cento
,
senza
sborsare
un
soldo
.
Sotto
la
sua
abile
amministrazione
la
ferrovia
prese
un
nuovo
sviluppo
;
egli
la
estese
fino
a
metterla
in
comunicazione
con
la
linea
_
Rensslaer
-
Saratoga
_
,
ed
avendone
così
aumentato
enormemente
l
'
importanza
ed
il
valore
,
rivendette
al
120
per
cento
le
azioni
comperate
al
dieci
:
e
realizzò
una
somma
vistosissima
.
D
'
allora
in
poi
Gould
non
s
'
occupò
d
'
altro
che
di
comperare
,
vendere
e
costruire
ferrovie
:
e
la
sua
fortuna
continuò
ad
accrescersi
con
rapidità
vertiginosa
.
Avendo
danari
alla
mano
in
un
'
epoca
di
terribile
disagio
economico
,
potè
fare
ciò
che
volle
;
tutti
i
possessori
di
azioni
ferroviarie
,
stretti
dal
bisogno
,
minacciati
di
bancarotta
ad
ogni
istante
,
vendevano
a
rotta
di
collo
,
pur
di
avere
il
danaro
per
far
fronte
ai
loro
impegni
.
Così
pochissimi
poterono
attraversare
la
crisi
senza
naufragare
;
molti
finirono
col
farsi
saltar
le
cervella
.
Fu
in
tale
occasione
che
Jay
Gould
comperò
al
quindici
per
cento
tutte
le
azioni
della
_
Union
-
Pacific
_
,
rappresentanti
una
somma
enorme
al
valore
nominale
.
Quando
le
rivendette
valevano
il
centoventi
ed
erano
ricercatissime
.
Un
simile
aumento
,
è
giusto
riconoscerlo
,
non
si
doveva
solo
alla
cessazione
della
crisi
,
ma
anche
all
'
abilità
,
alla
pratica
,
al
colpo
d
'
occhio
di
Jay
Gould
in
affari
ferroviari
.
Una
linea
passiva
diventava
presto
produttiva
nelle
sue
mani
;
le
azioni
considerate
prima
quasi
prive
d
'
ogni
valore
,
salivano
sempre
sotto
la
sua
direzione
a
prezzi
superiori
a
quelli
d
'
emissione
,
e
in
tal
modo
Gould
non
investì
mai
i
suoi
capitali
senza
almeno
triplicarli
:
qualche
volta
li
decuplicò
.
Col
medesimo
successo
egli
si
è
dedicato
negli
ultimi
anni
anche
alla
costruzione
di
linee
telegrafiche
e
alla
speculazione
sulle
azioni
delle
medesime
.
Fece
da
principio
costruire
la
linea
_
Atlantic
and
Pacific
_
perchè
fosse
una
rivale
della
_
Western
Union
_
;
ma
vedendo
che
la
concorrenza
tornava
più
rovinosa
a
lui
che
alla
_
Western
_
,
seppe
adoperarsi
con
tanta
scaltrezza
che
la
_
Western
_
acconsentì
a
consolidarsi
,
come
si
dice
nel
gergo
della
Borsa
,
colla
_
Atlantic
and
Pacific
_
,
si
rialzarono
le
tariffe
,
e
il
pubblico
dovette
sottomettersi
a
pagare
tutto
ciò
che
gli
si
chiese
.
Per
dare
un
'
idea
della
tenacia
di
questo
milionario
,
basti
l
'
aneddoto
seguente
.
Quando
fu
operata
la
fusione
delle
due
grandi
compagnie
or
ora
nominate
,
Gould
credeva
che
un
suo
intimo
amico
,
il
generale
Eckert
,
sarebbe
stato
nominato
direttore
dell
'
unione
delle
compagnie
stesse
.
Invece
non
lo
fu
,
e
allora
Gould
volendo
ad
ogni
costo
che
il
suo
amico
si
trovasse
alla
testa
di
quella
grande
amministrazione
,
si
mise
a
costruire
una
nuova
linea
,
la
_
American
Union
_
,
e
ne
affidò
la
direzione
al
generale
Eckert
.
Dopo
poco
tempo
,
come
doveva
accadere
,
l
'
_
American
Union
_
,
entrò
nel
consorzio
delle
altre
due
compagnie
e
il
generale
Eckert
fu
nominato
direttore
delle
tre
linee
consolidate
.
Io
ebbi
occasione
di
conoscere
Jay
Gould
all
'
epoca
di
un
grande
sciopero
dei
telegrafisti
della
colossale
compagnia
_
Western
Union
_
,
sciopero
che
durò
parecchie
settimane
con
danno
gravissimo
del
commercio
,
del
pubblico
,
della
compagnia
e
degli
scioperanti
.
I
telegrafisti
sostenevano
giustamente
che
la
fusione
delle
linee
telegrafiche
(
negli
Stati
Uniti
queste
non
sono
nelle
mani
dello
Stato
)
e
di
gran
parte
delle
ferroviarie
,
levando
la
concorrenza
che
prima
esisteva
fra
esse
,
rendeva
pochi
individui
(
direttori
delle
gigantesche
compagnie
monopolizzatrici
)
arbitri
assoluti
tanto
di
fissare
la
paga
giornaliera
delle
molte
migliaia
d
'
uomini
e
di
donne
che
erano
al
loro
servizio
,
come
di
imporre
ai
privati
e
al
commercio
quei
prezzi
che
essi
volevano
pei
trasporti
e
per
le
comunicazioni
.
Il
pubblico
era
in
favore
degli
scioperanti
e
sperava
che
questi
l
'
avrebbero
spuntata
,
perchè
non
si
credeva
possibile
che
la
Compagnia
potesse
sostituire
subito
un
numero
così
grande
di
esperti
impiegati
.
Durante
lo
sciopero
il
servizio
telegrafico
sulle
linee
della
_
Western
_
era
fatto
in
modo
così
lento
che
conveniva
meglio
servirsi
della
posta
anzichè
del
telegrafo
e
sembrava
che
i
reclami
e
l
'
indignazione
del
pubblico
avrebbero
dovuto
forzare
i
monopolisti
a
capitolare
.
Invece
accadde
il
contrario
.
La
Compagnia
,
enormemente
ricca
,
fece
orecchie
da
mercante
ai
lamenti
della
popolazione
ed
aspettò
che
gli
impiegati
ribelli
fossero
costretti
ad
arrendersi
per
fame
.
Quando
i
poveretti
ebbero
esauriti
i
fondi
loro
e
quelli
delle
associazioni
per
sostenere
lo
sciopero
,
dovettero
curvare
la
fronte
e
tornare
al
lavoro
alle
stesse
condizioni
di
prima
.
Questo
fatto
provocò
un
'
inchiesta
.
Un
comitato
di
senatori
dello
Stato
fu
incaricato
di
vedere
quanto
di
vero
e
di
fondato
vi
fosse
nei
lamenti
della
classe
lavoratrice
,
e
quali
fossero
i
rimedi
che
,
senza
offendere
le
leggi
nè
i
diritti
individuali
di
chicchessia
,
si
potessero
adottare
per
impedire
che
poche
persone
o
corporazioni
giungessero
ad
accumulare
nelle
loro
mani
la
maggior
parte
dei
capitali
del
paese
e
diventassero
in
tal
modo
padroni
di
imporre
la
loro
volontà
,
non
solo
al
numeroso
personale
da
essi
dipendente
,
ma
anche
all
'
intiera
popolazione
.
Jay
Gould
,
W
.
H
.
Vanderbilt
,
Cyrus
Field
,
Russel
Sage
e
pochi
altri
rappresentanti
il
monopolio
causa
dello
sciopero
,
furono
interrogati
.
Per
tutta
spiegazione
,
Jay
Gould
raccontò
al
Comitato
e
ai
_
reporters
_
presenti
la
sua
storia
e
quella
della
sua
fortuna
,
come
furono
brevemente
riassunte
in
questo
capitolo
.
In
quanto
poi
all
'
ultimo
conflitto
fra
capitale
e
lavoro
,
egli
emise
delle
opinioni
che
non
nutriva
certamente
quando
batteva
le
campagne
per
disegnar
mappe
e
meridiane
.
Disse
,
per
esempio
,
che
qualora
si
elevasse
il
salario
degli
operai
e
degli
impiegati
,
i
capitalisti
e
fabbricanti
troverebbero
maggior
convenienza
nel
far
eseguire
i
loro
lavori
altrove
:
non
aggiunse
però
se
egli
sarebbe
andato
a
costruire
ferrovie
o
linee
telegrafiche
in
Europa
.
Concluse
il
suo
interrogatorio
con
questa
bella
trovata
:
le
grandi
corporazioni
finanziare
non
sono
monopolii
,
perchè
non
impediscono
ad
alcuno
di
formarne
altre
consimili
!
In
occasione
di
quello
sciopero
vi
fu
una
interessante
polemica
.
Qualche
giornale
espresse
l
'
opinione
che
non
costituendo
gli
scioperanti
che
una
minima
parte
del
pubblico
,
non
avevano
alcun
diritto
di
far
danno
a
tutto
il
pubblico
.
Se
non
piaceva
loro
di
lavorare
per
la
_
Western
Union
_
,
potevano
cambiare
.
Dal
momento
che
le
ferrovie
ed
i
telegrafi
devono
essere
sempre
al
servizio
del
pubblico
,
bisogna
che
gli
impiegati
pensino
a
questa
necessità
prima
di
entrare
a
lavorare
per
le
compagnie
ferroviarie
o
telegrafiche
.
C
'
è
questa
differenza
,
rispondevano
i
giornali
difensori
degli
scioperanti
,
che
le
Società
telegrafiche
ricevono
dal
pubblico
grandi
e
speciali
vantaggi
,
e
necessariamente
devono
avere
verso
il
pubblico
speciali
obbligazioni
:
mentre
invece
gli
impiegati
,
nulla
ricevendo
dal
pubblico
,
nessuna
obbligazione
devono
avere
.
Vengono
pagati
dalle
Società
,
non
sono
responsabili
che
verso
le
Società
,
non
hanno
da
trattare
per
il
loro
lavoro
che
con
le
Società
.
In
altre
parole
,
la
questione
non
era
fra
gli
impiegati
e
il
pubblico
,
ma
fra
gli
impiegati
e
le
compagnie
che
sono
una
minima
frazione
del
pubblico
.
Il
pubblico
era
davanti
al
fatto
che
gli
impiegati
volevano
essere
pagati
discretamente
e
che
le
Società
volevano
pagare
troppo
poco
.
A
chi
la
responsabilità
?
-
-
Non
si
può
ammettere
-
-
venne
fuori
a
dire
la
_
New
-
York
Tribune
_
-
-
che
da
un
momento
all
'
altro
un
comitato
di
scioperanti
possa
alzare
audacemente
la
mano
e
guastare
,
se
non
rompere
del
tutto
,
il
delicato
organismo
di
una
grande
impresa
nella
quale
esso
non
ha
alcun
interesse
personale
.
-
-
Che
non
abbiano
alcun
interesse
si
fa
presto
a
dirlo
-
-
replicarono
in
coro
quasi
tutti
gli
altri
giornali
,
amici
e
difensori
delle
classi
lavorataci
-
-
eppure
gli
uomini
che
compongono
questo
comitato
rappresentano
qualche
cosa
;
essi
rappresentano
venti
mila
operai
,
come
il
Consiglio
della
_
Western
Union
_
rappresenta
alcuna
migliaia
di
azionisti
;
essi
rappresentano
il
loro
pane
quotidiano
e
quello
dei
loro
compagni
,
come
gli
amministratori
rappresentano
il
loro
dividendo
e
quello
dei
loro
cointeressati
.
-
-
Voi
-
-
disse
allora
la
_
New
-
York
Tribune
_
-
-
siete
colpevoli
di
una
vergognosa
indifferenza
verso
gli
interessi
commerciali
del
vostro
paese
.
-
-
Gli
interessi
commerciali
di
chi
?
-
-
esclamarono
i
telegrafisti
.
-
-
Noi
pure
siamo
dei
commercianti
e
vendiamo
il
nostro
lavoro
alle
Società
telegrafiche
.
Nei
giorni
passati
trovammo
che
il
nostro
lavoro
non
veniva
pagato
abbastanza
e
lo
togliemmo
dal
mercato
.
E
ciò
facemmo
per
favorire
i
nostri
interessi
,
poichè
nel
commercio
ognuno
cerca
innanzi
tutto
il
proprio
tornaconto
.
Il
pubblico
non
ci
ha
accordato
nulla
e
nulla
noi
dobbiamo
al
pubblico
,
come
non
gli
devono
nulla
i
calzolai
o
i
muratori
.
Tutti
i
nostri
doveri
sono
verso
i
nostri
padroni
e
il
pubblico
non
può
ritenere
che
i
padroni
responsabili
di
una
interruzione
di
servizio
causata
da
una
contestazione
a
proposito
di
salari
.
Dopo
lunghe
e
inutile
trattative
con
la
Compagnia
,
lo
sciopero
era
cominciato
una
mattina
,
dietro
un
segnale
telegrafico
convenuto
,
dato
da
un
giovane
telegrafista
dell
'
ufficio
centrale
,
nello
stesso
minuto
,
i
ventimila
impiegati
avevano
abbandonato
tutti
il
loro
posto
.
Ora
,
durante
quella
lotta
,
mentre
il
servizio
rimaneva
sospeso
,
io
dovetti
notare
che
lo
Stato
non
si
sognò
mai
di
intervenire
in
qualsiasi
modo
;
si
lasciarono
tenere
tutti
i
comizi
che
si
vollero
e
se
ne
tennero
da
migliaia
di
cittadini
non
telegrafisti
anche
contro
la
Compagnia
,
alla
quale
fu
detto
che
coi
suoi
lauti
guadagni
poteva
pagar
meglio
la
sua
gente
.
Molti
fili
telegrafici
vennero
tagliati
da
ignoti
amici
dei
telegrafisti
,
ma
la
_
Western
Union
_
non
chiese
alla
polizia
l
'
arresto
dei
capi
scioperanti
e
non
pensò
di
ritenere
i
suoi
impiegati
responsabili
dei
guasti
.
III
.
Gli
alimenti
nervosi
.
La
signorina
Mary
mi
dava
sulla
voce
ogni
volta
che
io
dicevo
male
degli
Stati
Uniti
e
mi
rimproverava
di
fermarmi
a
considerare
solamente
i
difetti
del
paese
.
Dopo
il
ballo
di
Vanderbilt
facemmo
una
grande
discussione
.
Ma
prima
di
continuare
il
racconto
bisogna
ch
'
io
presenti
ai
lettori
la
signorina
Mary
.
Vi
sono
degli
stranieri
che
,
visitando
gli
Stati
Uniti
e
osservando
la
grande
libertà
che
godono
e
in
cui
sono
allevate
le
fanciulle
,
notando
la
differenza
dei
culti
e
delle
idee
nelle
signore
,
rilevando
la
vita
che
conducono
molte
,
le
quali
non
pensano
che
a
divertirsi
con
le
amiche
e
a
visitare
i
magazzini
di
mode
,
s
'
affrettano
a
scrivere
ai
loro
amici
:
-
-
Le
signore
nord
-
americane
sono
belle
,
spiritose
,
disinvolte
,
ma
noi
altri
del
vecchio
continente
non
le
piglieremmo
per
ispose
.
-
-
Giudizi
superficiali
.
Negli
Stati
Uniti
non
si
può
parlare
di
una
donna
americana
tipo
,
come
si
potrebbe
fare
in
Europa
della
russa
o
dell
'
inglese
,
perchè
nell
'
Unione
,
e
specialmente
nelle
grandi
città
della
costa
atlantica
,
si
trova
nelle
donne
una
varietà
di
tipi
e
di
caratteri
straordinaria
.
Vi
sono
le
donne
nate
nell
'
America
del
Nord
da
americani
ricchi
o
poveri
,
vi
sono
quelle
nate
da
genitori
europei
,
vi
sono
quelle
sbarcate
negli
Stati
Uniti
da
bambine
;
e
ciascuna
di
esse
,
secondo
la
razza
,
la
nazionalità
e
la
famiglia
da
cui
è
uscita
,
e
secondo
l
'
educazione
avuta
,
presenta
una
fisionomia
speciale
,
un
tipo
che
più
o
meno
si
scosta
da
quello
delle
altre
.
In
generale
è
vero
che
le
ragazze
non
crescono
negli
Stati
Uniti
come
nel
vecchio
continente
,
sempre
attaccate
alle
gonnelle
della
mamma
;
sono
più
franche
,
più
ardite
,
più
coraggiose
;
escono
sole
di
casa
e
vanno
pei
fatti
loro
senza
bisogno
di
farsi
accompagnare
;
e
nondimeno
riescono
spose
e
madri
che
non
hanno
nulla
da
invidiare
alle
nostre
,
anzi
curano
di
più
l
'
educazione
pratica
,
la
pulizia
e
l
'
igiene
dei
figli
,
e
sono
più
amanti
del
_
comfort
_
della
casa
.
La
signorina
Mary
,
nata
a
New
-
York
da
genitori
italiani
emigrati
poco
dopo
il
matrimonio
(
suo
padre
era
un
distinto
architetto
)
,
aveva
diciassette
anni
.
Di
statura
ordinaria
,
possedeva
bellissime
forme
,
aveva
i
capelli
e
gli
occhi
grandi
e
neri
e
la
carnagione
un
po
'
pallida
,
come
quella
di
quasi
tutte
le
donne
nate
a
New
-
York
:
era
intelligentissima
e
studiosa
,
e
frequentava
i
corsi
dell
'
ultimo
anno
del
principale
collegio
normale
della
città
come
studente
libera
.
I
genitori
,
cresciuti
nella
religione
cattolica
,
lasciavano
ai
figli
la
scelta
delle
loro
credenze
.
Mary
era
libera
pensatrice
,
e
,
senza
alcuna
affettazione
,
senza
sparlar
mai
della
fede
altrui
,
alla
domenica
assisteva
alle
conferenze
che
sul
libero
pensiero
facevano
a
New
-
York
gente
di
gran
talento
,
come
il
prof
.
Adler
.
Sebbene
la
sua
famiglia
fosse
di
agiata
condizione
,
attendeva
molto
volentieri
al
disbrigo
delle
faccende
domestiche
.
Sapeva
cucire
e
ricamare
magnificamente
,
ma
era
anche
buona
cuoca
.
Solo
ogni
tanto
l
'
assalivano
delle
velleità
da
bambina
.
Quando
fioccava
la
neve
,
indossava
improvvisamente
il
_
waterproof
_
e
correva
in
istrada
a
farsi
tirare
in
una
piccola
slitta
dal
fratello
minore
e
a
baloccarsi
insieme
con
alcune
amiche
.
Non
assumeva
mai
quelle
arie
sentimentali
che
hanno
spesso
le
fanciulle
d
'
Europa
appena
arrivate
alla
pubertà
;
era
anzi
allegra
,
vivacissima
,
e
si
abbandonava
sovente
a
risate
rumorose
che
mettevano
in
mostra
i
suoi
bellissimi
denti
.
Si
recava
alle
lezioni
del
collegio
sola
,
come
tutte
le
compagne
,
coi
suoi
bravi
libri
sotto
il
braccio
,
viaggiando
nell
'
_
Elevated
Railroad
_
,
la
strada
ferrata
che
attraversa
la
città
.
Vestiva
con
buon
gusto
senza
civetteria
ed
amava
i
fiori
,
ma
preferiva
i
confetti
.
Quando
io
la
conobbi
non
sapeva
forse
ancora
esattamente
ciò
che
fosse
l
'
amore
.
Probabilmente
ne
sentiva
già
il
bisogno
senza
volerlo
e
fra
un
capitolo
della
breve
storia
degli
Stati
Uniti
e
un
problema
aritmetico
,
intravvedeva
qualche
paio
d
'
occhi
neri
e
di
baffetti
nascenti
.
Forse
non
ci
aveva
ancora
pensato
e
il
giorno
in
cui
avesse
trovato
la
cosidetta
incarnazione
dell
'
ideale
sotto
le
forme
di
un
bel
giovinotto
,
avrebbe
perduto
gli
ultimi
giocondi
vestigi
della
fanciullezza
e
il
suo
carattere
avrebbe
subito
qualche
modificazione
,
come
avviene
in
tutte
le
giovinette
quando
il
loro
cuore
s
'
apre
per
la
prima
volta
all
'
ignoto
dio
.
Intanto
rideva
e
studiava
,
e
i
suoi
giorni
trascorrevano
lieti
e
sereni
.
-
-
Ebbene
?
-
-
mi
disse
quando
ci
rivedemmo
dopo
il
ballo
di
Vanderbilt
.
-
-
Ohimè
!
-
-
feci
io
-
-
dove
sono
andati
i
tempi
semplici
e
patriarcali
di
Washington
e
di
Franklin
?
-
-
La
costituzione
della
nostra
repubblica
dice
però
ancora
oggi
che
nessun
titolo
di
nobiltà
sarà
concesso
dagli
Stati
Uniti
.
-
-
Sì
,
voi
non
avete
principi
,
duchi
,
marchesi
,
conti
o
baroni
.
Molte
giovani
ricche
acquistano
un
titolo
col
mezzo
del
matrimonio
;
ma
,
all
'
infuori
di
quelle
che
si
vendono
a
un
nobile
spiantato
straniero
per
sentirsi
dire
contesse
o
marchese
e
farsi
ricamare
una
corona
sul
fazzoletto
,
non
potete
vantarvi
di
avere
neppure
un
meschino
cavalierato
come
quello
che
viene
conferito
in
Inghilterra
a
mercanti
di
candele
arricchiti
o
a
sarti
in
voga
,
le
cui
mogli
hanno
l
'
ambizione
di
essere
chiamate
_
my
lady
_
.
-
-
E
dunque
?
-
-
Con
tutto
ciò
avete
anche
voi
la
vostra
aristocrazia
.
La
ricchezza
guadagnata
,
non
importa
come
,
prende
il
posto
del
merito
o
del
sangue
turchino
.
Come
nessuno
domanda
da
noi
se
gli
antenati
di
un
conte
abbiano
rubato
del
bestiame
,
così
qui
nessuno
chiede
se
il
padre
d
'
una
milionaria
abbia
rubato
delle
ferrovie
.
Ho
veduto
da
Vanderbilt
che
quando
un
americano
conta
le
sue
ricchezze
a
centinaia
di
milioni
,
prende
il
suo
posto
alla
testa
della
società
,
precisamente
come
il
duca
di
Norfolk
ha
la
precedenza
,
nella
sua
qualità
di
primo
duca
e
conte
,
alla
Corte
d
'
Inghilterra
.
Ho
veduto
a
quel
ballo
che
,
per
appartenere
all
'
aristocrazia
americana
,
una
signora
può
avere
le
mani
rosse
,
la
pelle
ruvida
,
la
voce
rauca
,
i
modi
più
volgari
,
ma
deve
essere
molto
ricca
e
vestire
sfarzosamente
.
Allora
può
entrare
nella
migliore
società
e
ricevere
gli
omaggi
del
mondo
americano
.
-
-
Queste
sono
eccezioni
-
-
fece
la
signorina
Mary
.
-
-
Sì
,
ma
quando
in
un
paese
la
coltura
e
la
virtù
non
contano
nulla
e
tutto
è
l
'
oro
,
visto
che
col
danaro
solo
si
ottiene
quello
che
si
vuole
,
si
fanno
pazzie
per
cercare
di
arricchirsi
rapidamente
.
L
'
altro
giorno
un
medico
mi
diceva
che
è
incredibile
la
quantità
di
morfina
che
si
usa
a
New
-
York
per
lavorare
con
attività
febbrile
.
-
-
Questo
è
vero
,
pur
troppo
.
-
-
Il
caffè
,
il
the
,
il
tabacco
,
mi
raccontava
,
e
tutti
gli
altri
alimenti
nervosi
,
narcotici
ed
eccitanti
di
cui
si
contentavano
finora
gli
uomini
,
non
hanno
più
alcun
effetto
sopra
i
nervi
malati
di
moltissimi
nostri
giovani
.
Essi
ricorrono
all
'
oppio
e
alla
morfina
.
Cominciano
coll
'
iniettarsi
piccole
dosi
di
quest
'
ultima
quando
hanno
l
'
emicrania
,
l
'
insonnia
o
il
mal
di
denti
,
e
poi
finiscono
per
prenderne
tutti
i
giorni
,
aumentandone
la
quantità
,
vivendo
in
uno
stato
di
benessere
fattizio
,
sparito
il
quale
si
sentono
spossati
,
malinconici
,
tristissimi
.
Quel
medico
mio
amico
conosce
parecchi
di
questi
infelici
i
quali
hanno
la
pelle
delle
braccia
tutta
bucherellata
dall
'
ago
con
cui
si
fanno
le
iniezioni
.
Un
giorno
gliene
capitò
uno
in
ufficio
,
pallido
,
cogli
occhi
semispenti
.
Lo
pregò
di
dargli
della
morfina
,
ne
prese
una
fortissima
dose
sottocutanea
e
gli
confessò
:
«
Non
avevo
più
denaro
per
comprarne
,
e
non
posso
più
vivere
senza
questo
narcotico
.
»
-
-
È
proprio
così
-
-
appoggiò
Giorgio
,
il
fratello
di
Mary
.
-
-
Abusano
degli
alimenti
nervosi
coloro
specialmente
che
lavorano
col
cervello
:
vi
sono
giornalisti
e
pubblicisti
che
ricorrono
all
'
oppio
per
trovare
l
'
energia
e
la
forza
d
'
ingegno
che
non
hanno
;
scrivono
con
maggior
facilità
sotto
l
'
influenza
della
droga
asiatica
,
ma
finiscono
poi
col
logorarsi
le
cellule
e
diventano
ben
presto
incapaci
di
fare
quello
che
facevano
prima
di
ricorrere
all
'
oppio
.
-
-
Guai
-
-
disse
il
signor
Antonio
,
l
'
architetto
padre
di
Mary
e
di
Giorgio
-
-
se
l
'
emigrazione
non
versasse
sulla
costa
atlantica
dei
veri
torrenti
di
sangue
fresco
e
sano
!
-
-
Gli
americani
-
-
continuò
Giorgio
-
-
sono
il
popolo
più
nervoso
che
esista
.
I
costumi
,
le
faccende
politiche
,
finanziarie
,
sociali
ed
intellettuali
contribuiscono
a
mantenerli
in
uno
stato
di
eccitabilità
permanente
.
Noi
(
essendo
nato
qui
posso
parlare
in
plurale
)
abbiamo
la
sensibilità
dei
francesi
senza
la
loro
elasticità
,
la
serietà
del
temperamento
inglese
senza
la
sua
flemma
;
come
razza
siamo
trascuratissimi
per
tutto
ciò
che
riguarda
le
abitudini
sistematiche
della
vita
.
La
maggior
parte
dei
decessi
succede
relativamente
fra
i
giovani
,
e
la
causa
deve
ricercarsi
nell
'
esaurimento
del
sistema
nervoso
.
Quando
abbiamo
spinto
a
forza
i
nostri
nervi
nello
stato
cronico
di
un
'
incessante
e
dolorosa
irritabilità
,
allora
cominciamo
«
a
medicarci
»
.
E
ricorriamo
sempre
a
casaccio
a
certi
narcotici
(
io
pure
mi
lasciai
tentare
dalla
morfina
e
mi
ci
volle
una
gran
fatica
a
smettere
per
quanto
il
vizio
non
fosse
in
me
radicato
)
,
a
certi
eccitanti
della
cui
natura
poco
o
nulla
sappiamo
.
Se
non
ci
sembra
di
soffrire
sotto
i
loro
effetti
,
ne
soffrirà
la
prossima
generazione
.
-
-
Avete
notato
-
-
riprese
il
signor
Antonio
-
-
il
tipo
uniforme
che
vanno
prendendo
i
giovani
americani
della
classe
media
?
Sono
per
lo
più
magri
,
dal
collo
sottile
,
dalle
mani
e
dai
piedi
lunghi
...
-
-
Chicago
feet
!
-
-
interruppe
Mary
ridendo
,
alludendo
all
'
opinione
corrente
a
New
-
York
che
gli
americani
dai
piedi
più
lunghi
siano
quelli
di
Chicago
.
-
-
Pare
-
-
continuò
il
signor
Antonio
-
-
che
dalla
mescolanza
delle
razze
emigrate
nell
'
America
del
Nord
stia
per
uscire
una
razza
nuova
.
È
stato
notato
che
dopo
la
seconda
generazione
il
yankee
mostra
segni
del
tipo
indiano
;
più
tardi
la
pelle
diventa
secca
,
il
colore
vermiglio
delle
guancie
sparisce
e
dà
luogo
,
negli
uomini
,
ad
una
tinta
terrosa
,
e
nelle
donne
ad
una
livida
pallidezza
.
La
testa
diventa
più
piccola
,
rotonda
e
persino
acuminata
;
si
osserva
un
grande
sviluppo
degli
zigomi
;
le
fosse
temporali
si
fanno
più
profonde
,
più
massiccie
le
mascelle
,
e
gli
occhi
giacciono
in
occhiaie
incavate
e
molto
vicine
:
le
ossa
lunghe
si
allungano
,
specialmente
nelle
membra
superiori
...
-
-
Tant
'
è
vero
-
-
interruppe
nuovamente
Mary
che
in
nessun
altro
paese
,
-
-
neppure
in
Inghilterra
,
che
è
tutto
dire
,
si
fabbricano
guanti
dalle
-
-
dita
lunghe
come
negli
Stati
Uniti
.
-
-
Il
clima
-
-
seguitò
il
signor
Antonio
-
-
deve
forse
entrare
per
qualche
cosa
nella
formazione
di
questo
nuovo
tipo
e
nella
fretta
nervosa
degli
americani
del
Nord
.
Ne
possiamo
far
fede
noi
europei
,
che
diventiamo
qui
più
attivi
e
irritabili
,
che
cambiamo
professione
con
tanta
facilità
e
che
acquistiamo
il
mutabile
istinto
girovago
,
la
febbre
degli
affari
e
delle
cose
nuove
.
Eppure
,
a
parte
il
clima
,
gli
alimenti
nervosi
e
la
vita
che
conducono
,
io
sono
persuaso
che
una
causa
della
magrezza
dei
giovani
nord
-
americani
sia
il
loro
genere
di
alimentazione
.
Da
noi
(
il
signor
Antonio
era
oriundo
milanese
e
conservava
il
culto
del
patrio
risotto
)
si
fanno
dei
pasti
regolari
,
abbondanti
,
si
mangiano
delle
buone
minestre
fatte
col
brodo
,
dei
pollastri
e
della
carne
,
e
si
beve
del
buon
vino
;
qui
si
fanno
delle
refezioni
che
sembrano
apparecchiate
per
bambini
:
fettoline
di
pane
spalmate
di
burro
,
piattini
dolci
,
piattini
di
riso
con
lo
zucchero
,
piattini
di
verdura
,
acqua
ghiacciata
e
the
o
caffè
alla
mattina
,
a
mezzogiorno
,
alla
sera
e
prima
di
andare
a
letto
.
Non
hanno
di
buono
che
il
_
roast
-
beef
_
.
Se
dite
ad
un
popolano
di
scegliere
fra
un
_
beefsteak
_
da
venticinque
soldi
e
un
pezzo
di
pasticcio
dolce
da
dieci
soldi
,
vi
lascerà
il
_
beefsteak
_
e
si
rassegnerà
ai
_
fish
balls
_
(
polpette
di
pesce
)
per
godersi
l
'
_
home
made
pie
_
(
pasticcio
di
mele
cotte
o
d
'
altre
frutta
conservate
)
.
-
-
Nella
mia
qualità
di
newyorkese
-
-
osservò
Giorgio
-
-
io
devo
farvi
notare
che
per
la
razza
,
non
può
prendersi
come
modello
la
città
di
New
-
York
,
la
quale
sopporta
la
maggior
parte
dei
danni
e
gode
la
minima
parte
dei
vantaggi
dell
'
emigrazione
europea
.
Gli
emigranti
che
hanno
qualche
soldo
,
passano
e
vanno
nell
'
interno
:
qui
,
nel
porto
,
restano
i
miserabili
e
i
viziosi
.
Il
25
per
cento
rimane
e
il
resto
procede
oltre
.
New
-
York
è
stata
giustamente
paragonata
ad
un
filtro
,
attraverso
il
quale
si
purifica
il
fiume
dell
'
emigrazione
nel
suo
corso
verso
l
'
ovest
.
-
-
Avete
mai
veduto
New
-
York
-
-
mi
domandò
la
signorina
Mary
-
-
in
tutta
la
sua
lunghezza
percorrendola
coll
'
_
elevated
railroad
_
dal
Battery
Park
fino
ad
Harlem
?
È
una
gita
molto
interessante
:
vi
sono
da
vedere
delle
cose
curiose
,
ignorate
dagli
stranieri
.
La
faremo
insieme
dopodomani
,
che
è
domenica
?
-
-
Con
vivissimo
piacere
-
-
risposi
,
desideroso
com
'
ero
di
studiare
la
grande
città
.
*
*
*
Dopo
la
China
,
l
'
America
del
Nord
è
oggi
il
paese
dove
si
fuma
la
maggior
quantità
di
oppio
.
Secondo
le
statistiche
della
dogana
di
San
Francisco
,
dopo
il
1879
gli
Stati
Uniti
hanno
cominciato
ad
importare
ogni
anno
dalle
140
alle
150
mila
libbre
d
'
oppio
preparato
,
per
le
quali
l
'
amministrazione
delle
gabelle
incassa
da
880
a
900
mila
scudi
di
tassa
.
Fino
a
pochi
anni
addietro
l
'
oppio
si
fumava
liberamente
negli
Stati
dell
'
Unione
,
ma
,
dopo
essersi
accorte
dei
danni
che
produceva
,
le
autorità
fecero
chiudere
tutte
le
sale
chinesi
dove
si
fumava
la
droga
perniciosa
.
Tuttavia
si
continua
a
fumare
egualmente
in
segreto
e
il
vizio
va
diffondendosi
.
A
San
Francisco
,
a
New
-
York
e
nelle
altre
principali
città
della
repubblica
,
malgrado
il
divieto
della
polizia
,
esistono
sale
clandestine
pei
fumatori
eleganti
e
luoghi
sotterranei
per
la
gente
poco
denarosa
,
dove
per
un
dollaro
o
due
nei
posti
migliori
,
e
per
cinquanta
soldi
nei
più
bassi
,
si
può
abbandonarsi
allo
snervante
letargo
.
Il
peggio
si
è
che
i
chinesi
si
servono
spesso
dell
'
oppio
per
condurre
nelle
loro
spelonche
molte
ingenue
ragazze
,
le
quali
finiscono
poi
col
non
tornare
più
ai
loro
genitori
,
per
darsi
completamente
alla
mala
vita
.
Un
giorno
si
trovò
in
Pell
Street
,
a
New
-
York
,
una
cantina
dove
le
fanciulle
dai
dieci
ai
venti
anni
venivano
indotte
a
entrare
da
qualche
donna
loro
conoscente
già
corrotta
;
là
,
dopo
alcune
pipe
d
'
oppio
,
perduta
la
ragione
,
le
disgraziate
si
abbandonavano
al
primo
capitato
.
Una
volta
gustato
l
'
oppio
,
dopo
aver
superato
le
prime
nausee
,
le
infelici
non
hanno
più
la
forza
di
astenersene
,
e
,
anche
condotte
a
casa
dai
loro
parenti
,
fuggono
alla
prima
occasione
per
procurarsi
i
piaceri
inebbrianti
della
droga
fatale
.
Il
signor
O
'
Brien
,
presidente
di
un
Comitato
costituitosi
per
fare
la
guerra
ai
ridotti
dei
fumatori
d
'
oppio
,
mi
raccontava
che
questi
andavano
prosperando
e
crescendo
in
modo
spaventevole
.
I
chinesi
,
non
solo
pagavano
fitti
enormi
,
ma
,
per
entrare
in
possesso
di
un
nuovo
locale
,
sborsavano
forti
indennità
agli
inquilini
,
i
quali
,
naturalmente
,
le
accettavano
e
andavano
a
stare
in
un
altro
quartiere
,
lasciando
così
il
posto
libero
ad
una
nuova
sentina
di
corruzione
.
Quando
io
mi
trovavo
a
New
-
York
non
passava
quasi
settimana
senza
che
i
giornali
registrassero
o
la
scoperta
di
un
nuovo
_
salon
_
o
i
casi
toccati
alla
gente
annoiata
e
disutile
che
si
dà
all
'
uso
della
droga
chinese
.
Eccone
qualche
saggio
.
Una
sera
un
giovane
americano
entrò
in
una
sala
pei
fumatori
d
'
oppio
in
Bowery
.
Quando
si
svegliò
,
s
'
accorse
che
durante
il
sonno
gli
erano
stati
rubati
i
cento
dollari
che
aveva
in
tasca
.
Contemporaneamente
s
'
avvide
della
presenza
di
una
donna
che
giaceva
addormentata
sul
sofà
accanto
al
suo
.
Sospettò
che
essa
fosse
la
ladra
e
la
denunziò
alla
polizia
.
Ma
la
donna
,
che
era
una
pallida
giovanetta
,
ammise
di
essere
un
'
arrabbiata
fumatrice
d
'
oppio
,
respingendo
però
l
'
accusa
di
furto
.
E
siccome
i
denari
rubati
non
si
trovarono
nelle
sue
tasche
,
si
dovette
rilasciarla
libera
.
Una
notte
,
il
capitano
di
polizia
Petty
essendosi
assicurato
che
,
all
'
ultimo
piano
della
casa
N
.
8
Pell
Street
,
un
certo
Ah
Foo
,
chinese
,
teneva
un
ridotto
pei
fumatori
d
'
oppio
,
vi
entrò
con
alcuni
agenti
e
fece
arrestare
quanti
vi
si
trovavano
,
cioè
il
padrone
,
la
moglie
e
quindici
fumatori
.
Di
questi
ultimi
,
tre
erano
donne
di
malaffare
,
sei
uomini
chinesi
e
sei
bianchi
,
fra
cui
un
attore
del
teatro
di
Union
Square
.
Quasi
tutti
gli
arrestati
avevano
indosso
una
piccola
bottiglia
d
'
oppio
;
uno
teneva
un
limone
la
cui
scorza
era
bucata
in
vari
punti
per
saturarlo
d
'
oppio
.
Sul
tappeto
giacevano
molte
pipe
e
una
provvista
di
oppio
da
fumare
,
che
il
capitano
raccolse
e
portò
seco
come
corpi
di
reato
.
Un
'
altra
notte
il
dottor
Cowles
notificava
alla
polizia
che
in
un
vasto
fabbricato
,
al
N
.
98
Mott
Street
,
vi
erano
due
appartamenti
che
servivano
da
ridotti
pei
fumatori
d
'
oppio
.
Erano
tenuti
da
chinesi
,
rimanevano
chiusi
tutto
il
giorno
e
si
aprivano
alle
sette
di
sera
.
Nelle
ore
tarde
vi
entravano
donne
giovani
,
signorilmente
vestite
,
e
molti
chinesi
.
La
cosa
continuava
già
da
parecchi
mesi
.
Oltre
che
nei
ridotti
segreti
,
si
era
trovato
modo
di
fumare
l
'
oppio
anche
nelle
pubbliche
vie
.
In
certe
botteghe
si
vendevano
in
eleganti
scatolette
delle
piccole
sigarette
fatte
col
tabacco
più
fino
esposto
al
fumo
dell
'
oppio
ardente
sopra
un
braciere
,
finchè
si
era
impregnato
ben
bene
degli
effluvi
della
droga
.
I
vecchi
fumatori
usano
scientemente
tali
sigarette
allo
scopo
di
poter
abbandonarsi
alla
loro
passione
in
pubblico
senza
destar
sospetti
.
Un
giorno
avevo
deciso
di
entrare
in
un
_
Opium
Saloon
_
a
fumare
il
narcotico
famoso
per
provarne
e
descriverne
le
sensazioni
.
Ma
ne
fui
dissuaso
con
una
semplice
osservazione
.
-
-
La
prima
volta
-
-
mi
si
disse
-
-
non
sentireste
piacere
di
sorta
;
l
'
oppio
,
anzi
,
vi
causerebbe
nausee
ed
emicrania
.
Se
per
abituarvi
lo
fumaste
poi
a
piccolissime
dosi
,
aumentandole
volta
per
volta
,
non
provereste
da
principio
alcuna
sensazione
piacevole
,
e
quando
poi
foste
arrivato
a
gustarlo
,
sareste
perduto
.
Diventereste
un
vizioso
incorreggibile
e
non
vi
curereste
più
di
analizzare
l
'
ebbrezza
.
Per
queste
ragioni
non
ho
mai
provato
a
fumare
una
sola
pipa
d
'
oppio
e
mi
contentai
di
interrogare
qualche
magro
e
pallido
fumatore
,
ottenendone
risposte
molto
laconiche
.
-
-
È
impossibile
-
-
mi
disse
un
giovane
,
vittima
del
vizio
fatale
-
-
parlarvi
dell
'
effetto
che
fa
l
'
oppio
.
È
come
se
un
cieco
nato
domandasse
ad
uno
che
ci
vede
che
cos
'
è
la
luce
.
È
tutto
un
mondo
nuovo
che
mi
si
schiude
davanti
quando
ho
fumato
;
sotto
l
'
influenza
del
narcotico
possiedo
tutto
quello
che
un
uomo
può
desiderare
;
e
quando
mi
sveglio
,
mi
sento
così
fiacco
,
la
vita
reale
mi
sembra
tanto
meschina
e
noiosa
,
che
non
vedo
il
momento
d
'
immergermi
nuovamente
nel
letargo
.
-
-
Ma
non
pensate
che
vi
rovinate
il
corpo
,
che
vi
logorate
il
cervello
,
che
diventate
una
mummia
e
v
'
accorciate
la
vita
?
-
-
E
che
m
'
importa
?
Non
vi
sono
molti
che
se
si
sentissero
offrire
un
patrimonio
colossale
a
patto
di
dover
morire
dopo
otto
o
dieci
anni
di
una
vita
da
nabab
,
accetterebbero
con
entusiasmo
?
Ebbene
,
nello
stesso
modo
io
preferisco
vivere
pochi
anni
nelle
ebbrezze
che
mi
procura
l
'
oppio
,
di
quello
che
passare
una
vita
ordinaria
,
regolare
ed
insipida
.
_
The
opium
is
the
key
of
paradise
!
_
(
L
'
oppio
è
la
chiave
del
paradiso
!
)
Così
i
fumatori
non
ignorano
che
dopo
il
periodo
dei
godimenti
viene
un
momento
in
cui
il
narcotico
non
produrrà
loro
che
degli
spasimi
;
sanno
che
allora
raddoppieranno
,
triplicheranno
,
moltiplicheranno
le
dosi
per
non
averne
in
compenso
che
il
delirio
e
la
morte
;
ma
non
si
curano
dell
'
indomani
.
La
maggior
parte
,
invece
di
fare
confessioni
umilianti
ai
profani
,
negano
il
loro
vizio
.
Una
sera
,
ricordo
,
un
giovane
che
cercava
la
sorella
fuggita
di
casa
da
alcuni
giorni
,
accompagnò
la
polizia
in
una
retrobottega
di
Mott
Street
.
Là
,
distesi
per
terra
sulle
stuoie
,
c
'
erano
dieci
o
dodici
chinesi
e
cinque
o
sei
donne
bianche
,
fra
le
quali
la
sorella
del
giovane
.
Parte
fumavano
l
'
oppio
,
parte
ne
erano
già
inebriati
e
dormivano
.
La
stanza
era
piena
d
'
un
fumo
che
tramandava
un
odore
forte
ed
acre
.
Condotta
dal
fratello
alla
stazione
di
polizia
,
la
giovane
negò
freddamente
di
essere
una
fumatrice
disse
che
,
condotta
da
un
'
amica
,
visitava
per
la
prima
volta
un
_
opium
eden
_
per
semplice
curiosità
.
Dopo
pochi
giorni
fuggiva
nuovamente
di
casa
per
non
tornarvi
mai
più
.
IV
.
Il
riposo
festivo
.
Ma
una
delle
cose
che
mi
sorprese
di
più
nell
'
America
del
Nord
,
paese
che
è
considerato
il
più
libero
e
più
pratico
del
mondo
,
fu
di
veder
conservate
ancora
negli
statuti
di
alcuni
Stati
certe
leggi
puritane
,
quacchere
,
ridicole
,
odiose
,
medioevali
,
che
fanno
ai
pugni
con
le
idee
e
con
le
consuetudini
moderne
.
Alcuni
articoli
di
quegli
statuti
di
origine
inglese
,
sono
assolutamente
contrari
ad
ogni
principio
di
libertà
,
allo
spirito
medesimo
della
costituzione
americana
;
eppure
non
furono
ancora
aboliti
.
La
maggior
parte
delle
leggi
più
assurde
caddero
in
disuso
,
ma
non
in
tutti
gli
Stati
.
In
quelli
dell
'
Est
specialmente
,
sulla
costa
atlantica
,
si
ritrovano
nei
codici
delle
disposizioni
degne
di
un
governo
teocratico
.
Ecco
un
saggio
di
queste
leggi
che
ricordano
quelle
di
Cromwell
.
Nel
codice
penale
di
New
-
York
la
bestemmia
è
punita
di
multa
e
prigionia
.
È
considerata
come
bestemmia
la
semplice
evocazione
del
nome
di
Dio
o
di
Gesù
Cristo
in
senso
profano
,
cioè
in
ogni
altra
circostanza
che
non
sia
la
preghiera
o
il
rito
ecclesiastico
.
È
ugualmente
punita
di
multa
e
prigionia
la
violazione
della
festa
.
Il
codice
dice
:
-
-
Ogni
occupazione
mondana
,
sia
di
piacere
,
sia
di
speculazione
,
è
proibita
alla
domenica
:
in
tal
giorno
,
non
solo
ogni
luogo
di
divertimento
dovrà
rimaner
chiuso
,
ma
la
misura
sarà
estesa
ad
ogni
negozio
piccolo
o
grande
,
non
esclusi
quelli
per
gli
oggetti
di
prima
necessità
.
È
fatta
eccezione
per
quelle
case
,
come
gli
alberghi
,
dove
la
merce
si
consuma
sul
luogo
stesso
,
per
le
farmacie
,
pei
venditori
di
latte
,
carne
e
pesce
,
i
quali
però
non
devono
tener
aperto
il
negozio
che
fino
alle
nove
del
mattino
.
-
-
Lo
stesso
codice
così
punisce
il
suicidio
:
-
-
Colui
o
colei
che
tenta
di
togliersi
la
vita
,
è
passibile
d
'
una
condanna
a
due
anni
di
carcere
e
a
mille
lire
di
multa
,
mentre
chi
presta
mano
al
suicidio
di
un
'
altra
persona
si
rende
colpevole
di
omicidio
in
primo
grado
.
-
-
Per
il
duello
c
'
è
questo
gingillo
:
-
-
Chiunque
si
batte
in
duello
,
sia
che
lo
scontro
venga
seguito
da
morte
o
no
,
sarà
punito
con
la
pena
da
due
a
dieci
anni
di
carcere
e
perderà
il
diritto
di
occupare
per
tutta
la
vita
alcuna
carica
pubblica
,
civile
o
militare
.
-
-
Gli
articoli
più
strani
,
tuttavia
,
sono
quelli
sul
riposo
della
domenica
.
Eccoli
testualmente
:
-
-
Ogni
sorta
di
lavoro
servile
è
proibito
nel
primo
giorno
della
settimana
,
eccettuati
i
casi
di
necessità
pubblica
.
Ogni
sorta
di
tiro
a
segno
,
la
caccia
,
la
pesca
,
le
corse
di
cavalli
,
i
trattenimenti
musicali
,
i
giuochi
e
ogni
genere
di
pubblici
esercizi
,
passatempi
o
rappresentazioni
,
sono
proibiti
nel
primo
giorno
della
settimana
,
come
pure
è
proibito
qualunque
rumore
che
disturbi
la
quiete
di
tal
giorno
.
La
violazione
di
questa
legge
sarà
punita
col
carcere
,
da
uno
a
cinque
giorni
,
e
con
la
multa
,
da
uno
a
dieci
dollari
.
Le
merci
esposte
in
vendita
verranno
sequestrate
a
beneficio
dei
poveri
.
Chi
contravvenisse
alla
proibizione
delle
rappresentazioni
teatrali
_
et
similia
_
pagherà
cinquecento
dollari
di
multa
e
perderà
la
licenza
.
-
-
Gli
articoli
di
questo
codice
erano
a
poco
a
poco
caduti
in
disuso
:
si
osservava
solo
apparentemente
quello
che
impone
la
chiusura
delle
birrerie
durante
la
domenica
;
anche
tale
disposizione
si
violava
continuamente
dai
birrai
,
dagli
osti
e
dai
liquoristi
,
tenendo
chiusa
la
porta
davanti
delle
botteghe
e
socchiusa
quella
di
dietro
,
d
'
accordo
coi
_
policemen
_
.
Ma
,
verso
la
fine
del
1882
,
vi
fu
un
risveglio
di
puritanismo
,
e
col
I
°
dicembre
di
quell
'
anno
il
codice
penale
di
New
-
York
venne
rimesso
in
vigore
in
tutta
la
sua
forza
.
Ciò
significava
che
,
alla
festa
,
non
si
poteva
comperar
un
sigaro
,
nè
un
caffè
;
che
tutte
le
botteghe
dovevano
esser
chiuse
;
che
qualunque
lavoro
era
proibito
;
che
per
le
strade
non
si
vedevano
nè
vetture
,
nè
omnibus
,
nè
carri
dei
_
tramways
_
,
nè
vagoni
dell
'
_
Elevated
_
.
Non
dimenticherò
mai
la
prima
domenica
che
passai
sotto
la
restaurazione
di
quel
codice
.
Uscito
di
casa
alle
otto
di
mattina
,
secondo
il
solito
,
cercai
coll
'
occhio
,
nelle
vie
deserte
,
un
lustrascarpe
.
Vana
ricerca
.
Gli
innumerevoli
italiani
,
negri
e
americani
che
hanno
il
loro
deschetto
e
la
sedia
in
quasi
tutte
le
cantonate
,
erano
irreperibili
.
Anche
il
lustrare
le
scarpe
è
un
'
opera
servile
,
proibita
dalla
legge
.
Soltanto
dopo
una
mezz
'
ora
all
'
angolo
della
22^a
strada
e
dell
'
ottava
Avenue
,
scoprii
,
sulla
soglia
di
una
porta
,
un
povero
ragazzo
irlandese
col
viso
paonazzo
,
che
,
in
attitudine
sospetta
,
celava
sotto
la
giacca
la
sua
scatola
di
lustrascarpe
.
Mi
accostai
a
quel
povero
ribelle
e
gli
chiesi
se
aveva
il
coraggio
di
violare
la
legge
.
Egli
si
guardò
intorno
e
non
vedendo
alcun
_
policeman
_
,
s
'
inginocchiò
mormorando
:
-
-
_
Hurry
up
,
boss
!
_
(
Facciamo
presto
,
principale
!
)
.
-
-
Che
cosa
pensi
della
nuova
_
Sunday
law
?
_
(
legge
della
domenica
)
-
-
gli
domandai
.
-
-
Penso
-
-
rispose
-
-
che
io
sono
un
povero
orfano
e
che
devo
mangiare
anche
alla
domenica
.
Uno
stivale
era
già
lucidato
alla
bell
'
e
meglio
e
il
ragazzo
s
'
accingeva
a
lustrare
anche
il
secondo
,
quando
comparve
improvvisamente
sulla
cantonata
un
_
policeman
_
,
col
suo
bravo
_
club
_
(
bastone
corto
)
in
mano
.
Io
non
potei
trattenere
una
risata
,
ma
il
_
policeman
_
si
accostò
con
aria
minacciosa
e
disse
al
ragazzo
spaventato
:
-
-
_
Boy
_
,
tu
vuoi
proprio
che
t
'
arresti
?
È
la
seconda
volta
che
stamane
ti
colgo
in
contravvenzione
.
A
casa
subito
:
se
ti
vedo
ancora
,
ti
conduco
alla
_
Station
House
_
.
-
-
Lascerete
almeno
che
finisca
le
mie
scarpe
!
-
-
osservai
io
.
-
-
No
-
-
interruppe
severamente
l
'
ufficiale
di
polizia
.
-
-
Ringraziatemi
se
vi
lascio
andare
per
la
vostra
strada
;
osservate
la
legge
!
Con
uno
stivale
lucido
e
l
'
altro
no
,
andai
verso
la
bottega
del
mio
barbiere
:
era
chiusa
e
sulla
porta
stava
scritto
tanto
di
_
closed
_
.
Mi
avvicinai
alle
porte
di
parecchie
altre
;
tutte
chiuse
egualmente
.
Mi
rassegnavo
a
passar
la
festa
con
la
barba
da
fare
,
quando
bussando
per
l
'
ultima
volta
all
'
uscio
della
bottega
di
un
barbiere
tedesco
vidi
un
occhio
al
buco
di
una
tendina
abbassata
.
Quando
quell
'
occhio
si
convinse
che
non
ero
nè
un
_
policeman
_
,
nè
un
_
detective
_
,
una
voce
mormorò
:
-
-
Entrate
per
la
porticina
laterale
.
Tre
barbieri
,
alla
luce
del
gas
,
stavano
radendo
tre
persone
,
cogli
usci
chiusi
a
chiave
,
silenziosamente
.
Parevano
malfattori
in
atto
di
commettere
qualche
brutto
delitto
.
Di
lì
a
qualche
minuto
un
_
policeman
_
bussò
,
ma
nessuno
gli
rispose
.
Soltanto
il
padrone
bestemmiava
fra
i
denti
e
diceva
:
-
-
Ho
cinque
figli
da
mantenere
,
io
.
Senza
il
guadagno
della
domenica
mattina
,
potrei
chiudere
durante
il
resto
della
settimana
.
Quella
mattina
un
cittadino
veniva
arrestato
ai
Five
Points
mentre
si
faceva
radere
e
condotto
in
prigione
con
mezza
barba
fatta
e
l
'
altra
guancia
insaponata
,
insieme
col
barbiere
.
Il
direttore
della
sala
dei
concerti
«
Koster
and
Bial
'
s
»
che
volle
provare
a
dare
una
rappresentazione
con
un
programma
sul
quale
era
scritto
:
-
-
A
beneficio
dell
'
Ospedale
tedesco
-
-
dovette
prestare
una
cauzione
di
cinquecento
dollari
per
non
essere
arrestato
,
e
lo
spettacolo
venne
interrotto
.
Lo
stesso
accadde
all
'
Alcazar
.
Prima
di
mezzogiorno
una
cinquantina
di
persone
si
trovavano
alla
Corte
di
Polizia
,
accusate
di
violazione
della
legge
domenicale
.
Nel
sedicesimo
distretto
erano
stati
arrestati
due
lustrascarpe
negri
.
Quattro
barbieri
sorpresi
mentre
lavoravano
segretamente
e
condotti
subito
davanti
al
giudice
,
ebbero
un
bel
dire
che
se
non
sgobbavano
alla
festa
perdevano
la
maggior
parte
dei
loro
guadagni
,
e
invano
protestarono
ricordando
che
perfino
ai
tempi
della
Santa
Inquisizione
fu
fatta
un
'
eccezione
pel
lavoro
dei
barbieri
:
dovettero
pagare
quattro
dollari
di
multa
per
ciascheduno
.
Un
episodio
buffo
.
A
mezzogiorno
un
tedesco
usciva
con
un
canestro
coperto
sotto
il
braccio
dalla
porta
laterale
di
una
birraria
di
Houston
Street
.
Essendo
proibito
di
comperare
alla
domenica
qualunque
cosa
,
anche
il
pane
,
un
_
policeman
_
lo
fermò
e
gli
chiese
:
-
-
Che
cosa
avete
in
quella
cesta
?
Il
tedesco
,
che
aveva
un
boccale
di
birra
,
rispose
prontamente
:
-
-
Un
gatto
arrabbiato
che
vado
ad
annegare
nel
fiume
.
È
anche
questo
un
lavoro
proibito
dal
codice
?
Alla
domenica
successiva
si
rinnovarono
le
medesime
scene
.
Non
solo
i
_
saloons
_
grandi
e
piccoli
,
ma
anche
i
principali
alberghi
della
metropoli
vennero
attentamente
sorvegliati
e
alcuni
di
essi
,
come
l
'
_
Astor
House
_
,
sospesero
totalmente
la
vendita
delle
bevande
spiritose
,
rifiutandone
perfino
alle
persone
alloggiate
nella
casa
.
Nei
vari
quartieri
della
città
si
eseguirono
più
di
cento
arresti
,
per
lo
più
di
uomini
e
di
ragazzi
colti
mentre
uscivano
dalle
porte
di
servizio
dei
_
Lager
Beer
Saloons
_
con
qualche
pinta
di
birra
.
Quelli
fra
i
contravventori
che
vennero
arrestati
al
mattino
poterono
prestare
una
cauzione
e
tornare
a
casa
nello
stesso
giorno
;
ma
coloro
che
si
lasciarono
prendere
ad
ora
tarda
dovettero
passare
la
notte
nelle
_
Station
Houses
_
in
attesa
che
la
Corte
di
polizia
si
riunisse
il
giorno
appresso
.
La
terza
domenica
si
ebbe
un
omicidio
.
Il
_
policeman
_
John
W
.
Smith
era
stato
mandato
in
giro
,
vestito
in
borghese
,
alla
scoperta
di
qualche
violatore
della
legge
domenicale
.
Per
la
solita
porticina
laterale
egli
entrò
nella
birraria
di
un
certo
Patrick
Reagan
in
Madison
Street
e
,
senza
farsi
conoscere
,
domandò
un
bicchiere
di
salsapariglia
che
gli
fu
servito
dal
padrone
stesso
.
Poco
dopo
entrarono
tre
avventori
i
quali
chiesero
tre
_
schooners
_
(
grandi
bicchieri
di
birra
)
.
Mentre
il
Reagan
spillava
il
liquido
da
un
barile
,
il
_
policeman
_
travestito
si
bagnò
un
dito
sotto
il
rubinetto
del
barile
stesso
,
e
,
portatolo
alla
bocca
e
assicuratosi
che
la
bevanda
versata
era
realmente
birra
,
dichiarò
senz
'
altro
il
birraio
in
arresto
.
In
prova
della
sua
autorità
gettò
sul
banco
la
placca
metallica
che
è
il
distintivo
degli
addetti
alla
polizia
.
Il
Reagan
prese
la
placca
e
gliela
scagliò
sulla
testa
,
dicendo
che
non
si
curava
di
tutte
le
spie
della
città
:
quindi
,
levando
di
sotto
al
banco
una
vecchia
sciabola
(
il
birraio
apparteneva
ad
una
di
quelle
associazioni
militari
che
costituiscono
la
guardia
nazionale
)
,
si
avventò
contro
il
_
policeman
_
.
Questi
lo
prese
di
mira
col
revolver
,
fece
fuoco
e
lo
ferì
mortalmente
al
petto
.
Il
Reagan
spirò
poco
dopo
,
mentre
gli
venivano
amministrati
gli
ultimi
sacramenti
.
Questo
omicidio
,
accaduto
per
causa
di
una
legge
la
cui
applicazione
richiedeva
un
odioso
spionaggio
,
provocò
un
grido
di
protesta
da
parte
del
pubblico
,
e
i
giornali
si
misero
alla
testa
dell
'
agitazione
.
-
-
Invece
della
statua
di
Bartholdi
da
erigersi
nella
baia
-
-
diceva
il
_
Puck
_
-
-
invece
della
Libertà
che
illumina
il
mondo
,
gli
americani
dovrebbero
eternare
la
memoria
del
codice
penale
di
New
-
York
col
seguente
monumento
.
E
disegnava
il
progetto
di
una
statua
della
libertà
incatenata
,
che
sorgeva
in
mezzo
a
una
strada
,
la
quale
,
essendo
domenica
,
era
tutta
deserta
:
soltanto
davanti
a
ogni
albergo
,
teatro
,
bottega
di
qualsiasi
genere
,
stava
ritto
,
col
bastone
in
mano
,
un
_
policeman
_
.
Sotto
il
disegno
si
leggevano
queste
parole
:
-
-
La
metropoli
nazionale
nell
'
anno
107°
della
indipendenza
americana
.
-
-
Vennero
poi
i
_
meetings
_
e
si
formarono
delle
associazioni
,
le
quali
si
proponevano
di
ottenere
la
abrogazione
di
tutti
quegli
articoli
del
codice
che
,
col
pretesto
del
rispetto
della
domenica
,
violano
la
libertà
del
commercio
e
sono
una
vera
rovina
.
La
questione
fu
portata
alla
Camera
dei
rappresentanti
di
Albany
-
-
la
capitale
dello
Stato
di
New
-
York
-
-
e
suscitò
una
vivace
discussione
,
specialmente
a
proposito
dell
'
articolo
che
proibisce
le
corse
dei
cavalli
e
gli
esercizi
ginnastici
.
Il
signor
Murphy
suscitò
una
grande
ilarità
chiedendo
che
fosse
eccettuata
dalla
proscrizione
domenicale
almeno
la
pesca
alla
canna
.
Ma
tutto
fu
inutile
:
la
maggior
parte
degli
oratori
fecero
dei
discorsi
da
predicatori
,
sulla
utilità
morale
e
igienica
dell
'
assoluto
riposo
festivo
,
ed
espressero
una
profonda
indignazione
contro
qualunque
tentativo
di
europeizzare
la
domenica
nord
-
americana
.
Così
il
codice
dello
Stato
di
New
-
York
rimase
invariato
:
si
tollera
solo
che
,
alla
domenica
,
i
cittadini
si
facciano
lustrare
le
scarpe
e
radere
la
barba
.
Le
porte
principali
delle
birrarie
e
delle
botteghe
di
liquori
sono
chiuse
,
ma
si
può
entrare
per
la
porticina
di
dietro
.
Ipocrisie
grottesche
.
Quello
che
vidi
a
New
-
York
in
fatto
di
leggi
domenicali
è
un
nulla
in
confronto
di
ciò
che
osservai
a
New
-
Haven
nel
Connecticut
.
*
*
*
Quello
Stato
,
come
la
Nuova
Inghilterra
,
è
già
famoso
da
un
pezzo
per
le
sue
_
blue
laws
_
votate
al
principio
del
secolo
.
Eccone
una
pagina
:
-
-
Nessuno
potrà
dare
il
suo
voto
se
non
è
iscritto
in
una
chiesa
di
questo
dominio
.
Nessuno
camminerà
in
giorno
festivo
o
passeggerà
nel
suo
giardino
o
altrove
,
eccetto
che
,
con
compunzione
,
dalla
sua
casa
alla
chiesa
e
viceversa
.
Nessuno
viaggerà
,
cuocerà
cibi
,
rifarà
letti
,
spazzerà
case
,
si
taglierà
i
capelli
o
si
farà
la
barba
in
giorno
festivo
.
Nessuna
donna
bacerà
i
suoi
figliuoli
nei
giorni
consacrati
dalla
Chiesa
a
pregare
il
Signore
.
-
-
Se
i
baci
erano
proibiti
alle
madri
,
figurarsi
ai
giovani
!
Sentite
un
po
'
quello
che
toccò
a
Sara
Tuttle
e
a
Jacob
Newton
per
aver
osato
di
trasgredire
al
codice
_
blue
_
.
Sara
era
una
buona
ragazza
,
nella
primavera
della
vita
,
che
aveva
una
gran
voglia
di
prendere
marito
ed
era
innamorata
di
Jacob
,
un
povero
e
bravo
giovinetto
del
vicinato
.
Ella
avrebbe
voluto
fare
all
'
amore
con
lui
,
ma
il
pudore
le
impediva
di
essere
la
prima
a
parlare
,
e
,
da
parte
sua
,
il
giovinotto
non
ardiva
di
farsi
avanti
perchè
Sara
era
troppo
ricca
per
lui
.
Ma
in
questi
casi
,
ove
manca
il
coraggio
dell
'
uomo
,
supplisce
l
'
astuzia
della
donna
.
Una
domenica
mattina
Sara
incontrò
Jacob
per
la
strada
,
e
,
per
trovar
modo
d
'
attaccar
discorso
,
lasciò
cadere
i
guanti
fingendo
di
non
avvedersene
.
Jacob
li
raccolse
e
disse
sorridendo
a
Sara
:
-
-
Se
li
volete
,
desidero
una
ricompensa
.
-
-
Ma
io
non
ho
denaro
con
me
-
-
rispose
la
biricchina
.
-
-
Che
cosa
posso
fare
per
voi
?
Jacob
mise
insieme
tutto
il
suo
coraggio
e
disse
:
-
-
Vorrei
un
bacio
!
Sara
non
se
lo
fece
dire
due
volte
e
lo
baciò
.
Una
pinzochera
ingiallita
e
invecchiata
nel
desiderio
di
baci
che
non
aveva
mai
ottenuti
,
osservò
e
denunziò
il
fatto
.
E
i
due
colpevoli
furono
citati
davanti
al
competente
magistrato
,
il
quale
li
condannò
a
pagare
la
multa
di
cinquanta
scellini
per
ciascheduno
.
Ma
torniamo
alla
capitale
del
Connecticut
.
Una
domenica
di
novembre
del
1883
mi
recai
a
New
-
Haven
a
trovare
un
amico
.
Da
New
-
York
si
va
a
New
-
Haven
in
un
paio
d
'
ore
,
attraversando
,
fra
gli
altri
paesi
,
Bridgeport
,
la
patria
di
Barnum
,
dove
il
famoso
_
showman
_
teneva
i
suoi
quartieri
d
'
inverno
pieni
di
cavalli
e
di
bestie
feroci
.
Da
quelle
stalle
,
per
far
parlare
di
sè
,
di
tanto
in
tanto
Barnum
lasciava
scappare
qualche
elefante
che
scorrazzava
per
i
campi
circostanti
e
rovesciava
parecchie
siepi
,
affinchè
non
languisse
la
cronaca
dei
giornali
locali
.
New
-
Haven
conta
più
di
sessanta
mila
abitanti
,
ma
è
tranquilla
come
un
villaggio
;
ha
strade
belle
e
larghe
,
fiancheggiate
da
filari
d
'
alberi
,
e
le
sue
case
sono
quasi
tutte
di
legno
,
piccole
,
eleganti
e
simpatiche
come
tante
palazzine
di
villeggiatura
.
È
rinomata
pel
collegio
Yale
,
per
le
sue
fabbriche
di
carrozze
e
per
la
severità
con
cui
si
osserva
il
riposo
della
domenica
.
_
Yale
Colege
_
-
-
uno
dei
più
rinomati
e
importanti
degli
Stati
Uniti
-
-
è
un
complesso
di
edifizi
che
non
hanno
nulla
di
grandioso
.
A
vederli
così
semplici
non
si
direbbe
che
in
essi
studiano
e
alloggiano
circa
1300
giovani
provenienti
da
tutti
gli
Stati
dell
'
Unione
,
insieme
con
un
centinaio
di
professori
,
fra
cui
alcuni
di
gran
fama
,
come
O
.
C
.
Marsh
,
direttore
dell
'
istituto
;
Dana
,
un
dotto
geologo
;
e
Whitney
,
profondo
in
filologia
e
lingua
sanscrita
.
Del
corpo
insegnante
faceva
parte
anche
un
italiano
,
il
professore
C
.
L
.
Speranza
.
Un
uso
notevole
fra
gli
studenti
più
intelligenti
è
quello
di
unirsi
in
una
associazione
segreta
i
cui
membri
si
promettono
di
conservarsi
amici
anche
dopo
finiti
gli
studi
e
di
aiutarsi
sempre
a
vicenda
nel
corso
della
vita
:
una
specie
di
ciò
che
dovrebbe
essere
la
massoneria
.
La
colonia
italiana
di
New
-
Haven
conta
circa
un
migliaio
e
mezzo
di
pacifici
e
laboriosi
operai
,
i
quali
non
fanno
mai
parlar
di
loro
per
risse
e
coltellate
,
e
che
anzi
sono
assai
ben
visti
dalla
popolazione
.
Quasi
tutti
lavorano
nelle
numerose
fabbriche
di
carrozze
e
di
oggetti
di
gomma
.
Per
provare
il
buon
conto
in
cui
li
tiene
,
il
Municipio
aprì
per
essi
una
scuola
nella
quale
si
danno
lezioni
gratuite
serali
d
'
inglese
.
Straordinario
è
il
numero
di
chiese
d
'
ogni
culto
.
Nel
solo
centro
della
città
ne
sorgono
cinque
,
a
pochi
passi
l
'
una
dall
'
altra
.
Mentre
le
esaminavo
,
vidi
spuntare
da
una
strada
un
distaccamento
della
_
Salvation
Army
_
(
Esercito
della
Salute
)
,
con
pifferi
e
tamburo
alla
testa
:
alcune
donne
leggevano
ad
alta
voce
,
camminando
,
non
so
quali
salmi
o
canzoni
.
Sembrava
una
mascherata
carnevalesca
.
Soltanto
,
invece
dell
'
allegria
,
quei
disgraziati
apostoli
avevano
i
segni
del
cretinismo
sulle
loro
faccie
angolose
.
Uno
dei
punti
più
belli
di
New
-
Haven
è
dove
la
città
finisce
sulla
riva
del
Sound
.
A
levante
sorgono
alcune
collinette
e
a
ponente
si
stendono
fino
a
perdita
d
'
occhio
le
acque
calme
del
fiume
,
popolate
di
barche
e
di
qualche
_
schooner
_
.
Quella
vista
deve
essere
molto
pittoresca
nella
bella
stagione
,
quando
gli
alberi
sono
verdi
,
quando
il
fondo
scuro
del
paesaggio
fa
risaltare
lo
specchio
limpido
del
Sound
e
il
bianco
delle
case
lontane
.
Mentre
io
e
l
'
amico
tornavamo
in
città
,
facemmo
quella
domenica
uno
strano
incontro
.
Ventun
persone
,
fra
uomini
e
donne
,
elegantemente
vestiti
,
venivano
condotti
a
New
-
Haven
prigionieri
,
scortati
da
alcuni
_
policemen
_
.
Gli
arrestati
appartenevano
alla
miglior
società
ed
ecco
di
che
cosa
si
erano
resi
colpevoli
.
Ignorando
che
le
autorità
avevano
deciso
di
rimettere
in
vigore
le
puritane
_
blue
laws
_
,
quei
signori
erano
usciti
a
passeggiare
in
carrozza
come
il
solito
di
tutte
le
feste
.
Giunti
a
un
certo
punto
vennero
arrestati
come
contravventori
alla
legge
sulla
domenica
,
rinchiusi
in
una
masseria
come
un
branco
di
montoni
,
e
condotti
quindi
tutti
insieme
a
New
-
Haven
.
Tradotti
davanti
al
giudice
,
alcuni
furono
rilasciati
pagando
una
cauzione
di
venticinque
dollari
,
altri
trattenuti
in
prigione
.
Quella
inattesa
risurrezione
di
leggi
cadute
in
disuso
era
dovuta
all
'
iniziativa
del
gran
constabile
Thompson
,
il
quale
agiva
dietro
richiesta
degli
abitanti
della
borgata
di
Foxon
.
Costoro
si
lagnavano
che
«
quelli
di
New
-
Haven
violavano
costantemente
la
domenica
passando
in
vettura
a
Foxon
,
con
grande
noia
e
scandalo
dei
buoni
cittadini
.
»
È
comico
il
modo
usato
dal
Thompson
per
fermare
quelli
che
passavano
in
carrozza
,
i
quali
,
se
avessero
dubitato
del
minimo
pericolo
,
avrebbero
potuto
sfuggire
facilmente
alla
cattura
frustando
i
cavalli
.
Il
signor
Thompson
aveva
imboscato
i
suoi
uomini
in
un
punto
in
cui
la
strada
era
tutta
coperta
dalle
noci
che
il
vento
aveva
fatto
cadere
dalle
piante
circostanti
.
Come
il
malizioso
constabile
aveva
preveduto
,
tutti
quelli
che
arrivarono
in
carrozza
a
quel
punto
,
vedendo
le
belle
noci
,
scesero
per
riempirsene
le
saccoccie
.
In
quella
sbucarono
i
_
policemen
_
e
li
dichiararono
in
arresto
.
V
.
In
ferrovia
aerea
.
Quella
mattina
che
si
era
stabilita
,
insieme
con
la
signorina
Mary
e
con
suo
fratello
Giorgio
feci
la
gita
di
nove
miglia
dalla
Battery
fino
alla
155^a
strada
sul
ramo
ovest
dell
'
_
Elevated
Railroad
_
,
la
ferrovia
aerea
che
attraversa
New
-
York
in
tutta
la
sua
lunghezza
.
Partendo
dalla
stazione
che
sorge
in
fondo
al
Battery
Park
,
si
gode
una
magnifica
vista
della
baia
newyorkese
,
meno
incantevole
del
Corno
d
'
oro
di
Costantinopoli
,
ma
bella
quanto
quella
di
Napoli
,
di
Rio
Janeiro
e
di
San
Francisco
e
importante
per
movimento
di
navi
quanto
queste
tre
ultime
riunite
insieme
.
All
'
ingresso
del
porto
si
costruivano
le
fondamenta
per
la
statua
colossale
della
Libertà
col
faro
in
mano
.
I
miei
due
amici
mi
mostrarono
il
balcone
dal
quale
Giorgio
Washington
pronunziò
il
giuramento
come
primo
presidente
degli
Stati
Uniti
.
Dove
sventolò
per
la
prima
volta
la
bandiera
americana
,
vi
sono
oggi
le
insegne
di
due
mercanti
di
grano
;
nulla
che
ricordi
il
patriottico
avvenimento
.
Girando
verso
Greenwich
Street
,
si
oltrepassa
Castle
Garden
,
la
stazione
d
'
arrivo
degli
emigranti
,
che
una
volta
era
un
forte
che
difendeva
sull
'
Hudson
la
punta
dell
'
isola
di
Manhattan
,
e
che
poi
fu
un
teatro
d
'
opera
dove
la
Jenny
Lind
,
col
famoso
Barnun
per
impresario
,
andava
a
cantare
passando
sotto
un
arco
trionfale
degno
di
una
regina
.
Si
fiancheggia
Broadway
,
oggi
tutta
palazzi
e
magazzini
,
e
pochi
anni
fa
l
'
unica
strada
carrozzabile
che
conduceva
a
Boston
e
sulla
quale
crescevano
l
'
erba
e
i
fiori
di
prato
;
e
si
giunge
alla
ricca
Trinity
Church
.
S
'
intravvedono
la
chiesa
di
San
Paolo
,
già
frequentata
da
Washington
,
e
i
tetti
del
palazzo
del
_
New
York
Herald
_
fabbricato
nel
luogo
dove
per
tanti
anni
Barnum
tenne
un
museo
di
curiosità
e
di
fenomeni
;
poi
gli
edifizi
della
Posta
e
dei
grandi
uffici
di
giornali
della
Printing
House
Square
(
piazza
della
Stampa
)
.
Si
costeggiano
fabbriche
,
negozi
,
magazzini
a
migliaia
e
quartieri
uno
diverso
dall
'
altro
;
Union
Square
,
con
la
bella
statua
di
Lafayette
,
con
quella
di
Lincoln
bruttissima
e
con
un
discreto
monumento
a
Washington
;
la
23^a
strada
col
massiccio
Tempio
Massonico
e
col
non
meno
solido
teatro
Booth
,
palazzone
di
marmo
che
costò
un
milione
di
dollari
e
che
allora
si
stava
demolendo
per
dar
luogo
a
nuovi
magazzini
.
Verso
Madison
Square
sorge
il
palazzo
dove
pochi
anni
fa
venne
assassinato
il
vecchio
banchiere
Nathan
.
Fu
un
orribile
delitto
che
rimase
avvolto
nel
più
profondo
mistero
.
Una
mattina
di
luglio
un
figlio
del
defunto
,
senza
scarpe
e
con
le
calze
macchiate
del
sangue
del
padre
,
apriva
la
porta
di
quel
palazzo
gridando
al
soccorso
.
Il
banchiere
era
stato
trovato
morto
nella
sua
stanza
,
con
la
testa
schiacciata
.
Vicino
al
cadavere
giaceva
una
grossa
mazza
di
ferro
che
l
'
assassino
aveva
preso
nella
stalla
dietro
la
casa
.
Fra
l
'
ucciso
e
l
'
uccisore
doveva
esservi
stata
una
lotta
tremenda
,
perchè
il
pavimento
e
i
muri
erano
tutti
insanguinati
;
persino
lungo
le
scale
c
'
erano
delle
chiazze
rosse
.
E
non
si
seppe
mai
nulla
.
Quella
notte
dormivano
nel
palazzo
due
figli
del
banchiere
,
uno
al
quarto
,
l
'
altro
al
terzo
piano
.
Al
secondo
trovavasi
il
padre
e
al
primo
stava
una
vecchia
portinaia
.
Tutti
dichiararono
di
non
aver
udito
alcun
rumore
.
Solo
un
medico
dimorante
nella
casa
accanto
depose
di
aver
sentito
del
baccano
nella
stalla
.
I
più
abili
_
detectives
_
non
riuscirono
a
scoprire
la
minima
traccia
degli
assassini
.
Ma
il
treno
procede
rapido
e
senza
rumore
:
le
case
si
succedono
alle
case
,
le
strade
alle
strade
.
A
poco
a
poco
i
fabbricati
diventano
più
rari
;
però
le
aree
sono
carissime
egualmente
.
La
grande
massa
scura
che
si
stende
a
destra
è
il
Central
Park
.
Ci
troviamo
nella
vasta
zona
,
fra
il
parco
e
il
fiume
Hudson
,
fra
la
62^a
e
la
110^a
strada
.
-
-
Facciamo
un
conticino
-
-
disse
Giorgio
.
-
-
Questi
192
_
blocks
_
di
64
lotti
di
terreno
cadauno
formano
12288
lotti
,
i
quali
,
al
valore
medio
di
seimila
dollari
per
ciascuno
,
rappresentano
la
somma
di
quasi
74
milioni
di
dollari
.
Più
avanti
,
dalla
110^a
alla
155^a
strada
,
dalla
quinta
Avenue
al
fiume
,
vi
sono
45
strade
e
315
_
blocks
_
:
un
capitale
di
più
di
141
milioni
di
dollari
.
E
al
disopra
della
155^a
strada
si
trovano
altri
414
_
blocks
_
stimati
13
milioni
e
mezzo
di
dollari
.
Giacciono
qua
,
dunque
,
più
di
228
milioni
di
dollari
di
capitali
morti
:
terreno
sassoso
e
desolato
che
gli
speculatori
vendono
,
man
mano
che
la
popolazione
aumenta
,
ai
ricchi
,
i
quali
vi
costruiscono
i
loro
palazzi
.
-
-
E
intanto
-
-
osservavo
io
-
-
mentre
qui
c
'
è
tanta
aria
pura
e
tanto
spazio
libero
,
nella
città
bassa
migliaia
e
migliaia
di
famiglie
languono
negli
oscuri
e
malsani
_
tenement
houses
_
.
Appunto
la
settimana
prima
l
'
Assemblyman
Oakley
aveva
fatto
un
rapporto
alla
Commissione
sanitaria
di
New
-
York
intorno
a
certe
case
di
Mulberry
Street
occupate
da
un
numero
di
italiani
molto
superiore
a
quello
che
possono
contenere
.
La
relazione
concludeva
così
:
-
-
In
molti
appartamenti
delle
case
summenzionate
gli
abitanti
vennero
trovati
che
dormivano
sul
pavimento
,
a
mucchi
,
senza
letti
.
-
-
La
zona
di
terreno
di
cui
mi
parlava
Giorgio
è
tutta
dentro
nell
'
isola
su
cui
sorge
New
-
York
;
ve
n
'
ha
un
'
estensione
altrettanto
vasta
al
di
là
di
Harlem
e
l
'
enorme
capitale
infruttifero
raddoppia
di
valore
ogni
dieci
anni
.
In
pochi
lustri
tutta
quella
terra
sarà
coperta
di
case
:
quell
'
anno
stesso
le
fabbriche
sorgevano
come
funghi
.
Da
Battery
ad
Harlem
l
'
isola
di
Manhattan
sarà
zeppa
di
edifizi
,
intersecata
da
nuove
ferrovie
,
e
non
basterà
a
contenere
la
massa
della
popolazione
che
aumenta
di
giorno
in
giorno
.
Quando
si
è
giunti
al
cimitero
della
Trinità
si
sono
percorse
le
nove
miglia
della
ferrovia
alta
.
A
pochi
passi
scorrono
le
acque
tranquille
dell
'
Hudson
:
quale
contrasto
fra
la
calma
che
regna
lassù
e
il
baccano
della
metropoli
che
si
stende
abbasso
!
Scendemmo
dalla
stazione
:
facendo
una
passeggiata
in
quei
recessi
silenziosi
,
Giorgio
descriveva
lo
sviluppo
meraviglioso
di
New
-
York
in
questo
secolo
.
Ottant
'
anni
fa
la
città
non
contava
settantamila
abitanti
;
oggi
ne
ha
più
di
un
milione
e
mezzo
nei
soli
limiti
del
Municipio
;
coi
sobborghi
e
con
le
città
che
le
fanno
corona
e
dalle
quali
non
è
separata
che
da
pochi
minuti
di
_
Steam
-
boats
_
,
è
più
popolata
della
stessa
Londra
.
E
pensare
che
solo
al
principio
del
secolo
venivano
selciate
Broadway
,
Duane
e
Reade
Streets
e
che
si
doveva
scavare
un
fosso
lungo
il
percorso
attuale
di
Canal
Street
per
raccogliere
gli
scoli
dei
prati
di
Lispenard
!
Facendo
la
nostra
gita
passammo
davanti
ad
una
trattoria
dove
un
certo
W
.
S
.
Walcott
di
Harlem
aveva
scommesso
di
mangiare
ogni
giorno
per
un
mese
un
paio
di
quaglie
arrosto
.
Simili
scommesse
sono
comuni
negli
Stati
-
Uniti
e
vengono
spesso
organizzate
da
proprietari
di
alberghi
e
di
_
restaurants
_
per
chiamar
gente
:
poi
servono
a
un
certo
pubblico
per
scommettere
pro
o
contro
come
alle
corse
dei
cavalli
.
I
mangiatori
straordinari
,
possessori
di
stomachi
da
struzzo
,
diventano
celebri
nell
'
America
del
Nord
e
fanno
parlar
molto
di
sè
quando
si
misurano
con
avversari
della
medesima
forza
.
Uno
dei
più
conosciuti
era
un
certo
Peter
Ellison
di
Albany
,
un
robustissimo
vecchio
che
,
per
una
scommessa
,
il
giorno
in
cui
compiva
sessant
'
anni
,
mangiò
,
in
un
solo
pasto
e
nel
tempo
che
si
impiega
usualmente
per
pranzare
,
un
tacchino
ripieno
che
pesava
quasi
ventidue
libbre
inglesi
.
Qualche
tempo
prima
,
uno
_
sportsman
_
offrì
di
scommettere
contro
il
senatore
John
Morrissey
,
gran
mangiatore
anche
lui
,
che
avrebbe
trovato
un
uomo
capace
di
mangiare
un
tacchino
di
ventitrè
libbre
in
un
pasto
solo
.
Prima
di
accettare
la
scommessa
,
Morrissey
volle
sapere
il
nome
del
mangiatore
e
quando
intese
che
era
Ellison
:
-
-
Lo
conosco
-
-
rispose
,
e
non
volle
scommettere
.
In
quell
'
epoca
una
gran
gara
aveva
avuto
luogo
fra
Ellison
e
un
altro
potente
divoratore
all
'
albergo
Snedicker
nel
Long
Island
.
Si
trattava
di
mangiare
polli
giovani
cotti
alla
graticola
.
Ogni
pollo
veniva
spaccato
a
mezzo
con
grande
precisione
e
l
'
albergatore
ne
dava
,
di
mano
in
mano
,
una
metà
ad
ognuno
dei
due
scommettitori
.
Ellison
ne
mangiò
trentadue
metà
,
cioè
sedici
pollastri
,
e
vinse
.
Qualche
volta
le
scommesse
hanno
luogo
fra
donne
.
Due
negre
si
sfidarono
un
giorno
a
chi
mangiava
la
maggior
quantità
di
granturco
verde
bollito
.
Una
ne
mangiò
ventisei
pannocchie
e
l
'
altra
ventinove
.
Quest
'
ultima
non
soffrì
minimamente
;
ma
la
prima
morì
in
trentasei
ore
.
-
-
Se
continua
questa
volgare
e
antigienica
mania
-
-
disse
Giorgio
-
-
ne
sentiremo
presto
delle
belle
.
Leggeremo
nei
giornali
:
«
il
celebre
dinamitardo
O
'
Donovan
Rossa
ha
depositato
cinquanta
_
cents
_
nell
'
ufficio
del
_
Clipper
_
con
una
sfida
,
aperta
a
tutti
,
di
misurarsi
con
lui
nella
sua
grande
specialità
di
mangiare
mille
pagnottelle
in
mille
quarti
d
'
ora
consecutivi
.
»
-
-
Oppure
-
-
disse
la
signorina
Mary
che
si
divertiva
a
quei
discorsi
-
-
il
seguente
:
«
Un
_
gentleman
_
dimorante
a
Brooklyn
ha
vinto
ieri
una
forte
scommessa
mangiando
tre
solini
di
carta
al
giorno
per
cento
e
sette
giorni
consecutivi
.
L
'
unica
bevanda
accordatagli
dai
termini
della
scommessa
per
inaffiare
il
suo
pasto
piuttosto
asciutto
era
amido
diluito
in
poca
acqua
.
»
-
-
Uno
sconosciuto
-
-
riprese
Giorgio
-
-
scommette
di
mangiare
un
paio
di
tavolette
di
lievito
compresso
,
bevendo
acqua
tepida
,
per
trenta
giorni
consecutivi
.
Accetta
di
sottomettersi
alla
prova
accanto
ad
una
stufa
ben
riscaldata
.
-
-
Un
tristissimo
caso
d
'
insuccesso
-
-
seguitò
Mary
.
-
-
Il
signor
Smith
,
avventore
della
pensione
di
Mrs
.
Lodyett
,
ha
scommesso
recentemente
di
mangiare
in
una
settimana
una
delle
bistecche
che
fornisce
quella
pensione
.
Il
tentativo
è
fallito
completamente
,
quantunque
il
signor
Smith
abbia
impiegato
della
dinamite
e
una
leva
di
ferro
.
VI
.
La
città
della
luce
.
Alla
domenica
mattina
non
c
'
è
famiglia
americana
che
non
si
rechi
a
messa
se
è
cattolica
o
al
sermone
se
è
protestante
.
Le
chiese
di
tutte
le
varietà
del
protestantismo
,
che
è
la
religione
dominante
,
sono
numerose
,
e
alcune
di
esse
si
fanno
la
concorrenza
come
i
teatri
,
scritturando
i
migliori
oratori
.
I
pochi
che
non
professano
alcun
culto
sono
ascritti
a
qualche
associazione
filantropica
e
si
raccolgono
egualmente
per
curare
qualche
opera
di
beneficenza
:
scuole
,
ricoveri
e
via
dicendo
.
La
signorina
Mary
apparteneva
alla
_
Ethical
Culture
Society
_
,
di
cui
è
presidente
il
prof
.
Felice
Adler
,
uno
dei
più
profondi
pensatori
degli
Stati
Uniti
,
il
quale
tutti
gli
inverni
tiene
a
New
-
York
un
pubblico
corso
di
conferenze
sul
libero
pensiero
.
Figlio
di
un
celebre
e
ricco
rabbino
newyorkese
,
dopo
avere
molto
studiato
e
viaggiato
,
Adler
divenne
ateo
,
abbandonò
la
religione
dei
suoi
avi
,
rinunziò
alla
successione
paterna
e
fondò
un
'
associazione
che
cresce
tutti
i
giorni
,
per
diffondere
le
sue
idee
,
per
spiegare
,
cioè
,
come
si
possa
essere
buoni
cittadini
senza
credere
in
un
dio
personale
,
come
si
debba
lavorare
ed
essere
onesti
per
l
'
obbligo
che
incombe
a
ciascheduno
di
adempiere
ai
propri
doveri
nella
società
,
e
per
l
'
onestà
per
sè
stessa
,
non
per
timore
di
essere
puniti
in
un
'
altra
vita
o
per
guadagnarsi
gli
ozi
beati
di
un
paradiso
.
Bob
Ingersoll
(
altro
campione
del
libero
pensiero
negli
Stati
Uniti
)
combatte
la
religione
col
motteggio
e
con
la
satira
,
analizzando
tutti
gli
errori
e
le
contraddizioni
delle
cosidette
sacre
scritture
;
egli
riscatta
gl
'
ingenui
dalla
schiavitù
della
fede
con
la
sferza
del
ridicolo
.
Adler
,
invece
,
serio
,
semplice
,
sereno
e
più
profondo
,
converte
al
libero
pensiero
senza
far
ridere
;
egli
fa
anzi
fremere
d
'
ira
e
di
compassione
per
tutti
i
miliardi
d
'
uomini
che
furono
e
per
i
milioni
di
viventi
che
calcolano
la
vita
come
un
semplice
viaggio
,
fanno
del
bene
per
egoismo
,
per
interesse
,
per
amore
della
futura
ricompensa
,
e
si
astengono
dal
male
per
paura
della
collera
divina
.
Bob
Ingersoll
qualche
volta
è
volgare
;
i
suoi
giuochi
di
parole
,
i
suoi
scherzi
su
certi
versetti
della
Bibbia
non
sono
di
buon
gusto
.
Felix
Adler
,
al
contrario
,
è
spesso
poeta
:
quando
dimostra
come
sono
egoisti
i
credenti
e
chiede
se
è
più
nobile
,
più
generoso
,
l
'
uomo
ateo
intemerato
e
buono
,
o
il
credente
pure
buono
e
senza
macchia
,
ma
guidato
nelle
proprie
azioni
dal
sentimento
religioso
,
la
sua
fronte
s
'
illumina
,
la
sua
parola
è
ispirata
.
E
convince
e
persuade
più
di
Ingersoll
:
la
serietà
di
Adler
fa
più
impressione
del
sorriso
volterriano
dell
'
avvocato
delle
Star
Routes
.
Una
domenica
in
cui
accompagnavo
la
signorina
Mary
alla
conferenza
,
il
professor
Adler
si
occupava
di
un
fatto
avvenuto
nella
Pensilvania
.
In
un
tribunale
di
Filadelfia
,
un
onesto
cittadino
era
stato
citato
,
giorni
prima
,
come
testimonio
,
in
una
causa
.
Invitato
a
prestare
il
giuramento
prescritto
dalla
legge
,
rispose
:
-
-
Giuro
sul
mio
onore
,
sulla
mia
coscienza
,
ma
non
in
nome
di
un
dio
personale
nel
quale
io
non
credo
.
Il
tribunale
rifiutò
la
testimonianza
del
libero
pensatore
e
lo
fece
uscire
dalla
sala
.
-
-
Capite
?
-
-
esclamò
Adler
indignato
.
-
-
Le
leggi
americane
non
accettano
la
testimonianza
nostra
,
se
non
pronunciamo
una
formula
medioevale
.
La
maggioranza
dei
cittadini
che
crede
a
un
dio
foggiato
a
sua
imagine
,
rifiuta
il
giuramento
di
noi
liberi
pensatori
,
i
quali
riconosciamo
un
ordine
supremo
,
ma
non
la
deità
personificata
.
La
sala
del
Chickering
-
Hall
era
piena
zeppa
di
un
pubblico
scelto
e
attentissimo
.
-
-
E
poi
si
ha
il
coraggio
di
affermare
-
-
continuò
l
'
oratore
-
-
che
negli
Stati
Uniti
tutte
le
credenze
e
tutte
le
religioni
sono
eguali
davanti
alla
legge
?
No
,
no
,
no
!
Questa
vantata
eguaglianza
non
è
estesa
che
alle
religioni
cristiane
:
il
presbiteriano
è
eguale
al
cattolico
,
l
'
anabattista
all
'
episcopale
.
Ma
un
ebreo
,
un
libero
pensatore
,
un
maomettano
non
è
riconosciuto
eguale
al
cristiano
.
Che
vergogna
per
la
giurisprudenza
americana
!
Che
onta
per
un
governo
sedicente
civile
!
Quando
si
comprenderà
che
un
governo
non
deve
immischiarsi
delle
coscienze
dei
cittadini
,
che
deve
essere
al
di
sopra
di
tutte
le
religioni
,
di
tutte
le
credenze
religiose
e
irreligiose
?
Non
vedete
che
oggi
,
in
pieno
secolo
decimonono
,
ciascuna
religione
è
intollerante
,
esclusivista
,
e
distruggerebbe
tutte
le
altre
,
se
lo
potesse
?
Non
vedete
che
si
sgozzano
,
si
massacrano
ancora
gli
ebrei
e
si
costringono
a
esiliare
,
a
fuggire
dai
luoghi
nativi
,
ad
abbandonare
i
loro
beni
,
i
loro
negozi
?
E
combattè
fieramente
il
pregiudizio
da
cui
sono
ispirate
tante
leggi
,
che
cioè
la
moralità
dipenda
dal
cristianesimo
.
-
-
Noi
non
avremo
-
-
disse
-
-
una
libera
costituzione
finchè
si
manterranno
nelle
nostre
leggi
elementi
di
inquisizione
.
Infatti
,
l
'
intollerante
spirito
del
prete
traspira
sempre
dalle
costituzioni
americane
.
In
sei
Stati
dell
'
Unione
tutti
coloro
che
non
credono
nell
'
esistenza
di
un
dio
personificato
sono
dichiarati
ineleggibili
a
qualsiasi
impiego
e
vengono
così
privati
di
uno
dei
diritti
essenziali
del
cittadino
.
La
costituzione
della
Carolina
del
Nord
dice
:
-
-
Le
seguenti
classi
di
persone
sono
dichiarate
inabili
a
qualunque
impiego
:
Primo
,
tutti
coloro
che
negano
l
'
esistenza
di
Dio
onnipotente
....
-
-
La
costituzione
della
Carolina
del
Sud
dice
:
-
-
Nessuna
persona
che
nega
l
'
esistenza
dell
'
Essere
Supremo
potrà
avere
un
pubblico
impiego
sotto
questi
statuti
.
-
-
Le
costituzioni
del
Mississipì
e
del
Maryland
contengono
gli
stessi
articoli
.
Gli
statuti
di
Pensilvania
e
del
Tennessee
non
si
contentano
della
semplice
credenza
in
un
dio
personificato
,
ma
richiedono
anche
che
si
creda
in
una
ricompensa
o
in
un
castigo
oltre
tomba
.
Tutti
coloro
che
professano
opinioni
differenti
sono
legalmente
incapaci
di
coprire
qualsiasi
impiego
.
Non
basta
:
senza
una
dichiarazione
di
fede
in
un
divino
capo
di
polizia
che
ricompensa
i
buoni
e
punisce
i
malvagi
in
questa
o
nell
'
altra
vita
,
la
deposizione
di
un
testimonio
non
può
ritenersi
come
attendibile
.
Solo
una
metà
degli
Stati
-
-
e
New
-
York
è
nel
numero
-
-
ha
adottato
nella
costituzione
la
clausola
di
escludere
l
'
incompetenza
per
mancanza
di
credenza
religiosa
.
È
permesso
tuttavia
di
far
sorgere
la
questione
del
credo
di
un
testimonio
,
allo
scopo
di
pregiudicarne
la
deposizione
.
Chiunque
sia
membro
di
associazioni
di
liberi
pensatori
o
abbia
semplicemente
espresso
opinioni
avanzate
in
fatto
di
religione
,
può
trovarsi
ogni
giorno
esposto
alla
mortificazione
di
sentire
queste
opinioni
citate
in
una
corte
di
giustizia
,
col
solo
scopo
di
denigrare
il
suo
carattere
e
d
'
invalidare
la
sua
testimonianza
di
fronte
a
un
giurì
che
spesso
è
composto
di
ignoranti
.
-
-
Nell
'
udire
queste
cose
-
-
diceva
Adler
-
-
il
nostro
primo
impulso
è
di
domandare
se
,
nelle
leggi
di
una
repubblica
della
quale
Thomas
Paine
fu
uno
dei
fondatori
e
la
cui
dichiarazione
d
'
indipendenza
fu
firmata
da
Thomas
Jefferson
,
può
essere
possibile
una
tale
flagrante
violazione
dei
principi
di
eguaglianza
e
di
libertà
religiosa
.
L
'
unica
scusa
per
gli
americani
è
che
tali
leggi
non
sono
state
fatte
da
loro
,
ma
conservate
dai
loro
avi
quali
esistevano
quando
le
Colonie
si
separarono
dall
'
Inghilterra
e
quando
il
cristianesimo
era
inteso
come
facente
parte
del
diritto
comune
.
-
-
Il
cristianesimo
-
-
diceva
lord
Hale
-
-
è
una
parte
della
legge
d
'
Inghilterra
,
e
il
parlar
contro
la
religione
cristiana
è
un
discorrere
sovversivo
alla
legge
.
-
-
-
-
E
così
-
-
esclamava
Adler
-
-
questo
è
rimasto
un
paese
puramente
cristiano
,
e
noi
non
siamo
che
poveri
intrusi
a
cui
la
cittadinanza
è
accordata
per
un
favore
,
non
per
un
diritto
.
Stefano
Girard
aveva
espressamente
stabilito
nel
suo
testamento
che
nessun
prete
,
ministro
o
missionario
di
qualsiasi
setta
fosse
ammesso
ad
un
impiego
qualunque
nella
famosa
istituzione
da
lui
fondata
,
e
che
a
tali
persone
non
venisse
accordato
l
'
ingresso
nella
casa
neppure
come
semplici
spettatori
.
Egli
voleva
che
gli
alunni
fossero
allevati
unicamente
coi
principi
della
moralità
e
dell
'
onestà
e
che
solo
fattisi
adulti
scegliessero
il
culto
religioso
che
più
loro
conveniva
.
Ebbene
,
Daniele
Webster
,
il
grande
,
il
celebrato
oratore
,
nell
'
impugnare
il
testamento
,
giunse
perfino
a
dire
che
la
carità
di
Girard
,
tendente
a
diminuire
il
rispetto
dell
'
umanità
verso
il
cristianesimo
,
non
era
affatto
carità
.
Un
altro
bel
discorso
che
sentii
da
Adler
era
contro
la
preghiera
.
Dopo
averne
analizzato
diligentemente
le
forme
diverse
,
egli
diceva
:
-
-
Vi
sono
molte
forme
di
preghiera
,
ma
in
generale
la
preghiera
è
una
petizione
con
cui
il
credente
chiede
qualche
cosa
al
suo
dio
.
La
stessa
parola
_
preghiera
_
in
tutte
le
lingue
significa
chiedere
umilmente
qualche
cosa
,
supplicare
,
mendicare
.
Come
!
L
'
uomo
sano
,
intelligente
,
che
col
proprio
lavoro
mantiene
sè
e
la
famiglia
e
si
rende
utile
alla
società
,
è
obbligato
a
inginocchiarsi
davanti
al
dio
per
chiedergli
egoisticamente
un
aumento
di
guadagno
,
una
stagione
propizia
e
via
dicendo
?
E
a
questo
dio
onnisciente
,
che
tutto
vede
e
di
tutto
è
informato
,
il
fedele
deve
specificare
la
domanda
,
fare
una
lunga
e
minuziosa
storia
dei
propri
bisogni
?
E
perchè
?
Perchè
,
vi
rispondono
,
l
'
uomo
non
è
che
una
creatura
,
venuta
alla
luce
del
sole
a
propria
insaputa
e
senza
averlo
chiesto
,
ma
che
deve
essere
riconoscente
al
Creatore
d
'
averla
messa
al
mondo
,
anche
quando
è
miserabile
,
storpia
,
stupida
,
piena
di
difetti
fisici
e
morali
.
Per
il
credente
non
vi
deve
essere
carattere
,
dignità
personale
,
fiducia
nelle
proprie
forze
:
no
,
tutto
dipende
dal
capriccio
di
quel
padrone
che
gli
ha
fatto
il
regalo
dell
'esistenza.--
Adler
ha
espresso
la
sua
fede
nel
progresso
e
nel
miglioramento
della
razza
umana
in
una
poesia
intitolata
:
_
La
città
della
luce
(
The
city
of
light
)
_
,
che
anche
nel
testo
inglese
,
sebbene
i
versi
siano
belli
e
semplicissimi
,
ha
una
nebulosità
che
risalta
maggiormente
nella
prosa
povera
e
nuda
della
traduzione
.
Ma
l
'
autore
ha
usato
forse
a
bella
posta
il
linguaggio
mistico
e
figurato
che
meglio
colpisce
la
mente
delle
masse
.
Ecco
la
traduzione
letterale
:
«
Udiste
mai
parlare
della
città
d
'
oro
menzionata
nelle
antiche
leggende
?
Eterna
luce
risplende
sopra
di
essa
e
si
narrano
di
essa
storie
meravigliose
.
«
Solo
uomini
e
donne
giusti
abitano
entro
le
sue
mura
lucenti
:
il
male
è
bandito
da
'
suoi
confini
;
la
giustizia
vi
regna
suprema
su
di
tutti
.
«
Se
voi
domandate
dov
'
è
questa
città
in
cui
regna
la
perfetta
giustizia
,
io
devo
rispondervi
che
cercate
invano
dov
'
essa
sorge
.
«
Potete
vagare
per
monti
e
per
valli
,
attraversare
il
mare
e
la
terra
,
cercar
per
tutto
il
vasto
mondo
;
è
quella
una
città
che
ha
ancora
da
nascere
.
«
Noi
siamo
i
costruttori
di
questa
città
;
tutte
le
nostre
gioie
e
tutti
i
nostri
dolori
contribuiscono
ad
innalzare
le
sue
mura
risplendenti
:
tutte
le
nostre
vite
sono
le
pietre
che
la
compongono
.
«
I
più
non
possono
fare
che
gli
umili
servizi
,
spaccar
rozze
pietre
e
scavare
il
suolo
;
mentre
pochi
solamente
raccolgono
gloria
e
onore
dal
loro
lavoro
.
«
Mentre
pochi
possono
edificare
gli
archi
,
le
graziose
e
artistiche
colonne
e
realizzare
un
pensiero
grande
e
una
ideale
bellezza
in
quel
luogo
.
«
Ma
umili
o
superiori
,
tutti
sono
chiamati
a
un
còmpito
grandioso
,
tutti
aiutano
a
condurre
a
termine
un
sublime
disegno
.
«
Quale
sia
questo
piano
noi
non
lo
sappiamo
;
noi
non
sappiamo
quanto
sia
alto
il
seggio
della
giustizia
,
come
codesta
città
delle
nostre
visioni
apparirà
all
'
occhio
umano
.
«
Nessuna
mente
può
figurarsi
ciò
,
nessuna
lingua
può
dirlo
;
noi
possiamo
soltanto
intuire
le
glorie
della
città
del
futuro
.
«
Solo
per
essa
noi
dobbiamo
sempre
lavorare
,
per
essa
sopportare
pene
e
dolori
,
in
essa
trovare
il
fine
dell
'
esistenza
nostra
.
«
Pochi
e
brevi
anni
noi
lavoriamo
;
presto
finiscono
i
nostri
giorni
,
altri
lavoratori
ci
sostituiscono
e
il
nostro
posto
non
si
riconosce
più
.
«
Ma
l
'
opera
che
noi
abbiamo
edificata
,
spesso
con
mani
insanguinate
,
con
lagrime
,
con
confusione
e
angoscia
,
non
perirà
col
termine
de
'
nostri
anni
.
«
Essa
sarà
,
alla
fine
,
resa
perfetta
;
essa
coronerà
gli
sforzi
delle
legioni
d
'
uomini
lavoratori
.
«
Essa
sarà
compiuta
e
brillerà
trasformata
nel
regno
finale
della
giustizia
;
essa
emergerà
fra
lo
splendore
della
Città
della
Luce
.
»
Dopo
quella
fondata
da
Adler
,
la
più
importante
società
nord
-
americana
di
liberi
pensatori
è
la
_
Freethinkers
'
Association
_
(
Associazione
dei
liberi
pensatori
)
.
Eccone
la
_
platform
_
:
«
Noi
domandiamo
che
le
chiese
e
le
altre
proprietà
ecclesiastiche
non
restino
più
a
lungo
esenti
dalle
tasse
.
«
Noi
domandiamo
che
gli
impieghi
di
cappellani
nel
Congresso
,
nelle
legislature
degli
Stati
,
nella
marina
,
nell
'
esercito
,
nelle
prigioni
,
negli
asili
e
in
tutte
le
altre
istituzioni
mantenute
col
pubblico
denaro
,
vengano
aboliti
.
«
Noi
domandiamo
che
cessi
ogni
stanziamento
di
danaro
pubblico
per
qualsiasi
istituzione
di
educazione
e
di
carità
di
carattere
religioso
.
«
Noi
domandiamo
che
ogni
servizio
religioso
ora
sostenuto
dal
Governo
venga
soppresso
,
e
specialmente
che
l
'
uso
della
Bibbia
nelle
scuole
pubbliche
,
sia
come
libro
di
testo
,
sia
come
trattato
religioso
,
sia
proibito
.
«
Noi
domandiamo
che
cessi
completamente
il
diritto
,
sia
nel
presidente
degli
Stati
Uniti
,
sia
nei
governatori
dei
differenti
Stati
,
di
fissare
giorni
dedicati
a
pubbliche
feste
religiose
o
digiuni
.
«
Noi
domandiamo
che
il
giuramento
nei
tribunali
e
dovunque
venga
abolito
e
che
vi
sia
sostituita
la
semplice
affermazione
,
sottoposta
,
in
caso
di
riconosciuta
falsità
,
alle
stesse
penalità
dello
spergiuro
.
«
Noi
domandiamo
che
vengano
abrogate
tutte
le
leggi
tendenti
,
direttamente
o
indirettamente
,
a
imporre
l
'
osservanza
della
domenica
.
«
Noi
domandiamo
che
tutte
le
leggi
che
tendono
a
imporre
la
moralità
cristiana
siano
abolite
,
e
che
esse
vengano
rifatte
sui
principi
della
morale
naturale
,
dei
diritti
eguali
e
della
libertà
comune
.
«
Noi
domandiamo
che
non
venga
concesso
alcun
vantaggio
o
privilegio
alla
religione
cristiana
nè
ad
altra
qualsiasi
;
che
il
nostro
intero
sistema
politico
sia
basato
su
di
un
principio
puramente
civile
,
e
che
qualunque
modificazione
alle
nostre
convenzioni
trovata
necessaria
per
raggiungere
questo
scopo
venga
eseguita
in
modo
pronto
ed
efficace
.
»
La
_
Freethinkers
'
Association
_
tiene
ogni
anno
un
gran
congresso
in
una
sala
,
intorno
alla
quale
si
leggono
le
seguenti
iscrizioni
:
-
-
Il
Governo
degli
Stati
Uniti
non
è
basato
sulla
religione
cristiana
.
-
-
_
Giorgio
Washington
_
.
-
-
Questo
mondo
è
la
mia
patria
;
far
bene
,
la
mia
religione
.
-
-
_
Tommaso
Paine
_
.
-
-
Datemi
le
tempeste
del
pensiero
e
dell
'
azione
piuttosto
che
la
morta
calma
dell
'
ignoranza
e
della
fede
.
-
-
_
Roberto
Ingersoll
_
.
-
-
In
ogni
paese
e
in
ogni
età
il
prete
fu
ostile
alla
libertà
.
-
-
_
Tommaso
Jefferson
_
.
VII
.
La
guerra
ai
mormoni
.
L
'
intolleranza
delle
varie
religioni
cristiane
si
manifesta
negli
Stati
Uniti
anche
nella
guerra
continua
ai
mormoni
.
Ogni
nuovo
presidente
finisce
generalmente
il
suo
primo
discorso
col
promettere
che
cercherà
di
combattere
e
di
distruggere
la
poligamia
nell
'
Utah
.
Per
realizzare
questo
progetto
bisognerebbe
sopprimere
l
'
autonomia
del
territorio
dei
mormoni
e
sostituirvi
il
Governo
federale
.
E
con
quale
diritto
può
il
potere
esecutivo
di
Washington
imporre
le
sue
leggi
in
un
paese
che
non
è
uno
Stato
dell
'
Unione
?
-
-
Per
la
morale
-
-
si
risponde
-
-
perchè
la
poligamia
è
una
barbarie
,
un
insulto
alla
civiltà
dei
popoli
vicini
.
Ma
bisogna
ricordarsi
che
i
mormoni
non
abitano
con
le
loro
famiglie
nelle
città
americane
e
non
vanno
in
giro
a
sfoggiare
i
loro
_
harems
_
:
risiedono
nel
paese
che
essi
soli
hanno
coltivato
,
popolato
e
reso
ricco
.
La
pluralità
dei
loro
matrimoni
offende
il
popolo
degli
Stati
Uniti
?
Non
è
vero
,
come
non
è
vero
che
le
nazioni
cristiane
del
vecchio
continente
si
siano
mai
sognate
di
offendersi
della
poligamia
dei
Turchi
.
Un
amico
che
tornava
a
New
-
York
,
dopo
aver
visitato
il
paese
dei
mormoni
,
mi
confessava
:
-
-
Io
ti
dico
in
confidenza
che
in
fondo
in
fondo
codesti
bravi
mormoni
sono
da
invidiarsi
.
Essi
hanno
realizzato
un
sogno
classico
.
Quando
sono
ricchi
,
diventano
nelle
loro
case
altrettanti
patriarchi
,
circondati
da
donne
e
da
fanciulli
.
Li
credo
più
franchi
e
onesti
di
noi
che
giuriamo
fede
a
una
donna
sola
e
poi
rompiamo
il
giuramento
nostro
,
non
curandoci
che
di
salvare
le
apparenze
.
Nell
'
Utah
c
'
è
meno
ipocrisia
.
Laggiù
non
trovi
donne
pubbliche
nè
fanciulli
abbandonati
,
ma
lavoro
e
armonia
.
E
infatti
,
esaminandola
da
un
certo
lato
,
non
è
antipatica
questa
gente
che
si
separò
volontariamente
dal
consorzio
umano
e
che
,
guidata
da
un
nuovo
Mosè
,
lasciò
i
paesi
nativi
per
andarsene
in
mezzo
ai
deserti
a
vivere
indipendente
,
secondo
i
dogmi
della
sua
religione
.
Brigham
Young
ha
detto
al
mondo
cristiano
:
-
-
Io
sfido
che
mi
si
provi
con
la
Bibbia
che
non
ho
diritto
di
prendere
quante
spose
mi
garbano
:
Salomone
ha
ben
avuto
mille
mogli
!
-
-
A
parte
le
idee
bibliche
che
risveglia
lo
spettacolo
della
tribù
dei
mormoni
,
tranquilla
e
laboriosa
,
la
quale
non
domanda
che
di
essere
lasciata
in
pace
in
mezzo
alle
sue
praterie
e
alle
sue
montagne
,
è
evidente
che
-
-
ammesso
pure
nel
Governo
federale
degli
Stati
Uniti
il
diritto
di
tentar
di
distruggere
la
poligamia
nel
territorio
dell
'
Utah
-
-
non
è
con
la
violenza
che
si
riuscirà
nell
'
intento
.
Furono
appunto
il
martirio
del
profeta
e
le
persecuzioni
contro
i
suoi
seguaci
che
consolidarono
la
Chiesa
detta
dei
Santi
.
Molti
ricorderanno
i
disordini
avvenuti
nel
1871
,
quando
il
generale
Grant
-
-
come
un
dì
Napoleone
I
con
Pio
VII
-
-
fece
mettere
in
prigione
il
papa
e
gli
apostoli
del
mormonismo
,
i
quali
non
volevano
saperne
di
abrogare
l
'
istituzione
,
che
è
una
delle
pietre
angolari
della
loro
religione
.
E
poi
i
mormoni
sono
calunniati
.
Generalmente
vendono
creduti
una
razza
lussuriosa
,
mentre
invece
chi
li
visita
a
casa
loro
dice
di
non
aver
mai
veduto
un
popolo
più
serio
e
di
costumi
più
semplici
:
i
mormoni
praticano
la
poligamia
senza
scandali
e
senza
tener
le
donne
a
guisa
di
tante
schiave
,
come
avviene
presso
i
musulmani
.
Nessuno
di
essi
prende
due
mogli
se
non
ha
i
mezzi
di
mantenerle
agiatamente
(
molti
non
ne
hanno
neppur
una
)
e
non
avvengono
mai
,
fra
loro
,
divorzi
.
Si
contano
sulle
dita
le
mogli
di
mormoni
che
abbandonano
il
marito
e
il
paese
.
Spesso
è
la
prima
moglie
che
indica
al
consorte
una
brava
ragazza
e
lo
consiglia
di
sposarla
,
per
essere
aiutata
nel
disbrigo
delle
faccende
domestiche
.
La
fede
compie
il
miracolo
di
distruggere
fra
i
mormoni
la
gelosia
:
le
donne
cresciute
nell
'
Utah
credono
di
piacere
a
Dio
col
vivere
d
'
accordo
fra
loro
e
sottomesse
al
loro
capo
.
Per
colpire
la
poligamia
si
approvò
a
Washington
una
legge
in
forza
della
quale
tutti
coloro
che
vivono
o
hanno
vissuto
in
relazioni
maritali
con
più
di
una
donna
perdono
i
diritti
elettorali
.
Si
voleva
con
ciò
far
decadere
dai
loro
diritti
i
mormoni
e
mettere
il
meccanismo
governativo
del
territorio
in
mano
della
piccola
minoranza
dei
gentili
(
così
i
mormoni
chiamano
i
dissidenti
dell
'
Utah
)
.
Per
la
migliore
esecuzione
della
legge
si
mandarono
sul
luogo
dei
commissarii
incaricati
di
far
prestare
a
tutti
i
mormoni
,
prima
di
ammetterli
a
votare
,
il
giuramento
che
non
erano
poligami
.
Questa
misura
ebbe
per
conseguenza
di
tener
lontani
dalle
urne
migliaia
di
cittadini
,
ma
non
si
ottenne
l
'
effetto
desiderato
,
poichè
fino
dal
primo
esperimento
tutti
i
candidati
mormoni
riuscirono
trionfalmente
coi
voti
dei
mormoni
che
hanno
una
sola
moglie
.
I
mormoni
trovarono
poi
degli
alleati
anche
fra
i
liberali
non
appartenenti
alla
loro
religione
nel
sostenere
che
la
legge
è
ingiusta
e
che
l
'
esigere
un
giuramento
da
chi
si
accosta
alle
urne
è
anticostituzionale
.
I
mormoni
o
i
_
Santi
degli
ultimi
giorni
_
,
come
essi
si
chiamano
,
sono
adesso
circa
160
mila
e
aumentano
continuamente
.
Quasi
tutte
le
settimane
sbarca
nei
porti
della
costa
atlantica
qualche
carovana
di
neofiti
,
guidata
da
un
missionario
,
che
va
diritta
a
stabilirsi
nell
'
Utah
.
La
maggior
parte
dei
neofiti
provengono
dalla
Svezia
,
dalla
Norvegia
,
dalla
Danimarca
,
dalla
Scozia
e
dall
'
Inghilterra
.
Viaggiando
lungo
la
linea
del
Pacifico
se
ne
incontrano
spesso
dei
vagoni
pieni
.
Io
ne
vidi
arrivare
a
New
-
York
,
parecchie
volte
.
Erano
vigorosi
contadini
e
robusti
operai
che
avevano
l
'
aria
di
recarsi
al
Lago
Salato
per
isfruttare
quelle
vergini
terre
e
darsi
all
'
industria
e
al
commercio
allo
scopo
di
procurarsi
una
buona
posizione
,
non
già
per
diventare
tanti
piccoli
pascià
e
possedere
una
casa
piena
di
donne
e
di
marmocchi
.
Infatti
,
la
maggior
parte
degli
emigranti
mormoni
sono
maritati
e
si
può
star
sicuri
che
le
mogli
e
le
madri
di
famiglia
non
si
deciderebbero
al
gran
viaggio
se
non
fossero
persuase
che
ai
loro
mariti
non
frulla
in
capo
l
'
idea
di
prender
in
casa
altre
donne
,
come
permette
la
nuova
religione
.
La
giovane
sposa
di
un
neofita
,
interrogata
sulle
cause
che
l
'
avevano
decisa
a
emigrare
nell
'
Utah
,
rispose
che
la
ragione
per
cui
s
'
era
potuta
risolvere
a
cambiar
religione
stava
nella
certezza
di
migliorare
la
sua
posizione
.
-
-
E
non
temete
-
-
le
fu
chiesto
-
-
che
a
vostro
marito
salti
poi
il
ticchio
di
prendere
un
'
altra
moglie
?
-
-
Lo
vorrei
un
po
'
vedere
-
-
esclamò
la
giovane
sgranando
tanto
d
'
occhi
.
I
convertiti
che
arrivano
già
ammogliati
nell
'
Utah
,
non
possono
pigliare
altre
donne
senza
un
certificato
del
presidente
della
chiesa
che
attesti
la
bontà
della
loro
condotta
e
della
loro
riputazione
e
dichiari
inoltre
che
essi
sono
in
grado
di
mantenere
una
seconda
o
una
terza
moglie
e
i
figli
che
ne
potrebbero
venire
.
Un
missionario
,
certo
signor
King
,
mi
diceva
che
non
c
'
è
paese
oggi
più
favorevole
dell
'
Inghilterra
pel
mormonismo
.
Di
cento
missionari
che
lavorano
per
la
propagazione
della
fede
in
Europa
,
più
di
quaranta
si
trovano
in
Inghilterra
.
In
Irlanda
non
c
'
è
nulla
da
fare
:
sarebbe
anzi
pericoloso
predicare
colà
la
nuova
religione
.
Il
fondatore
della
setta
è
stato
com
'
è
noto
il
_
profeta
_
Giuseppe
Smith
,
figlio
di
un
povero
fittaiuolo
,
nato
nel
1805
nello
Stato
di
New
-
York
,
il
quale
nel
1827
annunziò
che
un
angelo
gli
aveva
rivelato
le
nuove
tavole
della
legge
,
e
battezzò
per
immersione
i
suoi
primi
discepoli
,
che
in
numero
di
sei
furono
i
suoi
apostoli
.
Nel
1830
la
«
Chiesa
di
Gesù
Cristo
dei
Santi
dell
'
ultimo
giorno
»
era
definitivamente
costituita
:
aveva
insieme
del
giudaismo
,
del
maomettanismo
e
del
protestantesimo
,
il
tutto
mescolato
a
pratiche
più
o
meno
barocche
e
a
credenze
più
o
meno
misteriose
,
raccolte
in
un
libro
.
La
propaganda
cominciò
subito
attivamente
e
i
neofiti
,
trasformati
in
coloni
,
costituirono
nell
'
Ohio
e
nel
Missouri
negozi
,
fattorie
e
mulini
.
La
prosperità
della
nuova
chiesa
le
suscitò
contro
un
mondo
di
invidiosi
e
di
nemici
.
Una
notte
il
profeta
Smith
fu
sacrilegamente
strappato
dal
suo
letto
,
incatramato
,
impiumato
(
supplizio
che
per
molti
anni
fu
una
specialità
del
popolaccio
americano
)
e
crudelmente
percosso
.
Si
tentò
anche
di
fargli
inghiottire
dell
'
acqua
ragia
.
E
da
allora
in
poi
le
persecuzioni
non
ebbero
più
tregua
.
Gli
stabilimenti
dei
mormoni
furono
in
gran
parte
saccheggiati
e
distrutti
.
Ma
i
santi
non
si
scoraggiarono
.
Nel
1837
sette
missionari
,
partiti
dagli
Stati
Uniti
senza
un
soldo
in
tasca
,
viaggiando
alla
ventura
come
una
volta
gli
apostoli
di
Cristo
,
predicarono
per
la
prima
volta
il
nuovo
vangelo
in
Inghilterra
e
fecero
ben
presto
un
migliaio
di
aderenti
.
L
'
anno
seguente
,
temendosi
la
loro
ingerenza
vittoriosa
nelle
elezioni
del
Missouri
,
i
mormoni
furono
in
gran
numero
trucidati
;
gli
altri
,
cacciati
e
spogliati
dei
loro
beni
,
andarono
a
fondare
Nauvoo
,
nell
'
Illinois
.
Questa
città
diventò
in
breve
importante
,
ma
neppure
là
cessarono
le
persecuzioni
e
nel
1844
Giuseppe
Smith
fu
arrestato
e
poi
ucciso
nella
prigione
insieme
con
suo
fratello
.
Due
anni
dopo
,
guidati
da
Brigham
Young
,
il
successore
di
Smith
,
i
mormoni
erano
costretti
ad
abbandonare
anche
l
'
Illinois
,
per
andar
a
cercare
un
po
'
di
pace
nelle
solitudini
dell
'
Utah
,
sulle
rive
del
Gran
Lago
Salato
.
Il
memorabile
esodo
cominciò
nella
primavera
del
1847
.
Nuovo
Mosè
,
Brigham
Young
partì
coi
suoi
pionieri
per
il
Far
-
West
.
Dovettero
lottare
spesso
cogli
indiani
.
Le
donne
,
i
fanciulli
e
i
vecchi
duravano
fatica
a
tirar
innanzi
.
Parecchi
rimasero
per
istrada
,
estenuati
,
morenti
.
Mancavano
di
bestie
da
tiro
,
di
carri
.
Alcuni
infermi
furono
trascinati
su
carretti
a
mano
,
lungo
tutta
la
strada
.
In
causa
dell
'
inverno
precoce
e
terribile
,
la
traversata
delle
Montagne
Rocciose
fu
una
vera
rotta
,
come
una
ritirata
di
Russia
.
Già
strada
facendo
erano
mancate
l
'
acqua
e
l
'
erba
pel
bestiame
.
Quanti
mormoni
caddero
nella
neve
per
non
rialzarsi
più
!
Finalmente
,
dopo
parecchi
mesi
di
stenti
e
di
fatiche
inenarrabili
,
Brigham
Young
e
i
suoi
scorsero
,
dall
'
alto
delle
montagne
,
il
Lago
Salato
,
e
,
nella
pianura
,
un
ruscelletto
che
si
gettava
nel
lago
.
Erano
il
Mar
Morto
e
il
Giordano
del
nuovo
popolo
di
Dio
:
così
furono
battezzati
dai
mormoni
che
si
chiamarono
essi
stessi
i
Santi
dell
'
ultimo
giorno
.
Lì
presso
risolvettero
di
gettare
le
fondamenta
della
nuova
Sion
.
-
-
Condotti
-
-
dice
Brigham
Young
;
-
-
dall
'
Onnipotente
,
perchè
nessuno
di
noi
conosceva
il
paese
,
noi
arrivammo
il
24
luglio
al
Lago
Salato
,
dopo
aver
percorso
quattrocento
miglia
d
'
un
sentiero
da
cacciatori
,
e
aperta
una
nuova
strada
sopra
seicento
cinquanta
miglia
.
Il
paese
non
produceva
che
delle
erbe
sottili
,
alte
appena
quattro
o
cinque
pollici
,
e
il
suolo
era
coperto
da
miriadi
di
cavallette
,
che
servivano
di
nutrimento
agli
indiani
.
Durante
l
'
autunno
del
1847
arrivarono
settecento
carri
pieni
di
emigranti
,
con
tutte
le
loro
famiglie
.
Brigham
Young
ripartì
per
cercare
gli
altri
,
che
giunsero
l
'
inverno
seguente
su
mille
carri
.
All
'
arrivo
,
altri
fastidi
aspettavano
gli
emigranti
.
Le
cavallette
avevano
divorato
la
raccolta
e
si
erano
talmente
moltiplicate
,
che
l
'
Altissimo
-
-
dice
Brigham
Young
-
-
«
dovette
mandare
una
nuvola
d
'
uccelli
per
mangiarle
,
senza
di
che
le
cavallette
non
avrebbero
lasciato
un
filo
di
verde
.
»
Si
potrebbe
-
-
osserva
uno
storico
-
-
domandare
a
Brigham
se
Dio
,
che
si
prende
tanta
cura
dei
mormoni
,
in
luogo
di
mandare
gli
uccelli
per
divorare
le
cavallette
,
non
avrebbe
fatto
meglio
non
mandando
le
cavallette
stesse
!
...
I
mormoni
non
piantarono
gli
alberi
fruttiferi
e
i
cereali
soltanto
nei
dintorni
della
città
del
Lago
Salato
e
lungo
il
Giordano
.
In
tutte
le
valli
irrigate
,
al
nord
e
al
sud
del
territorio
,
dovunque
la
terra
può
ricevere
sementi
e
farla
fruttificare
,
il
colono
andò
,
e
la
fertilità
del
suolo
ricompensò
ben
presto
i
suoi
sforzi
.
Nel
sud
dell
'
Utah
si
piantò
il
cotone
,
il
gelso
,
e
si
stabilirono
manifatture
per
filare
;
nel
centro
si
seminò
la
canapa
,
il
lino
e
si
premettero
i
semi
per
estrarne
l
'
olio
.
Sulla
maggior
parte
dei
corsi
d
'
acqua
si
stabilirono
segherie
di
legnami
,
mulini
di
farina
.
Sopra
altre
parti
più
aride
si
allevarono
pecore
,
la
cui
lana
fu
tessuta
.
Tutti
gli
apostoli
si
arricchirono
in
queste
operazioni
agricole
e
industriali
.
Dal
1848
in
poi
i
mormoni
non
cessarono
di
prosperare
.
Il
territorio
di
Utah
fu
costituito
nel
1851
,
e
Brigham
Young
venne
riconosciuto
governatore
con
un
atto
del
governo
federale
.
Appena
la
popolazione
oltrepassò
i
trentamila
abitanti
,
il
territorio
avrebbe
dovuto
essere
ricevuto
come
Stato
nella
federazione
degli
Stati
Uniti
ed
esercitare
il
diritto
di
mandare
a
Washington
due
senatori
e
un
numero
di
congressisti
proporzionato
ai
suoi
abitanti
.
Ma
,
per
la
questione
della
poligamia
,
l
'
Utah
è
ancora
un
semplice
territorio
.
Per
finire
.
Si
attribuisce
a
Brigham
Young
un
ragionamento
molto
curioso
per
difendere
la
pluralità
delle
mogli
.
-
-
O
il
matrimonio
è
buono
,
o
è
cattivo
.
Ora
esso
è
buono
,
dal
momento
che
tutti
si
ammogliano
;
e
siccome
delle
cose
buone
è
utile
essere
bene
provveduti
,
così
è
saggio
colui
che
prende
più
di
una
moglie
.
San
Paolo
non
era
dello
stesso
parere
.
Se
piglierete
moglie
-
-
diceva
-
-
farete
bene
e
se
non
la
piglierete
farete
meglio
.
VIII
.
La
distruzione
delle
Pelli
Rosse
.
Non
parliamo
poi
del
modo
disumano
con
cui
gli
americani
del
Nord
vanno
distruggendo
gli
ultimi
indiani
.
Dopo
averli
confinati
in
certe
zone
di
terreno
chiamate
_
reservations
_
violano
i
patti
;
i
soldati
fanno
invasioni
continue
e
si
abbandonano
alla
caccia
del
bisonte
e
degli
altri
animali
,
per
il
solo
piacere
di
distruggerli
,
mentre
formano
l
'
unico
nutrimento
del
Pelle
Rossa
;
gli
impiegati
,
poi
,
rubano
quasi
tutti
i
doni
e
le
merci
inviate
dal
Governo
agli
indiani
.
Le
insurrezioni
delle
Pelli
Rosse
non
sono
causate
che
dalle
violazioni
dei
confini
delle
loro
riserve
per
opera
dei
bianchi
.
Vedendosi
molestati
nelle
proprie
sedi
,
gli
indiani
per
vendicarsi
fanno
qualche
scorreria
fuori
dei
loro
confini
;
allora
interviene
la
truppa
e
succedono
i
combattimenti
.
Poi
vi
sono
i
preti
delle
varie
religioni
che
vanno
a
portare
la
discordia
fra
i
Pelli
Rosse
.
Interessantissime
e
piene
di
solennità
riescono
sempre
le
conferenze
in
cui
i
capi
delle
tribù
espongono
i
loro
lagni
ai
rappresentanti
del
Governo
.
In
una
tenuta
a
New
-
York
nella
gran
sala
del
Cooper
Institute
,
un
capo
,
chiamato
Nube
Rossa
,
diceva
con
voce
lenta
,
cadenzata
,
sonora
,
accompagnata
da
gesti
pieni
di
nobiltà
:
-
-
Voi
siete
miei
fratelli
e
amici
venuti
per
sentirmi
.
Noi
tutti
siamo
opera
del
Grande
Spirito
.
Voi
non
mi
pagaste
mai
le
terre
che
mi
avete
prese
.
Il
Grande
Spirito
vi
ha
fatti
bianchi
e
ricchi
:
noi
rossi
e
poveri
.
Quande
veniste
la
prima
volta
in
questo
paese
,
voi
eravate
pochi
e
noi
molti
:
oggi
siamo
noi
i
pochi
.
Io
rappresento
la
razza
indigena
,
la
prima
che
apparve
su
questo
continente
.
Noi
siamo
buoni
e
non
cattivi
;
vi
abbiamo
dato
le
nostre
terre
.
Conoscete
qualcheduno
che
sia
venuto
da
noi
e
non
sia
stato
ben
trattato
?
Nube
Rossa
si
lagnava
poi
dei
trattati
violati
dalle
faccie
pallide
,
dei
cattivi
trattamenti
inflitti
dai
coloni
bianchi
agli
indiani
che
vollero
,
secondo
i
loro
consigli
,
coltivare
la
terra
,
e
finalmente
del
Gran
Padre
(
il
presidente
della
Repubblica
)
che
è
a
Washington
,
che
promette
sempre
di
rendere
giustizia
ai
suoi
fratelli
rossi
e
non
lo
fa
mai
.
Era
la
prima
volta
che
Nube
Rossa
,
un
capo
che
disponeva
di
tremila
uomini
,
acconsentiva
a
trattare
col
governo
.
Fino
allora
alle
ambasciate
speditegli
dai
commissari
federali
egli
aveva
risposto
che
non
si
degnava
d
'
incomodarsi
per
andar
a
vedere
i
suoi
padri
bianchi
e
per
firmare
con
essi
il
trattato
di
pace
.
-
-
Faceva
freddo
,
non
voleva
mettersi
in
via
e
preferiva
cacciare
il
bisonte
.
A
che
pro
questa
visita
alle
faccie
pallide
che
l
'
avevano
sempre
ingannato
e
che
fabbricavano
dei
forti
sulle
sue
terre
?
In
un
'
altra
seduta
Nube
Rossa
diceva
:
-
-
Il
Grande
Spirito
mi
fece
nudo
,
e
nudo
mi
allevò
...
Ciò
che
voglio
dire
a
voi
,
a
questi
uomini
e
al
mio
Gran
Padre
,
è
questo
:
Guardatemi
,
io
era
nato
dove
sorge
il
sole
e
ora
vengo
dal
paese
dove
esso
tramonta
.
_
(
Nube
Rossa
vuol
dire
che
la
sua
tribù
occupava
una
volta
la
riva
sinistra
dei
Missouri
e
che
i
bianchi
lo
respinsero
all
'
estremo
ovest
,
appiè
delle
Montagne
Rocciose
)
_
.
Qual
è
il
popolo
che
primo
fece
sentir
la
sua
voce
su
questo
continente
?
È
il
popolo
rosso
,
che
fa
uso
dell
'
arco
.
La
nostra
nazione
si
dilegua
e
sparisce
come
la
neve
sul
pendio
delle
montagne
,
quando
il
sole
è
caldo
;
invece
il
vostro
popolo
è
numeroso
come
i
fili
d
'
erba
delle
praterie
all
'
approssimarsi
dell
'
estate
...
Guardate
bene
:
quando
me
n
'
andrò
,
se
io
sono
macchiato
di
sangue
;
voi
,
voi
avete
inaffiato
di
sangue
le
zolle
delle
grandi
pianure
sulla
linea
del
forte
Fettermann
.
Voi
fate
passare
delle
strade
di
ferro
attraverso
al
mio
paese
,
e
per
la
superficie
che
esse
occupano
non
ho
ricevuto
nemmeno
il
valore
d
'
un
anello
di
rame
.
Voi
fabbricate
ogni
sorta
di
munizioni
;
perchè
non
me
ne
date
?
Avete
paura
che
vi
faccia
la
guerra
?
Voi
siete
molti
e
potenti
;
noi
non
siamo
che
un
pugno
d
'
uomini
.
Non
è
per
farvi
la
guerra
che
voglio
munizioni
,
è
per
cacciare
.
Vedo
bene
che
dovrò
finire
per
coltivare
la
terra
,
ma
per
il
momento
ciò
mi
è
impossibile
.
Ho
detto
.
Gli
indiani
non
vogliono
sentir
parlare
di
coltivar
la
terra
.
-
-
Noi
vogliamo
vivere
come
siamo
stati
allevati
,
cacciando
gli
animali
delle
praterie
.
Non
ci
parlate
dunque
di
riserve
o
di
coltivazione
della
terra
!
-
-
diceva
il
gran
capo
dei
Corvi
,
Piede
Nero
,
ai
commissari
adunati
nel
forte
Laramie
.
E
aggiungeva
:
-
-
Lasciateci
andare
dove
va
il
bisonte
.
Mandate
i
vostri
agricoltori
,
ma
non
in
mezzo
a
noi
.
Il
Corvo
scorre
traverso
le
praterie
e
caccia
l
'
antilope
e
il
bufalo
:
esso
non
ama
altro
.
Padre
,
guardate
me
e
tutti
i
Corvi
;
essi
non
hanno
altra
opinione
che
la
mia
.
Dente
d
'
Orso
,
altro
gran
capo
che
aveva
parlato
prima
di
Piede
Nero
,
non
era
stato
meno
esplicito
:
-
-
Padri
,
voi
mi
dite
di
coltivare
la
terra
e
di
allevare
il
bestiame
;
io
non
voglio
sentire
di
questi
discorsi
;
sono
stato
allevato
col
bisonte
e
lo
amo
.
Fin
dalla
mia
nascita
ho
appreso
come
i
nostri
capi
a
esser
forte
,
a
levar
la
mia
tenda
quando
è
necessario
e
correre
traverso
le
praterie
come
mi
pare
e
piace
.
*
*
*
Vi
sarebbe
uno
studio
interessantissimo
da
fare
sullo
stile
oratorio
di
questa
razza
destinata
a
scomparire
e
sulle
sue
leggende
,
alcune
delle
quali
sembrano
inventate
da
un
Giacosa
dei
Pelli
Rosse
.
Eccone
un
saggio
:
«
Un
capo
degli
Siù
ha
una
bellissima
figlia
,
la
quale
s
'
innamora
un
giorno
del
figlio
del
capo
di
una
tribù
nemica
.
«
Una
notte
questo
giovane
rapisce
la
fanciulla
,
la
porta
in
una
caverna
,
si
sposano
.
Il
vecchio
capo
Siù
,
appena
viene
informato
del
ratto
,
monta
su
tutte
le
furie
,
insegue
gli
amanti
,
li
sorprende
e
ordina
ai
suoi
guerrieri
di
gettare
il
giovane
giù
da
un
burrone
,
non
lasciandogli
che
il
tempo
necessario
per
intuonar
un
inno
di
morte
.
«
E
appena
il
sole
sparì
dietro
le
grandi
montagne
dell
'
ovest
,
mentre
le
prime
stelle
illuminavano
il
puro
firmamento
,
dietro
un
segnale
del
vecchio
capo
,
quattro
guerrieri
s
'
impadronirono
del
giovane
e
lo
lanciarono
nel
burrone
.
In
quell
'
istante
,
ratta
come
il
baleno
,
la
fanciulla
si
scioglieva
dalle
braccia
di
suo
padre
e
gridato
per
due
volte
il
nome
dell
'
amante
,
spiccava
un
salto
e
spariva
nello
stesso
precipizio
.
»
Un
'
altra
leggenda
indiana
,
intitolata
_
Il
laccio
incantato
_
,
dice
così
:
«
Un
povero
giovane
che
non
aveva
nè
parenti
nè
amici
e
che
si
chiamava
Jena
,
ossia
il
vagabondo
,
errava
solo
soletto
di
foresta
in
foresta
.
Egli
avrebbe
desiderato
vivamente
che
una
compagna
fosse
venuta
a
consolare
la
sua
vita
;
ma
chi
avrebbe
voluto
dividere
la
sorte
di
un
disgraziato
il
quale
non
possedeva
altro
che
un
vestito
di
pelli
e
un
laccio
per
prendere
gli
animali
?
«
Un
giorno
,
partendo
per
la
caccia
,
Jena
sospese
il
suo
laccio
a
un
albero
per
non
avere
il
fastidio
di
portarlo
.
«
Tornando
alla
sera
nello
stesso
sito
,
fu
lietamente
sorpreso
di
trovare
,
al
posto
dove
aveva
lasciato
il
laccio
,
una
piccola
capanna
graziosissima
nella
quale
era
assisa
una
bella
giovanetta
ai
cui
piedi
stava
il
suo
laccio
da
cacciatore
.
«
Quel
giorno
Jena
portava
,
fortunatamente
,
un
daino
che
gettò
davanti
alla
porta
della
capanna
.
«
Subito
,
senza
dare
neppure
il
benvenuto
al
cacciatore
,
la
giovane
accorse
per
vedere
se
il
daino
ucciso
era
grasso
,
e
nella
sua
fretta
fece
un
passo
falso
e
cadde
sul
limitare
della
capanna
.
«
Jena
la
guardò
con
disgusto
e
pensò
:
«
-
-
Io
credevo
di
essere
felice
,
ma
vedo
che
mi
sono
ingannato
.
Tienti
pure
il
daino
,
o
donna
ingorda
:
te
lo
regalo
!
«
Quindi
riprese
il
suo
laccio
,
e
dopo
aver
camminato
per
qualche
tempo
,
arrivò
presso
un
altro
albero
dove
sospese
di
nuovo
il
laccio
;
e
partì
in
cerca
di
selvaggina
.
«
Egli
fu
ancora
fortunato
,
tornò
con
un
daino
e
trovò
che
una
capanna
si
era
innalzata
accanto
all
'
albero
.
Guardò
dentro
e
vide
una
magnifica
ragazza
che
stava
seduta
in
un
angolo
col
suo
laccio
allato
.
«
Essa
si
alzò
per
esaminare
il
daino
deposto
sulla
porta
,
mentre
Jena
,
stanco
della
sua
caccia
che
l
'
aveva
condotto
molto
lontano
,
entrò
nella
capanna
e
si
riposò
accanto
al
fuoco
.
«
La
giovane
non
tornava
:
Jena
si
domandava
quale
motivo
poteva
trattenerla
fuori
;
si
alzò
per
guardare
attraverso
la
porta
,
e
la
vide
intenta
a
mangiare
avidamente
tutto
il
grasso
del
daino
.
«
Allora
esclamò
:
«
-
-
Io
speravo
di
essere
felice
,
ma
invece
mi
sono
ingannato
.
«
Poi
,
rivolgendosi
alla
donna
:
«
-
-
Povera
faina
-
-
disse
-
-
non
disturbatevi
e
divorate
pure
tutta
la
cacciagione
che
ho
portato
.
«
Prese
nuovamente
il
suo
laccio
e
se
ne
andò
;
poi
,
secondo
il
solito
,
lo
sospese
a
un
albero
prima
di
allontanarsi
per
cercare
della
selvaggina
.
Tornò
alla
sera
recando
un
superbo
daino
.
Una
capanna
aveva
sostituito
l
'
albero
e
attraverso
una
feritoia
Jena
scorse
un
'
altra
incantevole
giovinetta
che
accudiva
al
fuoco
.
«
Appena
egli
entrò
,
essa
si
alzò
con
aria
gentile
,
gli
diede
il
benvenuto
,
e
senza
perdere
tempo
si
mise
a
scuoiare
il
daino
come
si
deve
,
e
ne
sospese
la
carne
per
affumicarla
.
Quindi
ne
apparecchiò
un
pezzo
per
il
cacciatore
che
avea
molta
fame
.
Allora
il
nostro
giovane
disse
fra
sè
:
«
-
-
Adesso
finalmente
ho
trovato
la
vera
felicità
.
«
Ogni
sera
,
quando
suo
marito
ritornava
dalla
caccia
,
la
buona
sposa
lo
accoglieva
,
con
piacere
,
gli
faceva
trovare
tutto
in
ordine
,
si
prendeva
cura
della
cacciagione
,
preparava
il
desinare
,
e
da
allora
in
poi
Jena
fu
l
'
uomo
più
felice
del
mondo
.
»
Aveva
trovato
una
moglie
-
-
serva
ideale
!
*
*
*
Qualche
tribù
indiana
conserva
l
'
uso
di
celebrare
ogni
anno
certe
feste
religiose
con
danze
che
sono
spettacoli
di
fanatismo
barbaro
e
feroce
e
che
l
'
autorità
di
Washington
è
riuscita
a
impedire
quasi
completamente
.
La
festa
principale
solennizzata
dagli
Siù
con
scene
di
sangue
è
quella
del
sole
o
del
serpente
.
Ai
bianchi
che
cercavano
di
dissuaderlo
dall
'
orribile
costume
,
il
vecchio
Orso
Veloce
rispondeva
:
-
-
Voi
avete
avuto
un
Cristo
che
morì
sulla
croce
per
voi
e
ne
menate
gran
rumore
.
Noi
facciamo
quello
che
voi
non
osate
fare
:
ci
leghiamo
noi
stessi
sulla
croce
del
nostro
dio
e
soffriamo
con
lui
:
voi
non
avreste
il
coraggio
di
fare
altrettanto
!
Ora
però
l
'
antica
cerimonia
ha
perduto
molto
del
rigore
con
cui
veniva
osservata
.
Una
volta
i
giovani
guerrieri
erano
obbligati
a
prender
parte
alla
danza
:
ora
vi
intervengono
solo
coloro
che
devono
sciogliere
un
voto
a
Wkaortaorka
,
il
Grande
Spirito
.
Tali
voti
sono
di
più
maniere
:
un
indiano
si
obbliga
di
ballare
durante
le
danze
del
sole
o
del
serpente
se
guarisce
un
suo
figlio
,
un
amico
,
una
persona
cara
,
oppure
se
ottiene
un
successo
in
qualche
sua
impresa
,
anche
se
questa
sia
di
un
genere
non
ammesso
dal
codice
penale
.
Un
araldo
,
vestito
di
pelli
di
bufalo
,
annunzia
il
giorno
e
il
luogo
del
trattenimento
alle
varie
bande
indiane
.
Il
campo
che
viene
preparato
è
ordinariamente
di
cinque
miglia
di
circonferenza
:
alla
festa
accorrono
da
otto
a
dieci
mila
indiani
.
Davanti
alla
tenda
,
dove
i
danzatori
devono
aspettare
gli
ordini
per
eseguire
il
loro
programma
,
giace
un
cranio
di
bufalo
contornato
da
erbe
selvatiche
e
da
altri
emblemi
strani
e
misteriosi
.
Pochi
giorni
prima
della
festa
un
drappello
di
cavalieri
va
a
cercare
un
tronco
conveniente
da
piantare
nel
centro
del
campo
riservato
al
ballo
.
Si
sceglie
di
solito
un
olmo
gigantesco
,
che
viene
tagliato
da
una
vergine
indiana
espressamente
consacrata
a
quell
'
ufficio
.
Appena
il
tronco
è
rizzato
e
adorno
di
fronzoli
e
nastri
,
ha
luogo
la
corsa
del
palo
.
Mille
guerrieri
a
cavallo
si
precipitano
in
una
corsa
vertiginosa
giù
pel
ripido
pendio
di
una
vicina
collina
verso
l
'
albero
,
e
siccome
il
terreno
è
reso
artificialmente
liscio
e
sdrucciolevole
,
uomini
e
cavalli
cadono
in
grande
quantità
,
fracassandosi
le
gambe
e
qualcheduno
anche
l
'
osso
del
collo
,
con
immensa
soddisfazione
del
pubblico
.
All
'
ultima
gran
festa
del
sole
celebratasi
vicino
all
'
Agenzia
Indiana
di
Rosebud
,
Dakota
,
mentre
io
attraversavo
quelle
regioni
,
la
schiera
dei
mille
guerrieri
era
composta
di
quegli
stessi
indiani
che
sorpresero
e
massacrarono
la
brigata
dell
'
infelice
generale
Custer
:
molti
avevano
ancora
le
selle
e
le
armi
che
furono
il
loro
bottino
dopo
la
triste
giornata
di
Yellowstone
.
A
mezzogiorno
preciso
di
un
lunedì
di
luglio
,
arrivarono
i
danzatori
del
Sole
,
quindici
in
tutto
,
per
sciogliere
i
loro
differenti
voti
.
Essi
si
chiamavano
:
_
Segue
una
donna
,
Vive
nell
'
aria
,
Buco
grandissimo
,
Vitello
bianco
,
Segna
a
tre
,
Cane
maschio
,
Piccolo
giorno
,
Ragazzino
,
Corno
vuoto
,
Aquila
,
Tettoia
,
Aquila
doppia
,
Giallo
,
Povero
cane
e
Falcone
battagliero
_
.
I
guerrieri
erano
nudi
fino
alla
cintola
e
portavano
fascie
fatte
con
scialli
rossi
.
Dalle
loro
cinture
pendevano
nastri
azzurri
davanti
e
di
dietro
.
Sul
capo
s
'
erano
messi
come
ornamento
dei
mazzi
d
'
erba
e
dei
corni
di
bufalo
.
Sul
petto
avevano
dipinte
immagini
del
sole
e
allacciati
ai
polsi
vari
amuleti
ed
emblemi
distintivi
di
famiglia
.
I
cantanti
cominciarono
a
strillare
accompagnati
da
una
specie
di
tamburi
scordati
.
I
danzatori
accostarono
alle
labbra
il
loro
fischietto
d
'
osso
d
'
oca
ornato
della
rara
piuma
dell
'
_
uccello
medico
_
,
e
si
misero
a
ballare
in
su
e
in
giù
.
Essi
dovevano
seguitar
a
fischiare
finchè
duravano
a
ballare
,
cioè
fino
al
tramonto
del
giorno
successivo
.
Alcune
donne
supplivano
alla
musica
difettosa
col
cantare
,
con
voce
stridula
,
battendo
il
tempo
coi
piedi
.
Venuta
la
notte
non
c
'
era
un
lume
in
tutto
il
recinto
.
L
'
albero
coperto
di
pezzi
di
stoffa
,
era
illuminato
dal
chiaro
della
luna
:
verso
la
sua
cima
era
attaccato
in
senso
orizzontale
un
fascio
di
vimini
che
gli
dava
così
una
certa
rassomiglianza
con
la
croce
cristiana
.
Da
quel
fascio
pendevano
varie
figure
tagliate
nel
cuoio
e
rappresentanti
il
Sole
,
lo
Spinto
buono
,
lo
Spirito
cattivo
e
altri
simboli
.
I
danzatori
resistettero
tutta
la
notte
e
finchè
risplendette
la
luna
si
volsero
con
la
faccia
e
coi
gesti
ad
essa
;
ma
appena
spuntò
il
sole
,
_
Gheezis
_
,
voltarono
le
spalle
alla
luna
e
si
misero
a
complimentare
l
'
astro
maggiore
.
Così
seguitarono
tutto
il
giorno
.
Se
uno
mostrava
stanchezza
,
veniva
condotto
all
'
ombra
e
gli
si
permetteva
di
aspirare
due
o
tre
boccate
di
fumo
da
una
pipa
,
oppure
gli
si
faceva
masticare
un
pizzico
di
salvia
selvatica
per
facilitargli
la
salivazione
.
Intorno
ai
danzatori
,
gli
indiani
se
ne
stavano
spettatori
indifferenti
,
rosicchiando
pan
nero
e
bollito
di
cane
portato
dalle
loro
donne
in
sudici
recipienti
di
latta
.
Al
di
fuori
del
recinto
i
ragazzi
giuocavano
,
i
piccoli
correndosi
dietro
e
gettandosi
per
terra
l
'
un
l
'
altro
;
i
grandi
facendo
all
'
amore
,
pigliando
qualche
bruna
ragazza
e
avvolgendosi
con
essa
nella
medesima
coperta
che
serve
loro
di
scialle
e
di
vestito
.
Durante
la
danza
del
Sole
gli
indiani
adolescenti
vengono
introdotti
nell
'
arena
per
aver
bucate
le
orecchie
,
cerimonia
che
conferisce
loro
i
diritti
civili
nella
tribù
.
Questa
operazione
richiede
da
parte
del
candidato
un
piccolo
sacrifizio
,
che
ordinariamente
è
quello
di
un
puledro
:
nella
festa
di
cui
parlo
i
puledri
offerti
furono
circa
settecento
.
Verso
mezzodì
del
secondo
giorno
il
medico
capo
dipinse
gli
uomini
che
dovevano
essere
legati
all
'
albero
.
Ciò
fatto
,
essi
furono
guidati
successivamente
verso
i
quattro
punti
cardinali
;
indi
si
recitò
la
preghiera
seguente
:
-
-
Dio
,
noi
siamo
venuti
per
festeggiare
il
giorno
che
tu
ci
hai
dato
.
Noi
ci
teniamo
in
piedi
per
dare
a
te
la
nostra
carne
.
Abbi
cura
delle
nostre
mogli
,
dei
nostri
figli
ed
amici
,
e
aiutaci
a
sostenere
questa
prova
.
E
la
prova
orribilissima
cominciò
.
Il
primo
a
essere
martorizzato
fu
_
Segue
una
donna
_
.
Venne
gettato
a
terra
e
il
medico
con
un
acuto
coltello
gli
praticò
due
incisioni
sopra
ambo
le
mammelle
.
Nei
buchi
così
aperti
furono
introdotti
due
pezzi
di
legno
attaccati
a
una
corda
,
e
il
paziente
venne
alzato
da
terra
e
sospeso
all
'
albero
per
rimanere
in
quella
posizione
finchè
il
suo
proprio
peso
,
stracciando
le
carni
,
l
'
avesse
fatto
ricadere
sull
'
erba
.
Benchè
abbattuto
da
quindici
ore
di
fatica
,
sfinito
dalla
fame
e
dalla
sete
,
il
giovane
guerriero
sopportò
,
senza
mostrare
la
minima
debolezza
,
l
'
atroce
tortura
.
Essa
fu
breve
:
le
carni
si
lacerarono
in
cinque
minuti
ed
egli
cadde
a
terra
e
si
rimise
immediatamente
a
ballare
cogli
altri
.
_
Vive
nell
'
aria
_
venne
dopo
_
Segue
una
donna
_
,
e
penò
più
di
quest
'
ultimo
,
avendo
dovuto
rimanere
sospeso
più
di
dieci
minuti
prima
che
gli
si
rompesse
la
carne
.
Il
più
disgraziato
di
tutti
,
come
se
il
nome
gli
avesse
portato
sventura
,
fu
_
Poor
Dog
_
(
_
Povero
cane
_
)
.
Le
incisioni
praticategli
erano
state
troppo
profonde
:
per
quanto
egli
sgambettasse
in
aria
per
circa
mezz
'
ora
,
la
carne
resisteva
.
I
muscoli
del
petto
gli
si
staccavano
dalle
ossa
;
le
stesse
donne
indiane
piangevano
nel
vederlo
;
eppure
durante
una
così
dolorosa
agonia
,
non
uscì
dalle
sue
labbra
una
parola
di
lamento
.
V
'
erano
anche
penitenze
d
'
altre
specie
,
non
meno
crudeli
.
_
Giallo
_
,
per
esempio
,
fu
forato
in
una
spalla
,
e
nel
buco
s
'
introdusse
una
corda
che
dall
'
altro
capo
era
attaccata
al
collo
di
un
cavallo
.
Si
batteva
quest
'
ultimo
,
che
scalpitava
e
scuoteva
la
testa
,
lacerando
le
carni
del
paziente
e
si
continuò
così
finchè
la
corda
stracciò
del
tutto
la
carne
,
lasciando
libero
il
prigioniero
.
Molti
indiani
poi
,
di
quelli
che
non
prendevano
parte
alla
danza
,
facevano
differenti
sacrifici
tagliandosi
dei
pezzi
di
carne
dalle
braccia
.
I
danzatori
intanto
offrivano
uno
spettacolo
orribile
:
essi
continuavano
a
saltare
,
esausti
,
coperti
di
sangue
,
col
fischietto
sempre
stretto
fra
le
labbra
inaridite
.
Nessuno
si
ritirò
se
prima
non
compì
il
voto
e
non
sopportò
la
sua
pena
fino
all
'
ultimo
.
Nessuno
domandò
soccorso
nè
si
lasciò
sfuggire
un
gemito
.
Chi
l
'
avesse
fatto
,
avrebbe
perduto
per
sempre
il
suo
posto
fra
i
guerrieri
:
sarebbe
stato
messo
fra
le
donne
e
anche
queste
l
'
avrebbero
disprezzato
.
*
*
*
A
proposito
degli
indiani
.
Dacchè
l
'
America
fu
scoperta
gli
scienziati
si
scervellarono
per
sapere
quali
popoli
l
'
abitarono
per
i
primi
.
Ora
un
fatto
semplicissimo
è
venuto
a
sconvolgere
diverse
teorie
e
a
dar
ragione
a
coloro
che
sostengono
essere
stata
l
'
America
popolata
da
gente
sbarcata
da
altri
continenti
.
Poco
tempo
fa
in
una
miniera
della
Columbia
Inglese
,
alla
profondità
di
sei
metri
sotto
la
superficie
,
furono
trovate
alcune
monete
chinesi
riunite
con
un
filo
di
ferro
.
Appena
toccato
ed
esposto
all
'
aria
,
il
fil
di
ferro
si
sciolse
in
polvere
;
ma
non
così
avvenne
delle
monete
,
le
cui
iscrizioni
provano
che
furono
coniate
da
oltre
tremila
anni
.
Cosicchè
qualche
secolo
prima
di
Colombo
i
caudati
figli
del
Celeste
Impero
avrebbero
scoperto
l
'
America
,
e
,
se
non
ne
furono
i
primi
abitatori
,
aprirono
la
via
a
qualche
altro
popolo
dell
'
Asia
.
I
vecchi
messicani
e
gli
indiani
discesero
probabilmente
da
qualche
famiglia
asiatica
trasportata
in
America
dai
venti
,
sopra
una
zattera
di
tronchi
d
'
albero
.
Due
o
tremila
anni
fa
fra
l
'
Asia
e
l
'
America
esistevano
forse
altre
terre
,
altre
isole
,
che
facilitavano
le
comunicazioni
e
che
successivi
sconvolgimenti
e
terremoti
sommersero
poi
nelle
profondità
dell
'
Oceano
.
IX
.
Una
lezione
di
miss
Mary
.
Una
mattina
d
'
estate
la
signorina
Mary
e
una
sua
compagna
di
collegio
mi
pregarono
di
accompagnarle
a
pescare
nel
Sound
.
Con
un
canestro
di
provvigioni
salimmo
alle
sette
in
una
barchetta
e
costeggiando
Glen
Island
prendemmo
il
largo
finchè
si
giunse
presso
alcune
roccie
frequentate
,
secondo
l
'
amica
di
Mary
,
da
molto
pesce
.
E
,
calata
l
'
àncora
,
gettammo
gli
ami
.
La
marina
era
tranquilla
e
liscia
;
man
mano
che
saliva
,
il
sole
avvolgeva
l
'
isola
di
Manhattan
di
raggi
infuocati
,
ma
sull
'
acqua
non
faceva
molto
caldo
,
e
poi
avevamo
il
capo
riparato
da
cappelloni
di
paglia
che
parevano
ombrelli
.
Si
cominciò
a
pescare
pazientemente
,
da
principio
con
infelici
risultati
:
solo
dopo
due
buone
ore
,
quando
cambiammo
posizione
e
ci
recammo
in
vista
d
'
una
isoletta
disabitata
,
alcune
sfoglie
,
parecchi
_
black
-
fish
_
e
mezza
dozzina
di
grosse
anguille
si
lasciarono
prendere
con
grande
gioia
delle
mie
compagne
.
Verso
le
undici
approdammo
nell
'
isoletta
più
vicina
,
una
bella
isoletta
dalla
spiaggia
dirupata
e
pittoresca
,
piena
d
'
alberi
,
di
cespugli
e
di
ombre
.
Ormeggiato
il
battello
,
scaricammo
le
provvigioni
,
sedemmo
sotto
un
albero
e
mangiammo
con
grande
appetito
.
Davanti
a
noi
,
in
lontananza
,
aveva
luogo
una
corsa
di
yachts
,
e
presso
gli
stessi
scogli
dove
noi
avevamo
pescato
si
ancoravano
due
altre
barchette
piene
di
pescatori
e
di
pescatrici
.
Alleggerito
il
canestro
decidemmo
di
aspettare
all
'
ombra
che
calasse
la
marea
per
tornare
a
New
-
York
.
-
-
Per
impedire
che
vi
addormentiate
come
Gesù
in
barca
-
-
disse
Mary
-
-
io
e
la
mia
amica
abbiamo
portato
con
noi
il
compito
che
il
nostro
professore
di
francese
del
_
Normal
College
_
,
ci
ha
dato
.
E
un
articolo
d
'
una
rivista
nella
quale
il
signor
Jacolliot
,
vecchio
magistrato
francese
che
ha
compiuto
testè
un
viaggio
negli
Stati
Uniti
,
riferisce
il
racconto
fattogli
da
un
suo
compatriota
stabilitosi
da
molti
anni
in
un
comune
della
California
:
un
racconto
da
cui
avrete
qualche
cosa
da
imparare
anche
voi
che
trovate
tante
cose
da
criticare
negli
Stati
Uniti
.
State
,
dunque
,
attento
e
spiegateci
le
parole
che
non
comprendiamo
.
È
il
vecchio
stabilito
a
Meffilld
,
nella
California
,
che
racconta
la
propria
vita
al
signor
Jacolliot
.
E
cominciò
con
la
sua
bella
voce
così
:
«
Io
sono
nato
a
Condrieux
,
piccolo
villaggio
sulle
rive
del
Rodano
,
rinomato
nelle
provincie
vicine
per
il
suo
delizioso
vino
bianco
e
per
i
suoi
formaggi
.
I
miei
genitori
erano
poveri
contadini
che
guadagnavano
con
fatica
da
venticinque
a
trenta
soldi
al
giorno
zappando
,
falciando
il
grano
e
il
fieno
o
vendemmiando
,
secondo
la
stagione
.
Appena
io
fui
in
grado
di
camminare
,
li
seguii
nei
loro
giri
attraverso
il
distretto
,
lavorando
un
giorno
qui
,
un
giorno
là
,
e
passando
la
notte
nei
fienili
.
«
Nè
mio
padre
,
nè
mia
madre
sapevano
leggere
:
essi
non
si
curavano
di
mandarmi
alla
scuola
,
essendo
su
tale
questione
del
parere
del
curato
,
il
quale
diceva
che
l
'
abbecedario
non
serviva
a
nulla
per
lavorare
la
terra
.
«
Nel
1848
io
aveva
diciott
'
anni
.
Sentii
dire
dovunque
che
la
repubblica
era
la
caduta
del
dispotismo
e
l
'
emancipazione
dei
proletari
;
vidi
che
tutti
si
armavano
e
facevano
le
manovre
sulle
piazze
,
e
io
m
'
intruppai
cogli
altri
senza
capir
nulla
,
senza
rendermi
conto
di
ciò
che
succedeva
.
«
Un
giorno
si
grida
nel
villaggio
che
i
tiranni
tornavano
,
che
a
Parigi
si
battevano
,
che
bisognava
prendere
il
fucile
.
Io
non
sapeva
che
cosa
fossero
quei
tiranni
di
cui
si
parlava
tanto
;
la
sola
idea
che
me
ne
facevo
è
che
fossero
degli
individui
i
quali
non
volevano
lasciarci
lavorare
tranquilli
.
Seguii
la
folla
,
si
bevette
molto
,
poi
,
non
so
come
la
faccenda
accadesse
,
ma
all
'
improvviso
la
casa
del
sindaco
e
quella
del
curato
si
trovarono
in
fuoco
.
«
I
gendarmi
di
Vienne
accorsero
a
prestare
man
forte
a
quelli
di
Condrieux
,
e
alla
sera
una
trentina
di
contadini
,
fra
cui
io
e
mio
padre
,
furono
incatenati
e
diretti
verso
le
carceri
di
Lione
.
«
Io
capivo
meno
che
mai
:
ci
eravamo
sollevati
per
combattere
i
tiranni
,
e
invece
di
applaudirci
,
come
s
'
era
fatto
tre
anni
prima
,
ci
privavano
della
nostra
libertà
.
Era
il
3
dicembre
1851
.
«
Fui
messo
in
cella
,
separato
dai
miei
compagni
.
Appena
mi
trovai
solo
pensai
alla
mia
povera
vecchia
madre
che
rimaneva
senza
alcuna
risorsa
,
e
piansi
;
per
la
prima
volta
deplorai
di
non
saper
scrivere
.
«
Fummo
tradotti
davanti
alla
Corte
d
'
Assise
.
Un
uomo
tutto
vestito
di
nero
e
in
modo
così
buffo
che
ne
avrei
riso
in
altra
occasione
,
gridò
e
gesticolò
durante
una
giornata
intiera
,
chiamando
Dio
in
testimonio
,
parlando
del
salvatore
della
Francia
,
pregando
i
giurati
di
purgare
la
società
.
«
Domandai
a
un
gendarme
che
cosa
significava
quella
commedia
.
«
-
-
Ciò
vuoi
dire
-
-
mi
rispose
ridendo
-
-
che
vi
taglieranno
il
collo
a
tutti
.
«
Spaventato
dalla
feroce
risposta
,
rimasi
convinto
che
tutti
quegli
uomini
rossi
e
neri
che
domandavano
la
nostra
testa
non
erano
altro
che
i
tiranni
di
cui
avevo
inteso
parlar
tanto
senza
aver
potuto
mai
vederli
.
«
Il
gendarme
non
s
'
era
ingannato
che
a
metà
:
la
sentenza
fu
terribile
.
Sette
dei
disgraziati
miei
compagni
vennero
condannati
a
morte
;
tutti
gli
altri
ai
lavori
forzati
a
vita
.
Io
solo
fui
rilasciato
,
in
causa
della
mia
giovinezza
,
mi
dissero
;
poi
pare
che
fossi
stato
veduto
aiutare
i
pompieri
a
gettare
dell
'
acqua
sulla
casa
del
sindaco
:
io
non
mi
ricordavo
di
nulla
.
«
Guardai
mio
padre
che
piangeva
in
un
angolo
;
quando
mi
dissero
di
andarmene
,
rifiutai
,
e
allora
mi
misero
fuori
a
colpi
di
calcio
di
fucile
.
«
Trovatomi
così
in
istrada
,
una
sera
del
febbraio
1852
,
senza
un
soldo
in
tasca
,
mi
misi
in
cammino
alla
volta
di
Condrieux
.
Faceva
molto
freddo
e
la
terra
era
coperta
di
neve
.
Provavo
una
stretta
al
cuore
pensando
alla
mia
vecchia
madre
,
senza
legna
e
senza
pane
in
quel
terribile
inverno
.
Traversai
di
corsa
Saint
-
Fons
,
Serezin
,
Chasse
,
Etressin
,
passai
il
Rodano
a
Vienne
,
e
arrivai
a
Condrieux
verso
le
undici
di
sera
.
«
Il
villaggio
giaceva
sepolto
sotto
un
lenzuolo
di
ghiaccio
,
e
il
silenzio
della
notte
non
era
turbato
che
dal
rumore
del
torrente
,
dai
sibili
del
vento
e
dai
latrati
di
qualche
cane
di
masseria
che
sentendomi
passare
usciva
dal
casotto
.
«
Io
tremavo
avvicinandomi
alla
povera
capanna
dove
era
trascorsa
la
mia
infanzia
.
Tutto
a
un
tratto
sentii
il
sangue
affluirmi
al
cuore
,
alla
testa
,
dappertutto
.
Ero
davanti
a
un
mucchio
di
rovine
...
«
Mia
madre
era
morta
di
dolore
e
di
miseria
:
nessuno
l
'
aveva
aiutata
.
I
contadini
sono
feroci
verso
i
loro
compagni
colpiti
dall
'
autorità
o
dalla
giustizia
.
Poco
tempo
dopo
anche
mio
padre
terminava
di
tribolare
negli
ossari
di
Caienna
.
«
Non
c
'
era
lavoro
per
me
nel
distretto
e
la
polizia
sorvegliava
tutti
i
miei
passi
.
All
'
epoca
della
vendemmia
,
avendo
voluto
recarmi
nel
Beaujolais
per
guadagnare
qualche
soldo
,
fui
arrestato
lungo
la
strada
malgrado
le
mie
proteste
,
e
condannato
a
un
mese
di
prigione
per
vagabondaggio
.
«
Uscito
dalla
prigione
,
passai
nella
Svizzera
,
di
dove
partii
poco
dopo
per
la
California
,
arruolato
come
operaio
da
una
società
di
miniere
.
Portai
con
me
mille
vitigni
che
avevo
fatto
venire
dalle
rive
del
Rodano
;
mi
avevano
detto
che
non
c
'
era
uva
nel
paese
a
cui
eravamo
diretti
e
io
desideravo
di
ombreggiare
di
pampini
la
mia
capanna
di
minatore
:
cacciato
dal
suolo
nativo
,
non
volevo
allontanarmi
senza
portarne
un
ricordo
.
I
pochi
vitigni
che
riuscii
a
salvare
malgrado
tre
mesi
di
viaggio
,
hanno
formato
la
mia
fortuna
e
arricchito
questo
paese
.
«
Ecco
quale
fu
il
mio
passato
nel
vecchio
mondo
:
permettetemi
ora
di
dirvi
in
due
parole
ciò
che
devo
all
'
America
del
Nord
.
«
Vi
giuro
che
quando
lasciai
la
Francia
io
non
capivo
assolutamente
nulla
,
nè
dei
movimenti
politici
che
avevo
veduto
compiersi
sotto
i
miei
occhi
,
nè
delle
condanne
che
avevano
colpito
mio
padre
e
i
poveri
contadini
delle
rive
del
Rodano
.
Non
sapevo
nè
leggere
,
nè
scrivere
,
ignoravo
le
cose
più
semplici
della
vita
,
e
vedendo
il
mondo
diviso
in
ricchi
e
poveri
,
mi
figuravo
ingenuamente
che
il
buon
Dio
avesse
creato
gli
uni
per
non
far
nulla
e
gli
altri
per
servirli
.
«
Ero
insomma
una
cosa
,
una
macchina
da
lavoro
:
l
'
America
ha
fatto
di
me
un
uomo
,
ed
ecco
come
.
«
Sulla
collina
di
Meffilld
non
c
'
erano
tre
case
e
già
un
pastore
presbiteriano
vi
fondava
una
piccola
cappella
e
una
scuola
;
per
dieci
anni
,
malgrado
le
occupazioni
dei
campi
,
io
fui
uno
dei
più
assidui
ai
corsi
serali
,
ogni
giorno
più
desideroso
di
istruirmi
man
mano
che
l
'
orizzonte
si
apriva
davanti
a
'
miei
occhi
.
«
Il
mio
esempio
fu
seguito
:
tutte
le
colline
favorevoli
a
questa
coltivazione
si
coprirono
a
poco
a
poco
di
viti
,
la
contrada
si
popolò
di
villaggi
e
nel
1857
uscì
da
'
miei
vigneti
la
prima
botte
di
vino
,
che
in
gran
pompa
e
coperta
di
fiori
fu
condotta
a
San
Francisco
.
«
Per
quel
primo
saggio
ricevetti
un
premio
di
cinque
mila
dollari
(
vepticinque
mila
lire
)
:
nel
vecchio
mondo
si
crede
d
'
aver
fatto
tutto
quando
si
sono
date
cinquecento
lire
in
un
concorso
agricolo
.
«
Meffilld
ingrossava
rapidamente
:
bisognò
organizzare
il
comune
,
innalzare
pubblici
edilizi
,
costruire
strade
e
fontane
.
Ogni
domenica
prendemmo
l
'
abitudine
di
riunirci
in
_
meeting
_
per
discutere
i
nostri
interessi
.
In
sedici
anni
sono
stato
eletto
tre
volte
sindaco
da
'
miei
concittadini
,
i
quali
recentemente
mi
hanno
mandato
,
quasi
a
unanimità
di
voti
,
alla
legislatura
dello
Stato
.
«
Maritatomi
con
la
figlia
di
un
allevatore
di
bestiame
che
ha
ventimila
montoni
e
mille
buoi
nel
suo
_
ranch
_
,
ebbi
sei
figli
.
«
In
conclusione
,
coll
'
istruzione
e
col
lavoro
io
mi
sono
qui
innalzato
e
arricchito
e
mi
sento
felice
in
questa
terra
di
libertà
che
mi
ha
accolto
a
braccia
aperte
.
Credete
che
io
debba
qualche
cosa
alla
Francia
?
Non
vi
pare
che
la
mia
patria
sia
là
dove
si
seppe
fare
di
me
un
uomo
?
Nel
vecchio
mondo
io
sono
un
vagabondo
,
un
recidivo
:
nel
nuovo
rappresento
il
mio
distretto
alla
legislatura
.
Ah
!
io
morrò
certamente
a
Meffilld
.
»
-
-
Ebbene
,
che
ne
dite
?
-
-
mi
domandò
la
signorina
Mary
,
terminato
che
ebbe
il
racconto
.
-
-
Non
è
istruttiva
la
carriera
percorsa
in
meno
di
vent
'
anni
da
quest
'
uomo
,
il
quale
non
domandava
che
di
istruirsi
e
di
lavorare
,
e
che
al
principio
della
sua
vita
non
aveva
incontrato
che
le
tristi
severità
d
'
una
società
invecchiata
?
Come
si
capisce
il
suo
odio
vigoroso
verso
le
istituzioni
egoiste
e
meschine
che
reggono
la
maggior
parte
degli
Stati
d
'
Europa
!
-
-
Il
racconto
è
interessantissimo
-
-
risposi
io
che
ne
ero
rimasto
realmente
impressionato
-
-
ma
bisogna
riflettere
che
i
vecchi
Stati
europei
non
possono
offrire
a
tutti
i
loro
abitanti
i
terreni
e
i
mezzi
di
arricchirsi
così
facilmente
come
una
volta
la
California
.
L
'
America
ha
bisogno
di
braccia
,
e
riceve
continuamente
dall
'
Europa
dei
carichi
di
lavoratori
per
allevare
i
quali
non
ha
speso
un
centesimo
.
-
-
Ecco
precisamente
le
obbiezioni
fatte
dal
signor
Jacolliot
.
E
sapete
come
le
ha
combattute
il
sindaco
di
Meffilld
?
Ha
risposto
che
egli
non
rimproverava
al
suo
paese
di
non
averlo
provveduto
fin
dalla
nascita
d
'
un
pezzo
di
terra
:
sarebbe
una
follia
il
pretendere
che
la
società
supplisca
al
lavoro
individuale
,
e
la
moralità
e
le
leggi
non
hanno
peggiori
nemici
dei
parassiti
.
Ma
ciò
che
si
ha
diritto
di
esigere
dal
gruppo
di
individui
,
dal
Comune
,
dallo
Stato
,
a
cui
si
porta
il
proprio
concorso
,
è
che
obblighi
all
'
istruzione
come
obbliga
all
'
imposta
,
al
servizio
militare
e
a
tutti
gli
altri
oneri
comuni
,
perchè
questi
oneri
che
l
'
ignoranza
considera
come
tanti
abusi
,
l
'
istruzione
ce
li
fa
considerare
come
altrettanti
doveri
.
-
-
Da
noi
,
molti
fanciulli
non
possono
andar
a
scuola
perchè
mancano
di
scarpe
.
-
-
Lasciate
finire
il
vecchio
di
Meffilld
-
-
interruppe
Mary
.
-
-
Egli
diceva
:
«
Quando
un
paese
come
la
Francia
scrive
in
testa
dei
suoi
codici
che
non
è
ammessa
l
'
ignoranza
della
legge
,
non
fa
che
sancire
una
triste
e
odiosa
finzione
,
se
non
procura
che
ognuno
sia
obbligato
di
studiare
le
istituzioni
che
reggono
il
paese
.
Il
maestro
di
scuola
deve
precedere
il
gendarme
.
«
È
questa
finzione
legale
che
ha
ucciso
mio
padre
!
Egli
prende
le
armi
nel
1848
e
gli
si
dice
che
s
'
è
battuto
contro
i
tiranni
e
che
ha
ben
meritato
della
patria
.
Fa
lo
stesso
nel
1851
,
lo
si
tratta
da
brigante
e
lo
si
manda
a
morire
negli
stagni
della
Guiana
.
«
Come
volete
che
il
popolo
,
educato
sistematicamente
nell
'
ignoranza
più
completa
di
tutto
ciò
che
riguarda
la
vita
sociale
e
forma
la
grandezza
degli
Stati
liberi
,
possa
distinguere
il
vero
dal
falso
nelle
vostre
istituzioni
antiquate
davanti
alle
perpetue
capitolazioni
di
coscienza
della
maggior
parte
dei
vostri
uomini
politici
,
e
alle
discussioni
puerili
delle
vostre
assemblee
?
«
Quando
avete
ancora
degli
uomini
capaci
di
affermare
sfacciatamente
che
le
masse
non
hanno
bisogno
d
'
istruzione
per
lavorare
e
che
per
tutto
il
resto
devono
rimettersi
alle
classi
dirigenti
,
che
sono
le
loro
tutrici
naturali
;
quando
un
paese
si
trova
a
questo
punto
,
è
la
decrepitezza
,
è
l
'
infanzia
senile
che
comincia
.
«
Da
alcuni
anni
io
studio
il
movimento
delle
istituzioni
francesi
.
Ebbene
,
sono
convinto
che
l
'
egoismo
e
l
'
inettitudine
delle
alte
classi
(
le
quali
mettono
ostacoli
sopra
ostacoli
per
arrestare
il
torrente
della
democrazia
,
in
luogo
di
regolarne
il
corso
coll
'
istruzione
e
di
avviarlo
a
un
oceano
di
libertà
,
come
si
è
fatto
qui
)
,
non
faranno
che
condurre
a
lotte
periodiche
e
sanguinose
,
alla
fine
delle
quali
il
paese
troverà
inevitabilmente
la
rovina
.
«
Non
crediate
che
sia
la
facilità
di
acquistare
la
terra
in
America
che
rende
qui
l
'
uso
della
libertà
più
facile
e
meno
nocivo
,
come
dicono
gli
uomini
di
Stato
europei
.
Se
sapeste
a
quali
lavori
faticosi
sono
obbligati
di
accingersi
i
pionieri
che
vanno
nell
'
interno
degli
Stati
Uniti
,
lungi
dai
centri
abitati
,
in
regioni
prive
di
strade
e
di
comunicazioni
,
e
quanti
patimenti
devono
soffrire
per
ottenere
un
risultato
!
«
Gli
uomini
pericolosi
non
vanno
a
domandare
ai
duri
lavori
della
terra
una
vita
onesta
e
libera
;
essi
preferiscono
il
soggiorno
nelle
città
dove
possono
più
facilmente
sfruttare
l
'
ignoranza
e
i
vizi
dei
loro
concittadini
.
«
Il
possesso
della
terra
non
significa
nulla
senza
l
'
istruzione
e
la
libertà
.
Nella
Turchia
asiatica
,
per
esempio
,
avete
immense
quantità
di
terreni
coltivabili
,
a
due
lire
l
'
ettaro
.
Perchè
l
'
emigrazione
fugge
quei
luoghi
?
Perchè
sarebbe
un
cadere
da
una
dominazione
sotto
un
'
altra
.
«
Credetelo
,
ciò
che
si
viene
a
cercare
specialmente
in
America
è
il
_
mondo
nuovo
_
,
è
la
società
liberata
dai
legami
ieratici
e
monarchici
del
passato
,
è
l
'
eguaglianza
degli
uomini
davanti
all
'
istruzione
che
eleva
e
moralizza
,
è
la
coscienza
e
il
pensiero
,
è
l
'
associazione
e
il
lavoro
liberi
.
«
Alla
mia
patria
io
auguro
una
organizzazione
comunale
simile
alla
nostra
,
che
le
permetta
di
disfarsi
una
buona
volta
di
tutti
i
suoi
dottrinari
,
di
tutti
i
suoi
uomini
parlamentari
,
ciarlatani
politici
che
si
dicono
conservatori
,
e
non
conservano
che
una
sola
cosa
:
l
'
ignoranza
perpetua
a
profitto
di
un
perpetuo
dispotismo
.
»
La
signora
Mary
terminò
battendo
le
mani
e
domandandomi
in
aria
trionfante
:
-
-
Ebbene
,
signor
europeo
?
-
-
Ma
prima
che
la
marea
fosse
troppo
bassa
dovemmo
rimetterci
in
barca
e
tornare
a
New
-
York
,
e
io
rimandai
ad
altra
occasione
le
risposte
alle
interrogazioni
della
mia
giovane
amica
.
X
.
A
bordo
del
«
Pilgrim
»
.
Non
ebbi
occasione
di
rivedere
la
signorina
Mary
che
qualche
giorno
dopo
,
quando
con
lei
e
con
suo
fratello
andammo
a
Boston
per
assistere
alla
inaugurazione
dell
'
Esposizione
.
Si
va
da
New
-
York
a
Boston
in
una
notte
,
coi
vapori
della
_
Fall
River
Line
_
,
che
sono
capolavori
di
eleganza
e
di
arte
navale
.
A
bordo
di
essi
si
è
precisamente
come
in
uno
splendido
albergo
galleggiante
,
nel
quale
si
può
mangiare
e
bere
quello
che
si
vuole
,
dormire
in
bellissime
stanze
,
radersi
la
barba
,
leggere
e
scrivere
in
sontuosi
saloni
illuminati
con
la
luce
elettrica
,
e
ascoltare
della
musica
.
Oltre
il
_
comfort
_
di
un
_
hôtel
_
di
lusso
,
tali
vapori
offrono
il
vantaggio
di
far
respirare
la
salubre
aria
marina
e
di
presentare
ad
ogni
passo
i
pittoreschi
paesaggi
delle
rive
che
costeggiano
.
Noi
viaggiavamo
a
bordo
del
_
Pilgrim
_
,
il
gioiello
della
_
Fall
River
Line
_
,
un
bastimento
che
pare
una
reggia
e
che
costò
cinque
milioni
di
lire
.
Chi
lo
vede
per
la
prima
volta
,
percorrendo
le
vaste
sale
,
le
scale
signorili
ed
esaminando
la
ricchezza
dei
tappeti
,
la
bellezza
dei
lampadari
e
dei
mobili
,
stenta
a
credere
di
trovarsi
in
mare
.
Il
_
Pilgrim
_
ha
cabine
da
una
e
due
persone
,
provvedute
perfino
del
bagno
,
per
milleduecento
viaggiatori
;
le
sue
macchine
sono
della
forza
di
5500
cavalli
,
e
corre
con
una
velocità
di
venti
miglia
inglesi
all
'
ora
,
senza
il
minimo
rullìo
.
Dopo
aver
cenato
nel
_
restaurant
_
,
quella
sera
andammo
a
sederci
a
poppa
,
sul
ponte
,
a
guardare
i
lumi
delle
case
tremolanti
lungo
le
rive
,
ad
ascoltare
i
fischi
dei
vapori
che
incontravamo
.
-
-
Con
tanto
passaggio
di
vapori
in
questi
paraggi
-
-
dissi
a
Giorgio
-
-
devono
essere
facili
le
collisioni
,
quando
c
'
è
la
nebbia
.
-
-
Ne
accadono
sovente
,
pur
troppo
-
-
rispose
-
-
ma
se
i
viaggiatori
conservassero
,
durante
il
pericolo
,
maggior
sangue
freddo
,
non
se
ne
annegherebbero
tanti
.
Vedete
,
qui
,
oltre
le
cinture
di
salvataggio
,
con
le
quali
,
dovendo
saltar
in
acqua
,
potremmo
rimaner
a
galla
diverse
ore
,
e
oltre
i
battelli
,
abbiamo
i
materassi
dei
letti
,
i
quali
sono
imbottiti
di
tal
roba
che
,
lanciati
in
mare
,
galleggiano
sempre
e
sono
capaci
di
sostenere
il
peso
di
quattro
o
cinque
persone
.
Ma
negli
scontri
,
invece
,
il
panico
fa
perdere
la
testa
e
i
viaggiatori
si
affogano
a
centinaia
.
Il
_
Pilgrim
_
filava
leggiero
e
silenzioso
;
Giorgio
era
sceso
nel
salone
più
vicino
,
dal
quale
non
eravamo
separati
che
da
una
scaletta
,
per
leggere
i
giornali
della
sera
.
Mary
,
rimasta
a
sedere
vicino
a
me
,
contemplava
l
'
oscurità
circostante
e
le
stelle
.
-
-
Sapete
-
-
mi
disse
a
un
tratto
-
-
che
per
le
mie
lezioni
di
francese
ho
continuato
a
tradurre
l
'
articolo
del
signor
Jacolliot
sul
suo
giro
in
California
?
È
un
lavoro
che
m
'
interessa
molto
,
perchè
nei
panni
del
vecchio
magistrato
francese
mi
pare
di
veder
voi
,
arrivato
negli
Stati
Uniti
con
tanti
pregiudizi
europei
.
Volete
sentire
ciò
che
il
sindaco
di
Meffilld
fece
vedere
al
suo
compatriota
dopo
avergli
raccontata
la
propria
storia
?
-
-
Sì
,
sì
,
con
gran
piacere
.
-
-
Il
sindaco
di
Meffilld
,
dunque
,
cominciò
col
condurre
il
signor
Jacolliot
al
_
Common
Hall
_
(
casa
comunale
,
municipio
)
e
lo
pregò
di
assistere
ad
una
seduta
,
nella
quale
il
_
Board
of
the
work
_
(
comitato
dei
lavori
)
doveva
cercare
con
quali
mezzi
poteva
dare
,
soddisfazione
al
_
Board
of
the
health
_
(
comitato
della
salute
)
,
il
quale
aveva
dichiarato
che
le
acque
di
Meffilld
erano
di
cattiva
qualità
e
che
bisognava
procurarsene
di
più
pure
.
Fu
una
cosa
molto
spiccia
:
in
pochi
minuti
,
senza
discorsi
,
senza
frasi
,
il
Comitato
risolvette
di
servirsi
delle
acque
riconosciute
ottime
di
un
piccolo
lago
distante
qualche
chilometro
e
di
costruire
all
'
uopo
un
acquedotto
.
Siccome
del
Comitato
facevano
parte
dei
mercanti
di
pietre
e
di
calce
,
dei
capimastri
muratori
e
un
ingegnere
,
il
conto
della
spesa
fu
presto
fatto
.
E
fu
deciso
di
pagarla
in
parte
con
sottoscrizioni
volontarie
e
in
parte
con
una
somma
inscritta
nel
bilancio
pei
lavori
comunali
.
Per
dar
subito
mano
all
'
opera
,
poi
,
in
un
Comizio
che
ebbe
luogo
il
giorno
appresso
,
gli
abitanti
del
Comune
s
'
impegnarono
di
incaricarsi
a
loro
spese
per
tre
mesi
della
manutenzione
delle
strade
,
ognuno
per
la
parte
che
fiancheggia
la
sua
proprietà
.
Così
si
potevano
adoperare
per
l
'
acqua
i
fondi
iscritti
per
le
strade
.
-
-
In
Italia
o
in
Francia
per
decidere
un
simile
lavoro
occorrono
molti
mesi
e
una
quantità
di
permessi
e
di
autorizzazioni
.
-
-
È
quello
che
rilevò
il
sindaco
di
Meffilld
,
il
quale
disse
che
tutte
le
leggi
e
i
decreti
che
chiamate
il
vostro
diritto
amministrativo
sarebbero
un
'
opera
di
follia
,
se
non
fossero
un
istrumento
di
dispotismo
.
Perchè
mai
un
comune
,
che
a
proprie
spese
vuole
costruire
una
scuola
,
un
ponticello
,
un
lavoro
qualunque
,
che
deve
servire
ad
esso
solo
,
ha
da
chiedere
tanti
permessi
al
prefetto
,
ai
ministeri
?
Tutte
le
formalità
burocratiche
,
con
l
'
aiuto
delle
quali
si
paralizza
in
Europa
la
libertà
comunale
,
sono
altrettante
catene
che
,
riunite
in
una
sola
mano
,
servono
a
tenere
obbediente
un
popolo
di
schiavi
.
-
-
Queste
sono
verità
sacrosante
.
-
-
Il
sindaco
di
Meffilld
faceva
questo
ragionamento
semplicissimo
:
l
'
uomo
ha
diritto
di
contrattare
,
di
acquistare
,
di
vendere
,
di
donare
e
via
dicendo
.
Nessuno
glielo
impedisce
,
nevvero
?
Quando
dieci
,
cento
,
mille
individui
sono
riuniti
in
un
Comune
,
in
virtù
di
qual
principio
si
viene
a
paralizzare
il
loro
diritto
di
occuparsi
dei
propri
affari
,
e
a
sottometterli
per
ogni
atto
della
vita
comune
all
'
autorizzazione
del
potere
centrale
,
il
quale
non
è
altro
che
il
loro
mandatario
?
-
-
Siamo
perfettamente
d
'
accordo
.
-
-
Fate
il
Comune
libero
nello
Stato
(
provincia
o
gruppo
di
provincie
)
sovrano
-
-
diceva
il
vecchio
di
Meffilld
a
Jacolliot
-
-
e
voi
la
finirete
per
sempre
con
quello
che
chiamate
le
rivoluzioni
.
La
rivoluzione
non
è
altro
che
il
movimento
di
un
corpo
il
quale
cerca
il
proprio
equilibrio
.
Mentre
la
signorina
Mary
così
parlava
,
io
non
potevo
trattenere
un
sentimento
di
ammirazione
per
il
sistema
americano
di
educazione
col
quale
,
prima
che
le
costituzioni
di
Sparta
e
di
Atene
,
gli
scolari
imparano
a
conoscere
quella
vigente
nel
proprio
paese
e
a
parlarne
come
si
parla
degli
interessi
di
famiglia
.
-
-
Mary
s
'
è
data
alla
politica
-
-
disse
sorridendo
Giorgio
,
che
era
tornato
sul
ponte
.
-
-
No
-
-
rispose
la
sorella
-
-
mi
sono
semplicemente
entusiasmata
all
'
apologia
che
quel
vecchio
di
Meffilld
fa
delle
istituzioni
nord
-
americane
.
Ma
pensate
:
in
Francia
scrivono
su
tutti
i
pubblici
edifici
la
parola
libertà
fra
quelle
di
fratellanza
e
di
eguaglianza
e
non
hanno
neppure
la
libertà
comunale
,
come
se
vi
potesse
essere
repubblica
senza
il
comune
libero
e
senza
il
federalismo
.
-
-
Non
tocchiamo
l
'
unità
nazionale
!
-
-
vi
risponderebbero
da
noi
.
-
-
E
che
c
'
entra
l
'
unità
politica
coll
'
amministrazione
dei
comuni
?
Il
sindaco
di
Meffilld
osservava
giustamente
che
l
'
accentramento
esagerato
del
potere
è
il
dissolvente
più
rapido
di
ogni
spirito
patriottico
.
Voler
regolare
con
le
stesse
leggi
perfino
nei
più
piccoli
bisogni
dei
comuni
,
trenta
o
quaranta
milioni
di
cittadini
,
è
una
cosa
insensata
.
Alla
minima
ruota
che
si
rompe
,
tutto
il
sistema
va
a
catafascio
.
Infatti
ogni
quindici
o
vent
'
anni
si
fa
in
Francia
una
rivoluzione
che
termina
invariabilmente
con
fucilazioni
e
deportazioni
,
e
i
cadaveri
delle
vittime
non
sono
ancora
raffreddati
che
quegli
uomini
politici
non
trovano
nulla
di
meglio
da
fare
che
di
rabberciare
la
vecchia
macchina
sotto
l
'
intelligente
protezione
di
trecentomila
baionette
.
Nessuno
pensa
a
costruire
una
macchina
nuova
nella
quale
l
'
equilibrio
delle
forze
sia
meglio
distribuito
.
-
-
Voi
parlate
,
cara
Mary
,
come
un
vecchio
filosofo
.
Ma
circa
alla
perfezione
del
sistema
politico
americano
,
io
ho
da
esporvi
un
'
idea
che
risponde
anche
alla
lezione
che
mi
avete
fatta
quel
giorno
che
andammo
a
pescare
insieme
.
-
-
Sentiamo
,
sentiamo
.
Ma
l
'
ora
s
'
era
fatta
tarda
,
e
i
camerieri
,
camminando
senza
rumore
sopra
i
tappeti
,
spegnevano
le
lampade
elettriche
dei
corridoi
.
Lasciammo
andare
i
discorsi
e
scambiandoci
un
cordiale
_
good
night
_
entrammo
nelle
nostre
rispettive
cabine
.
*
*
*
La
mattina
seguente
sbarcavamo
a
Boston
.
Era
una
domenica
di
settembre
e
,
secondo
le
sue
vecchie
tradizioni
,
la
capitale
del
Massachussets
,
in
omaggio
al
riposo
festivo
,
sembrava
un
cimitero
;
la
solitudine
poi
appariva
ancora
maggiore
del
solito
correndo
una
stagione
in
cui
le
migliori
famiglie
sono
in
campagna
.
L
'
Esposizione
internazionale
che
si
doveva
inaugurare
il
giorno
seguente
era
stata
organizzata
modestamente
,
non
con
le
proporzioni
grandiose
di
quella
precedente
di
Filadelfia
e
della
successiva
di
Chicago
,
per
solennizzare
il
primo
centenario
del
trattato
di
pace
firmato
a
Parigi
da
D
.
Hurtley
per
Sua
Maestà
Britannica
,
e
da
Beniamino
Franklin
,
John
Adams
e
John
Jay
per
gli
Stati
Uniti
.
Muniti
delle
carte
di
_
reporters
_
che
ci
davano
accesso
ai
locali
della
mostra
prima
dell
'
apertura
,
dopo
aver
fatto
colazione
al
_
Yung
'
s
Hôtel
_
,
ci
recammo
al
_
Charitable
Mechanic
'
s
Association
Building
_
,
vasto
edificio
tutto
imbandierato
.
Le
esposizioni
delle
nazioni
europee
non
erano
ancora
pronte
:
nella
sezione
italiana
si
vedevano
i
soliti
mosaici
di
Venezia
e
una
cinquantina
di
quadri
.
Trovammo
all
'
ordine
invece
la
esposizione
indigena
,
nella
quale
ci
divertimmo
a
esaminare
la
sezione
dei
_
cow
-
boys
_
,
dei
celebri
guardiani
d
'
armenti
dell
'
ovest
,
tutta
piena
dei
loro
originali
costumi
alla
messicana
,
di
grandi
selle
e
di
lacci
.
Il
_
cow
-
boy
_
non
somiglia
affatto
ai
pastori
dei
nostri
paesi
,
che
conducono
la
vita
più
pacifica
del
mondo
.
Per
fare
il
_
cow
-
boy
_
nelle
immense
pianure
del
Texas
,
del
Kansas
,
dell
'
Arkansas
e
negli
altri
Stati
dell
'
Unione
ricchi
di
pascoli
,
non
basta
esser
buon
cavaliere
e
saper
guidare
i
branchi
di
buoi
e
di
vacche
nei
terreni
più
favorevoli
,
provveduti
di
acqua
e
di
erba
buona
:
bisogna
essere
giovani
robusti
e
arditi
,
capaci
di
tener
testa
ai
ladri
o
agli
indiani
e
di
sostenere
talvolta
dei
veri
combattimenti
a
colpi
di
carabina
e
di
revolver
.
Il
vestito
del
_
cow
-
boy
_
consiste
in
un
paio
di
stivaloni
dai
larghi
speroni
,
in
una
camicia
di
lana
,
in
pantaloni
e
giacca
di
velluto
o
di
pelle
adorni
di
frangie
lungo
le
cuciture
,
e
di
un
cappello
di
feltro
dalle
larghissime
falde
alla
messicana
.
D
'
estate
il
_
cow
-
boy
_
fa
a
meno
anche
della
giacca
.
Egli
è
molto
semplice
nel
vestire
,
ma
sfoggia
un
vero
lusso
nelle
armi
.
Alla
cintura
,
accanto
alla
cartucciera
,
tiene
sempre
uno
e
anche
due
revolvers
delle
migliori
fabbriche
e
ad
armacollo
una
carabina
di
gran
valore
.
Esercitandosi
fin
da
ragazzi
e
quotidianamente
,
i
_
cow
-
boys
_
diventano
tiratori
d
'
una
abilità
e
d
'
una
precisione
meravigliose
.
I
loro
divertimenti
abituali
nelle
praterie
consistono
tutti
in
gare
alla
corsa
o
al
tiro
.
Gettano
sull
'
erba
dei
fazzoletti
e
poi
lanciandosi
a
corsa
sfrenata
li
raccolgono
curvandosi
da
un
lato
senza
rallentare
minimamente
l
'
andamento
del
cavallo
.
Gettano
in
aria
delle
uova
correndo
e
le
colpiscono
col
fucile
prima
che
ricadano
.
Il
colpo
cosidetto
di
Guglielmo
Tell
,
di
levare
un
piccolo
oggetto
dalla
testa
di
uno
con
una
revolverata
,
è
per
loro
un
vero
giuocattolo
.
Solamente
questa
grande
famigliarità
con
le
armi
fa
sì
che
essi
mettano
mano
al
revolver
a
ogni
piccolo
diverbio
.
Un
'
altra
loro
abilità
è
quella
di
adoperare
il
laccio
,
una
lunga
striscia
di
pelle
che
tengono
sempre
attaccata
alla
sella
,
per
fermare
i
buoi
che
si
sbrancano
.
La
vita
avventurosa
di
questi
guardiani
,
i
romanzi
pubblicati
negli
Stati
Uniti
sul
loro
coraggio
,
sulle
loro
lotte
con
gli
indiani
,
sui
loro
duelli
,
fanno
sì
che
una
quantità
di
giovani
spostati
,
di
mattoidi
,
vanno
nell
'
ovest
a
fare
i
_
cow
-
boys
_
.
E
così
avviene
che
fermandosi
in
qualcheduna
di
quelle
stazioni
della
ferrovia
del
Pacifico
,
dove
si
caricano
lunghi
treni
di
buoi
,
il
viaggiatore
trova
con
sorpresa
,
fra
i
guardiani
che
accompagnano
gli
armenti
,
dei
giovani
_
cow
-
boys
_
che
hanno
veramente
maniere
da
gentiluomo
,
parlano
correntemente
due
lingue
e
sembrano
cacciatori
,
_
touristes
_
,
anzichè
butteri
.
Un
giorno
ne
fu
veduto
uno
che
leggeva
un
numero
della
_
Vie
Parisienne
_
di
cui
era
abbonato
;
egli
faceva
ogni
settimana
non
so
quante
miglia
a
cavallo
per
andarsi
a
prendere
la
posta
nella
più
prossima
stazione
.
Accanto
al
_
cow
-
boy
_
romantico
c
'
è
naturalmente
quello
brutale
,
maleducato
,
vero
brigante
delle
praterie
,
che
qualche
volta
lascia
il
suo
mestiere
per
fare
il
ladro
da
strada
,
per
organizzare
grossi
furti
di
bestiame
o
per
mettersi
a
barare
nelle
case
da
giuoco
,
nelle
piccole
città
di
legno
che
s
'
improvvisano
nel
_
far
-
west
_
.
Dopo
aver
lavorato
qualche
mese
nelle
praterie
,
lontani
da
città
e
da
villaggi
,
i
_
cow
-
boys
_
si
procurano
qualche
giorno
di
permesso
e
vanno
a
divertirsi
nella
capitale
dello
Stato
in
cui
si
trovano
,
capitale
che
spesso
non
conta
più
di
quaranta
o
cinquanta
mila
abitanti
,
ma
che
ha
in
abbondanza
teatri
,
birrerie
,
caffè
-
concerti
,
case
da
giuoco
,
ecc
.
Allora
essi
somigliano
ai
marinai
che
toccano
il
porto
dopo
una
lunga
traversata
:
sono
avidi
di
donne
,
di
liquori
,
di
spettacoli
d
'
ogni
genere
,
impazienti
di
spendere
il
denaro
di
cui
hanno
piene
le
tasche
.
Dopo
essersi
comperato
qualche
oggetto
di
vestiario
,
una
sella
,
armi
,
munizioni
,
entrano
nei
_
bar
-
rooms
_
e
si
abbandonano
all
'
orgia
.
Di
notte
si
vedono
con
la
bocca
piena
di
tabacco
,
andar
in
visibilio
davanti
ai
_
cancans
_
primitivi
di
orribili
cantanti
intonacate
di
belletto
,
contendersi
a
manate
di
dollari
nelle
birrerie
i
favori
di
certe
chellerine
che
sono
il
rifiuto
delle
grandi
città
,
o
farsi
pelare
nelle
case
da
giuoco
fino
all
'
ultimo
pezzo
da
_
five
cents
_
.
Quand
'
è
rimasto
senza
un
soldo
,
il
_
cow
-
boy
_
inforca
il
cavallo
,
torna
a
'
suoi
armenti
e
alle
sue
tende
sognando
il
giorno
in
cui
potrà
di
nuovo
ubbriacarsi
in
braccio
di
una
Jennie
quarantenne
o
di
una
Minnie
che
gli
darà
da
intendere
di
aver
cantato
a
Parigi
.
*
*
*
Una
mostra
più
interessante
era
quella
del
giornalismo
.
Alcuni
dei
principali
giornali
degli
Stati
Uniti
avevano
fatto
l
'
esposizione
dello
sviluppo
raggiunto
in
pochi
anni
dal
loro
formato
e
dalla
loro
diffusione
.
Il
_
New
-
York
Herald
_
aveva
mandato
il
suo
primo
numero
,
un
foglietto
magro
magro
,
scritto
da
Bennett
padre
in
una
soffitta
di
Ann
Street
,
e
l
'
ultimo
numero
della
domenica
,
di
sette
grandi
fogli
,
la
maggior
parte
dei
quali
pieni
d
'
annunzi
,
stampato
da
sette
macchine
doppie
,
che
non
solo
stampano
ma
tagliano
e
piegano
2333
copie
al
minuto
,
senza
arrivare
quasi
in
tempo
per
soddisfare
a
tutti
gli
ordini
dei
committenti
.
Quel
numero
,
eguale
del
resto
ai
fascicoli
domenicali
di
vari
grandi
giornali
americani
,
si
componeva
di
centosettantotto
colonne
,
per
la
cui
composizione
erano
occorse
più
di
duemila
libbre
di
caratteri
e
per
la
cui
stereotipia
s
'
erano
fuse
dieci
tonnellate
di
metallo
.
Alla
prosperità
della
stampa
nord
-
americana
tre
cose
hanno
principalmente
contribuito
:
la
libertà
completa
,
il
fatto
che
in
nessun
altro
paese
del
mondo
si
legge
come
negli
Stati
Uniti
,
e
il
grande
uso
che
si
fa
della
_
réclame
_
.
Dall
'
Atlantico
al
Pacifico
non
si
è
mai
saputo
che
cosa
siano
nè
gerenti
responsabili
,
nè
la
censura
preventiva
,
nè
l
'
obbligo
di
presentare
la
prima
copia
al
procuratore
del
re
o
della
repubblica
.
I
reati
che
si
possono
commettere
col
mezzo
della
stampa
sono
preveduti
e
puniti
dal
codice
senza
bisogno
di
leggi
speciali
.
E
bisogna
confessare
che
gli
Stati
Uniti
dimostrano
come
nessun
inconveniente
possa
venire
dalla
completa
libertà
di
stampa
.
I
giornali
libelli
non
attecchiscono
là
,
perchè
se
i
libellisti
fanno
nomi
e
specificano
fatti
,
vi
sono
i
tribunali
che
li
fanno
smettere
,
e
se
calunniano
con
vaghe
allusioni
non
compromettenti
,
i
loro
fogli
non
vengono
letti
e
cadono
ben
presto
sotto
il
peso
del
pubblico
disprezzo
.
Rimane
la
questione
politica
,
l
'
offesa
al
capo
dello
Stato
,
alle
istituzioni
e
via
dicendo
.
Ebbene
,
o
il
giornalista
calunnia
,
e
allora
,
come
per
i
privati
,
c
'
è
il
giudice
;
o
dice
la
verità
,
e
in
questo
caso
ha
il
diritto
di
stamparla
.
Un
esempio
fra
mille
che
si
potrebbero
citare
.
Quando
risultò
che
il
presidente
Hayes
era
riuscito
eletto
per
frode
in
luogo
di
Tilden
,
il
_
Sun
_
di
New
-
York
un
bel
giorno
stampò
un
gran
ritratto
del
presidente
,
sulla
cui
fronte
era
incisa
a
grossi
caratteri
la
parola
_
Fraud
_
:
l
'
immagine
di
Hayes
,
con
la
taccia
di
ladro
scolpita
in
fronte
,
circolò
così
a
migliaia
di
copie
in
tutti
gli
Stati
Uniti
.
Se
l
'
Hayes
non
era
realmente
un
imbroglione
,
avrebbe
permesso
lo
scandalo
?
No
,
certo
;
ma
si
sapeva
colpevole
degli
intrighi
addebitatigli
e
dovette
tacere
,
sicuro
che
,
citato
in
tribunale
,
il
_
Sun
_
gli
avrebbe
provato
con
le
cifre
di
avere
stampata
la
sacrosanta
verità
.
La
stampa
,
dicono
gli
americani
,
non
è
altro
che
la
pubblica
manifestazione
delle
opinioni
.
Se
le
opinioni
sono
libere
,
se
in
un
paese
retto
da
una
data
forma
di
governo
si
è
padroni
di
patteggiare
per
un
'
altra
,
perchè
non
si
deve
essere
liberi
di
stampare
ciò
che
si
pensa
,
ciò
che
si
dice
tutti
i
giorni
conversando
in
pubblico
?
Non
è
per
la
morale
,
aggiungono
,
o
per
proteggere
l
'
onore
delle
persone
che
in
Europa
s
'
inceppa
la
libertà
della
stampa
;
è
perchè
si
teme
la
propaganda
di
quelle
idee
coll
'
avanzarsi
delle
quali
certi
governi
devono
inevitabilmente
cadere
.
Libero
intieramente
non
è
quel
paese
dove
gli
onesti
cittadini
d
'
ogni
partito
non
possono
liberamente
manifestare
i
loro
pensieri
su
qualsiasi
argomento
e
su
quello
politico
in
ispecie
.
La
grande
diffusione
e
i
guadagni
che
in
ragione
di
essa
procura
la
pubblicità
,
permettono
ai
giornali
americani
di
eccitare
,
pagando
bene
,
le
attitudini
di
una
quantità
di
bravi
_
reporters
_
,
ognuno
dei
quali
ha
una
specialità
-
-
_
sport
,
hig
-
life
_
,
descrizioni
di
feste
pubbliche
,
descrizioni
di
delitti
e
inchieste
sui
medesimi
,
descrizioni
degli
incendi
,
resoconti
di
_
meetings
_
,
di
processi
,
di
sedute
del
Consiglio
comunale
,
della
legislatura
dello
Stato
o
del
Congresso
di
Washington
,
teatri
,
bassifondi
,
curiosità
d
'
ogni
genere
-
-
e
tutte
queste
qualità
di
_
reportage
_
formano
poi
una
delle
specialità
della
stampa
americana
.
Il
vero
_
reporter
_
,
quello
che
ha
intelligenza
,
vocazione
e
passione
per
il
suo
mestiere
,
sta
sempre
all
'
erta
,
come
una
sentinella
,
come
un
agente
di
polizia
o
un
pompiere
,
in
attesa
di
una
parola
,
di
un
'
informazione
,
di
un
dispaccio
o
di
un
avvertimento
telefonico
che
gli
segnalino
il
fatto
del
giorno
riguardante
il
servizio
a
cui
è
addetto
.
Ricevuta
la
prima
notizia
,
egli
entra
in
un
periodo
febbrile
di
attività
.
Dimenticando
fame
,
sonno
e
qualunque
altra
cosa
,
corre
col
mezzo
più
rapido
sul
luogo
dove
è
successo
il
dramma
,
il
furto
,
l
'
incendio
,
lo
scontro
ferroviario
,
la
collisione
nella
baia
,
l
'
avvenimento
qualunque
esso
sia
;
si
scolpisce
in
mente
la
scena
con
la
precisione
di
una
macchina
fotografica
;
interroga
i
superstiti
,
i
testimoni
,
i
feriti
,
gli
agenti
della
forza
pubblica
,
e
con
un
pezzetto
di
lapis
,
con
pochi
segni
quasi
stenografici
,
nota
ogni
cosa
,
raccogliendo
i
particolari
più
minuti
,
frettoloso
e
diligente
nello
stesso
tempo
,
in
preda
sempre
a
uno
strano
orgasmo
,
smanioso
di
arrivare
il
primo
e
di
avere
la
maggior
copia
di
informazioni
,
e
conservando
contemporaneamente
una
flemma
,
un
sangue
freddo
che
gli
permettono
di
non
dimenticare
la
più
piccola
circostanza
.
In
quel
momento
il
buon
_
reporter
_
è
come
la
personificazione
della
curiosità
pubblica
;
egli
sente
istintivamente
la
sua
importanza
di
rappresentante
di
un
giornale
,
il
quale
ha
migliaia
di
lettori
avidi
di
essere
ben
informati
,
e
reputa
come
un
diritto
la
facoltà
di
entrare
dappertutto
,
di
interrogare
,
di
investigare
,
come
se
fosse
un
_
detective
_
o
un
giudice
istruttore
.
È
in
tale
periodo
che
il
_
reporter
_
non
conosce
ostacoli
e
che
,
per
saper
tutto
nel
più
breve
tempo
possibile
,
diventa
astuto
,
audace
,
indiscreto
e
magari
anche
arrogante
.
Non
è
più
lui
che
agisce
,
lui
,
che
magari
nella
vita
privata
è
un
tranquillo
e
indifferente
giovanotto
:
egli
corre
e
lavora
mosso
,
come
per
una
misteriosa
suggestione
,
dalle
esigenze
della
stampa
moderna
,
da
quella
forza
che
è
il
giornale
diffuso
.
La
sua
personalità
sparisce
completamente
:
dimentica
la
salute
e
la
famiglia
e
affronta
qualsiasi
pericolo
colla
massima
indifferenza
.
In
una
guerra
,
marcia
coll
'
avanguardia
,
sotto
le
prime
palle
,
per
descrivere
le
prime
scaramuccie
;
nelle
epidemie
va
a
visitare
i
malati
nei
centri
più
infetti
;
negli
incendi
si
spinge
coi
pompieri
nei
punti
più
minacciati
da
scoppi
o
da
crolli
di
mura
;
nelle
pubbliche
dimostrazioni
deve
essere
alla
testa
,
fra
gli
spintoni
e
magari
le
schioppettate
;
nei
tempi
ordinari
bazzica
ogni
giorno
negli
ospedali
,
nelle
sale
anatomiche
,
nelle
camere
mortuarie
,
nelle
prigioni
e
nei
luoghi
meno
puliti
,
nello
stesso
modo
con
cui
va
ad
assistere
a
un
processo
celebre
o
ad
una
festa
di
lusso
.
Vi
sono
dei
_
reporters
_
specialisti
per
inchieste
segrete
,
per
investigazioni
su
misteri
che
la
stessa
polizia
non
è
stata
capace
di
scoprire
,
pronti
a
tutto
per
ottenere
lo
scopo
.
Un
giorno
si
sparse
a
New
-
York
la
voce
che
gli
alienati
rinchiusi
in
un
manicomio
municipale
erano
vittime
di
sevizie
e
di
violenze
da
parte
dei
medici
e
degli
inservienti
.
I
giornali
ardevano
dal
desiderio
di
pubblicare
informazioni
esatte
in
proposito
;
ma
come
ottenerle
?
Il
personale
sanitario
e
di
servizio
si
guardava
naturalmente
dal
dire
la
verità
e
alla
testimonianza
di
qualche
pazzo
guarito
non
si
poteva
attribuire
molta
fede
.
Il
_
city
editor
_
(
cronista
)
del
_
New
-
York
Herald
_
convocò
la
squadra
dei
suoi
_
reporters
_
e
disse
che
bisognava
ad
ogni
costo
penetrare
nel
manicomio
e
sorprenderne
i
misteri
.
I
bravi
giovani
,
che
già
avevano
fatto
e
girato
molto
invano
,
si
torturavano
il
cervello
,
quando
uno
di
essi
si
avanzò
calmo
e
sereno
e
annunziò
d
'
aver
trovato
il
modo
di
saper
esattamente
quanto
avveniva
fra
le
mura
del
manicomio
in
questione
.
-
-
Come
?
In
che
maniera
?
-
-
gli
si
domandò
.
-
-
Ecco
:
-
-
egli
rispose
tranquillamente
-
-
io
fingerò
d
'
essere
diventato
pazzo
,
mi
farò
rinchiudere
là
dentro
cogli
alienati
;
appena
avrò
visto
e
notato
tutto
,
guarirò
;
e
il
pubblico
sarà
informato
d
'
ogni
cosa
.
Silenzio
e
prudenza
!
E
,
salutati
i
colleghi
,
corse
a
casa
e
si
chiuse
a
chiave
nella
sua
stanza
.
A
mezzanotte
si
odono
in
quella
casa
delle
grida
furiose
,
degli
urli
disperati
.
Tutti
i
vicini
si
svegliano
;
la
vecchia
signora
,
presso
la
quale
il
_
reporter
_
dell
'
_
Herald
_
abitava
,
corre
alla
stanza
da
cui
proveniva
il
baccano
,
trova
l
'
uscio
chiuso
,
bussa
,
e
non
ottenendo
risposta
mentre
le
grida
continuavano
terribili
,
fa
aprire
da
un
fabbro
la
porta
e
vede
il
_
reporter
_
che
si
rotolava
in
camicia
sul
pavimento
,
cogli
occhi
stralunati
,
con
la
schiuma
alle
labbra
.
Interrogato
,
il
_
reporter
_
non
risponde
;
urla
sempre
in
modo
compassionevole
,
e
nei
rari
intervalli
di
calma
non
pronunzia
che
frasi
insensate
.
Si
chiama
un
'
ambulanza
e
il
giovane
viene
condotto
alle
prigioni
e
rinchiuso
in
una
cella
delle
_
Tombs
_
-
-
il
carcere
principale
di
New
-
York
.
Dopo
tre
giorni
un
medico
constata
che
egli
è
pazzo
,
con
accessi
furiosi
,
e
lo
manda
a
quel
tale
manicomio
municipale
.
I
giornali
cittadini
raccontano
il
fatto
e
deplorano
con
vivo
dispiacere
che
un
collega
,
così
buono
e
valente
,
sia
stato
colpito
da
una
simile
disgrazia
.
Passano
tre
mesi
:
le
voci
che
circolavano
sui
misteri
del
manicomio
parevano
svanite
,
quando
una
mattina
il
_
New
-
York
Herald
_
esce
con
una
relazione
in
minutissimo
carattere
che
occupava
due
pagine
intiere
,
nella
quale
il
_
reporter
_
«
guarito
»
narrava
diffusamente
ciò
che
accadeva
nel
manicomio
:
le
voci
corse
erano
vere
ed
egli
raccontava
storie
di
sequestri
di
persone
sane
,
di
torture
,
di
fame
,
di
sete
,
di
patimenti
atroci
,
inauditi
.
La
relazione
finiva
coll
'
invitare
gli
increduli
a
visitare
il
_
reporter
_
stesso
,
il
quale
era
uscito
dal
manicomio
magro
,
pallido
,
sfigurato
,
che
pareva
un
_
Ecce
Homo
_
.
Non
occorre
dire
che
le
rivelazioni
dell
'
_
Herald
_
provocarono
una
rigorosa
inchiesta
che
pose
fine
agli
abusi
e
ai
mali
trattamenti
.
Il
giornalismo
americano
ha
molti
difetti
che
facilmente
si
perdonano
quando
si
vede
che
sua
cura
principale
è
di
descrivere
e
raccontare
tutto
ciò
che
succede
in
modo
imparziale
,
non
preoccupandosi
che
dell
'
esattezza
e
della
sollecitudine
.
Quelli
che
da
noi
si
chiamano
articoli
di
fondo
e
che
spesso
non
sono
che
noiose
tiritere
e
soliloqui
di
redattori
che
pretendono
di
giudicar
tutti
e
di
parlare
di
tutto
,
anche
delle
questioni
che
meno
conoscono
,
nei
giornali
nord
-
americani
si
riducono
a
brevi
e
succose
note
,
a
commenti
stringati
,
nei
quali
sono
espressi
sulle
cose
del
giorno
i
pareri
di
uomini
competenti
.
Negli
Stati
Uniti
si
crede
che
il
giornale
debba
essere
quasi
unicamente
un
bollettino
delle
notizie
di
tutto
il
mondo
,
un
resoconto
preciso
di
ciò
che
succede
:
i
giudizi
devono
essere
lasciati
al
gran
pubblico
.
Se
il
giornale
ne
vuole
esprimere
,
devono
provenire
da
gente
che
conosce
a
fondo
l
'
argomento
.
-
-
In
quanto
ai
commenti
sulle
questioni
del
giorno
che
non
implicano
speciali
conoscenze
-
-
diceva
un
giorno
il
signor
Dana
,
direttore
del
_
Sun
_
,
in
una
riunione
di
giornalisti
-
-
per
dare
efficacia
alle
note
editoriali
occorrono
i
seguenti
ingredienti
:
buon
senso
;
fede
sincera
nei
principî
democratici
e
in
quella
grande
esposizione
dei
diritti
dell
'
uomo
che
è
la
costituzione
degli
Stati
Uniti
;
l
'
abilità
di
esprimere
le
idee
chiaramente
,
senza
ambiguità
;
il
tutto
condito
da
una
dose
abbondante
di
umorismo
e
di
spirito
.
Con
lo
sviluppo
preso
dalla
stampa
negli
Stati
Uniti
è
naturale
che
i
giornalisti
americani
parlino
con
compassione
dei
loro
confratelli
d
'
Europa
.
-
-
Tutti
i
giornali
parigini
-
-
mi
diceva
un
redattore
del
_
Cornhill
Magazine
_
-
-
pubblicano
molte
appendici
e
nessuno
di
essi
dà
una
relazione
esatta
,
imparziale
,
coscienziosa
,
di
un
_
meeting
_
politico
.
Alcuni
hanno
adesso
qualche
_
reporter
_
cosidetto
all
'
americana
.
Ohimè
,
quale
meschinità
!
Il
sedicente
_
reporter
_
all
'
americana
ha
la
specialità
delle
interviste
colle
celebrità
del
momento
,
di
strappare
i
segreti
dal
petto
dei
diplomatici
e
degli
uomini
di
Stato
,
e
di
corrompere
i
camerieri
dei
re
in
viaggio
per
sapere
quello
che
il
monarca
mangia
a
colazione
.
Il
_
reporter
_
all
'
americana
giunge
certamente
a
sapere
una
quantità
di
fatti
interessanti
,
ma
i
resoconti
che
scrive
o
che
telegrafa
sono
troppo
pieni
della
sua
personalità
.
Uno
dei
più
giovani
giornali
di
New
-
York
che
in
pochi
anni
seppe
raggiungere
una
tiratura
media
quotidiana
di
trecento
mila
copie
,
è
il
_
N
.
Y
.
World
_
,
fondato
e
diretto
da
Joseph
Pulitzer
,
il
quale
,
all
'
angolo
di
Park
Row
e
di
Frankfort
Street
,
si
è
costruito
un
ufficio
che
costa
due
milioni
di
dollari
,
altissimo
,
di
tredici
piani
,
sormontato
da
una
torre
di
cinque
piani
e
del
diametro
di
cinquanta
piedi
.
Gli
uffici
di
redazione
e
di
_
reportage
_
si
trovano
appunto
in
quella
torre
che
è
il
_
building
_
più
alto
della
metropoli
,
dove
sono
anche
i
locali
pei
compositori
,
con
ampi
finestroni
tutto
all
'
intorno
e
il
_
restaurant
_
cooperativo
per
gli
impiegati
del
giornale
.
A
pianterreno
sono
situati
gli
uffici
per
l
'
amministrazione
,
per
le
inserzioni
a
pagamento
,
per
la
distribuzione
e
la
spedizione
del
giornale
;
nel
_
basement
_
(
sotterranei
)
una
macchina
motrice
della
forza
di
mille
cavalli
;
la
macchina
per
gli
_
elevators
_
(
ascensori
)
;
l
'
officina
per
la
stereotipia
delle
forme
;
le
dieci
macchine
quadruple
,
della
forza
di
seicento
cavalli
,
che
stampano
il
giornale
;
la
macchina
elettrica
,
che
alimenta
3500
lampade
;
quattro
_
elevators
_
pneumatici
per
portare
la
carta
.
Gli
altri
undici
piani
sono
destinati
a
uso
di
uffici
,
di
cui
centocinquanta
sono
affittati
.
L
'
edifizio
è
provveduto
di
sei
ascensori
:
due
pei
compositori
tipografi
;
tre
per
gli
uffici
appigionati
,
e
uno
che
parte
dal
pianterreno
,
e
,
senza
fermarsi
,
va
direttamente
al
piano
decimottavo
,
riservato
esclusivamente
ai
_
reporters
_
e
ai
redattori
.
Le
spese
di
redazione
del
_
New
-
York
World
_
oltrepassano
di
molto
il
milione
di
dollari
all
'
anno
.
XI
.
Un
'
altra
lezione
.
-
-
Ebbene
,
il
sindaco
di
Meffilld
ha
finito
la
sua
apologia
degli
Stati
Uniti
?
-
-
domandai
alla
signorina
Mary
la
prima
volta
che
la
vidi
dopo
la
nostra
gita
a
Boston
.
-
-
No
-
-
rispose
sorridendo
-
-
egli
parla
anche
del
mandato
imperativo
,
che
è
una
delle
nostre
cose
migliori
.
-
-
Non
ve
lo
contesto
,
quando
penso
a
certi
deputati
dei
paesi
latini
i
quali
dicono
ai
loro
elettori
:
«
Studierò
la
questione
,
agirò
secondo
la
mia
coscienza
...
»
quasi
che
venissero
mandati
al
Parlamento
per
fare
un
corso
di
studi
e
non
già
per
agire
secondo
il
programma
dei
cittadini
che
li
hanno
eletti
.
-
-
Precisamente
il
contrario
di
quello
che
succede
qui
,
dove
l
'
eletto
non
è
che
il
portavoce
dell
'
elettore
e
non
può
agire
che
nel
senso
del
suo
mandato
.
Il
membro
del
Congresso
non
deve
far
altro
,
nei
suoi
discorsi
e
nei
suoi
voti
,
che
difendere
i
principi
dell
'
assemblea
di
elettori
che
lo
ha
nominato
.
-
-
E
colui
che
qualche
volta
tentennasse
?
-
-
Sarebbe
additato
come
un
traditore
e
disprezzato
anche
dal
partito
avverso
a
cui
avrebbe
portato
il
suo
aiuto
.
Tempo
fa
un
certo
Haigh
,
rappresentante
della
California
,
avendo
,
in
una
questione
di
principio
,
votato
contro
l
'
opinione
democratica
che
era
quella
dei
suoi
elettori
,
fu
,
uscendo
dalla
seduta
,
ucciso
in
un
duello
al
revolver
,
sulla
scalinata
del
palazzo
legislativo
,
dal
giudice
Field
,
che
rappresentava
esso
pure
la
California
.
E
ciò
accadde
fra
gli
applausi
dei
rappresentanti
dei
due
partiti
,
unanimi
nell
'
odiare
tutto
ciò
che
è
viltà
e
capitolazione
della
coscienza
politica
.
-
-
Il
sistema
di
punizione
è
molto
radicale
!
-
-
Noi
pensiamo
-
-
diceva
il
sindaco
di
Meffilld
-
-
che
la
maniera
con
cui
il
nostro
rappresentante
eseguirà
il
suo
mandato
,
sarà
subordinata
al
suo
grado
d
'
intelligenza
,
alla
sua
abilità
,
alla
sua
capacità
;
non
possiamo
su
tutte
le
questioni
tracciargli
la
linea
di
condotta
:
ma
c
'
è
un
punto
sul
quale
siamo
in
diritto
di
pretendere
che
non
transiga
sotto
pena
di
non
rappresentarci
più
;
egli
deve
restare
fedele
al
partito
dei
suoi
elettori
.
Che
se
nel
corso
della
legislatura
le
sue
opinioni
cambiassero
su
qualche
punto
importante
,
egli
dovrebbe
dimettersi
,
poichè
non
fu
inviato
al
Congresso
per
fare
la
sua
educazione
politica
o
per
eseguire
delle
variazioni
di
coscienza
,
ma
bensì
per
rappresentare
un
dato
numero
di
concittadini
dei
quali
ha
accettato
il
programma
.
-
-
Giustissimo
.
-
-
Voi
vedete
-
-
seguita
a
dire
il
buon
sindaco
-
-
che
da
una
macchina
incosciente
per
votare
,
all
'
onesto
uomo
il
quale
resta
fedele
al
programma
politico
che
ha
giurato
ai
suoi
elettori
di
difendere
,
c
'
è
una
bella
differenza
.
Invece
di
accettare
un
candidato
che
domanda
la
deputazione
,
respingetelo
,
concludeva
,
per
questo
solo
che
egli
si
presenta
da
sè
(
non
può
essere
che
un
ambizioso
volgare
)
;
scegliete
voi
stessi
il
vostro
rappresentante
fra
i
galantuomini
che
avranno
accettato
il
vostro
programma
,
e
allora
non
esporrete
più
il
vostro
paese
a
cadere
sotto
il
giogo
demoralizzatore
di
un
parlamento
il
quale
non
tiene
conto
alcuno
della
volontà
nazionale
e
di
cui
tre
quarti
dei
membri
hanno
la
pretesa
di
non
rappresentare
che
«
la
propria
coscienza
.
»
Dopo
una
breve
pausa
,
la
mia
studiosa
amica
continuò
:
-
-
Negli
Stati
Uniti
abbiamo
poi
l
'
istruzione
veramente
estesa
a
tutti
,
ricchi
e
poveri
,
in
un
modo
più
pratico
che
non
si
faccia
in
Europa
,
senza
greco
e
senza
latino
.
Noi
non
ammettiamo
che
,
vivendo
in
società
,
un
padre
possa
fare
di
suo
figlio
un
essere
nocivo
o
inutile
coll
'
ignoranza
.
A
questo
proposito
il
vecchio
di
Meffilld
diceva
a
Jacolliot
:
«
Fate
dell
'
ordine
con
molta
libertà
ed
una
istruzione
solida
ed
eguale
per
tutti
.
Invece
di
concentrare
la
vita
pubblica
in
poche
città
che
custodite
con
molti
soldati
,
date
a
tutti
i
comuni
la
loro
completa
autonomia
amministrativa
,
non
occupatevi
dei
loro
affari
come
non
vi
occupate
di
quelli
di
un
privato
,
e
vedrete
che
finiranno
le
rivoluzioni
.
Ma
sopratutto
non
separate
la
libertà
dall
'
istruzione
:
l
'
una
non
può
esistere
senza
l
'
altra
.
La
scuola
deve
essere
lo
stabilimento
più
importante
del
comune
:
fate
passare
il
vostro
suffragio
universale
dalla
scuola
ed
esso
si
dirigerà
da
sè
.
»
Ecco
tutta
la
scienza
sociale
...
-
-
Non
dico
di
no
,
ma
...
-
-
Non
c
'
è
ma
che
tenga
.
Jackson
Davis
,
un
nostro
noto
pubblicista
,
ricordava
a
questo
proposito
al
signor
Jacolliot
l
'
esempio
di
ciò
che
è
successo
in
Francia
dopo
i
disastri
del
1870
,
nella
Francia
che
manca
sempre
di
uomini
politici
e
che
è
governata
da
politicanti
volgari
,
da
ambiziosi
senza
carattere
e
senza
principi
.
Caduto
l
'
impero
e
proclamata
la
repubblica
,
si
aspettava
qui
ansiosamente
di
sentir
annunziato
dal
telegrafo
il
vigoroso
proclama
d
'
un
governo
provvisorio
qualunque
,
che
chiamasse
la
Francia
intiera
prima
alle
urne
e
poi
alle
armi
.
E
immensa
fu
la
sorpresa
negli
Stati
Uniti
quando
si
sentì
che
i
capi
della
Sinistra
avevano
formato
un
governo
che
non
sottoponevano
neppure
all
'
accettazione
della
Francia
.
Essi
si
impadronirono
di
quel
potere
che
nessuno
ha
il
diritto
di
esercitare
senza
una
delegazione
diretta
,
regolare
,
espressa
della
nazione
.
-
-
Il
nemico
aveva
invaso
il
paese
,
e
tutti
avevano
perduto
la
testa
:
erano
momenti
eccezionali
.
-
-
Jackson
Davis
dice
appunto
che
sarebbe
uscito
qualche
cosa
di
grande
da
un
'
assemblea
di
sette
od
ottocento
membri
,
nominati
davanti
al
nemico
,
e
che
avrebbe
tenuto
le
sue
sedute
tutta
fremente
,
al
chiarore
degli
incendi
di
Bazeilles
e
Châteadun
.
La
Francia
aveva
bisogno
di
uomini
energici
e
in
quell
'
assemblea
se
ne
sarebbero
rivelati
.
E
poi
sarebbe
stato
il
paese
che
avrebbe
decretato
,
agito
,
combattuto
,
e
non
già
una
dozzina
di
individualità
senza
mandato
.
Jackson
Davis
crede
che
Gambetta
,
col
suo
ardente
patriottismo
e
colla
sua
energia
,
avrebbe
salvato
la
Francia
senza
il
tradimento
di
Bazaine
;
ma
crede
altresì
che
Bazaine
avrebbe
esitato
a
tradire
,
se
la
Francia
fosse
stata
governata
da
una
assemblea
uscita
dal
suffragio
popolare
.
-
-
È
probabile
.
-
-
Non
dimenticatelo
!
esclamava
Davis
:
tutte
le
avventure
che
capiteranno
ancora
alla
Francia
e
ai
paesi
che
le
somigliano
saranno
dovute
ai
politicastri
,
che
spingono
il
popolo
nella
via
delle
rivoluzioni
senza
averlo
preparato
alla
pratica
della
libertà
e
senza
conoscere
essi
stessi
,
come
hanno
dimostrato
,
le
istituzioni
che
formano
la
grandezza
e
la
forza
dei
paesi
liberi
.
I
vecchi
paesi
d
'
Europa
non
hanno
che
un
mezzo
per
rialzarsi
:
fare
la
crociata
dell
'
istruzione
,
fondare
delle
scuole
,
combattere
senza
posa
l
'
ignoranza
,
allevare
una
generazione
di
cittadini
,
nella
quale
non
vi
sia
uno
solo
che
non
conosca
la
storia
politica
,
sociale
,
industriale
e
scientifica
dell
'
umanità
.
Poi
devono
predicare
l
'
indipendenza
intiera
,
completa
,
dei
comuni
,
fare
dei
costumi
repubblicani
,
e
allora
avranno
fondato
per
sempre
la
libertà
.
-
-
Siamo
d
'
accordo
:
solamente
....
-
-
Solamente
bisogna
ricordarsi
che
la
libertà
si
acquista
e
non
si
conquista
,
che
un
progresso
è
sempre
il
corollario
di
un
altro
progresso
realizzato
e
che
coi
colpi
di
mano
e
con
le
rivoluzioni
non
si
arriva
che
al
dispotismo
.
Al
principio
stesso
della
rivoluzione
del
1789
tutti
i
grandi
uomini
di
Stato
americani
,
Hamilton
,
Morris
,
Jefferson
,
Madison
,
John
Adams
non
credettero
ad
un
successo
definitivo
perchè
era
cominciata
col
disordine
e
coll
'
anarchia
.
Il
giorno
8
ottobre
1789
,
quando
Luigi
XVI
possedeva
ancora
una
parvenza
di
autorità
,
Washington
rivolgeva
queste
parole
profetiche
al
rappresentante
degli
Stati
Uniti
in
Francia
:
«
Desidero
di
ingannarmi
,
ma
se
ho
ben
compreso
il
carattere
della
nazione
francese
,
io
temo
che
vi
sarà
molto
spargimento
di
sangue
e
un
dispotismo
più
rude
di
quello
che
essa
si
lusinga
di
aver
distrutto
.
»
-
-
Washington
sapeva
che
fu
più
difficile
sbarazzare
gli
Stati
Uniti
dal
disordine
e
dai
politicanti
ambiziosi
,
che
dalle
truppe
inglesi
.
-
-
Non
fu
già
cacciando
gli
inglesi
e
versando
il
proprio
sangue
per
l
'
indipendenza
dell
'
America
,
che
Washington
e
i
suoi
amici
hanno
reso
i
maggiori
servigi
al
loro
paese
:
fu
dandogli
una
costituzione
.
E
non
era
una
cosa
facile
il
mettere
d
'
accordo
,
dopo
la
vittoria
,
non
solo
i
vari
Stati
unitisi
per
sottrarsi
all
'
autorità
dell
'
Inghilterra
,
ma
anche
gli
uomini
che
con
la
penna
o
con
la
spada
si
erano
distinti
durante
quella
guerra
.
A
sentire
certi
politicanti
europei
,
nell
'
America
del
Nord
il
terreno
era
pronto
,
qui
non
c
'
erano
nè
un
passato
monarchico
,
nè
partiti
,
nè
divisioni
,
nè
odii
,
e
la
Repubblica
si
fondò
senza
sforzi
,
come
un
semplice
risultato
della
situazione
.
-
-
Se
non
avevano
degli
uomini
come
Washington
e
compagni
,
stavano
freschi
anche
qui
!
-
-
Oh
!
meno
male
.
Chi
ha
studiato
un
po
'
la
nostra
storia
,
sa
che
,
all
'
indomani
della
pace
,
esercito
e
Congresso
entrarono
in
lotta
:
vincitore
dello
straniero
,
l
'
esercito
aveva
la
velleità
di
rappresentare
una
parte
all
'
interno
;
lo
spirito
pretoriano
s
'
infiltrava
nei
ranghi
dei
soldati
,
gli
ufficiali
volevano
conservare
e
gradi
e
paghe
,
e
vivere
sul
bilancio
;
essi
mantenevano
l
'
agitazione
mentre
il
Congresso
,
il
quale
aveva
imparato
dalla
Storia
come
si
svegliano
le
nazioni
che
s
'
addormentano
fra
le
braccia
dei
militari
,
voleva
licenziare
l
'
esercito
.
Due
volte
l
'
esercito
si
ammutinò
,
rifiutando
di
riconoscere
l
'
autorità
del
Congresso
.
E
due
volte
Giorgio
Washington
,
suo
capo
supremo
,
approfittando
della
sua
influenza
e
del
culto
fanatico
che
l
'
ultimo
dei
soldati
professava
per
lui
,
lo
fece
tornare
al
dovere
.
-
-
Se
non
c
'
era
lui
!
-
-
Un
giorno
un
proclama
anonimo
chiama
l
'
esercito
a
un
_
meeting
_
e
lo
invita
a
offrire
la
dittatura
al
suo
capo
;
Giorgio
Washington
accorre
e
rivolgendosi
ai
suoi
soldati
,
grida
:
«
Non
crediate
che
io
acconsenta
ad
accendere
la
discordia
e
la
guerra
fra
l
'
esercito
e
l
'
autorità
civile
.
L
'
Europa
ha
ammirato
il
vostro
coraggio
e
il
vostro
patriottismo
;
distruggerete
voi
in
un
istante
una
riputazione
acquistata
con
tanta
fatica
?
In
nome
della
vostra
patria
comune
,
in
nome
dell
'
onore
vostro
che
deve
esservi
sacro
,
in
nome
dell
'
umanità
,
se
ne
rispettate
i
diritti
,
in
nome
dell
'
onore
nazionale
e
militare
dell
'
America
,
esprimete
l
'
orrore
che
deve
ispirarvi
l
'
uomo
,
il
quale
con
speciosi
pretesti
tentasse
di
distruggere
i
fondamenti
della
nostra
libertà
,
di
suscitare
la
guerra
civile
e
di
annegare
nel
sangue
un
impero
appena
nato
.
»
Fu
in
questi
termini
che
Washington
rispose
all
'
offerta
di
un
trono
appoggiato
sull
'
esercito
.
-
-
Se
egli
fosse
stato
un
avventuriero
,
un
ambizioso
,
addio
libertà
nord
-
americana
!
-
-
L
'
istituzione
della
repubblica
negli
Stati
Uniti
si
deve
realmente
in
gran
parte
all
'
onestà
di
un
uomo
.
Passato
quel
pericolo
,
si
dovette
lottare
cogli
interessi
differenti
e
spesso
contrari
degli
Stati
e
con
le
varie
teorie
degli
uomini
politici
.
Dal
1783
al
1789
l
'
America
del
Nord
visse
schiacciata
dai
debiti
,
senza
unità
all
'
interno
e
senza
prestigio
all
'
estero
.
Invitato
da
Henry
Lee
ad
accorrere
per
salvare
la
patria
,
Washington
rispondeva
invariabilmente
che
bisognava
fare
una
costituzione
,
la
quale
conservando
l
'
indipendenza
degli
Stati
,
creasse
l
'
unità
dei
popoli
nord
-
americani
,
la
forza
federale
.
E
fu
solo
quando
si
diede
retta
a
Washington
e
gli
Stati
nominarono
un
Congresso
incaricato
di
redigere
quella
costituzione
,
che
l
'
America
trovò
la
pace
.
Non
si
venga
a
dire
,
dunque
,
che
la
repubblica
degli
Stati
Uniti
si
è
fatta
facilmente
e
senza
disordini
,
quando
per
venti
volte
corse
pericolo
di
fallire
.
-
-
Negli
Stati
Uniti
il
federalismo
ha
costituito
l
'
unità
del
paese
,
e
in
Europa
c
'
è
un
partito
numeroso
che
lo
respinge
come
pericoloso
per
l
'
unità
nazionale
!
-
-
È
l
'
osservazione
precisa
fatta
da
Jacolliot
a
Jackson
Davis
,
il
quale
gli
rispose
che
questo
partito
è
quello
che
tenta
continuamente
di
far
l
'
avvenire
con
l
'
aiuto
della
leggenda
del
passato
,
e
che
,
erede
delle
dottrine
dei
giacobini
,
sogna
una
repubblica
autoritaria
con
un
presidente
dai
poteri
estesi
.
Ora
è
stato
precisamente
questo
partito
che
coi
suoi
eccessi
ha
ucciso
il
movimento
pacifico
delle
idee
dell
'
ottantanove
:
è
questo
partito
,
che
,
con
la
sua
ignoranza
,
con
la
mancanza
di
spirito
politico
e
col
sangue
sparso
inutilmente
e
stupidamente
,
raggruppò
la
Francia
intiera
e
l
'
esercito
intorno
a
Cesare
.
Fu
ancora
questo
partito
che
perdette
la
Francia
nel
giugno
1848
,
il
4
settembre
1870
e
il
18
marzo
1871
.
Esso
non
respinge
il
federalismo
(
il
quale
creando
l
'
indipendenza
e
l
'
autonomia
completa
dello
Stato
-
Provincia
e
del
Comune
per
tutte
le
questioni
d
'
amministrazione
interna
,
distruggerebbe
per
sempre
l
'
idea
monarchica
)
se
non
che
per
governare
a
sua
volta
il
paese
,
imponendogli
le
sue
idee
.
-
-
Ma
chi
le
insegna
al
popolo
queste
cose
?
-
-
Eh
!
pur
troppo
,
son
pochi
gli
onesti
e
i
disinteressati
che
vogliano
presso
voi
farsene
banditori
.
Jackson
Davis
dice
che
c
'
è
una
storia
da
rifare
in
Europa
per
il
popolo
ed
è
quella
della
rivoluzione
dell'89
.
La
massa
,
nel
suo
insieme
,
ignora
il
lavoro
di
preparazione
di
tutti
i
grandi
spiriti
del
secolo
decimottavo
;
essa
non
sa
a
che
punto
le
idee
di
eguaglianza
e
di
libertà
avevano
fatto
strada
nel
mondo
,
e
che
la
maggior
parte
dei
troni
erano
occupati
da
principi
molto
più
liberali
della
maggior
parte
dei
loro
sudditi
;
essa
non
sa
che
il
lavoro
delle
riforme
era
finito
il
4
settembre
1791
e
che
la
Convenzione
,
innalzando
la
forca
sulle
pubbliche
piazze
e
terrorizzando
,
uccise
la
libertà
.
Ebbene
,
se
il
popolo
ignora
queste
cose
,
se
è
sempre
pronto
a
imitare
gli
eccessi
della
Convenzione
,
se
la
Comune
fucila
e
incendia
,
se
migliaia
di
poveri
diavoli
sono
morti
sotto
la
mitraglia
nelle
giornate
di
giugno
come
in
quelle
di
maggio
,
di
chi
la
colpa
,
se
non
di
quegli
uomini
che
per
quindici
o
vent
'
anni
hanno
lusingato
la
folla
per
farsene
un
piedestallo
,
parlandole
continuamente
della
sua
sovranità
,
dei
suoi
diritti
imprescrittibili
,
dei
principî
della
immortale
rivoluzione
,
senza
farle
conoscere
che
tutti
questi
diritti
hanno
come
corollario
altrettanti
doveri
e
che
nulla
si
acquista
nè
si
conserva
senza
la
saggezza
e
la
moderazione
?
-
-
Ah
!
i
demagoghi
:
ha
ragione
Dario
Papa
che
li
odia
tanto
.
-
-
Jackson
Davis
diceva
a
Jacolliot
che
lasciando
l
'
America
del
Nord
avrebbe
portato
con
sè
una
provvista
di
odio
vigoroso
contro
gli
ambiziosi
che
insanguinano
periodicamente
la
Francia
.
E
tornava
a
battere
quel
chiodo
,
che
in
Europa
non
avete
degli
uomini
politici
,
ma
degli
agitatori
,
i
quali
quando
hanno
rovesciato
un
governo
,
credono
d
'
aver
fatto
tutto
inalberando
sui
muri
le
insegne
della
repubblica
,
invece
di
preoccuparsi
,
sopratutto
e
innanzi
tutto
,
di
cambiare
le
istituzioni
.
Le
riforme
verranno
un
po
'
alla
volta
,
essi
dicono
;
bisogna
tener
conto
dei
pregiudizi
e
degli
interessi
;
e
,
mentre
distribuiscono
i
portafogli
e
mandano
i
loro
amici
nelle
prefetture
,
tutti
gli
ingranaggi
monarchici
che
essi
non
hanno
osato
di
spezzare
,
si
muovono
....
-
-
E
continua
a
funzionare
la
macchina
di
prima
!
-
-
Come
americano
,
conchiudeva
Jackson
Davis
,
io
non
sono
partigiano
delle
rivoluzioni
;
credo
che
il
progresso
si
possa
conquistare
con
le
lotte
intelligenti
e
pacifiche
,
e
che
non
vi
sia
governo
,
il
quale
non
sia
obbligato
di
seguire
il
movimento
delle
idee
.
Noto
che
in
Europa
i
popoli
i
quali
non
fanno
rivoluzioni
a
mano
armata
,
l
'
Inghilterra
,
il
Belgio
,
la
Danimarca
,
la
Svezia
,
l
'
Olanda
,
la
Svizzera
,
sono
i
più
liberi
.
A
questo
punto
la
signorina
Mary
,
che
con
tanta
foga
e
convinzione
mi
aveva
riassunto
le
sue
lezioni
ed
esposte
le
idee
e
le
osservazioni
di
Jacolliot
e
di
Jackson
Davis
,
s
'
interruppe
e
mi
guardò
.
-
-
Ma
io
mi
accorgo
-
-
mi
disse
di
lì
a
un
momento
-
-
che
voi
ascoltate
senza
manifestarmi
il
vostro
intimo
pensiero
.
Mostrate
di
approvare
,
sì
,
ma
con
qualche
restrizione
.
-
-
Che
cos
'
è
che
avete
ancora
da
dire
a
carico
degli
Stati
Uniti
dove
io
sono
nata
,
contro
la
mia
patria
?
Stavo
finalmente
per
rispondere
ed
esporre
ciò
che
mi
veniva
con
insistenza
alla
mente
durante
gli
istruttivi
discorsi
della
mia
brava
amica
,
quando
il
treno
dell
'
_
Elevated
_
,
che
ci
trasportava
a
casa
dalla
passeggiata
,
si
fermò
alla
stazione
vicino
all
'
abitazione
di
Mary
.
Dovemmo
scendere
in
fretta
.
-
-
A
dopo
domani
,
dunque
-
-
mi
disse
Mary
mentre
io
la
salutavo
.
-
-
Le
mie
lezioni
sono
finite
e
voglio
assolutamente
sentire
quello
che
finora
mi
avete
taciuto
.
XII
.
Dario
Papa
in
America
.
Nel
capitolo
precedente
si
è
nominato
Dario
Papa
,
il
valoroso
direttore
dell
'
_
Italia
del
Popolo
_
,
uno
dei
più
forti
scrittori
che
onorino
il
giornalismo
italiano
.
Vi
sarebbe
uno
studio
psicologico
interessantissimo
da
fare
sul
giro
compiuto
negli
Stati
Uniti
da
Dario
Papa
mentre
io
mi
trovavo
a
redigere
il
_
Progresso
Italo
-
Americano
_
di
New
-
York
e
sul
suo
nuovo
indirizzo
politico
dopo
quel
viaggio
,
indirizzo
che
sorprese
solamente
coloro
che
non
conoscevano
Papa
da
vicino
e
che
parve
invece
logico
e
naturale
a
chi
era
testimonio
dei
suoi
scatti
nervosi
di
ribelle
,
dei
suoi
sfoghi
tanto
contro
i
ciarlatani
della
democrazia
come
contro
i
bigotti
della
monarchia
.
Quando
Ferdinando
Fontana
me
lo
presentò
una
sera
nel
Restaurant
Riccadonna
in
Union
Square
poco
dopo
il
loro
arrivo
a
New
-
York
,
io
lo
guardai
con
una
specie
di
ingenua
diffidenza
,
sapendo
che
era
uno
dei
più
reputati
redattori
del
_
Corriere
della
Sera
_
e
che
combatteva
cioè
per
un
partito
,
per
il
quale
,
a
parte
gli
uomini
,
io
non
avevo
molta
simpatia
.
-
-
Che
sia
-
-
pensavo
-
-
uno
di
quei
giornalisti
che
pretendono
di
studiare
e
di
conoscere
una
nazione
in
quindici
giorni
,
e
che
sia
venuto
qui
per
mettersi
,
dopo
poche
osservazioni
superficiali
,
a
scriver
male
delle
istituzioni
repubblicane
degli
Stati
Uniti
?
Io
allora
mi
trovavo
in
America
da
qualche
anno
;
ero
reduce
da
un
lungo
viaggio
nel
_
Far
-
West
_
e
sulle
Montagne
Rocciose
;
vedevo
che
più
mi
fermavo
nel
paese
e
più
imparavo
a
stimarne
il
carattere
degli
abitanti
e
l
'
organismo
politico
e
amministrativo
;
e
mi
irritava
la
sola
idea
che
un
campione
del
partito
moderato
italiano
si
fosse
prefisso
di
fare
una
rapida
escursione
nella
repubblica
nord
-
americana
per
non
occuparsi
che
dei
suoi
difetti
e
per
metterli
in
ridicolo
,
esagerandoli
,
alla
scopo
di
trarne
profitto
e
dire
che
in
fin
dei
conti
è
meglio
tenersi
cara
la
tale
monarchia
.
Sapevo
già
che
nei
giornali
conservatori
si
ricorreva
a
questo
ritornello
,
a
ogni
_
gaffe
_
dei
repubblicani
francesi
,
i
quali
certamente
,
avendo
conservato
tutto
l
'
accentramento
delle
monarchie
e
degli
imperi
,
si
prestano
alle
critiche
più
giustificate
,
ma
che
,
non
fosse
altro
,
si
sono
liberati
da
quell
'
avanzo
dei
tempi
di
Bertoldo
che
è
il
cosidetto
diritto
divino
.
Ma
mi
bastò
mezz
'
ora
di
conversazione
per
capire
che
Dario
Papa
non
era
uno
di
coloro
che
si
rinchiudono
nella
botte
dei
loro
dogmi
,
rifiutando
di
vedere
e
di
sentire
.
Era
invece
un
Diogene
uscito
precisamente
dall
'
ambiente
in
cui
le
combinazioni
della
vita
lo
avevano
fatto
crescere
,
che
viaggiava
deliberatamente
con
la
sua
brava
lanterna
per
esaminare
e
studiare
il
paese
famoso
della
libertà
.
E
che
avesse
intenzione
di
studiare
sul
serio
e
profondamente
lo
mostrò
appena
arrivato
:
invece
di
prendere
alloggio
in
un
albergo
italiano
,
incominciò
coll
'
andar
ad
abitare
in
un
_
boarding
-
house
_
americano
e
a
vivere
esclusivamente
fra
gli
americani
,
parlando
continuamente
inglese
,
lingua
che
conosceva
imperfettamente
e
che
gli
diventò
ben
presto
famigliare
.
Poco
tempo
dopo
il
suo
arrivo
s
'
accorse
che
New
-
York
non
è
l
'
America
del
Nord
e
che
anzi
,
per
l
'
affluenza
di
gente
di
tutte
le
razze
,
è
un
porto
di
mare
cosmopolita
più
che
una
città
schiettamente
americana
.
Si
persuase
che
per
conoscere
bene
il
paese
bisognava
spingersi
nell
'
interno
,
attraversare
il
vasto
continente
dall
'
Atlantico
al
Pacifico
,
fermarsi
negli
Stati
centrali
,
visitare
quel
curiosissimo
territorio
che
è
l
'
Utah
dei
Mormoni
,
oltrepassare
la
catena
delle
Montagne
Rocciose
,
arrivare
fino
a
San
Francisco
,
in
California
.
Per
compiere
una
simile
escursione
ci
vogliono
molti
mezzi
e
quelli
di
cui
disponeva
Dario
Papa
come
giornalista
italiano
in
vacanza
erano
piuttosto
scarsi
,
per
non
dire
assolutamente
insufficienti
.
Un
altro
avrebbe
rinunziato
al
lungo
viaggio
:
egli
partì
egualmente
,
sottoponendosi
a
mille
privazioni
,
pur
di
vedere
e
di
studiare
.
Ci
vuole
una
bella
dose
di
energia
per
intraprendere
simili
studi
!
Quando
tornò
dopo
qualche
mese
da
quel
suo
viaggio
d
'
istruzione
molto
dura
e
spartana
,
ricordo
che
era
dimagrato
e
abbronzato
dal
sole
delle
grandi
praterie
,
ma
contento
come
una
Pasqua
,
sebbene
tormentato
di
tanto
in
tanto
dalla
tosse
.
Sceso
dalla
stazione
ferroviaria
,
prese
il
_
tramway
_
della
Terza
Avenue
e
venne
a
trovarmi
nell
'
ufficio
del
giornale
in
Centre
Street
per
esprimermi
tutta
la
sua
gioia
di
aver
percorso
per
lungo
e
per
largo
il
vastissimo
paese
e
per
dirmi
che
solo
a
quel
modo
aveva
potuto
conoscerne
tutta
la
grandezza
e
vederlo
da
vicino
nella
sua
agricoltura
,
nelle
sue
industrie
,
nelle
sue
immense
estensioni
di
terre
da
coltivare
,
nei
villaggi
nascenti
e
sopratutto
nell
'
esercizio
continuo
e
pacifico
della
libertà
.
Quello
che
dimenticava
di
dirmi
erano
i
sacrifici
che
la
lunga
peregrinazione
gli
era
costata
.
Contenti
ambedue
di
rivederci
dopo
tanto
tempo
,
andiamo
quella
mattina
a
far
colazione
insieme
in
un
albergo
:
mentre
si
mangia
allegramente
discorrendo
dell
'
interno
degli
Stati
Uniti
,
sentite
un
po
'
che
cosa
succede
.
Un
pappagallo
dell
'
albergatore
si
arrampica
pian
piano
sull
'
attaccapanni
,
e
,
senza
che
alcuno
se
n
'
accorga
,
comincia
a
lavorare
col
becco
e
fa
un
gran
buco
proprio
nel
cappello
di
Dario
Papa
,
un
cappello
rotondo
di
feltro
,
piuttosto
in
cattiva
condizione
.
-
-
Ah
!
anche
questa
mi
mancava
!
-
-
esclama
Papa
,
appena
se
n
'accorge.--Non
m
'
era
rimasto
che
un
cappello
solo
ed
eccolo
rovinato
!
Dovrò
cambiare
l
'
ultimo
napoleone
d
'
oro
che
m
'
è
rimasto
...
I
napoleoni
mi
ricordano
un
altro
curioso
aneddoto
.
Prima
di
partire
per
l
'
America
,
Papa
aveva
sentito
dire
che
in
viaggio
era
facile
essere
derubati
e
che
i
denari
bisognava
metterli
in
una
cintura
da
tenersi
sulla
pelle
.
Egli
seguì
il
consiglio
alla
lettera
.
Una
sera
ci
trovavamo
a
pranzare
insieme
con
altri
amici
in
un
_
restaurant
_
e
volle
pagar
lui
il
conto
.
Ma
quando
questo
gli
fu
presentato
dal
cameriere
,
egli
s
'
accorse
che
aveva
dimenticato
di
preparare
il
denaro
e
,
senza
dir
nulla
,
si
ritirò
misteriosamente
in
un
camerino
attiguo
alla
sala
:
era
andato
a
cavare
un
luigi
dalla
famosa
cintura
che
teneva
sotto
la
camicia
!
Era
in
certe
cose
ingenuo
e
schietto
come
un
bambino
.
Rimasto
orfano
da
ragazzo
e
allevato
da
una
zia
con
cure
materne
,
egli
nutriva
per
quella
sua
parente
un
sentimento
di
vera
adorazione
,
le
scriveva
continuamente
,
ne
parlava
sempre
con
profonda
tenerezza
.
Quando
si
occupava
di
politica
,
invece
,
diventava
un
altro
uomo
,
irrequieto
,
nervosissimo
,
qualche
volta
violento
e
intrattabile
.
Prima
di
scrivere
certi
articoli
di
polemica
,
passeggiava
in
su
e
in
giù
per
l
'
ufficio
,
sbuffando
tutto
indignato
,
buttando
via
i
fasci
dei
giornali
,
apostrofando
a
voce
alta
i
suoi
avversari
,
chiamandoli
pezzi
d
'
asini
,
bellissimo
nella
sua
irrequietezza
e
in
quegli
impeti
d
'
ira
.
E
quando
aveva
trovato
qualche
idea
felice
,
qualche
frase
tagliente
,
si
fregava
rapidissimamente
le
mani
sempre
camminando
,
curvo
e
sorridente
.
Pensato
l
'
articolo
in
quei
suoi
giri
per
la
stanza
,
lo
buttava
poi
giù
sulla
carta
in
pochi
minuti
,
scrivendo
con
grande
velocità
,
in
preda
sempre
a
una
specie
di
orgasmo
.
Finito
l
'
articolo
,
appariva
come
sollevato
da
un
gran
peso
,
tornava
mite
e
mansueto
e
cercava
con
interesse
la
compagnia
di
alcune
signore
newyorkesi
molto
istruite
,
con
le
quali
aveva
stretto
relazione
,
e
imparava
non
solo
a
conoscere
sempre
meglio
la
società
americana
,
ma
anche
l
'
inglese
.
Per
conoscere
da
vicino
anche
il
giornalismo
,
dopo
il
suo
viaggio
nell
'
interno
si
fermò
sette
od
otto
mesi
a
New
-
York
,
collaborando
nel
_
Progresso
italo
-
americano
_
e
fu
in
quel
periodo
che
lo
vidi
lavorare
.
Egli
non
si
era
ancora
liberato
da
certi
pregiudizi
europei
di
educazione
,
di
vita
pubblica
,
e
in
lui
aveva
luogo
una
lotta
continua
fra
ciò
che
aveva
creduto
fino
allora
nel
mondo
vecchio
,
e
ciò
che
vedeva
in
pratica
coi
propri
occhi
in
quello
nuovo
.
Era
un
lavorìo
incessante
nella
sua
mente
,
che
gli
dava
molta
pena
e
che
lo
rendeva
più
nervoso
che
mai
.
Un
giorno
lo
vidi
arrabbiarsi
al
punto
da
gettar
per
aria
tutti
i
libri
e
tutti
i
calamai
dell
'
ufficio
:
pareva
che
stesse
per
impazzire
.
Un
'
altra
volta
,
era
d
'
estate
,
stanco
di
quella
battaglia
con
sè
stesso
e
col
suo
passato
,
che
lo
spossava
e
lo
rendeva
come
uno
straccio
,
decise
di
rifugiarsi
per
un
paio
di
mesi
in
campagna
,
e
cercò
un
asilo
tranquillo
a
Bradford
,
nella
Pensilvania
.
Ma
anche
là
era
la
stessa
storia
;
aveva
sotto
gli
occhi
l
'
esempio
di
un
piccolo
comune
completamente
autonomo
,
che
si
amministrava
in
tutto
e
per
tutto
da
sè
,
senza
bisogno
di
permessi
,
di
visti
,
di
autorizzazioni
prefettizie
o
ministeriali
;
vedeva
in
azione
il
suffragio
universale
e
il
mandato
imperativo
;
notava
che
il
miglior
edifizio
del
paese
era
quello
delle
scuole
comunali
;
che
i
maestri
erano
pagati
molto
bene
e
rispettati
come
i
primi
funzionari
;
che
dovunque
mancava
la
burocrazia
;
che
tutte
le
cose
si
facevano
alla
buona
,
alla
spiccia
,
nel
modo
più
semplice
e
pratico
del
mondo
.
E
anche
da
Bradford
,
dimenticando
che
s
'
era
ripromesso
di
riposare
,
mandava
di
tanto
in
tanto
al
_
Progresso
_
dei
lunghi
articoli
in
cui
riassumeva
lealmente
i
suoi
studi
e
le
sue
impressioni
.
Prima
che
egli
,
completamente
persuaso
di
aver
battuto
una
falsa
strada
,
si
decidesse
a
buttare
alle
ortiche
la
cocolla
dell
'
ordine
monarchico
moderato
,
ci
volle
qualche
anno
;
ma
fu
in
quei
mesi
di
viaggi
e
di
osservazioni
che
cominciò
a
perdere
l
'
antica
fede
;
da
quell
'
epoca
fino
al
giorno
in
cui
si
distaccò
completamente
dal
vecchio
partito
,
fu
un
periodo
laborioso
,
faticoso
e
doloroso
,
di
cui
egli
solo
potrebbe
fare
la
storia
esatta
in
uno
studio
autobiografico
,
in
un
libro
che
riescirebbe
di
grande
istruzione
per
i
nostri
giovani
,
intitolato
:
_
Come
io
diventai
repubblicano
federalista
_
.
XIII
.
L
'
ultima
conversazione
con
Mary
.
Era
una
triste
sera
di
gennaio
,
piena
di
nebbia
.
Una
nera
fanghiglia
copriva
le
strade
di
New
-
York
e
di
minuto
in
minuto
si
sentivano
i
fischi
lunghi
e
lamentevoli
che
emettevano
i
vapori
e
i
_
steam
-
boats
_
per
non
investirsi
nella
baia
.
Dovendo
imbarcarmi
il
giorno
seguente
per
l
'
Europa
,
andavo
a
salutare
la
signorina
Mary
e
i
suoi
parenti
che
erano
i
miei
migliori
amici
.
Dopo
che
si
parlò
del
viaggio
che
avevo
da
compiere
in
una
stagione
così
sfavorevole
e
del
piroscafo
scelto
,
la
signorina
Mary
mi
ricordò
la
promessa
fattale
di
esporle
il
mio
intimo
pensiero
intorno
agli
Stati
Uniti
.
-
-
Sentiamo
,
dunque
,
un
po
'
-
-
mi
disse
-
-
l
'
idea
che
mi
avete
sempre
taciuta
.
-
-
È
di
una
semplicità
infantile
--risposi.--Io
parto
pieno
d
'
ammirazione
per
questo
paese
il
quale
,
malgrado
certi
difetti
che
abbiamo
più
volte
notato
insieme
,
è
governato
dalla
costituzione
più
democratica
che
si
conosca
.
Qui
regna
realmente
l
'
eguaglianza
fra
i
cittadini
;
non
avete
esercito
,
nè
Corti
,
nè
ordini
cavallereschi
;
la
prima
cosa
che
curano
i
vostri
liberi
comuni
è
la
pubblica
istruzione
;
ogni
cittadino
è
elettore
;
il
presidente
della
Repubblica
,
sebbene
siate
tanto
ricchi
,
non
vi
costa
che
duecento
mila
lire
all
'
anno
;
siete
senza
burocrazia
e
l
'
amministrazione
della
giustizia
procede
con
grande
sollecitudine
,
senza
abuso
di
carcere
preventivo
;
avete
risoluto
il
problema
politico
coll
'
esercizio
del
suffragio
universale
e
dell
'
autonomia
comunale
,
coll
'
esercizio
cioè
della
sovranità
popolare
;
ma
non
vi
siete
ancora
preoccupati
della
questione
economica
.
-
-
È
segno
che
non
ne
fu
sentito
ancora
il
bisogno
.
-
-
Ciò
è
esatto
fino
a
un
certo
punto
.
È
verissimo
che
per
la
estensione
immensa
del
territorio
e
per
la
sua
ricchezza
,
per
la
mancanza
dell
'
esercito
,
della
marina
da
guerra
e
di
tante
altre
spese
che
stremano
i
bilanci
delle
Nazioni
d
'
Europa
,
negli
Stati
Uniti
non
si
trova
la
miseria
del
vecchio
continente
e
i
salari
sono
qui
più
alti
che
altrove
.
Ma
non
è
meno
vero
che
anche
voi
avete
nelle
città
dei
quartieri
pieni
di
gente
povera
,
lacera
,
affamata
,
pigiata
in
cameraccie
prive
d
'
aria
e
di
luce
;
non
è
meno
vero
che
anche
qui
vi
è
dell
'
infanzia
abbandonata
e
che
molte
giovani
derelitte
sono
costrette
a
far
mercato
di
sè
stesse
;
non
è
meno
vero
finalmente
che
i
lavoratori
di
tutte
le
classi
,
sebbene
relativamente
pagati
meglio
che
in
Europa
,
sono
sfruttati
dai
capitalisti
e
dai
monopolii
.
-
-
Questo
è
innegabile
.
-
-
Quel
sentimento
di
giustizia
e
di
fratellanza
che
commuove
in
questa
fine
di
secolo
tutto
il
mondo
e
che
fa
vendere
tante
migliaia
di
copie
del
libro
del
vostro
Bellamy
,
[
Nota
:
_
La
vita
sociale
nel
2000_
,
romanzo
di
E
.
BELLAMY
,
tradotto
da
G
.
OBEROSLER
,
sulla
330^a
edizione
originale
americana
,
ampliata
con
un
_
Post
-
scriptum
_
e
con
l
'
aggiunta
di
un
_
Dizionario
economico
-
sociale
_
.
Editore
Max
Kantorowicz
,
Milano
,
1892.--Prezzo
L
.
1
.
]
non
è
ancora
entrato
nel
cuore
dei
vostri
legislatori
.
Neppure
qui
il
diritto
all
'
esistenza
è
stato
riconosciuto
.
Accanto
ai
re
delle
ferrovie
,
del
lardo
,
del
petrolio
,
della
Borsa
,
di
tutte
le
speculazioni
,
stracarichi
di
ricchezze
e
di
diamanti
,
trovate
spesso
anche
nelle
vostre
città
più
fiorenti
l
'
operaio
disoccupato
e
digiuno
,
l
'
orfano
scalzo
,
la
famiglia
senza
tetto
e
senza
pane
.
Come
diceva
Macaulay
molti
anni
fa
scrivendo
ad
un
amico
,
finchè
avrete
negli
Stati
Uniti
un
'
immensa
estensione
di
terra
fertile
e
non
ancora
occupata
,
i
vostri
lavoratori
staranno
infinitamente
meglio
di
quelli
del
vecchio
mondo
.
Ma
tempo
verrà
in
cui
la
Nuova
Inghilterra
sarà
popolata
come
la
vecchia
.
Presso
di
voi
il
salario
diminuirà
e
subirà
le
stesse
fluttuazioni
come
in
Europa
.
Voi
avrete
la
vostra
Manchester
e
la
vostra
Birmingham
dove
gli
operai
,
a
centinaia
di
migliaia
,
avranno
sicuramente
i
loro
giorni
di
crisi
.
Allora
si
leverà
per
le
vostre
istituzioni
il
gran
giorno
della
prova
.
La
miseria
rende
dovunque
il
lavoratore
malcontento
e
rivoltoso
,
preda
naturale
dell
'
agitatore
,
il
quale
gli
espone
quanto
è
ingiusta
questa
ripartizione
in
cui
l
'
uno
possiede
dei
milioni
,
mentre
l
'
altro
è
incerto
del
pane
.
Da
noi
,
negli
anni
di
crisi
,
vi
sono
molti
lagni
ed
anche
qualche
tumulto
;
ma
poco
importa
,
poichè
la
classe
sofferente
non
è
la
classe
governante
.
Il
potere
supremo
è
nelle
mani
di
una
classe
numerosa
,
che
è
la
più
colta
e
la
quale
è
e
si
stima
profondamente
interessata
al
mantenimento
dell
'
ordine
,
alla
guardia
delle
proprietà
.
Ne
segue
che
i
malcontenti
sono
repressi
con
fermezza
e
si
passano
i
momenti
critici
senza
spogliare
il
ricco
per
assistere
il
povero
.
Ma
come
ve
la
caverete
voi
quando
al
principio
del
secolo
venturo
avrete
da
affrontare
prove
consimili
?
-
-
Bisogna
prevederle
e
prepararsi
in
tempo
per
trovare
il
modo
di
superarle
felicemente
.
-
-
È
il
voto
di
tutti
,
ma
l
'
ipotesi
più
verosimile
è
invece
che
quando
arriveranno
i
momenti
tristi
,
il
vostro
governo
non
sarà
capace
di
contenere
una
maggioranza
sofferente
e
irritata
.
Perchè
qui
il
governo
è
nelle
mani
delle
masse
,
e
i
ricchi
,
che
sono
in
minoranza
,
si
trovano
in
balìa
di
esse
.
Giorno
verrà
in
cui
la
moltitudine
,
fra
una
metà
di
colazione
e
la
dubbia
prospettiva
di
una
metà
di
desinare
,
nominerà
i
legislatori
.
E
possibile
concepire
un
dubbio
sul
genere
di
legislatori
che
saranno
nominati
?
Da
una
parte
avrete
un
uomo
di
Stato
che
predica
la
pazienza
,
il
rispetto
dei
diritti
acquisiti
;
dall
'
altra
un
demagogo
che
declama
contro
la
tirannia
dei
capitalisti
e
degli
usurai
e
domanda
perchè
gli
uni
bevono
vino
di
Champagne
e
passeggiano
in
carrozza
,
mentre
tanta
gente
onesta
manca
del
necessario
.
Quale
di
questi
candidati
avrà
la
preferenza
dell
'
operaio
che
ha
sentito
i
suoi
ragazzi
chiedergli
del
pane
?
Oh
!
allora
avverranno
qui
di
quelle
cose
,
dopo
le
quali
la
prosperità
non
può
più
rinascere
.
Allora
,
o
qualche
Cesare
,
o
qualche
Napoleone
prenderà
con
una
mano
potente
le
redini
del
governo
,
oppure
la
vostra
repubblica
sarà
nel
xx
secolo
saccheggiata
e
devastata
come
lo
fu
l
'
impero
romano
dai
barbari
,
con
questa
differenza
:
che
i
devastatori
dell
'
impero
romano
,
gli
Unni
e
i
Vandali
,
venivano
di
fuori
,
mentre
i
vostri
barbari
saranno
i
figli
del
vostro
paese
.
-
-
Secondo
tutte
le
probabilità
-
-
disse
la
signorina
Mary
,
dopo
un
po
'
di
riflessione
-
-
i
barbari
verranno
fuori
prima
nei
paesi
più
poveri
,
in
Europa
,
se
i
governi
del
vecchio
continente
non
si
decidono
a
ritardarne
l
'
avvento
col
disarmo
,
che
vorrebbe
dire
rifiorimento
di
tutte
le
industrie
,
dell
'
agricoltura
e
del
commercio
,
e
che
nella
sola
Italia
significherebbe
una
economia
di
un
milione
e
mezzo
al
giorno
.
Ora
l
'
esempio
di
ciò
che
succederà
in
Europa
servirà
di
ammaestramento
agli
Stati
Uniti
:
almeno
speriamolo
.
Ed
essendo
sopravvenuto
.
Giorgio
,
si
cambiò
discorso
.
XIV
.
Rimpatriando
.
M
'
imbarcai
sul
_
Rhynland
_
della
_
Read
Star
Line
_
una
mattina
di
gennaio
,
mentre
nevicava
.
Non
eravamo
a
bordo
che
in
cinque
passeggieri
di
prima
classe
e
in
cinque
di
seconda
,
la
maggior
parte
dei
quali
appena
si
prese
il
largo
,
essendo
il
mare
molto
grosso
,
si
dovettero
mettere
a
letto
.
Ben
presto
non
rimase
più
a
farmi
compagnia
a
tavola
e
nello
_
smoking
-
room
_
che
il
dottore
,
un
inglese
dalla
barba
rossa
,
molto
amante
dei
liquori
e
della
birra
.
Dopo
tre
giorni
,
oltrepassati
i
banchi
di
Terranova
,
il
tempo
si
rasserenò
un
poco
e
qualche
passeggiero
sbucò
dalle
cabine
;
ma
ben
presto
tornò
la
tempesta
;
il
_
Rhynland
_
riprese
le
sue
danze
;
l
'
acqua
spazzava
ambedue
i
ponti
.
Per
respirare
un
po
'
d
'
aria
e
contemplare
le
ascensioni
e
le
discese
del
piroscafo
,
dovetti
farmi
legare
con
una
corda
,
dopo
aver
indossato
l
'
impermeabile
,
a
un
albero
:
era
un
piacere
nuovo
quello
di
sentirsi
coprire
dalle
onde
altissime
e
di
sparire
di
tanto
in
tanto
per
un
momento
sotto
il
liquido
elemento
.
Ma
per
lo
più
bisognava
stare
tappati
sotto
il
ponte
e
io
approfittavo
della
solitudine
per
riandare
il
passato
e
vedere
ciò
che
avevo
imparato
.
Ero
stato
quasi
cinque
anni
negli
Stati
Uniti
,
tre
dei
quali
,
gli
ultimi
,
fermo
a
New
-
York
;
sentivo
di
essermi
spogliato
di
molti
pregiudizi
,
di
rimpatriare
con
criteri
più
pratici
e
positivi
di
quelli
con
cui
ero
partito
e
non
vedevo
l
'
ora
di
arrivare
in
Italia
per
fare
dei
confronti
ed
esaminare
i
contrasti
che
più
mi
avrebbero
dato
nell
'
occhio
.
Dodici
giorni
dopo
la
partenza
dal
porto
di
New
-
York
il
_
Rhynland
_
passava
al
largo
di
Lizard
Point
ed
entrava
nell
'
English
Channel
,
pieno
di
nebbia
:
dopo
mezzogiorno
si
vedeva
a
occhio
nudo
la
prima
striscia
di
terra
inglese
.
Erano
alcune
roccie
che
scendevano
a
picco
nel
mare
.
Al
tredicesimo
giorno
si
entrava
nella
Schelda
e
l
'
Olanda
ci
si
presentò
sotto
forma
di
alcuni
mulini
a
vento
:
nel
pomeriggio
il
_
Rhynland
_
gettava
finalmente
l
'
àncora
nel
porto
di
Anversa
.
Il
treno
diretto
internazionale
Bruxelles
-
Strasburgo
-
Basilea
mi
portava
il
giorno
seguente
a
Milano
.
Passate
alcune
settimane
presso
i
parenti
che
non
vedevo
da
tanto
tempo
,
intrapresi
un
breve
giro
in
Italia
,
per
visitare
alcune
città
,
come
Roma
,
che
non
avevo
mai
visto
prima
di
emigrare
in
America
.
Andrei
troppo
per
le
lunghe
se
dovessi
descrivere
minutamente
tutte
le
impressioni
provate
.
La
prima
-
-
provenendo
dagli
Stati
Uniti
,
paese
di
settanta
milioni
di
abitanti
,
dalle
grandi
città
dove
il
movimento
dà
le
vertigini
-
-
è
che
l
'
Italia
pare
un
bel
cimitero
.
Con
le
scarse
vetture
,
coi
rari
_
trams
_
,
con
la
mancanza
di
ferrovie
nell
'
interno
,
le
nostre
maggiori
città
mi
sembravano
silenziose
e
come
addormentate
.
Le
strade
poi
mi
apparivano
strette
in
un
modo
straordinario
.
Abituato
alle
ampie
_
avenues
_
dai
doppi
filari
di
alberi
,
quelle
che
passano
qui
per
le
vie
più
comode
mi
parevano
calli
veneziane
.
Il
Po
,
l
'
Adige
,
il
Tevere
erano
diventati
per
me
fiumiciattoli
dopo
aver
attraversato
il
Missouri
e
il
Mississipì
.
Trovavo
tutto
piccolo
,
gretto
,
meschino
,
così
negli
uomini
,
come
nelle
cose
.
Solo
Roma
mi
presentava
qualche
cosa
di
grande
;
memorie
però
,
del
passato
;
avanzi
,
come
le
Terme
,
i
quali
dimostrano
quanto
gli
antichi
romani
fossero
più
puliti
di
noi
,
che
non
abbiamo
oggi
nella
capitale
un
grande
stabilimento
di
bagni
,
riscaldato
internamente
all
'
inverno
,
dove
si
possa
fare
una
doccia
senza
buscarsi
un
raffreddore
.
Ma
la
cosa
più
brutta
di
Roma
sono
le
strade
selciate
così
male
e
per
lo
più
senza
marciapiedi
,
che
quando
piove
si
riempiono
d
'
acqua
.
Aveva
ragione
Nathaniel
Howthorne
,
nei
suoi
_
Italian
Note
Books
_
,
di
chiamarle
_
indescribably
diseagreable
_
.
E
la
mancanza
di
_
water
-
closets
_
?
Il
non
trovarne
di
decenti
neppure
nei
caffè
più
eleganti
,
pare
incredibile
al
forestiero
.
Gli
è
che
da
noi
si
cura
più
l
'
apparenza
della
sostanza
.
Così
abbiamo
una
quantità
di
gente
che
non
guadagna
dieci
lire
al
giorno
e
che
vuole
vestire
,
frequentare
i
teatri
,
tener
la
casa
come
se
ne
guadagnasse
venti
o
trenta
.
Come
faranno
costoro
?
O
dei
gran
debiti
o
dei
gran
digiuni
.
E
l
'
apparenza
non
la
si
ritrova
solo
nei
falsi
eleganti
,
che
vogliono
vestire
meglio
di
quello
che
la
loro
condizione
comporterebbe
,
ma
nei
discorsi
e
negli
atti
più
insignificanti
della
vita
.
Quanti
complimenti
,
quante
chiacchiere
inutili
!
Un
'
altra
cosa
,
che
in
Europa
e
specialmente
in
Italia
e
in
Francia
fa
una
sgradevole
impressione
,
è
il
pullulare
dei
periodici
pornografici
,
la
mostra
pubblica
delle
fotografie
di
_
cocottes
_
,
di
attrici
o
di
ballerine
seminude
.
Un
popolo
giovane
,
forte
e
lavoratore
rifugge
dalla
corruzione
.
E
a
proposito
di
effeminatezza
,
fa
un
curioso
effetto
l
'
uniforme
dei
giovani
ufficiali
con
la
giubba
tanto
corta
.
Una
pessima
impressione
si
riceve
poi
dalla
moneta
in
circolazione
,
dalla
scarsezza
dell
'
argento
,
dalla
mancanza
dell
'
oro
,
dall
'
uso
dei
grossi
soldi
di
rame
e
dei
piccoli
biglietti
da
cinque
e
da
dieci
lire
.
Il
corso
del
centesimo
e
dei
pezzi
da
due
centesimi
da
specialmente
nell
'
occhio
come
un
segno
di
grande
miseria
.
Una
spiacevole
impressione
fa
altresì
la
caccia
che
i
giovani
della
piccola
borghesia
danno
all
'
impiego
meschinamente
retribuito
,
invece
di
dedicarsi
all
'
industria
,
al
commercio
,
all
'
agricoltura
.
Che
dire
poi
della
politica
!
Si
trova
che
tutto
in
Italia
si
fa
alla
rovescia
.
Alla
vita
pubblica
dovrebbe
prender
parte
la
maggioranza
dei
cittadini
col
mezzo
del
voto
,
e
invece
una
parte
è
privata
di
quel
diritto
e
l
'
altra
,
sfiduciata
,
se
ne
disinteressa
e
lascia
brigare
una
piccola
minoranza
di
ambiziosi
.
All
'
epoca
delle
elezioni
invece
di
gran
comizi
di
elettori
che
,
secondo
il
partito
,
scelgano
i
candidati
che
accettino
il
loro
programma
,
si
vedono
dei
candidati
che
si
presentano
da
loro
a
piccole
riunioni
facendo
essi
il
programma
:
precisamente
il
contrario
di
ciò
che
dovrebbe
logicamente
avvenire
.
Tutto
alla
rovescia
,
dicevo
.
Le
cure
principali
dello
Stato
,
delle
provincie
e
dei
comuni
in
un
paese
come
l
'
Italia
dovrebbero
essere
dedicate
alla
pubblica
istruzione
e
all
'
agricoltura
,
e
invece
i
bilanci
di
questi
due
ministeri
sono
appunto
i
più
poveri
e
trascurati
:
e
mentre
tanti
sono
i
disoccupati
che
soffrono
la
fame
,
si
spende
un
milione
e
mezzo
al
giorno
nell
'
esercito
e
nella
marina
da
guerra
,
si
ha
la
vanità
di
costruire
dei
bastimenti
più
grandi
di
quelli
dell
'
Inghilterra
e
si
commette
il
gravissimo
,
imperdonabile
errore
di
sperperare
milioni
in
un
lembo
d
'
Africa
che
le
potenze
più
ricche
d
'
Europa
hanno
sempre
sdegnato
di
occupare
.
Si
capisce
che
la
causa
principale
della
nostra
rovina
,
dell
'
abbandono
in
cui
lasciamo
l
'
agricoltura
e
le
industrie
è
l
'
esercito
permanente
.
Ma
-
-
si
dice
tutti
i
giorni
-
-
finchè
l
'
Europa
intiera
non
si
mette
d
'
accordo
per
disarmare
gradatamente
e
simultaneamente
,
chi
è
che
può
commettere
la
pazzia
di
farlo
isolatamente
?
E
perchè
?
replica
chi
viene
da
un
paese
senza
esercito
.
Se
l
'
Italia
è
in
pace
con
tutti
e
non
ha
alcuna
idea
,
almeno
per
ora
,
di
andar
a
molestare
chicchessia
,
chi
è
che
le
potrebbe
impedire
di
sostituire
in
breve
tempo
all
'
esercito
permanente
tutta
la
sua
gioventù
liberamente
addestrata
al
tiro
a
segno
?
Anzichè
una
imprudenza
,
non
sarebbe
,
da
parte
della
nazione
più
giovane
,
un
atto
di
saggezza
e
un
buon
esempio
?
Chi
può
supporre
sul
serio
che
un
altro
popolo
da
noi
non
provocato
venga
a
occupare
il
nostro
territorio
?
E
se
ciò
pure
potesse
accadere
,
chi
può
credere
per
un
solo
momento
che
la
gioventù
italiana
sopporterebbe
un
invasore
in
casa
?
Giusto
gli
Stati
Uniti
,
nella
guerra
di
secessione
,
hanno
dimostrato
come
un
popolo
sa
battersi
valorosamente
anche
senza
essere
regolarmente
reggimentato
.
Ma
,
senza
ricorrere
a
esempi
stranieri
,
non
abbiamo
veduto
i
giovani
volontari
di
Garibaldi
?
Avevano
essi
forse
imparata
la
manovra
in
piazza
d
'
armi
?
Lo
straniero
in
Italia
!
Vedrebbero
i
paurosi
come
risorgerebbero
i
Balilla
!
A
chi
viene
da
lontano
pare
veramente
strano
che
per
le
beghe
che
la
Francia
può
avere
con
la
Germania
o
l
'
Austria
con
la
Russia
,
l
'
Italia
debba
essere
alleata
con
una
o
due
di
queste
potenze
e
mantenersi
in
piede
di
guerra
come
esse
,
levandosi
il
pane
di
bocca
,
indebitandosi
fino
agli
occhi
!
Sembra
poi
un
colmo
il
vederla
alleata
precisamente
con
la
potenza
che
tiene
ancora
sotto
di
sè
un
lembo
di
territorio
italiano
.
Davanti
a
simili
_
rebus
_
chi
viene
dagli
Stati
Uniti
pensa
subito
che
eserciti
permanenti
e
alleanze
come
sono
oggi
non
esistono
per
il
bene
e
per
la
sicurezza
dei
popoli
,
di
cui
anzi
sono
la
rovina
,
ma
per
il
solo
interesse
delle
dinastie
quasi
tutte
imparentate
fra
loro
.
Disgraziatamente
la
maggioranza
del
popolo
mantenuta
sempre
nell
'
ignoranza
-
-
poichè
anche
la
pubblica
istruzione
è
regolata
più
a
vantaggio
dei
ricchi
e
delle
fabbriche
di
avvocati
,
che
dei
poveri
-
-
non
ha
potuto
ancora
accorgersi
che
nel
nostro
bel
paese
tutto
procede
alla
rovescia
;
ed
è
il
guaio
peggiore
,
poichè
invece
di
pacifiche
e
progressive
trasformazioni
nel
meccanismo
politico
e
amministrativo
,
avremo
così
un
giorno
,
inevitabilmente
,
le
scosse
violente
.
In
luogo
di
cittadini
istruiti
che
si
mettano
tranquillamente
d
'
accordo
per
modificare
lo
Statuto
e
porlo
in
armonia
con
le
aspirazioni
e
i
bisogni
dei
tempi
nostri
,
che
sono
ben
differenti
da
quelli
del
'48
,
salteranno
pur
troppo
fuori
i
barbari
,
gli
unni
e
i
vandali
indigeni
di
cui
si
parlava
con
Mary
.
A
meno
che
coloro
che
stanno
in
alto
non
aprano
gli
occhi
alla
verità
e
all
'
amore
del
prossimo
.
Come
diventerebbero
,
allora
,
sul
serio
,
i
padri
della
patria
e
come
oltrechè
al
bene
pubblico
provvederebbero
anche
al
proprio
.
Ma
,
sì
;
andate
,
parole
al
vento
!
APPENDICE
Alberto
Mario
a
New
York
.
Fino
dai
primi
tempi
in
cui
stavo
a
New
-
York
,
cercai
di
raccogliere
notizie
intorno
al
viaggio
che
nel
1858
fece
negli
Stati
Uniti
il
mio
concittadino
Alberto
Mario
insieme
con
sua
moglie
,
la
signora
Jessie
White
.
E
seppi
che
poco
dopo
essere
sbarcato
dal
_
Kangaroo
_
,
verso
la
metà
di
novembre
di
quell
'
anno
egli
fece
a
New
-
York
,
in
una
_
Hall
_
della
Quarta
Avenue
,
fra
la
19^a
e
la
20^a
strada
-
-
ora
demolita
-
-
una
conferenza
in
lingua
italiana
sulle
condizioni
d
'
allora
e
sulle
speranze
dell
'
Italia
.
Vi
assistettero
tutti
gli
italiani
più
colti
di
New
-
York
,
oltre
parecchi
americani
amanti
del
nostro
paese
e
profughi
stranieri
.
L
'
introito
fu
da
Alberto
Mario
mandato
a
Mazzini
.
Avendo
sentito
dire
dai
più
vecchi
italiani
residenti
a
New
-
York
che
il
discorso
era
stato
stupendo
,
e
che
a
loro
pareva
sempre
di
vederlo
il
giovane
e
biondo
patriota
,
che
parlava
con
l
'
accento
di
una
profonda
fede
nella
libertà
della
patria
,
che
affascinava
coi
suoi
grandi
occhi
e
con
la
bellissima
voce
,
provai
un
acuto
desiderio
di
ricercare
quel
discorso
ed
ebbi
la
fortuna
di
rintracciarne
una
copia
-
-
l
'
unica
,
probabilmente
,
esistente
-
-
appunto
fra
le
carte
della
famiglia
della
signorina
Mary
.
La
madre
di
Mary
,
che
aveva
assistito
alla
conferenza
,
mi
diceva
che
doveva
essere
stata
scritta
dall
'
autore
durante
la
lunga
traversata
dell
'
Atlantico
.
A
me
è
sembrata
così
interessante
che
,
trattandosi
anche
di
uno
scritto
inedito
che
è
un
vero
documento
storico
,
chiedo
ai
lettori
il
permesso
di
farne
un
sunto
,
citandone
testualmente
qualche
brano
.
La
conferenza
era
intitolata
:
_
L
'
Italia
_
,
e
portava
questa
epigrafe
di
Seneca
:
_
Vivere
,
mi
Lucili
,
militare
est
_
.
(
Traduzione
libera
:
_
Vivere
,
o
fratelli
,
è
pensare
,
patire
e
fare
_
)
.
Cominciava
così
:
«
Signore
e
signori
:
vi
venne
mai
fatto
d
'
incontrarvi
in
qualche
patrizio
di
stirpe
antichissima
e
gloriosa
,
presentemente
decaduta
e
nella
povertà
?
Ebbene
;
l
'
avrete
veduto
indolente
e
altiero
,
imbelle
e
millantatore
:
non
vi
avrà
parlato
che
degli
emblemi
della
sua
arme
gentilizia
e
vi
avrà
detto
:
-
-
Questo
berretto
che
sovrasta
all
'
arme
è
il
corno
ducale
;
perchè
io
sono
nipote
di
dogi
:
queste
bandiere
e
queste
lancie
avviluppate
,
ricordano
due
miei
arcavoli
che
mossero
in
Palestina
guerrieri
crociati
.
Ebbi
fra
gli
avi
miei
magistrati
integerrimi
,
letterati
insigni
,
capitani
che
morirono
sulle
mura
della
patria
.
Sangui
illustri
per
un
lungo
ordine
di
generazioni
si
mescolarono
col
sangue
de
'
miei
maggiori
.
Non
vi
dirò
nè
dei
palagi
,
nè
delle
ville
,
nè
delle
campagne
che
facevano
straricca
la
mia
famiglia
.
«
E
voi
,
suppongo
,
avrete
interrotto
l
'
orgoglioso
ripetitore
dell
'
inventario
gentilizio
chiedendogli
:
-
-
Ma
tu
che
possiedi
ora
?
quali
sono
le
opere
tue
?
-
-
Ed
egli
:
-
-
Ma
gli
avi
....
-
-
Che
avi
!
parla
di
te
,
e
rispondi
.
-
-
E
il
pover
'
uomo
avrà
confessato
mormorando
:
-
-
Nulla
!
«
Ed
a
costui
le
genti
straniere
assomigliano
l
'
Italia
,
e
la
chiamano
patrizio
spiantato
e
inetto
,
e
le
dicono
con
sorriso
maligno
:
sta
bene
,
ci
hai
affaticate
le
orecchie
da
lungo
tempo
narrandoci
le
tue
glorie
passate
....
»
Qui
l
'
oratore
,
con
uno
squarcio
mirabile
in
cui
sono
condensate
le
più
belle
pagine
della
nostra
storia
,
diceva
che
gli
stranieri
ricordano
che
l
'
Italia
,
erede
della
civiltà
greca
,
l
'
ha
diffusa
con
le
sue
conquiste
nel
mondo
noto
agli
antichi
,
traducendone
il
pensiero
dall
'
ordine
speculativo
nella
realtà
delle
istituzioni
politiche
e
municipali
,
nella
pratica
delle
discipline
legislative
alle
quali
tolse
il
carattere
di
ineguaglianza
civile
,
che
rompeva
la
società
in
frammenti
gli
uni
sovrapposti
agli
altri
gerarchicamente
,
e
così
si
fece
precorritrice
dell
'
eguaglianza
morale
predicata
dal
cristianesimo
.
Nei
giorni
crudeli
e
dolorosi
in
cui
la
decrepita
razza
latina
si
rifondeva
nel
violento
rimescolamento
con
quelle
truci
orde
venute
dall
'
Asia
,
l
'
Italia
,
col
mezzo
dei
suoi
primi
pontefici
,
ha
alleggerite
le
sofferenze
agli
oppressi
,
inculcando
nel
cuore
dei
tormentatori
le
pietose
dottrine
del
vangelo
,
disarmandone
le
ire
e
ridicendoli
a
propositi
più
miti
,
e
diede
asilo
segreto
nei
monasteri
a
quei
tesori
di
sapienza
antica
che
per
poco
si
sottrassero
alle
devastazioni
della
barbarie
armata
;
ha
fatto
conoscere
,
che
mentre
l
'
Europa
dormiva
il
profondissimo
sonno
dell
'
ignoranza
,
ella
,
splendida
di
genio
e
di
dottrina
,
sorgeva
iniziatrice
della
civiltà
moderna
con
quel
miracolo
di
ingegno
che
fu
Dante
Alighieri
,
il
quale
non
solo
ebbe
aperti
nuovi
mondi
e
vie
inusitate
alla
poesia
ed
alle
arti
,
ma
sorse
a
formulare
la
più
virile
protesta
pronunciata
da
labbro
mortale
contro
il
papato
degenere
e
diventato
principalissima
e
perpetua
calamità
degl
'
italiani
.
Dietro
quel
Nume
della
sua
letteratura
ha
fatto
conoscere
,
come
astri
di
corteggio
intorno
al
sole
,
una
schiera
di
spiriti
pellegrini
che
svilupparono
i
germi
del
pensiero
moderno
raccolti
e
chiusi
nella
sintesi
dantesca
:
Petrarca
....
.
Quel
dolce
di
Calliope
labbro
Che
Amore
,
in
Grecia
nudo
e
nudo
in
Roma
,
D
'
un
velo
candidissimo
adornando
,
Rendea
nel
grembo
a
Venere
celeste
;
al
quale
e
al
Boccaccio
l
'
Europa
è
debitrice
del
primo
saggio
di
restituzione
delle
opere
greche
e
latine
,
di
quel
tesoro
che
,
annotato
,
commentato
e
volgarizzato
,
si
diffuse
mercè
le
tipografie
italiane
:
imperocchè
fino
dal
1465
le
cento
città
tramutaronsi
in
officine
ove
si
sudava
alla
perpetuazione
delle
idee
.
In
tal
guisa
richiamata
l
'
attenzione
e
l
'
interesse
del
genere
umano
al
mondo
reale
,
esso
fu
sottratto
al
suicidio
a
cui
lo
avrebbe
trascinato
il
trionfo
della
dottrina
cattolica
,
la
quale
insegna
che
noi
siamo
qui
di
passaggio
,
che
la
nostra
patria
è
il
cielo
,
che
i
maggiori
nostri
nemici
sono
il
mondo
e
la
carne
,
che
la
virtù
vera
,
l
'
ideale
divino
consistono
nel
celibato
,
nella
macerazione
del
corpo
e
nella
verginità
custodita
in
mezzo
ai
chiostri
.
E
la
letteratura
fino
a
Torquato
Tasso
fu
uno
scroscio
di
risa
a
questa
dottrina
,
che
risuonarono
sin
entro
ai
tabernacoli
del
santuario
cattolico
;
dal
Decamerone
del
Boccaccio
alle
Novelle
di
Franco
Sacchetti
,
al
Morgante
del
Pulci
,
all
'
Orlando
dell
'
Ariosto
,
che
riassume
e
sigilla
quest
'
epoca
luminosa
del
Risorgimento
;
e
dopo
quelle
risa
il
Cattolicismo
non
ha
più
potuto
parlare
sul
serio
per
gl
'
intelletti
illuminati
,
imperocchè
evidentemente
esso
aveva
compiuta
la
sua
missione
sul
cammino
del
progresso
universale
;
e
quelle
risa
prepararono
il
terreno
ed
affrettarono
l
'
ora
solenne
della
Riforma
;
e
apostoli
primi
e
primi
martiri
della
Riforma
furono
cittadini
delle
gloriose
repubbliche
italiane
:
Arnaldo
da
Brescia
,
i
Catari
e
i
Paterini
,
e
Girolamo
Savonarola
,
che
volevano
ridurre
la
Chiesa
Romana
alle
massime
dell
'
Evangelio
,
e
porre
in
accordo
la
fede
colla
ragione
;
Arnaldo
da
Brescia
sino
dai
primi
anni
del
secolo
undecimo
corse
la
penisola
a
propagarvi
le
teorie
dell
'
avvenire
che
si
incarnarono
nelle
democrazie
comunali
del
medio
evo
,
aiutò
Crescenzio
a
stabilire
la
repubblica
in
Roma
,
dichiarò
dal
Campidoglio
decaduto
il
papa
dal
dominio
temporale
,
e
fu
bruciato
vivo
dal
papa
più
tardi
alla
Porta
del
Popolo
:
i
Catari
e
i
Paterini
formavano
una
grande
associazione
di
repubblicani
nel
Lombardo
-
Veneto
,
e
furono
scannati
in
massa
dal
papa
;
Gerolamo
Savonarola
era
capo
della
democrazia
pura
in
Firenze
,
al
letto
di
morte
di
Lorenzo
il
Magnifico
gli
rifiutò
la
assoluzione
perchè
non
volle
restituire
la
libertà
alla
repubblica
,
ch
'
egli
aveva
usurpata
,
inalberò
primo
la
bandiera
«
Dio
e
Popolo
,
»
Savonarola
fu
fatto
gettare
sul
rogo
dal
papa
.
L
'
Italia
ha
fatto
conoscere
-
-
seguitava
l
'
oratore
con
un
crescendo
di
eloquenza
meraviglioso
-
-
che
diede
all
'
Europa
i
primi
e
più
perfetti
modelli
delle
costituzioni
politiche
;
dal
meccanismo
complicato
e
sorprendente
della
Repubblica
di
San
Marco
,
agli
istituti
radicali
di
Firenze
,
ove
si
degradava
un
cittadino
malvagio
facendolo
nobile
e
si
rimunerava
il
nobile
virtuoso
iscrivendolo
nell
'
albo
dei
lanaiuoli
e
dei
tintori
,
ove
fu
ideato
e
praticato
il
principio
di
vera
giustizia
distributiva
sociale
,
cioè
a
dire
la
imposta
unica
e
proporzionata
sul
capitale
.
Ha
fatto
conoscere
,
che
sue
sono
le
massime
invenzioni
commerciali
-
-
la
bussola
,
le
banche
,
i
contratti
di
assicurazioni
marittime
-
-
e
suoi
i
trovati
dei
Monti
di
Pietà
;
che
opera
sua
furono
i
grandi
e
molteplici
viaggi
e
la
navigazione
;
opera
sua
gli
emporî
e
le
corrispondenze
commerciali
in
Europa
,
in
Asia
e
in
Africa
,
tutte
sistemate
e
protette
con
trattati
e
consolati
e
statuti
,
i
quali
costituivano
un
genere
di
potenza
sconosciuta
e
che
fu
estesa
per
tutto
il
globo
;
ha
fatto
conoscere
,
che
introdusse
in
Europa
,
con
Leonardo
Fibonacci
,
le
cifre
arabiche
e
l
'
uso
dell
'
algebra
,
che
ha
creata
la
meccanica
e
ricostrutta
dalla
base
l
'
astronomia
con
Galileo
,
scoperta
la
circolazione
del
sangue
con
Fra
Paolo
Sarpi
,
stabilite
le
fondamenta
della
matematica
sublime
con
Cavalieri
,
sciolti
i
maggiori
problemi
di
algebra
con
Tartaglia
,
Cardano
,
Ferrari
,
e
d
'
architettura
con
Brunellesco
e
Michelangelo
,
rilevata
di
pianta
l
'
anatomia
con
Malpighi
,
aperte
nuove
e
interminabili
regioni
alla
fisica
con
la
pila
d
'
Alessandro
Volta
,
della
quale
la
telegrafia
elettrica
non
è
che
una
delle
numerose
applicazioni
,
ridotta
a
scienza
la
legislazione
con
Accorso
,
Alciato
e
Filangieri
,
spenti
i
roghi
e
rotte
le
funi
con
Cesare
Beccaria
,
ridotta
a
scienza
l
'
economia
politica
con
Antonio
Genovesi
,
con
Intieri
e
con
Galiani
,
l
'
arte
militare
con
Raimondo
Montecuccoli
e
con
Napoleone
Bonaparte
,
la
politica
con
Macchiavelli
,
e
la
storia
con
Giambattista
Vico
,
ammonì
che
tanto
importante
fu
la
opera
del
Vico
,
e
così
straordinario
prodotto
della
mente
umana
,
che
essa
caratterizza
le
tendenze
intellettuali
del
nostro
secolo
.
Ha
fatto
conoscere
,
che
fu
maestra
solenne
nelle
arti
del
disegno
e
della
musica
e
nominò
Ghiberti
,
Buonarroti
,
Raffaello
,
Cellini
,
Tiziano
,
Canova
,
Pergolesi
e
Rossini
,
a
ciò
che
ogni
uomo
s
'
inginocchi
e
adori
le
divine
sembianze
del
genio
;
ha
fatto
conoscere
,
che
la
filosofia
moderna
è
uscita
dalla
sua
grande
scuola
filosofica
del
secolo
XVI
e
XVII
,
la
quale
liberò
il
pensiero
umano
dall
'
aristocrazia
di
Aristotile
che
lo
teneva
prigioniero
in
un
circolo
vizioso
di
arzigogoli
teologici
e
lo
svigoriva
con
una
ginnastica
improduttiva
di
sillogismi
e
di
entelechie
,
pasticcio
filosofico
noto
sotto
il
nome
di
filosofia
scolastica
,
di
cui
,
com
'
è
naturale
,
fu
patrocinatrice
la
Chiesa
romana
;
perchè
era
supremo
interesse
,
era
questione
di
esistenza
per
la
Chiesa
romana
di
perpetuare
l
'
ignoranza
,
ovvero
(
che
è
peggio
)
,
non
potendo
riuscirvi
,
di
evirare
lo
ingegno
con
sottigliezze
e
con
metafisicherie
,
le
quali
,
assurde
nella
loro
base
,
non
possono
condurre
a
nessun
risultato
pratico
,
a
nessuna
utile
applicazione
.
Sorse
Bernardino
Telesio
,
soggiunse
,
e
insegnò
che
la
sola
esperienza
e
il
metodo
induttivo
possono
guidare
alla
conoscenza
del
vero
:
Tommaso
Campanella
sulla
traccia
di
Telesio
tentò
una
ricostruzione
enciclopedica
delle
scienze
filosofiche
nei
loro
rapporti
cogl
'
Istituti
politici
,
sociali
ed
economici
;
poi
in
un
altro
libro
segnò
le
prime
linee
della
società
futura
,
ove
sono
adombrate
alcune
idee
fondamentali
dei
socialisti
moderni
:
e
quel
libro
-
-
intitolato
«
La
città
del
sole
»
-
-
è
la
repubblica
di
Platone
presieduta
da
Cristo
.
Il
cancelliere
Bacone
da
Verulamio
non
fu
che
un
continuatore
di
Celesio
,
più
celebre
e
più
applaudito
,
ma
meno
grande
di
Campanella
.
Pietro
Pomponazzi
e
Lucilio
Vanini
si
posero
intorno
ai
dogmi
,
alla
dottrina
e
alla
morale
del
Cattolicismo
e
assoggettati
alla
critica
della
ragione
,
incominciarono
la
demolizione
scientifica
e
furono
i
fondatori
di
quel
metodo
che
si
chiama
criticismo
filosofico
,
e
i
primi
maestri
di
Pietro
Bayle
,
di
Voltaire
,
degli
Enciclopedisti
francesi
.
Giordano
Bruno
nelle
sue
speculazioni
sublimi
si
distaccò
affatto
dal
sovrannaturalismo
,
cioè
dalla
rivelazione
immediata
divina
(
onde
precorse
a
Cartesio
)
,
e
costrusse
un
sistema
di
filosofia
ove
sollevò
l
'
uomo
,
sino
allora
depresso
,
decaduto
e
maledetto
,
alle
altezze
della
divinità
,
fece
dell
'
uomo
,
di
Dio
e
del
mondo
un
tutto
che
si
manifesta
con
forme
o
con
rappresentazioni
differenti
,
ma
sostanzialmente
identiche
.
L
'
oratore
trovò
trasfuso
quel
panteismo
in
varia
misura
nelle
opere
di
Spinosa
,
di
Mallebranche
,
di
Leibnitz
,
di
Hobbes
,
di
Shelling
e
di
Hegel
,
e
conchiuse
:
quel
Panteismo
,
diventato
subbiettivo
con
Fichte
,
è
il
genio
della
filosofia
moderna
.
Ha
fatto
conoscere
,
che
nella
giornata
di
Legnano
,
fiaccata
l
'
oltracotanza
dell
'
imperatore
Barbarossa
,
guarentì
l
'
esistenza
delle
due
repubbliche
;
che
in
Sicilia
vendicò
l
'
onta
di
un
'
oppressione
insolente
uccidendo
tutti
,
senza
eccezione
,
i
francesi
insultatori
al
suono
dei
vespri
immortali
;
che
la
sua
Venezia
,
con
una
costanza
di
lotte
secolari
,
ha
salvata
l
'
Europa
dalla
barbarie
musulmana
;
che
in
Napoli
,
sotto
i
piedi
della
sua
plebe
,
calpestò
l
'
orgoglio
di
Spagna
;
che
a
Genova
i
suoi
popolani
(
pagina
di
gloria
insuperata
)
cacciavano
ignominiosamente
44
mila
austriaci
dalle
loro
mura
,
e
poscia
vittoriosamente
e
per
lunghi
mesi
ne
sostennero
l
'
assedio
,
comechè
quegli
eterni
nemici
suoi
fossero
aiutati
dal
loro
vecchio
alleato
il
re
di
Piemonte
;
che
combattè
con
valore
antico
con
le
bandiere
napoleoniche
,
e
nella
disfatta
di
Russia
salvò
le
reliquie
della
grande
armata
francese
che
,
senza
gl
'
italiani
,
sarebbero
tutte
cadute
sotto
la
lancia
del
cosacco
;
che
il
suo
popolo
di
Milano
sostenne
quasi
inerme
cinque
giorni
di
duello
immortale
contro
16
mila
austriaci
e
finì
col
gettarli
in
isbaraglio
talmente
,
che
malconci
,
disordinati
,
avviliti
,
spossati
impiegarono
la
metà
di
un
mese
ad
arrivare
fino
a
Verona
;
che
in
pochi
giorni
ne
cacciò
60
mila
dal
Lombardo
-
Veneto
e
li
costrinse
fra
l
'
Adige
e
il
Mincio
;
che
il
24
maggio
1848
,
in
Vicenza
,
15
mila
furono
messi
in
fuga
da
8
mila
italiani
;
che
nel
settembre
un
pugno
di
patriotti
rompeva
più
battaglioni
di
loro
in
Mestre
,
faceva
centinaia
di
prigionieri
,
prendeva
sei
cannoni
,
e
,
quel
che
più
vale
,
una
bandiera
giallo
nera
a
viva
forza
;
che
un
altro
pugno
di
italiani
,
il
30
aprile
1849
,
cacciava
le
baionette
nelle
reni
di
francesi
fuggitivi
.
Alberto
Mario
continuò
:
«
Tutto
codesto
,
o
Italia
,
ci
facesti
conoscere
,
dicono
le
genti
straniere
,
e
ci
ripeti
tuttodì
,
con
mille
bocche
,
e
tutto
codesto
è
gloria
,
grandezza
,
magnanimità
,
genio
;
e
sta
bene
.
Ma
che
possiedi
ora
?
Rispondi
.
«
Dove
sono
le
tue
arti
?
Dove
la
tua
letteratura
?
Dove
le
tue
scuole
filosofiche
?
Dove
i
tuoi
sapienti
che
procedano
sulle
tradizioni
di
quei
grandissimi
dianzi
rammentati
?
Dove
il
frutto
delle
tue
scoperte
,
delle
tue
invenzioni
,
delle
tue
conquiste
?
Dove
il
commercio
,
le
industrie
,
gli
avventurosi
veleggiamenti
,
e
le
navi
temute
,
e
la
bandiera
formidabile
e
rispettata
?
«
Vediamo
una
bandiera
a
tre
colori
sulle
fortezze
del
re
Savoiardo
,
ma
quei
colori
sono
impalliditi
e
guasti
da
un
quarto
colore
che
non
è
tuo
e
da
uno
stemma
regio
che
non
è
tuo
,
imperocchè
tu
non
hai
altro
stemma
che
la
corona
di
torri
,
e
quella
bandiera
oggi
è
fatta
cencio
e
raccolta
dietro
l
'
aquila
nera
dello
tsar
di
Russia
,
e
dietro
l
'
aquila
usurpata
e
infame
dello
tsar
di
Parigi
.
Di
'
....
Rispondi
....
Che
sei
oggi
?
«
Schiava
invilita
tolleri
l
'
onta
di
un
re
di
Napoli
che
la
storia
ricorderà
col
soprannome
di
Bomba
,
il
quale
flagella
i
tuoi
figli
al
cavalletto
,
li
tortura
con
la
cuffia
del
silenzio
,
e
li
fa
morire
di
sete
nelle
carceri
,
nutrendoli
di
aringhe
salate
,
per
istrappar
loro
di
bocca
una
rivelazione
;
l
'
onta
d
'
un
re
,
che
un
uomo
di
Stato
inglese
,
Gladstone
,
chiamò
_
negazione
di
Dio
_
.
«
Tolleri
l
'
onta
peggiore
di
un
prete
padre
della
menzogna
che
siede
principe
sulle
teste
di
tre
milioni
d
'
italiani
,
insanguinate
da
quattro
armate
straniere
;
di
un
prete
empio
che
in
nome
di
Dio
taglia
le
ali
al
pensiero
e
soffoca
le
aspirazioni
della
coscienza
.
«
Tolleri
l
'
onta
di
due
tirannucci
-
-
quel
di
Modena
e
quel
di
Parma
-
-
crudeli
quanto
sono
piccini
.
«
Tolleri
l
'
onta
del
soldato
austriaco
che
ti
rapisce
ogni
anno
16
mila
de
'
tuoi
figliuoli
più
eletti
,
divine
speranze
del
tuo
avvenire
,
che
ha
bastonate
a
Venezia
e
a
Milano
pubblicamente
le
tue
donne
quasi
ignude
e
che
ti
degrada
al
cospetto
del
mondo
incivilito
.
Su
via
,
rispondi
.
Ma
che
puoi
rispondere
?
O
levati
di
dosso
l
'
ignominia
della
schiavitù
,
ovvero
soffri
e
taci
.
»
Così
l
'
oratore
riassumeva
il
linguaggio
degli
stranieri
sulla
patria
nostra
,
linguaggio
per
verità
,
egli
stesso
diceva
,
troppo
severo
e
in
qualche
parte
non
giusto
,
perchè
,
disotto
all
'
apparente
quiete
di
sepolcro
che
pesava
sull
'
Italia
,
la
sua
gioventù
generosa
e
devota
stava
apparecchiando
in
mezzo
al
popolo
gli
elementi
della
risurrezione
,
e
ogni
qual
volta
quella
falange
sacra
era
scemata
di
qualche
caduto
nelle
mani
del
vigile
tormentatore
,
e
il
quale
ascendeva
il
patibolo
gridando
:
«
Viva
l
'
Italia
»
,
il
posto
per
lui
vacante
veniva
occupato
da
altro
che
immediatamente
gli
succedeva
;
e
quella
falange
di
apostoli
e
di
martiri
evangelizzava
la
parola
di
salute
col
discorso
e
con
la
stampa
;
acquistava
e
distribuiva
armi
,
raccoglieva
continuamente
i
patriotti
in
isquadre
e
in
reggimenti
invisibili
all
'
oppressore
,
e
di
tempo
in
tempo
alcuni
di
loro
insorgevano
e
lo
assalivano
per
mostrare
all
'
Italia
il
suo
dovere
e
il
suo
diritto
,
per
additarle
la
via
unica
di
compierlo
e
di
esercitarlo
per
significare
ai
suoi
manigoldi
che
la
battaglia
non
era
punto
terminata
,
e
al
mondo
che
l
'
Italia
era
schiava
per
la
cospirazione
del
dispotismo
europeo
,
ma
schiava
fremente
e
indomata
e
che
oggi
o
domani
,
o
più
tardi
,
ma
infallibilmente
,
si
sarebbe
sollevata
ad
affermare
luminosamente
la
propria
personalità
nazionale
.
E
quella
sacra
falange
,
non
solo
si
componeva
di
patriotti
che
vivevano
nella
penisola
,
ma
di
quanti
dannati
all
'
esilio
serbavano
in
cuore
intatta
la
religione
della
patria
e
sentivano
l
'
obbligo
imperioso
di
non
istarsene
spettatori
inerti
del
lavoro
,
degli
sforzi
e
della
virtù
cittadina
dei
loro
fratelli
,
e
coi
gomiti
sulle
ginocchia
e
la
faccia
tra
le
mani
,
di
non
attendere
che
la
libertà
cadesse
dal
cielo
come
le
quaglie
agli
ebrei
nel
deserto
,
ovvero
che
venisse
regalata
dai
re
e
dalla
diplomazia
,
che
ne
sono
gli
avversali
naturali
e
perpetui
.
Nè
quelle
audacie
,
quel
martirio
e
quell
'
esempio
riuscirono
infecondi
.
Il
fremito
di
patria
dei
pochi
magnanimi
oggimai
si
riappalesava
nelle
moltitudini
,
e
si
capiva
che
non
doveva
tardar
guari
a
risuonare
la
campana
a
martello
del
popolo
.
-
-
Però
-
-
continuava
Alberto
Mario
-
-
finchè
rimane
il
fatto
che
l
'
Italia
è
serva
,
quel
fatto
ci
vieta
di
rispondere
vittoriosamente
alle
accuse
e
ai
rimproveri
degli
stranieri
;
e
siamo
costretti
a
mormorare
loro
come
quel
patrizio
-
-
_
avete
ragione
_
.
Se
non
che
,
è
in
nostra
facoltà
di
poter
soggiungere
ciascuno
e
tutti
:
_
ma
lavoriamo
acciocchè
quel
fatto
cessi
_
.
E
potete
voi
affermarlo
dal
canto
vostro
?
Se
l
'
Italia
,
la
santa
madre
nostra
vi
domandasse
:
_
O
voi
presenti
,
che
fate
per
me
?
_
Quale
risposta
potreste
darle
?
Non
basta
dire
:
«
Laggiù
si
lavora
a
quest
'
uopo
»
;
ognuno
di
noi
è
parte
d
'
Italia
;
e
vuolsi
che
la
coscienza
di
ciascuno
di
noi
ci
ripeta
:
_
anche
io
adempio
al
mio
dovere
di
cittadino
_
.
Quindi
raccomandava
agli
italiani
residenti
a
New
-
York
di
non
pensare
alla
distanza
che
li
separava
dalla
patria
,
di
associarsi
e
di
porsi
in
comunicazione
con
quanti
si
affaticavano
pel
suo
riscatto
:
la
sola
adesione
morale
sarebbe
una
forza
aggiunta
al
cumulo
delle
forze
che
si
stavano
ragunando
ed
organizzando
contro
l
'
oppressione
.
-
-
Propagate
la
dottrina
del
dovere
fra
i
vostri
fratelli
-
-
diceva
-
-
ridestateli
alla
santa
carità
della
patria
se
mai
fosse
muta
nei
loro
petti
:
formatevi
in
compagnie
,
in
battaglioni
,
in
reggimenti
,
addestratevi
alle
armi
:
date
il
vostro
obolo
mensile
per
acquistarle
:
qui
nel
paese
più
libero
del
mondo
,
potete
fare
apertamente
ciò
che
altrove
ai
fratelli
vostri
è
interdetto
.
Provvedete
così
di
trovarvi
pronti
alla
prima
chiamata
del
paese
.
Colla
parola
e
coll
'
esempio
mostratevi
degni
della
libertà
che
volete
conquistata
alla
vostra
terra
materna
.
Questo
libero
popolo
americano
non
vedrà
più
in
voi
una
gente
dispersa
sulla
faccia
del
mondo
senza
tenda
e
senza
intento
come
l
'
Ebreo
errante
,
ma
un
sodalizio
di
confessori
di
un
'
idea
,
di
sacerdoti
d
'
una
causa
sacra
e
vi
avrà
in
considerazione
e
rispetto
e
vi
fortificherà
della
sua
adesione
morale
e
forse
anche
del
suo
aiuto
.
*
*
*
Nella
seconda
parte
del
suo
discorso
Alberto
Mario
esaminava
la
questione
di
sapere
come
e
sotto
quale
bandiera
l
'
Italia
si
sarebbe
alzata
a
combattere
la
battaglia
per
l
'
unità
nazionale
e
la
sua
indipendenza
.
Si
accusavano
gli
italiani
di
essere
discordi
;
da
ogni
lato
loro
si
predicava
l
'
unione
,
perchè
,
secondo
il
vecchio
proverbio
,
l
'
unione
costituisce
la
forza
.
-
-
Ma
,
per
avere
la
forza
-
-
diceva
l
'
oratore
-
-
vuolsi
l
'
unione
di
elementi
omogenei
,
se
no
,
in
sua
vece
avremo
miscuglio
e
confusione
che
generano
la
debolezza
e
l
'
impotenza
.
Vuolsi
una
bandiera
che
rappresenti
l
'
idea
nazionale
,
segni
la
via
che
conduce
alla
meta
,
e
tolga
le
incertezze
,
le
perplessità
e
i
governi
provvisori
che
partoriscono
necessariamente
la
sconfitta
.
Si
è
mai
veduta
unione
più
meravigliosa
di
quella
degli
italiani
nel
1848
?
Tutti
ripetevano
ad
una
voce
:
«
Non
si
discuta
ora
di
nulla
!
prima
fuori
lo
straniero
,
poi
c
'
intenderemo
sul
da
farsi
!
»
e
furono
veduti
re
,
cortigiani
,
commissari
di
polizia
,
spie
,
preti
,
papa
e
popolo
tutti
in
un
mucchio
per
cacciare
lo
straniero
,
e
dappertutto
governi
provvisori
e
bandiera
neutra
.
E
il
risultato
?
L
'
Italia
più
schiava
di
prima
.
E
perchè
?
perchè
quella
era
un
'
unione
bastarda
,
un
accozzamento
assurdo
di
elementi
eterogenei
e
intrinsecamente
nemici
.
E
qui
esaminava
codesti
elementi
e
per
giudicare
il
carattere
e
le
tendenze
del
popolo
italiano
,
ne
indagava
la
vita
anteriore
.
Qual
è
,
domandava
,
la
vita
passata
del
nostro
popolo
,
quale
la
sua
tradizione
storica
?
La
risposta
si
compendia
in
un
motto
:
la
repubblica
.
Non
andrò
,
diceva
,
così
lontano
da
cercarvi
le
prime
radici
della
tradizione
italiana
nelle
trentasei
Lucumonie
etrusche
,
gloriosissima
federazione
repubblicana
che
comprendeva
oltre
due
terzi
d
'
Italia
,
quanto
è
chiuso
tra
il
Ticino
,
le
Alpi
,
il
Po
,
l
'
Arno
,
il
Tevere
-
-
da
Ercolano
e
Pompei
alla
città
di
Adria
:
-
-
non
nelle
repubbliche
della
magna
Grecia
e
di
Sicilia
;
non
nella
Repubblica
Romana
e
nell
'
Impero
,
degenerazione
,
o
meglio
trasformazione
della
Repubblica
Romana
,
ove
l
'
imperatore
era
elettivo
,
nè
osò
mai
chiamarsi
re
,
e
imperatore
significava
comandante
di
eserciti
,
e
durante
l
'
Impero
si
è
gettata
una
delle
basi
del
principio
repubblicano
avvenire
-
-
l
'
uguaglianza
sociale
.
La
Repubblica
aveva
dichiarata
l
'
uguaglianza
fra
gli
Dei
,
e
aperse
il
Pantheon
a
tutti
indistintamente
.
Stabilito
questo
principio
,
doveva
derivarne
logicamente
l
'
uguaglianza
fra
gli
uomini
,
perchè
la
società
umana
è
sempre
un
raggio
riflesso
della
sua
religione
.
I
Cesari
,
pertanto
,
furono
gli
esecutori
necessari
e
forse
inconsapevoli
del
programma
religioso
della
repubblica
romana
.
Studiate
Tacito
e
ravviserete
nei
Cesari
due
persone
distinte
-
-
il
mostro
e
il
legislatore
.
-
-
E
voi
forse
stupirete
udendo
che
Augusto
assicura
la
libertà
e
la
dignità
delle
donne
;
Tiberio
stabilisce
in
nome
dello
Stato
il
credito
fondiario
senza
interesse
;
Nerone
rende
gratuita
la
giustizia
e
propone
di
abolire
le
imposte
,
difende
la
causa
degli
affrancati
contro
la
nobiltà
,
e
Domiziano
ne
assicura
l
'
uguaglianza
coi
cavalieri
,
e
Claudio
rende
inviolabile
la
vita
degli
schiavi
;
Adriano
Commodo
e
Alessandro
proteggono
lo
schiavo
dalla
prostituzione
,
dall
'
abbandono
e
persino
dall
'
ingiuria
,
e
Caracalla
sorpassa
il
pensiero
dei
Gracchi
riconoscendo
l
'
uguaglianza
sociale
in
tutto
il
mondo
romano
,
tanto
è
grande
,
nota
Edgardo
Quinet
,
la
potenza
di
un
nuovo
dogma
quando
comincia
a
penetrare
le
istituzioni
sociali
,
che
i
mostri
stessi
vi
obbediscono
!
I
Cesari
,
che
sembravano
altrettante
barriere
all
'
innovazione
,
ne
divengono
gl
'
istrumenti
servili
.
Taluno
di
quei
feroci
trascina
ruggendo
il
carro
dell
'
umanità
.
Ma
lasciando
in
disparte
queste
epoche
remotissime
,
benchè
si
rapportino
alle
posteriori
e
recenti
per
una
catena
di
nessi
,
per
una
sequela
di
germi
sviluppatisi
più
tardi
e
che
sfuggono
agli
osservatori
superficiali
,
basta
limitare
le
osservazioni
all
'
età
moderna
.
Sino
dal
secolo
dodicesimo
l
'
Italia
cominciò
ad
essere
popolata
di
repubbliche
da
Torino
ad
Amalfi
,
tutte
d
'
indole
popolare
,
compresa
la
stessa
Venezia
,
che
serbossi
democratica
per
700
anni
,
uscite
quasi
magicamente
di
sotto
al
turbinìo
delle
trasmigrazioni
barbariche
,
mentre
in
tutto
il
resto
dell
'
Europa
non
ne
derivò
che
il
feudalismo
-
-
seconda
edizione
con
aggiunte
della
barbarie
.
Dante
e
Macchiavelli
,
Enrico
Dandolo
e
Sarpi
,
Lercaro
e
Colombo
,
Giotto
e
Michelangelo
,
quanto
insomma
vi
ha
di
grande
negli
ingegni
,
nei
monumenti
,
nei
fatti
,
sino
all
'
età
nostra
,
nacque
,
crebbe
e
cessò
con
le
repubbliche
.
Ma
una
cancrena
irreparabile
erasi
infiltrata
anticipatamente
nel
cuore
istesso
della
penisola
:
e
vietò
a
quelle
repubbliche
di
sentirsi
sorelle
,
figlie
d
'
una
madre
comune
,
l
'
Italia
,
di
stringersi
insieme
a
rendere
inaccessibile
altrui
il
mare
e
le
Alpi
;
_
inutili
Alpi
_
,
come
le
disse
Carlo
Cattaneo
malinconicamente
e
profondamente
.
E
questa
cancrena
fu
il
papato
.
I
papi
dominando
sui
cuori
,
sugli
intelletti
e
sulle
azioni
del
mondo
occidentale
con
autorità
assoluta
ed
infallibile
derivata
dallo
Spirito
Santo
dal
quale
,
ad
udirli
,
pigliavano
ogni
mattina
la
parola
d
'
ordine
per
reggere
le
pecore
umane
,
cosicchè
disponevano
a
loro
talento
delle
corone
dei
re
e
delle
sorti
dei
popoli
,
i
papi
spiegarono
nel
modo
seguente
la
dottrina
di
Cristo
.
Cristo
ha
detto
-
-
il
mio
regno
non
è
di
questo
mondo
:
dunque
,
soggiunsero
i
papi
,
questo
mondo
appartiene
al
suo
vicario
.
Stabilita
la
massima
pensarono
all
'
applicazione
e
riuscirono
.
Ma
la
sovranità
morale
sulla
terra
,
comechè
conquista
gravissima
e
preziosa
,
non
soddisfaceva
la
loro
cupidigia
.
Volevano
qualche
cosa
di
reale
,
di
effettivo
e
che
si
toccasse
con
mano
,
perchè
i
papi
,
del
resto
,
benchè
vivano
in
una
mistica
conversazione
col
Paracleto
,
furono
sempre
uomini
pratici
.
Volevano
uno
Stato
e
una
corona
,
volevano
cioè
armi
,
soldati
,
pubblicani
,
birri
,
ergastoli
,
forche
,
carnefice
e
un
popolo
da
mugnere
,
scorticare
e
impiccare
,
e
il
tutto
a
maggior
gloria
di
Dio
e
della
sua
santissima
religione
.
E
se
l
'
ebbero
dagli
stranieri
che
per
dieci
secoli
eglino
stimolarono
senza
posa
e
affannosamente
a
irrompere
sull
'
Italia
ogni
qualvolta
il
loro
regno
pericolava
,
e
vi
chiamarono
successivamente
Franchi
,
Sassoni
,
Inglesi
,
Angioini
,
Spagnuoli
,
Ungheresi
,
Turchi
,
Svizzeri
,
Francesi
,
Austriaci
per
essere
protetti
dalle
impertinenze
dei
sudditi
che
considerando
il
_
papa
-
Dio
_
un
impostore
;
-
-
e
il
_
papa
-
re
_
un
usurpatore
e
un
tiranno
,
non
avrebbero
tardato
un
'
ora
,
senza
quegli
angeli
custodi
,
a
metterlo
alla
porta
e
peggio
.
Se
non
che
non
si
accontentarono
di
flagellare
l
'
Italia
con
tutti
gli
stranieri
possibili
:
perchè
il
giuoco
atroce
sarebbe
stato
ben
presto
interrotto
dalla
resistenza
concorde
delle
repubbliche
;
ma
-
-
e
qui
sta
il
danno
maggiore
-
-
posero
ogni
studio
nel
suscitare
,
risuscitare
e
invelenire
l
'
idra
della
discordia
fra
quelle
repubbliche
,
spingendole
a
sbranarsi
l
'
una
coll
'
altra
,
e
impedendo
che
germogliasse
nel
loro
animo
l
'
idea
salvatrice
che
tutte
erano
individui
di
una
stessa
famiglia
,
membra
d
'
uno
stesso
corpo
.
E
i
papi
riuscirono
,
e
Dante
,
Moroni
e
Macchiavelli
che
pensarono
e
patirono
per
la
unità
d
'
Italia
,
sono
morti
inascoltati
.
Laonde
venne
fatto
allo
straniero
di
piantarvisi
definitivamente
;
le
repubbliche
a
una
per
una
perirono
,
e
l
'
Italia
sin
dal
1530--dalla
caduta
di
Firenze
-
-
rimase
immutabilmente
rotta
in
sette
od
otto
principati
,
retti
da
dinastie
straniere
o
bastarde
di
papi
,
stabilitevi
dagli
stranieri
e
loro
vassalle
obbedientissime
.
Dopo
lo
stabilimento
finale
delle
monarchie
,
dopo
cioè
il
1530
,
l
'
Italia
cessa
di
essere
un
popolo
e
diventa
una
mera
espressione
geografica
;
non
più
moto
,
nè
vita
politica
,
nè
gloria
.
Tutto
isterilisce
e
muore
al
soffio
avvelenato
della
reggia
,
come
gli
alberi
e
i
fiori
al
vento
del
deserto
:
il
Papato
coi
suoi
500.000
frati
,
colla
Compagnia
di
Gesù
,
allora
allora
fondata
,
e
col
Concilio
di
Trento
,
le
uccide
l
'
anima
e
l
'
intelletto
;
lo
straniero
la
depaupera
colle
imposte
e
le
rapine
;
i
principi
vassalli
suoi
manigoldi
le
uccidono
il
corpo
con
le
torture
e
i
patiboli
.
Abbiamo
veduto
,
per
esempio
,
organizzare
un
massacro
periodico
contro
i
Valdesi
,
e
quando
non
si
impiegava
l
'
esercito
ai
servigi
dell
'
Austria
o
di
Francia
o
di
Spagna
,
sfrenarlo
a
dar
la
caccia
a
quei
poveri
e
pacifici
valligiani
che
non
credevano
all
'
infallibilità
del
papa
;
e
ridurre
i
poveri
sudditi
a
tale
stadio
d
'
ignoranza
,
che
nel
secolo
scorso
istituitasi
una
Università
italiana
,
narra
il
Denina
,
storico
ultra
monarchico
,
dovettersi
cercare
tutti
i
professori
nelle
altre
parti
d
'
Europa
.
Dopo
lo
stabilimento
delle
monarchie
adunque
non
più
arti
,
nè
lettere
,
nè
storia
,
nè
filosofia
.
Dante
si
è
trasformato
in
Metastasio
,
il
poeta
che
cantò
Cola
da
Rienzi
nell
'
abate
Chiari
,
Macchiavelli
in
Algarotti
,
e
Michelangelo
Buonarroti
in
Michelangelo
da
Caravaggio
;
le
lettere
,
le
arti
e
la
filosofia
non
vivono
che
sotto
le
grandi
ali
della
Libertà
.
E
se
qualche
poeta
o
storico
o
filosofo
in
nome
dell
'
inviolabilità
della
ragione
è
sorto
apostolo
di
verità
e
di
progresso
,
morì
martire
;
Galileo
torturato
,
Paolo
Sarpi
pugnalato
,
Pietro
Carnesecchi
,
Giordano
Bruno
,
e
altri
bruciati
vivi
dal
Papa
;
Macchiavelli
torturato
dai
Medici
,
Campanella
torturato
sette
volte
e
tenuto
in
carcere
ventisette
anni
dal
proconsole
spagnuolo
in
Napoli
,
Pietro
Giannone
dannato
a
prigione
perpetua
.
E
se
in
questi
tre
secoli
di
lutto
e
di
degradazione
qualche
raggio
di
vita
gloriosa
ha
solcato
il
cimitero
d
'
Italia
,
non
è
certamente
uscito
dalle
aule
dei
re
o
dal
Vaticano
,
ma
dalle
viscere
stesse
del
popolo
.
Fu
il
popolo
che
scosse
il
giogo
spagnuolo
in
Napoli
nel
1647--e
nell
'
anno
medesimo
,
capitanato
da
Giuseppe
d
'
Alessio
,
operaio
battiloro
,
cacciò
Los
Velez
vicerè
e
tutti
gli
spagnuoli
da
Palermo
e
nel
1746
ributtò
gli
austriaci
da
Genova
.
Fu
Venezia
repubblica
,
comechè
decrepita
e
oligarchica
,
che
fece
risuonar
alto
il
nome
italiano
dalle
acque
di
Candia
ove
vinse
i
turchi
in
due
battaglie
navali
,
e
dalle
mura
della
città
ove
sostenne
un
assedio
lunghissimo
ed
eroico
.
Finalmente
suonò
l
'
ora
della
resurrezione
universale
dei
popoli
.
La
rivoluzione
francese
del
1789
diede
il
segnale
del
riscatto
.
La
testa
di
Luigi
XVI
rotolata
ai
piedi
del
patibolo
dimostrò
che
il
diritto
divino
e
l
'
umano
appartengono
agli
oppressi
,
dopo
di
cui
la
storia
rovesciò
il
volume
e
cominciò
a
scrivere
il
cominciamento
della
fine
.
D
'
allora
mutarono
i
protagonisti
del
gran
dramma
della
vita
:
prima
erano
i
re
,
poi
principiarono
ad
essere
le
nazioni
:
scoppiata
la
lotta
definitiva
fra
queste
e
quelli
,
fu
una
vicenda
di
disfatte
e
di
vittorie
.
A
questo
punto
Alberto
Mario
domandava
:
-
-
Quale
è
stata
la
condotta
dei
re
nostri
in
Italia
?
Tutti
in
compagnia
dell
'
Austria
,
loro
naturale
sostegno
,
studiarono
di
opporsi
al
torrente
delle
nuove
idee
.
Il
re
di
Piemonte
cercò
d
'
impedire
il
passo
delle
Alpi
ai
repubblicani
francesi
:
vinto
e
minacciato
anche
dal
popolo
,
fuggì
in
Sardegna
;
il
papa
fu
fatto
prigioniero
e
il
re
di
Napoli
riparò
in
Sicilia
.
Poco
di
poi
piegate
le
sorti
in
loro
favore
si
vendicano
atrocemente
da
Napoli
sino
a
Torino
,
e
migliaia
di
patriotti
periscono
per
mano
del
carnefice
,
e
fra
essi
gli
uomini
più
eminenti
d
'
Italia
,
o
agonizzano
nelle
segrete
,
o
errano
sulla
via
dolorosa
dell
'
esilio
.
Nel
1820
e
21
,
ridestatosi
nel
popolo
il
sentimento
dell
'
indipendenza
nazionale
,
egli
ne
commette
l
'
incarico
ai
principi
che
simularono
di
partecipare
,
ed
è
tradito
tanto
a
Napoli
come
altrove
da
re
i
quali
passarono
in
Ispagna
sotto
le
armi
francesi
a
combattere
quella
medesima
costituzione
che
avevano
giurata
dinanzi
a
Dio
ed
agli
uomini
.
E
quivi
comincia
la
tragedia
dello
Spielberg
.
Continuava
ricordando
che
nel
1831
questo
popolo
insorge
di
nuovo
e
crede
nel
duca
di
Modena
.
Il
duca
svela
il
disegno
all
'
Austria
,
fugge
in
Mantova
,
trascina
seco
Ciro
Menotti
,
depositario
di
tutto
il
segreto
e
capo
della
cospirazione
,
ritorna
e
lo
impicca
.
Nel
1833
nuova
illusione
,
un
re
italiano
offre
all
'
Austria
,
in
espiazione
dell
'
antica
macchia
di
_
carbonaro
_
non
abbastanza
lavata
al
Trocadero
,
un
'
ecatombe
di
patrioti
,
e
onde
cattivarsela
con
nuovi
segni
di
sincera
amicizia
dà
la
mano
di
suo
figlio
a
un
'
arciduchessa
,
Nel
1848
il
popolo
sorge
con
tale
unanimità
di
sforzi
,
con
propositi
così
risoluti
e
con
auspici
tanto
favorevoli
che
parve
anche
agli
stessi
nemici
il
tempo
segnato
dal
dito
di
Dio
per
la
libertà
d
'
Italia
,
anzi
per
la
libertà
europea
.
Un
'
altra
volta
il
popolo
italiano
,
immemore
delle
terribili
lezioni
avute
,
generoso
sempre
sino
ad
essere
incauto
,
ne
affida
il
còmpito
sublime
a
due
dei
suoi
re
ancora
tiepidi
del
sangue
dei
fratelli
Bandiera
,
di
Vochieri
e
di
Effisio
Tola
:
al
granduca
di
Toscana
austriaco
e
al
papa
che
non
ha
patria
.
Che
ne
consegue
?
Il
papa
,
alla
vigilia
della
vittoria
finale
,
disapprova
la
guerra
con
una
lettera
-
enciclica
,
e
santamente
intenerito
,
stringe
in
un
amplesso
paterno
i
croati
suoi
figliuoli
in
Cristo
;
il
granduca
cospira
occultamente
con
l
'
imperatore
,
e
intanto
spreme
sugo
di
papaveri
sulla
Toscana
commossa
,
e
più
tardi
fugge
;
il
re
Bomba
pensa
a
massacrare
la
Sicilia
,
richiama
le
truppe
dal
teatro
della
guerra
nazionale
,
insanguina
Napoli
co
'
suoi
svizzeri
,
e
spergiuro
e
scellerato
riconfermasi
re
assoluto
.
L
'
altro
re
stassi
spettatore
indifferente
alla
lotta
ciclopica
dei
milanesi
,
e
arresta
al
Ticino
la
gioventù
ligure
-
piemontese
che
correva
a
dividere
con
Milano
i
cimenti
e
la
gloria
.
Cacciati
gli
austriaci
dal
popolo
,
il
re
costretto
dalla
minacciosa
attitudine
dei
propri
sudditi
,
passa
il
Ticino
cinque
giorni
dopo
la
vittoria
lombarda
,
collo
scopo
reale
dichiarato
alle
potenze
europee
di
soffocare
lo
sviluppo
della
rivoluzione
e
con
quello
apparente
dichiarato
agli
italiani
di
aiutarli
fraternamente
all
'
espulsione
degli
austriaci
oltralpe
.
Intanto
lascia
libera
la
ritirata
agli
Austriaci
che
poteva
tagliare
per
la
via
di
Piacenza
e
di
Cremona
,
si
accampa
fra
l
'
Adige
e
il
Mincio
;
in
vari
scontri
col
nemico
,
vince
ma
non
profitta
mai
della
vittoria
,
e
così
spegne
l
'
entusiasmo
e
scema
il
valore
mirabile
delle
sue
truppe
,
rifiuta
il
sussidio
dei
volontari
,
ammorza
l
'
ardore
del
popolo
,
ordina
alla
sua
flotta
di
non
attaccare
l
'
austriaca
,
lascia
aperta
la
porta
del
Tirolo
,
non
si
cura
punto
del
Veneto
,
offre
agio
al
nemico
di
rimpolparsi
con
nuovi
rinforzi
,
viola
i
patti
preliminari
di
decidere
le
sorti
interne
a
guerra
vinta
,
volendo
che
i
Lombardo
-
Veneti
si
fondano
nel
suo
regno
.
Ottenuta
la
fusione
il
29
maggio
,
lascia
massacrare
nel
giorno
medesimo
quasi
sotto
ai
propri
occhi
in
Curtatone
e
Montanara
5000
fra
Toscani
e
Napoletani
che
combatterono
un
giorno
intiero
contro
16.000
Austriaci
.
Attaccato
egli
pure
il
giorno
appresso
in
Goito
,
comechè
i
Piemontesi
fossero
inferiori
di
numero
sul
campo
di
battaglia
,
rovescia
e
sbaraglia
Radetzki
,
che
disfatto
si
ritira
in
Verona
.
E
qui
il
sovrano
invece
di
profittarne
inseguendo
il
nemico
,
si
arresta
in
Goito
e
dà
un
crollo
mortale
alla
fede
e
alla
disciplina
dell
'
esercito
,
e
fa
dire
al
Parlamento
in
Torino
,
per
bocca
di
Franzini
,
ministro
della
guerra
,
che
non
venne
perseguitato
il
nemico
,
perchè
pioveva
,
quasi
che
per
gli
Austriaci
il
cielo
fosse
stato
sereno
.
Nella
giornata
di
Goito
ebbe
anche
Peschiera
resasi
per
fame
.
Intanto
Radetzki
passa
nel
Veneto
,
si
unisce
a
Welden
e
con
tutte
le
sue
forze
,
44.000
uomini
,
dieci
giorni
dopo
assalta
Vicenza
che
gli
resiste
per
diciotto
ore
.
L
'
occasione
era
suprema
.
Si
sarebbe
potuto
decidere
le
sorti
d
'
Italia
valicando
l
'
Adige
sgombero
,
e
piombando
alle
spalle
del
nemico
con
quindici
o
ventimila
uomini
.
Nulla
,
nulla
di
tutto
ciò
.
Radetzki
ritorna
trionfante
a
Verona
,
e
il
re
raccolto
il
nerbo
della
sua
armata
nelle
paludi
di
Mantova
per
bloccarla
e
disteso
il
resto
sino
a
Rivoli
,
l
'
assottiglia
con
le
febbri
e
le
scema
la
virtù
con
l
'
inazione
.
Ma
che
voleva
egli
adunque
?
Aspettava
la
fusione
di
Venezia
.
Avuta
Venezia
il
4
luglio
,
la
offre
all
'
Austria
il
7
come
prezzo
della
sovranità
di
Lombardia
.
Così
rimanevano
ancora
deluse
le
speranze
dei
patrioti
italiani
.
Intanto
Radetzki
ricevuti
i
debiti
rinforzi
gettasi
unito
sui
Piemontesi
e
li
rompe
.
Il
re
,
fallitogli
il
disegno
di
aver
la
Lombardia
,
pensa
unicamente
a
mettere
in
sicuro
la
Corona
consegnando
al
maresciallo
Milano
che
era
il
cuore
della
rivoluzione
:
così
ammansato
il
nemico
,
salvasi
dalla
temuta
invasione
oltre
il
Ticino
.
Ritornato
nel
proprio
regno
,
si
lusinga
nel
sollecito
ritorno
dello
_
statu
quo
_
.
Ma
20.000
milanesi
,
e
più
di
50.000
delle
provincie
Lombarde
esulati
ne
'
suoi
domini
,
fomentano
l
'
ardore
del
popolo
piemontese
di
vendicare
la
umiliazione
dell
'
armistizio
di
Salasco
e
di
ispazzare
l
'
alta
Italia
dall
'
ultimo
soldato
straniero
.
E
tanto
crebbe
questo
fermento
che
il
re
forzato
nuovamente
alle
armi
,
sguainò
la
spada
unicamente
per
vedere
di
stipulare
coll
'
Austria
una
pace
onorevole
.
Senonchè
i
reazionari
,
ossia
i
bigotti
della
monarchia
,
vedendo
,
in
una
vittoria
qualsiasi
dell
'
esercito
piemontese
,
risuscitata
più
gagliarda
che
mai
la
rivoluzione
in
tutta
la
penisola
,
e
quindi
riconoscendo
impossibile
di
venire
a
patti
col
nemico
quando
al
re
fosse
piaciuto
,
perchè
la
volontà
della
nazione
risollevata
e
in
armi
sarebbe
stata
più
forte
della
volontà
del
re
e
avrebbe
travolto
il
regno
nella
gran
tempesta
che
sarebbe
scoppiata
,
si
accinsero
a
sfabbricare
la
disciplina
dell
'
esercito
con
tutti
i
mezzi
e
riuscirono
a
far
nominare
un
generale
straniero
,
Ciarnowski
,
esecutore
delle
sue
mene
segrete
.
Furono
adunque
disposte
le
cose
in
maniera
che
parte
dell
'
esercito
fosse
messo
fuori
di
combattimento
,
parte
fuggisse
e
si
disperdesse
;
ed
è
quanto
avvenne
ad
eccezione
di
alcuni
reggimenti
.
Così
Carlo
Alberto
fu
vittima
dei
suoi
cortigiani
e
dovette
abdicare
:
e
la
Monarchia
Sarda
tuttavia
pagava
nel
1858
una
pensione
come
generale
al
Ciarnowski
.
Siffattamente
in
tre
giorni
finiva
la
seconda
campagna
regia
,
e
Vittorio
Emanuele
re
successore
firmava
un
trattato
coll
'
Austria
nel
quale
la
riconosceva
legittima
padrona
del
Lombardo
-
Veneto
,
le
prometteva
pace
e
buona
amicizia
,
le
pagava
75
milioni
di
franchi
per
buona
mano
,
accettava
che
i
croati
facessero
la
sentinella
nella
fortezza
di
Alessandria
,
e
fra
lui
e
l
'
imperatore
eravi
un
ricambio
di
croci
e
di
decorazioni
.
*
*
*
Dopo
questa
fiera
requisitoria
contro
le
monarchie
,
Alberto
Mario
chiedeva
:
-
-
Ora
vi
pare
che
i
duchi
,
i
granduchi
,
i
re
e
i
papi
sieno
elementi
nazionali
che
il
popolo
italiano
deve
tesaurizzare
e
coi
quali
deve
unirsi
nuovamente
per
iscuotersi
di
dosso
gli
austriaci
e
diventare
una
nazione
signora
e
sovrana
dei
propri
destini
?
No
per
fermo
.
E
affermava
quindi
che
l
'
unione
,
di
cui
aveva
tenuto
antecedentemente
parola
,
doveva
consistere
in
un
'
associazione
di
pensiero
e
di
azione
del
popolo
italiano
,
la
quale
avesse
per
oggetto
di
abbattere
i
duchi
,
i
granduchi
,
i
re
e
il
papa
come
nemici
naturali
dell
'
indipendenza
italiana
,
e
di
scacciare
lo
straniero
coi
mezzi
e
colle
forze
che
allora
erano
nelle
mani
di
quei
granduchi
,
di
quei
re
e
di
quel
papa
.
-
-
Ma
qualcuno
-
-
seguitava
-
-
mi
farà
l
'
obbiezione
seguente
:
non
più
patti
col
papa
,
col
re
di
Napoli
e
coi
duchi
,
e
la
ragione
è
evidente
;
ma
la
Monarchia
Sarda
vuolsi
eccettuata
,
perchè
ci
pare
rinsavita
:
da
dieci
anni
,
in
mezzo
al
turbine
della
reazione
europea
,
conserva
uno
statuto
liberale
,
tiene
in
piedi
un
'
armata
valorosa
,
dà
asilo
agli
esuli
politici
delle
altre
parti
d
'
Italia
,
e
mostra
buona
intenzione
per
la
guerra
nazionale
.
Rispondeva
l
'
oratore
che
l
'
obbiezione
era
apparentemente
grave
.
Egli
aveva
vissuto
nove
anni
continui
negli
Stati
sardi
e
si
trovava
in
grado
di
dare
alquanti
schiarimenti
su
quello
scrupolo
di
coscienza
.
Dopo
la
disfatta
di
Novara
due
vie
erano
aperte
alla
Monarchia
Sarda
per
l
'
avvenire
:
la
ristaurazione
dell
'
assolutismo
o
il
mantenimento
dello
statuto
.
La
prima
le
rapiva
per
sempre
ogni
speranza
d
'
ingrandimento
allineandola
fra
i
nemici
aperti
dell
'
emancipazione
italiana
,
tanto
più
che
nel
marzo
del
1849
il
moto
rivoluzionario
europeo
era
ben
lungi
dalla
sua
fine
.
Per
l
'
Ungheria
erano
quelli
i
più
bei
giorni
della
sua
lotta
gigantesca
contro
l
'
Austria
;
la
Toscana
si
reggeva
a
popolo
,
gli
Stati
Romani
del
pari
;
la
Sicilia
combatteva
contro
il
Borbone
,
e
Venezia
stava
incolume
in
mezzo
alle
sue
lagune
cogli
allori
di
Cavallino
e
di
Mestre
,
e
nel
marzo
1849
veruno
poteva
seriamente
temere
il
crimine
del
2
dicembre
1851
per
la
Francia
,
ove
la
repubblicana
assemblea
costituente
ancora
esisteva
.
-
-
La
Monarchia
Sarda
,
adunque
-
-
conchiudeva
-
-
provvide
largamente
ai
propri
interessi
conservando
lo
Statuto
.
Aggiungeva
che
per
abbattere
lo
Statuto
volevasi
o
l
'
uso
delle
armi
proprie
contro
i
cittadini
,
che
l
'
avrebbero
difeso
,
e
queste
armi
furono
disperse
a
Novara
,
e
le
poche
rimaste
si
adoperavano
a
bombardar
Genova
;
ovvero
volevasi
il
sussidio
degli
Austriaci
;
ma
la
Francia
non
avrebbe
permesso
alle
schiere
dell
'
Austria
di
avvicinarsi
alle
Alpi
,
ed
all
'
uopo
valicarle
per
domar
la
Savoia
ove
questa
fosse
sorta
a
propugnare
il
nuovo
Patto
conquistato
dalla
rivoluzione
sulla
monarchia
;
in
ogni
modo
la
Corte
di
Sardegna
invocando
i
soccorsi
austriaci
avrebbe
perduta
l
'
indipendenza
.
-
-
Fu
adunque
-
-
ripeteva
-
-
accorto
consiglio
conservare
lo
Statuto
.
Lo
Statuto
porta
i
seguenti
vantaggi
alla
Casa
di
Savoia
:
dapprima
seminando
speranze
di
futura
riscossa
fra
gli
italiani
delle
altre
parti
della
Penisola
,
e
inducendoli
a
confidare
in
lei
che
si
vanta
di
spiare
l
'
occasione
propizia
a
ricominciare
la
guerra
contro
l
'
Austria
,
tiene
lontana
per
quanto
è
possibile
l
'
insurrezione
nazionale
;
ed
è
facile
trovare
partigiani
quando
si
dice
loro
:
Voi
non
avete
altro
ufficio
che
di
starvene
tranquilli
,
voi
non
correte
pericolo
di
sorta
,
perchè
il
mio
esercito
incomincerà
la
battaglia
;
allora
voi
verrete
esercito
di
riserva
e
formerete
la
guarnigione
dei
forti
,
delle
piazze
e
delle
città
;
il
momento
opportuno
per
me
di
scendere
in
campo
non
è
giunto
,
ma
verrà
;
intanto
voi
accrescerete
con
la
propaganda
pacifica
le
vostre
file
.
In
tali
termini
sta
la
situazione
della
Monarchia
Sarda
.
-
-
Così
-
-
continuava
-
-
i
suoi
seguaci
possono
fare
del
patriottismo
a
buon
mercato
.
Così
mentre
s
'
illudono
di
essere
liberali
e
patriotti
,
sono
nel
fatto
,
e
forse
inconsapevolmente
,
egoisti
.
Che
se
l
'
Italia
non
avesse
dovuto
confidare
se
non
nelle
proprie
forze
e
nel
proprio
diritto
,
puossi
senza
illusione
congetturare
che
invece
di
disperdere
i
tesori
morali
guadagnatisi
alle
barricate
di
Milano
,
ai
bastioni
di
Roma
,
ai
forti
di
Venezia
,
a
Vicenza
,
a
Bologna
,
a
Brescia
,
seguendo
una
fallace
fantasima
,
non
avrebbe
sopportata
per
dieci
anni
la
tirannide
atroce
dell
'
Austria
,
del
papa
e
dei
loro
vicari
,
nè
sarebbe
solcata
da
due
partiti
,
ma
,
animata
da
un
solo
pensiero
,
sarebbesi
con
forze
compatte
affrettata
alla
riscossa
.
-
-
In
secondo
luogo
-
-
diceva
l
'
oratore
con
sentimento
profetico
-
-
ove
,
o
emersa
dalle
viscere
istesse
della
nazione
,
o
procurata
dall
'
esempio
di
un
altro
popolo
oppresso
,
la
rivoluzione
finalmente
scoppiasse
-
-
Casa
di
Savoia
,
mercè
dello
Statuto
,
si
renderebbe
possibile
col
nuovo
ordine
di
cose
.
Casa
di
Savoia
potrebbe
dire
all
'
Italia
con
le
solite
amplificazioni
:
«
Mira
,
per
trent
'
anni
in
mezzo
alla
reazione
universale
,
fra
mille
spinose
difficoltà
mi
conservai
fedele
alla
tua
causa
,
ho
fatto
rispettare
sulle
mie
torri
il
tuo
stendardo
,
ho
ammaestrato
alla
guerra
il
mio
esercito
in
Crimea
,
affinchè
potesse
affrontare
vittoriosamente
i
tuoi
perpetui
nemici
.
Eccomi
armata
e
pronta
a
suggellare
col
trionfo
la
battaglia
da
te
incominciata
.
Io
ti
precedo
,
seguimi
.
»
E
l
'
Italia
immemore
del
passato
,
sorda
agl
'
insegnamenti
della
storia
,
e
alle
lezioni
dell
'
esperienza
,
la
seguirebbe
probabilissimamente
e
le
confiderebbe
i
suoi
fati
.
Esaminato
il
passato
e
il
presente
della
Monarchia
Sabauda
,
che
restringeva
la
libertà
di
stampa
,
che
non
cambiava
i
codici
,
che
anche
si
alleava
con
quell
'
imperatore
francese
che
occupava
Roma
militarmente
,
che
poneva
mano
alla
restaurazione
del
murattismo
,
Mario
insisteva
nel
sostenere
che
la
insurrezione
doveva
precedere
l
'
aiuto
sardo
e
che
chi
amava
l
'
Italia
doveva
unirsi
a
coloro
che
consacravano
tutti
gli
sforzi
a
preparare
quell
'
insurrezione
.
-
-
La
bandiera
che
questi
spiegheranno
nel
giorno
della
sollevazione
,
sarà
la
bandiera
a
tre
colori
,
la
bandiera
che
non
rappresenta
nè
un
partito
,
nè
una
classe
,
nè
una
tendenza
esclusiva
,
ma
la
bandiera
di
ventisei
milioni
,
che
rappresenta
la
sovranità
della
nazione
.
Chi
si
rifiuterà
di
seguirla
,
di
combattere
e
di
morire
per
essa
?
E
quando
dinanzi
a
questa
bandiera
saranno
scomparsi
il
re
di
Napoli
,
il
papa
e
i
duchi
,
quando
tutta
l
'
Italia
meridionale
e
centrale
padrona
di
sè
e
delle
proprie
forze
,
rovesciandosi
sovra
gli
Austriaci
e
suscitando
l
'
insurrezione
Lombardo
-
Veneta
,
o
rafforzandola
se
scoppiata
,
li
avrà
ributtati
oltre
le
Alpi
,
a
Roma
l
'
Assemblea
nazionale
liberamente
delibererà
come
la
nazione
dovrà
essere
amministrata
.
E
se
il
re
Sardo
avrà
gagliardamente
partecipato
a
quella
lotta
,
l
'
Italia
,
se
il
crederà
opportuno
,
gl
'
imporrà
sul
capo
la
corona
di
torri
.
Ma
l
'
insurrezione
,
ripeteva
,
non
nasce
,
nè
si
sviluppa
da
sè
come
i
fiori
del
prato
;
è
indispensabile
apparecchiarla
.
E
già
essa
stavasi
alacremente
organizzando
per
opera
di
patrioti
sparsi
da
Palermo
a
Milano
,
in
Grecia
,
nelle
isole
Jonie
,
a
Costantinopoli
,
a
Smirne
,
in
Alessandria
,
a
Tunisi
,
in
Barcellona
,
in
Inghilterra
,
a
Buenos
-
Aires
e
a
New
-
York
.
-
-
Or
bene
-
-
concludeva
-
-
io
non
vi
ho
qui
invitati
per
dirvi
soltanto
parole
;
le
parole
sono
suoni
vacui
e
inutili
ove
non
si
traducano
in
fatti
.
E
il
fatto
che
voi
dovete
compiere
è
di
unirvi
agli
altri
fratelli
vostri
,
di
prestar
loro
il
vostro
concorso
al
riscatto
della
patria
comune
.
Venite
dunque
a
questa
tribuna
a
dare
il
vostro
nome
.
Vi
invito
in
nome
dell
'
Italia
nostra
,
schiava
e
insultata
,
in
nome
dei
nostri
fratelli
morti
per
essa
sul
patibolo
e
nell
'
esilio
,
in
nome
dei
centomila
che
per
essa
tuttora
gemono
nelle
carceri
dei
nostri
tormentatori
.
*
*
*
Quella
conferenza
,
come
si
disse
,
fruttò
seduta
stante
parecchie
centinaia
di
dollari
che
furono
subito
spedite
a
Giuseppe
Mazzini
.
FINE
.
Saggistica ,
PRIMA
PARTE
Scrivo
queste
pagine
con
disgusto
,
con
rivolta
dell
'
anima
:
ma
le
scrivo
colla
coscienza
serena
,
dopoché
per
più
giorni
,
tentando
il
possibile
,
resistendo
a
provocazioni
che
avrebbero
stancata
la
pazienza
di
un
santo
,
ho
sperato
di
evitare
a
me
stesso
la
fatica
amara
di
doverle
scrivere
.
Tentativo
di
speranza
di
cui
nessun
merito
avrei
,
se
proseguissi
un
qualunque
interesse
mio
o
mi
tentasse
qualsiasi
povera
ambizione
:
perché
sol
chi
vuol
salire
,
naturalmente
desidera
trovar
meno
aspri
i
gradini
.
Ma
,
finito
appena
sia
il
compito
,
che
verso
il
Paese
m
'
imposi
,
so
di
poter
dimostrare
la
mia
ambizione
sola
qual
era
,
e
invoco
l
'
ora
di
poter
in
altr
'
aria
,
fra
ben
altre
memorie
,
rifarmi
dell
'
aria
respirata
fin
qui
.
Ho
sperato
più
giorni
si
aprisse
qualche
porta
per
cui
s
'
uscisse
dalla
situazione
convulsa
,
impossibile
,
creata
al
Paese
e
alla
Camera
,
senza
bisogno
dì
farmi
sembrare
cattivo
.
E
dico
impossibile
,
perché
non
serve
dir
ad
un
altro
paese
,
come
dire
ad
un
uomo
,
di
lavorare
,
di
attendere
utilmente
ai
propri
interessi
di
casa
,
se
non
ha
il
cuore
in
pace
,
se
ha
una
spina
confittavi
,
se
un
martello
nell
'
animo
gli
manda
sossopra
le
idee
.
E
inutile
pretendere
che
un
'
assemblea
rappresentativa
funzioni
,
se
vi
son
dentro
cento
o
centocinquanta
persone
tormentate
dal
sospetto
o
dal
convincimento
di
trovarsi
in
faccia
ad
un
ministro
disonesto
.
La
tempesta
di
animi
che
impedisce
alla
Camera
,
al
Paese
,
ogni
utile
lavoro
proseguirà
,
finché
la
pietra
dello
scandalo
non
sia
rimossa
.
Sognarono
di
una
sfida
feroce
lanciata
da
me
alla
maggioranza
:
la
mia
feroce
ostilità
è
tanta
,
che
da
tre
giorni
che
son
nella
Giunta
delle
Elezioni
,
non
ho
fatto
finora
che
proporre
convalidazioni
di
elezioni
della
maggioranza
,
quella
di
un
ministro
,
Paolo
Boselli
,
compresa
;
e
avrei
sinceramente
desiderato
per
gli
amici
personali
,
per
gli
onesti
,
che
della
maggioranza
fanno
parte
in
buona
fede
(
degli
altri
non
parlo
e
non
curo
)
di
lasciar
che
il
ministro
del
loro
cuore
li
liberasse
da
un
conflitto
penoso
,
cadendo
decorosamente
in
una
battaglia
politica
,
magari
colla
illusione
di
essere
caduto
per
la
sua
divisa
,
"
per
Dio
e
per
il
re
"
.
Non
mi
è
stato
possibile
,
non
lo
si
è
voluto
.
E
mentre
si
accusava
me
di
fuggire
,
all
'
assemblea
della
nazione
-
sanguinosamente
insultata
,
violentemente
chiusa
per
i
comodi
d
'
un
uomo
-
si
è
negato
-
dopo
cinque
mesi
-
il
diritto
persino
di
una
spiegazione
qualsiasi
e
dopo
avere
calunniata
la
Camera
antica
,
accusandola
di
scandali
e
di
offese
al
presidente
,
assistiamo
allo
scandalo
inaudito
di
un
ministro
che
tratta
il
capo
eletto
dell
'
assemblea
come
un
suo
servo
infedele
,
e
gli
intima
lo
sfratto
con
vituperj
feroci
.
Ebbene
mi
pare
che
ora
basti
...
E
dovea
bastare
anche
prima
,
perché
mi
pareva
di
aver
detto
,
sul
quesito
morale
che
s
'
impone
,
già
assai
più
di
quanto
sarebbe
occorso
in
qualunque
paese
libero
del
mondo
,
perché
un
uomo
pubblico
accusato
dovesse
capire
il
dover
suo
.
Nossignori
;
è
da
me
che
,
con
inversione
novissima
,
si
pretende
un
supplemento
di
prova
!
è
a
me
che
s
'
intima
di
completarla
!
E
quando
l
'
avrò
fatto
,
sarete
contenti
?
Non
per
questo
mi
trascinerete
fuor
del
terreno
del
diritto
mio
.
Non
vi
bastava
il
fin
qui
detto
,
non
bastava
un
'
accusa
la
più
precisa
che
sia
stata
mai
?
volete
ancora
dell
'
altro
:
e
io
vi
servo
.
Ma
vi
ho
chiamato
in
giudizio
:
e
ci
dovete
venire
.
Perché
se
i
punti
sugli
i
non
vi
bastano
,
se
non
vi
bastano
i
documenti
che
vi
dò
,
avrò
ancora
di
che
contentarvi
;
ma
credo
che
adesso
basterà
pel
Paese
;
e
se
per
qualche
cosa
di
quello
che
dirò
pretendeste
che
io
vi
porti
il
testimonio
nella
Camera
,
fate
conto
che
il
testimonio
nella
Camera
ci
sia
.
Del
resto
,
al
punto
in
cui
trovansi
le
cose
,
non
sono
più
i
vituperj
della
Riforma
che
bastino
a
strozzar
la
questione
.
Gli
urli
spasmodici
dell
'
organo
dello
zio
Dittatore
,
i
suoi
rabbiosi
"
mentisce
!
mentisce
!
mentisce
!
"
a
me
non
fanno
né
più
caldo
né
più
freddo
di
quegli
altri
"
mentisce
!
mentisce
!
mentisce
!
"
-
perfettamente
identici
-
che
quel
certo
altro
tipo
-
senza
confronto
più
artistico
-
strillava
a
ogni
capitolo
della
mia
storia
meravigliosa
.
-
E
s
'
è
visto
com
'
è
andata
a
finire
!
Al
punto
a
cui
sono
portate
le
cose
,
non
vi
è
più
assemblea
rappresentativa
al
mondo
che
possa
sottrarsi
alla
necessità
di
sapere
se
ella
conti
nel
proprio
seno
o
un
ministro
disonesto
o
un
deputato
calunniatore
.
Non
lo
volesse
egli
,
il
giudizio
per
lui
,
qualunque
de
'
miei
colleghi
avrebbe
diritto
di
volerlo
per
me
.
Intanto
,
e
sino
a
un
giudizio
nuovo
,
nessun
improperio
,
nessun
vituperio
di
scribi
,
assoldati
col
pubblico
furto
,
sopprimerà
mai
il
dislivello
morale
tra
chi
fino
ad
oggi
esercitò
il
suo
mandato
col
più
severo
scrupolo
,
senza
lucrarvi
un
centesimo
,
e
chi
per
anni
,
notoriamente
,
ne
fece
una
lunga
speculazione
;
tra
chi
in
faccia
ai
magistrati
fece
sempre
i
dover
suo
,
e
chi
avendo
ingannato
ab
antico
con
un
falso
documento
il
suo
Dio
,
ingannava
più
tardi
con
una
falsa
testimonianza
il
suo
giudice
.
Poiché
,
quando
un
accusato
,
per
tutta
difesa
,
si
limita
a
negare
vomitando
sull
'
accusatore
improperi
,
è
ben
lecito
e
giusto
di
cercare
anzitutto
,
nelle
sue
note
caratteristiche
,
il
peso
ed
il
valore
delle
negative
.
Cerchiamole
dunque
.
Ma
prima
di
tutto
una
parola
a
quei
tali
i
qual
tiran
fuori
-
niente
altro
potendo
-
la
solita
storiella
ch
'
io
parli
di
cose
sul
Crispi
a
me
già
note
,
quand
'
ero
ancora
in
buoni
rapporti
con
lui
.
No
cari
signori
,
v
'
ingannate
:
sono
anni
che
combatto
Crispi
,
ma
non
lo
conoscevo
,
non
l
'
ho
conosciuto
prima
dell
'
autunno
e
del
dicembre
scorso
il
Crispi
che
a
me
oggi
sta
innanzi
nella
sua
trista
figura
morale
.
Quando
entrai
nella
Camera
a
trent
'
anni
,
sapevo
di
lui
le
sue
pagine
parlamentari
:
gli
volevo
bene
per
quelle
,
e
per
ciò
che
credevo
delle
sue
pagine
di
storia
,
non
avendo
pensato
ad
appurarle
mai
.
Quando
scoppiò
lo
scandalo
del
1878
,
e
tutti
gli
furon
sopra
,
domandai
per
lui
il
diritto
di
difesa
come
lo
domandavo
al
14
del
dicembre
scorso
;
poi
tacqui
,
perché
allora
egli
accettò
la
sua
posizione
di
imputato
:
e
rispettò
la
condanna
dell
'
opinione
pubblica
:
e
perché
un
errore
-
quand
'
è
creduto
il
solo
-
non
basta
a
distruggere
il
giudizio
su
la
vita
intera
di
un
uomo
.
Più
tardi
,
al
governo
,
dall'88
al
'90
lo
conobbi
bugiardo
,
dissimulatore
,
violento
,
prepotente
:
e
niuna
lotta
più
acerba
è
notoria
di
quella
fra
lui
e
me
dal
1888
al
1890;
ma
sopravviveva
la
stima
per
alcune
qualità
dell
'
uomo
,
e
troppe
altre
cose
ignoravo
di
lui
.
Nel
dicembre
,
a
Molfetta
,
saputolo
tornato
al
potere
provai
una
stretta
dell
'
anima
:
rividi
nella
mente
il
1889
e
il
1890
il
che
non
mi
tolse
di
dargli
-
da
lui
richiesto
-
il
mio
avviso
,
e
di
negargli
il
mio
voto
e
combatterlo
da
capo
,
appena
lo
vidi
rifar
la
strada
antica
.
Ma
restava
per
l
'
avversario
un
avanzo
di
stima
:
e
non
dimenticherò
,
campassi
cent
'
anni
,
la
triste
notte
del
Comitato
dei
Cinque
-
e
la
tristissima
lettura
-
per
cui
la
stima
fu
spenta
nel
cuor
mio
.
Perché
fu
da
allora
che
risalii
ad
altre
indagini
,
di
altri
fatti
:
così
come
a
furia
di
sentirlo
cantare
eroe
autentico
delle
patrie
battaglie
,
le
voci
autentiche
-
per
davvero
-
delle
battaglie
si
destarono
.
Lasciamole
dunque
le
storielle
da
parte
e
nelle
note
caratteristiche
dell
'
uomo
cerchiamo
cosa
valgono
le
smentite
sue
.
Ah
,
quelle
note
fate
male
ad
obbligarmi
a
rivederle
!
È
là
fra
esse
,
che
o
ritrovo
il
falso
antico
del
17
dicembre
1854
,
il
famoso
atto
nuziale
delle
vostre
nozze
di
Malta
.
Un
bel
documento
affè
mia
per
le
vostre
odierne
smentite
!
Ce
l
'
ho
qui
davanti
nel
suo
testo
latino
,
nel
manoscritto
originale
fotografato
e
non
oserei
chiamarlo
falso
,
sentirei
freddo
a
chiamarlo
così
,
se
non
vi
fosse
bastato
l
'
animo
di
proclamarlo
cinicamente
voi
stesso
,
quando
vi
tornò
comodo
di
liberarvene
dopo
averlo
per
25
anni
sfruttato
!
E
a
rendermene
più
rivoltante
la
lettura
,
ho
qui
innanzi
autografa
,
in
carta
bollata
,
la
supplica
che
la
povera
vittima
di
quel
falso
,
invocando
il
sacramento
e
i
servigi
resi
all
'
Italia
come
figlia
della
Savoja
,
indirizzata
a
Benedetto
Cairoli
,
presidente
del
Consiglio
nel
1878
,
una
supplica
che
stilla
sangue
e
che
il
mese
scorso
mi
ha
fatto
fremere
nel
leggerla
;
e
io
dinanzi
nei
volumi
dei
biografi
panegiristi
il
cinico
racconto
del
come
dia
poveretta
venne
il
falso
un
bel
dì
,
come
una
allegra
burla
,
buttato
sul
viso
!
[...]
Ah
,
le
vostre
note
caratteristiche
in
fatto
di
credibilità
,
fate
male
a
costringermi
a
rivederle
!
È
ancor
fra
esse
che
io
trovo
,
quattordici
anni
dopo
,
il
famoso
atto
notorio
dei
cinque
testimoni
del
30
settembre
1877
,
voluto
dall
'
articolo
78
del
Codice
Civile
,
e
la
dichiarazione
terribile
del
primo
dei
cinque
testi
,
ivi
firmati
,
il
prof
.
Salvatore
Francone
che
si
vide
pei
comodi
vostri
carpita
...
una
testimonianza
falsa
!
Mi
ripugna
trascriverlo
tutto
.
Bastano
poche
righe
:
Sig
.
Direttore
del
Piccolo
Giornale
,
uno
fra
i
testimoni
dell
'
atto
notorio
del
matrimonio
dell
'
onorevole
Crispi
,
io
sono
stato
sorpreso
nel
leggere
l
'
atto
di
precedente
matrimonio
da
voi
pubblicato
sere
fa
.
Lo
credetti
falso
e
scrissi
all
'
onorevole
Crispi
una
lettera
che
fu
firmata
anche
dagli
altri
firmatarii
dell
'
atto
notorio
per
chiedergli
una
categorica
risposta
,
uno
schiarimento
,
una
smentita
.
Ma
l
'
on
.
Crispi
non
ci
ha
risposto
...
...
Io
non
potevo
avere
nessun
interesse
di
rendergli
servigio
(
a
lui
Crispi
)
a
prezzo
del
mio
onore
...
Io
ero
stato
vivamente
pregato
di
aggiungere
la
mia
firma
ad
altre
per
compiere
una
buona
azione
...
Io
non
potevo
supporre
che
mi
si
volesse
trarre
in
inganno
.
in
pienissima
buona
fede
,
credendo
di
compiere
una
buona
azione
,
consentii
a
sottoscrivere
l
'
atto
notorio
...
Come
sospettare
che
chi
ha
ottenuto
la
fiducia
della
Camera
come
suo
presidente
,
chi
ha
compiuto
le
più
delicate
missioni
diplomatiche
presso
le
corti
straniere
,
chi
ha
meritato
la
fiducia
di
due
corone
,
volesse
buscarsi
la
taccia
di
bigamo
e
far
buscare
agli
altri
la
taccia
e
la
pena
di
falsi
testimonii
?
!
SALVATORE
FRANCONE
Bei
precedenti
per
essere
creduto
nelle
smentite
sull
'
affare
Herz
!
E
dire
che
questi
precedenti
bastarono
per
costringere
allora
Francesco
Crispi
a
discendere
dal
potere
innanzi
al
verdetto
della
pubblica
coscienza
.
E
fu
allora
che
il
severo
Giacomo
Dina
nelle
colonne
della
Opinione
(
26
e
28
marzo
1878
,
n.d.r.
)
scriveva
:
L
'
on
.
Crispi
potrà
difendersi
vittoriosamente
davanti
ai
Tribunali
:
ma
rimane
un
Tribunale
più
elevato
,
quello
della
coscienza
pubblica
,
al
cospetto
della
quale
egli
è
già
comparso
e
da
cui
fu
condannato
,
senza
attendere
gli
oracoli
del
procuratore
del
re
.
La
vita
politica
dell
'
on
.
Crispi
è
finita
.
E
poi
:
L
'
on
.
Crispi
riuscirà
a
giustificarsi
davanti
ai
Tribunali
:
ma
la
coscienza
popolare
è
tanto
più
inesorabile
quanto
più
la
legge
è
impotente
a
tutelare
certi
riguardi
di
pubblica
morale
.
E
tornano
a
mente
le
parole
di
fuoco
con
cai
Sidney
Sonnino
-
oggi
collega
di
Crispi
e
ministro
del
Tesoro
-
stimmatizzava
Francesco
Crispi
il
10
marzo
1878
.
Parla
,
parla
o
Sonnino
!
Che
magistrati
e
giurati
assolvano
o
no
Francesco
Crispi
,
che
egli
abbia
o
no
una
maggioranza
di
deputati
pronti
a
dargli
all
'
occasione
un
voto
di
fiducia
,
ormai
il
verdetto
,
quanto
alla
moralità
dell
'
uomo
,
è
stato
pronunciato
dalla
nazione
intera
:
e
per
quanto
sia
sconfortante
il
pensare
che
uomini
in
cui
il
senso
morale
è
così
basso
possano
in
Italia
pervenire
ai
più
alti
uffici
dello
Stato
,
non
siamo
però
giunti
a
tale
indegnità
che
vi
si
possano
mantenere
di
fronte
alla
riprovazione
unanime
di
tutta
la
cittadinanza
Onesta
.
S.SONNINO,
Rassegna
,
10marzo
1878
È
quello
che
penso
anch
'
io
.
Come
si
dimentica
presto
in
Italia
!
E
poi
dicono
che
Sonnino
è
un
testardo
.
Ma
tu
meni
il
can
per
l
'
aja
,
odo
dirmi
:
e
parli
di
cose
di
quindici
anni
fa
!
Troppo
giusto
:
lasciamole
dormire
:
se
invece
di
quindici
fossero
almeno
venticinque
,
tutt
'
al
più
servirebbero
per
mandare
un
galantuomo
a
Port
'
Ercole
,
come
quel
povero
diavolo
,
ottimo
padre
di
famiglia
,
denunziato
al
domicilio
coatto
,
per
avere
nell
'
anno
1870
lanciato
in
isbaglio
una
ciabatta
a
un
brigadiere
!
Ah
,
per
voi
occorre
un
falso
di
data
più
recente
?
Come
vi
piace
,
vi
servo
anche
di
questo
.
Esso
è
là
,
documentato
in
atti
;
solo
nessuno
se
n
'
era
accorto
mai
.
Interrogato
in
carcere
,
Bernardo
Tanlongo
,
dal
giudice
istruttore
Capriolo
,
il
21
febbraio
1893
,
a
domanda
,
risponde
:
L
'
on
.
Crispi
,
siccome
dissi
,
mi
raccomandò
più
volte
l
'
on
.
Chiara
ed
altri
per
sussidi
e
cambiali
.
(
Processo
Banca
Romana
)
In
seguito
di
tale
deposizione
,
va
il
magistrato
istruttore
a
esaminare
Francesco
Crispi
,
nel
suo
proprio
domicilio
di
cavalier
dell
'
Annunziata
,
ed
ecco
il
brano
di
verbale
dell
'
esame
del
teste
Cavaliere
:
A
domanda
,
se
sia
vero
quanto
afferma
il
Tanlongo
a
suo
discarico
.
che
cioè
il
dichiarante
abbia
raccomandato
più
volte
l
'
onorevole
Chiara
ed
altri
ecc
.
,
ed
invitato
a
dare
dilucidaziani
,
ecc
.
risponde
:
"
Il
Tanlongo
s
'
inganna
non
avendo
io
mai
raccomandato
alcuno
per
isconto
di
cambiali
alla
sua
banca
"
.
(
Esame
Crispi
Cav
.
Fr
.
4
Proc
.
Banca
Rom
.
esame
21
maggio
)
Il
Crispi
deponeva
questo
al
giudice
a
faccia
franca
,
il
21
maggio
,
e
badate
che
non
ci
è
sbaglio
di
memoria
possibile
,
perché
la
stessa
domanda
gliela
rinfrescava
e
non
si
trattava
di
somme
di
un
centesimo
;
solo
,
egli
credeva
di
farla
franca
,
non
pensando
,
quel
giorno
21
maggio
,
che
Bernardo
Tanlongo
quattro
mesi
più
tardi
,
gli
giuocasse
il
brutto
tiro
di
pubblicargli
il
libro
verde
ove
si
legge
:
Roma
,
6-9-89
I
.
Onoratissimo
Comm
.
Tanlongo
Dal
presidente
del
Consiglio
dei
ministri
.
Caro
Commendatore
,
l
'
on
.
deputato
Roberto
Galli
le
recherà
questa
mia
.
Abbia
la
bontà
di
consentirgli
il
favore
che
le
domanderà
.
Con
anticipati
ringraziamenti
.
aff
.
CRISPI
(
Postilla
di
Tanlongo
:
Il
favore
domandato
è
stato
quello
di
favorire
l
'
onorevole
Galli
che
stante
la
raccomandazione
del
presidente
del
Consiglio
ho
dovuto
ajutare
-
9
sett
.
B.T.
)
12
ottobre
,
90
II
.
Il
Comm
.
Tanlongo
riceverà
l
'
on
.
Pietro
Chiara
e
vorrà
(
addirittura
l
'
imperativo
!
)
essergli
gentile
come
altra
volta
.
F
.
CRISPI
E
così
via
di
seguito
:
omettiamo
per
risparmio
di
tempo
gli
altri
biglietti
di
Crispi
a
Tanlongo
che
sono
là
nel
libro
verde
e
gli
altri
per
Cucchi
,
per
Cardella
ecc
.
,
di
Crispi
al
"
caro
Comm
.
Tanlongo
"
che
sono
là
nel
processo
della
Banca
Romana
.
Ora
apriamo
la
busta
IV
del
plico
Giolitti
,
e
leggiamo
nel
primo
elenco
del
registro
dell
'
ispettore
Martuscelli
:
N
.
420
.
Cedenti
Chiara
Pietra
e
Nicola
;
ordine
Banca
Romana
.
Effetti
per
L
.
389.404
e
cent
.
70
andati
in
sofferenza
nel
gennajo
1862
.
Sino
al
l0
gennajo
1893
(
cioè
fin
a
dopo
le
scoperte
delle
ispezioni
)
:
"
non
si
è
pagato
nulla
"
.
Consta
agli
impiegati
della
Banca
che
i
vari
sconti
delle
cambiali
furono
fatti
in
seguito
a
vivissime
raccomandazioni
di
F
.
Crispi
.
E
il
comm
.
Martuscelli
ispettore
sapeva
le
cose
tanto
bene
e
meritava
tal
fede
intera
che
il
senatore
Finali
nel
proprio
interrogatorio
,
richiesto
d
'
informare
sui
risultati
dell
'
ispezione
alla
Banca
Romana
"
volendo
non
dire
che
cose
di
matematica
esattezza
"
se
ne
riferiva
"
in
tutto
all
'
ispettore
Martuscelli
per
ogni
particolare
!
"
.
Ebbene
per
mesi
e
mesi
,
dopo
la
relazione
dei
Cinque
,
si
è
seguitato
-
lo
ricordate
?
-
nei
giornali
che
Crispi
paga
non
del
suo
-
a
dare
del
bugiardo
-
come
oggi
a
me
-
a
Bernardo
Tanlongo
-
meno
male
-
e
all
'
ispettore
Martuscelli
!
Chi
fosse
il
bugiardo
ora
si
vede
!
E
d
'
ora
innanzi
tra
Crispi
e
un
Bernardo
Tanlongo
sappiam
,
da
un
atto
ufficiale
,
che
è
...
Tanlongo
che
merita
più
fede
!
E
l
'
altro
vorrebbe
...
che
gli
credessero
per
Herz
!
Ma
qui
si
vede
qualche
cosa
di
più
.
Se
anche
da
ogni
parte
non
trapelasse
che
il
Chiara
non
è
che
un
prestanome
,
o
per
usare
una
frase
precisa
dell
'
ispettore
Martuscelli
"
una
testa
di
legno
"
,
anche
se
la
raccomandazione
non
fosse
resa
più
immorale
dalla
parentela
,
dall
'
enormezza
della
cifra
,
dall
'
insolvenza
del
debito
-
abbiamo
nella
falsa
testimonianza
del
Crispi
la
prova
-
dico
meglio
,
la
confessione
-
ch
'
egli
sapeva
di
non
aver
fatto
cosa
né
corretta
,
né
lecita
:
altrimenti
non
avrebbe
,
per
nasconderla
,
ricorso
a
quell
'
altra
cosa
scorretta
e
illecita
,
che
si
chiama
...
una
deposizione
falsa
!
Mi
direte
che
se
,
come
tale
,
essa
è
contemplata
dall
'
art
.
214
del
Codice
Penale
,
va
però
esente
da
pena
,
per
il
successivo
art
.
215
,
"
chi
innanzi
al
giudice
manifestando
il
vero
,
esporrebbe
inevitabilmente
sé
medesimo
a
grave
nocumento
nell
'
onore
"
.
Ma
questa
stessa
dizione
del
Codice
,
sopprimendo
la
pena
materiale
,
aggrava
la
figura
morale
del
teste
falso
!
E
certo
infatti
non
era
onorevole
,
per
un
capo
di
governo
,
intimare
favori
per
un
parente
a
quella
Banca
Romana
di
cui
per
solenne
dichiarazione
e
censura
del
Comitato
dei
Sette
il
Crispi
conosceva
da
un
anno
il
criminoso
segreto
!
Ebbene
io
domando
:
se
qualche
cosa
di
simile
l
'
avessi
fatto
io
,
mi
lascerebbero
oggi
nella
Camera
sedere
?
o
dove
dovrei
andare
a
nascondermi
?
Ma
anche
il
falso
del
1893
è
cosa
vecchia
!
Infatti
son
corsi
due
anni
.
Volete
dei
falsi
proprio
più
freschi
?
O
almeno
una
qualche
complicità
in
falso
,
per
poter
credere
al
signor
Crispi
-
quando
smentisce
-
ad
occhi
chiusi
?
Ecco
il
signor
Crispi
,
in
piena
Camera
,
chiamato
a
dar
conto
dei
tribunali
statari
,
annunzia
solennemente
di
"
avere
in
mano
documenti
schiaccianti
"
.
E
trionfalmente
li
presenta
,
li
legge
,
fa
fremere
la
Camera
e
le
strappa
il
voto
che
è
costato
a
tanti
la
galera
!
Quanti
sono
gli
schiaccianti
documenti
?
due
soli
!
il
trattato
di
Bisacquino
e
il
proclama
dei
Vespri
firmatissimo
.
Neanche
a
farlo
apposta
...
due
falsi
in
una
volta
!
Altro
che
il
bugiardo
di
Goldoni
!
Adagio
,
sento
dirmi
!
lui
non
sapeva
di
presentare
due
falsi
!
lui
non
sapeva
di
ingannare
la
Camera
!
questo
s
'
è
scoperto
dal
processo
,
poi
!
Ebbene
,
no
!
proprio
dal
processo
si
è
scoperto
-
e
fu
l
'
avvocato
fiscale
Soddu
-
Millo
che
l
'
annunziò
-
che
il
trattato
di
Bisacquino
;
parto
letterario
del
delegato
di
questura
Morandi
,
era
già
stato
nell
'
ottobre
1893
-
cioè
mesi
prima
che
il
signor
Crispi
osasse
con
esso
mistificare
la
Camera
,
dichiarato
dal
sotto
prefetto
di
Corleone
non
degno
,
per
il
suo
tenore
grottesco
,
di
essere
trasmesso
alle
autorità
superiori
.
L
'
avvocato
stesso
fiscale
non
esitò
a
dichiararlo
una
fantasticheria
e
bastava
infatti
a
qualunque
galantuomo
,
per
capirlo
tale
,
un
atomo
solo
di
serietà
e
di
buona
fede
.
Nossignori
,
arriva
Francesco
Crispi
,
e
in
mano
sua
ritorna
buono
,
per
salvare
la
patria
e
mistificare
la
Camera
,
il
documento
falso
,
già
come
tale
ripudiato
dalle
autorità
!
E
vorrebbe
essere
creduto
nelle
smentite
su
Herz
!
Ma
c
'
è
l
'
altro
documento
falso
;
è
il
proclama
insurrezionale
dei
vespri
-
firmatissimo
-
parto
della
vendetta
di
un
cancelliere
di
pretura
contro
il
marito
della
donna
che
lo
respinse
.
Qui
almeno
,
sento
dirmi
,
era
il
Crispi
in
buona
fede
!
Volete
vederla
la
buona
fede
?
Atti
Ufficiali
della
Camera
,
seduta
28
febbraio
1894
:
Crispi
,
presidente
del
Consiglio
:
"
A
dare
un
concetto
dei
proclami
che
si
spargevano
nei
comuni
,
ne
leggerò
uno
solo
che
vale
per
tutti
"
.
E
qui
legge
il
proclama
:
"
Operai
figli
del
Vespro
!
ancora
dormite
?
morte
al
re
,
agli
impiegati
,
fuoco
al
municipio
e
al
casino
dei
civili
[
ecc
.
ecc
.
ecc
.
]
"
.
Prampolini
:
"
È
firmato
?
"
Crispi
,
presidente
del
Consiglio
:
"
E
firmatissimo
.
(
Ilarità
)
.
Tutto
risulterà
dal
processo
"
.
Ebbene
era
falso
che
quell
'
appello
fosse
stato
sparso
nei
comuni
,
era
falso
che
fosse
stato
pubblicato
e
letto
da
anima
viva
,
tranne
il
suo
autore
;
era
falso
che
mentre
Crispi
lo
leggeva
,
fosse
,
nonché
firmatissimo
,
neppure
semplicemente
firmato
!
La
firma
era
una
menzogna
del
signor
Crispi
,
lì
per
lì
,
per
far
colpo
sulla
Camera
,
e
che
nella
sua
stessa
invenzione
lo
provava
consapevole
della
falsità
dell
'
atto
che
leggeva
!
E
vorrebbe
essere
creduto
nelle
smentite
su
Herz
!
Ora
io
riapro
il
Codice
Penale
e
nel
titolo
delitti
contro
la
fede
pubblica
trovo
all
'
art
.
276
che
il
pubblico
ufficiale
(
mettiamo
che
sia
tale
...
il
Presidente
del
Consiglio
!
)
"
che
ricevendo
o
firmando
un
atto
,
nell
'
esercizio
delle
sue
funzioni
,
attesta
come
veri
fatti
e
dichiarazioni
non
conformi
a
verità
,
od
omette
o
altera
(
come
sarebbe
,
nevvero
?
inventare
una
firma
)
le
dichiarazioni
ricevute
,
ove
ne
possa
derivare
pubblico
o
privato
nocumento
è
punito
con
la
pena
dell
'
articolo
precedente
"
cioè
con
la
reclusione
da
cinque
a
dodici
anni
.
Altro
che
nocumento
!
quante
centinaia
di
anni
di
galera
di
più
costarono
quei
documenti
falsi
presentati
dal
signor
Crispi
come
ministro
,
e
fatti
scrivere
negli
Atti
ufficiali
della
Camera
,
per
carpirle
un
voto
!
Voi
mi
dite
che
alla
reclusione
il
Crispi
non
ci
va
-
né
per
dodici
anni
,
né
per
cinque
-
perché
si
tratta
,
anche
per
lui
,
di
un
reato
che
è
coperto
dall
'
immunità
parlamentare
:
ringrazi
dunque
la
sua
buona
stella
e
la
suprema
Corte
di
Cassazione
che
quella
immunità
l
'
ha
fatta
valere
,
altrimenti
vede
a
che
guaio
,
colle
sue
teorie
,
andava
incontro
!
E
come
si
troverebbe
a
mal
partito
con
chi
gli
adoperasse
il
grande
argomento
de
'
suoi
scribi
,
e
gli
chiedesse
:
ma
è
lecito
servirsi
del
manto
dell
'
immunità
per
diffamare
,
non
già
un
solo
cittadino
né
due
,
ma
centinaia
,
e
adoperare
carte
false
per
mandarli
al
reclusorio
?
Ma
le
son
cose
del
febbraio
dell
'
anno
scorso
!
Son
passati
quindici
mesi
!
cose
vecchie
!
Vogliamo
una
qualche
complicità
in
falso
più
fresca
,
più
fresca
ancora
!
Siete
proprio
incontentabili
.
Pigliate
allora
il
memoriale
Marescalchi
,
e
leggetevi
trascritto
nel
suo
testo
,
il
rapporto
falso
del
questore
Sangiorgi
,
inventante
di
sana
pianta
il
tenore
di
un
discorso
pubblico
non
mai
tenuto
,
per
mandare
un
povero
diavolo
al
domicilio
coatto
!
Il
falso
,
voi
mi
dite
,
è
un
reato
del
questore
!
I
tre
giudici
della
Commissione
,
cioè
Marescaichi
e
i
due
magistrati
,
non
ne
vollero
sapere
!
Benissimo
.
Adesso
leggete
la
lettera
di
Crispi
al
prefetto
Giura
con
cui
ammonisce
acerbamente
il
Marescalchi
che
il
suo
preciso
dovere
era
di
prestar
mano
a
quel
rapporto
falso
e
a
tutti
gli
altri
della
questura
e
che
associandosi
invece
ai
due
magistrati
nel
respingerlo
,
egli
ha
tradito
il
proprio
dovere
.
Se
il
falso
documento
non
ha
servito
,
convenitene
,
non
è
colpa
del
signor
Crispi
che
ha
fatto
di
tutto
per
farlo
valere
!
Ma
e
l
'
affare
Herz
?
Abbiate
pazienza
,
che
verremo
anche
a
quello
.
Dovendo
prima
mettere
bene
in
sodo
che
quando
Crispi
e
i
suoi
scribi
smentiscono
una
cosa
potete
giurare
a
occhi
chiusi
che
è
vera
,
sebbene
ce
ne
sia
già
d
'
avanzo
,
amo
finire
la
dimostrazione
,
tanto
più
che
l
'
affare
Herz
non
è
che
l
'
anello
di
una
catena
.
Vi
sognate
voi
qualche
cosa
di
lontanamente
simile
che
fosse
stato
possibile
con
uomini
i
quali
si
chiamassero
Quintino
Sella
o
Lanza
o
Feracciù
o
Baccarini
?
Quell
'
affare
fu
possibile
,
perché
c
'
era
al
potere
chi
,
nel
metter
a
frutto
gli
uffici
pubblici
,
non
aveva
mai
in
sua
vita
patito
di
scrupoli
.
Ed
è
appunto
perché
questo
vizio
salta
fuori
ad
ogni
piè
sospinto
dalle
pagine
della
sua
vita
,
che
a
furia
di
leggerne
tante
,
si
trova
essere
di
troppo
questa
pagina
di
più
.
Vi
ricordate
l
'
ultimo
giorno
della
Camera
?
Presentata
la
relazione
dei
Cinque
e
sorta
su
di
essa
la
discussione
,
Francesco
Crispi
,
livido
,
s
'
alzò
a
dichiarare
che
"
era
tutto
un
tessuto
di
perfidie
e
di
menzogne
"
.
E
ad
ogni
buon
conto
da
lì
a
un
'
ora
scappava
.
Già
:
perfidie
e
menzogne
anche
gli
elenchi
del
commendatore
Martuscelli
,
ispettore
della
Banca
,
corrispondenti
,
cifra
per
cifra
,
data
per
data
,
numero
d
'
ordine
per
numero
d
'
ordine
,
ai
registri
ispezionati
della
Banca
e
a
tutti
i
documenti
del
processo
!
Perfidie
e
menzogne
anche
la
lettera
16
febbraio
1894
del
comm
.
Mazzino
,
reggente
della
Banca
in
persona
,
che
in
questa
sua
qualità
trascriveva
semplicemente
dai
registri
una
nota
degli
effetti
di
casa
Crispi
esistenti
presso
la
Banca
e
rimasti
,
fino
alla
scoperta
dell
'
inchiesta
,
insoddisfatti
ed
occulti
.
Questo
mi
ricorda
perfettamente
un
aneddoto
della
penultima
seduta
della
Commissione
dei
Cinque
.
L
'
onorevole
Cibrario
,
della
maggioranza
,
eletto
relatore
con
tre
voti
contro
due
,
quello
di
Carmine
e
il
mio
,
leggendoci
la
sua
relazione
,
descrivente
il
contenuto
delle
buste
,
devoto
a
Crispi
,
ma
galantuomo
,
si
studiava
conciliare
capra
e
cavoli
,
il
tenore
dei
documenti
col
dispiacere
che
gli
recavano
.
Arrivato
alla
lettera
del
reggente
Mazzino
nella
relazione
se
la
cavava
così
:
"
Lettera
in
foglio
intestato
Banca
Romana
riferentesi
ad
alcune
dicerie
(
!
!
!
)
che
circolavano
nella
Banca
Romana
.
"
"
Ferma
un
momento
"
,
dico
io
.
"
Mi
pare
,
amico
Cibrario
che
tu
sbagli
.
Prego
l
'
amico
presidente
(
Damiani
)
di
avere
a
buon
conto
la
bontà
di
rileggere
il
documento
lettera
Mazzino
"
.
E
porgo
,
estraendola
dal
plico
,
la
lettera
al
presidente
che
legge
:
BANCA
ROMANA
Roma
,
16
febbraio
1894
Eccellenza
,
in
risposta
alla
richiesta
confidenziale
fattami
da
V.E.
ho
l
'
onore
di
rassegnarle
i
seguenti
schiarimenti
,
quali
risultano
dalla
contabilità
della
Banca
e
dalle
dichiarazioni
dei
capi
uffici
preposti
alli
medesimi
.
Esiste
allo
sconto
un
effetto
cambiario
,
creato
il
20
dicembre
1892
,
con
scadenza
31
marzo
1893
,
portante
l
'
accettazione
del
signor
Palumbo
Cardella
e
la
gira
di
S.E.
Francesco
Crispi
.
Esiste
inoltre
un
conto
corrente
aperto
il
15
luglio
1890
in
nome
di
Valli
Gio.Batta
per
conto
L.C.
,
che
secondo
i
capi
servizio
(
non
essendo
ciò
stato
mai
a
mia
cognizione
)
significa
Donna
Lina
Crispi
per
lire
14.000
e
più
gl
'
interessi
dal
15
ottobre
1890
.
Esiste
infine
una
partita
a
debito
della
signora
Lina
Crispi
di
lire
4305.15
per
controvaluta
di
fiorini
1969,91
,
pagate
dalla
Banca
per
la
detta
signora
con
lettera
di
credito
,
più
gl
'
interessi
dal
4
settembre
1890
.
Esiste
poi
un
debito
a
carico
dei
signori
Pietro
e
Nicola
Chiara
per
la
somma
di
lire
390.404,70
contro
i
quali
si
stanno
facendo
gli
atti
giudiziali
a
Palermo
.
Ho
l
'
onore
di
rassegnarmi
dall
'E.V
.
devotissimo
B
.
MAZZINO
Ma
il
presidente
non
arrivò
della
lettura
neanche
in
fine
:
perché
dopo
il
primo
esiste
,
il
secondo
esiste
,
il
terzo
esiste
,
arrivato
alla
quarta
parola
esiste
,
ho
chiesto
pacatamente
al
relatore
:
"
Amico
Cibrario
,
ti
pare
che
siano
dicerie
?
"
E
lui
lealmente
:
"
Hai
perfettamente
ragione
;
non
mi
ricordavo
più
il
tenore
.
"
E
cancellò
lì
sull
'
atto
tutto
quanto
l
'
inciso
.
Non
dico
che
lo
facesse
con
piacere
.
[...]
Volete
vedere
come
eran
cose
sapute
?
Nella
lettera
Mazzino
il
secondo
esiste
riguarda
un
conto
corrente
aperto
il
15
luglio
1890
in
nome
di
Valli
Gio
.
Batta
per
Conto
L.C.
per
lire
14
mila
e
più
gli
interessi
dal
15
ottobre
1890
.
Questo
conto
corrente
così
figura
nell
'
elenco
autentico
del
Martuscelli
:
Valli
Gio
.
Batta
per
conto
L.C.
Ricevute
il
15
luglio
1890
lire
14.000
,
meno
lire
214
per
interessi
a
tutto
il
14
ottobre
successivo
.
Debito
al
10
gennaio
1893
...
lire
14.000
(
!
!
!
)
.
Non
si
pagano
e
neppure
si
liquidano
interessi
.
Ciò
è
enorme
,
nevvero
?
siamo
d
'
accordo
:
ed
è
anche
più
enorme
il
leggere
nell
'
elenco
dell
'
ispettore
Martuscelli
queste
precise
parole
(
riconfermate
nella
lettera
del
reggente
Mazzino
)
:
Consta
alla
Banca
Romana
che
le
iniziali
L.C.
significano
Lina
Crispi
.
Ossia
la
moglie
di
quello
stesso
deputato
che
mentre
ancora
di
questo
debito
nemmeno
si
pagavano
e
nemmeno
si
liquidavano
gli
interessi
,
si
opponeva
all
'
inchiesta
sulla
Banca
Romana
!
E
avete
lasciato
passar
di
questa
roba
sapendolo
?
domandai
in
dicembre
scorso
ad
uno
dei
Sette
.
"
Lo
sapevamo
così
poco
"
,
mi
rispose
,
"
che
ci
si
era
persin
fatto
credere
che
quelle
iniziali
L.C.
significassero
...
Lamberto
Colonna
o
Lazzaroni
Cesare
!
"
.
E
basti
per
saggio
.
"
E
lo
stesso
Mazzino
se
avesse
fatto
innanzi
a
noi
le
rivelazioni
precise
specificate
che
si
trovano
nella
lettera
sua
al
Giolitti
,
è
chiaro
e
certo
che
il
Comitato
avrebbe
fatto
altre
indagini
e
non
avrebbe
indietreggiato
avanti
ad
un
giudizio
anche
più
severo
.
Nel
fatto
,
così
come
sono
le
indicazioni
della
lettera
Mazzino
,
sono
per
la
maggior
parte
,
per
me
e
per
i
miei
colleghi
dei
Sette
una
novità
"
.
Altro
che
cose
vecchie
e
sapute
!
Ma
torniamo
al
primo
fatto
della
lettera
Mazzino
,
ossia
torniamo
dalla
moglie
al
marito
.
Quando
io
la
prima
volta
fermai
l
'
occhio
,
con
istupore
e
disgusto
,
nei
documenti
dei
Cinque
,
sul
fatto
gravissimo
dell
'
effetto
Crispi
29
dicembre
'92
,
a
distanza
di
pochi
giorni
dal
discorso
di
Crispi
del
20
nella
Camera
,
contro
l
'
inchiesta
della
Banca
Romana
,
non
aveva
ancora
tutta
intera
dinanzi
,
ne
'
suoi
precisi
contorni
,
definiti
dal
codice
penale
,
e
da
quello
dei
galantuomini
,
la
enormezza
del
fatto
.
E
basti
dire
ch
'
era
sfuggito
a
me
,
com
'
era
sfuggito
a
tutti
.
Appena
il
fatto
fu
segnalato
e
l
'
enormezza
cominciò
a
trasparire
,
la
Riforma
e
gli
altri
salariati
misero
avanti
le
mani
e
negarono
sfacciatamente
che
il
Crispi
,
il
20
dicembre
,
avesse
difeso
nella
Camera
la
Banca
!
Capivano
che
una
volta
assodato
questo
,
siccome
le
date
parlavano
,
la
concussione
era
lampante
(
come
lo
è
)
.
Ahimè
!
il
deputato
Crispi
nella
seduta
del
20
dicembre
aveva
fatto
più
che
difendere
la
Banca
Romana
!
Presentata
da
Napoleone
Colajanni
la
domanda
dell
'
inchiesta
fieramente
contrastata
dal
Miceli
e
da
altri
,
i
quali
sapevano
come
stavano
,
il
più
violento
e
più
astuto
nell
'
opporsi
alla
domanda
onesta
fu
il
Crispi
.
E
doveva
essere
ben
forte
l
'
interesse
che
lo
moveva
ad
unirsi
al
governo
perché
fosse
respinta
,
da
fargli
dimenticare
persino
il
suo
odio
personale
contro
il
Giolitti
.
Impedire
quel
giorno
la
inchiesta
sui
fatti
criminosi
e
segreti
che
la
Banca
Romana
celava
nel
seno
,
era
ben
più
che
difenderla
!
era
salvarla
addirittura
!
E
Francesco
Crispi
quel
giorno
la
salvò
!
Oggi
che
tutta
Italia
ha
saputo
quali
erano
le
oneste
cose
che
quel
giorno
si
vollero
nascondere
e
ha
saputo
dal
solenne
verdetto
dei
Sette
che
Francesco
Crispi
in
quel
dì
le
conosceva
-
oggi
è
alla
luce
vergognosa
di
quelle
rivelazioni
di
poi
,
che
io
consegno
alla
gogna
della
storia
parlamentare
le
parole
di
Francesco
Crispi
in
quella
tornata
del
20
dicembre
,
e
poi
vedremo
-
per
triste
colmo
di
scandalo
-
qual
era
la
posizione
personale
del
signor
Crispi
in
quel
preciso
momento
che
dal
suo
stallo
di
deputato
compiva
parlando
il
brutto
ufficio
.
E
si
comprenderà
perché
al
darne
conto
abbia
preferito
il
15
dicembre
fuggire
.
Tornata
del
20
dicembre
1892
(
Atti
ufficiali
)
:
Crispi
:
Non
mi
sarei
atteso
che
si
fosse
venuto
dopo
quattro
anni
alla
Camera
a
parlare
di
fatti
già
quasi
giudicati
(
!
)
e
per
moltissimi
dei
quali
si
è
già
provveduto
(
!
)
.
L
'
inchiesta
parlamentare
non
si
può
,
non
si
deve
votare
.
Non
si
deve
perché
non
sarebbe
atto
patriottico
,
mi
scusi
l
'
on
.
Colajanni
,
il
votarla
.
Inchieste
ne
furono
fatte
parecchie
.
Alcune
ordinate
sotto
il
mio
ministero
furono
rigorosissime
.
Non
ho
nulla
da
aggiungere
alle
parole
del
mio
caro
amico
Miceli
,
il
quale
,
colla
onestà
che
lo
distingue
,
ha
raccontato
le
cose
come
sono
andate
.
I
parlamenti
hanno
un
dovere
:
quello
della
prudenza
nelle
loro
deliberazioni
.
Possiamo
discutere
tra
di
noi
;
accusarci
tra
di
noi
;
ma
non
possiamo
accusare
quelli
che
non
sono
qui
(
cioè
Tanlongo
)
.
(
Bravo
!
Benissimo
!
)
L
'
on
.
Colajanni
vorrebbe
costituire
un
Comitato
di
salute
pubblica
:
non
ne
è
il
tempo
.
(
Ilarità
)
.
Colajanni
:
Ci
arriveremo
.
Crispi
:
Non
ci
arriverete
.
Sono
sogni
d
'
infermo
.
(
Interruzione
dell
'
on
.
Colajanni
:
Benissimo
)
.
Ho
combattuto
contro
altri
più
forti
di
voi
,
e
se
volete
continuare
sopra
una
via
che
non
è
la
nostra
,
sbagliate
.
Colajanni
:
Potrei
rispondere
malamente
.
Crispì
:
Potete
rispondere
come
volete
,
troverete
la
replica
.
Il
nostro
credito
all
'
estero
peggiorerebbe
per
una
inchiesta
parlamentare
.
Quanto
all
'
opera
nostra
dell'89
non
abbiamo
che
a
lodarcene
.
Se
momenti
critici
non
fossero
sopraggiunti
,
saremmo
venuti
alla
Camera
con
un
disegno
di
legge
che
avrebbe
una
volta
per
sempre
riparato
all
'
anarchia
bancaria
.
(
Il
disegno
di
legge
,
di
cui
qui
si
parla
,
non
occorre
dirlo
,
era
il
famoso
disegno
per
la
Banca
Unica
,
alla
quale
il
ministro
,
salito
al
potere
col
programma
della
Sinistra
,
della
pluralità
delle
Banche
,
s
'
era
rapidamente
convertito
in
pro
della
Banca
Nazionale
...
avendo
pudicamente
acceso
con
essa
il
grazioso
prestito
delle
254
mila
lire
,
tenuto
clandestino
,
e
sotto
condizione
di
non
pagare
,
stando
al
potere
,
un
centesimo
né
di
interessi
,
né
di
capitale
.
Simonia
di
cui
la
storia
delle
corruzioni
parlamentari
non
ricorda
più
tipico
esempio
)
.
[...]
E
il
discorso
non
è
che
una
pallida
illustrazione
del
contegno
del
signor
Crispi
,
mentre
il
Colajanni
faceva
contro
la
Banca
la
sua
formidabile
requisitoria
;
contegno
così
irritato
e
provocante
,
che
avendolo
i
deputati
dell
'
Estrema
,
a
lui
vicini
,
invitato
a
chetarsi
,
rispose
rabbioso
a
Caldesi
,
a
Garavetti
e
agli
altri
lì
presso
:
"
Tanlongo
ha
dei
milioni
da
seppellirvi
tutti
quanti
!
"
.
[...]
Che
Crispi
fosse
;
quel
dì
20
dicembre
in
cui
salvava
dalla
inchiesta
Tanlongo
e
la
sua
Banca
,
debitore
clandestino
di
effetti
ingenti
in
sofferenza
alla
Banca
Romana
,
risulta
ormai
ad
esuberanza
dai
documenti
dell
'
inchiesta
.
Ed
è
chiarito
con
la
maggior
precisione
dal
trovarsi
quegli
effetti
Crispi
nella
nota
dei
titoli
d
'
indole
clandestina
,
consegnati
da
Lazzaroni
a
Tanlongo
:
dall
'
interrogatorio
Lazzaroni
14
aprile
'93
da
cui
è
assodato
come
i
tre
effetti
Crispi
(
uno
di
10.000
a
scadenza
15
gennaio
'93
,
uno
di
25.000
a
scadenza
30
febbraio
,
l
'
altro
di
20.000
a
scadenza
in
bianco
)
appartenessero
:
"
alle
operazioni
riservate
che
non
passavano
per
la
trafila
ordinaria
della
Banca
"
.
[...]
Ma
qualche
cosa
di
ben
più
grave
del
debito
occulto
in
corso
è
il
favore
nuovo
che
il
signor
Crispi
non
si
vergognò
di
mandar
a
chiedere
a
Tanlongo
immediatamente
dopo
resogli
nella
Camera
,
come
deputato
,
l
'
immenso
servizio
del
20
dicembre
1892
.
Questo
favore
è
descritto
nella
terza
operazione
dell
'
elenco
n
.
11
dell
'
ispettore
Martuscelli
il
qual
elenco
è
il
seguente
:
Atti
Parlamentari
n
.
76
a
.
Portafogli
.
Situazione
al
10
gennaio
1893
.
Operazione
n
.
94
del
5
gennaio
1893
.
Bufardeci
Emilio
cedente
dell
'
effetto
n
.
374
,
accettato
da
Bufardeci
Sebastiano
per
L.13.000
-
scadenza
3
aprile
1893
.
-
Si
crede
nella
Banca
Romana
che
questi
effetti
sieno
Stati
scontati
nell
'
interesse
della
famiglia
Crispi
.
Operazione
n
.
9251
dell'8
novembre
1892
.
Campagnano
Vitale
di
Raffaele
,
negoziante
in
mercerie
,
cedente
degli
effetti
n
.
28.684
a
28.687
,
accettati
da
Campagnano
Raffaele
,
per
L.16.000
,
scadenza
8
febbraio
1893
.
L'8
febbraio
1893
,
con
operazione
n
.
940
bis
,
gli
effetti
furono
rinnovati
,
coi
n
.
2.592
a
2.595
,
con
riduzione
a
lire
15.900
.
Secondo
dichiarazione
verbale
dello
stesso
Campagnano
Vitale
,
gli
effetti
sarebbero
dipendenti
da
acquisti
non
pagati
da
Lina
Crispi
.
Operazione
n
.
10.757
del
20
dicembre
1892
.
Crispi
Francesco
cedente
dell
'
effetto
n
.
34.526
accettato
da
Giuseppe
Palumbo
Cardella
per
lire
20.000
scadenza
28
marzo
1893
.
Come
vedesi
questo
terzo
dagli
effetti
tenuti
amorosamente
in
portafogli
(
tralascio
di
consegnare
all
'
ammirazione
gli
altri
due
precedenti
)
porta
la
data
del
29
dicembre
,
vale
a
dire
di
nove
giorni
appena
dopo
il
servizio
reso
dal
Crispi
,
come
deputato
,
a
Tanlongo
il
20
dicembre
.
Domando
a
chiunque
abbia
senso
elementare
di
onestà
con
che
nome
nel
codice
dei
galantuomini
chiamasi
...
lo
sposalizio
di
quelle
due
date
.
Ma
aspettate
ancora
!
Trattandosi
di
sposalizio
,
è
giusto
che
per
Crispi
le
date
siano
almeno
tre
;
frugate
in
una
noticina
piccina
piccina
,
rincantucciata
in
calce
alla
nota
degli
effetti
Crispi
,
e
scoprirete
che
questo
effetto
è
il
medesimo
,
di
cui
l
'
elenco
Martuscelli
ha
rettificato
la
data
che
era
segnata
per
isbaglio
19
dicembre
,
invece
di
29
dicembre
.
Dice
la
noticina
:
Questo
effetto
(
di
20
mila
lire
senza
scadenza
)
che
al
24
dicembre
1892
risulta
come
sospeso
di
cassa
nella
verifica
di
detto
giorno
,
come
dal
libro
sequestrato
ed
in
atti
,
venne
caricato
in
portafogli
il
19
dicembre
1892
con
la
scadenza
del
28
marzo
1893
,
epoca
in
cui
venne
pagato
.
L
'
errore
di
stampa
che
ha
cambiato
il
29
in
19
è
evidente
dal
contesto
e
dal
confronto
coll
'
elenco
Martuscelli
:
resta
adunque
inoppugnabilmente
accertato
che
non
al
29
,
ma
al
24
dicembre
,
quattro
giorni
soli
dopo
il
discorso
,
l
'
onorevole
oratore
,
difensore
di
Taniongo
nella
Camera
,
aveva
già
ottenuto
dal
medesimo
il
riconoscente
ricambio
del
servizio
resogli
;
ossia
,
supposto
che
non
più
di
un
giorno
sia
intercorso
per
la
richiesta
,
il
favore
fu
domandato
quando
non
erano
ancora
asciutte
le
bozze
stenografiche
del
discorso
del
20
!
E
l
'
uomo
che
reclamava
in
quel
momento
questo
onesto
scambio
di
servigi
,
era
quegli
a
cui
Taniongo
non
poteva
nulla
negare
,
perché
egli
,
Crispi
,
teneva
in
pugno
da
due
anni
,
come
incautamente
confessò
,
e
come
i
Sette
constatarono
,
il
segreto
delle
"
cose
da
Corte
d
'
Assise
"
che
il
20
dicembre
volle
sottrarre
alla
luce
!
Ed
ora
che
il
fatto
è
accertato
e
fuor
di
qualunque
discussione
,
ossia
ora
che
abbiamo
nel
documento
Martuscelli
,
rischiarante
i
documenti
dei
Sette
,
la
prova
che
su
questo
punto
,
come
su
quello
delle
raccomandazioni
indarno
negate
dal
Crispi
al
giudice
,
il
Tanlongo
ha
confessato
la
pura
verità
-
possiamo
su
questo
punto
dare
al
Tanlongo
la
parola
:
"
Anche
il
Crispi
ha
una
cambiale
di
5000
ed
una
di
20.000
lire
fatta
pochi
giorni
prima
del
mio
arresto
,
che
ne
domandò
60.000
e
che
dovetti
limitarmi
a
motivo
della
circolazione
,
che
con
il
ritiro
avvenuto
dei
depositi
di
conti
correnti
era
quasi
tutta
emessa
.
Oltre
a
lui
,
vi
sono
alcune
cambialette
della
sua
signora
,
che
faceva
figurare
come
concessionario
un
mercante
ebreo
di
tessuti
.
"
(
Relazione
dei
Cinque
-
lettera
Tanlongo
17
luglio
1893
)
.
E
le
55.000
lire
sono
infatti
esattamente
la
somma
comprovata
dai
due
documenti
sequestrati
n
.
157
e
190
del
Processo
della
Banca
;
le
20.000
di
"
pochi
giorni
prima
dell
'
arresto
"
(
che
fu
il
19
gennaio
)
sono
quelle
dell
'
effetto
caricato
in
portafoglio
il
29
dicembre
;
(
sospeso
di
Cassa
del
24
dicembre
)
;
il
mercante
ebreo
di
tessuti
prestanome
della
signora
è
il
Raffaele
Campagnano
,
come
risulta
dal
documento
Martuscelli
e
amplissimamente
dalle
102
lettere
private
di
Lina
Crispi
al
maggiordomo
Lanti
che
la
Commissione
dei
Cinque
,
a
mia
proposta
,
decise
di
restituire
.
Vale
a
dire
,
il
Tanlongo
nella
sua
lettera
risulta
su
questo
punto
veritiero
ed
esatto
fino
allo
scrupolo
:
come
lo
era
quando
affermò
al
giudice
le
raccomandazioni
di
Crispi
da
questi
al
giudice
negate
:
motivo
per
cui
diventa
preziosa
e
indiscutibile
la
sua
confessione
(
14aprile
)
che
"
quell
'
effetto
delle
20.000
non
figurava
nemmeno
sui
registri
della
Banca
"
(
la
clandestinità
è
già
provata
)
e
la
edificante
rivelazione
che
quelle
povere
ventimila
rappresentano
una
riduzione
della
domanda
primitiva
!
l
'
onesto
Crispi
,
-
da
oratore
che
si
rispetta
e
da
avvocato
principe
-
aveva
valutato
il
suo
discorso
del
20
dicembre
al
triplo
-
e
aveva
chiesto
uno
sconto
di
sessantamila
!
E
colto
così
colla
mano
nel
sacco
,
il
signor
Crispi
se
ne
va
a
faccia
fresca
a
raccontare
al
giudice
Capriolo
ed
ai
Sette
che
le
cambiali
presso
la
Banca
Romana
"
furono
alla
scadenza
pagate
!
"
.
Bella
forza
!
[...]
Il
signor
Crispi
si
faceva
bello
di
aver
saldato
i
suoi
effetti
-
giacenti
clandestini
fino
al
principio
del
'93
-
dopo
che
l
'
ispezione
Martuscelli
e
le
perquisizioni
e
il
processo
dalla
Banca
avevano
pontato
alla
loro
scoperta
!
E
fino
a
che
le
scoperte
non
vennero
,
fino
al
giorno
dell
'
arresto
di
Tanlongo
,
casa
Crispi
faceva
onore
ai
suoi
effetti
nel
modo
che
l
'
ispettore
Martuscelli
al
25
febbraio
'93
descrive
:
"
nemmeno
si
pagano
e
nemmeno
si
liquidano
gli
interessi
!
"
Tornando
all
'
effetto
del
24-29
dicembre
,
cioè
all
'
onesto
clandestino
compenso
del
discorso
del
20
dicembre
-
(
che
se
fosse
stato
scoperto
a
me
,
mi
avrebbe
obbligato
ad
uscir
sui
due
piedi
dal
Parlamento
)
mi
sono
tenuto
ai
documenti
noti
ed
acquisiti
i
quali
-
come
vedesi
-
esuberano
alla
dimostrazione
del
reato
.
Solo
ad
abbondanza
qui
ripeto
quanto
dissi
già
,
che
nelle
lettere
della
signora
Crispi
Barbagallo
,
-
non
quelle
a
Lanti
,
restituite
dai
Cinque
,
ma
quelle
a
Bernardo
Tanlongo
di
cui
parla
l
'
elenco
7
febbraio
del
delegato
di
P.S.
Rinaldi
,
e
di
cui
è
cenno
incompletissimo
e
superficiale
negli
appunti
consegnati
ai
Sette
-
lettere
che
si
trovano
giacenti
e
nascoste
fra
gli
undicimila
atti
del
Processo
della
Banca
Romana
-
se
ne
ritrova
precisamente
una
della
fine
di
dicembre
'92
,
che
collega
il
discorso
fatto
dal
marito
alla
Camera
in
difesa
della
Banca
,
con
una
nuova
domanda
di
danaro
alla
stessa
!
[...]
Dunque
riassumiamo
:
-
È
provato
che
l
'
onorevole
Crispi
dal
1889
,
"
come
Presidente
del
Consiglio
conobbe
la
situazione
della
Banca
Romana
,
qual
era
,
dalla
relazione
Biagini
"
cioè
conobbe
i
reati
da
Corte
d
'
Assise
in
essa
descritti
"
ma
credé
opportuno
di
passarli
sotto
silenzio
"
.
-
È
provato
che
tenendo
in
pugno
con
un
siffatto
segreto
,
acquisito
per
ragion
del
suo
ufficio
,
l
'
istituto
e
il
governatore
colpevole
che
non
poteva
perciò
nulla
rifiutargli
,
(
e
questa
è
la
circostanza
per
la
quale
il
caso
del
signor
Crispi
è
enormemente
più
scandaloso
e
più
grave
di
quello
di
tutti
gli
altri
deplorati
,
i
quali
bensì
pregavano
favori
illeciti
,
ma
non
avevan
armi
in
mano
da
imporli
)
il
signor
Crispi
onestamente
se
ne
valse
per
farsi
scontare
effetti
sopra
effetti
di
favore
,
che
ancora
al
20
dicembre
'92
,
mentr
'
egli
salvava
nella
Camera
il
Tanlongo
,
ammontavano
a
L
.
55.000
,
(
senza
contar
le
50.000
estorte
per
l
'
elezione
del
V
collegio
di
Roma
e
senza
contare
le
altre
sofferenze
di
famiglia
)
;
e
se
ne
valse
,
inoltre
per
obbligare
il
governatore
,
che
era
,
come
vedesi
,
alla
sua
mercé
,
ad
altri
uguali
favori
ai
propri
intimi
.
[...]
-
E
provato
che
appena
ebbe
il
20
dicembre
'92
col
suo
discorso
nella
Camera
salvato
l
'
Istituto
e
il
governatore
colpevole
dalla
inchiesta
proposta
da
Colajanni
,
ne
approfittò
per
farsi
dar
subito
il
24
dicembre
-
oltre
quelle
che
già
doveva
-
altre
lire
20.000
sapendo
il
governatore
nell
'
impossibilità
di
negargliele
.
E
se
questi
non
costituiscono
nella
più
precisa
forma
i
reati
di
concussione
e
corruzione
,
contemplati
alti
articoli
169
,
170
e
171
del
Codice
Penale
,
tutti
e
tre
questi
articoli
si
potrebbero
cancellare
dal
Codice
.
E
siccome
questi
rientrano
nella
categoria
dei
reati
pei
quali
non
pare
che
esista
immunità
parlamentare
(
lo
provò
Rocco
De
Zerbi
la
cui
opera
nella
Commissione
parlamentare
,
per
valida
che
fosse
,
non
ebbe
tuttavia
l
'
influenza
solenne
e
perversa
del
discorso
20
dicembre
che
permise
alla
Banca
,
da
Crispi
salvata
in
quel
dì
,
di
far
perdere
allo
Stato
degli
altri
milioni
)
,
così
,
o
il
signor
Crispi
ne
dà
spiegazione
alla
Camera
o
dovrà
altri
occuparsene
pei
diritti
della
pubblica
accusa
.
SECONDA
PARTE
Ed
è
alla
luce
di
questi
precedenti
dell
'
uomo
in
materia
di
attendibilità
,
di
delicatezza
,
di
onestà
,
di
scrupolo
,
-
soprattutto
alla
luce
ditali
criterj
,
sulla
fede
che
meritano
le
smentite
sue
-
che
esamineremo
quest
'
altro
affar
pulito
della
...
decorazione
a
Cornelio
Herz
.
E
poiché
a
me
piace
in
tutto
la
esattezza
e
la
precisione
-
e
l
'
una
e
l
'
altra
mi
fanno
tanto
comodo
quanto
all
'
on
.
Crispi
fanno
paura
-
sarà
bene
che
io
richiami
,
innanzi
tutto
,
in
che
termini
l
'
accusa
è
stata
formulata
.
Il
noto
filandro
della
Capitale
,
ai
sette
di
gennaio
dell
'
anno
scorso
,
cioè
poco
prima
di
entrare
al
servizio
di
casa
Crispi
,
l
'
aveva
riassunta
semplicemente
così
:
Nel
1890
si
ebbe
un
Crispi
famoso
per
la
invenzione
dell
'
oro
straniero
.
Il
quale
però
non
impedì
al
cavalier
Crispi
di
beccarsi
le
50.000
lire
di
Reinach
per
far
dare
una
decorazione
al
famigerato
Cornelio
Herz
.
(
Capitale
del
7-8
gennaio
1894
)
E
qui
il
filandro
era
inesatto
,
come
i
domestici
che
origliano
agli
usci
.
Io
che
amo
invece
la
esattezza
,
la
accusa
del
Secolo
la
ho
precisata
così
:
che
il
decreto
per
la
decorazione
Herz
,
fu
,
può
dirsi
,
proprio
l
'
ultimo
dato
a
firmare
alla
Corona
dal
Crispi
,
dimissionario
,
rovesciato
sette
dì
innanzi
,
il
31
gennaio
,
dal
potere
proprio
dell
'
ultima
udienza
reale
che
ebbe
,
indelicatamente
abusando
dell
'
ufficio
provvisorio
coperto
per
la
sola
tutela
dell
'
ordine
e
per
il
disbrigo
degli
affari
correnti
(
due
giorni
dopo
Di
Rudinì
entrava
in
carica
)
;
tanto
perché
l
'
ultimo
suo
atto
fosse
degno
dei
suoi
quattro
anni
.
di
governo
;
che
per
ottenere
quel
decreto
dalla
Corona
,
il
Crispi
le
diede
a
intendere
una
menzogna
,
che
fu
presto
a
Parigi
scoperta
e
,
scoperta
che
fu
,
s
'
impose
l
'
alta
ragione
di
revocare
il
decreto
;
menzogna
della
quale
è
in
mia
mano
un
documento
autografo
con
una
firma
che
taglia
la
testa
al
toro
;
che
oltre
quella
menzogna
,
il
Crispi
,
per
contestar
l
'
operato
,
ne
invocò
e
ne
fece
invocare
dai
suoi
giornali
un
'
altra
peggiore
,
pretestando
un
rapporto
del
general
Menabrea
,
ambasciatore
a
Parigi
,
sui
pretesi
meriti
scientifici
dell
'
Herz
;
rapporto
che
infatti
esiste
,
e
di
cui
per
ora
è
pietà
il
tacere
,
ma
del
quale
il
signor
Crispi
si
è
onestamente
guardato
dal
far
conoscere
un
periodo
che
fa
onore
alla
sincerità
del
Menabrea
e
bastava
a
rendere
la
proposta
decorazione
impossibile
;
che
scoperto
il
brutto
inganno
,
non
solo
il
signor
Crispi
non
lacerò
egli
il
decreto
colle
sue
mani
,
come
fece
dalla
Riforma
sfacciatamente
asserire
(
e
non
potea
neppur
farlo
,
perché
non
era
più
ministro
)
ma
per
tutto
quel
mese
di
febbraio
contrastò
con
la
più
cinica
,
con
la
più
ostinata
resistenza
alle
pratiche
replicate
fatte
presso
di
lui
per
persuaderlo
colle
buone
a
non
opporsi
alla
revoca
del
decreto
,
scendendo
perfino
alla
indecenza
(
quando
si
vide
colle
spalle
al
muro
,
davanti
alle
scoperte
venute
da
Parigi
)
di
offrire
uno
cheque
francese
di
60.000
lire
(
!
!
!
)
a
beneficio
del
magistero
dell
'
ordine
,
purché
sulla
revoca
non
si
insistesse
;
che
il
signor
Crispi
non
deve
aver
avuto
nemmeno
la
delicatezza
di
avvertire
il
suo
cliente
,
a
cui
si
era
affrettato
a
spedir
copia
del
decreto
,
di
avvertirlo
,
dico
,
in
febbraio
,
dei
nuovi
ostacoli
sorti
;
poiché
il
povero
diavolo
di
Reinach
,
non
vedendo
il
diploma
originale
arrivare
mai
,
spediva
con
lettera
del
24
marzo
la
somma
imprudentemente
confessata
dalla
Riforma
quando
già
il
decreto
,
mercé
la
fermezza
del
ministro
Di
Rudinì
,
era
stracciato
da
una
settimana
;
che
infine
la
ragion
data
di
quella
somma
dal
signor
Crispi
e
dalla
sua
onesta
Riforma
,
come
pagamento
di
onorari
d
'
avvocato
di
quattro
anni
addietro
,
è
un
'
altra
semplice
e
solenne
e
ridicola
menzogna
,
e
le
50.000
lire
riguardano
il
signor
Herz
e
nessun
altri
-
come
in
sede
opportuna
dimostrerò
.
Ora
se
io
fossi
meticoloso
,
dopo
aver
precisate
le
cose
in
questi
termini
,
io
avrei
diritto
di
dichiarare
che
non
ho
altro
,
per
ora
,
da
aggiungere
,
poiché
non
è
più
a
me
che
incombe
di
dare
spiegazioni
.
[...]
Ma
il
signor
Crispi
non
è
da
oggi
che
fa
il
sordo
per
l
'
affare
Herz
.
Nel
1893
,
quando
le
accuse
apparvero
e
le
bugie
della
Riforma
furono
subito
schiacciate
,
la
Tribuna
e
altri
giornali
fecero
intendere
al
signor
Crispi
che
l
'
opinione
pubblica
reclamava
la
soddisfazione
di
un
giudizio
.
Il
signor
Crispi
non
rifiatò
;
e
confidò
nel
facile
oblio
che
è
,
in
Italia
specialmente
,
il
grande
ajutatore
dei
disonesti
scoperti
.
Ma
dopo
quattro
mesi
che
io
gli
vado
rinfrescando
la
memoria
,
e
sbattendo
sul
volto
il
suo
reato
,
per
quanti
conoscono
e
sanno
l
'
indole
vendicativa
del
Crispi
,
per
quanti
sanno
che
,
se
egli
avesse
la
lontana
speranza
di
farmi
condannare
come
diffamatore
,
egli
assaporerebbe
la
voluttà
degli
Dei
,
non
è
più
un
mistero
che
se
il
Crispi
vi
rinunzia
,
è
perché
sa
che
da
un
pubblico
giudizio
n
'
uscirebbe
stritolato
.
Dopo
tutto
quello
che
dell
'
affare
Herz
fu
già
stampato
,
io
potrei
oggi
dispensarmi
da
qualunque
dimostrazione
o
abbandonare
il
signor
Crispi
al
giudizio
degli
onesti
:
perché
dal
marzo
1893
il
signor
Crispi
si
è
reso
confesso
doppiamente
:
l
°
col
fuggir
dal
processo
;
2°
col
farsi
cogliere
in
bugia
.
[...]
Perché
,
ripeto
,
questo
signore
,
come
tutti
i
disonesti
audaci
,
fa
il
conto
sull
'
oblio
degli
altri
:
e
negando
oggi
l
'
affare
Herz
,
si
lusinga
che
nessuno
si
ricordi
come
egli
,
su
questo
preciso
affare
,
fu
già
colto
in
flagrante
di
bugia
,
proprio
colla
mano
nel
sacco
,
fino
dal
marzo
1893
,
quando
il
turpe
mercato
venne
in
luce
.
Non
me
ne
ricordavo
-
e
vi
basti
!
-
nemmen
io
.
Assorto
in
quei
giorni
nella
duplice
lotta
per
l
'
elezione
di
Corteolona
e
il
processo
di
Mantova
,
rammentavo
confusamente
che
su
quel
fatto
vi
era
stata
una
polemica
da
cui
il
Crispi
era
uscito
male
:
ma
questo
dicembre
,
appena
scopersi
,
come
commissario
dei
Cinque
,
le
concussioni
del
Crispi
-
per
associazion
naturale
corsi
subito
col
pensiero
a
quel
ricordo
-
e
iniziai
quella
stessa
settimana
le
indagini
che
mi
condussero
alla
certezza
del
fatto
.
E
fra
i
documenti
più
preziosi
dell
'
accusa
tengo
i
numeri
di
quel
tempo
dell
'
organo
intimo
personale
del
signor
Crispi
,
la
Riforma
,
che
è
quanto
dire
le
asserzioni
del
signor
Crispi
in
persona
,
e
la
sua
autodifesa
di
allora
;
il
cui
confronto
colle
sue
difese
d
'
adesso
è
quanto
può
immaginarsi
insieme
di
divertente
...
e
di
schiacciante
.
È
un
guajo
certamente
pel
signor
Crispi
che
le
sue
difese
del
'93
ei
non
sia
riuscito
a
farle
sparire
;
ma
è
perciò
appunto
che
nei
processi
si
fanno
a
riprese
e
ad
intervalli
gli
interrogatorii
,
che
poi
servono
a
cogliere
l
'
imputato
-
tradito
dalla
memoria
-
in
contrasto
fra
le
bugie
inventate
prima
e
le
bugie
inventate
poi
.
[...]
Fu
nel
dicembre
1892
,
che
,
scoppiato
a
Parigi
lo
scandalo
delle
rivelazioni
sul
Panama
e
su
Cornelio
Herz
e
avvenuta
la
tragica
morte
del
banchiere
Giacomo
Reinach
,
si
venne
per
la
prima
volta
a
sapere
di
relazioni
passate
fra
Comelius
Herz
,
l
'
inclito
ricattatore
,
e
Francesco
Crispi
.
La
improvvisa
relazione
destò
scandalo
.
Come
?
L
'
uomo
che
denunziava
furibondo
i
radicali
per
le
loro
relazioni
coi
francesi
,
scoperto
a
trescare
con
quanto
ha
di
più
losco
il
mondo
politico
in
Francia
?
!
Il
Joumal
di
Parigi
mandò
subito
un
suo
redattore
dal
Crispi
,
il
quale
si
difese
espressamente
con
una
intervista
,
dal
Journal
pubblicata
il
26
dicembre
.
(
E
precisamente
quella
tale
intervista
,
in
cui
l
'
italianissimo
signor
Crispi
,
parlando
della
politica
d
'
Italia
e
dei
suoi
uomini
di
Stato
col
giornalista
francese
,
per
uso
di
un
giornale
francese
,
chiamava
l
'
ex
presidente
del
Consiglio
ce
pauvre
mr
de
Rudinì
)
.
Ecco
il
colloquio
autorizzato
dal
Crispi
:
"
Or
ora
,
Eccellenza
,
mi
parlavate
del
Panama
.
Il
vostro
nome
fu
pronunciato
a
proposito
di
Cornelio
Herz
"
.
(
Crispi
)
:
"
Sì
,
lo
so
.
Nel
1889
il
signor
Herz
,
del
quale
conoscevo
il
nome
come
scienziato
(
!
!
!
)
,
venne
a
ritrovarmi
in
Napoli
.
Feci
delle
difficoltà
per
riceverlo
,
ma
infine
lo
ricevetti
,
ed
egli
mi
disse
:
"
Non
vengo
in
nome
di
nessuno
,
sono
io
personalmente
che
ho
preso
l
'
iniziativa
di
presentarmi
a
voi
per
conoscere
le
vostre
intenzioni
riguardo
alla
Francia
"
.
Risposi
al
sig
.
Herz
che
non
avevo
nulla
da
rispondergli
,
le
mie
opinioni
essendo
note
.
Il
signor
Herz
mi
disse
:
"
Forse
tornerò
a
vedervi
in
altre
condizioni
"
.
E
ciò
fu
tutto
"
.
(
Journal
,
26
dicembre
1892
)
Ce
fût
tout
!
E
ciò
fu
tutto
!
!
!
Ammiratelo
ben
bene
e
legatelo
in
oro
questo
magnifico
:
"
e
ciò
fu
tutto
"
detto
da
Crispi
in
dicembre
1892
,
due
anni
dopo
la
decorazione
di
Herz
,
due
anni
dopo
...
il
resto
che
si
vedrà
!
Ma
l
'
Opinione
il
giorno
appresso
,
fra
lo
stupore
universale
,
riportando
quel
"
ciò
fu
tutto
"
aggiungeva
:
Non
tutto
.
Per
quanto
sappiamo
,
a
Cornelio
Herz
era
stato
concesso
il
gran
cordone
dell
'
ordine
Mauriziano
,
cordone
che
dopo
la
crisi
del
31
gennaio
,
rimase
sospeso
.
[...]Ma
mentre
l
'
Opinione
così
inaspettatamente
completava
il
pudico
"
e
ciò
fu
tutto
"
del
Crispi
,
ecco
si
viene
a
sapere
che
Cornelio
Herz
era
stato
a
Carlsbad
in
rapporti
cordialissimi
colla
moglie
di
Crispi
.
Crispi
fa
rispondere
che
difatti
Herz
aveva
tentato
avvicinar
la
sua
signora
,
ma
che
era
stato
tenuto
a
distanza
.
Allora
il
Figaro
manda
un
suo
redattore
a
Londra
da
Cornelio
Herz
:
il
quale
gli
fa
le
seguenti
dichiarazioni
:
"
Certo
io
non
sono
l
'
agente
di
nessuno
.
Ma
,
a
un
dato
momento
,
quando
la
diplomazia
francese
non
si
era
ancora
orientata
verso
l
'
alleanza
russa
,
io
m
'
ero
assunto
di
rompere
la
Triplice
,
distaccando
l
'
Italia
.
Mi
recai
in
Italia
e
vi
coltivai
l
'
amicizia
del
Crispi
:
allo
stesso
scopo
procurai
di
guadagnarmi
le
buone
grazie
di
madama
Crispi
,
alla
quale
mi
feci
presentare
durante
il
suo
soggiorno
di
Carlsbad
.
Oh
,
io
so
bene
che
oggi
delle
interviste
più
o
meno
sincere
cercano
attenuare
la
natura
de
'
miei
rapporti
coll
'
ex
primo
ministro
d
'
Italia
:
ma
se
il
giurì
d
'
onore
che
sollecito
vuol
prestarvisi
,
allora
produrrò
la
corrispondenza
del
signor
Crispi
.
Quanto
alla
nobile
signora
sua
compagna
,
poiché
si
è
preteso
che
io
mi
ero
presentato
a
lei
come
un
intruso
,
ecco
la
lettera
d
'
introduzione
che
il
generale
Menabrea
mi
aveva
dato
per
lei
.
"
(
Figaro
,
20
gennaio
1893
)
E
qui
viene
la
lettera
del
generale
Menabrea
,
12
agosto
1888
,
con
cui
presenta
il
dottor
Cornelius
Herz
"
all
'
intelligente
e
graziosa
sposa
dell
'
illustre
primo
ministro
d
'
Italia
"
e
lo
descrive
come
creatore
"
dell
'
importante
pubblicazione
...
La
lumière
électrique
"
.
Cornelius
Herz
prosegue
:
"
Posso
mostrarvi
altre
lettere
del
Generale
Menabrea
.
Avevo
preso
presso
di
me
come
impiegato
il
figlio
di
esso
generale
.
Gli
avevo
assegnato
uno
stipendio
di
mille
lire
al
mese
...
Non
avevo
nulla
trascurato
per
cattivarmi
le
buone
grazie
di
questo
ambasciatore
...
"
E
sopprimo
il
resto
.
Ma
purtroppo
seguono
qui
,
nel
loro
testo
,
tre
lettere
del
generale
ambasciatore
Menabrea
,
del
20
,
26
febbraio
1886
e
del
24
ottobre
1888
di
cui
basta
-
e
ahimè
,
ne
avanza
!
-
la
prima
,
per
quello
che
vedremo
poi
.
Parigi
,
26
febbraio
1886
Caro
dottore
,
sono
stato
oggi
a
cercarvi
al
vostro
ufficio
:
non
avendovi
incontrato
,
vengo
a
prevenirvi
che
mio
figlio
,
avendo
compiuto
tutti
i
lavori
che
gli
avete
affidato
per
Roma
,
e
non
avendo
ricevuto
avviso
contrario
,
mi
ha
telegrafato
che
disponevasi
a
ritornare
a
Parigi
per
mettersi
a
vostra
disposizione
.
Tutto
vostro
affezionato
.
L.F.
MENABREA
Teniamone
nota
e
torniamo
a
Crispi
.
Il
"
ciò
fu
tutto
"
,
come
vedesi
,
seguitava
a
crescere
a
vista
d
'
occhio
:
era
già
diventato
un
'
amicizia
con
carteggio
.
La
Tribuna
di
Roma
,
impressionata
,
mandò
a
chiedere
al
Crispi
,
nel
di
lui
interesse
,
una
intervista
.
Stavolta
il
"
ciò
fu
tutto
"
egli
si
guardò
dal
ripeterlo
.
Nell
'
intervista
riportata
dalla
Tribuna
,
che
dice
averla
riprodotta
"
con
esattezza
fonografica
"
,
il
colloquio
breve
e
quasi
sgarbato
,
concesso
con
difficoltà
,
di
cui
Crispi
aveva
parlato
nell
'
intervista
anteriore
,
stavolta
,
meno
male
,
diventa
un
colloquio
lungo
,
espansivo
:
poi
Crispi
si
degna
di
ammettere
anche
il
carteggio
,
ed
aggiunge
:
"
Rividi
l
'
Herz
a
Ginevra
nel
1891
.
Alloggiava
all
'
Hotel
de
la
Paix
.
Herz
vide
il
mio
nome
tra
i
forestieri
,
venne
a
trovarmi
,
e
pranzammo
insieme
;
non
si
parlò
che
di
politica
sul
solito
tema
...
"
Un
colloquio
nuovo
che
salta
fuori
,
e
delle
vacanze
estive
del'91;
prendiamone
nota
:
ci
avverrà
di
ricordarlo
.
E
proseguiamo
l
'
intervista
:
"
Il
signor
Herz
voleva
decisarnente
staccare
l
'
Italia
dalla
Triplice
?
"
(
Crispi
)
.
"
Il
signor
Herz
parlava
come
tutti
i
francesi
,
i
quali
sono
sempre
ed
avanti
tutto
patrioti
"
.
(
Oh
,
che
tenerezza
!
)
"
Dell
'
alta
onorificenza
italiana
che
Ella
avrebbe
voluto
dare
al
signor
Herz
la
storia
vera
qual
è
?
"
(
Crispi
)
.
"
Ecco
,
una
onorificenza
per
Herz
mi
fu
chiesta
nella
sua
qualità
di
scienziato
di
vaglia
"
.
"
Da
chi
?
"
(
Crispi
)
.
"
Mi
permetta
,
caro
signore
,
di
non
soddisfare
la
sua
curiosità
.
Ogni
designazione
di
persona
potrebbe
influire
in
questo
momento
ad
accrescere
le
correnti
di
sospetto
o
determinarne
;
ed
io
credo
dovere
di
galantuomo
di
non
contribuirvi
in
alcun
modo
"
.
"
Menabrea
forse
"
(
Crispi
)
.
"
No
"
.
Il
nome
che
Crispi
si
rifiutava
di
svelare
-
e
adesso
si
capisce
il
perché
-
era
quello
...
del
banchiere
affarista
Giacomo
Reinach
.
Decisamente
era
un
nome
che
al
signor
Crispi
scottava
in
quel
momento
il
pronunciare
.
Ma
ridiamogli
la
parola
:
"
Avuta
la
domanda
(
prosegue
il
Crispi
)
feci
prendere
le
informazioni
d
'
uso
.
L
'
Herz
mi
fu
dipinto
come
valoroso
patriota
che
aveva
fatto
splendidamente
il
suo
dovere
durante
la
guerra
del
1870-'71
,
come
scienziato
d
'
indiscutibile
valore
.
Però
per
ragioni
che
è
inutile
ricordare
,
io
(
e
l
'
on
.
Crispi
accentuò
questo
monosillabo
intenzionalmente
ripetuto
)
io
non
diedi
corso
alla
pratica
,
sicché
il
mio
successore
(
Di
Rudinì
)
non
ha
dovuto
l
'
otto
febbraio
sospendere
un
bel
nulla
.
"
Tante
parole
,
tante
menzogne
,
come
più
avanti
vedremo
.
Ma
se
era
una
cosa
onesta
e
lecita
,
domando
io
,
perché
prima
nasconderla
e
poi
mentire
in
quel
modo
nel
confessarla
?
E
qui
mi
fermo
un
momento
per
dar
la
parola
...
al
Corriere
della
Sera
di
quell
'
epoca
,
giustamente
scandalizzato
(
1°
aprile
1893
)
:
Chi
era
Herz
?
Aveva
un
nome
eguale
a
quelli
di
Pasteur
,
di
Virchow
,
di
Koch
,
di
Edison
,
di
Berthelot
?
Niente
affatto
.
L
'
ambasciatore
Menabrea
,
nella
lettera
di
presentazione
alla
signora
Crispi
,
enumerava
i
suoi
meriti
scientifici
,
chiamandolo
il
fondatore
dell
'
importante
pubblicazione
...
La
lumière
électrique
!
E
per
quest
'
uomo
(
aggiungiamo
pure
per
questo
bel
tipo
morale
di
affarista
ciarlatano
)
un
ministro
italiano
propone
nientemeno
che
il
gran
cordone
dell
'
ordine
Mauriziano
,
la
più
alta
onorificenza
cavalleresca
italiana
che
non
è
stata
data
a
nessuno
degli
scienziati
di
fama
mondiale
che
abbiam
nominati
(
e
che
è
negata
,
aggiungo
io
,
a
tanti
nostri
generali
e
colonnelli
incanutiti
sui
campi
!
)
Ed
a
richiesta
di
chi
vien
fatto
questo
atto
straordinario
?
Chi
garantisce
i
meriti
eccezionali
del
signor
Herz
?
Uno
scienziato
più
famoso
ancora
?
No
,
un
banchiere
,
un
affarista
,
il
signor
Reinach
!
Il
Crispi
,
ben
vero
,
aggiunge
che
gli
era
stato
dipinto
"
come
un
valoroso
patriota
che
aveva
fatto
splendidamente
(
!
)
il
dover
suo
nella
guerra
del
1870-'71
"
.
E
questa
,
se
anche
non
fosse
stata
bugia
,
era
un
'
altra
ragione
non
meno
stramba
per
dargli
il
gran
cordone
Mauriziano
-
tanto
più
che
Herz
,
a
quanto
pare
,
non
è
francese
,
ma
cittadino
americano
.
Insomma
,
da
qualunque
parte
guardata
e
riguardata
,
la
scoperta
di
questo
gran
cordone
al
preteso
scienziato
affarista
Herz
era
e
restava
per
tutti
,
in
quel
principio
del
'93
,
un
enigma
strabiliante
,
inesplicabile
!
Ma
,
al
17
di
marzo
di
quell
'
anno
'93
,
venne
a
piovere
sull
'
enigma
una
luce
improvvisa
.
Il
signor
Imbert
,
liquidatore
giudiziario
della
successione
dei
banchiere
Giacomo
Reinach
,
suicidatosi
,
come
vedemmo
,
in
seguito
alle
rivelazioni
sul
Panama
e
alla
sua
rovina
morale
e
materiale
,
era
venuto
a
sapere
che
alla
vigilia
della
sua
morte
,
il
suicida
aveva
affidato
ad
un
amico
,
il
signor
Carpentier
,
una
busta
contenente
carte
,
da
consegnarsi
al
di
lui
fratello
,
Oscar
di
Reinach
-
Cessac
.
Dietro
invito
del
signor
Imbert
,
Oscar
Reinach
si
presentò
infatti
nello
studio
del
medesimo
,
dove
fece
la
consegna
del
piego
ad
esso
liquidatore
,
in
presenza
del
giudice
di
pace
,
assistito
dal
suo
cancelliere
,
e
dal
signor
Perard
,
notaio
.
Il
piego
non
era
suggellato
:
perciò
il
liquidatore
si
oppose
che
venisse
esaminato
,
se
non
alla
presenza
della
Commissione
parlamentare
d
'
inchiesta
intorno
agli
affari
del
Panama
.
La
Commissione
d
'
inchiesta
,
avvertitane
,
delegò
un
de
'
suoi
membri
,
il
deputato
Depuy
-
Dutemps
,
ad
assistere
all
'
esame
.
E
questo
ebbe
luogo
nel
pomeriggio
di
venerdì
diciassette
marzo
,
alla
presenza
di
tutte
le
dette
persone
.
Prima
di
essere
consegnate
in
piego
aperto
al
signor
Imbert
tutte
queste
carte
erano
state
copiate
.
Alla
lettura
delle
medesime
,
fatta
nello
studio
Imbert
,
apparvero
le
prove
di
un
ricatto
mostruoso
,
da
cui
venne
la
rovina
e
pare
anche
il
suicidio
di
Reinach
.
Il
suicida
aveva
consegnato
nel
piego
la
indicazione
e
i
documenti
di
tutte
le
somme
che
il
ricattatore
e
già
suo
socio
d
'
affari
,
Cornelio
Herz
,
colla
continua
minaccia
di
deferirlo
ai
tribunali
,
aveva
costretto
il
Reinach
a
pagargli
nelle
sue
mani
o
a
pagare
a
terzi
per
conto
suo
.
Il
primo
documento
del
piego
ne
formava
il
riassunto
;
e
consisteva
in
un
foglio
recante
la
copia
,
o
a
dir
meglio
,
il
duplicato
tutto
di
pugno
del
suicida
,
di
una
nota
od
elenco
,
diretto
da
lui
,
Reinach
,
ad
Herz
,
e
precisante
l
'
ammontare
delle
somme
versategli
in
seguito
ai
diversi
ricatti
.
In
questo
documento
autografo
che
vedremo
più
sotto
,
e
che
fu
,
nel
suo
testo
comunicato
e
pubblicato
dal
Journal
des
Débats
,
dal
Temps
,
dal
Rappel
e
da
altri
giornali
,
apparì
il
nome
di
Crispi
per
50.000
lire
,
e
annesse
nel
piego
erano
le
lettere
scambiate
fra
Crispi
e
Reinach
,
che
a
questa
cifra
si
riferivano
.
Il
Journal
des
Débats
pubblicava
tosto
nel
suo
numero
successivo
del
18
marzo
,
facendone
una
scelta
,
il
testo
preciso
di
molti
dei
documenti
del
piego
,
telegrammi
e
lettere
Herz
-
Reinach
,
beninteso
di
quelli
soli
che
riguardavano
il
Panama
e
che
avevano
interesse
per
il
pubblico
francese
.
Ne
usciva
,
in
tutta
la
sua
laidezza
,
la
mostruosa
figura
morale
dell
'
Herz
.
Quelli
dell
'
affare
Crispi
,
siccome
non
riguardanti
cose
francesi
,
il
Débats
li
tralasciò
e
si
limitò
ad
accennare
che
riferivansi
"
al
conferimento
fatto
dal
governo
italiano
a
C
.
Herz
del
gran
cordone
dei
santi
Maurizio
e
Lazzaro
.
Era
il
signor
Reinach
che
avendo
fatto
ottenere
al
suo
terribile
associato
questo
gran
cordone
,
fu
poi
obbligato
di
pagare
50.000
franchi
per
...
spese
di
cancelleria
.
Ecco
intanto
il
prospetto
del
signor
Reinach
...
ecc
.
"
Appena
giunta
in
Italia
questa
scoperta
sbalorditiva
,
il
signor
Crispi
,
per
parare
il
colpo
,
fece
spedire
dalla
compiacente
Stefani
un
telegramma
circolare
a
tutti
i
giornali
del
seguente
tenore
:
Il
Rappel
di
Parigi
afferma
che
fra
le
carte
del
barone
di
Reinach
il
nome
dell
'
onorevole
Crispi
figurerebbe
per
50.000
lire
.
L
'
on
.
Crispi
è
stato
avvocato
delle
case
Reinach
di
Parigi
e
di
Francoforte
,
pei
loro
interessi
in
Italia
,
dal
1866
fino
all
'
epoca
in
cui
assunse
il
potere
.
Nel
febbraio
1891
il
signor
Jacques
di
Reinach
pregò
l
'
onorevole
Crispi
di
riprendere
il
suo
ufficio
e
liquidò
con
lui
gli
onorari
dovutigli
fino
al
1887
(
!
!
!
)
L
'
on
.
Crispi
è
ancor
oggi
avvocato
del
barone
Luciano
de
Reinach
,
figlio
del
defunto
il
quale
ha
proprietà
immobiliari
in
Italia
.
Della
decorazione
Herz
neanche
una
sillaba
!
Tanto
valeva
non
commettere
lo
sbaglio
di
confessare
il
pagamento
!
Ma
per
corroborare
la
smentita
,
Francesco
Crispi
si
fece
intervistare
dal
suo
uomo
di
fiducia
,
Alfredo
Comandini
,
il
quale
telegrafò
al
Corriere
della
sera
in
questi
termini
:
Appena
conosciute
le
notizie
del
Rappel
sui
pretesi
rapporti
di
Crispi
col
Reinach
,
interrogai
l
'
on
.
Crispi
.
Mi
disse
:
"
Ho
già
fatto
precisare
dalla
Stefani
come
stanno
le
cose
.
Fui
avvocato
dei
Reinach
di
Parigi
e
di
Francoforte
dal
1866
al
1877
.
Andato
ministro
,
chiusi
lo
studio
sul
serio
,
ermeticamente
,
non
da
burla
,
come
hanno
fatto
altri
.
Ma
tornato
nel
febbraio
1891
alla
vita
privata
,
Reinach
mi
mandò
a
chiedere
se
avrei
ripreso
il
patrocinio
dei
suoi
affari
e
risposi
in
modo
affermativo
.
Allora
fu
che
Reinach
mi
liquidò
egli
stesso
i
conti
delle
mie
prestazioni
passate
,
ed
egli
personalmente
mi
pagò
con
un
vaglia
del
Banco
di
Napoli
.
La
clientela
del
Reinach
la
ebbi
per
mezzo
dei
fratelli
Weill
-
Schott
coi
quali
sono
anche
in
rapporto
per
ragioni
professionali
.
Anche
oggi
sono
avvocato
del
barone
Luciano
di
Reinach
,
ufficiale
dell
'
esercito
francese
,
figlio
del
defunto
che
ha
beni
in
Italia
.
Questo
è
tutto
"
.
Ancora
da
capo
il
"
questo
è
tutto
"
!
Ma
no
che
neppure
adesso
non
era
tutto
!
perché
proprio
in
quel
mentre
l
'
Italia
Reale
di
Torino
del
19
marzo
usciva
con
uno
schiacciante
riassunto
di
parecchie
delle
circostanze
emerse
dalle
lettere
Crispi
-
Reinach
incluse
nel
piego
.
Annunziava
cioè
l
'
Italia
Reale
,
in
una
lettera
da
Parigi
,
colla
sigla
Y.C.
:
Dai
documenti
comunicati
venerdì
dal
signor
liquidatore
Imbert
al
signor
Dupuy
Dutemps
risulta
:
che
il
barone
Giacomo
Reinach
,
il
19
gennaio
'91
aveva
pregato
il
suo
amministratore
a
Roma
cav
.
Filippo
Palomba
,
capo
sezione
al
ministero
di
grazia
e
giustizia
,
di
adoprarsi
a
che
venisse
accordato
il
gran
cordone
a
Cornelius
Herz
;
che
il
Palomba
rispose
promettendo
che
avrebbe
mandato
il
fratel
suo
,
avvocato
Palomba
,
dal
ministro
Miceli
;
che
con
lettera
successiva
il
Palomba
dichiarava
esser
meglio
dirigersi
direttamente
a
Crispi
;
e
che
da
qui
cominciava
il
carteggio
con
Crispi
,
con
una
lettera
di
Reinach
,
scongiurantelo
a
ottenergli
per
la
sua
quiete
morale
e
materiale
,
la
decorazione
in
parola
.
Infine
l
'
Italia
Reale
pubblicava
un
estratto
della
lettera
Reinach
,
accompagnante
il
24
marzo
50.000
franchi
a
Crispi
,
nonché
la
lettera
di
Crispi
accusantene
ricevuta
.
Ecco
giunto
finalmente
,
non
è
vero
?
,
il
momento
pel
signor
Crispi
e
per
la
sua
Riforma
di
difendersi
!
Eccolo
giunto
il
momento
di
dare
una
risposta
stritolante
,
di
quelle
che
dà
e
sa
dare
ogni
galantuomo
,
quando
si
trova
faccia
faccia
colla
calunnia
!
La
Riforma
-
cioè
Crispi
-
(
nel
n
.
82
del
22-23
marzo
1893
)
risponde
che
"
tutto
questo
è
una
vile
menzogna
come
tutti
possono
scorgere
a
prima
vista
,
confrontando
i
pretesi
fatti
e
le
pretese
lettere
con
le
date
"
.
E
per
prova
che
tutto
questo
è
una
vile
menzogna
,
la
Riforma
...
,
confuta
le
date
?
ohibò
;
confuta
le
lettere
?
ohibò
!
Per
tutta
prova
la
Riforma
-
cioè
Crispi
-
oppone
questo
argomento
unico
,
schiacciante
:
"
E
fatto
accertato
e
notorio
che
fu
l
'
onorevole
Crispi
stesso
a
non
dar
corso
al
decreto
per
la
decorazione
di
Herz
"
.
È
chiaro
?
Per
essere
più
chiaro
ancora
,
il
Crispi
in
persona
,
al
Comandini
ripete
formalmente
e
conferma
che
"
il
decreto
fu
lacerato
da
lui
Crispi
,
mentre
era
ancora
ministro
dimissionario
"
.
Ebbene
,
quest
'
unico
schiacciante
argomento
,
scelto
fra
tutti
,
per
prima
e
sola
risposta
,
questo
fatto
accertato
e
notorio
era
-
come
oggi
tutti
sappiamo
essere
cosa
notoria
e
accertata
,
-
era
una
solenne
,
sfacciata
menzogna
.
E
siccome
di
ciò
la
prova
limpida
,
irrefragabile
il
lettore
la
troverà
più
avanti
,
qui
domando
ad
ogni
magistrato
,
ad
ogni
onest
'
uomo
,
se
avrei
o
non
avrei
il
diritto
di
limitarmi
a
questa
prova
unica
-
e
convinto
il
signor
Crispi
di
avere
mentito
anche
qui
-
come
già
aveva
mentito
(
e
s
'
è
visto
)
nelle
interviste
antecedenti
-
dispensarmi
,
pel
giudizio
,
da
ogni
indagine
ulteriore
-
come
se
ne
dispensa
il
pretore
che
coglie
in
falso
il
ladruncolo
alla
sua
prima
risposta
.
Ma
ho
promesso
di
abbondare
sino
allo
scrupolo
e
,
siccome
le
menzogne
abbondano
,
la
promessa
manteniamola
.
E
fermiamoci
alla
confessione
preziosa
,
strappata
coi
denti
,
del
ricevimento
delle
50.000
lire
(
oro
vero
francese
)
,
per
ammirare
la
spiegazione
bugiarda
che
il
signor
Crispi
ha
tentato
di
darne
.
Evidentemente
il
signor
Crispi
qui
è
stato
di
una
inabilità
affatto
unica
,
come
accade
a
coloro
che
si
impigliano
nelle
proprie
bugie
.
Se
la
scoperta
del
piego
Reinach
e
l
'
impressione
che
destò
non
lo
avessero
colto
alla
sprovvista
,
mai
egli
si
sarebbe
lasciata
,
nel
primo
sbalordi
mento
,
sfuggire
la
confessione
che
il
pagamento
esisteva
,
perché
avrebbe
capito
che
la
spiegazione
non
reggeva
all
'
esame
,
ed
era
provata
bugiarda
.
Una
volta
appigliatosi
al
disperato
partito
di
chiamar
tutto
menzogna
,
meglio
valeva
negar
il
pagamento
,
che
inventare
la
bubbola
degli
onorari
di
Reinach
...
arretrati
del
1887
!
Lasciamo
andare
che
non
vi
è
un
cane
in
Italia
,
a
cui
far
credere
che
Francesco
Crispi
del
quale
le
consuetudini
avvocatesche
e
i
bisogni
continui
,
sitibondi
di
danaro
,
sono
noti
,
attendesse
fino
al
marzo
1891
per
farsi
liquidare
da
Reinach
le
sue
competenze
...
del
1887
.
Lasciamo
andare
che
da
tutti
i
conti
dell
'
amministrazione
Reinach
risulta
escluso
il
più
piccolo
debito
,
la
più
piccola
pendenza
aperta
con
Crispi
per
onorari
vecchi
di
causa
dovutigli
.
Che
era
ed
è
notorio
a
Parigi
e
in
Francia
e
in
Italia
e
dovunque
,
che
il
banchiere
Giacomo
Reinach
non
era
l
'
uomo
da
far
sospirare
quattro
anni
e
mezzo
ai
suoi
avvocati
gli
onorari
;
anzi
era
splendido
in
queste
cose
;
che
il
signor
Crispi
non
ha
mai
saputo
dire
quali
furono
queste
cause
,
e
nel
1887
qui
in
Roma
di
cause
civili
del
Reinach
se
ne
trova
una
sola
,
e
,
neanche
a
farlo
apposta
il
Crispi
!
-
come
avvocato
non
figura
in
essa
un
cavolo
,
o
meglio
,
può
dirsi
,
vi
figurava
in
senso
precisamente
inverso
;
poiché
è
una
causa
risoluta
per
sentenza
arbitrale
degli
arbitri
commendatore
Capone
,
già
presidente
d
'
appello
,
comm
.
Caccia
,
direttore
della
Corte
dei
Conti
,
e
senatore
Augusto
Pierantoni
,
a
favore
di
Reinach
contro
il
suo
avversario
...
il
sig
.
Pinelli
,
intimo
e
alter
ego
di
Crispi
(
oggi
suo
capo
di
gabinetto
)
,
condannato
dagli
arbitri
a
rigurgitare
e
restituire
al
Reinach
molte
migliaia
di
lire
onestamente
tenutesi
;
ma
dopo
tutto
questo
,
abbiamo
anche
la
prova
precisa
,
palmare
,
che
le
50.000
lire
-
su
cui
non
è
più
questione
,
perché
dal
Crispi
confessate
-
si
riferivano
ad
Herz
-
ossia
alla
sua
decorazione
e
a
nessun
'
altri
e
a
nient
'
altro
.
[...]
Il
signor
Crispi
,
il
quale
non
ha
maggior
rispetto
dei
morti
che
dei
vivi
,
non
pensa
che
vi
è
un
'
ora
terribile
e
sacra
in
cui
l
'
uomo
ha
diritto
di
essere
creduto
:
ed
è
quella
in
cui
,
faccia
a
faccia
colla
morte
,
spontaneamente
cercata
,
l
'
uomo
dice
addio
alla
terra
e
rivela
il
segreto
che
gli
stava
sull
'
anima
.
In
quell
'
ora
anche
un
banchiere
che
preferisce
la
morte
al
disonore
,
ha
più
diritto
certamente
a
esser
creduto
di
un
uomo
politico
che
ha
nel
suo
passivo
documenti
falsi
e
testimonianze
false
!
E
il
barone
Giacomo
di
Reinach
,
di
cui
Francesco
Crispi
afferma
e
si
onora
di
essere
stato
l
'
avvocato
,
come
di
esserlo
tuttora
del
figlio
suo
,
il
barone
di
Reinach
,
avrebbe
la
vigilia
della
sua
morte
inventato
contro
il
suo
avvocato
difensore
la
perfidia
infernale
di
distrarre
dalle
centinaia
di
migliaia
di
lire
da
lui
spese
in
cause
,
proprio
queste
sole
50.000
lire
,
per
farle
comparire
,
esse
sole
,
di
compendio
di
uno
affaraccio
per
Herz
,
e
di
un
ricatto
anziché
di
onesti
onorari
;
e
ciò
per
il
solo
gusto
di
infamare
il
suo
proprio
avvocato
nell
'
andarsene
all
'
altro
mondo
!
E
Francesco
Crispi
,
calunniato
a
quel
modo
come
avvocato
del
padre
,
avrebbe
voluto
esserlo
ancora
del
figlio
!
Eh
via
,
rispettiamo
i
morti
,
e
la
testimonianza
suprema
di
chi
sta
in
faccia
alla
morte
.
La
parola
è
al
suicida
-
a
Giacomo
di
Reinach
.
Il
foglio
grande
autografo
,
da
lui
scritto
la
vigilia
della
morte
,
(
duplicato
della
nota
mandata
ad
Herz
)
,
annesso
come
indice
agli
altri
documenti
,
letto
il
17
marzo
nello
studio
del
liquidatore
Imbert
,
alla
presenza
dello
stesso
fratello
del
defunto
,
del
deputato
dell
'
inchiesta
Dupuy
-
Dutemps
,
del
notaio
Perard
,
del
giudice
di
pace
e
del
suo
cancelliere
-
consegnato
quel
dì
stesso
alla
pubblicità
nel
suo
testo
autentico
integrale
,
su
cui
non
è
più
questione
,
e
depositato
presso
il
magistrato
-
reca
in
testa
di
tutto
pugno
del
suicida
,
come
tutto
il
rimanente
,
questa
scritta
:
Somme
consegnate
da
me
a
Herz
in
conseguenza
del
suo
ricatto
.
Vale
a
dire
,
che
le
cifre
di
questo
elenco
riguardano
unicamente
Cornelius
Herz
.
È
chiaro
?
Ecco
il
documento
autografo
nella
sua
integrità
.
Sommes
rémises
par
moi
à
Herz
par
suite
de
son
chantage
.
Vos
billets
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
fr
.
3,039,000
Schwob
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
319,000
Donon
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
...
"
150,000
Venise
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
...
"
5,000
Francfort
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
"
30,000
John
Reinach
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
...
"
240,000
Chabert
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
150,000
Versements
à
vous
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
670,000
Chèques
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
2,765,475
id
.
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
"
150,000
id
.
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
23,700
Panama
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
1,250,000
Chez
Rotschild
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
250,000
300
actions
electricité
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
150,000
Le
30
décembre
1890
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
775,000
Le
1
févriér
1891
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
30,000
Le
9
févriér
l89l
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
...
"
30,000
Le
26
févriérl89l
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
...
"
75,000
Le
12
mars
(
Nice
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
...
"
15,000
Le
24
mars
1891
(
Crispi
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
50,000
Le
3
avril
1891
(
par
Chabert
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
135,000
Le
6
juin
1891
(
par
Chabert
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
50,000
Le
9
juin
1891
(
envoi
a
Berlin
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
"
50,000
Le
2
juillet
1891
(
envoi
a
Francfort
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
253,000
Le
1
octobre
1891
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
350,000
Le
20
décembre
1891
(
Londres
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
50,000
Le
1
juillet
-
1
septembre
1892
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
125,000
Fr
.
11,190,175
E
fra
tanti
documenti
che
la
Riforma
pubblicò
,
questo
si
è
ben
guardata
dal
pubblicarlo
!
E
contro
questo
documento
,
contro
la
dichiarazione
solenne
del
morto
,
che
esso
reca
in
fronte
,
il
signor
Crispi
ha
il
coraggio
di
venirci
ancora
a
parlare
...
di
onorari
!
Mettiamoci
in
conto
quest
'
altra
menzogna
e
andiamo
avanti
.
C
'
è
ancora
bisogno
di
aggiungere
che
i
documenti
del
piego
giustificanti
le
cifre
specificate
dal
suicida
in
quel
foglio
-
indice
,
si
riferivano
ad
esse
e
non
ad
altro
?
Che
il
suicida
non
poteva
,
né
aveva
nessuna
ragion
di
commettere
verso
il
suo
avvocato
e
difensore
da
tanti
anni
,
e
col
quale
risulta
,
dalle
stesse
difese
del
Crispi
,
esser
stato
fino
all
'
ultimo
in
rapporti
eccellenti
-
di
commettere
,
dico
,
quest
'
altra
infamia
diabolica
di
includere
nel
piego
,
inteso
a
dimostrare
il
ricatto
di
Herz
,
e
intestato
come
tale
,
le
lettere
scambiate
con
Crispi
sui
terreni
di
Prato
di
Castello
o
su
altre
sue
cause
civili
?
Or
mentre
la
Riforma
smaniava
a
chiamar
turpe
menzogna
la
scoperta
avvenuta
nello
studio
Imbert
,
e
il
signor
Crispi
,
ridotto
a
confessare
le
50.000
,
inventava
la
scappatoia
degli
onorari
,
ecco
cascare
addosso
all
'
uno
e
all
'
altra
un
'
altra
rivelazione
di
Y
,
il
corrispondente
dell
'
Italia
Reale
.
Y
(
sigla
del
signor
E.B.
che
alla
cortesia
di
un
famigliare
di
Reinach
doveva
di
aver
potuto
vedere
e
trascrivere
i
documenti
del
piego
-
e
perciò
poté
accennare
anche
al
colore
ed
al
sesto
dei
foglietti
gialli
)
scriveva
da
Parigi
all
'
Italia
Reale
:
La
notizia
trasmessavi
è
grave
,
ma
rigorosamente
esatta
.
Parte
dei
documenti
mi
fu
posta
sotto
gli
occhi
.
Il
telegramma
di
Crispi
:
"
Venite
qui
appena
potrete
"
e
la
letterina
di
ricevuta
li
ho
avuti
in
mano
.
La
frase
"
da
noi
"
la
lessi
,
alla
sfuggita
,
in
una
lettera
che
cominciava
:
"
Non
so
come
facciate
voi
repubblicani
;
ma
da
noi
monarchici
le
cose
vanno
più
adagio
"
.
E
che
Y
fosse
ne
'
suoi
ragguagli
esattissimo
,
ne
dié
prova
la
Riforma
di
pochi
giorni
dopo
,
del
29
,
pubblicando
,
costretta
,
la
lettera
del
25
luglio
'90
sui
repubblicani
e
monarchici
,
che
comincia
precisamente
in
quel
senso
!
Contemporaneamente
,
a
Parigi
,
il
Journal
des
Débats
che
aveva
da
fonte
diretta
avuto
e
pubblicato
il
testo
dei
documenti
del
piego
riferentesi
al
Panama
,
pubblicava
nel
numero
del
24
marzo
sera
anche
il
testo
,
tradotto
in
francese
,
della
famosa
lettera
del
24
marzo
,
accompagnante
l
'
invio
delle
50.000
.
Il
testo
era
il
seguente
:
Caro
Crispi
,
eccovi
le
50.000
lire
di
cui
farete
l
'
uso
convenuto
.
Insisto
di
nuovo
presso
di
voi
che
vorrete
finire
questa
faccenda
al
più
presto
,
perché
ne
ho
bisogno
assolutamente
per
i
miei
affari
.
Se
fosse
necessario
,
farei
un
nuovo
viaggio
,
se
me
lo
domandaste
.
Vogliate
spedirmi
una
ricevuta
per
mia
quiete
.
Credetemi
con
stima
ed
affezione
Vostro
GIACOMO
REINACH
E
la
ricevuta
di
cui
è
qui
cenno
,
era
stata
già
pubblicata
dall
'
Italia
in
questi
precisi
termini
:
Caro
Jacques
,
ho
ricevuto
la
fav
.
v
.
col
noto
documento
.
Mi
metto
subito
all
'
opera
e
spero
che
riusciremo
presto
.
Credetemi
vostro
CRISPI
Or
rilevando
la
frase
della
lettera
Reinach
"
di
cui
farete
l
'
uso
convenuto
"
il
grave
Débats
metteva
già
a
posto
la
storiella
allegra
degli
onorarii
,
con
questa
semplice
osservazione
di
buon
senso
:
"
Dunque
il
danaro
sarebbe
stato
versato
,
non
in
vista
di
risultato
ottenuto
,
ma
in
vista
di
un
risultato
a
ottenere
...
"
La
pubblicazione
del
Débats
della
lettera
Reinach
(
già
data
,
in
sunto
fedele
,
dall
'
Italia
Reale
cinque
giorni
prima
)
fu
un
fulmine
per
la
povera
Riforma
.
Aveva
strillato
che
i
documenti
dell
'
Italia
erano
una
turpe
menzogna
clericale
,
che
erano
"
documenti
immaginari
falsi
o
travisati
"
(
Riforma
26
marzo
)
;
e
ahimè
,
come
fare
a
ripeterlo
per
il
grave
serissimo
Débats
,
che
avendo
pubblicato
sei
dì
innanzi
,
il
18
,
il
testo
riconosciuto
esattissimo
degli
altri
documenti
del
piego
,
aveva
benevolmente
omesso
quelli
di
Crispi
,
e
non
potea
credersi
che
,
pubblicandone
ora
uno
,
commettesse
per
lui
solo
la
eccezione
di
inventarlo
?
Di
questa
lettera
l
'
Italia
Reale
quello
stesso
giorno
rivelava
esistere
la
ricevuta
dell
'
ufficio
postale
di
Parigi
,
così
come
il
Figaro
il
mese
scorso
la
pubblicò
col
fac
-
simile
autentico
sott
'
occhio
.
La
bugia
di
Crispi
nell
'
intervista
Comandini
(
vedi
sopra
)
di
avere
avute
cioè
le
50.000
personalmente
dal
Reinach
in
Roma
ne
restava
letteralmente
stritolata
.
Difatti
,
per
confessione
della
Riforma
,
(
numero
29
marzo
'93
)
il
Reinach
era
stato
a
Roma
il
5
marzo
,
e
il
Reinach
accenna
appunto
a
quel
viaggio
nel
dichiararsi
pronto
a
farne
un
altro
,
mentre
invia
le
50.000
lire
il
24
,
data
su
cui
non
rimane
dubbio
,
perché
il
prospetto
del
suicida
,
documento
acquisito
,
la
certifica
.
La
Riforma
(
così
prodiga
di
documenti
!
)
questa
volta
non
solo
si
guardò
pudicamente
dal
riprodurre
la
lettera
Reinach
,
pubblicata
dal
Débats
,
ma
nel
dispetto
di
esser
messa
al
muro
,
non
potendo
adesso
più
attaccare
la
lettera
...
attaccò
il
morto
che
l
'
aveva
scritta
!
State
attenti
e
divertitevi
.
Ai
19
di
marzo
(
Riforma
n
.
78
,
dispaccio
alla
Stefani
,
intervista
Crispi
-
Comandini
)
,
tutto
è
bugia
e
Reinach
è
un
cliente
di
cui
Crispi
vanta
la
clientela
;
ai
22
di
marzo
(
Riforma
n
.
82
)
tutto
è
vile
menzogna
"
e
tutte
le
lettere
sono
lettere
pretese
...
"
;
ma
ai
28
marzo
(
Riforma
n
.
88
)
,
uscita
la
lettera
del
Débats
,
l
'
organo
dell
'
avvocato
di
Reinach
accusa
il
povero
morto
di
aver
ricorso
a
"
un
artifizio
per
dissimulare
le
sue
appropriazioni
"
(
già
!
in
una
nota
di
undici
milioni
e
200.000
gli
occorrevano
proprio
,
per
dissimularle
,
quelle
misere
cinquantamila
!
!
!
)
;
e
loiolescamente
insinua
che
un
tale
artifizio
"
spiegherebbe
-
se
esiste
-
la
lettera
che
fu
riprodotta
dal
Journal
des
Débats
!
"
Vi
raccomando
la
bellezza
di
quel
tardivo
...
:
Se
esiste
!
Povero
Reinach
!
Che
cosa
ti
valse
essere
stato
cliente
di
Crispi
per
tanti
anni
!
Che
cosa
ti
valse
l
'
avergli
liquidato
onorari
da
principe
!
e
conservato
la
clientela
nel
figlio
?
Ecco
,
appena
morendo
una
tua
riga
lo
disturba
,
il
tuo
difensore
ti
denunzia
calunniatore
e
ladro
,
e
sputa
sulla
tua
tomba
.
Ma
ahimè
!
dopo
insultato
il
morto
,
siccome
intanto
la
sua
lettera
rimane
,
la
povera
Riforma
si
prova
a
confutarlo
.
Meno
male
!
Vediamo
la
confutazione
.
E
sapete
in
che
consiste
?
Nel
puro
e
semplice
telegramma
di
Crispi
del
18
marzo
alla
Stefani
che
inventava
la
frottola
degli
onorari
antichi
!
E
oggi
;
dopo
altri
due
anni
!
la
povera
Riforma
è
rimasta
ancora
lì
!
e
nel
suo
numero
del
l
°
giugno
corrente
,
per
difendersi
e
smentirmi
,
ricorre
da
capo
...
al
telegramma
della
Stefani
...
ma
la
lettera
del
24
marzo
,
di
Reinach
a
Crispi
,
che
accompagnava
le
50.000
,
meno
male
,
adesso
non
è
più
una
bugia
!
adesso
non
la
si
nega
più
!
Al
contrario
,
adesso
è
lei
,
la
Riforma
,
che
la
invoca
,
per
dimostrare
che
recando
essa
la
data
del
24
marzo
...
"
è
posteriore
all
'
uscita
di
Crispi
dal
governo
"
e
che
in
essa
"
non
parlavasi
di
onorificenza
per
Herz
"
,
ma
si
diceva
soltanto
"
Spero
che
vi
metterete
subito
all
'
opera
"
.
(
Riforma
l
°
giugno
1895
)
.
Quale
opera
,
di
grazia
,
Riforma
cara
?
Se
non
hai
altra
difesa
,
povera
Riforma
,
la
tua
causa
è
perduta
!
Che
la
lettera
Reinach
del
24
marzo
accompagnante
le
50.000
(
e
son
teco
d
'
accordo
,
o
povera
Riforma
!
,
che
era
posteriore
di
due
mesi
e
mezzo
all
'
uscita
di
Crispi
dal
governo
-
ma
in
ciò
sta
il
brutto
,
come
avanti
vedrai
)
-
che
la
lettera
Reinach
concernesse
,
come
l
'
altre
del
piego
,
il
signor
Herz
,
ergo
il
suo
cordone
,
-
e
niente
altro
che
lui
,
e
niente
altro
che
questo
non
solo
s
'
è
visto
dal
prospetto
di
pugno
del
Reinach
,
perché
lettera
e
cifra
stanno
unite
insieme
:
ma
sappiamo
dal
relatore
della
Commissione
parlamentare
francese
d
'
inchiesta
sul
Panama
,
che
assistette
alla
lettura
dei
documenti
,
e
alla
Commissione
ne
riferì
:
vale
a
dire
,
dall
'
onorevole
deputato
Dupuy
-
Dutemps
,
oggi
ministro
dei
lavori
pubblici
di
Francia
.
È
evidente
che
il
relatore
,
avendo
tetto
le
lettere
Reinach
-
Crispi
del
piego
,
poté
ben
farsi
un
'
idea
chiara
ed
esatta
di
quello
che
esse
riguardavano
.
Il
deputato
,
ora
ministro
,
Dupuy
-
Dutemps
?
sento
chiedermi
.
Eh
già
,
proprio
lui
!
Non
lo
dicevo
nella
lettera
dello
scorso
dicembre
,
che
era
doloroso
e
mortificante
che
in
mano
di
membri
di
un
governo
straniero
stessero
elementi
di
giudizio
sull
'
onore
del
capo
del
Governo
d
'
Italia
?
Lo
so
bene
,
mia
povera
Riforma
,
che
su
questo
che
t
'
impensieriva
,
avevi
da
ultimo
messo
il
cuore
in
quiete
.
E
,
son
pochi
giorni
,
nel
dirmi
un
sacco
di
vituperi
,
ti
stropicciavi
le
mani
annunziando
tutta
lieta
(
Riforma
7
corr
.
)
che
il
deputato
Millevoye
aveva
chiesto
alla
Presidenza
della
Camera
francese
un
sunto
od
estratto
del
verbale
d
'
inchiesta
riguardante
Reinach
,
ma
che
avendo
la
Camera
deciso
di
non
pubblicare
l
'
inchiesta
,
la
domanda
non
è
stata
accolta
.
Ebbene
,
cara
Riforma
,
Millevoye
per
me
non
s
'
è
affatto
incomodato
:
se
però
non
ti
dispiace
,
quel
verbale
io
ce
l
'
ho
lo
stesso
.
[...j
Messa
al
muro
,
come
già
vedemmo
,
dalla
pubblicazione
del
Débats
della
lettera
del
24
marzo
,
la
povera
Riforma
,
quando
tentò
non
più
di
smentirla
,
ma
di
spiegarla
,
capì
che
la
spiegazione
andava
poco
;
e
si
aiutò
tirando
fuori
due
lettere
di
Crispi
a
Reinach
,
una
del
25
luglio
1890
,
l
'
altra
del
4
maggio
1891
,
che
messe
lì
insieme
,
a
vederle
,
in
chi
nient
'
altro
ne
sappia
,
potrebbero
fare
un
effettone
.
Nella
prima
infatti
il
Crispi
,
sollecitato
da
Reinach
per
il
cordone
mette
avanti
scrupoli
e
difficoltà
,
e
mostra
voler
andare
coi
piè
di
piombo
;
nell
'
altra
,
di
10
mesi
dopo
,
prega
il
Reinach
di
non
più
insistere
,
perché
le
informazioni
sull
'
Herz
non
son
più
quelle
di
prima
,
e
insomma
dice
di
non
seccarlo
più
.
Se
tutta
la
storia
fosse
lì
,
verrebbe
voglia
di
dire
:
che
ministro
scrupoloso
!
Ma
questo
si
chiama
cambiar
le
carte
in
mano
,
ed
io
devo
castigare
il
baro
.
[...]
Dunque
,
ai
25
di
luglio
1890
,
sollecitato
per
il
cordone
,
Crispi
,
presidente
del
Consiglio
e
ministro
degli
esteri
,
rispondeva
così
:
Roma
,
25
luglio
1890
Caro
Reinach
,
ho
le
vostre
del
22
cadente
.
Io
non
so
come
procedano
le
cose
costì
.
Ma
noi
,
poveri
monarchici
,
abbiamo
norme
che
dobbiamo
osservare
.
Quando
si
propone
una
decorazione
mauriziana
,
bisogna
mandare
al
Gran
Magistero
una
nota
nella
quale
devono
essere
indicati
i
meriti
del
decorando
,
e
i
servizi
prestati
al
paese
.
Per
gli
stranieri
si
supplisce
con
una
lettera
del
ministro
italiano
residente
nel
paese
in
cui
è
il
decorando
.
Per
la
Corona
,
basta
la
proposta
del
ministro
al
re
.
Il
ministro
è
giudice
dei
meriti
.
Il
vostro
raccomandato
ci
renderà
dei
servizi
,
non
ne
dubito
.
Rimettiamo
l
'
affare
al
tempo
in
cui
i
servizi
saranno
resi
.
Vostro
aff.mo
F
.
CRISPI
E
i
fogli
di
Crispi
,
in
coro
,
a
portar
questa
lettera
in
trionfo
!
Deh
,
in
che
luce
diversa
questa
lettera
appare
,
sol
che
le
si
aggiunga
la
storia
vera
!
Dunque
io
affermo
subito
che
la
lettera
25
luglio
,
dove
il
ministro
Crispi
per
il
gran
cordone
di
Herz
affaccia
al
suo
amico
Reinach
tante
difficoltà
e
fa
le
mostre
che
occorrano
tanti
requisiti
,
questa
lettera
,
che
pare
così
bella
,
diventa
una
lettera
brutta
e
sporca
e
puzza
lontano
di
artificio
per
coprirsi
le
spalle
pensando
il
come
le
difficoltà
poi
scomparvero
e
il
come
i
requisiti
poi
furono
trovati
!
Diventa
brutta
,
se
si
pensa
che
il
Ressmann
,
richiesto
appunto
in
quella
state
di
dare
a
Roma
informazioni
sull
'
Herz
,
garbatamente
se
ne
schivò
,
perché
fiutava
che
le
si
amavano
buone
,
e
sapeva
i
pasticci
e
i
vincoli
,
tutt
'
altro
che
belli
,
d
'
interesse
,
che
legavano
l
'
Herz
coll
'
ambasciatore
titolare
Menabrea
.
Diventa
sporca
,
se
si
pensa
che
questo
riserbo
significante
del
Ressmann
avrebbe
dovuto
bastare
a
porre
sull
'
avviso
chi
avesse
voluto
intendere
:
e
che
il
domandare
informazioni
sopra
l
'
Herz
a
Menabrea
era
,
per
un
ministro
degli
esteri
che
si
rispetta
e
per
una
persona
delicata
,
la
cosa
più
indelicata
del
mondo
.
Non
occorre
essere
un
grand
'
uomo
di
Stato
né
un
ministro
di
prim
'
ordine
-
basta
l
'
abbicì
del
mestiere
-
per
sapere
che
in
un
ministro
degli
esteri
non
è
ammessa
,
né
lecita
la
ignoranza
delle
situazioni
personali
dei
propri
ambasciatori
nelle
sedi
ove
rappresentano
,
al
cospetto
dell
'
estero
,
l
'
onore
della
nazione
.
Ma
oltre
che
il
ministro
non
avea
diritto
di
ignorarlo
,
(
e
meno
fra
tutti
il
Crispi
già
entrato
in
rapporto
d
'
amicizia
coll
'
Herz
per
la
presentazione
laudatoria
fattane
dallo
stesso
Menabrea
alla
sua
signora
,
a
Carlsbad
,
fin
dal
12
agosto
1888
)
-
era
notorio
che
l
'
ambasciatore
Menabrea
pur
troppo
avea
contratto
vincoli
stretti
e
disdicevoli
di
interesse
coll
'
Herz
,
il
quale
avea
preso
il
di
lui
figlio
come
impiegato
presso
di
sé
,
a
lire
1000
al
mese
,
cioè
a
uno
stipendio
molto
superiore
ai
suoi
meriti
,
e
aveva
da
lui
stesso
,
Menabrea
,
quando
questi
ebbe
bisogno
di
danaro
,
comperato
per
una
somma
elevatissima
un
villino
presso
Aix
les
Bains
-
villino
che
il
Menabrea
non
avea
più
diritto
di
vendere
(
e
siccome
si
tratta
di
una
causa
niente
bella
che
fece
chiasso
e
si
trascinò
pei
tribunali
,
e
che
non
entra
nel
mio
tema
,
passo
oltre
;
solo
informerò
il
signor
Crispi
che
precisamente
in
quel
villino
Cornelio
Herz
si
è
vantato
di
essersi
trovato
più
di
una
volta
con
lui
)
.
E
i
vincoli
che
tenevano
il
Menabrea
alla
stretta
dipendenza
dell
'
Herz
erano
tali
che
questi
s
'
era
già
valso
di
lui
per
ottenere
un
'
onorificenza
nella
legion
d
'
onore
!
Rivolgersi
al
Menabrea
in
condizioni
simili
per
chiedere
-
a
lui
!
-
le
notizie
sul
decorando
e
sui
meriti
,
era
non
solo
,
lo
si
vede
,
una
brutta
commedia
e
una
solenne
sconvenienza
,
ma
era
un
mettere
senza
scrupolo
il
Menabrea
nel
più
penoso
conflitto
di
coscienza
tra
gli
obblighi
del
suo
ufficio
e
i
suoi
obblighi
personali
di
gratitudine
!
Ah
,
come
qui
si
sentono
i
metodi
della
casa
!
Eppure
qui
io
debbo
dire
una
parola
in
difesa
del
Menabrea
-
e
a
me
,
deputato
,
il
pronunciarla
è
dovere
-
perché
il
cinico
crudele
aggrapparsi
delle
difese
crispine
al
Menabrea
stava
per
costringere
me
a
chiedere
in
pubblico
severo
conto
della
condotta
di
quest
'
ultimo
.
È
vero
!
il
Menabrea
vecchio
soldato
,
devoto
al
re
e
al
suo
paese
,
benemerito
per
servigi
antichi
,
illustre
nell
'
armi
e
nella
scienza
,
fu
a
Parigi
sopraffatto
pur
egli
dal
contagio
che
semina
tante
rovine
morali
,
ed
ebbe
la
disgrazia
di
mettersi
in
urto
coi
rigidi
doveri
della
sua
posizione
e
del
suo
nome
.
Venuti
a
galla
gli
scandali
del
Panama
e
il
nome
dell
'
Herz
,
il
Menabrea
,
cavaliere
dell
'
Annunziata
,
il
capo
d
'
anno
'93
non
comparve
ai
ricevimenti
in
Quirinale
.
Ma
nella
sua
anima
di
soldato
,
la
lotta
,
a
cui
disgrazie
domestiche
contribuirono
,
dovette
essere
dolorosa
:
e
messo
alle
strette
da
Crispi
a
dover
riferire
su
di
Herz
,
davanti
alla
indelicata
richiesta
-
non
poté
dimenticarsi
interamente
di
essere
soldato
,
gentiluomo
ed
ambasciatore
italiano
.
Cercò
di
conciliare
meglio
che
poté
la
gratitudine
...
colla
coscienza
:
fece
nel
suo
rapporto
l
'
elogio
dei
pretesi
meriti
dell
'
Herz
come
scienziato
-
(
ed
è
la
parte
del
rapporto
invocata
da
Crispi
a
propria
scusa
)
-
ma
poi
lo
vinse
lo
scrupolo
e
fece
le
riserve
sull
'
uomo
.
Ed
è
la
parte
di
Crispi
messa
in
tacere
!
Dopo
gli
elogi
,
faceva
intendere
nel
suo
rapporto
il
Menebrea
ad
un
dipresso
,
che
siccome
,
non
di
meno
trattavasi
di
un
uomo
,
la
cui
posizione
e
la
cui
vita
erano
tanto
enigmatiche
,
da
vederlo
un
giorno
vendere
i
mobili
per
vivere
o
per
pagare
debiti
plateali
,
un
altro
giorno
tutto
d
'
un
tratto
maneggiar
milioni
,
non
osava
pronunciarsi
per
una
così
alta
onorificenza
italiana
!
Questo
faceva
intendere
nel
suo
rapporto
il
Menabrea
-
e
non
aggiungo
commenti
-
perché
ogni
commento
guasta
.
Oserebbe
il
signor
Crispi
di
negarlo
?
La
mia
risposta
è
semplice
:
fuori
il
rapporto
Menabrea
!
Io
sfido
il
signor
Crispi
a
produrlo
,
il
rapporto
Menabrea
!
-
egli
non
deve
avere
,
per
Dio
,
difficoltà
a
produrlo
-
egli
che
in
febbraio
1891
,
lasciando
la
Consulta
,
se
l
'
era
prudentemente
asportato
-
e
,
non
più
ministro
,
in
quel
marzo
'91
e
ancora
due
anni
dopo
,
lo
conservava
amorosamente
nel
suo
cassetto
(
a
proposito
di
sottrazione
di
documenti
d
'
ufficio
!
!
!
)
per
darne
da
leggere
i
brani
che
gli
accomodavano
,
a
chi
veniva
per
altissimo
ordine
a
reclamargli
la
restituzione
della
copia
del
decreto
;
per
darli
da
leggere
due
anni
appresso
,
quando
in
marzo
'93
il
brutto
affare
venne
scoperto
,
ai
giornalisti
di
cui
invocava
le
difese
!
Lo
sfido
,
ripeto
,
il
signor
Crispi
,
a
produrlo
quel
rapporto
Menabrea
,
a
darlo
da
leggere
intero
,
-
non
come
lo
ha
mostrato
al
giornalista
Mantegazza
-
e
se
non
vuol
darlo
da
leggere
a
me
,
a
darlo
ai
primi
cinque
gentiluomini
che
gli
indicherò
!
E
a
chi
darà
egli
ad
intendere
che
in
quel
momento
in
cui
l
'
Italia
Reale
aveva
stritolato
le
sue
bugie
,
lo
aveva
stritolato
sotto
i
documenti
,
al
punto
da
costringere
la
Tribuna
a
dichiarare
ormai
necessario
un
processo
per
far
luce
-
in
quel
momento
in
cui
era
ridotto
per
ultimo
scampo
a
metter
fuori
le
due
misere
lettere
sue
del
25
luglio
e
del
4
maggio
,
(
che
appunto
perché
sue
provavan
nulla
)
,
egli
avrebbe
rinunziato
a
metter
fuori
il
rapporto
Menabrea
,
il
solo
che
poteva
sembrare
giustificarlo
!
il
solo
che
in
quel
momento
sarebbe
bastato
per
tutti
!
A
chi
darà
egli
ad
intendere
ch
'
ei
abbia
fatto
per
abnegazione
patriottica
!
e
che
solo
per
questo
se
la
cavasse
mostrandolo
-
e
sol
nella
parte
che
tornavagli
-
a
un
giornalista
,
di
soppiatto
,
perché
in
pubblico
gli
facesse
da
compare
e
attestasse
d
'
averlo
coi
proprii
occhi
veduto
!
Dunque
-
fuori
il
rapporto
!
ma
siccome
in
verità
io
vi
predico
che
il
signor
Crispi
da
questo
orecchio
non
ci
sente
-
voi
avete
capito
senz
'
altro
che
io
parlo
colla
sicurezza
precisa
di
quello
che
dico
;
ed
è
una
vera
disgrazia
per
il
signor
Crispi
che
il
rapporto
contenga
quella
schiacciante
riserva
-
la
quale
bastava
da
sola
a
rendere
la
decorazione
impossibile
.
E
quindi
è
solo
ad
abbondanza
che
dalla
lettera
del
l
°
maggio
scorso
contenente
le
dichiarazioni
di
un
eminente
ed
informatissimo
uomo
politico
francese
-
il
quale
fu
avvocato
di
Herz
nella
sua
lunga
causa
con
Rothschild
e
nelle
sue
vertenze
con
Reinach
,
riproduco
quest
'
altro
passo
testuale
:
"
Herz
,
per
causa
della
decorazione
,
si
guastò
in
seguito
con
Menabrea
,
avendo
appreso
che
egli
-
richiesto
da
Roma
di
informazioni
-
aveva
mandato
una
relazione
contenente
riserve
"
.
Le
riserve
da
Crispi
soppresse
!
Ma
seguitemi
,
che
il
bello
,
ossia
il
brutto
,
viene
poi
.
La
riserva
del
rapporto
Menabrea
era
tanto
eloquente
che
per
tutta
quella
state
del
'90
,
e
per
tutto
il
resto
di
quell
'
anno
,
la
domanda
di
decorazione
fu
messa
da
parte
,
a
dormire
!
Ma
il
povero
Reinach
aveva
il
vampiro
Herz
alle
costole
,
aveva
bisogno
di
ottenergli
la
decorazione
per
placarlo
,
ed
eccolo
,
ai
19
gennaio
'91
,
rivolgersi
al
suo
amministratore
in
Roma
,
perché
a
qualunque
costo
gli
si
ottenga
il
cordone
.
E
il
suo
carteggio
con
Crispi
per
l
'
affare
ricomincia
.
Vien
voglia
di
esclamare
:
quel
Reinach
!
che
faccia
di
bronzo
!
Aver
il
coraggio
di
rivolgersi
per
un
favore
di
quella
fatta
ad
un
uomo
da
lui
trattato
con
tanta
disinvoltura
,
e
che
da
ben
quattro
anni
aspettava
ancora
(
a
sentir
Crispi
!
)
gli
onorari
arretrati
dovutigli
!
e
onorari
di
cinquantamila
lire
!
Ora
sì
ch
'
era
il
momento
di
vendicarsi
di
un
debitore
così
moroso
!
e
tirar
fuori
quella
tal
riserva
prudente
del
rapporto
Menabrea
!
Ma
il
signor
Crispi
era
in
vena
di
perdonare
;
ai
suoi
onorari
neanche
ci
pensava
,
e
la
pratica
di
Reinach
lo
trova
d
'
una
amabilità
,
di
una
arrendevolezza
affatto
meravigliose
,
strabilianti
nell
'
uomo
che
ai
25
luglio
dell
'
anno
prima
aveva
bisogno
di
tante
informazioni
!
Le
informazioni
-
non
occorre
dirlo
,
erano
e
restavano
ancora
quelle
-
sempre
quelle
del
rapporto
Menabrea
.
Quello
stesso
rapporto
che
aveva
fatto
mettere
la
pratica
a
dormire
!
E
nessun
'
altra
di
nuova
?
Nessun
'
altra
!
Tanto
vero
che
per
giustificarsi
,
dopo
,
a
cose
scoperte
,
tirò
fuori
,
sempre
dal
suo
cassetto
di
studio
di
via
Gregoriana
,
quel
rapporto
unico
e
solo
!
Sgraziatamente
,
quando
meno
il
pensava
,
vale
a
dire
,
quando
appena
la
pratica
era
ripresa
,
le
sante
memorie
piombavano
su
lui
e
lo
rovesciavano
dal
potere
.
Rassegnate
le
dimissioni
,
Crispi
stette
provvisoriamente
in
carica
a
tutto
l'8
gennaio
,
per
il
solito
mantenimento
dell
'
ordine
e
per
il
disbrigo
degli
affari
ordinari
urgenti
.
Il
9
febbraio
Di
Rudinì
assunse
l
'
ufficio
.
Due
giorni
innanzi
,
il
7
mattina
,
ebbe
,
come
ministro
provvisorio
,
l
'
ultima
udienza
reale
,
per
la
firma
degli
ultimi
decreti
.
Proprio
in
quell
'
ultima
udienza
perché
l
'
ultimo
atto
del
grande
Ministero
fosse
degno
di
tutta
la
sua
vita
-
proprio
fra
gli
ultimi
decreti
il
Crispi
presentava
alla
firma
reale
la
onorificenza
del
gran
Cordone
di
San
Maurizio
e
Lazzaro
d
'
Italia
per
Cornelio
Herz
!
Poteva
la
Corona
in
quel
momento
rifiutarvisi
,
qualunque
fossero
le
riluttanze
istintive
?
No
.
Non
si
poteva
,
per
un
sentimento
di
cordialità
e
cortesia
ben
naturale
,
dir
no
in
una
udienza
di
congedo
ad
un
primo
ministro
che
affacciava
le
ragioni
del
rapporto
Menabrea
,
meno
quell
'
unica
taciuta
,
e
che
presentava
il
decreto
come
un
servizio
al
paese
!
-
l
'
ultimo
,
dopo
tanti
,
ch
'
egli
,
pur
nell
'
andarsene
,
rendeva
alla
patria
ingrata
;
e
il
servizio
consisteva
in
ciò
:
che
quella
onorificenza
altissima
era
desiderata
,
domandata
da
Freycinet
,
allora
presidente
del
Consiglio
dei
ministri
di
Francia
,
e
che
quindi
era
una
cortesia
personale
al
capo
del
governo
francese
,
la
quale
poteva
contribuire
a
migliorare
in
un
momento
difficile
i
nostri
rapporti
colla
Francia
e
diminuire
per
noi
i
danni
della
tensione
fra
i
due
paesi
!
E
questa
ragione
-
diciamolo
subito
-
questa
bugia
con
cui
si
vinsero
gli
ultimi
scrupoli
e
le
esitanze
della
Corona
-
che
cioè
la
decorazione
era
un
servizio
al
paese
,
perché
desiderata
e
richiesta
da
Freycinet
-
fu
poi
risfoderata
,
ma
in
forma
umoristicamente
più
timida
,
dal
Crispi
stesso
nella
Riforma
,
nella
ultima
miserevole
risposta
in
ritirata
,
davanti
agli
attacchi
dell
'
Italia
Rea
/
e
!
State
a
sentire
:
(
Riforma
29
marzo
1893
)
.
A
nessuno
può
destar
meraviglia
il
fatto
che
un
ministro
italiano
,
accusato
come
era
l
'
on
.
Crispi
di
francofobia
,
non
si
rifiutasse
recisamente
e
immediatamente
di
accordare
una
onorificenza
ad
un
uomo
che
notoriamente
era
in
intimi
rapporti
coi
governanti
e
gli
altri
principali
uomini
politici
francesi
,
che
dallo
stesso
governo
francese
era
stato
insignito
di
un
'
alta
onorificenza
nella
Legion
d
'
onore
:
e
quando
avea
motivo
di
ritenere
che
,
acconsentendo
,
avrebbe
fatto
cosa
gradita
a
quei
governanti
.
Avea
motivo
di
ritenere
!
non
potea
rifiutarsi
recisamente
!
quanta
modestia
improvvisa
di
frasi
!
Ma
no
,
on
.
Crispi
!
voi
avete
fatto
assai
di
più
che
non
rifiutarvi
recisamente
!
Avete
preso
la
cosa
tanto
a
petto
,
che
questa
volta
non
badaste
più
ai
requisiti
che
ci
volevano
,
questa
volta
vi
tornò
buono
il
vecchio
rapporto
del
Menabrea
e
del
"
motivo
a
ritenere
"
avete
fatto
di
punto
in
bianco
un
desiderio
di
Freycinet
,
e
per
contentarlo
-
proprio
voi
,
che
nella
lettera
25
luglio
affacciavate
tanti
ostacoli
-
avete
pensato
bene
di
saltar
via
degli
ostacoli
il
più
grosso
,
presentando
il
decreto
di
onorificenza
alla
firma
,
a
insaputa
o
meglio
di
nascosto
del
Consiglio
dell
'
Ordine
,
il
cui
previo
avviso
è
prescritto
per
questi
decreti
:
ma
al
Consiglio
dell
'
Ordine
si
sarebbe
dovuto
presentare
la
domanda
di
Freycinet
,
si
sarebbe
dovuto
presentare
,
non
monco
,
il
rapporto
di
Menabrea
.
Evidentemente
era
più
spiccio
cogliere
di
sorpresa
la
Corona
!
E
per
fare
tutto
questo
,
per
conferire
ad
un
affarista
straniero
di
quella
risma
una
altissima
onorificenza
italiana
,
rifiutata
a
senatori
,
a
generali
italiani
,
per
far
senza
persino
del
Consiglio
dell
'
Ordine
,
per
sorprendere
la
buona
fede
del
re
,
si
sceglie
di
straforo
l
'
ultima
udienza
di
congedo
,
approfittando
,
diciamo
la
parola
"
abusando
"
dell
'
ufficio
provvisoriamente
tenuto
pel
mantenimento
dell
'
ordine
e
pel
disbrigo
degli
affari
ordinari
!
Altro
che
gli
scrupoli
della
lettera
25
luglio
'90
!
Meno
male
che
di
questo
,
quando
in
ombra
lo
accennai
,
persino
l
'
Opinione
si
scandalizzò
!
Ma
andiamo
avanti
che
il
bello
,
ossia
il
brutto
,
viene
poi
.
Le
bugie
,
dice
il
proverbio
,
hanno
le
gambe
corte
.
E
siccome
si
dava
la
combinazione
che
il
Ressmann
(
povero
Ressmann
,
l
'
hai
pagata
cara
!
)
quei
giorni
si
trovasse
in
Roma
,
la
bugia
naturalmente
fu
subito
scoperta
.
Poiché
il
Ressmann
,
per
desiderio
della
Corona
interrogato
,
udito
appena
del
decreto
firmato
,
da
uomo
onesto
,
non
nascose
il
suo
stupore
,
sia
per
la
cattiva
fama
di
cui
l
'
Herz
risultavagli
circondato
,
sia
per
la
assoluta
sua
incredulità
riguardo
alla
storiella
spacciata
dal
Crispi
alla
Corona
,
che
si
trattasse
di
un
desiderio
di
Freycinet
.
Appunto
in
questa
circostanza
il
Ressmann
rammentò
che
,
non
per
niente
,
l
'
anno
prima
,
sapendo
i
rapporti
di
Herz
col
suo
principale
Menabrea
,
si
era
schivato
dal
rispondere
ad
una
domanda
di
informazioni
.
Ad
ogni
modo
-
ad
abbondanza
di
scrupoli
-
promise
che
a
Parigi
,
ove
subito
tornava
,
avrebbe
appurato
il
fatto
di
Freycinet
.
(
Il
Ressmann
è
vivo
:
è
gentiluomo
.
Mi
smentisca
se
io
mento
)
.
Frattanto
queste
prime
gravissime
impressioni
del
Ressmann
,
non
potevano
non
far
grave
senso
in
chi
avea
consentito
la
firma
sulla
fede
del
motivo
addottogli
e
per
alta
cortesia
verso
un
ministro
dimissionario
.
Qualunque
sia
il
giudizio
sulle
decorazioni
,
non
può
piacere
a
nessun
capo
di
Stato
il
sapere
che
una
delle
più
alte
onorificenze
a
cui
si
legano
,
oltre
i
confini
,
il
nome
nazionale
e
il
prestigio
del
proprio
paese
,
sia
il
frutto
di
un
inganno
e
fregi
il
petto
di
uno
straniero
di
mala
fama
.
Fu
altissimo
desiderio
che
,
ad
ogni
buon
fine
e
in
attesa
delle
informazioni
ulteriori
che
sarebbero
giunte
da
Parigi
,
venisse
per
intanto
tenuta
in
sospeso
la
registrazione
del
decreto
,
non
che
il
rilascio
della
copia
all
'
interessato
.
È
notorio
difatti
che
per
tutte
queste
pratiche
burocratiche
non
occorrono
ordinariamente
mai
meno
di
una
quindicina
di
giorni
e
anche
più
.
Ma
era
destino
che
si
andasse
di
sorpresa
in
sorpresa
.
La
persona
incaricata
di
eseguir
l
'
alto
ordine
,
va
da
Domenico
Berti
e
trova
,
con
suo
stupore
...
che
,
per
sospendere
,
è
troppo
tardi
.
Che
cosa
era
avvenuto
?
Una
cosa
semplicissima
:
quella
mattina
stessa
del
7
febbraio
,
appena
uscito
dalla
udienza
di
congedo
reale
,
colla
stessa
carrozza
che
già
attendevalo
,
senza
perdere
un
minuto
,
Francesco
Crispi
era
andato
dritto
dritto
dal
Quirinale
al
Magistero
degli
Ordini
,
era
piombato
come
una
saetta
,
povero
Berti
,
e
,
messogli
il
decreto
firmato
sotto
il
naso
,
ne
aveva
reclamata
la
registrazione
immediata
e
il
rilascio
della
copia
in
giornata
.
Tutto
ciò
per
una
nomina
tenuta
nascosta
al
Consiglio
dell
'
Ordine
,
ottenuta
con
una
bugia
e
in
base
ad
un
rapporto
bugiardamente
mutilato
.
Altro
che
gli
scrupoli
meticolosi
e
lo
andare
col
piè
di
piombo
della
lettera
del
25
luglio
!
Il
Berti
ebbe
un
bel
protestare
che
non
era
possibile
,
che
ci
volevano
al
solito
una
quindicina
di
giorni
,
che
,
anche
a
far
prestissimo
,
parecchi
dì
abbisognavano
:
Francesco
Crispi
non
intendeva
ragioni
.
Voleva
ad
ogni
costo
in
giornata
registrazione
e
copia
per
l
'
interessato
,
e
Domenico
Berti
chinò
la
testa
promettendogli
che
in
giornata
l
'
avrebbe
.
E
così
fu
.
E
qui
,
ad
illustrare
la
buona
fede
del
signor
Crispi
,
ritorna
edificante
il
confronto
fra
la
prima
audace
smentita
della
Riforma
e
quella
di
poi
,
quando
le
lettere
dell
'
Italia
Reale
l
'
obbligarono
a
ringoiarsela
.
Al
23
marzo
1893
la
Riforma
stampava
esser
tutta
una
vile
menzogna
ed
"
essere
fatto
notorio
ed
accertato
che
fu
l
'
on
.
Crispi
stesso
a
non
dar
corso
(
!
)
alla
decorazione
di
Herz
"
.
Al
29
marzo
,
sei
giorni
dopo
,
messa
al
muro
,
confessava
pudicamente
:
"
Fece
l
'
on
.
Crispi
,
negli
ultimi
giorni
del
suo
ministero
,
firmare
il
decreto
,
la
cui
copia
gli
fu
trasmessa
il
6
febbraio
"
.
Oh
pudica
Riforma
!
Ti
vergogni
tanto
di
dir
chiaro
che
tutto
avvenne
,
decreto
e
consegna
,
in
un
giorno
solo
e
medesimo
,
tanta
era
la
furia
di
tuo
zio
!
e
che
la
copia
"
che
gli
fu
trasmessa
"
fu
il
Crispi
in
persona
a
pretenderla
,
appena
avuta
la
firma
in
tasca
e
che
quel
dì
7
il
suo
ministero
(
!
)
era
caduto
da
sette
giorni
!
Non
restò
che
aver
pazienza
ed
attendere
le
informazioni
di
Ressmann
da
Parigi
,
sperando
che
almeno
confermassero
trattarsi
di
un
favore
a
Freycinet
.
Le
informazioni
arrivano
...
e
sono
desolanti
.
Ressmann
non
solo
conferma
i
pessimi
ragguagli
sull
'
Herz
,
ma
avverte
che
,
recatosi
dal
presidente
del
Consiglio
Freycinet
,
per
domandargli
se
era
vero
che
il
gran
cordone
per
l
'
Herz
era
stato
desiderato
e
chiesto
secondo
che
Crispi
avea
detto
al
re
,
al
sentir
questo
"
scattò
"
addirittura
,
protestò
con
apostrofi
vivacissime
contro
la
menzogna
e
contro
l
'
abuso
del
nome
suo
ed
ebbe
duri
epiteti
per
l
'
Herz
,
dicendo
che
era
stanco
di
sentirsi
nominare
quel
mal
'
arnese
,
chiamandosi
già
anche
troppo
arrabbiato
perché
si
fosse
dovuta
conferire
all
'
Herz
-
per
far
piacere
al
Menabrea
-
una
onorificenza
francese
.
Insomma
non
c
'
era
più
dubbio
;
il
re
dal
Crispi
era
proprio
stato
ingannato
.
Altro
che
protestargli
devozione
a
chiacchiere
!
Apro
una
parentesi
.
Il
fatto
di
un
decreto
estorto
a
questo
modo
mi
sembrò
così
grave
,
che
,
oltre
l
'
accertarmene
in
Roma
,
ho
voluto
accertarmene
a
Parigi
.
E
la
conferma
avuta
su
questo
punto
chiarirà
anche
per
il
resto
,
la
precisione
con
cui
scrivo
.
Pregai
dunque
l
'
amico
Eandi
a
Parigi
che
si
rivolgesse
a
voce
,
o
meglio
,
per
iscritto
,
al
senatore
Feycinet
con
una
domanda
precisa
,
onde
averne
precisa
risposta
per
sì
o
per
no
.
La
domanda
,
fatta
per
iscritto
,
fu
concepita
in
questi
termini
:
Parigi
,
7-5-'95
Signor
senatore
,
dal
mio
amico
Felice
Cavallotti
,
il
deputato
dell
'
Estrema
Sinistra
,
ricevo
l
'
incarico
di
domandarvi
qualche
schiarimento
intorno
al
decreto
che
conferiva
a
CornelioHerz
il
gran
cordone
dei
Ss
.
Maurizio
e
Lazzaro
.
Si
assicura
che
il
ministro
Crispi
disse
al
re
,
che
sottoscrivendo
quel
decreto
,
avrebbe
fatto
cosa
grata
a
voi
;
e
che
richiesto
dal
nostro
ambasciatore
Ressmann
dichiaraste
falso
quanto
a
voi
si
riferiva
.
F
.
Cavallotti
non
desidera
che
la
conferma
o
no
della
vostra
smentita
;
vi
sarei
grato
se
voleste
darmi
cinque
minuti
in
proposito
.
Gradite
signor
senatore
ecc
.
G
.
EANDI
Risposta
scritta
di
Freycinet
:
Paris
,
8
mai
1895
Je
m
'
empresse
de
repondre
a
votre
lettre
d
'
hier
.
Je
ne
possède
pas
de
renseignements
sur
la
question
qui
vous
occupe
et
je
ne
puis
que
confirmer
pleinement
la
déclaration
de
votre
ambassadeur
.
Agréez
,
monsieur
,
l
'
expression
de
ma
consideration
très
distinguée
C
.
DE
FREYCINET
M
.
r
Giovanni
Eandi
Délégué
de
l
'
Association
Syndacale
de
la
Presse
étrangère
.
Non
commento
e
tiro
avanti
.
Arrivata
la
informazione
da
Parigi
,
il
re
non
esitò
un
solo
minuto
.
Un
provvedimento
,
e
subito
,
s
'
imponeva
.
Bella
novità
sento
dirmi
.
Questo
non
fu
merito
delta
Corona
!
questo
fu
tutto
merito
di
Crispi
!
Lo
ha
fatto
stampar
lui
nella
Riforma
a
più
riprese
(
Riforma
23
marzo
,
25
marzo
,
29
marzo
'93
)
,
e
a
lettere
di
scatola
,
che
questo
si
deve
a
lui
solo
!
Che
fu
lui
e
nessun
altri
a
lacerare
il
decreto
con
le
sue
mani
appena
vennero
informazioni
diverse
.
Ancora
adesso
,
nel
darmi
del
mentitore
e
di
tutti
i
titoli
,
ha
stampato
da
capo
nella
sua
Riforma
(
10
giugno
'95
,
n
.
148
)
"
che
l
'
on
.
Crispi
lasciò
il
potere
il
9
febbraio
dopo
avere
spontaneamente
deciso
di
sospendere
l
'
effetto
del
decreto
per
l
'
onorificienza
,
mentre
avrebbe
potuto
liberamente
dargli
corso
(
quanta
bontà
!
)
:
e
quindi
l
'
assurdo
della
calunnia
del
signor
Cavallotti
è
evidente
"
.
Altro
che
evidente
!
Avendolo
sospeso
,
il
decreto
,
-
come
essa
dice
-
prima
del
9
ed
essendo
stato
firmato
il
7
-
il
Crispi
non
attese
neanche
il
tempo
per
scrivere
a
Parigi
!
-
non
ha
fatto
che
farlo
firmare
,
prenderlo
dalle
mani
del
re
e
stracciarlo
!
!
!
Un
gusto
come
un
altro
.
Ma
che
si
vuole
di
più
?
C
'
è
là
,
stampata
la
lettera
del
signor
Crispi
del
4
maggio
1891
,
dove
prega
il
Reinach
di
non
più
insistere
,
perché
è
venuto
un
rapporto
contrario
!
È
vero
che
la
lettera
è
del
4
maggio
,
ossia
di
nientemeno
che
tre
mesi
dopo
;
ma
la
risoluzione
,
non
c
'
è
ombra
di
dubbio
,
Crispi
l
'
ha
presa
prima
del
9
febbraio
.
Lo
dice
lui
e
tanto
basta
.
Vediamo
dunque
in
che
modo
il
signor
Crispi
,
appena
avute
le
informazioni
diverse
,
si
affrettava
a
lacerare
il
decreto
.
Giunto
che
fu
il
rapporto
sfavorevole
del
Ressmann
,
capitava
il
dì
appresso
a
Domenico
Berti
la
visita
del
commendatore
Rattazzi
,
ministro
della
Real
Casa
(
possiam
fargli
il
nome
,
perché
già
fu
detto
dall
'
on
.
Di
Rudinì
davanti
ai
Sette
,
e
al
Di
Rudinì
,
come
vedremo
,
il
Rattazzi
,
per
debito
d
'
ufficio
,
dové
narrare
ogni
cosa
)
;
e
,
d
'
incarico
del
re
,
significava
al
Berti
le
notizie
arrivate
da
Ressmann
,
e
la
necessità
che
egli
si
recasse
dal
Crispi
,
per
fargli
restituire
il
diploma
.
Il
Berti
,
all
'
annuncio
,
per
poco
non
isviene
dalla
emozione
.
Dice
che
ormai
è
cosa
fatta
,
che
non
v
'
era
più
rimedio
,
che
il
tornarci
sopra
poteva
esser
peggio
,
e
che
ad
ogni
modo
lui
non
sentivasi
di
andar
ad
affrontare
il
Crispi
:
insomma
,
scongiura
di
dispensarnelo
.
Ribadendogli
l
'
on
.
Rattazzi
trattarsi
di
un
desiderio
del
re
,
l
'
on
.
Berti
rispose
che
si
riserbava
di
parlarne
a
S.M.
egli
medesimo
.
Visto
che
non
ci
era
nulla
a
cavarne
,
il
comm
.
Rattazzi
riferiva
l
'
esito
della
gita
e
riceveva
l
'
incarico
di
andare
dal
Crispi
direttamente
lui
.
Trattandosi
però
di
un
atto
politico
,
prima
di
andarci
,
il
comm
.
Rattazzi
,
per
doverosa
correttezza
,
si
recava
dal
presidente
del
Consiglio
in
carica
,
l
'
on
.
Di
Rudinì
,
ad
esporgli
il
desiderio
dì
S.M.
e
sentirne
l
'
avviso
.
Eravamo
alla
seconda
metà
del
febbraio
.
Ora
lascio
la
parola
all
'
on
.
Di
Rudinì
il
quale
davanti
al
Comitato
dei
Sette
naturalmente
fece
un
semplice
riassunto
.
"
A
domanda
.
R
.
:
Quando
io
andai
al
ministero
,
seppi
dal
Rattazzi
che
,
per
proposta
dell
'
on
.
Crispi
,
S.M.
aveva
concesso
una
onorificenza
,
il
gran
cordone
Mauriziano
,
e
che
S.M.
desiderava
revocare
il
decreto
.
Risposi
che
a
mio
modo
di
sentire
,
S.M.
aveva
ragione
di
opporsi
.
"
E
fermiamoci
per
ora
qui
.
Ripiglieremo
l
'
interrogatorio
più
avanti
.
Avuto
questo
assenso
dall
'
on
.
Di
Rudinì
,
l
'
on
.
Rattazzi
prendeva
il
suo
coraggio
a
due
mani
e
si
recava
in
via
Gregoriana
ad
affrontare
la
tempesta
.
Ahimè
!
ci
siamo
.
Senza
molti
preamboli
l
'
on
.
Rattazzi
annunzia
,
all
'
onorevole
Crispi
,
che
veniva
per
incarico
e
desiderio
del
re
a
pregarlo
di
restituire
il
diploma
,
ritirato
da
lui
,
essendo
giunte
da
Parigi
sull
'
Herz
informazioni
pessime
e
per
di
più
essendo
giunta
a
cognizione
di
S.M.
che
la
ragione
politica
addotta
per
l
'
onorificienza
non
sussisteva
,
da
che
il
presidente
del
Consiglio
Freycinet
,
interrogato
s
'
ei
l
'
avesse
desiderata
o
chiesta
,
aveva
recisamente
smentita
la
cosa
.
Crispi
scatta
furiosamente
esclamando
:
"
È
impossibile
!
Non
è
vero
!
"
.
L
'
altro
gli
osserva
cortesemente
e
con
flemma
che
il
negare
non
serve
,
che
la
smentita
proviene
direttamente
da
Parigi
,
dal
Ressmann
,
raccolta
dalla
bocca
stessa
del
Freycinet
,
(
ah
,
povero
Ressmann
,
l
'
hai
pagata
cara
!
)
e
che
le
notizie
intorno
all
'
Herz
sono
proprio
cattivissime
.
Crispi
,
confuso
,
protesta
ch
'
egli
ne
avea
avuto
di
eccellenti
dall
'
ambasciatore
Menabrea
(
quelle
tali
del
rapporto
famoso
dell
'
anno
addietro
,
in
seguito
al
quale
la
pratica
si
era
dovuta
metter
la
prima
volta
a
dormire
!
)
e
che
riserbavasi
di
fargliele
vedere
per
convincere
lui
ed
il
re
.
Insomma
per
quel
giorno
non
ci
fu
verso
di
cavarne
nulla
.
Altro
che
stracciare
il
decreto
appena
giunte
le
informazioni
nuove
!
Il
Rattazzi
si
reca
ad
informare
della
resistenza
energica
trovata
,
tanto
il
re
che
il
Di
Rudinì
,
colla
cui
piena
intesa
,
ritorna
infatti
,
di
lì
a
qualche
giorno
,
dal
Crispi
,
e
lo
trova
più
duro
,
più
ricalcitrante
che
mai
.
A
un
certo
punto
il
Crispi
tira
fuori
finalmente
da
un
cassetto
del
suo
scrittoio
,
a
destra
,
il
famoso
rapporto
Menabrea
(
ah
Giolitti
,
Giolitti
sottrattore
di
documenti
!
)
dove
eran
segnati
dei
brani
,
e
ne
legge
col
Rattazzi
quelli
che
a
lui
Crispi
facevan
comodo
nei
quali
infatti
si
parlava
dei
meriti
scientifici
dell
'
Herz
e
della
sua
campagna
del
1870;
ma
nella
lettura
scappa
fuori
,
e
l
'
altro
afferra
naturalmente
,
anche
il
brano
dove
il
Menabrea
,
per
discarico
di
coscienza
,
accennava
al
genere
di
vita
equivoco
dell
'
Herz
,
e
sconsigliava
l
'
altissima
decorazione
!
Il
Crispi
,
confuso
e
colto
in
fallo
,
si
rimangia
una
parte
delle
sue
parole
,
si
degna
convenire
che
il
rapporto
Menabrea
non
è
tutto
favorevole
(
figurarsi
poi
che
cosa
sarebbe
stato
,
se
Menabrea
nel
mentre
lo
dettava
non
fosse
stato
debitore
dell
'
Herz
!
)
ma
,
aggiunge
,
che
infine
qualche
cosa
di
favorevole
ci
si
trova
(
sfido
io
!
)
e
promette
di
mandargli
le
informazioni
trascritte
,
perché
anche
S.M.
si
persuada
.
Insomma
di
fargli
restituire
il
diploma
neanche
quella
seconda
volta
non
vi
fu
verso
!
Altro
che
stracciar
il
decreto
non
appena
giunte
le
informazioni
contrarie
!
Arrivano
di
fatti
,
il
di
appresso
,
al
Rattazzi
i
famosi
estratti
delle
informazioni
del
rapporto
.
Inutile
il
dire
che
le
cattive
erano
state
omesse
!
Altra
visita
inutile
;
altra
resistenza
del
Crispi
che
piglia
tempo
qualche
giorno
ancora
.
Ma
qui
dobbiamo
far
pausa
un
istante
,
e
aprire
una
parentesi
,
perché
qui
si
intercala
un
curioso
intermezzo
che
,
da
quanto
narrai
,
riceve
finalmente
la
spiegazione
.
Evidentemente
le
cose
pel
Crispi
si
imbrogliavano
.
Le
insistenze
del
Rattazzi
,
nel
compimento
del
suo
dovere
,
mettevano
il
Crispi
colle
spalle
al
muro
.
Quel
caro
Reinach
,
per
amor
del
quale
si
era
così
compromesso
,
lo
aveva
posto
in
un
gran
brutto
impiccio
:
chi
sa
(
voi
direte
)
in
cuor
suo
quante
imprecazioni
doveva
mandargli
!
Ohibò
!
Proprio
in
quei
giorni
che
il
Rattazzi
lo
tormentava
,
era
venuta
a
Crispi
la
felice
ispirazione
di
telegrafare
al
Reinach
a
Parigi
,
di
venire
ad
intendersi
a
viva
voce
.
È
telegramma
,
del
resto
non
più
negato
,
che
I
'
Y
.
della
Italia
Reale
ebbe
nelle
proprie
mani
.
E
il
risultato
di
questa
chiamata
improvvisa
nei
giorni
che
il
Crispi
era
,
per
colpa
del
Reinach
,
assediato
e
messo
dal
Rattazzi
alle
strette
,
è
la
improvvisa
commovente
risoluzione
del
Crispi
di
ritornare
avvocato
di
quel
Reinach
al
quale
doveva
tanti
guai
,
e
che
,
a
suo
dire
,
non
gli
aveva
neanche
pagato
ancora
gli
onorarj
di
quattro
anni
(
!
)
indietro
.
Ah
!
quella
chiamata
frettolosa
del
Reinach
a
Roma
e
quella
cara
lettera
di
comodo
,
proprio
del
17
febbraio
(
nei
giorni
delle
visite
Rattazzi
!
)
tirata
fuori
dalla
Riforma
!
"
Caro
Jacques
,
poiché
lo
volete
,
tenetemi
per
vostro
avvocato
!
"
.
E
quella
improvvisa
liquidazione
di
arretrati
,
proprio
in
quei
giorni
,
che
intermezzo
comico
e
faceto
!
Farei
torto
ai
lettori
,
che
hanno
già
capito
,
se
mi
perdessi
ad
illustrarlo
.
Ripigliamo
il
filo
del
racconto
,
che
è
meglio
.
Dopo
l
'
ultima
inutile
visita
,
capita
al
comm
.
Rattazzi
uno
dei
soliti
bigliettini
nervosi
del
Crispi
che
gli
dice
di
ripassare
da
lui
.
-
Meno
male
,
avrà
pensato
il
Rattazzi
,
finalmente
si
è
persuaso
!
Va
e
trova
il
Crispi
,
rasserenato
,
che
gli
dice
:
"
C
'
è
del
nuovo
!
"
.
Il
nuovo
era
questo
:
l
'
on
.
Crispi
tirò
fuori
dal
cassetto
un
bel
vaglia
di
60.000
lire
,
col
quale
,
disse
lui
,
visto
che
i
titoli
dell
'
Herz
non
persuadevano
,
si
poteva
aggiustar
tutto
(
!
)
mediante
elargizione
di
beneficenza
dell
'
Herz
al
Magistero
dell
'
Ordine
!
Tableau
!
E
siccome
la
scena
il
Rattazzi
l
'
ha
dovuta
per
forza
,
per
dover
suo
,
raccontare
subito
allora
al
ministro
Di
Rudinì
come
vedremo
-
possiamo
provarci
a
raccontarla
quasi
fotograficamente
,
anche
noi
.
Il
Crispi
e
il
Rattazzi
stavano
seduti
.
Alla
strana
,
inattesa
,
esibizione
il
Rattazzi
si
alzò
da
sedere
e
con
un
gesto
della
mano
repulsivo
,
significantissimo
,
disse
al
Crispi
:
"
Ah
no
,
la
prego
!
Per
carità
non
tiri
fuori
di
quella
roba
.
A
prendere
del
denaro
di
Francia
per
una
decorazione
italiana
,
che
direbbero
i
francesi
di
noi
?
"
.
E
Crispi
:
"
È
una
lezione
che
lei
mi
vuol
dare
?
"
(
testuale
)
.
Rattazzi
:
"
Non
è
una
lezione
.
Le
dico
che
il
decoro
del
re
,
del
Governo
italiano
,
del
Paese
ne
va
di
mezzo
e
la
invito
,
ancora
un
'
ultima
volta
,
in
nome
del
re
,
che
lo
vuole
,
a
restituirmi
il
diploma
"
.
Crispi
:
"
No
:
questo
no
.
Né
oggi
,
né
mai
"
.
Rattazzi
comprese
che
era
tempo
perso
:
troncò
il
colloquio
e
andò
a
render
conto
al
ministro
Di
Rudinì
della
scenata
.
Rudinì
comprese
che
bisognava
finirla
:
appoggiò
la
decisione
del
re
e
S.M.
il
re
dispose
che
il
decreto
non
avesse
corso
.
Ora
,
a
maggiore
conferma
del
racconto
,
possiamo
qui
ripigliare
il
resto
dell
'
interrogatorio
Di
Rudinì
,
davanti
il
Comitato
dei
Sette
.
Interrogatorio
Di
Rudinì
.
"
Tornò
Rattazzi
e
mi
disse
che
Crispi
insisteva
dicendo
che
Herz
avrebbe
elargito
L.60.000
all
'
Ospedale
Mauriziano
,
e
che
S.M.
resisteva
.
Risposi
che
S.M.
aveva
,
per
me
,
ragione
di
resistere
e
seppi
poi
che
S.M.
aveva
ritirato
il
decreto
.
Del
resto
io
non
conoscevo
l
'
Herz
e
la
ragione
della
mia
opposizione
si
deve
alla
mia
costante
ripugnanza
a
conferire
onorificenze
a
stranieri
,
specie
quando
vi
sia
di
mezzo
come
forma
di
corrispettivo
il
denaro
...
Infine
tutto
il
merito
della
non
conferita
onorificenza
all
'
Herz
si
deve
al
re
.
"
E
in
quest
'
affare
non
ci
è
che
dire
,
la
correttezza
del
Re
fu
appena
uguale
alla
sua
pazienza
!
Così
,
e
in
questo
modo
,
Crispi
,
informato
delle
notizie
sfavorevoli
sull
'
Herz
,
"
aveva
lacerato
il
decreto
"
!
Ma
domando
io
:
se
la
resistenza
del
signor
Crispi
fosse
stata
onesta
e
lecita
,
perché
negarla
così
spudoratamente
?
E
,
colto
in
flagrante
colla
sua
menzogna
,
che
bisogno
di
altro
per
giudicar
le
restanti
?
A
che
serve
tentare
ancora
negar
le
lettere
dell
'
Italia
Reale
chiamate
al
primo
giorno
tutte
false
,
dopo
che
per
propria
difesa
vi
siete
ridotti
ad
ammetterne
e
confessarne
parecchie
?
O
non
dirle
tutte
false
prima
,
o
confessarle
tutte
vere
poi
.
Dove
siano
d
'
altronde
andate
a
finire
le
60.000
lire
mostrate
da
Crispi
al
comm
.
Rattazzi
è
un
quesito
che
l
'
Opinione
ha
voluto
porre
a
sé
medesima
.
Io
non
lo
pongo
,
poiché
mi
occupo
solo
delle
cose
che
so
e
che
mi
risultano
certe
e
provate
.
Perciò
,
qualunque
sia
stata
la
fine
delle
60.000
lire
che
erano
quel
dì
già
in
mano
al
Crispi
,
(
rispettiamo
l
'
impenetrabile
segreto
e
ammettiamo
che
Crispi
abbia
aperto
la
finestra
e
fattele
volar
via
)
io
mi
occupo
di
quell
'
altre
50.000
,
posteriori
,
su
cui
di
dubbio
non
ce
ne
resta
più
.
E
,
se
un
'
ombra
ne
restasse
,
basterebbe
a
dissiparla
il
sentire
l
'
onesto
accusato
,
scoperto
bugiardo
a
quel
modo
,
in
tutte
le
difese
sue
,
dalla
prima
all
'
ultima
,
l
'
onesto
dilettante
di
testimonianze
false
e
di
falsi
,
ricorrere
all
'
ultima
ratio
e
gridare
:
"
Mostratemi
il
foglio
dove
io
l
'
abbia
confessato
!
"
.
No
,
no
,
onesto
accusato
:
questo
nei
casi
tuoi
,
non
si
usa
.
Questo
nessun
pratico
lo
fa
,
bisognerebbe
essere
un
imbecille
.
Quando
si
fanno
le
ricevute
in
questi
casi
,
si
fanno
in
forma
prudenziale
,
come
la
tua
:
"
Ricevo
la
fav
.
v
.
col
noto
documento
.
Mi
metto
subito
all
'
opera
e
riusciremo
presto
"
.
Ma
è
appunto
per
questo
che
si
ricorre
in
questi
casi
ad
altre
prove
!
E
tu
hai
già
confessato
anche
troppo
il
18
marzo
1893
,
quando
all
'
annunzio
della
scoperta
delle
50.000
pagateti
,
invece
di
scattar
furibondo
,
hai
balbettato
nel
dispaccio
della
Stefani
che
erano
pagamento
d
'
onorari
vecchi
:
fu
incauto
confessare
il
pagamento
,
mentre
del
titolo
che
ne
hai
addotto
ti
è
mancata
la
prova
!
Io
,
invece
,
ho
dovuto
e
potuto
provarti
colla
testimonianza
precisa
del
relatore
della
inchiesta
,
colla
testimonianza
solenne
del
suicida
in
persona
,
colla
lettera
Reinach
24
marzo
-
ammessa
dalla
Riforma
tardivamente
e
per
forza
-
che
il
titolo
era
un
altro
:
che
le
cinquantamila
lire
furono
date
per
il
cordone
di
Herz
-
e
per
niente
altro
.
È
prova
piena
sì
o
no
?
Dopo
scoperte
le
tue
bugie
e
dopo
letti
i
tuoi
precedenti
,
basterebbe
ad
un
magistrato
la
decima
parte
di
quella
prova
!
Ma
la
prova
esubera
,
perché
il
signor
Crispi
e
la
Riforma
si
incaricavano
di
completarla
.
Io
non
so
immaginare
-
dopo
quello
che
siamo
venuti
scoprendo
-
documenti
più
gravi
per
il
Crispi
di
quella
lettera
Reinach
del
30
aprile
1891
e
di
quella
lettera
Crispi
del
4
maggio
successivo
che
la
Riforma
"
disorientata
"
ha
commesso
la
imprudenza
di
pubblicare
.
Il
30
aprile
(
quasi
un
mese
e
mezzo
dopo
che
il
decreto
era
stato
annullato
dal
re
)
Reinach
scriveva
a
Crispi
(
Riforma
29
marzo
1893
)
:
"
sono
davvero
molto
infelice
perché
non
mi
fate
questo
piacere
e
favore
"
.
Lamento
che
concorda
perfettamente
con
quello
dell
'
altra
sua
lettera
trovata
nel
piego
:
"
Ho
dato
a
Crispi
cinquantamila
lire
per
un
affare
che
poi
non
ha
fatto
"
.
E
-
in
data
4
maggio
1891
-
finalmente
il
Crispi
scrive
candidamente
a
Reinach
(
Riforma
,
29
marzo
1893
)
una
lettera
monumento
ove
dice
:
Roma
,
4
maggio
1891
Caro
Jacques
,
vi
prego
di
non
insistere
più
nella
domanda
per
la
saputa
decorazione
.
Le
ragioni
per
le
quali
era
stata
domandata
son
venute
meno
...
Mancando
la
ragione
politica
ed
i
meriti
del
decorando
,
prudenza
esige
non
se
ne
parli
più
.
Del
resto
fate
che
il
vostro
amico
renda
qualche
servizio
all
'
Italia
ed
allora
potrà
meritarsi
un
premio
al
quale
,
al
presente
,
parmi
non
possa
aver
diritto
.
Vostro
aff.mo
CRISPI
Oh
,
delicatissimo
uomo
!
Solamente
ai
4
di
maggio
,
due
mesi
dopo
che
il
decreto
era
annullato
,
ti
sei
risoluto
a
far
sapere
al
povero
Reinach
la
verità
?
E
non
gli
hai
detto
nulla
né
alla
fine
di
febbraio
,
né
ai
primi
di
marzo
,
quando
Rattazzi
ti
metteva
alle
strette
e
il
Reinach
per
tua
confessione
-
trovavasi
qui
in
Roma
chiamato
da
te
?
E
invece
di
sfogarti
irritato
con
lui
per
la
triste
figura
che
ti
aveva
fatto
fare
,
l
'
hai
lasciato
nella
sua
beata
illusione
,
al
punto
che
il
24
marzo
(
data
ammessa
da
te
,
provata
schiacciantemente
dall
'
indice
del
morto
)
per
abbreviare
i
ritardi
,
egli
credesse
necessario
ungere
ancora
le
ruote
e
ti
mandasse
le
50.000
lire
per
spese
di
cancelleria
,
come
è
detto
a
chiare
lettere
nel
verbale
di
Parigi
?
E
-
dopo
le
informazioni
sapute
sull
'
Herz
non
te
la
senti
venire
neanche
una
amara
parola
-
tu
che
tante
contro
i
galantuomini
ne
trovi
!
e
hai
il
coraggio
ancora
di
esprimere
in
termini
affettuosissimi
al
caro
Jacques
la
speranza
che
un
tipo
di
quel
genere
renda
alla
tua
Italia
servigi
?
Non
ai
4
di
maggio
,
ma
ai
4
di
marzo
la
dovevi
scrivere
quella
lettera
,
e
una
lettera
in
quei
termini
non
la
scrive
che
chi
ha
perduto
il
diritto
di
dire
le
sue
ragioni
.
Una
lettera
,
come
quella
,
poteva
scriverla
soltanto
chi
,
avendo
al
Reinach
il
5
marzo
taciuto
ogni
cosa
,
nascostogli
che
il
re
rivoleva
il
diploma
,
lasciava
partire
il
Reinach
nella
illusione
,
e
accettava
che
egli
mandasse
due
settimane
ancora
dopo
-
quando
il
decreto
non
era
più
!
-
50.000
lire
per
le
spese
di
cancelleria
del
medesimo
!
Evvia
:
io
non
cerco
nel
codice
come
si
chiamano
di
queste
cose
.
-
Mi
limito
a
dire
che
c
'
è
un
Dio
-
non
so
se
sia
quello
di
Napoli
;
-
ma
un
Dio
certamente
,
che
punisce
i
colpevoli
e
che
ha
suggerito
al
signor
Crispi
di
stampare
-
credendo
di
difendersi
-
la
lettera
accusatrice
del
24
maggio
!
Poiché
era
ben
chiaro
che
un
dì
o
l
'
altro
bisognava
pur
scriverla
!
Non
vedendo
mai
venir
nulla
,
il
Reinach
e
l
'
Herz
si
sarebbero
stancati
,
e
il
dì
che
dovette
confessare
,
il
signor
Crispi
,
nei
panni
suoi
,
non
poteva
pigliarli
che
colle
buone
.
Anzi
ancor
più
che
colle
buone
!
poiché
,
giunti
qui
al
termine
dell
'
istoria
,
possiamo
rifarci
al
principio
:
a
quella
intervista
del
gennaio
1893
col
redattore
della
Tribuna
,
dove
Crispi
lasciossi
sfuggire
essersi
trovato
a
Ginevra
con
Herz
all
'
Hotel
de
la
Paix
e
aver
pranzato
insieme
da
buoni
amici
.
E
siccome
è
presto
e
facilmente
accertato
che
l
'
incontro
fu
estivo
,
cioè
posteriore
alla
lettera
4
maggio
,
non
restami
che
ammirare
questa
affettuosa
,
incrollabile
,
insuperabile
amicizia
,
resistita
nel
cuore
dell
'
ex
ministro
ai
disinganni
sull
'
amico
suo
e
alle
pessime
e
perfide
informazioni
sul
di
lui
conto
mandate
da
quel
tristo
di
Ressmann
,
che
avean
fatto
lacerare
il
decreto
,
ma
per
tener
testa
alle
quali
l
'
amico
devoto
non
aveva
esitato
a
tener
testa
anche
al
re
!
E
avrei
finito
,
se
non
m
'
accorgessi
che
ho
dimenticato
di
far
cenno
di
quel
curioso
documento
apparso
nella
Relazione
dei
Cinque
,
e
che
il
prefetto
Winspeare
di
Milano
fu
ad
un
pelo
di
pagare
ben
caro
.
Parlo
del
telegramma
cifrato
26
marzo
'93
con
cui
il
prefetto
trasmetteva
a
Giolitti
,
Presidente
del
Consiglio
,
la
copia
di
un
dispaccio
di
Weill
-
Schott
a
Crispi
,
di
quel
giorno
,
che
diceva
:
Luciano
arrivato
qui
stanotte
sarà
Roma
Hotel
Europa
lunedì
mattina
,
mi
assicura
non
poter
nulla
consegnare
non
avendo
libera
disposizione
carte
paterne
.
Questo
telegramma
con
quella
data
,
che
nella
Relazione
dei
Cinque
sembrò
un
rebus
,
non
lo
è
più
per
il
lettore
che
mi
ha
seguito
fin
qui
.
Esso
coincide
col
momento
preciso
in
cui
Crispi
e
la
Riforma
(
che
-
alla
brutta
scoperta
di
Parigi
-
avean
creduto
di
salvarsi
col
dispaccio
della
Stefani
del
18
marzo
e
con
lo
smentire
ogni
cosa
)
si
trovavano
presi
fra
le
proprie
bugie
e
le
rivelazioni
schiaccianti
dell
'
Italia
reale
.
E
in
quei
dì
il
corrispondente
dell
'
Italia
Reale
a
Parigi
,
recatosi
d
'
ordine
del
suo
direttore
alla
palazzina
Reinach
,
a
parlare
con
Luciano
Reinach
,
apprendeva
precisamente
dal
famigliare
medesimo
dal
quale
aveva
già
avuto
le
copie
delle
lettere
,
che
il
Luciano
era
partito
,
chiamato
a
Roma
in
gran
fretta
e
segreto
da
Palamenghi
-
Crispi
.
[...]
Luciano
Reinach
,
chiamato
a
Roma
di
furia
nell
'
ora
che
la
Riforma
si
trovava
a
mal
partito
,
telegrafava
lungo
il
viaggio
che
non
potrà
consegnar
nulla
,
non
avendo
più
la
libera
disposizione
delle
cane
paterne
.
Infatti
,
eran
già
in
mano
del
giudice
!
E
giunge
,
il
Reinach
,
a
Roma
il
lunedì
27
,
ricevuto
alla
stazione
in
gran
segreto
da
due
intimi
segretari
di
Crispi
,
coi
quali
va
difilato
a
chiudersi
in
una
casa
ai
Prati
di
Castello
;
e
il
suo
arrivo
è
tenuto
segreto
e
nascosto
come
l
'
arrivo
di
un
cospiratore
o
di
un
latitante
,
e
con
tanta
gelosa
cura
che
si
ottiene
di
farne
cancellare
il
nome
persino
dal
registro
dei
forestieri
!
Ma
il
suo
arrivo
produce
un
cambiamento
a
vista
:
e
l
'
effetto
immediato
è
...
l
'
articolo
della
Riforma
del
dì
successivo
(
28-29
marzo
'93
)
dove
muta
interamente
il
piano
di
difesa
,
rinunzia
alle
smentite
temerarie
del
18
,
del
22
,
del
24
,
non
parla
più
di
lettere
false
o
pretese
e
si
degna
d
'
ammettere
l
'
esistenza
...
della
lettera
Reinach
24
marzo
1891
!
TERZA
PARTE
Del
resto
il
delicatissimo
uomo
,
cui
parve
delicato
tanto
l
'
opporsi
alla
inchiesta
sulla
Banca
Romana
,
essendone
debitore
clandestino
e
domandandole
due
dì
appresso
altro
sconto
,
quanto
lo
attestare
il
falso
ad
un
giudice
,
ha
torto
di
affastellare
contro
la
luce
del
sole
smentite
inutili
,
bugie
,
quando
si
scopre
che
si
mandano
cinquantamila
lire
per
un
gran
cordone
.
Dopo
tutto
non
è
gran
somma
;
egli
è
abituato
a
ben
maggiori
e
-
fatto
ragguaglio
dei
tempi
e
della
età
e
dell
'
altissimo
grado
dell
'
uomo
,
non
esorbita
le
proporzioni
del
prezzo
che
-
semplice
giovane
avvocato
in
Palermo
-
sotto
il
governo
dei
Borboni
chiedeva
per
ottenimento
,
non
di
decorazioni
,
ma
di
impieghi
.
Ne
fa
fede
un
vecchio
istromento
notarile
del
dicembre
1845
da
tempo
giuntomi
nel
suo
autentico
originale
,
rogato
dal
notaio
Francesco
Marchese
al
quale
è
annesso
l
'
allegato
seguente
:
Palermo
,
dicembre
1845
Tengo
in
mio
potere
ducati
trecento
,
denaro
del
cav
.
Giuseppe
Vassallo
Paleologo
che
mi
obbligo
pagarlo
al
sig
.
avvocato
D
.
Francesco
Crispi
,
qualora
in
fra
mesi
quattro
dalla
data
del
presente
otterrà
un
posto
di
consigliere
di
Intendenza
in
una
delle
provincie
del
regno
delle
due
Sicilie
.
Scorso
tal
termine
senza
che
il
real
decreto
o
real
rescritto
di
elezione
siasi
emanato
,
i
suddetti
ducati
trecento
saranno
da
me
restituiti
al
cennato
sig
.
cav
.
Vassallo
.
Il
cennato
sig
.
avvocato
Francesco
Crispi
resta
obbligato
di
giustificare
che
nel
termine
anzidetto
abbia
avuto
luogo
la
elezione
a
consiglier
di
Intendenza
del
signor
cav
.
Vassallo
e
ciò
non
fatto
nel
termine
stesso
,
io
sottoscritto
potrò
restituire
a
quest
'
ultimo
i
ducati
trecento
.
Visto
:
GIUSEPPE
VASSALLO
PALEOLOGO
Segue
istromento
notarile
26
decembre
1845
atti
Marchese
di
Palermo
confermante
la
obbligazione
suddetta
relativa
al
deposito
fatto
di
onze
cento
da
parte
del
sig
.
Giuseppe
Vassallo
Paleologo
,
per
pagarle
al
sig
.
avv
.
Francesco
Crispi
ove
fra
quattro
mesi
si
verificasse
la
condizione
in
detto
tengo
in
mio
potere
annunziata
.
L
'
atto
è
in
forma
esecutiva
e
firmato
autenticamente
dal
notaio
.
Venuto
a
sentore
di
questo
documento
,
quel
tal
amico
di
Crispi
,
retour
de
Londres
(
Comandini
,
n.d.r)
,
mise
subito
avanti
le
mani
e
telegrafò
per
tutta
Italia
ai
giornali
della
Casa
,
che
la
mia
prova
dell
'
affare
di
Herz
non
sarebbe
stata
altro
che
questo
.
Ma
no
,
ottimo
reduce
,
io
non
cito
quell
'
aneddoto
antico
che
a
solo
studio
di
fisiologia
,
perché
è
nella
giovinezza
dei
grandi
uomini
che
se
ne
giudicano
le
vocazioni
.
A
24
anni
,
a
22
anni
i
fratelli
Bandiera
e
Domenico
Moro
nel
luglio
1844
avevano
la
vocazione
di
morir
per
l
'
Italia
e
farsi
fucilare
dai
soldati
del
Borbone
nel
Vallone
di
Rovito
.
A
26
anni
,
nel
dicembre
1845
-
un
anno
e
mezzo
dopo
-
Francesco
Crispi
aveva
quella
di
procurar
impieghi
del
Borbone
per
denaro
.
Un
contratto
lecitissimo
,
non
c
'
è
che
dire
;
anzi
il
reduce
di
Londra
e
gli
altri
scribi
della
Casa
assicurano
che
vi
furono
a
Napoli
"
numerosi
avvocati
,
giovani
specialmente
,
che
patrocinavano
affari
personali
presso
i
dicasteri
centrali
governativi
e
tali
patrocinatori
chiamavansi
appunto
avvocati
ministeriali
:
e
l
'
avvocato
Francesco
Crispi
era
del
numero
"
,
sicché
era
proprio
una
cosa
bellissima
;
tanto
vero
che
fu
rogata
da
notaio
.
Lo
spionaggio
ansioso
,
sporco
,
affannoso
,
esercitato
in
questi
giorni
dal
servitorame
di
casa
Crispi
intorno
a
me
-
spinto
fino
al
nauseante
spettacolo
di
membri
del
governo
postisi
alle
costole
di
intimi
miei
-
se
ha
ben
rivelato
come
sentasi
di
coscienza
il
padrone
,
che
per
non
dar
di
sé
conto
,
ai
15
dicembre
scappava
-
meritava
dopo
tutto
un
castigo
.
Che
del
resto
il
Crispi
già
ventiseienne
all
'
epoca
che
i
Bandiera
e
i
Moro
e
tanti
altri
più
giovani
di
lui
per
l
'
Italia
eran
già
morti
-
non
desto
ancora
agli
entusiasmi
italici
,
fosse
perfettamente
a
posto
suo
nel
delicato
ufficio
che
esercitava
allora
-
e
che
spiega
tanta
parte
del
Crispi
di
poi
-
cioè
si
fosse
cattivate
le
simpatie
vive
e
le
buone
grazie
del
Borbone
-
che
era
il
requisito
indispensabile
per
esercitarlo
,
questo
neanche
i
suoi
stessi
biografi
panegiristi
lo
negano
.
Ei
se
l
'
era
cattivate
colle
sue
prose
borboniche
del
1840
e
1841
nel
giornale
di
Palermo
l
'
Oreteo
(
dove
eravate
intanto
voi
pensatori
e
cospiratori
e
martiri
della
Giovane
Italia
?
)
in
onore
e
gloria
di
Ferdinando
di
Borbone
e
della
sua
casa
"
a
cui
era
data
(
sue
parole
)
la
gloria
di
rigenerare
la
Sicilia
"
.
[...]
Né
io
le
ricorderei
qui
,
se
non
avessi
le
orecchie
stanche
alla
nausea
dal
sentir
tutti
i
giorni
gli
scribi
della
Casa
,
ad
ogni
legittima
censura
degli
atti
del
padrone
,
rispondere
col
ritornello
che
egli
stava
facendo
l
'
Italia
,
mentre
i
censori
non
erano
nati
.
E
fu
in
grazia
di
quelle
prose
che
Francesco
Crispi
,
da
Palermo
tramutandosi
al
foro
di
Napoli
,
ottenne
la
grazia
specialissima
-
riservata
solo
ai
ben
pensanti
-
della
dispensa
dall
'
esame
rigorosamente
prescritto
per
la
iscrizione
regolare
nel
foro
napoletano
:
grazia
secondo
quanto
fu
detto
allora
e
poi
,
personalmente
e
direttamente
chiesta
al
re
:
tanto
che
gli
stessi
biografi
panegiristi
non
lo
impugnano
e
il
povero
Leone
Fortis
nella
biografia
per
commissione
è
ridotto
a
confessare
,
che
anche
"
data
od
esclusa
la
domanda
diretta
e
personale
è
certo
che
la
concessione
fatta
al
Crispi
dovette
avere
il
beneplacito
del
re
,
come
è
fuor
di
dubbio
cheCrispi
per
l
'
esercizio
della
sua
professione
,
ebbe
a
chiedere
frequenti
udienze
del
Borbone
-
il
quale
fu
sempre
con
lui
affabile
e
cortese
e
fece
spesso
ragione
ai
suoi
reclami
tanto
che
Crispi
stesso
riconosce
di
non
avere
a
che
lodarsi
dei
rapporti
avuti
con
lui
"
.
Ah
,
gli
amici
!
Già
per
certi
servigi
non
ci
son
che
loro
.
Ma
quando
il
povero
Leone
Fortis
scriveva
quelle
linee
di
storia
,
non
era
ancor
venuto
fuori
il
rogito
notarile
di
Palermo
del
1845
-
a
rivelare
in
qual
modo
Francesco
Crispi
metteva
a
profitto
le
"
frequenti
udienze
del
Borbone
per
l
'
esercizio
della
sua
professione
"
.
E
se
io
fossi
stato
presente
a
quella
udienza
in
cui
Francesco
Crispi
-
ai
deputati
di
Calabria
,
venuti
,
non
è
guari
,
a
reclamare
per
la
loro
terra
infelice
contro
il
furto
impudente
dei
soccorsi
a
lei
dati
dalla
pubblica
carità
-
rispondeva
insolentendo
e
richiamando
burbanzosamente
i
suoi
vanti
di
cospiratore
per
la
Calabria
sotto
i
Borboni
,
ah
,
se
io
fossi
stato
presente
,
come
lo
avrei
messo
al
posto
,
rifacendogliela
io
la
sua
storia
vera
da
cospiratore
!
Io
,
sì
,
gliela
avrei
detta
quale
fu
la
sua
parte
nella
cospirazione
calabra
e
messinese
del
1847
,
dove
fioccarono
innumerevoli
condanne
feroci
alla
morte
ed
all
'
ergastolo
e
alle
pene
minori
,
ed
egli
non
ebbe
neppure
torto
un
capello
,
neppure
il
più
piccolo
disturbo
di
una
chiamata
in
polizia
,
a
cui
non
isfuggivano
anche
i
più
lontanamente
sospetti
;
-
e
la
sua
parte
nella
rivoluzione
del
gennaio
1848
a
Palermo
dove
-
sapendo
che
la
insurrezione
era
fissata
pel
12
,
lasciò
La
Masa
da
Napoli
recarvisi
solo
e
aspettò
che
La
Masa
e
i
Carini
e
Buscemi
e
Oddo
e
Paolo
Paternostro
e
Jacona
e
Bivona
e
Grammonte
e
tutti
gli
altri
eroi
chiamassero
il
popolo
in
Fieravecchia
alle
armi
e
lo
portassero
alla
battaglia
e
alla
vittoria
,
per
imbarcarsi
allora
da
Napoli
,
sullo
stesso
piroscafo
che
portava
il
generale
borbonico
,
recantesi
a
negoziare
cogli
insorti
vittoriosi
!
Io
sì
,
se
fossi
stato
coi
deputati
calabri
,
insolentiti
nell
'
ora
in
che
compivano
un
dovere
,
glie
l
'
avrei
ridotta
alle
proporzioni
vere
e
modeste
la
sua
parte
in
quei
giorni
,
per
la
Sicilia
gloriosi
,
che
ebbero
-
meno
male
!
-
virtù
di
convertire
alla
nuova
fede
il
postulante
delle
udienze
borboniche
:
in
quella
insurrezione
,
di
cui
ebbe
il
coraggio
di
farsi
,
dai
suoi
scribi
adulatori
pagati
,
dipingere
come
l
'
anima
e
la
mente
,
il
capo
(
!
)
-
mentre
il
general
Filangeri
,
sottomettendo
Palermo
,
non
gli
fece
neanche
l
'
onore
di
comprenderlo
nei
43
gloriosi
esclusi
dalla
piena
generale
amnistia
!
E
gli
avrei
ricordato
i
vanti
non
meno
grottescamente
bugiardi
con
cui
della
Impresa
dei
Mille
,
tentò
sfrondare
-
nei
pagati
panegirici
-
la
gloria
al
gran
duce
e
appropriarsi
il
vanto
di
iniziatore
,
preparatore
,
organizzatore
dell
'
impresa
rivendicato
da
Garibaldi
unicamente
a
Rosalino
Pilo
,
a
Nino
Bixio
,
a
Bertani
!
quale
fu
la
sua
parte
vera
nelle
battaglie
che
non
lo
videro
e
di
cui
si
fece
spacciare
persino
il
genio
strategico
!
Questo
avrei
detto
io
,
l
'
umile
,
io
l
'
ultimo
dei
fantaccini
di
Milazzo
,
al
glorioso
sostitutor
di
Garibaldi
.
Ma
è
una
storia
che
riserberò
-
documentandola
-
ad
altro
tempo
,
se
occorrerà
,
perché
mi
accorgo
che
la
nausea
mi
ha
già
tratto
troppo
lunga
digressione
.
[...]
CONCLUSIONE
So
benissimo
che
a
Francesco
Crispi
,
ai
suoi
tempi
e
a
quelli
d
'
ora
,
per
accusare
,
nonché
un
uomo
,
tutto
intero
un
partito
,
sarebbe
bastata
nemmen
la
centesima
parte
di
quanto
ho
dovuto
in
queste
pagine
ricordare
.
Oggi
a
lui
basta
un
paio
di
documenti
falsi
da
leggere
alla
Camera
.
In
altri
tempi
gli
bastava
anche
meno
:
quando
il
15
giugno
1867
vituperò
nella
Camera
Bettino
Ricasoli
,
accusandolo
-
egli
!
-
d
'
aver
rubato
il
danaro
pubblico
per
pagar
le
elezioni
e
la
stampa
,
e
fu
messo
a
dovere
da
Giuseppe
Biancheri
e
da
Nino
Bixio
che
lo
sferzò
a
sangue
,
Francesco
Crispi
invitato
a
produr
prove
,
rispose
che
per
gli
uomini
politici
e
per
le
assemblee
politiche
basta
per
prova
"
il
convincimento
morale
"
!
Quando
più
tardi
nel
1868
volle
accusare
tutta
la
Destra
di
ladroneccio
e
di
concussione
,
fece
rubare
,
per
danaro
,
nel
cassetto
di
Paulo
Fambri
,
segretario
della
Camera
,
dal
noto
Burei
,
le
di
lui
carte
,
tra
cui
la
lettera
di
suo
cognato
Brenna
,
che
conteneva
due
parole
sole
,
diversamente
interpretabili
a
piacere
"
facciamo
quattrini
"
.
E
con
quelle
due
sole
parole
mise
l
'
incendio
in
Camera
,
denunciò
la
Destra
alla
pubblica
vendetta
,
scatenò
lotte
tremende
,
si
eresse
Minosse
inesorabile
.
Io
non
ho
i
metodi
di
Francesco
Crispi
:
non
vado
a
rubare
nei
cassetti
degli
altri
e
non
mando
-
e
quando
l
'
odio
politico
osò
accusarmi
di
qualcosa
di
simile
,
feci
ciò
che
fa
un
galantuomo
-
trascinai
l
'
accusatore
in
tribunale
-
lo
ammisi
alle
prove
-
gli
abbandonai
alla
luce
del
sole
la
mia
vita
intera
-
lo
feci
,
con
due
sentenze
solenni
,
condannare
.
Io
non
ho
i
metodi
di
Crispi
-
non
rubo
documenti
-
non
li
sottraggo
agli
archivii
della
Consulta
-
non
credo
che
bastino
,
come
a
Crispi
,
due
documenti
falsi
o
due
parole
di
una
lettera
privata
per
accusare
chicchessia
.
Perciò
,
per
accusarlo
,
ho
voluto
essere
innanzi
alla
certezza
e
ad
elementi
di
prova
che
lo
farebbero
condannare
da
qualunque
giurì
.
Per
chiamarlo
testimonio
falso
non
c
'
è
bisogno
di
ragionamenti
:
basta
prendere
il
testo
ufficiale
del
suo
esame
per
confrontarlo
col
testo
dei
suoi
biglietti
.
Per
chiamarlo
concussore
nei
fatti
bancarii
non
v
'
è
bisogno
di
ragionamenti
:
basta
leggere
negli
atti
ufficiali
il
suo
discorso
del
20
dicembre
e
mettervi
a
riscontro
i
documenti
del
suo
debito
occulto
alla
Banca
in
quel
dì
e
del
debito
nuovo
di
quattro
giorni
dopo
.
Per
chiamarlo
concussore
nel
fatto
Herz
non
v
'
è
bisogno
di
ragionamenti
:
basta
leggere
la
testimonianza
del
suicida
nell
'
ora
della
morte
:
la
lettera
di
Reinach
riconosciuta
,
la
confessione
di
Crispi
e
la
storia
schiacciante
delle
sue
bugie
-
una
dopo
l
'
altra
smascherate
.
Per
un
affare
onesto
,
confessabile
,
non
si
inventano
a
nasconderlo
tante
menzogne
!
E
ho
voluto
nella
prova
abbondare
:
lasciando
pel
giudizio
,
a
cui
Crispi
non
può
più
sottrarsi
,
il
rimanente
.
So
bene
che
,
se
tutto
questo
è
non
solo
bastante
,
ma
esuberante
pei
galantuomini
,
non
basterà
mai
per
i
disgraziati
,
che
servono
Crispì
a
stipendio
(
con
pubblico
furto
)
da
quindicimila
lire
al
mese
in
giù
;
non
servirà
per
coloro
cui
lega
a
Crispi
la
triste
non
frangibile
solidarietà
dell
'
interesse
e
della
colpa
:
non
basterà
,
non
può
bastare
per
deplorati
come
lui
,
benché
meno
aggravati
di
lui
,
dei
quali
Francesco
Crispi
ha
dovuto
alle
urne
farsi
paladino
-
combattendo
a
morte
i
loro
giudici
-
e
dei
quali
ha
dovuto
farsi
nella
Camera
la
guardia
del
corpo
,
la
sua
guardia
di
onore
.
Ma
non
tutti
fra
coloro
nella
Camera
e
fuori
,
che
hanno
creduto
,
non
conoscendolo
,
in
lui
,
non
tutti
a
lui
sono
legati
da
solidarietà
di
quel
genere
:
sono
pur
fra
essi
uomini
di
cuore
,
onest
'
uomini
e
gentiluomini
.
Per
questi
soltanto
ho
parlato
e
per
tutti
quelli
che
nelle
mie
file
o
in
file
diverse
di
qualsiasi
partito
,
hanno
invocato
la
tregua
di
Dio
sul
terreno
,
ove
tutti
i
cuori
onesti
si
incontrano
.
E
ho
parlato
per
la
pubblica
coscienza
,
la
quale
,
infallibile
giudice
,
sa
distinguere
il
linguaggio
del
galantuomo
indignato
da
quello
del
libellista
,
il
linguaggio
del
vero
da
quello
della
menzogna
-
e
alla
quale
mi
presento
serenamente
colla
fronte
alta
di
chi
compie
un
dovere
.
Roma
,
15
giugno
1895
Saggistica ,
I
.
In
questo
genere
di
considerazioni
,
come
in
tanti
altri
,
ma
in
questo
più
che
in
ogni
altro
,
è
di
non
piccolo
impedimento
,
anzi
torna
di
fastidioso
impaccio
,
quel
vizio
delle
menti
addottrinate
coi
soli
mezzi
letterarii
della
coltura
,
che
di
solito
dicesi
verbalismo
.
Si
insinua
e
si
espande
in
ogni
campo
di
conoscenze
cotesto
mal
vezzo
;
ma
nelle
trattazioni
che
si
riferiscono
al
così
detto
mondo
morale
,
e
ossia
al
complesso
storico
-
sociale
,
accade
assai
di
sovente
,
che
il
culto
e
l
impero
delle
parole
riescano
a
corrodervi
e
a
spegnervi
il
senso
vivo
e
reale
delle
cose
.
Là
dove
la
prolungata
osservazione
,
il
reiterato
esperimento
,
il
sicuro
maneggio
di
raffinati
istrumenti
,
l
applicazione
totale
o
almeno
parziale
del
calcolo
,
finiron
per
metter
la
mente
in
una
metodica
relazione
con
le
cose
e
con
le
variazioni
loro
,
come
è
il
caso
delle
scienze
naturali
propriamente
dette
,
ivi
il
mito
ed
il
culto
delle
parole
rimasero
oramai
superati
e
vinti
,
ed
ivi
le
questioni
terminologiche
non
hanno
in
fin
delle
fini
se
non
il
valore
subordinato
di
una
mera
convenzione
.
Nello
studio
,
invece
,
dei
rapporti
e
delle
vicende
umane
,
le
passioni
,
e
gl
interessi
,
e
i
pregiudizii
di
scuola
,
di
setta
,
di
classe
,
di
religione
,
e
poi
l
abuso
letterario
dei
mezzi
tradizionali
della
rappresentanza
del
pensiero
,
e
poi
la
scolastica
non
mai
vinta
e
anzi
sempre
rinascente
,
o
fanno
velo
alle
cose
effettuali
,
o
inavvertitamente
le
trasformano
in
termini
,
e
parole
,
e
modi
di
dire
astratti
e
convenzionali
.
Di
tali
difficoltà
bisogna
che
innanzi
tutto
si
renda
conto
chi
mette
fuori
in
pubblico
la
espressione
,
o
formula
,
di
concezione
materialistica
della
storia
.
A
molti
è
parso
,
pare
e
parrà
sia
ovvio
e
comodo
di
ritrarne
il
senso
dalla
semplice
analisi
delle
parole
che
la
compongono
,
anziché
dal
contesto
di
una
esposizione
,
o
dallo
studio
genetico
del
come
la
dottrina
si
è
prodotta
,
o
dalla
polemica
con
la
quale
i
sostenitori
suoi
ribattono
le
obiezioni
degli
avversarii
.
Il
verbalismo
tende
sempre
a
rinchiudersi
in
definizioni
puramente
formali
;
porta
le
menti
nell
errore
,
che
sia
cosa
facile
il
ridurre
in
termini
e
in
espressioni
semplici
e
palpabili
l
intricato
e
immane
complesso
della
natura
e
della
storia
;
e
induce
nella
credenza
,
che
sia
cosa
agevole
il
vedersi
sott
occhi
il
multiforme
e
complicatissimo
intreccio
delle
cause
e
degli
effetti
,
come
in
ispettacolo
da
teatrino
;
o
,
a
dirla
in
modo
più
spiccio
,
esso
oblitera
il
senso
dei
problemi
,
perché
non
vede
che
denominazioni
.
Se
si
dà
poi
il
caso
,
che
il
verbalismo
trovi
sostegno
in
tali
o
tali
altre
supposizioni
teoretiche
,
come
sarebbe
questa
,
che
materia
voglia
dire
un
qualche
cosa
che
sta
di
sotto
o
di
contro
ad
un
'
altra
cosa
più
alta
o
più
nobile
,
che
vien
chiamata
lo
spirito
;
o
se
si
dà
il
caso
,
che
esso
si
confonda
con
l
'
abito
letterario
di
contrapporre
la
parola
materialismo
,
intesa
in
senso
dispregiativo
,
a
tutto
ciò
che
compendiosamente
chiamasi
idealismo
,
cioè
all
'
insieme
d
'
ogni
inclinazione
e
d
'
ogni
atto
anti
-
egoistico
:
e
allora
sì
che
siamo
spacciati
.
Ed
ecco
che
si
sente
dire
:
qui
in
questa
dottrina
si
tenta
di
spiegare
tutto
l
'
uomo
col
solo
calcolo
degl
'
interessi
materiali
,
negando
qualsiasi
valore
ad
ogni
interesse
ideale
.
A
far
nascere
di
tali
confusioni
non
è
valso
poco
la
inesperienza
,
la
incapacità
e
la
frettolosità
di
certi
propugnatori
e
propagatori
di
questa
dottrina
;
i
quali
,
per
la
premura
di
spiegare
agli
altri
ciò
che
essi
medesimi
non
intendevano
a
pieno
,
mentre
la
dottrina
stessa
non
è
se
non
agli
inizii
suoi
,
ed
ha
bisogno
ancora
di
molto
sviluppo
,
si
son
data
l
'
aria
di
applicarla
,
pur
che
sia
,
al
primo
caso
o
fatto
storico
che
loro
capitasse
fra
mani
,
e
l
'
han
quasi
ridotta
in
briciole
,
esponendola
alla
facile
critica
ed
al
dileggio
degli
orecchianti
di
novità
scientifiche
,
e
di
altrettali
sfaccendati
.
Per
quanto
è
lecito
qui
,
in
queste
prime
pagine
,
di
respingere
solo
preliminarmente
cotesti
pregiudizii
,
e
di
redarguire
le
intenzioni
e
le
tendenze
che
li
sorreggono
,
occorre
di
ricordare
:
-
che
il
senso
di
questa
dottrina
va
innanzi
tutto
desunto
dalla
posizione
,
che
essa
assume
ed
occupa
di
fronte
a
quelle
,
contro
le
quali
si
è
effettivamente
levata
,
e
segnatamente
di
fronte
alle
ideologie
di
ogni
maniera
;
-
che
la
riprova
del
suo
valore
consiste
esclusivamente
nella
spiegazione
più
conveniente
e
congrua
del
succedersi
delle
vicende
umane
,
che
da
essa
stessa
deriva
;
-
che
questa
dottrina
non
implica
una
preferenza
soggettiva
ad
una
certa
qualità
e
somma
d
'
interessi
umani
,
contrapposti
ad
altri
interessi
per
elezione
di
arbitrio
,
ma
enuncia
soltanto
la
obiettiva
coordinazione
e
subordinazione
di
tutti
gli
interessi
nello
sviluppo
di
ogni
società
,
ed
enuncia
ciò
per
via
di
quel
processo
genetico
,
il
quale
consiste
nell
'
andare
dalle
condizioni
ai
condizionati
,
dagli
elementi
della
formazione
alla
cosa
formata
.
Almanacchino
pure
i
verbalisti
,
a
posta
loro
,
sul
valore
della
parola
materia
,
in
quanto
è
segno
o
ricordo
di
metafisica
escogitazione
,
o
in
quanto
è
espressione
dell
'
ultimo
sostrato
ipotetico
della
esperienza
naturalistica
.
Qui
noi
non
siamo
nel
campo
della
fisica
,
della
chimica
o
della
biologia
;
ma
cerchiamo
soltanto
le
condizioni
esplicite
del
vivere
umano
,
in
quanto
esso
non
è
più
semplicemente
animale
.
Non
si
tratta
già
di
indurre
o
di
dedurre
nulla
dai
dati
della
biologia
;
ma
,
anzi
,
di
riconoscere
innanzi
ad
ogni
altra
cosa
le
peculiarità
del
vivere
umano
,
che
si
forma
e
sviluppa
per
il
succedersi
e
perfezionarsi
delle
attività
dell
'
uomo
stesso
,
in
date
e
variabili
condizioni
;
e
di
trovare
i
rapporti
di
coordinazione
e
di
subordinazione
dei
bisogni
,
che
sono
il
sostrato
del
volere
e
dell
'
operare
.
Non
è
una
intenzione
che
si
cerchi
di
scovrire
,
non
è
una
valutazione
di
pregio
che
si
voglia
enunciare
;
ma
è
la
sola
necessità
di
fatto
che
si
vuol
mettere
in
evidenza
.
E
come
gli
uomini
,
non
per
elezione
ma
perché
non
potrebbero
altrimenti
,
soddisfano
prima
certi
bisogni
elementari
,
e
poi
da
questi
ne
sviluppano
degli
altri
,
raffinandosi
;
e
,
a
soddisfare
i
bisogni
quali
che
siano
,
trovano
ed
usano
certi
mezzi
ed
istrumenti
,
e
si
consociano
in
certi
determinati
modi
,
il
materialismo
della
interpretazione
storica
non
è
se
non
il
tentativo
di
rifare
nella
mente
,
con
metodo
,
la
genesi
e
la
complicazione
del
vivere
umano
sviluppatosi
attraverso
i
secoli
.
La
novità
di
tale
dottrina
non
è
difforme
da
quella
di
tutte
le
altre
dottrine
,
che
,
dopo
molte
peripezie
entro
i
campi
della
fantasia
,
son
giunte
da
ultimo
assai
faticosamente
ad
afferrare
la
prosa
della
realtà
,
ed
a
fermarsi
in
essa
.
II
.
Di
una
certa
affinità
,
per
lo
meno
nelle
apparenze
,
con
cotesto
vizio
formale
del
verbalismo
è
un
altro
difetto
,
che
derivasi
nelle
menti
per
diverse
vie
.
Guardando
in
certi
suoi
effetti
più
comuni
e
popolari
,
lo
dirò
fraseologico
;
sebbene
questa
parola
qui
non
esprima
a
pieno
la
cosa
,
e
non
ne
dichiari
l
'
origine
.
Da
molti
secoli
si
va
scrivendo
,
esponendo
,
illustrando
la
storia
.
I
più
svariati
interessi
,
dagl
'
immediatamente
pratici
ai
puramente
estetici
,
spinsero
i
diversi
scrittori
ad
ideare
ed
eseguire
cotesto
genere
di
composizioni
;
le
quali
,
però
,
ebbero
sempre
nascimento
nei
diversi
paesi
un
pezzo
in
qua
dalle
origini
della
civiltà
,
dallo
sviluppo
dello
stato
,
e
dal
trapasso
della
primitiva
società
comunistica
in
questa
,
diremo
in
genere
nostra
,
che
si
regge
su
le
differenze
e
su
le
antitesi
di
classe
.
Gli
storici
,
fossero
pur
essi
ingenui
quanto
fu
Erodoto
,
nacquero
e
si
formarono
sempre
in
una
società
punto
ingenua
,
e
anzi
di
molto
complicata
e
complessa
,
e
quando
ditale
complicazione
e
complessione
le
ragioni
erano
ignote
,
e
le
origini
erano
state
obliate
.
Cotesta
complessità
,
con
tutti
i
contrasti
che
reca
in
sé
,
e
che
poi
rivela
e
fa
scoppiare
nelle
sue
svariate
vicende
,
si
rizzava
di
fronte
ai
narratori
come
qualcosa
di
misterioso
,
che
chieda
spiegazione
;
e
,
per
poco
che
lo
storico
volesse
dare
un
qualche
seguito
ed
un
certo
nesso
alle
cose
narrate
,
dovea
pur
trovare
dei
complementi
di
vedute
generali
al
semplice
racconto
.
Dall
'
invidia
degli
dei
del
padre
Erodoto
all
'
ambiente
del
signor
Taine
,
un
infinito
numero
di
concetti
,
intesi
come
mezzi
di
spiegazione
e
di
complemento
delle
cose
narrate
,
si
sono
imposti
ai
narratori
per
le
vie
naturali
del
pensiero
immediato
.
Tendenze
di
classe
,
preconcetti
religiosi
,
pregiudizii
popolari
,
influssi
o
imitazioni
di
una
filosofia
corrente
,
ripieghi
di
fantasia
,
e
suggestioni
di
artistico
completamento
dei
fatti
frammentariamente
appresi
;
tutte
coteste
ed
altrettali
cause
concorsero
a
formare
il
sostrato
di
quella
teoria
più
o
meno
ingenua
degli
accadimenti
,
che
,
o
sta
implicitamente
in
fondo
al
racconto
,
o
è
usata
se
non
altro
a
condirlo
e
ad
adornano
.
O
che
si
parli
di
caso
o
di
fato
,
o
che
si
rimandi
alla
direzione
provvidenziale
delle
cose
umane
,
o
che
si
accentui
il
nome
e
il
concetto
della
fortuna
-
la
divinità
che
sola
mezzo
mezzo
sopravviva
ancora
nella
rigida
e
spesso
crassa
concezione
di
Machiavelli
,
-
o
che
si
parli
,
come
si
fa
ora
assai
di
frequente
,
della
logica
delle
cose
;
tutte
coteste
escogitazioni
furono
e
sono
trovate
e
ripieghi
di
un
pensiero
ingenuo
,
di
un
pensiero
immediato
,
di
un
pensiero
che
non
può
giustificare
a
se
stesso
il
suo
procedimento
e
i
suoi
prodotti
,
né
per
le
vie
della
critica
,
né
coi
mezzi
dell
'
esperimento
.
Colmare
con
dei
soggetti
convenzionali
(
p
.
e
.
la
fortuna
)
,
o
con
una
enunciazione
di
apparenza
teoretica
(
p
.
e
.
il
fatale
andare
delle
cose
,
che
alcune
volte
poi
si
confonde
nelle
menti
con
la
nozione
del
progresso
)
,
le
lacune
della
coscienza
circa
il
modo
come
le
cose
siano
effettivamente
procedute
di
loro
propria
necessità
,
e
fuori
del
nostro
arbitrio
e
del
nostro
gradimento
,
ecco
il
motivo
e
la
somma
di
cotesta
filosofia
popolare
,
latente
od
esplicita
negli
storici
narratori
,
la
quale
per
il
suo
carattere
immediato
si
dilegua
non
appena
sorge
la
critica
della
conoscenza
.
In
tutti
cotesti
concetti
,
e
in
tutte
coteste
ideazioni
,
che
alla
luce
della
critica
paiono
dei
semplici
mezzi
provvisorii
e
dei
ripieghi
di
un
pensiero
immaturo
,
ma
che
alla
gente
colta
sembrano
spesso
il
non
plus
ultra
dell
'
intelletto
,
si
rivela
pure
e
si
riflette
una
non
piccola
parte
del
processo
umano
;
e
per
ciò
non
sono
da
considerare
come
gratuite
invenzioni
,
nè
come
prodotti
di
momentanea
illusione
.
Sono
parte
e
momenti
del
divenire
di
ciò
che
chiamiamo
spirito
umano
.
Se
si
dà
poi
il
caso
,
che
tali
concetti
ed
ideazioni
si
mescolino
e
confondano
nella
communis
opinio
delle
persone
colte
,
o
di
quelle
che
passano
per
tali
,
finiscono
per
costituire
come
una
ingente
massa
di
pregiudizii
,
e
formano
come
l
'
impedimento
che
l
'
ignoranza
contrappone
alla
visione
chiara
e
piena
delle
cose
effettuali
.
Cotesti
pregiudizii
ricorrono
come
derivati
fraseologici
per
le
bocche
dei
politicanti
di
mestiere
,
dei
così
detti
pubblicisti
e
dei
gazzettieri
d
'
ogni
sorta
e
maniera
,
ed
offrono
il
fulcro
della
retorica
alla
così
detta
opinione
pubblica
.
Contrapporre
,
e
poi
sostituire
,
a
tale
miraggio
di
ideazioni
non
critiche
,
a
tali
idoli
della
immaginazione
,
a
tali
ripieghi
dell
'
artificio
letterario
,
a
tali
convenzionalismi
,
i
soggetti
reali
,
ossia
le
forze
positivamente
operanti
,
ossia
gli
uomini
nelle
varie
e
circostanziate
situazioni
sociali
proprie
di
loro
:
-
ecco
l
'
assunto
rivoluzionario
e
la
meta
scientifica
della
nuova
dottrina
,
la
quale
obiettivizza
e
direi
quasi
naturalizza
la
spiegazione
dei
processi
storici
.
Questo
tal
popolo
,
ossia
,
non
una
qualunque
massa
d
'
individui
,
ma
un
plesso
di
uomini
così
o
così
organati
,
o
per
naturali
rapporti
di
consanguineità
,
o
per
artificii
e
consuetudini
di
parentato
e
di
affinità
,
o
per
ragioni
di
vicinato
stabile
;
-
questo
tal
popolo
,
su
cotal
territorio
circoscritto
e
limitato
,
che
è
così
o
così
ferace
,
ed
è
in
tale
o
tale
altra
maniera
produttivo
,
e
fu
in
determinate
forme
acquisito
al
lavoro
continuativo
;
-
questo
tal
popolo
cosi
distribuito
su
tale
territorio
,
e
cosi
in
sé
spartito
ed
articolato
,
per
effetto
di
una
determinata
division
del
lavoro
,
la
quale
abbia
,
o
iniziata
appena
,
o
già
iniziata
e
maturata
questa
o
tale
altra
divisione
di
classi
,
o
delle
classi
ne
abbia
di
già
erose
o
trasformate
parecchie
;
-
questo
popolo
,
che
possiede
i
tali
o
tali
altri
istrumenti
,
dalla
pietra
focaia
alla
luce
elettrica
,
e
dall
arco
e
dalla
freccia
al
fucile
a
ripetizione
,
e
che
produce
in
un
certo
modo
,
e
conforme
al
modo
del
produrre
conseguentemente
spartisce
i
prodotti
;
-
questo
popolo
,
che
per
tutti
cotesti
rapporti
è
una
società
,
nella
quale
,
o
per
abiti
di
mutua
accomodazione
,
o
per
esplicite
convenzioni
,
o
per
violenze
patite
e
subite
,
son
nati
già
o
stanno
per
nascere
dei
legami
giuridico
-
politici
,
che
poi
metton
capo
nell
assetto
dello
stato
;
-
questo
popolo
,
nato
che
sia
l
organamento
dello
stato
,
che
è
il
tentativo
di
fissare
,
di
difendere
e
di
perpetuare
le
disuguaglianze
,
e
che
,
per
via
delle
nuove
antitesi
che
vi
reca
dentro
,
rende
di
continuo
instabile
l
ordinamento
sociale
,
si
determinano
i
movimenti
e
le
rivoluzioni
politiche
,
e
quindi
le
ragioni
del
progresso
e
del
regresso
:
-
ecco
la
somma
di
ciò
che
sta
a
fondamento
di
ogni
storia
.
Ed
ecco
la
vittoria
della
prosa
realistica
sopra
ogni
combinazione
fantastica
e
ideologica
.
Ci
vuol
certo
della
rassegnazione
a
veder
le
cose
come
esse
sono
,
oltrepassando
i
fantasimi
che
per
secoli
ne
impedirono
la
retta
visione
.
Ma
questa
rivelazione
di
dottrina
realistica
non
fu
,
né
vuole
essere
,
la
ribellione
dell
uomo
materiale
contro
l
uomo
ideale
.
E
stata
ed
è
invece
il
ritrovamento
dei
veri
e
propri
principii
e
moventi
di
ogni
sviluppo
umano
,
compreso
quello
di
tutto
ciò
che
chiamiamo
ideale
,
in
determinate
condizioni
positive
di
fatto
,
le
quali
recano
in
sé
le
ragioni
,
e
la
legge
,
e
il
ritmo
del
loro
proprio
divenire
.
III
.
Se
non
che
sarebbe
affatto
erroneo
il
credere
,
che
gli
storici
narratori
,
espositori
o
illustratori
abbiano
di
capo
loro
e
di
loro
invenzione
messo
in
essere
quella
massa
non
piccola
di
preconcetti
,
di
ideazioni
e
di
spiegazioni
immature
,
che
con
la
forza
del
pregiudizio
fecero
velo
per
secoli
alla
verità
effettuale
.
Può
darsi
,
e
si
dà
veramente
il
caso
,
che
alcuni
di
cotesti
preconcetti
siano
il
frutto
ed
il
portato
di
personali
escogitazioni
,
o
delle
correnti
letterarie
le
quali
si
formano
per
entro
all
'
angusta
cerchia
professionale
delle
università
e
delle
accademie
:
-
e
di
ciò
il
popolo
non
sa
nulla
.
Ma
il
fatto
importante
è
,
che
la
storia
cotesti
veli
se
li
è
messi
da
sé
;
e
,
cioè
dire
,
che
gli
attori
ed
operatori
stessi
delle
vicende
storiche
,
o
fossero
le
grandi
masse
di
popolo
,
o
i
ceti
e
le
classi
dirigenti
,
o
i
maneggiatori
dello
stato
,
o
le
sètte
,
o
i
partiti
nel
più
ristretto
senso
della
parola
,
fatta
eccezione
di
qualche
momento
di
lucido
intervallo
,
fin
quasi
alla
fine
del
secolo
passato
non
ebbero
coscienza
dell
'
opera
propria
,
se
non
per
entro
a
qualche
involucro
ideologico
,
che
impediva
la
visione
delle
cause
reali
.
Già
nei
tempi
oscuri
,
nei
quali
ebbe
luogo
il
passaggio
dalla
barbarie
alla
civiltà
;
quando
,
cioè
,
coi
primi
trovati
dell
'
agricoltura
,
col
primo
insediamento
stabile
di
una
popolazione
sopra
di
un
dato
territorio
,
con
la
prima
divisione
del
lavoro
nella
società
,
e
con
le
prime
alleanze
di
diverse
genti
,
si
stabilirono
le
condizioni
in
cui
si
svolge
la
proprietà
e
lo
stato
,
o
per
lo
meno
la
città
;
già
nei
tempi
,
in
somma
,
delle
primissime
rivoluzioni
sociali
,
gli
uomini
trasformarono
l
'
opera
loro
in
azioni
miracolose
d
'
immaginati
iddii
ed
eroi
.
In
guisa
,
che
operando
essi
come
potevano
e
come
dovevano
per
dato
,
necessità
e
fatto
del
loro
relativo
sviluppo
economico
,
idearono
una
spiegazione
dell
opera
propria
,
come
se
di
loro
stessi
essa
non
fosse
.
Cotesto
involucro
ideologico
delle
opere
umane
ha
più
volte
poi
cambiato
di
forme
,
di
apparenze
,
di
combinazioni
e
di
relazioni
nel
corso
dei
secoli
,
dalla
produzione
immediata
dcgl
'
ingenui
miti
,
fino
ai
complicati
sistemi
teologici
e
alla
Città
di
Dio
di
sant
'
Agostino
,
dalla
superstiziosa
credulità
nei
miracoli
,
fino
al
mirabolante
miracolo
dei
miracoli
metafisici
,
ossia
fino
all'1dea
,
che
presso
i
decadenti
dell
'
hegelismo
genera
da
sé
in
se
stessa
,
per
propria
dirempsione
,
tutte
le
più
disparate
varietà
del
vivere
umano
nel
corso
della
storia
.
Ora
,
precisamente
perché
l
'
angolo
visuale
della
interpretazione
ideologica
non
fu
definitivamente
superato
se
non
assai
di
recente
,
e
solo
ai
giorni
nostri
l
'
insieme
dei
rapporti
reali
e
realmente
operanti
fu
con
chiarezza
distinto
dai
riflessi
ingenui
del
mito
,
e
dai
più
artificiosi
della
religione
e
della
metafisica
,
la
nostra
dottrina
include
un
nuovo
problema
,
e
reca
in
sé
delle
difficoltà
non
lievi
,
per
chi
voglia
renderla
atta
a
comprendere
specificatamente
la
storia
del
passato
.
Il
problema
consiste
in
questo
:
che
la
nostra
dottrina
dia
occasione
ad
una
nuova
critica
delle
fonti
storiche
.
Né
intendo
di
dire
esclusivamente
della
critica
dei
documenti
,
nel
senso
proprio
ed
ovvio
della
parola
;
perché
,
quanto
a
questa
,
possiamo
nella
più
parte
contentarci
ce
la
somministrino
bella
e
fatta
i
critici
,
gli
eruditi
e
i
filologi
di
professione
.
Ma
anzi
intendo
di
dire
di
quella
fonte
immediata
,
che
sta
più
in
là
dai
documenti
propriamente
detti
,
e
che
prima
di
esprimersi
e
di
fissarsi
in
questi
,
consiste
nell
'
animo
e
nella
forma
di
consapevolezza
,
nella
quale
gli
operatori
resero
conto
a
sé
dei
motivi
dell
'
opera
loro
propria
.
Cotesto
animo
,
ossia
cotesta
consapevolezza
,
è
spesso
incongrua
alle
cause
che
noi
ora
siamo
in
grado
di
scovrire
e
di
fissare
;
in
guisa
che
gli
operatori
ci
appaiono
come
involti
in
un
circolo
di
illusioni
.
Spogliare
i
fatti
storici
di
tali
involucri
,
che
i
fatti
stessi
investono
mentre
essi
si
svolgono
,
gli
è
fare
una
nuova
critica
delle
fonti
,
nel
senso
realistico
della
parola
,
e
non
in
quello
formale
del
documento
:
gli
è
,
insomma
,
far
reagire
sulla
notizia
delle
condizioni
passate
la
consapevolezza
di
cui
noi
ora
siamo
capaci
,
per
poi
ricostruire
quelle
nuovamente
dal
fondo
.
Ma
cotesta
revisione
delle
fonti
direttissime
,
mentre
segna
l
'
estremo
limite
di
autocoscienza
storica
cui
si
possa
mai
giungere
,
può
essere
occasione
a
cadere
in
un
grave
errore
.
Perché
,
come
noi
ci
collochiamo
in
un
punto
di
vista
,
che
sta
di
là
dalle
vedute
ideologiche
,
per
virtù
delle
quali
gli
attori
della
storia
ebbero
coscienza
dell
'
opera
loro
,
e
nelle
quali
trovarono
assai
spesso
e
i
moventi
e
la
giustificazione
all
'
operare
,
noi
potremmo
incorrere
nella
erronea
opinione
,
che
quelle
vedute
ideologiche
fossero
una
pura
parvenza
,
un
semplice
artifizio
,
una
mera
illusione
,
nel
senso
volgare
di
questa
parola
.
Martino
Lutero
,
per
venire
ad
un
esempio
,
come
gli
altri
grandi
riformatori
suoi
contemporanei
,
non
seppe
mai
,
come
ora
sappiamo
noi
,
che
il
moto
della
Riforma
fosse
uno
stadio
del
divenire
del
terzo
stato
,
e
una
ribellione
economica
della
nazionalità
tedesca
contro
lo
sfruttamento
della
corte
papale
.
Egli
fu
quello
che
fu
,
come
agitatore
e
come
politico
,
perché
fu
tutt
'
uno
con
la
credenza
che
gli
facea
apprendere
il
moto
di
classi
,
che
dava
impulso
all
'
agitazione
,
quale
ritorno
al
vero
cristianesimo
,
e
come
una
divina
necessità
nel
corso
volgare
delle
cose
.
Lo
studio
degli
effetti
a
scadenza
non
breve
,
e
cioè
il
corroborarsi
della
borghesia
di
città
contro
i
signori
feudali
,
e
il
crescere
della
signoria
territoriale
dei
principii
a
spese
del
potere
interterritoriale
e
sopraterritoriale
dell
'
imperatore
e
del
papa
,
la
violenta
repressione
del
movimento
dei
contadini
e
di
quello
più
esplicitamente
proletario
degli
Anabattisti
,
ci
permettono
ora
di
rifare
la
storia
genuina
delle
cause
economiche
della
Riforma
;
specie
in
quanto
riuscì
,
il
che
è
la
riprova
massima
.
Ma
ciò
non
vuol
dire
,
che
a
noi
sia
dato
di
distrarre
il
fatto
accaduto
dal
modo
del
suo
accadimento
,
e
di
discioglierne
la
integralità
circonstanziale
per
via
di
una
analisi
postuma
,
che
riesca
affatto
soggettiva
e
semplicistica
.
Le
cause
intime
,
o
,
come
si
direbbe
ora
,
i
motivi
profani
e
prosaici
della
Riforma
ci
appariscono
più
chiari
in
Francia
ove
essa
per
l
appunto
non
riuscì
vittoriosa
;
e
chiari
ancora
nei
Paesi
Bassi
,
ove
,
oltre
alle
differenze
di
nazionalità
,
vengono
in
piena
evidenza
nella
lotta
con
la
Spagna
i
contrasti
degli
interessi
economici
;
e
chiarissime
infine
in
Inghilterra
,
dove
la
rinnovazione
religiosa
,
verificatasi
per
le
vie
della
violenza
politica
,
mette
in
piena
luce
il
trapasso
in
quelle
condizioni
,
che
sono
per
la
borghesia
moderna
i
prodromi
del
capitalismo
.
Post
factum
,
e
a
lunga
scadenza
di
non
premeditati
effetti
,
la
storia
dei
moventi
effettivi
,
che
furono
le
cause
intime
della
Riforma
,
in
gran
parte
insapute
agli
attori
stessi
,
apparisce
chiara
.
Ma
che
il
fatto
accadesse
come
precisamente
accadde
,
che
assumesse
quelle
determinate
forme
,
che
si
vestisse
di
quella
veste
,
che
si
colorisse
di
quel
colore
,
che
movesse
quelle
passioni
,
che
si
esplicasse
in
quel
fanatismo
:
in
ciò
consiste
la
specificata
circostanzialità
sua
,
che
nessuna
presunzione
di
analisi
può
fare
non
fosse
quale
fu
.
Solo
l
'
amore
del
paradosso
,
inseparabile
sempre
dallo
zelo
degli
appassionati
divulgatori
di
una
dottrina
nuova
,
può
avere
indotto
alcuni
nella
credenza
,
che
tanto
a
scriver
la
storia
bastasse
di
mettere
in
evidenza
il
solo
momento
economico
(
spesso
non
accertato
ancora
,
e
spesso
non
accertabile
affatto
)
,
per
poi
buttar
giù
tutto
il
resto
come
inutile
fardello
,
di
cui
gli
uomini
si
fossero
caricati
a
capriccio
;
come
accessorio
,
in
somma
,
o
come
semplice
bagattella
o
a
dirittura
come
un
non
-
ente
.
Per
tale
avvertenza
,
che
la
storia
,
cioè
,
bisogna
intenderla
tutta
integralmente
,
e
che
in
essa
nocciolo
e
scorza
fanno
uno
,
come
Goethe
diceva
delle
universe
cose
,
tre
illazioni
ci
si
fanno
palesi
.
In
primo
luogo
è
chiaro
,
che
nel
campo
del
determinismo
storico
-
sociale
la
mediazione
dalle
cause
agli
effetti
,
dalle
condizioni
ai
condizionati
,
dai
precedenti
alle
conseguenze
,
non
è
mai
evidente
alla
prima
,
alla
stessa
guisa
come
tutti
cotesti
rapporti
non
son
mai
evidenti
alla
prima
nel
determinismo
soggettivo
della
psicologia
individuale
.
In
questo
secondo
campo
fu
già
da
gran
tempo
cosa
relativamente
agevole
per
la
filosofia
astratta
e
formale
di
ritrovare
,
passando
sopra
a
tutte
le
fole
del
fatalismo
e
del
libero
arbitrio
,
la
evidenza
del
motivo
in
ogni
volizione
,
perché
,
insomma
,
tanto
è
volere
quanto
è
motivata
determinazione
.
Ma
più
in
giù
dei
motivi
e
del
volere
sta
la
genesi
di
quelli
e
di
questo
,
e
a
rifare
cotesta
genesi
ci
occorre
di
uscire
dal
rinchiuso
campo
della
coscienza
per
arrivare
all
'
analisi
dei
semplici
bisogni
,
i
quali
per
un
verso
derivano
dalle
condizioni
sociali
,
e
per
un
altro
si
perdono
nell
'
oscuro
fondo
delle
disposizioni
organiche
,
fino
alla
discendenza
e
all
'
atavismo
.
Non
altrimenti
accade
nel
determinismo
storico
;
dove
allo
stesso
modo
si
comincia
appunto
dai
motivi
,
poniamo
religiosi
,
politici
,
estetici
,
passionali
e
cosi
via
,
ma
poi
occorre
di
tali
motivi
ritrovar
le
cause
nelle
condizioni
di
fatto
sottostanti
.
Ora
lo
studio
di
queste
condizioni
deve
esser
tanto
specificato
,
che
rimanga
da
ultimo
chiarito
,
non
solo
che
esse
son
le
cause
,
ma
per
qual
mediazione
arrivino
a
quella
forma
,
per
la
quale
si
rivelano
alla
coscienza
come
motivi
,
la
cui
origine
è
spesso
obliterata
.
E
per
ciò
torna
evidente
questa
seconda
illazione
,
che
,
cioè
,
nella
nostra
dottrina
non
si
tratta
già
di
ritradurre
in
categorie
economiche
tutte
le
complicate
manifestazioni
della
storia
,
ma
si
tratta
solo
di
spiegare
in
ultima
istanza
(
Engels
)
ogni
fatto
storico
per
via
della
sottostante
struttura
economica
(
Marx
)
:
la
qual
cosa
importa
analisi
e
riduzione
,
e
poi
mediazione
e
composizione
.
Resulta
da
ciò
,
in
terzo
luogo
,
che
per
procedere
dalla
sottostante
struttura
all
'
insieme
configurativo
di
una
determinata
storia
,
occorre
il
sussidio
di
quel
complesso
di
nozioni
e
di
conoscenze
,
che
può
dirsi
,
in
mancanza
d
'
altro
termine
,
psicologia
sociale
.
Né
intendo
con
ciò
di
alludere
alla
fantasticata
esistenza
di
una
psiche
sociale
,
né
alla
escogitazione
di
un
preteso
spirito
collettivo
,
che
per
proprie
leggi
,
indipendenti
dalla
coscienza
degl
'
individui
e
dai
loro
materiali
ed
assegnabili
rapporti
,
si
esplichi
e
manifesti
nella
vita
sociale
.
Cotesto
è
misticismo
schietto
.
Né
intendo
di
riferirmi
a
quei
tentativi
di
generalizzazione
combinatoria
,
pei
quali
furono
scritti
dei
trattati
di
psicologia
sociale
,
la
cui
idea
è
questa
:
trasferire
ed
applicare
ad
un
escogitato
soggetto
,
che
si
chiama
la
coscienza
sociale
,
le
categorie
e
le
forme
accertate
della
psicologia
individuale
.
E
non
voglio
nemmeno
alludere
a
quel
coacervo
di
denominazioni
semiorganiche
e
semipsicologiche
,
per
cui
l
'
ente
società
,
alla
maniera
dello
Schäffle
,
acquista
,
e
cervello
,
e
midollo
spinale
,
e
sensibilità
,
e
sentimento
,
e
coscienza
,
e
volontà
e
così
via
.
Ma
intendo
di
parlar
di
cosa
più
modesta
e
prosaica
;
ossia
di
quelle
concrete
e
precise
forme
di
spirito
,
per
cui
ci
appaiono
così
fatti
com
'
erano
i
plebei
di
Roma
di
una
determinata
epoca
,
o
gli
artigiani
di
Firenze
di
quando
scoppiò
il
moto
dei
Ciompi
,
o
quei
contadini
di
Francia
,
nei
quali
s
'
ingenerò
,
secondo
l
espressione
di
Taine
,
l
anarchia
spontanea
dell89
,
quei
contadini
,
che
divenuti
poi
liberi
lavoratori
e
piccoli
proprietarii
,
o
aspiranti
alla
proprietà
,
da
vincitori
oltre
i
confini
a
breve
andare
si
trasformarono
in
automatici
istrumenti
della
reazione
.
Cotesta
psicologia
sociale
,
che
nessuno
può
ridurre
in
astratti
canoni
,
perché
nella
più
parte
dei
casi
è
di
sola
descrittiva
,
è
ciò
che
gli
storici
narratori
,
e
gli
oratori
e
gli
artisti
,
e
i
romanzieri
e
gli
ideologi
di
ogni
maniera
fino
ad
ora
videro
e
conobbero
come
esclusivo
oggetto
di
loro
studio
e
delle
loro
invenzioni
.
A
cotesta
psicologia
,
che
è
la
specificata
coscienza
degli
uomini
in
date
condizioni
sociali
,
si
riferiscono
e
si
appellano
gli
agitatori
,
gli
oratori
,
i
diffonditori
di
idee
.
Noi
sappiamo
che
essa
è
il
portato
,
il
derivato
,
l
effetto
di
determinate
condizioni
di
fatto
;
-
questa
determinata
classe
,
in
questa
determinata
situazione
per
gli
ufficii
che
adempie
,
per
la
soggezione
in
cui
è
tenuta
,
per
la
padronanza
che
esercita
;
-
e
poi
classe
,
ed
ufficii
,
e
soggezione
,
e
padronanza
suppongono
questa
o
quella
determinata
forma
di
produzione
e
di
distribuzione
dei
mezzi
immediati
della
vita
,
ossia
una
specifica
struttura
economica
.
Cotesta
psicologia
sociale
,
di
sua
natura
sempre
circostanziale
,
non
è
l
espressione
del
processo
astratto
e
generico
del
così
detto
spirito
umano
.
E
sempre
formazione
specificata
di
specificate
condizioni
.
Per
noi
sta
,
cioè
,
indiscusso
il
principio
,
che
non
le
forme
della
coscienza
determinano
l
essere
dell
uomo
,
ma
il
modo
d
essere
appunto
determina
la
coscienza
(
Marx
)
.
Ma
queste
forme
della
coscienza
,
come
son
determinate
dalle
condizioni
di
vita
,
sono
anch
esse
la
storia
.
Questa
non
è
la
sola
anatomia
economica
,
ma
tutto
quello
insiememente
,
che
cotesta
anatomia
riveste
e
ricovre
,
fino
ai
riflessi
multicolori
della
fantasia
.
O
,
a
dirla
altrimenti
,
non
c
è
fatto
della
storia
che
non
ripeta
la
sua
origine
dalle
condizioni
della
sottostante
struttura
economica
;
ma
non
c
è
fatto
della
storia
che
non
sia
preceduto
,
accompagnato
e
seguito
da
determinate
forme
di
coscienza
,
sia
questa
superstiziosa
o
sperimentata
,
ingenua
o
riflessa
,
matura
o
incongrua
,
impulsiva
o
ammaestrata
,
fantastica
o
ragionante
.
IV
.
Dicevo
,
qui
poco
innanzi
,
che
la
nostra
dottrina
obiettivizza
,
in
un
certo
senso
naturalizza
la
storia
,
invertendone
la
spiegazione
dai
dati
alla
prima
evidenti
delle
volontà
operanti
a
disegno
,
e
delle
ideazioni
ausiliari
all
opera
,
alle
cause
e
ai
moventi
del
volere
e
dell
operare
,
per
trovar
poi
la
coordinazione
di
tali
cause
e
moventi
nei
processi
elementari
della
produzione
dei
mezzi
immediati
della
vita
.
Ora
in
cotesto
termine
del
naturalizzare
si
cela
per
molti
una
forte
seduzione
a
confondere
questo
ordine
di
problemi
con
un
altro
ordine
di
problemi
;
e
,
cioè
,
ad
estendere
alla
storia
le
leggi
e
i
modi
del
pensiero
,
che
parvero
già
appropriati
e
convenienti
allo
studio
ed
alla
spiegazione
del
mondo
naturale
in
genere
e
del
mondo
animale
in
ispecie
.
E
perché
il
darwinismo
è
riuscito
ad
espugnare
,
col
principio
del
trasformismo
della
specie
,
l
'
ultima
cittadella
della
fissità
metafisica
delle
cose
,
onde
poi
gli
organismi
diventan
per
noi
le
fasi
ed
i
momenti
di
una
vera
e
propria
storia
naturale
,
è
parso
a
molti
fosse
ovvia
e
semplice
impresa
quella
di
assumere
a
spiegazione
del
divenire
e
del
vivere
umano
storico
i
concetti
,
e
i
principii
,
e
i
modi
di
vedere
cui
venne
subordinata
la
vita
animale
,
che
per
le
condizioni
immediate
della
lotta
per
l
'
esistenza
si
svolge
negli
ambiti
topografici
della
terra
non
modificati
da
opera
di
lavoro
.
Il
darwinismo
politico
e
sociale
ha
invaso
,
a
guisa
di
epidemia
,
per
non
breve
corso
di
anni
,
le
menti
di
parecchi
ricercatori
,
e
assai
più
degli
avvocati
e
dei
declamatori
della
sociologia
,
ed
è
venuto
a
riflettersi
,
quale
abito
di
moda
e
qual
corrente
fraseologica
,
perfino
nel
linguaggio
cotidiano
dei
politicanti
.
Qualcosa
di
immediatamente
evidente
e
di
intuitivamente
plausibile
pare
,
a
prima
vista
,
ci
sia
in
cotesto
modo
di
ragionare
;
il
quale
,
poi
,
si
contraddistingue
principalmente
per
l
'
abuso
dell
'
analogia
,
e
per
la
fretta
del
conchiudere
.
L
'
uomo
è
senza
dubbio
un
animale
,
ed
è
legato
da
rapporti
di
discendenza
e
di
affinità
ad
altri
animali
.
Non
ha
privilegio
di
origine
,
nè
di
struttura
elementare
,
ed
il
suo
organismo
non
è
,
se
non
un
caso
particolare
della
fisiologia
generale
.
Il
suo
primo
ed
immediato
terreno
fu
quello
della
semplice
natura
,
non
modificata
da
artificio
di
lavoro
;
e
da
ciò
derivarono
le
condizioni
imperiose
ed
inevitabili
della
lotta
per
l
'
esistenza
,
con
le
conseguenti
forme
di
accomodazione
.
Di
qui
ebbero
origine
le
razze
,
nel
vero
e
genuino
senso
della
parola
,
in
quanto
,
cioè
,
sono
determinazioni
immediate
di
neri
,
di
bianchi
,
di
ulotrici
,
di
lissotrici
e
cosi
via
,
e
non
formazioni
secondarie
storico
-
sociali
,
ossia
i
popoli
e
le
nazioni
.
Di
qui
i
primitivi
istinti
di
socialità
,
e
,
per
entro
al
modo
di
vivere
in
promiscuità
,
i
primi
rudimenti
della
selezione
sessuale
.
Ma
dell
'
uomo
ferus
primaevus
,
che
possiamo
ricostruirci
in
fantasia
per
combinazione
di
congetture
,
non
è
dato
a
noi
di
avere
una
empirica
intuizione
;
come
non
ci
è
dato
di
determinare
la
genesi
di
quel
hiatus
,
ossia
di
quella
discontinuità
,
per
la
quale
l
'
uman
genere
s
'
è
trovato
come
distaccato
dal
vivere
degli
animali
,
e
poi
in
seguito
sempre
superiore
a
questo
.
Tutti
gli
uomini
,
che
ora
vivono
su
la
superficie
della
terra
,
e
tutti
quelli
che
vissutici
in
passato
formarono
oggetto
di
qualche
apprezzabile
osservazione
,
trovansi
e
trovavansi
un
buon
tratto
in
qua
dal
momento
in
cui
il
vivere
puramente
naturale
era
cessato
.
Un
qualche
abito
di
convivenza
,
che
sa
di
costume
e
d
'
istituzione
,
sia
pur
quello
della
forma
più
elementare
a
noi
ora
nota
,
ossia
della
tribù
australiana
,
divisa
in
classi
e
col
connubio
di
tutti
gli
uomini
di
una
classe
con
tutte
le
donne
di
un
'
altra
classe
,
distacca
a
grande
intervallo
il
vivere
umano
dal
vivere
animale
.
A
venire
più
in
qua
nella
considerazione
della
gens
materna
,
il
cui
tipo
classico
irocchese
ha
per
opera
del
Morgan
rivoluzionata
la
preistoria
,
dandoci
al
tempo
stesso
la
chiave
delle
origini
della
storia
propriamente
detta
,
noi
ci
troviamo
in
una
forma
di
società
già
di
molto
avanzata
per
complessità
di
rapporti
.
Ora
nel
grado
di
convivenza
,
che
nel
giro
delle
nostre
conoscenze
ci
apparisce
come
elementarissimo
,
ossia
nell
'
australiano
,
non
solo
la
lingua
assai
complicata
differenzia
gli
uomini
da
tutti
gli
altri
animali
(
e
lingua
vuol
dire
condizione
ed
istrumento
,
causa
ed
effetto
di
socialità
)
,
ma
la
specificazione
del
vivere
umano
,
oltre
che
per
la
scoverta
del
fuoco
,
è
fissata
nell
'
uso
di
molti
altri
mezzi
artificiali
per
provvedere
alla
vita
.
Un
ambito
di
terreno
acquisito
al
girovagare
di
una
tribù
-
un
modo
di
cacciare
-
l
'
uso
perfetto
di
certi
istrumenti
da
difendersi
,
e
da
ferire
,
e
il
possesso
di
certi
utensili
da
conservare
le
cose
acquistate
-
e
poi
l
'
ornamento
del
corpo
,
e
così
via
:
-
cioè
,
in
fondo
,
quella
vita
poggia
sopra
un
terreno
artificiale
,
per
quanto
elementarissimo
,
sul
quale
gli
uomini
si
provano
di
fissarsi
e
di
adagiarsi
,
sopra
un
terreno
che
è
alla
fin
fine
la
condizione
di
ogni
ulteriore
sviluppo
.
Secondo
che
questo
terreno
artificiale
è
più
o
meno
formato
,
gli
uomini
che
l
'
han
prodotto
e
ci
vivon
su
,
si
dicon
più
o
meno
selvaggi
o
barbari
:
e
in
quella
prima
formazione
consiste
ciò
che
di
solito
chiamiamo
preistoria
.
La
storia
,
secondo
l
'
uso
letterario
della
parola
,
e
cioè
quella
parte
del
processo
umano
che
ha
precisa
consistenza
di
tradizione
nella
memoria
,
comincia
quando
il
terreno
artificiale
è
già
un
buon
tratto
formato
.
Ad
esempio
:
la
canalizzazione
della
Mesopotamia
,
ed
eccoti
l
'
antica
Babilonide
presemitica
;
-
la
derivazione
del
Nilo
a
scopo
di
coltura
dei
campi
,
ed
eccoti
l
'
antichissimo
Egitto
hamitico
.
Su
cotesto
terreno
artificiale
,
che
apparisce
all
'
estremo
orizzonte
della
storia
ricordata
,
non
vissero
come
non
vivono
ora
,
masse
informi
d
'
individui
,
ma
consociazioni
organate
,
che
ripeteano
come
ripetono
ora
l
'
organamento
loro
da
distribuzione
di
ufficii
,
ossia
di
lavoro
,
e
da
conseguenti
ragioni
e
modi
di
coordinazione
e
di
subordinazione
.
Tali
relazioni
,
e
vincoli
,
e
modi
di
vita
non
resultarono
,
come
non
resultano
,
da
ripetizione
e
fissazione
di
abiti
sotto
l
'
azione
immediata
della
lotta
animale
per
l
'
esistenza
.
Anzi
suppongono
il
ritrovamento
di
certi
istrumenti
,
e
p
.
e
.
l
'
addomesticazione
di
certi
animali
,
e
la
lavorazione
dei
minerali
fino
al
ferro
,
l
'
introduzione
della
schiavitù
,
e
così
via
,
istrumenti
e
modi
di
economia
,
che
prima
differenziarono
le
comunanze
le
une
dalle
altre
,
e
poi
differenziarono
nelle
comunanze
i
componenti
loro
.
In
altre
parole
,
le
opere
degli
uomini
,
in
quanto
congregati
,
reagirono
su
gli
uomini
stessi
.
I
loro
trovati
ed
invenzioni
,
creando
modi
di
vivere
supernaturali
,
produssero
non
solo
abiti
e
costumanze
(
vestimento
,
mangiare
cucinato
e
simili
)
ma
rapporti
e
vincoli
di
coesistenza
,
proporzionati
e
congrui
al
modo
di
produrre
e
di
riprodurre
i
mezzi
della
vita
immediata
.
Quando
la
storia
tramandata
per
memoria
incomincia
,
l
'
economia
è
già
nel
suo
funzionamento
.
Gli
uomini
lavorano
per
l
'
esistenza
sopra
di
un
campo
,
che
fu
in
gran
parte
modificato
dall
'
opera
loro
,
e
con
istrumenti
che
sono
del
tutto
opera
loro
.
E
da
quel
punto
in
poi
hanno
lottato
per
la
posizione
eminente
degli
uni
su
gli
altri
nell
'
uso
di
tali
mezzi
artificiali
;
e
cioè
,
hanno
lottato
fra
loro
,
in
quanto
servi
e
padroni
,
sudditi
e
signori
,
conquistati
e
conquistatori
,
sfruttati
e
sfruttatori
;
e
dove
han
progredito
,
e
dove
han
regredito
,
e
dove
si
sono
arrestati
in
una
forma
che
non
furon
più
capaci
di
superare
,
ma
non
son
mai
più
ritornati
al
vivere
animale
,
con
la
completa
perdita
del
terreno
artificiale
.
Dunque
la
scienza
storica
ha
per
suo
primo
e
principale
oggetto
la
determinazione
e
la
ricerca
del
terreno
artificiale
,
e
della
sua
origine
e
composizione
,
e
del
suo
alterarsi
e
trasformarsi
.
Dire
che
tutto
ciò
non
è
se
non
parte
e
prolungamento
della
natura
,
è
dir
cosa
,
che
per
esser
troppo
astratta
e
generica
,
in
fin
delle
fini
conchiude
poco
.
Il
genere
umano
vive
soltanto
nelle
condizioni
telluriche
,
e
non
è
chi
possa
supporlo
trapiantato
altrove
.
In
tali
condizioni
esso
ha
trovato
,
dalle
primissime
origini
fino
ai
giorni
nostri
,
i
mezzi
immediati
allo
sviluppo
del
lavoro
,
e
cioè
dire
,
così
al
progresso
materiale
,
come
alla
sua
formazione
interiore
.
Tali
condizioni
naturali
furono
e
son
sempre
indispensabili
,
così
alla
sporadica
cultura
dei
nomadi
,
che
coltivano
qualche
volta
la
terra
per
il
solo
pascolo
degli
animali
,
come
ai
raffinati
prodotti
della
intensiva
orticoltura
moderna
.
Tali
condizioni
telluriche
,
come
offersero
le
varie
sorti
di
pietra
atte
alla
lavorazione
delle
prime
armi
,
così
offrono
ora
nel
carbon
fossile
l
'
alimento
della
grande
industria
;
come
offersero
alle
prime
genti
i
giunchi
ed
i
vimini
da
intessere
,
così
offrono
ora
tutti
i
mezzi
da
cui
derivasi
la
complicata
tecnica
della
elettricità
.
Non
son
però
i
mezzi
naturali
,
essi
stessi
,
che
sian
progrediti
;
anzi
son
gli
uomini
soltanto
che
progredirono
,
ritrovando
via
via
nella
natura
le
condizioni
per
produrre
in
nuove
e
sempre
più
complesse
forme
,
per
via
del
lavoro
accumulato
che
è
l
'
esperienza
.
Né
questo
progresso
è
quello
solo
che
intendono
i
soggettivisti
della
psicologia
,
cioè
una
modificazione
interiore
,
che
sarebbe
sviluppo
proprio
e
diretto
dell
'
intelletto
,
della
ragione
e
del
pensiero
.
Anzi
è
tale
progresso
interiore
solo
una
linea
secondaria
e
derivata
,
in
quanto
che
c
'
è
già
progresso
nel
terreno
artificiale
,
che
è
la
somma
dei
rapporti
sociali
resultanti
dalle
forme
e
spartizioni
del
lavoro
.
Sarebbe
per
ciò
vuota
di
senso
l
'
affermazione
,
che
tutto
ciò
non
sia
se
non
un
semplice
prolungamento
della
natura
;
se
pure
non
si
vuole
usare
cotesta
parola
nel
senso
tanto
generico
,
da
non
indicare
più
nulla
di
preciso
e
di
distinto
,
come
è
ciò
che
intendiamo
per
diverso
dal
fatto
dell
'
uomo
progressivamente
operante
.
La
storia
è
il
fatto
dell
uomo
,
i
quanto
che
l
uomo
può
creare
e
perfezionare
i
suoi
istrumenti
di
lavoro
,
e
con
tali
istrumenti
può
crearsi
un
ambiente
artificiale
,
il
quale
poi
reagisce
nei
suoi
complicati
effetti
sopra
di
lui
,
e
così
com
è
,
e
come
via
via
si
modifica
,
è
l
occasione
e
la
condizione
del
suo
sviluppo
.
Mancano
per
ciò
tutte
le
ragioni
per
ricondurre
questo
fatto
dell
uomo
,
che
è
la
storia
,
alla
pura
lotta
per
l
esistenza
;
la
quale
,
se
raffina
ed
altera
gli
organi
degli
animali
,
e
in
date
circostanze
e
in
dati
modi
occasiona
il
generarsi
e
lo
svolgersi
di
organi
nuovi
,
non
produce
però
quel
moto
continuativo
,
perfezionativo
e
tradizionale
che
è
il
processo
umano
.
Non
c
è
luogo
qui
,
nella
nostra
dottrina
,
né
a
confondersi
col
darwinismo
,
né
a
rievocare
la
concezione
di
una
qualunque
forma
,
o
mitica
,
o
mistica
,
o
metaforica
di
fatalismo
.
Perché
,
se
è
vero
che
la
storia
poggia
innanzi
tutto
su
lo
svolgimento
della
tecnica
;
e
,
cioè
dire
,
se
è
vero
,
che
per
effetto
del
successivo
ritrovamento
degli
istrumenti
si
generarono
le
successive
spartizioni
del
lavoro
,
e
con
queste
poi
le
disuguaglianze
,
nel
cui
concorso
più
o
meno
stabile
consiste
il
così
detto
organismo
sociale
,
gli
è
altrettanto
vero
che
il
ritrovamento
di
tali
istrumenti
è
causa
ed
effetto
ad
un
tempo
stesso
di
quelle
condizioni
e
forme
della
vita
interiore
,
che
noi
,
isolandole
nella
astrazione
psicologica
,
chiamiamo
fantasia
,
intelletto
,
ragione
,
pensiero
e
cosi
via
.
Producendo
successivamente
i
vani
ambienti
sociali
,
ossia
i
successivi
terreni
artificiali
,
l
'
uomo
ha
prodotto
in
pari
tempo
le
modificazioni
di
se
stesso
;
e
in
ciò
consiste
il
nocciolo
serio
,
la
ragione
concreta
,
il
fondamento
positivo
di
ciò
che
,
per
varie
combinazioni
fantastiche
e
con
varia
architettura
logica
,
dà
luogo
presso
gli
ideologisti
alla
nozione
del
progresso
dello
spirito
umano
.
Nondimeno
l
'
espressione
del
naturalizzare
la
storia
,
che
intesa
in
senso
troppo
lato
e
generico
può
dare
occasione
agl
'
indicati
equivoci
,
quando
venga
invece
usata
con
la
debita
cautela
e
in
modo
approssimativo
,
compendia
in
breve
la
critica
di
tutte
le
vedute
ideologiche
,
le
quali
nella
interpretazione
della
storia
partono
dal
presupposto
,
che
opera
o
attività
umana
sia
la
stessa
cosa
che
arbitrio
,
elezione
e
disegno
.
Ai
teologi
tornava
facile
e
comodo
di
ricondurre
il
corso
delle
cose
umane
ad
un
piano
o
disegno
,
perché
saltavano
a
piè
pari
dall
'
esperienza
ad
una
mente
presunta
che
regoli
l
'
universo
.
I
giuristi
,
che
ebbero
per
primi
occasione
a
ritrovare
nelle
istituzioni
che
formano
oggetto
dei
loro
studii
un
certo
filo
conduttore
di
forme
che
si
succedono
con
una
qualche
evidenza
,
trasferirono
,
come
trasferiscono
tutt
'
ora
senza
grande
imbarazzo
,
la
ragion
ragionante
,
che
è
il
loro
mestiere
,
alla
spiegazione
di
tutta
la
vasta
materia
sociale
,
che
è
tanto
complicata
.
I
politici
,
i
quali
piglian
naturalmente
le
mosse
loro
dall
'
esperienza
di
ciò
che
i
direttori
dello
stato
,
o
per
l
'
acquiescenza
delle
masse
soggette
,
o
profittando
delle
antitesi
degl
'
interessi
dei
vani
gruppi
sociali
,
possono
volere
ed
eseguire
a
disegno
,
di
proposito
e
con
intenzione
,
sono
inclinati
a
vedere
nel
succedersi
delle
cose
umane
soltanto
il
variare
di
tali
disegni
,
propositi
ed
intenzioni
.
Ora
la
nostra
concezione
,
rivoluzionando
nei
fondamenti
le
presupposizioni
dei
teologi
,
dei
giuristi
e
dei
politici
,
mette
capo
all
assunto
,
che
opera
ed
attività
umana
in
genere
non
è
sempre
una
medesima
cosa
,
nel
corso
della
storia
,
con
la
volontà
che
operi
a
disegno
,
con
piano
preconcetti
,
e
con
la
libera
scelta
dei
mezzi
;
ossia
non
è
una
e
medesima
cosa
con
la
ragion
ragionante
.
Tutto
ciò
che
è
accaduto
nella
storia
è
opera
dell
uomo
;
ma
non
fu
né
è
,
se
non
assai
di
rado
,
di
elezione
critica
,
e
di
arbitrio
ragionante
;
ma
anzi
fu
ed
è
di
necessità
,
che
,
determinata
dai
bisogni
e
dalle
occasioni
esterne
,
genera
esperienza
e
sviluppo
di
organi
interni
e
d
esterni
.
Tra
questi
organi
sono
anche
l
intelletto
e
la
ragione
,
resultati
e
conseguenze
anch
essi
di
esperienza
ripetuta
ed
accumulata
.
La
formazione
integrale
dell
'
uomo
,
per
entro
allo
sviluppo
storico
,
non
è
oramai
più
un
dato
ipotetico
,
né
una
semplice
congettura
;
ma
è
una
verità
intuitiva
e
palmare
.
Le
condizioni
del
processo
che
genera
progresso
sono
oramai
riducibili
in
serie
di
spiegazioni
;
e
noi
,
fino
ad
un
certo
punto
,
abbiamo
come
sott
'
occhi
lo
schema
di
tutti
gli
sviluppi
storici
morfologicamente
intesi
.
Questa
dottrina
è
la
negazione
recisa
e
definitiva
di
ogni
ideologia
,
perché
è
la
negazione
esplicita
d
'
ogni
forma
di
razionalismo
;
intendendosi
sotto
cotal
nome
il
preconcetto
,
che
le
cose
nella
loro
esistenza
ed
esplicazione
rispondano
ad
una
norma
,
ad
un
ideale
,
ad
una
stregua
,
ad
un
fine
in
modo
esplicito
o
implicito
che
siasi
.
Tutto
il
corso
delle
cose
umane
è
una
somma
,
anzi
è
tante
serie
di
condizioni
,
che
gli
uomini
si
son
fatte
e
poste
da
sé
per
la
esperienza
accumulata
nella
variabile
convivenza
sociale
;
ma
non
presenta
,
né
l
'
approssimazione
ad
una
presegnata
meta
,
né
la
deviazione
da
un
primo
principio
di
perfezione
e
di
felicità
.
Il
progresso
stesso
non
implica
se
non
la
nozione
di
cosa
empirica
e
circostanziata
,
che
presentemente
piglia
chiarezza
e
precisione
nelle
nostre
menti
,
perché
,
per
lo
sviluppo
finora
avveratosi
,
noi
siamo
in
grado
di
valutare
il
passato
,
e
di
prevedere
,
ossia
d
'
intravedere
in
un
certo
senso
e
in
una
certa
misura
,
l
'
avvenire
.
V
.
Per
cotal
modo
un
grave
equivoco
rimane
chiarito
,
e
il
pericolo
che
ne
deriva
viene
ad
esser
rimosso
.
Ragionevole
e
fondata
è
la
tendenza
di
coloro
i
quali
mirano
a
subordinare
tutto
l
'
insieme
delle
cose
umane
,
considerate
nel
loro
corso
,
alla
rigorosa
concezione
del
determinismo
.
Priva
,
all
'
incontro
,
d
'
ogni
fondamento
è
la
identificazione
di
tale
determinismo
derivato
,
riflesso
e
complesso
,
con
quello
della
immediata
lotta
per
l
'
esistenza
,
la
quale
si
eserciti
e
si
svolga
sopra
un
campo
non
modificato
da
opera
continuativa
di
lavoro
.
Legittima
e
fondata
,
in
modo
assoluto
,
è
la
spiegazione
storica
,
la
quale
proceda
invertendo
dai
presunti
voleri
a
disegno
,
che
avrebbero
regolato
di
proposito
le
fasi
varie
della
vita
,
ai
moventi
ed
alle
cause
obiettive
di
ogni
volere
,
che
son
da
ritrovare
nelle
condizioni
di
ambiente
,
di
terreno
,
di
mezzi
disponibili
,
di
circostanzialità
della
esperienza
.
Ma
è
,
invece
,
priva
di
qualsiasi
fondamento
quella
opinione
,
la
quale
mira
alla
negazione
di
ogni
volontà
,
per
via
di
una
veduta
teoretica
,
che
vorrebbe
sostituito
al
volontarismo
l
'
automatismo
;
anzi
questa
è
al
postutto
una
semplice
e
schietta
fatuità
.
Dovunque
i
mezzi
tecnici
siano
sviluppati
fino
ad
un
certo
punto
,
dovunque
il
terreno
artificiale
abbia
acquistata
una
certa
consistenza
e
dovunque
le
differenziazioni
sociali
e
le
antitesi
che
ne
conseguitano
abbiano
creato
,
e
il
bisogno
,
e
la
possibilità
,
e
le
condizioni
di
un
organamento
più
o
meno
stabile
od
instabile
,
ivi
sempre
e
necessariamente
spuntan
fuori
i
meditati
disegni
,
i
propositi
politici
,
i
piani
di
condotta
,
i
sistemi
di
diritto
,
e
poi
le
massime
e
i
principii
generali
ed
astratti
.
Nell
ambito
di
tali
prodotti
e
di
tali
sviluppi
derivati
e
complessi
,
e
dirò
di
secondo
grado
,
nascono
anche
le
scienze
,
e
le
arti
,
e
la
filosofia
,
e
la
erudizione
e
la
storia
come
genere
letterario
di
produzione
.
Cotesto
ambito
è
quello
dei
razionalisti
ed
ideologi
,
ignorandone
i
fondamenti
reali
,
chiamarono
e
chiamano
tuttora
,
in
modo
esclusivo
,
la
civiltà
.
Perché
,
di
fatti
,
si
è
dato
e
si
dà
il
caso
,
che
alcuni
uomini
,
e
soprattutto
gli
addottrinati
di
mestiere
,
fossero
essi
laici
o
preti
,
trovassero
e
trovino
modo
di
vivere
intellettualmente
nella
chiusa
cerchia
dei
prodotti
riflessi
e
secondarii
della
civiltà
,
e
potessero
e
possano
poi
sottoporre
tutto
il
resto
alla
veduta
soggettiva
,
che
essi
in
tale
situazione
si
formano
:
e
in
ciò
è
la
origine
e
la
spiegazione
di
ogni
ideologia
.
La
nostra
dottrina
ha
superato
in
modo
definitivo
l
angolo
visuale
di
qualsiasi
ideologia
.
I
meditati
disegni
,
i
propositi
politici
,
le
scienze
,
i
sistemi
di
diritto
e
così
via
,
anzi
che
essere
il
mezzo
e
l
istrumento
della
spiegazione
della
storia
,
sono
appunto
la
cosa
che
occorre
di
spiegare
;
perché
derivano
da
determinate
condizioni
e
situazioni
.
Ma
ciò
non
vuol
dire
che
siano
mere
apparenze
,
e
bolle
di
sapone
.
L
esser
quelle
delle
cose
divenute
e
derivate
da
altre
non
implica
che
non
sian
cose
effettuali
:
tanto
è
che
son
parse
per
secoli
alla
coscienza
non
scientifica
,
e
alla
coscienza
scientifica
ancora
in
via
di
formazione
,
le
sole
che
veramente
fossero
.
Ma
con
ciò
non
è
detto
tutto
.
Anche
la
nostra
dottrina
può
dar
luogo
alla
tentazione
del
fantasticare
,
e
può
offrire
occasione
ed
argomento
ad
una
nuova
ideologia
a
rovescio
.
Essa
è
nata
nel
campo
di
battaglia
del
comunismo
.
Suppone
l
apparizione
del
proletariato
moderno
su
l
arena
politica
,
e
suppone
quella
orientazione
,
su
le
origini
della
società
attuale
,
che
ci
ha
permesso
di
rifare
criticamente
tutta
la
genesi
della
borghesia
.
E
dottrina
rivoluzionaria
per
due
rispetti
:
perché
ha
trovato
le
ragioni
e
i
modi
di
sviluppo
della
rivoluzione
proletaria
,
che
è
in
fieri
;
e
perché
,
di
ogni
altra
rivoluzione
sociale
avveratasi
in
passato
,
si
argomenta
di
trovare
le
cause
e
le
condizioni
di
svolgimento
in
quei
contrasti
di
classe
,
i
quali
giunsero
ad
un
certo
punto
critico
per
la
contraddizione
tra
le
forme
della
produzione
e
lo
sviluppo
delle
forze
produttive
.
E
c
è
poi
dell
altro
.
Alla
luce
di
questa
dottrina
l
essenziale
della
storia
consiste
per
l
appunto
in
tali
momenti
critici
,
e
ciò
sta
di
mezzo
tra
l
uno
e
l
altro
di
cotesti
momenti
si
fa
conto
,
almeno
per
ora
,
di
abbandonarlo
alle
erudite
cure
dei
narratori
ed
espositori
di
mestiere
.
Come
dottrina
rivoluzionaria
è
essa
innanzi
tutto
la
coscienza
intellettuale
del
moto
proletario
presente
,
nel
quale
secondo
l
'
assunto
nostro
,
si
prepara
di
lunga
mano
l
'
avvento
del
comunismo
:
tanto
è
,
che
i
decisi
avversari
del
socialismo
la
respingono
come
opinione
,
che
,
sotto
apparenze
di
scienza
,
non
faccia
che
ripetere
la
ben
nota
utopia
socialistica
.
Per
tale
condizione
di
cose
può
darsi
bene
il
caso
,
e
di
fatti
s
è
pur
già
dato
in
parte
,
che
la
fantasia
degl
'
inesperti
d
'
ogni
arte
di
ricerca
storica
,
e
lo
zelo
dei
fanatici
,
trovi
stimolo
ed
occasione
perfino
nel
materialismo
storico
a
foggiare
una
nuova
ideologia
,
e
a
trarre
da
esso
una
nuova
filosofia
della
storia
sistematica
,
cioè
schematica
,
ossia
a
tendenza
e
a
disegno
.
Né
c
'
è
cautela
che
basti
.
L
'
intelletto
nostro
raramente
s
'
appaga
della
ricerca
schiettamente
critica
,
ed
è
sempre
propenso
a
convertire
in
elemento
di
pedanteria
ed
in
novella
scolastica
qualunque
trovato
del
pensiero
.
A
farla
breve
,
anche
la
concezione
materialistica
può
essere
convertita
in
forma
di
argomentazione
a
tesi
,
e
servire
a
rimettere
in
nuove
fogge
pregiudizii
antichi
;
come
era
quello
di
una
storia
dimostrata
,
dimostrativa
e
dedotta
.
Perché
ciò
non
accada
,
e
specie
perché
non
riapparisca
per
vie
indirette
e
per
modi
dissimulati
una
qualunque
forma
di
finalità
,
su
due
punti
bisogna
essere
in
chiaro
:
e
cioè
dire
,
che
le
condizioni
storiche
a
noi
note
son
tutte
circostanziate
;
e
che
il
progresso
fu
fino
ad
ora
circoscritto
da
molteplici
impedimenti
,
e
per
ciò
fu
sempre
parziale
e
limitato
.
Una
parte
sola
,
e
fino
ai
tempi
recentissimi
una
parte
non
grande
del
genere
umano
ha
per
intero
percorso
gli
stadii
tutti
del
processo
,
per
effetto
del
quale
le
nazioni
più
progredite
son
giunte
alla
società
civile
moderna
,
con
le
forme
di
avanzata
tecnica
fondate
su
le
scoverte
della
scienza
,
e
con
tutte
le
conseguenze
politiche
,
intellettuali
,
morali
e
così
via
,
che
a
tale
sviluppo
sono
rispettive
e
consentanee
.
Accanto
agl
'
inglesi
-
tanto
per
accennare
all
'
esempio
più
stridente
-
che
,
trasportando
seco
nella
Nuova
Olanda
i
mezzi
europei
,
vi
han
creato
un
centro
di
produzione
,
che
già
tiene
un
posto
notevole
nella
concorrenza
del
mercato
mondiale
,
vivono
tuttora
come
fossili
della
preistoria
gl
'
indigeni
australiani
,
capaci
solo
di
estinguersi
,
ma
incapaci
di
adattarsi
alla
civiltà
,
che
fu
non
sopra
di
essi
ma
accanto
ad
essi
importata
.
Nell
'
America
,
e
specie
in
quella
del
Nord
,
la
serie
dei
procedimenti
che
vi
han
dato
luogo
allo
sviluppo
della
società
moderna
,
cominciò
con
la
importazione
dall
'
Europa
delle
piante
,
degli
animali
e
degl
'
istrumenti
dell
'
agricoltura
,
il
cui
uso
ab
antico
avea
ingenerato
la
secolare
civiltà
del
Mediterraneo
:
ma
tal
moto
rimase
tutto
rinchiuso
nella
cerchia
dei
discendenti
dei
conquistatori
e
dei
coloni
,
mentre
gli
indigeni
,
o
si
disperdono
nella
massa
di
nuova
formazione
,
per
le
vie
naturali
della
mistura
di
razza
,
o
deperiscono
e
spariscono
affatto
.
L
'
Asia
anteriore
e
l
'
Egitto
,
che
già
in
tempi
antichissimi
,
come
prima
culla
di
tutta
la
nostra
civiltà
,
dettero
luogo
alle
grandi
formazioni
semipolitiche
,
le
quali
seguono
le
prime
fasi
della
storia
accertata
e
ricordata
,
ci
appaiono
da
secoli
come
le
cristallizzazioni
di
forme
sociali
incapaci
di
muoversi
da
sè
per
nuove
fasi
di
sviluppo
.
Sta
sopra
di
loro
la
secolare
pressione
del
barbarico
accampamento
,
che
è
la
dominazione
turca
.
In
quella
massa
irrigidita
,
o
s
'
incunea
per
dissimulate
vie
una
amministrazione
alquanto
ammodernizzata
,
o
in
nome
esplicito
degl
'
interessi
commerciali
s
'
insinuano
la
ferrovia
ed
il
telegrafo
,
avamposti
coraggiosi
della
conquistatrice
banca
europea
.
Tutta
quella
massa
irrigidita
non
ha
speranza
di
ripigliar
vita
,
calore
e
movimento
,
se
non
per
la
rovina
della
dominazione
turca
,
cui
si
vada
surrogando
,
nei
diversi
possibili
modi
di
conquista
diretta
o
indiretta
,
la
signoria
o
il
protettorato
della
borghesia
europea
.
Che
un
processo
di
trasformazione
dei
popoli
arretrati
,
o
arrestatisi
nel
loro
cammino
,
possa
avverarsi
ed
affrettarsi
per
esterni
influssi
,
sta
lì
l
'
India
a
provarlo
,
che
già
vivace
ancora
di
sua
propria
vita
,
sotto
l
'
azione
poi
dell
'
Inghilterra
rientra
ora
con
vigore
nella
circolazione
della
operosità
internazionale
,
per
fino
nei
suoi
prodotti
intellettuali
.
Né
sono
questi
i
soli
contrasti
nella
fisionomia
storica
dei
contemporanei
.
Ecco
,
mentre
lì
nel
Giappone
,
per
un
fenomeno
acuto
e
spontaneo
di
imitazione
,
si
sviluppa
in
men
di
trent
'
anni
una
certa
relativa
assimilazione
della
civiltà
occidentale
,
che
muove
già
normalmente
le
energie
proprie
del
paese
stesso
,
il
diritto
e
l
'
imposizione
della
conquista
russa
trae
nella
cerchia
della
industria
moderna
,
e
anzi
della
grande
industria
,
qualche
punto
notevole
dei
paesi
oltre
il
Caspio
.
La
mole
gigantesca
della
Cina
ci
è
apparsa
fino
a
pochi
anni
fa
quasi
immobile
nell
'
atavistico
assetto
delle
sue
istituzioni
,
tanto
vi
è
lento
ogni
movimento
:
mentre
,
per
ragioni
etniche
e
geografiche
,
quasi
tutta
l
'
Africa
rimaneva
impermeabile
,
e
,
fino
agli
ultimi
tentativi
di
conquista
e
di
colonizzazione
,
pareva
non
dovesse
offrire
all
'
azione
della
civiltà
,
che
il
solo
suo
perimetro
,
come
fossimo
,
non
che
ai
tempi
dei
portoghesi
,
a
quelli
dei
greci
e
dei
cartaginesi
.
Tali
differenziazioni
degli
uomini
,
sul
cammino
della
storia
e
della
preistoria
,
ci
paiono
spiegabilissime
,
quando
c
'
è
modo
di
ricondurle
alle
condizioni
naturali
ed
immediate
,
che
impongano
limiti
allo
sviluppo
del
lavoro
.
Questo
è
il
caso
dell
'
America
,
la
quale
,
fino
alla
apparizione
degli
europei
,
non
avea
che
una
sola
granaglia
,
il
mais
,
e
un
solo
animale
addomesticabile
ad
uso
di
lavoro
,
il
lama
:
e
noi
possiamo
rallegrarci
,
che
gli
europei
,
importandovi
con
se
stessi
e
coi
loro
istrumenti
il
bue
,
e
l
'
asino
,
e
il
cavallo
,
e
il
frumento
,
e
il
cotone
e
la
canna
da
zucchero
e
il
caffè
,
e
da
ultimo
la
vite
e
l
'
arancio
,
v
'
abbiano
creato
un
nuovo
mondo
della
gloriosa
società
che
produce
le
merci
,
la
quale
,
con
inaudita
rapidità
di
moto
,
vi
ha
già
percorso
le
due
fasi
della
più
nera
schiavitù
e
del
più
democratico
salariato
.
Ma
là
dove
c
'
è
stato
un
vero
arresto
,
e
anzi
un
documentato
regresso
,
come
nell
Asia
anteriore
,
nell
'
Egitto
,
nella
penisola
dei
Balcani
e
nell
Africa
settentrionale
,
e
tale
arresto
non
può
attribuirsi
al
differenziarsi
delle
condizioni
naturali
,
ivi
noi
ci
troviamo
dinanzi
ad
un
problema
,
che
aspetta
la
soluzione
sua
dallo
studio
diretto
ed
esplicito
della
struttura
sociale
,
guardata
così
nei
modi
interni
del
suo
divenire
,
come
negl
intrecci
e
nelle
complicazioni
dei
varii
popoli
,
su
quel
terreno
che
più
ordinariamente
dicesi
arena
delle
lotte
storiche
.
Questa
stessa
Europa
civile
,
che
per
continuità
di
tradizione
presenta
lo
schema
più
completo
di
processo
,
tanto
che
su
cotesto
modello
furono
ideati
e
fino
ad
ora
costruiti
tutti
i
sistemi
di
filosofia
storica
;
questa
stessa
Europa
occidentale
e
mediana
,
che
ha
prodotto
l
'
epoca
dei
borghesi
,
e
tale
forma
di
società
ha
cercato
e
cerca
d
'
imporre
a
tutto
il
mondo
,
con
vari
modi
di
conquista
diretta
o
indiretta
,
non
è
tutta
uniforme
in
sé
,
nel
grado
di
suo
sviluppo
,
e
le
sue
diverse
conglomerazioni
nazionali
,
regionali
e
politiche
appaiono
come
distribuite
sopra
di
una
scala
di
molto
graduata
.
Da
tali
differenze
dipendono
le
condizioni
di
relativa
superiorità
od
inferiorità
di
paese
a
paese
,
e
le
ragioni
più
o
meno
vantaggiose
o
svantaggiose
dello
scambio
economico
;
e
di
qui
per
la
più
parte
dipesero
,
come
tuttora
dipendono
,
e
gli
attriti
,
e
le
lotte
,
e
i
trattati
e
le
guerre
,
e
quanto
altro
mai
,
con
maggiore
o
con
minor
precisione
,
seppero
narrarci
gli
storici
politici
dalla
Rinascenza
in
qua
,
e
certo
con
cresciuta
evidenza
da
Luigi
XIV
e
da
Colbert
in
poi
.
Questa
Europa
stessa
è
assai
variopinta
.
Ecco
qui
la
fioritura
massima
della
produzione
industriale
e
capitalistica
,
cioè
dire
in
Inghilterra
;
e
in
altri
punti
vive
,
o
rigoglioso
o
rachitico
,
l
'
artigianato
,
come
da
Parigi
a
Napoli
,
tanto
per
cogliere
il
fatto
nei
suoi
estremi
.
Qui
la
campagna
è
quasi
per
intero
industrializzata
,
com
'
è
di
nuovo
in
Inghilterra
;
ed
ecco
che
altrove
vegeta
,
in
molteplici
forme
tradizionali
,
l
'
idiotico
contadiname
,
come
in
Italia
ed
in
Austria
,
anzi
in
questo
paese
più
che
da
noi
.
Mentre
in
un
paese
l
'
azienda
politica
dello
stato
-
come
si
conviene
alla
prosaica
coscienza
di
una
borghesia
,
che
sa
il
fatto
suo
,
perché
il
posto
che
tiene
se
l
'
è
veramente
conquistato
da
sè
-
viene
esercitata
nei
modi
più
sicuri
e
palesi
di
un
esplicito
dominio
di
classe
(
non
è
chi
non
intenda
che
parlo
della
Francia
)
;
altrove
,
e
segnatamente
in
Germania
,
le
vecchie
abitudini
feudali
,
l
'
ipocrisia
protestante
,
e
la
viltà
di
una
borghesia
che
sfrutta
le
favorevoli
contingenze
economiche
senza
portarci
dentro
,
né
spirito
,
né
coraggio
rivoluzionario
,
mantengono
all
ente
stato
le
mentite
apparenze
di
una
missione
etica
da
compiere
(
-
oh
zucconi
e
parrucconi
di
professori
tedeschi
,
in
quante
salse
poco
appetitose
e
digeribili
avete
voi
cucinata
cotesta
etica
dello
stato
,
prussiano
per
giunta
!
-
)
.
Qua
e
là
la
produzione
moderna
capitalistica
s
'
incunea
nei
paesi
,
che
per
altri
rispetti
non
entrano
nel
nostro
movimento
,
e
specie
in
quello
della
politica
,
come
è
il
caso
della
infelice
Polonia
;
ovvero
tal
forma
s
'
insinua
solo
per
indiretto
,
come
nella
Slavia
meridionale
.
Ma
ecco
qui
il
contrasto
più
acuto
,
che
pare
destinato
a
metterci
come
in
compendio
sott
'
occhi
tutte
le
fasi
anzi
gli
estremi
della
nostra
storia
.
La
Russia
non
ha
potuto
avviarsi
,
come
ora
di
fatto
si
avvia
,
alla
grande
industria
,
se
non
pompando
dall
'
Europa
occidentale
,
e
specie
dal
grazioso
sciovinismo
francese
,
quel
danaro
,
che
essa
invano
si
sarebbe
provata
a
trarre
da
se
stessa
,
ossia
dalle
condizioni
della
sua
obesa
massa
territoriale
,
su
la
quale
,
con
vecchie
forme
economiche
,
vegetano
cinquanta
milioni
di
contadini
.
Ora
la
Russia
,
per
diventare
una
società
economicamente
moderna
,
il
che
probabilmente
vi
prepara
le
condizioni
di
una
rispondente
rivoluzione
politica
,
fu
tratta
a
distruggere
gli
ultimi
avanzi
del
comunismo
agrario
,
che
in
essa
eransi
fino
a
poco
tempo
fa
conservati
in
forme
tanto
caratteristiche
,
e
in
tanta
estensione
:
(
né
qui
importa
di
decidere
se
quello
fosse
comunismo
primitivo
,
o
secondario
,
come
alcuni
ritengono
)
.
La
Russia
deve
imborghesirsi
e
,
per
far
ciò
,
deve
innanzi
tutto
convertire
la
terra
in
merce
,
che
sia
capace
di
produrre
merci
,
e
al
tempo
stesso
trasformare
in
proletarii
e
pezzenti
gli
ex
-
comunisti
della
campagna
.
Ed
ecco
che
,
invece
,
nell
'
Europa
occidentale
e
centrale
ci
troviamo
al
punto
opposto
della
serie
di
sviluppo
,
che
nella
Russia
comincia
appena
.
Qui
da
noi
,
dove
la
borghesia
con
varia
fortuna
,
e
vincendo
impedimenti
tanto
diversi
,
ha
percorso
già
tanti
stadii
del
suo
sviluppo
,
non
la
memoria
del
comunismo
primitivo
,
che
a
mala
pena
rivive
per
erudite
combinazioni
nelle
teste
dei
dotti
,
ma
la
stessa
forma
della
produzione
borghese
genera
nei
proletarii
la
tendenza
al
socialismo
,
che
si
presenta
nei
suoi
generali
contorni
come
indizio
di
una
nuova
fase
della
storia
,
e
,
cioè
,
non
come
la
ripetizione
di
ciò
che
fatalmente
finisce
nella
Slavia
sotto
agli
occhi
nostri
.
Chi
è
che
non
veda
in
cotesta
esemplificazione
,
che
io
non
ho
cercata
ad
arte
,
e
che
anzi
m
'
è
venuta
quasi
a
caso
e
disordinatamente
fuori
della
penna
,
in
cotesta
esemplificazione
,
dico
,
che
può
essere
indefinitamente
prolungata
in
un
libro
di
geografia
economico
-
politica
del
mondo
attuale
,
la
prova
evidente
del
come
le
condizioni
storiche
son
tutte
circostanziate
nelle
forme
di
loro
sviluppi
?
Non
solo
le
razze
e
i
popoli
,
e
le
nazioni
,
e
gli
stati
,
ma
le
parti
delle
nazioni
e
le
regioni
varie
degli
stati
,
e
poi
i
ceti
e
le
classi
si
trovano
come
su
tanti
gradini
di
una
assai
lunga
scala
,
o
anzi
su
diversi
punti
di
una
curva
a
grande
e
complicato
svolgimento
.
Il
tempo
storico
non
è
corso
uniforme
per
tutti
gli
uomini
.
Il
semplice
succedersi
delle
generazioni
non
fu
mai
l
'
indice
della
costanza
e
della
intensità
del
processo
.
Il
tempo
come
astratta
misura
di
cronologia
,
e
le
generazioni
succedentisi
in
termini
approssimativi
di
anni
,
non
dànno
criterio
né
recano
indicazione
di
legge
o
di
processo
.
Gli
sviluppi
furono
finora
varii
,
perché
varie
furono
le
opere
compiute
in
una
e
medesima
unità
di
tempo
.
Fra
tali
forme
varie
di
sviluppo
c
'
è
affinità
,
anzi
c
'
è
similarità
di
moventi
,
ossia
c
'
è
analogia
di
tipo
,
ossia
c
'
è
omologia
:
tanto
che
le
forme
avanzate
possono
,
per
semplice
contatto
,
o
con
la
violenza
,
accelerare
lo
svolgimento
delle
forme
arretrate
.
Ma
l
'
importante
è
d
'
intendere
,
che
il
progresso
,
la
cui
nozione
è
non
solo
empirica
,
ma
sempre
circostanziata
e
per
ciò
limitata
,
non
istà
sul
corso
delle
cose
umane
come
un
destino
od
un
fato
,
né
qual
comando
di
legge
.
E
per
ciò
la
nostra
dottrina
non
può
esser
volta
a
rappresentare
tutta
la
storia
dell
'
uman
genere
in
una
veduta
comunque
prospettica
o
unitaria
,
la
quale
ripeta
,
mutatis
mutandis
,
la
filosofia
storica
a
disegno
come
da
sant
'
Agostino
ad
Hegel
,
o
anzi
,
meglio
,
dal
profeta
Daniele
al
signor
De
Rougemont
.
La
nostra
dottrina
non
pretende
di
essere
la
visione
intellettuale
di
un
gran
piano
o
disegno
,
ma
è
soltanto
un
metodo
di
ricerca
e
di
concezione
.
Non
a
caso
Marx
parlava
della
sua
scoverta
come
di
un
filo
conduttore
.
E
per
tal
ragione
appunto
è
analoga
al
darwinismo
,
che
anch
'
esso
è
un
metodo
,
e
non
è
,
nè
può
essere
,
una
ammodernata
ripetizione
della
costruita
e
costruttiva
Naturphilosophie
,
a
uso
Schelling
e
compagni
.
A
scorgere
nella
nozione
del
progresso
la
indicazione
di
qualcosa
di
circostanziato
e
di
relativo
fu
primo
il
geniale
Saint
-
Simon
,
che
tal
suo
pensiero
contrappose
alla
dottrina
del
secolo
decimottavo
,
in
buona
parte
culminante
in
Condorcet
.
A
cotesta
dottrina
,
che
potrebbe
dirsi
unitaria
,
egalitaria
,
formale
,
perché
è
quella
che
considera
l
'
uman
genere
come
svolgentesi
su
di
una
linea
processuale
,
Saint
-
Simon
contrappose
il
concetto
delle
facoltà
e
delle
attitudini
,
che
si
surrogano
e
si
compensano
;
e
per
tal
modo
rimase
ideologo
.
A
penetrare
le
ragioni
effettive
della
relatività
del
progresso
occorreva
ben
altro
.
Bisognava
innanzi
tutto
rinunziare
a
quei
pregiudizii
,
i
quali
sono
impliciti
nella
credenza
,
che
gl
'
impedimenti
alla
uniformità
del
divenire
umano
riposino
esclusivamente
sopra
cause
naturali
ed
immediate
.
Cotesti
impedimenti
naturali
,
o
sono
assai
problematici
,
come
è
il
caso
delle
razze
,
nessuna
delle
quali
ha
in
sé
l
'
ingenito
privilegio
della
storia
,
o
sono
,
come
nel
caso
delle
differenze
geografiche
,
insufficienti
a
spiegare
lo
svolgersi
di
condizioni
storico
-
sociali
affatto
difformi
sopra
uno
e
medesimo
terreno
topografico
.
E
come
il
moto
storico
nasce
per
l
'
appunto
quando
gl
'
impedimenti
naturali
furono
già
in
buona
parte
,
o
superati
,
o
notevolmente
circoscritti
per
mezzo
della
creazione
di
un
terreno
artefatto
,
sul
quale
fosse
dato
agli
uomini
di
venirsi
ulteriormente
sviluppando
,
gli
è
chiaro
perciò
,
che
i
consecutivi
impedimenti
alla
uniformità
del
progresso
siano
da
cercare
nelle
condizioni
proprie
ed
intrinseche
della
struttura
sociale
stessa
.
Questa
struttura
ha
messo
fino
ad
ora
capo
in
forme
di
organamento
politico
,
la
cui
somma
è
il
tentativo
di
tenere
in
equilibrio
le
disuguaglianze
economiche
:
il
che
fa
,
che
cotesto
organamento
,
come
ho
più
volte
detto
,
sia
di
continuo
instabile
.
Da
che
ci
è
storia
ricordata
essa
è
storia
della
società
che
o
tende
a
formare
lo
stato
,
o
lo
stato
ha
già
portato
a
compimento
.
E
lo
stato
è
la
lotta
all
'
interno
,
o
vivamente
e
in
atto
,
o
da
poco
vinta
,
o
come
che
siasi
per
alcun
tempo
sopita
e
sedata
.
E
lo
stato
è
anche
la
lotta
all
'
esterno
,
o
per
assoggettare
altri
popoli
,
o
per
colonizzare
altri
paesi
,
o
per
esportare
i
prodotti
sopra
altri
mercati
,
o
per
scaricare
la
popolazione
esuberante
,
e
cosi
via
.
E
lo
stato
è
tale
lotta
all
'
interno
e
all
'
esterno
,
perché
è
innanzi
tutto
l
'
organo
e
l
'
istrumento
di
una
parte
più
o
meno
grande
della
società
contro
tutto
il
resto
della
società
stessa
,
in
quanto
che
questa
essenzialmente
poggia
su
la
signoria
economica
degli
uomini
su
gli
uomini
,
in
modi
più
o
meno
diretti
ed
espliciti
,
secondo
che
il
vario
grado
di
sviluppo
della
produzione
e
dei
suoi
mezzi
naturali
e
dei
suoi
istrumenti
artificiali
esiga
,
o
la
schiavitù
immediata
,
o
la
servitù
della
gleba
,
o
il
libero
salariato
.
Questa
società
delle
antitesi
,
che
si
regge
a
stato
,
è
sempre
,
per
quanto
in
varie
forme
e
modi
,
la
opposizione
della
città
e
della
campagna
,
dell
'
artigiano
e
del
contadino
,
del
proletario
e
del
padrone
,
del
capitalista
e
del
lavoratore
,
e
così
via
da
non
finirla
;
e
mette
sempre
capo
,
con
varie
complicazioni
e
modalità
,
in
una
gerarchia
,
o
che
ciò
accada
per
quadro
fisso
di
privilegio
come
nel
Medioevo
,
o
che
,
nelle
dissimulate
forme
del
diritto
presuntivamente
eguale
per
tutti
,
ciò
si
avveri
per
l
'
azione
automatica
della
concorrenza
economica
,
come
è
ora
.
A
cotesta
gerarchia
economica
corrisponde
in
vario
modo
nei
varii
paesi
,
tempi
e
luoghi
,
starei
per
dire
,
una
gerarchia
degli
animi
,
degl
'
intelletti
,
degli
spiriti
.
Cioè
dire
la
coltura
,
nella
quale
appunto
gli
idealisti
ripongono
la
somma
del
progresso
,
fu
ed
è
per
necessità
di
fatto
assai
disugualmente
distribuita
.
La
maggior
parte
degli
uomini
,
per
la
qualità
delle
cure
e
delle
occupazioni
cui
attende
si
trova
ad
essere
come
di
individui
disintegrati
,
fatti
in
pezzi
,
resi
incapaci
di
uno
sviluppo
completo
e
normale
.
Alla
economica
delle
classi
,
ed
alla
gerarchia
delle
situazioni
sociali
,
risponde
la
psicologia
delle
classi
,
La
relatività
del
progresso
è
per
noi
,
dunque
,
la
conseguenza
inevitabile
delle
antitesi
di
classe
.
In
queste
antitesi
sono
gl
impedimenti
,
pei
quali
rimane
spiegata
la
possibilità
del
relativo
regresso
,
fin
giù
giù
alla
degenerazione
e
allo
sfacelo
di
una
intera
società
.
Le
macchine
,
che
segnano
il
trionfo
della
scienza
,
divengono
,
per
le
condizioni
antitetiche
della
compagine
sociale
,
gli
istrumenti
da
proletarizzare
milioni
e
milioni
di
già
liberi
artigiani
e
contadini
.
I
progressi
della
tecnica
,
che
arricchiscono
di
comodi
le
città
,
rendono
più
misera
ed
abietta
la
condizione
dei
contadini
,
e
nelle
città
stesse
più
umile
la
condizione
degli
umili
.
I
progressi
tutti
del
sapere
servirono
fino
ad
ora
a
differenziare
il
ceto
degli
addottrinati
,
e
a
mettere
sempre
a
maggior
distanza
dalla
coltura
le
masse
,
che
,
intese
all
incessante
lavoro
di
tutti
i
giorni
,
di
questo
alimentano
la
società
tutta
intera
.
Il
progresso
fu
ed
è
fino
ad
ora
parziale
ed
unilaterale
.
Le
minoranze
che
vi
partecipano
dicono
sia
questo
il
progresso
umano
;
e
i
burbanzosi
evoluzionisti
chiamano
ciò
natura
umana
che
si
svolge
.
Tutto
cotesto
progresso
parziale
,
che
si
è
fino
ad
ora
svolto
nella
pressione
degli
uomini
su
gli
uomini
,
ha
suo
fondamento
nelle
condizioni
di
opposizione
,
per
cui
le
antitesi
economiche
han
generato
tutte
le
antitesi
sociali
,
e
dalla
relativa
libertà
di
alcuni
è
nata
la
servitù
di
moltissimi
;
e
il
diritto
è
stato
l
auspice
della
ingiustizia
.
Il
progresso
visto
così
,
ed
appreso
nella
sua
chiara
nozione
,
ci
appare
come
il
compendio
morale
ed
intellettuale
di
tutte
le
umane
miserie
,
e
di
tutte
le
materiali
disuguaglianze
.
A
scovrirvi
la
inevitabile
relatività
occorreva
che
il
comunismo
,
sorto
dapprima
come
moto
istintivo
nell
animo
degli
oppressi
,
diventasse
scienza
e
politica
.
E
occorreva
poi
,
che
la
nostra
dottrina
desse
la
misura
del
valore
di
tutta
la
storia
passata
,
scovrendo
in
ogni
forma
di
organamento
sociale
,
che
fosse
di
origine
e
di
assetto
antitetico
,
come
tutte
furono
fino
ad
ora
,
la
ingenita
incapacità
a
produrre
le
condizioni
di
un
progresso
umano
universale
ed
uniforme
;
scovrendovi
,
cioè
,
gl
impedimenti
i
quali
fanno
sì
che
il
benefizio
si
converta
in
malefizio
.
VI
.
A
una
domanda
noi
non
possiamo
sottrarci
,
ed
è
questa
;
donde
ebbe
origine
la
credenza
nei
fattori
storici
?
Cotesta
espressione
ricorre
assai
di
frequente
per
le
menti
e
per
gli
scritti
di
molti
eruditi
,
scienziati
e
filosofi
,
e
di
quegli
espositori
,
i
quali
,
o
ragionando
o
combinando
,
si
dilungano
alquanto
dalla
mera
narrazione
,
e
di
tale
opinione
si
giovano
,
come
di
presupposto
per
orientarsi
su
la
ingente
massa
dei
fatti
umani
,
che
,
a
prima
vista
e
nella
immediata
considerazione
,
appaiono
tanto
confusi
e
irriducibili
.
Cotesta
credenza
,
cotesta
opinione
corrente
è
diventata
presso
gli
storiografi
ragionatori
,
o
a
dirittura
razionalisti
,
una
semidottrina
,
che
di
recente
fu
più
volte
addotta
,
quale
argomento
decisivo
,
contro
la
teoria
unitaria
della
concezione
materialistica
.
Gli
è
,
anzi
,
tanto
radicata
la
credenza
,
ed
è
tanto
diffusa
la
opinione
,
che
la
storia
non
si
possa
intenderla
,
se
non
come
incontro
ed
incidenza
di
diversi
fattori
,
che
molti
di
quelli
i
quali
parlano
di
materialismo
sociale
,
sia
in
favore
o
sia
contro
,
credono
di
cavarsi
d
'
ogni
impaccio
quando
affermano
,
che
tutta
questa
dottrina
qui
consista
poi
in
ultimo
nell
'
attribuire
la
prevalenza
o
l
'
azione
decisiva
al
fattore
economico
.
Certo
gli
è
che
importa
di
rendersi
conto
del
come
cotesta
credenza
,
o
opinione
,
o
semidottrina
abbia
avuto
origine
perché
la
verace
ed
effettiva
critica
consiste
principalmente
nel
riconoscere
e
nell
'
intendere
i
motivi
di
ciò
che
dichiariamo
errore
.
Non
basta
di
respingere
una
opinione
,
col
designarla
spicciativamente
per
erronea
.
L
'
errore
dottrinale
è
nato
sempre
da
qualche
lato
male
inteso
di
una
esperienza
incompleta
,
o
da
qualche
imperfezione
soggettiva
.
Non
basta
respingere
l
'
errore
;
bisogna
vincerlo
,
e
superarlo
,
spiegando
/
o
.
Ogni
storico
,
che
cominci
a
narrare
,
compie
,
per
cosi
dire
,
un
atto
di
astrazione
.
Innanzi
tutto
eseguisce
come
un
taglio
in
una
serie
continuativa
di
avvenimenti
;
e
poi
prescinde
da
molti
e
svariati
presupposti
e
precedenti
,
e
anzi
spezza
e
scompone
una
intricata
tela
.
Per
cominciare
bisogna
pure
che
fissi
un
punto
,
una
linea
,
un
termine
,
di
sua
elezione
,
e
dica
p
.
e
.
:
vogliamo
raccontare
come
ebbe
inizio
la
guerra
tra
greci
e
persiani
;
vediamo
come
Luigi
XVI
venne
nella
risoluzione
di
convocare
gli
Stati
Generali
.
Il
narratore
si
trova
,
insomma
,
dinanzi
ad
un
complesso
di
fatti
accaduti
,
e
di
fatti
che
stanno
per
accadere
,
i
quali
,
nel
tutt
'
insieme
,
appariscono
come
una
configurazione
.
In
tale
suo
atteggiamento
ha
origine
il
modo
d
'
essere
e
lo
stile
di
ogni
racconto
;
perché
,
ad
ordirlo
,
occorre
pigliar
le
mosse
da
cose
già
divenute
,
per
poi
vedere
come
continuino
nel
divenire
.
E
pure
in
quel
complesso
bisogna
introdurre
un
certo
sentimento
di
analisi
,
risolvendolo
in
varii
gruppi
e
in
varii
aspetti
di
fatti
,
od
in
elementi
concorrenti
,
che
appariscono
poi
ad
un
certo
punto
come
delle
categorie
per
sé
stanti
.
Ecco
:
qui
è
lo
stato
in
una
certa
forma
e
con
certi
poteri
;
e
qui
son
le
leggi
,
che
determinano
,
per
comando
o
per
proibizione
,
certi
rapporti
;
e
qui
son
gli
abiti
e
i
costumi
,
che
rivelano
tendenze
,
bisogni
,
e
modi
di
pensare
,
di
credere
,
di
fantasticare
;
e
nell
'
insieme
si
vede
una
moltitudine
d
'
uomini
conviventi
e
collaboranti
,
con
spartizione
di
ufficii
e
di
occupazioni
;
e
poi
si
notano
i
pensieri
,
le
idee
,
le
inclinazioni
,
le
passioni
,
i
desiderii
,
le
aspirazioni
,
che
da
cotesto
variopinto
modo
di
coesistenza
e
dai
suoi
attriti
in
determinate
maniere
si
sprigionano
e
sviluppano
.
Avviene
una
mutazione
,
e
questa
si
rivela
in
uno
dei
lati
od
aspetti
del
complesso
empirico
,
o
in
tutti
essi
in
maggiore
o
in
minore
spazio
di
tempo
:
p
.
e
.
lo
stato
slarga
i
suoi
confini
esterni
,
o
altera
i
suoi
limiti
interni
verso
la
società
,
crescendo
o
diminuendo
di
poteri
e
di
attribuzioni
,
o
cambiando
di
forma
nell
'
esercizio
di
quelli
e
di
queste
;
ovvero
il
diritto
muta
le
sue
disposizioni
,
o
s
'
esprime
ed
afferma
in
nuovi
organi
;
ovvero
,
da
ultimo
,
dietro
al
cambiamento
delle
abitudini
esterne
cotidiane
,
si
rivela
un
cambiamento
nei
sentimenti
,
e
nei
pensieri
,
e
nelle
inclinazioni
degli
uomini
variamente
distribuiti
nelle
diverse
classi
sociali
,
le
quali
si
rimescolano
,
si
alterano
,
si
spostano
,
si
fondono
o
rinnovano
.
Ad
intendere
tutto
ciò
,
in
quanto
e
per
il
modo
come
apparisce
alla
prima
e
si
disegna
alla
ordinaria
attenzione
,
bastano
le
comuni
doti
della
intelligenza
normale
,
di
quella
,
intendo
dire
,
che
non
è
sussidiata
ancora
,
né
corretta
o
completata
dalla
scienza
propriamente
detta
.
Chiudere
in
precisi
confini
un
insieme
di
tali
mutazioni
,
ecco
l
'
oggetto
vero
e
proprio
della
narrazione
la
quale
riesce
tanto
più
perspicua
,
efficace
e
plasmata
,
quanto
è
più
monografica
:
p
.
e
.
Tucidide
nella
guerra
del
Peloponneso
.
La
società
già
in
un
certo
modo
divenuta
,
la
società
già
arrivata
ad
un
certo
grado
di
sviluppo
,
la
società
giù
tanto
complicata
da
nascondere
il
sottostrato
economico
che
il
resto
sorregge
,
non
si
è
rivelata
ai
puri
narratori
,
se
non
in
quegli
apici
visibili
,
in
quei
resultati
più
appariscenti
,
in
quei
sintomi
più
significativi
,
che
son
le
forme
politiche
,
le
disposizioni
di
legge
e
le
passioni
di
parte
.
Il
narratore
,
oltre
che
per
la
mancanza
di
una
dottrina
teoretica
su
le
fonti
vere
del
movimento
storico
,
per
l
'
atteggiamento
stesso
che
egli
assume
di
fronte
alle
cose
che
coglie
nelle
apparenze
del
loro
divenire
,
non
può
ridurre
questo
ad
unità
,
se
non
nell
'
aspetto
della
sola
intuizione
immediata
;
e
,
se
è
artista
,
cotesta
intuizione
gli
si
colorisce
nell
'
animo
,
e
vi
si
trasmuta
in
azione
drammatica
.
Il
suo
ufficio
è
adempiuto
,
se
egli
riesce
ad
inquadrare
un
certo
numero
di
fatti
e
di
accadimenti
entro
termini
e
confini
,
su
i
quali
lo
sguardo
possa
muoversi
come
su
chiara
prospettiva
;
alla
stessa
guisa
,
che
il
geografo
puramente
descrittivo
ha
fatta
per
intero
la
parte
sua
,
se
racchiude
in
vivo
e
perspicuo
disegno
la
concorrenza
delle
cause
fisiche
che
determinano
l
'
intuitivo
aspetto
,
poniamo
del
golfo
di
Napoli
,
senza
punto
risalire
alla
genesi
di
esso
.
In
cotesto
bisogno
della
configurazione
narrativa
è
la
occasione
prima
,
intuitiva
,
palpabile
,
e
direi
quasi
estetica
ed
artistica
,
di
tutte
quelle
astrazioni
e
generalizzazioni
,
che
da
ultimo
mettono
capo
nella
semidottrina
dei
così
detti
fattori
.
Qui
sono
due
uomini
insigni
,
i
Gracchi
,
che
vollero
arrestare
il
processo
di
appropriazione
dell
'
ager
publicus
,
o
impedire
l
'
agglomerazione
del
latifondo
,
per
cui
diminuisce
o
cessa
del
tutto
di
esistere
la
classe
dei
piccoli
proprietarii
,
ossia
degli
uomini
liberi
,
che
son
fondamento
e
condizione
della
vita
democratica
della
città
antica
.
Quali
furono
le
cause
del
loro
insuccesso
?
Il
loro
disegno
è
chiaro
:
l
'
animo
loro
,
la
loro
origine
,
il
loro
carattere
,
il
loro
eroismo
lo
illustrano
.
E
stanno
contro
a
loro
altri
uomini
,
con
altri
interessi
e
con
altro
animo
.
La
contesa
non
si
disegna
dapprima
alla
mente
se
non
come
lotta
di
propositi
e
di
passioni
,
la
quale
si
svolge
e
riesce
a
termine
con
quei
mezzi
che
consentono
le
forme
politiche
dello
stato
,
e
l
'
uso
o
l
'
abuso
dei
poteri
pubblici
.
Ecco
lì
l
'
ambiente
:
la
città
dominatrice
in
diversi
modi
,
sopra
altre
città
,
o
sopra
territori
sforniti
d
'
ogni
carattere
di
autonomia
;
e
dentro
di
quella
città
una
avanzata
differenziazione
di
ricchi
e
di
poveri
;
e
di
fronte
alla
schiera
non
numerosa
dei
sopraffacitori
e
dei
prepotenti
,
immensa
la
massa
dei
proletarii
,
che
stan
per
perdere
o
han
già
perduta
la
coscienza
e
la
forza
politica
d
'
una
plebe
di
cittadini
,
la
massa
che
si
lascia
per
ciò
ingannare
e
corrompere
,
e
a
breve
andare
finirà
per
imputridire
,
qual
servile
accessorio
degli
sfruttatori
di
maggior
grado
.
Questa
la
materia
del
narratore
,
al
quale
non
è
dato
di
rendersi
conto
del
fatto
,
se
non
nelle
condizioni
immediate
del
fatto
stesso
.
L
'
unità
intuitiva
è
la
scena
su
la
quale
i
casi
si
svolgono
,
e
perché
il
racconto
abbia
rilievo
,
intreccio
e
prospettiva
,
occorrono
dei
punti
di
orientazione
e
dei
mezzi
di
riduzione
.
In
ciò
consiste
la
origine
prima
di
quelle
astrazioni
,
per
cui
i
lati
varii
di
un
determinato
complesso
sociale
vengono
,
poco
per
volta
,
distratti
dalla
loro
qualità
di
semplici
aspetti
di
un
insieme
,
e
via
via
generalizzati
menano
poi
alla
dottrina
dei
presunti
fattori
.
Questi
,
in
altri
termini
,
intendo
dire
dei
fattori
,
si
originano
nella
mente
,
per
via
della
astrazione
e
della
generalizzazione
degli
aspetti
immediati
del
movimento
apparente
,
e
stanno
alla
pari
con
tutti
gli
altri
concetti
empirici
,
i
quali
,
sorti
che
siano
in
ogni
altro
campo
del
sapere
,
vi
si
mantengono
,
finché
,
o
non
vengano
ridotti
ed
eliminati
per
via
di
nuova
esperienza
,
o
non
si
trovino
riassorbiti
da
una
concezione
più
generale
,
che
sia
genetica
,
evolutiva
,
dialettica
.
Non
era
forse
necessario
,
che
nell
'
analisi
empirica
e
nello
studio
immediato
delle
cause
e
degli
effetti
di
certi
determinati
fenomeni
,
p
.
e
.
dei
calorifici
,
la
mente
si
fermasse
dapprima
nella
presunzione
e
nella
persuasione
di
poterli
e
di
doverli
attribuire
ad
un
subietto
,
che
,
se
non
parve
mai
a
nessun
fisico
un
vero
ente
sostanziale
,
parve
di
certo
una
forza
determinata
e
specifica
,
che
sarebbe
il
calore
.
Ed
ecco
che
ad
un
certo
punto
,
per
nuova
combinazione
di
esperienza
,
cotesto
escogitato
calore
si
risolve
,
a
date
condizioni
,
in
una
certa
quantità
di
moto
.
E
anzi
,
ora
,
il
pensiero
è
su
la
via
di
risolvere
tanti
degli
escogitati
fattori
fisici
nel
flusso
di
una
universale
Energhetica
,
nella
quale
la
ipotesi
degli
atomi
,
per
quanto
essa
è
necessaria
e
utilizzabile
,
perde
ogni
residuo
di
sopravvissuta
metafisica
.
Non
era
forse
inevitabile
,
come
primo
stadio
della
conoscenza
rispetto
al
problema
della
vita
,
l
'
indugiarsi
a
lungo
nello
studio
distinto
degli
organi
,
e
il
ridur
questi
in
sistemi
?
Senza
cotesta
anatomia
,
che
pare
per
fin
troppo
materiale
e
grossolana
,
nessun
progresso
di
studi
sarebbe
stato
possibile
;
e
intanto
,
su
la
ignorata
genesi
e
coordinazione
di
tale
molteplicità
analitica
,
s
'
aggiravano
incerti
e
vaghi
i
concetti
generici
di
vita
,
di
anima
e
simili
.
In
coteste
creazioni
mentali
si
cercò
per
ripiego
di
escogitazione
,
e
per
gran
tempo
,
quella
unità
biologica
,
che
ha
da
ultimo
trovato
il
suo
riscontro
intuitivo
nell
'
inizio
certo
della
cellula
,
e
nel
suo
processo
di
immanente
moltiplicazione
.
Più
difficile
fu
certamente
il
cammino
,
che
il
pensiero
dovette
percorrere
per
ridurre
ad
evidenza
di
genesi
i
dati
tutti
della
vita
psichica
,
dai
semplicissimi
delle
elementari
sensazioni
fino
ai
prodotti
di
molto
derivati
e
complessi
.
Non
solo
per
ragioni
di
difficoltà
teoretiche
,
ma
per
altri
pregiudizii
popolari
,
l
'
unità
e
continuità
incessante
dei
fenomeni
psichici
apparve
fino
ad
Herbart
come
spartita
e
spezzata
in
tanti
fattori
,
ossia
nelle
così
dette
facoltà
dell
anima
.
Per
le
medesime
difficoltà
è
passata
la
interpretazione
dei
processi
storico
-
sociali
;
ed
anche
essa
s
'
è
dovuta
dapprima
arrestare
nella
veduta
provvisoria
dei
fattori
.
E
,
perciò
,
riesce
ora
a
noi
cosa
agevole
il
rintracciare
la
occasione
prima
di
tale
opinione
nel
bisogno
che
hanno
gli
storici
narratori
di
trovare
,
nell
'
atto
che
raccontano
con
più
o
meno
di
capacità
artistica
,
e
con
vario
intendimento
di
ammaestrare
,
dei
punti
di
orientazione
immediata
,
quali
può
offrirli
lo
studio
del
moto
apparente
delle
cose
umane
.
Ma
in
quel
movimento
apparente
son
pure
delle
indicazioni
,
che
rimandano
ad
altro.Quei
fattori
concorrenti
,
che
l
'
astrazione
escogita
e
poi
si
permette
di
isolare
,
non
furon
mai
visti
ad
operare
ciascuno
per
sé
;
perché
,
anzi
,
operano
per
un
modo
di
efficacia
,
che
dà
luogo
al
concetto
dell
'
azione
reciproca
.
Inoltre
,
quei
fattori
son
pur
essi
nati
una
volta
,
e
son
poi
giunti
a
quella
fisonomia
,
che
rivelano
nella
particolare
narrazione
.
Di
quel
tale
stato
si
sapeva
pure
che
fosse
nato
una
volta
.
Di
ogni
diritto
,
o
si
serbava
memoria
,
o
si
congetturava
,
che
fosse
entrato
in
vigore
in
tali
o
tali
altre
circostanze
.
Di
tanti
costumi
si
serbava
il
ricordo
,
che
fossero
stati
una
volta
introdotti
;
e
il
più
semplice
confronto
dei
fatti
accertati
,
per
rispetto
a
diversi
tempi
e
luoghi
,
facea
vedere
,
come
la
società
nel
suo
insieme
,
in
quanto
somma
di
diverse
classi
,
avesse
assunto
,
ed
assumesse
di
continuo
forme
diverse
.
Tanto
l
'
azione
reciproca
dei
diversi
fattori
,
senza
della
quale
nemmeno
il
più
semplice
racconto
sarebbe
mai
possibile
,
quanto
le
notizie
più
o
meno
accertate
circa
le
origini
e
le
variazioni
dei
fattori
stessi
,
sollecitavano
alla
ricerca
ed
al
pensiero
,
assai
più
che
non
facesse
la
narrazione
configurativa
di
quei
grandi
storici
,
che
sono
veri
e
propri
artisti
.
E
difatti
,
i
problemi
che
resultano
spontanei
dai
dati
della
storia
,
quando
questi
sian
combinati
con
altri
elementi
teoretici
,
dettero
luogo
alle
diverse
discipline
così
dette
pratiche
,
che
,
con
varia
rapidità
di
moto
e
con
vario
successo
,
si
svilupparono
dai
tempi
antichi
a
venire
ai
moderni
,
dall
'
Etica
alla
Filosofia
del
Diritto
,
dalla
Politica
alla
Sociologia
,
dalla
Giurisprudenza
all
'
Economia
.
Ed
ecco
che
col
nascere
e
col
formarsi
di
tante
discipline
,
per
la
stessa
inevitabile
division
del
lavoro
,
si
moltiplicarono
fuor
di
misura
i
punti
di
vista
.
Certo
è
,
che
alla
prima
ed
immediata
analisi
dei
multiformi
aspetti
empirici
del
complesso
sociale
,
occorreva
un
lungo
lavoro
di
parziale
astrazione
;
il
che
reca
sempre
con
sé
l
'
inevitabile
conseguenza
del
vedere
unilaterale
.
Ciò
si
è
verificato
in
modo
più
acuto
e
più
appariscente
,
che
non
in
altro
campo
,
in
quello
della
Giurisprudenza
,
e
nelle
sue
varie
generalizzazioni
fino
alla
Filosofia
del
Diritto
.
Per
via
di
cotali
astrazioni
,
che
sono
inevitabili
nell
'
analisi
parziale
ed
empirica
,
e
per
effetto
della
divisione
del
lavoro
,
i
diversi
lati
e
le
diverse
manifestazioni
del
complesso
sociale
furono
,
di
quando
in
quando
,
fissati
ed
immobilizzati
in
concetti
generali
ed
in
categorie
.
Le
opere
,
gli
effetti
,
le
emanazioni
,
gli
efflussi
dell
'
attività
umana
-
diritto
,
forme
economiche
,
principii
di
condotta
e
così
via
-
furono
come
tradotti
e
convertiti
in
leggi
,
in
imperativi
e
in
principii
che
stessero
al
di
sopra
dell
'
uomo
stesso
.
E
di
quando
in
quando
s
'
è
poi
dovuto
di
nuovo
scovrire
questa
verità
semplice
;
che
il
solo
fatto
permanente
e
sicuro
,
ossia
il
solo
dato
,
da
cui
muova
o
a
cui
si
riferisca
ogni
particolare
disciplina
pratica
,
è
questo
:
gli
uomini
congregati
in
una
determinata
forma
sociale
,
per
via
di
determinati
vincoli
.
Le
varie
discipline
analitiche
,
che
illustrano
i
fatti
che
si
svolgono
nella
storia
,
han
finito
per
occasionare
da
ultimo
il
bisogno
di
una
comune
e
generale
scienza
sociale
,
che
renda
possibile
la
unificazione
dei
processi
storici
.
E
di
tale
unificazione
la
dottrina
materialistica
segna
appunto
l
'
ultimo
termine
,
e
anzi
l
'
apice
.
Ma
non
fu
,
come
non
sarà
mai
tempo
perso
quello
che
sia
speso
nell
'
analisi
preliminare
e
laterale
dei
fatti
complessi
.
Dobbiamo
alla
metodica
division
del
lavoro
la
erudizione
precisa
,
ossia
la
massa
delle
conoscenze
dichiarate
,
cribrate
,
sistemate
,
senza
delle
quali
ogni
storia
sociale
vagherebbe
sempre
nel
puramente
astratto
,
nel
formale
e
nel
terminologico
.
Lo
studio
a
parte
dei
presunti
fattori
storico
-
sociali
ha
giovato
,
come
giova
ogni
altro
studio
empirico
che
si
attenga
al
moto
apparente
delle
cose
,
a
raffinare
gl
'
istrumenti
della
osservazione
,
e
a
dar
modo
di
ritrovare
nei
fatti
stessi
,
che
furono
artificiosamente
distratti
dall
'
insieme
,
gli
addentellati
che
al
complesso
sociale
li
legano
.
Le
diverse
discipline
,
che
son
tenute
isolate
ed
indipendenti
per
via
del
presupposto
dei
fattori
concorrenti
nella
formazione
storica
,
per
il
grado
di
sviluppo
che
han
raggiunto
,
per
il
materiale
che
han
raccolto
,
e
pei
metodi
che
han
prodotti
,
sono
ora
per
noi
tutte
indispensabili
,
quando
si
voglia
ricostruire
qualunque
parte
dei
tempi
passati
.
Che
ne
sarebbe
della
nostra
scienza
storica
senza
la
unilateralità
della
Filologia
,
che
è
il
sussidio
istrumentale
d
'
ogni
ricerca
;
e
dove
si
sarebbe
mai
trovato
il
bandolo
di
una
storia
delle
istituzioni
giuridiche
,
che
poi
a
tante
altre
cose
e
combinazioni
da
se
stessa
rimanda
,
senza
l
'
ostinata
fede
dei
romanisti
nella
eccellenza
universale
del
Diritto
Romano
,
la
quale
ha
generato
,
con
la
Giurisprudenza
generalizzata
e
con
la
Filosofia
del
Diritto
,
tanti
dei
problemi
in
cui
germoglia
da
ultimo
la
Sociologia
?
Così
che
,
al
postutto
,
i
fattori
storici
,
che
ricorrono
per
le
menti
e
per
gli
scritti
di
tanti
,
indicano
qualcosa
che
è
molto
meno
della
verità
,
ma
che
è
molto
di
più
del
semplice
errore
,
nel
senso
grossolano
di
abbaglio
,
di
illusione
e
di
inganno
.
Sono
il
prodotto
necessario
di
una
conoscenza
,
che
è
in
via
di
sviluppo
e
di
formazione
.
Nascono
dal
bisogno
di
orientarsi
sopra
lo
spettacolo
confuso
,
che
le
cose
umane
presentano
a
chi
voglia
narrarle
;
e
servono
poi
,
dirò
così
,
di
titolo
,
di
categoria
,
di
indice
a
quella
inevitabile
division
del
lavoro
,
per
entro
alla
quale
fu
finora
teoreticamente
elaborata
la
materia
storico
-
sociale
.
In
questo
campo
di
conoscenza
,
del
pari
che
in
quello
delle
scienze
naturali
,
la
unità
di
principio
reale
,
e
la
unità
di
trattazione
formale
,
non
s
'
incontran
mai
di
primo
acchito
,
anzi
si
trovano
solo
a
capo
di
lungo
ed
intricato
cammino
;
cosicché
,
anche
per
cotesto
rispetto
,
ci
pare
calzante
l
'
analogia
stabilita
da
Engels
tra
il
ritrovamento
del
materialismo
storico
e
quello
della
conservazione
dell
'
energia
.
La
provvisoria
orientazione
,
secondo
l
'
ovvio
schema
di
ciò
che
dicono
fattori
,
può
,
in
date
circostanze
,
occorrere
anche
a
noi
,
che
professiamo
un
principio
affatto
unitario
della
interpretazione
storica
.
Intendo
dire
,
se
vogliamo
non
semplicemente
teorizzare
,
ma
se
vogliamo
,
con
propria
nostra
ricerca
,
illustrare
un
determinato
periodo
di
storia
.
Come
in
cotesto
caso
c
'
incombe
l
'
obbligo
della
minuta
e
diretta
ricerca
,
cosi
ci
è
giuoco
forza
di
attenerci
dapprima
ai
gruppi
difatti
che
paiono
,
o
prominenti
,
o
indipendenti
,
o
staccati
,
negli
aspetti
della
immediata
esperienza
.
Perché
non
è
veramente
il
caso
di
credere
,
che
il
principio
unitario
di
massima
evidenza
e
trasparenza
,
cui
siam
giunti
nella
concezione
generale
della
storia
,
possa
,
a
guisa
di
talismano
,
valer
di
continuo
,
e
a
prima
vista
,
come
di
mezzo
infallibile
per
risolvere
in
elementi
semplici
l
'
immane
apparato
e
il
complicato
ingranaggio
della
società
.
La
sottostante
struttura
economica
,
che
determina
tutto
il
resto
,
non
è
un
semplice
meccanismo
,
dal
quale
saltino
fuori
,
a
guisa
d
'
immediati
effetti
automatici
e
macchinali
,
istituzioni
,
e
leggi
,
e
costumi
,
e
pensieri
,
e
sentimenti
,
e
ideologie
.
Da
quel
sottostrato
a
tutto
il
resto
,
il
processo
di
derivazione
e
di
mediazione
è
assai
complicato
,
spesso
sottile
e
tortuoso
,
non
sempre
decifrabile
.
L
'
organamento
sociale
è
,
come
già
sappiamo
,
di
continuo
instabile
,
sebbene
ciò
non
appaia
evidente
a
tutti
,
se
non
quando
la
instabilità
entra
in
quel
periodo
acuto
che
chiamiamo
rivoluzione
.
Cotesta
instabilità
,
con
le
continue
lotte
nel
seno
della
stessa
società
organata
,
esclude
sì
la
possibilità
che
gli
uomini
entrino
in
una
condizione
di
continuata
acquiescenza
od
accomodazione
,
per
cui
potrebbe
accadere
che
tornassero
nel
vivere
animale
.
Nell
'
antitesi
è
la
causa
precipua
del
progresso
(
Marx
)
.
Ma
è
altrettanto
vero
,
però
,
che
in
cotesto
organamento
instabile
,
nel
quale
è
data
la
forma
inevitabile
del
dominio
e
della
soggezione
,
la
intelligenza
si
è
sempre
sviluppata
,
non
solo
disugualmente
,
ma
assai
imperfettamente
,
incongruamente
e
parzialmente
.
Ci
fu
ed
è
ancora
nella
società
come
una
gerarchia
dell
'
intelletto
,
e
poi
dei
sentimenti
e
delle
ideazioni
.
Supporre
che
gli
uomini
,
sempre
e
in
tutti
i
casi
,
abbiano
avuto
una
coscienza
approssimativamente
chiara
della
propria
situazione
,
e
di
quello
che
convenisse
loro
più
ragionevolmente
di
fare
gli
è
supporre
l
'
inverosimile
,
anzi
l
'
insussistente
.
Forme
di
diritto
,
e
azioni
politiche
e
tentativi
di
ordinamento
sociale
,
furono
,
come
sono
tuttora
,
a
volte
cose
indovinate
,
a
volte
cose
sbagliate
,
cioè
sproporzionate
e
incongrue
al
caso
.
La
storia
è
piena
di
errori
;
il
che
vuoi
dire
,
che
se
tutto
vi
fu
necessario
,
data
la
intelligenza
relativa
di
quelli
che
avessero
a
risolvere
una
difficoltà
,
o
a
trovare
una
soluzione
a
un
dato
problema
e
così
via
,
se
tutto
v
'
ebbe
la
sua
ragion
sufficiente
,
non
tutto
vi
fu
ragionevole
,
secondo
il
senso
che
dànno
a
questa
parola
gli
ottimisti
che
raziocinano
.
A
lungo
andare
le
cause
determinanti
alle
mutazioni
,
e
ossia
le
cambiate
condizioni
economiche
,
finirono
e
finiscono
per
far
trovare
,
fosse
pur
per
vie
assai
tortuose
,
le
occorrenti
forme
di
diritto
,
gli
ordini
politici
adattati
,
e
le
maniere
più
o
meno
convenienti
della
accomodazione
sociale
.
Ma
non
è
però
da
credere
,
che
la
istintiva
sapienza
dell
'
animale
ragionevole
si
manifestasse
,
o
si
manifesti
,
sic
et
simpliciter
,
nella
piena
e
chiara
intelligenza
di
ogni
situazione
;
e
che
a
noi
non
tocchi
ora
se
non
di
rifare
semplicisticamente
il
cammino
deduttivo
dalla
situazione
economica
a
tutto
il
resto
.
L
'
ignoranza
-
la
quale
alla
sua
volta
può
anch
'
essa
essere
spiegata
-
è
cagione
non
piccola
del
modo
come
la
storia
è
proceduta
;
e
all
'
ignoranza
bisogna
aggiungere
la
bestialità
non
mai
interamente
vinta
,
e
tutte
le
passioni
e
le
nequizie
,
e
le
svariate
forme
di
corruzione
,
che
furono
e
sono
il
portato
necessario
di
una
società
così
organata
che
il
dominio
dell
'
uomo
su
l
'
uomo
vi
è
inevitabile
,
e
da
tale
dominio
la
bugia
,
l
'
ipocrisia
,
la
prepotenza
e
la
viltà
furono
e
sono
inseparabili
.
Noi
possiamo
,
senza
essere
utopisti
,
ma
solo
in
quanto
siamo
comunisti
critici
,
prevedere
,
come
di
fatti
prevediamo
,
l
'
avvento
di
una
società
,
che
svolgendosi
dalla
presente
,
e
anzi
dai
suoi
contrasti
,
per
le
leggi
immanenti
del
divenire
storico
,
metta
capo
in
una
associazione
senza
antitesi
di
classe
:
il
che
porta
seco
,
che
la
regolata
produzione
eliminerebbe
l
'
aleatorio
dalla
vita
,
che
nella
storia
si
rivela
finora
come
multiforme
intreccio
di
accidenti
e
d
'
incidenze
.
Ma
ciò
è
l
'
avvenire
,
e
non
è
,
né
il
presente
,
né
il
passato
.
Se
noi
invece
ci
proponiamo
di
penetrare
nelle
vicende
storiche
svoltesi
fino
ad
ora
,
assumendo
,
come
assumiamo
,
a
filo
conduttore
il
variare
delle
forme
della
sottostante
struttura
economica
,
fino
al
dato
più
semplice
del
variare
degl
'
istrumenti
,
noi
dobbiamo
aver
piena
coscienza
della
difficoltà
del
problema
che
ci
proponiamo
;
perché
qui
non
si
tratta
già
di
aprir
gli
occhi
e
di
vedere
,
ma
di
uno
sforzo
massimo
del
pensiero
,
che
è
diretto
a
vincere
il
multiforme
spettacolo
della
esperienza
immediata
,
per
ridurne
gli
elementi
in
una
serie
genetica
.
E
per
ciò
,
dicevo
,
che
nella
ricerca
particolare
tocca
anche
a
noi
di
pigliar
le
mosse
da
quei
gruppi
di
fatti
apparentemente
isolati
,
e
da
quel
variopinto
intreccio
,
dallo
studio
empirico
,
insomma
,
dal
quale
è
nata
la
credenza
nei
fattori
,
che
poi
si
è
svolta
in
una
semidottrina
.
Né
vale
di
contrapporre
a
queste
difficoltà
di
fatto
la
presunzione
alquanto
metaforica
,
spesso
equivoca
,
e
al
postutto
di
un
valore
puramente
analogico
,
del
così
detto
organismo
sociale
.
Anche
per
cotesto
supposito
,
diventato
poi
in
così
breve
tempo
una
mera
e
volgare
fraseologia
,
bisognava
pure
che
il
pensiero
passasse
.
Perché
esso
adombra
la
comprensione
del
movimento
storico
,
come
nascente
dalle
leggi
immanenti
alla
società
stessa
,
ed
esclude
con
ciò
l
'
arbitrario
,
il
trascendente
e
l
'
irrazionale
.
Ma
più
in
là
di
così
la
metafora
non
regge
;
e
la
ricerca
specificata
,
critica
e
circostanziata
dei
fatti
storici
è
la
sola
fonte
di
quel
sapere
concreto
e
positivo
,
che
occorre
allo
sviluppo
completo
del
materialismo
economico
.
VII
.
Le
idee
non
cascano
dal
cielo
;
né
noi
riceviamo
il
ben
di
dio
in
sogno
.
La
mutazione
nei
modi
del
pensiero
,
che
da
ultimo
ha
prodotta
la
dottrina
storica
,
della
quale
si
fa
qui
l
'
esame
e
la
esposizione
preliminare
,
s
'
è
venuta
svolgendo
,
prima
con
lentezza
e
poscia
con
cresciuta
rapidità
,
appunto
in
questo
periodo
del
divenire
umano
,
in
cui
s
'
avverarono
le
grandi
rivoluzioni
politico
-
economiche
;
ossia
in
questa
epoca
,
che
guardata
nelle
forme
politiche
dicesi
liberale
,
ma
che
guardata
nel
suo
fondo
,
per
effetto
del
dominio
del
capitale
su
la
massa
proletaria
,
è
l
'
epoca
della
produzione
anarchica
.
La
mutazione
delle
idee
,
fino
alla
creazione
di
nuovi
metodi
di
concezione
,
è
venuta
passo
passo
riflettendo
l
'
esperienza
di
una
nuova
vita
.
Come
questa
,
nelle
rivoluzioni
degli
ultimi
due
secoli
,
si
è
andata
via
via
spogliando
degl
'
involucri
mitici
,
mistici
e
religiosi
,
a
misura
che
è
venuta
acquistando
la
coscienza
pratica
e
precisa
delle
sue
condizioni
immediate
e
dirette
,
così
il
pensiero
,
che
questa
vita
riassume
e
teorizza
,
s
'
è
alla
sua
volta
spogliato
dei
presupposti
teologici
e
metafisici
,
per
racchiudersi
,
in
fine
,
in
questa
prosaica
esigenza
:
nella
interpretazione
della
storia
occorre
restringersi
alla
coordinazione
obiettiva
delle
condizioni
determinanti
e
degli
effetti
determinati
.
La
concezione
materialistica
segna
il
culmine
di
questo
nuovo
indirizzo
nel
ritrovamento
delle
leggi
storico
-
sociali
;
in
quanto
non
è
un
caso
particolare
di
una
generica
sociologia
,
o
di
una
generica
filosofia
dello
stato
,
del
diritto
e
della
storia
,
ma
è
il
risolvente
di
tutti
i
dubbi
e
di
tutte
le
incertezze
che
accompagnano
le
altre
forme
di
filosofare
su
le
cose
umane
,
ed
è
l
'
inizio
della
interpretazione
integrale
di
queste
.
Gli
è
dunque
cosa
facile
,
specie
per
il
modo
come
ci
si
son
messi
alcuni
volgari
criticastri
,
l
'
andar
ritrovando
i
precursori
di
Marx
e
di
Engels
,
che
questa
dottrina
hanno
pei
primi
precisata
nei
fondamenti
.
E
quando
mai
era
saltato
per
il
capo
ad
alcuno
dei
seguaci
loro
,
fossero
pur
quelli
della
più
stretta
osservanza
,
di
far
passare
quei
due
pensatori
per
facitori
di
miracoli
?
Anzi
,
se
piace
di
andar
cercando
le
premesse
della
creazione
dottrinale
di
Marx
e
di
Engels
,
non
basterà
di
fermarsi
a
quelli
che
diconsi
precursori
del
socialismo
fino
a
Saint
-
Simon
e
più
in
là
,
né
ai
filosofi
e
segnatamente
ad
Hegel
,
né
agli
economisti
,
che
avean
dichiarata
la
anatomia
della
società
che
produce
le
merci
:
bisogna
risalire
a
dirittura
a
tutta
la
formazione
della
società
moderna
,
e
poi
da
ultimo
trionfalmente
dichiarare
,
che
la
teoria
è
un
plagio
delle
cose
che
spiega
.
Perché
,
in
verità
,
i
precursori
effettivi
della
nuova
dottrina
furono
i
fatti
della
storia
moderna
,
che
è
diventata
così
perspicua
e
rivelatrice
di
se
stessa
,
da
che
si
operò
in
Inghilterra
la
grande
rivoluzione
industriale
della
fine
del
secolo
scorso
,
e
in
Francia
avvenne
quella
gran
dilacerazione
sociale
che
tutti
sanno
;
le
quali
cose
,
mutatis
mutandis
,
si
son
poi
andate
riproducendo
,
in
varia
combinazione
e
in
forme
più
miti
,
in
tutto
il
mondo
civile
.
E
che
altro
è
,
in
fondo
,
il
pensiero
,
se
non
il
cosciente
e
sistematico
completamento
dell
'
esperienza
;
e
che
è
questa
,
se
non
il
riflesso
e
la
elaborazione
mentale
delle
cose
e
dei
processi
che
nascono
e
si
svolgono
,
o
fuori
della
volontà
nostra
,
o
per
opera
della
nostra
attività
;
e
che
altro
è
il
genio
,
se
non
la
individuata
e
conseguente
ed
acuita
forma
di
quel
pensiero
,
che
per
suggestione
della
esperienza
sorge
in
molti
uomini
della
medesima
epoca
,
ma
nella
più
parte
di
loro
rimane
frammentario
,
incompleto
,
incerto
oscillante
e
parziale
?
Le
idee
non
cascano
dal
cielo
,
e
anzi
,
come
ogni
altro
prodotto
dell
'
attività
umana
,
si
formano
in
date
circostanze
,
in
tale
precisa
maturità
di
tempi
,
per
l
'
azione
di
determinati
bisogni
,
e
pei
reiterati
tentativi
di
dare
a
questi
soddisfazione
,
e
col
ritrovamento
di
tali
o
tali
altri
mezzi
di
prova
,
che
sono
come
gl
'
istrumenti
della
produzione
ed
elaborazione
loro
.
Anche
le
idee
suppongono
un
terreno
di
condizioni
sociali
,
ed
hanno
la
loro
tecnica
:
ed
il
pensiero
è
anch
'
esso
una
forma
del
lavoro
.
Spostare
quelle
e
questo
ossia
,
le
idee
ed
il
pensiero
,
dalle
condizioni
e
dall
'
ambito
di
lor
proprio
nascimento
e
sviluppo
,
gli
è
svisarne
la
natura
e
il
significato
.
Mostrare
come
la
concezione
materialistica
della
storia
fosse
nata
precisamente
in
date
condizioni
e
cioè
non
come
personale
e
discutibile
opinione
di
due
scrittori
,
ma
come
una
nuova
conquista
del
pensiero
per
la
inevitabile
suggestione
di
un
nuovo
mondo
che
si
sta
generando
già
,
ossia
la
rivoluzione
proletaria
,
questo
fu
l
'
assunto
del
mio
primo
saggio
.
Il
che
è
quanto
dire
,
che
una
nuova
situazione
storica
si
è
completata
del
suo
congruo
istrumento
mentale
.
Ora
immaginare
,
che
cotesta
produzione
intellettuale
potesse
avverarsi
in
ogni
tempo
e
luogo
,
gli
è
come
assumere
a
regola
delle
proprie
ricerche
l
'
assurdo
.
Trasferire
le
idee
a
capriccio
,
dal
terreno
e
dalle
condizioni
storiche
in
cui
son
nate
,
in
qualunque
altro
terreno
,
ciò
è
come
prendete
a
base
del
ragionamento
il
semplice
irrazionale
.
E
perché
non
si
dovrebbe
immaginare
del
pari
,
che
la
città
antica
,
nella
quale
nacquero
l
'
arte
e
la
scienza
greca
e
il
diritto
romano
,
rimanendo
pur
città
antica
di
democrazia
con
gli
schiavi
,
acquistasse
medesimamente
e
sviluppasse
tutte
le
condizioni
della
tecnica
moderna
?
Perché
non
credere
,
che
la
corporazione
artigiana
medioevale
,
rimanendo
qual
essa
era
nel
suo
quadro
fisso
,
s
'
avviasse
alla
conquista
del
mercato
mondiale
,
senza
le
condizioni
della
concorrenza
sconfinata
,
che
cominciarono
appunto
dall
'
eroderla
,
e
negarla
?
Perché
non
congetturare
un
feudo
,
che
,
pur
rimanendo
feudo
,
fosse
officina
da
produrre
esclusivamente
merci
?
Perché
Michele
di
Lando
non
avrebbe
dovuto
scrivere
lui
il
Manifesto
dei
Comunisti
?
Perché
non
si
avrebbe
a
pensate
,
che
i
trovati
della
scienza
moderna
potessero
venir
fuori
dal
cervello
degli
uomini
di
ogni
altro
luogo
e
tempo
;
cioè
,
prima
che
determinate
condizioni
facessero
nascere
determinati
bisogni
,
e
alla
soddisfazione
di
questi
si
dovesse
provvedere
con
una
reiterata
ed
accumulata
esperienza
?
La
nostra
dottrina
suppone
lo
sviluppo
ampio
,
chiaro
,
cosciente
ed
incalzante
della
tecnica
moderna
;
e
con
questa
la
società
che
produce
le
merci
negli
antagonismi
della
concorrenza
,
la
società
che
suppone
come
sua
condizione
iniziale
,
e
come
mezzo
indispensabile
al
suo
perpetuarsi
,
l
'
accumulazione
capitalistica
nella
forma
della
proprietà
privata
,
la
società
che
produce
e
riproduce
di
continuo
i
proletarii
,
e
a
reggersi
ha
bisogno
di
rivoluzionare
incessantemente
i
suoi
istrumenti
,
compreso
lo
stato
e
gl
'
ingranaggi
giuridici
di
questo
.
Questa
società
,
che
,
per
le
leggi
stesse
del
suo
movimento
,
ha
messa
a
nudo
la
sua
propria
anatomia
,
produce
di
contraccolpo
la
concezione
materialistica
.
Essa
,
come
ha
prodotto
nel
socialismo
la
sua
negazione
positiva
,
così
ha
generato
nella
nuova
dottrina
storica
la
sua
negazione
ideale
.
Se
la
storia
è
il
prodotto
,
non
arbitrario
,
ma
necessario
e
normale
,
degli
uomini
in
quanto
si
sviluppano
,
e
si
sviluppano
in
quanto
socialmente
esperimentano
,
ed
esperimentano
in
quanto
perfezionano
e
raffinano
il
lavoro
,
ed
accumulano
e
serbano
i
prodotti
e
risultati
di
questo
,
la
fase
di
sviluppo
in
cui
noi
ora
viviamo
non
può
esser
l
'
ultima
e
definitiva
,
e
i
contrasti
a
questa
intimi
ed
inerenti
sono
le
forze
produttive
di
nuove
condizioni
.
Ed
ecco
come
il
periodo
delle
grandi
rivoluzioni
economiche
e
politiche
di
questi
due
ultimi
secoli
ha
maturato
nelle
menti
questi
due
concetti
:
l
'
immanenza
e
costanza
del
processo
nei
fatti
storici
,
e
la
dottrina
materialistica
,
che
in
fondo
è
la
teoria
obiettiva
delle
rivoluzioni
sociali
.
Non
v
'
ha
dubbio
,
che
il
risalire
attraverso
i
secoli
e
il
rifarsi
studiatamente
col
pensiero
su
lo
sviluppo
delle
idee
sociali
,
per
quanto
ce
n
'
è
documento
negli
scrittori
,
è
cosa
che
riesce
tuttora
assai
istruttiva
,
e
giova
soprattutto
ad
accrescere
in
noi
la
consapevolezza
critica
,
così
dei
nostri
concetti
come
dei
nostri
procedimenti
.
Tale
ritorno
della
mente
su
le
sue
premesse
storiche
,
quando
non
ci
porti
a
smarrirci
nell
'
empirismo
di
una
sconfinata
erudizione
,
e
non
c
'
induca
nella
tentazione
di
stabilire
frettolosamente
delle
vane
analogie
,
giova
senza
dubbio
a
dare
pieghevolezza
ed
efficacia
di
persuasione
alle
forme
della
nostra
attività
scientifica
.
Nell
'
insieme
delle
nostre
scienze
si
deriva
ora
,
in
via
di
fatto
e
per
approssimativa
continuità
di
tradizione
,
l
'
ottimo
di
quanto
fu
mai
ritrovato
,
escogitate
e
provato
,
non
che
nei
tempi
moderni
,
fin
da
quelli
dell
'
antica
Grecia
,
con
la
quale
appunto
comincia
in
modo
definitivo
per
tutto
l
'
uman
genere
,
lo
svolgimento
ordinato
del
pensiero
cosciente
,
riflesso
e
metodico
.
Non
ci
sarebbe
dato
di
fare
un
solo
passo
nella
ricerca
scientifica
senza
l
'
uso
dei
mezzi
da
gran
tempo
trovati
e
pronti
;
come
sarebbe
a
dire
,
tanto
per
addurre
alcuni
dei
più
generali
,
della
logica
e
della
matematica
.
Ad
avere
una
opinione
contraria
occorrerebbe
di
voler
dire
,
che
ogni
generazione
debba
ricominciar
da
capo
,
rimbamboleggiando
.
Ma
né
agli
antichi
autori
,
nell
'
angusto
ambito
delle
loro
repubbliche
di
città
,
né
agli
scrittori
della
Rinascenza
,
incerti
sempre
tra
un
immaginato
ritorno
all
'
antico
e
il
bisogno
di
afferrare
intellettualmente
il
mondo
nuovo
,
che
era
in
gestazione
,
fu
dato
di
giungere
all
'
analisi
precisa
degli
elementi
ultimi
dai
quali
resulta
la
società
,
che
il
genio
insuperato
di
Aristotele
non
vide
e
non
comprese
di
là
dai
confini
in
cui
si
spiega
la
vita
dell
'
uomo
cittadino
.
La
ricerca
su
la
struttura
sociale
,
considerata
nei
suoi
modi
di
origine
e
di
processo
,
si
fece
viva
ed
acuta
ed
assunse
aspetti
multiformi
nei
secoli
decimosettimo
e
decimottavo
,
quando
si
formò
la
Economia
,
e
insieme
a
questa
,
sotto
ai
varii
nomi
di
Diritto
di
Natura
,
di
saggi
su
lo
Spirito
delle
Leggi
e
di
Contratto
Sociale
,
si
fece
strada
il
tentativo
di
risolvere
in
cause
,
in
fattori
,
in
dati
logici
e
psicologici
,
il
multiforme
e
non
sempre
chiaro
spettacolo
di
una
vita
,
in
cui
si
preparava
la
più
grande
rivoluzione
che
si
conosca
.
Coteste
dottrine
,
quale
che
fosse
l
'
intento
subiettivo
e
l
'
animo
degli
autori
-
come
è
il
caso
antitetico
del
conservatore
Hobbes
e
del
proletario
Rousseau
-
furon
tutte
rivoluzionarie
nella
sostanza
e
negli
effetti
.
In
fondo
a
tutte
tu
ritrovi
sempre
come
stimolo
e
come
motivo
i
bisogni
materiali
e
morali
dell
'
età
nuova
;
che
per
le
condizioni
storiche
erano
quelli
della
borghesia
:
-
e
per
ciò
conveniva
di
combattere
,
in
nome
della
libertà
,
la
tradizione
,
la
chiesa
,
il
privilegio
,
le
classi
fisse
,
ossia
gli
ordini
e
i
ceti
,
e
per
conseguenza
lo
stato
che
di
questi
era
o
pareva
autore
,
e
poi
i
privilegi
del
commercio
,
delle
arti
,
del
lavoro
e
della
scienza
.
Onde
si
mirò
all
'
uomo
in
astratto
,
ossia
ai
singoli
individui
emancipati
e
liberati
,
per
virtù
di
astrazione
logica
,
dai
loro
vincoli
storici
e
di
necessaria
dipendenza
sociale
;
e
nella
mente
di
molti
il
concetto
della
società
si
venne
come
a
ridurre
in
atomi
,
e
anzi
parve
,
ai
più
,
naturale
il
credere
,
che
la
società
stessa
non
sia
se
non
una
somma
d
'
individui
.
Le
categorie
astratte
della
psicologia
individuale
si
trovarono
come
spinte
sul
davanti
,
o
messe
in
cima
,
della
spiegazione
di
tutti
i
fatti
umani
;
ed
ecco
come
in
tutti
cotesti
sistemi
ed
escogitazioni
non
si
parli
che
di
paura
,
di
amor
proprio
,
di
egoismo
,
di
obbedienza
volontaria
,
di
tendenza
alla
felicità
,
di
originaria
bontà
dell
'
uomo
,
di
libertà
di
contrattare
;
e
poi
della
coscienza
morale
,
e
dell
'
istinto
o
del
senso
morale
,
e
di
altrettali
cose
astratte
e
generiche
,
come
quelle
che
fossero
sufficienti
a
spiegare
la
concreta
storia
esistente
,
e
a
crearne
di
sana
pianta
una
nuova
.
Nell
'
atto
che
tutta
la
società
entrava
in
una
strepitosa
crisi
,
l
orrore
dell
'
antico
,
del
vieto
,
del
tradizionale
,
dell
organizzato
da
secoli
,
e
il
presentimento
di
una
rinnovazione
di
tutta
l
'
esistenza
umana
,
ingenerarono
da
ultimo
un
oscuramento
totale
nelle
idee
di
necessità
storica
e
di
necessità
sociale
;
ossia
in
quelle
idee
,
che
,
accennate
appena
dai
filosofi
antichi
,
e
venute
poi
in
tanto
sviluppo
nel
secolo
nostro
,
in
quel
periodo
di
razionalismo
rivoluzionario
non
ebbero
che
rari
rappresentanti
,
come
Vico
,
Montesquieu
,
e
in
parte
Quesnay
.
In
questa
situazione
storica
,
che
fa
nascere
una
letteratura
acuta
,
agile
,
sovvertitrice
,
penetrante
e
popolarissima
,
sta
la
ragione
di
ciò
che
Louis
Blanc
,
con
una
certa
enfasi
,
chiamò
individualismo
;
con
la
qual
parola
altri
dopo
di
lui
han
poi
creduto
di
dare
espressione
ad
un
fatto
permanente
della
natura
umana
,
che
possa
soprattutto
servire
come
di
argomento
decisivo
contro
il
socialismo
.
Singolare
spettacolo
;
anzi
singolare
contrasto
!
Il
capitale
,
formatosi
come
che
si
fosse
,
tendeva
a
vincere
ogni
altra
precedente
forma
di
produzione
,
rompendone
i
vincoli
e
gl
'
impedimenti
,
tendeva
ad
essere
,
cioè
,
il
signore
diretto
od
indiretto
della
società
,
come
di
fatti
è
divenuto
nella
più
gran
parte
del
mondo
;
dal
che
poi
è
proceduto
,
che
,
oltre
a
tutti
i
modi
di
moderna
miseria
e
di
nuova
gerarchia
in
cui
ora
ci
aggiriamo
,
si
avverasse
la
più
stridente
antitesi
di
tutta
la
storia
,
ossia
quella
presente
tra
la
anarchia
della
produzione
nel
complesso
della
società
,
e
il
ferreo
dispotismo
del
modo
del
produrre
nelle
singole
aziende
,
officine
e
fabbriche
!
Ebbene
,
i
pensatori
,
e
filosofi
,
ed
economisti
,
e
divulgatori
d
'
idee
del
secolo
decimottavo
non
vedeano
che
libertà
ed
eguaglianza
!
Tutti
ragionavano
allo
stesso
modo
,
tutti
partivano
dalle
stesse
premesse
;
o
che
arrivassero
a
conchiudere
,
doversi
ottenere
la
libertà
da
un
governo
di
pura
amministrazione
,
o
che
fossero
addirittura
democratici
,
o
per
fino
comunisti
.
Il
regno
prossimo
della
felicità
stava
innanzi
agli
occhi
di
tutti
,
come
d
'
indubbio
avvento
;
pur
che
fossero
tolti
i
vincoli
e
gl
'
impedimenti
,
che
all
'
uomo
,
di
sua
natura
buono
e
perfettibile
,
aveano
imposto
la
forzata
ignoranza
e
il
dispotismo
della
chiesa
e
dello
stato
.
Cotesti
impedimenti
non
pareano
condizioni
,
e
termini
,
nei
quali
gli
uomini
si
fossero
trovati
per
le
leggi
del
loro
sviluppo
,
e
per
gl
'
intrecci
inevitabili
del
moto
antagonistico
,
e
per
ciò
incerto
e
flessuoso
della
storia
,
come
paiono
finalmente
a
noi
per
il
prevalere
dello
storicismo
obiettivo
:
ma
,
anzi
,
pareano
dei
semplici
imbarazzi
,
dei
quali
l
'
uso
retto
della
ragione
dovesse
liberarci
.
In
cotesto
idealismo
,
che
raggiunse
il
suo
apice
in
alcuni
degli
eroi
della
Grande
Rivoluzione
,
germogliò
una
fede
sconfinata
nel
sicuro
progresso
di
tutto
l
'
uman
genere
.
Per
la
prima
volta
il
concetto
di
umanità
apparve
in
tutta
la
sua
estensione
,
e
senza
mescolanza
d
'
idee
o
di
presupposti
religiosi
.
I
più
risoluti
fra
cotesti
idealisti
furono
appunto
i
materialisti
estremi
;
come
quelli
,
che
,
negando
ogni
obietto
alla
fantasia
religiosa
,
assegnavano
al
bisogno
della
felicità
questa
terra
qual
sicuro
dominio
,
pur
che
la
ragione
schiudesse
la
via
.
Ma
le
idee
furono
così
barbaramente
maltrattate
dalle
prosaiche
cose
,
come
avvenne
tra
la
fine
del
secolo
passato
e
il
principio
di
questo
.
Assai
dura
fu
la
lezione
dei
fatti
,
dalla
quale
procedettero
le
più
tristi
delusioni
,
e
poi
ne
seguì
un
radicale
rivolgimento
negli
spiriti
.
I
fatti
,
in
una
parola
,
riuscirono
contrarii
ad
ogni
aspettazione
;
il
che
,
se
dapprima
produsse
stanchezza
nei
disillusi
,
non
poté
a
meno
di
indurre
desiderio
e
bisogno
di
nuova
ricerca
.
È
noto
come
Saint
-
Simon
e
Fourier
,
nei
quali
proprio
in
principio
del
secolo
si
avvera
,
nelle
forme
unilaterali
della
genialità
prematura
,
la
reazione
contro
i
resultati
immediati
della
grande
rivoluzione
politico
-
economica
,
si
levassero
risolutamente
,
il
primo
contro
i
giuristi
,
ed
il
secondo
contro
gli
economisti
.
Difatti
,
rimossi
gl
'
impedimenti
alla
libertà
,
che
furon
proprii
di
altri
tempi
,
dei
nuovi
e
spesso
più
gravi
e
più
dolorosi
eran
subentrati
;
e
,
come
la
felicità
eguale
per
tutti
non
s
'
era
avverata
,
così
la
società
rimaneva
nella
sua
forma
politica
,
tal
quale
come
prima
,
una
organizzazione
delle
disuguaglianze
.
La
società
deve
esser
,
dunque
,
un
qualcosa
di
per
sé
stante
,
un
certo
che
di
naturale
,
un
semovente
complesso
di
rapporti
e
di
condizioni
,
che
sfida
i
tuoni
propositi
soggettivi
dei
singoli
componenti
suoi
,
e
passa
sopra
alle
illusioni
ed
ai
disegni
degli
idealisti
!
Essa
,
dunque
,
segue
un
suo
proprio
andamento
,
dal
quale
sarà
lecito
di
astrarre
delle
leggi
di
processo
e
di
sviluppo
,
ma
al
quale
non
è
dato
d
'
imporne
!
Per
cotal
conversione
delle
menti
,
il
secolo
decimonono
s
'
annunciò
con
la
vocazione
di
dover
essere
il
secolo
della
scienza
storica
e
della
sociologia
.
Il
pensiero
ha
di
fatti
invaso
e
penetrato
ogni
campo
dell
'
attività
umana
,
col
principio
dello
sviluppo
.
In
questo
secolo
fu
ritrovata
la
grammatica
storica
,
e
fu
rinvenuta
la
chiave
per
esplorare
la
genesi
dei
miti
.
In
questo
secolo
furono
rinvenute
le
tracce
embriogenetiche
della
preistoria
e
furon
per
la
prima
volta
messe
in
serie
di
processo
le
forme
politiche
e
giuridiche
.
Il
secolo
decimonono
si
annunziò
come
il
secolo
della
sociologia
,
nella
persona
del
Saint
-
Simon
;
nel
quale
,
come
accade
degli
autodidatti
e
dei
precursori
geniali
,
si
trovano
confusi
insieme
i
germi
di
tante
tendenze
contradittorie
.
Per
questo
rispetto
la
concezione
materialistica
è
un
resultato
;
ma
è
quel
resultato
,
che
è
il
compimento
di
tutto
un
processo
di
formazione
;
e
come
resultato
e
come
compimento
essa
è
anche
la
semplificazione
di
tutta
la
scienza
storica
e
di
tutta
la
sociologia
,
perché
ci
riporta
dai
derivati
e
dalle
condizioni
complesse
alle
funzioni
elementari
.
E
ciò
è
avvenuto
per
la
diretta
suggestione
di
una
nuova
e
strepitosa
esperienza
.
Le
leggi
della
economia
,
quali
esse
per
sé
sono
e
per
sé
si
esplicano
,
avean
trionfato
di
tutte
le
illusioni
,
e
s
'
eran
mostrate
direttrici
della
vita
sociale
.
La
grande
rivoluzione
industriale
,
operatasi
per
primo
in
Inghilterra
alla
luce
del
giorno
,
anzi
nel
secolo
dei
lumi
,
facea
intendere
come
le
classi
sociali
,
se
non
sono
in
natura
,
non
son
nemmeno
una
conseguenza
del
caso
o
dell
'
arbitrio
;
anzi
nascono
storicamente
e
socialmente
entro
ed
attorno
ad
una
determinata
forma
di
produzione
.
E
chi
,
in
verità
,
non
avea
visto
a
sorgere
,
sotto
i
suoi
occhi
,
i
nuovi
proletarii
dalla
rovina
economica
di
tante
classi
di
piccoli
proprietarii
,
di
piccoli
contadini
e
di
artigiani
;
e
chi
non
era
in
grado
di
scorgere
il
metodo
di
tale
novella
creazione
di
nuovo
stato
sociale
,
in
cui
tanti
uomini
venivano
ad
esser
ridotti
e
a
trovarsi
per
forza
?
Chi
non
era
in
grado
di
scorgere
,
come
il
danaro
diventato
capitale
fosse
riuscito
in
breve
corso
d
'
anni
a
grandeggiare
,
per
l
'
attrazione
che
esso
esercita
sul
lavoro
degli
uomini
liberi
,
nei
quali
la
necessità
di
darsi
liberamente
a
mercede
era
stata
di
lunga
mano
preparata
con
tanti
accurati
metodi
di
diritto
,
e
per
le
vie
di
una
violenta
o
indiretta
espropriazione
?
Chi
non
avea
visto
a
sorgere
le
nuove
città
intorno
alle
fabbriche
,
e
cingersi
al
loro
perimetro
di
desolante
miseria
,
che
non
era
più
un
caso
di
singolare
disavventura
ma
la
condizione
e
la
fonte
della
ricchezza
?
E
in
quella
miseria
di
novello
stile
apparivano
numerose
le
donne
ed
i
fanciulli
,
uscenti
per
la
prima
volta
da
una
ignorata
esistenza
,
per
figurare
sul
palcoscenico
della
storia
qual
sinistra
illustrazione
della
società
degli
eguali
.
E
chi
non
sentiva
-
ci
fosse
o
non
ci
fosse
la
sedicente
teoria
del
reverendo
Malthus
-
che
il
numero
di
conviventi
,
che
cotesto
modo
di
organizzazione
economica
può
contenere
,
se
a
volte
è
insufficiente
a
chi
per
l
'
alea
favorevole
della
produzione
ha
bisogno
di
braccia
,
altre
volte
è
esuberante
,
e
per
ciò
non
occupabile
e
pauroso
?
Diveniva
,
inoltre
,
cosa
evidente
,
che
la
rapida
e
violenta
trasformazione
economica
avveratasi
strepitosamente
in
Inghilterra
,
era
ivi
riuscita
perché
quel
paese
erasi
potuto
creare
,
di
fronte
alla
rimanente
Europa
,
un
monopolio
fino
allora
non
mai
visto
,
ed
a
reggere
cotesto
monopolio
era
occorsa
una
politica
senza
scrupoli
,
la
quale
permetteva
una
buona
volta
a
tutti
di
tradurre
in
prosa
il
mito
ideologico
dello
stato
,
che
avrebbe
ad
essere
tutore
e
pedagogo
del
popolo
.
Nella
visione
immediata
di
tali
conseguenze
della
nuova
vita
ebbe
origine
il
pessimismo
,
più
o
meno
romantico
,
dei
laudatores
temporis
acti
,
da
De
Maistre
a
Carlyle
.
La
satira
del
liberalismo
invade
le
menti
e
la
letteratura
in
principio
di
questo
secolo
.
Comincia
quella
critica
della
società
,
nella
quale
è
l
'
inizio
di
tutta
la
sociologia
.
Bisognava
innanzi
tutto
vincere
la
ideologia
,
che
erasi
accumulata
ed
espressa
nelle
tante
dottrine
del
Diritto
di
Natura
e
del
Contratto
Sociale
.
Bisognava
rimettersi
di
fronte
ai
fatti
,
che
le
rapide
vicende
di
un
processo
tanto
intensivo
imponevano
all
'
attenzione
in
forme
così
nuove
e
paurose
.
Eccoti
Owen
,
l
'
impareggiabile
sotto
tutti
i
rispetti
;
ma
per
questo
specialmente
,
che
egli
fu
tanto
chiaroveggente
su
le
cause
della
nuova
miseria
,
quanto
fu
ingenuo
nel
ricercare
i
modi
di
vincerle
.
Bisognava
giungere
alla
critica
oggettiva
della
Economia
,
che
apparve
la
prima
volta
,
in
forme
unilaterali
e
reazionarie
,
in
Sismondi
.
In
quel
periodo
di
tempo
,
in
cui
si
mutavano
le
condizioni
di
una
nuova
scienza
storica
,
nascono
e
attirano
sopra
di
sé
l
'
attenzione
tante
diverse
forme
di
socialismo
utopico
,
unilaterale
,
o
a
dirittura
stravagante
,
che
non
arrivarono
mai
fino
ai
proletarii
,
o
perché
questi
non
avean
coscienza
politica
affatto
,
o
,
avendola
,
si
moveano
a
salti
,
come
nelle
cospirazioni
e
sommosse
francesi
dal
1830-48
,
o
si
aggiravano
sul
terreno
pratico
delle
riforme
immediate
,
come
è
il
caso
dei
Cartisti
.
E
pure
tutto
cotesto
socialismo
,
per
quanto
utopico
,
fantastico
ed
ideologico
,
era
una
critica
immediata
e
spesso
geniale
dell
'
Economia
;
una
critica
unilaterale
,
insomma
,
cui
occorreva
il
complemento
scientifico
di
una
generale
concezione
storica
.
Tutte
coteste
forme
di
critica
parziale
,
unilaterale
ed
incompleta
misero
effettivamente
capo
nel
socialismo
scientifico
.
Questo
non
è
più
la
critica
soggettiva
applicata
alle
cose
,
ma
è
il
ritrovamento
dell
'
autocritica
che
è
nelle
cose
stesse
.
La
critica
vera
della
società
è
la
società
stessa
,
che
per
le
condizioni
antitetiche
dei
contrasti
su
i
quali
poggia
,
genera
da
sé
in
se
stessa
la
contraddizione
,
e
questa
poi
vince
per
trapasso
in
una
nuova
forma
.
Il
risolvente
delle
presenti
antitesi
è
il
proletariato
;
che
lo
sappiano
o
non
lo
sappiano
i
proletarii
stessi
.
Come
in
essi
la
miseria
loro
è
diventata
la
condizione
palese
della
società
presente
,
così
in
essi
e
nella
miseria
loro
è
la
ragion
d
'
essere
della
nuova
rivoluzione
sociale
.
In
questo
trapasso
dalla
critica
del
pensiero
soggettivo
,
che
esamina
dal
di
fuori
le
cose
e
immagina
di
poterle
correggere
per
conto
suo
,
alla
intelligenza
dell
'
autocritica
che
la
società
esercita
sopra
di
se
stessa
nella
immanenza
del
suo
proprio
processo
;
soltanto
in
ciò
consiste
la
dialettica
della
storia
,
che
Marx
ed
Engels
,
solo
in
quanto
erano
materialisti
,
trassero
dall
'
idealismo
di
Hegel
.
E
in
fin
delle
fini
poco
importa
se
di
tali
riposte
e
complicate
forme
del
pensiero
non
si
sappian
render
conto
,
nè
i
letterati
,
che
non
conoscono
altra
significazione
della
parola
dialettica
se
non
quella
dell
'
artificio
sofistico
,
nè
i
dotti
e
gli
eruditi
,
che
non
sono
mai
atti
a
sorpassare
la
conoscenza
empiricamente
disgregata
dei
semplici
particolari
.
Ma
il
grande
rivolgimento
economico
,
che
ha
offerto
i
materiali
onde
è
composta
la
società
moderna
,
nella
quale
è
arrivato
in
fine
al
suo
quasi
completo
sviluppo
l
'
impero
del
capitalismo
,
non
sarebbe
riuscito
di
così
rapido
e
suggestivo
insegnamento
,
se
non
fosse
stato
luminosamente
illustrato
dal
moto
vertiginoso
e
catastrofico
della
Rivoluzione
Francese
.
Mise
essa
in
piena
evidenza
,
come
in
tragica
rappresentazione
,
tutte
le
forze
antagonistiche
della
società
moderna
,
perché
questa
vi
si
fece
strada
tra
le
rovine
,
e
segnò
in
breve
tratto
di
tempo
precipitosamente
le
fasi
del
suo
nascimento
e
del
suo
assetto
.
Nacque
la
Rivoluzione
dagl
'
impedimenti
che
la
borghesia
dovette
vincere
con
la
violenza
,
poi
che
apparve
evidente
come
la
transizione
dalla
vecchia
alla
nuova
forma
della
produzione
-
o
della
proprietà
,
come
dicono
per
necessità
di
gergo
professionale
i
giuristi
-
non
potesse
avverarsi
per
le
vie
più
tranquille
delle
successive
e
graduali
riforme
.
E
fu
essa
per
ciò
sollevazione
,
attrito
e
rimescolamento
di
tutte
le
vecchie
classi
dell
'
Ancien
Régime
,
e
rapida
e
vertiginosa
formazione
ad
un
tempo
di
nuove
classi
,
nel
brevissimo
ma
singolarmente
intensivo
periodo
di
soli
dieci
anni
,
che
al
paragone
della
ordinaria
storia
di
altri
paesi
e
tempi
paiono
secoli
.
In
cotesta
compressione
di
vicende
da
secoli
in
così
breve
giro
di
anni
,
si
esemplificarono
i
momenti
e
gli
aspetti
più
caratteristici
della
società
nuova
,
o
moderna
,
con
tanto
maggiore
evidenza
,
in
quanto
che
la
pugnace
borghesia
avea
già
creato
a
se
stessa
tali
mezzi
ed
organi
intellettuali
,
da
possedere
nella
teoria
dell
'
opera
propria
la
coscienza
riflessa
del
suo
movimento
.
La
violenta
espropriazione
di
una
parte
non
piccola
della
vecchia
proprietà
,
di
quella
,
cioè
,
che
era
immobilizzata
nel
feudo
,
nei
regi
e
principeschi
demani
e
nella
manomorta
,
coi
diritti
reali
e
personali
che
ne
derivavano
per
mille
vie
,
mise
a
disposizione
dello
stato
,
divenuto
per
necessità
di
cose
un
terribile
ed
onnipotente
governo
di
eccezione
,
una
massa
straordinaria
di
mezzi
economici
;
e
questi
,
per
un
verso
dettero
luogo
alla
singolare
finanza
degli
assegnati
,
finiti
poi
nell
'
annullamento
di
se
stessi
,
e
per
un
altro
verso
dettero
luogo
alla
formazione
dei
nuovi
proprietarii
,
che
andarono
debitori
alle
chances
dell
'
aggiotaggio
,
e
alle
contingenze
dell
'
intrigo
e
della
speculazione
,
della
fortuna
loro
.
E
chi
avrebbe
mai
più
osato
dappoi
di
giurare
sul
capo
del
sacro
ed
atavico
istituto
della
proprietà
,
dacchè
il
titolo
recente
ed
accertato
di
questa
poggiava
così
palesemente
su
la
notizia
delle
fortunate
contingenze
?
Se
mai
era
passato
per
il
capo
di
tanti
molesti
filosofi
,
a
cominciare
dai
Sofisti
,
che
il
diritto
fosse
una
utile
e
comoda
fattura
dell
'
uomo
;
cotesta
proposizione
di
malvisti
eretici
poteva
sembrate
oramai
verità
semplice
ed
intuitiva
per
fino
agli
ultimi
straccioni
dei
sobborghi
di
Parigi
.
Non
aveano
essi
,
i
proletarii
,
dato
l
'
impulso
,
con
tutto
il
resto
del
popolo
minuto
,
alla
rivoluzione
in
generale
con
le
mosse
anticipate
dell
'
aprile
dell'89;
e
non
si
trovaron
poi
come
scacciati
di
nuovo
dalla
scena
della
storia
dopo
l
'
insuccesso
della
rivolta
del
Preriale
del
'95
?
Non
aveano
essi
portato
a
spalle
tutti
i
focosi
oratori
della
libertà
e
della
eguaglianza
;
non
aveano
essi
tenuto
in
mano
la
Comune
parigina
,
che
fu
per
un
pezzo
l
'
organo
impulsivo
dell
'
Assemblea
e
di
tutta
la
Francia
;
e
non
finivan
poi
da
ultimo
nell
'
amara
delusione
d
'
essersi
creati
con
le
proprie
mani
i
novelli
padroni
?
Nella
coscienza
fulminea
di
tal
delusione
è
il
movente
psicologico
,
rapido
ed
immediato
,
della
cospirazione
di
Babeuf
;
la
quale
,
per
ciò
appunto
,
è
un
grande
fatto
della
storia
,
ed
ha
in
sé
tutti
gli
elementi
della
tragedia
oggettiva
.
La
terra
,
che
il
feudo
e
la
manomorta
aveano
come
legata
ad
un
corpo
,
ad
una
famiglia
,
ad
un
titolo
,
liberata
dai
suoi
vincoli
era
diventata
merce
,
perché
fosse
base
ed
istrumento
da
produrre
merci
;
ed
era
diventata
d
'
un
tratto
merce
così
pieghevole
,
docile
ed
adattabile
,
da
prestarsi
a
circolare
nei
simboli
di
tanti
pezzi
di
carta
.
E
intorno
a
questi
simboli
moltiplicati
di
tanto
su
le
cose
che
doveano
rappresentare
,
che
da
ultimo
finiron
nel
nulla
,
sorse
gigante
l
'
affare
,
come
sorse
d
'
ogni
parte
,
su
le
spalle
della
miseria
dei
più
miseri
,
e
fra
tutti
gli
anfratti
della
precipitosa
e
sinuosa
politica
,
e
sfacciato
soprattutto
nel
trar
partito
dalla
guerra
e
dai
suoi
gloriosi
successi
.
Per
fino
i
rapidi
progressi
di
una
tecnica
accelerata
per
le
urgenti
circostanze
,
dettero
materia
ed
occasione
al
prosperar
degli
affari
.
Le
leggi
dell
'
economia
borghese
,
che
son
quelle
della
produzione
individuale
nel
campo
antagonistico
della
concorrenza
,
insorsero
furiose
,
con
tutti
i
mezzi
della
violenza
e
dell
'
insidia
,
contro
l
'
arbitrio
idealistico
di
un
governo
rivoluzionario
;
il
quale
,
forte
della
certezza
di
salvare
la
patria
,
e
forte
ancora
più
della
illusione
di
fondare
in
eterno
la
libertà
degli
eguali
,
credette
fosse
cosa
possibile
il
sopprimere
l
'
aggiotaggio
con
la
ghigliottina
,
l
'
eliminare
l
'
affarismo
con
la
chiusura
della
borsa
,
e
l
'
assicurare
al
popolo
minuto
la
esistenza
,
col
fissare
il
maximum
dei
prezzi
dei
generi
di
prima
necessità
.
Le
merci
,
e
i
prezzi
,
e
gli
affari
rivendicarono
con
la
violenza
la
libertà
propria
,
contro
quelli
che
volean
leggere
o
imporre
loro
la
morale
.
Il
Termidoro
,
quali
che
fossero
le
personali
intenzioni
dei
Termidoriani
,
o
vili
,
o
paurosi
,
o
illusi
,
fu
,
così
nelle
cause
ascose
come
nei
suoi
effetti
non
remoti
,
il
trionfo
degli
affari
su
l
'
idealismo
democratico
.
La
costituzione
del
'93
,
la
quale
segna
l
'
estremo
limite
cui
possa
giungere
il
pensiero
democratico
,
non
era
mai
andata
in
esecuzione
.
La
pressione
grave
delle
circostanze
,
la
minaccia
dello
straniero
,
le
varie
forme
di
ribellione
all
'
interno
,
dalla
girondina
alla
vandeana
,
avean
reso
necessario
un
governo
di
eccezione
,
che
fu
il
Terrore
nato
dalla
paura
.
A
misura
che
i
pericoli
cessavano
,
cessò
il
bisogno
del
terrore
;
ma
la
democrazia
s
'
infranse
innanzi
agli
affari
,
nei
quali
nasceva
la
proprietà
dei
proprietarii
nuovi
.
La
costituzione
dell
'
anno
III
consacrò
il
principio
del
moderantismo
liberale
,
dal
quale
è
proceduto
tutto
il
costituzionalismo
del
continente
europeo
:
ma
innanzi
tutto
fu
la
via
per
giungere
alla
garanzia
della
proprietà
nuova
.
Cambiare
i
proprietarii
,
salvando
la
proprietà
,
questo
il
motto
,
questa
la
parola
d
'
ordine
,
questa
l
'
insegna
,
che
sfidò
per
anni
dal
10
agosto
'92
,
così
le
sommosse
violente
,
come
gli
arditi
disegni
di
coloro
che
tentarono
di
fondare
la
società
su
la
virtù
,
su
l
'
eguaglianza
,
su
la
spartana
abnegazione
.
Il
Direttorio
fu
il
tramite
attraverso
del
quale
la
rivoluzione
giunse
a
negare
se
stessa
come
conato
idealistico
;
e
col
Direttorio
,
che
fu
la
corruzione
confessata
e
professata
,
divenne
realtà
il
motto
:
cambiati
sì
i
proprietarii
,
ma
la
proprietà
è
salva
!
E
da
ultimo
occorreva
,
a
trarre
da
tante
rovine
uno
stabile
edifizio
,
la
forza
vera
;
e
questa
si
trovò
in
un
singolare
avventuriere
d
'
insuperata
genialità
,
cui
la
fortuna
avea
romanamente
arriso
,
ed
il
solo
che
possedesse
la
virtù
di
mettere
la
chiusa
della
conveniente
morale
a
quella
favola
gigantesca
,
perché
in
lui
non
era
nè
ombra
,
nè
traccia
di
scrupoli
morali
.
Tutto
si
vide
in
quella
rapina
di
eventi
.
I
cittadini
armati
alla
difesa
della
patria
,
vittoriosi
oltre
i
confini
della
circostante
Europa
,
nella
quale
portano
con
la
conquista
la
rivoluzione
,
divengono
soldatesca
da
opprimere
la
libertà
in
patria
.
I
contadini
,
che
in
un
impeto
d
'
imperiosa
suggestione
produssero
per
entro
alle
terre
di
feudo
l
'
anarchia
dell'89
,
diventati
,
o
soldati
,
o
piccoli
proprietarii
,
o
piccoli
fittaiuoli
,
dopo
d
'
essere
stati
per
un
quarto
d
'
ora
le
sentinelle
avanzate
della
rivoluzione
,
ricaddero
nella
silenziosa
e
balorda
quiete
della
vita
loro
tradizionale
,
che
,
muta
di
casi
e
di
movimenti
,
fa
da
sottostrato
sicuro
al
così
detto
ordine
sociale
.
I
piccoli
borghesi
di
città
,
e
i
già
membri
delle
corporazioni
,
a
breve
andare
s
'
accomodarono
a
diventare
,
nel
campo
della
gara
economica
,
i
prestatori
liberi
dell
'
opera
della
mano
.
La
libertà
del
commercio
esigeva
,
che
ogni
prodotto
diventasse
liberamente
commerciabile
,
e
superava
,
quindi
,
l
'
ultimo
impedimento
,
ottenendo
che
il
lavoro
diventasse
anch
'
esso
libera
merce
.
Tutto
si
mutò
in
quel
tempo
.
Lo
stato
,
che
era
parso
per
secoli
a
tanti
milioni
d
'
illusi
una
sacra
istituzione
,
o
un
divino
mandato
,
lasciando
il
capo
del
suo
sovrano
sotto
la
fredda
azione
di
un
istrumento
tecnico
,
ne
rimase
sconsacrato
e
profanizzato
.
Diventava
esso
stesso
,
lo
stato
,
un
apparato
tecnico
,
che
alla
gerarchia
veniva
sostituendo
la
burocrazia
.
E
perché
non
v
'
era
più
presunzione
di
antichi
titoli
,
che
dessero
ragione
di
privilegio
da
tenervi
posto
,
questo
novello
stato
poteva
diventar
la
preda
di
chi
se
lo
pigliasse
;
si
trovava
,
insomma
,
messo
agl
'
incanti
,
purché
i
fortunati
tra
gli
ambiziosi
fossero
i
soliti
garanti
della
proprietà
,
e
dei
nuovi
e
vecchi
proprietari
.
Il
novello
stato
,
che
ebbe
bisogno
del
18
Brumaio
per
diventare
una
ordinata
burocrazia
poggiata
sul
militarismo
vittorioso
,
questo
stato
che
completava
la
rivoluzione
nell
'
atto
che
la
negava
,
non
potea
fare
a
meno
del
suo
testo
,
e
l
'
ebbe
nel
Codice
Civile
,
che
è
il
libro
d
'
oro
della
società
che
produca
e
venda
merci
.
Non
invano
la
giurisprudenza
generalizzata
avea
serbato
e
commentato
per
secoli
,
nella
forma
di
una
disciplina
scientifica
,
quel
Diritto
Romano
,
che
fu
,
è
,
e
sarà
la
forma
tipica
e
classica
del
diritto
d
'
ogni
società
delle
merci
,
finché
il
comunismo
non
tolga
di
mezzo
la
possibilità
di
venderne
e
di
comprarne
.
La
borghesia
,
che
per
l
'
incidenza
di
tante
singolari
circostanze
fece
la
strepitosa
rivoluzione
col
concorso
di
tante
altre
classi
e
semiclassi
,
sparite
poi
dopo
breve
tempo
quasi
tutte
dalla
scena
politica
,
apparve
nei
momenti
del
più
vivo
attrito
come
spinta
da
motivi
ed
ispirata
da
una
ideologia
,
che
sarebbero
affatto
difformi
dagli
effetti
che
sopravvissero
e
positivamente
si
perpetuarono
.
Ciò
fa
,
che
nel
calore
delle
lotte
la
vertiginosa
mutazione
del
sottostrato
economico
apparisca
come
dissimulata
dagli
ideali
,
ed
oscurata
dall
'
intreccio
di
tanti
propositi
e
disegni
,
da
cui
sorgono
atti
di
malvagità
e
di
eroismo
inauditi
,
e
correnti
di
illusioni
e
dure
prove
di
disinganni
.
Mai
si
sprigionò
dagli
umani
petti
così
potente
la
fede
nell
'
ideale
del
progresso
.
Liberare
l
'
uman
genere
dalla
superstizione
,
o
a
dirittura
dalla
religione
,
fare
d
'
ogni
individuo
un
cittadino
,
e
d
'
ogni
privato
un
uomo
pubblico
;
questo
l
'
inizio
:
-
e
poi
su
la
linea
di
cotesto
programma
compendiare
,
nell
'
azione
breve
di
pochi
anni
,
quella
evoluzione
,
che
ai
più
idealisti
di
ora
appare
quale
opera
di
molti
secoli
ancora
da
venire
:
-
questo
l
'
idealismo
d
'
allora
.
E
perché
dovea
repugnare
a
costoro
la
pedagogica
della
ghigliottina
?
Tale
poesia
,
grandiosa
certo
se
non
dilettosa
,
lasciò
dietro
di
sé
una
prosa
assai
dura
.
E
fu
la
prosa
dei
proprietarii
,
che
dovean
la
proprietà
alla
fortuna
,
e
fu
quella
dell
'
alta
finanza
e
dei
fornitori
arricchiti
,
dei
marescialli
,
dei
prefetti
,
dei
giornalisti
e
degli
artisti
e
letterati
mercenarii
;
fu
la
prosa
della
corte
del
singolare
mortale
,
cui
le
qualità
del
genio
militare
innestate
su
l
'
indole
brigantesca
avean
senza
dubbio
conferito
il
diritto
di
schernire
come
ideologo
chiunque
non
ammirasse
il
fatto
nudo
e
crudo
,
che
nella
vita
può
essere
,
come
era
per
lui
,
la
semplice
brutalità
del
successo
.
La
Grande
Rivoluzione
affrettò
il
corso
della
storia
in
buona
parte
dell
'
Europa
.
Da
essa
parti
tutto
ciò
che
chiamiamo
liberalismo
e
democrazia
moderna
,
salvo
i
casi
di
errata
imitazione
dell
'
Inghilterra
,
e
fino
allo
stabilimento
della
unità
d
'
Italia
,
che
fu
,
e
rimarrà
forse
l
'
ultimo
atto
della
borghesia
rivoluzionaria
.
Fu
quella
rivoluzione
l
'
esempio
più
vivo
e
più
istruttivo
del
come
una
società
si
trasformi
,
e
del
come
le
nuove
condizioni
economiche
si
sviluppino
,
e
sviluppandosi
coordinino
in
gruppi
e
classi
i
membri
della
società
.
Fu
la
prova
palpabile
,
del
come
si
trovi
il
diritto
,
quando
occorra
ad
espressione
e
difesa
di
determinati
rapporti
,
e
del
come
si
crei
lo
stato
,
e
se
ne
dispongano
i
mezzi
,
le
forze
e
gli
organi
.
E
si
vide
come
le
idee
germoglino
dal
terreno
delle
necessità
sociali
,
e
come
i
caratteri
,
le
tendenze
,
i
sentimenti
,
le
volontà
,
ossia
,
a
farla
breve
,
le
forze
morali
,
si
producano
e
svolgano
in
circostanziate
condizioni
.
In
una
parola
,
i
dati
della
scienza
sociale
furono
,
per
così
dire
,
ammanniti
dalla
società
stessa
;
e
non
è
da
meravigliare
se
la
Rivoluzione
,
che
fu
preceduta
ideologicamente
dalla
forma
più
acuta
di
dottrinarismo
razionalistico
che
si
conosca
,
abbia
finito
poi
per
lasciare
dietro
di
sé
il
bisogno
intellettuale
di
una
scienza
storica
e
sociologica
antidottrinaria
;
come
in
buona
parte
è
riuscito
di
farne
nel
secolo
nostro
,
che
volge
oramai
al
termine
suo
.
E
qui
,
per
le
cose
da
me
dette
e
per
quelle
generalmente
risapute
,
sarebbe
inutile
ricordare
nuovamente
,
come
ad
Owen
faccian
riscontro
Saint
-
Simon
e
Fourier
,
e
di
ripetere
per
quali
vie
siasi
originato
il
socialismo
scientifico
.
L
'
importante
è
in
due
punti
soli
,
e
cioè
:
che
il
materialismo
storico
non
potea
nascere
se
non
dalla
coscienza
teorica
del
socialismo
;
e
che
esso
può
oramai
spiegare
la
sua
propria
origine
,
coi
suoi
proprii
principii
,
il
che
è
la
riprova
massima
della
maturità
sua
.
Non
era
perciò
fuor
di
luogo
la
frase
con
cui
comincia
questo
capitolo
:
le
idee
non
cascano
dal
cielo
.
VIII
.
Per
il
cammino
fatto
fin
qui
deve
oramai
parer
chiaro
a
chiunque
,
quale
sia
il
valore
preciso
e
relativo
della
così
detta
dottrina
dei
fattori
;
e
per
qual
modo
si
riesca
ad
eliminare
obiettivamente
cotesti
concetti
provvisorii
,
che
furono
e
sono
semplice
espressione
di
un
pensiero
non
arrivato
pienamente
a
maturità
.
Eppure
su
cotesta
dottrina
bisogna
tornarci
ancora
una
volta
,
per
dichiarar
meglio
,
e
più
partitamente
,
da
quali
ragioni
sia
dipeso
e
dipenda
,
che
due
dei
così
detti
fattori
,
ossia
lo
stato
e
il
diritto
,
fossero
o
siano
tuttora
assunti
aprincipale
od
esclusivo
soggetto
della
storia
.
La
storiografia
,
di
fatti
,
ha
riposto
per
secoli
in
coteste
forme
della
vita
sociale
l
'
essenziale
dello
sviluppo
umano
;
e
,
anzi
,
non
ha
visto
questo
sviluppo
se
non
nel
modificarsi
di
tali
forme
.
La
storia
è
stata
trattata
per
secoli
come
disciplina
attinente
al
movimento
giuridico
-
politico
,
e
anzi
al
politico
principalmente
.
La
inversione
dalla
politica
alla
società
è
cosa
recente
;
e
assai
più
recente
ancora
è
la
risoluzione
della
società
negli
elementi
del
materialismo
economico
.
In
altre
parole
,
la
sociologia
è
di
assai
recente
invenzione
;
e
il
lettore
,
spero
,
avrà
inteso
da
sé
,
che
io
adopero
cotesta
parola
,
brevitatis
causa
,
per
indicare
in
genere
la
scienza
delle
funzioni
e
delle
variazioni
sociali
,
e
non
per
riferirmi
al
caso
specifico
del
modo
come
la
trattano
i
Positivisti
.
Gli
è
del
resto
cosa
risaputa
,
come
,
fino
al
principio
di
questo
secolo
,
le
notizie
attinenti
alle
usanze
,
ai
costumi
,
alle
credenze
e
così
via
,
e
anche
quelle
attinenti
alle
condizioni
naturali
,
che
fanno
da
sottosuolo
e
da
circuito
alle
forme
sociali
,
apparissero
nelle
storie
politiche
quali
semplici
curiosità
,
o
quali
accessorii
e
complementi
della
narrazione
.
Tutto
ciò
non
può
essere
accidentale
:
e
non
è
.
Rendersi
conto
della
tardiva
apparizione
della
storia
sociale
gli
è
per
ciò
di
doppio
interesse
:
e
perché
la
dottrina
nostra
giustifica
ancora
una
volta
,
per
cotal
via
,
la
sua
ragion
d
'
essere
;
e
perché
dei
così
detti
fattori
si
fa
la
eliminazione
in
modo
definitivo
.
Fatta
eccezione
di
alcuni
momenti
critici
,
nei
quali
le
classi
sociali
,
per
estrema
incapacità
a
tenersi
in
una
condizione
di
relativo
equilibrio
per
adattamento
,
entrano
in
una
più
o
meno
prolungata
crisi
di
anarchia
;
e
fatta
eccezione
di
quelle
singolari
catastrofi
,
nelle
quali
tutto
un
mondo
precipita
,
come
alla
caduta
dell
'
Impero
Romano
d
'
Occidente
,
o
al
dissolversi
del
Califfato
:
dacché
c
'
è
memoria
di
storia
scritta
,
lo
stato
apparisce
,
non
solo
come
l
'
apice
,
e
come
il
vertice
della
società
,
ma
come
il
reggitore
di
essa
.
Il
primo
passo
che
il
pensiero
ingenuo
abbia
fatto
in
tale
ordine
di
considerazioni
consiste
in
questo
enunciato
:
il
reggitore
è
l
'
autore
.
Fatta
,
inoltre
,
eccezione
di
certi
brevi
periodi
di
democrazia
esercitata
con
la
viva
coscienza
della
sovranità
popolare
,
come
fu
di
alcune
città
greche
,
e
segnatamente
di
Atene
,
e
di
alcuni
Comuni
italiani
,
e
specie
di
Firenze
(
quelle
erano
,
però
,
di
uomini
liberi
padroni
di
schiavi
,
questi
furono
di
cittadini
privilegiati
sfruttanti
il
forestiero
e
la
campagna
)
,
la
società
retta
a
stato
fu
sempre
di
una
maggioranza
messa
in
balia
di
una
minoranza
.
Cosicché
la
maggioranza
degli
uomini
è
apparsa
nella
storia
come
una
massa
retta
,
governata
,
guidata
,
sfruttata
e
maltrattata
;
o
,
per
lo
meno
,
qual
variopinta
conglomerazione
d
'
interessi
,
che
alcuni
pochi
avessero
da
regolare
,
mantenendo
in
equilibrio
le
divergenze
,
per
pressione
o
per
compensazione
.
Di
qui
la
necessità
di
un
'
arte
di
governo
;
e
,
come
questa
si
fa
prima
di
ogni
altra
cosa
palese
agli
osservatori
della
vita
collettiva
,
così
era
naturale
,
che
la
politica
apparisse
come
l
'
autrice
dell
'
ordine
sociale
,
e
come
l
'
indice
della
continuità
nel
succedersi
delle
forme
storiche
.
Chi
dice
politica
,
dice
attività
,
che
fino
ad
un
certo
punto
si
conduce
a
disegno
;
cioè
fino
a
che
i
calcoli
non
dian
di
cozzo
in
ignorate
o
inaspettate
resistenze
.
Assumendo
,
per
quel
che
suggeriva
la
imperfetta
esperienza
,
ad
autore
della
società
lo
stato
,
e
ad
autrice
dell
'
ordine
sociale
la
politica
,
ne
venia
di
conseguenza
,
che
gli
storici
narratori
o
ragionatori
fossero
portati
a
riporre
l
'
essenziale
della
storia
nel
succedersi
delle
forme
,
delle
istituzioni
e
delle
idee
politiche
.
Donde
lo
stato
avesse
avuto
origine
,
e
in
che
cosa
trovasse
fondamento
al
suo
perpetuarsi
,
non
importava
,
come
non
importa
al
comune
ragionamento
.
I
problemi
di
indole
genetica
spuntano
,
com
'
è
risaputo
,
assai
tardi
.
Lo
stato
c
'
è
,
e
trova
la
sua
ragione
nella
sua
necessità
attuale
:
-
tanto
è
vero
,
che
la
fantasia
non
ha
potuto
adattarsi
all
'
idea
,
che
una
volta
non
ci
fosse
,
e
ne
ha
prolungata
la
esistenza
congetturale
fino
alle
prime
origini
del
genere
umano
.
Iddii
,
o
semidei
ed
eroi
ne
furono
gli
istitutori
,
nella
mitologia
per
lo
meno
;
come
nella
teologia
medievale
il
papa
fa
da
fonte
prima
,
e
per
ciò
divina
e
perpetua
,
di
ogni
autorità
.
Ancora
ai
tempi
nostri
,
viaggiatori
inesperti
e
missionarii
idioti
trovano
da
per
tutto
lo
stato
,
là
dove
non
è
,
presso
i
selvaggi
e
i
barbari
,
che
la
gens
,
o
la
tribù
delle
genti
,
o
l
'
alleanza
delle
genti
.
Due
cose
sono
occorse
,
perché
tali
pregiudizii
del
ragionamento
rimanessero
vinti
.
In
primo
luogo
fu
necessario
si
riconoscesse
,
che
le
funzioni
dello
stato
nascono
,
crescono
,
diminuiscono
,
si
alterano
e
si
succedono
col
variare
di
certe
condizioni
sociali
.
In
secondo
luogo
è
convenuto
si
arrivasse
ad
intendere
,
che
lo
stato
esiste
e
si
regge
in
quanto
è
ordinato
a
difesa
di
certi
determinati
interessi
,
di
una
parte
della
società
,
contro
tutto
il
testo
della
società
stessa
,
la
quale
deve
esser
fatta
di
tal
modo
,
nel
suo
insieme
,
che
la
resistenza
dei
soggetti
,
dei
maltrattati
,
degli
sfruttati
,
o
si
disperda
nei
molteplici
attriti
,
o
trovi
compenso
nei
parziali
,
per
quanto
miseri
,
vantaggi
degli
oppressi
stessi
.
La
miracolosa
ed
ammirata
arte
politica
si
risolve
per
ciò
in
un
enunciato
assai
semplice
:
applicare
una
forza
,
o
un
sistema
di
forze
,
ad
un
insieme
di
resistenze
.
Il
primo
e
più
difficile
passo
è
fatto
quando
si
giunge
a
risolvere
lo
stato
nelle
condizioni
sociali
,
da
cui
esso
trae
origine
.
Ma
queste
condizioni
sociali
stesse
sono
state
poi
precisate
con
la
teoria
delle
classi
;
la
genesi
delle
quali
è
nella
maniera
delle
varie
occupazioni
,
data
la
distribuzione
del
lavoro
,
e
ossia
dati
i
rapporti
che
coordinano
e
vincolano
gli
uomini
in
una
determinata
forma
di
produzione
.
A
questo
punto
il
concetto
dello
stato
ha
cessato
di
rappresentare
la
causa
diretta
del
movimento
storico
,
in
quanto
presunto
autore
della
società
:
perché
s
'
è
visto
,
che
in
ogni
sua
forma
e
variazione
esso
non
è
,
se
non
l
'
ordinamento
positivo
e
forzato
di
un
determinato
dominio
di
classe
,
o
di
una
determinata
accomodazione
di
diverse
classi
.
E
poscia
,
per
ulteriore
conseguenza
di
tali
premesse
,
si
e
giunti
da
ultimo
a
riconoscere
,
che
la
politica
,
in
quanto
arte
di
operare
a
disegno
,
è
una
parte
assai
piccola
del
movimento
generale
della
storia
,
ed
è
una
parte
non
grande
della
formazione
e
dello
sviluppo
dello
stato
stessa
;
nel
quale
molte
cose
,
ossia
molte
relazioni
,
nascono
e
si
svolgono
per
necessaria
accomodazione
,
per
tacito
consenso
,
per
subita
o
tollerata
violenza
,
per
intuitivo
ripiego
.
Il
regno
dell
'
inconsapevole
,
nel
senso
di
ciò
che
non
è
voluto
ad
arbitrio
,
a
disegno
o
per
elezione
,
ma
che
si
determina
e
si
fa
per
succedersi
di
abiti
,
di
consuetudini
,
di
accomodazioni
e
così
via
,
è
divenuto
assai
largo
nel
campo
delle
conoscenze
che
formano
oggetto
della
scienza
storica
;
e
la
politica
,
che
era
stata
assunta
a
regola
di
spiegazione
,
è
diventata
essa
stessa
la
cosa
da
spiegare
.
Per
quali
ragioni
la
storia
si
presentasse
in
esclusiva
veste
politica
gli
è
,
dunque
,
oramai
palese
.
Ma
non
per
questo
lo
stato
è
una
semplice
escrescenza
,
o
un
puro
accessorio
,
o
del
corpo
sociale
,
o
della
libera
associazione
;
come
è
parso
a
tanti
utopisti
,
e
a
tanti
ultraliberali
anarchizzanti
.
Se
la
società
ha
messo
capo
,
in
fino
ad
ora
,
nello
stato
,
gli
è
perché
di
tale
complemento
di
forza
e
di
autorità
essa
ha
avuto
bisogno
,
in
quanto
è
appunto
di
disuguali
,
per
effetto
delle
differenziazioni
economiche
.
Lo
stato
è
ben
qualcosa
di
assai
reale
,
come
sistema
di
forze
,
che
mantengono
l
'
equilibrio
,
o
lo
impongono
con
la
violenza
e
con
la
repressione
.
E
per
esistere
come
tale
sistema
di
forze
è
dovuto
divenire
ed
essere
una
potenza
economica
;
poggi
questa
nella
razzia
,
nella
preda
,
nella
imposizione
di
guerra
,
o
consista
nella
diretta
proprietà
di
demanio
,
o
si
formi
di
volta
in
volta
,
come
nel
metodo
moderno
della
pubblica
finanza
,
che
assume
le
simulate
forme
costituzionali
di
una
pretesa
autotassazione
.
In
cotesta
potenza
economica
,
di
tanto
cresciuta
,
negli
stati
moderni
,
consiste
il
fondamento
della
sua
capacità
ad
operare
.
Da
essa
deriva
,
che
,
per
via
di
una
nuova
division
del
lavoro
,
intorno
alle
funzioni
dello
stato
stesso
si
formino
ordini
e
ceti
speciali
,
ossia
classi
particolarissime
,
non
esclusa
quella
dei
parassiti
.
Lo
stato
,
che
è
e
deve
essere
potenza
economica
,
perché
a
difesa
delle
classi
dirigenti
sia
fornito
di
mezzi
per
reprimere
,
per
governare
,
per
amministrare
,
per
guerreggiare
,
crea
per
diretto
o
per
indiretto
un
insieme
d
'
interessi
nuovi
e
particolari
,
i
quali
reagiscono
necessariamente
su
la
società
.
Cosicché
lo
stato
,
nell
'
atto
che
è
sorto
e
si
mantiene
comc
garante
delle
antitesi
sociali
,
che
sono
conseguenza
delle
differenziazioni
economiche
,
forma
intorno
a
sé
una
cerchia
d
'
interessati
direttamente
all
'
esistenza
sua
.
Da
ciò
derivano
due
conseguenze
.
Come
k
società
non
è
un
tutto
omogeneo
,
anzi
è
un
corpo
di
particolareggiata
articolazione
,
anzi
un
multiforme
complesso
d
'
interessi
antitetici
,
così
accade
,
che
alcune
volte
i
reggitori
dello
stato
tendano
ad
isolarsi
,
e
in
tale
isolamento
si
contrappongano
a
tutta
intera
la
società
E
poi
in
secondo
luogo
,
accade
,
che
organi
e
funzioni
create
la
prima
volta
a
benefizio
di
tutti
,
degenerino
in
abusi
di
consorterie
,
di
conventicole
e
di
camorre
.
Di
qui
le
aristocrazie
e
le
gerarchie
nate
dall
'
uso
dei
poteri
politici
,
e
di
qui
le
dinastie
;
le
quali
formazioni
,
viste
alla
luce
della
semplice
logica
,
paiono
irrazionali
del
tutto
.
Da
che
c
'
è
storia
accertata
,
lo
stato
è
cresciuto
o
è
diminuito
di
poteri
,
ma
non
è
mai
più
sparito
,
perché
mai
più
vennero
meno
,
nella
società
dei
disuguali
per
economica
differenziazione
,
le
ragioni
per
mantenere
e
per
difendere
con
la
forza
e
con
la
conquista
,
o
la
schiavitù
,
o
i
monopolii
,
o
il
predominio
di
una
forma
di
produzione
,
mediante
la
signoria
dell
'
uomo
su
gli
uomini
.
Onde
poi
lo
stato
è
diventato
come
l
'
arena
di
una
incessante
guerra
civile
,
che
vi
si
svolge
di
continuo
,
anche
se
non
appaia
nelle
forme
strepitose
dei
Mario
e
dei
Silla
,
delle
giornate
di
Giugno
e
della
secessione
americana
.
Dentro
allo
stato
ha
sempre
fiorito
la
corruzione
dell
'
uomo
per
mezzo
dell
'
uomo
;
perché
,
se
non
v
'
è
forma
di
dominio
che
non
trovi
resistenza
,
non
v
'
è
resistenza
che
per
gli
urgenti
bisogni
della
vita
non
possa
degenerare
in
rassegnata
accomodazione
.
Per
tali
ragioni
le
vicende
storiche
,
viste
alla
superficie
della
monotona
narrazione
ordinaria
,
paiono
come
la
ripetizione
assai
poco
variata
del
medesimo
tipo
,
come
una
specie
di
ritornello
,
o
di
configurazione
da
caleidoscopio
.
Non
è
da
maravigliare
che
il
concettualista
Herbart
e
il
maligno
pessimista
Schopenhauer
venissero
nella
conclusione
,
che
di
storia
come
vero
processo
non
ce
n
'
è
:
il
che
,
in
volgare
,
si
direbbe
così
:
la
storia
è
una
canzone
noiosa
!
Ridotta
la
storia
politica
alla
sua
quintessenza
,
lo
stato
rimane
chiarito
in
tutta
la
sua
prosa
,
in
cui
non
è
più
traccia
,
né
di
teologica
transumanazione
,
né
di
quella
metafisica
transustanziazione
,
che
ebbe
tanta
voga
presso
certi
filosofi
tedeschi
:
p
.
e
.
lo
stato
che
è
l
'
Idea
,
lo
stato
Idea
che
si
esplica
nella
storia
,
lo
stato
che
è
l
'
attuazione
piena
della
personalità
,
ed
altrettali
pappolate
.
Lo
stato
è
un
reale
ordinamento
di
difese
per
garentire
e
perpetuare
un
metodo
di
convivenza
,
il
cui
fondamento
è
,
o
una
forma
di
produzione
economica
,
o
un
accordo
ed
una
transazione
fra
diverse
forme
.
A
farla
più
breve
,
lo
stato
suppone
,
o
un
sistema
di
proprietà
,
o
l
'
accordo
tra
più
sistemi
di
proprietà
.
In
ciò
è
il
fondamento
d
'
ogni
sua
arte
,
al
cui
esercizio
occorre
,
che
lo
stato
stesso
divenga
una
potenza
economica
,
e
che
abbia
anche
i
mezzi
e
i
modi
per
far
passare
la
proprietà
dalle
mani
degli
uni
nelle
mani
degli
altri
.
Quando
,
per
effetto
di
una
rinnovazione
acuta
e
violenta
delle
forme
della
produzione
,
occorre
di
provvedere
ad
un
insolito
e
straordinario
spostamento
dei
rapporti
della
proprietà
(
p
.
e
.
abolizione
della
manomorta
e
del
feudo
,
abolizione
dei
monopolii
commerciali
)
,
allora
la
vecchia
forma
politica
è
insufficiente
,
e
la
rivoluzione
è
necessaria
per
creare
il
nuovo
organo
che
esegua
la
trasformazione
economica
.
Ora
,
fatta
astrazione
da
'
tempi
antichissimi
a
noi
ignoti
,
tutta
la
storia
s
'
è
svolta
nei
contatti
e
nei
contrasti
di
varie
tribù
,
e
comunanze
,
e
poi
di
varie
nazioni
e
di
vani
stati
,
cioè
,
le
ragioni
delle
antitesi
interne
nella
cerchia
di
ciascuna
società
sonosi
sempre
andate
complicando
con
gli
attriti
all
'
esterno
.
Queste
due
ragioni
di
contrasto
si
condizionano
a
vicenda
,
ma
in
modi
sempre
variati
.
Spesso
è
il
disagio
interno
che
spinge
una
comunanza
o
uno
stato
ad
entrare
in
esterne
collisioni
;
altre
volte
sono
queste
collisioni
che
alterano
i
rapporti
interni
.
Il
movente
precipuo
dei
vani
rapporti
tra
le
diverse
comunanze
fu
dalle
origini
,
com
'
è
fino
ad
ora
,
il
commercio
nel
lato
senso
della
parola
,
ossia
lo
scambio
:
sia
che
si
trattasse
di
cedere
,
come
in
una
povera
tribù
,
il
solo
esuberante
,
in
cambio
di
altre
cose
,
sia
che
si
tratti
,
come
oggi
,
della
grande
produzione
in
massa
,
che
è
fatta
ad
esclusivo
scopo
di
vendere
,
per
trarre
dal
danaro
il
danaro
cresciuto
d
'
un
tanto
.
Cotesta
enorme
massa
a
accadimenti
esterni
ed
interni
,
che
si
accumulano
ed
accavallano
l
'
un
su
l
'
altro
nella
ordinaria
cronistoria
,
turbano
tanto
gli
storiografici
espositori
e
compendiatori
,
che
essi
quasi
si
smarriscono
in
infiniti
tentativi
di
artificiali
raggruppamenti
cronologici
e
prospettici
.
Chi
invece
segua
lo
sviluppo
interno
dei
varii
tipi
sociali
quanto
alla
loro
struttura
economica
,
e
consideri
le
vicende
politiche
come
particolari
resultati
delle
forze
operanti
nella
società
,
finisce
da
ultimo
per
vincere
il
confuso
della
molteplice
ed
incerta
impressione
empirica
,
e
al
posto
della
linea
cronologica
,
del
sincronismo
e
della
prospettica
,
mette
la
serie
concreta
di
un
processo
reale
.
Innanzi
a
questo
genere
di
realistiche
considerazioni
,
cadono
tutte
le
ideologie
fondate
su
la
missione
etica
dello
stato
,
o
sopra
qualunque
altra
frase
simile
.
Lo
stato
è
,
per
così
dire
,
messo
al
suo
posto
,
e
rimane
come
inquadrato
nei
contorni
del
divenire
sociale
,
in
quanto
forma
che
è
effetto
di
altre
condizioni
,
e
che
a
sua
volta
,
poi
che
esiste
,
reagisce
naturalmente
sul
resto
.
E
qui
spunta
un
'
altra
questione
.
Cotesta
forma
sarà
superata
mai
?
ossia
,
ci
può
essere
una
società
senza
stato
?
-
ovvero
,
ci
può
essere
una
società
senza
classi
?
e
,
se
giova
di
spiegarsi
meglio
,
ci
sarà
una
forma
di
produzione
comunistica
,
con
tale
spartizione
di
lavoro
e
di
ufficii
,
che
non
possa
dar
luogo
allo
sviluppo
delle
disuguaglianze
,
da
cui
si
genera
il
dominio
dell
'
uomo
su
l
'
uomo
?
Nella
risposta
affermativa
a
coteste
domande
consiste
la
somma
del
socialismo
scientifico
;
in
quanto
esso
enuncia
l
'
avvento
della
produzione
comunistica
,
non
come
postulato
di
critica
,
né
come
meta
di
una
volontaria
elezione
,
ma
come
il
resultato
dell
'
immanente
processo
della
storia
.
Come
è
risaputo
,
la
premessa
di
tale
previsione
è
nelle
condizioni
stesse
della
presente
produzione
capitalistica
.
Questa
socializza
di
continuo
il
modo
del
produrre
,
avvince
sempre
di
più
il
lavoro
vivo
e
regolamentato
alle
condizioni
obiettive
della
tecnica
,
concentra
di
giorno
in
giorno
sempre
più
la
proprietà
dei
mezzi
di
produzione
nelle
mani
di
pochi
,
che
come
azionisti
e
negoziatori
di
azioni
si
trovano
sempre
più
assenti
dal
lavoro
immediato
,
la
cui
direzione
passa
all
'
intelligenza
.
Col
crescere
della
coscienza
di
tale
situazione
nei
proletarii
,
cui
l
'
insegnamento
della
solidarietà
viene
dalle
condizioni
stesse
della
loro
reggimentazione
,
e
col
decrescere
della
capacità
nei
detentori
del
capitale
a
conservare
la
privata
direzione
del
lavoro
produttivo
,
si
verrà
ad
un
punto
in
cui
,
di
un
modo
o
dell
'
altro
,
con
la
eliminazione
di
ogni
forma
di
rendita
,
interesse
e
profitto
privato
,
la
produzione
passerà
all
'
associazione
collettiva
,
ossia
sarà
comunistica
.
Così
cesseranno
tutte
le
disuguaglianze
,
che
non
siano
quelle
naturali
del
sesso
,
dell
'
età
,
del
temperamento
e
della
capacità
;
cesseranno
,
cioè
,
tutte
le
disuguaglianze
,
che
hanno
attinenza
alle
classi
economiche
,
e
anzi
da
queste
son
generate
:
e
sparite
le
classi
verrà
meno
la
possibilità
dello
stato
,
come
dominio
dell
'
uomo
su
l
'
uomo
.
Il
governo
tecnico
e
pedagogico
dell
'
intelligenza
sarebbe
l
'
unico
ordine
della
società
.
Per
cotal
via
il
socialismo
scientifico
,
per
ora
idealmente
almeno
,
ha
superato
lo
stato
;
e
superandolo
lo
ha
inteso
a
fondo
,
così
nel
suo
modo
di
origine
,
come
nelle
ragioni
di
sua
naturale
sparizione
.
E
lo
ha
inteso
appunto
perché
non
gli
si
leva
contro
in
modo
unilaterale
e
soggettivo
,
come
fecero
già
più
volte
in
altri
tempi
cinici
,
e
stoici
,
ed
epicurei
d
'
ogni
maniera
,
e
poi
settarii
religiosi
,
e
cenobiti
visionani
,
e
utopisti
da
conventicola
,
e
da
ultimo
anarchisti
d
'
ogni
tinta
e
colore
.
Anzi
,
più
che
levarglisi
da
sé
contro
,
il
socialismo
scientifico
ha
mirato
a
mostrare
,
come
lo
stato
si
sollevi
di
continuo
da
sé
contro
se
stesso
,
creando
nei
mezzi
di
cui
non
può
fare
a
meno
,
p
.
e
.
colossale
finanza
,
militarismo
,
suffragio
universale
,
estensione
della
coltura
,
e
così
via
,
le
condizioni
della
sua
propria
rovina
.
La
società
che
lo
ha
prodotto
lo
riassorbirà
:
ossia
,
come
la
società
,
in
quanto
forma
di
produzione
,
eliminerà
le
antitesi
di
capitale
e
lavoro
,
così
con
la
sparizione
dei
proletarii
,
e
cessando
le
condizioni
che
rendono
possibile
il
proletariato
,
sparirà
ogni
dipendenza
dell
'
uomo
dall
'
uomo
,
in
qualunque
forma
di
gerarchia
.
I
termini
entro
i
quali
s
'
aggira
la
genesi
e
lo
sviluppo
dello
stato
,
dal
suo
punto
iniziale
di
apparizione
entro
una
determinata
comunità
,
in
cui
cominciò
la
differenziazione
economica
,
fino
a
questo
momento
,
in
cui
la
sua
sparizione
principia
a
disegnarsi
alla
mente
,
ce
lo
rendono
oramai
comprensibile
.
E
per
tale
comprensibilità
,
che
lo
riduce
a
necessario
complemento
di
determinate
forme
economiche
,
la
presunzione
di
considerarlo
qual
fattore
autonomo
della
storia
rimane
eliminata
per
sempre
.
Torna
oramai
cosa
relativamente
facile
il
rendersi
conto
del
come
il
diritto
sia
stato
elevato
a
fattore
decisivo
della
società
,
e
quindi
della
storia
,
per
diretto
o
per
indiretto
.
Innanzi
tutto
è
bene
di
ricordare
per
quali
vie
siasi
formata
quella
concezione
filosofica
del
diritto
generalizzato
,
nella
quale
principalmente
ha
radice
la
considerazione
della
storia
come
dominata
dal
progresso
legislativo
per
sé
stante
.
Col
precoce
dissolversi
della
società
feudale
in
alcuni
punti
dell
'
Italia
centrale
e
settentrionale
,
e
col
sorgere
dei
comuni
,
che
furono
repubbliche
di
produttori
corporativi
,
e
di
corporazioni
di
mercanti
,
tornò
in
onore
il
Diritto
Romano
.
Questo
rifiorì
nelle
Università
;
e
come
rinasceva
in
opposizione
ai
diritti
barbarici
e
in
buona
parte
in
opposizione
al
Diritto
Canonico
,
era
evidentemente
,
in
tale
sua
rifioritura
,
una
forma
del
pensiero
più
rispondente
ai
bisogni
della
borghesia
,
che
cominciava
a
svilupparsi
.
Difatti
,
di
fronte
al
particolarismo
dei
diritti
,
che
erano
,
o
consuetudini
di
popoli
barbari
,
o
privilegi
di
un
corpo
,
o
concessioni
papali
ed
imperiali
,
quel
diritto
appariva
come
la
universalità
della
ragione
scritta
.
Non
era
esso
arrivato
a
considerare
la
personalità
umana
nei
suoi
più
astratti
e
generali
rapporti
;
in
quanto
un
qualunque
Tizio
è
capace
di
obbligarsi
e
di
obbligare
,
di
vendere
e
di
comprare
,
di
cedere
,
donare
e
così
via
?
Il
Diritto
Romano
,
per
quanto
elaborato
nella
sua
ultima
redazione
per
autorità
d
'
imperatori
da
giuristi
servili
,
appariva
,
dunque
,
in
sul
declinare
delle
istituzioni
medievali
,
come
una
forza
rivoluzionaria
,
e
come
tale
era
un
grande
progresso
.
Cotesto
diritto
così
universale
,
che
dava
i
mezzi
per
isconvolgere
e
rovesciare
i
diritti
barbarici
,
era
certamente
un
diritto
più
rispondente
alla
natura
umana
guardata
nei
suoi
rapporti
generici
;
e
nella
sua
opposizione
ai
diritti
particolari
e
di
privilegio
appariva
come
un
diritto
di
natura
.
E
noto
,
del
resto
,
come
la
ideologia
del
diritto
di
natura
sia
nata
.
E
venuta
nel
suo
massimo
fiore
nei
secoli
decimosettimo
e
decimottavo
;
ma
fu
di
lunga
mano
preparata
dalla
giurisprudenza
che
pigliava
a
suo
fondamento
il
Diritto
Romano
,
o
adottato
,
o
rimaneggiato
,
o
commentato
.
Nella
formazione
della
ideologia
del
diritto
naturale
concorse
un
altro
elemento
,
ossia
la
filosofia
greca
delle
epoche
posteriori
.
I
greci
,
che
furono
gli
inventori
di
quelle
determinate
arti
del
pensiero
che
sono
le
scienze
,
non
trassero
mai
,
com
'
è
risaputo
,
dalle
molteplici
leggi
locali
loro
una
disciplina
che
corrisponda
a
ciò
che
noi
chiamiamo
giurisprudenza
.
Invece
,
per
il
rapido
progresso
della
scienza
astratta
nell
'
ambito
delle
democrazie
essi
giunsero
ben
per
tempo
alle
più
ardite
discettazioni
logiche
,
retoriche
e
pedagogiche
su
la
natura
del
diritto
,
dello
stato
,
della
legge
,
della
pena
;
onde
poi
nella
loro
filosofia
si
trovano
le
forze
rudimentali
di
tutte
le
discussioni
posteriori
.
Ma
solo
più
tardi
,
cioè
ai
tempi
dell
'
Ellenismo
,
quando
i
confini
della
vita
greca
s
'
erano
tanto
slargati
da
confondersi
con
quelli
del
mondo
civile
,
nell
'
ambito
di
quel
cosmopolitismo
,
che
portava
con
sé
il
bisogno
di
cercare
in
ogni
uomo
l
'
uomo
,
nacque
il
razionalismo
del
diritto
,
o
il
diritto
di
natura
,
nella
forma
che
gli
impresse
la
filosofia
stoica
.
Cotesto
razionalismo
greco
,
che
aveva
offerto
già
qualche
elemento
formale
alla
codificazione
logica
del
Diritto
Romano
,
risorse
nel
secolo
decimosettimo
nella
dottrina
che
fu
appunto
del
diritto
naturale
.
Da
varie
fonti
,
dunque
,
derivò
la
ideologia
,
che
è
servita
da
arma
di
critica
e
da
istrumento
per
dare
forma
giuridica
all
'
ordinamento
economico
della
società
moderna
.
Nel
fatto
,
però
,
cotesta
ideologia
giuridica
riflette
,
nella
lotta
per
il
diritto
e
contro
il
diritto
,
il
periodo
rivoluzionario
dell
'
intelletto
borghese
.
E
per
quanto
pigli
dapprima
le
mosse
dottrinarie
dal
ritorno
alla
tradizione
filosofica
antica
,
e
dalla
generalizzazione
della
giurisprudenza
romana
,
in
tutto
il
resto
e
in
tutto
il
suo
genuino
sviluppo
è
affatto
nuova
e
moderna
.
Il
Diritto
Romano
,
per
quanto
generalizzato
dalla
scuola
e
dalla
elaborazione
moderna
,
rimane
sempre
in
se
stesso
una
raccolta
di
casi
non
dedotti
da
preconcezione
di
sistema
,
né
preordinati
dalla
mente
sistematica
di
un
legislatore
.
E
d
'
altra
parte
il
razionalismo
degli
Stoici
,
e
dei
loro
contemporanei
e
seguaci
fu
di
mera
contemplazione
,
e
non
produsse
intorno
a
sé
un
moto
rivoluzionario
.
L
'
ideologia
del
diritto
di
natura
,
che
da
ultimo
ebbe
nome
di
filosofia
del
diritto
,
fu
invece
sistematica
,
partì
sempre
da
enunciati
generali
,
e
fu
inoltre
battagliera
e
polemica
,
e
anzi
fu
alle
prese
con
l
'
ortodossia
,
con
l
'
intolleranza
,
col
privilegio
,
coi
corpi
;
combatté
,
insomma
,
per
le
libertà
,
che
ora
costituiscono
i
fondamenti
della
società
moderna
.
Nell
'
ambito
di
cotesta
ideologia
,
che
era
un
metodo
di
combattimento
,
germogliò
per
la
prima
volta
,
in
forma
tipica
e
decisiva
,
il
pensiero
,
che
c
'
è
un
diritto
che
è
una
cosa
sola
con
la
ragione
.
I
diritti
contro
i
quali
si
combatteva
apparivano
come
una
deviazione
,
come
un
regresso
,
come
un
errore
.
Da
questa
fede
nel
diritto
razionale
nasceva
la
credenza
cieca
nella
forza
del
legislatore
,
che
apparisce
così
ravvolta
nelle
forme
del
fanatismo
nei
momenti
acuti
della
Rivolozione
Francese
.
Di
qui
la
persuasione
,
che
la
società
tutta
debba
essere
come
investita
da
un
solo
diritto
,
eguale
per
tutti
,
sistematico
,
logico
,
conseguente
.
Di
qui
la
convinzione
,
che
un
di
-
ritto
il
quale
garentisca
a
tutti
l
'
eguaglianza
giuridica
,
che
è
la
facoltà
del
contrattare
,
garentisca
anche
a
tutti
la
libertà
.
E
giù
tutto
il
resto
!
Col
trionfo
del
vero
diritto
trionfa
la
ragione
,
e
la
società
regolata
dal
diritto
eguale
per
tutti
è
la
società
perfetta
!
Quali
illusioni
fossero
in
fondo
a
tali
tendenze
è
inutile
di
dire
.
A
che
cosa
dovesse
riuscire
cotesta
liberazione
universale
dell
'
uomo
,
lo
sappiamo
già
.
Ma
ciò
che
qui
più
importa
gli
è
che
tali
persuasioni
partivano
da
un
concetto
del
diritto
,
per
cui
questo
rimaneva
come
scisso
dalle
cause
sociali
che
lo
producono
.
Cosicché
la
ragione
,
cui
cotesti
ideologi
si
appellavano
,
si
riduceva
a
togliere
al
lavoro
,
all
'
associazione
,
al
traffico
,
al
commercio
,
alle
forme
politiche
ed
alla
coscienza
,
tutti
i
limiti
e
tutti
gl
'
impedimenti
,
che
tornano
d
'
impaccio
alla
libera
concorrenza
.
Come
di
ciò
s
'
avesse
l
'
esperienza
nella
Grande
Rivoluzione
del
secolo
passato
,
ho
detto
già
nell
'
altro
capitolo
.
E
se
c
'
è
ora
chi
si
ostini
a
discorrere
di
un
diritto
razionale
,
che
domini
la
storia
,
di
un
diritto
,
insomma
,
che
sarebbe
un
fattore
anziché
un
semplice
fatto
della
evoluzione
storica
,
vuol
dire
che
costui
vive
fuori
del
nostro
tempo
,
e
non
ha
inteso
come
la
codificazione
liberale
ed
egalitaria
abbia
già
segnata
in
via
di
fatto
la
fine
e
il
termine
di
tutta
cotesta
scuola
del
diritto
di
natura
.
Per
diverse
vie
si
è
giunti
in
questo
secolo
a
ridurre
il
diritto
,
da
cosa
razionale
in
cosa
di
fatto
;
e
perciò
in
cosa
corrispettiva
a
determinate
condizioni
sociali
.
Prima
di
tutto
l
'
interesse
storico
,
allargandosi
ed
approfondendosi
,
ha
portato
le
menti
a
riconoscere
,
che
per
intendere
le
origini
del
diritto
non
bastava
,
né
incominciare
dalla
ragione
,
né
fermarsi
all
'
esame
del
Diritto
Romano
.
I
diritti
barbarici
,
e
le
usanze
e
le
consuetudini
dei
popoli
e
delle
società
tanto
disprezzate
dai
razionalisti
,
son
tornate
in
onore
;
dico
,
teoricamente
.
Questo
era
il
solo
modo
per
ottenere
,
dallo
studio
delle
forme
più
antiche
,
la
guida
ad
intendere
come
le
più
recenti
si
fossero
poi
prodotte
.
Il
Diritto
Romano
codificato
è
una
forma
assai
moderna
;
quella
personalità
che
esso
suppone
,
come
soggetto
universale
,
è
una
elaborazione
di
tempi
avanzati
,
nei
quali
,
sul
cosmopolitismo
dei
rapporti
sociali
dominava
una
costituzione
burocratico
-
militare
.
In
quel
mondo
in
cui
era
venuta
a
compimento
la
ragione
scritta
,
non
era
più
traccia
di
spontaneità
di
vita
popolare
,
non
era
più
democrazia
.
Quello
stesso
diritto
,
prima
di
arrivare
a
tale
cristallizzazione
,
era
nato
e
s
'
era
svolto
;
e
guardato
nelle
sue
origini
e
nei
suoi
sviluppi
,
specie
se
a
tale
studio
concorra
la
comparazione
,
apparisce
in
tanti
punti
affine
alle
istituzioni
delle
società
e
dei
popoli
creduti
inferiori
.
Si
facea
dunque
chiaro
,
che
scienza
vera
del
diritto
non
possa
essere
se
non
la
storia
genetica
del
diritto
stesso
.
Ora
,
mentre
il
continente
europeo
avea
creato
nella
codificazione
del
diritto
civile
il
tipo
ed
il
testo
della
ragion
pratica
borghese
,
non
permaneva
forse
in
Inghilterra
un
'
altra
forma
autogenetica
di
diritto
,
nata
e
svoltasi
in
modo
affatto
pratico
,
dalle
condizioni
stesse
della
società
che
l
'
ha
prodotto
,
senza
sistema
,
e
senza
che
l
'
azione
del
razionalismo
metodico
ci
avesse
avuto
influenza
?
Il
diritto
che
veramente
esiste
,
ed
ha
valore
,
è
dunque
cosa
assai
più
semplice
e
modesta
,
di
quello
che
non
paresse
agli
entusiastici
decantatori
della
ragione
scritta
,
della
ragione
imperante
;
ai
quali
può
mandarsi
buona
la
loro
illusione
,
in
quanto
furono
precursori
ideali
di
una
grande
rivoluzione
.
All
'
ideologia
bisognava
sostituire
la
storia
delle
istituzioni
giuridiche
.
La
filosofia
del
diritto
finì
in
Hegel
;
e
se
c
'
è
chi
voglia
obiettare
in
nome
dei
libri
pubblicati
dappoi
,
dirò
,
che
la
carta
stampata
dai
professori
non
è
proprio
e
sempre
l
'
indice
del
progresso
del
pensiero
.
La
filosofia
del
diritto
si
converte
così
nella
trattazione
filosofica
della
storia
del
diritto
.
E
come
la
filosofia
storica
metta
capo
nel
materialismo
economico
,
e
in
che
senso
il
comunismo
critico
sia
l
'
inversione
di
Hegel
,
non
occorre
qui
di
ripetere
ancora
una
volta
.
Cotesta
rivoluzione
,
che
pare
di
sole
idee
,
non
è
se
non
il
riflesso
intellettuale
delle
rivoluzioni
accadute
nella
vita
pratica
.
Nel
nostro
secolo
il
legiferare
è
diventato
una
malattia
;
e
la
ragione
imperante
nella
ideologia
giuridica
è
stata
detronizzata
dai
parlamenti
.
In
questi
le
antitesi
degl
'
interessi
di
classe
hanno
assunta
la
forma
di
partiti
;
e
i
partiti
si
schierano
pro
e
contro
a
determinati
diritti
;
onde
tutto
il
diritto
apparisce
,
o
come
un
semplice
fatto
,
o
come
cosa
che
sia
utile
o
non
utile
di
fare
.
Il
proletariato
s
'
è
levato
:
e
,
dovunque
la
lotta
operaia
s
'
è
precisata
,
i
codici
borghesi
ne
son
rimasti
sbugiardati
.
La
ragione
scritta
si
è
mostrata
impotente
a
salvare
i
salarii
dalle
oscillazioni
del
mercato
,
a
garentire
donne
e
fanciulli
dagli
orarii
vessatorii
delle
fabbriche
,
o
a
trovare
un
solo
dei
suoi
acuti
ripieghi
per
risolvere
il
problema
della
disoccupazione
.
La
sola
limitazione
parziale
delle
ore
di
lavoro
ha
dato
materia
ed
occasione
ad
una
lotta
gigante
.
Piccoli
e
grossi
borghesi
,
agrarii
ed
industriali
,
avvocati
dei
poveri
e
difensori
della
ricchezza
accumulata
,
monarchici
e
democratici
,
socialisti
e
reazionarii
si
sono
affannati
a
trarre
in
qua
e
in
là
l
'
azione
dei
poteri
pubblici
,
e
a
sfruttare
le
contingenze
della
politica
e
l
'
intrigo
parlamentare
per
trovare
garenzie
e
difese
a
determinati
interessi
,
o
nella
interpretazione
di
un
diritto
esistente
,
o
nella
creazione
di
un
nuovo
diritto
.
Buona
parte
di
esso
fu
più
volte
rifatta
;
e
si
videro
le
più
strane
oscillazioni
,
dall
'
umanitarismo
che
difende
anche
i
poveri
,
e
per
fino
gli
animali
,
alla
proclamazione
della
legge
stataria
.
Al
diritto
fu
levata
la
maschera
;
e
n
è
rimasto
profanizzato
.
Ed
ecco
subentrato
il
sentimento
dell
'
esperienza
,
e
da
questa
è
derivata
una
enunciazione
tanto
precisa
per
quanto
modesta
:
ogni
diritto
fu
ed
è
la
difesa
,
o
consuetudinaria
,
o
autoritaria
,
o
giudiziaria
,
di
un
determinato
interesse
;
e
di
qui
alla
riduzione
all
'
economia
non
c
è
che
un
passo
.
Se
la
concezione
materialistica
è
venuta
da
ultimo
a
suggellare
coteste
tendenze
in
una
veduta
esplicita
e
sistematica
,
gli
è
perché
la
sua
orientazione
è
stata
determinata
dall
'
angolo
visuale
del
proletariato
.
Questo
è
il
prodotto
necessario
,
ed
è
ad
un
tempo
la
condizione
indispensabile
di
una
società
,
nella
quale
tutte
le
persone
in
astratto
sono
eguali
in
diritto
,
ma
le
condizioni
materiali
dello
sviluppo
e
della
libertà
degli
individui
sono
disuguali
.
I
proletarii
sono
le
forze
,
per
l
'
esercizio
delle
quali
i
mezzi
di
produzione
accumulati
si
riproducono
,
e
si
rifanno
in
nuova
ricchezza
:
ma
essi
stessi
non
vivono
,
se
non
reggimentandosi
intorno
al
capitale
,
e
dall
'
oggi
al
dimani
passano
nella
condizione
di
disoccupati
,
di
poveri
e
di
emigranti
.
Essi
sono
l
'
esercito
del
lavoro
sociale
,
ma
i
loro
capi
sono
i
loro
padroni
.
Essi
sono
la
negazione
del
giusto
,
nel
regno
del
diritto
;
ossia
sono
l
irrazionale
,
nel
preteso
dominio
della
ragione
.
Dunque
la
storia
non
fu
il
processo
per
giungere
all
impero
della
ragione
del
diritto
;
ma
non
fu
fino
ad
ora
se
non
la
serie
delle
mutazioni
nelle
forme
della
soggezione
e
della
servitù
.
Dunque
la
storia
consiste
tutta
nella
lotta
degl
interessi
,
e
il
diritto
non
è
se
non
l
espressione
autoritaria
di
quelli
che
han
trionfato
.
Con
tali
enunciazioni
non
si
giunge
certo
a
spiegare
ogni
singolo
diritto
,
che
sia
apparso
nella
storia
,
per
via
della
immediata
visione
del
rispettivo
interesse
.
Le
cose
storiche
sono
assai
complicate
;
ma
queste
enunciazioni
generali
bastano
ad
indicare
lo
stile
e
il
metodo
della
ricerca
,
che
si
è
oramai
sostituita
alla
ideologia
giuridica
.
IX
.
Qui
vengono
in
buon
punto
alcune
formule
riassuntive
.
Date
le
condizioni
di
sviluppo
del
lavoro
,
e
dei
suoi
appropriati
congrui
istrumenti
,
la
struttura
economica
della
società
,
ossia
la
forma
della
produzione
dei
mezzi
immediati
della
vita
,
determina
sopra
un
terreno
artificiale
,
in
primo
luogo
e
per
diretto
,
tutta
la
rimanente
attività
pratice
dei
consociati
,
e
il
variare
di
tale
attività
nel
processo
che
chiamiamo
storia
,
e
cioè
:
-
la
formazione
,
l
attrito
,
le
lotte
e
la
erosione
delle
classi
;
-
lo
svolgimento
corrispettivo
dei
rapporti
regolativi
,
così
del
diritto
,
come
della
morale
;
-
e
le
ragioni
e
i
modi
di
subordinazione
e
di
soggezione
,
degli
uomini
verso
gli
uomini
,
col
rispondente
esercizio
del
dominio
e
dell
autorità
,
ciò
,
insomma
,
in
cui
da
ultimo
si
origina
e
consiste
lo
stato
:
e
determina
in
secondo
luogo
l
indirizzo
,
e
in
buona
parte
,
e
per
indiretto
,
gli
obietti
della
fantasia
e
del
pensiero
,
nella
produzione
dell
arte
,
della
religione
e
della
scienza
.
I
prodotti
di
primo
e
di
secondo
grado
,
per
gli
interessi
che
creano
,
per
gli
abiti
che
ingenerano
,
per
le
persone
che
coordinano
,
specificandone
l
animo
e
le
inclinazioni
,
tendono
a
fissarsi
e
ad
isolarsi
come
per
sé
stanti
;
e
di
qui
nasce
la
veduta
empirica
,
secondo
la
quale
diversi
fattori
indipendenti
,
con
propria
efficacia
e
con
proprio
ritmo
di
movimento
,
concorrerebbero
a
formare
il
processo
storico
,
e
le
rispettive
configurazioni
sociali
che
successivamente
ne
resultano
.
Fattori
se
mai
cotesta
parola
deve
usarsi
veri
e
propri
e
positivi
della
storia
,
dalla
sparizione
del
comunismo
primitivo
in
qua
,
e
fino
ad
ora
,
furono
e
sono
le
classi
sociali
,
in
quanto
consistono
in
differenziazioni
d
interessi
,
che
si
esplicano
in
determinati
modi
e
forme
di
opposizione
(
-
da
cui
di
genera
l
attrito
,
il
moto
,
il
processo
e
il
progresso
-
)
.
Le
variazioni
della
sottostante
struttura
(
economica
)
della
società
,
che
a
prima
vista
ci
si
manifestano
intuitivamente
nell
'
agitarsi
delle
passioni
,
si
svolgono
consapevolmente
nelle
lotte
contro
un
diritto
o
per
il
diritto
,
e
si
avverano
nello
scuotimento
e
nella
rovina
di
un
determinato
ordinamento
politico
,
hanno
,
in
realtà
,
la
loro
adeguata
espressione
solo
nell
'
alternarsi
delle
relazioni
esistenti
fra
le
diverse
classi
sociali
.
E
queste
relazioni
mutano
per
l
'
alterarsi
dei
rapporti
,
che
precedentemente
correano
,
tra
la
produttività
del
lavoro
e
le
condizioni
(
giuridico
-
politiche
)
di
coordinamento
tra
i
cooperanti
della
produzione
.
E
,
in
fin
delle
fini
,
tali
rapporti
tra
la
produttività
del
lavoro
e
la
coordinazione
dei
cooperanti
si
alterano
per
il
mutare
degli
istrumenti
(
-
nel
senso
lato
della
parola
-
)
occorrenti
alla
produzione
.
Il
processo
ed
il
progresso
della
tecnica
,
come
sono
l
'
indice
,
così
sono
la
condizione
di
ogni
altro
processo
e
progresso
.
La
società
è
per
noi
un
dato
,
che
noi
non
possiamo
risolvere
,
oltre
a
quella
maniera
di
analisi
,
che
si
fa
riducendo
le
forme
complesse
alle
più
semplici
,
le
moderne
alle
più
antiche
:
il
che
è
rimanere
,
però
,
sempre
nel
fatto
di
una
società
che
esiste
.
La
storia
non
è
se
non
la
storia
della
società
;
-
ossia
è
la
storia
del
variare
della
cooperazione
umana
,
dall
'
orda
primitiva
allo
stato
moderno
,
dalla
lotta
immediata
contro
la
natura
,
con
pochi
ed
elementarissimi
istrumenti
,
fino
alla
struttura
economica
presente
,
che
culmina
nella
polarità
tra
lavoro
accumulato
(
capitale
)
e
lavoro
vivo
(
i
proletarii
)
.
Risolvere
il
complesso
sociale
in
semplici
individui
,
e
ricomporlo
poi
con
escogitati
atti
di
elezione
e
di
volontà
;
-
costruire
,
insomma
,
la
società
coi
ragionamenti
,
significa
sconoscere
la
natura
obiettiva
e
l
'
immanenza
del
processo
storico
.
Le
rivoluzioni
,
nel
senso
più
esteso
della
parola
,
e
poi
in
quello
specifico
di
rovina
di
un
ordinamento
politico
,
segnano
le
vere
e
proprie
date
delle
epoche
storiche
.
Guardare
di
lontano
,
nei
loro
elementi
,
nella
loro
preparazione
e
nei
loro
effetti
a
lunga
scadenza
,
esse
possono
parere
come
i
momenti
di
una
evoluzione
costante
,
a
minimi
di
variazione
:
ma
considerate
per
se
stesse
sono
definite
e
precise
catastrofi
;
e
solo
come
tali
catastrofi
hanno
carattere
di
accadimento
storico
.
X
.
Per
fino
,
dunque
,
la
morale
,
e
l
arte
,
e
la
religione
e
la
scienza
sarebbero
prodotti
delle
condizioni
economiche
?
anzi
esponenti
delle
categorie
di
queste
condizioni
medesime
?
ovverosia
efflussi
,
ornamenti
,
irradiazioni
e
miraggi
dei
materiali
interessi
?
Enunciati
di
cotesto
genere
,
o
a
un
dipresso
,
e
così
crudi
e
nudi
,
corrono
già
da
un
pezzo
per
le
bocche
di
molti
,
e
tornano
di
comodo
ausilio
agli
avversarii
del
materialismo
,
cui
giova
di
usarne
come
di
opportuno
spauracchio
.
I
pigri
,
che
son
poi
moltissimi
anche
fra
i
così
detti
intellettuali
,
si
accomodano
ben
volentieri
alla
grossolana
accettazione
di
tali
pronunciati
;
come
chi
ripari
con
la
mente
in
novello
asilo
dell
'
ignoranza
.
Che
bella
festa
e
che
bella
allegria
dev
'
esser
mai
cotesta
per
tutti
gl
'
indolenti
;
di
avere
,
cioè
,
una
buona
volta
compendiato
in
breve
giro
di
pochissime
proposizioni
tutto
lo
scibile
,
per
poi
dischiudere
tutti
i
segreti
della
vita
con
una
sola
ed
unica
chiave
!
Tutti
i
problemi
dell
'
etica
,
dell
'
estetica
,
della
filologia
,
della
critica
storica
,
e
della
filosofia
ridotti
ad
un
problema
solo
,
senza
tanti
rompicapo
!
E
su
cotesto
andare
gli
sciatti
semplicioni
potrebbero
ridurre
tutta
la
storia
all
'
aritmetica
commerciale
;
e
da
ultimo
una
nuova
interpretazione
autentica
di
Dante
potrebbe
darci
la
Divina
Commedia
illustrata
coi
conti
delle
pezze
di
panno
,
che
gli
astuti
mercanti
fiorentini
vendeano
con
tanto
profitto
loro
!
La
verità
è
questa
,
che
,
cioè
,
gli
enunciati
che
implicano
problemi
,
si
convertono
assai
facilmente
in
volgari
paradossi
nelle
teste
di
coloro
,
che
non
siano
assuefatti
a
vincere
le
difficoltà
del
pensare
con
l
'
uso
metodico
dei
mezzi
congrui
.
Ora
dei
precisi
termini
di
tali
problemi
toccherò
qui
in
genere
,
ma
in
modo
quasi
aforistico
:
perché
,
veramente
,
io
non
intendo
di
descriver
fondo
all
'
universo
,
in
questo
breve
saggio
,
che
non
ha
poi
da
essere
una
enciclopedia
.
La
morale
innanzi
tutto
.
Non
dico
dei
sistemi
e
dei
catechismi
,
o
religiosi
,
o
filosofici
.
Gli
uni
e
gli
altri
stettero
e
stanno
al
di
sopra
del
corso
ordinario
e
profano
delle
cose
umane
,
nella
più
parte
dei
casi
,
come
le
utopie
stanno
al
di
sopra
delle
cose
.
Né
dico
di
quelle
analisi
formali
dei
rapporti
etici
,
che
son
venute
tanto
raffinandosi
dai
Sofisti
ad
Herbart
.
Ciò
è
scienza
,
e
non
è
vita
.
Ed
è
scienza
formale
,
come
la
logica
,
la
geometria
e
la
grammatica
.
L
'
ultimo
acuto
ritrovatore
e
definitore
di
tali
rapporti
etici
,
che
è
appunto
Herbart
,
sapea
bene
che
le
idee
,
ossia
i
punti
di
vista
formali
del
giudizio
morale
,
sono
per
sé
impotenti
.
E
per
ciò
egli
ripose
nelle
circostanzialità
della
vita
,
e
nella
formazione
pedagogica
del
carattere
,
la
realtà
dell
'
etica
.
Parrebbe
Owen
,
se
non
fosse
stato
un
codino
.
Dico
,
invece
,
di
quella
morale
,
che
esiste
prosaicamente
,
e
in
modo
empirico
ed
ovvio
,
nelle
inclinazioni
,
negli
abiti
,
nelle
consuetudini
,
nei
consigli
,
nei
giudizii
e
nelle
valutazioni
degli
uomini
di
tutti
i
giorni
.
Dico
di
quella
morale
,
che
come
suggestione
,
come
spinta
e
come
remora
,
si
forma
in
vario
grado
di
sviluppo
,
e
con
maggiore
o
con
minore
evidenza
,
ma
a
frammenti
,
in
tutti
e
singoli
gli
uomini
;
per
il
fatto
stesso
che
convivendo
essi
,
ed
occupando
ciascuno
una
posizione
determinata
nell
'
ambito
della
convivenza
,
riflettono
naturalmente
e
necessariamente
su
le
opere
proprie
e
su
le
opere
altrui
,
e
concepiscono
aspettazioni
ed
apprezzamenti
,
e
primissimi
elementi
di
massime
generali
.
Questo
è
il
factum
;
e
ciò
che
più
importa
è
,
che
questo
factum
ci
si
presenta
vario
e
molteplice
nelle
diverse
condizioni
della
vita
,
e
variabile
attraverso
alla
storia
.
Questo
factum
è
il
dato
della
ricerca
.
I
fatti
non
sono
né
veri
,
nè
falsi
,
come
già
sapeva
Aristotele
.
I
sistemi
,
invece
,
siano
essi
teologici
o
razionalistici
,
possono
essere
veri
o
falsi
;
come
quelli
che
si
argomentano
di
intendere
,
di
spiegare
e
di
completare
il
fatto
,
riconducendolo
ad
altro
,
o
integrandolo
con
altro
.
Alcuni
punti
di
teoria
pregiudiziale
sono
oramai
messi
in
sodo
,
per
rispetto
alla
interpretazione
di
questo
factum
.
Il
volere
non
vuole
se
stesso
,
da
se
stesso
;
come
era
parso
agl
'
inventori
di
quel
libero
arbitrio
,
che
rivelava
solo
l
'
impotenza
di
una
analisi
psicologica
,
non
giunta
per
anche
a
maturità
.
Le
volizioni
,
in
quanto
fatto
consapevole
,
sono
espressione
particolare
del
meccanismo
psichico
;
sono
resultato
,
alla
prima
,
dei
bisogni
,
e
poi
di
tutto
ciò
che
giù
giù
li
precede
,
fino
alla
elementarissima
motilità
organica
.
La
morale
non
pone
né
genera
se
stessa
.
Non
istà
,
cioè
,
a
fondamento
universale
dei
varii
e
variabili
rapporti
etici
quell
'
ente
spirituale
,
che
fu
detto
la
coscienza
morale
,
una
ed
unica
per
tutti
gli
uomini
.
Questo
ente
astratto
fu
eliminato
dalla
critica
,
come
tutti
gli
altri
enti
simili
,
ossia
come
tutte
le
così
dette
facoltà
dell
'
anima
.
Che
spiegazione
dei
fatti
era
mai
quella
,
in
vero
,
che
supponea
la
generalizzazione
del
fatto
stesso
,
come
mezzo
per
ispiegarlo
;
quando
,
p
.
e
.
si
ragionava
così
:
le
sensazioni
,
le
percezioni
,
le
intuizioni
a
un
certo
punto
si
trovano
fantasticate
,
ossia
alterate
,
dunque
la
fantasia
le
ha
trasmutate
?
A
tale
genere
di
escogitazioni
appartiene
la
così
detta
coscienza
morale
,
che
fu
assunta
a
presupposto
delle
condizionate
valutazioni
etiche
.
La
coscienza
morale
,
che
realmente
esiste
,
è
un
fatto
empirico
;
è
un
indice
,
ossia
un
riassunto
,
della
relativa
formazione
etica
di
ciascun
individuo
.
Se
scienza
qui
ci
ha
da
essere
,
essa
non
può
spiegare
le
relazioni
etiche
per
via
della
coscienza
,
ma
deve
appunto
intendere
come
tale
coscienza
si
vada
formando
.
Se
i
voleri
derivano
,
e
se
la
morale
resulta
dalle
condizioni
della
vita
,
l
'
etica
,
nel
suo
insieme
,
non
è
che
una
formazione
;
ossia
il
suo
problema
si
risolve
in
quello
della
pedagogica
.
C
'
è
una
pedagogica
,
direi
individualistica
e
soggettiva
,
la
quale
,
supposte
le
condizioni
generiche
della
perfettibilità
umana
,
costruisce
delle
regole
astratte
,
per
mezzo
delle
quali
gli
uomini
,
che
sono
in
via
di
formazione
,
sarebbero
condotti
ad
essere
forti
,
coraggiosi
,
veritieri
,
giusti
,
benevoli
,
e
così
via
per
tutta
la
distesa
delle
virtù
cardinali
e
secondarie
.
Ma
può
essa
,
la
pedagogica
soggettiva
,
costruire
da
sé
il
terreno
sociale
sul
quale
tutte
coteste
belle
cose
avrebbero
a
realizzarsi
?
Se
lo
costruisce
,
essa
disegna
semplicemente
un
'
utopia
.
Perché
davvero
il
genere
umano
,
nel
rigido
corso
del
suo
divenire
,
non
ebbe
mai
tempo
e
modo
di
andare
a
scuola
da
Platone
o
da
Owen
,
da
Pestalozzi
o
da
Herbart
.
Anzi
ha
fatto
come
gli
è
stato
forza
di
fare
.
Gli
uomini
,
che
presi
in
astratto
son
tutti
educabili
e
perfettibili
,
si
son
perfezionati
ed
educati
sempre
quel
tanto
,
e
nella
misura
che
essi
potevano
,
date
le
condizioni
di
vita
in
cui
è
stato
loro
necessità
di
svolgersi
.
Se
mai
,
questo
è
appunto
il
caso
in
cui
la
parola
ambiente
non
è
metafora
,
e
l
'
uso
del
termine
accomodazione
non
è
di
traslato
.
La
morale
effettiva
ci
si
presenta
sempre
come
qualcosa
di
condizionato
e
di
limitato
,
che
la
fantasia
ha
cercato
poi
di
superare
,
o
escogitando
le
utopie
,
o
creando
un
soprannaturale
pedagogo
,
o
una
miracolosa
redenzione
.
Perché
lo
schiavo
avrebbe
dovuto
avere
lui
gli
intendimenti
,
e
le
passioni
,
e
i
sentimenti
del
suo
temuto
signore
?
Come
farebbe
il
contadino
a
liberarsi
dalle
invincibili
superstizioni
,
cui
lo
condannano
la
immediata
dipendenza
dalla
natura
,
la
mediata
dipendenza
dall
'
ignorato
meccanismo
sociale
,
e
la
fiducia
cieca
nel
prete
,
che
gli
tien
luogo
di
mago
e
di
fattucchiero
?
Per
quali
vie
mai
il
proletario
moderno
delle
grandi
città
industriali
,
esposto
com
'
è
di
continuo
alle
variabili
vicende
della
miseria
e
della
soggezione
,
potrebbe
raggiungere
l
'
ordinato
e
monotono
tenore
di
vita
,
che
fu
proprio
dei
membri
delle
corporazioni
artigiane
,
la
cui
esistenza
pareva
come
inquadrata
in
un
provvidenziale
disegno
?
Da
quali
elementi
intuitivi
di
esperienza
quel
mercante
di
maiali
di
Chicago
,
che
regala
all
'
Europa
tanti
prodotti
a
buon
prezzo
,
dovrebbe
ritrarre
le
condizioni
di
serenità
e
di
elevazione
spirituale
,
che
conferivano
all
'
ateniese
le
doti
dell
'
uomo
bello
-
e
-
buono
,
e
al
civis
romanus
la
dignità
dell
'
eroismo
?
Quale
potenza
di
docili
persuasive
cristiane
strapperà
dall
'
animo
dei
proletarii
moderni
le
ragioni
naturali
dell
'
odio
contro
gl
'
indeterminati
o
determinati
oppressori
loro
?
Perché
,
a
volere
che
giustizia
ci
sia
e
si
faccia
,
occorre
loro
di
appellarsi
alla
violenza
;
e
perché
l
'
amore
del
prossimo
,
come
legge
universale
,
paia
loro
plausibile
,
devono
essi
immaginare
una
vita
assai
difforme
dalla
presente
,
che
fa
dell
'
odio
una
necessità
,
come
di
debito
da
scontare
.
In
questa
società
delle
differenziazioni
,
l
'
odio
,
l
'
orgoglio
,
la
ipocrisia
,
la
menzogna
,
la
viltà
,
l
'
ingiustizia
,
e
tutto
il
catechismo
dei
vizi
cardinali
e
loro
accessorii
,
fanno
da
triste
riscontro
,
e
anzi
da
satira
,
alla
morale
eguale
per
tutti
.
Dunque
l
'
etica
si
risolve
a
un
certo
punto
nello
studio
storico
delle
condizioni
soggettive
ed
oggettive
del
come
la
morale
si
sviluppi
,
o
trovi
impedimento
a
svilupparsi
.
In
ciò
solo
,
ossia
entro
questi
termini
,
ha
valore
l
'
enunciato
,
che
la
morale
è
corrispettiva
alle
situazioni
sociali
,
e
ossia
,
in
ultima
analisi
,
alle
condizioni
economiche
.
A
qualche
cretino
soltanto
può
esser
passato
per
il
capo
di
dire
,
che
la
morale
individua
di
ciascun
uomo
sia
rigorosamente
proporzionale
alla
sua
individua
situazione
economica
.
Ciò
è
non
solo
empiricamente
falso
,
ma
è
intrinsecamente
irrazionale
.
Data
la
elasticità
del
meccanismo
psichico
,
non
è
possibile
mai
di
ridurre
lo
sviluppo
dei
singoli
individui
esclusivamente
al
tipo
della
classe
o
dello
stato
sociale
.
Qui
si
tratta
dei
fenomeni
di
massa
;
di
quei
fenomeni
che
formano
,
o
dovrebbero
formare
,
l
'
oggetto
della
statistica
morale
:
disciplina
cotesta
che
è
rimasta
fin
ad
ora
incompleta
,
perché
ha
assunto
ad
oggetto
delle
sue
combinazioni
i
gruppi
che
essa
stessa
crea
,
sommando
i
numeri
dei
casi
(
p
.
e
.
adulterii
,
furti
,
omicidii
)
,
e
non
quei
gruppi
che
come
classi
,
condizioni
e
situazioni
realmente
,
ossia
socialmente
,
esistono
.
Raccomandare
agli
uomini
la
morale
,
supponendone
o
ignorandone
le
condizioni
,
ecco
quale
fu
fin
ad
ora
la
mira
ed
il
genere
di
argomentazione
di
tutti
i
catechisti
.
Riconoscere
che
queste
condizioni
son
date
dal
circostanziato
ambiente
sociale
,
ecco
ciò
che
i
comunisti
contrappongono
all
utopia
ed
alla
ipocrisia
dei
predicatori
di
morale
.
E
in
quanto
vedono
nella
morale
,
non
un
privilegio
di
predestinati
,
né
un
dono
della
natura
,
ma
una
resultante
della
esperienza
e
della
educazione
,
essi
riconoscono
la
perfettibilità
umana
per
ragioni
ed
argomenti
che
,
sono
,
dirò
,
più
morali
ed
ideali
di
quelli
che
furono
di
solito
e
spensieratamente
accampati
dagli
ideologisti
.
In
altri
termini
,
l
'
uomo
sviluppa
,
ossia
produce
se
stesso
,
non
come
ente
genericamente
fornito
di
certi
attributi
,
che
si
ripetano
o
si
svolgano
secondo
un
ritmo
razionale
;
ma
produce
e
sviluppa
se
stesso
,
come
causa
ed
effetto
,
come
autore
e
conseguenza
ad
un
tempo
,
di
determinate
condizioni
,
nelle
quali
si
generano
anche
determinate
corretni
di
idee
,
di
opinioni
,
di
credenze
,
di
fantasia
,
di
aspettazioni
,
di
massime
.
Di
qui
nascono
le
ideologie
di
ogni
maniera
,
come
anche
le
generalizzazioni
della
morale
in
catechismi
,
in
canoni
e
sistemi
.
Non
è
quindi
da
meravigliare
se
coteste
ideologie
,
un
avolta
che
sian
nate
,
vengano
poi
coltivate
a
parte
per
forza
di
astrazione
:
tanto
che
da
ultimo
paiono
come
distaccate
dal
terreno
di
vita
in
cui
son
sorte
,
e
quasi
stessero
al
di
sopra
degli
uomini
,
a
guisa
di
imperativi
e
di
modelli
.
Preti
e
addottrinati
di
ogni
maniera
provvidero
per
secoli
a
questo
lavoro
di
astrazione
,
e
a
mantenere
le
illusioni
che
ne
risultano
.
Ora
che
furon
ritrovate
le
fonti
positive
di
tutte
le
ideologie
nel
meccanismo
della
vita
stessa
,
si
tratta
di
spiegare
realisticamente
il
loro
modo
di
generarsi
.
E
come
ciò
vale
di
tutte
le
ideologie
,
così
vale
in
particolare
di
quelle
che
consistono
nel
proiettare
fuori
dei
loro
termini
naturali
e
diretti
le
valutazioni
etiche
,
per
farne
,
o
delle
anticipazioni
di
divini
comandi
,
o
dei
presupposti
di
universali
suggestioni
dclla
coscienza
.
Ciò
costituisce
l
'
obietto
di
speciali
problemi
storici
.
Non
sempre
si
trova
il
bandolo
,
che
lega
certe
ideazioni
etiche
a
determinate
condizioni
pratiche
.
La
concreta
psicologia
sociale
dei
tempi
passati
ci
riesce
spesso
impenetrabile
.
Spesso
le
cose
più
ovvie
ci
riescono
inintelligibili
;
p
.
e
.
,
gli
animali
ritenuti
per
immondi
,
o
la
origine
della
repugnanza
al
matrimonio
tra
persone
in
lontani
gradi
di
parentela
.
Un
procedere
cauto
ci
porta
a
conchiudere
,
che
di
molti
particolari
rimarranno
sempre
ascosi
i
motivi
.
Ignoranza
,
superstizione
,
singolari
illusioni
,
simbolismi
,
ecco
,
con
tante
altre
,
le
cause
di
quell
'
inconsapevole
che
si
trova
spesso
nei
costumi
,
che
per
noi
costituisce
ora
l
'
insaputo
e
il
non
conoscibile
.
La
causa
precipua
di
tutte
le
difficoltà
sta
appunto
nella
tardiva
apparizione
di
ciò
che
chiamiamo
ragione
;
cosicché
le
tracce
dei
motivi
prossimi
delle
ideazioni
sono
andate
perdute
,
o
rimasero
involute
nelle
ideazioni
stesse
.
Corre
assai
più
spiccio
il
ragionamento
su
la
scienza
.
Di
questa
fu
scritta
per
gran
tempo
la
storia
in
modo
ingenuo
.
Dato
ed
ammesso
che
le
singole
scienze
avessero
il
loro
compendio
nei
manuali
e
nelle
enciclopedie
,
pareva
bastasse
di
ritrovare
cronologicamente
l
'
apparizione
dei
singoli
enunciati
,
risolvendo
l
'
insieme
del
riassunto
sistematico
negli
elementi
di
cui
esso
s
'
è
andato
successivamente
componendo
.
Il
presupposto
generale
era
altrettanto
semplice
:
-
in
fondo
a
questa
cronologia
c
'
è
la
ragione
che
si
svolge
e
progredisce
.
Codesto
metodo
,
se
metodo
può
chiamarsi
,
recava
in
sé
questo
piccolo
inconveniente
:
che
,
cioè
,
lasciava
tutto
al
più
intendere
come
da
scienza
che
già
esista
derivi
altra
scienza
a
fil
di
ragione
,
ma
non
lasciava
punto
intravvedere
,
per
quali
condizioni
di
fatto
gli
uomini
fossero
spinti
a
trovare
la
prima
volta
la
scienza
;
ossia
a
ridurre
in
una
determinata
e
nuova
forma
la
meditata
esperienza
.
Si
trattava
,
insomma
,
di
ritrovare
,
perché
storia
effettiva
della
scienza
ci
sia
,
la
origine
del
bisogno
scientifico
;
il
che
poi
lega
in
via
genetica
questo
agli
altri
bisogni
,
nella
continuità
del
processo
sociale
.
I
grandi
progressi
della
tecnica
moderna
,
nella
quale
veramente
consiste
la
sostanza
intellettuale
dell
'
epoca
borghese
,
han
fatto
tra
gli
altri
miracoli
anche
questo
,
di
rivelarci
per
la
prima
volta
la
origine
pratica
del
tentativo
scientifico
.
(
O
tu
indimenticabile
Accademia
fiorentina
,
che
pigliasti
nome
dal
cimento
,
quando
l
'
Italia
era
al
crepuscolo
di
sua
passata
grandezza
,
e
la
società
moderna
era
all
'
aurora
della
nuova
epoca
della
industria
.
)
E
oramai
noi
siamo
in
grado
di
ritrovare
il
filo
conduttore
di
ciò
che
per
astrazione
si
chiama
spirito
scientifico
:
né
alcuno
si
maraviglia
più
,
che
tutto
nelle
scoverte
scientifiche
sia
proceduto
come
nei
primissimi
tempi
,
quando
la
rozzissima
elementare
geometria
degli
egizii
ebbe
origine
dal
bisogno
di
misurare
i
campi
esposti
all
'
annua
inondazione
del
Nilo
,
e
la
periodicità
di
tali
inondazioni
suggerì
,
ivi
stesso
nell
'
Egitto
e
nella
Babilonide
,
di
ritrovare
i
rudimenti
dei
giri
astronomici
.
E
certamente
vero
sì
,
che
a
scienza
avviata
,
e
in
parte
maturata
,
come
già
accadde
nel
periodo
ellenistico
,
il
lavoro
di
astrazione
,
di
deduzione
e
di
combinazione
si
continua
nella
cerchia
degli
addottrinati
in
modi
,
che
apparentemente
obliterano
la
coscienza
delle
cause
sociali
del
primo
prodursi
della
scienza
stessa
.
Ma
se
noi
guardiamo
a
grandi
tratti
le
epoche
dello
sviluppo
della
scienza
,
e
confrontiamo
i
periodi
che
gl
'
ideologi
chiamerebbero
di
progresso
e
di
regresso
della
intelligenza
,
ci
si
palesa
la
ragione
sociale
degl
'
impulsi
,
ora
crescenti
ed
ora
decrescenti
,
per
rispetto
all
'
attività
scientifica
.
Che
bisogno
avea
la
società
feudale
dell
'
Occidente
di
Europa
,
di
quelle
scienze
antiche
,
che
i
bizantini
serbavano
almeno
materialmente
,
mentre
gli
arabi
nei
loro
vari
dominii
,
o
liberi
agricoltori
,
o
industriosi
artigiani
,
o
operosi
commercianti
,
eran
portati
a
crescere
di
tanto
?
E
che
è
la
Rinascenza
,
se
non
il
ricongiungimento
dell
'
iniziale
moto
della
borghesia
con
la
tradizione
del
sapere
antico
,
ridiventato
usabile
,
e
quindi
capace
di
dichiarazione
?
Che
cosa
è
tutto
l
'
accelerato
moto
del
sapere
scientifico
,
dal
secolo
decimosettimo
in
qua
,
se
non
la
serie
degli
atti
compiuti
dall
'
intelletto
scaltrito
dall
'
esperienza
,
per
assicurare
al
lavoro
umano
,
nelle
forme
di
una
raffinata
tecnica
,
il
dominio
su
le
condizioni
e
forze
naturali
?
Di
qui
la
guerra
all
'
oscurantismo
,
alla
superstizione
,
alla
chiesa
,
alla
religione
;
di
qui
il
naturalismo
,
l
'
ateismo
,
il
materialismo
,
di
qui
l
'
inaugurato
dominio
della
ragione
.
L
'
epoca
borghese
è
l
'
epoca
delle
menti
dispiegate
(
Vico
)
.
E
'
bene
di
ricordare
,
che
quel
governo
del
Direttorio
,
che
fu
il
prototipo
ed
il
compendio
di
tutta
la
corruzione
liberalesca
,
fu
il
primo
che
introdusse
nella
Università
e
nell
'
Accademia
formalmente
e
solennemente
la
scienza
della
libera
ricerca
:
e
c
'
entrò
Lamarck
!
Questa
scienza
,
che
l
'
epoca
borghese
per
le
sue
stesse
condizioni
ha
così
fomentato
e
fatto
crescere
gigante
,
è
il
solo
retaggio
dei
secoli
passati
,
che
il
comunismo
accetti
e
faccia
suo
senza
riserve
.
Né
metterebbe
conto
qui
di
fermarsi
a
dichiarare
la
pretesa
antitesi
fra
scienza
e
filosofia
.
Fatta
eccezione
di
quei
modi
di
filosofare
,
che
si
confondono
con
la
mistica
o
con
la
teologia
,
filosofia
non
vuol
dire
mai
scienza
o
dottrina
a
parte
di
cose
proprie
e
particolari
,
ma
è
semplicemente
un
grado
,
una
forma
,
uno
stadio
del
pensiero
,
per
rispetto
alle
cose
stesse
che
entrano
nel
campo
della
esperienza
.
La
filosofia
è
,
per
ciò
,
o
anticipazione
generica
di
problemi
,
che
la
scienza
deve
ancora
elaborare
specificatamente
,
o
è
riassunto
ed
elaborazione
concettuale
dei
resultati
cui
le
scienze
siano
già
giunte
.
Di
quelli
,
che
,
tanto
per
non
parere
antiquati
,
parlano
di
filosofia
scientifica
,
-
se
non
si
vuol
tenere
,
in
un
certo
conto
la
punta
umoristica
di
cotesta
espressione
,
che
respinge
ogni
forma
di
teologia
e
di
mero
tradizionalismo
,
-
bisogna
dire
che
sarebbero
dei
fatui
,
se
credessero
di
rappresentare
una
scuola
od
una
tendenza
a
parte
.
Dicevo
qui
poco
innanzi
,
nell
'
enunciar
delle
formule
,
che
la
struttura
economica
determina
in
secondo
luogo
l
'
indirizzo
,
e
in
buona
parte
e
per
indiretto
gli
obietti
della
fantasia
e
del
pensiero
,
nella
produzione
dell
'
arte
,
della
religione
e
della
scienza
.
A
dire
altrimenti
di
così
,
ed
oltre
di
così
,
sarebbe
come
mettersi
volontariamente
su
la
via
dell
'
assurdo
.
Innanzitutto
con
tale
enunciato
si
combatte
il
fantastico
assunto
ideologico
,
che
arte
,
religione
e
scienza
siano
svolgimenti
subiettivi
e
svolgimenti
storici
di
un
preteso
spirito
artistico
,
religioso
,
o
scientifico
,
il
quale
s
'
andrebbe
manifestando
successivamente
per
un
proprio
ritmo
di
evoluzione
,
qua
e
là
sussidiato
o
impedito
dalle
condizioni
materiali
.
Con
tale
enunciato
si
vuole
affermare
,
inoltre
,
la
necessaria
connessione
,
per
la
quale
ogni
fatto
dell
'
arte
e
della
religione
è
l
'
esponente
sentimentale
,
fantastico
,
e
ossia
derivato
,
di
determinate
condizioni
sociali
.
Se
dico
in
secondo
luogo
,
gli
è
per
distinguere
questi
prodotti
dai
fatti
di
ordinamento
giuridico
-
politico
,
che
sono
vera
e
propria
obiettivazione
dei
rapporti
economici
.
E
se
dico
in
buona
parte
e
per
indiretto
degli
obietti
di
tali
attività
,
gli
è
per
indicare
due
cose
:
e
cioè
,
che
nella
produzione
artistica
e
religiosa
la
mediazione
dalle
condizioni
ai
prodotti
è
assai
complicata
,
e
poi
che
gli
uomini
,
pur
vivendo
in
società
,
non
cessano
per
ciò
solo
di
vivere
anche
nella
natura
,
e
di
ricevere
da
questa
occasione
e
materia
alla
curiosità
ed
al
fantasticare
.
Al
postutto
tutto
ciò
si
riduce
ad
una
enunciazione
più
generale
:
l
'
uomo
non
percorre
più
storie
in
uno
e
medesimo
tempo
;
ma
tutte
le
pretese
varie
storie
(
arte
,
religione
,
etc
.
)
ne
fanno
una
sola
.
E
ciò
non
può
vedersi
perspicuamente
se
non
nei
momenti
caratteristici
e
significativi
della
produzione
di
cose
nuove
,
ossia
nei
periodi
che
dirò
rivoluzionarii
.
Più
tardi
,
l
'
acquiescenza
nelle
cose
prodotte
,
e
la
ripetizione
tradizionale
di
un
determinato
tipo
,
obliterano
il
senso
delle
origini
.
Si
provi
alcuno
a
distrarre
l
'
ideologia
delle
favole
,
che
stanno
in
fondo
ai
poemi
omerici
,
da
quel
momento
dell
'
evoluzione
storica
,
in
cui
spunta
l
'
aurora
della
civiltà
ariana
nel
bacino
del
Mediterraneo
;
da
quella
fase
,
cioè
,
della
barbarie
superiore
,
nella
quale
nasce
,
così
in
Grecia
come
altrove
,
l
'
epos
genuino
.
Faccia
conto
altri
di
immaginare
,
che
il
cristianesimo
nascesse
e
si
sviluppasse
altrove
che
nella
cerchia
del
cosmopolitismo
romano
,
e
altrimenti
che
non
per
opera
di
quei
proletarii
,
di
quegli
schiavi
,
di
quei
derelitti
,
di
quei
disperati
,
ai
quali
occorreva
la
redenzione
,
l
'
apocalissi
,
e
la
promessa
del
regno
di
Dio
.
Trovi
chi
voglia
il
modo
di
fingere
,
che
nel
bel
mezzo
della
Rinascenza
spuntasse
fuori
la
romantica
,
che
appena
s
'
accenna
nel
decadente
Torquato
Tasso
;
o
faccia
di
attribuire
a
Richardson
o
a
Diderot
il
romanzo
di
Balzac
,
nel
quale
apparisce
,
come
in
contemporaneo
della
prima
generazione
del
socialismo
e
della
sociologia
,
la
psicologia
delle
classi
.
Lassù
,
in
dietro
in
dietro
,
alle
prime
origini
delle
ideazioni
mitiche
,
ci
è
chiaro
che
Zeus
non
assunse
i
caratteri
di
padre
degli
uomini
e
degli
dei
,
se
non
quando
la
patria
potestà
era
già
stabilita
,
e
cominciava
l
'
inizio
di
quella
serie
di
processi
,
che
mettono
capo
nello
stato
.
Zeus
cessò
così
di
essere
ciò
che
era
stato
prima
,
cioè
il
semplice
divo
(
ossia
lucente
)
,
o
il
tonante
.
Ed
ecco
quaggiù
ad
un
punto
opposto
della
evoluzione
storica
,
gran
numero
di
pensatori
del
secolo
scorso
riducono
a
un
solo
dio
astratto
,
che
è
semplice
reggitore
del
mondo
,
tutta
la
variopinta
immagine
dell
'
ignoto
e
del
trascendente
,
che
s
'
era
esplicata
in
tanto
lusso
di
creazioni
mitologiche
,
cristiane
o
pagane
.
L
'
uomo
si
sentiva
più
a
casa
sua
nella
natura
,
per
via
dell
'
esperimento
,
e
si
sentiva
più
atto
a
penetrare
l
'
ingranaggio
della
società
,
di
cui
possedeva
in
parte
la
scienza
.
Il
miracoloso
gli
si
assottigliava
nella
mente
,
tanto
che
il
materialismo
e
il
criticismo
han
potuto
di
poi
eliminare
cotesto
povero
residuo
di
trascendenza
,
senza
metter
mano
alla
guerra
contro
gli
dei
.
C
'
è
sì
una
storia
delle
idee
ma
questa
non
consiste
nel
circolo
vizioso
delle
idee
che
spieghino
se
stesse
.
Si
tratta
di
risalire
dalle
cose
all
'
ideato
.
Questo
è
un
problema
:
anzi
in
ciò
è
una
moltitudine
di
problemi
,
tante
son
varie
,
molteplici
,
multiformi
ed
intricate
le
proiezioni
che
gli
uomini
han
fatto
di
sé
e
delle
loro
condizioni
economico
-
sociali
,
e
quindi
delle
loro
speranze
e
dei
loro
timori
,
delle
loro
aspettazioni
e
dei
loro
disinganni
,
nelle
ideazioni
artistiche
e
religiose
.
La
linea
di
metodo
è
trovata
,
ma
la
esecuzione
particolare
non
è
facile
.
Soprattutto
bisogna
guardarsi
dalla
tentazione
scolastica
di
dedurre
i
prodotti
dell
'
attività
storica
,
che
si
esplica
nell
'
arte
e
nella
religione
.
È
sperabile
che
i
filosofi
alla
Krug
,
che
deduceva
dialetticamente
la
penna
con
la
quale
scriveva
,
sian
rimasti
in
perpetuo
sepolti
nelle
note
della
Logica
di
Hegel
,
ove
s
'
accenna
a
tale
bizzarria
.
Alcune
difficoltà
vogliono
essere
qui
precisate
.
In
ogni
tentativo
di
riduzione
dei
prodotti
secondarii
(
p
.
e
.
arte
e
religione
)
alle
condizioni
sociali
,
che
in
quelli
vengono
ad
essere
idealizzate
,
ci
occorre
di
formarci
un
lungo
abito
circa
la
psicologia
sociale
specificata
,
nella
quale
la
trasformazione
si
avvera
.
In
ciò
consiste
la
ragion
d
'
essere
di
quell
'
insieme
di
relazioni
,
che
con
altre
forme
di
dicitura
vengono
p
.
e
.
designate
,
come
mondo
egiziano
,
coscienza
greca
,
spirito
della
Rinascenza
,
idee
dominanti
,
psicologia
dei
popoli
,
della
società
o
delle
classi
.
Quando
cotesti
rapporti
si
sono
costituiti
,
e
gli
uomini
si
sono
assuefatti
a
certe
ideazioni
,
e
a
certi
modi
di
credenza
o
di
fantasia
,
le
ideologie
trasmesse
per
tradizione
tendono
a
cristallizzarsi
.
E
per
ciò
appariscono
come
una
forza
che
resista
al
nuovo
;
e
come
questa
resistenza
si
manifesta
nella
parola
,
nello
scritto
,
nella
intolleranza
,
nella
polemica
,
nella
persecuzione
,
così
la
lotta
fra
le
nuove
e
le
vecchie
condizioni
sociali
assume
la
forma
di
una
contesa
per
le
idee
.
In
secondo
luogo
,
attraverso
ai
secoli
della
storia
propriamente
detta
,
così
per
la
eredità
della
selvatica
preistoria
,
come
per
le
condizioni
di
soggezione
e
quindi
di
inferiorità
,
nella
quale
la
più
parte
degli
uomini
furono
e
sono
tenuti
,
si
è
prodotta
una
acquiescenza
nel
tradizionale
,
per
cui
le
vecchie
tendenze
si
perpetuano
come
ostinate
sopravvivenze
.
In
terzo
luogo
,
come
già
dissi
,
gli
uomini
,
vivendo
socialmente
,
non
cessano
di
vivere
anche
nella
natura
.
A
questa
non
sono
certo
legati
come
gli
animali
,
perché
vivono
sopra
un
terreno
artificiale
.
Ognuno
del
resto
capisce
,
che
la
casa
non
è
la
grotta
,
l
'
agricoltura
non
è
il
pascolo
naturale
,
e
la
farmacia
non
è
l
'
esorcismo
.
Ma
la
natura
è
sempre
il
sottosuolo
immediato
del
terreno
artificiale
,
ed
è
l
'
ambito
che
tutti
ci
recinge
.
La
tecnica
ha
messo
fra
noi
animali
sociali
e
la
natura
i
modificatori
,
i
deviatori
,
gli
allontanatori
degl
'
influssi
naturali
;
ma
non
ha
perciò
distrutta
la
efficacia
di
essi
,
e
noi
anzi
di
continuo
la
sentiamo
.
E
come
noi
nasciamo
naturalmente
maschi
e
femmine
,
moriamo
quasi
sempre
nostro
malgrado
,
e
siamo
dominati
dall
'
istinto
della
generazione
,
così
noi
portiamo
anche
nel
temperamento
condizioni
specifiche
,
che
l
'
educazione
nel
lato
senso
della
parola
,
ossia
l
'
accomodazione
sociale
,
può
modificare
sì
,
entro
certi
limiti
,
ma
non
può
mai
distruggere
.
Queste
condizioni
di
temperamento
ripetute
in
più
esemplari
,
e
derivatesi
in
più
esemplari
attraverso
i
secoli
,
costituiscono
ciò
che
si
chiama
carattere
etnico
.
Per
tutte
coteste
ragioni
,
la
nostra
dipendenza
dalla
natura
,
per
quanto
diminuita
dai
tempi
della
preistoria
in
qua
,
si
continua
nel
nostro
vivere
sociale
;
come
in
questo
si
continua
anche
l
'
alimento
che
dallo
spettacolo
della
natura
stessa
viene
alla
curiosità
ed
alla
fantasia
.
Ora
cotesti
effetti
della
natura
,
coi
sentimenti
immediati
o
mediati
che
ne
resultano
,
per
quanto
avvertiti
,
da
che
c
è
storia
,
solo
attraverso
l
'
angolo
visuale
che
ci
è
offerto
dalle
condizioni
della
società
,
non
mancano
mai
di
riflettersi
nei
prodotti
dell
'
arte
e
della
religione
;
la
qual
cosa
complica
le
difficoltà
della
interpretazione
realistica
e
piena
dell
'
una
e
dell
'
altra
.
XI
.
Usando
di
questa
dottrina
,
come
di
nuovo
principio
di
ricerca
,
come
di
preciso
mezzo
di
orientazione
,
e
come
di
determinato
angolo
visuale
,
si
potrà
poi
,
da
ultimo
,
riuscire
ad
un
rifacimento
narrativo
ed
espositivo
della
storia
?
Alla
domanda
generica
non
si
può
a
meno
di
dare
,
in
genere
,
una
risposta
affermantiva
.
Perché
,
in
effetti
,
se
si
dà
il
caso
,
che
il
comunista
critico
,
ossia
il
sociologo
del
materialismo
economico
,
o
come
ora
volgarmente
dicesi
,
il
marxista
,
abbia
la
necessaria
preparazione
critica
,
e
l
'
abito
della
trattazione
storica
,
e
poi
le
doti
di
esposizione
che
occorrono
alla
narrazione
ordinata
ed
efficace
,
non
c
'
è
ragione
per
affermare
,
che
egli
non
possa
scrivere
la
storia
,
come
fino
ad
ora
la
scrissero
i
seguaci
di
ogni
altra
scuola
politica
.
Ecco
lì
l
'
esempio
di
Marx
in
persona
,
nel
quale
è
un
argomento
di
fatto
,
che
non
ammette
replica
.
Lui
,
che
fu
il
primo
e
principale
ritrovatore
dei
concetti
decisivi
di
questa
dottrina
,
la
ridusse
ben
presto
in
istrumento
di
orientazione
politica
,
da
pubblicista
insuperato
,
durante
il
periodo
rivoluzionario
del
1848-50
.
E
poi
la
plasmò
con
la
massima
precisione
,
in
quel
saggio
che
s
'
intitola
del
:
Diciotto
Brumaio
di
Luigi
Bonaparte
,
del
quale
ora
può
dirsi
,
a
tanta
distanza
di
anni
,
e
dopo
tante
pubblicazioni
,
che
fatta
eccezione
di
qualche
minuto
particolare
e
di
qualche
errata
previsione
,
non
ci
sarebbe
modo
di
arrecarvi
,
né
correzioni
,
né
complementi
notevoli
.
Né
starò
qui
a
ripetere
,
a
guisa
di
chi
faccia
una
bibliografia
,
l
'
elenco
dei
varii
scritti
attinenti
all
'
applicazione
della
dottrina
,
o
del
Marx
stesso
o
dell
'
Engels
-
il
quale
ultimo
,
dalla
Guerra
dei
contadini
(
1890
)
fino
allo
scritto
postumo
su
le
Origini
della
presente
unità
di
Germania
,
ne
ha
lasciato
tanti
saggi
,
-
o
degli
immediati
continuatori
loro
,
e
dei
volgarizzatori
del
socialismo
scientifico
.
Per
fino
nella
stampa
socialistica
si
trovano
,
di
tanto
in
tanto
,
dei
preziosi
saggi
di
spiegazione
delle
vicende
politiche
attuali
,
nei
quali
,
appunto
per
effetto
del
materialismo
storico
,
tu
riconosci
una
chiaroveggenza
e
perspicuità
,
che
invano
cercheresti
negli
scrittori
e
nei
polemisti
,
che
non
hanno
ancora
squarciati
i
veli
fantastici
e
gl
'
involucri
ideologici
della
storia
.
Non
è
il
caso
,
in
somma
,
di
assumersi
la
difesa
di
una
tesi
astratta
,
come
userebbe
un
causidico
.
Gli
è
,
per
fermo
,
evidente
,
che
come
tutte
le
storie
,
che
furono
fino
ad
ora
scritte
,
c
'
è
sempre
in
fondo
,
se
non
proprio
nelle
esplicite
intenzioni
degli
scrittori
,
di
certo
nell
'
animo
loro
,
una
tendenza
,
un
principio
,
una
veduta
generale
della
vita
;
così
questa
dottrina
,
che
ha
messo
definitivamente
ordine
alla
considerazione
obiettiva
della
struttura
sociale
,
debba
da
ultimo
dirigere
con
precisione
la
ricerca
storica
,
e
debba
metter
capo
in
una
narrazione
piena
,
trasparente
ed
integrale
.
I
sussidi
certamente
non
mancano
.
L
'
Economia
,
che
,
come
oramai
tutti
vedono
,
nacque
e
si
svolse
come
la
scienza
della
produzione
borghese
,
dopo
essersi
imbaldanzita
nella
illusione
di
rappresentare
le
leggi
assolute
di
ogni
forma
di
produzione
,
per
la
dura
lezione
delle
cose
entrò
poi
,
a
un
certo
punto
,
come
tutti
sanno
,
in
un
periodo
di
autocritica
.
Come
da
questa
autocritica
per
un
verso
è
nato
il
comunismo
critico
,
così
per
un
altro
verso
,
per
opera
,
cioè
,
dei
più
tiepidi
,
e
savii
e
discreti
della
tradizione
accademica
,
è
nata
la
scuola
storica
dei
fenomeni
economici
.
Per
fatto
e
merito
di
cotesta
scuola
,
e
per
effetto
della
applicazione
dei
metodi
descrittivi
e
comparativi
,
oramai
siamo
in
possesso
di
un
vastissimo
materiale
di
cognizioni
circa
le
varie
forme
storiche
della
economia
,
dai
fatti
più
complessi
e
specificati
per
differenze
essenziali
di
tipo
,
fino
alla
particolareggiata
azienda
di
un
monastero
,
o
di
una
corporazione
artigiana
medievale
.
Lo
stesso
è
accaduto
della
Statistica
,
la
quale
,
mettendo
in
uso
molti
mezzi
di
combinazione
delle
fonti
,
riesce
oramai
a
portar
luce
,
con
sufficiente
approssimazione
,
sul
movimento
della
popolazione
nei
secoli
passati
.
Cotesti
studii
non
si
fanno
,
certo
,
nell
'
interesse
della
nostra
dottrina
,
anzi
il
più
delle
volte
con
animo
ostile
al
socialismo
;
del
che
non
si
avvedono
quegli
asineschi
leggitori
di
carta
stampata
,
i
quali
così
spesso
confondono
la
storia
economica
,
l
'
economia
storica
,
ed
il
materialismo
storico
.
Ma
cotesti
studii
,
oltre
che
per
il
materiale
difatti
che
raccolgono
e
dichiarano
,
son
notevoli
in
quanto
documentano
il
progresso
,
che
va
tuttodì
facendo
la
storia
interna
,
la
quale
,
poco
per
volta
,
si
sostituisce
a
quella
storia
esterna
,
che
per
secoli
fu
in
modo
esclusivo
trattata
da
letterati
e
da
artisti
.
Buona
parte
di
cotesti
materiali
raccolti
va
di
continuo
soggetta
a
nuova
correzione
;
come
accade
,
del
resto
,
in
ogni
campo
di
cognizioni
empiriche
,
le
quali
di
continuo
oscillano
tra
il
creduto
certo
,
il
semplice
probabile
,
e
ciò
che
deve
essere
più
tardi
,
o
integrato
,
o
eliminato
.
Né
le
illazioni
e
le
combinazioni
degli
storici
della
economia
,
o
di
quelli
che
narrano
la
storia
in
genere
sul
filo
conduttore
dei
fenomeni
economici
,
son
sempre
tanto
plausibili
e
concludenti
,
che
non
si
senta
il
bisogno
di
dire
:
qui
conviene
ricominciar
da
capo
.
Ma
ciò
che
sta
indubitabile
è
il
fatto
,
che
presentemente
tutta
la
storiografia
tende
a
diventare
una
scienza
,
o
,
meglio
,
una
disciplina
sociale
;
e
quando
questo
moto
,
per
ora
incerto
e
multiforme
,
verrà
a
compimento
,
gli
sforzi
degli
eruditi
e
dei
ricercatori
metteranno
capo
inevitabilmente
nella
accettazione
del
materialismo
economico
.
Per
tale
incidenza
di
sforzi
e
di
lavori
scientifici
,
che
partono
da
così
diversi
punti
,
la
concezione
materialistica
di
tutta
la
storia
finirà
per
penetrare
le
menti
,
come
una
definitiva
conquista
del
pensiero
;
il
che
toglierà
,
in
fine
,
ai
fautori
e
agli
avversarii
la
tentazione
di
parlarne
,
pro
e
contro
,
come
usa
delle
tesi
di
partito
.
Oltre
ai
sussidii
diretti
,
qui
innanzi
accennati
,
la
nostra
dottrina
ne
ha
di
molti
altri
indiretti
;
come
ha
anche
degli
istruttivi
riscontri
in
molte
delle
discipline
,
nelle
quali
,
per
la
maggiore
semplicità
dei
rapporti
,
fu
più
agevole
l
'
applicazione
del
metodo
genetico
.
Il
caso
tipico
è
nella
glottologia
,
e
in
modo
specialissimo
in
quella
che
ha
per
oggetto
le
lingue
ariane
.
Dalla
evidenza
e
perspicuità
di
processo
,
di
analisi
e
di
ricostruzione
che
è
propria
di
tali
discipline
,
e
specie
della
glottologia
,
gli
è
certo
,
fino
ad
ora
,
assai
remota
l
'
applicazione
del
materialismo
storico
.
Sarebbe
per
ciò
un
vano
tentativo
quello
di
provarsi
,
fin
da
ora
,
a
scrivere
una
sinossi
della
storia
universale
,
che
avesse
a
svolgere
tutte
le
varie
forme
della
produzione
,
per
poi
inferirne
tutto
il
resto
dell
'
attività
umana
,
in
modo
particolare
e
circostanziale
.
Allo
stato
presente
degli
studii
,
chi
tentasse
cotesto
compendio
di
nuova
Kulturgeschichte
non
farebbe
se
non
di
ritradurre
in
fraseologia
economica
i
punti
di
orientazione
generale
,
che
in
altri
libri
,
p
.
e
.
nell
'
Hellwald
,
son
di
fraseologia
,
darwiniana
.
Ci
corre
molto
dalla
accettazione
di
un
principio
,
alla
applicazione
completa
e
particolareggiata
di
esso
a
tutta
una
vasta
provincia
difatti
,
o
ad
un
grande
intreccio
di
fenomeni
.
Per
ciò
l
'
applicazione
della
nostra
dottrina
deve
tenersi
,
per
ora
,
nella
esposizione
e
trattazione
di
determinate
parti
della
storia
.
Chiarissime
sopra
tutte
le
altre
sono
le
formazioni
moderne
,
alla
intelligenza
delle
quali
concorrono
,
con
pari
evidenza
,
così
gli
sviluppi
economici
della
borghesia
,
come
la
dichiarata
conoscenza
dei
vani
impedimenti
che
essa
ebbe
a
superare
nei
diversi
paesi
,
e
quindi
lo
svolgersi
delle
varie
rivoluzioni
,
intesa
cotesta
parola
nel
più
lato
senso
.
Riesce
di
quasi
eguale
chiarezza
,
agli
occhi
nostri
,
la
preistoria
prossima
della
borghesia
in
sul
declinare
del
Medioevo
;
dove
non
sarebbe
difficile
di
trovare
,
p
.
e
.
nell
'
individuato
sviluppo
della
città
di
Firenze
,
una
serie
documentata
di
svolgimenti
nei
quali
il
movimento
economico
e
statistico
trova
completo
riscontro
nei
rapporti
politici
,
e
sufficiente
illustrazione
nello
sviluppo
contemporaneo
della
intelligenza
,
già
ridotta
in
prosa
,
e
spoglia
in
buona
parte
di
illusioni
ideologiche
.
Né
sarebbe
fuori
d
'
ogni
probabilità
il
ridurre
,
fin
da
ora
,
sotto
il
determinato
e
preciso
angolo
visuale
del
materialismo
tutta
la
storia
romana
antica
.
In
questa
,
e
specie
nel
periodo
primitivo
,
fanno
difetto
le
fonti
dirette
,
le
quali
per
converso
son
tanto
abbondanti
in
Grecia
,
dalla
tradizione
popolare
e
dall
'
epos
,
e
dall
'
autentica
iscrizione
giuridica
,
fino
alla
trattazione
prammatica
delle
connessioni
storico
-
sociali
.
Ma
in
Roma
,
invece
,
le
lotte
pei
diritti
politici
recano
in
sé
quasi
sempre
le
ragioni
economiche
su
cui
poggiano
;
dal
che
poi
procede
,
che
il
deperire
di
determinate
classi
,
e
il
formarsi
di
nuove
classi
,
e
il
moto
della
conquista
,
e
il
cambiar
delle
leggi
e
delle
forme
dell
'
apparato
politico
,
tornino
tanto
evidenti
.
Cotesta
storia
romana
è
dura
e
prosaica
;
né
si
veste
mai
di
quei
complementi
ideologici
che
furon
proprii
della
vita
greca
.
La
prosa
rigida
della
conquista
,
della
studiata
colonizzazione
,
delle
istituzioni
e
delle
forme
di
diritto
,
escogitate
e
trovate
per
risolvere
determinati
attriti
e
contrasti
,
fa
della
storia
romana
una
catena
di
accadimenti
,
che
si
seguono
con
singolare
e
cruda
evidenza
.
Perché
il
problema
vero
è
questo
:
che
,
cioè
,
non
si
tratta
già
di
sostituire
la
sociologia
alla
storia
,
come
se
questa
fosse
stata
una
apparenza
,
che
celi
dietro
di
sé
una
realtà
riposta
;
ma
anzi
si
tratta
di
intendere
integralmente
la
storia
,
in
tutte
le
sue
intuitive
manifestazioni
,
e
d
'
intenderla
per
mezzo
della
sociologia
economica
.
Non
si
tratta
già
di
separare
l
'
accidente
dalla
sostanza
,
la
parvenza
dalla
realtà
,
il
fenomeno
dal
nocciolo
intrinseco
,
o
come
altro
si
direbbe
dai
seguaci
di
qualunque
altro
scolasticismo
;
ma
,
anzi
,
di
spiegare
l
'
intreccio
ed
il
complesso
,
per
l
'
appunto
in
quanto
è
intreccio
e
complesso
.
Non
si
tratta
di
scovrire
e
di
determinare
il
terreno
sociale
solamente
,
per
poi
farvi
apparir
su
gli
uomini
,
come
tante
marionette
,
i
cui
fili
siano
tenuti
e
mossi
,
dalla
provvidenza
non
più
,
ma
anzi
dalle
categorie
economiche
.
Queste
categorie
sono
esse
stesse
divenute
e
divengono
,
come
tutto
il
resto
;
-
perché
gli
uomini
mutano
quanto
alla
capacità
e
all
'
arte
di
vincere
,
aggiogare
,
trasformare
ed
usare
le
condizioni
naturali
;
-
perché
gli
uomini
cambiano
animo
ed
attitudini
per
la
reazione
degli
istrumenti
loro
sopra
di
loro
stessi
;
-
perché
gli
uomini
mutano
nei
loro
rispettivi
rapporti
di
conviventi
,
e
perciò
di
dipendenti
in
vario
modo
gli
uni
dagli
altri
.
Si
tratta
,
insomma
,
della
storia
,
e
non
dello
scheletro
suo
.
Si
tratta
del
racconto
e
non
dell
'
astrazione
;
si
tratta
di
esporre
e
di
tratteggiare
l
'
insieme
,
e
non
già
di
risolverlo
e
di
analizzarlo
soltanto
;
si
tratta
,
a
dirla
in
una
parola
,
ora
come
prima
e
come
sempre
,
di
un
'
arte
.
Può
darsi
il
caso
,
che
il
sociologo
,
il
quale
segua
i
principii
del
materialismo
economico
,
si
proponga
di
circoscriversi
alla
sola
analisi
,
poniamo
ad
esempio
,
di
quello
che
eran
le
classi
al
momento
che
la
Rivoluzione
Francese
scoppiò
,
per
giungere
poi
alle
classi
,
che
dalla
Rivoluzione
resultano
e
ad
essa
sopravvivono
.
In
questo
caso
i
titoli
,
e
le
indicazioni
e
le
classificazioni
della
materia
da
analizzare
sono
precisi
,
p
.
e
.
la
città
e
la
campagna
,
l
'
artigiano
e
l
'
operaio
,
i
nobili
e
i
servi
,
la
terra
che
si
libera
dagli
oneri
feudali
e
i
piccoli
proprietarii
che
si
formano
,
il
commercio
clic
si
emancipa
da
tante
restrizioni
,
il
danaro
che
si
accumula
,
l
industria
che
prospera
,
e
così
via
.
Né
c
è
nulla
da
obiettare
su
la
scelta
di
un
tale
metodo
;
il
quale
,
come
quello
che
segue
la
traccia
embriogenetica
,
è
indispensabile
alla
preparazione
della
ricerca
storica
secondo
l
indirizzo
della
nuova
dottrina
.
Ma
noi
sappiamo
che
la
embriogenia
non
basta
a
darci
notizia
della
vita
animale
,
la
quale
non
è
di
schemi
,
ma
è
di
esseri
vivi
e
viventi
,
che
lottano
,
e
per
lottare
esercitano
forze
,
istinti
e
passioni
.
E
così
,
è
,
mutatis
mutandis
,
anche
degli
uomini
,
in
quanto
vivono
storicamente
.
Quei
determinati
uomini
,
mossi
da
certi
interessi
,
spinti
da
certe
passioni
,
premuti
da
certe
circostanze
,
con
tali
disegni
,
con
tali
propositi
,
che
operano
con
tale
aspettazione
,
per
tale
illusione
propria
o
per
tale
inganno
altrui
,
che
martiri
di
sé
o
degli
altri
vengono
in
aspra
collisione
,
e
si
elidono
a
vicenda
:
-
ecco
la
storia
effettuale
della
Rivoluzione
Francese
.
Perché
,
se
è
vero
che
ogni
storia
non
è
se
non
l
'
esplicazione
di
determinate
condizioni
economiche
,
gli
è
altrettanto
vero
,
che
essa
non
si
svolge
se
non
in
determinate
forme
di
attività
umana
;
-
che
questa
sia
passionata
o
riflessa
,
fortunata
o
senza
successo
,
ciecamente
istintiva
o
deliberatamente
eroica
.
Comprendere
l
'
intreccio
ed
il
complesso
nella
sua
intima
connessione
e
nelle
sue
manifestazioni
esteriori
;
discendere
dalla
superficie
al
fondo
,
e
poi
rifare
la
superficie
dal
fondo
;
risolvere
le
passioni
e
i
disegni
nei
moventi
loro
,
dai
più
prossimi
ai
più
remoti
,
e
poi
ricondurre
i
dati
delle
passioni
,
dei
disegni
e
dei
moventi
loro
ai
più
remoti
elementi
di
una
determinata
situazione
economica
:
ecco
l
'
arte
difficile
,
che
deve
esemplificare
la
concezione
materialistica
.
E
perché
non
giova
di
imitare
lo
scolastico
,
che
in
riva
al
mare
insegnava
a
nuotare
con
la
definizione
del
nuoto
,
prego
il
lettore
di
aspettare
,
che
io
esemplifichi
in
altri
saggi
il
mio
pensiero
,
col
recare
una
qualche
effettiva
narrazione
storica
;
rifacendo
,
cioè
,
per
iscritto
una
parte
di
ciò
che
già
da
un
pezzo
vo
facendo
,
a
voce
,
insegnando
.
Per
cotal
via
rimangono
chiarite
alcune
questioni
secondarie
e
derivate
.
Qual
è
p
.
e
.
il
significato
della
biografia
dei
così
detti
uomini
grandi
?
Si
è
visto
a
dare
negli
ultimi
tempi
a
tale
proposito
delle
risposte
,
che
,
in
un
senso
o
nell
'
altro
,
son
di
carattere
estremo
.
Da
una
parte
sono
i
sociologi
ad
oltranza
,
dall
'
altra
gl
'
individualisti
,
che
,
alla
maniera
di
Carlyle
,
mettono
a
capo
della
storia
gli
eroi
.
Secondo
gli
uni
basta
provare
quali
fossero
le
ragioni
p
.
e
.
del
Cesarismo
,
e
di
Cesare
non
importa
punto
.
Secondo
gli
altri
non
c
'
è
ragioni
obiettive
di
classi
e
di
interessi
sociali
che
bastino
a
spiegar
nulla
:
sono
i
grandi
spiriti
che
dànno
impulso
a
tutto
il
moto
storico
;
e
la
storia
ha
,
per
così
dire
,
i
suoi
signori
e
monarchi
.
Gli
empiristi
del
racconto
si
cavano
d
'
impaccio
in
modo
semplice
,
col
mettere
,
cioè
,
assieme
come
vien
viene
,
uomini
e
cose
,
le
necessità
di
fatto
e
gl
'
influssi
subiettivi
.
Il
materialismo
storico
supera
le
vedute
antitetiche
dei
sociologisti
e
degli
individualisti
,
e
al
tempo
stesso
elimina
l
'
ecletticismo
dei
narratori
empirici
.
Innanzi
tutto
il
factum
.
Che
quel
determinato
Cesare
,
che
fu
Napoleone
,
nascesse
l
'
anno
tale
,
facesse
la
tal
carriera
,
e
si
trovasse
fortunatamente
in
buon
punto
il
18
Brumaio
;
-
tutto
ciò
è
affatto
accidentale
rispetto
al
corso
generale
delle
cose
,
che
spingeva
la
nuova
classe
,
padrona
del
campo
,
a
salvare
dalla
rivoluzione
ciò
che
a
lei
pareva
necessario
di
salvare
,
al
qual
bisogno
occorreva
la
creazione
di
un
governo
burocratico
-
militare
.
L
'
uomo
,
o
gli
uomini
adatti
bisognava
pur
trovarli
.
Ma
,
che
quello
che
avvenne
effettivamente
avvenisse
nei
modi
che
sappiamo
,
ciò
dipese
dal
fatto
che
fu
Napoleone
appunto
a
dar
opera
all
'
impresa
,
e
non
un
povero
Monk
,
o
un
ridicolo
Boulanger
.
E
da
questo
punto
in
poi
l
'
accidente
cessa
di
essere
accidente
;
appunto
perché
è
quella
determinata
persona
che
dà
l
'
impronta
e
la
fisionomia
agli
avvenimenti
,
nel
modo
,
e
per
il
modo
come
si
svolsero
.
Ora
il
fatto
stesso
che
la
storia
tutta
poggia
su
le
antitesi
,
su
i
contrasti
,
su
le
lotte
,
su
le
guerre
,
spiega
l
'
influenza
decisiva
di
determinati
uomini
in
determinate
occasioni
.
Cotesti
uomini
non
sono
,
né
un
accidente
trascurabile
del
meccanismo
sociale
,
né
dei
miracolosi
creatori
di
ciò
che
la
società
,
senza
di
loro
,
non
avrebbe
fatto
in
nessun
modo
.
Gli
è
l
'
intreccio
stesso
delle
condizioni
antitetiche
,
il
quale
fa
che
determinati
individui
,
o
geniali
,
o
eroici
,
o
fortunati
,
o
malvagi
,
sian
chiamati
in
momenti
critici
a
dire
la
parola
decisiva
.
Mentre
gl
'
interessi
particolari
dei
singoli
gruppi
sociali
sono
in
uno
stato
tale
di
tensione
,
che
tutte
le
parti
contendenti
a
vicenda
si
paralizzano
,
a
muovere
l
'
ingranaggio
politico
occorre
l
'
individuale
coscienza
dì
una
determinata
persona
.
Le
antitesi
sociali
,
le
quali
fanno
di
ogni
convivenza
umana
un
organamento
instabile
,
dànno
alla
storia
,
specie
quando
sia
vista
ed
esaminata
rapidamente
e
a
grandi
tratti
,
il
carattere
del
dramma
.
Questo
dramma
si
ripete
nei
rapporti
da
comunità
a
comunità
,
da
nazione
a
nazione
,
da
stato
a
stato
,
perché
le
interne
disuguaglianze
,
concorrendo
con
le
differenziazioni
esterne
,
han
prodotto
e
producono
tutto
il
moto
delle
guerre
,
delle
conquiste
,
dei
trattati
,
delle
colonizzazioni
e
così
via
.
In
questo
dramma
apparvero
sempre
come
condottieri
della
società
gli
uomini
che
si
chiamano
eminenti
,
o
grandi
,
e
dalla
presenza
loro
l
'
empirismo
ha
argomentato
,
che
essi
fossero
i
principali
autori
della
storia
stessa
.
Ricondurre
la
spiegazione
del
loro
apparire
alle
cause
generali
e
alle
condizioni
comuni
della
struttura
sociale
,
è
cosa
che
perfettamente
armonizza
coi
dati
della
nostra
dottrina
;
ma
provarsi
ad
eliminarli
,
come
volentieri
farebbero
certi
affettati
oggettivisti
del
sociologismo
,
gli
è
una
vera
fatuità
.
E
in
conclusione
,
il
seguace
del
materialismo
storico
,
che
si
metta
ad
esporre
e
a
raccontare
,
non
deve
far
ciò
schematizzando
.
La
storia
è
sempre
determinata
,
configurata
,
infitamente
accidentata
e
variopinta
.
Essa
ha
combinatoria
e
prospettiva
.
Non
basta
di
avere
eliminato
preventivamcnte
il
presupposto
dei
fattori
;
perché
chi
narra
si
trova
di
continuo
a
fronte
di
cose
,
che
paiono
disparate
,
indipendenti
,
e
per
sé
stanti
.
Cogliere
l
'
insieme
come
insieme
,
e
scorgervi
i
rapporti
continuativi
di
serrati
accadimenti
,
ecco
la
difficoltà
.
La
somma
degli
accadimenti
strettamente
consecutivi
e
serrati
,
è
tutta
la
storia
;
il
che
è
quanto
dire
tutto
quello
che
noi
sappiamo
dell
'
esser
nostro
in
quanto
siamo
esseri
sociali
,
e
non
più
semplicemente
animali
.
XII
.
Nel
successivo
insieme
,
e
nella
continuativa
necessità
di
tutti
gli
accadimenti
storici
,
non
è
,
dunque
,
domandano
alcuni
,
nessun
senso
,
né
alcuna
significazione
?
Cotesta
interrogazione
,
o
che
parta
essa
dal
campo
degli
idealisti
,
o
ci
arrivi
dalle
bocche
dei
più
cauti
critici
,
certamente
,
e
in
tutti
i
casi
,
come
s
impone
all
attenzione
nostra
,
così
esige
una
adeguata
risposta
.
In
fatti
,
se
si
pon
mente
alle
premesse
,
o
intuitive
,
o
intellettuali
,
dalle
quali
deriva
la
concezione
del
progresso
,
come
di
quella
idea
che
contenga
ed
abbracci
la
totalità
del
processo
umano
,
si
vede
che
cotali
presupposti
poggian
tutti
sul
bisogno
mentale
,
che
è
in
noi
,
di
attribuire
alla
serie
,
o
alle
serie
degli
accadimenti
,
un
certo
senso
ed
una
certa
significazione
.
Il
concetto
di
progresso
,
per
chi
lo
esamini
bene
addentro
nella
sua
natura
specifica
,
implica
sempre
dei
giudizi
di
valutazione
;
e
,
per
ciò
,
non
è
chi
possa
confonderlo
con
la
nozione
nuda
e
cruda
del
semplice
sviluppo
,
il
quale
non
include
punto
quell
'
incremento
di
pregio
,
per
cui
noi
di
una
cosa
diciamo
che
essa
progredisca
.
Dissi
già
qui
innanzi
,
e
,
mi
pare
,
con
sufficiente
estensione
,
come
il
progresso
non
istia
a
guisa
di
imperativo
o
di
comando
sul
succedersi
naturale
ed
immediato
delle
umane
generazioni
.
Ciò
è
tanto
intuitivo
,
per
quanto
è
intuitiva
la
coesistenza
attuale
di
popoli
,
nazioni
e
stati
,
che
trovansi
,
in
uno
e
medesimo
tempo
,
in
diverso
stadio
di
sviluppo
;
per
quanto
è
innegabile
la
presente
condizione
di
relativa
e
di
rispettiva
superiorità
ed
inferiorità
di
popolo
a
popolo
;
e
per
quanto
è
,
da
ultimo
,
accertato
il
regresso
parziale
e
relativo
avveratosi
più
volte
nella
storia
,
come
ne
stette
per
secoli
a
documento
l
'
Italia
.
Anzi
,
se
c
è
mai
prova
stringente
,
del
come
il
progresso
non
sia
da
intendere
nel
senso
di
una
legge
immediata
,
e
,
dirò
così
per
rincalzare
,
di
una
legge
fisica
o
fatale
,
gli
è
appunto
questa
,
che
lo
sviluppo
sociale
,
per
le
stesse
ragioni
di
processo
che
gli
sono
immanenti
,
mise
spesso
capo
nel
regresso
.
Gli
è
d
'
altra
parte
chiaro
ed
accertato
,
che
così
la
facoltà
del
progredire
,
come
la
possibilità
di
far
regresso
,
non
costituiscono
,
alla
prima
,
né
immediato
privilegio
,
né
ingenito
difetto
di
razza
;
né
sono
dirette
emanazioni
delle
condizioni
geografiche
.
Perché
non
solo
i
primitivi
centri
di
civiltà
furon
molteplici
,
e
non
solo
cotali
centri
si
spostarono
nel
corso
dei
secoli
,
ma
sta
anche
il
fatto
,
che
i
mezzi
,
i
trovati
,
i
resultati
e
gl
'
impulsi
di
una
determinata
civiltà
,
che
siasi
già
svolta
,
sono
,
entro
certi
limiti
,
comunicabili
a
tutti
gli
uomini
in
indefinito
.
Ossia
,
a
farla
breve
,
progresso
e
regresso
sono
inerenti
alle
condizioni
ed
al
ritmo
dello
sviluppo
sociale
in
genere
.
Ora
,
dunque
,
la
fede
nella
universalità
del
progresso
,
che
apparve
con
tanto
impeto
nel
secolo
decimottavo
,
ha
in
questo
primo
addentellato
positivo
;
che
,
cioè
,
gli
uomini
,
quando
non
trovino
impedimenti
nelle
condizioni
esterne
,
e
non
ne
trovino
in
quelle
che
derivano
dalla
loro
propria
opera
nell
'
ambito
sociale
,
sono
tutti
capaci
di
progredire
.
E
poi
in
fondo
alla
supposta
,
o
immaginata
,
o
creduta
unità
della
storia
,
per
la
quale
il
processo
delle
varie
società
formerebbe
come
una
sola
serie
di
progresso
,
sta
un
altro
fatto
,
che
ha
offerto
motivo
ed
occasione
a
tante
fantasticherie
ideologiche
.
Se
non
tutti
i
popoli
son
progrediti
egualmente
,
e
anzi
alcuni
,
o
si
arrestarono
,
o
corsero
la
via
del
regresso
,
se
il
processo
di
sviluppo
sociale
non
ebbe
sempre
,
in
ogni
luogo
ed
in
ogni
tempo
,
il
medesimo
ritmo
e
la
medesima
intensità
,
gli
è
pur
nondimeno
sicuro
il
fatto
,
che
,
nel
passaggio
dell
'
azione
decisiva
da
popolo
a
popolo
nel
corso
della
storia
,
i
prodotti
utili
,
già
acquisiti
da
quelli
che
decadevano
,
passarono
a
quelli
che
divenivano
e
salivano
.
La
qual
cosa
non
vale
tanto
dei
prodotti
,
dirò
così
,
del
sentimento
e
della
fantasia
,
che
pur
si
serbano
e
perpetuano
nella
tradizione
letteraria
,
quanto
vale
dei
resultati
del
pensiero
,
e
soprattutto
della
scoverta
e
della
produzione
dei
mezzi
tecnici
,
che
,
ove
siano
acquisiti
,
per
diretto
si
comunicano
e
trasmettono
.
Occorre
forse
di
rammentare
,
che
la
scrittura
non
fu
mai
più
perduta
,
per
quanto
i
popoli
che
ne
furono
i
rinvenitori
sparissero
dalla
storica
continuità
?
Occorre
forse
di
ricordare
,
che
noi
rechiamo
tuttodì
nelle
nostre
tasche
,
su
i
nostri
orologi
,
il
quadrante
babilonese
,
e
che
noi
usiamo
l
'
algebra
,
che
fu
introdotta
da
quegli
arabi
,
la
cui
attività
storica
si
è
poi
dispersa
come
la
sabbia
del
deserto
?
Non
vale
di
molteplicare
incidentalmente
e
indefinitamente
gli
esempii
,
perché
basta
di
aver
sott
'
occhi
la
tecnologia
,
e
la
storia
delle
scoverte
nel
lato
senso
della
parola
,
nella
quale
è
evidente
la
trasmissione
quasi
continuativa
dei
mezzi
istrumentali
del
lavoro
e
della
produzione
.
E
,
al
postutto
,
le
smossi
provvisorie
che
diconsi
storie
universali
,
per
quanto
rivelino
sempre
,
così
nell
'
intento
come
nella
esecuzione
,
qualcosa
di
forzato
e
di
artificiale
,
non
sarebbero
state
mai
nemmen
tentate
,
se
le
vicende
umane
non
offrissero
all
'
empirismo
dei
narratori
un
qualche
filo
,
sia
pur
sottile
,
di
continuità
.
Ecco
lì
l
'
Italia
del
secolo
decimosesto
,
che
evidentemente
decade
;
ma
,
mentre
decade
,
trasmette
alla
rimanente
Europa
le
sue
armi
intellettuali
.
Né
esse
sole
rimangono
in
retaggio
alla
civiltà
che
continua
;
ma
anche
il
mercato
mondiale
si
stabilisce
su
i
fondamenti
di
quelle
scoverte
geografiche
,
e
di
quei
trovati
nautici
,
che
furono
opera
dei
mercanti
,
e
dei
viaggiatori
e
marinari
d
'
Italia
.
Né
solo
i
modi
del
far
la
guerra
,
e
i
raffinamenti
dell
'
astuzia
politica
passaron
fuori
dell
'
Italia
(
della
qual
cosa
soltanto
si
occupano
di
solito
i
letterati
)
;
ma
anche
l
'
arte
del
far
danaro
in
tutta
la
evidenza
di
una
elaborata
disciplina
commerciale
;
e
,
via
via
,
i
rudimenti
della
scienza
,
su
i
quali
è
fondata
la
tecnica
moderna
,
e
innanzi
tutto
la
metodica
irrigazione
dei
campi
,
e
le
leggi
generali
dell
'
idraulica
.
Tutto
ciò
è
tanto
precisamente
vero
,
che
ad
un
amatore
di
tesi
congetturali
potrebbe
saltar
in
capo
di
proporsi
questo
quesito
:
cosa
sarebbe
stato
dell
'
Italia
,
in
questa
moderna
epoca
borghese
,
se
,
avverandosi
il
progetto
del
Senato
veneto
(
1504
)
di
far
qualcosa
che
avrebbe
rassomigliato
negli
effetti
al
taglio
dell
'
istmo
di
Suez
,
la
marina
italiana
si
fosse
trovata
a
contendere
direttamente
coi
portoghesi
nell
'
Oceano
Indiano
,
in
quel
momento
appunto
,
in
cui
il
trasferimento
dell
'
azione
storica
dal
Mediterraneo
all
'
Oceano
preparava
la
decadenza
nostra
?
Ma
basta
di
tale
fantasia
!
Una
certa
continuità
storica
,
nel
senso
empirico
e
circostanziato
della
trasmissione
e
del
successivo
incremento
dei
mezzi
della
civiltà
,
è
un
fatto
,
dunque
,
incontrastabile
.
E
sebbene
questo
fatto
escluda
ogni
idea
di
preconcetto
disegno
,
di
finalità
intenzionale
o
latente
,
di
prestabilita
armonia
,
e
tutte
quelle
altre
fantasticherie
su
le
quali
si
è
tanto
speculato
,
non
per
ciò
solo
esclude
l
'
idea
del
progresso
,
che
noi
possiamo
usare
come
di
valutazione
del
corso
del
divenire
umano
.
Gli
è
indubbio
sì
,
che
il
progresso
non
abbraccia
materialmente
il
succedersi
delle
generazioni
,
e
che
la
sua
nozione
non
implica
nulla
di
categorico
,
tanto
che
le
società
han
fatto
anche
regresso
,
ma
ciò
non
toglie
che
cotesta
idea
possa
servirci
come
di
filo
conduttore
e
di
stregua
,
per
dare
significazione
al
processo
storico
.
Di
tali
cautele
critiche
,
così
nell
'
uso
dei
concetti
specifici
,
come
nei
modo
di
loro
applicazione
,
non
intendono
nulla
quei
poveri
evoluzionisti
ad
oltranza
,
che
sono
scienziati
senza
la
grammatica
e
senza
il
galateo
della
scienza
,
ossia
senza
la
logica
.
Come
ho
detto
più
volte
,
le
idee
non
cascano
dal
cielo
,
e
anche
quelle
che
in
dati
momenti
vengon
fuori
da
determinate
situazioni
,
con
impeto
di
fede
e
con
veste
metafisica
,
recano
sempre
in
sé
l
'
indizio
di
corrispondere
a
un
ordine
di
fatti
,
di
cui
si
tenti
o
si
cerchi
la
spiegazione
.
L
'
idea
del
progresso
,
come
di
unificatore
della
storia
,
apparve
con
violenza
e
si
fece
gigante
nel
secolo
decimottavo
,
ossia
nel
periodo
eroico
della
vita
politica
ed
intellettuale
della
borghesia
rivoluzionaria
.
Come
questa
ha
generato
,
nell
'
ordine
delle
opere
,
il
periodo
più
intensivo
di
storia
che
mai
si
conosca
,
così
ha
prodotto
in
pari
tempo
la
sua
propria
ideologia
,
nella
nozione
del
progresso
.
Questa
ideologia
nella
sua
sostanza
,
e
per
il
momento
,
vuol
dire
,
che
il
capitalismo
è
la
sola
forma
di
produzione
che
sia
capace
di
estendersi
a
tutta
la
terra
,
e
di
ridurre
tutto
il
genere
umano
in
condizioni
che
da
per
tutto
si
rassomiglino
.
Se
la
tecnica
moderna
può
portarsi
da
per
ogni
dove
,
se
tutto
l
'
uman
genere
apparisce
come
un
solo
campo
di
concorrenza
,
e
tutta
la
terra
come
un
solo
mercato
,
che
maraviglia
c
'
è
se
la
ideologia
,
che
coteste
condizioni
di
fatto
intellettualmente
riflette
,
è
venuta
nell
'
affermazione
,
che
la
presente
unità
storica
,
sia
stata
preparata
da
tutto
ciò
che
la
precede
?
Traducete
questo
concetto
di
pretesa
preparazione
in
quello
affatto
naturale
di
verificabili
successive
condizioni
ed
eccovi
aperta
la
via
per
la
quale
si
giunge
dalla
ideologia
del
progresso
al
materialismo
storico
:
e
si
giunge
anche
all
'
affermazione
di
Marx
,
che
questa
forma
della
produzione
borghese
è
l
'
ultima
forma
antagonistica
del
processo
della
società
.
I
miracoli
dell
'
epoca
borghese
,
nella
unificazione
del
processo
sociale
,
non
hanno
riscontro
nel
passato
.
Ecco
lì
tutto
il
Nuovo
Mondo
,
e
poi
l
'
Australia
,
e
l
'
Africa
meridionale
e
la
Nuova
Zelanda
!
E
son
tutti
come
noi
!
E
poi
il
contraccolpo
nell
'
Estremo
Oriente
per
la
imitazione
,
e
nell
'
Africa
per
la
conquista
!
Innanzi
a
tale
universalità
e
a
tale
cosmopolitismo
,
l
'
acquisizione
dei
celti
e
degl
'
iberi
alla
civiltà
romana
,
e
quella
dei
germani
e
degli
slavi
al
ciclo
della
civiltà
romano
-
bizantino
-
cristiana
,
rimpiccioliscono
.
Cotesta
unificazione
sempre
crescente
si
riflette
ogni
giorno
più
nel
meccanismo
politico
dell
'
Europa
;
il
quale
meccanismo
,
perché
fondato
su
la
conquista
economica
delle
altre
parti
del
mondo
,
oscilla
oramai
per
gl
'
influssi
e
riflussi
,
che
vengono
dalle
più
remote
regioni
.
In
questo
complicatissimo
intreccio
di
azioni
e
di
reazioni
,
la
guerra
fra
Giappone
e
Cina
,
che
fu
guerreggiata
coi
mezzi
,
o
imitati
,
o
a
dirittura
presi
in
prestito
dalla
tecnica
europea
,
lascia
le
sue
tracce
,
né
leggiere
né
di
breve
durata
,
nei
rapporti
diplomatici
dell
'
Europa
,
e
ne
lascia
dei
più
vivi
nella
borsa
,
che
è
la
fedele
interprete
della
coscienza
dei
nostri
tempi
.
Questa
Europa
,
maestra
a
tutto
il
resto
del
mondo
,
ha
visto
di
recente
oscillare
i
rapporti
della
politica
degli
stati
di
cui
consta
,
per
una
rivolta
nel
Transvaal
,
e
per
un
insuccesso
delle
armi
italiane
in
Abissinia
,
proprio
di
questi
ultimi
giorni
.
I
secoli
che
han
preparato
e
portato
alla
forma
sua
attuale
il
dominio
economico
della
produzione
borghese
,
hanno
anche
sviluppata
la
tendenza
ad
unificare
la
storia
sotto
una
veduta
generale
;
e
per
cotal
modo
rimane
spiegata
e
giustificata
la
ideologia
del
progresso
,
che
informa
tanti
libri
di
filosofia
della
storia
e
di
Kulturgeschichte
.
La
unità
di
forma
sociale
,
ossia
la
unità
di
forma
capitalistica
nella
produzione
,
cui
la
borghesia
tende
da
secoli
,
s
è
venuta
a
riflettere
nel
concetto
della
unità
della
storia
,
in
forme
tanto
suggestive
quante
non
ne
potea
mai
dare
al
pensiero
l
'
angusto
cosmopolitismo
dell
'
impero
romano
,
né
quello
unilaterale
della
chiesa
cattolica
.
Ma
cotesta
unificazione
della
vita
sociale
,
per
opera
della
forma
capitalistica
borghese
,
si
sviluppò
la
prima
volta
,
e
continua
ora
a
svolgersi
,
non
secondo
regole
,
e
piani
,
e
preconcetti
disegni
;
ma
,
anzi
,
per
via
di
attriti
e
di
lotte
,
che
nell
'
insieme
formano
un
colossale
intrigo
di
antitesi
.
Guerra
al
di
fuori
,
e
guerra
al
di
dentro
.
Lotta
incessante
fra
le
nazioni
,
e
lotta
incessante
fra
i
componenti
le
singole
nazioni
.
Ed
è
tanto
complicato
l
'
intreccio
delle
opere
e
delle
azioni
di
tanti
emuli
,
concorrenti
e
contendenti
,
che
la
coordinazione
degli
eventi
sfugge
assai
spesso
all
'
attenzione
,
per
esser
cosa
poco
facile
il
coglierne
l
'
intimo
nesso
.
La
gara
che
ora
è
tra
gli
uomini
,
le
lotte
che
ora
,
con
varii
metodi
,
si
svolgono
tra
le
nazioni
e
nelle
nazioni
,
son
valse
a
farci
intendere
meglio
,
per
entro
a
quali
difficoltà
si
è
mossa
la
storia
del
passato
.
E
se
l
'
ideologia
borghese
,
riflettendo
la
tendenza
all
'
unificazione
capitalistica
,
ha
proclamato
il
progresso
dell
'
uman
genere
,
il
materialismo
storico
,
invertendo
,
e
senza
proclamazioni
,
ha
scoverto
,
che
nelle
antitesi
fu
fino
ad
ora
la
causa
e
il
movente
d
'
ogni
accadimento
storico
.
E
perciò
il
moto
della
storia
,
preso
in
generale
,
ci
si
rivela
come
oscillante
;
-
o
meglio
,
per
usare
una
immagine
più
propria
,
ci
pare
si
svolga
sopra
di
una
linea
spezzata
,
che
cambia
spesso
di
direzione
,
e
di
nuovo
si
spezza
,
e
in
alcuni
momenti
gli
è
come
rientrante
,
e
alcune
volte
si
distende
,
dilungandosi
di
molto
dal
punto
iniziale
:
-
un
vero
zig
-
zag
.
Data
la
complicazione
interna
di
ciascuna
società
,
e
dato
l
'
incontro
di
più
società
sul
campo
della
concorrenza
(
dalle
ingenue
forme
della
razzia
,
della
rapina
e
della
pirateria
,
fino
ai
raffinati
metodi
dell
'
elegante
giuoco
di
borsa
!
)
,
gli
è
naturale
,
che
ogni
resultato
storico
,
quando
sia
misurato
alla
sola
stregua
dell
'
aspettazione
individuale
,
apparisca
assai
spesso
come
un
caso
,
e
considerato
poi
teoricamente
torni
alla
mente
più
inestricabile
delle
contingenze
meteoriche
.
Per
ciò
non
è
una
semplice
frase
il
detto
della
ironia
che
siede
sovrana
su
la
storia
;
perché
,
difatti
,
se
nessun
Dio
di
Epicuro
ride
di
lassù
sopra
le
cose
umane
,
quaggiù
le
cose
umane
intessono
da
se
stesse
una
divina
commedia
.
Cesserà
mai
cotesta
ironia
delle
umane
sorti
?
Sarà
,
ossia
,
mai
possibile
una
tal
forma
di
convivenza
,
che
dia
luogo
allo
sviluppo
cooperativo
ed
integrale
di
tutte
le
attitudini
,
in
guisa
che
il
processo
ulteriore
della
storia
divenga
vera
ed
effettiva
evoluzione
?
Sarà
possibile
,
se
così
piace
agli
amatori
delle
arrotondate
frasi
,
la
umanizzazione
di
tutti
gli
uomini
?
Eliminate
,
nel
comunismo
della
produzione
,
le
antitesi
,
che
sono
ora
causa
ed
effetto
delle
differenziazioni
economiche
,
tutte
le
energie
umane
non
acquisterebbero
un
grado
altissimo
di
efficacia
e
di
intensità
negli
effetti
cooperativi
,
e
al
tempo
stesso
non
si
svolgerebbero
esse
con
la
massima
libertà
d
'
individuazione
,
in
ogni
singola
persona
?
Nelle
risposte
affermative
a
tali
domande
è
la
somma
di
ciò
,
che
il
comunismo
critico
dice
,
ossia
,
predice
dell
'
avvenire
.
E
non
dice
e
predice
,
come
per
discutere
di
una
astratta
possibilità
,
o
come
chi
di
capo
suo
voglia
mettere
in
essere
uno
stato
di
cose
,
che
speri
o
vagheggi
.
Ma
dice
e
predice
come
chi
enuncia
ciò
che
è
inevitabile
accada
,
per
la
immanente
necessità
della
storia
,
vista
e
studiata
oramai
nel
fondo
della
sua
sostruzione
economica
.
Ce
n
'
est
que
dans
un
ordre
de
choses
,
où
il
n
'
y
aura
plus
de
classes
et
d
'
antagonisme
de
classes
,
que
les
évolutions
sociales
cesseront
d
'
étre
des
révolutions
politiques
.
Alla
vecchia
società
borghese
,
con
le
sue
classi
e
coi
suoi
antagonismi
di
classe
,
subentra
una
associazione
,
nella
quale
il
libero
sviluppo
di
ciascuno
è
la
condizione
del
libero
sviluppo
di
tutti
.
I
rapporti
borghesi
della
produzione
sono
l
'
ultima
forma
antagonistica
del
processo
sociale
della
produzione
-
antagonistica
non
nel
senso
dell
'
antagonismo
individuale
,
anzi
di
un
antagonismo
che
sorge
dalle
condizioni
sociali
della
vita
degl
'
individui
;
-
ma
le
forze
produttive
,
che
si
sviluppano
nel
seno
della
società
borghese
,
mettono
già
in
essere
le
condizioni
materiali
per
la
risoluzione
di
tale
antagonismo
.
Con
tale
formazione
di
società
cessa
,
per
ciò
,
la
preistoria
del
genere
umano
.
Con
la
presa
di
possesso
dei
mezzi
di
produzione
da
parte
della
società
,
rimane
esclusa
la
produzione
delle
merci
,
e
con
essa
rimane
esclusa
la
signoria
del
prodotto
sul
produttore
.
All
'
anarchia
dominante
nella
produzione
sociale
subentrerà
la
cosciente
organizzazione
a
disegno
.
La
lotta
per
l
'
esistenza
individuale
cesserà
.
Solo
per
cotal
modo
l
'
uomo
si
distaccherà
,
in
un
certo
senso
,
dal
mondo
animale
,
in
modo
definitivo
,
e
passerà
dalle
condizioni
di
esistenza
animale
in
quelle
di
esistenza
umana
.
Tutto
l
'
ambito
delle
condizioni
della
vita
,
che
fino
ad
ora
ha
dominato
gli
uomini
,
passerà
sotto
il
comando
e
sotto
la
revisione
degli
uomini
stessi
;
che
diverranno
,
così
,
per
la
prima
volta
effettivi
signori
della
natura
,
perché
saranno
signori
della
propria
consociazione
.
Le
leggi
della
loro
propria
attività
sociale
,
che
stavano
loro
di
contro
come
leggi
estranee
che
li
dominassero
,
saranno
applicate
e
padroneggiate
dagli
uomini
stessi
,
con
piena
cognizione
di
causa
.
La
stessa
consociazione
,
che
stava
di
fronte
agli
uomini
,
come
imposta
dalla
natura
e
dalla
storia
,
diverrà
la
libera
e
propria
opera
loro
.
Le
forze
estranee
ed
obiettive
,
che
finora
dominavano
la
storia
,
passano
sotto
la
vigilanza
degli
uomini
.
Solo
da
tal
punto
in
poi
gli
uomini
faranno
con
piena
coscienza
la
loro
propria
storia
;
solo
da
tal
punto
in
poi
le
cause
sociali
,
che
essi
metteranno
in
moto
,
potranno
raggiungere
,
in
gran
parte
,
e
in
ragione
sempre
crescente
,
i
voluti
effetti
.
Questo
è
il
salto
del
genere
umano
dal
regno
della
necessità
in
quello
della
libertà
.
Compiere
cotesta
azione
liberatrice
del
mondo
,
ecco
la
missione
storica
del
proletariato
moderno
.
Se
Marx
ed
Engels
fossero
stati
mai
facitori
di
frasi
,
se
la
mente
loro
non
fosse
stata
resa
cauta
,
fino
allo
scrupolo
,
dall
'
uso
e
dall
'
applicazione
cotidiana
e
minuta
dei
mezzi
scientifici
,
se
il
contatto
assiduo
con
tanti
cospiratori
e
visionarii
non
li
avesse
resi
aborrenti
da
ogni
utopia
,
fino
alla
pedanteria
dell
'
opposto
,
tali
enunciati
potrebbero
esser
tenuti
in
conto
di
geniali
paradossi
,
che
sfuggano
all
'
esame
della
critica
.
Ma
quegli
enunciati
sono
come
la
chiusa
,
anzi
sono
l
'
effettiva
conclusione
,
della
dottrina
del
materialismo
storico
.
Resultano
a
filo
diritto
dalla
critica
dell
'
economia
e
dalla
dialettica
storica
.
In
tali
enunciati
,
del
resto
sviluppabili
,
come
avrò
occasione
di
mostrare
in
altro
luogo
,
si
riassume
tutta
la
previsione
dell
'
avvenire
,
che
non
sia
,
né
voglia
essere
,
romanzo
,
o
utopia
.
E
in
questi
enunciati
stessi
è
una
adeguata
e
conclusiva
risposta
alla
domanda
con
la
quale
comincia
questo
capitolo
:
se
,
cioè
,
nelle
serie
degli
accadimenti
storici
ci
sia
da
ultimo
ed
effettivamente
senso
e
significazione
.
E
qui
faccio
punto
;
parendomi
,
che
,
per
una
dilucidazione
preliminare
,
ce
ne
sia
oramai
abbastanza
.
Roma
,
10
marzo
1896
Appendice
A
proposito
della
crisi
del
marxismo
.
Mi
riferisco
qui
ad
un
libro
,
nè
breve
,
nè
di
comoda
lettura
,
di
Th
.
G
.
Masaryk
,
professore
della
Università
czeca
di
Praga
,
venuto
in
luce
proprio
di
questi
ultimi
giorni
.
Quanto
sia
voluminoso
può
vedersi
a
piè
di
pagina
,
dove
n
'
è
dato
per
esteso
il
titolo
.
Non
mi
propongo
però
di
scriverne
la
recensione
pura
e
semplice
.
E
se
mai
paresse
,
che
l
'
esprimere
la
propria
opinione
a
proposito
d
'
un
libro
importi
che
di
quello
si
faccia
la
recensione
,
dirò
che
questa
qui
assumerà
necessariamente
le
proporzioni
e
l
'
andatura
di
un
quasi
-
articolo
.
Il
nome
mio
e
il
titolo
a
capo
della
pagina
potrebbero
indurre
nel
sospetto
,
che
io
intenda
di
mettermi
come
in
una
polemica
di
partito
.
Il
lettore
stia
d
'
animo
tranquillo
.
Non
confonderò
le
pagine
della
"
Rivista
italiana
di
sociologia
"
con
le
colonne
del
giornale
politico
cotidiano
.
Dirò
solo
,
en
passant
,
come
il
caso
assai
curioso
del
grande
affanno
,
che
la
stampa
politica
italiana
,
sia
essa
giornaliera
o
altrimenti
periodica
,
s
'
è
dato
per
mesi
e
mesi
nel
proclamare
la
morte
del
socialismo
,
usando
la
etichetta
della
crisi
del
marxismo
,
è
parso
a
me
un
nuovo
documento
di
quel
vizio
organicamente
nazionale
,
che
può
oramai
definirsi
qual
diritto
all
ignoranza
.
A
nessuno
di
cotesti
egregi
becchini
del
socialismo
,
che
,
tanto
per
far
folla
intorno
alla
crisi
,
andavano
mettendo
assieme
a
casaccio
i
nomi
incompatibili
fra
loro
di
così
varii
scrittori
,
è
venuto
in
mente
di
proporsi
queste
semplici
e
oneste
domande
:
-
la
critica
sorta
in
altri
paesi
intorno
al
marxismo
può
essa
mai
riguardare
direttamente
l
'
Italia
?
-
ebbe
mai
,
o
ha
,
cotesta
dottrina
alcuna
solida
base
e
sicura
diffusione
nel
nostro
paese
?
-
e
,
al
postutto
,
il
partito
socialistico
italiano
ha
tanta
forza
già
,
e
tale
estensione
su
le
masse
e
tra
le
masse
,
ed
ha
in
se
stesso
tale
sviluppo
e
tale
complessità
di
condizioni
e
di
attinenze
politiche
,
da
rivelare
quei
caratteri
precisi
e
spiccati
di
stabile
e
duratura
organizzazione
proletaria
,
data
la
quale
il
discutere
a
fondo
della
dottrina
gli
è
discuter
di
cose
e
non
di
parole
?
-
e
,
per
andare
più
al
fondo
,
c
'
è
chi
possa
dire
,
che
in
questo
paese
nostro
sia
stata
già
percorsa
tutta
la
via
crucis
delle
trasformazioni
economiche
,
a
capo
delle
quali
s
'
è
avverato
altrove
ciò
che
dicesi
sistema
capitalistico
,
del
quale
il
marxismo
,
alla
sua
volta
,
è
poi
il
contraccolpo
critico
?
Chi
si
fosse
proposte
coteste
domande
,
e
altre
simili
,
sarebbe
venuto
nella
onesta
conclusione
,
che
non
ci
può
essere
la
crisi
di
ciò
...
che
non
esiste
ancora
.
Può
darsi
,
anzi
si
dà
di
certo
,
che
tutti
cotesti
necrologisti
del
socialismo
ignorassero
come
la
frase
di
crisi
del
marxismo
fosse
stata
coniata
e
messa
in
circolazione
per
l
'
appunto
dal
professore
Masaryk
,
al
quale
(
lui
ignaro
tuttora
,
come
accade
spesso
agli
stranieri
,
delle
cose
d
'
Italia
)
è
capitata
l
'
insigne
sorte
di
portare
nel
nostro
paese
un
nuovo
ed
inatteso
contributo
alla
fortuna
delle
parole
.
Ma
gli
è
proprio
così
.
La
espressione
di
crisi
del
marxismo
fu
inventata
da
Masaryk
nei
numeri
177-79
della
"
Zeit
"
di
Vienna
,
del
febbraio
del
1898
,
e
quegli
articoli
suoi
furon
poi
raccolti
in
opuscolo
,
con
la
data
del
10
marzo
:
-
e
,
si
badi
bene
,
non
perché
l
'
autore
di
tale
scoperta
letteraria
avesse
in
animo
di
dichiarare
la
morte
del
socialismo
,
ma
solo
perché
gli
parve
di
constatare
(
mi
si
passi
la
parola
di
gergo
giornalistico
)
la
crisi
per
entro
al
marxismo
;
-
ed
egli
difatti
conchiudeva
così
:
"
Io
vorrei
ammonire
i
nemici
del
socialismo
,
di
non
farsi
delle
vane
speranze
in
pro
dei
loro
partiti
per
questa
crisi
del
marxismo
,
la
quale
potrà
dare
anzi
gran
forza
al
socialismo
,
quando
i
suoi
capi
vorranno
criticarne
liberamente
i
fondamenti
e
superarne
i
difetti
.
Come
tutti
gli
altri
partiti
di
riforma
sociale
,
il
socialismo
ha
la
sua
fonte
viva
nelle
manifeste
imperfezioni
del
presente
ordinamento
sociale
,
e
nella
sua
ingiustizia
ed
immoralità
,
e
soprattutto
nella
miseria
materiale
,
morale
ed
intellettuale
della
gran
massa
presso
tutti
i
popoli
"
.
In
quelle
24
pagine
,
che
erano
invero
troppo
poco
per
la
gravità
dell
'
assunto
,
i
dati
della
crisi
-
per
quanto
s
'
attiene
alla
Sozialdemokratie
tedesca
e
con
qualche
piccolo
riferimento
alla
letteratura
francese
ed
inglese
-
venian
riassunti
,
enumerati
,
caratterizzati
,
così
un
po
'
in
furia
e
fretta
,
nei
seguenti
capi
...
Ma
che
giova
di
tenersi
più
all
'
opuscolo
del
10
marzo
1898
,
se
nel
libro
alla
data
del
27
marzo
1899
le
24
pagine
d
'
allora
son
diventate
600
,
dico
600
,
il
che
è
viceversa
troppo
assai
-
direbbe
un
napoletano
-
e
per
la
entità
di
ciò
che
vi
si
va
esponendo
,
e
per
la
pazienza
media
dei
lettori
?
Il
prof
.
Masaryk
è
un
positivista
:
parola
qui
in
Italia
d
'
uso
soverchiamente
estensivo
ed
elastico
,
ma
che
per
lui
professante
filosofia
vuol
dire
,
e
sia
pure
con
parecchie
modificazioni
,
trovarsi
su
la
linea
che
va
da
Comte
a
Spencer
...
o
a
Masaryk
stesso
.
Non
sarei
in
grado
di
tributargli
tutta
l
'
ammirazione
della
quale
sarà
,
forse
,
degno
;
perché
lui
ha
l
'
abitudine
per
me
incomoda
di
scrivere
in
lingua
czeca
.
Non
ne
conoscevo
fino
ad
ora
se
non
la
Logica
concreta
nella
traduzione
tedesca
.
Né
vorrei
soverchiamente
sottilizzare
sul
tenore
tassativo
delle
sue
espressioni
,
perché
questo
libro
è
stato
tradotto
dal
signor
Kalandra
in
un
tedesco
alquanto
cancelleresco
.
L
'
opera
nel
tutt
'
insieme
,
come
dice
l
'
autore
stesso
nella
prefazione
,
non
è
da
considerare
sotto
l
'
aspetto
della
composizione
e
dello
stile
.
E
'
un
parto
onninamente
ultraccademico
,
con
la
ovvia
partitura
in
introduzione
e
sezioni
,
e
queste
,
che
son
cinque
e
son
seguite
dal
riassunto
,
recano
la
suddivisione
in
capitoli
,
con
la
sottofigura
dell
'
A
,
B
,
C
e
così
via
,
fin
giù
giù
alla
risuddivisione
del
tutto
in
162
paragrafi
,
con
varia
bibliografia
in
ordine
sparso
e
in
ordine
concentrato
,
con
un
indice
-
sommario
veramente
mirabile
,
che
fa
pensare
a
tante
cose
cui
il
libro
poi
non
risponde
,
e
con
l
'
inevitabile
registro
.
Sono
,
insomma
,
appunti
di
lezioni
illustrative
e
dichiarative
,
di
tono
posato
e
anzi
tenue
,
redatte
a
schema
da
enciclopedia
,
e
non
tutte
identificabili
alla
stessa
data
.
Infatti
,
mentre
il
libro
,
composto
originariamente
in
lingua
czeca
,
e
preannunziato
nell
'
opuscoletto
dell
'
altro
anno
,
che
può
tenerne
le
veci
per
chi
non
voglia
leggere
le
600
pagine
,
s
'
andava
stampando
nella
traduzione
tedesca
,
nel
frattempo
è
apparso
l
'
oramai
famoso
libro
del
Bernstein
(
cfr
.
nota
I
a
p
.
590
)
,
e
con
questo
l
'
autore
ha
sentito
il
bisogno
di
accomodare
le
sue
partite
in
altro
posto
.
L
'
atteggiamento
del
Masaryk
è
veramente
sui
generis
.
Lui
non
è
socialista
,
lui
conosce
estesamente
la
letteratura
del
socialismo
,
lui
non
è
avversario
professionale
del
socialismo
,
lui
lo
giudica
dall
'
alto
,
in
nome
della
scienza
.
Fu
deputato
al
Reichsrath
della
Cisleitania
,
ma
sebbene
nazionalista
e
progressista
,
che
io
sappia
,
non
si
confuse
mai
coi
giovani
czechi
.
Ora
mi
pare
si
tenga
in
disparte
dalla
politica
.
Pubblica
una
rivista
,
che
è
un
quissimile
della
nostra
"
Nuova
Antologia
"
,
ed
è
dotto
di
mestiere
,
cioè
gran
leggitore
e
riferitore
accurato
di
ciò
che
legge
,
fino
al
minimo
della
più
minuta
minutaglia
.
E
questo
è
il
primo
e
principale
difetto
del
libro
suo
;
nel
quale
si
discorre
di
molte
ed
infinite
cose
,
ma
alla
realtà
,
al
fatto
,
al
vivo
non
si
arriva
mai
.
L
'
autore
ha
come
intercettata
la
vista
dalla
carta
stampata
,
e
dalle
ombre
degli
scrittori
tra
i
quali
s
aggira
con
pari
ossequio
per
tutti
,
come
chi
abbia
l
'
occhio
privo
di
virtù
prospettica
.
Non
è
forse
il
principale
dovere
di
chi
si
metta
per
la
via
di
discutere
dei
fondamenti
del
marxismo
di
essere
in
grado
di
rispondere
,
ma
dal
vivo
,
a
questa
domanda
:
credete
voi
o
non
credete
alla
possibilità
di
una
trasformazione
della
società
dei
paesi
più
civili
,
per
la
quale
cesserebbero
le
cause
e
gli
effetti
delle
presenti
lotte
di
classe
?
Di
fronte
a
tale
problema
generale
gli
è
davvero
d
'
importanza
secondaria
il
modo
della
transizione
a
quello
stato
futuro
,
desiderato
o
previsto
;
perché
quel
modo
sfugge
al
nostro
arbitrio
,
e
certo
non
dipende
dalle
nostre
definizioni
.
Per
rispetto
a
cotesta
tesi
generale
gli
è
cosa
,
non
dirò
indifferente
,
ma
certo
di
valore
assai
subordinato
,
il
sapere
,
qual
parte
del
pensiero
e
delle
opinioni
,
(
molti
confondono
maledettamente
quello
e
queste
!
)
di
Marx
e
dei
suoi
prossimi
seguaci
ed
interpreti
collimi
o
non
collimi
con
le
presenti
e
con
le
future
condizioni
del
movimento
proletario
:
perché
non
occorre
di
essere
seguaci
sfegatati
del
materialismo
storico
per
intendere
,
come
le
dottrine
valgono
in
quanto
dottrine
,
cioè
in
quanto
sono
una
luce
intellettuale
portata
sopra
un
ordine
di
fatti
,
ma
che
in
quanto
sono
dottrine
non
son
causa
di
nulla
.
Ma
il
signor
Masaryk
è
,
invece
,
un
dottrinario
,
cioè
un
credente
nella
virtù
delle
idee
,
cioè
un
accademico
,
per
il
quale
tutto
consiste
nella
lotta
per
la
concezione
generale
del
mondo
(
Weltanschauung
)
;
e
non
c
'
è
da
maravigliarsi
che
egli
respinga
con
sovrano
disprezzo
(
passim
)
l
'
espressione
istinto
delle
masse
Questa
critica
,
che
poggia
tutta
su
la
presunzione
di
un
giudizio
sovranamente
imparziale
delle
lotte
pratiche
della
vita
in
nome
della
scienza
,
e
che
ignora
la
rassegnazione
del
pensiero
al
corso
naturale
della
storia
,
è
e
rimane
intrinsecamente
caduca
,
perché
s
'
aggira
intorno
al
marxismo
,
senza
afferrarne
mai
il
nerbo
,
che
è
la
concezione
generale
dello
sviluppo
storico
sotto
l
'
angolo
visuale
della
rivoluzione
proletaria
.
Indugiandomi
a
definire
l
'
atteggiamento
in
genere
del
Masaryk
,
mi
pare
di
ripagarlo
di
cortesia
italiana
dell
'
ignoranza
nella
quale
egli
trovasi
per
rispetto
ai
miei
scritti
in
argomento
.
Se
mai
li
leggesse
,
s
'
avvedrebbe
,
forse
,
come
,
senza
scendere
alle
minuzie
della
polemica
a
tu
per
tu
con
la
stampa
corrente
del
partito
,
senza
proclamarsi
scovritori
od
autori
della
crisi
del
marxismo
,
si
possa
esser
seguaci
anche
all
'
ora
presente
del
materialismo
storico
,
dopo
fatta
la
debita
parte
alla
nuova
esperienza
storico
-
sociale
,
e
con
la
conveniente
revisione
dei
concetti
,
che
abbiano
subito
o
subiscano
correzione
dal
corso
naturale
del
pensiero
.
Le
dottrine
,
che
sono
in
atto
di
svolgersi
e
di
progredire
,
non
ammettono
la
trattazione
erudita
e
filologica
,
come
usa
per
le
sorpassate
forme
del
pensiero
,
e
per
ciò
che
ci
fu
trasmesso
dalla
tradizione
,
ed
ha
nome
di
antico
.
Ma
i
temperamenti
intellettuali
degli
uomini
sono
assai
difformi
tra
loro
!
Alcuni
-
e
son
pochi
-
presentano
al
pubblico
il
resultato
del
proprio
lavoro
,
e
non
credono
di
dovervi
aggiungere
la
storia
intima
delle
loro
letture
,
fino
alla
fotografia
della
penna
della
quale
si
servono
.
Sono
altri
-
e
questo
è
il
maggior
numero
-
i
quali
sentono
vivo
il
bisogno
di
dare
alle
stampe
tutto
il
frutto
delle
loro
letture
.
Son
meticolosi
custodi
dei
loro
quaderni
,
perché
nessuna
parte
di
loro
fatiche
vada
perduta
,
né
pei
presenti
,
né
pei
futuri
.
Il
professore
Masaryk
-
che
stempera
in
600
pagine
una
tesi
di
occasione
,
ed
è
questa
:
che
giudizio
possa
farsi
ora
del
marxismo
,
atteso
il
fatto
che
se
ne
discute
anche
per
entro
al
partito
;
-
il
professore
Masaryk
,
che
ha
tanto
letto
,
non
può
a
meno
di
considerare
il
marxismo
stesso
secondo
le
sacramentali
rubriche
della
filosofia
,
della
religione
,
dell
'
etica
,
della
politica
,
e
così
via
all
'
infinito
:
e
,
caso
curioso
,
proprio
lui
,
che
ha
tanto
ossequio
per
la
burocrazia
universitaria
e
per
il
casellario
dei
feticci
della
scienza
,
finisce
poi
da
ultimo
per
dichiarare
,
essere
il
marxismo
un
sistema
sincretico
!
(
passim
in
tutto
il
libro
,
ed
esplicitamente
a
p
.
587
)
.
Era
parso
a
me
,
che
quella
dottrina
fosse
proprio
precisamente
il
contrario
,
e
un
che
,
anzi
,
di
tanto
intimamente
unitario
,
da
mirare
,
non
solo
a
vincere
la
opposizione
dottrinale
tra
scienza
e
filosofia
,
ma
anche
quella
più
ovvia
tra
pratica
e
teoria
.
Ma
il
signor
Masaryk
è
fatto
così
com
'
è
,
e
seguiamolo
pure
nelle
sue
rubriche
.
Lascia
ben
volentieri
ad
altri
di
occuparsi
del
socialismo
in
quanto
è
tendenza
(
a
uso
A
.
Menger
)
alle
riforme
giuridiche
;
dichiara
di
non
immischiarsi
direttamente
nelle
questioni
della
Economia
(
nella
qual
disciplina
invero
pare
a
me
che
zoppichi
da
ambo
le
gambe
)
,
e
ci
tiene
a
mettere
soprattutto
in
evidenza
la
filosofia
di
Marx
,
la
quale
esiste
,
tuttoché
non
sia
espressa
in
opere
di
tassativa
composizione
ad
hoc
;
e
studia
in
tutte
le
600
pagine
la
crisi
in
quanto
essa
è
strettamente
"
scientifica
e
filosofica
"
(
p
.
5
)
.
Non
chiedete
,
dunque
,
all
'
autore
,
né
un
esame
concreto
delle
condizioni
attuali
del
mondo
economico
fatto
dal
vivo
,
né
un
consiglio
pratico
e
largo
di
politica
sociale
.
Se
il
movimento
della
proletarizzazione
continui
o
no
,
se
la
teoria
del
valore
sia
o
no
esatta
,
queste
e
le
altre
questioni
affini
,
per
quanto
della
massima
importanza
,
non
interessano
lui
filosofo
(
p
.
4
)
.
Il
resultato
pratico
è
solo
questo
,
di
consigliare
ai
socialisti
(
p
.
591
)
di
tenersi
al
programma
dell
'
Engels
del
1895
,
cioè
dire
alla
tattica
parlamentare
;
il
che
veramente
essi
vanno
facendo
da
per
tutto
nel
mondo
,
e
,
secondo
il
debole
avviso
mio
,
per
la
semplice
ragione
,
che
non
potrebbero
fare
altrimenti
senza
addimostrarsi
,
o
pazzi
,
o
stolidi
.
Se
non
che
il
Masaryk
rincalza
il
consiglio
con
questo
monito
,
che
si
debba
anche
abbandonare
l
'
ideologia
marxista
!
A
buon
conto
,
non
è
il
corso
naturale
delle
vicende
politiche
dell
'
Europa
civile
che
abbia
indotto
i
socialisti
a
cambiare
di
tattica
(
né
l
'
autore
saprebbe
dirci
quanto
tempo
questa
nuova
durerà
,
o
potrà
durare
)
,
ma
son
le
idee
che
cambiano
e
devono
cambiare
.
Tutto
si
compendia
nella
lotta
per
la
Weltanschauung
(
cfr
.
segnatamente
pp
.
586-92
)
,
il
che
è
naturale
in
uno
scrittore
,
che
ci
tien
tanto
al
sacramentale
concetto
della
classificazione
delle
scienze
(
p
.
4
)
,
e
al
posto
sovraeminente
della
filosofia
.
Il
Philister
,
nella
subspecie
professorale
,
ci
si
rivela
qui
tutto
intero
nella
sua
propria
natura
.
Conoscere
estesamente
la
letteratura
del
socialismo
,
e
di
questo
ignorare
l
'
intimo
,
il
senso
,
l
animo
!
Dato
questo
animo
-
s
'
intende
da
sé
-
l
'
orientazione
scientifica
cambia
del
tutto
,
anzi
cambia
il
posto
della
scienza
nella
economia
dei
nostri
interessi
.
Ma
a
ciò
il
Masaryk
non
giunge
mai
,
perché
dovrebbe
,
per
arrivarci
,
valicare
i
confini
delle
definizioni
.
Il
suo
libro
,
perciò
,
per
quanto
ricco
di
coscienziose
informazioni
,
ed
alieno
dal
disprezzo
professionale
del
socialismo
si
riduce
,
nell
'
intento
e
negli
effetti
,
ad
un
enorme
piato
del
positivismo
contro
il
marxismo
!
Due
osservazioni
mi
occorrono
qui
.
La
mia
affermazione
suonerà
strana
a
molti
in
Italia
,
dove
è
in
uso
di
significare
con
la
parola
positivismo
tutto
ed
ogni
cosa
.
Inoltre
,
come
ho
più
volte
scritto
,
che
quella
intuizione
della
vita
e
del
mondo
,
la
quale
si
compendia
nel
nome
di
materialismo
storico
,
non
è
giunta
a
perfezione
negli
scritti
di
Marx
e
di
Engels
,
e
dei
loro
prossimi
seguaci
,
così
ora
qui
più
recisamente
affermo
,
che
la
continuazione
di
quella
dottrina
procede
ancor
lenta
,
e
forse
procederà
allo
stesso
modo
per
un
buon
pezzo
.
Ma
i
libri
come
questo
del
Masaryk
non
giovano
a
nulla
.
Ecco
qua
un
coacervo
di
obiezioni
in
nome
del
positivismo
sì
,
ma
non
in
nome
della
revisione
diretta
ed
autentica
dei
problemi
della
scienza
storica
,
e
non
in
nome
delle
questioni
politiche
attuali
.
La
così
detta
crisi
non
diventa
,
né
il
subietto
di
un
esame
da
pubblicista
,
né
l
'
obietto
di
uno
studio
da
sociologo
,
ma
è
come
uno
spazio
vuoto
o
una
pausa
,
in
cui
l
'
autore
vada
a
deporre
,
o
a
recitare
,
le
sue
filosofiche
proteste
.
Uno
studio
,
né
vano
né
privo
d
'
interesse
,
è
dedicato
alla
formazione
prima
del
pensiero
di
Marx
(
pp
.
17-89
)
.
Ma
il
facit
è
da
ultimo
assai
meschino
.
"
Nella
costante
mutazione
dell
'
ordinamento
sociale
venne
Marx
da
ultimo
a
trovare
la
ragione
storica
del
comunismo
,
come
quello
che
s
'
imponga
da
sé
.
-
Secondo
Marx
la
filosofia
è
la
copia
naturalistica
del
processo
del
mondo
.
-
Il
comunismo
è
dato
dalla
storia
stessa
.
-
Il
materialismo
di
Marx
è
un
materialismo
storico
"
.
-
Proposizioni
come
queste
,
le
quali
riproducono
a
un
di
presso
il
pensiero
fondamentale
dello
scrittore
che
si
ha
per
mani
,
dovrebbero
indurre
,
pare
a
me
,
il
critico
a
rifarsi
su
i
fondamenti
di
tali
concezioni
,
per
rovesciarli
,
se
mai
,
con
una
critica
ab
imis
.
Ebbene
,
che
fa
il
signor
Masaryk
?
Pochi
righi
dopo
scrive
:
"
La
sua
filosofia
e
quella
di
Engels
hanno
il
carattere
dell
'
eccleticisino
"
.
-
E
poi
ci
regala
,
alla
lettera
D
del
capo
II
,
una
insalata
russa
delle
opinioni
in
contraddittorio
di
Bax
,
K
.
Schmidt
,
Stern
,
Bernstein
,
Plekanoff
,
Mehring
,
in
quanto
han
discusso
se
tale
filosofia
,
diciamo
così
marxistica
,
sia
conciliabile
o
no
col
ritorno
a
Kant
,
a
Spinoza
,
o
a
che
altro
siasi
;
e
non
gli
sovviene
del
poeta
,
che
assistette
alla
fondazione
della
Università
di
Praga
,
per
esclamare
con
lui
:
Povera
e
nuda
vai
filosofia
!
Alquanto
sconnessa
è
la
trattazione
che
l
'
autore
dedica
al
materialismo
storico
(
pp
92-168
)
,
indugiandosi
in
prima
sul
divario
delle
definizioni
,
per
venire
infine
ad
una
critica
tutta
fondata
su
la
vecchia
nenia
della
dottrina
dei
fattori
,
più
o
meno
dissimulata
in
una
fraseologia
sociologica
e
psicologica
alquanto
dubbia
ed
incerta
.
In
conclusione
all
'
autore
repugna
il
pensiero
di
una
concezione
obiettivamente
unitaria
della
storia
;
e
gli
capita
spesso
di
confondere
la
spiegazione
del
complesso
storico
mediante
il
variare
innanzi
tutto
della
struttura
economica
,
con
la
spiegazione
illico
et
immediate
del
fatto
storico
determinato
per
via
delle
rispettive
ed
individuate
condizioni
economiche
.
Non
deve
quindi
recar
meraviglia
di
vedere
come
Marx
venga
considerato
quale
una
specie
di
Comte
alterato
in
peggio
,
che
diventa
poi
un
inconsapevole
seguace
di
Schopenhauer
nell
'
accettare
il
primato
della
volontà
,
dottrina
che
contraddice
però
alla
sacramentale
tricotomia
psicologica
d
'
intelletto
,
sentimento
e
volere
.
Può
darsi
che
quel
povero
Marx
ignorasse
,
come
l
'
uomo
sia
fornito
,
oltre
che
dell
'
intelletto
,
anche
d
'
un
fegato
(
sic
!
)
,
il
che
è
tanto
più
sorprendente
,
in
quanto
che
lui
era
assai
fegatoso
(
sic
!
)
per
le
quali
buone
ragioni
può
essere
accaduto
non
s
'
avvedesse
,
che
il
soppravvalore
è
un
concetto
principalmente
etico
(
sic
!
)
.
Al
professore
di
Università
,
che
tratta
la
sua
materia
come
il
suo
mestiere
,
può
venir
facilmente
la
tentazione
di
far
passate
un
determinato
autore
sotto
lo
scrutinio
di
tutte
quelle
altre
dottrine
che
lui
critico
abbia
l
'
abitudine
di
studiare
e
di
maneggiare
.
E
allora
,
per
una
strana
illusione
da
erudito
,
accade
che
i
termini
di
confronto
,
che
sono
nell
'
abito
subiettivo
del
critico
,
divengano
surrettiziamente
come
dei
termini
di
effettiva
derivazione
.
Così
stava
accadendo
al
Masaryk
;
quando
ecco
che
lui
,
nel
bel
mezzo
delle
sue
tentate
comparazioni
,
si
contraddice
,
e
sentenzia
(
p
.
166
)
:
"
Nel
fatto
Marx
viene
a
formulare
ciò
che
,
come
suol
dirsi
,
si
trovava
nell
'
aria
,
e
perciò
io
non
ho
dato
gran
peso
ai
singoli
influssi
su
la
sua
formazione
intellettuale
"
.
Ergo
-
direi
io
-
ricominciate
da
capo
,
e
anzi
invertite
.
Nell
'
autore
,
che
trattate
,
s
'
è
avverata
appunto
questa
inversione
,
che
dalla
critica
dell
'
economia
e
dal
dato
delle
lotte
di
classe
egli
risalì
ad
una
nuova
concezione
storica
(
e
non
per
modificare
,
s
'
intenda
bene
,
ciò
che
tecnicamente
dicesi
disciplina
della
ricerca
storica
)
,
e
per
quella
via
poi
ad
una
nuova
orientazione
su
i
problemi
generali
della
conoscenza
.
Ma
voi
forzate
le
cose
,
ma
voi
le
alterate
del
tutto
,
mettendovi
per
una
via
che
non
è
quella
percorsa
dall
'
obietto
del
vostro
esame
.
Ma
si
capisce
,
voi
filosofo
professionale
scendete
dall
'
alto
delle
definizioni
al
particolare
del
materialismo
storico
;
e
,
con
tutto
il
dovuto
ossequio
alla
metodologia
,
giungete
alla
teoria
delle
lotte
di
classe
(
pp
.
168-234
)
come
si
arriva
a
un
corollario
.
Anche
qui
la
fedeltà
della
esposizione
materiale
rende
più
sensibile
la
incapacità
alla
comprensione
intima
e
viva
.
Qua
e
là
alcune
utili
osservazioni
su
la
imprecisione
dei
termini
borghesia
,
proletariato
e
simili
,
e
poi
delle
altre
di
maggior
valore
su
la
irriducibilità
di
tutta
la
società
presente
alle
due
famose
classi
,
data
la
sua
più
varia
e
complessa
articolazione
.
A
riscontro
di
tutto
ciò
,
ecco
una
singolare
inettitudine
ad
afferrare
un
concetto
così
semplice
;
che
,
cioè
,
dato
l
'
intreccio
della
vita
sociale
,
gl
'
intenti
individuali
possono
esser
tutti
errati
:
la
qual
cosa
induce
l
'
A
.
a
dire
,
che
nel
marxismo
la
coscienza
individuale
si
risolve
in
puro
illusionismo
(
!
)
.
Gli
repugna
di
credere
,
che
le
leggi
economiche
seguano
un
processo
naturale
;
-
ebbene
,
si
provi
a
cambiarne
la
successione
storica
per
atti
di
arbitrio
.
Rivendicata
la
spontaneità
(
ma
quale
?
)
delle
forze
che
danno
impulso
alla
storia
,
e
l
'
aristocrazia
dello
spirito
filosofico
,
e
detto
come
il
determinismo
marxistico
sia
una
e
sola
cosa
col
fatalismo
,
l
'
A
.
si
confessa
così
:
Io
spiego
il
mondo
e
la
storia
teisticamente
(
p
.
234
)
.
Deo
gratias
!
Al
pezzo
forte
ci
siamo
finalmente
,
cioè
alla
esposizione
del
mondo
capitalistico
(
pp
.
235-313
)
,
e
alla
critica
del
comunismo
e
del
processo
della
civiltà
(
pp
.
313-86
)
.
Questo
è
dei
socialisti
il
punto
essenziale
,
e
su
tale
terreno
soltanto
è
dato
di
combatterli
.
Ma
l
'
A
.
era
disceso
dalle
alture
,
e
così
sia
.
Non
saprei
negargli
-
tanto
per
cominciare
dalle
conclusioni
-
una
discreta
parte
di
ragione
,
là
dove
parla
di
soverchio
primitivismo
e
semplicismo
,
specie
per
rispetto
al
tentativo
dell
'
Engels
nel
rifare
in
breve
i
punti
principali
della
storia
della
civiltà
.
Il
divenire
dello
stato
,
ossia
della
società
ordinata
a
classi
,
con
le
ragioni
del
dominio
e
dell
'
autorità
,
supposta
la
proprietà
privata
e
supposta
la
famiglia
monogamica
,
ebbe
modi
varii
di
sviluppo
nella
storia
specializzata
e
concreta
,
e
non
c
'
è
facilismo
che
tenga
,
nel
provarsi
a
rendere
plausibili
gli
schemi
troppo
semplici
.
Può
darsi
che
dei
socialisti
correnti
al
comodo
argomentare
vedan
troppo
semplificato
l
'
intreccio
della
storia
,
riducendo
questa
in
breve
volume
;
il
che
li
induce
a
semplificar
del
pari
con
soverchio
arbitrio
l
'
intreccio
della
società
presente
.
Né
certo
giova
di
richiamarsi
di
continuo
alla
negazione
della
negazione
,
che
non
è
istrumento
di
ricerca
,
ma
è
solo
formula
riassuntiva
,
valida
,
se
mai
,
post
factum
.
Certo
che
il
comunismo
,
ossia
il
più
o
meno
lontano
approdo
della
società
presente
verso
una
nuova
forma
della
produzione
,
non
sarà
un
parto
mentale
della
dialettica
subiettiva
.
E
perciò
credo
-
son
cortese
di
armi
agli
avversarii
-
non
esserci
che
un
solo
modo
di
combattere
seriamente
il
socialismo
,
ed
è
quello
di
provarsi
a
dimostrare
come
il
sistema
capitalistico
abbia
in
sé
-
per
ora
almeno
-
tale
indefinita
forza
di
adattabilità
,
che
tutti
i
movimenti
proletarii
si
riducano
in
fondo
a
meteoriche
agitazioni
,
senza
mai
formare
un
processo
ascensivo
,
che
importi
da
ultimo
,
con
la
eliminazione
del
salariato
,
anche
quella
di
ogni
dominio
di
classe
.
In
cotesto
intento
critico
-
dimostrativo
si
riassume
,
per
es
.
,
la
forza
della
scuola
del
Brentano
e
i
suoi
seguaci
.
Ma
questo
non
pare
sia
pane
pei
denti
del
signor
Masaryk
,
il
quale
rivela
tutta
la
sua
inettitudine
ad
afferrare
il
nesso
economico
della
materia
che
ha
per
le
mani
,
proprio
nel
capitolo
che
dedica
alla
critica
del
sopravvalore
(
pp
.
250-313
)
.
Attraverso
ad
una
rassegna
bibliografica
intorno
alla
vexata
quaestio
del
divario
fondamentale
che
correrebbe
tra
il
I
e
il
III
volume
del
Capitale
,
l
'
A
.
viene
a
rigettare
come
inesatta
la
dottrina
del
valore
-
lavoro
,
e
poi
giù
giù
ad
affermare
,
come
Marx
non
potesse
partire
dal
concetto
della
utilità
,
perché
il
suo
obiettivismo
estremo
lo
rendeva
alieno
dalla
considerazione
psicologica
(
!
)
.
Dichiara
poi
la
sua
opinione
sul
posto
che
l
'
economia
dovrebbe
occupare
nel
sistema
delle
scienze
,
data
la
dipendenza
sua
dai
presupposti
di
una
sociologia
generale
.
Rigettato
il
concetto
della
economia
in
quanto
scienza
storica
,
riaccampa
la
pretesa
di
una
scienza
della
economia
,
che
,
senza
confondersi
con
l
'
etica
,
abbracci
tutto
l
'
uomo
,
e
non
soltanto
l
'
uomo
lavorante
.
Sofistica
su
la
impossibilità
di
trovare
una
misura
del
lavoro
,
in
quanto
questo
,
alla
sua
volta
,
debba
misurare
il
valore
;
e
considera
il
sopravvalore
come
una
escogitazione
tratta
dalla
ipotesi
costruttiva
delle
due
classi
in
lotta
fra
loro
.
Per
via
di
molti
ripieghi
scrive
l
'
apologia
del
capitalista
,
in
quanto
è
intraprenditore
,
cioè
lavoratore
e
direttore
;
e
,
mentre
si
scaglia
contro
la
classe
parassitaria
e
contro
il
commercio
ingannatore
,
postula
un
'
etica
la
quale
insegni
a
ciascuno
la
parte
del
suo
dovere
.
Si
compiace
,
da
ultimo
,
che
Marx
abbia
scoverta
l
'
importanza
sociale
dei
lavoratori
minuti
;
sebbene
sia
caduto
in
quel
discreto
numero
di
spropositi
,
che
il
nostro
autore
va
notando
;
come
a
dire
,
per
es
.
,
la
riduzione
del
lavoro
complicato
al
lavoro
semplice
,
e
soprattutto
la
strana
opinione
di
credere
alle
lotte
di
classe
,
mentre
non
c
'
è
che
lotta
tra
gli
individui
.
Ma
se
è
cosa
così
facile
il
ridurre
in
polvere
il
materialismo
storico
,
ma
se
le
lotte
di
classe
in
quanto
principio
di
dinamica
storica
non
sono
che
la
erronea
generalizzazione
di
fatti
male
intesi
,
ma
se
l
'
aspettazione
del
comunismo
è
affatto
utopistica
,
ma
se
le
dottrine
del
Capitale
sono
di
cosi
patente
erroneità
,
ma
se
tutti
i
fondamenti
sono
oramai
distrutti
,
perché
l
'
A
.
s
'
affanna
poi
a
scrivere
altre
duecento
pagine
sul
diritto
,
su
l
'
etica
,
su
la
religione
e
così
via
,
ossia
su
quei
sistemi
che
chiama
ideologici
?
A
me
sarebbe
bastato
,
p
.
e
.
,
ciò
che
è
detto
a
pagine
509-19
,
in
una
specie
di
pausa
interposta
alla
rete
fitta
dei
paragrafi
,
come
per
venire
ad
una
certa
maniera
di
giudizio
finale
,
al
quale
poi
,
per
difetto
di
stile
,
manca
pur
troppo
la
concentrazione
del
pensiero
nella
concisione
degli
enunciati
.
In
questo
tentato
riassunto
è
come
raccolta
la
caratteristica
del
marxismo
,
la
qual
cosa
dà
maggior
risalto
alla
tesi
dell
'
autore
.
-
Marx
(
questo
è
il
succo
della
caratteristica
)
,
segna
l
'
estremo
limite
della
reazione
contro
il
subiettivismo
,
in
quanto
che
per
lui
la
natura
è
il
prius
e
la
coscienza
non
è
che
resultato
,
dunque
obiettivismo
positivo
assoluto
;
per
lui
la
storia
è
l
'
antecedente
e
l
'
individuo
è
il
conseguente
,
dunque
negazione
assoluta
dell
'
individualismo
.
La
questione
della
conoscenza
è
puramente
pratica
.
Tra
natura
dell
'
uomo
e
storia
umana
c
è
perfetta
equazione
.
Non
c
è
altra
fonte
di
conoscenza
dell
'
uomo
,
da
quella
in
fuori
che
ci
offre
la
storia
.
L
'
uomo
è
tutto
in
ciò
che
l
'
uomo
fa
.
Di
qui
il
fondamento
economico
di
tutto
il
resto
.
Di
qui
il
lavoro
come
filo
conduttore
della
storia
.
Di
qui
la
persuasione
,
che
le
varie
forme
sociali
non
siano
,
se
non
le
forme
varie
della
organizzazione
del
lavoro
.
Di
qui
la
veduta
del
socialismo
non
più
come
di
semplice
aspirazione
o
aspettazione
.
Di
qui
il
concetto
del
comunismo
,
non
come
di
semplice
sistema
di
rapporti
economici
,
ma
come
di
una
innovazione
di
tutta
la
coscienza
,
oltre
i
limiti
di
tutte
le
presenti
illusioni
,
e
nell
'
assetto
dell
'
umanesimo
positivo
.
-
Ma
cotesto
estremo
obiettivismo
s
'
infrange
ora
nel
ritorno
a
Kant
,
ossia
nel
criticismo
.
Marx
fu
incompleto
.
Non
seppe
superare
Hegel
,
non
trovò
l
'
espressione
adeguata
delle
sue
tendenze
,
ricadde
nella
romantica
di
Rousseau
,
invano
si
provò
a
districarsi
da
Ricardo
e
da
Smith
,
dei
quali
tentò
la
critica
,
e
rimase
autore
di
un
sistema
incompleto
.
C
'
è
in
lui
come
una
tragica
filosofica
.
Fece
servire
a
nuovi
ideali
le
idee
già
vecchie
,
non
seppe
trovare
altre
molle
al
rivoluzionarismo
,
se
non
negl
'
impulsi
all
'
edonismo
,
e
per
ciò
rimase
aristocratico
ed
assolutista
nella
sua
passione
rivoluzionaria
.
Cotesti
tratti
,
che
sarebbero
pennellate
per
chi
disponesse
della
facoltà
dello
stile
,
questi
tratti
i
quali
possono
farci
avvertiti
del
come
corra
attraverso
tutta
la
storia
una
continua
gran
tragedia
del
lavoro
,
lasciano
impassibile
il
nostro
autore
nella
sua
accademica
pedanteria
.
Lui
non
contrappone
concezione
a
concezione
nel
rapido
sguardo
di
una
nuova
interpretazione
dei
destini
umani
,
ma
obietta
solo
in
nome
della
missione
del
nostro
tempo
a
ritrovare
una
nuova
sintesi
delle
scienze
(
p
.
513
)
.
-
E
qui
di
nuovo
Hume
e
Kant
,
e
la
domanda
:
che
è
la
verità
?
E
poi
si
discorre
della
nuova
neoetica
,
che
deve
discendere
scientificamente
alla
critica
della
società
.
La
nuova
filosofia
deve
risolvere
il
problema
della
religione
,
che
Marx
credette
d
'
aver
superato
,
facendo
di
quella
una
forma
illusionale
.
Il
pessimismo
è
la
nota
dominante
del
nostro
tempo
.
Schopenhauer
s
avvicinò
in
parte
al
vero
,
nel
fare
della
volontà
la
radice
del
mondo
.
Gli
fece
da
pendant
Marx
con
la
dottrina
unilaterale
del
lavoro
.
Il
marxismo
ebbe
il
torto
di
rimanere
negativo
.
"
Il
Capitale
non
è
se
non
la
trascrizione
economica
del
Mefistofele
del
Faust
"
(
sic
!
a
p
.
516
-
e
chi
non
mi
crede
vada
a
riscontrare
!
)
Da
ultimo
sappiamo
-
se
io
ho
ben
capito
-
che
nel
ritorno
a
Kant
,
e
nel
declinare
dello
spirito
rivoluzionario
verso
il
parlamentarismo
,
consiste
l
'
essenziale
della
crisi
;
ossia
,
l
'
inizio
dell
'
epoca
Masaryk
nella
storia
del
mondo
.
Dunque
Kant
e
il
parlamento
!
Ma
quale
Kant
?
Quello
della
privatissima
vita
privata
del
signor
Philister
di
Königsberg
?
-
o
quell
'
altro
autore
rivoluzionario
di
scritti
sovversivi
,
che
parve
ad
Heine
un
altro
degli
eroi
della
grande
rivoluzione
?
E
quale
parlamento
di
ordinaria
e
consuetudinaria
fattura
è
chiamato
a
trasformare
la
storia
?
Diremo
allora
Kant
e
la
Convenzione
:
-
ma
questa
succedette
alla
rivoluzione
,
cioè
allo
sgretolamento
di
tutto
un
sistema
sociale
,
alla
rovina
di
tutto
un
ordinamento
politico
,
allo
scatenamento
di
tutte
le
passioni
di
classe
...
e
basta
.
Il
signor
Masaryk
,
come
professionista
di
sociologia
accademica
,
ha
il
diritto
di
ignorare
quella
storia
viva
,
agitata
,
impulsiva
,
passionata
che
piace
a
quegli
altri
mortali
,
i
quali
hanno
il
senso
simpatetico
della
realtà
umana
;
e
può
perciò
comodamente
adagiarsi
nella
persuasione
che
il
periodo
delle
rivoluzioni
è
oramai
sorpassato
per
sempre
,
e
che
siamo
definitivamente
entrati
in
quello
delle
lente
evoluzioni
,
anzi
nell
'
idillio
della
quieta
e
rassegnata
ragione
.
E
torniamo
pure
al
suo
casellario
.
La
scorsa
su
la
dottrina
dello
stato
e
del
diritto
(
pp
.
387-426
)
è
rivolta
principalmente
a
combattere
la
veduta
secondo
la
quale
quello
e
questo
sono
come
delle
formazioni
secondarie
e
derivate
per
rispetto
alla
società
in
genere
.
Lo
stato
esiste
dalle
origini
della
evoluzione
,
ed
esisterà
sempre
per
ragioni
che
l
'
intelletto
e
la
morale
approvano
(
p
.
405
)
;
e
poi
l
'
uomo
"
per
naturale
disposizione
sua
non
solo
comanda
volentieri
,
ma
si
lascia
anche
comandare
,
e
volentieri
obbedisce
"
.
Le
disuguaglianze
naturali
legittimano
la
gerarchia
(
p
.
406
)
.
E
sta
bene
!
Ma
dato
ciò
,
perché
affannarsi
poi
a
dimostrare
,
che
il
diritto
non
è
derivabile
dalle
condizioni
economiche
;
a
che
pro
spendere
del
tempo
a
combattere
le
dottrine
egalitarie
dell
'
Engels
,
e
perché
appellarsi
alla
solenne
autorità
del
Bernstein
(
p
.
409
)
,
che
avrebbe
rimesso
in
onore
lo
stato
(
figurarsi
,
proprio
in
un
articolo
della
"
Nene
Zeit
"
!
)
,
come
quella
tal
cosa
che
i
socialisti
non
voglion
più
abolire
,
ma
soltanto
e
semplicemente
riformare
?
Ma
gli
è
tanto
facile
di
trovarsi
d
accordo
col
volgare
senso
comune
,
il
quale
non
si
rifiuta
di
ammettere
,
precisamente
come
fa
il
nostro
signor
Masaryk
,
che
vi
sono
disuguaglianze
giuste
e
di
quelle
ingiuste
(
sic
!
)
.
Magari
ci
desse
lui
la
misura
giusta
!
Passo
sopra
al
capitolo
intitolato
nazionalità
ed
internazionalità
(
pp
.
426-65
)
-
dove
l
'A.,
oltre
a
mostrarsi
indignato
per
la
slavofobia
di
Marx
,
fa
delle
utili
osservazioni
su
quegl
'
impedimenti
all
'
internazionalismo
,
i
quali
nascono
spontanei
dallo
spirito
nazionale
-
per
fermarmi
un
poco
su
gl
'
insigni
paradossi
che
pronuncia
a
proposito
della
religione
(
pp
.
455-81
)
.
Qui
ci
si
rivela
qual
vero
decadente
.
Cattolicesimo
e
protestantesimo
sono
ancora
fatti
arcivivi
,
e
decisivi
inoltre
sulle
sorti
del
mondo
!
Anzi
noi
tutti
siamo
,
o
l
'
una
cosa
,
o
l
'
altra
.
Anzi
tutta
la
filosofia
moderna
è
protestante
,
e
non
c
'
è
filosofia
cattolica
se
non
per
nefas
(
e
il
vostro
Comte
?
)
.
In
Marx
c
'
è
un
elemento
cattolico
,
non
solo
per
aver
egli
adottato
il
socialismo
francese
,
il
quale
è
cattolico
e
repugna
alla
coscienza
protestante
,
ma
perché
fu
autoritario
,
nemico
della
individualità
,
internazionalista
e
seguace
dell
'
obiettivismo
assoluto
(
p
.
476
)
.
Come
la
Rivoluzione
Francese
fu
in
gran
parte
un
movimento
religioso
,
così
un
che
di
religioso
è
implicito
a
tutto
il
socialismo
contemporaneo
.
Qua
e
là
s
'
accenna
all
'
idea
,
che
protestantesimo
e
cattolicesimo
in
un
certo
modo
reciprocamente
si
completino
;
-
e
può
darsi
che
l
'
A
.
pensi
che
si
prepari
ora
nel
socialismo
la
religione
dell
'
avvenire
,
attesoché
"
la
fede
sia
il
più
alto
obiettivismo
dell
'
uomo
normale
,
e
perciò
ipso
facto
sociale
;
-
ma
l
'
obiettivismo
di
Marx
è
troppo
bilioso
"
(
p
.
480
)
.
Se
la
religione
è
perenne
,
se
lo
stato
è
immortale
,
se
il
diritto
è
naturale
,
figurarsi
poi
se
l
'
etica
(
pp
.
482-500
)
non
debba
essere
supereterna
.
L
'
A
.
rivendica
alla
coscienza
morale
il
carattere
del
dato
indiscutibile
ed
immediato
.
Non
mi
soffermo
a
dichiarare
come
qualmente
non
occorra
di
essere
né
materialisti
della
storia
,
né
materialisti
semplici
,
per
relegare
tra
le
fiabe
cotesta
opinione
infantile
;
e
faccio
perciò
grazia
all
'
A
.
delle
citazioni
degli
articoli
di
riviste
,
nei
quali
i
Bernstein
,
gli
Schmidt
e
simili
socialisti
avrebbero
rivendicate
le
ragioni
dell
'
etica
contro
l
'
amoralismo
di
Marx
(
p
497
)
.
Taccio
del
socialismo
per
rispetto
all
'
arte
(
pp
.
500-8
)
.
Per
tutte
coteste
ragioni
,
leggendo
ciò
che
l
'
A
.
scrive
nella
quinta
sezione
(
pp
.
520-85
)
intorno
alla
politica
pratica
del
socialismo
,
trattandone
in
due
capi
,
intitolati
l
'
uno
rivoluzione
e
riforma
,
e
l
'
altro
marxismo
e
parlamentarismo
,
ci
si
trova
in
presenza
di
un
artefatto
dottrinale
della
più
bella
specie
verbalistica
.
Che
il
socialismo
siasi
venuto
sviluppando
,
in
questi
ultimi
cinquanta
anni
,
dalla
setta
al
partito
,
è
cosa
abbastanza
nota
.
Che
il
comunismo
imperativo
e
categorico
di
una
volta
,
sia
divenuto
la
democrazia
sociale
,
gli
è
altrettanto
risaputo
.
Che
i
partiti
socialistici
spieghino
presentemente
un
'
azione
pratica
varia
e
circostanziata
,
come
gli
è
un
fatto
storico
,
gli
è
anche
da
parte
loro
come
un
fare
la
storia
.
Che
in
tutte
coteste
cose
si
commettano
degli
errori
,
e
ci
siano
delle
pratiche
incertezze
,
gli
è
un
fatto
umanamente
inevitabile
:
ma
gli
è
anche
vero
,
che
,
per
intenderle
coteste
cose
,
bisogna
pur
viverci
dentro
,
e
con
occhio
e
con
senso
da
storico
osserva
tore
.
E
che
fa
il
signor
Masaryk
?
Ma
lui
non
vede
che
categoremi
;
-
ed
ecco
come
il
passaggio
è
tutto
dal
rivoluzionarismo
sistematico
alla
negazione
della
possibilità
di
qualsiasi
rivoluzione
,
dal
romanticismo
all
'
esperienza
,
dall
'
aristocrazia
rivoluzionaria
all
'
etica
democratica
,
dall
'
imperativo
categorico
all
'
empirismo
,
dall
'
obiettivismo
puro
all
'
autocriticità
,
dal
Titanismo
al
non
so
che
cosa
,
ma
si
sa
solo
che
"
Faust
-
Marx
diventa
elettore
(
p
.
562
)
.
Fortunati
voi
elettori
socialistici
che
completate
Goethe
!
-
E
poi
ecco
qui
uno
specioso
metodo
:
assumere
la
persona
di
Marx
(
del
quale
non
so
perché
l
'
A
.
dica
d
'
ignorare
la
biografia
!
p
.
517
)
come
indefinitamente
prolungata
attraverso
tutti
gli
atti
e
tutte
le
manifestazioni
dei
partiti
e
della
stampa
socialistica
,
e
metter
poi
a
carico
del
marxismo
del
signor
Carlo
Marx
,
come
fossero
i
ravvedimenti
e
pentimenti
suoi
proprii
,
le
parole
e
gli
atti
di
tutti
gli
altri
.
Ma
pare
che
la
Nemesi
sia
giunta
-
perché
quel
benedetto
Marx
volle
essere
troppo
diverse
cose
ad
un
tempo
stesso
,
e
cioè
filosofo
tedesco
e
rivoluzionario
latino
,
protestante
e
cattolico
,
-
e
la
vendetta
del
protestantesimo
è
poi
venuta
(
p
.
566
)
,
cosicché
gli
è
qui
il
definitivo
motto
della
crisi
,
gli
è
qui
il
senso
schietto
del
nuovo
9
Termidoro
di
Massimiliano
Carlo
Robespierre
Marx
.
Non
varrebbe
la
pena
di
seguire
l
'
A
.
là
dove
va
racimolando
in
tutta
la
stampa
socialistica
,
e
negli
atti
dei
partiti
,
le
prove
della
dissoluzione
del
marxismo
per
opera
dei
marxisti
,
che
sarebbero
come
un
Marx
prolungato
.
La
tesi
è
che
il
socialismo
diventa
costituzionale
.
Per
la
tesi
tutto
è
buono
,
anche
l
'
invocare
la
testimonianza
di
E
.
Ferri
,
il
quale
avrebbe
detto
,
non
so
veramente
dove
,
che
la
repubblica
è
un
privato
interesse
dei
partiti
borghesi
.
Dunque
niente
repubblica
!
E
la
speranza
dell
'
A
.
è
questa
,
"
che
,
perdendo
il
socialismo
i
caratteri
acuti
dell
'
ateismo
,
del
materialismo
e
del
rivoluzionarismo
,
si
venga
in
fin
delle
fini
ad
un
verace
democratismo
,
il
quale
acquisti
le
proporzioni
di
una
universale
concezione
della
vita
e
del
mondo
.
La
politica
di
così
fatto
democratismo
sarebbe
la
vera
politica
della
vita
e
del
mondo
,
una
politica
sub
specie
aeternitatis
"
(
p
.
585
)
.
Ed
io
,
per
parte
mia
,
confesso
di
non
capirci
nulla
.
Ho
seguito
,
con
insolita
premura
e
pazienza
-
stante
che
il
genere
delle
mie
occupazioni
mi
tolga
il
modo
di
leggere
un
solo
libro
tutto
d
'
un
fiato
-
le
600
pagine
del
signor
Masaryk
.
Ne
ebbi
una
viva
curiosità
al
primo
annunzio
.
S
'
era
tanto
parlato
e
sparlato
di
crisi
del
marxismo
da
così
gran
numero
di
persone
di
media
ed
infima
,
e
,
quasi
sempre
,
incongrua
coltura
,
che
mi
parve
ci
dovesse
esser
molto
da
apprendere
dall
'
opus
magnum
dell
'
autore
della
nuova
parola
d
'
ordine
della
scienza
sociale
.
La
delusione
che
n
'
ho
provata
resulta
da
ciò
che
son
venuto
fin
qui
notando
.
Certo
che
il
signor
Masaryk
non
ha
niente
che
vedere
con
le
varie
specie
di
professionale
ignoranza
e
di
audace
gherminelleria
,
le
quali
han
fatto
fiorire
,
in
poco
d
'
ora
,
tanti
critici
definitivi
del
socialismo
in
questo
nostro
felice
paese
,
ove
vegetano
tante
sorti
di
anarchismo
morale
ed
intellettuale
.
Non
c
'
è
di
comune
tra
l
'
autore
di
cui
mi
occupo
e
cotesta
così
detta
crisi
del
marxismo
in
Italia
,
niente
altro
dall
'
etichetta
in
fuori
,
e
cotesta
etichetta
è
giunta
da
noi
certamente
per
via
della
stampa
francese
.
L
'
onesto
e
modesto
intento
del
Masaryk
fu
soltanto
quello
di
recitare
l
'
elogio
funebre
del
marxismo
,
proprio
in
nome
di
un
'
altra
filosofia
.
La
materia
da
criticare
l
'
ha
raccolta
in
note
di
paziente
e
minuta
elaborazione
;
e
in
nome
di
che
e
a
quale
intento
la
critica
sia
stata
poi
da
lui
condotta
,
apparisce
chiaro
da
tutto
il
contesto
,
e
perfino
dal
tono
dimesso
ed
equanime
.
La
questione
sociale
è
un
dato
-
il
socialismo
è
anch
'
esso
un
dato
-
socialismo
e
marxismo
oramai
fanno
uno
(
l
'
autore
ripete
ciò
più
volte
,
e
mi
pare
che
sbagli
di
grosso
)
,
ma
la
questione
sociale
deve
avere
soluzioni
diverse
da
quelle
aspettate
dal
socialismo
-
marxismo
;
dunque
ritocchiamo
,
rifacciamo
,
sconvolgiamo
la
Weltanschauung
,
che
sta
a
base
del
marxismo
,
e
giacché
gli
stessi
marxisti
,
o
quasi
,
ne
ridiscutono
,
entriamo
da
arbitri
nella
crisi
.
Ciò
che
il
Masaryk
,
proprio
lui
,
veramente
voglia
in
pratica
,
lo
sapremo
forse
meglio
un
'
altra
volta
;
ed
io
confesso
,
che
,
per
parte
mia
,
non
mi
struggo
dal
desiderio
di
saperlo
.
Ma
questa
lettura
mi
ha
fatto
ripensare
a
tutto
un
secolo
di
storia
delle
idee
.
Il
positivismo
,
dalle
sue
origini
è
stato
sempre
alle
calcagna
e
socialismo
.
Ideologicamente
le
due
cose
nacquero
,
quasi
a
un
tempo
,
nella
mente
indistintamente
geniale
di
Saint
-
Simon
.
Furono
come
il
complemento
,
per
antitesi
,
dei
principi
della
Rivoluzione
.
La
opposizione
fra
i
due
termini
si
venne
svolgendo
nella
variopinta
discendenza
saint
-
simoniana
;
e
a
un
certo
punto
il
Comte
divenne
il
rappresentante
della
reazione
(
aristocratica
,
direbbe
il
Masaryk
)
,
che
dispensa
agli
uomini
,
nel
quadro
fisso
del
sistema
,
il
posto
e
la
destinazione
,
in
nome
della
scienza
classificativa
ed
onnisciente
.
A
misura
che
il
socialismo
è
diventato
la
coscienza
della
lotta
di
classe
per
entro
all
'
orbita
della
produzione
capitalistica
,
e
a
misura
che
la
sociologia
,
più
volte
mal
tentata
,
s
'
è
venuta
consolidando
nel
materialismo
storico
,
il
positivismo
,
da
erede
infedele
dello
spirito
rivoluzionario
s
'
è
chiuso
nell
'
orgoglio
della
sovraeminente
classificazione
delle
scienze
,
che
disprezza
il
concetto
materialistico
della
scienza
stessa
,
come
di
cosa
mutabilmente
consona
al
variare
delle
condizioni
pratiche
,
ossia
del
lavoro
.
Masaryk
è
un
uomo
troppo
modesto
per
rimettere
in
iscena
il
papato
scientifico
del
Comte
,
ma
è
abbastanza
professore
per
credere
ancora
alla
Weltanschauung
,
come
a
un
qualcosa
di
sovrastante
alla
questione
sociale
degli
umili
lavoratori
.
Giratela
e
voltatela
quanto
e
come
volete
,
c
'
è
nel
professore
un
che
sempre
del
prete
,
che
crea
l
'
iddio
che
poi
adora
,
sia
esso
il
feticcio
,
o
l
'
ostia
consacrata
.
E
ora
possiamo
dire
d
'
aver
capito
.
Avrei
la
tentazione
di
citare
qui
alcuni
luoghi
dei
miei
scritti
,
dai
quali
resulterebbe
chiaro
in
che
stia
il
divario
tra
la
critica
e
la
crisi
.
Ma
al
punto
dove
son
giunto
mi
pare
che
basti
.
Come
la
politica
non
può
essere
se
non
la
interpretazione
pratica
e
fattiva
di
un
dato
momento
storico
,
oggi
appunto
il
socialismo
ha
innanzi
a
sé
-
parlo
così
per
le
generali
,
e
senza
tener
conto
delle
differenze
che
corrono
fra
i
diversi
paesi
-
questo
problema
veramente
intricato
e
difficile
:
che
esso
,
cioè
,
mentre
deve
rifuggire
dal
perdersi
nei
vani
tentativi
di
una
romantica
riproduzione
del
rivoluzionarismo
tradizionale
(
ossia
,
direbbe
Masaryk
,
deve
rifuggire
dalla
ideologia
!
)
,
deve
anche
guardarsi
nello
stesso
tempo
da
quei
modi
di
adattamento
e
di
acquiescenza
,
che
,
per
le
vie
delle
transazioni
,
lo
farebbero
come
sparire
nell
'
elastico
meccanismo
del
mondo
borghese
.
Gli
è
il
desiderio
,
la
aspettazione
,
la
speranza
di
tale
acquiescenza
da
parte
del
socialismo
,
che
hanno
indotto
di
recente
tanti
e
tanti
portavoce
dell
'
ordine
sociale
presente
a
dare
una
straordinaria
importanza
alle
ovvie
polemiche
letterarie
del
partito
,
e
cosi
gran
peso
al
modesto
libro
del
Bernstcin
,
che
fu
elevato
di
botto
agli
onori
di
un
sintomo
storico
.
In
questo
fatto
è
la
caratteristica
e
la
condanna
,
ad
un
tempo
,
così
di
quel
libro
,
come
di
tante
altre
manifestazioni
affini
:
ma
il
signor
Masaryk
in
tutto
ciò
non
c
entra
nulla
.
Il
Masaryk
,
da
professore
in
esercizio
,
ha
fatto
della
filologia
attraverso
alla
carta
stampata
.
Saggistica ,
I
.
Roma
,
20
aprile
'97
Caro
signor
Sorel
,
da
un
pezzo
vo
pensando
d
'
intrattenermi
con
voi
in
una
specie
di
conversazione
per
iscritto
.
Sarà
questo
il
modo
migliore
,
e
il
più
acconcio
,
onde
io
v
'
attesti
la
mia
gratitudine
per
la
Prefazione
,
della
quale
mi
avete
onorato
.
Va
da
sé
,
che
,
così
dicendo
,
io
non
mi
fermo
con
la
mente
a
ricordare
soltanto
le
parole
cortesi
,
delle
quali
mi
siete
stato
prodigo
con
tanta
profusione
.
A
quelle
parole
io
non
potevo
non
risponder
subito
,
e
sdebitarmene
nella
forma
della
lettera
privata
.
Né
ora
sarebbe
più
il
caso
,
che
io
mi
andassi
diffondendo
con
voi
in
complimenti
;
proprio
in
lettere
,
le
quali
,
o
a
voi
,
o
a
me
,
potrà
parere
più
in
là
opportuno
di
pubblicare
.
Che
varrebbe
,
del
resto
,
che
io
venissi
ora
a
far
proteste
di
modestia
,
schermendomi
dalle
vostre
lodi
?
Voi
mi
avete
oramai
costretto
a
rinunciare
a
tali
sforzi
.
Che
i
miei
due
saggi
,
appena
rudimentali
,
di
materialismo
storico
corrano
in
Francia
nella
forma
di
un
quasi
libro
,
ciò
è
tutto
merito
vostro
;
per
averli
voi
rnessi
e
prcsentati
al
pubblico
in
tale
assisa
.
Non
fu
mai
nelle
inclinazioni
mie
di
faire
le
livre
,
secondo
il
senso
che
voi
francesi
,
ammiratori
e
seguaci
sempre
della
classicità
letteraria
,
date
a
cotesta
espressione
.
Sono
io
,
anzi
,
di
quelli
i
quali
vedono
in
cotesto
continuarsi
del
culto
per
la
forma
classica
una
specie
d
'
impaccio
-
come
sarebbe
di
un
abito
che
mal
s
'
attagli
alla
persona
-
alla
espressione
propria
,
adeguata
e
conveniente
dei
resultati
del
pensiero
rigorosamente
scientifico
.
Passando
,
dunque
,
sopra
a
tutti
i
complimenti
,
intendo
di
rifarmi
su
le
cose
che
voi
dite
in
quella
Prefazione
;
e
di
tornarci
su
per
discuterne
liberamente
,
senza
star
proprio
ad
aver
lì
innanzi
alla
mente
il
disegno
o
il
prospetto
di
una
meditata
monografia
.
Scelgo
la
forma
delle
lettere
,
perché
solo
in
queste
un
procedere
interrotto
,
spezzato
e
a
volte
saltuario
,
che
ritragga
quasi
quasi
la
conversazione
,
non
par
cosa
impropria
ed
incongrua
.
Non
me
la
sentirei
,
in
verità
,
di
scrivere
tante
dissertazioni
,
memorie
od
articoli
,
quanti
ne
occorrerebbe
per
rispondere
alle
molte
domande
che
voi
movete
,
alle
molte
questioni
che
voi
ponete
a
voi
stesso
,
in
così
breve
giro
di
pagine
,
come
chi
dubitando
e
dubbiosamente
pensi
.
Scrivendo
,
direi
quasi
,
come
vien
viene
,
non
intendo
però
di
sottrarmi
alle
responsabilità
di
ciò
che
mi
verrà
di
dire
,
e
andrò
dicendo
;
ma
voglio
come
prosciogliermi
dai
doveri
di
prosa
serrata
e
legata
,
che
son
proprii
del
discorrere
e
del
dissertare
a
tesi
.
Oramai
non
c
'
è
dottorucolo
al
mondo
,
il
quale
,
per
minuscolo
che
ei
si
sia
,
non
creda
di
monumentarsi
innanzi
ai
presenti
e
innanzi
ai
posteri
,
ove
riesca
a
consacrare
in
pesante
opuscolo
,
o
in
dotta
ed
involuta
disquisizione
,
uno
di
quei
tanti
pensieri
o
di
quelle
tante
osservazioni
,
che
nella
viva
conversazione
,
o
nell
'
insegnamento
che
sia
retto
da
indubbia
virtuosità
didattica
,
tornan
sempre
di
più
intuitiva
efficacia
,
per
la
naturale
dialettica
,
che
è
propria
di
chi
sia
in
atto
di
cercare
da
sé
,
o
d
'
insinuare
per
la
prima
volta
negli
altri
,
la
verità
.
Ma
già
,
si
sa
:
-
in
questa
fin
di
secolo
,
tutta
business
,
tutta
faccende
,
tutta
affari
e
tutta
merci
,
il
pensiero
non
si
presta
a
circolar
per
il
mondo
,
se
non
fissato
e
fermato
anch
'
esso
nella
riverita
forma
di
merce
,
cui
faccia
compagnia
la
fattura
del
libraio
,
e
giri
attorno
,
da
agile
messaggera
di
sincerissime
lodi
,
la
onesta
réclame
editoriale
.
Forse
nella
società
dell
'
avvenire
,
in
quella
nella
quale
noi
c
'
infuturiamo
con
le
nostre
speranze
,
e
assai
più
con
certe
illusioni
,
che
non
sempre
son
frutto
di
una
ben
plasmata
fantasia
,
cresceranno
a
dismisura
,
da
parer
legione
,
gli
uomini
atti
a
discorrere
con
la
divina
gioia
della
ricerca
e
con
l
'
eroico
coraggio
della
verità
,
che
ora
ammiriamo
in
Platone
,
in
Bruno
,
in
Galilei
,
e
si
moltiplicheranno
in
infiniti
esemplari
i
Diderot
capaci
di
scrivere
le
profonde
capestrerie
di
Jacques
le
fataliste
,
che
per
ora
abbiamo
la
debolezza
di
credere
insuperate
.
Nella
società
dell
'
avvenire
,
nella
quale
l
'
ozio
,
ragionevolmente
cresciuto
per
tutti
,
darà
a
tutti
,
con
le
condizioni
della
libertà
,
i
mezzi
per
civilizzarsi
,
le
droit
à
la
paresse
-
la
felicissima
trovata
del
nostro
Lafargue
-
farà
spuntare
ad
ogni
angolo
di
strada
dei
perditempo
di
genio
,
che
,
come
il
nostro
maestro
Socrate
,
saranno
operosissimi
di
operosità
non
messa
a
mercede
.
Ma
ora
...
in
questo
mondo
,
nel
quale
solo
i
matti
da
manicomio
hanno
le
traveggole
del
prossimo
millennio
,
molti
sfaccendati
sfruttano
,
come
per
proprio
diritto
e
professione
,
la
pubblica
stima
coi
loro
ozii
letterarii
...
e
lo
stesso
socialismo
non
può
a
meno
di
accogliere
nel
suo
seno
una
discreta
frotta
,
non
che
di
sfaccendati
,
di
faccendoni
e
di
faccendieri
.
E
così
,
quasi
celiando
,
mi
avvicino
all
'
argomento
.
Voi
lamentate
la
poca
diffusione
che
ha
avuto
fino
ad
ora
in
Francia
la
dottrina
del
materialismo
storico
.
Anzi
lamentate
,
che
a
tale
diffusione
mettano
ostacolo
e
oppongano
resistenza
i
pregiudizii
derivanti
dalla
boria
nazionale
,
le
pretese
letterarie
di
alcuni
,
l
'
albagia
filosofica
di
altri
,
la
maledetta
voglia
del
parere
senza
essere
,
e
da
ultimo
,
poi
,
lo
scarso
avviamento
intellettuale
,
e
i
molti
difetti
che
si
riscontrano
anche
in
certi
socialisti
.
Ma
tutte
coteste
cose
non
sono
da
considerare
come
dei
meri
accidenti
!
Vanità
,
orgoglio
,
desiderio
di
parere
senz
'
essere
,
iomania
,
megalomania
,
voglia
e
smania
di
prevalere
,
tutte
queste
ed
altre
passioni
e
virtù
dell
uomo
civile
non
son
certo
le
bagattelle
della
vita
,
anzi
assai
più
spesso
possono
parere
come
la
sostanza
e
il
nerbo
di
questa
.
Si
sa
che
la
chiesa
non
è
riuscita
,
il
più
delle
volte
,
a
suggestionare
gli
animi
cristiani
ad
umiltà
,
se
non
facendo
di
questa
nuovo
titolo
a
novello
e
rincalzato
orgoglio
.
E
via
...
cotesto
materialismo
storico
esige
,
da
chi
voglia
consapevolmente
e
schiettamente
professarlo
,
una
certa
curiosa
maniera
di
umiltà
:
che
,
cioè
dire
,
nell
'
atto
che
ci
sentiamo
legati
al
corso
delle
cose
umane
,
e
di
questo
studiamo
le
complicate
linee
e
le
tortuose
pieghe
,
ci
tocchi
pur
di
essere
insiememente
e
medesimamente
,
non
già
rassegnati
ed
acquiescenti
,
ma
anzi
operosi
di
conscia
e
ragionevole
opera
.
Ma
...
venire
al
punto
da
confessare
a
noi
stessi
,
che
il
nostro
proprio
io
individuo
,
al
quale
ci
sentiamo
così
strettamente
legati
da
un
ovvia
e
casalinga
consuetudine
,
senza
esser
proprio
una
mera
evanescenza
,
un
nonnulla
,
come
parve
agl
'
invasati
teosofi
,
per
grande
che
esso
si
sia
,
o
ci
paia
,
è
assai
piccola
cosa
nel
complicato
ingranaggio
dei
meccanismi
sociali
:
-
ma
doversi
adattare
alla
persuasione
,
che
i
propositi
o
i
conati
subiettivi
di
ciascun
di
noi
dànno
quasi
sempre
di
cozzo
nelle
resistenze
dell
'
intricato
intreccio
della
vita
,
cosicché
,
o
non
lascian
traccia
di
sé
,
o
ne
lasciano
una
affatto
difforme
dal
primitivo
intento
,
perché
alterata
e
trasformata
dalle
condizioni
concomitanti
:
-
ma
dover
convenire
di
questo
enunciato
,
che
noi
siamo
come
vissuti
dalla
storia
,
e
che
il
nostro
contributo
personale
a
questa
,
per
quanto
indispensabile
,
è
sempre
un
dato
minuscolo
nell
'
incrocio
delle
forze
,
che
si
combinano
,
completano
ed
elidono
a
vicenda
:
-
ma
tutte
queste
vedute
sono
una
vera
e
propria
seccatura
,
per
tutti
quelli
che
han
bisogno
di
confinare
l
'
universo
intero
nei
termini
della
loro
individua
visuale
!
Dunque
si
serbi
alla
storia
il
privilegio
degli
eroi
,
perché
ai
nani
non
sia
tolta
la
fiducia
di
potersi
mettere
a
cavallo
delle
proprie
spalle
per
farsi
vedere
;
anche
quando
essi
,
secondo
il
detto
di
Jean
Paul
,
non
sian
degni
di
arrivare
all
'
altezza
delle
proprie
ginocchia
!
E
,
di
fatti
,
non
si
va
a
scuola
da
secoli
,
per
sentirsi
a
dire
,
che
Giulio
Cesare
fondò
l
'
impero
,
e
Carlo
Magno
lo
rifece
;
che
Socrate
quasi
quasi
inventò
la
logica
;
e
Dante
,
cosi
a
un
di
presso
,
creò
la
letteratura
italiana
?
Gli
è
da
assai
poco
tempo
,
che
alla
immaginazione
mitologica
degli
autori
della
storia
s
'
è
andata
sostituendo
,
e
fino
ad
ora
in
modi
non
sempre
precisi
,
la
nozione
prosaica
del
processo
storico
-
sociale
.
La
Rivoluzione
Francese
non
l
'
han
voluta
e
fatta
,
secondo
le
varie
versioni
della
inventiva
letteraria
,
i
varii
santi
della
leggenda
liberalesca
;
e
santi
di
destra
,
e
santi
di
sinistra
,
santi
girondini
e
santi
giacobini
?
Tanto
è
,
che
il
signor
Taine
-
del
quale
non
ho
mai
capito
come
,
con
la
poca
rassegnazione
che
mostra
alla
cruda
necessità
dei
fatti
,
si
dica
che
ei
fosse
un
positivista
-
ha
potuto
spendere
una
parte
non
piccola
del
suo
poderoso
ingegno
a
dimostrate
,
come
chi
scrivesse
l
'
errata
-
corrige
della
storia
,
che
tutta
quella
bagarre
potea
anche
non
accadere
.
Per
buona
fortuna
loro
,
la
più
parte
di
cotesti
vostri
santi
paesani
si
onorarono
e
si
coronarono
a
vicenda
,
e
a
tempo
debito
,
del
dovuto
martirio
;
ond
'
è
che
le
regole
della
classicità
tragica
rimasero
per
essi
gloriosamente
intatte
:
-
se
no
,
chi
sa
quanti
imitatori
di
Saint
-
Just
(
uomo
sommo
per
davvero
)
non
sarebbero
finiti
fra
i
manutengoli
del
turpe
Fouché
,
e
quanti
complici
di
Danton
(
un
grande
uomo
di
stato
mancato
)
non
avrebbero
contesa
al
Cambacérès
la
cancelleresca
livrea
,
quando
altri
molti
non
si
fossero
contentati
di
disputare
all
'
avventuroso
Drouet
,
e
a
quel
bieco
commediante
del
Tallien
,
i
modesti
galloni
del
sottoprefetto
.
Insomma
,
affannarsi
ad
occupare
i
primi
posti
è
cosa
di
rito
e
di
prammatica
per
tutti
quelli
,
che
,
avendo
imparato
la
storia
di
vecchio
stile
,
s
'
accordano
ancora
con
quel
retore
di
Cicerone
nel
proclamarla
maestra
della
vita
.
E
a
ciò
fare
bisogna
moraliser
le
socialisme
.
La
morale
non
ha
forse
insegnato
per
secoli
,
che
bisogna
rendere
a
ciascuno
secondo
il
merito
suo
?
Un
tantino
di
paradiso
non
volete
serbarcelo
?
-
mi
pare
di
sentire
a
dire
;
-
e
se
anche
s
'
ha
da
rinunciare
al
paradiso
dei
credenti
e
dei
teologi
,
non
ci
si
ha
da
serbare
un
po
'
di
pagana
apoteosi
in
questo
mondo
?
Non
barattiamo
,
dunque
,
tutta
la
morale
degli
onesti
compensi
:
-
almeno
una
buona
poltrona
,
od
un
palco
di
prima
fila
,
nel
teatro
delle
vanità
!
Ed
ecco
perché
le
rivoluzioni
,
per
tante
altre
ragioni
necessarie
ed
inevitabili
,
anche
per
questo
rispetto
sono
utili
e
desiderabili
:
perché
,
a
guisa
di
grossa
scopa
,
spazzano
dal
terreno
i
primi
occupanti
,
o
per
lo
meno
rendono
l
'
aere
più
respirabile
,
come
accade
dei
temporali
per
cresciuto
ozono
.
Non
dite
voi
forse
,
e
assai
giustamente
,
che
tutta
la
questione
pratica
del
socialismo
(
e
per
pratica
intendete
,
senza
alcun
dubbio
,
quella
che
piglia
lume
dai
dati
intellettuali
di
una
coscienza
rischiarata
dal
sapere
teoretico
)
si
riduce
e
compendia
in
questi
tre
punti
:
a
)
il
proletariato
ha
esso
di
già
raggiunta
la
coscienza
chiara
della
sua
esistenza
come
classe
indivisibile
?
b
)
ha
esso
tanta
forza
da
poter
entrare
in
lotta
con
le
altre
classi
?
c
)
è
esso
in
grado
di
rovesciare
,
insieme
con
la
organizzazione
capitalistica
,
tutto
il
sistema
della
ideologia
tradizionale
?
E
sta
benissimo
!
Ora
il
proletariato
che
arrivi
a
conoscere
perspicuamente
ciò
che
esso
può
,
ossia
che
s
'
avvii
a
saper
volere
ciò
che
può
:
-
quel
proletariato
,
insomma
,
che
si
metta
in
carreggiata
per
riuscire
a
risolvere
(
qui
uso
il
gergo
un
po
'
sciatto
dei
pubblicisti
)
la
così
detta
questione
sociale
,
quel
proletariato
dovrà
proporsi
di
eliminare
,
fra
le
altre
forme
di
sfruttamento
del
prossimo
,
eziandio
questa
della
vanagloria
e
della
presunzione
,
e
della
singolare
concorrenza
che
c
'
è
tra
coloro
,
che
s
'
inscrivono
da
sé
sul
libro
d
'
oro
dei
benemeriti
della
umanità
.
Anche
quel
libro
va
messo
in
falò
,
con
tanti
altri
che
han
titolo
di
libri
del
debito
pubblico
.
Ma
per
ora
sarebbe
opera
vana
il
provarsi
a
fare
intendere
,
a
tanti
e
tanti
di
costoro
,
questo
principio
schietto
di
etica
comunistica
:
che
,
cioè
,
la
gratitudine
e
l
'
ammirazione
conviene
aspettarsele
come
doni
spontanei
dal
prossimo
nostro
;
-
né
molti
di
costoro
si
tratterrebbero
dal
mettere
le
mani
avanti
,
per
sentirsi
a
ripetere
,
in
nome
di
Baruch
Spinoza
,
che
la
virtù
è
premio
a
se
stessa
.
En
attendant
,
dunque
,
che
in
una
società
migliore
della
nostra
non
rimangano
altri
oggetti
all
'
ammirazione
degli
uomini
,
se
non
quelli
degnissimi
-
che
so
dire
?
-
,
per
es
.
,
le
linee
del
Partenone
,
i
quadri
di
Raffaello
,
i
versi
di
Dante
e
di
Goethe
,
e
quanto
di
utile
,
di
certo
,
di
definitivamente
acquisito
presenti
la
scienza
,
non
ci
è
dato
per
ora
d
'
impedire
a
quanti
abbiano
fiato
da
spendere
,
e
carta
stampata
da
mettere
in
circolazione
,
di
pavoneggiarsi
in
nome
di
tante
e
tante
belle
cose
-
umanità
,
giustizia
sociale
e
simili
-
e
anche
in
nome
del
socialismo
,
come
accade
specie
a
quelli
che
s
'
inscrivono
da
concorrenti
a
l
'
ordre
pour
le
mérite
e
alla
legion
d
onore
,
della
futura
,
ma
non
molto
prossima
,
rivoluzione
proletaria
.
Figurarsi
se
costoro
non
dovessero
subodorare
nel
materialismo
storico
la
satira
di
tutte
le
loro
vuote
arroganze
e
futili
ambizioni
,
e
non
avessero
da
avere
in
uggia
questa
nuova
specie
di
panteismo
,
dal
quale
,
con
licenza
parlando
,
è
sparito
-
appunto
perché
esso
è
ultraprosaico
-
perfino
il
riverito
nome
di
dio
.
Una
grave
circostanza
è
qui
da
aggiungere
.
In
tutte
le
parti
dell
'
Europa
civile
gl
'
ingegni
-
veri
o
falsi
che
si
siano
-
han
molti
e
molti
modi
di
occuparsi
nei
servizii
dello
stato
,
e
in
tutto
ciò
che
di
proficuo
e
di
onorifico
può
loro
offrire
la
borghesia
;
la
quale
,
per
dir
vero
,
non
è
tanto
prossima
a
tirar
le
cuoia
,
come
si
dànno
ad
intendere
alcuni
allegri
facitori
di
strampalate
profezie
.
Non
è
dunque
da
meravigliare
che
Engels
(
pag
.
IV
della
prefazione
al
III
vol
.
del
Capitale
-
notate
bene
-
in
data
del
4
ottobre
1894
)
scrivesse
così
:
Come
nel
secolo
XVI
,
così
nel
nostro
tempo
tanto
agitato
,
non
vi
ha
nel
campo
degl
'
interessi
pubblici
dei
puri
teorici
se
non
dal
lato
della
reazione
.
Queste
parole
,
per
quanto
chiare
altrettanto
gravi
,
basterebbero
da
sole
a
turar
la
bocca
a
quelli
che
vanno
sbraitando
,
esser
già
tutta
l
'
intelligenza
passata
dalla
parte
nostra
,
e
che
la
borghesia
abbassi
oramai
le
armi
.
Il
vero
è
precisamente
il
contrario
:
nelle
nostre
file
c
'
è
da
per
tutto
scarsezza
di
forze
intellettuali
,
per
quanto
gli
operai
genuini
,
per
ispiegabile
sospetto
,
spesso
strepitino
qua
e
là
contro
i
parleurs
e
lettrés
del
partito
.
Non
c
'
è
dunque
da
inarcar
le
ciglia
,
se
il
materialismo
storico
sia
così
poco
progredito
dalle
prime
e
generali
enunciazioni
.
E
volendo
pur
passar
sopra
a
quelli
che
ne
han
fatto
argomento
di
semplici
ripetizioni
o
di
travestimenti
,
che
qualche
volta
rasentano
il
burlesco
,
ci
tocca
di
confessare
,
che
nella
somma
di
tutto
ciò
che
se
n
'
è
scritto
di
serio
,
di
congruo
e
di
corretto
,
non
c
è
ancora
l
'
insieme
di
una
dottrina
uscita
già
dallo
stadio
della
prima
formazione
.
Non
è
chi
oserebbe
fra
noi
di
far
confronti
col
darwinismo
,
che
in
poco
men
di
quarant
'
anni
ha
avuto
tale
e
tanto
sviluppo
intensivo
ed
estensivo
,
che
oramai
,
per
la
copia
dei
materiali
,
per
la
molteplicità
dei
riattacchi
ad
altri
studii
,
per
le
varie
correzioni
metodiche
e
per
la
interminabile
critica
sortavi
dentro
e
dattorno
,
quella
dottrina
ha
giù
una
storia
gigantesca
.
Tutti
quelli
che
son
fuori
del
socialismo
ebbero
ed
hanno
interesse
a
combattere
,
a
svisare
o
per
lo
meno
ad
ignorare
questa
nuova
dottrina
;
e
ai
socialisti
,
e
per
le
ragioni
dette
e
per
altre
molte
,
non
è
stato
dato
di
spenderci
attorno
il
tempo
,
le
cure
e
gli
studii
che
occorrono
,
perché
un
indirizzo
mentale
acquisti
ampiezza
di
sviluppi
e
maturità
di
scuola
,
come
accade
delle
discipline
,
che
protette
,
o
per
lo
meno
non
combattute
dal
mondo
ufficiale
,
crescono
e
prosperano
per
la
cooperazione
assidua
di
molti
collaboratori
.
La
diagnosi
del
male
non
è
una
mezza
consolazione
?
Non
usano
forse
così
ora
con
gli
ammalati
i
medici
,
dacché
divennero
,
come
sono
difatti
al
presente
,
più
ispirati
nella
pratica
terapeutica
al
sentimento
scientifico
dei
problemi
della
vita
?
Al
postutto
,
dei
varii
effetti
che
il
materialismo
storico
può
produrre
,
alcuni
soltanto
si
prestano
a
raggiungere
un
grado
notevole
di
popolarità
.
Di
certo
,
con
l
'
aiuto
di
tale
nuova
orientazione
dottrinale
,
si
riuscirà
a
scrivere
dei
libri
di
storia
meno
inconcludenti
di
quelli
che
di
solito
scrivono
i
letterati
addestrati
a
cotesta
arte
coi
soli
mezzi
della
filologia
e
della
erudizione
.
E
,
passando
sopra
alla
consapevolezza
che
i
socialisti
d
'
azione
possono
ritrarre
dall
'
analisi
accurata
del
terreno
su
cui
lavorano
,
non
c
'
è
dubbio
che
il
materialismo
storico
,
o
per
diretto
o
per
indiretto
,
ha
già
esercitato
su
molte
menti
un
grande
influsso
,
e
ne
eserciterà
col
tempo
uno
ancor
maggiore
,
per
quanto
si
attiene
agli
studii
veri
e
proprii
di
storia
economica
,
e
a
quelli
di
interpretazione
prammatica
dei
moventi
e
delle
ragioni
intime
,
e
per
ciò
più
remote
,
di
una
determinata
politica
.
Ma
tutta
la
dottrina
nel
suo
intimo
,
o
nel
suo
insieme
,
tutta
la
dottrina
,
intendo
dire
,
insomma
,
come
filosofia
-
e
adopero
questa
parola
con
molta
apprensione
di
poter
esser
frainteso
,
ma
non
ne
saprei
trovare
di
altra
,
e
,
se
scrivessi
in
tedesco
,
direi
più
volentieri
Lebens
-
und
Weltanschauung
,
ossia
concezione
generale
della
vita
e
del
mondo
-
non
mi
pare
che
possa
entrare
tra
gli
articoli
della
coltura
popolare
.
Oltre
che
ad
apprendere
cotesta
filosofia
occorre
un
discreto
sforzo
di
menti
già
addestrate
alle
difficoltà
e
alla
combinatoria
del
pensiero
;
il
maneggiarla
,
poi
,
può
esporre
gl
'
ingegni
troppo
facili
e
troppo
correnti
alle
comode
conclusioni
a
spropositare
di
santa
ragione
;
e
noi
non
vorremmo
renderci
,
né
promotori
,
né
complici
di
tal
nuova
ciarlataneria
letteraria
.
II
.
Roma
,
24
aprile
97
Ed
ora
permettetemi
di
passare
alla
considerazione
di
certe
cose
prosaicamente
piccole
,
ma
che
,
come
assai
spesso
accade
delle
cose
piccole
nelle
faccende
grosse
del
mondo
,
hanno
assai
peso
nel
fatto
nostro
.
Gli
scritti
di
Marx
e
di
Engels
-
tanto
per
tornare
a
loro
,
che
sono
principalmente
in
causa
-
furon
essi
mai
letti
per
intero
da
nessuno
,
il
quale
si
trovasse
fuori
della
schiera
dei
prossimi
amici
ed
adepti
,
e
quindi
,
dei
seguaci
e
degl
'
interpreti
diretti
degli
autori
stessi
?
Furono
mai
quegli
scritti
fatti
tutti
oggetto
di
commento
e
di
illustrazione
,
da
gente
che
si
trovasse
fuori
del
campo
,
che
s
'
è
formato
intorno
alla
tradizione
della
deutsche
Socialdemokratie
;
nella
quale
impresa
di
lavoro
applicativo
ed
esplicativo
ha
per
anni
primeggiato
soprattutto
la
Neue
Zeit
,
magazzino
indispensabile
delle
dottrine
del
partito
?
Intorno
a
quegli
scritti
,
in
brevi
parole
,
non
si
è
formato
,
fuori
che
in
Germania
,
ed
anche
ivi
assai
parzialmente
,
e
qualche
volta
con
modi
non
pienamente
critici
,
ciò
che
i
neologisti
chiamano
ambiente
letterario
.
E
poi
la
rarità
di
molti
di
quegli
scritti
,
e
anzi
la
irreperibilità
di
alcuni
di
essi
!
C
'
è
molta
gente
al
mondo
,
che
abbia
la
pazienza
di
mettersi
per
degli
anni
,
come
toccò
a
me
,
alla
ricerca
di
un
esemplare
della
Misère
de
la
philosophie
,
che
fu
solo
assai
di
recente
ristampata
a
Parigi
,
o
di
quel
singolare
libro
che
è
la
Heilige
Familie
;
e
che
sia
disposta
a
durar
più
fatica
per
avere
a
disposizione
un
esemplare
della
Neue
Rheinische
Zeitung
,
di
quella
non
tocchi
,
in
condizioni
ordinarie
,
a
qualunque
filologo
o
storico
presentemente
per
leggere
e
studiare
tutti
i
documenti
dell
'
antico
Egitto
?
A
me
che
pure
ho
una
certa
pratica
alquanto
notevole
dei
libri
e
del
modo
di
ricercarli
,
non
è
toccata
mai
briga
più
fastidiosa
di
cotesta
.
Il
leggere
tutti
gli
scritti
dei
fondatori
del
socialismo
scientifico
è
parso
fino
ad
ora
come
un
privilegio
da
iniziati
!
(
)
.
Che
maraviglia
,
dunque
,
se
fuori
della
Germania
,
e
quindi
anche
in
Francia
,
e
anzi
in
Francia
segnatamente
,
molti
e
molti
scrittori
,
e
specie
fra
i
pubblicisti
,
abbiano
avuto
la
tentazione
di
ritrarre
,
o
da
critiche
di
avversarii
,
o
da
citazioni
incidentali
,
o
da
frettolose
illazioni
ricavate
da
brani
speciali
,
o
da
vaghi
ricordi
,
gli
elementi
per
foggiarsi
un
marxismo
di
loro
invenzione
e
maniera
?
Tanto
più
,
poi
,
che
,
col
sorgere
in
Francia
ed
in
Italia
di
partiti
socialistici
,
che
dal
più
al
meno
sono
in
voce
di
rappresentare
una
esplicazione
del
marxismo
,
il
che
pare
a
me
invero
designazione
inesatta
,
ai
letterati
d
'
ogni
maniera
si
offerse
la
comoda
opportunità
di
credere
o
di
far
credere
,
che
in
ogni
discorso
di
propagandista
o
di
deputato
,
in
ogni
enunciato
di
programma
,
in
ogni
articolo
di
giornale
,
in
ogni
atto
di
partito
,
ci
fosse
come
l
'
autentica
e
ortodossa
rivelazione
della
nuova
dottrina
,
esplicantesi
nella
nuova
chiesa
.
Alla
Camera
Francese
non
si
fu
due
anni
fa
quasi
quasi
sul
punto
di
discutere
della
dottrina
del
valore
di
Marx
...
come
se
fossimo
a
Bisanzio
?
E
che
dirvi
di
tanti
professori
italiani
,
che
han
citato
e
discusso
per
anni
libri
ed
opuscoli
,
che
notoriamente
non
eran
mai
giunti
in
questi
nostri
paraggi
;
e
specie
dappoi
che
il
signor
Giorgio
Adler
(
)
scrisse
quei
suoi
due
libri
alquanto
superficiali
quanto
inconcludenti
,
nei
quali
però
egli
offerse
ai
ricercatori
di
comoda
erudizione
e
ai
facitori
di
plagio
i
facili
tesori
della
bibliografia
e
delle
copiose
citazioni
:
perché
,
a
dir
vero
,
quel
signor
Adler
ha
molto
letto
come
ha
molto
peccato
.
Il
materialismo
storico
,
che
poi
in
un
certo
senso
è
tutto
il
marxismo
,
prima
che
entrasse
nell
'
ambiente
critico
letterario
degli
atti
a
svolgerlo
e
continuarlo
,
è
passato
qui
,
fra
noi
popoli
di
lingue
neolatine
,
attraverso
ad
una
infinità
di
equivoci
,
di
malintesi
,
di
alterazioni
grottesche
,
di
strani
travestimenti
e
di
gratuite
invenzioni
:
tutte
cose
coteste
,
che
nessuno
vorrà
mettere
a
carico
della
storia
del
socialismo
,
ma
che
,
in
tutti
i
modi
non
poteano
non
tornare
d
'
impaccio
ai
volenterosi
di
farsi
una
coltura
socialistica
,
specie
se
son
persone
che
escano
dalle
file
degli
studiosi
di
professione
.
Voi
sapete
la
fantastica
storiella
del
biondo
Marx
inauguratore
della
Internazionale
a
Napoli
nel
1867
,
che
fu
raccontata
dal
Croce
nel
Devenir
Social
.
Io
di
quelle
storielle
potrei
narrarvene
parecchie
.
Che
dirvi
dello
studente
corso
anni
fa
a
casa
mia
a
vedere
,
una
volta
almeno
de
visu
,
la
famigerata
Misère
de
la
philosophie
!
Rimase
sbalordito
:
dunque
-
diceva
-
è
un
libro
serio
di
economia
politica
?
E
oltre
che
serio
-
soggiunsi
io
-
di
dicitura
difficile
,
e
in
molti
punti
oscuro
.
Non
si
poteva
capacitare
.
Vi
aspettavate
-
gli
dissi
-
un
poema
su
gli
eroi
della
soffitta
,
o
un
romanzo
come
quello
del
giovane
povero
?
Per
fino
quel
bisbetico
titolo
di
Heilige
Familie
(
Sacra
Famiglia
)
ha
dato
ad
alcuni
occasione
di
stranamente
almanaccare
.
Singolare
ventura
di
quella
coterie
di
posthegeliani
-
tra
i
quali
,
del
resto
,
era
un
uomo
notevole
e
di
valore
,
Bruno
Bauer
-
che
le
sia
toccato
di
passare
ai
posteri
nel
curioso
persiflage
che
ne
fecero
i
due
giovani
scrittori
!
E
dire
che
quel
libro
-
che
alla
più
parte
dei
lettori
francesi
apparirebbe
duro
,
intricato
ed
incondito
-
non
è
veramente
notevole
,
se
non
perché
ci
mostra
come
Marx
ed
Engels
,
liberi
già
dallo
scolasticismo
hegeliano
,
si
andassero
districando
dall
'
umanitarismo
del
Feuerbach
,
e
,
mentre
s
'
avviavano
a
quella
che
fu
poi
la
dottrina
loro
,
fossero
ancora
in
certo
tal
quale
modo
intinti
di
quel
socialismo
vero
,
che
più
tardi
essi
stessi
volsero
in
satira
nel
Manifesto
.
Ma
a
canto
a
queste
storielle
,
tutte
da
ridere
,
qui
in
Italia
se
n
'
è
svolta
una
,
che
veramente
non
fa
ridere
:
e
intendo
dire
del
caso
Loria
.
Proprio
in
questi
ultimi
anni
,
nei
quali
,
tra
difficoltà
grandissime
,
s
'
è
andato
formando
da
noi
un
partito
socialistico
,
che
nei
programmi
e
negl
'
intenti
,
e
,
per
quanto
la
condizione
del
paese
lo
consente
,
alla
men
trista
anche
nelle
opere
,
risponde
alle
tendenze
del
socialismo
internazionale
,
proprio
in
questi
ultimi
anni
venne
in
capo
a
parecchi
,
o
studenti
,
o
quasi
ex
-
studenti
,
di
fare
del
signor
Loria
,
ora
l
'
autentico
autore
delle
dottrine
del
socialismo
scientifico
,
ora
l
'
inventore
della
interpretazione
economica
della
storia
,
ora
tante
e
tante
altre
cose
diverse
,
contrarie
e
contraddittorie
:
di
modo
che
il
Loria
,
a
sua
insaputa
e
senza
merito
o
colpa
sua
,
è
passato
a
un
tempo
stesso
ora
per
Marx
,
ora
per
anti
-
Marx
,
ora
per
vice
-
,
per
sopra
-
,
o
per
sotto
-
Marx
.
Anche
cotesto
equivoco
è
oramai
trapassato
:
e
sia
pace
alla
memoria
sua
.
Da
che
i
Problemi
Sociali
del
signor
Loria
furono
tradotti
in
francese
,
parrà
strano
a
molti
dei
vostri
compaesani
,
che
quello
scrittore
sia
potuto
passare
,
non
che
per
socialista
in
genere
,
la
quale
opinione
può
parere
in
fin
delle
fini
atto
o
segno
d
'
ingenuità
,
ma
anzi
per
un
continuatore
e
correttore
di
Marx
;
il
che
è
veramente
sproposito
da
far
rizzare
i
capelli
.
Dunque
,
per
tali
aneddoti
d
'
intuitiva
esemplarità
,
consolatevi
per
ciò
che
riguarda
la
Francia
;
perché
,
non
solo
è
vero
,
che
intra
Iliacos
muros
peccatur
et
extra
,
ma
perché
,
in
fin
delle
fini
,
nessuno
che
non
appartenga
alla
categoria
di
quei
folli
,
che
sono
i
genii
incompresi
,
può
non
convenire
di
questo
principio
:
che
non
si
arriva
mai
tardi
al
mondo
per
fare
il
dover
suo
.
E
anzi
qui
,
in
questo
caso
,
si
arriva
tanto
poco
tardi
,
che
,
come
Engels
mi
scriveva
poche
settimane
prima
di
morire
:
noi
siamo
al
primo
cominciamento
ancora
!
E
tanto
,
perché
in
questo
primo
cominciamento
sia
dato
agli
studiosi
di
occuparsi
della
dottrina
in
questione
con
piena
cognizion
di
causa
,
col
minimo
d
'
incomodo
e
col
preciso
possesso
delle
prime
fonti
,
pare
a
me
,
che
sarebbe
dovere
del
partito
tedesco
di
procurare
una
edizione
completa
e
critica
di
tutti
gli
scritti
di
Marx
e
di
Engels
;
una
edizione
,
voglio
dire
,
che
sia
corredata
,
caso
per
caso
,
di
prefazioni
dichiarative
,
di
indici
di
riferimento
,
di
note
e
di
rimandi
.
Sarebbe
già
un
'
opera
meritoria
il
togliere
agli
antiquarii
di
libri
il
modo
di
esercitare
una
indecente
speculazione
-
ne
so
io
qualcosa
-
su
le
rarissime
copie
degli
scritti
più
antichi
.
Agli
scritti
già
apparsi
in
forma
di
libri
o
di
opuscoli
converrebbe
aggiungere
gli
articoli
di
giornali
,
i
manifesti
,
le
circolari
,
i
programmi
,
e
tutte
quelle
lettere
,
che
,
per
essere
di
pubblico
e
di
generale
interesse
,
per
quanto
dirette
a
privati
,
hanno
importanza
politica
o
scientifica
(
)
.
A
tale
impresa
non
possono
mettersi
se
non
i
socialisti
di
lingua
tedesca
.
Non
già
che
Marx
ed
Engels
appartengano
alla
Germania
soltanto
,
nel
senso
patriottico
e
sciovinistico
,
che
ha
per
molti
la
parola
di
nazionalità
.
La
forma
dei
loro
cervelli
,
l
'
andamento
delle
loro
produzioni
,
l
'
assetto
logico
dei
loro
modi
di
vedere
,
il
loro
senso
scientifico
e
la
loro
filosofia
,
furono
il
portato
ed
il
resultato
della
coltura
tedesca
:
ma
la
sostanza
di
ciò
che
essi
han
pensato
ed
esposto
è
tutta
nelle
condizioni
sociali
,
che
s
'
eran
svolte
fino
agli
anni
più
che
maturi
di
loro
vita
per
la
massima
parte
fuori
della
Germania
e
segnatamente
in
quelle
della
grande
rivoluzione
economico
-
politica
,
che
dalla
seconda
metà
del
secolo
XVIII
ebbe
base
e
svolgimento
soprattutto
in
Inghilterra
ed
in
Francia
.
Essi
furono
,
per
ogni
rispetto
,
spiriti
internazionali
.
Ma
,
nulladimeno
,
solo
fra
i
socialisti
di
lingua
tedesca
si
trova
,
a
cominciare
dalla
Lega
dei
Comunisti
fino
al
programma
di
Erfurt
e
fino
agli
ultimi
articoli
del
cauto
,
e
ponderato
Kautsky
,
quella
continuità
e
persistenza
di
tradizione
,
e
quel
sussidio
di
costante
esperienza
che
occorrono
,
perché
l
'
edizione
critica
trovi
nelle
cose
stesse
e
nella
memoria
degli
uomini
i
dati
occorrenti
a
farla
piena
e
viva
.
Né
si
tratta
di
scegliere
.
Tutta
la
operosità
scientifica
e
politica
,
tutta
la
produzione
letteraria
,
sia
pur
essa
occasionale
,
dei
due
fondatori
del
socialismo
critico
,
deve
esser
messa
alla
portata
dei
lettori
.
Non
si
tratta
già
di
compilare
un
Corpus
juris
,
né
di
redigere
un
Testamentum
juxta
canonem
receptum
;
ma
di
mettere
insieme
una
elaborata
raccolta
di
scritti
,
perché
essi
parlino
direttamente
a
chiunque
abbia
voglia
di
leggerli
.
Solo
così
gli
studiosi
di
altri
paesi
potranno
avere
a
loro
disposizione
tutte
le
fonti
,
che
altrimenti
apprese
,
per
via
di
incerte
riproduzioni
o
di
vaghi
ricordi
,
han
dato
luogo
a
questo
strano
fenomeno
,
che
non
c
'
era
fino
a
poco
tempo
fa
quasi
scritto
alcun
di
lingua
non
tedesca
sul
marxismo
,
che
procedesse
da
una
critica
documentata
;
specie
se
tali
scritti
uscivano
dalla
penna
degli
scrittori
di
altri
partiti
rivoluzionarii
,
o
di
altre
scuole
socialistiche
.
Il
caso
tipico
è
quello
degli
scrittori
anarchisti
,
pei
quali
,
specie
in
Francia
ed
in
Italia
,
l
'
autore
del
marxismo
pare
il
più
delle
volte
non
sia
esistito
se
non
per
essere
lo
staffilatore
di
Proudhon
e
l
'
avversario
di
Bakunin
,
quando
non
divenga
il
semplice
caposcuola
di
quella
che
agli
occhi
loro
è
la
massima
delle
reità
,
ossia
il
rappresentante
tipico
del
socialismo
politico
,
e
quindi
-
o
infamia
!
-
anche
parlamentare
.
Tutti
cotesti
scritti
hanno
un
fondo
comune
;
e
questo
è
il
materialismo
storico
,
inteso
nel
triplice
aspetto
,
di
tendenza
filosofica
nella
veduta
generale
della
vita
e
del
mondo
,
di
critica
dell
'
economia
,
che
ha
modi
di
procedimento
riducibili
in
leggi
solo
perché
rappresenta
una
determinata
fase
storica
,
e
di
interpretazione
della
politica
,
e
soprattutto
di
quella
che
occorre
e
giova
alla
direzione
del
momento
operaio
verso
il
socialismo
.
Questi
tre
aspetti
,
che
qui
enumero
astrattamente
,
come
accade
sempre
per
comodo
di
analisi
,
faceano
uno
nella
mente
degli
autori
stessi
.
Perciò
quegli
scritti
,
che
,
tranne
il
caso
dell
'
Antidühring
di
Engels
e
del
primo
volume
del
Capitale
,
non
parranno
mai
ai
letterati
di
tradizione
classica
come
condotti
secondo
i
canoni
dell
'
arte
di
faire
le
livre
,
sono
in
verità
delle
monografie
,
e
nella
più
parte
dei
casi
dei
lavori
d
'
occasione
.
Ossia
,
sono
i
frammenti
di
una
scienza
e
di
una
politica
che
è
in
continuo
divenire
;
e
che
altri
-
e
non
dico
che
ciò
sia
l
'
affare
del
primo
venuto
-
deve
e
può
continuare
.
Per
intenderli
,
dunque
,
a
pieno
,
bisogna
ricollegarli
biograficamente
;
e
in
tale
biografia
è
come
la
traccia
e
l
'
orma
,
e
a
volte
l
'
indice
e
il
riflesso
della
genesi
del
socialismo
moderno
.
Chi
cotesta
genesi
non
è
in
grado
di
seguire
,
cercherà
in
quei
frammenti
ciò
che
non
c
'
è
,
e
non
ci
ha
da
essere
:
per
es
.
,
delle
risposte
a
tutti
i
quesiti
che
la
scienza
storica
e
la
scienza
sociale
possano
mai
offrire
nella
loro
vastità
e
varietà
empirica
,
o
una
soluzione
sommaria
dei
problemi
pratici
d
'
ogni
tempo
e
d
'
ogni
luogo
.
A
proposito
ora
,
per
es
.
,
della
questione
d
'
Oriente
,
nel
discutere
la
quale
alcuni
socialisti
offrono
lo
spettacolo
singolare
di
una
lotta
fra
l
'
idiotismo
e
l
'
avventataggine
,
si
sente
d
'
ogni
parte
fare
appello
al
marxismo
!
(
)
.
Difatti
i
dottrinarii
e
i
presuntuosi
d
'
ogni
genere
,
che
han
bisogno
degl
'
idoli
della
mente
,
i
facitori
di
sistemi
classici
buoni
per
l
'
eternità
,
i
compilatori
di
manuali
e
di
enciclopedie
,
cercheranno
per
torto
e
per
rovescio
nel
marxismo
ciò
che
esso
non
ha
mai
inteso
di
offrire
a
nessuno
.
Costoro
intendono
il
pensato
ed
il
saputo
come
cose
che
esistano
materiatamente
;
ma
non
intendono
il
pensare
ed
il
sapere
come
operosità
che
siano
in
fieri
.
Costoro
son
metafisici
,
secondo
il
senso
che
Engels
attribuisce
a
cotesta
parola
,
e
che
,
veramente
,
non
è
il
solo
che
quella
parola
abbia
o
possa
avere
:
secondo
il
senso
,
in
somma
,
che
Engels
le
attribuisce
per
via
d
'
una
insistente
amplificazione
della
caratteristica
che
Hegel
applicava
agli
ontologisti
come
Wolf
e
simiglianti
.
Ma
che
forse
Marx
,
nello
scrivere
da
pubblicista
insuperato
,
nel
periodo
di
tempo
dal
1848-60
,
i
suoi
saggi
di
storia
contemporanea
e
i
suoi
memorabili
articoli
di
giornale
,
ebbe
mai
la
pretesa
di
atteggiarsi
a
compiuto
istoriografo
;
la
qual
cosa
non
gli
sarebbe
forse
riuscito
d
'
esser
mai
,
non
essendo
questa
la
vocazione
e
l
'
attitudine
sua
?
O
che
forse
Engels
,
nello
scrivere
l
'
Antidüring
,
che
fino
all
'
ora
presente
è
il
più
compiuto
libro
di
socialismo
critico
,
il
quale
reca
a
un
di
presso
tutta
quella
filosofia
che
occorre
alla
intelligenza
del
socialismo
stesso
,
s
'
è
mai
sognato
di
descriver
fondo
,
nel
giro
di
così
breve
e
squisitissimo
lavoro
,
all
'
universo
scibile
,
e
di
segnare
in
perpetuo
i
termini
della
metafisica
,
della
psicologia
,
dell
'
etica
,
della
logica
e
come
altro
si
chiamino
,
o
per
ragioni
intrinseche
di
obiettiva
partizione
,
o
per
ripiego
e
comodo
e
vanità
dei
professanti
l
'
insegnamento
,
le
sezioni
dell
'
enciclopedia
?
O
che
è
forse
il
Capitale
una
di
quelle
tante
enciclopedie
di
tutto
lo
scibile
economico
,
delle
quali
ora
precisamente
i
professori
,
specie
se
tedeschi
,
van
riempiendo
il
mercato
?
Quell
'
opera
,
per
quanto
vasta
di
tre
volumi
in
quattro
non
piccoli
tomi
,
può
parere
,
a
confronto
di
tali
enciclopediche
compilazioni
,
come
rassomigliante
ad
una
colossale
monografia
.
Il
suo
soggetto
principalissimo
è
la
origine
ed
il
processo
del
sopravvalore
(
nell
'
orbita
,
s
'
intende
,
della
produzione
capitalistica
)
,
poi
,
dopo
combinata
la
produzione
con
la
circolazione
del
capitale
,
la
spartizione
del
sopravvalore
stesso
.
Sta
come
presupposto
del
tutto
la
teoria
del
valore
,
portata
a
compimento
su
la
elaborazione
che
ne
avea
fatta
la
scienza
economica
per
un
secolo
e
mezzo
:
teoria
che
non
rappresenta
mai
un
factum
empirico
tratto
dalla
volgare
induzione
,
né
esprime
una
semplice
posizione
logica
,
come
qualcuno
ha
almanaccato
,
ma
è
la
premessa
tipica
,
senza
della
quale
tutto
il
resto
non
è
pensabile
.
Le
premesse
di
fatto
,
ossia
il
capitale
preindustriale
e
la
genesi
sociale
del
salariato
,
sono
i
capisaldi
della
spiegazione
storica
dell
'
iniziarsi
del
capitalismo
attuale
:
-
il
meccanismo
della
circolazione
,
con
le
sue
leggi
secondarie
e
laterali
,
e
da
ultimo
i
fenomeni
della
distribuzione
,
guardati
nei
loro
aspetti
antitetici
e
di
relativa
indipendenza
,
formano
il
tramite
e
le
illazioni
,
attraverso
il
quale
e
per
le
quali
,
si
arriva
ai
fatti
di
configurazione
concreta
,
come
ce
li
porge
il
movimento
apparente
della
vita
di
tutti
i
giorni
.
Il
modo
di
rappresentazione
dei
fatti
e
dei
processi
è
generalmente
tipico
,
perché
si
suppongon
sempre
come
già
tutte
esistenti
in
atto
le
condizioni
della
produzione
capitalistica
:
ond
'
è
,
che
le
altre
forme
di
produzione
vengono
illustrate
,
o
solo
in
quanto
furono
superate
di
già
,
e
per
il
modo
come
furono
superate
,
o
in
quanto
,
come
residuo
,
tornan
di
limite
e
d
'
impedimento
alla
forma
capitalistica
.
Di
qui
il
frequente
passare
attraverso
alle
illustrazioni
di
mera
storia
descrittiva
per
poi
tornare
,
dalla
dichiarazione
delle
premesse
di
fatto
,
alla
esplicazione
genetica
del
modo
come
quelle
premesse
,
data
la
loro
concorrenza
e
concomitanza
,
debbano
funzionare
tipicamente
,
formando
esse
la
struttura
morfologica
della
società
capitalistica
.
Da
ciò
dipende
,
che
quel
libro
,
che
non
è
mai
dommatico
,
appunto
perché
critico
,
ed
è
critico
,
non
nel
senso
subiettivo
della
parola
,
ma
perché
ritrae
la
critica
dal
moto
antitetico
e
quindi
contraddittorio
delle
cose
stesse
,
anche
nei
punti
nei
quali
arriva
alla
descrittiva
storica
non
si
perde
nello
storicismo
volgare
,
il
cui
segreto
è
questo
:
rinunziare
alla
ricerca
delle
leggi
del
variare
,
e
alle
varietà
semplicemente
enumerate
e
descritte
appiccicare
l
'
etichetta
di
processo
storico
,
di
sviluppo
o
di
evoluzione
.
Il
filo
conduttore
di
questa
genesi
è
il
procedimento
dialettico
;
ed
è
questo
il
punto
scabroso
,
che
mette
in
tristissima
condizione
tutti
i
lettori
del
Capitale
,
che
nel
leggerlo
vi
portino
dentro
gli
abiti
intellettuali
degli
empiristi
,
dei
metafisici
,
e
dei
padri
definitori
di
entità
concepite
in
aeternum
.
La
fastidiosa
questione
che
si
è
fatta
da
molti
sulle
contraddizioni
,
che
,
secondo
loro
(
)
,
correrebbero
fra
il
III
e
il
I
volume
del
Capitale
(
qui
intendo
di
parlare
dello
spirito
della
disputa
e
non
delle
particolari
osservazioni
perché
,
di
fatti
,
il
III
volume
è
tutt
'
altro
che
un
lavoro
compiuto
,
e
può
offrire
materia
di
critica
anche
a
chi
professi
in
genere
gli
stessi
principii
)
,
si
vede
come
alla
più
parte
di
questi
critici
manchi
la
nozione
esatta
del
procedimento
dialettico
.
Le
contraddizioni
che
essi
notano
non
sono
le
contraddizioni
del
libro
col
libro
stesso
,
non
sono
le
infedeltà
dell
'
autore
alle
sue
premesse
e
promesse
:
ma
sono
le
stesse
condizioni
antitetiche
della
produzione
capitalistica
,
che
,
enunciate
in
formule
,
si
presentano
allo
spirito
pensante
come
contraddizioni
.
Rata
media
di
profitto
in
ragione
della
quantità
assoluta
del
capitale
impiegato
,
e
,
cioè
,
indipendentemente
dalla
varia
composizione
sua
,
ossia
dalla
proporzione
fra
capitale
costante
e
capitale
variabile
;
-
prezzi
che
si
costituiscono
sul
mercato
per
via
di
medie
,
che
oscillano
con
assai
difforme
oscillazione
intorno
al
valore
,
e
da
questo
si
dilungano
;
-
interesse
puro
e
semplice
del
danaro
posseduto
come
tale
,
e
abbandonato
a
prestito
all
'
industria
degli
altri
;
-
rendita
della
terra
,
cioè
di
ciò
che
non
fu
mai
prodotto
di
alcun
lavoro
;
-
queste
ed
altre
smentite
alla
così
detta
legge
del
valore
(
-
gli
è
proprio
quel
termine
di
legge
che
imbroglia
i
cervelli
di
molti
!
-
)
son
le
antitesi
stesse
del
sistema
capitalistico
.
Queste
antitesi
,
ossia
l
'
irrazionale
,
che
,
malgrado
che
paia
irrazionale
,
esiste
-
a
cominciare
dal
primissimo
irrazionale
,
che
cioè
il
lavoro
del
lavoratore
salariato
renda
a
chi
lo
piglia
a
mercede
un
prodotto
superiore
al
costo
(
salario
)
-
questo
vasto
sistema
delle
contraddizioni
economiche
(
per
tale
espressione
sia
reso
onore
a
Proudhon
!
)
è
ciò
che
ai
socialisti
sentimentali
,
ai
socialisti
semplicemente
ragionatori
,
e
poi
via
via
ai
declamatori
radicali
,
apparisce
come
l
'
insieme
delle
ingiustizie
sociali
:
-
di
quelle
ingiustizie
,
che
la
onesta
gente
fra
i
riformatori
vorrebbe
eliminare
con
degli
onesti
ragionamenti
di
legge
!
Chi
confronti
ora
,
alla
distanza
di
cinquanta
anni
,
la
trattazione
di
coteste
antinomie
concrete
nel
III
volume
del
Capitale
con
la
Misère
de
la
philosophie
,
è
bene
in
grado
di
riconoscere
in
che
consista
il
filo
dialettico
della
trattazione
.
Le
antinomie
,
che
Proudhon
volea
astrattamente
risolvere
(
e
per
tale
errore
egli
ha
un
posto
nella
storia
)
come
ciò
che
la
ragion
ragionante
condanna
in
nome
della
giustizia
,
sono
in
fatti
le
condizioni
della
struttura
stessa
,
in
guisa
che
la
contraddizione
è
nella
stessa
ragion
d
'
essere
del
processo
.
L
'
irrazionale
considerato
come
un
momento
del
processo
stesso
,
mentre
ci
libera
dal
semplicismo
della
ragione
astratta
,
ci
mostra
,
al
tempo
medesimo
,
la
presenza
della
negatività
rivoluzionaria
nello
stesso
grembo
della
forma
storica
relativamente
necessaria
.
Comunque
sia
di
cotesta
assai
grave
ed
intricatissima
questione
di
concezione
processuale
,
che
io
non
oserei
di
trattare
a
fondo
come
l
'
incidente
di
una
lettera
,
sta
il
fatto
,
che
non
è
dato
ad
alcuno
di
distrarre
le
premesse
,
gli
andamenti
metodici
,
le
illazioni
e
le
conclusioni
di
quell
'
opera
,
dalla
materia
in
cui
si
svolge
e
dalle
condizioni
di
fatto
cui
si
riferisce
,
per
ridurne
la
dottrina
in
una
specie
di
volgata
o
di
precettistica
per
la
interpretazione
della
storia
di
qualunque
tempo
e
luogo
.
Né
si
può
dar
frase
più
scipita
e
ridicola
di
quella
che
proclama
il
Capitale
la
Bibbia
del
socialismo
.
Già
,
la
Bibbia
,
che
è
un
insieme
di
libri
religiosi
e
di
trattazioni
teologiche
,
l
'
hanno
fatta
i
secoli
!
E
ci
fosse
pure
la
Bibbia
,
col
solo
socialismo
i
socialisti
non
diverrebbero
onniscienti
!
Il
marxismo
-
giacché
questo
nome
è
oramai
adottabile
come
simbolo
e
compendio
di
un
molteplice
indirizzo
e
di
una
complessa
dottrina
-
non
è
e
non
rimarrà
tutto
rinchiuso
negli
scritti
di
Marx
e
di
Engels
.
Ci
vorrà
,
anzi
,
molto
,
prima
che
esso
divenga
la
dottrina
piena
e
completa
di
tutte
le
fasi
storiche
già
ridotte
alle
rispettive
forme
della
produzione
economica
,
e
regola
al
tempo
istesso
della
politica
.
A
ciò
fare
occorre
,
o
studio
accuratamente
nuovo
di
fonti
,
per
chi
voglia
ingegnarsi
a
studiare
il
passato
secondo
l
'
angolo
visuale
della
nuova
veduta
storico
-
genetica
,
o
speciali
attitudini
di
orientazione
politica
in
chi
voglia
praticamente
operare
al
presente
.
Come
quella
dottrina
è
in
sé
la
critica
,
così
non
può
essere
continuata
,
applicata
e
corretta
,
se
non
criticamente
.
Come
si
tratta
di
appurare
e
di
approfondire
determinati
processi
,
così
non
c
'
è
catechismi
che
tenga
,
non
c
'
è
generalizzazioni
schematiche
che
valgano
.
Ne
ho
fatto
la
prova
io
quest
'
anno
.
Mi
proposi
di
trattare
all
'
Università
della
condizione
economica
dell
'
Italia
superiore
e
media
in
su
la
fine
del
XIII
,
e
in
sul
cominciamento
del
XIV
secolo
,
col
principale
intento
di
spiegare
l
'
origine
del
proletariato
di
campagna
e
di
città
,
per
trovar
poscia
una
qualche
prammatica
spiegazione
al
sorgere
di
certe
agitazioni
comunistiche
,
e
per
dichiarare
da
ultimo
le
vicende
assai
oscure
della
eroica
vita
di
Fra
Dolcino
.
Fu
certo
intento
mio
d
'
essere
e
rimanere
marxista
;
ma
non
posso
non
prendere
sotto
la
mia
responsabilità
personale
le
cose
che
dissi
a
mio
rischio
e
pericolo
,
perché
le
fonti
su
le
quali
mi
toccava
di
lavorare
son
quelle
che
maneggiano
tutti
gli
altri
storici
,
d
'
ogni
altra
scuola
o
indirizzo
,
e
a
Marx
non
aveva
niente
da
chiedere
,
poiché
lui
non
aveva
niente
da
offrirmi
nella
fattispecie
.
Mi
par
quasi
di
aver
risposto
sufficientemente
-
sebbene
per
altri
rispetti
mi
tocchi
di
continuare
-
alla
domanda
principale
che
ricorre
non
solo
nella
vostra
Prefazione
,
alla
quale
io
specialmente
mi
riferisco
,
ma
in
parecchi
dei
vostri
scritti
inseriti
nel
Devenir
Social
.
La
vostra
domanda
s
'
aggira
sempre
su
questo
punto
:
per
quali
ragioni
il
materialismo
storico
ebbe
fino
ad
ora
così
poca
diffusione
e
così
scarso
sviluppo
?
Con
riserva
delle
cose
che
dirò
in
seguito
-
guardate
che
bella
minaccia
di
ulteriore
seccatura
io
vi
faccio
-
voi
non
dovreste
trovar
fatica
a
rispondere
ad
un
'
altra
domanda
,
che
vi
siete
fatta
,
specie
nello
scrivere
ceste
recensioni
,
e
che
suona
a
un
di
presso
così
-
almeno
in
tali
termini
la
tradurrei
io
-
:
come
va
che
in
tale
imperfetta
cognizione
ed
elaborazione
del
marxismo
,
tanti
si
sono
affannati
a
completarlo
,
ora
con
Spencer
,
ora
col
positivismo
in
genere
,
ora
con
Darwin
,
ora
con
ogni
altro
ben
di
dio
,
dando
segno
di
volere
,
chi
sa
mai
,
o
italianizzare
,
o
infranciosare
,
o
russificare
il
materialismo
storico
;
mostrando
,
vale
a
dire
,
di
dimenticare
due
cose
,
che
questa
dottrina
reca
in
se
stessa
le
condizioni
e
i
modi
della
sua
propria
filosofia
,
ed
è
,
cosi
nella
origine
come
nella
sostanza
,
intimamente
internazionale
?
Ma
anche
per
questo
riguardo
mi
tocca
di
continuare
.
III
.
Roma
,
10
maggio
'97
Se
i
due
autori
del
socialismo
scientifico
(
-
adopero
cotesta
espressione
non
senza
tema
,
che
il
mal
uso
che
se
ne
va
facendo
possa
averla
resa
in
certo
qual
modo
presso
che
risibile
specie
quando
è
usata
a
significare
un
certo
che
di
scienza
universale
-
)
fossero
stati
,
non
dirò
santi
di
vecchia
leggenda
,
ma
per
lo
meno
facitori
di
progetti
e
di
sistemi
,
che
per
la
forma
classica
dai
precisi
contorni
si
prestassero
alla
facile
ammirazione
!
Nossignore
:
essi
furono
critici
e
polemisti
,
non
solo
nello
scrivere
,
ma
perfino
nell
'
atto
d
'
operare
,
e
non
esibirono
mai
le
proprie
persone
loro
e
le
proprie
idee
ad
esemplare
od
a
modello
:
dichiararon
sì
le
cose
stesse
,
ossia
i
procedimenti
storico
-
sociali
,
in
senso
rivoluzionario
,
ma
con
animo
di
chi
non
misuri
i
grandi
rivolgimenti
storici
alla
stregua
della
personale
e
fantastica
impulsività
.
Inde
le
irae
di
molti
!
Fossero
stati
per
lo
meno
di
quei
professori
umanissimi
,
che
scendono
di
tanto
in
tanto
dal
piedistallo
,
per
onorare
di
loro
consigli
il
misero
e
meschino
popolo
,
atteggiati
,
or
d
'
un
modo
or
d
'
un
altro
,
a
protettori
e
mecenati
della
question
sociale
!
Tutt
'
all
'
incontrario
:
-
identificando
se
stessi
con
la
causa
del
proletariato
,
essi
furono
tutt
'
una
cosa
sola
con
la
coscienza
e
con
la
scienza
della
rivoluzione
proletaria
.
Rivoluzionarii
per
ogni
rispetto
compiuti
(
ma
non
passionati
e
passionali
)
,
pur
nondimeno
non
suggerirono
mai
,
né
piani
combinatorii
,
né
artificii
politici
,
mentre
del
resto
spiegavano
teoreticamente
e
aiutavano
praticamente
la
nuova
politica
,
che
il
nuovo
movimento
operaio
indica
e
precisa
come
una
necessità
attuale
della
storia
.
In
altre
parole
,
e
può
sembrare
quasi
incredibile
,
furon
qualcosa
di
diverso
e
di
più
che
dei
semplici
socialisti
:
e
di
fatti
,
molti
non
più
che
semplici
socialisti
,
o
rivoluzionarii
ancor
più
semplici
,
li
ebbero
spesso
,
non
dirò
in
sospetto
,
ma
di
certo
in
uggia
e
in
avversione
.
Non
ci
sarebbe
da
finirla
a
volerle
enumerar
tutte
le
cagioni
,
che
per
lunghi
anni
ritardarono
la
discussione
obiettiva
del
marxismo
.
Voi
sapete
bene
che
in
Francia
il
materialismo
storico
è
tutt
'
ora
trattato
da
parecchi
scrittori
,
che
pur
sono
nell
'
ala
sinistra
dei
partiti
rivoluzionarii
,
non
come
usa
di
un
portato
dello
spirito
scientifico
,
sul
quale
la
critica
che
attinga
alla
scienza
abbia
,
come
ha
di
fatto
,
l
'
indubitabile
diritto
di
esercitarsi
,
ma
come
tesi
personale
di
due
scrittori
,
che
,
per
notevoli
o
grandi
che
si
fossero
,
rimangon
sempre
due
fra
gli
altri
capiscuola
del
socialismo
,
per
es
.
,
due
fra
i
tanti
X
(
)
dell
'
universo
!
Per
spiegarmi
meglio
,
dirò
,
che
contro
di
questa
dottrina
non
si
levarono
soltanto
tutte
quelle
buone
o
cattive
ragioni
,
le
quali
di
solito
tornan
di
ostacolo
e
d
'
indugio
alle
innovazioni
del
pensiero
,
proprio
fra
i
dotti
di
mestiere
;
perché
assai
spesso
,
anzi
,
le
obiezioni
nacquero
da
uno
speciosissimo
motivo
,
che
cioè
le
teorie
di
Marx
e
di
Engels
fossero
considerate
come
opinioni
di
compagni
,
e
misurate
quindi
al
sentimento
di
simpatia
o
di
antipatia
pratica
che
quei
compagni
destavano
.
Ecco
le
bizzarre
conseguenze
della
democrazia
prematura
,
che
non
ci
sia
dato
di
sottrarre
proprio
nulla
al
controllo
degl
'
incompetenti
,
nemmeno
la
logica
!
Ma
c
'
è
dell
'
altro
.
All
'
apparizione
del
primo
volume
del
Capitale
nel
1867
,
i
professori
e
gli
accademici
,
specie
quei
di
Germania
,
n
ebbero
come
un
grave
colpo
sul
capo
.
Era
quello
un
tempo
di
languore
per
la
scienza
economica
.
La
scuola
storica
non
avea
ancora
prodotto
in
Germania
i
ponderosi
e
spesso
utili
lavori
venuti
in
luce
più
tardi
.
In
Francia
,
in
Italia
,
nella
Germania
stessa
,
menavano
vita
rachitica
i
derivati
volgarissimi
di
quella
economia
vulgaris
,
che
fra
il
'40
e
il
'6o
avea
già
obliterata
la
coscienza
critica
dei
grandi
economisti
classici
.
L
'
Inghilterra
s
'
era
acquetata
in
Stuart
Mill
;
il
quale
,
sebbene
fosse
un
loico
di
professione
,
come
accade
d
'
un
noto
tipo
della
nostra
commedia
,
fra
il
sì
e
il
no
rimase
sempre
,
nei
punti
decisivi
,
del
parer
contrario
.
Nessuno
avrebbe
pensato
a
quel
tempo
a
questa
neo
-
economica
degli
edonisti
,
sorta
ora
assai
di
recente
.
In
Germania
,
dove
,
per
ragioni
evidenti
,
prima
che
altrove
Marx
dovea
esser
letto
,
e
dove
Rodbertus
rimaneva
quasi
ignorato
,
spadroneggiavano
i
genii
della
mediocrità
,
e
sopra
tutti
gli
altri
quel
famoso
emarginatore
di
note
erudite
e
minute
,
via
via
apposte
a
paragrafi
pieni
zeppi
di
definizioni
nominali
e
spesso
insensate
,
che
fu
il
signor
Roscher
.
Il
primo
volume
del
Capitale
parea
proprio
fatto
a
posta
per
preparare
ai
cervelli
dei
professori
e
degli
accademici
una
triste
delusione
:
essi
,
i
dotti
en
titre
,
proprio
nel
privilegiato
paese
dei
pensatori
,
dovean
tornare
a
scuola
!
O
smarriti
nei
minuti
particolari
della
erudizione
,
o
vogliosi
di
convertire
l
'
economia
in
una
scuola
di
apologetica
,
o
imbarazzati
a
trovare
le
plausibili
applicazioni
di
una
scienza
venuta
d
'
oltre
mare
alla
vita
assai
difforme
del
proprio
paese
,
tutti
cotesti
professori
della
terra
dei
dotti
per
eccellenza
aveano
dimenticata
l
'
arte
dell
'
analisi
e
della
critica
.
Il
Capitale
li
costringeva
a
studiar
daccapo
;
cioè
a
rifarsi
su
gli
elementi
primi
.
Perché
quel
libro
,
quantunque
uscito
dalla
penna
di
un
comunista
estremo
e
risoluto
,
non
recava
tracce
in
sé
di
proteste
o
di
progetti
subiettivi
,
ma
era
l
'
analisi
spietatamente
rigorosa
e
crudelmente
obiettiva
del
processo
della
produzione
capitalistica
.
Nel
giornalista
rivoluzionario
del
1848
,
nell
'
espatriato
del
1849
c
'
era
,
dunque
,
qualcosa
di
assai
più
terribile
che
non
la
continuazione
o
il
complemento
di
quel
socialismo
,
che
la
letteratura
borghese
di
tutto
il
mondo
avea
definito
sogno
da
trapassati
,
e
vicenda
politica
esaurita
del
tutto
,
dopo
la
caduta
del
Cartismo
,
e
dacché
trionfava
in
Francia
il
sinistro
uomo
del
Colpo
di
stato
.
Bisognava
,
dunque
,
ristudiare
l
'
economia
:
cioè
,
questa
rientrava
in
un
periodo
critico
.
A
onor
del
vero
,
i
professori
di
Germania
,
più
tardi
,
e
cioè
dal
'70
in
poi
,
e
con
crescendo
dall'80
in
qua
,
alla
revisione
critica
dell
'
economia
ci
hanno
atteso
con
la
diligenza
,
con
la
persistenza
,
con
la
buona
volontà
,
con
la
laboriosità
,
che
i
dotti
di
quel
paese
rivelan
sempre
in
ogni
ramo
di
studii
.
Sebbene
quello
che
scrivono
non
possa
esser
quasi
mai
accettato
senz
'
altro
da
noi
,
gli
è
nondimeno
indubitato
,
che
per
opera
loro
fu
rimosso
nuovamente
il
terreno
dell
'
economia
,
fra
quelli
che
la
coltivano
da
professori
e
da
accademici
,
e
che
questa
disciplina
non
può
esser
più
ora
mandata
a
mente
come
una
ovvia
pigrorum
doctrina
.
Da
ultimo
,
il
nome
di
Marx
è
diventato
tanto
fashionable
,
da
risuonare
nelle
aule
accademiche
qual
tema
prediletto
di
critica
,
di
polemica
e
di
rimando
,
e
non
più
di
semplice
rimpianto
e
di
volgare
invettiva
.
Del
ricordo
di
Marx
è
tutta
inficiata
al
presente
la
letteratura
sociale
della
Germania
.
Ma
ciò
non
potea
accadere
nel
1867
.
Il
Capitale
venne
alla
luce
proprio
in
quel
tempo
,
nel
quale
la
Internazionale
cominciava
a
far
parlar
di
sé
,
e
a
breve
andare
apparve
terribile
,
non
solo
per
quello
che
intrinsecamente
essa
fu
,
e
per
ciò
che
sarebbe
di
fatti
diventata
,
senza
il
grave
colpo
che
le
venne
dalla
guerra
franco
-
prussiana
e
dal
tragico
incidente
della
Comune
,
ma
anche
per
le
focose
amplificazioni
di
alcuni
dei
suoi
componenti
,
e
per
le
mene
stupidamente
rivoluzionarie
di
parecchi
che
v
'
entrarono
da
intrusi
.
Non
era
forse
notorio
che
l
Indirizzo
inaugurale
dell
Associazione
dei
Lavoratori
(
del
quale
Indirizzo
non
è
socialista
che
non
abbia
tuttora
qualcosa
da
imparare
)
era
uscito
dalla
penna
di
Marx
;
e
non
s
avea
forse
ragione
di
attribuire
a
lui
gli
atti
e
le
deliberazioni
più
praticamente
e
politicamente
risolute
della
Internazionale
stessa
?
Ora
,
mentre
un
rivoluzionario
di
indubitata
lealtà
e
di
singolare
acume
,
quale
fu
Mazzini
,
potea
permettersi
di
confondere
la
Internazionale
,
cui
Marx
rivolgeva
l
'
opera
sua
,
con
l
'
Alleanza
Bakuniniana
,
che
maraviglia
c
è
,
se
i
professori
tedeschi
s
'
indugiassero
tanto
ad
entrare
nelle
vie
di
una
critica
dottrinale
con
l
'
autore
del
Capitale
?
Com
'
era
possibile
di
venire
così
presto
a
patti
di
discussione
,
a
tu
per
tu
,
con
un
uomo
,
che
,
mentre
era
,
per
così
dire
,
impiccato
in
effigie
in
tutte
le
leggi
d
'
eccezione
a
uso
Favre
e
consorti
,
ed
era
tenuto
qual
complice
morale
di
tutti
gli
atti
dei
rivoluzionarii
,
compresi
gli
errori
e
le
stravaganze
di
costoro
,
proprio
nel
medesimo
tempo
dava
alla
luce
un
libro
magistrale
,
qual
novello
Ricardo
,
che
studii
impassibile
i
procedimenti
economici
,
more
geometrico
?
Di
qui
un
curioso
metodo
di
polemica
,
cioè
una
specie
di
processo
alle
intenzioni
dell
'
autore
;
cioè
il
tentativo
di
dare
a
credere
,
che
quella
scienza
fosse
stata
,
come
a
dire
,
escogitata
per
colorire
delle
tendenze
:
insomma
,
per
molti
anni
,
la
polemica
tendenziosa
sostituita
all
'
analisi
obiettiva
(
)
.
Ma
il
peggio
gli
è
,
che
gli
effetti
di
cotesta
critica
grossolanamente
errata
si
fecero
sentire
proprio
nelle
menti
dei
socialisti
,
e
specie
in
quelle
della
gioventù
intellettuale
,
che
fra
il
'70
e
l'80
si
volse
alla
causa
del
proletariato
.
Molti
dei
focosi
rinnovatori
del
mondo
di
quel
tempo
lì
,
-
e
in
Germania
la
cosa
è
più
chiara
,
perché
ha
lasciato
tracce
di
sé
nelle
polemiche
del
partito
,
e
nella
minuta
letteratura
-
si
misero
su
la
via
di
proclamarsi
seguaci
delle
teorie
marxiste
,
pigliando
proprio
per
moneta
contante
il
marxismo
più
o
meno
inventato
dagli
avversarii
.
Il
caso
più
paradossale
di
tutta
la
equivocazione
sta
in
questo
:
che
i
correnti
alle
facili
illazioni
,
come
capita
anche
ora
ai
novellini
,
mescolando
allora
cose
vecchie
a
cose
nuove
,
credessero
,
che
la
teoria
del
valore
e
del
sopravvalore
,
come
si
presenta
di
solito
semplicizzata
in
facili
esposizioni
,
contenga
hic
et
nunc
il
canone
pratico
,
la
forza
impulsiva
,
anzi
la
morale
e
la
giuridica
legittimità
di
tutte
le
rivendicazioni
proletarie
.
Non
è
forse
una
grande
ingiustizia
,
che
milioni
e
milioni
di
uomini
sian
privati
del
frutto
del
loro
lavoro
?
L
'
enunciato
è
tanto
semplice
e
tanto
pietoso
,
che
tutte
le
nuove
bastiglie
dovranno
cadere
d
'
un
tratto
innanzi
alle
nuove
trombe
di
Gerico
,
scientificamente
intonate
!
Concorrevano
in
cotesta
così
spiccia
semplificazione
molti
degli
errori
teorici
di
Lassalle
;
così
quelli
che
gli
furon
proprii
per
relativa
inscienza
(
-
la
legge
ferrea
del
salario
!
ossia
una
mezza
verità
relativa
che
diventa
un
totale
errore
,
per
manco
di
circostanziata
specificazione
-
)
,
come
quelli
che
possono
dirsi
,
nel
caso
suo
,
espedienti
da
agitatore
(
-
le
famose
cooperative
sussidiate
dallo
stato
-
)
.
Del
resto
,
per
chi
si
metta
su
la
via
di
confinare
tutta
la
profession
di
fede
del
socialismo
nella
semplicissima
illazione
,
dallo
sfruttamento
riconosciuto
,
alla
rivendicazione
,
sicura
solo
perché
legittima
,
degli
sfruttati
,
non
ha
che
a
fare
un
passo
sul
terreno
assai
liscio
della
logichetta
,
per
ridurre
tutta
la
storia
del
genere
umano
ad
un
caro
di
coscienza
,
e
lo
svolgersi
successivo
di
tante
forme
di
vita
sociale
come
a
tante
variazioni
di
un
continuato
errore
di
contabilità
.
Fra
il
'70
e
l'80
,
e
poco
dopo
,
insomma
,
si
andò
formando
intorno
al
vago
concetto
di
un
certo
che
,
ossia
del
socialismo
scientifico
,
una
specie
di
neoutopismo
,
che
,
come
i
frutti
fuor
di
stagione
,
fu
veramente
insipido
.
E
che
altro
è
l
'
utopismo
,
cui
manchi
il
genio
di
Fourier
e
l
'
eloquenza
di
Considérant
,
se
non
cosa
da
ridere
?
Di
questo
neoutopismo
,
che
rifiorisce
di
tanto
in
tanto
anche
al
presente
,
se
ne
sa
non
poco
in
Francia
:
se
non
altro
per
le
lotte
sostenute
con
altre
sette
e
scuole
da
quei
valorosi
dei
nostri
amici
,
che
nel
programma
del
partito
operaio
rivoluzionario
intesero
e
seppero
pei
primi
condurre
il
socialismo
su
la
linea
della
cosciente
lotta
di
classe
,
e
della
progressiva
conquista
del
potere
politico
da
parte
del
proletariato
.
Solo
nell
'
esperienza
di
tale
giostra
pratica
,
solo
nello
studio
cotidiano
della
lotta
di
classe
,
solo
nella
prova
e
riprova
delle
forze
proletarie
raccolte
già
in
fascio
e
concentrate
,
ci
è
dato
di
verificare
,
les
chances
del
socialismo
:
se
no
,
si
è
e
si
rimane
utopisti
,
anche
nel
riverito
nome
di
Marx
.
Contro
di
cotesti
neoutopisti
,
non
altrimenti
che
contro
i
sopravvissuti
delle
vecchie
scuole
,
e
contro
le
varie
deviazioni
del
socialismo
contemporaneo
,
i
due
nostri
autori
aguzzaron
sempre
e
di
continuo
gli
strali
della
critica
.
Come
nella
loro
lunga
carriera
fecero
della
loro
scienza
la
guida
della
loro
pratica
,
e
dalla
loro
pratica
trassero
materia
e
indicazione
ad
una
più
approfondita
scienza
,
come
non
trattaron
mai
la
storia
qual
cavallo
da
inforcare
e
da
mettere
al
trotto
,
né
si
dettero
alla
ricerca
di
formule
atte
a
destare
le
momentanee
illusioni
;
così
furono
,
per
la
necessità
delle
cose
,
portati
a
misurarsi
in
critica
aspra
,
violenta
,
risoluta
,
con
tutti
quelli
,
che
agli
occhi
loro
apparivano
capaci
di
nuocere
al
movimento
proletario
.
Chi
non
ricorda
?
-
i
proudhonisti
per
esempio
,
di
qua
,
con
la
pretesa
di
distruggere
lo
stato
astraendone
ad
arte
,
come
chi
chiuda
gli
occhi
e
finga
di
non
vedere
;
-
di
là
quei
blanquisti
d
'
un
tempo
,
che
lo
stato
voleano
togliersi
in
mano
per
forza
,
per
poi
fare
la
rivoluzione
;
-
e
Bakunin
che
si
caccia
surrettiziamente
nell
'
Internazionale
,
e
costringe
gli
altri
a
scacciarnelo
;
-
e
poi
di
qua
e
di
là
la
pretesa
delle
tante
scuole
del
socialismo
,
e
la
concorrenza
di
tanti
capitani
!
Da
che
Marx
stritolò
in
una
verbale
polemica
l
'
ingenuo
Weitling
(
)
,
fino
alla
sua
terribile
critica
del
programma
di
Gotha
(
1875
)
,
apparsa
poi
invero
assai
tardivamente
(
1890
)
,
la
sua
vita
fu
una
continua
lotta
,
non
solamente
con
la
borghesia
e
con
la
politica
che
questa
rappresenta
,
ma
ancora
con
le
varie
correnti
,
o
rivoluzionarie
o
reazionarie
,
che
a
torto
o
per
rovescio
sono
andate
pigliando
il
nome
di
socialismo
.
Queste
lotte
si
acuirono
nella
Internazionale
,
e
dico
di
quella
di
gloriosa
memoria
,
che
lascia
fino
ad
oggi
traccia
così
grande
di
sé
in
tutta
l
'
azione
odierna
del
proletariato
,
e
non
della
caricatura
che
se
ne
fece
dappoi
.
Lo
strascico
maggiore
di
polemiche
contro
il
marxismo
,
ridotto
,
nella
fantasia
di
certi
critici
,
ad
una
semplice
varietà
di
scuola
politica
,
è
dovuto
alla
tradizione
di
quei
rivoluzionarii
,
che
,
specie
nei
paesi
latini
,
riconobbero
in
Bakunin
il
loro
duce
e
maestro
.
Gli
anarchisti
di
oggi
,
che
altro
ripetono
se
non
le
querimonie
e
gli
errori
di
quei
tempi
andati
?
Forse
venti
anni
addietro
,
fatta
eccezione
di
quei
dotti
,
che
rimasticano
a
casa
le
cose
lette
nei
libri
,
dei
due
fondatori
del
socialismo
scientifico
la
generalità
del
pubblico
italiano
non
risapea
,
se
non
quel
tanto
che
s
'
era
serbato
,
per
memoria
,
delle
invettive
di
Mazzini
e
delle
malignazioni
di
Bakunin
.
Ed
ecco
come
il
comunismo
critico
,
che
cosi
tardi
è
stato
ammesso
agli
onori
della
discussione
nella
cerchia
della
scienza
ufficiale
,
ha
avuto
contro
di
sé
,
nel
campo
del
socialismo
stesso
,
la
più
grave
delle
avversità
:
la
inimicizia
degli
amici
.
Tutte
coteste
difficoltà
,
o
furono
già
superate
,
o
sono
in
buona
parte
prossime
a
sparire
.
Non
per
la
virtù
intrinseca
delle
idee
,
che
non
ebbero
mai
né
piedi
per
andare
,
né
mani
per
afferrare
,
ma
per
il
solo
fatto
,
che
,
da
per
tutto
dove
son
nati
dei
partiti
socialistici
,
i
programmi
di
questi
partiti
sono
andati
assumendo
un
comune
indirizzo
,
è
da
ultimo
accaduto
,
che
i
socialisti
di
tutti
i
paesi
sian
venuti
a
collocarsi
,
per
la
imperiosa
suggestione
delle
cose
,
nell
'
angolo
visuale
del
Manifesto
dei
Comunisti
.
Non
vi
pare
che
io
sia
giunto
in
tempo
opportuno
a
scrivere
la
commemorazione
di
questo
?
Le
classi
degli
sfruttatori
van
facendo
alla
massa
degli
sfruttati
in
ogni
parte
del
mondo
condizioni
quasi
da
per
ogni
dove
identiche
:
ond
'
è
,
che
da
per
tutto
i
rappresentanti
attivi
di
questi
sfruttati
entrano
nelle
medesime
vie
di
agitazione
,
e
seguono
gli
stessi
criterii
di
propaganda
e
di
organizzazione
.
Ciò
molti
chiamano
marxismo
pratico
e
sia
!
Che
giova
di
litigar
su
le
parole
?
Quando
anche
il
marxismo
per
molti
si
riduca
alla
semplice
parola
,
anzi
alla
riverenza
per
il
ritratto
di
Marx
,
per
il
suo
busto
in
gesso
,
o
per
la
sua
effigie
sul
ciondolo
(
-
su
cotesti
innocenti
simboli
la
polizia
italiana
esercita
così
spesso
il
suo
buon
umore
-
)
,
il
fatto
è
che
cotesta
unità
simbolica
sta
a
significare
,
che
l
'
unirà
reale
è
per
lo
meno
avviata
,
e
che
il
proletariato
di
tutto
il
mondo
è
in
atto
di
avvicinarsi
,
poco
per
volta
,
ad
una
certa
similarità
di
tendenze
;
ossia
che
in
esso
la
internazionalità
si
elabora
di
lunga
mano
per
ragioni
obiettive
.
Coloro
che
usano
il
linguaggio
dei
decadenti
della
borghesia
,
scambiando
,
com
'
è
loro
uso
,
la
cosa
col
simbolo
,
vanno
ora
dicendo
,
che
questo
è
il
trionfo
del
signor
Marx
;
tal
quale
come
se
altri
dicesse
,
che
il
cristianesimo
è
il
trionfo
(
e
perché
non
dire
a
dirittura
il
successo
?
)
del
signor
Gesù
di
Nazaret
;
di
un
signor
Gesù
,
che
,
deposto
e
destituito
dalla
qualità
di
figlio
di
dio
fattosi
uomo
,
divenga
,
come
nello
stile
tra
il
molle
e
lo
sdilinquito
del
vostro
Renan
un
uomo
così
fanciullescamente
divino
da
parere
un
iddio
.
Innanzi
a
questo
esperimento
intuitivo
della
politica
del
socialismo
,
il
che
è
quanto
dire
della
politica
del
proletariato
,
son
cadute
le
vecchie
divergenze
delle
scuole
,
alcune
delle
quali
erano
in
fatto
divarii
e
screziature
di
vanità
letteraria
,
per
cedere
il
posto
alle
utili
divergenze
,
che
nascono
spontanee
dal
vario
modo
di
trattare
i
problemi
pratici
.
Nel
fatto
,
in
concreto
,
ossia
nello
svolgimento
positivo
e
prosaico
del
socialismo
,
poco
importa
se
tutti
i
suoi
capi
,
condottieri
,
oratori
e
rappresentanti
si
conformino
o
non
si
conformino
ad
una
dottrina
,
e
ne
facciano
o
non
ne
facciano
professione
palese
.
Il
socialismo
non
è
una
chiesa
,
né
una
setta
,
cui
occorra
il
dogma
o
la
formula
fissa
.
Se
oggi
da
molti
si
parla
del
trionfo
del
marxismo
,
cotesta
enfatica
espressione
,
quando
sia
ridotta
ad
una
forma
crudamente
prosaica
,
viene
a
dire
che
nessuno
può
essere
d
'
ora
innanzi
socialista
,
se
non
a
patto
di
domandarsi
ogni
istante
:
in
questa
data
situazione
,
che
cosa
conviene
di
pensare
,
di
dire
o
di
fare
nell
'
interesse
del
proletariato
?
Non
saran
più
possibili
i
dialettici
,
che
siano
in
verità
dei
sofisti
,
come
fu
Proudhon
,
né
gl
inventori
di
sistemi
sociali
subiettivi
,
né
i
facitori
di
rivoluzioni
private
(
)
.
La
indicazione
pratica
del
fattibile
è
data
dalla
condizione
del
proletariato
,
e
questa
è
apprezzabile
e
misurabile
appunto
perché
c
'
è
la
stregua
del
marxismo
(
intendo
qui
la
cosa
effettuale
e
non
il
simbolo
)
come
dottrina
progressiva
.
Le
due
cose
,
ossia
il
misurabile
e
la
misura
,
fanno
uno
dal
punto
di
vista
generale
del
processo
storico
,
specie
quando
siano
considerate
a
conveniente
distanza
.
E
vedete
di
fatti
,
che
,
mentre
i
contorni
del
socialismo
come
azione
pratica
si
vanno
precisando
,
tutte
le
antiche
poesie
e
ideologie
si
disperdono
,
lasciando
dietro
di
sé
la
semplice
traccia
fraseologica
.
Al
tempo
stesso
è
cresciuto
nel
campo
della
scienza
accademica
,
per
tutti
i
versi
e
in
tutti
i
sensi
,
il
criticismo
della
dottrina
economica
.
L
'
esule
Marx
è
tornato
,
dopo
morto
,
nell
'
ambito
della
scienza
ufficiale
;
per
lo
meno
come
avversario
col
quale
non
sia
lecito
di
scherzare
.
E
come
per
tante
vie
i
socialisti
sono
arrivati
alla
coscienza
prosaica
di
una
rivoluzione
,
che
non
può
esser
macchinata
,
ma
che
si
fa
perché
diventa
,
così
s
'
è
andato
lentamente
preparando
il
pubblico
,
per
il
quale
il
materialismo
storico
risponde
a
un
vero
e
proprio
bisogno
intellettuale
.
Negli
ultimissimi
anni
,
come
vedete
,
furon
molti
quelli
che
in
questa
dottrina
han
messo
bocca
;
sia
pur
male
,
od
a
sproposito
.
Dunque
,
se
guardate
bene
,
non
si
arriva
in
ritardo
.
Da
giovane
io
sentii
più
volte
ripetere
questa
storiella
,
che
,
cioè
,
Hegel
dicesse
:
un
solo
dei
miei
scolari
mi
ha
capito
.
La
storiella
non
si
presta
a
verifiche
,
perché
quel
tale
scolaro
verissimo
non
fu
fino
ad
ora
identificato
.
Questa
storiella
può
ripetersi
all
'
infinito
,
da
sistema
a
sistema
,
e
da
scuola
a
scuola
.
Come
in
fatto
di
attività
intellettuale
non
c
'
è
luogo
alla
suggestione
,
e
come
il
pensiero
non
si
trasfonde
meccanicamente
da
cervello
a
cervello
,
così
i
grandi
sistemi
non
si
diffondono
,
se
non
per
la
similarità
delle
condizioni
sociali
,
che
vi
dispongano
e
v
'
inclinino
molte
menti
in
uno
e
medesimo
tempo
.
Il
materialismo
storico
si
allargherà
,
si
diffonderà
,
si
specificherà
,
avrà
esso
stesso
una
storia
.
Forse
da
paese
a
paese
avrà
modalità
e
colorito
diverso
.
E
ciò
non
sarà
gran
male
;
purché
rimanga
in
fondo
il
nocciolo
,
che
n
'
è
,
come
a
dire
,
tutta
la
filosofia
.
Per
es
.
,
dei
postulati
come
questi
:
-
nel
processo
della
praxis
è
la
natura
,
ossia
l
'
evoluzione
storica
dell
'
uomo
:
-
e
dicendo
praxis
,
sotto
questo
aspetto
di
totalità
,
s
'
intende
di
eliminare
la
volgare
opposizione
tra
pratica
e
teoria
:
-
perché
,
in
altri
termini
,
la
storia
è
la
storia
del
lavoro
,
e
come
,
da
una
parte
,
nel
lavoro
così
integralmente
inteso
è
implicito
lo
sviluppo
rispettivamente
proporzionato
e
proporzionale
delle
attitudini
mentali
e
delle
attitudini
operative
,
così
,
da
un
'
altra
parte
,
nel
concetto
della
storia
del
lavoro
è
implicita
la
forma
sempre
sociale
del
lavoro
stesso
,
e
il
variare
di
tale
forma
:
-
l
'
uomo
storico
è
sempre
l
'
uomo
sociale
,
e
il
presunto
uomo
presociale
,
o
supersociale
,
è
un
parto
della
fantasia
:
-
e
così
via
.
E
...
qui
faccio
punto
,
principalmente
per
non
ripetermi
,
e
per
non
ripetere
a
voi
buona
parte
delle
cose
che
ho
messo
nei
due
saggi
:
-
del
che
voi
non
sentite
,
mi
pare
,
il
bisogno
,
e
io
,
veramente
,
nemmeno
.
IV
.
Roma
,
14
maggio
'97
Mi
pare
-
tanto
per
tornare
al
primitivo
argomento
-
che
a
voi
stia
in
cima
dei
pensieri
questa
domanda
:
per
quali
vie
,
e
in
quali
modi
,
sarebbe
dato
di
avviare
in
Francia
una
scuola
del
materialismo
storico
?
Non
so
se
sia
lecito
a
me
di
rispondere
al
quesito
,
senza
aver
l
'
aria
di
gareggiare
con
quei
giornalisti
di
vecchio
stampo
,
i
quali
davano
,
tanto
sicuri
di
sé
,
consigli
all
'
Europa
,
col
grave
rischio
di
rimanere
,
e
difatti
rimanevano
,
quasi
sempre
inascoltati
.
Mi
ci
proverò
modestamente
.
Innanzi
tutto
mi
sembra
non
debba
esser
cosa
difficile
si
trovino
in
Francia
editori
e
librai
,
i
quali
stampino
e
diffondano
delle
accurate
traduzioni
degli
scritti
di
Marx
,
di
Engels
,
e
di
quanti
altri
occorra
.
Sarebbe
,
per
cominciare
,
il
cominciamento
migliore
.
Capisco
che
nell
'
arte
del
tradurre
si
va
incontro
a
delle
curiose
difficoltà
.
Sono
oramai
trentasette
anni
dacché
leggo
in
tedesco
,
e
m
'
è
parso
sempre
di
osservare
,
che
a
noi
popoli
di
lingue
latine
capiti
addosso
uno
strano
smarrimento
delle
attitudini
linguistiche
e
letterarie
,
quante
volte
traduciamo
da
quell
'
idioma
.
Ciò
che
in
tedesco
è
vivo
,
trasparente
,
efficace
,
diventa
assai
spesso
,
per
es
.
,
in
italiano
,
frigido
,
senza
rilievo
,
e
qualche
volta
a
dirittura
come
di
gergo
.
In
coteste
traduzioni
,
parlo
s
'
intende
delle
comuni
e
correnti
,
va
perduto
,
con
gli
effetti
della
insinuazione
,
l
'
affiato
della
persuasiva
.
In
un
vasto
lavoro
di
popolarizzazione
,
com
'
è
quello
cui
accenno
,
occorrerebbe
,
salva
sempre
la
integrità
testuale
degli
scritti
da
tradurre
,
che
le
prefazioni
,
le
note
,
i
commenti
offrissero
i
surrogati
a
quel
facile
processo
di
assimilazione
,
che
è
implicito
e
pronto
già
nelle
scritture
,
le
quali
sian
native
del
paese
stesso
.
Le
lingue
non
sono
,
in
verità
,
le
accidentali
varianti
dell
universale
volapük
;
e
,
anzi
,
sono
assai
più
che
dei
semplici
mezzi
estrinseci
di
comunicazione
e
di
significazione
del
pensiero
e
dell
'
animo
.
Son
condizioni
e
limiti
dell
'
attività
nostra
interiore
,
la
quale
ha
per
ciò
,
come
per
tante
altre
ragioni
,
modi
e
forme
nazionali
non
di
mero
accidente
.
Se
ci
sono
internazionalisti
che
ciò
ignorino
,
costoro
han
da
chiamarsi
a
dirittura
confusionisti
ed
amorfisti
;
come
quelli
che
ritraggono
i
loro
insegnamenti
,
non
dai
vecchi
apocalittici
,
ma
da
quello
speciosissimo
Bakunin
,
che
invocava
per
fino
la
egalizzazione
dei
sessi
.
Dunque
,
nella
assimilazione
delle
idee
,
dei
pensieri
,
delle
tendenze
,
dei
propositi
,
che
sian
venuti
a
maturità
di
espressione
letteraria
in
terreno
di
lingue
straniere
,
c
'
è
come
un
caso
alquanto
scabroso
di
pedagogica
sociale
.
E
,
giacché
cotesta
espressione
m
è
uscita
dalla
penna
,
permettetemi
io
vi
contessi
,
che
quando
io
esamino
dappresso
la
storia
precedente
e
le
presenti
condizioni
della
Socialdemokratie
tedesca
,
non
è
l
'
incremento
continuo
dei
successi
elettorali
che
mi
riempia
proprio
principalmente
l
'
animo
di
ammirazione
e
di
viva
speranza
.
Più
che
almanaccare
su
quei
voti
come
arra
dell
'
avvenire
,
secondo
i
calcoli
qualche
volta
fallaci
della
illazione
e
della
combinatoria
statistica
,
mi
sento
ripieno
di
viva
ammirazione
per
questo
caso
veramente
nuovo
ed
imponente
di
pedagogica
sociale
:
e
,
cioè
,
che
in
così
stragrande
numero
di
uomini
,
e
segnatamente
di
operai
e
di
piccoli
borghesi
,
si
formi
una
coscienza
nuova
,
nella
quale
concorrono
,
in
egual
misura
,
il
sentimento
diretto
della
situazione
economica
,
che
induce
alla
lotta
,
e
la
propaganda
del
socialismo
,
inteso
come
meta
o
punto
d
'
approdo
.
Questa
divagazione
mi
fa
nascere
un
ricordo
.
Io
fui
qui
in
Italia
,
o
il
primo
,
o
certo
fra
i
primi
,
a
richiamare
,
con
lo
scritto
e
con
la
parola
,
più
volte
e
insistentemente
,
l
'
attenzione
di
quella
parte
degli
operai
nostri
,
che
erano
e
son
capaci
di
muoversi
su
la
linea
della
moderna
lotta
proletaria
,
verso
l
'
esempio
della
Germania
.
Ma
...
non
mi
passò
mai
per
il
capo
di
credere
,
che
l
'
imitazione
dispensi
alcuno
dalla
spontaneità
:
non
mi
son
mai
sognato
si
dovesse
seguire
l
'
esempio
di
quei
frati
e
preti
,
che
furon
per
secoli
i
quasi
esclusivi
educatori
dell
'
Italia
già
decaduta
,
e
allegramente
fabbricavano
i
poeti
,
dando
ad
imparare
a
mente
l
'
Arte
poetica
di
Orazio
.
Sarebbe
curioso
,
che
tu
,
benemerito
,
operosissimo
e
sagacissimo
Bebel
,
apparissi
qui
fra
noi
in
veste
di
novello
Orazio
!
-
ne
strabilierebbe
perfino
il
mio
amico
Lombroso
,
che
odia
il
latino
più
della
pellagra
.
C
'
è
delle
altre
difficoltà
più
intime
,
in
breve
,
e
di
maggior
portata
e
di
maggior
peso
.
Dato
pure
il
caso
che
editori
e
librai
,
abili
e
solerti
,
si
dessero
la
briga
di
diffondere
,
non
che
nella
sola
Francia
,
negli
altri
paesi
civili
ancora
,
le
traduzioni
di
tutti
gli
scritti
del
materialismo
storico
,
ciò
varrebbe
solo
a
stimolare
,
ma
non
già
a
formare
e
fermare
nelle
rispettive
nazioni
le
energie
fattive
,
che
producono
e
tengono
in
rigoglio
un
indirizzo
del
pensiero
.
Pensare
è
produrre
.
Imparare
è
produrre
riproducendo
.
Noi
non
sappiamo
bene
e
davvero
,
se
non
ciò
che
noi
stessi
siam
capaci
di
produrre
,
pensando
,
lavorando
,
provando
e
riprovando
;
e
sempre
per
virtù
delle
forze
che
ci
son
proprie
,
nel
campo
sociale
e
dall
'
angolo
visuale
in
cui
ci
troviamo
.
E
poi
la
Francia
,
con
la
sua
grande
storia
,
con
la
sua
letteratura
,
che
fu
così
dominante
per
secoli
,
con
la
sua
ambizione
patriottica
,
e
con
quella
sua
così
propria
differenziazione
etnico
-
psicologica
,
che
si
riflette
per
fino
nei
prodotti
più
astratti
del
pensiero
!
Non
starò
proprio
,
io
italiano
,
ad
assumermi
le
parti
di
difensore
di
quei
vostri
sciovinisti
,
ai
quali
voi
infliggete
così
meritato
biasimo
.
Ma
ricordiamo
pure
ciò
che
accadde
nel
secolo
passato
.
Il
pensiero
rivoluzionario
derivò
da
più
parti
del
mondo
civile
,
dall
'
Italia
,
dall
'
Inghilterra
,
dalla
Germania
,
ma
non
fu
europeo
,
se
non
a
patto
di
plasmarsi
in
ispirito
francese
;
e
la
rivoluzione
europea
fu
la
rivoluzione
francese
.
Questa
gloria
imperitura
della
vostra
nazione
pesa
,
come
tutte
le
glorie
su
la
nazione
stessa
,
quale
incubo
di
radicato
pregiudizio
.
Ma
i
pregiudizii
non
sono
anch
'
essi
delle
forze
,
se
non
altro
in
quanto
sono
degl
'
impedimenti
?
Parigi
non
sarà
più
il
cervello
del
mondo
;
anche
perché
il
mondo
non
ha
cervello
,
se
non
nella
fantasia
di
certi
speciosi
sociologisti
(
)
.
Né
Parigi
è
tuttora
,
né
sarà
più
in
avvenire
,
la
santa
Gerusalemme
dei
rivoluzionarii
d
'
ogni
parte
del
mondo
-
come
parve
un
tempo
che
fosse
.
Già
la
futura
rivoluzione
proletaria
non
avrà
niente
che
la
riavvicini
ad
apocalittico
millennio
:
e
poi
,
oggi
,
i
privilegi
son
finiti
non
meno
per
le
nazioni
che
per
gl
'
individui
.
Così
giustamente
osservava
l
'
Engels
;
e
del
resto
varrebbe
la
pena
che
i
francesi
leggessero
ciò
che
egli
scriveva
nel
1874
a
proposito
dei
blanquisti
,
aizzanti
all
'
immediata
riscossa
proprio
a
poco
andare
dalla
catastrofe
della
Comune
(
)
.
Ma
tutto
sommato
...
e
fatto
calcolo
delle
condizioni
proprie
dell
'
agricoltura
e
dell
'
industria
francese
,
le
quali
han
ritardato
per
tanto
tempo
la
concentrazione
del
movimento
operaio
,
e
data
pure
la
sua
buona
parte
di
torto
ai
varii
capisetta
e
capiscuola
,
che
tennero
per
così
gran
tempo
scisso
e
spartito
il
socialismo
francese
,
sta
sempre
il
fatto
,
che
il
materialismo
storico
non
potrà
farsi
strada
fra
voi
,
finché
avrà
l
'
aria
d
'
essere
il
semplice
elaborato
mentale
dei
due
tedeschi
di
grande
ingegno
.
Con
questa
espressione
Mazzini
appunto
acuiva
i
risentimenti
nazionali
contro
i
due
autori
;
i
quali
,
da
comunisti
e
materialisti
com
'
erano
,
parean
fatti
a
posta
per
iscombussolare
l
'
idealistica
formula
di
patria
e
dio
.
Fu
per
questo
rispetto
quasi
tragica
la
sorte
dei
due
fondatori
del
socialismo
scientifico
.
Passarono
più
volte
pei
due
tedeschi
agli
occhi
di
tanti
,
che
furon
sciovinisti
per
fino
fra
i
rivoluzionarii
,
anzi
passarono
per
organi
del
pangermanismo
nelle
invettive
di
quel
Bakunin
,
che
ebbe
l
'
animo
così
disposto
ad
inventare
...
per
non
dir
altro
:
essi
,
i
due
tedeschi
,
che
nella
patria
,
dalla
quale
usciron
da
esuli
fin
dagli
anni
della
prima
gioventù
,
incontrarono
lo
studiato
silenzio
di
quei
professori
,
ai
quali
è
atto
di
patriottismo
l
'
esercizio
del
servilismo
!
Quei
professori
,
in
fondo
,
si
vendicavano
.
Difatti
nel
Capitale
,
nel
quale
tutta
la
trattazione
s
'
inradica
nelle
tradizioni
della
economia
classica
,
non
esclusi
gli
scrittori
ingegnosi
e
spesso
geniali
che
ebbe
l
'
Italia
nel
secolo
XVIII
,
non
si
parla
se
non
con
sovrano
disprezzo
dei
signori
Roscher
e
compagni
.
Engels
,
che
con
tanta
cura
e
con
tanta
abilità
di
ampliamenti
espositivi
si
sforzò
di
rendere
popolari
i
resultati
delle
ricerche
dell
'
americano
Morgan
,
chiuso
com
'
era
nella
persuasione
,
che
ciò
che
egli
giustamente
chiamava
filosofia
classica
fosse
giunta
alla
sua
dissoluzione
in
Feuerbach
,
scrivendo
l
'
Antidühring
mostrò
noncuranza
,
dirò
francamente
eccessiva
,
per
la
filosofia
contemporanea
(
-
noncuranza
spiegabile
in
lui
,
ma
non
scusabile
,
anzi
ridicola
,
negli
altri
socialisti
,
che
per
imitazione
l
'
affettano
-
)
,
ossia
per
la
neocritica
dei
suoi
connazionali
.
Cotesta
sorte
tragica
fu
come
insita
alla
missione
loro
.
Essi
furon
con
l
'
animo
e
con
la
mente
rivolti
del
tutto
alla
causa
del
proletariato
d
'
ogni
nazione
:
e
perciò
i
prodotti
della
scienza
loro
hanno
in
ogni
nazione
quel
pubblico
soltanto
,
che
vi
si
vada
reclutando
tra
quelli
che
sian
capaci
di
una
consona
rivoluzione
intellettuale
.
In
Germania
,
ove
per
condizioni
storiche
speciali
,
e
soprattutto
perché
la
borghesia
non
v
'
è
mai
riuscita
a
spezzare
per
intero
la
compagine
dell
'
Ancien
Régime
(
vedete
che
quell
'
imperatore
può
tenervi
impunemente
il
linguaggio
d
'
un
vice
-
nume
,
e
non
è
poi
in
verità
che
un
Federico
Barbarossa
fattosi
commesso
viaggiatore
dell
'
in
German
made
)
,
la
democrazia
sociale
s
'
è
ridotta
e
fermata
in
serrata
falange
,
era
ben
naturale
che
le
idee
del
socialismo
scientifico
trovassero
favorevole
il
terreno
alla
normale
e
progressiva
diffusione
loro
.
Ma
nessuno
dei
socialisti
tedeschi
-
spero
almeno
-
si
sognerà
mai
di
considerare
le
idee
di
Marx
e
di
Engels
al
semplice
ragguaglio
dei
diritti
e
dei
doveri
,
dei
meriti
e
dei
demeriti
,
dei
Camarades
de
Parti
.
Ecco
per
es
.
che
cosa
Engels
scriveva
,
e
non
è
gran
tempo
(
)
:
Si
noterà
come
in
tutti
questi
articoli
io
mi
chiami
,
non
democratico
-
sociale
,
ma
comunista
.
E
ciò
perché
a
quel
tempo
si
davano
il
nome
di
democratici
sociali
,
in
molti
paesi
,
di
quelli
che
non
aveano
scritto
su
la
loro
bandiera
l
'
appropriazione
di
tutti
i
mezzi
di
produzione
da
parte
della
società
.
Per
democratico
-
sociale
s
'
intendeva
in
Francia
un
repubblicano
democratico
,
che
avesse
delle
simpatie
più
o
meno
genuine
,
ma
che
rimanevano
pur
sempre
indeterminate
,
per
la
classe
operaia
;
gente
,
insomma
,
come
Ledru
-
Rollin
del
1848
,
e
come
i
radicali
socialisti
del
1874
,
che
erano
intinti
di
proudhonismo
.
In
Germania
chiamavansi
democratici
-
sociali
i
lassalliani
:
ma
,
sebbene
la
gran
massa
di
essi
andasse
a
grado
a
grado
riconoscendo
la
necessità
della
socializzazione
dei
mezzi
di
produzione
,
pur
nondimeno
le
cooperative
di
produzione
,
sussidiate
dallo
stato
rimanevano
il
punto
essenziale
del
programma
del
partito
nella
sua
azione
pubblica
.
Era
dunque
per
me
e
per
Marx
assolutamente
impossibile
di
scegliere
un
termine
di
tale
elasticità
a
designazione
dei
nostro
specifico
punto
di
vista
.
Oggi
è
tutt
'
altro
,
e
la
parola
può
passare
;
sebbene
sia
pur
sempre
disadatta
a
significare
un
partito
il
cui
programma
è
,
non
genericamente
socialistico
,
ma
direttamente
comunistico
,
e
la
cui
finale
meta
politica
è
di
superare
ogni
forma
di
stato
,
e
quindi
anche
la
democrazia
.
I
patrioti
-
e
non
uso
punto
a
dileggio
cotesta
parola
-
hanno
,
mi
pare
,
di
che
consolarsi
e
confortarsi
.
Non
è
detto
in
conclusione
che
il
materialismo
storico
sia
il
patrimonio
intellettuale
di
una
sola
nazione
,
o
che
debba
rimanere
in
privilegio
d
'
una
clique
,
d
'
una
consorteria
o
d
'
una
setta
.
Esso
,
innanzi
tutto
,
appartiene
nella
sua
origine
obiettiva
alla
Francia
,
all
'
Inghilterra
e
alla
Germania
,
in
eguale
misura
.
Non
starò
qui
a
ripetere
ciò
che
dissi
in
altra
lettera
,
della
forma
di
pensiero
che
derivossi
nella
mente
dei
nostri
due
autori
per
lo
stadio
a
cui
era
giunta
,
nella
loro
giovinezza
,
la
coltura
intellettuale
dei
tedeschi
,
e
la
filosofia
in
ispecie
,
mentre
l
'
hegelismo
appunto
,
o
si
perdeva
nei
rigagnoli
di
una
nuova
scolastica
,
o
dava
luogo
ad
un
nuovo
e
più
poderoso
criticismo
.
Ma
era
pur
lì
la
grande
industria
inglese
con
tutte
le
miserie
che
l
'
accompagnavano
,
e
col
contraccolpo
ideologico
di
Owen
,
e
con
quello
pratico
dell
'
agitazione
cartista
.
Ma
eran
pur
lì
le
scuole
del
socialismo
francese
,
e
la
tradizione
rivoluzionaria
dell
'
Occidente
,
che
si
derivava
già
nelle
forme
del
comunismo
d
'
indole
modernamente
proletaria
.
Che
cos
'
è
il
Capitale
,
se
non
la
critica
di
quella
economia
,
che
,
come
rivoluzione
pratica
e
come
rappresentazione
teorica
di
questa
stessa
rivoluzione
,
era
venuta
a
piena
maturità
nella
sola
Inghilterra
,
fin
verso
il
'60
,
e
in
Germania
cominciava
appena
?
Che
cosa
è
il
Manifesto
dei
Comunisti
,
se
non
la
chiusa
e
la
esplicazione
del
socialismo
,
o
latente
,
o
palese
nei
movimenti
operai
di
Francia
e
d
'
Inghilterra
?
Ma
tutte
queste
cose
furono
continuate
e
portate
a
compimento
di
critica
,
la
filosofia
di
Hegel
non
esclusa
,
con
quella
critica
immanente
,
che
è
la
dialettica
con
le
sue
inversioni
;
ossia
,
per
via
di
quel
negare
,
che
non
è
contenziosa
e
avvocatesca
contrapposizione
di
concetto
a
concetto
,
di
opinione
ad
opinione
,
ma
che
invece
invera
ciò
che
nega
,
perché
in
ciò
che
nega
e
supera
,
trova
o
la
condizione
(
di
fatto
)
,
o
la
premessa
(
concettuale
)
del
procedere
stesso
(
)
.
Francia
e
Inghilterra
possono
ripigliare
,
senza
parere
che
compiano
un
atto
di
mera
imitazione
,
la
loro
parte
nella
elaborazione
del
materialismo
storico
.
Perché
i
francesi
non
avrebbero
oramai
da
scrivere
dei
libri
veramente
critici
su
Fourier
e
Saint
-
Simon
,
in
quanto
furono
,
e
nella
misura
in
cui
furono
,
veri
precursori
del
socialismo
contemporaneo
?
Non
c
è
occasione
a
lavorare
letterariamente
sui
moti
rivoluzionarii
dal
1830
al
1848
,
in
modo
si
veda
,
che
la
dottrina
del
Manifesto
non
fu
la
negazione
di
quelli
,
ma
il
loro
aboutissant
è
risolvente
?
A
riscontro
di
quel
18
Brumaio
di
Marx
,
che
,
pur
essendo
uno
scritto
genialissimo
,
e
nell
'
intento
suo
insuperabile
,
riman
sempre
un
opuscolo
di
occasione
e
di
tinta
pubblicistica
,
non
sarebbe
il
caso
di
comporre
una
meditata
storia
del
Colpo
di
stato
?
Ma
la
Comune
non
aspetta
ancora
la
sua
definitiva
trattazione
critica
?
Ma
la
Grande
Rivoluzione
,
intorno
alla
quale
esiste
una
letteratura
colossale
,
quanto
all
'
insieme
,
e
singolarmente
minutissima
quanto
ai
particolari
,
fu
mai
fino
ad
ora
trattata
a
fondo
in
tutto
l
'
intrinseco
del
sommovimento
delle
classi
che
vi
presero
parte
,
e
come
caso
esemplare
di
sociologia
economica
?
A
farla
breve
,
tutta
la
storia
moderna
di
Francia
e
d
'
Inghilterra
non
offre
essa
forse
agli
studiosi
un
più
largo
e
sicuro
capitolo
d
'
illustrazioni
al
materialismo
storico
,
di
quello
che
non
potessero
fino
a
poco
tempo
fa
offrirlo
le
condizioni
della
Germania
?
Queste
furono
,
nel
fatto
,
dalla
guerra
dei
trent
anni
in
poi
,
grandemente
intricate
pei
sopraggiunti
impedimenti
allo
sviluppo
,
e
nelle
teste
di
quelli
,
che
sopra
luogo
le
osservarono
,
rimasero
quasi
sempre
come
involute
in
varie
specie
di
nebulosità
ideologica
-
nebulosità
che
muoverebbe
a
riso
i
cronisti
fiorentini
del
secolo
XIV
.
Mi
son
fermato
su
questi
particolari
,
non
per
darmi
l
'
aria
di
consigliere
della
Francia
,
ma
per
aver
modo
di
osservare
da
ultimo
,
che
,
data
la
forma
dei
cervelli
di
lingue
latine
,
non
è
cosa
agevole
il
fare
entrare
in
essi
le
nuove
idee
,
se
altri
s
'
indugi
a
rappresentarle
esclusivamente
come
forme
astratte
del
pensiero
;
mentre
riescono
a
penetrarvi
,
con
pronto
e
suggestivo
effetto
,
quando
vengano
plasmate
in
racconti
e
in
esposizioni
,
che
in
qualche
modo
rassomiglino
ai
prodotti
dell
'
arte
.
Torno
per
un
momento
su
la
questione
del
tradurre
.
L
'
Antidühring
è
il
libro
che
prima
di
ogni
altro
conviene
che
entri
nella
circolazione
internazionale
.
Pochi
libri
io
conosco
,
che
possano
stargli
a
paro
,
per
densità
di
pensiero
,
per
molteplicità
di
punti
di
vista
,
per
duttilità
di
penetrazione
suggestiva
.
Può
essere
una
medicina
mentis
per
la
gioventù
intellettuale
,
che
di
solito
si
volge
,
incerta
di
sé
e
con
criterii
assai
vaghi
,
a
ciò
che
genericamente
ha
nome
di
socialismo
:
e
così
fu
nel
tempo
in
cui
apparve
,
come
ne
andò
scrivendo
un
tre
anni
fa
il
Bernstein
,
in
una
specie
di
commemorazione
pubblicata
nella
Neue
Zeit
.
Nella
letteratura
socialistica
rimane
quello
il
libro
insuperato
.
Ma
quel
libro
non
è
tetico
,
anzi
è
antitetico
.
Salvo
i
brani
isolabili
,
come
son
quelli
i
quali
presero
corpo
di
opuscolo
per
sé
stante
,
che
fa
da
un
pezzo
il
giro
del
mondo
(
Del
passaggio
del
socialismo
dall
'
utopia
alla
scienza
)
,
quel
libro
ha
a
suo
filo
conduttore
la
critica
del
signor
Dühring
,
in
quanto
ei
fu
inventore
di
una
filosofia
e
d
'
un
socialismo
a
modo
suo
.
Or
qual
persona
,
che
non
viva
nella
cerchia
dei
professanti
scienza
,
e
quanti
non
tedeschi
hanno
proprio
il
dovere
d
interessarsi
del
signor
Dühring
?
Ogni
nazione
ha
,
pur
troppo
,
i
suoi
Dühring
.
Un
Engels
di
altra
nazione
,
chi
sa
quali
altri
anti
-
chi
sa
che
cosa
avrebbe
scritto
o
scriverebbe
.
L
'
effetto
vero
di
quel
libro
mi
pare
debba
esser
questo
su
i
socialisti
di
altri
paesi
e
lingue
,
che
li
abiliti
a
fornirsi
di
quelle
attitudini
critiche
,
che
giovano
per
iscrivere
tutti
gli
altri
anti
-
x
occorrenti
a
combattere
ogni
altra
qualche
cosa
,
che
imbarazzi
od
inficii
il
socialismo
,
in
nome
di
tante
sociologie
pullulanti
d
'
ogni
parte
.
Le
armi
e
i
modi
della
critica
devono
,
da
paese
a
paese
,
subire
la
legge
della
variabilità
e
dell
'
adattamento
.
Curare
il
malato
e
non
la
malattia
;
-
in
ciò
consiste
la
modernità
della
medicina
.
A
fare
altrimenti
di
così
,
si
rischia
d
'
incorrere
nella
sorte
toccata
agli
hegeliani
,
che
vennero
su
in
Italia
dal
1840
al
1880
,
e
specie
nel
Mezzogiorno
,
anzi
a
Napoli
.
Furono
in
parte
dei
semplici
epigoni
,
ma
alcuni
furono
pensatori
di
polso
.
Nel
tutt
'
insieme
rappresentavano
una
corrente
rivoluzionaria
di
gran
conto
,
a
petto
del
tradizionale
scolasticismo
,
dello
spiritualismo
alla
francese
e
della
filosofia
del
così
detto
buon
senso
.
Di
tal
movimento
pur
qualcosa
s
'
è
risaputo
in
Francia
;
perché
fu
uno
di
questi
hegeliani
,
e
non
il
più
profondo
e
forte
di
tutti
,
il
Vera
(
)
,
che
dette
alla
Francia
appunto
le
più
leggibili
traduzioni
,
con
copiosissimi
commenti
,
di
alcune
delle
opere
fondamentali
di
Hegel
.
Di
tutto
quel
movimento
s
'
è
perduta
ora
da
noi
la
traccia
e
la
memoria
,
nel
giro
di
così
pochi
anni
.
Gli
scritti
di
quei
pensatori
non
si
trovano
che
dai
rivenditori
di
anticaglie
e
di
bagattelle
librarie
.
Cotesta
dispersione
nel
nulla
di
tutta
una
attività
scientifica
,
non
certo
irrilevante
,
non
è
solo
dovuta
alle
vicende
non
sempre
belle
e
laudabili
della
vita
universitaria
,
né
al
solo
dilagare
epidemico
del
positivismo
che
manda
qua
e
là
frutti
che
paiono
scienza
da
demi
-
monde
,
ma
a
ragioni
più
intrinseche
.
Quegli
hegeliani
scrissero
,
e
insegnarono
,
e
disputarono
come
se
stessero
,
non
a
Napoli
,
ma
a
Berlino
,
o
non
so
dove
.
Conversavano
mentalmente
coi
loro
Camarades
d
Allemagne
(
)
.
Rispondevano
dalla
cattedra
o
negli
scritti
alle
obiezioni
di
critici
noti
a
loro
soltanto
;
facendo
così
un
dialogo
,
che
a
lettori
e
uditori
parea
monologo
.
Non
riuscirono
a
plasmare
le
loro
trattazioni
e
la
loro
dialettica
in
libri
,
che
apparissero
qual
nuovo
acquisto
intellettuale
della
nazione
.
Cotesto
non
piacevole
e
non
lusinghiero
ricordo
mi
stava
innanzi
alla
mente
,
quando
,
quasi
repugnante
,
mi
misi
a
scrivere
il
primo
dei
due
miei
saggi
di
materialismo
storico
,
ai
quali
ora
non
c
'
è
ragione
io
non
ne
faccia
succedere
degli
altri
.
Mi
domandava
più
volte
:
ma
da
che
parte
devo
rifarmi
,
per
dir
cose
,
che
ai
lettori
italiani
non
tornino
ostiche
,
straniere
e
strane
?
Mi
dire
che
io
son
riuscito
:
e
così
sia
.
Non
sarebbe
un
caso
singolare
di
scortesia
,
che
io
volessi
ribattere
,
ragionando
,
da
arbitro
,
di
me
e
delle
lodi
che
voi
mi
fate
?
Nel
leggere
-
così
scrivevo
a
un
di
presso
cinque
anni
fa
ad
Engels
la
Heilige
Familie
,
mi
son
ricordato
degli
hegeliani
di
Napoli
,
in
mezzo
ai
quali
io
vissi
da
giovanissimo
,
e
mi
pare
di
avere
inteso
e
assaporato
quel
libro
,
più
che
non
possa
riuscire
a
molti
,
cui
mancano
al
presente
i
dati
proprii
e
intuitivi
di
quel
curioso
umorismo
.
Mi
parea
di
averla
vista
io
stesso
da
vicino
quella
curiosa
coterie
di
Charlottenburg
,
da
Marx
e
da
voi
così
singolarmente
persiflée
.
Mi
si
ripresentava
allo
spirito
,
più
che
tutti
gli
altri
,
un
professore
di
estetica
,
originalissimo
e
genialissimo
uomo
,
che
deduceva
i
romanzi
di
Balzac
,
costruiva
la
cupola
di
S
.
Pietro
e
disponeva
in
serie
genetica
gl
'
istrumenti
musicali
;
e
pian
piano
,
di
negazione
in
negazione
,
e
con
la
negazione
della
negazione
,
giunse
da
ultimo
alla
metafisica
dell
'
inconoscibile
,
che
,
ignaro
come
ei
fu
sempre
dello
Spencer
,
e
anzi
a
guisa
di
uno
Spencer
non
glorificato
,
chiamò
l
'
innominabile
.
Anch
'
io
da
giovane
vissi
in
quella
specie
di
palestra
,
e
non
me
ne
rincresce
;
vissi
per
anni
con
l
'
animo
diviso
fra
Hegel
e
Spinoza
:
di
quello
difesi
,
con
giovanile
ingenuità
,
la
dialettica
contro
lo
Zeller
che
iniziava
il
neokantismo
;
di
questo
sapevo
a
memoria
gli
scritti
,
e
ne
esposi
,
con
intendimento
di
innamorato
,
la
teoria
degli
affetti
e
delle
passioni
.
Ora
tutte
coteste
cose
mi
tornano
nella
memoria
come
lontanissima
preistoria
.
Avrò
subita
anch
'
io
la
mia
negazione
della
negazione
?
Voi
mi
spronate
a
scrivere
di
comunismo
:
ma
io
temo
sempre
di
far
di
cosa
di
nessun
valore
quanto
alle
forze
mie
,
e
di
poco
effetto
quanto
all
'
Italia
.
E
lui
a
rispondermi
...
;
ma
qui
faccio
punto
.
Mi
pare
sia
cosa
presso
che
incivile
il
riprodurre
senza
urgente
ragione
di
pubblico
interesse
,
le
lettere
private
,
specie
a
breve
tempo
dalla
morte
di
chi
le
scrisse
.
In
tutti
i
casi
,
anche
stralciando
da
tali
lettere
private
ciò
che
può
esservi
di
puramente
occasionale
,
e
serbandone
solo
ciò
che
è
di
dottrina
e
di
scienza
,
esse
fan
sempre
poca
fede
e
son
di
poco
peso
,
a
fronte
degli
scritti
meditatamente
destinati
alla
pubblicità
.
Col
crescere
dell
'
interesse
per
il
materialismo
storico
,
e
nel
difetto
di
una
letteratura
,
che
estesamente
e
partitamente
lo
illustri
,
s
'
è
dato
il
caso
che
Engels
,
negli
ultimi
anni
di
sua
vita
,
qual
professore
che
non
sieda
in
cattedra
,
fosse
interrogato
,
e
anzi
tormentato
di
continuo
con
infinite
domande
da
parte
di
molti
,
che
si
iscrivevano
spontanei
da
studenti
liberi
nella
vagante
ed
eslege
Università
del
socialismo
.
Di
qui
le
lettere
che
furon
pubblicate
,
e
quelle
altre
molte
,
che
son
rimaste
inedite
.
In
quelle
tre
lettere
,
che
il
Devenir
Social
riprodusse
recentemente
da
una
rivista
di
Berlino
e
da
un
giornale
di
Lipsia
,
apparisce
chiaro
come
fosse
in
lui
una
certa
temenza
,
che
il
marxismo
diventasse
troppo
presto
una
dottrina
a
buon
mercato
.
A
molti
dei
professanti
la
scienza
,
non
nella
vagante
Università
del
popolo
di
là
da
venire
,
ma
in
questa
che
realmente
esiste
nella
presente
società
ufficiale
,
capita
d
'
esser
messi
fra
l
'
uscio
e
il
muro
dagli
studenti
e
dagli
studiosi
,
perché
,
uno
pede
stantes
,
rispondano
ad
ogni
quesito
,
come
chi
avesse
stampata
nel
cervello
la
ragione
universale
delle
cose
.
I
più
vanitosi
fra
i
professori
,
per
non
ismentire
la
ieratica
sacramentalità
della
scienza
,
e
come
se
questa
consistesse
del
tutto
nella
materialità
del
conosciuto
,
e
non
principalmente
nella
virtuosità
e
correttezza
formale
dell
'
atto
del
sapere
,
rispondono
difilato
,
riuscendo
a
fare
assai
di
sovente
la
satira
di
se
stessi
,
da
imitatori
del
saporitissimo
Mefistofele
in
maschera
di
maestro
in
tutte
e
quattro
le
facoltà
.
Pochi
hanno
la
socratica
rassegnazione
di
rispondere
:
non
so
,
ma
so
di
non
sapere
,
e
so
che
si
potrà
sapere
,
ed
io
stesso
potrò
sapere
,
se
avrò
compiuti
gli
atti
di
sforzo
,
ossia
di
lavoro
,
che
occorre
per
sapere
,
-
e
se
mi
date
degli
anni
indefiniti
,
con
l
'
indefinita
attitudine
dell
'
applicazione
metodica
del
lavoro
,
io
potrò
indefinitamente
saper
quasi
tutto
.
Ed
ecco
in
che
cosa
consiste
quel
capovolgimento
pratico
della
teorica
della
conoscenza
,
che
è
insito
al
materialismo
storico
.
Ogni
atto
di
pensiero
è
uno
sforzo
;
cioè
un
lavoro
nuovo
.
A
compierlo
occorrono
innanzi
tutto
i
materiali
dell
'
esperienza
depurata
,
e
gl
'
istrumenti
metodici
,
resi
familiari
e
maneggevoli
dal
lungo
uso
.
Non
c
'
è
dubbio
,
che
il
lavoro
compiuto
,
ossia
il
pensiero
prodotto
,
agevoli
i
nuovi
sforzi
diretti
alla
produzione
di
novello
pensiero
;
in
prima
,
perché
i
prodotti
precedenti
rimangono
obiettivati
nei
mezzi
intuitivi
dello
scritto
e
delle
altre
arti
rappresentative
,
e
,
in
secondo
luogo
,
perché
l
'
energia
in
noi
internamente
accumulata
penetra
e
investe
il
nuovo
lavoro
,
qual
ritmo
del
procedimento
,
nella
qual
cosa
(
ossia
nel
ritmo
)
consiste
appunto
il
metodo
della
memoria
,
del
ragionamento
,
dell
'
espressione
,
della
comunicativa
,
e
così
via
.
Ma
macchine
pensanti
non
si
diventa
mai
!
Tutte
le
volte
che
ci
mettiamo
nuovamente
a
pensare
,
oltre
che
ci
necessitano
sempre
i
mezzi
e
gl
'
incentivi
esterni
ed
obiettivi
della
materia
empirica
,
ci
occorre
ancora
uno
sforzo
adeguato
per
passare
dagli
stati
più
elementari
della
vita
psichica
a
quello
stadio
superiore
derivato
e
complesso
,
che
è
il
pensiero
,
nel
quale
non
possiamo
mantenerci
,
se
non
per
atto
di
attenzione
volontaria
,
che
ha
intensità
e
durata
di
speciale
e
non
sorpassabile
misura
.
Cotesto
lavoro
,
che
a
noi
si
rivela
nella
nostra
diretta
ed
immediata
coscienza
,
qual
fatto
,
che
ci
concerna
solo
in
quanto
siamo
persone
singole
e
circoscritte
dalla
nostra
naturale
individuazione
,
non
si
avvera
in
ciascun
di
noi
,
se
non
in
quanto
noi
siamo
appunto
,
nell
'
ambiente
della
convivenza
,
esseri
socialmente
e
quindi
anche
storicamente
condizionati
.
I
mezzi
della
convivenza
sociale
,
che
sono
,
da
un
lato
le
condizioni
e
gl
'
istrumenti
,
e
dall
'
altro
i
prodotti
della
collaborazione
variamente
specificata
,
costituiscono
,
al
di
là
di
ciò
che
offre
a
noi
la
natura
propriamente
detta
,
la
materia
e
gl
'
incentivi
della
nostra
formazione
interiore
.
Di
qui
nascono
gli
abiti
secondarii
,
derivati
e
complessi
,
pei
quali
,
di
là
dai
termini
della
nostra
corporea
configurazione
,
sentiamo
il
nostro
proprio
io
come
la
parte
di
un
noi
,
il
che
vuol
dire
,
in
concreto
,
di
un
modo
di
vivere
,
di
un
costume
,
di
una
istituzione
,
di
uno
stato
,
di
una
chiesa
,
di
una
patria
,
di
una
tradizione
storica
,
e
così
via
.
In
coteste
correlazioni
di
consociazione
pratica
,
che
corrono
da
individuo
a
individuo
,
han
la
loro
radice
e
hanno
il
loro
fondamento
obiettivo
e
prosaico
tutte
quelle
varie
rappresentazioni
ideologiche
di
spirito
pubblico
,
di
psiche
sociale
,
di
coscienza
etnica
,
e
così
via
,
intorno
alle
quali
,
come
gente
che
pigli
per
enti
e
sostanze
i
rapporti
e
le
relazioni
,
speculano
,
da
metafisici
di
pessima
scuola
,
i
sociologisti
e
psicologisti
,
che
io
chiamerei
simbolisti
e
simboleggianti
.
In
questi
medesimi
rapporti
pratici
nascono
le
comuni
correnti
,
per
le
quali
il
pensiero
individuo
,
e
la
scienza
che
ne
deriva
,
son
vere
e
proprie
funzioni
sociali
.
E
così
siamo
daccapo
nella
filosofia
della
praxis
,
che
è
il
midollo
del
materialismo
storico
.
Questa
è
la
filosofia
immanente
alle
cose
su
cui
filosofeggia
.
Dalla
vita
al
pensiero
,
e
non
già
dal
pensiero
alla
vita
;
ecco
il
processo
realistico
.
Dal
lavoro
,
che
è
un
conoscere
operando
,
al
conoscere
come
astratta
teoria
:
e
non
da
questo
a
quello
.
Dai
bisogni
,
e
quindi
dai
varii
stati
interni
di
benessere
e
di
malessere
,
nascenti
dalla
soddisfazione
o
insoddisfazione
dei
bisogni
,
alla
creazione
mitico
-
poetica
delle
ascoste
forze
della
natura
:
e
non
viceversa
.
In
questi
pensieri
è
il
segreto
di
una
asserzione
di
Marx
,
che
è
stata
per
molti
un
rompicapo
,
che
egli
avesse
,
cioè
,
arrovesciata
(
)
la
dialettica
di
Hegel
:
il
che
vuol
dire
,
in
prosa
corrente
,
che
alla
semovenza
ritmica
d
'
un
pensiero
per
sé
stante
(
-
la
generatio
aequivoca
delle
idee
!
-
)
rimane
sostituita
la
semovenza
delle
cose
,
delle
quali
il
pensiero
è
da
ultimo
un
prodotto
.
In
fine
,
il
materialismo
storico
?
ossia
la
filosofia
della
praxis
,
in
quanto
investe
tutto
l
uomo
storico
e
sociale
,
come
mette
termine
ad
ogni
forma
d
'
idealismo
,
che
consideri
le
cose
empiricamente
esistenti
qual
riflesso
,
riproduzione
,
imitazione
,
esempio
,
conseguenza
o
come
altro
dicasi
,
d
'
un
pensiero
,
come
che
siasi
,
presupposto
,
così
è
la
fine
anche
del
materialismo
naturalistico
,
nel
senso
fino
a
pochi
anni
fa
tradizionale
della
parola
.
La
rivoluzione
intellettuale
,
che
ha
condotto
a
considerare
come
assolutamente
obiettivi
i
processi
della
storia
umana
,
è
coeva
e
rispondente
a
quell
'
altra
rivoluzione
intellettuale
,
che
è
riuscita
a
storicizzare
la
natura
fisica
.
Questa
non
è
più
,
per
alcun
uomo
pensante
,
un
fatto
,
che
non
fu
mai
in
fieri
,
un
avvenuto
che
non
è
mai
divenuto
,
un
eterno
stante
che
non
proceda
,
e
molto
meno
il
creato
d
'
una
volta
sola
,
che
non
sia
la
creazione
di
continuo
in
atto
.
V
.
Roma
,
24
maggio
'97
Ripigliando
al
punto
dov
'
ero
rimasto
l
'
altra
volta
,
mi
pare
voi
abbiate
pienamente
ragione
di
rimettere
in
campo
il
problema
della
filosofia
in
generale
.
Mi
riferisco
,
così
dicendo
,
non
solo
alla
vostra
Prefazione
,
che
io
vado
quasi
moltiplicando
di
effetto
in
questo
mio
prolungato
conversar
per
iscritto
,
ma
anche
ad
alcuni
vostri
articoli
nel
Devenir
Social
,
e
,
inoltre
,
a
parecchie
delle
lettere
private
,
che
avete
avuto
la
cortesia
d
indirizzarmi
.
Vi
dà
pensiero
,
in
fondo
,
che
il
materialismo
storico
possa
apparire
come
campato
in
aria
,
fino
a
che
abbia
di
contro
a
sé
delle
altre
filosofie
,
con
le
quali
non
armonizzi
,
e
fino
a
quando
non
si
trovi
modo
di
sviluppare
la
filosofia
,
che
gli
è
propria
,
come
quella
che
è
insita
ed
immanente
ai
suoi
assunti
e
alle
sue
premesse
.
Ho
capito
bene
?
Voi
accennate
esplicitamente
alla
psicologia
,
all
'
etica
,
e
alla
metafisica
.
Con
quest
'
ultimo
termine
intendete
di
significare
ciò
che
io
,
per
effetto
di
altri
abiti
dello
spirito
e
di
altre
maniere
di
trattazione
didattica
,
chiamerei
per
es
.
:
Dottrina
generale
,
o
della
Conoscenza
,
o
delle
Forme
fondamentali
del
pensiero
,
e
cosi
via
,
a
un
di
presso
,
o
per
eccesso
di
cautela
,
o
per
tema
di
non
incorrere
in
equivocazione
,
ed
anche
per
non
urtare
in
certi
pregiudizii
.
Passo
,
però
,
sopra
a
cotesti
accessorii
terminologici
;
tanto
perché
noi
,
in
fatto
di
scienza
,
non
siam
tenuti
a
starcene
al
significato
che
i
termini
hanno
nella
comune
esperienza
e
nella
comune
intuizione
(
quando
,
come
nella
vita
ordinaria
,
non
c
'
è
dato
di
chiamare
altrimenti
che
pane
il
pane
)
;
ma
quei
significati
fissiamo
noi
stessi
,
ponendo
e
sviluppando
i
concetti
,
che
vogliamo
compendiariamente
formulare
con
una
parola
di
convenzione
.
Si
starebbe
freschi
a
voler
dedurre
il
significato
ed
il
contenuto
per
es
.
della
chimica
dall
'
etimo
di
tal
parola
:
ci
troveremmo
di
faccia
all
'
Egitto
antichissimo
,
anzi
al
nome
che
significa
la
terra
gialliccia
dai
due
lati
delle
sponde
del
Nilo
e
fino
ai
monti
!
Vi
lascio
in
pace
in
compagnia
della
parola
metafisica
,
se
in
questa
v
'
accomoda
d
'
acquietarvi
.
Frivolezze
!
Se
un
estensore
di
catalogo
cacciasse
domani
nella
rubrica
dei
metà
physiká
i
Primi
principii
dell
'
oramai
indispensabile
Spencer
,
non
farebbe
nulla
di
più
e
nulla
di
meno
di
quel
che
fece
il
bibliotecario
ai
Pergamo
nell
'
appiccicare
cotale
etichetta
a
quei
vani
trattati
di
prima
filosofia
(
Aristotele
non
usa
altro
termine
a
denotarli
)
,
che
nessuna
cura
di
vecchi
commentatori
,
né
di
critici
moderni
,
è
riuscita
a
ridurre
mai
alla
trasparenza
e
conseguenza
di
libro
giunto
a
perfezione
.
Chi
sa
quanti
sarebbero
lieti
ora
di
scovrire
,
che
in
fin
delle
fini
il
vecchio
Stagirita
,
che
ha
ingombrato
di
sé
le
menti
degli
uomini
per
tanti
secoli
,
ed
è
stato
insegna
a
tante
battaglie
dello
spirito
,
non
fu
se
non
un
altro
Spencer
d
'
altri
tempi
,
che
,
magari
per
sola
colpa
dei
tempi
,
scrisse
in
greco
,
e
anche
maluccio
.
La
tradizione
non
dee
pesare
sopra
di
noi
come
un
incubo
,
come
un
impedimento
,
come
un
impaccio
,
come
oggetto
di
culto
e
di
stupida
reverenza
;
e
siamo
bene
intesi
di
ciò
:
-
ma
,
d
'
altra
parte
,
la
tradizione
è
ciò
che
ci
tiene
nella
storia
,
il
che
è
quanto
dire
,
che
è
ciò
che
ci
ricollega
alle
condizioni
faticosamente
acquisite
,
le
quali
agevolano
il
lavoro
nuovo
e
rendono
possibile
il
progresso
.
A
fare
altrimenti
si
è
bestie
;
perché
il
solo
lavorio
secolare
della
storia
differenzia
noi
dagli
animali
.
E
poi
,
inoltre
,
nessun
che
si
metta
a
studiare
,
sia
pur
nel
modo
più
concreto
,
empirico
,
particolare
,
minuto
e
circostanziato
,
un
qualunque
lato
della
realtà
,
può
rifiutarsi
mai
di
ammettere
,
che
a
un
certo
punto
si
è
come
assaliti
dal
bisogno
di
ripensare
alle
forme
generali
(
ossia
alle
categorie
)
,
che
son
ricorrenti
negli
atti
particolari
del
pensiero
(
unità
,
pluralità
,
totalità
,
condizione
,
fine
,
ragion
d
'
essere
,
causa
,
effetto
,
progressione
,
finito
,
infinito
e
così
via
)
.
Ora
,
per
poco
che
in
questa
nuova
curiosità
ci
soffermiamo
,
i
problemi
universali
della
conoscenza
ci
s
'
impongono
;
ossia
,
ci
appariscono
come
necessariamente
dati
:
-
e
in
questa
inevitabile
suggestione
ha
origine
e
sede
anche
ciò
che
voi
chiamate
metafisica
,
e
che
può
chiamarsi
altrimenti
.
Tutto
sta
a
sapere
come
cotesti
dati
vengano
poi
da
noi
maneggiati
.
La
nota
caratteristica
,
parlando
,
s
'
intende
,
molto
genericamente
,
del
pensiero
classico
(
dico
dei
greci
)
,
è
una
certa
ingenuità
nell
'
uso
e
nella
trattazione
di
tali
concetti
.
La
nota
caratteristica
della
filosofia
moderna
,
e
qui
di
nuovo
molto
per
le
generali
,
è
il
dubbio
metodico
,
e
quindi
il
criticismo
,
che
accompagna
,
a
guisa
di
sospettosa
cautela
,
l
'
uso
di
tali
forme
,
così
nell
'
intrinseco
,
come
nella
portata
estensiva
.
Ciò
che
decide
di
tale
passaggio
dalla
ingenuità
alla
critica
è
la
osservazione
metodica
(
scarsa
per
estensione
e
per
sussidii
negli
antichi
)
,
e
,
più
che
l
'
osservazione
,
l
'
esperimento
volontariamente
e
tecnicamente
condotto
(
che
mancò
quasi
del
tutto
agli
antichi
)
.
Sperimentando
,
noi
diventiamo
collaboratori
della
natura
;
-
noi
produciamo
ad
arte
ciò
che
la
natura
da
per
sé
produce
.
Esperimentando
ad
arte
,
le
cose
cessan
dall
'
esser
per
noi
dei
meri
obietti
rigidi
della
visione
perché
si
vanno
,
anzi
,
generando
sotto
la
nostra
guida
;
e
il
pensiero
cessa
dall
'
essere
un
presupposto
,
o
un
'
anticipazione
paradigmatica
delle
cose
,
anzi
diventa
concreto
,
perché
cresce
con
le
cose
,
a
intelligenza
delle
quali
viene
progressivamente
concrescendo
.
L
'
esperimento
ad
arte
e
metodico
finisce
da
ultimo
per
indurci
nella
persuasione
di
questa
verità
semplicissima
:
che
anche
prima
che
nascesse
la
scienza
,
e
in
tutti
gli
uomini
che
alla
scienza
non
arrivano
,
le
attività
interiori
,
compreso
l
'
uso
della
ovvia
riflessione
,
sono
come
un
venir
crescendo
,
per
la
sollecitazione
dei
bisogni
,
di
noi
in
noi
stessi
,
e
cioè
un
generarsi
di
nuove
condizioni
,
successivamente
elaborate
(
)
.
Anche
per
questo
rispetto
il
materialismo
storico
è
la
chiusa
di
un
lungo
sviluppo
.
Esso
giustifica
perfino
il
processo
storico
del
sapere
scientifico
facendo
questo
sapere
qualitativamente
consono
e
quantitativamente
proporzionale
alla
capacità
del
lavoro
;
cioè
facendolo
rispettivo
ai
bisogni
.
Torno
a
voi
,
e
vi
do
ragione
per
la
staffilata
che
aggiustate
all
'
agnosticismo
.
Esso
è
il
pendant
inglese
del
neokantismo
tedesco
:
con
un
notevole
divario
però
.
Questo
,
il
neokantismo
,
non
rappresenta
,
in
conclusione
,
se
non
una
corrente
accademica
,
che
ci
ha
dato
,
con
una
più
chiara
conoscenza
di
Kant
,
una
utile
letteratura
da
eruditi
;
mentre
quello
,
l
'
agnosticismo
,
per
la
sua
diffusione
popolare
,
è
un
fatto
sintomatico
della
presente
condizione
di
certe
classi
sociali
.
I
socialisti
avrebbero
tutte
le
ragioni
di
credere
,
che
quel
fatto
sintomatico
sia
uno
degli
indizi
della
decadenza
della
borghesia
.
Fa
,
certo
,
un
malinconico
contrasto
con
la
eroica
securtà
del
vero
,
che
assiste
il
pensiero
nei
prodromi
della
storia
moderna
(
Bruno
e
Spinoza
!
)
,
con
l
'
asseveranza
da
Convenzionali
,
che
fu
propria
dei
pensatori
del
secolo
passato
fino
a
venir
poi
giù
giù
alla
filosofia
classica
di
Germania
,
ed
anche
con
la
precisione
dei
metodi
esplorativi
,
i
quali
hanno
ai
tempi
nostri
allargato
di
tanto
il
dominio
del
pensiero
su
la
natura
.
Ha
l
'
aria
della
paurosa
rassegnazione
.
Manca
del
carattere
essenziale
ad
ogni
filosofia
,
secondo
Hegel
,
ossia
del
coraggio
della
verità
.
Un
qualcuno
di
quei
marxisti
,
che
inducono
così
senz
'
altro
,
a
bruciapelo
,
dalle
condizioni
economiche
ai
riflessi
ideologici
,
come
chi
issofatto
traducesse
i
segni
stenografici
,
potrebbe
quasi
dire
,
che
cotesto
Inconoscibile
,
tanto
celebrato
da
una
vasta
setta
di
quietisti
della
ragione
,
è
segno
già
che
lo
spirito
dell
'
epoca
borghese
non
è
più
atto
a
guardare
perspicuamente
nell
'
ordinamento
del
mondo
,
perché
il
capitalismo
,
dal
quale
esso
toglie
l
'
orientazione
,
è
già
in
se
fradicio
;
e
,
per
ciò
,
molti
,
nell
'
istintiva
coscienza
della
prossima
rovina
,
si
dànno
ad
una
specie
di
religione
dell
'
imbecillità
.
Simile
asserto
potrebbe
sembrare
per
fino
ingegnosamente
bello
,
pur
rimanendo
non
dimostrabile
:
sebbene
poi
rassomigli
a
molte
delle
sciocchezze
,
che
furon
dette
da
tanti
in
nome
dell
'
interpretazione
economica
della
storia
(
)
.
E
invece
,
io
dico
,
che
cotesto
agnosticismo
ci
rende
un
grande
servigio
.
Fermandosi
gli
agnosticisti
a
dire
e
a
ripetere
,
che
non
è
dato
di
conoscere
la
cosa
in
sé
,
l
'
intimissimo
della
natura
,
la
causa
ultima
e
il
fondo
dei
fenomeni
,
essi
per
un
'
altra
via
,
ossia
a
modo
loro
,
come
gente
,
cioè
,
che
rimpianga
l
'
impossibile
,
vengono
a
quello
stesso
resultato
al
quale
arriviamo
noi
,
non
con
rimpianto
ma
da
realisti
che
non
cercano
l
aiuto
della
immaginazione
,
e
cioè
:
che
non
si
può
pensare
se
non
su
quello
che
noi
possiamo
sperimentare
,
in
lato
senso
,
noi
stessi
.
Guardiamo
a
ciò
che
è
accaduto
nel
campo
della
psicologia
;
fu
fugata
,
da
un
canto
,
la
illusione
ideologica
,
che
i
fatti
psichici
si
spieghino
assumendone
a
sostanziale
subietto
un
ente
iperfisico
;
-
fu
bandita
,
dall
'
altro
canto
,
la
volgarità
,
più
materiale
che
materialistica
,
essere
il
pensiero
una
secrezione
del
cervello
;
-
fu
fissata
l
'
inerenza
dei
fatti
psichici
nello
specificato
organismo
,
in
quanto
l
'
organismo
stesso
è
un
processo
di
formazione
,
e
in
quanto
i
fatti
psichici
sono
la
interiorità
dell
'
attività
dei
nervi
,
ossia
questa
attività
in
quanto
è
coscienza
;
-
fu
respinta
la
grossolana
ipotesi
del
materialismo
semplicistico
,
che
cotesta
interiorità
,
la
quale
si
conserva
e
si
complica
,
per
il
solo
fatto
che
noi
ne
scovriamo
giorno
per
giorno
le
rispettive
condizioni
nei
centri
nervosi
,
in
quanto
è
interiorità
,
ossia
funzione
di
coscienza
,
possa
essere
estensivamente
osservata
;
-
ed
eccoci
arrivati
alla
scienza
psichica
,
che
è
impreciso
,
per
non
dire
erroneo
,
di
chiamare
psicologia
senza
l
'
anima
,
ma
bisogna
denominare
scienza
dei
prodotti
psichici
senza
il
mito
della
sostanza
spirituale
.
Quando
Engels
nell
'
Antidühring
usava
della
parola
metafisica
in
senso
peggiorativo
,
intendeva
appunto
di
riferirsi
a
quelle
maniere
di
pensare
,
ossia
di
concepire
,
di
inferire
,
di
esporre
,
che
son
l
'
opposto
della
considerazione
genetica
,
e
quindi
(
subordinatamente
)
dialettica
delle
cose
.
Tali
maniere
son
contrassegnate
da
questi
due
caratteri
:
in
prima
dal
fissare
,
come
per
sé
stanti
,
e
del
tutto
indipendenti
l
'
uno
dall
'
altro
,
quei
termini
del
pensiero
,
i
quali
in
verità
son
termini
solo
in
quanto
rappresentano
i
punti
di
correlazione
e
di
transizione
ai
un
processo
;
e
,
in
secondo
luogo
,
nel
considerare
quei
termini
stessi
del
pensiero
come
un
presupposto
,
un
'
anticipazione
,
o
anzi
un
tipo
od
un
prototipo
della
povera
e
parvente
realtà
empirica
.
Nel
primo
rispetto
,
per
es
.
,
causa
ed
effetto
,
mezzo
e
fine
,
ragion
d
'
essere
e
realtà
,
e
così
via
,
si
presentano
allo
spirito
soltanto
come
termini
distinti
,
e
quindi
diversi
,
e
alcune
volte
opposti
;
quasiché
si
desser
cose
,
che
siano
per
sé
esclusivamente
cause
ed
altre
che
siano
per
sé
esclusivamente
effetti
,
e
così
di
seguito
.
Nel
secondo
caso
pare
come
se
il
mondo
dell
'
esperienza
ci
si
andasse
disintegrando
e
scindendo
innanzi
agli
occhi
in
sostanza
ed
accidenti
,
in
cosa
in
sé
e
fenomeno
,
in
possibilità
e
in
ovvia
esistenza
.
Tutta
cotesta
critica
si
risolve
nell
'
esigenza
realistica
di
considerare
i
termini
del
pensiero
,
non
come
cose
ed
entità
fisse
,
ma
come
funzioni
;
perché
quei
termini
hanno
valore
,
solo
in
quanto
noi
abbiamo
qualcosa
da
pensare
attivamente
,
e
siamo
in
effettivo
atto
di
pensare
,
procedendo
.
Cotesta
critica
dcll
'
Engels
,
che
per
molti
rispetti
è
specificabile
e
precisabile
ancora
,
e
soprattutto
per
ciò
che
riguarda
la
origine
di
cotesto
pensare
metafisicamente
,
ripete
a
modo
suo
la
opposizione
hegeliana
fra
l
'
intendimento
,
che
fissa
gli
opposti
come
tali
,
e
la
ragione
,
che
gli
opposti
rimette
in
serie
di
processo
ascendente
-
(
la
divina
arte
di
conciliare
gli
opposti
,
direbbe
Bruno
-
omnis
determinatio
est
negatio
,
diceva
Spinoza
)
.
Cotesta
metafisica
,
sensu
deteriori
,
ha
alla
lontana
una
qualche
analogia
con
la
origine
dei
miti
.
S
'
inradica
nella
teologia
,
in
quanto
questa
è
diretta
a
rendere
plausibili
al
ragionamento
formale
i
dati
(
subiettivi
sì
,
ma
che
l
'
autoillusione
fa
parere
obiettivi
)
del
credere
.
Quanti
miracoli
non
ha
fatto
il
quasi
-
mito
dell
'
eterno
logos
?
Tale
metafisica
,
in
senso
diremo
oramai
dispregiativo
,
come
stadio
e
come
intoppo
di
un
pensiero
ancora
in
formazione
,
ricorre
in
ogni
ramo
del
sapere
.
Quanto
sforzo
non
è
costato
alla
riflessione
dottrinale
,
nel
campo
della
linguistica
,
l
'
andar
sostituendo
alla
illusione
paradigmatica
delle
forme
grammaticali
la
genesi
di
queste
:
genesi
che
va
psicologicamente
cercata
ed
accertata
nel
vario
atteggiarsi
del
parlare
,
che
è
un
fare
ed
un
produrre
,
e
non
un
semplice
factum
?
Così
fatta
metafisica
,
in
senso
d
'
ironia
,
esiste
ed
esisterà
forse
sempre
nei
derivati
verbali
e
fraseologici
dell
'
espressione
del
pensiero
;
perché
la
lingua
,
senza
della
quale
noi
non
potremmo
,
né
addivenire
alla
precisione
ai
quello
,
né
formularne
la
manifestazione
,
al
tempo
stesso
che
dice
,
altera
ciò
che
esprime
,
ed
ha
perciò
sempre
in
sé
il
germe
del
mito
.
Sprofondiamoci
pur
quanto
si
voglia
nella
teoria
più
generale
delle
vibrazioni
,
noi
diremo
sempre
:
la
luce
produce
questo
effetto
:
il
calore
opera
così
.
Si
ha
sempre
la
tentazione
,
o
per
lo
meno
si
corre
il
pericolo
,
di
sostantivare
un
processo
,
o
i
termini
di
esso
.
Le
relazioni
,
per
via
di
una
illusionale
proiezione
,
divengono
cose
,
e
queste
cose
escogitate
divengono
,
alla
volta
loro
,
soggetti
operanti
.
Se
facciamo
attenzione
,
a
questa
così
frequente
ricaduta
del
nostro
spirito
nell
'
esercizio
prescientifico
dei
mezzi
verbali
,
noi
ritroviamo
in
noi
stessi
i
dati
psicologici
del
modo
come
si
originarono
,
in
altre
circostanze
e
tempi
,
le
obiettivazioni
delle
forme
del
pensiero
stesso
in
enti
e
in
entità
,
come
è
il
caso
tipico
delle
idee
platoniche
:
e
lo
dico
tipico
perché
è
il
più
plastico
fra
tutti
.
Di
tale
metafisica
,
in
quanto
essa
è
la
immaturità
di
una
mente
non
ancora
scaltrita
dall
'
autocritica
,
e
non
rafforzata
dall
'
esperimento
,
è
piena
tutta
la
storia
;
che
appunto
per
ciò
,
come
per
tanti
altri
motivi
,
è
anche
superstizione
,
mitologia
,
religione
,
poesia
,
fanatismo
delle
parole
,
e
culto
delle
vuote
forme
.
Lascia
,
cotale
metafisica
,
le
sue
tracce
anche
in
ciò
che
ai
tempi
nostri
chiamiamo
orgogliosamente
scienza
.
Non
aduggia
essa
forse
il
campo
della
economia
politica
?
Quel
danaro
,
che
,
da
semplice
mezzo
di
scambio
qual
è
in
prima
,
si
fa
capitale
,
solo
in
quanto
è
in
funzione
col
lavoro
produttivo
,
non
diventa
forse
,
nella
fantasia
degli
economisti
,
capitale
ab
origine
,
che
per
un
diritto
innato
getti
interesse
?
Ecco
il
gran
significato
di
quel
capitolo
di
Marx
,
dove
si
parla
del
capitale
come
di
feticcio
(
)
Di
questi
feticci
è
piena
la
scienza
economica
.
La
qualità
di
merce
,
che
è
propria
del
prodotto
del
lavoro
umano
,
solo
in
un
certo
rispetto
storico
,
-
e
,
ossia
,
in
quanto
gli
uomini
vivono
in
un
certo
dato
sistema
di
correlazione
sociale
,
-
diventa
una
qualità
intrinseca
ab
aeterno
al
prodotto
stesso
.
Il
salario
,
che
non
è
concepibile
,
se
a
determinati
uomini
non
è
imposta
la
necessità
di
darsi
a
mercede
ad
altri
uomini
,
diventa
una
categoria
assoluta
,
cioè
un
elemento
d
'
ogni
guadagno
;
e
perfino
l
'
intraprenditore
capitalista
si
adorna
del
titolo
di
un
che
ritragga
da
se
stesso
un
più
alto
salario
!
E
poi
la
rendita
della
terra
:
-
della
terra
,
dico
!
Non
ci
sarebbe
da
venirne
mai
alla
fine
,
se
si
volesse
enumerarle
tutte
coteste
trasformazioni
metaforiche
dei
rapporti
relativi
in
eterni
attributi
degli
uomini
o
delle
cose
.
Ma
che
non
è
diventata
la
lotta
per
l
'
esistenza
nel
volgare
darwinismo
?
-
un
imperativo
,
un
comando
,
un
fato
,
un
tiranno
;
e
addio
le
empiriche
circostanze
del
topo
e
della
gatta
,
della
nottola
e
dell
'
insetto
,
della
erbaccia
e
del
trifoglio
.
L
'
evoluzione
,
ossia
l
'
espressione
compendiaria
d
'
infiniti
processi
,
che
dan
luogo
a
tanti
problemi
circostanziati
e
non
ad
un
singolo
teorema
,
non
si
trasforma
spesso
,
fantasticamente
,
nella
Evoluzione
?
Per
fino
nelle
volgarizzazioni
della
sociologia
marxista
,
le
condizioni
,
i
rapporti
,
le
correlatività
di
coesistenza
economica
acquistano
-
forse
il
più
delle
volte
per
insufficienza
stilistica
degli
espositori
-
un
certo
che
di
fantasticamente
soprastante
a
noi
;
come
se
nel
problema
ci
fossero
altri
dati
da
questi
in
fuori
:
persone
e
persone
,
cioè
inquilini
e
padroni
di
casa
,
proprietarii
e
fittaioli
,
capitalisti
e
salariati
,
signori
e
servitori
,
sfruttati
e
sfruttatori
,
cioè
,
in
una
parola
,
uomini
ed
uomini
,
che
,
in
precise
condizioni
di
tempo
e
di
luogo
,
trovansi
in
varia
dipendenza
fra
loro
,
per
l
'
uso
così
e
così
distribuito
e
collegato
dei
mezzi
necessarii
all
'
esistenza
.
La
indubbia
ricorrenza
del
vizio
metafisico
,
che
alcune
volte
a
dirittura
confina
con
la
mitologia
,
ci
dee
rendere
indulgenti
verso
le
cause
e
condizioni
,
o
direttamente
psichiche
o
più
generalmente
sociali
,
che
per
tanto
tempo
ritardarono
in
passato
l
'
apparizione
del
pensiero
critico
,
coscientemente
sperimentale
e
cautamente
antiverbalistico
.
Né
vale
di
ricorrere
alle
tre
epoche
del
Comte
.
È
questione
,
sì
,
di
quantitativo
predominio
della
forma
teologica
o
metafisica
nelle
diverse
epoche
della
storia
,
ma
non
di
esclusività
qualitativa
,
a
fronte
della
così
detta
epoca
scientifica
.
Gli
uomini
non
furon
mai
esclusivamente
teologisti
o
metafisici
,
come
non
saranno
mai
esclusivamente
scientifici
.
Il
più
umile
selvaggio
che
paventa
i
feticci
,
sa
che
il
fiume
in
discesa
gli
costa
minor
fatica
,
che
non
il
fiume
su
cui
nuoti
contro
corrente
,
e
nel
suo
elementarissimo
esercizio
del
lavoro
ha
in
sé
un
embrione
di
esperienza
e
di
scienza
.
Ai
giorni
nostri
ci
sono
,
viceversa
,
degli
scienziati
con
la
mente
ingombra
di
mitologia
.
La
metafisica
,
nel
senso
di
ciò
che
sarebbe
il
contrario
della
correttezza
scientifica
,
non
è
già
un
fatto
precisamente
così
preistorico
,
da
stare
alla
pari
col
tatuaggio
e
con
l
'
antropofagia
!
Non
è
,
spero
,
chi
voglia
mettere
esclusivamente
sul
conto
attivo
del
materialismo
storico
la
vittoria
definitiva
su
la
metafisica
,
nella
significazione
usata
qui
innanzi
,
secondo
Engels
.
Esso
è
,
anzi
,
un
caso
particolare
,
per
rispetto
allo
sviluppo
del
pensiero
antimetafisico
.
Non
sarebbe
stato
veramente
possibile
,
se
l
'
intelletto
critico
non
si
fosse
formato
già
per
l
innanzi
.
Qui
c
'
è
da
fare
i
conti
con
tutta
la
storia
della
scienza
moderna
.
Quando
il
Don
Ferrante
dei
Promessi
Sposi
(
siamo
,
s
'
intende
bene
,
al
secolo
XVII
)
che
fu
,
se
Leone
XIII
non
vorrà
per
invidia
di
mestiere
aversene
a
male
,
l
ultimo
scolastico
veramente
convinto
,
moriva
di
peste
,
negando
la
peste
,
attesoché
quella
non
rientrasse
nelle
dieci
categorie
di
Aristotele
,
lo
scolasticismo
avea
ricevuto
già
i
primi
,
e
fieri
,
e
decisivi
colpi
.
E
da
allora
in
qua
è
tutta
una
storia
di
conquiste
positive
del
pensiero
,
che
hanno
,
o
assorbita
,
o
eliminata
,
o
altrimenti
ridotta
e
combinata
quella
materia
del
conoscere
,
che
innanzi
formava
la
filosofia
per
sé
stante
,
e
quindi
soprastante
alla
scienza
.
In
cotesto
cammino
del
pensiero
scientifico
,
noi
c
'
incontriamo
,
per
es
.
,
nella
psicologia
empirica
,
nella
linguistica
,
nel
Darwinismo
,
nella
storia
delle
istituzioni
e
nel
criticismo
propriamente
detto
.
Direi
anche
nel
positivismo
,
se
non
temessi
d
'
ingenerare
equivoco
.
Difatti
il
positivismo
,
guardato
così
in
genere
e
per
sommi
capi
,
è
una
delle
tante
forme
in
cui
lo
spirito
s
'
è
andato
avvicinando
al
concetto
di
una
filosofia
,
che
non
anticipi
su
le
cose
,
ma
sia
a
queste
immanente
.
Non
è
quindi
da
maravigliare
,
se
,
per
la
generica
similarità
che
riavvicina
il
materialismo
storico
a
tanti
altri
prodotti
dello
spirito
e
del
sapere
contemporaneo
,
molti
di
quelli
che
trattano
la
scienza
alla
maniera
dei
letterati
e
dei
leggitori
di
riviste
,
ingannati
dalle
impressioni
,
e
seguendo
gl
'
impulsi
della
erudita
curiosità
,
han
creduto
di
poter
completare
Marx
,
o
con
questa
,
o
con
quell
'
altra
cosa
.
Di
coteste
storpiature
ne
avremo
per
un
pezzo
.
Induce
soprattutto
in
cotesto
errore
l
'
abito
,
comune
a
quasi
tutta
la
scienza
del
nostro
tempo
,
della
considerazione
evolutiva
o
genetica
:
cosicché
agli
inesperti
e
superficiali
pare
che
da
chiunque
si
parli
di
evoluzione
si
dica
lo
stesso
.
Voi
molto
giustamente
portate
la
vostra
attenzione
su
i
caratteri
differenziali
e
differenziati
del
materialismo
storico
-
i
quali
,
aggiungo
io
,
son
proprii
di
una
scienza
da
comunisti
dialetticamente
rivoluzionarii
-
e
non
vi
proponete
il
quesito
se
il
signor
Marx
possa
andare
a
braccetto
del
tale
o
tale
altro
filosofo
,
ma
vi
chiedete
,
invece
,
quale
filosofia
sia
a
questa
dottrina
necessariamente
e
obiettivamente
implicita
.
Gli
è
per
questa
ragione
che
io
vi
ho
lasciato
e
vi
lascio
anche
l
'
uso
della
parola
metafisica
,
nel
senso
non
dispregiativo
.
In
fondo
al
marxismo
ci
son
dei
problemi
generali
;
e
questi
si
aggirano
,
per
un
verso
su
i
limiti
e
su
le
forme
del
conoscere
,
e
,
per
un
'
altra
parte
,
su
le
attinenze
del
mondo
umano
col
resto
del
conoscibile
e
del
conosciuto
.
Non
è
ciò
che
intendete
voi
di
dire
?
Tanto
è
,
che
io
appunto
alle
questioni
più
generali
rivolsi
l
'
attenzione
mia
nel
secondo
dei
miei
saggi
;
ma
con
un
modo
di
trattazione
che
dissimula
l
'
intento
.
Chi
consideri
il
materialismo
storico
nel
suo
insieme
,
può
trovarvi
argomento
a
tre
ordini
di
studii
.
Il
primo
risponde
al
bisogno
pratico
proprio
ai
partiti
socialistici
,
di
andare
acquistando
una
adeguata
conoscenza
della
specificata
condizione
del
proletariato
in
ogni
paese
,
e
di
commisurare
,
congruamente
alle
cause
,
alle
promesse
ed
ai
pericoli
della
complicazione
politica
,
l
'
azione
del
socialismo
.
Il
secondo
può
menare
,
e
menerà
di
certo
,
a
rinnovare
gl
'
indirizzi
della
storiografia
,
in
quanto
abiliti
a
ricondurne
l
'
arte
sul
terreno
delle
lotte
di
classe
e
della
combinatoria
sociale
,
che
da
quelle
risulta
,
data
la
relativa
struttura
economica
,
che
ogni
storico
deve
d
'
ora
innanzi
conoscere
ed
intendere
.
Il
terzo
consiste
nella
trattazione
dei
principii
direttivi
,
a
comprendere
e
svolgere
i
quali
occorre
di
necessità
la
generale
orientazione
da
voi
invocata
.
Ora
,
pare
a
me
-
e
ho
dato
di
ciò
la
prova
,
scrivendo
-
che
quando
non
si
cada
nell
'
antiquato
errore
di
credere
,
che
le
idee
stiano
come
degli
esemplari
al
di
sopra
delle
cose
,
ammessa
la
inevitabile
division
del
lavoro
,
il
darsi
alla
considerazione
dei
principii
generali
,
presi
per
sé
,
non
implichi
per
forza
,
lo
scolasticismo
formale
,
ossia
la
ignoranza
delle
cose
dalle
quali
quei
principii
vengono
astratti
.
Certo
che
quei
tre
ordini
di
studii
e
di
considerazioni
faceano
uno
nella
mente
di
Marx
,
e
,
oltre
che
nella
mente
,
fecero
uno
nell
'
opera
sua
.
La
sua
politica
fu
come
la
pratica
del
suo
materialismo
storico
,
e
la
sua
filosofia
fu
come
inerente
a
quella
sua
critica
dell
'
economia
,
la
quale
fu
il
suo
modo
di
trattare
la
storia
.
Ma
,
lasciando
stare
che
cotesta
universalità
di
comprensione
è
la
nota
specifica
del
genio
che
inizii
un
nuovo
indirizzo
mentale
,
il
fatto
è
che
Marx
stesso
in
un
solo
caso
portò
a
compimento
la
integrazione
della
sua
dottrina
,
ed
è
nel
Capitale
.
La
perfetta
immedesimazione
della
filosofia
,
ossia
del
pensiero
criticamente
consapevole
,
con
la
materia
del
saputo
,
ossia
la
completa
eliminazione
del
divario
tradizionale
tra
scienza
e
filosofia
,
è
una
tendenza
del
nostro
tempo
:
tendenza
,
che
il
più
delle
volte
rimane
però
un
semplice
desideratum
.
Cotesta
tendenza
vorrebbero
alcuni
significare
,
appunto
quando
dicono
superata
la
metafisica
(
in
ogni
senso
)
;
mentre
altri
,
che
son
più
esatti
,
suppongono
che
la
scienza
giunta
a
perfezione
sia
già
la
filosofia
riassorbita
.
La
medesima
tendenza
giustifica
quella
dicitura
di
filosofia
scientifica
,
che
altrimenti
sarebbe
d
'
un
risibile
barocchismo
.
Se
cotesta
espressione
può
mai
aver
un
riscontro
pratico
di
evidenza
probativa
,
gli
è
proprio
nel
materialismo
storico
,
come
fu
nella
mente
e
negli
scritti
di
Marx
.
Ivi
la
filosofia
è
tanto
nella
cosa
stessa
,
e
in
essa
e
con
essa
rifusa
,
che
il
lettore
di
quegli
scritti
ne
prova
l
'
effetto
,
come
se
il
filosofare
non
sia
se
non
la
funzione
stessa
del
procedere
scientificamente
.
Devo
io
qui
stare
a
fare
delle
confessioni
;
o
mi
tocca
solo
di
limitarmi
a
discorrer
con
voi
obiettivamente
,
su
quei
punti
che
possono
riavvicinarci
negli
intenti
?
Se
io
dovessi
fermarmi
alle
espressioni
aforistiche
,
che
son
proprie
della
confessione
,
io
direi
così
:
-
a
)
l
'
ideale
del
sapere
deve
esser
questo
,
che
in
esso
cessi
la
opposizione
fra
scienza
e
filosofia
;
-
b
)
ma
,
come
la
scienza
(
empirica
)
è
in
continuo
divenire
,
e
si
moltiplica
così
nella
materia
come
nei
gradi
,
differenziando
in
pari
tempo
gl
'
ingegni
che
i
singoli
rami
ne
coltivano
,
e
d
'
altra
parte
s
'
è
accumulata
e
s
'
accumula
di
continuo
sotto
al
nome
di
filosofia
la
somma
delle
cognizioni
metodiche
e
formali
;
-
c
)
così
la
opposizione
tra
scienza
e
filosofia
si
mantiene
e
si
manterrà
,
come
termine
e
momento
sempre
provvisorio
,
per
indicare
appunto
,
che
la
scienza
è
di
continuo
in
sul
divenire
,
e
che
in
cotesto
divenire
entra
per
non
poca
parte
l
'
autocritica
.
Basta
guardare
a
Darwin
per
intendere
quanto
occorra
di
proceder
cauti
nell
'
affermare
,
che
la
scienza
dell
'
ora
presente
sia
per
se
stessa
la
fine
della
filosofia
.
Darwin
ha
di
certo
rivoluzionato
il
campo
delle
scienze
dell
'
organismo
,
e
con
esse
l
'
intera
concezione
della
natura
.
Ma
in
Darwin
stesso
non
fu
la
coscienza
completa
della
portata
delle
sue
scoverte
:
egli
non
fu
il
filosofo
della
sua
scienza
.
Il
darwinismo
,
come
nuova
visione
della
vita
,
e
quindi
della
natura
,
e
di
qua
dalla
persona
e
dagl
'
intenti
dello
stesso
Darwin
.
Viceversa
alcuni
volgarizzatori
del
marxismo
hanno
spogliato
questa
dottrina
della
filosofia
che
le
è
immanente
,
per
ridurla
ad
un
semplice
aperçu
del
variare
delle
condizioni
storiche
per
il
variare
delle
condizioni
economiche
.
Osservazioni
così
semplici
bastano
per
persuaderci
,
che
se
noi
possiamo
affermare
,
che
la
scienza
arrivata
a
perfezione
è
già
la
filosofia
,
ossia
che
questa
non
significhi
se
non
l
'
ultimo
grado
della
elaborazione
dei
concetti
(
Herbart
)
,
noi
non
dobbiamo
,
con
l
'
enunciazione
di
tale
postulato
,
autorizzar
nessuno
a
parlare
con
dispregio
di
ciò
che
in
senso
differenziato
chiamasi
la
filosofia
,
come
non
dobbiamo
dare
a
credere
a
tutti
gli
scienziati
,
che
,
a
qualunque
grado
dello
sviluppo
mentale
si
arrestino
,
essi
sian
di
già
i
trionfatori
o
gli
eredi
di
quella
bagattella
che
fu
la
filosofia
.
E
voi
,
perciò
,
non
avete
posta
una
questione
che
possa
dirsi
oziosa
,
mentre
chiedete
,
a
un
di
presso
:
-
con
quale
animo
il
cultore
del
materialismo
storico
guarderà
la
rimanente
filosofia
?
VI
.
Roma
,
28
maggio
'97
Nella
biografia
scientifica
dei
due
nostri
grandi
autori
c
è
una
lacuna
.
Nel
1847
una
loro
opera
viaggiava
per
la
stamperia
;
ma
rimase
poi
inedita
per
ragioni
accidentali
(
)
.
In
quel
libro
,
che
è
rimasto
un
semplice
manoscritto
,
e
che
,
per
quanto
io
sappia
,
non
fu
visto
dappoi
da
nessun
altro
dagli
autori
in
fuori
(
)
,
essi
,
come
se
facessero
un
esame
di
coscienza
,
fissarono
la
loro
veduta
nel
campo
filosofico
,
a
raffronto
delle
altre
correnti
contemporanee
.
Che
cotesto
esame
fosse
fatto
in
relazione
principalmente
ai
derivati
dell
'
hegelismo
,
e
al
contraccolpo
materialistico
di
esso
nella
dottrina
di
Feuerbach
,
non
v
'
è
dubbio
alcuno
.
Oltre
alle
ragioni
generali
del
movimento
filosofico
del
tempo
,
stanno
in
favore
di
questa
opinione
i
brani
di
articoli
di
giornali
e
di
riviste
,
che
,
come
reliquie
del
Marx
polemista
d
'
allora
,
furon
di
recente
pubblicati
dallo
Struve
nella
Nene
Zeit
.
Ma
quale
era
la
complessiva
posizione
mentale
dei
due
scrittori
?
quale
era
il
loro
orizzonte
bibliografico
?
quale
atteggiamento
assumevano
verso
gli
altri
fermenti
della
scienza
,
che
son
poi
fioriti
in
tante
rivoluzioni
,
così
nel
campo
della
filosofia
naturale
,
come
in
quello
della
filosofia
storica
,
e
quale
notizia
vi
aveano
essi
?
A
tutte
coteste
domande
non
è
dato
di
rispondere
adeguatamente
.
Si
capisce
,
del
resto
,
che
,
se
a
nessuno
può
rincrescere
d
'
aver
pubblicato
da
giovane
degli
scritti
,
che
da
vecchio
non
scriverebbe
a
quel
modo
,
il
non
averli
pubblicati
a
suo
tempo
è
grave
impedimento
agli
autori
stessi
per
tornarci
su
;
cosicché
Engels
diceva
,
che
quell
'
opera
avesse
in
fondo
prodotto
tutto
l
'
effetto
suo
:
fissare
,
cioè
,
l
'
orientazione
di
quelli
che
la
scrissero
.
E
poi
dopo
di
quel
tempo
,
presa
che
ebbero
la
loro
via
,
i
due
autori
non
scrissero
più
di
filosofia
nel
senso
differenziato
della
parola
(
)
.
Non
solo
le
loro
occupazioni
di
agitatori
pratici
,
di
pubblicisti
,
e
d
'
intesi
a
seguire
il
movimento
proletario
,
influendo
sopra
di
esso
,
ma
la
stessa
vocazione
mentale
loro
li
distoglieva
dal
mestiere
di
filosofi
en
titre
.
Sarebbe
per
ciò
cosa
vana
l
'
andar
passo
passo
ricercando
che
opinione
si
facessero
essi
,
nei
loro
studii
e
letture
,
dei
nuovi
portati
della
scienza
,
in
quanto
questi
venivano
o
non
venivano
a
recar
sussidio
al
nuovo
indirizzo
di
filosofia
storica
da
loro
escogitato
.
Certo
che
nella
psicologia
,
come
s
'
è
da
ultimo
svolta
,
nell
'
acuito
criticismo
nel
campo
della
filosofia
professionale
,
nella
scuola
dell
'
economia
storica
,
nel
darwinismo
,
così
nel
senso
specifico
come
nel
senso
lato
,
nella
cresciuta
tendenza
alla
storicità
nel
considerare
i
fenomeni
naturali
,
nelle
scoverte
della
preistoria
delle
istituzioni
,
e
nella
inclinazione
sempre
più
forte
verso
la
filosofia
della
scienza
,
ci
è
dato
di
riconoscere
come
dei
sussidii
e
come
dei
casi
analogici
al
prodursi
del
materialismo
storico
.
Ma
sarebbe
cosa
ridicola
il
voler
misurare
alla
stregua
di
ciò
che
è
debito
d
'
un
redattore
d
'
una
Rivista
critica
"
,
che
è
la
bibliografia
all
'
opera
,
o
del
professore
che
sciorina
agli
scolari
le
impressioni
successive
delle
sue
lettere
,
il
lavoro
di
assimilazione
della
scienza
contemporanea
,
che
potean
fare
,
o
effettivamente
fecero
,
quei
due
pensatori
,
i
quali
disponevano
d
'
un
così
specifico
e
specificato
angolo
visuale
,
e
aveano
nel
materialismo
storico
un
individuato
istrumento
di
ricerca
e
di
riduzione
.
E
in
ciò
consiste
,
del
resto
,
ciò
che
chiamiamo
la
originalità
;
e
fuori
di
tali
confini
questa
parola
significherebbe
l
'
assurdo
.
Non
scrivendo
più
di
filosofia
,
nel
senso
professionalmente
differenziato
e
differenziale
,
finiron
per
essere
i
più
perfetti
esemplari
di
quella
filosofia
scientifica
,
che
per
molti
è
un
semplice
pio
desiderio
,
per
altri
è
un
mezzo
di
spiattellare
in
nuova
dicitura
fraseologica
le
ovvie
cognizioni
della
scienza
empirica
,
alcune
volte
è
una
forma
generica
di
razionalismo
,
e
al
postutto
non
è
possibile
,
se
non
a
chi
entri
nei
particolari
della
realtà
con
la
penetrazione
che
è
propria
di
un
metodo
genetico
inerente
alle
cose
.
Engels
da
ultimo
scriveva
:
Dal
momento
che
per
ogni
scienza
diventa
una
necessità
il
venire
in
chiaro
su
la
sua
propria
posizione
nell
'
insieme
delle
cose
e
della
conoscenza
delle
cose
,
la
scienza
speciale
dell
'
insieme
diventa
superflua
.
Ciò
che
della
filosofia
,
svoltasi
fino
ad
ora
,
rimane
tuttora
come
per
sé
stante
,
gli
è
la
dottrina
del
pensiero
e
delle
sue
leggi
-
la
logica
formale
e
la
dialettica
.
Tutto
il
resto
si
risolve
nella
scienza
positiva
della
natura
e
della
storia
(
)
.
Agli
eruditi
,
ai
ricercatori
di
tèmi
per
dissertazione
,
ai
dottori
novellini
,
tutto
è
possibile
.
Come
han
messo
assieme
l
'
etica
di
Erodoto
,
la
psicologia
di
Pindaro
,
la
geologia
di
Dante
,
l
'
entomologia
di
Shakespeare
e
la
pedagogica
di
Schopenhauer
,
così
a
fortiori
,
e
a
più
giusto
titolo
,
potrebbero
scrivere
della
logica
del
Capitale
,
anzi
costruire
un
insieme
della
filosofia
di
Marx
,
tutta
specificata
e
spartita
secondo
le
sacramentali
rubriche
della
scienza
professionale
.
Question
di
gusti
!
-
io
che
,
per
esempio
,
preferisco
l
'
ingenuità
di
Erodoto
e
la
poderosità
di
Pindaro
alla
erudizione
che
ne
stemperi
gli
unitarii
prodotti
in
amminicoli
di
postuma
analisi
,
lascio
volentieri
al
Capitale
la
integralità
sua
,
a
produrre
la
quale
concorrono
organicamente
tutte
le
nozioni
e
conoscenze
,
che
allo
stato
differenziato
han
nome
di
logica
,
di
psicologia
,
di
sociologia
,
di
diritto
e
di
storia
nel
senso
ovvio
;
-
e
ci
concorre
anche
quella
singolare
flessibilità
e
flessuosità
del
pensiero
,
che
è
la
estetica
della
dialettica
.
Rimane
per
ciò
quel
libro
,
e
rimarrà
sempre
,
analizzabile
sì
nei
particolari
,
ma
inafferrabile
nell
'
insieme
,
per
gli
empiristi
puri
,
per
gli
scolasticisti
dalle
definizioni
nette
e
non
convertibili
nel
flusso
del
pensiero
,
per
gli
utopisti
d
'
ogni
maniera
,
e
soprattutto
per
gli
utopisti
del
liberismo
e
pei
libertarii
,
che
sono
,
dal
più
al
meno
,
anarchisti
senza
saperlo
.
Immergersi
nel
concreto
delle
correlatività
sociali
e
storiche
gli
è
cosa
per
molti
intelletti
di
una
difficoltà
quasi
insuperabile
.
Invece
di
pigliare
l
insieme
sociale
,
come
un
dato
in
cui
geneticamente
si
svolgono
delle
leggi
,
le
quali
sono
relazioni
di
movimento
,
molti
han
bisogno
di
rappresentarsi
delle
cose
fisse
,
per
es
.
,
l
'
egoismo
di
qua
,
l
'
altruismo
di
là
,
e
così
via
.
Il
caso
caratteristico
è
quello
dei
moderni
edonisti
.
Non
si
arrestano
alla
compagine
sociale
,
come
al
dato
specifico
della
dottrina
economica
,
ma
risalgono
ai
giudizi
di
valutazione
,
come
alla
premessa
(
logico
-
psicologica
)
della
Economica
.
In
questi
giudizii
trovano
una
scala
,
e
studiano
(
per
la
più
parte
in
forma
tipica
ed
ipotetica
)
i
gradi
di
essa
;
come
chi
studiasse
nell
'
estetica
formale
i
soli
gradi
del
compiacimento
.
Di
fronte
a
tali
valutazioni
(
o
gradi
dell
'
apprezzamento
del
bisogno
)
stanno
le
cose
,
che
sono
i
beni
;
e
queste
cose
vengono
esaminate
nella
loro
relazione
con
gli
apprezzamenti
,
tenuto
conto
della
loro
quantità
disponibile
ed
acquisibile
,
il
che
determina
per
esse
la
qualità
di
valori
,
il
limite
dei
valori
ed
il
valore
-
limite
.
Costituita
così
la
posizione
astratta
e
generica
della
economicità
,
indifferentemente
,
così
per
le
cose
di
cui
la
natura
ci
è
prodiga
,
come
per
quelle
che
costano
agli
uomini
il
sudore
della
fronte
(
e
l
'
ingrato
lavoro
della
storia
)
,
la
povera
economia
ovvia
e
comune
,
ossia
la
economia
della
convivenza
che
ci
è
familiare
,
e
su
la
quale
si
sono
travagliati
i
teoretici
di
scuola
classica
,
e
i
critici
del
socialismo
,
diventa
come
un
caso
particolare
di
un
'
algebra
universalissima
.
Il
lavoro
,
che
per
noi
è
il
nerbo
stesso
del
vivere
umano
,
ossia
l
'
uomo
stesso
che
si
svolge
,
diventa
in
cotesta
veduta
,
o
lo
sforzo
per
evitare
una
pena
,
o
la
minor
pena
.
In
cotesta
astratta
atomistica
delle
conazioni
,
degli
apprezzamenti
e
delle
quantità
di
beni
,
non
si
sa
più
che
cosa
sia
la
storia
,
e
il
progresso
si
risolve
in
una
mera
parvenza
.
Se
mai
occorresse
di
formulare
,
non
sarebbe
fuori
di
luogo
il
dire
,
che
la
filosofia
implicita
al
materialismo
storico
è
la
tendenza
al
monismo
;
-
e
uso
la
parola
tendenza
,
accentuandola
.
Dico
tendenza
,
e
aggiungo
tendenza
critico
-
formale
.
Non
si
tratta
già
,
insomma
,
di
tornare
alla
intuizione
teosofica
o
metafisica
della
totalità
del
mondo
,
come
se
noi
,
per
atto
di
cognizione
trascendente
,
giungessimo
issofatto
alla
visione
della
sostanza
a
tutti
i
fenomeni
e
processi
sottostante
.
La
parola
tendenza
esprime
precisamente
l
'
adagiarsi
della
mente
nella
persuasione
,
che
tutto
è
pensabile
come
genesi
,
che
il
pensabile
,
anzi
,
non
è
che
genesi
,
e
che
la
genesi
ha
i
caratteri
approssimativi
della
continuità
.
Ciò
che
differenzia
cotesto
senso
della
genesi
dalle
vaghe
intuizioni
trascendentali
(
per
es
.
,
Schelling
)
è
il
discernimento
critico
,
e
quindi
il
bisogno
di
specificare
la
ricerca
:
ossia
il
riavvicinamento
all
'
empirismo
per
ciò
che
concerne
il
contenuto
del
processo
,
e
la
rinuncia
alla
pretesa
di
recarsi
in
mano
lo
schema
universale
di
tutte
le
cose
.
I
volgari
evoluzionisti
fanno
così
:
afferrata
la
nozione
astratta
del
divenire
(
evoluzione
)
,
ci
caccian
dentro
ogni
cosa
,
dal
concretarsi
della
nebulosa
alla
fatuità
loro
.
Così
facevano
i
ripetitori
di
Hegel
,
col
ritmo
soprastante
e
perpetuo
,
della
tesi
,
antitesi
e
sintesi
.
Ragione
precipua
dell
'
accorgimento
critico
,
col
quale
il
materialismo
storico
corregge
il
monismo
,
è
questa
:
che
esso
parte
dalla
praxis
,
cioè
dallo
sviluppo
della
operosità
,
e
come
è
la
teoria
dell
'
uomo
che
lavora
,
così
considera
la
scienza
stessa
come
un
lavoro
.
Porta
infine
a
compimento
il
senso
implicito
alle
scienze
empiriche
;
che
noi
,
cioè
,
con
l
'
esperimento
ci
riavviciniamo
al
fare
delle
cose
,
e
raggiungiamo
la
persuasione
,
che
le
cose
stesse
sono
un
fare
,
ossia
un
prodursi
.
Il
brano
dell
'
Engels
citato
più
innanzi
potrebbe
,
però
,
dar
luogo
a
delle
curiose
illazioni
;
come
chi
si
pigliasse
tutta
la
mano
,
quando
altri
gli
ha
offerto
il
dito
.
Dato
ed
ammesso
,
che
la
logica
e
la
dialettica
continuino
a
sussistere
come
per
sé
stanti
,
non
può
esser
questa
,
si
direbbe
,
occasione
propizia
a
rimettere
a
novo
tutta
la
enciclopedia
filosofica
?
Rifacendo
,
a
parte
a
parte
,
e
per
ogni
singolo
ramo
di
scienza
,
il
lavoro
di
astrazione
degli
elementi
formali
che
vi
sono
impliciti
,
si
riesce
a
scrivere
dei
vasti
e
comprensivi
sistemi
di
logica
,
come
son
quelli
esemplari
del
Sigwart
e
del
Wundt
;
le
quali
,
in
verità
,
son
delle
vere
enciclopedie
della
dottrina
dei
principii
del
sapere
.
Ora
se
è
questo
il
desiderio
dei
filosofi
professionali
,
stiano
pur
tranquilli
,
che
le
loro
cattedre
non
saranno
abolite
.
La
division
del
lavoro
nel
campo
intellettuale
si
presta
praticamente
a
molte
combinazioni
.
Se
c
'
è
chi
voglia
compendiare
in
forma
schematica
i
principii
,
coi
quali
noi
ci
rendiamo
conto
di
un
determinato
gruppo
di
fatti
,
per
es
.
,
di
un
determinato
ordinamento
giuridico
,
nulla
osta
che
egli
cotesta
disciplina
(
)
chiami
scienza
generale
del
diritto
o
anche
,
se
gli
piace
,
filosofia
del
diritto
,
purché
si
rammenti
che
riduce
a
sistema
(
empirico
)
un
ordine
di
fatti
storici
;
ossia
che
coglie
una
categoria
storica
come
il
divenuto
del
divenire
.
Tendenza
(
formale
e
critica
)
al
monismo
,
da
una
parte
,
virtuosità
a
tenersi
equilibratamente
in
un
campo
di
specializzata
ricerca
,
dall
'
altra
parte
:
-
ecco
il
resultato
.
Per
poco
che
s
'
esca
da
questa
linea
,
o
si
ricade
nel
semplice
empirismo
(
la
nonfilosofia
)
,
o
si
trascende
alla
iperfilosofia
,
ossia
alla
pretesa
di
rappresentarsi
in
atto
l
'
Universo
,
come
chi
ne
possedesse
la
intuizione
intellettuale
.
Leggete
,
di
grazia
,
se
non
l
'
avete
già
letta
,
la
conferenza
di
Haeckel
sul
monismo
,
che
fu
volgarizzata
in
Francia
da
un
appassionato
darwinista
della
sociologia
(
)
.
In
quell
'
insigne
scienziato
si
confondono
tre
attitudini
diverse
:
una
maravigliosa
capacità
alla
ricerca
e
dichiarazione
dei
particolari
,
una
profonda
elaborazione
sistematica
dei
particolari
appurati
,
e
una
poetica
intuizione
dell
'
Universo
,
che
pur
essendo
della
immaginazione
,
alcune
volte
pare
della
filosofia
.
Ma
mettere
voi
,
illustre
Haeckel
,
tutto
l
'
Universo
,
dalle
vibrazioni
dell
'
etere
alla
formazione
del
cervello
;
ma
che
dico
del
cervello
,
anzi
giù
giù
,
dopo
questo
,
dalle
origini
dei
popoli
e
degli
stati
e
dell
'
etica
fino
ai
tempi
nostri
,
compresi
i
principotti
protettori
della
vostra
Università
di
Iena
,
ai
quali
fate
le
riverenze
,
in
sole
47
pagine
in-8°
,
è
cosa
superiore
per
fino
all
'
eccellenza
dell
'
ingegno
vostro
!
Non
vi
sovviene
forse
di
quei
tanti
buchi
,
che
l
'
Universo
presenta
anche
alla
provetta
scienza
nostra
:
o
avete
a
casa
un
grande
armadio
pieno
di
quei
berretti
da
notte
,
che
Heine
dicea
usassero
gli
hegeliani
a
covrire
quei
buchi
?
O
non
vi
ricordate
di
cosa
che
dovrebbe
più
direttamente
scottarvi
:
quel
tale
batibio
,
che
prese
nome
da
voi
in
una
scoverta
dell
'
Huxley
,
che
era
poi
,
viceversa
,
un
solenne
qui
-
pro
-
quo
?
Dunque
,
tendenza
al
monismo
,
ma
al
tempo
stesso
coscienza
precisa
della
specialità
della
ricerca
.
Tendenza
a
fondere
scienza
e
filosofia
,
ma
,
medesimamente
,
continuata
riflessione
su
la
portata
e
sul
valore
di
quelle
forme
del
pensiero
,
che
usiamo
in
concreto
,
e
che
pur
possiamo
distaccar
dal
concreto
,
come
accade
nella
logica
stricto
jure
,
e
nella
teoria
generale
della
conoscenza
(
che
voi
chiamate
metafisica
)
.
Pensare
in
concreto
,
e
pur
poter
riflettete
in
astratto
su
i
dati
e
su
le
condizioni
della
pensabilità
.
La
filosofia
c
'
è
e
non
c
'
è
(
)
.
Per
chi
non
c
è
ancora
arrivato
,
essa
è
come
il
di
là
dalla
scienza
.
E
per
chi
c
è
arrivato
,
essa
è
la
scienza
condotta
a
perfezione
.
Oggi
,
come
in
passato
,
noi
possiamo
scrivere
,
su
i
dati
astratti
da
una
determinata
esperienza
,
dei
trattati
per
es
.
,
di
etica
o
di
politica
,
e
possiamo
dare
alla
trattazione
tutta
la
perspicuità
del
sistema
:
purché
ci
ricordiamo
di
questo
,
che
le
premesse
cioè
si
ricollegano
geneticamente
ad
altro
;
purché
non
cadiamo
nella
illusione
(
metafisica
)
di
considerare
i
principii
come
degli
schemi
ab
aeterno
,
ossia
come
le
sopraccose
delle
cose
dell
'
esperienza
.
A
questo
punto
nulla
c
'
impedisce
di
enunciare
una
formula
come
la
seguente
:
tutto
il
conoscibile
può
essere
conosciuto
;
e
tutto
il
conoscibile
sarà
,
all
'
infinito
,
realmente
conosciuto
;
e
di
là
dal
conoscibile
,
a
noi
,
nel
campo
della
conoscenza
,
non
importa
nulla
di
null
'
altro
.
Questo
generico
enunciato
,
nel
suo
aspetto
pratico
,
si
riduce
a
dire
:
che
la
conoscenza
tanto
importa
per
quanto
ci
è
dato
di
realmente
conoscere
,
e
che
è
una
mera
fantasticheria
l
'
ammettere
,
che
la
mente
riconosca
,
come
esistente
in
atto
un
'
assoluta
differenza
tra
il
limitato
conoscibile
e
ciò
che
è
per
sé
inconoscibile
:
-
un
inconoscibile
,
che
io
dichiaro
di
conoscere
come
inconoscibile
!
Come
fate
voi
,
von
Hartmann
,
a
bazzicare
da
tanti
anni
con
l
'
Inconsapevole
,
che
voi
così
consaputamente
vedete
operare
;
e
voi
,
signor
Spencer
,
a
manovrate
di
continuo
col
riconoscimento
dell
'
Inconoscibile
,
che
in
fondo
voi
in
qualche
modo
sapete
,
se
ne
fate
il
limite
del
conoscibile
?
In
fondo
a
cotesta
fraseologia
dello
Spencer
si
cela
il
dio
del
catechismo
;
-
c
è
,
insomma
,
il
residuo
di
una
iperfilosofia
,
che
rassomiglia
,
come
la
religione
,
al
culto
di
quell
'
ignoto
,
che
,
in
uno
e
medesimo
tempo
si
dichiara
ignoto
,
e
pur
si
afferma
di
conoscere
in
certa
guisa
facendone
oggetto
di
riverenza
.
In
tale
stato
d
'
animo
la
filosofia
è
ridotta
allo
studio
dei
fenomeni
(
parvenze
)
,
e
il
concetto
di
evoluzione
non
implica
punto
che
la
realtà
stessa
divenga
.
Per
il
materialismo
storico
il
divenire
,
ossia
l
'
evoluzione
,
e
invece
reale
,
anzi
è
la
realtà
stessa
;
come
è
reale
il
lavoro
,
che
è
il
prodursi
dell
'
uomo
,
che
ascende
dalla
immediatezza
del
vivere
(
animale
)
alla
libertà
perfetta
(
che
è
il
comunismo
)
.
In
questa
inversione
pratica
del
problema
della
conoscibilità
,
noi
ci
rechiamo
interamente
in
mano
la
scienza
,
in
quanto
essa
è
il
fatto
nostro
.
Una
nuova
vittoria
sul
feticcio
!
Il
sapere
è
per
noi
un
bisogno
,
che
empiricamente
si
produce
,
si
raffina
,
si
perfeziona
,
si
corrobora
di
mezzi
e
di
tecnica
,
come
ogni
altro
bisogno
.
Noi
via
via
conosciamo
ciò
che
ci
occorre
di
conoscere
.
L
'
esperimentare
è
un
crescere
;
e
ciò
che
chiamiamo
il
progresso
dello
spirito
,
non
è
se
non
un
accumularsi
di
energie
di
lavoro
.
In
cotesto
prosaico
assunto
si
risolve
quell
'
assolutezza
della
conoscenza
,
che
era
per
gli
idealisti
un
postulato
di
ragione
,
o
una
argomentazione
ontologica
(
)
.
Quella
tal
cosa
(
così
detta
in
sé
)
,
che
non
si
conosce
,
né
oggi
,
né
domani
,
che
non
si
conoscerà
mai
,
e
che
pur
si
sa
di
non
poter
conoscere
,
non
può
appartenere
al
campo
della
conoscenza
,
perché
non
si
dà
conoscenza
dell
inconoscibile
.
Se
un
simile
assunto
entra
nella
cerchia
della
filosofia
,
gli
è
perché
la
coscienza
del
filosofo
non
è
tutta
fatta
di
scienza
,
ma
consta
ancora
di
tanti
altri
elementi
sentimentali
ed
affettivi
,
da
cui
,
sotto
l
impulso
della
paura
,
e
per
tramite
della
fantasia
e
del
mito
,
si
generano
combinazioni
psichiche
,
le
quali
,
come
in
passato
impedirono
lo
sviluppo
della
cognizione
razionale
,
così
ora
adombrano
il
campo
del
sapere
meditato
e
prosaico
.
Pensiamo
alla
morte
.
Essa
è
teoricamente
insita
alla
vita
.
La
morte
,
che
pare
così
tragica
negli
individui
complessi
,
che
alla
comune
intuizione
appariscono
come
i
veri
e
proprii
organismi
,
è
immanente
agli
elementi
primissimi
della
sostanza
organica
,
per
la
estrema
labilità
e
per
la
circoscritta
plasticità
del
protoplasma
.
Ma
tutt
'
altro
è
la
paura
della
morte
-
ossia
l
'
egoismo
del
vivere
!
E
così
è
di
tutte
le
altre
affettività
e
tendenze
passionali
,
che
,
nelle
loro
derivazioni
mitiche
,
poetiche
e
religiose
,
gettarono
,
gettano
e
getteranno
in
varia
proporzione
le
ombre
loro
sul
campo
della
coscienza
.
La
filosofia
dell
'
uomo
puramente
teoretico
che
tutte
le
cose
contempli
sotto
l
'
aspetto
del
proprio
esser
loro
,
gli
è
come
il
tentativo
di
far
passare
il
pensiero
astratto
su
tutto
il
campo
della
coscienza
,
senza
che
v
'
incontri
,
né
deviazioni
,
né
attriti
.
Ecco
Baruch
Spinoza
,
il
vero
eroe
del
pensiero
,
che
se
stesso
contempla
in
quanto
gli
affetti
e
le
passioni
,
a
guisa
di
forze
della
interiore
meccanica
,
gli
si
trasmutano
in
obietti
di
considerazione
geometrica
!
En
attendant
che
in
una
futura
umanità
di
uomini
quasi
trasumanati
,
l
'
eroismo
di
Baruch
Spinoza
divenga
la
virtù
minuscola
di
tutti
i
giorni
,
e
che
i
miti
,
la
poesia
,
la
metafisica
e
la
religione
non
ingombrino
più
il
campo
della
coscienza
,
contentiamoci
che
fino
ad
ora
,
e
per
ora
,
la
filosofia
,
così
nel
senso
differenziato
,
come
nell
'
altro
,
sia
servita
quale
istrumento
critico
e
serva
,
per
rispetto
alla
scienza
,
a
mantenere
la
chiaroveggenza
dei
metodi
formali
e
dei
procedimenti
logici
,
e
per
rispetto
alla
vita
a
diminuire
gl
'
impedimenti
che
all
'
esercizio
del
libero
pensiero
frappongono
le
fantastiche
proiezioni
degli
affetti
,
delle
passioni
,
dei
timori
e
delle
speranze
;
ossia
giovi
e
serva
,
come
direbbe
precisamente
Spinoza
,
a
vincere
l
'
imaginatio
e
l
'
ignorantia
.
VII
.
Roma
,
16
giugno
'97
Mi
capita
un
bel
caso
.
Mentre
pareami
di
non
esser
venuto
al
termine
ancora
di
queste
mie
epistole
,
m
'
è
toccato
di
dover
discorrere
delle
stesse
precise
cose
,
delle
quali
mi
vado
intrattenendo
con
voi
,
in
altro
luogo
,
in
altra
forma
,
e
d
'
animo
men
lieto
.
In
uno
degli
ultimi
numeri
della
Critica
Sociale
apparve
una
specie
di
messaggio
,
che
il
signor
Antonio
De
Bella
,
sociologo
calabrese
,
dirigeva
contro
quei
socialisti
esclusivi
,
che
per
ogni
cosa
ed
in
ogni
questione
,
a
quel
che
dice
lui
,
se
ne
stanno
al
verbo
di
Marx
.
Il
De
Bella
ha
mancato
di
farci
sapere
,
se
il
Marx
,
cui
quelli
che
tartassa
s
'
appellano
,
sia
il
genuino
,
o
un
altro
così
per
dire
alterato
,
o
a
dirittura
inventato
,
un
Marx
biondo
,
o
che
so
io
altro
.
Il
fatto
è
che
m
'
ha
concesso
l
'
onore
di
metterci
anche
me
nel
branco
di
cotesti
ostinati
,
cui
rivolge
i
suoi
moniti
e
i
suoi
consigli
,
perché
si
completino
d
'
altra
più
vasta
coltura
sociologica
e
naturalistica
.
Cita
invero
il
solo
mio
nome
,
senza
dire
a
quale
mio
scritto
,
detto
o
fatto
intenda
di
richiamarsi
:
e
poi
giù
un
pochino
del
solito
catechismo
della
sociologia
intinta
di
darwinismo
,
con
la
inevitabile
filastrocca
di
tanti
nomi
di
autori
.
Credetti
opportuno
di
rispondere
;
un
po
'
per
dire
sommariamente
,
come
il
socialismo
scientifico
non
si
trovi
poi
tanto
a
mal
partito
,
da
aver
proprio
bisogno
di
certi
consigli
;
per
mostrare
,
che
i
complementi
suggeriti
dal
De
Bella
,
o
sono
i
sottintesi
,
o
sono
il
contrario
del
marxismo
;
e
soprattutto
perché
,
trovandomi
da
un
pezzo
in
qua
in
vena
di
conversare
con
voi
di
socialismo
e
di
filosofia
,
m
'
è
parso
opportuno
di
fissare
con
note
ad
hominem
parecchie
delle
considerazioni
critiche
,
che
vado
svolgendo
tête
-
à
-
tête
con
voi
,
con
una
certa
tal
quale
bizzarria
di
forma
.
Vi
mando
la
mia
risposta
,
come
è
apparsa
nella
Critica
Sociale
di
ieri
.
E
anche
questa
è
una
lettera
;
e
,
sebbene
non
sia
diretta
a
voi
,
potete
metterla
nella
collezione
,
come
se
facesse
seguito
.
Completa
e
riassume
le
altre
,
con
qualche
leggera
e
scusabile
ripetizione
.
Questa
lettera
extra
,
che
indirizzavo
al
direttore
della
Critica
Sociale
,
non
è
dolce
di
sale
.
Non
la
scrissi
proprio
con
l
'
intenzione
di
far
cosa
grata
al
signor
De
Bella
.
C
'
è
del
cattivo
umore
.
Forse
questo
umor
di
critica
rivelante
amarezza
m
è
venuto
dal
fatto
,
che
,
standomene
io
con
la
mente
rivolta
allo
studio
di
questo
grave
problema
dei
rapporti
del
materialismo
sociale
col
rimanente
della
intuizione
scientifica
contemporanea
,
m
'
è
parso
che
i
consigli
del
signor
De
Bella
,
-
che
del
resto
non
stava
a
spiare
quel
che
io
vado
scrivendo
a
voi
,
-
fossero
,
per
lo
meno
quanto
a
me
,
inopportuni
;
se
non
altro
perché
non
avrei
la
fantasia
di
chiedergliene
.
Roma
,
5
giugno
'97
Caro
Turati
,
Non
mi
è
ben
chiaro
se
il
De
Bella
,
nominandomi
,
parli
proprio
di
me
.
Sarei
anzi
inclinato
a
credere
,
che
egli
rivolga
la
sua
tirata
a
un
mannequin
di
sua
fattura
,
al
quale
abbia
,
commoditatis
causa
,
appiccicato
il
nome
mio
.
Comunque
sia
,
dal
momento
che
mescola
il
mio
nome
alle
sue
meditazioni
,
io
non
posso
a
meno
di
aggiungere
alla
vostra
una
nuova
postilla
.
Com
'
è
risaputo
,
io
entrai
esplicitamente
e
pubblicamente
nelle
vie
del
socialismo
solo
dieci
anni
fa
(
)
.
Dieci
anni
sono
un
tratto
di
tempo
non
veramente
lungo
nella
mia
esistenza
fisica
,
giacché
ne
conto
ormai
quattro
oltre
il
mezzo
secolo
;
ma
sono
un
tratto
a
dirittura
breve
nella
mia
vita
intellettuale
.
Prima
,
insomma
,
di
diventar
socialista
,
io
avevo
avuto
inclinazione
,
agio
e
tempo
,
opportunità
ed
obbligo
d
'
aggiustar
le
mie
partite
ed
i
miei
conti
col
darwinismo
,
col
positivismo
,
col
neokantismo
,
e
con
quanto
altro
di
scientifico
si
è
svolto
intorno
a
me
,
e
ha
dato
a
me
occasione
di
svolgermi
tra
i
miei
contemporanei
,
poiché
tengo
cattedra
di
filosofia
all
'
Università
dal
1871
,
e
per
l
'
innanzi
ero
stato
studioso
di
ciò
che
occorre
per
filosofare
.
Volgendomi
al
socialismo
,
non
ho
chiesto
a
Marx
l
'
abicì
del
sapere
.
Al
marxismo
non
ho
chiesto
,
se
non
ciò
ch
'
esso
effettivamente
contiene
:
ossia
quella
determinata
critica
dell
'
economia
che
esso
è
,
quei
lineamenti
del
materialismo
storico
che
reca
in
sé
,
quella
politica
del
proletariato
che
enuncia
o
preannuncia
.
Non
chiesi
al
marxismo
nemmeno
la
conoscenza
di
quella
filosofia
,
che
esso
suppone
,
e
,
in
un
certo
senso
,
continua
,
superandola
per
inversione
dialettica
;
ed
è
l
'
hegelismo
,
che
rifioriva
appunto
in
Italia
nella
mia
gioventù
,
e
nel
quale
io
m
ero
come
allevato
.
Manco
a
farlo
a
posta
,
la
mia
prima
composizione
filosofica
,
in
data
del
maggio
1862
,
è
una
:
Difesa
della
dialettica
di
Hegel
contro
il
ritorno
a
Kant
iniziato
da
Ed
.
Zeller
!
Per
intendere
il
socialismo
scientifico
non
mi
occorreva
,
dunque
,
di
avviarmi
per
la
prima
volta
alla
concezione
dialettica
,
evolutiva
o
genetica
,
che
dir
si
voglia
,
essendo
io
vissuto
sempre
in
cotesto
giro
di
idee
,
da
che
pensatamente
penso
.
Aggiungo
anzi
,
che
,
mentre
il
marxismo
non
mi
tornava
punto
difficile
nei
suoi
lineamenti
intrinseci
e
formali
,
in
quanto
metodo
di
concezione
,
mi
tornava
invece
di
faticosa
acquisizione
nel
suo
proprio
contenuto
economico
.
E
mentre
io
andavo
facendo
,
nel
miglior
modo
che
mi
fu
possibile
,
cotesta
acquisizione
,
non
era
né
dato
né
permesso
a
me
di
confondere
la
linea
di
sviluppo
che
è
propria
del
materialismo
storico
,
ossia
il
senso
che
ha
qui
in
questo
caso
concreto
l
'
evoluzione
,
con
quella
,
direi
quasi
,
malattia
cerebrale
,
che
da
anni
già
ha
invaso
i
cervelli
di
quei
molti
italiani
,
che
parlano
ora
di
una
Madonna
Evoluzione
,
e
l
'
adorano
.
Che
mi
chiede
,
dunque
,
il
De
Bella
?
Che
io
,
a
guisa
di
giovane
seminarista
,
pur
mo
svestito
,
ritorni
a
scuola
!
O
vuole
ch
'
io
mi
faccia
ribattezzare
da
Darwin
,
riconfermare
da
Spencer
,
reciti
poi
la
confessione
generale
innanzi
ai
compagni
,
e
mi
prepari
a
ricevere
da
lui
l
'
estrema
unzione
?
Per
quieto
vivere
lascerei
correre
tutto
il
resto
;
ma
contro
all
'
appello
alla
coscienza
dei
compagni
protesto
recisamente
.
I
compagni
rigidi
e
perfino
tirannici
per
ciò
che
si
attiene
alla
condotta
politica
del
partito
in
una
certa
misura
e
in
date
condizioni
,
li
ammetto
.
Ma
i
compagni
che
abbiano
autorità
di
pronunziare
da
arbitri
in
fatto
di
scienza
..
-
solo
perché
compagni
...
via
,
la
scienza
non
sarà
messa
ai
voti
mai
,
nemmeno
nella
cosiddetta
società
futura
!
O
vuole
una
più
modesta
cosa
,
che
io
,
cioè
,
affermi
e
giuri
che
il
marxismo
non
è
la
scienza
universale
,
e
che
gli
oggetti
che
contempla
non
sono
l
'
Universo
?
Concedo
subito
.
E
sfido
che
io
possa
non
concedere
.
Mi
basta
di
ricordarmi
dell
'
orario
della
Università
,
e
dei
moltissimi
corsi
che
enumera
.
Anzi
concedo
ancora
di
più
.
Ecco
qua
:
Questa
dottrina
non
è
se
non
agl
inizii
suoi
,
ed
ha
bisogno
ancora
di
molto
sviluppo
(
Del
materialismo
storico
,
cap
.
I
)
(
)
.
Difatti
,
ciò
che
tormenta
il
De
Bella
e
tanti
altri
,
gli
è
appunto
la
caccia
alla
universale
filosofia
,
nella
quale
il
socialismo
possa
poi
essere
bene
allogato
,
come
la
parte
nella
visione
del
tutto
.
S
'
accomodino
!
La
carta
è
paziente
:
così
dicono
gli
editori
tedeschi
agli
autori
novellini
.
Ma
non
posso
risparmiarmi
due
avvertenze
.
La
prima
è
,
che
nessun
sofo
di
questo
mondo
riuscirebbe
mai
a
darci
l
'
idea
dell
'
universa
filosofia
in
due
colonne
della
Critica
Sociale
"
.
La
seconda
è
affatto
personale
.
Sono
venti
anni
ormai
che
io
ho
in
uggia
la
filosofia
sistematica
,
e
come
cotesta
disposizione
d
'
animo
mi
ha
reso
più
accessibile
al
marxismo
che
è
uno
dei
modi
nei
quali
lo
spirito
scientifico
si
è
liberato
dalla
filosofia
come
per
sé
stante
,
cosi
è
causa
della
mia
inveterata
diffidenza
per
lo
Spencer
filosofo
,
che
nei
Primi
Principii
ci
ha
ridata
una
schematica
del
cosmo
.
E
qui
occorre
che
citi
me
stesso
:
Io
non
ero
venuto
in
questa
università
,
ventitré
anni
fa
,
qual
rappresentante
di
una
ortodossia
filosofica
,
né
da
escogitatore
di
novello
sistema
.
Per
le
fortunate
contingenze
della
mia
vita
,
io
avevo
fatta
la
mia
educazione
sotto
l
'
influsso
diretto
e
genuino
dei
due
grandi
sistemi
,
nei
quali
era
venuta
al
termine
suo
la
filosofia
,
che
oramai
possiamo
chiamare
classica
;
e
ossia
dei
sistemi
di
Herbart
e
di
Hegel
,
nei
quali
era
arrivata
all
'
estremo
delle
conseguenze
l
'
antitesi
tra
realismo
e
idealismo
,
tra
pluralismo
e
monismo
,
tra
psicologia
scientifica
e
fenomenologia
dello
spirito
,
tra
specificazione
dei
metodi
ed
anticipazione
di
ogni
metodo
nella
onnisciente
dialettica
.
Già
la
filosofia
di
Hegel
avea
messo
capo
nel
materialismo
storico
di
Carlo
Marx
,
e
quella
di
Herbart
nella
psicologia
empirica
,
che
,
a
date
condizioni
,
e
dentro
certi
limiti
,
è
anche
sperimentale
,
comparata
,
storica
e
sociale
.
Eran
quelli
gli
anni
,
nei
quali
,
per
la
intensiva
ed
estensiva
applicazione
del
principio
dell
'
energia
,
della
teoria
atomica
e
del
darwinismo
,
e
col
ritrovamento
delle
accertate
forme
e
condizioni
della
fisiologia
generale
,
si
rivoluzionava
a
vista
d
'
occhi
tutta
la
concezione
della
natura
.
E
in
pari
tempo
,
l
'
analisi
comparativa
delle
istituzioni
,
in
concorrenza
con
la
linguistica
e
con
la
mitologia
comparata
,
e
poi
la
preistoria
tutta
,
e
,
da
ultimo
,
la
economia
storica
,
rovesciavano
la
più
parte
delle
posizioni
di
fatto
e
delle
ipotesi
formali
,
su
le
quali
,
e
per
le
quali
,
si
era
per
l
'
innanzi
filosofato
sul
diritto
,
su
la
morale
e
su
la
società
.
I
fermenti
del
pensiero
,
quei
fermenti
che
sono
impliciti
nelle
nuove
o
nelle
rinnovate
scienze
,
non
accennavano
,
come
non
accennano
ancora
,
allo
sviluppo
di
una
novella
sistematica
filosofica
,
che
tutto
il
campo
della
esperienza
contenga
e
domini
.
Passo
sopra
alle
filosofie
di
privato
uso
ed
invenzione
,
com
è
il
caso
dei
Nietzsche
e
dei
von
Hartmann
,
e
mi
risparmio
ogni
critica
di
questi
pretesi
ritorni
ai
filosofi
di
altri
tempi
(
)
,
che
dànno
per
resultato
una
filologia
in
cambio
della
filosofia
,
com
'
è
accaduto
dei
neokantiani
.
Mi
soffermo
a
notare
il
quasi
inverosimile
equivoco
verbale
,
per
il
quale
molti
ingenuamente
,
e
specie
in
Italia
,
confondono
senz
'
altro
quella
specificata
filosofia
,
che
è
il
positivismo
,
col
positivo
,
ossia
col
positivamente
acquisito
nella
interminabile
nuova
esperienza
naturale
e
sociale
.
A
costoro
capita
,
per
es
.
,
di
non
saper
distinguere
nello
Spencer
,
ciò
che
è
merito
incontrastabile
in
lui
,
d
'
aver
cioè
concorso
a
formare
la
fisiologia
generale
,
da
ciò
che
è
impotenza
in
lui
a
spiegare
un
solo
fatto
storico
concreto
per
mezzo
della
sua
sociologia
del
tutto
schematica
.
A
costoro
accade
di
non
distinguere
,
nello
stesso
Spencer
,
ciò
che
è
dello
scienziato
da
ciò
che
è
del
filosofo
;
il
quale
,
giuocando
di
scherma
con
le
categorie
dell
'
omogeneo
,
dell
eterogeneo
,
dell
'
indistinto
,
e
del
differenziato
,
del
conosciuto
e
dell
'
inconoscibile
,
è
anche
lui
un
trapassato
:
è
,
cioè
,
a
volte
un
kantiano
inconsapevole
e
a
volte
un
Hegel
in
caricatura
.
L
'
ordinamento
della
Università
deve
anch
'
esso
spiccatamente
riflettere
lo
stato
attuale
della
filosofia
,
che
ormai
consiste
nella
immanenza
del
pensiero
nel
realmente
saputo
;
e
,
cioè
,
consiste
nell
'
opposto
di
ogni
anticipazione
del
pensiero
sul
saputo
,
per
via
della
teologica
o
metafisica
escogitazione
(
L
'
Università
e
la
libertà
della
scienza
,
Roma
1897
,
pp
.
15
,
16
e
17
)
(
)
.
Al
postutto
poi
cotesta
filosofia
,
dirò
così
,
vagheggiata
dal
De
Bella
,
non
sarebbe
,
in
fondo
,
se
non
una
riedizione
della
triunità
Darwin
-
Spencer
-
Marx
,
messa
in
giro
con
tanta
suggestione
di
eloquenza
,
ma
con
tanto
poca
fortuna
(
)
,
or
son
tre
anni
già
,
da
Enrico
Ferri
.
Ebbene
,
caro
Turati
,
io
voglio
fare
onestamente
la
parte
dell
'
avvocato
del
diavolo
,
e
riconosco
,
che
in
coteste
incerte
aspirazioni
alla
filosofia
del
socialismo
,
(
e
poco
manca
,
alcuni
non
credano
che
debba
essere
una
specie
di
filosofia
a
privato
uso
dei
soli
socialisti
)
e
perfino
nei
molti
spropositi
che
qua
e
là
si
vanno
dicendo
,
c
'
è
un
nocciolo
di
sentimento
giusto
,
che
risponde
ad
un
reale
bisogno
.
Molti
di
quelli
che
in
Italia
si
dànno
al
socialismo
,
e
non
da
semplici
agitatori
,
conferenzieri
e
candidati
,
sentono
che
è
impossibile
di
farsene
una
persuasione
scientifica
,
se
non
riallacciandolo
per
qualche
via
o
tramite
alla
rimanente
concezione
genetica
delle
cose
,
che
sta
più
o
meno
in
fondo
a
tutte
le
altre
scienze
.
Di
qui
la
mania
che
è
in
molti
,
di
cacciar
dentro
al
socialismo
tutta
quella
rimanente
scienza
di
cui
più
o
meno
essi
dispongono
.
Di
qui
i
molti
spropositi
e
le
molte
ingenuità
,
in
fondo
sempre
spiegabili
.
Ma
di
qui
anche
un
grave
pericolo
;
che
,
cioè
,
molti
di
cotesti
intellettuali
dimentichino
che
il
socialismo
ha
il
suo
fondamento
reale
soltanto
nella
presente
condizione
della
società
capitalistica
,
e
in
ciò
che
il
proletario
e
il
rimanente
popolo
minuto
possono
volere
e
fare
;
-
che
per
opera
degli
intellettuali
Marx
divenga
un
mito
;
-
e
che
,
mentre
essi
discorrono
,
dall
'
alto
al
basso
e
dal
basso
all
'
alto
,
tutta
la
scala
dell
'
evoluzione
,
da
ultimo
in
un
non
lontano
congresso
di
compagni
si
metta
ai
voti
questo
filosofema
:
il
primo
fondamento
del
socialismo
è
nelle
vibrazioni
dell
'
etere
(
)
.
Per
ciò
mi
spiego
le
ingenuità
del
De
Bella
.
Se
Marx
fosse
ancora
vissuto
!
Già
si
capisce
:
essendo
nato
il
5
maggio
1818
,
ed
essendo
morto
il
14
marzo
1883
,
poteva
umanamente
vivere
ancora
;
e
,
vivendo
-
direi
io
avrebbe
portato
a
compimento
il
III
volume
del
Capitale
,
che
c
è
rimasto
così
sgangherato
e
così
oscuro
.
Nossignore
,
dice
De
Bella
,
sarebbe
diventato
materialista
.
Ma
santi
numi
;
se
era
tale
dal
1845
,
e
per
ciò
venne
in
uggia
agli
ideologi
radicali
di
sua
conoscenza
!
E
oltre
che
materialista
sarebbe
diventato
anche
positivista
.
Il
positivismo
!
Nella
volgare
cronologia
cotesto
nome
designa
la
filosofia
di
Comte
e
suoi
seguaci
.
Ora
questa
avea
idealmente
tirate
le
cuoia
,
già
prima
che
Marx
fisicamente
morisse
.
Che
bel
vedere
:
il
materialismo
-
il
positivismo
-
e
la
dialettica
in
santissima
trinità
!
E
poi
,
che
altro
bel
vedere
;
il
papato
scientifico
del
Comte
riconciliato
con
la
indefinita
progressività
del
materialismo
storico
,
che
risolve
il
problema
della
conoscenza
in
opposizione
ad
ogni
altra
filosofia
,
ed
enuncia
:
-
non
esserci
limitazione
fissa
,
né
a
priori
né
a
posteriori
,
alla
conoscibilità
,
perché
nell
'
indefinito
processo
del
lavoro
,
che
è
esperienza
,
e
dell
'
esperienza
,
che
è
lavoro
,
gli
uomini
conoscono
tutto
ciò
che
fa
bisogno
ed
è
utile
di
conoscere
(
)
.
Quel
Comte
,
che
proclamava
chiuso
per
sempre
il
ciclo
della
fisica
e
dell
'
astronomia
,
proprio
nel
momento
in
cui
si
ritrovava
l
'
equivalente
meccanico
del
calore
,
e
pochi
anni
innanzi
alla
strepitosa
scoverta
dell
'
analisi
spettrale
;
quel
Comte
,
che
nel
1845
dichiarava
assurda
la
ricerca
circa
l
'
origine
della
specie
!
Ma
il
materialismo
storico
,
continua
De
Bella
,
ha
da
contemplarsi
con
la
preistoria
!
E
qui
il
diavolo
ci
mette
proprio
la
coda
.
L
'
Ancient
Society
del
Morgan
,
pubblicata
in
America
e
giunta
in
Europa
in
pochi
esemplari
con
la
ditta
Mac
-
Millan
di
Londra
(
1877
)
,
fu
messa
come
sotto
sequestro
dalla
spietata
lega
del
silenzio
fattavi
attorno
dagli
etnografi
inglesi
,
o
invidi
,
o
paurosi
.
I
resultati
delle
ricerche
del
Morgan
circolarono
però
per
il
mondo
precisamente
per
mezzo
del
libro
dell
'
Engels
,
che
s
'
intitola
:
Della
origine
della
famiglia
,
della
proprietà
privata
e
dello
stato
(
I
°
ediz
.
1884
,
4°
ediz
.
1891
)
,
che
è
al
tempo
stesso
recensione
,
esposizione
e
complemento
del
testo
,
e
reca
in
sé
la
tentata
ricongiunzione
di
Morgan
e
di
Marx
.
E
che
dice
Engels
di
Morgan
?
aver
questi
novellamente
scoverto
il
materialismo
storico
,
nella
assoluta
ignoranza
di
quanto
Marx
ne
avesse
scritto
;
e
quale
fu
l
occasione
del
libro
?
-
il
desiderio
di
mettere
a
profitto
le
note
e
le
glosse
lasciate
da
Marx
!
Via
,
la
volgare
cronologia
è
qualcosa
di
assai
importante
...
anche
pei
socialisti
.
E
torniamo
pure
all
'
inevitabile
Spencer
.
Chi
è
mai
,
che
,
fuori
d
'
Italia
,
si
sia
permesso
di
aggiudicarlo
al
socialismo
?
È
forse
lo
Spencer
un
filosofo
dell
altro
mondo
?
Di
lui
e
sopra
di
lui
si
può
leggere
ora
in
tutte
le
lingue
,
non
esclusa
quella
dell
'
ammodernato
Giappone
.
Né
pecca
di
oscurità
:
anzi
agli
occhi
miei
,
che
amo
la
succosa
brevità
,
pecca
di
prolissa
e
di
minuziosa
popolarità
.
Il
primo
scritto
di
lui
che
si
conosca
reca
la
data
del
1843
.
Eravamo
,
si
noti
bene
,
nel
più
forte
dell
'
agitazione
cartista
.
Quello
scritto
s
'
intitola
:
Della
sfera
propria
dello
stato
.
Spencer
fu
alle
viste
di
tutto
il
mondo
come
ammirato
collaboratore
dell
'
Economist
,
della
Westminster
e
della
Edinburg
Review
;
e
notiamo
nuovamente
le
date
,
precisamente
negli
anni
significativi
dal
1848
al
'59
.
Chi
mai
si
è
fatto
illusioni
in
Inghilterra
sul
senso
e
sul
valore
delle
sue
vedute
sociali
e
politiche
?
La
Statica
sociale
apparve
nel
'51
,
la
Psicologia
(
l
°
ediz
.
)
nel
'55
,
il
Trattato
sulla
educazione
nel
'61
,
la
l
°
edizione
dei
Primi
principii
nel
'62
,
la
Classificazione
delle
scienze
nel
'64
,
la
Biologia
dal
'64
al
'67
,
per
non
dire
dei
minori
Saggi
,
e
tra
questi
notevolissimi
l
'
Ipotesi
dello
sviluppo
(
1852
)
,
la
Genesi
della
scienza
(
1854
)
,
e
il
Progresso
e
la
sua
legge
(
1857
)
.
E
qui
chiudo
la
filastrocca
per
arrestarmi
alle
pubblicazioni
che
precedono
il
I
°
volume
del
Capitale
(
25
luglio
1867
)
.
Non
occorreva
invero
il
genio
di
Marx
per
scorgere
in
tali
scritti
ciò
che
ero
in
grado
di
scorgervi
io
,
da
semplice
studioso
della
filosofia
,
già
30
anni
fa
:
che
,
cioè
,
la
dottrina
dell
'
evoluzione
che
vi
si
enuncia
è
schematica
e
non
empirica
,
che
quella
evoluzione
lì
è
fenomenale
e
non
reale
,
e
che
essa
ha
di
dietro
lo
spettro
della
cosa
in
sé
di
Kant
,
dapprima
onorata
in
tutte
lettere
col
nome
di
Dio
o
della
Divinità
(
Statica
,
ediz
.
del
1851
)
,
più
tardi
circonlocuita
nel
riverito
nome
dell
'
Inconoscibile
.
Metterei
pegno
,
che
,
se
mai
Marx
fra
il
'60
e
il
'70
avesse
recensito
le
opere
dello
Spencer
,
avrebbe
usato
del
seguente
stile
:
ecco
l
'
ultimo
avanzo
ombratile
del
deismo
inglese
del
secolo
XVII
;
-
ecco
l
'
ultimo
sforzo
della
ipocrisia
inglese
nel
combattere
la
filosofia
di
Hobbes
e
di
Spinoza
;
-
ecco
l
'
ultima
proiezione
del
trascendente
sul
campo
della
scienza
positiva
;
-
ecco
l
'
ultima
transizione
fra
il
cretinismo
egoistico
del
signor
Bentham
e
il
cretinismo
altruistico
del
Rabbi
di
Nazareth
;
-
ecco
l
'
ultimo
tentativo
dell
'
intelletto
borghese
per
salvare
,
con
la
libera
ricerca
e
la
libera
concorrenza
nell
'
al
di
qua
,
un
enigmatico
brandello
di
fede
per
l
'
al
di
là
;
-
solo
il
trionfo
del
proletariato
può
assicurare
allo
spirito
scientifico
le
condizioni
piene
e
perfette
di
sua
propria
esistenza
,
perché
solo
nella
trasparenza
dell
'
opera
può
essere
congruamente
trasparente
l
'
intelletto
.
Così
Marx
scrivea
-
cioè
,
volevo
dire
,
così
avrebbe
potuto
scrivere
:
-
ma
lui
avea
da
pensare
allora
all
'
Internazionale
,
e
di
questa
lo
Spencer
non
ebbe
tempo
di
avvedersi
.
Il
17
marzo
del
1883
Federico
Engels
,
parlando
al
cimitero
di
Highate
in
memoria
dell
'
amico
Marx
,
morto
tre
giorni
innanzi
,
cominciava
proprio
così
:
Come
Darwin
scovrì
la
legge
dello
sviluppo
della
natura
organica
,
così
Marx
scovrì
la
legge
dello
sviluppo
della
storia
umana
(
)
.
Non
c
'
è
da
rimanerne
proprio
mortificati
?
Né
basta
.
Nell
'
Antidühring
(
I
°
ediz
.
del
1878
-
la
terza
è
del
'94
)
il
medesimo
Engels
avea
già
acquisito
tutte
le
nozioni
fondamentali
del
darwinismo
,
che
occorrono
alla
generale
orientazione
del
socialismo
scientifico
.
A
ciò
fare
erasi
preparato
con
dieci
anni
di
novella
educazione
nelle
scienze
naturali
,
e
candidamente
confessava
:
esser
lui
in
queste
più
addentro
di
Marx
,
che
alla
sua
volta
era
forte
in
matematica
.
E
nemmeno
ciò
basta
.
Nella
prima
edizione
del
Capitale
si
trova
una
nota
caratteristica
e
originalissima
sul
nuovo
mondo
scoperto
da
Darwin
.
S
'
intende
già
che
quei
due
modesti
mortali
,
che
non
fecero
mai
le
parti
di
sopracciò
dell
'
Universo
,
inteso
sempre
di
riferirsi
a
quel
prosaico
darwinismo
della
Origine
della
specie
(
1859
)
,
che
è
un
gruppo
di
teorie
tratte
da
un
gruppo
di
osservazioni
e
di
esperienze
sopra
un
campo
circoscritto
della
realtà
,
che
rimane
più
in
qua
dalle
origini
della
vita
e
precede
d
'
un
buon
tratto
la
storia
umana
.
In
quelle
teorie
non
poteano
non
iscorgere
un
caso
analogico
con
la
concezione
epigenetica
della
storia
,
che
essi
aveano
in
parte
definita
,
in
parte
adombrata
appena
(
)
.
Non
seppero
però
mai
di
quel
darwinismo
,
il
quale
ha
scoperto
le
leggi
della
intera
umanità
(
De
Bella
)
;
di
quel
darwinismo
,
insomma
,
buono
per
tutto
,
che
è
una
gratuita
invenzione
dei
pubblicisti
a
corto
di
scienza
,
e
dei
decadenti
della
filosofia
.
L
'
amico
loro
Heine
non
avea
forse
detto
:
l
'
Universo
è
pieno
di
buchi
,
e
il
professore
tedesco
hegeliano
covre
quei
buchi
col
suo
berretto
da
notte
?
E
lasciando
stare
l
'
Universo
e
i
suoi
buchi
,
procuriamo
,
caro
Turati
,
di
fare
ciascuno
il
dover
nostro
.
Mi
ricorre
sempre
per
la
mente
questa
grave
invettiva
che
30
anni
fa
pronunziava
l
'
hegeliano
B
.
Spaventa
:
Qui
da
noi
si
studia
la
storia
della
filosofia
nella
geografia
dell
'
Ariosto
,
e
si
citano
alla
pari
,
Platone
e
l
'
abate
Fornari
,
Torquato
Tasso
e
Totonno
Tasso
(
)
.
Credetemi
sempre
,
etc
.
VIII
.
Roma
,
20
giugno
'97
Mi
occorre
come
un
post
-
scriptum
,
che
rechi
delle
postille
alla
penultima
lettera
,
tanto
grave
di
non
facile
filosofia
.
Metto
com
è
naturale
-
fra
i
prodotti
delle
affettività
nostre
,
dei
quali
dissi
che
adombrano
l
'
intelletto
volgente
alla
scienza
,
anche
quei
complessi
di
inclinazioni
,
di
tendenze
,
di
valutazione
e
di
pregiudizii
,
che
di
solito
designiamo
con
le
denominazioni
antitetiche
di
ottimismo
e
di
pessimismo
.
In
tali
modi
di
apprezzamento
,
che
oscillano
dal
passionale
al
poetico
,
e
rivelan
sempre
la
nota
incerta
di
ciò
che
non
può
ridursi
in
formula
precisa
,
non
è
chi
sappia
scorgere
,
né
l
'
indirizzo
,
né
la
promessa
di
una
razionale
interpretazione
delle
cose
.
Sono
,
nel
tutt
'
insieme
,
la
estrinsecazione
riassuntiva
di
infiniti
particolari
sentimenti
,
i
quali
possono
aver
sede
,
come
la
cosa
è
più
patente
nel
caso
del
pessimismo
,
così
nello
specifico
temperamento
di
un
singolo
individuo
(
per
es
.
,
Leopardi
)
,
come
in
una
situazione
comune
ad
una
intera
moltitudine
(
alle
origini
per
es
.
del
Buddhismo
)
.
Ottimismo
e
pessimismo
nella
somma
,
consistono
nel
generalizzare
le
attività
resultanti
da
una
determinata
esperienza
o
situazione
sociale
,
e
nel
prolungarle
tanto
fuori
dell
'
ambito
della
nostra
vita
immediata
da
farne
come
l
'
asse
,
il
fulcro
,
o
la
finalità
dell
'
Universo
.
In
guisa
che
poi
,
in
fine
,
le
categorie
del
bene
e
del
male
,
che
han
realmente
un
senso
così
modestamente
relativo
alle
nostre
contingenze
pratiche
,
divengono
come
il
criterio
per
giudicare
di
tutto
il
mondo
,
ridotto
in
così
piccola
immagine
,
da
parer
fatto
qual
semplice
supposto
e
qual
semplice
condizione
della
felicità
o
della
infelicità
nostra
.
Così
dall
'
uno
come
dall
'
altro
dei
due
angoli
visuali
,
par
che
il
mondo
non
possa
intendersi
se
non
come
fatto
,
o
a
fin
di
bene
,
o
a
fin
di
male
,
e
costituito
per
la
prevalenza
o
per
il
trionfo
,
o
dell
'
uno
o
dell
'
altro
.
Nel
fondo
di
cotesti
modi
di
concepire
c
'
è
sempre
la
originaria
poesia
,
che
non
si
scompagna
mai
dal
mito
;
-
e
tali
modi
di
concepire
forman
sempre
,
dal
crasso
ottimismo
maomettano
al
raffinato
pessimismo
buddhistico
,
il
midollo
pratico
e
la
forza
suggestiva
dei
sistemi
religiosi
.
E
ciò
è
naturalissimo
.
La
religione
,
che
appunto
per
ciò
e
,
per
ciò
solo
,
è
un
bisogno
,
consta
i
tante
trasfigurazioni
dei
timori
,
delle
speranze
,
dei
dolori
,
delle
amarezze
della
vita
cotidiana
,
in
creduti
e
paventati
preordinamenti
;
in
guisa
che
le
lotte
del
così
detto
quaggiù
vengon
tramutate
in
contrasti
dell
'
Universo
:
-
dio
e
satana
-
la
caduta
e
la
redenzione
-
la
creazione
e
la
palingenesi
-
la
scala
delle
espiazioni
ed
il
Nirvana
.
Quell
'
ottimismo
e
quel
pessimismo
,
che
si
presentano
nella
veste
,
o
meglio
nelle
apparenze
di
cosa
pensata
,
nell
'
ambito
di
certe
filosofie
,
non
son
che
residui
più
o
meno
consaputi
della
religione
come
che
sia
trasformata
,
o
di
quella
antireligione
,
che
nell
'
impeto
passionato
del
non
credere
rassomiglia
alla
fede
.
L
'
ottimismo
di
Leibnitz
per
es
.
non
è
certo
la
funzione
filosofica
della
sua
ricerca
del
calcolo
superiore
,
né
della
sua
critica
dell
azione
a
distanza
,
e
nemmeno
del
suo
monadismo
metafisico
,
né
della
sua
scoverta
del
determinismo
interno
.
Il
suo
ottimismo
è
la
sua
religione
-
ossia
quella
religione
che
parve
a
lui
come
la
perpetua
e
perenne
-
quel
cristianesimo
,
in
cui
tutte
le
chiese
cristiane
si
conciliano
-
quella
provvidenza
giustificata
nella
rappresentazione
di
un
mondo
,
che
è
l
'
ottimo
che
potesse
mai
essere
e
sussistere
.
Quella
poesia
teologica
ha
il
suo
pendant
,
dialettico
perché
umoristico
,
nel
Candide
di
Voltaire
!
E
così
il
pessimismo
di
Schopenhauer
non
è
la
resultante
necessaria
della
sua
critica
della
critica
kantiana
,
né
la
funzione
diretta
delle
sue
squisitissime
ricerche
logiche
;
ma
è
la
estrinsecazione
della
sua
anima
di
piccolo
borghese
,
meschino
e
dispettoso
,
anzi
ringhioso
,
che
si
completa
con
la
contemplazione
(
metafisica
)
delle
cieche
forze
dell
'
Inconsapevole
(
ossia
del
cieco
conato
all
'
esistere
)
;
si
completa
,
cioè
,
di
una
forma
religiosa
poco
avvertita
in
generale
,
la
religione
dell
ateismo
(
)
.
Se
,
dalle
configurazioni
e
dalle
complicazioni
secondarie
e
derivate
della
religione
o
della
filosofia
teologizzante
,
noi
risaliamo
all
'
origine
prima
ed
immediata
di
quelle
creazioni
ideologiche
,
che
son
l
'
ottimismo
e
il
pessimismo
,
noi
ci
troviamo
in
presenza
di
un
fatto
,
tanto
ovvio
,
per
quanto
semplice
:
che
ogni
uomo
,
cioè
,
per
la
sua
struttura
fisica
,
e
per
la
sua
posizione
sociale
,
è
portato
ad
una
specie
di
calcolo
edonistico
,
ossia
a
misurare
i
suoi
bisogni
,
e
quindi
i
mezzi
per
soddisfarli
;
e
,
in
fine
,
per
necessaria
conseguenza
,
viene
ad
apprezzare
,
in
un
modo
,
o
in
un
altro
,
le
condizioni
della
vita
e
il
pregio
della
vita
stessa
nel
suo
complesso
.
Ora
,
quando
la
intelligenza
è
tanto
progredita
,
da
aver
vinto
gl
'
incantesimi
della
imaginatio
e
della
ignorantia
,
i
quali
legano
le
sorti
così
poveramente
prosaiche
dell
'
ovvia
vita
cotidiana
alle
(
fantasticate
)
forze
trascendenti
,
non
è
più
alla
suggestione
generica
dell
'
ottimismo
o
del
pessimismo
che
si
tenga
dietro
.
L
'
animo
si
volge
al
(
prosaico
)
studio
dei
mezzi
occorrenti
a
raggiungere
,
non
quell
'
ente
favoloso
che
dicesi
la
felicità
,
ma
lo
sviluppo
normale
delle
attitudini
;
le
quali
,
date
le
favorevoli
condizioni
sociali
e
naturali
,
fanno
sì
che
la
vita
trovi
se
stessa
la
ragione
dell
'
esser
suo
e
della
esplicazione
sua
.
È
qui
il
cominciamento
di
quella
saggezza
,
che
sola
può
giustificare
la
etichetta
dell
'
homo
sapiens
.
Il
materialismo
storico
,
come
è
la
filosofia
della
vita
,
e
non
delle
parvenze
ideologiche
di
questa
,
sorpassa
l
'
antitesi
dell
'
ottimismo
e
del
pessimismo
;
perché
ne
supera
i
termini
,
comprendendoli
.
La
storia
è
si
una
serie
dolorosamente
interminabile
di
miserie
;
-
il
lavoro
,
che
è
la
nota
distintiva
del
vivere
umano
,
è
diventato
il
tormento
e
la
maledizione
della
maggioranza
degli
uomini
;
-
il
lavoro
,
che
è
la
premessa
di
ogni
umana
esistenza
,
è
diventato
il
titolo
alla
soggezione
del
più
gran
numero
degli
uomini
;
-
il
lavoro
,
che
è
la
condizione
di
ogni
progresso
,
ha
messo
le
sofferenze
,
le
privazioni
,
i
travagli
e
i
patimenti
del
maggior
numero
degli
uomini
in
servizio
della
comodità
di
pochi
.
Dunque
la
storia
è
un
inferno
:
-
anzi
potrebb
'
esser
rappresentata
,
in
un
lugubre
dramma
,
come
la
tragedia
del
lavoro
!
Ma
questa
stessa
storia
lugubre
ha
tratto
da
cotesta
stessa
condizione
di
cose
,
quasi
sempre
all
'
insaputa
degli
uomini
stessi
,
e
non
certo
per
la
provvidenziale
preordinazione
di
alcuno
,
i
mezzi
occorrenti
al
relativo
perfezionamento
,
prima
di
pochissimi
,
poi
di
pochi
,
poi
di
più
che
pochi
;
-
e
ora
pare
ne
prepari
per
tutti
.
La
gran
tragedia
non
era
evitabile
.
Non
deriva
da
una
colpa
o
da
un
peccato
,
non
da
una
aberrazione
o
degenerazione
,
non
dal
capriccioso
e
peccaminoso
abbandono
della
retta
via
;
ma
da
una
necessità
intrinseca
al
meccanismo
stesso
del
vivete
sociale
,
e
al
ritmo
processuale
di
questo
.
Questo
meccanismo
poggia
su
i
mezzi
di
sussistenza
,
che
sono
il
prodotto
del
lavoro
stesso
degli
uomini
,
combinato
con
le
più
o
meno
favorevoli
condizioni
naturali
.
Ora
che
si
apre
innanzi
ai
nostri
occhi
questa
prospettiva
che
la
società
,
cioè
,
possa
essere
organizzata
in
modo
,
da
dare
a
tutti
i
mezzi
di
perfezionarsi
,
noi
vediamo
chiaro
,
che
tale
aspettativa
diventa
plausibile
,
precisamente
perché
,
col
crescere
della
produttività
del
lavoro
,
si
stabiliscono
le
condizioni
materiali
occorrenti
a
comunicare
a
tutti
gli
uomini
la
civiltà
.
In
ciò
sta
la
ragion
d
'
essere
del
comunismo
scientifico
,
che
non
confida
nel
trionfo
di
una
bontà
,
la
quale
,
chi
sa
in
quali
pieghe
latenti
di
tutti
i
cuori
di
tutti
i
trapassati
gl
'
ideologi
del
socialismo
sono
andati
a
scovare
,
per
proclamarla
l
'
eterna
giustizia
.
Ma
confida
nel
crescere
di
quei
mezzi
materiali
,
che
permetteranno
crescan
per
tutti
gli
uomini
le
condizioni
dell
'
ozio
indispensabili
alla
libertà
:
-
la
qual
cosa
vuol
dire
,
che
le
ragioni
dell
'
ingiusto
saranno
eliminate
,
ossia
la
signoria
,
la
padronanza
,
il
dominio
dell
'
uomo
su
l
'
uomo
;
le
quali
ingiustizie
(
ad
usare
il
linguaggio
degli
ideologi
)
suppongono
come
conditio
sine
qua
non
proprio
quella
miserabile
cosa
materiale
,
che
è
lo
sfruttamento
economico
!
Solo
in
una
società
comunistica
,
il
lavoro
,
oltre
che
non
sfruttabile
,
può
essere
razionalmente
misurato
.
Solo
nella
società
comunistica
,
il
calcolo
edonistico
,
non
intralciato
dallo
sfruttamento
privato
delle
forze
sociali
,
può
aver
carattere
di
cosa
precisabile
.
Rimossi
gl
'
impedimenti
al
libero
sviluppo
di
ciascuno
,
quegli
impedimenti
,
cioè
,
che
differenziano
ora
le
classi
e
gl
'
individui
fino
al
non
riconoscibile
,
ciascuno
potrà
trovare
,
nella
misura
di
ciò
che
occorre
alla
società
,
il
criterio
di
ciò
che
per
lui
è
il
fattibile
e
il
necessario
a
fare
.
Adattarsi
al
fattibile
,
e
non
per
esterna
costrizione
,
in
ciò
sta
la
norma
della
libertà
,
che
è
una
cosa
sola
con
la
saviezza
;
perché
non
ci
può
esser
morale
vera
là
dove
non
è
la
coscienza
del
determinismo
.
In
una
società
comunistica
cadono
da
per
sé
le
antitetiche
parvenze
dell
'
ottimo
e
del
pessimo
,
perché
la
necessità
del
lavorare
in
servizio
della
collettività
e
l
'
esercizio
della
piena
autonomia
personale
non
formano
più
antitesi
,
anzi
appariscono
come
una
e
medesima
cosa
;
-
l
'
etica
di
cotesta
società
annulla
la
opposizione
fra
diritti
e
doveri
,
che
non
è
,
in
sostanza
,
se
non
l
'
amplificazione
dottrinale
della
condizione
di
questa
antitetica
società
presente
,
nella
quale
alcuni
han
facoltà
d
'
imporre
ed
altri
hanno
obbligo
di
prestare
;
-
in
cotesta
società
,
in
cui
la
benevolenza
non
è
carità
,
non
parrebbe
utopistico
il
chiedere
,
che
ciascuno
presti
secondo
le
sue
forze
,
e
ciascuno
riceva
secondo
i
suoi
bisogni
;
-
in
simile
società
la
pedagogica
preventiva
eliminerebbe
,
in
buona
parte
,
la
materia
della
penalità
,
e
la
pedagogica
obiettiva
della
convivenza
e
della
collaborazione
razionale
ridurrebbe
al
minimo
il
bisogno
della
repressione
;
-
ossia
,
in
una
parola
,
la
pena
apparirebbe
come
la
semplice
garanzia
di
un
determinato
ordinamento
,
e
spoglia
perciò
del
tutto
d
'
ogni
parvenza
metaforica
di
superna
giustizia
da
vendicare
o
da
ristabilire
.
In
cotesta
società
non
allignerebbe
più
il
bisogno
di
cercare
alla
sorte
pratica
dell
'
uomo
una
spiegazione
trascendente
.
Per
questo
criticismo
delle
cause
della
storia
,
delle
ragioni
della
società
presente
,
e
dell
'
aspettativa
razionalmente
misurata
e
misurabile
di
una
società
futura
,
si
vede
perché
l
'
ottimismo
e
il
pessimismo
,
come
tante
altre
ideologie
,
dovessero
e
debbano
servire
di
sfogo
e
di
estrinsecazione
alle
affettività
delle
coscienze
travagliate
dalle
lotte
della
esistenza
sociale
.
Se
è
questo
che
intendono
di
dire
gli
ideologisti
,
cui
voi
alludete
;
e
,
se
parlando
di
eterna
giustizia
,
essi
pensano
di
farsi
raccoglitori
postumi
dei
sospiri
e
delle
lagrime
dell
'
umanità
attraverso
i
secoli
,
tal
sia
di
loro
;
-
le
licenze
poetiche
non
son
vietate
nemmeno
ai
socialisti
.
Soltanto
non
si
provino
poi
a
metter
su
le
gambe
al
mito
dell
'
eterna
giustizia
,
per
ispedirlo
in
marcia
contro
il
regno
delle
tenebre
.
Quella
gran
benefica
signora
non
ismuoverà
una
sola
delle
pietre
dell
'
edificio
capitalistico
.
Ciò
che
gl
'
ideologi
del
socialismo
chiamano
il
male
,
contro
di
cui
il
bene
combatte
,
non
è
una
astratta
negazione
,
ma
è
un
duro
e
forte
sistema
di
cose
effettuali
:
è
la
miseria
organizzata
per
produrre
la
ricchezza
.
Ora
i
materialisti
della
storia
son
così
poco
teneri
di
cuore
,
da
affermare
,
che
essi
in
questo
male
trovano
precisamente
le
molle
dell
'
avvenire
;
ossia
,
nella
ribellione
degli
oppressi
,
e
non
nella
bontà
degli
oppressori
.
Del
facile
ricadere
nella
metafisica
,
in
senso
non
laudabile
,
fanno
fede
assai
spesso
anche
quegli
studii
,
che
,
a
detta
degli
autori
loro
,
rappresentano
la
quintessenza
del
procedere
scientificamente
positivo
.
Questo
è
il
caso
,
per
es
.
,
di
molti
dei
divulgatori
della
disputata
e
disputabile
antropologia
criminale
.
Come
intento
e
come
tendenza
essa
rappresenta
una
parte
notevole
di
quella
salutare
critica
del
diritto
punitivo
,
che
pian
piano
è
riuscita
a
scuotere
dai
fondamenti
tutta
la
costruzione
filosofica
,
e
soprattutto
etica
,
di
un
fatto
così
semplice
e
così
empirico
,
qual
è
quello
della
inevitabilità
del
punire
,
data
la
esistenza
di
una
società
.
Nel
metodo
,
però
,
di
rado
essa
esce
dai
confini
della
combinatoria
statistica
,
e
da
quell
'
a
un
di
presso
di
verosimile
,
che
è
proprio
del
variopinto
complesso
di
studii
,
che
chiamasi
in
genere
antropologia
.
Quasi
mai
si
avvicina
,
per
es
.
,
alla
precisione
di
indagine
,
per
la
quale
la
psichiatria
,
che
parrebbe
secondo
alcuni
affine
,
grazie
ai
progressi
maravigliosi
dell
'
anatomia
dei
centri
nervosi
,
e
di
tutte
le
parti
della
medicina
,
ha
contribuito
allo
sviluppo
della
psicologia
,
nel
giro
di
pochi
anni
,
assai
più
non
facessero
in
venti
secoli
le
discussioni
sul
testo
di
Aristotele
,
e
le
ipotesi
dello
spiritualismo
e
del
materialismo
puramente
razionalisti
.
Ma
non
è
ciò
che
mi
prema
di
notare
.
In
quella
dottrina
campeggia
la
tendenza
a
fissare
,
come
predisposizioni
(
innatistiche
)
le
ricorrenze
del
delinquere
in
quegli
individui
i
quali
presentino
certi
caratteri
indiziali
,
caratteri
,
che
nell
'
aspetto
obiettivo
,
del
resto
,
non
son
sempre
,
né
ben
raccolti
,
né
ben
fissati
.
E
qui
nulla
di
male
.
La
teoria
,
che
sta
in
fondo
al
diritto
penale
dei
paesi
su
i
quali
la
rivoluzione
borghese
abbia
esteso
l
'
azione
sua
,
ha
di
comune
con
tutto
ciò
che
chiamiamo
liberalismo
i
pregi
e
i
difetti
di
quel
principio
egalitario
,
il
quale
,
date
le
differenze
naturali
e
sociali
degli
uomini
,
non
può
non
essere
puramente
formale
ed
astratto
.
Questa
teoria
è
stata
di
certo
un
progresso
su
la
giustizia
di
corpo
,
e
su
i
privilegi
del
clero
e
dell
'
aristocrazia
;
e
per
questo
rispetto
è
una
vittoria
storica
l
'
enunciato
:
la
legge
è
eguale
per
tutti
.
Inoltre
,
cotesta
teoria
,
riducendo
il
punire
alla
sola
garenzia
giuridica
dell
'
ordine
legalmente
costituito
,
si
contenta
di
colpire
ciò
che
è
un
danno
o
una
lesione
all
'
ordine
stesso
,
e
non
s
'
addentra
più
nella
coscienza
.
Spoglia
com
'
è
di
ogni
carattere
religioso
,
non
colpisce
il
pensiero
e
l
'
animo
.
Non
è
più
l
'
istrumento
di
una
chiesa
,
di
una
credenza
,
di
una
superstizione
.
È
prosaico
cotesto
diritto
penale
,
come
è
prosaica
tutta
la
società
capitalistica
.
E
questo
è
un
altro
trionfo
-
salvo
alcune
lievi
inconseguenze
-
del
libero
pensiero
.
In
una
parola
,
si
punisce
l
'
atto
,
non
l
'
uomo
;
si
punisce
il
turbatore
di
quell
'
ordine
che
si
vuol
difendere
,
non
la
coscienza
,
sia
irreligiosa
,
miscredente
,
atea
e
così
via
.
Per
giungere
a
cotesto
resultato
,
cotesta
teoria
ha
dovuto
costruire
,
su
la
base
media
della
volontarietà
,
ed
esclusi
gli
estremi
della
mancanza
di
consapevolezza
e
di
direzione
nell
'
operare
,
una
tipica
responsabilità
eguale
per
tutti
gli
uomini
(
)
.
Ed
è
qui
,
che
,
come
per
ironia
alla
vantata
e
celebrata
giustizia
,
il
principio
della
legge
eguale
per
tutti
si
tramuta
dialetticamente
nella
massima
ingiustizia
:
perché
gli
uomini
sono
in
realtà
socialmente
e
naturalmente
disuguali
innanzi
alla
legge
.
Su
questa
dialettica
si
sono
esercitati
da
un
pezzo
sociologisti
,
e
socialisti
,
e
critici
d
'
ogni
maniera
.
C
'
è
come
una
lunga
scala
di
opinioni
,
in
contrapposto
al
diritto
esistente
:
dal
paradosso
intinto
di
misticismo
,
che
la
società
punisca
i
delitti
che
essa
cova
,
alla
esigenza
umanitaria
,
che
la
educazione
eguale
per
tutti
giustifichi
,
col
porne
le
condizioni
di
attuabilità
,
il
principio
della
legge
eguale
per
tutti
.
La
punta
acuta
di
tutta
la
critica
è
quella
dei
socialisti
conseguenti
:
i
quali
,
partendo
dal
concetto
delle
differenze
di
classe
,
come
essenziali
al
presente
vivere
sociale
,
non
cercano
nel
diritto
del
punire
,
come
non
cercano
in
nessun
'
altra
parte
del
diritto
esistente
,
la
giustizia
eguale
per
tutti
;
perché
ciò
sarebbe
come
cercare
l
'
inverosimile
,
data
questa
forma
di
società
,
in
cui
le
differenziazioni
sono
le
cause
e
il
contenuto
della
compagine
stessa
.
Questo
diritto
di
mezzana
giustizia
,
che
contraddice
il
più
delle
volte
a
se
stesso
,
è
insito
ad
una
società
,
in
cui
il
postulato
della
eguaglianza
deve
smentire
di
continuo
se
stesso
.
La
menzogna
è
assai
più
palese
in
quella
bella
trovata
degli
apologisti
della
forma
capitalistica
,
quando
dicono
,
che
alla
fin
fine
i
salariati
son
dei
liberi
cittadini
,
che
liberamente
si
dànno
a
mercede
pattuendo
alla
pari
con
quei
loro
eguali
,
che
sono
i
capitalisti
!
-
Ma
noi
socialisti
cotesto
principio
in
sé
contraddittorio
non
vogliamo
abbandonarlo
,
per
andar
poi
a
braccetto
dei
reazionarii
,
che
per
altre
ragioni
lo
combattono
,
e
per
altre
vie
vorrebbero
eliminarlo
:
anzi
noi
l
'
accettiamo
come
la
negatività
immanente
alla
società
borghese
,
ossia
,
come
il
suo
storico
corrosivo
.
L
'
antropologia
criminale
è
venuta
in
buon
punto
a
sussidiare
dei
suoi
studii
speciali
la
tesi
critica
,
che
mette
in
evidenza
l
inverosimile
della
legge
eguale
per
tutti
.
In
questo
senso
essa
è
una
dottrina
progressiva
.
Alle
differenze
sociali
,
che
rendono
assurdo
il
postulato
della
responsabilità
eguale
per
tutti
,
secondo
la
tipica
forma
della
volontarietà
della
mente
sana
,
ha
aggiunto
lo
studio
delle
differenze
presociali
,
che
sono
i
limiti
che
la
bestialità
contrappone
,
come
forze
invincibili
,
a
qualunque
azione
di
adattamento
educativo
.
Non
occorre
qui
di
vedere
,
se
essa
abbia
esagerata
la
estensione
di
cotesta
bestialità
,
interpretando
male
i
casi
che
intendeva
di
studiare
,
e
amplificando
alcune
volte
fantasticamente
i
resultati
di
parziali
e
poco
precise
osservazioni
.
Ciò
che
importa
qui
è
di
dire
,
che
essa
,
per
un
certo
rispetto
metodico
,
ricade
,
inconsapevolmente
,
nella
detestata
metafisica
.
Nella
foga
legittima
di
combattere
l
'
ente
giustizia
e
l
'
ente
responsabilità
,
fissa
poi
dei
fatti
naturali
,
delle
disposizioni
,
cioè
,
a
delinquere
,
la
cui
denominazione
e
definizione
va
togliendo
da
quelle
categorie
della
tutela
sociale
,
che
rispondono
soltanto
alle
condizioni
di
vita
alle
quali
gli
uomini
,
in
verità
solo
dopo
che
son
nati
,
si
vanno
assuefacendo
.
In
natura
,
per
ispiegarmi
,
ci
sarà
la
eccessiva
e
sfrenata
libidine
,
ma
non
certo
l
'
adulterio
(
questa
è
una
categoria
arcirelativamente
sociale
!
)
;
la
rapacità
,
ma
non
il
furto
in
tutte
le
sue
economiche
specificazioni
fino
alla
firma
falsa
su
la
cambiale
;
il
temperamento
sanguinano
,
ma
non
il
regicidio
,
e
così
via
.
Né
si
dica
che
queste
sian
questioni
meramente
verbali
.
Ciò
tocca
all
'
essenza
della
cosa
.
Ciò
riguarda
la
coscienza
dei
limiti
metodici
.
Ciò
importa
a
ricordare
,
che
la
metafisica
è
un
male
atavistico
,
al
quale
non
isfuggono
nemmeno
quelli
che
di
continuo
gridano
:
abbasso
la
metafisica
!
In
altro
campo
di
studii
,
cioè
nella
psicologia
in
genere
e
nella
psichiatria
in
ispecie
,
è
accaduto
per
molto
tempo
lo
stesso
.
Molti
che
volean
localizzare
nel
cervello
i
fenomeni
psichici
,
invece
di
tenersi
ai
fatti
elementarissimi
,
che
,
in
verità
,
solo
da
poco
tempo
furono
distintamente
sceverati
,
localizzavano
(
come
accadde
perfino
all
'
insigne
fisiologista
Ludwig
)
le
facoltà
dell
'
anima
ed
altre
simili
escogitazioni
del
razionalismo
filosofico
;
ossia
davano
un
posto
materiale
al
non
esistente
.
L
'
antropologia
criminale
deve
ancora
sceverar
bene
e
fissare
criticamente
le
sue
categorie
,
causando
l
'
equivoco
di
accettare
come
naturali
ed
innate
quelle
categorie
,
che
il
diritto
punitivo
,
avuto
riguardo
alle
condizioni
di
mera
esperienza
sociale
,
ha
,
per
ragioni
di
pratica
,
fissate
ed
accettate
.
IX
.
Roma
,
2
luglio
'97
Voi
accennate
a
quei
critici
,
di
varia
indole
e
natura
,
i
quali
,
per
varie
ragioni
di
molto
difformi
fra
loro
,
ritengono
,
che
il
cristianesimo
sfugga
all
'
intendimento
materialistico
della
storia
,
e
stimano
che
in
tale
obiezione
sia
come
una
difficoltà
insormontabile
.
Devo
io
addentrarmi
in
cotesta
selva
,
non
dirò
aspra
e
selvaggia
,
ma
di
certo
molto
oscura
per
me
?
Voi
sapete
come
io
respinga
gli
schematismi
d
'
ogni
sorta
.
Non
mi
pare
-
e
pensare
il
contrario
sarebbe
mera
fatuità
,
-
ci
sia
mai
alcuna
teoria
storica
tanto
buona
ed
eccellentissima
per
sé
,
che
ne
abiliti
alla
sommaria
cognizione
di
ogni
storia
particolare
,
quando
anche
alla
ricerca
specializzata
di
questa
non
ci
siamo
per
l
'
innanzi
addestrati
con
proprii
e
diretti
studii
nostri
.
Ora
io
su
la
storia
della
chiesa
cristiana
non
ho
fatto
fino
ad
ora
studii
ex
-
professo
,
che
mi
conferiscano
il
facile
maneggio
della
cosa
stessa
;
su
la
quale
gli
obiettatori
di
solito
discettano
e
discorrono
come
chi
giudichi
per
generiche
impressioni
.
Da
giovane
,
come
accadeva
allora
di
tutti
quelli
che
si
aggirassero
nella
cerchia
della
filosofia
classica
di
Germania
,
lessi
lo
Strauss
e
i
principali
scritti
della
scuola
di
Tubinga
;
ed
ora
,
con
tanti
altri
,
potrei
,
con
piccola
variante
,
ripetere
la
esclamazione
di
Faust
:
ich
habe
,
leider
,
auch
Theologie
studiert
!
Ma
poi
dopo
...
io
di
coteste
materie
non
mi
son
più
occupato
.
Ho
serbata
però
in
me
viva
la
persuasione
,
che
,
come
con
la
scuola
tubingese
cominciò
,
in
definitivo
e
per
davvero
,
quella
considerazione
del
cristianesimo
,
che
sola
può
dirsi
storica
,
così
gli
ulteriori
progressi
consistano
principalmente
nelle
correzioni
e
nei
complementi
,
che
furon
già
portati
,
o
si
vanno
portando
,
ai
resultati
di
quella
stessa
scuola
.
La
principale
delle
correzioni
è
,
e
deve
,
a
mio
avviso
,
esser
tuttora
questa
:
che
,
mentre
i
tubingesi
mirarono
,
in
modo
prevalente
sì
,
ma
non
esclusivo
,
a
studiare
la
genesi
ed
il
processo
delle
credenze
e
dei
dogmi
,
sia
poi
occorso
,
e
occorra
al
presente
,
di
mettersi
allo
studio
obiettivo
della
formazione
e
dello
sviluppo
dell
'
associazione
cristiana
.
Per
cotesto
riavvicinarsi
a
quel
modo
di
considerazione
,
che
,
brevitatis
causa
,
chiamerò
sociologico
,
si
fa
un
passo
innanzi
nella
obiettività
della
ricerca
:
in
guisa
,
che
l
'
intendimento
del
come
e
del
perché
l
'
associazione
è
nata
e
si
è
svolta
,
ci
dà
il
modo
di
vedere
per
quali
ragioni
e
per
quali
vie
gli
animi
,
le
fantasie
,
le
menti
,
i
desiderii
,
i
timori
,
le
speranze
,
le
aspirazioni
degli
associati
dovessero
completarsi
di
certe
credenze
,
ricercare
certi
simboli
,
giungere
alla
escogitazione
di
certi
dogmi
;
-
o
come
gli
associati
potessero
mettere
,
in
somma
,
assieme
tutto
un
mondo
dottrinale
ed
ideologico
.
Fatta
una
tale
inversione
,
si
è
già
su
la
via
,
che
mena
diritto
al
materialismo
storico
;
ossia
siam
prossimi
al
postulato
generale
,
che
si
debba
considerare
le
idee
come
il
prodotto
e
non
come
la
causa
di
una
determinata
struttura
sociale
.
Se
non
erro
,
-
perché
,
come
dicevo
,
di
tali
argomenti
me
ne
intendo
relativamente
poco
-
in
questo
indirizzo
realistico
concorrono
soprattutto
gli
studii
recenti
delle
antichità
cristiane
;
nei
quali
,
mi
pare
,
primeggiano
gli
scrittori
del
genere
di
Harnack
e
simiglianti
.
Cito
incidentalmente
,
giacché
questo
libro
qui
io
l
'
ho
studiato
,
quelle
notevolissime
letture
dell
'
inglese
Hatch
;
nelle
quali
,
con
la
massima
lucidezza
di
analisi
documentaria
,
si
va
dimostrando
,
come
l
'
associazione
cristiana
,
da
un
punto
in
qua
dalle
sue
primissime
origini
,
si
sviluppasse
e
si
consolidasse
per
via
dell
'
adattamento
alle
varie
forme
di
quel
diritto
corporativo
,
che
fioriva
nelle
varie
regioni
dell
'
impero
,
o
nelle
condizioni
peculiarmente
proprie
al
giure
pubblico
romano
,
o
in
quelle
altre
degli
altri
usi
locali
e
nazionali
,
e
segnatamente
delle
istituzioni
greche
ed
ellenistiche
.
I
nostri
vescovi
non
se
ne
abbiano
a
male
.
Lo
spirito
santo
ci
sarà
entrato
per
qualche
cosa
nel
metterli
al
di
sopra
del
rimanente
dei
fedeli
,
da
quando
nella
associazione
originariamente
democratica
si
creò
la
differenziazione
gerarchica
di
clero
e
di
laici
(
ossia
popolani
)
;
ma
il
loro
nome
stesso
ricorda
,
che
la
organizzazione
fu
fatta
sul
preciso
modello
di
quei
corpi
di
navicellai
,
pescivendoli
,
fornai
e
simili
,
che
aveano
i
loro
episcopi
(
sopravveglianti
)
et
reliqua
.
A
questo
punto
bisogna
fare
ancora
un
passo
innanzi
.
Bisogna
,
cioè
,
abbandonare
il
concetto
astratto
e
generico
di
una
storia
unica
ed
unitaria
di
tutto
il
cristianesimo
,
e
venire
alla
storia
particolare
,
per
tempi
e
luoghi
,
dell
'
associazione
cristiana
:
-
la
quale
associazione
ora
è
una
parte
soltanto
di
quella
più
larga
società
civile
,
semicivile
,
o
a
dirittura
barbara
,
in
cui
essa
s
'
andò
svolgendo
nei
primi
tre
secoli
;
-
ora
par
che
covra
ed
assorba
tutti
i
rapporti
della
complessiva
società
semicivile
o
semibarbara
,
come
fu
nell
'
occidente
latino
del
così
detto
Medioevo
;
-
e
da
ultimo
,
dopo
quella
dilacerazione
dell
'
unità
cattolica
,
che
è
il
protestantesimo
,
e
riconosciuta
la
libertà
di
coscienza
,
e
assai
più
spiccatamente
in
seguito
alla
Grande
Rivoluzione
,
torna
ad
essere
una
parte
del
tutto
nella
convivenza
politico
-
sociale
,
una
parte
,
o
prevalente
,
o
piccola
,
o
minima
,
e
così
via
dicendo
.
Su
cotesta
traccia
stessa
va
trattato
il
problema
dei
rapporti
fra
chiesa
e
stato
;
che
è
questione
di
relatività
storica
,
e
non
di
teoretica
elocubrazione
formalistica
.
Per
questo
modo
d
'
intendere
si
è
in
fine
in
grado
di
ricercare
e
di
dichiarare
quelle
condizioni
materiali
,
le
quali
,
come
è
accaduto
di
ogni
altra
convivenza
umana
,
produssero
dapprima
l
'
associazione
cristiana
,
e
poi
la
mantennero
,
la
perpetuarono
,
o
la
portarono
alla
parziale
o
locale
dissoluzione
,
con
tutte
le
varie
vicende
,
che
nelle
cause
e
ragioni
loro
divengon
poi
senza
difficoltà
patenti
.
E
si
capisce
che
credenze
,
e
dogmi
,
e
simboli
,
e
leggende
,
e
liturgie
,
e
altre
simili
cose
debbano
venire
in
seconda
linea
,
come
è
proprio
di
ogni
altra
soprastruzione
ideologica
.
Continuare
a
scrivere
la
storia
dell
'
ente
Cristianesimo
(
ne
faccio
qui
un
solo
sostantivo
con
la
lettera
maiuscola
)
,
gli
è
come
moltiplicare
l
'
errore
di
concezione
metodica
,
nel
quale
incorrono
i
letterati
e
gli
eruditi
,
quando
compongono
,
in
senso
affatto
unitario
,
come
se
si
trattasse
di
cose
per
sé
stanti
,
le
storie
della
letteratura
o
della
filosofia
.
In
coteste
manipolazioni
della
dotta
fabbrica
,
pare
come
se
i
poeti
,
gli
oratori
,
i
filosofi
di
diversi
tempi
,
isolati
quasi
dal
resto
del
mondo
in
cui
realmente
vissero
,
si
porgano
la
mano
attraverso
o
al
di
sopra
dei
secoli
,
per
comporre
una
illustre
catena
;
-
o
come
se
,
non
avendo
essi
tolta
la
materia
e
l
'
occasione
al
poetare
o
al
filosofare
dalle
condizioni
della
società
in
cui
si
svolsero
,
e
dal
grado
evolutivo
di
questa
,
si
sforzassero
di
entrare
nella
serie
indipendente
,
che
è
lo
studiato
indice
della
dotta
compilazione
.
Si
capisce
quanto
sia
cosa
comoda
l
'
avere
a
mano
,
nel
manuale
,
la
somma
delle
notizie
su
ciò
che
chiamiamo
letteratura
francese
,
per
es
.
dalla
Chanson
de
Roland
ai
romanzi
del
signor
Zola
:
ma
dall
'
una
cosa
all
'
altra
non
corre
soltanto
il
cronologico
millennio
,
né
da
una
cosa
all
'
altra
intercede
soltanto
il
semplice
variare
della
facoltà
poetica
;
perché
,
anzi
,
c
'
è
di
mezzo
tutto
il
tramutarsi
di
tutti
i
rapporti
della
convivenza
in
tutti
i
suoi
principali
aspetti
,
e
in
rispetto
a
cotesti
sociali
tramutamenti
le
manifestazioni
letterarie
non
son
che
relativi
indici
,
sedimenti
specifici
,
e
casi
particolari
.
Sarà
comodo
,
specie
per
l
'
allevamento
artificiale
al
sapere
,
che
è
tanta
parte
delle
nostre
Università
,
il
ridurre
in
compendio
la
somma
di
ciò
che
nella
storia
chiamiamo
genericamente
filosofia
;
ma
chi
è
che
riesca
a
capir
poi
per
davvero
,
per
cotesta
via
,
come
i
singoli
filosofi
siano
arrivati
a
pensare
in
modi
cosi
difformi
,
e
spesso
contraddittorii
?
Come
si
fa
a
mettere
in
una
sola
linea
di
processo
continuativo
,
indipendente
ed
unitario
,
la
filosofia
dell
'
antichità
,
che
fu
fino
a
Platone
quasi
tutta
la
scienza
,
-
e
poi
quel
minimo
di
scienza
che
fu
la
Scolastica
sopraffatta
dalla
teologia
,
-
e
più
in
qua
quella
filosofia
del
secolo
XVII
,
che
è
una
forma
di
esplorazione
concettuale
parallela
alla
nuova
scienza
contemporanea
della
osservazione
e
dell
'
esperimento
-
in
fine
questa
neocritica
,
che
tende
ora
a
far
della
filosofia
una
semplice
revisione
formale
del
saputo
nelle
singole
scienze
,
già
di
tanto
differenziate
fra
loro
?
A
potiori
è
assurdo
l
andar
scrivendo
-
salvo
che
per
ragioni
di
comodità
accademica
-
delle
storie
universali
del
cristianesimo
.
Non
parlo
di
quelli
che
pensano
con
animo
da
credenti
;
e
,
ossia
,
opinano
che
il
filo
conduttore
di
tali
storie
unitarie
consista
nella
missione
provvidenziale
della
chiesa
stessa
attraverso
i
secoli
.
A
coloro
,
che
così
pensano
,
e
in
vario
modo
intendono
cotesta
storia
ideale
eterna
,
che
sarebbe
come
una
immanente
o
processuale
rivelazione
,
noi
non
abbiamo
nulla
da
dire
o
da
suggerire
.
Son
fuori
del
campo
nostro
.
Ma
quei
critici
,
i
quali
scrivono
le
storie
unitarie
di
tutto
il
cristianesimo
,
pur
sapendo
e
confessando
di
aver
per
le
mani
una
materia
che
fa
parte
delle
variabili
e
più
o
meno
necessarie
condizioni
successive
della
vita
umana
,
come
non
vedono
,
che
la
loro
rappresentazione
continuativa
si
tien
sopra
di
un
assai
debole
filo
di
tradizione
,
e
riflette
uno
schema
assai
vago
di
cose
appena
appena
riavvicinabili
?
Il
nascere
,
l
'
ampliarsi
,
il
diffondersi
,
l
'
organizzarsi
e
lo
sparire
(
in
alcune
parti
,
dico
,
del
mondo
,
per
es
.
l
'
Asia
anteriore
e
l
'
Africa
settentrionale
)
dell
'
associazione
cristiana
,
e
il
vario
atteggiarsi
di
essa
verso
il
rimanente
dell
'
attività
pratica
,
e
i
multiformi
legami
che
ebbe
con
le
altre
aggregazioni
e
potestà
politico
-
sociali
:
-
tutte
coteste
cose
,
che
son
la
storia
vera
e
effettuale
,
non
s
'
intendono
,
se
non
si
parte
dalle
condizioni
complessive
di
ciascun
singolo
paese
,
nel
quale
,
o
pochi
,
o
molti
,
o
tutti
gl
'
incoli
,
abitanti
e
cittadini
,
o
da
membri
di
modesta
setta
,
o
nelle
forme
d
'
imperiosa
cattolicità
,
o
perseguitati
,
o
tollerati
,
o
intolleranti
e
perseguitanti
,
si
professarono
e
professano
cristiani
.
E
di
cui
solo
si
comincia
a
metter
piede
sul
terreno
solido
,
di
ciò
che
è
degno
obietto
dell
'
intendimento
storico
;
e
di
qui
alla
interpretazione
materialistica
non
occorre
sforzo
maggiore
di
quello
che
occorra
in
ogni
altro
ramo
delle
nostre
conoscenze
della
vita
del
passato
.
In
una
parola
,
la
storia
effettiva
è
quella
della
chiesa
,
anzi
delle
chiese
;
ossia
di
una
società
,
che
ha
la
sua
oikonomia
,
così
nel
senso
generico
di
ordinamento
,
come
in
quello
specificato
del
modo
di
acquisizione
,
di
produzione
,
di
distribuzione
e
di
consumo
dei
beni
(
ahimè
,
terreni
!
)
Se
altri
intende
per
cristianesimo
,
in
un
senso
esclusivo
,
il
solo
complesso
delle
credenze
e
delle
aspettazioni
circa
il
destino
umano
-
credenze
,
che
in
verità
varian
tanto
,
quanto
è
il
divario
,
per
dirne
una
sola
,
tra
il
libero
arbitrio
del
cattolicesimo
postridentino
e
il
determinismo
assoluto
di
Calvino
!
-
bisogna
si
rassegni
a
capire
e
ad
ammettere
,
che
cotesto
complesso
di
vedute
e
di
tendenze
è
nato
e
si
è
svolto
sempre
per
entro
la
cerchia
di
una
associazione
,
che
ha
variato
di
continuo
in
vario
senso
,
ed
è
stata
sempre
,
dal
più
al
meno
,
contenuta
da
un
più
vasto
e
complicato
ambiente
storico
-
sociale
,
tanto
per
dirla
con
la
prediletta
espressione
dei
neologisti
.
Conviene
aggiungere
un
'
altra
considerazione
.
In
questo
quarto
d
'
ora
di
prosa
scientifica
,
in
cui
noi
ci
troviamo
al
presente
,
non
si
dà
a
credere
più
a
nessuno
,
che
la
massa
dei
raccolti
nell
'
associazione
cristiana
sapessero
e
capissero
mai
nulla
di
preciso
del
variare
dei
dogmi
,
e
delle
sottili
discussioni
dei
sapienti
e
dei
dottori
.
Delle
plebi
di
Antiochia
,
di
Alessandria
,
di
Costantinopoli
,
e
così
via
,
agitantisi
intorno
alle
bandiere
di
Ano
e
di
Atanasio
,
noi
non
conosciamo
precisamente
le
passioni
,
gl
'
interessi
,
il
modo
cotidiano
del
vivere
,
e
l
'
ingenito
e
abituale
idiotismo
;
-
non
possiamo
descriverle
proprio
come
faremmo
ora
di
Napoli
o
di
Londra
:
-
ma
non
saremo
mai
così
ingenui
da
credere
,
che
capissero
un
iota
della
lotta
circa
la
sostanza
,
o
semplicemente
simile
,
o
affatto
identica
,
del
figlio
per
rispetto
al
padre
.
Né
misureremo
la
differenza
reale
degli
artigiani
di
Ginevra
da
quei
d
'
Italia
nel
secolo
XVI
,
dal
divario
dottrinale
fra
Calvino
e
Bellarmino
.
Per
ciò
appunto
la
storia
del
cristianesimo
riesce
in
gran
parte
oscura
,
perché
essa
ci
fu
quasi
sempre
tramandata
attraverso
agl
'
involucri
e
alle
diciture
ideologiche
di
quelli
che
furono
il
riflesso
dogmatico
-
letterario
dello
svolgersi
dell
'
associazione
;
in
guisa
che
della
vita
pratica
si
sa
relativamente
poco
,
e
questo
poco
si
assottiglia
fino
al
minimo
quanto
più
si
risale
ai
primi
secoli
.
Inoltre
,
la
massa
dei
consociati
ha
sempre
serbato
in
cuor
suo
,
e
ha
trasferito
nelle
minute
credenze
e
nelle
leggende
,
molte
delle
superstizioni
e
moltissimi
dei
miti
che
recava
in
sé
prima
di
convertirsi
,
e
tutte
quelle
altre
superstizioni
e
tutti
quei
miti
,
che
le
fu
necessità
di
creare
,
per
rendersi
in
qualche
modo
plausibile
le
dottrine
astratte
e
metafisiche
del
cristianesimo
dogmatico
.
Accadde
ciò
assai
visibilmente
fin
dalla
seconda
metà
del
secondo
secolo
,
quando
l
'
associazione
avea
cessato
da
un
pezzo
dall
'
essere
una
democratica
setta
di
aspettanti
il
regno
di
dio
,
compenetrati
tutti
dello
spirito
santo
,
e
volgeva
alla
formazione
di
una
organizzata
cattolicità
,
così
nel
senso
della
ortodossia
,
come
in
quello
di
una
semipolitica
coordinazione
gerarchica
di
moltissimi
non
più
santi
,
ma
semplicemente
uomini
.
Cresce
cotesto
trasferimento
di
tutte
le
superstizioni
locali
,
regionali
ed
etniche
nel
seno
del
cristianesimo
,
dacché
,
diventando
la
chiesa
in
definitivo
ortodossamente
ufficiale
e
territoriale
,
era
tolto
il
modo
a
qual
si
fosse
più
zelante
di
andar
sceverando
,
con
scrupolosa
epurazione
,
i
capaci
di
una
persuasione
,
frutto
di
pedagogico
addestramento
,
dagli
obbligati
a
credere
,
e
a
stare
ai
riti
e
alle
forme
come
che
si
fosse
.
Rovinando
poi
l
'
Impero
di
Occidente
,
per
le
sommarie
o
forzate
conversioni
dei
barbari
della
Germania
e
della
Slavia
,
s
'
accrebbe
il
capitale
delle
credenze
popolari
da
formare
il
pascolo
cotidiano
delle
masse
,
che
eran
tenute
in
obbligo
di
professare
simboli
e
credenze
tanto
superiori
o
estranee
all
'
ambito
di
loro
menti
,
come
quelle
che
rappresentavano
un
precipitato
di
molte
semi
-
filosofie
.
Tutte
coteste
popolazioni
cristiane
vissero
e
continuarono
a
vivere
delle
loro
variopinte
credenze
;
per
la
qual
ragione
,
poi
,
esse
effettivamente
trasformarono
i
dati
comunissimi
del
cristianesimo
in
moventi
ed
in
occasioni
a
nuove
e
speciose
mitologie
.
A
riscontro
di
tal
vita
barbaramente
ingenua
,
le
definizioni
dei
dottori
e
le
decisioni
dei
concilii
rimasero
come
librate
in
aria
,
quale
ideologia
inattingibile
alle
moltitudini
,
e
a
guisa
di
dottrinale
utopia
.
Da
quali
ragioni
e
cause
,
da
quali
moventi
e
mezzi
i
membri
della
consociazione
furon
tenuti
,
dunque
,
assieme
nei
tempi
dei
quali
si
dice
che
la
religione
fosse
l
'
anima
e
il
fulcro
di
tutta
la
vita
?
Prescindo
dalle
prepotenze
e
dalle
violenze
,
per
non
entrare
in
un
capitolo
assai
spinoso
,
che
è
quello
cui
s
'
appellano
di
solito
i
passionati
avversarii
del
cristianesimo
;
capitolo
che
mette
sotto
gli
occhi
la
storia
delle
più
odiose
tirannie
,
delle
più
feroci
ed
inumane
persecuzioni
,
e
della
più
raffinata
ipocrisia
.
Tantum
religio
potuit
suadere
malorum
!
Ciò
che
mi
preme
gli
è
di
notare
,
che
la
forza
principale
della
coesione
fosse
appunto
in
quei
disprezzati
mezzi
materiali
,
l
'
uso
il
maneggio
e
il
governo
dei
quali
ha
fatto
crescere
l
'
associazione
in
una
potente
organizzazione
economica
,
coi
suoi
ufficii
,
con
la
sua
gerarchia
,
col
suo
diritto
,
e
coi
suoi
servi
,
e
schiavi
,
e
dipendenti
,
e
coloni
,
e
ministri
,
e
protetti
e
beneficati
.
La
proprietà
ecclesiastica
rappresenta
tutta
una
serie
di
variazioni
,
dall
'
obolo
del
semicomunismo
alla
legale
corporazione
,
e
da
questa
alla
raccolta
dei
legati
,
alla
costituzione
dei
complessi
terrieri
del
latifondo
,
e
poi
del
feudo
coi
corollarii
delle
decime
e
della
finanza
delle
anime
,
e
fino
ai
tentativi
più
moderni
della
industria
coloniale
(
i
Gesuiti
)
,
e
così
via
ad
altre
ed
altre
cose
.
Ciò
che
mantenne
la
coesione
degli
umili
furon
principalmente
,
come
sono
in
parte
tuttora
,
i
beneficii
dell
'
elemosina
,
dell
'
assistenza
dei
malati
,
dei
derelitti
,
degli
orfani
,
delle
vedove
e
così
via
,
della
ordinata
e
metodica
gestione
dei
campi
,
del
dissodamento
delle
terre
di
nuovo
acquisto
alla
coltura
.
Questi
i
mezzi
,
che
,
come
è
accaduto
di
ogni
altro
ente
morale
collettivo
,
fecero
dell
'
associazione
cristiana
una
cosa
vitale
,
e
nel
Medioevo
soprattutto
permisero
ad
un
piccolissimo
ceto
di
addottrinati
di
far
servire
una
vasta
compagine
economica
a
fini
relativamente
più
elevati
,
più
nobili
,
più
altruistici
e
più
progressivi
,
di
quel
che
non
accadesse
nell
'
ambito
dei
possedimenti
strettamente
feudali
,
e
per
opera
di
sovrani
taglieggiatori
,
razziatori
,
e
pirati
.
La
borghesia
,
nelle
sue
diverse
fasi
,
con
modi
più
o
meno
rapidi
,
e
in
forme
più
o
meno
rivoluzionarie
,
ha
fatto
dappoi
man
bassa
di
cotesta
economia
della
proprietà
del
popolo
cristiano
,
e
l
'
ha
in
diversi
modi
incorporata
alla
proprietà
di
pieno
diritto
privato
,
e
l
'
ha
resa
fluida
nel
sistema
capitalistico
.
Dove
cotesta
proprietà
di
ecclesiastica
economia
ha
resistito
parzialmente
,
e
dove
parzialmente
resiste
ancora
ai
colpi
dell
'
evo
progressivo
,
gli
è
perché
essa
adempie
tuttavia
alcuni
ufficii
,
che
le
altre
organizzazioni
pubbliche
,
e
lo
stato
che
le
rappresenta
,
o
non
assumono
sopra
di
sé
,
o
tollerano
sussistano
tuttora
nella
chiesa
,
come
in
forma
di
concorrenza
.
La
storia
di
cotesta
economia
è
il
midollo
di
quella
interpretazione
del
variare
del
cristianesimo
,
che
la
critica
ulteriore
dovrà
elaborare
.
Quel
Gregorio
Magno
,
che
par
già
così
persuaso
,
che
il
vescovo
di
Roma
fosse
destinato
a
tener
le
parti
del
tramontato
Impero
dell
'
Occidente
,
quel
Gregorio
,
noto
al
comune
delle
persone
colte
per
le
sue
visioni
,
per
il
suo
amore
della
musica
e
per
l
'
apostolato
nell
'
Anglia
,
da
economo
dettò
le
leggi
della
condotta
del
latifondo
ecclesiastico
.
A
parecchi
secoli
di
distanza
,
per
tutte
le
traversie
dei
semistati
e
delle
varie
comunità
semi
-
politiche
,
che
si
andaron
sviluppando
entro
l
'
ambito
dal
sempre
mal
fermo
e
mal
restaurato
Impero
d
'
Occidente
,
la
estesissima
proprietà
ecclesiastica
,
da
per
tutto
diffusa
e
da
per
ogni
dove
incuneata
,
dette
luogo
a
tentare
quella
politica
,
che
,
da
Gregorio
VII
a
Bonifacio
VIII
,
mirò
a
fare
del
successore
di
Pietro
l
'
erede
di
Augusto
.
Questa
politica
non
fu
tale
qual
fu
,
perché
i
frati
clunacensi
ne
avessero
escogitata
la
dottrina
,
o
perché
com
'
è
di
fatti
,
Gregorio
VII
ed
Innocenzo
III
fossero
uomini
sommi
,
ma
perché
solo
in
quel
vasto
sistema
economico
c
erano
i
dati
per
tentare
un
gran
disegno
di
organizzazione
;
al
quale
,
come
è
noto
,
si
ribellarono
in
diversi
modi
,
non
solo
gli
altri
semipotentati
politici
d
'
allora
,
ma
in
alcuni
punti
di
più
progredita
operosità
industriale
e
commerciale
(
Fiandra
,
Provenza
,
Italia
del
nord
)
con
diversi
intendimenti
,
o
di
cenobitica
ascesi
o
di
civile
libertà
cristiana
,
anche
una
parte
delle
plebi
e
delle
recenti
borghesie
.
E
difatti
l
'
umiliazione
inflitta
a
Bonifacio
VIII
in
Anagni
,
non
è
se
non
il
punto
acuto
di
quella
politica
di
Filippo
il
Bello
,
che
,
da
precursore
molto
alla
lontana
del
principato
rivoluzionario
del
secolo
XVI
,
mette
per
il
primo
arditamente
la
mano
su
la
sostanza
del
popolo
cristiano
.
E
qui
vorrei
far
punto
a
questa
digressione
;
perché
cotesta
storia
economica
non
è
stata
ancora
per
davvero
scritta
,
e
non
sarò
io
ad
avviarla
con
queste
incidentali
osservazioni
.
Mi
pare
,
però
,
che
i
soliti
obiettatori
dicano
:
ma
fatta
questa
storia
economica
,
tutto
il
resto
sarà
chiaro
chiarissimo
?
E
qui
saremmo
al
solito
caso
di
quelli
che
si
fanno
dei
castelli
di
carta
,
per
aver
poi
il
gusto
di
distruggerli
con
un
bel
soffio
.
Spiegare
un
processo
consiste
,
in
generale
,
nel
risolverlo
nelle
condizioni
sue
più
elementari
,
fino
al
punto
che
ci
sia
dato
di
scorgere
e
seguire
(
dal
minimo
del
discernibile
in
su
)
le
fasi
successive
,
come
chi
vada
da
premesse
a
conseguenze
.
Nessuno
si
sognerà
di
affermare
per
es
.
,
che
quando
si
conosca
a
fondo
la
struttura
economica
della
città
di
Atene
tra
la
fine
del
V
e
il
principio
del
IV
secolo
a
.
C
.
,
si
possa
poi
difilato
passare
ad
intendere
,
così
senz
'
altro
,
cioè
senza
il
sussidio
critico
degli
elementi
intellettuali
raccolti
nella
tradizione
,
tutto
il
contenuto
ideologico
di
tutti
e
singoli
i
dialoghi
di
Platone
.
Ciò
che
occorre
in
verità
di
spiegare
innanzi
tutto
è
l
'
uomo
Platone
;
ossia
le
sue
disposizioni
estetiche
e
mentali
,
il
suo
pessimismo
,
la
sua
fuga
dal
mondo
,
il
suo
idealismo
e
il
suo
utopismo
.
Tutto
ciò
è
il
prodotto
di
quelle
condizioni
,
che
come
si
svolsero
ideologicamente
nell
individuo
Platone
,
si
svolsero
del
pari
in
tanti
e
tanti
altri
contemporanei
suoi
,
che
altrimenti
non
l
'
avrebbero
inteso
,
ammirato
e
seguito
al
punto
da
creare
intorno
a
lui
una
setta
,
vissuta
poi
per
secoli
con
tante
modificazioni
.
Se
altri
si
provi
a
distrarre
quella
formazione
ideologica
dall
'
ambiente
,
in
cui
per
l
'
appunto
nacque
come
primo
prodromo
del
cristianesimo
,
essa
diventa
l
'
incomprensibile
,
ossia
presso
a
poco
l
assurdo
.
A
potiori
ciò
vale
di
quelle
disposizioni
e
inclinazioni
,
o
fantastiche
,
o
mentali
,
che
in
una
così
grande
convivenza
,
qual
è
stata
l
'
associazione
cristiana
coi
suoi
molteplici
ufficii
e
con
le
sue
svariate
attinenze
,
ingenerarono
il
bisogno
di
tante
credenze
,
di
tanti
simboli
,
di
tanti
dogmi
,
di
tante
leggende
.
Ci
torna
di
certo
più
facile
di
intendere
i
rapporti
,
che
in
genere
legano
tutte
coteste
ideazioni
a
certe
determinate
condizioni
materiali
della
convivenza
,
che
non
di
spiegare
poi
partitamente
tutte
e
singole
quelle
ideazioni
nel
loro
particolare
contenuto
.
Cotesta
difficoltà
di
adeguata
spiegazione
è
cresciuta
dal
fatto
,
che
si
tratta
di
tempi
di
terribili
catastrofi
,
di
inauditi
rimescolamenti
,
di
decadenza
delle
attitudini
alla
scienza
corretta
;
di
tempi
,
in
breve
,
nei
quali
manca
quasi
sempre
la
testimonianza
spregiudicata
,
la
critica
,
l
'
opinione
pubblica
,
e
le
menti
più
forti
,
sequestrate
dalla
vita
,
inclinano
all
'
astruso
,
al
sottile
e
al
verbalistico
.
Gli
è
difatti
il
difficile
intendimento
,
del
come
le
ideologie
nascano
dal
terreno
materiale
della
vita
,
che
dà
forza
all
'
argomentare
di
coloro
i
quali
negano
la
possibilità
di
una
piena
spiegazione
genetica
del
cristianesimo
.
In
generale
gli
è
vero
,
che
la
fenomenologia
o
psicologia
religiosa
che
dir
si
voglia
,
presenta
delle
grandi
difficoltà
,
e
reca
in
sé
dei
punti
assai
oscuri
.
Come
i
dati
empirici
della
natura
e
del
vivere
sociale
si
tramutino
,
in
certi
determinati
tempi
e
in
certe
determinate
disposizioni
etniche
,
passando
per
il
crogiuolo
di
una
specificata
fantasia
,
in
persone
,
in
iddii
,
in
angeli
,
in
demoni
,
e
poi
in
attributi
,
emanazioni
,
e
ornamenti
di
queste
stesse
personificazioni
,
e
da
ultimo
in
entità
astratte
e
metafisiche
come
il
logos
,
l
'
infinita
bontà
,
la
gomma
giustizia
e
così
via
-
non
è
cosa
sempre
facile
d
'
intendere
a
pieno
.
In
cotesto
campo
di
derivata
e
complicata
produzione
psichica
,
siam
molto
lontani
da
quelle
condizioni
elementarissime
,
nelle
quali
,
con
l
'
osservazione
e
con
l
'
esperimento
c
'
è
per
es
.
,
lecito
di
seguire
il
sorgere
e
lo
svolgersi
delle
prime
sensazioni
da
un
estremo
all
'
altro
,
ossia
dagli
apparati
periferici
fino
ai
centri
cerebrali
,
nei
quali
l
'
eccitazione
e
le
vibrazioni
si
tramutano
in
noto
alla
coscienza
,
cioè
dire
in
coscienza
.
Ma
è
forse
cotesta
difficoltà
psicologica
un
privilegio
delle
credenze
cristiane
?
Non
è
essa
propria
del
generarsi
di
tutte
le
credenze
,
e
ideazioni
mitiche
e
religiose
?
Ci
son
forse
più
chiare
le
creazioni
tanto
originali
del
primissimo
buddhismo
,
e
quelle
più
di
seconda
mano
,
e
quasi
sincretiche
del
maomettanismo
?
E
risalendo
poi
in
là
da
questi
sistemi
delle
grandi
religioni
,
ci
sono
forse
chiari
e
trasparenti
a
prima
vista
i
procedimenti
della
fantasia
nella
creazione
dei
miti
elementarissimi
dei
nostri
protopadri
ariani
?
Ci
è
proprio
facile
di
renderci
conto
per
filo
e
per
segno
di
tutte
le
transizioni
occorse
alla
fantasia
di
tante
generazioni
,
attraverso
tanti
secoli
,
perché
il
pramantha
,
ossia
il
bastone
da
suscitare
il
fuoco
fregandolo
ed
agitandolo
in
altro
legno
,
si
svolgesse
poco
per
volta
nell
'
eroe
Prometeo
?
E
pure
questo
è
il
mito
più
noto
della
mitologia
indo
-
europea
;
quello
per
il
quale
esistono
più
dati
per
seguirne
le
successive
fasi
embriogenetiche
,
dagli
antichissimi
inni
vedici
in
onore
del
dio
Agni
(
il
fuoco
)
,
fino
alla
creazione
etico
-
religiosa
della
tragedia
eschilea
.
Gli
è
che
coteste
produzioni
psichiche
degli
uomini
dei
secoli
trapassati
presentano
all
'
intendimento
nostro
delle
difficoltà
tutte
speciali
.
Noi
non
possiamo
facilmente
riprodurre
in
noi
le
condizioni
che
occorrono
,
per
approssimarci
allo
stato
interiore
d
'
animo
,
che
fu
rispettivo
a
quei
prodotti
.
Occorre
una
lunga
assuefazione
perché
si
acquisti
quella
attitudine
interpretativa
,
la
quale
è
propria
del
glottologo
,
del
filologo
,
del
critico
,
del
preistorista
;
ossia
di
chi
,
col
lungo
esercizio
e
coi
reiterati
tentativi
,
si
fa
come
una
coscienza
artificiale
,
congrua
e
consona
all
'
obietto
da
spiegare
.
Se
non
che
il
cristianesimo
(
e
qui
intendo
dire
della
credenza
,
della
dottrina
,
del
mito
,
del
simbolo
,
della
leggenda
,
e
non
della
semplice
associazione
nella
sua
oikonomika
)
,
ci
riesce
relativamente
più
facile
,
in
quanto
è
a
noi
più
prossimo
.
Ci
viviamo
in
mezzo
,
e
ne
abbiamo
di
continuo
a
considerare
le
conseguenze
e
le
derivazioni
nelle
letterature
e
nelle
varie
filosofie
a
noi
familiari
.
Noi
possiamo
tuttodì
osservare
come
le
moltitudini
combinino
,
all
'
ingrosso
,
tanto
le
atavistiche
come
le
recenti
superstizioni
con
una
mezzana
o
appena
approssimativa
accettazione
del
principio
più
generale
,
che
unifica
tutte
le
confessioni
:
-
il
principio
cioè
della
caduta
e
della
redenzione
.
Noi
l
'
associazione
cristiana
la
vediamo
all
'
opera
,
così
per
ciò
che
essa
fa
,
come
per
le
lotte
che
sostiene
;
e
siamo
in
grado
di
rifarci
sul
passato
per
combinazioni
analogiche
,
che
di
rado
ci
riesce
di
adoperare
nella
interpretazione
delle
credenze
da
noi
remote
.
Assistiamo
ancora
alla
creazione
di
nuovi
dogmi
,
di
nuovi
santi
,
di
nuovi
miracoli
,
di
nuovi
pellegrinaggi
;
e
,
ripensando
al
passato
,
possiamo
in
buona
parte
dire
:
tout
comme
chez
nous
!
Disponiamo
,
voglio
dire
,
di
un
capitale
di
osservazione
e
di
esperienza
psicologica
,
che
ci
permette
di
rivivere
nel
passato
,
con
isforzo
assai
minore
di
quello
ci
tocchi
di
fare
,
quando
siam
costretti
a
starcene
alla
sola
analisi
documentaria
delle
condizioni
più
antiche
.
Da
quando
si
è
cominciato
a
capir
qualcosa
di
netto
della
origine
della
lingua
,
se
non
dal
momento
che
fu
inteso
,
non
aver
noi
altro
terreno
di
esperienza
in
proposito
,
se
non
nel
modo
come
i
fanciulli
imparano
tuttodì
a
parlare
?
Per
molti
il
problema
della
origine
del
cristianesimo
rimane
poi
oscurato
da
un
altro
pregiudizio
;
che
qui
,
cioè
,
si
tratti
di
una
formazione
primissima
,
e
quasi
di
una
creazione
ex
nihilo
.
Costoro
non
pensano
,
che
quelli
che
divennero
cristiani
giunsero
a
quel
punto
partendo
da
altre
religioni
;
e
che
il
problema
della
origine
si
riduce
prosaicamente
innanzi
tutto
a
rintracciare
,
come
gli
elementi
preesistenti
siansi
derivati
in
nuova
forma
,
per
entro
all
'
ambito
dell
'
associazione
,
e
in
che
stia
il
vero
e
proprio
nocciolo
nuovo
della
neoformazione
.
Siamo
in
tempi
storici
.
Di
quelle
religioni
precedenti
ci
è
nota
principalmente
la
forma
del
giudaesimo
posteriore
,
che
era
in
una
parte
della
massa
popolare
di
messianismo
esaltato
,
e
nella
classe
degli
addottrinati
di
affilata
casistica
.
Ci
sono
a
un
di
presso
noti
i
culti
,
le
superstizioni
,
le
credenze
dei
varii
paganesimi
dell
'
impero
e
ci
è
nota
la
disposizione
religiosa
di
una
buona
parte
dei
filosofanti
di
quel
tempo
,
che
eran
quasi
tutti
decadenti
,
come
ci
son
note
le
inclinazioni
delle
moltitudini
di
allora
,
più
che
mai
propense
ad
accettare
nuove
fedi
,
nuove
promesse
,
e
la
buona
novella
.
Dunque
si
tratta
non
di
creazione
,
ma
di
trasformazione
e
siamo
allora
sul
terreno
di
ogni
altra
storia
.
Per
es
.
(
-
perché
parlo
sommariamente
e
come
per
incidente
-
)
:
come
Gesù
è
diventato
il
Messia
degli
Ebrei
(
forma
primitiva
ebionitica
)
,
come
il
Messia
degli
Ebrei
è
diventato
il
redentore
di
tutti
gli
uomini
dal
peccato
(
Paolo
)
,
e
da
ultimo
come
s
'
è
combinato
col
logo
del
neoplatonismo
di
Filone
(
quarto
evangelo
)
?
Questo
lo
schema
del
processo
ideologico
.
E
poi
dall
'
altra
parte
:
come
la
primitiva
associazione
comunistica
(
del
comunismo
,
s
'
intende
,
del
consumo
)
,
degli
aspettanti
la
prossima
fine
del
reo
mondo
e
l
'
universale
catastrofe
(
l
'
Apocalissi
)
,
è
diventata
una
consociazione
(
chiesa
)
,
che
,
rimandata
in
indefinito
l
'
aspettativa
del
millennio
(
seconda
epistola
di
Pietro
)
,
cresce
in
una
organizzazione
,
che
svolge
una
economia
,
e
progressivamente
si
complica
di
attribuzioni
e
di
ufficii
?
In
questo
processo
dalla
setta
alla
chiesa
,
dalla
ingenua
aspettazione
alla
complicata
formula
dottrinale
,
sta
tutto
il
problema
delle
origini
.
Con
l
'
allargarsi
dell
'
associazione
veniva
in
buon
punto
l
'
adattamento
di
essa
alle
varie
forme
di
diritti
vigenti
,
e
col
bisogno
della
dottrina
collimava
la
diffusione
del
platonismo
decadente
.
Certamente
tutte
coteste
produzioni
non
possiamo
riavvicinarcele
agli
occhi
e
all
'
osservazione
nostra
,
in
una
intuitiva
cronistoria
.
Non
assisteremo
al
conversare
di
Filippo
,
di
Matteo
,
di
Pietro
,
di
Giacomo
,
e
loro
prossimi
successori
,
e
così
via
,
come
se
stessimo
ad
ascoltare
Camillo
Desmoulins
,
a
ore
3
p
.
m
.
la
domenica
del
12
luglio
1789
,
in
un
caffè
del
Palais
Royal
.
Non
seguiremo
l
'
originarsi
e
il
fissarsi
dei
dogmi
,
come
se
si
trattasse
della
messa
insieme
degli
articoli
della
Enciclopedia
.
Siamo
in
tempi
di
impressioni
confuse
,
e
di
non
mai
più
viste
fermentazioni
.
Delle
grandi
epidemie
morali
invadono
gli
spiriti
.
I
rapporti
più
elementari
della
vita
entrano
in
un
periodo
di
acuta
crisi
.
Al
di
sotto
di
quella
civiltà
della
cerchia
mediterranea
che
unificava
il
potere
politico
-
amministrativo
dell
'
impero
e
ciò
che
v
'
era
di
più
utile
e
raffinato
nell
'
Ellenismo
,
vegetavano
mille
forme
di
barbarie
locali
e
di
decadenze
putride
e
verminose
.
Pensare
che
il
cristianesimo
si
formò
,
di
fatto
e
di
nome
,
come
cosa
per
sé
stante
,
proprio
nella
molle
Antiochia
,
sentina
di
tutti
i
vizii
;
e
pensare
che
Paolo
dirigeva
ai
Galati
,
ossia
a
Giudei
dispersi
in
un
paese
di
veri
e
proprii
barbari
,
le
sue
sottili
meditazioni
,
che
ce
lo
rivelano
non
molto
difforme
da
quegli
Ebrei
,
che
più
tardi
misero
assieme
il
Talmud
!
Il
cristianesimo
si
è
diffuso
fra
gli
umili
,
fra
i
reietti
,
fra
le
plebi
,
fra
gli
schiavi
,
fra
i
disperati
di
quelle
grandi
città
,
la
cui
tenebrosa
vita
c
'
è
appena
appena
in
qualche
piccola
parte
dichiarata
dalla
satira
di
Petronio
e
di
Giovenale
,
dai
volterriani
racconti
di
Luciano
e
da
quei
macabrici
di
Apuleio
.
Che
cosa
sappiamo
noi
di
preciso
su
la
condizione
di
quegli
Ebrei
della
città
di
Roma
,
in
mezzo
ai
quali
si
diffuse
dapprima
nell
'
Occidente
la
nuova
trista
superstizione
,
come
ebbe
a
dir
Tacito
;
quella
superstizione
,
che
nel
volger
dei
secoli
crebbe
nel
più
potente
organismo
sociale
che
conosca
la
storia
?
Quelle
prime
origini
non
ci
è
lecito
di
ridurle
in
intuitivo
racconto
,
e
noi
siam
costretti
a
rifarle
per
congettura
e
per
combinatoria
.
Questa
è
la
ragion
principale
della
interminabile
letteratura
in
proposito
;
specie
per
opera
dei
dotti
di
Germania
,
che
,
anche
quando
non
sian
per
nulla
credenti
,
usano
di
chiamar
teologia
cotesta
letteratura
critica
ed
erudita
.
La
relativa
oscurità
delle
prime
origini
fa
nascere
nelle
menti
di
molti
la
curiosa
credenza
in
un
cristianesimo
vero
che
sarebbe
stato
assolutamente
difforme
da
quanto
altro
ha
preso
poi
nome
di
cristiano
in
seguito
.
Quel
cristianesimo
vero
,
anzi
originario
,
che
poi
viceversa
è
tanto
oscuro
,
che
ognuno
può
intenderlo
a
modo
suo
,
fa
soventi
le
spese
della
polemica
di
quei
razionalisti
,
i
quali
,
dopo
d
'
aver
coverto
d
'
invettive
cotesta
empirica
chiesa
,
a
noi
nota
per
la
storia
o
per
l
'
esperienza
nostra
,
per
rinforzo
di
argomentazione
retorica
si
appellano
alla
chiesa
ideale
,
che
sarebbe
stata
la
primitiva
comunione
dei
santi
.
Questo
è
un
mito
storico
,
come
la
Sparta
dei
retori
ateniesi
,
come
la
Roma
antica
dei
ghibellini
decadenti
del
XVI
secolo
,
come
tutte
le
creazioni
fantasmagoriche
di
un
passato
paradisiaco
,
o
d
'
un
futuro
non
raggiungibile
ancora
.
Questo
mito
storico
ha
assunto
forme
diverse
.
I
settarii
che
si
ribellarono
alla
cattolicità
,
o
appena
avviata
o
già
trionfante
da
un
pezzo
,
quei
settarii
,
dico
,
che
con
ispirito
di
vera
eguaglianza
democratica
,
in
determinate
circostanze
storiche
,
dai
montanisti
agli
anabatisti
,
si
sollevarono
contro
la
chiesa
profanamente
terrena
,
e
ortodossamente
gerarchica
,
ebbero
bisogno
di
rifarsi
nella
fantasia
il
cristianesimo
vero
,
ossia
la
semplice
vita
protoevangelica
,
mentre
proclamavano
decadenza
,
aberrazione
,
opera
di
satana
,
tutto
l
'
accaduto
dappoi
.
A
questo
cristianesimo
vero
verissimo
si
appellarono
assai
spesso
i
comunisti
ingenui
,
cui
giovava
,
in
difetto
di
ogni
altra
adeguata
idea
sul
modo
d
'
essere
di
questo
ingiusto
mondo
delle
misere
disuguaglianze
,
di
farsi
delle
proprie
aspirazioni
come
un
quadro
,
e
questo
potea
trovare
,
come
in
tanti
altri
ricordi
veri
o
fantastici
,
i
motivi
e
il
colorito
nella
poesia
evangelica
.
Così
accade
fino
a
Weitling
,
che
anche
lui
compose
un
:
Evangelo
del
povero
peccatore
.
E
perché
dovrei
non
ricordare
quei
Saint
-
Simoniani
,
che
favoleggiando
di
un
cristianesimo
più
vero
,
di
là
da
venire
,
in
quello
proiettarono
tutte
le
aspirazioni
della
loro
riscaldata
fantasia
?
Per
tutte
queste
,
e
per
tante
altre
cause
,
sta
come
campata
in
aria
,
nella
mente
di
molti
,
l
'
immagine
fantasiosa
di
un
cristianesimo
ultraperfettissimo
,
che
sarebbe
difforme
,
anzi
per
alcuni
è
assolutamente
difforme
-
da
tutto
ciò
che
la
volgare
storia
conosce
e
dà
per
cristiano
;
da
che
Stefano
fu
lapidato
,
fino
alla
Santa
Inquisizione
,
che
spedì
all
'
altro
mondo
tante
caterve
d
'
infedeli
;
da
che
lo
scalzo
pescatore
Pietro
nei
suoi
paurosi
dinieghi
fece
la
parte
dell
'
accorto
Sancio
Panza
,
fino
a
che
papa
Pio
s
'
è
compensato
,
con
la
infallibilità
,
del
potere
terreno
che
andava
perdendo
;
dall
'
agape
ebionitica
dei
poveri
visitati
dal
Paracleto
,
ai
gesuiti
che
armano
delle
flotte
e
fanno
imprese
commerciali
,
da
precursori
arditi
della
politica
coloniale
dell
'
evo
borghese
;
dal
Rabbi
di
Nazareth
,
che
dice
non
esser
di
questo
mondo
il
regno
suo
,
ai
vescovi
ed
altri
prelati
occupanti
in
nome
suo
per
secoli
,
come
proprietarii
e
come
sovrani
,
dal
quinto
al
terzo
delle
terre
secondo
i
paesi
,
compresovi
in
alcuni
luoghi
il
ius
primae
noctis
,
Chi
per
una
ragione
o
per
l
'
altra
,
e
sia
pure
per
semplice
ipocrisia
letteraria
,
crede
a
quel
cristianesimo
verissimo
,
è
naturale
sia
imbrogliato
a
spiegare
donde
sia
poscia
nato
questo
men
vero
,
o
assolutamente
aberrato
,
che
noi
tutti
conosciamo
.
E
si
capisce
,
inoltre
,
come
quel
vero
verissimo
diventi
un
miracolo
,
se
non
proprio
della
rivelazione
,
della
ideologia
umana
per
lo
meno
;
-
e
noi
dal
canto
nostro
non
siamo
obbligati
a
date
la
spiegazione
di
tale
miracolo
,
né
in
nome
del
materialismo
né
in
nome
di
qualunque
altra
dottrina
,
per
la
stessa
ragione
,
per
la
quale
la
meccanica
razionale
non
ha
il
dovere
di
spiegare
,
né
il
volo
di
Icaro
,
né
quello
dell
'
ippogrifo
dell
'
Ariosto
.
Conviene
,
nondimeno
,
non
dimenticare
,
che
quel
cristianesimo
vero
,
così
idealmente
contrapposto
da
tanti
a
questo
assai
positivo
e
realisticamente
umano
,
che
s
'
è
svolto
in
condizioni
accessibili
al
nostro
ordinario
intendimento
,
ha
esercitato
anch
'
esso
la
sua
funzione
storica
,
e
giova
ora
a
noi
come
di
chiave
per
entrare
più
addentro
nello
stato
d
'
animo
e
nei
rapporti
di
vita
dei
cristiani
primitivi
.
Fu
quel
cristianesimo
vero
come
il
simbolo
delle
varie
ribellioni
dei
proletarii
,
delle
plebi
,
della
umile
gente
,
dei
manomessi
,
dei
servi
,
degli
sfruttati
,
fino
al
secolo
XVI
.
Ebbi
occasione
,
come
dissi
già
in
altra
lettera
,
di
occuparmi
quest
'
anno
in
modo
circostanziato
,
nel
mio
corso
accademico
,
precisamente
di
Fra
Dolcino
,
nel
quale
culmina
,
e
nel
cui
insuccesso
declina
il
movimento
della
setta
degli
Apostolici
.
Poi
che
ebbi
dichiarate
le
condizioni
generali
dello
sviluppo
economico
e
politico
dell
'
Italia
settentrionale
e
media
,
e
quelle
più
particolari
dell
'
ambito
(
ossia
delle
classi
sociali
)
nel
quale
gli
Apostolici
sorsero
e
si
diffusero
,
a
un
certo
punto
mi
convenne
di
spiegare
la
dottrina
,
per
la
quale
e
con
la
quale
Dolcino
tenne
ferma
la
compagine
dei
suoi
seguaci
,
tenacissimi
ed
impavidi
nel
combattere
fino
all
'
ultimo
da
eroi
,
da
martiri
e
da
precursori
di
un
nuovo
ordine
di
cose
nella
vita
dell
'
umanità
.
Quella
dottrina
è
anch
'
essa
uno
dei
tanti
ritorni
apocalittici
al
cristianesimo
puramente
evangelico
;
-
è
,
ossia
,
la
negazione
di
tutto
ciò
che
la
gerarchia
abbia
stabilito
e
fatto
da
papa
Silvestro
(
da
quello
almeno
della
leggenda
)
,
in
poi
,
negazione
rinforzata
dall
'
ardore
apostolico
,
che
il
sentimento
della
lotta
trasmuta
in
dovere
di
combattimento
.
Gli
è
naturale
,
che
la
spiegazione
prima
di
quelle
idee
,
come
direbbero
i
letterati
,
vada
cercata
nei
movimenti
affini
delle
ribellioni
antigerarchiche
più
prossime
.
Per
un
verso
si
risale
agli
Albigesi
,
e
per
un
altro
verso
a
quei
confusi
e
variopinti
moti
di
plebe
,
che
hanno
il
comune
nome
di
patarìa
;
e
poi
per
un
altro
lato
bisogna
rifarsi
su
tutta
quella
agitazione
mistica
ed
ascetica
,
che
più
volte
accenna
a
dilacerare
l
'
imperio
papale
,
dal
comunismo
ideologico
di
Gioacchino
di
Fiore
alle
resistenze
attive
dei
Fraticelli
.
Facendo
un
passo
più
addentro
in
cotesta
ricerca
,
non
è
difficile
di
ritrovare
,
di
dietro
ai
mistici
veli
dell
'
ascetismo
,
e
all
'
esaltata
passione
per
il
cristianesimo
vero
,
le
materiali
condizioni
e
i
materiali
moventi
,
per
cui
convengono
intorno
ad
alcuni
simboli
di
rivolta
gl
'
infimi
del
cenobitismo
,
i
contadini
di
quei
paesi
dove
la
feudalità
è
ancor
viva
,
i
contadini
di
quelle
altre
terre
,
che
,
francate
dal
feudo
,
per
la
rapida
formazione
dei
liberi
comuni
furon
violentemente
proletarizzati
,
e
poi
la
minutissima
gente
dei
comuni
stessi
così
spietatamente
corporativi
,
e
da
ultimo
,
come
sempre
,
gl
'
idealisti
,
che
trasmutano
in
causa
propria
la
causa
dei
derelitti
:
-
gli
elementi
tutti
di
una
rivoluzione
sociale
.
Da
questa
spiegazione
prossima
si
risale
ad
una
spiegazione
più
generale
,
e
direi
tipica
.
Il
moto
dolciniano
è
uno
dei
momenti
della
gran
catena
delle
sollevazioni
delle
plebi
cristiane
,
che
,
con
varia
fortuna
e
con
varia
complicazione
,
si
ribellarono
alla
gerarchia
,
e
nei
momenti
più
acuti
furon
portate
alla
inevitabile
conseguenza
dell
'
aspettazione
del
comunismo
.
Il
caso
classico
,
la
forma
strepitosa
,
per
le
circostanze
di
tempo
e
per
la
estensione
e
per
la
durata
del
moto
,
è
di
certo
la
sollevazione
degli
Anabatisti
.
Ma
non
fu
cosa
di
poco
conto
la
rivolta
dolciniana
;
specie
per
le
condizioni
di
precoce
modernità
economica
in
cui
trovavasi
la
valle
del
Po
,
in
principio
del
secolo
XIV
.
Ora
,
l
'
istinto
dell
'
affinità
portava
le
menti
dei
rappresentanti
e
dei
condottieri
delle
plebi
in
rivolta
a
tornare
verso
l
'
immagine
,
o
verso
il
confuso
ricordo
,
o
verso
l
'
approssimativa
riproduzione
fantastica
di
quel
cristianesimo
primitivo
,
che
fu
tutto
di
minuto
popolo
,
di
gente
afflitta
e
sofferente
,
aspettante
la
redenzione
dalle
miserie
di
questo
reo
mondo
.
Il
cristianesimo
vero
,
verso
del
quale
,
per
simpatia
procedente
da
similarità
di
condizioni
,
quei
ribelli
esaltati
tornavano
con
tanto
ardore
di
fede
e
di
fantasia
,
fu
una
realtà
:
non
nel
senso
dell
'
ideale
e
del
tipico
,
da
cui
l
'
umana
debolezza
abbia
deviato
per
aberrazione
o
per
malizia
,
ma
nel
senso
del
fatto
poveramente
empirico
.
Il
cristianesimo
primitivo
,
mutatis
mutandis
,
fu
nel
tipo
,
nell
'
insieme
,
nella
fisonomia
e
nei
moventi
,
più
affine
a
ciò
che
Montano
,
o
Dolcino
,
o
Tommaso
Münzer
vollero
,
in
tempi
a
ciò
non
adatti
,
ristabilire
,
che
non
a
tutti
i
dogmi
,
liturgie
,
gradi
gerarchici
,
dominii
e
demanii
,
lotte
politiche
,
supremazie
,
inquisizioni
ed
altre
simili
miserie
,
in
cui
s
'
aggira
la
storia
umanamente
terrena
della
chiesa
.
Nei
tentativi
di
cotesti
ribelli
,
si
rivede
,
come
se
essi
avessero
voluto
dare
in
ispettacolo
un
esperimento
del
passato
,
quale
debba
essere
stata
,
a
un
di
presso
,
la
figura
originaria
del
cristianesimo
come
setta
di
perfetti
santi
,
ossia
di
assolutamente
eguali
,
senza
differenze
di
clero
e
di
laici
,
tutti
parimenti
capaci
dello
spirito
divino
,
sanculotti
e
devoti
al
tempo
stesso
,
tutti
ad
un
modo
.
Il
problema
più
grave
e
più
scabroso
in
tutta
la
storia
del
cristianesimo
è
appunto
questo
:
d
'
intendere
,
cioè
,
come
dalla
setta
degli
assolutamente
eguali
sia
nata
,
nel
termine
di
men
che
due
secoli
,
una
associazione
di
differenziati
per
gerarchia
,
in
guisa
,
che
da
una
parte
sta
il
popolo
dei
credenti
e
dall
'
altra
stanno
gl
'
investiti
di
potestà
sacra
.
Questa
differenziazione
gerarchica
si
completa
col
dogma
,
il
che
vuoi
dire
con
un
dettame
,
che
sopprime
la
immediatezza
del
credere
nei
singoli
fedeli
qual
fatto
di
personale
vocazione
.
La
gerarchia
vuol
dire
sacerdozio
,
amministrazione
di
cose
,
e
governo
delle
persone
.
Di
qui
nasce
la
possibilità
di
una
politica
;
e
su
la
ricerca
di
questa
politica
s
'
aggira
la
storia
della
chiesa
del
III
secolo
.
L
'
incontro
della
chiesa
e
dell
'
impero
nel
IV
secolo
non
è
se
non
il
resultato
del
compenetrarsi
di
due
politiche
,
per
cui
poi
la
religione
e
il
maneggio
degli
affari
da
ultimo
si
confondono
.
In
questo
passaggio
dalla
libera
associazione
all
'
organamento
semistatale
,
il
quale
fa
che
la
chiesa
abbia
sempre
da
allora
in
poi
esercitata
una
azione
politica
,
o
d
'
accordo
con
lo
stato
,
o
contro
lo
stato
,
o
diventando
essa
stessa
lo
stato
,
si
avvera
il
caso
comune
ad
ogni
associazione
,
la
quale
,
dal
momento
che
ha
cose
da
amministrare
ed
ufficii
da
adempiere
,
diventa
di
necessità
un
governo
.
La
chiesa
ha
riprodotto
dentro
di
se
stessa
i
contrasti
proprii
ad
ogni
stato
,
cioè
le
opposizioni
di
ricchi
e
di
poveri
,
di
protettori
e
di
protetti
,
di
patroni
e
di
clienti
,
di
proprietarii
e
di
sfruttati
,
di
principi
e
di
soggetti
,
di
sovrano
e
di
sudditi
.
Quindi
essa
ha
avuto
nel
suo
proprio
seno
particolari
lotte
di
classe
-
per
es
.
di
patriziato
gerarchico
e
di
plebe
cenobitica
,
di
alto
e
basso
clero
,
di
cattolicità
e
setta
.
Le
sètte
furono
in
gran
parte
ispirate
,
fino
al
secolo
XVI
,
dal
pensiero
del
ritorno
al
cristianesimo
primitivo
,
e
per
ciò
spesso
colorirono
i
disegni
attinti
alle
condizioni
del
presente
di
una
ispirazione
ideologica
che
rasenta
l
'
utopia
.
La
chiesa
che
è
riuscita
,
è
invece
solo
quella
la
quale
,
seguendo
i
modi
di
procedere
che
son
proprii
dello
stato
laico
,
anziché
una
società
di
eguali
nello
spirito
santo
,
è
divenuta
una
gerarchica
consociazione
di
disuguali
,
con
esercizio
di
formali
diritti
,
con
mezzi
d
'
imposizione
e
di
violenza
,
con
perfetto
imperio
,
o
con
parte
d
'
imperio
ceduto
da
altri
imperanti
,
e
col
governo
delle
anime
,
che
,
come
ogni
altro
governo
spirituale
,
si
svolge
innanzi
tutto
col
dominio
su
le
cose
senza
delle
quali
le
anime
non
han
modo
di
esistere
.
Questi
attributi
umani
,
i
quali
,
data
la
condizione
di
disuguaglianza
economica
degli
uomini
,
riavvicinano
la
consociazione
religiosa
ad
ogni
altra
maniera
di
governo
delle
cose
di
questo
mondo
,
mostrano
per
un
verso
come
l
'
associazione
dei
santi
non
potesse
avere
in
alcun
tempo
una
forma
di
esistenza
che
non
fosse
utopia
,
e
per
un
altro
verso
ci
spiegano
la
costante
tendenza
alla
intolleranza
ed
alla
cattolicità
nelle
varie
sue
forme
,
in
quanto
essa
associazione
,
smentendo
l
'
ingenuo
martire
di
Nazareth
,
lasciato
malinconicamente
in
croce
su
gli
altari
,
ha
fatto
di
questa
terra
il
regno
suo
.
Per
rimaner
nell
'
esempio
,
che
mi
è
più
familiare
pei
miei
recenti
studii
,
il
papato
superimperiale
precipitò
sì
nella
persona
di
Bonifacio
VIII
,
secondo
la
profezia
di
Dolcino
,
che
di
tre
anni
gli
sopravvisse
;
ma
non
precipitò
per
dar
luogo
all
'
Apocalisse
.
Fu
inflitta
al
papato
sì
l
'
umiliazione
dell
'
esilio
avignonese
,
ma
non
per
dar
luogo
a
un
nuovo
impero
di
Cesari
,
secondo
l
'
utopia
dell
'
Alighieri
.
C
'
erano
allora
già
i
prodromi
dell
'
evo
moderno
,
cioè
i
preannunzii
del
regno
della
borghesia
.
Filippo
il
Bello
,
che
di
lontano
arieggia
al
principato
civile
,
nel
quale
due
secoli
dopo
la
borghesia
percorse
la
prima
tappa
del
suo
dominio
politico
su
la
società
,
mandava
all
'
estremo
supplizio
i
Templari
,
come
per
dire
che
l
'
epopea
delle
crociate
finisse
per
opera
dei
cristiani
stessi
.
E
perché
il
motto
della
situazione
ci
fosse
perfino
nell
'
aneddoto
,
che
sempre
denuncia
e
smaschera
gli
stridenti
passaggi
dell
'
ironia
della
storia
,
il
commissario
del
sire
di
Francia
a
preparare
l
'
umiliazione
di
Anagni
non
fu
un
capitano
di
banda
feudale
,
ma
un
legista
,
che
negoziò
il
danaro
occorrente
alla
bisogna
in
una
cambiale
rilasciata
a
un
banchiere
di
Firenze
.
Furono
questi
legisti
,
e
principi
usurpatori
di
diritti
storici
,
e
banchieri
accumulatori
del
danaro
,
che
poi
divenne
più
tardi
il
capitale
,
quelli
i
quali
iniziarono
la
moderna
società
così
trasparente
nella
prosaica
struttura
degli
intenti
e
dei
mezzi
suoi
.
Come
su
le
altre
rovine
della
società
corporativa
e
feudale
,
così
anche
su
le
rovine
del
patrimonio
ecclesiastico
s
è
assisa
questa
crudele
borghesia
,
che
,
sfidatrice
delle
potenze
misteriose
,
ha
inaugurata
l
'
èra
del
pensiero
e
della
libera
ricerca
.
E
aspetta
che
altri
la
tolga
di
seggio
:
ma
non
sarà
di
certo
,
né
il
cristianesimo
vero
,
né
quello
verissimo
.
Se
poi
quegli
uomini
dell
'
avvenire
,
dei
quali
noi
socialisti
ci
diamo
assai
spesso
soverchio
pensiero
,
produrranno
o
non
produrranno
ancora
della
religione
,
io
,
né
so
,
né
non
so
:
e
lascio
ad
essi
soli
la
briga
della
vita
loro
,
che
sarà
,
spero
,
non
lieve
,
perché
non
divengano
degl
imbecilli
nella
paradisiaca
beatitudine
.
Ciò
che
io
vedo
chiaro
è
solo
questo
:
che
il
cristianesimo
,
che
nel
suo
complesso
è
la
religione
dei
popoli
fino
ad
ora
più
civili
,
non
lascerà
luogo
dopo
di
sé
ad
alcun
altra
religione
nuova
.
Chi
d
ora
innanzi
non
sarà
cristiano
,
sarà
irreligioso
.
E
poi
,
in
secondo
luogo
,
noto
,
che
i
socialisti
han
fatto
assai
bene
a
scrivere
nei
loro
programmi
,
che
la
religione
è
cosa
privata
.
Spero
che
nessuno
vorrà
intendere
coteste
parole
nel
senso
di
una
veduta
teoretica
,
su
la
quale
si
possa
poi
ricamare
una
filosofia
della
religione
.
Quel
comma
del
tutto
pratico
vuol
semplicemente
dire
,
che
al
presente
i
socialisti
han
troppe
cose
da
fare
di
più
utili
e
serie
,
da
non
doversi
confondere
con
quegli
hebertisti
,
blanquisti
,
e
bakuninisti
,
e
simili
,
che
decretavano
l
'
abolizione
del
divino
,
e
Dio
decapitavano
in
effigie
.
I
materialisti
della
storia
pensano
però
,
dal
canto
loro
,
e
fuori
d
'
ogni
apprezzamento
subiettivo
,
che
gli
uomini
dell
'
avvenire
rinunzieranno
molto
probabilmente
ad
ogni
spiegazione
trascendente
dei
problemi
pratici
della
vita
di
tutti
i
giorni
,
perché
:
Primus
in
orbe
deos
fecit
timor
!
Antica
la
sentenza
:
di
valore
perpetuo
l
'
enunciato
!
X
.
Resina
(
Napoli
)
,
15
settembre
97
Caro
Sorel
,
Nel
rileggere
,
nel
rivedere
,
nel
ritoccare
-
giacché
ho
fatto
disegno
di
darle
alle
stampe
-
le
lettere
,
che
io
v
andai
scrivendo
dall
'
aprile
al
luglio
ultimi
,
m
'
è
parso
formino
come
una
certa
tal
quale
serie
,
e
nel
tutt
'
insieme
dicano
qualcosa
.
Di
certo
i
pensieri
di
semplice
accenno
,
gli
enunciati
appena
appena
sviluppati
,
le
osservazioni
il
più
delle
volte
incidentali
,
e
le
bizzarre
critiche
disseminate
qua
e
là
,
-
.
tutte
le
cose
,
insomma
,
che
mi
venne
di
dire
,
nel
modo
che
è
proprio
di
chi
scriva
currenti
calamo
,
assumerebbero
ben
altra
forma
,
entrerebbero
in
tutt
'
altra
disposizione
,
passerebbero
per
una
nuova
e
meditata
elaborazione
,
se
io
avessi
in
animo
di
comporre
un
libro
degno
d
'
un
titolo
altisonante
come
,
per
es
.
:
Il
socialismo
e
la
scienza
;
o
Il
materialismo
storico
e
l
intuizione
del
mondo
,
e
così
via
.
Ma
,
come
io
,
nel
conversar
con
voi
a
distanza
,
ho
usato
in
larga
misura
delle
libertà
che
son
proprie
della
facoltà
discorsiva
,
così
,
ora
che
mi
son
risoluto
a
raccogliere
quelle
fugaci
lettere
nella
forma
d
'
un
libercolo
,
imporrò
a
questo
un
modesto
ed
appropriato
titolo
di
:
Discorrendo
di
socialismo
e
di
filosofia
,
Lettere
a
G
.
Sorel
.
Devo
agl
'
insistenti
consigli
del
mio
amico
Benedetto
Croce
,
di
commettere
cotesto
nuovo
peccato
di
letteratura
minuscola
.
Questo
mio
benedettissimo
amico
è
diventato
il
mio
tormento
e
la
mia
croce
.
Dacché
lesse
quelle
lettere
,
non
m
'
ha
dato
più
pace
;
e
ha
voluto
gli
promettessi
di
renderle
pubbliche
,
nella
forma
di
un
opuscolo
.
Se
io
stessi
a
sentir
lui
,
ai
miei
anni
non
verdi
,
diverrei
un
continuo
e
perpetuo
produttore
di
carta
stampata
:
mentre
a
me
è
piaciuto
sempre
,
in
passato
,
di
lasciar
dormire
nei
cassetti
i
non
pochi
catafasci
di
carta
scritta
,
che
m
'
è
toccato
di
accumulare
,
per
anni
ed
anni
,
nella
qualità
di
insegnante
e
di
appassionato
estensor
di
lettere
.
In
questo
caso
speciale
il
Croce
poi
mi
andava
dicendo
,
esser
dover
mio
,
ora
che
il
socialismo
s
'
allarga
in
Italia
,
di
concorrere
alla
vita
del
partito
,
che
cresce
e
si
fortifica
,
coi
mezzi
e
nei
modi
che
son
più
rispondenti
alle
attitudini
mie
.
E
sia
pur
così
;
-
ma
poi
tutto
sta
a
vedere
,
se
i
socialisti
di
tale
aiuto
e
di
tale
sussidio
sentano
proprio
il
bisogno
e
il
desiderio
.
A
dir
le
cose
come
sono
,
io
non
ebbi
mai
una
troppo
grande
inclinazione
allo
scrivere
per
il
pubblico
,
e
all
'
arte
e
a
prosa
non
ci
attesi
mai
;
tanto
è
,
che
ho
scritto
di
solito
come
vien
viene
.
Fui
sempre
e
sono
,
invece
,
appassionatissimo
dell
'
arte
dell
'
insegnamento
orale
,
in
tutte
le
sue
forme
;
e
l
'
attendere
a
cotesta
opera
,
con
molta
intensità
,
mi
ha
distolto
per
lunghi
anni
,
in
passato
,
dal
ridire
per
iscritto
(
-
e
chi
potrebbe
veramente
ridirlo
dal
vivo
?
-
)
ciò
che
,
insegnando
,
vien
detto
spontaneo
di
forma
,
duttile
,
pronto
,
adattato
al
caso
,
ricco
di
attinenze
e
pieno
di
riferimenti
.
Abbracciando
poi
,
più
in
qua
,
il
socialismo
,
in
corale
rinascenza
dello
spirito
io
divenni
più
desideroso
di
comunicar
col
pubblico
,
per
mezzo
di
opuscoli
,
di
lettere
d
'
occasione
,
d
'
indirizzi
e
di
conferenze
,
che
mi
si
moltiplicarono
per
anni
quasi
a
mia
insaputa
.
Non
son
forse
questi
i
doveri
e
gli
oneri
del
mestiere
?
Ed
è
qui
che
due
anni
fa
venne
precisamente
in
buon
punto
il
mio
benedetto
signor
Croce
,
col
consiglio
che
mi
dette
,
che
io
pubblicassi
dei
saggi
di
socialismo
scientifico
,
come
per
porre
alla
mia
attività
di
socialista
un
obiettivo
più
solido
.
E
,
come
da
cosa
vien
cosa
,
anche
queste
lettere
d
'
occasione
possono
passare
per
un
saggio
sussidiario
e
complementare
di
materialismo
storico
.
Come
è
chiaro
,
caro
Sorel
,
questo
discorso
non
riguarda
punto
voi
,
ma
me
soltanto
;
perché
cerco
quasi
quasi
delle
scuse
alla
pubblicazione
di
un
nuovo
libercolo
,
e
in
quanto
io
da
italiano
vivo
in
Italia
.
Probabilmente
se
queste
mie
lettere
,
oltre
che
da
voi
,
saranno
lette
da
altri
in
Francia
,
costoro
diranno
,
che
io
non
li
ho
persuasi
lo
stesso
del
materialismo
storico
,
e
forse
ripeteranno
ragionevolmente
le
osservazioni
di
alcuni
critici
dei
miei
saggi
,
che
,
con
le
traduzioni
,
cioè
,
da
una
lingua
straniera
,
non
si
riesce
a
cambiare
gli
umori
intellettuali
di
una
nazione
(
)
.
Pur
così
scrivendo
,
come
per
metter
la
chiusa
a
questa
faccenda
epistolare
,
temo
ancora
non
mi
venga
la
voglia
di
continuare
.
Non
son
forse
le
lettere
moltiplicabili
all
'
indefinito
,
come
le
favole
e
i
racconti
?
Per
fortuna
,
però
,
io
m
'
ero
proposto
fin
dal
principio
di
rispondere
,
così
all
'
ingrosso
,
ai
quesiti
che
voi
,
sfiorando
dei
tèmi
della
massima
difficoltà
,
ponete
nella
vostra
Prefazione
;
cosicché
una
ragione
di
finire
m
'
è
pur
data
dai
termini
stessi
del
vostro
scritto
,
al
quale
mi
sono
andato
via
via
riferendo
.
Se
m
'
abbandonassi
poi
all
'
estro
della
conversazione
,
chi
sa
dove
andrei
a
finire
!
-
le
lettere
diverrebbero
una
letteratura
.
Di
ciò
voi
non
mi
sapreste
grado
;
per
quanto
potesse
allietarsene
il
signor
Croce
,
il
quale
vorrebbe
mettere
in
tutti
il
suo
istinto
di
prolificazione
letteraria
.
Lui
fa
un
curioso
contrasto
con
le
dolci
abitudini
di
questa
dolce
Napoli
,
nella
quale
gli
uomini
-
come
i
Lotofagi
che
ogni
altro
cibo
aveano
in
dispregio
-
vivono
immersi
nel
solo
presente
,
e
par
che
,
proprio
in
cospetto
della
statua
di
G
.
B
.
Vico
,
allegramente
faccian
le
fiche
alla
filosofia
della
storia
.
Ma
,
pur
volendo
una
buona
volta
finire
,
mi
conviene
di
mettere
in
carta
alcune
altre
brevi
note
ancora
.
Mi
pare
,
innanzi
tutto
,
che
voi
,
non
per
curiosità
vostra
,
ma
quasi
mettendovi
ad
arte
nei
panni
del
comune
dei
lettori
,
domandiate
:
c
è
mai
modo
di
fare
intendere
,
per
via
facile
e
piana
,
in
che
consista
quella
dialettica
,
che
così
spesso
s
invoca
a
dilucidazione
dell
'
intrinseco
del
materialismo
storico
?
E
potreste
,
credo
,
aggiungere
,
che
il
concetto
della
dialettica
riesce
ostico
,
ai
puri
empiristi
,
ai
metafisici
sopravvissuti
,
e
a
quei
popolari
evoluzionisti
,
i
quali
così
volentieri
s
'
abbandonano
alla
generica
impressione
di
ciò
che
è
e
trapassa
,
apparisce
e
sparisce
,
nasce
e
muore
,
e
nella
parola
evoluzione
non
esprimono
,
da
ultimo
,
l
'
atto
del
comprendere
,
ma
l
'
incomprensibile
:
mentre
,
all
'
incontro
,
nella
concezione
dialettica
s
'
intende
di
formulare
un
ritmo
del
pensiero
,
che
riproduca
il
ritmo
più
generale
della
realtà
che
diviene
.
Ma
io
-
se
l
'
ora
stanca
di
queste
lettere
non
me
ne
facesse
divieto
-
ove
mai
volessi
ricominciare
,
prima
di
rispondere
a
così
grave
quesito
,
ricorrerei
con
la
mente
al
ricordo
del
poeta
greco
,
che
,
alla
domanda
del
tiranno
di
Siracusa
:
che
cosa
fossero
gli
dèi
?
-
chiese
prima
uno
,
poi
un
altro
,
e
poi
un
altro
giorno
di
tempo
,
e
così
senza
fine
.
E
dire
,
in
verità
,
che
,
ai
poeti
,
che
li
creano
,
li
inventano
,
li
lodano
e
li
celebrano
,
gli
dèi
devono
essere
assai
più
familiari
,
che
non
possa
esser
la
dialettica
a
me
,
se
altri
mi
mettesse
fra
l
'
uscio
e
il
muro
,
con
l
'
obbligo
di
rispondere
a
un
imperioso
quesito
!
E
piglierei
tempo
-
il
che
non
è
alieno
dal
pensare
dialetticamente
-
dicendo
(
il
che
è
una
implicita
risposta
)
:
-
noi
non
possiamo
renderci
conto
adeguatamente
del
pensiero
,
se
non
pensando
in
atto
;
-
alle
maniere
di
procedimento
del
pensiero
bisogna
adusarcesi
con
successivi
sforzi
;
-
ed
è
sempre
assai
pericoloso
il
saltare
a
pie
'
pari
,
dall
'
uso
concreto
di
una
maniera
di
concezione
alla
generica
definizione
formale
di
essa
.
Messo
ancora
alle
strette
,
per
non
gravare
l
'
interrogatore
di
studii
troppo
lunghi
,
ardui
e
complicati
,
lo
rimanderei
all
'
Antidühring
,
e
segnatamente
al
capitolo
intitolato
:
Negazione
della
negazione
.
Ivi
,
e
in
tutto
quel
libro
,
si
vede
come
Engels
fosse
,
non
solo
inteso
con
l
'
animo
a
spiegare
ciò
che
espone
,
ma
preoccupato
ancor
più
del
mal
uso
che
può
farsi
dei
procedimenti
mentali
,
quando
,
chi
vi
rivolge
l
'
attenzione
,
più
che
essere
portato
a
pensare
qualcosa
di
concreto
in
cui
la
forma
del
pensiero
si
riveli
viva
e
vivente
,
sia
disposto
a
cadere
negli
schematismi
a
priori
,
ossia
nello
scolasticismo
,
che
non
fu
-
sia
detto
con
buona
pace
degl
'
ignoranti
-
la
nota
esclusiva
dei
dottori
del
Medioevo
,
come
se
fosse
soltanto
roba
da
preti
.
Dello
scolasticismo
se
ne
può
fare
sopra
ogni
dottrina
.
Il
primo
scolastico
fu
Aristotele
in
persona
;
che
fu
,
inoltre
,
tante
altre
cose
in
più
,
e
fu
soprattutto
un
genio
della
scienza
.
Dello
scolasticismo
se
ne
fa
già
in
nome
di
Marx
.
Di
fatti
la
maggior
difficoltà
d
'
intendere
e
di
continuare
il
materialismo
storico
non
istà
nella
intelligenza
degli
aspetti
formali
del
marxismo
,
ma
nel
possesso
delle
cose
in
cui
quelle
forme
sono
immanenti
;
delle
cose
,
che
Marx
per
conto
suo
seppe
ed
elaborò
,
e
di
quelle
altre
moltissime
,
che
tocchi
a
noi
di
conoscere
e
di
elaborare
direttamente
.
Nei
molti
anni
che
ho
speso
nell
'
insegnare
,
io
fui
sempre
persuaso
del
gran
danno
che
si
fa
alle
menti
giovanili
,
quando
,
invece
d
immergerle
,
con
opportuna
e
pieghevole
arte
,
in
una
determinata
provincia
della
realtà
,
perché
osservando
,
comparando
e
sperimentando
,
poco
per
volta
arrivino
alte
formule
,
agli
scherni
,
alle
definizioni
,
si
comincia
dall
'
usar
subito
di
queste
ultime
,
come
se
fossero
i
prototipi
delle
cose
esistenti
.
Insomma
,
la
definizione
da
cui
s
incomincia
è
vuota
,
mentre
è
solo
piena
quella
cui
si
arrivi
,
geneticamente
.
Nell
'
insegnare
si
vede
quanto
il
definire
sia
cosa
pericolosa
;
secondo
il
senso
plebeo
che
molti
dànno
ad
una
sentenza
del
diritto
romano
,
la
quale
dice
,
in
verità
,
tutt
'
altro
.
La
didattica
non
è
quella
attività
,
che
produca
un
nudo
effetto
di
cosa
fissa
(
come
nudo
prodotto
)
;
ma
è
quella
attività
,
che
generi
altra
attività
.
Insegnando
noi
riconosciamo
,
come
il
nocciolo
primo
di
ogni
filosofare
è
sempre
il
Socratismo
;
ossia
la
virtuosità
generativa
dei
concetti
(
)
.
Rimandando
all
'
Antidühring
,
e
a
quel
capitolo
segnatamente
,
non
intenderei
,
per
ciò
,
di
rinviare
ad
un
catechismo
,
ma
solo
ad
un
esempio
di
abilità
didattica
.
Le
armi
e
gl
'
istrumenti
son
tali
solo
all
'
opera
;
e
non
quando
sian
visti
in
armadio
da
museo
.
Inoltre
,
se
non
dovessi
pur
finire
una
buona
volta
,
vorrei
fermarmi
ad
illustrare
le
parole
dove
dite
,
che
l
'
Italia
meriti
,
come
culla
comune
della
civiltà
,
l
'
omaggio
di
tutti
.
Può
parere
che
queste
parole
siano
una
stonatura
,
mentre
discorrete
proprio
del
socialismo
,
che
all
'
Italia
veramente
non
deve
molto
.
Ma
,
se
è
vero
che
il
socialismo
è
il
frutto
della
civiltà
adulta
,
i
maturi
e
provetti
degli
altri
paesi
non
faran
male
a
rivolgere
,
di
tanto
tanto
,
gli
occhi
loro
a
questa
culla
.
Ripensando
all
'
Italia
,
che
ha
fatto
per
secoli
la
più
gran
parte
della
storia
universale
,
tutti
avranno
sempre
qualcosa
da
impararci
;
e
poi
dopo
s
'
avvedono
,
che
l
'
avean
già
a
casa
loro
quest
'
Italia
,
come
il
presupposto
di
ciò
che
essi
presentemente
sono
.
Ad
altri
francesi
è
parso
in
passato
,
che
questo
paese
fosse
,
da
culla
,
diventato
tomba
della
civiltà
;
e
per
tal
tomba
devon
tenerla
la
più
parte
dei
forestieri
,
che
la
visitano
qual
museo
,
ignari
sempre
del
nostro
presente
.
E
in
ciò
hanno
torto
;
e
,
per
dotti
che
siano
,
cotesti
visitatori
di
musei
rimangon
sempre
ignoranti
-
dico
ignari
della
vita
attuale
di
questo
paese
,
che
par
la
vita
del
morto
risorto
,
il
che
è
almeno
un
caso
degno
di
nota
.
In
che
veramente
consiste
questo
rinascimento
d
'
Italia
,
e
che
aspettativa
può
dar
di
sé
,
a
quelli
che
guardino
la
generalità
del
progresso
umano
,
senza
pregiudizii
e
senza
preconcetti
?
(
)
Per
tacere
delle
grandi
difficoltà
che
c
'
è
a
trattare
,
con
intenti
obiettivi
,
e
con
criterii
non
desunti
dai
soli
impulsi
della
personale
opinione
,
la
storia
attuale
di
qualunque
paese
;
nel
caso
speciale
d
'
Italia
bisognerebbe
risalire
fino
al
secolo
XVI
,
quando
l
'
iniziale
sviluppo
dell
'
epoca
capitalistica
-
che
qui
avea
sede
principale
-
fu
spostato
dal
Mediterraneo
.
Bisognerebbe
arrivare
,
attraverso
alla
storia
della
successiva
decadenza
,
alle
premesse
positive
e
negative
,
interne
ed
esterne
,
delle
presenti
condizioni
d
'
Italia
.
Non
occorre
io
dica
che
le
mie
forze
sarebbero
impari
all
'
impresa
;
perché
non
avrei
la
più
lontana
tentazione
di
misurarmici
,
a
proposito
e
nella
occasione
di
un
discorso
familiare
,
come
è
questo
.
Chi
un
simile
studio
sapesse
concretare
in
un
libro
,
potrebbe
dire
d
'
aver
concorso
ad
esprimere
,
in
forma
riflessa
,
la
presente
situazione
,
e
l
'
attuale
coscienza
degl
'
italiani
(
)
.
Qui
da
noi
si
è
spesso
assai
ciecamente
ottimisti
o
ciecamente
pessimisti
,
nel
senso
che
si
dà
dai
non
-
filosofi
a
coteste
parole
;
specie
perché
in
Italia
c
'
è
una
grande
ignoranza
del
vero
stato
degli
altri
paesi
,
cosicché
molti
le
condizioni
indigene
valutano
,
non
alla
stregua
comparativa
e
pratica
dell
'
ora
presente
,
ma
ad
una
tutta
ideale
,
ipotetica
,
e
spesso
utopistica
.
Ed
è
singolare
il
caso
,
che
qui
da
noi
,
in
tanto
risorgere
delle
scienze
della
osservazione
nel
campo
della
natura
-
le
quali
scienze
vengono
veramente
coltivate
con
intenti
particolaristici
e
dirò
antifilosofici
-
sia
così
scarso
l
'
intelletto
positivo
delle
cose
sociali
attuali
,
mentre
è
così
stragrande
in
questo
paese
stesso
il
numero
dei
sociologisti
,
che
somministrano
definizioni
ai
sitibondi
di
verità
.
Ma
si
sa
,
i
sociologisti
hanno
in
tutto
il
mondo
una
certa
curiosa
antipatia
per
gli
studii
della
storia
;
che
poi
sarebbe
,
secondo
il
senso
dei
profani
,
quella
tal
cosa
nella
quale
la
società
s
'
è
svolta
.
Pochi
,
in
conclusione
,
vedon
chiaro
in
questa
circostanza
di
fatto
;
che
,
cioè
,
la
borghesia
italiana
,
la
quale
è
già
oggetto
,
come
in
ogni
altro
paese
,
alle
ire
,
e
agli
odii
degli
umili
,
dei
manomessi
,
degli
sfruttati
,
e
per
un
altro
verso
è
stretta
e
premuta
dal
popolo
minuto
,
è
essa
stessa
in
se
stessa
instabile
,
inquieta
,
incerta
,
perché
l
'
è
impedito
di
mettersi
alla
pari
con
quella
degli
altri
paesi
,
nel
campo
della
concorrenza
.
Per
questa
ragione
,
come
per
l
'
altra
,
che
dall
'
altro
lato
essa
ha
il
papa
(
)
,
con
quel
suo
non
indifferente
bagaglio
di
cose
,
che
solo
i
teorici
dell
'
utopismo
liberalesco
proclamano
trapassate
per
sempre
,
questa
borghesia
,
che
deve
ancora
ascendere
,
è
intimamente
rivoluzionaria
,
come
direbbe
il
Manifesto
.
E
come
non
ha
potuto
esser
giacobina
,
quanto
sarebbe
stato
il
naturale
istinto
suo
,
s
'
è
acquetata
nella
formula
del
re
per
la
grazia
di
Dio
e
della
nazione
ad
un
tempo
.
Non
potendo
questa
borghesia
fare
assegnamento
sul
rapido
sviluppo
di
una
grande
industria
,
che
tarda
difatti
a
venire
,
e
nella
conseguente
rapida
conquista
di
un
grande
mercato
esterno
,
dato
il
progresso
lento
ed
incerto
della
economia
nazionale
,
per
la
massima
parte
agraria
,
fa
la
politica
mezzana
degli
espedienti
,
e
consuma
nell
'
abilità
l
'
ingegno
.
Ecco
la
parte
che
fa
la
flotta
italiana
da
più
mesi
in
Oriente
:
par
la
volpe
,
che
,
secondo
la
favola
,
dichiari
immatura
l
'
uva
che
non
può
afferrare
;
ma
questa
volpe
qui
,
con
divario
da
quella
della
favola
,
si
trova
tra
altre
volpi
,
che
l
'
uva
afferrata
custodiscono
,
o
dell
'
uva
stanno
per
afferrare
!
Ed
ecco
che
la
volpe
si
fa
idealista
,
per
manco
di
positivo
.
Questa
borghesia
italiana
,
di
fronte
all
'
astensionismo
,
o
reazionario
o
demagogico
dei
clericali
,
e
per
il
lentissimo
sviluppo
dell
'
opposizione
proletaria
,
si
è
sentita
e
si
sente
come
se
fosse
tutta
la
nazione
,
e
nel
difetto
di
partiti
che
dividano
la
società
,
dà
il
nome
di
partiti
alle
fazioni
che
si
raccolgono
intorno
a
capitani
e
proconsoli
,
o
ad
intraprenditori
ed
avventurieri
di
varie
sorti
.
Al
primo
apparire
del
socialismo
essa
rimase
attonita
.
D
'
altra
parte
,
s
'
ingannano
quelli
i
quali
credono
,
che
l
'
agitarsi
delle
moltitudini
sia
sempre
indizio
o
prodromo
da
noi
,
com
'
è
di
fatto
alcune
volte
e
in
alcuni
punti
d
'
Italia
,
di
quel
moto
proletario
che
,
come
lotta
economica
su
base
concreta
,
o
come
aspirazione
politica
,
volge
più
o
meno
esplicitamente
al
socialismo
in
altri
paesi
.
Qui
il
più
delle
volte
questo
agitarsi
è
come
la
ribellione
delle
forze
elementari
contro
di
uno
stato
di
cose
in
cui
esse
forze
non
trovano
la
necessaria
coercizione
,
quella
coercizione
,
dico
,
che
è
propria
di
un
sistema
borghese
atto
ad
irreggimentare
i
proletarii
.
Si
guardi
,
per
es
.
,
all
'
acuita
forma
di
emigrazione
,
che
è
,
salvo
poche
eccezioni
,
di
uomini
atti
ad
offrire
le
braccia
,
l
'
incomparabile
sedulità
,
e
lo
stomaco
capace
d
'
ogni
privazione
,
allo
sfruttamento
del
capitale
straniero
in
terra
straniera
:
-
sono
,
in
una
parola
,
lavoratori
uscenti
dai
campi
,
dove
son
di
soverchio
,
o
dall
'
artigianato
in
decadenza
,
che
la
ferula
educativa
del
capitale
ridurrebbe
in
isquadre
di
addetti
alle
fabbriche
,
se
la
grande
industria
si
affrettasse
a
svolgersi
,
o
che
il
patrio
capitale
menerebbe
nelle
patrie
colonie
,
se
ce
ne
fosse
,
e
se
non
fosse
venuta
la
pazzia
di
crearne
là
dove
pare
presso
che
impossibile
il
farne
(
)
.
L
'
Italia
è
diventata
-
ed
è
ben
naturale
,
-
negli
ultimi
anni
,
la
terra
promessa
dei
decadenti
,
dei
megalomani
,
dei
critici
a
vuoto
,
degli
scettici
per
fastidio
e
per
posa
.
Alla
parte
sana
e
verace
del
movimento
socialistico
(
al
quale
non
è
dato
per
ora
dalle
circostanze
altro
ufficio
da
quello
in
fuori
di
preparare
la
educazione
democratica
del
popolo
minuto
)
si
mescolano
,
di
conseguenza
,
parecchi
,
i
quali
,
se
volessero
mettersi
la
mano
su
la
coscienza
,
avrebbero
da
confessare
,
che
essi
son
decadenti
,
e
che
li
sospinge
a
dimenarsi
,
non
la
fattiva
volontà
del
vivere
,
ma
l
'
indistinto
fastidio
del
presente
:
-
essi
,
leopardiani
annoiati
!
Devo
finalmente
finire
;
ma
mi
pare
mi
arrivi
all
'
orecchio
come
una
leggiera
voce
di
protesta
da
parte
di
quei
compagni
,
che
son
così
pronti
ad
obiettare
;
e
che
quella
voce
dica
:
coteste
son
sofisticherie
da
dottrinarii
,
e
noi
abbiam
bisogno
di
pratica
.
Sicuro
,
d
'
accordo
,
avete
ragione
.
Il
socialismo
è
stato
per
così
lungo
tempo
utopistico
,
progettistico
,
estemporaneo
e
visionario
,
che
è
bene
ora
di
dire
e
di
ripetere
ogni
momento
,
che
ci
occorre
la
pratica
;
perché
gli
animi
di
quelli
che
lo
professano
sian
rivolti
di
continuo
a
misurare
le
resistenze
del
mondo
effettuale
,
e
a
studiar
di
continuo
il
terreno
,
sul
quale
ci
è
imposto
di
aprirci
la
non
facile
né
morbida
via
.
Badi
però
il
mio
ipotetico
critico
di
non
far
proprio
lui
la
parte
del
dottrinario
;
la
qual
parola
,
per
chi
se
ne
intenda
,
designa
una
certa
disposizione
delle
menti
,
viziate
dall
'
astrazione
,
a
ritenere
,
che
le
idee
proclamate
per
sé
eccellenti
,
e
i
frutti
delle
esperienze
raccolte
in
determinati
tempi
e
luoghi
,
sian
cose
da
applicare
difilato
al
concreto
,
e
inoltre
buone
per
ogni
tempo
e
luogo
.
La
pratica
dei
partiti
socialistici
,
a
confronto
d
'
ogni
altra
politica
fino
ad
ora
esercitata
,
è
ciò
che
più
risponde
,
non
dirò
alla
scienza
,
ma
ad
un
procedimento
razionale
.
È
la
dura
prova
di
una
costante
osservazione
,
e
di
un
adattamento
da
tentar
di
continuo
;
-
è
la
dura
prova
d
'
indirizzare
sopra
una
linea
di
moto
unitario
le
tendenze
,
spesso
difformi
e
spesso
antagonistiche
,
del
proletariato
;
-
è
lo
sforzo
di
condurre
ad
esecuzione
dei
disegni
pratici
col
sussidio
della
chiara
visione
di
tutti
i
rapporti
che
legano
,
con
complicatissimo
intreccio
,
le
varie
parti
del
mondo
in
cui
viviamo
.
E
se
cosi
non
fosse
,
per
che
ragione
e
a
che
titolo
si
parlerebbe
del
vantato
marxismo
?
Se
il
materialismo
storico
non
regge
,
vuol
dire
che
l
'
aspettativa
del
socialismo
è
caduca
,
e
che
il
nostro
pensiero
della
società
futura
è
creazione
da
utopisti
!
Pur
troppo
gli
è
vero
,
in
fatto
,
che
in
tutto
il
socialismo
contemporaneo
c
'
è
sempre
latente
un
certo
che
di
neoutopismo
(
)
;
come
è
il
caso
di
coloro
,
che
,
ripetendo
di
continuo
il
dogma
della
necessaria
evoluzione
,
questa
poi
confondon
quasi
con
un
certo
diritto
ad
uno
stato
migliore
,
e
la
futura
società
del
collettivismo
della
produzione
economica
,
con
tutte
le
conseguenze
tecniche
e
pedagogiche
che
dal
collettivismo
risulterebbero
,
dicono
che
sarà
perché
deve
essere
,
-
e
quasi
dimenticano
,
che
cotesto
futuro
devono
pur
produrlo
gli
uomini
stessi
,
e
per
la
sollecitazione
dello
stato
in
cui
sono
,
e
per
lo
sviluppo
delle
attitudini
loro
.
Beati
costoro
,
che
il
futuro
della
storia
e
il
diritto
al
progresso
misurano
quasi
alla
stregua
di
un
certificato
di
assicurazione
su
la
vita
!
Cotesti
dogmatici
delle
idee
a
buon
mercato
dimenticano
diverse
cose
.
In
prima
,
che
il
futuro
,
appunto
perché
è
il
futuro
,
che
sarà
il
presente
quando
noi
saremo
il
passato
,
non
può
costituire
il
criterio
pratico
di
ciò
che
noi
dobbiam
fare
al
presente
.
Sarà
ciò
cui
si
arriverà
,
-
ma
non
è
la
via
per
arrivarci
.
In
secondo
luogo
,
l
'
esperienza
di
questi
ultimi
cinquant
'
anni
deve
indurre
gli
atti
al
pensiero
ed
alla
pratica
in
questa
persuasione
:
che
,
cioè
,
a
misura
che
cresce
nei
proletarii
e
nel
minuto
popolo
la
capacità
ad
organizzarsi
in
partiti
di
classe
,
la
prova
stessa
di
questo
complicato
movimento
ci
porta
a
intendere
lo
sviluppo
dell
'
èra
nuova
secondo
una
misura
di
tempo
,
che
è
assai
lenta
a
confronto
del
rapido
ritmo
che
concepivano
una
volta
i
socialisti
intinti
di
giacobinismo
rivissuto
.
Or
sopra
a
una
distesa
così
grande
di
tempo
la
nostra
previsione
non
può
non
correre
incerta
;
tenuto
conto
della
enorme
complicazione
del
mondo
attuale
,
e
in
tanto
allargarsi
del
capitalismo
,
ossia
della
forma
borghese1
.
Chi
non
vede
,
che
oramai
il
Pacifico
soppianta
l
'
Atlantico
,
come
questo
a
suo
tempo
fece
passare
in
seconda
linea
il
Mediterraneo
?
Cosicché
,
in
terzo
luogo
,
la
scienza
pratica
del
socialismo
consiste
nella
chiara
notizia
di
tutti
cotesti
complicati
processi
dell
'
orbe
economico
,
e
,
parallelamente
,
nello
studio
delle
condizioni
del
proletariato
,
in
quanto
esso
via
via
diventa
atto
a
concentrarsi
in
partito
di
classe
,
e
porta
in
questa
successiva
concentrazione
l
'
animo
che
gli
è
proprio
,
data
la
lotta
economica
in
cui
s
'
inradica
quella
politica
,
che
gli
è
mestieri
di
fare
.
Su
cotesti
dati
più
prossimi
la
nostra
previsione
può
correre
con
sufficiente
chiarezza
di
calcoli
,
e
può
raggiungere
il
punto
nel
quale
il
proletariato
divenga
prevalente
,
e
poscia
predominante
politicamente
nello
stato
.
E
da
quel
punto
,
che
deve
coincidere
con
la
impotenza
del
capitalismo
a
reggersi
,
da
quel
punto
,
dico
,
che
nessuno
può
immaginarsi
come
un
rumoroso
patatrac
,
sarebbe
il
cominciamento
di
ciò
che
molti
,
non
si
sa
perché
,
come
se
tutta
la
storia
non
fosse
la
serie
delle
rivoluzioni
della
società
,
chiamano
enfaticamente
la
rivoluzione
sociale
par
excellence
.
Spingersi
oltre
di
quel
punto
,
coi
ragionamenti
,
gli
è
come
voler
confonder
questi
con
gli
artifizii
della
immaginazione
.
Il
tempo
dei
profeti
è
trapassato
.
Beato
te
,
Fra
Dolcino
,
che
nelle
tue
tre
lettere
(
)
potesti
trasfigurare
gli
accidenti
politici
del
momento
(
papa
Celestino
e
papa
Bonifacio
VIII
,
Angioini
ed
Aragonesi
,
Guelfi
e
Ghibellini
,
misere
plebi
e
patriziati
dei
comuni
,
e
così
via
)
in
tipi
già
simboleggiati
dai
profeti
e
dall
'
Apocalisse
,
misurando
ad
anni
,
a
mesi
ed
a
giorni
,
con
successive
correzioni
,
i
tempi
della
provvidenza
.
Ma
fosti
un
eroe
;
la
qual
cosa
dimostra
,
che
quelle
fantasie
non
furon
la
causa
del
tuo
operare
,
ma
l
'
involucro
ideale
,
nel
quale
tu
rendevi
conto
a
te
stesso
,
come
fecer
tanti
altri
,
per
tutto
un
secolo
innanzi
a
te
,
e
Francesco
d
'
Assisi
compreso
,
del
disperato
moto
delle
plebi
contro
la
gerarchia
papale
,
contro
la
borghesia
già
forte
nei
comuni
e
contro
il
nascente
monarcato
.
Ora
tutti
quegli
involucri
furon
lacerati
,
compresa
la
religione
delle
idee
,
come
dicon
quelli
che
usano
un
gergo
da
ipocriti
,
per
mostrare
una
certa
superstiziosa
reverenza
per
la
religione
degli
altri
.
Ora
,
presentemente
,
non
è
lecito
di
essere
utopisti
,
se
non
ai
soli
imbecilli
.
L
'
utopia
degli
imbelli
,
o
è
cosa
ridicola
,
o
è
dilettanza
da
letterati
che
vadano
visitando
quel
falansterio
di
ninnoli
di
cui
è
architettore
il
Bellamy
.
Quell
'
umile
Marx
,
tutto
prosa
di
scienza
,
andò
raccogliendo
modestamente
nella
società
presente
i
primi
indizii
delle
transizioni
a
quella
che
diverrà
,
come
per
es
.
,
il
sorgere
delle
cooperative
(
vere
!
)
in
Inghilterra
e
cose
simili
,
e
fu
rassegnato
(
specie
nell
'
opera
spesa
nella
Internazionale
)
alla
parte
di
ostetrico
,
che
non
è
proprio
quella
di
un
artefice
del
futuro
.
Lui
ed
Engels
dissero
della
società
dell
'
avvenire
-
data
la
ipotesi
della
dittatura
politica
del
proletariato
-
non
sotto
l
'
aspetto
intuitivo
,
del
come
essa
parrebbe
a
chi
la
vedesse
,
ma
sotto
l
'
aspetto
del
principio
direttivo
della
forma
,
ossia
della
struttura
economica
,
e
segnatamente
in
antitesi
a
questa
società
presente
(
)
.
Del
resto
,
se
c
'
è
chi
abbia
il
bisogno
di
vivere
fin
da
ragazzo
nel
futuro
,
come
da
sentirlo
e
da
provarlo
su
la
propria
pelle
;
e
,
papeggiando
in
nome
delle
idee
,
voglia
investire
dei
loro
diritti
e
doveri
i
componenti
la
società
dell
'
avvenire
-
s
'
accomodi
pure
.
Permetta
quindi
a
me
,
che
pure
ho
un
qualche
diritto
d
'
inviare
la
mia
carta
di
visita
ai
posteri
,
di
esprimere
la
speranza
,
che
quei
del
futuro
,
non
trasumanati
tanto
da
non
esser
più
comparabili
a
noi
del
presente
,
serbino
tanto
della
gaia
dialettica
del
ridere
,
da
farsi
beffe
umoristicamente
dei
profeti
dell
'
oggi
.
Finisco
per
davvero
;
e
toccherebbe
ora
a
voi
,
se
mai
vi
piace
,
di
ricominciare
.
Appendici
.
I
.
Postscriptum
all
'
edizione
francese
.
Frascati
(
Roma
)
,
10
settembre
98
Sebbene
fino
ad
ora
il
Sorel
non
abbia
dato
segno
di
ricominciare
,
può
sempre
darsi
ci
si
provi
in
seguito
.
Ho
però
ragione
di
temere
,
che
,
ricominciando
,
s
'
incamminerebbe
per
una
via
per
me
inaspettata
,
dal
momento
che
mette
in
iscena
:
La
crisi
del
socialismo
scientifico
(
cfr
.
suo
articolo
nella
Critica
Sociale
,
del
I
°
maggio
1898
,
pp
.
134-38
)
,
proprio
a
proposito
di
quelle
stesse
pubblicazioni
del
Merlino
,
che
egli
avea
l
'
anno
innanzi
così
aspramente
criticato
nel
Devenir
Social
(
ottobre
1897
,
pp
.
854-888
)
.
Ma
che
egli
ricominci
,
o
che
non
ricominci
ad
occuparsi
di
questi
problemi
generali
avendo
riguardo
a
ciò
che
io
ho
scritto
in
queste
lettere
a
lui
indirizzate
,
mi
preme
di
dire
qui
,
a
scanso
di
fraintesi
,
e
perché
i
lettori
non
cadano
in
equivoco
,
che
io
non
lo
seguirei
nelle
sue
immature
e
premature
elucubrazioni
su
la
teoria
del
valore
(
Journal
des
Economistes
,
Paris
,
I
°
maggio
1897;
Socialistische
Monatshefte
,
Berlin
,
agosto
1897;
Giornale
degli
Economisti
"
,
Roma
,
luglio
1898
)
.
Senza
entrare
nel
merito
di
tali
elucubrazioni
,
la
qual
cosa
non
si
può
fare
per
incidente
o
per
passatempo
,
io
non
vorrei
,
per
la
compagnia
non
ben
definita
del
Sorel
,
vedermi
poi
citato
fra
gli
esempii
della
crisi
del
marxismo
(
cfr
.
Th
.
Masaryk
:
Die
Krise
des
Marxismus
,
Vienna
,
1898;
trad
.
franc
.
nella
Revue
de
sociologie
,
luglio
1898;
dove
è
citato
il
sig
.
Sorel
in
appoggio
di
tale
preziosa
scoverta
letteraria
)
.
A
mio
credere
in
cotesta
pretesa
crisi
entrarono
molte
dramatis
personae
,
che
,
o
non
hanno
ancora
bene
appresa
la
parte
,
o
hanno
paura
di
apprenderla
,
o
la
recitano
maledettamente
male
.
Coteste
medesime
riserve
io
devo
estendere
,
ma
con
una
certa
insistenza
,
anche
al
Croce
,
per
quanto
riguarda
la
sua
memoria
:
Per
la
interpretazione
e
la
critica
di
alcuni
concetti
del
marxismo
,
Napoli
1897
(
riprodotta
nel
Devenir
Social
,
anno
IV
,
fascicoli
del
febbraio
e
marzo
1898
)
.
Sebbene
quello
scritto
paia
concepito
(
e
così
appunto
dice
l
'
autore
stesso
a
p
.
3
)
qual
libera
recensione
del
mio
Discorrendo
;
il
fatto
è
che
esso
,
oltre
a
parecchie
utili
osservazioni
di
metodologia
storica
,
e
ad
alcune
sagaci
note
di
tattica
politica
,
contiene
enunciati
teoretici
,
che
nulla
han
da
vedere
con
le
pubblicazioni
e
con
le
opinioni
mie
,
anzi
a
queste
son
diametralmente
opposte
.
Dovrei
io
forse
mettermi
per
le
vie
di
una
esplicita
polemica
ex
-
professo
contro
tutto
l
'
insieme
di
quella
dissertazione
,
che
per
tanti
altri
rispetti
è
degna
d
'
esser
letta
?
Ma
perché
mai
;
e
a
che
pro
?
Lascio
volentieri
al
libero
recensente
la
libertà
delle
opinioni
sue
;
purché
queste
non
passino
agli
occhi
dei
lettori
per
un
complemento
delle
mie
,
e
per
un
complemento
da
me
accettato
.
Non
posso
,
però
,
fermarmi
alla
generica
riserva
,
che
basta
per
il
Sorel
;
e
,
anzi
,
devo
indugiarmi
in
alcuni
appunti
sommarii
di
critica
.
Passerei
senz
'
altro
sopra
alle
sottili
distinzioni
scolastiche
,
in
cui
il
Croce
s
'
impiglia
insistendovi
tra
la
scienza
pura
e
la
scienza
applicata
,
tra
l
'
uomo
oeconomicus
e
l
'
uomo
morale
,
tra
l
'
egoismo
e
il
tornaconto
,
tra
l
'
essere
e
il
doveressere
,
e
così
via
,
perché
tanto
appartiene
al
mio
mestiere
di
professore
la
tolleranza
dello
scolasticismo
tradizionale
,
che
può
in
certi
casi
servire
al
primo
addestramento
degli
ingegni
giovanili
,
ma
non
è
mai
la
scienza
piena
e
concreta
.
Come
potrebbe
mai
l
'
astronomo
impedire
che
la
gente
parli
del
sole
,
che
sorge
,
e
tramonta
?
Caso
mai
potrei
rimandare
,
in
via
analogica
e
in
linea
approssimativa
,
ai
capp
.
VI
e
VIII
del
mio
Materialismo
storico
:
ove
pian
piano
si
dimostra
come
i
fattori
,
indispensabili
alla
cognizione
empirica
ed
immediata
,
a
un
certo
punto
si
trasformino
,
o
in
aspetti
o
in
momenti
(
secondo
i
casi
)
di
un
complesso
conoscitivo
unitario
.
Ma
,
domando
io
per
la
più
spiccia
,
come
mai
colui
che
abbia
il
cervello
ancor
chiuso
in
tali
strettoie
della
logica
dell
'
immediato
intendimento
empirico
,
fa
poi
ad
abbordare
proprio
il
problema
del
marxismo
,
che
è
,
o
almeno
(
per
usar
cortesia
agli
avversarii
)
pretende
di
essere
al
di
sopra
di
tali
volgari
distinzioni
?
Non
è
questo
un
combattere
ad
armi
troppo
disuguali
?
Inviterei
quasi
quasi
il
Croce
a
rifar
la
prova
della
sua
arte
critica
in
altro
campo
di
studii
,
a
leggere
sbrigativamente
un
trattato
di
Energhetica
-
quello
per
es
.
recente
dell
'
Helm
-
di
mandare
al
diavolo
tutti
gli
Helmoltz
e
i
R
.
Mayer
di
questo
mondo
,
per
rimettere
in
onore
,
secondo
il
senso
comune
,
la
luce
che
è
sempre
luminosa
,
ed
il
calore
che
è
sempre
caldo
.
Ma
donde
il
Croce
-
e
proprio
nell
'
atto
che
s
'
occupa
di
Marx
!
-
trae
la
persuasione
,
che
oltre
alle
varie
economie
succedutesi
nella
storia
,
rispetto
alle
quali
l
'
economia
capitalistico
-
industriale
è
,
per
così
dire
,
un
caso
particolare
(
ma
è
quel
caso
,
si
noti
,
che
solo
fino
ad
ora
ha
la
sua
teoria
,
e
questa
esiste
in
molte
varianti
di
scuole
e
sottoscuole
)
,
ci
sia
poi
una
economia
pura
,
che
da
sola
dà
luce
e
indirizzo
generale
d
'
interpretazione
a
tutti
questi
casi
,
o
,
diciamo
meglio
,
a
tutte
queste
forme
di
prosaica
esperienza
?
Un
animale
in
sé
,
oltre
a
tutti
gli
animali
visibili
ed
ostensibili
?
E
che
cosa
dovrebbe
mai
contenere
codesta
economia
dell
'
uomo
superistorico
e
supersociale
,
che
finisce
per
essere
più
noioso
dei
superuomini
della
letteratura
e
della
filosofia
?
Forse
la
nuda
dottrina
dei
bisogni
e
degli
appetiti
,
data
la
sola
natura
ambiente
,
ma
senza
esperienza
di
lavoro
,
senza
istrumenti
,
e
senza
correlazioni
precise
,
o
di
comunanza
,
o
di
società
?
Tanto
per
la
psicologia
congetturale
della
preistoria
la
tesi
potrebbe
andare
.
Ma
no
:
-
questa
economia
dell
'
uomo
in
sé
è
perpetua
ed
attuale
;
-
e
qui
proprio
mi
ci
perdo
.
Ecco
qua
(
p
.
19
)
:
Io
tengo
fermo
alla
costruzione
economica
dell
'
indirizzo
edonistico
,
all
'
utilità
-
ofelimità
,
al
grado
terminale
di
utilità
,
e
finalmente
alla
spiegazione
(
economica
)
del
profitto
del
capitale
come
nascente
dal
grado
diverso
di
utilità
dei
beni
presenti
e
dei
beni
futuri
!
Ma
ciò
non
appaga
il
desiderio
di
una
spiegazione
sociologica
del
profitto
del
capitale
;
e
questa
spiegazione
,
con
le
altre
della
medesima
natura
,
non
si
può
trovarla
se
non
su
la
via
per
la
quale
la
cercò
il
Marx
.
Il
mio
amico
Croce
è
un
uomo
a
dirittura
incontentabile
;
e
la
sua
incontentabilità
potrebbe
farlo
apparire
,
a
chi
altrimenti
non
lo
conosca
,
quale
uomo
alquanto
capriccioso
.
Accetta
d
emblée
tutto
un
sistema
d
economia
,
un
sistema
che
pretende
di
abbracciare
tutto
il
conoscibile
economico
.
È
questo
un
sistema
,
inoltre
,
assai
noto
in
Italia
,
dove
ha
rappresentanti
notevoli
,
e
anzi
continuatori
e
perfezionatori
,
come
dicono
sia
il
caso
del
Barone
per
la
dottrina
della
distribuzione
.
A
conferma
della
sua
profession
di
fede
,
che
non
può
non
essere
di
gran
letizia
essendo
edonistica
,
mette
un
tanto
di
punto
ammirativo
ove
dice
che
accetta
la
spiegazione
economica
(
o
che
avrebbe
a
essere
non
-
economica
?
)
del
profitto
del
capitale
come
nascente
dal
grado
diverso
di
utilità
dei
beni
presenti
e
dei
beni
futuri
!
.
E
che
gli
mancherebbe
dunque
per
dare
dell
'
imbecille
e
del
perditempo
a
Marx
,
che
per
vie
del
tutto
diverse
s
'
è
affannato
a
ricercare
l
'
origine
,
il
processo
e
la
spartizione
del
sopravvalore
;
alla
qual
cosa
,
alla
fin
fine
,
si
riduce
nell
'
essenziale
l
'
attività
sua
specifica
di
critico
e
d
'
innovatore
dell
'
economia
?
La
benedetta
formola
del
D
D
'
,
ossia
del
danaro
che
si
ritrova
in
danaro
con
tanto
di
più
,
fu
come
il
chiodo
fisso
nella
testa
di
Marx
ricercatore
,
come
il
pernio
della
sua
ricerca
.
Ora
il
Croce
,
fatta
la
sua
profession
di
fede
di
edonista
convinto
,
quasi
come
chi
avendo
già
bevuto
e
mangiato
a
sazietà
,
voglia
ribere
e
rimangiare
,
si
volge
a
Marx
a
chiedergli
una
teoria
sociologica
,
che
sia
complementare
a
quella
economica
,
nella
quale
lui
Croce
è
tanto
fermo
e
deciso
;
-
e
che
altro
può
dirgli
Marx
se
non
questo
:
mandate
al
diavolo
quella
vostra
filastrocca
edonistica
,
se
no
è
inutile
interroghiate
me
su
tali
quisquilie
,
ché
io
non
posso
offrirvi
che
l
'
assolutamente
opposto
.
Di
fatti
il
Croce
è
costretto
a
farsi
un
Marx
diverso
-
non
dirò
se
molto
o
poco
-
dal
vero
,
perché
sia
quello
i
cui
principii
possano
apparire
conciliabili
con
gl
'
indiscutibili
dati
dell
'
edonismo
.
Discorrendo
del
come
Marx
poté
giungere
a
scovrire
e
definire
l
'
origine
sociale
del
profitto
,
ossia
del
sopravvalore
,
esce
in
questa
sentenza
(
p
12
)
:
Sopravvalore
,
in
pura
economia
,
è
una
parola
priva
di
senso
,
come
è
mostrato
dalla
denominazione
stessa
,
giacché
un
sopravvalore
è
un
extravalore
,
ed
esce
fuori
dal
campo
della
pura
economia
.
Ma
ha
bene
un
senso
e
non
è
un
assurdo
,
come
concetto
di
differenza
,
nel
paragone
che
si
fa
tra
una
società
economica
con
un
'
altra
,
un
fatto
con
un
altro
,
o
due
ipotesi
tra
di
loro
.
E
poi
aggiunge
in
nota
:
Faccio
ammenda
di
un
errore
nel
quale
incorsi
in
una
mia
precedente
memoria
,
nella
quale
,
pur
dicendo
rettamente
che
il
sopravvalore
non
è
un
concetto
puramente
economico
,
lo
definivo
inesattamente
un
concetto
morale
;
e
dovevo
dire
,
come
dico
ora
,
un
concetto
di
differenza
di
sociologia
economica
e
di
economia
applicata
,
e
non
di
economia
pura
.
La
morale
qui
non
ha
parte
,
come
non
ha
nessuna
parte
in
tutta
l
'
indagine
del
Marx
.
Auguro
al
Croce
,
che
giungendo
alla
sua
terza
memoria
in
argomento
confessi
poi
,
che
del
primo
errore
egli
poté
fare
ammenda
,
perché
quello
almeno
era
la
generalizzazione
di
una
opinione
ovvia
nel
socialismo
volgare
,
che
il
sopravvalore
sia
cioè
il
compendio
delle
proteste
degli
sfruttati
;
ma
che
del
secondo
errore
non
può
scusarsi
,
perché
lui
stesso
non
è
più
in
grado
di
decifrare
plausibilmente
il
pensiero
suo
.
Né
solo
per
la
continua
equivocazione
di
profitto
,
interesse
e
sopravvalore
;
ma
perché
in
più
luoghi
assume
il
concetto
di
una
società
lavoratrice
come
di
una
forma
a
sé
(
ma
,
dico
io
,
in
contrapposto
a
quale
altra
,
forse
a
quella
dei
santi
in
paradiso
?
)
e
dice
:
Marx
faceva
il
paragone
della
società
capitalistica
con
una
parte
di
se
stessa
isolata
ed
elevata
ad
esistenza
indipendente
;
ossia
il
paragone
tra
la
società
capitalistica
con
la
società
economica
in
se
stessa
(
ma
solo
in
quanto
società
lavoratrice
)
e
poi
:
Dunque
l
'
economia
marxista
è
quella
che
studia
l
'
astratta
società
lavoratrice
(
pp
.
12
e
13
)
.
Se
c
'
è
chi
senta
il
bisogno
di
liberarsi
dal
malefico
bacillo
metafisico
,
che
induce
a
tali
ragionamenti
,
io
gli
consiglierei
come
rimedio
la
lettura
,
non
già
delle
polemiche
degli
economisti
,
e
di
quelle
segnatamente
che
in
Germania
ebbero
occasione
dalle
pubblicazioni
del
Dietzel
,
che
possono
parer
sospette
,
ma
della
Logica
del
Wundt
(
vol
.
II
,
parte
II
,
pp
.
499-533
)
,
nella
qual
Logica
,
a
dirlo
per
incidente
,
più
in
là
delle
pagine
testè
citate
si
adduce
come
esempio
tipico
di
legge
sociale
(
pare
incredibile
!
e
il
Wundt
non
è
dolce
di
sale
,
né
coi
sociologisti
,
né
con
le
così
dette
leggi
sociali
)
proprio
il
sopravvalore
secondo
Marx
(
ibidem
,
pp
.
620-22
)
.
Al
postutto
cotesta
economia
pura
-
come
è
in
uso
di
chiamarla
in
Italia
,
che
è
sempre
il
paese
dell
'
enfasi
e
della
esagerazione
-
ossia
cotesto
indirizzo
di
ricerca
e
di
sistema
,
che
su
gl
'
inizii
,
o
insufficienti
,
o
ignorati
,
o
dimenticati
del
Gossen
,
del
Walrass
e
del
Jevons
.
s
'
è
venuto
sviluppando
in
ciò
che
ora
ha
(
vulgo
)
il
nome
di
scuola
austriaca
,
non
è
,
così
nelle
premesse
come
negli
andamenti
,
se
non
una
variante
teoretica
nella
interpretazione
di
quegli
stessi
dati
empirici
della
vita
economica
moderna
,
che
han
sempre
formato
l
'
obietto
degli
studii
delle
altre
scuole
.
Si
distingue
dalla
scuola
classica
(
che
non
fu
tanto
antistorica
,
come
è
parso
a
molti
,
e
come
ha
dimostrato
R
.
SCHÜLLER
:
Die
klassische
Nationalökonomie
,
Berlin
1895
)
,
per
la
tendenza
a
un
più
alto
grado
di
astrazione
e
di
generalizzazione
.
Si
prova
a
mettere
in
maggiore
evidenza
gli
stati
psichici
,
che
precedono
ed
accompagnano
gli
atti
ed
i
rapporti
economici
.
Usa
ed
abusa
degli
espedienti
matematici
.
Non
è
la
superistoria
,
sebbene
metta
assai
spesso
in
iscena
le
robinsonate
,
che
dissimula
però
sotto
la
veste
di
una
sottile
psicologia
individualistica
:
anzi
è
tanto
poco
la
superistoria
,
che
da
questa
storia
attuale
assume
due
dati
,
facendone
dei
presupposti
estremi
,
ossia
la
libertà
del
lavoro
e
la
libertà
di
concorrenza
spinte
per
ipotesi
al
massimo
.
Per
ciò
essa
è
,
in
ciò
che
reca
,
afferrabile
,
comprensibile
e
discutibile
;
perché
è
confrontabile
con
l
'
esperienza
della
quale
è
spesso
una
forzata
ed
unilaterale
interpretazione
.
(
Alla
generalità
del
pubblico
francese
ora
è
dato
di
leggere
in
forma
chiara
e
piana
la
esposizione
sommaria
della
teoria
del
valore
di
cotesta
scuola
nel
libro
di
E
.
PETIT
:
Etude
critique
der
différentes
théories
de
la
valeur
,
Paris
1897
)
.
Tornando
al
Croce
non
saprei
nascondere
la
mia
maraviglia
,
che
egli
(
note
I
e
2
a
p
.
14
)
trovi
a
ridire
contro
l
'
Engels
,
perché
questi
una
volta
chiami
storica
la
scienza
dell
'
economia
,
e
un
'
altra
volta
poi
parli
di
economia
teoretica
.
Per
chi
si
fermasse
alle
parole
sole
basterebbe
di
dire
,
come
storico
in
quel
caso
li
è
l
'
opposto
del
naturale
nel
senso
del
fisso
e
dell
'
immutabile
(
le
famose
leggi
naturali
della
economia
volgare
)
,
e
il
teoretico
è
detto
in
opposizione
al
conoscere
grossolanamente
descrittivo
ed
empirico
.
Ma
c
'
è
dell
'
altro
.
Ogni
teoria
non
è
se
non
la
rappresentazione
,
per
quanto
più
si
può
perfetta
,
dei
rapporti
di
reciproca
condizionalità
di
quei
fatti
,
che
in
un
determinato
campo
dell
esperienza
appariscano
omogenei
,
riavvicinabili
e
connessi
.
Ma
tutti
questi
varii
gruppi
di
fatti
sono
momenti
di
un
divenire
.
Or
se
un
fisiologista
,
dopo
d
'
avervi
esposta
la
teoria
fisico
-
meccanica
della
respirazione
polmonare
,
esca
a
dirvi
,
che
la
respirazione
non
è
legata
all
'
esistenza
del
polmone
,
e
che
il
polmone
stesso
è
un
fatto
particolare
di
genesi
nella
storia
generale
degli
organismi
,
vorreste
voi
forse
cotesto
fisiologista
tradurlo
,
nel
-
la
qualità
d
'
imputato
,
innanzi
al
fòro
di
un
'
altra
economia
pura
,
cioè
volevo
dire
,
innanzi
a
quello
di
una
fisiologia
purissima
,
che
studii
l
'
ente
vita
,
anziché
i
viventi
?
Di
fatti
il
Croce
muove
querela
(
passim
)
a
Marx
,
per
non
aver
questi
stabiliti
i
rapporti
fra
la
sua
indagine
e
i
concetti
di
economia
pura
,
per
mostrare
(
p
.
3
)
con
metodica
esposizione
come
i
fatti
apparentemente
più
diversi
del
mondo
economico
siano
retti
in
ultimo
da
una
medesima
legge
,
o
,
ch
'
è
lo
stesso
,
come
questa
legge
si
rifranga
variamente
passando
attraverso
organizzazioni
varie
,
senza
mutar
se
stessa
,
che
altrimenti
mancherebbe
il
modo
ed
il
criterio
stesso
della
spiegazione
.
Qui
Marx
,
se
avesse
pur
voglia
di
rispondere
,
non
saprebbe
che
cosa
rispondere
.
Qui
Marx
non
c
'
entra
più
.
E
non
si
tratta
nemmen
più
delle
generalizzazioni
,
per
dir
vero
troppo
astratte
della
scuola
edonistica
,
che
pur
sempre
rientrano
nei
processi
leciti
di
astrazione
e
d
'
isolazione
proprii
ad
ogni
scienza
,
che
partendo
dalla
base
empirica
tenti
la
via
dei
principii
.
Qui
ci
troviamo
in
presenza
di
una
legge
economica
,
che
a
guisa
di
un
quasi
-
ente
attraversa
misteriosamente
le
varie
fasi
della
storia
,
perché
non
s
'
abbiano
a
scucire
.
Questo
è
il
puro
possibile
,
che
è
poi
,
in
realtà
,
l
'
impossibile
.
Il
signor
Dühring
-
che
qua
e
là
è
in
un
certo
modo
direttamente
difeso
-
è
oltrepassato
.
Qui
si
tratta
di
riaffacciare
delle
difficoltà
nella
concezione
preliminare
di
ogni
problema
scientifico
,
per
le
quali
rimangon
fuori
della
comprensibilità
,
non
solo
Marx
,
ma
tre
quarte
parti
del
pensiero
contemporaneo
.
La
logichetta
formale
,
di
felice
memoria
,
diventa
l
'
arbitra
del
sapere
.
Teniamoci
pure
al
testo
,
che
in
passato
ebbe
tanta
diffusione
in
Francia
,
il
Port
-
Royal
.
Si
parta
da
un
concetto
della
massima
estensione
e
del
minimo
contenuto
,
e
per
incremento
di
meccanica
notazione
si
arrivi
ad
un
concetto
di
minima
estensione
e
di
massimo
contenuto
.
E
se
ci
capita
poi
fra
mani
un
processo
reale
,
il
passaggio
per
es
.
,
dall
'
invertebrato
al
vertebrato
,
o
dal
comunismo
primitivo
alla
proprietà
privata
del
suolo
,
o
dalla
indifferenza
delle
radici
alla
differenziazione
tematica
di
verbo
e
nome
nel
gruppo
ario
-
semitico
,
invece
di
fermarsi
in
tali
fatti
,
come
in
casi
di
epigenesi
faticosamente
e
realiter
accaduta
,
scriveremo
in
un
concetto
già
bello
e
preconcepito
,
per
via
di
un
facile
metodo
di
notazione
,
prima
un
A
,
poi
un
a
,
poi
un
a
¹
,
poi
un
a2
,
poi
un
a
³
,
e
così
via
:
-
e
tutto
sarà
bello
e
fatto
.
E
mi
pare
che
basti
di
ciò
.
Eccoci
,
per
conseguenza
,
ad
alcuni
enunciati
alquanto
curiosi
(
p
.
2
)
:
È
una
società
(
s
'
intende
quella
studiata
da
Marx
nel
Capitale
)
ideale
e
schematica
,
dedotta
da
alcune
ipotesi
,
che
potrebbero
anche
non
essersi
presentate
mai
corso
della
storia
.
Qui
Marx
diventa
l
'
illustratore
teorico
di
una
quasi
-
utopia
.
E
poi
(
p
.
4
)
:
Marx
assunse
,
fuori
del
campo
della
pura
teorica
economica
,
una
proposizione
,
che
è
la
famigerata
eguaglianza
di
valore
e
lavoro
.
E
di
dove
dunque
l
'
ha
presa
?
forse
(
secondo
alcuni
)
c
'
è
arrivato
spingendo
alle
estreme
conseguenze
un
concetto
poco
felice
di
Ricardo
.
Il
quale
Ricardo
bisognerebbe
espellerlo
a
dirittura
dalla
storia
della
scienza
,
perché
qualcos
'
altro
di
più
felice
non
l
'
ha
veramente
fatto
.
In
un
certo
punto
il
Croce
(
p
.
20
,
in
nota
)
se
la
piglia
col
Pantaleoni
,
perché
questi
combatte
il
Böhm
Bawerk
,
domandandosi
donde
il
mutuatario
del
capitale
riesca
a
prendere
di
che
pagare
l
'
interesse
.
Di
fatti
il
Pantaleoni
(
Principii
di
economia
politica
,
p
.
301
)
dice
:
la
causa
generativa
dell
'
interesse
sta
nella
produttività
del
capitale
come
bene
complementare
in
un
processo
tecnico
vantaggioso
,
richiedente
un
certo
tempo
,
e
non
nella
virtù
del
tempo
,
che
lascerebbe
le
cose
come
le
ha
trovate
.
Qui
,
e
per
tutto
un
capitolo
,
il
Pantaleoni
,
con
l
'
andamento
del
ragionare
che
è
proprio
al
suo
indirizzo
,
ripiglia
a
modo
suo
quella
spiegazione
dell
'
interesse
per
via
della
produttività
del
(
danaro
-
)
capitale
,
che
,
uscita
vittoriosa
già
nel
secolo
XVII
dalle
polemiche
coi
moralisti
e
coi
canonisti
,
apparisce
nella
sua
formola
elementarmente
economica
per
la
prima
volta
in
Barbon
e
Massey
.
Quella
spiegazione
è
la
sola
che
l
'
economista
possa
enunciare
,
fino
a
che
la
produttività
del
capitale
,
che
prima
facie
pare
evidente
,
non
è
fatta
essa
stessa
oggetto
di
una
critica
;
la
qual
cosa
ha
menato
poi
Marx
alla
formola
più
generale
e
al
principio
genetico
del
sopravvalore
.
In
quello
stesso
capitolo
Pantaleoni
abilmente
polemizza
contro
il
Böhm
,
che
,
come
direbbe
il
Croce
dà
la
spiegazione
(
economica
)
del
profitto
del
capitale
,
come
nascente
dal
grado
diverso
di
utilità
dei
beni
presenti
e
dei
beni
futuri
(
)
.
Ma
volete
forse
per
vostro
passatempo
mettere
in
iscena
una
farsetta
ideologica
concepita
così
:
-
si
assume
da
una
parte
la
legittima
aspettazione
del
creditore
,
e
dall
'
altra
parte
la
onesta
promessa
del
debitore
;
-
questi
due
attributi
psicologici
,
che
tanto
fanno
onore
alla
eccellenza
dell
'
animo
loro
,
vengon
messi
nella
dovuta
evidenza
;
poi
si
suppone
,
che
debitore
o
creditore
siano
homines
oeconomici
tanto
perfetti
,
quanto
è
necessario
di
tener
per
fermo
che
siano
,
dal
momento
che
nacquero
coi
diagrammi
del
Gossen
stampati
nel
cervello
(
)
;
-
poi
si
aggiunge
la
nozione
del
tempo
astratto
;
-
e
,
costituita
la
santa
trinità
di
aspettazione
,
promessa
e
tempo
,
si
attribuisce
a
questa
trinità
la
virtù
di
trasmutarsi
in
quel
più
di
valore
,
che
deve
essere
poniamo
,
per
es
.
,
nelle
scarpe
prodotte
col
denaro
mutuato
,
perché
il
mutuante
,
in
ultimo
,
e
guadagnando
pur
lui
qualcosa
,
se
nel
frattempo
non
vuol
morir
di
fame
,
solvat
debitum
cum
usura
.
Ma
questa
è
proprio
la
scienza
messa
alla
gogna
.
In
verità
il
tempo
non
è
nella
economia
,
come
non
è
nella
natura
,
se
non
la
misura
di
un
processo
:
ed
è
nell
'
economia
la
misura
del
processo
della
produzione
e
della
circolazione
(
ossia
,
in
ultima
analisi
,
e
data
la
debita
analisi
,
del
lavoro
)
.
E
solo
in
quanto
esso
entra
nell
'
economia
per
questo
rispetto
,
il
tempo
è
anche
misura
dell
'
interesse
.
Un
tempo
che
in
quanto
tempo
operi
come
causa
reale
è
un
mitologhema
.
(
Su
gli
avanzi
mitici
nella
rappresentazione
del
tempo
leggere
:
Zeit
und
Weile
nelle
Ideale
Fragen
di
M
.
Lazarus
,
Berlin
1878
,
pp
.
161-232
)
.
Se
fino
alla
mitologia
dobbiamo
risalire
,
rimettiamo
a
dirittura
lassù
nel
cielo
,
più
in
su
dell
'
Olimpo
,
quell
'
antichissimo
Kronos
,
che
il
volgo
greco
confondeva
con
chronos
(
tempo
)
:
e
se
speranze
,
aspettazioni
e
promesse
son
per
sé
cause
reali
di
fatti
economici
,
diamoci
a
dirittura
alla
magia
.
Parrebbe
quasi
che
perfino
in
questa
,
o
per
inavvertenza
,
o
per
una
certa
tal
quale
bizzarria
di
forma
letteraria
,
il
Croce
rischi
di
dare
una
capata
,
quando
scrive
(
p
.
16
)
:
E
se
nell
'
ipotesi
del
Marx
,
le
merci
appaiono
come
gelatine
di
lavoro
,
o
lavoro
cristallizzato
,
perché
in
altra
ipotesi
non
potrebbero
apparire
come
gelatine
di
bisogni
,
o
quantità
di
bisogni
cristallizzate
?
Santi
numi
!
Marx
non
fu
veramente
un
modello
di
ciò
che
chiamasi
dizione
classica
,
specie
nella
plasticità
,
nella
trasparenza
e
nella
continuità
delle
immagini
.
Marx
fu
un
seicentista
.
Ma
le
sue
immagini
,
spesso
bizzarre
,
ma
che
non
son
mai
né
ghiribizzi
né
facezie
,
dicon
sempre
qualcosa
di
profondamente
realistico
.
Se
quella
immagine
della
gelatina
,
che
del
resto
non
ha
niente
di
sacramentale
né
di
obbligatorio
per
nessuno
,
l
'
andate
a
ripetere
al
primo
calzolaio
che
vi
capiti
innanzi
,
egli
,
accennando
forse
alle
mani
incallite
,
alla
schiena
ricurva
,
e
al
sudore
della
fronte
,
vi
dirà
che
a
un
dipresso
ha
capito
,
perché
nelle
scarpe
che
produce
ci
mette
via
via
una
parte
di
se
stesso
,
le
sue
energie
meccaniche
,
dirette
dalla
volontà
,
ossia
dirette
dall
'
attenzione
volontaria
,
secondo
la
forma
preconcetta
,
nella
quale
si
assomma
,
come
in
intento
ed
in
proposito
,
la
sua
attività
cerebrale
in
quanto
egli
è
in
atto
di
lavorare
.
Ma
finora
fu
dato
solo
ai
fattucchieri
di
credere
o
di
dare
a
credere
,
che
coi
soli
desideri
si
riesca
a
conglutinare
una
parte
di
noi
stessi
con
alcun
bene
in
genere
,
prodotto
o
non
prodotto
che
esso
si
sia
.
Con
la
psicologia
non
è
lecito
di
scherzare
.
Non
saprei
dire
in
poche
parole
quanta
parte
di
essa
debba
entrare
nei
presupposti
della
economia
.
So
di
certo
però
,
che
la
più
parte
dei
concetti
psicologici
,
che
edonisti
e
non
-
edonisti
vanno
cacciando
dentro
all
'
economia
,
ha
un
certo
che
di
messoci
a
posta
ad
usum
delphini
,
un
certo
che
di
escogitato
e
non
di
trovato
,
un
certo
che
di
accidentalmente
tratto
dalla
volgare
terminologia
e
non
di
criticamente
vagliato
;
onde
è
il
caso
di
ripetere
tractent
fabrilia
fabri
.
E
so
anche
questo
,
che
dal
bisogno
al
lavoro
ci
corre
tutta
la
formazione
psicologica
dell
'
uomo
;
ci
corre
quanto
ci
corre
dal
sentimento
privativo
della
sete
,
che
è
il
bisogno
del
bere
,
che
il
bambino
non
associa
ancora
,
non
dirò
ai
movimenti
che
gli
occorrono
,
per
procurarsi
da
bere
,
ma
nemmeno
alla
rappresentazione
dell
'
acqua
,
sino
all
'
atto
del
lavoratore
provetto
,
il
quale
per
matura
volontà
d
'
intelletto
,
per
volontà
nella
quale
esperienza
ed
immaginazione
,
imitazione
ed
inventiva
fanno
uno
,
scava
un
pozzo
,
o
apre
una
fontana
.
Ridurre
e
scheletrizzare
cotesta
viva
formazione
in
un
'
arida
nomenclatura
,
questo
fu
il
difetto
della
psicologia
vulgaris
,
e
questa
il
più
delle
volte
gli
economisti
,
anche
ai
giorni
nostri
,
prendono
a
premessa
delle
loro
speciali
elucubrazioni
.
La
psicologia
del
lavoro
,
che
sarebbe
il
coronamento
della
dottrina
del
determinismo
,
è
ancora
da
scrivere
.
A
quoi
bon
questo
post
-
scriptum
?
dirà
forse
il
lettore
.
Ecco
qua
:
io
non
sono
il
paladino
di
Marx
,
ammetto
tutte
le
critiche
,
sono
io
stesso
in
tutto
ciò
che
dico
un
critico
,
non
smentisco
la
sentenza
:
comprendere
è
superare
;
ma
mi
conviene
pur
d
'
aggiungere
,
che
superare
è
aver
compreso
.
II
.
Prefazione
all
'
edizione
francese
.
Roma
,
31
decembre
1898
Questo
mio
piccolo
libriccino
-
come
è
chiaro
anche
dal
post
-
scriptum
illustrativo
-
dovea
venir
fuori
a
Parigi
nel
settembre
ultimo
.
La
stampa
ne
è
stata
ritardata
per
cause
accidentali
.
Nel
frattempo
il
Sorel
s
'
è
dato
anima
e
corpo
alla
Crisi
del
marxismo
e
la
tratta
,
la
espone
,
la
commenta
,
con
amore
,
un
po
'
da
per
tutto
,
per
es
.
,
nella
Revue
parlementaire
"
del
10
decembre
,
pp
.
597-612
(
dove
anzi
la
crisi
diventa
a
dirittura
quella
del
socialismo
)
e
nella
Rivista
critica
del
socialismo
,
Roma
,
fasc
.
I
,
pp
.
9-21;
e
per
di
più
la
fissa
e
la
canonizza
nella
Préface
da
lui
messa
al
libro
del
Merlino
:
Formes
et
essence
du
socialismo
.
Ci
si
minaccia
per
fino
un
congresso
di
secessionisti
ben
pensanti
.
Siamo
decisamente
alla
guerra
della
Fronda
!
Che
dovrei
io
fare
?
Ricominciare
da
capo
?
Scrivere
l
'
anti
-
Sorel
dopo
d
'
aver
scritto
l
'
avec
-
Sorel
.
Non
cado
punto
in
tale
tentazione
.
Gli
è
vero
che
questa
mia
composizione
d
'
insolita
fattura
s
'
intitola
:
Discorrendo
;
-
ma
si
discorre
quando
ci
piace
,
e
non
a
comando
.
Desidero
solo
che
il
lettore
guardi
alle
date
di
queste
lettere
,
ossia
di
queste
piccole
monografie
di
stile
sciolto
,
intitolate
al
signor
Sorel
:
-
e
le
date
corrono
dal
20
aprile
al
15
settembre
1897
.
Io
mi
rivolgevo
a
quel
Sorel
-
non
a
quest
'
altro
;
-
a
quello
insomma
che
avevo
conosciuto
su
le
pagine
del
Devenir
Social
,
che
avea
presentato
me
ai
lettori
francesi
nell
'
assisa
di
marxista
,
che
mi
scriveva
lettere
piene
di
fine
osservazioni
,
e
di
considerazioni
critiche
apprezzabili
.
Era
dubitoso
,
sì
,
e
mi
parve
qualche
volta
intinto
d
'
esprit
frondeur
,
ma
nello
scrivere
rivolgendomi
a
lui
,
io
non
pensavo
nel
1897
,
ch
'
ei
diverrebbe
in
così
breve
tempo
l
'
araldo
di
una
guerra
di
secessione
.
O
come
di
questo
saranno
lieti
i
déclassés
dell
'
intelligenza
,
e
coloro
che
hanno
bisogno
dell
'
alibi
della
vigliaccheria
.
Se
non
che
il
Sorel
ci
lascia
qualche
barlume
di
speranza
quando
scrive
:
"
Io
e
qualche
amico
ci
sforzeremo
dì
utilizzare
i
tesori
di
riflessioni
e
d
'
ipotesi
che
Marx
ha
raccolto
nei
suoi
libri
.
Questo
è
il
miglior
modo
di
trarre
partito
da
un
'
opera
geniale
rimasta
incompiuta
"
(
"
Revue
parlementaire
"
,
ibid
.
,
p
.
612
)
.
Dunque
tanti
auguri
per
l
'
anno
nuovo
-
comincia
domani
-
in
tale
opera
benigna
e
pietosa
di
salvataggio
...
della
quale
del
resto
io
e
molti
altri
come
me
non
sentivamo
il
bisogno
.
Senza
rancore
:
-
ma
non
certo
senza
mortificazione
per
me
.
Nel
licenziare
al
pubblico
francese
queste
pagine
di
composizione
alquanto
insolita
io
temo
che
dei
lettori
di
spirito
-
la
Francia
ne
abbonda
più
di
ogni
altro
paese
-
abbiano
a
dire
di
me
:
ecco
lì
un
tollerabile
conversatore
,
ma
che
pedagogista
pessimo
;
apre
da
erudito
un
dialogo
didattico
con
un
amico
ed
ecco
che
questi
passa
difilato
dall
'
altra
parte
!
Non
è
vero
,
signor
Sorel
?
Ebbene
,
accomodiamo
le
partite
:
-
questo
dialogo
era
un
monologo
;
e
alla
buon
'
ora
di
dio
!
Saggistica ,
DEDICA
A
MIA
MADRE
CORNELIA
ROSSI
COSENZA
.
Cara
madre
,
Questo
libro
,
primo
frutto
maturo
del
mio
ingegno
,
è
stato
scritto
pensando
a
te
e
con
la
visione
serena
e
forte
di
mio
padre
,
nella
mente
e
nel
cuore
.
A
te
,
dunque
,
e
alla
sua
memoria
;
a
voi
due
,
da
'
quali
io
appresi
l
'
amore
al
lavoro
,
l
'
adorazione
della
virtù
e
la
religione
del
prossimo
,
io
lo
dedico
con
l
'
augurio
che
vengano
tempi
migliori
per
l
'
umanità
,
e
che
tu
possa
,
per
lunghi
anni
,
essere
conservata
al
mio
affetto
.
Amami
come
io
ti
amo
e
credimi
tuo
,
Cosenza
,
Gennaio
1898
.
PASQUALE
.
LIMITI
ED
ATTINENZA
DELL
'
OPERA
Il
nostro
secolo
si
distingue
dagli
altri
per
lo
sviluppo
progressivo
e
meraviglioso
della
scienza
.
Come
tutta
la
vita
,
nelle
sue
complesse
manifestazioni
,
è
andata
crescendo
secondo
una
legge
che
può
rassomigliarsi
a
quella
della
caduta
dei
gravi
,
cioè
,
in
ragione
inversa
del
quadrato
delle
distanze
ed
in
ragione
diretta
della
massa
;
così
,
anco
la
scienza
à
seguito
tale
legge
di
sviluppo
,
applicata
,
dal
mondo
dei
fatti
fisici
,
a
quello
dei
fenomeni
intellettivi
.
Guardando
,
riprodotte
in
forma
grafica
,
le
vicende
geologiche
dalla
nebulosa
primitiva
,
alla
forma
astrale
e
planetaria
;
lo
sviluppo
della
vita
animale
e
vegetale
dalla
monera
in
sino
all
'
uomo
;
lo
svolgimento
di
questo
traverso
i
secoli
,
dal
momento
che
s
'
innalza
dal
tipo
pitecoide
fino
all
'
antropoide
ed
,
in
fine
,
traverso
i
secoli
preistorici
e
storici
fino
al
culmine
raggiunto
,
oggi
,
dalla
civiltà
;
guardando
questa
immensa
curva
grafica
,
sempre
e
da
per
tutto
,
ci
si
conferma
la
legge
del
progresso
sociale
movente
in
ragione
diretta
della
massa
ed
inversa
del
quadrato
delle
distanze
*
.
La
scienza
,
adunque
,
à
obbedito
a
questa
legge
,
assecondata
dallo
sviluppo
crescente
della
società
*
.
Erberto
Spencer
,
parlando
dei
fattori
derivati
che
determinano
il
crescere
delle
società
umane
,
dà
speciale
importanza
a
'
fattori
superorganici
,
detti
da
altri
,
per
esempio
,
dall
'
Angiulli
,
fattori
storici
.
Son
questi
i
prodotti
delle
invenzioni
umane
che
vanno
accrescendosi
a
vicenda
:
l
'
uno
cresce
per
opera
diretta
ed
indiretta
dell
'
altro
e
non
sì
tosto
l
'
uno
si
è
accresciuto
che
origina
nuovi
accrescimenti
negli
altri
,
come
chi
ponga
tanti
specchi
paralleli
che
riflettano
infinitamente
un
'
immagine
.
Così
è
del
progresso
della
civiltà
,
della
quale
la
scienza
è
parte
:
i
facili
mezzi
di
comunicazione
,
di
pubblicità
,
d
'
investigazione
,
di
studï
ànno
,
per
riflesso
,
reso
ancora
più
celere
il
cammino
della
scienza
di
quello
che
,
forse
,
non
sarebbe
stato
,
se
questi
fossero
mancati
e
non
avessero
costituito
,
meritamente
,
uno
dei
più
alti
titoli
di
lode
del
nostro
secolo
.
Ma
la
scienza
,
non
solo
si
è
allargata
scendendo
sino
agli
abissi
d
'
un
mondo
invisibile
,
agli
infinitamente
minimi
di
Pasteur
;
non
solo
si
è
innalzata
agli
infinitamente
massimi
,
roteanti
sul
nostro
capo
;
ma
si
è
,
audacemente
,
avventurata
in
ipotesi
e
in
divinazioni
felici
,
quale
quella
del
Mendelieff
nel
campo
della
chimica
e
l
'
altra
del
Leverrier
nel
campo
della
astronomia
.
Ha
studiato
la
vita
nel
fondo
del
mare
ed
à
spiato
per
dentro
la
psiche
dell
'
uomo
;
à
scomposto
il
plasma
ed
à
dissepellito
mondi
ed
uomini
che
pareano
,
per
sempre
,
scomparsi
;
à
fatto
un
minuto
lavoro
di
analisi
,
ma
à
tentato
ricomporne
la
sintesi
,
riaffermando
il
concetto
che
vi
è
una
classificazione
ed
una
derivazione
nelle
scienze
,
perché
ve
n
'
è
altra
nelle
formazioni
naturali
e
storiche
.
È
sorta
,
così
,
la
concezione
monistica
ed
unitaria
del
mondo
,
compito
che
Augusto
Comte
assegna
alla
filosofia
*
.
A
questo
grande
movimento
scientifico
à
partecipato
la
psicologia
.
Non
è
molto
e
questa
veniva
insegnata
quale
un
ramo
della
filosofia
e
la
si
definiva
come
un
'
osservazione
interna
,
un
'
introspezione
,
come
lo
studio
della
facoltà
dell
'
anima
,
di
questo
voluto
alito
divino
chiuso
nel
corpo
.
Fu
merito
d
'
alcuni
scienziati
aver
divelto
la
psicologia
dal
tronco
filosofico
e
averla
congiunta
all
'
albero
biologico
,
sia
perché
studia
funzioni
che
si
compiono
dal
sistema
nervoso
,
il
quale
,
per
altri
aspetti
,
viene
studiato
dalla
biologia
;
sia
perché
le
funzioni
psichiche
sono
,
e
lo
dimostrò
lungamente
il
Sergi
,
funzioni
di
protezione
dell
'
organismo
*
.
Resa
la
psicologia
scienza
biologica
,
suo
metodo
non
poté
più
essere
l
'
introspezione
,
ma
,
in
vece
,
l
'
esperienza
,
l
'
osservazione
obbiettiva
interpetrata
,
proiettandovi
su
la
propria
psiche
,
come
fascio
di
luce
elettrica
che
rompa
ed
illumini
l
'
oscurità
della
notte
.
Epperò
sorse
la
psicologia
fisiologica
che
studia
il
parallelismo
e
la
trasmutazione
del
fatto
fisiologico
in
fatto
psichico
;
la
psicometria
che
misura
il
tempo
nel
quale
si
compiono
le
funzioni
psichiche
elementari
;
sorse
il
metodo
delle
inchieste
,
adoperato
per
prima
dal
Galton
,
nello
studio
di
quel
che
fu
detto
il
documento
umano
e
che
si
riflette
nella
rappresentazione
artistica
;
sorse
,
in
fine
,
la
legge
dell
'
eredità
psicologica
ecc
.
*
.
Fino
a
questo
punto
si
era
studiata
la
psiche
individuale
di
già
formata
,
restava
a
sapere
se
la
fosse
un
fenomeno
affatto
umano
o
pure
una
formazione
della
specie
e
della
razza
,
di
tutto
il
mondo
biologico
animale
.
Lo
studio
fu
compiuto
e
dimostrò
che
la
psiche
comincia
molto
in
basso
con
la
monera
;
che
l
'
irritabilità
del
protoplasma
è
fatto
biologico
e
psichico
in
sieme
;
che
vi
è
una
psiche
elementare
che
sale
fino
all
'
uomo
;
che
i
fatti
sensitivi
,
volitivi
ed
intellettivi
,
contenuti
nell
'
irritabilità
del
protoplasma
,
vanno
svolgendosi
in
modo
parallelo
ed
interdipendente
fino
all
'
uomo
che
ripete
,
nei
primordii
psichici
,
lo
sviluppo
della
specie
,
onde
l
'
ontogenesi
della
psiche
è
una
breve
ricapitolazione
della
filogenesi
e
,
tra
l
'
uomo
e
gli
animali
inferiori
,
vi
è
solo
differenza
quantitativa
non
qualitativa
della
psiche
*
.
Lo
studio
della
psiche
individuale
,
allo
stato
normale
,
poteva
dirsi
compiuta
:
la
psicologia
fisiologica
ne
avea
studiato
i
rapporti
con
le
altre
funzioni
nervose
;
la
psicometria
ne
avea
misurato
i
fatti
psichici
elementari
;
la
psicogenia
ne
avea
studiato
il
sorgere
e
lo
svilupparsi
;
la
psicologia
,
in
fine
,
avea
studiato
la
completa
organizzazione
della
mente
.
Si
rimaneva
,
però
,
sempre
nel
campo
dell
'
individuo
e
nell
'
espressione
normale
della
psiche
;
ma
l
'
uomo
non
è
individuo
isolato
e
i
prodotti
psichici
collettivi
sono
così
frequenti
come
i
fenomeni
isolati
della
psiche
e
,
d
'
altra
parte
,
lo
stato
di
salute
si
alterna
,
con
quello
di
malattia
,
onde
avveniva
che
la
psicologia
dovea
procedere
innanzi
per
due
strade
diverse
:
studiare
,
cioè
,
la
psiche
inferma
(
psicologia
patologica
)
;
studiare
le
forme
psichiche
complesse
(
psicologia
collettiva
)
.
Ma
questi
due
nuovi
rami
nei
quali
la
psicologia
si
biforcava
,
erano
ben
capaci
d
'
ulteriori
svolgimenti
.
La
psicologia
patologica
poteva
proporsi
o
lo
studio
della
mente
ammalata
e
questo
compito
veniva
espletato
,
con
rigoglio
di
dottrina
,
dalla
psichiatria
;
oppure
dovea
studiare
una
forma
particolare
di
pervertimento
psicosomatico
,
il
delitto
,
compito
affidato
alla
psicologia
criminale
;
oppure
,
dal
campo
patologico
,
dovea
assurgere
e
rifermare
le
conclusioni
fisiologiche
e
questo
campo
fu
,
specialmente
,
tentato
da
maestro
dal
Ribot
coi
famosi
tre
saggi
sulla
memoria
,
sulla
volontà
e
sulla
personalità
*
.
Rimaneva
l
'
altro
ramo
della
psicologia
,
la
psicologia
collettiva
intuita
,
or
fanno
molti
anni
,
dal
Barzellotti
che
così
scriveva
dell
'
animo
della
folla
«
quel
non
so
che
d
'
indefinibile
,
vago
che
pur
vive
,
sente
,
pensa
,
si
muove
di
vita
sua
,
distinta
da
quelle
delle
migliaia
di
anime
che
si
confondono
in
lei
,
e
si
forma
sempre
nelle
grandi
commozioni
delle
assemblee
popolari
,
per
poi
morire
con
esse
*
.
Ma
quegli
che
,
con
amore
e
con
genio
,
si
occupò
di
psicologia
collettiva
fu
Scipio
Sighele
Sighele
,
La
folla
delinquente
,
Bocca
edit
.
La
coppia
criminale
,
Bocca
ed
.
La
delinquenza
settaria
e
Contro
il
Parlamentarismo
,
ed
.
Treves
vedi
inoltre
Critica
soc
.
,
an
.
IV
1894
e
anno
V
1895
.
,
del
quale
il
concetto
informatore
si
può
riassumere
così
:
tra
la
psicologia
individuale
e
la
sociologia
esistono
dei
traits
d
'
union
rappresentati
dalle
varie
forme
di
psicologia
collettiva
;
della
setta
,
della
casta
,
della
classe
,
dello
stato
;
ma
,
mentre
tra
la
psicologia
individuale
e
la
sociologia
vi
è
parallelismo
,
giacché
«
la
sociologia
è
una
psicologia
in
grande
»
nella
quale
«
i
caratteri
dell
'
aggregato
sono
determinati
dai
caratteri
delle
unità
che
lo
compongono
»
,
nella
psicologia
collettiva
,
questa
legge
fondamentale
«
subisce
molte
eccezioni
,
perché
spesso
l
'
aggregato
umano
presenta
caratteri
diversi
da
quelli
delle
unità
che
lo
compongono
»
.
Il
Sighele
dimostra
come
dalla
folla
si
passa
alla
casta
,
alla
classe
,
allo
stato
e
,
penetrando
più
addentro
nelle
leggi
psichiche
collettive
,
egli
trova
che
nella
folla
«
il
pensiero
si
elide
e
il
sentimento
si
assomma
»
,
onde
«
unirsi
vuol
dire
peggiorarsi
»
.
E
di
fatti
,
finora
nella
storia
l
'
opera
più
evidente
che
compirono
le
folle
fu
un
'
opera
di
distruzione
.
Esse
agirono
nei
secoli
come
quei
microbi
che
dissolvono
i
corpi
indeboliti
o
i
cadaveri
.
«
I
barbari
che
furono
le
grandi
folle
dell
'
antichità
come
gli
operai
sono
le
grandi
folle
dei
nostri
giorni
non
avrebbero
certo
costrutto
l
'
edificio
della
civiltà
romana
,
ma
quando
l
'
edificio
fu
barcollante
,
occorrevano
i
barbari
per
atterrarlo
e
render
possibile
la
costruzione
d
'
una
civiltà
nuova
cogli
avanzi
del
vecchio
colosso
.
È
allora
che
appare
l
'
opera
delle
folle
e
che
,
per
un
istante
,
la
filosofia
del
numero
diventa
la
sola
filosofia
della
storia
*
»
.
Se
il
Sighele
à
avuto
il
merito
di
studiare
,
prima
di
ogni
altro
,
la
psicologia
della
folla
,
à
,
però
,
avuto
il
torto
di
non
coglierne
che
un
solo
aspetto
,
il
criminoso
;
di
asserire
che
,
nella
folla
,
il
sentimento
si
assomma
ed
il
pensiero
si
elide
,
giacché
se
staticamente
è
così
,
dinamicamente
il
pensiero
nella
folla
si
completa
e
si
espande
.
L
'
azione
ordinaria
della
folla
è
,
o
tende
diventare
,
anticriminale
,
pacifica
,
operosa
.
Guardatela
nei
momenti
che
essa
attende
ai
mercati
o
ad
uno
spettacolo
o
in
momenti
di
sventure
cittadine
e
la
sua
azione
si
svolge
,
quasi
sempre
,
in
modo
anticriminale
.
Si
dà
fuoco
ad
un
edifizio
,
prima
ancora
che
accorrano
pompieri
e
soldati
,
è
l
'
anonima
folla
che
comincia
l
'
opera
di
spegnimento
;
accade
una
sventura
che
tocchi
vivamente
l
'
animo
,
dalla
folla
anonima
partono
i
primi
soccorsi
;
gli
stessi
operai
,
che
costituiscono
le
folle
moderne
,
esercitano
nello
stato
,
la
più
utile
funzione
,
la
produzione
;
sicché
,
possiamo
dire
,
che
,
solo
ed
eccezionalmente
,
l
'
azione
della
folla
è
criminosa
.
La
stessa
azione
politico
sociale
delle
folle
moderne
che
può
talora
sembrare
criminosa
,
là
dove
esiste
una
larga
educazione
politica
,
è
essenzialmente
civile
e
moralizzatrice
.
Lo
dicano
i
meeting
colossali
inglesi
che
lasciano
una
impressione
profonda
;
le
guerre
a
lungo
minacciate
,
ma
mai
dichiarate
per
timore
delle
folle
che
riescono
,
più
delle
diplomazie
,
a
trattenere
la
spada
nel
fodero
;
lo
dica
,
in
fine
,
quel
senso
di
morale
e
di
salute
che
le
folle
anonime
inspirano
,
dinanzi
allo
spettacolo
di
corruzione
e
di
degenerazione
della
razza
.
Sicché
,
quando
il
Sighele
parla
della
criminalità
della
folla
,
egli
generalizza
uno
aspetto
solo
della
varia
e
complessa
vita
popolare
;
il
crimine
può
essere
,
per
la
folla
,
un
momento
di
crisi
morale
,
che
può
,
persino
,
mancare
,
onde
se
vi
son
folle
delinquenti
,
vi
sono
folle
normali
e
che
si
avviano
ad
esserlo
sempre
più
.
Né
più
vero
è
il
fatto
che
il
pensiero
nella
folla
,
statica
o
dinamica
,
non
si
assommi
anzi
si
elida
.
Non
ci
è
teoria
scientifica
che
,
nel
detto
popolare
,
non
sia
stata
espressa
da
migliaia
di
anni
,
in
fine
a
quando
il
genio
non
l
'
abbia
vivificata
e
noi
ne
riferiremo
alcuni
di
questi
detti
popolari
,
quando
ci
occuperemo
delle
anticipazioni
della
folla
.
Ma
ci
è
ancora
dell
'
altro
:
il
Ferri
dice
:
lanciate
in
pubblico
una
teoria
subita
da
uno
della
folla
,
il
pensiero
vien
rimbalzato
sotto
forma
di
osservazione
,
di
diniego
,
di
dubbio
,
di
conferma
*
.
È
vero
;
ma
la
folla
dà
al
pensiero
quello
che
un
uomo
solo
,
difficilmente
,
può
dare
:
la
diffusione
.
Provate
a
dire
dinanzi
ad
un
uditorio
una
qualche
cosa
,
lasciate
che
poi
la
folla
si
disperda
e
l
'
atmosfera
è
pregna
,
è
satura
di
quella
idea
,
né
di
quella
soltanto
,
ma
di
tutto
ciò
che
ciascuno
di
suo
,
di
personale
vi
à
aggiunto
,
sicché
,
al
di
sotto
del
pensiero
d
'
un
altro
,
sia
pure
un
genio
,
vi
è
l
'
impronta
di
tante
psiche
quante
son
quelle
che
l
'
ànno
ricevuta
e
trasmessa
,
che
poi
si
assommano
in
un
prodotto
solo
,
in
quello
dell
'
animo
collettivo
.
Non
ostante
queste
che
a
me
sembrano
false
concezioni
,
l
'
opera
del
Sighele
rimane
piena
di
quella
genialità
,
che
costituisce
il
pregio
più
grande
d
'
un
'
opera
.
Ma
,
la
psiche
collettiva
presenta
orizzonti
ancora
più
vasti
quali
lo
studio
del
genio
,
della
senilità
,
della
giovinezza
della
folla
;
la
legge
di
normalità
e
di
criminalità
;
i
momenti
di
crisi
.
E
già
di
uno
di
questi
io
feci
,
nel
1894
,
un
rapido
cenno
in
uno
opuscoletto
che
,
ampliato
,
entrerà
a
far
parte
della
trama
del
presente
scritto
.
In
quello
io
consideravo
il
caso
d
'
una
persecuzione
,
d
'
una
folla
nel
momento
rinnovatore
,
il
lato
più
bello
e
suggestivo
della
persecuzione
;
in
quest
'
opera
,
destinata
a
raccogliere
non
impressioni
,
ma
studï
scientifici
,
raccoglierò
la
persecuzione
della
propaganda
,
criminosa
o
normale
non
importa
,
con
gli
esempï
d
'
eroismo
e
di
bassezze
che
trae
seco
.
Così
questo
scritto
che
presento
al
lett
ore
non
sarà
altro
che
l
'
abbozzo
d
'
una
scienza
giovane
e
nuova
;
alla
quale
mi
auguro
non
avere
arrecato
inutile
contributo
.
Son
questi
i
limiti
e
le
attinenze
dell
'
opera
.
LA
FOLLA
CAPITOLO
I
.
ANATOMIA
E
FISIOLOGIA
DELLA
FOLLA
La
folla
à
un
'
anima
.
Gli
antichi
che
dettero
un
'
anima
alle
cose
,
epperò
il
poeta
cantava
:
«
vissero
i
fiori
e
l
'
erbe
;
vissero
i
boschi
un
dì
»
:
non
conobbero
l
'
agitata
e
vasta
psiche
della
collettività
.
Sentirono
,
talora
,
il
sentimento
passionato
,
che
il
mondo
esterno
ci
mette
nell
'
animo
;
il
dolore
di
cui
lo
avviviamo
,
riflettendovi
noi
stessi
;
intesero
le
lagrime
delle
cose
,
più
ineffabili
ancora
delle
lagrime
umane
,
appunto
perché
recinte
d
'
un
velo
fantastico
e
pietoso
;
ma
,
dell
'
anima
civitatis
,
la
sola
collettività
esistente
nell
'
antichità
ed
assorbente
tutto
,
nulla
conobbero
.
Eppure
,
esiste
e
la
si
può
cogliere
in
momenti
solenni
,
quando
attolle
i
fastigi
di
suo
sviluppo
e
potenza
.
Ci
è
,
però
,
una
manifestazione
della
psiche
collettiva
che
non
manca
mai
,
che
cresce
sempre
coi
tempi
nuovi
,
ch
'
è
destinata
ad
avere
una
importanza
sempre
maggiore
ed
è
l
'
opinione
pubblica
la
communis
opinio
la
quale
è
come
il
giudizio
d
'
un
solo
grande
animo
,
l
'
animo
popolare
,
che
si
rivelava
,
nella
tragedia
greca
,
col
coro
,
la
cui
voce
era
come
un
verdetto
solenne
dei
tempi
e
della
Storia
.
Ora
,
come
potrebbe
questa
opinione
pubblica
formarsi
,
come
diffondersi
,
se
non
immaginando
ch
'
essa
sia
il
pensiero
d
'
un
organo
nuovo
che
nulla
abbia
d
'
individuale
?
Quest
'
è
la
psiche
collettiva
.
Quando
la
sventura
batte
alle
porte
d
'
una
collettività
(
famiglia
,
popolo
,
città
)
accade
come
un
unificarsi
di
pensieri
,
di
sentimenti
,
di
azioni
;
la
psiche
s
'
intensifica
e
si
innalza
;
pare
che
un
animo
solo
spiri
dentro
questo
corpo
gigantesco
fatto
di
tante
menti
e
di
tanti
cuori
:
e
quest
'
è
l
'
animo
collettivo
.
E
se
passiamo
a
studiare
la
vita
d
'
un
popolo
,
d
'
una
scuola
,
guardandola
dall
'
alto
come
l
'
osservatore
che
s
'
innalzi
in
un
areostata
,
donde
coglie
un
'
immensa
città
e
dove
il
particolare
,
che
stanca
la
vista
ed
annebbia
l
'
insieme
,
scompare
;
sentiamo
qualcosa
di
comune
che
chiamiamo
o
genio
etnico
o
stile
e
ch
'
è
opera
d
'
un
animo
collettivo
che
vive
traverso
i
secoli
e
traverso
lo
spazio
.
E
la
si
trova
,
così
,
nei
popoli
antichi
come
ne
'
moderni
;
così
presso
l
'
Ellade
,
come
nella
modernissima
Inghilterra
;
così
fra
gli
stoici
antichi
,
come
presso
i
moderni
positivisti
.
Guardando
un
quadro
od
una
statua
,
Taine
vi
dirà
a
quale
secolo
e
a
quale
scuola
appartenga
;
Rénan
vi
scriverà
del
genio
semitico
,
così
diverso
dall
'
ario
;
Ferrero
saprà
dirvi
della
razza
germanica
differente
,
per
tanti
aspetti
,
dalla
razza
latina
;
ma
,
perché
questo
avvenga
,
bisogna
che
le
anime
individuali
si
sieno
unificate
in
una
grande
anima
collettiva
,
che
lasci
,
accanto
alle
traccie
individuali
,
l
'
ombra
della
sua
grande
ed
immensa
personalità
,
come
il
motivo
dominante
si
eleva
sulle
voci
dei
singoli
strumenti
che
suonano
.
L
'
anima
della
folla
esiste
,
dunque
,
e
si
è
venuta
formando
così
come
una
psiche
individuale
.
È
scorso
il
tempo
nel
quale
questa
si
considerava
come
un
'
unità
semplice
.
Grazie
agli
studï
psicogenetici
,
è
apparsa
come
fatta
dalle
mille
psiche
elementari
che
i
varï
elementi
anatomici
,
i
varï
organi
mandano
ai
centri
nervosi
per
assommarvisi
.
Esiste
,
infatti
,
una
psiche
elementare
monocellulare
che
vive
nelle
forme
protoplasmatiche
inferiori
;
ma
,
quando
agli
animali
unicellulari
,
succedono
i
cenobï
e
gli
animali
pluricellulari
,
le
infinite
psichi
elementari
tendono
assommarsi
.
Vi
è
un
'
ascensione
di
differenziamento
e
d
'
integrazione
crescente
nella
scala
zoologica
,
non
solo
delle
funzioni
neuro
psichiche
,
ma
ancora
degli
organi
nervosi
,
fino
all
'
uomo
.
D
'
altra
parte
,
le
impressioni
del
mondo
esterno
e
le
relative
reazioni
,
che
sono
principio
della
vita
bio
psichica
,
non
sono
andate
perdute
,
ma
si
sono
stratificate
,
immagazzinate
,
differenziate
,
trasmesse
.
E
sono
state
non
solo
sensazioni
,
ma
fatti
intellettivi
e
volizioni
:
sono
sorte
,
così
,
le
varie
formazioni
psichiche
.
L
'
atto
bio
psichico
elementare
che
le
conteneva
tutte
,
si
è
differenziato
nelle
tre
funzioni
fondamentali
e
si
è
così
trasmesso
fino
all
'
uomo
.
Né
basta
:
dal
mondo
esterno
e
dal
proprio
organismo
due
correnti
sono
partite
fino
a
'
centri
nervosi
e
ànno
dato
luogo
ad
una
vita
psichica
interna
(
cenestesi
)
e
ad
una
esterna
.
Così
si
è
svolta
,
adunque
,
la
psiche
individuale
.
Rassomigliante
è
la
psiche
collettiva
:
essa
è
fatta
dalle
funzioni
psichiche
individuali
,
le
quali
,
assommandosi
od
elidendosi
,
dànno
una
nuova
formazione
psichica
con
un
contenuto
più
alto
.
La
materia
psichica
rimane
sempre
la
stessa
,
ma
il
modo
di
ricomporsi
varia
:
sono
,
come
diceva
il
Levves
:
sempre
gli
stessi
fili
,
ma
che
variamente
s
'
intrecciano
fino
a
formare
delle
tele
nuove
e
diverse
.
Anch
'
essa
,
la
psiche
collettiva
,
à
una
funzione
sensitiva
,
volitiva
,
intellettiva
;
à
le
sue
stratificazioni
antiche
e
recenti
;
à
una
sorgente
interna
ed
esterna
d
'
impressioni
.
Né
l
'
analogia
si
arresta
alla
sola
vita
normale
delle
due
psichi
:
come
vi
è
una
patologia
psichica
individuale
,
altra
ve
n
'
è
collettiva
.
Vi
sono
,
nell
'
una
e
nell
'
altra
,
gli
arresti
di
sviluppo
,
i
dissolvimenti
,
le
senilità
,
le
forme
psico
e
neuropatiche
.
In
una
parola
,
esiste
una
psiche
collettiva
,
molto
simile
all
'
individuale
,
con
un
contenuto
più
vasto
,
più
intenso
e
di
essa
ci
andremo
occupando
nei
successivi
capitoli
,
ma
prima
bisogna
dire
della
folla
e
del
modo
di
interpetrarla
.
La
folla
può
definirsi
una
formazione
instabile
ed
indifferenziata
svolgentesi
nell
'
ambito
d
'
un
aggregato
stabile
e
differenziato
(
città
,
paese
,
villaggio
)
.
In
questo
caso
l
'
uso
comune
ed
il
significato
scientifico
della
parola
si
equivalgono
:
io
guardo
in
piazza
e
veggo
gran
calca
di
gente
intorno
ad
un
cerretano
,
la
quale
poi
si
disperde
:
ecco
la
folla
,
instabile
perché
si
è
sciolta
;
indifferenziata
,
perché
sta
alla
rinfusa
e
senza
funzioni
speciali
:
una
signora
accanto
ad
un
soldato
,
il
soldato
accanto
al
prete
,
e
,
intorno
a
questo
gruppo
,
dei
contadini
attoniti
,
uno
scolaretto
scappato
dalla
scuola
;
tutta
gente
che
,
dopo
un
minuto
,
andrà
lontana
l
'
una
dall
'
altra
per
i
fatti
proprï
.
Ben
può
,
domani
,
nuova
folla
riunirsi
nell
'
istessa
ora
,
nell
'
identica
piazza
,
attorno
allo
stesso
individuo
;
ma
non
è
più
quella
di
ieri
;
vi
saranno
preti
,
soldati
e
studenti
,
ma
non
saranno
più
quegli
stessi
o
,
essendo
tali
,
non
saranno
raggruppati
nello
stesso
ordine
:
in
una
parola
,
nelle
forme
più
semplici
di
folle
l
'
instabilità
è
la
regola
,
l
'
indifferenziamento
è
la
struttura
.
Da
questa
forma
primitiva
di
folla
,
essenzialmente
instabile
ed
indifferenziata
,
si
passa
ad
altre
forme
più
stabili
e
differenziate
.
L
'
evoluzione
,
che
vale
per
gli
organismi
sociali
,
importa
,
anche
qui
,
un
differenziamento
crescente
ed
una
crescente
integrazione
.
Una
scolaresca
con
i
professori
ci
dà
immagine
della
folla
stabile
e
differenziata
:
folla
che
si
rinnova
ogni
anno
,
che
attende
a
stabili
occupazioni
,
divisa
in
classi
differenti
,
vivente
d
'
una
vita
similare
.
Sicché
la
folla
,
che
nella
sua
espressione
più
elementare
,
è
instabile
ed
indifferenziata
,
tende
a
diventare
,
nelle
sue
forme
più
evolute
,
più
stabile
,
più
differenziata
,
più
eterogenea
.
Una
di
queste
forme
più
stabili
e
più
differenziata
ed
eterogenea
è
la
setta
,
folla
di
numero
limitato
,
a
poche
unità
,
spesso
costituita
di
parecchie
piccole
folle
confederate
,
con
scopo
recondito
e
contrario
o
al
sentimento
pubblico
o
alla
legge
,
o
all
'
uno
e
all
'
altra
insieme
.
Che
la
setta
sia
una
folla
ristretta
è
cosa
,
oramai
,
nota
:
lo
Stepniak
,
ripetendo
il
detto
di
Macchiavelli
che
nelle
sette
il
piccolo
numero
non
giova
ed
il
grande
nuoce
,
racconta
che
quando
le
fila
de
'
nichilisti
,
per
un
periodo
di
tregua
nella
persecuzione
,
si
allargano
,
cessa
ogni
riguardo
onde
il
governo
messo
sull
'
avviso
,
rinnova
le
persecuzioni
che
,
decimandone
il
numero
,
ne
accrescono
quelle
doti
di
previggenza
,
alle
quali
è
dovuta
la
loro
conservazione
:
sicché
il
ristretto
numero
è
il
carattere
utile
per
la
sopravvivenza
*
.
Ma
,
se
la
setta
non
può
essere
numerosa
,
può
ben
essere
diffusa
,
avere
in
ogni
luogo
proprie
ramificazioni
che
si
innestino
sul
tronco
.
Nasce
,
così
,
la
differenziazione
tra
'
diversi
membri
e
tra
le
differenti
federazioni
:
ci
è
chi
comanda
ed
à
in
mano
le
fila
e
chi
ubbidisce
;
ci
è
,
in
somma
,
un
vasto
organismo
di
protezione
e
di
difesa
.
Lo
scopo
recondito
completa
il
concetto
della
setta
:
vi
sono
sette
con
fini
che
urtano
o
la
legge
o
questa
insieme
col
sentimento
pubblico
.
Così
racconta
Stepniak
,
(
op
.
cit
.
)
che
i
nichilisti
son
come
la
parte
mobilizzata
del
sentimento
pubblico
contro
la
teocrazia
russa
;
così
,
la
Giovane
Italia
era
come
l
'
animo
di
tutto
un
popolo
contro
il
dispotismo
;
e
,
dall
'
essere
contro
la
legge
e
contro
il
sentimento
pubblico
,
ripete
la
setta
la
sua
speciale
psicologia
.
La
casta
è
tipo
di
folla
più
numerosa
,
ma
più
chiusa
,
più
strettamente
differenziata
,
più
stabile
.
Così
,
in
India
nessuno
può
essere
bramino
che
non
vi
sia
nato
,
ed
un
bramino
di
pochi
anni
vale
più
di
un
guerriero
e
del
re
stesso
,
ché
anzi
il
guerriero
è
stato
creato
per
difendere
il
bramino
*
.
Nel
secolo
passato
sotto
l
'
ancien
régime
(
Taine
)
,
i
nobili
e
il
clero
costituivano
le
due
caste
privilegiate
:
nobile
si
nasceva
,
prete
si
diventava
;
ma
,
pertinente
all
'
una
o
all
'
altra
,
si
godevano
un
'
infinità
di
privilegi
,
che
andavano
,
talora
,
dal
jus
primae
noctis
fino
ad
amministrare
alta
e
bassa
giustizia
,
alle
prestazioni
di
servigi
gratuiti
,
corvées
,
all
'
esenzioni
dei
tributi
ecc
.
Strettamente
differenziate
in
gradi
:
in
vassalli
maggiori
e
minori
,
in
conti
,
baroni
,
marchesi
,
abati
;
le
due
caste
s
'
imperniavano
nell
'
imperatore
e
nel
papa
:
il
cerimoniale
n
'
era
estesissimo
,
i
titoli
diversi
,
le
foggie
di
vestire
differenti
,
la
maniera
di
vivere
affatto
diversa
da
quella
degli
altri
.
Né
deve
maravigliare
:
la
parola
casta
significa
colore
e
racchiude
un
fatto
storico
:
in
India
,
bramini
e
guerrieri
sono
di
razza
ariana
,
quindi
di
colorito
bianco
;
mentre
i
vaisia
e
paria
sono
di
razza
etiopica
e
però
neri
.
Le
caste
,
adunque
,
importano
sovrapposizione
,
per
conquista
,
d
'
un
popolo
su
di
un
altro
,
differenza
etnica
e
psichica
*
.
In
Francia
,
la
casta
nobiliare
era
il
detrito
dell
'
invasione
franca
sul
fondo
celtico
;
non
diversamente
,
in
Italia
,
la
nobiltà
ci
piovve
sempre
,
d
'
oltre
monte
e
da
oltre
mare
,
nelle
dolorose
vicende
di
patria
nostra
.
La
classe
,
succeduta
alla
casta
,
è
altra
forma
di
folla
,
non
chiusa
,
come
la
precedente
,
ma
vasta
,
differenziata
,
stabile
.
A
differenza
della
casta
,
la
classe
non
è
qualcosa
di
chiuso
e
di
inaccessibile
:
ché
anzi
,
noi
assistiamo
allo
spettacolo
d
'
un
salire
e
discendere
di
fortuna
,
mentre
una
feroce
concorrenza
mira
a
creare
una
élite
,
onde
tra
progresso
e
povertà
esiste
un
rapporto
costante
*
.
Epperò
il
Bellamy
à
immaginato
la
nostra
società
come
un
carro
stipato
di
gente
,
costretto
a
camminare
a
sbalzi
,
per
una
via
ineguale
,
sicché
molti
cadono
e
quei
che
sono
a
terra
cercano
,
in
mezzo
ad
imprecazioni
feroci
,
d
'
arrampicarvisi
,
e
così
la
marcia
fatale
procede
rovesciando
altra
gente
*
.
La
classe
non
à
dei
privilegi
che
le
sieno
esplicitamente
riconosciuti
,
ma
,
potendosi
essa
impossessare
del
potere
politico
,
se
ne
fa
il
più
forte
organismo
di
difesa
,
quando
le
ragioni
economiche
per
le
quali
sorse
,
si
sieno
venute
esaurendo
*
.
La
classe
à
,
pure
,
una
più
larga
diffusione
ed
una
più
grande
intensità
:
sorta
in
tempi
di
cresciute
comunicazioni
,
diffusa
,
per
la
sua
funzione
economica
,
dovunque
,
essa
non
si
circoscrive
più
in
uno
stato
,
ma
tende
ad
universalizzarsi
.
I
suoi
interessi
sono
ovunque
gli
stessi
,
il
tenor
di
vita
,
l
'
educazione
,
il
clima
storico
ne
sono
somiglianti
,
onde
sorge
quel
senso
di
universalità
e
di
solidarietà
,
insieme
,
che
non
conobbero
le
antiche
caste
.
Successe
a
queste
,
le
classi
ne
ànno
assunto
ed
allargate
le
funzioni
,
avendo
imposto
la
civiltà
e
imponendolo
sempre
più
,
un
lavoro
diviso
e
differenziato
;
così
,
per
esempio
,
la
classe
detta
,
per
le
sue
umili
origini
,
borghese
,
ch
'
è
giunta
oggi
ad
un
fastigio
così
alto
,
non
solo
si
assume
ed
adempie
le
funzioni
militari
e
religiose
,
esclusive
delle
due
caste
nobiliari
scomparse
,
ma
tiene
nelle
sue
mani
le
funzioni
intellettive
,
artistiche
,
scientifiche
,
professionali
,
commerciali
e
di
scambio
.
Queste
differenze
,
ed
altre
ancora
,
tra
la
classe
e
la
casta
poggiano
sul
tipo
sociale
diverso
,
nel
quale
l
'
una
e
l
'
altra
sono
sorte
e
si
sono
sviluppate
:
la
casta
,
sorta
e
vissuta
in
una
società
a
tipo
militare
,
ne
conserva
la
fisonomia
;
laddove
la
classe
à
tipo
e
fisonomia
della
società
industriale
in
mezzo
a
cui
è
sorta
e
nella
quale
vive
.
In
fatti
,
se
la
casta
è
una
forma
chiusa
e
la
classe
aperta
,
ciò
riflette
le
condizioni
delle
società
a
tipo
militare
in
cui
la
disciplina
è
rigida
e
l
'
ambito
di
svolgimento
circoscritto
.
Immaginiamo
un
'
orda
indifferenziata
che
debba
o
difendersi
da
altra
,
o
pure
,
per
esuberanza
di
numero
o
mancanza
di
alimento
,
debba
assalire
.
Sorge
,
allora
,
un
primo
differenziamento
di
quelli
che
possono
combattere
i
giovani
ed
i
forti
;
e
di
quelli
che
non
lo
possono
i
vecchi
,
le
donne
e
i
bambini
.
Poco
a
poco
,
questo
differenziamento
temporaneo
diventa
permanente
;
ma
,
ad
accrescere
novelle
differenziazioni
,
sorge
una
vera
e
propria
gerarchia
militare
,
la
quale
avendo
con
sé
la
forza
,
il
mezzo
,
cioè
,
più
potente
nella
lotta
per
l
'
esistenza
,
ne
vuole
godere
in
modo
esclusivo
,
trasmettendo
il
potere
politico
a
'
propri
discendenti
ed
impedendo
che
altri
ne
usi
*
.
Il
Vaccaro
à
dimostrato
che
,
nella
lotta
per
l
'
esistenza
,
gli
animali
inferiori
trasmettono
i
caratteri
fisiologici
acquisiti
e
che
,
d
'
altra
parte
,
è
impossibile
la
prevalenza
sull
'
avversario
che
non
sia
ottenuta
con
i
mezzi
psico
somatici
;
così
,
per
esempio
,
quel
toro
che
vince
l
'
altro
per
il
possesso
della
femina
,
è
davvero
il
più
forte
e
trasmetterà
questo
carattere
a
'
suoi
discendenti
,
formando
una
razza
superiore
,
ad
evoluzione
ascendente
.
Nel
mondo
sociale
,
avviene
diversamente
:
l
'
uomo
non
sempre
vince
per
caratteri
,
superiori
a
quelli
dell
'
avversario
;
ma
,
una
volta
vinto
,
e
sia
pure
per
doti
veramente
superiori
,
trasmetterà
a
'
discendenti
la
posizione
sociale
acquistata
,
che
costituisce
,
per
sé
stessa
,
la
gran
forza
per
trionfare
e
la
quale
può
,
e
si
accompagna
sempre
,
con
doti
decrescenti
ed
à
,
come
risultato
,
l
'
evoluzione
regressiva
.
Così
l
'
uomo
di
genio
o
l
'
avventuriero
trasmette
a
'
suoi
discendenti
o
la
ricchezza
o
il
potere
conquistato
bastanti
perché
,
chi
gli
succede
,
non
abbia
bisogno
di
altro
per
vincere
nella
lotta
per
l
'
esistenza
,
mentre
d
'
altra
parte
le
facoltà
non
esercitate
si
atrofizzano
e
dànno
luogo
alla
degenerazione
della
razza
*
.
Il
Loria
parla
,
a
tal
proposito
,
dell
'
impressione
che
prova
il
visitatore
d
'
una
pinacoteca
,
dove
sieno
raccolti
i
ritratti
d
'
una
famiglia
illustre
.
Dal
fondatore
o
da
'
fondatori
,
gente
ben
aitante
e
normale
,
si
viene
giù
giù
sino
ai
tardi
nepoti
meschini
e
degenerati
,
impressione
simile
a
quella
che
si
prova
quando
viene
annunziato
un
grande
di
Spagna
,
un
discendente
dei
vincitori
dei
Mori
,
e
vi
compare
dinanzi
un
ometto
sparuto
con
tutti
i
segni
della
degenerazione
sul
volto
*
.
Ritornando
adunque
,
alle
caste
,
diciamo
ch
'
esse
son
folle
chiuse
per
assicurare
l
'
ampio
godimento
del
potere
a
'
discendenti
di
quelli
che
,
nella
guerra
,
se
lo
conquistarono
.
Nella
classe
moderna
,
in
vece
,
la
preoccupazione
non
è
la
conservazione
dell
'
individuo
,
ma
quello
della
classe
,
della
sua
permanenza
,
della
sua
espansione
:
ecco
il
principio
informatore
,
il
quale
rappresenterebbe
un
vantaggio
sul
concetto
esclusivista
della
casta
,
se
,
pur
troppo
,
le
doti
,
per
le
quali
oggi
ci
si
innalza
,
non
fossero
quelle
del
vizio
o
del
caso
,
ma
le
altre
superiori
dell
'
ingegno
e
della
virtù
*
.
Nella
casta
,
il
sentimento
esclusivista
prevale
al
segno
da
far
ritenere
,
come
in
India
,
non
esser
permesso
al
vaisia
o
al
paria
di
santificarsi
.
Una
leggenda
vedica
narra
che
un
sudra
,
ritiratosi
in
disparte
dalla
società
,
si
appese
con
i
piedi
ad
un
albero
,
con
la
testa
all
'
in
giù
e
fu
assorto
nel
Nirvana
.
Brahma
,
cui
doleva
che
un
sudra
osasse
paragonarsi
a
'
sacerdoti
,
ai
quali
solamente
è
permesso
unirsi
a
lui
,
mandò
sulla
terra
un
'
infinità
di
guai
:
allora
Ramà
,
comprendendo
che
qualcuno
trasgredisse
ai
voleri
del
Dio
,
si
mise
in
giro
e
,
trovato
il
povero
sudra
,
gli
troncò
il
capo
e
l
'
ira
di
Brahma
ebbe
fine
*
.
La
casta
,
però
,
non
solo
è
esclusivista
,
ma
porta
seco
un
largo
sviluppo
di
cerimoniale
,
di
saluti
,
di
visite
ecc
.
,
tutte
cose
che
,
come
à
dimostrato
lo
Spencer
,
sono
equivalenti
della
guerra
e
della
conquista
,
e
che
mancano
completamente
nella
classe
,
onde
quel
carattere
chiuso
e
conservatore
che
fa
di
quella
come
un
enorme
masso
che
può
essere
distrutto
,
ma
non
sospinto
:
laddove
,
la
classe
appare
uno
di
quei
massi
erratici
che
si
muove
,
smussando
gli
angoli
e
diventando
sempre
più
levigato
.
Connesso
col
concetto
di
casta
,
anzi
,
uno
dei
suoi
tanti
legami
,
è
un
determinato
sentimento
religioso
,
il
quale
forma
l
'
occupazione
della
casta
sacerdotale
e
costituisce
,
per
le
altre
,
un
vincolo
sociale
.
Nella
religione
di
Veda
,
Brahma
creò
i
sacerdoti
per
adorarlo
e
gli
sciatra
per
difender
questi
.
Presso
il
popolo
d
'
Israello
,
Ieova
unge
i
guerrieri
ed
i
re
e
questi
debbono
ubbidirlo
e
,
quando
ciò
non
facciano
,
egli
invia
loro
i
profeti
e
minaccia
castighi
.
Similmente
,
nel
medio
evo
,
la
religione
è
il
cemento
di
tutta
la
vita
:
il
papa
crea
gl
'
imperatori
,
bandisce
le
crociate
,
depone
i
re
e
scioglie
i
sudditi
dall
'
ubbidienza
.
La
classe
,
invece
,
non
à
legame
alcuno
religioso
,
è
essenzialmente
interconfessionale
e
,
quando
mostra
d
'
avere
un
sentimento
religioso
risorgente
,
essa
obbedisce
ad
un
bisogno
di
conservazione
o
soggiace
ad
una
involuzione
senile
.
La
casta
à
un
sistema
di
pene
crudelmente
feroce
:
Seneca
scriveva
:
adversus
servos
crudelissimi
,
superbissimi
,
contumeliosissimi
esse
debemus
;
un
senatus
consultus
prescriveva
che
,
allorquando
uno
schiavo
avesse
ucciso
il
padrone
,
tutti
gli
schiavi
,
pertinenti
al
morto
,
doveano
essere
uccisi
*
.
Nel
codice
di
Manù
è
detto
«
un
sudra
,
ancorché
fatto
libero
dal
suo
padrone
,
non
è
liberato
dalla
schiavitù
,
perché
questo
stato
è
a
lui
naturale
e
chi
potrebbe
toglierlo
?
»
E
,
in
altra
parte
:
«
se
il
sudra
alza
le
mani
verso
il
proprio
padrone
,
queste
gli
devono
esser
tagliate
»
*
.
Non
diversamente
nel
medio
e
vo
,
il
contadino
era
gente
tailleable
et
corveable
à
merci
;
le
pene
che
la
chiesa
applicò
contro
gli
eretici
erano
d
'
una
crudeltà
inaudita
,
bastino
per
tutte
quelle
dell
'
Inquisizione
che
devastò
mezza
Europa
e
che
,
perseguitando
il
pensiero
,
esercitò
la
più
terribile
selezione
che
la
storia
conosca
a
danno
dell
'
ingegno
e
della
grandezza
de
'
popoli
.
La
classe
,
in
vece
,
tranne
i
tristi
giorni
di
settembre
,
le
settembrate
,
à
una
penalità
molto
più
mite
e
di
altra
parte
porta
nel
proprio
seno
,
per
un
inconsapevole
istinto
di
conservazione
,
un
vero
e
proprio
sentimento
di
carità
che
gli
antichi
non
conobbero
mai
.
Accanto
alle
folle
viventi
ed
agitantisi
nell
'
ambito
vasto
d
'
una
società
,
esistono
però
folle
viventi
nel
cerchio
più
ristretto
d
'
una
casta
o
d
'
una
classe
o
di
più
caste
o
classi
,
come
cerchi
inscritti
in
un
altro
o
che
s
'
intersechino
a
vicenda
.
Tali
sono
le
assemblee
politiche
,
le
accademie
scientifiche
ecc
.
Le
assemblee
politiche
sono
folle
estremamente
differenziate
,
eterogenee
,
integrate
che
si
formano
nel
seno
d
'
una
sola
classe
,
non
però
in
modo
che
elementi
estranei
non
vi
penetrino
.
Nel
mondo
delle
caste
,
dove
l
'
interesse
d
'
una
di
esse
prevalse
,
schiacciando
quello
delle
altre
,
le
assemblee
politiche
furono
delle
forme
privilegiate
e
chiuse
;
nel
mondo
delle
classi
,
in
vece
,
il
bisogno
di
maggiore
libertà
fa
sì
che
il
tragico
cozzo
degli
interessi
che
illumina
e
muove
tutta
la
vita
moderna
,
si
rifletta
nelle
assemblee
politiche
,
onde
in
esse
vivono
due
anime
,
due
civiltà
,
due
popoli
.
Le
assemblee
scientifiche
portano
nel
proprio
seno
,
del
pari
,
questo
cozzo
di
teorie
diverse
,
le
quali
,
molte
volte
,
non
sono
divergenze
,
ma
concezioni
differenti
del
mondo
;
sono
il
riflesso
scientifico
di
diversi
interessi
economici
.
In
un
secolo
come
il
nostro
,
nel
quale
la
questione
sociale
sospinge
e
gli
animi
sono
divisi
fra
la
conservazione
del
presente
o
un
ritorno
al
passato
e
il
cammino
verso
l
'
avvenire
;
l
'
arte
,
la
scienza
,
la
politica
portano
,
nel
proprio
seno
,
questo
acre
combattimento
d
'
idealità
,
che
si
riflette
nella
folla
,
specialmente
in
quelle
le
cui
funzioni
sono
intellettive
.
L
'
ultima
,
in
fine
,
e
più
differenziata
forma
di
folla
è
lo
stato
,
forma
stabile
che
,
talora
,
è
un
potere
di
mediazione
tra
diverse
classi
o
tra
le
varie
divisioni
d
'
una
classe
;
talora
,
è
l
'
organo
politico
d
'
una
classe
sola
.
Differenziato
in
potere
legislativo
ed
esecutivo
;
in
potere
civile
e
militare
;
alcuna
volta
strettamente
rigido
ed
organizzato
,
pronto
ad
invadere
altri
stati
o
a
difendersi
tipo
militare
;
altra
volta
,
con
scarsa
organizzazione
,
pronto
a
negoziare
,
e
a
sostituire
alla
forza
la
ragione
tipo
industriale
;
esso
è
sempre
il
punto
più
alto
di
differenziamento
cui
giunga
la
folla
.
Ma
,
la
folla
,
la
casta
,
la
classe
,
lo
stato
,
la
setta
sono
davvero
forme
evolutive
,
anelli
d
'
una
catena
di
cui
il
primo
è
la
folla
,
l
'
ultimo
lo
stato
?
Anzi
tutto
,
parmi
che
la
setta
sia
una
forma
patologica
:
prendete
un
pensiero
che
debba
sorgere
o
che
sia
per
tramontare
,
avvolgetelo
da
forze
distruttive
che
l
'
affatichino
da
ogni
banda
e
questo
si
rinchiuderà
nella
setta
,
epperò
,
il
nesso
evolutivo
delle
varie
forme
di
folle
bisogna
cercarlo
dalla
folla
primigenia
,
alla
casta
,
alla
classe
,
allo
stato
.
Di
folle
,
però
,
semplici
ed
indifferenziate
,
ve
ne
sono
due
:
una
instabile
,
che
si
forma
e
si
dissolve
,
tutti
i
momenti
,
dinanzi
a
'
nostri
occhi
e
la
quale
non
à
evoluzione
ed
è
la
folla
che
corre
al
mercato
,
al
teatro
,
alla
chiesa
;
l
'
altra
stabile
,
primigenia
,
indifferenziata
,
l
'
orda
,
dalla
quale
si
sono
svolte
le
caste
,
le
classi
,
lo
stato
,
sotto
la
pressione
della
lotta
esterna
(
Spencer
)
ed
interna
(
Marx
)
,
come
dall
'
uovo
si
è
svolto
l
'
embrione
,
affaticato
dalla
legge
di
sviluppo
*
.
Lo
Spencer
parte
dalla
forma
indifferenziata
della
folla
nel
momento
che
,
per
mancanza
di
cibo
,
è
costretta
ad
assalire
od
a
difendersi
da
altri
aggregati
umani
,
onde
sorgono
le
prime
differenziazioni
:
di
guerrieri
e
di
capi
,
di
popolo
lavoratore
e
militante
:
differenziazioni
che
,
se
sono
,
dapprima
,
transitorie
,
non
tardano
a
fissarsi
e
ad
accrescersi
,
onde
sorgono
gli
organismi
sociali
complessi
e
,
come
potere
unitario
,
lo
stato
.
Ma
costituito
che
sia
,
lo
stato
porta
seco
una
ben
grave
contesa
fra
le
caste
o
le
classi
,
che
si
contendono
il
potere
politico
ed
economico
e
che
sono
,
come
dicemmo
,
le
stratificazioni
di
popoli
diversi
sovrappostisi
.
La
conoscenza
dell
'
azione
di
questa
duplice
lotta
,
nella
folla
costituisce
il
filo
conduttore
della
storia
.
Così
,
in
Roma
,
sono
gli
antichi
abitatori
del
Lazio
,
la
plebe
,
che
lotta
contro
i
Quiriti
di
razza
sabellica
,
per
l
'
eguaglianza
politica
ed
economica
e
questo
contrasto
costituisce
lo
sfondo
,
il
meccanismo
segreto
,
della
storia
di
quel
popolo
.
Similmente
in
Grecia
è
il
demos
che
lotta
contro
l
'
aristocrazia
,
e
l
'
uno
è
di
razza
pelasgica
,
l
'
altra
ellenica
:
l
'
uno
prevale
in
Atene
,
l
'
altra
a
Sparta
;
la
lotta
è
una
vece
alterna
di
vittorie
e
di
sconfitte
,
fino
a
quando
il
demos
vince
,
ma
stremato
di
forze
,
così
che
può
,
da
Roma
,
facilmente
esser
sottomesso
*
.
Ed
ora
veniamo
al
pensiero
e
all
'
azione
della
folla
.
Prima
,
però
,
di
studiarne
la
vita
psichica
è
mestieri
che
noi
ci
domandiamo
se
,
per
la
folla
,
complesso
d
'
individualità
psichiche
,
valga
la
legge
istessa
che
vale
per
la
società
,
ciclo
ampio
nel
quale
le
folle
si
svolgono
.
Lo
Spencer
avea
stabilito
che
«
il
carattere
dell
'
aggregato
è
determinato
da
'
caratteri
delle
unità
che
lo
compongono
»
.
Avea
esaminato
la
legge
nel
mondo
inorganico
,
poi
nel
mondo
biologico
ed
,
in
ultimo
,
nel
mondo
sociale
e
avea
conchiuso
:
«
Data
la
struttura
degl
'
individui
cogli
istinti
che
ne
risultano
,
le
comunità
formate
da
questi
individui
,
presenteranno
necessariamente
alcuni
caratteri
e
nessun
'
altra
comunità
,
che
abbia
gli
stessi
caratteri
potrà
esser
formata
da
individui
dotati
da
un
'
altra
struttura
ed
istinti
differenti
.
»
A
queste
conclusioni
dello
Spencer
,
si
opponeva
*
Scipio
Sighele
con
queste
parole
:
«
Il
principio
di
Spencer
che
i
caratteri
dell
'
aggregato
sono
determinati
da
'
caratteri
dell
'
unità
che
lo
compongono
è
esattissimo
e
può
applicarsi
in
tutta
la
sua
estensione
quando
si
tratti
di
aggregati
composti
di
unità
omogenee
e
legate
fra
loro
organicamente
perde
della
sua
esattezza
e
può
applicarsi
solo
in
modo
assai
più
ristretto
quando
si
tratti
di
aggregati
poco
omogenei
e
poco
organici
;
diventa
in
fine
assolutamente
falso
ed
inapplicabile
allorché
gli
aggregati
sono
del
tutto
eterogenei
ed
organici
.
Questa
evoluzione
nell
'
applicabilità
del
principio
spenceriano
agli
aggregati
sono
omogenei
ed
organici
valgono
le
leggi
della
sociologia
che
noi
dicemmo
più
complesse
,
ma
parallelle
a
quelle
della
psicologia
individuale
mentre
in
vece
man
mano
che
gli
aggregati
diventano
meno
omogenei
e
meno
organici
scompare
la
possibilità
d
'
applicare
ad
essi
le
leggi
della
sociologia
,
e
a
queste
subentrano
le
leggi
della
psicologia
collettiva
che
noi
dicemmo
totalmente
diverse
da
quelle
della
psicologia
individuale
.
»
Per
quanto
la
teoria
del
Sighele
paia
nuova
e
diversa
,
pure
,
a
me
sembra
che
essa
è
compresa
perfettamente
nella
legge
enunciata
dallo
Spencer
,
della
quale
è
una
semplice
esplicazione
.
Questi
in
fatti
,
avea
detto
che
il
carattere
dell
'
aggregato
è
determinato
dal
carattere
delle
unità
che
lo
compongono
,
sieno
esse
unità
similari
o
dissimilari
.
Noi
non
possiamo
supporre
che
lo
studioso
e
il
divinatore
dell
'
evoluzione
abbia
dimenticato
l
'
evoluzione
medesima
,
che
rappresenta
l
'
idea
direttiva
,
al
cui
lume
egli
à
studiato
le
varie
formazioni
naturali
e
storiche
e
,
d
'
altra
parte
,
cos
'
è
l
'
evoluzione
se
non
«
un
passaggio
di
materia
dalla
forma
semplice
alla
complessa
,
dall
'
indifferenziata
alla
differenziata
,
dall
'
omogenea
all
'
eterogenea
,
la
quale
si
accompagna
con
dispersione
di
moto
?
»
*
.
Sicché
lo
Spen
cer
,
parlando
di
aggregato
e
di
unità
che
lo
compongono
,
intese
parlare
così
della
forma
più
alta
come
della
più
bassa
dell
'
aggregato
,
così
delle
unità
similari
come
dissimilari
.
La
stessa
parola
«
determinato
»
che
usa
lo
Spencer
,
deve
pur
avere
un
valore
:
che
,
cioè
,
a
seconda
che
queste
unità
sono
similari
o
dissimilari
,
la
natura
dell
'
aggregato
cambia
;
se
no
,
perché
non
dire
è
uguale
alla
somma
dei
caratteri
delle
unità
?
Ma
,
il
Sighele
crede
che
la
similarità
debba
esistere
solo
per
gli
elementi
d
'
un
aggregato
sociale
,
la
dissimilarità
per
gli
aggregati
più
ristretti
collettivi
;
ora
,
noi
possiamo
avere
casi
differenti
:
abbiamo
le
società
moderne
le
quali
sono
fortemente
dissimilari
;
abbiamo
,
in
vece
,
collettività
[
sette
,
assemblee
e
altre
]
fortemente
similari
;
in
altri
termini
,
la
dissimilarità
è
propria
delle
società
ed
in
ciò
è
il
loro
progresso
,
la
similarità
può
essere
,
anzi
,
deve
essere
,
di
certe
forme
collettive
.
Ammessa
questa
verità
,
la
distinzione
dell
'
applicabilità
della
legge
spenceriana
cade
anche
per
le
società
e
i
limiti
di
sociologia
e
psicologia
collettiva
devono
essere
,
ben
altrimenti
,
fissati
.
Le
società
moderne
sono
enormemente
differenziate
:
vi
è
una
folla
di
produttori
e
di
consumatori
parassitar
Ã
¯
;
una
gente
detentrice
della
ricchezza
ed
altra
della
forza
di
lavoro
;
vi
sono
quelli
che
presiedono
allo
scambio
e
quelli
che
pensano
alla
guerra
;
vi
è
una
larga
schiera
di
gente
superiore
che
studia
,
e
un
'
altra
che
applica
e
ne
svolge
i
ritrovati
e
così
via
via
.
Non
è
così
per
una
collettività
:
vi
sono
,
in
fatti
,
accademie
d
'
una
sola
scuola
scientifica
,
né
sappiamo
concepire
una
setta
che
non
sia
,
assolutamente
,
similare
o
,
quasi
,
sicché
ne
viene
che
il
concetto
d
'
una
società
similare
società
moderne
s
'
intende
è
sempre
falso
,
come
il
concetto
d
'
una
collettività
,
intesa
nel
senso
ristretto
dissimilare
può
essere
falso
del
pari
.
Ma
,
il
Sighele
cade
in
un
altro
errore
:
egli
parla
di
struttura
«
omogenea
ed
organica
»
,
«
eterogenea
e
meno
organica
»
,
ossia
,
crede
che
omogeneità
ed
organicità
si
svolgano
parallelamente
e
con
rapporto
crescente
.
Or
è
appunto
il
contrario
e
lo
Spencer
,
a
più
riprese
,
lo
à
detto
:
un
organismo
è
tanto
più
organico
per
quanto
meno
è
omogeneo
e
l
'
evoluzione
cammina
nel
senso
di
un
maggiore
differenziamento
e
d
'
una
crescente
integrazione
,
o
,
con
altre
parole
,
l
'
eterogeneità
cresce
in
sieme
con
l
'
organicità
*
.
Concludendo
diciamo
:
Che
le
società
,
come
organismi
più
evoluti
e
complessi
,
sono
fatte
d
'
elementi
dissimilari
e
che
il
loro
progresso
è
verso
un
crescente
differenziamento
dipendente
da
una
dissimilarità
crescente
dei
suoi
elementi
;
Che
gli
organismi
collettivi
,
intesi
sempre
quali
folle
ecc
.
,
possono
essere
fatti
d
'
elementi
similari
,
sebbene
il
caso
più
comune
sia
la
dissimilarità
degli
elementi
;
Che
dicendo
:
«
la
natura
dell
'
aggregato
è
determinata
dalla
natura
degli
elementi
che
lo
compongono
»
si
usa
la
formola
generica
che
comprende
il
caso
della
similarità
e
della
dissimilarità
;
Che
la
distinzione
di
psicologia
collettiva
e
sociologia
indica
due
campi
diversi
di
studio
:
la
sociologia
studia
la
struttura
del
corpo
sociale
e
la
legge
di
formazione
della
società
;
laddove
la
psicologia
collettiva
studia
il
modo
come
la
psiche
individuale
,
assommandosi
,
costituisca
le
anime
collettive
che
vibrano
in
seno
alle
complesse
società
moderne
.
Ritorniamo
alla
formola
spenceriana
e
vediamo
quali
svolgimenti
contenga
.
Un
aggregato
sociale
può
essere
fatto
d
'
elementi
similari
o
dissimilari
:
se
gli
elementi
sono
similari
,
le
qualità
dell
'
aggregato
sono
la
somma
delle
qualità
dei
singoli
elementi
con
tendenza
alla
moltiplicazione
;
se
gli
elementi
sono
dissimilari
,
le
loro
qualità
possono
essere
o
uguali
e
contrarie
ed
allora
si
elidono
;
o
di
forza
disuguale
e
contraria
e
allora
prevalgono
le
qualità
degli
elementi
più
numerosi
;
o
di
forza
disuguale
,
ma
non
contraria
,
ma
dissimile
,
e
allora
si
combinano
.
Così
uno
squadrone
di
cavalleria
che
carica
dispiega
una
forza
e
un
impeto
superiore
alla
somma
di
tutti
i
cavalieri
,
presi
isolatamente
,
e
ciò
perché
gli
elementi
sono
similari
.
Vagliando
le
note
vocali
d
'
un
coro
che
canta
,
siamo
sicuri
che
esso
esercita
una
ben
più
profonda
impressione
che
se
ciascuno
,
isolatamente
,
cantasse
,
appunto
per
la
legge
che
le
tendenze
similari
si
assommano
con
tendenza
a
moltiplicarsi
.
Immaginiamo
il
caso
di
tendenze
dissimilari
d
'
uguale
forza
e
contrarie
:
un
'
assemblea
divisa
in
due
parti
eguali
di
numero
,
di
cui
una
vuole
una
cosa
,
un
'
altra
no
:
si
riunirà
per
non
conchiuder
nulla
;
così
come
,
se
due
potenze
si
applicano
,
con
eguale
forza
e
direzione
contraria
,
su
di
un
punto
,
questo
non
si
muove
.
Ma
,
se
una
delle
due
parti
dell
'
assemblea
diventa
più
numerosa
,
la
fisonomia
ne
cambia
subito
,
così
come
passeggiando
per
una
strada
dei
quartieri
popolari
voi
vi
incontrate
in
gente
misera
e
la
strada
acquista
un
aspetto
squallido
;
passandovi
un
giorno
in
cui
una
festività
vi
abbia
richiamato
la
folla
elegante
della
città
,
l
'
impressione
è
diversa
,
i
malvestiti
continuano
ad
esservi
,
ma
l
'
occhio
rimane
vinto
dal
lusso
e
dallo
sfarzo
.
Ultimo
esempio
:
il
caso
d
'
una
accademia
scientifica
,
dove
convengono
scienziati
di
varia
intelligenza
e
coltura
:
voi
avete
attività
differenti
:
vi
è
il
critico
,
il
glottologo
,
lo
psichiatra
,
il
criminologo
,
il
letterato
:
vi
è
il
genio
,
accanto
all
'
uomo
d
'
ingegno
;
la
mente
versatile
,
accanto
alla
penetrante
;
eppure
,
quest
'
accademia
,
nei
suoi
rendiconti
e
nelle
sue
tornate
,
è
sempre
alta
,
varia
,
interessante
.
Qui
le
diverse
attitudini
si
sono
fuse
e
la
loro
opera
è
feconda
per
tutti
.
Son
queste
le
linee
generali
del
modo
come
si
fondono
similarità
e
dissimilarità
in
un
organo
collettivo
,
similmente
come
,
nell
'
individuo
,
i
caratteri
ereditari
o
si
compongono
o
si
assommano
o
si
disseminano
o
si
escludono
*
.
Un
figlio
à
i
caratteri
paterni
e
le
doti
materne
:
alto
,
bruno
,
robusto
come
il
padre
,
à
la
bontà
e
la
penetrazione
della
madre
:
qui
i
caratteri
son
fusi
;
oppure
,
à
della
madre
la
bontà
,
del
padre
il
coraggio
,
un
misto
di
bontà
e
di
coraggio
,
di
qualità
feminee
e
maschili
;
o
è
tutto
la
madre
:
piccolo
con
occhi
cerulei
,
timido
come
una
donna
,
sempre
buono
egli
è
tutto
la
madre
.
Così
con
le
debite
differenze
e
proporzioni
si
mescolano
,
si
sommano
,
si
elidono
i
caratteri
nella
folla
e
nella
società
.
E
,
dalla
legge
di
composizione
similare
e
dissimilare
della
folla
,
passiamo
alla
sua
psicologia
.
Le
folle
pensano
.
Diremo
di
poi
in
che
il
pensiero
della
folla
si
differenzï
da
quello
individuale
;
ma
egli
è
certo
però
che
le
folle
pensano
.
Di
folle
pensanti
noi
abbiamo
parecchi
esempii
:
la
folla
che
nei
mercati
si
agglomera
dinanzi
al
ciarlatano
pensa
a
quello
che
vede
,
ed
è
pensiero
talvolta
confuso
,
è
vero
,
ma
sempre
pensiero
.
Da
queste
folle
,
in
cui
il
pensiero
è
scarso
,
passiamo
a
quelle
che
vivono
nel
pensiero
:
le
folle
scientifiche
nei
congressi
,
nelle
accademie
;
o
a
quelle
nelle
quali
il
pensiero
e
il
sentimento
si
equilibrano
,
come
potrebbe
essere
un
parlamento
nel
momento
che
discute
d
'
una
legge
,
mettiamo
sociale
,
del
quale
,
mentre
l
'
animo
si
commove
per
le
miserie
che
vengono
disvelate
,
la
mente
vaglia
se
e
come
la
legge
può
o
deve
giovare
.
Vale
,
adunque
,
per
le
folle
quello
che
vale
per
gli
individui
:
che
,
cioè
,
come
l
'
individuo
pensa
così
pensa
la
folla
e
che
come
vi
sono
individui
,
nei
quali
pr
evale
il
pensiero
,
così
vi
sono
folle
prevalentemente
pensanti
,
e
che
come
negli
individui
normali
pensiero
e
sentimento
si
equilibrano
,
così
anche
nelle
folle
vi
può
essere
equilibrio
di
pensiero
e
di
sentimento
.
Accanto
al
pensiero
,
anzi
,
prima
ancora
del
pensiero
,
la
folla
sente
;
di
fatti
,
il
sentimento
nella
costituzione
della
psiche
precede
la
volizione
e
il
pensiero
.
Benché
e
la
psicogenia
moderna
,
lo
à
dimostrato
a
sufficienza
*
benché
nell
'
irritabilità
del
protoplasma
vi
sia
la
funzione
psichica
elementare
,
la
quale
consta
dei
tre
atti
:
sensibilità
,
intelligenza
e
volizione
e
si
è
citato
a
riprova
l
'
ameba
che
sente
lo
stimolo
del
granulo
nutritivo
venuto
a
contatto
e
lo
distingue
da
altri
granuli
nocivi
od
indifferenti
,
e
fa
dei
movimenti
per
includerlo
;
benché
,
dunque
,
questi
tre
momenti
sono
interdipendenti
,
pure
,
la
sensibilità
si
sviluppa
prima
degli
altri
due
.
Il
bambino
,
appena
nato
,
è
un
essere
senziente
,
diventa
poi
intellettivo
ed
in
ultimo
volitivo
,
così
l
'
ontogenia
mentale
ripete
la
filogenia
.
Ne
viene
,
quindi
,
che
il
sentimento
esiste
nella
folla
e
che
le
folle
ineducate
e
primigenie
sono
prevalentemente
senzienti
,
più
che
pensanti
.
Le
folle
,
in
ultimo
,
agiscono
;
pare
questo
il
punto
che
merita
meno
discussione
e
che
è
stato
studiato
con
più
amore
ed
anche
con
maggiore
genialità
dal
Sighele
sebbene
con
criterii
ristrettivi
e
per
quanto
riguarda
l
'
azione
criminosa
ed
è
appunto
per
questo
che
noi
rimandiamo
a
quelle
opere
il
lettore
.
Rimandando
al
capitolo
successivo
lo
studio
della
modalità
del
sentire
e
del
pensare
della
folla
,
diciamo
che
,
come
vi
è
per
l
'
individuo
un
sentimento
normale
che
si
accompagna
e
che
muove
un
pensiero
normale
ed
un
'
azione
,
di
conseguenza
,
normale
:
in
una
parola
,
come
vi
è
una
mentalità
normale
,
per
l
'
individuo
,
così
vi
è
per
la
folla
;
e
,
viceversa
,
vi
è
per
l
'
individuo
,
come
per
la
folla
un
sentimento
,
un
pensiero
e
un
'
azione
criminosa
.
Ho
detto
sentimento
e
pensiero
che
sono
la
parte
dinamica
e
statica
del
carattere
così
nell
'
individuo
come
nella
folla
*
.
Un
'
assemblea
politica
che
voti
una
legge
sociale
o
che
discuta
,
se
debba
venire
in
aiuto
d
'
un
popolo
sofferente
sotto
il
giogo
straniero
:
ecco
uno
esempio
di
folla
che
sente
e
pensa
in
maniera
non
solo
normale
,
ma
profondamente
altruista
.
Immaginiamo
,
ancora
,
d
'
assistere
ad
un
meeting
a
Londra
,
quei
meeting
di
migliaia
di
persone
,
di
parecchi
oratori
destinati
a
far
rumore
in
Europa
;
il
meeting
si
termina
e
una
commissione
porta
le
decisioni
,
in
forma
solenne
,
al
governo
.
Qui
ci
troviamo
dinanzi
ad
una
folla
che
à
sentito
,
pensato
ed
agito
in
modo
normale
.
Immaginiamo
ancora
una
folla
riunita
per
pregare
e
che
dopo
si
disperda
per
compiere
delle
opere
di
pietà
,
questa
folla
è
l
'
esercito
della
salute
che
di
domenica
si
sparge
per
Londra
dopo
avere
compiti
i
doveri
religiosi
:
ecco
adunque
tanti
esempii
di
folle
normali
*
.
Capovolgiamo
gli
esempii
:
in
vece
d
'
un
'
assemblea
politica
che
voti
una
legge
sociale
,
immaginiamone
un
'
altra
che
dichiari
una
guerra
di
conquista
;
o
in
vece
d
'
un
meeting
a
Londra
,
una
folla
che
ascoltato
un
oratore
violento
muova
ad
incendiare
o
a
distruggere
;
e
che
in
vece
d
'
una
folla
che
crede
e
opera
il
bene
,
noi
assistiamo
ad
una
turba
fanatizzata
che
corre
per
incendiare
e
nell
'
Italia
meridionale
è
avvenuto
una
chiesa
evangelica
ed
allora
avremo
manifestazioni
criminose
della
folla
.
Ho
insistito
tanto
sulla
possibilità
delle
manifestazioni
normali
delle
folle
,
perché
il
Sighele
pare
credere
che
la
folla
non
abbia
altre
manifestazioni
che
criminose
:
studiamo
,
intanto
,
la
legge
dello
stato
normale
e
criminoso
della
folla
.
Le
folle
abbiamo
detto
possono
essere
criminali
o
non
criminali
,
però
la
folla
primigenia
,
quella
che
rappresenta
l
'
embrione
della
società
,
è
sempre
criminosa
:
essa
vive
della
guerra
e
dalla
guerra
non
può
prescindere
se
vuole
svolgersi
e
differenziarsi
.
Differenziata
,
la
lotta
si
continua
e
si
svolge
nel
suo
seno
,
fra
le
varie
caste
o
classi
e
si
svolge
,
del
pari
,
al
di
fuori
fra
le
altre
collettività
ed
in
modo
sempre
cruento
e
criminoso
.
È
privilegio
della
civiltà
moderna
e
lo
sarà
di
più
nell
'
avvenire
trasformare
la
lotta
interna
ed
esterna
da
materiale
in
ideale
e
rivolgerla
contro
la
natura
;
ma
,
nelle
società
differenziate
,
e
fino
a
tempi
a
noi
prossimi
,
la
lotta
interna
ed
esterna
è
lotta
criminosa
*
.
Lasciando
da
parte
le
guerre
civili
in
Roma
e
nei
nos
tri
comuni
medioevali
,
quali
le
fazioni
di
Guelfi
e
Ghibellini
,
di
Neri
e
Bianchi
,
la
rivoluzione
francese
altro
non
fu
che
una
cruenta
lotta
di
classe
.
La
folla
avventizia
quella
che
si
forma
ogni
giorno
e
si
dissolve
,
porta
nel
suo
seno
tendenze
criminali
,
così
come
ne
porta
il
fanciullo
,
la
cui
crudeltà
è
nota
a
'
psicologi
infantili
.
Sono
i
caratteri
atavici
dell
'
uomo
primitivo
che
prevalgono
così
nel
fanciullo
come
nella
folla
.
Però
,
se
il
fanciullo
,
coll
'
educazione
,
può
divenire
sempre
meno
incline
al
delitto
;
se
,
sviluppando
in
lui
i
poteri
frenatori
degli
istinti
antisociali
e
facendo
trasmettere
per
molte
generazioni
tali
caratteri
sociali
utili
,
si
può
giungere
all
'
uomo
normale
,
incapace
del
delitto
;
se
questo
può
avvenire
per
l
'
individuo
,
può
avvenire
del
pari
per
la
folla
.
A
me
pare
che
,
per
la
determinazione
del
delitto
nella
folla
,
valga
ben
quanto
la
scienza
à
assodato
per
l
'
individuo
:
vi
sono
folle
passionali
le
quali
si
possono
spingere
al
delitto
o
con
suggestioni
presenti
o
con
suggestioni
remote
;
vi
sono
folle
di
delinquenza
c
ongenita
;
vi
sono
folle
normali
che
nulla
può
spingere
al
delitto
;
vi
è
per
le
folle
come
per
gl
'
individui
una
educabilità
contro
il
delitto
.
Le
folle
passionali
abbondano
nel
mezzogiorno
d
'
Italia
e
si
reclutano
fra
contadini
ed
operai
,
gente
povera
,
onesta
,
laboriosa
.
Raccoglietela
,
di
domenica
,
nel
sagrato
della
chiesa
,
parlate
loro
dell
'
enormezza
del
focatico
,
accendetene
l
'
animo
e
quella
folla
correrà
ad
incendiare
i
casotti
del
dazio
.
Potete
,
in
vece
,
del
pari
nei
giorni
di
Pasqua
parlare
della
passione
di
Gesù
,
di
pace
,
di
amore
e
quella
folla
piangerà
commossa
:
voi
avete
agito
sulla
sua
natura
passionale
in
due
modi
differenti
:
ora
normale
ed
ora
criminoso
.
Son
queste
le
folle
che
delinquono
e
in
mezzo
alle
quali
bastano
pochi
criminali
per
turbarne
la
mente
,
così
come
accertò
il
Sighele
fra
'
settembrizzatori
e
nel
tempo
della
rivoluzione
francese
.
Però
,
se
in
vece
d
'
una
intera
turba
passionale
,
voi
agite
,
sugli
individui
in
modo
isolato
,
voi
otterrete
identico
scopo
,
con
minore
intensità
però
,
per
la
legge
stabilita
dal
Sighele
che
il
sentimento
nella
folla
si
assomma
;
dunque
la
qualità
passionale
degli
individui
rende
passionale
la
folla
.
In
vece
d
'
una
folla
passionale
,
non
possiamo
avere
una
turba
delinquente
congenita
;
abbiamo
dei
paesi
in
cui
la
delinquenza
è
alta
,
le
forme
psicopatiche
abbondanti
,
tale
è
Girifalco
in
Calabria
,
la
patria
di
Misdea
;
ora
,
una
turba
fatta
d
'
individualità
bio
psicologiche
così
incline
al
delitto
,
di
necessità
sarà
più
delinquente
,
ancora
,
che
ciascuna
persona
presa
isolatamente
.
Attorno
a
Cosenza
è
una
corona
di
paesi
detti
casali
,
i
quali
si
distinguono
in
casali
del
manco
e
in
casali
di
destra
,
i
primi
sono
posti
alle
falde
della
Sila
e
furono
le
patrie
dei
briganti
,
veri
centri
criminali
;
nei
secondi
il
brigantaggio
non
fu
mai
.
Ora
,
nel
1848
,
la
rivoluzione
in
Calabria
,
si
fece
,
al
grido
della
divisione
delle
terre
,
ma
nei
Casali
del
manco
si
accompagnò
con
enormi
delitti
,
nei
Casali
di
destra
con
innocue
grida
:
ecco
,
adunque
,
due
folle
,
di
cui
l
'
una
criminale
e
l
'
altra
no
,
appunto
perché
i
componenti
sono
,
nel
primo
caso
,
criminali
e
nel
secondo
normali
.
Se
dunque
la
criminalità
della
folla
dipende
dalla
criminalità
degli
individui
,
portata
ad
un
'
intensità
maggiore
,
ne
viene
che
il
delitto
della
folla
ha
le
stesse
origini
del
delitto
individuale
:
ossia
,
che
il
delitto
collettivo
è
un
ritorno
atavico
prodotto
da
cause
bio
psico
sociali
,
il
quale
mediante
l
'
educazione
tende
sempre
più
a
scomparire
.
L
'
educazione
nella
folla
agisce
così
come
nell
'
individuo
,
sostituendo
al
sentimento
impulsivo
un
sentimento
più
riposato
e
tranquillo
;
alla
superficialità
del
pensiero
,
la
profondità
e
all
'
azione
antisociale
un
'
azione
sempre
più
sociale
.
Se
noi
paragoniamo
in
fatti
una
folla
semplice
,
instabile
con
un
'
altra
differenziata
ed
evoluta
,
questi
tre
fatti
ci
colpiscono
,
che
anzi
noi
possiamo
quasi
giungere
fino
ad
un
minimo
di
sentimento
ed
un
massimo
di
pensiero
:
tal
'
è
per
es
.
un
'
accademia
scientifica
che
si
proponga
una
inchiesta
mettiamo
su
di
un
fatto
psichico
;
qui
si
cerca
di
bandire
ogni
sentimento
,
vivendo
dell
'
oggettività
dei
fatti
osservati
.
Ma
,
lasciando
da
banda
una
folla
,
giunta
come
un
corpo
scientifico
ad
eliminare
il
sentimento
,
esaminiamo
in
vece
una
folla
operaia
che
si
decide
allo
sciopero
in
Inghilterra
e
in
Italia
,
nei
paesi
cioè
d
'
Europa
dove
l
'
educazione
proletaria
è
al
massimo
e
al
minimo
.
In
Inghilterra
,
lo
sciopero
si
prepara
di
lunga
mano
,
se
ne
discorre
,
si
domanda
il
parere
delle
Trades
Union
,
si
cominciano
a
raccogliere
i
soccorsi
,
si
scrive
per
mezzo
dei
sindacati
del
lavoro
che
la
mano
d
'
opera
forestiera
non
venga
a
far
concorrenza
e
,
quando
tutto
è
pronto
,
si
coglie
il
momento
di
maggior
richiesta
di
lavoro
e
lo
sciopero
è
fatto
in
un
'
ora
come
il
comando
di
alt
dato
ad
un
immenso
esercito
.
E
poi
continua
calmo
,
sereno
,
senza
intemperanze
,
conscio
della
grande
causa
che
agita
e
dell
'
occhio
vigile
della
pubblica
opinione
.
Quanto
diverso
uno
sciopero
,
in
Italia
,
dove
lo
si
improvvisa
dall
'
oggi
al
dimani
,
talora
per
cause
futili
,
senza
mezzi
pecuniarii
,
senza
essersi
accaparrata
la
solidarietà
degli
altri
lavoratori
.
In
Inghilterra
è
scevro
di
sentimentalità
,
ma
ricco
di
pensiero
e
previggenza
;
da
noi
è
una
vampa
di
sentimentalità
priva
di
pensiero
:
gli
è
adunque
che
in
Inghilterra
vi
è
una
larga
educazione
nella
massa
,
che
manca
da
noi
*
.
Tornando
dunque
al
delitto
della
folla
diciamo
,
a
conclusione
di
questo
capitolo
:
che
le
masse
ineducate
possono
essere
criminali
,
le
masse
educate
lo
sono
o
poco
o
nulla
.
CAPITOLO
II
.
PENSIERO
,
SENTIMENTO
ED
AZIONE
DELLA
FOLLA
Noi
ci
siamo
,
nel
capitolo
precedente
,
domandati
se
la
folla
pensa
e
ci
siamo
risposto
affermativamente
:
è
mestieri
,
adesso
,
rifarci
la
domanda
,
in
modo
comprensivo
e
più
largo
e
di
farvi
seguire
lunga
dimostrazione
.
Può
,
adunque
,
la
collettività
sprigionare
pensiero
?
esiste
,
in
altre
parole
,
un
pensiero
collettivo
?
o
che
forse
il
pensiero
rimane
un
privilegio
dell
'
individuo
,
da
cui
la
collettività
rimane
esclusa
?
Il
pensiero
collettivo
esiste
ed
è
un
patrimonio
che
va
sempre
più
accrescendosi
:
esso
è
,
come
la
civiltà
,
di
cui
è
il
fattore
più
possente
,
un
'
eredità
che
ci
viene
da
'
secoli
più
lontani
,
dalle
prime
orde
di
uomini
,
da
'
nostri
antenati
dell
'
epoca
boleolitica
,
e
si
è
propagato
e
trasmesso
fino
a
noi
e
si
trasmetterà
,
accrescendosi
,
per
l
'
avvenire
,
perché
l
'
evoluzione
,
giunta
all
'
uomo
,
da
biologica
diventa
psichica
,
da
psichica
sociale
da
sociale
storica
*
.
E
che
il
pensero
cresca
è
dimostrato
da
quel
che
Broca
à
potuto
osservare
che
cioè
,
esaminando
una
quantità
di
teschi
di
qualche
secolo
fa
,
di
gente
vissuta
a
Parigi
,
trovò
,
in
un
lasso
di
tempo
breve
,
un
innalzamento
dell
'
indice
cefalico
ed
ognuno
conosce
quanta
influenza
vi
sia
tra
le
funzioni
dell
'
organo
e
la
sua
grandezza
.
Un
'
orda
,
quella
che
io
chiamo
folla
pimigenia
,
di
cui
la
vita
si
svolge
nelle
condizioni
più
basse
,
nella
caccia
,
nella
guerra
,
nella
pesca
à
delle
idee
alquanto
rudimentali
d
'
un
altro
sé
,
che
,
nel
sonno
,
abbandona
il
corpo
per
correre
per
foreste
e
burroni
;
crede
che
i
morti
vivono
ancora
,
fino
a
quando
non
si
rievocano
più
nel
sogno
;
costruisce
capanne
;
adora
un
tronco
d
'
albero
nel
quale
crede
che
uno
spirito
si
sia
rifuggiato
ecc
.
*
.
Ora
,
queste
che
sono
idee
primitive
,
ma
che
pure
si
svilupparono
lentamente
e
che
poi
dettero
luogo
ad
idee
religiose
complesse
,
ad
una
rifioritura
artistica
ed
industriale
,
che
sono
come
l
'
embrione
futuro
della
società
;
queste
idee
costituiscono
un
pensiero
collettivo
al
quale
ogni
persona
,
per
parecchie
generazioni
,
à
lavorato
,
come
uno
di
quei
monti
calcarei
,
fatto
di
mili
oni
di
animaletti
,
che
vissero
e
morirono
,
traverso
migliaia
di
secoli
,
deponendo
e
cimentando
il
loro
piccolo
guscio
.
Se
,
dall
'
orda
primitiva
,
passiamo
al
clan
,
alla
gens
,
ad
una
collettività
più
vasta
,
il
patrimonio
intellettivo
cresce
:
a
quello
lasciato
in
retaggio
,
il
nuovo
vi
si
viene
aggiungendo
,
tanto
grande
quanto
maggiore
l
'
estensione
del
gruppo
.
Ancora
più
oltre
e
il
gruppo
è
già
differenziato
;
è
sorto
un
potere
sociale
;
vi
è
un
cerimoniale
esteso
;
il
culto
religioso
è
oramai
distinto
nel
culto
degli
antenati
e
nel
culto
degli
Dei
;
l
'
Olimpo
è
completo
ed
è
una
storia
di
casi
umani
innalzati
fino
all
'
apoteosi
;
è
sorto
una
vera
e
propria
arte
della
guerra
con
istrumenti
più
perfetti
che
non
la
pietra
grezza
o
lavorata
;
il
clan
,
emigrando
,
à
conservato
nel
suo
seno
questo
ricordo
e
lo
à
abbellito
della
leggenda
;
son
sorti
i
primi
ornamenti
muliebri
ecc
.
Allora
il
clan
à
un
vero
e
proprio
pensiero
collettivo
,
il
quale
si
accresce
nel
contatto
d
'
altri
gruppi
sociali
,
nella
mistione
della
razza
,
nelle
varie
vicende
della
vita
d
'
un
popolo
,
ché
anzi
,
quanto
più
i
gruppi
sono
eterogenei
,
tanto
più
essi
creano
un
pensiero
collettivo
ed
una
civiltà
più
grande
.
Mistione
di
gruppi
etnici
eterogenei
,
accrescimento
di
civiltà
e
,
conseguentemente
,
di
pensiero
:
ecco
una
delle
leggi
,
meglio
accertate
,
del
progresso
intellettivo
dei
popoli
e
ad
essa
dovette
la
Grecia
antica
la
sua
grandezza
*
.
Il
pensiero
,
però
,
si
rivela
con
il
linguaggio
e
,
tra
l
'
uno
e
l
'
altro
,
vi
è
stretta
affinità
,
onde
un
popolo
ricco
di
lingua
è
ricco
di
pensiero
e
,
guardando
le
lingue
e
le
civiltà
succedute
,
dall
'
antica
lingua
dei
veda
,
la
più
antica
lingua
storica
conosciuta
,
sino
ai
moderni
idiomi
si
trova
un
accrescimento
continuo
di
pensiero
e
di
civiltà
.
La
lingua
è
,
non
vi
à
dubbio
,
una
formazione
collettiva
,
sorta
come
forma
interiettiva
e
mimica
,
continuata
come
forma
imitativa
,
e
diventata
sempre
più
complessa
.
Non
più
i
soli
radicali
,
ma
le
forme
agglutinanti
e
flessive
create
collettivamente
e
incoscientemente
da
tutte
le
generazioni
per
milioni
di
secoli
,
trasmessi
da
padre
a
figli
e
da
popolo
a
popolo
:
si
passa
da
'
379
radicali
della
lingua
persiana
,
a
'
658
della
lingua
egiziana
,
alle
5642
parole
della
Bibbia
alle
15
mila
di
Shakespeare
,
alle
94
mila
parole
del
dizionario
Fluegel
*
.
Altro
prodotto
del
pensiero
collettivo
,
della
folla
cioè
,
è
la
scrittura
,
con
la
quale
il
pensiero
si
trasmette
,
in
modo
stabile
ed
indelebile
,
alle
generazioni
venture
.
Dai
semplici
guippu
,
cordicelle
annodate
rimaste
ancora
al
volgo
,
siamo
passati
alla
forma
pictografica
e
,
in
tempi
più
prossimi
a
noi
,
alla
scrittura
fonetica
ed
alfabetica
;
ed
ora
guippu
,
pictografia
,
scrittura
fonetica
ed
alfabetica
sono
tanti
prodotti
collettivi
del
pensiero
,
ch
'
è
s
'
è
possibile
,
nei
periodi
adulti
di
civiltà
,
fare
creazioni
individuali
,
sebbene
la
critica
dimostri
sempre
che
vi
è
stata
una
folla
di
precursori
,
nei
primevi
è
la
collettività
che
pensa
e
che
trova
.
Ma
,
un
'
altra
prova
del
pensiero
collettivo
è
la
leggenda
artistica
i
cicli
eroici
che
ogni
popolo
possiede
nei
primi
momenti
storici
di
sua
esistenza
:
i
poemi
omerici
in
Grecia
,
le
saghe
nei
paesi
nordici
,
le
rapsodie
albanesi
sono
tante
formazioni
intellettive
fatte
,
trasmesse
e
mantenute
vive
dalla
collettività
.
La
critica
letteraria
à
escluso
,
in
modo
,
quasi
,
assoluto
,
che
tali
formazioni
artistiche
,
nelle
quali
si
riflettono
il
pensiero
e
la
civiltà
d
'
un
popolo
,
non
sieno
un
prodotto
collettivo
.
Così
è
che
,
quando
i
gruppi
sociali
fanno
il
loro
ingresso
nella
storia
,
portano
con
sé
pensiero
,
arti
,
industrie
,
religione
e
costumi
,
tutte
formazioni
collettive
,
elaborate
da
quelle
folle
anonime
che
muovono
dalle
primeve
forze
indifferenziate
verso
una
crescente
differenziazione
.
Dal
pensiero
della
collettività
,
ch
'
è
la
forma
più
vasta
di
folla
,
passiamo
al
pensiero
delle
forme
più
ristrette
di
folle
.
Vi
è
una
forma
di
folla
,
della
quale
finora
non
abbiamo
parlato
,
ma
che
riproduce
sia
per
la
stabilità
,
sia
per
i
caratteri
inferiori
la
folla
primitiva
e
quest
'
è
la
plebe
,
l
'
ultimo
gradino
della
società
,
la
prima
differenziazione
sociale
,
a
cominciare
dal
basso
.
Eppure
,
questa
folla
ch
'
è
la
più
bassa
stratificazione
e
che
,
come
la
folla
primigenia
di
cui
è
il
detrito
,
è
la
meno
capace
di
pensare
e
la
più
capace
di
sentire
,
com
'
è
appunto
dei
fanciulli
,
pure
questa
folla
à
un
pensiero
collettivo
.
Ha
le
sue
tradizioni
e
le
sue
leggende
;
le
così
dette
romanze
,
fiabe
,
racconti
favolosi
di
demoni
e
di
fate
,
che
ne
costituiscono
il
pensiero
collettivo
.
Io
,
studiandola
,
ò
potuto
sorprendere
come
i
suoi
racconti
sieno
formazioni
affatto
originali
e
non
già
,
come
si
potrebbe
credere
,
fatti
e
tradizioni
discese
dalle
classi
superiori
,
perché
portano
l
'
impronta
originale
dell
'
ignoranza
,
propria
della
classe
in
mezzo
a
cui
sono
nate
.
Vi
è
poi
una
forma
collettiva
d
'
intuizione
,
e
l
'
intuizione
è
un
processo
cogitativo
,
che
si
racchiude
nei
proverbi
,
i
quali
,
se
talvolta
sono
il
senno
di
migliaia
di
anni
e
di
milioni
d
'
uomini
,
cristallizzato
in
una
formola
,
molte
volte
sono
vere
anticipazioni
scientifiche
e
geniali
e
delle
quali
diremo
più
in
là
.
Dalla
folla
passiamo
alla
casta
:
la
casta
à
avuto
il
proprio
pensiero
che
à
custodito
gelosamente
:
la
religione
egiziana
,
il
mazedeismo
,
portava
in
sé
un
pensiero
scientifico
evoluto
e
complesso
es
.
cognizioni
di
astronomia
,
di
geometria
,
di
geografia
e
di
filosofia
celato
al
volgo
e
noto
a
'
soli
iniziati
:
sicché
,
accanto
alla
parte
esterna
del
culto
,
exoterismo
ci
era
una
parte
interna
,
esoterismo
,
di
cui
i
sacerdoti
erano
gelosi
custodi
*
.
Le
accademie
,
le
scuole
,
le
università
non
sono
altro
che
folle
differenziate
pensanti
,
il
cui
patrimonio
intellettivo
si
forma
con
l
'
opera
di
tutti
,
giacché
l
'
avvenire
della
scienza
non
sarà
più
il
trionfo
del
genio
ma
della
collettività
degli
ingegni
.
Pure
,
non
bisogna
dimenticare
che
,
se
un
sociologo
come
il
Sighele
,
seguito
da
altri
,
à
detto
che
nella
folla
il
pensiero
si
elide
e
il
sentimento
si
assomma
,
vi
è
ben
qualche
fatto
che
pare
dia
ragione
e
che
cela
un
errore
di
generalizzazione
.
Questi
studiosi
àn
colto
la
folla
nel
momento
che
sentiva
fortemente
,
quando
la
coscienza
era
invasa
da
un
uragano
passionale
e
il
pensiero
non
vi
poteva
capire
.
Il
fatto
è
vero
:
una
madre
che
à
perduto
il
figlio
resta
per
lungo
tempo
incapace
di
pensare
e
,
nel
romanzo
di
Tommaso
Grossi
,
la
povera
donna
che
à
perduto
il
figliuolo
nel
lago
,
sere
dopo
,
al
meschino
desco
,
mette
il
piatto
per
il
figlio
.
Nei
lipemaniaci
,
in
cui
una
passione
dolorosa
siede
nell
'
animo
,
il
pensiero
è
scarso
e
in
tutta
la
psiche
vi
è
come
un
arresto
*
.
Ora
,
nella
folla
il
fenomeno
è
più
saliente
,
anzi
tutto
perché
le
folle
osservate
sono
le
folle
indifferenziate
,
instabili
,
che
ànno
della
folla
primigenia
la
preponderanza
dei
sentimenti
;
di
poi
,
perché
il
sentimento
si
è
assommato
,
onde
il
campo
della
coscienza
non
può
contenere
pensiero
così
come
l
'
uomo
nel
dolore
è
incapace
di
pensare
.
È
vero
,
però
,
il
fenomeno
contrario
:
le
folle
,
colte
nel
momento
che
pensano
,
sentono
poco
o
nulla
e
prova
ne
sieno
i
congressi
scientifici
i
quali
rimangono
indifferenti
alle
quistioni
politiche
.
Quando
a
Parigi
,
nel
1830
,
era
scoppiata
la
rivoluzione
,
l
'
accademia
francese
si
appassionava
al
dibattito
fra
Cuvier
,
che
sosteneva
l
'
immutabilità
della
specie
,
e
Geoffroy
de
Saint
Hilaire
che
ne
sosteneva
la
mutabilità
,
e
il
Goethe
,
ad
un
amico
al
quale
egli
raccontava
di
quelle
memorabili
discussioni
,
ma
in
modo
che
pareva
accennare
agli
avvenimenti
politici
,
che
tenevano
l
'
Europa
sospesa
,
diceva
:
ma
che
rivoluzione
!
intendo
parlare
della
discussione
dell
'
accademia
francese
*
.
Si
racconta
che
l
'
impressione
che
la
rivoluzione
dell'89
esercitò
sul
Kant
ebbe
,
come
sola
manifestazione
,
di
fargli
cambiare
strada
,
nella
sua
passeggiata
d
'
ogni
giorno
:
non
dissimile
dall
'
impressione
che
Adamo
Sixte
,
come
immagina
il
Bourget
,
ricevette
quando
fu
chiamato
a
deporre
dinanzi
al
giudice
istruttore
*
.
Ricordo
,
tempo
fa
,
d
'
aver
letto
un
libro
d
'
un
astronomo
,
mi
pare
il
Flammarion
,
il
quale
a
un
certo
punto
,
parlando
dei
fenomeni
celesti
,
dice
:
quando
si
pensa
a
queste
grandiose
rivoluzioni
,
gli
avvenimenti
umani
impallidiscono
e
possono
rassomigliarsi
a
'
fatti
d
'
un
formicaio
dinanzi
alle
crisi
dell
'
umanità
.
Il
pensiero
,
adunque
,
e
la
passione
,
quando
sono
forti
,
si
escludono
a
vicenda
,
così
negli
individui
come
nelle
folle
.
Se
noi
volessimo
tracciare
l
'
evoluzione
psichica
della
folla
,
dovremmo
riconfermare
la
legge
psicogenetica
fondamentale
:
la
specie
,
nell
'
evoluzione
della
psiche
,
va
dal
sentimento
,
al
pensiero
,
alla
volizione
,
di
fatti
,
il
bambino
ripete
,
in
modo
abbreviato
e
modificato
,
questo
svolgimento
,
riconfermando
per
la
psicologia
come
per
la
biologia
,
che
l
'
ontogenesi
è
una
ricapitolazione
della
filogenesi
.
La
folla
,
nel
suo
cammino
evolutivo
,
non
vi
si
sottrae
:
dalla
orda
primitiva
alle
società
moderne
vi
è
stato
un
decrescere
di
sentimentalità
impulsiva
ed
un
crescere
di
pensiero
cosciente
.
Nel
seno
d
'
una
società
moderna
,
le
diverse
classi
sociali
formanti
tante
stratificazioni
di
cui
le
più
antiche
sono
i
detriti
delle
forme
primeve
,
ripetono
questo
cammino
:
le
folle
indifferenziate
ed
instabili
,
i
bassi
strati
popolari
,
sono
,
prevalentemente
,
senzienti
,
come
gli
alti
strati
sono
,
prevalentemente
,
pensanti
.
L
'
educazione
ha
appunto
di
m
ira
di
fare
delle
folle
senzienti
folle
pensanti
e
noi
lo
dimostrammo
nell
'
esempio
d
'
uno
sciopero
in
Inghilterra
ed
in
Italia
.
Ma
ci
si
obbietta
:
il
pensiero
di
genio
non
sorge
nella
folla
ed
il
fatto
è
vero
:
Dante
à
scritto
il
suo
poema
nella
solitudine
e
nella
meditazione
;
l
'
Helmotz
à
scoperto
le
leggi
della
fisica
nel
suo
gabinetto
.
Ma
,
se
il
pensiero
grande
non
sorge
nella
folla
,
non
vi
sorgono
nemmeno
i
grandi
sentimenti
e
le
grandi
azioni
:
essi
sono
e
pensieri
e
sentimenti
ed
azioni
negli
animi
di
tutti
,
ma
vi
è
bisogno
dei
grandi
specchi
concavi
che
ricevano
il
fascio
di
luce
,
per
farlo
convergere
nel
foco
:
vi
vuole
il
genio
del
pensiero
,
del
sentimento
,
dell
'
azione
.
Mazzini
medita
l
'
unità
italiana
e
la
diffonde
coi
suoi
scritti
e
con
l
'
apostolato
,
ma
l
'
unità
italiana
era
,
incoscientemente
o
coscientemente
,
in
tutti
;
era
nelle
condizioni
economiche
del
nostro
paese
che
avea
bisogno
d
'
un
grande
mercato
nazionale
;
il
martirio
dei
fratelli
Bandiera
sprigiona
un
sentimento
inenarrabile
di
sagrifizio
da
loro
presentito
,
quando
dissero
:
il
nostro
sacrifizio
non
è
vano
;
ma
il
sentimento
del
sacrifizio
esiste
nella
natura
umana
e
scatta
di
tanto
in
tanto
in
momenti
solenni
.
Ma
,
se
per
pensare
vi
è
bisogno
d
'
isolarsi
,
anco
per
sentire
vi
è
bisogno
d
'
esser
soli
;
i
forti
dolori
àn
bisogno
dell
'
intimità
e
del
segreto
,
come
il
primo
sentimento
d
'
amore
:
io
ò
letto
,
tra
gli
scritti
di
Mazzini
,
quello
intolato
:
dubbio
e
fede
:
una
pagina
solenne
di
psicologia
del
dolore
,
subìta
in
silenzio
e
sconosciuta
alla
folla
.
Vi
sono
,
adunque
,
dei
sentimenti
come
dei
pensieri
ignoti
alla
folla
,
che
ciascuno
porta
in
sé
,
che
può
sprigionare
,
ma
che
pure
non
sono
che
la
somma
di
pensieri
e
di
sentimenti
provati
dalle
moltitudini
ed
assommate
in
un
uomo
:
pensieri
e
sentimenti
che
si
svolgono
lentamente
,
per
addizioni
elementari
,
concesse
ai
soli
spiriti
magni
,
a
'
genï
e
ai
santi
dell
'
umanità
.
Vediamo
come
la
folla
opera
per
rispetto
al
pensiero
,
al
sentimento
e
all
'
azione
.
La
folla
dà
al
pensiero
l
'
integrazione
,
la
diffusione
e
,
l
'
abbiamo
dimostrato
,
al
sentimento
dà
la
somma
.
Questa
formola
del
sentimento
merita
una
distinzione
tra
sentimenti
similari
e
dissimilari
Vedi
la
polemica
del
Venturi
e
del
Sighele
apparsa
sulla
Critica
Soc
.
,
annata
del
1894.;
la
folla
,
come
gli
individui
,
à
i
momenti
di
attrazione
e
di
ripulsione
psichica
:
andate
in
un
villaggio
,
in
mezzo
a
dei
contadini
,
e
parlate
contro
il
sentimento
religioso
e
voi
sprigionerete
urli
e
tempeste
;
parlate
di
sentimenti
incompresi
e
l
'
animo
loro
non
vi
seguirà
;
dite
,
invece
,
di
cose
sentite
dall
'
animo
loro
,
ma
con
gesto
e
con
voce
che
superi
la
fede
comune
e
voi
innalzerete
,
sulla
scala
del
sentimento
comune
,
quegli
animi
sino
a
voi
e
più
in
alto
di
voi
:
il
vostro
ed
il
loro
sentimento
si
sono
assommati
.
Ma
,
se
la
passione
si
assomma
,
può
però
cambiare
da
un
momento
ad
un
altro
e
passare
a
sentimenti
opposti
:
è
questo
il
fenomeno
di
polarizzazione
psichica
così
comune
nelle
folle
.
La
prova
più
evidente
è
quella
che
fornisce
un
comizio
in
cui
parlano
parecchi
oratori
,
i
cui
discorsi
sieno
contrarï
,
mentre
la
folla
applaudisce
freneticamente
.
Avviene
,
talora
,
lo
stesso
nei
dibattimenti
penali
dove
la
parola
di
avvocati
egualmenti
facondi
,
in
difesa
ed
in
accusa
,
commuovono
,
in
modo
eguale
,
il
giury
fatto
preferentemente
,
di
folla
incolta
.
Egli
è
che
la
folla
porta
,
ingenitamente
,
l
'
instabilità
passionale
,
con
la
tendenza
all
'
inerzia
,
all
'
apatia
.
La
stabilità
passionale
,
ch
'
è
una
delle
doti
del
carattere
così
nell
'
individuo
come
nella
folla
,
è
un
effetto
d
'
educazione
lenta
,
ma
continua
e
come
l
'
individuo
muove
verso
la
stabilità
passionale
,
la
folla
,
del
pari
educata
,
tende
a
diventare
sempre
più
stabile
nelle
passioni
.
Tale
è
lo
spettacolo
che
offrono
le
folle
delle
Trades
Union
in
Inghilterra
che
,
da
lungo
tempo
,
aspirano
al
più
completo
riconoscimento
dei
diritti
del
lavoro
.
Studiamo
,
in
fine
,
compendiando
noi
stessi
,
l
'
opera
sociale
della
folla
.
L
'
opera
della
folla
tende
a
divenire
sempre
più
estesa
,
sempre
più
importante
e
a
sostituirsi
sempre
più
all
'
opera
individuale
.
Noi
assistiamo
alla
scomparsa
graduale
del
genio
ed
in
sua
vece
si
estende
l
'
opera
collettiva
*
:
da
un
primo
inizio
collettivo
della
civiltà
,
siamo
passati
all
'
opera
singola
dell
'
individuo
e
accenniamo
di
ritornare
al
trionfo
collettivo
della
folla
;
il
racconto
di
Mazeppa
che
,
partito
dall
'
isola
incantata
,
passa
per
spine
e
rovi
,
e
,
ferito
a
morte
e
salvato
,
dalle
fate
viene
fatto
re
di
quell
'
isola
dalla
quale
era
partito
,
è
il
racconto
e
la
storia
dell
'
umanità
*
.
La
storia
ventura
non
sarà
storia
d
'
individui
dalla
mente
geniale
,
ma
sì
bene
di
atomi
umani
che
svolgono
collettivamente
la
propria
attitudine
che
si
differenzia
e
si
integra
in
una
possente
unità
.
Un
giovine
sociologo
italiano
à
colto
,
nei
paesi
nordici
,
questa
crescente
influenza
della
folla
e
ne
à
fatto
,
con
forma
piena
d
'
incanto
,
la
più
bella
,
la
più
alta
,
la
più
nobile
narrazione
:
l
'
avvenire
delle
nazioni
sarà
,
d
'
ora
innanzi
,
l
'
avvenire
della
folla
,
la
nuova
civiltà
che
ci
si
prepara
non
avrà
genï
è
vero
,
ma
avrà
in
sé
la
più
possente
energia
,
quell
'
energia
di
esseri
infinitamente
piccoli
,
ma
cospiranti
,
ad
un
solo
lavoro
:
il
bene
dell
'
umanità
,
e
la
civiltà
che
ne
verrà
sarà
come
un
continente
fatto
dal
calcare
di
piccoli
animaletti
e
come
questo
sfiderà
i
secoli
.
La
folla
,
adunque
,
cambierà
il
pensiero
da
geniale
in
collettivo
e
quanto
più
essa
sarà
educata
,
quanto
più
la
coltura
pervaderà
i
bassi
strati
sociali
,
tanto
maggior
numero
di
persone
pensanti
entreranno
nell
'
elaborazione
del
pensiero
umano
,
e
se
il
genio
,
assommando
il
pensiero
universale
,
indicherà
un
nuovo
campo
di
ricerche
e
di
studï
,
la
folla
darà
a
questo
pensiero
l
'
universalità
e
l
'
integrazione
.
Il
sentimento
,
nella
folla
,
con
l
'
educazione
,
perderà
il
carattere
impulsivo
,
instabile
,
la
facile
polarizzazione
,
per
assumere
la
stabilità
normale
ed
equilibrarsi
col
pensiero
,
inspirandosi
ad
un
crescente
senso
morale
.
Quello
che
ora
è
il
privilegio
di
folle
colte
,
sarà
il
privilegio
di
tutta
la
folla
:
il
sentimento
muoverà
verso
un
crescente
contenuto
morale
ed
un
equilibrio
maggiore
col
pensiero
.
L
'
azione
della
folla
perderà
il
carattere
criminale
,
così
come
lo
à
perduto
nelle
folle
più
evolute
e
sarà
,
invece
,
sempre
più
normale
e
diretta
nella
lotta
contro
la
natura
avara
;
ché
anzi
,
le
arti
e
le
industrie
,
imponendo
una
maggiore
divisione
di
lavoro
e
una
crescente
dipendenza
,
innalzeranno
la
modesta
opera
dell
'
individuo
ad
un
servigio
reso
a
tutta
l
'
umanità
,
facendo
scomparire
la
divisione
di
lavoro
nobile
ed
ignobile
:
il
lavoro
unicamente
il
lavoro
sarà
l
'
orgoglio
supremo
dell
'
uomo
.
Le
grandi
manifestazioni
della
vita
saranno
manifestazioni
collettive
e
come
il
pensiero
è
opera
di
miliardi
di
cellule
cerebrali
,
ciascuna
delle
quali
isolata
non
è
buona
a
nulla
,
così
pure
la
civiltà
tutta
quanta
nel
pensiero
,
nel
sentimento
,
nell
'
azione
sarà
l
'
opera
della
folla
.
Nella
folla
,
adunque
,
è
la
salute
del
mondo
!
CAPITOLO
III
.
LA
FOLLA
E
LA
STATICA
DELLA
PSICHE
Qua
e
là
,
nelle
pagine
che
scriviamo
e
che
andremo
scrivendo
,
ci
è
occorso
e
ci
occorrerà
di
parlare
della
statica
e
della
dinamica
della
psiche
:
è
d
'
uopo
lumeggiare
il
valore
di
questi
termini
,
prima
che
ce
ne
occupiamo
di
proposito
.
Statica
e
dinamica
psichica
sono
due
concezioni
e
due
denominazioni
che
appartengono
al
più
illustre
,
forse
,
dei
psicologi
italiani
,
al
professore
Sergi
,
e
,
con
le
quali
,
egli
denota
il
pensiero
ed
il
sentimento
«
Le
idee
egli
diceva
nella
sua
opera
per
l
'
educazione
del
carattere
appartengono
alle
forme
rappresentive
della
funzione
psichica
;
possono
essere
più
o
meno
semplici
o
complesse
;
possono
formare
un
nucleo
intorno
a
cui
se
ne
aggruppano
altre
accessorie
od
essere
soltanto
accessorie
:
possono
formare
in
numero
grandissimo
un
ordinamento
scientifico
ed
un
'
invenzione
sì
artistica
che
meccanica
.
Ma
esse
non
ànno
forza
d
'
espansione
:
si
potrebbe
dire
che
rappresentano
la
statica
della
psiche
;
e
si
può
affermare
che
nessun
movimento
volontario
avverrebbe
se
dovesse
rimanere
nella
pura
regione
delle
idee
o
delle
forme
rappresentative
.
La
dinamica
,
in
vece
,
della
psiche
è
rappresentata
dai
sentimenti
:
in
essi
sta
la
forza
d
'
espansione
,
in
vano
cercata
nelle
nostre
idee
:
e
in
questa
espansione
essa
spinge
all
'
azione
,
benché
la
forza
d
'
espansione
non
sia
sempre
visibile
ed
apparente
secondo
l
'
energia
da
cui
è
fornita
»
*
.
E
così
è
,
adunque
,
che
statica
della
psiche
vuol
dire
pensiero
,
dinamica
,
sentimento
e
che
,
come
esiste
una
statica
ed
una
dinamica
per
l
'
individuo
,
esiste
,
del
pari
,
per
la
folla
:
e
di
queste
due
condizioni
ci
occuperemo
per
rispetto
alla
forma
psichica
della
folla
,
nella
sua
forma
indifferenziata
.
Noi
tracciammo
,
in
vero
,
i
due
momenti
più
culminanti
del
pensiero
e
del
sentimento
nella
folla
,
riassumendoli
nella
legge
:
la
folla
diffonde
ed
integra
il
pensiero
,
assomma
il
sentimento
;
ma
,
allora
,
noi
non
guardavamo
che
specialmente
l
'
opera
,
la
funzione
della
folla
per
rispetto
al
pensiero
e
all
'
azione
,
rimaneva
,
poi
da
tracciare
la
legge
che
presiede
al
sentimento
e
al
pensiero
,
come
motori
dell
'
azione
:
ossia
studiare
pensiero
e
sentimenti
per
riguardo
al
carattere
della
folla
.
Cominciamo
dal
pensiero
.
La
memoria
è
uno
dei
fatti
della
psiche
consistente
nella
facoltà
di
poter
riconoscere
,
risvegliare
e
far
rivivere
le
percezioni
del
mondo
esterno
,
una
volta
che
sieno
giunte
al
nostro
sistema
nervoso
e
vi
si
sieno
impresse
,
*
al
pari
di
un
cilindro
fonografico
,
di
cui
si
può
,
a
volontà
,
rievocare
le
impressioni
.
Ora
,
non
vi
è
dubbio
che
ognuno
porta
sviluppato
entro
di
sé
,
nel
proprio
sistema
nervoso
,
tale
attitudine
a
conservare
e
a
riprodurre
le
immagini
;
lo
sviluppo
della
specie
è
sempre
legato
a
tale
condizione
e
,
nel
rinforzarsi
e
trasmettersi
della
memoria
,
è
consistita
sempre
la
selezione
umana
,
e
,
diciamolo
più
largamente
,
della
razza
.
Nella
lotta
traverso
i
tempi
,
quelle
forme
animali
che
meglio
poterono
ricevere
,
conservare
e
richiamare
le
impressioni
del
mondo
esterno
,
accompagnate
con
il
senso
di
piacere
o
di
dolore
,
furono
quelle
che
meglio
,
poterono
garentirsi
dalle
influenze
nocive
dell
'
ambiente
.
Quel
tale
fatto
,
congiunto
con
l
'
esperienze
di
dolore
o
di
piacere
,
si
presentò
alla
mente
nel
momento
delle
ulteriori
esperienze
e
influì
sulla
condotta
dell
'
individuo
.
In
questa
maniera
la
memoria
psichica
agì
traverso
i
secoli
.
Ma
la
memoria
,
se
,
in
parte
,
esiste
come
predisposizione
,
come
istinto
,
in
noi
;
dall
'
altra
,
è
oggetto
di
lunga
educazione
:
vi
è
,
in
somma
,
nella
memoria
una
parte
trasmessa
ed
un
'
altra
acquisita
dall
'
individuo
:
l
'
educazione
che
altro
è
,
se
non
una
fissazione
ed
una
rievocazione
perenne
di
percezioni
e
di
sentimenti
?
La
scrittura
non
è
altro
che
una
rievocazione
di
esperienze
proprie
od
altrui
,
le
quali
sarebbero
dovute
andare
disperse
od
essere
affidate
ad
altri
mezzi
meno
efficaci
.
La
scrittura
,
però
,
nella
storia
dell
'
umanità
è
un
fatto
recente
:
dividendo
l
'
incivilimento
,
a
seconda
dei
fattori
che
lo
promuovono
,
in
fattori
sociali
e
storici
,
la
scrittura
appartiene
a
quest
'
ultimo
,
anzi
lo
determina
.
La
folla
indifferenziata
è
,
per
tale
riguardo
,
folla
atavica
,
essa
non
conosce
in
gran
parte
questo
mezzo
ausiliario
della
memoria
:
gli
avvenimenti
,
per
lei
,
non
sono
affidati
che
alla
sola
facoltà
memnonica
ond
'
è
che
sono
labili
e
non
vivono
che
per
una
o
due
generazioni
.
L
'
oblio
sommerge
ben
presto
il
ricordo
d
'
ogni
cosa
e
ne
restano
solo
delle
notizie
frammentarie
,
come
di
una
città
distrutta
,
dopo
lungo
volger
di
secoli
,
non
restano
che
semplici
vestigia
.
La
folla
primigenia
si
rassomiglia
,
per
il
rapporto
della
memoria
,
a
quei
selvaggi
presso
i
quali
,
d
'
una
esplorazione
europea
,
avvenimento
,
per
loro
di
certo
,
capitale
,
dopo
settanta
anni
non
rimaneva
nessun
ricordo
.
Io
ò
potuto
,
vivendo
in
campagna
fra
'
contadini
,
esperimentare
che
,
di
molti
avvenimenti
,
sorvive
solo
il
nome
ed
il
ricordo
,
privo
d
'
un
contenuto
stabile
e
circostanziato
:
vero
fenomeno
di
sopravvivenza
.
In
campagna
,
ogni
luogo
à
un
nome
,
che
derivò
da
un
avvenimento
:
una
persona
uccisa
,
un
uomo
od
un
animale
caduto
,
un
nome
un
po
'
strano
di
persona
che
vi
abitò
ecc
.
,
or
bene
il
ricordo
dell
'
avvenimento
è
più
vivo
fra
la
classe
comoda
d
'
un
dato
paese
che
fra
la
misera
.
Segno
che
la
memoria
,
abbandonata
a
sé
stessa
nelle
forme
basse
di
folla
,
è
più
labile
che
nelle
alte
:
questo
risponde
bene
a
quell
'
educazione
della
memoria
di
cui
parlavo
poco
fa
.
La
folla
,
inoltre
,
conserva
simile
in
ciò
all
'
individuo
di
preferenza
,
memoria
di
certi
dati
avvenimenti
;
à
peculiare
elezione
per
quei
fatti
che
la
toccano
e
la
commovono
vivamente
,
dei
quali
solamente
conserva
il
ricordo
,
che
poi
diventa
evanescente
.
Possiamo
,
anzi
,
stabilire
in
certo
qual
modo
che
quanto
più
una
folla
à
ricordi
di
fatti
e
di
interessi
ideali
,
tanto
più
essa
è
una
forma
evoluta
di
folla
.
Io
ò
spesso
cercato
,
fra
'
contadini
del
cosentino
,
di
sapere
quali
avvenimenti
del
nostro
secolo
erano
presenti
,
ancora
,
alla
loro
memoria
e
di
fare
,
poi
,
il
confronto
se
la
memoria
degli
avvenimenti
è
più
viva
in
città
od
in
campagna
.
Fra
gli
avvenimenti
del
nostro
secolo
,
ho
trovato
che
alcuni
,
in
città
,
sono
completamente
obliati
:
ad
esempio
,
l
'
invasione
dei
francesi
al
tempo
della
repubblica
partenopea
e
la
venuta
del
cardinale
Ruffo
:
nelle
campagne
il
ricordo
n
'
è
ancor
vivo
nella
generazione
vecchia
,
ch
'
è
quella
succeduta
alla
generazione
che
prese
parte
agli
avvenimenti
;
ma
la
generazione
presente
,
ch
'
è
la
terza
,
a
contare
da
quella
,
non
ne
à
memoria
.
Bisogna
,
però
,
osservare
che
le
città
,
in
genere
,
erano
giacobine
e
che
,
in
quasi
tutte
,
i
francesi
venivano
accolti
come
liberatori
;
le
campagne
al
contrario
erano
sanfediste
,
e
,
tra
esse
e
gli
eserciti
dei
sanculotti
,
si
impegnarono
lotte
sanguinose
:
sicché
per
le
campagne
quegli
avvenimenti
esercitarono
un
'
impressione
più
profonda
,
mettendo
da
banda
che
,
in
campagna
,
l
'
onda
degli
avvenimenti
non
è
così
incalzante
come
in
città
.
Di
tutto
quel
vasto
ed
agitato
periodo
che
precede
e
tien
dietro
la
venuta
del
cardinale
Ruffo
,
in
città
,
tra
la
plebe
,
non
ò
trovato
che
un
solo
ricordo
,
ma
privo
di
contenuto
,
che
,
cioè
,
ci
era
l
'
albero
della
libertà
,
ma
nessuno
à
mai
saputo
dirmi
altro
.
La
carboneria
,
in
Calabria
,
esercitò
grande
influsso
,
più
nei
paesi
che
nella
città
;
ebbene
,
di
questa
io
ò
trovato
,
quasi
vivo
,
il
ricordo
in
campagna
,
spento
in
città
.
Ho
potuto
vedere
che
gli
avvenimenti
dei
primi
anni
del
secolo
nostro
:
venuta
dei
francesi
,
sanfedismo
,
tremuoti
,
rivoluzione
del
48
,
sono
più
vivi
degli
avvenimenti
del
60
,
che
sono
di
tanto
più
recenti
;
ma
gli
è
che
la
rivoluzione
italiana
non
commosse
le
nostre
plebi
,
che
mediocremente
e
perciò
il
ricordo
è
quasi
svanito
,
mentre
gli
altri
avvenimenti
,
benché
più
lontani
,
sono
più
vivi
nell
'
animo
.
Io
ò
voluto
,
inoltre
,
studiare
,
in
mezzo
al
contado
,
se
esiste
il
ricordo
del
medio
evo
e
dell
'
evo
antico
,
appunto
per
rifermare
la
legge
della
memoria
nella
folla
;
ed
ò
trovato
che
,
in
contado
od
in
città
,
non
esiste
ricordo
d
'
avvenimenti
antichi
o
medioevali
,
tranne
che
in
simboli
di
sopravvivenza
.
È
curioso
che
,
mentre
la
nostra
vita
sociale
è
ancora
tutto
feudale
e
me
ne
occuperò
in
un
saggio
sul
carattere
del
mezzogiorno
in
Italia
,
il
ricordo
del
medio
evo
è
quasi
svanito
.
Epperò
il
Prof
.
Dorsa
,
scriveva
parlando
dei
calabresi
:
«
Essi
subirono
,
in
questo
fatto
,
la
sorte
di
tutti
i
popoli
neolatini
,
meno
forse
i
rumeni
:
il
medio
evo
gli
scisse
violentemente
da
'
loro
padri
,
dei
quali
seppellì
nell
'
oblio
i
miti
e
gli
eroi
popolari
»
*
.
Ora
,
esaminando
,
minuziosamente
,
questo
patrimonio
intellettivo
del
popolo
calabrese
,
a
me
pare
ch
'
esso
compongasi
di
tradizioni
diverse
mescolate
e
confuse
,
ma
che
si
ricollegano
quasi
tutte
al
medio
evo
,
l
'
evo
antico
essendo
scomparso
.
Esse
sono
però
ricordi
staccati
,
confusi
:
i
fatti
storici
sono
scomparsi
ed
è
rimasto
,
invece
,
la
superstruttura
ideale
.
I
cicli
intellettivi
possono
,
così
,
rappresentarsi
come
tanti
cerchi
che
s
'
intersecano
in
tanti
punti
,
formando
un
unico
contenuto
.
Abbiamo
un
vasto
ciclo
di
novelle
fantasiose
,
le
rumanze
,
delle
quali
,
il
Prof
.
Dorsa
diceva
:
«
le
leggende
calabresi
dette
rumanze
sono
ramificazioni
della
poesia
romanzesca
:
novelle
fantastiche
,
con
le
indispensabili
figure
dell
'
orco
,
del
mago
,
del
nano
,
ond
'
è
che
rimontano
alle
origini
di
quella
.
Sono
in
prosa
com
'
erano
i
vecchi
poemi
romanzeschi
,
e
come
continuano
a
vivere
a
'
tempi
nostri
i
Reali
di
Fra
ncia
e
Guerin
Meschino
»
.
La
critica
à
trovato
l
'
origine
di
questa
*
letteratura
romanza
nella
fantasiosa
letteratura
araba
e
di
cui
le
mille
e
una
notte
sono
il
più
bello
esempio
.
Io
credo
che
a
noi
sia
giunto
l
'
eco
di
tale
letteratura
popolare
per
mezzo
delle
invasioni
arabe
e
credo
averne
trovato
un
segno
in
questo
fatto
che
tutti
gli
avvenimenti
,
che
costituiscono
il
contenuto
di
queste
«
rumanze
»
,
si
svolgono
in
Ispagna
o
in
Portogallo
,
sedi
primitive
degli
arabi
,
che
di
là
passarono
fra
noi
.
Accanto
a
questo
ciclo
di
leggende
arabe
,
vi
è
quello
celto
delle
fate
o
latino
dell
'
orco
,
mescolati
e
confusi
,
dove
rivivono
ancora
il
mammarutu
,
il
mommu
,
il
pappu
ecc
.
che
sono
il
mormon
,
il
pappos
,
pappus
ecc
.
dei
greci
e
dei
romani
*
.
Un
ciclo
d
'
una
certa
importanza
è
costituito
dalle
avventure
di
Iugale
,
la
nostra
maschera
,
ch
'
è
il
Giugà
dei
siciliani
e
di
cui
il
mito
vive
nei
racconti
indiani
*
.
Altro
ciclo
di
non
minore
importanza
ci
viene
dalla
prima
tradizione
cristiana
,
una
specie
di
evangelo
popolare
di
Gesù
e
dei
dodici
apostoli
,
nel
loro
cammino
terrestre
così
immagina
la
leggenda
popolare
calabrese
e
nella
quale
campeggiano
Gesù
e
S
.
Pietro
,
tipo
di
egoista
,
incredulo
,
di
mente
corta
ed
in
questo
la
leggenda
non
si
sbaglia
.
Al
ciclo
religioso
cristiano
appartiene
la
leggenda
dell
'
ebreo
errante
,
che
cammina
sempre
,
e
d
'
un
altro
personaggio
detto
Marco
che
,
vuol
la
leggenda
,
tirò
a
Gesù
uno
schiaffo
ed
è
condannato
a
dondolare
eternamente
il
braccio
.
Curioso
è
vedere
come
,
talora
,
prevalga
una
interpetrazione
mistica
ed
ignorante
di
certe
parole
dell
'
evangelo
e
come
su
di
esse
la
fantasia
popolare
abbia
creato
una
leggenda
.
Così
le
parole
:
secula
seculorum
,
che
trovansi
spesso
nel
linguaggio
chiesastico
,
nella
leggenda
popolare
sono
un
marito
ed
una
m
oglie
la
Filomene
e
Bauci
del
cristianesimo
che
ospitarono
Gesù
,
nel
suo
apostolato
terreno
,
e
a
cui
fu
concessa
lunga
vita
rallegrata
d
'
un
amore
,
che
non
conosce
fine
:
creazione
gentile
quant
'
altro
mai
,
che
sia
uscita
dalla
fantasia
popolare
!
D
'
origine
,
schiettamente
,
medioevale
sono
un
non
piccolo
ciclo
di
fatti
,
di
romanze
e
di
superstizioni
di
streghe
,
di
fattucchiere
,
di
tregende
,
attorno
al
noce
di
Benevento
.
La
cupa
fantasia
medioevale
dei
demoni
che
fornicano
con
gli
uomini
,
è
ancora
viva
.
Il
ricordo
dei
maghi
famosi
quali
Rutilio
e
Pietro
Barliario
detto
dal
volgo
Pietro
Baialardo
,
si
ritrova
ancora
con
la
sagace
nocella
di
lui
che
fu
impigliato
,
in
una
reta
da
una
donna
traditrice
,
che
gli
avea
rubato
il
libro
delle
magie
.
I
ricordi
macabri
del
più
fitto
medio
evo
rivivono
ancora
ed
io
ò
ritrovato
in
parecchi
villaggi
la
storia
dei
morti
che
,
di
notte
,
scoperchiano
le
tombe
ed
escono
in
processione
,
cantando
.
Vivono
ancora
i
lupi
manari
,
la
credenza
dei
sogni
,
i
paladini
:
di
questi
in
verità
sussiste
solo
il
nome
ed
un
vago
ricordo
.
Dall
'
oriente
credo
che
sopravviva
ancora
una
conoscenza
empirica
dell
'
agricoltura
e
di
certi
dati
astronomici
:
i
contadini
distinguono
nel
cielo
certi
astri
che
servono
loro
di
guida
:
un
gruppo
di
stelle
dette
pullara
,
da
polloi
molti
:
triali
da
tres
,
tre
;
la
stella
boara
,
che
indica
l
'
ora
nella
quale
bisogna
pensare
al
governo
dei
bovi
;
la
stella
mattutina
che
precede
l
'
alba
;
ed
,
in
fine
,
un
altro
gruppo
di
cinque
stelle
di
cui
tre
avanti
,
un
'
altra
dopo
con
una
stella
più
piccola
a
lato
.
Sono
queste
stelle
,
nella
immaginazione
della
povera
gente
,
un
quadro
della
vita
sua
d
'
ogni
giorno
:
le
stelle
dinanzi
sono
il
bue
con
il
boaro
e
la
moglie
e
la
stella
piccola
è
una
figlioletta
che
vien
dietro
e
li
segue
a
stento
.
Dalle
prime
civiltà
ci
è
del
pari
derivato
una
larga
conoscenza
dell
'
erbe
e
dei
loro
rimedii
è
il
primo
empirismo
medico
che
vive
ancora
e
che
costituisce
tutta
la
tradizione
scientifica
popolare
.
Tal
'
è
la
psiche
popolare
,
nella
sua
forma
statica
,
in
mezzo
ad
una
folla
che
,
per
molte
condizioni
di
tempo
e
di
fatti
,
rimase
in
uno
stadio
primitivo
ed
arretrato
di
mente
e
di
sviluppo
;
nella
quale
prevalgono
ancora
le
doti
primitive
delle
folle
:
il
porgere
facile
orecchio
allo
strano
ed
al
meraviglioso
,
la
credenza
nel
miracolo
,
nell
'
occultismo
,
nella
negromanzia
;
la
possibile
predizione
del
futuro
;
il
senso
di
meraviglia
scarso
o
mancante
e
poi
un
misoneismo
cieco
ed
ostinato
*
.
Queste
doti
,
così
proprie
delle
popolazioni
selvaggie
o
poco
civili
,
rivivono
,
ancora
,
fra
le
forme
più
basse
di
folle
,
ma
sono
confessiamolo
a
nostro
conforto
un
atavismo
che
scompare
.
La
tradizione
greco
romana
e
medioevale
va
,
ogni
giorno
,
dileguandosi
e
al
vecchio
contadino
subentra
il
nuovo
più
sveglio
,
più
colto
,
che
à
visitato
paesi
nuovi
,
cui
duole
quel
resto
di
vassallaggio
medio
evale
.
Il
vecchio
contadino
nato
e
vissuto
nel
luogo
che
l
'
à
visto
nascere
è
ancora
vestito
alla
spagnuola
con
i
calzoni
corti
,
le
brache
,
la
giacca
di
lana
nera
e
le
svolte
colorate
,
con
l
'
antico
cappello
a
cono
,
con
i
capelli
corti
,
tranne
un
sol
ciuffo
e
la
barba
rasa
.
È
il
servo
del
medio
evo
che
ancora
rivive
,
attaccato
alla
corvée
,
cerimonioso
,
che
vuole
ancora
baciarvi
le
mani
,
che
porta
,
nel
viso
e
nella
tonsura
del
capo
,
i
segni
della
sua
bassezza
:
quello
che
gli
è
succeduto
,
porta
,
lentamente
,
i
segni
dell
'
uomo
nuovo
la
coscienza
umana
dentro
di
sé
,
quel
senso
di
nobile
alterezza
che
forma
la
dote
più
bella
dei
popoli
,
davvero
,
civili
:
uomo
colto
,
gentile
,
con
la
coscienza
di
non
essere
né
di
meno
,
né
di
più
d
'
un
altro
,
ma
utile
al
consorzio
umano
al
pari
d
'
ogni
altro
:
quest
'
è
la
coscienza
nuova
che
va
sorgendo
;
cambiata
,
così
,
la
pluralità
delle
coscienze
,
la
folla
avrà
una
statica
psichica
diversa
,
così
come
noi
la
scorgiamo
ne
'
popoli
di
altri
paesi
:
ad
ogni
modo
,
questo
ci
permette
di
enunciare
la
legge
che
regola
la
statica
psichica
.
Questa
è
:
il
pensiero
d
'
una
folla
bassa
è
fatto
dalle
idee
e
da
'
concetti
d
'
altri
uomini
e
d
'
altri
tempi
,
stratificato
non
in
modo
successivo
,
ma
caotico
e
confuso
,
come
un
terreno
geologico
che
gli
avvenimenti
tellurici
sconvolsero
.
Così
è
della
mente
:
il
vecchio
e
il
nuovo
si
trovano
insieme
senza
limiti
fissi
,
ma
mescolati
in
una
sola
concezione
.
Gettare
nel
mare
dell
'
oblio
il
vecchio
,
innestarvi
il
nuovo
,
vivere
di
questo
solo
:
è
il
progresso
d
'
una
mente
che
sente
la
voce
del
proprio
tempo
,
d
'
una
mente
davvero
moderna
:
verso
questa
meta
ideale
si
muove
la
psiche
dell
'
individuo
,
come
quella
della
folla
,
aiutata
dalle
vicende
dei
tempi
e
dalla
coltura
,
ostacolata
,
talora
,
da
'
più
strani
ed
interessati
pregiudizii
.
CAPITOLO
IV
.
FOLLA
E
DINAMICA
DELLA
PSICHE
La
folla
à
una
dinamica
psichica
,
à
,
cioè
,
i
sentimenti
e
le
emozioni
i
quali
sono
i
veri
propulsori
,
le
spinte
dell
'
azione
.
La
dinamica
,
ossia
il
complesso
delle
emozioni
e
dei
sentimenti
,
è
l
'
elica
della
nave
,
laddove
la
bussola
n
'
è
rappresentata
dal
pensiero
e
pensiero
e
sentimento
formano
,
in
ultimo
,
il
carattere
.
Le
folle
ànno
,
come
gli
individui
,
un
'
evoluzione
del
sentimento
,
simile
a
quella
della
specie
e
,
come
quella
,
fatta
dal
nascere
e
dallo
svolgersi
di
due
sentimenti
coevi
:
egoismo
ed
altruismo
che
sono
la
sorgente
di
svariate
emozioni
.
Ma
,
benché
questi
due
sentimenti
sieno
coevi
,
ch
'
è
quanto
dire
che
sorgono
e
sono
contenuti
nelle
forme
più
basse
del
mondo
organico
,
pure
la
loro
evoluzione
non
è
parallela
.
Se
noi
volessimo
disporre
in
forma
schematica
i
sentimenti
,
dalle
forme
organizzate
più
basse
,
risalendo
alle
più
alte
,
come
à
fatto
la
psicologia
comparata
,
troveremmo
che
,
in
basso
e
per
un
tratto
ancora
,
è
il
sentimento
egoistico
che
prevale
,
laddove
in
alto
prevale
l
'
altruismo
.
In
molti
animali
il
sentimento
altruistico
si
restringe
alle
funzioni
della
generazione
come
è
d
'
alcuni
insetti
che
muoiono
non
appena
compiuto
l
'
atto
di
amore
;
più
su
ancora
,
l
'
altruismo
si
allarga
nel
sentimento
della
maternità
,
esteso
al
periodo
nel
quale
la
prole
non
può
provvedere
a
sé
stessa
o
gli
sorge
accanto
il
sentimento
d
'
amore
come
nelle
colombe
,
nelle
tortore
ecc
.
Ma
,
per
trovare
il
sentimento
sociale
ch
'
è
fortemente
altruista
,
bisogna
arrivare
ad
alcune
specie
evolute
,
come
insetti
,
formiche
,
api
;
ad
alcuni
uccelli
,
viventi
a
stormo
,
per
salire
fino
agli
antropoidi
ed
all
'
uomo
.
Nelle
società
umane
l
'
altruismo
s
'
intensifica
e
si
allarga
nell
'
amore
dei
figli
,
dei
parenti
,
dei
proprii
simili
e
dell
'
evoluzione
e
dell
'
altezza
di
queste
diverse
forme
di
emozioni
filiali
,
parentali
e
sociali
ci
serviamo
per
misurare
il
progresso
d
'
una
data
società
.
Lo
stesso
cammino
,
dall
'
egoismo
all
'
altruismo
,
vien
percorso
dall
'
individuo
nel
suo
primo
e
posteriore
sviluppo
della
psiche
:
di
fatti
,
è
noto
,
come
il
bambino
riceve
,
nei
primi
anni
,
continui
eccitamenti
che
partono
dalla
periferia
del
proprio
corpo
e
vanno
sino
al
cervello
e
al
midollo
spinale
,
costituendo
il
senso
cenestesico
,
onde
egli
è
sempre
impressionato
di
sé
ed
è
egoista
.
Poco
a
poco
,
queste
continue
eccitazioni
non
vengono
più
avvertite
per
la
legge
degli
stimoli
persistenti
e
simili
,
invece
,
arrivano
,
di
continuo
,
eccitamenti
del
mondo
esterno
:
è
questo
il
periodo
nel
quale
si
completa
la
psiche
e
si
sviluppano
i
sentimenti
altruistici
.
Possono
alcuni
,
per
un
difetto
di
sviluppo
della
psiche
,
non
sentire
che
i
soli
sentimenti
egoistici
e
son
quelli
che
la
scienza
à
chiamati
egotisti
,
mancanti
cioè
del
sentimento
altruistico
per
difettoso
sviluppo
,
per
mancata
educazione
del
sentimento
altruistico
*
.
Le
folle
che
sono
,
come
dicemmo
,
delle
stratificazioni
sociali
,
vanno
soggette
a
questi
graduali
sviluppi
dall
'
egoismo
all
'
altruismo
:
onde
le
folle
basse
,
indifferenziate
sono
egoiste
:
le
alte
,
le
colte
,
le
differenziate
,
altruiste
.
Continuando
i
nostri
studii
del
sentimento
,
pigliando
a
soggetto
le
folle
indifferenziate
più
basse
e
meno
evolute
,
quali
sono
le
plebi
contadinesche
nel
mezzogiorno
d
'
Italia
,
io
ò
potuto
fare
le
seguenti
osservazioni
:
il
sentimento
filiale
è
molto
sviluppato
,
sotto
tal
punto
io
non
ò
trovato
differenza
tra
le
folle
alte
e
le
basse
,
invece
è
scarsissimo
il
sentimento
parentale
e
cioè
verso
i
fratelli
,
verso
i
genitori
e
così
via
via
e
l
'
esempio
di
genitori
abbandonati
nella
vecchiaia
è
frequentissimo
.
Il
sentimento
dell
'
amicizia
è
così
scarso
,
che
credo
quasi
non
esista
:
ricercando
nei
proverbi
,
che
sono
la
sapienza
e
la
psiche
d
'
un
popolo
cristallizzato
,
ò
trovato
non
un
solo
proverbio
che
parli
dell
'
amicizia
;
vi
è
uno
nel
quale
l
'
egoismo
più
assoluto
vi
è
contenuto
e
dice
così
:
i
migliori
amici
e
i
migliori
parenti
sono
i
belli
tarì
(
moneta
antica
)
con
le
ali
bianche
.
Ora
,
questo
scarso
sentimento
di
amicizia
costituisce
un
ostacolo
grande
ad
unirsi
e
ad
organizzarsi
per
qualunque
scopo
.
E
perciò
l
'
uomo
plebeo
è
diffidente
,
astuto
,
menzognero
,
poco
curante
della
promessa
,
cioè
fornito
di
tutte
le
qualità
antisociali
.
Uno
dei
sentimenti
sociali
è
,
certamente
,
il
sentimento
religioso
:
ma
esso
,
nel
contadino
,
è
un
vero
feticismo
,
mancante
di
ogni
sana
idealità
.
Il
contadino
si
rassomiglia
,
in
ciò
,
molto
col
selvaggio
e
con
popoli
nei
quali
il
sentimento
religioso
è
il
riflesso
d
'
una
società
barbara
.
La
criminalità
,
in
Calabria
,
si
è
ammantata
lungo
tempo
con
sentimenti
religiosi
:
i
banditi
portavano
il
tradizionale
abitino
della
Madonna
del
Carmine
e
pregavano
in
momenti
di
imprese
arrischiate
e
pieni
di
pericoli
.
Al
tempo
della
Santa
Fede
i
briganti
furono
tutti
sanfedisti
;
in
altri
termini
,
come
,
nell
'
olimpo
greco
,
quella
società
,
per
alcuni
rispetti
,
inferiore
e
barbara
si
rispecchiava
nei
suoi
dei
,
così
,
presso
le
folle
basse
,
il
sentimento
religioso
rispecchia
le
condizioni
morali
inferiori
d
'
un
popolo
.
Connesse
con
i
sentimenti
sono
l
'
emozioni
,
che
affatigano
l
'
animo
collettivo
al
pari
dell
'
animo
individuale
e
presentano
una
variabilità
in
intensità
e
squisitezza
che
sale
dalle
forme
basse
di
folle
alle
forme
alte
e
si
riflette
nel
gusto
estetico
,
vario
,
differente
,
così
plebeo
in
basso
,
per
quanto
delicato
e
gentile
in
alto
.
Eppure
,
in
mezzo
a
questa
sentimentalità
bassa
,
vi
è
talora
una
squisitezza
ed
una
morbidezza
di
sentimento
,
da
farla
credere
uscita
,
non
da
una
folla
inferiore
,
ma
dall
'
animo
del
più
gentile
dei
poeti
.
L
'
animo
umano
,
per
quanto
perverso
,
non
lo
è
mai
del
tutto
e
porta
sempre
qualche
cosa
che
compensi
il
male
,
anche
i
grandi
delinquenti
ànno
,
nel
loro
cuore
,
qualche
lato
gentile
,
pietoso
,
pieno
d
'
affetto
che
commove
;
un
animo
eternamente
cattivo
,
senza
un
lampo
solo
di
bontà
,
non
si
trova
in
natura
.
Del
pari
è
la
psiche
popolare
:
io
ò
avuto
agio
di
sorprendere
una
ricamatura
ideale
e
passionata
intorno
ad
un
nudo
fatto
di
cronaca
d
'
una
povera
suicida
:
una
povera
traviata
,
ravveduta
,
vinta
dall
'
amore
d
'
un
uomo
,
la
quale
si
suicidò
,
pochi
mesi
dopo
,
per
la
morte
della
persona
amata
.
In
un
giornale
,
esaminando
il
fatto
dal
punto
di
vista
dell
'
animo
della
folla
,
io
scrivevo
così
:
«
È
vera
o
falsa
questa
tela
di
dolori
?
chi
lo
sa
!
il
fatto
vero
è
che
essa
corre
pietosa
così
,
come
l
'
ò
gettata
su
questo
foglio
,
per
la
bocca
del
popolo
,
il
quale
à
voluto
ed
à
saputo
scrivere
,
in
questo
episodio
,
una
pagina
,
di
amore
e
di
dolore
insieme
,
della
propria
vita
:
come
il
Foscolo
,
nell
'
Ortis
,
scrisse
una
pagina
degli
sconforti
della
gioventù
del
suo
tempo
.
»
Da
questa
folla
inferiore
si
passa
,
per
gradi
,
alle
folle
alte
che
ànno
un
grande
contenuto
morale
.
Ebbene
,
dalle
une
alle
altre
,
attraverso
tutti
i
gradi
intermedii
,
vi
è
un
crescendo
dall
'
egoismo
all
'
altruismo
nella
dinamica
della
psiche
.
Paragonate
la
folla
indifferenziata
del
mezzogiorno
d
'
Italia
con
quelle
dell
'
Australia
,
delle
quali
Dario
Papa
*
parla
nell
'
intervista
con
«
una
bella
signora
»
e
voi
sentite
quanto
grande
ne
sia
la
differenza
.
Penetrate
addentro
la
psiche
collettiva
di
quella
folla
e
voi
troverete
che
,
se
nel
pensiero
esse
sono
,
dinanzi
alle
folle
colte
di
là
,
sull
'
ultimo
gradino
della
scala
,
nel
sentimento
loro
prevale
l
'
altruismo
sull
'
egoismo
.
Non
una
sola
causa
che
meriti
la
pietà
,
l
'
appoggio
,
l
'
aiuto
che
non
trovi
,
nelle
folle
anglosassoni
,
una
corrente
di
simpatia
:
là
la
vita
si
svolge
s
ul
doppio
perno
dell
'
egoismo
che
si
completa
nell
'
altruismo
:
da
noi
,
invece
,
non
viviamo
che
di
semplice
e
puro
egoismo
e
chi
può
dire
di
quanto
danno
sia
questo
sentimento
così
chiuso
e
così
ignorante
?
Conchiudiamo
,
adunque
,
che
se
la
psiche
d
'
una
folla
,
nella
parte
statica
,
tenta
vivere
del
pensiero
del
proprio
tempo
;
nella
parte
dinamica
,
si
muove
verso
un
crescente
altruismo
o
se
volete
verso
l
'
ego
altruismo
,
ché
l
'
altruismo
puro
è
dote
di
pochi
eletti
e
,
solo
in
casi
rari
,
delle
folle
;
ma
,
sia
pure
così
,
non
deve
a
questo
sentimento
l
'
umanità
quanto
di
nobile
,
di
grande
,
di
generoso
esiste
sulla
terra
?
ed
è
questo
poco
forse
?
Ed
ora
veniamo
al
carattere
della
folla
.
L
'
uomo
non
è
individuo
isolato
,
egli
vive
in
un
mezzo
,
in
un
ambiente
,
in
qualcosa
che
lo
circonda
che
agisce
su
di
lui
,
procurandone
una
costante
reazione
.
La
vita
,
da
qualunque
punto
la
si
guardi
,
dal
lato
biologico
o
psichico
,
sociale
o
storico
,
è
una
reazione
all
'
ambiente
sia
esso
fisico
o
sociale
,
che
circonda
l
'
individuo
,
ed
è
reazione
con
adattamento
,
onde
lo
Spencer
diceva
la
vita
essere
un
continuo
adattamento
delle
condizioni
interne
all
'
esterno
.
Tralasciamo
l
'
adattamento
dell
'
organismo
all
'
ambiente
e
guardiamo
,
invece
,
l
'
adattamento
delle
psiche
alle
altre
che
lo
circondano
,
al
clima
,
cioè
,
storico
sociale
,
che
costituisce
quello
che
noi
,
in
senso
lato
,
diciamo
carattere
.
Ora
la
psiche
individuale
non
è
qualcosa
di
semplice
,
essa
è
estremamente
complessa
ed
è
fatta
di
molti
stati
di
coscienza
,
che
tendono
a
comporsi
in
unità
e
dei
quali
alcuni
rinnovellansi
,
altri
vanno
dispersi
nell
'
oblio
.
Ma
,
sebbene
questa
sia
la
tendenza
della
psiche
,
raramente
avviene
che
gli
stati
di
coscienza
,
perdendo
quel
non
so
che
di
vago
e
di
fluttuante
che
portano
seco
,
costituiscano
un
'
unità
che
si
evolva
e
si
rinnovelli
di
continuo
e
lentamente
in
modo
che
il
nuovo
stabilmente
s
'
innesti
sull
'
antico
e
la
parte
avventizia
sull
'
acquisita
.
In
una
psiche
così
fortemente
organizzata
,
le
reazioni
all
'
ambiente
esterno
sono
somiglianti
cioè
come
dirette
da
un
solo
sentimento
ed
inspirate
ad
un
fine
solo
,
fine
e
sentimento
che
,
quando
sono
normali
,
fanno
a
noi
dire
che
quella
tale
persona
è
di
carattere
.
Il
Sergi
,
che
s
'
è
occupato
più
volte
del
carattere
,
così
diceva
:
«
carattere
vuol
dire
,
nella
sua
significazione
letterale
,
qualche
cosa
d
'
impresso
,
che
rimane
costante
,
perciò
,
e
invariabile
,
come
suggello
;
e
si
riferisce
al
modo
di
operare
nella
contigenza
della
vita
,
come
una
norma
per
ogni
uomo
,
dati
motivi
,
più
o
meno
,
veri
e
diversi
;
è
qualche
cosa
sulla
vita
attiva
d
'
ogni
individuo
,
la
quale
nelle
circostanze
difficili
e
gravi
,
è
stimata
come
una
qualità
preziosa
,
che
sicuramente
dirigerà
la
condotta
senza
cedere
o
piegare
davanti
a
esigenze
che
possono
far
deviare
dalla
via
buona
ed
onesta
»
.
Parlando
della
folla
,
non
possiamo
dire
ch
'
essa
abbia
sempre
carattere
,
nel
senso
detto
,
dianzi
,
di
norma
unica
,
direttiva
,
volta
al
bene
;
il
carattere
è
guidato
dal
sentimento
ed
illuminato
dal
pensiero
,
ora
,
se
i
pensieri
e
il
sentimento
,
nella
folla
,
sono
inferiori
e
mutevoli
,
il
carattere
ch
'
è
la
risultante
della
psiche
e
delle
reazioni
del
mondo
esterno
,
non
può
essere
né
nobile
né
elevato
.
Nella
folla
,
adunque
,
carattere
,
nel
senso
stretto
della
parola
,
non
esiste
fino
a
che
essa
si
mantiene
in
condizioni
inferiori
di
vita
;
ma
compare
nelle
folle
alte
,
colte
,
nelle
quali
la
dinamica
e
la
statica
psichica
si
sono
elevate
a
quell
'
altezza
che
solo
le
folle
evolute
posseggono
.
Il
carattere
,
però
,
se
non
esiste
in
questa
forma
elevata
;
esiste
come
metodo
di
condotta
:
esso
anzi
è
,
come
dice
Sergi
,
un
organismo
che
si
viene
mano
mano
formando
e
che
va
dalla
forma
più
bassa
e
meno
determinate
alle
più
alte
,
più
determinate
e
più
stabili
;
né
è
opera
di
un
solo
individuo
,
ma
si
è
venuto
svolgendo
nella
razza
e
ciascuno
vi
à
collaborato
,
non
solo
educando
il
proprio
carattere
,
ma
influenzando
,
in
modo
diretto
ed
indiretto
,
quello
degli
altri
*
.
Vi
è
perciò
la
nota
ben
Sergi
nel
carattere
una
parte
fondamentale
ed
avventizia
,
sicché
,
quando
noi
ci
accingiamo
a
parlare
del
carattere
d
'
una
folla
,
noi
dobbiamo
valutare
la
parte
fondamentale
e
l
'
avventizia
e
,
solo
quando
troviamo
che
l
'
una
o
l
'
altra
manca
,
non
ci
possiamo
aspettare
più
carattere
elevato
,
ma
condotta
fluttuante
,
varia
,
non
diretta
ad
un
fine
sociale
.
CAPITOLO
V
.
GIOVINEZZA
E
SENILITÀ
DELLA
FOLLA
Le
folle
,
come
le
persone
,
hanno
i
periodi
di
giovinezza
e
di
senilità
.
Sia
che
si
considerino
due
folle
,
in
momenti
determinati
:
sia
che
se
ne
consideri
una
in
momenti
successivi
,
l
'
osservazione
d
'
una
giovinezza
e
d
'
una
senilità
della
folla
non
è
cosa
rara
o
difficile
.
Ora
,
la
diversità
della
folla
,
in
questi
due
momenti
che
segnano
la
pienezza
della
vita
ed
il
declinare
,
sta
tutta
nelle
qualità
psichiche
e
,
talora
,
nelle
qualità
somatiche
.
Noi
dicemmo
come
,
con
il
potere
politico
ed
economico
o
con
questo
solo
molte
famiglie
illustri
,
che
contano
lungo
volgere
di
ricchezza
e
di
gloria
,
trasmettono
spesso
la
degenerazione
della
razza
e
notammo
,
prendendola
dal
Loria
,
la
impressione
che
si
riceve
guardando
,
dispiegati
ai
propri
occhi
,
i
ritratti
di
tutto
un
casato
illustre
dal
più
antico
antenato
che
creò
la
gloria
della
famiglia
,
giù
giù
all
'
ultimo
discendente
.
Da
questa
scorsa
l
'
occhio
rimane
come
stanco
,
assistendo
ad
un
progressivo
scomparire
di
doti
superiori
e
ad
un
subentrare
,
in
loro
vece
,
di
note
degenerative
.
Queste
osservazioni
,
vere
per
una
famiglia
,
valgono
per
una
folla
:
quando
l
'
impero
romano
decadeva
,
le
genti
italiche
erano
meschine
,
sparute
,
piccole
.
Sotto
l
'
ancien
régime
la
degenerazione
avea
invaso
e
nobiltà
e
servi
:
né
potea
essere
diversamente
sotto
lo
stimolo
dell
'
ozio
in
alto
della
miseria
e
del
lavoro
eccessivo
in
basso
.
La
senilità
della
folla
è
determinata
da
due
fattori
,
uno
psico
somatico
e
l
'
altro
sociale
,
ch
'
è
quanto
dire
:
le
folle
invecchiano
o
per
aver
troppo
vissuto
o
per
circostanze
esterne
che
rendono
triste
l
'
ambiente
sociale
nel
quale
devono
svolgersi
.
Il
fattore
psico
somatico
,
lo
scadimento
della
razza
,
è
venuto
dopo
le
grandi
,
le
lunghe
civiltà
che
si
sono
succedute
,
dopo
essersi
innalzate
sino
al
fastigio
del
lusso
snervante
,
della
sensualità
raffinata
,
del
vizio
ammantato
del
bagliore
dell
'
arte
.
Così
sono
cadute
le
antiche
civiltà
orientali
,
così
è
caduta
Roma
;
così
cadrà
la
nostra
civiltà
.
Accanto
a
questa
degenerazione
che
attende
coloro
che
ànno
soverchiamente
goduto
;
quando
un
idealismo
forte
e
riparatore
non
abbia
agito
come
una
forza
di
preservazione
,
che
,
mancato
il
pungolo
del
bisogno
,
abbia
incitato
a
novelle
lotte
e
a
novelle
infuturazioni
;
accanto
a
questa
degenerazione
sibarita
e
sardapanalesca
,
vi
è
quella
che
deriva
da
un
forte
sopralavoro
psico
somatico
ed
è
dei
popoli
che
,
troppo
intellettualmente
,
vissero
e
che
sciuparono
in
qualche
impresa
,
soverchia
energia
e
sui
quali
il
lavoro
pesò
più
duramente
di
quanto
i
loro
omeri
avessero
potuto
sostenere
.
Avverrà
forse
così
dei
popoli
nordici
che
,
oggi
,
preparono
la
futura
civiltà
d
'
Europa
;
avverrà
,
forse
,
così
delle
Americhe
,
dove
la
vita
à
raggiunto
un
'
immensa
,
un
'
alta
pressione
;
avvenne
così
dei
comuni
italiani
che
sciuparono
nelle
lotte
interne
il
rigoglio
di
vita
.
All
'
infuori
di
queste
forme
di
degenerazione
psico
somatica
,
vi
è
quella
legata
al
clima
,
all
'
orografia
,
all
'
eccesso
o
al
difetto
di
nutrizione
,
a
tutto
quanto
l
'
ambiente
climatico
tellurico
che
agisce
,
innalzando
prima
,
l
'
indice
della
civiltà
e
poi
deprimendolo
.
In
grazia
di
ciò
,
le
prime
civiltà
furono
tropicali
o
quasi
,
il
clima
colligiano
fece
rifiorire
e
poi
spense
la
genialità
toscana
.
Ma
,
comunque
avvenga
,
la
senilità
è
un
lungo
periodo
di
riposo
e
di
risorgenti
energie
,
che
ben
può
essere
talora
una
vera
morte
,
se
un
fattore
nuovo
non
sopravvenga
,
come
una
mistione
d
'
un
popolo
dissimilare
,
un
fenomeno
politico
,
una
novella
forma
economica
,
il
quale
fattore
nuovo
valga
a
far
sì
che
un
popolo
sorga
dal
sudario
nel
quale
pareva
avvolto
per
sempre
.
Non
è
molto
e
gli
antropologi
aveano
posto
un
nuovo
fatalismo
,
per
il
quale
le
razze
inferiori
non
si
sarebbero
mai
elevate
sino
alla
civiltà
europea
;
ma
l
'
esempio
degli
schiavi
di
America
à
rotto
la
pastoia
di
quest
'
altro
pregiudizio
scientifico
,
ond
'
è
che
la
senilità
e
la
giovinezza
dei
popoli
si
alternano
,
così
come
dalla
morte
balza
perennemente
la
vita
*
.
Ma
più
che
nelle
condizioni
somatiche
le
folle
giovani
o
vecchie
si
differenziano
nel
tono
della
psiche
,
giacché
le
une
sono
ottimiste
le
altre
pessimiste
.
Ottimismo
e
pessimismo
sono
,
adunque
,
le
qualità
precipue
d
'
una
folla
colta
nei
due
momenti
diversi
di
giovinezza
e
di
senilità
e
le
quali
ne
presuppongono
altre
.
Il
secolo
nostro
è
preso
da
uno
sconforto
immenso
che
nasce
dalla
ristrettezza
economica
:
il
Loria
dice
che
,
guardando
in
viso
la
gente
a
noi
contemporanea
,
si
coglie
nella
maggior
parte
di
essa
,
quell
'
impronta
di
dolore
,
così
comune
in
chi
vive
in
epoche
tormentose
.
Il
visitatore
che
scorre
una
pinacoteca
riferentesi
a
'
secoli
più
tristi
della
storia
d
'
un
paese
,
trova
sulle
tele
effigianti
i
personaggi
di
quei
tempi
,
un
'
eterna
nota
di
duolo
,
come
la
si
osserva
sul
viso
,
talora
squisitamente
bello
,
dei
profughi
russi
.
L
'
età
passata
ebbe
sconforti
e
dolori
politici
:
guerre
,
persecuzioni
di
pensiero
,
santa
inquisizione
furono
tante
sorgenti
di
dolore
:
la
questione
economica
rimase
come
velata
da
queste
altre
ed
,
in
apparenza
,
diverse
quistioni
,
che
ne
furono
la
superstruttura
;
è
merito
dei
tempi
nostri
aver
denudato
il
pietoso
velario
e
mostrato
che
,
in
fondo
ad
ogni
quistione
,
si
agita
il
pane
quotidiano
e
che
,
dalla
risoluzione
di
questo
,
potrà
dipendere
l
'
avvenire
della
umanità
;
ond
'
è
che
il
pensiero
del
domani
tormenta
tutti
e
,
come
una
folata
di
nebbia
,
si
espande
fino
alle
folle
contadinesche
,
che
sono
per
la
natura
loro
le
meno
impressionabili
e
le
meno
capaci
di
preoccupazioni
dolorose
.
Ma
,
la
preoccupazione
e
la
ristrettezza
economica
portano
seco
,
sia
fra
le
folle
giovani
,
come
fra
le
vecchie
,
uno
sconforto
ben
maggiore
,
la
certezza
,
cioè
,
che
né
legge
,
né
morale
,
né
virtù
presiedano
alle
consociazioni
umane
,
ché
anzi
l
'
arbitrio
,
l
'
immoralità
,
il
vizio
sieno
la
ragione
del
successo
odierno
.
Questo
svanire
d
'
idealità
è
sommamente
doloroso
:
le
fedi
umane
e
divine
cadono
e
non
resta
che
la
forza
e
l
'
astuzia
arbitra
del
mondo
.
Né
si
può
dire
che
lo
scomparire
di
quelle
idealità
,
formanti
la
rocca
più
salda
d
'
ogni
civiltà
,
non
sia
vero
,
che
sia
una
torbida
visione
d
'
ammalati
.
L
'
esempio
d
'
ogni
giorno
è
una
prova
che
si
aggiunge
alle
altre
,
onde
a
'
più
pare
che
la
fine
del
mondo
si
avvicini
:
non
più
il
mille
con
la
promessa
del
cielo
,
ma
il
duemila
,
con
il
ruinare
della
società
,
preoccupa
le
menti
:
il
mondo
che
si
è
aperto
con
l
a
barbarie
,
si
chiuderà
con
questa
:
tal
'
è
il
grido
di
malaugurio
de
'
nuovi
millenarï
.
Ma
,
in
questo
,
si
differenziano
le
folle
dalle
vecchie
:
mentre
le
vecchie
,
disperando
del
mondo
,
o
cedono
ad
una
morale
discendente
ragionando
così
:
se
il
mondo
è
dominato
dal
vizio
,
a
che
vale
essere
virtuosi
?
o
,
schivi
aspettano
questo
caos
che
verrà
e
dal
quale
non
vi
sarà
salvezza
,
e
son
le
folle
sfiduciate
;
o
si
rivolgono
al
passato
,
rifuggiandovisi
come
in
un
regno
incantato
,
del
quale
sospirano
il
ritorno
e
son
queste
le
folle
mistiche
;
mentre
dunque
,
dallo
spettacolo
e
dallo
sconforto
presente
,
esse
o
ne
derivano
una
morale
inferiore
o
una
sfiducia
o
un
neomisticismo
;
le
folle
giovani
,
dal
presente
triste
,
derivano
un
avvenire
migliore
di
cui
esse
portano
in
sé
e
la
novella
ed
i
principï
,
l
'
annunzio
e
gli
elementi
formatori
.
E
dinanzi
alle
folle
vecchie
,
che
rappresentano
una
civiltà
che
passa
,
sono
un
mondo
nuovo
che
sorge
e
,
come
tale
,
portano
in
sé
tendenze
svariate
e
diverse
:
arte
,
letteratu
ra
,
concezione
morale
,
novello
diritto
ecc
.
tutto
è
nel
loro
animo
,
e
,
di
contro
alle
forme
moriture
della
vecchia
civiltà
,
si
prova
l
'
impressione
di
contrasto
d
'
un
giovane
a
diciotto
anni
dinanzi
ad
un
vecchio
a
settanta
e
lo
spettacolo
d
'
una
folla
giovane
,
cosciente
di
sé
di
contro
ad
una
folla
vecchia
,
è
uno
dei
drammi
più
maestosi
che
offra
la
storia
.
Ma
,
la
coscienza
della
propria
missione
riceve
un
conforto
ed
una
certezza
dalla
scienza
,
da
quest
'
arma
poderosa
,
che
,
in
un
momento
dato
,
cade
dalle
mani
d
'
una
folla
vecchia
e
viene
imbrandito
da
altra
giovane
.
Fenomeno
ben
doloroso
e
di
non
poco
valore
è
questa
emigrazione
del
sapere
e
che
,
di
contro
alla
coscienza
innata
,
ma
confusa
di
una
folla
ne
crea
un
'
altra
ben
più
salda
e
sincera
,
dispiegando
dello
speciale
meccanismo
delle
folle
il
ritmo
e
la
portata
ed
è
come
il
fascio
di
luce
che
,
rompendo
le
tenebre
,
guida
e
sorregge
il
passo
del
viaggiatore
.
Ogni
civiltà
porta
in
sé
come
tanti
organismi
di
puntello
:
organismi
ideali
,
in
vero
,
ma
non
per
questo
meno
protettori
:
religione
,
virtù
,
ideale
,
amore
degli
uomini
,
disinteresse
ecc
.
Ora
,
questi
principii
fondamentali
che
finché
una
civiltà
è
fiorente
tiene
in
gran
pregio
,
quando
ne
incomincia
la
senilità
vengono
rosi
come
bastioni
dal
tempo
o
dal
flutto
dell
'
onda
.
La
scienza
,
allora
,
cambiato
metro
e
passata
da
una
folla
all
'
altra
,
concorre
a
demolire
quei
poteri
frenatori
che
,
in
altri
tempi
,
corroborò
e
difese
e
concorre
a
formare
i
nuovi
,
esercitando
così
opera
di
gran
valore
nelle
vicende
delle
cose
umane
.
La
scienza
,
così
,
per
portare
un
solo
esempio
,
avea
,
un
giorno
,
creato
nel
mondo
biologico
la
teoria
della
lotta
per
l
'
esistenza
con
la
prevalenza
del
migliore
e
avea
rifermato
il
ritmo
dell
'
evoluzione
ascendente
e
l
'
avea
trasportato
nel
campo
sociologico
;
quand
'
ecco
,
dopo
anni
d
'
esperienze
e
di
pruove
,
quella
stessa
scienza
riferma
il
concetto
che
non
sempre
l
'
evoluzione
è
ascendente
,
ma
ben
può
diventare
evoluzione
a
rovescio
,
assicurando
il
trionfo
non
del
migliore
,
ma
del
più
adatto
,
così
nel
campo
biologico
,
come
nel
sociale
.
In
queste
poche
frasi
mutate
,
quale
grande
mutamento
d
'
idee
e
di
riflesso
valore
dei
fatti
,
compiuto
sempre
in
nome
della
scienza
che
predicava
un
giorno
il
migliore
dei
mondi
possibile
,
come
il
dottor
Panglos
di
Voltaire
,
e
divenuta
oggi
la
più
desolante
e
la
più
scettica
voce
del
malagurio
!
Però
,
lo
svanire
di
concetti
e
d
'
idealità
che
parvero
un
tempo
incrollabili
non
è
senza
dolore
nelle
folle
vecchie
:
gli
Dei
se
vanno
,
se
ne
va
l
'
amor
di
patria
,
la
famiglia
si
dissolve
,
che
rimane
mai
?
quando
noi
assistiamo
ad
uomini
che
impersonificano
il
dolore
d
'
un
mondo
che
tramonta
e
che
veggono
sinistro
dovunque
e
fanno
assurgere
il
dolore
proprio
a
dolore
universale
,
si
prova
una
stretta
forte
al
cuore
,
se
non
si
pensasse
che
il
mondo
vivrà
ancora
come
per
il
passato
e
che
,
all
'
uragano
d
'
un
ora
,
terrà
dietro
il
sereno
di
molti
giorni
.
Ma
,
se
nelle
folle
vecchie
continua
l
'
emigrazione
di
virtù
attive
,
restando
solo
il
vizio
o
la
virtù
passiva
come
un
rimpianto
ed
uno
sconforto
,
nelle
folle
giovani
è
un
rifiorire
di
attività
;
quanto
può
ancora
la
natura
umana
,
in
momenti
di
sforzi
,
rifiorisce
nella
folla
giovane
,
e
talora
,
in
modo
come
improvviso
,
empiendo
di
ammirazione
o
di
terrore
;
accanto
all
'
ottimismo
,
alla
fiducia
di
sé
,
alla
consapevolezza
della
propria
missione
,
si
ritrovano
la
fermezza
,
la
costanza
,
l
'
amore
nell
'
ideale
,
la
morale
elevata
,
quelle
doti
,
insomma
,
che
preparano
l
'
avvenire
.
Nelle
folle
senili
,
invece
,
prevalgono
,
come
sintomi
di
compiuta
missione
nella
storia
,
l
'
apatia
,
la
sfiducia
,
la
maldicenza
,
o
il
bisogno
d
'
isolarsi
dal
mondo
;
mentre
adunque
il
senso
di
socievolezza
tenta
prevalere
;
nelle
folle
vecchie
,
incapaci
di
ogni
energia
sorge
la
pianta
degli
sfiduciati
,
forma
di
psicoastenia
non
studiata
ancora
e
della
quale
dirò
qualche
cosa
.
Le
mie
osservazioni
sono
state
colte
in
ambiente
poco
svolto
e
ristretto
:
in
alto
prevalgono
l
'
egoismo
,
la
maldicenza
,
la
scarsa
o
mancante
fede
nella
virtù
e
abbonda
,
in
vece
,
l
'
affarismo
professionale
e
politico
che
ne
fanno
una
folla
di
coltura
unilaterale
,
tanto
quanto
basta
per
la
professione
e
nulla
più
;
in
basso
,
è
la
vecchia
folla
tratteggiata
nei
capitoli
precedenti
,
nei
capitoli
della
dinamica
e
statica
psichica
e
nel
carattere
collettivo
.
In
mezzo
a
questo
ambiente
senile
,
io
ò
fatto
questi
pochi
studï
sugli
sfiduciati
,
che
della
folla
vecchia
rappresentano
la
parte
migliore
e
più
sana
che
,
dalla
concezione
della
vita
,
non
ànno
derivato
né
la
facile
morale
che
tutto
giustifica
,
né
un
ritorno
al
passato
,
un
neomisticismo
impossibile
;
ma
,
addolorati
per
lo
spettacolo
quotidiano
,
non
vivono
che
di
sé
stesso
,
quasi
per
un
segreto
bisogno
di
purificarsi
nella
solitudine
e
nello
spettacolo
continuo
d
ella
propria
psiche
:
simili
agli
antichi
anacoreti
che
viveano
,
meditando
su
d
'
un
teschio
,
la
fragilità
delle
cose
umane
.
Io
non
so
se
l
'
arte
,
questo
specchio
della
vita
umana
,
abbia
raffigurato
mai
,
nei
suoi
quadri
,
fatti
di
sentimento
e
di
idealità
,
tali
condizioni
dell
'
animo
,
che
può
,
talora
,
favorite
da
condizioni
diverse
,
assumere
una
certa
espansione
,
perdendo
quel
carattere
di
tipo
raro
;
io
non
ho
avuto
il
tempo
per
tale
ricerca
,
ma
,
se
dovessi
giudicare
da
'
miei
ricordi
,
io
non
l
'
ho
mai
trovato
raffigurato
nell
'
arte
.
Ricordo
,
in
vece
,
d
'
aver
trovato
il
tipo
opposto
:
cioè
,
raffigurata
la
fiducia
eccessiva
nell
'
avvenire
,
quello
che
,
se
dovessi
,
chiamerei
,
millenarismo
,
appunto
da
quei
millenari
che
aveano
tanta
fiducia
in
eventi
,
tanto
da
loro
lontani
e
perduti
nel
futuro
.
Questo
tipo
così
fiducioso
,
così
pieno
di
fede
e
di
ardore
sorge
,
in
epoche
di
crisi
,
quando
,
dinanzi
ad
un
presente
,
che
pare
volgere
al
passato
,
come
tramonto
luttuoso
di
tutta
una
civiltà
,
la
fede
si
ravviva
e
vaticina
il
futuro
:
è
la
speranza
che
non
muore
mai
nel
cuore
degli
umani
e
che
si
avviva
dei
più
bei
colori
e
dà
la
forza
ed
il
coraggio
di
più
feconde
battaglie
per
l
'
avvenire
.
Quel
Sigismondo
Busch
,
divorato
dalla
tisi
,
di
cui
parla
Zola
nell
'
Argent
e
che
passa
lunghi
giorni
sul
Capitale
di
Mara
e
che
scrive
lunghe
pagine
sul
fabbisogno
sociale
della
società
futura
,
è
un
tipo
vero
,
di
quei
che
s
'
incontrano
e
sono
l
'
antitesi
di
quell
'
altro
tipo
di
sfiduciato
della
società
che
se
ne
sta
solo
,
addolorato
del
mondo
e
degli
uomini
in
mezzo
a
'
quali
vive
.
Alla
costituzione
psichica
di
tale
tipo
,
deve
influire
,
e
non
poco
,
una
condizione
particolare
dell
'
organismo
,
la
psico
astenia
.
Un
organismo
debole
,
che
rifletta
,
ed
in
modo
doloroso
,
le
vicende
della
vita
e
che
non
porti
seco
né
il
coraggio
di
lottare
sotto
l
'
egida
della
morale
,
né
quello
di
fare
il
male
;
e
che
,
dalle
voci
del
presente
,
non
senta
arrivare
a
sé
il
vaticinio
dell
'
avvenire
;
quest
'
organismo
,
così
debole
,
è
capace
di
rinchiudersi
nella
solitudine
,
nello
sconforto
e
chiedere
loro
l
'
oblio
della
vita
.
Io
,
studiando
alcuni
di
questi
casi
,
ò
trovato
la
labe
psico
astenica
:
ò
sempre
dinanzi
chi
m
'
inspirò
,
per
primo
,
queste
osservazioni
e
il
quale
,
nella
sua
famiglia
,
conta
persone
d
'
ingegno
ed
una
di
genio
,
segno
questo
d
'
un
logorio
psichico
che
dura
ormai
da
parecchi
secoli
.
Sul
fondo
psico
astenico
ereditario
,
la
sfiducia
degli
uomini
può
impiantarsi
in
modo
precoce
e
prima
che
la
vita
sia
stata
assaporata
sino
in
fondo
:
i
primi
sconforti
che
non
lasciano
che
una
ruga
negli
altri
,
in
questi
animi
imprimono
un
solco
ben
profondo
,
di
quegli
che
si
porteranno
eternamente
,
senza
cancellarsi
ed
influeranno
sull
'
avvenire
.
In
altri
la
sfiducia
è
tardiva
,
sorge
,
come
sorge
un
po
'
in
tutti
,
quando
declina
la
vita
o
,
ancora
prima
,
in
tutti
quelli
che
ànno
molto
operato
:
raro
è
quegli
che
porta
nella
tomba
la
giovinezza
dell
'
animo
,
anco
quando
la
neve
à
imbiancato
il
crine
,
muto
rimprovero
a
chi
,
messo
il
piede
nel
regno
dell
'
ideale
,
lo
ritira
impaurito
.
Ma
,
la
sfiducia
può
essere
ancora
un
momento
di
transazione
e
di
meditazione
,
di
rivolgimento
interno
per
una
nuova
fede
:
momento
di
tristezza
e
di
dolore
,
dal
quale
l
'
animo
esce
rinnovellato
,
come
l
'
uccello
leggendario
rinasceva
dalle
ceneri
sue
.
Questi
momenti
di
crisi
sono
i
più
,
intimamente
,
cari
e
come
gli
uragani
son
corti
ma
tremendi
,
il
sole
dell
'
indomani
farà
vedere
i
danni
;
ma
,
nell
'
aria
rinfrescata
,
nella
terra
ringiovanita
si
sente
il
profumo
del
fiore
,
il
cinguettio
della
rondine
,
il
biondo
della
spiga
:
è
una
primavera
che
sorge
ed
in
modo
definitivo
:
l
'
uragano
l
'
à
maturata
ed
affrettata
.
La
sfiducia
,
allora
,
è
il
periodo
lungo
,
ma
doloroso
dell
'
incubazione
.
Ma
le
folle
,
a
seconda
sono
giovani
o
vecchie
,
ànno
due
forme
di
normalità
che
,
da
loro
,
potremo
dire
:
senile
e
giovanile
.
La
prima
è
poco
attiva
,
poco
energica
:
consiste
nell
'
operare
rettamente
,
ma
senza
passione
:
nel
sentire
ma
con
scarso
idealismo
e
mentre
la
normalità
è
apatica
l
'
anormalità
ascende
sino
al
crimine
.
Nelle
folle
giovani
il
fatto
va
diversamente
:
anche
là
,
la
tendenza
criminosa
esiste
,
ma
la
normalità
è
molto
più
attiva
,
feconda
,
rivolta
non
solo
al
bene
,
ma
contro
al
male
.
Per
persuadersene
basta
leggere
quanto
à
scritto
sulla
profilassi
del
delitto
il
Lombroso
,
recando
ad
esempio
le
nazioni
tedesca
ed
inglese
,
che
sono
,
di
fronte
alle
nazioni
latine
,
le
folle
giovani
.
Bisogna
vedere
che
carità
inesausta
,
che
altruismo
,
che
lotta
epica
contro
il
male
e
contro
il
delitto
,
mentre
la
civiltà
s
'
innalza
come
una
gran
colonna
di
fuoco
sino
al
cielo
*
!
Nelle
folle
vecchie
la
normalità
è
così
apatica
che
,
molte
volte
,
il
crimine
à
,
oggi
,
come
per
il
passato
,
una
funzione
utile
.
La
nostra
vita
pubblica
è
così
bassa
che
noi
,
come
disse
il
Sighele
,
possiamo
più
attenderci
il
bene
dalla
disonestà
operosa
di
certi
governanti
,
che
dalla
onestà
passiva
e
solitaria
di
certi
altri
.
Come
nei
tempi
passati
,
possiamo
sperare
il
bene
più
da
un
Cesare
Borgia
che
da
un
qualunque
Pier
Soderini
.
Appartiene
a
'
popoli
giovani
la
normalità
attiva
,
il
bene
passionato
,
l
'
idealismo
alto
e
sereno
,
la
lotta
contro
il
vizio
e
fino
a
tanto
che
non
si
crea
la
virtù
attiva
,
ci
sarà
bisogno
del
crimine
come
motore
di
progresso
.
Tornando
alle
folle
,
diciamo
che
le
forme
vecchie
possono
ringiovanire
o
innalzandosi
fino
alle
folle
giovani
o
confondendovisi
oppure
per
opera
di
fattori
morali
come
coltura
,
emigrazione
;
o
di
fattori
economici
come
grande
industria
o
per
determinati
rivolgimenti
politici
.
Non
diciamo
,
particolareggiatamente
,
di
nessuno
di
questi
fattori
,
dei
quali
à
parlato
così
bene
il
Lombroso
*
,
accennando
alle
cause
delle
rivoluzioni
e
delle
rivolte
:
ci
restringiamo
all
'
influenza
che
una
folla
giovane
può
esercitare
su
di
una
forma
antiquata
:
influenza
che
può
essere
duplice
o
di
vera
attrazione
,
per
la
quale
,
dall
'
antica
folla
si
distaccano
gli
elementi
che
ancora
serba
vivi
nel
proprio
grembo
:
oppure
d
'
imitazione
,
onde
al
contatto
della
folla
nuova
,
la
vecchia
,
se
è
capace
di
virtù
latenti
,
le
sviluppa
,
come
un
corpo
,
al
contatto
d
'
un
altro
,
caccia
luce
e
calore
.
Quando
,
nel
secolo
scorso
in
Francia
,
il
terzo
stato
si
preparava
alla
conquista
del
potere
politico
,
dal
clero
,
dalla
nobiltà
una
folla
di
giovani
,
messo
da
banda
il
grado
e
la
ricchezza
,
scendeva
sino
a
lui
,
portandovi
il
pregio
di
una
coltura
aristocratica
,
d
'
un
animo
buono
ed
ardimentoso
.
Coltura
fina
ed
elegante
,
fascino
che
le
richezze
potean
donare
,
sicurezza
personale
che
veniva
dall
'
appartenere
ad
una
classe
dirigente
,
tutto
donarono
quei
conti
,
quei
marchesi
,
quei
visconti
,
quegli
abati
,
abati
che
prepararono
il
nuovo
diritto
dell
'
uomo
e
che
furono
esiziali
alla
loro
casta
più
di
un
numero
,
centomila
volte
maggiore
,
di
sanculotti
.
Similmente
Saul
,
San
Paolo
,
era
uno
dei
membri
della
sinagoga
più
avverso
ai
cristiani
;
ma
quando
,
vinto
dalla
nuova
fede
,
si
convertì
al
cristianesimo
,
e
vi
portò
un
principio
largo
,
cosmopolita
;
chi
può
dire
quanto
danno
recò
al
mosaismo
quel
giudeo
convertito
?
Fin
qui
si
tratta
di
att
razione
*
,
ma
può
,
però
,
una
folla
sprigionare
,
nel
cozzo
con
altra
,
dell
'
energie
che
portava
,
quasi
nascoste
,
nel
seno
,
come
avvenne
alle
classi
dirigenti
d
'
Inghilterra
,
le
quali
,
di
fronte
al
movimento
proletario
,
seppero
concedere
una
larga
legislazione
del
lavoro
,
assurgendo
,
così
,
al
monopolio
del
mercato
mondiale
e
assicurando
la
tranquillità
interna
,
onde
dinanzi
alla
così
detta
quistione
sociale
che
minaccia
l
'
Europa
restano
unico
e
raro
esempio
di
fine
tatto
politico
e
di
securtà
economica
.
L
'
imitazione
nelle
folle
può
essere
così
una
suggestione
nel
bene
,
come
nel
male
.
In
natura
una
delle
grandi
leggi
è
l
'
imitazione
,
ch
'
è
dovuta
,
in
basso
della
vita
,
alla
necessità
della
conservazione
e
vien
detta
«
adattamento
»
;
in
alto
,
nei
gradini
più
evoluti
dell
'
animalità
,
alla
vasta
cooperazione
umana
,
onde
solamente
si
rende
possibile
l
'
esistenza
sociale
.
Prima
ancora
che
Carlo
Darwin
,
l
'
immortale
autore
della
discendenza
della
specie
,
avesse
studiato
il
fenomeno
dell
'
adattamento
,
suo
nonno
Erasmo
,
coltissimo
negli
studi
naturalistici
,
avea
scritto
:
«
I
colori
degli
insetti
e
di
molti
piccoli
animali
contribuiscono
a
nasconderli
alla
vista
di
altri
animali
che
li
depredano
.
I
bruchi
che
vivono
nelle
foglie
,
sono
generalmente
verdi
,
le
farfalle
sono
dipinte
alla
foggia
dei
fiori
che
frequentano
ecc
.
»
Erasmo
Darwin
notava
solamente
il
fenomeno
,
senza
spiegarlo
;
dovea
suo
nipote
Carlo
,
precisarlo
con
il
principio
della
scelta
naturale
.
Posteriormente
gli
studiosi
del
parassitismo
biologico
notarono
che
vi
è
una
forma
imitativa
di
parassitismo
o
dell
'
aspetto
.
Il
Massart
,
in
un
bellissimo
studio
fatto
insieme
col
Vandervelde
e
pubblicato
in
Italia
sulla
«
Critica
Sociale
»
(
anno
1894
pag
.
203
)
,
distingue
tre
forme
d
'
imitazione
parassitaria
:
«1
)
Una
specie
carnivora
imita
una
specie
inoffensiva
onde
poter
appressarsi
alla
sua
vittima
senza
sgomentarla
;
2
)
Una
specie
ne
copia
un
'
altra
al
fine
di
potersi
avvicinare
facilmente
per
cagionarle
qualche
danno
;
3
)
Una
specie
debole
e
commestibile
imita
una
specie
ben
difesa
e
non
commestibile
per
sfuggire
a
'
suoi
nemici
»
.
Rimandando
chi
voglia
saperne
di
più
al
lavoro
del
Massart
e
di
altri
di
simil
genere
*
,
si
può
conchiudere
che
la
legge
di
adattamento
è
talora
legge
d
'
imitazione
,
diretta
alla
conservazione
della
specie
.
Ancora
più
che
i
fenomeni
biologici
,
la
legge
d
'
imitazione
domina
i
fenomeni
psichici
:
vi
è
una
tendenza
spiccata
,
oggi
,
nella
psicologia
e
nella
psichiatria
le
due
scienze
che
studiano
lo
stato
di
sanità
o
di
malattia
della
psiche
a
voler
ridurre
tutti
i
fenomeni
ad
una
forma
suggestiva
,
cioè
ad
una
imitazione
,
cosciente
od
incosciente
,
d
'
un
cervello
sull
'
altro
.
Il
Sergi
,
il
valente
psicologo
ed
antropologo
,
avea
notato
nel
suo
libro
delle
«
Degenerazioni
umane
»
,
che
la
suggestione
è
un
fatto
comune
alla
psiche
:
solo
alcuni
lo
presentano
più
spiccato
.
In
un
altro
scritto
«
La
psicosi
epidemica
»
egli
stabilisce
la
base
fisica
della
suggestione
.
La
psiche
è
un
'
attività
capace
d
'
esser
stimolata
e
di
reagire
,
ossia
di
riflessione
e
di
ricettività
e
continua
:
«
Tutte
le
due
condizioni
possono
includersi
in
una
legge
fondamentale
,
ricettività
riflessa
della
psiche
.
Gli
alienisti
da
qualche
tempo
si
aggirano
intorno
al
fenomeno
della
suggestione
nell
'
ipnotismo
,
e
in
generale
ànno
creduto
che
esso
sia
un
fatto
che
avvenga
soltanto
nello
stato
ipnotico
dei
loro
soggetti
ma
non
si
sono
accorti
che
la
loro
suggestione
è
un
fenomeno
più
acuto
della
condizione
generale
della
psiche
;
la
ricettività
»
.
La
suggestione
spiega
tutta
la
vita
psichica
normale
ed
anormale
;
l
'
educazione
,
l
'
emulazione
,
la
cooperazione
ecc
.
sono
una
suggestione
reciproca
degli
intelletti
:
talora
è
un
intelletto
sommo
,
è
il
genio
,
che
dischiude
una
via
nuova
,
per
la
quale
,
per
lunga
pezza
,
s
'
indirizzeranno
le
menti
di
capacità
limitata
e
normale
.
Ma
la
suggestione
spiega
,
del
pari
,
i
fenomeni
anormali
della
psiche
:
spiega
,
ad
esempio
,
le
epidemie
demoniache
dei
secoli
passati
,
l
'
epidemie
frenesiache
della
danza
,
l
'
estasi
,
l
'
esaltazione
,
i
fenomeni
catalettici
,
che
riempivano
di
stupore
strano
la
vita
dei
chiostri
.
Chi
ha
pratica
di
malattie
nervose
e
mentali
sa
,
per
esempio
,
che
il
ballo
di
S
.
Vito
la
chorea
minor
degli
antichi
si
può
diffondere
per
imitazione
;
sa
che
la
vista
di
un
isterico
colto
da
convulsione
o
di
spettacoli
ipnotici
,
dati
in
pascolo
alla
curiosità
ignorante
nei
teatri
da
un
qualunque
ipnotizzatore
risveglia
fenomeni
similari
in
soggetti
nei
quali
il
morbo
era
latente
.
Sa
che
vi
è
un
'
epedemia
criminosa
,
suicida
,
al
pari
d
'
un
'
epidemia
vaiolosa
o
tifosa
;
sa
,
infine
,
che
vi
sono
le
forme
di
pazzia
indotta
o
simultanea
,
studiate
in
Italia
dal
Venturi
e
dal
Seppilli
.
In
fine
la
suggestione
diventa
un
'
arma
ardita
d
'
investigazione
della
psicologia
della
folla
e
delle
società
animali
inferiori
.
Abbiamo
fatto
,
così
,
una
corsa
rapida
su
di
un
ampio
soggetto
:
rimane
lo
studio
dell
'
imitazione
nei
rapporti
e
economici
,
la
così
detta
legge
d
'
imitazione
nel
regime
presente
economico
.
Questo
è
fenomeno
nuovo
,
spuntato
dietro
il
concetto
giuridico
dell
'
eguaglianza
di
tutti
dinanzi
alla
legge
,
delle
ricchezze
rese
più
accessibili
,
della
scomparsa
delle
barriere
fra
le
classi
.
Nell
'
evo
antico
,
quando
lo
schiavo
era
cosa
;
o
,
nel
medio
evo
,
quando
il
servo
portava
il
collare
con
su
scritto
il
nome
del
padrone
;
lo
schiavo
o
il
servo
non
poteano
imitare
il
libero
o
il
padrone
.
Ci
volle
la
libertà
economica
che
ruppe
le
barriere
,
che
aumentò
la
ricchezza
,
che
la
rese
più
accessibile
,
per
le
classi
inferiori
che
tentassero
d
'
imitare
,
nella
tendenza
del
lusso
,
le
classi
superiori
.
Ed
oggi
l
'
imitazione
non
si
limita
ad
uno
o
ad
un
altro
aspetto
della
vita
,
ma
gli
invade
tutti
.
È
noto
come
non
solo
nella
foggia
del
vestire
,
ma
nella
copia
degli
alimenti
,
nella
qualità
,
nella
raffinatezza
dei
modi
,
nelle
abitudini
viziose
,
essa
si
manifesti
.
Fra
le
stesse
classi
agiate
,
fra
le
forme
varie
di
ricchezza
e
di
fortuna
,
è
un
rincorrere
per
superarsi
a
vicenda
.
La
gente
ricca
di
campagna
cerca
d
'
imitare
quella
di
città
;
quella
di
città
l
'
altra
della
metropoli
,
onde
ne
nasce
una
folla
di
desideri
insoddisfatti
,
che
acuisce
la
questione
economica
e
dà
un
ultimo
crollo
alle
fortune
pericolanti
e
distrae
gran
copia
del
lavoro
umano
dalla
produzione
di
oggetti
utili
per
dirigerlo
verso
una
folla
di
cose
superflue
,
onde
l
'
età
nostra
s
'
assomiglia
alle
età
decadenti
con
il
lusso
orientale
al
vertice
della
piramide
,
l
'
inopia
alla
base
.
La
legge
d
'
imitazione
diventa
un
circolo
vizioso
:
le
classi
meno
abbienti
cercano
imitare
le
doviziose
,
queste
trovano
nell
'
imitazione
un
pretesto
per
sfoggiare
un
lusso
nuovo
,
sconosciuto
finora
.
È
certo
però
che
un
utile
ne
deriva
fra
le
classi
inferiori
,
che
sentonsi
spronate
verso
un
miglioramento
continuo
e
progressivo
,
sebbene
maggiore
ne
potrebbe
essere
l
'
utile
,
se
l
'
imitazione
,
invece
di
dilagare
per
la
via
del
lusso
,
s
'
inalveasse
per
quello
dell
'
educazione
*
.
Chi
cerca
d
'
imitare
obbedisce
ad
una
legge
superiore
di
progresso
;
si
è
mai
pensato
che
ne
sarebbe
stato
di
noi
,
della
nostra
civiltà
,
se
le
nuove
generazioni
non
avessero
imitate
le
antiche
nel
conservare
gli
elementi
adatti
alla
specie
,
alla
sociabilità
ecc
.
?
Se
,
trovato
il
modo
d
'
allevare
gli
animali
,
di
accendere
il
fuoco
,
di
lavorare
i
metalli
,
lo
avessero
dimenticato
?
Non
è
chi
non
vegga
che
se
oggi
l
'
imitazione
è
parzialmente
un
danno
sociale
,
però
,
cessato
il
disordine
economico
,
ricomposto
il
genere
umano
in
una
sola
famiglia
;
la
virtù
diventerà
la
cosa
solamente
degna
d
'
emulazione
,
onde
,
la
legge
d
'
imitazione
diverrà
legge
di
progresso
non
fonte
di
sperpero
,
giacché
lo
sperpero
,
come
notava
Novikow
,
è
una
delle
piaghe
della
nostra
.
Se
l
'
imitazione
non
à
quella
importanza
che
il
Tarde
le
attribuisce
per
rispetto
al
genio
e
alla
folla
,
pure
una
grande
ne
à
e
quando
si
trovano
a
contatto
due
folle
di
valore
intellettivo
e
psichico
diverso
,
non
è
raro
che
l
'
una
eserciti
sull
'
altra
una
suggestione
che
,
da
parte
della
folla
inferiore
,
si
traduce
in
imitazione
.
In
ogni
tempo
e
in
ogni
luogo
,
l
'
esempio
n
'
è
così
vivo
e
lampante
che
parmi
,
diffondendomi
più
oltre
,
perdere
del
tempo
,
epperò
proseguiamo
.
Se
le
folle
possono
passare
dallo
stato
di
senilità
a
quello
di
giovinezza
,
ben
possono
talora
ricalcare
l
'
opposta
via
,
distruggendo
in
séle
ragioni
di
giovinezza
,
così
come
l
'
Italia
,
che
,
fino
al
400
,
fu
quanto
di
più
giovane
era
in
Europa
da
quell
'
epoca
andò
incontro
ad
una
dolorosa
decadenza
che
si
prolunga
in
fino
a
noi
.
Sia
che
la
mancanza
d
'
unità
politica
e
l
'
esuberanza
di
vitalità
,
dissipate
in
lotte
municipali
,
le
fossero
nociute
;
sia
che
le
forze
reazionarie
del
pensiero
svoltesi
dopo
il
concilio
di
Trento
con
l
'
Inquisizione
ed
il
Sant
'
uffizio
avessero
ucciso
ogni
vita
nella
nostra
penisola
;
sia
questa
,
sia
altra
ragione
(
scoperta
dell
'
America
,
caduta
di
Costantinopoli
in
mano
dei
turchi
ecc
.
)
è
certo
che
una
folla
,
la
già
nota
borghes
ia
italiana
,
impallidì
e
passò
alla
coda
del
movimento
civile
del
suo
tempo
,
perpetuando
uno
stato
di
inferiorità
,
non
anco
superato
.
La
Spagna
portava
in
sé
,
nella
mistione
con
gli
Arabi
,
una
sorgente
di
grandezza
,
però
il
fanatismo
religioso
ed
il
pregiudizio
etnico
prevalsero
in
modo
da
terminare
l
'
annientamento
dell
'
elemento
etnico
diverso
che
portava
nel
proprio
grembo
e
così
quella
folla
che
pareva
destinata
ad
un
grande
avvenire
è
rimasta
,
insieme
con
le
sue
consorelle
latine
,
una
delle
ultime
fattrici
di
civiltà
e
di
grandezza
.
Ed
ora
conchiudiamo
:
esistono
folle
giovani
e
vecchie
,
le
prime
con
un
contenuto
psichico
ottimista
,
le
seconde
con
un
contenuto
psichico
pessimista
;
il
pessimismo
d
'
una
folla
può
volgere
o
alla
sfiducia
o
alla
corruzione
,
o
al
neomisticismo
;
la
giovinezza
o
la
senilità
d
'
una
folla
non
è
eterna
:
vi
sono
cause
che
fanno
passare
una
folla
da
un
'
una
ad
altra
forma
e
che
possono
perpetuare
una
data
condizione
;
le
folle
giovani
e
vecchie
possono
agire
fra
di
loro
,
influenzandosi
a
vicenda
,
mercé
l
'
imitazione
ch
'
è
una
delle
forme
suggestive
d
'
una
folla
sull
'
altra
.
Le
folle
inferiori
,
però
,
son
quasi
sempre
folle
giovani
:
pare
questa
una
contraddizione
,
ma
,
a
guardarla
in
fondo
,
vi
si
scorge
come
,
talora
,
nelle
folle
inferiori
,
si
contenga
una
vitalità
rozza
,
ma
esuberante
,
la
quale
venuta
a
contatto
con
le
qualità
superiori
d
'
una
folla
senile
,
vale
a
fare
d
'
una
folla
bassa
una
folla
giovane
ed
alta
.
Nelle
folle
inferiori
predominano
uno
spirito
d
'
intraprendenza
,
di
costanza
,
di
sacrifizio
che
le
folle
alte
non
posseggono
:
una
specie
d
'
insensibilità
morale
acquisita
nelle
vicende
secolari
della
vita
;
ora
,
quando
queste
qualità
per
sé
stesse
inferiori
,
vengono
a
contatto
d
'
un
maggiore
spirito
di
critica
e
di
coltura
,
da
questa
mescolanza
di
qualità
inferiori
e
superiori
vengono
quelle
folle
di
esuberante
giovinezza
che
formano
,
di
contro
alle
forme
senili
,
il
più
spiccato
contrasto
che
si
possa
immaginare
.
Non
dissimilmente
avviene
,
quando
un
discendente
d
'
una
razza
raffinata
,
c
he
porta
seco
i
sintomi
d
'
una
degenerazione
,
quindi
facile
emotività
,
ingegno
penetrante
,
ma
non
persistente
,
confondendo
la
propria
esistenza
con
quella
della
razza
popolana
che
abbia
emotività
tarda
ma
normale
,
ingegno
forte
ma
poco
versatile
,
trasmette
nei
figli
una
mirabile
fusione
e
disseminazione
di
caratteri
e
dà
nascimento
al
genio
o
all
'
ingegno
.
I
bastardi
adunque
sono
sempre
qualcosa
di
nuovo
e
di
forte
di
mezzo
alla
decadenza
d
'
un
lignaggio
.
Può
avvenire
,
dunque
,
che
una
folla
inferiore
,
nel
contatto
d
'
una
folla
vecchia
,
ringiovanisca
,
elevandosi
da
quello
stato
di
maturità
incompleta
,
nella
quale
giaceva
o
dallo
stato
di
senilità
che
le
incombea
da
secoli
.
Se
la
folla
giovane
è
ottimista
,
nel
sentimento
,
nel
pensiero
e
incline
al
nuovo
cioè
neofila
,
diversa
è
la
folla
senile
,
la
quale
è
fortemente
attaccata
al
vecchio
:
è
misoneista
.
Il
fenomeno
,
anzi
,
presenta
una
maggiore
complessità
:
le
folle
vecchie
sono
le
meno
geniali
,
ma
son
quelle
maggiormente
ricche
di
genï
.
Pare
che
la
natura
si
diverta
a
creare
,
in
mezzo
ad
un
popolo
di
nani
,
dei
giganti
.
E
come
potrebbe
non
esser
così
,
se
il
genio
è
una
nevrosi
,
onde
di
mezzo
ad
una
folla
,
psichicamente
,
inferiore
,
si
eleva
una
mostruosità
geniale
?
La
genialità
nelle
folle
vecchie
è
così
fatta
ch
'
essa
à
un
carattere
rivoltoso
:
cioè
,
di
vedute
lunghe
,
totalmente
nuove
,
balzanti
d
'
un
tratto
e
che
stranamente
contrastono
con
il
vecchio
contenuto
della
folla
.
Diversa
è
la
genialità
delle
giovani
folle
,
la
quale
à
un
carattere
evolutivo
,
d
'
una
anticipazione
minore
e
d
'
un
minore
contrasto
con
l
'
ambiente
psichico
che
la
circonda
.
Ma
,
se
il
genio
della
folla
vecchia
anticipa
di
tanto
l
'
avvenire
,
è
la
folla
giovine
che
à
il
compito
di
accettarne
le
idee
,
di
diffonderle
,
di
tradurle
in
atto
:
la
folla
vecchia
non
lo
comprende
,
è
la
folla
giovane
che
,
accogliendo
quel
tanto
di
pensiero
geniale
di
mezzo
ad
un
ambiente
senile
,
gli
dà
quello
che
la
folla
dona
al
pensiero
,
cioè
,
completamento
,
diffusione
,
pratica
attuazione
.
Anco
,
adunque
,
le
folle
per
rispetto
al
genio
e
alle
sue
idee
si
differenziano
fra
loro
,
a
seconda
che
sieno
o
giovani
o
senili
.
Ma
,
le
folle
son
come
gli
uomini
;
dopo
compita
la
loro
missione
,
declinano
fino
a
tanto
che
una
novella
giovinezza
non
le
baci
in
fronte
,
giacché
la
giovinezza
è
,
per
rispetto
alla
folla
,
come
l
'
onda
del
mare
che
ora
carezza
il
lido
,
ed
ora
se
ne
allontana
.
CAPITOLO
VI
.
PATOLOGIA
DELLA
FOLLA
La
forma
patologica
della
folla
è
costituita
dalla
setta
,
la
quale
è
una
collettività
limitata
di
numero
e
con
manifestazioni
psichiche
ristrette
.
La
psiche
,
sia
essa
individuale
o
sociale
,
à
la
spiccata
qualità
di
essere
permeabile
:
una
psiche
chiusa
,
che
non
senta
l
'
influsso
del
mondo
circostante
,
non
esiste
:
noi
,
in
ogni
ora
,
in
ogni
momento
,
come
riceviamo
dall
'
ambiente
esterno
ossigeno
e
rimettiamo
acido
carbonico
;
come
introduciamo
sostanze
plastiche
tolte
a
'
due
regni
vegetale
ed
animale
;
così
riceviamo
pensieri
e
sentimenti
e
ne
diamo
,
in
cambio
,
degli
altri
,
effettuando
un
vero
scambio
psichico
.
Or
bene
,
questo
scambio
manca
tra
la
setta
e
il
mondo
circostante
,
ché
anzi
,
se
la
folla
è
un
centro
che
sprigiona
simpatie
,
la
setta
è
come
uno
dei
poli
della
pila
che
sviluppa
elettricità
,
contraria
a
quella
dell
'
altro
polo
,
costituito
dalla
rimanente
società
.
La
folla
,
in
fine
,
è
una
formazione
instabile
nei
suoi
elementi
:
le
unità
che
la
compongono
possono
scomparire
,
ritornare
,
allontanarsene
per
sempre
;
la
setta
non
à
questa
elasticità
di
composizione
,
ed
è
,
diceva
bene
il
Sighele
:
una
folla
cribata
e
permanente
*
.
Essa
è
,
adunque
,
una
forma
patologica
della
folla
e
,
aggiungiamo
,
della
folla
in
genere
,
in
quanto
che
qualunque
collettività
può
passare
dallo
stato
ordinario
a
quella
di
setta
,
al
pari
di
ogni
mare
interno
che
può
diventare
lago
salato
.
La
setta
,
possiamo
dire
,
fino
ad
un
punto
dato
,
è
una
malattia
di
crescenza
ed
una
involuzione
senile
,
ogni
partito
,
ch
'
è
la
forma
più
equilibrata
di
folla
,
nel
suo
nascere
attraversa
lo
stato
settario
,
lo
attraversa
quando
è
vecchio
,
quando
la
sua
missione
storica
è
compita
.
Quando
nasce
per
quel
contenuto
economico
stridente
che
porta
nel
proprio
seno
,
per
quella
concezione
nuova
di
tutto
il
mondo
che
à
seco
,
esso
sprigiona
la
lotta
dei
partiti
imperanti
,
che
altro
non
sono
che
interessi
economici
riconosciuti
,
vieta
concezione
del
mondo
,
cresimata
dalla
opinione
universale
.
È
il
momento
che
il
partito
nascente
suole
attraversare
il
periodo
settario
;
ma
,
quand
o
un
novello
partito
,
una
società
nuova
trionfa
,
l
'
antica
sopravvive
,
in
forma
decrepita
e
settaria
,
per
qualche
tempo
ancora
,
alla
propria
rovina
,
come
uomo
,
colpito
dalla
forma
senile
di
demenza
,
sopravvive
ancora
a
sé
stesso
.
Il
cristianesimo
,
questo
immenso
partito
politico
sociale
,
che
portava
nel
suo
grembo
tutta
intera
una
civiltà
,
dopo
la
morte
di
Cristo
attraversò
un
periodo
settario
.
La
chiesa
di
Gerusalemme
chiusa
in
sé
stessa
,
timida
,
paurosa
fu
una
vera
e
propria
setta
:
la
morte
di
Stefano
fu
l
'
avvenimento
che
ruppe
questo
carattere
settario
,
in
quanto
che
,
per
essa
,
Paolo
fu
guadagnato
alla
causa
cristiana
,
alla
quale
dette
l
'
universalità
che
i
nuovi
tempi
le
assegnavano
*
.
Quando
la
religione
pagana
fu
,
mano
a
mano
,
sopraffatta
dal
cristianesimo
,
il
culto
dei
vecchi
dèi
sopravvisse
ancora
:
le
città
,
i
grandi
laboratori
del
pensiero
nuovo
erano
tutte
intere
convertite
alla
nuova
fede
,
ma
il
paganesimo
viveva
ancora
nei
villaggi
,
nel
pagus
,
donde
il
nome
di
pagano
,
in
forma
che
,
per
la
sua
ristrettezza
,
potea
dirsi
settaria
.
Quando
l
'
ordine
religioso
cavalleresco
dei
Templarii
fu
distrutto
,
pochi
superstiti
assunsero
in
Inghilterra
una
forma
affatto
settaria
,
dalla
quale
alcuni
storici
vogliono
fare
derivare
la
massoneria
,
giacché
nel
simbolismo
di
questa
associazione
,
vivi
e
frequenti
sono
i
ricordi
degli
infelici
Templari
.
Quel
che
si
è
detto
per
il
partito
vale
per
le
altre
forme
di
folle
:
scuole
politiche
,
scientifiche
,
religiose
possono
ad
un
momento
dato
,
divenire
sette
,
ma
qualunque
sia
la
natura
di
queste
,
esse
rappresentano
sempre
una
quistione
economica
,
che
n
'
è
come
il
fondo
inavvertito
,
come
la
causa
palese
o
nascosta
.
L
'
eresia
risorgente
in
tutto
il
medio
evo
pare
che
sia
ben
lontana
da
ogni
contenuto
economico
eppure
,
di
sotto
all
'
involucro
teologico
e
religioso
,
ci
è
sempre
il
demone
nascosto
del
comunismo
risorgente
*
.
Sia
,
però
,
qualunque
il
carattere
della
setta
,
essa
porta
nel
suo
seno
una
differenziazione
di
funzioni
ed
una
connessione
,
diventando
così
un
vero
e
proprio
organismo
:
capi
e
proseliti
,
vinti
all
'
idea
per
un
'
ora
o
per
sempre
,
segni
,
parole
,
linguaggio
,
mezzi
di
riconoscimento
,
simboli
e
poi
sentimenti
,
passioni
,
pensiero
formano
la
vasta
,
la
complessa
,
la
intensa
vita
d
'
una
setta
.
Il
capo
d
'
una
setta
,
è
un
vinto
da
un
'
idea
,
è
un
passionato
,
un
ardente
,
è
quegli
in
cui
la
passione
comune
è
divenuta
fiamma
perenne
,
sospiro
eterno
dell
'
anima
.
Se
egli
un
giorno
fu
guadagnato
alla
causa
,
guadagnerà
gli
altri
;
sarà
,
come
i
discepoli
di
Cristo
,
pescatore
di
uomini
.
Le
doti
dell
'
animo
umano
più
altruiste
,
più
disinteressate
saranno
il
fascino
dell
'
animo
suo
;
non
vivere
che
per
un
'
idea
e
trasfonderla
in
altri
:
ecco
la
pecurialità
di
certi
animi
.
In
un
partito
,
essi
sono
le
nature
superiori
,
rivestite
di
eterna
bontà
;
in
una
setta
,
sono
i
capi
.
Però
,
accanto
a
queste
nature
angeliche
,
vi
sono
bene
i
fanatici
,
quelli
che
un
odio
cupo
e
feroce
porta
in
alto
,
che
,
nei
momenti
delittuosi
d
'
un
'
opera
settaria
,
tengono
un
primato
,
fatto
di
mancanza
di
pietà
,
d
'
assenza
delle
doti
più
belle
dell
'
animo
umano
:
sono
dei
delinquenti
nati
come
Marat
;
degli
ambiziosi
come
Robespierre
;
anime
mediocri
,
a
cui
lo
spirito
settario
à
dato
una
prevalenza
,
che
cadrebbe
nella
vita
normale
d
'
un
partito
.
Le
doti
più
alte
e
più
basse
dell
'
animo
umano
possono
,
in
dati
momenti
,
donare
un
primato
:
lo
può
dare
la
ferocia
,
il
sangue
freddo
,
lo
sprezzo
del
pericolo
,
il
fanatismo
cupo
e
feroce
:
così
come
la
bontà
,
la
mitezza
,
la
rassegnazione
calma
e
fidente
:
è
quistione
di
circostanza
e
non
di
altro
.
I
proseliti
sono
dei
passionati
come
degli
ambiziosi
,
gente
guadagnata
alla
causa
o
dalla
nobiltà
dell
'
animo
o
da
uno
squilibrio
passionale
o
ben
anco
da
spirito
di
ventura
*
.
La
parola
setta
richiama
subito
alla
mente
i
segni
,
le
parole
misteriose
;
l
'
Italia
è
stata
,
per
la
sua
oppressione
politica
,
la
terra
classica
delle
sette
:
carboneria
,
giovane
Italia
,
calderai
ecc
.
son
tutti
fioriti
da
noi
,
tanto
che
qualcosa
n
'
è
trapelato
anco
fuori
ond
'
è
che
,
quando
si
parla
di
setta
,
noi
pensiamo
a
questi
mezzi
di
preservazione
e
di
conservazione
di
contro
alle
persecuzioni
.
Segni
e
parole
ànno
lo
stesso
valore
che
,
nel
mondo
biologico
,
ànno
molti
atti
di
conservazione
:
alcune
specie
animali
,
in
fatti
,
assumono
forme
terrificanti
per
spaventare
gli
avversarii
,
o
forme
disgustose
od
apparenze
di
foglie
o
di
tronchi
o
il
colore
del
ramo
sul
quale
vivono
o
del
suolo
sul
quale
abitano
*
;
questo
vasto
mimetismo
non
à
altro
valore
che
la
conservazione
della
specie
.
Lo
stesso
valore
di
conservazione
individuale
ànno
le
funzioni
psichiche
,
e
lo
dimostrò
il
Sergi
nell
'
Origine
dei
fenomeni
psichici
e
la
loro
significazione
biologica
;
ebbene
segni
,
parole
,
toccamenti
ànno
,
nella
setta
,
lo
stesso
valore
di
protezione
collettiva
d
'
una
data
società
in
lotta
con
i
poteri
sociali
e
talora
con
lo
spirito
pubblico
.
Vedremo
,
in
altro
capitolo
,
come
questi
mezzi
protettivi
si
allarghino
nel
periodo
d
'
una
persecuzione
,
ch
'
è
il
momento
critico
della
folla
.
La
setta
possiede
,
del
pari
,
il
gergo
:
in
ciò
tra
le
associazioni
prevalentemente
criminali
e
le
altre
che
non
sono
tali
o
lo
possono
essere
per
incidenza
,
la
somiglianza
è
completa
,
perché
il
momento
psicologico
determinante
è
identico
:
sfuggire
alla
pena
.
La
giovane
Italia
spediva
gran
quantità
di
scritti
sotto
il
muso
inquisitoriale
dei
tirannelli
d
'
Italia
accompagnandoli
con
lettere
,
in
cui
ogni
parola
avea
un
significato
enigmatico
e
con
questo
gergo
si
poterono
spedire
tutti
quegli
scritti
di
Mazzini
,
che
inondavano
l
'
Italia
,
riempendo
di
stupore
le
paurose
polizie
:
il
gergo
permetteva
,
così
,
un
'
azione
altamente
protettiva
.
Di
non
dissimile
valore
è
l
'
uso
di
caratteri
convenzionali
,
geroglifici
ecc
.
,
frequenti
nei
criminali
.
La
setta
,
per
la
sua
peculiare
posizione
di
folla
in
lotta
,
à
un
ordinamento
militaresco
,
è
una
piccola
società
ordinata
in
guerra
contro
la
rimanente
formazione
sociale
,
questo
dà
un
'
impronta
che
ci
ricorda
la
costituzione
militare
degli
stati
.
Essa
è
à
detto
Sighele
:
«
una
folla
cribata
»
un
'
élite
,
proprio
come
un
esercito
ed
à
di
questo
l
'
obbedienza
stretta
,
il
segreto
ripartito
fra
pochi
a
seconda
della
fiducia
,
à
i
propri
gradi
,
à
gli
organi
trasmissori
,
à
le
sue
date
prestabilite
e
fisse
;
à
le
proprie
pene
per
chi
defeziona
o
tradisce
;
à
una
criminalità
collettiva
;
à
le
insurrezioni
o
le
barricate
,
à
sorprese
,
à
colpi
di
mano
,
à
spie
nel
campo
avversario
e
nel
campo
proprio
,
à
proclami
di
guerra
e
di
pace
;
e
,
come
un
esercito
,
à
,
infine
,
le
date
solenni
e
gloriose
.
La
setta
à
,
di
più
,
una
sete
intensa
d
'
ideale
,
un
misticismo
;
sia
essa
una
setta
religiosa
o
politica
o
sociale
,
il
misticismo
non
manca
mai
.
Questa
gran
malattia
propria
del
popolo
semitico
,
iniettata
nel
sangue
ario
,
le
accompagna
e
dà
loro
un
'
aria
,
un
contenuto
speciale
.
Misticismo
,
bisogno
d
'
elevarsi
sulle
ali
del
sentimento
sino
all
'
ideale
;
profetismo
,
smania
di
criticare
aspramente
con
parole
di
fuoco
,
con
passione
inspirata
;
messianismo
,
bisogno
di
annunziare
un
mondo
nuovo
,
sono
doti
degli
uomini
passionati
che
non
si
adagiano
nel
presente
ma
aspirano
al
futuro
.
Se
noi
oggi
attribuiamo
al
popolo
semitico
tali
doti
,
gli
è
perché
nessun
popolo
le
possedette
e
le
possiede
in
un
grado
più
alto
,
né
altro
mai
sprigionò
,
per
quelle
doti
,
più
larga
onda
di
fascino
e
d
'
incanto
;
esse
,
però
,
appartengono
a
tutti
gli
animi
nobili
,
combattuti
dalle
idealità
,
vinti
dal
loro
miraggio
e
depresse
e
nausea
te
dal
presente
triste
,
senza
lembo
di
azzurro
e
sprazzo
di
sereno
.
Rénan
avea
detto
,
parlando
del
cristianesimo
,
che
era
sorto
in
mezzo
agli
ebrei
,
perché
quel
popolo
portava
seco
un
realismo
doloroso
tra
lo
stato
di
lusso
introdotto
da
Salomone
e
le
tradizioni
etniche
del
giusto
,
ma
povero
dell
'
ebionim
accetto
a
Dio
.
«
Lo
splendore
esteriore
scrive
il
Rénan
:
non
era
ottenuto
che
con
eccessi
d
'
iniquità
.
La
nobiltà
antica
,
la
fierezza
dell
'
uomo
libero
era
perduta
.
Tutti
eran
servi
,
vi
erano
ricchi
,
ma
vi
erano
poveri
.
La
lotta
eterna
si
apriva
,
l
'
antica
fraternità
patriarcale
era
finita
.
E
qual
'
era
il
profitto
netto
della
rivoluzione
compita
?
Che
Gerusalemme
vedeva
delle
parate
assai
brillanti
,
che
delle
migliaia
di
uomini
gemevano
nelle
cave
di
Giudea
,
nelle
foreste
del
Libano
,
nel
fondo
delle
galere
del
mar
d
'
Oman
per
approvvisionare
i
bazar
di
Gerusalemme
da
trastulli
da
harem
»
.
Da
questo
stato
peculiare
nasceva
il
profetismo
.
«
I
profeti
continua
Rénan
:
sono
dei
fanatici
di
giustizia
sociale
che
proclamano
altamente
che
se
il
mondo
non
è
giusto
val
meglio
che
non
sia
*
»
.
Da
questo
interno
scontento
è
nato
,
in
ogni
tempo
e
in
ogni
luogo
,
la
promessa
messianica
che
dovrà
rinnovellare
il
mondo
.
Scontento
,
insofferenza
del
presente
,
sete
d
'
ideale
sono
le
note
salienti
degli
individui
come
dei
popoli
passionati
,
ardenti
,
con
tendenze
altruistiche
,
iperestetiche
le
quali
si
accompagnano
con
carattere
profetico
e
messianico
.
Le
sette
ànno
appunto
queste
doti
di
misticismo
,
di
profetismo
e
di
messianismo
ed
esercitano
,
perciò
,
profonda
suggestione
e
offrono
a
sé
stesse
,
all
'
anima
loro
,
in
mezzo
alla
lotta
più
cruda
che
le
avvolge
,
il
dittamo
consolatore
di
quanto
di
divino
vi
è
nella
natura
umana
.
Se
il
pensiero
nella
folla
s
'
integra
e
si
diffonde
ed
il
sentimento
si
assomma
;
nella
setta
,
che
n
'
è
una
forma
patologica
,
il
ritmo
del
pensiero
e
del
sentimento
si
altera
,
giacché
il
primo
si
cristallizza
ed
il
secondo
s
'
intensifica
,
come
gas
sotto
il
peso
di
migliaia
d
'
atmosfere
.
Non
è
più
una
somma
di
sentimento
,
ma
una
moltiplicazione
,
di
quelle
che
a
stento
possono
capire
nel
cuore
umano
,
costrette
a
rimanere
compresse
,
schiacciate
come
vapore
nelle
visceri
d
'
un
monte
o
nella
stretta
ferrea
d
'
una
enorme
caldaia
,
donde
talora
,
stracciando
e
rompendo
,
sprigionasi
con
schianto
.
La
folla
instabile
o
primigenia
à
un
pensiero
diffuso
;
nulla
vi
è
,
invero
,
di
concreto
;
molto
è
allo
stato
di
vapore
,
d
'
inderminato
,
più
intuizione
che
pensiero
netto
e
contornato
;
nel
partito
,
il
pensiero
è
progressivo
,
tutto
vi
si
discute
,
il
pensiero
proprio
come
l
'
altrui
.
I
giornali
,
i
comizï
,
i
parlamenti
,
i
meeting
,
i
libri
non
sono
che
una
vasta
letteratura
orale
e
scritta
,
nella
quale
,
ogni
giorno
,
il
proprio
e
l
'
altrui
pensiero
è
vagliato
,
non
solo
dal
lato
astratto
della
dottrina
,
ma
riguardo
alla
pratica
della
vita
quotidiana
.
Da
questo
continuo
lavorìo
intellettuale
nasce
la
progressività
del
pensiero
,
fatto
di
crescenti
stratificazioni
,
l
'
una
dell
'
altra
più
larga
e
più
completa
.
Solo
,
quando
il
pensiero
è
completo
,
né
contiene
in
sé
ulteriori
avanzamenti
,
tende
ad
immobilizzarsi
,
la
discussione
diventa
sempre
più
impossibile
e
,
a
tal
punto
,
un
partito
divent
a
una
setta
.
Il
pensiero
settario
à
un
altro
lato
caratteristico
ed
è
l
'
intolleranza
,
che
nasce
dall
'
esser
troppo
imbevuto
da
un
'
idea
,
dall
'
averne
formato
il
centro
di
tutta
la
vita
intellettiva
e
dall
'
averla
infiammata
di
tutta
la
propria
passione
,
congiungendo
pensiero
e
sentimento
,
ad
un
tempo
,
che
dominino
intero
il
campo
della
psiche
.
Ora
,
nel
partito
il
pensiero
è
di
continuo
scosso
,
sfiorato
,
agitato
dal
pensiero
altrui
:
si
sente
che
,
accanto
al
proprio
,
ce
n
'
è
un
altro
che
ora
con
questo
collima
ora
se
ne
differenzia
;
il
pensiero
proprio
perde
,
così
,
l
'
impronta
assoluta
ed
egoistica
,
giacché
niente
di
più
giova
a
far
sentire
la
propria
pochezza
,
quanto
misurare
sé
stesso
ogni
giorno
con
gli
altri
.
Per
la
setta
,
in
vece
,
avviene
il
contrario
:
la
si
disprezza
,
ma
non
la
si
critica
;
la
si
cerca
schiantarla
,
ma
non
raddrizzare
,
se
travia
,
e
da
questo
disprezzo
e
da
questo
desiderio
di
schiantarla
nasce
,
nell
'
animo
suo
,
quell
'
odio
intollerante
e
fanatico
,
che
partorisce
grandi
dolori
:
avviene
quel
fenomeno
istesso
che
si
verifica
là
dove
l
'
ebreo
è
ancora
perseguitato
,
disprezzato
,
maltrattato
;
egli
là
si
sente
ancora
ebreo
,
e
nel
disprezzo
intimo
per
gli
altri
,
si
crede
ancora
il
popolo
eletto
.
Ma
,
dove
è
stato
in
tutto
parificato
agli
altri
cittadini
,
là
egli
à
scordato
la
sua
origine
etnica
,
mescolando
la
propria
razza
e
la
propria
sorte
con
l
'
altrui
*
.
Se
la
setta
soffre
di
monodeismo
,
essa
è
del
pari
sofferente
di
eccessiva
intensità
unipassionale
,
quel
che
potremo
dire
,
con
un
neologismo
,
monopatia
settaria
.
Nella
folla
,
il
sentimento
è
instabile
,
quanto
ad
intensità
:
esse
,
nella
forma
più
semplice
ed
indifferenziata
,
ànno
,
è
vero
,
i
grandi
uragani
passionali
,
ma
dopo
di
questi
ricompare
il
sereno
fatto
dall
'
inerzia
abituale
,
dal
riposo
dell
'
animo
dopo
la
tensione
,
che
l
'
à
,
per
breve
ora
,
sconvolta
.
Anche
nel
partito
può
la
passione
assommarsi
,
ma
vi
sono
quelli
che
il
Ferrero
chiama
sfiatatoi
*
:
stampa
,
meeting
,
azione
parlamentare
per
i
quali
la
passione
vien
fuori
,
come
vapore
,
per
le
valvole
d
'
una
caldaia
,
ogni
qual
volta
l
'
interna
pressione
vinca
.
Ora
,
il
potere
sprigionare
una
passione
,
fa
sì
che
la
si
bilanci
anche
con
altre
e
nell
'
animo
resti
spazio
disponibile
per
la
complessità
passionale
.
La
psiche
è
così
fatta
che
à
,
normalmente
,
un
flusso
di
pensiero
e
di
sentimenti
;
arrestarlo
,
fermandone
uno
o
molti
nel
campo
della
coscienza
,
o
affrettarne
lo
scorrere
ed
il
succedere
loro
,
costituiscono
due
stati
patologici
.
Nella
setta
avviene
appunto
così
:
l
'
animo
è
posseduto
da
un
sol
pensiero
e
da
una
sola
passione
;
le
emozioni
non
si
raccolgono
intorno
ai
diversi
centri
emotivi
della
conservazione
individuale
,
dell
'
istint
o
sessuale
,
delle
relazioni
parentali
e
sociali
,
ma
quest
'
ultime
solo
prevalgono
e
neppure
in
una
maniera
complessa
,
ma
semplice
ed
unilaterale
Quanto
a
'
centri
emotivi
vedi
Sergi
,
Psicologia
per
le
scuole
..
Epperò
la
setta
suggestiona
,
di
continuo
,
sé
medesima
e
il
mondo
esterno
:
autosuggestione
ed
etorosuggestione
sono
due
forme
le
quali
,
se
son
comuni
all
'
individuo
ed
alla
folla
,
nella
setta
assurgono
ad
altezze
vertiginose
.
E
la
suggestione
nasce
da
parecchie
cause
.
Il
cuore
umano
à
sempre
un
palpito
generoso
per
chi
combatte
,
per
chi
soffre
e
per
chi
spera
;
pigliate
un
malfattore
,
caricatelo
di
catene
e
quello
spettacolo
schianterà
i
cuori
:
le
sue
colpe
saranno
dimenticate
e
resterà
,
invece
vivo
nell
'
animo
lo
spettacolo
presente
della
creatura
umana
che
soffre
,
per
quel
fenomeno
psichico
che
fa
sì
che
la
percezione
presente
sia
sempre
più
viva
della
rirepresentazione
,
come
le
chiama
Spencer
,
o
meglio
delle
percezioni
rievocate
.
Ora
,
lo
spettacolo
di
molta
gente
,
e
spesso
di
gente
profondamente
altruista
e
nelle
quali
l
'
emotività
sociale
s
'
accompagna
con
l
'
assenza
di
sentimenti
e
d
'
interessi
personali
,
con
la
purezza
della
vita
,
con
una
fede
viva
e
possente
,
con
la
rassegnazione
;
lo
spettacolo
di
tale
gente
,
in
un
momento
di
persecuzioni
,
di
sprezzo
eccita
gli
animi
circostanti
,
destando
la
pietà
viva
che
può
ben
essere
la
strada
per
la
quale
molti
si
accostano
e
saranno
guadagn
ati
alla
setta
.
Il
Ferrero
,
tempo
fa
,
sviluppava
la
così
detta
legge
di
singolarità
,
per
la
quale
un
uomo
,
differente
,
per
qualità
psichiche
,
da
un
popolo
in
mezzo
a
cui
vive
può
imporvisi
*
.
Il
Ferrero
non
lo
à
detto
,
ma
la
legge
di
singolarità
rientra
nel
fenomeno
suggestivo
,
vero
sia
per
l
'
individuo
,
sia
per
una
collettività
.
La
setta
è
una
singolarità
psichica
,
essa
possiede
l
'
altruismo
in
una
misura
che
altri
non
à
;
tra
la
psiche
della
setta
e
le
altre
,
vi
è
una
differenza
quantitativa
di
altruismo
,
che
vince
,
che
assorbe
,
che
desta
l
'
ammirazione
.
Tal
'
è
l
'
etero
suggestione
,
che
una
setta
esercita
sulla
folla
.
La
suggestione
che
la
folla
esercita
su
sé
medesima
,
l
'
autosuggestione
,
dipende
dalla
costituzione
passionale
degli
animi
e
dall
'
esaltamento
di
questo
stato
.
Quando
un
individuo
crede
di
essere
nel
vero
,
di
soffrire
per
una
giusta
causa
,
e
per
essa
dimentica
tutto
e
,
d
'
altra
parte
,
gli
è
impedito
parlarne
,
egli
attraversa
lo
stato
particolare
detto
ruminazione
psicologica
.
Il
pensiero
è
fisso
e
rivolto
sulla
propria
psiche
:
se
la
vita
non
vale
che
per
offrirla
per
olocausto
ad
un
'
idea
,
chi
è
capace
di
questo
sacrifizio
è
grande
e
tanto
più
per
quanto
più
capace
:
nasce
,
adunque
,
un
esaltamento
di
sé
,
un
senso
intimo
di
grandezza
,
che
disprezza
la
folla
che
non
intende
e
non
vede
:
senso
di
nobile
alterezza
che
tutti
i
grandi
,
da
Gesù
a
Mazzini
,
ànno
avuto
e
che
fece
dire
a
Gesù
sul
Golgota
:
padre
,
perdonali
,
non
sanno
quel
che
si
fanno
!
La
setta
,
formata
adunque
di
nature
similmente
appassionate
,
di
gente
desiosa
di
soffrire
,
d
'
idealisti
che
sanno
sprezzare
la
vita
,
di
monopatici
e
di
monoideizzati
è
come
una
campana
ripiena
d
'
ossigeno
,
nella
quale
si
è
costretti
a
respirare
e
sentire
inalzare
la
vita
ad
un
massimo
,
che
non
può
durare
,
senza
che
l
'
organismo
non
ne
resti
consunto
.
Noi
abbiamo
insistito
sempre
sulle
condizioni
passionali
della
setta
e
non
senza
ragione
:
una
delle
conseguenze
,
cui
queste
possono
condurre
,
è
il
delitto
passionale
:
quando
,
in
fatti
,
il
sentimento
è
giunto
a
tal
punto
ch
'
esso
non
può
essere
più
a
lungo
compresso
,
scoppia
in
manifestazioni
criminali
contro
o
di
sé
[
forma
di
suicidi
diretti
ed
indiretti
]
o
contro
gli
altri
.
Nulla
,
difatti
,
manca
,
acciò
avvenga
un
delitto
passionale
:
la
credenza
d
'
essere
nel
vero
e
nel
giusto
;
d
'
essere
,
a
torto
,
perseguitati
o
sprezzati
;
un
senso
di
megalomania
e
d
'
esaltamento
interno
;
la
coscienza
di
credere
d
'
agire
per
gli
altri
;
lo
spirito
completo
di
sagrifizio
.
Se
una
cosa
vi
manca
,
è
la
spinta
e
che
la
dànno
,
talora
,
i
delinquenti
veri
,
i
cattivi
consiglieri
,
i
provocatori
che
si
frammischiano
a
'
passionali
:
questa
strana
mescolanza
di
passionali
e
delinquenti
,
conduce
in
modo
inevitabile
al
delitto
.
Così
è
adunque
:
la
setta
,
ch
'
è
una
forma
patologica
della
folla
sorge
in
un
ambiente
di
persecuzione
,
di
scarsa
civiltà
,
di
mancante
libertà
,
nelle
ore
tristi
d
'
un
popolo
e
può
essere
talora
un
rifugio
di
quanto
vi
è
in
un
popolo
di
non
corrotto
.
Ma
è
rimedio
peggiore
del
male
,
che
abitua
alla
dissimulazione
,
al
delitto
,
alla
disciplina
idiota
,
all
'
idolatria
della
forza
:
essa
guasta
la
fibra
d
'
un
popolo
onde
ben
diceva
il
Foscolo
:
per
fare
l
'
Italia
bisogna
disfare
le
sette
.
E
per
disfare
ci
vuole
istruzione
e
libertà
,
che
educhino
,
che
tolgano
le
intemperanze
,
che
permettano
il
progressivo
cammino
umano
,
che
alla
setta
sostituiscano
il
partito
,
scuola
solenne
dei
popoli
,
fiume
ampio
che
conduce
al
mare
dell
'
umanità
.
Ben
possono
,
in
regime
di
libertà
,
esservi
sette
,
ma
esse
non
ànno
che
la
forma
,
l
'
apparenza
esterna
,
cui
manca
il
contenuto
,
la
suggestione
,
la
criminalità
;
sono
come
s
imboli
di
sopravvivenza
,
che
vanno
mano
mano
scomparendo
nell
'
onda
purificatrice
del
partito
,
che
,
discutendo
,
non
congiura
e
che
matura
un
avvenire
migliore
sempre
del
presente
.
ALTRI
FENOMENI
PATOLOGICI
La
folla
selvaggia
od
orda
,
oltrecché
in
forma
instabile
e
primigenia
,
può
rivivere
come
una
persistenza
di
forme
,
in
gran
parte
,
scomparse
nel
cammino
dei
secoli
,
tanto
che
,
incontrandoci
in
una
folla
anomala
,
criminosa
noi
possiamo
concepirla
o
come
un
ritorno
barbarico
in
piena
civiltà
,
così
come
l
'
uomo
delinquente
riproduce
,
nel
suo
tipo
,
forme
da
lungo
tempo
oltrepassate
;
o
come
una
continuazione
d
'
una
forma
inferiore
,
così
come
l
'
amphioxus
lanceolatus
è
l
'
ultimo
rappresentante
degli
acranioti
.
Ma
,
sia
come
forma
atavica
o
come
persistenza
d
'
una
forma
inferiore
,
è
meritevole
di
studio
.
Il
monadismo
rappresentò
uno
stadio
normale
,
nel
quale
l
'
umanità
fu
sospinta
dal
crescente
numero
e
dal
cresciuto
bisogno
di
nutrizione
;
ma
,
provato
che
sia
,
diventa
un
bisogno
dello
spirito
,
avido
del
nuovo
e
dell
'
emozionante
.
Nei
popoli
selvaggi
,
nei
quali
manca
la
passione
della
vita
domestica
e
sociale
,
lo
stato
nomade
che
lascia
venir
fuori
la
energia
accumulata
in
un
lungo
riposo
,
che
mette
il
fremito
della
caccia
e
della
guerra
,
diventa
una
fonte
di
diletto
psichico
,
più
forte
ancora
del
nutrimento
che
somministra
.
Una
volta
gustato
il
piacere
di
vagabondare
,
il
selvaggio
non
lo
dimentica
più
:
diventa
per
lui
un
bisogno
,
fino
a
tanto
che
una
novella
necessità
non
lo
renda
stabile
.
Ma
,
questo
che
è
un
periodo
di
transizione
,
un
momento
,
sia
pure
lungo
,
della
vita
dei
popoli
,
in
certe
folle
,
si
prolunga
in
modo
indefinito
,
da
potersi
ben
pensare
che
sieno
prima
spente
che
rese
stabili
.
Altre
volte
,
sono
folle
nomadi
di
mezzo
ad
una
società
stabile
,
come
i
pezzenti
del
medio
evo
,
come
i
clerici
vagantes
,
come
gli
zingari
moderni
;
e
,
là
dove
rivive
,
il
nomadismo
si
accompagna
sempre
con
le
doti
sociali
inferiori
dell
'
ozio
,
con
la
fame
insaziata
di
impressioni
nuove
.
Un
'
attenuazione
del
nomadismo
è
certo
quella
che
presentano
gli
zingari
,
in
alcune
parti
del
mezzogiorno
d
'
Italia
,
i
quali
ànno
delle
residenze
stabili
dalle
quali
partono
e
alle
quali
ritornano
.
Altre
forme
attenuate
sono
le
emigrazioni
interne
ed
esterne
,
nelle
quali
il
bisogno
economico
e
il
desio
d
'
altri
luoghi
possono
tanto
e
sono
come
il
sostitutivo
d
'
una
criminalità
collettiva
,
sia
ch
'
esse
avvengano
in
modo
isolato
,
sia
che
piglino
la
forma
,
come
nel
Veneto
,
d
'
una
vera
emigrazione
del
clan
,
d
'
un
vero
isolotto
,
di
una
duna
che
il
mare
trasporta
d
'
una
costa
all
'
altra
.
Altra
forma
di
persistenza
o
di
ritorno
atavico
è
,
di
certo
,
il
delitto
della
folla
,
che
può
essere
,
come
per
l
'
individuo
,
o
una
forma
congenita
o
una
forma
passionale
,
a
seconda
che
o
prevalga
la
mancanza
del
senso
morale
o
i
poteri
di
arresto
sieno
poco
sviluppati
.
Né
diversamente
d
'
una
persistenza
o
d
'
un
ritorno
vanno
interpetrate
l
'
epidemie
psichiche
,
religiose
o
sociali
che
,
a
momenti
dati
,
investono
,
in
piena
modernità
,
lo
spirito
popolare
e
che
sono
come
un
riflesso
,
una
eco
del
mondo
medio
evale
,
che
fu
una
lunga
epidemia
ora
demoniaca
,
ora
eretica
,
ora
neuro
e
psicopatica
,
che
possono
vivere
,
ancora
,
non
ostante
la
scienza
che
tenta
penetrare
tutta
la
vita
d
'
un
popolo
.
Ma
,
la
psicologia
della
folla
non
può
dirsi
compiuta
,
senza
che
si
accenni
al
misoneismo
che
le
folle
possono
ripetere
come
un
carattere
atavico
,
che
agì
molto
nel
tempo
antico
e
fu
una
forza
di
conservazione
della
società
.
Quando
il
sentimento
sociale
era
scarso
,
affidato
in
gran
parte
alla
memoria
,
esso
poté
conservarsi
innovandosi
quanto
meno
si
potea
.
Bisognò
che
fosse
,
lungamente
,
fissato
,
prima
di
variarlo
;
d
'
averne
cimentato
gli
elementi
antichi
,
prima
di
svolgerne
i
nuovi
.
La
mente
stessa
,
l
'
organo
pesante
,
non
avea
quella
forza
necessaria
da
poter
resistere
al
consumo
nervoso
d
'
un
'
innovazione
,
la
quale
,
poté
,
solo
,
avvenire
in
modo
lento
,
ma
sicuro
sotto
la
spinta
di
novelle
necessità
.
(
Paola
Lombroso
Critica
sociale
1897
)
.
Appartiene
alle
folle
moderne
il
cammino
celere
dal
vecchio
al
nuovo
,
in
grazia
della
predisposizione
dell
'
animo
che
le
rivolge
all
'
avvenire
,
che
fa
mantenere
il
passato
,
rammodernandolo
sempre
ed
innovandolo
.
Pure
,
il
misoneismo
non
è
ancora
scomparso
e
rivive
talora
in
forma
epidemica
;
cosa
sono
,
in
fatti
,
quegli
sconforti
universali
nella
scienza
,
in
questa
fine
di
secolo
?
cos
'
è
questo
grido
suadente
il
ritorno
all
'
antico
,
che
pare
,
talora
,
assumere
un
contenuto
profetico
?
Compagna
col
misoneismo
è
la
neofilia
,
che
può
essere
,
talora
,
semplicemente
apparente
,
come
quando
ritorna
,
in
arte
,
al
preraffaellismo
,
o
essere
un
vero
atavismo
,
come
il
sogno
ardente
d
'
un
ritorno
allo
stato
di
natura
,
alle
concezioni
di
società
che
non
ànno
della
nostra
né
il
vizio
,
né
la
virtù
attiva
;
o
al
superomismo
di
Nietzsche
.
Ben
vi
sono
delle
concezioni
,
apparentemente
,
ataviche
,
nella
forma
,
ma
con
contenuto
nuovo
e
moderno
:
quale
il
collettivismo
,
il
divorzio
,
la
giuria
,
che
potrebbero
sembrare
il
possesso
comune
del
suolo
,
l
'
etairismo
,
la
primitiva
giustizia
barbara
.
(
Ferri
Soc
.
e
scienza
positiva
)
.
Similmente
presso
alcuni
popoli
prevale
la
forma
,
religiosa
,
apparentemente
nuova
con
contenuto
vieto
,
come
nella
Russia
,
dove
vivono
innumerevoli
sette
religiose
nelle
quali
la
sembianza
del
nuovo
è
soverchiata
dal
risorgente
contenuto
mistico
del
primitivo
cristianesimo
.
Connessa
col
misoneismo
,
è
l
'
anticipazione
collettiva
,
la
quale
,
al
pari
dell
'
anticipazione
individuale
del
genio
,
è
sempre
inconscia
.
Quando
il
genio
discopre
una
novella
teoria
scientifica
,
si
può
dire
che
essa
fu
intravvista
e
preannunciata
,
in
qualche
proverbio
,
dalla
genialità
anonima
della
folla
.
Il
detto
:
nil
sub
sole
novi
è
vero
per
la
genialità
collettiva
rispetto
all
'
individuale
:
prima
di
Darwin
,
il
popolo
calabrese
,
in
un
motto
pornografico
,
assommava
la
lotta
per
l
'
esistenza
e
per
la
donna
;
prima
d
'
ogni
grafologo
la
scrittura
si
chiamava
carattere
;
prima
di
Lister
nella
Sila
le
ferite
si
curavano
con
la
trementina
che
geme
dai
pini
;
prima
che
i
criminologi
studiassero
l
'
effetto
criminogeno
del
vino
,
un
fablieau
narra
che
il
demonio
,
volendo
perdere
un
santo
lo
indusse
a
bere
del
vino
onde
il
santo
,
briaco
,
sedusse
la
moglie
d
'
un
mugnaio
e
ne
uccise
il
marito
che
lo
avea
colto
sul
fallo
;
prima
che
si
parlasse
della
simbiosi
del
delitto
,
un
altro
fablieau
narra
d
'
un
astrologo
c
he
,
letto
,
negli
astri
,
dover
un
fanciullo
,
fatto
grande
,
diventare
un
assassino
,
consigliò
al
padre
di
farne
un
medico
,
onde
saziare
il
sentimento
di
crudeltà
in
modo
utile
per
sé
e
per
gli
altri
.
Questa
ed
altre
anticipazioni
geniali
à
la
folla
;
ma
quando
la
scienza
le
riferma
,
quando
le
estende
,
essa
le
combatte
rabbiosamente
,
cedendo
al
misoneismo
che
porta
seco
da
tanti
secoli
.
L
'
anticipazione
della
folla
si
rassomiglia
a
quella
del
genio
,
sono
ambedue
incoscienti
e
pertengono
ad
uno
stato
d
'
inferiorità
psico
somatica
nella
folla
,
alla
neurosi
epilettoide
nel
genio
.
Il
rapporto
del
genio
con
la
folla
implica
lo
studio
dell
'
influenza
dell
'
uno
o
dell
'
altro
sul
cammino
del
progresso
umano
.
È
la
collettività
che
à
segnato
la
storia
del
mondo
?
o
,
in
vece
,
la
civiltà
umana
è
stata
un
'
imitazione
di
vedute
d
'
intelletti
superiori
?
i
pionieri
della
civiltà
furono
le
anonime
folle
d
'
ogni
tempo
e
d
'
ogni
luogo
o
non
piuttosto
Socrate
o
Confucio
,
Gesù
o
Maometto
,
Goethe
o
Shakespeare
,
Mazzini
o
Marx
?
Fino
a
poco
tempo
fa
,
non
si
ebbe
difficoltà
di
credere
alla
genialità
individuale
,
che
svela
nuovi
veri
ed
apre
vie
novelle
ed
è
imitata
poi
dalla
massa
;
ma
quando
i
rinnovati
studï
sociologici
dettero
importanza
al
fattore
collettivo
,
parve
che
questa
vieta
interpretazione
non
dovesse
essere
la
vera
.
Il
dibattito
si
è
andato
rinfocolando
dinanzi
all
'
avvenire
,
che
promette
di
essere
destinato
ad
una
crescente
importanza
del
collettivismo
,
non
solo
nel
campo
economico
,
ma
intellettivo
e
,
dinanzi
a
questo
che
pare
un
gran
pericolo
sociale
,
molti
si
son
domandati
ansiosamente
se
,
per
caso
,
l
'
interpretazione
diciamo
così
collettivista
della
società
,
non
sia
un
errore
sociologico
e
l
'
individualismo
non
debba
essere
ancora
la
gran
via
maestra
dell
'
avvenire
.
Il
Tarde
parve
avesse
risoluto
la
quistione
eriggendo
,
con
splendore
di
forma
e
di
ingegno
,
la
teoria
dell
'
imitazione
sociale
e
lo
stesso
fatto
che
,
talora
,
il
genio
rimane
incompreso
,
pare
ribadisca
la
dottrina
della
suggestione
del
genio
isolato
sulla
collettività
.
Ma
,
guardando
bene
la
quistione
,
noi
troviamo
che
il
genio
piglia
dalla
collettività
l
'
impronta
psico
somatica
:
così
Heine
è
genio
ebreo
,
Leonardo
da
Vinci
genio
latino
,
onde
a
torto
separiamo
il
genio
dalla
collettività
dov
'
è
nato
,
giacché
esso
è
come
uno
specchio
che
fa
convergere
i
raggi
in
un
foco
,
è
come
un
monte
che
riflette
le
onde
sonore
e
ci
dà
l
'
eco
.
Ma
,
anco
quando
fra
collettività
e
genio
non
vi
sia
similarità
;
quando
il
genio
è
una
singolarità
psichica
,
onde
riesce
a
sovrapporsi
alla
collettività
in
mezzo
a
cui
vive
,
pure
quel
genio
che
esercita
un
'
azione
di
suggestione
così
viva
,
non
è
tale
,
se
non
per
il
contrasto
psichico
della
folla
in
mezzo
cui
vive
.
Le
sue
doti
s
'
innalzano
,
perché
quelle
delle
persone
che
lo
circondano
,
sono
troppo
diverse
dalle
sue
;
perché
,
fra
lui
e
l
'
ambiente
sociale
,
si
è
come
impegnata
una
lotta
che
lo
sublima
e
l
'
innalza
e
quando
la
collettività
lo
imita
,
assimila
quelle
virtù
o
quegli
esempi
ch
'
essa
à
sprigionato
nel
contatto
con
una
singolarità
psichica
,
così
diversa
dalla
sua
.
Però
,
tra
genio
e
folla
esiste
ben
altro
rapporto
.
Io
credo
che
vi
siano
due
forme
di
genialità
una
completa
che
sorge
nelle
folle
giovani
e
dove
la
statica
e
la
dinamica
psichica
sono
alte
e
ch
'
è
fatta
da
uno
sviluppo
armonico
e
vertiginoso
insieme
,
delle
doti
dell
'
animo
;
l
'
altra
incompleta
ed
è
una
neurosi
che
si
svolge
di
preferenza
nelle
folle
senili
,
nelle
quali
la
statica
e
la
dinamica
psichica
sono
poco
evolute
.
Il
genio
,
inoltre
,
non
è
che
una
forza
di
riserva
della
collettività
:
quando
questa
è
troppo
in
basso
,
quando
lavora
poco
col
cervello
,
quando
il
suo
egoismo
prevale
,
essa
dà
dal
proprio
seno
la
genialità
e
l
'
altruismo
individuale
.
È
un
pensiero
,
è
un
sentimento
di
compenso
che
crea
:
pare
che
il
pensiero
soffocato
,
il
sentimento
represso
si
sprigionino
di
tanto
in
tanto
come
il
getto
d
'
un
vulcano
che
s
'
innalzi
sino
alle
stelle
.
Epperò
,
il
genio
vive
fra
certi
climi
storici
,
e
si
eleva
talora
dal
basso
,
o
discende
,
tal
altro
,
dall
'
alto
:
è
talora
plebeo
,
talora
aristocratico
;
cioè
,
proviene
da
quelle
due
classi
che
più
risentono
la
degenerazione
e
la
senilità
della
razza
.
Conchiudiamo
:
il
genio
sorge
dalla
folla
,
assommandone
la
psiche
,
oppure
da
questa
riceve
il
contrasto
per
il
quale
sprigiona
scintille
e
s
'
innalza
;
la
folla
percorre
,
con
le
sue
anticipazioni
,
il
genio
,
ma
quando
questo
le
svolge
e
ne
trae
le
conclusioni
,
essa
le
avversa
constringendolo
a
novelle
meditazioni
e
integrazioni
,
e
quando
tale
lavoro
di
svolgimento
dottrinale
è
compiuto
,
la
folla
stessa
,
vinto
il
proprio
misoneismo
,
ne
diffonde
le
nuove
dottrine
.
Il
genio
è
,
in
fine
,
come
una
forza
di
riserva
e
di
compenso
della
folla
bassa
e
poco
evoluta
;
ma
,
quando
la
folla
s
'
innalza
,
l
'
azione
individuale
del
genio
si
esaurisce
:
alla
genialità
individuale
succede
la
collettiva
.
Noi
ritorniamo
,
per
legge
di
regresso
apparente
,
di
nuovo
alla
folla
:
nei
tempi
antichi
fu
la
folla
indifferenziata
che
formò
la
civiltà
;
poi
successe
la
genialità
individuale
che
,
come
grande
fiaccola
,
come
colonna
di
fuoco
si
trasse
dietro
la
folla
;
ed
ora
questa
,
differenziata
,
evoluta
,
integrata
crea
le
nuove
civiltà
e
matura
l
'
avvenire
,
che
rompe
da
più
punti
come
immenso
fascio
di
luce
che
abbacina
e
seduce
come
in
una
visione
di
sogno
.
CAPITOLO
VII
.
MOMENTI
DI
CRISI
Le
folle
,
come
gli
organismi
,
ànno
i
loro
momenti
di
crisi
.
Vi
è
una
crisi
fisiologica
dell
'
organismo
umano
,
la
crisi
della
pubertà
,
quando
il
fanciullo
che
fino
a
ieri
giocò
con
le
sue
compagne
di
scuola
;
la
fanciulla
che
non
sentì
nulla
,
stando
in
mezzo
a
'
paffutelli
compagni
dell
'
età
sua
,
provano
un
sentimento
nuovo
e
strano
che
li
tormenta
,
li
martoria
,
un
bisogno
segreto
d
'
isolarsi
,
dei
turbamenti
inusitati
,
un
senso
come
di
sconforto
e
di
pianto
.
È
il
dio
ignoto
che
s
'
annunzia
in
mezzo
ad
una
tempesta
di
sentimenti
sconosciuti
,
di
paurosi
turbamenti
,
di
sogni
deliziosi
,
di
vergogne
non
mai
provate
e
,
alla
innocenza
infantile
,
succede
la
pudica
pubertà
:
è
la
gran
crisi
fisiologica
,
così
varia
,
così
complessa
,
che
si
prova
,
ma
non
si
descrive
:
nel
fanciullo
è
nato
l
'
uomo
;
nella
fanciulla
,
la
donna
:
son
tempi
quelli
in
cui
i
giorni
contano
per
mesi
ed
i
mesi
per
anni
:
è
il
dio
d
'
amore
,
che
parla
in
mezzo
allo
scrosciar
della
tempesta
ed
al
lampeggiare
dei
tuoni
.
Accanto
alla
grande
crisi
fisiologica
della
pubertà
che
scuote
e
trasforma
l
'
organismo
;
accanto
e
dopo
questa
,
cominciano
,
per
taluni
,
le
grandi
crisi
morali
,
dalle
quali
si
esce
o
rifatto
o
sconfitto
.
Dolori
intensi
che
non
si
rimarginano
mai
e
lasciano
sulla
fronte
delle
rughe
profonde
come
solchi
;
pensieri
affannosi
come
una
tempesta
in
mezzo
alla
sconfinata
maestà
dell
'
oceano
;
prove
terribili
,
quali
mai
genio
satanico
seppe
immaginare
,
possono
attendere
questo
organismo
umano
così
fragile
,
che
ogni
nonnulla
può
guastare
,
sconvolgere
,
annientare
:
son
le
grandi
crisi
morali
dalle
quali
o
si
esce
invulnerabile
o
si
esce
vinto
,
dimesso
per
sempre
.
In
questi
momenti
,
la
natura
umana
sprigiona
una
riserva
immensa
di
forze
morali
,
tenute
in
serbo
,
della
quale
mai
ci
eravamo
accorti
né
avremmo
saputo
se
quell
'
occasione
,
quel
fatto
non
l
'
avesse
sprigionato
,
come
una
macchina
elettrica
sulle
cui
punte
si
è
accumulata
gran
forza
di
elettricità
,
che
aspetti
un
tocco
,
un
avvicinamento
per
scattare
in
scintille
,
rumorosamente
.
L
'
organismo
umano
è
pieno
di
queste
forze
di
riserva
e
di
compenso
:
quando
una
valvola
cardiaca
è
ammalata
,
il
resto
del
cuore
si
ipertrofizza
;
quando
un
polmone
non
respira
,
l
'
altro
annienta
la
sua
funzionalità
:
simigliantemente
nelle
forti
crisi
morali
,
dal
fondo
dell
'
animo
umano
,
da
'
centri
psichici
,
si
sviluppa
una
forza
,
che
non
sapevamo
di
possedere
,
ma
che
pure
portavamo
,
da
lungo
tempo
,
latente
in
noi
stessi
.
Le
collettività
àn
di
queste
grandi
crisi
morali
così
come
le
hanno
gli
individui
:
quando
,
per
una
guerra
sfortunata
,
il
territorio
nazionale
è
invaso
;
l
'
esercito
distrutto
;
migliaia
di
famiglie
saccheggiate
,
depredate
,
uccise
e
il
cavallo
straniero
scalpita
sul
lastricato
delle
città
;
un
popolo
,
messo
in
questo
acre
cimento
,
subisce
di
quelle
crisi
morali
che
durano
un
pezzo
a
cancellarsi
e
nelle
quali
sprigiona
tutte
le
sue
energie
:
sorgono
i
grandi
uomini
ignorati
,
i
propositi
forti
e
,
conseguenza
del
surmenage
psico
intellettuale
,
crescono
i
suicidi
,
i
crimini
oltre
una
diminuita
operosità
che
si
riflette
anco
nell
'
opera
dell
'
ingegno
.
Ci
è
adunque
qualche
cosa
che
si
è
infranta
,
che
si
è
spezzata
nella
psiche
d
'
un
popolo
,
in
quelle
tristi
ore
di
crisi
.
Vi
son
popoli
che
trovano
in
sé
stessi
la
forza
necessaria
per
rifarsi
,
ma
vi
sono
di
quelli
che
restano
per
semp
re
abbattuti
,
depressi
,
storditi
come
uomo
dopo
accessi
epilettici
ravvicinati
,
che
lascino
annebbiata
la
mente
.
La
folla
,
formazione
sociale
,
à
anch
'
essa
i
suoi
momenti
di
crisi
;
per
citarne
una
avvenuta
al
principio
del
nostro
secolo
,
bisogna
ricordare
al
lettore
lo
sconforto
,
lo
strazio
che
colpì
la
classe
lavoratrice
d
'
Inghilterra
,
al
momento
che
venne
introdotta
la
macchina
,
quale
la
ci
descrissero
e
Marx
ed
Engels
*
e
la
si
trova
consacrata
nelle
inchieste
che
il
governo
inglese
,
a
più
riprese
,
fece
eseguire
nelle
fabbriche
.
Una
delle
crisi
peculiari
d
'
una
folla
è
la
persecuzione
,
momento
eminentemente
drammatico
.
Studiarlo
per
rispetto
al
partito
,
ch
'
è
della
folla
la
forma
più
equilibrata
,
è
come
guardarlo
in
modo
completo
ed
esauriente
;
del
resto
,
nel
capitolo
sulla
setta
,
abbiamo
accennato
a
questo
fenomeno
similare
,
appunto
perché
,
se
,
per
il
partito
,
la
persecuzione
è
un
momento
transitorio
,
per
la
setta
costituisce
il
modo
ordinario
di
vita
.
Come
sorge
,
adunque
,
la
persecuzione
?
La
persecuzione
è
un
fenomeno
acuto
della
vita
,
rampollante
da
due
leggi
che
dominano
le
formazioni
sociali
e
che
estendono
la
loro
influenza
anco
più
lungi
.
Non
già
che
essa
possa
essere
giustificata
,
o
che
,
per
triste
fatalità
,
debba
prolungarsi
,
per
sempre
,
nell
'
avvenire
:
ché
anzi
,
è
un
fenomeno
che
subisce
continue
attenuazioni
:
dagli
schiavi
fatti
a
pezzi
e
messi
lungo
la
via
Appia
e
dai
tempi
ne
'
quali
gli
eretici
venivano
bruciati
vivi
,
fino
a
'
giorni
nostri
,
nei
quali
le
nazioni
più
civili
,
per
es
.
d
'
Inghiltera
e
la
Svizzera
,
non
conoscono
più
persecuzioni
,
il
cammino
percorso
è
rassicurante
e
tale
che
,
per
quella
imitazione
dei
popoli
superiori
da
parte
de
'
popoli
inferiori
,
promette
che
nei
secoli
venturi
la
persecuzione
rimanga
triste
ricordo
dell
'
umanità
,
nelle
spine
e
nelle
ritorte
che
ne
accompagnarono
il
suo
fatale
cammino
.
Tutta
la
vita
,
adunque
,
è
regolata
da
queste
due
leggi
di
progresso
e
di
regresso
:
nel
dominio
della
meccanica
celeste
,
i
corpi
roteanti
sono
affatigati
da
una
legge
d
'
attrazione
e
di
ripulsione
e
dalla
combinazione
di
queste
due
forze
vengono
fuori
le
orbite
e
le
traiettorie
dei
pianeti
.
In
biologia
la
vita
è
affatigata
,
anch
'
essa
,
dalla
legge
di
eredità
e
di
variabilità
,
onde
da
una
parte
le
forme
tendono
trasmettersi
così
quali
sono
,
immutate
,
d
'
altra
parte
,
l
'
ambiente
organico
ed
inorganico
tende
di
continuo
a
modificarle
e
,
dal
contrasto
di
queste
due
forze
operanti
,
nasce
la
complessa
varietà
organica
,
lentamente
modificantesi
per
lungo
spazio
di
tempo
fino
ad
assurgere
a
forme
novelle
*
.
Nel
mondo
sociale
operano
queste
due
tendenze
di
conservazione
e
di
variazione
:
non
appena
l
'
orda
poté
differenziarsi
,
si
disegnarono
le
due
tendenze
che
tentano
equilibrarsi
con
la
preponderanza
ora
dell
'
una
ora
dell
'
altra
,
onde
un
secolo
sembra
più
progressivo
un
altro
meno
,
una
era
di
immobilità
sociale
,
un
'
altra
continuatamante
mobile
ed
ascendente
.
Eppure
avvertite
o
no
le
due
leggi
operano
sempre
e
si
compongono
in
modo
che
la
storia
del
mondo
,
tranne
certi
momenti
di
regresso
,
è
come
un
ghiacciaio
che
si
prolunghi
indefinitamente
per
la
vallea
dei
secoli
.
Fino
a
pochi
anni
fa
,
il
moto
progressivo
della
storia
era
concepito
in
maniera
idealistica
:
l
'
idea
moveva
gli
uomini
;
ma
gli
ultimi
anni
con
i
quali
si
era
chiuso
il
vecchio
secolo
e
le
vicende
del
nuovo
doveano
rompere
il
velo
dell
'
idealità
,
la
storia
apriva
il
proprio
seno
,
disvelandolo
,
mostrando
le
leggi
del
suo
progresso
,
riposanti
nella
materialità
della
storia
,
nel
prosaico
soddisfacimento
del
bisogno
economico
.
L
'
aspetto
idealistico
del
mondo
era
,
dunque
,
una
superstruttura
,
era
come
il
drappo
che
ricopre
la
statua
,
dandole
parvenza
di
persona
viva
.
Il
gran
motore
era
trovato
:
due
forme
antitetiche
di
produzione
intorno
a
cui
si
formano
,
come
incrostazioni
calcaree
,
due
concezioni
diverse
del
mondo
,
due
morali
,
due
leggi
differenti
,
due
sentimenti
religiosi
diversi
,
e
poi
due
letterature
,
due
arti
ecc
.
;
in
somma
due
sistemi
economici
diversi
,
intorno
a
cui
rampollano
due
civiltà
differenti
:
questo
,
sempre
e
dovunque
,
il
quadro
,
lo
sfondo
della
storia
.
Di
questa
condizione
di
fatti
la
persecuzione
è
un
elemento
,
del
quale
lo
scienziato
deve
tener
conto
,
giudicandolo
come
cosa
che
,
se
per
il
progresso
dei
tempi
dovrà
scomparire
,
nondimeno
è
spiegabile
quando
si
pensi
all
'
innato
misoneismo
dell
'
uomo
e
all
'
egoismo
primitivo
:
se
un
movimento
ci
nuoce
o
pare
tale
,
come
non
sveglierà
nella
bestia
umana
,
l
'
egoismo
più
feroce
?
se
la
mente
è
vissuta
lungamente
nell
'
ambito
di
certe
idee
,
come
potrà
spogliarsene
?
Pertiene
proprio
alla
civiltà
il
compito
di
accrescere
l
'
altruismo
,
di
educare
l
'
uomo
alla
sottomissione
continua
di
sé
all
'
interesse
della
specie
,
di
abituare
i
cervelli
non
all
'
esclusivismo
d
'
una
idea
,
ma
alla
progressione
crescente
del
sapere
umano
,
per
il
quale
l
'
uomo
moderno
è
così
diverso
dall
'
antico
e
sarà
più
diverso
ancora
dall
'
uomo
futuro
.
Anche
qui
,
nel
contenuto
d
'
una
teoria
perseguitata
,
vi
è
una
differenza
tra
le
varie
forme
di
folla
,
giacché
,
mentre
nel
partito
,
che
è
la
forma
più
equilibrata
di
folla
,
il
contenuto
della
teoria
perseguitata
è
quasi
sempre
progressivo
e
nuovo
;
nelle
folle
primigenie
,
esso
è
regressivo
,
atavico
,
misoneistico
:
il
trionfo
dell
'
uno
non
può
non
giovare
,
accrescendo
una
quantità
maggiore
di
benessere
,
che
si
espande
su
di
un
numero
crescente
di
gente
:
il
trionfo
dell
'
altro
,
in
vece
,
importerebbe
un
danno
,
un
ritorno
a
condizioni
sorpassate
di
vita
.
Il
medio
evo
,
per
esempio
,
ebbe
una
folla
di
eresie
diffuse
nei
bassi
strati
popolari
,
le
quali
,
sotto
l
'
involucro
religioso
,
conteneano
dei
principii
comunistici
,
di
quel
comunismo
indifferenziato
,
che
era
,
certo
,
un
regresso
sullo
stato
industriale
e
borghese
nascente
nel
medio
evo
.
Ora
,
se
quel
comunismo
cieco
degli
anabattisti
e
di
altre
sette
religiose
fosse
potuto
prevalere
,
sarebbe
stato
gran
danno
per
quel
regime
borghese
che
,
all
'
ombra
del
maniero
,
cominciava
a
formarsi
e
che
iniziò
la
sua
lotta
contro
la
feudalità
come
movimento
religioso
con
la
Riforma
;
ma
,
di
sotto
al
libero
esame
,
vi
era
ben
altro
:
vi
erano
le
libertà
di
commercio
,
d
'
industria
,
di
viaggi
senza
pedatici
,
l
'
abolizione
delle
associazioni
di
mestieri
,
che
trionfarono
di
poi
con
la
rivoluzione
francese
.
La
borghesia
nascente
,
credendo
di
combattere
per
una
quistione
religiosa
,
combatteva
per
una
quistione
economica
:
era
la
lotta
del
borgo
contro
il
castello
feudale
*
.
Altra
differenza
ancora
è
che
le
dottrine
perseguitate
,
che
pertengono
alla
folla
indifferenziata
,
son
prive
d
'
un
contenuto
scientifico
;
quelle
che
pertengono
ad
un
partito
ànno
,
in
vece
,
un
contenuto
che
è
sempre
scientifico
,
in
modo
conscio
o
inconscio
non
importa
.
Nell
'
antichità
vi
furono
due
movimenti
fortemente
perseguitati
:
il
movimento
servile
e
il
cristianesimo
;
ma
quanta
differenza
fra
essi
!
Il
movimento
servile
era
una
ribellione
ai
trattamenti
inumani
d
'
un
popolo
crudele
e
guerriero
,
quali
erano
i
Romani
,
e
diretto
ad
un
solo
scopo
:
di
liberare
sé
stessi
da
tale
giogo
,
pertanto
la
schiavitù
rimaneva
ancora
istituzione
sacra
.
Le
guerre
servili
furono
lotte
che
né
illuminò
una
dottrina
scientifica
,
né
una
fede
sociale
:
furono
,
invece
,
rivolte
incoscienti
,
affogate
nel
sangue
;
né
quei
poveri
combattenti
furono
mai
baciati
in
fronte
dalla
gloria
o
dal
compianto
.
Il
cristianesimo
,
in
vece
,
fu
movimento
anch
'
esso
politico
sociale
,
senza
un
contenuto
scientifico
determinato
:
anzi
fu
,
sul
principio
e
per
molto
tempo
ancora
,
un
movimento
antiscientifico
ed
incosciente
,
movimento
diretto
a
distruggere
tutto
il
mondo
pagano
,
a
rivoluzionarlo
dalle
basi
economiche
sino
alle
manifestazioni
più
ideali
dell
'
arte
e
della
letteratura
:
ma
,
di
sotto
a
questa
religione
di
schiavi
,
covava
una
novella
civiltà
.
Il
mondo
pagano
cadeva
ebbro
di
sangue
e
di
orgie
:
la
parte
più
nobile
e
più
ricca
viveva
nelle
forme
più
pervertitamente
sensuali
;
le
finanze
pubbliche
erano
divorate
da
vampiri
;
la
religione
morta
;
la
filosofia
decaduta
;
i
barbari
invadeano
l
'
impero
e
la
folla
briaca
correva
al
circo
,
e
le
terre
rimanevano
incolte
:
il
mondo
cristiano
,
con
la
sua
rinuncia
al
lusso
,
con
il
disprezzo
della
carne
,
con
l
'
odio
alle
scienze
ed
all
'
arte
,
con
la
promessa
d
'
una
eterna
finale
giustizia
,
rappresentava
una
reazione
ed
una
negazione
,
che
se
oggi
può
sembrare
a
noi
dannosa
,
per
quei
tempi
,
dovea
essere
infinitamente
salutare
.
Quando
la
vita
del
corpo
,
nella
forma
più
turpe
,
travolgeva
l
'
animo
,
era
d
'
uopo
affermare
di
contro
la
vita
dello
spirito
,
nel
suo
più
esagerato
ascetismo
.
A
molti
scrittori
moderni
pare
che
il
cristianesimo
,
con
le
sue
promesse
dell
'
altra
vita
,
sia
stato
un
movimento
addormentatore
degli
spiriti
e
lo
paragonano
alle
ingiunzioni
quietistiche
della
religione
cattolica
.
Lo
sbaglio
è
grave
e
dipende
dal
non
tener
conto
del
clima
storico
,
in
cui
si
svolgeva
il
cristianesimo
:
esso
s
'
indirizzava
a
persone
tenute
come
cose
,
a
'
quali
e
religione
e
scienza
negavano
ogni
carattere
umano
,
e
contro
cui
era
lecito
ogni
tortura
ed
ogni
crudeltà
:
ora
,
avere
a
costoro
detto
che
gli
uomini
non
avrebbero
chiusi
gli
occhi
,
senza
veder
molte
cose
,
dovette
esercitare
un
impulso
tale
che
noi
oggi
,
male
possiamo
comprendere
,
se
non
pensando
che
era
la
prima
parola
d
'
uguaglianza
dopo
quella
di
Budda
e
degli
stoici
detta
in
terra
,
sia
pure
,
con
accompimento
nell
'
altra
vita
.
Il
movimento
cristiano
fu
,
adunque
,
per
il
suo
immenso
valore
morale
,
un
vero
movimento
innovatore
e
progressivo
,
che
portava
nelle
sue
pieghe
il
destino
dell
'
umanità
.
Un
'
altra
differenza
tra
'
movimenti
perseguitati
nelle
folle
sta
nel
metodo
,
quello
che
oggi
si
dice
tattica
,
che
nelle
forme
inferiori
di
folle
è
rivoltoso
,
nelle
superiori
,
progressivo
:
ora
i
due
metodi
sono
di
natura
antiteci
,
cioè
l
'
uno
è
,
perfettamente
,
rispondente
al
concetto
scientifico
delle
formazioni
storico
sociali
;
l
'
altro
,
no
.
Se
noi
interroghiamo
la
scienza
,
sul
modo
come
la
terra
si
è
venuta
formando
,
essa
ci
risponderà
che
,
per
trasformazioni
lente
ma
continue
,
dalla
nebulosa
si
sono
distaccati
i
mondi
più
lontani
:
poi
,
dalla
terra
si
è
staccata
la
luna
;
poi
la
terra
si
è
raffreddata
,
passando
dalla
vita
astrale
alla
vita
planetaria
e
poi
le
acque
si
son
precipitate
e
lentamente
la
prima
vita
amorfa
è
sbocciata
nel
mare
.
Ma
,
da
quel
plasma
amorfo
fino
all
'
uomo
,
fino
all
'
altezze
della
sua
psiche
,
quale
e
quanto
lento
cammino
!
e
,
durante
l
'
evoluzione
sociale
,
dall
'
età
boleolitica
fino
al
limitare
della
storia
e
poi
lungo
il
cammino
storico
,
che
lente
vicende
!
Parimenti
di
variazioni
lente
,
ma
continue
e
sempre
più
accelerantisi
,
è
fatto
il
cammino
storico
sociale
!
Ora
,
credere
che
una
civiltà
,
ch
'
è
una
vasta
formazione
storica
,
possa
mutarsi
in
un
momento
,
è
errore
,
la
cui
azione
può
rassomigliarsi
a
'
movimenti
violenti
,
che
modificano
poco
o
nulla
la
crostra
terrestre
;
laddove
il
partito
si
ravvicina
,
per
il
metodo
,
a
'
movimenti
lenti
ma
continui
del
suolo
,
che
pur
son
capaci
di
modificazioni
ben
più
profonde
e
durature
.
Riassumendoci
,
adunque
,
diciamo
:
il
mondo
sociale
è
dominato
da
una
legge
di
progresso
e
di
regresso
,
la
quale
genera
la
persecuzione
;
in
fondo
ad
ogni
persecuzione
ci
è
un
contenuto
economico
;
le
idee
perseguitate
ànno
un
contenuto
progressivo
ed
un
altro
regressivo
;
metodo
per
raggiungere
,
per
conseguire
un
ideale
,
ora
è
una
lenta
ma
continua
elaborazione
del
presente
verso
il
futuro
,
metodo
evolutivo
e
scientifico
;
ora
una
rapida
elaborazione
che
talora
a
nulla
giova
,
metodo
antiscientifico
e
rivoltoso
.
Un
'
ultima
osservazione
ed
entriamo
nella
psicologia
della
persecuzione
.
Noi
abbiamo
detto
come
la
società
differenziata
in
classi
pòrti
seco
una
stratificazione
degli
stati
percorsi
,
giacché
le
classi
inferiori
son
i
detriti
delle
forme
anteriori
percorse
dalla
società
.
Questo
fenomeno
rimane
anche
nei
movimenti
,
in
apparenza
,
novatori
.
Di
fatti
,
ogni
evo
ebbe
una
sua
speciale
forma
di
novazione
e
di
questioni
:
l
'
evo
antico
ebbe
,
sebbene
molto
imperfettamente
,
novazioni
economico
sociali
:
tal
'
è
il
valore
delle
lotte
plebee
a
Roma
contro
il
patriziato
,
tali
sono
le
guerre
servili
;
il
medio
evo
,
a
cominciare
dal
cristianesimo
,
ebbe
forme
apparenti
di
novazione
religiosa
;
ebbene
,
queste
forme
coesistono
nei
diversi
strati
sociali
dell
'
età
nostra
,
le
nostre
plebi
o
si
rivoltano
brutalmente
incendiando
,
uccidendo
,
incrudelendo
e
ripetono
le
insurrezioni
servili
;
o
ànno
movimenti
religiosi
,
in
fondo
comunistici
,
come
fu
,
pochi
anni
fa
,
il
lazzarettismo
,
ed
allora
ripeton
o
il
carattere
religioso
di
novazione
.
Sicché
,
solo
in
alto
,
nella
forma
più
completa
di
folla
,
nel
partito
,
esistono
vere
novazioni
;
nelle
altre
sono
atavismi
,
apparentemente
,
novatori
,
in
fondo
de
'
quali
esiste
,
e
noi
lo
dicemmo
,
una
quistione
economica
.
Ed
ora
entriamo
in
tema
di
psicologia
collettiva
,
avvertendo
che
la
persecuzione
,
potendo
colpire
tanto
il
partito
come
la
setta
,
à
dei
caratteri
comuni
,
similari
,
dei
quali
,
in
altro
capitolo
,
dicemmo
.
Il
capo
d
'
un
partito
,
noi
dicemmo
,
è
un
conquistato
e
poi
aggiungemmo
che
se
,
talora
,
egli
eccelle
per
qualità
superiori
,
che
ne
fanno
di
lui
o
il
genio
o
l
'
apostolo
,
eccelle
,
talaltra
,
per
qualità
negative
inferiori
di
ambizione
,
di
crudeltà
:
come
eccelse
un
Marat
,
un
Danton
,
un
Robespierre
.
Tale
legge
che
suol
essere
vera
per
la
setta
,
non
vale
o
vale
meno
,
per
il
partito
:
nella
setta
si
raccolgono
dei
passionali
squilibrati
;
nel
partito
,
in
vece
,
si
raccolgono
quanta
gente
di
sentimento
squisito
e
di
sviluppato
altruismo
,
di
mente
aperta
conti
la
folla
,
ond
'
è
che
il
partito
è
folla
equilibrata
.
L
'
equilibrio
di
mente
e
di
cuore
che
può
costituire
la
prerogativa
delle
sette
che
passeranno
in
partito
,
è
la
dote
necessaria
d
'
un
partito
,
che
accoglie
l
'
aspirazione
più
alta
e
solenne
d
'
un
dato
momento
storico
.
Il
cristianesimo
fu
quanto
di
progressivo
vi
poté
essere
,
sul
cadere
dell
'
Impero
romano
e
fu
un
partito
:
partito
furon
quei
che
compirono
la
rivoluzione
italiana
;
partito
fu
il
chartismo
in
Inghilterra
:
ne
viene
,
adunque
,
da
ciò
che
i
capi
d
'
un
partito
sono
,
prevalentemente
,
normali
ed
equilibrati
,
così
come
i
capi
delle
sette
possono
essere
,
prevalentemente
,
degli
squilibrati
o
dei
criminali
.
Equilibrati
,
però
,
ma
diversi
per
impronta
psichica
sono
i
capi
d
'
un
partito
:
Cristo
e
Mazzini
e
Marx
son
tre
capi
,
son
tre
genii
,
diversissimi
fra
di
loro
.
Carlo
Marx
è
un
capo
,
quale
può
fiorire
in
un
secolo
di
critica
,
di
studio
e
in
mezzo
ad
un
partito
fortemente
scientifico
.
Ecco
come
l
'
Aveling
ne
scrivea
sul
Devenir
social
:
«
Marx
era
uno
spirito
universale
,
comprendeva
tutte
le
lingue
di
Europa
;
scriveva
e
parlava
alla
perfezione
l
'
inglese
,
il
francese
,
il
tedesco
.
La
conoscenza
che
aveva
della
letteratura
d
'
ogni
paese
era
immensa
.
Tutte
le
forme
dell
'
arte
gli
piaceano
,
tutte
le
scienze
gli
erano
familiari
:
egli
aveva
approfondite
tutte
le
opere
di
Darwin
;
lasciò
libriccini
di
note
sulla
chimica
,
per
riposarsi
si
occupava
di
scienze
matematiche
,
nelle
quali
ebbe
a
fare
delle
scoperte
.
Marx
non
era
solo
un
filosofo
,
ma
un
uomo
d
'
azione
ecc
.
»
In
questi
righi
è
ritratto
,
con
mirabile
chiarezza
,
l
'
uomo
che
,
d
opo
avere
inspirato
per
tanto
tempo
l
'
Internazionale
,
scompariva
,
per
un
tratto
,
dal
teatro
della
storia
per
donare
al
proletariato
la
più
forte
opera
di
critica
dell
'
economia
capitalistica
.
Mazzini
rappresenta
il
capo
d
'
una
setta
politica
che
ebbe
molto
del
partito
.
Mente
equilibrata
e
colta
,
quale
la
si
rivela
non
solo
nei
suoi
libri
,
pieni
d
'
un
incanto
solenne
e
profondo
,
nelle
varie
e
fortunose
vicende
di
sua
vita
,
ma
ancora
nelle
linee
del
viso
:
nella
fronte
alta
e
larga
,
eternamente
pensierosa
,
nella
faccia
regolare
,
negli
occhi
,
sereni
e
profondi
,
sacrati
eternamente
all
'
idea
fin
da
quando
era
giovinetto
a
Genova
,
in
sino
al
letto
di
morte
.
Quest
'
uomo
che
vince
l
'
amore
per
una
madre
tenerissima
;
che
porta
un
lutto
eterno
per
la
patria
,
sacrificandole
ricchezze
ed
onori
:
che
mena
per
tanti
anni
vita
d
'
apostolo
e
di
anacoreta
,
prorompente
in
un
linguaggio
mistico
che
domina
,
come
onda
sacra
,
tutti
i
suoi
scritti
;
quest
'
uomo
che
à
momenti
di
sconforto
nei
quali
si
isola
dal
mondo
,
per
colare
quei
dolori
che
il
volgo
non
comprende
;
quest
'
uomo
siffatto
è
tipo
di
apostolo
e
di
profeta
,
di
genio
e
di
martire
;
di
sognatore
e
d
'
uomo
di
partito
;
è
l
'
ultimo
settario
e
per
tempo
il
primo
grande
uomo
di
partito
che
sorga
in
Italia
,
con
vedute
vaste
ed
originali
,
con
comprensività
moderna
.
In
lui
le
note
belle
del
settario
e
dell
'
uomo
di
partito
,
mirabilmente
,
si
fondono
e
dànno
l
'
originalità
dell
'
impronta
.
Gesù
è
,
anch
'
esso
,
un
capo
partito
,
solennemente
,
mistico
.
Il
ritratto
che
ne
lasciò
Lentulo
forse
non
è
vero
:
forse
Gesù
non
ebbe
né
gli
occhi
a
mandorla
,
né
la
barba
a
pizzo
,
né
i
capelli
descriminati
sulla
fronte
,
né
taglia
elegante
e
piena
di
fascino
:
forse
egli
non
fu
così
,
ma
è
certo
che
l
'
immaginazione
degli
artisti
cristiani
e
delle
folle
credenti
non
poté
concepirlo
in
maniera
,
più
fortemente
,
suggestiva
e
tale
quale
sembra
balzare
del
racconto
che
di
lui
ci
ànno
lasciato
gli
evangeli
.
Un
uomo
che
poteva
trascinare
le
turbe
,
suggestionandole
;
che
poté
guarire
nevrosi
in
mezzo
ad
un
popolo
neuropatico
;
che
poté
amare
i
fanciulli
,
vinto
dalla
bontà
innocente
e
che
seppe
spargere
tanta
onda
di
pietà
e
di
perdono
contro
peccatrici
ed
adultere
;
e
poi
dettare
le
leggi
più
vere
della
morale
sotto
forme
di
apologhi
,
di
discorsi
idillici
;
ch
e
sentì
forte
la
minaccia
degli
interessi
offesi
soffiargli
d
'
intorno
;
che
ebbe
ore
di
raccoglimento
interno
,
fatto
di
sconforto
e
nel
quale
la
coscienza
del
proprio
sacrifizio
trionfò
sul
frale
umano
;
ed
infiammò
sé
di
sacro
sdegno
e
tuonò
contro
sacerdoti
e
farisei
;
che
credette
,
portare
in
sé
una
missione
divina
inspirandovisi
fino
agli
stanti
ultimi
di
sua
vita
;
che
poté
tanto
sui
destini
dell
'
umanità
;
dovette
essere
un
tipo
di
genio
,
prevalentemente
,
mistico
,
circonfuso
d
'
un
idealismo
che
non
conosce
tramonto
.
Accanto
a
questi
tre
tipi
si
accolgono
i
tipi
pazzeschi
e
paranoici
Baba
,
Maometto
,
Lazzaretti
ecc
.
,
nei
quali
prevalgono
le
note
degenerative
sulle
geniali
.
Parlando
dei
proseliti
settarii
,
noi
dicemmo
come
,
spesso
,
vi
si
raccolga
una
folla
di
criminali
o
di
delinquenti
passionali
:
nel
partito
,
in
vece
,
e
in
tempi
normali
,
non
è
così
:
il
partito
è
il
terreno
nel
quale
il
delinquente
non
vive
,
perché
vi
mancano
l
'
emozioni
criminose
ed
abbondano
,
in
loro
vece
,
i
metodi
normali
di
discussione
e
diffusione
di
idee
;
pure
,
nei
momenti
di
persecuzione
,
possono
bene
accorrervi
dei
passionali
,
della
gente
che
à
bisogno
di
soffrire
per
la
giustizia
,
di
custodire
un
alto
ideale
,
di
trovare
un
fine
alla
vita
,
per
il
quale
val
bene
che
si
combatta
e
si
soffra
:
di
testimoniare
di
lui
come
dicevano
con
linguaggio
mistico
,
i
primi
cristiani
.
Avviene
,
così
,
adunque
che
le
persecuzioni
approdano
quasi
sempre
ad
un
fine
completamente
opposto
:
voleano
distruggere
un
movimento
e
lo
fecondano
,
voleano
abbatterlo
e
lo
sublimano
.
Questo
è
quanto
noi
potremo
chiam
are
suggestione
della
persecuzione
e
ch
'
è
fatta
dalla
gente
passionata
,
guadagnata
alla
causa
e
della
quale
gente
le
virtù
si
elevano
,
l
'
animo
si
nobilita
.
Parliamo
della
gente
guadagnata
alla
causa
d
'
un
partito
dalla
persecuzione
,
la
quale
diventa
,
così
,
l
'
arma
più
efficace
di
propaganda
e
diffusione
d
'
idee
.
Tal
'
è
,
difatti
,
lo
scopo
e
la
natura
d
'
un
partito
:
diffondere
un
pensiero
:
questa
che
,
è
in
vero
,
tendenza
della
natura
umana
,
diventa
,
ancora
più
,
caratteristica
d
'
un
partito
.
La
persecuzione
diventa
arma
di
diffusione
e
di
redenzione
morale
,
nei
suoi
effetti
:
ammesso
,
come
vero
che
,
sul
cadere
dell
'
impero
romano
,
il
cristianesimo
portava
in
sé
la
tendenza
novatrice
e
i
fili
intorno
a
cui
si
dovea
intessere
poi
,
per
tanti
secoli
,
una
civiltà
nuova
,
quegli
che
non
vi
credeano
ancora
,
sia
che
fossero
schivi
di
occuparsene
o
viventi
del
mondo
vecchio
che
tramontava
,
doveano
giacere
in
una
condizione
d
'
inferiorità
morale
:
vinti
dal
male
che
un
ambiente
sociale
creava
loro
attorno
,
non
sentivano
la
speranza
vivificatrice
del
futuro
.
Così
come
,
lo
stato
triste
ch
e
travaglia
noi
in
questa
fine
di
secolo
,
dipende
da
una
civiltà
cadente
che
ci
avvolge
e
molti
ànno
provato
quale
sollievo
morale
,
quale
forza
di
combattimento
della
virtù
contro
il
vizio
allettatore
,
metta
nell
'
animo
la
nuova
fede
umana
che
,
per
estensione
e
per
intensità
,
val
bene
oggi
il
cristianesimo
di
altri
tempi
.
Ora
,
far
giungere
a
tanta
gente
scettica
od
indifferente
,
una
novella
idea
e
nella
forma
più
suggestiva
,
nella
forma
più
pietosa
,
e
più
improntata
della
grandezza
umana
;
questo
è
il
valore
di
redenzione
degli
animi
che
può
la
persecuzione
assumere
.
E
i
guadagnati
non
tardano
a
venire
:
le
donne
,
di
solito
così
timide
,
ma
ancora
così
impressionabili
,
accorrono
,
portandovi
tutto
il
conforto
della
loro
natura
muliebre
,
tutto
il
disinteresse
,
di
cui
la
femina
è
capace
in
imprese
delle
quali
l
'
onore
deve
spettare
all
'
uomo
;
tutto
il
potere
di
sagrifizio
che
si
rivela
negli
umili
servigi
o
in
quelli
più
delicati
,
nei
quali
essa
,
per
la
percezione
maggiore
di
certi
fatti
che
sfuggono
all
'
uomo
,
riesce
meglio
.
Chi
legge
la
Russia
sotterranea
di
Stepniak
,
vede
quale
parte
,
nel
movimento
nichilista
,
ànno
le
donne
:
recapitare
lettere
,
diffondere
giornali
,
nascondere
perseguitati
,
avvisare
la
gente
in
pericolo
sono
un
lavoro
delicato
loro
affidato
:
essere
coinvolte
nelle
cospirazioni
,
non
smentirsi
in
momenti
solenni
:
è
il
lavoro
eroico
.
La
prima
persecuzione
dei
cristiani
avveniva
il
30
dopo
Cristo
per
opera
di
Nerone
,
ma
i
cristiani
ne
uscivane
rafforzati
.
Plinio
parlando
di
loro
dice
ch
'
erano
«
moltitudo
ingens
»
ed
aggiunge
che
vi
erano
gente
d
'
ogni
età
e
d
'
ogni
sesso
.
Tale
era
la
suggestione
che
la
persecuzione
avea
esercitato
e
in
tempi
nei
quali
i
fatti
e
l
'
opinione
pubblica
tardavano
a
diffondersi
.
Ma
chi
voglia
avere
un
saggio
del
modo
come
si
diffonda
il
racconto
delle
persecuzioni
,
fuori
d
'
una
data
nazione
o
d
'
un
dato
paese
dove
avvengono
,
deve
riportarsi
a
'
tempi
del
Borbone
,
nel
Napoletano
,
quando
l
'
Inghilterra
rimaneva
scossa
dal
racconto
dei
profughi
intorno
quel
sistema
di
terrore
detto
«
negazione
di
Dio
»
e
chi
sa
fino
a
qual
punto
quella
suggestione
passionata
gravò
sui
destini
d
'
Italia
!
Ma
,
per
capire
ancora
più
il
valore
delle
persecuzioni
dal
punto
di
vista
suggestivo
,
basta
leggere
l
'
intuizione
sicura
dell
'
arte
che
ne
ebbe
il
De
Amicis
,
visitando
le
Alpi
valdesi
:
il
raccoglimento
nella
chiesa
detta
della
tana
,
le
prediche
sotto
i
castani
,
le
preghiere
prima
della
battaglia
,
dinanzi
agli
uomini
armati
ed
in
ginocchio
e
alle
donne
salmodianti
con
i
bambini
strette
alle
gonne
,
nella
solennità
di
quei
momenti
sacri
a
Dio
,
prima
d
'
andare
alla
morte
,
mentre
le
scolte
vegliavano
se
si
appressasse
il
nemico
:
questo
momento
di
auto
suggestione
è
mirabilmente
colto
e
rappresentato
dall
'
artista
con
tocco
vivo
e
possente
.
Ma
la
suggestione
può
giungere
più
oltre
fino
a
costituire
una
vera
apologia
del
martirio
e
arrivare
fino
al
fetecismo
.
È
noto
che
i
primi
nichilisti
non
quelli
del
terrore
,
ma
quegli
che
si
diffusero
nel
popolo
,
lavorando
e
predicando
,
tipi
veramente
mistici
che
ci
ricordano
i
primi
cristiani
,
pieni
di
fede
,
di
sacrifizio
e
di
rassegnazione
;
quei
primi
nichilisti
furono
detti
i
santi
dal
pubblico
che
assistette
al
processo
;
i
primi
cristiani
baciavano
le
cicatrici
delle
ferite
inferte
nelle
persecuzioni
,
raccoglievano
gli
avanzi
dei
martiri
e
d
'
allora
cominciò
quel
vasto
martirologio
che
si
è
prolungato
nei
secoli
.
Il
feticismo
,
così
naturale
all
'
uomo
,
può
assumere
forme
enormemente
alte
e
vertiginose
,
quando
vi
soffi
dentro
un
sentimento
vivo
e
suggestivo
.
Quando
Spartaco
era
caduto
,
i
pochi
superstiti
tenevano
a
loro
onore
aver
combattuto
con
lui
:
cum
Spartaco
pugnavimus
*
!
Intimamente
connessa
con
la
suggestione
è
la
insensibilità
fisica
nei
tormenti
:
i
criminali
posseggono
tale
insensibilità
di
natura
fisiologica
:
i
suggestionati
ànno
la
stessa
insensibilità
,
ma
di
natura
psicologica
:
è
un
potere
d
'
arresto
che
esercita
la
passione
veemente
in
certi
momenti
:
Lattanzio
così
scriveva
:
«
i
nostri
(
cioè
i
cristiani
)
uomini
,
fanciulli
,
donnicciuole
,
tacendo
vincono
i
loro
tormentatori
,
né
il
fuoco
stesso
può
strappare
ad
essi
un
gemito
:
il
sesso
debole
,
la
fragile
età
soffrono
d
'
essere
sbramati
a
membro
a
membro
ecc
.
*
»
E
scrive
Rénan
«
nell
'
eccidio
dei
Babi
in
Persia
si
videro
persone
che
appartenevano
alla
setta
andare
a
denunziarsi
da
sé
,
per
essere
uniti
a
'
pazienti
.
È
tanto
dolce
all
'
uomo
soffrire
per
qualche
cosa
,
che
in
molti
casi
l
'
attrattiva
del
martirio
basta
per
far
credere
.
Un
discepolo
che
fu
compagno
nel
supplizio
al
Bab
,
sospeso
al
suo
fianco
,
aspettando
la
morte
,
avea
in
bocca
soltanto
queste
parole
:
Maestro
,
siete
contento
di
me
?
*
»
A
tale
ordine
di
fatti
ed
a
tale
stato
d
'
animo
si
appartiene
quella
serenità
che
sconvolge
il
carnefice
e
che
fece
dire
a
Giordano
Bruno
,
dinanzi
a
'
suoi
giudici
:
tremate
più
voi
nel
leggermi
la
sentenza
,
che
io
nell
'
udirla
!
Quando
per
le
vie
di
Parigi
ferveva
la
folla
criminale
nei
terribili
giorni
di
Settembre
,
i
nobili
,
chiusi
in
carcere
,
cui
giungeva
da
lungi
l
'
eco
della
carneficina
,
mostrarono
una
serenità
di
animo
sorprendente
:
si
strinsero
,
in
quei
giorni
,
delle
amicizie
piene
ed
intime
,
s
'
intrecciarono
amori
,
si
fecero
giuochi
:
quella
gente
si
disponeva
a
morire
con
la
più
alta
serenità
,
come
è
fama
di
Socrate
e
degli
antichi
filosofi
*
.
E
che
l
'
altruismo
si
esalti
viene
provato
dal
fatto
che
pare
a
ciascuno
la
vita
non
valga
se
non
può
buttarla
per
altri
.
Quando
le
persecuzioni
dei
cristiani
dilagavano
in
Roma
e
i
corpi
mutilati
giaceano
per
terra
,
di
notte
i
fossarï
uscivano
a
raccoglierne
gli
avanzi
,
per
conservarli
nelle
catacombe
,
così
come
,
in
mezzo
al
furore
d
'
una
guerra
,
anime
pietose
raccolgono
i
feriti
.
E
su
quelle
tombe
quali
e
quante
iscrizioni
:
dolcissimo
,
carissimo
,
risorgi
in
pace
,
vivrai
in
Cristo
:
in
queste
parole
ci
è
tutta
la
affettività
che
si
sprigiona
dal
cuore
umano
,
nei
momenti
solenni
del
pericolo
:
se
la
natura
crea
dei
mostri
,
si
compiace
contrapporre
degli
angeli
,
onde
ben
diceva
Rénan
:
la
race
des
enfants
de
dieu
est
éternelle
.
Nasce
da
tutti
questi
fatti
la
coscienza
della
propria
superiorità
morale
:
l
'
uomo
s
'
innalza
in
quella
sfera
,
nella
quale
egli
vede
piccini
dinanzi
a
sé
uomini
e
cose
:
non
ci
è
,
all
'
infuori
del
suo
ideale
,
cosa
alcuna
di
nobile
e
di
elevato
e
non
è
lui
uno
di
quelli
che
porta
nell
'
animo
tale
sacro
deposito
?
e
non
costituisce
esso
la
sola
,
la
grande
,
l
'
immortale
gloria
dell
'
uomo
?
È
sentimento
codesto
di
leggittimo
orgoglio
che
nobilita
,
che
innalza
,
che
sublima
e
che
fece
dire
a
Gesù
:
«
essi
non
sanno
quel
che
si
fanno
»
,
parole
nelle
quali
si
racchiude
gran
parte
dell
'
intimo
sentimento
di
chi
è
perseguitato
,
parole
d
'
una
profondità
mirabile
!
Possono
,
in
tale
condizione
d
'
animo
,
i
biasimi
divenir
lode
e
colui
che
n
'
è
bollato
,
ostentarli
con
una
crudezza
,
con
un
certo
cinismo
,
che
può
dolere
,
quando
non
si
penetri
nel
pensiero
occulto
che
muove
.
Cristiani
fu
titolo
di
spregio
e
così
chiamaronsi
i
seguaci
di
Gesù
;
la
croce
era
il
segno
del
delitto
e
diventò
il
segno
supremo
col
quale
si
affrontò
la
morte
,
il
segno
che
dovea
dar
coraggio
nel
martirio
,
ardire
nel
tormento
.
E
voci
e
parole
e
segni
ed
appellativi
possono
assumere
un
alto
significato
morale
,
contenere
un
mondo
affettivo
inconcepito
ed
inconcepibile
:
così
,
presso
i
Cristiani
,
la
croce
era
segno
di
riconoscimento
,
il
pesce
era
simbolo
di
Gesù
salvatore
,
l
'
a
e
la
o
rappresentavano
tutta
una
dottrina
ideologica
ed
una
speranza
,
l
'
agnello
una
promessa
.
Noi
ci
troviamo
,
adunque
,
in
un
mondo
psichico
diverso
,
nel
quale
tutte
le
facoltà
più
ideali
,
più
altruistiche
s
'
innalzano
,
mentre
l
'
io
scompare
e
in
questo
è
tutta
la
psicologia
collettiva
della
persecuzione
.
Accennammo
come
,
nei
settarii
,
vi
sia
un
spirito
di
profetismo
e
di
messianismo
o
,
in
altri
termini
,
un
bisogno
di
inveire
contro
i
tempi
e
di
predire
sventure
,
fuori
delle
quali
apparisca
il
sereno
.
Tali
stati
dell
'
animo
sono
proprï
di
chi
è
insofferente
del
presente
ed
anela
al
futuro
e
si
esagerano
in
certi
momenti
nei
quali
questo
stato
di
scontento
e
di
speranza
si
esalta
.
Ora
,
quale
momento
maggiore
di
quello
nel
quale
un
partito
è
perseguitato
per
un
ideale
di
giustizia
,
in
grazia
del
quale
la
parte
egoistica
dell
'
uomo
scompare
e
si
allarga
e
si
espande
il
più
puro
altruismo
?
E
quale
bisogno
maggiore
di
guardare
nel
futuro
,
quando
il
presente
è
si
triste
e
quando
una
parte
dell
'
umanità
rimane
acciecata
dallo
sfoggio
della
forza
brutale
e
l
'
altra
acquista
come
una
seconda
vista
?
Ogni
partito
,
adunque
,
à
avuto
questo
momento
di
profetismo
e
di
messianismo
:
lo
ànno
avuto
del
pari
le
sette
e
gli
individui
.
Nelle
prediche
di
Fra
Gerolamo
Savonarola
sono
frequenti
i
passi
profetici
e
messianici
,
che
si
accompagnano
con
fenomeni
allucinatorï
*
.
In
modo
simile
,
Gesù
ebbe
nei
suoi
loghi
tanti
di
questi
momenti
di
profetismo
,
dei
quali
alcuno
è
rimasto
famoso
come
quando
annunziava
«
che
il
tempo
era
compiuto
,
il
regno
dei
cieli
vicino
»
;
che
«
quella
età
non
sarebbe
passata
senza
che
prima
tutte
queste
cose
non
fossero
avvenute
»
;
che
«
alcuni
di
coloro
che
erano
presenti
non
avrebbero
gustato
la
morte
»
.
E
poi
,
volti
a
'
farisei
li
chiamava
:
razza
d
'
ippocriti
,
di
vipere
,
di
sepolcri
imbiancati
.
I
cristiani
,
eredi
della
dottrina
di
Gesù
,
non
erano
meno
profetici
di
lui
e
meno
messianici
e
quale
maggiore
bisogno
della
conferma
delle
parole
del
maestro
se
mai
sull
'
impero
tante
calamità
erano
piombate
?
non
erano
esse
una
certezza
che
le
promesse
si
sarebbero
adempiute
?
e
potevano
questi
profeti
del
tristo
augurio
esser
ben
visti
?
non
godeano
essi
di
quelle
sventure
che
si
rovesciano
nell
'
impero
?
non
erano
i
nemici
della
patria
?
Ed
ecco
come
il
profetismo
che
sorge
in
ogni
persecuzione
è
un
motivo
,
una
spinta
a
novello
odio
ed
a
novella
persecuzione
.
Parlando
,
in
ultimo
,
delle
sette
,
dicemmo
delle
manifestazioni
criminose
:
or
bene
,
per
quanto
io
abbia
cercato
,
non
mi
è
mai
capitato
di
trovare
un
partito
che
si
abbandoni
al
delitto
,
come
risposta
alla
persecuzione
.
Vi
si
abbandonò
talora
il
liberalismo
nazionale
in
Italia
,
il
nichilismo
in
Russia
,
ma
,
questi
per
la
natura
stessa
dei
tempi
e
dei
luoghi
,
ebbero
ed
ànno
del
settario
:
il
cristianesimo
,
la
riforma
che
furono
,
due
veri
e
propri
partiti
,
non
trovarono
mai
in
sé
,
nelle
loro
persecuzioni
istinti
criminosi
:
io
credo
che
ciò
dipenda
dalla
costituzione
stessa
del
partito
,
fatta
da
gente
che
,
per
mente
e
per
cuore
,
è
quanto
di
più
alto
abbia
un
popolo
:
dipende
ancora
dal
fenomeno
che
la
resistenza
piglia
,
di
preferenza
,
la
forma
più
solenne
ed
elevata
che
mai
si
conosca
e
solleva
gli
animi
ad
un
vero
e
proprio
eroismo
,
di
cui
si
è
,
in
tempi
ordinarii
,
incapaci
.
Le
rivolte
degli
schiavi
rappresentano
un
fatto
cieco
ed
istintivo
,
gli
schiavi
stessi
erano
quanto
di
degenerato
vi
fosse
nella
natura
umana
.
Legati
a
'
piedi
,
frustati
,
destinati
a
'
piaceri
cubicolari
,
con
le
ciglia
e
i
capelli
rasi
,
piccoli
,
curvi
dal
lavoro
;
erano
quanto
di
basso
può
l
'
uomo
creare
in
altro
uomo
:
eppure
,
nei
momenti
solenni
,
seppero
morire
in
modo
da
destare
l
'
ammirazione
del
popolo
romano
.
Quando
cadde
,
per
tradimento
,
la
rocca
di
Taormina
,
rimanevano
superstiti
mille
schiavi
,
comandati
da
Satiro
,
i
quali
si
arresero
alla
generosità
dei
Romani
,
che
li
destinarono
a
combattere
nel
circo
con
le
fiere
.
Quando
furono
là
e
si
attendeva
che
venissero
fuori
le
belve
,
si
uccisero
l
'
un
con
l
'
altro
,
Satiro
si
trafisse
per
l
'
ultimo
.
Questa
morte
innalzò
quei
poveri
schiavi
all
'
altezza
degli
stoici
e
fu
la
più
nobile
vendetta
che
poteano
pigliarsi
contro
di
un
popolo
,
cui
mancava
la
più
bella
delle
virtù
,
che
segnan
o
la
grandezza
vera
dell
'
uomo
:
il
perdono
*
.
Ma
se
la
tendenza
criminosa
non
prevale
nel
seno
del
partito
perseguitato
,
si
accoglie
,
bene
spesso
,
nei
persecutori
:
le
turbe
che
urlano
,
devastano
,
uccidono
,
come
in
Parigi
nelle
terribili
giornate
di
settembre
,
o
,
in
Roma
,
nelle
persecuzioni
contro
i
cristiani
,
o
in
Francia
contro
gli
Albigesi
:
i
Torquemada
,
gl
'
inquisitori
che
àn
lasciato
nella
storia
un
nome
tanto
esacrato
,
quanto
pieno
e
recinto
di
paura
,
non
sono
altro
che
veri
e
propri
criminali
nati
.
Ma
,
quante
rivincite
l
'
idea
perseguitata
si
piglia
in
mezzo
alle
masse
dei
persecutori
?
i
cuori
più
eletti
,
le
menti
più
salde
vengono
reclutate
fra
la
massa
di
gente
che
persegue
e
che
sente
,
di
mezzo
all
'
odio
,
rinascere
l
'
amor
del
nemico
.
Gli
esempii
non
sono
rari
,
ma
quello
che
rimane
,
dopo
tanti
secoli
il
più
alto
e
solenne
è
l
'
esempio
di
Paolo
,
guadagnato
alla
causa
di
Gesù
sulla
via
di
Damasco
:
la
visione
che
gli
apparve
e
lo
conquise
,
ch
'
era
mai
se
non
un
effetto
di
allucinazione
,
d
'
auto
suggestione
?
Egli
avea
a
sé
dinanzi
lo
spettacolo
di
Stefano
lapidato
;
avea
la
mente
piena
dell
'
ordine
del
sinodo
,
con
il
quale
dovea
far
incarcerare
e
trucidare
altri
cristiani
,
avea
la
lotta
nel
cuore
tra
il
fanatismo
feroce
dei
padri
suoi
e
la
nuova
idea
che
seduceva
,
il
bisogno
di
soffrire
,
d
'
avere
un
ideale
per
il
quale
fosse
bella
la
vita
,
per
offrirla
in
olocausto
.
Tale
e
tanta
lotta
portava
nel
cuore
e
da
essa
prese
,
nel
suo
cervello
,
vita
l
'
allucinazione
che
lo
fermò
e
lo
sbigottì
sulla
via
di
Damasco
*
.
CAPITOLO
VIII
.
LA
FOLLA
TRAVERSO
I
SECOLI
Nello
studio
sulla
folla
accennammo
quale
essa
fu
in
momenti
diversi
e
molto
lontani
da
noi
,
ora
bisogna
che
rifacciamo
per
un
momento
,
la
sua
storia
rapidamente
attraverso
i
secoli
,
per
concludere
che
oggi
essa
talora
nella
sua
forma
più
semplice
ed
indifferenziata
di
folla
primigenia
,
è
cattiva
,
con
istinti
criminosi
,
impotente
al
pensiero
,
la
colpa
non
è
sua
,
essendo
da
lungo
tempo
,
da
migliaia
di
anni
,
vissuta
in
condizioni
d
'
avvilimento
.
Su
di
lei
à
operato
una
lunga
selezione
servile
,
la
quale
à
agito
annebbiando
la
mente
e
schiacciando
il
corpo
,
sotto
il
peso
della
lenta
degenerazione
.
Cominciamo
dall
'
oriente
,
dalla
prima
culla
della
civiltà
.
In
Cina
,
in
Persia
,
in
Egitto
lo
stato
è
una
sovrapposizione
di
popoli
vincitori
che
condannano
il
popolo
vinto
ad
un
'
eterna
inferiorità
,
ad
un
pervertimento
della
mente
,
allo
stordimento
dei
sensi
.
In
Babilonia
la
plebe
à
dei
riti
religiosi
osceni
,
corre
alle
feste
di
Belo
dove
si
spendono
,
di
solo
incenso
,
mille
talenti
;
lascia
che
le
sue
donne
vendano
nel
tempio
di
Venere
Melitta
la
verginità
ai
forestieri
,
à
delle
feste
simili
ai
saturnali
;
ma
mentre
la
sua
morale
è
così
bassa
,
i
magi
,
cinti
di
venerazione
,
professano
una
dottrina
di
ben
altra
purezza
*
.
Gli
Ebrei
non
conobbero
,
per
lungo
tempo
,
la
schiavitù
umiliante
e
dolorosa
,
ma
quando
da
Babilonia
e
da
Tiro
il
lusso
penetrava
,
dalle
foreste
del
Libano
il
povero
ma
giusto
,
l
'
Ebionim
,
innalzava
un
grido
di
dolore
sino
a
Dio
e
,
a
volta
a
volta
,
profeti
inspirati
infondevano
la
speranza
messianica
,
che
dovea
ricondurre
il
popolo
d
'
Israello
alla
terra
dei
padri
suoi
.
Sorse
,
così
,
quell
'
eterno
scontento
dell
'
animo
,
proprio
del
popolo
ebreo
,
quel
sospiro
eterno
nel
quale
il
genio
etnico
,
si
è
venuto
svolgendo
e
rafforzando
*
.
In
India
,
a
'
sudra
è
conteso
conoscere
i
sacri
libri
e
,
se
lo
tentassero
,
sarebbero
degni
di
morte
;
ben
più
infelici
di
loro
sono
i
Paria
,
a
'
quali
è
negato
,
per
fino
,
adorare
Brahma
.
Tutto
è
inferiore
nel
paria
:
i
suoi
dei
non
reggono
al
paragone
di
Brahma
;
l
'
acqua
,
che
ne
riflette
l
'
ombra
,
è
contaminata
;
il
guerriero
,
cui
si
avvicinano
,
può
trucidarli
;
giacché
è
scritto
che
devono
viver
lungi
da
tutti
e
soccorrerli
è
delitto
*
.
In
Egitto
la
desolazione
non
è
meno
grande
:
la
religione
che
contiene
in
sé
tanta
parte
del
sapere
,
è
ignota
a
'
più
e
la
si
tramanda
ravvolta
di
simboli
che
i
soli
iniziati
comprendono
.
Se
la
civiltà
à
lasciato
nell
'
Egitto
monumenti
maestosi
di
quanti
dolori
non
sono
essi
fatti
?
non
senza
ragione
,
si
è
detto
,
aver
il
dolore
improntato
quell
'
immenso
popolo
di
schiavi
,
di
quella
bruttezza
che
esso
poi
riflesse
nell
'
effigie
dei
suoi
dèi
*
.
Dall
'
Egitto
passiamo
in
Grecia
ed
in
Roma
.
La
condizione
e
l
'
educazione
della
folla
in
Grecia
non
fu
migliore
.
Quella
splendida
civiltà
che
seppe
assurgere
alle
più
alte
vette
dell
'
arte
,
che
ebbe
della
natura
un
'
intuizione
facile
e
chiara
e
nella
sua
vita
,
nel
suo
ingegno
,
in
tutta
sé
stessa
fu
come
il
mare
nel
quale
si
cullava
,
piena
di
una
artistica
serenità
;
quella
civiltà
,
quanto
a
sentimento
sociale
,
non
fu
né
migliore
dell
'
oriente
,
né
di
Roma
,
superba
e
dura
dominatrice
di
popoli
e
di
schiavi
.
Di
nessuna
altra
nazione
è
memoria
come
di
Sparta
che
si
ordinassero
,
di
tempo
in
tempo
,
le
stragi
degl
'
Iloti
,
né
,
come
di
Atene
,
che
si
giurasse
da
'
giovani
solennemente
e
pubblicamente
d
'
esser
nemici
del
demos
ed
arrecargli
ogni
male
possibile
.
La
vita
di
quelle
gloriose
città
e
della
Magna
Grecia
fu
una
oppressione
odiosa
contro
gli
schiavi
e
una
lotta
di
liberi
,
divisi
in
ogni
città
in
aristocrazia
e
democrazia
ed
impersonificantisi
nella
contesa
fra
Sparta
ed
Atene
:
onde
la
vita
interna
è
una
vece
dolorosa
ed
alterna
di
proscrizioni
e
di
esilii
,
di
guerre
e
di
stragi
,
di
oligarchia
e
di
demagogia
.
In
quella
terra
,
dove
il
pensiero
fu
così
limpido
e
l
'
intelletto
riflesse
senza
nubi
la
natura
fatta
,
più
che
in
altri
climi
,
di
una
serenità
maestosa
;
l
'
educazione
sociale
,
l
'
amore
del
prossimo
,
l
'
esempio
che
,
dall
'
alto
,
scese
fino
in
basso
,
da
'
liberi
agli
schiavi
fu
brutto
e
desolante
.
Fu
così
dice
il
Vaccaro
,
nella
opera
tante
volte
citata
che
gli
Spartani
«
sottoposero
i
vinti
ad
una
vera
selezione
artificiale
,
togliendo
loro
i
mezzi
di
sviluppo
,
decimandoli
in
massa
,
facendone
morire
i
migliori
.
Soltanto
erano
risparmiati
quelli
che
la
lenta
degenerazione
avea
reso
impotenti
»
.
Nel
mondo
latino
,
come
in
tutto
il
mondo
antico
,
gli
schiavi
costituivano
un
grande
sottosuolo
sociale
,
infinite
volte
maggiore
dei
liberi
.
Se
,
a
Sparta
,
su
224
mila
schiavi
,
vi
era
appena
un
popolo
di
36
mila
liberi
;
ad
Atene
vi
erano
40
mila
schiavi
su
91
mila
liberi
;
a
Roma
il
numero
degli
schiavi
era
incommensurabile
.
Uno
storico
così
scrive
:
«
Tanti
erano
questi
infelici
,
che
nelle
case
più
grandi
stipendiavasi
un
nomenclatore
per
tenerne
a
mente
i
nomi
.
Crasso
possedeva
500
muratori
che
noleggiava
ad
opera
;
un
avvocato
,
andando
ad
arringare
,
traevasene
dietro
un
nembo
;
nel
campo
di
Cepione
,
su
80
mila
soldati
,
vi
erano
40
mila
schiavi
.
Caio
ne
possedeva
5
mila
e
moltissimi
comuni
ne
possedeano
le
10
e
fin
le
venti
mila
*.»
Lo
schiavo
era
considerato
come
cosa
pertinente
al
padrone
.
«
Quegli
cui
fu
ucciso
lo
schiavo
dice
Gaio
può
sciegliere
di
procedere
o
in
via
criminale
o
ripetere
un
'
indennità
in
forza
della
legge
Aquilia
»
.
Venivano
venduti
in
baracche
di
legno
,
chi
sciolto
,
chi
legato
,
e
il
compratore
,
avvicinandovisi
,
richiedea
«
mi
bisogna
un
torcoliere
,
un
mugnaio
,
un
cane
per
la
porta
e
poi
chi
veniva
tenuto
legato
alla
porta
,
chi
gridava
le
ore
è
sempre
il
citato
storico
,
il
Cantù
,
che
parla
:
altri
macinavano
e
un
gran
disco
attorno
al
collo
impedivagli
di
portare
il
grano
alla
bocca
,
quali
correano
avanti
al
padrone
per
istrada
a
fargli
dare
il
passo
;
quali
annunziavano
le
visite
;
questi
a
'
piedi
del
padrone
,
tergevano
le
traccie
dell
'
intemperanza
;
quelli
servivano
da
sonatori
,
da
impudichi
,
da
buffoni
,
altri
stretti
in
astucci
per
modo
che
non
potessero
svilupparsi
.
Pregiatissimi
erano
pure
gli
ermafroditi
,
talora
artificiali
.
Seneca
ci
addita
torme
di
ragazzi
che
,
all
'
uscire
dei
banchetti
,
nelle
camere
aspettavano
oltraggi
alla
natura
.
Legioni
intere
di
corrotti
,
erano
disposte
secondo
il
paese
ed
il
colore
con
tant
'
arte
che
in
tutti
vedevasi
corpo
ratura
snella
,
volto
fiorito
della
prima
lanuggine
.
Alcuni
viaggiavano
col
viso
bisunto
perché
il
sole
ed
il
freddo
non
intaccassero
la
pellicina
delicata
ecc
.
In
qual
modo
trattati
fa
orrore
pensarlo
.
Quei
che
lavoravano
i
campi
aveano
capelli
e
ciglie
rase
;
quei
che
portavano
i
padroni
in
eleganti
lettighe
,
trascinavano
dietro
le
catene
:
Antonio
e
Cleopatra
sperimentavano
su
gli
schiavi
i
veleni
.
Pollione
ne
fé
gettare
uno
alle
murene
perché
gli
ruppe
un
vaso
.
Assistevano
digiuni
a
'
lunghi
pasti
in
piedi
e
guai
se
avessero
sternutato
,
tossito
,
mosse
le
labbra
.
Alcuni
ricreavano
le
cene
con
atroci
combattimenti
»
.
«
La
notte
erano
chiusi
in
ergastoli
e
grotte
,
su
giacigli
o
per
terra
ammonticchiati
uomini
e
donne
.
Fatti
vecchi
si
portavano
sull
'
isola
d
'
Esculapio
sul
Tevere
e
colà
abbandonavansi
a
morire
.
»
«
Un
senatus
consultus
portava
che
quando
un
cittadino
romano
venisse
ucciso
da
uno
schiavo
tutti
gli
altri
schiavi
di
lui
si
mettessero
a
morte
e
un
giorno
se
ne
misero
a
morte
quattrocento
,
il
che
eccitò
qualche
susurro
,
ma
Cassio
gran
conoscitore
del
giusto
e
dell
'
ingiusto
si
alza
in
senato
e
rimbrotta
i
novatori
.
E
che
cercheremo
noi
ragione
quando
già
pronunziarono
gli
avi
più
saggi
di
noi
ecc
.
?
»
«
Le
donne
erano
prostituite
,
il
severo
Cassio
avea
prefisso
una
tassa
per
l
'
amplesso
delle
sue
schiave
.
E
dopo
che
giovani
erano
state
esibite
alle
voluttà
degli
ebbri
,
vecchie
s
'
insultava
al
loro
obbrobrio
,
imprimendo
osceni
motti
sul
seno
avvizzito
.
Le
matrone
si
divertivano
poi
a
pungerle
,
mentre
le
adornavano
.
»
«
Quella
monotonia
di
patimenti
era
interrotta
una
volta
all
'
anno
da
'
saturnali
*.»
Eppure
questi
infelici
erano
la
parte
attiva
delle
nazioni
antiche
indispensabili
alla
sussistenza
di
tutti
*
,
fino
a
donare
il
loro
ingegno
per
far
sembrare
dotto
il
proprio
padrone
come
«
quel
Calvidio
Sabino
,
ricchissimo
di
cui
dice
Seneca
che
era
si
mal
provvisto
di
memoria
che
or
dimenticava
il
nome
di
Ulisse
or
quello
di
Priamo
,
comprò
degli
schiavi
che
imparassero
a
mente
Omero
,
Esiodo
e
i
nove
poeti
lirici
:
teneva
a
'
piedi
questi
schiavi
che
gli
suggerivano
i
versi
quando
gli
occorressero
e
che
egli
lanciava
a
'
commensali
storpiandoli
Cantù
,
Storia
degli
italiani
.
»
.
Ma
la
selezione
servile
che
esercitavasi
,
in
Roma
,
dovea
riverberarsi
dallo
schiavo
sul
padrone
:
il
parassitismo
sociale
e
biologico
lo
ànno
dimostrato
il
Vandervelde
e
Massart
,
nel
Parassitismo
organico
e
sociale
*
,
ed
il
Vaccaro
nella
sua
opera
:
la
lotta
per
l
'
esistenza
e
suoi
effetti
nell
'
umanità
sono
nocivi
così
al
parassita
,
come
alla
vittima
.
Ed
,
in
Roma
,
la
schiavitù
nocque
al
patriziato
,
quanto
altro
mai
,
sia
con
le
frequenti
guerre
servili
che
misero
in
forse
la
sicurezza
dello
stato
e
delle
quali
Roma
si
rivalse
con
infinita
ferocia
,
sia
ancora
più
,
con
l
'
istituzione
del
liberto
:
il
liberto
era
il
cattivo
consigliere
del
padrone
,
cui
avea
venduto
l
'
animo
ed
il
corpo
e
non
ci
è
infamia
,
scelleratezza
,
crimine
commesso
dagl
'
imperatori
che
non
sia
stato
co
nsigliato
dal
liberto
.
E
così
che
lo
schiavo
corrompeva
la
grandezza
quirita
e
,
con
la
sua
opera
di
tarlo
roditore
,
preparava
i
più
funesti
giorni
di
Roma
*
.
Ma
l
'
educazione
servile
della
folla
in
Roma
avea
ancora
un
altro
aspetto
,
né
solo
si
esplicava
contro
lo
schiavo
,
ma
ancora
contro
la
plebe
.
La
storia
caratteristica
di
Roma
è
,
anzi
,
improntata
dalla
lotta
tra
un
patriziato
astuto
,
che
cerca
custodire
il
suo
privilegio
economico
e
politico
,
e
tra
una
plebe
laboriosa
e
guerriera
che
chiede
,
in
momenti
solenni
,
i
dritti
civili
e
il
godimento
della
ricchezza
,
da
lei
conquistata
.
Al
pari
che
in
Grecia
,
in
Roma
la
lotta
piglia
un
doppio
aspetto
:
d
'
una
enorme
pressura
dei
liberi
sugli
schiavi
e
d
'
una
lunga
contesa
dei
liberi
fra
loro
.
La
storia
di
Roma
è
in
parte
lì
,
fra
quella
plebe
,
gente
latina
,
che
ottiene
,
dopo
quattro
secoli
e
mezzo
,
l
'
eguaglianza
politica
e
di
poi
chiede
,
senza
raggiungerla
mai
,
la
spartizione
dell
'
ager
publicus
e
fra
il
patriziato
,
stirpe
sabellica
,
disceso
dall
'
Appennino
,
il
quale
promette
e
ritoglie
e
corrompe
,
come
negli
ultimi
anni
della
repubblica
e
sotto
l
'
impero
,
nel
quale
tempo
la
plebe
vien
tenuta
a
spese
dell
'
erario
in
un
ozio
infecondo
,
avido
di
grandi
e
criminose
emozioni
.
Se
la
plebe
non
potea
vivere
con
l
'
agro
conquistato
non
restava
che
il
parassitismo
e
la
corruzione
,
giunta
a
tale
segno
che
i
soli
schiavi
,
per
quanto
avviliti
,
erano
ancora
la
sola
parte
viva
di
quella
splendida
e
moritura
civiltà
.
Le
condizioni
che
presenta
l
'
impero
,
tranne
pochi
anni
qua
e
là
,
tranne
il
periodo
degli
imperatori
filosofi
,
sono
,
quanto
mai
,
raccapriccianti
.
In
alto
,
imperatori
pazzi
,
delinquenti
,
pervertiti
;
in
basso
la
cura
degli
affari
negletti
,
la
vita
dei
cittadini
in
non
cale
e
di
continuo
minacciata
,
gli
averi
tolti
per
cupidigia
e
poi
orgie
,
feste
,
sangue
.
Nerone
passava
dal
circo
al
trivio
,
incendiava
Roma
,
cantando
dall
'
alto
di
una
torre
,
faceva
uccidere
la
madre
,
la
sposa
,
il
maestro
;
vendeva
le
sue
statue
,
appena
che
mediocri
,
a
prezzi
favolosi
:
tipo
vile
di
tiranno
,
circondato
da
una
folla
di
etere
:
questo
è
per
lungo
volgere
di
anni
l
'
esempio
che
piove
dall
'
alto
dell
'
impero
.
Il
popolo
romano
avea
dimenticato
la
severità
antica
dei
padri
,
diventando
un
popolo
di
lussuriosi
.
Giuochi
,
bagni
,
passeggi
erano
le
occupazioni
favorite
:
di
vespero
,
nelle
vie
più
frequentate
di
Roma
si
svolgeva
un
passeggio
maestoso
ed
impudico
:
matrone
seminude
in
lettighe
portate
da
schiavi
,
cocchi
tirati
da
superbi
cavalli
e
guidati
da
amazzoni
mezzo
nude
,
con
a
piedi
il
favorito
d
'
un
giorno
o
d
'
un
ora
,
mezzo
sfiaccolato
per
abuso
di
voluttà
;
donne
di
mala
vita
,
venute
in
onore
per
bellezza
e
poi
senatori
in
mezzo
a
liberti
e
a
cinedi
.
Di
sera
,
questa
turba
si
raccoglieva
nei
triclini
ed
era
là
che
cominciava
la
vita
avventurosa
della
notte
;
sul
tardi
,
dopo
aver
mangiato
e
bevuto
,
dopo
aver
più
volte
vomitato
il
pasto
,
per
godere
la
rinnovellata
voluttà
del
cibo
,
si
passava
a
'
cubicoli
dove
una
folla
di
schiavi
giovanetti
attendeva
o
di
là
si
scendeva
,
fra
il
chiaror
delle
tede
,
nel
foro
,
nel
trivio
,
nella
suburra
,
do
ve
si
incontravano
matrone
che
non
osavano
mostrarvisi
di
giorno
,
uomini
politici
e
per
fino
l
'
imperatrice
o
l
'
imperatore
.
Nelle
provincie
l
'
amministrazione
pubblica
non
era
migliore
:
concesse
,
come
bottino
,
ad
avidi
proconsoli
,
erano
spremute
a
sangue
.
Ma
l
'
onestà
non
era
per
anco
spenta
:
in
Roma
,
nel
cuore
del
mondo
,
esistevano
ancora
famiglie
di
antica
severità
di
costumi
,
nelle
quali
si
era
rifugiata
la
prisca
virtù
romana
,
nella
forma
più
solenne
di
protesta
.
Lo
stoicismo
in
mezzo
a
quel
mondo
che
tramontava
in
un
gran
lago
di
fango
,
era
quanto
di
più
nobile
rimaneva
della
Roma
antica
,
era
l
'
antica
virtù
dei
padri
rammorbidita
d
'
un
sentimento
nuovo
,
sconosciuto
alla
durezza
quirita
,
e
che
parlava
di
fratellanza
umana
,
di
amore
,
di
pietà
.
Que
'
grandi
stoici
,
che
prevenivano
,
per
tal
punto
,
i
tempi
nuovi
e
che
sapeano
,
romanamente
,
morire
,
erano
incarnazione
vivente
di
tutto
un
passato
e
preannunzio
di
un
grande
avvenire
e
anche
oggi
,
dopo
tanti
secoli
,
destano
un
senso
vivo
di
ammirazione
e
di
rispetto
.
E
frattanto
il
circo
ingoiava
nuove
vittime
umane
:
torme
di
schiavi
combatteano
con
le
fiere
o
si
uccidevano
a
vicenda
,
per
deliziare
una
turba
briaca
di
gente
,
che
accorreva
sitibonda
di
sangue
e
mentre
la
plebe
,
divenuta
numerosa
e
gravante
sull
'
erario
,
non
chiedeva
che
nuovi
giuochi
e
nuovo
pane
,
il
latifondo
dilagava
;
tutta
l
'
Africa
pertineva
a
sei
persone
:
il
campo
di
Trimalcione
si
estendeva
per
intere
regioni
,
delle
compagnie
commerciali
,
ricche
di
molti
sesterzï
,
come
arpie
,
suggevano
il
pubblico
erario
.
E
su
queste
immense
ricchezze
piombava
,
a
volta
a
volta
,
la
confisca
imperiale
per
soddisfare
a
'
desiderii
d
'
una
plebe
crescente
,
né
mai
satolla
.
E
mentre
tutto
,
a
Roma
,
declinava
,
un
bisogno
nuovo
prepotente
si
sprigionava
dai
cuori
;
gli
animi
più
nobili
più
alti
,
messa
da
banda
la
vecchia
favola
degli
Dei
,
volgevano
al
monoteismo
:
era
un
bisogno
d
'
un
principio
religioso
alto
e
solenne
che
s
'
imponeva
:
era
il
bisogno
di
staccarsi
da
quell
'
orgia
dei
sensi
e
sollevarsi
sino
ad
un
ideale
solenne
e
rigido
che
fosse
come
una
novella
vita
,
un
nuovo
lavacro
e
questo
principio
nuovo
,
informatore
penetrava
a
Roma
,
prima
ancora
del
cristianesimo
,
come
per
spianargli
la
via
:
il
monoteismo
giudaico
,
spoglio
del
bieco
fanatismo
dei
padri
,
semplice
e
puro
,
solennemente
penetrava
per
opera
dell
'
umile
gente
,
che
dalla
Siria
traeva
a
Roma
per
lavoro
.
Dice
il
Rénan
:
«
Quel
mercante
siro
giunto
a
Roma
,
sarà
un
uomo
dabbene
e
misericordioso
,
caritatevole
per
i
suoi
compatrioti
,
amante
dei
poveri
.
Discorrerà
con
gli
schiavi
,
rivelerà
loro
un
asilo
,
ove
quegli
infelici
,
rido
tti
dalla
durezza
romana
alla
più
desolante
solitudine
troveranno
un
po
'
di
consolazione
.
Il
buon
siro
accettava
la
propria
ignominia
;
si
cattivava
la
benevolenza
del
padrone
,
sapeva
piacere
alla
padrona
.
Questo
gran
fattore
della
democrazia
andava
così
sciogliendo
a
maglia
a
maglia
la
rete
della
civiltà
antica
.
»
Era
così
,
adunque
,
che
nei
momenti
solenni
della
storia
,
in
mezzo
alla
corruzione
del
mondo
,
in
basso
si
creava
una
novella
società
.
Egli
è
sempre
così
:
quando
una
civiltà
muore
,
dalle
ceneri
sue
ne
sorge
un
'
altra
,
come
dalla
morte
sorge
la
vita
;
ma
importa
a
noi
conchiudere
che
nell
'
antichità
l
'
educazione
della
folla
fu
servile
,
che
mirò
a
corrompere
animo
e
corpo
,
che
il
danno
si
riversò
sulla
gente
corrotta
non
meno
che
sulla
corruttrice
,
che
la
razza
depressa
,
asservita
trovò
in
sé
la
forza
d
'
una
novella
vita
che
si
annuncia
col
cristianesimo
.
Vedremo
ora
le
vicende
della
folla
nell
'
età
di
mezzo
.
Il
medio
evo
fu
per
le
folle
un
'
età
sventurata
,
quanto
l
'
antica
e
per
trovare
un
lembo
di
azzurro
,
bisogna
discendere
sino
all
'
evo
moderno
.
La
società
di
mezzo
si
apre
con
un
avvenimento
d
'
un
'
importanza
capitale
:
il
cristianesimo
,
il
quale
contenea
in
sé
diverse
tendenze
:
il
fanatismo
giudaico
,
cupo
,
intollerante
,
feroce
;
e
poi
l
'
ascetismo
,
la
rinunzia
delle
ricchezze
,
la
brama
di
fuggire
il
mondo
;
in
fine
,
il
sentimento
di
uguaglianza
.
Furono
queste
tre
tendenze
diverse
che
,
in
differenti
momenti
,
prevalsero
.
L
'
evangelo
è
tutto
pieno
dell
'
amore
verso
i
poveri
e
dell
'
esaltamento
degli
umili
,
esaltamento
che
,
se
di
poi
fu
compreso
come
da
avverarsi
nel
mondo
di
là
,
per
lungo
tempo
,
si
credette
dovesse
avere
in
terra
il
suo
completo
adempimento
.
La
promessa
messianica
formò
molta
,
anzi
gran
parte
,
del
sentimento
cristiano
dei
primi
tempi
:
non
avea
forse
Gesù
detto
che
molti
dei
presenti
non
avrebbero
gustato
la
morte
,
prima
che
il
figliuolo
dell
'
uomo
non
fosse
tornato
in
terra
ammantato
di
gloria
e
maestà
?
Ora
,
la
promessa
d
'
un
avvento
,
nel
quale
gli
umili
sarebbero
stati
i
primi
,
formò
il
fascino
segreto
,
per
il
quale
il
cristianesimo
poté
diffondersi
e
penetrare
dovunque
,
in
un
mondo
nel
quale
i
sofferenti
erano
,
tanto
e
sì
dolorosamente
,
sconsolati
.
Noi
abituati
a
giudicare
il
cristianesimo
con
i
criterii
odierni
della
scienza
che
spande
,
su
le
classi
misere
,
tanto
lume
di
consolazione
e
di
speranze
,
non
apprezziamo
bene
le
parole
di
amore
,
d
'
esaltamento
degli
umili
,
le
quali
Gesù
,
come
rivo
,
riversò
su
di
un
mondo
di
schiavi
;
ma
chi
studia
quei
tempi
,
non
può
non
apprezzarne
il
valore
:
dopo
quella
,
molto
limitata
degli
stoici
,
dopo
quella
di
Budda
ignota
all
'
oriente
,
la
predicazione
di
Gesù
è
la
grande
parola
di
conforto
umano
e
di
speranza
e
per
sentirne
un
'
altra
,
ugualmente
possente
,
bisogna
venire
al
secolo
nostro
,
a
quel
movimento
che
tanto
ha
di
comune
col
cristianesimo
.
Ma
il
cristianesimo
conteneva
in
sé
il
disprezzo
del
mondo
:
non
era
questo
,
in
fatti
,
un
continuo
pericolo
per
la
salvezza
delle
anime
e
non
volgeva
sempre
al
male
?
Le
vicende
dell
'
impero
pareano
avvalorare
tal
concetto
:
orde
intere
di
barbari
pioveano
,
distruggendo
,
guastando
,
uccidendo
;
gli
animi
erano
stanchi
;
le
città
cadeano
;
la
fine
del
mondo
non
potea
essere
lontana
,
non
rimanea
che
fuggire
il
consorzio
e
vivere
di
preghiere
,
aspettando
il
gran
giorno
.
E
così
fu
:
l
'
ascetismo
vinse
,
la
vita
,
l
'
amore
divennero
peccato
:
il
teschio
,
il
simbolo
della
morte
,
divenne
il
libro
di
meditazione
della
fralezza
umana
:
l
'
età
antica
avea
troppo
goduto
,
quella
che
cominciava
rinunziava
alla
terra
per
il
cielo
.
Ma
,
ancora
più
tardi
,
il
cristianesimo
dovea
partorire
il
più
bieco
fanatismo
:
non
più
la
parola
di
pace
,
ma
la
parola
di
vendetta
ed
in
nome
di
Gesù
si
martorieranno
genti
,
si
devasteranno
città
,
si
arderanno
vite
umane
e
,
su
di
un
popolo
terrorizzato
,
l
'
Inquisizione
innalzerà
la
croce
.
Il
bieco
fanatismo
mosaico
farà
la
sua
terribile
prova
in
mezzo
all
'
Europa
.
Ma
se
tale
è
il
clima
religioso
,
in
cui
respirerà
la
folla
per
tutto
il
medio
evo
,
clima
di
ascetismo
e
di
sommissione
;
il
clima
storico
sarà
di
lotte
di
nazionalità
,
di
guerre
religiose
,
di
oppressioni
e
di
privilegi
e
da
questo
tutto
la
mente
ne
resterà
come
squilibrata
ed
inclinerà
alle
spaventose
epidemie
psichiche
che
improntano
il
medio
evo
,
mentre
terribili
carestie
,
peste
,
malanni
percorreranno
l
'
Europa
indebolendo
,
distruggendo
la
razza
umana
.
Il
medio
evo
,
adunque
,
comincia
con
lo
scatenarsi
dei
popoli
nordici
sull
'
impero
:
Goti
,
Visigoti
,
Unni
scendono
in
Italia
;
ma
,
prima
ancora
di
questi
,
il
mondo
è
insanguinato
dalle
persecuzioni
contro
gli
ebrei
e
poi
contro
i
cristiani
,
in
una
sola
delle
quali
perirono
trecento
mila
persone
.
E
poi
discenderanno
i
barbari
sull
'
impero
,
né
,
finite
queste
invasioni
,
la
lotta
cruenta
di
razza
si
arresterà
:
la
Spagna
,
la
Gallia
,
l
'
Austria
correranno
sull
'
Italia
,
trasformando
tutta
la
vita
medioevale
in
una
guerra
di
conquista
.
Quando
l
'
Europa
parrà
campo
ristretto
,
un
popolo
di
armati
si
riverserà
sull
'
Asia
a
combattere
per
il
Santo
Sepolcro
e
poi
si
correrà
contro
gli
increduli
nella
bella
città
di
Tolosa
,
contro
gli
Albigesi
o
contro
i
Valdesi
,
sulle
Alpi
od
in
Calabria
,
inaffiando
di
sangue
cristiano
le
zolle
,
con
un
esercito
raccolto
fra
banditi
;
e
poi
si
innalzerà
in
ogni
paese
un
auto
da
fè
,
dove
le
intelligenze
più
elette
lasceranno
la
vita
.
E
mentre
all
'
esterno
si
svolgeano
queste
scene
di
orrore
;
all
'
interno
,
il
territorio
si
divideva
in
feudi
,
nei
quali
il
povero
agricoltore
era
costretto
ad
una
crescente
somma
di
balzelli
e
di
corveés
,
che
andavano
dalla
difesa
del
signore
feudale
,
in
tempo
di
guerra
,
alle
prestazioni
in
tempo
di
pace
e
fino
al
diritto
di
godere
le
primizie
della
sposa
.
Di
tanto
in
tanto
,
masse
abbrutite
insorgevano
facendo
le
jacqueries
,
come
belve
ferite
che
mordono
,
sbranano
,
per
cadere
a
'
piedi
del
cacciatore
.
La
carestia
,
parecchie
volte
in
un
secolo
,
percorreva
l
'
Europa
devastandola
:
«
la
fame
e
la
mortalità
si
legge
erano
tali
che
gli
uomini
mangiavano
erba
come
i
montoni
e
morivano
come
le
mosche
»
.
E
la
chiesa
,
per
bocca
di
S
.
Tommaso
,
sentenziava
:
«
Se
puoi
esser
libero
,
rimanti
in
ischiavitù
,
che
è
causa
di
umiliazione
»
;
essa
ch
'
era
il
feudo
più
possente
,
superiore
all
'
autorità
civile
!
Nella
Franca
Contea
il
clero
possedeva
metà
delle
terre
,
nel
Cambrisis
1400
aratri
su
1700
.
I
canonici
di
Saint
Claude
aveano
12
mila
servi
e
così
via
via
.
Le
condizioni
di
vita
erano
così
tristi
che
il
Labruiere
scriveva
:
«
Si
vedono
certi
animali
feroci
maschi
e
femine
,
sparsi
per
la
campagna
,
neri
,
lividi
e
tutti
bruciati
dal
sole
piegati
sulla
terra
che
lavorano
con
assiduità
.
Essi
si
ritirano
la
notte
nelle
tane
e
vivono
di
pane
nero
,
acqua
e
radici
*
»
.
Da
questo
impoverimento
dell
'
organismo
e
dalla
cresciuta
ignoranza
doveano
nascere
quegli
squilibri
psichici
collettivi
,
quelle
grandi
epidemie
morali
che
dànno
una
fisonomia
speciale
al
medio
evo
:
la
prima
è
rappresentata
dalla
fine
del
mondo
nel
mille
ed
è
un
'
epidemia
ascetica
.
Il
mondo
andrà
in
rovina
,
a
che
dunque
rimaner
legati
ai
beni
della
terra
?
rinunziate
a
tutto
:
questa
è
la
gran
saggezza
umana
.
Poi
vengono
le
crociate
,
tra
le
quali
quella
dei
bambini
,
che
corrono
fino
al
mare
,
perché
lasci
libero
il
passo
fino
al
santo
sepolcro
,
che
cadrà
vinto
dallo
spettacolo
dell
'
innocenza
puerile
;
poi
vengono
,
ad
ogni
momento
,
le
epidemie
degli
indemoniati
,
degli
incubi
,
dei
succubi
,
le
grandi
epidemie
isteriche
,
le
streghe
e
le
tragende
,
le
apparizioni
miracolose
che
formano
gran
parte
della
vita
del
medio
evo
e
la
chiesa
innalza
roghi
per
salvare
l
'
anima
posseduta
dal
demonio
,
bruciando
il
corpo
;
ma
,
inutile
,
ch
é
questi
tratterrà
quell
'
anime
squilibrate
dalla
miseria
e
dallo
spettacolo
feroce
della
forza
e
continuerà
a
tormentarle
sinché
la
scienza
non
lo
avrà
fugato
e
,
già
,
dal
fondo
del
medio
evo
,
una
nuova
era
si
apre
e
vien
fuori
per
i
fianchi
squarciati
di
quel
vecchio
mondo
e
questa
novella
face
è
la
borghesia
che
nasce
con
due
aspetti
,
come
riforma
religiosa
in
Germania
,
come
rinascimento
in
Italia
e
come
movimento
economico
nelle
repubbliche
italiane
,
che
solcano
i
mari
ed
alle
quali
Colombo
ha
aperto
un
nuovo
mondo
.
E
così
si
chiude
l
'
evo
medio
,
offrendo
lo
stesso
spettacolo
dell
'
antico
,
di
folle
ineducate
,
abbrutite
,
ignoranti
,
paurose
,
disquilibrate
.
È
nell
'
evo
moderno
che
si
crea
il
destino
della
folla
.
Noi
abbiamo
parlato
del
medio
evo
,
guardandolo
dal
punto
di
vista
della
folla
,
ma
abbiamo
dimenticato
di
accennare
ad
alcuni
benefici
fatti
che
si
erano
venuti
maturando
,
durante
quell
'
età
tenebrosa
e
in
quel
succedersi
di
invasioni
barbariche
.
I
popoli
sopravvenuti
e
scatenati
gli
uni
sugli
altri
,
si
erano
cimentati
in
unità
etniche
:
il
popolo
romano
avea
donato
la
coltura
e
i
popoli
barbari
aveano
donato
la
propria
giovinezza
.
Le
unità
etniche
erano
,
adunque
,
venute
formando
dovunque
e
con
esse
erano
venute
disegnando
le
grandi
nazioni
.
Il
governo
feudale
così
sparso
tendeva
ad
un
aggruppamento
crescente
,
che
preludiava
alle
unità
nazionali
.
Insieme
con
queste
,
il
concetto
della
vita
cominciava
a
risorgere
:
il
mondo
,
dopo
le
paure
del
mille
e
le
macabre
immagini
delle
più
fitte
tenebre
medio
evali
,
non
parea
così
brutto
:
dovunque
un
'
attività
nuova
,
un
bisogno
di
godere
,
un
bisogno
di
ricrearsi
con
il
soffio
creatore
dell
'
arte
si
facea
sentire
ed
era
arte
sacra
talora
,
ma
talora
anche
profana
anzi
soverchiamente
profana
:
era
il
preludio
del
Rinascimento
.
Con
l
'
arte
una
forza
novella
,
che
dovea
rivoluzionare
il
mondo
,
era
sorta
,
proprio
all
'
ombra
del
feudo
,
accanto
al
maniero
,
che
ne
dovea
poi
essere
distrutto
.
Nell
'
umile
borgo
,
in
mezzo
a
'
resti
delle
comunità
agricole
,
le
prime
industrie
,
i
primi
artigiani
erano
venuti
su
.
Lavoravano
or
una
or
l
'
altra
cosa
,
ma
non
più
per
uso
proprio
,
ma
per
lo
scambio
,
dapprima
limitato
;
poi
un
po
'
più
in
grande
:
prima
in
modo
temporaneo
,
poi
come
stabile
occupazione
.
Il
feudo
,
però
,
osteggiava
questo
commercio
rudimentale
:
poneva
tasse
di
pedatico
,
scendeva
come
il
ladrone
a
derubare
,
ma
il
commercio
fioriva
nella
lotta
tra
i
feudatarï
vicini
,
tra
'
feudi
e
i
comuni
.
Era
,
in
fatti
,
così
:
le
città
si
erano
venute
costituendo
ed
eran
fatte
di
artigiani
,
a
'
quali
mal
piaceva
che
il
loro
commercio
fosse
di
continuo
turbato
dall
'
avidità
baronale
,
donde
le
guerre
tra
feudo
e
comune
e
nelle
quali
il
comune
avea
ad
alleati
i
vassalli
ed
i
ca
stelli
venivano
distrutti
e
i
baroni
costretti
a
vivere
in
città
.
Ma
,
nuovi
avvenimenti
doveano
sopravvenire
a
danno
dei
feudi
e
furono
le
crociate
,
che
attirarono
,
sotto
il
pretesto
della
fede
,
quando
d
'
inquieto
avea
l
'
Europa
nel
maniero
feudale
,
onde
quando
i
Crociati
tornarono
da
Terra
Santa
,
trovarono
che
il
contado
avea
scosso
il
giogo
e
il
comune
s
'
era
a
loro
spese
ingrandito
durante
le
crociate
.
Le
repubbliche
marinare
d
'
Italia
,
trasportando
truppe
,
allestendo
navigli
,
importando
ed
esportando
di
continuo
,
preparando
e
foggiando
armi
,
aveano
donato
impulso
alla
nascente
organizzazione
artigiana
,
che
,
dagli
umili
borghi
dov
'
era
sorta
,
veniva
detta
borghesia
ed
era
giunta
a
tale
espansione
che
mai
potea
essere
contenuta
dal
feudo
e
la
rivolta
,
che
non
potea
essere
lontana
,
cominciò
,
come
movimento
religioso
,
con
la
Riforma
*
.
La
chiesa
era
,
in
fatti
,
il
feudo
più
grande
che
esisteva
in
Europa
,
che
investiva
re
e
principi
che
pretendeva
numerosi
balzelli
di
decime
e
contro
di
essa
la
borghesia
nascente
insorgeva
,
e
la
protesta
religiosa
era
il
tono
,
il
colorito
che
donavano
i
tempi
alla
lotta
economica
.
Questo
avveniva
nella
parte
nordica
d
'
Europa
;
in
Italia
,
la
patria
della
somma
potestà
religiosa
,
lo
spirito
dei
tempi
nuovi
pigliava
un
aspetto
scientifico
e
letterario
e
veniva
detto
Rinascimento
:
era
la
borghesia
che
ritornava
alla
tradizione
scientifica
greco
romana
e
si
riattaccava
al
passato
.
In
Italia
,
in
fatti
,
si
era
incominciato
,
sotto
forme
di
glosse
,
lo
studio
del
diritto
romano
,
che
una
leggenda
volea
portato
da
Irnerio
da
Roma
a
Bologna
;
la
tradizione
aristotelica
cadeva
per
opera
del
Telesio
;
nelle
università
si
osava
per
la
prima
volta
dissezionare
il
corpo
umano
,
ardimento
che
veniva
amaramente
rimpianto
da
'
primi
anatomici
,
che
vecchi
o
si
monacavano
come
Stenone
o
ne
andavano
pellegrinando
in
Terra
Santa
come
Vessalle
;
le
opere
latine
e
greche
venivano
amorosamente
ricercate
nelle
biblioteche
dei
conventi
e
ristudiate
e
nuove
concezioni
scientifiche
sorgevano
;
Galileo
asseriva
che
la
terra
si
movea
;
arditi
navigatori
correano
l
'
oceano
e
una
folla
di
filosofi
osava
guardar
la
natura
e
dubitar
della
fede
,
dubbio
che
costava
,
è
vero
,
la
vita
,
ma
non
per
questo
seduceva
di
meno
.
Nessuna
epoca
più
di
questa
si
rassomigliava
,
per
il
fondo
economico
,
all
'
età
antica
e
perciò
era
naturale
che
la
superstruttura
ideale
:
leggi
,
religione
,
concetto
della
vita
,
arte
,
dovesse
risorgere
,
adattandosi
a
'
tempi
novelli
.
Il
medio
evo
era
stato
come
un
hiatus
,
tra
il
mondo
antico
e
il
moderno
e
lo
si
poteva
,
in
certo
modo
,
cancellare
,
se
non
ne
'
suoi
effetti
,
nell
'
educazione
delle
novelle
generazioni
.
Il
mondo
,
dopo
tanto
tempo
,
finito
il
timore
della
tomba
,
si
riaffacciava
alla
vita
.
Risorgimento
e
riforma
,
per
quanto
contrari
in
apparenza
,
erano
due
fenomeni
d
'
una
medesima
causa
:
la
borghesia
nascente
.
Ma
la
lotta
tra
feudo
e
borghesia
non
dovea
essere
lontana
:
questa
,
con
la
scoperta
dell
'
America
,
era
giunta
a
tale
potenza
che
mal
potea
soffrire
che
una
classe
parassitaria
,
piena
di
vizi
,
decadente
,
degenerata
le
stesse
di
sopra
,
succhiandola
ed
a
tale
uopo
aiutata
dal
ceto
contadinesco
ed
operaio
nel
memorabile
periodo
dell'89
,
compì
la
più
grande
rivoluzione
che
conosca
la
storia
,
rivoluzione
sanguinosa
,
che
permise
alla
borghesia
di
togliere
tutti
i
legami
ristrettivi
,
proclamare
la
libertà
di
commercio
,
sostituendo
al
servo
della
gleba
,
il
salariato
.
A
questa
tenne
dietro
un
periodo
di
depressione
economica
:
il
feudo
era
scomparso
e
il
piccolo
artigiano
veniva
espropriato
e
vinto
,
nel
terreno
della
concorrenza
,
dal
manifatturiero
;
il
piccolo
proprietario
cadeva
dinanzi
al
grande
;
il
terreno
della
concorrenza
era
l
'
altare
sul
quale
le
piccole
fortune
s
'
immolavano
dinanzi
alle
grandi
.
Quando
,
ad
accrescere
il
numero
dei
vinti
,
venne
la
macchina
in
Inghilterra
,
la
macchina
che
chiedeva
grandi
capitali
,
gran
numero
di
braccia
,
che
al
lavoro
dell
'
uomo
sostituiva
quello
della
donna
e
del
fanciullo
e
rendeva
sempre
più
acre
la
concorrenza
.
Fu
un
periodo
spaventoso
di
crisi
,
di
cui
il
governo
inglese
,
per
mezzo
d
'
inchieste
raccolse
e
voci
ed
impressioni
che
si
trovano
largamente
riassunte
dal
Marx
nella
sua
opera
del
Capitale
.
La
disoccupazione
divenne
spaventevole
,
il
logorio
della
macchina
umana
toccò
gli
ultimi
estremi
,
fuor
dei
quali
è
la
scomparsa
della
razza
;
i
salarï
giunsero
a
tal
punto
da
esser
detti
della
fama
;
le
fortune
precipitarono
rovinosamente
;
si
videro
fanciulli
di
due
o
tre
anni
impiegati
a
ruotare
molinelli
ed
altri
impazzire
o
suicidarsi
;
donne
,
uomini
morire
di
stenti
e
di
fame
:
mai
peste
o
guerra
avea
tanto
rabbiosamente
percosso
la
specie
umana
.
Il
momento
era
terribile
,
la
crisi
continua
,
quando
la
forte
razza
britannica
sprigionando
le
forze
di
riserva
che
sono
nella
natura
umana
ottenne
dal
Parlamento
quella
legislazione
del
lavoro
che
va
dal
1802
al
1877
e
continua
ancora
*
.
Era
la
novella
storia
che
cominciava
,
la
storia
dell
'
umanità
redenta
,
che
formò
,
e
formerà
ancora
,
il
sogno
delle
anime
elette
;
era
l
'
ideale
dell
'
amore
e
della
pace
che
brillava
,
dopo
le
torbide
ore
del
duolo
,
d
'
una
luce
lontana
sì
,
ma
che
a
noi
s
'
appressa
,
dolce
come
il
sospiro
d
'
una
vergine
,
piena
d
'
impromesse
come
un
sogno
d
'
amore
.
CAPITOLO
IX
.
IL
VALORE
SOCIALE
DELLA
FOLLA
E
LA
SUA
EDUCABILITÀ
Potremmo
dire
d
'
aver
finito
,
se
non
dovessimo
parlare
del
fine
e
della
meta
che
ci
arrise
in
questo
lavoro
:
parve
a
noi
che
della
folla
,
precedenti
osservatori
abbiano
scorto
la
sola
manifestazione
criminosa
.
Epperò
,
la
conclusione
che
ne
scaturì
limpida
,
dalle
loro
osservazioni
,
è
che
la
folla
,
di
cui
il
valore
e
l
'
importanza
va
crescendo
,
come
quella
che
fu
e
diventa
,
sempre
più
,
la
grande
,
anzi
l
'
unica
,
forza
operante
dell
'
avvenire
non
era
stata
per
il
passato
,
né
sarebbe
per
il
futuro
,
che
una
collettività
incapace
di
pensiero
,
dedita
di
preferenza
al
crimine
.
Tale
modo
passionato
di
guardare
le
cose
ci
parve
una
somma
ingiustizia
e
un
errore
scientifico
:
la
folla
,
ci
sembrò
,
sia
capace
di
pensiero
e
che
la
sua
azione
sia
prevalentemente
normale
e
,
solo
in
certi
casi
,
può
divenire
criminosa
;
ci
sembrò
,
ancora
,
che
la
folla
,
sia
considerata
in
modo
statico
,
cioè
nelle
sue
condizioni
di
fatto
in
un
dato
popolo
,
sia
considerato
in
modo
dinamico
,
cioè
nelle
varie
fasi
evolutive
,
si
muova
da
una
maggiore
criminalità
fino
ad
una
crescente
normalità
.
Le
stesse
plebi
di
oggi
,
che
sono
le
folle
indifferenziate
ed
instabili
,
si
allontanano
di
molto
da
quelle
di
altri
tempi
per
minori
pregiudizii
,
per
mancanza
di
forme
epidemiche
pazzesche
,
(
invasioni
,
ossessioni
,
incubi
e
succubi
,
demopatia
ecc
.
)
,
per
mancanza
di
criminalità
(
rivolte
frequenti
ecc
.
)
;
sicché
ci
parve
che
dal
lato
della
criminalità
valga
per
le
folle
la
stessa
legge
che
per
gl
'
individui
cioè
se
vi
sono
plebi
,
per
eccezione
,
delinquenti
nate
o
pazze
,
le
altre
però
delinquono
per
passione
:
educarle
,
svolgerne
il
pensiero
a
discapito
del
sentimento
,
forma
il
gran
compito
d
'
uno
stato
che
senta
per
davvero
la
propria
missione
storica
.
Le
folle
indifferenziate
ci
son
parse
finora
l
'
ostacolo
più
grande
al
progresso
con
le
tendenze
criminali
molto
spiccate
per
il
passato
,
meno
oggi
per
l
'
odio
al
progresso
che
portano
seco
.
Il
dovere
dello
stato
consiste
nel
trasformare
la
folla
indifferenziata
in
partito
,
ch
'
è
forma
equilibrata
di
folla
,
e
la
quale
contiene
nel
proprio
seno
le
tendenze
che
si
disputano
la
direzione
della
vita
d
'
una
data
nazione
.
Per
ottenere
ciò
,
ci
è
bisogno
d
'
una
larga
educazione
e
d
'
una
grande
istruzione
individuale
e
collettiva
e
che
,
cominciata
da
'
primi
anni
,
si
prolunghi
per
tutta
la
vita
.
Quando
vi
è
gente
che
mai
à
conosciuto
i
genitori
,
che
è
cresciuta
in
mezzo
alla
strada
,
qual
meraviglia
poi
che
tali
derelitti
della
società
,
abbandonati
a
sé
stessi
,
diventino
o
ladri
od
assassini
o
prostitute
?
e
che
una
folla
fatta
,
preponderantemente
,
di
tale
gente
abbia
tendenze
criminali
?
Né
basta
:
l
'
educazione
dev
'
essere
collettiva
:
trattenimenti
pubblici
,
teatri
,
concerti
popolari
dovrebbero
essere
cura
precipua
del
governo
,
insieme
con
le
biblioteche
popolari
,
le
università
per
il
popolo
e
quanto
altro
varrà
ad
elevarne
la
coltura
:
ecco
fin
dove
l
'
educazione
dovrebbe
spingersi
.
E
tutto
cresimato
da
un
insieme
di
leggi
sul
lavoro
dei
fanciulli
,
delle
donne
,
che
ne
limitino
le
ore
,
proteggano
la
vita
dell
'
operaio
;
che
ne
incalzino
il
limite
medio
della
vita
.
E
,
perché
la
folla
trovi
in
sé
l
'
energia
educatrice
,
si
dovrebbe
concedere
una
ben
ampia
libertà
politica
,
così
come
è
in
Inghilterra
la
quale
dia
larghezza
,
di
stampa
,
d
'
associazione
,
di
parola
ecc
.
In
altri
termini
che
quel
che
avviene
in
certi
stati
come
il
Belgio
,
la
Svizzera
,
l
'
Inghilterra
e
la
Nuova
Australia
,
soprattutto
,
diventi
la
norma
sulla
quale
gli
altri
stati
dovrebbero
pensare
di
svolgersi
.
Ma
,
questo
sarebbe
poco
se
alle
folle
basse
mancasse
l
'
esempio
di
moralità
che
viene
dall
'
alto
.
Dopo
i
lavori
del
Tarde
ognuno
sa
quanto
valga
l
'
imitazione
e
come
l
'
imitazione
sia
un
carattere
dei
selvaggi
,
dei
fanciulli
e
delle
plebi
,
selvaggi
moderni
,
messi
alle
fondamenta
della
nostra
civiltà
;
ora
quale
è
l
'
esempio
da
imitare
che
talora
discende
dall
'
alto
?
E
,
con
questi
esempï
,
è
da
meravigliare
se
le
plebi
inclinino
ad
una
forma
di
delitto
atavico
come
à
visto
il
Sighele
,
laddove
,
in
alto
,
il
delitto
si
è
raffinato
nella
frode
,
per
sfuggire
a
'
codici
?
Pare
d
'
assistere
ad
una
fine
dolorosa
di
mondo
,
se
non
pensassimo
che
ancora
nella
folla
esiste
il
lavoro
che
crea
,
il
pensiero
che
edifica
,
la
morale
che
vince
:
il
genio
è
scomparso
e
in
sua
vece
v
'
è
la
genialità
collettiva
,
non
più
uno
spirito
sommo
che
pensa
per
tutti
,
ma
tutti
che
pensano
sollevandosi
ad
un
'
altezza
vertiginosa
di
pensiero
;
non
già
un
santo
od
un
apostolo
che
senta
per
tutta
l
'
umanità
,
ma
milioni
d
'
esseri
che
sentano
per
tutti
:
una
collettività
che
pensa
,
che
sente
,
che
opera
in
modo
normale
:
questa
è
la
folla
dell
'
avvenire
.
Il
passato
ed
il
presente
fu
di
folle
sovrapposte
differenziate
,
di
modo
che
alcune
crearono
la
ricchezza
,
le
altre
dettero
il
sentimento
ed
il
pensiero
;
la
folla
dell
'
avvenire
sarà
una
folla
unica
che
sente
,
pensa
ed
opera
in
modo
normale
e
possente
.
In
essa
è
il
destino
del
mondo
:
in
essa
è
la
salute
direbbe
il
mistico
Tolstoi
;
col
cuore
pieno
di
questa
folla
io
scrissi
e
pongo
fine
alla
prima
parte
di
questo
lavoro
.
IL
CARATTERE
DEL
MEZZOGIORNO
D
'
ITALIA
Questo
,
e
gli
studii
speciali
che
seguono
,
rifermano
,
allargano
od
esemplificano
idee
accennate
e
svolte
nelle
pagine
precedenti
onde
il
lettore
troverà
molto
di
ripetuto
qua
e
là
.
Non
ò
creduto
,
però
,
togliere
all
'
opera
il
getto
originale
,
parendomi
che
,
così
come
uscì
dalla
penna
,
sia
più
varia
e
più
piena
d
'
interessamento
e
di
diletto
.
CAPITOLO
I
.
IL
CARATTERE
IN
GENERALE
Nello
scritto
sulla
folla
mi
occupai
del
carattere
:
molte
di
quelle
idee
espresse
meritano
ancora
che
sieno
riferite
,
perché
spianino
la
via
alle
altre
che
diremo
al
lettore
.
«
Carattere
diceva
il
Sergi
vuol
dire
,
nella
sua
significazione
letterale
,
qualche
cosa
d
'
impresso
,
che
rimane
costante
,
perciò
,
è
invariabile
come
suggello
e
si
riferisce
al
modo
di
operare
nelle
contingenze
della
vita
come
una
norma
per
ogni
uomo
,
dati
motivi
più
o
meno
varï
e
diversi
;
e
qualche
cosa
nella
vita
attiva
d
'
ogni
individuo
,
la
quale
nelle
circostanze
difficili
o
rare
,
è
stimata
come
una
qualità
preziosa
,
che
sicuramente
dirigerà
la
condotta
,
senza
cedere
o
piegare
davanti
a
certe
esigenze
che
possono
far
deviare
dalla
via
buona
ed
onesta
»
.
Questa
definizione
del
carattere
,
che
dà
il
grande
psicologo
,
corrisponde
a
quel
concetto
più
comune
ed
accettato
,
che
noi
ci
siamo
formati
del
carattere
;
il
carattere
per
antomasia
;
la
migliore
forma
di
carattere
che
esista
e
meriti
,
davvero
,
pregio
e
considerazione
.
Ma
,
daccanto
a
questa
forma
elevata
e
solenne
di
carattere
,
vi
sono
ben
le
altre
,
quelle
che
noi
comunemente
,
chiamiamo
mobili
e
variabili
,
criminose
,
inferiori
le
quali
,
non
meno
del
carattere
vero
,
improntano
di
sé
la
psiche
umana
,
sia
essa
quella
d
'
un
individuo
o
d
'
una
collettività
.
Il
carattere
essendo
una
rispondenza
all
'
ambiente
esterno
,
specie
sociale
che
ci
circonda
è
fatto
d
'
una
parte
statica
e
d
'
altra
dinamica
,
d
'
una
idea
che
dirige
e
d
'
una
passione
che
muove
:
idea
e
passione
che
sono
come
il
timone
e
come
l
'
elica
della
nave
.
Quando
tra
idea
e
sentimento
,
per
deficiente
educazione
dell
'
una
o
dell
'
altro
o
per
sviluppo
disuguale
o
per
fatto
che
rompa
l
'
unità
della
psiche
,
vi
è
contrasto
,
il
carattere
ne
risente
e
diventa
incerto
e
fluttuante
.
È
dote
di
pochi
animi
mantenerle
egualmente
sviluppate
ed
equilibrate
,
così
come
essendo
il
carattere
un
organismo
che
ci
viene
trasmesso
e
che
noi
in
parte
andiamo
,
con
novelle
stratificazioni
,
formando
soli
in
pochi
eletti
la
parte
acquisita
si
sovrappone
alla
parte
fondamentale
trasmessaci
in
modo
stabile
ed
in
modo
che
le
vecchie
stratificazioni
non
risorgano
.
Il
carattere
risente
,
adunque
,
di
queste
imperfezioni
che
riguardano
la
sua
statica
e
la
sua
dinamica
,
la
sua
parte
fondamentale
e
l
'
avventizia
e
ognuna
di
queste
imperfezioni
si
traduce
in
un
difetto
od
in
una
malattia
della
psiche
d
'
un
individuo
,
come
di
una
collettività
.
Il
carattere
,
essendo
un
modo
di
rispondere
all
'
ambiente
esterno
che
ci
circonda
,
implica
il
concetto
d
'
un
soggetto
e
di
qualche
cosa
che
ci
invii
frequenti
eccitamenti
,
cui
si
risponde
,
per
sprigionarne
dei
nuovi
,
costituendo
un
ricambio
d
'
azioni
e
di
reazioni
,
un
adattamento
,
direbbe
Spencer
,
delle
azioni
interne
all
'
esterne
.
Il
soggetto
del
carattere
è
,
adunque
,
l
'
uomo
o
una
collettività
d
'
uomini
:
e
diciamo
uomo
non
psiche
,
ch
'
è
solo
una
parte
dell
'
unità
biologica
umana
,
perché
alle
azioni
dell
'
ambiente
esterno
noi
rispondiamo
con
tutto
il
nostro
io
e
non
con
una
parte
soltanto
.
Gli
antichi
,
parlando
di
quest
'
unità
bio
psicologica
umana
,
distinguevano
diversi
temperamenti
,
che
rapportavano
a
quattro
tipi
principali
:
sanguigno
,
bilioso
,
linfatico
e
nervoso
.
L
'
insegnamento
dell
'
antica
medicina
,
fondato
su
d
'
una
millenaria
osservazione
,
fu
lungamente
dimenticato
,
quando
da
un
certo
tempo
si
è
ritornato
al
concetto
dei
temperamenti
,
cioè
delle
modalità
bio
psicologiche
umane
,
tentandone
nuove
distinzioni
e
novelle
interpetrazioni
,
fra
le
quali
è
notevole
quella
d
'
un
scienziato
italiano
,
che
dei
temperamenti
ripone
la
causa
nella
costituzione
della
crasi
sanguigna
.
Per
quanto
ingegnosa
la
spiegazione
,
a
me
pare
che
la
crasi
del
sangue
sia
una
parte
del
temperamento
e
non
la
causa
,
onde
io
credo
che
:
il
temperamento
,
inteso
come
costituzione
dell
'
unità
bio
psicologica
umana
,
esiste
;
che
le
quattro
specie
degli
antichi
sono
vere
,
sebbene
raramente
si
presentino
nella
loro
purezza
,
prevalendo
le
nuances
;
in
fine
,
che
il
temperamento
dipende
da
condizioni
di
eredità
,
di
nutrizione
,
di
mezzo
nel
quale
l
'
organismo
si
svolge
ecc
.
:
ossia
prevale
in
esso
il
mezzo
generatore
materno
e
paterno
ed
atavico
nonché
le
condizioni
posteriori
di
svolgimento
dell
'
organismo
.
In
una
parola
,
il
temperamento
rientra
nei
misteri
,
per
ora
impenetrati
,
della
generazione
.
L
'
ambiente
che
agisce
sul
soggetto
e
ne
determina
le
reazioni
,
è
fisico
e
sociale
,
organico
ed
inorganico
.
L
'
ambiente
fisico
tellurico
è
quello
che
io
chiamo
primigenio
,
che
à
agito
dapprima
sull
'
uomo
e
che
à
dovuto
avere
gran
parte
nel
primo
abbozzo
del
carattere
etnico
.
La
razza
ch
'
è
come
un
gran
serbatoio
di
energia
e
di
carattere
,
ch
'
è
come
una
grande
forma
e
dà
la
prima
fisonomia
ad
un
popolo
;
la
razza
,
secondo
me
,
è
effetto
dell
'
ambiente
fisico
,
della
parte
di
terra
che
si
abita
,
del
clima
nel
quale
si
vive
,
d
'
una
data
forma
di
fauna
e
di
flora
in
mezzo
a
cui
si
combatte
la
lotta
della
vita
.
Prima
che
l
'
ambiente
sociale
sia
sorto
e
sviluppato
,
l
'
uomo
subisce
e
reagisce
all
'
ambiente
fisico
tellurico
,
in
modo
diverso
:
cioè
,
i
popoli
selvaggi
adattandovisi
,
i
popoli
civili
modificandolo
.
Così
avviene
che
alcune
tribù
esquimesi
,
viventi
in
clima
freddissimo
,
mostrano
un
'
indole
buona
,
laddove
nei
popoli
,
dal
clima
tropicale
,
sorge
il
fiore
della
contemplazione
ascetica
,
quell
'
eterno
bisogno
dell
'
estasi
che
sciolga
le
membra
e
culli
la
mente
*
.
Così
,
le
prime
civiltà
sorgono
nei
climi
caldi
e
poi
lentamente
emigrano
verso
i
climi
freddi
,
perché
,
quando
l
'
uomo
non
à
ancora
sviluppato
né
arti
,
né
industrie
,
né
prodotti
sociali
,
egli
à
bisogno
di
climi
fertili
,
di
molta
luce
e
di
molto
calore
,
donde
il
sistema
nervoso
tragga
la
necessaria
energia
che
lo
prepari
alla
lotta
della
civiltà
;
à
bisogno
delle
vaste
raccolte
d
'
energie
latenti
,
che
porterà
nei
climi
freddi
,
durante
il
suo
pellegrinaggio
dal
sud
al
nord
,
dall
'
oriente
all
'
occidente
,
spinto
sempre
dalla
lotta
per
la
vita
*
,
quindi
,
le
grandi
civiltà
nordiche
,
nelle
quali
si
prepara
il
destino
del
mondo
,
sono
figlie
delle
terre
che
il
sole
amorosamente
bacia
in
fronte
coi
suoi
più
caldi
raggi
e
dove
più
ricca
vegeta
la
flora
e
prospera
la
fauna
.
L
'
ambiente
climatico
tellurico
dà
ad
alcuni
popoli
la
meschina
statura
,
ad
altri
l
'
indole
guerriera
e
à
spinto
i
nostri
antichissimi
avi
alla
pastorizia
e
all
'
agricoltura
.
L
'
Olanda
è
un
paese
di
sotto
il
livello
del
mare
;
la
lotta
,
adunque
,
tra
il
mare
che
vuole
sommergerla
e
l
'
uomo
che
non
vuole
che
sia
sommersa
,
è
eterna
e
secolare
e
dona
,
di
certo
,
un
'
impronta
particolare
al
carattere
*
.
I
profughi
delle
continue
invasioni
barbariche
,
cacciati
nelle
lagune
venete
,
trovarono
,
nelle
condizioni
telluriche
,
la
spinta
a
darsi
al
mare
e
divenire
una
delle
più
celebri
ed
industre
popolazioni
che
mai
abbiano
solcato
l
'
oceano
*
.
Il
Ferrero
,
in
un
recente
libro
sull
'
Europa
giovane
,
à
lumeggiato
la
psiche
dei
popoli
nordici
:
io
non
ò
nessun
dubbio
che
quella
tale
impronta
psichica
che
il
Ferrero
attribuisce
alla
minore
passione
erotica
e
al
più
forte
idealismo
,
non
si
debba
,
in
vece
,
attribuire
al
clima
,
di
modo
che
il
diminuito
erotismo
non
sia
che
una
conseguenza
stessa
del
clima
,
anziché
una
causa
del
vasto
e
delicato
complesso
psichico
di
quel
popolo
.
Ma
,
l
'
azione
dell
'
ambiente
fisico
tellurico
,
che
dicemmo
primigenio
,
appunto
perché
,
da
prima
ed
in
modo
assoluto
,
agisce
sull
'
uomo
,
si
va
attenuando
,
pur
rimanendo
sempre
senza
potersi
cancellare
.
I
prodotti
superorganici
dello
Spencer
,
i
prodotti
storico
sociali
,
ànno
appunto
questo
scopo
:
attenuare
l
'
adattamento
passivo
dell
'
uomo
all
'
ambiente
,
sostituendovi
un
adattamento
attivo
,
per
il
quale
l
'
organismo
non
si
modifica
,
secondo
l
'
ambiente
,
ma
resiste
all
'
ambiente
senza
modificarsi
o
modificandosi
poco
.
I
popoli
selvaggi
sono
dotati
al
pari
degli
uomini
primitivi
d
'
una
insensibilità
psico
somatica
:
resistono
al
freddo
ed
al
caldo
,
alle
intemperie
,
alle
privazioni
:
tutta
questa
insensibilità
è
un
vasto
adattamento
passivo
dinanzi
all
'
ambiente
;
l
'
uomo
civile
,
in
vece
,
resiste
all
'
ambiente
senza
piegarvisi
:
egli
non
à
bisogno
di
sviluppare
una
insensibilità
psico
somatica
,
ma
,
con
i
p
rodotti
superorganici
:
vesti
,
case
,
cibi
provvede
alla
propria
conservazione
nella
lotta
contro
il
suolo
e
contro
il
clima
.
Ma
,
se
l
'
azione
dell
'
ambiente
fisico
tellurico
si
attenua
,
non
scompare
mai
e
,
inoltre
,
prepara
la
possibilità
e
l
'
abbiamo
visto
poco
fa
d
'
un
più
vasto
,
complesso
e
plasmatore
elemento
:
l
'
ambiente
sociale
,
a
cui
poi
succede
lo
storico
e
dei
quali
il
primo
è
fatto
dal
proprio
gruppo
sociale
e
dagli
altri
,
coi
quali
si
viene
in
contatto
,
il
secondo
è
distinto
dalla
possibilità
di
tramandare
le
esperienze
proprie
e
le
altre
della
razza
e
della
specie
,
non
più
con
il
mezzo
labile
della
memoria
,
ma
con
quello
più
certo
e
sicuro
della
scrittura
,
facilitando
così
la
futura
evoluzione
della
razza
*
.
Al
carattere
,
adunque
,
da
prima
plasmato
dall
'
ambiente
fisico
tellurico
,
s
'
aggiunge
la
tornitura
dell
'
ambiente
sociale
storico
,
come
dopo
il
primo
abbozzo
,
l
'
artista
dà
l
'
ultima
mano
,
ch
'
è
,
sempre
,
la
più
delicata
e
che
impronta
in
modo
vivo
e
parlante
l
'
opera
d
'
arte
.
Nell
'
esostoria
,
principalmente
,
e
nella
protostoria
è
il
gruppo
sociale
che
dà
la
tornitura
al
carattere
:
in
esso
e
per
esso
si
formano
le
prime
ideologie
,
il
primo
concetto
dell
'
universo
;
di
là
sorgono
il
culto
dei
morti
e
la
religione
;
le
tradizioni
prime
e
le
prime
leggende
;
le
prime
arti
ed
i
primi
mestieri
:
il
gruppo
sociale
è
il
laboratorio
di
ogni
legge
morale
o
tradizionale
,
in
una
parola
,
della
prima
vita
sociale
,
che
si
riflette
nel
carattere
e
lo
forma
.
Il
carattere
come
tutte
le
formazioni
storico
sociali
obbedisce
ad
una
crescente
differenziazione
:
come
prima
nel
gruppo
sociale
,
unico
,
indifferenziato
sorgono
le
famiglie
,
così
,
per
entro
al
carattere
del
gruppo
sociale
,
sorgono
i
caratteri
famigliari
,
senza
che
però
l
'
impronta
sociale
vada
perduta
.
Si
formano
quindi
per
usare
un
'
immagine
grafica
i
primi
cerchi
inscritti
in
altro
più
vasto
e
da
'
caratteri
de
'
diversi
gruppi
sorge
di
poi
il
carattere
regionale
,
nazionale
ed
in
fine
il
carattere
umano
,
che
si
viene
lentamente
formando
.
Il
carattere
familiare
rimane
sempre
come
quello
che
dopo
il
carattere
della
razza
s
'
imprime
nell
'
individuo
,
vario
tanto
,
quante
numerose
son
le
famiglie
e
che
si
porta
sempre
per
tutta
la
vita
ed
à
come
le
altre
forme
di
carattere
una
propria
tradizione
.
Ben
presto
alla
forma
sociale
del
carattere
succede
la
forma
intersociale
,
determinata
dall
'
urto
con
il
carattere
d
'
altri
gruppi
sociali
.
Vicinanza
d
'
altri
popoli
,
mistione
,
importazione
d
'
idee
nuove
,
isolamento
,
selezione
servile
ecc
.
sono
tanti
diversi
modi
del
carattere
intersociale
,
del
modo
cioè
come
i
gruppi
sociali
,
vicendevolmente
,
s
'
influenzano
fra
loro
.
Sul
carattere
intersociale
molto
contribuisce
il
clima
tellurico
,
o
meglio
,
una
parte
di
questo
:
la
posizione
geografica
d
'
un
popolo
.
La
critica
storica
à
studiato
quanto
i
grandi
fiumi
,
i
mari
interni
,
i
monti
inaccessibili
o
i
facili
valichi
abbiano
contribuito
a
certe
civiltà
,
ritardandole
o
affrettandole
,
dando
loro
questa
o
quella
piega
,
il
tale
o
tal
'
altro
carattere
*
.
Il
Nilo
rese
possibile
la
grande
civiltà
egiziana
,
a
causa
della
fertilità
del
suolo
e
rese
necessarie
le
prime
scoperte
geometriche
;
il
mare
mediterraneo
fece
fiorire
,
nel
suo
bacino
,
le
civiltà
primeve
d
'
Europa
;
la
postura
geografica
dette
alla
Grecia
la
sua
grandezza
;
il
clima
colligiano
fece
sorgere
,
insieme
con
altre
cause
,
in
Toscana
la
genialità
artistica
che
nel
1300
tocca
il
suo
apogeo
*
.
All
'
innalzamento
del
carattere
collettivo
contribuisce
immensamente
la
pressura
della
popolazione
che
,
addensandosi
nelle
città
,
ne
fa
dei
laboratorii
di
civiltà
,
ne
'
quali
le
forme
vecchie
cadono
e
le
nuove
s
'
innalzano
,
dimostrando
così
quanto
sia
vero
che
la
morte
e
la
vita
si
toccano
,
anzi
si
generano
l
'
una
dall
'
altra
.
Parte
dell
'
ambiente
sociale
è
la
tradizione
,
la
quale
agisce
sul
carattere
non
solo
come
predisposizione
formatasi
lentamente
nelle
passate
generazioni
e
trasmessa
alle
nuove
,
ma
,
ancora
,
mantenendo
vive
e
presenti
le
antiche
stratificazioni
del
carattere
,
che
,
normalmente
,
tendono
ad
essere
soppiantate
dalle
nuove
.
Gli
è
perciò
che
nell
'
educazione
riflessa
del
carattere
,
secondo
i
tempi
ed
i
luoghi
,
secondo
gli
interessi
d
'
una
casta
o
d
'
una
classe
,
il
carattere
si
tenta
formare
,
ora
rievocando
il
passato
,
ora
cercando
di
renderlo
evanescente
.
Il
Rinascimento
non
fu
altro
dal
punto
di
vista
del
carattere
che
una
rievocazione
degli
stati
di
coscienza
sepolti
,
mercé
dello
studio
delle
lingue
antiche
con
le
quali
quegli
stati
si
formarono
.
La
società
ritornava
,
dopo
il
feudalismo
,
ad
una
forma
economica
che
si
rassomigliava
alla
antica
e
per
più
rapporti
:
cioè
per
l
'
individualismo
risorgente
e
per
le
novelle
condizioni
del
salariato
,
ond
'
è
che
il
pensiero
ricorreva
e
faceva
rivivere
modificandola
alla
superstruttura
d
'
una
civiltà
similare
.
Il
Rinascimento
poté
,
adunque
,
arrecare
dei
frutti
,
facendo
del
passato
greco
romano
,
come
il
punto
di
partenza
dell
'
avvenire
:
il
medio
evo
non
era
stato
altro
che
un
hiatus
,
tra
il
mondo
antico
e
il
moderno
e
lo
si
poteva
incerto
modo
cancellare
,
se
non
nei
suoi
effetti
,
nell
'
educazione
delle
novelle
generazioni
.
Il
mondo
,
dopo
tanto
tempo
,
finiti
i
terrori
della
tomba
,
riabbracciava
il
concetto
della
vita
in
terra
.
Oggi
lo
studio
di
quelle
civiltà
fatto
,
specie
nei
primi
anni
e
quando
non
si
comprende
il
fine
d
'
una
coltura
generale
diventa
un
metodo
educativo
che
non
risponde
più
a
'
tempi
e
alle
novelle
evoluzioni
del
carattere
:
il
carattere
nuovo
che
si
viene
formando
parla
dell
'
uomo
e
la
coltura
greco
romana
predica
il
cittadino
;
l
'
uno
parla
di
amore
,
di
pietà
,
di
miseri
da
elevare
e
l
'
altra
,
con
Aristotile
,
dice
che
la
natura
à
creato
i
liberi
e
gli
schiavi
,
gli
uni
dalla
schiena
diritta
,
gli
altri
dalla
schiena
curva
;
questo
predica
la
pace
,
quello
la
guerra
;
vi
è
dunque
un
'
antitesi
crescente
.
Volere
,
come
si
fa
nelle
nostre
scuole
,
educare
il
carattere
moderno
,
evocando
,
prima
che
questo
sia
formato
,
il
carattere
antico
,
e
in
età
nella
quale
i
primi
insegnamenti
plasmano
l
'
uomo
,
vuol
dire
far
rivivere
nell
'
uomo
l
'
egoismo
,
che
la
moderna
civiltà
tenta
di
sommergere
sotto
il
peso
delle
novelle
stratificazioni
altrui
del
carattere
.
Avviene
,
perciò
,
che
i
nostri
giovani
colti
,
quando
,
in
altra
maniera
,
non
secondino
il
nascente
carattere
umano
,
sono
meno
moderni
di
chi
o
non
avendo
avuto
coltura
abbia
sentito
in
sé
la
voce
dei
tempi
o
abbia
avuto
una
coltura
meno
dotta
sì
,
ma
nuova
,
epperò
,
nel
consorzio
sociale
,
sono
dei
fossili
che
nulla
sentono
di
questo
mondo
che
si
preannunzia
e
di
cui
i
primi
bagliori
illuminano
la
mente
e
mettono
dentro
il
cuore
una
gioia
,
una
speranza
da
loro
mai
sentita
,
né
provata
.
Il
carattere
dicemmo
più
in
su
presuppone
un
soggetto
,
che
risponda
all
'
ambiente
,
e
l
'
ambiente
fisico
,
tellurico
,
sociale
,
che
stimoli
il
soggetto
:
così
le
immagini
perché
si
formino
àn
bisogno
d
'
un
corpo
che
si
rifletta
nello
specchio
,
e
,
cambiando
l
'
uno
o
l
'
altro
,
l
'
immagine
ne
verrà
mutata
.
Tal
'
è
del
carattere
:
esso
è
la
risultante
del
soggetto
e
dell
'
ambiente
e
muta
col
mutare
d
'
uno
o
di
tutti
e
due
questi
elementi
necessari
.
Così
è
potuto
avvenire
che
ogni
civiltà
abbia
avuto
un
proprio
carattere
:
il
carattere
del
mondo
antico
,
dal
punto
di
vista
morale
ed
intellettivo
,
fu
una
vera
concezione
chiara
e
limpida
della
vita
,
senza
intimità
affannose
;
dal
punto
di
vista
politico
,
fu
una
vicenda
di
lotte
economico
sociali
nell
'
interno
d
'
ogni
città
,
riposanti
ed
adergentesi
sul
lavoro
di
milioni
di
schiavi
,
vero
sostrato
sociale
,
che
ebbe
di
quello
geologico
i
movimenti
sismici
convulsivi
.
Nell
'
età
di
mezzo
il
senso
della
vita
è
ottenebrato
,
stanco
;
la
morte
circonda
con
le
sue
mille
paure
l
'
esistenza
;
una
cappa
di
piombo
fatta
di
fanatismi
,
di
terrori
,
di
ignoranza
incombe
la
mente
;
mentre
si
matura
un
fermento
di
classi
e
di
popoli
cozzanti
fra
loro
,
di
invasioni
,
di
lotte
tra
feudo
e
plebi
,
e
si
formano
i
comuni
:
è
come
una
vasta
reazione
di
elementi
chimici
differenti
in
una
storia
immensa
che
li
contiene
.
L
'
età
nostra
à
ripigliato
il
senso
umano
della
vita
,
la
mente
à
fugato
le
tenebre
e
il
sole
si
è
riaffacciato
sull
'
orizzonte
;
ma
essa
è
travagliata
da
questo
nuovo
mondo
in
gestazione
che
si
avanza
e
di
cui
porta
in
sé
e
il
presentimento
e
i
segni
precursori
.
Tante
civiltà
,
adunque
,
tanti
caratteri
:
ma
per
cercare
questa
doppia
influenza
,
ora
combinata
ora
scissa
,
dell
'
ambiente
e
del
soggetto
sul
carattere
,
non
è
poi
mestiere
di
assurgere
alle
manifestazioni
solenni
di
questo
,
ma
,
nelle
contingenze
della
vita
quotidiana
,
gli
esempi
non
mancano
mai
.
Supponiamo
d
'
avere
a
soggetto
di
studio
un
ragazzo
che
,
nato
e
cresciuto
in
campagna
,
in
quell
'
ambiente
rozzo
,
ricco
di
superstizione
e
così
adatto
a
far
rivivere
le
vecchie
stratificazioni
del
carattere
,
abbia
ricevuta
una
educazione
fina
e
moderna
.
Quel
giovinetto
,
ritornato
in
campagna
,
troverà
lo
stesso
ambiente
,
ma
egli
lo
rifletterà
in
maniera
ben
diversa
.
Egli
non
crederà
a
'
mille
pregiudizii
campagnoli
,
non
ne
avrà
l
'
innocenza
ignorante
e
piena
di
bonomia
,
il
vecchio
mondo
sarà
in
lui
sepolto
sotto
i
novelli
strati
che
l
'
educazione
ed
un
ambiente
più
moderno
avranno
saputo
creare
.
I
nostri
contadini
del
mezzogiorno
d
'
Italia
non
sono
,
gran
fatto
,
più
istruiti
di
quello
che
fossero
prima
del
'60
,
eppure
tra
'
più
giovani
e
i
più
vecchi
vi
è
una
differenza
di
carattere
,
determinata
dal
novello
ambiente
che
si
è
venuto
formando
intorno
alle
nuove
generazioni
a
causa
dell
'
emigrazione
,
del
servizio
militare
,
della
viabilità
cresciuta
,
dell
'
istruzione
appresa
,
se
non
per
aver
letto
,
per
aver
sentito
leggere
.
L
'
ambiente
questa
volta
si
è
cambiato
,
riflettendosi
sul
soggetto
e
creando
un
carattere
nuovo
e
diverso
.
Il
carattere
,
ha
detto
il
Sergi
,
è
un
organismo
fatto
di
strati
:
strati
antichi
e
recenti
,
acquisiti
dalla
razza
e
dall
'
individuo
.
Una
porzione
di
questa
stratificazione
appartiene
alla
razza
,
al
plasma
zoologico
o
zooplasma
,
un
'
altra
è
propria
della
specie
e
su
di
esse
poi
si
innalza
il
carattere
etnico
,
ricomponendosi
di
nuovo
nelle
sue
varietà
,
forma
il
carattere
umano
.
La
reazione
agli
stimoli
esterni
,
con
una
crescente
differenziazione
di
funzione
e
di
struttura
,
con
la
formazione
della
memoria
organica
costituisce
la
nota
caratteristica
del
plasma
;
l
'
impiego
e
la
formazione
crescente
dei
centri
neuro
psichici
sono
la
caratteristica
della
specie
umana
;
il
modo
diverso
dell
'
applicazione
della
psiche
diretta
a
modificare
l
'
ambiente
tellurico
,
creando
il
novello
ambiente
sociale
,
costituisce
il
carattere
diverso
di
popoli
e
di
civiltà
;
finché
il
ricomporsi
da
ultimo
de
'
vari
strati
sociali
in
una
in
cui
,
scomparsa
la
folla
intersociale
,
si
sia
ottenuta
la
solidarietà
dell
'
umana
famiglia
,
volta
a
domare
la
natura
,
costituisce
il
carattere
umano
,
che
si
viene
formando
.
Su
queste
grandi
stratificazioni
,
altre
,
di
minore
importanza
,
se
ne
intercalano
,
come
,
in
mezzo
alle
pagine
d
'
un
libro
,
si
trovano
carte
volanti
,
che
non
ne
guastano
né
il
senso
,
né
l
'
unità
.
Noi
portiamo
,
per
es
.
dagli
strati
inferiori
della
razza
il
terrore
religioso
,
il
senso
del
soprannaturale
,
così
vivo
e
presente
,
nei
momenti
di
crisi
dell
'
animo
;
e
,
non
solo
il
terrore
religioso
,
ma
tutta
la
vita
psichica
noi
la
portiamo
come
un
'
eredità
ed
una
stratificazione
del
carattere
della
razza
ed
il
Sergi
lo
à
ben
dimostrato
:
fra
la
psiche
umana
e
la
animale
ci
è
solo
differenza
qualitativa
,
non
quantitativa
.
Il
carattere
della
sociabilità
,
che
si
trova
è
vero
in
alcuni
insetti
come
le
api
e
le
formiche
,
tra
i
vertebrati
inferiori
,
tra
gli
antropoidi
,
nell
'
uomo
tocca
il
suo
maggiore
sviluppo
:
esso
è
un
carattere
della
specie
a
preferenza
;
così
,
su
questo
carattere
,
per
eccellenza
umano
,
s
'
innalzano
i
varii
caratteri
etnici
.
I
popoli
nordici
d
'
Europa
,
il
popolo
germanico
ed
anglosassone
,
portano
come
impronta
etnica
un
elevamento
della
massa
,
una
coordinazione
degli
individui
tendenti
ad
assommarsi
nel
lavoro
collettivo
delle
grandi
masse
;
il
popolo
latino
à
,
come
propria
impronta
,
l
'
individualità
gigante
ed
isolata
;
esso
non
è
come
una
foresta
di
virgulti
,
che
non
cede
e
che
resiste
,
come
il
popolo
nordico
,
ma
una
quantità
di
alberi
d
'
alto
fusto
,
che
il
vento
abbatte
e
la
pioggia
flagella
.
Ma
strati
della
razza
e
della
specie
,
strati
etnici
ed
individuali
,
strati
acquisiti
e
congeniti
si
organizzano
,
negli
uomini
e
nei
popoli
normali
,
in
un
tutto
compatto
ed
evolutivo
.
L
'
arrestarsi
in
uno
strato
senza
aggiungervene
dei
nuovi
;
aggiungerne
dei
nuovi
senza
cementarli
sui
vecchi
i
quali
risorgono
:
son
queste
due
forme
patologiche
del
carattere
:
la
prima
è
una
forma
ritardata
,
d
'
arresto
;
la
seconda
di
disorganizzazione
,
degenerativa
e
tutte
e
due
costituiscono
la
forma
patologica
del
carattere
così
d
'
un
individuo
come
d
'
un
popolo
.
Studiare
,
adunque
,
il
carattere
d
'
un
popolo
importa
conoscere
la
sua
statica
e
la
sua
dinamica
psichica
,
il
modo
di
pensare
e
di
sentire
;
conoscerne
gli
strati
antichi
e
i
recenti
;
vedere
come
sul
fondo
comune
del
carattere
della
specie
si
sieno
venuti
maturando
gli
strati
di
quel
dato
popolo
,
i
quali
,
assommandosi
ad
unità
,
àn
formato
poi
quel
che
si
chiama
carattere
individuale
;
ed
importa
,
infine
,
comprendere
come
questo
se
può
,
patologicamente
,
rimanere
invariabile
è
sommamente
progressivo
.
Così
si
valuta
il
carattere
d
'
un
popolo
rispetto
a
quello
degli
altri
,
cercandolo
di
sospingere
se
arrestato
o
regredito
maturando
,
dalle
vicende
storiche
,
le
nuove
formazioni
.
Tale
esame
noi
faremo
,
nei
seguenti
capitoli
,
rispetto
al
carattere
del
mezzogiorno
d
'
Italia
.
CAPITOLO
II
.
IL
CARATTERE
MODERNO
Il
carattere
,
inteso
in
senso
largo
,
è
un
modo
di
rispondere
alle
azioni
del
mondo
esterno
,
che
ci
circonda
da
ogni
parte
,
come
l
'
aria
che
respiriamo
;
che
ci
affatiga
,
ora
in
modo
visibile
,
ora
in
modo
inavvertito
;
che
,
a
certi
momenti
,
ci
dà
l
'
illusione
d
'
una
padronanza
di
noi
stessi
ed
,
a
certi
altri
,
il
senso
d
'
una
tirannia
che
bisogna
o
subire
adattandovisi
o
esserne
sopraffatti
;
ma
che
agisce
,
di
continuo
,
su
di
noi
,
provocando
reazioni
ora
leggiere
,
ora
vive
e
possenti
,
le
quali
possono
essere
o
come
d
'
una
sola
impronta
,
che
le
distingua
tutte
;
o
possono
essere
variabili
come
tanti
tocchi
usciti
da
diversi
pennelli
,
ognuno
dei
quali
rifletta
un
momento
psichico
diverso
.
Ma
questo
stato
dell
'
animo
che
consiste
nel
rispondere
,
in
modo
vario
e
diverso
,
agli
stimoli
esterni
fu
un
tempo
,
ed
è
ancora
,
presso
la
gente
incolta
,
il
fenomeno
normale
che
viene
,
col
precetto
educativo
,
sostituito
dall
'
altro
per
il
quale
,
componendosi
ad
unità
gli
stati
di
coscienza
,
la
reazione
della
psiche
diventa
sempre
uguale
ed
uniforme
ed
inspirata
e
diretta
da
un
sentimento
e
da
un
pensiero
,
utili
alla
specie
.
La
psiche
è
divenuta
,
così
,
come
un
istrumento
musicale
,
in
cui
ogni
tasto
riproduce
la
sua
nota
,
quella
e
non
altra
;
e
tutte
si
combinano
in
una
solenne
armonia
.
Questa
rispondenza
agli
stimoli
dell
'
ambiente
,
sempre
uniforme
ed
elevata
,
sempre
diretta
all
'
utile
della
razza
,
costituisce
come
un
suggello
,
che
à
ricevuto
il
nome
di
carattere
,
carattere
per
antomasia
,
quello
che
merita
davvero
di
essere
stimato
e
pregiato
.
Una
strana
illusione
ricaccia
questa
forma
evoluta
e
superiore
del
carattere
,
nella
giovinezza
dell
'
umanità
,
così
come
vi
ricaccia
l
'
imperio
della
bontà
e
della
felicità
umana
.
Strana
illusione
che
à
sempre
tormentato
l
'
uomo
!
l
'
immagine
dantesca
dei
condannati
a
portare
il
capo
rivolto
in
dietro
,
per
aver
tenuto
l
'
occhio
troppo
fiso
nell
'
avvenire
,
è
stato
sempre
la
condanna
dell
'
umanità
:
i
pagani
credettero
nel
regno
di
Saturno
;
gli
ebrei
e
i
cristiani
nel
paradiso
terrestre
;
i
romantici
volsero
l
'
animo
al
medio
evo
;
i
neomistici
alle
sorgenti
del
cristianesimo
;
Rousseau
Réclus
,
Krapotkine
allo
stato
primitivo
di
natura
.
È
un
errore
umano
nelle
forme
senili
di
mentalità
tener
l
'
occhio
fiso
nel
futuro
trasportandolo
nel
passato
,
pari
a
quello
di
chi
guardi
in
un
lago
,
riflesso
sotto
a
'
suoi
piedi
,
l
'
immenso
cielo
stellato
che
si
svolge
di
sopra
il
suo
capo
.
La
concezione
del
carattere
à
subito
questa
illusione
:
noi
immaginiamo
che
esso
debba
ritrovarsi
nel
passato
e
lo
rievochiamo
,
quando
ci
è
dato
;
cos
'
è
infatti
,
la
nostra
educazione
classica
?
Ma
il
carattere
è
riposto
nell
'
avvenire
:
è
come
la
stella
che
brilla
da
lontano
e
che
a
noi
manda
ben
pochi
raggi
,
ma
della
quale
un
giorno
potremo
essere
illuminati
,
se
come
il
giovane
di
Longfellow
sapremo
ascendere
la
montagna
con
il
motto
fatidico
sulle
labbra
;
excelsior
!
Epperò
il
Bellamy
,
che
à
descritto
la
vita
dell
'
anno
duemila
,
come
di
già
di
trascorso
,
smagando
ad
un
tratto
l
'
illusione
,
finisce
così
:
il
duemila
non
è
dietro
di
noi
,
ma
innanzi
:
esso
verrà
presto
,
se
sapremo
conquistarcelo
.
Il
futuro
carattere
umano
non
avrà
né
la
impulsività
morbosa
,
né
l
'
odio
al
lavoro
,
doti
un
tempo
dell
'
uomo
selvaggio
ed
oggi
riviventi
nei
criminali
e
nei
bambini
*
.
Esso
si
svolgerà
verso
una
crescente
stabilità
e
sarà
diretto
sempre
al
bene
proprio
ed
altrui
,
non
tanto
però
che
di
quel
che
fu
in
passato
non
resti
traccia
,
giacché
le
formazioni
storico
sociali
,
al
pari
delle
biologiche
,
son
fatte
a
strati
,
di
cui
gli
inferiori
possono
risorgere
o
permanere
.
Ma
,
non
ostante
le
forme
inferiori
del
carattere
,
l
'
evoluzione
progressiva
di
questo
non
si
è
mai
interrotta
,
divenendo
sempre
più
stabile
,
normale
ed
uniforme
:
di
modo
che
mobilità
criminosa
od
indifferente
è
la
nota
d
'
un
carattere
superiore
,
e
verso
questo
carattere
ideale
,
forse
irraggiungibile
,
si
muove
il
carattere
moderno
.
Il
carattere
,
però
,
se
è
qualcosa
formato
di
pensiero
e
di
sentimento
,
di
una
statica
e
d
'
una
dinamica
,
è
ancora
un
riflesso
,
non
puro
e
semplice
,
ma
vivo
e
soggettivo
dell
'
ambiente
:
se
il
carattere
moderno
è
tale
che
muove
verso
l
'
uniformità
,
come
successione
ed
impronta
;
verso
la
normalità
come
fine
ultimo
,
molta
parte
n
'
è
dovuto
all
'
ambiente
.
Il
suo
studio
presuppone
,
quindi
,
la
disamina
dell
'
ambiente
sociale
moderno
,
della
statica
e
della
dinamica
dalle
quali
si
viene
formando
la
tendenza
,
lo
spirito
informatore
.
L
'
ambiente
sociale
noi
lo
dicemmo
si
viene
determinando
per
opera
dell
'
ambiente
tellurico
e
per
l
'
istinto
sociale
che
l
'
uomo
porta
in
sé
,
come
eredità
della
razza
animale
,
a
vincere
e
a
combattere
la
lotta
per
l
'
esistenza
.
Prima
ancora
che
le
forme
animate
salgano
fino
all
'
uomo
,
nel
mondo
vegetale
stesso
,
la
società
è
uno
dei
mezzi
della
lotta
per
l
'
esistenza
.
Le
prime
società
animali
e
vegetali
indifferenziate
,
i
così
detti
cenobii
,
che
preludiano
le
società
federali
di
cellule
,
i
metazoi
,
non
ànno
altro
utile
risultato
che
un
aumento
di
volume
che
permetta
ad
un
essere
di
non
venire
incluso
in
un
altro
.
Il
cenobio
à
,
nelle
sue
linee
fondamentali
,
questo
scopo
,
al
quale
si
aggiunge
l
'
altro
della
divisione
di
lavoro
e
del
differenziamento
di
parti
.
Stabilita
la
federazione
cellulare
,
differenziata
ed
integrata
quella
che
a
noi
pare
un
'
unità
e
chiamiamo
organismo
,
nasce
il
bisogno
delle
prime
società
animali
.
Alcuni
articolati
,
alcuni
insetti
come
le
formiche
e
le
api
sviluppano
le
prime
forme
sociali
animali
,
ma
,
al
disotto
di
queste
,
nei
piccolissimi
funghi
,
esiste
già
la
forma
coloniale
sociale
e
la
forma
simbiotica
.
L
'
uomo
,
adunque
,
porta
in
sé
la
tendenza
,
l
'
istinto
della
socievolezza
,
l
'
ambiente
tellurico
fisico
lo
sospinge
e
noi
vedemmo
come
le
prime
forme
sociali
sieno
state
grandemente
aiutate
da
'
climi
caldi
*
,
onde
sorsero
i
primi
gruppi
sociali
i
quali
vanno
da
'
Weddah
dei
boschi
che
vivono
a
coppie
,
alle
orde
ancora
indifferenziate
e
alle
più
complesse
forme
sociali
e
i
quali
sono
capaci
o
di
arresto
o
d
'
indefinito
progresso
,
come
l
'
ovulo
che
può
diventare
o
un
organismo
o
rimanere
,
per
sempre
,
una
cellula
sola
.
Cresciuto
il
gruppo
sociale
e
spinto
dal
bisogno
di
cibo
,
si
espande
,
venendo
a
contatto
violento
d
'
altri
gruppi
;
è
il
primo
momento
d
'
una
differenziazione
nel
suo
seno
,
giacché
sorge
la
casta
guerriera
,
in
modo
prima
instabile
,
poi
stabile
,
definita
.
Perpetuandosi
lo
stato
di
guerra
,
accanto
ad
una
parte
del
gruppo
che
provvede
al
sostentamento
,
che
bada
alla
pastorizia
o
all
'
agricoltura
,
vi
è
l
'
altra
che
combatte
,
conquista
novelli
territorii
,
uccidendo
il
nemico
.
È
la
lotta
per
la
terra
,
che
poi
si
trasforma
in
lotta
non
solo
per
il
suolo
,
ma
ancora
per
gli
abitanti
,
che
non
vengono
più
uccisi
,
ma
tenuti
schiavi
.
Quando
sorge
la
schiavitù
,
la
società
è
differenziata
in
classi
,
di
cui
le
più
basse
sono
fatte
da
'
popoli
vinti
,
le
più
alte
da
'
popoli
vincitori
,
e
porta
in
sé
,
non
solo
una
lotta
esterna
,
intrasociale
,
tra
gruppi
che
assoggettati
,
di
poi
,
gli
uni
agli
altri
costituiscono
i
primi
elementi
etnici
;
ma
un
'
altra
interna
nel
proprio
grembo
tra
le
classi
inferiori
destinate
alla
produzione
e
allo
scambio
e
le
superiori
destinate
alla
guerra
o
a
'
bisogni
ideali
della
società
.
Accanto
a
questa
lotta
ve
n
'
è
altra
diretta
a
strappare
alla
natura
i
mezzi
della
sussistenza
e
dell
'
agiatezza
e
la
quale
è
combattuta
con
i
dati
empirici
dapprima
,
da
poi
con
i
mezzi
che
il
pensiero
riflesso
à
saputo
creare
.
Queste
tre
forme
di
lotta
,
si
complicano
e
si
confondono
:
l
'
esistenza
sociale
diventa
una
lotta
contro
la
natura
avara
,
combattuta
da
una
classe
per
conto
di
altre
che
,
ora
,
adempiono
a
bisogni
intellettivi
,
ora
esercitano
funzioni
parassitarie
:
è
una
lotta
in
cui
ciascuno
vorrebbe
godere
,
sobbarcandosi
al
dovere
ingrato
del
lavoro
,
perciò
popoli
tentano
sovrapporsi
a
popoli
e
classi
a
classi
.
Ora
non
bisogna
dimenticare
che
talora
i
popoli
sovrapposti
o
le
classi
superiori
ànno
rappresentato
o
un
grande
interesse
sociale
o
un
principio
di
civiltà
,
ma
,
dopo
un
certo
tempo
,
esse
sono
divenute
parassitarie
,
in
forza
del
potere
politico
sociale
che
snerva
.
Né
bisogna
dimenticare
,
inoltre
,
che
la
lotta
contro
la
natura
,
fatta
con
quel
dato
istrumento
di
lavoro
e
sotto
quella
data
pressura
sociale
,
non
è
stabile
,
ma
varia
riflettendosi
in
tutta
la
compage
sociale
,
sul
sistema
politico
e
sulle
superstrutture
ideali
,
onde
ogni
novella
forma
economica
polarizza
diversamente
gli
animi
.
Tale
lotta
sociale
,
fra
le
classi
e
fra
i
gruppi
,
è
stata
sempre
aspra
e
cruenta
,
e
solo
ora
tende
a
diventare
lotta
ideale
e
ad
elidersi
.
La
terra
à
ricchezze
inesplorate
,
che
ben
possono
essere
dall
'
uomo
ottenute
,
convergendo
le
attività
,
lottanti
intersocialmente
,
contro
la
natura
avara
;
il
pensiero
à
donato
agli
uomini
i
mezzi
come
richiedere
alla
natura
sussistenze
e
ricchezze
,
purché
cessino
di
combattersi
fra
loro
,
sicché
le
due
forme
di
lotta
,
intersociale
e
di
classe
,
promettono
di
convergere
in
lotta
contro
la
natura
e
l
'
umanità
,
differenziata
per
la
lotta
dell
'
esistenza
,
per
il
clima
tellurico
in
tante
unità
etniche
,
ricomponendosi
con
la
varietà
del
genio
,
formato
in
sì
fortunose
vicende
,
costituirà
una
sola
grande
famiglia
.
Noi
siamo
all
'
alba
d
'
un
gran
giorno
,
quello
dell
'
umana
fratellanza
resa
sacra
dal
lavoro
di
milioni
d
'
uomini
,
dalla
più
grande
integrazione
,
dopo
millenarii
differenziamenti
:
i
secoli
venturi
saranno
il
prisma
che
ricomporrà
lo
spettro
solare
in
un
bel
fascio
di
luce
bianca
e
luminosa
.
L
'
illusione
del
passato
si
concreta
nell
'
avvenire
e
chi
riflette
l
'
ambiente
sociale
di
oggi
,
porta
in
sé
un
nuovo
senso
umano
,
che
i
genii
e
i
santi
dell
'
umanità
intravidero
,
ma
che
la
nostra
età
vedrà
compiuto
.
La
statica
moderna
della
psiche
sta
nella
coltura
e
nella
riflessione
del
pensiero
:
l
'
umanità
à
cominciato
dal
pensiero
poco
o
nulla
riflesso
,
anzi
incosciente
e
irriflesso
.
Il
pensiero
,
ch
'
è
una
manifestazione
lenta
della
psiche
,
che
,
da
principio
,
è
una
memoria
delle
impressioni
esterne
,
confuse
e
poi
raggruppate
intorno
a
scarsi
centri
,
che
diventano
sempre
più
numerosi
e
ingranati
fra
di
loro
,
in
ultimo
diventa
una
facoltà
che
si
educa
.
Nella
materia
protoplasmatica
più
semplice
ed
indifferenziata
cominciano
ad
un
tempo
sotto
lo
stimolo
dell
'
ambiente
esterno
e
vita
e
psiche
.
Il
plasson
reagisce
agli
stimoli
e
dell
'
avvenuta
reazione
rimane
impressa
una
modificazione
,
ch
'
è
,
in
sieme
,
fatto
biologico
e
psichico
.
Le
reazioni
posteriori
si
seguono
ed
accentuano
questa
duplice
tendenza
:
la
vita
una
,
indifferenziata
si
biforca
in
una
vita
dell
'
organismo
ed
in
un
'
altra
della
psiche
.
Sotto
l
'
influenza
di
questa
azione
continua
dell
'
ambiente
,
dalla
prima
forma
di
memoria
organica
,
si
sviluppa
quella
psichica
:
la
memoria
organica
rimane
,
come
il
fondo
primigenio
sul
quale
l
'
altra
si
è
elevata
,
facendo
sì
che
il
cumolo
delle
esperienze
,
che
formano
la
memoria
psichica
,
si
raggruppino
in
tanti
centri
ingranati
e
distinti
,
richiamantisi
a
vicenda
.
Da
questa
forma
di
memoria
nasce
il
pensiero
,
che
è
formato
da
tanti
ricordi
,
particelle
elementari
del
pensiero
;
da
nuove
e
vecchie
percezioni
e
da
'
legami
e
dalle
relazioni
che
fra
loro
intercedono
.
Il
pensiero
,
fatto
adunque
così
,
di
fatti
presenti
e
di
ricordi
,
riflette
l
'
ambiente
,
ch
'
è
la
sorgente
di
tutto
il
nostro
mondo
intellettivo
e
lo
riflette
dapprima
,
inconsciamente
,
senza
studio
:
si
pensa
,
perché
il
pensiero
si
è
ereditato
come
dote
psichica
ed
à
suo
fondamento
nel
protoplasma
di
cui
s
'
intesse
e
deriva
l
'
organismo
.
Ma
,
in
seguito
,
esso
diventa
autodidatta
:
se
l
'
esperienza
gli
à
addimostrato
che
esso
può
variare
il
metodo
,
per
ottenere
effetti
maggiori
di
riflessione
dell
'
ambiente
,
e
se
riflettere
meglio
l
'
ambiente
vale
combattere
meglio
la
lotta
per
la
vita
,
perché
egli
di
queste
nuove
acquisizioni
non
dovrà
usare
?
Sorge
,
così
,
l
'
educazione
crescente
del
pensiero
:
ond
e
l
'
età
nostra
riguardando
e
prendendo
,
come
termine
di
paragone
,
il
pensiero
può
chiamarsi
età
del
pensiero
riflesso
,
come
l
'
età
antica
fu
del
pensiero
incosciente
.
In
senso
generico
,
adunque
,
in
ciò
sta
l
'
evoluzione
del
pensiero
:
la
statica
del
carattere
moderno
è
quella
del
pensiero
colto
,
che
dirige
ed
illumina
il
carattere
.
Questa
caratteristica
è
così
generale
,
che
essa
direbbe
meno
che
niente
,
se
noi
non
la
tentassimo
d
'
illustrare
disvelando
a
quali
concezioni
dell
'
universo
il
pensiero
riflesso
si
sia
sollevato
.
Il
pensiero
dell
'
età
antiche
ebbe
del
mondo
un
riflesso
che
noi
riteniamo
errato
e
che
si
impersonificò
in
due
errori
:
errore
geocentrico
ed
antropocentrico
,
onde
se
il
mondo
da
noi
abitato
fu
creduto
centro
dell
'
universo
,
l
'
uomo
fu
tenuto
come
l
'
arbitro
della
natura
.
Contro
di
questi
due
errori
,
il
pensiero
riflesso
à
combattuto
le
più
belle
battaglie
,
dalle
geniali
intuizioni
delle
prime
scuole
filosofiche
greche
fino
al
rinascimento
italico
,
nel
quale
periodo
la
speculazione
è
avvalorata
dalla
ricerca
scientifica
che
si
estende
dovunque
per
i
rami
del
sapere
e
che
,
oggi
,
permette
di
rifare
tutta
la
scienza
in
unità
solenne
che
muove
dalle
formazioni
astrali
e
planetarie
e
,
per
la
scala
dell
'
essere
,
sale
all
'
uomo
.
Giunto
a
questo
,
essa
diventa
evoluzione
psichica
e
quindi
sociale
e
storica
:
l
'
universo
non
è
più
una
serie
di
fatti
separati
,
ma
un
ordine
solo
.
La
caduta
dell
'
errore
geocentrico
ed
antropocentrico
è
definitivamente
avvenuta
e
con
essa
è
sorto
il
concetto
che
la
natura
à
sue
leggi
fisse
ed
immanenti
.
Lo
stesso
sentimento
religioso
,
che
par
contrasti
la
scienza
,
rimane
,
nel
pensiero
moderno
,
come
continua
aspirazione
verso
l
'
ideale
e
quand
'
anco
esso
si
svolga
nella
forma
concreta
d
'
una
qualunque
rivelazione
,
al
soffio
purificatore
del
pensiero
,
perde
l
'
esteriorità
del
culto
,
l
'
intolleranza
del
fanatismo
e
rimane
il
campo
della
fede
.
Esso
che
parve
un
pericolo
sociale
,
una
forza
d
'
arresto
nella
storia
,
diventa
,
in
vece
,
come
un
mondo
che
ognuno
porta
dentro
di
sé
,
popolato
delle
migliori
speranze
;
è
il
mondo
di
qua
cacciato
fuori
del
tempo
e
dello
spazio
,
e
così
bello
e
puro
quale
noi
vorremmo
fosse
questo
triste
mondo
nel
quale
viviamo
.
Questo
pensiero
,
adunque
,
del
tutto
moderno
tende
a
diffondersi
in
basso
agli
strati
meno
evoluti
della
folla
:
è
tendenza
generale
,
ma
più
larga
e
profonda
nei
popoli
più
moderni
e
si
estende
a
modo
di
nozione
chiara
,
semplice
,
certa
come
pensiero
,
cioè
,
positivamente
accertato
.
Su
questo
sostrato
si
elevano
o
tentano
di
elevarsi
le
varie
colture
speciali
di
arti
,
professioni
,
mestieri
,
scienze
:
come
sul
fondo
della
fede
si
elevò
tutto
il
medio
evo
.
In
una
parola
,
il
pensiero
specializzato
vive
del
sostrato
generale
del
pensiero
:
è
questa
la
tendenza
d
'
ogni
tempo
e
del
nostro
del
pari
;
nei
popoli
,
a
larga
coltura
,
si
va
verificando
questo
che
gli
strati
inferiori
intorno
alla
concezione
del
mondo
non
possono
più
risorgere
:
sono
come
quei
morti
cui
è
negata
ogni
risurrezione
,
a
tale
patto
il
pensiero
è
un
organismo
,
se
no
diventa
successione
di
strati
caotici
.
Parallellamente
alla
statica
,
si
è
venuta
svolgendo
la
dinamica
del
carattere
moderno
:
il
sentimento
à
subito
lungo
il
cammino
della
vita
e
della
convivenza
sociale
un
'
evoluzione
,
che
va
dal
sentimento
egoistico
a
quello
altruistico
.
Non
già
che
l
'
altruismo
sia
rampollato
come
un
fenomeno
nuovo
dall
'
egoismo
:
esso
è
contenuto
,
in
sieme
con
l
'
altro
sentimento
inspiratore
della
vita
,
nelle
forme
più
semplici
protoplasmatiche
.
La
monera
,
che
per
eccesso
di
nutrizione
,
si
scinde
in
due
esseri
distinti
,
compie
la
prima
e
rudimentale
forma
d
'
altruismo
;
l
'
atto
della
generazione
che
si
complica
con
l
'
ascendere
della
vita
,
è
la
forma
primigenia
e
più
elementare
d
'
altruismo
ad
un
tempo
.
Essa
anzi
è
legata
strettamente
alla
funzione
egoistica
della
nutrizione
:
è
un
distacco
di
materia
,
quando
mal
può
contenersi
,
per
ragioni
meccaniche
,
intorno
al
nucleo
:
solo
,
nelle
forme
cellulari
più
evolute
,
si
verifica
q
uella
larga
partecipazione
del
nucleo
,
e
del
nucleolo
,
che
d
'
una
funzione
,
puramente
meccanica
,
ne
fan
una
funzione
vitale
.
Ora
,
benché
le
due
basi
del
sentimento
:
egoismo
ed
altruismo
nascano
contemporaneamente
e
sieno
confuse
con
la
vita
biologica
della
cellula
,
pure
l
'
egoismo
si
svolge
prima
e
in
maniera
maggiore
dell
'
altruismo
,
che
continua
ad
essere
,
per
gran
parte
della
scala
sociale
,
ristretto
alle
funzioni
di
riproduzioni
e
dura
per
un
tempo
determinato
.
È
un
primo
gradino
dell
'
altruismo
,
fatto
di
amore
e
di
simpatia
fra
'
due
sessi
:
anzi
,
simpatia
per
il
senso
opposto
e
amore
per
la
prole
raramente
si
congiungono
in
un
individuo
solo
:
vi
è
,
come
una
divisione
di
funzioni
per
le
quali
il
maschio
sceglie
la
compagna
,
la
contende
con
tutti
i
mezzi
di
lotta
,
mentre
questa
rimane
in
disparte
a
concedere
le
sue
grazie
al
vincitore
di
quel
cruente
torneo
di
amore
.
Ma
se
il
maschio
à
,
di
preferenza
,
il
compito
dell
'
amore
sessuale
,
la
femina
à
quello
della
maternità
:
è
lei
che
nutrisce
,
che
difende
i
piccoli
e
,
sebbene
per
un
tempo
breve
,
pure
è
in
essa
e
per
essa
,
che
il
più
forte
altruismo
,
quello
della
maternità
,
s
'
inizia
e
si
svolge
.
Il
sentimento
sociale
sorge
molto
tardi
nella
scala
zoologica
e
sempre
e
da
per
tutto
subordinato
all
'
interesse
della
specie
,
cioè
ad
un
egoismo
più
largo
.
Le
api
,
che
pur
ànno
un
sentimento
sociale
evoluto
,
uccidono
i
maschi
quando
la
prolificazione
è
compita
e
costringono
gli
sciami
vecchi
ad
emigrare
,
quando
i
nuovi
si
sieno
formati
.
Il
sentimento
d
'
amicizia
e
di
fedeltà
sorge
molto
tardi
:
nella
scala
zoologica
inferiore
all
'
uomo
non
è
posseduto
che
da
un
solo
animale
,
dal
cane
,
e
non
verso
un
individuo
della
propria
specie
,
ma
di
specie
superiore
,
verso
l
'
uomo
,
con
il
quale
comincia
l
'
elevamento
continuato
dell
'
altruismo
.
Messo
,
in
fatti
,
in
mezzo
ad
un
ambiente
o
indifferente
od
ostile
,
à
dovuto
sentire
il
bisogno
di
stringersi
forte
con
i
suoi
simili
,
per
trionfare
.
La
sua
esistenza
è
stata
legata
ad
un
sol
patto
,
ad
una
sola
condizione
:
l
'
unione
,
la
vita
propria
connessa
con
l
'
altrui
,
l
'
altruismo
in
una
parola
.
Fu
,
però
,
un
lento
svolgimento
di
questa
nuova
acquisizione
sentimentale
,
che
non
dovea
distruggere
l
'
antica
,
ma
rafforzarla
.
Le
civiltà
una
ad
una
considerata
sono
un
allargamento
ed
un
'
espansione
del
sentimento
altruistico
e
camminano
per
tappe
:
emozioni
familiari
,
parentali
,
sociali
,
umane
.
L
'
emozioni
familiari
esistono
,
nelle
specie
inferiori
,
ma
pertiene
all
'
uomo
ed
a
'
gradini
più
alti
della
civiltà
umana
averle
svolte
in
quell
'
amore
,
più
altruisticamente
evoluto
,
dei
figli
.
I
due
sentimenti
del
possesso
dell
'
individuo
dell
'
altro
sesso
,
quello
che
noi
diciamo
passione
erotica
e
dell
'
amore
per
i
figli
,
si
sono
completati
nell
'
emozione
familiare
,
quale
la
concepiamo
adesso
,
come
bisogno
di
completamento
dell
'
uomo
per
la
donna
,
diretto
ad
ottenere
dei
figli
,
che
sieno
dei
due
esseri
che
l
'
ànno
generato
,
il
più
grande
affetto
,
la
più
immensa
passione
ed
il
più
forte
orgoglio
.
Al
quale
sentimento
risponde
quello
della
prole
.
Ma
,
per
giungere
a
questa
altezza
dell
'
emozioni
familiari
,
per
rispettarle
ed
educarle
per
sé
e
per
gli
altri
,
quale
e
quanto
lungo
cammino
!
Da
quel
selvaggio
che
fracassò
la
testa
del
suo
bambino
sulla
roccia
,
perché
gli
avea
fatto
cadere
un
cestino
di
ricci
di
mare
,
alla
pietà
di
quelle
donne
che
per
il
loro
bambino
,
riversano
in
tutta
l
'
infanzia
sofferente
il
loro
affetto
,
quale
immenso
cammino
compiuto
dall
'
umanità
!
Connesse
con
l
'
emozioni
familiari
sono
quelle
di
parentela
(
emozioni
parentali
)
di
quella
piccola
società
,
nella
quale
l
'
uomo
fa
i
suoi
primi
passi
e
nella
quale
si
ritira
stanco
o
vinto
dalla
lotta
sociale
.
Cos
'
è
,
in
fatti
,
l
'
emozione
parentale
se
non
un
riflesso
dell
'
amore
verso
il
coniuge
e
verso
i
figli
,
allargato
a
chi
,
come
noi
,
vuol
bene
a
questi
e
n
'
è
ricambiato
?
Non
è
più
l
'
affettività
verso
una
persona
,
ma
è
la
vita
affettiva
sua
da
noi
vissuta
,
e
la
prima
forma
di
parentela
comincia
dai
fratelli
e
si
allarga
con
l
'
estendersi
e
con
l
'
intensificarsi
delle
forme
familiari
.
Solo
quando
la
famiglia
à
toccato
l
'
unità
monogamica
,
allora
l
'
emozione
parentale
è
progredita
di
pari
passo
.
La
parentela
fu
,
nelle
prime
forme
di
clan
,
tutta
la
società
:
gens
viene
da
gan
,
sanscrito
,
generare
;
gens
son
quegli
in
mezzo
a
cui
si
è
nati
;
la
tribù
sorge
come
unioni
di
gentes
,
di
larghe
famiglie
,
che
si
muovono
in
una
sfera
più
larga
,
che
le
abbracci
,
ma
che
pure
àn
fra
loro
contese
e
dissidii
.
Poco
a
poco
le
gentes
,
smettono
i
matrimoni
consanguinei
,
e
s
'
intrecciano
fra
loro
come
i
rami
degli
alberi
in
una
foresta
,
come
tante
onde
che
s
'
intersecano
in
mille
punti
nella
vastità
dell
'
oceano
*
.
Appartiene
,
dunque
,
a
'
popoli
progrediti
l
'
emozioni
parentali
che
dalle
classi
alte
discendono
alle
basse
,
dove
ancora
son
poche
o
nulla
sviluppate
e
su
di
esse
si
formano
l
'
emozioni
sociali
.
L
'
emozioni
sociali
sono
dapprima
ristrette
,
legate
nell
'
ambito
della
classe
e
del
ceto
,
limitate
nel
territorio
.
È
un
'
escludersi
però
di
continuo
:
le
classi
si
semplificano
:
i
loro
rapporti
perdono
l
'
antica
durezza
,
mentre
le
società
si
raggruppano
nelle
nazioni
.
L
'
emozioni
sociali
camminano
,
così
,
attraverso
una
solidarietà
crescente
:
non
è
ancora
,
del
tutto
trascorso
il
tempo
nel
quale
città
sorelle
si
combatteano
aspramente
;
che
i
comuni
italiani
veniano
a
guerra
sanguinosa
,
invocando
lo
straniero
;
che
Sibari
veniva
distrutta
da
Cotrone
.
E
anco
oggi
,
le
nazioni
con
un
decrescente
odio
minacciano
di
voler
scatenare
una
di
quelle
conflagrazioni
internazionali
,
che
distruggerebbe
ogni
civiltà
,
che
i
più
va
ri
e
disparati
pregiudizï
ànno
sconvolto
l
'
umanità
come
un
mare
in
tempesta
:
pregiudizii
etnici
,
religiosi
e
di
classe
:
ma
,
su
questo
mondo
che
è
tramontato
o
tramonta
,
scende
la
pace
e
dai
mille
popoli
sorge
l
'
umanità
.
E
ben
lo
sapete
voi
,
o
apostoli
dell
'
umanità
,
che
,
per
questo
ideale
,
sfidaste
e
galera
e
patiboli
:
voi
razza
eterna
di
Dio
,
che
non
avrà
mai
fine
!
Ma
il
sentimento
,
perché
sia
la
spinta
del
carattere
,
l
'
elica
della
nave
,
della
quale
il
pensiero
è
il
timone
,
à
bisogno
che
sia
proporzionato
allo
scopo
e
normale
:
un
aumento
od
una
diminuzione
di
sentimentalità
importa
aumento
o
diminuzione
di
volere
.
Il
sentimento
perfezionato
esige
una
lunga
educazione
,
che
ci
allontani
dall
'
impulsività
e
dall
'
incostanza
delle
psiche
deboli
,
ammalate
.
La
normalità
del
sentimento
,
quanto
al
contenuto
e
alla
persistenza
,
è
dote
dei
popoli
evoluti
,
come
degli
individui
completi
ed
è
diciamolo
pure
una
delle
doti
del
carattere
.
Il
genio
fu
detto
è
una
lunga
pazienza
,
il
carattere
è
un
rispondere
costante
e
normale
alle
reazioni
dell
'
ambiente
ed
è
adunque
questa
la
dinamica
moderna
del
carattere
,
il
quale
,
come
oggi
ci
si
presenta
,
in
quei
popoli
che
stanno
al
vertice
del
progresso
sociale
,
è
illuminato
da
un
pensiero
,
che
ri
flette
la
concezione
ultima
del
mondo
;
è
guidato
da
un
sentimento
altruistico
e
si
svolge
nell
'
ambiente
sociale
vastissimo
dell
'
umanità
.
Vediamo
alcuni
lati
di
questo
carattere
,
moderno
nel
pensiero
,
altruistico
nel
sentimento
,
umano
nel
suo
svolgimento
,
confrontandolo
con
le
forme
inferiori
del
carattere
,
superate
altrove
,
od
indugiantisi
nei
popoli
bassi
e
poco
evoluti
.
Il
carattere
moderno
è
essenzialmente
diffusivo
e
lo
sforzo
della
coltura
d
'
una
nazione
mira
appunto
a
diffondere
nei
bassi
strati
sociali
,
la
statica
e
la
dinamica
del
carattere
e
con
queste
il
carattere
stesso
.
Nelle
moderne
società
,
la
coltura
à
perduto
quell
'
impronta
di
privilegio
e
,
non
ostante
tutte
le
teorie
superumane
,
essa
tende
a
generalizzarsi
ed
a
pervadere
il
fondo
sociale
.
Lo
stesso
sottostrato
sociale
comprende
che
può
godere
dei
frutti
della
società
,
al
solo
patto
d
'
elevarsi
;
e
quale
elevamento
migliore
,
se
non
assurgendo
all
'
apice
della
coltura
,
in
un
mondo
nel
quale
l
'
evoluzione
da
biologica
è
diventata
psichica
e
nel
quale
in
questa
direzione
tenta
evolversi
?
Ma
l
'
elevamento
della
massa
,
s
'
è
indizio
della
giovinezza
d
'
un
popolo
,
pure
porta
con
sé
un
fatto
costante
:
l
'
attenuarsi
della
genialità
individuale
.
Il
genio
,
come
pianta
che
sorge
in
mezzo
a
radure
,
spunta
là
dove
la
povertà
intellettuale
gli
si
allarga
d
'
intorno
,
giacché
pare
la
natura
disponga
di
grandi
forze
di
compenso
,
e
quando
un
organo
vien
meno
al
suo
ufficio
,
una
forza
di
compenso
si
svolge
in
un
altro
.
Nel
campo
della
fisio
patologia
il
fatto
è
vero
ed
incontrastato
:
quando
una
porzione
di
cuore
funziona
male
,
nell
'
altra
si
svolge
una
ipertrofia
compensatrice
;
quando
un
emisfero
cerebrale
è
distrutto
,
l
'
altro
tenta
di
sostituirvisi
.
Così
,
è
nel
campo
morale
,
quando
la
massa
è
poco
colta
,
sorge
il
genio
,
il
quale
si
attenua
dinanzi
alla
genialità
collettiva
.
Sia
esso
fatto
vero
il
rapporto
tra
genialità
individuale
e
collettiva
,
sia
falso
apprezzamento
,
errore
d
'
illusione
d
'
ottica
mentale
,
che
fa
parere
poco
alto
il
genio
in
mezzo
ad
una
massa
dal
pensiero
evoluto
,
certo
cosa
è
che
l
'
osservazione
non
è
nuova
,
come
nuovo
non
è
il
fatto
che
,
nelle
società
vecchie
,
sorge
l
'
anticipazione
geniale
dell
'
avvenire
che
poi
nelle
società
giovani
si
andrà
attuando
.
Ed
a
me
pare
che
,
s
'
è
vero
che
la
genialità
è
fenomeno
degenerativo
,
essa
deve
sorgere
nelle
società
poco
evolute
e
senili
,
cioè
in
un
ambiente
di
degenerazione
.
D
'
altra
parte
,
se
il
genio
precorre
i
tempi
,
se
egli
vede
più
in
là
di
quanto
i
suoi
contemporanei
non
possono
vedere
:
l
'
attuazione
e
la
comprensione
del
suo
pensiero
richieggono
uno
sforzo
maggiore
,
che
la
società
senile
nella
quale
vive
non
può
impiegare
,
onde
viene
a
tradursi
in
pratica
in
mezzo
a
collettività
giovani
e
piene
d
'
energia
.
In
modo
non
dissimile
si
comporta
la
passione
:
se
il
genio
è
uno
sviluppo
eccessivo
d
'
intelligenza
in
mezzo
alla
mediocrità
intellettuale
,
la
grande
passione
,
in
mezzo
alla
scarsezza
passionale
altruistica
,
è
,
come
la
genialità
,
un
prodotto
patologico
degenerativo
e
come
questa
è
un
compenso
della
natura
per
la
conservazione
della
specie
.
Il
genio
e
il
grande
passionato
del
bene
,
il
santo
,
non
nel
senso
chiesastico
della
parola
,
sorgono
in
momenti
difficili
,
sono
degli
individui
disadatti
all
'
ambiente
nel
quale
vivono
,
sono
una
forza
di
conservazione
della
specie
e
di
perdizione
dell
'
individuo
.
Ma
l
'
elevamento
della
massa
,
nel
campo
dell
'
intelligenza
e
del
sentimento
,
val
molto
di
più
che
l
'
intelligenza
isolata
del
genio
e
la
sentimentalità
del
santo
,
e
ben
lo
dice
la
esperienza
storica
della
civiltà
che
arride
non
a
'
popoli
decrepiti
,
inondati
dalla
luce
del
genio
e
dal
conforto
della
passione
altruistica
:
ma
a
quelli
in
cui
e
pensiero
e
sentimento
sono
colti
ed
evoluti
nella
massa
.
Ma
ci
è
,
ancora
,
di
più
:
ogni
elevamento
della
massa
intellettivo
e
passionale
si
accompagna
con
una
maggiore
integrazione
e
subordinazione
degli
individui
,
come
nel
campo
biologico
,
ogni
organismo
più
evoluto
è
fatto
di
parti
più
integrate
e
differenziate
.
Ora
,
questa
coordinazione
e
subordinazione
della
massa
è
segno
di
superiorità
sociale
;
è
fonte
di
maggior
lavoro
sociale
:
ben
può
l
'
individuo
,
come
nei
popoli
latini
,
essere
più
alto
di
quello
dei
popoli
nordici
,
ma
la
massa
latina
,
troppo
individualizzata
,
val
di
meno
di
quegli
uomini
dal
cervello
duro
ma
di
più
facile
cemento
connettivale
.
E
nel
campo
biologico
non
sono
gli
animali
inferiori
quelli
in
cui
le
cellule
sono
meno
connesse
fra
loro
,
con
più
largo
spazio
intercellulare
,
in
confronto
all
'
uomo
e
a
'
tessuti
superiori
in
cui
lo
spazio
tra
cellula
e
cellula
è
breve
e
il
tessuto
più
compatto
?
Carattere
moderno
adunque
vale
elevamento
della
massa
con
maggiore
lavoro
sociale
.
Un
'
altra
dote
del
carattere
moderno
è
una
più
larga
partecipazione
alla
vita
pubblica
:
cos
'
è
essa
,
in
fatti
,
se
non
il
cozzo
delle
idee
e
dei
sentimenti
che
si
disputano
la
direzione
della
vita
sociale
?
E
,
d
'
altra
parte
,
queste
varie
tendenze
e
direzioni
,
che
potrebbero
incanalarsi
e
divenire
manifestazioni
anormali
,
nella
vita
pubblica
,
trovano
la
più
alta
correzione
;
onde
dicemmo
il
partito
essere
la
forma
più
equilibrata
di
folla
e
la
vita
pubblica
il
campo
delle
sue
manifestazioni
,
come
,
di
contro
,
la
setta
n
'
è
la
forma
patologica
.
Dove
la
vita
pubblica
è
più
larga
,
più
intensamente
vissuta
,
là
la
sicurezza
sociale
è
più
garentita
ed
il
progresso
da
settario
diventa
evolutivo
e
scientifico
;
d
'
altra
parte
,
la
vita
pubblica
è
tanto
più
alta
,
quanto
più
il
pensiero
d
'
un
popolo
è
moderno
e
il
sentimento
altruista
.
Ora
queste
due
doti
formano
il
carattere
dei
popoli
civili
,
sicché
possiamo
inferire
che
,
quando
ci
troviamo
di
nanzi
ad
un
popolo
a
carattere
normale
,
noi
dobbiamo
aspettarci
che
esso
sia
di
coltura
elevata
,
di
produzione
sociale
alta
,
di
vita
pubblica
interamente
,
largamente
ed
onestamente
vissuta
,
giacché
la
onestà
nella
vita
pubblica
tende
ad
un
continuo
elevamento
e
se
,
come
dice
il
Sighele
,
essa
è
meno
sviluppata
della
moralità
privata
,
pure
,
come
una
spirale
,
di
continuo
s
'
innalza
verso
forme
più
alte
.
Le
antiche
democrazie
ebbero
per
la
vita
pubblica
un
grande
interessamento
,
ma
esse
portarono
seco
un
grave
danno
costituito
da
quegli
schiavi
dal
sottosuolo
sociale
tolti
ad
ogni
vita
pubblica
.
Lo
schiavo
fu
un
perenne
pericolo
per
quella
civiltà
,
corruppe
e
fu
corrotto
e
,
quando
d
'
intorno
a
sé
la
corruzione
prevalse
,
egli
,
convertendosi
al
cristianesimo
,
propagandolo
esercitò
,
sullo
stato
,
un
'
azione
dissolvitrice
,
più
pericolosa
d
'
ogni
rivolta
servile
e
Roma
,
che
,
a
più
riprese
,
trionfò
delle
guerre
servili
,
non
si
salvò
né
dalla
corruzione
,
né
dal
nuovo
orientamento
della
schiavitù
verso
il
cristianesimo
.
E
conchiudiamo
così
:
il
carattere
moderno
è
fatto
da
una
concezione
scientifica
del
mondo
e
da
un
sentimento
altruista
;
si
svolge
e
discende
sino
alle
masse
incolte
,
elevandole
;
alla
genialità
e
alla
sentimentalità
individuale
sostituisce
la
collettiva
,
ben
più
grande
e
feconda
di
lavoro
sociale
;
si
esplica
non
solo
nella
vita
privata
,
ma
nella
cosa
pubblica
,
elevandone
il
contenuto
morale
.
Al
lume
di
questo
che
noi
chiamiamo
carattere
moderno
,
vaglieremo
,
nel
prossimo
capitolo
,
il
carattere
del
mezzogiorno
d
'
Italia
.
CAPITOLO
III
.
IL
CARATTERE
DEL
MEZZOGIORNO
D
'
ITALIA
Nel
parlare
del
carattere
d
'
un
popolo
,
guardandolo
al
lume
della
scienza
positiva
,
dobbiamo
avvalerci
molto
e
dalle
impressioni
ricevute
e
del
dato
statistico
,
e
,
quando
questi
manchi
,
dalle
insieme
delle
prove
indirette
,
che
ci
sarà
possibile
poter
ricavare
.
Così
è
del
carattere
del
mezzogiorno
d
'
Italia
che
io
ò
studiato
lungamente
,
vivendoci
dentro
,
e
confrontandolo
con
quello
del
settentrione
,
colto
un
po
'
fuori
e
molto
sullo
studio
di
riviste
e
di
libri
.
Le
vicende
della
nostra
vita
politica
,
letteraria
,
scientifica
,
industriale
ecc
.
in
somma
di
tutta
la
vita
nazionale
di
questi
ultimi
tempi
à
messo
sempre
in
evidenza
la
differenza
dei
due
caratteri
e
l
'
eccellenza
di
quello
nordico
sul
meridionale
;
l
'
uno
si
è
andato
avvicinando
a
quello
che
noi
dicemmo
carattere
moderno
,
che
si
va
evolvendo
,
di
preferenza
,
in
mezzo
alle
razze
nordiche
,
l
'
altro
ne
è
ancora
molto
lontano
:
l
'
uno
si
poggia
sul
valore
della
massa
e
la
scarsa
genialità
individuale
,
l
'
altro
in
vece
sulla
massa
bassa
,
depressa
,
poco
coordinata
e
subordinata
e
sulla
genialità
isolata
:
l
'
uno
è
fatto
come
una
catena
di
monti
,
poco
,
alti
,
ma
che
servono
bene
alle
condizioni
orografiche
del
paese
;
l
'
altro
di
leggiere
ondulazioni
in
cui
s
'
innalzano
qua
e
là
monti
giganteschi
che
,
paiono
,
confondersi
col
cielo
.
Di
questo
carattere
arretrato
del
mezzogiorno
d
'
Italia
noi
studieremo
e
la
parte
statica
e
la
parte
dinamica
.
Cominciando
dalla
statica
del
carattere
,
cioè
del
pensiero
diciamo
come
esso
è
poco
colto
,
in
basso
;
unilaterale
,
in
alto
.
Dopo
tanti
anni
che
l
'
insegnamento
è
diventato
obbligatorio
,
noi
siamo
a
tal
punto
che
la
massa
di
analfabeti
abbonda
.
Scorrendo
i
varï
bilanci
municipali
quel
che
colpisce
è
l
'
esiguità
dello
stanziamento
per
la
pubblica
istruzione
,
né
mai
le
somme
stanziate
,
per
quanto
esigue
,
si
spendono
per
intiere
.
Le
scuole
sono
quanto
mai
si
può
immaginare
d
'
antigienico
e
da
quelle
scuole
si
esce
miopi
,
disattenti
,
scorati
come
da
lunga
tortura
.
Dalle
scuole
passando
a
'
maestri
alle
maestre
,
la
scena
non
è
più
lieta
:
il
romanzo
d
'
un
maestro
che
il
De
Amicis
ci
à
,
con
la
sua
arte
,
regalato
,
non
è
che
una
verità
,
anzi
,
qualcosa
di
meno
ancora
della
verità
.
Il
maestro
non
è
pagato
,
è
tenuto
in
una
posizione
servile
,
prono
a
tutte
le
autorità
locali
,
segno
a
ire
partigiane
e
,
talvolta
,
diciamolo
pure
,
oggetto
di
scandalo
in
paese
.
La
condizione
degli
scolari
non
è
più
prospera
:
nei
paesi
vanno
a
scuola
o
d
'
inverno
,
o
d
'
estate
quando
tacciano
i
lavori
di
campagna
,
spesso
affamati
,
posposti
nell
'
insegnamento
a
'
figli
dei
maggiorenti
del
paese
,
e
,
quando
sieno
fatti
più
grandicelli
,
vengono
tolti
definitivamente
dalla
scuola
.
La
stessa
istruzione
che
s
'
impartisce
è
,
del
resto
,
così
elementare
,
che
,
quand
'
anco
la
si
desse
a
dovere
,
sarebbe
di
poca
o
niuna
importanza
:
io
,
a
conti
fatti
,
ò
trovato
che
uscendo
dalla
scuola
si
sa
solo
leggere
mediocremente
e
scrivere
poco
o
nulla
:
della
istruzione
moderna
e
dell
'
educazione
del
carattere
che
resta
mai
o
meglio
che
se
n
'
è
appreso
che
valga
d
'
essere
conservato
?
Ora
,
questa
trascuratezza
della
istruzione
elementare
di
quella
cioè
che
dovrebbe
essere
a
fondamento
di
tutta
la
coltura
nazionale
dipende
da
due
cause
che
si
completano
,
e
che
indicano
il
nostro
carattere
inferiore
.
E
sono
:
il
pregiudizio
della
parte
dirigente
che
teme
nell
'
istruzione
un
pericolo
sociale
,
laddove
l
'
esperienza
delle
nazioni
civili
dimostra
il
contrario
;
e
l
'
incoscienza
delle
plebi
che
non
sa
domandare
un
esatto
adempimento
della
legge
sulla
pubblica
istruzione
:
cause
,
adunque
,
che
si
completano
come
in
un
ingranaggio
le
tacche
di
una
ruota
e
i
denti
dell
'
altra
.
Noi
siamo
a
tal
punto
che
i
programmi
ed
i
regolamenti
ministeriali
ultimi
sono
d
'
una
larghezza
e
d
'
una
liberalità
immensa
,
dinanzi
al
gretto
ed
ignorante
metodo
dei
comuni
del
mezzogiorno
,
per
i
quali
l
'
istruzione
esiste
solo
come
una
passività
dei
bilanci
e
non
come
uno
dei
più
importanti
servigi
pubblici
.
La
coltura
poi
,
negli
strati
superiori
,
è
monca
ed
unilaterale
:
è
diretta
non
già
ad
avere
un
fondo
di
sapere
generale
veramente
moderno
,
indispensabile
sul
quale
si
aderga
la
coltura
specializzata
in
questo
o
in
quel
campo
,
ma
a
ribadire
la
vieta
coltura
classica
,
dove
si
glorifica
tutta
una
civiltà
da
noi
lontana
e
che
dinanzi
al
carattere
moderno
dovrebbe
sembrarci
barbara
.
Per
essa
viviamo
d
'
un
tempo
nel
quale
l
'
impero
della
forza
,
l
'
assenza
della
pietà
,
il
pregiudizio
etnico
prevalsero
sugli
uomini
:
ora
,
quale
meraviglia
se
,
dallo
studio
di
quei
tempi
,
si
esca
plasmato
ad
una
durezza
che
i
tempi
nuovi
non
comportano
e
se
il
sogno
dell
'
animo
non
è
l
'
avvenire
,
ma
il
passato
?
Questa
forma
di
educazione
,
nefasta
altrove
,
dove
l
'
ambiente
è
pregno
di
un
grande
avvenire
,
dove
tutto
parla
al
cuore
e
alla
mente
della
solidarietà
umana
;
diventa
a
mille
doppi
più
dannosa
fra
noi
,
dove
si
vive
ancora
del
vecchio
clima
storico
sociale
del
passato
;
dove
ancora
vige
la
durezza
antica
dei
modi
;
dove
la
forza
brutale
à
un
culto
;
dove
il
servaggio
si
porta
come
abito
confitto
nell
'
animo
?
Ed
è
dannoso
non
solo
al
carattere
,
ma
ancora
alla
mente
:
da
quella
mole
di
cognizioni
imparate
in
fretta
e
furia
si
esce
in
uno
stato
di
esaurimento
mentale
,
di
psicoastenia
,
come
da
una
lunga
orgia
nella
quale
tutta
l
'
energia
giovanile
si
sia
venuta
sciupando
.
In
mezzo
a
questa
coltura
vieta
la
sola
parte
moderna
,
rappresentata
dallo
studio
della
storia
e
dal
patrio
idioma
nel
quale
si
riflette
il
genio
etnico
,
è
fortemente
negletta
:
assorti
nella
lingua
greca
o
latina
della
nostra
,
delle
nostre
vicende
storiche
,
delle
scienze
biologiche
e
naturali
,
della
sintesi
filosofica
di
tutta
questa
sorgente
di
modernità
,
che
ci
dovrebbe
educare
ad
essere
uomini
del
nostro
tempo
,
nulla
conosciamo
.
E
quando
poi
ci
lanciamo
nella
vita
qual
meraviglia
che
noi
portiamo
dovunque
:
in
casa
e
fuori
,
nella
vita
pubblica
e
privata
,
nella
concezione
scientifica
e
filosofica
,
questa
coltura
del
carattere
così
antiquata
ed
egoista
?
Epperò
,
anche
in
mente
d
'
una
certa
coltura
professionale
alta
,
vive
ancora
e
l
'
errore
antropocentrico
e
geocentrico
,
quasi
e
Galileo
e
Bruno
e
Darwin
e
Spencer
e
Laplace
e
Herscell
fossero
mai
stati
ed
abbiano
ancora
la
mente
annebbiata
dal
miracolo
,
ne
siamo
assorti
alla
concezione
dell
'
immanenza
della
natura
,
né
al
sentimento
della
solidarietà
umana
.
In
vano
,
adunque
,
fra
noi
si
cercherebbero
le
scuole
di
arti
mestieri
,
viventi
in
soli
pochi
grandi
centri
;
le
scuole
davvero
pratiche
d
'
agricoltura
,
non
quelle
che
il
governo
tiene
con
scarso
profitto
;
le
università
popolari
come
nella
Svezia
e
Norvegia
.
Lo
stesso
sentimento
religioso
che
può
essere
talora
un
coefficiente
di
progresso
,
come
è
nelle
nazioni
nordiche
,
in
ispecie
nelle
popolazioni
anglo
sassoni
;
che
potrebbe
portare
in
sé
come
una
vasta
sorgente
idealistica
;
da
noi
è
stato
sopraffatto
dal
culto
,
è
stato
vinto
dal
fanatismo
,
onde
à
costituito
e
costituisce
ancora
un
forte
ostacolo
al
progresso
.
È
avvenuto
,
così
,
che
la
criminalità
è
stata
da
noi
a
tinte
fortemente
religiose
e
lo
è
ancora
,
e
gli
stessi
ordini
monastici
,
il
presbiteriato
,
furono
un
vivaio
di
reati
sessuali
.
Né
potea
essere
diversamente
sotto
questo
clima
caldo
infocato
,
dove
i
sensi
si
accendono
e
la
passione
divampa
e
dove
mal
potea
la
regola
monastica
frenare
la
natura
ardente
di
tanti
giovani
,
indotti
a
metter
la
tonaca
,
di
contraggenio
per
conservare
intatta
la
proprietà
*
nel
primogenito
o
spinti
al
chiostro
dagli
allettamenti
d
'
una
vita
comoda
,
o
da
passioni
vinte
,
ma
non
dome
,
da
un
momento
di
sconforto
che
parea
imporre
l
'
eterno
sagrifizio
della
vita
.
E
,
spinti
al
chiostro
,
quante
occasioni
di
peccare
!
come
confessori
e
come
pedagoghi
penetravano
da
per
tutto
:
solo
un
forte
idealismo
poteva
salvare
gli
ordini
religiosi
dalla
corruzione
,
ma
questo
mancò
sempre
,
onde
divennero
una
delle
maggiori
pesti
sociali
.
Ed
ora
,
dopo
tanto
tempo
,
essi
accennano
a
risorgere
ancora
senza
che
si
pensi
di
contrapporre
alla
loro
opera
l
'
onda
purificatrice
della
libertà
:
i
più
non
se
ne
incaricano
affatto
,
i
pochi
e
si
dicono
liberali
sognano
nuove
soppressioni
,
tanto
la
nostra
è
pur
troppo
la
terra
della
forza
bruta
e
del
bastone
.
Connesso
con
la
religione
e
per
molti
versi
,
è
l
'
amore
per
la
donna
,
che
da
noi
è
forte
e
precoce
e
che
spesso
dilaga
non
per
l
'
alveo
fisiologico
del
matrimonio
,
ma
volge
giù
per
la
china
del
vizio
.
L
'
amore
peccaminoso
anzi
è
,
fino
ad
un
dato
punto
,
la
regola
:
abolito
l
'
ozio
monastico
con
la
prostituzione
che
porta
seco
,
si
sono
sostituiti
gli
amori
illeciti
diretti
al
solo
scopo
di
mantenere
intatta
la
proprietà
familiare
nel
primo
o
nell
'
ultimo
fratello
destinato
a
continuare
la
razza
.
E
,
da
questo
pervertimento
,
traggono
origine
e
un
crescente
numero
d
'
esposti
,
d
'
aborti
,
d
'
infanticidï
e
d
'
amori
contro
natura
*
.
E
com
'
è
delle
popolazioni
inferiori
nell
'
Italia
del
mezzogiorno
l
'
idea
del
divorzio
,
la
ricerca
della
paternità
,
il
concetto
più
largo
della
famiglia
trovano
maggiori
ostacoli
e
qua
ancora
,
in
nome
dell
'
onore
,
si
assolvono
gli
uxoricidi
.
Il
pregiudizio
sessuale
vive
pieno
ed
intero
,
come
nel
medio
evo
e
non
vuole
sostitutivi
.
Si
può
comprendere
quale
sia
la
condizione
della
donna
,
come
ad
essa
vengano
negate
le
più
elementari
libertà
,
come
lo
sposo
sia
imposto
per
calcolo
,
non
scelto
per
amore
:
di
quale
gelosa
tortura
la
si
circondi
;
come
ancora
il
celibato
l
'
attenda
.
Essa
è
sempre
schiava
,
come
a
Roma
antica
o
del
padre
o
dei
fratelli
o
del
marito
o
dei
figli
:
in
Inghilterra
*
le
Spinters
vivono
dell
'
idealismo
di
quella
forte
razza
,
ma
da
noi
esse
sono
dannate
a
rimanere
eternamente
schiave
,
all
'
ombra
della
casa
,
più
gelosa
d
'
un
chiostro
e
più
piena
di
dolore
.
Solo
da
un
certo
tempo
le
vicende
economiche
cominciano
ad
emanciparla
,
sospingendola
un
po
'
alla
fabbrica
,
un
po
'
alla
scuola
;
ma
ancora
il
bisogno
economico
non
l
'
à
investita
,
come
quercia
che
il
vento
schianti
e
chi
sa
quanto
tempo
ancora
ci
vorrà
perché
essa
combatta
le
battaglie
della
sua
emancipazione
.
A
così
scarsa
;
ed
antiquata
coltura
,
dobbiamo
aspettarci
che
corrisponda
una
bassa
sentimentalità
,
ossia
impregnata
d
'
egoismo
,
giacché
la
statica
e
la
dinamica
del
carattere
tentano
,
benché
non
sempre
,
di
svolgersi
parallelamente
.
In
fatti
lo
scarso
sentimento
altruistico
è
la
caratteristica
del
mezzogiorno
,
non
già
che
manchino
le
persone
amanti
del
bene
,
anzi
vi
sono
e
lo
sentono
fortemente
,
ma
il
tono
generale
è
un
egoismo
cieco
e
feroce
,
che
impronta
ogni
azione
d
'
individui
o
di
massa
.
In
vano
,
perciò
,
si
cerca
fra
noi
quella
folla
d
'
istituzioni
umanitarie
e
le
poche
che
vi
sono
,
vengono
dilapidate
da
'
politicanti
di
mestieri
,
che
le
ànno
infeodate
nelle
loro
famiglie
,
vivendovi
su
,
come
una
colonia
di
batterï
su
di
un
terreno
nutrivo
.
Da
ciò
,
dal
desiderio
di
godersele
,
nascono
quelle
gare
delittuose
;
quell
'
armeggio
presso
le
autorità
e
i
corpi
rappresentativi
;
quel
contendersi
furioso
di
clientele
,
che
,
anche
quando
paia
ispirato
dal
pubblico
bene
,
in
fondo
à
sempre
un
pensiero
nascosto
che
move
.
E
mentre
questo
succede
,
non
uno
che
gridi
:
i
pochi
che
lo
ànno
tentato
,
àn
dovuto
amaramente
pentirsene
:
gli
onesti
,
che
non
mancano
,
sono
di
una
supina
rassegnazione
,
della
teoria
del
lasciare
correre
.
Le
forze
,
che
dovrebbero
opporsi
a
questa
corruzione
così
vasta
,
mancano
o
sono
appena
sorte
:
manca
una
vasta
coscienza
popolare
,
che
senta
come
le
opere
pie
,
che
i
secoli
ci
ànno
tramandato
,
sieno
la
sua
ricchezza
e
come
meritino
d
'
essere
amorosamente
vigilate
:
la
stampa
che
nei
paesi
civili
è
un
vero
e
proprio
tribunale
della
moralità
o
non
esiste
o
se
esiste
,
è
legata
a
clientele
e
parla
per
livore
di
parte
o
se
è
onesta
non
può
vivere
e
muore
.
Se
la
virtù
attecchisce
così
poco
nella
sua
forma
attiva
,
ch
'
è
quanto
dire
come
spinta
al
bene
e
lotta
contro
il
male
e
vive
solo
come
potenza
negativa
che
si
contenti
di
operare
il
bene
,
quanto
può
e
ad
altri
non
dolga
:
non
meraviglia
che
la
ricchezza
,
il
fascino
dell
'
oro
,
la
possibilità
di
nuocere
,
volendo
,
e
di
dispensare
favori
;
che
,
in
somma
,
la
complessa
potenza
del
male
,
incuta
e
rispetto
ed
ammirazione
?
In
un
popolo
così
fatto
,
mancano
quell
'
emulazione
e
quei
contrasti
sociali
che
sono
,
altrove
,
la
vita
,
il
motore
del
progresso
.
In
basso
manca
l
'
elevamento
del
proletariato
,
che
dà
fisonomia
al
nostro
secolo
,
in
alto
l
'
opporvisi
cosciente
ed
illuminato
;
in
loro
vece
vi
era
e
vi
è
ancora
una
forma
antiquata
di
lotta
.
Il
brigantaggio
,
di
cui
sono
ancor
vivi
il
ricordo
e
la
tradizione
criminosa
,
non
era
che
una
delle
conseguenze
del
vecchio
e
persistente
contrasto
sociale
:
anzi
,
talvolta
,
la
spinta
al
brigantaggio
era
una
reazione
a
delle
ingiustizie
,
in
un
mondo
ancora
semifeudale
,
dove
a
chi
è
ricco
è
,
in
parte
,
permesso
valersi
dei
pubblici
poteri
e
della
ricchezza
in
danno
di
chi
gli
sta
intorno
e
non
è
gran
fatto
prono
ad
ogni
ingiusto
volere
.
Data
questa
mancanza
d
'
un
potere
regolatore
,
qual
meraviglia
che
dei
delinquenti
,
dei
passionali
si
fossero
elevati
a
riparatori
di
torti
,
che
,
in
altra
maniera
,
non
si
riusciva
né
di
prevenire
,
né
di
riparare
*
?
Oggi
,
l
'
emigrazione
è
diventata
un
sostitutivo
del
delitto
:
quando
i
torti
ricevuti
sono
molti
e
rendono
impossibile
il
poter
soggiornare
in
un
luogo
,
non
è
nella
giustizia
che
si
ricorre
,
nella
quale
non
si
à
fiducia
,
ma
si
emigra
.
In
altri
tempi
,
si
ricorreva
al
delitto
:
era
una
prima
spinta
su
di
un
terreno
,
antropologicamente
disposto
al
crimine
,
di
mezzo
ad
un
ambiente
nel
quale
questo
esercitava
una
forte
suggestione
;
e
se
al
primo
crimine
altri
ne
succedevano
,
si
diventava
banditi
,
opponendo
prepotenza
a
prepotenza
;
voluttà
di
comando
ad
un
passato
di
servilismo
;
alla
povertà
rassegnata
una
ricchezza
spensierata
;
ad
una
normalità
non
sentita
,
una
criminalità
che
si
portava
nel
proprio
organismo
e
nella
propria
educazione
.
Ma
se
l
'
emigrazione
è
un
sostitutivo
del
delitto
,
n
'
è
spesso
un
diversivo
,
giacché
è
frequente
il
fenomeno
osservato
che
gli
emigranti
portano
,
là
dove
vanno
,
una
larga
delinquenza
,
sospinti
dall
'
eredità
criminosa
,
da
maggiori
bisogni
e
da
maggiore
impunità
*
.
Su
questa
massa
ed
in
mezzo
a
questo
popolo
così
depresso
,
la
genialità
è
frequente
,
più
di
quanto
non
paia
,
perché
molte
volte
rimane
sterile
e
poco
coltivata
.
Ho
conosciuto
dei
contadini
che
ànno
poetato
in
vernacolo
con
un
umorismo
così
fine
,
da
disgradarne
qualunque
più
provetto
scrittore
;
altri
ànno
portato
una
nota
passionata
d
'
amore
,
da
ricordare
le
dolcezze
liriche
del
Giusti
;
vi
son
di
quelli
capaci
di
fare
dei
lunghi
calcoli
a
mente
,
di
mostrare
una
facile
percezione
dei
numeri
,
come
gente
consumata
nel
calcolo
;
altri
,
in
fine
,
d
'
una
bontà
sovrumana
,
veri
santi
in
un
ambiente
d
'
egoismo
e
ricordo
,
in
fine
,
d
'
un
pastore
che
su
di
un
rozzo
pezzo
di
canna
era
capace
di
ripetere
qualunque
inspirata
armonia
udita
e
di
non
dimenticarla
mai
più
.
Di
sotto
a
questa
genialità
si
espande
una
mediocrità
,
anzi
una
bassura
desolante
.
Il
risorgimento
italiano
è
certamente
una
di
quelle
opere
solenni
,
una
di
quelle
pietre
di
paragone
,
che
le
vicende
storiche
gettano
fra
'
piedi
di
un
popolo
e
dalle
quali
si
esce
o
vinti
o
vincitori
.
In
quest
'
opera
dunque
,
felicemente
superata
dal
popolo
italiano
,
la
parte
nordica
e
meridionale
della
nazione
ànno
contribuito
in
modo
diverso
:
l
'
uno
come
popolo
a
carattere
moderno
,
l
'
altro
senile
:
l
'
uno
con
opera
collettiva
,
l
'
altro
con
la
genialità
individuale
:
l
'
uno
con
le
insurrezioni
di
tutto
un
popolo
a
Milano
,
a
Brescia
,
a
Genova
,
con
la
repubblica
romana
;
l
'
altro
,
con
la
genialità
di
un
Pepe
,
d
'
un
Poerio
,
d
'
un
Russo
,
d
'
un
Cuoco
,
d
'
uno
Spaventa
ecc
.
In
vano
,
però
,
si
cercherebbe
fra
noi
del
mezzogiorno
qualcosa
che
somigli
alle
storiche
giornate
di
Milano
:
la
repubblica
partenopea
è
una
pagina
gloriosa
non
di
popolo
,
ma
delle
individualità
più
spiccate
,
della
aristocrazia
di
mente
,
di
cuore
e
di
natali
di
tutto
il
napoletano
.
Il
conte
di
Ruvo
che
si
volta
in
su
per
vedere
sul
suo
collo
la
lama
della
ghigliottina
,
è
l
'
esempio
della
nobiltà
di
pochi
animi
in
mezzo
alla
crudeltà
e
alla
decadenza
collettiva
:
ma
,
se
la
massa
non
à
saputo
né
dare
un
esempio
come
quello
del
conte
di
Ruvo
,
né
come
l
'
altro
del
forte
di
Vigliena
,
seppe
bene
dare
il
Sanfedismo
,
i
banditi
del
Cardinale
Ruffo
,
i
sostenitori
del
cesarismo
borbonico
.
Ed
è
,
così
,
che
non
a
caso
,
dalle
intime
latebre
della
storia
,
venivano
su
a
galla
,
in
quel
periodo
fortunoso
,
la
genialità
isolata
e
la
bassezza
collettiva
del
carattere
.
Quando
,
per
l
'
infierire
della
tirannide
borbonica
,
i
profughi
del
mezzogiorno
si
sparsero
in
Italia
e
fuori
,
riempirono
gli
animi
d
'
ammirazione
per
la
genialità
e
la
possente
virtù
suggestiva
dell
'
animo
loro
;
ma
,
spesso
,
fu
una
genialità
criminosa
che
si
disvelò
più
tardi
nella
cosa
pubblica
,
onde
patriottismo
dovea
significare
,
a
'
giorni
nostri
,
una
novella
forma
di
criminalità
fraudolenta
,
per
mezzo
dei
pubblici
poteri
.
Né
il
genio
si
è
esaurito
di
poi
:
agli
Spaventa
,
a
'
Settembrini
,
a
'
De
Sanctis
,
a
'
Mancini
,
a
'
Pisanelli
son
succeduti
e
i
Sergi
e
i
Zumbini
e
i
Colajanni
e
i
Fiorentino
e
i
Bovio
e
i
Rapisardi
ecc
.
,
gente
tutta
che
à
aperto
nuove
vie
al
sapere
.
Ma
,
d
'
attorno
ad
essi
,
se
son
sorti
dei
gloriosi
discepoli
,
non
si
è
espansa
la
loro
dottrina
,
la
quale
,
meditata
nell
'
Italia
del
mezzodì
,
si
è
trapiantata
e
à
messo
radici
fuori
,
nell
'
ambiente
cioè
della
massa
colta
,
e
della
scarsa
genialità
individuale
.
Né
la
genialità
è
stata
continua
,
essa
è
,
come
i
fenomeni
anormali
dello
spirito
,
a
scatti
e
a
lampi
:
passano
dei
secoli
nei
quali
la
genialità
tace
e
poi
s
'
illumina
d
'
un
tratto
,
come
di
fuoco
che
lungamente
covò
nella
cenere
:
vi
sono
degl
'
ingegni
che
si
mostrarono
ad
un
periodo
tardivo
della
vita
,
che
furono
come
razzi
d
'
una
durata
corta
,
ma
di
grande
sfosforescenza
,
o
rimasero
genii
ignorati
come
Padula
e
Nicola
Sole
;
insomma
,
una
genialità
patologica
,
a
scatti
,
a
lampi
,
ineguale
,
perduta
spesso
nell
'
ozio
o
nel
male
,
una
genialità
malata
od
infeconda
:
completa
talora
,
ma
talora
pazzesca
.
Nessun
popolo
è
,
forse
,
così
scarsamente
dotato
di
facondia
del
meridionale
:
egli
non
sa
parlare
che
non
mescoli
dialetto
ed
idioma
:
che
non
infiori
d
'
oscenità
il
suo
linguaggio
,
ma
nessuno
ha
dato
oratori
così
forti
ed
efficaci
quanto
l
'
Italia
del
mezzogiorno
;
oratori
che
trascinano
le
folle
,
che
dominano
i
parlamenti
,
le
cui
orazioni
sono
degli
avvenimenti
e
al
cui
incanto
non
si
resiste
.
Com
'
è
della
genialità
,
così
è
della
fermezza
e
della
coerenza
del
carattere
:
ben
vi
sono
dell
'
anime
come
Niccolò
Barbato
e
come
Matteo
Renato
Imbriani
;
ben
vi
è
potuto
essere
un
abbate
Toscano
,
che
fa
saltare
in
aria
il
forte
di
Vigliena
;
ben
un
Pepe
o
quell
'
ignoto
prete
di
Amantea
,
giacobino
che
,
preso
dalle
orde
del
Ruffo
,
preferì
essere
sospeso
ad
una
corda
,
calato
in
un
pozzo
e
a
chi
gli
dicea
di
volerlo
salvare
purché
gridasse
:
viva
la
Santa
fede
,
rispondeva
:
credo
,
e
tuffato
nell
'
acqua
e
sollevato
non
volle
arrendersi
e
preferì
essere
annegato
;
ben
vi
possono
essere
di
questi
Capanei
,
ma
la
massa
è
vile
e
criminale
,
pieghevole
a
tutti
i
venti
,
devota
a
Dio
ed
al
diavolo
;
e
dianzi
a
quella
dell
'
Italia
del
Nord
,
è
la
Vandea
che
assolve
i
crimini
degli
uomini
politici
,
che
li
favorisce
,
che
passa
dall
'
osanna
al
crucifige
,
sempre
prona
,
sempre
pronta
a
gridare
:
è
morto
l
'
imperatore
,
viva
il
nuovo
imperatore
:
novelli
pretoriani
di
questa
Italia
di
basso
impero
!
E
se
vi
è
l
'
altezza
dell
'
animo
assurgente
al
sacrifizio
,
vi
sono
bene
in
compenso
e
l
'
ingratitudine
e
l
'
invidia
e
la
misconoscenza
.
Non
ci
è
paese
dove
le
glorie
di
casa
tardano
di
più
ad
essere
riconosciute
:
anco
quando
il
battesimo
degli
estranei
è
venuto
,
i
propri
paesani
lo
negano
e
lo
contrastano
ancora
e
lo
annebbiano
quando
possono
e
lo
calunniano
.
E
quando
poi
si
cerchi
disperdere
un
'
istituzione
fiorente
del
mezzogiorno
o
di
spregiarla
,
chi
brandirà
il
piccone
o
sbarrerà
la
strada
,
sarà
uno
del
mezzogiorno
istesso
:
l
'
invidia
non
è
essa
,
adunque
,
una
dote
inferiore
e
noi
non
siamo
gente
tale
?
La
criminalità
istessa
,
ch
'
è
sempre
un
carattere
inferiore
,
può
essere
indice
d
'
una
maggiore
inferiorità
:
essa
si
presenta
d
'
una
o
d
'
un
altra
maniera
,
mostrando
così
in
mezzo
a
quale
civiltà
si
svolga
e
di
quale
nobile
metallo
essa
sia
la
scoria
.
Di
criminalità
adunque
,
ve
ne
sono
due
:
una
che
è
prevalentemente
violenta
,
atavica
e
che
fiorisce
daccanto
alle
forme
inferiori
di
civiltà
ed
un
'
altra
che
è
fraudolente
,
moderna
e
vive
di
mezzo
al
tipo
sociale
prevalentemente
elevato
ed
industriale
*
.
La
criminalità
,
nel
mezzogiorno
d
'
Italia
,
è
di
preferenza
violenta
;
in
essa
predominano
i
reati
di
sangue
più
che
la
frode
;
il
delitto
rivive
in
forma
atavica
come
nei
popoli
barbari
e
semicivili
.
Ora
,
per
quanto
il
crimine
sia
sempre
dannoso
,
pure
,
rivolgerlo
contro
la
proprietà
,
deviandolo
dalla
persona
,
è
un
male
minore
,
che
se
fosse
rivolto
contro
l
'
integrità
umana
.
In
tutta
la
scala
della
criminalità
violenta
,
noi
abbiamo
un
tristo
primato
,
di
contro
all
'
Italia
del
Nord
:
(
Lombroso
:
Uomo
delinquente
vol
.
III
)
,
alla
quale
si
accompagna
una
alta
morbilità
dovuta
al
tenore
inferiore
di
vita
,
al
latifondo
e
alla
mancanza
di
opere
igieniche
(
camposanti
ospedali
ecc
.
)
,
benché
le
leggi
le
impongano
su
larga
.
In
nessun
altro
paese
,
come
nell
'
Italia
del
mezzogiorno
si
sente
quanto
poco
possano
le
leggi
,
quando
non
vi
sia
una
coscienza
civile
che
le
faccia
osservare
,
che
ne
faccia
un
bene
sociale
,
invece
d
'
un
aggravio
maggiore
sui
bilanci
,
d
'
una
novella
offa
alle
camorre
locali
,
d
'
una
novella
disillusione
a
danno
del
pubblico
bene
.
La
vita
,
adunque
,
che
si
mena
nel
mezzogiorno
,
è
,
solo
nella
superficie
,
sfiorata
dall
'
alito
di
modernità
;
nel
fondo
ancora
è
mezzo
feudale
;
da
questo
contenuto
antiquato
credo
dipenda
un
altro
carattere
della
morbilità
psichica
del
mezzogiorno
,
non
so
se
da
altri
notata
,
fatta
da
forme
paranoiche
a
contenuto
antiquato
,
a
fondo
religioso
o
demonopatiaco
;
laddove
,
nei
popoli
a
progresso
elevato
,
son
le
forme
di
delirio
sociale
o
politico
che
prevalgono
.
Né
le
condizioni
d
'
arresto
del
nostro
carattere
si
limitano
alle
superstrutture
ideali
,
ma
,
per
quella
legge
deterministica
della
storia
,
scoverta
ed
illustrata
dal
Marx
,
scendono
in
fino
alle
condizioni
economiche
;
si
fondano
nella
sopravvivenza
del
feudo
,
nel
latifondo
che
dilaga
,
nell
'
artigianato
ch
'
è
ancora
in
fiore
,
nella
piccola
industria
e
nell
'
assenteismo
padronale
.
Non
però
la
varia
e
complessa
vita
moderna
:
non
le
leghe
di
resistenza
,
non
i
sindacati
,
non
gli
arbitraggi
,
non
le
camere
di
lavoro
;
ma
,
in
vece
,
le
confraternite
religiose
,
i
circoli
cattolici
e
le
società
operaie
con
i
loro
patroni
,
più
o
meno
illustri
e
danarosi
,
posti
talora
sotto
la
protezione
dei
santi
.
Nell
'
Italia
del
mezzogiorno
vivono
come
nel
medio
evo
ancora
i
contadini
sbarbati
e
con
la
testa
rasa
,
tranne
un
ciuffo
solo
di
capelli
,
e
i
quali
incontrandovi
vi
salutano
e
parlandovi
vi
stanno
a
dinanzi
a
capo
scoperto
e
vi
vogliono
baciare
le
mani
.
E
,
in
mezzo
a
questo
rivivente
feudalismo
,
il
latifondo
stende
le
sue
pianure
desolate
,
a
pascolo
,
grande
come
lo
immenso
altipiano
della
Sila
o
il
Tavoliero
di
Puglia
,
dove
i
fiumi
allagano
,
rompendo
le
dighe
,
la
malaria
avvelena
la
vita
e
la
monotonia
della
lenta
palude
è
rotta
dalla
vista
degli
armenti
,
da
uomini
a
cavallo
armati
,
da
boari
e
da
pastori
e
per
quelle
vaste
pianure
,
corre
,
con
urlo
disperato
,
la
vaporiera
,
unico
indizio
di
modernità
,
in
quelle
vaste
plaghe
della
morte
.
La
vita
politica
non
può
essere
che
un
riflesso
di
questa
vasta
miseria
materiale
e
morale
,
giacché
le
cariche
pubbliche
non
sono
altro
che
il
pallio
,
che
clientele
locali
si
contendono
colla
corruzione
o
col
delitto
,
sedotte
dalla
bramosia
dell
'
oro
e
dal
potere
.
E
la
corruzione
locale
si
confonde
con
quella
generale
dello
stato
:
il
partito
al
potere
sostiene
,
nell
'
elezioni
politiche
,
il
deputato
del
governo
e
ne
à
in
cambio
l
'
appoggio
nella
gestione
del
comune
ed
è
così
che
corruzione
politica
ed
amministrativa
s
'
imperniano
in
una
sola
grande
corruzione
nazionale
,
che
si
riverbera
anco
nelle
parti
sane
dello
stato
.
Avviene
,
perciò
che
un
grosso
elettore
può
ridersi
delle
leggi
;
fare
le
votazioni
nel
proprio
castello
;
mettere
,
come
votanti
,
e
morti
ed
analfabeti
;
far
commettere
omicidii
e
non
pagarli
;
e
poi
goder
fama
d
'
onesto
,
ricevere
le
visite
dell
'
autorità
ed
essere
dello
stato
tra
le
colonne
più
salde
e
più
sicure
e
vedere
a
'
suoi
piedi
una
folla
servile
d
'
adoratori
,
ognuno
dei
quali
spera
qualcosa
e
sulla
sua
testa
una
folla
compiacente
d
'
autorità
che
trattano
,
blandendo
da
pari
a
pari
,
come
si
fa
con
un
amico
possente
,
temuto
e
permaloso
che
,
se
può
farci
del
bene
,
può
farci
del
male
e
ben
lo
sanno
quelli
che
,
cittadini
od
autorità
,
presero
,
sia
pure
forti
della
giustizia
e
della
legge
,
a
cozzar
con
lui
e
ne
uscirono
o
domi
o
con
le
corna
rotte
.
Se
né
la
moralità
,
né
la
giustizia
,
valgono
cosa
alcuna
;
se
,
per
salire
alle
cariche
pubbliche
,
unica
e
principale
condizione
è
il
censo
o
il
favore
di
chi
sta
in
alto
,
meraviglia
forse
,
se
,
traendo
da
'
fatti
una
conseguenza
,
quanto
volete
immorale
,
ma
logica
e
seducente
,
si
venga
formando
una
educazione
servile
e
di
tornaconto
,
che
rompe
la
durezza
del
carattere
?
I
popoli
a
coltura
inferiore
possono
avere
una
fermezza
ed
una
virtuosità
rozza
,
ma
dura
:
ma
quando
in
un
popolo
,
per
altri
rispetti
inferiori
,
s
'
infiltra
la
corruzione
,
allora
a
quel
popolo
voi
avrete
tolto
ogni
qualunque
virtù
che
potea
compensare
tutto
il
male
d
'
una
mentalità
e
d
'
una
civiltà
arretrate
.
Così
,
e
non
altrimenti
,
è
avvenuto
del
mezzogiorno
d
'
Italia
,
nel
quale
la
forza
del
carattere
si
è
venuta
fiaccando
in
un
servilismo
nauseante
e
crescente
,
in
una
putrida
educazione
.
Niente
è
,
in
fatti
,
meno
tollerato
fra
noi
,
che
il
non
piegare
all
'
esigenze
del
momento
,
il
non
profondersi
in
servilismi
,
verso
colui
che
sta
in
alto
,
del
quale
un
tempo
si
è
detto
male
o
se
ne
dirà
quando
il
bisogno
è
passato
;
il
non
cambiare
colore
;
il
non
gridar
forte
per
aver
l
'
offa
,
per
tacere
quando
la
si
è
avuta
.
La
virtù
attiva
,
il
disinteresse
,
le
lotte
nobili
per
un
'
idealità
son
quelle
che
ànno
e
rampogne
e
sarcasmi
,
che
più
destano
l
'
ira
finta
o
mal
celata
e
che
meglio
preparano
una
vita
di
spine
e
di
dolori
.
E
come
non
potrebbe
esser
così
,
non
sono
essi
gli
onesti
,
i
liberi
,
gli
alteri
dei
disadatti
nella
lotta
per
l
'
esistenza
,
in
un
mondo
di
vizii
e
d
'
accomodamenti
*
?
Non
già
che
gli
onesti
manchino
:
vi
sono
e
rimangono
sopraffatti
da
'
farabutti
,
giacché
portano
seco
uno
spirito
d
'
isolamento
,
di
sfiducia
,
di
poca
combattività
e
cercano
rifugio
dal
presente
nel
passato
,
non
nell
'
avvenire
.
Loro
sentono
il
male
,
ma
non
ànno
la
forza
di
combatterlo
;
quel
che
possono
chiedere
a
sé
stessi
è
di
ritirarsi
dal
brago
,
se
vi
àn
messo
,
inconsciamente
,
il
piede
e
di
vivere
in
un
mondo
di
pochi
amici
del
loro
stesso
sentire
o
lontani
da
ogni
umano
consorzio
,
nel
grembo
dei
propri
cari
.
Mai
la
virtù
è
stata
così
solitaria
come
lo
è
nel
mezzogiorno
d
'
Italia
;
mai
cosa
negativamente
inefficace
;
forse
è
la
sola
maniera
nella
quale
possa
esistere
,
forse
è
il
fenomeno
della
razza
dell
'
individualità
isolata
;
forse
e
vi
entra
di
sicuro
è
una
psicoastenia
senile
del
nostro
genio
etnico
.
La
stessa
unilateralità
e
scarsezza
di
coltura
fa
sì
che
del
putridume
che
ci
avvolge
,
non
si
conosca
né
la
causa
,
né
il
rimedio
:
domandate
a
costoro
perché
tanta
corruzione
e
vi
risponderanno
che
gli
uomini
siamo
fatti
così
;
domandate
il
rimedio
e
voi
sentirete
additare
il
ritorno
al
passato
;
e
quando
voi
parlate
d
'
un
mondo
nuovo
che
si
matura
altrove
,
sulle
basi
di
quel
progresso
che
loro
detestano
,
vi
chiudono
la
bocca
con
quello
scetticismo
che
non
ammette
risposta
e
fa
cader
le
braccia
.
Ma
,
se
fra
costoro
vi
sono
delle
anime
nobili
,
vi
sono
ben
di
quelle
in
cui
è
gran
parte
di
sussieguo
,
che
ànno
,
è
vero
,
un
sentimento
onesto
,
ma
ammantato
di
boria
e
di
superbia
:
una
vera
iperestesia
della
onestà
,
una
mania
del
contatto
:
sono
delle
statue
,
come
li
ò
inteso
chiamare
e
nessun
nome
pare
risponda
di
più
a
quel
senso
di
vuota
alterezza
che
li
domina
.
Ma
,
se
nei
centri
più
ristretti
è
il
vizio
che
si
adora
,
che
vince
,
che
domina
;
nei
centri
più
grandi
sono
la
mediocrità
dottrinale
,
la
mezza
coscienza
e
la
mezza
moralità
:
la
vernice
,
in
somma
,
che
cuopre
la
sostanza
,
che
dà
la
affidanza
non
il
contenuto
.
Ma
ben
potrebbe
,
anco
da
questa
,
qualcosa
derivarsi
,
almeno
contro
le
forme
più
basse
e
più
ciniche
del
vizio
,
se
le
nature
meridionali
fossero
capaci
d
'
un
opera
collettiva
di
coordinazione
e
di
subordinazione
e
se
noi
non
portassimo
,
derivandolo
da
'
popoli
inferiori
,
un
orrore
del
contatto
di
noi
stessi
.
Ma
,
il
popolo
meridionale
porta
nelle
pieghe
del
proprio
carattere
,
la
grande
virtù
del
lavoro
:
virtù
che
rifulge
in
patria
e
fuori
e
che
è
fatta
da
una
resistenza
maggiore
alla
fatica
e
da
una
grande
sobrietà
.
Ed
è
appunto
questo
tenore
inferiore
di
vita
che
costituisce
la
nostra
inferiorità
morale
:
per
esso
ci
si
accontenta
di
bassi
salarii
,
che
fanno
indugiare
le
forme
economiche
semifeudali
,
e
fiaccando
,
nella
lotta
per
l
'
innalzamento
del
proletariato
,
la
resistenza
operaia
,
producendo
un
logorio
più
precoce
della
macchina
umana
,
che
impoverisce
la
fibra
,
base
somatica
della
virtualità
psichica
d
'
un
popolo
*
.
E
così
che
i
nostri
emigranti
àn
saputo
creare
una
ricchezza
in
America
,
specialmente
nelle
Americhe
latine
;
àn
saputo
colonizzare
l
'
Africa
francese
;
àn
saputo
arrecare
ovunque
i
frutti
più
duri
della
civiltà
,
quelli
del
lavoro
meno
retribuito
e
più
pesante
;
ma
àn
sempre
stretto
di
più
le
ritorte
a
quei
popoli
in
mezzo
a
cui
ànno
lavorato
e
ànno
spezzato
nelle
mani
delle
masse
operaie
,
l
'
arma
moderna
della
resistenza
.
Lo
stesso
spirito
d
'
isolamento
,
una
delle
doti
etniche
più
marcate
,
à
fatto
sì
che
le
nostre
masse
emigratrici
si
sieno
mantenute
lontane
dalle
altre
,
chiuse
in
sé
,
come
dice
il
Ferrero
,
formando
degli
isolotti
non
pure
in
mezzo
alle
genti
estranee
,
ma
alle
italiche
,
onde
quelle
correnti
di
civiltà
che
l
'
emigrazione
porta
seco
,
ne
sono
venute
inaridite
:
sicché
dall
'
emigrazione
ne
è
derivato
metà
di
quell
'
utile
che
se
ne
sarebbe
potuto
sperare
*
.
Un
altro
lato
della
psiche
meridionale
è
certamente
la
mancanza
di
passionalità
alta
e
stabile
:
i
popoli
o
vecchi
o
selvaggi
né
conoscono
la
persistenza
e
la
continuità
della
passione
;
né
le
sanno
elevare
a
quelle
altezze
vertiginose
dell
'
altruismo
.
Voi
non
troverete
,
in
questa
Italia
del
mezzogiorno
,
nessuna
di
quelle
lotte
collettive
per
la
civiltà
,
durate
per
anni
,
come
in
Inghilterra
e
in
America
;
non
le
troverete
né
sul
terreno
politico
,
come
fu
il
chartismo
,
né
sul
terreno
economico
,
ma
neppure
nel
campo
della
carità
e
della
previdenza
sociale
:
confrontate
i
patronati
forestieri
,
le
opere
delle
Spinters
,
l
'
opera
d
'
un
Barnardo
con
i
nostri
comitati
patronali
,
fatti
per
la
boria
di
pochi
e
per
la
vanità
delle
signore
,
e
vi
desteranno
un
senso
vivo
di
dolore
e
vi
chiedete
se
non
sia
vero
che
la
civiltà
à
emigrato
da
noi
,
per
passare
,
da
'
baci
caldi
del
sole
,
al
ba
cio
freddo
delle
neve
*
.
Concludiamo
,
oramai
,
così
:
la
nostra
psiche
è
inferiore
sia
nella
statica
,
sia
nella
dinamica
:
essa
è
fatta
di
pensiero
poco
colto
e
di
sentimento
poco
evoluto
:
da
questo
nasce
l
'
inferiorità
del
carattere
così
basso
,
ma
in
mezzo
al
quale
s
'
innalza
la
genialità
individuale
,
talora
patologica
.
Se
la
civiltà
altrove
è
una
grande
coordinazione
e
subordinazione
d
'
individui
,
costituenti
una
massa
equilibrata
,
da
noi
essa
è
una
radura
nella
quale
sornuotano
i
superuomini
come
pini
in
mezzo
alle
ginestre
.
Noi
viviamo
in
una
forma
ibrida
d
'
economia
,
come
quelle
piante
che
vegetano
sulla
foce
dei
fiumi
e
che
son
bagnate
dall
'
acqua
dolce
e
dalla
salmastra
e
vivono
vita
grama
e
vanno
soggette
a
facile
decomposizione
e
portano
annidato
in
sé
il
germe
triste
e
desolante
della
malaria
.
Noi
non
siamo
né
abbastanza
feudali
,
né
abbastanza
industriali
:
non
viviamo
né
abbastanza
del
passato
,
né
abbastanza
dell
'
avvenire
;
siamo
come
una
nuance
,
una
triste
nuance
d
'
antico
e
di
moderno
,
di
vecchio
e
di
nuovo
.
Il
giorno
che
sapremo
liquidare
definitivamente
il
passato
,
cacciandolo
sotto
le
nuove
acquisizioni
della
civiltà
e
sapremo
della
vita
moderna
assumere
,
non
solo
gli
aspetti
fuggevoli
,
ma
le
intrinseche
virtù
,
noi
potremo
dire
d
'
essere
un
popolo
nuovo
,
giacché
la
modernità
non
è
che
una
vece
alterna
della
senilità
,
sulla
quale
la
giovinezza
fiorisce
come
,
sul
tronco
d
'
un
albero
;
spoglio
e
scheletrico
dal
verno
,
sorride
la
primavera
di
mezzo
al
verde
delle
foglie
ed
al
profumo
dei
fiori
.
Ma
son
delle
opere
nelle
quali
tutte
le
intrinseche
virtù
d
'
un
popolo
si
disvelano
;
di
quelle
che
si
riflettono
più
lungi
ancora
che
non
paia
;
di
quelle
che
non
dovrebbero
essere
turbati
,
ma
aiutate
ad
inalvearsi
nel
mare
della
civiltà
.
CAPITOLO
IV
.
IL
GENIO
E
LE
VICENDE
DELLA
RAZZA
DI
RIMPETTO
AL
CARATTERE
Il
carattere
dice
il
Sergi
è
un
organismo
:
esso
à
,
dunque
,
una
parte
ereditaria
,
derivata
,
che
si
cancella
raramente
per
la
sostituzione
di
novelle
abitudini
alle
vecchie
:
non
meraviglia
,
perciò
,
se
noi
diciamo
che
nella
nostra
psiche
meridionale
,
nel
nostro
carattere
etnico
,
noi
portiamo
l
'
eredità
ed
il
genio
del
popolo
da
cui
deriviamo
.
Anzi
come
avviene
di
popoli
che
si
sono
mantenuti
puri
di
mistioni
etniche
dissimilari
,
portiamo
in
noi
stessi
gran
parte
dell
'
antico
genio
etnico
,
sul
quale
il
tempo
à
poco
aggiunto
o
tolto
,
rendendo
solo
più
marcate
quelle
linee
,
che
altre
vicende
avrebbero
o
potuto
cancellare
o
mescolare
.
E
cominciamo
dal
popolo
delle
cui
vene
scorre
in
noi
il
sangue
.
L
'
Italia
del
mezzogiorno
fu
abitata
negli
antichissimi
tempi
dagli
Osci
,
a
'
quali
si
aggiunsero
gli
Elleni
.
Erano
questi
nuovi
abitatori
dell
'
Italia
del
mezzogiorno
,
una
élite
della
civiltà
greca
:
coloni
od
emigranti
erano
i
più
giovani
d
'
animo
,
i
più
avventurosi
che
o
le
vicende
patrie
o
la
vaghezza
di
nuove
terre
o
l
'
esuberanza
della
popolazione
la
pressura
sociale
spingeva
dal
patrio
lido
su
quelle
terre
così
vicine
alle
loro
e
baciate
da
quel
mare
Ionio
,
nel
quale
anco
l
'
Ellade
si
cullava
.
Popolo
giovane
ed
ardimentoso
,
esso
dovea
vincere
,
nella
lotta
della
civiltà
,
l
'
antico
osco
;
dovea
avere
del
ceppo
greco
lo
spirito
esteta
,
limpido
,
chiaro
.
E
sotto
qual
cielo
mai
,
dopo
quello
della
Grecia
,
tali
doti
doveano
trovare
una
più
larga
corrispondenza
?
non
era
il
nostro
cielo
come
un
grande
,
un
immenso
riflesso
dell
'
animo
loro
?
E
carattere
della
mente
e
sentimento
religioso
,
tutto
armonizzava
con
quelle
marine
d
'
un
azzurro
così
dolce
e
profondo
,
con
quei
monti
così
sereni
e
aprichi
che
si
disegnano
in
un
cielo
tersissimo
,
dove
l
'
aria
è
d
'
una
trasparenza
di
cristallo
e
dove
tutto
ha
una
bellezza
fatta
da
una
esteriorità
elegante
di
linee
,
d
'
armonie
,
di
colori
?
Se
accanto
alla
Grecia
ci
era
un
suolo
capace
d
'
avere
degli
uomini
d
'
uno
spirito
limpido
ed
esteta
,
pieno
di
minore
intimità
passionale
,
privo
cioè
d
'
una
esteriorità
bella
ma
affannosa
,
ma
fatto
invece
d
'
una
psiche
esteriore
,
ogg
ettiva
,
armonica
,
fredda
,
come
un
lago
che
rifletta
,
immobile
,
il
vasto
paesaggio
che
gli
sta
d
'
intorno
e
il
cielo
che
gli
si
svolge
di
sopra
;
se
,
accanto
alla
Grecia
,
ci
era
un
'
altra
terra
capace
di
quegli
uomini
,
essa
era
certo
l
'
Italia
del
mezzogiorno
,
questa
che
essi
chiamarono
la
Grecia
Magna
.
Popoli
d
'
una
psiche
così
freddamente
esteta
o
meglio
d
'
un
estetismo
esteriore
,
dovea
essere
poco
passionale
:
la
passionalità
è
impronta
semitica
,
trasmessa
a
noi
per
mezzo
del
mondo
cristiano
.
L
'
idealismo
passionale
è
dote
dei
popoli
unilaterali
,
di
quelli
che
non
ànno
né
lo
sguardo
limpido
e
profondo
,
né
un
animo
equilibrato
;
non
è
rispetto
a
'
tempi
,
la
caratteristica
dell
'
evo
antico
così
poco
passionale
,
così
profondamente
egoistico
,
così
poco
capace
d
'
una
intimità
tormentosa
del
pensiero
.
Gli
antichi
non
conobbero
né
una
passione
possente
,
né
un
pensiero
tormentatore
:
l
'
amore
istesso
non
ebbe
per
loro
che
una
sensuale
esteriorità
:
ancora
sull
'
estetismo
non
era
sorto
né
il
demone
della
passione
umana
,
né
di
quella
divina
,
che
tormenteranno
,
l
'
uno
l
'
evo
moderno
,
l
'
altro
l
'
evo
medio
.
L
'
umanità
antica
à
ben
avuto
il
dolore
fisico
,
ma
non
il
morale
:
à
avuto
,
nell
'
ordinamento
economico
,
lo
schiavo
;
nella
religione
il
sacrifizio
umano
;
nella
politica
l
'
egemonia
d
'
una
classe
o
d
'
un
paese
sull
'
altro
;
ma
dal
dolore
fisico
non
spuntò
il
conforto
delle
lagrime
,
queste
perle
del
dolore
;
il
segreto
martire
pieno
di
fascino
,
nascerà
dal
bacio
fecondo
delle
stirpi
nordiche
e
del
genio
semitico
con
l
'
animo
ario
e
quando
la
civiltà
greco
latina
sarà
tramontata
.
Un
popolo
che
ha
scarso
idealismo
,
non
può
sentire
che
un
forte
,
un
esagerato
amore
per
sé
,
un
egoismo
senza
misura
,
sconfinato
e
procelloso
come
l
'
oceano
e
i
nostri
padri
,
i
Greci
d
'
Italia
,
al
pari
di
quelli
rimasti
nell
'
Ellade
sentirono
forte
e
ruggente
quest
'
egoismo
.
La
loro
storia
è
una
lotta
eterna
:
di
democrazie
e
di
aristocrazie
,
che
involge
la
rovina
della
patria
.
Quel
vate
che
,
di
notte
,
sedesse
su
'
ruderi
delle
fiorenti
città
della
Magna
Grecia
e
nella
mobile
fantasia
,
nella
psiche
sua
estremamente
suggestionata
,
ne
evocasse
la
vita
,
sentirebbe
quei
ruderi
parlare
ancora
di
lotte
e
animarsi
di
quella
vita
,
così
ad
un
tempo
esteta
e
feroce
,
di
millanta
anni
e
più
indietro
e
di
cui
è
venuta
a
noi
come
un
'
eco
triste
e
dolorosa
.
Ma
un
estetismo
così
esteriore
,
sotto
un
cielo
di
fuoco
,
di
mezzo
ad
una
razza
di
nudità
non
velata
,
di
bellezza
meravigliosa
,
col
cuore
e
con
i
sensi
fortemente
accensibili
,
in
una
gente
dove
l
'
intimità
del
sentimento
non
era
sorta
;
tale
estetismo
,
in
tale
razza
,
sotto
tal
clima
,
con
l
'
arte
meravigliosamente
plastica
e
realistica
,
dovette
portar
seco
un
erotismo
artistico
inestinguibile
,
favorito
da
una
ricchezza
,
le
cui
sorgenti
erano
perenne
opera
degli
schiavi
,
accompagnato
da
un
lusso
asiatico
e
da
una
crescente
ignavia
.
Quando
una
classe
è
si
ricca
,
solo
un
idealismo
forte
e
sano
può
salvarla
dal
lusso
artistico
ed
erotico
;
ma
,
noi
l
'
abbiamo
detto
,
l
'
idealismo
era
fiore
che
dovea
nascere
dall
'
amplesso
nordico
semitico
e
quest
'
ancora
non
era
sorto
.
Il
genio
etnico
dei
padri
nostri
,
quando
l
'
evo
antico
finiva
,
era
adunque
questo
:
mente
limpida
,
chiara
;
sentimento
esteta
,
ma
poco
ideale
;
egoismo
forte
irrompente
nelle
lotte
sociali
e
politiche
,
ergentesi
su
di
un
popolo
di
schiavi
e
circonfuso
da
un
erotismo
artistico
.
Questo
è
ancora
,
dopo
tanto
tempo
,
l
'
elemento
atavico
della
nostra
psiche
,
il
medio
evo
à
tolto
a
noi
l
'
educazione
artistica
,
né
à
smorzato
,
per
il
lungo
buio
secolare
,
il
senso
estetico
,
né
vi
à
portato
in
cambio
l
'
idealismo
.
Il
medio
evo
fu
una
mistione
di
popoli
e
di
civiltà
e
,
in
questo
,
egli
segnò
per
l
'
umanità
il
più
benefico
fatto
che
si
possa
immaginare
.
Da
una
parte
i
barbari
s
'
innestarono
sul
tronco
greco
romano
,
dall
'
altra
il
genio
semitico
s
'
innestò
su
quello
ario
.
Dovunque
tali
innesti
dissimilari
poterono
avvenire
e
rimanere
indisturbati
,
là
un
nuovo
genio
etnico
sorse
,
genio
che
,
dopo
una
millenaria
incubazione
,
dovea
venire
alla
luce
,
nell
'
evo
moderno
,
con
un
bagliore
di
novella
civiltà
.
Di
questa
feconda
mistione
etnica
dissimilare
,
cioè
di
gente
di
genio
diverso
,
i
popoli
del
mezzogiorno
d
'
Italia
o
ne
ebbero
poco
o
,
avendola
avuta
in
larga
copia
,
per
vicende
di
pregiudizii
di
razza
e
di
religione
seppero
in
larga
parte
liberarsene
.
Avvenne
,
adunque
,
che
mentre
l
'
Italia
nordica
,
messa
come
cuneo
fra
razze
nordiche
,
fu
il
teatro
di
parecchie
invasioni
germaniche
e
quindi
di
mistioni
dissimilari
che
vi
si
fissarono
durevolmente
,
congiungendovisi
con
nodi
di
sangue
e
di
civiltà
,
l
'
Italia
del
mezzogiorno
,
così
lontana
dalle
nazioni
nordiche
,
così
isolata
da
'
suoi
mari
,
poté
essere
un
campo
di
rade
e
lente
scorrerie
,
che
,
o
non
poterono
resistervi
o
resisterono
per
poco
tempo
.
Ben
dal
popolo
dei
califfi
,
da
'
servi
di
Allah
una
nuova
civiltà
,
a
mezzo
il
medio
evo
,
si
era
maturata
,
civiltà
semitica
,
che
,
come
un
razzo
,
illuminò
di
vivida
luce
l
'
Europa
meridionale
e
poi
si
spense
;
da
quella
stirpe
adunque
,
e
in
Ispagna
e
in
Sicilia
il
popolo
arabo
,
ricco
di
tanto
splendore
civile
,
venne
a
noi
,
tentando
di
confondere
,
in
una
sola
mistione
etnica
,
due
razze
e
due
civiltà
.
Ma
il
pregiudizio
religioso
prevalse
e
uccise
,
in
germe
,
la
futura
evoluzione
della
razza
;
la
cacciata
dalla
Spagna
degli
Abenceras
,
di
cui
parlano
ancora
e
l
'
Alambra
e
Granata
e
Castiglia
,
non
era
solo
la
emigrazione
d
'
una
dinastia
,
era
un
tramonto
di
civiltà
.
Tutto
emigrava
con
essa
e
l
'
arte
e
la
scienza
e
la
giovinezza
,
restava
solo
un
fanatismo
cupo
e
feroce
e
dopo
di
essa
dovea
sorgere
l
'
Escuriale
e
l
'
Inquisizione
e
Domenico
di
Gusman
.
Similmente
i
Normanni
,
gli
agili
navigatori
,
doveano
per
breve
ora
vivere
su
questa
Italia
meridionale
,
nella
quale
le
vicende
di
razza
e
di
pirateria
l
'
aveano
lanciati
:
essi
erano
ben
dei
popoli
nordici
,
ma
non
ebbero
degli
altri
la
fortuna
di
un
lungo
soggiorno
fra
noi
e
,
quando
con
essi
tramontò
la
loro
stella
,
tramontò
la
stella
del
mezzogiorno
d
'
Italia
.
Le
vicende
storiche
che
aveano
reso
impossibile
una
mistione
dissimilare
di
razze
,
rese
possibile
una
lunga
dominazione
del
popolo
spagnuolo
su
di
noi
,
durante
la
quale
quel
popolo
ci
comunicò
la
sua
bieca
intolleranza
religiosa
e
il
suo
fasto
pieno
di
leziosaggine
,
di
vanità
boriosa
,
lo
spirito
parassitario
,
il
fanatismo
cieco
di
Filippo
secondo
e
della
Inquisizione
,
la
senilità
pazzesca
di
Carlo
V
,
che
non
vedea
mai
nei
suoi
dominii
tramontare
il
sole
e
che
vecchio
e
frale
si
ravvolgeva
ancor
vivo
nel
sudario
.
Una
vasta
degenerazione
venne
così
ad
imporsi
su
'
lontani
nepoti
del
genio
greco
ed
in
vano
si
contese
a
lungo
,
in
vano
si
ribellarono
contro
l
'
Inquisizione
e
Napoli
con
Masaniello
,
e
Cosenza
con
Re
Marco
,
questo
brigante
così
misconosciuto
,
che
facea
tremare
i
viceré
spagnuoli
e
assediava
le
città
;
in
vano
un
patrizio
cosentino
,
Pietro
Cicala
,
scappato
dalle
carceri
inquisitoriali
,
si
rifuggia
presso
il
turco
,
dive
nta
ammiraglio
di
potente
flotta
e
flagella
inquisitori
e
spagnuoli
;
in
vano
,
Campanella
,
il
frate
domenicano
,
ordisce
una
congiura
formidabile
;
lo
spagnuolismo
si
afferma
e
con
esso
l
'
Inquisizione
,
che
compie
una
educazione
di
servilismo
e
di
corruzione
che
dura
più
secoli
.
In
tutte
queste
tristi
vicende
della
storia
,
voi
trovate
la
nota
della
genialità
individuale
e
della
mentalità
collettiva
scarsa
.
Accanto
a
Telesio
e
alla
celebre
accademia
cosentina
,
che
dette
tanto
splendore
d
'
umanesimo
;
accanto
a
Campanella
l
'
utopista
e
l
'
uomo
d
'
azione
;
accanto
a
questi
fiori
d
'
ingegno
e
di
genialità
,
è
il
silenzio
d
'
una
turba
ignorante
.
Gli
stessi
movimenti
religiosi
che
seducono
le
masse
,
per
es
.
il
gioacchinismo
,
meditato
nell
'
Eremo
di
S
.
Giovanni
del
fiore
da
quell
'
abate
che
Dante
dice
dotato
di
profetico
spirito
,
quel
movimento
che
dentro
alle
nubi
teologiche
affermava
il
concetto
dell
'
amore
universale
degli
uomini
:
il
gioacchinismo
si
svolgerà
altrove
,
nell
'
Umbria
,
ma
tacerà
in
Calabria
.
Ed
ancora
,
dopo
tanti
secoli
,
alla
alba
d
'
una
futura
civiltà
,
noi
siamo
,
come
un
tempo
,
creta
greca
e
vernice
spagnuola
:
noi
abbiamo
degli
Elleni
,
dei
n
ostri
antichi
padri
greci
,
la
mente
limpida
,
il
carattere
apatico
,
l
'
idealismo
scarso
e
mancante
;
abbiamo
degli
spagnuoli
la
vanità
boriosa
ed
il
parassitismo
,
l
'
odio
al
lavoro
che
crediamo
ci
umilii
;
degli
uni
e
degli
altri
l
'
erotismo
e
la
corruzione
,
congiunti
con
un
fattore
maturato
nella
senilità
della
razza
e
cioè
la
genialità
individuale
e
la
mediocrità
collettiva
.
Dovremmo
dunque
rimanere
eternamente
inferiori
?
Se
l
'
amore
di
questo
mezzogiorno
,
così
ricco
di
genio
,
ma
così
ancora
plebeo
,
non
fa
velo
,
pare
di
no
.
Noi
portiamo
in
noi
stessi
delle
qualità
nascoste
:
abbiamo
,
nel
nostro
popolo
,
un
amore
al
lavoro
,
una
facile
intraprendenza
,
un
'
idealità
ed
un
ardore
di
lotta
,
vivo
quando
dalle
meschine
lotte
dei
comuni
,
dal
campo
ristretto
della
nostra
cittaduzza
,
si
sappia
portare
a
quello
largo
della
patria
e
dell
'
umanità
.
L
'
ingegno
è
chiaro
come
il
nostro
sole
,
è
versatile
come
le
mille
gradazioni
di
luce
e
di
colore
del
mare
di
Napoli
,
che
Virgilio
diceva
:
mirabile
semper
;
nel
nostro
carattere
vi
è
,
o
s
'
è
smarrito
da
poco
,
una
forza
,
una
costanza
che
,
se
rivolta
al
male
,
assurse
al
brigantaggio
,
volta
al
bene
,
alle
lotte
civili
molto
può
dare
.
E
,
quando
i
nostri
contadini
,
analfabeti
emigrano
,
portano
nelle
novelle
patrie
la
gran
virtù
della
bontà
e
del
lavoro
:
e
sono
gli
umili
pionieri
della
civiltà
,
quelli
cui
si
affidano
i
lavori
più
bestiali
e
più
duri
sui
quali
le
rifiorenti
civiltà
americane
sorgono
di
poi
.
Spesso
,
penso
che
sarà
di
noi
un
giorno
,
quando
in
mezzo
a
questo
popolo
così
plebeo
,
ma
ricco
di
tante
virtù
,
spuntasse
un
pensiero
alto
e
una
fede
nuova
,
che
sprigionasse
dal
cuore
la
natia
bontà
e
,
in
vece
di
farla
disperderla
infeconda
,
la
inalveasse
nel
gran
mare
dell
'
avvenire
e
poi
una
coltura
elevata
discendesse
ad
illuminarne
la
mente
;
e
poi
ancora
la
gran
virtù
del
lavoro
si
espandesse
per
la
forma
novella
della
grande
industria
:
io
penso
,
quando
ciò
avvenisse
,
questo
popolo
,
così
ricco
di
idealità
e
di
virtù
attive
di
quale
luce
non
sfolgorerebbe
?
s
'
è
vero
che
dalla
morte
balza
la
vita
,
perché
questa
dal
putridume
presente
non
dovrà
sorgere
?
E
mi
ritornano
alla
mente
quello
che
il
Wircoff
diceva
un
giorno
dell
'
Italia
:
la
civiltà
è
l
'
onda
del
mare
che
ora
corre
alla
riva
,
ora
se
allontana
.
Essa
si
è
allontanata
da
noi
,
che
vi
ritorni
spumeggiante
e
con
le
mill
e
conchigliette
che
porta
seco
,
con
le
mille
monadi
che
vissero
sempre
,
senza
struggersi
mai
,
che
a
miliardi
formarono
i
continenti
e
che
,
con
l
'
esempio
,
additano
lo
avvenire
umano
fatto
di
monadi
,
piccolissime
che
il
numero
fa
possenti
e
,
che
nessuno
cataclisma
potrà
svellere
mai
!
Se
ci
è
chi
desideri
un
campo
di
lavoro
e
di
gloria
,
lo
cerchi
in
questo
mezzogiorno
d
'
Italia
dove
tutto
è
da
rifare
e
dove
tutte
l
'
energie
possono
riescire
feconde
:
dove
l
'
economia
cerca
i
grandi
capitali
,
dove
la
mente
è
avida
di
coltura
,
dove
il
cuore
è
assetato
di
giustizia
.
Non
nell
'
Africa
nera
,
ma
qui
in
questa
Africa
d
'
Italia
,
o
pionieri
della
civiltà
,
portate
l
'
opera
vostra
,
acciò
non
si
dica
di
noi
che
siamo
,
come
i
ruderi
della
magna
Grecia
,
una
terra
di
morti
*
!
IL
CRISTIANESIMO
E
LE
FORMAZIONI
STORICO
SOCIALI
CAPITOLO
I
.
LE
FORMAZIONI
STORICO
SOCIALI
Le
formazioni
storico
sociali
portano
in
sé
e
le
origini
e
le
ragioni
del
proprio
essere
e
la
propria
infuturazione
storica
.
Un
tempo
esse
furono
credute
come
uscenti
dal
mare
dell
'
ignoto
,
non
già
dal
sentimento
conscio
od
incoscio
d
'
un
popolo
,
dalla
sua
psiche
etnica
,
e
come
distendentisi
,
per
largo
tratto
di
tempo
e
di
spazio
,
e
morienti
quando
il
caso
avesse
portato
così
.
Tale
concezione
della
storia
è
,
oramai
,
tramontata
per
sempre
e
,
a
questo
falso
riflesso
del
mondo
umano
,
se
ne
è
aggiunto
uno
più
vero
,
per
il
quale
le
formazioni
storico
sociali
nascono
ad
un
tempo
dato
,
sotto
un
determinato
clima
,
portano
in
sé
la
ragione
del
loro
sviluppo
e
muoiono
quando
ànno
adempito
alla
propria
missione
*
.
Il
cristianesimo
,
come
una
delle
più
larghe
formazioni
storico
sociali
,
non
si
sottrae
a
questa
legge
comune
,
del
pari
,
all
e
unità
bio
psicologiche
umane
e
agli
organismi
in
generale
.
Gli
antichi
aveano
intravveduto
questa
norma
degli
organismi
umani
e
,
per
quel
fatto
comune
alle
mentalità
poco
sistematizzate
e
coerenti
,
mentre
credeano
nel
fato
e
,
dinanzi
alle
vicende
della
vita
,
più
gravi
e
dolorose
,
più
involute
sentenziavano
:
erat
in
fatis
,
fata
trahunt
;
d
'
altra
parte
dicevano
che
ciascuno
del
destino
proprio
era
l
'
arbitro
:
quisque
suae
ipsius
fortunae
faber
est
.
Era
il
libero
arbitrio
riconosciuto
come
sovrano
e
la
lotta
che
informa
la
scienza
moderna
di
liberisti
dell
'
arbitrio
e
non
liberisti
;
di
deterministi
e
non
deterministi
:
questa
lotta
che
,
sotto
la
forma
della
grazia
e
del
peccato
originale
,
agitò
il
medio
evo
,
perso
il
colorito
del
tempo
,
è
lotta
antica
e
profonda
ed
involge
un
grave
problema
scientifico
,
ricco
di
pratiche
conseguenze
.
La
scienza
moderna
,
nel
suo
indirizzo
positivo
,
à
risoluto
il
problema
nel
senso
deterministico
,
così
nel
campo
della
biologia
,
come
in
quello
più
complesso
della
psicologia
individuale
,
collettiva
,
sociale
.
Vi
è
un
determinismo
morfologico
che
l
'
Haeckel
*
chiama
meccanico
,
casuale
,
ateleologico
;
vi
è
un
determinismo
psichico
,
che
bandisce
il
libero
arbitrio
;
vi
è
un
determinismo
collettivo
,
storico
,
sociale
che
toglie
dagli
avvenimenti
umani
le
fila
della
provvidenza
.
Il
determinismo
moderno
non
è
né
il
fato
superiore
agli
uomini
e
agli
Dei
,
né
la
provvidenza
,
ma
son
le
forze
naturali
ed
umane
in
quanto
condizionano
sé
stesse
nei
futuri
svolgimenti
,
né
sono
forze
irriducibili
,
perché
l
'
uomo
li
sommette
sempre
a
sé
stesso
,
consciamente
ed
inconsciamente
non
importa
,
ed
in
questo
modo
modificandole
può
davvero
essere
l
'
artefice
della
propria
fortuna
,
onde
la
civiltà
e
l
'
educazione
mirano
ad
una
lunga
preparazione
dell
'
avvenire
,
secondo
un
tipo
che
ci
siamo
formati
e
che
in
noi
si
è
venuto
maturando
.
A
questo
determinismo
scientifico
moderno
,
diverso
dall
'
antico
fatum
e
dalla
provvidenza
medioevale
,
le
formazioni
storico
sociali
obbediscono
in
vario
modo
:
ve
n
'
è
di
quelle
che
vere
meteore
durano
un
'
ora
sul
cielo
della
storia
;
ve
ne
sono
di
altre
che
vissero
e
che
vivranno
lungamente
;
ma
,
o
di
un
giorno
o
d
'
un
'
ora
,
o
rapide
come
la
civiltà
dei
califfi
o
lunghe
come
la
civiltà
aria
o
ristrette
come
la
religione
di
Allah
o
diffuse
come
la
religione
di
Budda
e
di
Gesù
,
esse
obbediscono
sempre
al
determinismo
storico
,
a
questa
concezione
originale
del
pensiero
positivo
.
Le
formazioni
storico
sociali
sono
,
inoltre
,
i
prodotti
più
complessi
della
psiche
collettiva
nei
quali
collaborarono
parecchie
generazioni
,
e
spesso
si
mescolarono
diversi
genii
etnici
:
studiarle
criticamente
importa
vederne
le
condizioni
di
nascimento
e
di
ulteriore
evoluzione
:
conoscere
in
quale
momento
storico
è
sorta
una
determinata
formazione
,
quale
genio
di
popolo
vi
à
alitato
dentro
;
o
,
se
son
parecchi
genii
etnici
,
sorprenderne
il
carattere
di
ciascuno
e
come
in
modo
mutuo
,
si
sieno
influenzati
!
Né
basta
,
ma
siccome
vi
è
per
ogni
cosa
quaggiù
una
necessità
che
la
determina
e
la
muove
,
bisogna
che
questa
necessità
storica
sia
ben
nota
e
determinata
;
e
se
,
come
accade
,
la
formazione
storica
sociale
tende
ad
espandersi
,
a
divenire
centro
di
sismici
movimenti
,
di
successive
imitazioni
,
è
d
'
uopo
rendersene
conto
.
E
solo
,
quando
questo
studio
sia
largamente
fatto
,
si
può
dire
di
possedere
d
'
una
formazione
storica
una
chiara
cognizione
,
quello
che
Dante
chiamava
il
come
e
il
donde
:
è
questo
largo
lavoro
di
critica
,
di
pensiero
riflesso
,
che
il
nostro
secolo
fa
e
che
può
parere
infecondo
a
chi
non
sappia
come
da
queste
investigazioni
del
passato
s
'
impari
a
conoscere
il
presente
e
preparare
il
futuro
,
acciò
esso
diventi
formazione
storico
sociale
predeterminata
e
non
incoscia
.
Lavoro
di
critica
vale
,
dunque
,
lavoro
d
'
educazione
e
di
formazione
dell
'
avvenire
e
conoscenza
più
ampia
della
psicologia
collettiva
,
di
questa
giovanissima
scienza
.
Tra
le
formazioni
storico
sociali
,
il
cristianesimo
è
una
delle
più
estese
nel
tempo
e
nello
spazio
,
se
non
la
più
estesa
,
di
quelle
che
più
profondamente
ànno
agito
sulla
psiche
umana
.
Ben
lo
si
può
sprezzare
,
come
fece
largamente
il
pensiero
scientifico
del
secolo
passato
;
ben
si
può
imprecare
contro
di
esso
come
fanno
i
seguaci
del
Nietzsche
,
e
tutti
i
superuomini
di
questa
fine
di
secolo
;
ben
lo
si
può
voler
cancellare
dalla
coltura
moderna
;
ma
esso
,
con
la
sua
suggestione
,
ci
circonda
più
che
noi
crediamo
e
costituisce
come
il
clima
storico
nel
quale
,
per
lungo
tempo
,
si
è
respirato
e
vissuto
.
Ciò
non
vuol
dire
ch
'
esso
sia
divino
,
anzi
fu
ed
è
una
delle
creazioni
più
umane
che
si
conoscano
,
che
portò
in
sé
una
larga
messe
di
principii
i
quali
,
in
periodi
diversi
,
vennero
fecondandosi
e
quando
uno
parve
morto
,
l
'
altro
si
accese
di
nuova
vita
onde
il
cristianesimo
,
ebbe
una
larga
proteiformità
,
una
versatilità
meravigliosa
,
un
adattamento
immenso
.
Se
vi
è
qualcosa
che
nel
mondo
della
psiche
,
si
può
rassomigliare
lentamente
al
plasma
del
Weisman
,
certo
questo
qualcosa
fa
il
cristianesimo
per
l
'
infinità
di
forma
che
assunse
,
per
la
longevità
dell
'
esser
suo
,
per
lo
svolgimento
meraviglioso
dalla
primeva
umile
forma
.
Questa
formazione
storico
sociale
,
nata
dal
genio
semitico
,
ebbe
di
questo
la
tenacia
,
sotto
le
parvenze
cambiantisi
ed
ebbe
del
popolo
ario
la
multiforma
versatilità
:
quasi
fosse
esuberante
per
una
sola
gente
,
essa
tende
a
diffondersi
alle
razze
mongoloide
,
australoide
,
negroide
,
sicché
non
è
lontano
il
tempo
nel
quale
potrà
vantarsi
di
essere
giunta
a
quella
forma
di
cattolicità
,
che
à
lungamente
vagheggiato
.
Egli
avviene
,
adunque
,
che
dove
e
come
si
espande
la
razza
ariana
,
là
si
espande
la
formazione
storico
sociale
che
dal
suo
contatto
e
nel
suo
seno
si
svolse
;
dove
penetra
la
sua
civiltà
penetra
la
sua
concezione
idealistica
che
del
mondo
si
è
venuto
formando
;
nessuna
altra
superstruttura
ideale
è
così
vasta
e
può
competere
con
questa
che
non
sia
la
scienza
;
ma
quanto
del
pensiero
cristiano
non
è
nella
scienza
?
quante
anticipazioni
e
divinazioni
ardite
,
che
la
scienza
solo
adesso
cresima
,
spogliandole
dall
'
involucro
religioso
,
non
furono
enunciate
e
da
molti
secoli
dal
cristianesimo
,
sia
pure
in
forma
mistica
?
L
'
universalità
umana
:
la
vita
sacra
per
tutti
,
l
'
affratellamento
degli
uomini
,
l
'
eguaglianza
sono
i
culmini
del
pensiero
moderno
,
ma
non
furono
essi
sotto
il
velo
religioso
anticipati
dalla
formazione
storico
sociale
cristiana
,
primitiva
?
ond
'
è
che
oggi
che
la
scienza
assurge
a
queste
sommità
ideali
,
dando
loro
la
severità
scientifica
,
noi
sentiamo
verso
il
pensiero
e
il
sentimento
cristiano
primitivo
così
puro
e
così
umano
,
un
segreto
incanto
.
Esso
fu
è
vero
un
movimento
antiscientifico
,
negativista
di
tutta
la
concezione
filosofica
ed
artistica
del
mondo
pagano
:
primi
dei
barbari
,
i
vandali
furono
i
cristiani
*
;
ma
pure
quel
negativismo
era
pieno
d
'
una
passionalità
così
ardente
,
d
'
uno
spirito
di
sacrifizio
così
puro
,
portava
in
sé
un
novello
concetto
della
vita
così
pieno
,
così
confacente
a
'
tempi
;
in
una
parola
,
vi
era
,
in
quel
primitivo
formarsi
del
cristianesimo
tanta
infuturazione
storica
,
tanto
carattere
umano
che
anche
oggi
,
non
vi
si
può
accostare
,
senza
rimanerne
preso
.
Il
negativismo
cristiano
non
era
né
una
distruzione
dell
'
arte
,
né
un
annientamento
della
vita
;
era
in
vece
una
novella
concezione
ed
un
novello
valore
,
e
,
come
tutte
le
modificazioni
profonde
*
,
esso
parve
sul
principio
una
negazione
:
ed
oggi
che
,
dopo
tanti
secoli
,
un
nuovo
concetto
della
vita
ritorna
ad
aleggiare
sulle
fronti
;
oggi
,
sentiamo
una
simpatia
viva
per
quella
formazione
storica
che
vi
si
avvicinò
,
che
ne
fu
anzi
una
vera
e
propria
anticipazione
.
L
'
elevamento
delle
masse
,
che
fu
opera
e
contenuto
del
primitivo
cristianesimo
,
diventa
il
contenuto
civile
odierno
e
se
allora
urtava
contro
il
pregiudizio
scientifico
di
un
uomo
come
Aristotile
e
di
tutto
il
pensiero
greco
e
dell
'
orgoglio
quirita
,
oggi
urta
contro
il
superomismo
del
Nietzsche
e
i
sentimenti
boriosi
di
classe
i
quali
sono
non
meno
vivi
e
forti
*
.
Da
questo
raffronto
ne
viene
che
la
suggestione
cristiana
è
oggi
diventata
più
viva
che
mai
e
che
il
nostro
pensiero
,
vinto
da
certe
intime
somiglianze
,
dal
presente
si
rifuggia
in
quel
passato
di
tanti
secoli
,
del
quale
in
questo
studio
tenterò
la
disamina
degli
elementi
formatori
.
Ma
all
'
animo
,
ancora
,
di
chi
vive
del
presente
non
può
non
importare
la
lotta
che
tra
scienza
e
fede
si
è
venuto
impegnando
*
,
lotta
che
non
solo
è
idealistica
,
che
non
solo
si
fonda
nella
degenerazione
crescente
,
ma
in
fondo
è
vera
lotta
economica
.
Io
credo
che
la
scienza
da
tale
lotta
uscirà
vincitrice
e
ne
affida
che
essa
è
diventata
o
diventa
il
patrimonio
ideale
di
quelle
folle
nuove
che
penetrano
nella
civiltà
e
nella
storia
,
di
quelle
folle
che
rappresentano
e
la
giovinezza
e
l
'
avvenire
;
pure
,
il
rinascere
della
forma
vieta
della
fede
quando
pareva
spenta
,
e
il
minacciare
tutte
le
conquiste
odierne
,
non
è
un
tema
di
poche
considerazioni
ed
interesse
,
ond
'
è
che
dalla
vasta
formazione
storico
sociale
cristiana
,
conviene
a
noi
derivare
i
soli
elementi
umani
che
contiene
,
ricacciando
il
sacro
,
il
rel
igioso
ed
il
rivelato
nel
campo
delle
stratificazioni
sommerse
della
coscienza
:
così
,
adunque
,
dal
passato
può
derivarsi
l
'
avvenire
.
CAPITOLO
II
.
LE
ORIGINI
DEL
CRISTIANESIMO
Il
cristianesimo
sorse
in
Palestina
non
come
una
casualità
storica
,
ma
come
una
necessità
e
quando
l
'
ora
era
scoccata
.
Il
Rénan
,
che
si
è
occupato
con
ingegno
forte
e
penetrante
del
mondo
semitico
e
l
'
ha
saputo
rappresentare
con
l
'
incanto
d
'
un
'
arte
non
comune
*
,
à
trovato
che
il
sorgere
del
cristianesimo
,
in
mezzo
al
popolo
ebreo
,
dipese
dal
dualismo
che
il
popolo
eletto
portava
nel
cuore
fra
la
eguaglianza
patriarcale
ed
il
lusso
che
da
Tiro
e
da
Babilonia
,
sotto
il
regno
del
re
sapiente
,
di
Salomone
,
si
veniva
introducendo
.
Il
semita
,
in
fatti
,
era
stato
un
popolo
eminentemente
patriarcale
:
i
suoi
antenati
ed
Abramo
e
Mosé
che
altro
erano
stati
se
non
dei
patriarchi
,
che
all
'
ombra
della
tenda
aveano
lungamente
guidato
le
sorti
di
quel
popolo
.
La
vita
patriarcale
era
non
solo
una
tradizione
,
ma
un
carattere
etnico
.
Lo
stesso
iahevismo
lo
consacrava
nella
legge
:
non
era
egli
scritto
,
nel
libro
sacro
,
l
'
anno
sabbatico
e
non
era
uno
dei
dieci
comandamenti
che
Ieova
avea
dettato
,
fra
il
coruscare
dei
lampi
ed
il
fragore
dei
tuoni
,
che
bisognava
amare
come
sé
stesso
il
prossimo
suo
?
E
quale
altro
stato
potea
più
lungamente
favorire
questo
sentimento
d
'
amore
,
che
non
fosse
l
'
eguaglianza
patriarcale
,
alla
cui
ombra
,
il
popolo
eletto
avea
,
per
lungo
tempo
,
corso
tante
perigliose
vicende
?
L
'
idea
,
anzi
,
dell
'
eguaglianza
si
confondea
con
l
'
orgoglio
smisurato
di
quel
popolo
eletto
del
signore
;
se
Ieova
era
il
padre
di
tutti
,
se
Abramo
e
Giacobbe
e
gli
altri
patriarchi
aveano
dato
nascimento
a
quel
popolo
,
d
'
una
figliuolanza
più
numerosa
delle
arene
del
mare
;
come
potea
darsi
che
parte
di
quel
popolo
dovea
giacersene
,
nella
schiavitù
dei
propri
fratelli
?
Orgoglio
ed
eguaglianza
erano
due
doti
similari
del
popolo
ebreo
.
Ma
,
quando
le
vicende
storiche
semitiche
innalzarono
,
sotto
Davide
e
Salomone
,
il
popolo
ebreo
a
quell
'
altezza
,
che
mai
più
dovea
raggiungere
nella
storia
e
,
da
Tiro
e
da
Babilonia
,
il
lusso
penetrava
;
dalle
foreste
del
Libano
un
grido
di
dolore
s
'
innalzava
,
in
mezzo
al
popolo
eletto
;
il
senso
della
eguaglianza
pungeva
non
solo
come
un
ricordo
,
ma
come
un
bisogno
,
consacrato
nella
legge
.
Il
tipo
del
giusto
ma
povero
l
'
ebionim
seduceva
la
mente
e
da
quel
popolo
oppresso
,
ad
intervalli
,
dei
profeti
dei
predicatori
ardenti
,
dei
vendicatori
dei
torti
sociali
,
con
parole
di
fuoco
,
sorgevano
minacciando
castighi
e
predicando
virtù
.
E
quando
né
eloquenza
irata
de
'
profeti
valeva
ad
arrestare
il
crescere
vertigionoso
della
ricchezza
e
delle
ingiustizie
sociali
,
né
minaccia
di
castighi
bastavano
ad
infrenare
l
'
irrompere
del
lusso
,
nasceva
nell
'
animo
del
popolo
l
'
idea
d
'
un
messia
,
d
'
un
vendicatore
,
d
'
una
redenzione
umana
che
conducesse
all
'
antica
virtù
dei
padri
*
.
Né
,
nella
storia
del
popolo
eletto
,
la
speranza
era
nuova
:
la
liberazione
era
venuta
a
tempo
di
Mosé
e
potea
ritornare
ancora
,
benché
qui
si
fosse
trattato
d
'
una
liberazione
d
'
altro
genere
,
di
quello
che
con
linguaggio
moderno
,
si
direbbe
fine
d
'
una
oppressione
di
classe
,
vera
e
propria
emancipazione
.
E
i
messia
non
mancavano
mai
,
però
nessuno
avea
mai
esercitato
un
'
influenza
che
fosse
lunga
e
duratura
;
nessuno
mai
avea
trovato
i
tempi
propizii
né
avea
portato
in
sé
una
genialità
,
che
gli
avesse
donato
una
infuturazione
.
Se
,
adunque
,
il
contenuto
messianico
non
era
nuovo
,
il
messia
vero
non
era
ancora
sorto
.
Il
profetismo
ed
il
messianismo
,
questo
bisogno
rinascente
di
novazioni
religiose
,
è
un
carattere
affatto
semitico
:
arabi
ed
ebrei
lo
portano
nel
proprio
sangue
,
ond
'
è
che
Maometto
e
Gesù
ànno
avuto
,
e
prima
e
dopo
,
degli
anticipatori
e
dei
continuatori
,
ma
nessuno
che
avesse
avuto
di
loro
e
la
mente
e
la
fortuna
,
né
la
genialità
epilettica
del
profeta
di
Allah
né
la
genialità
mistica
del
rabbi
di
Nazereth
.
Il
messianismo
di
Gesù
fu
,
nel
cielo
del
mosaismo
qualcosa
di
più
che
non
fosse
il
buddismo
nella
religione
di
Brahma
:
il
buddismo
introduceva
,
nella
durezza
e
fatalità
braminica
,
un
principio
di
sentimento
umano
,
il
messianismo
di
Gesù
,
in
vece
,
lo
trovava
nella
legge
e
nei
profeti
,
lo
coglieva
dall
'
animo
popolare
,
e
lo
enunciava
,
estendendolo
a
tutti
gli
uomini
:
egli
così
veniva
non
ad
annullare
la
legge
,
ma
a
completarla
.
Ma
il
suo
era
,
ancora
,
un
messianismo
nuovo
che
si
introduceva
nel
ciclo
mosaico
:
il
messianismo
degli
altri
profeti
era
stato
almeno
nell
'
aspettazione
popolare
un
trionfo
della
forza
rivendicante
il
diritto
,
così
come
,
in
altre
contingenze
,
era
stata
l
'
opera
di
Moisè
in
aiuto
del
popolo
eletto
.
Ma
,
oramai
,
i
tempi
erano
mutati
:
l
'
adorazione
e
lo
imperio
della
forza
bruta
volgeano
al
termine
;
Gesù
,
sotto
tal
punto
,
non
era
genio
ebraico
e
l
'
animo
suo
era
d
'
un
'
intimità
fatta
di
dolcezza
e
di
pietà
,
virtù
quasi
sconosciuta
all
'
animo
semita
.
Le
massime
di
Gesù
lo
à
notato
il
Rénan
*
non
erano
nuove
:
il
nuovo
,
l
'
anticipazione
,
il
geniale
era
nella
bontà
dell
'
animo
di
chi
li
ripeteva
,
nella
pietà
con
le
quali
erano
dette
.
Egli
intese
perfettamente
la
sua
singolarità
psichica
di
mezzo
al
fan
atismo
mosaico
,
in
mezzo
alla
durezza
farisaica
e
però
si
sentì
solo
,
senza
famiglia
e
disse
che
veniva
a
compiere
la
legge
dei
padri
,
a
portar
la
guerra
,
non
la
pace
;
il
che
contrasterebbe
solennemente
con
tutto
sé
stesso
,
se
non
si
pensasse
che
in
quelle
parole
,
rivelava
la
singolarità
geniale
dell
'
animo
suo
.
Alla
genialità
del
fondatore
altri
fatti
meravigliosamente
s
'
aggiungeano
,
perché
il
cristianesimo
nascesse
con
una
larga
infuturazione
storica
.
E
queste
erano
le
condizioni
di
Gerusalemme
e
le
vicende
dell
'
Impero
Romano
.
Gerusalemme
,
diventata
per
conquista
provincia
romana
,
era
entrata
nel
cosmopolitismo
dell
'
Impero
e
veniva
così
a
trovarsi
nel
contatto
etnico
più
disparato
:
greci
e
romani
vi
affluivano
e
costituitavano
una
vita
nuova
,
fino
allora
sconosciuta
.
Altre
città
aveano
popolazione
più
densa
e
più
variata
:
Babilonia
e
Roma
,
di
certo
e
di
gran
lunga
,
la
superavano
;
ma
,
in
Gerusalemme
,
per
converso
la
vita
era
più
intima
,
meno
corrotta
,
onde
un
avvenimento
nuovo
che
vi
fosse
sorto
dovea
,
di
forza
,
espandersi
e
rinfocolarvisi
,
sicché
quel
contrasto
dell
'
animo
semitico
tra
la
legge
dei
padri
e
le
condizioni
dei
tempi
,
anziché
disperdersi
,
vi
si
riaccendeva
dal
riflesso
dei
tempi
e
cioè
dalla
corruzione
circostante
e
dal
bisogno
di
una
morale
più
pura
che
tormentava
gli
animi
.
Lo
stato
dell
'
impero
era
quant
'
altro
mai
di
più
corrotto
Roma
avesse
per
l
'
innanzi
attraversato
.
Non
già
che
nel
mondo
romano
fosse
tutto
guasto
,
il
sano
esisteva
,
ma
rimaneasi
come
nascosto
sotto
il
trionfo
sfacciato
della
corruzione
cesarea
che
appestava
il
potere
sociale
:
ed
era
questa
parte
sana
che
portava
in
sé
stessa
un
forte
bisogno
d
'
elevarsi
,
di
mondarsi
da
quella
tabe
invadente
,
e
,
insieme
con
questo
bisogno
,
pullulava
un
sentimento
ignoto
agli
antichi
,
fatto
di
pietà
nuova
ed
insolita
,
che
,
come
forza
di
riserva
,
si
contrapponeva
al
crescente
dolore
della
schiavitù
*
.
Questa
dilagava
,
quei
poteri
frenatori
che
l
'
aveano
resa
sopportabile
scomparivano
e
la
pietà
cresceva
.
Lo
stoicismo
era
,
nelle
sue
anticipazioni
umanitarie
,
un
segno
dei
tempi
,
che
non
usciva
,
però
,
dal
confine
della
mente
e
dello
spirito
romano
;
alla
religione
pagana
nessuno
credeva
:
il
pensiero
delle
filosofie
delle
primitive
scuole
greche
si
cimentava
con
la
religione
e
Lucrezio
Caro
metteva
gli
Dei
nell
'
olimpo
in
un
ozio
beato
,
che
non
turbava
l
'
immanenza
delle
leggi
di
natura
:
il
pantheon
si
apriva
a
tutte
le
divinità
,
segno
codesto
che
nessuno
più
vi
credea
ed
un
'
aspettazione
invadea
tutti
gli
animi
,
i
quali
come
ne
'
gravi
momenti
di
crisi
sociale
o
si
rivolgeano
allo
antico
,
alla
prisca
virtù
quirita
,
come
gli
stoici
;
o
fissavano
l
'
avvenire
cercandovi
una
fede
,
onde
Virgilio
cantava
:
redeunt
iam
saturnia
regna
.
Né
l
'
aspettazione
si
restringeva
a
Roma
,
si
espandeva
,
anzi
,
fuori
:
in
Palestina
Giovanni
Battista
,
nel
deserto
,
spianava
la
via
a
chi
sarebbe
venuto
dietro
di
lui
e
al
quale
egli
non
poteva
neppure
legare
i
calzari
;
nell
'
impero
,
gli
schiavi
si
riunivano
in
associazioni
di
mutuo
soccorso
e
di
comune
sepoltura
;
in
alcune
famiglie
gli
schiavi
,
a
differenza
d
'
altre
e
dell
'
impero
che
li
spingeva
al
Circo
,
venivano
trattati
con
insolita
dolcezza
;
il
siro
vi
portava
,
dall
'
oriente
,
una
speranza
,
una
pace
,
una
rassegnazione
nuova
della
vita
,
che
l
'
avvincea
al
padrone
e
a
'
suoi
simili
;
un
bisogno
d
'
una
religione
che
fosse
più
pura
della
pagana
si
facea
sentire
e
,
vece
d
'
altra
,
il
monoteismo
ebraico
si
diffondeva
.
Il
messianismo
di
Gesù
non
potea
venire
in
momenti
di
maggiore
aspettazione
generale
:
sorgeva
dal
dolore
della
schiavitù
e
dall
'
esaurimento
dei
sensi
,
dall
'
orgia
sfrenata
,
dall
'
impero
esorbitante
della
forza
,
dal
fascino
possente
della
virtù
.
L
'
animo
avea
necessità
d
'
una
dottrina
novella
che
non
fosse
l
'
antica
;
la
forza
non
esercitava
più
il
fascino
d
'
altri
tempi
e
gli
stessi
schiavi
che
l
'
aveano
,
più
volte
,
tentata
per
loro
redenzione
non
vi
speravano
più
;
né
delle
religioni
esistenti
o
delle
scuole
filosofiche
alcuna
potea
appagare
lo
spirito
.
Lo
stoicismo
era
una
solenne
consacrazione
della
virtù
;
una
dottrina
filosofica
che
più
si
adattava
all
'
indole
fiera
quirita
e
che
potea
prosperare
solo
in
quel
popolo
che
avea
creato
la
leggenda
di
Muzio
Scevola
.
Quei
filosofi
perivano
coll
'
indifferenza
con
la
quale
i
loro
maggiori
si
erano
saputi
immolare
alla
patria
.
L
'
epicureismo
era
una
filosofia
troppo
sci
entifica
,
perché
la
generalità
la
comprendesse
;
la
religione
ebraica
era
monoteista
,
ma
era
lontana
da
quel
contenuto
di
dolcezza
e
di
bontà
che
soffiava
negli
animi
ed
era
inoltre
religione
strettamente
nazionale
:
dunque
,
se
in
tali
condizioni
una
religione
fosse
sorta
,
avrebbe
dovuto
,
di
certo
,
trionfare
,
specie
se
da
quel
vasto
cosmopolitismo
,
da
quella
varietà
etnica
essa
avesse
derivato
disparati
elementi
e
così
fu
.
Ognuna
delle
razze
dell
'
impero
dette
al
cristianesimo
qualcosa
,
il
germe
d
'
una
infuturazione
storica
.
Il
popolo
ebreo
le
dette
la
condizione
di
vita
,
il
nascimento
,
in
quel
contrasto
che
portava
in
sé
;
e
di
poi
le
dette
il
fanatismo
bieco
mosaico
;
il
popolo
greco
le
dette
la
sottigliezza
filosofica
;
il
latino
il
sogno
di
grandezza
universale
,
la
cattolicità
;
il
tronco
germanico
,
la
forma
feudale
e
l
'
idealismo
,
che
spogliandola
da
ogni
culto
esterno
la
rifece
adorazione
di
Dio
in
ispirito
e
verità
.
Ogni
classe
,
in
fine
,
dà
una
impronta
propria
e
una
sorgente
di
progresso
:
gli
schiavi
la
diffusione
e
il
sagrifizio
,
le
classi
alte
la
conversione
;
lo
stato
la
persecuzione
e
il
riconoscimento
.
Da
questo
contatto
,
così
vario
e
fecondo
,
è
sorto
il
cristianesimo
,
pieno
d
'
una
larga
infuturazione
storica
,
d
'
una
complessa
proteità
di
forme
e
d
'
una
vita
millenaria
formata
nel
contatto
,
nell
'
alito
di
quei
popoli
che
,
fin
dal
suo
nascere
,
vi
spirarono
dentro
.
CAPITOLO
III
.
LE
INFUTURAZIONI
STORICHE
DEL
CRISTIANESIMO
Gesù
avea
donato
al
cristianesimo
il
sentimento
più
umano
,
che
altri
dopo
Budda
,
avesse
mai
conferito
a
dottrina
filosofica
o
religiosa
,
in
sieme
con
una
giocondia
,
mai
conosciuta
in
quel
cielo
ebraico
chiuso
e
rannuvolato
.
La
sua
vita
era
stata
un
idillio
trascorso
fra
quei
monti
della
Palestina
,
dove
centinaia
di
generazioni
erano
passate
e
dove
tutto
parlava
al
cuore
la
suggestione
strana
della
vita
patriarcale
e
fra
quei
monti
,
in
mezzo
a
quel
popolo
così
umile
e
semplice
,
sulle
rive
di
quei
laghi
,
egli
era
passato
con
l
'
animo
pieno
d
'
una
pace
calma
,
d
'
una
gioia
tranquilla
,
che
sarà
uno
degli
aspetti
della
sua
religione
d
'
amore
*
.
La
preoccupazione
,
è
vero
,
avea
turbato
gli
ultimi
momenti
di
sua
vita
,
il
fastidio
della
discussione
acre
e
pettegola
l
'
avea
tediato
e
punto
negli
ultimi
istanti
;
il
vento
avea
coruscato
la
superficie
del
lago
,
ma
era
stato
un
episodio
,
un
'
ora
sola
della
giornata
,
per
quanto
l
'
ultima
e
tragica
.
Gli
insegnamenti
più
belli
erano
venuti
fuori
su
quel
lago
,
in
mezzo
a
donne
e
a
fanciulli
,
nell
'
intimità
di
discepoli
devoti
:
la
sua
non
era
stata
una
genialità
torbida
e
meditabonda
,
ma
dolce
come
uno
di
quei
ruscelli
che
camminano
fra
il
verde
del
colle
,
sempre
freschi
e
sempre
chiari
.
Però
la
sua
morte
,
che
avea
impressionato
stranamente
i
discepoli
e
le
donne
pietose
che
lo
aveano
seguito
;
che
si
era
innalzata
,
per
opera
di
Maria
di
Magdala
,
alla
passionalità
dolorosa
della
leggenda
;
che
avea
commosso
tanti
cuori
;
quella
morte
del
giusto
,
così
tragica
,
ben
dovea
attagliarsi
al
tono
doloroso
che
dominava
il
mondo
romano
e
specialmente
quella
parte
che
dovea
accogliere
la
parola
maessianica
.
Gesù
stesso
,
nell
'
ultime
ore
,
avea
vissuto
un
'
atmosfera
di
tristezza
e
di
infausti
presagi
;
avea
pianto
su
Gerusalemme
e
avea
predetto
che
non
vi
sarebbe
rimasta
pietra
su
pietra
;
e
la
sua
tristezza
si
era
riflessa
su
l
'
animo
dei
suoi
seguaci
ed
ora
le
stesse
vicende
politiche
pareano
avvalorarla
,
giacché
si
era
nell
'
aspettazione
triste
d
'
un
vasto
cataclisma
sociale
.
La
fine
d
'
una
civiltà
s
'
annunzia
sempre
come
una
fine
di
mondo
e
già
,
in
quel
tempo
,
gli
stessi
elementi
nuovi
e
riformatori
concepivano
la
buona
novella
solo
come
un
adempimento
nell
'
altra
vita
.
Il
mondo
era
cattivo
e
sarebbe
diventato
peggiore
,
la
morte
la
buona
morte
il
sonno
nel
bacio
di
Gesù
,
potea
solo
allietare
:
la
vita
era
,
né
potea
essere
altro
,
che
un
lungo
dolore
,
una
lunga
lotta
col
male
,
di
cui
la
morte
non
era
che
una
agonia
,
un
combattimento
,
l
'
estremo
dolore
extremus
labor
di
una
lunga
militia
.
Il
sentimento
del
dolore
era
adunque
penetrato
,
come
un
riflesso
del
dolore
universale
,
come
una
stanchezza
,
nell
'
idillio
di
Galilea
,
che
,
ben
si
era
chiuso
con
le
nubi
affannose
della
morte
di
Gesù
,
e
dovea
maggiormente
penetrare
,
come
dolore
e
fanatismo
insieme
,
quando
il
pensiero
mosaico
irruppe
nell
'
evangelo
.
Israele
era
stato
sempre
un
popolo
addolorato
:
nelle
vicende
buone
o
cattive
,
Ieova
avea
premuto
sul
popolo
eletto
,
spingendo
l
'
odio
fino
alla
settima
generazione
di
coloro
che
l
'
aveano
offeso
.
Egli
era
stato
un
dio
geloso
e
vendicativo
,
che
avea
chiesto
a
'
suoi
fedeli
prove
di
sangue
.
I
suoi
profeti
aveano
,
come
Geremia
,
lungamente
pianto
:
i
santi
,
come
David
,
in
mezzo
al
fasto
del
trono
,
aveano
dolorato
per
i
falli
commessi
;
i
giusti
,
come
Giobbe
,
aveano
sofferto
.
I
castighi
dal
cielo
erano
sempre
piovuti
,
quando
il
dio
era
stato
irato
:
il
sereno
,
di
raro
,
avea
brillato
su
quel
popolo
eletto
,
amato
d
'
un
amore
ombroso
e
vendicativo
.
Lo
stesso
sentimento
religioso
non
era
che
l
'
idea
centrale
del
carattere
del
popolo
semitico
,
era
la
forma
nella
quale
il
genio
etnico
si
era
venuto
plasmando
e
a
cui
le
vicende
storiche
erano
fortemente
legate
;
fuori
o
dentro
la
patria
,
in
guerra
di
difesa
o
di
conquiste
,
nei
momenti
di
libertà
o
di
schiavitù
,
la
religione
avea
soffiato
dentro
alla
storia
del
popolo
ebreo
e
ne
avea
costituito
lo
sfondo
.
A
questo
era
accaduto
quello
che
accade
a
'
popoli
di
origine
diversa
,
messi
a
contatto
fra
di
loro
e
agitati
da
guerre
,
nelle
quali
la
religione
diventa
uno
stimolo
ed
un
pungolo
maggiore
alla
lotta
di
razza
,
al
desio
della
conquista
;
l
'
odio
piglia
un
aspetto
politico
e
religioso
insieme
e
la
superstruttura
del
di
là
diventa
come
l
'
idea
centrale
,
intorno
alla
quale
palpita
la
vita
di
un
popolo
.
Così
avvenne
degli
ebrei
;
così
degli
arabi
e
degli
Spagnuoli
;
degli
albanesi
e
dei
Turchi
;
degli
Inglesi
e
degli
Irlandesi
;
così
avviene
ancora
dove
prevale
l
'
antisemitismo
,
facendo
sì
che
gli
ebrei
vivano
disperatamente
attaccati
alla
legge
dei
padri
loro
*
.
Il
fanatismo
mosaico
era
fortemente
epidemico
e
quando
gli
Elleni
giudaici
si
convertirono
al
cristianesimo
,
vi
portarono
tutto
il
fanatismo
ebraico
,
così
tiranno
,
come
era
loro
stato
comunicato
e
come
l
'
aveano
appreso
nella
sinagoga
.
E
fu
una
vera
forma
epidemica
,
comunicata
al
mondo
ario
per
mezzo
del
cristianesimo
e
fatta
di
dolore
e
fanatismo
in
sieme
;
fu
un
fanatismo
doloroso
che
,
dal
contatto
etnico
e
dallo
spirito
dei
tempi
,
si
riflesse
nello
animo
ario
,
di
solito
sereno
e
limpido
come
un
orizzonte
vasto
e
senza
nubi
.
Altro
fatto
ancora
dovea
avvalorare
tale
tendenza
:
l
'
idea
cristiana
s
'
impiantava
in
un
mondo
ristretto
intellettualmente
,
in
uno
orizzonte
stretto
ed
ineguale
come
il
campo
visivo
d
'
un
epilettico
:
gli
schiavi
che
lo
doveano
accettare
e
diffondere
erano
,
quanto
a
sviluppo
psichico
,
quello
che
sono
le
nostre
folle
inferiori
,
degli
unilaterali
sia
passionalmente
che
intellettivamente
;
ora
,
quando
un
'
idea
,
che
risponde
ad
un
sentimento
profondo
,
discende
sino
a
gente
di
mente
limitata
,
vi
assume
la
ristrettezza
passionale
del
fanatismo
,
quello
che
io
ò
chiamato
monopatia
settaria
ed
à
di
questa
la
virtù
del
sacrifizio
e
l
'
unilateralità
del
pensiero
.
D
'
altra
parte
,
il
fanatismo
che
diventa
la
forza
diffusiva
d
'
un
'
idea
,
può
,
quando
questa
idea
sia
evoluta
e
giunta
ad
un
grado
di
predominio
e
d
'
espansione
,
diventare
oppressiva
,
imperiosa
;
può
,
quando
la
sia
stata
fortemente
contrastata
,
diventare
come
una
sorgente
di
costante
reazione
,
esercitando
in
una
parola
,
un
'
azione
simile
a
quella
che
venne
contro
di
lei
esercitata
.
Così
avvenne
del
cristianesimo
:
il
fanatismo
agì
una
volta
come
una
forza
di
espansione
ed
un
'
altra
di
reazione
;
fu
come
il
vento
che
prima
spinge
la
nave
per
risospingerla
di
poi
.
Martirologio
e
persecuzione
non
furono
che
due
aspetti
diversi
d
'
un
unico
sentimento
,
del
fanatismo
ebraico
penetrato
con
S
.
Paolo
e
con
gli
Elleni
giudaici
convertiti
al
cristianesimo
e
che
turbarono
la
serenità
dello
spirito
ario
e
fu
questo
fanatismo
cieco
,
chiuso
che
produsse
la
desolazione
e
l
'
arresto
intellettuale
delle
nazioni
latine
,
la
tabe
che
inquinò
cattolicismo
e
nazioni
cattoliche
,
in
sino
a
quando
la
Riforma
irruppe
col
libero
esame
,
preparando
al
cristianesimo
un
'
infuturazione
storica
novella
e
richiamandolo
alle
fonti
dolci
e
serene
dalle
quali
era
sgorgato
.
Ben
ebbe
la
Riforma
le
sue
intolleranze
,
che
furono
degli
atavismi
che
doveano
cadere
vinti
,
e
per
sempre
,
dalla
libertà
piena
e
sconfinata
,
non
dalla
libertà
indifferente
dello
spirito
latino
che
tutto
vede
e
di
tutto
dubita
,
ma
da
quella
libertà
passionata
,
piena
d
'
idealismo
che
illumina
la
mente
delle
razze
nordiche
.
Se
il
pensiero
giudaico
dette
al
cristianesimo
l
'
intolleranza
e
la
tristezza
semitica
,
il
pensiero
greco
gli
donò
la
sottigliezza
idealistica
e
il
fantastico
dell
'
indirizzo
neoplatonico
.
Quando
il
cristianesimo
nasceva
,
od
anche
prima
,
il
pensiero
filosofico
greco
era
in
un
periodo
di
decadenza
:
le
scuole
monistiche
ioniche
ed
eleatiche
erano
morte
e
da
secoli
;
l
'
eloquenza
era
discesa
al
sofismo
;
la
lirica
e
le
altre
forme
letterarie
tacevano
e
solo
,
in
mezzo
alla
desolazione
intellettuale
,
sopravviveva
il
pensiero
filosofico
sottilizzante
,
lontano
dalla
profondità
idealistica
dei
tempi
di
Socrate
o
di
quella
positiva
dei
primi
filosofi
.
Quella
forma
che
si
svolgerà
di
preferenza
a
Bisanzio
e
che
sarà
detta
perciò
bizantinismo
,
come
forma
frivola
di
concezione
non
solo
filosofica
,
ma
di
tutta
la
vita
,
si
era
da
lungo
tempo
iniziato
nel
pensiero
greco
.
Il
contatto
semita
porse
un
incentivo
,
dette
la
materia
a
questa
tendenza
del
pensiero
greco
,
giacché
portava
in
sé
il
concetto
del
monoteismo
e
una
folla
di
concezioni
astruse
di
teologie
,
di
teogonie
così
difficili
a
capirsi
,
così
lontane
dalla
limpidezza
del
pensiero
religioso
ario
che
ben
si
prestavano
ad
una
effimera
ginnastica
intellettuale
e
ad
un
giuoco
di
parole
,
a
distinzioni
sottili
,
a
quello
che
,
insomma
,
era
allora
la
tendenza
del
pensiero
filosofico
ellenico
e
dal
connubio
nacque
la
gnosi
.
E
quando
l
'
ellenismo
penetrò
nel
cristianesimo
,
vi
portò
la
stessa
tendenza
sottilizzatrice
,
l
'
interpretazione
idealistica
religiosa
.
Quale
campo
,
in
fatti
,
più
attraente
e
più
ricco
del
mistero
della
trinità
e
dell
'
unità
e
del
verbo
,
temi
aerei
,
facilmente
volatilizzabili
,
intorno
a
'
quali
si
potea
il
pensiero
eternamente
lambiccare
senza
mai
toccare
il
fondo
?
Questa
attività
filosofica
,
che
fu
di
certo
,
fra
le
parti
più
caduche
del
pensiero
cristiano
,
ebbe
pure
un
'
importanza
,
che
non
parmi
,
sia
stata
osservata
,
mantenendo
viva
la
ginnastica
intellettiva
e
facendo
sì
che
del
pensiero
greco
non
si
fosse
disperso
l
'
ultima
traccia
,
in
fino
a
quando
non
venne
il
Rinascimento
.
In
ogni
modo
,
la
chiesa
portò
con
sé
questo
carattere
di
vuota
disputa
teologica
,
fu
sempre
un
eterno
scisma
interno
ed
esterno
,
senza
un
pensiero
profondo
,
fatto
di
sottigliezze
sostenute
con
calore
settario
,
spinto
fino
alle
persecuzioni
,
comparse
fin
da
'
tempi
di
Ario
e
di
Donato
.
Il
pensiero
cristiano
latino
fu
di
ben
altra
importanza
:
sia
ch
'
esso
tentasse
ridurre
ad
unità
intellettiva
rigida
,
forte
,
il
movimento
cattolico
cristiano
;
sia
che
esso
agitasse
,
sotto
parvenza
teologica
,
le
quistioni
più
gravi
come
la
predistinazione
e
la
grazia
,
il
libero
arbitrio
e
il
determinismo
;
fu
pensiero
forte
e
robusto
.
La
chiesa
cattolica
,
che
fu
il
riflesso
di
questo
pensiero
,
deve
adesso
la
sua
unità
,
che
,
ancora
dopo
tanto
tempo
,
ne
fa
come
una
di
quelle
piramidi
egiziane
contro
delle
quali
si
rompe
il
vento
del
deserto
.
Ma
,
accanto
al
concetto
filosofico
cristiano
,
vi
fu
un
vero
pensiero
,
anzi
una
vasta
letteratura
passionale
,
riflesso
d
'
un
mondo
,
non
meno
del
moderno
,
vivo
ed
agitato
.
Già
fin
da
'
tempi
di
Gesù
e
poco
dopo
la
sua
morte
,
le
vicende
della
sua
vita
formavano
una
letteratura
popolare
pietosa
e
triste
:
raccontata
in
mille
modi
,
scritta
in
diverse
lingue
,
essa
costituì
per
lungo
tempo
,
il
pensiero
principale
,
la
suggestione
più
viva
del
vasto
mondo
cristiano
.
Gli
evangeli
sinottici
,
quelli
poi
riconosciuti
dalla
chiesa
,
per
veri
,
non
erano
che
tali
tradizioni
che
metteano
capo
o
a
persone
presenti
agli
avvenimenti
o
a
questi
vicini
*
.
Ma
,
oltre
i
quattro
,
altri
ne
esistevano
e
se
ne
vanno
ogni
giorno
scoprendo
,
giacché
nessun
fatto
,
così
estensivamente
ed
intensivamente
,
commosse
gli
uomini
,
come
quello
della
vita
di
Gesù
.
Nella
nostra
vita
moderna
,
il
flusso
delle
idee
e
delle
impressioni
è
così
vario
,
che
,
anche
in
persone
monoideizzati
,
un
'
idea
non
può
di
tanto
occupare
l
'
animo
,
di
quanto
l
'
occupò
altra
volta
la
vicenda
passionale
di
Gesù
;
del
resto
il
monodeismo
di
tanto
si
accresceva
di
quanto
grande
è
il
numero
di
coloro
che
lo
portano
nel
cuore
,
e
in
quel
tempo
i
monoideizzati
del
cristianesimo
erano
tutta
l
'
umanità
.
E
poi
,
quale
idea
,
di
mezzo
alla
tristezza
,
allo
sconforto
universale
meritava
di
più
di
essere
sempre
presente
alla
mente
e
di
essere
portata
nel
cuore
?
I
tempi
che
successero
,
non
erano
fatti
per
diminuire
questa
suggestione
:
Gesù
non
era
morto
che
da
pochi
anni
e
Stefano
apriva
il
martirologio
;
pochi
anni
dopo
,
Nerone
iniziava
le
prime
persecuzioni
che
si
doveano
ripetere
con
un
crescendo
spaventevole
.
Vita
di
Gesù
e
persecuzioni
,
per
lungo
tempo
,
formarono
come
un
vasto
cielo
di
leggende
,
in
parte
vero
e
in
parte
apocrifo
,
che
si
dilungò
per
tutto
il
medio
evo
e
l
'
evo
moderno
e
vive
ancora
,
raccolto
negli
evangeli
,
nell
'
opere
boliandiste
e
nella
psiche
della
plebe
e
noi
,
nello
studio
sulla
folla
,
lo
trovammo
.
Ma
,
quando
le
persecuzioni
cessarono
,
la
superstizione
,
fin
allora
contenuta
dalla
suggestione
martirologica
ed
evangelica
,
dilagò
:
il
pericolo
continuo
di
sé
e
l
'
esaltazione
mistica
aveano
,
fin
allora
,
infrenato
il
lavoro
immaginativo
,
facendolo
vivere
della
realtà
,
ma
,
quando
questo
cessò
,
gli
elementi
fantastici
donde
ogni
religione
ribocca
,
si
svolsero
e
attorno
al
diavolo
,
all
'
inferno
,
al
paradiso
,
al
purgatorio
si
formò
una
vasta
leggenda
,
che
viene
ora
amorosamente
raccolta
dagli
studiosi
del
medio
evo
,
come
dal
Graf
fra
noi
,
e
che
si
riflesse
nell
'
arte
di
Dante
e
di
Milton
e
degli
oscuri
artisti
che
cantarono
il
viaggio
nei
tre
regni
d
'
oltre
tomba
.
Intorno
a
questa
superstruttura
ideale
,
il
genio
germanico
lavorò
molto
:
le
novelle
più
tetre
,
le
leggende
più
cupe
sorsero
là
:
nessun
clima
forse
più
di
quello
delle
nebbie
,
delle
sabbie
nordiche
della
Germania
,
degli
scogli
flagellati
dal
vento
,
della
patria
di
Odino
e
del
dio
Tor
,
è
più
propizio
a
mettere
nell
'
animo
tante
e
tali
allucinazioni
.
Vi
contribuirono
ancora
l
'
eremo
,
la
solitudine
,
i
sensi
martoriati
,
la
lunga
astinenza
;
quante
allucinazioni
non
soffrirono
quei
poveri
santi
che
mortificavano
la
carne
e
che
il
demonio
tentava
e
,
talvolta
non
in
vano
,
sotto
le
forme
più
procaci
di
donne
?
Sorse
,
così
,
quell
'
ascetismo
feroce
che
dalla
Tebaide
si
diffuse
per
l
'
Europa
:
il
teschio
e
le
massime
più
tristi
dell
'
antico
testamento
:
la
vanitas
vanitatum
,
abel
abelim
,
formarono
la
sapienza
somma
dell
'
uomo
e
questa
ossessione
toccò
,
nel
mille
,
l
'
estremo
culmine
,
onde
il
Rinascimento
apparrà
con
il
suo
bisogno
di
vivere
e
di
godere
una
nuova
primavera
umana
.
Ma
,
il
pensiero
cristiano
fu
affannoso
;
dopo
l
'
assorbimento
monopassionale
,
dei
primi
tempi
,
nella
vita
di
Gesù
e
dei
martiri
;
dopo
l
'
ascetismo
,
esso
visse
di
gravi
preoccupazioni
,
le
quali
di
religioso
non
ànno
che
l
'
apparenza
esterna
.
Tutte
l
'
eresie
risorgenti
,
tutte
le
quistioni
teologiche
implicano
una
quistione
mondana
,
la
più
mondana
di
tutte
,
la
quistione
economica
.
Il
comunismo
primitivo
,
vinto
dall
'
irrompere
dei
ricchi
nel
cristianesimo
,
dopo
la
concessione
di
Costantino
e
sostituito
col
debitum
legale
dell
'
elemosina
a
'
poveri
,
risorse
sempre
contro
la
forma
feudale
:
il
monachismo
non
è
che
una
protesta
continua
contro
il
lusso
e
la
ricchezza
,
i
profeti
del
comunismo
escono
,
a
volta
a
volta
,
da
esso
ch
'
è
contro
il
pensiero
chiuso
dal
cattolicismo
,
un
fomite
di
potente
rivolta
.
Da
'
domenicani
usciranno
e
Campanella
e
Bruno
;
dagli
Agostiniani
Lutero
;
Girolamo
Savonarola
sarà
un
frate
e
la
prima
eresia
verrà
fuori
da
'
conventi
,
nei
quali
si
sarà
conservato
il
pensiero
pagano
nei
papiri
,
sottratti
al
vandalismo
e
raschiati
per
scrivervi
su
il
salmo
,
ma
quel
pensiero
sepolto
balzerà
vivo
,
com
'
è
fama
presso
i
cristiani
che
i
morti
risorgeranno
nel
giorno
del
giudizio
,
gettando
la
pietra
sepolcrale
.
Nella
multiformità
del
pensiero
cristiano
sta
la
sua
segreta
potenza
e
quando
l
'
una
forma
è
esaurita
,
l
'
altra
risorgerà
con
una
duttilità
meravigliosa
come
immagine
che
si
rifletta
in
una
molteplicità
di
specchi
,
ognuno
dei
quali
le
dà
qual
cosa
di
nuovo
,
di
vago
,
d
'
impreveduto
.
Ma
il
pensiero
cristiano
fu
,
ancora
,
improntato
d
'
una
universalità
così
piena
,
da
essere
solo
,
al
presente
,
sorpassato
dal
pensiero
scientifico
e
dalla
nuova
fede
sociale
che
portiamo
nel
cuore
.
La
cattolicità
non
era
dote
del
pensiero
semitico
,
ma
,
in
vece
,
della
razza
aria
;
prima
che
sorgesse
l
'
idea
cristiana
,
gli
arii
aveano
avuto
una
diffusione
etnica
meravigliosa
,
la
quale
non
si
è
ancora
esaurita
e
costituisce
l
'
essenza
delle
lotte
di
razze
,
che
,
a
taluno
sociologo
,
pare
come
il
filo
conduttore
delle
vicende
umane
.
Popoli
d
'
altri
colori
aveano
segnato
i
primi
progressi
sociali
;
aveano
creato
le
più
antiche
società
di
cui
resti
ricordo
;
ma
quando
costoro
si
erano
arrestati
o
dispersi
nel
cammino
umano
,
gli
arii
ne
aveano
ereditato
il
contenuto
sociale
.
Nelle
piramidi
degli
Egiziani
,
che
si
vogliono
sieno
stati
di
razza
negroide
,
i
Greci
sono
rappresentati
come
barbari
mezzo
nudi
e
con
l
'
arco
in
mano
;
gli
arii
furono
dunque
gli
eredi
di
quel
sepolto
mondo
orientale
che
precesse
,
di
tanto
tempo
,
la
civiltà
d
'
occidente
e
che
brillò
d
'
una
luce
vivissima
.
I
semiti
non
assursero
mai
all
'
universalità
d
'
una
religione
:
nella
Bibbia
sta
spesso
detto
di
Dei
d
'
altri
popoli
contro
a
Ieova
;
lo
stesso
monoteismo
iavetico
era
stato
preceduto
da
un
periodo
politeistico
;
e
Gesù
,
predicando
alle
turbe
,
non
spinse
mai
il
pensiero
oltre
il
popolo
eletto
:
egli
ebbe
solo
in
mente
l
'
universalità
semitica
,
sebbene
la
sua
dottrina
contenesse
tanta
virtù
d
'
espansione
,
quanto
ce
ne
fu
di
bisogno
per
l
'
avvenire
.
Il
primo
cattolico
del
cristianesimo
,
Paolo
,
fu
quel
che
noi
diremmo
una
singolarità
geniale
,
che
più
del
genio
stesso
è
destinata
ad
esercitare
un
'
azione
suggestiva
grande
e
profonda
.
In
fatti
se
egli
à
nelle
vene
il
sentimento
d
'
un
fanatismo
cupo
,
educato
nelle
sinagoghe
;
à
un
ardore
,
un
'
impetuosità
di
carattere
,
un
bisogno
di
lotta
che
soggioga
,
anche
quando
non
affascina
ed
à
nella
mente
il
disegno
dell
'
universalità
,
sconosciuta
al
mondo
semitico
,
al
popolo
eletto
.
Egli
impronta
di
sé
tutto
il
primo
periodo
cristiano
e
,
dinanzi
alla
ristrettezza
mentale
dei
primi
discepoli
,
è
quegli
cui
deve
gran
parte
del
suo
avvenire
la
idea
cristiana
.
Tempra
destinata
a
sprigionare
intorno
a
sé
amori
ed
odii
,
come
quando
i
correligionarii
lo
salvarono
in
una
cesta
a
Damasco
dall
'
ira
della
sinagoga
e
come
quando
lo
riguardarono
con
diffidenza
e
sospetto
a
Gerusalemme
e
lo
raffigurarono
nella
leggenda
di
Sim
on
Mago
e
,
per
lungo
tempo
ancora
dopo
la
morte
,
lo
tennero
in
conto
di
orgoglioso
e
di
superbo
,
come
chi
osò
appellarsi
apostolo
,
pretendendo
che
la
visione
a
lui
concessa
sulla
via
di
Damasco
fosse
qualcosa
di
più
che
l
'
essere
stato
discepolo
eletto
durante
la
vita
terrena
del
maestro
*
.
Ma
,
quando
Paolo
partì
a
diffondere
il
cristianesimo
nel
mondo
latino
,
egli
ebbe
un
intuito
inconscio
della
universalità
dell
'
impero
romano
,
di
quell
'
universalità
ch
'
era
frutto
della
dote
etnica
del
popolo
ario
,
così
largo
nei
suoi
concepimenti
e
nelle
sue
civiltà
.
Non
solo
il
mondo
latino
dava
la
dote
universalizzante
della
mente
,
ma
benanco
il
cosmopolitismo
dell
'
impero
:
e
,
però
le
prime
associazioni
cristiane
ebbero
la
costituzione
per
provincie
e
per
regioni
al
pari
dell
'
impero
:
egli
è
proprio
così
,
i
partiti
novatori
trovano
nella
forma
politica
imperante
come
lo
scheletro
della
propria
costituzione
:
il
cristianesimo
non
si
sottrasse
a
questa
legge
.
Il
pensiero
della
cattolicità
in
Roma
fu
enormemente
favorito
dall
'
essere
questa
la
capitale
dell
'
impero
e
lo
fu
in
più
modi
,
sia
perché
i
grandi
centri
sono
il
terreno
più
adatto
per
preparare
e
per
diffondere
le
novazioni
,
sia
ancora
perché
,
a
Roma
,
era
più
vivo
,
più
forte
il
contrasto
sociale
tra
l
'
antica
grandezza
scesa
fino
alla
corruzione
e
alla
crudeltà
e
,
di
contro
,
il
bisogno
d
'
una
vita
nuova
fatta
d
'
un
forte
sentimento
umano
di
pietà
.
E
,
in
quel
centro
,
così
fattamente
preparato
,
la
parola
di
Paolo
dovette
giungere
come
un
bisogno
,
un
'
interpretazione
d
'
un
sentimento
universale
,
come
la
voce
dei
tempi
nuovi
.
Se
non
fosse
giunta
ancora
,
la
si
sarebbe
aspettata
con
l
'
ansia
,
con
il
tormento
che
le
civiltà
decadenti
mettono
negli
animi
di
tutti
,
con
quel
sentimento
vago
ed
ignoto
che
non
si
sa
donde
venga
e
dove
vada
.
Ben
tosto
i
cristiani
aumentarono
fino
a
costituire
una
novella
forza
collettiva
nella
vecchia
forma
romana
e
,
quando
le
persecuzioni
cominciarono
,
a
Roma
,
più
che
altrove
,
nel
cuore
dell
'
Impero
,
dovettero
essere
più
feroci
e
dovette
la
nuova
maggiormente
diffondersene
,
con
quel
senso
di
curiosità
e
d
'
interesse
che
un
fatto
della
capitale
esercitava
.
Cominciò
,
quindi
,
accanto
alla
vieta
gloria
di
Roma
a
tessersi
il
fascino
delle
persecuzioni
e
del
martiriologio
:
Roma
diventa
la
città
santa
del
cristianesimo
al
pari
di
Gerusalemme
e
a
misura
che
questo
diventava
un
organismo
,
anzi
il
più
forte
organismo
dell
'
impero
,
Roma
ne
dovea
apparire
il
cervello
ed
il
cuore
,
e
in
quale
città
,
più
che
in
questa
,
il
genio
ario
era
diventato
universale
,
in
quale
più
che
in
questa
dovea
affermarsi
la
universalità
del
cristianesimo
?
Sorse
,
così
,
il
sogno
della
grandezza
terrena
del
cristianesimo
,
che
dovea
poi
ing
randirsi
sino
all
'
universalità
del
papato
quale
fu
concipito
da
una
delle
menti
più
alte
del
cattolicismo
,
da
Gregorio
VII
,
da
Ildebrando
.
Del
resto
l
'
universalità
politica
di
Roma
,
fu
così
fattamente
legata
alla
cattolicità
del
cristianesimo
,
che
quando
l
'
impero
si
scisse
,
dalle
novelle
divisioni
politiche
nacquero
come
tante
chiese
,
quasi
con
la
rottura
dell
'
impero
si
fosse
fratturato
lo
scheletro
gigantesco
della
superstruttura
ideale
cristiana
e
a
Bisanzio
sorse
la
chiesa
con
a
capo
imperatori
teologizzanti
ed
iconoclasti
;
in
Russia
lo
spirito
slavo
si
compose
in
una
chiesa
feroce
e
incombente
sugli
animi
e
sui
corpi
più
della
stessa
chiesa
romana
;
la
chiesa
greca
sottilizzante
diventò
scismatica
ed
in
ultimo
il
pensiero
religioso
germanico
si
spezzò
in
mille
confessioni
diverse
,
che
non
ànno
che
un
solo
punto
comune
:
la
Bibbia
e
una
sola
autorità
:
il
pensiero
che
la
interpetra
.
Ma
la
universalità
cristiana
non
si
è
spenta
:
finita
d
'
accrescersi
come
universalità
di
costituzione
,
come
cattolicismo
,
vive
come
universalità
di
dottrina
,
come
apostolato
fra
i
popoli
d
'
altro
colore
e
d
'
altra
religione
e
ancora
dopo
tanti
secoli
Cristo
,
il
leo
de
tribu
Iuda
,
vince
!
Ma
,
il
cristianesimo
non
era
stata
che
una
lunga
promessa
idealistica
:
Gesù
,
in
fatti
,
avea
a
più
riprese
annunziato
che
molti
dei
presenti
non
avrebbero
gustato
la
morte
prima
che
il
figliuolo
dell
'
uomo
non
fosse
venuto
cinto
di
gloria
e
maestà
;
ma
i
tempi
erano
trascorsi
,
né
le
promesse
messianiche
si
erano
adempiute
.
A
'
giorni
erano
successi
gli
anni
e
la
speranza
,
anziché
spegnersi
,
veniva
ricacciata
di
là
dal
tempo
e
dallo
spazio
:
non
avea
detto
Gesù
che
il
suo
regno
non
era
di
questo
mondo
e
il
mille
non
era
detto
l
'
ultimo
anno
,
nel
quale
Egli
sarebbe
venuto
a
giudicare
e
i
vivi
e
i
morti
?
Ma
il
mille
era
trascorso
,
così
come
erano
passati
gli
altri
anni
,
né
le
profezie
tentavano
lontanamente
d
'
avverarsi
,
in
vece
cresceva
non
la
promessa
messianica
,
ma
la
cupidigia
terrena
che
penetrava
dovunque
.
Il
sogno
della
grandezza
terrena
era
succeduto
a
quello
del
millenarismo
;
alla
Gerusalemme
celeste
si
veniva
sostituendo
la
Gerusalemme
terrena
.
Tutto
portava
in
sé
quest
'
impronta
:
Gesù
avea
detto
,
parlando
con
la
samaritana
,
che
sarebbe
venuto
giorno
che
Dio
si
sarebbe
adorato
in
ispirito
e
verità
;
ma
la
sua
religione
era
piena
d
'
un
culto
esterno
bello
,
artistico
,
ammaliatore
dei
sensi
,
quale
né
i
primi
cristiani
né
il
Iaevismo
aveano
conosciuto
;
Gesù
avea
cacciato
dal
tempio
i
falsarii
,
ma
la
simonia
appestava
la
mistica
vigna
,
che
più
ancora
?
i
primi
fedeli
aveano
fuggito
la
carne
ed
il
mondo
e
questo
vi
penetrava
nella
forma
più
seducente
del
vizio
artistico
e
del
paganesimo
;
l
'
antico
spirito
ario
,
fatto
di
godimenti
estetici
e
sensuali
,
trionfava
sull
'
ascetismo
;
ci
voleva
una
riforma
idealistica
,
consona
al
primiero
spirito
cristiano
e
questa
la
dovea
donare
il
genio
germanico
,
ch
'
è
così
intimamente
ideale
,
così
profondamente
raccolto
.
La
riforma
à
un
doppio
aspetto
:
in
alto
essa
è
fortemente
idealistica
,
si
innalza
fino
al
culto
libero
,
fino
all
'
adorazione
di
Dio
nel
proprio
cuore
,
come
tempio
che
l
'
uomo
porta
seco
.
Quando
,
in
una
fede
religiosa
,
manca
la
costrizione
del
culto
e
della
forma
,
essa
può
sollevarsi
,
di
espansione
in
espansione
,
fino
alla
concezione
di
Dio
,
per
discendere
all
'
umanità
,
formando
un
vero
panteismo
umano
,
e
questo
è
avvenuto
della
Riforma
quale
la
si
svolge
in
Inghilterra
ed
in
America
,
nelle
confessioni
più
alte
e
più
libere
,
nelle
menti
più
ardite
.
Ma
,
in
fondo
,
la
Riforma
non
è
che
un
movimento
economico
:
la
chiesa
avea
assunto
forma
feudale
:
il
feudo
era
la
forma
politico
dominante
,
e
la
chiesa
non
si
era
sottratta
a
questo
colore
del
tempo
,
a
questa
forza
plasmatrice
:
anzi
,
era
divenuto
il
feudo
più
possente
,
dal
quale
l
'
altro
l
'
impero
riceveva
l
'
investitura
:
avea
visto
a
'
suoi
piedi
,
a
Canossa
,
l
'
autorità
feudo
imperiale
e
nella
lotta
lunga
tra
guelfi
e
ghibellini
,
la
chiesa
avea
finito
per
trionfare
.
Però
,
all
'
ombra
del
feudo
imperiale
e
ecclesiastico
,
si
era
venuta
sprigionando
una
novella
forza
economica
,
la
borghesia
,
che
rompeva
del
feudo
e
la
forma
e
la
sostanza
,
e
che
come
tutte
le
quistioni
medioevali
pigliava
un
aspetto
religioso
.
In
Italia
essa
era
lotta
dei
comuni
liberi
,
in
Germania
diventò
la
Riforma
,
cioè
,
lotta
movente
dal
desiderio
di
negare
le
decime
alla
chiesa
,
disconoscendone
la
leggittimità
.
La
prima
lotta
della
borghesia
prese
aspetto
religioso
e
fu
diretta
contro
il
maggior
feudo
che
esistesse
in
Europa
,
la
chiesa
:
solo
più
tardi
,
quando
la
borghesia
divenne
più
evoluta
,
la
lotta
divenne
apertamente
politica
e
s
'
indirizzò
contro
i
due
ordini
feudali
:
nobiltà
e
clero
.
La
Riforma
parve
,
e
fu
,
coi
fatti
,
un
rinnovellamento
della
dottrina
di
Gesù
,
che
avveniva
per
virtù
delle
masse
nordiche
.
In
que
'
popoli
il
pensiero
e
la
vita
sono
affatto
collettivi
e
però
tutto
è
alto
,
immenso
e
durevole
:
nel
cristianesimo
il
fatto
non
era
nuovo
:
il
suo
sorgere
non
era
stato
che
un
'
opera
di
massa
,
dell
'
unica
massa
,
anzi
,
che
,
di
vivo
e
di
sano
,
esistesse
nell
'
impero
,
degli
schiavi
.
Mai
fino
a
quel
tempo
la
genialità
era
discesa
fino
alla
plebe
per
immillarsi
;
quel
che
sarà
il
carattere
delle
folle
moderne
,
cioè
la
genialità
diffusa
e
diffondentesi
per
opera
della
collettività
umana
,
ebbe
uno
dei
più
alti
esempi
nel
cristianesimo
primitivo
,
negli
schiavi
.
L
'
animo
loro
era
,
a
quei
tempi
,
l
'
unica
cosa
che
la
corruzione
non
avea
toccato
affatto
o
avea
toccato
di
meno
.
Tranne
e
liberti
e
cinedi
,
essi
erano
quanto
di
vivo
esisteva
ancora
,
l
'
unica
classe
ancora
capace
di
virtù
.
Essi
portavano
,
in
mezzo
alla
degenerazione
della
razza
,
una
sorgente
d
'
energia
inesauribile
,
formata
da
quegli
uomini
liberi
caduti
in
ischiavitù
,
che
del
passato
aveano
e
il
ricordo
e
l
'
irrequietezza
.
Era
un
elemento
perturbatore
che
si
aggiungeva
a
fomentare
le
impazienze
,
rese
più
forti
da
'
più
crudeli
trattamenti
,
che
si
andavano
escogitando
ogni
giorno
di
più
.
La
schiavitù
era
un
vasto
mondo
,
un
sottostrato
sociale
complesso
,
percorso
da
varie
correnti
,
agitato
da
varii
sentimenti
,
come
un
popolo
d
'
un
multiforme
carattere
etnico
:
accanto
allo
schiavo
millenario
,
al
discendente
dei
primi
popoli
soggiogati
dalla
conquista
e
che
la
lunga
degenerazione
aveva
reso
curvo
sin
da
sembrare
ad
Aristotile
uomo
d
'
altra
razza
,
erano
i
liberi
divenuti
schiavi
,
vero
elemento
sobillatore
:
accanto
al
romano
e
al
greco
,
civili
,
raffinati
,
di
quella
civiltà
che
aveano
appreso
da
liberi
o
ch
'
era
scesa
sino
allora
nel
contatto
,
per
quanto
rado
e
guardingo
,
con
la
classe
alta
,
vivea
il
germano
mezzo
barbaro
,
ma
audace
,
vigoroso
,
avido
di
libertà
;
vi
erano
gli
schiavi
colti
:
medici
,
pedagoghi
,
letterati
;
gli
artisti
,
dediti
al
suono
o
al
canto
o
al
ballo
,
vi
erano
i
gladiatori
o
i
guerrieri
;
vi
erano
in
fine
gli
schiavi
pertinenti
alle
modeste
famiglie
patrizie
nelle
quali
era
penetrata
una
pietà
nuova
,
sconosciuta
al
mond
o
romano
,
un
ardore
sincero
della
virtù
,
un
bisogno
d
'
una
religione
più
alta
e
nelle
quali
si
venia
infiltrando
,
per
mezzo
dei
Sirï
che
traevano
a
Roma
,
il
monoteismo
orientale
.
Gli
stoici
si
erano
innalzati
al
concetto
della
solidarietà
umana
e
questo
dovea
certamente
penetrare
,
ora
in
modo
confuso
,
ora
no
,
fino
a
quel
basso
mondo
di
schiavi
e
come
avviene
oggi
che
,
anco
nei
paesi
poco
colti
,
le
novelle
teorie
sociali
che
più
commovono
gli
animi
arrivano
,
non
ostante
l
'
ignoranza
,
fino
alle
plebi
;
così
un
'
eco
di
quel
vasto
clima
storico
d
'
aspettazione
,
di
sconforti
,
di
speranze
arrivava
sino
a
loro
e
ne
formava
il
contenuto
morale
e
li
stringeva
in
sieme
colla
pressura
economica
in
solidarietà
,
in
associazioni
di
mutua
sepoltura
,
dove
i
vinti
del
mondo
potessero
almeno
godere
la
pace
del
nulla
.
Quando
a
Roma
e
in
Grecia
la
suggestione
della
forza
avea
imperato
,
gli
schiavi
ne
aveano
inteso
gli
stimoli
ed
aveano
conteso
col
vincitore
la
libertà
:
la
loro
era
stata
lotta
brutale
,
senza
altro
fine
che
liberare
sé
stessi
dalla
schiavitù
e
calcarla
sul
capo
agli
altri
.
La
scienza
non
avea
rischiarato
quelli
morti
lugubri
e
,
vinti
,
la
schiavitù
era
piombata
più
grave
.
I
tempi
nuovi
aveano
modificato
l
'
antica
tendenza
della
liberazione
con
la
forza
,
illuminata
dall
'
odio
selvaggio
,
sostituendovi
,
in
vece
,
il
concetto
d
'
una
liberazione
dovuta
ad
un
addolcimento
di
costumi
,
alla
pietà
,
all
'
amore
;
alla
liberazione
con
la
forza
al
metodo
rivoltoso
si
era
venuto
sostituendo
il
metodo
evolutivo
dell
'
innalzamento
graduale
mercé
i
sentimenti
più
buoni
dell
'
animo
umano
.
Il
cristianesimo
conteneva
questi
concetti
:
Gesù
avea
predicato
l
'
eguaglianza
,
avea
inveito
contro
la
ricchezza
,
avea
esaltato
gli
umili
:
tutto
rispondeva
,
nella
sua
opera
e
nella
sua
vita
,
all
'
animo
popolare
:
la
scelta
dei
discepoli
,
la
sua
dottrina
facile
,
piana
,
ricca
d
'
insegnamenti
e
in
fine
la
suggestione
della
sua
morte
,
la
morte
del
giusto
,
così
simile
a
quella
di
molti
di
loro
,
onde
tutto
dovea
far
sì
che
il
suo
insegnamento
dovesse
diventare
la
loro
religione
.
Nell
'
evangelo
era
ben
detto
:
obbedite
a
'
vostri
padroni
con
terrore
e
con
timore
,
ma
non
era
questo
un
consiglio
di
prudenza
?
con
la
forza
che
poteano
concludere
,
che
non
fosse
stato
un
novello
dolore
?
La
redenzione
dovea
venire
,
ma
dal
mondo
di
là
e
,
quando
ogni
redenzione
terrena
parea
morta
,
non
era
una
sorgente
di
forza
morale
quella
ricompensa
,
l
'
unica
ricompensa
,
promessa
a
chi
,
fin
quella
,
si
vedea
negata
?
se
erano
gli
ultimi
sulla
terra
,
ben
erano
i
primi
dinanzi
a
Dio
?
Dalla
tristezza
del
presente
l
'
uomo
si
è
sempre
rifuggiato
nell
'
ideale
e
di
là
à
attinto
nuova
lena
a
modificare
un
presente
ben
triste
e
,
in
apparenza
,
immodificabile
:
così
fecero
quegli
schiavi
!
E
gli
schiavi
dettero
al
cristianesimo
la
diffusione
orale
,
l
'
unica
da
'
tempi
permessa
,
e
la
suggestione
del
martirio
:
nel
martirio
si
disvela
la
passionalità
unilaterale
,
ma
grande
di
quegli
uomini
,
cui
il
senno
romano
avea
negato
la
personalità
umana
;
e
i
quali
ripeteranno
a
milioni
l
'
eroismo
di
Gesù
sulla
croce
e
testimonieranno
,
in
sieme
col
maestro
,
della
grandezza
della
natura
umana
,
ascosa
nell
'
umiltà
della
nascita
.
A
'
Romani
parea
la
loro
morte
vile
damnum
,
perché
non
comprendono
come
quei
poveri
schiavi
dovranno
smagliare
,
ad
uno
ad
uno
,
gli
anelli
,
della
grandezza
quirita
e
come
il
valore
degli
avi
cadrà
dinanzi
all
'
eroismo
umile
e
rassegnato
di
quei
martiri
.
Il
primitivo
cristianesimo
è
tutto
pieno
di
loro
,
che
si
stringeranno
in
un
partito
organizzato
e
forte
,
che
diffonderanno
gli
evangeli
,
che
inizieranno
il
martirologio
e
scaveranno
le
catacombe
,
faranno
sorgere
le
prime
arti
sacre
e
i
primi
tempï
,
inventeranno
un
gergo
cristiano
e
un
simbolismo
come
la
croce
,
il
pesce
,
l
'
alfa
e
l
'
omega
,
l
'
effigie
del
buon
pastore
ecc
.
,
creeranno
,
in
una
parola
,
un
vasto
mondo
affettivo
ed
ideale
.
Lo
stato
dette
al
cristianesimo
,
in
due
momenti
diversi
,
due
cooperazioni
differenti
,
la
prima
volta
,
perseguitandolo
,
accrebbe
il
fascino
delle
persecuzioni
che
sempre
,
in
ogni
tempo
,
finiscono
per
far
trionfare
quell
'
idea
che
tentano
di
sommergere
nel
nulla
;
in
un
secondo
tempo
,
dette
il
riconoscimento
legale
,
il
danno
più
grave
che
sia
stato
mai
recato
alla
dottrina
di
Gesù
.
Il
cristianesimo
era
stato
,
in
fatti
,
una
società
comunistica
:
non
già
che
negli
Evangeli
ciò
fosse
detto
espressamente
,
ma
dovunque
i
primi
cristiani
si
erano
venuti
formando
,
aveano
dato
alle
prime
comunioni
una
forma
strettamente
altruistica
.
L
'
egoismo
era
apparso
così
grave
che
ne
era
nata
la
leggenda
di
quel
tale
,
morto
a
'
piedi
di
Pietro
per
aver
tentato
di
celare
parte
dei
suoi
averi
,
in
vece
di
donarli
a
'
poveri
.
Fosse
stato
vero
o
falso
il
fatto
;
si
fosse
trattato
d
'
una
morte
casuale
improvvisa
,
ed
interpetrata
poi
come
castigo
divino
o
si
fosse
trattato
,
in
vece
,
d
'
una
vera
invenzione
;
è
certo
che
il
cristianesimo
assunse
,
nei
primordii
,
una
forma
comunistica
.
Ma
,
quando
lo
stato
concesse
il
proprio
riconoscimento
,
quando
molti
vi
si
convertirono
per
ragioni
politiche
,
il
comunismo
urtava
siffattamente
lo
spirito
egoistico
da
non
potersi
permettere
più
oltre
ch
'
esso
sussistesse
e
improntasse
la
dottrina
cristiana
ed
in
s
ua
vece
si
escogitò
il
debitum
legale
dell
'
elemosina
,
cioè
il
permesso
sì
di
tener
tutto
,
purché
si
desse
a
'
poveri
quod
superabat
.
Da
questo
momento
,
chiesa
e
stato
formarono
una
cosa
sola
:
la
chiesa
cominciò
a
vivere
di
cupidigie
terrene
e
fu
una
delle
forze
più
incombenti
sulla
libertà
e
sul
pensiero
.
La
religione
pagana
non
avea
esercitato
nulla
di
simile
mai
,
essa
non
era
stata
né
con
i
poveri
,
né
contro
di
essi
,
a
mantenere
la
schiavitù
era
bastata
la
forza
;
ma
fin
da
ora
la
religione
di
Gesù
nelle
sue
varie
forme
,
cattolicismo
e
protestantesimo
,
diventerà
uno
dei
più
forti
poteri
contro
ideali
o
ucciderà
,
in
germe
,
le
sue
future
evoluzioni
.
Essa
s
'
innalzerà
a
potenza
terrena
,
ma
cesserà
di
essere
la
rocca
salda
delle
aspirazioni
umane
:
porterà
,
è
vero
,
negli
ordini
sacerdotali
come
tante
vie
aperte
a
che
l
'
umile
si
innalzi
fino
al
vertice
della
posizione
religiosa
;
terrà
in
mano
lungo
tempo
le
coscienze
;
spargerà
col
dittamo
della
carità
consolazioni
sopraumane
;
ma
il
suo
carattere
liberatore
dalla
schiavitù
è
finito
per
sempre
,
la
schiavitù
di
cui
parleranno
sarà
quella
del
demonio
e
della
carne
,
che
preparerà
alle
rassegnazioni
ed
a
ll
'
ascetismo
.
Ma
,
a
misura
ch
'
essa
si
allontanava
dallo
spirito
plebeo
,
si
era
inteso
il
bisogno
di
nuovi
legami
che
ve
lo
legassero
indissolubilmente
,
di
quei
legami
ideali
che
talora
sono
così
forti
e
che
permettono
,
con
tenaci
e
novelli
adattamenti
,
una
lunga
durata
.
Uno
di
questi
si
era
venuto
lentamente
ed
inconsciamente
maturando
ed
era
lo
spirito
artistico
.
I
cristiani
si
erano
mostrati
d
'
un
vandalismo
e
d
'
un
negativismo
esagerato
di
tutta
l
'
arte
pagana
;
come
accade
nei
monopassionali
,
a
loro
quell
'
arte
splendida
era
parsa
come
un
solo
e
grande
peccato
,
come
la
tela
ordita
dalla
carne
,
per
perdere
l
'
anima
e
l
'
aveano
fortemente
ripudiata
.
Ma
portavano
in
sé
tutto
il
contenuto
passionale
che
dovea
donare
un
'
arte
novella
:
la
vita
di
Gesù
e
il
vasto
martirologio
,
l
'
assorbimento
ascetico
,
il
dolore
universale
che
si
rifletteva
in
loro
,
erano
un
contenuto
artistico
solenne
,
al
quale
non
mancava
altro
che
la
forma
e
questa
venne
.
E
già
,
nelle
catacombe
,
rivi
ve
ancor
quella
prima
rozza
arte
cristiana
:
nell
'
epigrafi
lapidarie
vi
è
come
una
lirica
solenne
e
grave
che
s
'
innalza
da
questo
basso
mondo
e
sale
fino
a
Dio
:
il
pensiero
diventa
d
'
una
dolcezza
ineffabile
;
i
morti
dormono
nel
Signore
e
in
lui
risorgeranno
;
il
loro
riposo
è
quiete
;
essi
sono
dolcissimi
,
amatissimi
,
rivivranno
negli
astri
.
Tutto
è
dolce
,
commovente
come
l
'
addio
d
'
una
madre
,
pieno
di
fascino
come
il
bacio
d
'
una
vergine
.
E
dove
nelle
catacombe
,
gli
anditi
si
allargano
,
per
formare
le
cappelle
si
veggono
i
primi
affreschi
,
le
prime
effigie
di
Gesù
,
i
primi
simboli
.
L
'
arte
cristiana
era
sorta
e
dovea
espandersi
come
l
'
ombra
d
'
un
albero
di
fioritura
meravigliosa
,
sorsero
,
fra
breve
,
i
tempi
,
i
canti
,
la
musica
sacra
,
la
scoltura
,
la
pittura
.
Il
genio
etnico
germanico
o
latino
o
slavo
portò
in
ognuna
di
queste
manifestazioni
un
'
impronta
propria
.
L
'
arte
più
bella
,
più
mondana
donò
tele
meravigliose
,
di
cui
di
cristiano
non
vi
è
che
il
tono
:
Raffaello
cercò
le
sue
madonne
in
Trastevere
,
Michelangelo
studiò
a
lungo
sull
'
uomo
il
suo
Moisè
,
Dante
cantò
,
nell
'
inferno
,
le
passioni
del
suo
tempo
e
della
sua
vita
di
profugo
,
Petrarca
innalzò
le
sue
liriche
religiose
con
quella
stessa
lingua
adusata
a
cantar
di
Laura
.
L
'
arte
antica
,
l
'
arte
di
Prassetele
e
di
Virgilio
,
ritornò
a
brillare
sullo
spirito
ario
e
fu
mondana
e
religiosa
in
sieme
,
anzi
più
mondana
che
religiosa
ed
ebbe
il
merito
di
educare
i
sensi
di
quegli
antichi
figli
di
Grecia
e
di
Roma
,
legandoli
a
sé
,
facendoli
dimentichi
del
presente
,
innalzandoli
con
l
'
arte
in
sino
a
Dio
in
un
'
estasi
beata
:
ancora
una
volta
il
cielo
fu
scordato
per
la
terra
.
E
quando
come
nel
secolo
nostro
la
letteratura
cristiana
pare
finita
,
sopravvive
come
critica
ed
esegesi
storica
nelle
pagine
brillanti
dell
'
ingegno
che
meglio
rispecchiò
il
pensiero
semita
e
cristiano
,
del
Rénan
.
Il
cristianesimo
portò
con
sé
una
larga
infuturazione
storica
,
grazie
alla
quale
esso
poté
in
momenti
diversi
vivere
d
'
una
vita
giovane
,
nuova
,
consone
a
'
tempi
.
Quando
uno
dei
suoi
aspetti
parve
vecchio
,
un
altro
se
ne
presentò
e
per
lungo
tempo
visse
,
donando
una
modernità
meravigliosa
di
dottrina
e
di
contenuto
.
Poté
così
imprigionare
a
sé
tanti
e
sì
diversi
popoli
,
essere
la
superstruttura
ideale
di
due
civiltà
:
medioevale
e
moderna
:
avere
una
universalità
non
solo
nel
pensiero
,
ma
nella
costituzione
ed
essere
,
per
tanto
tempo
,
il
fattore
principale
della
vita
del
mondo
.
Fu
è
vero
,
un
movimento
antiscientifico
:
lo
fu
dinanzi
alla
sapienza
pagana
che
condannò
e
distrusse
;
lo
fu
nei
suoi
fondatori
gli
schiavi
gente
di
nessuna
coltura
,
nella
gran
parte
;
lo
fu
ancora
perché
,
se
portò
nella
vita
il
concetto
d
'
una
missione
terrena
,
dell
'
eguaglianza
dinanzi
a
Dio
,
della
carità
che
terge
le
lagrime
e
non
ebbe
del
mondo
altro
che
un
falso
riflesso
,
pure
,
per
lungo
tempo
,
la
scienza
si
svolse
nel
suo
grembo
.
Il
pensiero
speculativo
dei
filosofi
naturali
fu
preceduto
dalle
investigazioni
teologiche
,
che
ne
furono
come
una
ginnastica
*
;
le
prime
meditazioni
positive
sorsero
nei
chiostri
,
Galileo
discoprì
in
un
tempio
la
legge
del
pendolo
.
E
quando
l
'
innovazione
scientifica
per
il
misoneismo
proprio
d
'
ogni
religione
venne
condannata
,
non
tardò
molto
a
ricevere
dalla
chiesa
un
tacito
consentimento
.
Il
cristianesimo
inteso
quale
religione
presentì
che
la
scienza
dovea
essere
il
soffio
che
l
'
avrebbe
dissipata
e
l
'
avversò
,
ma
quando
comprese
che
l
'
avversario
potea
nuocere
,
ch
'
era
ancora
in
tempo
di
guidare
,
infrenando
,
questa
misteriosa
forza
del
pensiero
,
l
'
accolse
fra
le
sue
braccia
come
figlio
prodigo
,
con
una
serie
di
adattamenti
meravigliosi
.
Il
cristianesimo
che
creò
un
'
arte
nuova
,
un
mondo
nuovo
,
non
poté
darci
una
scienza
novella
,
il
suo
fu
negativismo
scientifico
e
,
in
ciò
,
sta
la
sua
debolezza
.
CAPITOLO
IV
.
IL
SEGRETO
DEL
CRISTIANESIMO
Il
cristianesimo
ebbe
un
'
infuturazione
di
parecchi
secoli
,
godette
nel
suo
insieme
una
lunga
giovinezza
:
la
profezia
che
il
regno
di
Gesù
non
avrebbe
avuto
mai
fine
,
si
è
,
in
parte
,
avverata
e
non
,
come
potrebbe
apparire
,
per
aiuto
divino
,
ma
per
opera
meramente
umana
,
in
grazia
del
genio
ario
che
lo
pervase
in
tutti
i
punti
,
donandogli
,
come
a
'
vecchi
della
leggenda
,
un
'
eterna
giovinezza
.
Lo
spirito
ario
è
d
'
una
versatilità
meravigliosa
:
nel
lungo
ed
aspro
cammino
sociale
,
l
'
ario
dovette
piegare
il
suo
animo
a
mille
vicende
climatico
sociali
diverse
;
dovette
adattarsi
al
clima
rigido
della
Finlandia
,
la
divisa
del
mondo
ultima
Tule
,
come
la
chiamarono
i
poeti
,
e
al
clima
temperato
dell
'
Italia
o
al
tropicale
della
Sicilia
;
divenne
navigatore
ardito
o
montanaro
intrepido
;
contese
il
pane
alla
ingratitudine
delle
roccie
o
,
come
nell
'
Olanda
,
contese
,
lungamente
,
al
mare
il
suolo
sul
quale
abita
e
poi
fu
in
contatto
di
popoli
diversi
:
di
fenicï
,
d
'
arabi
,
di
egiziani
,
di
negri
ed
ereditò
dai
popoli
estinti
dell
'
oriente
o
fermati
a
mezzo
del
cammino
sociale
,
la
primeva
civiltà
.
Da
questa
varietà
di
fatti
storici
e
di
vicende
etniche
,
gli
arii
acquistarono
una
pieghevolezza
ed
una
versatilità
di
spirito
sorprendente
che
li
fece
capaci
d
'
un
largo
avvenire
e
di
salire
nel
culmine
più
alto
della
umana
famiglia
.
Il
cristianesimo
venne
a
tal
punto
che
lo
spirito
ario
si
era
completamente
formato
ed
ebbe
,
nella
varietà
degli
speciali
rami
che
dall
'
altipiano
dell
'
Himalaya
vennero
in
Europa
,
tutti
i
segreti
e
riposti
caratteri
,
che
le
dettero
non
solo
una
larga
estensione
,
ma
una
lunga
infuturazione
.
Fu
come
un
molle
strato
di
cera
sulla
quale
ogni
popolo
lasciò
la
sua
impronta
,
facendone
la
più
variata
creazione
che
sia
mai
uscita
dallo
spirito
umano
.
Il
genio
greco
donò
al
cristianesimo
la
sottigliezza
filosofica
,
una
dote
di
pensiero
dacadente
,
la
quale
non
fu
capace
d
'
alcuna
infuturazione
storica
;
per
converso
,
il
genio
latino
gli
dette
quella
ch
'
era
stata
sempre
sua
dote
,
una
forte
unità
di
dottrina
e
di
struttura
.
In
fatti
,
il
latino
non
ebbe
che
una
sola
impronta
di
pensiero
,
propria
ed
originale
;
e
fu
la
concezione
del
giure
espressa
in
una
forma
laconicamente
rigida
e
chiara
,
come
il
carattere
romano
,
semplice
,
ma
ferreo
.
Nessun
popolo
si
era
innalzato
ad
un
pensiero
,
così
netto
e
deciso
,
espresso
in
forma
apidea
;
né
avea
mai
saputo
così
organizzarsi
fortemente
;
ora
,
quando
la
grandezza
politica
romana
decadde
,
portò
nel
cristianesimo
il
suo
genio
,
innalzandolo
ad
una
precisione
dommatica
e
ad
una
costituzione
non
mai
raggiunta
altrove
.
Il
cattolicismo
che
fu
appunto
la
forma
che
il
cristianesimo
assunse
nel
pensiero
latino
fu
una
formazione
storica
di
tutto
il
medio
evo
,
cementata
così
fortemente
che
,
ancora
dopo
tanti
secoli
,
resiste
agli
assalti
del
libero
pensiero
come
le
antiche
mura
di
Roma
che
resistono
agli
strazi
del
tempo
o
la
maestà
del
Coliseo
che
sfida
ancora
i
secoli
.
Nell
'
ambito
dello
stesso
ramo
neolatino
,
ognuno
dei
diversi
popoli
,
e
francese
e
spagnuolo
,
dette
una
impronta
propria
:
lo
spagnuolo
dette
il
fanatismo
feroce
,
la
religione
fatta
strumento
di
lotta
di
razza
,
di
odio
nazionale
e
che
grava
sul
pensiero
come
una
cappa
di
piombo
.
Nell
'
Escuriale
,
in
quella
massa
fredda
e
tetra
,
è
racchiusa
l
'
immagine
sensibile
di
quel
cattolicismo
cupo
e
feroce
,
in
cui
Dio
s
'
adora
per
opera
dell
'
Inquisizione
e
il
pensiero
si
purifica
negli
auto
da
fè
.
Tutto
è
bieco
e
triste
in
questa
concezione
ed
in
questa
creazione
dello
spirito
spagnuolo
;
la
vita
vi
si
assomiglia
ad
un
funerale
che
vi
si
canti
,
ancora
in
vita
,
come
la
pazza
fantasia
di
Carlo
V
seppe
per
sé
stesso
ideare
;
voi
sentite
che
quella
superstruttura
ideale
non
potea
uscire
che
da
menti
malate
,
da
un
Filippo
II
,
parricida
,
da
un
Domenico
di
Gusman
,
criminale
,
da
un
popolo
esaurito
in
una
lunga
lotta
etnica
con
una
civiltà
splendida
,
ma
colante
sangue
,
con
un
popolo
fanatico
,
fatalista
e
sensuale
come
i
servi
di
Allah
,
da
un
popolo
educato
lungamente
alla
guerra
.
Da
questo
strano
e
cozzante
contatto
etnico
,
uscirono
la
Inquisizione
e
l
'
ordine
dei
Domenicani
,
che
fecero
rivivere
e
superarono
la
legge
iavetica
,
pur
così
triste
feroce
.
Lo
spirito
francese
dette
al
cristianesimo
il
giocondo
scetticismo
,
il
volterrianismo
cattolico
,
che
vede
tutto
,
che
sa
esprimere
tutto
in
forma
brillante
,
ma
senza
passione
;
la
percezione
chiara
,
ma
apatica
;
luminosa
,
ma
non
ardente
.
Nessuno
più
del
popolo
francese
vi
seppe
portare
la
credenza
ma
non
la
fede
piena
e
profonda
;
quella
credenza
piacevole
che
non
à
né
l
'
intimità
affannosa
tedesca
,
né
l
'
incrollabilità
latina
ed
è
come
uno
di
quegli
splendidi
palazzi
che
s
'
improvvisano
in
certe
occasioni
,
che
paiono
di
marmo
e
sono
di
tavole
;
che
paiono
monumenti
e
son
sorti
in
pochi
giorni
;
che
dànno
l
'
illusione
d
'
un
edificio
,
senza
esser
tali
.
Voltaire
che
ride
della
religione
e
che
trema
all
'
oscuro
è
il
tipo
del
carattere
francese
,
fatto
d
'
una
chiarezza
meravigliosa
di
vista
e
d
'
una
superficialità
di
sentimento
.
Il
tronco
germanico
dette
al
cristianesimo
una
intimità
di
pensiero
e
di
fede
,
pari
a
quella
dei
primitivi
tempi
.
L
'
animo
germanico
è
così
fatto
:
quel
clima
freddo
,
quelle
terre
desolate
,
battute
da
'
venti
contendono
all
'
animo
di
espandersi
,
come
accade
sotto
questo
bel
cielo
latino
e
tolgono
quell
'
agilità
meravigliosa
di
mente
così
propria
a
noi
razza
neolatina
.
L
'
unilateralità
è
il
suo
carattere
intellettivo
,
come
la
passionalità
profonda
e
chiusa
n
'
è
il
carattere
morale
.
Da
queste
due
doti
ne
viene
una
forza
di
mente
e
di
pensiero
,
poderosa
ma
non
espansiva
,
unilaterale
che
à
bisogno
di
raggrupparsi
per
ottenere
quella
larghezza
di
orizzonte
dell
'
individualità
psichica
latina
:
epperò
un
bisogno
di
supplire
con
la
tenacia
alla
mancanza
d
'
un
intuito
pronto
e
vivace
.
Là
tutto
è
pesante
,
tutto
organizzato
e
complesso
,
tutto
unilaterale
,
ma
per
compenso
è
d
'
una
penetrazi
one
più
profonda
,
d
'
una
intimità
più
piena
.
Uno
spirito
così
fatto
da
nessuna
cosa
è
più
turbato
che
dall
'
apparenza
che
cuopre
la
sostanza
e
l
'
annulla
e
dai
confini
che
impediscono
al
suo
pensiero
di
liberamente
espandersi
:
esso
à
il
bisogno
degli
orizzonti
ideali
nei
quali
trovi
compenso
alla
ristrettezza
materiale
degli
orizzonti
geografici
.
Nulla
è
,
in
fatti
,
tanto
avverso
alle
intimità
dello
spirito
,
quanto
lo
spettacolo
d
'
una
natura
libera
,
gaia
,
illuminata
da
un
eterno
sorriso
che
lascia
l
'
animo
divagare
per
l
'
etra
:
il
pensiero
greco
fu
tutto
esteriore
sia
perché
era
la
primavera
della
vita
,
sia
perché
tutta
la
natura
lo
rendeva
tale
.
Il
pensiero
teutonico
è
,
completamente
,
diverso
dal
pensiero
latino
e
quando
fisò
l
'
occhio
nel
cristianesimo
,
vi
cercò
lo
spirito
informatore
:
sentì
il
grave
ed
il
pesante
del
culto
,
della
parvenza
che
uccideva
lo
spirito
;
trovò
che
nelle
fonti
la
religione
di
Gesù
era
fatta
di
spirito
e
verità
;
che
era
sommamente
libera
da
ogni
autorità
;
che
il
cattolicisimo
era
una
stratificazione
maturata
nei
secoli
dal
genio
latino
.
Lo
stesso
testamento
antico
,
malgrado
l
'
aria
chiusa
e
grave
che
lo
domina
,
contiene
delle
sentenze
e
delle
massime
che
paiono
rispondere
a
quella
concezione
del
cristianesimo
primitivo
,
al
quale
si
volea
far
ritorno
:
e
non
era
egli
stato
detto
nella
legge
che
non
bisognava
farsi
immagine
di
cosa
alcuna
ch
'
è
sulla
terra
?
In
Italia
,
questa
terra
del
genio
isolato
,
tale
lavoro
intellettuale
di
riforma
era
stato
fatto
da
gente
che
la
chiesa
avea
condannato
per
eretici
,
ma
la
loro
voce
non
si
era
di
spersa
,
or
dunque
non
la
si
potea
risvegliare
con
la
certezza
che
non
sarebbe
caduta
nel
deserto
?
E
così
fu
che
nacque
la
Riforma
,
opera
esclusivamente
teutonica
e
che
segna
la
più
larga
infuturazione
storico
cristiana
,
dopo
o
accanto
al
cattolicisimo
.
Ma
,
se
il
pensiero
tedesco
dette
al
cristianesimo
l
'
intimità
ideale
e
la
libertà
di
discussione
,
il
genio
inglese
,
mezzo
celto
e
mezzo
teutonico
,
dona
un
più
largo
spirito
di
comprensione
,
una
più
larga
interpetrazione
delle
fonti
,
un
culto
più
evanescente
;
la
religione
di
Gesù
diventa
quella
di
ciascuno
spirito
che
cerchi
,
che
interroghi
le
sacre
carte
,
senz
'
altra
guida
che
l
'
animo
proprio
.
È
il
grado
estremo
del
libero
esame
fuor
del
quale
sta
la
religione
non
rivelata
che
gli
spiriti
colti
portano
in
sé
e
che
si
svolge
su
due
idee
cardinali
:
dio
in
tutto
,
il
panteismo
degli
spiriti
magni
da
Bruno
ad
Haeckel
,
e
l
'
umanità
.
Tal
'
è
la
concezione
anglo
sassone
del
cristianesimo
:
un
amore
che
da
Dio
discende
sino
agli
uomini
in
una
passionalità
indefessa
per
il
bene
,
in
un
bisogno
di
tergere
le
lagrime
e
di
lenire
il
dolore
,
sagrificando
sempre
sé
stesso
a
questo
alto
ideale
umano
:
ecco
la
grandiosità
di
questa
forte
razza
,
di
questi
veri
e
grandi
santi
dell
'
umanità
.
Non
è
la
passionalità
inerte
dei
nostri
santi
latini
,
non
la
carità
del
poverello
d
'
Assisi
,
ma
è
la
passionalità
attiva
e
feconda
,
furiosa
,
incalzante
come
quel
mare
che
flagella
gli
scogli
sui
quali
vivono
*
.
Il
pensiero
slavo
,
per
ultimo
,
portò
nel
contenuto
cristiano
un
sentimento
vivo
di
rassegnazione
,
di
resistenza
passiva
al
dolore
,
un
desio
della
quiete
solenne
della
morte
,
della
buona
morte
e
euthanasia
che
vale
a
sopportare
l
'
oppressione
teocratica
dello
czar
.
Là
tutto
è
diverso
dal
mondo
cattolico
latino
:
in
alto
lo
stato
chiesa
che
incombe
e
dà
l
'
aria
d
'
un
mondo
chiuso
ed
inerte
,
in
basso
un
popolo
adusato
al
dolore
e
al
quale
contrappone
una
rassegnazione
,
viva
e
feconda
,
attiva
,
senza
posa
,
che
valga
a
vincere
i
danni
opprimenti
della
teocrazia
:
i
numerosi
artel
sono
come
un
mondo
istintivo
vario
,
complesso
,
d
'
una
energia
popolare
feconda
,
che
quei
popoli
portano
seco
dalla
sopravvivente
forma
comunistica
e
ch
'
è
fatta
,
è
vero
,
d
'
alcune
doti
inferiori
,
le
quali
,
in
sieme
con
le
doti
superiori
del
carattere
,
fanno
percorrere
a
quei
popoli
che
entrano
,
allora
allora
,
nella
civiltà
lungo
cammino
,
giacché
niente
giova
di
più
quanto
questa
mescolanza
di
civiltà
e
di
barbarie
.
Un
popolo
tutto
civile
,
tutto
perfetto
,
d
'
una
sola
intonazione
psichica
è
sempre
dammeno
d
'
un
altro
fatto
di
doti
inferiori
e
superiori
in
sieme
*
.
Ma
,
la
versatilità
del
cristianesimo
non
si
è
,
per
anco
,
esaurita
e
,
dinanzi
a
gravi
problemi
odierni
,
esso
si
è
mostrato
capace
d
'
un
grande
adattamento
.
Di
fatti
,
il
nostro
secolo
à
portato
e
porta
nel
suo
seno
due
concezioni
,
ugualmente
importanti
:
da
una
parte
una
novella
concezione
positiva
del
mondo
,
dall
'
altra
la
questione
sociale
.
Il
nuovo
concetto
del
mondo
si
è
venuto
maturando
negli
ultimi
tempi
e
si
riattacca
alle
antiche
scuole
ioniche
ed
aleatiche
,
che
erano
assurte
fino
alla
concezione
meccanica
e
casuale
del
mondo
.
Con
essa
la
prima
parte
della
ricerca
filosofica
la
geogenia
e
l
'
astrogenia
era
compiuta
,
intorno
alla
seconda
l
'
antropogenia
,
la
posizione
del
problema
umano
,
molte
ardite
divinazioni
erano
state
fatte
da
quei
primi
filosofi
greci
.
Con
Socrate
s
'
inizia
la
ricerca
antropogenetica
;
però
,
morto
lui
,
il
motto
della
sua
scuola
:
"
il
conosci
te
stesso
"
assume
,
vece
del
primo
significato
scientifico
,
uno
quasi
religioso
.
Platone
introduce
nel
pensiero
speculativo
greco
l
'
idealismo
che
già
,
come
piccolo
germe
,
si
contenea
nel
dinamismo
antico
:
a
che
accennava
,
adunque
,
quella
forza
fuori
degli
atomi
,
ma
che
pure
li
muoveva
?
non
era
forse
la
materia
scompagnata
dalla
forza
?
Il
doppio
indirizzo
positivo
ed
idealistico
si
prolunga
ancora
e
ricompare
nel
chiudersi
del
mondo
romano
:
da
una
parte
Epicuro
,
Lucrezio
,
che
ritornano
al
positivismo
primevo
del
pensiero
greco
;
dall
'
altra
,
gli
stoici
che
parlano
del
mondo
fatto
d
'
una
sostanza
materiale
e
del
fuoco
,
di
cui
le
psiche
individuali
non
sono
che
delle
particelle
e
che
un
giorno
divamperà
nel
mondo
:
igni
natura
renovatur
integra
!
Il
medio
evo
segna
la
prevalenza
di
tutta
la
teogenia
e
geogenia
semitica
sul
pensiero
positivo
antico
:
l
'
esameron
mosaico
chiude
ogni
speculazione
filosofica
sul
come
e
sul
donde
:
ogni
investigazione
in
essa
comincia
e
finisce
.
Ci
è
bisogno
che
il
Rinascimento
venga
perché
si
presentino
alla
mente
i
diversi
indirizzi
filosofici
con
quali
si
era
chiuso
l
'
età
antica
e
cioè
,
da
una
parte
,
il
pensiero
monistico
e
dall
'
altra
il
pensiero
dualistico
cristiano
.
Ma
,
con
il
Rinascimento
,
comincia
il
vasto
e
vertiginoso
processo
scientifico
:
navigatori
arditi
sorpassano
le
colonne
d
'
Ercole
;
Galileo
guarda
nel
cielo
e
trova
che
la
terra
si
muove
;
nelle
università
italiane
,
si
osa
dissezionare
il
corpo
umano
;
intelletti
sommi
,
come
Leonardo
da
Vinci
,
coltivano
le
scienze
esatte
e
sono
,
ad
un
tempo
,
scienziati
ed
artisti
;
crescono
i
commerci
e
l
'
industre
e
una
folla
di
filosofi
naturalisti
osa
innalzarsi
ad
una
novella
concezione
dell
'
universo
.
Satana
che
rappresenta
il
pensiero
scientifico
trionfa
:
non
invano
per
tutto
il
medio
evo
,
à
tormentato
il
pensiero
dei
frati
,
costringendoli
a
dire
che
essi
credono
appunto
perché
assurdo
:
credo
quia
absurdum
.
La
chiesa
innalzerà
contro
i
pensatori
il
rogo
,
ma
le
ceneri
,
disperse
al
vento
,
saranno
un
fomite
di
libero
pensiero
,
fino
a
che
il
Comte
,
a
'
giorni
nostri
,
tenterà
la
ricostruzione
statica
di
tutto
i
l
sapere
,
completandolo
.
Ma
la
scienza
non
è
sola
concezione
statica
del
mondo
,
è
ancora
dinamica
.
Laplace
e
Herscell
discoprono
la
nebulosa
primitiva
e
studiano
come
da
essa
procedano
gli
astri
e
la
terra
;
Kant
,
Goethe
,
Geoffroy
de
Saint
Hilaire
,
di
contro
a
Cuvier
,
affermano
che
le
specie
evolvono
,
le
une
dalle
altre
;
Carlo
Lyell
discopre
,
di
contro
alla
dottrina
dei
cataclismi
,
la
teoria
delle
variazioni
lente
ma
continue
del
suolo
;
Lamark
,
nella
sua
filosofia
zoologica
,
studia
l
'
adattamento
e
l
'
influenza
,
del
mezzo
sulla
specie
e
ne
trae
la
conclusione
che
gli
organismi
animali
si
succedono
in
fino
all
'
uomo
;
Wallace
e
Darwin
studiano
l
'
altro
fattore
dell
'
evoluzione
:
la
lotta
per
l
'
esistenza
con
il
trionfo
del
più
adatto
;
il
padre
Secchi
compone
in
unità
le
forze
fisiche
;
Spencer
in
ultimo
applica
alla
società
il
concetto
evoluzionistico
ed
analogico
,
mentre
Marx
ed
Engels
discoprono
nella
storia
il
determinismo
.
Il
pensiero
dinamico
è
compiuto
ed
è
tutto
una
negazione
della
concezione
mosaica
:
il
nostro
sistema
solare
non
era
che
una
nebulosa
da
cui
si
sono
distaccati
,
ad
uno
ad
uno
,
i
pianeti
e
della
quale
il
sole
è
il
centro
più
coeso
.
La
terra
è
uno
di
questi
pianeti
che
attraversò
una
doppia
fase
:
una
astrale
,
incandescente
,
luminosa
ed
una
altra
planetaria
,
di
raffreddamento
,
per
il
quale
il
vapore
acqueo
si
precipitò
in
forma
liquida
nelle
vaste
screpolature
della
corteccia
terrestre
.
E
in
fondo
a
'
mari
l
'
ossigeno
,
l
'
idrogeno
,
il
carbonio
,
l
'
azoto
e
il
solfo
,
combinandosi
,
sotto
alte
temperature
,
formarono
il
plasson
,
dal
quale
si
iniziarono
due
nuove
formazioni
,
come
due
linee
convergenti
in
basso
e
divergenti
in
alto
:
il
regno
vegetale
ed
il
regno
animale
,
fatto
ciascuno
di
forme
successive
,
legate
fra
loro
come
una
immensa
catena
di
cui
ciascuno
anello
somiglia
al
precedente
e
al
susseguente
.
Sul
vertice
di
questa
scala
ge
ologica
sta
l
'
uomo
;
e
quando
l
'
evoluzione
giunta
sino
a
questo
,
cessa
di
essere
morfologica
,
diventa
psichica
e
poi
sociale
e
storica
.
Di
fronte
alla
concezione
monistica
,
il
mosaismo
cadeva
vinto
:
vinto
nei
giorni
biblici
,
ne
'
pochi
secoli
attribuiti
alla
vita
del
mondo
,
nel
diluvio
universale
,
nell
'
uomo
creato
ad
immagine
e
somiglianza
di
Dio
,
nel
peccato
originale
di
Adamo
ecc
.
,
e
bisognava
,
o
capitolare
,
rinunciando
a
tutto
il
vecchio
testamento
,
o
adattarsi
e
questo
fece
la
dottrina
cristiana
con
un
tatto
ed
un
accorgimento
abbastanza
raro
.
Il
cattolicesimo
continuò
a
mantenere
viva
la
tradizione
biblica
,
mentre
permise
che
eletti
ingegni
tentassero
una
conciliazione
della
fede
con
la
scienza
e
lo
tentarono
poche
ma
colte
persone
in
Europa
,
mentre
in
America
,
dove
il
cattolicisimo
vive
d
'
una
forte
giovinezza
,
il
movimento
della
fede
verso
la
scienza
è
più
esteso
ancora
di
quanto
possa
parere
.
La
chiesa
riformata
,
che
à
in
sé
molto
più
d
'
elementi
vitali
che
non
la
confessione
cattolica
,
à
resistito
di
più
a
questa
concessione
della
fede
in
prò
della
scienza
,
sicché
il
movimento
evoluzionistico
teologico
è
meno
esteso
,
ma
non
per
questo
esso
conta
seguaci
di
men
dubbio
valore
,
specialmente
nei
grandi
scienziati
inglesi
che
inclinano
fortemente
al
teismo
.
L
'
altro
movimento
importante
verso
il
quale
il
cristianesimo
à
dovuto
pigliare
una
posizione
di
secondamento
e
di
adattamento
,
è
stato
la
questione
sociale
,
che
travaglia
tanto
il
nostro
secolo
e
la
nostra
civiltà
.
Il
fatto
non
è
nuovo
:
Leone
XIII
da
più
tempo
intende
l
'
animo
alla
quistione
sociale
,
e
,
a
più
riprese
,
ha
scritto
,
su
questa
,
encicliche
,
di
cui
alcuna
diffusissima
.
A
questo
movimento
Leone
è
trascinato
,
più
che
da
altro
,
dall
'
esempio
del
clero
oltramontano
,
che
,
da
un
pezzo
s
'
occupa
della
quistione
sociale
con
ardore
,
giacché
in
Italia
pochi
ancora
son
quelli
fra
'
prelati
,
che
della
quistione
non
hanno
non
che
competenza
,
ma
quella
tal
quale
conoscenza
di
cose
sociali
ed
economiche
,
oramai
indispensabili
ad
ognuno
.
Per
tal
fatto
accade
in
Italia
sentire
il
clero
dal
pergamo
scomunicare
intenti
e
dottrine
,
che
altrove
,
in
Francia
,
in
Germania
,
in
Inghilterra
,
sono
con
ardore
propugnate
da
ecclesiastici
di
fama
universale
,
quali
:
il
Ketteler
,
monsignor
Manning
,
monsignor
Gibbons
e
,
quel
che
più
,
soffragati
da
lunghe
e
numerose
citazioni
bibliche
,
da
squarci
dei
santi
padri
e
che
han
dato
luogo
ad
un
largo
movimento
sociale
cristiano
.
«
I
socialisti
cristiani
,
dice
un
acuto
e
simpatico
scrittore
di
cose
economiche
vogliono
riformare
la
società
in
nome
di
Dio
,
ma
non
per
questo
,
vogliono
che
la
riforma
sia
meno
radicale
e
meno
profonda
,
non
per
questo
esercitano
sui
loro
membri
una
attrazione
meno
intensa
»
.
In
questo
movimento
sociale
cristiano
illuminato
e
cosciente
,
la
chiesa
cattolica
ha
mostrato
una
superiorità
manifesta
sulle
comunioni
protestanti
,
ché
molto
più
larga
e
feconda
è
stata
l
'
iniziativa
della
prima
,
dovuta
in
gran
parte
allo
spirito
gerarchico
che
l
'
informa
e
all
'
unità
che
la
domina
.
Nei
due
movimenti
,
scientifico
l
'
uno
e
sociale
l
'
altro
,
cioè
nello
evoluzionismo
e
nel
socialismo
cristiano
,
la
chiesa
cattolica
ha
mostrato
,
grazie
alla
coltura
del
clero
dei
paesi
nordici
,
una
vitalità
insolita
e
ha
superato
di
gran
lunga
il
clero
protestante
.
Il
movimento
sociale
cristiano
è
stato
originato
dal
movimento
sociale
democratico
,
ond
'
esso
è
sorto
prima
là
dove
la
democrazia
sociale
ha
preso
piede
e
costituisce
uno
dei
fattori
politici
più
poderosi
della
vita
di
quelle
nazioni
.
Monsignor
Ketteler
,
anzi
,
che
forse
è
stato
uno
dei
primi
socialisti
cattolici
,
molto
ha
appreso
da
Lassalle
,
dal
messia
del
socialismo
,
come
lo
chiamano
i
lavoratori
di
Germania
;
quegli
che
,
in
pochi
anni
di
apostolato
,
ha
lasciato
così
larga
traccia
di
dottrina
e
di
fede
nel
popolo
.
La
critica
all
'
attuale
momento
economico
,
la
democrazia
sociale
cristiana
l
'
ha
presa
tutta
o
da
Lassalle
o
da
Marx
o
da
Engels
,
portandovi
un
ardore
incredibile
.
Leggendo
le
loro
prediche
o
i
loro
discorsi
,
vi
si
trova
un
'
audacia
insolita
di
pensiero
e
di
linguaggio
,
quanto
e
forse
più
che
nei
più
ardenti
scrittori
di
torti
economici
.
Né
l
'
opera
della
democrazia
sociale
si
è
arrestata
;
anzi
è
stata
seguita
da
un
lavoro
lungo
di
preparazione
intellettuale
con
sapore
schiettamente
religioso
.
La
Bibbia
è
stata
lungamente
compulsata
e
ricercata
per
sapere
quanto
di
aiuto
e
di
consiglio
avesse
potuto
dare
alla
questione
sociale
,
divisa
in
diverse
parti
e
studiata
competentemente
,
si
è
ricercato
quali
istituti
di
pacificazione
sociale
essa
contenga
,
quali
massime
di
comunismo
specie
nel
nuovo
testamento
essa
raccolga
e
la
invettiva
dei
primi
padri
della
chiesa
ha
flagellato
di
bel
nuovo
i
monopolizzatori
della
ricchezza
.
La
chiesa
,
come
si
sa
,
nel
suo
sorgere
,
usciva
dall
'
ebionismo
ebraico
,
il
messianismo
era
la
speranza
dei
poveri
,
il
profetismo
n
'
era
la
naturale
difesa
,
per
tali
fatti
il
cristianesimo
rimase
a
lungo
fino
al
riconoscimento
da
parte
dello
stato
la
dottrina
degli
umili
e
dei
poveri
,
con
carattere
apertamente
comunistico
,
ond
'
è
che
la
democrazia
sociale
cristiana
,
richiamandosi
al
comunismo
,
ritorna
alla
sua
naturale
sorgente
.
Sorta
adunque
la
democrazia
sociale
e
sospinta
dal
movimento
democratico
,
ha
aggiunto
al
movimento
un
aspetto
nuovo
e
prettamente
peculiare
:
mentre
il
socialismo
democratico
prescinde
da
ogni
condizione
subbiettiva
e
sostiene
le
proprie
idee
come
qualcosa
di
fatale
che
si
matura
da
sé
;
il
socialismo
cristiano
lo
sostiene
in
nome
di
Dio
,
riaccendendo
tutte
le
speranze
che
dalla
Bibbia
traggono
fondamento
.
Il
miglioramento
economico
che
dovrà
fare
scomparire
le
disuguaglianze
è
,
per
la
democrazia
sociale
cristiana
,
il
regno
di
Dio
che
viene
sulla
terra
,
allora
vi
sarà
un
solo
pastore
e
un
solo
gregge
e
il
lupo
pascolerà
con
l
'
agnello
:
è
un
nuovo
millennio
che
si
avvicina
fortificato
dalla
fede
e
dalla
scienza
.
Comune
così
il
fondo
scientifico
e
religioso
sul
quale
si
innalza
la
democrazia
sociale
,
diverso
n
'
è
il
fine
cui
tende
.
Alcuni
,
fra
cui
il
Manning
,
vescovo
di
Londra
,
arrivano
fino
al
collettivismo
;
altri
si
fermano
ad
una
legislazione
protettiva
dell
'
operaio
da
parte
dello
stato
;
altri
,
in
fine
,
ad
un
'
azione
puramente
morale
:
che
i
ricchi
dieno
a
'
poveri
,
che
con
i
fondi
delle
elemosine
si
facciano
casse
pensioni
ecc
.
,
che
tutti
,
si
ricordino
d
'
essere
figliuoli
di
Dio
ecc
.
V
'
è
così
nella
democrazia
cristiana
un
campo
conservatore
che
parte
da
questi
ultimi
e
arriva
man
mano
,
per
gradazioni
,
fino
ad
un
campo
prettamente
innovatore
.
Però
,
conservatori
o
non
,
essi
sono
accomunati
da
un
'
opera
attiva
ed
intelligente
sulle
masse
:
circoli
istruttivi
,
di
riposo
,
assicurazioni
,
casse
pensioni
ecc
.
;
nulla
è
trascurato
che
valga
a
riunire
gli
operai
,
renderli
coscienti
,
organizzarli
.
Sotto
questo
punto
,
la
democrazia
cristiana
è
d
'
una
attività
meravigliosa
,
in
tanto
più
,
in
quanto
fanno
fidanza
sul
sentimento
religioso
secolare
delle
masse
.
Un
altro
punto
caratteristico
della
democrazia
sociale
cristiana
è
questo
che
cioè
essa
non
solo
sorge
là
dove
il
movimento
sociale
è
inoltrato
,
ma
là
dove
non
è
riconosciuta
la
confessione
cattolica
come
religione
ufficiale
,
ond
'
essa
vive
e
si
agita
poco
nelle
nazioni
latine
e
giganteggia
ed
è
rigogliosa
nei
paesi
nordici
.
All
'
occhio
dello
studioso
positivista
questo
apparirà
un
fenomeno
di
conservazione
,
là
dove
la
chiesa
si
aduggia
all
'
ombra
dello
stato
,
dove
le
masse
non
son
compenetrate
da
etorodossia
,
inutile
diventa
ogni
movimento
diretto
alla
loro
conquista
.
È
il
bisogno
di
mantenere
un
ascendente
,
che
,
per
complesse
ragioni
,
tenta
di
sfuggire
,
che
sospinge
i
cattolici
da
oltre
alpe
ad
un
'
azione
d
'
organizzazione
e
di
propaganda
.
Finita
l
'
epoca
mistica
dei
popoli
,
un
solo
modo
rimane
di
tenerli
nell
'
orbita
della
chiesa
ed
è
quello
d
'
interessarsi
alla
loro
vita
economica
.
Ed
i
risultati
fino
ad
un
certo
punto
secondano
gli
sforzi
,
se
non
che
,
come
è
stato
ampiamente
notato
,
le
masse
disciplinate
dalla
democrazia
cristiana
,
passano
alla
democrazia
sociale
,
onde
l
'
opera
della
chiesa
si
risolve
talora
ad
effetti
diametralmente
opposti
a
quelli
cui
mirava
.
Fatto
del
resto
non
nuovo
,
giacché
,
come
riconobbe
lo
stesso
Bismark
,
la
legislazione
sociale
tedesca
il
così
detto
socialismo
di
stato
servì
come
un
pungolo
ed
una
spinta
ad
accrescere
le
fila
dei
democratici
.
La
democrazia
sociale
cristiana
appare
così
come
un
largo
e
maestoso
movimento
che
prende
capo
dalle
dottrine
marxiste
e
ad
esso
ritorna
;
ha
uomini
autorevoli
quali
Gibbons
,
Mannig
,
Ketteler
,
De
Curtins
,
De
Moun
,
Mejer
ed
altri
;
à
giornali
,
congressi
,
organizzazioni
e
si
estende
meravigliosamente
la
mercé
del
senno
e
dell
'
operosità
dei
capi
.
Lo
studioso
potrà
ricercare
quali
motivi
l
'
abbiano
fatta
sorgere
e
le
abbiano
dato
una
vitalità
rigogliosa
,
potrà
vedervi
,
ed
è
giusto
riconoscerlo
,
che
in
fondo
,
come
ogni
problema
sociale
,
risiede
su
di
un
interesse
economico
,
quello
cioè
di
conservare
l
'
ascendente
materiale
e
morale
della
chiesa
in
quei
punti
dov
'
è
scosso
;
ma
non
potrà
disconoscere
che
questi
uomini
che
ricercano
con
tant
'
amore
il
bene
degli
umili
,
che
ripongono
a
base
del
rinnovamento
economico
il
rinnovamento
religioso
e
morale
,
per
quanto
questo
siasi
mostrato
sempre
insufficiente
,
sien
o
persone
degne
d
'
ogni
stima
.
All
'
opera
loro
,
illimitata
e
saggia
,
si
deve
,
se
Leone
XIII
tolse
la
scomunica
contro
i
Cavalieri
del
lavoro
,
e
se
a
Londra
lo
sciopero
dei
facchini
di
porto
fu
sostenuto
con
ardore
;
all
'
opera
loro
si
deve
se
le
classi
colte
nella
parte
rimasta
credente
si
rivolgano
affettuosamente
alle
classi
misere
giacché
come
diceva
uno
di
essi
:
«
la
salvezza
della
società
sta
nel
vangelo
della
fratellanza
,
nel
vangelo
di
Cristo
.
Bisogna
inaugurare
il
regno
della
giustizia
,
perché
al
fondo
d
'
ogni
problema
sociale
,
esiste
un
torto
da
raddrizzare
*.»
CAPITOLO
V
.
LE
SOPRAVVIVENZE
DEL
CRISTIANESIMO
Il
cristianesimo
vive
ancora
in
molti
dei
suoi
aspetti
:
ma
in
altri
esso
è
una
pura
sopravvivenza
.
Le
formazioni
storico
sociali
son
così
fatte
che
,
dei
molti
e
varii
elementi
di
cui
sono
formate
,
alcuni
vivono
d
'
una
esuberanza
di
vita
,
altri
meno
:
alcuni
sono
caduchi
come
foglie
ingiallite
,
altri
,
come
l
'
ulivo
,
sono
dotate
d
'
un
verde
eterno
;
il
cristianesimo
non
si
è
sottratto
a
questa
legge
.
Certo
,
oggi
,
vive
del
cristianesimo
la
vasta
emozionalità
artistica
,
maturata
dai
secoli
nell
'
animo
ardente
di
migliaia
di
generazioni
e
che
il
genio
collettivo
ed
individuale
colsero
eternandola
o
nel
marmo
o
nel
canto
o
sulla
tela
o
nelle
note
solenni
e
gravi
dell
'
organo
.
L
'
arte
cristiana
è
un
misto
di
genialità
collettiva
ed
individuale
:
i
primi
affreschi
,
i
templi
,
i
primi
canti
sacri
sono
opera
collettiva
:
anche
quando
una
sola
mente
li
dettò
,
non
fece
che
esprimere
la
passionalità
collettiva
di
una
turba
di
credenti
.
Chi
ricorda
più
il
nome
di
quei
maestri
comacini
che
partivano
per
l
'
Europa
edificando
cattedrali
?
di
quelle
genti
nordiche
che
innalzarono
i
templi
nei
quali
l
'
animo
si
solleva
a
Dio
,
su
per
le
colonne
svelte
e
gli
archi
a
sesto
acuto
?
di
quei
facitori
di
arabeschi
,
di
trine
,
di
merletti
marmorei
,
delicati
così
che
paiono
fatti
con
l
'
alito
?
di
tutta
quella
architettura
religiosa
,
di
quei
primi
anni
,
delle
prime
melodie
sacre
,
chi
ricorda
il
nome
dell
'
autore
,
perso
in
mezzo
alla
folla
oscura
,
di
cui
lui
non
fu
che
un
interpetre
geniale
sì
,
ma
non
originale
?
Poi
,
su
questa
arte
di
genialità
collettiva
,
il
pensiero
ed
il
sentimento
riflesso
ànno
creato
la
propria
opera
geniale
sempre
,
ma
individuale
:
ogni
popolo
vi
à
lasciato
la
propria
impronta
ed
ogni
secolo
il
proprio
nome
,
ogni
genio
il
proprio
ricordo
,
facendone
come
opere
universali
in
cui
parla
tutta
l
'
anima
della
cristianità
,
in
cui
si
raccolgono
le
infinite
voci
cristiane
sparse
nel
tempo
e
nello
spazio
.
Quelle
son
opere
universali
,
sono
come
l
'
immagine
sensibile
della
cattolicità
;
e
dinanzi
a
queste
svariate
e
complesse
opere
d
'
arte
,
ancora
la
suggestione
cristiana
è
viva
,
l
'
emozionalità
è
possente
e
voi
ben
sentite
il
fascino
di
quell
'
arte
alla
cui
fede
,
forse
,
non
più
credete
.
E
ciascuna
à
una
suggestione
propria
:
la
prima
arte
delle
catacombe
vi
mette
nell
'
animo
un
non
so
che
di
triste
e
di
melanconico
;
quella
dei
grandi
pittori
è
lieta
o
triste
,
a
secondo
del
soggetto
che
vi
mette
dinanzi
;
quella
delle
opere
universali
,
nei
quali
si
accoglie
l
'
emozionalità
artistica
di
tanti
secoli
,
è
varia
e
solenne
.
Voi
tremate
dinanzi
all
'
Escuriale
,
gioite
dinanzi
ad
un
tempio
d
'
architettura
moresca
,
siete
preso
di
solennità
dinanzi
al
Vaticano
,
v
'
invade
una
gioia
pura
avanti
alla
Madonna
della
seggiola
;
il
duomo
di
Milano
vi
mette
le
vertigini
e
i
templi
gotici
vi
innalzano
sino
a
Dio
,
come
la
nota
d
'
un
organo
col
quale
si
accompagni
un
canto
solenne
e
grave
.
E
quando
dalla
scultura
,
dalla
musica
,
dalla
pittura
passate
all
'
arte
scritta
,
l
'
impressione
non
è
meno
variata
,
né
meno
ricca
di
emozioni
:
Dante
vi
colpisce
con
la
grandiosità
umana
dell
'
Inferno
;
Petrarca
con
la
dolcezza
delle
sue
liriche
religiose
;
Manzoni
dà
alla
fede
,
mite
ma
rassegnata
,
una
pace
ed
un
incanto
sovrumano
;
gli
evangeli
vi
beano
e
vi
fanno
rivivere
nell
'
idillio
di
Galilea
.
E
,
ancora
,
dopo
tanti
secoli
,
i
luoghi
dove
visse
Gesù
,
quei
laghi
tranquilli
,
quella
terra
dalle
notti
stellate
,
che
parlano
tanto
all
'
anima
,
quel
Golgota
,
in
mezzo
a
quegli
oliveti
,
tutto
mette
in
cuore
un
tormento
nuovo
e
strano
,
una
suggestione
viva
,
uno
charme
,
un
profumo
che
s
'
innalza
e
si
consacra
nell
'
arte
viva
e
possente
di
Ernesto
Rénan
ed
ànno
inebbriato
tanti
cuori
che
ben
la
intesero
,
se
non
la
scrissero
.
La
suggestione
artistica
cristiana
vive
ancora
,
dopo
che
l
'
animo
di
molti
si
è
allontanato
dalla
fede
viva
e
possente
:
noi
sentiamo
lo
strazio
dei
martiri
,
la
passionalità
viva
di
S
.
Agostino
,
lo
ardore
della
carne
degli
anacoreti
,
l
'
estasi
dei
santi
,
l
'
impeto
degli
eresiarchi
,
l
'
orrore
delle
lotte
religiose
:
noi
viviamo
ancora
del
vasto
mondo
cristiano
,
così
affannoso
,
così
variamente
passionato
.
Ridiamo
ancora
,
come
al
tempo
del
Rinascimento
,
della
sensualità
dei
frati
;
proviamo
lo
scetticismo
artistico
di
Leone
X
:
ci
infiammiamo
dell
'
ardore
ascetico
di
fra
Gerolamo
Savonarola
,
e
sentiamo
,
in
fine
,
che
se
quel
mondo
è
morto
come
fede
,
è
vivo
come
emozione
,
come
fonte
estetica
e
che
basta
il
ricordo
perché
ci
si
presenti
,
e
quando
non
l
'
interroghiamo
per
crederlo
,
lo
ricerchiamo
col
coltello
della
critica
,
per
sorprendervi
le
leggi
dell
'
umano
.
Ben
vi
è
qualcosa
ch
'
è
caduta
come
il
pensiero
sottilizzante
del
neo
giudaismo
o
fantasioso
del
neo
platonismo
;
vi
è
bene
qualcosa
d
'
immobile
come
muraglia
chinese
ed
è
la
patristica
che
si
prolunga
sino
alla
Summa
theologica
di
S
.
Tommaso
d
'
Aquino
;
vi
è
qualcosa
di
superato
ed
è
la
Riforma
;
in
una
parola
,
tutto
il
pensiero
speculativo
cristiano
è
ormai
definitivamente
morto
,
ma
il
pensiero
popolare
cristiano
sta
ancora
:
i
cicli
religiosi
dei
santi
,
della
vita
di
Gesù
,
dei
tre
regni
mistici
,
involti
nella
leggenda
,
vivono
ancora
al
pari
del
diavolismo
,
e
di
mille
fablieau
di
frati
procaci
,
amanti
della
carne
,
toccanti
strane
avventure
amorose
,
comiche
,
sebbene
ogni
anno
che
passa
,
la
vada
cancellando
e
pochi
anni
ancora
e
nessuno
lo
ricorderà
più
;
ma
ben
vive
,
negli
spiriti
popolari
incolti
,
il
germe
delle
novazioni
religiose
,
dell
'
epidemie
asceti
che
,
del
miracolo
,
del
soprannaturale
,
di
quella
concezione
errata
del
mondo
creazionistica
,
geoentrica
ed
antropocentrica
che
il
medio
evo
ed
il
cattolicismo
seppero
instillare
nelle
plebi
.
Tali
sopravvivenze
arcaiche
medio
evali
,
così
lontane
dalla
modernità
,
celano
un
gran
pericolo
sociale
,
potendo
,
quandocchesia
,
risorgere
e
mettere
in
pericolo
le
conquiste
della
civiltà
o
risolversi
in
moti
rivoltosi
e
criminali
.
Se
ci
è
ufficio
che
la
scienza
possa
compiere
,
questo
è
certamente
il
più
grande
e
più
benefico
e
consiste
nell
'
affrettare
l
'
evoluzione
sociale
in
basso
,
nel
sepellire
completamente
le
sopravvivenze
del
carattere
,
innalzando
la
psiche
delle
plebi
alla
concezione
odierna
della
vita
.
Le
forme
patologiche
cristiane
son
vive
e
forti
più
di
quanto
possa
credersi
ed
assumono
parvenze
e
contenuto
diverso
:
dove
,
come
in
Italia
,
in
Ispagna
domina
l
'
ignoranza
senza
la
gran
pressura
politico
sociale
,
rivive
una
forma
arretrata
di
cristianesimo
,
a
contenuto
egoistico
e
con
tendenze
criminose
.
Ma
quando
non
di
un
popolo
senile
,
ma
d
'
uno
quasi
appena
uscito
della
barbarie
,
si
tratti
,
qual
'
è
la
razza
slava
e
sulla
quale
incomba
un
potere
teocratico
sociale
più
opprimente
ancora
che
il
cattolicismo
e
d
'
intorno
lo
circondi
un
egoismo
duro
e
feroce
,
in
questo
clima
sociale
così
fatto
,
sorge
uno
squilibrio
psico
intellettivo
che
piglia
una
forma
nuova
sul
fondo
comune
religioso
che
circonda
tutto
.
Nascono
così
,
in
Russia
,
le
forme
settarie
religiose
,
neofile
,
con
contenuto
erotico
,
ora
positivo
,
ora
negativo
,
con
una
profusione
d
'
altruismo
e
talora
confinanti
con
la
criminalità
.
Da
noi
possono
rivivere
i
santuarii
e
l
'
apparizione
;
poté
esistere
il
Lazzarettismo
,
come
fatto
isolato
e
sporadico
,
ma
in
Russia
e
i
figli
di
Dio
e
i
Tolstoiani
,
e
gli
Skoptzi
e
Douchobortzi
vivono
e
si
espandono
e
santuari
e
sette
sono
l
'
indice
di
un
male
grave
e
profondo
,
d
'
un
arresto
fra
noi
nel
progresso
,
d
'
un
disquilibrio
in
Russia
.
La
civiltà
cammina
ma
porta
seco
la
passività
delle
forme
degenerate
ed
è
come
l
'
ombra
che
segue
il
corpo
;
il
cristianesimo
non
si
sottrae
a
questa
legge
,
esso
à
le
sue
estasi
e
le
sue
bassezze
:
estasi
sono
l
'
arte
,
il
sentimento
della
fratellanza
umana
,
la
versatilità
di
cui
il
genio
ario
l
'
à
dotato
;
le
bassure
sono
il
fanatismo
cieco
,
le
epidemie
psico
e
neuropatiche
a
fondo
religioso
che
vissero
nel
medio
evo
e
vivono
ancora
.
Il
cristianesimo
assunse
due
forme
principali
:
la
cattolica
e
la
protestante
,
le
quali
vivono
d
'
una
rigogliosa
vita
e
di
diversa
infuturazione
storica
.
Il
cattolicesimo
è
come
pensiero
e
come
costituzione
un
ciclo
,
un
periodo
chiuso
,
ma
ancora
forte
e
vivo
.
Esso
non
à
,
in
vero
,
speranze
di
futuri
svolgimenti
,
ma
à
,
in
compenso
,
una
stabilità
granitica
,
è
come
la
piramide
,
forte
,
maestosa
a
cui
i
secoli
àn
dato
vigore
e
solennità
.
Esso
ha
una
disciplina
ferrea
ed
è
come
l
'
armata
di
dio
in
terra
;
à
un
'
inflessibilità
di
dottrina
,
à
uno
spirito
di
conservazione
raro
.
Tutto
concorre
a
dargli
forza
:
la
tradizione
secolare
,
il
fascino
dell
'
arte
con
cui
s
'
incatenano
gli
animi
meridionali
,
passionatamente
esteti
e
la
possanza
degli
ordini
monastici
,
dove
gli
individui
s
'
annullano
per
immillarsi
e
dove
migliaia
di
donne
si
sagrificano
ad
un
solo
fine
,
la
grandezza
del
papato
;
à
il
fasto
in
tutto
,
nei
paramenti
sacri
dell
'
umile
parroco
fino
a
'
tesori
del
vaticano
.
Con
queste
doti
,
benché
non
porti
più
il
germe
di
nuove
evoluzioni
,
esso
vive
ancora
e
sebbene
nell
'
Europa
paia
come
invecchiato
,
nell
'
Americhe
,
vive
della
giovinezza
di
quel
mondo
nuovo
;
nelle
missioni
vive
del
fascino
dell
'
apostolato
;
fra
le
genti
nordiche
,
dell
'
idealismo
della
razza
.
Le
vicende
avverse
che
gli
àn
tolto
il
potere
temporale
,
gli
àn
donato
un
'
influenza
spirituale
ben
più
estesa
;
l
'
àn
come
rimodernato
;
gli
àn
,
come
,
donato
una
novella
purezza
,
mondandolo
e
rinnovellandolo
.
Il
protestantesimo
è
,
invece
una
forma
giovane
cristiana
:
esso
non
à
né
la
vetustà
né
la
organizzazione
del
cattolicesimo
,
ma
à
la
giovinezza
e
l
'
idealisimo
dei
popoli
tedesco
ed
anglosassone
nel
cuore
:
il
cattolicesimo
non
può
essere
che
religione
latina
,
come
il
protestantesimo
nordica
.
Tutto
gli
à
donato
quella
forte
razza
:
l
'
idealismo
alto
e
sereno
;
la
passionalità
del
bene
,
indefessa
,
continua
come
una
gran
meta
che
ciascuno
si
è
messo
dinanzi
e
verso
la
quale
cammina
,
senza
impazienza
o
sconforto
,
la
libertà
solenne
dello
spirito
.
La
riforma
è
una
libera
interpetrazione
della
mente
,
è
l
'
adorazione
di
dio
in
ispirito
e
verità
,
che
à
per
culto
e
per
tempio
l
'
animo
proprio
e
la
propria
aspirazione
,
ond
'
è
che
,
nelle
sue
forme
più
libere
,
si
eleva
fino
al
panteismo
e
confina
coll
'
umanità
.
Così
intesa
,
come
culto
libero
d
'
un
dio
,
come
sacrif
izio
completo
a
questa
immensa
famiglia
umana
,
essa
è
la
più
alta
e
la
più
autentica
interpretazione
dell
'
evangelo
.
Gesù
che
disse
mai
che
non
fu
l
'
amore
degli
altri
e
di
che
parlò
se
non
fu
di
Dio
,
unicamente
di
lui
?
Egli
non
conobbe
né
la
superstruttura
della
trinità
,
né
quei
dogmi
astrusi
e
sottili
che
il
neoplatonismo
creò
di
poi
.
È
avvenuto
,
così
,
adunque
che
i
grandi
scienziati
inglesi
sono
teisti
e
cristiani
;
che
Spencer
può
parlare
d
'
un
agnosticismo
moderno
,
d
'
un
innalzamento
della
fede
e
che
possano
dirsi
cristiani
,
perché
ànno
di
Cristo
quell
'
amore
universale
,
al
quale
,
per
il
passato
,
pochi
si
elevarono
e
che
forma
adesso
la
dote
dei
popoli
più
largamente
diretti
verso
l
'
avvenire
.
Questa
è
la
più
larga
infuturazione
del
cristianesimo
,
come
il
ricordo
più
vivo
e
suggestionante
è
di
quei
primi
cristiani
,
con
i
quali
tanto
si
va
rassomigliando
il
mondo
presente
.
Anche
allora
,
come
oggi
,
un
vasto
dolore
umano
ed
una
vasta
aspettazione
;
anche
allora
,
un
imperversare
d
'
uomini
e
di
cose
verso
quei
primi
credenti
,
anche
allora
i
funesti
presagi
d
'
una
novella
barbarie
;
ma
,
di
mezzo
allo
sconforto
,
nacque
per
opera
di
quegli
umili
una
nuova
civiltà
,
che
aspirando
al
cielo
,
conquistò
la
terra
.
La
loro
vita
rifulse
di
quanto
sacrifizio
poté
contenere
la
natura
umana
;
loro
seppero
vincere
,
perdonando
;
seppero
mostrare
che
la
somma
sapienza
sta
nel
perdono
e
del
maestro
seppero
imitare
il
sagrifizio
pieno
e
solenne
ed
oggi
di
loro
,
in
questo
ravvicinamento
ideale
delle
civiltà
,
rivive
il
ricordo
e
l
'
ammirazione
.
E
,
ogni
qualvolta
l
'
umanità
sentirà
il
bisogno
d
'
un
nobile
esempio
,
della
virtù
inerme
che
vince
,
volgerà
a
voi
il
suo
ricordo
,
a
voi
che
mostraste
fino
a
quale
altezza
celestiale
può
innalzarsi
la
bestia
umana
.
Di
tutto
il
mondo
cristiano
,
insieme
con
Gesù
,
voi
vivrete
nella
gloria
dei
secoli
;
quella
gloria
che
vi
promisero
i
cieli
,
ma
che
vi
ha
donato
la
terra
!
LE
"
ROMANZE
"
CAPITOLO
I
.
PSICHE
COLLETTIVA
E
FIABE
Alcune
formazioni
della
psiche
collettiva
hanno
tendenza
a
pietrificarsi
,
assumendo
forme
stabilmente
fisse
,
che
durano
lunga
pezza
,
anche
dopo
che
lo
stato
di
coscienza
,
dal
quale
nacquero
,
è
da
tempo
passato
.
Tali
forme
pietrificate
vivono
,
pur
quando
non
si
possono
più
comprendere
,
restando
come
forme
di
sopravvivenza
,
come
simboli
di
movimenti
psichici
che
né
ci
agitano
,
né
ci
affaticano
.
Sono
,
come
i
fossili
geologici
,
indizio
d
'
altre
faune
e
d
'
altre
flore
.
Il
Ribot
,
cui
si
deve
l
'
immagine
così
rispondente
al
vero
della
pietrificazione
di
certi
prodotti
psichici
,
non
ne
annovera
che
una
sola
specie
che
sia
tale
:
cioè
le
parole
ed
i
proverbi
le
forme
grammaticali
hanno
un
'
anima
ed
una
storia
che
bene
i
filologi
moderni
interpetrano
.
Nei
radicali
o
nelle
desinenze
,
nelle
forme
primitive
o
derivate
,
nella
struttura
monosillabica
o
agglutinante
o
flessiva
,
nella
caduta
o
nell
'
elisione
delle
consonanti
,
nell
'
addolcimento
o
nello
inasprimento
delle
vocali
,
ci
è
ben
più
d
'
un
fatto
filologico
;
ci
è
una
storia
etnica
,
ci
sono
derivazioni
e
parentele
di
popoli
,
ci
è
come
a
larghi
tratti
l
'
evoluzione
umana
.
Noi
sentiamo
,
come
,
per
esempio
,
nel
crescere
numerico
dei
vocaboli
vi
sia
un
accrescimento
di
pensiero
e
di
civiltà
;
di
certi
popoli
indoviniamo
date
abitudini
dal
numero
stragrande
di
determinati
sinonimi
;
comprendiamo
come
gli
arabi
,
che
aveano
trecento
vocaboli
riguardanti
il
cavallo
,
dovettero
essere
un
popolo
di
guerrieri
;
di
certi
selvaggi
indoviniamo
l
'
animo
dall
'
assenza
o
dalla
presenza
di
certe
voci
esprimenti
certe
idee
*
;
dell
'
evoluzione
dell
'
organo
visivo
noi
siamo
certi
,
pensando
come
,
nelle
lingue
più
antiche
non
vi
sieno
vocaboli
accennanti
a
certi
colori
;
dell
'
animo
dei
criminali
indoviniamo
i
moti
nascosti
dal
loro
gergo
.
Ma
,
in
sieme
con
queste
forme
psicologiche
pietrificate
,
altre
ve
ne
sono
quali
le
fiabe
quelle
che
noi
,
popoli
meridionali
d
'
Italia
,
chiamiamo
rumanze
,
dalle
lingue
nelle
quali
comparvero
e
dal
tempo
in
che
nacquero
.
Rumanze
perché
comparvero
e
furono
raccontate
,
quando
la
lingua
latina
si
corrompeva
negli
idiomi
volgari
:
spagnuolo
,
francese
,
rumeno
.
Ma
le
fiabe
non
sono
tutte
rumanze
:
sono
ancora
più
larghe
ed
estese
:
vi
sono
di
quelle
nate
nel
medio
evo
e
di
quelle
altre
che
sono
come
vestigia
del
mondo
pagano
;
di
quelle
che
rimontano
ancora
più
tardi
;
ma
,
qualunque
sia
la
data
e
l
'
origine
loro
,
il
nome
di
rumanze
le
comprende
tutte
,
sieno
esse
di
contenuto
diverse
.
La
critica
specialmente
letteraria
,
si
è
impadronita
di
esse
e
le
va
raccogliendo
:
in
Francia
,
in
Germania
,
in
Italia
altrove
le
fabliaux
,
le
rumanze
,
le
fiabe
sono
soggetto
di
uno
studio
lungo
ed
amoroso
,
più
però
dal
punto
di
vista
letterario
,
che
da
altro
*
.
Vi
si
cercano
e
le
fonti
e
le
primiere
forme
letterarie
,
o
,
come
fece
da
noi
il
Graf
,
nel
suo
libro
«
Il
Diavolo
»
e
nell
'
altro
sulle
leggende
medioevali
,
si
salva
dall
'
oblio
un
mondo
intellettivo
,
per
offrire
agli
studiosi
un
campo
di
ricerche
.
Però
,
le
fiabe
si
prestano
ad
investigazioni
non
tentate
ancora
,
allo
studio
,
cioè
,
della
psiche
collettiva
,
per
discoprirne
le
leggi
,
vedere
come
da
esse
sieno
sorte
tali
formazioni
e
quale
n
'
è
la
natura
:
punto
nuovo
codesto
di
critica
,
al
quale
le
fiabe
non
furono
mai
assoggettate
.
L
'
animo
collettivo
adunque
si
può
studiare
come
su
due
libri
:
uno
dei
quali
antico
,
che
si
va
quasi
perdendo
ed
è
la
fiaba
,
in
sieme
con
le
altre
forme
storico
collettive
;
l
'
altro
moderno
,
fatto
dalle
manifestazioni
psico
collettive
che
vivono
a
noi
d
'
intorno
e
che
noi
possiamo
sorprendere
e
studiare
.
Questi
due
campi
di
studio
sono
totalmente
differenti
,
ma
,
ci
è
bene
,
fra
di
loro
,
un
nesso
evolutivo
,
giacché
l
'
uno
si
appartiene
ad
una
collettività
vecchia
,
inferiore
;
l
'
altro
ad
una
collettività
giovane
;
delle
quali
,
l
'
una
à
una
statica
psichica
fatta
di
pensiero
poco
riflesso
e
una
dinamica
,
profondamente
,
egoista
;
l
'
altra
à
una
statica
moderna
,
riflessa
ed
una
dinamica
altruista
.
Ma
la
collettività
nuova
,
la
folla
che
si
viene
preparando
deriva
dall
'
antica
,
n
'
è
una
forma
evoluta
,
onde
,
perché
lo
studio
psicologico
sia
completo
,
bisogna
che
esso
non
si
restringa
alle
forme
presenti
della
psiche
collettiva
,
ma
scenda
ancora
in
giù
,
così
come
nel
campo
psicologico
individuale
noi
non
ci
arrestiamo
all
'
uomo
,
ma
discendiamo
al
bambino
.
Però
,
abbracciando
,
con
la
mente
,
il
vasto
campo
delle
fiabe
,
ci
accorgiamo
come
esso
sia
diverso
nel
suo
contenuto
:
le
saghe
nordiche
non
sono
i
fabliaux
latini
:
come
le
novelle
arabe
non
sono
i
nostri
cicli
eroici
cavallereschi
;
pure
le
leggi
psicologiche
che
vi
si
disvelano
sono
sempre
uguali
,
onde
ben
possiamo
noi
,
facendo
d
'
un
tal
complesso
di
fiabe
,
oggetto
di
studio
,
aver
la
certezza
d
'
interpetrare
lo
spirito
generale
che
lo
domina
.
Non
dissimilmente
di
come
avviene
nella
psicologia
individuale
,
lo
studioso
esamina
un
dato
numero
d
'
individui
sani
od
ammalati
;
misura
un
dato
numero
di
percezioni
e
poi
estende
i
dati
di
queste
ricerche
e
,
salvo
le
variazioni
individuali
e
certe
variazioni
collettive
,
le
leggi
ricavate
rimangono
vere
,
appunto
perché
le
persone
umane
queste
unità
bio
psicologiche
,
sono
,
nella
loro
complessività
e
variabilità
,
uguali
.
Le
fiabe
che
formano
oggetto
di
questo
studio
sono
le
così
dette
rumanze
,
pertinenti
al
popolo
calabrese
,
che
son
quelle
che
io
ho
inteso
da
ragazzo
,
del
quale
ne
ò
compreso
lo
spirito
e
sulle
quali
molte
volte
ho
ripensato
,
giacché
,
trattandosi
di
cogliere
l
'
animo
collettivo
,
molto
se
ne
perde
nella
raccolta
scritta
che
se
ne
fa
,
come
d
'
un
gas
molto
si
volatilizza
nel
travasarlo
.
Or
bene
,
guardando
queste
ed
altre
raccolte
di
fiabe
pertinenti
ad
un
dato
popolo
,
si
trova
sempre
che
esse
son
fatte
di
stratificazioni
diverse
,
mescolate
in
sieme
,
e
le
quali
ripetono
la
mistione
di
razza
del
popolo
in
mezzo
a
cui
nacquero
.
Vi
sono
,
adunque
,
dei
cicli
intellettivi
che
toccano
e
si
confondono
,
che
si
rassomigliano
a
quelle
onde
che
si
formano
sulla
superficie
d
'
una
vasca
,
nella
quale
si
getti
sparpagliandosi
una
manciata
di
sabbia
e
dove
ciascun
granello
diventa
il
centro
di
cerchi
che
si
intersecano
in
mille
punti
,
con
quelli
formati
dagli
altri
granelli
.
Ma
,
i
cicli
si
sono
formati
in
tempi
diversi
della
vita
di
un
popolo
e
ne
sono
come
la
storia
:
vi
sono
di
quelli
antichi
e
di
quelli
più
recenti
,
di
quelli
nazionali
,
zampillanti
dalle
profondità
dello
spirito
etnico
puro
,
e
di
quelli
importati
;
ma
,
e
sugli
uni
e
sugli
altri
,
la
psiche
collettiva
à
messo
come
una
impronta
sua
,
che
li
distingue
dalle
altre
forme
collettive
psichiche
,
togliendo
le
circostanze
di
tempo
e
di
luogo
.
Le
circostanze
di
tempo
e
di
luogo
sono
doti
d
'
una
mente
ordinata
:
noi
dicemmo
come
la
mente
si
formi
dalle
impressioni
del
mondo
esterno
,
le
quali
lasciano
delle
modificazioni
nella
nostra
psiche
,
facilmente
registrabili
e
rievocabili
e
le
quali
vengono
immagazzinate
intorno
a
dati
centri
di
tempo
,
di
luogo
,
di
somiglianza
e
di
contrarietà
*
.
Detti
centri
tendono
a
confondersi
:
prima
che
un
dato
fatto
vada
nell
'
oblio
,
il
ricordo
ne
diventa
evanescente
:
cadono
,
cioè
,
le
circostanze
di
tempo
e
di
luogo
,
che
sono
i
due
centri
intorno
a
cui
era
aggruppata
l
'
esperienza
:
la
mente
non
ha
che
un
solo
ricordo
:
il
fatto
è
avvenuto
fuori
del
momento
presente
;
il
fonogramma
si
è
come
cancellato
.
L
'
uomo
à
tentato
di
opporsi
a
questa
evanescenza
dell
'
impressioni
;
l
'
à
tentata
con
la
scrittura
a
guippu
,
geroglifica
,
pictografica
,
alfabetica
;
ma
tant
'
è
,
la
psiche
collettiva
si
è
affidata
per
lungo
tempo
alla
memoria
psichica
,
si
è
servita
,
solo
,
molto
più
tardi
della
scrittura
.
La
psiche
collettiva
è
,
adunque
,
nei
suoi
ricordi
evanescente
e
ristretta
,
ond
'
è
che
nel
racconto
delle
fiabe
o
essa
tace
e
tempo
e
luoghi
o
li
ricaccia
in
un
paese
lontano
,
in
un
Eldorado
vero
o
immaginario
.
I
Toscani
quando
vogliono
dire
d
'
un
paese
lontano
dicono
in
Ogamagoga
;
da
noi
i
fatti
raccontati
nelle
fiabe
avvengono
in
Portogallo
o
in
Ispagna
e
cominciano
con
«
ci
era
una
volta
»
dove
?
quando
?
chi
lo
sa
.
Eppure
,
talvolta
,
vi
si
può
sorprendere
l
'
ultima
nota
evanescente
del
tempo
o
del
luogo
:
quando
le
nostre
fiabe
si
svolgono
in
Ispagna
,
esse
ci
ricordano
la
loro
provenienza
:
è
da
là
che
ci
venne
la
fantasiosa
letteratura
moresca
che
forma
uno
dei
cicli
più
importante
di
fiabe
.
Rimangono
,
così
,
come
dei
simboli
di
sopravvivenza
nella
psiche
collettiva
,
accennanti
a
fatti
e
a
circostanze
,
a
vicende
diverse
dei
quali
il
ricordo
s
'
è
perso
e
la
sopravvivenza
si
è
stratificata
,
onde
,
d
'
un
'
intera
formazione
psichica
,
non
è
rimasto
che
un
rudero
.
Così
,
della
dominazione
araba
,
fra
noi
,
non
rimane
che
un
ciclo
di
rumanze
e
la
circostanza
che
i
fatti
narrati
accadono
,
quasi
sempre
,
in
Spagna
o
in
Portogallo
.
Vi
è
,
adunque
,
nella
psiche
collettiva
,
una
riduzione
,
una
semplificazione
per
la
quale
scompaiono
le
circostanze
di
tempo
e
di
luogo
e
i
diversi
contenuti
intellettivi
,
maturati
in
tempi
e
civiltà
diverse
,
o
si
stratificano
confondendosi
,
e
ben
li
vedremo
nel
secondo
capitolo
quando
parleremo
dei
diversi
cicli
delle
nostre
rumanze
;
o
evaporano
sino
ad
una
pura
sopravvivenza
.
Diventa
,
così
,
la
psiche
popolare
come
un
archivio
storico
,
nel
quale
molti
documenti
sono
scomparsi
o
ne
resta
solo
il
titolo
e
tutti
sono
,
poi
,
sommamente
confusi
,
onde
si
dura
fatica
a
discernerli
.
La
ragione
di
queste
mistioni
,
stratificazioni
e
sopravvivenze
dei
cicli
intellettivi
riposa
sempre
in
quella
legge
messa
dal
Ferrero
per
spiegare
i
simboli
e
cioè
l
'
abbreviazione
del
lavoro
mentale
,
che
costa
una
vera
disintegrazione
*
,
onde
le
percezioni
,
le
immagini
,
i
ricordi
,
abbandonati
a
sé
stessi
,
diventano
evanescenti
e
poco
ne
rimane
e
suornuota
,
come
,
quando
naufraga
un
bastimento
,
poche
tavole
vanno
su
per
le
onde
.
La
psiche
collettiva
avrebbe
dovuto
durar
molto
lavoro
a
tenere
in
sieme
le
vicende
storiche
nette
,
distinte
,
lavoro
al
quale
di
rado
si
regge
;
ed
ecco
che
,
invece
del
vasto
mondo
delle
vicende
,
si
ritiene
lo
scarso
,
l
'
aereo
della
superstruttura
,
la
parte
fantastica
,
ideale
,
leggendaria
,
mescolata
con
le
altre
che
si
posseggono
o
si
possederanno
.
Ecco
come
la
folla
,
che
à
una
scarsa
memoria
degli
avvenimenti
storici
,
mantiene
la
leggenda
e
la
fiaba
.
Ben
le
fiabe
ànno
un
sentimento
:
il
contenuto
loro
è
fortemente
affettivo
,
in
quanto
contengono
sempre
una
storia
,
ora
lieta
ora
triste
,
in
quanto
riflettono
una
vicenda
umana
.
Esse
non
sono
di
quelle
storie
che
lasciano
indifferenti
,
ma
di
quelle
nelle
quali
l
'
animo
umano
si
appassiona
e
ben
lo
si
può
esperimentare
dal
fatto
che
ve
ne
sono
di
quelle
che
,
dagli
occhi
dei
bambini
o
di
persone
compassionevoli
,
spremono
delle
lagrime
.
Le
fiabe
ànno
dunque
un
'
anima
,
una
passionalità
,
anzi
questa
a
preferenza
,
giacché
la
psiche
popolare
,
nelle
sue
forme
,
s
'
intende
,
più
semplici
e
meno
evolute
,
è
prevalentemente
senziente
,
anziché
pensante
.
E
come
i
sentimenti
primevi
dell
'
animo
umano
sono
amore
ed
odio
,
e
la
religione
è
una
sorgente
d
'
emozioni
;
così
la
psiche
collettiva
,
nelle
sue
forme
primitive
,
vive
degli
stessi
sentimenti
affettivi
della
psiche
individuale
e
però
le
fiabe
si
svolgono
o
intorno
a
vicende
amorose
o
sono
illuminate
dall
'
odio
,
oppure
ànno
un
contenuto
,
un
fondo
religioso
,
che
copre
ed
ammanta
i
fatti
umani
,
e
da
loro
trae
il
colorito
e
la
trama
.
Questi
sentimenti
,
però
,
non
ànno
la
vasta
complessità
e
la
finezza
moderna
:
voi
non
trovate
l
'
altruismo
,
frutto
nuovo
e
moderno
dell
'
albero
del
sentimento
;
trovate
,
in
vece
,
l
'
amore
sessuale
,
l
'
amore
della
prole
;
e
l
'
odio
non
è
quello
che
si
porta
al
vizio
perché
tale
,
ma
è
l
'
odio
al
vizio
che
ci
tocca
,
alla
virtù
che
ci
abbaglia
,
alla
bellezza
che
non
si
conquide
.
È
invidia
e
cupidigia
,
in
una
parola
,
il
tono
sentimentale
passionale
che
domina
;
è
il
sentimen
to
dei
tempi
andati
che
s
'
indugia
,
ancora
,
nel
presente
,
fatto
più
di
bassezze
che
d
'
estasi
umane
.
Non
differente
è
il
contenuto
religioso
che
non
si
appalesa
come
la
tendenza
dell
'
animo
verso
un
ideale
messo
fuori
del
tempo
e
dello
spazio
;
ma
è
quel
sentimento
religioso
grossolano
come
uno
sfondo
di
quadro
uscito
da
un
pennello
rozzo
e
primitivo
.
La
psiche
collettiva
,
adunque
,
imprime
tutta
sé
stessa
in
queste
formazioni
e
siccome
essa
è
poco
evoluta
,
così
le
creazioni
che
forma
,
riflettono
un
mondo
poco
evoluto
:
ben
vi
sono
però
,
delle
concezioni
d
'
una
grande
squisitezza
sentimentale
;
ben
queste
fiabe
esercitano
un
incanto
,
sono
una
sorgente
di
piacere
estetico
:
sono
come
certe
creazioni
di
genii
criminali
che
affascinano
,
che
paiono
uscite
dalle
penne
più
gentili
d
'
artisti
;
son
come
i
poemi
omerici
che
cantano
rapimenti
e
stragi
,
tutto
un
basso
mondo
con
scarso
contenuto
etico
,
ma
che
pure
allettano
e
seducono
.
È
l
'
arte
che
non
manca
mai
,
è
la
genialità
artistica
che
circonda
queste
formazioni
psico
intellettive
.
Donde
promana
,
mai
,
questo
fascino
?
perché
questa
genialità
inconscia
?
Una
grande
sorgente
di
godimento
estetico
è
di
certo
riposta
in
quel
non
so
che
di
vago
e
di
vario
che
scorre
dinanzi
alla
mente
:
sempre
la
varietà
è
stata
una
fonte
inestinguibile
di
godimento
.
L
'
animo
umano
à
una
perenne
sete
d
'
impressioni
nuove
e
variate
,
che
quando
non
penetrino
per
gli
occhi
,
penetrano
per
la
mente
.
E
nelle
fiabe
due
fatti
concorrono
a
dare
il
godimento
estetico
:
primo
,
il
nuovo
ed
il
vario
;
secondo
:
che
le
concezioni
non
escono
dall
'
ambito
dei
casi
abituali
della
vita
.
Se
fossero
d
'
un
contenuto
davvero
nuovo
,
urtante
il
misoneismo
ch
'
è
gran
parte
della
psiche
collettiva
inferiore
,
esse
certamente
sarebbero
sorgente
d
'
un
dolore
,
d
'
un
sentimento
angoscioso
,
d
'
una
disintegrazione
nervosa
:
è
il
nuovo
del
particolare
nella
vecchia
trama
generale
della
vita
che
tanto
piace
e
tanto
seduce
l
'
animo
,
ammantato
com
'
è
della
passionalità
e
che
commove
l
'
animo
senza
sconvolgerla
.
È
la
finzione
nell
'
a
rte
,
ch
'
è
tanta
parte
dell
'
estetismo
dell
'
animo
umano
.
L
'
esistenza
delle
fiabe
richiama
un
'
altra
questione
di
psicologia
collettiva
che
va
formulata
così
:
sono
le
fiabe
opera
della
immaginazione
e
della
psiche
collettiva
?
Guardando
superficialmente
la
questione
,
non
vi
à
dubbio
che
sia
proprio
così
.
Queste
storie
di
maghi
,
di
orchi
,
di
fate
,
di
santi
,
di
demoni
appaiono
come
il
parto
d
'
una
immaginazione
gigantesca
.
Ma
pure
esse
non
sono
che
un
riflesso
falso
delle
cose
,
queste
che
paiono
opera
d
'
una
immaginazione
inventiva
,
non
sono
che
allucinazioni
ed
illusioni
;
è
il
mondo
dei
fatti
visto
attraverso
lenti
che
alterano
.
Il
mondo
delle
fiabe
può
sembrare
all
'
occhio
dello
scienziato
o
un
simbolismo
o
una
illusione
:
la
mitologia
che
formò
un
vasto
ciclo
di
letteratura
collettiva
fu
creduta
un
simbolismo
dei
complessi
e
vasti
fenomeni
solari
,
il
mito
adombrava
il
concetto
scientifico
;
però
,
per
ammettere
questo
,
noi
dovremmo
assegnare
alla
psiche
collettiva
primeva
un
pensiero
riflesso
che
non
à
,
val
meglio
adunque
o
interpetrarla
come
fa
lo
Spencer
come
fenomeno
umano
,
di
cui
si
sia
perduto
il
contenuto
,
o
come
un
falso
riflesso
dei
fenomeni
della
natura
*
.
Così
per
le
fiabe
,
le
quali
sono
in
gran
parte
nate
sotto
i
cicli
torridi
,
dove
il
clima
si
accende
e
l
'
aria
à
mille
inganni
di
luce
e
di
colori
.
In
quei
paesi
,
le
allucinazioni
e
le
illusioni
sono
frequenti
,
perché
i
sensi
sono
abnormemente
stimolati
,
perché
abnormi
stimoli
corrono
fino
alla
corteccia
cerebrale
.
Nei
deserti
dove
è
frequente
il
miraggio
,
fra
quei
mari
che
riflettono
l
'
altra
sponda
,
su
quelle
terre
dal
riflesso
del
sole
,
vissero
quei
popoli
,
dal
cui
animo
sgorgarono
le
più
immaginose
leggende
.
Un
altro
ciclo
di
fiabe
sorse
nel
medio
evo
specialmente
fra
'
popoli
nordici
con
un
contenuto
religioso
,
mistico
,
pieno
di
terrore
della
carne
e
del
diavolo
,
aggirantesi
d
'
intorno
a
'
tre
regni
della
morte
,
e
furono
esse
queste
fiabe
un
'
allucinazione
nascente
dallo
squilibrio
psico
somatico
,
che
sconvolse
le
menti
in
quell
'
età
triste
e
del
quale
studiammo
il
ritmo
nelle
formazioni
storico
sociali
.
L
'
immaginazione
,
adunque
,
non
è
dote
d
'
una
psiche
collettiva
inferiore
e
quel
che
pare
a
noi
opera
sua
,
opera
normale
,
è
quanto
di
meno
normale
possa
essere
:
è
una
imperfezione
dei
sensi
,
è
una
falsa
esperienza
che
trasmettono
a
'
centri
nervosi
e
che
questi
accettano
senza
riprova
.
E
le
fiabe
portano
tutto
il
vecchio
contenuto
scientifico
,
tutto
il
pensiero
riflesso
sulla
natura
,
che
parve
un
giorno
vero
e
che
,
per
la
permeabilità
della
psiche
,
discese
sino
alla
plebe
.
Gli
antichi
credettero
agli
incanti
,
al
metabolismo
,
a
geni
,
alle
fate
ecc
.
,
e
vi
credettero
uomini
sommi
,
per
quei
tempi
:
la
natura
non
fu
creduta
immanente
;
le
sue
leggi
furono
concepite
come
capaci
d
'
interruzione
;
la
creazione
spontanea
l
'
aborigenismo
sempre
possibile
.
Ora
,
questo
era
un
contenuto
scientifico
falso
di
cui
la
scienza
si
andò
mano
mano
spogliando
,
ma
che
rimase
nell
'
animo
popolare
e
si
pietrificò
nella
fiaba
.
Le
fiabe
,
accogliendo
adunque
tanti
e
si
varii
elementi
,
sono
come
un
organismo
che
si
è
andato
formando
,
nel
quale
ànno
lavorato
vari
stati
della
psiche
collettiva
,
ognuno
dei
quali
sopravvive
in
un
ciclo
,
e
,
quando
poi
una
fiaba
è
formata
,
la
psiche
collettiva
trasmettendola
,
l
'
ammoderna
,
le
dà
un
colorito
e
una
freschezza
d
'
attualità
,
la
modifica
insensibilmente
sino
a
farne
tante
cose
diverse
.
Guardando
la
vasta
raccolta
delle
fiabe
si
scorge
come
esse
mettono
tutte
capo
a
poche
che
sono
come
i
capostipiti
d
'
una
varia
e
complessa
famiglia
e
sentendole
raccontare
a
varii
intervalli
di
tempo
,
sentite
che
molte
circostanze
,
riflettendo
il
nuovo
ambiente
,
si
sono
modificate
,
a
dimostrare
che
la
psiche
collettiva
,
ch
'
è
nel
fondo
così
misoneista
,
è
,
nello
stesso
tempo
,
facilmente
tanto
suggestionabile
fino
a
riflettere
in
fatti
immaginari
d
'
una
millenaria
esistenza
,
le
modificazioni
dell
'
ambiente
sociale
che
la
circonda
.
Le
fiabe
,
come
tutte
le
formazioni
storico
sociali
,
ànno
un
clima
storico
nel
quale
vivono
,
o
per
essere
più
proprio
,
nacquero
e
vissero
,
e
ch
'
è
fatto
da
una
coltura
scarsa
e
da
un
sentimento
poco
evoluto
:
come
certe
forme
d
'
allucinazione
sorgono
con
la
pubertà
e
rivivono
nella
vecchiaia
,
queste
nascono
nella
giovinezza
dei
popoli
rivivono
nella
loro
senilità
,
nei
due
momenti
che
la
mancanza
d
'
esperienza
o
la
difettosa
percezione
si
presta
ad
un
falso
riflesso
della
natura
.
L
'
antichità
greca
creò
il
vasto
mondo
mitologico
ed
eroico
,
l
'
evo
medio
la
larga
fioritura
romanza
;
ma
e
l
'
una
e
l
'
altra
per
giovinezza
o
per
senilità
riflessero
la
natura
in
modo
falso
ed
errato
.
Il
ciclo
eroico
mitico
antico
cadde
allo
sfasciarsi
della
civiltà
pagana
,
al
cozzo
del
cristianesimo
che
operò
negli
animi
una
novella
polarizzazione
.
In
quel
succedersi
di
novelle
mistioni
etniche
,
nel
concetto
nuovo
della
vita
e
della
civiltà
nuova
che
sorse
,
il
contenuto
mitologico
dovea
cadere
,
per
sorgerne
altro
;
ma
la
disposizione
psichica
che
l
'
avea
creato
,
sopravvisse
,
onde
un
nuovo
ciclo
romanzesco
s
'
aperse
a
contenuto
principalmente
arabo
cristiano
.
E
oggi
la
fiaba
non
vive
che
nella
plebe
,
là
dove
si
addensa
la
senilità
di
un
popolo
,
dove
le
antiche
stratificazioni
del
carattere
vivono
;
ma
a
misura
che
le
vicende
economiche
innalzano
il
proletariato
alla
luce
della
storia
,
e
gli
donano
un
pensiero
ed
un
sentimento
nuovo
,
le
fiabe
cadono
,
onde
non
tarderà
molto
che
di
esse
non
si
trovi
più
traccia
.
Ma
,
questo
sparire
d
'
un
mondo
fantasioso
,
che
molti
rimpiangono
,
segna
la
fine
d
'
una
cecità
dell
'
intelletto
,
di
un
annebbiamento
della
mente
,
è
il
principio
d
'
una
nuova
psiche
collettiva
:
oramai
l
'
incanto
è
rotto
,
le
catene
d
'
oro
sono
spezzate
e
una
nuova
civiltà
ci
saluta
in
fronte
,
la
civiltà
nella
quale
l
'
animo
è
profondamente
pieno
della
umanità
,
l
'
intelletto
profondamente
irradiato
dalla
scienza
.
Un
tempo
,
si
novella
,
che
una
gran
voce
si
udisse
gridare
su
per
i
mari
:
il
Dio
Pane
è
morto
;
era
l
'
antichità
coi
suoi
lieti
inganni
che
finiva
;
forse
se
ne
udrà
per
lo
avvenire
un
'
altra
che
dirà
:
la
vecchia
civiltà
umana
,
così
splendente
in
alto
e
pur
dolorosa
in
basso
,
non
è
più
e
in
sua
vece
è
sorta
la
civiltà
nuova
della
giustizia
e
del
lavoro
.
E
con
lei
morrà
la
fiaba
,
dal
contenuto
triste
e
dalla
forma
,
seducentemente
,
artistica
;
e
sia
così
di
lei
:
noi
non
avremo
per
la
morta
né
una
lagrima
,
né
un
rimpianto
!
CAPITOLO
II
.
LE
«
RUMANZE
»
Le
rumanze
non
si
sottraggono
alle
leggi
che
regolano
le
fiabe
,
in
genere
,
e
cioè
alla
stratificazione
e
mistione
dei
cicli
,
sorti
in
vicende
etniche
diverse
e
per
tempo
e
per
luogo
,
al
contenuto
morale
inferiore
,
al
fascino
artistico
,
al
falso
riflesso
del
mondo
,
alla
legge
deterministica
del
clima
storico
.
I
cicli
esistenti
in
esse
,
sono
parecchi
,
ognuno
dei
quali
è
la
sopravvivenza
d
'
un
dato
avvenimento
storico
.
Il
ciclo
più
antico
nel
tempo
,
ch
'
è
il
greco
romano
,
è
scarso
od
appena
accennato
:
né
potea
essere
diversamente
per
quel
fatto
da
noi
detto
che
cioè
il
mondo
romano
venne
cancellato
nelle
menti
dalle
nuove
mistioni
dei
popoli
dissimilari
e
dal
nuovo
contenuto
etico
religioso
.
Vi
si
trova
,
quindi
,
come
un
ricordo
spezzato
,
non
composto
a
novella
,
come
i
resti
d
'
un
naufragio
che
surnuotino
ancora
o
come
pochi
e
rari
vocaboli
d
'
una
lingua
appresa
da
bambino
e
poi
dimenticata
*
.
Si
,
delle
maschere
romane
e
greche
si
conserva
il
nome
di
papos
e
mormon
restano
due
nomi
senza
significato
,
che
si
ripetono
in
suon
di
spavento
a
'
bambini
(
mammarutu
o
mammone
o
papparuto
)
,
ma
delle
strane
avventure
di
questi
personaggi
,
delizia
della
plebe
romana
,
nulla
sopravanza
.
Ben
più
vivo
è
il
ciclo
eroico
cavalleresco
,
benché
alquanto
scolorito
e
,
falsamente
,
talora
interpetrato
.
I
cicli
eroico
cavallercschi
sorsero
nel
Nord
d
'
Europa
,
e
non
giunsero
sino
a
noi
,
che
scarsamente
,
giacché
le
emigrazioni
nordiche
o
non
penetrarono
fino
nel
mezzogiorno
d
'
Italia
o
,
penetrate
,
non
ebbero
tempo
di
fissarvisi
.
Quindi
non
vi
è
ricordo
di
Orlando
o
di
Carlomagno
,
né
di
Artù
e
di
tutte
quelle
altre
figure
di
dame
,
di
cavalieri
,
di
giganti
,
delle
quali
Ariosto
,
nel
suo
poema
,
ci
à
lasciato
il
più
splendido
esempio
.
Il
ciclo
celtico
dell
'
orco
è
vivo
e
presente
in
molti
racconti
,
anzi
si
è
fuso
con
l
'
altro
arabo
.
L
'
orco
à
palagi
splendidi
e
ruba
le
più
belle
fanciulle
,
delle
quali
poi
s
'
innamora
senza
essere
riamato
e
le
fanciulle
scappano
e
l
'
orco
le
insegue
.
Ha
giardini
eternamente
fioriti
,
dal
profumo
soave
,
nei
quali
la
gente
va
a
coglier
pomi
ed
egli
si
nasconde
e
li
sorpende
:
e
con
i
suoi
amori
e
con
i
suoi
odii
,
con
i
suoi
incanti
,
talora
con
la
sua
bontà
forma
la
trama
di
molte
fiabe
*
.
Ma
i
due
cicli
più
importanti
sono
il
ciclo
religioso
e
l
'
altro
arabo
.
Il
ciclo
religioso
è
vasto
,
fatto
delle
vicende
vere
od
immaginarie
della
vita
di
Gesù
e
dei
discepoli
,
dove
campeggiano
il
maestro
Gesù
buono
,
semplice
,
amorevole
che
legge
nei
cuori
e
compatisce
e
Pietro
di
mente
ristretta
e
di
animo
piccolo
.
Al
ciclo
religioso
cristiano
appartiene
la
storia
,
comunissima
nel
medio
evo
,
dell
'
ebreo
errante
,
di
alcune
vicende
di
santi
,
ora
vere
ora
immaginarie
,
del
diavolo
,
degli
eremiti
che
vivono
di
vita
centenaria
con
lunghe
barbe
bianche
e
che
,
bussando
a
'
loro
eremi
,
chiedono
che
la
gente
si
segni
con
la
croce
e
a
'
quali
gli
angeli
arrecano
da
mangiare
.
Vi
appartengono
del
pari
le
storie
macabre
,
le
danze
dei
morti
,
e
in
questo
ciclo
si
riflette
lo
humour
plebeo
con
i
suoi
motti
salaci
e
grossolani
,
con
la
furberia
ingenua
della
gente
povera
.
All
'
altro
ciclo
arabo
appartengono
le
più
belle
e
fantasiose
fiabe
,
quelle
che
incantano
e
seducono
,
al
pari
delle
Mille
e
una
notte
,
come
un
canto
di
donna
in
una
sera
d
'
estate
.
E
son
racconti
di
re
che
s
'
innamorano
di
povere
fanciulle
;
di
fate
che
stanno
in
fondo
a
'
mari
e
di
notte
si
recano
sulla
terra
;
di
ardimentosi
cavalieri
tramutati
in
pietra
;
di
maghe
che
ammaliano
e
di
ragazze
che
rompono
l
'
incanto
;
di
palazzi
che
sorgono
in
una
notte
e
nei
quali
ogni
oggetto
à
un
anima
ed
una
voce
;
son
leggende
di
amore
e
di
odio
,
nelle
quali
s
'
intreccia
il
sentimento
religioso
o
vi
son
le
streghe
con
la
tregenda
,
e
che
ànno
sempre
un
lieto
fine
e
dove
la
virtù
trionfa
.
Son
questi
,
adunque
,
i
cicli
delle
fiabe
romanzesche
,
che
s
'
intrecciano
fra
loro
,
in
modo
che
il
profano
ed
il
divino
,
l
'
antico
e
il
recente
formino
una
storia
sola
che
incanta
e
che
seduce
.
Il
falso
riflesso
del
mondo
rivive
in
queste
creazioni
dello
spirito
collettivo
:
vi
è
il
destino
,
il
fatum
,
che
ogni
uomo
porta
seco
e
al
quale
non
si
resiste
:
uomini
dannati
a
vivere
da
animali
,
ad
essere
uccisi
al
tale
anno
di
età
,
a
viver
in
fondo
a
'
mari
;
vi
è
la
instabilità
delle
leggi
di
natura
:
notti
lunghe
quanto
mesi
,
acque
del
mare
che
si
sconvolgono
con
una
parola
,
animali
che
parlano
;
vi
è
il
metabolismo
e
vi
è
l
'
incanto
;
vi
è
il
miracolo
:
vi
è
,
in
somma
,
tutto
il
falso
concetto
della
natura
che
,
in
momenti
successivi
,
gli
uomini
si
andarono
formando
e
che
vive
ancora
nei
libri
polverosi
come
ricordo
d
'
altri
tempi
e
nell
'
animo
popolare
in
forma
viva
e
possente
.
E
,
in
sieme
con
il
falso
riflesso
della
natura
,
nelle
fiabe
si
rispecchia
un
animo
primitivo
con
le
sue
impulsività
,
con
le
tendenze
criminose
.
È
l
'
animo
della
gente
e
del
tempo
in
cui
nacquero
queste
seducenti
fantasie
:
è
l
'
imprevidenza
della
psiche
inferiore
che
domina
sempre
,
è
l
'
impulsività
che
spinge
i
cavalieri
contro
i
pericoli
;
è
la
passionalità
bassa
che
guida
al
delitto
;
è
la
credenza
che
la
virtù
trionfi
sempre
,
che
i
delitti
non
restino
impuniti
;
è
tutto
questo
,
che
ispira
la
fine
d
'
ogni
fiaba
.
E
il
contenuto
è
un
delitto
,
che
ora
commettono
i
geni
o
le
fate
;
ora
i
potenti
,
ora
gl
'
invidi
compagni
o
i
parenti
e
al
quale
succede
come
ricompensa
un
novello
crimine
,
rifermando
quel
concetto
antropologico
criminale
che
la
pena
nell
'
origine
è
un
novello
delitto
*
.
Tutta
la
psiche
popolare
si
riflette
,
adunque
,
nelle
fiabe
:
ci
senti
il
fascino
della
ricchezza
che
seduce
e
che
abbaglia
,
la
suggestione
del
fasto
,
onde
il
protagonista
è
sempre
un
re
bello
come
il
sole
;
i
palazzi
son
sempre
di
brillanti
e
le
vesti
di
broccato
e
le
fate
ricamano
in
telai
di
oro
e
,
quando
si
pettinano
,
lascian
cadere
da
'
capelli
perle
e
le
catene
sono
di
oro
.
E
col
crimine
si
congiunge
l
'
amore
:
le
due
passioni
più
potenti
dell
'
animo
popolare
.
Per
amore
i
giovani
partono
verso
l
'
ignoto
,
per
amore
lo
giovanette
soffrono
ed
è
l
'
amore
per
l
'
uomo
un
momento
fuggevole
,
per
la
donna
è
tutta
la
vita
;
per
l
'
uno
è
l
'
episodio
,
per
l
'
altra
il
poema
;
la
donna
,
quando
non
è
innamorata
,
quando
non
è
madre
o
moglie
,
quando
non
soffre
per
la
persona
amata
,
è
crudele
,
è
maga
,
incantatrice
o
è
invida
.
L
'
inferiorità
della
donna
,
colta
dal
Lombroso
,
è
raffigurata
in
queste
fiabe
,
anticipando
,
come
fa
sempre
l
'
arte
,
le
deduzioni
scientifiche
.
E
l
'
ottimismo
domina
sempre
questa
eterna
speranza
dell
'
animo
giovane
non
manca
mai
,
è
la
nota
di
consolazione
nel
gran
mare
del
dolore
umano
:
è
la
nota
eternamente
gentile
.
Ma
di
mezzo
a
questo
ciclo
fantasioso
coruscato
di
nubi
,
a
questo
poema
eternamente
delittuoso
della
fiaba
,
che
gentilezza
di
sentimenti
,
che
purezza
di
tocco
,
che
alito
d
'
idealità
!
In
una
fiaba
è
detto
come
una
giovane
sorella
di
re
per
amore
del
fratello
mangi
una
foglia
di
lauro
nel
quale
sta
un
genio
,
pur
sapendo
di
divenire
madre
.
Ella
nasconde
a
tutti
il
sagrifizio
per
tema
che
non
la
s
'
incolpi
e
lascia
,
morendo
,
la
ragazza
,
frutto
di
questo
strano
amore
,
in
una
stanza
,
addormentata
e
ne
consegna
al
fratello
la
chiave
e
lo
prega
che
non
l
'
apra
mai
.
E
il
fratello
così
fa
e
tiene
la
chiave
appesa
al
collo
come
una
reliquia
;
ma
,
una
notte
,
la
moglie
gli
ruba
la
chiave
,
apre
e
trova
,
sotto
l
'
azione
d
'
un
narcotico
,
la
giovanetta
addormentata
e
la
maltratta
,
credendola
una
favorita
e
la
giovanetta
tace
e
soffre
in
segreto
e
solo
,
rivolta
ad
un
piccolo
coltello
dal
manico
intarsiato
,
gli
racconta
lo
strano
nascimento
suo
e
lo
prega
che
quando
abbia
udito
la
triste
storia
,
le
si
voglia
conficcare
nel
petto
.
Che
strazio
in
questo
dolore
così
chiuso
e
disperato
,
di
questa
fanciulla
restata
orfana
che
piange
e
non
à
il
coraggio
di
farla
finita
e
che
candore
nel
confidare
in
mancanza
di
persone
che
l
'
amino
il
suo
dolore
ad
un
oggetto
inanimato
!
Ed
in
un
'
altra
fiaba
,
un
figlio
di
re
,
tenuto
schiavo
dalle
fate
,
al
cui
amore
egli
non
à
voluto
piegare
,
di
notte
va
presso
la
culla
d
'
un
bambino
e
gli
canta
una
ninnanonna
riboccante
di
dolore
.
Se
fossi
libero
egli
dice
:
starei
sempre
teco
a
cullarti
e
ti
fascerei
di
broccato
e
ti
terrei
in
una
culla
di
oro
,
o
figlio
dell
'
animo
mio
!
In
un
'
altra
una
giovinetta
,
eternamente
buona
,
perdona
a
una
matrigna
crudele
e
vi
son
delle
fiabe
d
'
amore
,
d
'
un
brio
e
d
'
una
freschezza
meravigliosa
,
pari
ruscelletti
dei
verdi
colli
,
di
cui
parla
Dante
,
e
che
fanno
i
lor
canali
freschi
e
molli
.
Come
la
fiaba
di
quella
giovinetta
,
uno
di
quei
fulgori
di
donne
che
passano
sprezzando
e
ammaliando
i
cuori
,
che
vince
un
re
,
il
più
bello
che
sia
mai
stato
con
l
'
alterezza
piena
di
grazie
e
di
civetteria
in
sieme
e
lo
vede
a
'
suoi
piedi
.
Sì
,
come
nelle
manifestazioni
criminose
,
v
'
è
la
nota
geniale
,
così
in
queste
produzioni
d
'
un
mondo
inferiore
vi
è
il
fascino
,
talora
,
d
'
un
'
arte
sovraumana
e
d
'
un
'
immensa
bontà
,
vi
è
il
riflesso
d
'
una
psiche
fatta
di
fango
e
di
raggi
di
sole
.
CAPITOLO
III
.
LA
GENIALITÀ
NELLA
FIABA
Nei
precedenti
studii
sulla
psiche
collettiva
,
abbiamo
colto
i
rapporti
tra
le
forme
inferiori
e
il
genio
,
ora
ci
resta
a
dire
come
le
manifestazioni
psichiche
collettive
sieno
talora
vere
manifestazioni
geniali
,
sorte
come
la
genialità
individuale
dalla
neurosi
circostante
*
.
Il
genio
,
in
fatti
,
non
è
che
una
neurosi
,
almeno
in
alcune
manifestazioni
e
forme
,
il
quale
porta
in
sé
le
stigmate
come
incoscienza
della
creazione
geniale
,
amnesia
,
note
psicosomatiche
deficienti
in
sé
o
nella
sua
famiglia
.
Vi
sono
stati
dei
geni
pazzeschi
ed
incompleti
;
di
quelli
che
sono
diventati
tali
dopo
un
grave
trauma
o
psichico
o
somatico
;
altri
affetti
di
malattie
nervose
o
mentali
;
di
forme
monomaniache
,
impulsive
,
delittuose
.
Ed
in
mezzo
a
queste
manifestazioni
neuro
e
psicopatiche
è
sorta
la
genialità
individuale
.
La
genialità
collettiva
incompleta
non
si
sottrae
a
tale
legge
:
essa
sorge
nelle
folle
inferiori
non
nelle
superiori
,
in
quelle
folle
cioè
che
ànno
un
contenuto
ideativo
e
sensitivo
una
statica
e
una
dinamica
psichica
in
arresto
;
in
quelle
folle
che
sono
fortemente
misoneiste
,
e
nelle
quali
il
nuovo
s
'
accompagna
con
una
forte
disintegrazione
psichica
;
in
cui
l
'
azione
criminosa
non
è
rara
e
talora
è
prevalente
:
nella
quale
,
in
fine
,
prevalgono
le
forme
patologiche
epidemiche
di
nevrosi
e
di
psicopatie
.
Le
fiabe
son
sorte
,
di
preferenza
,
nel
medio
evo
quando
la
mente
era
ingombra
d
'
un
falso
concetto
della
natura
;
quando
una
tenebra
intellettuale
,
come
in
notte
d
'
inverno
,
toglieva
la
vista
delle
cose
.
La
natura
non
era
che
un
eterno
peccato
ordito
dalla
carne
e
dal
demonio
,
lo
sprezzo
delle
cure
mondane
era
la
sola
sapienza
.
L
'
animo
era
travagliato
da
un
interno
dolore
che
le
vicende
strane
e
fortunose
teneano
sempre
vivo
e
presente
.
Era
una
vera
lipemania
che
incombeva
su
tutti
:
era
un
annebbiamento
nel
cervello
ed
una
desolazione
nel
cuore
,
né
la
vita
esterna
era
migliore
:
la
peste
,
le
carestie
,
i
morbi
si
succedevano
ad
intervalli
fissi
;
le
guerre
,
le
invasioni
erano
vicende
di
tutti
i
giorni
;
la
prepotenza
era
cosa
di
tutte
le
ore
e
una
grande
degenerazione
,
una
stanchezza
vincea
tutti
.
Da
queste
condizioni
psicosomatiche
venivan
fuori
le
forme
epidemiche
neuro
e
psicopatiche
:
demonapatia
,
catalessia
,
isteria
,
frenesia
della
danza
,
ecc
.
erano
le
stigmate
,
in
sieme
col
delitto
,
di
questa
immensa
degenerazione
psichica
e
,
in
sieme
con
questa
neurosi
,
sorgeva
la
genialità
collettiva
.
E
le
fiabe
erano
una
vera
genialità
sia
per
l
'
arte
con
che
venivano
intessute
,
sia
perché
erano
una
vera
anticipazione
di
certe
forme
letterarie
:
da
esse
nasceranno
i
poemi
eroici
,
i
poemi
eroicomici
come
nella
romanza
di
che
ne
so
*
,
vera
anticipazione
del
Don
Quichotte
;
nasceranno
i
poemi
sacri
,
la
lirica
amorosa
,
e
in
fatti
nelle
fiabe
le
parti
più
belle
d
'
amore
sono
in
verso
;
i
romanzi
,
le
novelle
.
Nella
fiaba
e
nelle
altre
forme
popolari
quali
le
prime
poesie
rimate
vi
è
tutta
l
'
anticipazione
della
genialità
collettiva
,
incompleta
ed
è
,
come
quella
del
genio
individuale
,
inconscia
.
E
sono
anticipazioni
,
non
solo
letterarie
,
ma
scientifiche
e
io
ne
ò
riportate
molte
nello
studio
sulla
folla
,
dove
lo
inconscio
apparisce
di
più
in
certe
anticipazioni
,
che
scoperte
dal
genio
incontrano
nelle
folle
vecchie
il
più
grande
misoneismo
:
in
questo
popolo
calabrese
,
che
in
un
motto
pornografico
à
di
tanto
preceduto
Darwin
,
il
trasformismo
desta
un
vero
spavento
,
anco
nella
parte
colta
.
Io
occupandomi
delle
fiabe
trovai
che
le
scoperte
sul
carattere
criminale
che
tanto
onorano
Lombroso
,
Ferri
,
Garofalo
ecc
.
,
erano
contenute
e
riflesse
nelle
fiabe
:
vi
è
riflesso
l
'
imprevidenza
dei
criminali
,
l
'
animo
inferiore
della
donna
,
la
pena
che
è
in
origine
un
novello
delitto
,
il
fatto
di
psicologia
criminale
per
il
quale
a
'
delinquenti
manca
la
pietà
non
la
cognizione
della
giustizia
,
onde
spesso
accortamente
nelle
fiabe
si
fa
loro
giudicare
i
crimini
commessi
,
come
se
fossero
di
altri
;
queste
ed
infinite
altre
note
di
criminologia
sono
contenute
nelle
fiabe
,
in
una
delle
quali
,
per
es
.
l
'
orca
,
prima
di
inseguire
sua
figlia
scappata
di
casa
con
un
re
,
entra
in
chiesa
e
prega
la
madonna
che
le
conceda
di
farglieli
pigliare
per
mangiarseli
,
riconfermando
così
il
rapporto
,
in
tali
animi
delittuosi
,
tra
crimine
e
religione
.
Adunque
,
nella
fiaba
vi
è
l
'
incoscienza
e
l
'
amnesia
della
creazione
geniale
ed
è
,
come
la
genialità
individuale
,
un
prodotto
della
neurosi
della
psiche
collettiva
.
E
,
nata
nelle
psichi
ammalate
,
vive
nelle
forme
inferiori
delle
folle
,
nelle
forme
d
'
arresto
,
nelle
stratificazioni
più
basse
e
quando
il
soffio
di
modernità
le
investe
e
il
carattere
inferiore
cade
,
muore
la
fiaba
.
La
folla
dell
'
avvenire
sarà
senza
degenerazione
e
senza
fiabe
,
sarà
una
di
quelle
forme
elevate
quale
noi
portiamo
nella
mente
e
nel
cuore
,
quale
carezziamo
con
la
nostra
più
dolce
speranza
.
L
'
avvenire
della
folla
è
come
uno
di
quei
regni
incantati
della
fiaba
dove
generosi
cavalieri
moveano
e
dove
la
potenza
del
male
li
tramutava
in
pietra
,
ma
,
dopo
secoli
,
un
fortunato
smagando
l
'
incanto
conquistava
quel
regno
e
le
pietre
risorgevano
uomini
e
fregandosi
gli
occhi
diceano
:
che
lungo
sonno
!
Così
forse
sarà
di
noi
,
molti
,
volgendo
l
'
animo
a
questa
folla
dell
'
avvenire
,
rimarranno
vinti
dalla
forza
del
male
che
ci
circonda
;
però
verrà
giorno
in
cui
rivivremo
,
non
di
una
giovinezza
corporea
,
ma
nel
pensiero
pietoso
degli
epigoni
,
che
sentiranno
la
nobiltà
d
'
un
ideale
e
il
fulgore
d
'
una
fede
.
Il
sonno
sarà
stato
lungo
ma
non
indarno
!
LE
EPIDEMIE
PSICHICHE
CAPITOLO
I
.
LE
EPIDEMIE
PSICHICHE
La
psiche
à
,
anch
'
essa
,
le
sue
forme
epidemiche
,
che
raggiungono
talora
una
grande
diffusione
ed
una
estrema
intensità
.
Quando
un
pensiero
od
un
sentimento
diventa
predominante
nel
campo
della
coscienza
e
l
'
occupa
tutto
intero
e
lo
possiede
dando
,
da
solo
,
il
tono
ed
il
colorito
;
né
è
patrimonio
d
'
un
animo
solo
,
ma
si
diffonde
,
guadagna
gli
animi
tutti
,
e
dura
per
intera
età
;
quando
ciò
avvenga
,
noi
ci
troviamo
dinanzi
al
contagio
strano
,
che
dicemmo
psichico
,
e
del
quale
studieremo
il
ritmo
ed
il
valore
.
La
critica
à
oramai
detto
donde
nasca
il
contagio
psichico
,
com
'
esso
sia
fatto
di
due
doti
dell
'
animo
umano
che
si
completano
,
dal
bisogno
di
soggiogare
e
d
'
esser
soggiogati
,
dalla
suggestione
e
dall
'
imitazione
.
La
suggestione
e
l
'
imitazione
,
del
pari
che
l
'
opposizione
,
non
sono
altro
che
sentimenti
similari
,
che
si
completano
a
vicenda
:
la
suggestione
individuale
,
quella
che
si
esplicherà
sugli
altri
,
suscitando
l
'
imitazione
o
l
'
opposizione
,
altro
non
è
che
l
'
effetto
della
suggestione
dell
'
ambiente
in
un
animo
isolato
,
in
un
solo
specchio
concavo
che
accolga
nel
suo
foco
,
unificandole
,
le
mille
vibrazioni
eteree
che
sono
a
lui
d
'
intorno
.
In
natura
vi
sono
degli
esseri
privilegiati
,
delle
nature
psichiche
squisite
che
,
prime
,
sentono
la
gran
voce
del
tempo
;
che
sanno
a
questa
dare
una
forma
determinata
,
e
proiettarla
al
di
fuori
,
come
voce
dell
'
animo
loro
,
smisuratamente
grande
.
Il
suggestionatore
,
adunque
,
non
è
che
un
suggestionato
,
suggestionato
non
da
un
uomo
,
ma
dal
vasto
ambiente
sociale
che
lo
circonda
;
è
un
veggente
del
tempo
,
laddove
gli
altri
non
sono
che
i
suggestionati
d
'
un
uomo
,
al
cui
contatto
sprigionano
o
l
'
imitazione
o
l
'
opposizione
,
meco
chi
dicesse
elettricità
dello
stesso
nome
o
di
nome
contrario
.
Ma
,
e
suggestione
ed
imitazione
sono
due
doti
normali
dell
'
animo
umano
le
quali
,
però
,
in
certi
momenti
storici
assumono
un
'
estensione
ed
una
intensità
,
quasi
,
patologica
diventando
come
i
sensi
d
'
un
isterico
,
fortemente
iperestetici
.
La
suggestione
à
sempre
dominato
le
menti
,
l
'
imitazione
è
stata
sempre
la
via
maestra
della
civiltà
:
tutta
la
storia
del
progresso
scientifico
e
civile
,
tutta
l
'
educazione
collettiva
od
individuale
,
non
è
altro
che
un
'
opera
continua
di
suggestione
ed
imitazione
.
Ma
,
il
nuovo
della
suggestione
e
dell
'
imitazione
,
nel
contagio
psichico
,
consiste
nella
intensità
inusitata
,
nell
'
estensione
sconosciuta
con
cui
certe
idee
si
sono
diffuse
e
sono
penetrate
nell
'
animo
umano
;
nel
modo
come
ànno
ristretto
il
campo
della
coscienza
,
occupandolo
da
sole
,
producendo
quel
fenomeno
che
io
ò
chiamato
di
monodeismo
e
di
monopatia
.
Il
campo
della
coscienza
è
estremamente
complesso
e
variabile
:
i
pensieri
e
sentimenti
lo
attraversano
di
continuo
,
fermandovisi
per
un
momento
e
scomparendo
,
come
immagini
che
passino
dinanzi
ad
uno
specchio
posto
in
una
strada
;
ma
,
quando
un
solo
pensiero
ed
un
solo
sentimento
rimangono
nel
campo
della
psiche
,
quando
l
'
onda
si
arresta
,
allora
,
per
un
fenomeno
strano
,
pensiero
e
sentimento
s
'
ingrandiscono
e
possono
,
dalla
psiche
,
di
un
solo
individuo
,
diffondersi
a
quella
degli
altri
,
arrestandovisi
ed
ingrandendovisi
,
del
pari
;
onde
avviene
che
le
infinite
psichi
individuali
,
possedute
da
un
solo
fatto
e
intonate
allo
stesso
modo
,
si
riuniscano
in
un
'
immensa
psiche
collettiva
,
per
una
di
quelle
moltiplicazioni
del
sentimento
,
così
frequenti
nei
fenomeni
di
psicologia
collettiva
.
Ora
,
perché
il
fenomeno
normale
della
suggestione
ed
imitazione
assurgano
a
tanta
altezza
patologica
,
ci
è
bisogno
che
vi
sia
un
momento
determinante
fatto
di
due
elementi
e
cioè
da
un
abnorme
stimolo
esterno
e
da
un
'
abnorme
reazione
dell
'
organismo
,
in
cui
sia
rotto
l
'
equilibrio
psichico
e
reso
incapace
di
novelli
adattamenti
.
In
fatti
,
oggi
,
una
vasta
degenerazione
va
impadronendosi
dell
'
organismo
umano
,
come
una
immensa
ombra
che
la
civiltà
porti
seco
.
I
nostri
padri
non
conobbero
le
cure
affannose
della
lotta
per
l
'
esistenza
e
per
la
civiltà
:
il
loro
tenore
di
vita
fu
sempre
morigerato
e
il
sereno
dello
spirito
fu
il
tono
perenne
dell
'
animo
.
In
noi
l
'
affanno
penetra
per
più
punti
e
dal
pensiero
del
domani
e
dalla
lotta
più
cruda
che
ci
avvolge
e
dal
rapido
succedersi
della
civiltà
:
noi
siamo
come
la
foglia
che
cade
ingiallita
innanzi
tempo
e
che
il
vento
mulina
.
Epperò
,
portiamo
in
noi
stessi
e
l
'
esaurimento
nervoso
(
psicoastenia
)
e
la
degenerazione
;
e
il
bisogno
di
forti
eccitamenti
che
vincano
il
torpore
de
'
nervi
esauriti
dal
lavoro
,
onde
l
'
alcoolismo
,
il
morfinismo
,
la
libidine
,
la
sete
delle
emozioni
violente
vanno
diffondendosi
sempre
più
e
minacciano
di
estinguere
questa
razza
umana
.
Nasce
,
da
tutto
ciò
,
un
forte
squilibrio
psichico
onde
certi
doti
normali
dell
'
animo
umano
s
'
ingigantiscono
,
onde
la
suggestione
diventa
più
viva
e
l
'
imitazione
più
diffusa
:
la
psiche
diventa
come
una
corda
tesa
sino
al
grado
estremo
e
che
,
nell
'
unità
di
tempo
,
dà
un
numero
stragrande
di
vibrazioni
,
al
più
leggiero
tocco
dell
'
alito
che
la
sfiori
.
Un
punto
più
in
là
e
la
corda
si
spezza
:
un
'
azione
più
lunga
e
duratura
di
questo
surmenage
psico
intellettivo
e
la
pazzia
,
le
malattie
nervose
spezzeranno
questo
frale
umano
.
E
,
ben
in
pochi
anni
,
la
demenza
si
è
sestuplicata
in
Inghilterra
,
toccando
l
'
alta
cifra
di
155000
.
Il
mondo
è
,
adunque
,
diventato
triste
ed
affannoso
quale
non
fu
nel
passato
,
appunto
perché
l
'
animo
umano
è
diventato
più
sensibile
,
più
iperestetico
.
Le
impressioni
esterne
,
una
volta
,
trovavano
un
'
attenuazione
nel
sist
ema
nervoso
che
li
rifletteva
;
ora
,
in
questo
riflettendosi
,
ingigantiscono
,
ond
'
è
che
il
dolore
sociale
realtà
vera
,
ma
minore
del
dolore
antico
nei
nostri
nervi
,
nella
nostra
psiche
si
moltiplica
fino
all
'
ennesima
potenza
,
divenendo
,
più
che
un
dolore
materiale
,
un
vasto
dolore
morale
e
,
come
accade
sempre
,
si
accompagna
con
una
grande
aspettazione
,
con
un
bisogno
d
'
un
messia
e
quando
qualcuno
pretende
di
avere
trovato
il
rimedio
di
tale
dolore
umano
,
cedendo
,
lui
per
il
primo
,
ad
una
suggestione
dell
'
ambiente
,
gli
altri
gli
credono
e
gli
corrono
dietro
,
ond
'
è
che
oggi
l
'
epidemie
psichiche
nascono
,
da
una
parte
,
e
come
nacquero
in
ogni
tempo
,
da
una
ristrettezza
mentale
e
da
uno
squilibrio
passionale
,
dall
'
altra
dal
vasto
dolore
umano
che
ne
circonda
.
Ed
in
fatti
,
il
mondo
antico
,
lo
spirito
ario
,
così
sereni
e
tranquilli
,
non
ebbero
epidemie
psichiche
:
furono
come
una
lunga
giornata
d
'
un
sereno
smagliante
,
che
solo
,
a
sera
tardi
,
si
ricuopre
di
nubi
.
L
'
affanno
che
non
aveali
colpiti
nella
giovinezza
,
venne
a
sera
,
nella
mistione
etnica
dei
popoli
dell
'
impero
,
nel
contatto
dell
'
animo
semitico
,
nel
dilagare
della
schiavitù
,
nelle
ruinose
vicende
politiche
.
E
l
'
epidemia
fu
ascetica
e
religiosa
;
e
,
come
le
altre
forme
di
contagio
psichico
,
ebbe
un
doppio
contenuto
,
regressivo
e
progressivo
;
progressivo
fu
,
di
certo
,
il
cristianesimo
che
innalzava
i
miseri
,
che
dava
alla
vita
un
contenuto
nuovo
,
che
spezzava
la
prisca
grandezza
:
regressivo
l
'
ascetismo
,
il
rinnegamento
dell
'
arte
e
del
pensiero
.
Il
medio
evo
fu
,
in
vece
,
un
lungo
periodo
di
epidemie
psichiche
e
noi
ne
dicemmo
il
perché
.
Ma
,
comunque
sorgano
le
epidemie
psichiche
,
ànno
sempre
un
colorito
speciale
che
il
tempo
loro
dà
,
in
modo
diverso
;
celano
un
contenuto
ora
regressivo
ora
progressivo
,
ora
di
ritorno
ora
di
anticipazione
ed
,
in
fine
,
sono
come
una
tendenza
compensatrice
di
mezzo
ad
un
ambiente
triste
e
doloroso
sempre
.
E
così
,
nell
'
evo
antico
,
noi
troviamo
le
epidemie
sociali
,
tali
sono
le
rivolte
servili
che
,
a
momenti
dati
,
s
'
impadronivano
degli
animi
d
'
infinità
di
schiavi
con
la
celerità
d
'
un
baleno
;
nel
medio
evo
il
tono
epidemico
è
ascetico
e
religioso
,
in
sieme
;
nell
'
evo
moderno
è
complesso
:
economico
sociale
politico
,
oppure
è
religioso
ascetico
,
come
l
'
evo
medio
,
o
economico
sociale
come
l
'
evo
antico
.
La
nostra
civiltà
,
venuta
dopo
l
'
antica
e
la
medioevale
,
nelle
sue
stratificazioni
psichiche
ripete
le
altre
due
,
onde
,
accanto
al
colorito
proprio
del
tempo
economico
sociale
politico
,
à
le
epidemie
a
fondo
sociale
come
nella
civiltà
antica
e
di
mezzo
,
o
le
ascetiche
e
religiose
come
nel
medio
evo
.
Siano
però
qualsivogliano
gli
aspetti
delle
epidemie
psichiche
,
non
vi
è
che
in
fondo
un
contenuto
solo
,
l
'
economico
e
sono
come
un
compenso
all
'
ambiente
,
in
mezzo
al
quale
si
vive
:
nel
mondo
antico
imperava
la
schiavitù
e
l
'
epidemia
psichica
assumeva
l
'
aspetto
d
'
una
liberazione
umana
,
onde
le
guerre
servili
;
nel
medio
evo
,
che
succedeva
al
godimento
antico
dei
sensi
,
alla
serenità
del
pensiero
ario
,
l
'
epidemia
ascetico
religiosa
fu
un
lungo
martirio
della
carne
,
un
'
introspezione
paurosa
dell
'
animo
;
nell
'
evo
moderno
,
nel
quale
domina
l
'
egoismo
,
l
'
epidemia
psichica
è
,
profondam
ente
,
altruista
,
pigli
,
poi
,
forma
religiosa
od
economica
sociale
poco
importa
.
D
'
altra
parte
,
le
epidemie
si
organizzano
e
si
diffondono
o
fra
animi
passionati
ed
ardenti
o
fra
animi
fortemente
squilibrati
od
in
istato
d
'
arresto
,
per
manco
di
coltura
,
e
da
questo
particolare
carattere
nascono
le
forme
epidemiche
a
contenuto
progressivo
o
regressivo
,
con
le
illusioni
di
guarire
il
mondo
,
ma
con
l
'
occhio
fiso
all
'
indietro
o
all
'
innanzi
e
sono
le
une
sopravvivenze
del
passato
,
le
altre
anticipazioni
dell
'
avvenire
.
In
fine
,
come
ultima
distinzione
,
le
epidemie
psichiche
pazzesche
agiscono
di
preferenza
o
sul
sistema
nervoso
(
epidemie
nevropatiche
)
o
sulla
psiche
(
epidemie
psicopatiche
:
appartengono
alle
prime
tra
le
epidemie
medioevali
le
forme
istero
epilettiche
,
la
mania
della
danza
,
ecc
.
,
e
alle
seconde
le
demonopatie
,
le
invasioni
e
le
ossessioni
ecc
.
,
e
nel
tempo
presente
,
il
suicidio
è
una
epidemia
neuropatica
,
così
come
il
neomisticismo
è
una
forma
psicopatica
.
CAPITOLO
II
.
LE
EPIDEMIE
PSICHICHE
MODERNE
L
'
evo
moderno
,
in
questo
suo
declinare
,
è
improntato
da
un
tardo
sviluppo
delle
qualità
psichiche
superiori
ed
in
loro
vece
,
da
uno
sviluppo
eccessivo
delle
doti
inferiori
della
psiche
.
Le
doti
inferiori
della
psiche
che
sono
,
ancora
,
le
doti
primeve
,
si
compendiano
,
nel
campo
dell
'
intelligenza
,
in
un
forte
senso
del
presente
e
però
in
uno
scarso
idealismo
e
,
nel
campo
del
sentimento
,
in
un
forte
egoismo
,
epperò
in
un
altruismo
scarso
.
Noi
viviamo
troppo
dell
'
oggi
e
di
noi
stessi
;
l
'
ideale
,
questa
forte
rappresentazione
del
mondo
,
cacciato
fuori
del
tempo
,
non
ci
tormenta
che
ben
poco
e
l
'
amore
degli
altri
non
ci
preoccupa
per
nulla
.
È
ben
vero
che
l
'
idealismo
e
l
'
altruismo
,
che
sono
in
fondo
due
prodotti
dell
'
attrazione
della
psiche
,
sono
doti
di
popoli
evoluti
,
che
non
risplendono
sulla
fronte
della
fanciullezza
dell
'
umanità
,
ma
brillano
nella
giovinezza
umana
;
questo
è
ben
vero
,
ma
è
vero
,
del
pari
,
che
noi
oggi
traversiamo
un
periodo
di
regresso
durante
il
quale
idealismo
e
altruismo
son
rinculati
d
'
un
pezzo
.
I
nostri
antichi
ebbero
un
idealismo
falso
,
ma
vivo
:
essi
credettero
in
una
religione
rivelata
e
nell
'
amore
della
patria
;
il
loro
altruismo
assunse
la
forma
della
carità
inesausta
;
ebbero
,
in
somma
,
un
forte
senso
dell
'
ideale
che
,
oggi
,
può
parere
antiquato
,
ma
,
per
quei
tempi
,
fu
certamente
moderno
.
Questo
oggi
è
completamente
spento
:
la
scienza
à
distrutto
il
senso
della
religione
rivelata
;
le
vicende
politiche
,
quello
della
patria
,
senza
che
le
nuove
concezioni
idealistiche
fossero
penetrate
,
vece
delle
antiche
;
così
come
la
nuova
scienza
sociologica
à
distrutto
il
concetto
vieto
della
carità
,
senza
che
il
nuovo
del
dovere
sociale
vi
si
sia
sostituito
.
Il
nostro
è
un
orizzonte
morale
ed
intellettivo
desolato
:
molti
non
hanno
né
un
raggio
di
fede
,
né
un
barlume
di
speranza
:
l
'
egoismo
ed
il
senso
del
presente
son
diventati
i
due
soli
poli
della
vita
e
in
vano
noi
cerchiamo
la
virtù
che
sale
e
che
conquide
,
ché
i
vincitori
dell
'
oggi
sono
la
gente
dal
cervello
eunuco
e
dal
cuore
chiuso
,
i
vinti
sono
gli
animi
eletti
,
che
ànno
nel
cuore
un
ideale
,
nell
'
intelletto
un
pensiero
.
Qual
meraviglia
,
adunque
,
se
,
per
quella
tal
legge
di
compenso
che
è
nella
natura
,
per
il
fenomeno
dell
'
opposizione
sociale
,
ch
'
è
come
dicemmo
un
fatto
sugestivo
,
sorga
e
dilaghi
,
di
fronte
al
pensiero
del
presente
al
realismo
,
la
sete
dell
'
ideale
e
di
fronte
all
'
egoismo
l
'
amore
sconfinato
dell
'
umanità
.
In
ogni
tempo
ed
in
ogni
luogo
,
la
natura
,
con
le
sue
epidemie
psichiche
,
à
esercitato
una
funzione
di
conservazione
,
accentuando
quelle
doti
che
mancano
,
crescendole
a
dismisura
,
radicandole
in
certi
animi
in
tanta
proporzione
ed
intensità
,
di
quanto
sono
deficienti
negli
altri
;
onde
è
che
,
anco
questa
volta
,
le
nuove
epidemie
psichiche
,
che
portano
in
sé
quei
sentimenti
di
compenso
che
mancano
negli
altri
,
sono
di
natura
idealiste
e
altruistiche
.
Ma
,
come
accade
dello
spirito
umano
,
sul
quale
le
forme
trascorse
esercitano
talora
una
influenza
viva
e
grande
,
onde
vi
è
una
eredità
ed
un
atavismo
,
così
è
avvenuto
che
l
'
altruismo
e
l
'
idealismo
risorgente
ànno
assunto
due
forme
:
negli
intelletti
vigorosi
e
nuovi
ànno
assunte
forme
novelle
onde
il
sentimento
religioso
che
sale
a
Dio
per
discendere
all
'
umanità
come
nelle
popolazioni
anglosassone
;
o
la
novella
fede
sociale
come
nel
proletariato
;
e
negli
intelletti
deboli
hanno
assunto
la
forma
di
risorgenze
religiose
da
lungo
tramontate
e
sepolte
nell
'
incoscio
della
psiche
.
Epperò
è
avvenuto
che
dal
triste
realismo
,
dall
'
egoismo
incombente
del
secolo
nostro
vengono
fuori
come
più
rivi
di
epidemie
psichiche
e
però
sorgono
l
'
idealismo
anglosassone
,
quel
forte
idealismo
della
razza
,
che
noi
dicemmo
confina
con
Dio
e
à
come
mira
l
'
umanità
;
il
socialismo
,
ch
'
è
fede
e
scienza
ad
un
tempo
nel
quale
si
van
raccogliendo
i
pensatori
più
arditi
e
la
parte
lavoratrice
dell
'
umanità
;
lo
spiritismo
questo
strano
fenomeno
scientifico
,
che
,
deriso
dapprima
,
va
impressionando
di
sé
animi
di
scienziati
come
Wallace
,
come
Lombroso
,
come
Richet
e
come
Flammarion
;
che
si
presta
bene
così
ad
una
interpetrazione
scientifica
(
psichismo
)
come
ad
un
riconoscimento
dell
'
anima
come
elemento
diverso
dallo
spirito
e
che
preoccupa
una
infinità
di
accademie
scientifiche
,
ed
à
i
suoi
esperimenti
eseguiti
col
rigore
d
'
uno
esperimento
psicologico
;
ed
in
fine
il
neo
misticismo
,
questo
ritorno
ad
altri
tempi
,
fortemente
credenti
e
che
nasce
da
una
stanchezza
di
mirare
innanzi
,
da
un
bisogno
di
riguardarsi
in
dietro
,
e
che
ha
come
postulato
che
se
la
scienza
ci
ha
ingannato
,
ben
la
fede
ci
accoglie
ancora
.
Ma
,
comprese
nella
forma
neomistica
,
sono
due
concezioni
religiose
viventi
in
due
climi
storici
diversi
l
'
uno
arretrato
l
'
altro
non
evoluto
:
nelle
nostre
plebi
,
in
fatti
,
rivivono
le
forme
medioevali
del
diavolismo
,
delle
ossessioni
dei
miracoli
,
dei
sogni
pieni
di
anticipazioni
ecc
.
,
in
una
parola
,
quelle
forme
mistiche
medioevali
,
talora
,
a
contenuto
delittuoso
.
In
Russia
,
dove
gli
animi
sono
poco
progrediti
ed
ancora
più
,
sotto
il
peso
d
'
un
'
immensa
pressura
sociale
:
là
in
quei
popoli
l
'
epidemia
psichica
assume
forme
e
contenuto
nuovo
.
Son
forme
epidemiche
,
pazzesche
,
che
attentano
alla
vita
propria
o
degli
altri
come
negli
Skoptzi
o
in
quella
strana
setta
dove
la
gente
si
fa
murar
viva
(
gli
inclusi
)
;
o
che
al
male
non
resistono
,
come
Tolstoiani
che
spingono
l
'
ardire
fino
al
male
certo
ed
indeprecabile
,
come
quando
si
sottraggono
alla
leva
,
obbedendo
al
motto
divino
:
non
ammazzare
e
presi
di
poi
,
lasciano
la
vita
in
Siberia
.
E
accanto
alle
forme
di
epidemie
psichiche
complete
con
contenuto
progressivo
,
stanno
le
forme
regressive
corrispondenti
:
accanto
all
'
idealismo
anglosassone
è
il
misticismo
latino
:
l
'
una
è
una
forma
nuova
di
carità
inesausta
che
scende
come
dittamo
sulle
sventure
umane
e
non
rinnega
né
la
scienza
né
la
vita
.
L
'
altra
è
la
carità
vieta
dei
conventi
,
è
l
'
untuosità
dei
paesi
latini
:
l
'
una
è
tutta
una
profilassi
contro
il
vizio
,
una
precauzione
contro
il
crimine
,
quegli
uomini
fanno
il
bene
per
una
forte
pietà
che
sentono
nel
cuore
ed
il
loro
Dio
è
come
la
sintesi
di
tutta
l
'
idealità
di
che
trabocca
l
'
animo
loro
;
l
'
altra
è
subordinato
alla
grandezza
terrena
del
papato
.
Quanto
diverso
il
neo
misticismo
slavo
,
dal
latino
fatto
d
'
un
profondo
senso
di
scoraggiamento
della
vita
,
d
'
una
rinunzia
della
civiltà
,
d
'
una
ascetica
contemplazione
della
mente
:
quindi
voi
non
trovate
la
fede
operosa
come
nel
primo
,
ma
sentite
d
'
essere
in
mezzo
a
un
popolo
che
vivo
d
'
un
falso
riflesso
d
'
un
mondo
tramontato
,
che
non
à
del
mondo
vero
,
che
tenterebbe
riprodurre
,
la
passionalità
viva
ed
ardente
.
Così
,
accanto
alla
novella
concezione
sociale
quella
che
noi
chiamiamo
socialismo
,
vi
sono
le
altre
che
predicano
la
riforma
immediata
e
violenta
ed
il
ritorno
a
forme
sociali
tramontate
.
Queste
son
due
forme
di
epidemie
psichiche
diverse
:
la
prima
è
essenzialmente
progressiva
sia
per
il
metodo
,
evolutivo
,
sia
per
il
contenuto
cioè
come
superstruttura
d
'
una
novella
forma
economica
,
l
'
altra
è
essenzialmente
regressiva
,
sia
per
il
metodo
violento
e
sia
ancora
perché
essa
vagheggia
una
società
meno
complessa
,
quella
che
Rousseau
chiamava
stato
di
natura
,
onde
i
Reclus
e
gli
altri
spesso
ricorrono
agli
esempi
di
selvaggi
buoni
per
contrapporli
alle
civiltà
moderne
.
Egli
avviene
così
,
adunque
,
che
le
epidemie
psichiche
moderne
,
progressive
,
si
toccano
con
quelle
regressive
:
possiamo
dire
che
sono
messe
a
due
a
due
come
le
faccie
di
tante
medaglie
delle
quali
l
'
una
è
dorata
,
l
'
altra
è
di
piombo
.
E
,
dopo
le
forme
progressive
e
regressive
,
vengon
le
forme
pazzesche
e
criminali
:
viene
il
suicidio
,
l
'
assassinio
politico
,
forme
a
lungo
studiate
e
sulle
quali
noi
non
vogliamo
indugiare
,
senza
osservare
che
talora
alle
forme
comuni
di
crimine
il
tempo
dà
il
proprio
tono
,
che
oggi
dei
delinquenti
comuni
si
ammantano
del
carattere
politico
o
sociale
,
come
un
tempo
del
religioso
e
che
il
tono
discende
persino
alle
forme
completamente
pazzesche
onde
è
che
se
un
tempo
i
pazzi
avevano
deliri
ed
allucinazioni
religiose
oggi
le
hanno
di
carattere
politico
sociale
.
Le
grandi
epidemie
portano
adunque
in
sé
un
alto
valore
,
giacché
sono
come
i
fenomeni
d
'
una
vasta
malattia
e
ne
sono
il
rimedio
:
esse
,
complete
od
incomplete
,
accennano
di
quali
fatti
psichici
scarseggi
la
civiltà
,
quali
sentimenti
abbiano
bisogno
d
'
essere
educati
,
onde
le
doti
inferiori
,
prevalendo
come
sempre
,
non
abbiano
a
distruggerla
.
E
lo
stato
quando
fosse
davvero
provvido
e
quando
,
più
che
alle
piccole
vicende
del
giorno
,
tenesse
gli
occhi
fisi
a
'
grandi
interessi
collettivi
,
dovrebbe
assecondare
tali
epidemie
psichiche
,
impadronendosene
,
mettendone
in
atto
postulati
più
semplici
e
più
attuabili
,
dando
,
a
queste
fiumane
di
sentimento
,
la
dirittura
ed
il
corso
,
non
l
'
ostacolo
che
le
arresti
,
così
solo
esso
farebbe
opera
saggia
e
preparerebbe
l
'
avvenire
senza
scosse
e
senza
danni
,
imitando
le
epoche
geologiche
che
non
si
sono
succedute
,
come
dice
Cuvier
,
per
cataclismi
,
ma
,
come
ammetteva
il
Lyell
per
mutazioni
lente
e
continue
.
Saggistica ,
I
.
È
dentro
noi
un
fanciullino
(
1
)
che
non
solo
ha
brividi
,
come
credeva
Cebes
Tebano
che
primo
in
sé
lo
scoperse
,
ma
lagrime
ancora
e
tripudi
suoi
.
Quando
la
nostra
età
è
tuttavia
tenera
,
egli
confonde
la
sua
voce
con
la
nostra
,
e
dei
due
fanciulli
che
ruzzano
e
contendono
tra
loro
,
e
,
insieme
sempre
,
temono
sperano
godono
piangono
,
si
sente
un
palpito
solo
,
uno
strillare
e
un
guaire
solo
.
Ma
quindi
noi
cresciamo
,
ed
egli
resta
piccolo
;
noi
accendiamo
negli
occhi
un
nuovo
desiderare
,
ed
egli
vi
tiene
fissa
la
sua
antica
serena
maraviglia
;
noi
ingrossiamo
e
arrugginiamo
la
voce
,
ed
egli
fa
sentire
tuttavia
e
sempre
il
suo
tinnulo
squillo
come
di
campanello
.
Il
quale
tintinnio
segreto
noi
non
udiamo
distinto
nell
'
età
giovanile
forse
così
come
nella
più
matura
,
perché
in
quella
occupati
a
litigare
e
perorare
la
causa
della
nostra
vita
,
meno
badiamo
a
quell
'
angolo
d
'
anima
d
'
onde
esso
risuona
.
E
anche
,
egli
,
l
'
invisibile
fanciullo
,
si
perita
vicino
al
giovane
più
che
accanto
all
'
uomo
fatto
e
al
vecchio
,
ché
più
dissimile
a
sé
vede
quello
che
questi
.
Il
giovane
in
vero
di
rado
e
fuggevolmente
si
trattiene
col
fanciullo
;
ché
ne
sdegna
la
conversazione
,
come
chi
si
vergogni
d
'
un
passato
ancor
troppo
recente
.
Ma
l
'
uomo
riposato
ama
parlare
con
lui
e
udirne
il
chiacchiericcio
e
rispondergli
a
tono
e
grave
;
e
l
'
armonia
di
quelle
voci
è
assai
dolce
ad
ascoltare
,
come
d
'
un
usignuolo
che
gorgheggi
presso
un
ruscello
che
mormora
.
O
presso
il
vecchio
grigio
mare
.
Il
mare
è
affaticato
dall
'
ansia
della
vita
,
e
si
copre
di
bianche
spume
,
e
rantola
sulla
spiaggia
.
Ma
tra
un
'
ondata
e
l
'
altra
suonano
le
note
dell
'
usignuolo
ora
singultite
come
un
lamento
,
ora
spicciolate
come
un
giubilo
,
ora
punteggiate
come
una
domanda
.
L
'
usignuolo
è
piccolo
,
e
il
mare
è
grande
;
e
l
'
uno
è
giovane
,
e
l
'
altro
è
vecchio
.
Vecchio
è
l
'
aedo
,
e
giovane
la
sua
ode
.
Väinämöinen
è
antico
,
e
nuovo
il
suo
canto
(
2
)
.
Chi
può
imaginare
,
se
non
vecchio
l
'
aedo
e
il
bardo
?
Vyàsa
è
invecchiato
nella
penitenza
e
sa
tutte
le
cose
sacre
e
profane
.
Vecchio
è
Ossian
,
vecchi
molti
degli
skaldi
.
L
'
aedo
è
l
'
uomo
che
ha
veduto
(
oîde
)
e
perciò
sa
,
e
anzi
talvolta
non
vede
più
;
è
il
veggente
(
aoidós
)
che
fa
apparire
il
suo
canto
(
3
)
.
Non
l
'
età
grave
impedisce
di
udire
la
vocina
del
bimbo
interiore
,
anzi
invita
forse
e
aiuta
,
mancando
l
'
altro
chiasso
intorno
,
ad
ascoltarla
nella
penombra
dell
'
anima
(
4
)
.
E
se
gli
occhi
con
cui
si
mira
fuor
di
noi
,
non
vedono
più
,
ebbene
il
vecchio
vede
allora
soltanto
con
quelli
occhioni
che
son
dentro
di
lui
,
e
non
ha
avanti
sé
altro
che
la
visione
che
ebbe
da
fanciullo
e
che
hanno
per
solito
tutti
i
fanciulli
.
E
se
uno
avesse
a
dipingere
Omero
,
lo
dovrebbe
figurare
vecchio
e
cieco
,
condotto
per
mano
da
un
fanciullino
,
che
parlasse
sempre
guardando
torno
torno
.
Da
un
fanciullino
o
da
una
fanciulla
:
dal
dio
o
dall
'
iddia
:
dal
dio
che
sementò
nei
precordi
di
Femio
quelle
tante
canzoni
,
o
dell
'
iddia
cui
si
rivolge
il
cieco
aedo
di
Achille
e
di
Odisseo
(
5
)
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
II
.
Ma
il
garrulo
monello
o
la
vergine
vocale
erano
dentro
lui
,
invisibilmente
.
Erano
la
sua
medesima
fanciullezza
,
conservata
in
cuore
attraverso
la
vita
,
e
risorta
a
ricordare
e
a
cantare
dopo
il
gran
rumorio
dei
sensi
.
E
la
sua
fanciullezza
parlava
per
ciò
più
di
Achille
che
d
'
Elena
,
e
s
'
intratteneva
col
Ciclope
meglio
che
con
Calipso
.
Non
sono
gli
amori
,
non
sono
le
donne
,
per
belle
e
dee
che
siano
,
che
premono
ai
fanciulli
;
sì
le
aste
bronzee
e
i
carri
da
guerra
e
i
lunghi
viaggi
e
le
grandi
traversie
.
Così
codeste
cose
narrava
al
vecchio
Omero
il
suo
fanciullino
,
piuttosto
che
le
bellezze
della
Tindaride
e
le
voluttà
della
dea
della
notte
e
della
figlia
del
sole
(
6
)
.
E
le
narrava
col
suo
proprio
linguaggio
infantile
.
Tornava
da
paesi
non
forse
più
lontani
che
il
villaggio
che
è
più
vicino
ai
pastori
della
montagna
;
ma
esso
ne
parlava
ad
altri
fanciulli
che
non
c
'
erano
stati
mai
.
Ne
parlava
a
lungo
,
con
foga
,
dicendo
i
particolari
l
'
un
dopo
l
'
altro
e
non
tralasciandone
uno
,
nemmeno
,
per
esempio
,
che
le
schiappe
da
bruciare
erano
senza
foglie
.
Ché
tutto
a
lui
pareva
nuovo
e
bello
,
ciò
che
vi
aveva
visto
,
e
nuovo
e
bello
credeva
avesse
a
parere
agli
uditori
.
La
parola
"
bello
"
e
"
grande
"
ricorreva
a
ogni
momento
nel
suo
novellare
,
e
sempre
egli
incastrava
nel
discorso
una
nota
a
cui
riconoscere
la
cosa
.
Diceva
che
le
navi
erano
nere
,
che
avevano
dipinta
la
prora
,
che
galleggiavano
perché
ben
bilanciate
,
che
avevano
belli
attrezzi
,
bei
banchi
;
che
il
mare
era
di
tanti
colori
,
che
si
moveva
sempre
,
che
era
salato
,
che
era
spumeggiante
.
I
guerrieri
?
Portavano
i
capelli
lunghi
.
I
loro
caschi
?
Avevano
creste
che
si
movevano
al
passo
.
Le
loro
aste
?
Facevano
una
lunga
ombra
.
Per
non
essere
frainteso
ripeteva
il
medesimo
pensiero
con
altra
forma
:
diceva
"
un
pochino
,
mica
tanto
!
"
,
"
vivere
,
mica
morire
!
"
,
e
anche
"
parlò
e
disse
"
,
"
si
adunarono
e
furono
tutti
in
un
luogo
"
.
Non
mancava
di
quelle
spiegazioni
che
chiudono
la
bocca
:
"
ubbidite
,
perché
ubbidire
...
è
meglio
"
"
solo
devo
rimanermene
senza
dono
?
Non
sta
bene
"
.
La
chiarezza
non
è
mai
troppa
:
"
I
pulcini
erano
otto
,
e
nove
con
la
madre
,
che
aveva
fatti
i
pulcini
"
,
"
Aias
,
quello
più
piccolo
,
non
grande
come
l
'
altro
,
ma
molto
più
piccolo
:
era
piccino
...
"
.
Qualche
volta
riusciva
sublime
,
ma
senza
farlo
apposta
:
saltava
qualche
circostanza
,
per
giungere
a
ciò
che
importava
più
e
che
era
più
sensibile
.
Un
divino
arciere
tirava
l
'
arco
"
e
per
tutto
si
vedevano
cataste
accese
per
bruciare
i
morti
"
.
Il
dio
supremo
mosse
il
sopracciglio
e
scosse
i
capelli
,
"
e
scrollò
l
'
Olimpo
che
è
così
grande
"
.
Sopra
tutto
,
per
far
capire
tutto
il
suo
pensiero
,
in
qualche
fatto
o
spettacolo
più
nuovo
e
strano
,
s
'
ingegnava
con
paragoni
tolti
da
ciò
che
esso
e
i
suoi
uditori
avevano
più
sott
'
occhio
o
nell
'
orecchio
.
E
in
ciò
teneva
due
modi
contrari
:
ora
ricordava
un
fatto
piccolo
per
farne
intendere
uno
grande
,
ora
uno
maggiore
per
farne
vedere
uno
minore
.
Così
rappresentava
un
mare
agitato
che
con
le
grosse
onde
spumeggianti
si
getta
contro
la
spiaggia
,
e
strepita
e
tuona
,
per
dar
l
'
idea
d
'
una
moltitudine
d
'
uomini
che
accorre
in
un
luogo
;
e
descriveva
uno
sciame
di
mosche
intorno
ai
secchielli
pieni
colmi
di
latte
,
per
esprimere
il
confuso
e
vasto
agglomerarsi
d
'
un
esercito
di
guerrieri
.
Questo
era
il
suo
solo
artifizio
,
se
pure
si
può
chiamare
artifizio
ciò
ch
'
egli
faceva
così
ingenuamente
che
spesso
la
cosa
,
mediante
il
suo
paragone
,
riusciva
più
piccola
,
sebbene
sempre
paresse
più
chiara
;
come
quando
confrontava
il
fluido
parlare
di
alcuni
vecchi
savi
all
'
incessante
frinire
delle
cicale
,
o
la
resistenza
d
'
un
grande
eroe
all
'
indifferenza
d
'
un
asino
che
seguita
a
empirsi
d
'
erba
nel
prato
donde
i
bimbi
vogliono
cacciarlo
a
suon
di
bastonate
.
No
no
:
il
fanciullino
del
cieco
non
tanto
voleva
farsi
onore
,
quanto
farsi
capire
:
non
esagerava
;
perché
i
fatti
che
raccontava
,
gli
parevano
già
assai
mirabili
così
come
erano
.
Ed
egli
sapeva
,
né
per
altro
argomento
se
non
perché
parevano
anche
a
lui
,
che
mirabili
dovevano
parere
anche
agli
altri
bambini
come
lui
,
che
erano
nell
'
anima
di
tutti
i
suoi
uditori
.
I
quali
ora
come
allora
lo
ascoltano
con
maraviglia
.
E
non
sarebbe
ragionevole
,
di
cose
che
dopo
trenta
secoli
non
si
credono
più
verosimili
.
Ma
dopo
pur
trenta
secoli
gli
uomini
non
nascono
di
trent
'
anni
,
e
anche
dopo
i
trent
'
anni
restano
per
qualche
parte
fanciulli
.
-
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-
-
-
-
-
III
.
Ma
è
veramente
in
tutti
il
fanciullo
musico
?
Che
in
qualcuno
non
sia
,
non
vorrei
credere
né
ad
altri
né
a
lui
stesso
:
tanta
a
me
parrebbe
di
lui
la
miseria
e
la
solitudine
.
Egli
non
avrebbe
dentro
sé
quel
seno
concavo
da
cui
risonare
le
voci
degli
altri
uomini
;
e
nulla
dell
'
anima
sua
giungerebbe
all
'
anima
dei
suoi
vicini
.
Egli
non
sarebbe
unito
all
'
umanità
se
non
per
le
catene
della
legge
,
le
quali
o
squassasse
gravi
o
portasse
leggiere
,
come
uno
schiavo
o
ribelle
per
la
novità
o
indifferente
per
la
consuetudine
.
Perché
non
gli
uomini
si
sentono
fratelli
tra
loro
,
essi
che
crescono
diversi
e
diversamente
si
armano
,
ma
tutti
si
armano
,
per
la
battaglia
della
vita
;
sì
i
fanciulli
che
sono
in
loro
,
i
quali
,
per
ogni
poco
d
'
agio
e
di
tregua
che
sia
data
,
si
corrono
incontro
,
e
si
abbracciano
e
giocano
.
Eppure
è
chi
dice
che
veramente
di
generi
umani
ve
ne
ha
due
,
e
non
si
scorge
che
siano
due
,
e
che
l
'
uno
attraversa
l
'
altro
,
sempre
diviso
ma
sempre
indistinto
,
come
una
corrente
dolce
il
mare
amaro
.
Vivono
persino
nelle
stessa
famiglia
,
sotto
gli
occhi
della
stessa
madre
,
e
vivono
in
apparenza
la
stessa
vita
germinata
da
uguale
seme
in
unico
solco
;
e
questi
sono
stranieri
a
quelli
,
non
d
'
un
solo
tratto
di
cielo
e
di
terra
,
ma
di
tutta
l
'
umanità
e
di
tutta
la
natura
.
Essi
si
chiamano
per
nome
e
non
si
conoscono
né
si
conosceranno
mai
.
Ora
se
questo
è
vero
,
non
può
avvenire
se
non
per
una
causa
:
che
gli
uni
hanno
dentro
sé
l
'
eterno
fanciullo
,
e
gli
altri
no
,
infelici
!
Ma
io
non
amo
credere
a
tanta
infelicità
.
In
alcuni
non
pare
che
egli
sia
;
alcuni
non
credono
che
sia
in
loro
;
e
forse
è
apparenza
e
credenza
falsa
.
Forse
gli
uomini
aspettano
da
lui
chi
sa
quali
mirabili
dimostrazioni
e
operazioni
;
e
perché
con
le
vedono
,
o
in
altri
o
in
sé
,
giudicano
che
egli
non
ci
sia
.
Ma
i
segni
della
sua
presenza
e
gli
atti
della
sua
vita
sono
semplici
e
umili
.
Egli
è
quello
,
dunque
,
che
ha
paura
al
buio
,
perché
al
buio
vede
o
crede
di
vedere
;
quello
che
alla
luce
sogna
o
sembra
sognare
,
ricordando
cose
non
vedute
mai
;
quello
che
parla
alle
bestie
,
agli
alberi
,
ai
sassi
,
alle
nuvole
,
alle
stelle
:
che
popola
l
'
ombra
di
fantasmi
e
il
cielo
di
dei
(
7
)
.
Egli
è
quello
che
piange
e
ride
senza
perché
,
di
cose
che
sfuggono
ai
nostri
sensi
e
alla
nostra
ragione
.
Egli
è
quello
che
nella
morte
degli
esseri
amati
esce
a
dire
quel
particolare
puerile
che
ci
fa
sciogliere
in
lacrime
,
e
ci
salva
(
8
)
.
Egli
è
quello
che
nella
gioia
pazza
pronunzia
,
senza
pensarci
,
la
parola
grave
che
ci
frena
.
Egli
rende
tollerabile
la
felicità
e
la
sventura
,
temperandole
d
'
amaro
e
di
dolce
,
e
facendone
due
cose
ugualmente
soavi
al
ricordo
.
Egli
fa
umano
l
'
amore
,
perché
accarezza
esso
come
sorella
(
oh
!
Il
bisbiglio
dei
due
fanciulli
tra
un
bramire
di
belve
)
,
accarezza
e
consola
la
bambina
che
è
nella
donna
.
Egli
nell
'
interno
dell
'
uomo
serio
sta
ad
ascoltare
,
ammirando
,
le
fiabe
e
le
leggende
,
e
in
quello
dell
'
uomo
pacifico
fa
echeggiare
stridule
fanfare
di
trombette
e
di
pive
,
e
in
un
cantuccio
dell
'
anima
di
chi
più
non
crede
,
vapora
d
'
incenso
l
'
altarino
che
il
bimbo
ha
ancora
conservato
da
allora
.
Egli
ci
fa
perdere
il
tempo
,
quando
noi
andiamo
per
i
fatti
nostri
,
ché
ora
vuol
vedere
la
cinciallegra
che
canta
,
ora
vuol
cogliere
il
fiore
che
odora
,
ora
vuol
toccare
la
selce
che
riluce
.
E
ciarla
intanto
,
senza
chetarsi
mai
;
e
,
senza
lui
,
non
solo
non
vedremmo
tante
cose
a
cui
non
badiamo
per
solito
,
ma
non
potremmo
nemmeno
pensarle
e
ridirle
,
perché
egli
è
l
'
Adamo
che
mette
il
nome
a
tutto
ciò
che
vede
e
sente
.
Egli
scopre
nelle
cose
le
somiglianze
e
relazioni
più
ingegnose
.
Egli
adatta
il
nome
della
cosa
più
grande
alla
più
piccola
,
e
al
contrario
.
E
a
ciò
lo
spinge
meglio
stupore
che
ignoranza
,
e
curiosità
meglio
che
loquacità
:
Impicciolisce
per
poter
vedere
,
ingrandisce
per
poter
ammirare
.
Né
il
suo
linguaggio
è
imperfetto
come
di
chi
non
dica
la
cosa
se
non
a
mezzo
,
ma
prodigo
anzi
,
come
di
chi
due
pensieri
dia
per
una
parola
.
E
a
ogni
modo
dà
un
segno
,
un
suono
,
un
colore
,
a
cui
riconoscere
sempre
ciò
che
vide
una
volta
.
C
'
è
dunque
chi
non
ha
sentito
mai
nulla
di
tutto
questo
?
Forse
il
fanciullo
tace
in
voi
,
professore
,
perché
voi
avete
troppo
cipiglio
,
e
voi
non
lo
udite
,
o
banchiere
,
tra
il
vostro
invisibile
e
assiduo
conteggio
.
Fa
il
broncio
in
te
,
o
contadino
,
che
zappi
e
vanghi
,
e
non
ti
puoi
fermare
a
guardare
un
poco
;
dorme
coi
pugni
chiusi
in
te
,
operaio
,
che
devi
stare
chiuso
tutto
il
giorno
nell
'
officina
piena
di
fracasso
e
senza
sole
.
Ma
in
tutti
è
,
voglio
credere
.
Siano
gli
operai
,
i
contadini
,
i
banchieri
,
i
professori
in
una
chiesa
a
una
funzione
di
festa
;
si
trovino
poveri
e
ricchi
,
gli
esasperati
e
gli
annoiati
,
in
un
teatro
a
una
bella
musica
:
ecco
tutti
i
loro
fanciullini
alla
finestra
dell
'
anima
,
illuminati
da
un
sorriso
o
aspersi
d
'
una
lagrima
che
brillano
negli
occhi
de
'
loro
ospiti
inconsapevoli
;
eccoli
i
fanciullini
che
si
riconoscono
,
dall
'
impannata
al
balcone
dei
loro
tuguri
e
palazzi
,
contemplando
un
ricordo
e
un
sogno
comune
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
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-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
IV
.
Se
è
in
tutti
,
è
anche
in
me
.
E
io
,
perché
da
quando
s
'
era
fanciulli
insieme
,
non
ho
vissuto
una
vita
cui
almeno
il
dolore
,
che
fu
tanto
,
desse
rilievo
,
non
l
'
ho
perduto
quasi
mai
di
vista
e
di
udita
.
Anzi
,
non
avendo
io
mutato
quei
primi
miei
affetti
,
chiedo
talvolta
se
io
abbia
vissuto
o
no
.
E
io
dico
sì
,
perché
ivi
è
più
vita
dove
è
meno
morte
,
e
altri
dice
no
,
perché
crede
il
contrario
.
Comunque
,
parlo
spesso
con
lui
,
come
esso
parla
alcuna
volta
a
me
,
e
gli
dico
:
Fanciullo
,
che
non
sai
ragionare
se
non
a
modo
tuo
,
un
modo
fanciullesco
che
si
chiama
profondo
,
perché
d
'
un
tratto
,
senza
farci
scendere
a
uno
a
uno
i
gradini
del
pensiero
,
ci
trasporta
nell
'
abisso
della
verità
...
Oh
!
Non
credo
io
che
da
te
vengano
,
semplice
fanciullo
,
certe
filze
di
sillogismi
,
sebbene
siano
esposte
in
un
linguaggio
che
somiglia
al
tuo
,
e
disposte
secondo
ritmi
che
sono
i
tuoi
!
Forse
quei
ritmi
ce
le
fanno
meglio
seguire
,
quelle
filze
,
e
quel
linguaggio
ce
lo
fa
meglio
capire
,
quel
ragionamento
;
o
forse
no
,
ché
l
'
uno
,
abbagliando
,
ci
distrae
,
e
gli
altri
,
cullando
,
ci
astraggono
;
sì
che
il
fine
del
ragionatore
non
è
ottenuto
come
sarebbe
senza
quelle
immagini
e
senza
quella
cadenza
.
Ma
mettiamo
che
sia
:
ora
il
tuo
fine
non
è
,
credo
,
mai
questo
,
che
si
dica
:
Tu
mi
hai
convinto
di
cosa
che
non
era
nel
mio
pensiero
.
E
nemmeno
quest
'
altro
:
Tu
mi
hai
persuaso
a
cosa
che
non
era
nella
mia
volontà
.
Tu
non
pretendi
tanto
,
o
fanciullo
.
Tu
dici
che
in
un
tuo
modo
schietto
e
semplice
cose
che
vedi
e
senti
in
un
tuo
modo
limpido
e
immediato
,
e
sei
pago
del
tuo
dire
,
quando
chi
ti
ode
esclama
:
anch
'
io
vedo
ora
,
ora
sento
ciò
che
tu
dici
e
che
era
,
certo
,
anche
prima
,
fuori
e
dentro
di
me
,
e
non
lo
sapeva
io
affatto
o
non
così
bene
come
ora
!
Soltanto
questo
tu
vuoi
,
seppure
qualche
cosa
vuoi
dal
diletto
in
fuori
che
tu
stesso
ricavi
da
quella
visione
e
da
quel
sentimento
.
E
come
potresti
aspirare
ad
operazioni
così
grandi
tu
con
così
piccoli
strumenti
?
Perché
tu
non
devi
lasciarti
sedurre
da
una
certa
somiglianza
che
è
,
per
esempio
,
tra
il
tuo
linguaggio
e
quello
degli
oratori
.
Sì
:
anch
'
essi
,
gli
oratori
,
ingrandiscono
e
impiccioliscono
ciò
che
loro
piaccia
,
e
adoperano
,
quando
loro
piace
,
una
parola
che
dipinga
invece
di
un
'
altra
che
indichi
.
Ma
la
differenza
è
che
essi
fanno
ciò
appunto
quando
loro
piace
e
di
quello
che
loro
piaccia
.
Tu
no
,
fanciullo
:
tu
dici
sempre
quello
che
vedi
come
lo
vedi
.
Essi
lo
fanno
a
malizia
!
Tu
non
sapresti
come
dire
altrimenti
;
ed
essi
dicono
altrimenti
da
quello
che
sanno
che
si
dice
.
Tu
illumini
la
cosa
,
essi
abbagliano
gli
occhi
.
Tu
vuoi
che
si
veda
meglio
,
essi
vogliono
che
non
si
veda
più
.
Il
loro
insomma
è
il
linguaggio
artifiziato
d
'
uomini
scaltriti
,
che
si
propongono
di
rubare
la
volontà
ad
altri
uomini
non
meno
scaltriti
;
il
tuo
è
il
linguaggio
nativo
di
fanciullo
ingenuo
,
che
tripudiando
o
lamentando
parli
ad
altri
ingenui
fanciulli
.
Non
è
così
?
...
Fanciullo
,
dunque
,
che
non
ragioni
se
non
a
modo
tuo
,
dicendo
di
quando
in
quando
le
sentenze
più
comuni
e
più
sublimi
,
più
chiare
e
più
inaspettate
,
tu
puoi
per
altro
,
in
ciò
che
ti
riguarda
più
da
presso
,
e
intendere
la
mia
e
dire
la
tua
ragione
.
Per
questo
ti
parlo
con
più
gravità
che
io
non
soglia
,
e
vorrei
avere
da
te
una
risposta
meno
...
come
ho
da
dire
?
Infantile
?
...
poetica
,
che
tu
non
costumi
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
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-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
V
.
Tu
sai
che
io
ti
amo
,
o
mio
intimo
benefattore
,
o
invisibile
coppiere
del
farmaco
nepenthès
e
ácholon
,
contro
il
dolore
e
l
'
ira
,
o
trovatore
e
custode
d
'
un
segreto
tesoro
di
lagrime
e
sorrisi
!
.
E
sai
ancora
che
io
non
ti
credo
,
come
fanciullo
,
così
irragionevole
,
né
stimo
un
perditempo
l
'
ascoltarti
quando
detti
dentro
.
Oh
!
No
,
molto
ci
corre
.
Sebbene
qualche
volta
,
a
vedere
le
tiritere
isosillabiche
e
omeoteleute
(
non
ti
spaventare
!
è
come
dire
"
versi
rimati
"
)
con
le
quali
certi
orecchianti
vogliono
far
credere
di
far
l
'
arte
tua
,
anch
'
io
rischio
di
pensare
,
come
molti
,
che
codesto
parlare
cadenzato
e
sonoro
non
sia
naturale
né
ragionevole
.
Ma
è
un
momento
.
Dimentico
quelle
tiritere
,
e
dico
a
te
che
per
quel
momento
mi
fissi
tra
spaurito
e
malcontento
con
codesti
occhi
che
vedono
con
maraviglia
;
dico
a
te
:
No
no
:
non
temere
.
Tu
sei
il
fanciullo
eterno
,
che
vede
tutto
con
maraviglia
,
tutto
come
per
la
prima
volta
.
L
'
uomo
le
cose
interne
ed
esterne
,
non
le
vede
come
le
vedi
tu
:
egli
sa
tanti
particolari
che
tu
non
sai
.
Egli
ha
studiato
e
ha
fatto
suo
pro
degli
studi
degli
altri
.
Sì
che
l
'
uomo
dei
nostri
tempi
sa
più
che
quello
dei
tempi
scorsi
,
e
,
a
mano
a
mano
che
si
risale
,
molto
più
e
sempre
più
.
I
primi
uomini
non
sapevano
niente
;
sapevano
quello
che
sai
tu
,
fanciullo
.
Certo
ti
assomigliavano
,
perché
in
loro
il
fanciullo
intimo
si
fondeva
,
per
così
dire
,
con
tutto
l
'
uomo
quanto
egli
era
.
Maravigliavano
essi
,
con
tutto
il
loro
essere
indistinto
,
di
tutto
;
ché
era
veramente
allora
nuovo
tutto
,
né
solo
per
il
fanciullo
,
ma
per
l
'
uomo
.
Maravigliavano
con
sentimento
misto
ora
di
gioia
ora
di
tristezza
ora
di
speranza
ora
di
timore
.
Se
poi
tale
commovimento
volevano
esprimere
a
sé
e
ad
altri
,
essi
traevano
fuori
dalla
faretra
,
per
dirla
con
te
,
certi
preziosi
e
numerosi
strali
di
cui
non
si
doveva
far
gettito
.
Pronunziavano
essi
,
i
primi
uomini
,
con
lentezza
uniforme
,
con
misurata
gravità
,
la
difficile
parola
che
stupivano
volasse
e
splendesse
e
sonasse
,
e
fosse
loro
e
diventasse
d
'
altri
,
e
recasse
attorno
l
'
anima
di
chi
la
emetteva
dopo
la
lunga
silenziosa
meditazione
.
Oh
!
non
le
gettavano
essi
come
cose
vili
che
soprabbondano
,
le
parole
pur
mo
nate
,
legate
coi
più
sottili
nodi
,
segnate
con
le
più
vive
impronte
,
lavorate
coi
più
ingegnosi
nielli
!
Ne
vedevano
essi
tutti
i
pregi
,
e
il
peso
e
il
timbro
del
loro
metallo
,
e
il
suono
col
quale
in
principio
rompevano
dalle
labbra
schiudentisi
,
e
quello
col
quale
in
fine
ronzavano
nelle
orecchie
aperte
.
Or
tu
,
fanciullo
,
fai
come
loro
,
perché
sei
come
loro
.
Fai
come
tutti
i
bambini
i
quali
non
solo
,
quando
sono
un
po
'
sollevati
,
giocano
e
saltano
con
certe
loro
cantilene
ben
ritmate
,
ma
quando
sono
ancora
poppanti
,
e
fanno
la
boschereccia
,
con
misura
e
cadenza
balbettano
tra
sé
e
sé
le
loro
file
di
pa
pa
e
ma
ma
.
E
in
ciò
è
ragione
perché
è
natura
.
Tu
sei
ancora
in
presenza
del
mondo
novello
,
e
adoperi
a
significarlo
la
novella
parola
.
Il
mondo
nasce
per
ognun
che
nasce
al
mondo
.
E
in
ciò
è
il
mistero
della
tua
essenza
e
della
tua
funzione
.
Tu
sei
antichissimo
,
o
fanciullo
!
E
vecchissimo
è
il
mondo
che
tu
vedi
nuovamente
!
E
primitivo
il
ritmo
(
non
questo
o
quello
,
ma
il
ritmo
in
generale
)
col
quale
tu
,
in
certo
modo
,
lo
culli
o
lo
danzi
!
Come
sono
stolti
quelli
che
vogliono
ribellarsi
o
all
'
una
o
all
'
altra
di
queste
due
necessità
,
che
paiono
cozzare
tra
loro
:
veder
nuovo
e
veder
da
antico
,
e
dire
ciò
che
non
s
'
è
mai
detto
e
dirlo
come
sempre
si
è
detto
e
si
dirà
!
E
si
ribellano
,
gli
uni
con
gli
schifi
gesti
di
pedanti
:
Questa
metafora
non
è
in
...
(
e
qui
il
nome
d
'
un
poeta
a
mano
a
mano
più
recente
)
;
gli
altri
con
pugnaci
atteggiamenti
di
novatori
:
Questo
non
è
assai
inaudito
e
inaudibile
!
Quelli
sono
in
generale
vecchi
che
nella
vecchiaia
credono
riposta
ogni
autorità
;
e
questi
,
giovani
che
nella
giovinezza
imaginano
insita
ogni
forza
;
più
noiosi
questi
di
quelli
,
perché
l
'
un
vanto
è
sempre
con
impertinenza
,
e
l
'
altro
non
è
mai
senza
tristezza
,
e
perché
se
gli
uni
non
intendono
più
,
per
senile
sordità
,
l
'
arguto
chiacchiericcio
del
fanciullo
,
gli
altri
non
lo
intendono
ancora
,
per
quello
schiamazzare
che
fanno
,
miseramente
orgoglioso
,
intorno
al
loro
io
giovane
.
E
,
in
verità
,
giovani
non
sono
,
ché
d
'
essere
,
se
fossero
,
non
si
accorgerebbero
.
D
'
essere
vecchio
uno
si
accorge
sì
,
qualche
volta
,
e
allora
si
veste
,
si
tinge
,
grida
a
giovane
.
È
forse
il
caso
di
voi
,
vecchiastri
?
A
ogni
modo
,
pace
.
Sappiate
che
per
la
poesia
la
giovinezza
non
basta
:
la
fanciullezza
ci
vuole
!
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
VI
.
Tu
sei
savio
e
mi
contento
.
Non
vuoi
né
ripetere
il
già
detto
né
trovare
l
'
indicibile
;
non
vuoi
essere
né
un
'
inutilità
né
una
vanità
.
Vuoi
il
nuovo
,
ma
sai
che
nelle
cose
è
il
nuovo
,
per
chi
sa
vederlo
,
e
non
t
'
indurrai
a
trovarlo
,
affatturando
e
sofisticando
.
Il
nuovo
non
s
'
inventa
:
si
scopre
.
Mi
contento
dunque
,
a
dirla
tra
noi
,
vale
a
dire
,
tra
me
...
Ma
intendiamoci
subito
:
di
ciò
non
ti
attribuisco
gran
lode
,
perché
non
ci
vedo
gran
merito
.
Come
?
Aspetta
e
sii
paziente
,
ché
mi
conviene
andar
per
le
lunghe
.
E
prima
vorrei
farti
una
domanda
.
Un
fine
,
l
'
hai
tu
?
Fuori
,
s
'
intende
,
di
quello
appunto
di
dire
o
dittare
?
E
puoi
dirmi
,
quale
?
Ho
bisogno
di
saperlo
.
Non
rispondi
?
Pensi
?
esiti
?
dubiti
?
Imagino
che
codesto
fine
non
sia
,
per
esempio
,
quello
di
dare
un
po
'
d
'
aiuto
,
di
fornire
un
poco
d
'
oro
al
tuo
vecchio
ospite
,
che
ne
ha
tanto
bisogno
.
Imagino
,
anzi
so
che
tu
non
conosci
altro
oro
che
metaforico
,
cioè
che
non
si
spende
.
Ridi
?
Intendiamoci
.
So
per
certo
che
tu
non
credi
di
procacciarmi
direttamente
un
utile
materiale
,
ma
sospetto
che
ti
figuri
di
procacciarmelo
indirettamente
,
aggiungendo
non
saprei
che
favore
alla
mia
povera
persona
e
che
pregio
alle
mie
umili
virtù
,
sì
che
l
'
industria
che
sai
che
esercito
,
mi
profitti
qualche
cosa
più
.
Ebbene
,
ti
inganneresti
.
Sappi
che
è
il
contrario
;
e
che
è
ragionevole
che
sia
il
contrario
.
Tu
sei
un
fanciullo
:
ora
non
tutti
sanno
distinguere
te
fanciullo
da
me
vecchio
,
e
perché
mi
sentono
e
vedono
bamboleggiare
qualche
volta
,
credono
volentieri
che
io
bamboleggi
sempre
,
anche
quando
lavoro
sul
serio
,
per
guadagnarmi
la
vita
.
Per
ciò
essi
meno
apprezzano
quei
lavori
serii
,
e
io
minor
utile
ne
ricavo
.
E
hanno
torto
.
Sempre
?
Sappi
che
non
hanno
torto
sempre
.
Hanno
,
per
esempio
,
ragione
(
né
parlo
soltanto
di
me
,
ma
di
molti
altri
)
,
quando
tra
i
miei
ragionamenti
,
che
non
dovrebbero
essere
se
non
giusti
e
chiari
,
vedono
comparire
i
tuoi
sorrisi
e
le
tue
grida
.
Vedi
:
i
passeri
sono
graziosi
uccelli
(
anch
'
essi
:
perché
no
?
)
;
ma
nei
seminati
i
contadini
non
ce
li
vogliono
,
per
graziosi
che
siano
.
Le
spadacciole
sono
bellissimi
fiori
;
ma
tra
il
grano
sarebbe
molto
meglio
che
non
ce
ne
fosse
.
Ma
fanno
così
bel
vedere
!
Non
nego
che
possano
dilettare
qualcuno
:
non
dilettano
però
colui
che
spera
l
'
utile
di
quel
grano
.
Capisci
?
Se
anche
c
'
è
qualcuno
a
cui
piacciono
i
tuoi
frulli
e
i
tuoi
lampeggiamenti
in
mezzo
a
un
ragionare
che
avrebbe
a
essere
serio
,
ai
più
non
può
essere
che
non
dispiaccia
.
E
sai
che
cosa
succede
?
Questi
,
trovandoti
così
fuori
di
posto
,
non
pensano
che
tu
sia
il
fanciullo
dalla
voce
argentina
,
ma
credono
sentire
in
te
l
'
uomo
roco
,
l
'
uomo
che
parla
per
ingannare
:
e
gridano
Retorica
!
Ora
per
evitare
tale
scambio
a
te
e
tale
danno
a
me
,
non
sarebbe
male
che
quando
io
bado
ai
fatti
miei
,
tu
te
ne
andassi
lontano
e
dormissi
nei
profondi
boschi
d
'
Idalia
e
tra
l
'
odoroso
cespuglio
dell
'
amaraco
.
Se
tu
conoscessi
Platone
,
ti
direi
che
come
egli
ha
ragione
nel
volere
che
i
poeti
facciano
mythous
e
non
logous
,
favole
e
non
ragionamenti
,
così
non
ho
torto
io
nel
pretendere
che
i
ragionatori
facciano
logous
e
non
mythous
(
9
)
.
Ma
pur
troppo
è
difficile
trovare
chi
si
contenti
di
far
solo
quello
che
deve
.
E
Platone
stesso
...
Ma
egli
era
Platone
.
Tornando
a
noi
,
dunque
,
nessun
utile
né
diretto
né
indiretto
mi
viene
da
te
,
o
fanciullo
.
Checché
tu
possa
dire
,
nessuno
.
Quale
invero
sarebbe
?
Parla
!
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
VII
.
IL
FANCIULLO
A
te
né
le
gemme
né
gli
ori
fornisco
,
o
dolce
ospite
:
è
vero
;
ma
fo
che
ti
bastino
i
fiori
che
cogli
nel
verde
sentiero
,
nel
muro
,
su
le
umide
crepe
,
su
l
'
ispida
siepe
.
Non
reco
al
tuo
desco
lo
spicchio
fumante
di
pingue
vitella
;
ma
fo
che
ti
piaccia
il
radicchio
non
senza
la
tua
selvastrella
,
con
l
'
ovo
che
a
te
mattutina
cantò
la
gallina
.
Per
me
tu
non
ari
,
o
poeta
,
né
vigne
sassose
,
né
grasse
maggesi
;
ma
dimmi
se
più
di
vigne
e
maggesi
s
'
allieta
quel
cupo
signore
,
od
il
passero
garrulo
e
tu
!
Non
fragili
coppe
di
Cina
,
la
lampada
d
'
oro
t
'
irradia
;
ma
tu
la
tua
scabra
cucina
tu
ami
e
la
provvida
madia
;
la
fiamma
che
lustra
,
tu
ami
,
sui
nitidi
rami
.
Non
hai
che
dal
ciglio
ti
penda
,
né
paggio
né
florida
ancella
;
ma
lieta
,
ma
grata
sfaccenda
per
te
la
tua
dolce
sorella
;
che
cinge
il
grembiule
,
e
sorride
;
lo
scinge
e
s
'
asside
con
te
...
E
per
letto
di
morte
,
che
a
tutti
è
sì
duro
e
sì
grave
,
che
cosa
ti
serbo
,
sai
tu
?
Oh
!
Rose
per
letto
di
morte
,
cadute
dal
pruno
:
il
soave
dolore
che
fu
!
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
VIII
.
Bene
!
Tu
hai
cantato
e
detto
:
hai
cantato
strofe
e
detto
verità
.
E
mi
viene
in
mente
che
oltre
codeste
verità
,
diremo
così
,
usuali
,
di
cui
io
ti
sono
testimone
,
ci
sia
sotto
il
tuo
dire
una
verità
più
riposta
e
meno
comune
,
a
cui
però
la
coscienza
di
tutti
risponda
con
subito
assenso.Quale?
Questa
:
che
la
poesia
,
in
quanto
è
poesia
,
la
poesia
senza
aggettivo
,
ha
una
suprema
utilità
morale
e
sociale
.
E
tu
non
hai
mica
ragionato
,
per
rivelare
a
me
il
tuo
fine
.
Tu
hai
detto
quel
che
vedi
e
senti
.
E
dicendo
questo
,
hai
forse
espresso
quale
è
il
fine
proprio
della
poesia
.
Ora
tocca
a
me
ragionarci
sopra
,
Chi
ben
consideri
,
comprende
che
è
il
sentimento
poetico
il
quale
fa
pago
il
pastore
della
sua
capanna
,
il
borghesuccio
del
suo
appartamentino
ammobigliato
sia
pur
senza
buon
gusto
ma
con
molta
pazienza
e
diligenza
;
e
vai
dicendo
.
O
è
il
contrario
?
E
il
pastore
che
,
parando
le
pecore
,
sogna
una
bottega
da
avviare
nel
borgo
vicino
,
e
il
borghesuccio
che
fantastica
d
'
un
palazzo
in
città
grande
e
rumoreggiante
,
sono
,
essi
sì
,
poeti
fantasiosi
e
sognatori
,
e
gli
altri
no
?
Già
,
per
me
,
altro
è
sentimento
poetico
,
altro
è
fantasia
;
la
quale
può
essere
bensì
mossa
e
animata
da
quel
sentimento
,
ma
può
anche
non
essere
.
Poesia
è
trovare
nelle
cose
,
come
ho
da
dire
?
Il
loro
sorriso
e
la
loro
lacrima
;
e
ciò
si
fa
da
due
occhi
infantili
che
guardano
semplicemente
e
serenamente
di
tra
l
'
oscuro
tumulto
della
nostra
anima
.
A
volte
,
non
ravvisando
essi
nulla
di
luminoso
e
di
bello
nelle
cose
che
li
circondano
,
si
chiudono
a
sognare
e
a
cercare
lontano
.
Ma
pur
nelle
cose
vicine
era
quello
che
cercavano
,
e
non
avervelo
trovato
,
fu
difetto
,
non
di
poesia
nelle
cose
,
ma
di
vista
negli
occhi
.
Direte
voi
(
non
parlo
a
te
,
ora
,
o
fanciullo
,
ma
a
cotali
fanciulloni
)
,
direte
voi
che
il
sentimento
poetico
abbondi
più
in
chi
,
torcendo
o
alzando
gli
occhi
dalla
realtà
presente
,
trovi
solo
belli
e
degni
del
suo
canto
i
fiori
delle
agavi
americane
,
o
in
chi
ammiri
e
faccia
ammirare
anche
le
minime
nappine
,
color
gridellino
,
della
pimpinella
,
sul
greppo
in
cui
siede
?
E
non
voglio
dire
che
non
abbondi
nel
primo
,
quel
sentimento
,
e
non
si
trovi
anzi
unito
ad
altre
virtù
di
scienza
e
di
fantasia
che
lo
facciano
giustamente
ammirabile
;
sebbene
,
come
più
agevolmente
muove
,
così
più
presto
annoia
il
suo
lettore
,
e
,
a
ogni
modo
,
poiché
le
cose
assenti
,
o
non
viste
mai
,
sono
sempre
a
tutti
meravigliose
,
egli
fa
come
l
'
uomo
che
pretende
d
'
aver
rallegrato
con
sue
novellette
l
'
uditore
che
,
pure
ascoltando
,
abbia
bevuto
largamente
del
vino
letificante
.
Egli
è
stato
,
forse
,
arguto
e
festevole
;
ma
chi
rallegra
con
la
parola
sua
schietta
,
senza
bisogno
di
calici
,
ha
maggior
merito
.
Or
dunque
intenso
il
sentimento
poetico
è
di
chi
trova
la
poesia
in
ciò
che
lo
circonda
,
e
in
ciò
che
altri
soglia
spregiare
,
non
di
chi
non
la
trova
lì
e
deve
fare
sforzi
per
cercarla
altrove
.
E
sommamente
benefico
è
tale
sentimento
,
che
pone
un
soave
e
leggiero
freno
all
'
instancabile
desiderio
,
il
quale
ci
fa
perpetuamente
correre
con
infelice
ansia
per
la
via
della
felicità
.
Oh
!
chi
sapesse
rafforzarlo
in
quelli
che
l
'
hanno
,
fermarlo
in
quelli
che
sono
per
perderlo
,
insinuarlo
in
quelli
che
ne
mancano
,
non
farebbe
per
la
vita
umana
opera
più
utile
di
qualunque
più
ingegnoso
trovatore
di
comodità
e
medicine
?
E
non
so
dire
quanto
la
comunione
degli
uomini
ne
sarebbe
avvantaggiata
;
specialmente
in
questi
tempi
in
cui
la
corsa
verso
l
'
impossibile
felicità
è
con
tanto
fulmineo
disprezzo
in
chi
va
avanti
,
con
tanta
disperata
invidia
in
chi
resta
addietro
.
Già
in
altri
tempi
vide
un
Poeta
(
io
non
sono
degno
nemmeno
di
pronunziare
il
tuo
santo
nome
,
o
Parthenias
!
)
,
vide
rotolare
per
il
vano
circolo
della
passione
le
quadriglie
vertiginose
;
e
quei
tempi
erano
simili
a
questi
,
e
balenava
all
'
orizzonte
la
conflagrazione
del
mondo
in
una
guerra
di
tutti
contro
tutti
e
d
'
ognuno
contro
ognuno
;
e
quel
Poeta
sentì
che
sopra
le
fiere
e
i
mostri
aveva
ancor
più
potere
la
cetra
di
Orfeo
che
la
clava
d
'
Ercole
.
E
fece
poesia
,
senza
pensare
ad
altro
,
senza
darsi
arie
di
consigliatore
,
di
ammonitore
,
di
profeta
del
buono
e
del
mal
augurio
:
cantò
,
per
cantare
.
E
io
non
so
misurare
qual
fosse
l
'
effetto
del
suo
canto
;
ma
grande
fu
certo
,
se
dura
sino
ad
oggidì
,
vibrando
con
dolcezza
nelle
nostre
anime
irrequiete
.
O
rimatori
di
frasi
tribunizie
,
o
verseggiatori
di
teoriche
sociali
,
che
escludete
dall
'
ora
presente
ogni
poesia
che
non
sia
la
vostra
,
vale
a
dire
,
escludete
la
POESIA
,
ditemi
:
Era
o
non
era
al
suo
posto
,
nel
secolo
d
'
Augusto
,
il
cantore
delle
Georgiche
?
Sì
,
non
è
vero
?
Egli
insegnava
ad
amare
la
vita
in
cui
non
fosse
lo
spettacolo
né
doloroso
della
miseria
né
invidioso
della
ricchezza
:
egli
voleva
abolire
la
lotta
tra
le
classi
e
la
guerra
tra
i
popoli
.
Che
volete
voi
,
o
poeti
socialisti
,
che
dite
cose
tanto
diverse
e
le
dite
tanto
diversamente
da
lui
?
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
IX
.
Dei
due
fraterni
poeti
Augustei
(
ché
non
si
può
parlare
di
Virgilio
senza
soggiungere
Orazio
)
voi
direte
che
fu
la
filosofia
che
li
addusse
a
quella
ragione
sana
e
pia
di
considerare
la
società
e
la
vita
.
E
no
:
fu
il
fanciullino
che
li
portò
per
mano
,
dicendo
:
Vi
dirò
io
dove
è
nel
tempo
stesso
la
poesia
e
la
virtù
.
Fu
il
fanciullino
che
,
se
mai
,
fece
che
trascegliessero
tra
le
opinioni
dei
filosofi
quelle
che
confermavano
il
loro
sentimento
.
Considerate.Catone
e
Varrone
scrissero
di
agricoltura
prima
di
Virgilio
.
Erano
uomini
di
molto
giudizio
e
sapere
,
essi
.
Per
esempio
,
Catone
,
suggerendo
al
pater
familias
che
cosa
deve
dire
e
fare
,
quando
si
reca
alla
villa
,
conclude
:
"
Venda
l
'
olio
,
se
si
vende
bene
;
il
vino
,
il
frumento
che
avanzi
,
lo
venda
.
I
buoi
incaschiti
,
le
fattrici
non
più
buone
,
così
le
pecore
,
la
lana
,
le
pelli
,
un
barroccio
vecchio
,
ferramenti
vecchi
,
uno
schiavo
attempato
,
uno
schiavo
ammalazzito
,
e
altra
roba
che
ci
sia
di
troppo
,
la
venda
.
Un
padre
di
famiglia
deve
tirare
a
vendere
,
non
a
comprare
"
(
10
)
.
Quegli
schiavi
,
tra
la
ferraglia
vecchia
e
l
'
altra
roba
d
'
avanzo
,
a
noi
fanno
un
certo
senso
;
eppure
era
naturale
che
si
nominassero
a
quel
punto
.
Varrone
in
fatti
riferisce
questa
elegante
distinzione
delle
cose
con
le
quali
si
coltivano
i
campi
:
"
Altri
le
dividono
in
tre
generi
:
strumento
vocale
,
semivocale
e
muto
;
vocale
in
cui
sono
gli
schiavi
,
semivocale
in
cui
sono
i
bovi
,
muto
in
cui
sono
i
carri
"
(
11
)
.
È
naturale
,
s
'
intende
,
che
Virgilio
scrivendo
di
proposito
sull
'
agricoltura
,
in
versi
bensì
ma
non
a
fantasia
,
in
versi
ma
dopo
aver
studiato
l
'
argomento
anche
sui
libri
degli
altri
,
parlasse
a
ogni
momento
,
oltre
che
dei
plaustri
e
dei
bovi
,
di
quello
strumento
precipuo
della
coltivazione
che
erano
gli
schiavi
.
Noi
,
per
esempio
,
dobbiamo
aspettarci
che
come
insegna
quale
profenda
dare
,
erbe
in
fiore
e
biada
,
al
polledro
da
razza
(
12
)
,
e
ai
manzi
in
tanto
che
si
domano
,
non
sola
erba
a
frasche
di
salcio
e
paleo
di
palude
,
ma
anche
piantine
di
grano
appena
nato
(
13
)
;
così
ammaestri
il
buon
massaio
sul
pane
e
companatico
,
vino
e
vestimenta
,
da
fornirsi
alla
familia
.
Parlando
di
olive
,
è
certo
che
egli
penserà
al
pulmentarium
familiae
.
Catone
,
gran
maestro
,
dice
pure
(
14
)
:
"
Indolcisci
quanto
più
puoi
,
di
olive
caschereccie
.
Quindi
le
olive
anche
buone
,
da
cui
non
possa
uscire
che
poco
olio
,
indolciscile
:
e
fanne
grande
risparmio
,
perché
durino
il
più
possibile
.
Quando
le
olive
saranno
mangiate
,
dà
allec
e
aceto
"
.
Tornava
bene
,
mi
pare
,
discorrere
di
codeste
olive
da
riporre
per
gli
schiavi
,
e
così
anche
dei
vestimenti
;
ché
poteva
cadere
in
taglio
,
a
proposito
della
lana
,
fare
per
esempio
un
'
osservazione
di
tal
genere
:
"
quando
a
uno
schiavo
dài
una
tunica
o
un
pastrano
nuovo
,
prima
ritira
il
vecchio
,
per
farne
casacche
a
toppe
(
centones
)
"
.
Insomma
queste
e
simili
provvidenze
erano
buone
a
mettersi
in
bei
versi
con
quel
tanto
garbo
del
poeta
che
sa
parlare
con
solennità
e
gravità
di
umili
cose
.
Oh
!
Sì
!
Non
ci
sono
schiavi
per
Virgilio
.
Nei
suoi
poemi
non
c
'
è
mai
nemmeno
la
parola
servus
;
c
'
è
serva
due
volte
,
e
a
proposito
di
altri
tempi
e
di
altri
costumi
(
15
)
:
tempi
e
costumi
in
cui
il
poeta
vede
bensì
i
re
serviti
da
molti
schiavi
;
eppur
chiama
questi
famuli
e
ministri
non
servi
(
16
)
.
Ma
i
suoi
campi
,
quelli
che
esso
insegnava
a
coltivare
,
quelli
che
arava
e
seminava
con
i
suoi
dolci
versi
,
quelli
non
hanno
gente
incatenata
e
compedita
.
Il
poeta
che
nella
prima
delle
ecloghe
pastorali
mette
sé
in
persona
d
'
uno
schiavo
liberato
,
ha
proclamato
nelle
compagne
italiche
quella
parola
che
con
tanta
enfasi
suona
dalla
sua
bocca
di
Titiro
:
LIBERTAS
(
17
)
.
Gli
agricoli
di
Virgilio
né
sono
schiavi
né
mercenari
.
Essi
sono
di
quelli
di
cui
parla
Varrone
(
18
)
,
che
coltivano
la
terra
da
sé
,
come
tanti
possidentucci
con
la
loro
figliolanza
.
Questi
ha
in
mente
Virgilio
,
quando
esclama
che
sarebbero
tanto
felici
,
se
conoscessero
la
loro
felicità
,
con
tanta
pace
,
con
tanto
fruttato
,
tra
tanto
bello
,
senza
il
rodio
o
della
miseria
o
della
soverchianza
altrui
,
lavorando
alla
sua
stagione
,
godendosi
la
famiglia
in
casa
e
le
care
feste
fuori
(
19
)
.
Di
gente
che
lavori
per
altri
,
nemmeno
una
traccia
.
L
'
ideale
del
poeta
è
quel
vecchiettino
Cilice
,
trapiantato
dalla
sua
patria
nei
dintorni
di
Taranto
.
Aveva
avuto
pochi
iugeri
di
terra
non
buona
né
a
grano
né
a
prato
né
a
vigna
:
una
grillaia
,
uno
scopiccio
.
Ebbene
il
bravo
vecchiettino
ne
aveva
fatto
un
orto
,
con
non
solo
i
suoi
cavoli
,
ma
anche
gigli
e
rose
,
e
alberi
da
frutta
,
e
bugni
d
'
api
,
e
vivai
di
piante
(
20
)
.
Sì
:
il
poco
e
il
piccolo
era
il
sogno
dei
due
grandi
fraterni
poeti
.
Virgilio
diceva
:
Loda
la
campagna
grande
,
e
tienti
alla
piccina
(
21
)
.
E
Orazio
:
Questo
era
il
mio
voto
:
un
campicello
non
tanto
grande
,
con
l
'
orto
,
con
una
fonte
,
e
per
giunta
un
po
'
di
selvetta
(
22
)
.
Chi
non
dovrebbe
preferire
la
campagna
grande
alla
piccola
,
quando
non
toccasse
di
coltivarla
a
lui
?
Ma
ai
due
poeti
,
quando
erano
poeti
,
non
si
presentava
al
pensiero
questa
considerazione
così
semplice
.
A
dir
meglio
,
il
fanciullo
che
era
in
loro
,
preferiva
,
come
tutti
i
fanciulli
,
ciò
che
è
piccolo
:
il
cavallino
,
la
carrozzina
,
l
'
aiolina
.
Oh
!
c
'
è
chi
ha
rimproverato
a
Orazio
quest
'
amor
della
mediocrità
!
Ma
esser
poeta
della
mediocrità
,
non
vuol
dire
davvero
essere
poeta
mediocre
.
Il
contrario
,
anzi
,
è
vero
.
Non
ama
,
chi
dice
di
amare
un
serraglio
di
donne
.
Non
è
poeta
,
chi
non
si
fissa
in
una
visione
che
i
suoi
occhi
possano
misurare
.
E
le
cose
grandi
,
le
cose
ricche
,
le
cose
sublimi
non
riescono
poetiche
,
se
non
sono
sentite
e
dette
in
persona
di
chi
stupisce
avanti
loro
,
perché
appunto
esso
è
piccolo
,
è
povero
,
è
umile
.
Il
poeta
è
il
poverello
dell
'
umanità
,
spesso
anche
cieco
e
vecchio
.
E
se
tale
non
sembra
,
se
anzi
è
gran
signore
e
giovane
e
felice
,
ebbene
vuol
dire
che
se
è
ricco
lui
,
è
pauperculus
però
il
fanciullino
che
è
in
lui
;
cioè
si
è
conservato
povero
,
come
a
dire
fanciullo
.
Perché
poverino
è
sempre
il
bimbo
,
sia
pur
nato
in
una
culla
d
'
oro
,
e
tende
sempre
la
mano
a
tutto
e
a
tutti
,
come
non
avesse
niente
e
desidera
il
boccon
di
pan
duro
del
suo
compagno
trito
,
e
vorresse
fare
il
duro
lavoro
del
suo
compagno
tribolato
.
Per
questo
non
Virgilio
proprio
,
ma
il
fanciullo
che
egli
aveva
in
cuore
,
non
voleva
gli
schiavi
nei
campi
.
Diremo
noi
che
Virgilio
attingesse
dai
libri
di
qualche
filosofo
o
di
qualche
profeta
questa
legge
di
libertà
?
No
:
egli
stesso
ne
era
forse
inconsapevole
,
di
questa
libertà
che
proclamava
.
Era
la
sua
poesia
che
aboliva
la
servitù
,
perché
la
servitù
non
era
poetica
.
Non
era
poetica
,
e
il
divino
fanciullo
che
non
vede
se
non
ciò
che
è
poetico
,
non
la
vedeva
.
Tanto
che
noi
,
se
non
avessimo
dei
tempi
di
Virgilio
altro
testimone
che
Virgilio
,
dovremmo
credere
che
non
esistesse
allora
più
questa
miseria
e
vergogna
che
non
è
cessata
nemmeno
ai
nostri
,
di
tempi
.
Oh
!
Dovremmo
credere
che
il
Cristo
non
anco
nato
ispirasse
al
poeta
contadino
dell
'
Esperia
,
come
il
vaticinio
del
suo
avvento
,
così
il
presentimento
della
grande
fratellanza
umana
!
Non
c
'
è
la
schiavitù
nell
'
Italia
Virgiliana
:
nemmeno
c
'
è
il
salariato
,
nemmeno
il
mezzadro
!
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
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-
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-
-
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-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
X
.
Così
il
poeta
vero
,
senza
farlo
apposta
e
senza
andarsene
,
portando
,
per
dirla
con
Dante
,
il
lume
dietro
,
anzi
no
,
dentro
,
dentro
la
cara
anima
portando
lo
splendore
e
ardore
della
lampada
che
è
la
poesia
;
è
,
come
si
dice
oggi
,
socialista
,
o
come
si
avrebbe
a
dire
,
umano
.
Così
la
poesia
,
non
ad
altro
intonata
che
a
poesia
,
è
quella
che
migliora
e
rigenera
l
'
umanità
,
escludendone
,
non
di
proposito
il
male
,
ma
naturalmente
l
'
impoetico
.
Ora
si
trova
a
mano
a
mano
che
impoetico
è
ciò
che
la
morale
riconosce
cattivo
e
ciò
che
l
'
estetica
proclama
brutto
.
Ma
di
ciò
che
è
cattivo
e
brutto
non
giudica
,
nel
nostro
caso
,
il
barbato
filosofo
.
È
il
fanciullo
interiore
che
ne
ha
schifo
.
Il
quale
come
narrando
le
imprese
dei
suoi
eroi
,
e
dicendo
tutto
di
loro
,
e
,
oltre
le
battaglie
e
i
discorsi
,
anche
i
pasti
e
i
sonni
,
e
figurando
a
noi
,
per
esempio
,
i
loro
cavalli
,
e
ridicendo
che
brucavano
e
sudavano
e
spumavano
,
pur
non
dice
mai
(
tu
vedi
che
procuro
quanto
posso
,
che
tu
non
torca
il
niffolo
)
non
dice
mai
che
stallavano
;
così
della
nostra
anima
non
racconta
che
il
buono
e
della
nostra
visione
non
ricorda
che
il
bello
.
Ché
per
cantare
il
male
bisogna
fare
uno
sforzo
continuo
su
se
stesso
,
a
meno
che
non
si
tratti
di
pazzia
.
E
in
questo
caso
,
la
pazzia
sta
appunto
in
questo
,
di
pensar
da
buoni
e
cantar
da
cattivi
.
Così
,
caro
fanciullo
,
hanno
gran
torto
coloro
che
attribuiscono
,
per
ciò
che
tu
non
vedi
se
non
il
buono
,
qualche
merito
di
bontà
a
colui
che
ti
ospita
.
Il
quale
può
essere
anche
un
masnadiero
,
e
aver
dentro
sé
un
fanciullo
che
gli
canti
le
delizie
della
pace
e
dell
'
innocenza
,
e
la
casa
dove
non
deve
più
riposare
,
e
la
chiesa
dove
non
sa
più
pregare
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XI
.
Il
poeta
,
se
è
e
quando
è
veramente
poeta
,
cioè
tale
che
significhi
solo
ciò
che
il
fanciullo
detta
dentro
,
riesce
perciò
ispiratore
di
buoni
e
civili
costumi
,
d
'
amor
patrio
e
familiare
e
umano
.
Quindi
la
credenza
e
il
fatto
,
che
il
suon
della
cetra
adunasse
le
pietre
a
far
le
mura
della
città
,
e
animasse
le
piante
e
ammansasse
le
fiere
della
selva
primordiale
;
e
che
i
cantori
guidassero
e
educassero
i
popoli
.
Le
pietre
,
le
piante
,
le
fiere
,
i
popoli
primi
,
seguivano
la
voce
dell
'
eterno
fanciullo
,
d
'
un
dio
giovinetto
,
del
più
piccolo
e
tenero
che
fosse
nella
tribù
d
'
uomini
salvatici
.
I
quali
,
in
verità
,
s
'
ingentilivano
contemplando
e
ascoltando
la
loro
infanzia
.
Così
Omero
,
in
tempi
feroci
,
a
noi
presenta
nel
più
feroce
degli
eroi
,
cioè
nel
più
vero
e
poetico
,
in
Achille
,
un
tipo
di
tal
perfezione
morale
,
che
poté
servire
di
modello
a
Socrate
,
quando
preferiva
al
male
la
morte
.
Così
Virgilio
,
in
tempi
più
gentili
,
avendo
la
mira
soltanto
al
poetico
,
ci
mostra
lo
spettacolo
tanto
anticipato
,
ahimè
!
,
d
'
un
'
umanità
buona
,
felice
,
tutta
al
lavoro
e
alle
pure
gioie
dei
figli
,
senza
guerre
e
senza
schiavi
.
Gli
uomini
,
al
suo
tempo
,
parrebbe
che
avessero
impetrato
,
ciò
che
è
ancora
il
desiderio
inadempiuto
de
'
nostri
operai
,
le
otto
ore
di
lavoro
per
ogni
otto
di
sonno
e
altre
otto
di
svago
.
-
Oh
!
qualche
volta
presso
lui
il
contadino
aggiunge
la
notte
al
giorno
!
-
Sì
:
ma
che
dolcezza
di
lavoro
,
quella
,
tra
l
'
uomo
che
col
pennato
fa
il
capo
a
spiga
a
suoi
rami
di
pino
,
che
hanno
a
essere
fiaccole
,
e
la
donna
che
o
tesse
la
tela
o
schiuma
il
paiolo
cantando
(
23
)
.
E
nell
'
Eneide
Virgilio
canta
guerre
e
battaglie
;
eppure
tutto
il
senso
della
mirabile
epopea
è
in
quel
cinguettio
mattutino
di
rondini
o
passeri
,
che
sveglia
Evandro
nella
sua
capanna
,
là
dove
avevano
da
sorgere
i
palazzi
imperiali
di
Roma
!
(
24
)
Ma
Omero
,
ma
Virgilio
,
non
lo
facevano
apposta
.
Ma
il
poeta
non
deve
farlo
apposta
.
Il
poeta
è
poeta
,
non
oratore
o
predicatore
,
non
filosofo
,
non
istorico
,
non
maestro
,
non
tribuno
o
demagogo
,
non
uomo
di
stato
o
di
corte
.
E
nemmeno
è
,
sia
con
pace
del
maestro
,
un
artiere
che
foggi
spada
e
scudi
e
vomeri
;
e
nemmeno
,
con
pace
di
tanti
altri
,
un
artista
che
nielli
e
ceselli
l
'
oro
che
altri
gli
porga
.
A
costituire
il
poeta
vale
infinitamente
più
il
suo
sentimento
e
la
sua
visione
,
che
il
modo
col
quale
agli
altri
trasmette
l
'
uno
e
l
'
altra
.
Egli
,
anzi
,
quando
li
trasmette
,
pur
essendo
in
cospetto
d
'
un
pubblico
,
parla
piuttosto
tra
sé
,
che
a
quello
.
Del
pubblico
,
non
pare
che
si
accorga
.
Parla
forte
(
ma
non
tanto
!
)
più
per
udir
meglio
esso
,
che
per
farsi
intendere
da
altrui
.
È
,
per
usare
imagini
che
sono
presenti
ora
al
mio
spirito
,
è
,
sì
,
per
quanto
possa
spiacere
il
dirlo
,
un
ortolano
;
un
ortolano
,
sì
,
o
un
giardiniere
,
che
fa
nascere
e
crescere
fiori
o
cavolfiori
.
Sapete
che
cosa
non
è
?
Non
è
cuoco
e
non
è
fiorista
,
che
i
cavolfiori
serva
in
bei
piatti
,
con
buoni
intingoli
,
che
i
fiori
intrecci
in
mazzetti
o
in
ghirlandette
.
Egli
non
sa
se
non
levare
al
cavolo
qualche
foglia
marcia
o
bacata
,
e
legare
i
fiori
alla
meglio
,
con
un
torchietto
che
strappa
lì
per
lì
a
un
salcio
:
come
a
dire
,
unisce
i
suoi
pensieri
con
quel
ritmo
nativo
,
che
è
nell
'
anima
del
bimbo
che
poppa
e
del
monello
che
ruzza
.
Ora
il
poeta
sarà
invece
un
autore
di
provvidenze
civili
e
sociali
?
Senza
accorgersene
,
se
mai
.
Si
trova
esso
tra
la
folla
;
e
vede
passar
le
bandiere
e
sonar
le
trombe
.
Getta
la
sua
parola
,
la
quale
tutti
gli
altri
,
appena
esso
l
'
ha
pronunziata
,
sentono
che
è
quella
che
avrebbero
pronunziata
loro
.
Si
trova
ancora
tra
la
folla
:
vede
buttare
in
istrada
le
masserizie
di
una
famiglia
povera
.
Ed
esso
dice
la
parola
,
che
si
trova
subito
piena
delle
lagrime
di
tutti
.
Il
poeta
è
colui
che
esprime
la
parola
che
tutti
avevano
sulle
labbra
e
che
nessuno
avrebbe
detta
.
Ma
non
è
lui
che
sale
su
una
sedia
o
su
un
tavolo
,
ad
arringare
.
Egli
non
trascina
,
ma
è
trascinato
;
non
persuade
,
ma
è
persuaso
.
Perché
pensi
alla
patria
e
alla
società
,
bisogna
proprio
che
sia
un
momento
che
tutti
intorno
a
lui
ci
pensino
.
Se
no
,
è
un
guaio
serio
.
Quello
per
la
mamma
,
è
il
più
soave
degli
affetti
.
Ma
che
direste
voi
d
'
uno
che
facesse
la
cronaca
,
giorno
per
giorno
,
di
sua
mamma
?
Stamane
s
'
è
levata
,
cara
mamma
!
Io
l
'
ho
guardata
,
povera
mamma
!
M
'
ha
dato
il
caffè
e
latte
,
povera
cara
mamma
!
Costui
è
un
imbecille
,
quando
non
è
uno
che
finga
e
abbia
bisogno
di
darsi
l
'
aria
di
amare
quella
che
è
così
facile
amare
!
Oh
!
la
madre
è
malata
,
la
madre
è
lontana
,
la
madre
è
morta
!
Ecco
che
allora
ci
si
pensa
,
alla
mamma
,
e
ci
si
strugge
.
Oppure
la
mamma
ha
una
gran
consolazione
;
e
noi
siamo
più
che
consolati
,
e
ci
sentiamo
invasi
da
un
impeto
di
canto
.
Così
per
la
patria
.
Non
ci
accorgiamo
di
lei
,
se
non
nelle
sue
feste
e
nelle
sue
-
nostre
!
-
disgrazie
.
E
allora
prorompe
anche
dal
cuore
del
fanciullo
il
grido
di
gioia
e
il
grido
di
dolore
;
ed
è
grido
che
ha
subito
mille
echi
.
Ma
il
bambino
non
è
un
bambino
che
s
'
impanchi
a
far
lezione
quotidiana
d
'
amor
patrio
o
d
'
amor
paterno
e
materno
ai
suoi
fratellini
,
e
anzi
ai
suoi
zii
e
nonni
.
Chi
pretende
che
faccia
questo
,
vuole
che
il
vispo
fanciullo
sia
un
vecchio
noioso
;
vuole
,
insomma
,
che
non
esista
la
poesia
.
Perché
la
poesia
,
costretta
a
essere
poesia
sociale
,
poesia
civile
,
poesia
patriottica
,
intristisce
sui
libri
,
avvizzisce
nell
'
aria
chiusa
della
scuola
,
e
finalmente
ammala
di
retorica
,
e
muore
.
E
noi
di
questa
pseudopoesia
ne
abbiamo
tanta
,
sin
da
quando
,
morto
Virgilio
,
invecchiando
Orazio
,
chiusa
la
grande
rivoluzione
che
cominciò
,
si
può
dire
,
e
finì
con
la
morte
di
due
donne
,
di
Giulia
e
di
Cleopatra
,
la
figlia
e
l
'
amante
di
Cesare
;
ebbene
i
corvi
,
quali
Pindaro
li
avrebbe
chiamati
,
si
gettarono
gracchiando
sull
'
immenso
campo
di
battaglia
,
per
beccare
non
occhi
di
uccisi
,
ma
semi
di
poesia
.
E
che
facevano
essi
?
Raccontavano
un
fatto
storico
,
di
quelli
ultimi
:
lo
condivano
con
declamazioni
,
esclamazioni
,
maledizioni
;
e
lo
mettevano
in
esametri
.
Ma
anch
'
essi
capivano
che
non
bastano
i
versi
a
far
poesia
:
e
perciò
incorniciavano
la
loro
storia
verseggiata
e
declamata
con
una
descrizione
di
alba
e
un
'
altra
di
tramonto
;
e
il
poema
era
fatto
(
25
)
.
Ecco
Giulio
Montano
.
Questi
era
un
poeta
come
tant
'
altri
.
A
ogni
tratto
inseriva
albe
e
tramonti
.
Pertanto
,
poiché
un
tale
s
'
era
seccato
ch
'
egli
avesse
recitato
per
tutto
un
giorno
,
e
diceva
che
non
si
doveva
andare
alle
sue
recite
;
Natta
Pinario
esclamò
:
"
O
che
io
posso
essere
più
condiscendente
con
lui
?
Io
sono
pronto
a
starlo
a
sentire
da
un
'
alba
a
un
tramonto
!
"
Voleva
dire
,
il
buon
Natta
,
che
la
seccaggine
sarebbe
durata
poco
,
e
che
dopo
due
o
tre
versi
esso
poteva
andare
pei
fatti
suoi
(26).È
inutile
.
Già
Orazio
ammoniva
che
non
bastavano
le
descrizioncelle
,
le
digressioncelle
,
le
belle
toppe
rosse
e
gialle
,
per
far
di
prosa
poesia
(
27
)
.
Bisogna
che
il
fatto
storico
,
se
vuol
divenir
poetico
,
filtri
attraverso
la
maraviglia
e
l
'
ingenuità
della
nostra
anima
fanciulla
,
se
la
conserviamo
ancora
.
Bisogna
allontanare
il
fatto
vicino
allontanandocene
noi
(
28
)
.
Volete
una
prova
a
cui
distinguere
la
poesia
dalla
pseudopoesia
,
in
siffatto
genere
storico
?
Se
la
narrazione
,
che
il
verseggiatore
vi
fa
,
vi
commuove
meno
che
la
stessa
,
fatta
in
prosa
,
dallo
storico
e
dal
cronista
,
dite
pure
che
il
verseggiatore
ha
tradotto
,
e
male
;
non
ha
poetato
.
E
ha
perduto
il
suo
tempo
e
ha
fatto
perdere
a
noi
il
nostro
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XII
.
Ma
in
Italia
la
pseudopoesia
si
desidera
,
si
domanda
,
s
'
ingiunge
.
In
Italia
noi
siamo
vittime
della
storia
letteraria
!
Per
vero
,
né
in
Italia
soltanto
,
mi
pare
che
delle
lettere
si
sia
ingenerato
un
concetto
falso
.
Le
lettere
sono
gli
strumenti
delle
idee
,
e
le
idee
fanno
di
sé
tanti
gruppi
che
si
chiamano
scienze
.
Ma
noi
,
fissati
sugli
strumenti
,
abbiamo
finalmente
dimenticato
i
fini
.
Siamo
agricoltori
che
non
pensano
se
non
alle
vanghe
e
non
parlano
se
non
di
aratri
,
e
più
delle
loro
bellurie
che
delle
loro
utilità
.
Delle
semente
,
della
terra
,
dei
concimi
,
non
ci
curiamo
più
.
Quindi
avviene
che
abbiamo
,
come
fisici
,
filosofi
,
storici
,
matematici
,
così
letterati
;
modo
di
dire
,
come
coltivatori
di
canapa
,
di
viti
,
di
grano
e
d
'
ulivi
,
così
periti
di
vanghe
e
d
'
aratri
,
i
quali
non
s
'
occupano
di
altro
,
e
credono
che
non
ci
si
debba
occupar
d
'
altro
,
e
stimano
,
io
vedo
,
che
la
loro
sia
la
più
nobile
delle
occupazioni
.
E
almeno
li
facessero
essi
,
codesti
strumenti
:
no
,
li
"
giudicano
"
e
li
"
collezionano
"
.
Codest
'
ozio
noi
chiamiamo
ora
critica
e
storia
letteraria
.
E
ognuno
può
vedere
che
ci
sono
cose
molto
più
utili
e
belle
da
fare
:
cioè
coltivare
e
seminare
.
Ma
c
'
è
pure
,
tra
le
tante
branche
della
letteratura
,
la
poesia
che
sta
a
sé
,
la
poesia
che
comprende
in
sé
tutto
ciò
che
si
dice
e
scrive
per
diletto
,
amaro
o
dolce
,
suo
o
altrui
.
Questa
non
è
rispetto
alle
scienze
quello
che
lo
strumento
rispetto
al
fine
.
È
una
coltivazione
,
poniamo
,
anch
'
essa
,
ma
d
'
altro
ordine
e
specie
.
È
,
poniamo
,
la
coltivazione
,
affatto
nativa
,
della
psiche
primordiale
e
perenne
.
Ma
noi
la
mettiamo
insieme
con
l
'
altra
letteratura
"
strumentale
"
,
e
ne
ragioniamo
allo
stesso
modo
.
La
dividiamo
per
secoli
e
scuole
,
la
chiamiamo
arcadica
,
romantica
,
classica
,
veristica
,
naturalistica
,
idealistica
,
e
via
dicendo
.
Affermiamo
che
progredisce
,
che
decade
,
che
nasce
,
che
muore
,
che
risorge
,
che
rimuore
.
In
verità
la
poesia
è
tal
maraviglia
che
se
voi
fate
ora
una
vera
poesia
,
ella
sarà
della
stessa
qualità
che
una
vera
poesia
di
quattromila
anni
sono
.
Come
mai
?
Così
:
l
'
uomo
impara
a
parlare
tanto
diverso
o
tanto
meglio
,
di
anno
in
anno
,
di
secolo
in
secolo
,
di
millennio
in
millennio
;
ma
comincia
con
far
gli
stessi
vagiti
e
guaiti
in
tutti
i
tempi
e
luoghi
.
La
sostanza
psichica
è
uguale
nei
fanciulli
di
tutti
i
popoli
.
Un
fanciullo
è
fanciullo
allo
stesso
modo
da
per
tutto
.
E
quindi
,
né
c
'
è
poesia
arcadica
,
romantica
,
classica
,
né
poesia
italiana
,
greca
,
sanscrita
;
ma
poesia
soltanto
,
soltanto
poesia
,
e
...
non
poesia
.
Sì
:
c
'
è
la
contraffazione
,
la
sofisticazione
,
l
'
imitazione
della
poesia
,
e
codesta
ha
tanti
nomi
.
Ci
sono
persone
che
fanno
il
verso
agli
uccelli
,
e
al
fischio
sembrano
uccelli
;
e
non
sono
uccelli
,
sì
uccellatori
.
Ora
io
non
so
dire
quanta
vanità
sia
la
storia
di
codesti
ozi
.
Eccola
in
due
parole
.
Un
poeta
emette
un
dolce
canto
.
Per
un
secolo
,
o
giù
di
lì
,
mille
altri
lo
ripetono
fiorettandolo
e
guastandolo
;
finché
viene
a
noia
.
E
allora
un
altro
poeta
fa
risonare
un
altro
bel
canto
.
E
per
un
secolo
,
o
più
o
meno
,
mille
altri
ci
fanno
su
le
loro
variazioni
.
Qualche
volta
il
canto
iniziale
non
è
né
bello
né
dolce
;
e
allora
peggio
che
mai
!
Ma
in
Italia
,
e
altrove
,
non
stiamo
paghi
a
questo
compendio
.
Ragioniamo
e
distinguiamo
troppo
.
Quella
scuola
era
migliore
,
questa
peggiore
.
A
quella
bisogna
tornare
,
a
questa
rinunziare
.
No
:
le
scuole
di
poesia
sono
tutte
peggio
,
e
a
nessuna
bisogna
addirsi
.
Non
c
'
è
poesia
che
la
poesia
.
Quando
poi
gli
intendenti
,
perché
uno
fa
,
ad
esempio
,
una
vera
poesia
su
un
gregge
di
pecore
,
pronunziano
che
quel
vero
poeta
è
un
arcade
;
e
perché
un
altro
,
in
una
vera
poesia
,
ingrandisce
straordinariamente
una
parvenza
,
proclamano
che
quell
'
altro
vero
poeta
pecca
di
secentismo
;
ecco
gl
'
intendenti
scioccheggiano
e
pedanteggiano
nello
stesso
tempo
.
Qualunque
soggetto
può
essere
contemplato
,
dagli
occhi
profondi
del
fanciullo
interiore
:
qualunque
tenue
cosa
può
a
quelli
occhi
parere
grandissima
.
Voi
dovete
soltanto
giudicare
(
se
avete
questa
mania
di
giudicare
)
se
furono
quelli
occhi
che
videro
;
e
lasciar
da
parte
secento
e
Arcadia
.
La
poesia
non
si
evolve
e
involve
,
non
cresce
o
diminuisce
;
è
una
luce
o
un
fuoco
che
è
sempre
quella
luce
e
quel
fuoco
:
i
quali
,
quando
appariscono
,
illuminano
e
scaldano
ora
come
una
volta
,
e
in
quel
modo
stesso
.
Solamente
s
'
ha
a
dire
che
raramente
appariscono
.
Sì
:
la
poesia
,
detta
e
scritta
,
è
rara
.
Proprio
rara
la
poesia
pura
.
Ma
c
'
è
la
poesia
"
applicata
"
.
La
poesia
"
applicata
"
è
dei
grandi
poemi
,
dei
grandi
drammi
,
dei
grandi
romanzi
.
Ora
molto
ci
corre
che
questi
siano
tutta
poesia
.
Immaginate
che
siano
un
gran
mare
,
ognuno
.
Nel
mare
sono
le
perle
;
ma
quante
?
Ben
poche
;
però
in
quale
più
,
in
quale
meno
.
Occorre
anche
dire
che
in
essi
poemi
,
drammi
,
romanzi
,
la
poesia
pura
di
rado
si
trova
pura
.
Faccio
un
esempio
.
Una
di
queste
perle
,
nel
grande
oceano
perlifero
che
è
la
divina
Comedia
,
diremo
la
campana
della
sera
:
Era
già
l
'
ora
che
volge
il
disio
ai
naviganti
,
e
intenerisce
il
core
lo
dì
ch
'
han
detto
ai
dolci
amici
addio
;
e
che
lo
nuovo
peregrin
d
'
amore
punge
,
se
ode
squilla
di
lontano
che
paia
il
giorno
pianger
che
si
muore
.
In
questa
rappresentazione
,
che
di
più
poetiche
non
se
ne
può
trovare
(
Dante
ci
rappresenta
l
'
ora
in
cui
ridiveniamo
per
un
momento
fanciulli
!
)
,
il
tocco
più
poetico
è
l
'
ultimo
.
È
l
'
ultimo
;
sebbene
la
squilla
lontana
che
piange
il
giorno
che
muore
,
sia
di
quei
tocchi
che
noi
verseggiatori
abbiamo
fatti
tornare
a
noia
,
a
forza
di
ripeterli
.
E
così
quel
suono
di
squilla
può
essere
stinto
e
fioco
per
alcuno
,
assordato
da
tanti
doppi
.
Ma
tant
'
è
.
Orbene
:
il
poeta
ha
dovuto
mettere
,
per
la
necessità
dell
'
arte
,
un
pochino
di
lega
nel
suo
oro
puro
.
Quale
?
Quel
"
paia
"
.
L
'
ha
dovuto
mettere
,
perché
egli
racconta
un
sentimento
poetico
altrui
,
sebbene
anche
di
sé
.
E
allora
ha
detto
che
la
squilla
pare
piangere
,
non
piange
veramente
.
A
un
tratto
il
fanciullo
(
qui
un
poco
,
e
molto
altrove
,
molto
presso
altri
)
,
il
fanciullo
a
mezza
via
si
riscuote
,
e
par
che
si
vergogni
d
'
essere
fanciullo
e
di
parlar
fanciullesco
,
e
si
corregge
.
"
Pare
,
non
è
,
intendiamoci
"
.
Ma
caro
bimbo
,
lo
sapevamo
da
noi
,
che
la
campana
non
piange
,
ma
par
che
pianga
:
anche
però
il
giorno
par
che
muoia
,
e
non
muore
(
29
)
.
-
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-
-
-
-
-
XIII
.
La
poesia
benefica
di
per
sé
,
la
poesia
che
di
per
sé
ci
fa
meglio
amare
la
patria
,
la
famiglia
,
l
'
umanità
,
è
,
dunque
,
la
poesia
pura
,
la
quale
di
rado
si
trova
.
In
Italia
poi
,
che
è
la
mia
patria
(
non
la
tua
,
o
fanciullo
:
tu
sei
del
mondo
,
non
sei
d
'
ora
ma
di
sempre
)
,
in
Italia
è
più
rara
che
altrove
.
Invero
non
mai
da
noi
fu
amata
la
poesia
elementare
e
spontanea
.
Come
in
genere
la
nostra
letteratura
,
così
in
ispecie
la
nostra
poesia
ha
avuto
innanzi
sé
dei
modelli
.
Noi
abbiamo
specchiato
il
nostro
stile
nell
'
arte
latina
,
come
i
latini
avevano
fatto
coi
greci
.
Ciò
può
aver
giovato
a
dare
concretezza
e
maestà
alle
nostre
scritture
;
ma
quanto
a
poesia
,
ciò
l
'
ha
soffocata
;
la
poesia
non
si
fa
sui
libri
.
Poi
amiamo
troppo
l
'
ornamentazione
;
e
questo
gusto
lo
dimostriamo
specialmente
in
ciò
che
meno
lo
comporta
:
nella
poesia
.
Il
fanciullino
italico
non
ruzza
che
ben
vestito
e
ben
pettinato
:
le
noci
con
le
quali
fa
a
filetto
,
devono
essere
coperte
di
carta
d
'
oro
e
d
'
argento
.
Noi
vogliamo
farci
sempre
onore
:
invece
di
badare
al
giuoco
,
badiamo
a
noi
:
ci
stiamo
a
sentire
e
ammicchiamo
alla
nostra
ombra
.
E
anche
più
che
a
noi
,
badiamo
al
pubblico
:
guardiamo
con
la
coda
dell
'
occhio
i
grandi
che
stanno
a
vederci
;
e
così
facciamo
tutto
senza
garbo
e
senza
scioltezza
.
E
siccome
,
particolarmente
ai
nostri
giorni
,
tutto
da
noi
si
fa
a
concorso
e
tutto
si
dà
all
'
asta
e
tutto
si
conclude
con
la
aggiudicazione
e
la
premiazione
,
così
ci
proponiamo
,
più
che
altro
,
di
sopraffare
l
'
un
l
'
altro
e
di
conquistarci
con
qualche
grazietta
il
favore
dei
giudici
.
Nei
giochi
dei
nostri
fanciulli
,
c
'
entra
per
molta
parte
la
gherminella
che
è
cosa
da
attempati
.
Sono
troppo
scaltriti
,
i
nostri
fanciulli
,
e
cercano
meglio
di
essere
primi
,
che
di
esser
loro
.
Perciò
la
nostra
poesia
(
per
chiamarla
così
)
è
per
lo
più
d
'
imitazione
,
anzi
di
collezione
,
e
sa
di
lucerna
,
non
di
guazza
e
d
'
erba
fresca
.
Noi
studiamo
troppo
,
per
poetare
;
ed
è
superfluo
aggiungere
che
,
per
sapere
,
studiamo
troppo
poco
.
Mettiamo
lo
studio
ove
non
c
'
entra
.
O
come
?
Non
c
'
entra
nel
poetare
lo
studio
?
Sì
,
ma
diretto
al
fine
,
che
Dante
mostrò
.
Virgilio
,
che
è
lo
studio
,
conduce
Dante
a
Matelda
che
è
l
'
arte
;
l
'
arte
in
genere
e
in
ispecie
.
L
'
arte
di
Dante
è
appunto
la
poesia
.
Dunque
lo
studio
condusse
Dante
alla
poesia
.
Ebbene
,
Matelda
,
o
la
poesia
,
è
nel
giardino
dell
'
innocenza
,
sceglie
cantando
fior
da
fiore
,
ha
gli
occhi
luminosi
,
purifica
nei
fiumi
dell
'
oblio
e
della
buona
volontà
.
Ossia
,
il
poeta
,
mercé
lo
studio
,
è
riuscito
a
ritrovare
la
sua
fanciullezza
,
e
puro
come
è
,
vede
bene
e
sceglie
senza
alcuna
fatica
,
sceglie
cantando
,
i
fiori
che
pare
spuntino
avanti
i
suoi
piedi
.
Io
,
senza
insistere
sul
valore
morale
del
mito
tanto
esatto
e
bello
,
dico
,
interpretando
il
poeta
per
il
rispetto
artistico
,
che
lo
studio
deve
essere
diretto
a
togliere
più
che
ad
aggiungere
:
a
togliere
la
tanta
ruggine
che
il
tempo
ha
depositata
sulla
nostra
anima
,
in
modo
che
torniamo
a
specchiarci
nella
limpidezza
di
prima
;
ed
essere
soli
tra
noi
e
noi
.
Lo
studio
deve
togliere
le
scorie
al
puro
cristallo
che
noi
troviamo
quasi
casualmente
;
e
quel
cristallo
pur
con
le
scorie
val
più
d
'
un
vetro
che
noi
dilatiamo
e
formiamo
soffiando
.
Lo
studio
deve
rifarci
ingenui
,
insomma
,
tal
quale
Dante
figura
sé
come
avanti
Beatrice
così
rispetto
a
Matelda
;
che
se
dall
'
una
è
sgridato
e
fatto
piangere
e
vergognare
come
fanciullo
battuto
,
dall
'
altra
è
,
come
bambino
che
non
vuole
o
non
può
fare
da
sé
,
preso
e
tuffato
nell
'
acqua
e
menato
a
bere
alla
fonte
.
Lo
studio
deve
togliere
gli
artifizi
,
e
renderci
la
natura
.
Così
dice
Dante
.
La
sua
arte
è
impersonata
in
Matelda
,
che
è
la
natura
umana
primordialmente
libera
,
felice
,
innocente
.
-
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-
-
-
-
-
-
-
XIV
.
Ma
noi
italiani
siamo
,
in
fondo
,
troppo
seri
e
furbi
,
per
essere
poeti
.
Noi
imitiamo
troppo
.
E
sì
,
che
studiando
si
deve
imparare
a
far
diverso
,
non
lo
stesso
.
Ma
noi
vogliamo
far
lo
stesso
e
dare
a
credere
o
darci
a
credere
di
fare
meglio
.
Perciò
sovente
ci
pare
che
,
incastonando
la
gemma
altrui
in
un
anello
nostro
,
noi
abbiamo
trovata
e
magari
fatta
la
gemma
;
e
più
sovente
ci
imaginiamo
che
,
dorando
la
statua
di
bronzo
,
quella
statua
non
solo
sia
più
bella
,
ma
diventi
opera
nostra
.
Noi
non
gettiamo
più
il
martello
contro
i
blocchi
di
marmo
:
ci
accontentiamo
di
pulire
e
lustrare
le
statue
belle
e
fatte
.
Al
più
al
più
,
noi
facciamo
l
'
arte
di
Giovanni
da
Udine
:
eleganti
stucchi
:
ma
non
ricordiamo
quel
che
Giovanni
disse
,
mi
pare
,
a
Pietro
Aretino
che
ne
lo
ammirava
:
Bambocci
vogliono
essere
!
E
le
scuole
ci
legano
.
Le
scuole
sono
fili
sottili
di
ferro
,
tesi
tra
i
verdi
mai
della
foresta
di
Matelda
:
noi
,
facendo
i
fiori
,
temiamo
a
ogni
tratto
d
'
inciampare
e
cadere
.
L
'
ho
già
detto
:
se
uno
si
abbandona
alle
delizie
della
campagna
,
teme
che
lo
chiamino
arcade
;
se
un
altro
si
vede
avanti
un
'
antitesi
,
sta
un
pezzo
tra
il
sì
e
il
no
,
temendo
d
'
essere
chiamato
secentista
.
Mentre
la
mandra
degli
imitatori
si
butta
alla
rinfusa
dietro
qualche
ariete
maggiore
,
e
tutti
si
mettono
a
belare
o
mugliare
a
un
modo
;
sì
che
in
certi
tempi
pare
che
gl
'
italiani
(
giudicandoli
da
quelli
che
scrivono
in
versi
)
non
abbiano
che
l
'
amica
,
in
certi
altri
non
abbiano
che
la
mamma
;
i
poeti
veri
sono
pieni
del
contrario
affetto
:
vogliono
cioè
non
essere
imbrancati
né
nel
verismo
né
nell
'
idealismo
né
nel
simbolismo
.
Queste
preoccupazioni
li
rendono
troppo
circospetti
,
troppo
irresoluti
,
troppo
sforzati
.
E
Matelda
si
allontana
da
loro
,
facendo
echeggiare
sempre
più
lungi
il
suo
dolce
salmo
che
finisce
per
confondersi
con
lo
stormir
delle
foglie
e
col
gorgoglio
del
ruscello
,
e
morire
.
Ma
poi
per
la
poesia
vera
e
propria
,
a
noi
manca
,
o
sembra
mancare
,
la
lingua
.
La
poesia
consiste
nella
visione
d
'
un
particolare
inavvertito
,
fuori
e
dentro
di
noi
.
Guardate
i
ragazzi
quando
si
trastullano
seri
seri
.
Voi
vedete
che
hanno
sempre
alle
mani
cose
trovate
per
terra
,
nella
loro
via
,
che
interessano
soltanto
loro
e
che
perciò
sol
essi
sembrano
vedere
:
chioccioline
,
ossiccioli
,
sassetti
.
Il
poeta
fa
il
medesimo
.
Ma
come
chiamare
questi
lapilli
ideali
,
questi
cervi
volanti
della
sua
anima
?
Il
nome
loro
non
è
fatto
,
o
non
è
divulgato
,
o
non
è
comune
a
tutta
la
nazione
o
a
tutte
le
classi
del
popolo
.
Pensate
ai
fiori
e
agli
uccelli
,
che
sono
de
'
fanciulli
la
gioia
più
grande
e
consueta
:
che
nome
hanno
?
S
'
ha
sempre
a
dire
uccelli
,
sì
di
quelli
che
fanno
tottavì
e
sì
di
quelli
che
fanno
crocro
?
Basta
dir
fiori
o
fioretti
,
e
aggiungere
,
magari
,
vermigli
e
gialli
,
e
non
far
distinzione
tra
un
greppo
coperto
di
margherite
e
un
prato
gremito
di
crochi
?
Ora
se
vi
provate
a
dire
il
nome
proprio
loro
,
ecco
che
il
nome
di
Linneo
non
va
,
per
cento
ragioni
,
e
il
nome
popolare
varia
,
quando
c
'
è
,
da
regione
a
regione
,
anzi
da
contado
a
contado
.
Se
il
popolo
italiano
badasse
a
queste
tali
cose
,
fiori
,
piante
,
uccelli
,
insetti
,
rettili
,
che
formano
per
gran
parte
la
poesia
della
campagna
,
il
nome
che
esse
hanno
in
una
terra
,
avrebbe
finito
per
prevalere
su
quello
dominante
in
altre
.
Ma
gl
'
italiani
abbarbagliati
per
lo
più
dallo
sfolgorio
dell
'
elmo
di
Scipio
,
non
sogliono
seguire
i
tremolii
cangianti
delle
libellule
.
E
così
il
poeta
,
se
vuol
poetare
,
bisogna
che
si
lasci
ogni
tanto
dire
:
"
E
questo
che
è
?
Che
vuol
dire
?
O
poeta
saccente
e
seccante
!
"
E
tuttavia
così
il
poeta
deve
fare
,
e
lasciar
dire
così
,
sperando
,
se
non
altro
,
che
se
ne
avvantaggino
i
poeti
futuri
,
i
quali
troveranno
divulgati
tanti
nomi
prima
ignoti
e
perciò
chiamati
oscuri
.
In
verità
non
è
egli
l
'
Adamo
che
per
primo
mette
i
nomi
?
Così
deve
operare
,
facendo
a
ogni
momento
qualche
rinunzia
d
'
amor
proprio
.
Perché
l
'
arte
del
poeta
è
sempre
una
rinunzia
.
Ho
detto
che
deve
togliere
,
non
aggiungere
:
e
ciò
è
rinunzia
.
Deve
fare
a
meno
di
tanti
ghirigori
,
così
facili
a
farsi
,
di
tante
bellurie
,
così
piacevoli
alla
vista
,
di
tante
dorature
,
che
danno
tanta
idea
della
propria
ricchezza
:
e
questa
è
rinunzia
.
Deve
lasciar
molto
greggio
e
molto
imperfetto
.
Oh
!
Come
è
necessaria
l
'
imperfezione
per
essere
perfetti
!
Lo
sapeva
anche
Marziale
che
derideva
quel
Matone
che
voleva
dir
tutto
belle
.
Di
'
,
egli
esclama
,
qualche
volta
soltanto
bene
,
anche
né
ben
né
male
,
magari
male
!
La
continua
eleganza
è
sommamente
stucchevole
.
È
come
quel
pranzo
descritto
dal
De
Amicis
nel
Marocco
,
che
tutto
vi
sapeva
di
pomata
.
Questa
bellezza
in
tutto
e
per
tutto
è
totalmente
antipoetica
;
ché
la
poesia
è
ingenuità
;
e
quel
fanciullo
,
che
ogni
cosa
che
fa
e
dice
,
la
fa
con
una
moina
e
con
una
smorfietta
,
e
la
dice
con
parolucce
smaccate
e
dolciate
;
che
scapaccioni
chiama
quel
fanciullo
consapevole
della
sua
fanciulleria
!
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
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-
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-
-
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-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XV
.
Con
tutto
questo
,
che
speri
tu
?
Che
fine
hai
?
Ritorno
,
come
vedi
,
al
primo
detto
.
Essere
utile
a
me
?
No
,
s
'
è
detto
.
Recar
utile
agli
altri
?
S
'
è
detto
che
,
se
mai
,
non
lo
fai
apposta
:
dunque
non
è
il
fine
tuo
,
codesto
.
Dilettar
te
stesso
?
Ecco
:
se
questo
fosse
il
tuo
fine
,
tu
chiuderesti
dentro
te
la
tua
visione
,
e
te
la
godresti
tra
te
e
me
,
senza
quei
tanti
struggimenti
che
ci
sono
per
comunicare
la
visione
agli
altri
.
O
dunque
?
La
gloriola
...
O
povero
fanciullo
!
Pensa
,
o
fanciullo
,
quante
altre
cose
potrei
fare
con
maggiore
rispondenza
a
codesto
fine
.
Da
condurre
un
esercito
a
volare
sulla
bicicletta
,
tutto
,
o
quasi
tutto
,
meglio
porta
alla
meta
della
vittoria
e
della
gloria
.
Ma
poniamo
che
ci
si
arrivi
anche
"
sulle
ali
del
canto
"
.
Qual
disgrazia
sarebbe
mettersi
in
questa
via
,
e
per
te
e
per
me
!
Prima
di
tutto
,
ne
andrebbe
molto
tempo
.
La
gloriola
vuole
mutui
uffici
.
Io
devo
conversare
,
e
per
lettere
e
a
voce
,
sì
con
quelli
che
coltivano
medesimi
campi
,
e
chieder
loro
e
averne
notizie
sull
'
efficacia
d
'
un
concime
che
usiamo
,
e
dar
loro
e
riceverne
auguri
e
rallegramenti
per
un
buon
raccolto
che
speriamo
d
'
avere
o
abbiamo
avuto
;
sì
con
quelli
che
professano
soltanto
di
fornir
le
pianticelle
,
i
semi
,
i
concimi
chimici
,
gli
strumenti
agricoli
,
a
mano
e
a
vapore
.
Quanto
studio
,
quanta
diligenza
e
pazienza
si
richiede
per
siffatta
coltivazione
!
Bisogna
raccattare
tutti
i
cocci
,
come
fanno
i
contadini
,
per
seminarci
e
trapiantarci
le
tante
pianticelle
;
anche
i
caldani
rotti
raccattiamo
;
anche
quei
vasi
,
dove
cresceva
il
garofano
di
Geva
contadinella
.
E
star
sempre
lì
ad
annaffiare
,
a
mondare
,
a
potare
;
e
sbirciare
i
vasi
del
vicino
,
e
struggerci
ch
'
egli
abbia
papaveri
più
grandi
e
girasoli
più
vistosi
,
e
buttare
a
lui
il
malocchio
,
e
contro
il
malocchio
di
lui
tener
molta
ruta
,
e
guardare
che
non
ci
si
secchi
.
Ma
tu
dirai
:
Anche
il
tempo
si
raccatta
!
Bene
:
parliamo
d
'
altro
.
Non
miete
,
chi
non
s
'
inchina
.
Ora
,
per
la
gloriola
,
ci
s
'
inchina
troppo
,
tanto
umile
sovente
è
la
pianticella
,
e
ci
s
'
inchina
troppo
spesso
,
tante
sono
.
Voglio
dire
che
la
nostra
anima
(
l
'
anima
,
intendi
!
)
si
deforma
,
si
fa
gobba
,
come
è
la
schiena
dei
poveri
contadini
che
s
'
inchinano
per
il
grano
.
E
tu
devi
essere
dritta
,
serena
,
semplice
,
o
anima
mia
!
Non
c
'
è
forse
sentimento
al
mondo
,
nemmeno
l
'
avidità
del
guadagno
,
che
sia
tanto
contrario
all
'
ingenuità
del
poeta
,
quanto
questa
gola
di
gloriola
,
che
si
risolve
in
un
desiderio
di
sopraffazione
!
Quanto
sei
preso
da
questo
morbo
,
tu
(
ma
tu
non
c
'
entri
,
allora
)
,
io
,
non
cerco
il
poetico
,
il
buono
e
il
bello
,
ma
il
sonante
e
l
'
abbagliante
.
Oh
!
non
cerco
allora
i
lapilli
,
i
nicchi
,
i
fiori
per
la
mia
via
,
ma
veglio
inquieto
spiando
i
quaderni
altrui
,
magari
leggendo
di
sulle
spalle
dello
scrittore
ciò
che
egli
scrive
.
Allora
io
smetto
il
mio
verso
,
e
mi
metto
a
far
quello
d
'
altri
:
come
un
merlo
noioso
che
canta
,
in
questo
mentre
,
non
le
sue
arie
mattinali
di
bosco
,
ma
la
ritirata
:
perché
,
se
non
per
voglia
di
gloriola
,
nel
suo
padrone
e
forse
in
lui
?
O
merlo
dal
becco
giallo
,
tu
hai
voluto
esser
troppo
furbo
!
Come
puoi
credere
che
il
tuo
"
Io
ti
vedo
!
"
che
risonava
tra
il
cader
della
guazza
,
sia
peggio
di
codesto
insopportabile
"
Ritirati
cappellon
!
"
?
Ma
è
pur
vero
che
"
merlo
"
vuol
dire
sì
furbo
e
sì
il
contrario
!
O
anche
,
insistiamo
troppo
su
un
nostro
verso
o
motivo
o
vezzo
o
genere
,
che
sia
una
volta
piaciuto
;
e
riusciamo
stucchevoli
;
non
basta
;
diventiamo
falsi
.
Imitiamo
da
noi
medesimi
,
col
vetro
d
'
un
bicchiere
,
il
diamante
puro
che
una
volta
trovammo
.
E
sempre
,
pensando
o
scrivendo
,
siamo
distratti
dalla
preoccupazione
dell
'
effetto
:
che
ne
diranno
?
Vincerò
,
con
questo
,
il
tale
o
il
tal
altro
?
E
la
tua
grazia
,
che
non
è
grazia
se
non
è
spontanea
,
si
perde
per
sempre
.
Tu
non
vedi
più
giusto
e
limpido
;
anzi
non
guardi
più
;
seppure
,
ciò
che
sarebbe
peggio
,
non
guardi
,
come
ho
detto
,
negli
altri
,
e
non
baratti
le
vesti
e
magari
l
'
anima
con
altri
,
che
tu
veda
o
creda
più
pregiati
di
te
!
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XVI
.
Non
pensare
alla
gloriola
,
fanciullo
:
non
è
cosa
da
te
.
Ella
è
troppo
difficile
,
o
facile
,
a
raggiungersi
.
Difficile
:
non
ho
già
detto
quanto
è
raro
che
t
'
intendano
?
Tu
non
fai
se
non
scoprire
il
nuovo
nel
vecchio
.
Gli
altri
,
ossia
i
tuoi
lettori
e
uditori
,
che
non
dovrebbero
dire
o
pensare
se
non
:
"
Come
è
vero
!
E
io
non
ci
avevo
pensato
"
.
Ma
questo
assentimento
non
ti
vien
sempre
e
nemmeno
spesso
.
Gli
occhi
della
gente
sono
oggi
così
fissi
nell
'
ombelico
della
propria
persona
,
che
non
hanno
visto
,
si
può
dire
,
altro
.
E
perché
hanno
le
luci
velate
dalla
catalessi
del
loro
egoismo
,
dicono
che
sei
tu
oscuro
.
Puoi
,
quanto
tu
voglia
,
descrivere
un
mattino
,
per
esempio
,
in
campagna
:
chi
non
l
'
ha
mai
veduto
sorgere
,
il
sole
,
né
in
campagna
né
in
città
,
non
capisce
e
non
approva
nulla
di
ciò
che
dici
.
Sei
inoltre
oscuro
,
sovente
per
un
'
altra
ragione
:
perché
sei
chiaro
.
Sono
tanto
avvezzi
i
lettori
oggi
alle
girandole
,
agli
andirivieni
,
ai
viluppi
dei
pensieri
e
sentimenti
;
perché
gli
autori
,
attingendo
questi
e
quelli
di
sui
libri
,
s
'
ingegnano
con
gli
stucchi
e
gli
ori
a
dar
loro
un
aspetto
nuovo
,
o
fanno
come
le
lepri
,
le
quali
,
per
nascondere
al
cacciatore
le
loro
tracce
,
si
mettono
a
girare
e
pestare
su
esse
;
sono
i
lettori
tanto
abituati
ai
misteri
o
gherminelle
degli
autori
,
i
quali
,
troppo
comodi
,
vogliono
perpetuamente
che
s
'
intenda
dagli
altri
meglio
che
da
lor
si
ragioni
;
che
quando
tu
dici
nel
tuo
semplice
modo
le
tue
semplici
cose
,
ecco
che
non
ti
capiscono
più
.
Essi
cercano
in
te
quello
che
non
c
'
è
,
e
perché
non
lo
trovano
,
ci
rimangono
male
.
E
se
anche
ti
capiscono
,
vale
a
dire
se
capiscono
che
non
vuoi
dire
se
non
quel
che
dici
,
e
non
sottintendi
nulla
,
e
non
hai
la
pretesa
,
assurda
e
comune
,
che
il
senso
,
nelle
tue
cose
,
ce
lo
mettano
i
lettori
,
allora
i
più
non
ti
apprezzano
.
Ai
più
pare
che
il
bello
sia
nei
fregi
e
che
il
poetico
sia
nella
foga
oratoria
,
E
infine
,
quasi
tutti
,
come
vuoi
che
ascoltino
lo
stormire
delle
foglie
o
il
gorgoglio
del
ruscello
o
il
canto
dell
'
usignuolo
o
il
suono
della
tua
avena
,
se
lì
presso
la
banda
del
villaggio
assorda
la
campagna
coi
tromboni
e
i
colpi
di
gran
cassa
?
No
no
,
fanciullo
.
La
gloria
o
gloriola
si
forma
con
l
'
assenso
di
molti
,
e
tu
non
sei
udito
,
ascoltato
,
approvato
,
che
dai
pochi
.
È
vero
che
tu
ti
rivolgi
a
tutti
,
ma
ricordati
:
non
agli
uomini
proprio
,
ma
ai
fanciulli
,
come
te
,
che
sono
negli
uomini
.
Ora
codesti
fanciulli
,
dato
che
in
nessuno
manchino
,
in
pochi
però
prestano
ascolto
.
E
sai
quali
sono
questi
pochi
?
Sono
generalmente
poeti
.
Cioè
il
loro
fanciullo
,
o
ti
sta
a
sentire
solo
perché
anch
'
esso
canta
e
vuol
sapere
se
tu
canti
meglio
o
peggio
di
lui
,
o
standoti
a
sentire
finisce
con
cantare
anche
lui
.
E
che
succede
?
Succede
che
un
giorno
o
l
'
altro
comincia
a
fare
il
tuo
verso
.
Prima
fa
solo
qualche
nota
,
poi
qualche
battuta
,
infine
tutta
la
tua
canzone
.
E
allora
?
Allora
diventa
tuo
imitatore
.
Ebbene
?
Ebbene
l
'
imitatore
è
un
debitore
;
e
il
debitore
,
presto
o
tardi
,
parlerà
male
del
creditore
.
E
così
,
anche
di
quei
pochi
,
molti
si
sottrarranno
dal
dir
le
tue
lodi
,
per
assicurar
le
loro
.
E
la
tua
gloriola
o
non
nascerà
o
intisicherà
appena
nata
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XVII
.
Ma
poi
ti
sentiresti
d
'
accettarla
codesta
gloriola
?
Sai
com
'
ella
nasce
.
Nasce
in
generale
dalla
affermazione
tua
stessa
.
È
pensiero
giustissimo
del
nostro
Leopardi
:
"
La
via
forse
più
diretta
di
acquistar
fama
,
è
di
affermare
e
con
sicurezza
e
pertinacia
,
e
in
quanti
più
modi
è
possibile
,
di
averla
acquistata
(30)."
E
altrove
:
"
Rara
è
nel
nostro
secolo
quella
persona
lodata
generalmente
,
le
cui
lodi
non
siano
cominciate
dalla
propria
bocca
...
Chi
vuole
innalzarsi
,
quantunque
per
virtù
vera
,
dia
bando
alla
modestia
(31)."
E
tu
,
fanciullo
,
vorresti
che
io
da
una
seggiola
o
da
un
palco
mi
mettessi
a
gridar
le
tue
lodi
o
affermare
la
tua
fama
?
"
Questo
ragazzo
è
un
ragazzo
miracoloso
...
noto
in
tutto
il
mondo
...
"
In
questo
modo
la
gloriola
sarebbe
facile
.
Ma
tu
no
,
non
vorresti
.
Eppure
gli
uomini
non
crederanno
mai
che
sia
grande
un
merito
che
non
sia
tanto
grande
da
vincere
persino
la
modestia
di
colui
che
l
'
ha
.
Se
la
tua
modestia
è
grande
,
contentati
d
'
una
grandezza
assai
modesta
.
Sarai
considerato
un
poeta
mediocre
,
e
poiché
mediocre
non
deve
essere
il
poeta
,
sarai
proclamato
non
poeta
.
Ovvero
tu
,
non
credendo
all
'
amara
considerazione
del
Leopardi
,
aspetterai
che
la
tua
lode
cominci
dalle
bocche
altrui
?
Perché
questa
lode
sia
tale
da
crearti
una
vera
fama
occorre
ch
'
ella
possa
propagarsi
per
gran
numero
di
persone
;
le
quali
ti
loderanno
poi
a
lor
volta
senza
conoscerti
,
senza
averti
udito
,
senza
averti
letto
!
Ti
loderanno
per
"
suggestione
"
.
Oh
!
il
pessimo
fatto
che
sarebbe
allora
il
tuo
!
Tutto
quel
che
tu
facessi
,
sarebbe
ugualmente
lodato
:
ciò
che
tu
sentissi
d
'
aver
fatto
di
meglio
,
sarebbe
pareggiato
a
ciò
che
tu
conoscessi
d
'
aver
fatto
di
peggio
.
Persino
cosa
che
non
avessi
fatto
tu
,
ma
comparisse
col
tuo
nome
,
sarebbe
levata
alle
stelle
,
e
così
preferita
a
quelle
che
proprio
tu
avessi
fatto
e
credessi
buone
e
belle
!
E
che
ne
faresti
di
tale
gloriola
?
Tanto
più
che
bisogna
vedere
da
che
ti
venne
quella
lode
iniziale
,
che
avviò
tutte
quell
'
altre
lodi
.
Da
che
?
Da
qualche
cosa
più
atta
delle
altre
ad
accecare
,
ad
inebriare
,
a
far
delirare
la
gente
.
Dalla
politica
,
per
esempio
:
dal
partito
o
dalla
setta
.
Badaci
,
ragazzo
.
È
il
fatto
di
qualcuno
che
vuol
procacciarsi
la
popolarità
mettendo
la
cannella
a
una
botte
,
e
che
tutti
bevano
.
La
gran
botte
è
la
politica
,
il
vino
che
ognuno
ne
beve
,
è
il
proprio
sentimento
che
si
riscalda
alla
botte
comune
:
la
sbornia
generale
è
la
tua
gloria
!
O
gloriola
indegna
del
tuo
desiderio
!
E
poi
è
amara
.
Sai
che
siamo
al
tempo
dei
concorsi
;
al
tempo
delle
classificazioni
e
premiazioni
.
Il
divertimento
più
grande
che
si
diano
gli
uomini
,
è
quello
di
giudicare
.
In
Atene
fu
in
altri
tempi
una
consimile
mania
di
seder
nell
'
Eliéa
e
deporre
le
sue
pietruzze
.
Oggi
non
c
'
è
più
solo
qualche
pazzo
,
ma
molti
;
e
non
giudicano
,
in
mancanza
d
altro
,
i
cani
e
i
gatti
di
casa
,
ma
gli
scrittori
e
i
poeti
di
casa
e
fuori
.
Giudicano
e
classificano
:
questo
è
il
primo
,
quello
il
secondo
,
l
'
altro
il
terzo
,
e
vai
dicendo
.
Ahimè
!
tu
fanciullo
,
fai
il
tuo
discorsino
,
esprimi
un
tuo
sentimento
,
esponi
il
tuo
pensiero
,
mostri
un
tuo
sorriso
,
versi
una
tua
lagrima
,
senza
riguardarti
,
senza
saperlo
,
si
può
dire
,
senza
perché
;
al
primo
venuto
,
sfogando
il
cuore
,
quasi
fuori
di
te
:
a
mezzo
le
tue
parole
,
al
tuo
riso
,
al
tuo
pianto
,
ecco
senti
che
il
tuo
uditore
piglia
appunti
,
pesa
le
frasi
che
dici
,
disegna
,
col
pollice
,
in
aria
la
linea
del
tuo
sorriso
,
esamina
l
'
acqua
e
il
cristallo
della
tua
lagrima
;
e
mormora
:
"
Non
c
'
è
male
!
Benino
!
Bene
!
Benissimo
!
Peggio
però
del
tale
!
Anche
meglio
del
tal
altro
!
Primo
!
Secondo
!
Terzo
!
Poeta
maggiore
!
Poeta
minore
!
"
Certo
tu
,
se
non
sei
un
vanarello
o
un
frignone
,
cancelli
il
sorriso
,
ribevi
la
lagrima
,
e
te
ne
vai
.
Forse
giuri
in
quel
momento
di
non
andare
più
da
altri
,
e
godere
o
piangere
tra
te
,
un
'
altra
volta
.
Ma
sei
fanciullo
,
e
torni
sempre
da
capo
,
trovando
però
ogni
volta
che
per
i
fanciulli
non
c
'
è
più
luogo
in
questo
mondo
!
Il
fatto
è
che
,
oltre
la
noia
di
quel
sentirti
sempre
paragonato
,
come
se
tu
facessi
un
esercizio
scolastico
,
puoi
provare
anche
l
'
amarezza
d
'
essere
posposto
,
con
giudizio
spiccio
o
maligno
,
e
anche
d
'
essere
preposto
,
a
tali
che
tu
non
ti
sogni
nemmeno
di
emulare
,
a
tali
a
cui
tu
non
pensavi
nemmeno
,
a
cui
non
dovevi
,
non
potevi
pensare
,
assorto
come
eri
nel
tuo
piacere
o
nel
tuo
dolore
.
Ti
paragoneranno
con
gli
altri
e
anche
con
te
stesso
.
Ti
conteranno
gli
anni
e
le
rughe
agli
occhi
,
e
i
capelli
bianchi
,
e
non
vedono
l
'
ora
di
dirti
che
decadi
,
che
rimbecillisci
,
che
muori
.
Bella
carità
!
E
un
bel
giorno
ti
butteranno
in
un
canto
,
dimenticandosi
di
te
,
e
a
torto
.
A
torto
sempre
,
perché
ciò
che
hai
fatto
di
buono
,
non
deve
essere
annullato
da
ciò
che
poi
faccia
di
men
buono
;
e
perché
non
può
nascere
mai
un
portento
tale
da
far
dimenticare
quelli
che
prima
di
lui
trovarono
pur
una
mica
di
poesia
.
Sia
grande
quanto
si
voglia
il
poeta
che
si
aggiunge
al
canone
,
egli
deve
sedere
su
una
seggiola
,
o
vogliam
dire
trono
,
sola
:
non
ha
bisogno
di
due
o
di
tutte
,
e
che
un
altro
o
tutti
gli
altri
si
rizzino
e
se
ne
vadano
.
La
gloriola
non
è
per
te
fanciullo
!
La
poesia
pura
,
quando
si
legge
,
fa
che
il
lettore
volgare
dica
:
Come
si
potrebbe
far
meglio
e
più
!
È
vero
che
codesta
è
illusione
d
'
ornatista
...
E
io
penso
ai
panforti
fiorati
che
sono
tanto
più
belli
,
e
si
contemplano
così
a
lungo
;
ma
finalmente
gli
ornati
si
gettano
e
si
mangia
il
panforte
solo
.
Tuttavia
ricordati
,
anche
per
via
di
questo
esempio
fanciullesco
del
panforte
fiorato
,
che
generalmente
si
ammira
e
loda
quel
che
sta
sopra
,
non
quello
ch
'
è
sotto
.
Ricordati
che
la
poesia
vera
fa
battere
,
se
mai
,
il
cuore
,
non
mai
le
mani
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XVIII
.
Dunque
...
Ma
intendo
.
Tu
non
aspiri
alla
gloriola
,
ma
alla
gloria
;
e
così
distingui
,
come
se
la
gloriola
fosse
tra
i
vivi
,
e
la
gloria
dopo
morte
.
Non
voglio
dirti
(
le
tue
illusioni
mi
sono
care
)
,
non
voglio
dirti
che
dopo
morte
non
sentiremo
nulla
,
di
ciò
che
si
dice
di
noi
.
Sentirò
o
almeno
sentirai
:
non
rabbuiarti
.
Ma
sentirai
belle
cose
?
Qui
sta
il
punto
.
Prima
di
tutto
:
diranno
nulla
?
Si
ha
fretta
,
ai
nostri
giorni
,
di
vivere
;
e
le
visite
ai
camposanti
fanno
perder
tempo
.
Ci
si
assorda
,
ai
nostri
giorni
,
con
la
nostra
vita
;
e
non
è
possibile
udire
lo
stridio
leggiero
delle
ombre
.
I
morti
,
ai
nostri
giorni
,
non
contano
più
.
Un
poeta
disse
che
il
dì
della
morte
era
il
dì
della
lode
;
ma
il
detto
,
pochi
anni
dopo
che
fu
detto
,
non
era
più
vero
;
e
il
Prati
stesso
lo
sa
,
se
nel
sepolcro
qualcosa
si
sa
!
E
questo
oblio
che
preme
subito
i
morti
,
non
è
,
quanto
ai
letterati
,
senza
ragione
e
senza
giustizia
.
Noi
letterati
vogliamo
in
vita
occupar
troppo
il
mondo
di
noi
.
Se
stessimo
nel
nostro
angolo
,
se
non
ci
sbracciassimo
tanto
nel
mezzo
della
gente
,
se
non
vociassimo
tanto
,
non
avverrebbe
questo
compenso
di
silenzio
dopo
morte
.
Dunque
,
diranno
nulla
di
te
?
E
se
mai
,
diranno
bene
e
giusto
?
O
credi
che
allora
sarà
cessata
la
mania
della
classificazione
,
l
'
artifizio
della
suggestione
,
la
cecità
del
partito
e
della
setta
?
Vedi
:
spesso
i
morti
sono
disturbati
nel
loro
riposo
,
e
tratti
fuori
per
dare
addosso
ai
vivi
.
Spessissimo
.
L
'
invidia
sai
in
che
forma
si
esercita
per
lo
più
.
Tu
dài
a
uno
la
debita
lode
in
presenza
d
'
alcuno
.
Questi
conferma
breve
:
poi
a
lungo
si
volta
a
lodare
un
altro
,
il
quale
può
essere
inferiore
o
superiore
al
tuo
lodato
,
ma
quasi
sempre
è
morto
.
Ora
tu
,
fanciullo
,
vorresti
essere
disseppellito
a
questo
fine
?
Poiché
sarai
un
'
ombra
,
avresti
piacere
d
'
essere
adoperato
a
far
ombra
a
qualche
buon
fanciullo
saldo
,
che
viva
e
canti
?
Questo
non
ti
piacerebbe
:
meglio
dormire
dimenticato
.
È
meglio
esser
morto
tutto
,
che
continuare
a
comparire
avanti
i
tribunali
ad
essere
giudicato
e
classificato
:
tanto
più
,
che
i
giudici
si
trasmettono
,
cursori
che
stanno
eternamente
fermi
,
le
fiaccole
de
'
loro
giudizi
.
Tu
non
vuoi
giudizi
:
vuoi
commozione
,
vuoi
assenso
,
vuoi
amore
;
e
non
per
te
,
ma
per
la
tua
poesia
.
Ebbene
morto
che
tu
sia
,
se
la
tua
voce
fu
pura
,
se
fu
la
voce
dell
'
anima
e
delle
cose
,
non
l
'
eco
,
o
più
fioca
o
più
forte
,
d
'
altrui
voce
;
ebbene
codesta
voce
sarà
inavvertita
,
quando
non
sia
dimenticata
.
In
vero
se
è
spesso
ripetuta
,
come
forse
è
ragione
,
si
fonderà
col
tempo
,
non
so
se
nel
silenzio
o
rumore
circostante
:
come
il
cinguettio
delle
rondini
sotto
la
tua
grondaia
,
che
quando
è
un
pezzo
che
lo
senti
,
non
lo
senti
più
...
Tu
vuoi
parlare
?
Aspetta
:
non
ho
finito
.
A
ogni
modo
perché
dovrebbe
essere
altrimenti
?
Che
cosa
fai
tu
,
veramente
,
che
sia
degno
di
lode
e
di
gloria
?
Tu
ridi
,
tu
piangi
:
che
merito
in
ciò
?
Se
credi
d
'
averci
merito
,
è
segno
che
ridi
e
piangi
apposta
:
se
lo
fai
apposta
,
non
è
poesia
la
tua
:
se
non
è
poesia
,
non
hai
diritto
a
lode
.
Tu
scopri
,
s
'
è
detto
;
non
inventi
;
e
ciò
che
scopri
,
c
'
era
prima
di
te
e
ci
sarà
senza
te
.
Vorresti
scriverci
il
tuo
nome
su
?
Ti
adiri
,
che
ti
vogliano
giudicare
e
anche
premiare
per
quello
che
non
è
se
non
la
tua
natura
e
la
tua
manifestazione
di
vita
.
Dunque
che
importa
a
te
del
nome
?
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XIX
.
Il
fanciullo
Il
nome
?
Il
nome
?
L
'
anima
io
semino
,
ciò
ch
'
è
di
bianco
dentro
il
nocciolo
,
che
in
terra
si
perde
,
ma
nasce
il
bell
'
albero
verde
.
Non
lauro
e
bronzo
voglio
;
ma
vivere
;
e
vita
è
il
sangue
,
fiume
che
fluttua
senz
'
altro
rumore
,
che
un
battito
,
appena
,
del
cuore
.
Nei
cuori
,
io
voglio
,
resti
un
mio
palpito
,
senz
'
altro
vanto
che
qual
d
'
un
brivido
che
trema
su
l
'
acque
,
fa
il
sasso
che
in
fondo
vi
giacque
.
Nell
'
aria
,
io
voglio
,
resti
un
mio
gemito
:
se
l
'
assiuolo
geme
voglio
essere
tra
i
salci
del
rio
anch
'
io
,
nelle
tenebre
,
anch
'
io
.
Se
le
campane
piangono
piangono
,
io
nelle
opache
sere
invisibile
voglio
essere
accanto
di
quella
che
piange
a
quel
pianto
.
Io
poco
voglio
;
pur
,
molto
:
accendere
io
su
le
tombe
mute
la
lampada
che
irraggi
e
conforti
la
veglia
dei
poveri
morti
.
Io
tutto
voglio
;
pur
,
nulla
:
aggiungere
un
punto
ai
mondi
della
Via
Lattea
,
nel
cielo
infinito
;
dar
nuova
dolcezza
al
vagito
.
Voglio
la
vita
mia
lasciar
;
pendula
ad
ogni
stelo
,
sopra
ogni
petalo
,
come
una
rugiada
ch
'
esali
dal
sonno
,
e
ricada
nella
nostr
'
alba
breve
.
Con
l
'
iridi
di
mille
stille
sue
nel
sole
unico
s
'
annulla
e
sublima
...
lasciando
più
vita
di
prima
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XX
.
Bene
!
Dunque
riassumo
,
come
uomo
serio
che
sono
.
La
poesia
,
per
ciò
stesso
che
è
poesia
,
senz
'
essere
poesia
morale
,
civile
,
patriottica
,
sociale
,
giova
alla
moralità
,
alla
civiltà
,
alla
patria
,
alla
società
.
Il
poeta
non
deve
avere
,
non
ha
,
altro
fine
(
non
dico
di
ricchezza
,
non
di
gloriola
o
di
gloria
)
che
quello
di
riconfondersi
nella
natura
,
donde
uscì
,
lasciando
in
essa
un
accento
,
un
raggio
,
un
palpito
nuovo
,
eterno
,
suo
.
I
poeti
hanno
abbellito
agli
occhi
,
alla
memoria
,
al
pensiero
degli
uomini
,
la
terra
,
il
mare
,
il
cielo
,
l
'
amore
,
il
dolore
,
la
virtù
;
e
gli
uomini
non
sanno
il
loro
nome
.
Ché
i
nomi
che
essi
dicono
e
vantano
,
sono
,
sempre
o
quasi
sempre
,
d
'
epigoni
,
d
'
ingegnosi
ripetitori
,
di
ripulitori
eleganti
,
quando
non
siano
nomi
senza
soggetto
.
Quando
fioriva
la
vera
poesia
;
quella
,
voglio
dire
,
che
si
trova
,
non
si
fa
,
si
scopre
,
non
s
'
inventa
;
si
badava
alla
poesia
e
non
si
guardava
al
poeta
;
se
era
vecchio
o
giovane
,
bello
o
brutto
,
calvo
o
capelluto
,
grasso
o
magro
:
dove
nato
,
come
cresciuto
,
quando
morto
.
Siffatte
quisquilie
intorno
alla
vita
del
poeta
si
cominciarono
a
narrare
a
studiare
a
indagare
,
quando
il
poeta
stesso
volle
richiamare
sopra
sé
l
'
attenzione
e
l
'
ammirazione
che
è
dovuta
soltanto
alla
poesia
.
E
fu
male
.
E
il
male
ingrossa
sempre
più
.
I
poeti
dei
nostri
tempi
sembrano
cercare
,
invece
delle
gemme
che
ho
detto
,
e
trovare
,
quella
vanità
che
è
la
loro
persona
.
Non
codesta
quei
primi
.
E
tu
,
o
fanciullo
,
vorresti
fare
quello
che
fecero
quei
primi
,
col
compenso
che
quei
primi
n
'
ebbero
;
compenso
che
tu
reputi
grande
,
perché
sebbene
non
nominati
,
i
veri
poeti
vivono
nelle
cose
le
quali
,
per
noi
,
fecero
essi
(
32
)
.
È
così
?
Sì
.
-
Fine
-
Saggistica ,
1
.
Che
cos
'
è
la
linguistica
?
È
facile
rispondere
:
È
lo
studio
scientifico
della
lingua
.
Non
è
però
facile
andare
oltre
questa
elementare
affermazione
,
cioè
risolverne
le
ambiguità
,
esplicitarne
le
implicazioni
.
Anzitutto
:
"
la
lingua
"
;
che
valore
daremo
a
questo
singolare
?
È
un
singolare
specifico
e
quindi
significa
"
la
nostra
lingua
,
la
lingua
materna
"
?
;
o
un
singolare
generico
,
e
quindi
significa
"
la
facoltà
di
linguaggio
,
il
linguaggio
"
?
;
o
è
un
singulare
pro
plurali
e
quindi
significa
"
le
lingue
,
tutte
le
lingue
del
globo
,
morte
e
viventi
"
?
Mettiamo
di
interpretare
nel
senso
specifico
,
e
apparente
-
mente
più
concreto
,
quel
singolare
"
la
lingua
"
come
"
la
nostra
lingua
naturale
,
materna
"
.
Ma
è
davvero
possibile
studiare
scientificamente
la
nostra
propria
lingua
senza
avere
idee
generali
sulla
facoltà
di
linguaggio
,
su
questa
facoltà
costitutiva
dell
'
uomo
quale
noi
lo
conosciamo
e
che
evidentemente
presiede
a
tutte
le
lingue
naturali
?
Se
vogliamo
una
prova
storica
di
questa
impossibilità
,
pensiamo
agli
antichi
grammatici
greci
che
fecero
la
descrizione
grammaticale
del
greco
appoggiandola
alla
struttura
logica
del
giudizio
e
alle
categorie
aristoteliche
e
fondarono
le
loro
etimologie
su
opposte
soluzioni
del
gran
problema
dell
'
origine
(
e
quindi
della
natura
)
della
lingua
.
Ci
limitiamo
a
questo
solo
esempio
storico
,
perché
è
dirimente
.
Infatti
dopo
di
allora
non
c
'
è
stato
studio
di
lingua
,
fosse
pure
il
più
ristretto
e
il
più
episodico
-
dalla
semplice
normativa
grammaticale
alla
storia
di
singoli
fenomeni
-
,
che
non
abbia
implicato
idee
generali
sul
linguaggio
;
le
quali
erano
spesso
quelle
ereditate
dalla
tradizione
greco
-
latina
e
perciò
date
come
scontate
,
ma
non
perciò
meno
condizionatrici
dei
metodi
e
dei
risultati
.
È
poi
facile
constatare
che
il
maggior
rigoglio
degli
studi
linguistici
si
è
avuto
quando
,
in
età
antica
o
moderna
,
lo
studio
delle
singole
lingue
e
di
particolari
fenomeni
è
stato
accompagnato
o
addirittura
promosso
da
nuove
concezioni
del
linguaggio
.
Si
potrebbe
logicamente
concludere
che
allo
"
studio
scientifico
della
lingua
"
(
come
abbiamo
definito
la
linguistica
)
è
necessaria
una
teoria
del
linguaggio
;
o
,
in
termini
più
odierni
,
che
alla
linguistica
applicata
è
indispensabile
la
linguistica
teorica
.
Ma
non
affrettiamoci
.
Proviamo
ad
interpretare
quel
singolare
"
la
lingua
"
come
un
singulare
pro
plurali
.
Ebbene
:
lo
studio
di
più
lingue
naturali
,
se
non
fatto
a
scopo
di
pratico
poliglottismo
,
ha
sempre
indotto
lo
studioso
ad
un
confronto
sistematico
tra
varie
lingue
;
confronto
che
può
portare
alla
scoperta
di
una
origine
comune
(
è
stato
il
caso
,
modernamente
,
delle
lingue
indeuropee
,
ed
anche
,
nel
Rinascimento
,
di
quelle
neolatine
)
o
alla
constatazione
di
profonde
diversità
strutturali
.
Dalla
scoperta
dell
'
origine
comune
è
sorta
la
ricerca
della
causa
della
separazione
originaria
o
dei
motivi
del
progressivo
diversificarsi
nel
tempo
;
dalla
constatazione
delle
differenze
strutturali
è
sorto
il
problema
della
diversità
dei
prodotti
(
le
lingue
)
di
un
'
unica
facoltà
umana
(
il
linguaggio
)
,
e
dei
modi
e
limiti
di
tale
diversità
.
Dalla
linguistica
comparata
,
insomma
,
o
contrastiva
(
come
oggi
si
usa
dire
)
è
nata
la
tipologia
linguistica
nella
sua
duplice
dimensione
:
storica
e
teorica
.
Può
dunque
darsi
che
una
seria
osservazione
empirica
susciti
esigenze
teoriche
e
proponga
problemi
di
portata
generale
;
come
,
all
'
inverso
,
che
una
concezione
teorica
scopra
aspetti
nuovi
della
realtà
e
suggerisca
sperimentazioni
prima
intentate
.
In
ogni
caso
,
resta
confermato
il
principio
che
nessuna
scienza
,
quindi
neppure
la
scienza
dei
fenomeni
linguistici
,
può
prescindere
da
una
teoria
o
,
detto
in
termini
più
odierni
,
da
un
modello
,
unico
o
plurimo
,
dell
'
oggetto
.
2
.
Ma
qual
è
l
'
oggetto
della
linguistica
?
Abbiamo
già
detto
che
lo
studio
della
lingua
materna
rinvia
il
linguista
a
delle
idee
generali
sulla
lingua
intesa
come
facoltà
di
linguaggio
;
e
che
lo
studio
comparato
di
lingue
diverse
,
ivi
compresa
la
materna
del
linguista
,
lo
rinvia
del
pari
all
'
unica
facoltà
di
linguaggio
come
problema
della
compatibilità
di
questa
con
la
pluralità
delle
lingue
umane
in
quanto
prodotte
da
un
'
unica
facoltà
fondamentale
e
tuttavia
diverse
.
È
il
problema
degli
universali
linguistici
,
che
periodicamente
risorge
imponendo
al
linguista
la
ricerca
degli
elementi
o
caratteri
presumibilmente
comuni
a
tutte
o
alla
maggior
parte
delle
lingue
.
L
'
oggetto
della
linguistica
è
dunque
un
oggetto
complesso
:
anzitutto
la
facoltà
di
linguaggio
(
o
semplicemente
linguaggio
)
,
poi
la
lingua
materna
,
infine
le
lingue
naturali
non
materne
.
Lo
studio
delle
lingue
naturali
non
materne
implica
la
consapevole
conoscenza
della
lingua
materna
,
e
lo
studio
della
lingua
materna
implica
l
'
assunzione
,
magari
acritica
,
di
una
concezione
del
linguaggio
.
La
complessità
e
direi
globalità
dell
'
oggetto
si
è
fatta
irrefutabile
quando
l
'
attributo
"
scientifico
"
applicato
allo
studio
dei
fenomeni
linguistici
non
si
è
più
limitato
a
significare
"
descrittivo
,
classificatorio
»
,
ma
ha
voluto
significare
"
esplicativo
"
;
quando
insomma
la
linguistica
da
empiria
umanistica
,
cioè
filologica
,
retorica
e
normativa
,
è
assurta
a
sapere
organico
e
formalizzato
.
Non
si
creda
,
però
,
che
alla
complessità
e
globalità
dell
'
oggetto
della
linguistica
si
sia
addivenuti
in
epoca
recente
,
come
farebbero
credere
certi
manuali
che
dividono
la
storia
della
linguistica
in
una
fase
prescientifica
,
che
giungerebbe
fino
alle
soglie
dell
'
età
romantica
,
e
in
una
fase
scientifica
,
nella
quale
si
affermerebbe
,
durante
quasi
tutto
l
'
Ottocento
,
la
linguistica
comparata
come
indirizzo
prima
storico
e
poi
positivistico
,
e
finalmente
si
aprirebbe
,
con
Ferdinand
de
Saussure
,
la
linguistica
propriamente
moderna
,
fondata
su
una
teoria
radicalmente
nuova
.
Studiosi
sagaci
del
passato
,
tra
i
quali
è
doveroso
segnalare
Luigi
Rosiello
,
hanno
dimostrato
che
ciò
è
vero
solo
al
patto
di
ignorare
la
imponente
tradizione
speculativa
di
due
secoli
,
abbassando
una
saracinesca
nella
continuità
costruttiva
della
storia
.
In
realtà
i
problemi
e
i
temi
che
costituiscono
la
linguistica
odierna
sono
stati
impostati
tra
la
seconda
metà
del
Seicento
e
la
fine
del
Settecento
,
col
sorgere
del
pensiero
moderno
,
e
sono
divenuti
le
costanti
di
uno
sviluppo
coerente
e
irreverso
della
disciplina
,
pur
nel
mutare
delle
professioni
ideologiche
.
Mi
si
consenta
di
ripercorrere
per
sommi
capi
tale
sviluppo
,
restaurando
,
insieme
con
la
continuità
di
una
linea
,
la
possibilità
di
meglio
valutare
le
peculiarità
della
linguistica
dell
'
età
nostra
.
3
.
Il
razionalismo
cartesiano
,
sostenitore
della
corrispondenza
fra
la
struttura
della
lingua
e
la
innata
struttura
razionale
del
pensiero
umano
,
mirò
,
attraverso
la
Scuola
di
Port
-
Royal
,
alla
formulazione
di
una
grammatica
generale
,
cioè
di
un
metodo
di
analisi
e
di
descrizione
che
in
ogni
lingua
storica
reperisse
gli
universali
logici
presenti
nella
varietà
dei
fenomeni
.
Tale
grammatica
era
l
'
indubbio
superamento
di
quella
propria
dell
'
umanesimo
,
prescrittiva
e
retorica
.
D
'
altra
parte
l
'
empirismo
inglese
,
concependo
le
parole
,
nominalisticamente
,
come
segni
delle
idee
(
e
non
delle
cose
)
costituiti
al
fine
di
assicurare
la
comunicazione
fra
gli
uomini
,
si
avviò
a
considerare
il
linguaggio
come
un
sistema
semiotico
convenzionale
,
diversificato
a
seconda
della
cultura
e
dei
bisogni
dei
vari
popoli
.
Con
ciò
pose
in
termini
non
biblici
il
gran
problema
dell
'
origine
del
linguaggio
e
affermò
esplicitamente
quel
principio
dell
'
arbitrarietà
del
segno
linguistico
,
cioè
del
suo
rapporto
non
necessario
con
le
cose
,
che
alcuni
hanno
ritenuto
una
scoperta
di
Saussure
.
Alla
metà
del
Settecento
nell
'
opera
del
sensista
francese
Condillac
troviamo
il
culmine
della
speculazione
illuministica
sul
linguaggio
e
già
annunciati
alcuni
temi
della
linguistica
odierna
.
Per
lui
il
linguaggio
,
anziché
il
prodotto
della
mente
razionale
dell
'
uomo
,
è
un
fattore
costitutivo
di
quella
mente
,
giacché
organizza
i
contenuti
sensibili
.
dell
'
esperienza
in
segni
che
esprimono
le
idee
e
,
combinandosi
,
le
pongono
in
contatto
reciproco
.
Il
linguaggio
è
insomma
la
chiave
e
la
garanzia
della
funzionalità
operativa
della
mente
.
Il
problema
della
origine
delle
facoltà
dell
'
intelletto
,
e
del
linguaggio
stesso
,
si
trasferiva
così
dalla
metafisica
alla
psicologia
,
nel
cui
ambito
si
dava
una
classificazione
dei
segni
fondata
sul
rapporto
(
o
accidentale
o
naturale
o
istituzionale
[
cioè
arbitrario
]
)
col
loro
contenuto
e
con
le
reazioni
psichiche
degli
uomini
.
È
ovvio
che
la
spiegazione
psicologica
e
convenzionale
della
genesi
del
linguaggio
,
e
l
'
ammissione
del
suo
condizionamento
sociale
,
giustificassero
la
diversità
delle
lingue
storiche
assai
meglio
dell
'
ontologismo
linguistico
cartesiano
e
invitassero
allo
studio
della
loro
individualità
.
Fu
così
aperta
la
via
da
un
lato
all
'
approfondimento
dei
rapporti
della
logica
e
dei
linguaggi
formalizzati
con
le
lingue
naturali
,
dall
'
altro
alla
linguistica
comparata
e
storica
e
alla
tipologia
linguistica
dell
'
età
romantica
,
e
finalmente
allo
psicologismo
e
sociologismo
dell
'
età
positivistica
.
Non
rileva
poi
molto
,
ai
fini
del
progresso
generale
della
disciplina
,
che
questo
o
quel
problema
,
questa
o
quella
esperienza
fossero
affrontati
all
'
insegna
dell
'
idealismo
o
del
positivismo
:
entrambi
gli
orientamenti
contribuirono
ad
arricchire
il
patrimonio
concettuale
della
linguistica
,
ad
additare
nuove
soluzioni
e
prospettive
.
Faremo
due
soli
grandi
esempi
.
L
'
idealismo
di
Humboldt
mise
in
superba
luce
l
'
aspetto
attivo
e
creativo
del
linguaggio
,
da
concepire
non
come
prodotto
inerte
(
o
èrgon
)
ma
come
creazione
continua
(
o
enèrgeia
)
,
come
forma
formante
anziché
come
materia
,
come
processo
universale
dell
'
umanità
e
voce
individuale
delle
nazioni
,
come
scoperta
e
comprensione
del
mondo
piuttosto
che
come
nomenclatura
e
strumento
di
comunicazione
.
Una
teoria
siffatta
fu
del
pari
idonea
a
promuovere
gli
studi
di
antropologia
e
tipologia
linguistiche
e
quelli
sulle
grandi
lingue
di
cultura
.
L
'
altro
esempio
,
che
sta
sotto
l
'
opposta
insegna
del
positivismo
,
è
quello
di
Schleicher
.
Egli
concepì
le
lingue
storiche
come
organismi
naturali
,
che
nascono
,
crescono
e
muoiono
per
proprie
leggi
interne
,
analoghe
a
quelle
biologiche
,
cioè
indipendenti
dalla
volontà
e
dall
'
intelletto
dell
'
uomo
.
Il
suo
genealogismo
e
il
rigoroso
concetto
di
legge
fonetica
gli
permisero
di
trattare
le
lingue
come
fenomeni
oggettivi
,
quindi
spiegabili
,
prevedibili
,
ricostruibili
entro
un
loro
sviluppo
necessario
,
al
quale
fini
col
dare
un
definitivo
crisma
naturalistico
la
teoria
evoluzionistica
di
Darwin
.
Luigi
Rosiello
tenta
di
chiudere
in
una
formula
il
senso
di
questa
storia
bisecolare
della
linguistica
dicendo
che
,
dopo
una
fase
di
ricerca
di
universali
razionali
,
fondata
sull
'
assunto
cartesiano
del
linguaggio
come
rappresentazione
della
innata
razionalità
del
pensiero
,
la
linguistica
mirò
,
attraverso
la
grammatica
generale
di
Port
-
Royal
e
dell
'
Encyclopédie
,
al
conseguimento
di
universali
metodologici
,
che
successivamente
,
calati
nella
comparazione
delle
lingue
storiche
,
divennero
universali
storici
.
4
.
Agli
inizi
del
Novecento
la
linguistica
disponeva
dunque
di
una
problematica
essenziale
e
specifica
,
già
sperimentata
alla
luce
di
orientamenti
diversi
e
in
diverse
prospettive
;
si
era
inoltre
adusata
alla
collaborazione
con
discipline
scientifiche
quali
la
psicologia
,
l
'
etnologia
,
la
sociologia
,
le
scienze
naturali
;
aveva
accumulato
una
grande
e
preziosa
quantità
di
dati
concreti
attraverso
la
comparazione
di
lingue
affini
e
la
ricostruzione
di
fasi
comuni
non
documentate
(
genealogia
indeuropea
,
semitica
ecc
.
)
,
o
l
'
inchiesta
dialettologica
ed
etnologica
sul
campo
(
rilievi
geolinguistici
,
atlanti
linguistici
,
lessici
dialettali
ecc
.
)
.
Ma
nella
seconda
metà
dell
'
Ottocento
le
discipline
con
cui
la
linguistica
aveva
collaborato
si
erano
profondamente
mutate
.
La
più
antica
di
esse
,
la
logica
classica
e
medievale
,
aveva
ceduto
il
posto
alla
teorizzazione
del
linguaggio
simbolico
come
calcolo
indipendente
dal
linguaggio
naturale
,
cioè
a
quella
logica
matematica
che
rifonda
la
semantica
e
la
sintassi
e
studia
la
forma
del
conoscere
scientifico
con
un
rigore
che
s
'
imporrà
all
'
attenzione
della
linguistica
teorica
.
La
psicologia
,
superata
la
fase
filosofica
e
divenuta
empirica
e
poi
sperimentale
,
abbandonava
l
'
originario
associazionismo
per
una
concezione
totale
della
coscienza
e
per
una
analisi
più
complessa
della
percezione
in
rapporto
alla
costituzione
dell
'
intelligenza
;
e
sorgeva
,
a
incontrare
tali
tendenze
;
la
psicanalisi
.
L
'
etnologia
si
andava
distaccando
dall
'
antropologia
fisica
e
temperava
la
visione
evoluzionistica
con
quella
degli
scambi
e
prestiti
culturali
,
arricchendosi
di
una
prospettiva
storica
.
La
sociologia
con
tecniche
di
rilevamento
statistico
innestava
nell
'
organicismo
oggettivo
della
linguistica
schleicheriana
il
riferimento
ad
organismi
collettivi
concreti
,
quali
gruppi
,
ceti
,
sfere
sociali
e
culturali
.
All
'
interno
,
d
'
altronde
,
della
stessa
linguistica
positivistica
la
critica
dell
'
assolutezza
della
legge
fonetica
in
nome
del
ricorso
all
'
analogia
e
a
fattori
soggettivi
di
eccezione
,
riproponeva
la
presenza
e
l
'
intervento
dell
'
uomo
in
un
ambito
di
fenomeni
che
pareva
dovergli
essere
sottratto
,
e
insinuava
una
concezione
storica
,
anziché
naturalistica
,
dell
'
organismo
della
lingua
.
Le
polemiche
,
poi
,
del
risorgente
idealismo
sgretolavano
l
'
apparente
compattezza
della
linguistica
positivistica
,
sia
con
l
'
asserire
il
carattere
estetico
dell
'
attività
linguistica
e
porre
al
suo
centro
la
fantasia
individuale
,
sia
col
ritenere
la
lingua
un
mero
specchio
della
storia
delle
idee
,
sostituendo
bene
spesso
allo
studio
del
sistema
linguistico
lo
studio
delle
singole
parole
come
esponenti
concettuali
o
come
tessere
stilistiche
.
La
linguistica
rischiava
,
specialmente
in
Italia
,
di
ridursi
a
lessicologia
storica
di
indirizzo
semasiologico
od
onomasiologico
,
collocandosi
ai
margini
di
discipline
ben
più
ricche
di
contenuti
intellettuali
.
E
ciò
proprio
nel
tempo
in
cui
le
scienze
naturali
avevano
superato
lo
stadio
descrittivo
ed
erano
entrate
in
quello
esplicativo
e
predittivo
,
e
fra
di
esse
la
fisiologia
,
allargando
e
affinando
le
proprie
tecniche
d
'
indagine
,
offriva
al
grezzo
naturalismo
dei
linguisti
l
'
occasione
di
rivedere
a
fondo
i
metodi
e
i
programmi
.
5
.
Se
in
Italia
,
e
in
altre
aree
periferiche
,
la
linguistica
rischiò
di
subordinarsi
,
pur
con
ottimi
risultati
parziali
,
alla
filologia
,
alla
storia
delle
idee
,
alla
critica
stilistica
,
nell
'
Europa
scientificamente
più
evoluta
essa
,
la
meno
letteraria
delle
discipline
umanistiche
,
senti
il
bisogno
di
adeguarsi
al
moto
e
al
modo
delle
scienze
.
Il
primo
linguista
ad
avvertire
lucidamente
questo
bisogno
fu
il
ginevrino
Ferdinand
de
Saussure
,
che
volle
anzitutto
definire
con
precisione
l
'
oggetto
della
disciplina
come
un
sistema
di
segni
considerato
in
sé
e
per
sé
,
rivendicandone
la
specificità
e
l
'
autonomia
di
contro
a
interpretazioni
ancillari
,
e
ritenendo
perciò
la
linguistica
una
semiologia
.
Approfondendo
il
concetto
di
segno
,
ne
riaffermò
l
'
arbitrarietà
ma
al
tempo
stesso
la
sua
solidarietà
entro
il
sistema
,
in
cui
vide
,
anziché
un
agglomerato
di
sostanze
monadiche
,
una
rete
di
relazioni
e
di
valori
collettivi
,
di
costanti
differenziali
presenti
alla
mente
di
ogni
parlante
come
una
tastiera
potenziale
per
l
'
attuazione
del
discorso
.
Così
,
senza
negare
l
'
evoluzione
delle
lingue
e
quindi
il
loro
studio
diacronico
,
reagì
ad
uno
storicismo
frantumante
col
porre
prioritario
lo
studio
sincronico
,
cioè
sistematico
,
che
è
proprio
delle
scienze
naturali
,
e
coerentemente
,
pur
avendo
dato
un
geniale
contributo
alla
ricostruzione
preistorica
dell
'
indeuropeo
,
costituì
oggetto
primario
della
linguistica
la
vivente
lingua
parlata
,
riassorbendo
nella
naturalità
dell
'
oggetto
i
processi
psichici
,
quindi
il
fattore
umano
.
Non
si
può
dire
che
tutta
la
nuova
linguistica
del
Novecento
sia
scaturita
dall
'
insegnamento
teorico
di
Saussure
.
La
linguistica
statunitense
,
ad
esempio
,
formatasi
sulla
ricerca
etnologica
ed
etnolinguistica
relativa
agli
indiani
d
'
America
,
trovò
una
sua
via
moderna
nel
contatto
con
lingue
orali
,
prive
di
letteratura
scritta
e
mal
inseribili
nei
paradigmi
della
grammatica
di
tradizione
classica
.
Essa
ideò
una
tecnica
descrittiva
fondata
sull
'
analisi
della
frase
in
costituenti
immediati
,
e
sulla
distribuzione
delle
parole
nella
frase
,
cioè
elevò
le
posizioni
costanti
delle
parole
a
categorie
di
equivalenza
grammaticale
,
prescindendo
per
quanto
possibile
dal
significato
in
senso
concettualistico
,
anzi
respingendolo
in
nome
di
una
psicologia
comportamentistica
.
Vide
perciò
la
lingua
come
uno
stimolo
rivolto
ad
assicurare
l
'
interazione
dei
membri
di
una
comunità
;
come
un
sistema
formale
,
autonomo
dai
contenuti
mentali
delle
altre
discipline
ed
esso
stesso
non
mentalistico
(
cioè
indipendente
da
fattori
non
fisici
,
quali
lo
"
spirito
"
,
la
"
volontà
"
o
la
"
mente
"
)
,
ma
meccanicistico
,
cioè
retto
dai
meccanismi
del
sistema
nervoso
.
Una
grammatica
così
concepita
,
formalistica
e
operante
sul
corpus
di
ogni
lingua
con
metodo
rigorosamente
induttivo
,
se
da
un
lato
costituiva
un
allineamento
della
linguistica
con
la
psicologia
prevalente
in
America
e
faceva
esplicito
ricorso
alla
fisiologia
,
dall
'
altro
riduceva
semplicisticamente
il
gran
problema
del
significato
alla
situazione
schematica
stimolo
-
reazione
,
cioè
alle
manifestazioni
linguistiche
meramente
pratiche
,
e
si
appagava
di
risultati
tassonomici
e
descrittivi
.
Va
però
detto
che
questa
corrente
della
linguistica
statunitense
,
benemerita
sia
per
il
risoluto
tentativo
di
rinnovamento
metodologico
sia
per
l
'
attenzione
portata
allo
studio
della
sintassi
(
cenerentola
della
linguistica
tradizionale
)
,
fu
la
principale
,
non
l
'
unica
.
Di
contro
al
nome
di
Leonard
Bloomfield
,
suo
capostipite
,
va
posto
il
nome
di
Edward
Sapir
,
che
,
provenendo
dallo
stesso
campo
dell
'
etnolinguistica
,
collegò
acutamente
i
fatti
di
lingua
alla
mentalità
dei
popoli
primitivi
e
avanzò
l
'
ipotesi
di
una
stretta
correlazione
fra
le
civiltà
e
le
strutture
delle
lingue
rispettive
,
in
quanto
implicanti
un
'
analisi
dell
'
esperienza
e
una
visione
del
mondo
.
Orientamenti
analoghi
si
affermavano
quasi
contemporaneamente
nella
scuola
londinese
,
linguistica
e
antropologica
,
di
Firth
e
Malinowski
.
6
.
Dalla
teoria
di
Saussure
,
date
le
sue
molte
pregnanze
,
potevano
diramarsi
e
si
diramarono
indirizzi
diversi
.
Tutti
però
assunsero
il
carattere
comune
di
strutturalismo
linguistico
,
studiando
ogni
lingua
come
un
insieme
in
cui
"
tout
se
tient
,
tout
se
rallie
"
,
un
insieme
dunque
raccolto
in
una
coesione
ed
equilibrio
interni
che
lo
rendono
sistematico
.
Il
concetto
di
struttura
largamente
applicato
nelle
scienze
della
natura
e
nella
tecnologia
ora
con
valore
ontologico
ora
come
semplice
metodo
conoscitivo
od
operativo
,
ebbe
una
splendida
affermazione
nella
Scuola
di
Praga
,
che
alla
fine
degli
anni
Venti
,
sotto
la
guida
di
Trubeckoj
,
trasformò
la
fonetica
da
studio
generale
dei
suoni
linguistici
in
fonologia
,
ossia
in
studio
dei
fonemi
delle
singole
lingue
come
sistemi
chiusi
di
elementi
fonici
aventi
valore
distintivo
delle
parole
.
Si
sottrasse
così
,
per
la
prima
volta
,
il
suono
linguistico
ad
una
individuazione
generica
e
fluttuante
e
lo
si
correlò
direttamente
al
significato
,
ponendo
un
rapporto
funzionale
tra
i
due
aspetti
,
il
fonico
e
il
semantico
,
del
segno
linguistico
.
Lo
stesso
criterio
,
applicato
,
oltre
che
al
livello
fonetico
,
a
quello
morfologico
(
cioè
ad
un
altro
dei
cosiddetti
inventari
chiusi
della
lingua
)
,
consenti
eccellenti
descrizioni
,
ovviamente
sincroniche
,
di
lingue
vive
e
morte
,
e
forni
anche
la
spiegazione
di
fenomeni
diacronici
presentandoli
come
alterazione
dell
'
equilibrio
di
parti
del
sistema
in
una
certa
fase
e
come
suo
riassestamento
in
una
fase
ulteriore
;
una
diacronia
,
insomma
,
vista
come
la
successiva
stratificazione
di
più
stadi
subsistematici
entro
un
sistema
a
tendenza
autoconservativa
e
stabilizzatrice
.
Il
difetto
di
questa
filiazione
della
teoria
saussuriana
(
come
del
parallelo
strutturalismo
americano
di
cui
abbiamo
parlato
)
era
la
visione
eccessivamente
oggettuale
e
statica
della
lingua
,
la
cui
coesione
,
dovuta
alle
forze
interne
,
alla
entelechia
del
sistema
,
non
poteva
ricevere
da
interventi
esterni
,
primi
fra
tutti
quelli
dei
parlanti
,
se
non
impulsi
turbatori
e
destabilizzanti
.
Venne
però
al
soccorso
dello
strutturalismo
il
concetto
di
funzione
,
concetto
della
matematica
e
della
fisiologia
,
ma
già
diffuso
in
altri
rami
del
sapere
scientifico
e
tecnologico
;
il
quale
,
formalizzato
algebricamente
dalla
glossematica
del
danese
Hjelmslev
per
la
combinatoria
degli
elementi
del
sistema
,
assurse
a
principio
informatore
di
un
cospicuo
ramo
dello
strutturalismo
che
ben
si
poté
chiamare
funzionale
;
dove
il
concetto
di
funzione
non
solo
mise
in
evidenza
il
dinamismo
delle
strutture
,
cioè
i
fattori
che
le
muovono
governando
l
'
uso
della
lingua
e
ne
provocano
le
modificazioni
diacroniche
,
ma
intervenne
nel
definire
i
fini
stessi
dell
'
istituto
.
Non
posso
non
ricordare
qui
la
griglia
funzionale
proposta
dal
maggior
esponente
di
questo
strutturalismo
,
Roman
Jakobson
,
uno
dei
capi
del
formalismo
russo
e
dei
fondatori
della
Scuola
di
Praga
;
griglia
che
,
assorbendo
e
arricchendo
quella
precedentemente
formulata
dallo
psicologo
tedesco
Karl
Bühler
,
intreccia
e
distingue
sei
funzioni
della
lingua
:
referenziale
(
o
rappresentativa
o
denotativa
)
,
conativa
(
o
appellativa
o
ingiuntiva
)
,
emotiva
(
o
espressiva
o
affettiva
)
,
fatica
(
individuata
da
Malinowski
)
,
metalinguistica
,
poetica
.
L
'
inclusione
della
poetica
nella
griglia
delle
funzioni
della
lingua
segna
una
svolta
storica
,
in
quanto
rivendica
alla
linguistica
e
al
linguista
quella
"
grammatica
(
per
dirla
con
lo
stesso
Jakobson
)
della
poesia
"
che
per
secoli
ha
gravitato
sulla
retorica
e
,
più
modernamente
,
sulla
stilistica
,
senza
trarne
motivazione
sufficiente
.
Questa
griglia
funzionale
s
'
imposta
su
uno
schema
dell
'
atto
di
parola
,
o
atto
linguistico
,
che
Jakobson
mutua
dalla
teoria
ingegneresca
delle
comunicazioni
:
la
comunicazione
verbale
presuppone
un
emittente
e
un
destinatario
-
ricevente
che
abbiano
un
codice
comune
e
si
tengano
in
contatto
mediante
un
canale
entro
cui
passi
il
messaggio
.
Tale
schema
e
la
connessa
,
non
meno
ingegneresca
,
teoria
dell
'
informazione
,
che
ha
reso
possibile
la
quantificazione
del
significato
,
nonostante
la
loro
rigidità
tecnologica
hanno
aperto
nuove
prospettive
e
possibilità
allo
studio
del
parlato
nella
situazione
comunicativa
,
tanto
sotto
l
'
aspetto
attivo
che
ricettivo
.
È
grande
merito
di
Jakobson
non
aver
mai
trascurato
di
collegare
la
linguistica
con
discipline
scientifiche
e
tecnologiche
da
cui
essa
potesse
trarre
spunti
,
suggerimenti
,
occasioni
di
avanzamento
.
Si
pensi
ai
suoi
famosi
saggi
sull
'
apprendimento
infantile
del
linguaggio
e
sulle
menomazioni
afasiche
,
nei
quali
egli
ha
utilizzato
i
risultati
degli
esperimenti
psicolinguistici
sui
bambini
,
e
delle
osservazioni
neurologiche
sugli
afasici
,
come
indizi
della
fondazione
delle
leggi
strutturali
fonologiche
e
delle
leggi
di
codificazione
e
decodificazione
in
cagione
dei
rapporti
di
similarità
(
o
metafora
)
e
di
contiguità
(
o
metonimia
)
su
cui
si
impernia
la
libertà
selettiva
e
combinatoria
del
parlante
.
L
'
idea
nuova
che
unisce
questi
saggi
è
che
tanto
i
processi
di
instaurazione
che
quelli
di
degradazione
o
dissoluzione
dell
'
attività
linguistica
(
disturbi
di
contiguità
,
o
combinazione
,
e
disturbi
di
similarità
,
o
selezione
)
possono
dare
al
linguista
preziose
indicazioni
sull
'
origine
,
la
struttura
,
il
funzionamento
e
i
mutamenti
del
linguaggio
.
Ma
anche
gli
psicologi
e
i
neurologi
dalla
interpretazione
linguistica
dei
fenomeni
fisiologici
o
patologici
osservati
possono
trarre
orientamento
sia
per
la
sperimentazione
sia
per
la
localizzazione
e
interpretazione
dei
disturbi
,
se
è
vero
quanto
asserisce
Jakobson
che
non
è
assurdo
pensare
ad
una
correlazione
tra
la
topografia
cerebrale
e
le
coordinate
di
simultaneità
e
successione
che
presiedono
all
'
uso
del
linguaggio
;
e
la
terapia
trova
senza
dubbio
un
gran
vantaggio
nella
collaborazione
iatrolinguistica
.
7
.
All
'
analisi
dell
'
atto
linguistico
in
situazione
comunicativa
si
sono
rivolti
negli
ultimi
decenni
studiosi
di
indirizzi
affatto
diversi
.
Si
è
accennato
allo
schema
ingegneresco
ripreso
da
Jakobson
e
da
lui
sotteso
alla
sua
griglia
funzionale
.
Un
filosofo
inglese
,
John
Austin
,
capo
della
Scuola
analitica
di
Oxford
,
ne
ha
data
invece
una
formulazione
fondata
non
tanto
sulla
funzione
e
quindi
natura
del
messaggio
,
quanto
sulla
sua
forza
illocutiva
,
definita
con
criteri
psico
-
semantici
.
La
quale
forza
illocutiva
prende
,
secondo
l
'
intenzione
del
parlante
,
il
modo
della
domanda
o
del
consiglio
o
dell
'
asserzione
o
dell
'
ordine
o
della
promessa
ecc
.
,
e
mira
ad
un
effetto
perlocutivo
,
che
può
essere
di
ottenere
una
.
risposta
,
di
convincere
,
d
'
impedire
,
di
spaventare
ecc
.
,
e
può
non
essere
raggiunto
.
Importante
è
stata
la
scoperta
di
una
categoria
di
verbi
che
,
usati
in
enunciati
affermativi
alla
prima
persona
del
tempo
presente
,
hanno
un
effetto
performativo
o
,
per
dirla
italianamente
,
esecutivo
,
giacché
il
parlante
(
o
scrivente
)
col
solo
emettere
il
proprio
enunciato
compie
un
'
azione
pragmatica
:
quali
ì
verbi
ordinare
,
promettere
,
approvare
,
attestare
,
comunicare
ecc
.
;
a
patto
,
ovviamente
,
che
i
relativi
enunciati
siano
emessi
in
una
condizione
di
"
felicità
"
,
che
cioè
siano
presenti
i
presupposti
necessari
all
'
effetto
.
Con
tale
concezione
l
'
atto
linguistico
da
intellettivo
che
era
entra
in
pieno
dentro
il
mondo
della
prassi
,
dell
'
azione
,
e
rifonda
modernamente
le
intuizioni
dell
'
antica
retorica
.
Un
passo
ulteriore
si
deve
al
filosofo
americano
Paul
Grice
,
che
si
è
adoperato
ad
accorciare
la
distanza
tra
la
semantica
dei
linguaggi
formali
e
quella
dei
linguaggi
naturali
,
tra
la
logica
del
vero
e
del
falso
e
la
logica
di
quell
'
opera
di
collaborazione
che
è
la
conversazione
,
governata
da
una
serie
di
massime
e
di
implicature
conversazionali
che
Grice
formula
con
vivo
senso
del
contesto
situazionale
dell
'
atto
linguistico
,
del
suo
carattere
pragmatico
e
dell
'
importanza
dell
'
ascoltatore
collaborante
.
Queste
teorie
hanno
promosso
nell
'
ultimo
decennio
un
crescente
interesse
per
la
pragmatica
,
cioè
per
l
'
effettivo
studio
di
quella
lingua
parlata
che
,
nonostante
gli
appelli
di
Saussure
e
dei
suoi
seguaci
,
non
è
mai
stata
esaminata
nella
globalità
e
nella
immediatezza
del
suo
manifestarsi
.
È
evidente
la
complessità
di
una
tale
analisi
:
resta
arduo
,
anzitutto
,
delimitare
il
contesto
pragmatico
dell
'
interazione
dialogica
,
le
componenti
di
sua
pertinenza
(
nozioni
generali
presupposte
comuni
ai
parlanti
,
o
loro
"
enciclopedia
"
;
presupposizioni
particolari
;
differenze
sociolinguistiche
ecc
.
)
,
e
ipotizzare
modelli
di
complementarizzazione
fra
tali
componenti
e
la
materia
linguistica
.
Si
deve
poi
tener
conto
che
il
messaggio
orale
è
pluricodice
,
giacché
il
codice
linguistico
viene
integrato
,
quando
non
duplicato
,
dal
codice
gestuale
,
e
il
profferimento
degli
enunciati
è
modulato
da
un
andamento
prosodico
,
cioè
da
fattori
di
intonazione
,
durata
e
intensità
che
incidono
profondamente
sul
significato
degli
enunciati
e
sugli
effetti
perlocutivi
;
fattori
sinora
scarsamente
considerati
,
ma
che
la
fonetica
strumentale
,
ormai
dotata
di
apparecchiature
raffinate
,
sta
analizzando
con
la
indispensabile
collaborazione
di
acustici
,
audiologi
,
matematici
.
L
'
osservazione
diretta
del
parlato
,
come
ha
contribuito
a
distaccare
il
significato
dal
concettualismo
,
e
dal
vero
funzionalismo
della
logica
,
così
ha
indotto
il
linguista
a
superare
i
limiti
della
grammatica
di
frase
per
entrare
in
quella
del
discorso
,
la
cui
concatenazione
e
progressione
non
erano
state
finora
sottoposte
a
rilievi
sistematici
.
Tanto
sul
versante
del
parlato
che
sul
versante
dello
scritto
si
va
elaborando
quella
"
linguistica
del
testo
"
che
cerca
di
render
conto
di
una
compagine
discorsiva
con
ragioni
linguistiche
ignote
alla
tradizionale
teoria
dei
generi
letterari
.
In
che
modo
può
cominciare
un
discorso
(
o
un
testo
)
,
e
come
certi
modi
sono
condizionati
da
certe
situazioni
e
da
certi
presupposti
;
con
quali
elementi
s
'
imposta
la
deissi
spazio
-
temporale
del
dialogo
o
del
racconto
;
in
che
modo
si
attua
la
connessione
e
progressione
tematica
o
rematica
del
discorso
(
o
testo
)
;
che
cosa
assicura
l
'
unità
e
identità
di
esso
:
ecco
i
principali
problemi
di
questa
linguistica
in
cui
confluiscono
,
oltre
a
metodologie
letterarie
e
semiotiche
(
basta
fare
il
nome
del
geniale
filologo
e
critico
tedesco
Harald
Weinrich
e
richiamare
i
numerosi
studi
di
semiotica
del
racconto
o
narratologia
)
,
la
semantica
generativa
e
la
semantica
logica
rispettivamente
applicate
all
'
analisi
del
testo
dalla
scuola
olandese
di
van
Dijk
e
dalla
scuola
tedesca
di
Petöfi
.
Né
va
dimenticato
che
l
'
analisi
approfondita
del
testo
parlato
ha
giovato
ad
una
migliore
definizione
,
per
differentiam
,
del
testo
scritto
e
dei
suoi
caratteri
relativamente
autonomi
dalla
situazione
pragmatica
;
testo
scritto
il
cui
organismo
linguistico
è
stato
dato
per
conosciuto
durante
molti
secoli
ed
ha
servito
soltanto
come
documento
di
lingua
o
come
oggetto
di
rilievi
stilistici
.
Ovviamente
l
'
attenzione
all
'
atto
linguistico
in
situazione
comunicativa
non
poteva
non
avere
conseguenze
sulle
ricerche
dialettologiche
di
campo
.
Accanto
al
tradizionale
carattere
della
raccolta
lessicologica
e
della
cartografia
linguistica
esse
hanno
assunto
quelle
dell
'
inchiesta
sociolinguistica
.
La
degradazione
dei
dialetti
sotto
la
pressione
della
lingua
nazionale
o
della
emigrazione
interna
,
la
condizione
delle
minoranze
linguistiche
,
la
correlazione
tra
inferiorità
linguistica
e
inferiorità
sociale
,
la
questione
della
lingua
comune
come
problema
politico
nel
quadro
della
cultura
dominante
,
della
scuola
dell
'
obbligo
e
della
lotta
di
classe
,
ecco
le
principali
prospettive
di
un
ramo
della
odierna
linguistica
che
assume
toni
impegnati
laddove
si
presentano
dislivelli
e
travagli
sociali
e
dove
più
ferve
il
dibattito
ideologico
.
Siamo
in
quel
campo
della
linguistica
applicata
dove
l
'
interesse
teorico
per
il
linguaggio
cede
a
quello
per
la
vita
delle
singole
lingue
nel
contesto
delle
comunità
storiche
,
interesse
che
può
sfociare
,
attraverso
programmazioni
glottodidattiche
,
in
una
vera
e
propria
politica
della
lingua
.
Un
documento
tipico
della
ideologizzazione
del
problema
della
lingua
nella
società
e
nella
scuola
contemporanee
è
la
Lettera
a
una
professoressa
scritta
da
don
Lorenzo
Milani
nel
1967
,
lettera
che
riuscì
a
sommuovere
l
'
opinione
degli
insegnanti
e
ad
avviare
un
fortemoto
di
contestazione
dell
'
insegnamento
tradizionale
nel
suo
aspetto
non
soltanto
linguistico
;
giacché
toccare
la
lingua
come
problema
sociale
significa
,
specialmente
in
Italia
,
toccare
anche
la
cultura
di
cui
la
lingua
è
stata
strumento
.
8
.
La
più
importante
e
originale
teoria
linguistica
apparsa
dopo
lo
strutturalismo
di
Saussure
e
della
Scuola
di
Praga
è
_
senza
dubbio
la
grammatica
generativa
proposta
dal
linguista
statunitense
Noam
Chomsky
col
celebre
libretto
Syntactic
Structures
del
1957
e
instancabilmente
,
fino
ad
oggi
,
rielaborata
.
Per
rendersi
conto
della
sua
portata
speculativa
e
metodologica
occorre
rifarsi
all
'
ambiente
culturale
da
cui
è
emersa
e
a
cui
si
è
contrapposta
:
quello
strutturalismo
formalistico
e
antimentalistico
americano
che
era
approdato
ad
una
descrizione
tassonomica
fondata
sull
'
analisi
della
frase
in
costituenti
,
sulla
categorizzazione
delle
parole
secondo
la
loro
distribuzione
nella
frase
e
sul
significato
come
meccanismo
comportamentistico
;
analisi
condotta
con
metodo
induttivo
sopra
un
corpus
di
enunciati
.
Chomsky
non
rinnega
l
'
analisi
in
costituenti
né
la
maggiore
innovazione
di
quell
'
indirizzo
:
lo
straordinario
rilievo
dato
alla
sintassi
come
oggetto
primo
dell
'
analisi
linguistica
.
Ma
respinge
la
concezione
comportamentistica
che
esteriorizza
e
meccanizza
banalmente
il
processo
linguistico
,
e
afferma
la
necessità
di
riportarlo
all
'
interno
,
alla
mente
del
parlante
.
Una
mente
,
però
,
non
contrapposta
al
corpo
,
concetto
d
'
altronde
aperto
ed
in
rapido
svolgimento
,
ma
biologicamente
costituita
;
e
non
unitaria
,
ma
composta
di
varie
facoltà
che
possiamo
assimilare
agli
organi
del
corpo
e
analizzare
come
analizziamo
quelli
.
Una
di
tali
facoltà
è
appunto
il
linguaggio
,
il
cui
studio
fa
dunque
parte
della
biologia
umana
.
Il
linguaggio
è
una
facoltà
"
computazionale
"
,
cioè
un
processing
di
principi
e
regole
per
larga
parte
inconsci
,
che
determinano
la
forma
e
il
significato
delle
frasi
e
si
dividono
in
due
sistemi
:
un
sistema
geneticamente
innato
,
che
definisce
la
facoltà
di
linguaggio
per
tutto
il
genere
umano
ed
è
perciò
composto
di
universali
linguistici
,
i
quali
si
manifestano
con
straordinaria
rapidità
e
facilità
nell
'
acquisizione
infantile
della
lingua
materna
;
ed
un
sistema
più
ricco
,
più
complesso
,
diversificato
da
lingua
a
lingua
,
che
viene
acquisito
per
costruzione
lenta
nel
contatto
con
l
'
ambiente
.
Ad
una
grammatica
universale
o
centrale
si
unisce
dunque
,
in
ogni
lingua
storica
,
una
grammatica
particolare
,
intendendo
col
termine
"
grammatica
"
tanto
l
'
insieme
finito
delle
regole
che
costituiscono
nella
mente
del
parlante
la
facoltà
di
linguaggio
e
quindi
producono
o
,
con
termine
matematico
,
"
generano
"
mediante
processi
ricorsivi
le
infinite
possibili
frasi
di
una
data
lingua
,
quanto
la
teoria
scientifica
,
formalizzata
,
che
corrisponde
a
quella
grammatica
e
che
ha
la
più
forte
capacità
di
"
generare
"
la
descrizione
strutturale
delle
stesse
frasi
.
La
grammatica
interiorizzata
costituisce
quella
che
Chomsky
chiama
la
competenza
del
parlante
(
e
dell
'
ascoltatore
)
e
che
non
è
identificabile
né
al
"
sentimento
linguistico
"
degli
studiosi
di
formazione
storico
-
idealistica
,
né
alla
"
lingua
"
degli
strutturalisti
,
cioè
al
sistema
linguistico
come
virtuale
compagine
di
tostanti
,
ma
è
la
facoltà
stessa
di
linguaggio
nella
sua
incessante
generatività
o
"
creatività
"
(
non
però
in
accezione
idealistica
)
,
che
consiste
nell
'
applicare
con
ordine
ciclico
le
regole
e
,
anche
,
nel
cambiarle
.
Il
codice
e
programma
computazionale
,
il
software
della
facoltà
di
linguaggio
è
l
'
insieme
delle
regole
sintattiche
,
il
cui
dinamico
processing
porta
alla
superficie
enunciativa
gli
elementi
lessicali
nella
loro
veste
fonetica
e
nella
loro
"
forma
logica
'
'
,
che
è
quella
forma
per
cui
-
come
osservò
il
vecchio
Aristotele
-
il
significato
della
frase
(
o
significato
linguistico
)
non
è
la
somma
dei
significati
delle
parole
(
significato
nozionale
)
che
la
compongono
.
La
sintassi
è
dunque
al
centro
della
concezione
chomskiana
;
la
quale
lascia
in
ombra
la
semantica
,
pur
riconoscendo
la
sua
presenza
e
problematicità
(
e
in
penombra
la
fonetica
,
affidandola
alla
naturalità
dell
'
esecuzione
)
.
È
per
questo
che
una
corrente
,
per
così
dire
scismatica
,
della
scuola
di
Chomsky
,
la
Semantica
generativa
,
ha
tentato
di
restituire
al
significato
una
funzione
primaria
,
ponendo
le
funzioni
semantiche
della
frase
(
i
"
casi
"
)
come
struttura
profonda
.
E
,
più
o
meno
indipendentemente
dalla
stessa
concezione
chomskiana
,
la
teorizzazione
sul
segno
linguistico
(
semiotica
)
e
recenti
indirizzi
della
logica
(
Montague
,
Searle
,
Cresswel
ecc
.
)
hanno
riportato
il
significato
nell
'
orbita
problematica
delle
lingue
naturali
e
lo
hanno
riproposto
ai
linguisti
.
Dei
risultati
della
grammatica
generativa
nella
descrizione
ed
esplicazione
delle
singole
lingue
faranno
un
bilancio
preciso
gli
anni
futuri
.
Nel
presente
s
'
impone
la
novità
e
l
'
audacia
di
una
teoria
che
,
fondandosi
sopra
una
epistemologia
rigorosa
,
ha
rimosso
la
lingua
dalla
oggettività
oggettuale
e
dal
funzionalismo
astratto
in
cui
aveva
finito
col
bloccarla
lo
strutturalismo
e
l
'
ha
in
toto
richiamata
all
'
interno
del
soggetto
.
9
.
Il
mio
sommario
discorso
ha
tentato
o
,
per
essere
più
onesti
,
ha
presunto
di
dare
una
risposta
alla
domanda
:
Che
cos
'
è
la
linguistica
?
,
che
meglio
sarebbe
stato
formulare
:
Che
cosa
sono
le
linguistiche
?
,
tante
specializzazioni
vanta
ormai
questa
disciplina
per
la
quale
può
valere
il
motto
"
Quantumvis
circumi
;
numquam
me
complecteris
"
.
Una
disciplina
,
comunque
,
non
è
mai
ciò
che
parrebbe
indicare
la
sua
tramandata
e
corrente
etichetta
;
una
disciplina
non
è
,
ma
si
fa
,
si
fa
incessantemente
,
e
incessantemente
plasma
il
proprio
oggetto
;
aggiungerei
"
inquietamente
"
,
perché
l
'
inquietudine
mentale
,
la
"
santa
impazienza
"
di
Valéry
,
è
la
ragion
di
vita
della
scienza
e
dello
scienziato
.
Perciò
ho
voluto
e
quasi
dovuto
presentare
la
linguistica
,
sia
pur
schematicamente
,
nel
suo
rincorrere
se
stessa
attraverso
l
'
imponente
maturazione
scientifica
dell
'
età
moderna
;
e
ho
tenuto
a
mettere
in
evidenza
,
accanto
alle
sue
giuste
pretese
di
autonomia
,
l
'
appello
che
essa
rivolge
,
soprattutto
oggi
,
non
solo
alle
discipline
che
le
furono
sempre
compagne
,
come
la
logica
,
l
'
etnologia
e
la
psicologia
,
ma
alla
fisica
,
alla
cibernetica
,
alla
fisiologia
,
alla
neurologia
,
a
tutte
quelle
scienze
,
insomma
,
che
possono
far
luce
sulle
strategie
di
percezione
,
di
acquisizione
,
di
memorizzazione
,
di
programmazione
,
di
esecuzione
dell
'
individuo
parlante
e
ascoltante
.
Questo
appello
essa
rivolge
non
per
esorbitare
presuntuosamente
dal
proprio
compito
di
studiare
le
lingue
naturali
negli
accettati
livelli
di
struttura
(
fonetico
,
morfologico
-
sintattico
e
semantico
)
e
nel
dinamico
rapporto
fra
tali
livelli
solo
conoscitivamente
separabili
,
ma
per
non
potersi
oggi
esimere
dall
'
estendere
la
sua
intellezione
alla
integrale
fenomenologia
del
linguaggio
come
facoltà
costitutiva
dell
'
essere
umano
,
né
dal
fondarsi
sopra
assunti
teorici
che
,
al
punto
di
esigenza
metodologica
ed
esplicativa
cui
è
giunta
oggi
,
la
linguistica
ritiene
tanto
indispensabili
quanto
non
più
formulabili
in
via
di
domestica
ipotesi
.
Chi
insomma
oggi
fa
della
linguistica
,
sa
e
deve
sapere
che
,
o
faccia
della
modesta
grammatica
storica
o
della
formalizzata
grammatica
generativa
,
egli
si
muove
in
un
flusso
di
pensiero
e
in
una
prospettiva
giudicante
cui
il
suo
operare
non
può
sottrarsi
,
ma
solo
il
dato
nella
sua
ingenua
e
disponibile
datità
.
Al
postutto
,
siano
le
linguistiche
molte
o
una
sola
,
siano
i
loro
temi
e
problemi
costanti
o
ricorrenti
e
le
loro
motivazioni
alternative
o
complementari
,
sta
di
fatto
che
è
il
loro
oggetto
,
la
lingua
,
ad
essere
indelimitabile
e
inesauribile
da
qualsiasi
approccio
,
cioè
non
riassorbibile
in
nessuno
di
essi
.
Al
di
là
della
logica
,
dell
'
acustica
,
della
biologia
resta
sempre
la
lingua
,
e
il
vero
linguista
se
la
ritrova
davanti
,
circolarmente
,
oltre
le
griglie
cognitive
di
cui
essa
è
pur
sempre
un
presupposto
.
L
'
approccio
logico
o
biologico
,
che
punta
sugli
universali
mentali
o
fisiologici
,
e
l
'
approccio
idealistico
,
che
punta
sull
'
individualità
storica
e
creatrice
,
sono
stati
e
sono
momenti
alterni
e
ricorrenti
,
che
rispondono
a
istanze
complementari
dei
loro
oggetti
,
cioè
di
quella
facoltà
di
linguaggio
che
non
è
un
mero
automatismo
e
di
quelle
lingue
storiche
che
non
sono
né
mera
naturalità
né
meri
codici
,
e
sono
pertanto
non
passibili
di
"
calcoli
"
di
precisione
,
e
di
previsione
se
non
probabilistica
,
stando
al
loro
centro
un
principio
d
'
indeterminazione
,
quel
principio
d
'
indeterminazione
della
storia
umana
che
è
,
secondo
il
parere
di
un
fisico
molto
autorevole
,
l
'
individuo
.