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MILANO IN OMBRA. ABISSI PLEBEI ( CORIO LODOVICO , 1885 )
Saggistica ,
Parole non inutili ... proverbio trito .... chi fonda in sul popolo fonda in sul fango . MACHIAVELLI , Il Principe , Cap . IX . Era il 1° agosto 1876 , quando il periodico letterario la Vita Nuova pubblicò un saggio degli studii da me fatti intorno alla plebe di Milano . Per ben due anni m ' ero infognato dove poteva meglio vederla , osservarla , senza destare alcun sospetto , che mi togliesse il modo di studiarla nella sua piena libertà . Diciamolo tosto : la plebe è sospettosissima di quanti vestono abiti di panno . Forse non ha tutti i torti . Ma lasciamola lì . Avevo visitate bettole , stamberghe , scuole di ballo , locande ; e tutti i vizii e tutti i peccati veniali e mortali m ' erano passati innanzi in tutta la loro sfacciata bruttezza . È dovere però confessare che ho vedute ancora miserie tormentose , dolori quasi insopportabili , abnegazioni deplorevoli , audacie formidabili , sdegni spaventosi , rassegnazioni ammirande . Perle nel fango . La plebe è corrotta . Sicuramente : essa riflette la corruzione delle classi così dette elevate , come nell ' immobile specchio di un ' acqua stagnante si riflettono gli alberi che intorno ad essa stanno . I popoli , cito l ' autorità di Petruccelli della Gattina , non hanno sentimenti bassi , se non quando si elevano alla borghesia . La plebe collettiva ha sempre sentimenti nobili , perché partono dal cuore , perchè sono istinto . La plebe , si potrebbe dire mercantilmente , è corrotta per conto terzi . E allora che volete pretendere dalla plebe ? Avete ragione di chiamarla la pellagra sociale . " Si , signori , vi dirà Cesare Correnti , avete detto bene : la plebe è la pellagra sociale . " Chi mangia male e irregolarmente , chi respira il tifo e la colpa nelle locande si guasta il sangue e le idee . Effetti della segale cornuta sul temperamento sanguigno e dei sofismi cornuti , commentati dalla pancia vuota su una testa vuota . " Et ne nos inducas in tentationem . " Se preghiamo Dio di non metterci a male prove , con quanta maggiore logica non diremo noi alla società : Non fabbricare colle tentazioni gli oziosi , le prostitute , i malandrini Parole sante , che è un peccato non averle pubblicate prima d ' ora . Del resto la plebe di quel tempo non è più la plebe de ' giorni nostri . Gran parte è sparita dalla scena del mondo . La media della vita de ' disgraziati plebei è breve : gli stenti ne affrettano la morte . Inoltre dal 1876 in poi la plebe milanese è diventata una tutt ' altra cosa . I ladri sono stati soppiantati dai truffatori , l ' astuzia ha preso il posto del coraggio . Questo cambiamento d ' industria ha imposto un mutamento d ' abitudini . E poi molti di questi disgraziati hanno lasciato Milano ; parecchi hanno messo giudizio qualcun s ' è perfino ammogliato ed è diventato un discreto padre di famiglia . - G ' hoo la donna , adess besogna che faga giudizi . - Bravo , bravo : n ' era tempo . Per vero dire anche la società dal canto suo ha procurato di trasformare i plebei , infatti ha eretto dalle fondamenta quel grande rifugio che è il carcere cellulare , e con zelo di carità ha trovato quell ' espediente purgativo del domicilio coatto . In Italia si spende poco per le scuole , ma non si bada a buttare il denaro quando si tratta di costrurre un carcere cellulare ... modello ; ovvero a stipendiare custodi , guardiecarcerarie , agenti di pubblica sicurezza ; infine per la pura verità si pensa poco a prevenire , ma in quella vece si pensa molto a reprimere . Eppure con un po ' di carità si potrebbero disarmare tanti odii , ammansare tante ire , cancellare tanti rancori tra classe e classe di cittadini , risuscitare un poco di affetto , ravvivare de ' buoni sentimenti nascosti giù de ' precordii tra la zavorra . Ma chi se ne occupa ? Se ne occupano i preti e i filantropi dottrinarii , Carità pretensiosa , arida , infeconda . La plebe s ' è trasformata di tendenze e di costumi : l ' odio verso le classi elevate è però rimasto lo stesso . Ecco perchè gli studi da me fatti nel 1876 sulla plebe di Milano possono oggi riveder la luce , e corretti , e compiuti , cattivarsi la curiosità e forse il giudizio benevolo del cortese lettore . La sostanza è la stessa , gli accidenti sono mutati , epperò ho dovuto mutare la forma del mio lavoro . Ma siccome le durezze della miseria per la povera plebe sono oggi ancora quello ch ' erano allora , così possiamo dire essere questi studii nuovi ... nuovi per la società disattenta e negligente . Altri ci ha seguiti in questa strada analitica e s ' è dato due anni più tardi a ripetere i nostri gridi d ' allarme , collo stesso frutto che abbiamo ottenuto , allorquando per la prima volta li abbiamo messi noi . Voglia la sorte che quando la Società sarà disposta ad ascoltare i lamenti della plebe e ad esaudirne i desiderii , la società non abbia a dover riconoscere quanto sia vera la sentenza del Machiavelli , e cioè che " venendo con i tempi avversi le necessità , tu non sei a tempo al male , ed il bene che tu fai non ti giova , perchè è giudicato forzato , e non se ne è saputo grado alcuno . " Noi facciamo il dover nostro e ripetiamo il nostro grido ; e se mai troppo affiocata fosse la nostra voce , gioviamoci di quella potentissima di Victor Hugo che per la Francia potrebbe essere stata profetica : " Messieurs , songez - y , c ' est l ' anarchie qui ouvre les abimes , mais c ' est la misère qui les creuse . " Fondacci L ' ignoto è uno stimolo potente per l ' attività dell ' uomo . Scoprire ! ecco il gran premio per molti generosi , i quali affrontano pericoli e disagi d ' ogni fatta pur di rinvenire ciò , che i più neglessero o quello che alcuni inutilmente cercarono ; e questo premio sembra ad essi tanto maggiore , quanto la cosa scoperta riesce più dissimile dalle cose già note , o quanto più strani furono i mezzi adoperati e le vie tenute per giungere a trovarla . Poichè a tutto quello che è strano e disforme dal proprio modo di vivere l ' uomo presta il suo omaggio di ammirazione , il suo culto , e gli porge largo tributo di " oh ! " e di " ah ! " . Le relazioni intorno ai Papuas della nuova Guinea dateci da Odoardo Beccari , destarono meraviglia ed interesse vivissimo in chi ebbe la fortuna di leggerle ; eppure con quegli ottimi Papuas abbiamo si scarsi rapporti , che se non fosse pel Beccari , quasi non ci daremmo per intesi della loro esistenza . E quanta curiosità non attrassero i due Akka che dal Miani furono destinati a rappresentanti dei loro simili presso gl ' Italianì ? E infine per pochi mesi gli eroi della curiosità pubblica non sono stati forse gli Esquimesi visitati da Giulio Payer e da Carlo Weiprecht ? E questi non furono forse eclissati dal prof . Nordenskjold e dal tenente Bove ? E non attrassero poi l ' attenzione dell ' universale i Tunisini visitati dal marchese Antinori e dal barone Castelnuovo ? E l ' ammirazione di costoro non venne distratta dalla narrazione de ' viaggi e delle drammatiche avventure del capitano Cecchi ? Alcuni però s ' accontentano di cercare e di conoscere cose assai più vicine e più ovvie , è però leggono con soddisfatta attenzione le Escursioni nei quartieri poveri di Londra ; di L . Simonin , Les Ordures de Paris di Flévy d ' Urville ; Paris di Maxime du Camp ; Les classes dangereuses de la popolation dans les grandes villes dei Frégier ; Les populations dangereuses et les misères sociales di Paul Cère ; Le sublime di Denis Poulot ; Intemperance et misère di J . Le Fort ; La Société et les moeurs allemands dal Tissot ; La misère di J . Siegfried . Riguardo ad ignoranza e ad abbiettezza la feccia plebea di qualsiasi grande città può dare dei punti ai Papuas , agli Akka ed agli Esquimesi . E la marmaglia pullula e brulica in ogni grande città , eppure gli onesti cittadini non la curano , perchè non la vedono quasi mai , e appena ne ricordano talvolta con disprezzo il nome . Di giorno essa appare di rado ; sfogna per lo più di notte , appare quando per insoliti avvenimenti , il - principio d ' autorità viene fortemente scosso da una delle classi superiori della popolazione , che insofferente dal giogo che porta , levasi contro la classe avversaria , ne calpesta le istituzioni e ne crea di nuove , se la fortuna le dà il trionfo nella terribile lotta . La marmaglia vive alla luce del sole , quanto dura cotesta lotta e talvolta vi prende parte , sempre però a favore della classe oppressa o ribelle . Ma in tutte le città d ' Italia e specialmente in Milano , quando la lotta s ' impegnò tra cittadini e stranieri , è dovere il dirlo , la marmaglia si fece massacrare a nome del principio nazionale , ch ' essa non poteva comprendere e dal trionfo del quale non poteva sperare alcun vantaggio . Perocchè la smania di far bottino non era ragion sufficiente per ispronare i plebei a esporre la vita loro a gravissimo pericolo ; tanto più che a cagion d ' esempio , nella Rivoluzione del 1848 , mentre più ferveva la lotta , non si ebbero a lamentare ruberie e la plebe fece meravigliare le classi più elevate colla sua severità verso chi aveva formato disegno di violare il diritto di proprietà . Forse la feccia era sostenuta in quegli istanti supremi da un desiderio vago e indistinto di un migliore avvenire , o forse pensava che dalla redenzione nazionale potesse derivare la redenzione individuale , e che rompendola colle vecchie tradizioni ancor essa potesse mettersi per una via conducente a non deplorevole meta . Fors ' anche la lusingava la speranza d ' un po ' di gratitudine da parte de ' suoi connazionali , i quali avrebbero posto in oblio le passate colpe per non ricordarsi se non dei servigi dalla povera plebe resi alla patria . Ma comunque ciò sia avvenuto ed avvenga , è certo che la plebe non partecipa alla politica , che durante gl ' interregni e la sua esistenza pubblica dura dalla caduta d ' un governo alla proclamazione d ' un altro . Ed in quel frattempo e nobiltà , e borghesia e popolo comprendono il loro torto nell ' aver dimenticata questa massa abbastanza ingente , cui in quel punto temono soverchiamente , perchè non conoscono e perciò ne esagerano la tristizie e la potenza . Dissi che anche il popolo la teme , perchè nulla ha di comune con questa turba ; alla quale non potendo applicare il nome storico di plebe , daremmo di preferenza quello di feccia , quantunque gli uomini delle classi superiori con carità fraterna abbiano trovato moltissimi altri nomi per indicarla , quali , per citare i più conosciuti : maraglia , plebaglia , popolazzo , popolaglia , gentaglia , bordaglia , bruzzaglia , canaglia , e via dicendo . Essa però non è un triste privilegio dei tempi nostri , ma un fenomeno di tutti i tempi , ed ebbe sempre le stesse tendenze le stesse passioni , la stessa natura . Tra la Suburra e la Villette e Ménilmontant tra White - Chapel e la via Varese o la via Legnano , o lo stretta Calusca , o il vicolo della Corde , nessuna differenza ci corre . E questa turba fu pure in ogni tempo spregiata , giacchè Sallustio ve la dirà cupida sempre di nuove cose , e Machiavelli per natura pronta a rallegrarsi del male . Milano ha del pari che tutte l ' altre città la sua feccia , la quale , come ripeto , ha nulla di comune coll ' ottimo popolo operaio , che massime in questi ultimi tempi , è diventato massaio e previdente ed ama l ' istruzione ed il lavoro . Nè si creda che questa genia sia composta di soli Milanesi ; questi anzi vi sono in minor numero di quel che non si creda , giacchè a formarla concorrono tutte le città minori e i villaggi di Lombardia , che mandano a noi tutti i loro rifiuti . Cosa questa non nuova , chè la plebe di Roma era pur essa composta di gente venuta dal di fuori della città . E Tacito , nauseato dalla corruzione della Roma de ' suoi tempi , ne svela la cagione dicendo che in Roma " omnia turpia atque scelesta confluunt celebranturque " il che può ripetersi a buon diritto per la nostra Milano . In Parigi eziandio , la plebe è formata non solo dei déclassés della grande metropoli , ma per la maggior parte , dei provinciali , il qual fatto era già satato accennato da Jacque Sanguin , prevosto dei mercanti nel 1592 sotto Enrico IV . " La bonne ville de Paris renferme deux populations bien dissemblables et d ' esprit et de coeur . Le vrai populaire , né et élevé à Paris , est le plus laborieux du monde , voire le plus intelligent ; mais l ' autre est le rebut de toute la France . Chaque ville des provinces a so égout , qui amène ses impuretés a Paris " . Fisionomia della plebe ai Milano . Milano è il gran mondezzaio della Lombardia , la sua feccia che in sostanza è eguale a quella d ' ogni altra città , ha però note caratteristiche del tutto speciali , le quali ci possono rendere più agevole il modo di definirla , purchè , ottimo lettore , tu non cerchi nella definizione che ti verrà posta innanzi nè il genere prossimo , nè l ' ultima differenza . Dev ' essere una bella definizione davvero ! Vagabondi , giuntatori , paltonieri , guidoni , pitocchi , si mescolano insieme a comporre la falange plebea . Il plebeo non vive in famiglia ; esso ne trova o ne improvvisa una dovunque , sulla piazza come nell ' ospitale , nel postribolo come nel carcere . Non curante del domani , non ha una stabile ed onesta occupazione ; dalla colpa trae miseramente i mezzi di sussistenza ; il caso gli fornisce il vestito , e perciò quando la feccia sbuca in folla da ' suoi covili la si vede vestita delle foggie più svariate e bizzarre . Berretti e cappelli , abiti di panno logori e smunti , fusciacche di frustagno , calzoni d ' ogni taglio e d ' ogni colore , scarpe e brodequins si vedono appaiati in istrana mostra , offrendo anche al più superficiale osservatore tutti gli elementi per tessere una storia delle foggie d ' abiti in uso da dieci anni in poi presso la cittadinanza , di cui quella moltitudine è parte ed alla quale essa in modo onesto od inonesto li ebbe . Piccole stelle o buccolette azzurrine agli orechi , anelli in dito , al collo foulards dai colori smaglianti , ecco gli ornamenti ricercati dagli uomini del nostro volgo . Le donne vestono pur troppo con apparente lusso ; ma i lembi sfilacciati delle loro seriche gonnelle segnano la distinzione tra queste miserabili e le vere signore . Gli uomini sono magri e snelli , piuttosto sparuti ; la loro pelle ha un colorito terreo ; hanno gli occhi lustri , mobilissimi ed investigatori , ossa zigomatiche assai sporgenti , bocca atteggiata al sarcasmo ed all ' insulto , ritengono nel sembiante un non so che di provocante e insieme di spaurito , che rivela la condizione loro di dover sempre camminare per quell ' angusto e pericoloso sentiero che separa il delitto dalla punizione . Dove abitano , come vivono e come parlano questi miserabili vedremo in seguito . Osserviamo finalmente , che se per il suo sudiciume la plebaglia è brutta a vedersi , per la sua selvaggia rozzezza è altrettanto disgustosa a trattarsi . Costituisce una società nella società , con alcune consuetudini dagli interessati riconosciute per leggi con lingua propria , con mestieri speciali , e con una certa gerarchia , di cui quelli che occupano gradi superiori , sono almeno temuti se non rispettati od amati . Questi miserabili non hanno religione , sono schiavi di molte superstizioni ed hanno di tali loro stolte credenze , non sacerdoti ma sacerdotesse ; essi hanno infine una importante caratteristica , già notata dal Machiavelli , ed è che presi singolarmente fanno schifo e ribrezzo e veduti raccolti in massa incutono spavento . Chi si mostra sfegatato idolatra della feccia , non l ' ha neppure vista da lunge . Gli aristo - democratici non l ' hanno mai studiata dappresso e Cassio la conosceva quanto Marat , e Robespierre ne sapeva quanto Marco Bruto . Le illusioni loro , sì presto mandate in fumo dalla plebe ne sono una prova . Sembrami di vedere quel bravo giovinotto di Cajo Gracco attraversare il foro zeppo dei partigiani della legge agraria . L ' elegante figlio del patrizio Sempronio e dell ' unica ma ambiziosissima Cornelia ; è appena uscito dal tepidario , e a stento può reggere al lezzo caprino , che esala dalle vesti di grossa lana di quella moltitudine . Egli è costretto di portare alle nari la bulla piena di preziosi aromi orientali , mentre ricambia sorrisi ed occhiate a destra e a sinistra , la calca gli si pigia dattorno e col suo puzzo l ' ammorba , raccoglie a due mani la toga intento a schivare il contatto dei più vicini , grida : « Popolo sovrano , ti farò rendere giustizia da codesti aristocratici , te lo promette Cajo Gracco . Date il passo al tribuno della plebe . » « Evviva il tribuno ! » esclama di rimando il buglione . Non esitiamo ad affermare che oggidì avviene lo stesso . Ma che è oggi più scaltra di quel che non si pensi , sa che quando un cittadino delle classi superiori discende tra essa , è segno che è curioso di spiarne la vita intima , oppure che è bisognoso dell ' opera sua , perciò si mostra riottosa e diffidente ; di modo che , chi si cala ne ' covili di essa può a ragione credersi venuto tra un popolo barbaro e selvaggio , cento occhi gli sono tosto addosso con una certa espressione di tenerezza , che pare gli dicano : Non essere indiscreto o ti facciamo la festa . Innanzi di proceder oltre , conviene che qui riveliamo il nome generico che ha la plebe milanese . Le varietà di essa sono infinite e molti però sono i nomi che nel gergo o linguaggio furbesco le si applicano , però il nome generico , con cui l ' intiera classe designa chi le appartiene è quello di lôcch . Rancidumi statistici Ecco dei dati statistici i quali si possono dire archeologici , ma che non saranno per tornar utili per ragione di confronti . Portiamoci col pensiero al 1871 . Le mura di Milano ricingono 794 ettare di terreno , su cui formicolano 199,009 persone . Di queste 100790 appartengono al sesso mascolino e 98,219 al femminino , la quale prevalenza fisiologica dei maschi sulle femmine venne anche , or non ha molto , posta in rilievo dal dottor Romolo Griffini nella sua relazione sul Brefotrofio della città nostra . Ebbene , su tanta popolazione non possiamo notare che 65,365 coniugati ; il resto della popolazione si compone di 16,735 vedovi , ed horribile dictu ! di 116,909 celibi . Si noti che un terzo della popolazione è manifatturiera , un altro terzo è occupata in altri uffici , e finalmente l ' ultimo terzo , dobbiamo dirlo ? ... è senza professione . In quest ' ultima classe lo statista distingue i non poveri e di questi sono 13,277 i maschi e 46,453 le femmine e riduce i poveri senza professione a soli 345 , di cui 60 appartengono al sesso forte e 285 al sesso debole . E notisi che di questi miserabili 22 maschi e 229 femmine nacquero nel Comune ; 34 maschi e 55 femmine nacquero in altro Comune del Regno ; gli altri sono nati fuori dello Stato . Questi dati statistici che desumiamo dagli Atti del Censimento 1871 pubblicati dal nostro Municipio c ' indurrebbero nell ' opinione che in Milano la miseria è una piccola magagna da non dar pensiero , ma pure tutti gli stabilimenti di pubblica e privata beneficenza rigurgitano d ' infelici , costretti con o senza loro colpa a giovarsi di queste istituzioni caritatevoli chiamate dai filantropici retorici colla pomposa denominazione di " patrimonio del povero . " Tra i dati curiosi non crediamo dover ometterne alcuni che non sono senza relazione coi nostri studi . In Milano vi è maggior movimento letterario che in qualsiasi città d ' Italia , tant ' è che ben 4000 persone campan la vita coi frutti del loro ingegno , come vivano poi ve lo dicano i molti figli della bohème , che discutono ogni giorno , seriamente se debbano sopprimere la colazione o il pranzo , e che vanno torturandosi il cervello per satollarsi con esempi di abnegazione e di sobrietà , non potendo nutrire il loro corpaccio con qualcosa di più concreto e di più sostanzioso . Vita poetica è quella della bohème ! Ma come potrebbe avvenire altrimenti in una città nella quale vi sono 286 mentecatti , 314 imbecilli , 453 ciechi , migliaia e migliaia d ' affaristi , che non leggono altro che il loro libro mastro e 45,613 individui che non sanno leggere nè scrivere ? Inoltre i 5799 individui che hanno dichiarato nella scheda di censimento di saper soltanto leggere è certo che altro non leggono tranne il lunario e la cabala del lotto e questi per vero dire aumenteranno di ben poco il commercio librario , il che può dirsi ancora di moltissimi indefessi lettori di opere prese a prestito dagli amici e dai conoscenti . Ma la feccia ? ... E ' difficile l ' affermare il numero preciso delle persone che la compongono . Dalle statistiche ufficiali questo non si può rilevare ( 1 ) . ( 1 ) In questi studi mi sono giovato di statistiche affatto private redatte diligentemente e con finissimo criterio dal signor Angelo Candiani , già comandante delle guardie di pubblica sicurezza al quale rendo le più vive grazie . Tributo pure cordiali ringraziamenti al già questore cav . Edoardo Cossa e al signor cav . Pietro Fassa , già direttore delle carceri di Milano che mi procurarono modo di vedere da presso alcune precipue fasi della vita plebea . Nei più bassi gradi della classe operaia riscontrasi qualche tipo individuale che potrebbe essere preso per il trait d ' union fra il popolo e la plebe . Il barabba , che è l ' operaio corrotto , litigioso e beone , o come altrimenti il direbbero i toscani , sbarazzino , può facilmente trasformarsi in 1ôcch; quindi la somma di questi è un po ' incerta . Alcuni la pretendono ingente , altri la riducano entro limiti più ristretti , ma tanto i primi che questi partono da criteri particolari , e perciò il loro giudizio s ' allontana dal vero . Il lôcch di solito , nasce in un Brefotrofio , passa l ' adolescenza nel Riformatorio , si sviluppa e vive nel carcere e muore all ' ospitale . Tra l ' uno e l ' altro stadio di vita passa i giorni nel postribolo , nella taverna o sulla piazza . Dopo dieci anni . Siamo nel 1881 e un nuovo censimento fu fatto in Milano , come in tutta Italia . La statistica , questa scrupolosa analizzatrice delle cifre , dopo sei mesi dal giorno del censimento , non si perita ancora di dare il suo responso e quasi per grazia vi permette sapere che entro le mura di Milano esiste una popolazione di fatto di 214,004 persone ( e chi sa davvero quanti individui , non sono se non persone o maschere nel significato latino del vocabolo ) e che di queste persone sono 107,075 i componenti la turba del sesso detto per ironia forte , mentre 406,929 sono le persone appartenenti al sesso così detto gentile . Tra quest ' ultime , nove su dieci sono proprio maschere per indole , per costume , per educazione . E la statistica vi farà notare in Milano un aumento normale di 4000 individui all ' anno . La popolazione di Milano che nel 1871 abitava in 4622 case , nel 1881 aumentata e statisticamente riveduta s ' annida in 4689 case , e si distingue in 56,934 famiglie occupanti 56,29 quartieri o appartamenti . Contansi poi 1943 individui che hanno dimora abituale negli alberghi e nelle locande e al 31 dicembre dei 1881 ve n ' erano 852 che si trovavano in alberghi e locande ma solamente con dimora occasionale . Se poi a qualcuno pigliasse vaghezza di sapere quanti locali o vani trovansi nell ' interno di Milano , risponderemo con una statistica particolare cortesemente mostrataci dall ' assessore Cambiasi essere quelli 252,440 e di essi , al 31 marzo 1882 erano vani realmente , perchè vuoti , ben 3459 . Notiamo per incidenza che in quest ' ultima cifra non sono compresi i locali di fresco fabbricati e non ancora dichiarati abitabili . In un decennio adunque la popolazione di Milano ha aumentato di 14995 persone , segno evidente che non è una città che se la dorma della grossa , come i malevoli tenterebbero far credere . Milano vive vita febbrilmente operosa di giorno , nè cessa di agitarsi la notte . Il sesso forte non s ' accrebbe che di 6285 individui , mentre la volubilità e la grazia hanno trovate ben 8710 nuove sacerdotesse . Intanto i 116,909 celibi converrà ritenerli 116,909 , finchè la statistica si compiacerà di dirci l ' ultimo oracolo del censimento , speriamo che lo pronunci presto e soprattutto che , per l ' onore della riputazione morale di Milano , ci porga questa cifra considerevolmente diminuita . Si argomenta già a quest ' ora che il numero delle persone senza professione , grazie a certe distinzioni che sì vogliono fatte dalla Giunta centrale di Statistica , sarà di gran lunga minore di quello che non sia stato nel 1871 . Non potendo sapere di quanto dal penultimo censimento in poi sia decresciuto il numero dei ciechi , degli analfabeti ( i ciechi dell ' intelligenza ) , dei mentecatti e degl ' imbecilli , non osiamo dire se migliorata siasi la condizione delle quattromila persone che campano delle lettere , o per dirla con una frase molto nota e molto vera , col far gemere i torchii . La feccia plebea di Milano di quanti invidui adunque si compone ? Non ci si accusi di soverchia pedanteria , se ancora non crediamo di poter mettere fuori una cifra in proposito . La feccia sia poi di Milano o di Parigi o di qualsiasi altra grande città , offre difficoltà grandissime allo statista che voglia distinguerla dal resto della popolazione , numerarla , classificarla . E perchè non crediate che questo sia un espediente qualunque per trarmi d ' impaccio , citerò a mia giustificazione il Frégier , che fu già capoufficio alla Prefettura della Senna ed egli vi dirà : « L ' Amministrazione ha tentato più d ' una volta di conoscere la forza effettiva della classe oziosa , errante e depravata , di questa parte della popolazione che , a Parigi come nelle altre grandi città , forma il focolare di ciò che v ' è di più abbietto , di più corrotto e di più pericoloso per la società . I suoi sforzi sono sempre stati infruttuosi , chè essa non ha giammai potuto designare precisamente gli elementi di questa classe mobile e misteriosa ; essa ha voluto dividere questi elementi in categorie , per conseguire lo scopo che si proponeva ; ma non ha tardato ad accorgersi che le più di queste categorie , distinte in apparenza , erano di fatto assolutamente nulle . » Dal 1810 , anno in cui il Frégier ha pubblicata l ' opera sua sulle classi pericolose , tale condizione di cose non ha punto mutato . E si che soffiarono sopra questo mondaccio più di quarant ' anni ! Ciò è davvero sconfortante . Intemperanza . Abbiamo veduto come si semini la popolazione pericolosa , vediamo ora come la s ' inafffi , perchè possa produrre i frutti del male . La statistica ci corra in aiuto . E ' proprio vero che la sete viene bevendo . Veggansi i dati seguenti e si facciano gli opportuni confronti . Da essi rilevasi il numero degli esercizi pubblici esistenti in Milano nel 1874 e nel 1881 . 1874 1881 Alberghi 45 53 Osterie 255 261 Trattorie 485 593 Bettole e cantine 437 570 Caffè 352 320 Liquoristi 497 475 Birrarie 32 39 Numero totale degli esercizii 2103 2311 Da questi dati appare che dal 1874 al 1881 si apersero 208 nuovi esercizii , e cioè quasi 1 per ogni mille abitanti . Il numero totale degli esercizii ci dà proporzionalmente 1 circa per ogni 100 abitanti . Sopra queste cifre porteci dalla statistica si potrebbero fare delle osservazioni curiose . Il numero delle osterie , delle trattorie , delle bettole e delle cantine è andato aumentando ogni anno , il numero dei caffè è oscillante e inclina piuttosto a diminuire , finalmente quello dei liquoristi che nel 1875 scese al minimum di 428 risalì nel 1876 al numero dì 436 , nel 1877 a quello di 440 sino a che nel 1881 raggiunse il numero di 475 . E si noti bene che in questi numeri non sono compresi i lattivendoli , i droghieri , i farmacisti che da qualche tempo si sono dati allo spaccio dei liquori . Se ne ingolla , per Bacco , dell ' alcool e del vino nella nostra Milano ! Su per giù dai buoni Milanesi e dai loro ospiti e visitatori si berrebbero 274,000 ettolitri di vino all ' anno e forse un tre o quattromila ettolitri di alcool , il che non è poco . Dai registri del dazio consumo si desumerebbe che in Milano nel 1876 e nel 1880 si daziarono le seguenti quantità di vino : 1876 1880 Vino in fusti Ett . 242,171 Ett . 235,410 Vino in bottiglie Ett . 2,549 Ett . 2,621 Vino in mezze bottiglie Ett . 81 Ett . 77 Mosto Ett . 5,776 Ett . 406 Uva ridotta poi in vino Ett . 24,000 Ett . 36,000 Totale Ett . 274,577 Ett . 274,514 Avvertiamo il lettore che non abbiamo voluto prendere come termine di confronto l ' anno anno 1881 , perchè durante quell ' anno ebbe luogo in Milano l ' Esposizione nazionale che ha fatto succedere un aumento eccezionalmente sproporzionato nel consumo di ogni genere di cibi e di bevande . Ed ora ecco i dati del consumo dell ' alcool : 1876 1880 Alcool inferiore Ett . 2,953 Ett.2,900 Alcool superiore Ett . 4,362 Ett . 4,891 Alcool in bottiglie Ett . 229 Ett . 311 Alcool in mezze bott . Ett . 21 Ett . 19 Alcool fabbr . in città Ett . 3,294 Ett . 4,000 Tot . Ett . 10,859 Ett . 12,121 Concediamo che di tutto quest ' alcool due terzi sia impiegato nell ' industrie e nella chimica , ma un buon terzo , si può quasi scommettere , che scende nel gorgozzule dei nostri concittadini e va a finire nel laboratorio dello stomaco . Vi meravigliereste ora se vi dicessero , che il vizio dell ' ubbriachezza in Milano cresce , cresce , cresce ? Ogni misero è re se il vin lo scalda , ha detto Pope nel suo Saggio sull ' Uomo , epperò in mezzo all ' aria repubblicana , che d ' ogni intorno spira , il numero de ' re ( secondo Pope ) andrebbe aumentando . Nel suo libro Intemperanza e Miseria il Léfort distingue l ' ubbriacatura dall ' ubbriachezza , la prima errore , la seconda vizio ; ma invano egli vorrebbe trovare delle attenuanti per l ' errore , chè è per l ' appunto questo che avvia alla colpevole abitudine . E ' curioso che da Pitagora al Mantegazza tutti i pensatori hanno alzata la voce contro l ' ubbriachezza , ma non per questo il brutto vizio è cessato o accenna almeno a diminuire . Montaigne ha sentenziato che " le pire estat da l ' homme c ' est ou il perd la cognoissance et gouvernement de soy " eppure molti cercano nel vino e nei liquori l ' oblio de ' mali , nè tutti sono da condannarsi . Statistiche recenti risguardanti l ' ubbriachezza in Milano non abbiamo trovato , siamo costretti pertanto a ricorrere a dati vecchi , non per questo meno eloquenti . Nel 1868 ( che è l ' anno di cui abbiamo dati precisi ) furono arrestati 476 ubbriachi fradici , tra i quali 392 maschi e 84 femmine . Pur troppo soli 406 individui erano plebei , gli altri 70 erano di condizione civile . Notiamo ad abbondanza che 194 erano in età da 18 a 30 anni e 282 dai 30 ai 50 anni . Nè questi furono i solo ubbriachi caduti nelle mani dell ' autorità in quell ' anno , poichè 148 che erano solo cotticci vennero ricondotti alle loro case dai pubblici agenti , e tra essi vennero notati 106 maschi e 42 femmine . Chi ci saprebbe dire il numero degli altri ubbriachi di Milano , dei quali non ha nè può avere notizia l ' autorità di pubblica sicurezza ? In genere però il popolo italiano e la popolazione milanese in ispecie non sono di tanto dediti all ' ubbriachezza da meritare di essere collocati dal Léfort nella sua Geografia e Statistica dell ' intemperanza . Consoliamoci almeno di questo che in Europa ci sono dei popoli , che vantansi più civili e che sono più ubbriaconi di noi . Buon pro lor faccia . Il primo passo della Vita . Come si può crescere buoni e affezionati alla Società , se vostro padre , se la vostra madre stessa vi rifiuta e vi abbandona non appena avete schiuso gli occhi al dolore ? Eccovi soli , con un cognome convenzionale , non corrispondente a quello di nessuna persona che v ' ami , e che vi fu dato capricciosamente da un impiegato , il quale non si è preoccupato d ' altro se non di questo che il vostro cognome incominci per la stessa lettera del nome che da una suora vi è stato imposto al fonte , ove foste fatti cattolici non uomini . Imperocchè la Società , la Società civile , la Società progredita e progressiva , la Società magnanima vi stampa in fronte il qualificativo di bastardo , che vi fa vivere spregiati e tuttavia poco curanti di questo ingiusto disprezzo , ma inquieti tra il desiderio e la tema di conoscere gli autori dei vostri giorni . Potrebbero infatti essere ricchi o poveri , onesti o vituperevoli , potrebbero essere una benedizione o una maledizione per voi , Ma che monta ? Non pochi di coloro che creano siffatti sventurati compongono la cosi detta buona società e se conoscono gli allevatori dei loro bambini si recano da essi con istrani infingimenti per portar ai figli abbandonati qualche dolciume : ma la loro riputazione non dev ' essere offuscata , ma la loro tranquillità domestica non dev ' essere turbata ... guai se il padre , la madre , lo zio , la zia risapessero questo errore , sarebbero capaci di diseredare chi l ' ha commesso , e allora ! Epperò voi , poveri bambini , soffrite , crescete incolpevolmente spregiati e quando la negligenza sociale e la snaturatezza dei vostri genitori vi hanno indirizzati e quasi dannati al male , allora soltanto la società vi teme , lo statista vi scerne fra la turba multiforme dei delinquenti e nota : " Pur troppo anche in questo anno dei condannati per delitti comuni il maggiore contingente è fornito dai trovatelli . E ' questa una piaga alla quale conviene che la società ponga un rimedio provvidenziale ed efficace . " Ma intanto chi soffre e lo statista volta la pagina per fare altri calcoli . La sua voce est tamquam vox clamantis in deserto . Qualche volta il gettatello si vendica dei suoi snaturati genitori a misura di carbone . Allorchè dopo aver composte le cose loro secondo le ipocrite norme delle convenienze sociali , il padre o la madre , ricordandosi di aver fatto consegnare il proprio figlio al Brefotrofio ne fanno ricerca , il figlio al vedere i proprii genitori , vinto dalla gratitudine per chi l ' ha allevato , rifiuta e il nuovo nome e la nuova condizione che gli viene offerta , protestando che giacchè è rimasto per anni molti senza che da ' suoi sia stato riconosciuto , oggi si crede in diritto di non voler egli riconoscere i suoi . Atroce eppure nobile vendetta che priva il padre e la madre dell ' affetto de ' proprii figliuoli . Ma non è qui il luogo di far degli sfoghi siano pure ragionevoli contro una Società generalmente corrotta e senza cuore . Ripigliamo in quella vece la nostra archeologia statistica , la quale ci può insegnare ancora oggi qualche cosa . Nel giorno del censimento del 1871 i bambini illegittimi nati vivi furono 1105 , dei quali 224 videro la luce nel Brefotrofio provinciale , istituto che nel solo 1874 accolse 2375 infanti . Questa numerosa famiglia darà più tardi i 350 giovanetti da ricoverarsi nel Riformatorio di Parabiago , i 150 adulti da rifugiare nell ' ospizio del Patronato , e la maggior parte di coloro che popoleranno le 762 segrete del carcere cellulare . Sono dati vecchi , ai quali gioverà contrapporre i recentissimi pubblicati al pari di quelli dal dottor Romolo Griffini , direttore del Brefotrofio di Milano . " Nell ' anno 1881 , scrive il Griffini in una sua accurata relazione , si raccolsero nel Brefotrofio 1408 infanti di primo ingresso , contro 1389 entrati nel 1880 . Ne risultò pel 1881 un aumento di 19 infanti . Quanto al sesso , i nuovi entrati si distinguono in 728 maschi e 680 femmine . Prevale , come generalmente suole , il sesso forte , e quest ' anno in ambe le categorie dei legittimi , e degli illegittimi , poichè sopra 354 legittimi si hanno 185 maschi e 169 femmine , e sopra 1051 illegittimi , 543 maschi e 511 femmine . " E volete sapere quanti erano nel 1881 i disgraziati componenti la famiglia a cui l ' Ospizio provinciale di Milano ha dovuto provvedere ? 8439 . Quanti dolori ! C ' è da inorridire . E siamo sull ' aumentare . Come si provveda poi a questi infelici è bello tacere . Nessuno ne ha colpa , poichè la istituzione del Brefotrofio è organizzata , retta da norme non facilmente mutabili e da consuetudini che tengono veci di leggi . E poi la burocrazia non è la Provvidenza . Gli esposti vengono quasi tutti affidati ad allevatori abitanti in campagna . Si conta un po ' sulla moralità e sul buon cuore dei campagnuoli . E anche per vero dire molti di questi hanno meno pregiudizii dei cittadini . Nel bambino quelli non vedono il bastardo , vedono il disgraziato e se lo tengono caro . E ' una specie di buon augurio per la famiglia che lo ricetta e lo nutre . Il compenso che paga l ' Ospizio non è sempre allettamento sufficiente per indurre una famiglia ad assumersi la cura di allevare un figliuolo che sul fiore dell ' età può essere richiesto e portato via da chi l ' ha messo al mondo . Vi sono pure dei bambini che per la loro bellezza attraggono gli allevatori , ma ve ne sono di quelli che sono male aggraziati , o brutti , o infermicci , o colle membra contorte e rattrappite e , poveretti , non sono voluti da nessuno . Fino a pochi anni or sono per una vecchia consuetudine si provvedeva al loro collocamento in questo deplorevole modo . Quando la Direzione dell ' Ospizio da sicure informazioni era fatta certa che in un determinato circondario di campagna v ' erano parecchie famiglie , che avrebbero assunto l ' allevamento di alcuni trovatelli ne caricava qualche dozzina sopra un carretto e li inviava al comune indicato . All ' arrivo dell ' infelice convoglio si dava nella nota campana esattoriale ; i terrieri convenivano sulla piazza e incominciava la scelta dei bambini . Tolti i più belli o i meno brutti restavano coloro , ai quali insieme colle altre sventure toccava pure l ' umiliazione d ' essere rifiutati . Chi ha appena un po ' di cuore pensi quali sentimenti in quel punto dovevano germinare negli animi di quei disgraziati fanciulli . Allora l ' agente dell ' Ospizio , che voleva ritornarsene col carro vuoto , andava sollecitando or l ' uno or l ' altro dei contadini presenti a prendersi o questo o quel bambino quantunque storpio o deforme , chè l ' Ospizio provvedeva per essi al pagamento di una ragguardevole ricompensa all ' allevatore . E così a stento e a fatica tutti i bambini venivano accolti nelle case dei contadini e quindi dopo un secondo rifiuto s ' affacciavano alla vita di famiglia paurosi , sapendo di esservi appena tollerati . Altro che notare nelle statistiche penali che il numero maggiore dei delinquenti è fornito dagli Esposti ! Non è loro colpa se questi bambini crescono male . L ' illustre prof . dott . Edoardo Porro nel suo lavoro che risguarda il biennio 1869-70 alla maternità di Milano , a pagina 266 , parla della sorte che attende gl ' infelici che hanno culla nell'0spizio , " i quali sovente hanno per sopraggiunta la sventura di perdere nascendo la propria madre . La quale nell ' istante di dare alla luce il suo bambino è tormentata da gravi dolori non solo fisici , ma anche morali ; pensando , come dice il Porro , che la sua creatura troverassi isolata e reietta dalla società , dannata ad un Brefotrofio e ad un allevamento poco dissimile da quello dei bruti . Chi ha pratica delle maternità , ed in ispecie di quella di Milano , non troverà esagerate queste parole . " Oggi le condizioni dei ricoverati da quest ' Istituto debbono essere un cotal poco mutate , grazie alla benefica influenza delle persone che ora lo dirigono . Un forte sentimento di pietà si ridesta in ogni animo bennato alla vista di un povero gettatello . E il Giusti , descrivendo scherzosamente un suo viaggio a Montecatini , osservando uno di questi sventurati bambini , sente dentro il suo cuore vibrare a un tratto la corda del dolore e però esce in un volo lirico , degno d ' essere riletto . Accanto a me dal lato delle brenne , Una povera donna montanina , Lieta recava al petto un trovatello . Preso là nel buglione , ove s ' insacca Dal matrimonio e dallo stupro a gara O legittima o no l ' umana carne . Oh benedetta , miseri innocenti , La pubblica pietà che vi ricovra Nudi , piangenti , abbandonati ! A voi il casto grembo della cara madre . E del tetto paterno il santo asilo , Che dà l ' essere intero , e dolcemente L ' animo leva a dignità di vita , Error , vergogna delitto e miseria Chiuse per sempre ! Crescerete soli , Soli all ' affetto e mal securi in terra ; Al disonor di genitori ignoti , Come la pianta che non ha radice , Maledicendo .... ... Poveretti , quant ' era meglio per essi il non nascere ! I lôcch nel 1874 . Ecco i pensieri che ci frullavano nella mente nel 1874 studiando quella parte della popolazione di Milano negletta e pericolosa che con vocabolo gergale viene chiamata dei lôcch . Son pochi i caffè , le osterie e le bettole , tra i 2000 esercizii pubblici , di cui è disseminata Milano , in cui il plebeo non si periti di presentarsi , anzi quand ' egli entra in un caffè di lusso in compagnia di qualche femmina da trivio , incede risoluto e con aria di sfida , e tutto si ringalluzzisce se giunge ad attrarre dai frequentatori gli sguardi , benevoli o malevoli , a lui poco importa . Ma la bettola è il regno , del lôcch ; quivi ascolta i poco melodiosi , ma svariatissimi concerti dei 200 suonatori d ' organetto , di chitarra , di mandolino e perfino del santo strumento dei profeti , per dirla coll ' Aleardi ; quivi egli mangia , beve , giuoca , predica , grida , schiamazza , quivi ritrova la sua famiglia la sua società , la sua patria . Egli frequenta pure due caffè - danzanti ( 1 ) , posti uno , in ciascuno dei due quartieri dove la marmaglia s ' annida , a questi pseudo caffè si può ben applicare il nome di anticamera del carcere , e guardinna come dai lôcch istessi vengono chiamati , perchè ivi i formigh de la giusta o guardie di questura , attendono tranquillamente che vengano a far di sè spontanea dedizione i colpiti di cattura , aspettazione che di rado rimane delusa per le ragioni che diremo in appresso . ( 1 ) Uno di essi venne chiuso per ordine dell ' autorità politica . Il proprietario s ' era preso un giorno la licenza di tirare a bersaglio sul petto d ' uno dei suoi avventori . L ' altro caffè - danzante , fu chiuso per disordini gravissimi in esso accaduti . Ma dall ' allegra danza della bettola , o dalle conversazioni chiassose del postribolo si rifugia il miserabile in qualcuna delle locande le più meschine , ove trova un pagliariccio per passare il resto della notte . Anche qui la questura si reca a far visita , e con lodevolissima sollecitudine nota i nomi di quanti ricevono alloggio ogni sera dai 96 locandieri muniti di regolare licenza . Un alleato potente del 1ôcch è il pignoratario . Contansi in Milano 47 pignoratarii ( non dimentichi il lettore che ci riferiamo al 1874 ) e prestano denaro contro un pegno superiore di due terzi alla somma richiesta , e l ' interesse che si paga pel danaro , così preso a prestito , ha un limite minimo del trenta per cento . Tra i pignoritarii son parecchi cocch o manutengoli che comperano la roba rubata per un tenuissimo e quasi vorremmo dire ridicolo prezzo . Daremo più tardi qualche tratto caratteristico di siffatta genia . Malgrado che i lôcch campino la vita con mezzi illeciti , tuttavia non ve n ' è uno che non sappia all ' uopo provare di avere un ' occupazione che gli provvegga la sussistenza . Dopochè improvvidamente la legge di pubblica sicurezza riconobbe la libertà di commercio o per parlare seriamente , concesse a chicchessia di fare il merciaiuolo girovago ( diritto che prima era consentito solo ai vecchi ed agli impotenti al lavoro ) le vie sono ingombre di venditori di fiammiferi , di minuterie , di fotografie di opuscoli , di bosinate , e tutti costoro pretendono di far credere che essi ritraggano i mezzi dì sussistenza dal loro microscopico commercio . Ma questi mestieri facili ad apprendersi e ad esercitarsi hanno scossi ancor più i vincoli troppo già allentati della famiglia plebea . Questa non ha più alcun vigore morale ; e ad ogni piè sospinto i figli disertano la casa per discendere nella piazza che s ' eleggono ad albergo , a scuola , a bottega . Nel solo anno 1869 ( oltre il quale termine non giungono le statistiche private del signor Candiani ) vennero denunciati dai parenti 203 figliuoli fuggiti dalle rispettive case , e tra essi s ' annoverano 172 maschi e 31 femmine , ma ciò che è ancor più doloroso a notarsi è che nello stesso anno vennero dall ' autorità di pubblica sicurezza arrestati come fuggitivi dal tetto paterno 878 figliuoli , dei quali 684 maschi e 184 femmine . Questi tutti furono ammoniti per oziosità e vagabondaggio , vennero per qualche tempo sostenuti in arresto e nondimeno nè i loro genitori , nè alcun ' altra persona si presentò a fare di essi ricerca . Eppure se 416 tra quelli erano in età dai 12 ai 16 anni , ve n ' erano pure 463 , l ' età dei quali stava ancora fra gli 8 ed i 12 anni . Non dimentichiamo poi che Milano ha una popolazione fluttuante di circa 28,000 individui non pochi dei quali concorrono ad aumentare la folla della plebe , o per parlare più correttamente dei lôcch . Insomma crediamo di non esser molto lontani dal vero , affermando che questa turba si compone di più che diecimila persone . E accanto a questa cifra , altre non meno dolorose e vergognose dobbiamo segnare , cioè 590 prostitute ( sempre secondo la statistica del 1871 ) , raccolte in ben 30 case di tolleranze , e forse altre 1500 femmine che esercitano clandestinamente il loro turpe commercio . Il numero delle prostitute non è registrato negli atti del censimento del 1871 e non sappiamo , per qual ragione il Comitato ha creduto opportuno di ommetterlo . Il mondo dei lôcch al giorno d ' oggi Il regno del lôcch oggi s ' è ampliato , che il numero delle bettole è andato e va continuamente crescendo . Ma il Padiglione Merati in Porta Garibaldi e il Padiglione Luciani nei pressi di San Vittore non esistono più . Non si creda per questo che il lôcch nella stagione d ' inverno non trovi modo di dar sfogo alla sua smania di ballare . Il lôcch balla , balla furiosamente ... nelle così dette scuole di ballo , nella sala ( chiamiamola così ) che venne aperta sul corso di Porta Genova e in quelle aperte fuori di Porta Venezia , nelle osterie e finalmente nei baccalitt o spacci di vino e di liquori . Dapprima si sapeva dove i lôcch si recavano a ballare , e la Questura aveva contro i pregiudicati buon giuoco ; oggi non se ne sa più nulla , perchè si balla dappertutto e il rintracciare i più pericolosi riesce cosa molto difficile . Le locande non sono punto migliorate da quello ch ' erano e per rispetto alla igiene e per rispetto alla morale , epperò ce ne dovremo intrattenere a lungo pel decoro e pel vantaggio di Milano . Oltre il Monte di Pietà , che è pel lôcch quello che può essere la Banca Nazionale per un uomo d ' affari , egli ha altrettanti banchieri nei quaranta pignoratarii che esercitano , più o meno onestamente l ' usura , muniti della loro brava licenza . Vi sono eziandio in Milano centodieci rigattieri , i quali comperano roba usata e qualche volta la fanno da pignoratarii . Dal pignoratario al manutengolo c ' è di mezzo la barriera dell ' onestà , che bene spesso la cupidigia di lucro può indurre a saltare . I ladri e i frodatori hanno i loro patroni naturali nei manutengoli , che sfuggono troppe volte alle ricerche dell ' Autorità di Pubblica Sicurezza . Il Carcere cellulare e l ' isola ( il domicilio coatto massime all ' isola d ' Ischia ) hanno fatto sloggiare da Milano molti di quei furfanti , i quali avevano contratte delle curiose abitudini d ' indifferenza nel passare dalla vita del delitto alla vita dell ' espiazione nelle carceri a sistema di famiglia . Ma se gli individui che compongono la feccia di Milano hanno mutata parvenza , coloro che vennero a sostituirli non sono di natura diversi dagli altri e battono la stessa via , se non con più audacia , certo con maggiore astuzia . Nè la morale in Milano ha guadagnato gran fatto dal 1874 in poi . E invero , quantunque in un eccesso di zelo , l ' Autorità di Pubblica Sicurezza abbia fatto chiudere parecchie case di prostituzione ( rimedio inefficace contro l ' immoralità ognora crescente ) , tuttavia Milano contava sul finire del 1881 ben 28 case di tolleranza , delle quali 5 di prima , 11 di seconda , 6 di terza classe , oltre a 6 case particolari . Le prostitute iscritte regolarmente nel 1881 erano 430 , delle quali 45 facevano di sè mercato in case di prima , 105 in case di seconda , 80 in case di terza classe . A fare il numero di 430 contavansi ancora le prostitute isolate e tra queste 34 di prima , 18 di seconda , 98 di terza classe e finalmente 50 prostitute vaganti , tutte appartenenti queste alla terza classe . A tali cifre favoriteci dall ' egregio amico nostro dott . Gaetano Pini , aggiungeremo queste notizie recentissime , e cioè che oltre le 22 case pubbliche di tolleranza ve ne sono 12 private . Le prostitute iscritte al 20 giugno 1882 erano 614; quelle che si presentano alla visita sono in media circa 400 , delle quali 80 esercitano la prostituzione clandestinamente . Il Sifilicomio ne ricetta attualmente 52 e ne ha 29 in esperimento . Confessiamo che quest ' ultima espressione , pórtaci da una relazione ufficiale , ci sembra molto curiosa , se non molto chiara . Da questi dati non si potrebbe argomentare della moralità di Milano . Conviene sapere per farsi un ' idea precisa della condizione di Milano , che forse duemila femmine fanno copia di sè per denaro , in barba a tutti i regolamenti della Pubblica Sicurezza . Urge che venga rialzato il livello morale della città nostra , perchè si corre verso la depravazione in modo ignominioso . Nei postriboli non s ' infognano solamente i lôcch , ma benanco moltissimi giovani di oneste famiglie , i quali incominciano in questi turpi luoghi a mettere il piede sullo sdrucciolo del vizio , per finire poi a precipitare nel baratro del delitto . Dove dorme il lôcch . Col nome di locanda si designa dai Milanesi un luogo dove la feccia riparasi a dormire durante la notte . Nel quartiere di Porta Garibaldi e ìn quello di Porta Ticinese vi sono le locande peggiori . Non può credere quanto siano squallide chi non le abbia vedute ; in loro confronto sbiadiscono le descrizioni delle locande inglesi , porteci dal Simonin . Rechiamoci a visitarne qualcuna famosa nella cronaca plebea , ma ricordiamoci di andarvi accompagnato da qualche esperto brigadiere di pubblica sicurezza e colla scorta di un paio di guardìe , affinchè non c ' incolga danno per la nostra soverchia curiosità . Si dice che queste locande fossero più tristi prima del 1859 . Noi per vero dire non neghiamo fede a tale asserzione , tuttavia possiamo affermare che sono pessime tuttora . Eppure c ' è una Commissione sanitaria presso il nostro Municipio , la quale potrebbe cooperare coll ' autorità di pubblica sicurezza affine di migliorarle ; e il compito non sarebbe forse nè infruttuoso , nè scevro di soddisfazioni per chi vi s ' accingesse . E ' notte fitta . Da un paio d ' ore la folla che ingombrava il coro di Porta Garibaldi s ' è a poco a poco dileguata ; non vanno in volta che gli agenti dell ' ordine e gli uomini del disordine . Dei miserabili quelli senza danari hanno preso alloggio all ' albergo del Cappell Verd , cioè sotto gli alberi piantati lungo quella parte dell ' Arena che guarda verso oriente ; oppure stanno in Piazza d ' Armi a combinare qualche mala opera ; quelli poi che sono stanchi , ma che hanno quattrini in tasca si sono ricoverati nelle locande . Entriamo per questa angusta porticina . Non giova che qui ripetiamo il numero che la segna , perchè vogliamo narrare e descrivere , non già accusare o denunciare alcuno . Per l ' androne lungo , stretto , basso , fangoso e grave olente , eccoci giunti a un piccolo e uggioso cortiletto . Sembra un fondo di torre . Anzi guardando all ' insù , ci pare d ' esser chiusi nel telescopio di Ross , con questa differenza che , invece di vedere un ' immensa plaga , non iscorgiamo che alcune poche stelle , ed un pezzetto di cielo , donde , quando si ricorda , il padre eterno fa capolino e guarda giù per compiacersi della sua creazione . Sopra un usciaccio mezzo scardinato e roso dal tarlo , benemerito della patria indipendenza , per avere nel 1848 dall ' alto d ' una barricata in un fiero combattimento difeso i Milanesi contro gli Austriaci , sta una vecchia ed affumicata lanterna a riverbero , colla fronte ricoperta di carta untuosa , su cui sta scritto Alogio pei forastieri . Nessun Russo , Tedesco o Francese pose mai il piede là dentro , tuttavia dal padrone di quella locanda , tutti gli avventori , che per lo più sono di Milano o dei dintorni , vengono qualificati per forastieri . Entriamo . Siamo in una legnaia . Una catasta di legna grossa a destra , un mucchio di fascine umide a sinistra , divise da un sentieruzzo ; ce n ' è più che non bisogni per dar l ' idea ad un galantuomo del come dovesse stare il povero campione di frate Gerolamo Savonarola , nel momento che a tutto proprio rischio e per mero capriccio di quello , si proponeva di subire la prova del fuoco . Allo sbocco del sentiero v ' è un piccolo spazio dove trovasi una tavola che si regge appoggiata al muro , perchè una delle sue gambe è fasciata , ed il coperchio ha un colore indefinito che è il risultato della polvere e dell ' untume che da anni vi si va sopra accumulando . Al fianco della tavola sta una seggiola impagliata o dirò meglio che va spagliandosi ; sovr ' essa sta seduta la divinità del luogo una donnona corpulenta e grassa , con una faccia che sembra una meggiona , perdonatemi la similitudine un po ' sporca , ma la prendo di peso dal Giusti , quantunque la non abbia di Veneranda nè la pulitezza , nè il placido sorriso . Anzi è arcigna e ad ogni muoversi dei saliscendi ficca in fondo al sentieruzzo che mette alla porta i suoi due occhi grigi , aguzza le ciglia , sporge in fuori , stringendole , le tumide labbra , quasi che il riconoscere la bontà dell ' ospite che arriva sia per lei questione di palato . Un bicchierino di vetro sta sulla tavola , e dalla molta acqua e dal pochissimo olio verdastro sporge il capo un modesto e sventurato , lucignolo che scoppietta quasi domandi l ' aiuto di qualcuno che lo tragga da quel sozzo bagno , in cui sentesi affogare . Non manda luce , potrebbe dirsi piuttosto che misura le tenebre e ne stabilisce i diversi gradi , giacchè a qualche spanna dal bicchierino il buio è perfetto . A chi entra , quel lumicino visto in fondo alla stanzaccia sembra un faro nel momento , in cui lontan lontano viene scorto sull ' orizzonte dal navigante , mentre questi pende incerto circa il punto verso il quale deve rivolgere la prora del suo legno . Eppure quel lumicino rende parecchi servigi , dà risalto alle rughe della vecchia , rischiara un Sant ' Antonio coll ' inseparabile compagno impastato sulla negra parete , e infine impedisce a noi di vedere la soffitta della legnaia risparmiando così al cortese lettore la noia di legerne la descrizione , cui altrimenti gli porgeremmo . La padrona ci mostra il registro dove stanno i nomi dei suoi ospiti . Il brigadiere , che ci è compagno , prende lo scartafaccio , lo scorre coll ' occhio , in certi punti arriccia il naso , in certi altri corruga la fronte , in altri infine alza ed abbassa la testa con moto uniforme e sorride con compiacenza , come chi dicesse : Pur t ' ho colto finalmente . - Abbiamo ordine di visitare la locanda - dice il brigadiere . A questo frequente desiderio dell ' autorità , la locandiera risponde affermativamente con un cenno del capo , si reca dondolando a chiuder l ' uscio che dà sul cortiletto , va in un angolo della stamberga , verso una mensola di legno , impugna una bottiglia di birra vuota , ma dal collo della quale esce un moccolo di sego , l ' accende con cautela , poi si mette alla testa della schiera dei visitatori . Su , su , su per una scaletta di legno ripidissima ; il buio e la fretta con cui si sale non lasciano sentir altro che gli effetti degli scalini contro gli stinchi delle nostre povere gambe , però ci dispensiamo dal descriverla di che il lettore ci saprà grado . Eccoci sopra un pianerottolo . La locandiera schiude un uscio , avanza il braccio armato del lume e attraverso al riscontro veggonsi dei lettucci disposti con un certo ordine , nulla scorgesi che meriti d ' essere notato . - Questi pagano venti centesimi per notte - dice la padrona e richiude . A un secondo piano vediamo la stessa cosa , e ad un terzo altrettanto : finalmente eccoci al piede di una scala a piuoli . Arrampichiamoci sopra quest ' ordigno più atto a far rompere il collo , che ad agevolare la salita a chicchessia . Ogni gradino scricchiola , e tale scricchiolio potrebbe essere paragonato ad un gemito , che ci avverte che il tarlo ha scavato la sua dimora in quei piuoli , i quali minacciano di cedere sotto la pressione che sovr ' essi facciamo coi nostri corpi . Su , su , su , finalmente eccoci in cima . La locandiera schiude la porta .... . Cielo , che puzzo orribile ! Siamo in un abbaino , angusto , basso , il soffitto del quale declina da due parti secondo i due pioventi del tetto . Non vi è alcuna finestra . Luce e aria quest ' abbaino dovrebbe ricevere dall ' uscio , ma di notte rimane chiuso a chiave che vien serrata per di fuori . Coraggio , ed osserviamo . Dei pagliericci ( prendi , o lettore , questa parola nello stretto senso etimologico ) stanno l ' uno accanto all ' altro , e sovra ognun d ' essi giaciono due individui a capo e piedi . Non tutti dormono . Al nostro apparire v ' è chi dorme davvero , chi invece finge di dormire . I fisionomisti potrebbero quivi far studi di non lieve importanza ; gli entomologi vi troverebbero di che provvedere un museo ; giacchè la famiglia degli apteri è qui largamente rappresentata . Ci prese ribrezzo in veder accucciati in quella guisa uomini sui volti dei quali avevano impressi solchi indelebili , vizii , passioni , sventure ; uomini che passano su questa terra senza aspirazioni , senza scopo ; incapaci talora di acquistarsi persino la triste riputazione del male . - Se non ci fossimo noi - mi diceva un giorno uno di questi infelici - quanta gente rimarrebbe disoccupata ! Giudici inquirenti , procuratori del re , avvocati criminalisti , agenti di pubblica sicurezza , carcerieri . . . E ' questo un sofisma degno d ' un cinico matricolato , eppure per molti di questi poveracci e la scusa della grama vita che essi conducono , o per meglio dire è la ragione d ' essere , il perchè della loro esistenza . Se non vi fossero i topi , a che servirebbero i gatti ? In quest ' angusta cella contai quindici ospiti . Gli abiti loro spenzolavano da chiodi infissi nelle sgretolate pareti , notai certe bluse forse un tempo vestite da onesti operai , che l ' ubbriachezza e l ' ozio ridussero a mal partito . I lôcch indossano spesso di queste bluse corte di rigatino bianco e azzurro , nella speranza di essere dagli agenti di pubblica sicurezza scambiati per operai . - Questa locanda non è delle peggiori - mi susurra all ' orecchio la mia cortese guida . Uscii di là nauseato e col cuore stretto da profonda tristezza ; scesi la scaletta , che in quel punto non mi sembrò tanto cattiva , e appena posto il piede sul pianerottolo , la locandiera ci domandò se volevamo salire su per un ' altra scala , in tutto simile a questa , conducente ad un ' altra soffitta che fa degno riscontro a quella testè visitata . Saputo però che non vi avrei potuto trovare alcun che di maggior rilievo , mostrai desiderio di andarmene , e , fatte le opportune scuse alla locandiera pel disturbo arrecatole , questa ci accompagnò col lume fino alla porticina che mette sulla via , e Quindi uscimmo a riveder le stelle . Nello stesso Corso di Porta Garibaldi , una diecina di case più in là da quella testè descritta , vidi un ' altra locanda , che segna un notevole crescendo nel lezzume e nella schifezza . Ne è proprietaria una certa vecchierella , la quale parve turbata dalla nostra visita , ma pure ci mostrò con ossequiosa premura ogni più riposto angolo del suo meschino covile . Ma una casa d ' alloggio tristissima e schifosissima mi fu dato di visitare in via Arena . Quivi è una casa di assai meschino aspetto , e che già dal di fuori rivela la miseria che accoglie nel suo interno . Non griglie difendono alcuni buchi , i quali nel concetto architettonico del costruttore vogliono dire finestre ; muri sgretolati , che non furono mai imbiancati e chiazzati di macchie segnatevi dall ' umidità , tale presentasi la facciata di questa casa . Una portaccia nana permette di entrarvi , ma due tavole antichissime , su cui Mosè scrisse la mala copia del Decalogo pare che ne difendano , mentre per vero dire non fanno che ingombrare l ' ingresso . Per un andito si giunge ad un cortile abbastanza vasto , a sinistra del quale una scaletta di pietra conduce ad un corridoio . Apresi un usciale mediante un saliscendi e si entra in una stanzaccia , non iscialbata chi sa da quant ' anni , anzi le pareti sono gregge , nerastre ed umide ; un ' afa intollerabile vi si respira , perchè quella stanza non può ricevere aria che dalla porta d ' ingresso , quando è aperta . Da una grossa trave , che sta nel mezzo della soffitta , pende una lucerna fatta con una lamina di ferro ricurvata all ' intorno , riempiuta d ' olio , con un lucignolo inzuppatovi , il quale spande in gran copia fumo e puzza insieme con una fioca e fosca luce che si rifrange nelle goccie d ' umidità che scolano lungo le pareti e ben si potrebbero paragonare queste goccie a gemme che cadono ad incoronare il popolo sovrano che s ' ammucchia in questa locanda . Appena entrati , il lucignolo mandò una luce più viva che ci lasciò vedere dei corpi sdraiati qua e colà , ma il soffio dell ' aria , che penetrò là dentro all ' improvviso , spense quella povera fiammella , per cui restammo immersi nel buio . Indarno si tentò di accendere dei fiammiferi soffregandoli contro l ' umido muro , e intanto si sentiva il russare dei dormienti , il muoversi di coloro ch ' erano desti , o che in quel punto si erano svegliati , il fruscìo della paglia , e un ronzìo confuso di animaletti che attivamente si movevano nel buio secondo la loro abitudine . Finalmente si potè accendere un fiammifero di cera , col quale potemmo veder chiaramente quanto ci stava dintorno . E già accosto al limitare dell ' uscio un saccone ci sbarrava il passo , vi stavano distesi due miserabili , un facchino e un taglialegna ; scavalcammo quell ' ostacolo , ed uno dei miei compagni accese di nuovo il lumicino e potemmo così osservare con maggior nostro agio . In un angolo una vecchierella era distesa sopra un altro saccone . Essa poteva contare un settant ' anni d ' età . Facile era il dirla una mendicante ; nessuna traccia le si scorgeva sul volto di quello che poteva essere stata un giorno ; era il viso di lei crespo , gli occhi infossati , aveva le ossa zigomatiche sporgenti , il naso adunco il mento aguzzo e prominente , il colorito terreo , tutto insomma contribuiva a renderla orribile , mostruosa . Stava rannicchiata sotto i suoi abiti , che le servivano di coperta , ma che abiti ! una gonnella di cotone una volta a righe bianche e cineree , ora tutta a strappi e rappezzata qua e là con cenci di altro colore ; dormiva , emettendo certi rantoli ferini , che accennavano un sonno irrequieto , forse rotto da sogni paurosi , turbato da reminiscenze o da previsioni dolorose . Chi era ? Lessi il nome di lei sul registro della locanda ; era una bergamasca , sensale di nutrici ( marosséra ) , non aveva nè casa , nè tetto ; quei suoi cenci erano l ' unico suo avere ; quale vita avesse fin qui condotta , quale quella che le era riserbata tutto era oscuro intorno a lei ; non s ' era mai distinta nel male , forse aveva fatto anche un po ' di bene a questo mondo , ma siccome di quello non si era accorta l ' autorità , e di questo nessuno è incaricato di tener calcolo , così quella donna uscì dall ' ignoto passato , viveva ignoto il presente , per rientrare nell ' ignoto , come i miliardi d ' atomi umani che sono dannati dannati a pullulare e sparire sulla crosta di questo povero globo . Eppure quella femminuccia sarà stata un giorno un ' innocente bambina , avrà avuto un padre o almeno una madre che l ' avranno amata ; giovinetta simpatica , se non avvenente , avrà vagato sui colli verdeggianti del bergamasco , avrà destato qualche passione , qualche affetto , o forse per sua sventura qualche capriccio ; poi caduta , reietta , disprezzata , calò alla città per nascondere la propria colpa e per trovare i mezzi di trascinare la sua miserabile esistenza ; eppure anch ' essa ne ' suoi sogni di vergine avrà desiderato uno sposo , una casa , de ' figliuoli , nei quali rivivere , avrà precorso l ' avvenire colla facile immaginazione giovanile e l ' avrà fantasticato assai diverso di quello ch ' esser doveva per lei , avrà sognato una vita di tranquillità , di pace , d ' amore una vecchiezza onorata , rispettata , nè avrebbe mai più pensato di dover passare le sue notti aggirandosi di locanda in locanda , sola nel mondo , cenciosa , esosa agli altri ed a sè stessa , tale infine da non destar altro sentimento che dì compassione misto tuttavia a schifo e ribrezzo . Vedi in questa stanzaccia quattro altri sacconi ravvicinati e su di essi cinque uomini , uno di questi affatto nudo ; i suoi abiti penzolano dalla parete e consistono in una camicia e in un paio di calzoni . Dalla prima alla seconda stanza s ' accede per un ' apertura non munita munita di uscio ; anche qui pareti sgretolate e umide ; trave che divide in due campi il soffitto ; correnti , correntini , una scala a piuoli , attaccata lungo la parete ; dei cesti sulla soffitta un ' accetta , una falce , dei cenci distesi sopra una corda , ecco l ' aspetto della stanza . Una finestruola semi - aperta lascia penetrare un filo d ' aria che alita sulla fronte di due donne di mezza età che dormono , sopra un lettuccio posto sotto la finestra ; la padrona della locanda giace in un letto vicino alla parete , che divide la seconda dalla prima stanza ; essa s ' è rizzata a sedere sul letto , ha nelle mani un candelliere di legno contenente un moccolo di sego acceso , augura la buona notte alle mie guide , che tosto riconosce ed alle quali dice che nulla v ' è di nuovo , cioè degno di essere notato . Tuttavia diamo uno sguardo alle undici persone che là dentro dormono : sola cosa che merita d ' essere osservata è una famiglia di saltimbanchi . Sopra una tavola giaciono un uomo e una donna , e al di sotto della tavola , stesi sopra un po ' di paglia , un ragazzino ed una ragazzina . I due piccini sono vestiti di maglia incarnatina con nastri di lustrini ; sono belli , dormono tranquilli , hanno un non so che di angelico che fa uno strano contrasto colla luridezza e col laidume circostanti . Notisi che l ' uomo non è il marito di quella donna , che questa non è la madre dei due fanciulli , e che questi non sono fratelli e sorella , e che nessuno dei due , è figlio nè di quell ' uomo nè di quella donna , a cui si sono associati . Questi quattro esseri si trovarono nel mondo , s ' accomunarono e però la loro famiglia è più che altro una società anonima , tendente ad impedire che uno di loro muoia digiuno . L ' emissione delle azioni è a zero , non hanno spese d ' amministrazione , riscuotono e spendono quotidianamente i loro dividendi ed esercitano ogni industria . Per loro tutti i generi sono buoni , eccetto quello che lascia un uomo morir di farne . Torniamo nella prima stanza , ma prima di abbandonare questa locanda ficchiamo lo sguardo nella stamberga a mano destra . Anche qui buio e fetore . E ' un sottoscala e vi stanno tre uomini , due dormono sopra una coperta di lana ed uno sulla nuda terra . Accendiamo un fiammifero e vediamo che uno tiene appoggiata la testa sull ' avambraccio , fa coll ' altra mano visiera agli occhi e sogguarda . Viene interrogato e risponde essere un facchino che viene dalla Valtellina e va a Genova . Il vicino si desta anch ' esso , viene interrogato , è un suonatore d ' organetto ; è di Magadino e va a Corno . Non si conoscono , nè conoscono il loro terzo camerata che è un fruttivendolo di Monluè . Torniamo a scavalcare il saccone , eccoci nel cortile illuminato dal più bel chiarore di luna , che mai possa desiderare un poeta arcadico .. Ripassiamo l ' andito , usciamo dallo sportello , eccoci in via Arena , tranquilla , silente , illuminata direi quasi gaiamente dalla luna . Respiro tre o quattro volle a pieni polmoni , mi pare di rivivere , la mia guida cortese mi domanda : - Che le pare ? - Non lo avrei creduto , se quanto vidi me lo avesse narrato chiunque , fosse pure la persona più rispettabile del mondo . - Che lezzo , che schifo , che sudiciume ! - Ebbene , pensi che queste locande erano assai peggiori negli anni andati . - E ' impossibile imaginarsi di peggio . Anzi , ripensandoci , mi pare d ' aver detto una ridicolaggine marchiana , quando manifestai l ' idea di passare la notte in una di codeste locande , nel caso non avessi potuto trovare altro mezzo per poterla visitare . - Creda che questa poveraglia sta di gran lunga meglio in prigione . Questo è appunto ciò che mi riserbo di vedere . Haec olim . . . otto anni or sono . Vediamo ora alcune delle locande più famose oggi esistenti . Siccome tutto muta in questo maledetto mondo sublunare dovevano quindi mutare anche le locande di Milano . Ed invero di qualche poco hanno mutato . Le mie notizie sono recentissime . Eccone la data : 27 e 29 giugno 1882 . Nè le mie notizie potranno essere da alcuno smentite . Quanto narro , io stesso ho potuto vedere , grazie alla cortesia delle autorità di pubblica sicurezza . I 96 locandieri del 1874 hanno disseminato degli allievi ed oggi 153 sono gli affittaletti con licenza debitamente iscritti sui registri della questura . La locanda mantiene abbondantemente molti insetti parassiti , pulci , cimici , pidocchi , blatte , e .... i locandieri . Questi sono miserabili che trovano modo di vivere della miseria altrui . Non descriverò locanda per locanda , perchè mi vincerebbe lo schifo ; non citerò i nomi degli affittaletti e i numeri delle loro locande , perchè mi parrebbe di commettere una mala azione , le mie accuse saranno generiche , ma perchè vere , dovranno indurre l ' autorità a prendere in proposito qualche provvedimento . In questi giorni , o per parlare più esattamente in queste notti , ho rivisitate alcune locande da me già studiate nel 1874 e ne ho vedute parecchie di nuove . I campi delle mie esplorazioni furono il Corso Garibaldi , la Via Anfiteatro , la Via Vetraschi , la Via Pioppette , la Via Fabbri , la Via Vittoria , la Via Scaldasole , la Via Arena . Locande orribili ! Scene nauseanti In una locanda di Via Anfiteatro non abbiamo potuto penetrare pel contegno ostile del proprietario . Ma da esatte informazioni da noi raccolte , possiamo dire che in quella notte , che noi volevamo visitare quella locanda , essa era piena di prostitute e di pregiudicati , pei quali il proprietario ha dei delicatissimi riguardi . Il cancello che chiude l ' imboccatura della scala , la quale conduce ai piani superiori dà una curiosa caratteristica di prigione a quella locanda . E il fetore delle latrine e del mondezzaio si fa sentire con tanta prepotenza anche da chi si ferma soltanto nel cortile , che si può dire essere questa locanda una succursale della ditta Colera - morbus e compagni Ed ora tiriamo di lungo . Nelle locande ho dovuto notare un miglioramento . In nessuna di quelle da me or ora visitate si dorme o sulla paglia o sopra un saccone posto sul suolo . I pagliericci sono tutti collocati sopra lettucci o sopra cavalletti , il che non era ancora nel 1874 . Si è quindi progredito ma piuttosto nella apparenza che nella realtà . E per vero dire mancano di finestre moltissime stanze e in ciascuna d ' esse vi sono troppi letti e vi dorme un numero soverchio di persone , cosicchè queste non hanno aria respirabile sufficiente . Un fetore orribile è dovunque . Raramente si trovano letti forniti di lenzuoli , e dove questi vi sono , sembrano cotti in broda di fagiuoli , come quelli di cui parla il Berni nel Capitolo al Fracastoro . Dormono due o più persone in un letto , e promiscuamente abbiamo veduto ancora dormire uomini e donne ; anzi in una locanda in Via Fabbri abbiamo trovato un uomo , che giaceva in compagnia di due donne . A cagione del caldo soffocante tutti dormono nudi , sicchè entrando in uno di questi covili con un lume acceso , si vedono risvegliarsi e muoversi lentamente e quasi inconsapevolmente e quella confusione di membra contorcentisi ne dà l ' imagine di un gigantesco lombricaio . In Via Scaldasole abbiamo trovato cinque uomini coricati in un piccolo andito dal soffitto inclinato e rivelante l ' ossatura delle travi reggenti il tetto . Un uomo non vi può stare in piedi ritto , e bisogna cammini curvo per non dar di capo nelle travi . V ' era una finestretta sola ed era aperta , ma l ' aria vi portava dentro l ' ammorbante puzzo di una latrina e di un magazzino di galline e di capponi . Quella casa appartiene ad un pollivendolo , il quale ha certo più cura della salute de ' suoi polli che non di quella de ' suoi inquilini . In una locanda in Via Pioppette da ' miei compagni di escursione furono riconosciuti tra gli alloggiati ben nove tra ammoniti e sorvegliati . Ora se tre bastano a comporre ciò che in gergo legale si chiama un ' Associazione di malfattori , quivi c ' era triplicata e coloro , che la miseria e il bisogno di riposo involontariamente aveva associati , erano della specie più pericolosa . Ma dormivano , ed un vecchio proverbio dice : Chi dorme non pecca . Tralasciamo di descrivere le scene poco edificanti , sulle quali c ' è caduto lo sguardo in queste nostre visite . Non scriviamo a provocare la corruzione , ma ad eccitare in chi può e in chi deve il desiderio e la volontà di porre rimedio a questi orrori . I quali non sono del resto più deplorevoli di quelli che riscontransi in tutte le grandi città e che anche noi abbiamo avuto occasione di vedere in Parigi . Ma siccome parlando della capitale della Francia , della capitale del mondo , si potrebbe credere , che uno stolto chauvinisme ci inducesse a sparlarne , così a dare valore al nostro dire ci gioveremo dell ' autorità di uomini , che hanno parlato per vero dire , non per odio d ' altrui nè per disprezzo . Nella capitale della civiltà . Se a Milano la classe povera dorme male a Parigi dorme peggio . E là non v ' è neppur oggi alcun indizio di miglioramento . Il Frégier fin dal 1840 dipingeva , coll ' efficacia della verità , la condizione deplorevole dei poveri abitanti in Parigi . La popolazione operaia vi era , a suo dire , così numerosa che in tutte le ipotesi non si poteva sperare di provvedere pur coll ' aiuto degli stabilimenti di beneficenza , che ad una picciola parte de ' suoi bisogni . Ed aggiungeva : Il concorso dell ' iniziativa privata sarebbe dunque indispensabile , e quindi importerebbe perfezionare questo concorso . La legge del 22 luglio 1791 determinando le regole della polizia municipale , ha sottoposti ( art . 5 ) i locandieri , padroni e appigionatori di camere ammobigliate , all ' obbligo di tenere un registro firmato e controllato dal commissario di polizia , per l ' iscrizione di quanti alloggiano presso di loro , anche per una sola notte . Il Codice penale ha riprodotto questa disposizione ( art . 475 ) . Ma aggiungendo molte nuove contravvenzioni ai casi previsti dalla legge organica , non ha prescritta alcuna misura per assicurare la salubrità delle locande . L ' ordinanza di polizia del 15 giugno 1882 ha saviamente estesa l ' applicazione dell ' art . 475 del Codice penale a quanti fanno il locandiere abitualmente o accidentalmente . Essa è riuscita a ridurre sotto la vigilanza della polizia una folla di locandieri clandestini , che non dando a pigione se non appartamenti o stanze ammobigliate , facevano le viste di credersi dispensati dai carichi e dagli obblighi imposti in generale a coloro che fanno il mestiere di alloggiare presso di sè persone , che non hanno con loro vincoli di famiglia . Nondimeno quest ' ordinanza s ' è accontentata di occuparsi del regime delle camere ammobiliate sotto il rispetto della sicurezza e della tranquillità pubblica : essa non ha prescritto nulla riguardo alla salubrità interna di queste abitazioni . L ' insufficienza della legislazione ha forse costretto l ' autore dell ' ordinanza ad astenersi in argomento da ogni prescrizione che avrebbe avuto per risultato d ' inceppare l ' uso del diritto di proprietà . Io non saprei veramente , continua il Frégier , assegnare un altro motivo al silenzio ch ' egli ha serbato sopra una questione così importante ; ma questa lacuna per forzata che possa essere , non è meno deplorevole , perciò che lascia senza rimedio una condizione di cose assai nocevole alla salute degli abitanti delle stanze ammobigliate , e che potrebbe in caso di riapparizione del choléra , aumentare sensibilmente la sua influenza micidiale . Sarebbe cosa degna d ' una savia amministrazione preparare fin d ' ora i mezzi idonei a prevenire questa possibilità pericolosa . Il compito è difficile , senza dubbio , ma perchè non affrontarlo con coraggio , e lasciar sussistere in Parigi , senza fare alcun sforzo per distruggerli , tanti focolari d ' infezione , che abbassano al livello degli animali i più immondi , gl ' infelici abituati a cercarvi un rifugio per la notte ? Sebbene le abitazioni , delle quali stiamo occupandoci , non offrano tutte egualmente argomento di censura e di biasimo , tuttavia le une peccano per l ' agglomerazione degli alloggiati , le altre per il genere del giaciglio , le altre infine per l ' assenza d ' ogni ventilazione e persino per mancanza assoluta d ' aria . L ' agglomerazione è l ' inconveniente che domina in tutte le locande dell ' infima classe e rende più grave il triste risultato degli altri inconvenienti , ai quali esse vanno soggette . I venticinque o trentamila operai costruttori , che affluiscono a Parigi ogni anno da alcuni dipartimenti determinati , si raccolgono in camerate e vi si ricoverano a dormire per tutte le notti della stagione di lavoro . Molte di queste camerate , nelle quali allogiano i manovali e i muratori , sono tenute da persone del paese nativo di questi e i padroni di tali locande ve li attraggono colla loro probità riconosciuta e per le sollecitudini che hanno o mostrano di avere per i loro affittuali . Queste camerate abbondano principalmente nei quartieri dell ' Hôtel de Ville pei muratori e nel Faubourg Saint - Martin pei legnaiuoli . Questi ottimi operai , per una tendenza che li distingue da tutti gli altri lavoratori , non mirano che al risparmio essi coi loro locatori trattano in modo d ' ottenere per sei franchi al mese oltre l ' alloggio , il bucato d ' una camicia per ciascuna settimana e ogni giorno una zuppa di cui essi però debbono fornire il pane . Quanto questi operai non impiegano pel soddisfacimento dei loro bisogni generalmente limitatissimi , è risparmiato o pel mantenimento delle loro famiglie o per l ' aumento del loro piccolo patrimonio . I delegati della polizia attestano unanimemente regnare l ' ordine e la concordia nelle camerate degli operai costruttori e serbare essi una condotta che si potrebbe dire esemplare . Non è forse rincrescevole che questi ottimi operai dormano così agglomerati in piccole stamberghe ? Avvezzi a lavorare all ' aria aperta , l ' angustia di tali alloggi dev ' essere loro più penosa che non lo sia per altri . Così le febbri tifoidee sono troppo comuni tra loro e colpiscono talvolta delle camerate intiere . L ' agglomerazione e l ' insufficiente arieggiamento delle camere ammobigliate sono del pari pericolosi agli operai impiegati nelle officine e nelle manifatture . Essi infatti ogni giorno passano da un ' abitazione infetta ad un opificio , che bene spesso non è meno di quella insalubre , e questi poveretti si trovano così predisposti a contrarre facilmente delle malattie contagiose . Di tutti gli individui componenti la classe povera , i cenciaiuoli e gli straccivendoli sono quelli che abitano le stamberghe più infette e più nauseanti . Si ha un bel discendere negli ultimi gradi della società , l ' ineguaglianza apparisce sempre in qualche parte e gli straccivendoli ( chi lo avrebbbe imaginato ! ) ne sono i notabili . Sono essi degli industriali un po ' più economici , un po ' più ordinati del resto della marmaglia e che godono d ' un certo relativo benestare . Gli uni , i più scaltri , occupano una o due piccole camere che prendono a pigione per sè e per le loro famiglie ; gli altri possedono un pagliericcio che loro serve per coricarsi nella camerata di cui fanno parte ; ma questo possesso , spesso collettivo piuttosto che personale , è loro invidiato dai pezzenti , che dormono entro specie di truogoli sopra cenci o sopra poche manate di paglia sparsa sull ' ammattonato . Gli agenti di polizia incaricati della vigilanza delle locande destinate ai cenciaiuoli , ne fanno una pittura incredibile . Ciascun alloggiato conserva presso di sè la sua bisaccia e la sua sporta , ricolme di lordure , e di quali lordure ! Questi selvaggi non provano ripugnanza a comprendere nelle loro raccolte persino animali morti e a passare la notte presso questa preda puzzolenta . Quando gli agenti di polizia entrano in siffatte locande per le loro ispezioni ordinarie o per ricercarvi qualche individuo sospetto , provano una soffocazione che rassomiglia molto all ' asfissia . Essi ordinano l ' apertura delle imposte delle finestre , quando pure vi è modo di aprirle , e le osservazioni severe che gli agenti dirigono ai locandieri sopra questo orribile miscuglio di esseri umani e di animali in putrefazione non hanno virtù di smoverli punto . I locandieri rispondono che i loro pigionali ed ancor essi vi sono abituati . Un tratto dei costumi speciali dei cenciaiuoli , e che si potrebbe chiamare uno de ' loro passatempi , consiste nel dar la caccia ai topi nei , cortili di certe case ch ' essi frequentano . I cenciaiuoli attraggono i topi coll ' aiuto di certe sostanze mangiereccie che mescolano ai cenci raccattati per le vie . Per fare la loro caccia collocano un mucchietto di tali cenci presso i crepacci dei muri , e quando possono supporre che i topi vi si siano annidati , sguinzagliano nel cortile certi loro cani addestrati a tale caccia e in un batter d ' occhio i cenciaiuoli s ' impadroniscono di parecchi topi , di cui mangiano la carne e vendono la pelle . I poveri ai Parigi nel 1840 . Le locande di Parigi , che accolgono durante la notte il fango della società , erano nel 1840 a quanto ne scriveva il Frégier , delle vere fogne . Quelle stesse , osservava il diligente statista , che non vengono frequentate dai cenciaiuoli , sono per l ' agglomerazione degli alloggiati e per le sudicie abitudini di questi , dei focolari pericolosi d ' infezione . Vi sono camere , in cui stanno fino a nove letti separati da piccole corsie a stento bastevoli al passaggio di una persona , e questi letti sono bene spesso occupati da due individui , che non si conoscono nè si sono giammai visti . La differenza di sesso non è un ostacolo a queste coabitazioni notturne e accidentali , sebbene gli agenti della polizia nulla trascurino per impedire che ne seguano disordini . Tra le camerate destinate solamente alle donne ve ne è una nel quartiere della Cité , che è rinomata per l ' aspetto rovinoso e squallido che essa presenta . Le donne che la occupano sono vecchie ubbriacone , molte delle quali sospettasi vivano di ladroneccio . La polizia ha l ' occhio aperto sopra queste donne , come sopra tutti gli abitanti di queste tristissime case . Accade qualche volta agli agenti di dover discendere in questi bassi fondi allo spuntar dei giorno . Non appena siano essi entrati nella casa dove si trova la camerata , della quale abbiamo testè parlato , che tutte le donne che la occupano si mettono a sedere sul loro canile per facilitare le ricerche di prammatica . Lo spettacolo di siffatte mummie animate ha qualche cosa del sepolcrale , e si direbbe che il celebre autore di Gil - Blas , se n ' è servito per abbozzare il ritratto del Leonardo . Bisogna essersi occupato alcun poco d ' anatomia sociale con uno spirito serio d ' investigazione per farsi una giusta idea della popolazione che vive nelle pieghe le più nascoste della società . L ' immaginazione , malgrado la sua fecondità e il suo ardire , non saprebbe mai raggiungere in questa materia l ' altezza della realtà . Questa ha un carattere , una fisonomia , una stranezza che bisogna aver osservato se non da presso , il che è dato soltanto ai funzionari della polizia , almeno sotto un certo punto di vista prospettico , per poter assumersi la responsabilità di storico esatto . Nè si accusino di imaginarii e fantastici i tratti di costumi ed i particolari intimi che , dice il Frégier , io sono venuto fin qui additando . Sebbene temperati dalla riserva , che ho dovuto , imporre alla mia penna , questi non sono in sostanza meno veri . Io ho sacrificato la crudezza del tratto e del colore al rispetto verso la decenza . Ecco la sola infedeltà , di cui io mi accuso . Dopo aver segnalate le cagioni d ' insalubrità esistenti nelle locande abitate dalla porzione la più corrotta e la più miserabile della classe viziosa , è impossibile non riflettere sulla necessità di portare un rimedio efficace a uno stato di cose tanto contrario ai diritti dell ' umanità e della civiltà . L ' amministrazione deve tollerare ciò che essa non può impedire ; ecco perchè essa tollera , pur sempre vigilandole , queste sentine nelle grandi città ; ma una simile tolleranza esclude forse la facoltà di far costrurre delle case destinate specialmente ad alloggiare sia i cenciaiuoli , sia quelle altre parti della popolazione che vegetano negli ultimi gradi della società ? Io non sono di questo avviso . Le locande di quarta classe contano molti covili e molte fogne . Se l ' amministrazione per viste d ' interesse generale si crede obbligata a preparare un deflusso alle acque limacciose d ' una città come Parigi per mezzo di opere costrutte con ingente spesa , con quanta maggior ragione non deve essa padroneggiare e regolare quest ' altro pantano formato dalla classe miserabile e viziosa , che formicola in questa vasta capitale ? A non considerare che l ' igiene pubblica , egli è certo che la città guadagnerebbe sensibilmente a scavare un letto a questo pantano di nuova specie ed altrettanto più pericoloso , perchè non influisce meno sul morale che sul fisico delle popolazioni . L ' esecuzione di questo progetto non sarebbe un carico affatto gratuito per l ' amministrazione . Certo non ritrarrebbe l ' equivalente del capitale impiegatovi , ma potrebbe rappresentare una parte assai considerevole di questo interesse , e gli oneri che s ' avrebbero a sopportare troverebbero il loro compenso nell ' assicurato aumento di garanzia alla sanità pubblica . Le osservazioni di Paul Cère . Maxime du Camp e Jules Siegfried . Paul Cère in un suo libro pregevole per copia e finezza di osservazioni sulle classi pericolose di Parigi ci insegna che nel 1872 il numero dei locandieri " disposti a dare un letto , ad ogni passaggiero era considerevole ; se ne contavano non meno di 19226 aventi un personale di 2847 impiegati . " Si direbbe che una parte della popolazione di Parigi non ha nè casa nè tetto , ed è obbligata a dormire alla ventura E Maxime du Camp , nel terzo volume della sua importantissima opera intitolata " Paris , ses organes , ses fonctions et sa vie " dopo averci parlato dei ladri , dei falsi giornalieri , dei vagabondi , dipingendone i costumi e additandone i vituperevoli mezzi di sussistenza , accenna pure i luoghi , dove costoro vanno a sostare e a dormire . Molti tra essi sono dans leurs meubles , come si dice , o alloggiano presso quelle povere creature perdute , sprofondate nel più basso della fogna sociale , chiamate da essi le loro operaie perchè le disgraziate lavorano , - quale orribile lavoro ! - per farli vivere . Quelli sono i più favoriti ed eccitano l ' invidia dei loro compagni , che per la maggior parte sono senza domicilio . Quando le notti sono aspre o piovose e quei miserabili hanno qualche soldo in tasca , essi vanno a domandare asilo a quelle locande di ultimo ordine che si chiamano garnis à la nuit . Non valgono le parole ad esprimere l ' aspetto ripugnante e l ' odore nauseabondo di queste stamberghe . Il du Camp dichiara che nella sua vita di viaggiatore lungo le rive del mar Rosso , presso gli Arabi ababdeh del deserto , sotto la tenda dei Beduini della CeleSiria , nelle borgate dell ' Asia minore ha dormito in luogo orribili , sucidi e brulicanti di vermi , eppure non ha mai visto nulla di simile allo spettacolo che presentano questi bugigattoli durante le ore della notte . L ' imaginazione dei locandieri è inesauribile , quando si tratta di far tre o quattro camere di una sola , di porre dei tramezzi nei corridoi , di invadere i pianerottoli o di praticare delle nicchie ( è la vera parola ) propriamente sotto i tetti in stanzini tanto bassi e ristretti da non potervisi penetrare che carponi . Le scale spiombate , le finestre senza imposte , le larghe fessure che solcano i muri danno a queste casupole l ' apparenza di ruine . Nelle stanze durante la notte non v ' è lume ; si cammina a tentoni in mezzo ad una atmosfera grave , nella quale si combinano in un odore insopportabile l ' umidità dei muri , il lucignolo spento , la feccia fermentante dei vino mal digerito e il sudore umano . Sopra un materasso , donde esce la lana mista a trucioli , un fascio di abiti logori e strappati si rotola in un angolo , lo si spinge ; quello si agita , si alza . Si indietreggia spaventati di vedere che una creatura vivente può respirare in quell ' aria ammorbata . Ah , che si comprendono meglio allora quelli che , fuggendo l ' orrore di simili ricoveri , vanno a dormire a cielo aperto alla mercè della pioggia , che può cadere , o della ronda di polizia , che può sopravvenire ! Non è tutto rose neppure per quelli che , dormono sotto la folta chioma degli olmi dei Champs Elysées o nelle cantine delle case in costruzione , poichè il più delle volte vanno a finire la loro notte alla polizia . Maggiormente da compiangere sono coloro , che senza riflessione nè previdenza , cercano un asilo sotto gli archi laterali dei ponti sulla Senna e vi dormono bagnati , sotto la sferza d ' una corrente d ' aria fredda ed umida che paralizza loro le membra e li manda ben presto all ' ospitale colpiti da reumatismi articolari . Il luogo prediletto dai vagabondi e dai ladri furono per lungo tempo le fornaci di calce di Montmartre , ma dopochè queste ultime sono state abbandonate , essi si sono dispersi parte a Bagnolet . e parte a Pantin . Vi è però un luogo ch ' essi frequentano volentieri a Parigi e che è conosciutissimo , perocchè chicchessia ha inteso certo parlare delle carrières d ' Amérique . Non è là , come si crederebbe , ch ' essi si rintanano durante le notti d ' inverno . Tali cave per vero dire sono inabitabili anche per uomini uomini rotti a tutte le durezze della vita all ' aria aperta ; sono dei lunghi anditi , in cui l ' acqua cade a goccia a goccia su terreno così bagnato , che vi si cammina nel fango fino al collo del piede . E ' là presso ch ' essi si rifugiano , a lato delle fornaci di calce che fiammeggiano giorno e notte e spandono un calore , di cui i vagabondi sanno apprezzare i benefici . Là al pari di altrove comme on fait son lit , on couche . I più accorti non arrivano mai tardi , per poter scegliere dei buoni posti ; si stendono sulle fascine non lontano dalle fornaci e al riparo dalle correnti d ' aria . Quivi si fa più che dormire , vi si cena con de ' salumi , con della acquavite , tutta roba rubata ; vi si danno dei convegni amorosi ; vi si tengono delle serate , delle conversazioni , vi si balla , vi avvengono lotte e duelli , e non vi è stravizio tanto repugnante , di cui questi luoghi così desolati non siano stati testimonii . Tutto si sciupa a lungo andare , e le carrières d ' Amérique hanno quasi finito il loro tempo , in ogni caso , le loro notti famose sono passate . La polizia ha troppo rivolti gli sguardi in quelle parti , e i vagabondi più non vi si recano che esitando , poichè è raro adesso che il loro sonno non venga interrotto . Verso le due ore dopo la mezzanotte , quando si crede che le fornaci sono occupate e che ognuno vi s ' è addormentato , si parte senza far rumore dal posto di polizia il più vicino . Gli agenti comandati da un ufficiale di pace , si dividono in quattro squadre , che , rasentando i muri , camminando in punta di piede , circondano il nascondiglio da tutti i lati , in guisa da custodirne le uscite . A un dato segnale , le lanterne vengono aperte e gli agenti si precipitano tutti contemporaneamente verso il grande dormitorio improvvisato sotto le volte biancheggianti . Il risveglio è generale . I novizii cercano di fuggire , i vecchi praticoni s ' alzano stirando le braccia e si consegnano essi stessi agli agenti . Nessuno mai resiste e là prima parola , significantissima , di ognuno di questi infelici è : " Non mi fate del male ! " Che cosa trovasi colà ? Il rifiuto di Parigi , vagabondi , ladri , recidivi , miserabili infine , che non possono ispirare se non la pietà . Io soffro d ' asma , diceva un d ' essi , il che mi impedisce di lavorare ; io tossisco molto e a cagione di ciò i locandieri mi mettono alla porta . Io vengo a dormire presso le fornaci perché ciò mi solleva alquanto . Colui è stato immediatamente e d ' urgenza inviato ad un ospitale , perchè gli fossero prestate le cure opportune . In questi covili vi si arrestano dei fanciulli fuggiti dalla casa paterna e già dediti al ladroneccio ; quattro fra essi furono sorpresi al momento , in cui tenevano tra mani e mangiavano un pane di burro che avevano trafugato al mercato . Queste razzie danno dei risultati importanti ; in due giorni , il 19 e il 20 febbraio 1869 , la Polizia si è impadronita di 77 individui , di cui 58 avevano già avuto a fare colla giustizia . Quest ' era la punto invidiabile condizione dei poveri di Parigi nel 1873 , malgrado esistano quivi la Société philantropique fondata sino dal 1780 , e l ' opera pia dell ' Hospitalité de nuit , istituita nel 1878 , le quali alacremente diffondono i loro beneficii fra le classi più sfortunate della società . Un uomo benemerito della umanità , Jules Siegfried , pensatore profondo e filantropo generoso , forse misurando dai prodigiosi progressi , ch ' egli ha fatto fare alla piccola ma importante sua città dell ' Havre , i progressi che avrebbe dovuto fare Parigi in questi ultimi tempi , in un suo libro intitolato : La misère , son histoire , ses causes , ses rémèdes , scriveva : Le squallide casupole dei secoli passati , le cantine infette di certe città manifatturiere , e i solai insalubri dove s ' agglomerano delle famiglie intiere , fanno posto gradatamente ad abitazioni più vaste e più sane . Eppure nel 1878 , quando abbiamo visitato Parigi , avendo noi fatte delle escursioni nei luoghi in cui la marmaglia s ' annida , vi abbiamo trovato che quanto hanno scritto il Frégier , il Cère , il Du Camp vale ancora oggi quanto per l ' appunto valeva ai tempi in cui o di cui essi hanno scritto . Che più ? Avevamo a scorta nelle nostre escursioni Escursioni notturne due sergents de ville , i quali alle tre dopo mezzanotte quantunque armati , non si sono peritati a scendere dal quais e passare sotto il ponte dell ' Alma , non discosto dal Trocadero e frequentatissimo di giorno , se non quando poterono avere due altri sergents a ingrossare la comitiva . Ciò non faceva onore al loro coraggio , ma neppure allo spirito di rispetto all ' autorità , per parte degli abitanti accidentali del primo arco sulla destra della Senna . E veramente , se si fosse trattato di fare a pugni con tutte le persone che stavano coricate sotto quell ' arco , i sergents de ville avrebbero certamente avuta la peggio . Dal 1878 in poi passarono parecchi anni , nè le cose sono punto mutate , giacchè degli egregi pubblicisti di Francia hanno , anche in questi ultimi giorni alzata la voce per risvegliare la carità pubblica e additarle di nuovo la turba immensa , che in mezzo al lusso della capitale del mondo civile non può trovare un onesto rifugio dove passare la notte . I poveri di Parigi ai tempi nostri . Il Gaulois del giorno 4 maggio 1882 bruciava la prima cartuccia a pro della causa degli indigenti di Parigi . Esso incominciò in quel giorno per lo appunto a parlare dei luoghi , ove abita la ingente classe povera di quella vasta metropoli . Colla scorta di quel giornale cercheremo di far conoscere a ' nostri lettori le miserie di Parigi , quali si manifestano a ' dì nostri . Noi potremmo visitare , scriveva il Gaulois , molti quartieri . Cosa strana , anche nei quartieri ricchi , noi troveremo dei miserabili ; la stamberga del povero presso al palazzo del gran signore . Colui che domanda a Dio un po ' di sonno per isfuggire alle torture della fame è perseguitato fino sul suo giaciglio dalla musica del ballo , che suonasi nel palazzo vicino . Il metro di terreno vi conquista dei prezzi favolosi . Andiamo piuttosto verso le estremità ; è là che noi troveremo delle viuzze larghe due metri , dei vicoli ciechi che fanno le viste di condurre in qualche parte e che si fermano tosto , dei cortiletti che s ' aprono capricciosamente l ' uno sull ' altro , delle vecchie fabbriche senza carattere , delle case crollanti , sebbene tutte nuove ; e tutto a un tratto come contrasto , degli edifici innalzati in tutta fretta sopra lunghi spazii per ammortire il prezzo del metro di terreno per mezzo dell ' accumulazione dei piani , casolari , capanne , città operaie immensa ricchezza , ansia profonda ; la miseria delle città accosto alla miseria campagnuola , officine sudanti il milione , magazzini ingozzati di derrate e di mercanzie , circondati , oppressi , assediati , assaliti da una foresta di alloggi insalubri , pestilenziali , senza spazio , nè aria , nè fuoco , nè sole , nè acqua ; più stretti e cento volte più sucidi che una prigione ; degli strumenti di tortura piuttosto che ricoveri ; dei sepolcri anzi che abitazioni . Tutto ciò nondimeno a Parigi ; nella capitale del lusso a due passi da Bullier . Si diceva , sotto l ' Impero , che il bosco di Vincennes era deserto , che le cocottes non vi andavano . Esse non volevano attraversare il sobborgo . Esse vi avevano paura . Paura degli abitanti ? No , paura dì sè stesse . Paura dei proprii servi gallonati , dei loro cavalli riccamente bardati , paura della loro seta , dei loro pizzi , paura del loro rossetto e del loro belletto , di fronte a tante donne mancanti di pane e di biancheria e che lavorano ! Noi abbiamo la scelta tra le rovine , che datano da ieri , e quelle che risalgono a due secoli ; tra il quartiere Giovanna d ' Arco che conta 1200 case d ' affitto e 2000 inquilini , dove le case dalla facciata larga tre metri , soffocate , schiacciate dalle due case vicine e di cui il quinto , o il sesto , o il settimo piano non sono accessibili che mediante una scala a piuoli . Il quartiere Giovanna d ' Arco , nel tredicesimo Circondario , è celebre per la sua lunga lotta contro le esigenze della Commissione di vigilanza sulle abitazioni insalubri ; noi abbiamo pure il quartiere dorato , che ha la sua celebrità particolare , la città del Progresso , il quartiere Maupy , e una folla di altri quartieri . Si potrebbero passare degli anni a visitarli ; pochi minuti basteranno ai nostri lettori per giudicaili . Molti dei fondatori ci assicurano ch ' essi si sono lasciati indurre a queste creazioni da spirito di fratellanza . Noi non abbiamo nulla a dire dei loro sentimenti , nè delle loro persone : non si tratta per noi che dei loro alloggi . Tutte queste abitazioni sono governate da una formula , che li condanna a rassomigliarsi o per meglio dire a identificarsi . Questa formula eccola qui : Vendere al maggior prezzo possibile la minor quantità possibile di spazio e d ' aria respirabile . Entriamo : la chiave è sulla porta ; non vi è nulla a rubare . La maggior parte del tempo , l ' inquilino non vi è . L ' inquilino non ama di essere visitato , come una bestia nel suo covile , sotto pretesto di carità o di riforma . Ma noi non vi troveremo punto nè ammalati , nè donne . Anzitutto un ' abitazione è una stanza . Noi troviamo , quasi dappertutto più inquilini in una sola stanza ; giammai due stanze per un solo inquilino . Qualche volta i locatari della stanza formano una famiglia ; assai spesso essi sono sconosciuti gli uni agli altri ; essi si incontrano nella loro stamberga come si possono incontrare nella strada . Quanti metri per ogni persona ? Il regolamento pei prigionieri dice : a Londra metri cubi 17,98 , in Olanda 27 , a Friburgo 30 . Il regolamento non prescrive , in Francia , che 15 metri cubi . Nella pratica se ne danno 20 . La cella modello esposta nel 1878 dal Ministero dell ' Interno e che era presa per tipo , ne aveva 30 . Diciamo solamente che una cella nelle prigioni cellulari francesi ha venti metri cubi . E ' quasi una gabbia : poichè non fa tre metri in lunghezza e tre metri in larghezza da percorrere . Si provò la Commissione delle abitazioni insalubri a trovare queste misure in tutti gli alloggi . Ecco una misura presa a caso nel rapporto del signor Du Mesnil : 2,40 + 2,60 + 2,22 = 9,41 . Sono dieci metri e sessanta d ' aria e di spazio al di sotto di quello che si dà al prigioniero , al condannato . Il signor Du Mesnil che noi abbiamo interrogato , propone di fornirci , a centinaia delle misure analoghe . L ' Amministrazione ha prescritto 14 metri cubi per persona , ma non si tiene alcun conto de ' suoi ordini . Il signor Du Mesnil cita , dandone l ' indirizzo , delle stanzette che misurano otto metri cubi . Noi ne troviamo una nel suo rapporto che ne ha 6,41 . Essa è abitata . In una locanda della via Bisson , una stanza di metri cubi 20,92 è affittata per cinque letti cioè 5 metri e 98 per ciascun letto . Nella via Santa Margherita , sopra una corte chiamata la Fossa dei Leoni , perchè essa ha servito altre volte di scuderia ad un serraglio , i signori Coudereau , Sinaud e Grandpierre additano due camerette aventi metri cubi 4 e 80 . Noi diciamo : Aria e spazio . E ' un orrore . Spazio se voi volete . Aria è un ' altra cosa . Tutte le stanze non sono di facciata e neppure tutte guardano in qualche cortile . Molte si aprono sulla scala o sopra un corridoio , che pure non comunica direttamente coll ' esterno ; le scale non sono qualche volta che delle scale a piuoli . Tali stanze o gabbie rassomigliano a cloache , l ' aria vi è putrefatta dalle esalazioni delle sozzure accumulate sul suolo , è l ' aria vi è stagnante , pestifera . Ordinariamente non vi sono finestre che diano sulla scala . La luce manca del pari che l ' aria respirabile . Molte camere non prendono luce che da un vano di trenta centimetri di larghezza sopra sessantadue di altezza . Il signor du Mesnil cita una stanzuccia in rue Bisson , che non ha se non un vano di quaranta per cinquanta centimetri ; in altre stanze non v ' è neppure l ' abbaino ; alcune non hanno altra apertura che la porta . In queste si rinnova un po ' l ' aria , e si immette un po ' di luce , lasciandola semi - aperta . Il rapporto del signor Du Mesnil descrive una camera situata sotto il piovente del tetto . Essa ha una porta e una finestra ; la porta ha cinquanta centimetri di apertura , la finestra è un foro di 30 X 62 centimetri . Il lato più alto misura un metro cinquantadue centimetri , il più basso misura un metro e sedici centimetri . Una donna di statura ordinaria non può andare in fondo alla stanza se non carponi , ed è costretta a starsi piegata sulle ginocchia . Questo canile ha la capacità di dieci metri e cinquantasei centimetri cubici . Immaginate ora uno stambugio non molto lungo , rischiarato da una sola finestra e dove sono ammucchiati molti letti . Sicuramente , vi sono anche di queste . L ' ultimo letto non ha nè luce nè aria . L ' inquilino o il paziente , come voi volete , non può tenersi a sedere sul letto . Per coricarsi e per levarsi , bisogna che egli vi si rimpiatti o ne scivoli . Rendetevi conto dell ' odore , se potete , quando pure non vi fossero che la stagnazione dell ' aria e le respirazioni ed espirazioni umane ; ma vi è di più il sucidume indescrivibile , orribile . L ' acqua è sconosciuta nella casa : non recipiente , nè provvisione . In caso di incendio la casa brucierebbe come uno zolfanello . In più d ' una di queste stamberghe la soffitta è di panconcelli mal congiunti , il suolo non è sempre coperto di tavole o di mattoni . Gli inquilini del pianterreno camminano o giaciono , sulla terra nuda , cioè nel fango o piuttosto nelle lordure . Non v ' è caminetto e quindi nessuna ventilazione . Le pareti sono fesse , i tramezzi screpolati . Le tappezzerie di carta ammuffite , cadenti a brani , coperti da un brulicame di insetti parassiti d ' ogni sorta . Coloro che dimorano in questo putridume non possono sognare cure di pulitezza personale , e infatti essi non vi pensano nemmeno . I medici vi diranno , in quale stato è il loro corpo , quando si portano malati o moribondi agli ospitali . Bisogna dir tutto ; non si tratta di esser delicati in parole e barbari in realtà . Ciò che vi è di più spaventevole in queste case d ' orrore sono i cessi . Si sentono prima di passare la soglia , si sentono dappertutto nella casa , le loro esalazioni vi prendono alla gola ; è come una malattia , come una peste . Il puzzo , che v ' ammorba il naso , vi fa nel medesimo tempo lagrimare . Sembra che a ciò gl ' inquilini di queste case si abituino , ma noi pensiamo piuttosto che ne muoiono . I cessi danno sulle scale , spesso senza copertura o senza copertura sufficiente ; il dottor Du Mesnil ne ha veduti di quelli che danno direttamente sopra una camerata . Nessun modo di chiusura automatica , anzi nessun modo di chiusura d ' alcuna sorta , ma dei buchi spalancati . Non vi è neppure deflusso . Per suolo dei mattoni sconnessi , delle tavole ammuffite o della fanghiglia ; si formano tutto intorno dei pantani e dei depositi immondi , i tubi di caduta traversano qualche volta le camerate allo scoperto , fra questi tubi vi sono di quelli che hanno delle fessure o delle rotture , dalle quali sfugge la materia fecale . In un caseggiato importante per la sua estensione , certi depositi di immondezze sono così vecchi che l ' erba vi è cresciuta sopra . I cessi non sempre sono nemmeno in numero sufficiente . In una casupola della rue Sainte - Marguerite non vi sono che due cessi per centododici inquilini . Compreso della gravezza di siffatta mostruosa condizione di cose , un egregio pubblicista francese , con giusta indignazione , or non ha guari esclamava : " Ecco ciò che esiste vicino a noi nella nostra città , nella nostra grande Parigi , nella nostra pomposa Parigi . " Noi , scriveva il Gaulois , vi abbiamo descritto gli alloggi insalubri , secondo il rapporto della Commissione dipartimentale di igiene , mescolandovi i ricordi di visite che vi avevamo fatte ; ma noi temiamo di nausearvi dicendovi tutto . Non parliamo della promiscuità dei sessi e delle età ... Ed ora sapete voi , che in questi covili non vivono soltanto dei pregiudicati ? Sapete voi che vi si trovano uomini buoni e donne oneste e fanciulli in gran numero ? Poveri fanciulli ! Trovate voi giusto che noi facciamo tante discussioni per la politica , che noi pensiamo a tante cose , che potrebbero bene attendere , e non tentiamo un grande sforzo per mettere fine a questa barbarie , a questo disonore ? Sapete voi , cittadini , che l ' umanità invoca un vero provvedimento ? e sapete voi che in questi abituri vi sono per voi stessi dei germi di peste sociale e di peste fisica ? Bada a te , Gomorra ! la tua noncuranza e la barbarie ti uccideranno . Ma non è qui tutto . Alla descrizione di tante brutture alcuni possono gridare : Voi esagerate . E ' terribile questa parola , leggevasi nel Gaulois . Essa dispensa le persone sensate , le persone a modo di riflettere , d ' agire , di compatire . Gl ' indifferenti aggiungono : Molti poveri sono la cagione della loro miseria . E così altri , per sottrarsi a qualunque sacrificio , grettamente ci dicono . Il fare la carità è un incoraggiare la pigrizia . Queste sentenze vengono proferite da uomini senza cuore , e di questi ve ne sono dappertutto , a Parigi come a Milano . Costoro non presentono il giorno , in cui questi disgraziati si ricorderanno , esservi persone che nuotano nell ' abbondanza e che si rifiutano di pensare a loro . E che cosa risponderete , o ricchi , alla turba di questa poveraglia , il giorno in cui sfonderà le dure , illustri porte , invaderà le vostre sale e pretenderà da voi tutto irritata dal rifiuto di una piccola porzione del vostro superfluo , che , donata spontaneamente e a tempo , vi avrebbe dato il diritto di risponderle : Il nostro dovere l ' abbiamo fatto . Oggi voi volete l ' ingiustizia . Qualcuno forse ci dirà : Voi suscitate dei risentimenti , mettendo in mostra queste miserie . Eh ! no , risponderemo ancora coll ' articolista del Gaulois . Noi parliamo ai nostri lettori , e questi non abitano in locande insalubri . Del resto , come mai le nostre parole potrebbero provocare dei risentimenti ? Noi nulla possiamo insegnare sulle locande insalubri a coloro che le abitano ! Essi purtroppo ne conoscono tutte le miserie , nè hanno bisogno che noi le additiamo loro . Ma fortunatamente per Milano , città non molto vasta , la cosa è senza troppe difficoltà rimediabile . Non così altrove , a Parigi , esempligrazia , dove una parte della popolazione , che vive non si sa di che , nè perchè , è stata dai Parigini battezzata con qualche spirito , ma con poca carità : Krumiri . I Krumiri di Parigi . I Krumiri ! E ' una parola tutta parigina . Sono gli operai dei sobborghi che nell ' anno di grazia 1882 hanno adoperato questo nome per designare i membri d ' una tribù , selvaggia per la sua condizione e per le sue abitudini , civile per la sua origine , differente dai cittadini di Parigi quasi quanto i Krumiri dell ' Africa . Costoro abitano tra la piazza Pinel e la via Jenner nel decimoterzo circondario . Epperò sapientemente il giornale di Parigi , dal quale attingiamo queste notizie fa osservare ai suoi concittadini : Voi potete recarvi presso questi Krumiri con una mezz ' oretta di strada soltanto . I Krumiri non abitano in locande ; non sono nè locatarii , nè proprietarii . Essi sono proprietarii della loro casa , e locatarii del terreno sul quale la posano . E quel giornale aggiunge : Notiamo che vi sono nella città dei Krumiri , degl ' industriali , che hanno fabbricato per subaffittare ... Il sublime del genere . Trattasi di Krumiri che sono nello stesso tempo locatori . Ma non posseggono nè case , nè ricoveri , posseggono piuttosto dei canili . I Krumiri d ' Africa hanno una tenda , che li ripara bene e ch ' essi possono trasportar seco , quando cambiano di residenza . Costoro . invece vivono da solitarii , da eremiti . Alcuni di essi hanno con sè un cane magro o un gatto , parecchi allevano dei conigli . Nessuno di quelli sa dove si fermerà , quando l ' ordine fatale di sloggiare sarà loro dato . Le cave e le fornaci di calce non sono più abitabili ; e d ' altra parte v ' è la legge contro i vagabondi . Quando si è stato Krumiro , e per conseguenza proprietario , non si vuol risicare di farsi condannare per vagabondaggio . La casa ( chiamiamo così il covile del Krumiro ) se nel giorno molto vicino della dispersione non sarà un vantaggio , non sarà nemmeno un imbarazzo . Il Krumiro ne uscirà senza portarsi nulla , lasciando al proprietario o al vento la cura di spazzarla via e di farne sparire la traccia . I materiali , quando saranno abbattuti a terra , non si distingueranno affatto dai detriti che oggi li circondano . Non sono che delle assicelle mezzo ammuffite , del cartone spalmato di bitume della terra , del traliccio da imballaggio , di quanto la fortuna feconda fa capitare nelle mani del Krumiro . Egli si rannicchia sotto questo ammasso di rimasugli , colla sua famiglia , se ne ha , oppure coi suoi conigli e può dire : Io sono in casa mia . La sua casa non è confortevole più della camera d ' un locatario del quartiere Doré . Essa non è più grande , nè più illuminata nè più difesa contro i torrenti , che cadono dal cielo , e contro quelli che in tempo d ' uragano scorrono davanti alla porta . Essa non è abbastanza solida : capita talvolta di cadere addosso al suo proprietario , che la rialza o la rifà all ' indomani . Siccome all ' interno della stamberga vi è una specie di cucina , così questa spesso è piena d ' un fumo denso , nauseabondo per la natura dei combustibili che là dentro vi si bruciano . Certi Krumiri passano là le loro giornate , poichè non hanno tutti delle professioni ambulanti , e in mezzo a loro ve ne sono molti , che cominciano le proprie escursioni al cadere della notte e le terminano all ' aurora . Quasi tutti hanno davanti alla rispettiva casa un giardino . Invano però vi cercheresti o alberi , o arbusti , o fiori , o legumi ; non vi si trova neppure un ' umile zolla erbosa . Siccome l ' uso . dei cessi è sconosciuto nel quartiere dei Krumiri , e siccome vi sono delle specie di fogne e dei canaletti di scolo , così il suolo dei giardini come quello della via riesce un composto d ' escrementi , di residui senza nome , di schifezze d ' ogni sorta , emergenti da un pantano fetido . Tali , sovrapposizioni successive , alzando continuamente il suolo dei giardini o dei cortiletti , fa si che il suolo del pian terreno è d ' altrettanto più basso e non tarda , grazie alla vecchiezza e all ' insufficienza delle porte , a trasformarsi in vera cloaca . Gli abitanti della città dolente hanno discreto viso alla sera , quando partono alla conquista del mondo , colla bisaccia sulle spalle , la loro lancia in una mano e la lanterna nell ' altra . Ma è un triste spettacolo vederli rientrare come ombre ai primi albori del giorno , cogli occhi socchiudentisi , le ginocchia tremanti , il petto anelante , per spiluccare le sozzure riportate , in mezzo alle sozzure che li aspettano e colle quali si direbbe eh ' essi vanno a confondersi . E questi Krumiri sono Parigini , sono cittadini , elettori ed eleggibili . Tra costoro vi sono uomini rispettabili per la loro triste sorte , e per gli sforzi che fanno per lottare contr ' essa . Né Haussmann , nè i suoi successori non hanno certo impiegato il bilancio della città ad aprir per loro le vie , a selciarle , a fornirle di marciapiedi , a scavare nel sottosuolo dei tubi di scolamento , nè li hanno fatti approfittare delle scoperte di Jablochkoff . Quando alcuno si arrischia la notte a recarsi nei loro paraggi , si trova piombato nell ' oscurità la più completa . Gli stessi guardiani della pace , che girano attorno al quartiere dei Krumiri , la guardano da lontano , come una terra sconosciuta e misteriosa , nè si curano di porvi il piede . Del resto i Krumiri sono d ' indole pacifica ; sono troppo stanchi per aver voglia di litigare . Essi non pagano imposte ; pagano solamente un tributo al loro feudatario , se così è lecito chiamare il proprietario del suolo . Questo proprietario non è un personaggio di mediocre importanza , poichè è nè più nè meno che l ' amministrazione generale de l ' Assistance publique a Parigi . Chi ha richiamata l ' attenzione dell ' autorità politica sopra l ' esistenza dei Krumiri in Parigi fu il proprietario di un grazioso palazzino , costrutto per l ' appunto sui confini del quartiere dei Krumiri . Ne è stata sporta all ' autorità querela o protesta il giorno 8 ottobre 1881 . Essa fu immediatamente comunicata all ' ingegnere ordinario ed all ' ingegnere in capo del servizio stradale , che ne hanno fatto l ' uno e l ' altro oggetto d ' un rapporto . Nessuno quindi può addurre a propria scusa l ' ignoranza . Ecco come s ' esprime l ' ingegnere ordinario : " Il signor X ... passaggio Doré N .. . si lagna perchè l ' amministrazione dell ' Assistance publique abbia lasciato fabbricare sopra un terreno , ch ' essa possiede tra la piazza Pinel e la via Jenner , una specie di quartiere composto di capanne e di case mal costrutte senza scoli per le acque , senza latrine , e che sarà tale , per le sue tristi condizioni igieniche , da creare , al momento del maggior caldo , un vero pericolo per la salute pubblica . " La condizione tratteggiata dal signor X . . . è sfortunatamente esatta , e noi possiamo ancora aggiungere che la sua descrizione resta molto al disotto dell ' impressione che abbiamo provata , quando abbiamo visitato quel quartiere . S ' immagini un terreno di trenta metri di larghezza sopra cento cinquanta circa di lunghezza , inclinato verso la rue Jenner , ma senza scolo d ' acqua verso questa via . In mezzo a questo terreno , vi è una strada in terra grassa , molle alla minima pioggia e resa infetta dai detriti e dalle deiezioni d ' ogni specie che vi si sono incorporate . Lungo questa strada , delle capanne o delle baracche costrutte con vecchi materiali , con stoie , con assicelle , con tutto ciò che l ' ingegnosità della più pungente miseria può raccogliere e comporre insieme per difendersi contro le intemperie delle stagioni . Presso alcuni di questi ricoveri , una fossa in terra , qualche volta una botte sfondata nel suolo , serve di cesso . Un po ' dappertutto lordure , materie fecali , rimasugli d ' ogni sorta ... Si legga ora , e si mediti l ' avviso dell ' ingegnere in capo . I funzionarii pubblici , l ' amministrazione stessa de l ' Assistance publique , che noi non pensiamo neppure a trarre in campo , possono essere vincolati dalla legge ; ma i poteri pubblici sono padroni di modificare la legge , e noi presentiamo loro questo dilemma : Se la legge basta , applicarla ; se essa non basta , rifarla . Ecco l ' avviso dell ' ingegnere in capo : La condizione già orribile del rione Doré s ' è aggravata per la vicinanza del quartiere dei Krumiri , stabilito sopra un grande terreno appartenente all ' Assistance publique , il che dà luogo ad una questione importante . Secondo l ' Assistance publique , una parte dei suoi terreni non può essere venduta . Questa amministrazione si limita ad affittarli , il più spesso senza canone serio , a prezzo vile . I locatarii subaffittano alla loro volta a povera gente , che innalza sopra questi terreni delle costruzioni sordide , le quali sono fabbriche di febbri tifoidee . E ' una disgrazia per una via la vicinanza dei terreni dell ' Assistance publique in queste condizioni . Non ci spetta indicare il rimedio : additiamo il male . L ' Assistance publique possiede a Parigi molti terreni poco o male utilizzati . Sarebbe desiderabile che questi terreni fossero venduti , quando sono allo stato di piccole porzioni isolate ; si potrebbe così innalzarvi delle costruzioni salubri in luogo di baracche spaventevoli , che vi si stabiliscono contro tutte le regole dell ' igiene e della salubrità fisica e morale . Vi è specialmente sul punto indicato delle vere stamberghe , le quali producono una certa impressione , quando si pensa , che sono fatte colla complicità apparente d ' una amministrazione , che dipende dalla prefettura di polizia , mentre questa s ' adopera con grandi sforzi ad assicurare la sanità generale e particolare . Che potremmo noi aggiungere a queste parole ? Il signor Du Mesnil descrive una per una , le trenta baracche che compongono il quartiere dei Krumiri . Esse sono , dice egli , separate da una strada di terra fangosa , nella quale si sprofonda fino alla nocca del piede ; questa strada è sparsa di larghe pozze di una fanghiglia nerastra e fetente . E ' insomma una cloaca a cielo aperto . E più innanzi aggiunge : Se alcuni casi di febbre tifoidea apparissero nel quartiere , sarebbe impossibile , cogli andamenti dei suoi abitanti , di prevenire le stragi , che le malattie menerebbero tra questa popolazione , nella quale la resistenza vitale è considerevolmente diminuita dalle privazioni e dall ' abitare in questi orribili stambugi . Tutti gli esseri umani , che vi risiedono , presentano i caratteri di una decadenza fisica molto avanzata ; i fanciulli vi sono pallidi , macilenti , scrofolosi ; gli uomini e le donne invecchiati innanzi tempo . In una di queste case il padre e un fanciullo sono malati in letto , e qual letto ! in un ' altra il marito è all ' ospitale , e la donna è in casa sola con un fanciullo infermiccio ; più in là vi è una casa vuota , il fanciullo è in prigione la madre è morta di crepacuore . Se l ' Assistance publique , dice più oltre il signor Du Mesnil , volesse darsi la briga di creare degli ammalati per mantenere attivi i suoi servizii ospitalieri , essa non potrebbe agire diversamente . Nel contratto fatto col principale locatario , l ' amministrazione s ' è riservato il diritto di rientrare nel possesso del terreno prevenendolo sei settimane prima . Essa può dunque far sparire queste nefande costruzioni . Il farà , così dice , in ottobre , cioè dopo i grandi calori , dopo il pericolo . Ecco quanto essa ci promette per rassicurarci . L ' operazione è difficilissima , e fu già tentata indarno una volta . Questi poveri sventurati hanno gridato , come dei naufraghi , ai quali si volesse strappare l ' ultima tavola di salvezza , la trave che li sostiene galleggianti sulle acque . I Krumiri hanno gridato ad una voce : Dove andremo noi ? Ecco il problema . Pericoloso confine ( 1 ) In un libro di J . Dauby , intorno agli operai ed alla loro condizione , sono trattate maestrevolmente moltissime questioni risguardanti le classi popolari . E ' scritto da un operaio , il quale col suo bell ' ingegno e col suo retto giudizio , potè giungere ad un grado sociale sociale assai elevato . Si può dissentire da lui nella soluzione di certi problemi , ma , là dove ei non afferma che fatti , non si può far a meno di ammirare la sua perspicacia e il suo spirito di osservazione . ( 1 ) Gli operai e le loro condizioni di J . Dauby , versione del prof . Manfroni . Il Dauby tratta la causa degli operai con quella chiarezza di vedute , che solo può dare una lunga esperienza e una profonda conoscenza dell ' argomento , dimostra tutte le difficoltà , che fanno impedimento a chi vuol risolvere in astratto la questione sugli operai , dei quali vi ha una grandissima parte , che toccano quasi dappresso la feccia plebea , e per certi rispetti con questa si confondono . Ecco quant ' egli dice su questo proposito : « . . . Osservate la faccia sparuta di quel l ' uomo cencioso e dietrogli la moglie e i figli non meno pallidi e laceri di lui . Vive stentatamente e a stento guadagna di che campare , sebbene egli dedichi al lavoro sè stesso e la famiglia , il calore e la forza dei loro corpi . Quest ' infelice vi fa orrore e vi stringe il cuore al vederlo un momento passare per la via o vi farebbe assai più raccapricciare , se lo vedeste con tutti i suoi dove si coricano tutti insieme alla rinfusa sopra il canile della loro stamberga oscura , umida , sprovvista di tutto . Or bene quest ' uomo e questa famiglia v ' offre uno degli aspetti della questione sugli operai . « Eccovi una città grande , Bruxelles , Gand , Liegi , per esempio , ricca , bella , per i suoi monumenti , per vie magnifiche , ammirate dal viaggiatore che la visita . Fate che una persona o il caso vi conduca del pari in altri quartieri fuor di mano , i quali sembrano remoti dagli altri quasi vogliano nascondere la vergogna o il timore degli spettacoli che straziano l ' animo . Quivi trovate vie strette , oscure , quasi del continuo umide e fangose , con case o piuttosto topaie , donde esalano vapori mefitici o molesti . Tetre e senza cortine le finestre di queste topaie ; e ad esse pendono spesso da pertiche o corde i cenci , che non vedono il sole e per asciugarli ci vuoi tempo . In questi orridi covili è alloggiato d ' alto in basso , dalla soffitta alla cantina , un formicaio di gente somigliante a quell ' infelice e a quella famiglia , il cui aspetto vi ha fortemente commosso . Se penetrate fra quelle case , trovate da per tutto le stesse figure macilente , cadaverose , dagli occhi luccicanti dove sembra essere ridotta la vita , corpi stremati di forze e quasi trasparenti , donne spossate , fanciulli magri e appenati . Nell ' interno dell ' abitazione la stessa miseria poco o nulla degli utensili della casa . Nessun letto o in luogo di questo un canile che vi fa orrore a vederlo . « Poca differenza nella condizione famigliare , la stessa insufficienza d ' alimenti , comperi giorno per giorno a caro prezzo . Poi da queste bocche esce un parlar grossolano , intramezzato da motti osceni ; quanto poi allo spirito ignoranza e credulità cieca e volubile , sdegno per tanti disagi e patimenti , e un avversare fieramente e minacciare coloro che sono più fortunati e un disperare che la propria sorte possa farsi migliore . Ciò posto come lasciar di meravigliarsi , allorchè un travaglio nella classe degli operai , una diminuzione di salario soppraggiungono ad aggravare questo deplorevole stato di cose , che per la naturale disposizione delle sommosse facilmente s ' informa dei modi simili ai già detti ? « Non basta . Molti di codesti disgraziati sono così decaduti d ' ogni speranza , ch ' egli è anche troppo se vivono della vita dei tempo loro . « Si palesa una calamità pubblica ? rimangono indifferenti . Avviene qualche festeggiamento intorno a loro ? Essi non hanno di che festeggiare , mancano i mezzi ; non sono quelle le loro feste . « Che state a ragionar loro di economia politica , della legge che governa l ' offerta e la domanda ? Non ne sanno buccicata . Questo sanno solamente , che assottigliando il salario , scemando il lavoro , introducendo l ' uso d ' una nuova macchina motrice , scema la parte loro già scarsa ; allora si mettono in isciopero e alla comparsa dei gendarmi , la cui vista è bastante ad inasprirli , scagliare loro delle pietre . Di qui il fatto di Chatelineau , lo sciopero del Borinage , la sommossa degli operai di Seraing o dei guantai . Così andranno a finire tutti i travagli dell ' industria , fino a che l ' istruzione e un certo grado di prosperità , non abbiano messo in sicuro la numerosa classe degli operai . « Oltracciò , in quei dì solenni , nei quali lo spirito di amor patrio si diffonde per tutto il paese e lo commove non si vedono forse disgraziati operai rimanersi come sordi alle grida dell ' universale , non badando all ' accalcarsi della gente dinanzi a loro ? A che serve rammemorare la patria ? La miseria fa strazio della loro anima e la strema di forze . Che importa loro della patria ? E dolore non lascia luogo ad altre sensazioni . V ' hanno pure operai che , tranne il meccanismo proprio della fabbrica dove stanno a lavorare , non conoscono nulla o quasi nulla di tutte le grandi scoperte che si attengono all ' industria e fanno l ' onore e la ricchezza del nostro secolo . Se inventaste cento volte a pochi passi da loro vie ferrate e telegrafi elettrici , vi darebbero sbadatamente un ' occhiata e senza cupidigia , trattandosi di cosa che non fa per loro . Tutte queste opere meravigliose non riforniscono di carbone il loro focolare vuoto appunto nella stagione che più lo richiede , nè di pane la mensa che talvolta è deserta in quella appunto che più sentono lo stimolo della fame . « Freddo similmente il loro sguardo all ' apparire del giorno o al tramontare , e , se potessero , direbbero certamente col poeta : Che fa a me il sol ? Dal tempo nulla attendo . « Cresce il terrore se vi fate a cercar il numero degli abitanti di questi quartieri . Vi converrà ammettere che sono a centinaia , a migliaia , gli uomini , le donne , i fanciulli , prossimo vostro s ' intende , i quali menano cotal vita , ed è la vita di tutti i giorni . Neri pensieri v ' entrano in capo , quando voi considerate da questo lato la questione sugli operi . Appresso vi sfugge dal labbro la dolorosa esclamazione : Povera gente ! - Sì , povera gente , poveri operai ! lo stato vostro fa ben parer giusti gli sforzi , che fanno tanti cuori generosi per cangiarlo in meglio » . Questa descrizione dello stato di una grande parte degli operai non è esagerata , nè mendace . Il Dauby non è persona sospetta di simpatie demagogiche , anzi abbiam sentito da parecchi tacciar di codino lui e il suo libro . Il signor cav . J . Dauby , autore di molti bellissimi libri popolari , era nel 1874 amministratore del Monitore Belga , ma fu un tempo semplice operaio . Il benemerito tipografo della città nostra cav . Angelo Colombo , amico ed ammiratore di quello scrittore , ci narrò come quegli dall ' umile sua condizione abbia potuto salire tanto alto . Entrato nel 1840 , dice il cav . Colombo , per una felice congiuntura di poche ore , nella stamperia del signor G . Lesigne , vi rimase per ventiquattro anni . Il suo padrone non tardò guarì ad affidargli la direzione del suo stabilimento , incombenza , alla quale in seguito aggiunse la tenuta della contabilità e la correzione degli stamponi . Fu in questo mezzo che il Dauby fece amicizia con alcuni eminenti personaggi , che gli professarono grande benevolenza ed esercitarono sulla sua vita un ascendente per lui decisivo . Fra essi noi citererno per tacer d ' altri , il compianto Edoardo Ducpetiaux , ispettore generale delle carceri e degli stabilimenti di beneficenza dei Belgio , uomo di fama europea , ed il conte G . Arrivabene , divenuto poi senatore del Regno d ' Italia . E Ducpetiaux , che si occupava indefessamente d ' opere di riforma in favore di quelli che la fortuna aveva diseredati , organizzò a Bruxelles nel 1856 un ' Esposizione internazionale d ' economia domestica , ch ' ebbe buonissimo esito . Fra i pregevoli oggetti , che quell ' esposizione conteneva , eravi pure la casa d ' un operaio , colle sue modeste supellettili . Per quanto però completo fosse quel mobiliar emodello , vi mancava nondimeno una cosa necessariissima : un buon libro . Il Dauby ne fece motto al Ducpetiaux ; e questi l ' incoraggiò vivamente a scrivere un tal libro ; e tre settimane appresso , sulla tavola della casa - modello c ' era un manoscritto intitolato : Il libro dell ' operaio : consigli d ' un collega . Un tal fatto decise della carriera letteraria dell ' autore . Il libro dell ' operaio ottenne all ' esposizione d ' economia domestica la medaglia d ' onore , che fu rimessa all ' autore , con vive parole d ' incoraggiamento , dal duca di Brabante , oggidì Leopoldo II re del Belgio . « Il libro dell ' operaio incontrò favorevolissime accoglienze , e , pel rapido spaccio , se ne fecero più edizioni , meritando di essere tradotto in varie lingue , tra le quali la portoghese , per cura della Società d ' incoraggiamento del lavoro negli opifici , posta sotto , l ' alta protezione del re di Portogallo . Il Dauby non può essere pertanto sospetto di demagogia , ed il suo libro è pieno di massime di una grandissima moderazione . Eppure egli , descrivendo in questo modo le condizioni degli operai , non avvertiva che parlava soltanto d ' una parte della classe operaia , anzi per meglio dire di momenti speciali nella vita d ' una parte della classe operaia . Ma dell ' operaio si può fare un altro quadro , che non è men vero di quello dipintoci dal signor Dauby . In modeste stanzuccie abitano le famiglie degli operai . Ecco delle buone mogli che alla mattina s ' alzano sollecite per preparare un eccellente caffè nero pel loro marito , il quale non manca tuttavia di recarsi appena uscito di casa , dal liquorista , presso cui convengono i suoi colleghi . Qui si riscalda lo stomaco con un bicchierino o due d ' acquavite e scambia quattro idee coi suoi compagni , idee , che so , io ? di politica , di economia , di amministrazione , di filosofia epicurea e d ' altro . Egli ha così soddisfatto a due bisogni egualmente legittimi , l ' uno fisico e l ' altro morale . Poi si reca al lavoro . Se l ' operaio lavora a cottimo , lo si vede , massime nei primi giorni della settimana , porre mano al lavoro , poi smettere , poi uscire di fabbrica , poi ricominciare , consolandosi colla speranza che , lavorando come una bestia ( è una frase di prammatica ) per quattro giorni della settimana , egli guadagna più che non ne richieggano i bisogni della sua famiglia . Ma , sciagurato , lo sforzo che fai nei quattro giorni ti rovina la salute ! - E che importa ? Non c ' è l ' ospitale ? Non c ' è il servizio di Santa Corona che mi fornisce e medici e medicine ? Non ho io pensato forse a iscrivermi nella Società operaia per avere il soccorso in caso di malattia ? E poi non ho io un padrone che anche quando sono ammalato mi anticipa la pappa ? Ah stolto egoista ! per non fare al tuo mal talento una piccolissima violenza , per non vincere una mala abitudine , per non rinunciare ad un piacere sciocco e passeggero qual è quello di ciondolarsi due giorni interi per la fabbrica , dando la baia a quei pochissimi , che attendono al lavoro , perchè son pagati a giornata , ah , tu non guardi di nuocere alla tua famiglia , di sciupare la pubblica beneficenza , di scroccare un sussidio a tutto danno dei fondi della società a cui appartieni , e di giuocare la tua indipendenza contro le anticipazioni del tuo padrone ! E per compensare costui della sua bontà cerchi di danneggiarlo in tutti i modi possibili ? Cerchi per tre giorni della settimana , ossia per quasi mezzo anno tieni il suo capitale , la macchina che ti presta per lavorare , nelle tue mani senza corrispondergli alcun frutto , e poi negli altri giorni lavorando in fretta e in furia gli rovini la macchina , ossia gli consumi il suo capitale , assai più che nol faresti se tu lavorassi regolarmente ogni giorno . E posto anche che in quattro giorni tu possa guadagnare senza un grande sforzo di che mantenere la tua famiglia e avanzare di che scialarla all ' osteria , non è forse vero che lavorando anche gli altri tre giorni della settimana potresti porre in disparte un bel gruzzolo da depositare alla Cassa di Risparmio ? Tu invece non puoi esser mai tranquillo sul domani nè per te , nè per la tua famiglia ; tu ostenti indifferenza per le strettezze che ti si affacciano nel futuro , conti sul lavoro de ' tuoi figli ; ma , nutriti sregolatamente , un giorno cioè indigestione e un giorno digiuno , sono lì male andati in salute e pare anche a te che , continuando di questo passo , non potranno certo giungere ad essere il bastone della tua vecchiezza . Vedi dunque che non sei tranquillo . T ' illudi ma non ti regge l ' animo , e talvolta per obliare tuffi nel vino o nell ' acquavite i tristi tuoi presentimenti . E s ' aggiunge a questi tuoi dolori anche il lamento continuo della moglie , la quale s ' accora . . . E di che s ' accorano la maggioranza delle donne degli operai ? Perchè anche domenica dovrà andare all ' osteria suburbana collo stesso abito della domenica precedente , mentre le altre donne vi si recheranno con un vestito nuovo , fatto all ' ultima moda , con nastri e fronzoli ... E tutta la settimana tu vedi , caro operaio , tua moglie occupata a riattare un vestito vecchio , taglia di qua , ritaglia di là , aggiungi , inserisci , attacca , appendi , sovrapponi , e intorno a quel vestito stanno tutte le casigliane intente a dare consigli , a prodigare lodi al buon gusto , alla diligenza , alla laboriosità della tua donna ... quando non ci sia qualcuna di quelle , che le faccia capire che a lei giovane e bella non potrebbe mancare chi regalasse un bel vestito nuovo ogni domenica , e che la conducesse nei principali alberghi in carrozza , e che le facesse bere di quelle bottiglie di vino , che al solo vederle fanno spuntare sul ciglio la lagrimetta della compunzione ... e che ci sarebbe il figlio del prestinaio dirimpetto , che farebbe pazzie per lei ... Povero a te , ottimo operaio , se sei predestinato ! Ma voglio ammettere che tua moglie sia una donna onesta e in tali panie non s ' inveschi . Dirà alla malvagia consigliera : Ma , e l ' onore , Cecca ? Quantunque la Cecca potrebbe farle sulla tesi " onore " dei sillogismi sans nom assai curiosi . Ammettiamo adunque che la tua moglie sia una donna onesta . Non accadrà altro male che quello di sciupare un po ' di tempo . Ma sarà appunto quel tempo prezioso , che essa non impiegherà per rassettare la casa , per raggiustarti e stirarti la biancheria , per rattoppare i poveri vestitini de ' tuoi figli , per levar le frittelle dall ' unica tua giubba della festa . La sua civetteria ucciderà la felicità di tutta la famiglia . E tuttociò ti pare forse poca cosa ? E l ' operaio che lavora a giornata ? Fa il meno che può per tema d ' ingrassare troppo il padrone , e si diverte a dirne poi tutto il male possibile . Ma , dal mezzogiorno della domenica alla mattina del lunedì , domandate all ' operaio che cosa sia la miseria , domandategli che valore abbiano le lire , parlategli di economia politica ( scienza di moda e intorno a cui anche i lustrascarpe pretendono dissertare largamente ) citategli lo esempio di Beniamino Franklin , e poi venitemi a dire che cosa vi risponderà ? Con quel risolino tra labbro e labbro , proprio di chi ha alzato un po ' troppo il gomito , con una strizzatina d ' occhio , e con una scrollatina di capo a sinistra , vi dirà : Non ha nessun parente più prossimo da contargli tutta questa bella roba ? E col dorso della destra si liscierà i baffi ancora sgocciolanti di vino . Alla domenica le osterie sono piene di operai , i teatri sono pieni d ' operai , i postriboli sono anch ' essi pieni d ' operai , le vetture pubbliche sono tutte noleggiate dagli operai ; in quella mezza giornata la ghiottornia , la sensualità , l ' imprevidenza riddano , turbinano intorno alla mente ed al cuore , del povero operaio , il quale , trascinato dal vortice delle passioni , crede che il miglior modo di godere sia quello di stancarsi senza saziarsi un giorno , solo , per restare poi digiuno gli altri sei lunghissimi giorni della settimana . Nella notte della domenica avvengono per la città liti indiavolate e ne sono cagioni precipue la gelosia , l ' ubbriachezza , il giuoco . Anche quest ' ultima passione entra nelle abitudini del nostro popolo . D ' estate , in tutte le osterie si giuoca da mattina a sera alle boccie e d ' inverno si giuoca a tarocchi , a tresette , a briscola , e infine alla mora . Questo giuoco chiassoso , che Orazio ben conosceva e che chiamavasi a ' suoi tempi popolano in digitis dimicare , è uno dei passatempi più graditi pel milanese , giacchè risponde meglio d ' ogni altro alla sua indole ciarliera ed urlona ; serve alla ginnastica del polmone , e a far sentire sempre più il desiderio di ingozzare del vino . Laonde la maggior parte degli osti sono anche giuocatori di mora e organizzano partite nei loro negozi ed invitano , esortano , eccitano i loro avventori a giuocare ; sapendo che come tutti i salmi finiscono col gloria , così ognuna di queste partite finisce coll ' assorbimento d ' un litro di vino , il che dà ad essi non piccolo vantaggio . Anzi , un oste che sappia il suo mestiere fa di più : quando vede tranquillamente seduti nel proprio negozio uno qua uno là alcuni suoi avventori , eglì li raccozza e si mette tra essi come trait d ' union , affinchè si accingano a giuocare e partecipa egli pure a qualche partita . Basta questa presentazione dell ' oste , perchè quei buoni avventori prima di notte siano amici e stiano tra loro come pane e cacio e si promettano di ritrovarsi al tavoliere anche la sera seguente . La partecipazione dell ' oste al giuoco è la garanzia della lealtà dei singoli giuocatori . Vi sono alcuni operai , che sono diventati famosi quali giuocatori di mora , e tengono il campo in certe osterie , dalle quali i novellini stanno lontani come i topi dalle trappole . Ma avvengono talora delle sfide formali e i giuocatori che si credono capaci si presentano in queste osterie , dove c ' è qualche celebre morista , e con lui si cimentano , e premio della vittoria non sono soltanto i litri e le bottiglie di vino che si scommettono in ciascuna partita , ma il vincitore riporta anche una bandiera , ch ' egli reputa premio tanto pregevole quanto lo poteva essere per un romano la corona civica . Per la mora el Togn l ' è in bandera , vale quanto dire che è un invincibile giuocatore . Com ' è facile accorgersi , l ' operaio consuma in brev ' ora quanto si guadagna in parecchie giornate di faticoso lavoro , e perciò durante la settimana il bisogno l ' assale e allora i lamenti , i guai , i litigi si succedono in famiglia , e quando la sventura viene a punirlo dalla sua imprevidenza , allora non gli resta più che ricorrere al Monte di Pietà , alla Congregazione di Carità , ossia a divorarsi la speranza e a sciupare quel rossore , che lo stendere della mano , alla pubblica beneficenza , richiama sempre sul volto a qualunque galantuomo . Eppure v ' ha di peggio . Qualche operaia stretto dal bisogno arriva a chiudere un occhio sulle mariuolerie dei figli , su certe colpevoli relazioni delle figliuole e persino della moglie , purchè queste vergogne gli apportino in casa tanto da supplire ai bisogni della famiglia . A tanto l ' imprevidenza e la prodigalità possono trascinare anche un onesto operaio . Chi gli sapesse predicare la frugalità e la sobrietà , chi rendergli accetti i gusti semplici e fargli preferire una vita modesta e tranquilla ad una vita turbolenta e scialacquatrice farebbe davvero opera meritoria . Ma dov ' è l ' apostolo ? Il carcere . La miseria , il delitto , il rimorso , il sospetto , il timore continuo della punizione , non rendono così incresciosa la vita alla feccia plebea quanto la perdita della libertà . E ' questa un bene tanto prezioso che , in qualunque modo limitato , quanto ne resta è pur sempre un bene assai pregevole , e la minaccia e il dubbio continuo di perderla sono cagione di farla reputare carissima . Fino a pochi anni or sono in Milano gli oziosi , i vagabondi , i ladruncoli venivano ritirati in carceri grandiosi a sistema in comune o di famiglia come erano appunto le carceri di San Vittore . Quantunque la vita che vi si conduceva non fosse molto noiosa , tuttavia , quando il lôcch vi entrava , aveva la faccia rabbuiata e stravolta , gli occhi invetriti o mobilissimi secondo le passioni , da cui era commosso . Sempre al momento d ' essere rinchiuso in prigione , nell ' animo del captivo sovr ' ogni altro sentimento domina non dirò il dolore , ma il dispetto per la perduta libertà . La Chiesa da ' Cappuccini di San Vittore da gran tempo era stata divisa in grandi celle , ciascuna delle quali poteva capire fin cento individui . Queste prigioni quasi sempre rigurgitavano di detenuti , perchè quella disgraziata parte dei genere umano sempre si riproduce , nè altrove si afforza tanto , quanto nelle carceri che la società costrusse per annientarla . Le prigioni , tenute con questo sistema , non hanno mai raggiunto lo scopo che per mezzo loro il legislatore si propone di ottenere . Infatti la privazione della libertà è , secondo lo spirito della legge , una pena , non già una vendetta , e come pena deve tendere a sviare l ' animo dell ' uomo dal delitto , verso il quale l ' uomo è spinto dalle sue prave passioni . La pena è in conclusione la controspinta , e perciò deve essere logica e morale . Il carcere a sistema di famiglia non è nè logico nè morale . Non è logico , perchè per punire dei delinquenti di niun conto li accomuna con altri di peggior conto , e questi servono di scuola a quelli , e quindi invece di reprimere il male lo favorisce e quasi lo promuove ; non è morale , perchè impedisce a colui che fu arrestato di ridiventare galantuomo , giacchè quando viene rilasciato in libertà esce dal carcere inviluppato da conoscenze infami , dalle quali non gli è facile liberarsi . Poichè ( diceva l ' illustre Carlo Cattaneo riassumendo alcune idee del Romagnosi intorno a siffatta materia ) se il progresso dei tempi e il predominio della ragione introdussero nel carcere la disciplina , la salubrità , la nettezza , la luce , il lavoro , non giunsero ancora a togliere la convivenza depravatrice . Il carcere riceve il novizio del delitto , reo forse d ' una lieve infedeltà , tutto ansante di vergogna , di spavento , di rimorso e lo dimette dopo pochi mesi , indurato nel cuore , dotto nei misteri dell ' iniquità , abbronzato nell ' impudenza , consumato e disperato al pari de ' suoi insegnatori . La promiscuità fra giudicati e giudicandi , fra colpevoli e innocenti , fra i trasgressori di qualche frivola disciplina politica o civile e gli esseri più abbominevoli od infami non giova certo ad impedire il male . La pena del carcere è una tremenda necessità sociale , bisogna quindi ch ' essa venga inflitta con criterio indipendente da ogni passione e scevro da ogni pregiudizio , affine di non aggravare l ' infelice condizione di tanti sventurati . Non v ' è anima bennata la quale , pensando alla serie indefinita di dolori , che dalla istituzione di siffatta pena insino ad oggi si soffersero nelle carceri senza la pausa d ' un ' ora sola , non senta quanto grave sia il còmpito dell ' uomo che s ' accinge a calcolare con austerità scientifica la quantità di miseria e d ' angoscia che deve infliggere a moltissimi de ' suoi simili , come pena de ' loro mancamenti , pena che non sarà e non potrà dirsi legittima , se non quando la società abbia provvidamente procurato di volgere al comun bene le umane passioni . E la nostra società non vi ha ancora provveduto . Ora , scrisse il grande pensatore testè citato , egli è certo che gli allettamenti e gli stimoli al mal fare sono maggiori , dove le plebe è disperata per miseria , o cresce ineducata e brutale , o i magistrati non vegliano a scoprire i delitti , o il braccio di una debole giustizia si abbassa dinanzi ai protetti del potente . Nè ciò basta , perchè dove gli uomini sono onesti solo entro il limite della paura , e nella società non circola uno spirito largo e vigoroso di morale e di probità , il fragile edificio delle pene non regge al peso morto della corruzione universale . Perocchè bisogna coltivare negli uomini quell ' impulso d ' onore che non solo rattiene dal delitto , ma ne rende insopportabile il minimo sospetto ; bisogni infliggere quanto più raramente si può l ' ignominia , e far quasi economia delle erubescenze del popolo ; bisogna promuovere fra gli uomini i vincoli dell ' azienda civile , perchè sentano il bisogno della mano altrui e della buona opinione .... Le leggi al presente puniscono ma non prevengono il delitto ; e correrà gran tempo ancora prima che la società pensi al miglioramento dei membri che la compongono , e tuttavia seguiterà a colpire in egual modo gl ' infelici ed i colpevoli . Giacchè moltissimi operai sono dalla miseria tratti al delitto , e molti fra essi ignari del valore assoluto e relativo di un ' azione criminosa . La maggior parte dei delinquenti sono analfabeti ; essi non hanno altra guida delle opere loro che l ' istinto , poichè nessuno s ' è curato di ridestare in essi il sentimento morale , epperò trovansi quasi alla condizione di bruti . Per costoro le leggi sono lettera morta , sanno che esistono delle leggi , perchè tratto tratto vengono dal rigore di esse colpiti , ma non sanno il perchè queste leggi esistano , nè da chi siano state fatte , meno poi se ve n ' ha qualcuna che favorisca i miserabili . Tratto tratto questi vengono arrestati , poscia rilasciati per essere indi a poco arrestati di nuovo , tanto che trovandosi sempre in carcere sono costretti a dire tra loro che quelli che vanno in carcere sono sempre gli stessi ; quelli che vanno all ' ospitale sono sempre gli stessi ; detti questi che non si riducono ad altro che a varianti del vecchio adagio : Sono sempre gli stracci che vanno alla folla . I pensatori assai di leggieri s ' accorsero che la mescolanza dei detenuti era dannosa alla morale e che la prigione invece di correggere i tristi , pervertiva i buoni . Si pensò di imporre il silenzio a tutti i carcerati , e questo sistema punitivo dalla città di Auburn , in America , che prima l ' applicò , trasse il proprio nome . Ma il sistema di Auburn non raggiunse lo scopo , perchè , se soppresse la voce , non potè sopprimere le relazioni tra i carcerati , i quali acuirono sempre più il loro ingegno , affine di communicare tra loro , e studiarono e studiano tutti i mezzi per eludere la vigilanza dei loro , custodi . Che più ? I dolori stessi , la stessa severità della pena ritemprano l ' animo di que ' disgraziati , i quali s ' avvezzano a sopportare con alliera indifferenza persino le sferzate , per non dare spettacolo a ' compagni della loro timidezza ed è naturale che talora pensino a reagire . Nel che bene spesso sono eccitati da qualche anima ribelle e determinata a tutto osare , la quale fa nascere all ' impensata terribili ribellioni . E lo spettacolo della crudeltà della pena e la smania di reazione distruggono e sviano il carcerato dal meditare sulla propria colpa e lo allontanano dal pentimento : e il lavoro impostogli quale aggravio di pena , gli riesce disamabile anzi odioso . Queste cose ben videro le Autorità preposte alle carceri , e perciò studiarono il modo , affinchè fosse tolta questa infame comunanza . Si cominciò dal dividere i detenuti , oltrechè per sesso , per età , per delitti , per disciplina , ma questa divisione non è sempre possibile , perchè ad attuarla occorrerebbero carceri assai grandiosi , giacchè si verrebbero ad avere in tal guisa circa quaranta classi di prigionieri , i quali difficilmente poi potrebbero ancora essere invigilati . Inoltre perchè la divisione sia ragionevole , bisogna particolareggiare sempre più nella scelta dei prigionieri destinati a restare insieme , e a forza di suddividerle è facile capire che si è obbligati di concludere che il sistema più logico è quello di tenere i detenuti separati ad uno ad uno , che è appunto ciò che fa il sistema segregante o di Filadelfia detto anche di Pensilvania , oppure di Cherry - Hill . Questo regime è il più opportuno pei condannati , il più provvido o il più giusto pe ' giudicandi . Quelli possono riflettere alle loro colpe o mettersi sulla via del bene , questi non soffrono l ' avvilimento di trovarsi con tristi , prima ancora che i tribunali abbiano pronunciata sopra di loro una sentenza di reità o d ' innocenza , nel quale ultimo caso essi ritornano alla libertà incontaminati , come quando per soddisfare alle gelose ricerche della giustizia furono gettati in carcere . Il condannato poi trova nel sistema segregante il modo di ottenere il proprio miglioramento morale . Abbandonato a sè nella solitaria cella ( nota Carlo Cattaneo ) , a prima giunta per lo più si abbandona al furore , agita pensieri di vendetta , e sfoga la sua rabbia in maledizioni . Ma alla violenza succede l ' esaurimento e la stanchezza ; il silenzio che segue ai vani suoi clamori , a poco a poco gli fa intendere quanto siano infruttuosi e insensati ; egli vede tutta la sua impotenza e la sua nullità in faccia alla legge che senza percosse , senza catene , senza insulti , con mano invisibile lo assedia e lo stringe . L ' idea della sua colpa , ch ' egli fuggiva , ch ' egli sommergeva nel tumulto della vita e delle passioni gli s ' affaccia da ogni parte , e a poco a poco si allarga nel suo pensiero , e dilegua tutte le vanità che lo ingombravano . Tra il rimorso e l ' impazienza e il tedio , per sottrarsi agli odiosi pensieri e dissiparsi pure in qualunque modo che gli è possibile , egli afferra rabbiosamente la proposta d ' un qualsiasi lavoro . Ben pochi hanno la forza di resistere a quattro o tutt ' al più ad otto giorni di forzata inazione . E lavoro non viene inflitto come un supplicio , nè imposto col bastone o colla fame ; ma vien concesso come un ' indulgenza , come un ristoro , che solo può rendere sopportabile quella noiosa vita . La disciplina non è sollecita di comandarlo : essa aspetta tranquilla il prigioniero , ben certa che tosto o tardi s ' arrenderà . I signori De Tocqueville e De Beaumont dicono : Visitando il Penitenziale di Filadelfia ci siamo trattenuti con tutti i singoli carcerati ; nessun d ' essi che non parlasse del lavoro quasi con riconoscenza e non palesasse la persuasione , che , senza il conforto di una continua occupazione , non avrebbe potuto resistere al peso della vita . Che avverrebbe del prigioniero nelle lunghe ore di solitudine , se , senza questo rifugio , fosse lasciato a ' suoi rimorsi , ed ai terrori della sua mente ? Il lavoro dà interesse alla solinga cella ; affatica il corpo ma conforta la mente . E ' singolare che costoro , giunti al delitto per la via della dissipazione e dell ' ozio , siano ridotti ad abbracciare come unica loro consolazione la fatica ; e costretti a sentire tutto il peso dell ' ozio , imparino ad aborrire quella primiera causa d ' ogni loro calamità . Il confronto tra il lavoro e l ' inazione ha tanta forza , che molti di quei meschini dissero , che la domenica era per loro insopportabilmente lunga e che non avrebbero potuto vivere senza lavoro . Questo bisogno si palesa in tal modo , che non avvenne mai di doverlo imporre colla forza . Il condannato , intento al suo lavoro , respira dal tedio , dalla oppressiva idea della passata vita , e con ardor quasi puerile non ha per qualche tempo altro oggetto alla sua mente ; e vi si dedica con solerzia e con amore , perchè gli è una difesa dai pensieri che gli rodono l ' anima . L ' imperturbato raccoglimento e la dura necessità gli aprono la mente ad imparare ; l ' istruttore , che viene a interrompere la sua solitudine con modi placidi e caritatevoli non può a lungo riuscirgli sospetto ed odioso . Le parole che questi prudentemente lascia cadere tratto , rammentate poi nel silenzio , quando l ' uniformità del lavoro lascia errar la mente , penetrano l ' anima più rozza e selvaggia . La profonda monotonia della cella dà peso e consistenza ad ogni giusto pensiero che fortuitamente si svegli . E una volta che il prigioniero ha potuto rivolgersi sopra di sè , il lavoro arresta più la sua riflessione . E spesso , una repentina visita lo sorprese immobile sul suo lavoro , tutto chiuso nel profondo della sua memoria , pensando forse alla carriera perduta , alla casa , ai congiunti , ai genitori afflitti e disonorati , alla moglie , ai bambini lasciati nell ' abbandono e nell ' abbiezione . I più sciagurati che non hanno affetti , che sono intrisi di sangue , che nulla hanno in cuore che non sia tristo e perverso , nella mollezza di quella vita reclusa , tra il lungo silenzio e le parole caritatevoli , e la coscienza che ricalcitra e si spaventa , a poco a poco sentono venir meno l ' antica ferocia . E non v ' è a lato del prigioniero alcun essere malvagio , che ostenti una atroce indifferenza , o lo guardi con ironia , e con osceni e atroci scherni rimescoli la feccia delle sue passioni . Tutto ciò che lo circonda gli rammenta il suo delitto . Non v ' è intorno a lui nemmeno il fremito d ' un ' industria comune , nè l ' affacendata disciplina d ' un carcere popoloso : il rumore stesso delle battiture e delle catene gli risonerebbe gradito in quella vita di sepolcro . Il lavoro delle sue mani gli allevia bensì il tedio e il rimorso e lo rattiene sull ' orlo dell ' avvilimento , e della disperazione ; ma non basta a dividerlo affatto dai suoi pensieri e fermare la corsa fatale che lo trascina verso il pentimento . Nel silenzio degli uomini e nel senno delle passioni , i consigli tante volte derisi , le parole che sembravano non aver toccata la sua memoria , i terrori religiosi , tutte le imagini e tutte le rimembranze del bene e del male , risorgono innanzi alla colpevole coscienza , e si fanno ogni giorno più potenti e irresistibili . Tutte le illusioni sono sparite ; in faccia a una triste e severa realtà , nel profondo d ' un silenzio di morte , dove nessuno lo vede e lo ascolta , una sola parola viva gli suona all ' orecchio , ed è una parola di verità , che va dritta e irresistibile al secreto della sua coscienza . Il momento giunge alfine , in cui l ' anima già nauseata dell ' ozio , si nausea pure della durezza e dell ' importanza , e si sente in balia d ' insolite emozioni . Allora le alte verità della morale , insinuate con religioso affetto , possono ritemprare e rifondere l ' anima più ostinata ; i sentimenti dei pentito sono come un metallo squagliato , che scorre dovunque un ' arte salutare lo guida . Chi passò per una siffatta prova , potrà , ritornato alla vita libera , precipitarsi in nuovi traviamenti ; ma porta nel cuore una tale debolezza , che il solo nome del carcer basta a fermarlo ed avvilirlo in mezzo all ' ebbrezza del delitto . La fiera domata non è più la fiera selvatica . E quella stessa potenza che arresta le ricadute nel liberato , annunciata e divulgata da loro alla moltitudine dei malvagi , potrà render terribile anche l ' idea d ' una prima colpa e formidabile la minaccia della legge . La prigione non sarà più per essa un piccolo mondo , dove se vi sono i dolori della reclusione e dei flagelli , vi sono anche i piaceri della compagnevole fratellanza e le distrazioni d ' una disciplina spettacolosa ; il carcere solitario è più disgustoso e amaro per essi , quanto più assidua e profonda è la sua calma . Pur troppo le incompiute riforme che introdusse nel carcere la moderna umanità , avevano tolto a questo unico strumento di pena ogni terrore . Il malvagio scioperato vi trovava ricovero e letto , e pane certo , e lavoro mite , e compagnia quale egli poteva desiderarla : e a molti onesti operai carichi di famiglia , a molti giornalieri scalzi e famelici in mezzo ad ubertose campagne , il soggiorno del carcere era pur troppo una seduzione . Ma posto il regime d ' un severa segregazione quand ' anche la cella sia spaziosa , netta , chiara , ventilata , riscaldata , provvista di tutto ciò che un modesto vivere richiede , il vero malfattore preferirà sempre il lezzo e il disagio d ' un sotterraneo , il pavimento nudo , la catena , il bastone , poichè tutte queste cose non giungono a domargli l ' animo , e gli lasciano il tranquillo possesso della sua scelleratezza . Quando le antiche leggi inventavano con atroce poesia ogni modo di strazii pel corpo umano , ommettevano , senza curarlo , un tormento più squisito e potente , che piomba con tutto il peso sull ' animo . La solitaria riflessione , la quale allora si apprezzava così poco , che a richiesta d ' un tutore impaziente o d ' un padre iracondo , si applicava a ' giovinetti svogliati o loquaci , si palesò una pena di tale intensità , che alcuni già la gridano soverchia a qualsiasi più nero misfatto e sproporzionato alle forze dell ' umana ragione . Gli antichi avevano insegnato che il silenzio è fomite di sapienza e di virtù ; ma non si sapeva che fosse un terribile punitore del delitto . Una filosofia severa che trae tutto dalla riflessione , trovò anche nella riflessione la forza penale , e con una vasta esperienza accertò la profonda sua induzione . Sdegnando il corpo del malfattore lasciandogli pure tutti gli agi della vita materiale , essa assale di fronte l ' anima sua , la sua coscienza , il principio della vita . Il patibolo con tutto il sanguinoso suo fasto si spiritualizza nel silenzio della cella . Il mero dolore animale non è più la suprema difesa di una società minacciata e vessata , ma un dolore , ch ' è tutto dell ' uomo , anzi tutto dell ' anima , una pena sociale per eccellenza , perchè consiste nel negare le dolcezze del consorzio sociale a coloro che ne turbarono la pace . Eppure in mezzo ad una irresistibile efficacia , questa pena così temuta dal malvagio non offende per nulla i diritti dell ' umanità ; essa non accorre ad ogni istante col ferro e col fuoco , nè contrista di dolorose strida , nè contamina di sangue la città . I custodi , sicuri di sè , non feroci , nè sospettosi , possono mostrar sempre tutti la calma e la dolcezza ; il cordoglio , che abbatte il prigioniero , viene tutto dalla legge , non inasprito dalla loro collera , nè aggravato dal loro arbitrio . Egli soggiace da sè all ' onnipotenza della legge , e riceve il trattamento che risponde a ' tristi suoi meriti , perchè lo riceve dalle opere della sua coscienza . Gli ufficiali non appaiono mai al suo cospetto , se non per interrompere il cruccio della sua solitudine , e provvedere ai suoi bisogni , e dirgli quelle parole che lo riconciliano col misero suo stato , e lo preparano ad uscire da quel fatale recinto con altr ' animo ch ' egli non vi entrava . Il regime solitario si riduce a due fini : togliere il prigioniero dal dannoso consorzio dei suoi pari , e costringerlo a rientrare in sé , perchè l ' esperienza dimostra , che senza questo ritorno , la pena s ' infligge senza frutto e senza esempio . Non s ' intende però che il prigioniero debba restar derelitto nella disperazione d ' una tomba ; poichè oltre alla caritatevole provvisione de ' suoi bisogni fisici in una comoda cella , egli ottiene il conforto del lavoro , del consiglio , dell ' istruzione e della lettura . Gli si interdice la compagnia de ' malvagi ; ma gli si concede quella d ' uomini onorati e pietosi . Ed è un fatto che la disciplina isolante gravita tremendamente sul malfattore inferocito , ma quando il tempo , il silenzio e le ammonizioni hanno vinto la sua durezza e l ' hanno , ridotto a sentire la stoltezza della passata sua vita , il tormento del suo carcere s ' allevia e i suoi custodi e governatori trovano in lui una inattesa docilità e un assoluto abbandono . Dopo un primo doloroso intervallo , l ' abitudine a poco a poco induce l ' animo alla quiete ad alla pazienza ; dimodochè , il malvivente , condannato a breve pena , ne sente tutta la gravezza e ne porta fuori un salutare spavento ; ma il malfattore condannato a molti anni di solitudine , può comporsi gradatamente a quella tranquillità , che riduce a riflessione anche le anime più burrascose . Non vi è in quella disciplina alcun risalto , alcun arbitrio , alcuna acerbità che accenda le sue male passioni : l ' odio , la vendetta . Quindi nessun pericolo che l ' irritazione mentale sconvolga la ragione . Solo questi argomenti possono consigliare il regime segregante , il quale è però sempre una gravissima pena . A Torino nei primi mesi dell ' attivazione del carcere cellulare , molti delinquenti volgari non ressero alla solitudine e si uccisero Si notò però che da quella città i ladruncoli emigrarono in massa , e sarebbe stato un bel vantaggio , se questo fatto si fosse verificato anche in Milano . Nella nostra città venne pure costrutto un grandioso carcere cellulare , che torreggia severamente entro la cerchia dei bastioni fra Porta Genova e Porta Magenta . Questo edificio , il disegno del quale devesi al compianto ingegnere Francesco Lucca , si eleva sopra un ' area di metri quadrati 49,695 , della forma di un pentagono , perfettamente isolato e chiuso da una grossa muraglia munita di cinque torri agli angoli , e del fabbricato di fronte della lunghezza di metri 204,50 . Lo stile adottato fu quello del medio evo , che risponde assai all ' indole della fabbrica , di carattere grave e solenne . Il muro di cinta porta alla sua sommità un ballatoio contenuto da parapetti di pietra per il servizio di guardia , facendo servire da garretta per le sentinelle le cinque torri . Il carcere è diviso in tre distinti corpi di fabbrica . Il corpo anteriore ; la cui fronte è disposta sul lato del muro di cinta , che prospetta il Macello , quantunque faccia parte dello stabilimento , non è considerato come carcere essendo destinato agli uffici , alle abitazioni , al corpo di guardia , al servizio di magazzino e ad altri scopi . Esso ha l ' aspetto di un castello severo , le cui parti centrale e laterali sono munite di merlatura . Il secondo corpo di fabbrica , parallelo a questo è distante venti metri dal precedente e collegato col medesimo a mezzo di un andito a semplice piano terreno in continuazione al vestibolo d ' ingresso . E ' elevato a due piani fuori terra , meno un breve tratto dove si praticò un ammezzato che soverchia il tetto . Questo si suddivide in due parti , ciascuna fornita di uno spazioso cortile ; la destra costituisce il comparto riservato alle donne carcerate ed è diviso in sessanta celle , più quattordici altri locali di maggior ambiente per servizio d ' infermeria . Nella parte sinistra a terreno si trovano i locali per le guardie , il parlatorio speciale pei detenuti di passaggio , per quelli appena entrati nel carcere , i bagni , i locali destinati alla visita ed alla iscrizione dei detenuti al loro entrare nel carcere , i locali per la disinfezione degli abiti e pei guardiani . Al primo piano nel lato verso oriente v ' ha un portico di disimpegno di vari locali che potrebbero essere destinati ai condannati ad una pena di breve durata ; al lato meridionale vi è un corridoio centrale con doppio ordine di celle in numero di venti . Ad occidente il cortile , un altro portico di disimpegno e dall ' opposta parte altri locali di servizio . Nel secondo piano sono notevoli due celle per quei reclusi che danno o simulano segni di pazzia . Queste celle sono disposte in modo che per appositi spiragli abilmente mascherati , praticati nella vôlta e nelle pareti , un guardiano può , non veduto , vigilare il detenuto . Il terzo corpo di fabbrica ha nel suo centro una grande rotonda , da cui si diramano sei braccia equidistanti fra loro ; ognuna di esse è costituita di un grande corridoio centrale che si eleva senz ' alcuna divisione dal piano terreno sino al tetto ; lateralmente sono disposti tre ordini di celle , disimpegnati da ballatoi che corrono lungo i lati dei vasto corritoio . La lunghezza di ciascun braccio di fabbrica è di metri 62,50 a partire dalla periferia interna della rotonda . A ciascun lato di tali braccia e per ogni piano sono disposte sedici celle , per cui si hanno novantasei celle per ogni braccio e quindi i sei raggi daranno complessivamente il numero di 576 celle , senza contare ventiquattro celle di punizione , cioè quattro per ogni braccio . Le celle dell ' altro corpo di fabbricato sono larghe metri 2,40 , lunghe metri 4 , alte metri 3,40 circa ; quelle del fabbricato a raggi misurano la larghezza di metri 2,20 per 4,30 di lunghezza e 3 di altezza . Si accede alle celle per una piccola porta munita di un apposito spiatoio , affine di poter invigilare il detenuto , senza ch ' egli se n ' avveda . A tale scopo lo spiatoio è mascherato da un vetro colorato e si apre e si rinchiude a mezzo di un movimento a vite silenzioso . Tutte le celle sono fornite di un richiamo ad un campanello elettrico , come ve ne sono alcune provvedute di un apparecchio per l ' illuminazione a gas . Mediante il campanello ogni detenuto può , in caso di urgente bisogno , chiamare un guardiano , e perciò mediante un semplicissimo congegno , mentre suona il campanello discende davanti alla porta della cella una piccola bandiera in ferro , che indica esservi in quella cella il prigioniero che ha chiamato . Il mobilio delle celle , secondo venne stabilito dal Ministero , è costituito da un letto , il quale di notte è spiegato trasversalmente alla cella e di giorno trovasi arrotolato ; di due ripiani piani o sgabelli situati in uno degli angoli della cella e di un ripostiglio . Serve di tavola il ripiano infisso nel muro e da sedile lo sgabello mobile . Affinchè i guardiani possano durante la notte , portarsi ad ispezionare le inferriate , fu proposto dal Ministero di infliggere nel muro una manetta , appoggiandosi alla quale può il guardiano far entrare una gamba nello spazio che si lascia , dalla parte de ' piedi , tra la estremità della branda distesa ed il muro e passare all ' altro lato della cella . Ogni cella oltre all ' avere un cesso inodoro è eziandio provvisto d ' acqua a sufficienza . Questa viene fornita da serbatoi collocati nei sottotetti e che vengono giornalmente riempiuti col mezzo di semplici pompe a mano . Da questi serbatoi si diramano dei tubi , che vanno a riempiere tanti recipienti , della capacità ciascuno di litri sei , quante sono le celle . Tali i recipienti sono posti tra i rinfianchi del nascimento di ciascuna vôlta e specialmente nelle praticate smussature degli angoli delle celle , e conformati in modo che nel mentre si riempiono con un tubo comune , sono però gli uni dagli altri indipendenti , sicchè quando un detenuto per inavvertenza o studiatamente lasciasse aperto il suo rubinetto in modo da disperdere tutta l ' acqua del recipiente a lui destinato , ciò non vada a scapito di altri detenuti e perciò si castiga esso stesso col privarsi per quel giorno del beneficio dell ' acqua , oltre a che mette in avvertenza il guardiano , coll ' effettuato disperdimento dell ' acqua per la cella , in una quantità però che non può mai riuscire a danno del fabbricato , essendo appunto limitata a sei litri , ma bastante per farlo punire . Stannovi apposite bacinelle per ricevere l ' acqua da ogni rubinetto , e che ponno servire per far rinnovare da ogni detenuto l ' acqua nel sifone della latrina dopo essersene servito per la propria pulizia . Le finestre che danno aria e luce alle celle sono fatte a strombo e disposte in modo , che , mentre queste restano sufficientemente illuminate e che il detenuto può godere della vista del cielo , egli non può vedere di fronte in linea orizzontale , essendo il piano del parapetto all ' esterno più alto di quattro centimetri della parte inferiore del volto verso l ' interno della cella . Inoltre , affinchè i detenuti possano giornalmente respirare aria più libera e passeggiare , pur mantenendosi la più severa segregazione , si disposero otto passeggi . Essi sono formati da tanti piccoli scomparti raggiali divisi da muricciuoli alti metri 2,40 , disposti secondo la direzione del raggio e fanno prendere allo scomparto stesso la forma trapezia . La parte centrale si eleva su tutto il resto , ed è disposta a terrazzo coperto , dal quale il guardiano può con facilità invigilare i detenuti in tutti gli scomparti che sono interamente scoperti ; meno per un breve tratto in aderenza alla parte centrale , ricoperta da un piccolo tetto , affine di difendere il detenuto dalla pioggia e dai cocenti raggi solari . Infine , la disposizione poligonale e sporgente data alla estremità di ogni tramezza , impedisce che i detenuti possano , allungando le braccia fra i vani del cancello , comunicare fra loro , come pure l ' essere tutti questi passeggi coperti da una sottile rete di ferro , toglierà il pericolo che i detenuti possano gettarsi l ' un l ' altro degli scritti . Il numero totale delle celle a carcere è di 762 . Al quale aggiungendo i locali destinati a infermerie , si ha una capacità totale di celle per 800 detenuti . Eccovi descritto il carcere cellulare che la città nostra con grande dispendio ha innalzato . Se esso era davvero un bisogno universalmente sentito , rimarrà come monumento delle deplorevoli condizioni morali di Milano a ' giorni nostri . Stringiamo i conti . Una pulitissima cella , fresca d ' estate , riscaldata d ' inverno , con un letto discreto , sei litri d ' acqua al giorno , vitto , bucato , servizio , tutto ciò si dà a chi commette un delitto ; mentre il povero che voglia vivere da galantuomo è costretto ad abitare una stamberga fredda d ' inverno , calda e soffocante d ' estate , mangiare peggio di moltissimi cani , infine stentare la vita . E ' proprio scabra ed ingombra di spine la via del Paradiso , .... fin troppo . Appio Claudio , irridendo alla miseria della plebe romana , disse che il carcere è l ' albergo della plebe . Or bene , per costrurre un tale albergo che i lôcch già battezzarono per Grand Hôtel Roncoroni o anche Pio Albergo Roncoroni ( dal nome di un formidato Ispettore di Pubblica Sicurezza poscia divenuto Questore ) , in Milano si sono spese due milioni e centoventitrè mila lire . Aggiungansi i denari che si pagano per gli stipendii del personale direttivo e di custodia , per il mantenimento dei carcerati , e poi dicasi che la società non si prende cura della plebe . Chi però mi saprebbe dire quanto spende la società per migliorare la plebe ? per prevenire certe cadute morali , per le quali un uomo onesto od una donna onesta trovansi precipitati in cotesto abisso senza uscita ? Eppure questo carcere segna un gran progresso in confronto di quello a sistema di famiglia . In quest ' ultimo la sopraeccitazione dello spettacolo impedisce la riflessione e quindi la riabilitazione morale dell ' individuo . Eccovi un giovinetto operaio arrestato , mentre nell ' impeto dell ' ira ha ferito un suo compagno . Vien tratto al carcere e consegnato al custode ed ai guardiani . Lo sdegno ed il dispetto ancora lo agitano , risponde con poca buona grazia alle interrogazioni del capo guardiano , il quale per punirlo della sua sgarbatezza lo fa mettere dove stanno i ribaldi più facinorosi . Appena il giovanetto pone il piede sulla soglia del carcere , tosto l ' uscio gli si richiude alle spalle , ed egli si sente soffocare sotto una coperta e si trova gettato a terra . E perchè ? mi domanderà il lettore . E ' una brutta consuetudine , che ebbe sempre vigore nelle nostre prigioni , e che non si è potuto far scomparire , se non colla abolizione del carcere a sistema di famiglia . Quel giovanetto è stato atterrato dai corsari . Sì , signori , vi erano i corsari nelle nostre carceri , e vi sono ancora dove non fu ancora applicato il sistema cellulare . Sono questi due prigionieri incaricati dal capo - stanza ( che è il più anziano tra i rinchiusi in una stessa camera , e bene spesso il più ribaldo e il più manesco ) a fare gli onori del ricevimento al nuovo venuto . Al suo ingresso , tutti si radunano nell ' angolo della stanza il più lontano dall ' entrata , tranne i due corsari , che sì mettono l ' uno da una parte e l ' altro dall ' altra della porta , tenendo distesa una coperta di lana , colla quale imbaccuccano il poveretto che entra , e lo trascinano a terra . Allora tutti gli corrono addosso e chi gli toglie il moccicchino , chi il cappello , infine , quanto ha di meglio sopra di sè , tutto gli vien portato via . La preda si consegna al capo della cella , il quale pensa a farne spiccioli . Immaginiamo alcune di queste scene nelle carceri soppresse di San Vittore . Il derubato si rialza infuriato se è coraggioso , avvilito se è timido ; in quest ' ultimo caso va a rannicchiarsi in un angolo della cella in mezzo alle più sconcie risate dei concaptivi , nell ' altro invece s ' avventa alla cieca sul primo che incontra , e , mentre con costui sta per venire alle prese , gli saltano addosso gli altri a trattenerlo , finchè interviene colla propria autorità il capo - stanza a sedare il tumulto e a ristabilire l ' ordine . Intanto questi ha già pensato a fa foraggià la scelpa , ossia a far scomparire la preda . Nel carcere di San Vittore il negozio si conchiudeva tra le due celle attigue , separate dal muro , che le divideva imperfettamente , giacchè non raggiungeva la volta . Il commercio si fa tra i due capi - stanza . Il venditore prende un pezzetto di carta , vi scrive sopra la proposta di vendita , poi mette in uno zoccolo il vigliettino che in gergo è detto lasagnin ( al plurale lasagnitt ) , si pianta nel mezzo della prigione e grida : Casci ? Si ode una voce che risponde dall ' altra cella : Cascia . Allora il venditore lancia lo zoccolo , che supera il muro e va a cadere nell ' altra cella . Ma come ha potuto colui scrivere il bigliettino ? Un pezzettino di carta e un piccolissimo pezzetto di matita posseggono tutti i frequentatori delle carceri , nè v ' ha occhio per quanto esperto che giunga a scoprire i mille nascondigli , che sa trovare o creare intorno a sè il prigioniero . Intanto l ' altro capo - stanza ha radunato i carcerati , che hanno con sè denaro o ne hanno depositato presso il guardiano per fondo di sussidio , e ha esibita la merce . Se v ' è alcuno , che si offre di comperarla , il capo - stanza rimanda la risposta . La merce insieme colla domanda viene spedita sempre per la stessa via . La si esamina si tira il prezzo , infine s ' impiega una intiera giornata per concludere un affare di due lire . E ' questa una gradita occupazione per chi è condannato all ' ozio . Se il compratore ha seco il denaro , questo viene dato al capo della cella , il quale lo spedisce al venditore detraendone una parte per tassa di mediazione . Se poi il compratore ha il denaro depositato per fondo di sussidio , allora l ' affare si fa diversamente . Allora è necessaria la girata delle parti.Il compratore chiama un guardiano ; questi apre el sfiandrin , finestretta tagliata nella porta stessa della carcere ; il compratore ordina di porre a credito del capo dell ' attigua cella la somma stabilita , sulla quale il mediatore ha sempre diritto di prelevare a proprio vantaggio una parte determinata . In altre carceri gli affari si fanno mediante la colomba , pezzo di cordicella , della quale si servono i prigionieri di una cella per comunicare con quelli d ' un ' altra . Nessuno dei concaptivi s ' attenterebbe di impedire o di porre ostacolo a siffatte comunicazioni , quando non avvengono per conto proprio , anzi sono in ciò d ' un mirabile accordo e con gran premura si prestano talora a mettere fra loro in comunicazione due individui l ' uno dall ' altro discostissimi . Fa passà el bastiment , è la frase tecnica che significa partecipare una notizia . E questo si fa , quando è possibile , in gergo , oppure battendo colla nocca delle dita , contro la parete del carcere vicino , un certo numero di colpi , che qualcuno s ' incarica di ripetere sul muro opposto e così via , finchè il rumore giunge all ' orecchio di chi capisce il segnale e che risponde . E così rifanno la stessa strada i rintocchi di risposta con una scrupolosa esattezza e con una premurosa prontezza . Nelle carceri di Cherry - Hill per evitare questo ultimo modo di comunicazione , si è pensato a dividere le celle mediante due tramezzi , in modo che il suono s ' ammorza e si perde nel vano delle pareti . E dal fondo del carcere si commettono le più orribili ingiustizie , le più nefande sevizie , coll ' audacia e la brutalità che solo può ispirare la sicurezza del silenzio della vittima . Non solo i più poveri sono condannati dal capostanza a fare i servizi i più umilianti del carcere , ma i più giovani sono talora trascelti a sfogo di sozze passioni . Nè giova che uno per sottrarsi mantenga un contegno severo . Nei primi giorni vien lasciato a sè , e schernito con semplici appellativi , poi qualcuno lo punzecchia con parole di famigliare scherzo ma dette in tono benevolo , e quando l ' altro annoiato della sua volontaria solitudine sente il bisogno di parlare , attratto dal vortice dell ' allegria chiassosa , che regna in un carcere a sistema dì famiglia , allora è costretto a prendere parte ai giuochi che vi si fanno , ed egli è quasi sempre la vittima degli scherzi più umilianti e atrocemente vergognosi . Il giuoco del sarto , del ladro , del soldato , sono tali oscenità , che non mi è lecito neppure il descrivere . La narrazione vicendevole delle proprie gesta serve a compiere l ' educazione del prigioniero , il quale se ha posto il piede nel carcere , traviato da una malvagia tendenza , ne esce corrotto nel fondo dell ' anima , abbiettamente cinico e pressochè abbrutito dai vizii . A petto delle gravissime colpe , di cui ode il racconto , il suo piccolo fallo gli appare meschino e ridicolo , sente il bisogno di elevarsi fino al livello de ' suoi compagni , e , come un poeta cerca di emulare i grandi poeti , ed un negoziante cerca di gareggiare co ' suoi colleghi , nè questi pensa punto di acquistare stima tra quelli , nè il poeta si sogna di agognare al credito di negoziante , così anche il lôcch non aspira alla fama di galantuomo , ma si sforza di guadagnarsi tra ' suoi nomea di briccone matricolato . L ' ambiente , in cui vive , lo costringe a ciò , nè può sottrarsi alla dura necessità che lo trascina . Quando uno non è affatto furfante , simula di essere tale per guadagnarsi il rispetto degli altri concaptivi , o almeno per evitare le loro derisioni ; e quando esce dal carcere , siccome non può aspirare a ritornare tra galantuomini , così la compagnia ch ' ebbe là dentro , diventa la sua necessaria compagnia , alla quale lo avvince un tacito obbligo di solidarietà nel delitto . Quand ' ei volesse , uscito di carcere , abbandonare i suoi compagni , non rispondere più al loro saluto , egli si buscherebbe il titolo di aristocratico e peggio di tira , che in gergo significa spia , o peggio ancora gli toccherebbero delle busse , perchè tutti i bricconi di questo mondo hanno per propria divisa , che chi non è con loro è contro di loro . Si consideri ora quale debba essere l ' angoscia d ' un poveretto , che , accomunato per molto tempo con siffatta genìa , venga liberato per sentenza dei tribunali con dichiarazione d ' innocenza . Nè questo caso avviene raramente , perchè la giustizia umana è pur troppo spesse volte fallace . Questo per quanto risguarda le carceri dove s ' accolgono gli uomini . Nè minore corruzione riscontrasi nelle carceri delle donne , ove gli amori e le gelosie tra esse fornirebbero il tema a migliaia di romanzi , del genere di quello del Belot , Mademoiselle Giraud ma femme . Il chiasso e il ciarlìo in un carcere a sistema di famiglia , è , come ognuno può argomentare , grandissimo , ma su d ' una sola cosa si serba da tutti il più geloso silenzio . Nessuno parla della colpa , per cui venne l ' ultima volta arrestato . Se pende la procedura , un gran lavoro mentale pel prigioniero è quello di prepararsi agli interrogatorii , e siccome è tradizionale nel carcere il dubbio di poter aver a fianco dei tira , che rivelino ai giudici i discorsi , così ciascun carcerato è su questo proposito d ' una eccessiva , ma non irragionevole diffidenza . Ad una domanda anche innocente , ma un cotal poco indiscreta vien subito risposto secco secco : Ogni detenuu el tira el so d ' on carr . Tra i coimputati vi è un grande studio a non contraddirsi vicendevolmente , a non ismentirsi , a non iscoprirsi e vi sono non iscarsi esempi di uomini , che affrontarono la galera , piuttosto che pronunciare una parola che poteva valere a propria discolpa , ma che sarebbe stata un ' accusa pel proprio compagno , la condizione del quale sarebbesi naturalmente peggiorata . Ma se v ' è in moltissimi questo generoso coraggio del silenzio , manca però in tutti il coraggio di accusarsi , e nessuno si farebbe innanzi ad assumersi la responsabilità di un delitto , di cui è realmente colpevole per salvare anche il più caro amico . La perdita della libertà è per tutti troppo dolorosa e tutti cercano di evitarla . Quando il compagno , punito invece d ' un altro , rimproverasse a quest ' ultimo d ' essersi sottratto alla meritata pena e d ' aver lasciato lui nei guai , il compagno risponderebbegli domandando : Te me disarisset on stuped ? A cui l ' altro dopo breve riflessione aggiungerebbe : Te ghe reson . Incoeu a mì diman a tì . Paghen on mezz e che la sia fenida . Evviva nun e porchi i sciori , che è il brindisi con cui i lôcch risugellano la loro amicizia . Ma questa solidarietà va scomparendo a poco a poco tra ' detenuti . Una volta questi si soccorrevano l ' un l ' altro , si assistevano fraternamente se malati , si scambiavano gli abiti affine di recarsi decentemente vestiti dinanzi ai magistrati , per gl ' interrogatorii o pel dibattimento finale . Oggi , tranne i vecchi frequentatori del carcere , che ancora mutuamente si sostengono , i giovani sono egoisti , e l ' uno verso l ' altro indifferenti ; sono capaci di rubarsi tra loro il pane , il che avviene spesso , e si diedero persino casi , in cui detenuti vecchi , avendo prestati a detenuti giovani i pagn de libertaa , affinchè non si presentassero ai giudici coi pagn del loeugh , essendo stati assolti o rimandati per , mancanza di prove , non restituirono gli abiti avuti in prestito ; nè li tennero neppure per ritornare nel mondo , ma appena liberi li scambiarono con altri cenciosi e logori per ricavarne tanto da bere qualche decilitro d ' acquarzente . A tanto può giungere la depravazione morale in siffatta gente , quantunque anche tra coloro , che si chiamano comunemente galantuomini , lo sconfessare od il tradire un benefattore non sia cosa tanto rara , che faccia inarcare le ciglia per istupore . Però alcuni frequentatori del carcere in mezzo al rumore dei compagni pigliano sul serio il vivere in prigione e si danno a lavori , che pur troppo non sono da essi continuati , quando vengono restituiti a libertà . Abbiamo visto dei magnifici lavori a maglia fatti con cannuccie da granata in luogo di ferri da calze , e quei lavori eseguiti secondo un disegno capriccioso a trafori , ci parvero degni veramente di lode , anzi di ammirazione . Da un carcerato ci venne mostrato un lavoro plastico fatto colla mollica di pane . Era un gruppetto di tre individui , un uomo , una donna e un bambino negri posti su uno scoglio all ' ombra di una palma che intendevano gli sguardi nell ' orizzonte , per iscorgervi lontano lontano la patria perduta . V ' era in quel gruppo tanto sentimento artistico , tanta verità e tanta poesia , che profondamente ci commosse . Ma questi tentativi isolati vengono dai prigionieri fatti per passare la noia . Un lavoro serio , utile , intelligente , era stato organizzato nelle carceri giudiziarie di Milano dall ' ex direttore delle carceri stesse Pietro Fassa . Egli invitò e poscia incoraggiò alcuni intraprenditori , perchè volessero istituire degli opifici nelle carceri . Abbiamo visitate ( era il 1873 ) l ' officina da fabbro ferraio e la rilegatoria di libri nelle carceri di San Vittore , abbiamo veduta la calzoleria delle carceri di Sant ' Antonio , ma l ' officina che ci maravigliò più di tutte le altre fu quella di stipettaio esistente nelle carceri del Palazzo di Giustizia . Abbiamo osservati i lavori d ' intaglio per la fabbricazione di mobili di lusso e ci sorprese la precisione , la finezza , il buon gusto , con cui quei lavori erano eseguiti . Non è un lavoro rozzo e materiale cotesto e perciò diverte e nobilita lo sventurato che a tale lavoro si dedica ; e infatti in quelle carceri abbiamo notato fronti , sulle quali il vizio e la colpa avevano impresse rughe profonde , spianarsi , e diremmo quasi rasserenarsi a un raggio di speranza nell ' udire le parche lodi , che loro dava l ' egregio signor Leonardo Virillio , allora vice direttore delle carceri di Milano , promosso poscia a direttore di quelle di Messina , il quale ci fu cortesissima guida in questa nostra escursione . I lavori che si facevano in quelle carceri oltre al vantaggio morale , che arrecano al prigioniero , gli porgono un utile materiale e arrecano non picciola utilità e all ' imprenditore , e al compratore , ed infine allo stabilimento carcerario istesso . Peccato che molti all ' uscire di carcere non continuino le abitudini acquistatesi ; e si diano invece nuovamente al mal fare ( 1 ) . E nelle carceri il Fassa aveva istituito pure una biblioteca educativa e morale , ed oltreché eranvi maestri che pazientemente istruivano gli analfabeti , e i cappellani che vi diffondevano massime di religiosa pietà , le commissioni per la visita dei carcerati porgevano a costoro sussidi e conforti . ( 1 ) Giova però tener conto che alcuni liberati , i quali non vogliono o non possono entrare nel Patronato , trovansi ancora a contatto coi tristi loro compagni , che li trascinano al male ; alcuni poi vengono respinti dai capi fabbrica non senza ragione diffidenti , e trovansi costretti a commettere cattive azioni per vivere , ed infine altri diconsi impediti dalla sorveglianza della Pubblica Sicurezza troppo gravosa e , alcuna volte , per parte di certi esecutori , un pochino vessatoria . Però taluni membri di queste commissioni , per eccessivo amore del bene e per eccessiva filantropia , prodigano siffattamente la loro protezione ai carcerati da rendere difficile ed odioso l ' ufficio di chi è deputato a mantenere tra essi la disciplina ed il buon ordine , sicchè i detenuti bene spesso abusano delle loro benefiche parole e giuocano l ' uno contro l ' altro , l ' autorità della Commissione e quella de ' guardiani , ridendosi dell ' indulgenza soverchia dei signori che compongono quella , e ribellandosi legittima vigilanza di questi . Abbiamo sentito da alcuni carcerati a deridere l ' operato della Commissione e a dire che i membri di essa prestano l ' opera loro per pura vanità , per far parte dell ' autorità ed essere menzionati con parole di lode nei diarii e negli annuarii . Ed uno conchiuse con queste parole : « Questi signori ci schiverebbero domani , quando ci vedessero liberi per le strade , ci scaccerebbero se ci presentassimo a domandar loro del lavoro , come un ricco industriale scacciò me dalla sua fabbrica la prima volta che mi vi recai ubbriaco . Sorreggere e non rialzare , questo è il dovere dei signori , tener buoni i buoni operai , e di noi caduti lasciare la cura alla Provvidenza » . Queste parole d ' amara censura contengono tanta parte di una dura , ma pur troppo importantissima verità , che non abbiamo creduto doversi passare sotto silenzio . Non crediamo neppure inutile di dire che vi fu eziandio un editore filantropo , che pensò alla pubblicazione di un giornale pe ' carcerati , giornale che morì nascendo , ma che trovò scrittori , scrittrici , lodatori e lodatrici . E mentre si fa tutto questo pe ' carcerati , non possiamo tralasciare di ripetere che nulla si fa per coloro che appena si reggono barcollando sul sentiero della virtù ; per quelli gli agi , i sussidi , i conforti , l ' istruzione , per questi la miseria , il disprezzo , l ' abbandono , l ' ignoranza . Quanti operai , non ci stancheremo di ripetere , desidererebbero avere a un prezzo modesto una cella del carcere cellulare ben illuminata , asciutta , ariosa nell ' estate , riscaldata nell ' inverno , mentre invece sono costretti a rifugiarsi nelle locande tra il lezzo , i cenci e il sudiciume ? Quanti galantuomini desidererebbero in compenso del proprio lavoro aver assicurato giornalmente per sè e per la propria famiglia la minestra e il pane che quotidianamente si distribuisce ai prigionieri ? Invece tutti questi agi non si possono acquistare col lavoro onesto , bisogna guadagnarseli col delitto . Eppure la libertà fa parere meno triste la paglia trita e infestata dagl ' insetti , su cui il miserabile riposa la notte , meno duro il tozzo di pane di granoturco che gli serve di nutrimento , del pulito saccone e del cibo igienico che si danno al carcerato . Il lôcch suoi definire con un tragico motto la vita del carcere . La paia la mangia la carna , ci dice , volendo con ciò significare che il carcere distrugge la vita . Così pure dice che la giura la sgonfia , cioè che la minestra dei carcere gonfia ; satolla cioè ma non nutre . Egli distingue inoltre con diverso nome il pane della prigione dal pane di libertà , e chiama quello marocch o con vocabolo del gergo ungherese chigna e questo denomina boffettôs . Curiose e degne di nota sono certe abitudini speciali al vecchio detenuto . Egli ha cura che la cella sia sempre pulita , ma prima di scopare adacqua il suolo , affinchè la polvere non si sollevi . La polvere , egli dice , smangia i polmoni , il qual detto fa risovvenire la polvere rodente dell ' ottimo Parini . Il vecchio detenuto fuma , quando può , perchè a suo dire , il fumare leva l ' umidità Un ' altra sua abitudine è quella di coricarsi presto e di alzarsi prestissimo , e quantunque , procuri sempre di cenare un paio d ' ore almeno prima di coricarsi , pure egli va facilissimamente soggetto a sogni per il desiderio , da cui è posseduto o di essere condannato a breve tempo , o di andarne in libertà , od anche per la speranza che il processo prenda quell ' indirizzo , che a lui possa essere più favorevole , Epperò qualunque sogno ha pel prigioniero un significato o riferentesi direttamente al sognatore o a qualcuno di coloro , che gli sono compagni di sventura nell ' istessa camera . Ecco l ' interpretazione di alcuni sogni , quale un detenuto ce l ' ha fornita . « Sognare orologi ha significato di movimento : il che nel gergo dei detenuti significa essere chiamato ad esame , o a dibattimento , oppure essere restituito a libertà , se il sogno vien fatto la notte precedente all ' udienza finale . Sognare carta ; se è scritta , significa citazione ad esame o lettera in arrivo ; se bianca , soccorso di biancheria . Sognare maschere vuol dire subire confronti nel processo . Sognare penne , cioè uccelli o pollame , significa condanna . Notisi che in dialetto milanese penn plurale di penna , e penn plurale di pena si pronuncia allo stesso modo . Sognare uova indica essere condannati a tanti anni pari al numero delle uova sognate . Sognare denti significa disgrazia domestica . Sognare di riversare olio o sale presagisce pure disgrazia . Sognare d ' un cavallo nero vale novità . Sognare d ' un cavallo bianco vale notizia triste . Sognare d ' un soldato che fa fuoco indica buona nuova . Sognare di escrementi , d ' uva nera , oppure di vino è presagio di prossimo soccorso . Sognare oro od uva bianca significa rabbia o tristezza . Sognare argento dinota allegria . Sognare pezze di lino significa soccorso in denari . Sognare pane vale dover esercitare la pazienza . Sognare scarpe predice vicino un viaggio » . E il detenuto che ci fornì tali dati aggiunse queste testuali parole : « Ed è tanta la convinzione che il prigioniero ha della veridicità dei sogni , che ci crede fermamente ; e bisogna pur dirlo , che se il più delle volte si avvera la profezia , è perchè questa è in correlazione coll ' esito che , malgrado gli sforzi che fa per illudersi , il detenuto stesso sa che devo avere la procedura contro di lui incoata » . Un altro presagio i prigionieri traggono pure dalla minestra . Quando vien loro presentato il piatto , che la contiene , tosto la rimescolano per vedere se v ' è qualche pezzettino di lardo . Dicono essi che ogni pezzetto di lardo , che si trova nella minestra , significa un anno di cattività da subire . Quale può essere la ragione , di questa credenza ? Può essere ironia , può essere astuzia . Ironia , se colui che prima divulgò siffatta opinione , voleva accennare allo scarso condimento che si mette nella minestra del prigioniero ; e voleva significare che è sì difficile trovare un pezzetto di lardo in quella minestra , che chi ve lo trovasse poteva di buon grado sottomettersi alla pena d ' un anno di carcere , tanto tale cosa gli pareva miracolosa e quasi impossibile . Astuzia , se , chi fu l ' autore di tale sentenza , approfittando della superstizione , mirò collo spauracchio d ' un triste presagio a porre un freno alla ghiottornia del capo - stanza , il quale ripartisce la minestra fra i detenuti della propria cella . Vogliasi o non vogliasi un pezzetto di lardo nella minestra di un prigioniero è sempre qualcosa di ghiotto , e il capo - stanza s ' impadronirebbe senz ' altro di tutti i pezzetti di lardo nuotanti nella broda , senza l ' incubo del triste augurio che il soddisfacimento della propria golosità trarrebbe seco ; tanto la prima che la seconda interpretazione , ci conducono a ritenere un uomo di spirito chi imaginò e primo divulgò siffatta diceria . Un ultimo pronostico . Se alcuno degli effetti di vestiario del detenuto , appesi alle pareti , senza causa visibile cade a terra , si presagisce da questo fatto la libertà per qualcuno , dei reclusi in quella camera e di ciò si suole menare gran festa . Ma vien finalmente il sospirato giorno della libertà . Colui che deve andare in libertà ed ha denari sul fondo di sussidio , li fa dal guardiano convertire in vino , che beve co ' suoi camerata . E ' il bicchiere della staffa , nè un detenuto di qualche conto vorrebbe privarsi del piacere di festeggiare la propria uscita dal carcere . Un bel mattino si schiude l ' uscio della segreta , si chiama quel detenuto , che deve essere rilasciato , tutti gli si fanno attorno a pregarlo di commissioni di ambasciate ; egli esce , adempie ad alcune formalità , poi se non deve ricevere ammonizioni dall ' autorità di pubblica sicurezza , gli si apre il cancello della guardinna ed eccolo libero . Mi diceva un truffatore avvezzo ad uscire dal carcere per rientrarvi poco appresso : « E ’ però sempre una bella emozione . A me fa un certo effetto ... Quando sono in istrada mi pare di essere piccino piccino ... » . Un altro dello stesso stampo mi diceva invec : « In generale nel primo giorno di libertà non si conclude mai nulla . Si va a zonzo , si guarda in aria , si cercano le piazze più larghe per respirare a pieni polmoni , poi si eseguiscono le commissioni date dai camerata , perchè bisogna fare agli altri quello che piacerebbe che gli altri facessero a noi ... poi si va a trovare l 'amante...» . « Ma perchè non correte prima a rivedere la vostra famiglia ? » l ' interruppi io . « Perchè alcuni di noi non ne hanno mai avuta , altri l ' ebbero per loro danno , perchè in famiglia trovarono i primi cattivi esempi , i primi eccitamenti al male , altri perchè le loro famiglie , chiuderebbero loro l ' uscio in faccia » . « E l ' amante ? « L ' amante nostra , che in generale è una femmina da conio , ci ama centuplicatamente quando siamo in carcere , e se anche fosse capace di farci qualche torto , non ce lo farebbe per tutto l ' oro del mondo durante la nostra prigionia . Sono le amanti che si ricordano di noi , e mettono tutta la loro compiacenza nel venirci a trovare , portandoci un abbondante soccorso . Andà a fà visita col brasc tiraa , è la frase di cui si servono le nostre amanti per significare « visitare l ' amante prigioniero e portargli dei copiosi soccorsi in vivande , biancherie e denari » . Dei resto mi si disse , e facilmente prestai fede , non esservi gerarchia , determinata dalla maggiore o minore gravità del delitto , ed inoltre potei constatare che detenuti vecchi rimproverarono dei giovinetti caduti in colpa per la prima volta e perciò stati arrestati . « E ' una vergogna , diceva un vecchio peccatore ad un ragazzotto arrestato per vagabondaggio , tu sei giovane e puoi lavorare e l ' ozio non ti ha ancora affatto guasto . Se incomincerai a rubare , non potrai più correggerti ; e poi , notato per ladro una volta , sarai ladro per tutta la vita . S ' io potessi tornare della tua età ! ... » . Questi consigli vengono però dati una volta , sola , nè vengono ripetuti mai più per lo stesso , individuo , quand ' anche ritornasse cento volte tra piedi a quel genio del buon consiglio incarnato in un veterano della colpa . Un ' ultima osservazione . La statistica c ' insegna che le classi più corrotte della nostra popolazione sono i manovali , i camerieri , i prestinai , i gridatori di giornali , i facchini , i quali forniscono il maggior contingente alle prigioni . La media delle colpe contemplate dalla legge che vengono denunciate ogni giorno è di trenta per ciascun giorno . I reati più in voga in Milano sono la truffa e l ' appropriazione indebita ; vengono in seguito in ordine di frequenza il ferimento , il furto , il borseggio , i reati contro il buon costume . I delitti , che vanno diminuendo continuamente . sono le aggressioni e le rapine . Rarissimi sono tra noi i casi di ricatto e di estorsione . Ci siamo dilungati assai su questo tema , perchè ci parve che ne valesse la pena . Infatti il carcere in Italia inghiotte annualmente una grandissima quantità di gente , di cui la società s ' impadronisce e che rinserra fra quattro mura ; ma essa non pensa in nessun modo a migliorarla o almeno a prevenirne le cadute . Per non essere tacciati di esagerazione , diamo la statistica del movimento delle carceri italiane nell ' anno 1871 : Entrati Usciti Nelle carceri giudiziarie 342,476 337,328 Nelle case di pena 5,144 4.960 Nei Bagni 3,662 2,633 Nelle case di custodia 661 617 Negli Istituti di ricovero 1,054 641 In statistiche più recenti queste cifre sono aumentate notevolmente . Quante vittime dell ' imprevidenza sociale ! Gli Asili notturni . 1 novembre 1884 ! D.F. Giorno fausto davvero per Milano . Sono stati inaugurati gli Asili notturni in via Pasquale Sottocorno fondati dalla ammirevole generosità di Edoardo Sonzogno . Il quale dopo aver comperata l ' area , sulla quale erigerli ; dopo averli fatti edificare e arredare a tutte sue spese , non chiese altro al Comitato direttivo , a cui donava i due Asili , se non che , quello destinato agli uomini si chiamasse Lorenzo , dal nome del suo ottimo padre , e quello per le donne , Teresa , dal nome della sua egregia madre . L ' ingegnere Mazzocchi , con intelletto d ' amore ha creato nel disegno di questi Asili un idillio architettonico . Ecco l ' ampio dormitorio , arioso , pulito , con quattro file di buoni letti di ferro , dove il povero può col riposo rifarsi le forze fisiche per sostenere la lotta morale della vita ; ecco l ' oasi , in cui può rifugiarsi il disgraziato , che vacilla sul sentiero della virtù purtroppo deserto di consolazioni , e , per impulso del rio bisogno , sta per traboccare nell ' abisso della colpa ; ecco tre notti di carità confortevole , che permettono il raccoglimento e la riflessione ; ecco la salute , ecco la moralità , tutelate da un savio spirito di beneficenza redentric ; ecco infine il raggio della speranza nel buio della esistenza travagliata dalla miseria . Accorrete , o poveri , che dormite nei sottoscala , negli androni delle case , sulle gradinate delle chiese , sulle panche di sasso o sotto gli alberi delle piazze , sulle cascine dei dintorni di Milano ; accorrete , chè sono la vostra casa questi Asili , nè qui vi turberà il sonno la paura di essere spogliati dei pochi cenci , che costituiscono la vostra proprietà , o di essere arrestati . Questa casa è sacra al riposo , e l ' ospite non trova in coloro , che l ' avvicinano , se non amici e benefattori . Ed oltre il grandioso dormitorio , ecco la sala per coloro , la cui salute meritasse speciali riguardi ; ecco il bagno per stingervi da ogni sudiciume ; ecco una sala di lettura , con una eccellente libreria piena di opere , ricche di buone idee e di generosi sentimenti ; qui potete intrattenervi a leggere , qui potete scrivere ai vostri cari , e forse una preghiera giunta ad essi in tempo , chi sa che non possa procurarvi l ' appoggio d ' un congiunto ; il soccorso della famiglia . Nel Direttore e nella Direttrice degli Asili avrete un fratello e una sorella : essi vi consiglieranno al bene ; vi aiuteranno a cercar lavoro ; non sarete più soli a combattere contro la miseria ; il Comitato vi porgerà un po ' di pane , un po ' di minestra , se siete affamati ; vi rifornirà di abiti , se all ' Asilo vi presentate laceri e sudici , e l ' istituzione degli Asili sarà per voi la Provvidenza che vi proteggerà e vi salverà dal male . Sabato 8 novembre 1884 . Nella strada è freddo e buio pesto : nei dormitorii luce vivificante e tepore . E ' la prima notte , in cui gli Asili notturni debbono accogliere i poveri ospiti . - Verranno ? Non verranno ? Si mostreranno diffidenti anche della carità ? si dicono l ' un l ' altro i membri componenti il Comitato , pensando agli sventurati , pei quali gli Asili sono stati fondati . Odesi il tintinnio del campanello elettrico dell ' asilo Teresa . E ' una vecchia campagnuola nonagenaria , la quale trovasi a Milano e vi dove pernottare . Per essa l ' Asilo notturno è una vera benedizione del cielo . Risuona di nuovo lo stesso campanello . Chi è ? E ' una povera cucitrice , senza casa nè tetto . - Cerco ricovero per questa notte , domani qualche santo provvederà . Povera infelice ! che vita a trentacinque anni ! Un ' intiera famiglia , padre , madre , due figliuoli e una bambina chiedono ospitalità . E ' un quadro miserevole , che stringe il core . Vengono da Bologna : il padre di quegli infelici è un cameriere disoccupato . Poveretto ! è macilento e smunto da far pietà ! Ed è un galantuomo a tutta prova , come appare da attestati onorevolissimi , che porta con sè . Con tante ragioni di far del male , egli non si è lasciato mai smuovere dal retto sentiero del bene , e un giorno che il caso gli ha fatto capitare tra mani un portafogli molto ben guernito di denari , trovò in sè stesso l ' onesto coraggio di restituirlo . Il padre coi due figliuoli vengono ricoverati nell ' Asilo Lorenzo ; la madre colla bambina nell ' Asilo Teresa . Altri infelici sopraggiungono timidi , peritosi ; alcuni hanno fame . Si provvede loro , vengono confortati ; e , scoccata l ' ora stabilita , tutti vanno a dormire . Sono molti , molti gli ospiti , non moltissime invece le ricoverate . Tra le cagioni di questo fatto devesi mettere anche la mancanza di coraggio della donna , la quale , finchè può , a costo anche di qualunque vergognoso sacrificio , non si lascia indurre a chiedere la carità . La donna non si arrende alla miseria , se non quando ha acquistata la triste certezza , che essa più non può piacere ad alcuno . Ogni giorno che passa nuovi beneficii apportano ai poveri gli Asili notturni . Centinaia e centinaia di persone ogni settimana vi trovano ricovero e soccorsi . Molti degli ospiti vengono occupati e col lavoro viene loro assicurata una vita onesta e decorosa . Oh benedetti gli Asili notturni ! 25 dicembre 1884 . Le sale di lettura degli Asili notturni sono tramutate in sale da pranzo , addobbate di festoni di edera . Sono apparecchiate le mense , adorne di fiori . In questo giorno di gioia per tutti , non doveva mancare la consolazione della carità ai derelitti . Chi non ha un posto alla mensa domestica o alla mensa di un amico , ha qui il suo posto . Pace e benevolenza tra gli uomini ! E ' questo il savio motto ispiratore del banchetto dei poveri . Perdonate all ' ingiustizia dei vostri simili ; perdonate a chi è cagione delle vostre miserie ; riconciliatevi con voi , se voi stessi foste per avventura la cagione della vostra infelicità ; pensate ad emendarvi , e a beneficare voi colla vostra operosità . Ma intanto gioite della carità dei buoni . Nella nostra Milano il povero non è più tormentato dall ' isolamento ; purchè il voglia ha una casa , e qui , presso il luogo , dove sorgeranno le case per gli operai , che coi loro risparmii hanno potuto diventare proprietarii del nido dei loro familiari affetti , qui fu santo pensiero far sorgere i Ricoveri dei proletarii . L ' esempio dell ' operosità favorita dalla fortuna , invoglierà al lavoro coloro , a cui la fortuna ha voluto duramente mostrarsi matrigna . Oh benedetti gli Asili notturni ! FINE .
LA GENTE PER BENE ( LA MARCHESA COLOMBI , 1893 )
Saggistica ,
Agli Editori . Egregi Signori ed Amici , Quando pubblicai per la prima volta questo libriccino avrei creduto ad ogni cosa strana ed inverosimile , prima che a quella che mi sembrava più strana ed inverosimile di tutte , * un bel successo pel mio lavoro . Fu uno dei pochi disinganni piacevoli che accadono a questo mondo , il vedere che le mie « leggi di cortesia , » * messe giù alla buona in meno d ' un mese , sotto la pressione d ' un contratto , che mi reclamava le pagine scritte di giorno in giorno come cambiali a scadenza , * si vendevano ad un numero di copie non mai sperato . Il merito non era mio , ma delle buone regole di vita che avevo attinte ai migliori galatei antichi e moderni , italiani e stranieri , ed alle usanze che avevo studiato fra la vera gente per bene , che , se Dio vuole , va sempre più crescendo di numero . E questo merito altrui , ch ' io avevo soltanto avuta l ' idea di ridurre in moneta corrente raccogliendo molte cose sparse e condensandole nelle poche pagine del mio libro , mi fece apprezzare il libro stesso per la sua utilità pratica , e desiderare di migliorarlo , ampliarlo un pochino , fare molte correzioni di stile e di lingua che la critica intelligente mi aveva suggerite . Tutto questo l ' ho fatto ora , grazie a loro , per la ventiduesima edizione ; e se questa incontrerà il favore del pubblico quanto le altre , o più delle altre lo dovrò in parte agli editori cortesi , che mi hanno incoraggiata alla fatica , assumendone la ristampa . Io lo dedico adunque a loro il mio libro , affido a loro la mia Gente per bene . La trattino colla cortesia cui hanno trattato me stessa ; e se il galateo moderno non avrà per loro nulla da insegnare , la Gente per bene si troverà in famiglia , in casa di gentiluomini . Milano , 1891 LA MARCHESA COLOMBI . INTRODUZIONE Le mie gentili lettrici , ed i miei gentili lettori * dato che vi sieno lettori pel mio libriccino , e che sieno gentili , * debbono usarmi la cortesia di tornare colla mente alla presentazione che l ' illustre commediografo Paolo Ferrari fece loro di me , Marchesa Colombi , in una serata che dedicò a Parini ed alla satira . Si ricordano l ' epoca di quella presentazione ? Fu poco dopo la pubblicazione del Mattino di Parini , fatta , come ognuno sa , nel 1763 . Io era giovane , giovanissima allora , sposa da poco tempo . Non avevo che diciasette anni ; non uno di più . Ma , se ai diciasette che avevo allora , aggiungo i centoventisei che sono trascorsi , non posso a meno di riconoscere che la mia fede di nascita deve attribuirmi la venerabile età di 143 . Questo calcolo deve averlo fatto * poco galantemente bisogna convenire * il primo editore di questo libro quando mi disse : " Lei , Marchesa , che vive da tanti e tanti anni nella società elegante , che ha potuto osservarne i costumi durante tre o quattro generazioni , dovrebbe scrivermi un libro , che trattasse appunto dei doveri e delle convenienze sociali . Una specie di Galateo moderno , che , preso a studiare anche da una persona che abbia vissuto sempre in campagna , le servisse di guida , e le insegnasse a condursi ed a figurar bene in tutte le circostanze della vita . " Una cosa che mi ha sempre inspirato uno spavento indicibile , e mi ha preservata dal peccato capitale non compreso fra i sette condannati dalla Santa Chiesa di far gemere i torchi , è la critica . L ' idea di quei giudici ignoti , che sezionano un lavoro , lo tagliano , lo spolpano , lo analizzano , lo lambiccano sotto gli occhi dell ' autore , senza commoversi menomamente allo strazio del suo cuore paterno , mi mette nello stato di sgomento d ' un povero scolaretto , il quale deve esporre la sua pagina , il giorno degli esami , ad una Commissione esaminatrice , che non si compone dei suoi maestri , che gli è affatto ignota , che lui considera come un tribunale venerabile e pauroso . Ora , il genere di libro che mi disponevo a scrivere doveva avere per critici naturali le signore . E però , dato anche che il tribunale supremo delle appendici di giornali avesse voluto scendere ad occuparsi di simile inezia , avrebbe sempre dovuto consultare su molti punti un giurì di signore , prima di pronunciare il suo terribile verdetto . Ed io aveva tanta fede nell ' indulgenza delle signore , che ne presi coraggio , ed accettai l ' incarico . Ai tempi remoti della mia giovinezza , non esisteva ancora il bel Galateo di Melchiorre Gioia pubblicato sul finire del secolo passato . E fra tutti gli altri libri dello stesso genere , pubblicati prima e dopo di quello , l ' unico usato generalmente , era quello di Monsignor Della Casa , un vero gioiello di spirito , reso anche più ameno dallo stile candidamente ricercato e solenne , del cinquecento . Ma l ' illustre prelato scriveva il suo libro dedicandolo ad un giovinetto , conciossiacosachè questi cominciasse appena il viaggio della vita , che lui , il Monsignore , stava per compiere . E però sentiva il dovere di ammonirlo di non fare in compagnia cose laide o fetide , o schife o stomachevoli ; di non spruzzare nel viso i circostanti , nel tossire e nello starnutare ; di non urlare o ragghiar come un asino sbadigliando ; e , soffiando il naso , di non aprire il moccichino e guatarvi dentro come se perle e rubini dovessero esser discesi dal celabro , ecc . , ecc . Tutti questi ammaestramenti negativi , sono pregevolissimi senza dubbio . Tanto pregevoli che riuscirono , con lungo andare , a sradicare completamente tra la gente per bene quelle straordinarie abitudini . Ma , per ciò appunto , è affatto inutile ch ' io mi occupi di particolari tanto rudimentali , conciossiacosachè i miei lettori * se Dio vuole * non ne hanno bisogno , ed i Bosiemanni e le Pelli Rosse , a cui potrebbero ancora giovare , dubito molto che mi vogliano far l ' onore di leggermi . Il Galateo di Monsignor Della Casa è completo , ragionato , tanto da elevarsi quasi all ' altezza d ' un trattato di morale . Io sono certa , e rassegnata a priori , di non poter fare un lavoro , non dirò migliore , * sarebbe una pretesa ridicola , * ma neppure che s ' avvicini al merito di quello . E tuttavia lo faccio . * Perchè ? Perchè vi sono certe cose speciali ai nostri tempi , ai nostri costumi , che io posso dire , perchè in questi costumi ed in questi tempi ci vivo , e che in nessun galateo antico si trovano , oppure vi si trovano differenti da quelle che pratichiamo tra noi . Cadono le città , cadono i regni , e cadono le costumanze adottate fra la gente civile . * Ai tempi di Monsignor Della Casa erano considerate inciviltà parecchie cose che ora sono ammesse . Invece non si troverà nulla nei galatei antichi sullo scambio delle carte di visita , sulle partecipazioni di matrimoni , nascite , morti , guarigioni ; sulle strette di mano ; sul contegno da tenere in viaggio , e tante altre cose che appartengono alle nostre usanze moderne . È per questo soltanto * non per fare meglio di nessuno , ma per fare tutt ' altro * che imprendo a scrivere il mio galateo moderno . Ed in esso intendo parlare a persone ammodo che , se possono ignorare , tutte od in parte , le convenienze sociali , non hanno bisogno ch ' io insegni loro l ' a b c della creanza . Non farò del mio libro un trattato di morale ; sarebbe superfluo il pretendere d ' instillare in tutti gli animi i veri sentimenti a cui debbono ispirarsi le leggi della cortesia ; sentimenti che , del resto , si riassumono tutti nella massima : « Non fate ad altri quello che non vorreste fosse fatto a voi . » Purtroppo i sentimenti umani hanno un limite , e sono pochi i filantropi che possono largire una parte del loro affetto a ciascuno dei loro simili . Non serve negarlo . Tutti possiamo avere rapporti con persone che ci sono uggiose , antipatiche , indifferenti . Tutti gli argomenti morali ch ' io potrei scrivere non muterebbero questi sentimenti impulsivi . Mi limiterò dunque ad indicare quello scambio di cortesie che si praticano fra persone educate , e che l ' uso generale ha fatto passare in costume : se saranno soltanto cortesie di forma , pazienza ! Sarà sempre meglio che seguire l ' impulso , e fare uno sgarbo ad una persona che non piace . Dai dieci comandamenti del Decalogo derivarono tutti i trattati di morale che si scrissero poi , con tutti i loro raffinamenti e perfezionamenti . E dalle prime regole di civiltà insegnate da Monsignor Della Casa , emerse la cortesia cavalleresca dei nostri babbi , quella un po ' più ... disinvolta che usiamo noi ; ed emergerà pure la civiltà più gentile , lo spero , e raffinata , che beatificherà l ' esistenza dei nostri nepoti fino alla più remota discendenza . È là , in quella parte di libriccino boccaccevole , che ho imparato per la prima volta a condurmi coi miei simili , e però , tutto quanto so delle convenienze sociali , il mio galateo , ed i galatei di tutti i tempi che verranno , non sono altro che l ' eredità di Monsignor Della Casa . PARTE PRIMA PAGINE ROSEE CAPITOLO I . Il bimbo . In tutte le leggi umane , ad ogni diritto fa riscontro un dovere . Ma il bimbo , piccino , inconsapevole , fragile come il vetro , ed imperioso come un sultano , fa eccezione alla legge generale . Per lui tutto è diritto , nulla è dovere . Gli inglesi , più serî , più freddi di noi , malgrado le loro esclamazioni continue sulla famiglia , sull ' Home , passano metà dell ' anno girovagando in paesi stranieri , e pel poco tempo che rimangono at home , hanno provato il bisogno di inventare la nursery , una camera a parte , dove relegano i bambini colle nutrici e le bambinaie . Noi invece amiamo meglio la famiglia , la casa in cui passiamo tutta la vita . I bimbi non ci disturbano , non li isoliamo . Vivono con noi . Sono padroni di tutto l ' appartamento . Impariamo il loro linguaggio monco e , nell ' intimità , ne adottiamo la nomenclatura strampalata ; li mettiamo a tavola con noi ; vegliamo ai loro bisogni , li vezzeggiamo , li chiamiamo con nomignoli graziosi ed insensati . Ninì , Rirì , Lolò ; conosco un bimbo che ha nome Fulvio , ed è chiamato Fufù . È il giorno di ricevimento . La signora ha molte visite . Ad un tratto risuonano alte grida ; non ci si intende più a discorrere . È Mimì che si desta ; e significa alla famiglia , sulla quale regna , che è stanco della posizione orizzontale . La mamma sorride di beatitudine ; se occorre , lascia un momento la compagnia e corre ad esprimere con un bacio la sua ammirazione per quelle gesta del piccolo despota . Nessuno pensa a biasimarlo ; figurarsi ! Sono così carine e commoventi quelle note scordate d ' una vocina di bimbo ! Mimì fa il suo ingresso in sala nelle braccia della nutrice . Qualche cosa di grave lo impensierisce ; s ' è sognato male , è ancora di cattivo umore . Non si degna di salutare la compagnia ; all ' invito della mamma di compiere colla sua manina quell ' atto di civiltà , alza le spalline rosee e nasconde il volto in seno alla balia , presentando la sua personcina ... dal rovescio . È ancora nei suoi diritti . E poi Mimì è così bellino da tutte le parti . Avete un amico di famiglia a pranzo ; la mamma ha sorvegliato gli apparecchi con affetto . Mimì troneggia vestito di bianco sul seggiolotto . Osserva che il babbo e la mamma fanno ogni maniera di cortesie a quel vecchio signore , che sono felici di ospitarlo . Pensa che lui pure deve , come rappresentante della famiglia , dimostrare la sua deferenza all ' ospite intimo e caro . E togliendosi dai labbruzzi il cucchiaino non completamente vuoto , lo porge rovesciato al vecchio commensale . Tutti sorridono . Mimì sente d ' aver compreso bene il suo dovere , e per incoraggiare l ' invitato ad accettare la sua offerta , gli carezza il volto colla manina unta .... Com ' è gentile Mimì ! Eppure Melchiorre Gioia dice che è atto inurbanissimo il palpare il volto ad un proprio eguale e peggio se maggiore d ' età ; e su questo argomento non transige neppure cogli Dei , e scaglia acerbi rimproveri a Omero , per la sconvenienza d ' averci rappresentata Teti , in atto di palpare il volto a Giove . Ma il bimbo è più padrone nel mondo che gli Dei nell ' Olimpo . La nutrice entra con Mimì in una chiesa . Mimì ha il sentimento musicale sviluppatissimo . L ' organo lo commove piacevolmente ; e lui accompagna con modulazioni che va improvvisando quelle note solenni . Tutti si voltano , la nutrice gli dice che quella è la casa del Signore . Ma Mimì è superiore a queste considerazioni . I lumicini dell ' altare lo divertono , è al colmo del tripudio , ed è troppo sincero ed espansivo per dissimularlo , e si dà a far galloria con sussulti , e grida , e contorcimenti . Il sacerdote intuona le litanie , il pubblico fa coro . Quelle voci alte , discordi , stonate , offendono il senso artistico di Mimì . E lui esprime con alte strida il suo disgusto , la sua disapprovazione . La balia ha avuto torto di esporlo a quella contrarietà . Ma Mimì ha ragione . È logico e schietto . La sua legge è l ' istinto . Non ne conosce altro . * * * Finchè l ' uomo non fruisce dell ' intelligenza e della parola , i due grandi e fatali privilegi dell ' umanità , il mondo non domanda nulla da lui . Ma guai ai primi passi , ai primi discorsi , alle prime riflessioni ! * Il giorno in cui il bimbo troverà una ragione qualunque , bislacca fin che Dio vuole , per affermare un suo diritto , evocherà d ' un tratto una folla di doveri , che l ' accompagneranno per tutta la vita crescendo con lui , e moltiplicandosi come i germogli della vite , ed i discendenti della sposa evangelica . CAPITOLO II . I fanciulli . Coi parenti * Festa in famiglia * Colle sorelline * Colle persone di servizio * A pranzo * Visite * Inviti * Essendo ospiti in casa altrui * In iscuola * In serata * In chiesa . Così è , signorini miei . Loro hanno sei , sette , otto anni ; vestono la gonnellina come la mamma , o il farsettino come il babbo . Si chiamano Mario o Maria , Carlo o Carolina , a seconda del loro sesso . L ' abito neutro , il nomignolo neutro sono abdicati . S ' immischiano di ragionare o di sragionare , il che viene a dire lo stesso : hanno preso il loro posto in società . Hanno dunque , oltre l ' obbligo della civiltà elementare che hanno imparata dalla mamma , e direi quasi succhiata col latte , anche quello dei piccoli doveri di società . La prima società è la famiglia ; la più cara ; e , come tale , quella che si deve meglio curare per non turbarne l ' armonia . * Buon giorno , mamma , buon giorno , babbo , buon giorno , buon giorno ... Questa è la prima parola che i ragazzini educati debbono avere sul labbro svegliandosi ; e , possono crederlo senza vanità , pronunciata da loro riesce veramente di buon augurio pel cuore dei loro parenti . Così pure avanti di andare a tavola debbono augurare a tutta la famiglia il buon appetito ; avanti di coricarsi la buona notte . Queste cose sono già abbastanza elementari , nevvero ? Eppure io so di signorini , fino ad un certo punto educati , che non commetterebbero mai nessuna delle sconcezze accennate ne ' primi consigli di Melchiorre Gioia , che si dànno l ' aria di personcine importanti , che salutano que ' di fuori e fanno de ' complimenti per sentirsi dire : Che ragazzi gentili ! e poi in casa si svegliano domandando ad alta voce la colazione , o magari facendo il broncio e piagnucolando : siedono a tavola prima de ' loro genitori ; la sera si fanno dire dalla mamma di dare la buona notte al babbo ; e , quando escono a passeggio , hanno bisogno che la bambinaia , la quale , poveretta , non ha avuta educazione , li avverta di salutare le persone della famiglia che rimangono in casa . Così , dunque , mi hanno intesa , signorini ? Tutti i complimenti che si fanno cogli estranei , li debbono prima di tutto praticare nella loro casa , colla loro famiglia . Questo per la vita di tutti i giorni ; ma vi sono giorni diversi degli altri ; giorni solenni . Il Natale , il Capo d ' anno , gli onomastici , i natalizi di famiglia . È allora che i ragazzi educati debbono dar prova di vera gentilezza . Quando si tratta di festeggiare il babbo , è la mamma che consiglia i bambini , e loro non hanno che a lasciarsi dirigere . Ma se sapessero come soffre la mamma , e che malagrazia hanno loro stessi , quando reagiscono contro la lettera da scrivere , contro il complimento da recitare , contro il lavoro da eseguire ; e brontolano che non sanno cosa scrivere ; e che il complimento è difficile da imparare a memoria ; ed a dirlo poi ... non osano ... E , al momento di dirlo , quelle esitazioni , que ' contorcimenti , quel ridere scemo , quasi che il fare una manifestazione d ' affetto ai genitori fosse cosa buffa , quegli straordinari abbassamenti di voce e tutto il corredo di smorfie , con cui i fanciulli sogliono guastare le più care scene di famiglia , lo sanno loro , signorini miei , come si traducono in lingua parlata ? * Che ragazzi egoisti ! Come sono freddi pei loro genitori ! Tutto quello che fanno è una formalità compiuta per forza , e non hanno neppur abbastanza delicatezza per non farsi scorgere . Triste solennità per que ' genitori ! E triste idea , soggiungo io , che danno quei fanciulli della loro educazione ! Vi sono poi fanciulli soprammodo disgraziati , che non hanno più mamma o non hanno più babbo . Ed altri la cui sventura è più grande ancora : li hanno perduti entrambi . È un parente , un ' istitutrice , che tiene il luogo di que ' poveri cari . Allora , a quel parente , a quell ' istitutrice , debbono gli stessi riguardi che avrebbero dovuto a ' genitori . Se è una sola persona che veglia su di loro , debbono ingegnarsi a farle da sè stessi qualche improvvisata che le rallegri i giorni solenni ; poichè , naturalmente , non debbono farsi consigliare da lei . Allora non vi sarebbe più improvvisata possibile . In tal caso , un lavoretto semplice che sappiano eseguir bene , qualche fiore , poche parole scritte , venute schiettamente dal loro cuoricino , anche con qualche errore , non importa , ecco quello a cui debbono attenersi . Pregare un maestro oppure un conoscente che scriva per loro una lettera , sarebbe quanto dire alla persona a cui fanno omaggio , la quale conosce troppo la loro capacità per essere ingannata : * " Badi , non ci avevo proprio nulla nel cuore . Non ho trovato una parola per lei , ho dovuto farmela prestare da altri . " Dolorosa novella questa , e tutt ' altro che fatta per allietare un giorno solenne . Alle volte però si possono recitare de ' versi ed è certo un pensiero grazioso , sebbene difficilmente i versi possano essere scritti dal bambino che li dice . Ma bisogna che siano scritti appositamente per quella circostanza ; o , quanto meno , che il fanciullo , leggendoli in qualche buona raccolta , li abbia compresi perfettamente , e vi abbia trovato l ' espressione dei propri sentimenti per la persona alla quale vuol dirli . Ma è assai difficile trovare in un libro i versi che si adattino precisamente a ' sentimenti , a ' rapporti sociali , alle qualità , alle circostanze d ' una persona . Una allusione fuor di proposito basta a metter in ridicolo chi li dice , ed anche la persona a cui sono rivolti . Io conobbi , anni sono , una bambina , che non aveva più mamma , povera gioia ! Il suo babbo occupava una alta situazione , ed era sempre assorto in gravi lavori . L ' educazione della piccina era affidata ad una vecchia signora nubile , buona senza dubbio , come lo sono tutti quelli che prendono cura de ' bambini , ma d ' aspetto tutt ' altro che avvenente , di modi rigida , rigorosa , punto espansiva , austera nel suo vestire che era sempre nero o color tabacco . Una mattina , giocando con un calendario che stava sul camino , la piccola Gemma vide che quel giorno era San Gaudenzio . L ' onomastico della sua governante , che si chiamava Gaudenzina . Cosa fare ? Non lo aveva saputo prima , ed omai il babbo era andato allo studio , e non c ' era speranza che rientrasse fin all ' ora del pranzo . Tuttavia la bimba era compresa del suo dovere , e si sarebbe fatto uno scrupolo di non fare un complimento alla governante . Nel suo imbarazzo pensò di andare in cucina a consultare la cuoca . * Se tu volessi andar a prender de ' fiori , Margherita ... insinuò la Gemma colla voce supplichevole . * Sie ! De ' fiori ai ventidue di gennaio ; dove li prendo ? * Allora , aiutami a pensare cosa debbo fare per la signorina ; ( la signorina era l ' appellativo con cui si soleva nominare la severa governante , che non era mai discesa alla famigliarità di lasciarsi chiamare col suo nome ) . Fu un ' ardua questione . La cuoca cominciò col proporre alla bimba di fare un sonetto . La Gemma non sapeva cosa fosse un sonetto . * Un sonetto , come quello lungo lungo , che ha recitato lo scorso Natale al babbo , spiegò la cuoca . * Quella era una poesia . * Ebbene , una poesia è un sonetto . Ne faccia uno e lo reciti questa sera alla signorina . * Ma io non so farlo . * Se scrive sempre ! ... * Sì , ma non so come si fa a far le poesie . So soltanto copiare . * Ne copii una da un libro . Ne ha tanti ! Era un ' idea . La bimba la trovò subblime , e la proposta fu approvata alla piccola unanimità da quell ' ingenua assemblea . La Gemma si mise a sfogliare con gran sussiego il suo libro di lettura , ed a leggerne tutte le poesie . Non ne capiva gran cosa . Ce n ' erano di quelle che parlavano della patria : comprese vagamente che non facevano al caso suo . Poi c ' erano delle favole : La cicala e la formica ; La rana ed il bue ; Il cane e la fonte . * Ti pare che una di queste possa andare ? domandò alla cuoca . La cuoca trovò che quelle storie di bestie erano fatte per raccontarsi dalle governanti a ' bambini , e non dai bambini alle governanti . * E proprio per la signorina non dicono niente , soggiunse . La Gemma continuò a cercare . Finalmente trovò una poesia che le parve messa là per lei . Non la capiva tanto bene , poverina : aveva appena sette anni , e non capiva molto chiaramente neppure la prosa ; figurarsi poi i versi ! Ma quelli erano dedicati ad una signora , e le pareva ben chiaro che le facessero de ' complimenti . La Gemma cominciò a copiarla colla sua più bella scrittura . Vi sciupò un quinterno di carta , con cui la cuoca fece un rogo per nascondere la cosa anche al padrone . Giacchè la grande impresa era riuscita senza il suo concorso , bisognava serbare l ' improvvisata anche a lui . La sera giunsero parecchi conoscenti che andavano a fare la partita alle carte col babbo della Gemma e la governante , e quando quella signora fu seduta fra loro , cogli occhiali d ' argento e con un bel vestito color tabacco , nuovo per la solennità della circostanza , la Gemma si fece innanzi tutta trionfante colla poesia scritta in mano , mentre la cuoca dalla porta faceva capolino , per godere anche lei di quel trionfo dovuto in gran parte alla sua pensata . Una salva di elogi accolse la bimba . * Come ! La Gemmolina era riescita da sè sola a combinare quella gentilezza ? Era una meraviglia . E dove l ' aveva copiata ? Nel libro di lettura ? Ma che idea luminosa ! * Via , leggila tu stessa la tua poesia , disse la signorina . Sarà più accetta a me , e la sentiranno tutti . Incoraggiata così , la Gemma aperse la carta , fece un bell ' inchino , e cominciò a leggere : Bella , sul fior degli anni , Cinta d ' allegri panni , Sopra un sentier di rose , Tu vai movendo il piè : Tutte le belle cose Hanno una vita , un palpito Un ' armonia per te . La signorina color tabacco aveva varcata la cinquantina , e non era per nulla superiore a questa disgrazia . Lascio pensare come accogliesse il complimento della bimba , ed in che imbarazzo mettesse il babbo di lei , col suo risentimento . La povera Gemmolina non capiva nulla di quel cambiamento di contegno a suo riguardo . Lei non aveva mai pensato se la signorina fosse bella o brutta , giovane o vecchia . Una idea simile viene di rado ai bambini circa i loro superiori . Io aveva una mamma bellissima , e non lo seppi che tardi , dopo la sua morte , sentendolo dire , ripensandoci , ed osservando i suoi ritratti . Si dice : « La mamma è bella » si reagisce contro quelli che fanno il cattivo scherzo di dire : « La tua mamma è brutta . » Ma non si pensa mai a renderci ragione d ' una cosa nè dell ' altra . Mi ricordo di un servitore che s ' aveva in casa , il quale era d ' una bruttezza proverbiale . Si diceva : Brutto come Tommaso , per dire l ' ultima espressione del brutto . Ma era tanto buono e carezzevole coi bimbi ! Io lo adorava ; lo colmavo di carezze e di baci ; e quando udivo dire che Tommaso era brutto mi mettevo a piangere , e protestavo che era bello , con una convinzione , ed una fede che avrebbe smosso i monti . Mi ricordo pure di una maestra che ebbi più tardi , la quale , poveretta , era gobba , ed aveva il naso schiacciato . Mi pareva un prodigio di bellezza : era la mia ammirazione . Mi sforzavo di tenere alta una spalla , e mi schiacciavo il naso contro i cristalli delle finestre , nella speranza di rassomigliarle . La Gemmolina era nella stessa ignoranza su quell ' argomento ; a lei per complimento tutti dicevano che era bella , e le era sembrato giusto di dirlo anche lei alla persona a cui voleva fare un complimento . E , ad un tratto , il babbo aveva interrotta la sua lettura ; la signora s ' era ritirata nella sua camera in collera : un silenzio glaciale era succeduto a tutte le gentilezze che l ' avevano accolta un momento prima , ed il babbo aveva finito col mandarla a coricarsi col cuoricino serrato . * Ma perchè ? domandava alla cuoca . * Perchè il sonetto diceva che la signorina è bella . E la signorina è rimasta male perchè è brutta . * È brutta ? ne sei sicura , Margherita ? Fu un triste episodio per la povera Gemmolina . Ora è una piccola mammina di vent ' anni ; e leggendo questi ricordi della sua infanzia , si ricorderà d ' insegnare alla sua creaturina , quando sarà in grado di capir qualche cosa , a non recitar mai complimenti , quando non comprenda bene cosa voglion dire . Anche tra fratellini e sorelline si debbono scambiare saluti , auguri nelle circostanze speciali , e dimostrazioni d ' affetto . * * * Loro poi , miei piccoli lettori , dovranno cercare d ' essere i primi a far atto di cortesia verso le loro sorelline . Un uomo , anche in erba , deve essere sempre gentile e deferente verso una signora , anche se è una sorella , e se porta la gonnellina corta . Ed alle amiche delle loro sorelline debbono volgere il saluto loro pei primi ; debbono cedere i posti migliori , e , quando cominceranno a farsi grandicelli , a dieci , dodici anni , non le tratteranno più col tu , come si usa tra bimbi . Andando fuori di casa in compagnia , senza darsi l ' aria buffa di piccoli galanti , nè offrirsi di portare gli scialletti , i panieri , gli ombrellini delle ragazze , cercheranno di compiacerle se loro li pregano con discrezione di portarli . E , se volessero caricarli in modo , da render loro faticosa la strada ed impossibile di divertirsi e correre , dovrebbero scusarsi con buon garbo , offrendosi però di consegnare quegli oggetti al servitore o alla bambinaia . * * * E , poichè ho accennato alle persone di servizio , debbono ricordarsi , miei piccoli lettori , * le piccole lettrici sono comprese , * che i primi giudici della educazione dei padroni sono i servitori . Li stiano a sentire quando discorrono in anticamera colla cameriera dei loro piccoli amici : * E così come va , Teresita ? Si trova bene in questa casa ? * Così , così , veda ( cameriera e servitori si danno , sempre del lei ) . Per la signora , è come servire la Madonna , il signore , lui , non dice mai nulla . Ma i bambini , che tempesta ! * Non sono buoni ? * Punto . E che mala grazia ! « Teresita questo ; Teresita quello ; Va ; vieni ; fa . » Comandano come sultani ; e mai una buona parola . … * Ah ! da noi poi è differente . Tutto quel che domandano è per favore , e per ogni servizio : « Grazie , Giannotto . » * Quelli sono bambini per bene ! Glì altri no ; hanno capito , miei piccoli lettori ? Dappertutto c ' è da ìmparare . Ma badino ; si parla ancora . Vogliamo ascoltare dell ' altro ? Chissà che ci sia ancora qualche cosuccia di buono . È la Teresita che riprende : * I padroncini della Caterina sono buoni . * Oh ! quelli poi sono troppo buoni . Li ha visti mai , Teresita , a passeggio ? Si figuri che vanno a braccetto della Caterina come fosse la loro mamma . * Ah ! È per questo poi che la Caterina non li rispetta , e gli dà del tu . * Ma che le pare , rispettarli ? Sono sempre in cucina , frugano nei piatti , le fanno dei dispettacci , e se ci arrivano , siedono alla tavola della servitù . * Allora si capisce che la Caterina li tratti da pari a pari . È l ' opposto de ' miei che sono d 'un'arroganza.… Io ho il mal vezzo di risponder brusca qualche volta , ed allora , sentirli come saltano ! « E che i padroni sono loro , e che io sono una serva , e che mi si paga perchè debba obbedire .... » * Oh ! qui da noi di queste parole non se ne sentono . Anch ' io , veda , ho un po ' il vizio di risponder male . Ed allora bisogna sentire con che pace e con che serietà mi dicono : « Siate un po ' più cortese , Giannotto . La mamma ne avrebbe dispiacere se sapesse che ci fate uno sgarbo . » La gli vada a voler male a bambini educati a quella maniera ! La lezione è completa , signorini miei . Cerchino di imitare i padroncini di Giannotto : evitino gli errori di quelli della Caterina e della Teresita , e si comporteranno benissimo colla gente di servizio . * * * In tutte le case dove c ' è o c ' è stato un bimbo , si vede una sediola d ' un ' altezza straordinaria , stretta stretta , con due bracciolini , e qualche volta anche una sbarra a saliscendi dinanzi per assicurare dalle cadute la personcina minuscola che ci si deve sedere . Quel mobiluccio , che i Toscani chiamano seggiolotto , è il trono del bimbo . Finchè si mette a tavola inalberato su quel piccolo trono , il bimbo regna sul mondo ; ma , appena ne discende , appena adotta una sedia comune , fosse pure per starvi in ginocchio , perchè seduto non arriverebbe col nasino sopra la tavola , allora è il mondo che regna su lui . Allora non è più permesso pigliare il cucchiaino in mano dalla parte che si mette in bocca ; nè cacciar le manine sul piatto ; nè accarezzare in viso i convitati , nè buttare le posate ed il pane per terra ; nè canticchiare o parlare tra sè : nè esprimere ad alta voce la propria opinione sopra un argomento qualunque , mentre i commensali parlano di tutt ' altra cosa . È assolutamente proibito di far qualsiasi commento sulla figura o sul vestire o sul contegno delle persone ; un errore in cui i bambini cadono ispessissimo . Una volta c ' era in casa di mia sorella , a pranzo , una buona e rispettabilissima signora la quale era affetta da un grosso neo sulla punta del naso . Una mia nipotina , che non aveva ancora due anni e parlava appena , impressionata da quella sporgenza insolita , allungò il ditino traverso la tavola , ed accennando quel naso disgraziato , disse : * Ci gno a ha bibì . La supponeva una malattia , ed aveva la buona intenzione di compiangerla . Ma che mortificazione avrebbe risparmiata a noi tutti , se non avesse manifestato così apertamente la sua opinione ! Un ' altra manìa dei bambini è di sindacare la distribuzione che fa la mamma nel piatto pei loro fratellini , e di annunciare tutti i piatti appena entrano in sala da pranzo , come fossero personaggi importanti . * La minestra ! Mamma , mi permetti ch ' io non mangi minestra ? * Oh ! Gigi non mangia minestra ? Neppur io . * Neppur io allora ! E la mamma deve interrompere ogni discorso , trascurare gli ospiti e le persone della famiglia , per metter fine a quel battibecco . Alle frutta poi : * La crema ! Mamma , a me darai i geroglifici di cioccolatte ! * Anche a me . * No , l ' ho detto prima io . Nel loro profondo egoismo , sono persuasi che il pranzo è fatto unicamente per loro . La questione è soltanto di sapere chi reclamerà primo i bocconi migliori . A tutti gli altri commensali debbono bastare gli avanzi . E questo spettacolo disgustoso di egoismo e di avidità , che merita così poco gli onori del bis , è ripetuto quasi ad ogni servizio . Ma i miei piccoli lettori , se pure , eccitati dall ' olezzo inebbrianti di qualche piatto favorito , sono caduti in tali sconvenienze , arrossiscono ora nel rileggere qui a sangue freddo le loro parole . Vorrebbero , senza dubbio , alla prossima occasione comportarsi in modo che i loro parenti non abbiano a rimanerne male . Ebbene , si persuadano che la loro parte non è nè difficile , nè sacrificata . La mamma non si mette a mangiare di nulla , se non ha servito prima i suoi figliuoli , questo lo sanno . Ma debbono pur sapere e tenere per certo , che quello che lei mette loro davanti è calcolato da lei nella giusta proporzione delle loro facoltà digestive . Debbono persuadersi che per le loro liti , per le loro piccole opinioni personali sul servizio , non mette conto d ' interrompere un discorso , e neppure di occupare un minuto l ' attenzione della compagnia . Quando non sono in famiglia non prenderanno mai l ' iniziativa per dare il buon appetito . Basterà che lo diano piano ai loro genitori . Se sono interrogati parlino , senza alzar la voce tanto da sbalordire , e senza abbassarla in modo assurdo . Non si restringano ai monosillabi sì e no . Se una persona li interroga , vuol dire che quel discorso è adatto alla loro intelligenza e capacità , e vi possono prender parte liberamente . Non reclamino mai nulla : non prendano il bicchiere colle mani tanto unte da toglierne la trasparenza ; si ritirino quando la mamma lo dice , senza aver domandato di farlo prima , senza esitazioni , nè malumori , nè lagnanze . Evitino di fare qualsiasi rumore colla bocca nel mangiare ; non mettano il tovagliolo in istato di fare schifo a vederglielo disteso dinanzi . Tengano la forchetta dalla mano sinistra , il coltello dalla destra ; prendano il pane ogni volta che devono metterlo in bocca staccandone soltanto il pezzettino necessario ; non posino mai le posate sporche sulla tovaglia ; se si cambiano ad ogni servizio le lascino sul piatto ; se sono in case di grandissima confidenza dove non si cambiano , le posino sul reggi posate . Si rassegnino a lasciar le salse nel piatto , malgrado le tentazioni della gola , che vorrebbe asciuttarlo col pane come se l ' avesse leccato il gatto . A questo modo pranzeranno bene , figureranno bene e non faranno indigestioni vergognose . Non c ' è cosa più umiliante che il dover scontare ogni pranzo con un citrato di magnesia , come fanno , purtroppo , parecchi signorini di mia conoscenza , i quali nutrono una tale tenerezza pel loro piccolo stomaco , da non sapergli rifiutar nulla , anche quando i suoi desideri sono smodati . * * * Altre volte un ragazzo , levandosi da tavola si metteva a farne il giro domandando a ciascun commensale se avesse pranzato bene . Era imbarazzante pei ragazzi il rivolgere pei primi la parola a persone che conoscevano poco , o non conoscevano affatto . Ed era seccante per ogni individuo interpellato , che si trovava nella necessità d ' inventare un complimento nuovo ad ogni bambino che veniva , e differente da tutti quelli detti dagli altri commensali . Supposto sei ragazzi che facessero a dodici convitati la stessa domanda invariabile : « ha pranzato bene ? » le dodici immaginazioni dei convitati dovevano fornire la bellezza di 72 ( dico settantadue ) risposte variate sull ' unico tema : * Sì , ho pranzato , benissimo . * Perchè , naturalmente , una persona educata non può pranzare in casa d ' altri senza il superlativo assoluto . Se poi gli invitati non erano gente molto immaginosa , si correva il rischio di udire 72 Ha pranzato bene ? + 72 Benissimo , grazie ; e tu ? + 72 Anch ' io , grazie . In tutto 216 frasi , da mandar a monte la digestione d ' uno struzzo o d ' un elefante . E però , visti e considerati tutti gli inconvenienti sovraesposti , quel viaggio d ' esplorazione intorno alla tavola in cerca dell ' esatta misura d ' appetito d ' ogni convitato , fu abolito alla grande unanimità . * * * Alle volte accade che un ragazzo si trovi in salotto quando le persone di servizio introducono una visita , e la lasciano per andar ad avvertire la signora che deve riceverla . In tal caso è ben difficile che il visitatore , o la visitatrice , lasci al bambino l ' imbarazzo di prendere la parola . Gli parla , ed il bambino non ha che rispondere . Dato però che il visitatore non facesse quel primo passo , tocca al piccolo padrone di casa a farlo , sacrificando la sua timidezza al dovere d ' ospitalità . Si avanzerà , ad ogni modo , verso il nuovo venuto , e se questi non dice nulla , gli darà il buon giorno , e lo pregherà d ' accomodarsi . Da parte d ' un bambino è sempre meglio che si limiti a dare il buon giorno o la buona sera ; perchè questo obbliga soltanto ad una risposta analoga . Vi sono persone che non amano discorrere coi bambini ; questo non fa il loro elogio , ma vi sono . Risponderanno : buon giorno ; grazie : e sarà finita . Mentre invece , se il bimbo domanda « Come sta ? » si richiede la risposta circa la propria salute , ed il ricambio della domanda , a cui il bimbo deve poi rispondere alla sua volta . Senza contare che al bambino , il quale non è in grado di comprendere nè di compatire la sofferenza di chicchessia , è affatto assurdo di esporre il nostro stato di salute . All ' entrare della persona che deve ricevere la visita , il bambino si ritirerà , limitandosi a domandarne il permesso . In tutte le case però si ricevono visite , relativamente di confidenza , alle quali i bambini possono assistere per qualche tempo . Allora , come in tutte le circostanze , non debbono parlare colle persone adulte se non sono interrogati . Quando però una prima interrogazione li ha invitati a discorrere , non debbono obbligare il visitatore o la mamma a farli continuare il discorso a forza di domande , come se recitassero il catechismo . Dovranno prender parte alla conversazione , senza parlar troppo nè forte , ma senza soggezione ridicola , nè interruzioni nè silenzi assurdi , finchè il discorso sia esaurito . E non entreranno in un secondo argomento se non vi sono di nuovo invitati da una domanda diretta . Se i visitatori hanno con sè dei bambini , i piccoli padroni di casa si metteranno accanto a loro dopo aver salutato i loro parenti , ed avvieranno il loro discorso in modo da poterli invitare a giuocare ; ma con naturalezza , e senza che appaia o un ' abitudine imparata , o un effetto della noia , che provano a stare colle persone che sono nella sala . Vi sono bimbi che , chiamati in sala per una visita , vi accorrono tutti ansimanti , investono i visitatori ad uno ad uno con un : « Come sta ? » a bruciapelo come se dicessero : « O la borsa o la vita ! » e prima che l ' ultimo interpellato abbia pagata la sua imposta a quella curiosità simulata , si voltano ai bambini e dicono colla stessa precipitazione : * Andiamo a giocare . Bisogna invitare il piccolo visitatore a giocare , ma senza fretta , e senza scortesia verso la gente che è in sala . E quando il bimbo ha detto di sì , il padroncino di casa deve rivolgersi a chi accompagna il suo giovine amico e domandare se permette che il ragazzo vada con lui a giocare . Una volta poi ottenuto il permesso , bisognerà lasciare la scelta dei giochi agli ospiti ; e qualunque sia quello che scelgono , cedere a loro la parte più piacevole . È superfluo il dire che un bambino educato non deve mai nè domandare un giocatolo nè accettare un dono qualsiasi da un altro bambino , e neppure rispondere : « Se la mia mamma e la tua lo permettono accetterò » come fanno taluni , per avere la coscienza d ' aver agito bene , senza tuttavia rinunciare affatto alla speranza del dono . Bisognerà rispondere : * Ti ringrazio ; ma sai pure che i bambini non possono nè fare nè ricevere doni . * E se la mia mamma lo permette ? potrebbe insistere l ' altro . * La tua mamma lo permetterebbe sicuro per non fare una scortesia alla mia mamma ed a me ; ma non bisogna metterla in questa necessità . E per nessuna insistenza non deve cedere e prestarsi a quella parte ridicola di giungere in sala ad esporre le sconvenienti domande : * Mamma , sei contenta ch ' io offra questo ? * Mamma , mi permetti di accettar quello ? Se un bambino va colla famiglia a far una visita , osserverà le regole che ho già accennate riguardo al saluto , ed alla conversazione . Se nella casa dove va non vi sono bambini , e gli tocca di assistere a tutta una serie di discorsi che non comprende e non lo interessano , dovrà rimanere composto e non dare il menomo segno di noia . Convengo che questo è difficile . Mi ricordo ancora certe discussioni interminabili a cui dovevo assistere nella mia infanzia , tra la mia povera mamma ed una vecchia baronessa inferma , che non aveva nessun bambino in casa , e teneva in sala tre enormi cani barboni . Si parlava sempre di quitanze , ipoteche , usufrutto , capitale ed interesse . Avevo imparate a memoria quelle parole , e qualche volta mi sorprendevo a canticchiarle mentre giocavo colla bambola , ma mi erano oscure come il Pape satan Aleppe , che mi ha tanto fatto pensare , ed impaurita nei miei primi anni di scuola . Un giorno dopo aver assistito un ' ora a quei discorsi inesplicabili , ed essermi fatto dire parecchie volte , di non dimenare una gamba , di non strappar la frangia del mio paltoncino , di non strofinare i nastri del cappello , di non agitarmi sulla sedia , di non fare assolutamente nessuna cosa , ridotta all ' immobilità d ' una piccola statua mal posata e punto artistica , sentii che la mia pazienza era completamente esaurita ; e tentai di porre fine a quel supplizio , ricorrendo all ' atto più incivile che possa fare una ragazzina per bene ; dissi coll ' accento strisciante della noia : * Mamma , andiamo ? Vedo ancora , dopo tanto , tanto tempo , la vampa di rossore che salì al volto della mia cara e bella mammina . Si rizzò senza parlare . Era tanto educata , e sapeva che un rimprovero , fatto a me in presenza alla vecchia signora , avrebbe fatto capire meglio l ' idea inurbana , che avevo implicitamente espressa : « Mi annoio mortalmente in sua compagnia . » Ma la baronessa non aveva bisogno che le si mettessero i punti sugli i . Si alzò a stento , prese le mani della mia mamma nelle sue , e disse : * Sì ; va , povera Nina . Anche tu devi annoiarti , così giovane e bella , a passare tanto tempo con una vecchia ; sono egoista quando ti prego di venire . Perdonami , cara la mia figliola ; sono inferma e sola . Ma non ho più molto da vivere ; avrò presto finito di annoiarti . Ed il suo povero volto , tanto rugoso , si raggrinzava , e le tremavano le labbra e la voce . Piangeva ! La mia mamma non rispose , aveva gli occhi gonfi . La baciò , le strinse la mano , ed uscì tutta rossa e mortificata , come se quella villania l ' avesse fatta lei . Non mi disse nulla . Non una parola di rimprovero . Capì che ero già castigata . Oh se lo ero ! Pochi giorni dopo si disponeva ad uscire , senza avermi detto nulla . * Non mi vuoi con te , mamma ? le domandai . * No , vado dalla baronessa . Chinai il capo avvilita . Era la mia punizione . Venivo espulsa dalla casa di quella venerabile amica di mia madre . La baronessa morì pochi mesi dopo , senza che l ' avessi più riveduta . Ma passarono gli anni , mi feci donna , e non ho mai dimenticata quella scena dolorosa . Ed anche ora , quando ci penso , sento al cuore la stretta di un rimorso . Non si affligge impunemente una vecchia buona ! D ' allora non mi accadde mai piú di dimostrare la noia che provavo in compagnia . Tuttavia , debbo confessare che la risentivo ancora e spesso . Ma per evitare alla mia buona mamma un dispiacere , come quello che le avevo dato una volta , cercavo di non farmi scorgere . Quando mi trovavo con parecchi altri ragazzi , si aveva l ' abitudine di raccontar fole . Si ripetevano quelle udite altrove , o se ne inventava , se ci pareva di poterci mettere un po ' di costrutto . Per lo più era un ' illusione dell ' amor proprio ; ma infine .... Mi venne l ' idea di scacciar la noia de ' lunghi silenzi miei , e dei lunghi discorsi degli altri che non comprendevo durante le visite , preparandomi in mente le fole che dovevo dire . La prima volta che mi provai , fui stupita quando la mamma si alzò per uscire . Mi pareva d ' esser rimasta pochissimo in quella casa , e la fola era tutt ' altro che finita . Consiglio questo rimedio contro la noia , ai miei piccoli lettori . Oltre il vantaggio di non offendere nessuno , s ' impara a fantasticare ed a far castelli in aria , e questa è una ginnastica che sviluppa l ' immaginazione , ed avvezza alla solitudine , ed al silenzio . Mi ricordo d ' aver fatto da bambina dei castelli in aria , che , interrotti e ripresi , hanno durato parecchi giorni ; e ne serbo ancora memoria come di cari avvenimenti . Li creavo a modo mio . Il mio spirito non poteva esserne contrariato , e vi si manteneva sereno . E la serenità di spirito dà la pace al cuore e rende buoni . Ed il mio volto esprimeva la soddisfazione interna ; e quelle persone , se fossi stata ad ascoltarle , coi loro discorsi m ' avrebbero dato noia , credevano d ' aver parte alla mia soddisfazione , e ne erano contente , ed io più di loro . Sovente da tutte quelle contentezze risultava l ' offerta di qualche chicca , la quale certo non poteva che aumentarle . * * * Quando vien fatto ad un ragazzo un invito perchè rimanga a pranzo , o a cena , o a passare qualche giorno in campagna presso una famiglia che non è la sua , non deve mai scusarsi con quei complimenti comuni e convenzionali : * Non vorrei dar disturbo ; * Grazie ! non posso accettare ; * Sarebbe indiscrezione se accettassi , ecc . Il bambino non è padrone di sè . Non può disporre da sè , se accetterà o no l ' invito ; e però , è inutile che si dia l ' aria di rifiutarlo . Dovrà limitarsi a mostrarsi molto lusingato dell ' invito , rimettendosi al genitori , o a chi per loro , perchè decidano in proposito . Sia che accetti o rifiuti , non deve mai , nè colle persone che lo hanno invitato , nè coi ragazzi della famiglia ripetere le discussioni avvenute in casa , circa l ' invito ; nè le osservazioni , nè i commenti uditi . Può darsi che la mamma dica : * No . In quella casa non si avvezzano abbastanza bene i ragazzi . Non voglio che i miei si vizino al cattivo esempio . Questo lo dirà nell ' intimità , col proprio marito , e , di comune accordo , troveranno una scusa plausibile per non accettare l ' invito senza offendere le persone , cortesi ed ospitali , che l ' hanno fatto . Ma guai se un ragazzo indiscreto avesse il cattivo pensiero di ripetere a ' suoi piccoli anici quell ' osservazione ! Basterebbe a far nascere un diavolìo , a mettere la discordia fra due famiglie , a screditare sè stesso e l ' educazione che ha ricevuta . Quand ' anche dal ripetere una parola udita , non dovessero risultare altri danni che quello di fare un po ' ridicolo il piccolo relatore , sarebbe sempre abbastanza per consigliarle a non ripetere mai , se non i discorsi sui quali ha potuto acquistare la certezza che le stesse persone , da cui li udì , non esiterebbero a farli dove lui li ripete . Anche a questo proposito l ' infanzia della piccola Gemma mi offre un esempio . Usciva coll ' istitutrice per andar in una famiglia dove spessissimo la trattenevano a pranzo . * Se invitano la Gemma a pranzo , posso lasciarla ? domandò l ' istitutrice prima di uscire , al babbo della bambina . Il babbo che s ' annoiava di non averla a tavola , rispose : * Se le fanno molte istanze , la lasci , altrimenti veda di ricondurla . Infatti la signora che andavano a visitare , disse alla bimba : * Mi fai il regalo di rimanere a pranzo , Gemmolina ? * Il babbo ha detto che se mi fanno molte istanze posso restare , ripetè quella pettegolina , senza saper neppure cosa volesse dire fare delle istanze . Le istanze reclamate a quel modo le furono fatte ; sfido io ! Ma l ' istitutrice rimase male , ed il babbo pure quando lo seppe , al vedere rivelato così , che in famiglia s ' era quasi contato su quell ' invito , e si erano prese anticipatamente delle disposizioni in proposito . Sono cose che tutti fanno , ma non si dicono mai . Rimanendo ospite in casa d ' altri , un bambino educato dovrà mettersi in ischiera coi bambini della famiglia , obbedire come loro , alzarsi , coricarsi , mangiare , studiare , giocare , passeggiare , alle ore fissate pe ' suoi piccoli compagni . Soltanto , se quelli si permettono qualche indisciplinatezza o qualche capriccio , allora si guarderà bene dall ' imitarli . Andando in giardino , si ricorderà sempre che i frutti ed i fiori non sono proprietà della sua famiglia , e però non gli è permesso toccarli . Trovando qualche mammola , qualche ciclamino , o fragole selvatiche , o altre cose che , siccome vengono naturalmente dalla terra , non si considerano proprietà esclusiva di nessuno , le potrà cogliere ed offrire alla mamma , alla sorella , alla zia , all ' istitutrice de ' suoi ospiti . Ma deve ricordarsi pure che le persone educate e gentili , accolgono con apparente soddisfazione e con ringraziamenti anche una cosa di cui non sanno che farne , per puro riguardo a chi l ' offre . Per cui si guarderà bene dall ' insistere sulla stessa offerta , com ' è pur troppo una noiosa abitudine dei bambini , che , se vedono una signora gradire un fiore , seguitano a portargliene piene le mani , pieno il grembiulino , obbligandola a caricarsi d ' un fascio di fieno . A tavola poi dovranno osservare le stesse regole che ho indicate pel pranzo in casa propria ; ed anche con maggior scrupolo , perchè una sconvenienza commessa in casa d ' altri , acquista maggior gravità . Fuori dalla loro famiglia , se appena non sono più piccolissimi , non saranno serviti nel piatto dalla mamma nè da altri . Passerà il piatto di mezzo davanti a loro come davanti agli altri commensali , e dovranno servirsi da sè . Prendano un po ' di tutto , accettando il pezzo che vien più comodo , e non istiano a fare una scelta accurata da piccoli ghiotti , facendo aspettare il vicino . E si servano sempre con misura , in modo da non lasciare avanzi sul piatto . Dimentichino addirittura le parole : " Non mi piace " come se non esistessero , perchè , con quelle , sembra che vogliano fare un rimprovero ai padroni di casa d ' aver fatto servire una cosa che non ha la fortuna d ' incontrare il loro gusto . Se vi sono bambini di casa , i piccoli invitati si ritireranno da tavola quando si ritirano loro , altrimenti aspetteranno di riceverne un ordine diretto . Uscendo da una casa dove sono stati a pranzo , i bambini , come tutti gli invitati , sono tenuti ad un ringraziamento ai padroni di casa . Ma sono caldamente pregati di non cercare di fornir complimenti imitati da qualche signore o signora , per far il ragazzo di spirito ed attirar l ' attenzione . Riescirebbero soltanto ad apparir pedanti , pretenziosi e ridicoli . Si limitano a dire : Tante grazie e buona sera , o qualche cosa di simile ; ma molto simile , perchè i bambini , nuovi al mondo , non si rendono ben conto del valore delle parole , non sanno quello che va detto , e quello che non va , e facilmente sbagliano . Conosco un ragazzino di sette anni e mezzo che , uscendo da una casa dove era stato a pranzo , disse al padrone di casa , coll ' aria di un giudice supremo che decreta un ' assolutoria : * Votre dîner a été bon . Je vous remercie . * Aveva la cattiva abitudine di parlar francese anche in compagnia . Tutti risero di quello strano complimento , e lui si credette il bambino più spiritoso dei due mondi , mentre l ' ilarità generale era nata dalla grottesca figura che faceva erigendosi lui , così piccino , a giudice culinario ; e dichiarando implicitamente , che non avrebbe ringraziato se il pranzo non gli fosse sembrato buono . * * * Alla scuola , in collegio , gli stessi doveri che si praticano in casa verso i genitori si debbono praticare verso i maestri ; agli stessi obblighi di civiltà a cui si è tenuti in società verso i conoscenti , si è tenuti verso i compagni . Nulla è più scortese che quel saluto gettato là dall ' uscio della classe , con una cadenza da lezione obbligatoria , che è purtroppo il saluto generale degli scolari ai maestri : * Riverita , signora maestra ! E si va in fretta a far quel saluto , e si grida tutte in coro , qualche volta tra piccoli scoppii di risa soffocate , e poi , via correndo , come se si dicesse * Là ! anche questa è fatta . " J ' étais enfant ; j ' étais petit ; j ' étais cruel ; " Tout homme sur la terre , où l ' âme erre asservie , Peut commencer ainsi le récit de sa vie . Così dice quel grande de ' grandi che è Victor Hugo . E dice il vero . Se sapessero i ragazzi quanto sono crudeli verso quel maestro dal quale fuggono così , senza una parola affettuosa ! Quel maestro vive per loro . Oh ! se si voltassero indietro a vedere com ' è triste , quell ' essere solo in una scuola deserta ! Il saluto al maestro deve essere fatto con calma , accostandosi alla cattedra . Non si deve però sporgere la mano , nè domandare un bacio . Una scuola si compone di trenta o quaranta scolari , spesso di più ; sarebbe indiscrezione e da stupido imporre ad una persona quaranta strette di mano o quaranta baci . Nulla è più villano che il mettere in caricatura i propri maestri , anche quando non se ne possono avvedere . Io aveva questa pessima abitudine . Quando mi riusciva d ' impadronirmi della cuffia e della tabacchiera d ' una vecchia maestra di disciplina , e d ' imitarne il portamento ed i modi , le mie compagne si divertivano straordinariamente . E che applausi ! Che ammirazioni ! Io credeva di fare qualche cosa di molto spiritoso , ed una volta non seppi resistere al desiderio di mettere a parte la mia famiglia di quel mio talento peregrino , e dei miei trionfi . * Ebbene , di che cosa ridete ? domandò la mamma . * Ma della signora maestra . * E che cosa ha di ridicolo la maestra ? * È vecchia . * E poi ? * E poi .... non altro . * E allora cosa c ' è da ridere ? Infatti cosa c ' era da ridere ? Ero stata cattiva , incivile , e stupida per giunta . * * * Un ragazzo che entra per la prima volta in una scuola , o in un collegio , è dolente per la famiglia lasciata ; è timido in quell ' ambiente nuovo , ed ha bisogno d ' essere consolato , incoraggiato . Invece per lo più , appena esce alla ricreazione , si vede venir incontro due o tre monelli ( o monelline ) , i più impertinenti nella scuola , che gli fanno subire un interrogatorio goffo , indiscreto , brutale . * Come ti chiami ? I tuoi parenti sono ricchi ? Cosa fa il tuo babbo ? L ' abito di uniforme lo hai già fatto ? È fine ? Il mio è dei più belli del collegio . E questo era il tuo abito da passeggio ? Di seta ne avevi ? E di velluto ? E via di questo passo un piccolo inventario della guardaroba sua e della sua mamma , poi delle abitudini di famiglia ; se si va in campagna , e se la campagna è bella , ed un mondo di calcoli insulsi e volgari , a cui i bambini non dovrebbero nemmanco pensare . E , quel che è peggio , l ' accoglienza che gli si fa è misurata sul grado dell ' agiatezza della famiglia , che si desume dalle risposte del ragazzo . Per poco che un ragazzo sia perspicace , sente l ' intenzione dei piccoli inquisitori , e , se il suo animo non è più che leale e candido , s ' induce a mentire per evitare delle umiliazioni . Ho conosciuta una bambina , figlia di un mercante di mobili , che si fece passare , durante i tre anni di collegio , per figlia di un possidente . Otto anni dopo la rividi ; eravamo due giovinette . Sua madre pregò il mio babbo di lasciarmi andare a passar alcuni giorni a Vercelli con sua figlia . La poveretta si fece di brace e non appoggiò l ' invito . Mio padre non accettò . Pochi giorni dopo mi scrisse confessandomi d ' aver mentito la sua condizione in collegio , perchè s ' era accorta che esser figlia di gente che aveva bottega era la cosa più vergognosa che si potesse immaginare nella nostra stupida aristocrazia da collegiali . Dopo otto anni duravano ancora le funeste conseguenze di una volgare abitudine da scolarette . Un altro fatto anche più disgraziato . Il mio nonno molte volte , mentre era fuori con me , mi aveva fatta entrare in un botteghino , dove si provvedeva di carta , inchiostro e tutto quanto gli occorreva per lo studio . In quel botteghino , oltre la donnetta che serviva al banco , vedevo spesso una ragazza lunga , allampanata , timida , che non osava guardarmi , e si faceva di brace se la guardavo io . Quando fui in collegio , un bel giorno vidi entrare in classe un ' esterna , che riconobbi subito per la figliola del botteghino , sebbene lei , tutta vergognosa , fingesse di non conoscermi . Allora , sempre dietro quella falsa idea che i bottegai fossero bassa gente , e l ' avere bottega fosse cosa umiliante , da vergognarsene , mi venne l ' ispirazione generosa di avvertire tutte le esterne che la mamma di quella ragazza aveva un botteghino da cartolaio nella contrada del collegio ; e che si guardassero bene dall ' andare là a provvedere i quaderni , ed i fogli da compiti , e le penne . Avrebbero potuto incontrarvi la ragazza , che ne sarebbe stata mortificata ... Era tanto timida ... bisognava risparmiarle un ' umiliazione . Le mie compagne , grulle quanto me , seguirono il generoso consiglio . Ed io era soddisfatta di me , ed un po ' gloriosa dell ' opera mia . Nel segreto del mio cuore mi aspettavo se non un ringraziamento , da quella ragazza , troppo timida per essere espansiva , uno sguardo di riconoscenza , una stretta di mano , un cenno qualunque che mi provasse che non era ingrata . Invece mi parve che diventasse ancora più selvatica , e che , quando per caso incontravo i suoi occhi , mi guardassero con un ' espressione di malevolenza . Ne concepii una triste idea del suo carattere , che non sentiva gratitudine per la squisita delicatezza del mio tratto , e tra me e le compagne se ne parlava con indignazione . Ve ne furono alcune che dissero : * « Meriterebbe che s ' andasse tutte quante a comperare quaderni e ogni cosa nel suo botteghino , per mortificarla ! » Ma io , clemente , le pregai di non farle subire un castigo così severo . Una mattina quella selvaggia entrò in iscuola più rossa e timida del solito , e passò alla cattedra a consegnare una lettera alla maestra ; poi , nel rasentare i nostri banchi da convittrici per andare al suo fra le esterne , che era più indietro , mi volse un ' occhiata addirittura di sfida . Io pensava che a questo mondo « si è più sovente puniti di una buona azione che d ' una cattiva » ; pensavo che a « far bene si trova male » ed altre riflessioni sull ' ingratitudine umana , quando la maestra , dopo aver letta la lettera , domandò alle esterne se era vero che avevano tutte cessato di provvedersi di quaderni alla bottega Tale dei tali . Si udirono vari sì male articolati , timidi , soffocati , poi una , la più ardita , si alzò e rispose francamente . * Sissignora . * Perchè ? * Ma ... perchè ora che viene a scuola con noi la figlia della ... cartolaia , non volevamo mortificare una nostra compagna andando a comperare ... non si sarebbe potuto fingere di ignorare che la sua mamma ha una bottega .... Io trovai quell ' esterna indelicata d ' aver detto tutto questo alla presenza della poveretta , ma arrossii di modesto orgoglio al pensiero che quella gentilezza l ' avevo immaginata io , e m ' aspettavo un po ' confusa che la maestra cercasse l ' origine della cosa , e mi lodasse pubblicamente .... Invece ella diede sulla voce all ' esterna . * Ma che bisogno c ' è di ignorare che la sua mamma ha una bottega ? Perchè volete che se ne debba mortificare ? Ne avete più di grullerie da mettervi in testa ? Quella buona signora ha cercato apposta un negozio nella contrada , per aver la pratica della scuola , e mi scrive lagnandosi di averla perduta , e domandandone il perchè . Sapete che la vostra stramberia la mette in tali imbarazzi da farle quasi chiudere il negozio ? È una crudeltà quella che avete fatto , oltre ad essere una sciocchezza . Il commercio , sia grande che piccolo , non ha mai fatto torto a nessuno .... E faccio grazie del resto della predica , che è facile immaginarsi . * * * Ai balli da bambini , i piccoli padroni di casa debbono sacrificarsi un pochino , ballando a preferenza con quelli che , o per essere troppo piccini o troppo timidi , rimangono trascurati . Alle volte vi sono bimbi che non sanno ancora ballare , ma al vedere quel movimento insolito , all ' udire la musica , sono invasi da una grande smania di prender parte all ' agitazione generale . I parenti li trattengono perchè non vadano ad impacciare le figure danzanti ; e loro , se sono docili , obbediscono a malincuore ; se sono indisciplinati fanno dei capricci ; ad ogni modo , invece di divertirsi si trovano contrariati ed infelici . Un po ' di abnegazione da parte dei piccoli padroni di casa , che tratto tratto li vadano a prendere , e , tenendoli per le manine li facciano saltare in giro , dando loro l ' illusione di ballare come gli altri , basterebbe ad evitare ogni guaio . E la gioia di vedere quelle piccole creaturine col visetto infiammato , la bocchina aperta in un riso tripudiante , e gli occhietti scintillanti di piacere , darà a quei buoni figlioli un largo compenso pel piccolo sacrificio che fanno . È così bello il sentire che abbiamo in noi la facoltà di rendere qualcheduno felice ! Ed è così triste veder piangere quei cari piccolini che non sanno ancora nulla della vita ! Quest ' inverno andai più volte ad un ballo settimanale pei bambini , dove c ' era sempre una povera fanciulletta inferma . Aveva sette anni e stava ancora in braccio alla bambinaia ; non poteva nè camminare nè moversi , e parlava con fatica . Ed era una cosa commovente e cara vedere alcune giovinette che appena avevano cessato di ballare , non dimenticavano mai d ' andare un momento a farla discorrere , a portarle un confetto , un fiore . Al buffet era una nobile gara a chi prenderebbe prima il gelato da offrire alla piccola inferma ; e bisognava vedere con che buon garbo glielo facevano pigliare , * perchè non poteva fare da sè * e come le parlavano di cose serene senza mai alludere alla sua disgrazia . Debbono avere un bel cuore ed una buona mamma le bambine che sanno , nella foga d ' un divertimento , comportarsi a questo modo . Udii una bellissima e giovane mamma , che esortava la sua bambina ad imitarle . * Se ci vai , le diceva , se ti fai forza per vincere la tua timidezza * perchè non ti farei il torto di credere che sia ripugnanza o mala voglia , * più tardi ti troverai contenta di pensare che quella povera bimba malata si ricorderà di te , e ti vorrà bene , perchè sarai stata cortese con lei e l ' avrai aiutata con qualche buona parola a dimenticare che non può muoversi e divertirsi come le altre . La bambina esitava sempre ; crollava le spalline , faceva delle smorfiette un pochino sprezzanti , un pochino altere . Ah ! lei non sapeva , poverina , cosa fossero malattia , privazioni , sofferenza . Chissà forse che nel suo piccolo cervello inconsapevole sentisse una certa vanità del proprio benessere , della propria bellezza , e credesse di umiliarsi accostandosi a quella bimba disgraziata e sdegnasse di farlo . Allora la bella e buona mammina fece il viso serio e disse : * Io t ' ho dato un consiglio , t ' ho detto quello che sarebbe tuo dovere . Pensaci e fa come il cuore ti dice . Non voglio farti far nulla per forza . Ma mentre parlava era triste , e poco dopo , non trovandola più accanto a me , guardai in giro e la vidi inginocchiata presso la bimba malata che la faceva discorrere e la divertiva . Le mamme buone fanno come Gesù Cristo ; predicano colla parola e coll ' esempio , ed i bambini , fortunati loro ! non hanno che imitarle . * * * Una delle cose che incontra più resistenza presso i fanciulli è l ' adempimento dei doveri religiosi . Non è il caso di discorrere qui del grado di devozione che possono avere , e tanto meno di discutere sulla maggiore o minore utilità delle pratiche religiose in rapporto alla loro età , ecc . Le modeste frivole convenienze sociali , che formano il tema di questo modesto e frivolo libriccino , s ' insuperbirebbero troppo di vedersi un momento innalzare al grado d ' una questione religiosa ; e le famiglie mi direbbero , con ragione , che sono uscita dalla linea di demarcazione che mi ha tracciata il titolo del mio lavoro . Del resto , parlo ora ai fanciulli ; e , per loro , il sistema adottato dalla loro famiglia per educarli è sempre il migliore . Se la mamma , il babbo , o chi per loro , crede bene di condurli in chiesa , qualunque sia la disposizione del loro spirito , debbono starci con un contegno rispettoso e tranquillo . Non borbottino all ' orecchio di chi li accompagna , non urtino col gomito i fratellini o gli amici , non sussurrino fra loro , non ridano , non si voltino a guardare qua e là : e quando si cantano salmi o litanie non strillino come matti per il piacere di cantare , se sanno d ' aver la voce stonata , come è frequente nei bambini , che metterebbe la confusione nel coro . E qui debbo far punto . Sento dire che il mio lavoro non è destinato specialmente ai bambini . Tutt ' alpiù , è permesso loro di occupare le poche pagine che ho scritte fin , qui nel libro scritto per le loro sorelle , le loro mamme , ed anche un poco pei loro babbi . Che farei , miei piccoli amici ? Per ora dobbiamo lasciarci . Ma lo faccio con rincrescimento . È vero , le loro mamme li guideranno assai meglio di me . Ma ciò non toglie che avrei voluto farlo un po ' più lungamente anch ' io . Non ne ho forse il diritto , io la bisnonna centenaria di parecchie generazioni ? Forse un giorno riprenderò questo lavoro , lo amplierò , lo completerò , e ne farò un volume a parte , dedicato unicamente all ' infanzia , ai volti rosei , alle testine bionde , che Dio le benedica ! Intanto , quando , parlando alle mamme , avrò ancora , per inciso a parlar di loro , saranno le ore meno faticose , le più care di questo lavoro , arduo per me , e forse seccante per chi lo legga . Purchè non riesca inutile affatto , sarà già qualche cosa . PARTE SECONDA LUCI ED OMBRE CAPITOLO I . La signorina . In casa * Visite * Pranzi * Balli * Ospiti in casa altrui * Ai bagni ed in villa * Corrispondenza . Quando penso che questo capitolo , dedicato alle giovinette che sono tutte freschezza , tutte azzurro , tutte luce , debbo cominciarlo brontolando , m ' indispettisco contro me stessa . Sono dunque tanto decrepita , da non saper più sorridere ai vent ' anni sereni e biondi ? Ebbene no . Non voglio brontolare . C ' è sempre modo di dire con garbo anche le cose più dispiacevoli . È una scoperta che hanno fatto i farmacisti quando hanno inventato di inargentare le pillole . Io non posso inargentare la mia vecchia persona . Ma mi riparerò all ' ombra d ' un poeta moderno e simpatico . Traverso l ' azzurro della sua leggenda , apparirà meno uggiosa la tinta grigia de ' miei consigli . * Sono state al teatro a sentire la Partita a scacchi , signorine ? * Il babbo dice che le signorine non debbono andare alla commedia . * È vero . Allora l ' avranno letta ? Neppure ? Ebbene , in quella Partita a scacchi c ' è una fanciulla giovane come loro , bella come loro , bionda come le visioni dei poeti , placida come l ' innocenza , serena come un lembo di cielo . Si chiama Jolanda . È una figlia unica , ricca come una miniera , nobile come una regina . Ed elegante poi ! N ' hanno voglia loro , mie giovani lettrici , di studiare abbigliature e di mutarle ? Jolanda non avrebbe che a comparire , per ecclissarle tutte . Portava in casa un abito lungo a strascico , di raso azzurro , guarnito d ' ermellino , rialzato da un lato sopra una gonna di velluto ; ed aveva le treccie cadenti ; due lunghe treccie bionde , morbide , lucenti .... Oh le belle treccie di Jolanda ! Non c ' era partito così splendido , che fosse superiore a quella ricchezza di treccie . E Jolanda viveva solitaria col suo babbo in un vecchio castello , dove i giorni erano tutti uguali , dove non c ' era mai ricevimento , punto feste , punto teatri , e se capitava una visita , era un avvenimento . Loro pensano di certo : * Come doveva annoiarsi , poverina ! Ebbene no , signorine mie . E qui sta tutto il merito di Jolanda . Sapeva amare la sua casa , sapeva starci . È appunto l ' argomento su cui ero disposta a brontolare in principio di questo capitolo . Via . Una mano alla coscienza , belle fanciulle . Nella situazione di Jolanda , in un completo isolamento dove , se un poeta non gliel ' avesse condotto , non sarebbe capitato forse mai un giovine per apprezzare la sua bellezza , come sarebbero state tristi loro ! Come avrebbero deplorata la loro miseria , e pensato giorno e notte al pericolo tremendo di rimaner zitellone ! Ed il povero babbo , invece d ' una compagna gioconda e serena , si sarebbe visto accanto un viso allungato , una fronte accigliata ; ed in ogni atto della sua figliola avrebbe indovinata la noia della sua casa , della sua compagnia , ed il desiderio crudele d ' essere altrove . Eppure Jolanda non era insensibile nè senza aspirazioni . Lei stessa diceva una sera al suo babbo : " Anch ' io , Quando mi trovo sola meco stessa e con Dio , Sogno talora i gaudi dell ' amore , e mi sento Addormentarmi l ' anima tutta in un rapimento . " A quei tempi le signorine educate parlavano in versi . Ora però si può anche farne a meno . E fingo che il mio fato conduca un forte e bello A superar la fossa del mio patrio castello . Lo ascolto in tuon sommesso mormorarmi parole Più ardenti e più feconde che la luce del sole , E lo sguardo negli occhi che divampano fuoco E mi cullo in visioni celesti ... e a poco a poco Mi risveglio ... e le sale del mio patrio castello Non suonan mai dei passi di questo forte e bello . Ebbene , cosa importa ? Il forte e bello non compariva , e Jolanda era sempre lieta ugualmente come un raggio di sole . Non parlava mai di quando sarebbe maritata ; il babbo le diceva : * Bada , Jolanda , non si vive isolati . Se non accetti qualche partito fra quelli che ti sono offerti , corri il rischio di rimanere zitellona . Provvedi al tuo avvenire . Jolanda rispondeva celiando : " Sì , fonderò un convento per farmene badessa . " E discorreva del tempo , dei boscaioli , delle vecchie piante che finiscono nel focolare , e s ' interessava ai racconti del babbo , che le ripeteva le sue gesta giovanili o le narrava una certa fiaba di Aroldo e il suo corsiero ; in fine stava là in quelle antiche stanze solitarie come un augello nel suo nido , il quale vi si trova bene , e vi si adagia come se dovesse rimanervi tutta l ' eternità , salvo a volarne via l ' indomani s ' intende . Loro invece , signorine ... scusino , bisogna pur venirci a questa conclusione ; * le favole sarebbero pur belle se non avessero la morale in fondo , ma , poichè ce l ' hanno inventata , lascino che io la metta come si faceva ai miei tempi , * loro dunque , non s ' adagiano punto nella loro casa , nè come l ' augello nel nido , nè come nessun ' altra immagine di cosa adagiata . Ci stanno , salvo il rispetto , come il diavolo in una ampolla . Sono irrequiete , impensierite . La loro mente non è lì . Ogni giorno si meravigliano , si impazientano di esserci ancora , come se la casa paterna fosse un albergo , o un ponte gettato tra il collegio e la casa coniugale , e da traversarsi in fretta , per paura che si rompa sotto i piedi . Non saranno tutte così ; ne convengo , almeno lo spero . Ma conobbi molte , moltissime fanciulle ; ed , eccettuate ben poche , tutte dimostravano una tale impazienza di maritarsi , da dar ragione al signor Achille Torelli , nel ritratto poco lusinghiero che ha fatto della Fanciulla . Sovente ho udito una giovinetta dire : * Quando sarò a casa mia , farò questo o quell ' altro ; ed intendeva : quando sarò maritata . Che impressione doveva fare al babbo , alla mamma , l ' udire che la loro figliola non si sentiva a casa sua , in mezzo a loro e nella loro casa ! Se si tratta d ' andare in campagna , dove non c ' è altra compagnia che le persone di casa , si mostrano disgustate e non mancano di parlare di quella loro miseria , come vestali che stiano per essere sepolte vive . Ma i loro genitori cosa sono ? Per riguardo a loro , e per il rispetto a quel dolore che dovranno provare , staccandosi dalla loro figliola per darla ad uno sposo , una signorina educata non dovrà mai dimostrare che desidera appunto di dar loro quel dolore , e che non ci prende parte . Lo sposo stesso , che un giorno la piglierà , è già implicitamente offeso da quella smania di maritarsi , che gli dice anticipatamente : * Badi , ch ' io lo sposo perchè non vedo l ' ora di diventare una signora , e non per lei . Se un altro fosse capitato prima , avrei preso quello . Senza contare poi il ridicolo che matura sul capo di quelle che , poverette , non trovano marito . Si sente ogni giorno dire dall ' una o dall ' altra : * La signorina tale ha già trentacinque anni . E non ha ancora marito ! * Poveretta , dopo averlo desiderato tanto * Si ricorda lei ? Diceva sempre : Quando sarò maritata .... * Ed il corredo che preparava ? * E quando si ricamava quella bella pezzuola , quante volte ha detto : " Per ora non lo porto ; servirà per quando sarò , maritata . " * Ora può servirsene per asciugar le lagrime ogni volta che si marita qualcun ' altra . Una signorina non dovrebbe mai dire : " quando sarò maritata " se non dopo essere fidanzata . Allora è un fatto che si prepara ; non è più una supposizione nè una speranza , e potrà parlarne liberamente . Prima no . E se taluno le dicesse quella parola , dovrebbe rispondere : * Io non so se mi mariterò . Non ci penso . Sto tanto bene in casa mia .... E debbono procurare di starci bene davvero , e di buon umore come si conviene alla loro età . Credano a me , il mostrarsi desiderose di marito , annoiate della propria casa e della propria famiglia , ha fatto invecchiar nubili tante belle ragazze . E la giocondità , la pace , l ' amore del nido paterno , non ha mai impedito ad un augello di scioglierne il volo , nè ad una bella Jolanda di udirsi dire da un paggio innamorato , davanti a testimoni però : " Ti guardavo negli occhi , che sono tanto belli . " * * * Qualche volta i babbi , i nonni sono molto vecchi ; e , si sa , i vecchi sono spesso noiosi . Ho io bisogno di dir loro , signorine mie , che sarebbe oltremodo scortese il lasciar trasparire , da un atto , dalla fisonomia , da un momento di distrazione , il tedio che ispirano ? L ' ho detto ai bambini , perchè , poverini , non sanno ancora cosa sia mondo . Ma loro , signorine , ad educazione finita , non possono aver bisogno di questi insegnamenti . So bene che non si dimeneranno sulla sedia , nè si divertiranno a sciupare i nastri e le frangie dei vestiti per trastullarsi , mentre gli altri parlano di cose che non le interessano ; però talora , me lo lascino dire , si permettono il ripiego che ho suggerito ai bambini : si distraggono . L ' ho suggerito ai bambini , non per evitare i discorsi noiosi che vengono fatti direttamente a loro ; ma pel caso in cui altri parlasse , loro presenti , di cose che non li riguardano e che non capiscono . Invece accade spesso che un vecchio parente fa un lungo racconto ad una figlia , ad una nipote ; il racconto della sua giornata , o di qualche suo malanno . Ed intanto la signorina pensa a quel forte e bello di là da venire , al quale Jolanda pensava soltanto quand ' era sola con sè stessa e con Dio ; ed il narratore domanda : * Che te ne pare ? Come ti regoleresti tu ? * Lo sposerei ... Ah ! scusi ; sa , zio ? ero distratta . Per una signorina gentile , una simile confessione scortese ad un vecchio dev ' essere talmente umiliante e penosa , da farle ascoltare con attenzione inalterata tutte le lamentazioni di Geremia , lasciando al piagnoloso profeta l ' illusione di essere il più ameno narratore del mondo . Questa indifferenza delle fanciulle , questa noncuranza per tutto quanto non riguarda il loro avvenire , si rivela in tutte le occasioni . Le grandi feste di famiglia , quando si raduna tutta la parentela a pranzo , i ricordi che vi si evocano , lo scambio dei doni , le occupazioni del babbo , i suoi studi , tutto questo le lascia fredde . Ho vedute delle fanciulle passare delle ore in famiglia senza parlare , con un fare svogliato , ed animarsi soltanto all ' entrare di un giovine visitatore . Ne ho vedute altre ricevere senza nessuna dimostrazione di gioia i doni dei parenti a Natale o a capo d ' anno , senza neppure scartocciarli , riservandosi a guardarli più tardi . Tutto questo è penoso a vedersi . Sono i servitori a cui si dà la mancia , che non debbono osservarla subito per non aver l ' aria di contare i quattrini ; ma un dono bisogna vederlo ed ammirarlo molto , e dichiararlo magnifico , fosse pure miserabile e di cattivo gusto : e ringraziare con espansione . Ai vecchi amici di casa , ai vecchi parenti ed a tutte le signorine della parentela o dell ' intimità , le giovinette dovranno fare auguri o doni all ' occasione dell ' onomastico o del natalizio . Ammetto che è difficile trovare ogni anno , e tante volte qualche cosa di nuovo da dire nelle identiche circostanze . Ma il farlo con aria infastidita non facilita la cosa . Il borbottare , il lagnarsi di quel compito forzato , è quanto dire a chi sente : * Vedete ? Quando verrà la vostra festa mi costerà tanta noia così il farvi gli auguri ... E la causa è sempre la stessa . È il pensiero costante dell ' avvenire , di un affetto più grande e più forte , che impedisce a quei giovani cuori di sentire l ' amicizia , l ' amicizia calma e serena , che dura anche dopo l ' amore svanito , e ce ne consola . Se un precedente stabilito non ci fa sapere che un amico festeggia un natalizio , sarà bene fargli gli auguri per l ' onomastico , perchè questo non calcola l ' età come il compleanno indiscreto , il quale pare studiato apposta per non lasciarci dimenticare le tristi verità : che il tempo passa , che s ' invecchia , che la morte s ' avanza . * * * A ' miei tempi , * tempi delle vecchie mamme , delle nonne , delle bisnonne , * le donne non ricevevano l ' istruzione che si dà ora alle fanciulle . Allora era generale l ' opinione dell ' Arnolphe di Molière circa le donne : " C ' est assez pour elle , à vous en bien parler , De savoir prier Dieu , m ' aimer , coudre et filer . Ora le giovinette escono dalle scuole dotte come tanti piccoli professori . Guardano il mondo dall ' alto della loro dottrina geografica , senza mai scambiare un punto per un altro . Sanno perchè il Vesuvio erutta vampe e lava , e perchè la luna splende d ' una luce scialba ; ed il sole abbaglia coi suoi raggi ; e dove scalda più e dove meno ; ed un mondo di cose alle quali , ai miei tempi , non si pensava nemmanco . E non hanno paura a parlar di storia , nè di letteratura , e neppur d ' algebra . E se non parlano di politica , è perchè sanno che è cosa uggiosa ; l ' hanno imparato studiando gli uomini . E , per un vezzo grazioso , tutto femminile , dicono ad ogni tratto : * Voi altri che sapete di politica .... Oh , io di politica non ne capisco nulla ! ... C ' è ancora il sultano di Turchia ? ... Ed a San Marino hanno sempre la Repubblica ? Ma chi ci crede ? Se volessero , con quelle piccole menti intelligenti ed erudite , terrebbero testa agli uomini anche in politica . Fanno bene a non tentarlo , del resto . Ma dov ' eravamo ? Ah sì ! All ' uscir della scuola . Le signorine con quel po ' di coltura , non hanno difficoltà a trovare i lati deboli dell ' istruzione delle mamme . Quanta delicatezza ci vuole per non mostrare di trovarli , e per fare che lei stessa , la buona mamma , non si avveda della superiorità intellettuale della figliola ! Ho conosciuto una signora allevata in provincia , maritata a sedici anni , e subito divenuta madre di bambini che aveva allattati tutti lei stessa , dal primo all ' ottavo . Prima di maritarsi aveva fatte due classi elementari , e poi non ci aveva pensato più . Poco aveva trovato tempo di leggere con quel po ' di maternità . Per cui di rado imbroccava , quando voleva fare un discorso , altrimenti che nel dialetto lombardo al quale era avvezza . Un giorno , dopo aver letto non so che cronaca di giornale , disse : * Si fabbrica una casa sul Corso che ha da essere una meraviglia . L ' articolo che ne parlava cominciava : È delizia . E di questi granchi ne pescava sovente ! Quella sera sua figlia , uscita allora allora di collegio , esclamò ridendo : * Chi sa perchè le mamme , quando non parlano di cose casalinghe , dicono sempre spropositi ? Credeva di essere una fanciulla di spirito . Non abbiano mai dello spirito a questo prezzo , mie gentili lettrici : la mamma diceva spropositi , ma le figlie fanno uno sproposito ben più grave mancando di rispetto alla madre ed umiliandola . Se la mamma non sa parlare perfettamente in buona lingua , la figlia deve sempre parlare il dialetto quand ' è presente lei , per evitare che sia messa nella necessità di prendere qualche cantonata . E , se ci casca , la figlia deve mutar discorso , affinchè la sua serietà ed il suo rispetto , impediscano di ridere ed impongano il rispetto anche agli altri . Ma per fortuna le signore tanto ignoranti si fanno sempre più rare . Le signore anche attempate , in generale , parlano bene , e suppliscono col buon senso naturale , a quella mancanza di coltura che è una conseguenza del tempo in cui furono educate . Basterà che la figliola eviti di mettere il discorso su argomenti astrusi , li tronchi se altri li ha intavolati , o non vi prenda parte ; e la mamma non sarà costretta ad astenersi da una conversazione alla quale prende parte sua figlia o a fare cattiva figura . E badino che , quando dico conversazione , non intendo soltanto le conversazioni con estranei : ma anche quelle del focolare , dove importa più che mai di mantenere il prestigio della mamma presso i fratellini , e di frenare i figli giovinotti sulla via sdrucciola dell ' irriverenza , sulla quale si avviano tanto presto ai nostri giorni . Non posso credere che esista nel mondo incivilito una signorina che sieda al suo posto a tavola , prima che siano seduti il babbo e la mamma , e le altre persone vecchie , e signore maritate che fanno parte della famiglia . Ma dato il caso , tutto è possibile a questo mondo , che fra le mie lettrici vi fosse una piccola ostrogota , la quale si trovi una simile macchia sulla coscienza , non lo dica a nessuno per carità ; e si sorvegli bene per l ' avvenire . In nessuna circostanza , in nessuna età della vita , bisogna lasciar andare il proprio contegno sulle massime volgari ed egoistiche : « In famiglia ci si deve trattare in confidenza . In famiglia non si fanno complimenti . » È in famiglia che passiamo la massima parte della nostra vita , ed è là , più che altrove , che bisogna serbare inalterata quella reciprocità di riguardi , quella cortesia squisita di modi , che sono fra le migliori espressioni dell ' affetto , e senza di cui non c ' è gentilezza d ' animo possibile . Ho conosciuto una signorina bella come un amore , ( non ne ho mai visti di veri , ma parlo di quelli dipinti ) , intelligente , onestissima . Ma aveva modi , se non affatto aspri , asciutti . Di rado diceva una parola espansiva ; si alzava , si coricava , usciva di casa , rientrava , senza mai gettare le braccia al collo ai suoi genitori , nè dar loro un bacio ; colle amiche era fredda , aveva l ' aria di diffidarne , di star sempre in guardia . Malgrado la sua bellezza non ispirò mai nessuna simpatia , rimase senza marito , fece il vuoto intorno a sè . Gentilezza continua , inalterata , colla propria famiglia ; espansione , cordialità con tutti , sono le doti essenziali d ' una signora , la vera base della civiltà ; e sopratutto deve saper interessarsi anche delle cose che non la riguardano personalmente , delle occupazioni , delle gioie e dei dolori degli altri . * * * Vi sono paesi dove le signorine non prendono parte alle visite che riceve o che fa la loro mamma . Da noi quest ' ostracismo per le fanciulle non è ammesso , e credo sia meglio . Dall ' oggi al domani una signorina si marita : se è affatto nuova alle visite , come potrà disimpegnarsene ? In Francia le signorine prendono parte alle visite , ma non parlano mai , se non sono interrogate , ed anche allora si limitano ad una risposta . Tutto questo è artificioso , forzato , è una ipocrisia . Fra persone educate non si tengono mai , presente una signorina , discorsi che lei non possa ascoltare e comprendere senza arrossire . Sarebbe una sconvenienza senza nome , e nessuna padrona di casa potrebbe tollerarla . Quale è dunque la ragione per cui una signorina non potrebbe prender parte alla conversazione ? Proprio non la vedo . Conosco molte signorine che discorrono , con moderazione , soltanto delle cose di cui sanno di poter parlare * d ' arte , di letteratura , di balli , di nuove della città * senza mai scendere a pettegolezzi nè darsi arie dottorali , colla schiettezza e la giocondità che sono proprie della giovinezza , colla sua fede ed i suoi entusiasmi ; e le trovo adorabili , e vedo che tutte le simpatie si raccolgono intorno a loro . Questo non vuol dire che una signorina possa intavolare lei un discorso , dove ci sono delle signore per farlo . Se però fra le visitatrici vi sono altre fanciulle o qualche signora giovane di sua confidenza , potrà benissimo la signorina di casa prendere l ' iniziativa d ' un discorso . Ricevendo visite in casa sua una giovinetta non prende mai posto nè sul divano , nè ai lati del camino . Si alzerà ad incontrare tutte le signore , e si collocherà accanto a loro all ' ultimo posto ; se c ' è una signorina le starà accosto ; se sono più d ' una , siederà in mezzo a loro . Quando una signora , o anche un visitatore , si alza per uscire , se la casa non è abbastanza ricca perchè vi sia sempre qualche servitore in anticamera , la signorina suonerà il campanello perchè una persona di servizio vi si trovi ad aprire l ' uscio . Trattandosi d ' un uomo però , dovrà lasciarsi salutare prima da seduta , e non alzarsi per suonare il campanello , se non quando lui sarà per uscir dalla sala . Le convenzioni vogliono che una signorina non sia mai la prima ad osservare che una visita è stata breve , nè insista perchè si prolunghi . Questo riguarda sua madre . Non deve mai domandar conto alle visitatrici dei loro figli , dei fratelli , dei cognati , quando sono giovinotti . Si deve limitare ad informarsi , delle signore , dei vecchi , dei mariti , dei bambini . È una affettazione ipocrita , ed io non l ' approvo . Ma l ' uso ne ha fatta una legge , che ora però si va perdendo . E badino di non dire a nessuno : Come sta il suo signor padre o la sua signora madre , ecc . Non si sono mai trovate a sentire le vecchie commedie in cui i personaggi parlano così ! A noi fa un effetto strano ; sembra uno scherzo . Se la situazione sociale della persona a cui parliamo non è differente della nostra , si dice semplicemente il suo babbo , la sua mamma . Se poi si tratta di persone di gran soggezione , invece di nominarle col titolo di parentela , si dirà : Come sta il conte ? La contessa ? Il commendatore ? Il presidente ? Il duca ? ecc . , ecc . Alle persone che ci sono superiori non si mandano saluti ; sarebbe un atto di confidenza . S ' immagini un povero scrittorello , un professorello , un concertista ricevuto dalla Regina , il quale nel congedarsi dicesse : Maestà , mi saluti il Re ! Andando a far visite una signorina , sia a piedi che in carrozza , lascierà la destra alla mamma . Se è col babbo , accetterà lei la destra , se le è offerta . Non avrà carte da visita , s ' intende . Se è figlia unica , può avere un biglietto collettivo colla mamma : Signora e signorina tale . È però un ' usanza imitata affatto dai Francesi . Da noi nessuno si chiama signora nè signorina sulla carta di visita . Si mette soltanto nome , cognome e titolo , se c ' è , e la figlia scrive a matita il proprio nome sotto quello della madre . Entrando in una sala una signorina siede accanto alla sua mamma , o accanto alla signorina di casa , se c ' è . Se la padrona di casa le accenna un posto , anche al suo fianco , lo deve accettare senza complimenti , in atto d ' obbedienza . Questo genere di complimenti indicano un sentimento di eguaglianza , che una giovinetta non può arrogarsi con una signora . Cederà poi quel posto d ' onore alla prima signora che entrerà . In tal caso dovrà evitare di impegnare una questione noiosa . Dovrà alzarsi , ed accennando in atto di offerta il sedile abbandonato , andar subito a sedere presso sua madre . È affatto provinciale l ' usanza di certe signorine , di offrire alle figlie delle visitatrici di passare in un ' altra stanza , o di andare con loro al balcone . Questo fa supporre discorsi secreti , che offendono le mamme , e fanno torto alle signorine . L ' uscire sul balcone poi , perchè sono signorine , mentre le signore rimangono in sala , vuol dire : * " Dacchè non abbiamo ancora trovato un compratore , andiamo a metterci in mostra ; chi sa ? " Se la signora di casa è una di quelle adorabili persone attempate , che amano la gioventù , e la trattano con quell ' aria di dolce protezione che invita l ' affetto , una signorina farà bene a porgere il volto in atto di domandare un bacio nel congedarsi . Altrimenti cercherà , nello stringerle la mano , di accentuar molto l ' inchino , in modo di escludere quel che c ' è di confidenziale in quell ' atto . Se una signorina non ha madre , e fa o riceve visite colla istitutrice , deve lasciare a lei il posto alla destra del camino o del divano , con quella deferenza che è sempre dovuta da una giovinetta ai superiori . Però sarà lei che osserverà che la visita fu breve quando una signora si alza per congedarsi , e che insisterà presso le persone intime , perchè si trattengano più a lungo . In tali circostanze , se c ' è qualche invito affatto privato e confidenziale ( non potrebbero essere differenti , perchè in una famiglia senza signore non si fanno inviti ) , toccherà alla signorina il farlo . Potrà benissimo pregare un ' amica di rimanere a pranzo , o a passare la sera ; o di andare in campagna con lei . Ma non mancherà mai di dire che farà molto piacere anche al babbo ed all ' istitutrice ; e pregherà questa di unire le sue insistenze alle proprie , affinchè la povera signora , condannata dalle circostanze a vivere in una casa che non è la sua , non se ne senta troppo estranea , e messa da parte . Gli stessi riguardi dovrà usare ad una zia , o ad una parente qualsiasi che vivesse con lei . * * * Una signorina potrà accettare di pranzare da un ' amica , e rimanerci , anche sola , sotto la custodia della signora di casa . Ma ad un pranzo d ' invito non andrà se non accompagnata da una signora . Tutto quanto è bello , grazioso , rasserena lo spirito ; e se c ' è momento in cui tutti desideriamo di essere di buon umore , e di veder tutti allegri e contenti , è quando sediamo a tavola . Per questa ragione io non finirò mai di ammirare l ' abitudine degli Inglesi , che , anche in famiglia , non mancano mai di abbigliarsi per andare a pranzo . E pure per questa ragione che le abbigliature da pranzo , parlo dei pranzi d ' invito , anche tra noi si usa farle più ardite ed eleganti da quella da visita e da passeggio . Le signorine dovranno scegliere fra i loro vestiti della stagione il più fresco e gaio . O , se si mettono un abito scuro , lo rallegreranno con fiocchi di nastri azzurri , rosei o rossi o di quel colore che la moda favorisce , in modo da far iscomparire la severità della tinta . Del resto , non c ' è signora nè signorina che non possieda qualche abito bianco , e quello sta sempre bene ed è sempre elegante . Non dovrei supporre che una padrona di casa , dando un pranzo , possa commettere la sconvenienza di collocare una signorina accanto ad un giovinotto . Ma siccome : " Tutto è possibile sotto il sole " ed " Errare humanum est " ed " Error non è frode " ed " Il giusto cade sette volte al giorno " e mille altri proverbi , che non ripeto ( perchè il dirne parecchi è una inciviltà condannata dai vecchi galatei ) , potrebbe darsi che una padrona di casa un po ' inesperta cadesse in quell ' errore , tanto per dimostrare ancora una volta che " non tutte le ciambelle riescono col buco . " Per carità , signorine mie , se codesto accadesse , si guardino bene dal fare la menoma osservazione e neppure un segno di meraviglia . Sarebbe rivolgere un rimprovero crudele alla signora che le ha collocate così . Quando io era giovane , in temporibus illis , fui invitata ad una sagra di villaggio in una famiglia di ricchi proprietarii . Dopo il pranzo e le feste del giorno , si doveva ballare , per cui c ' erano invitate molte signorine e molti giovinotti . Quella buona padrona di casa provinciale , avvezza alla semplice verità della natura in mezzo alla quale viveva , doveva aver fatto questo ragionamento : * Se fra due ore i giovinotti e le fanciulle che ho invitati dovranno prendersi per le mani , abbraccíarsi , e circolare appaíati a due a due come colombelle , non ci può essere una ragione al mondo perchè si scandolezzino di trovarsi seduti accanto a tavola . Era una logica da dar dei punti ad Aristotile . E lei agì come avea pensato , e collocò a tavola ogni signorina accanto ad un giovinotto . Tutte fecero " a mauvais jeu bonne mine " , e molte mi confessarono che non l ' avevano trovato un troppo mauvais jeu . Ma una , una sola , una signorina di villaggio , che era uscita per l ' appunto di collegio , cominciò a guardarsi intorno impaurita , come se i due che aveva ai lati fossero due leoni pronti a farla a brani , o due Don Giovanni venuti là per rapirla . Uno , che non era punto Don Giovanni , ed ancora meno lion , si sentì tutto confuso , si fece rosso , e tirò in là la sedia , come se temesse di sporcare quella signorina ; ma l ' altro fece le viste di nulla , le offrì da bere , e tutti i piccoli servigi che un uomo non manca mai di offrire ad una vicina di tavola . Bisognava vedere l ' aria diffidente e l ' esagerazione di riserbo di cui s ' armò quella poveretta ! Parlava a monosillabi . Rifiutava tutto , era tutta sulle difese , pareva che fino i fiocchi del suo vestito appuntassero le nocche ed i capi come armi difensive . Il suo babbo , dall ' altro lato della tavola , fremeva , Finalmente , vedendo che era giunta al dessert respingendo ogni piatto , e stava per rifiutare le frutta che il suo vicino le porgeva , le gridò : * Via , accetta una volta ! Non è veleno . * Ah ! era di questo che aveva paura , signorina ? ed io che mi lusingavo che avesse paura di me ! le disse il suo vicino . La lezione era meritata . È appunto in tali circostanze eccezionali , che una signorina può mostrare di sapersi condurre dignitosamente senza darsi quell ' aria di noli me tangere , che la rende antipatica , e senza incoraggiare una confidenza sconveniente . Altre volte era di rigore che le signorine mangiassero pochissimo , e non bevessero vino affatto . Per cui riuscivano commensali punto piacevoli . In qualunque modo si volesse interpretarla , quella continenza cenobitica , era una sciocchezza . Le fanciulle intendevano con quel mezzo di atteggiarsi ad un sentimentalismo ideale , non d ' altro nudrito che di poesia e di sogni . Era un ' idea da précieuses ridicules . Le mamme incoraggiavano quella manìa , ed all ' occorrenza l ' imponevano , volendo con quel mezzo dire ai giovinotti : * Vedano come mangia pochino la mia figliola . E non beve punto . La sposino , via . Non costa nulla a mantenerla . Era un calcolo da Arpagone . Ora , se Dio vuole , il sentimentalismo è passato di moda . E , non fosse che per quest ' unica riforma , benedetto il realismo ! Le giovinette sono tornate ad esser loro stesse , col loro appetito giovanile : ed a tavola lavorano coi loro dentini , che è una benedizione , un ' allegrezza guardarle . Se qualcuna delle mie lettrici era rimasta in arretrato , ora lo sa . La civiltà vieta soltanto di trasmodare . Ma vieta altrettanto severamente di rifiutare ogni cosa , di mangiare a fior di labbra , di lasciare la roba nel piatto , di rifuggire dai vini , quasi si volesse dire ai padroni di casa : Io non so che farmene di tutto questo . Il vostro pranzo mi mette la nausea . Quando si è a questi estremi bisogna non accettar l ' invito . Se sapessero come è bella e come piace la gioventù robusta , e francamente allegra , che Dio la benedica ! Se la padrona di casa fa posare dal servitore il vassoio del caffè , dopo che i convitati sono passati in sala , ed offre lei stessa le tazze , le signorine debbono subito accorrere ad aiutarla . Dovranno però servire soltanto le signore ed i vecchi . Una signorina non porge mai la tazza ad un giovine , a meno che sia suo fratello . Ed ancora ha l ' aria d ' uno scherzo . Dopo aver assistito ad un pranzo , una signorina è tenuta ad accompagnare la madre nella visita che rende , entro gli otto giorni , alla famiglia da cui ebbe l ' invito : e dovrà anche lei lodare la compagnia che vi ha trovata , la disposizione della tavola , i fiori , l ' allegrezza che si è goduta , infine quel che c ' era da lodare .... ed anche un pochino quel che non c ' era * * * In teatro una signorina non va mai scollata . Se l ' abito ha lo scollo , lo porta con una modestina dí tulle . È verissimo che ora molte giovinette vanno scollate come le signore ; ma la questione è dì sapere se fanno bene . Ad ogni modo non sono in regola colle convenienze . Una signorina mi osserva a questo proposito che . " È meglio errar con molti che esser savio solo . " Ma io rispondo con un altro proverbio che dice : " L ' uso serve di tetto a molti abusi . " E con un altro ancora : " Cosa rara è la più cara . " Così , punto scollature . Pochissimi gioielli . I Francesi dicono : Les diamants sont faits pour les têtes brunes ; les fleurs sont faites pour les têtes blondes . Ma , finchè sono teste da fanciulla , anche le teste più brune debbono accontentarsi dei fiori . Per portare i diamanti ci vuole il permesso della Chiesa , ed anche del Municipio . Ma credano a me , signorine , non ci perdono nulla . Il diamante ha un pregio convenzionale : il fiore è una cosa bella davvero . Le arti belle hanno sempre imitati i fiori . Ma soltanto il commercio , che specula sulla vanità , ha imitato i brillanti . Neppure la catenella dell ' orologio è concessa ad una signorina che vuole osservare tutte le regole di convenienza . Ed infatti , dacchè quello è il primo dono che le deve offrire lo sposo , se l ' ha già portata fin allora , non le fa più quell ' impressione nuova ; non è più un simbolo . Quando si domanda : * Ma è ben sicuro che la signorina tale sia sposa ? Altri risponde : * Pensi ! Ha già la catena ! L ' abbigliatura d ' una giovinetta dev ' essere semplice . Ma badino certe signorine e certe mamme che hanno l ' abitudine di prender le parole a rigor di lettera , che semplice , quando si parla di vestiti , vuol dire appunto d ' una stoffa di poco valore , adatta per fanciulle , senza trine antiche , senza ornamenti costosi . Ma la semplicità d ' un abito da serata non ne esclude l ' eleganza ed il gusto . In teatro , la signorina ( non scollata insisto ) , cederà sempre alla signora , che l ' accompagna , il posto d ' onore , che è quello di fronte al palco scenico . Le signorine si trovano contentissime di questa combinazione , perchè , voltando il dorso al palco scenico , guardano meglio nella platea e nei palchi , e sono più in vista . Vedono ch ' io sono addentro nei loro piccoli segreti . Ebbene credano a me che sono vecchia , non guardino mai fisso nessun giovine , checchè ne dica loro la simpatia . Non c ' è cosa più sconveniente di quell ' ostentare in pubblico una preferenza , che una fanciulla dovrebbe appena confessare , arrossendo , alla propria madre . Per gl ' indifferenti , poi , c ' è la legge generale di elementare decoro , che una fanciulla non deve mai fissare in volto un uomo che sta discorrendo . Quelle che se ne emancipano appunto in teatro , dove cento occhi sono là per notare quella sconvenienza , e cento bocche per ripeterla , mi fanno ricordare un ladro che l ' estate scorsa , rubò il soprabito di un avvocato nel tribunale criminale , mentre l ' avvocato stesso stava perorando la causa d ' un ladro . Aveva scelto male il posto per farla in barba alla Questura . A questo proposito ricordo una letterina che ricevetti pochi mesi sono . Debbono sapere che la prima edizione di questo libro mi guadagnò se fosse meritata o no non saprei dire la fiducia di molte lettrici , le quali presero l ' abitudine di rivolgersi a me , anche senza conoscermi , nei loro piccoli imbarazzi . Un giorno il mio editore mi mandò una lettera d ' una signorina che doveva andare ad un ballo , e mi domandava : " come dovesse contenersi , sapendo che dovrebbe incontrar a quel ballo , e che le verrebbe presentato , un giovine il quale da un mese la guardava , e del quale ricambiava gli sguardi ! " Ah signorine mie ! Non l ' hanno capita che non ci deve essere mai un giovine di cui una signorina ricambia gli sguardi ? E se quel giovine c ' è , è un personaggio da romanzo , un errore ; e la signorina pure , è un altro errore . Ed in tal caso , che esce dalla normalità , cerchino di tirar innanzi il romanzo in modo che lo possano leggere anche le signorine . Regole di convenienza pel loro contegno in quella circostanza non posso darne , perchè i personaggi da romanzo e le passioni da romanzo l ' hanno sempre fatta in barba a tutti i galatei . Ed hanno fatto bene , ma , in mancanza di una regola di convenienza , posso dar loro un consiglio da amica . Vadano dalla loro mamma e le dicano la verità ; confessino tutto : " Che da un mese fanno quell ' armeggio d ' occhiate ; ed ora si trovano imbarazzate all ' idea di trovarsi in faccia a quel giovine .... " E se la mamma dirà , che in tal caso è bene rinunciare alla festa per evitare quell ' incontro , si picchino il petto e dicano Mea culpa . In teatro una signorina non porge mai la mano agli uomini che entrano a far visita in palco , e non dimostra mai di prestare più attenzione agli spettatori che allo spettacolo . Certi atteggiamenti indifferenti ed annoiati , che affettano molte signorine sono di cattivo gusto . Oltre all ' offendere le persone che stanno con loro , le fanno apparire disilluse e già incapacì di divertirsi . Oh giovinezza ! Si può non divertirsi a vent ' anni ? All ' atto di ritirarsi le signorine debbono mettersi la sortita da sole , o farsi aìutare da una persona della famiglia ; non mai da un giovine . E scendendo le scale , daranno il braccio al loro babbo , ad un fratello , oppure rimarranno accanto alla mamma . Così è , signorine mie ; i cavalieri serventi sono come i diamanti . Non li hanno che le signore . È ancora una privazione di cui non posso compiangerle . I diamanti hanno almeno un pregio convenzionale . Sono rarissimi e costano cari , quando sono veri brillanti . I cavalieri serventi , invece , spesseggiano come le mosche , e sovente , non valgono di più . Di brillantì poi , ce n ' è uno su mille . * * * Ed ora , signorine mie , le conduco in un luogo dove non sono mai state . Ed anche ora non vi possono entrare che in ispirito , e sotto la mia seria tutela di nonna centenaria ; in un circolo di giovinotti . Ben inteso che , entrando in ispirito , loro non sono vedute ; e però non s ' interromperanno i discorsi incominciati .... Oh ! non s ' inquietino , signore mamme , so press ' a poco di cosa si parla ; ed anzi , ci conduco le loro figliole per questo ; è il domani d ' un ballo , di che s ' ha a discorrere ? Per quanto meritino poco di essere elevati a questa dignità , i giudici delle signorine , alle feste da ballo , sono i giovinotti . È vero che , in compenso , i giudici dei giovinotti sono le signorine ; ma questo è un giurì non troppo accreditato perchè pecca d ' indulgenza . Per ora ascoltiamo l ' altro che non ha questa debolezza . * Non c ' era male la signorina Tizia , con quell ' abito azzurro , sentenzia un piccolo Giove Ansuro , con l ' esperienza dei suoi diciott ' anni . * Non c ' era male ? osserva un conoscitore più esperto . Ma hai a dire che era una bellezza addirittura . Soltanto che è una bambola col meccanismo ; una ruota ed una cordicella per ogni monosillabo o bisillabo . La mamma l ' aveva caricata prima d ' uscire , e lei da brava bambola ha articolato uno dei suoi monosillabi o bisillabi per ogni domanda , che faceva da cordicella : " Sì . No . Grazie . Basta . Poco .... " E così via . , * Doveva avere delle rotelle anche ai piedi , perchè ballava diritta , stecchita come un fantoccio . * Bambola , bambola . * E le signorine Sempronie ? entra a dire un terzo . * Ah ! quelle sono due berte . Non sanno tacere un minuto . E che tono confidenziale pigliano discorrendo col ballerino ! Un vecchio gentiluomo mi disse : " Quelle signorine devono avere una famiglia numerosissima . " Perchè ? domandai compiacentemente per fargli finire il suo motto . " Perchè tutti i giovanotti con cui ballano mi sembrano loro fratelli . " Infatti andavano da una sala all ' altra , ed al buffet con questo e con quello , e senza la loro mamma , e si dice che ballassero anche con qualcheduno che non era stato presentato . * A te piaceva la signorina Caia , che ti si abbandonava mollemente nelle braccia , come se fosse al quarto atto d ' un melodramma .... Avevi sulla spalla dell ' abito la cipria delle sue guancie . . * Il color della dama . Mi piaceva per una sera , però . Non la vorrei fra le concorrenti , quando mi decidessi a gettare la mia pezzuola per trovare una sposa . * Io ho fatto un giro colla signorina Ipsilonne , che , ad ogni complimento che le facevo me ne rispondeva un altro , come se si giocasse di scherma . * Pazienza , era ingenua .... Tu avessi udita la signorina Zeta , che , per far la spiritosa , canzonava le tolette ed i modi delle altre signorine e dei giovinotti ! * Ah ! dev ' essere stata curiosa . Cosa t ' ha detto di me ? * E di me ? * E di me ? * Ha detto che le pareva d ' essere una tazza di miele , perchè si vedeva ronzare intorno tanti mosconi . * Oh Dio ! Che barba ! * Caro quel miele ! * I mosconi volano anche intorno .... Via ; la porta è chiusa e non si ode altro . Ma credo che basti . Vedono , signorine mie , che ogni medaglia ha il suo rovescio ; ogni festa il suo dimani . " Ahi gioie umane , d ' amarezza asperse ! " La civiltà francese fa della fanciulla una bambola muta , compassata , insignificante , tutta artificio . Le inglesi sono severe , fredde , vaporose . Le americane sono emancipate . Le tedesche sono libere . Loro sono italiane ; hanno lo spirito vivace , l ' immaginazione pronta ; sono entusiaste ed espansive . Volerle ridurre come automi modellati su figurine straniere , sarebbe una profanazione , una finzione . Siano loro stesse . Ma sappiano contenersi in modo da non meritarsi le censure che hanno udite . Si può essere amabili , schiette , allegre , anche senza staccarsi da quella dignità di contegno che s ' addice ad una fanciulla . Il buon senso naturale , ed il naturale decoro , devono guidarle . Io domando soltanto di scrivere sul loro taccuino una massima di Victor Cherbullier . La leggano sempre prima di andare ad un ballo , dove la loro mamma non può udire tutte le parole che scambiano coi ballerini : " Rien ne rafraîchit plus le sang , que le souvenir d ' une sottise que l ' on n ' a pas dite . " * " Mi ricordo quand ' era fanciulla " come la vecchia Pipelet di gioconda memoria , e nel carnovale , la mia zia , che mi teneva il posto della povera mamma che avevo perduta , invitava una mia cugina a tenermi compagnia . Cara quella compagnia ! Aveva l ' abilità di sacrificarmi completamente . Non sapeva pettinarsi da sè ; bisognava che ogni mattina la cameriera di casa perdesse ad acconciarle il capo un tempo tanto più prezioso , in ragione di quell ' aumento di personale in famiglia . Noi si faceva colazione per solito alle nove , ma la Teresina era alla toletta a quell ' ora , oppure veniva a tavola spettinata ed in abito da camera . E guai se la zia osservava , che le signorine non debbono farsi vedere in abito da camera : che è permesso appena di portarlo nella loro stanza da letto ! Diceva che a quell ' ora era materialmente impossibile d ' essere in ordine . E bisognava che noi s ' avesse pazienza e si differisse la colazione . Tutte le lezioni , che prendevamo insieme , dovevano pure spostarsi per fare il suo comodo ; ed i miei maestri non le piacevano mai . Erano un branco di ignoranti . E tutti i mobili della casa avevano qualche difetto o erano mal collocati . E le mie amiche le erano antipatiche . S ' io doveva far delle visite , lei non poteva adattarsi a venire da quelle signorine pedanti , nè da quelle altre sguaiate . Quando s ' andava in teatro o in compagnia , ipotecava addirittura la cameriera per farsi vestire , e la zia ed io dovevamo aiutarci a vicenda . In palco , poi , si metteva al posto di contro alla zia , ed io era relegata tutta la sera sullo sgabello in mezzo . Non c ' era caso che mi offrisse una volta di cambiar posto . E , per ospitalità , non potevo domandarglielo , nè fare osservazioni . Bisognava che le offrissi i fiori da scegliere prima . E se li provava tanto in capo , sul petto , e si serviva così bene , che a me rimanevano degli avanzi appassiti . In carrozza pure , prendeva posto accanto alla zia , senza che occorresse neppure dirglielo . Qualche volta le mie povere abbigliature si sciupavano tutte , strette così , accanto al babbo sulla panchetta dinanzi . Ma la Teresita si stendeva a suo agio , seppelliva la zia sotto le sue gonne e arrivava fresca come una rosa . In casa , poi si prendeva l ' incarico di studiare tutti i caratteri , come se ci fosse venuta con quella missione . Io aveva quel difetto , e quel pregio ; e la zia era placida , e troppo indulgente ; ed il babbo era avaro ; e le persone di servizio ci derubavano come tanti briganti . * Come ! Voi spendete tanto per la carne ? E tanto per le ova ? E questo pollo è costato tanto Ma buona gente ! A casa mia si mangia meglio assai , e si spende la metà . Quel pollo è magro , tíglioso . Si può avere per trenta soldi . Il resto se l ' è tenuto la cuoca . Io non so come la sopportiate . Non sa cucinare . A casa mia le bistecche sono tutt ' altro : queste sembrano suole di scarpe . Ed ogni giorno aveva fatta una scoperta nuova sull ' ordine della nostra casa , ed erano sempre indiscrezioni . Quando poi veniva in campagna l ' autunno , era un raddoppiamento di biasimo . Si trovava addirittura ad un bivacco . Tutto era incomodo , tutto rozzo . Quasi quasi si meravigliava che nei sentieri del giardino non si stendessero tappeti per farla camminare sul liscio . E combinava lei le gite , i píc nics . Ed entrava in confidenza coi vicini di villa , prima e più di noi ; e passeggiava cogli altri ospiti , anche s ' erano giovinotti , sola con loro per delle ore in giardino , ed usciva quando noi si stava in casa ; e stava in casa quando noi s ' usciva . Mie giovani lettrici , se sono ospiti in casa altrui , badino , le prego , di non lasciarvi le tristi memorie che m ' ha lasciate la Teresina . La persona ospitata deve fare una completa abnegazione della propria volontà , delle proprie abitudini , dei proprii gusti . È necessaria questa rinuncia assoluta , per bilanciare l ' immensa deferenza della famiglia che la ospita , e metterci un limite , affinchè non abbia a diventare un sacrificio di tutte le ore . E qui mi viene a proposito di avvertirle , che nulla è più scortese di quell ' abitudine tanto generale , pur troppo , di far esaurire tutte le formole di preghiere inventate da Adamo in poi , prima di aderire a sonare o a cantare , in compagnia . La padrona di casa , che per quella sera le ospita , è messa in grave imbarazzo . Deve unire le sue insistenze alle altre , ed aver l ' aria di imporre un sacrificio ? O deve astenersene , e dimostrare che non desidera di ascoltarle ? Difficile alternativa . * * * Non ho mai compreso perchè le signorine , che debbono rimanere sotto gelosa custodia nella loro città , dove sono note loro e la famiglia , ed hanno un mondo di amici e conoscenti intorno , debbano poi godere una libertà relativa , ma sicuramente soverchia , quando si trovano in viaggio o alle bagnature , ignote fra gl ' ignoti ; dove potrebbero anche essere prese in fallo . Il nuoto è uno degli esercizi prediletti dagli Inglesi e dagli Americani . Ma non credo necessario , per adottare la loro abitudine delle bagnature , adottarne pure la flirtation insidiosa e sconveniente . To flirt , coqueter , sono parole che in italiano non hanno riscontro . Le traduciamo : flirteggiare , civettare ; ma le parole sono barbarismi nella nostra lingua , come la cosa è un barbarismo nei nostri costumi . Noi , espansivi e schietti , ci pieghiamo male a quella meschina scherma di parole , che giocano su sentimenti frivoli ; e , quando riesciamo a scimiottare le signore straniere , lo facciamo a scapito del nostro carattere . Credano a me , signorine , non si lascino attirare da quello scoppiettìo di frasi leggere , brillanti e fuggevoli come fuochi d ' artificio . Quando si disperdono e svaniscono nell ' aria , portano sempre con sè qualche briciola del loro decoro . Briciole appena visibili , atomi , ma che importa ? " Gatta cavat lapidem . " In campagna come in città , ai bagni come altrove , una giovinetta non deve mai uscire da sola , a meno di trovarsi in un paese non frequentato da colonie di villeggianti avventizi . Nel contrarre nuove relazioni deve usare la massima prudenza e lasciarsi dirigere completamente da ' suoi genitori . Alla tavola d ' albergo , se non ha due persone della famiglia fra le quali sedere , ed il caso le colloca da un lato uno sconosciuto , non deve scambiare con lui che le parole strettamente necessarie , finchè non sia stato presentato alla signora che l ' accompagna , e questa gli abbia accordata la sua relazione . L ' unico punto su cui in campagna ed ai bagni le signorine possono permettersi qualche libertà , è il vestire colori più vivaci , foggie più ardite , un cappellino un po ' bizzarro o un po ' sull ' orecchio , fori naturali in capo a tutte le ore , ed anche passeggiare a capo scoperto ... Tutto questo è concesso ; ma quanto al contegno , deve essere tanto più riserbato in quanto che sono meno conosciute , e chi le osserva deve giudicare dall ' apparenza . * * * Se una signorina è stata ospite in una casa , appena ritornata in famiglia , dovrà scrivere una lettera espansiva alla signora od alla signorina che l ' ha ospitata , ringraziandola delle cortesie ricevute . Non scrivano a molte persone , signorine mie . Oltre le lettere di dovere ai parenti vecchi , alle maestre , possono tener corrispondenza con qualche amica . Ma siano vere amiche , di quelle a cui si scrive non per fare dello stile epistolare , ma per vero affetto , e col linguaggio dell ' intimità . Non occorre dire che , in tutta la loro corrispondenza non ci deve essere una parola che la mamma non possa leggere . Quanto a formole , non s ' aspettino ch ' io ne dia . Le lettere tengono luogo di discorsi . Scrivano come discorrerebbero e basta . L ' introduzione , la chiusa , sono storie del tempo trapassato remoto . La lettera comincia con quello che s ' ha a dire , e finisce quando non s ' ha più nulla a dire . Ecco la sola regola ch ' io ammetto . Non si firmino mai serva , perchè le signore non sono mai serve di nessuno . Non facciano litanie di saluti in fine nè sfoggio di aggettivi sulla soprascritta , a tutto beneficio del portalettere e dei portinai . Non usino carta colle iniziali , come non usano carte da visita ; siano semplici , schiette ; se hanno dello spirito , non ne privino le loro corrispondenti , e lascino andare i loro giovani pensieri come " La rondine alla primavera e la preghiera al cielo . " CAPITOLO II . La signorina matura . Pur troppo tutto matura sotto il sole . Gli uomini le piante , le mele rosee e le spighe dorate ; e col tempo e colla paglia , lo dice il proverbio , anche le sorbe e la canaglia . I bocciuoli diventano rose , i quindici anni diventano venticinque . La maturanza è un pregio . È il massimo grado di perfezione a cui può giungere una cosa creata . Una fanciulla matura è più completa , più perfezionata che una giovinetta . Ma è necessario che tutto sia maturato in lei in proporzione cogli anni . Si cerca spesso di dissimulare il grado di maturanza del frutto , mantenendo verdi il gambo e le frasche , al regime dell ' acqua pura . Si vogliono dissimulare i venticinque anni della fede di nascita , colla finta acerbità dell ' ingenua . Perchè ? Basta così poco a serbare una fanciulla di venticinque anni in tutto il suo prestigio ! Lasci maturare il suo giudizio come la sua persona . Sanno , mie signore , qual è la stregua a cui si conosce se un giudizio di fanciulla è maturo ? Quando accetta l ' età che le dà il suo passato , senza false vergogne , e meschine dissimulazioni . A conti fatti , in quell ' accettazione una signorina ha tutto da guadagnare . Non potrà ancora uscire di casa sola : ma potrà uscire con un fratello , con uno zio . Potrà andare alla commedia , proibita alle giovinette . Vestirà con più ricchezza ; non sarà esclusa da nessun ricevimento , da nessuna cerimonia , neppure dalle nozze e dai battesimi , dove le sue sorelline non vanno . Potrà tenere a battesimo il figlio d ' un ' amica o d ' una sorella . Potrà essere madrina di cresima ; semprechè , anche a quelle cerimonie , vada accompagnata da sua madre , o da un ' altra signora . Ai balli porterà i grandi scolli come una signora ; in villeggiatura potrà uscire sola con una compagna , o anche accompagnare una giovinetta . Potrà scrivere con maggior libertà ; leggere una quantità di cose che pochi anni prima le erano proibite . Eppure la maggior parte delle signorine mature rinunciano a tali vantaggi , per non confessare di esserlo . Ma chi possono illudere ? Mi ricordo d ' una famiglia in cui c ' erano tre sorelle . La maggiore aveva ventinove anni . La più giovane ne aveva diciasette . Si fece sposa per intromissione del mio babbo , mentre era uscita provvisoriamente di collegio per curare un ' oftalmia . La seconda era rimasta in collegio . Quando si fecero le nozze , la sorella di ventinove anni venne in casa nostra a passare una settimana , perchè , come signorina , non poteva assistere a nozze . Si tirò addosso un ridicolo da cui non potè più liberarsi . Una signorina che a venticinque anni si desse l ' aria bambina di dire che non può andare alla commedia , perchè la sua ingenuità ne sarebbe scandolezzata , farebbe ridere . Se vestisse come la sua sorellina uscita appena dall ' adolescenza , sarebbe una caricatura . Ma accetti francamente la sua età , la sua condizione ; vesta e si comporti come lo richiedono lo sviluppo della sua persona , la sua maggiore serietà , la sua esperienza , e sarà una giovine interessante , amabile , e potrà ecclissare tutto un collegio di giovinette . CAPITOLO III . La zitellona . Coraggio della sua situazione * Toletta * Divertimenti . " E qui comincian le dolenti note ! " Nessuna vorrebbe essere una zitellona . È un nome che fa orrore . Perchè ? Non l ' ho capito mai . Forse in causa di questo appellativo ridicolo ? Ma chi lo usa ? Le signore che non hanno preso marito , non sono ridicole , per questo . Io ne conosco di adorabili , la cui compagnia mi ha fatti passare giorni deliziosi , mi ha resa amena la solitudine d ' una campagna isolata , mi ha lasciata una dolcissima memoria , ed un profondo desiderio di sè . Tu lo comprendi , Emilia , che parlo di te , il cui spirito superiore non rifugge dalla situazione che la sorte ti ha fatta , che l ' accetti con coraggio e serenità , e puoi servire di modello alle altre signore , che una circostanza qualunque ha obbligate a rinunciare alla benedizione della famiglia . Lascia che guardi a te , che m ' ispiri a te , per insegnare come debbono contenersi le altre . A trent ' anni , una signorina deve assolutamente rinunciare a tutti i riserbi esagerati di cui si sogliono circondare le fanciulle ; deve adottare nella misura delle sue finanze , il vestire , le abitudini , il contegno , il linguaggio d ' una signora maritata ; uscire sola , ricevere e fare visite , viaggiare sola , se non ha la necessità , avere le sue carte da visita . Con questo non s ' intende che , se Dio le conserva i genitori , abbia a far vita a parte . Goda finchè può la benedizione di dar il braccio alla sua mamma . Ma lo faccia per godere di quella compagnia dolcissima , non per farsene guidare e proteggere come una tortorella insidiata . La mia Emilia ha goduto a lungo la fortuna di avere la mamma . E le ha consacrate tutte le sue ore , i giorni e le notti , non s ' è mai staccata da lei , senza una estrema necessità . L ' ha amata con entusiasmo , l ' ha pianta con passione . E tuttavia ha saputo farsi più presto ancora del tempo , una personalità seria , rispettabile , indipendente , senza ardimenti e senza emancipazione . Che una signora nubile si comporti così , e sfido tutti gli umoristi del mondo a farle passare sul capo neppur l ' ombra del ridicolo . Se vive in famiglia , qualunque sia la sua età , non ha rappresentanza ; per cui dovrà astenersi dal fare inviti lasciando questa briga ai capi di casa ; e , nei ricevimenti , dovrà assumere una parte secondaria , non avanzarsi al saluto se non quando le persone della famiglia hanno accolto i loro ospiti , non offrire mai rinfreschi di propria iniziativa , ma appoggiare con garbo le offerte che hanno fatte i padroni di casa . Si asterrà assolutamente dal ballare , sotto pena di ridicolo . Si adatterà ad imparare i giuochi più in uso , per potere , all ' occorrenza fare il quarto in una partita , e per non restar sola e spostata in un circolo giovanile , dove avrà sempre la scappatoia di sedere al gioco colle persone serie . Se in famiglia vi sono persone a pranzo , si collocherà in modo da non darsi nessuna importanza , senza affettare tuttavia di prender l ' ultimo posto nè atteggiarsi da vittima . * * * Se una signorina nubile ha rendita sufficiente per fare casa da sè , perduti i genitori , si comporterà precisamente come una vedova , potrà ricevere , fare inviti a pranzo , tenere una serata fissa ogni settimana per dare il tè , accogliere ospiti in campagna . In Francia si usa chiamare Mademoiselle una signorina fino all ' ultima vecchiaia . Noi abbiamo la fortuna di poter evitare il ridicolo di quell ' appellativo comune colle giovinette . Una signora nubile si fa chiamare « Signora » dalla gente di servizio , e tutte le persone di tatto eviteranno sempre di chiamarla signorina ; sarebbe una canzonatura . Soltanto in Piemonte si ha l ' abitudine francese , e si dice Tota anche ad una donna di ottant ' anni quando non ha marito ; è un piccolo ridicolo che non si può evitare , e che fa molta impressione a chi non è del paese . Mi ricordo d ' essere giunta una volta a Torino per fare un lungo soggiorno in una famiglia composta di un babbo , d ' una bambina , e d ' uno zio prete che la istruiva . Il babbo era sempre fuori , la bimba passava molte ore collo zio allo studio . Per cui temevano ch ' io dovessi annoiarmi di rimanere parecchio sola , e mi dissero fin dal primo momento : * Si annoierà forse un poco , ma c ' è un ' altra Tota che viene ogni sera da noi e le farà compagnia . Era nel cuore di gennaio . Faceva quel freddo orribile degli inverni di Torino . Si abitava assai lontani dal centro , e poco mi sorrideva l ' idea di uscire di casa . Per cui ero senza speranza di procurarmi la compagnia di altre signore e signorine della mia età . La prospettiva di quella Tota ( signorina ) che verrebbe ogni sera a vegliare con me , mi rallegrò . Le fanciulle hanno tanta esuberanza di vita , tanta serenità , tante speranze nel cuore ! Mi figuravo le più liete serate . Aspettai con impazienza che il giorno finisse . Quando Dio volle s ' udì un campanello , e la cameriera annunciò : * Ai ' è tota Gin " È qui la signorina Gin " ( un diminutivo che può servire per Teresa , Lucia , Luigia ed altri nomi . ) Io saltai in piedi e corsi fino all ' uscio del salotto per incontrarla ... Per poco non caddi come corpo morto cade . Vidi entrare una figura lunga , lunga , lunga , come una guglia , ed allampata ; con un volto di pergamena ; tutta coperta d ' un involucro di panno color tonaca da frate ; con uno di quei cappelli secolari che si vedono nelle vignette dei romanzi inglesi ; armata d ' una gran borsa di lana dalla quale uscivano minacciose le otto punte di quattro ferri da calza . Era una buona signora , ed abbastanza amena in compagnia . Ma quel maledetto appellativo di Tota l ' aveva demolita coll ' immagine primaverile che me ne aveva suggerita , e le raddoppiava ai miei occhi tutti gli anni che aveva in più , di quei tanti di meno che le avevo dati . Se è ammissibile un consiglio contrario agli usi del paese dove si vive , io consiglio le signore nubili piemontesi a non permettere mai che le chiamino Tote quando hanno passata la quarantina .... * * * Il vestire d ' una signora nubile ( la parola zitellona , non dovrebbe mai sonare sulle labbra di una persona educata ) , il vestire d ' una signora nubile , dev ' essere , come già dissi , quello stesso di una signora maritata . Potrà portare le pelliccie di martora , lo scialle turco , i diamanti e le trine . E , finchè l ' età ed il grado di conservazione della sua figura glielo permettono , nulla osta a che vada in teatro con abiti scollati come un ' altra signora . * * * Il teatro e la conversazione sono i divertimenti che le si addicono meglio . Al ballo non ci dovrebbe andare , perchè vi sarebbe spostata , a meno che vi dovesse accompagnare una giovinetta . Ed in tal caso il suo contegno dovrebbe essere , a seconda della sua età , quello d ' una sorella maritata o d ' una madre . Ai bagni di Viareggio , pochi anni sono , c ' era una signora nubile , che accompagnava una nipotina di diciotto anni . La zia ne aveva trentanove . Aveva certi occhi , certi capelli neri , certi denti , da far invidia ad una giovinetta . Vestiva con grande eleganza , ma sempre di nero o di bianco . Discorreva benissimo in francese coi francesi , in inglese cogli inglesi , in tedesco coi tedeschi , in spagnolo con una vecchia dama spagnola . Ho desiderato parecchie volte un Turco ed un Cinese per udire la zitellona parlare in quelle due lingue . Era una Lombarda . Aveva fatto molte conoscenze ; ma il suo contegno era perfetto . Accompagnava sempre la nipote al ballo , ma non ballava mai . Ne era pregatissima ; e tuttavia non l ' ho udita rispondere , come fanno molte in simili circostanze : * " Non posso : faccio la mamma " con accompagnamento di smorfiette e sorrisi , che vuol dire : " rinuncio ai divertimenti della mia età , per fare una parte da vecchia . " Perfettamente ridicolo ! Lei diceva francamente : * Ma che le pare alla mia età ! Un giorno mi confidò , – mi piaceva tanto che me l ' era fatta amica , – che un signore , il quale faceva pensare e sospirare molte belle bagnanti , dimostrava di essere innamorato di sua nipote . Era quello che si suol dire un brillante partito . Ricchissimo ; godeva d ' una magnifica situazione , aveva riputazione di uomo d ' ingegno , e forse era ; ad ogni modo , aveva molto spirito , era perfetto gentiluomo , e , per giunta , bell ' uomo . Ma aveva trentasei anni , giusto il doppio della ragazza . La zia era impensierita da questa circostanza ; la fanciulla invece lasciava indovinare , nella semplicità del suo cuore , una notevole preferenza per quel bel signore . Quando giunse il babbo della ragazza la zia gli presentò il nuovo conoscente , di cui aveva prese informazioni e studiato il carattere , e gli narrò le sue assiduità , l ' accompagnarle al passeggio , l ' intrattenersi tutta la sera con loro , ecc . , ecc . Il babbo lo conosceva di riputazione , ne fu soddisfatto , e , coll ' accoglienza cordialissima , gli dimostrò che non sarebbe rifiutato . Il giorno dopo , con un biglietto da vero innamorato , il gentiluomo gli scrisse domandandogli la mano .... di sua sorella . La zitellona ! PARTE TERZA UN LEMBO DI CIELO CAPITOLO I . La fidanzata . Domanda di matrimonio * Contegno coi parenti * Colle amiche * Col fidanzato . * Signorina , il signor padrone la prega di favorire nel suo studio perchè deve parlarle . È così che , per bocca d ' una cameriera o d ' un servitore , hanno principio la massima parte delle proposte di matrimonio . La signorina , che è educata a saper morire sulla breccia anzichè commettere l ' ombra d ' una sconvenienza , si comprime vivamente il cuore per rischiuderne le orecchiette curiose , che vorrebbero interrogare la cameriera su quel che ne dicano gli usci di casa , che , nella sua qualità di cameriera perfetta , deve aver ascoltati ; si limita a rispondere che andrà subito ; e la congeda . Però i cuori delle signorine sono meno ingenui di quanto si crede . Quel signore che fu presentato alcune sere prima in palco , accompagnato dal babbo , o dallo zio o dal fratello maggiore , come un bimbo che si presenta alle scuole elementari , non è passato inosservato a quel cuoricino di fanciulla . Lei ha veduto che il signore accompagnato la guardava con certi occhi che parevano due punti interrogativi incaricati di domandarle " Sì ! o no ? " Ed ha veduto pure che gli occhi del signore accompagnante sembravano due unità di misura , intente a registrare quanto lei fosse lunga e larga ; e quale fosse il suo peso specifico ; e quali le proporzioni esatte di gas che componevano la sua graziosa personcina , e se il peso specifico della sua dote fosse sufficiente a bilanciare le irregolarità risultanti dall ' inventario . * Ma la signorina , educata con quella perfezione che non viene mai meno anche nelle circostanze solenni , ha fatto come se non avesse veduto nulla , e si è sempre mostrata intenta alle estasi melodiose di quel tenore innamorato , ed alle disperazioni di quella infelicissima prima donna ( i tenori sono tutti innamorati , e le prime donne sono tutte infelici ) , come se quei due individui fossero la sola cura della sua anima giovinetta , e se alla possibilità d ' una certa domanda , non ci pensasse più che all ' eredità dell ' imperatore della China . Così si comportano le signorine per bene . Ma ciò , non toglie che il giorno del grande invito , dato uno sguardo rapido alla propria coscienza per assicurarsi che non hanno commesso nessun errore da provocare quell ' ambasciata paterna , vi accorrono perfettamente informate di quanto stanno per udire . * Senti , bimba , dice il capo della famiglia . Ora hai finita la tua educazione . Gli abiti non ti si accorciano più ad ogni stagione . Il dente del giudizio ce l ' hai ; fa un po ' vedere ? Sì , è già completamente cresciuto . Sei una donna e bisogna pensare a collocarti . Qualunque sia la sua opinione in proposito , una signorina per bene si ricorderà che i genitori ci penano a mandarla fuori di casa ; e non mancherà di dar loro una dimostrazione d ' affetto , assicurandoli che si trova tanto bene con loro , che è felice , e non desidera punto punto di maritarsi , e sarebbe dispiacentissima di lasciarli . * Hai veduto quel signore che venne in palco l ' altra sera ? riprende il capo di casa . Oh ! se l ' ha veduto ! Ma ad ogni modo si limita a rispondere freddamente di sì , che lo ricorda . * E che ne dici ? Ti piace ? Quel signore ti converrebbe perfettamente dal lato dell ' interesse e delle qualità morali , e domanda la tua mano . Le alternative sono tre . Il signore può piacere , può dispiacere , e può essere indifferente . La signorina deve esprimere francamente in quale di questi tre casi si trova . E se le piace , deve dirlo senza enfasi . E , se le dispiace , senza disprezzo , e sopra tutto senza fare mai la caricatura d ' un suo difetto o della sua professione . Uscendo dallo studio del babbo , dopo avere rifiutata una domanda di matrimonio , deve fare come se la memoria di quel fatto non avesse passata con lei la soglia dello studio , e non deve tenerne parola con anima viva , neppure colla più intima amica . Incontrandosi con quel signore dovrà trattarlo come qualunque altro che le sia stato presentato ; non attingere nessuna falsa vanità della sua domanda , e non attribuirgli la menoma umiliazione pel rifiuto patito . Sono tanto vecchia , ho tanto vissuto , che per ogni circostanza , mi torna a mente un avvenimento che calza appuntino . Era una fanciulla di provincia , che non aveva genitori . Non era abbastanza agiata per avere una istitutrice addetta alla sua persona . Viveva sola con uno zio vecchio e severo . Per una delle tante licenze poetiche rigorosamente vietate da tutti i codici delle convenienze , s ' era fidanzata di sua testa con un compagno d ' infanzia ; e con un coraggio degno di miglior causa , ed una fede idem , rifiutava tutte le proposte di matrimonio per aspettare che quel suo fidanzato minuscolo raggiungesse una situazione non ancora determinata , che si smarriva nel più lontano avvenire . Un giorno una conoscente di fuori città le mandò un bel giovine , un vero giovine con baffi e basette , munito d ' una lettera di presentazione . Andava a stabilirsi in quella provincia , e la signora , amica della madre di lui , voleva procurargli qualche conoscenza . Un ' altra sconvenienza . * Alle signorine senza mamma non si presentano giovinotti . Ma quella signora sperava di veder combinarsi un matrimonio , ed aveva presa la sola via che le era aperta . I due giovani si rividero in società , in teatro , e , per farla breve , perchè mi accorgo d ' essermi impegnata in una storia lunga , s ' innamorarono come due eroi da romanzo , malgrado quel fidanzatino più da romanzo ancora . Un bel giorno il giovine si presentò in casa della signorina portandole una lettera della signora che lo aveva presentato a lei , e che aveva riveduta in una sua gita a Torino . Lasciò la lettera ed uscì . Lo zio era presente , ma udendo che si trattava semplicemente d ' un ' epistola da signora , si risparmiò la briga di leggerla . Era quello appunto su cui il giovine aveva contato . La lettera era sua , e , confessando sentimenti che i suoi occhi ed il suo contegno avevano già rivelati , offriva la sua mano ed il suo cuore , e domandava alla signorina il consenso per chiederla in isposa allo zio . Precisamente il contrario di quello che avrebbe dovuto fare . Ma erano eroi da romanzo e dovevano passare di sconvenienza in sconvenienza . Infatti , la fanciulla non disse nulla allo zio , e , lottando col proprio cuore , innamorato del bel giovinotto coi baffi , e stemperandosi in lacrime , rispose segretamente nella prossima visita , che era fidanzata , e spinse l ' eroismo donchisciottesco , fino a dirsi innamorata di quell ' ombra di fidanzatino col quale giocava alla sposa . Il bel giovine fu desolato , pianse , prese atteggiamenti sentimentali , .... poi si fece sposo con un ' altra . Ma la signorina , che s ' era imposto un vero eroismo per rifiutarlo mentre ne era innamorata , pensò che l ' eroismo di cui nessuno è informato non ottiene il compenso d ' ammirazione che gli è dovuto . E narrò la sua grande azione ad un ' amica in tutta confidenza , tanto che vi fosse almeno una voce al mondo , per rimandare ai posteri la notizia di quel gran sacrifizio che si era compiuto in quel piccolo cuore . Il segreto fu così ben custodito che si seppe in anticamera ed anche in cucina . Uno di quei casi , che sembrano fatti apposta per gli eroi da romanzo , portò , poco tempo dopo , una cameriera che era allora in casa della signorina eroica , a servire la nuova sposa del giovinotto . Quella cameriera era una giovine invidiosa e pettegola . E però , appena ebbe veduto lo sposo , profittò di quanto sapeva per informare la sposa del precedente amore , della precedente domanda e del precedente rifiuto , tacendo , con malizia crudele , le lacrime che quel rifiuto aveva fatte spargere , e che erano a tutta gloria del giovine . Narrata così , la cosa era d ' una trivialità .... La povera sposa si vide nel pericolo di accettare un uomo rifiutato , disprezzato da un ' altra . ( Oh ! disprezzato ! ) E , con quell ' amor proprio che distingue , o per dir meglio , accomuna tutti gli esseri umani , dichiarò che : visto e considerato che il tale giorno del tale anno , nella casa tale , il signorino aveva patito un rifiuto , la sua dignità la obbligava a dargliene un altro . Ma i parenti della sposa non potevano lasciar andare a rotoli un matrimonio ben assortito , per quella inezia ; si misero intorno al povero giovine , e lo indussero a scrivere alla infelice eroina del gran rifiuto , invitandola a dichiarare per iscritto , che lui non le aveva mai fatta domanda formale di matrimonio . " Da questo , scriveva , dipende per me una questione vitale . " La domanda che egli aveva fatta , in realtà , era tutt ' altro che formale , ma era una domanda di matrimonio bella e buona . Ad ogni modo però , quella povera fanciulla aveva troppo decoro , malgrado il suo curioso fidanzamento , per non mostrare di aver dimenticata tutta l ' importanza che lui aveva data a quel passo extralegale . E dichiarò che mai in eterno lui aveva pensato a lei , che la conosceva appena , ecc . E l ' altro matrimonio si fece . Morale . Una parola imprudente , suggerita dalla vanità di farsi vedere desiderata , può offendere l ' amor proprio di un uomo , e far nascere un ginepraio di guai , in cui la meno umiliata e ferita non è certo la signorina imprudente . * * * Se invece il partito proposto riesce simpatico , la risposta è favorevole ; e si fissa un giorno per presentare il pretendente sotto questo aspetto . Quello è il momento più difficile della vita d ' una fanciulla . Non sa che viso fare , nè che contegno tenere . Il mostrarsi allegra e contenta è sconveniente . Il mostrarsi dolente è assurdo , perchè è lei che l ' ha voluto . Il mostrarsi indifferente è scortese . Ma tutte le difficoltà scompaiono , quando una signorina si rassegna a non curarsi affatto del come deve mostrarsi , ed a lasciarsi vedere nello stato in cui si trova realmente : commossa , confusa , intimidita . Così è naturalmente , e così dev ' essere . Tutto quello che può far per dissimulare il suo imbarazzo riescirà artificioso e sguaiato . Allora sì , è il caso di non parlare se non è interrogata . E se lo sposo è un po ' ardito , e si fa coraggio a dirle : " Spero di non averla afflitta colla mia domanda " oppure : " Mi lusingo che non sarà pentita del favore che mi ha accordato " o qualunque altra cosa di questo genere , la sposa non deve mai tornire una frase da commedia per rispondere in modo lusinghiero . Risponda come le suggerisce il cuore , il quale in quelle circostanze non le suggerisce altro che un monosillabo , una breve risposta . " Ma no . " " Sa pure di no . " Ma glieli suggerisce uniti ad una confusione , ad un rossore , ad una peritanza dello guardo intenerito , che quel monosillabo , quella risposta breve riescono più lusinghieri di qualunque discorso . Da quel momento lo sposo ottiene l ' accesso in casa , e , se è in altra città , è autorizzato a scrivere ogni giorno alla sposa ; che è pure autorizzata a rispondergli . Molte volte , invece d ' essere simpatico , lo sposo è indifferente . E tuttavia , per qualche considerazione , che qui non è il caso di discutere , viene accettato . Questa sfumatura di sentimento però non cambia nulla al seguito delle cose . E dopo il consenso della signorina , i due fidanzati , che ieri non si conoscevano affatto , sono obbligati a vedersi o scriversi periodicamente e con intimità . Quasi tutte le signorine si credono in dovere , da quel momento , di mostrare una passione da Desdemona , di persuadere anche l ' infelice , accettato per cento ragioni che non hanno nulla a che fare col cuore , che l ' adorano addirittura , " Fra quanti figli della terra il sole Veggon , e il cielo degli Dei stellato . " È un errore che una signorina di tatto deve evitare . Le sue lettere ed i suoi discorsi possono parlar d ' altro che d ' un amore che non ha nel cuore , e che le espressioni forzate non faranno nascere . Al di sopra di tutte le regole di civiltà , di tutte le cortesie , di tutte le virtù , si deve metter sempre la verità . Si può ( almeno è una cosa che accade ) accettare uno sposo senza esserne innamorata ; ma non si deve fingere , per ingannarlo colle apparenze d ' una passione che egli non ispira . Anzi , una signorina veramente per bene , dovrebbe in coscienza rivelare allo sposo che lo accetta , lo stima , non ama un altro , ma non è innamorata di lui . Ma tratto tratto mi accorgo che è difficile tracciare una linea di demarcazione tra le regole di cortesia e quelle dell ' onestà , ed invado un campo estraneo al mio lavoro . Torniamo alle inezie : La fidanzata non accetta nessun dono ; tutt ' al più , se i genitori si tengono sicuri che tutto procederà bene , possono permettere fra i due giovani lo scambio delle fotografie . E la gioia di poter vedere il fidanzato in casa sua , una signorina dovrà pagarla con una rinuncia assoluta ai balli , ai teatri , alle conversazioni numerose . Ben inteso che non si lagnerà mai di questa privazione . Non sarebbe più quella signorina educata che s ' è mostrata sempre , se facesse sentire al fidanzato il sacrifizio che le costa . E quello è il minore degli atti d ' eroismo che la perfetta convenienza richiede dal suo giovine cuore . Supponiamo che un giorno la mamma sia fuori di casa , oppure non sentendosi bene , sia rimasta a letto . Ed il fidanzato ha avvisato che a quell ' ora farebbe la sua visita . ( Un fidanzato ammodo avvisa sempre , e non arriva , come una tegola sul capo , quando meno lo si aspetta ) . Eccolo . La signorina conosce il suo modo di sonare . È lui . La cameriera lo annuncia . Quel povero cuoricino balza di gioia . Avrebbe una cosa da dirgli , proprio a lui solo , e tornerebbe tanto a proposito cogliere quell ' occasione ... Ebbene no . Deve avere il coraggio di rinunciarvi . Una signorina non deve ricevere il fidanzato quando è sola . E dice alla cameriera : * Marietta , digli che la mamma non c ' è ; non posso riceverlo . E , quando lo rivede , le pare di volergli più bene dopo quella privazione che gli ha imposta . Poveretto , come deve averne sofferto ! Vorrebbe compensarlo con un po ' d ' espansione , chiamarlo semplicemente col suo nome . E neppure questo le è concesso , dicono le regole di convenienza . Il loro modo di trattarsi dev ' essere affettuoso , amichevole , ma non mai confidenziale . Bisogna darsi del lei , e non anticipare le espansioni reciproche , nè i nomi di parentela alle future suocere , ai cognati . Un matrimonio può andare a monte , ed allora tutte quelle famigliarità anticipate rendono più difficile la situazione . Come si fa ad incontrare come un indifferente , senza arrossire , senza confondersi , un uomo a cui si è dato del tu ? Non anticipi nulla , signorina . Lasci che il tempo maturi gli avvenimenti . I frutti acerbi hanno sempre un fondo di asprezza , mentre sono tanto buoni e dolci i frutti maturi . CAPITOLO II . La sposa . Annuncio delle promesse * Visite * Corredo * Doni nuziali * La sera del contratto * Circolari ed inviti * Al municipio * Colazione * In chiesa * Viaggio di nozze . Ecco ; il tempo ha già mutate le circostanze . Omai i babbi hanno finito di parlamentare a lungo in segreto col notaio . Sono perfettamente d ' accordo su tutti i punti . Il contratto è tutto steso come si dovrà leggere a suo tempo ; ed il matrimonio è fissato a due mesi di data . Non si va ancora a teatri nè a feste . Ma la vita è tutta una festa . Ormai il matrimonio non è più un segreto per nessuno . Si mandano agli amici ed ai conoscenti dei bei cartoncini levigati sui quali è litografato in caratteri inglesi : Elisa Elisei * Bernardo Bernardi Promessi sposi . Un poema ! E lo sposo ha già offerto alla sua futura compagna un ricordo ; di poco valore ma tanto caro ! E dietro l ' invio di quegli annunci è venuta in casa una pioggia di carte da visita colle iniziali P . C . scritte a mano che vuol dire per congratulazioni . * Profondamente sentite come profondamente espresse . * Ma cosa importa ? La sposa ha tanta esuberanza di gioia , e d ' affetto nel cuore , che può metterne dove mancano . E tutti quelli che incontra , tutti i visitatori si rallegrano con lei , e le fanno augurii , e si mostrano così contenti , che finisce col persuadersi che il suo matrimonio forma la felicità di mezzo un paese . E scrive la grande nuova alle amiche lontane ; e tra lettera e lettera vi sono i mazzi di fiori , e le scatole di dolci che porta lo sposo , e che lei può accettare , ormai , liberamente . E la mamma tratto tratto ha una piccola faccenduola , che la chiama nella stanza vicina ; è lì , coll ' uscio aperto , senza dubbio ; ma è tanto presto fatto dirsi una parola : * Non è pentita della sua promessa ? * Pensi ! * Mi dia la mano . Dica , mi vuole un po ' di bene ? * Stia zitto . Viene la mamma . * Soltanto una parola , dica ? * Lo sa pure . Tutte le dichiarazioni da commedia , non riesciranno mai a ritrarre la poesia di quelle paroline esitanti e misteriose . E tutto questo una sposa lo può fare , senza la menoma sconvenienza . Intanto la sarta le prepara un bell ' abito nuovo , da signorina , ma più elegante di quelli che ha portati fin allora ; e la sposa , tutta ornata di quella nuova abbigliatura e della nuova gioia , va colla mamma a presentare lo sposo ai parenti ed agli amici più intimi . E si fanno gli itinerari pel viaggio ; si può parlarne liberamente . * Andremo qua , e là , e poi là . Staremo fuori tanto tempo ; vedremo questo e quell ' altro . Ed il corredo ? La sposa ne ha stesa la lista , ha assistito colla mamma a tutte le compere . Ha scelti lei tutti i modelli , le tele , le guarnizioni . E , man mano che ne giunge una parte , è lei che la riceve dalle mani delle operaie , ed esamina accuratamente oggetto per oggetto , prima di accettarli . Sarebbe trascurata una sposa che non facesse tutto questo . È una dolce occupazione , continuamente interrotta da dolci improvvisate . Tutti i parenti le mandano , o le portano un dono . Lei non ha che da accettare , ringraziare , esser contenta , e , ad ogni visita dello sposo , rendergli conto di tutte quelle novità , ed esser contenti in due . Ma la gioia delle gioie l ' aspetta la mattina del giorno fissato pel contratto . Lo sposo le manda una scatola , un cofanetto , un tavolino da lavoro , un oggetto a sua scelta , che , qualunque ne sia la forma , è sempre una cornucopia della fortuna dal quale escono ogni sorta di meraviglie . Sono i doni nuziali , * quello che i Francesi ed i Piemontesi chiamano il Panier galant , e che , per regola generale , deve rappresentare un valore tra il cinque ed il dieci per cento della dote della sposa . Ma una sposa per bene non fa questi calcoli : o se ha il cattivo pensiero di farli , deve avere il buon gusto di non esprimerli , neppure colla propria famiglia . In quel cofanetto trova l ' abito bianco sacramentale pel giorno delle nozze , alcuni altri abiti ; uno o più scialli turchi , e di Casimira . Se lo sposo possiede trine di famiglia , la loro tinta giallognola apparirà tra i freschi colori delle stoffe moderne . Altrimenti saranno due guarnizioni di trine moderne e di valore che faranno le veci ; per lo più una di Bruxelles ed una di Chantilly . E finalmente una schiera di buste di velluto , colle iniziali del nuovo nome che la sposa sta per assumere , cioè del suo nome e del cognome dello sposo . Sono : i brillanti , ereditari o nuovi , che lo sposo può offrirle ; un finimento completo d ' oro e pietre ; parecchi anelli ; insomma i gioielli più o meno sfarzosi , a seconda della ricchezza e generosità dello sposo , fra i quali primeggerà la famosa catena coll ' orologio , che la sposa porterà quella sera stessa al contratto . Qualche volta lo sposo presenta in persona i doni , ma è sconveniente . Obbliga la sposa e la sua famiglia a fare meraviglie e ringraziamenti ripetuti , per ogni oggetto , a misura che li osservano ; e mette sè stesso nella situazione imbarazzante di stare ad aspettare , ad una ad una , quelle esplosioni di riconoscenza , e di rispondere a ciascuna con un complimento , che , per l ' identica uniformità del caso , può avere ben poche varianti . Uno sposo ammodo manda i doni il mattino , e ne riceve i ringraziamenti , tutti in una volta , più tardi , quando va a fare la solita visita . I doni vengono esposti col corredo nella camera della sposa , dopo la lettura del contratto , tutti gli invitati sono condotti ad ammirarli . È un ' usanza brutale , perchè , sebbene in molti casi lusinghi l ' amor proprio del donatore , stabilisce sempre dei confronti indelicati . Infatti , dopo quelle esposizioni , è raro che non si sentano dei commenti di questo genere : * Che spilorceria il dono della tale signora ! * E quello della tal ' altra , che cattivo gusto ! Ed in causa dell ' esposizione i doni nuziali si fanno , più che per islancio di cuore , per quello che dirà la gente ; le famiglie poco agiate s ' impongono dei sacrifici per far buona figura all ' esposizione dei doni , e difficilmente combattono un vago risentimento contro la sposa , che fu la causa involontaria di uno squilibrio nel loro bilancio . Ed il corredo poi .... via , proprio non so approvare che venga messo in mostra a quel modo . È un fatto indiscutibile che si usa . La signorina Rotschild , che maritandosi ebbe un corredo di dugento cinquantamila lire in biancheria , aveva consacrate parecchie camere all ' esposizione delle camicie , delle gonnelle , dei calzoni . I giornali ne fecero minute descrizioni . Ma , dopo aver adempito al mio debito accennando quest ' uso , sento il bisogno di aggiungere , a titolo di consiglio , che sarebbe meglio non seguirlo . Mi sembra che quelle biancherie , tanto intimamente personali , debbono avere il loro pudore , o piuttosto , che facciano parte del nostro . Una giovinetta non può a meno di arrossire , mostrando ad un uomo le sue camicie . Io conosco una bella sposina , maritata da parecchi anni ; la vigilia delle sue nozze , un giovinotto , che frequentava la casa , mi descrisse il corredo , poi soggiunse : * Mi ha fatto veder tutto . Fino le calze che metterà domani . Non ho mai potuto dimenticare quella circostanza . La confidenza , fatta ad un giovine , delle proprie calze , mi ha spoetizzata . Ancora adesso , quando incontro per via quella bella donnina , comunque sia vestita , traverso il velluto , il raso , la seta , un ' illusione ottica mi fa vedere le sue calze . E sarei pronta a scommettere che quel giovinotto prova la stessa illusione . Cosa ne penserebbe la bella signora se lo sapesse ? E , sopratutto , cosa ne penserebbe suo marito ? Lo sposo dovrà mandare un dono anche alle sorelle ed ai fratelli nubili della sposa ; e la famiglia di lui ne offrirà alla futura parente . Quella sera la sposa distribuirà i suoi gioielli da signorina alle sue amiche più intime . Nè la sposa , nè la sua famiglia , debbono far doni allo sposo . Però vi sono paesi in cui la futura moglie deve offrire al futuro marito uno spillo di brillanti , in segno di unione . Pare che là non conoscano il proverbio : " Dono che punge , l ' amor disgiunge . " Ad ogni modo , in questa , come in tutte le circostanze in cui vi sono formalità convenzionali da compiere , la perfetta convenienza sta nell ' uniformarsi agli usi del paese dove si vive , e non a quelli del paese proprio , quando se ne vive lontano ; poichè nulla è più indelicato ed egoistico , che il respingere i costumi della città dove siamo ospitati . Il contratto nuziale viene letto dal notaio , ad alta voce e per intero , alle persone invitate , e , dopo la lettura , lo sposo deve essere il primo a sottoscriverlo . Porge poi la penna alla sposa ; in seguito firmano i parenti , ed ultimi gl ' invitati , cominciando dalle persone più ragguardevoli per età e grado sociale . Tutte le persone che firmano il contratto , se non lo hanno fatto prima , sono in dovere di mandare un ricordo alla sposa . Debbo aggiungere , e confesso che lo aggiungo con piacere , che , da qualche tempo , le persone d ' animo raffinato vanno smettendo quest ' usanza indiscreta di leggere i fatti loro dinanzi ad una numerosa società . Può darsi che la sposa abbia una dote modestissima , che il babbo , un po ' avaro , le abbia ristretta oltremodo la somma destinata al corredo . Quegli indifferenti invitati , che sono là per divertirsi , si divertiranno facendo commenti : " Per quella dote avrebbe l ' obbligo d ' essere un po ' più bella .... la legge di compensazione . " Duemila lire di corredo ! Ma se farà una malattia le verranno meno le lenzuola . " Oppure è lo sposo che non ha un patrimonio corrispondente alla dote , e patisce un ' umiliazione , che la delicatezza della sposa deve sapergli risparmiare , sopprimendo la formalità della lettura del contratto . Anche quando tutto è perfettamente equilibrato , c ' è sempre , se non altro , il gergo notarile che fa ridere . Ultimamente ho assistito ad un contratto ; lo sposo aveva varcato il mezzo secolo , e la sposa gli stava indietro di poco . E quel buon uomo di notaio non la finiva di ripetere che erano maggiorenni . Oh mio Dio ! Chi ne dubitava ? Udii un cugino della sposa che diceva ad un altro cuginetto di diciott ' anni : " Come ! Rita è già maggiorenne ? Ed io che ti avevo preso pel suo tutore ! " In quello stesso contratto , descrivendo le proprietà dello sposo , il notaio leggeva d ' una casa " ed annesso giardino con cinta di muro , chiuso da doppio cancello . " " Sfido ! dicevano gl ' invitati , con una sposina appena maggiorenne le precauzioni non sono mai troppe . Ai due cancelli bisogna mettere due catenacci . " * * * Otto giorni prima del matrimonio , si mandano le circolari alle persone che si vogliono invitare , indicando l ' ora in cui si andrà al municipio , alla chiesa , ecc . L ' invito deve essere su cartoncino lucido , diviso per metà da una linea verticale . Alla destra , sarà stampato l ' invito a nome dei parenti della sposa , a sinistra quello dei parenti dello sposo . Le signorine mature , che vivono sole , faranno l ' invito a nome proprio ; ed in tal caso lo sposo , anche avendo i genitori , dovrà fare altrettanto . Oppure la sposa si fa fare , per la prima volta , delle carte da visita col suo nome da signorina , ( è l ' unica circostanza in cui le sono permesse ) e si mandano ai conoscenti le carte da visita dei due sposi , unite da un anellino d ' argento o d ' oro . Però quest ' uso , nato pochi anni sono , è già quasi abbandonato . Ed infatti , perchè voler fare da sè , e mettere da parte i genitori , che hanno sempre annunciato loro i matrimonii dei loro figlioli ? Sembra che gli sposi si vogliano emancipare con quelle carte da visita personali . Si emancipano già col matrimonio ; perchè togliere a genitori quell ' ultimo atto di tutela , che non impone nessun vincolo , ed è un segno di rispetto ? Io lascerei le carte da visita alle vedove ed alle zitellone orfane . Ma finchè una sposa ha i genitori , qualunque sia la sua età , sono loro che la maritano , è da loro che lei riceve la mano dello sposo che ama … , o che non ama ; e tocca a loro annunciarlo alla società . * * * Nell ' epoca di positivismo in cui viviamo , si usa fare prima il matrimonio civile , e dopo l ' ecclesiastico ; prima il contratto , poi la cerimonia ; prima la prosa , poi la poesia . Per recarsi al municipio la sposa fa una toletta , elegante quanto vuole , ma sempre una toletta da visita , col cappellino assortito . La sposa , che quel giorno è il personaggio più importante , siede a destra nella prima carrozza , a sinistra sua madre , o quella parente che ne fa le veci . Sulla panchina dinanzi siedono , in faccia alla sposa , il suo babbo , in faccia alla madre , il testimonio della sposa . Nella seconda carrozza si mette lo sposo coi suoi genitori , o se non li ha , con quel parente che li ha suppliti nella domanda di matrimonio , e la signora che l ' ha assistito nella compera de ' doni , e nell ' allestimento della casa ; con loro deve entrare il testimonio dello sposo . Nelle altre carrozze si collocano i parenti e gli invitati . Tutto il corteggio parte dalla casa della sposa . Per lo più , tornando dal municipio , si offre agli invitati una colazione , che deve dare la famiglia della sposa in casa sua . A tavola gli sposi siedono vicini ; a destra dello sposo la suocera , a destra della sposa il suocero . Dopo la colazione la sposa cambia d ' abito . Si veste di bianco col velo ed i fiori d ' arancio ; oppure toglie solamente il cappello e si mette il velo bianco . Ed all ' ora stabilita , coll ' ordine di prima si parte pel matrimonio ecclesiastico . La sposa entra in chiesa dando il braccio a suo padre , e ne esce dando il braccio al padre dello sposo . Lo sposo entra accompagnando la suocera . Il babbo , che rimane libero , dà il braccio alla mamma che rimane libera in tutti e due i casi . E nel ritorno , la sposa entra in carrozza colla suocera , ma non prende più la destra . La cerimonia è compiuta , passata . Ella cessa d ' essere nella situazione eccezionale di sposa : è una giovine signora , e deve alla suocera , ed alla vecchia signora , il riguardo di cederle la destra in carrozza . Il suocero si colloca in faccia alla sposa ; lo sposo in faccia alla propria madre . In molti casi si differisce il matrimonio ecclesiastico fino alla sera o al mattino seguente , ed allora invece d ' una colazione , la famiglia della sposa offre un pranzo . Le spose che hanno passato i venticinque anni non si vestono di bianco . Ed ora l ' indifferenza scettica da cui siamo dominati va abolendo quel costume anche nelle giovani , ed accade di vedere giovinette di sedici o diciott ' anni che vanno a marito senza l ' abito bianco nuziale . Non posso a meno di dire che fanno male . Capisco le prime . La loro età richiede una serietà maggiore . Ma una giovine sposa perchè toglierebbe una parte di solennità a quella cerimonia che è la più importante della sua vita ? Ho conosciuto una signorina , che per una serie di circostanze troppo lunghe a ripetersi , dovette maritarsi sull ' alto d ' una montagna , dove possedeva un villino , e nel cuore dell ' inverno . Il suo villino non aveva cappella , e c ' erano due miglia di strada , impraticabile alle carrozze , per scendere ad una chiesuola del villaggio . E tuttavia si vestì di bianco , e fece , in quel gelido costume , la lunga strada sulla neve , per inginocchiarsi in abito nuziale accanto al suo sposo , che anche lui era rigorosamente in abito nero . Confesso che , quando mi narrò questo particolare delicato , ne fui profondamente commossa . Le signorine mature , per lo più , semplificano la cerimonia andando prima al municipio , e di là direttamente alla chiesa in completo costume da viaggio . Vanno alla colazione così , e partono senza cambiar toletta . Le vedove che si maritano devono fare lo stesso . Nel matrimonio d ' una vedova , qualunque pompa è della massima sconvenienza . In chiesa una vedova deve fare il matrimonio a porte chiuse ; non deve mandare prima delle nozze la partecipazione della promessa ; non fa inviti . Dopo il matrimonio , entro otto giorni , si mandano le circolari coll ' annuncio che il matrimonio ha avuto luogo . Le partecipazioni dopo le nozze sono di primissima necessità , e si deve essere larghi nel distribuirle anche alle lontane conoscenze . È un riguardo che lo sposo deve a sua moglie , per non esporla ad incontrarsi , essendo al suo braccio , con qualche compagno di gioventù di lui , che la prenda in fallo , o con qualche signora che esiti a salutarla . Tutte le conoscenze dello sposo debbono essere informate del cambiamento , avvenuto nella sua situazione , ed aspettarsi d ' incontrarlo colla moglie , per essere pronte a salutarla come tale . Per questo riguardo anche le vedove debbono mandare le partecipazioni del matrimonio compiuto . Tutte le spese del matrimonio , comprese le carrozze , se le rimesse delle famiglie non le forniscono , sono a carico dello sposo . Una volta era , se non un obbligo , un ' abitudine per la sposa di sciogliersi in lacrime nell ' andare all ' altare . Gli occhi umidi ed accesi , le labbra tumide , il naso rosso come una ciriegia , facevano parte della tenuta di rigore per una sposina ammodo . Lo sposo , se non altro per amore di simmetria , non doveva mostrarsi lieto , in faccia a tanto dolore ; si atteggiava al più profondo compianto , dinanzi alla lacrimevole situazione della fanciulla . Il sacerdote , compreso della necessità di mettersi all ' unisono , recitava un predicozzo straziante ai due sventurati giovani , e tutte le signore lacrimavano nelle pezzuole ricamate . Se un indiano fosse entrato in una chiesa durante la cerimonia nuziale , al vedere il pubblico , e specialmente la sposa in quello stato di desolazione , l ' avrebbe creduta una suttie , da ardere sul rogo del marito estinto . La prima sposa giovane che fu veduta maritarsi senza piangere , fu la principessa Margherita . Tutti sanno che a Torino vi sono , o vi erano allora quattro signorine di famiglie patrizie , le quali avevano il gentile diritto di accompagnare all ' altare le principesse della casa reale e di portare poi in capo quando andavano a marito , gli stessi fiori portati dall ' augusta sposa . Ereditando i fiori della principessa Margherita , quelle signorine ne ereditarono naturalmente il diritto di non piangere . Ed infatti la cronaca assicura che quando si sposarono non si presentarono cogli occhi gonfi e col naso rosso . Fin d ' allora dunque le lacrime furono messe da banda , a grande soddisfazione degli sposi , che s ' accomodavano male di quelle scene in cui facevano la parte di necrofori , seppellitori di Vestali . Questo non vuol dire che le signorine amino meno la loro famiglia , e ne sentano meno il distacco . Si sono fatte più coraggiose e ragionevoli ; hanno compreso che le loro lacrime non farebbero che affliggere maggiormente i loro cari , e che infine , per un matrimonio accettato da loro , e con pieno aggradimento , quell ' atteggiarsi da vittime sarebbe un ' incoerenza . Al momento poi di dire addio al babbo , alla mamma , alla casa paterna , di entrare in carrozza e di partire , se i singhiozzi fanno gruppo alla gola , se le lacrime fanno violenza alle ciglia , lascino che il loro cuore si sfoghi : non è che un istante . I cavalli scalpitano , i bauli sono già alla stazione ; fra pochi minuti il fischio della macchina a vapore dirà alla mamma commossa , che la portiera del coupè s ' è chiusa sui due viaggiatori , e che il primo bacio di sposa ha cancellato quelle ultime lacrime di fanciulla . * * * Nota dell ' autrice . Nel correggere le bozze mi accorgo che il periodo seguente non ha nulla a che fare colle leggi di convenienza . A scarico di coscienza ne prevengo lealmente le lettrici . Se , come credo , non si curano punto delle mie opinioni personali sul viaggio di nozze , possono saltare queste pagine senza offendere nè me , né il mio libro . LA MARCHESA COLOMBI . Ho udito alcuni sentimentali vaporosi , esclamare che il viaggio di nozze è una profanazione ; che : " si vanno disseminando le più care memorie nelle camere d ' albergo ! Vorrebbero la villetta isolata , e rinchiudervisi : " solo con sola Dido Enea ridotto . " E ripetersi giorno e notte : * Amoris tui solum et dives sum satis ; e quando se ne vanno pei fatti loro , le più care memorie , rinchiuderle tutte là sotto chiave . Sono spiriti unilaterali , e non comprendono che una felicità unilaterale . La felicità del viaggio di nozze invece è un prisma . In viaggio gli sposi si studiano , si conoscono , si apprezzano sotto mille aspetti diversi . Pensano : * Come saprà adattarsi agli inconvenienti del viaggio questa persona che ha vissuto sempre fra le agiatezze ? Saprà resistere alle fatiche delle lunghe corse , delle abbigliature mattutine , delle visite assidue alle chiese , ai musei ? Ed i suoi gusti artistici ? Cosa dirà di quel quadro ? di quella statua ? Che impressione le farà quella musica , quel dramma ? Come saprà discorrere nell ' espansione della vita intima ? Capirà , gusterà le bellezze della natura ? Avrà impeti entusiastici , calore d ' ammirazione e quella dolce bontà indulgente che porta a vedere alla prima il lato bello e buono di ogni cosa ? Ed avrà spirito d ' osservazione , intelligenza critica , e carattere pieghevole ? Oh , le delizie del viaggio di nozze ! Avere innanzi a sè una lunga serie di giorni , completamente liberi da qualunque cura , all ' infuori del proprio amore e delle proprie gioie . Andar incontro all ' ignoto che si annuncia con tinte color di rosa , come il sole col crepuscolo ! E sentirsi nell ' anima la convinzione che inebria e riposa , d ' avere un essere sulla terra pel quale siamo il primo pensiero , il primo affetto ed anche il primo dovere . E con quest ' essere amante e caro , prendersi allegramente a braccetto , ed affrettarsi per le strade , unendo il passo e parlandosi con abbandono ; e poter ripetere a se stessi : Abbiamo diritto d ' amarci ! Lo neghino pure i romanzieri , ma il diritto di amarsi alla luce del sole , senza menzogne , senza rossori , sarà sempre la poesia dell ' amore . Ed a poco a poco si comprende che quelle ore di espansione e di delizia non sono più misurate dalla durata d ' una visita ; che si ripetono senza interrompersi , e si ripeteranno sempre , per un tempo lungo , infinito . L ' ora del pranzo , l ' ora del riposo non li separa più . Oh la dolce prosa della vita materiale ! Sedere insieme ad una mensa d ' albergo interrogandosi a vicenda sui propri gusti , confessando di aver appetito , mangiando allegramente * à la guerre comme à la guerre , * dandosi del tu presente una quantità di persone , pagando il conto colla borsa comune ! Tutto il resto può parere un sogno poetico da menti innamorate ; ma il primo pranzo all ' albergo , è pretta realtà . Dopo il primo pranzo soltanto gli sposi sentono che quella felicità è vera , positiva , che le loro esistenze si sono congiunte per la vita vera , con tutto il suo corredo di spirito e di materia , di poesia e di prosa . E poi vi sono le ore in cui non sono soli : al teatro , al caffè . E nella piena libertà del viaggio da nozze rigustano il mistero d ' una stretta al braccio , d ' una mano presa furtivamente , del lungo sguardo appassionato che narra un ' illiade di desideri , dello sguardo fuggevole e lampeggiante , che dà il fremito e l ' ebbrezza d ' un bacio . A traverso quel turbine di godimenti , in quel sogno di delizie , vedono azzurreggiare , in un prossimo avvenire la placida promessa d ' una casetta tranquilla , dove saranno padroni e soli , e dove si vedranno sotto un aspetto nuovo , nell ' uniformità della vita casalinga ... È un ' altra serie d ' incanti , che promette loro quel dolce riposo dopo tanto movimento . I sentimentalisti che , pel culto delle memorie , hanno cominciato dalla fine e si sono isolati , hanno sacrificate tutte le immense dolcezze del viaggio e non le ritroveranno più tardi , perchè il viaggio di nozze è un frutto che fuori stagione non si gusta più . È vero che non hanno disperse le memorie care negli alberghi , e le hanno gelosamente rinchiuse ; ma son ben certi che , a lungo andare , non ci sia entrata la sazietà o la noia , a metterle in fuga come una nidiata di passeri ? Per quell ' affetto che m ' ispirano le mie lettrici le consiglio , qualunque sia la loro età , il loro grado di agiatezza , non rinunzino al viaggio di nozze , anche a costo di qualche sacrifizio d ' interesse , di qualche privazione . Tutte le felicità che potrà dar loro l ' avvenire , non le compenseranno mai di quella immensa gioia perduta . PARTE QUARTA A mezzo del cammin di nostra vita . CAPITOLO I . La Signora . Ritorno dal viaggio * In famiglia * Visite * Pranzi in casa propria * Pranzi d ' invito * Ricevimenti * Balli * Teatri * Ai balli * In campagna * Corrispondenza . * Ma , marchesa , io non ci sono giunta ancora a mezzo del cammin di nostra vita . * Scusi , ha marito ? * Sissignora , ma ho appena diciasette anni . * Non importa . Se ha marito , questa parte del mio libro la riguarda . S ' è maritata assai presto ; ma questo non toglie che , dal giorno in cui è diventata una signora , la parte ingenua , ridente , spensierata della sua esistenza è passata . Non vadano in collera , signori mariti ; non protestino . Non intendo dire che il matrimonio non abbia le sue grandi gioie , che il loro affetto di sposi non dia alle loro compagne soddisfazioni forse , e senza forse , maggiori di quelle vaporose e inconsapevoli che ebbero da fanciulle . Ma loro sanno che una signora maritata , qualunque sia la sua età , assume il governo della casa , riceve il grave deposito di un nome di cui è responsabile , risponde dell ' onore di quel nome , e del decoro della famiglia . I misteri che ha scoperti hanno sfrondate molte delle sue illusioni e le hanno insegnate delle verità dolci e tremende . D ' allora la spensieratezza non le è più possibile . È entrata nel periodo serio della sua esistenza , ed avesse pure quindici anni soltanto , ha acquistate tutte le responsabilità , tutti i doveri d ' una persona che è giunta " A mezzo del cammin di nostra vita " * * * La vecchiaia concede privilegi straordinari . Io mi valgo della mia cuffia e dei miei occhiali , per introdurmi nel nido della sposa appena tornata dal viaggio ed assicurarmi co ' miei occhi , se sa essere una signora , com ' è stata una signorina veramente ammodo . Verifichiamo prima di tutto gli arretrati . * Ha scritto ogni giorno alla suocera ed alla mamma durante il viaggio di nozze ? * Un giorno a Firenze , ero stata a San Miniato .... ero così stanca non ho proprio potuto . Ed un ' altra volta a Livorno .... * Ebbene , bisognerà farne delle scuse , e riconoscere d ' aver mancato ad un dovere , verso la suocera ; quanto alla mamma .... * Oh ! alla mamma ho scritto sempre . Me lo figuravo . Eppure là l ' indulgenza era sicura , l ' affetto non correva pericolo . Quella che va trattata sempre in modo da guadagnarne il cuore , è la suocera , sono i parenti del marito , che nutrono sempre una vaga ostilità contro quella giovine , la quale , arrivata ultima , s ' è fatto il posto più largo nell ' animo del loro figliolo , se lo è accaparrato , l ' ha fatto suo , e d ' un balzo ha messo tutti gli altri affetti al secondo posto ; ed a che distanza anche ! La mamma è già venuta lei a vederla ? Era alla stazione ad incontrarla ? Oh le mamme ! Ebbene , la sua prima visita , ora ha da essere per la suocera . Vediamo i bauli . Vi sono i doni per la famiglia del marito ? Benissimo . Bisognerà mandarli subito , ed al tempo stesso , annunciare alla suocera che andrà con suo marito a salutarla in giornata . È venuto un fascio , una pioggia di carte da visita , in risposta alle partecipazioni . Si deve fare una scelta d ' accordo col marito , una scelta accurata delle famiglie colle quali si vuol mantenersi in relazione . A quelle non si manda una carta , ma ci si va in persona col marito o con una signora della famiglia di lui . Alle altre , l ' invio d ' una semplice carta dei due sposi , dice urbanamente che sono grati della loro memoria , ma non intendono continuar le visite . Quelle sono le così dette relazioni di saluto . Si conoscono , s ' inchinano per via , si scambiano parole scontrandole in compagnia ; ma tutto finisce lì . * * * Alcuni anni or sono ricevetti una lettera da uno dei miei molti nipoti , nella quale mi diceva , dopo tante belle cose : "....e ti confesso che il mio secondo anno di nozze fu assai meno beato del primo . E sì , che ci ho Ninì , il mio dolce amorino biondo color di rosa , che comincia a dire bab ... bo . Nelle mie ore di noia ho fatto una scoperta che non può essere senza importanza per la società . Ho trovata la vera causa della poca devozione degli uomini pel settimo sacramento . È una specie di malattia nervosa , che si sviluppa , dopo la luna di miele , nelle facoltà visive del marito , e gli fa apparire tutte le mogli degli altri più attraenti della propria . Se tu trovassi un buon oculista , che volesse occuparsi di questa oftalmia maritale .... " Partii immediatamente per Torino , senza medico oculista , s ' intende . Sotto il melanconico umorismo di mio nipote , c ' era qualche cosa di amaro , che mi fece temere per la felicità avvenire di quella famiglia . Tuttavia avevo un vago presentimento che , a guarire la malattia di Primo , basterebbe la mia vecchia esperienza . Giunsi inaspettata . Primo era fuori . La cameriera mi disse : * La signora è rientrata or ora dalle visite ; si sta mettendo in libertà . Mettersi in libertà ! Era la chiave del mistero ! la prima causa della malattia del marito . Guai , alle mogli che si credono in diritto di mettersi in libertà quando sono in casa ! Ordinai alla cameriera di lasciarla fare , di non annunciarmi ; passai ad aspettarla in sala da pranzo , dov ' era già apparecchiata la tavola . L ' Emma entrò poco dopo . Era in abito da camera ed in pianelle . Una grazia di abito da camera ; ma era un abito da camera ; e portato con tutta comodità , discinto ; e là sotto la sposa non aveva fascetta . Le pianelle di raso azzurro , ricamate di perline rosee , sembravano quelle di Cenerentola che avessero finito coll ' incontrarsi per fare il paio . Ma erano pianelle . E quella toletta mattinale , calzata in fretta , era mal completata da un foulard bianco annodato intorno al collo . * Tuo marito non viene a pranzo ? le domandai . * Sì , verrà a momenti . * E ti metti a tavola a quella maniera ? * Scusi , nonna ; non prevedevo la fortuna della sua visita ; e , sa , in casa .... siamo soltanto noi .... * In casa ! ... soltanto noi ! soltanto ! quando siete tu e tuo marito ? Ma la tua casa è il tuo regno ; ma tuo marito è il tuo mondo . Cosa ci guadagni se le persone a cui hai fatto visita , e quelle che ti hanno scontrata per via ti trovano bella ? Nulla . Ma se ti trova bella tuo marito ; se gli piaci , è il suo amore che guadagni ; è la felicità della tua vita . Una lettrice : * Ah Marchesa ! Questa è la storia d ' uno dei sette peccati capitali di Eugenio Sue ; La … . * Ho capito . Non occorre dirne il titolo . Il mio libro lo possono leggere anche le signorine . È per questo che cercavo di dare un ' altra forma alla tesi di quel racconto , ma non voglio che mi si accusi di plagio . Ho dato all ' Emma quel romanzo e lei v ' imparò che una signora ammodo non deve mai trascurare il proprio vestire davanti al marito . Deve tenere gli abiti da camera per le ore mattutine o per la tarda sera in camera da letto . Ma durante il giorno deve portare abiti attillati , eleganti nella loro casalinga semplicità , oppure , il che è anche meglio , abiti da casa chiari , di forma speciale che non si possano portare fuori di casa , che non siano nè il compassato costume da passeggio o da visite , nè il trascurato abito da camera . Qualche cosa di speciale , che le donnine di gusto sanno immaginare tanto bene coll ' aiuto d ' una buona sarta , e nel quale non manca una buona dose di civetteria , a tutto beneficio del marito . E questa toletta da casa dev ' essere portata con tutti quegli accessori che costituiscono l ' ordine : calze bene assortite ( nere sotto un abito bianco , carnicine o azzurre sotto un abito turchino , rosa pallido sotto un abito rosa , ecc . ) , qualche braccialetto , un nastro al collo o una cravatta . È così che un uomo è avvezzo a vedere le mogli degli altri , e se la sua è meno accurata , ne viene di conseguenza quella tale malattia agli occhi , per cui si vedono tutte le donne più attraenti della propria . L ' accuratezza , l ' eleganza bene intesa , sono una specie di nobiltà individuale . Ad una persona che vediamo trascurata e dimessa , finiamo per attribuire una specie d ' inferiorità ; ed al confronto delle altre , la trattiamo con quella stessa noncuranza con cui si tratta lei stessa . Vi sono molte signore che , come hanno abbigliature di casa ed abbigliature per uscire , hanno pure un tono di voce , delle maniere , ed un ' educazione di casa ; ed altre di gala . E , pur troppo , quelle di casa sono rozze ed elementari come una vera tenuta di fatica . * Vuoi bere ? domanda il marito a tavola . Sì . No . Oppure porge il bicchiere in silenzio . * Dio ! quanto mi dà sui nervi questo tintinnìo della forchetta sul piatto ! * Oh che noioso ! risponde la signora , la quale avrebbe ai suoi ordini tutto un frasario di scuse , se , invece che a suo marito , avesse urtato i nervi ad un primo venuto qualunque . E sorbisce la minestra con un rumore da tromba aspirante . E , dimenticando completamente la regola severa del collegio , di masticar sempre a bocca chiusa , lascia sonare quei mcia mcia pastosi che rivoltano lo stomaco a chiunque ha la disgrazia di mangiare con lei . Se avrà invitati , o se andrà a pranzo fuori non lo farà ; ma in famiglia ! Alla famiglia s ' ha diritto di rivoltar le budella , pur di fare i propri comodi . Sono queste signore che hanno inventata la frase volgare : * " In famiglia non si fanno complimenti . " Perchè non se n ' hanno a fare ? Non è in famiglia che si deve amare più e meglio , che fra semplici conoscenti ? Ed i complimenti non sono espressioni di sentimenti gentili ed affettuosi ? Eppure quelle stesse signore non rifiniscono di curare la propria camera , di ammonticchiar materassa sul loro letto , e dicono : * Si può soffrire un cattivo letto in un albergo , perchè ci si sta qualche notte di passaggio . Ma dove s ' ha da dormire tutta la vita , si vuole che sia comodo . Ebbene : i loro conoscenti le vedono soltanto di passaggio ; ma è il marito che s ' ha da sedere a mensa con loro per tutta la vita e per tutta la vita deve tenersele al fianco , e render loro mille piccoli servigi . Perchè non cercano di rendergli morbide le loro maniere , di appianare le asprezze del carattere , di addolcire la voce per lui , colla stessa cura con cui ammorbidiscono il letto a sè stesse ? Dipende da loro che il matrimonio riesca un letto di piume , o un letto di Procuste . Se sapessero come le ingentiliscono quelle paroline di cortesia : Grazie ; scusa ; quanto sei gentile ; non disturbarti , ecc . , ecc . Senza contare che gli uomini , meno graziosi , per natura , inclinano sempre ad esagerare per proprio conto il grado di emancipazione dalla civiltà , che la moglie accorda a sè stessa . E se lei riceve un favore senza ringraziarlo , e va a colazione spettinata , lui si crederà autorizzato a passeggiare per la casa in mutande ed a fumarle sul naso con una pipa di gesso ; troppo fortunata ancora , se l ' età o la calvizie non gli suggerisce di beatificarsi la giornata colle delizie d ' un berretto da notte . Una moglie , a meno che sia in una delle grandi situazioni sociali in cui una signora rimane quasi estranea alle modeste cure della famiglia , non deve mai affidare ad una cameriera nè ad altri la cura di sorvegliare la guardaroba di suo marito . Sarebbe dimostrargli un ' indifferenza scortese . Non deve abusare della sua compiacenza offrendolo troppo per cavaliere alle signore che non hanno chi le accompagni , tanto più se la signora a cui lo offre non può ispirarle nessuna gelosia . Se crede di poterlo fare senza dargli noia , potrà dire : " Mio marito avrà il piacere di accompagnarla . " Ma lascerà a lui la libertà d ' insistere più o meno su quell ' offerta . Nulla è più ridicolo di quelle mogli che dispongono così del marito come d ' una proprietà e ne fanno il cavalier servente di tutte le signore che non ne trovano altri . Dovrà pure evitare di dargli certi consigli : * Dà il braccio alla signora Tale . Oppure a tavola : * Versa da bere alla tua vicina . Avvisi salutari , senza dubbio , ma che fanno supporre che quella signora sia avvezza a vedere il marito mancar di cortesia , e perciò si creda in obbligo di suggerirgli le cose più elementari . Qualche volta dovrà farlo , se vede una vera mancanza ; ma avrà cura di volgere la cosa in ischerzo , mettendola sul conto della distrazione e mostrandosene abbastanza stupita per non lasciar credere che quello sia il modo abituale con cui il suo marito tratta le signore cominciando da lei . Sarebbe quanto dire : * Vedono che zotico ho sposato ! Se non foss ' io , ad insegnargli la creanza ! Se una signora , entrando a far visita in una casa , vi trova suo marito , dovrà salutarlo porgendogli la mano , subito dopo aver salutati i padroni di casa e le altre signore , e prima d ' ogni altro uomo . Se lui arriva in campagna o ai bagni dopo un certo tempo di separazione , e lei si trova ad accoglierlo alla presenza di altre persone , non eviterà per questo di corrergli incontro e di abbracciarlo ; se non lo facesse mostrerebbe di vergognarsi di dargli una dimostrazione d ' affetto . Ma dopo quella prima accoglienza dovrà subito ricordarsi dei doveri di cortesia e d ' ospitalità , e presentare il marito alle persone che non conosce ancora , se ce ne sono o ad ogni modo lasciare che faccia i saluti e complimenti che crede , e non accaparrarlo tutto per sè , e non domandargli particolari di famiglia di cui gli altri non sono informati o non si curano , e serbare le espansioni ed i discorsi intimi per più tardi , quando sarà sola con lui o in famiglia . Se il marito le offre un divertimento qualunque , una serata , un viaggio , l ' accoglierlo con freddezza , il mostrarvisi indifferente per far pompa di gusti casalinghi , è una mancanza di tatto , che tende a diminuire il pregio dell ' offerta ed umilia chi la fa . Qualche volta il marito approfitta del Natale , del capo d ' anno , dell ' onomastico , d ' una festa di famiglia , per offrire in dono alla sposa un oggetto che avrebbe dovuto provvederle . Il farne l ' osservazione sarebbe addirittura villano , come pure il calcolare sul prezzo della cosa offerta , e considerare quella spesa nel bilancio di famiglia . Un dono si accetta sempre come un dono , con elogi , ringraziamenti , e si mostra alle persone intime , e si ripete , che è una gentilezza del marito , precisamente come fosse d ' un ' altra persona . Al marito ed ai suoceri si deve il riguardo di aspettarli sempre prima di mettersi a tavola , e non si deve spiegare il tovagliolo che quando sono seduti . La moglie , alla tavola di famiglia , tiene sempre la destra del marito ; ma se c ' è una suocera , le cede il diritto di servirsi per la prima , e le risparmia tutte le brighe del servizio , il tagliare , il mescere , ecc . Gli stessi riguardi deve pure accennare di usarli anche al suocero , per deferenza alla sua età , ma non insistere se , come uomo , rifiuta d ' accettarli . Infine una signora educata non deve ammettere altra differenza tra il contegno che usa in società , e quello che tiene in casa fuorchè un grado maggiore di espansione . * * * Il giorno fisso per ricevere , per quanto si sia cercato di bandirlo , si è radicato nei nostri usi . Alcune signore stabiliscono una data ora ogni giorno , ed è ugualmente bene . Anticamente sarebbe stata un ' impertinenza . Erano soltanto i principi e le autorità , che potevano fissare un giorno od un ' ora alle persone a cui volevano far l ' onore di riceverle . Ma i semplici privati dovevano mostrarsi sempre pronti ad accogliere in qualunque giorno i loro eguali , che avevano la gentilezza di andarli a visitare . Accadeva però , che , mostrandosi sempre pronti ad accoglierli , erano sempre fuori , e non li accoglievano mai . Per cui si dovette adattarsi a dare alle visite quella specie di regolamento burocratico che è il giorno fisso . Parlando ad un ' altra signora , si potrà domandare in che giorno riceve . Ma parlando di noi stessi bisogna dire : " Sto in casa il tal giorno " per non darsi l ' aria importante d ' una piccola potenza , che tiene ricevimento ufficiale . Una signora che riceve non deve mettersi un abito di gala , ma neppure può tenere un abito troppo dimesso ; deve avere una toletta da casa elegante per mostrare ai suoi visitatori che ha pensato a loro , che s ' è preparata ad accoglierli . Le persone di buon gusto hanno abolito l ' usanza di far annunciare le visite dai servitori . Che Dio le benedica ! È la cosa più inurbana che si possa immaginare per mettere una signora nell ' imbarazzo . Entrare in una casa , e trovare un servitore che ci domanda il nostro nome come un avvocato fiscale che deve istituire un processo ! E dover rispondere a quella potenza d ' anticamera , la quale ci guarda con meraviglia , se ci permettiamo di far annunziare un nome qualunque , senza un po ' di marchesa o di contessa davanti ! Ed entrare in una sala presentate da un servitore ! Fu un pensiero gentile che fece dire alle padrone di casa moderne : * Le persone che vengono a farmi visita sono invitate da mio marito o da me , e però sono gente ammodo . Entrino dunque senza trovare inquisizioni per via , e sarò io stessa che dirò il loro nome agli altri visitatori , senza obbligarle a declinarmelo prima . Tuttavia vi sono ancora famiglie , che per fare una grandezza , continuano a far annunciare . In tal caso una visitatrice , entrando nell ' antisala , dovrà dire spontaneamente il proprio cognome senza nessun titolo , prima che il servitore , per adempire al suo incarico , sia costretto a rivolgerle la parola . La destra del camino , o del divano , durante le visite , è riservata alla padrona di casa . E per regola generale non la cede mai . Ma non deve dimenticare che non vi sono regole senza eccezioni . Un giorno parlando d ' una signora io dissi : * È molto giovine . Credo che non abbia ancora vent ' anni . * Davvero ? mi osservò un vecchio signore . Avrei creduto che ne avesse almeno settantuno . Lo sproposito era così grande , che lo presi per uno scherzo e lo pregai che mi spiegasse il perchè di quell ' unità su tante decine . * Perchè non ha ceduto la destra del camino a mia moglie che ne ha settanta . Vi sono poi certe superiorità d ' età , di grado , di meriti , così incontestabili , davanti alle quali anche una signora deve inchinarsi . Una mia amica , di un tatto squisito , incapace di commettere neppure l ' ombra d ' una sconvenienza , mi confessava d ' essersi alzata in piedi nel suo palco , quando le fu presentato Paolo Ferrari , alla prima rappresentazione del Cantoniere . * Cosa vuoi ? mi diceva ; quella sera era la figura principale del teatro . Ci dominava tutti . Ci alziamo pure quando entra il Re . Lui rimase imbarazzato sai ; ma io no . Ed aveva ragione . Era un ' irregolarità , ma una bella irregolarità ; felix culpa ; e provava che lei possedeva meglio di tutte il sentimento dell ' arte ; che il suo animo era più gentile . Dopo aver presentata l ' ultima venuta alle altre persone che sono in sala , una padrona di casa deve rivolgerle la parola direttamente , per far cessare la confusione che la presentazione ha potuto ispirarle e , soltanto dopo averla fatta parlare un momento , riprenderà il discorso interrotto dalla sua venuta , avendo cura di metternela a parte . Per congedarsi dalle signore , la padrona di casa si alza , e le accompagna fino all ' uscio della sala , e là ripete la stretta di mano e l ' inchino , senza fermarsi in complimenti che la terrebbero troppo a lungo lontana dagli altri visitatori . Credo di non dover aggiungere che non deve mai dir nulla fuorchè bene delle persone che sono uscite . Questa è la civiltà più elementare . Se agisse altrimenti , autorizzerebbe chi l ' ascolta a domandarle : * E perchè riceve , e ci espone a trovarci al contatto di persone , che non meritano la sua stima ? Qualche volta accade che appunto quando vi sono altre visite , capiti una di quelle tante sfortunate che si presentano alle signore per qualche raccomandazione ; per trovare un impiego , delle lezioni , ecc . La menoma freddezza nel modo di accogliere la persona disgraziata farebbe torto alla padrona di casa . Quanto più la situazione di chi viene a raccomandarsi è imbarazzante , altrettanto una signora per bene deve cercare di rassicurarla , usandole modi affabili e cortesi , presentandola ai suoi visitatori come un ' eguale , rivolgendo il discorso a lei come agli altri , e studiandosi di persuaderla , non colle parole ma col tratto , che la sua sventura non è che un titolo maggiore alla simpatia delle anime gentili . * * * " Souvenez vous toujours dans le cours de la vie , Qu ' un dîner sans façon est une perfidie . Assolutamente una perfidia , non voglio ammetterlo ; non arrivo fin là . Ma credano pure , signore mie , che il prender troppo sul serio la preghiera degli amici intimi di dar loro il pranzo di famiglia , non è il favore più grande che possano fare ai loro convitati . Il pranzo di famiglia , sia ; ma con qualche aggiunta . Un buon antipasto ; il piatto del compenso , ed il piatto del complimento , ed una bottiglia con tanto di polvere ; ed allora pazienza , il pranzo di famiglia sarà bene accetto . Altrimenti si corre il pericolo di ricevere la lezione che si ebbe un certo avaro , il quale invitò parecchi amici a pranzo e fece servire : una minestra di riso al brodo , un lesso di manzo , un piatto di spinacci , formaggio e pere . Dopo pranzo disse ai convitati : * Vedono che proprio non ho fatto complimenti . * Via , rispose uno di quegli infelici , non doveva poi obbedirci tanto strettamente . Del resto , per questi pranzi d ' amici intimi , basta ricordare quanto diceva Brillat Savarin , gastronomo di grande rinomanza : " Invitare una persona , equivale ad assumere l ' incarico della sua felicità per tutto il tempo che deve passare in casa nostra . " Ci si metta cordialità ed affetto , e basta . Ma dove si richiede tutta l ' intelligenza d ' una buona padrona di casa , è ai pranzi più o meno di gala . Lo stesso Brillat Savarin diceva che , perchè un pranzo riesca bene , i commensali debbono essere non meno delle Grazie , e non più delle Muse . Per verità io credo che , senza uscire dalla mitologia , si possa salire fino al numero delle Ore , senza inconvenienti . Purchè sia proporzionato il numero degli uomini e delle signore . Una vicina gentile , che potrebbe agitarsi , od anche cadere svenuta se nascesse una discussione , basterà sempre ad impedire ad un uomo educato di impegnarsi in quei discorsi di politica , di religione , che fanno bollire il sangue facilmente . Bisogna calcolare il numero di persone che possono stare alla tavola , a tutt ' agio con uno spazio non minore ai sessanta e non maggiore di settanta centimetri per ciascuna . Così non saranno nè strette nè isolate . E sopra tutto , per tutti i santi del paradiso , che non sieno tredici ! Lei , mia signora , non ha questi pregiudizi ; suo marito neppure . Ma qualcuno de ' commensali potrebbe averli ; e quello là sarà infelice , non per quel giorno soltanto , ma per tutto un anno , in capo al quale dev ' essere morto il più vecchio o il più giovine della triste compagnia . Aggiunga che conterà spietatamente gli anni in viso a tutti i suoi invitati , non escluse le signore ; e se gli resta il dubbio d ' essere lui stesso uno dei due in pericoli , sarà capace di correre il domani alle dodici parocchie a prendere la fede di nascita di tutti i commensali , per rassicurarsi . E ci penserà tanto e se ne cruccerà tanto , che non sarà meraviglia se entro l ' anno finirà per morirne davvero . Non si deve mai , per vincere un pregiudizio , compromettere la pace d ' un nostro simile . Se , per una circostanza imprevista , il giorno stesso del pranzo manca un invitato su quattordici , si corre a pregare un amico intimo di supplirlo . Si prega il primo venuto , il lustrascarpe della via , uno spazzacamino , ma non si condannano i nostri ospiti a sedere a tavola in tredici . Un giovinotto che da vero lion , era avvezzo a pranzare tardissimo , passeggiava una sera verso le sei in cerca d ' appetito , e forse di qualche bella crestaina , che , tornando dal lavoro , consentisse a fargli compagnia , quando vide un signore ammodo passargli accanto , guardarlo , riguardarlo con occhio d ' amore , gironzargli intorno , fargli la corte come avrebbe fatto lui stesso con quella tale crestaina , se l ' avesse trovata . * Che mi prenda per una donna americana , di quelle che portano i calzoni ? pensava il giovinotto : e si carezzava le basette per metterle in evidenza . Ma l ' altro non si scoraggiava per così poco . Anzi parve farsi più ardito a quell ' atto , tanto che gli si fece accosto , e , salutandolo con uno sguardo che avrebbe sedotta una vestale , gli disse : * Signore ; non si offenda per amor del cielo . Debbo farle una proposta indiscreta , impertinente addirittura .... Il giovinotto si pose una mano sull ' orologio , un ' altra sul portamonete , e rispose : * Se non può farne a meno ... parli . * Se lei vedesse un uomo in pericolo di annegarsi , si getterebbe in acqua per salvarlo ? * No ? * Mi faccio l ' onore di crederlo . * Ebbene , io sto per annegare in un mare di guai . Ho invitati parecchi amici a pranzo . Dovevamo essere quattordici , ed uno è mancato . Ho una zia , una zia tremenda che ha paura del numero tredici . È capace d ' andarsene , di non perdonarmi più . Un uomo che si getterebbe nell ' acqua per salvare un altro , non potrebbe spingere l ' eroismo fino a gettarsi alla mia povera tavola ? Il giovine rideva tanto di cuore , che non seppe rifiutare . Quella povera tavola era sontuosa ; e per giunta quel signore aveva una bella figliola , che piacque a prima vista al fortunato giovinotto . Due mesi dopo le faceva il primo dono da sposo ; un braccialettino d ' oro niellato sul quale era inciso il proverbio : " È meglio imbattersi che cercarsi apposta . " * * * Stabilito il numero delle persone che si vogliono invitare , si mandano gl ' inviti : stampati se è un pranzo di lusso , scritti se non ci si vuol dare troppa importanza . Oppure si fa l ' invito verbalmente . Ben inteso che , volendo pregare un superiore di favorirci alla nostra mensa , dobbiamo andare in persona ad invitarlo ; perchè gli inviti scritti o stampati non si fanno che tra eguali . A meno che si tratti d ' un pranzo tra persone intime , l ' invito dev ' essere fatto otto giorni prima del pranzo . Se qualcuno risponde che non può accettare , e si vuol supplirlo , bisogna affrettarsi a pregare un conoscente , e se è possibile non fargli sapere che riempie un vuoto . Però , se altri ne è informato , e se c ' è il pericolo che anche l ' invitato per via di discorso venga a saperlo più tardi , è meglio dirgli la cosa francamente . La tavola dev ' essere coperta da un grosso tappeto sotto la tovaglia , per evitare ogni rumore nel deporvi le posate ed i piatti . Il tappeto però dev ' essere corto e non s ' ha da vedere pendere sotto la tovaglia . La biancheria da tavola può essere di fiandra ricca senza guarnizioni come usava altre volte , può essere ricamata in giro , oppure ai due capi alla moda del medio evo e può essere guarnita di grossa trina di filo , secondo l ' ultimo figurino . In questi due casi non sarà di tovagliato , ma di fina tela di lino . Ad ogni modo deve avere le iniziali del padrone di casa , ricamate . I tovaglioli si piegano semplicemente in quadrato colla cifra in evidenza . Tutti gli altri artifici di piegature sono volgarità da locanda . Le sottocoppe , pel momento , si usano non più d ' argento , nè di porcellana , ma assortite alla biancheria da tavola , rotonde o quadrate colla cifra in mezzo . Una striscia lunga , assortita alla tovaglia , ma sempre ricamata a colori , si mette ora in diagonale traverso la tovaglia bianca . È l ' ultima novità . Il servizio di cristalleria dev ' essere tutto assortito colle cifre , se è moderno . Ma chi ha cristalli antichi di pregio ha sempre una cosa superiore . Ogni convitato deve avere dinanzi un numero di bicchieri , non meno di quattro , di varie dimensioni , adatti ai vini che si debbono servire . Il vino da pasto è il solo che si mette in tavola nelle bottiglie bianche di cristallo del servizio . Gli altri vini sono versati in giro dalla servitù , eccetto lo sciampagna che gode il privilegio di posare in tavola col suo secchiello d ' argento . Per l ' acqua si possono mettere piccole anfore di vetro colorate con dei fiori legati al manico ; una per ciascun commensale . Accanto alla schiera dei bicchieri ci deve essere una larga coppa assortita al servizio , dove si metterà l ' acqua pura per bagnarvi la punta delle dita alla fine del pranzo . Un ' operazione che non va fatta in modo da disgustare nessuno , con ripetute immersioni , con sgocciolamenti , ecc . Ho veduto un servizio nuovo di corte ; è di vetro opalizzato cogli orli dorati , collo stemma reale in colori . Se credono , signorine mie .... La padrona di casa può mettere in tavola fiori quanti ne vuole , purchè eviti le magnolie e tutti i fiori che hanno un ' acutezza di profumo da dar l ' emicrania ai commensali . Ed invece di quegli uggiosi mazzi stretti , serrati , in cui i fiori sono disposti a disegno e figurano nell ' insieme un pezzo di tappeto , li ponga sciolti coi loro gambi e le foglie nelle coppe . Sono un ornamento elegante ed artistico . La padrona di casa stabilisce i posti tenendo conto delle simpatie , delle analogie , ecc . , fra i suoi convitati ; scrive il nome di ciascuno sul cartoncino apposito , e lo fa collocare sul tovagliolo . Accanto alla posata di ciascun uomo si usa collocare la noticina dei piatti che saranno serviti . Badino , che dico si usa , ma non dico che sia bello . Ha un ' aria da osteria ; mi pare sempre che , giunti in fondo , si debba tirar la somma e pagare il conto . Quelli che sono molto devoti al culto dello stomaco però , sono fanatici di questa moda , che permette loro di prendere le debite misure , e di far il posto più largo ai piatti che preferiscono . Il padrone e la padrona di casa stanno nel centro della tavola , ai due lati , uno in faccia all ' altro . Alla destra della moglie si mette l ' uomo che si vuol onorare di più ; ed alla destra del marito la signora di maggior riguardo : i due posti alla loro sinistra sono ancora posti d ' onore . Sotto la tavola vanno messi gli scaldapiedi per le signore freddolose se è inverno . Gli sgabelli per le eroine che sfidano il gelo . La camera dev ' essere stata ben riscaldata prima ; e durante il pranzo si lascia spegnere la stufa per non rialzar troppo la temperatura . Nella sala da pranzo si prepara sulla credenza una tovaglia lunga , assortita al servizio della biancheria da tavola , o , se questo è bianco , assortita alla traversa diagonale , e sovr ' essa una quantità di posate , avendo cura che vi siano quelle di forma apposita pel pesce , quelle pei legumi , per le frutta , i cucchiaini a spatola pei gelati , il coltello d ' argento a due tagli pei gelati e le torte , ecc . , ecc . ; più i piatti pel servizio , le bottiglie dei vini scelti ed un certo numero di tovaglioli e di bicchieri per il caso di qualche inconveniente che richiedesse di sostituirli a quelli già posti in tavola . L ' illuminazione sarà splendida . Che i cristalli e l ' argenteria scintillino allegramente . In mezzo alla tavola si mettono soltanto i dolci e le frutta , ornati di fiori . La padrona di casa si mette un abito elegante , scollato o no , a seconda che il suo pranzo è più o meno di gala , e riceve gli invitati in sala . In Francia si usa far annunciare : " Madame est servie . " Da noi il servitore apre l ' uscio e dice : " È servito " , sottinteso il pranzo . In molte famiglie adottano la formola francese . Ma è inutile , poichè si può farne a meno . La padrona di casa si rivolgerà lei stessa al signore che dovrà sedere alla sua destra , e lo inviterà ad accompagnarla in sala da pranzo . Se però fosse un sacerdote ( e tengano bene a mente che , se s ' invita un prete , bisogna dargli il posto d ' onore , altrimenti bisogna far a meno d ' invitarlo ) , se è un sacerdote , la signora non gli prenderà il braccio , e si limiterà a metterglisi accanto , ed a discorrere con lui , per fargli capire che dev ' essere il suo vicino di destra . Il padrone di casa darà il braccio alla signora che deve stargli vicina , e s ' incamminerà pel primo . Dietro lui seguiranno gli invitati , tutti gli uomini accompagnando le signore , ed evitando i complimenti sull ' uscio , per non far attendere la padrona di casa , che deve rimaner l ' ultima . Se la signora che dà il pranzo è vedova , o nubile , in faccia a sè metterà un vecchio parente od amico . Mai un giovinotto , a meno che lei fosse francamente vecchia . È soltanto nei pranzi di gran confidenza che si può scalcare in tavola ; ed allora è il padrone di casa che si assume quell ' incarico . Del resto , i piatti vengono recati interi , e poi ritolti e tagliati dal servitore ad hoc sopra una tavola a parte , nella stessa sala , e portati in giro ai commensali . Il primo giro comincia dalla signora che è a destra del padrone di casa . Il secondo dalla signora alla sua sinistra . I giri seguenti cominciano man mano dalle signore che vengono di seguito , in modo che ciascuna signora alla sua volta sia prima a servirsi . Nel servizio alla francese , è il padrone di casa che taglia e manda dal servitore a ciascun commensale il piatto servito . Non faccio che accennare quest ' uso e raccomandare caldamente di non adottarlo mai . Sono i locandieri che servono a porzioni ; quanto a noi possiamo farle sui piatti dei servitori . Ma ai nostri ospiti dobbiamo lasciare almeno la libertà di servirsi da sè . Gli scaldavivande in tavola sono affatto fuori di moda ; e non occorre spender parole a descrivere quel genere di servizio strano , che mandava tanto calore e tanti odori da dare il mal di capo e la nausea a tutti i convitati . Va pure passando di moda l ' uso stomachevole di servire i vasi d ' acqua tiepida per lavare la bocca . Doveva avere uno stomaco a prova di bomba quegli che ha imaginato di offrirsi quello spettacolo d ' una dozzina di persone che gargarizzano e rivomitano l ' acqua nella coppa , appunto al momento di finire il pranzo e cominciare la digestione . Certe cose è inconcepibile che si osi farle in pubblico . Non è più civile il risciacquarsi la bocca , che il fare un pediluvio alla presenza della gente . Cosa ne penserebbe il povero Monsignor della Casa , la cui suscettività era tale , che non poteva soffrire neppure che altri tenesse in bocca lo stuzzicadenti " come l ' uccello che va a fare il suo nido ? " E , le prego , signore padrone di casa , non infilzino un interminabile rosario di piatti . Non è il numero , ma la squisitezza delle vivande , che fa il lusso ed il pregio del trattamento . Io penso ancora con raccapriccio a certi pranzi di provincia , dove ebbi il supplizio di vedermi sfilare davanti trenta , trentacinque e persino quaranta piatti . Si stava a tavola tre , quattro ore ; veniva il granchio alle gambe , e si provava una smania , una frenesia di prendere un capo della tovaglia e di buttar tutto all ' aria , e danzare sulle rovine per isgranchirsi . Durante il pranzo i discorsi debbono essere alternati in modo che ciascuno possa collocare la sua parola , e fare la sua figura . A questo deve vegliare la padrona di casa . E se un argomento prende il campo e minaccia di non cessare finchè se n ' è visto il fondo , o se nasce una discussione , la padrona di casa deve avere abbastanza spirito per troncarli . Basterà una parola : * Signori miei , non sanno che noi signore , della loro politica non ci divertiamo punto ? ... * Badiamo che non s ' avessero a sfidare in casa mia .... Non cerchino dei ripieghi . Non gioverebbero a nulla . Una signora aveva letto in un galateo moderno pubblicato alcuni anni fa , non so che bislacca storia d ' una contessa , che per far cessare una discussione politica molto animata , aveva trovato il sublime ripiego di rompere un piatto . Quella poveretta l ' aveva presa sul serio , e vedendo due signori riscaldarsi in una questione alla sua tavola , s ' affrettò a gettare in terra una magnifica salsiera di porcellana . Sciupò il suo abito , i calzoni del vicino ; ma era troppo educata per dar importanza a quel disastro . * Via non ci badino ; è cosa da nulla , disse . Ed i due oratori ripresero il discorso al punto , preciso dov ' era rimasto : * E come le dicevo , la Prussia è una nazione che pensa ; una nazione filosofica .... * Ma lasci stare ! La Francia è la prima nazione del mondo .... Un momento dopo erano più animati di prima , e la signora si credette in obbligo di rompere una fruttiera , più tardi una tazza da caffè senza ottener altro risultato , che l ' interruzione di un momento . Se li avesse interrotti con garbo , ma francamente , la questione sarebbe finita senza lasciare sul campo la rovina di due servizi . All ' opposto , bisogna aver grande cura noi stessi , e raccomandare caldamente ai servitori , di evitare , per amor del cielo , quei disgustosissimi incidenti , di rovesciamenti , di rotture , che obbligano sempre una persona a fare un atto eroico , per dimostrare uno stoicismo sovrumano , dinanzi ad un servizio guasto od un abito sciupato . Alzandosi da tavola la padrona di casa dà il braccio non più al suo vicino di destra , ma a quello di sinistra , e s ' avvia per la prima alla sala dove si deve prendere il caffè , che servirà in persona aiutata dalle signorine . Gli invitati la seguono ed in ultimo viene il padrone di casa colla sua vicina di sinistra . * * * Se una signora riceve un invito a pranzo , risponde subito ringraziando e dicendo se accetta . O , se deve rifiutare , adduce una scusa plausibile , senza por tempo in mezzo , affinchè si possa , volendo offrire il suo posto in tempo ad un ' altra persona . E , sia che abbia accettato o no , dovrà entro otto giorni fare una visita alla signora che l ' ha invitata . Regolerà la sua abbigliatura da pranzo sulla forma dell ' invito . Se è stampato , si metterà in abito di gala . Se è manoscritto , un po ' meno . Giungerà all ' ora indicata , nè prima nè dopo : e piuttosto prima che dopo . Il quarto legale è una concessione di chi invita , ma l ' invitato non deve farsene un diritto . Gli antichi Romani non pagavano i servitori . E quando davano un pranzo li facevano schierare ai due lati della porta , affinchè i commensali , uscendo , porgessero man mano a ciascuno una mancia . Era un onore non indifferente . È vero però che ne era compensato da un uso strambo , il quale dava diritto a ciascun invitato di togliere tre pietanze dalla mensa e mandarle in dono ai propri amici . Supposto che s ' avessero dieci commensali , si dovevano preparare trenta pietanze di troppo affinchè si potessero togliere , senza che il pranzo ne patisse . Noi non usiamo portar via nulla dalla casa che ci ospita . Ma non affettiamo neppure , con una mancia ai servitori , di volerci sdebitare del pranzo ricevuto . Sarebbe un ' impertinenza . Per dare la mancia alla servitù d ' una casa che non è la nostra , bisogna averci passato almeno una notte . Tuttavia , se in una casa si va a pranzo sovente , o a passar la sera con assiduità , il giorno di capo d ' anno si darà una mancia alle persone di servizio , che si trovano all ' entrata , senza mai cercare di quelle che sono assenti , il che parrebbe un mezzo di far conoscere ai padroni che si vuol fare una generosità . Per quanto meschino , strano , assurdo possa essere il servizio d ' un pranzo , una signora ammodo si guarderà bene dal censurarlo , o dal metterlo in caricatura . Gli anfitrioni soltanto debbono avere in mente i due versi che ho messi per epigrafe a questo capitolo ; gli invitati invece debbono ricordarsi che l ' ospitalità non consiste nell ' offrir molto , ma nell ' offrire quello che si ha . * * * Ricevendo di sera , se la conversazione è numerosa , è indispensabile di far annunciare alla porta le persone che entrano , perchè la padrona di casa non potrebbe , dopo aver presentato un nuovo venuto , ripetergli tutta la litania dei nomi dei suoi ospiti , e ricominciare la medesima seccatura ad ogni persona che entra . Allora le presentazioni saranno parziali , ed il tatto della signora soltanto dovrà dirigerle , regolandosi sui rapporti di gusti , di professione , d ' età , in modo che le persone che ha presentate le une alle altre si trovin bene insieme . Sa che una signora ha grande ammirazione per un poeta ? presenterà quel poeta all ' ammiratrice . Due persone che hanno viaggiato molto le saranno grate se le riunirà per discorrer delle loro impressioni . Tutti i melomani saranno lusingati d ' essere presentati alle notabilità musicali . Fuorchè nel caso in cui si balli , non presenterà mai un giovinotto ad una signorina ed in nessun caso presenterà mai una signora ad un uomo ; ma sempre l ' uomo alla signora ; a meno che si trattasse d ' un uomo tanto vecchio da poter ricevere lui quell ' atto di deferenza . Gian Giacomo Rousseau ha detto : " A la manière dont les gens du monde passent leur temps , on dirait qu ' ils ont peur de n ' être pas assez bêtes . " Quando una padrona di casa non sa condur bene la conversazione , mi accade sempre di ricordarmi quel motto . Domina un ' atmosfera di soggezione . Ogni persona che parla , sembra affrettata di finire , perchè si sgomenta ad udir echeggiare la propria voce . Poi succedono quei minuti di silenzio imbarazzante , e quell ' infelice che deve romperlo , prova l ' impressione di slanciarsi sopra un lago di ghiaccio per spezzarne la crosta . Oppure un argomento domina tutta la sera , e le persone che non vi si interessano sono ridotte al silenzio . Lascerò allo stesso Gian Giacomo Rousseau che ha condannato il modo d ' agire delle persone del gran mondo , la cura d ' insegnare come debbono regolarsi . Non c ' è miglior medico , per curare un male , di quello che l ' ha scoperto : " Una conversazione ben intesa * dice Rousseau * dev ' essere scorrevole , naturale . Nè pesante nè frivola ; dotta senza pedanteria , allegra senza tumulto , civile senz ' affettazione , galante senza sguaiatezza , faceta senza equivoco . Non si fanno nè dissertazioni , nè epigrammi ; vi si ragiona senza argomentare ; vi si scherza senza freddure ; vi si associa con arte lo spirito e la ragione , le massime e le arguzie , i motti ingegnosi , e la morale austera . " Vi si parla di tutto , affinchè ciascuno possa dire qualche cosa . " Non si approfondiscono le questioni per non annoiare ; si propongono di volo , si trattano rapidamente ; dalla precisione risulta l ' eleganza . Ognuno , dice il suo parere , e l ' afferma con poche parole . Nessuno si oppone vivamente al parere di un altro , nessuno difende con ostinazione il proprio ; si discute per imparare ; ma non bisogna spingere troppo la discussione . Tutti s ' istruiscono ; tutti si divertono ; tutti se ne vanno contenti ; ed anche il savio può raccogliere in quei trattenimenti , degli argomenti degni d ' esser meditati in silenzio . " Lo spirito è il dono più pericoloso che la sorte possa fare ad una signora . È come quei talenti della parabola che eran tanto difficili ad impiegar bene . Bisogna possedere un ' abnegazione eroica , per saper sacrificare lo spirito alla cortesia . Viene alle labbra un motto ; è un motto assassino ; quella persona ne soffrirà : ma quell ' altra lo apprezzerà : lo andrà ripetendo . La convenienza è in lotta colla vanità , ma pur troppo è questa che vince . È nota la conseguenza fatale d ' un motto di Danton . Disse di Saint Just , il quale camminava diritto tutto d ' un pezzo come camminerebbe , se camminasse , un turco impalato : Il porte sa tête comme le Saint Sacrement . Saint Just , lo seppe , e rispose : Je lui ferais porter la sienne comme Saint Denis . Tutti sanno che S . Dionigi decapitato , fece il miracolo di passeggiare colla propria testa in mano . Danton non fece il miracolo , ma fu decapitato per opera di Saint Just . Certo erano nemici politici , e non fu per quel motto che Danton fu condannato . Ma è certo altresì , che quel motto ha posto la sua goccia di fiele in quell ' odio implacabile . Ho udito io stessa un motto che non ebbe conseguenze tragiche , ma fece nascere un ' iliade di guai . Una signorina di spirito era fidanzata con un giovinotto che amava con passione ; ma non doveva sposarlo che fra un anno ; però , volendo tenere segreta la cosa , non si erano stabilite relazioni d ' amicizia tra le due famiglie , ed i fidanzati andavano in società e si trattavano come semplici conoscenti . Una sera la fidanzata si trovò ad una riunione danzante accanto ad una signora , la quale aveva una paura così orribile dei trent ' anni , che sebbene fosse prossima alla quarantina , si ostinava di rimaner alla porta della terza decina senza entrarvi mai . E , come tutte le persone in simili disposizioni di spirito .... e di fede di nascita , parlava sempre della sua età per informare il pubblico di quella che voleva avere . Non danza ? le disse un suo conoscente . * Che le pare ! Alla mia età ! Presto presto avrò compiti i trent ' anni . * Tarda assai a compirli ! disse la fidanzata al suo ballerino , abbastanza forte perchè tutti i vicini l ' udissero , compresa la signora , la quale si fece di brace . Poco dopo venne suo fratello a prenderla . Era il fidanzato della signora di spirito ; lei non conosceva neppure di vista quella futura cognata , maritata fuori di Milano , e giunta pochi giorni prima per passare un po ' di tempo in famiglia . Da quella sera , i genitori del giovine posero tanti bastoni nelle ruote che il matrimonio non si fece più fin dopo la loro morte . Le due cognate non si vedono ancora . Boccaccio ha detto : * Il motto deve mordere come la pecora , non come il cane . * * * Perchè una serata riesca gradevole bisogna provvedere in modo che tutti possano divertirsi alla loro maniera . La conversazione è ottima per chi ama conversare : ma non basta . Ci devono essere un pianoforte pei dilettanti ; delle tavole da gioco pei giocatori seri di scacchi , di dama , di tarocchi ; qualche altro gioco meno serio per la gioventù . I pedanti nutrono un profondo orrore per le signore e signorine , che non rifuggono dalle tavole da gioco , come il diavolo dall ' acqua santa . * Vi si provano commozioni pericolose , esclamano ; e consigliano ancora e sempre i giochi innocenti . Ebbene , confesso che sono del parer contrario dei signori pedanti , e non è la prima volta . Io non mi sgomento affatto al veder una signorina od una signora esposta alla terribile commozione di perdere o di guadagnare qualche soldo , o anche qualche lira ; ma mi mortifica , mi affligge il vederle impegnate in quei giuochi pieni d ' equivoci che sembrano inventati apposta per farle arrossire , sebbene si chiamino innocenti . Mi ricordo una sera in cui si faceva quello stupido gioco degli spropositi . S ' erano date le domande : Dove ? Quando ? Perchè ? Quali saranno le conseguenze ? Le risposte furono scritte a caso senza saper le domande . Una signora maritata senza figli , supponendo le domande frequentissime : Che cosa desidera ? Chi è più bello ? Qual ' è la cosa più gentile ? ecc . , rispose : Un bambino . Si posero nell ' urna le domande e le risposte . Si appaiarono a caso , ed aperti i biglietti risultò : * Dove ? * Nell ' ombra . * Quando ? * A piacere . * Perchè ? * Debolezze umane ! * Quali saranno le conseguenze ? * Un bambino . Quella che leggeva era una giovinetta . Via , confessino , signore mie , che sarebbero state meno pericolose le emozioni d ' una partita di tresette o di tombola ; credo che in tutta la sua vita quella giovine non avrà più occasione di arrossire come in quel gioco innocente . * * * Il trattamento da offrire in una serata è arbitrario . Il più generalmente adottato è il té ; ma è altresì il più economico , ed il meno accetto . Non è ancora abbastanza entrato nelle nostre abitudini , ed una grande quantità di persone non possono prenderlo senza soffrirne una veglia nervosa . Una padrona di casa non può offrire una seconda sera il té ad una persona che l ' ha rifiutato la prima per questa ragione . Lo zabajone , la cioccolata , il vino caldo , il ponce , i vini fini , i liquori dolci , sono tutte bevande che si possono offrire . Le paste più adatte sono i picnics , i muffins , le sugar wafers , e sopratutto i petits fours , e soltanto col té e coi vini si accoppiano bene i sandwichs . Col ponce e col vino caldo vanno egregiamente le brioches , il babà . Cogli altri servizi tutte le paste dolci , non escluso il panettone .... e che Dio , il signor Fanfani ed il signor Rigutini mi perdonino il linguaggio ostrogoto di questi particolari gastronomici . Per quanto la mia ignoranza mi consigli ad aggrapparmi al detto di Voltaire : Le puriste est toujours pauvre d ' idées , non posso farmi l ' illusione che il valore di queste idee ghiotte sia tale da farmi perdonare la barbarie della nomenclatura . Se un artista di professione , uomo o donna , ha fatto ad una signora la gentilezza di cantare o sonare ad una serata d ' invito , senza un accordo di compenso , la padrona di casa deve mandargli un dono a titolo di ringraziamento . * * * Se la serata offerta è un ballo , si debbono mandare gli inviti almeno otto giorni prima , per dar tempo alle signore di preparare le abbigliature . Oltre le sale smobigliate , ornate di fiori ed illuminate per la danza , ci dev ' essere un salotto ben riscaldato , dove si accoglieranno i primi invitati , e dove potranno ripararsi dal gelo le signore che non danzano , qualche sala da gioco , e , se si vuole , un gabinetto pei fumatori ; una moda che altre volte sarebbe sembrata un po ' soldatesca , ma di cui gli uomini tengono gran conto ; e serbano riconoscenza alla padrona di casa ; del resto è adottata anche a Corte . Non bisogna trascurare di mettere un ordine scrupoloso nel regolamento della guardaroba , affinchè ognuno possa con sicurezza deporre il soprabito ed il cappello , i mantelli ed i cappucci delle signore , ricevere un riscontrino numerizzato , e riavere tutte le cose sue quando lo ripresenterà nell ' uscire . Gli immensi strascichi , la leggerezza degli abiti da ballo , e i movimenti vivaci della danza , danno luogo ad una quantità d ' inconvenienti , per cui si dovrà destinare una camera per le signore , dove rimanga tutta la notte una cameriera munita di aghi , spilli , sete d ' ogni colore , per accomodare gli abiti lacerati , rimettere a posto i fiori caduti , rifare le pettinature . Sarei ben meravigliata se una signora uscisse di là senza aver cercato collo sguardo una scatola di cipria ; e consiglio la padrona di casa a non lasciar mancare quest ' oggetto , che le signore considerano di prima necessità . Se durante la notte si dà una cena , tutto deve essere apparecchiato sopra una tavola a cui siederanno soltanto le signore , nel caso che non ci fosse posto per tutti , lasciando gli uomini stessi , se la cena è di confidenza , incaricati di servire le signore . Non si servono che cibi freddi . Ho letto in un romanzo del padre Bresciani d ' un giovinotto innamorato , che profittò di quell ' occasione per mettersi in tasca , a titolo di ricordo , i torsi , i noccioli e le bucce della frutta che la sua bella aveva mangiate . Non posso consigliar le signore d ' ingoiare quelle reliquie , per non correre il rischio di trovarne il profumo e le tracce succulente sugli abiti del loro ballerino . E non mi sembra neppure il caso d ' incoraggiarle a nasconderle dove Rebecca nascose i suoi idoli alle ricerche di Labano . Ma se sanno di avere un adoratore capace di spingere la devozione a tali estremi , non si lascino servire che da un fratello , o dal proprio marito . Sgraziatamente vi sono troppo spesso nelle adunanze numerose dei raccoglitori , che tendono a compromettere non le signore ma il buffet , empiendosi le tasche di tutt ' altro che di torsoli . Per costoro ogni parola sarebbe superflua . Sono troppo teneri dei loro gusti per cercare nel mio libro insegnamenti che li combattono . Ma una signora che , per disgrazia , avesse un marito di quel genere , dovrà astenersi assolutamente dal farsi accompagnare in qualsiasi luogo , dove possa scontrarsi in una tentazione . Quanto alla padrona di casa , dovrà imporre silenzio alla delicatezza de ' suoi gusti , oltraggiata da tanta volgarità , e non dimostrare menomamente la ripugnanza che prova per l ' individuo sconveniente ed esoso , salvo ben inteso , a non invitarlo mai più . Se non si vuole apprestare nè una cena , nè un buffet si faranno portare in giro le stesse cose che si offrirebbero ad una semplice serata ripetendole parecchie volte ; e tra l ' una e l ' altra non si cesserà di far offrire acque sciroppate e gelati . Per chi dà un ballo , è un ' indiscrezione il contare sulla compiacenza dei dilettanti per la musica . Questa parte tanto importante d ' una festa da ballo è troppo sovente trascurata dai padroni di casa . Una signora che voglia fare le cose bene , si rivolgerà al suo maestro di pianoforte , e lo pregherà di procurarle dei buoni suonatori . E li accoglierà con quella cordialità con cui le persone educate e di buon gusto accolgono sempre gli artisti . Haydn ha suonato tante volte per far danzare ; e che povera gente anche ! Una signora , che lo avesse trattato con alterezza , sarebbe stata ridotta più tardi a piangere di vergogna . Lesinare sul compenso che è loro dovuto , limitarne i rinfreschi , farli cenare alla tavola di servizio , sono volgarità da villani rifatti . Debbono avere una tavola a parte ed un trattamento uguale a quello degli invitati . Se i sonatori fossero i maestri della padrona di casa , di suo marito o dei suoi figli , nulla può dispensarla dal farli sedere a cena alla sua stessa tavola e dal rivolger loro la parola spesso durante la notte . La padrona di casa , se è giovine apre il ballo con una quadriglia , nella quale deve avere in faccia suo marito . Se i padroni di casa non ballano , scelgono una coppia giovine nella loro parentela o nei più intimi amici , e la pregano di rappresentarli . Durante il ballo la padrona di casa non accetterà mai di ballare , quando rimangono altre ballerine sedute e procurerà di mandar loro dei ballerini . Non occorre dire che deve incaricarsi , unitamente a suo marito , delle presentazioni . Il dare un ballo in casa propria è un lungo e penoso sacrifizio . È vero che si semina per raccogliere . Ma la seminagione è laboriosa e difficile ; il raccolto incerto , e non sempre proporzionato a quanto è costato . * * * E , poichè ci siamo , parliamo di quel raccolto , che consiste in un ricambio d ' inviti , ai quali , s ' accettino o no , si risponde sempre con una carta di visita unita a quella del marito . È affatto inutile d ' affrettarsi per giungere ad un ballo ; si arriva sempre a tempo . È parimenti superfluo il mostrarsi impensierita della propria abbigliatura , rialzare lo strascico , assicurarsi tratto tratto se i gioielli sono al loro posto . Ogni signora procuri di esser vestita bene e solidamente , ed alla guardia di Dio ! E se l ' abito si lacera , passi a farlo accomodare , senza fermarsi a gemere doglianze ed a verificare i danni . E se un vezzo di brillanti si spezza lo lasci spezzare , e riponga la parte staccata senza altri discorsi . Nulla è più plateale di quella continua cura dei propri averi . Una vera signora deve saperli portare con nobile indifferenza . Sarebbe un malcreato chiunque pregasse una signora di accordargli un ballo , senza esserle stato presentato , ma se il malcreato ci fosse , la signora dovrebbe rifiutargli il favore . Volendo passare dalla sala da ballo al buffet bisogna farsi accompagnare dal proprio marito , e le signore vedove e nubili ci andranno col babbo , lo zio , o il marito della signora colla quale si sono accompagnate . Le dimenticanze , i doppi impegni di balli , i rifiuti non giustificati , le preferenze evidenti , tutto quanto può far nascere quistioni , dissapori o commenti , è sconvenientissimo da parte d ' una signora , e dà una idea meschina della sua educazione . Se una signora che non ama il ballo , è afflitta dalla disgrazia suprema d ' un marito maniaco per la danza , si sacrifichi a Tersicore , e balli anche lei ad ogni costo . Il più grottesco di tutti i ridicoli che brulicano sotto il sole , è il marito danzante d ' una signora che non balla . In Francia nella casa in cui si dà un ballo si usa fermare tutti gli orologi . Non si contano le ore alla gioia . Si è là per passare il tempo allegramente , non per misurarlo . Questa precauzione non serve a nulla , perchè ogni ballerino ha un orologio in tasca . ( Ai tempi della marchesa Colombi ne avevano due ) . Ma . è un pensiero grazioso . * * * In teatro una signora occupa sempre il posto d ' onore . Se sono due nello stesso palco , maritate e giovani entrambe , cambieranno posto una volta durante la serata , non di più . Sono le provinciali che si credono in obbligo di alternarsi ad ogni atto , per mutar prospettiva , come se facessero parte dello spettacolo . Le signorine di provincia non crederebbero d ' esser ben equipaggiate pel teatro , se non si munissero di un mazzo di fiori , di due o tre cartocci di caramelle , d ' una scatola di pastiglie di menta , d ' un sacchetto di zuccherini e cioccolatta , come se partissero per un lungo viaggio in paesi deserti . Nulla di tutto codesto . Se il marito , un parente , un amico intimo , ha il gentil pensiero d ' offrire qualche fiore o qualche dolce ad una signora , li accetterà in teatro ; altrimenti ne faccia a meno ; ma non arrivi , per carità , colle sue provvigioni da bocca come un soldato al bivacco . Ricevendo visite in palco , la signora dovrà salutare , sostenere la conversazione durante gli intermezzi , e frenarla durante la rappresentazione per non esporsi alla vergogna di farsi zittire . Tutti gli uomini educati sanno che , entrando , debbono occupare l ' ultimo posto ed avanzarsi man mano , per diritto d ' anzianità , a misura che un primo venuto si congeda , finchè siano giunti a tenere alla loro volta uno dei posti accanto alla signora . Di tutto questo lei non dovrà occuparsi affatto . Qualunque sia l ' entusiasmo che le ferve nel cuore , una signora non applaude mai . Le dimostrazioni opposte non sono convenienti neppure per gli uomini . Davanti ad una signora poi , non vi potrebbe essere altri che un mascalzone capace di voler fischiare . Ed i mascalzoni non vanno nei palchi delle signore . È di buon gusto il non uscir mai dal teatro in un momento in cui lo spettacolo interessa vivamente il pubblico , o almeno di uscire in gran silenzio per non disturbare lo spettacolo . Quando entrano in teatro il re , la regina o altri personaggi della casa reale , anche le signore si alzano e rimangono in piedi finchè il personaggio illustre è seduto . Ai concerti , ai ritrovi d ' ogni sorta dove la famiglia reale siede in posti speciali , chiunque dovesse passare a lato delle Loro Altezze dovrà fermarsi e fare un inchino . Questo si deve fare anche in istrada quando passa una carrozza di corte . Agire altrimenti sarebbe una dimostrazione ostile . * * * Cessati i piaceri della città , chiusi i teatri , e le serate divenute tanto brevi che non c ' è più tempo alle riunioni , una signora elegante non ha altro di meglio a fare che ammalarsi . Oh ! una malattia senza gravità , che non ne alteri la freschezza , che non la obblighi a star in casa , nè a nessun ' altra privazione . * Un ' emicrania periodica , che verrebbe ogni otto giorni .... se venisse . Un prurito nervoso sotto l ' unghia del dito mignolo . Un ' avversione pronunciatissima a tutti i colori delle tappezzerie di casa . Una lieve difficoltà a digerire peperoni crudi e corteccie di limone . Infine una malattia comoda purchessia , la quale porti con sè la certezza che la sua guarigione sta nelle acque del tal paese , o nei bagni del tal altro . Naturalmente , la civiltà moderna non ammette che esista sulla terra un marito così barbaro , così pelle rossa , così basci bazouk , il quale rifiuti di sacrificare tutti i suoi risparmi , di alienare se occorre il suo patrimonio , d ' impegnare l ' argenteria di casa , di vendere fin i ciondoli del suo orologio ed i suoi sigari d ' avana , pur di ricuperare la salute pericolante di sua moglie , colla cura delle acque indicate ... dalla moda . Se lui non può accompagnarla , non importa . Sua moglie è pronta a sacrificarsi . Andrà sola . Oh le mogli sono d ' una generosità ! ... le bagnature sono tutte popolate di signore senza mariti e di uomini senza signore . Appena giunte alle bagnature , le donnine più ammodo aprono una nobile gara a chi riuscirà meglio a farsi prender in fallo . Abiti stravaganti ; cappellini impossibili ; acconciature sguaiate . Tutte approvano il canto del dott . Brown , la marsigliese delle emancipatrici : " Freedom of speech from what we think , And freedom too in dress ; " che io traduco liberamente : " Libero il dir quanto ci passa in testa , Ed alle ortiche la toletta onesta ! " Le più modeste ladies , che cadrebbero coscienziosamente svenute se il loro marito osasse chiamare col suo vero nome quella parte del loro vestiario che loro definiscono pudicamente gli inesprimibili , non esitano a mostrarsi sulla spiaggia , succintamente vestite di inesprimibili anche loro lasciando all ' estremità delle gambe che ne sporgono , tutta la cura di predicare la rinuncia al mondo ed al demonio , com ' esse hanno rinunciato alla carne . E si scende a colazione in accappatoio come se si stesse alla sponda , o come direbbe il signor Rigutini , nel corsello del proprio letto . E , con quell ' abito svolazzante ed i capelli sciolti , si siede o si passeggia flirteggiando con un ignoto qualunque , di cui è molto se si conosce il nome ed il colore dei guanti ; la sera si scende scollate nelle sale di compagnia ; o , sole , sissignore ; ai bagni è permesso . Fanno tutte così . * Sa cantare , signora ? * Un poco . * Conosce il duetto degli Ugonotti ? Di ' che m ' aaami diii .... * Sissignore . * Vorrebbe cantarlo con me ? * Chi me ? Lui ; chiunque ; non importa ; ai bagni si parla , si balla , si canta con tutti . Freedom of speech . Che meraviglia poi , se , per farsi conoscere meglio , quell ' ignoto s ' affretta a dimostrare di che misura d ' impertinenza lo ha dotato l ' educazione moderna ? Eppure se la cosa viene ad orecchio al marito , dovrà mettere durlindana al vento , e se occorre , fare col proprio sangue la quietanza all ' oltraggio che ha ricevuto sua moglie . Ma ! così si usa . Perchè ? Per evitare il ridicolo ? Già . Però dopo il duello sarà più ridicolo di prima . Oh ! la libertà delle signore , che vuole le sue piccole cospirazioni , che suscita i suoi piccoli odii , ed i suoi piccoli amori , e le sue guerre in diciottesimo come la libertà dei popoli , piccolo serpente che seduce le pronipoti della vecchia Eva ! Dov ' è la Madonna che gli schiacci il capo ? Si comportano come ho accennato più sopra , mie gentili lettrici , quando vanno alle bagnature ? In tal caso hanno sbagliato strada . Smettano un poco il rigore delle presentazioni che si deve serbare in città , se sono col loro marito ; ma se sono sole , richiedano più che mai quella guarentigia prima di entrare in relazione con chicchessia . Cerchino di giungere con una lettera pel proprietario dello stabilimento , e lui avrà di presentar loro le persone di cui crederà di poter rispondere . Cogli ignoti scambino le parole di stretta cortesia , e non altro . Procurino di essere sempre in tempo alla tavola comune , per evitare ai conoscenti la noia di aspettarle e se tarda una signora con cui hanno stretta relazione e che ha il posto vicino a loro ed è solita a pranzare discorrendo insieme come fossero in casa , le usino la cortesia d ' aspettarla un poco . Se sono ai bagni per fare una cura non parlino a tavola dei loro malanni . Vi sono persone a cui i discorsi di malinconie tolgono l ' appetito . E se per caso è un altro che fa la descrizione delle proprie sofferenze , non se ne mostrino disgustate . Appena conoscono qualche signora , si associno con lei per le partite di piacere , le passeggiate , le chiacchiere all ' ombra , i giuochi . E non vadan mai sole passeggiando fra le ombre del giardino : " Ove in disparte bisbigliando errano ( Nè patto umano nè destin ferreo L ' un dall ' altro divelle ) I poeti e le belle . * * * Dove una signora può veramente permettersi una maggior libertà , è in campagna . Prima di tutto potrà ricevere degli ospiti per un tempo più o meno lungo . Sono conoscenti di famiglia , e per essere invitati debbono godere un certo grado d ' intimità . Lei sa con chi tratta , ed è sicura che le sue parole e le sue azioni non possono venir interpretate malignamente . I vicini di villa , o sono proprietari che tutto il circondario conosce ; o sono inquilini le cui informazioni hanno già soddisfatto il proprietario , che ha creduto di potere con tutta fiducia affittar loro la sua villa . E sono istallati là per un certo tempo . Non sono la popolazione nomade dei bagni . Si può aspettare alcuni giorni , osservare le loro abitudini , prima di decidere se convenga o no incontrarne la relazione . Ogni villeggiante è tenuta a fare una visita agli ultimi vicini venuti ; ben inteso quando vi sono signore . Se è ricambiata con una visita entro otto giorni , vuol dire che la relazione è accettata , ed allora lei ritorna , e si stabiliscono quei rapporti frequenti ed amichevoli che sono uno dei piaceri della campagna . Se riceve invece una carta di visita , deve comprendere che i nuovi venuti desiderano viver soli , ed allora li lascia in pace . In villa si hanno maggiori doveri che in città verso i visitatori . Non basta farli sedere , metter loro uno sgabello sotto i piedi se sono signore , ed intrattenerli a discorrere . Bisogna pensare che hanno fatto un tratto di strada in campagna col caldo e la polvere , che forse vengono da lontano , e , senza spingere le cose fino a far loro un pediluvio come si usava nell ' eccessiva ospitalità dei patriarchi , bisognerà offrir qualche cosa da bere , un rinfresco . E badino , signore mie , a non interrogare i visitatori prima di dare quell ' ordine , o prima di mandare in giro le tazze . Il domandare : " Vogliono bere ? Prendono qualche cosa ? " è come obbligarli a dire di no per cerimonia . Mi trovai una volta con una brigata numerosa nella villa d ' una sposina giovanissima , che faceva gli onori di casa con tutta l ' inesperienza de ' suoi sedici anni , ed un po ' di mala grazia per giunta . Aveva fatto posare il vassoio col ghiaccio , le brocche , le tazze e tutto sopra una tavola , e là , piantata dinanzi al servizio , si pose a fare l ' appello come un ufficiale alla sua compagnia : * Signora A , prende caffè ? La signora A aveva molta sete , ma per complimento dovette dire : * La ringrazio , non si disturbi . * Signora B ? * No davvero , la prego ; non si stia ad incomodare . E così giunse all ' ultima persona senza immolare all ' ospitalità neppure una goccia di quel caffè prezioso , ed obbligandoci a ringraziarla di nulla mentre si ripartiva assetati ! Quando s ' invita un ospite , è di buon gusto andarla ad incontrare al suo arrivo , per mostrargli che è aspettato con impazienza . Se vi sono altri ospiti in casa , che possano associarsi a quella passeggiata , la padrona di casa ne farà la proposta . Se invece avesse con sè persone di suggezione o attempate non le lascerà . Procurerà di mandare suo marito , suo figlio , una sorella maritata , qualcuno della famiglia incontro ai nuovi venuti , che per lo più scendendo allo scalo hanno bisogno d ' una carrozza o d ' una guida . E se la signora fosse sola , manderà la carrozza , se l ' ha , colla propria cameriera : oppure un servitore a piedi , ed in mancanza d ' ogni altro lusso , un massaio ; ed appena i viaggiatori giungeranno in vista della casa , correrà ad incontrarli , ed addurrà le vere cause che le impedirono di andar prima e più lontano , e se ne scuserà . Quando avrà offerti agli ospiti tutti quei rinfreschi di cui possono aver bisogno dopo il viaggio , li condurrà nella camera che avrà destinata per loro . Ma per carità non trascini una persona stanca a far l ' inventario di tutta la villa ; è un complimento opprimente . Più tardi , il domani , quando il suo forastiero sarà riposato , avrà tempo a veder tutto . Ed anche allora lasci che vada da sè . I padroni di casa sono i più incomodi e gravosi fra i ciceroni . Gli altri si pagano uno scudo , e si acquista il diritto di bestemmiare loro sul muso magari che San Pietro in Roma è una chiesuola da villaggio , e che il Mosè di Michelangelo è un fantoccio . Per quello scudo abdicano ogni suscettibilità artistica e patriottica . Ma ai padroni di casa si deve un aggettivo ammirativo per ogni cosa che ci mostrano , fortunati ancora noi , se ci fanno grazia del superlativo . L ' esposizione della casa dev ' essere stupenda e saluberrima . I quattro punti cardinali hanno fatto delle transazioni colla cosmografia , per aggiustarsi in modo che quella casa potesse goderli tutti : * È solida questa costruzione , sebbene sul colle . Senta che saldezza di pavimenti . Faccia un salto . Così . Un altro ! * Ed il padrone di casa salta lui pel primo , e bisogna saltare , e trasecolare per meraviglia di non avere sfondata la casa . * E le mie cantine ! Sono fresche come ghiacciai . * Sono persuaso .... si capisce dalla posizione .... dal terreno .... * Ma no , deve vederle . Sentirà che freddo . C ' è da pigliarsi un ' infreddatura . Il signor Tale che è sceso ieri , oggi ha una tosse ! ... ed il signor Tal altro ha sternutato otto volte di seguito nell ' entrarci . Il meno che possa fare il nuovo venuto è di sternutare dieci volte per cortesia , e prendere una bronchite . * Ed i cavoli dell ' orto ! Una meraviglia ! * Ed i peperoni ! Un prodigio . * Per i fiori : * bello , molto bello , bellissimo , stupendo ! ... guai se vengono meno gli aggettivi . L ' amor proprio del padrone di casa è ferito . Doveva essere un triste ospite Voltaire , il quale diceva che * " l ' aggettivo è il maggior nemico del sostantivo anche quando s ' accordano in genere , numero e caso ... " Dunque , signore mie , risparmino ai loro invitati la via crucis del loro podere . Accordino loro la massima libertà d ' azione . Tocca all ' ospite di non goderne e di associarsi completamente alle abitudini della famiglia . Se per caso l ' ospite è un maestro o un dilettante di musica , non gli addossino l ' incarico di divertire e far danzare tutto il vicinato . Se è un pittore , non lo condannino a ritrattare tutta la famiglia , dal capo di casa fino al gatto . Se è un avvocato non lo obblighino a dare una serie di consulti legali sui fatti loro , e se è un medico non lo tormentino coll ' illiade dei loro piccoli e grandi malanni . L ' ospite è un amico , lo trattino come amico soltanto , ed alla sua presenza , signore massaie , lascino andare tutti i discorsi d ' economia . Sì , il vitto è caro ; la carne ha un prezzo esagerato ; e le frutta poi , un ' immoralità . È verissimo . Tutto questo lo diranno al loro marito , lo scriveranno a me se hanno bisogno di sfogarsi un poco . Ma per chi vive in casa loro , capiranno che certi calcoli si potrebbero tradurre in volgare : * Quanto mi costa ospitarli , signori miei ! Mi sono debitori di tanto e tanto .... e poi ancora tanto ! Quando un invitato annuncia che vuol partire , dev ' essere sempre troppo presto per la padrona di casa . Le sembra che sia giunto allora ! Però si guarderà bene da quelle dimostrazioni di amicizia imperiosa ed aggressiva , che nasconde le valigie , manda indietro le sfere degli orologi , fa perdere i treni , violenta gli ospiti in ogni maniera , e li obbliga ad una lotta corpo a corpo per ricuperare la loro libertà . Lo crederebbero , signore mie , che esistono a questo mondo , a questo stesso mondo in cui vivono loro , così educate e gentili , certe padrone di casa che quando i loro invitati hanno voltate le spalle domandano alle persone di servizio quanto hanno dato di mancia ? * OOOh ! ! ! Così è . Loro non ne conoscono . Io neppure , se Dio vuole . Ma se mai sentissero dire che la signora Trestelle , o Quattro Asterischi ha questa volgare abitudine , facciano in modo di smarrire questo mio volumetto alla porta della sua casa . Per quella signora là soltanto , io noto qui che le padrone di casa debbono astenersi assolutamente dall ' entrare in certi particolari , e se una persona di servizio troppo famigliare volesse raccontarli , tocca alla signora insegnarle il rispetto che le deve . Sono i padroni di bottega che domandano conto delle mancie ; e quelli sono giustificati dalla necessità di ripartirle equamente fra i loro garzoni . * * * A misura che l ' istruzione delle signore si raffina , la loro corrispondenza si fa più estesa ed importante . In questo anno di grazia , e di scuole superiori , mille ottocentonovantadue , sarebbe ridicolo che io mi mettessi ad insegnare alle signore come si scrivono le lettere . Ho detto su questo proposito il mio parere alle signorine e basta . Ne parlo unicamente per la parte che riguarda le convenienze . Una signora deve avere la carta colle sue cifre , e la corona , se l ' almanacco di Gota non ci ha nulla in contrario . La forma della carta è soggetta ai capricci della moda , come pure il colore . Costa così poco l ' uniformarvisi , ed è tanto bello il vedere che tutto quanto parte da una signora è grazioso , elegante , moderno come lei , che non esito a consigliarle di seguire la moda se possono . Ora l ' ultimissima moda è d ' avere un motto latino . Da tempi immemorabili questo si è usato da qualcuno . Ma ora si va generalizzando , e non c ' è persona raffinata che non abbia il suo motto in testa alla carta da lettere . È un uso che mi sembra buono . Per un sentimento di onestà si studia un motto che risponda ad un nostro principio , ad una nostra passione alta e nobile ; ad un nostro proposito , e per lo stesso sentimento di onestà , si è portati a non ismentire il motto colle nostre azioni ; per cui è quasi un impegno che ci assumiamo di mettere in pratica il motto adottato . Ma , badino , la carta colla cifra e collo stemma o col motto , non si adopera mai per mandar commissioni alla sarta , alla modista , al mercante , al calzolaio . Possono figurarsi , un calzolaio , che riceve una lettera precisamente uguale a quella che manderebbero alla loro più intima amica ? Sarebbe come farlo sedere alla loro tavola e questo non si usa . Il più democratico dei deputati di sinistra , un arruffapopolo addirittura , stringerà la mano al suo portinaio , ma non trincherà insieme , e non gli farà di cappello come ad un ministro . La corrispondenza d ' una signora è più estesa che quella di una signorina ; e le presenta un più vasto campo per far apprezzare il suo spirito , le sue osservazioni , la sua originalità d ' idee ; bisogna avere , come ho la fortuna d ' avere io , un ' immensa corrispondenza colle signore , per farsi un ' idea del gusto , della grazia , dell ' eleganza che ci mettono . Nella loro modestia , alcune di quelle lettere sono piccoli capolavori . Ed i pedanti ed i puristi vanno dicendo che in Italia non si sa scrivere ! Chi non sa scrivere ? Loro , e noi , letterati e letteratucoli mi metto fra questi , che , a forza di studiare parole nei vocabolari , perdiamo il filo delle idee , e diventiamo imbecilli . Ma torniamo a bomba , come dicono i letterati . Le lettere di dovere per una signora si suppliscono , volendo , con una carta da visita . E di queste avrà una larga distribuzione da fare . Avrà cura di esserne sempre ben provveduta . Al capo d ' anno , dopo aver scritto ai parenti ed amici lontani e visitate personalmente quelle persone , verso le quali i riguardi di grado sociale e d ' età non le permettono di disimpegnarsi con una semplice carta , manderà la carta da visita alle sue conoscenti . Una delle sue , ed una del marito bastano per una vedova , per una signora sola , per una madre con una o più signorine . Per due sorelle o due cognate , vedove o attempate entrambe , manderà due carte proprie e due del marito . Ad una signora maritata manderà una carta sua e due del marito , il quale deve far auguri all ' amica della moglie , ed al marito di lei . In una casa in cui vi fossero oltre al marito colla moglie ( i figli non contano ) , un suocero , una suocera , una cognata , ecc . , la signora manderà tante carte quante sono le signore in famiglia ; il marito tante carte quanto sono gli uomini , più una per la padrona di casa . Dato che una famiglia sia molto numerosa , il moltiplicare esattamente le carte di visita che vi si devono mandare , sarebbe una pedanteria . Allora si mandano soltanto ai coniugi che sono capi di casa . Ricevendo un annuncio di matrimonio , si risponde con una carta dei due coniugi ai genitori della sposa , ed una pure d ' entrambi , ai genitori dello sposo . Se si è assistito ad un matrimonio , subito dopo si mandano le carte da visita , una della signora e due del marito ai nuovi sposi . Ricevendo l ' annuncio d ' un battesimo o d ' una morte , si risponde colle proprie carte alla famiglia . In entrambi i casi , come pure per nozze , molti usano le lettere P . C . Vuol dire ugualmente per condoglianza , e per congratulazione . Conosco un signore che le ha fatte incidere addirittura sulle sue carte . Dice che sono un tesoro quelle due iniziali , perchè sanno interpretare tutti i sentimenti . Secondo lui , in caso di morte , i superstiti che hanno ereditato non mancano mai di leggere per congratulazione ; e , sempre secondo lui , gli sposi , che possono averle soltanto tornando dal viaggio , leggono quasi sempre per condoglianza . Quando si ammala una persona di conoscenza si deve subito mandare a domandarne nuove ; e la prima volta la persona di servizio dovrà presentarsi con carta di chi la manda alla quale si aggiungeranno le parole : " Per prender nuove " o le iniziali p . p . n . Questo perchè la persona di servizio sia conosciuta , e possa essere informata ogni giorno . All ' annuncio che l ' ammalato entra in convalescenza , si deve mandargli la carta " Per congratulazione . " Se , come si usa da molti , la famiglia dell ' ammalato mette nella portineria giornalmente il bollettino del medico , gli amici dovranno passare in persona almeno ogni tre giorni a sottoscriversi , e quando non vanno , mandare una persona di servizio , che dovrà sottoscrivere : " per il signore o la signora tale , " senz ' altro . Il convalescente manderà subito a tutti quanti si sono sottoscritti , o hanno mandato a prendere nuove , la sua carta colle iniziali p . r . , ed appena potrà uscire , dovrà fare una visita a tutti . Trattandosi di un personaggio illustre , alla cui porta , in caso di malattia , vanno a sottoscriversi conoscenti lontani , ammiratori ignoti , basterà la carta di visita ; ma invece delle succinte e poco cordiali iniziali p r dovrà contenere alcune parole di ringraziamento . Se s ' è avuta una disgrazia in famiglia , si risponde a tutte le carte da visita ricevute con le carte dei capi di casa , o quelle della vedova su cui si scrive P R ( per ringraziamento ) salvo a ricevere e ricambiare le visite di condoglianza dopo quindici giorni almeno . Non debbono mai essere le persone dolenti che si incaricano personalmente di mandare le carte . Sarebbe dimostrar che la loro afflizione le impensierisce ben poco , se lascia loro testa da pensare a tanta gente . Assentandosi dal paese dove si abita , o dove s ' è passato qualche tempo si mandano ai conoscenti le carte di visita colle iniziali p p c ( per prender congedo ) . Tornando dalla campagna o da un viaggio , si manda la carta di visita senza iniziali . In questo caso aggiungere quella del marito sarebbe ridicolo , perchè la carta è incaricata di dire che la signora è pronta a ricevere e non è ammesso che un uomo possa dare la stessa nuova , senza essere un principe ; ed i principi sono dispensati da questa formalità verso i semplici mortali . In tutte le circostanze una signora non rende mai la carta ai giovani soli , a meno di essere francamente vecchia . Ad ogni figlio che ha perduto il padre o la madre , anche una signora giovine manda la sua carta ; ma dicono i galatei francesi , vi aggiunge due parole di condoglianza . Oh Dio ! Anche in quel momento solenne si diffida di lui ! Potrebbe abusare della carta di una signora ! Le condoglianze scritte non sono condoglianze , sono una guarentigia che non potrà farsi bello di quell ' invio , senza che si giustifichi da sè stesso con quelle parole . Oh mondo pessimista ! Oh mondo pedante ! Un figlio che ha perduta sua madre ! Ma inginocchiatevi dinanzi a lui per consolarlo . È per la sua cara morta il vostro omaggio ; e egli è sacro . Non dubitiamo dell ' amore dei figli . In che cosa crederemo più , allora ? No , non voglio dubitarne ; è triste il pessimismo e spoetizza il cuore . Parliamo d ' altro . In Francia le carte di visita di una signora non portano mai il suo nome di battesimo . Si usa dire la signora Emilio di Girardin ; la signora Vittorio , e la signora Carlo Hugo . I galatei francesi sono in ammirazione dinanzi a questa trovata ; secondo loro è l ' ultima espressione del decoro , perchè il nome di battesimo di una signora non deve esporsi ad esser conosciuto dai profani : " Non debbono saperlo , lessi in uno di quei galatei formalisti , che il marito , il babbo o il fratello . " Confesso d ' aver visto in Italia , scritte in italiano , alcune carte di visita con quella combinazione bislacca di nome maschile e titolo femminile . Ma se Dio vuole non è ammesso dai nostri costumi . È un oltraggio al buon senso , ed è affatto inutile . Che torto può fare ad una signora che si sappia il suo nome ? Lucrezia romana la moglie modello , Susanna tanto casta .... coi vecchioni , la vergine Maria , hanno serbata una riputazione immacolata , malgrado tanti popoli e tante generazioni in possesso del loro nome Ma i Francesi non ci credono ; e per dimostrare il loro rispetto a Maria , sentono il bisogno di chiamarla Notre Dame . CAPITOLO II . La madre . Annuncio della nascita d ' un bimbo * Battesimo * Ricevimento * Ai pranzi * Presentazione dei bimbi ai conoscenti * Presentazioni delle figliole in società * Civiltà verso i maestri dei figli * Verso i loro amici * Lutto * Casi riservati . " Oggi ci è nato un parvolo Ci fu largito un figlio .. " Ed ha trovato tutto in punto per l ' inaugurazione della sua vita , il piccolo amore ? Non vorrei che avesse a mancare nè un nastrino ad una cuffietta , nè un bottone ad un bavaglino . Sarebbe una trascuratezza da parte delle mamme , alle quali il Padre Eterno , nella sua provvidenza infinita , ha lasciato nove mesi di tempo per la cucitura del corredino . Gli annunci no , non vanno preparati . Quello è il compito del babbo . Ma lui è sempre cosí assorto negli affari , che non si occupa affatto di simili formalità ; e , giunto il momento , si troverebbe intricato come un pulcino nella stoppa , se la sua sposa non avesse pensato prima ad istruirlo , che il giorno stesso in cui la gioia della paternità fa sussultare il suo cuore , dovrà informare i conoscenti con una circolare . Altre volte agiva per conto proprio e della moglie . Erano loro che comunicavano la nuova della nascita del loro bimbo . Ma ora anche i bambini s ' emancipano . Sono loro che annunciano la propria venuta in hac lacrymarum valle . Il babbo non è che il loro incaricato di affari . Provvede i cartoncini lucidi col contorno dorato e vi fa incidere per esempio : Guerrino Meschino saluta col suo primo vagito gli amici della mamma e del babbo . Tal paese , giorno tale , anno tale , ore tante . oppure : Il babbo e la mamma m ' incaricano di dirle , signore ( o signora ) , ch ' io venni al mondo ieri , ed ho bisogno della loro amicizia . Guerrino Meschino , e la data . Soltanto alle persone che si vogliono invitare al battesimo si manda una parola d ' invito manoscritta , a nome del babbo e della mamma . Ma prima di parlar del battesimo , mi lascino dire , signore mie , che dà una gran buona idea dell ' educazione d ' una signora , l ' udire dalle persone che ricevono le circolari questi commenti : * Come ! quella signora cuciva un corredino ? Si faceva scorgere così poco . Non ne parlava mai . Non so se mi spiego , e non vorrei spiegarmi troppo in questo libro . Ma debbono comprendere , che le noie ed i disturbi che accompagnano le fatiche d ' un corredino , non sono argomento interessante nè piacevole in compagnia . Debbono tenerli per sè , come un ammalato deve serbare a sè ed al suo medico le geremiadi delle sue sofferenze . Nulla è più sconveniente di quelle persone sempre discinte , sempre sdraiate , che intrattengono tutti delle loro nausee , delle loro piaghe , e condannano gli amici ed i figliuoli degli amici , a certi studi fisiologici o patologici , non compresi nel programma della loro educazione . Quando il bambino è nato bisogna pensare a battezzarlo . Il compare e la comare debbono esser stati scelti ed avvertiti da un pezzo ; almeno due mesi prima . È un incarico che impone una quantità di oneri , epperò non lo si deve offrire che a parenti o amici intimi , di quelli che si può essere certi che lo accetteranno di cuore e con gioia . Bisogna evitare ugualmente le persone d ' una ricchezza troppo superiore a quella della famiglia del bimbo , per non far supporre che si conti sulle loro larghezze ; e quelle troppo ristrette per non metterle in un impegno superiore ai loro mezzi . * * * Un giovinotto chiamato una volta a quella cerimonia , mi diceva : * Ho tanto speso perchè quel piccolo monello rinunciasse alla carne , che mi sono ridotto io stesso , al regime dell ' estratto di Liebig . Quando però una persona si offre di fare da compare o da comare , a meno d ' aver già un impegno precedente , non la si rifiuta mai . Se una signora , pregata di far da comare , per una ragione qualsiasi , non può accettare ; deve scusarsene colla massima cortesia , esprimendo i motivi del rifiuto , in modo che questo non si possa attribuire a cattiva volontà . Per lo più la famiglia del nascituro lascia alla comare la scelta del compare . Una signorina , in questo caso , non sceglie mai un giovinotto ; e , per non escludere tutti i giovani parenti ed amici del suo futuro figlioccio , rifiuterà di fare quella scelta , accettando il compare che la famiglia del bambino sceglierà . Le signore maritate accetteranno il diritto di scelta , e daranno la preferenza a quel compare che potrà , a loro credere , essere più utile al bambino , e più accetto ai parenti ; sempre però nella cerchia di persone che le verranno indicate come disposte ad accettare quell ' incarico . La comare è in dovere di offrire al figlioccio una medaglia d ' oro o d ' argento , con un bel nastro , al momento del battesimo . Dopo tre mesi dovrà regalargli un intero costume , il suo primo costume da passeggio ; e più tardi il denteruolo d ' avorio montato in argento o in oro , col nastro per portarlo al collo . Volendo essere più generosa , potrà , alla medaglia , offrire anche l ' abito da battesimo , ed il guancialone ( porte enfant . ) Ma questo si fa soltanto in parentela o nella massima intimità . Ed in tal caso , tutto sarà bianco , guarnito con nastri color di rosa per una bimba , azzurri per un maschio . Non essendo in molta confidenza , e volendo abbondare nei doni , la comare darà al bambino la ciotola d ' argento col cucchiaino e la sottocoppa e tutto il servizietto delle sue pappe future . La comare non ha obbligo di fare doni alla partoriente ; ma , ricevuta la nuova del parto , deve mandarle subito un mazzo di fiori di bulgaro . Il compare deve regalare alla partoriente una coppa colla sottocoppa ed il cucchiaio , ed un ovajolo col cucchiaino da ova ; il tutto di metallo più o meno prezioso o di porcellana , a seconda dei suoi mezzi e della sua generosità ; l ' ovaiolo sarà con vantaggio mutato in un intero servizio per le ova . In parentela e nell ' intimità si può mutare arbitrariamente il dono , tanto più se si tratta d ' una madre di famiglia , che ha già ricevute tante coppe quante sono i suoi figli , e non può essere molto contenta di veder aumentarsi quella inutile collezione . In tal caso si può offrirle una cuffietta di trina antica o moderna , per le visite dei quaranta giorni che si ricevono in cuffia , oppure un gioiello colla data del giorno in cui è nato il bimbo . In alcuni paesi il compare fa un dono alla comare , ed allora la comare o chi per lei , dà un pranzo di invito in onore del compare , e questi prende posto , a tavola alla destra della signora o della signorina , che gli ha fatto l ' onore di tenere un battesimo con lui . Il dono del compare deve limitarsi ad una confettiera piena di dolci , che può essere tanto dì cartone e raso , come un oggetto d ' arte inapprezzabile , o un cofanetto di metallo prezioso , ma sempre una confettiera . Ad un battesimo come ad un matrimonio una signora non deve mai presentarsi vestita di nero , si diceva fino a ieri . Da oggi la moda è cambiata ; ed il nero è quasi il colore preferito in quelle circostanze . La durerà questa moda ? Ne dubito . Il compare , uscendo di chiesa , dà una mancia al sagrestano ; e , rientrando in casa , dice qualche parola alla nutrice o alla bambinaia raccomandandole il suo figlioccio , e le pone in mano un dono in denaro . Lo stesso farà colla levatrice . Prima della cerimonia , compare e comare debbono imparar bene le risposte da dare al sacerdote , le formule di rinuncia da fare in nome del battezzato , gli atti di rito , le imposizioni delle mani , ecc . Sarebbe scortese verso i genitori del bambino e dimostrerebbe di prestarsi di mala voglia alla cerimonia chi vi andasse senza esservi preparato . Generalmente la mamma è ammalata quando si celebra il battesimo , per cui non s ' invitano che i parenti e le persone di grande intimità , affine di evitare i rumori che le riescirebbero fatali . Se il battesimo dev ' essere fatto con pompa , si dà l ' acqua al bambino , e si differisce la cerimonia fino a che la madre sia abbastanza guarita per assistervi . Però questo non si fa da molti . Quelle esistenze pargolette sono così fragili , che difficilmente una mamma si mette in pericolo di veder morire il suo bambolìno senza battesimo , sebbene alla crudeltà del limbo le mamme non ci credano , e si tengano sicure , che tutte le porte del paradiso si spalancherebbero dinanzi al piccolo innocente , per lasciarvelo svolazzare nella forma idealmente pura d ' una testina alata . La mamma non è obbligata a ricevere il compare in camera finchè sta a letto . Se crede però di farlo nessun riguardo di convenienza vi si oppone . Ad ogni modo sarà il solo uomo che godrà un tale privilegio , al quale la comare ha diritto . Dopo il battesimo , il padre del bambino offrirà un rinfresco al compare , alla comare ed agli invitati . In alcuni paesi si suol dare un pranzo ; ma da noi non si usa prolungare dei complimenti , che terrebbero il marito lontano dalla moglie in momenti , in cui sentono più che mai l ' uno e l ' altra il bisogno di stare uniti , di comunicarsi le impressioni di quel nuovo amore , che è venuto a vincolare maggiormente le loro esistenze . Oltre alle carte di visita in risposta all ' annunzio , la mamma riceverà una visita dalle persone più intime , fra quelle a cui ha comunicata la felice novella . Se la sua salute glielo permette comincierà a ricevere dopo tre settimane dalla nascita del bambino . Non in sala però , ma in camera da letto , o in un salottino accanto . La mamma deve avere un abito sciolto ad accappatoio , ed una cuffietta . Nella sua abbigliatura deve dominare l ' azzurro se il piccolo angelo che dorme accanto a lei è un bambino ; il roseo , se è una bambina . Il personaggio minuscolo dovrà essere in ordine per venir presentato alle visitatrici . Lui però non dovrà darsene pensiero , nè prendersi disturbo di sorta . Basta che , steso tra i merletti della sua culla , si degni di lasciarsi ammirare ; del resto può gridare , dormire , e fare il suo comodo in tutta l ' estensione del termine . La prima visita della mamma , dopo essere stata in chiesa a rientrare in santo , dev ' essere per la comare . In seguito andrà da tutte le persone che sono state a vederla . E , più tardi , quando il bambino comincerà ad uscire , dovrà andare con lui portato dalla nutrice o dalla bambinaia , da tutte le persone che hanno salutato con una visita la sua venuta nel mondo . Per riguardo al bambino , a cui si debbono evitare gli urti dei passeggieri affrettati , la signora , andando a piedi in istrada , cederà sempre la destra alla persona che porta il suo tesoro . * * * Ed il bimbo cresce ; comincia a balbettare ; ed è una delizia averlo a tavola dove mangia un po ' di tutto , e discorre .... E tuttavia se si hanno persone a pranzo che non siano di grande intimità , mi duole il dirlo , e confesso che mi duole anche il vederlo fare , non l ' approvo , ma tuttavia è un fatto che i bimbi non si mettono a tavola . Che farci ? Vi sono persone intolleranti , a cui tutto dà fastidio . Un bambino durante un pranzo , fa cadere almeno una dozzina di volte il cucchiaino , il pane , e tutto quello che ha intorno . Vuol pigliare il bicchiere e la sua manina , piccina , unta , inesperta , lo lascia scivolare sulla tovaglia . Se qualche cosa gli dà noia , piange . Se è di buon umore , si mette a galloriare rumorosamente , senza curarsi d ' interrompere i discorsi ; anzi , più la conversazione è animata più grida anche lui . Per me , tutte queste sono delizie , e non pranzo mai tanto bene , come quando vedo la tavola contornata di testine bionde . Ma pare che sia una manìa speciale a me sola , o a ben pochi . La generalità trova che i bambini disturbano , e la convenienza vuole che non si mettano a tavola se non si è in famiglia o nella massima confidenza ; e così sia ! Si fanno però entrare alle frutta . * * * Ho la disgrazia di conoscere una signora che ha sette figli . La maggiore è una bimba di tredici anni ; il più piccino è un baby di tre anni e mezzo . La natura ha data a tutta quella cara marmaglia una memoria straordinaria , per la massima afflizione degli amici di casa . Si esce col proposito di fare almeno quattro visite . Ma è sabato . La signora Feconda riceve . Si sale prima da lei . Dopo un quarto d ' ora si vorrebbe congedarsi . * No ; aspetti un momento . Le faccio vedere Lotto ( Carlo , Carlotto , Lotto ) e Vevè ( Vincenzo , derivazione inesplicabile ) che non sono a scuola . I due signorini entrano invariabilmente col naso sporco . * Salutate la signora . Come si dice ? Buongiorno , ma non basta , Cosa si fa ? Si dà un bacio alla signora . La signora esita un momento . La mamma se ne accorge . * Oh ma che naso avete ! e colla sua pezzuola fa la pulizia di tutti i piccoli nasi , e non transige sul bacio . * Ed ora fatele sentire una poesia . Prima tu , Lotto . * No , * Sì . * No .... * Dilla , e la signora ti dà la chicca . La signora non ha chicche e resta mortificata . Intanto tornano gli altri cinque figli dalla scuola . Un bis di presentazioni , di saluti , di pulitura di nasi ; e poi la mamma in possesso di tutta la compagnia , dispone le cose in modo , che , col buon esempio dei grandi destando l ' emulazione nei piccini , riesce a far udire , alla visitatrice tutto il repertorio delle poesie , da Lotto che diverte balbettando in francese : " Je suis un enfant gâté De jolie figure . " fino alla primogenita , che fa addormentare recitando tutta la Passione di Manzoni , di cui non capisce il gran nulla . Intanto sono le cinque ; le altre visite sono andate a monte e la visitatrice deve ancora leticare colla signora Feconda , la quale vorrebbe farle sentire che la signorina dice il Natale ancora meglio che la Passione e poi eseguisce una sonata .... e che Vevè , oltre all ' Ode all ' Italia di Leopardi , che ha declamata , sa tutta La Charité di Victor Hugo in francese . E la lascia partire a stento promettendo però di renderle visita accompagnata da tutta la sua dotta prole , per darle una rappresentazione a domicilio . Ah signore mamme ! Lo sanno pure quanto noi siamo di difficile contentatura in fatto di recitazione ! Io confesso che , prima di decidere se prenderò l ' abbonamento al Manzoni ho bisogno di sapere chi sono tutti gli artisti della compagnia .... Si figurino se posso divertirmi alle declamazioni delle loro piccole gioie ! Udrò sempre volentieri l ' enfant gâté de jolie figure a dirmi : " J ' aime les petits pâtés et les confitures , Si vous voulez m ' en donner Je saurai bien les manger . " Ma , lo ripeto , io faccio eccezione per la passione che ebbi sempre pei bambini . Stiano certi che alla generalità i loro bimbi saranno tanto più accetti e simpatici quanto meno reciteranno , e quanto più brevi saranno le loro permanenze in salotto . Da qualche tempo gl ' italiani si sono accorti che la nostra lingua è bella , armoniosa e ricca , e sopratutto che è la nostra lingua , e prima di guastare la pronunzia dei bambini avvezzandoli alle lingue straniere , li avvezzano a parlar bene l ' italiano . È un uso da raccomandarsi caldamente . Come pure è da raccomandare che non si facciano parlare ai figlioli le lingue straniere che sanno o che imparano , quando sono presenti persone estranee alla famiglia . Oltre ad essere un ' affettazione vana , può anche darsi il caso che metta nell ' imbarazzo un fior di galantuomo che senza valer meno di nessuno per intelligenza , non ha imparate le lingue straniere . * * * Ed ora le loro bimbe si sono fatte grandi . Sono signorine . Bisogna aver pazienza , signore mamme , e cangiar modo di vivere . L ' abbonamento alla commedia bisogna lasciarlo , le signorine non vanno alla commedia , ed una mamma per bene , non le lascia sole tutta la serata in casa per andarci lei . Può condurla al pattinaggio , al gioco del lawn - tennis , all ' opera ; ai balli di famiglia , e dopo i sedici anni , anche ai grandi balli . * Ma , * scusino , mi rincresce dirlo , so che è un sacrifizio ; * tuttavia .... che farci . Una mamma che accompagna una signorina non deve nè ballare , nè pattinare , nè giocare al lawn tennis . * Quando è decrepita forse ? Nossignora , anche quando non lo è . * Ma io sono tutt ' altro che vecchia .... * Lo so , si figuri ! Chi mai è vecchio a questo mondo ? Ma lei accompagna una signorina .... * Ma io non ho che trentanove anni , undici mesi e ventinove giorni . * Ma accompagna .... * Una signorina , ho capito ; ma , dacchè son giovine anch ' io .... * Ma ! Del resto possono ballare , se vogliono , e giocare e pattinare . Chiunque possiede due gambe , e due braccia , può fare tutte queste cose . Ma allora non mi domandino se è conveniente . Altrimenti sono costretta a dire di no . Una signora che accompagna una signorina non deve prendere parte attiva ai divertimenti giovanili ai quali prende parte sua figlia ; eccettuato alle commedie da salotto ed ai concerti se sa di musica perchè l ' arte è di tutte le età . * * * I maestri a cui una madre affida l ' istruzione ed in parte l ' educazione dei suoi figli , debbono godere tutta la sua stima e la sua fiducia . Dovrà dunque accompagnare in persona per la prima volta i fanciulli alla scuola , ed in seguito fare ai maestri quelle visite di dovere , che fa ai vecchi parenti ed ai superiori . Se i professori dei figli sono giovani e la madre pure è ancora giovine , supplirà alle visite di dovere che non può fare , invitandoli alle sue riunioni . Molte signore , che sono pure educate e gentili , hanno l ' imprudenza d ' incaricare i loro bambini stessi di presentare ai maestri i doni che vogliono offrir loro in segno di riconoscenza , al capo d ' anno o al finire delle scuole . Ed i bambini ne fanno un mondo di piccoli pettegolezzi . * Tu cos ' hai portato alla maestra ? * Un ventaglio d ' avorio . E tu ? * Oh , io le ho dato un braccialetto ; costa tanto . * Io l ' orologio colla catena . Coi maestri bisogna esser generosi se si vogliono avere i premi . L ' ha detto la mia mamma . Quante cose dicono le mamme che farebbero assai meglio a tenere per sè ! Che i bambini non odano mai discorrere dell ' onorario dei maestri , del prezzo delle lezioni , Se v ' ha un punto su cui sono inclinata a convenire con Rousseau , nella sua idea che l ' uomo nasce con tutti gli istinti buoni , e la società lo corrompe , è l ' apprezzamento del denaro . Non so se tutti i bambini siano come eravamo le mie compagne ed io . Ma noi mentre nutrivamo un ' ammirazione stupida per la ricchezza , come idea astratta e nelle sue manifestazioni di lusso , avevamo una specie di ribrezzo pel denaro . Ci umiliava come un errore , ci faceva arrossire come una vergogna . Una volta andai con altre fanciulle della mia età , ad un breve corso di lezioni di rammendo . Erano otto lezioni . All ' ultima la mia mamma , che era sofferente e non poteva uscire , mi diede i denari da consegnare alla maestra . Le mamme delle mie compagne avevano fatto lo stesso colle loro figlie . Quella maestra nomade , uccello di passaggio , autorizzava forse ai loro occhi un tratto meno delicato . Noi ci consultammo prima della lezione : * Tu come fai ? Osi darle il denaro in mano ? * Io no , non oso . * E neppur io . E neppur io . Ci sembrava di avvilirla . Come fare ? La maestra aveva una piccola scrivania . * Se mettessimo il denaro qui dentro ? dissi io . Lo troverebbe da sè e noi non s ' avrebbe la vergogna di darglielo . Tutte d ' accordo mettemmo i quattrini sotto la ribalta della scrivania e non ci pensammo più . Due giorni dopo la maestra , che doveva partire , mandò a tutti i nostri parenti la carta di visita pregandoli a voler saldare la loro piccola partita . * Cos ' era stato ? Cos ' era avvenuto dei denari ? Come ! Li avevamo messi là , in un luogo aperto ? Alla guardia di Dio ? E si era figurato tutti male presso quella maestra , che aveva dovuto domandare il suo compenso .... Grande agitazione nelle famiglie . Il fatto era che la maestra aveva fatto imballare la scrivania senza sollevarne la ribalta , ed i quattrini dormivano là dentro al sicuro d ' ogni pericolo . Ma a noi fece un ' impressione punto poetica , il vedere genitori e maestra , in tanta agitazione per quella miserabile questione di dare e d ' avere . E , sopportando i loro rimproveri , avevamo un ' idea vaga che vi fosse più nobiltà nella nostra sprezzante noncuranza , che nella loro esattezza . I fanciulli non possono farsi un ' idea delle necessità materiali dei maestri , che vedono vestire e trattarsi come i loro parenti . E , se quell ' idea se la facessero , il prestigio dei maestri sarebbe distrutto . Tocca alle mamme il conservarlo intatto non immischiando mai i loro figli nei rapporti d ' interesse coi loro superiori . Se i figlioli sono in collegio fuori di paese , la mamma supplirà con lettere e carte da visita alle cortesie che dovrebbe fare personalmente ai maestri . Le lettere dirette ai figli ed ai maestri non dovranno mai essere chiuse nella stessa busta ; e scrivendo ai fanciulli non si accennerà mai ai doni che si possono aver fatti ai loro superiori . Oltre l ' educazione della scuola e del collegio , le signorine hanno le lezioni di musica , di disegno , di lingue straniere , che prendono a domicilio , e continuano fino a tempo indeterminato . Molte signore , che escluderebbero con orrore dall ' amicizia delle loro figliole una signorina , di cui si dicesse che riceve visite di uomini quando sua madre non è in casa , lasciano poi quelle figliuole impeccabili , sole durante un ' ora col maestro di pianoforte e di lingua inglese . È troppo spingere la fiducia ed il rispetto , signore mie . I maestri sono uomini come gli altri , ed una madre per bene non deve mai mancare di assistere alle lezioni delle sue figlie . Se è occupata , se ha una visita , si fa supplire all ' assistenza della lezione , o la differisce . * * * Nei collegi si fanno le conoscenze senza tante formalità , per cui accade spesso che due giovinetti o due giovinette stringano una relazione intima sebbene le loro famiglie non si conoscano . In tal caso , quando i ragazzi escono di collegio , prese le debite informazioni , toccherà alla madre più attempata , o a quella che occupa una situazione più elevata , a fare il primo passo , mandando la carta di visita con qualche parola d ' invito all ' altra mamma , la quale risponderà subito con una visita ; non mai con una carta . Se una signora invita delle signorine a passar qualche tempo in casa sua , dovrà esercitare su di loro la stessa sorveglianza che esercita sulle sue figlie : assistere alle loro lezioni , accompagnarle ; e se ha dei figli grandi , vigilarne il contegno rigorosamente , in modo che le ospiti non abbiano a trovarsi , neppur un momento , in una falsa situazione . La regola più sicura e migliore è di non offrire ospitalità a signorine quando si hanno in casa giovinotti , e di non offrire ospitalità a giovinotti quando si hanno in casa signorine . Se poi è sua figlia che accetta l ' ospitalità in casa altrui , la mamma deve provvederla di denaro , perchè possa largheggiare di mance colle persone di servizio . Su questo punto , nessuna economia . Non dimenticherò mai un signore molto ricco , il quale venne a passare dieci giorni in una villa dove ero ospite anch ' io . Nel partire avvertì pomposamente la cameriera , in modo che tutti potessero udire , che aveva lasciato in camera qualche cosa per lei . Ed infatti trovò venti centesimi accuratamente avvolti in una carta . La padrona di casa era una persona educatissima , che non si sarebbe mai immischiata di certi particolari . Ma quella volta non seppe resistere . Quando la cameriera , sicura del successo , osò venire nel salotto , dove stavamo lavorando , a dirci quella novella , vi fu uno scoppio d ' ilarità spontanea e generale , in barba alle convenienze . Quell ' ospite aveva fatto il primo passo , e le sconvenienze sono come le ciliege , una tira l ' altra , e non si sa più dove si va a finire . * * * " Otez de la vie le c œ ur qui vous aime , qu ' en reste t il ? " Cosa ci resta , mie signore , quando si perde lo sposo a cui eravamo unite per la vita , i genitori che furono il primo dei nostri amori , i figli che furono l ' ultimo ? Cosa ci resta ? Nulla . Il dolore e null ' altro . Eppure si lesina il tempo al lutto dei più prossimi , de ' più cari . Il lutto che si usa da noi è scarso . Una vedova , un vedovo , parlo della Lombardia , portano il lutto un anno . Un anno ! Tutti gli anni del nostro avvenire che avevamo promessi , giurati ad uno sposo , glieli ritogliamo , perchè la sventura l ' ha colpito , perchè non è più a pagarceli con altrettanto del suo tempo , del suo amore . Un anno solo ! e dopo un anno le vedove possono danzare , i vedovi possono vestire la casacca d ' arlecchino . Chi muor muore , e chi vive si fa cuore . Oh ! chi mi rende l ' eroica poesia del rogo , e le vedove entusiaste che si bruciano sul cadavere del marito ? A patto ben inteso , che i vedovi si brucino un pochino anche loro sul rogo delle mogli . Ma per tornare alle convenienze sociali , le vedove che non desiderano di bruciarsi , possono farne a meno senza mancare di civiltà . E , quanto al lutto , possono uniformarsi agli usi del paese dove vivono . Sono libere però di prolungarlo , non di abbreviarlo . In Francia , ed anche in Piemonte , il lutto da vedova è di due anni . Il primo anno tutto in lana nero , con gran velo vedovile che copre quasi tutta la persona . È sempre il costume del rogo ; nobile , pittoresco , solenne , senza gale , senza vetro nero lucente ; la tetra divisa del dolore . È così ch ' io comprendo la sposa d ' un morto . Ma il secondo anno , anche in Francia e dappertutto , comincia un crescendo di luce , di tinte : il velo scompare , le gramaglie cedono il posto alla faglia di Lione , al taffetà di Napoli , neri , ma lucidi ; e comincia a fremere in fondo una gala e poi un ' altra . Poi , dopo sei mesi , compare un solino bianco , coi relativi polsini : e dopo tre mesi ancora , un abito bigio , violetto .... E poi è finito . Ci si mette un anno di più , ma ci si arriva sempre alla casacca d ' arlecchino . * Ma cosa pretende , marchesa ? Che si vesta di nero tutto il resto dei nostri giorni , perchè s ' è avuto la disgrazia .... * Io ? Chi lo ha detto ? Nemmen per sogno . Io non ho opinioni . Cito le regole , e basta . Da noi il lutto da vedova è d ' un anno . Si può fare il secondo semestre col mezzo lutto . Ma non è più di moda . Dunque un anno di lutto ; e non c ' è morto per bene che abbia diritto di lagnarsi della propria moglie . Il lutto pel babbo , la mamma , i nonni è pure d ' un anno . Pei fratelli , le sorelle , gli zii , è di sei mesi . Pei cugini , i cognati , tre mesi soltanto . Per una persona da cui si eredita si porta un lutto almeno di tre mesi . La servitù d ' una famiglia in lutto grave , deve pure essere in lutto . E questo si fa , beninteso , a spese dei padroni . * Scusi , marchesa , non ha parlato della somma delle sventure : una madre a cui muore un bimbo .... * Ebbene , lo fa seppellire . * Ma il lutto ? * Il lutto ? Ma che , le pare ? Non si usa . Se lei , signora lettrice , dovesse perdere quel suo cherubino biondo , il giorno dopo si vestirebbe come il giorno prima . I selvaggi , gli Esquimesi , ed anche i chimpansé , quando perdono i loro figli si rotolano per terra , si coprono il capo di polvere . Sono i loro segni di lutto , e , da veri barbari , li dànno pei figli come pei padri . Ma noi , gente civile , abbiam trovato il pelo nell ' ovo . Noi sappiamo che i genitori sono superiori ai loro figli , ed i superiori non portano il lutto per gli inferiori . Superiori ? Inferiori ? Davanti ad un morto ? Ed una madre potrà pensar questo ? E non si coprirà tutta di nero ! e non si circonderà di un lutto rigoroso , lei che ha nel cuore il più grande dei lutti umani , il più grande degli umani dolori ? " Oh mondo bello , tu sei pien d ' orror ! " Ma mi perdonino questa scappatina di sentimento . Il mio compito era soltanto di dire , che le mamme ed i babbi non hanno nessun dovere di portare il lutto pei loro figli ; però , se arbitrariamente volessero portarlo , come molti fanno , i codici non hanno pena speciale per questo delitto . Oltre ai lutti di famiglia vi sono lutti di circostanza . Una signora , invitata alle esequie d ' un conoscente , deve andarci tutta vestita di nero , e se la stagione lo permette , col velo invece del cappello . Altrimenti coprirà il cappello con un velo nero . Quando si ha la disgrazia di portare un lutto nazionale , la durata del lutto per una signora dipende in gran parte dalla situazione del marito . Ad ogni modo però , non essendovi una regola prestabilita per queste dolorose circostanze , sarà bene uniformarsi alle disposizioni che sono prese al momento dalla generalità , e peccare piuttosto per eccesso che per difetto . Il lutto quaresimale si porta rigorosamente soltanto nella settimana santa . Vi sono alcune signore che vestono di nero tutta la quaresima . In tal caso però bisogna astenersi dalle feste e dai balli , oppure deporre il lutto in quelle circostanze . Il ballo non è certamente in nessuna epoca una mortificazione quaresimale , e sarebbe assurdo portarvi un abito di penitenza e di divozione , che vi figurerebbe come un arlecchino a servire la Messa . * * * Per le mamme , come pei confessori , vi sono dei casi riservati . Non per tutte , fortunatamente , ma pur troppo per alcune . Cominciano sempre da una scoperta dalla mamma , a cui tiene dietro la recitazione , a porte chiuse , di pochi versi di Molière : " La mamma . Le deviez vous aimer , impertinente ? La figliola . . . . . . . . . . . . . . . . . Hélas ! Est ce que j ' en puis mais ? Lui seul en est la cause Et je n ' y songeais pas lorsque se fit la chose . " Ed intanto una letterina della figliola , o magari la sua fotografia , sono nelle mani d ' un giovane che potrebbe essere imprudente , e che , ad ogni modo , se non la domanda in isposa , non ha nessuna ragione di tenerle . E la ragazza ci pensa , e ne soffre per quell ' implacabile " Amor che a nullo amato amar perdona . " In tal caso una madre veramente ammodo non ne parla a suo marito per non esporlo a quistioni . Non ricorre a terze persone che , per quanto parenti od amiche , sono sempre di troppo in un segreto , in cui è impegnato il decoro di sua figlia " Io della vita nella dubbia via Il peso porterò delle tue pene . " È la santa missione della madre . Tocca a lei sola quel peso . Deve scrivere al giovine , parlargli a cuore aperto : " Avete tolta alla mia figliola la pace del cuore . Avete fatto male . E lei pure ha fatto male scrivendovi . Ma voi avete più esperienza di lei . Voi sapete che , senza averla domandata a suo padre , e senza esserle fidanzato non avete diritto a quella corrispondenza . So che non abusereste dell ' imprudenza d ' una giovinetta per comprometterla ; ma una lettera si può perdere , è cosa troppo delicata . Siate generoso . Rendetela a me .... " Non bisogna incoraggiarlo ( pregarlo sarebbe una enormità ) a domandare la fanciulla in isposa . Una madre non offre mai sua figlia a nessuno . Se n ' è innamorato davvero , nel restituire la corrispondenza clandestina alla madre , il giovinotto le scriverà delle scuse , una confessione generale , e le chiederà il permesso di domandare a suo marito la mano della figlia ; o , se la signora è vedova , la domanderà a lei stessa . Se è innamorato , ed ha cercato d ' illudere una giovinetta senza scopo e senza passione , è meglio che se ne vada : un uomo sleale non sarebbe mai un buon marito . Ad ogni modo , il passo fatto dalla mamma non può essere infruttuoso , nè compromettente . Ho conosciuto dei giovani che hanno abusato delle lettere d ' una signorina . Non ne ho conosciuto mai nessuno capace di abusare di quella di sua madre . E se un simile essere , per una mostruosa eccezione , esistesse , per fortuna non viviamo tra i barbari ; alla prima parola troverebbe un gentiluomo per dargli una buona lezione . Io stessa ebbi qualche volta l ' occasione di assumere quel penoso incarico per giovinette amiche prive di madre , e , sia detto ad onore dei nostri giovinotti , fui corrisposta sempre con cortesia , lealtà , rispetto . Dopo un fatto simile , dovunque si scontri col giovine imprudente , una signora dovrà essere la prima a fargli comprendere che è disposta a salutarlo . Nel caso in cui un matrimonio si sciogliesse dopo che la sposa ha già ricevuti i doni , toccherà alla madre il rimandarli allo sposo , con tutti quelli che lui avesse offerti agli altri membri della famiglia , e con un suo biglietto dignitoso , in cui lo dispensa , per riguardi che deve comprendere , da qualunque visita o saluto . Cesserà pure dalle visite alla famiglia ed ai parenti di lui ; non manderà più a loro carte , nè annunci in nessuna circostanza , finchè la fanciulla non sarà maritata ; però , scontrandoli , non eviterà di salutarli . PARTE QUINTA CAPELLI BIANCHI CAPITOLO UNICO . La vecchia . Invecchiare * Toletta * Suocera * Divertimenti * Ospitalità . Quando la vecchiezza si annuncia francamente , quando accetta con coraggio i suoi capelli bianchi e le sue rughe , chi non l ' ammira ? chi non l ' ama ? chi non le si inginocchia dinanzi , per ripeterle con un poeta gentile : " Oh lieta casa ! Oh nido fortunato Su cui tu stendi l ' ali ! … " Sgraziatamente , le signore che sanno invecchiare decorosamente sono così poche .... Ve ne sono di quelle che credono ringiovanire vestendosi come l ' ultimo figurino , o imponendo ai poveri ballerini di trascinarle in giro nelle feste da ballo .... Altre ripetono a tutte le ore che si sono maritate giovani , giovanissime , bambine ; se ne ricordano appena , anzi , non se ne ricordano affatto ; non farebbe loro meraviglia , se udissero dire che sono nate maritate . E così si diventa mamme all ' età di giocare alla bambola , si è nonne a vent ' anni , e s ' invecchia presto . Tutte Nonne scellerate . Poi vi sono quelle che propongono di non parlar mai dei propri anni , come se quel silenzio dovesse impedire agli altri di pensarci . E poi quelle che , all ' opposto , si scelgono una età primaverile e ne parlano continuamente , persuase che , a forza di sentirla dire , si finirà per crederci . È un risultato che ottengono unicamente sopra se stesse . Quasi sempre riescono a credere davvero di avere l ' età che confessano , ed agiscono giovanilmente che è una pietà . Ho udita non poche volte una signora di settantacinque anni , dire con molte smorfiette graziose : * Eh ! non sono più giovine , cara signora . Quando si è fra i trentacinque e i quaranta ... ! Aveva spezzata la cifra e vi si era posta in mezzo ; ed erano per lo meno dieci anni che stava in quel bivio , fra i trentacinque ed i quaranta , senza aver il coraggio di riunirli . E quando fu per morire chiamò il suo figlio primogenito ( aveva dei figli ! ) e gli espose la sua ultima volontà : che sulla lapide , sull ' epitaffio , sugli annunci funebri non le si attribuissero più di quarantacinque anni . Povera donna ! Davanti alla solennità della morte aveva varcato il Rubicone , aveva accettato un lustro di più .... Ma non aveva potuto andare più in là . Si può morire , ma non invecchiare . Del resto , è una debolezza innocente . Alle volte accade che col passare degli anni le forze non diminuiscono , sovente la salute si rinfranca ; i figlioli , cresciuti bene , danno minori pensieri e maggiori gioie , le condizioni finanziarie migliorano , e la mamma , la nonna sessagenaria , si sente ancora piena d ' energia , di buon umore ; si sente giovine .... Chi ha sofferto per le debolezze peggiori dell ' umanità , che si chiamano invidia , odio , calunnia , menzogna , che inducono ad atti ignobili e perfidi , si sente il cuore pieno d ' indulgenza pei peccati veniali delle povere donne , che , senza far male a nessuno , vorrebbero galvanizzare la bellezza e la gioventù : le due fonti di ogni umana gioia ! Ma senza arrogarmi il diritto di giudicarle , cito qui , per adempiere al compito assunto , le regole che i galatei stabiliscono per le signore che hanno varcata la sessantina . Una signora vecchia dovrebbe avere il coraggio di confessarsi vecchia , di parlare , di agire come tale . Le mode non sono fatte pei capelli bianchi . Non è necessario che una vecchia si vesta come un figurino antico ; no , ma non deve vestire come nessun figurino . Abiti scuri , lisci , per uscire ; abiti neri o bianchi lunghissimi per casa . Nulla s ' adatta meglio alla vecchiaia che la maestà dello strascico , ed il bianco non disdice a nessuna età . Le bizzarrie di rigonfi , di groppe , di cerchi , di toupé , che appaiono tratto tratto nelle nostre mode , le esagerazioni d ' ogni maniera , sono sempre ridicole per una vecchia : la moda non la giustifica di portarle . L ' unica moda delle vecchie , sempre uguale , sempre bella è la dignità . Una cuffietta quand ' è in casa . Mantelletto ampio o scialle per uscire , e cappello serio . Un cappello di dimensioni giuste , che calzi , che copra gli orecchi . Vogliono crederlo a me , che ho più d ' un secolo d ' osservazione , e che amo e venero la vecchiaia ? Ebbene , vestite così sembrano avere dieci anni di meno ; e vestite alla moda , grazie al penoso contrasto tra la novità del vestire e l ' antichità della persona , acquistano dieci anni di più . * * * La grande rinomanza di Noemi per l ' affetto che seppe ispirare a Ruth , ci prova quanto siano rare le signore che sanno comprendere bene la loro situazione di suocera . Eppure sarebbe tanto facile .... accettare pienamente la loro parte di maternità verso la nuora . Non altro . Ma la parte di maternità invecchia . L ' ostacolo è sempre là . Col proprio figlio non appariva . Un uomo è un ' altra cosa . E poi l ' amore di madre accomoda tutto . Ma quella signora giovine , che viene a metterle un confronto accanto .... Eppure una suocera deve accettare dalla nuora tutti quegli atti di deferenza , che si devono dalla gioventù alle persone attempate . La destra a passeggio , sia a piedi che in carrozza , il passo quando si tratta di entrare in qualche luogo , la preminenza del saluto dai visitatori , la destra del camino o del divano nei ricevimenti . La suocera deve astenersi di mettersi in terzo nelle visite , nelle passeggiate , nei divertimenti dei due sposi ; ma deve accompagnare la nuora , all ' occorrenza , quando è sola , presentarla ai conoscenti a cui non può presentarla il marito . La suocera che vive in casa col figlio ammogliato , cede alla nuora il maneggio di casa , e , dal momento che suo figlio ha moglie , si mette a riposo . Malgrado l ' età , malgrado l ' anzianità dei diritti , davanti alla società la padrona di casa è la nuora , e la suocera deve saperlo riconoscere con quella doverosa rinunzia . Agendo altrimenti , usurperebbe un diritto che non le spetta , si arrogherebbe una padronanza in casa del figlio e della nuora , mancherebbe di delicatezza . * * * I divertimenti delle vecchie signore sono , oltre ai viaggi , la conversazione ed il teatro . Nella conversazione possono tenere il primato ; la loro esperienza e la libertà dei discorsi che l ' età concede , rendono piacevole ed interessante la loro compagnia . Possono prender parte ai giochi seri se sanno di farlo bene . Il giocare a caso e male , è un ' ingenua inesperienza che alla loro età non si perdona . Dai balli una vecchia signora dovrebbe sempre tenersi lontana . E se ci va per accompagnare una nuora , una figlia , una nipote , dovrà vestire riccamente , ma colla massima serietà ; e non mai scollata . Un abito liscio di velluto nero o di trina , una cuffietta di tulle , orecchini e spillone di brillanti , è la migliore delle abbigliature serie . E se ha qualche acciacco , qualche malanno , lo lasci con Dio , e non rattristi la gioventù con racconti penosi . Si mostri contenta della compagnia che la circonda , indulgente e tollerante ; sopratutto tollerante . Lasci stare quel benedetto a ' miei tempi , che in bocca dei vecchi è un perpetuo rimprovero alle abitudini della generazione nuova . I suoi tempi sono passati e non tornano più . Accetti i tempi moderni . senza rimpianti , senza pedanterie . Creda a me , tutti i tempi hanno avuto la loro porzione nella grande somma dì beni e di mali che debbono consolare od affliggere l ' umanità . Tutte le preminenze che le si accordano per riguardo alla sua età deve accettarle , senza orgoglio , ma senza cerimonie . L ' età è una superiorità , e quei riguardi le sono dovuti . In teatro invece , dove i posti d ' onore sono fatti per mettersi in evidenza , una signora vecchia li cede sempre alle giovani , fossero pure signorine . Può andare al teatro sempre , perchè l ' arte si ama a tutte le età . Ma il suo posto è nell ' ombra . Ci va per udire e vedere . Non per essere veduta . Una vecchia signora può benissimo tenere ricevimenti , e dare anche feste da ballo , per far divertire la gioventù . Sarà un atto di generosità e di abnegazione , che le guadagnerà tutte le simpatie . Ricevendo ospiti in campagna , toccherà a lei di combinare le partite di caccia , le lunghe gite e tutti quei piaceri dai quali i suoi invitati si asterrebbero se lei non può prendervi parte . Deve mostrarsi desiderosa che li godano loro , e fare cordialmente la sua parte di vecchia castellana , di fornire tutto l ' occorrente , congedare e riaccogliere la comitiva alla soglia della casa , presiedere alla mensa . Se poi le sue forze lo permettono , può benissimo fare anche delle gite alpine senza che nessuno lo trovi fuori di proposito . È una questione di salute . E le feste solenni portino il dono della nonna ai nepoti , ai figli , alle nuore , alle giovani amiche . E sia accompagnato da parole d ' affetto materno , da benedizioni . Quelle benedizioni , quell ' affetto le torneranno centuplicati , e faranno un ' aureola di serenità alla sua fronte canuta . PARTE SESTA PAROLE AL VENTO Gli uomini . Non si mettano sulle difese , signori . Io non ho la menoma intenzione di dare degli insegnamenti agli uomini sul modo di vivere . Figurarsi ! So bene che nella divisione dei doni della Provvidenza , l ' intelligenza è toccata tutta a loro . Si sarebbero per caso degnati , " Annebbiando il cipiglio Tra l ' inno e lo sbadiglio , " di leggere l ' epigrafe che ho messa in fronte a questo libretto ? È messa là per loro . Una volta , la Viscontessa Giovanna d ' Albret , madre di Enrico IV , traviata dalle chiacchere emancipatrici , remotamente future , dell ' onorevole Salvatore Morelli , ebbe la curiosa idea di salire in pulpito , nell ' oratorio d ' un convento di Limoges a predicare la riforma . Tant ' è vero che nulla è nuovo sotto il sole , neppure le signore mitingaie che noi crediamo una nuova produzione del suolo americano . Si figurino l ' indignazione di quei frati ! Bruciarono il pulpito , scomunicato dalla presenza d ' una donna ; poi scarabocchiarono in un cattivo quadro la caricatura di quella scena di predicazione , e vi scrissero sotto quella massima d ' oro : " Mal sont les gens endoctrinés Quand par femme sont sermonnés . " Io me la sono mandata a memoria religiosamente , e , come vedono , l ' ho posta in fronte a questo lavoruccio , come professione di fede , persuasa che essa sola potrebbe ottenermi la loro indulgenza ; perchè so bene che non tutti gli uomini sono frati ; ma so altresì che i frati non sono che uomini . Dunque , io non ho punto , ma punto la presunzione di voler insegnar loro la menoma cosa . Mi limito ad osservare quello che vedo ogni giorno in società , ed a dirne il mio debole parere , sempre in rapporto a quelle tali leggi di convenienza , che , modificandosi secondo i tempi , sono venute fino a noi traverso tante e tante generazioni . I giovinetti sono una compagnia geniale , ed in tutte le case sono bene accolti , perchè , giovani e senza cure d ' affari nè di famiglia , portano con sè l ' allegria . Un giovinetto a modo non dovrebbe mai mostrare quelle ritrosie di cattivo genere , di rifiutare ogni offerta come se temesse di contrarre un ' obbligazione , di farsi pregare per accettare un pranzo , di promettere una visita e non farla , di stare delle settimane senza farsi vedere dalle persone che gli furono cortesi , insomma di far cadere dall ' alto i suoi favori , a rischio che , nella caduta , si spezzino e perdano ogni pregio . Quando un giovinetto non si dà delle arie da prezioso , è tale l ' onda di giocondità e di buon umore che emana dalla sua compagnia , che le signore , anche le mamme più sussiegate , hanno per lui una indulgenza somma . Una volta che una signora gli ha accordato il titolo tanto lusinghiero di amico di casa , egli può darle del voi , presentarsi a tutte le ore in cui riceve , anche più volte in un giorno , trattenersi lungamente , annunciare egli stesso che si ferma a pranzo o a colazione , organizzare giochi e passatempi , e , nell ' entusiasmo dei giochi mettere anche un po ' sossopra la casa per combinare scene e travestimenti . Ma tanta cortesia non si ottiene senza compenso . In compenso il giovine amico deve prestarsi di buon grado a fare qualche commissione o qualche facile ambasciata che la signora gli affidasse , accompagnarla se occorre , non rifiutarsi mai alle partite di divertimenti , o di viaggi , o di campagna che gli vengono proposte , se non sono incompatibili colle sue occupazioni . Deve saper tollerare scherzi ed osservazioni , e se qualche signora , non troppo gentile , ha l ' indiscrezione di rinfacciargli qualche suo difetto , deve rassegnarsi , volgere la cosa in burla e non risponderle per le rime , nè rinfacciarle i suoi . Per quanto intimo di una famiglia , commette sempre una sconvenienza un uomo che , alla presenza dei padroni , rivolge il discorso alla cameriera che attira la sua attenzione . Se una signora che gli concede la sua amicizia è ammalata , un uomo non deve mandare un servitore a prender nuove , ma deve andarci assiduamente in persona , e , appena può essere ricevuto , non essere avaro di visite , renderle in tanta compagnia ed in tante premure , le cortesie ricevute da lei . Se vede in teatro una signora di sua conoscenza non deve mancare d ' andare a salutarla in palco , a meno che la sapesse invitata nel palco di altre persone , presenti , che egli non conosce . A tutte le feste * natalizi , onomastici , solennità , anniversari * che si celebrano in una famiglia amica , un giovanotto dovrà prendere parte non solo intervenendo alla festa , ma mandando dei fiori o dei dolci , o un ricordo qualunque , non di valore , ma che riveli una cura gentile in chi lo scelse . In tutti i giochi , in tutti gli esercizi che richiedono forza , come l ' alpinismo , il pattinaggio , il lawn tennis , il criquet , la caccia , il bigliardo , l ' equitazione , ecc . , un giovinotto di buon gusto , senza affettare di lasciarsi vincere per una svenevole galanteria , non deve ostentare colle signore la superiorità della sua forza , obbligandole ad una soverchia fatica per non sfigurare al suo confronto . È superfluo il dire che certi discorsi di belle donnine , o anche soltanto di sport affatto maschile , si debbono evitare colle signore , le quali possono trovarli o sconvenienti o noiosi . Alle feste da ballo un giovine gentiluomo deve saper essere cortese fino alla galanteria colle signore e specialmente colle signorine , senza mai varcare quella misura oltre la quale la maldicenza lo aspetterebbe al varco per fare le sue osservazioni . Per conseguenza , non insistere a domandare troppo sovente il ballo alla stessa dama , non farle una corte troppo esclusiva e manifesta , non condurre le signorine sole al buffet , non isolarsi sopra un canapè con una signorina mentre non si balla , ecc . , ecc . Capisco che questi errori hanno per lo più origine dalle passioni , alle quali non si può fare la legge ; ma finchè la passione non c ' entra , finchè domina la ragione , un uomo è inescusabile se col suo contegno compromette una signora . In qualunque luogo si trovi , un giovine deve sempre usare alle signore ogni sorta di riguardi , senza lasciarsene distogliere dall ' età avanzata o dalla figura poco attraente . In questo sta il merito della cortesia . * * * Gli uomini , un po ' più positivi delle signore , si abbandonano più facilmente ai loro gusti , e diventano più presto abitudinari . Uno non può discorrere il mattino appena svegliato e vincere un certo malumore che gli rimane dopo il sonno , e dovunque sia , in viaggio con amici , ospite in casa altrui , o nella propria famiglia , resterà imbronciato e brutto , finchè il malumore mattutino si sia dissipato con tutto comodo . Un altro non può soffrire certi piatti a tavola , e non saprà imporsi il menomo sacrificio per nascondere la sua ripugnanza agli ospiti che l ' hanno invitato ; e se un vino non è di suo gusto , lo lascerà scorgere con una lieve smorfia , o almeno lo lascerà nel bicchiere con ostentazione . Alcuni sono avvezzi ad una temperatura molto alta , e si fregano le mani , si raggrinzano , si accartocciano inurbanamente in un salotto , che , secondo loro , non è riscaldato a sufficienza ; oppure sono calorosi , e smaniano , soffiano , sbuffano come locomotive , se l ' ambiente è troppo caldo . Vi sono degli scapoli avvezzi a pranzar soli , che si fanno tirare gli orecchi , per accettare un pranzo in casa altrui e non sanno nascondere che s ' impongono un sacrificio . Ad un pranzo d ' invito un signore è naturalmente il cavaliere della signora che ha accanto , e non trascurerà menomamente questa parte , troppo comune perchè metta conto di ricordargliela . Non è però inutile rammentargli che dopo aver pranzato con persone che gli furono presentate per la prima volta , dovrà entro le 24 ore portare in persona una carta di visita alla porta di quei commensali . Soltanto nel caso che le commensali fossero delle signorine , la formalità si dovrebbe tralasciare . Un dono poi li offende addirittura , lo rifiutano , o lo accettano come per forza e di mala grazia , poi lo ricambiano troppo presto e con ostentazione , come per far capire che non vogliono accettar nulla da nessuno . C ' è alle volte più generosità nell ' accettare che nel dare , ed un gentiluomo deve saper accogliere con garbo e con riconoscenza gli inviti ed i doni , e ricambiarli con tatto , senza fretta , per scambio di cortesia , non per sdebitarsi . Molti hanno contratta la dolce abitudine di abbandonarsi ad un pisolino riconfortante durante il chilo ; e subito dopo un pranzo , in compagnia , cominciano ad inghiottire sbadigli con ogni sorta di boccacce come se ruminassero , se pure non cedono al bisogno prepotente di lasciarli partire come razzi , comunicandoli a tutta la società , che finisce per sbadigliare in coro fino a smontarsi le mandibole . Questi signori abitudinari , che hanno il loro lato buono , perchè facendo tutto per abitudine , anche l ' amore , sono dei modelli di costanza , debbono essere gli inventori di quel motto che è la quintessenza dell ' egoismo : " Il primo prossimo è se stesso . " Ma sarebbero assai più amabili se si ricordassero un pochino delle giuste suscettività dell ' altro prossimo , il secondo . Se un signore sa di dover essere presentato ad un pittore , ad uno scultore , ad un musicista , ad un autore , ad un uomo politico , ad un ' illustrazione del teatro , deve se non li conosce già , informarsi dei quadri , delle statue , delle opere , dei libri , delle opinioni e gesta dei trionfi del nuovo personaggio , per poterne parlare con cognizione , e non con quegli accenni vaghi , quegli elogi generici e banali che fanno parer stupido lui , ed offendono l ' altro . Si rammenti a questo proposito la bella storiella di quelle vicine del signor De Amicis , che gli fecero dire che desideravano di conoscerlo , perchè ammiravano tanto i suoi lavori … .. e poi quando lo videro gli dissero : " Lei si diverte a scrivere , nevvero ? Ma bravo ! bravo ! " e nel congedarsi gli ripetevano : " Scriva sa , scriva ! " Ed era chiaro che de ' suoi lavori non conoscevano che il titolo , o tutt ' al più la copertina , soltanto di vista . * * * Vi sono degli uomini , non avvezzi alla società , pei quali una visita ad una signora è un vero supplizio , non per inurbanità , ma perchè vi si trovano impacciati , e non sanno come contenersi . Entrano col cappello fra le mani , e lo tengono sulle ginocchia , lo voltano , lo rivoltano , lo mettono sotto la sedia quando vogliono aver libere le mani , lo riprendono , gesticolano allungando la mano che tiene il cappello come un povero che domanda un soldo , precisamente come vedono fare ai lions . È l ' usanza , ed io non posso che ammirarli d ' averla imparata così bene . Ma vi sono delle signore che non s ' accontentano di dire al visitatore : " Posi il cappello , " lasciando poi che non lo posi se non vuole . Si credono in dovere d ' insistere , dicono al loro figliuolo o ad una ragazzina di prendere il cappello al signore . In questo caso un gentiluomo cede per non far scene . Ma il provinciale , che ha imparato dai lions a far visita con quel disimpegno tra le mani non sa privarsene , e difende energicamente il suo cappello come difenderebbe la borsa e la vita , e s ' impegna in una lotta di cortesia , che sembra una vera battaglia , e mette lo scompiglio fra i visitatori . In tale circostanza gli raccomando un po ' meno di tenerezza per quella parte suprema del suo vestiario . Sarà un po ' più imbarazzato ne ' gesti , ma in compenso non avrà fatto nascere tutto quel buscherio . E quando qualcuno lo presenta a signore o signorine , non spinga la dimostrazione di cortesia fino a stender subito la mano . I mariti ed i babbi avrebbero ragione di dirgli : " Et surtout pas trop de zèle . " Non vorrei neppure che quel provinciale , nella sua semplicità , prendesse troppo sul serio il piacere con cui altri mostra di ricevere la sua visita e si credesse obbligato a prolungare quel piacere finchè il servitore vada a chiamare la signora in tavola . Il tempo e la conversazione di una signora sono troppo preziosi , perchè la cortesia non debba suggerire a chi non è intimo della casa , di lasciarne un pochino anche per gli altri . Ne goda venti minuti , una mezz ' ora , via , e s ' accontenti . E durante quel tempo se ci sono altre persone non cerchi di accaparrare l ' attenzione della signora per sè solo . Quando si va in società bisogna lasciare l ' egoismo a casa , e portarci invece un po ' d ' abnegazione . È a questo patto soltanto che si può essere veramente cortesi . * * * Alle volte accade che un giovine rimane colpito come un eroe da romanzo , da un bel visetto di fanciulla che passa per la via accanto ad un buon viso di mamma . Se è proprio un colpo .... da morire , allora cerchi di sapere chi è la fanciulla , e di giungere a lei per la via retta della presentazione e della domanda ai parenti . Ma se è di quei colpi che non lasciano la traccia a lungo , e lui non si sente inclinato alla via retta , un gentiluomo non deve pigliare quella storta . A cosa conduce per lo più ? A mettere una signorina nell ' imbarazzo , a farle commettere delle imprudenze , a comprometterla , qualche volta persino a impedire che trovi marito , senza contare le pene di cuore che a quell ' età sono crudeli . E tutto questo per il misero gusto di mandare e ricevere delle letterine dolci che sa a memoria prima che sieno scritte , e che dovrà restituire in una scena da romanzo , ad epistolario finito . Mantenendo le signorine in quel grado di semplicità e d ' inesperienza che è una delle loro attrattive , lasciando loro la fede , gli entusiasmi della gioventù , serbandole ingenue , confidenti per lo sposo a cui saranno destinate , le famiglie contano sulla cortesia dei giovani che non profitteranno di quella preziosa ignoranza , per indurre una signorina ad imprudenze , delle quali non può apprezzare la portata . Se ogni gentiluomo rispettasse in ogni signorina la futura sposa d ' un altro , non accadrebbe a nessuno di scoprire più tardi , da qualche pettegolezzo maledico , che un altro non ha rispettata la sua . Seguire una signora o una signorina in istrada , passeggiare sotto le sue finestre , mandarle ambasciate dalle persone di servizio , sono impertinenze indegne di un uomo educato . E gli antichi , che hanno dipinto l ' Amore con una benda , hanno voluto dire che le donne innamorate sono cieche se non distinguono quanto c ' è d ' offensivo in certe galanterie punto raffinate . Ad un ballo un ballerino non darà mai la mano alla ballerina per condurla in figura . Basta offrirle il braccio . E mentre aspetteranno il loro giro potrà intrattenerla a discorrere . È ancora un atto di fiducia che gli fanno le famiglie , le quali non odono i discorsi che può tenere alle loro figliole . Se ne abusasse sarebbe una enormità . Credo che l ' abuso di fiducia sia un aggravante di molti delitti nel codice penale . E nel codice delle convenienze pure . Se la signora a cui domanda un ballo rispondesse che ha un impegno , il ballerino non dovrebbe mai rivolgersi a quella che sta accanto e che ha potuto udire quel rifiuto . Sarebbe quanto dirle che la prende per ripiego . Quando , fra le signore che ballano , vi sono la padrona di casa o le sue figliole , la prima domanda d ' un giovine educato deve essere rivolta a loro . Dopo una festa in casa privata tutti gli uomini che vi sono intervenuti sono in obbligo d ' una visita alla padrona di casa , e la faranno entro la settimana nel suo giorno di ricevimento . * * * Un giovinotto che in viaggio si trovasse in vagone con una signora non accompagnata , darà una buona idea della sua educazione se sorveglierà i suoi discorsi cogli altri uomini , come se fosse in un salotto , se le userà quelle piccole attenzioni che si usano in viaggio , di alzare un cristallo , tirare una cortina , aprire o chiudere una portiera , reggere e mettere a posto una valigia , senza insistere troppo per entrare in discorso se la signora vi si mostra restia . Si danno però casi in cui la civiltà diverrebbe eroismo . Un viaggiatore , che abbia fatto tutte le cose sue in fretta , si sia alzato di buon mattino , abbia fatta una colazione spiccia , per giungere in tempo a pigliare un posto d ' angolo nel vagone dove possa appoggiarsi al riparo dalla polvere e dal sole , dovrebbe essere due volte gentiluomo per cedere tutti questi vantaggi ad una signora , la quale per fare il suo comodo , è giunta dopo di lui , e magari non ha uno di quei visi che incoraggiano al sagrificio . No ; sarebbe troppo pretendere dalla cortesia d ' un debole mortale . Basta che le usi i riguardi dovuti , che non le fumi sul viso , che non pigli atteggiamenti troppo comodi per dormirle dinanzi ; del resto , quanto a ' posti pagati non c ' è diritto di sesso che valga ; tutti i sessi sono uguali in faccia a ' vagoni della strada ferrata . Ai tempi di Monsignor della Casa , ed anche a quelli del Gioia , quegli scrittori di galatei avevano bisogno di raccomandare a ' mariti di non parlare continuamente delle loro mogli , di non tesserne l ' elogio ad ogni momento . Povere mogli ! Ora la fortuna ha girata la ruota ; è venuta la moda insulsa di affettare l ' indifferenza , e bisognerebbe raccomandare precisamente il contrario . I Turchi si offendono se altri nomina le loro donne anche per domandar nuove della loro salute , o per incaricarli d ' un ' imbasciata cortese . Essi si vergognano dell ' amor coniugale , sia che abbiano parecchie mogli , sia che ne abbiano una sola , e lo nascondono come una spudoratezza . Lessi nel Constantinople di Theophile Gauthier che la moglie d ' un console francese a Costantinopoli , conoscendo questa debolezza , ed essendo donna di molto tatto , nel presentare delle stoffe da signora , ad un personaggio illustre del paese , gli disse : * Voi saprete a che uso destinarle . Sapeva che lo avrebbe fatto arrossire e confondere nominandogli sua moglie . Conosco parecchi mariti , non molti per fortuna , che , sotto questo rapporto , potrebbero passare per Turchi . Ho delle conoscenti ( tanto gentili che mi perdoneranno di vedersi accennate qui ) che vedo da parecchi anni , e non so tuttavia che viso abbiano i loro mariti . Esse mi dicono : . * Mi scuserà , marchesa , mio marito è un uomo serio ; non fa visite .... * Si figurino , se lo scuso , poverine ! Ma loro , signori uomini seri , credono veramente che vi sia più serietà nel mancare de ' riguardi elementari verso le conoscenti della loro sposa , che nel mostrare , accompagnandola almeno una volta da ciascuna , che la curano abbastanza per volere sapere dove va , e con chi tratta ? Via ; la mano sulla coscienza ; lo credono davvero ? Così accadrà loro d ' incontrare per la strada delle signore che la loro moglie vede ogni settimana , a cui dà del tu , e non le saluteranno . E quelle signore non diranno certo : * È un uomo serio ; è occupato di cose troppo gravi ed alte per curarsi di noi .... Punto , signori miei ; me ne duole pel loro amor proprio ; ma le ho udite molte volte dire con un sorriso che non era d ' ammirazione : * È il marito della signora tale . Uno screanzato . Non conosce neppure le relazioni di sua moglie , poveretta ! Io mi rallegro coi nostri uomini , che non passino la loro giornata metà ad azzimarsi , e l ' altra metà in visite galanti , come i cavalieri serventi dell ' altro secolo . Ma da un eccesso all ' altro ci corre ; ed almeno una volta all ' anno , come il minimum della confessione , un marito dovrebbe fare una visita a tutte le relazioni di sua moglie . Nelle famiglie modeste che hanno due , tre persone di servizio al più , alle volte anche una sola , la moglie si trova nel caso di rendere al marito una quantità di piccoli servigi ; preparargli tutto l ' occorrente quando deve vestirsi , provvedergli i piccoli oggetti di toletta , fargli trovar pronta la colazione , servirgli il caffè , o una bibita d ' abitudine , fargli , a pranzo , l ' improvvisata dei piatti che preferisce , cucirgli la biancheria , ecc . , ecc . Queste cose per la moglie possono essere una delizia che tiene luogo d ' ogni altro piacere o possono venirle a noia al punto da trascurarle o farle di mala voglia . Tutto dipende dal compenso che ne riceve . Se il marito non dimentica mai che la moglie è sua uguale , che è debole , che ha bisogno da lui il coraggio che le manca per affrontare le piccole e grandi miserie della vita , accoglierà quei servigi intimi e affettuosi come altrettanti favori , e li compenserà con una buona parola , con un ringraziamento , con qualche elogio . Oh , se lo sapessero tutti gli uomini , che largo compenso possono dare con una parola amorevole e cortese ! Ma se tutto quello che fa è ricevuto in silenzio , come un tributo che lei deve per obbligo al suo signore e padrone , se lui non si dà la briga di mostrare che avverte le sue cure e le apprezza , anche la moglie più devota si stanca , e pensa : * A cosa serve ? Da questo derivano le tante piccole mancanze , i bottoni staccati , i guanti scuciti , il pranzo in ritardo e poco accurato , e talvolta il disamore della casa nella moglie , il malcontento nel marito , la tristezza in famiglia , la pace perduta . Perchè ? Per un ' inezia . Perchè il capo di casa , che deve dare l ' esempio del modo di vivere , ha dimenticato che nè l ' affetto nè l ' intimità non dispensano dalla cortesia . Perchè ha lasciata andare a poco a poco la buona e dolce abitudine della gentilezza , ha preso a trattare in casa come non tratterebbe fuori , e , senza avvedersene , è arrivato ad essere quasi inurbano , a ricevere un atto gentile senza ringraziare , a lasciar parlare senza rispondere o a rispondere con asprezza se non è di buonumore , o a rimproverare senza tutti quei riguardi di delicatezza che si devono ad una signora , la quale , al pari di lui , è padrona di casa . Un capo di casa deve insegnare alla famiglia il rispetto dovuto alla propria moglie . A lei deve il primo saluto entrando in casa ; a lei deve offrire prima i piatti in tavola , e lasciare la destra al passeggio ed in carrozza , ed uscendo insieme , di sera od in campagna , deve offrirle il braccio , ed usarle tutte le attenzioni che userebbe ad un ' altra signora . Se vi sono dispareri tra loro , se deve farle qualche osservazione , avrà cura di chiamarla in disparte e di risparmiarle qualunque umiliazione davanti alle persone di casa anche alle più intime , anche ai suoi genitori . Deve tener conto delle sue delicatezze di donna , e neppure le piccole critiche sopra un abito o una pettinatura , non deve farle presente a terzi per non obbligarla ad arrossire . Una volta sarebbe cascato il mondo se una signora avesse fatto un viaggio da sola . Allora il marito doveva sempre accompagnare la moglie in viaggio , e da ciò risultava che si viaggiava pochissimo . Ora la grande facilità dei mezzi di trasporto , la maggior istruzione , che va abolendo una quantità di pregiudizi , hanno reso il viaggiare assai comune , e gli uomini che hanno delle occupazioni possono , senza essere ineducati , lasciare che la moglie vada sola da un paese all ' altro , se le circostanze lo esigono . Ma , per carità , non spingano la fiducia fino all ' indifferenza . Il marito deve mostrarsi interessato dell ' itinerario del viaggio , dell ' orario più o meno comodo ; deve accompagnare la signora alla stazione , non abbandonarla prima d ' averla veduta a posto nel vagone , risparmiarle tutte le noie del bagaglio , del biglietto di ferrovia , ecc . , raccomandarla a qualche conoscente pel viaggio se è possibile , ed assicurarsi bene che sia aspettata dove giunga . Se la signora va ai bagni o alle acque , deve scrivere lui stesso al medico o al proprietario dello stabilimento per avvertire dell ' arrivo , e raccomandare che si usino a sua moglie tutti i riguardi possibili . Ed al suo ritorno deve trovarsi ad aspettarla alla stazione , se non foss ' altro perchè i compagni di viaggio , dei quali ha potuto attirare l ' attenzione , vedendola andare sola come la donna di nessuno , non facciano sul suo conto giudizi temerari . Vi sono mariti che non si dànno nessuna di queste brighe , e cercano di scusare la loro trascuranza dicendo : * Ho troppa stima di mia moglie per aver bisogno di curarla . So che sa regolarsi bene da sè . Questo eccesso di stima tradotto in buon volgare vuol dire : * Non credo che valga la pena di custodirla : non me ne curo . Le donne , signori miei , hanno la loro parte di amor proprio . Preferiscono un Otello che le strangoli , ad un marito placido che le stimi a quel modo . Una moglie che viene abbandonata a se stessa è come un gioiello che si lascia sopra una tavola d ' anticamera , coll ' uscio aperto . Non importa che venga rubato , o si giudica talmente privo di valore , da non poter attirare nessun ladro . E qualche volta il bisogno di affermare il proprio valore al marito , che non lo riconosce , induce la moglie a lasciar venire il ladro . Quando una signora va ad un ballo il marito deve accompagnarla ; e se non può farlo , deve persuaderla a rinunciarvi anche lei . Soltanto nel caso in cui vi fossero delle figliole grandi , per non privarle di quel divertimento tanto caro alla loro età , se anche il capo di casa è nell ' impossibilità di accompagnarle , potrà permettere alla moglie d ' andarvi colle signorine , purchè vi sia un fratello maggiore , o un parente a cui affidarle . Se una signora ha una serata per ricevere il marito dovrà trovarsi in casa almeno una mezz ' ora , tanto da mostrare che gradisce la presenza degli ospiti in casa sua , e non si considera estraneo alle conoscenze della sua signora . Giungendo in campagna dove la moglie passa l ' estate , o tornando da un viaggio , chiunque siano le persone che si trovano al suo arrivo la prima a salutare sarà sempre la moglie , poi i figli . Uno che credesse di mostrarsi cortese salutando prima i forastieri , mostrerebbe che la sua cortesia è superficiale e non ha radice nel sentimento . E si farebbe torto , perchè , credano signori lettori , per quanto queste possano sembrare semplici formalità o leggerezze , la vera cortesia è strettamente legata ai sentimenti di umanità . Non c ' è atto cortese che non s ' inspiri ad un buon sentimento . Non c ' è scortesia che non ferisca qualche cuore . Un amico che ci trascuri , che non ci visiti , che non ci scriva a tempo , che ci manchi di un riguardo , non possiamo considerarlo un uomo superiore che non si curi di quegli atti gentili perchè li crede pure formalità , e si riservi a dimostrare la sua amicizia nelle grandi circostanze . Le grandi circostanze , il caso di buttarsi nell ' acqua o nel fuoco per salvarci , o di scendere in campo chiuso a spezzare delle lancie in nostro favore non accadono mai ; quasi tutti si traversa la vita senza trovarsi nel caso di mettere un uomo a quella prova eroica . Ma si può apprezzarne ogni giorno la sua gentilezza d ' animo , nelle piccole cortesie , e si può soffrire ogni giorno della sua rozzezza nelle scortesie che non sono mai piccole . E non serve la scusa pretenziosa ed assurda alla quale alcuni si aggrappano : * Sono un originale ! Saranno originali , sì , ma brutti originali ed è da desiderare che non abbiano copie . Del resto , quegli originali là non saranno quelli di certo che mi avranno fatto l ' onore di arrivare fino a questa pagina 230 del mio libro ; ed è per questo appunto che ho intitolato il capitolo : Parole al vento . Quanto agli altri , agli uomini gentili di animo e di modi , se l ' hanno letto , e se vi hanno trovato qualche cosuccia di buono , raccomandino il mio lavoro alle loro mamme , alle loro spose , alle loro figliole ; ed io , che apprezzo ed ambisco l ' approvazione delle graziose lettrici , ne sarò riconoscente " Finchè il sole Risplenderà sulle sciagure umane . " Se al contrario non vi hanno trovato nulla , proprio nulla , che metta conto d ' esser letto , non lo dicano a nessuno ; non mi tolgano la simpatia delle signore , che ne ' miei pochi lavori mi sono studiata di guadagnare , e di cui vado superba . Che male ho fatto infine ? Un libro inutile ? Dappoco ? Una sciocchezza ? Ma pensino che se si avessero a punire tutti quelli che hanno scritto delle sciocchezze , più di mezzo mondo ne patirebbe , perchè , come tutti sanno , " Les sots , depuis Adam , sont en majorité . " FINE .
LA VITA SUL PIANETA MARTE ( SCHIAPARELLI GIOVANNI VIRGINIO , 1893 )
Saggistica ,
ÿþIL PIANETA MARTE . Nelle belle sere dell ' autunno passato una grande stella rossa fu veduta per più mesi brillare sull ' orizzonte meridionale del cielo ; era il pianeta Marte , che si accostava per qualche tempo alla Terra in una delle sue apparizioni , solite a ripetersi ad intervalli di 780 giorni . Nella schiera degli otto pianeti principali Marte occupa , per volume , il penultimo luogo ; il solo Mercurio è più piccolo di lui . Ma in certe posizioni , in cui egli ritorna ad intervalli di sedici anni , Marte può avvicinarsi alla Terra più dell ' usato , brillando più di ogni altro pianeta , Venere sola eccettuata ; ed in tali contingenze tanto arde di luce rossa , da meritare il nome , che i Greci gli diedero , di Pyrois ( infocato ) . Nei tempi ormai per sempre passati , quando si pretendeva di leggere in cielo l ' avvenire degli umani eventi , queste grandi apparizioni di Marte erano lo spavento dei popoli , e davano molto da fare agli astrologi , ai quali incombeva il compito , non sempre facile , di studiare l ' influsso del pianeta sulle vicende guerresche e sulle costellazioni politiche del momento . Anche ora la grande apparizione testè avvenuta di Marte ha destato il pubblico interesse ; ma per una ragione ben diversa . Oggi è nata presso alcuni la speranza , che da osservazioni diligenti fatte sulla sua superficie con giganteschi telescopi , si possa ottenere quando che sia la soluzione di un gran problema cosmologico ; arrivar cioè a sapere , se i corpi celesti possano dirsi sede di esseri intelligenti , o , almeno , di esseri organizzati . L ' idea di popolare gli astri e le sfere celesti d ' intelligenze pure o corporee , di animali e di piante , non è nuova ; ed una curiosa rassegna sarebbe a farsi di tutti gli scrittori antichi e moderni che si esercitarono su questo tema , incominciando dal Sogno di Scipione di Cicerone , e dalla Storia veridica di Luciano Samosatese , e venendo già per Dante , Giordano Bruno , Ugenio e Kircher a quegli eleganti novellatori francesi Cyrano di Bergorac , Fontenelle , Voltaire , i quali posero negli spazi celesti il teatro delle loro argute o satiriche descrizioni , per arrivare in ultimo al celebre Hans Pfaal d ' Amsterdam , ben noto ai lettori di Edgar Poe . La maggior parte di questi scritti però o professano di esser pure immaginazioni poetiche , o sono scherzi di ingegno dei quali il vero pregio deve cercarsi in tutt ' altra parte che in una seria discussione dell ' argomento di cui stiamo discorrendo . Ma nel presente secolo diversi scrittori tentarono di elevare la pluralità dei mondi abitati alla dignità di questione filosofica . Lasciando da parte le sedicenti rivelazioni degli spiritisti , che ai nostri tempi hanno rinnovato ed anzi superato le visioni di Swedenborg , basterà nominare Giovanni Reynaud ( Terre et Ciel ) e Davide Brewster ( More Worlds than one ) i quali collocarono negli astri le speranze della nostra vita futura e seppero trovare , non dirò dimostrazioni ( che in questa materia non ve n ' è ) ma pensieri ed aspirazioni che ebbero e sempre avranno eco vivissima nel sentimento di molti . Metafisica per metafisica , preferiamo questa ai dogmi brutali e scoraggianti del materialismo . Quanto ai teologi cristiani , essi , seguendo l ' esempio di San Tommaso , quasi tutti osteggiarono l ' idea che possano esistere altri mondi simili al mondo terrestre . Dico , quasi tutti , perchè noi leggiamo in uno di loro , a cui certamente nessuno ha potuto far rimprovero d ' empietà , le parole seguenti ( ) « Il creato , che contempla l ' astronomo , non è un semplice ammasso di materia luminosa ; è un prodigioso organismo , in cui , dove cessa l ' incandescenza della materia , incomincia la vita . Benchè questa non sia penetrabile ai suoi telescopii , tuttavia , dall ' analogia del nostro globo , possiamo argomentarne la generale esistenza negli altri . La costituzione atmosferica degli altri pianeti , che in alcuno è cotanto simile alla nostra , e la struttura e la composizione delle stelle simile a quella del nostro sole , ci persuadono che essi , o sono in uno stadio simile al presente del nostro sistema , o percorrono taluno di quei periodi , che esso già percorse , o è destinato a percorrere . Dall ' immensa varietà delle creature che furono già e che sono sul nostro globo , possiamo argomentare le diversità di quelle che possono esistere in altri . Se da noi l ' aria , l ' acqua e la terra sono popolate da tante varietà di esse , che si cambiarono le tante volte al mutare delle semplici circostanze di clima e di mezzo ; quante più se ne devon trovare in quegli sterminati sistemi , ove gli astri secondarii son rischiarati talora non da uno , ma da più Soli alternativamente , e dove le vicende climateriche succedentisi del caldo e del freddo devono essere estreme per le eccentricità delle orbite , e per le varie intensità assolute delle loro radiazioni , da cui neppure il nostro Sole è esente ! « Sarebbe però ben angusta veduta quella di voler modellato l ' Universo tutto sul tipo del nostro piccolo globo , mentre il nostro stesso relativamente microscopico sistema ci presenta tante varietà ; nè è filosofico il pretendere che ogni astro debba esser abitato come il nostro , e che in ogni sistema la vita sia limitata ai satelliti oscuri . È vero , che essa da noi non può esistere che entro confini di temperatura assai limitati , cioè tra 0° e 40°-45° gradi centesimali , ma chi può sapere se questi non sono limiti solo pei nostri organismi ? Tuttavia , anche con questi limiti , se essa non potrebbe esistere negli astri infiammati , questi astri maggiori avrebbero sempre nella creazione il grande ufficio di sostenerla , regolando il corso dei corpi secondarii mediante l ' attrazione delle loro masse , e di avvivarle colla luce e col calore . E qual sorpresa sarebbe , se fra tanti milioni , anche molti e molti di questi sistemi fossero deserti ? Non vediamo noi che sul nostro globo regioni , in proporzioni assai estese , sono incapaci di vita ? L ' immensità della fabbrica , non verrebbe perciò meno alla sua dignità , nè allo scopo inteso dell ' Architetto . « La vita empie l ' universo , e colla vita va associata l ' intelligenza ; e come abbondano gli esseri a noi inferiori , così possono in altre condizioni esisterne di quelli immensamente più capaci di noi . Fra il debole lume di questo raggio divino , che rifulge nel nostro fragile composto , mercè del quale potemmo pur conoscere tante meraviglie , e la sapienza dell ' autore di tutte le cose è una infinita distanza , che può essere intercalata da gradi infiniti delle sue creature , per le quali i teoremi , che per noi son frutto di ardui studi potrebbero essere semplici intuizioni » . Mi son permesso di trascrivere questo passo del Secchi , perchè è difficile dir più e meglio in sì poche parole . Ai nostri tempi la dottrina della pluralità dei mondi abitati da esseri viventi ed intelligenti ha trovato un ardente apostolo in Camillo Flammarion . Questo dotto ed immaginoso scrittore , nel quale la scienza copiosa ed ordinata dei fatti d ' osservazione non impedisce l ' esercizio di una fantasia potente e della più seducente eloquenza , già da trent ' anni va svolgendo la questione sotto i suoi varii aspetti in diverse opere , le quali e da chi consente , e da chi dubita si fanno leggere assai volentieri ( ) . Egli si è proposto di sottrarre questo tema alla fantasia dei poeti ed all ' arbitrio dei novellieri , e di circondare l ' ipotesi della pluralità dei mondi abitati con tutto l ' apparato scientifico , che oggi è possibile chiamare in suo soccorso ; di darle così tutto quel grado di logica consistenza e di probabilità empirica di cui è capare . « Faire converger toutes les lumières de la science vers ce grand point , la Vie universelle ; l ' éclairer dans son aspect réel ; établir ses rayonnements immenses et montrer qu ' il est le but mystérieux autour du quel gravite la création toute entière ; agrandir ainsi jusque par de là les bornes du visible le domaine de l ' existence vitale , si longtemps confiné à l ' atome terrestre ; déchirer les voiles qui nous cachaient le règne de l ' existence à la surface des mondes ; et sur la vie à l ' infini répandue permettre à la pensée de planer dans son auréole glorieuse ; c ' est là , selon nous , un problème , dont la solution importe à notre temps » . Questo è lo splendido programma al quale il cosmologo francese ha consacrato il suo ingegno e la sua varia coltura . Leggendo le sue pagine animate da calda eloquenza ed ardenti del desiderio dell ' ignoto , si è tratti ad esclamare coll ' Ettore virgiliano : Si Pergama dextra Defendi possent , certe hoc defensa fuissent Se fosse stato possibile dimostrare la esistenza della vita e dell ' intelligenza nei globi celesti con altri argomenti , che con quelli della diretta osservazione , nessuno più del Flammarion avrebbe meritato di farlo . Ma pur troppo è da confessare che , quanto a risultati di osservazione , finora abbiamo poche speranze e nessun fatto . La Luna , che di tutti gli astri è senza paragone il più prossimo a noi , e nella quale oggetti di 400 e 500 metri di diametro sono visibili senza troppa difficoltà nei potenti telescopi del tempo moderno , la Luna non ha dato fatti , e non dà neppure speranze . Più la si esamina , e più si ha ragione di credere , che sia un deserto di aride rupi , privo d ' ogni elemento necessario alla vita organica . Nè fatti , nè speranze si possono avere dallo studio della superficie di Venere , che fra tutti i pianeti è quello che può avvicinarsi maggiormente alla Terra . La sua atmosfera è perpetuamente ingombra di dense nuvole , le quali finora hanno impedito , ed impediranno probabilmente ancora per lunghi secoli ( se non per sempre ) di conoscere i particolari del suo corpo solido , e quanto su di esso avviene . Per ragioni non dissimili ( a cui si aggiunge la grande lontananza ) nulla avremo a sperare in quest ' ordine di idee dallo studio dei grandi pianeti superiori , Giove , Saturno , Urano , e Nettuno . Quanto a Mercurio , le sue osservazioni sono di una estrema difficoltà , avviluppato com ' egli è di continuo nella luce del Sole ; tanto , che solamente negli ultimi anni è stato possibile discernervi entro qualche macchia con sufficiente frequenza e determinare il vero periodo della sua rotazione . Non parliamo nè del Sole , nè delle stelle , nè delle comete , nè delle nebule ; tutti corpi , dei quali la costituzione fisica non sembra propria alla produzione e alla conservazione della vita , almeno nelle forme con cui noi l ' intendiamo . Tutte le nostre speranze si sono quindi poco a poco concentrate su Marte il solo astro che possa giustificarle sino ad un certo punto , siccome or ora si vedrà . Tali speranze si sono accresciute ed hanno raggiunto anzi presso alcuni un grado di esaltazione quasi febbrile , dopo che un esame accurato di quel pianeta ha fatto scoprire in esso alcuni cambiamenti , e un sistema di misteriose configurazioni , in cui con un po ' di buona volontà si potrebbe congetturare piuttosto il lavoro di esseri intelligenti , anzi che la semplice opera delle forze naturali inorganiche . L ' ultima grande apparizione di Marte ha dato origine ad espressioni entusiastiche di tali speranze , specialmente presso i Nordamericani ; i quali , possedendo nel loro Osservatorio di California il più gran cannocchiale che mai sia stato costrutto , avrebbero tutto il diritto al vanto di aver scoperto non solo un nuovo mondo , ma anche una nuova umanità . Ma in Francia l ' agitazione delle menti ispirata dal Flammarion ha prodotto effetti anche più straordinari : ivi con tutta serietà sono proposte ingenti somme come premio a chi sarà primo a dimostrare , per mezzo della diretta osservazione , che esistono in alcuno degli astri indizî certi di esseri intelligenti . In America poi ed in Francia si sta macchinando la costruzione di nuovi telescopi d ' inusata potenza , il costo dei quali si conterà per milioni . Fra tanti segni dei tempi questo almeno ci dà diritto a sperar bene dell ' avvenire . L ' ansietà con cui molti guardano alle tenebre del futuro non mi sembra in ogni parte giustificata . Non è vero che l ' età presente , più delle passate , manchi di elevati principi e di aspirazioni ideali . Il secolo decimonono può considerare con orgoglio quello che ha fatto ; il suo posto negli annali del progresso umano non sarà senza gloria . A costo d ' incredibili fatiche e di eroici sacrifizi esso ha compiuto ormai l ' esplorazione di tutta la superficie terrestre , sulle cui carte non restano che poche lacune . Penetrando nelle viscere del nostro pianeta , ha mostrato la storia delle trasformazioni a cui fu soggetto , ed ha rievocato dal loro sepolcro le infinite generazioni che lo popolarono per milioni di anni . Coll ' investigazione archeologica , collo studio dell ' etnografia e della filologia ha ritrovato i veri titoli di nobiltà del genere umano , e fatto risorgere alla luce del giorno i primi prodotti delle sue civiltà . Con estese associazioni di pazienti e di instancabili osservatori ha iniziato lo studio dell ' atmosfera , e delle sue leggi , che sarà uno dei grandi problemi del secolo XX . Ma tutto questo non gli è bastato ; e dopo aver proseguito energicamente nello studio dei cieli , della materia , e delle forze naturali l ' opera dei secoli anteriori e fondata la chimica degli astri , di cui prima pareva follia parlare ; ora aspira a più alta meta , e ansiosamente comincia a spiare , se qualche voce di simpatia e di fratellanza non ci possa venir dalle profondità cosmiche ; e per ottenerne indizio è pronto a spender per un solo telescopio più somme , di quante ne abbian spese in favore della scienza pura tutti i secoli precedenti insieme considerati . Ecco uno , un solo dei tanti aspetti nobili , moralmente grandiosi , poetici , sotto cui si presenterà alla posterità imparziale quel secolo , che allo spettatore unilaterale sembra essere per eccellenza il secolo della prosa , dell ' egoismo , della meccanica brutale , dei godimenti materiali . Noi siamo migliori di quello che crediamo essere ! La stessa difficoltà che proviamo ad esser contenti e soddisfatti di noi medesimi , è un segno di progresso e di forza . Ma torniamo al nostro argomento . II . Nella scala delle orbite planetarie , la Terra occupa , a partir dal Sole , il terzo posto e Marte il quarto . L ' orbita di Marte comprende quindi dentro di sè l ' orbita della Terra ; ed è di essa più grande nel rapporto di circa 3 a 2 . Ambedue le orbite sono di forma leggermente ovale , ma così per l ' una come per l ' altra la differenza fra il più grande e il più piccolo diametro è relativamente trascurabile : in altre parole , la differenza di queste orbite da un circolo perfetto è assai poca , tanto che occorrebbero disegni in molto grande scala per renderla sensibile a misure fatte col compasso . Il Sole non si trova nel centro nè dell ' una , nè dell ' altra , e questo difetto di centratura è assai maggiore per Marte che per la Terra . La Terra gira intorno al Sole in ragione di 30 chilometri per minuto secondo ; Marte in ragione di 24 chilometri . Essendo questi più lento , e dovendo percorrere un circolo più grande , impiega , a far il suo giro completo intorno al Sole , 687 giorni , quasi il doppio dei 365 che impiega la Terra a fare il proprio . Quindi appare subito manifesta la ragione per cui così di raro Marte rifulge in tutto il suo splendore . Movendosi i due astri intorno al Sole in periodi così differenti , per lo più si troveranno in parti molto distanti dello spazio celeste , e soltanto saranno vicini , quando l ' uno e l ' altro giaceranno nella medesima direzione a partir dal sole . Trovandosi allora i tre corpi ( Sole , Terra , Marte ) in linea retta , e la Terra ( come quella che è più vicina al Sole ) occupando il posto di mezzo , allo spettatore terrestre , Marte ed il Sole appariranno in plaghe opposte al cielo ; e questo intendono dire gli astronomi quando parlano di Marte in opposizione col Sole . Le epoche adunque in cui Marte si presenta a noi più vicino , sono quelle delle opposizioni , le quali ricorrono ad intervalli di circa ventisei mesi , o 780 giorni . Ma non in tutte le opposizioni Marte giunge ad avvicinarsi alla Terra in egual misura . Mentre l ' orbita della Terra è quasi esattamente centrata sul Sole , quella di Marte è invece notabilmente eccentrica : la loro proporzione e disposizione può vedersi rappresentata nella figura qui a lato , dove S rappresenta il Sole , il circolo minore è quello della Terra , il maggiore quello di Marte . Ora si vede subito , che quando i due pianeti si avvicinano fra loro nella parte più serrata dell ' intervallo fra le due orbite , la Terra essendo in T e Marte in M , si ha il massimo avvicinamento possibile , siccome ( con poca differenza ) è accaduto nel 1877 e nel 1892 , e di nuovo accadrà nel 1909 . Queste , che ricorrono ad intervalli alternati di 15 e di 17 anni , diconsi le grandi opposizioni . Marte allora è veramente stupendo a considerare coll ' occhio nudo , ma più ancora col telescopio . Tuttavia anche in tale favorevolissima posizione il suo diametro apparente non supera la settantacinquesima parte del diametro apparente del Sole o della Luna : così che occorre un telescopio amplificante 75 volte perchè in esso Marte si presenti come la Luna all ' occhio nudo . Ma nelle comuni opposizioni non si arriva neppure a tanto : e quando i due pianeti occupano i punti designati sulla figura con T ' M ' , la minima loro distanza T ' M ' è quasi doppia della TM . In queste opposizioni meno fortunate il massimo diametro apparente a cui Marte può arrivare non supera 1/150 del diametro lunare , ed è necessario amplificarlo 150 volte per vederlo come la Luna ad occhio nudo . La sua superficie apparente e la sua luce sono allora soltanto il quarto di quella che si vede nelle grandi opposizioni . Non conviene dunque illudersi su questi , che abbiam chiamato avvicinamenti di Marte alla Terra ; sono vicinanze relative , e la Luna , che pure dista da noi trenta diametri del globo terrestre , ha ancora su Marte un grandissimo vantaggio . Il 2 Settembre 1877 e il 6 Agosto 1892 , giorni delle ultime grandi opposizioni , ebbe luogo la minima distanza possibile del pianeta , che fu di quasi 57 milioni di chilometri e di 146 volte la distanza della Luna . Mentre adunque in questa un telescopio di mediocre potenza è capace di rilevare montagne , valli , circhi e crateri senza numero ed un ' infinità di altri particolari topografici ( ) , ben altro potere ottico sarà necessario , perchè si possano vedere distintamente in Marte anche soltanto le configurazioni delle macchie principali . L ' esperienza ha fatto vedere che non è difficile di rilevar nella Luna , col soccorso dei maggiori telescopi , un oggetto rotondeggiante di mezzo chilometro di diametro , o una striscia di 200 metri di larghezza . In Marte si può arrivare a distinguere come punto un oggetto rotondeggiante di 60 a 70 chilometri di diametro , e come linea sottile una striscia di 30 chilometri di larghezza . Il corso di un fiume come il Po sarebbe facile a distinguersi nella Luna su quasi tutta la sua lunghezza , ma nessuno dei maggiori fiumi della Terra riuscirebbe a noi visibile in Marte . E mentre nella Luna una città come Milano ( od anche soltanto Pavia ) sarebbe già un oggetto ben vidibile a noi , in Marte non potremmo sperare di vedere neppure Parigi e Londra , ed appena con molta attenzione sarebbe possibile distinguervi isole rotondeggianti della grandezza di Majorca , od isole allungate , grandi come Candia e Cipro . Non farà dunque meraviglia , che Galileo , i cui telescopi non superarono mai l ' amplificazione di 30 diametri , non abbia potuto fare in Marte alcuna scoperta . Primo ad osservare con qualche sicurezza le macchie di questo pianeta fu il celebre Ugenio , che le vide coll ' aiuto di telescopi lavorati da lui stesso , assai più perfetti e più grandi di quelli di Galileo ( 1656-1659 ) . Pochi anni dopo , Domenico Cassini a Bologna ( 1666 ) non solo riconobbe diverse macchie , ma dal loro rapido spostarsi sul disco fu condotto a scoprire la rotazione del pianeta intorno ad un asse obliquo , a similitudine della Terra : dalla qual rotazione definì la durata in 24 ore e 40 minuti . I telescopi usati da Cassini erano lavorati in Roma dal più celebre artefice ottico di quei tempi , Giuseppe Campani , i cui lavori godettero di un incontrastabile primato per quasi cent ' anni , fino a che per opera di Short , di Dollond e di Herschel tale vanto passò per qualche tempo all ' Inghilterra . E con telescopi di Campani fece Bianchini in Verona nel 1719 i primi disegni alquanto accurati delle macchie di Marte , scoprendo in esse particolari abbastanza difficili , quale per esempio la sottile penisola che nella carta annessa porta il nome di Hesperia . Verso la fine del secolo scorso Herschel e Schroeter dallo studio delle candide macchie polari del pianeta dedussero l ' obliquità del suo asse di rotazione rispetto al piano dell ' orbita , quell ' angolo , cioè , che per la Terra costituisce l ' obliquità dell ' eclittica , ed è poco diverso nell ' uno e nell ' altro pianeta . Così fu determinato anche per i due emisferi di Marte il corso periodico delle stagioni , e la legge delle variazioni dei climi , che tanta analogia mostrano con le nostre . Tutte queste osservazioni però non erano sufficienti a dare una descrizione completa della superficie di Marte . Come vero fondatore dell ' Areografia ( ) dobbiamo considerare il tedesco Maedler , il quale nel 1830 , valendosi di un perfettissimo telescopio di Fraunhofer ( celebre ottico di Monaco , per cui opera il primato nella costruzione dei telescopi passò verso il 1820 alla Germania ) , vide e descrisse le macchie del pianeta incomparabilmente meglio che tutti gli astronomi anteriori . Maedler fu il primo a determinare con misure bene ordinate la posizione di un certo numero di punti principali sulla superficie di Marte rispetto all ' equatore e ad un primo meridiano , che è quello notato zero sull ' annessa carta . Ordinando rispetto a questi punti le diverse particolarità topografiche riuscì a costruire la prima carta areografica : la quale , comechè ancora incompleta e necessariamente limitata a poche macchie principali , è tuttavia monumento onorevole della sua cura e diligenza , e rappresenta per la descrizione di Marte quello che 2000 anni fa la carta di Eratostene fu per la geografia terrestre . Questa carta per più di 30 anni fu non soltanto la migliore , ma anzi l ' unica ; e soltanto verso il 1860 si cominciò a fare nello studio del pianeta qualche progresso ulteriore , specialmente per le osservazioni di Secchi , Dawes , Kaiser , e Lockyer . Da quell ' epoca e specialmente a partire dalla grande opposizione del 1862 quei progressi si vennero accelerando , ed a ciò contribuirono non poco i grandissimi telescopi , che negli ultimi tempi gli ottici , specialmente quelli d ' America , hanno imparato a costruire ( ) . Dalla comparazione di tutte le nuove ed antiche osservazioni risultò come primo fatto importante , che la forma e disposizione delle macchie del pianeta è invariabile nei suoi tratti principali , com ' è sulla Terra la distribuzione dei mari e della parte asciutta . Noi possiamo , per esempio , riconoscere nei disegni di Ugenio ( 1659 ) il golfo appellato Gran Sirte ( vedi l ' annessa carta ) ; nei disegni di Maraldi ( 1704 ) il Mare Cimmerio e il Mare delle Sirene ; nei disegni di Bianchini ( 1719 ) il Mare Tirreno e la penisola Esperia . Anche le posizioni dei punti principali determinate da Maedler ( 1830 ) , da Kaiser ( 1862 ) e da me ( 1877-1879 ) si accordano fra loro in modo da escludere affatto l ' idea di Schroeter , che le macchie di Marte siano nuvole o formazioni atmosferiche transitorie , come certamente sono quelle di Giove e di Saturno . Marte ha dunque una topografia stabile , come la Terra e la Luna , e per quanto si può sapere , anche Mercurio . Tale stabilità si ravvisa tuttavia per Marte soltanto nelle forme generali , e non si estende agli ultimi particolari . Osservazioni continuate han posto fuor d ' ogni dubbio negli ultimi tempi che molte regioni mutano di colore fra certi limiti , secondo la stagione che domina su quei luoghi , e secondo l ' inclinazione , con cui sono percossi dai raggi solari . Tali mutazioni di colori hanno certamente luogo anche per molte parti della Terra , e sarebbero visibili ad uno spettatore collocato in Marte . Ma si osserva in questo una cosa , che certamente sulla Terra non ha luogo : i contorni delle grandi macchie possono subire cioè leggiere mutazioni , piccole rispetto alle dimensioni delle macchie stesse , ma pur tuttavia abbastanza grandi per rendersi cospicue anche a noi . Anche questi contorni non sono sempre ugualmente ben definiti . Molte minutissime particolarità si vedono meglio in certe epoche , e meno bene in certe altre ; e possono da un tempo all ' altro anche variar d ' aspetto e di forma , senza che tuttavia si possa concepire alcun dubbio sulla loro identità . E finalmente è da notare , che Marte ha un ' atmosfera abbastanza densa , ed una propria meteorologia , come sarà spiegato più innanzi . Tutte queste variazioni annunziano un sistema grandioso di processi naturali , che conferisce allo studio di Marte un interesse molto più grande di quello che deriverebbe dal semplice studio topografico di una superficie immutabile ed inerte , come sembra esser quella della Luna . Insomma il pianeta non è un deserto di arido sasso ; esso vive , e la sua vita si manifesta alla superficie con un insieme molto complicato di fenomeni , ed una parte di questi fenomeni si sviluppa su scala abbastanza grande per riuscire osservabile agli abitatori della Terra . Vi è in Marte un mondo intiero di cose nuove da studiare , eminentemente proprie a destare la curiosità degli osservatori e dei filosofi , le quali daranno da lavorare a molti telescopi per molti anni , e saranno un grande impulso al perfezionamento dell ' Ottica . Tale è la varietà e la complicazione dei fenomeni , che soltanto uno studio completo e paziente potrà rischiarare le leggi secondo cui quelli si producono , e condurre a conclusioni sicure e definite sulla costituzione fisica di un mondo tanto analogo al nostro sotto certi rispetti , e pur sotto altri tanto diverso . Non si creda tuttavia di poter accedere a questo studio così attraente senza aiuto ottico proporzionato alla difficoltà della cosa . La sempre grande distanza del pianeta , e la piccolezza relativa ( ) del medesimo non permettono di usare con molto frutto amplificazioni inferiori a 200 e 300 , nè telescopi di lente obbiettiva inferiore in diametro a 20 centimetri : questo nelle grandi opposizioni , come quelle del 1877 e del 1892 . Ma nelle opposizioni meno favorevoli ( ed in quelle appunto suole Marte dispiegare i suoi fenomeni più curiosi ) lo studio dei più delicati particolari non si può far bene con amplificazioni minori di 500 e 600 diametri , quali si possono avere soltanto da telescopi dell ' apertura di 40 centimetri o più . Le due carte annesse sono state fatte appunto con istrumenti della forza che ho detto . L ' emisfero australe , il quale a causa dell ' inclinato asse di Marte suole presentarsi meglio alla nostra vista nelle grandi opposizioni , che nelle altre , è stato rilevato principalmente negli anni 1877-1879 , con un telescopio di 22 centimetri d ' apertura . Ma per l ' emisfero boreale , che si presenta in prospettiva conveniente soltanto nelle opposizioni meno favorevoli , si è potuto negli anni 1888 e 1890 approfittare di un istrumento molto più grande , il cui vetro obbiettivo ha 49 centimetri di diametro , e permette di spingere l ' amplificazione di Marte fino a 500 e 650 . Non senza qualche interesse vedrà il lettore rappresentato nell ' annessa pagina quest ' ultimo istrumento , il più potente che sia uscito delle officine di Germania . La sua collocazione a Brera fu decretata dal Re e dal Parlamento nel 1878; ogni volta che lo consideriamo esso richiama a noi la memoria di quell ' uomo non facilmente dimenticabile , che fu Quintino Sella , ai cui uffici la Specola di Milano deve questo suo principale ornamento . La lente obbiettiva , lavorata in Monaco da Merz successore di Fraunhofer , ha 49 centimetri di diametro nella parte libera ; la macchina che porta il telescopio e permette di dirigere con tutta facilità in cinque minuti la gran mole verso qualunque plaga del cielo , è un vero prodigio della meccanica moderna e fu lavorata in Amburgo dai fratelli Repsold . La sua parte mobile ( che son parecchie tonnellate di metallo ) può essere mossa dalla pressione di un dito ed aggiustato su qualunque astro colla stessa esattezza che si potrebbe ottenere per il più delicato microscopio . Un meccanismo d ' orologio la porta in giro insieme al cielo intorno all ' asse del mondo , per guisa , che diretto il telescopio ad un astro , segue di questo la rivoluzione diurna , e l ' astro appare immobile nel campo telescopico per tutto il tempo che si vuole . I molti organi sussidiari , che si veggono nella parte inferiore del tubo a portata dell ' osservatore , servono alle diverse specie di operazioni , che con questo strumento si devono compiere . È questo il massimo dei telescopi esistenti in Italia ( ) ma otto o dieci altri di esso maggiori sono stati costrutti o si stanno costruendo in diverse parti . Fra tutti giganteggia quello dell ' Osservatorio di California , eretto sulla cima del Monte Hamilton , presso S . Francisco per legato di James Lick , ricco negoziante , che in tal modo volle assicurata presso i posteri la sua memoria . L ' obbiettivo di questo colosso dell ' ottica moderna ha 91 1/2 centimetri di diametro , e da sè solo è costato l ' egregia somma di 50 mila dollari ( 275000 lire a un dipresso ) . Tutto l ' istrumento è , nella sua generale disposizione , poco dissimile da quello che qui sopra fu descritto , ma è due volte più grande in ogni dimensione . Ma fra non molto il telescopio Californiano sarà superato da un altro , per il quale già si hanno fusi i vetri in America : questo avrà non meno di 102 centimetri d ' apertura , ed il suo costo è calcolato in 200 mila dollari (1.100.000 lire ) . E sarà collocato , non già nei climi variabili della nostra zona temperata , e tanto meno poi in mezzo al fumo e alla luce elettrica di una città grande ; ma sopra una mediocre elevazione delle Ande peruviane , in un clima sereno , di aria tranquilla e temperata , benchè posto nella zona torrida . Quanto al telescopio di tre metri di diametro che si vuoi preparare in Francia per l ' esposizione del 1900 , e sul quale già si è mosso tanto rumore , aspetteremo a parlarne quando sarà fatto . Non ha da essere un telescopio a vetri , come i precedenti , ma un telescopio riflettore nel quale la lente obbiettiva sarà surrogata da un grande specchio . Senza dubbio , la maggior facilità e la minore spesa di questa maniera di telescopio permetterà di raggiungere dimensioni molto maggiori che colle lenti di vetro : anzi esistono già in Inghilterra ed in Francia parecchi di tali strumenti da uno a due metri di diametro , i quali prestano utillissimi servizi in molte ricerche e segnatamente in tutte quelle che richiedono gran copia di luce senza molto riguardo alla precisione dell ' immagine ottica : per esempio nello studio del calore lunare e nella chimica celeste . Ma quanto a visione distinta , gli specchi di grande dimensione finora si son dimostrati troppo inferiori alle lenti di corrispondente potenza : e riguardo all ' esplorazione dei mondi planetari non sarà permesso di fondare sul futuro telescopio di Parigi molto grandi speranze . III . Già i primi Astronomi , che studiarono Marte col telescopio , ebbero occasione di notare sul contorno del suo disco due macchie bianco - splendenti di forma rotondeggiante e di estensione variabile . In progresso di tempo fu osservato , che mentre le macchie comuni di Marte si spostano rapidamente in conseguenza della sua rotazione diurna , mutando in poche ore di posizione e di prospettiva ; quelle due macchie bianche rimangono sensibilmente immobili al loro posto . Si concluse giustamente da questo , dover esse occupare i poli di rotazione del pianeta , o almeno trovarsi molto prossime a quei poli . Perciò furono designate col nome di macchie o calotte polari . E non senza fondamento si è congetturato , dover esse rappresentare per Marte quelle immense congerie di nevi e di ghiacci , che ancor oggi impediscono ai navigatori di giungere ai poli della terra . A ciò conduce non solo l ' analogia d ' aspetto e di luogo , ma anche un ' altra osservazione importante . Come è noto dai principî di cosmografia , l ' asse della terra è inclinato sul piano dell ' orbe che essa descrive intorno al sole ; l ' equatore pertanto non coincide al piano di detto orbe , ma è inclinato rispetto ad esso piano dell ' angolo di 23 1/2 gradi , detto l ' obliquità dello zodiaco o dell ' eclittica . Ed è noto pure , come da questa semplice e quasi accidentale circostanza tragga origine una varietà di fatti , che sono del più grande influsso sui climi dei diversi paesi , producendo l ' estate e l ' inverno , e la diversa durata dei giorni e delle notti . Ora lo stesso precisamente avviene in Marte . Il suo equatore è inclinato rispetto al piano dell ' orbita di quasi 25 gradi ; e da tal disposizione ha origine la stessa vicenda delle stagioni e dell ' irradiamento solare , la stessa varietà di climi e di giorni , che ha luogo sulla Terra . Marte ha dunque le sue zone climatiche , i suoi equinozi e i suoi solstizi , e simili vicende d ' illuminazione . Per quanto concerne la durata dei giorni e delle notti il parallelismo è quasi completo nella zona torrida e nelle temperate : perchè mentre il giorno terrestre solare è di 24 ore , il giorno solare di Marte è di 24 ore e quaranta minuti prossimamente . Circa l ' andamento delle stagioni e delle lunghe giornate e notti del polo vi è questa differenza , che le nostre stagioni durano tre mesi ciascuna , quelle di Marte hanno una durata poco men che doppia , di 171 giorni in media : e i giorni e le notti del polo , che presso di noi sono di sei mesi a un dipresso in Marte durano per un medio undici mesi ( ) . Tal differenza è dovuta a questo principalmente , che l ' anno di Marte è di 687 giorni terrestri , mentre il nostro è di soli 365 . Così stando le cose , è manifesto , che se le suddette macchie bianche polari di Marte rappresentano nevi e ghiacci , dovranno andar decrescendo di ampiezza col sopravvenire dell ' estate in quei luoghi , ed accrescersi durante l ' inverno . Or questo appunto si osserva nel modo più evidente . Nel secondo semestre dell ' anno decorso 1892 fu in prospetto la calotta del polo australe ; durante quell ' intervallo , e specialmente nei mesi di Luglio e d ' Agosto , anche osservando con cannocchiali affatto comuni era chiarissima di settimana in settimana la sua rapida diminuzione ; quelle nevi ( ora ben possiamo chiamarle tali ) , che da principio giungevano fino al 70.° parallelo di latitudine , e formavano una calotta di oltre 2000 chilometri di diametro , si vennero progressivamente ritraendo al punto , che due o tre mesi dopo pochissimo più ne rimaneva , una estensione di forse 300 chilometri al maximum ; e anche meno se ne vede adesso , negli ultimi giorni del 1892 . In questi mesi l ' emisfero australe di Marte ebbe la sua estate ; il solstizio estivo essendo avvenuto il 13 Ottobre . Corrispondentemente ha dovuto accrescersi la massa delle nevi intorno al polo boreale ; ma il fatto non fu osservabile , trovandosi quel polo nell ' emisfero di Marte opposto a quello che riguarda la Terra . Lo squagliarsi delle nevi boreali è stato invece osservabile negli anni 1882 , 1884 , 1886 . Queste osservazioni del crescere e decrescere alterno delle nevi polari , abbastanza facili anche con cannocchiali di mediocre potenza , diventano molto più interessanti ed istruttive , quando se ne seguano assiduamente le vicende nei più minuti particolari , usando di strumenti maggiori . Si vede allora lo strato nevoso sfaldarsi successivamente agli orli ; buchi neri e larghe fessure formarsi nel suo interno ; grandi pezzi isolati , lunghi e larghi molte miglia staccarsi dalla massa principale , e sparire sciogliendosi poco dopo . Si vedono insomma presentarsi qui d ' un colpo d ' occhio quelle divisioni e quei movimenti dei campi ghiacciati , che succedono durante l ' estate delle nostre regioni artiche secondo le descrizioni degli esploratori . Le nevi australi offrono questa particolarità , che il centro della loro figura irregolarmente rotondeggiante non cade proprio sul polo , ma in un altro punto , che è sempre press ' a poco il medesimo , e dista dal polo di circa 300 chilometri nella direzione del Mare Eritreo . Da questo deriva , che quando l ' estensione delle nevi è ridotta ai minimi termini , il polo australe di Marte ne rimane scoperto ; e quindi forse il problema di raggiungerlo è su quel pianeta più facile che sulla Terra . Le nevi australi sono in mezzo di una gran macchia oscura , che colle sue ramificazioni occupa circa un terzo di tutta la superficie di Marte , e si suppone rappresenti l ' Oceano principale di esso . Se questo è , l ' analogia con le nostre nevi artiche ed antartiche si può dire completa , e specialmente colle antartiche . La massa delle nevi boreali di Marte è invece centrata quasi esattamente sul polo ; essa è collocata nelle regioni di color giallo , che soglionsi considerare come i continenti del pianeta . Da ciò nascono fenomeni singolari , che non hanno sulla Terra alcun confronto . Allo squagliarsi delle nevi accumulate su quel polo durante la lunghissima notte di dieci mesi e più , le masse liquide prodotte in tale operazione si diffondono sulla circonferenza della regione nevata , convertendo in mare temporaneo una larga zona di terreno circostante ; e riempiendo tutte le regioni più basse producono una gigantesca inondazione , la quale ad alcuni osservatori diede motivo di supporre in quella parte un altro Oceano , che però in quel luogo non esiste , almeno come mare permanente . Vedesi allora ( l ' ultima occasione a ciò opportuna fu nel 1884 ) la macchia bianca delle nevi circondata da una zona oscura , la quale segue il perimetro delle nevi nella loro progressiva diminuzione , e va con esso restringendosi sopra una circonferenza sempre più angusta . Questa zona si ramifica dalla parte esterna con strisce oscure , le quali occupano tutta la regione circostante , e sembrano essere i canali distributori , per cui le masse liquide ritornano alle loro sedi naturali . Nascono in quelle parti laghi assai estesi , come quello segnato sulla carta col nome di Lacus Hyperboreus ; il vicino mare interno detto Mare Acidalio , diventa più nero e più appariscente . Ed è a ritenere come cosa assai probabile , che lo scolo di queste nevi liquefatte sia la causa che determina principalmente lo stato idrografico del pianeta , e le vicende che nel suo aspetto periodicamente si osservano . Qualche cosa di simile si vedrebbe sulla Terra , quando uno dei nostri poli venisse a collocarsi subitamente nel centro dell ' Asia o dell ' Africa . Come stanno oggi le cose , possiamo trovare un ' immagine microscopica di questi fatti nel gonfiarsi che si osserva dei nostri torrenti allo sciogliersi dei nevai alpini . I viaggiatori delle regioni artiche hanno frequente occasione di notare , come lo stato dei ghiacci polari nel principio della state , ed ancor al principio di Luglio , è sempre poco favorevole al progresso dei viaggiatori ; la stagione migliore per le esplorazioni è nel mese di Agosto , e Settembre è il mese , in cui l ' ingombro dei ghiacci è minimo . Così pure nel Settembre sogliono essere le nostre Alpi più praticabili che in ogni altra epoca . E la ragione ne è chiara ; lo scioglimento delle nevi richiede tempo ; non basta l ' alta temperatura , bisogna che essa continui , ed il suo effetto sarà tanto maggiore , quanto più prolungato . Se quindi noi potessimo rallentare il corso delle stagioni , così che ogni mese durasse sessanta giorni invece di trenta ; nell ' estate in tal modo raddoppiata lo scioglimento dei ghiacci progredirebbe molto di più e forse non sarebbe esagerazione il dire che la calotta polare al fine della calda stagione andrebbe interamente distrutta . Ma non si può dubitare ad ogni modo , che la parte stabile di tale calotta sarebbe ridotta a termini molto più angusti , che oggi non si veda . Ora questo appunto succede in Marte . Il lunghissimo anno quasi doppio del nostro permette ai ghiacci di accumularsi durante la notte polare di 10 o 12 mesi in modo , da scendere sotto forma di strato continuo fino al parallelo 70° ed anche più basso ; ma nel giorno che segue di 12 o 10 mesi il Sole ha tempo di liquefare tutta o quasi tutta quella neve di recente formazione , riducendola a sì poca estensione , da sembrare a noi nulla più che un punto bianchissimo . E forse tali nevi si struggono intieramente , ma di questo finora non si ha alcuna sicura osservazione . Altre macchie bianche di carattere transitorio e di disposizione meno regolare si formano sull ' emisfero australe nelle isole vicine al polo ; e così pure nell ' emisfero opposto regioni biancheggianti appaiono talvolta intorno al polo boreale fino al 50° e 55° parallelo . Sono forse nevicate effimere , simili a quelle che si osservano nelle nostre latitudini . Ma anche nella zona torrida di Marte si vedono talora piccolissime macchie bianche più o meno persistenti , fra le quali una fu da me veduta in tre opposizioni consecutive ( 1877-1882 ) nel punto segnato sui nostri planisferi dalla longitudine 268° e dalla latitudine 16° nord . Forse è permesso congetturare in questi luoghi la esistenza di montagne capaci di nutrire vasti ghiacciai . L ' esistenza di tali montagne è stata supposta anche da alcuni recenti osservatori , sul fondamento di altri fatti . Quanto si è narrato delle nevi polari di Marte prova in modo incontrastabile , che questo pianeta , come la Terra , è circondato da un ' atmosfera capace di trasportar vapori da un luogo all ' altro . Quelle nevi infatti sono precipitazioni di vapori condensati dal freddo e colà successivamente portati ; ora come portati , se non per via di movimenti atmosferici ? L ' esistenza di un ' atmosfera carica di vapori è stata confermata anche dalle osservazioni spettrali , principalmente da quelle di Vogel ; secondo il quale tale atmosfera sarebbe di composizione poco diversa dalla nostra , e sopratutto molto ricca di vapore acqueo . Fatto questo sommamente importante , perchè ci dà il diritto di affermare con molta probabilità , che d ' acqua e non d ' altro liquido siano i mari di Marte e le sue nevi polari . Quando sarà assicurata sopra ogni dubbio questa conclusione , un ' altra ne discenderà non meno grave ; che le temperature dei climi marziali , malgrado la maggior distanza dal Sole , sono del medesimo ordine che le temperature terrestri . Perchè se fosse vero quanto fu supposto da alcuni investigatori , che la temperatura di Marte sia in media molto bassa ( di 50° a 60° sotto lo zero ! ) non potrebbe più il vapor acqueo essere uno degli elementi principali dell ' atmosfera di Marte , nè potrebbe l ' acqua essere uno dei fattori importanti delle sue vicende fisiche ; ma dovrebbe lasciare il luogo all ' acido carbonico o ad altro liquido , il cui punto di congelazione sia molto più basso . Gli elementi della meteorologia di Marte sembrano dunque aver molta analogia con quelli della meteorologia terrestre . Non mancano però , come è da aspettarsi , le cause di dissomiglianza . Anche qui , da circostanze di piccol momento trae la Natura un ' infinita varietà nelle sue operazioni . Di grandissima influenza dev ' esser la diversa maniera , con cui in Marte e sulla Terra veggonsi ordinati i mari ed i continenti ; su di che uno sguardo alla carta dice più che non si farebbe con molte parole . Già abbiamo accennato al fatto delle straordinarie inondazioni periodiche , che ad ogni rivoluzione di Marte ne allagano le regioni polari boreali allo sciogliersi delle nevi : aggiungeremo ora , che queste inondazioni diramate a grandi distanze per una rete di numerosi canali , forse costituiscono il meccanismo principale ( se non unico ) , per cui l ' acqua ( e con essa la vita organica ) può diffondersi sulla superficie asciutta del pianeta . Perchè infatti su Marte piove molto raramente , o forse anche non piove affatto . Ed eccone la prova . Portiamoci coll ' immaginazione nello spazio celeste , in un punto distante dalla Terra così , da poterla abbracciare d ' un solo colpo d ' occhio . Molto andrebbe errato colui , che sperasse veder di là riprodotta in grande scala la immagine dei nostri continenti coi loro golfi ed isole e coi mari che li circondano , quale si vede nei nostri globi artificiali . Qua e là senza dubbio si vedrebbero trasparire sotto un velo vaporoso le note forme , o parti di esse . Ma una buona parte ( forse la metà ) della superficie sarebbe fatta invisibile da immensi campi di nuvole , continuamente variabili di densità , di forma e di estensione . Tale ingombro , più frequente e più continuato nelle regioni polari , impedirebbe ancora per circa la metà del tempo , la vista delle regioni temperate , distribuendosi su di esse in capricciose e perpetuamente variate configurazioni ; sui mari della zona torrida si vedrebbe disposto in lunghe fasce parallele , corrispondenti alle zone delle calme equatoriali e tropicali . Per uno spettatore posto nella Luna , lo studio della nostra geografia non sarebbe un ' impresa tanto semplice , quanto si potrebbe immaginare . Nulla di questo in Marte . In ogni clima e sotto ogni zona la sua atmosfera è quasi perpetuamente serena e trasparente abbastanza per lasciar riconoscere a qualunque momento i contorni dei mari e dei continenti , e per lo più anche le configurazioni minori . Non già che manchino vapori di un certo grado di opacità ; ma ben poco impedimento danno essi allo studio della topografia del pianeta . Qua e là vedonsi comparire di quando in quando alcune chiazze biancastre , mutar di posizione e di forma , di raro estendersi sopra aree alquanto ampie ; esse prediligono di preferenza alcune regioni , come le isole del Mare Australe e sui continenti le parti segnate sulla carta coi nomi di Elysium e di Tempe . Il loro candore generalmente diminuisce e scompare nelle ore meridiane del luogo , e si rinforza la mattina e la sera con vicenda molto spiccata . È possibile che siano strati di nuvole , perchè così bianche appajono pure le nubi terrestri nella parte superiore illuminata dal Sole . Però diverse osservazioni conducono a pensare , che si tratti piuttosto di sottili veli di nebbia , anzichè di veri nembi apportatori di temporali e di piogge : se pure non sono temporanee condensazioni di vapore sotto forma di rugiada o di brina . Adunque , per quanto è lecito argomentare dalle cose osservate , il clima di Marte nel suo generale complesso dovrebbe rassomigliare a quello delle giornate serene nelle alte montagne . Di giorno un ' insolazione fortissima , quasi punto mitigata da nuvole o da vapori ; di notte una copiosa irradiazione del suolo verso lo spazio celeste , e quindi un grande raffreddamento . Da ciò un clima eccessivo e grandi sbalzi di temperatura dal giorno alla notte e da una stagione all ' altra . E come sulla Terra ad altezze di 5000 e 6000 metri i vapori dell ' atmosfera più non si condensano che sotto forma solida , formando quelle masse biancastre di diacciuoli sospesi , che si chiamano cirri ; così nell ' atmosfera di Marte saranno raramente possibili ( od anche non saranno possibili ) vere agglomerazioni di nuvole capaci di dar luogo a piogge di qualche momento . Lo squilibrio di temperatura fra una stagione ed un ' altra sarà poi accresciuto notabilmente dalla lunga durata delle medesime ; e così si comprende la grande coagulazione e dissoluzione di nevi , che si rinnova intorno ai poli ad ogni rivoluzione compiuta dal pianeta intorno al Sole . IV . Come le nostre carte dimostrano ( ) , nella sua generale topografia Marte non presenta alcuna analogia colla Terra . Un terzo della sua superficie è occupato dal gran Mare Australe , che è sparso di molte isole , e spinge entro ai continenti golfi e ramificazioni di varia forma ; al suo sistema appartiene un ' intiera serie di piccoli mari interni , dei quali l ' Adriatico ed il Tirreno comunicano con esso per ampie bocche , mentre il Cimmerio , quello delle Sirene , e il Lago del Sole non hanno con esso relazione che per mezzo di angusti canali . Si noterà nei quattro primi una disposizione parallela , che certo non è accidentale , come pure non senza ragione è la corrispondente positura delle penisole Ausonia , Esperia ed Atlantide . Il colore dei mari di Marte è generalmente bruno misto di grigio , non sempre però di uguale intensità in tutti i luoghi , nè nel medesimo luogo è uguale in ogni tempo . Dal nero completo si può scendere al grigio chiaro ed al cinereo . Tal diversità di colore può aver origine da varie cause , e non è senza analogia anche sulla Terra , dove è noto che i mari delle zone calde sogliono essere più oscuri che i mari più vicini al polo . Le acque del Baltico , per esempio , hanno un color luteo chiaro , che non si osserva nel Mediterraneo . E così pure nei mari di Marte si vede il colore farsi più cupo quando il sole si avvicina alla loro verticale e l ' estate comincia a dominare in quelle regioni . Tutto il resto del pianeta fino al polo Nord è occupato dalle masse dei continenti , nelle quali , salvo alcune aree di estensione relativamente piccola , predomina il colore aranciato , che talvolta sale al rosso più cupo , altre volte scende al giallo ed al biancastro . La varietà di questa colorazione è in parte d ' origine meteorica , in parte può dipendere dalla diversa natura del suolo , e sulle sue cause ancora non è possibile appoggiare ipotesi molto fondate . Neppure è nota la causa di questo predominio delle tinte rosse e gialle sulla superficie del vecchio Pyrois . Alcuno ha creduto di attribuire questa colorazione all ' atmosfera del pianeta , attraverso alla quale si vedrebbe colorata la superficie di Marte , come rosso diventa un oggetto terrestre qualsiasi , veduto a traverso vetri di tal colore . Ma a ciò si oppongono più fatti , fra gli altri questo , che le nevi polari appajono sempre del bianco più puro , benchè i raggi di luce da esse derivati attraversino due volte l ' atmosfera di Marte sotto una grande obliquità . Noi dobbiamo dunque concludere che i continenti marziali ci appajono rossi e gialli , perchè tali veramente sono . Oltre a queste regioni oscure e luminose , che noi abbiamo qualificato per mari e continenti , e la cui natura ormai non lascia luogo che a poco dubbio , alcune altre ne esistono , veramente poco estese , di natura anfibia , le quali talvolta ingialliscono e sembrano continenti , in altri tempi vestono il bruno ( anche il nero in certi casi ) e assumono l ' apparenza dei mari ; mentre in altre epoche la loro colorazione intermedia lascia dubitare a qual classe di regioni esse appartengano . Quasi tutte le isole sparse nel Mare Australe e nel Mare Eritreo appartengono a questa categoria , così pure le lunghe penisole chiamate Regioni di Deucalione e di Pirra , e in contiguità del Mare Acidalio le regioni sognate coi nomi di Baltia e di Nerigos . L ' idea più naturale e più conforme all ' analogia sembra quella di supporre in esse vaste lagune , su cui variando le profondità dell ' acqua si produca la diversità del colore , predominando il giallo in quelle parti dove la profondità del velo liquido è ridotta a poco od anche a niente , e il colore bruno più o meno oscuro nei luoghi dove le acque sono tanto alte da assorbire molta luce e da rendere più o meno invisibile il fondo . Che l ' acqua del mare o qualsiasi acqua profonda e trasparente veduta dall ' alto appaja tanto più oscura quanto maggiore è l ' altezza dello strato liquido , e che le terre in confronto di esse appajano chiare sotto l ' illuminazione del Sole , è cosa nota e confermata da certissime ragioni fisiche . Chi viaggia nelle Alpi spesso ha occasione di convincersene , vedendo dalle cime neri come l ' inchiostro stendersi sotto i suoi piedi i profondi laghetti di cui sono seminate , in confronto dei quali luminose appajono anche le rupi più nereggianti percosse dal sole ( ) . Non senza fondamento adunque abbiamo finora attribuito alle macchie oscure di Marte la parte di mari e quella di continenti alle aree rosseggianti che occupano quasi i due terzi di tutto il pianeta , e troveremo più tardi altre ragioni che confermano tal modo di vedere . I continenti formano nell ' emisfero boreale una massa quasi unica e continua , sola eccezione importante essendo il gran lago detto Mare Acidalio , del quale l ' estensione pare mutarsi secondo i tempi e connettersi in qualche modo colle inondazioni che dicemmo prodotte dallo sciogliersi delle nevi intorno al polo boreale . Al sistema del Mare Acidalio appartiene senza dubbio il lago temporario denominato Iperboreo ed il Lago Niliaco : quest ' ultimo ordinariamente separato dal Mare Acidalio per mezzo di un istmo o diga regolare , la cui continuità soltanto nel 1888 fu vista interrompersi per qualche tempo . Altre macchie oscure minori si trovano qua e là nella parte continentale , le quali potrebbero rappresentare dei laghi , ma non certo laghi permanenti come i nostri ; tanto sono variabili d ' aspetto e di grandezza secondo le stagioni , al punto da scomparire affatto in date circostanze . Il Lago Ismenio , quello della Luna , il Trivio di Caronte e la Propontide sono i più cospicui e i più durevoli . Ve ne sono di piccolissimi , quali il Lago Meride e il Fonte di Gioventù , che nella loro maggiore appariscenza non superano i 100 o 150 chilometri di diametro e contano fra gli oggetti più difficili del pianeta . Tutta la vasta estensione dei continenti è solcata per ogni verso da una rete di numerose linee o strisce sottili di color oscuro più o meno pronunziato , delle quali l ' aspetto è molto variabile . Esse percorrono sul pianeta spazi talvolta lunghissimi con corso regolare , che in nulla rassomiglia l ' andamento serpeggiante dei nostri fiumi ; alcune più brevi non arrivano a 500 chilometri , altre invece si estendono a più migliaja , occupando un quarto ed anche talvolta un terzo di tutto il giro del pianeta . Alcuna di esse è abbastanza facile a vedere , e più di tutte quella che è presso l ' estremo limite sinistro delle nostre carte , designata col nome di Nilosyrtis : altre invece sono estremamente difficili , e rassomigliano a tenuissimi fili di ragno tesi attraverso al disco . Quindi molto varia è altresì la loro larghezza , che può raggiungere 200 od anche 300 chilometri per la Nilosirte , mentre per altre forse non arriva a 30 chilometri . Queste linee o strisce sono i famosi canali di Marte , di cui tanto si è parlato . Per quanto si è fino ad oggi potuto osservare , sono certamente configurazioni stabili del pianeta ; la Nilosirte è stata veduta in quel luogo da quasi cent ' anni , ed alcune altre da trent ' anni almeno . La loro lunghezza e giacitura è costante , o non varia che entro strettissimi limiti ; ognuna di esse comincia e finisce sempre fra i medesimi termini . Ma il loro aspetto e il loro grado di visibilità sono assai variabili per tutte da un ' opposizione ad un altra , anzi talvolta da una settimana all ' altra ; e tali variazioni non hanno luogo simultaneamente e con ugual legge per tutte , ma nel più dei casi succedono quasi a capriccio , od almeno secondo regole non abbastanza semplici per essere subito intese da noi . Spesso una o più diventano indistinte od anche affatto invisibili , mentre altre loro vicine ingrossano al punto da diventar evidenti anche in cannocchiali di mediocre potenza . La prima delle nostre carte presenta tutte quelle che sono state vedute in una lunga serie di osservazioni ; essa tuttavia non corrisponde all ' aspetto di Marte in alcuna epoca , perchè generalmente soltanto poche sono visibili di un tratto ( ) Ogni canale ( per ora chiamiamoli così ) alle sue estremità sbocca o in un mare , od in un lago , od in un altro canale , o nell ' intersezione di più altri canali . Non si è mai veduto uno di essi rimaner troncato nel mezzo del continente , rimanendo senza uscita e senza continuazione . Questo fatto è della più alta importanza . I canali possono intersecarsi fra di loro sotto tutti gli angoli possibili ; ma di preferenza convergono verso le piccole macchie cui abbiamo dato il nome di laghi . Per esempio sette se ne veggono convergere nel Lago della Fenice , otto nel Trivio di Caronte , sei nel Lago della Luna , sei nel Lago Ismenio . L ' aspetto normale di un canale è quello di una striscia quasi uniforme nera o almeno di colore oscuro simile a quello dei mari , in cui la regolarità del generale andamento non esclude piccole diversità di larghezza e piccole sinuosità nei due contorni laterali . Spesso avviene che tal filetto oscuro , mettendo capo al mare , si allarghi in forma di tromba , formando una vasta baja , simile agli estuari di certi fiumi terrestri : il Golfo delle Perle , il Golfo Aonio , il Golfo dell ' Aurora , e i due corni del Golfo Sabeo sono così formati dalla foce di uno o più canali sboccanti nel Mare Eritreo o nel Mare Australe . L ' esempio più grandioso di tali golfi è la Gran Sirte , formata dalla vastissima foce della Nilosirte già nominata ; questo golfo non ha manco di 1800 chilometri di larghezza e quasi altrettanti di profondità nel senso longitudinale , e la sua superficie è di poco minore che quella del golfo di Bengala . In questi casi si vede manifestamente la superficie oscura del mare continuarsi senza apparente interruzione in quella del canale ; quindi , ammesso che le superficie chiamate mari siano veramente espansioni liquide , non si può dubitare che i canali siano di esse un semplice prolungamento a traverso delle aree gialle , o dei continenti . Che del resto le linee dette canali siano veramente grandi solchi o depressioni delle superficie del pianeta destinate al passaggio di masse liquide , e costituiscano su di esso un vero sistema idrografico , è dimostrato dai fenomeni che in quelli si osservano durante lo struggersi delle nevi boreali . Già dicemmo che queste , nello sciogliersi appaiono circondate da una zona oscura , formante una specie di mare temporario . In tale epoca i canali delle regioni circostanti si fanno più neri e più larghi , ingrossando al punto da ridurre , in un certo momento , ad isole di poca estensione tutto le aree gialle comprese fra l ' orlo della neve e il 60° parallelo nord . Tale stato di cose non cessa , se non quando le nevi , ridotte ormai al loro minimo di estensione , cessano di struggersi . Si attenuano allora le larghezze dei canali , scompare il mare temporario , e le aree gialle riprendono l ' estensione primitiva . Le diverse fasi di questa grandiosa operazione si rinnovano ad ogni giro di stagioni ed i loro particolari si son potuti osservare con molta evidenza nelle opposizioni 1882 , 1884 , 1886 , quando il pianeta presentava allo spettatore terrestre il suo polo boreale . L ' interpretazione più naturale e più semplice è quella che abbiam riferito , di una grande inondazione prodotta dallo squagliarsi delle nevi ; essa è interamente logica , e sostenuta da evidenti analogie con fenomeni terrestri . Concludiamo pertanto , che i canali son tali di fatto , e non solo di nome . La rete da essi formata probabilmente fu determinata in origine dallo stato geologico del pianeta , e si è venuta lentamente elaborando nel corso dei secoli . Non occorre suppor qui l ' opera di esseri intelligenti ; e malgrado l ' apparenza quasi geometrica di tutto il loro sistema , per ora incliniamo a credere che essi siano prodotti dell ' evoluzione del pianeta , appunto come sulla Terra il canale della Manica e quello di Mozambico . Sarà un problema non men curioso che complicato e difficile lo studiare il regime di questi immensi corsi d ' acqua , da cui forse dipende principalmente la vita organica sul pianeta , dato che vita organica vi sia . Le variazioni del loro aspetto dimostrano che questo regime non è costante : quando scompaiono o lasciano di loro traccie dubbie e mal definite è lecito supporre , che siano in magra , od asciutti affatto . Allora nel luogo dei canali rimane o niente , oppure al più una striscia di colore giallastro poco diverso dal fondo circostante . Talvolta prendono un aspetto nebuloso , di cui per ora non si saprebbe assegnar la ragione . Altre volte invece producono veri allagamenti , espandendosi a 100 , 200 o più chilometri di larghezza , e questo avviene anche per canali molto lontani dal polo boreale secondo norme fin qui sconosciute . Così è avvenuto dell ' Idaspe nel 1864 , del Simoenta nel 1879 , dell ' Acheronte nel 1884 , del Tritone nel 1888 . Lo studio diligente e minuto delle trasformazioni di ciascun canale condurrà più tardi a conoscere le cause di questi fatti . Ma il fenomeno più sorprendente dei canali di Marte è la loro geminazione ; la quale sembra prodursi principalmente nei mesi che precedono e in quelli che seguono la grande inondazione boreale , intorno alle epoche degli equinozi . In conseguenza di un rapido processo , che certamente dura pochissimi giorni , od anche forse solo poche ore , e del quale i particolari non si sono ancora potuti afferrare con sicurezza , un dato canale muta d ' aspetto e d ' un tratto si trova trasformato su tutta la sua lunghezza in due linee o strisce uniformi , per lo più parallele fra di loro , che corrono dritte ed uguali con tracciamento geometricamente tanto esatto , quanto suole esser presso di noi quello di due rotaje di ferrovia . Ma questo esatto andamento è il solo termine di rassomiglianza colle dette rotaje : perchè nelle dimensioni non vi è alcun paragone possibile , come del resto è facile immaginare . Le due linee seguono a un dipresso la direzione del primitivo canale , e terminano nei luoghi dov ' esso terminava . L ' una di esse spesso si sovrappone quanto più è possibile all ' antica linea , l ' altra essendo di nuovo tracciamento ; ma anche in questo caso l ' antica linea perde tutte le piccole irregolarità e curvature che poteva avere . Ma accade ancora , che ambe le linee geminate occupino dalle due parti dell ' ex canale un terreno interamente nuovo . La distanza fra le due linee è diversa nelle diverse geminazioni , e da 600 chilometri e più scende fino all ' ultimo limite , in cui due linee possono apparir separate nei grandi occhi telescopici , meno di 50 chilometri d ' intervallo ; la larghezza di ciascuna striscia per sè può variare dal limite di visibilità , che supponiamo 30 chilometri , fino a più di 100 . Il colore delle due linee varia dal nero ad un rosso scialbo , che appena si distingue dal fondo giallo generale delle superficie continentali ; l ' intervallo è per lo più di questo giallo , ma in più casi è sembrato bianco . Le geminazioni poi non sono necessariamente legate ai soli canali , ma tendono anche prodursi sui laghi . Spesso si vede uno di questi trasformarsi in due brevi e larghe liste oscure fra loro parallele , tramezzate da una lista gialla . In questi casi naturalmente la geminazione è breve , e non esce dai limiti del lago primitivo . Le geminazioni non si manifestano tutte insieme , ma arrivata la loro stagione cominciano a prodursi or qua , or là , isolate in modo irregolare , o almeno senza ordine facilmente riconoscibile . Per molti canali mancano affatto ( come per la Nilosirte , a cagion d ' esempio ) , o sono poco visibili . Dopo aver durato qualche mese , si affievoliscono gradatamente e scompajono fino ad una nuova stagione egualmente propizia a questo fenomeno . Così avviene che in certe altre stagioni ( specialmente presso il solstizio australe del pianeta ) se ne vedono poche , od anche non se ne vede affatto . In diverse apparizioni la geminazione del medesimo canale può presentare diversi aspetti quanto a larghezza , intensità e disposizione delle due strisce : anche in qualche caso la direzione delle linee può mutarsi , benchè di pochissima quantità ; sempre però deviando di piccolo spazio dal canale con cui è associata strettamente . Da questa importante circostanza si comprende immediatamente , che le geminazioni non possono essere formazioni stabili della superficie di Marte , e di carattere geografico , come i canali . La seconda delle nostre carte può dare un ' idea approssimativa dell ' aspetto che presentano queste singolarissime formazioni . Essa comprende tutte le geminazioni osservate dal 1882 fino al presente ; nel riguardarla bisogna tener a mente , che non di tutte l ' apparizione è stata simultanea , e che pertanto quella carta non rappresenta lo stato di Marte in nessun ' epoca ; essa non è che una specie di registro topografico delle osservazioni finora fatte in diversi tempi su quel fenomeno . L ' osservazione delle geminazioni è una delle più difficili , e non può farsi che da un occhio bene esercitato , ajutato da un telescopio di accurata costruzione e di grande potenza . Ciò spiega perchè non siano state vedute prima del 1882 . Nei dieci anni trascorsi da quel tempo esse sono state vedute e descritte da otto o dieci osservatori . Nondimeno alcuni ancora negano che siano fenomeni reali e tacciano d ' illusione ( o anche d ' impostura ) coloro che affermano d ' averle osservate . Il loro singolare aspetto e l ' esser disegnate con assoluta precisione geometrica , come se fossero lavori di riga o di compasso , ha indotto alcuni a ravvisare nelle medesime l ' opera di esseri intelligenti , abitatori del pianeta . Io mi guarderò bene dal combattere questa supposizione , la quale nulla include d ' impossibile . Notisi però che in ogni caso non potrebbero essere opere di carattere permanente , essendo certo , che una stessa geminazione può cambiare di aspetto e di misura da una stagione all ' altra . Si possono tuttavia assumere opere tali , da cui una certa variabilità non sia esclusa , per esempio , lavori estesi di coltura e di irrigazione su larga scala . Aggiungerò ancora , che l ' intervento di esseri intelligenti può spiegare l ' apparenza geometrica delle geminazioni , ma non è punto necessario a tale intento . La geometria della Natura si manifesta in molti altri fatti , dai quali è esclusa l ' idea di un lavoro artificiale qualunque . Gli sferoidi così perfetti dei corpi celesti e l ' anello di Saturno non furon lavorati al tornio , e non è col compasso che Iride descrive nelle nubi i suoi archi così belli e così regolari ; e che diremo delle infinite varietà di bellissimi e regolarissimi poliedri onde è ricco il mondo dei cristalli ? E nel mondo organico , non è geometria bella e buona quella che presiede alla distribuzione delle foglie di certe piante , che ordina in figure stellate così simmetriche tanti fiori del prato , tanti animali del mare ; che produce nelle conchiglie quelle spirali coniche così eleganti , da disgradarne ciò che di più bello ha fatto l ' architettura gotica ? In tutte queste cose le forme geometriche sono conseguenze semplici e necessarie di principi e di leggi che governano il mondo fisico e fisiologico . Che poi questi principi e queste leggi siano esplicazioni di una potenza intelligente superiore , possiamo ammetterlo ; ma ciò nulla fa al presente argomento . In omaggio dunque al principio , che nella spiegazione dei fatti naturali convenga sempre cominciare dalle supposizioni più semplici , le prime ipotesi proposte sulla natura e sulla causa delle geminazioni hanno per lo più messo in opera solamente le azioni della natura inorganica . Sono o effetti di luce nell ' atmosfera di Marte , o illusioni ottiche prodotte da vapori in vario modo , o fenomeni glaciali d ' un inverno perpetuo a cui sarebbe condannato tutto il pianeta , o crepature raddoppiate nella superficie di esso , o crepature semplici , di cui si duplica l ' immagine per effetto di fumo eruttato su lunghe linee e spostato lateralmente dal vento . L ' esame di questi ingegnosi tentativi conduce tuttavia a concludere , che nessuno di essi sembra corrispondere per intiero ai fatti osservati nel loro insieme e nei particolari . Alcune di tali ipotesi non sarebbero neppur nate , se i loro Autori avessero potuto esaminare le geminazioni coi proprii occhi . Che se alcuno di questi , ragionando ad hominem , mi domandasse : sapete voi immaginar qualche cosa di meglio ? risponderei candidamente di no . Più facile sarebbe il compito , se volessimo introdurre forze appartenenti alla natura organica . Qui è immenso il campo delle supposizioni plausibili , potendosi immaginare infinite combinazioni capaci di soddisfare alle apparenze , anche con piccoli e semplici mezzi . Vicende di vegetazione su vaste aree e generazioni d ' animali anche minimi in enorme moltitudine potrebbero benissimo rendersi visibili a tanta distanza . A quel modo che un osservatore posto nella Luna potrebbe avvedersi delle epoche , in cui sulle nostre vaste pianure succede l ' aratura dei campi , il nascere e la messe del frumento ; a quel modo che il fiorir dell ' erba nelle vastissime steppe dell ' Europa e dell ' Asia deve rendersi sensibile anche alla distanza di Marte per una varietà di colorazione ; così può certamente rendersi visibile a noi un eguale sistema di operazioni che si produca in quegli astri . Ma come difficilmente i Lunari ed i Marziali potrebbero immaginare le vere cause di tali mutazioni d ' aspetto senza aver prima qualche conoscenza almeno superficiale della natura terrestre : così anche per noi , che tanto poco conosciamo dello stato fisico di Marte e nulla del suo mondo organico , la grande libertà di supposizioni possibili rende arbitrarie tutte le spiegazioni di tal genere , e costituisce il più grave ostacolo all ' acquisto di nozioni fondate . Tutto quello che possiamo sperare è , che col tempo si diminuisca gradatamente l ' indeterminazione del problema , dimostrando , se non quello che le geminazioni sono , almeno quello che non possono essere . Dobbiamo anche confidare un poco in ciò , che Galileo chiamava la cortesia della Natura , in grazia della quale talvolta da parte inaspettata sorge un raggio di luce ad illuminare argomenti prima creduti inaccessibili alle nostre speculazioni ; di che un bell ' esempio abbiamo nella chimica celeste . Speriamo adunque , e studiamo . GIOVANNI SCHIAPARELLI . G . SCHIAPPARELLI LA VITA SUL PIANETA MARTE Estratto dal fascicolo N . ° 11 Anno IV - 1895 della Rivista « Natura ed Arte » Semel in anno licet insanire Il singolar globo di Marte , che sotto più riguardi tanto rassomiglia al nostro , e nel quale sembrano celarsi così interessanti misteri , ogni giorno più chiama a sè l ' attenzione pubblica , e sempre più è fatto oggetto di accurati studi e di ardite speculazioni . Esso non è intieramente sconosciuto ai lettori di Natura ed Arte , i quali ricorderanno senza dubbio la descrizione accompagnata da disegni , che ne fu pubblicata nei due fascicoli di febbraio 1893 . Non senza ammirazione essi han potuto vedere quelle macchie oscure e quelle regioni più chiare della sua superficie , che si considerano come rappresentanti mari e continenti ; le misteriose linee , dette canali , or semplici or doppie , che lo solcano per ogni verso in forma di fitto reticolato ; le vicissitudini del clima nei suoi due emisferi ; e specialmente le nevi che biancheggiano intorno ai suoi poli , e con alterna vece crescono e decrescono secondo le stagioni , nè più nè meno di quello che si osserva nelle regioni agghiacciate che occupano le zone polari del nostro globo . Nell ' anno decorso 1894 il pianeta essendosi molto avvicinato alla Terra ( siccome suol fare periodicamente ad intervalli di circa 26 mesi ) , si trovò a buona portata dei grandi telescopi astronomici ; e così fu possibile di fare alcune osservazioni importanti . Durante l ' epoca del massimo avvicinamento ( che fu nei mesi di settembre e di ottobre ) la posizione dell ' asse di Marte rispetto al sole , e le stagioni dei suoi emisferi furono press ' a poco quelle che han luogo per la Terra ogni anno durante il mese di gennaio . Per l ' emisfero boreale di Marte era appena passato il solstizio d ' inverno ; l ' emisfero australe , invece , che si trovava principalmente in vista , era nelle condizioni atmosferiche che noi esperimentiamo nel mese di luglio , cioè al principio e al colmo della state . Le regioni polari australi e il polo antartico del pianeta brillavano nell ' illuminazione perpetua ; e sotto la sferza incessante del sole le nevi di quel polo parvero decrescere a colpo d ' occhio . Le prime osservazioni si fecero in Australia alla fine di maggio col gran telescopio dell ' osservatorio di Melbourne , essendo il pianeta ancora a grande distanza della terra . Il 25 maggio ( epoca , che per l ' emisfero australe di Marte corrispondeva press ' a poco alla metà della primavera ) i ghiacci si estendevano tutt ' intorno al polo australe fino a 67° di latitudine ; l ' area nevosa formava una calotta ben terminata e simmetrica di 2800 chilometri di diametro . A partir da quel punto fino alla metà d ' agosto , per lo spazio di 80 giorni e più , l ' orlo circolare della regione nevata andò restringendosi con molta regolarità , avvicinandosi al polo in ragione di 13 chilometri al giorno : così che a mezzo agosto il diametro delle nevi da 2800 chilometri si trovò ridotto a 600 . Durante questo intervallo , e precisamente verso la fine di giugno , si manifestò nella calotta bianca una grande spaccatura , che ne separava un segmento di considerabile ampiezza . Quest ' ultimo scomparve presto , e non restò che la massa principale , notabilmente diminuita . Da mezzo agosto alla fine di settembre la diminuzione delle nevi intieramente si arrestò , quantunque appunto in quell ' intervallo avesse luogo il solstizio australe del pianeta ( 31 agosto ) e con esso la massima irradiazione del Sole su quelle regioni . Il 24 di settembre l ' area circolare nevosa aveva ancora quasi lo stesso diametro di 600 chilometri , che era stato misurato il 13 di agosto . La causa sconosciuta , che produsse questo arresto nel ritirarsi dei ghiacci , parve cessare negli ultimi giorni di settembre ; il limite delle nevi continuò a progredire verso il polo , questa volta in ragione di dieci chilometri al giorno ; e non fini che colla distruzione totale delle nevi stesse , la quale da diversi osservatori fu assegnata ad epoche alquanto diverse , ma si può stimare che avesse luogo intorno al 23 ottobre , coll ' incertezza di alcuni giorni in più od in meno . Così rimase il polo australe di Marte affatto nudo di ghiacci fino a questo giorno in cui scrivo ( 4 aprile 1895 ) . Nell ' intervallo si videro bensì di quando in quando comparire certe macchie bianche in molta vicinanza del polo ; nessuna di queste però è stata permanente , e si deve credere che rappresentassero nevicate di carattere locale e transitorio . Quale fortuna sarebbe pei nostri geografi , se un simile scioglimento completo dei ghiacci si producesse anche una sola volta sopra ciascuno dei due poli della Terra ! Da che si è incominciato a studiar Marte con qualche attenzione , è questa la prima volta in cui è accaduto di osservare la completa dissoluzione delle sue nevi antartiche . Essa si può stimare avvenuta circa 55 giorni dopo il solstizio australe , cioè dopo l ' epoca , in cui la massima intensità della radiazione solare si fece sentire in quella regione . Nel 1862 , trovandosi il pianeta in una stagione identica , Lassell vide quelle medesime nevi ancora molto estese : 94 giorni dopo il solstizio australe il loro diametro non era minore di 500 chilometri . Nell ' anno 1880 io le vidi ancora a Brera 144 giorni dopo il solstizio australe . Possiamo argomentare da questo , che in Marte , come sulla Terra , il corso delle stagioni non è perfettamente il medesimo in tutti gli anni , e che si danno colà , come presso di noi , estati più lunghe o più calde , ed altre più brevi o più fresche . La rapida fusione di così ingenti quantità di neve non può essere senza conseguenze sulle condizioni idrografiche del pianeta . Sulla terra la fusione delle nevi artiche ed antartiche non può essere di molta conseguenza , prima perchè le aree ghiacciate polari sono ambedue circondate dal medesimo mare , il quale , se cresce di livello per lo sciogliersi di una parte delle nevi artiche , d ' altrettanto decresce pel contemporaneo coagularsi di nuove nevi antartiche . Una simil compensazione non può aver luogo su Marte in modo così semplice od immediato , essendo il maggior mare , che circonda il polo antartico , intieramente separato da quegli altri mari assai minori o piuttosto laghi , che stanno vicino al polo artico ; siccome si può vedere dando uno sguardo alla carta di Marte qui unita ( ) . L ' equilibrio nelle masse liquide dei due emisferi può stabilirsi soltanto per mezzo di deflusso attraverso ai continenti che occupano le regioni intermedie ; e questa è la causa per cui all ' alternato coagularsi e dissolversi dello nevi intorno ai due poli sono da attribuire in gran parte le mutazioni che si osservano nel sistema idraulico del pianeta . Mutazioni , che ai nostri telescopi son rese manifeste dalla modificata estensione dei mari , e dalla varietà d ' aspetto di quelle strisce oscure che segnano le zone d ' inondazione e di deflusso ; le quali pertanto non senza un po ' di ragione furon chiamate canali , quantunque tal nome si debba intendere in senso assai largo . Piuttosto che veri canali della forma a noi più familiare , dobbiamo immaginarci depressioni del suolo non molto profonde , estese in direzione rettilinea per migliaia di chilometri , sopra larghezza di 100 , 200 chilometri od anche più . Io ho già fatto notare altra volta , che , mancando sopra Marte le pioggie , questi canali probabilmente costituiscono il meccanismo principale , con cui l ' acqua ( e con essa la vita organica ) può diffondersi sulla superficie asciutta del pianeta . Non è un problema privo d ' interesse quello di rendersi conto del modo , con cui può avvenire una tale diffusione . II . Sulla terra le vicende delle stagioni si corrispondono nei due emisferi con effetti quasi intieramente simmetrici nella loro alternativa . I periodi di freddo e di caldo , di siccità e di pioggia si producono con fasi alternate , ma analoghe , ad intervalli di sei mesi , sotto paralleli di ugual latitudine ai due lati dell ' equatore . Le diversità di clima , che si osservano in tal caso , sono di carattere puramente locale , dovute per lo più a condizioni accidentali di natura topografica . Qualche piccola differenza nella meteorologia dei due emisferi veramente si manifesta a chi consideri le cose con molta precisione ; differenza principalmente derivata da ciò , che nell ' emisfero australe le aree continentali sono meno estese che nell ' emisfero boreale . Ma questo fatto , quantunque degno di studio per il suo carattere generale , praticamente è di poca importanza nella considerazione del clima di una data regione australe o boreale della Terra . In Marte le cose sembrano proceder molto diversamente . Come dimostra uno sguardo dato alla carta , tutto o quasi tutto l ' Oceano è concentrato intorno al polo australe , al quale per conseguenza , e alle circostanti regioni deve corrispondere una vasta depressione nel suolo solido del pianeta . Al contrario , dall ' esser l ' emisfero boreale quasi tutto occupato da un gran continente non interrotto , siamo indotti ragionevolmente a credere , che da quella parte si abbian le regioni più elevate , e che più alti di tutti siano i paesi circostanti al polo nord . Questa disposizione di cose fa si , che lo sciogliersi delle nevi polari può avere , pel clima e per la vita organica , conseguenze ben diverse , secondo che si tratta delle nevi australi o delle nevi boreali . È questo un punto , il quale merita di essere esaminato con qualche cura . Consideriamo dapprima la calotta dei ghiacci australi , che tutta si forma entro all ' Oceano di Marte , e può giungere ad occupare di questo Oceano una parte considerabile , forse un terzo od un quarto . Lo sciogliersi progressivo della medesima avrà per ultimo risultato un innalzamento del livello generale di tutto l ' Oceano , e dei mari interni minori , che lo circondano come appendici . Tale elevazione potrà bastare ad inondare tutte le parti più basse dei continenti e specialmente quelle che all ' Oceano sono più vicine . In tale stagione infatti si vedono molto più marcati ed oscuri , non solo i mani interni segnati col nome di Adriatico , Tirreno , Cimmerio , Sirenio , ecc .. ma anche gli stretti più o meno spaziosi che li uniscono all ' Oceano , e l ' Oceano stesso . I golfi , onde appare frastagliato il continente , diventano più visibili , e con essi anche taluno dei grandi canali che dall ' Oceano direttamente si spingono entro terra , per esempio la Gran Sirte e la Nilosirte , che da essa procede . Questa maggior espansione dell ' Oceano però non arriva nelle parti più interne dei continenti e nelle regioni boreali ; impedita a quanto sembra dalla troppo grande elevazione di queste . L ' effetto dello sciogliersi delle nevi australi è dunque di far uscire il mare dai suoi confini , e di produrre qua e là parziali inondazioni del medesimo sopra alcuni lembi del continente . Ora è molto dubbio , se un tal fenomeno possa riuscire di molto vantaggio per la vita organica , e sopratutto pei supposti abitatori del pianeta . Simili usurpazioni periodiche del mare sul continente hanno anche luogo presso di noi in conseguenza del flusso e del riflusso : e , quantunque siano di periodo breve e si facciano su piccolissima scala , non credo si possano considerare come una benedizione pei paesi dove si producono ( Olanda , Frisia , litorale nord - ovest della Germania ) : vediamo anzi gli abitanti tentare di difendersene con immense dighe . Per Marte molto dipenderà dalla natura chimica delle sostanze disciolte nell ' Oceano . Se , per esempio , quelle acque fossero salate come quelle dei mari terrestri , la zona delle aree invase dal mare ad ogni ritorno dell ' estate ( che si fa su Marte a periodi di 23 mesi circa dei nostri ) potrebbe servire alla formazione di vaste saline , o dar luogo a vegetazioni di carattere speciale . In nessun caso potrebbero quelle acquo supplire alla coltivazione delle aree continentali , ed ai bisogni dell ' agricoltura quale noi l ' intendiamo . Ben diverso è lo stato di cose che ci si presenta allo sciogliersi delle nevi boreali . Essendo queste collocate nel centro del continente , le masse liquide prodotte dalla liquefazione si diffondono sulla circonferenza della regione nevata , convertendo in mare temporaneo una larga zona del terreno circostante ; e , correndo verso le regioni più basse , producono una gigantesca inondazione molto bene osservabile ai nostri telescopi . Tale inondazione si estende per molte e grosse ramificazioni sopra terre prima asciutte , formando presso il polo nord laghi molto estesi , che la carta nostra designa sotto i nomi di Mare Acidalio e di Lago Iperboreo . Da tal regione inondata si diramano grosse strisce oscure , rappresentanti al nostro sguardo altrettante larghe correnti , per le quali le nevi liquefatte ritornano , o tendono almeno a ritornare verso la loro sede naturale che sta nell ' altro emisfero , cioè verso le bassure australi occupate dall ' Oceano . Riflettiamo ora , che la neve è il prodotto di una distillazione atmosferica , nella quale l ' acqua si riduce alla purezza quasi completa . Se ciò non fosse , l ' evaporazione dei nostri mari condurrebbe alla formazione di pioggie d ' acqua salata , e di nevi salate ; dove tutti sanno , che l ' acqua piovana caduta a traverso di una atmosfera non inquinata è acqua quasi assolutamente pura , come assolutamente pura o quasi è l ' acqua delle nostre nevi . Adunque la grande inondazione boreale di Marte , risultando dallo scioglimento di nevi cadute in terreno prima asciutto , e non essendo mescolata alle acque di un Oceano , sarà libera da quei sali e da quelle mescolanze , da cui non si può dubitare che sia inquinato l ' Oceano australe del pianeta . Ne possiamo concludere , che se nelle parti asciutte o continentali della superficie di Marte vi è vita organica , gli è esclusivamente o quasi esclusivamente allo sciogliersi delle nevi boreali che deve la sua esistenza : gli è dalla giusta e opportuna ripartizione delle acque venenti dal polo nord , che dipende il suo progresso e il suo sviluppo . E se in Marte esiste una popolazione di esseri ragionevoli capace di vincere la Natura e di costringerla a servire ai propri intenti , la regolata distribuzione di quelle acque sopra le regioni atte a coltura deve costituire il problema principale e la continua preoccupazione degli ingegneri e degli statisti . III . Fino a questo punto abbiam potuto arrivare , combinando il risultato delle osservazioni telescopiche con probabili deduzioni tratte da principi conosciuti della Fisica , e da plausibili analogie . Concediamo ora alla fantasia un più libero volo ; sempre appoggiati , per quanto è concesso , al fondamento sicuro dell ' osservazione e del ragionamento , tentiamo di renderci conto del modo , con cui sarebbe possibile in Marte l ' esistenza e lo sviluppo di una popolazione d ' esseri intelligenti , dotati di qualità e soggetti a necessità non troppo diverse dalle nostre : e sotto quali condizioni si potrebbe ammettere , che i fenomeni dei così detti canali e delle loro geminazioni possano rappresentare il lavoro di una simil popolazione . Ciò che diremo non avrà il valore di un risultato scientifico , ed anzi confinerà in parte col romanzo . Ma le probabilità a cui per tal modo arriveremo non saranno minori che per tanti altri romanzi più audaci e meno innocui , che sotto il sacro nome di scienza si stampano nei libri e si predicano nelle assemblee e nelle Università . Comparando il globo della Terra con quello di Marte sotto il rispetto della loro costituzione meteorologica ed idrografica , subito ci appare manifesto , dalle cose dette di sopra , quanto il primo dei due sia meglio disposto per accogliere la vita organica e per favorirne lo sviluppo nelle sue forme superiori . Ai fortunati terricoli l ' acqua fecondatrice è distribuita gratuitamente dalla periodica e regolare operazione del gran meccanismo atmosferico . Piove sui nostri campi senza alcun nostro merito : per noi , senza alcuna nostra fatica si condensa sulle montagne il liquido prezioso , che per mezzo dei ruscelli e dei fiumi può in molti modi esser rivolto a nostro vantaggio , coll ' irrigazione , colla navigazione interna , colle macchine idrauliche : e senza di questo dono , che sarebbe il genere umano ? Assai più dure condizioni di esistenza ha fatto la Natura ai poveri Marziali . Dove rare sono le nuvole e mille le pioggie , ivi mancano certamente le fonti ed i corsi d ' acqua ( ) . Tutto per loro sembra dipendere , come già si è accennato , dalla grande inondazione prodotta nello sciogliersi delle nevi polari boreali . La loro conservazione o la loro prosperità richiede ad ogni costo , che siano arrestate nella maggior quantità possibile , e trattenute per tutto il tempo necessario quelle acque , prima che vadano a perdersi nel mare australe ; che se ne approfitti nel modo più efficace alla coltura di aree abbastanza vaste per assicurare durante un intero anno Marziale ( 23 mesi nostri ) l ' esistenza di tutto ciò che vive sul pianeta . Problema forse non tanto facile e non tanto semplice ! perchè la somma di acqua disponibile è al più quella che hanno formato le nevi boreali d ' una sola invernata ; quantità certamente assai grande , la quale però , ripartita sopra tutti i continenti , potrebbe presto diventare insufficiente , anche non tenendo conto delle perdite inevitabili per evaporazione , filtrazione , errori di distribuzione , ecc . Bastan questi riflessi a persuaderci , che le molte strisce oscure , onde il pianeta è solcato per ogni verso , larghe talvolta quanto il Mar Adriatico od il Mar Rosso e quasi sempre assai più lunghe , non possono , malgrado il nome da noi loro assegnato di canali , rappresentare nella loro vera larghezza arterie di deflusso delle acque boreali . Se tali fossero , basterebbero a dar passo in poche ore a tutta quanta la grande inondazione . Non solo le acque non potrebbero esser impiegate a colture che richiedessero la durata di alcuni mesi , ma giungerebbero al mare e vi si perderebbero prima che un vantaggio qualunque se ne potesse trarre . Certo per le vie segnate da quelle strisce ha luogo un deflusso , ma non tutte intiere quelle strisce servono al deflusso . La loro larghezza è per tale scopo eccessiva , nè a questo scopo corrisponde bene il loro variabile aspetto , e la loro geminazione . Ciò che noi vediamo là , o che finora abbiam chiamati canali , non sono larghissimi corsi d ' acqua , come da alcuno fu creduto . L ' ipotesi più plausibile è quella di considerarle come zone di vegetazione , estese a destra e a sinistra dei veri canali , i quali esistono sì lungo le medesime linee , ma non sono abbastanza larghi da poter esser veduti dalla Terra ( ) . Queste zone di vegetazione facilmente si distaccano sulle circostanti regioni del pianeta per un colore più cupo , dovuto , com ' è da credere , al fatto stesso dell ' inaffiatura ( si sa che il terreno bagnato è di color più oscuro che l ' asciutto e disseccato dal sole ) e anche in parte senza dubbio alla presenza stessa della vegetazione ; mentre per le aree aride e condannate a perpetua sterilità rimane invariato il color giallo uniforme che predomina su tutti i continenti . Questo colore dobbiamo d ' or innanzi considerare come rappresentante il deserto puro ed assoluto ; e pur troppo si può far stima , che i nove decimi della superficie continentale di Marte ad esso appartengano . Proseguendo nelle nostre deduzioni arriveremo a comprendere senza difficoltà , che , regnando in Marte il potere della gravità , quantunque in misura assai minore che sulla Terra ( ) , i liquidi diffusi alla superficie del pianeta tenderanno a scendere ai luoghi più bassi ; e che le zone oscure destinate alla vegetazione saranno più basse delle aree luminose circostanti , in cui l ' acqua non può penetrare . Quello pertanto che a noi appare sotto aspetto di striscia oscura , e che da tutti finora si è chiamato canale , sarà un grande avvallamento della superficie , esteso secondo la linea retta o secondo il circolo massimo , sopra larghezze e lunghezze comparabili a quelle del Mar Rosso . D ' or innanzi daremo ad esso il nome più proprio di valle . La larghezza di una tal valle è in tutti i casi presso che uniforme , e tale dobbiamo credere ne sia pure la profondità , che diverse ragioni c ' inducono a credere molto piccola , e certamente poi molte volte minore della larghezza . L ' osservazione ci accerta che una tal valle fa sempre capo co ' suoi estremi o ad un mare , o ad un lago , o ad un ' altra valle consimile . E poichè il color oscuro , effetto della vegetazione e dell ' irrigazione , ne occupa tutta l ' apparente larghezza , dobbiamo ritenere , che i due pendii laterali siano accessibili alle acque tanto bene quanto il fondo . Quale poi sia stata l ' origine di tali valli così numerose ed intrecciate , come si vede sulla carta , non è ora opportuno discutere ; però l ' enorme loro larghezza non ci dà confidenza di soscrivere all ' opinione di coloro , che le credono prodotto di uno scavo artificiale . La mente nostra non è avvezza a concepire tali grandiose opere come effetto di potenze comparabili a quella dell ' uomo . Quando però dalla considerazione generale di questi fatti si scende allo studio minuto dei loro particolari , e sopratutto si ferma l ' attenzione sopra le misteriose geminazioni e sulla straordinaria regolarità di forma ch ' esse presentano , l ' idea che qualche parte almeno secondaria vi possa avere una razza di esseri intelligenti non può esser considerata come intieramente assurda . Anzi , al punto in cui siamo giunti , e data la verità delle cose sin qui esposte , tale supposizione perde quel carattere d ' audacia che ci spaventava da principio , e diventa quasi una conseguenza necessaria . Poniamo infatti per un momento , che lassù tutto si faccia per conseguenza cieca di leggi fisiche , senza intervento alcuno di mente direttiva . Le nevi del polo boreale , a misura che saranno disciolte , correranno all ' Oceano seguendo le ampie valli , che loro offrono la strada più facile . Se il fondo delle valli è concavo ( come nella maggior parte delle nostre ) , l ' acqua vi si riunirà in una corrente di larghezza molto limitata , e non potrà occupare i pendii laterali , nè produrre sopra di essi l ' innaffiamento e le vegetazioni che soli possono renderli a noi visibili . Il corso d ' acqua o canale esisterà , ma difficilmente prenderà tale ampiezza.da rendersi sensibile al telescopio . Insomma noi non ne vedremmo nulla . Perchè l ' acqua e la vegetazione potessero espandersi sopra larghezze di 100 e 200 chilometri , bisognerebbe che il fondo della valle fosse piano e quasi assolutamente uniforme . Avremo allora qualche cosa di simile ad un vasto impaludamento , nel quale potrebbero ottimamente svolgersi una flora ed una fauna somiglianti a quelle della nostra epoca carbonifera . Con tali ipotesi è possibile renderci conto delle strisce oscure semplici ; rimane però inesplicato il fenomeno della loro temporanea geminazione . Non si riesce a comprendere perchè in una medesima valle l ' innaffiamento e la vegetazione si faccian talvolta sopra una linea unica , tal ' altra invece si dividano sopra due linee parallele di larghezza e d ' intervallo non sempre eguale in ogni tempo , tra le quali resta uno spazio infecondo o almeno non irrigato . Qui la supposizione di un intervento intelligente è più che mai indicata . E il modo di questo intervento dev ' esser determinato dalle condizioni particolari fatte dalla natura ai supposti abitatori del pianeta . Ora prego il lettore di considerare l ' annessa figura , nella quale si è inteso di rappresentare il taglio o sezione traversale di una delle larghe valli di Marte . In A A sono le sponde della valle , in B il suo fondo . Se al giungere delle inondazioni s ' immettesse l ' acqua nella valle senza altro apparato , essa si raccoglierebbe tutta al fondo sotto forma di un gran fiume in quantità probabilmente eccessiva , mentre i pendii laterali rimarrebbero asciutti . Per dare a tutta la valle la irrigazione necessaria così in quantità come in durata , i nostri ingegneri avrebbero scavato ( e così dobbiam supporre abbiano fatto anche gl ' ingegneri di Marte ) a diverse altezze sui due pendii una serie di canali paralleli fra loro e paralleli alle sponde della valle ; canali di dimensioni comparabili alla nostra Muzza , al Canale Cavour , al gran Canale del Gange ( ) . Simili canali , di cui non è necessario qui precisare il numero , sono rappresentati sulla figura dallo incavature segnate colle lettere m , n , p ... Fra due canali contigui il terreno segue il pendio naturale verso l ' asse della valle , in modo che l ' acqua da un canale più alto ( come quello segnato m ) possa arrivare a quello che gli sta sotto ( come quello segnato n ) espandendosi gradatamente su tutta la zona coltivata intermedia m n . I due canali più bassi serviranno ad irrigare la zona più bassa di coltivazione , che occupa il fondo della valle . All ' estremità boreale di questa stanno i robusti argini , che trattengono entro i dovuti limiti , e fino al tempo opportuno , le acque della grande inondazione ; ivi si chiudono e si aprono le porte d ' afflusso : mentre per l ' estremità australe e più bassa accadrà l ' uscita delle acque residue , che vanno a raccogliersi nell ' Oceano australe . Già si è accennato , che la copia d ' acque provenienti dalle nevi di una sola invernata sembra piuttosto inferiore che superiore ai bisogni dell ' irrigazione ; la poca area delle superficie coltivate in confronto colle deserte favorisce questa conclusione . L ' apertura dei canali e l ' immissione delle acque nelle campagne di una data valle non si potranno quindi fare a caso , ma dovranno succedersi con certa regola , onde tutte le zone , anche le più alte , possano ricevere il fluido benefico e conservarlo per tanto tempo , quanto ne richiede il ciclo vegetativo delle colture adottate . Male si provvederebbe a questo , se , per esempio , prima che la grande inondazione sia giunta al colmo , si cominciasse a consumar l ' acqua per uso delle zone più basse : perchè in tal modo potrebbe avvenire che l ' inondazione non raggiungesse il livello necessario per irrigare le zone più alte . Queste ultime pertanto dovranno avere la precedenza in ogni caso . Così stando dunque disposte le cose ; essendo giunta l ' estate dell ' emisfero Nord , e la grande inondazione boreale essendo arrivata alla massima altezza ; il Gran Prefetto dell ' Agricoltura ordina che si apran le chiuse più alte , e che sia immessa l ' acqua nei due canali più elevati a destra e a sinistra della valle ( segnati colle lettere m m ' nella figura qui sopra ) . L ' irrigazione si estenderà sopra le due zone laterali più alte ( cioè mn m ' n ' ) ; la superficie della valle cambierà colore in queste due zone , l ' abitante della Terra vedrà due strisce parallele colorate , cioè una geminazione . Trascorso il tempo sufficiente per assicurare il completo ciclo vegetativo in quelle due prime zone , e la grande inondazione boreale essendo già in sul decrescere , si aprono le chiuse conducenti a due canali più bassi n n ' , i quali frattanto avranno ricevuto anche i residui delle due zone già irrigate . Così sarà aperta alle acque la via per fecondare due altre zone fra loro parallele , np n ' p ' le quali a loro volta diventeranno visibili all ' osservatore terrestre . A quest ' ultimo la geminazione sembrerà or composta di due linee più larghe , l ' una proveniente dall ' insieme delle due zone irrigate di destra , l ' altra dall ' insieme delle due zone irrigate di sinistra . Ma col cessare della vegetazione nelle zone più alte , mn m ' n ' , queste riprenderanno il loro colore primitivo , e cesseranno d ' esser visibili ; onde a un dato momento nel telescopio non si vedranno che le sole zone np n ' p ' più interne ; la geminazione sarà di nuovo composta di due linee sottili , ma l ' intervallo fra queste sarà minore di quanto fosse in principio , quando erano irrigate le sole zone mn m ' n ' . Così di grado in grado , abbassandosi le acque della grande inondazione , si passerà ad irrigare zone sempre più basse ; da ultimo , esaurite ormai quelle acque , se ne profitterà per immetterle nella zona che forma il fondo della valle , cioè nell ' intervallo rappresentato con pp ' . Allo spettatore terrestre apparirà una striscia sola ; la geminazione avrà cessato di esistere . E quando il ciclo vegetativo sarà compiuto su tutte le zone della valle , allora soltanto si potranno aprire le porte inferiori per lasciare l ' uscita alle acque residue , non senza prima aver riempito i vasti serbatoi necessari all ' uso quotidiano di quegli abitanti , e alla coltura dei giardini durante l ' intervallo della lunga siccità . Dell ' irrigazione avvenuta non rimarrà che qualche traccia accidentale , il terreno ritornerà arido , e l ' osservatore terrestre o non vedrà più affatto la valle , o appena ne discernerà qualche lieve indizio . Questo piano d ' operazioni , che io ho descritto qui per fissare le idee su di un caso concreto , non sarà probabilmente il solo ad esser praticato . Non è necessario che l ' ordine d ' irrigazione delle successive zone sia sempre ed ovunque così completo e così regolare . Se , per esempio per le colture di Marte fosse necessaria la pratica del maggese , qualche zona dovrebbe esser lasciata senza irrigazione . A norma poi delle diverse specie di coltura dovendo l ' irrigazione esser più lunga o più breve , non si avrà sempre la completa simmetria sui due pendii della valle ; ma potrà tale irrigazione esser più estesa e più durevole or da una parte or dall ' altra , od anche da una parte mancar totalmente . E sul fondo della valle , che sarebbe il luogo più opportuno per boschi , si cercherebbe di mantenere l ' umidità per il tempo più lungo che sia possibile . Così potrebbe anche nascere una zona permanente di vegetazione , sempre più o meno osservabile dai telescopi terrestri . In tal modo senza supporre cose miracolose e senza vagare all ' impazzata nei campi dell ' ignoto , con sobrio uso d ' analogie e con plausibili deduzioni , possiamo spiegarci non solo la varia lunghezza e il vario aspetto sotto cui ci appaiono i così detti canali , cioè le valli coltivate di Marte ; ma ancora dalle necessità pratiche della vita degl ' ipotetici suoi abitanti possiamo dedurre e l ' esistenza delle geminazioni , e la varia larghezza delle linee che le compongono , le mutazioni del loro intervallo . E si riesce a comprendere perchè le strisce , dette canali , qualche volta sembrano portarsi più verso destra , e qualche altra volta più verso sinistra , sempre conservando il medesimo orientamento . Ammesse le linee principali del nostro quadro , non sarà difficile il compierlo nei particolari , e disegnare coll ' immaginazione i grandiosi argini necessari per contenere nei giusti limiti l ' inondazione boreale ; i laghi o serbatoi secondari di distribuzione , necessari per dare le acque a quelle valli , che non fanno capo direttamente a quella inondazione ; le opere occorrenti per regolare la distribuzione secondo il tempo e secondo il luogo ; i canali di primo , secondo , terzo ... ordine destinati a condurre le acque su tutto il terreno irrigabile ; i numerosi opifici , a cui le acque potranno dar moto nel loro scendere dai ciglioni laterali della valle al fondo della medesima . Marte dev ' esser certamente il paradiso degli idraulici ! E passando ad un ordine più elevato d ' idee , interessante sarà ricercare qual forma d ' ordinamento sociale sia più conveniente ad un tale stato di cose , quale abbiamo descritto ; se l ' intreccio , anzi la comunità d ' interessi , onde son fra loro inevitabilmente legati gli abitanti d ' ogni valle , non rendano qui assai più pratica e più opportuna , che sulla Terra non sia , l ' istituzione del socialismo collettivo , formando di ciascuna valle e dei suoi abitanti qualche cosa di simile ad un colossale falanstero , per cui Marte potrebbe diventare anche il paradiso dei socialisti . Bello altresì sarà indagare , se sia meglio ordinar politicamente il pianeta in una gran federazione , di cui ogni valle costituisca uno stato indipendente , oppure se forse , a reggere quel grande organismo idraulico da cui dipende la vita di tutti , e a conciliare le diverse necessità delle diverse valli , non sia forse più opportuna la monarchia universale di Dante . Ed ancora si potrà discutere , a quale rigorosa logica dovrà essere subordinata la legislazione destinata a regolare un così grandioso , vario e complicato complesso d ' affari : quali progressi debbano aver fatto colà la Matematica , la Meteorologia , la Fisica , l ' Idraulica e l ' arte delle costruzioni , per arrivare alla soluzione dei problemi estremamente difficili e varii , che si presentano ad ogni tratto . Qual singolare disciplina , concordia , osservanza dello leggi e dei diritti altrui debba regnare sopra un pianeta , dove la salute di ciascuno è così intimamente legata alla salute di tutti ; dove son certamente sconosciuti i dissidii internazionali e le guerre : dove quella somma ingente di studio e di lavoro e di mezzi , che i pazzi abitanti d ' un altro globo vicino consumano nel nuocersi reciprocamente , è tutta rivolta a combattere il comune nemico , cioè le difficoltà che l ' avara Natura oppone ad ogni passo . Di tutto questo , o caro lettore , lascio a te l ' ulteriore considerazione . Io scendo dall ' Ippogrifo ; tu , se ti aggrada , puoi continuare la volata . Messo t ' ho innanzi , omai per te ti ciba . G . SCHIAPARELLI . GIOVANNI V . SCHIAPARELLI IL PIANETA MARTE Estratto dalla rivista Natura ed Arte , Anno XIX , n ° 1,1° dicembre 1909 Come suol fare a periodi alternati ora di 15 anni , ora di 17 anni , il pianeta Marte nell ' autunno scorso passò ad una delle sue minori distanze da noi , avvicinandosi alla Terra fino a 47 milioni di chilometri , ed apparve luminoso e magnifico più che mai non sia stato dal 1877 a questa parto . A quella distanza , il globo di Marte , di cui il diametro arriva a circa 7600 chilometri , sottendeva nell ' occhio dell ' osservatore terrestre un angolo di 25 " . Sopra un tal globo ed a tale distanza si possono discernere , con telescopi di sufficiente potenza , le configurazioni topografiche del pianeta con un grado di minutezza e di precisione di cui si può avere un ' idea dai qui annessi disegni . E reciprocamente , ad uno spettatore collocato in Marte non riuscirebbe troppo difficile distinguere sulla Terra particolarità del medesimo ordine di grandezza . L ' esperienza dimostra , che con un istrumento di dimensioni affatto comuni , munito di una lente obbiettiva di 20 centimetri di diametro , una macchia luminosa su fondo oscuro ( od oscura su fondo luminoso ) si può distinguere senza troppa difficoltà in Marte alla sopradetta distanza di 47 milioni di chilometri , quando ad un discreto contrasto di colore essa congiunga un diametro reale uguale a 1/50 del diametro del pianeta , cioè a 153 chilometri . Epperciò , usando sufficiente diligenza , si potranno scoprire in Marte , con un obbiettivo della detta dimensione , tutte le isole non minori della Sicilia e tutti i laghi non minori del Ladoga , isole come l ' Islanda e Ceylan ; laghi come quello di Aral ed il Victoria Nyanza devono esser molto cospicui . Similmente una striscia luminosa su fondo più oscuro , secondo le fatte esperienze , dovrebbe essere ancora visibile quando la sua larghezza non fosso minore di 1/100 del diametro di Marte , cioè di 80 chilometri o giù di lì . Quindi lingue di Terra od isole oblunghe come la Jutlandia e Cuba e l ' istmo centrale Americano ; stretti di mare e laghi oblunghi come il Tanganyika , il Nyassa od il Mar Vermiglio di California dovrebbero esser visibili da un ipotetico abitante di Marte , che vi ponesse molta attenzione . Facilissimi dovrebbero essere per lui oggetti come l ' Italia , l ' Adriatico , il Mar Rosso , Sumatra e Nippon . Tali sono press ' a poco i limiti a cui può arrivare la visione dei particolari di Marte esaminato con una lente obbiettiva di 20 centimetri in quelle occasioni , in cui si trova alla minor possibile sua distanza da noi . Negli ultimi tempi tuttavia gli ottici hanno imparato a costruire lenti obbiettive di molto maggior potenza così per riguardo alla amplificazione , come per riguardo alla precisione delle immagini ; quindi i limiti sovra accennati sono stati spesso oltrepassati , malgrado che le difficoltà di esatta costruzione crescano in misura assai maggiore che le dimensioni di questi telescopi giganti . La superficie di Marte presenta un insieme di macchie diversamente colorate , che costituiscono un sistema topografico sotto certi rispetti analogo a ciò che si vede sulla terra , sotto altri invece molto differente . Marte ruota intorno ad un asse come la Terra , ed ai due poli si veggono per lo più brillare di luce vivissima due macchie bianche , le quali presentano vicende periodiche di grandezza , e alternamente crescono e diminuiscono secondo il ciclo delle stagioni , che per Marte è di 687 giorni , mentre per noi è un poco più di 365 . Appena si può dubitare che tali macchie bianche polari siano immense estensioni di nevi o di ghiacci . Non sono esse da confondere con altre macchie di candore per lo più meno puro e meno intenso , che talvolta appajono qua e là in tutte le latitudini , prediligendo anche certe regioni della superficie , e che sono state interpretato talvolta come nuvole , o strati di nebbia o condensazioni simili alla nostra brina ; si vedono or qua or là senza regola manifesta , e coprono talora vastissime estensioni . Fuori di queste regioni bianche o biancastre la superficie del pianeta non è tutta di colore uniforme ; nella maggior parte dei luoghi il fondo è formato da diverse gradazioni di rosso chiaro , o di aranciato o di giallo . Quello che rimane è occupato da vere macchie , in cui dominano colori di un tipo più scuro , diversi in diversa località , con intensità differente . Prevalgono il grigio , il bruno , qualche volta il nero , ma solo sopra linee o strisce di poca ampiezza . Spesso le aree coperte da colori differenti sono divise da una netta linea di separazione ; ma non di raro accade che dall ' un colore all ' altro v ' è un passaggio graduale , quello che si dice una sfumatura . Tutto l ' insieme dà l ' idea di un magnifico e ricco musaico di gemme sparse su fondo d ' oro diversamente ombreggiato , che nessun pittore fino ad oggi ha saputo rappresentare nemmeno con lontana approssimazione . Le immagini di Marte che gli astronomi disegnano il meglio che sanno stando ai loro telescopi , oltre all ' imitazione quasi sempre molto imperfetta della linea , per difficoltà che qui sarebbe lungo e inutile descrivere , non danno alcuna esatta idea dei colori . Ciò che si stampa nei libri sono figure assai imperfette , per lo più assai lontane dal vero , e trattate in semplice chiaroscuro : da esse altro non si può ricavare che un ' idea approssimata della grandezza e della disposizione delle macchie più salienti , senza che dei colori si possa dedurne alcuna notizia . Nè bisogna immaginarsi di veder sempre in Marte le medesime cose ; e che , messo il pianeta nel campo telescopico , ad altro non si debba pensare , che a far un ritratto somigliante più o meno a quello che si vede nel suo dischetto . Appena cominciato il suo lavoro , l ' osservatore si avvede ben presto che le macchie , le linee e tutto il resto vanno cambiando d ' aspetto lentamente , ma pur in modo sensibile in capo ad una mezz ' ora ; la scena dopo tre o quattro ore si trova intieramente diversa , nuove cose compajono mentre gli oggetti di prima o sono scomparsi , oppure se ancora si vedono , sono talmente cambiati di posto , e deformati nel loro contorno , da esser appena riconoscibili . Questa è una conseguenza della rotazione di Marte intorno al suo asse , la quale si compie in 24 ore e 40 minuti : ed è facile vedere quale imbarazzo nasca da questo fatto a chi debba rappresentare tante particolarità a misura d ' occhio . Considerando le cose in massa , si distinguono nella superficie di Marte le regioni di color più chiaro , le quali sono anche le più luminose ; ad esse , in conformità di ciò che si usa anche per la Luna , si suole dare la qualificazione di terre o di continenti , mentre alle parti ombreggiate con tinte più oscure si assegna il nome , egualmente convenzionale , di mari e di laghi . Questi nomi non servono che per uso di classificazione non interamente rigorosa , essendovi ( oltre alle bianche calotte polari ) alcune regioni di carattere intermedio . Vi sono anche regioni di colore variabile , che sembrano appartenere ora all ' una ora all ' altra classe secondo la direzione in cui il Sole le illumina , o secondo la direzione in cui son vedute dall ' osservatore , in dipendenza di cause per adesso ancora sconosciute . Tali variazioni possono farsi entro limiti estesissimi , che dal bianco puro possono andare sino al nero assoluto , passando per gradazioni diverse di rosso , di giallo , di grigio e di bruno . Di tali vicende alcune si ripetono ad ogni rotazione del pianeta con una certa regolarità , altre hanno un andamento parallelo alla stagione che domina nella località considerata del pianeta . Il quale è soggetto alle stesse varietà di riscaldamento e d ' illuminazione che ha luogo nelle diverse regioni della Terra . Alcune di tali vicende d ' aspetto sono in diretta connessione collo stato meteorologico e termico , ed è possibile che vi si rendano in qualche modo visibili a noi i diversi stadi di un ciclo vegetativo , secondo un ' ipotesi abbastanza probabile , studiata e propugnata principalmente dall ' astronomo americano Lowell . Ma l ' osservazione prolungata per molti anni ha fatto riconoscere un ' altra classe di fenomeni che non sembrano dipendere dal periodo delle stagioni , e potrebbero anche essere irregolari . In certe località un dato aspetto di cose che sembrava permanente , viene a mutarsi d ' un tratto per intervalli , dà luogo ad altre combinazioni , che scompajono alla loro volta , per dar luogo ad un rinnovamento più o meno esatto del primitivo stato di cose ; tutto questo saltuariamente ed in modo che si potrebbe dire accidentale . La carta annessa può dare un ' idea approssimata del modo con cui sono distribuite le macchie principali di Marte e la loro disposizione rispetto ai poli ed all ' equatore del pianeta . Essa è divisa in due emisferi al modo dei mappamondi ordinari , in maniera però da collocare in alto il polo australe ed in basso il polo boreale ; ciò per render più facile la comparazione con quello che si vede nel telescopio astronomico . In questo , infatti , che rovescia le immagini degli oggetti , suole il polo nord apparire nelle parti inferiori del disco , e il polo sud nelle parti superiori ( ) . La figura è di carattere schematico , come accade nelle nostre carte geografiche ; essa non ha per iscopo di dare una pittura imitante l ' aspetto del pianeta come se si volesse farne un ritratto , ma serve soltanto a facilitarne l ' esposizione descrittiva . Astraendo dalle regioni polari , le quali sono sempre o quasi sempre occupate dal bianco polare , si vede subito che le aree più o meno ombreggiate , dette mari , occupano forse un terzo della superficie intiera di Marte , e sono divise in due parti o gruppi molto disuguali . In basso abbiamo il Mar Boreo , che circonda quasi da ogni parte il polo nord , e da una parte si avvicina all ' equatore fin quasi al parallelo 40° . In alto abbiamo il Mare Australe che è molto più vasto e spinge entro le aree continentali una gran quantità di ramificazioni denominate sulla carta coi nomi di Gran Sirte , Mare Eritreo , Golfo delle Perle , Mare Cimmerio , Mare Tirreno , Lago del Sole , ecc . Fra quei due mari Boreo ed Australe si stende la zona continentale , sparsa qua e là di linee e di macchie più oscure . Entro i due grandi mari poi sono sparse regioni che si mostrano come grandi isole o penisole , quali Hesperia , Atlantis , Hellas , Argyre , Baltià , Nerigos , colorate in giallo per lo più , ma non in modo permanente ; talora impallidiscono , ed anche si oscurano e prendono il colore grigiastro o bruno delle macchie propriamente dette ; solo mostrano questo colore con minor intensità . Già verso la metà del secolo passato molti particolari di questa topografia areografica erano stati esplorati o disegnati da abili osservatori , quali Secchi , Dawes , Kaiser , Maedler , Lockyer , ed alcuno di essi aveva anche intraveduto qua e là curiose configurazioni di macchiette o di linee : ma non erano riusciti ad afferrarne con evidenza la forma . Soltanto nel 1877 , trovandosi il pianeta in una delle sue maggiori vicinanze alla Terra ( in posizione poco diversa da quella occupata nell ' autunno ora decorso ) , si ebbe l ' opportunità di studiare in buone condizioni e con maggior successo quei particolari prima confusamente intraveduti e di convincersi che tutta la superficie di Marte , ma più specialmente le aree luminose continentali , sono occupate da un reticolato di linee sottili , formanti una specie di triangolazione o di poligonazione , come si può vedere nella carta qui annessa . Queste linee sono tracciate sulla superficie del pianeta o forse entro la sua atmosfera ; ognuna d ' esse corre per lunghissimi tratti , serbando per lo più una direzione costante senza angoli nè curvature violente , formando anzi ( rigorosamente o almeno prossimamente ) sul globo di Marte ciò che i geometri chiamano un circolo massimo . Il loro corso appare continuo , senza lacune apprezzabili alla visione telescopica , e si estende da pochi gradi ( un grado di Marte equivale press ' a poco a 60 dei nostri chilometri ) , fino ad occupare talvolta in lunghezza un terzo od un quarto della circonferenza totale del pianeta ( la quale è di 21.600 chilometri ) . La larghezza è molto varia ; per alcuni giunge a 100 o 200 chilometri , altri ad alcune decine di chilometri , per alcuni più sottili e più difficili a vedere la larghezza non supera che alcune unità della stessa misura . Perciò assai diversa è la facilità con cui si possono riconoscere e figurare con disegno ; e bisogna aggiungere , che questa facilità è molto variabile secondo il tempo e sembra dipendere in molti casi dalla stagione che domina lungo il loro corso . Spesso si vede qualcuno di essi traversare una delle nevi polari , formando una traccia nerissima , che ha tutto l ' aspetto di una spaccatura di esse nevi . Queste linee sono i così detti canali di Marte , così denominati per pura convenzione analoga a quella per cui alle grandi macchie si è dato il nome di mari e di continenti . Ma della loro natura finora poco o niente si è potuto accertare . Il nome di canali però e la regolarità loro apparente ha indotto molti uomini di calda fantasia a ravvisare in essi opere artificiali gigantesche di esseri intelligenti ; ipotesi questa che per ora non è ancora stato possibile dimostrare che sia vera o falsa . Gli spiriti scettici hanno poi facilmente troncato la questione , negando a queste formazioni ogni esistenza obbiettiva , e dichiarandole come fantasmi creati dall ' immaginazione sulla base di visione confusa ed imperfetta . Quando un canale è collocato in modo da attraversare il disco di Marte nel suo centro , appare come una linea retta formante un diametro . Ma girando il pianeta intorno al suo asse , in capo ad una o più ore , il canale si presenta in prospettiva molto diversa , e s ' incurva tanto più fortemente in apparenza , quanto più è distante dal centro . Queste variazioni di forma e di curvatura apparente si possono spiegare esattamente secondo lo regole della prospettiva facendo l ' ipotesi , che i canali siano aderenti alla superficie del pianeta , o almeno pochissimo distanti ; la concordanza è tale , che di quell ' ipotesi nessuno può dubitare . Questo fatto , che è stato verificato centinaja e migliaja di volte , basta da solo a dissipare qualunque dubbio potesse nascere intorno alla realtà dei canali , e non lascia luogo a parlar d ' illusioni ottiche . Tutti i canali hanno la proprietà di correre da un mare ad un altro , o dal mare ad un lago o fra due laghi , o finalmente da un canale ad un altro . Non si ha esempio di un canale , di cui un ' estremità sia libera e termini isolata nello spazio continentale che la circonda , senza connettersi da qualche parte con un mare , o con un lago , o con un canale o con un gruppo d ' intersezione di più canali . Anzi tutte lo estremità dei canali là dove terminano in uno dei mari o dei laghi , sogliono esser molto ben definite e spesso sono segnate da una macchia oscura , che in molti casi presenta l ' aspetto di una larga foce in forma di tromba , per cui l ' ipotetico canale potrebbe dirsi sboccare nell ' ipotetico mare vicino , o nell ' ipotetico lago vicino . E similmente quando due canali s ' incontrano , spesso nella loro intersezione si vede una piccola macchia oscura , per lo più di aspetto rotondeggiante e di diametro non molto superiore alla larghezza dei canali medesimi . Simili macchiette sono denominate fonti , per analogia col resto della nomenclatura . Il loro numero è assai variabile , in alcuni anni se ne videro non più di due o tre , in altri anni più decine e sembrano trovarsi frequenti in certe regioni del pianeta a preferenza di certe altre . Nel 1907 la fotografia ne ha rivelato un gran numero di nuovi , mentre altri prima evidenti cessarono di esser visibili . Quando un canale ne incontra parecchi altri , avviene qualche volta che nelle sue intersezioni con questi si vedono lungh ' esso allineati molti di questi punti oscuri , i quali formano una serie bene ordinata , come perle infilzate in un filo . È da credere , che tutte queste fonti o piccole macchie rotondeggianti siano ciascuna il risultato dell ' incontro di due canali ; ma ciò non risulta con evidenza dall ' osservazione , essendo frequenti i casi in cui essi appajono isolati affatto nel mezzo dei continenti senza alcuna connessione . Ma è probabile che la connessione esista e si faccia per canali troppo sottili per esser veduti coi nostri attuali telescopi . In parecchi luoghi della superficie dei continenti , i canali s ' incontrano tre o quattro o più insieme formando piccolo poligonazioni e dando luogo ad un insieme di macchie più complicate . Nascono allora macchie oscure per lo più irregolari del diametro di più centinaja di chilometri , e si vedono sulla carta designati con nomi speciali , come Lago del Sole , Trivio di Caronte , Propontide , ecc . Sono di forma più o meno regolare , secondo che i canali da cui sono formati concorrono più o meno esattamente in un medesimo punto . Questi laghi sono anch ' essi molto variabili di colore , di forma e di estensione ; talvolta scompajono affatto , o si dividono in più parti , e presentano fenomeni singolarissimi . Ma riguardo ai canali e ai laghi il fenomeno più generale e più notabile , e che nel mondo degli scettici ha provocato il maggiore scandalo è quello assai frequente del loro sdoppiarsi , quando formano ciò che si chiama geminazione . Un canale che prima appariva come linea schiettamente semplice , d ' un tratto si trasforma in un sistema di due linee , quasi sempre uguali e parallele fra di loro . L ' intervallo fra le due linee è diverso da un caso all ' altro , come pure la sua proporzione alla grossezza delle linee stesse . Anche queste geminazioni sono variabili col tempo . Non solo sembra esser diverso in diversi tempi l ' intervallo fra le due linee , ma la visibilità di essa è soggetta a vicende , di cui non è ancora stato possibile scoprire la norma . Talvolta una linea diventa più debole dell ' altra e finisce per sparire , l ' altra rimanendo immutata e visibile come canale isolato . I fenomeni che accompagnano la formazione delle geminazioni non si sono ancora potuti completamente studiare ; ma la durata del processo non è mai molto lunga ; le geminazioni compajono tali da un giorno all ' altro , durano qualche giorno o qualche settimana , poi si riducono di nuovo a canali semplici , od anche entrambi i loro canali scompajono affatto . La loro apparizione succede in diverse epoche con diversa frequenza ; talora mancano affatto o sono in piccol numero , in altre epoche il pianeta ne è quasi tutto occupato , ed in certe occasioni se ne son viste fino a 30 simultaneamente . Esse mancarono affatto nel 1877 : frequentissime invece si mostrarono nel 1882 , nel 1888 ed in altre epoche . Nell ' apparizione dell ' autunno passato ( per quanto risulta dalle notizie fino ad oggi pubblicate ) esse non sono mancate , ma non sembra fossero molto abbondanti . Un certo numero se ne trova pure nelle splendide fotografie di Marte , che il professor Lowell ottenne durante l ' apparizione del 1907 . Di tutti i svariati e complicati fenomeni di Marte quello delle geminazioni è il più singolare ed anche , a quanto sembra , il più difficile a interpretare . Ad esso correlativo , e quasi contrapposto è un altro , l ' apparizione e disparizione dei ponti . Sono striscie luminose , regolari , rettilinee ed uniformi , che di quando in quando compajono attraverso dei mari e dei laghi , formando di essi una separazione completa . Il più facile e più visibile di tutti è quello designato sulla carta col nome di Ponte di Achille , che rassomiglia ad un argine o una diga posta fra il Lago Niliaco e quella parte del Mar Boreo che è distinta col nome di Golfo Acidalio . Il Ponte d ' Achille è largo forse 200 chilometri e lungo poco meno di 1000 . È quasi permanente , ma talvolta si vede interrotto più o meno completamente , come è avvenuto nel 1888 . Un altro ponte divide in due parti quasi uguali il Lago del Sole , ma non è sempre visibile : esso è apparso nel 1890 ed ultimamente nel 1907 . Queste zone luminose in campo oscuro sembrano aver qualche relazione con le zone luminose , che nelle geminazioni separano l ' una dall ' altra le due linee oscure che costituiscono la geminazione . Lo studio di tutti questi enigmi è appena cominciato ; nulla ancora vi ha di certo sui principi a cui si dovrà appoggiare una razionale interpretazione dei medesimi . Tutto dipenderà dai progressi che farà nei prossimi anni la rappresentazione fotografica di Marte . La questione farà un gran passo quando si otterranno fotografie tali , che sopra di esso sia possibile prendere misure precise . Un altro passo importante è stato fatto dal signor Lowell , inaugurando lo studio spettroscopico dell ' atmosfera di Marte ( ) . Egli dimostrò che quest ' atmosfera comprende , fra i suoi componenti il vapor d ' acqua e l ' ossigeno . Con queste scoperte egli ha trovato un importante argomento in favore dell ' ipotesi da lui con molto ingegno e con gran copia di osservazioni sostenuta , che Marte sia pur sede della vita , come la Terra ; e che i fenomeni di variazione osservati sul pianeta sian dovuti principalmente alla vegetazione razionalmente governata da esseri intelligenti .
Saggistica ,
ÿþNel libro _ Un italiano in America , _ pubblicato nel 1892 dai fratelli Treves , dopo aver raccontato i viaggi e i casi occorsi ad un ragazzo spensierato , che ero io , prima sulla costa atlantica e poi nel lontano ovest nord - americano , narravo come fossi stato invitato a tornare a New - York per assumere la direzione del _ Progresso Italo - Americano _ . E chiudevo il volume con queste parole : « Feci le valigie , presi il treno quel giorno medesimo e tornai alla metropoli dove mi fermai più di tre anni , fino a quando , cioè , la nostalgia mi richiamò in patria . « Di quegli ultimi miei tre anni d ' America molte cose avrei da dire ; ma il racconto è già diventato troppo lungo , e sarà bene , per non abusare della pazienza dei lettori , troncarlo qui . Parlerò forse in un altro libro della vita giornalistica americana e delle impressioni che si provano tornando in Italia dopo aver vissuto per qualche anno negli Stati Uniti . » Le pagine che seguono sono appunto i ricordi di quell ' ultimo triennio passato nell ' isola di Manhattan su cui sorge New - York . ADOLFO ROSSI I . La forca . Angelo Cornetta era un povero e ignorante suonatore d ' organetto , nativo di Serre di Persano , in provincia di Salerno , il quale in età di ventiquattro o venticinque anni era emigrato in America , come fanno tanti . Sei o sette anni dopo egli conviveva a New - York con una irlandese che un giorno si ammalò e che prima di morire all ' ospedale lo accusò di averla orribilmente maltrattata . Non essendo risultato bene dal processo se quella donna era morta di _ whiskey _ - - il _ cognac _ nord - americano - - o di bastonate , Cornetta fu condannato a due anni di reclusione nel penitenziario di Sing - Sing . Stava scontando la pena quando una mattina attaccò lite con un altro prigioniero e lo uccise . Durante il secondo processo io , che dirigevo l ' unico giornale italiano quotidiano esistente allora nell ' America del Nord , andai a trovare Cornetta nel carcere di White Plains , a trenta miglia da New - York , bello e tranquillo paese circondato da ridenti colline e formato di casette bianche e di gaie palazzine sepolte nella verdura . È una strada pittoresca , che si percorre in un ' ora coi treni della _ New - York and Harlem R . R . _ , in prossimità del fiume Hudson , il Reno d ' America ; s ' incontrano allegri villaggi , s ' attraversano boschetti di pini appiedi dei colli , si respira un ' aria purissima . Introdotto subito nel carcere con quella premura cortese con cui negli Stati Uniti si ricevono i _ reporters _ , cominciai col domandare al detenuto la causa della sua condanna nel penitenziario di Sing - Sing . - - Vi dirò la verità - - mi rispose . - - Io vivevo da qualche tempo con una irlandese , la quale formava la mia disperazione . Giravo tutto il santo giorno a suonare e alla sera tornando a casa , trovavo quella donna ubbriaca . Ella spendeva in liquori i denari che io guadagnavo . Una notte aveva bevuto tanto che , quando rincasai , al primo rimprovero che le feci diventò furiosa e si mise a gridare come un ' ossessa . Il vicinato , tutto sottosopra , chiamò un _ policeman _ , il quale la fece portare all ' ospedale , dove essa morì quella notte stessa . Allora mi arrestarono e accusarono me di averne causata la morte . - - Ma voi non la maltrattavate quando si ubbriacava ? - - Ecco : io ebbi molti diverbi con quella donna . L ' ho sempre rimproverata di consumare in liquori tutti i miei risparmi , ma non sono io che l ' ha fatta morire : furono le bevande che la uccisero . - - Tuttavia vi hanno condannato , - - Sì , a due anni di prigione che stavo terminando di scontare a Sing - Sing , quando avvenne la lite con Daniel Cash . - - Come andò ? - - Mancavano due mesi soli per finire la condanna , quando per la mia buona condotta fui mandato dai guardiani nella cucina dello stabilimento a sbucciar patate insieme con un prigioniero americano , di origine irlandese : il Cash . Costui mi odiava e specialmente dopo che un mio connazionale , certo Mangano , aveva ucciso nella stessa prigione un negro , mi colmava di ingiurie e chiamava noi altri italiani porci e sudici . Quella mattina io non mi sentivo bene e gli dissi : « Cash , sono mezzo ammalato , e non posso lavorare : vorrei tornare nella mia cella e buttarmi sul letto . » Egli mi rispose : « Lavora , lavora , italiano , se non vuoi che ti getti in faccia queste patate . » Gli replicai : « Guardatene ! » Egli , allora , si avvicinò , e , dandomi uno schiaffo , disse : « Credi forse di farmi paura perchè sei italiano ? » Acciecato dalla rabbia , esasperato dagli insulti e dallo schiaffo , io gli scagliai una tazza sulla testa . L ' irlandese mi si gettò addosso e col coltello mi menò un colpo che parai , riportando una leggera ferita alla mano destra . Guardate . ( E mostrò la mano che conservava la cicatrice . ) Appena vidi il sangue , brandii io pure il coltello e glielo ficcai nel cuore . Dico la verità , io : perchè negare ? - - Erano lunghi quei coltelli ? - - No , erano i coltellucci con cui si mondavano le patate . Anzi non avrei mai creduto di poter con uno di quelli causare una ferita mortale . La _ County Jail _ , cioè la prigione della contea in cui Cornetta stava rinchiuso a White Plains , era un edifizio quadrato di tre piani , in pietra grigia . Le quattro muraglie esterne , che invece di finestre avevano alcune strette feritoie , formavano una specie di cinta coperta della vera prigione di due piani , che sorgeva di dentro , come un edifizio affatto separato dal tetto e dai muri che lo circondavano . Cornetta si trovava al secondo piano , in una cella di quattro metri su tre , nella quale non penetrava che una luce scialba , e che conteneva un materasso appeso a due catene , un piccolo _ water closet _ in un angolo , un secchio d ' acqua , un bicchiere di latta e una tavoletta infissa nel muro , ad uso di scaffale , su cui giaceva un polveroso volume del _ Nuovo Testamento _ : sulla parete di fronte alla porta erano incollati i ritratti di Lincoln e di Arthur . Cornetta aveva un viso solcato da brutte rughe , la carnagione giallastra e gli occhi chiari , senza espressione : era di statura ordinaria e mentre prima si sbarbava e teneva i capelli tagliati corti , durante il secondo processo se li era lasciati crescere alla nazarena . Prima della sentenza si mostrava fermamente convinto che non sarebbe stato condannato a morte . - - A morte , io ? - - diceva sbarrando gli occhi . Ma giammai ! Non sapete che - - ho tirato a colui per difendermi ? Non capite che stavo per uscir di - - prigione quando avvenne la lite ? No , no : chiunque nei miei panni - - avrebbe fatto altrettanto . Dovevo farmi ammazzare come una pecora ? - - Potevo subire in pace tutti gli insulti di cui quell ' uomo mi - - colmava ? Quando sentì che era stato condannato a morte , montò su tutte le furie : tentò da principio di suicidarsi tagliandosi la gola con un pezzo di ferro acuminato che aveva strappato dalla porta della cella ; ma , sorpreso nell ' atto , non si produsse che una leggera ferita . Allora egli annunziò la sua determinazione di voler sfuggire alla forca lasciandosi morir di fame . E per cinque giorni non si cibò e invano i custodi lo tentarono presentandogli dei piatti appetitosi . Lo si dovette nutrir per forza . Man mano che si avvicinava il giorno fatale , la ragione di Cornetta vacillava . Il condannato ora piangeva e implorava le guardie di salvarlo , ora rideva e diceva che dovevano metterlo in libertà . Quando mancavano sei giorni soli a quello fissato per l ' esecuzione , io andai a rivederlo , insieme con un suo conoscente e benefattore , il negoziante Aliano di New - York . Cornetta appariva tutto cambiato e non ci riconobbe . Mentre la prima volta s ' era confessato reo , quel dì negava tutto . - - Vi apparecchiate dunque al gran passo ? - - disse Aliano . - - Che passo ? - - fece Cornetta stralunando gli occhi . - - Eh ! l ' avvocato vostro tenta gli ultimi sforzi per salvarvi ; ma c ' è ben poca speranza : è meglio che vi rassegniate e che vi prepariate . - - Ma che prepararmi ! - - gridò drizzandosi e torcendosi le mani . - - Io non devo morire : sono innocente ! - - Eppure fareste molto meglio se vi preparaste da uomo e da cristiano . - - Mio caro Antonio - - piagnucolò Cornetta , asciugandosi col fazzoletto le lagrime che non uscivano - - io ti giuro che sono innocente ; io non _ aggio _ ucciso alcuno . - - Mi dispiace di sentirvi parlare così : vi credevo più franco e più forte . - - Come ? - - disse il condannato , cambiando improvvisamente tuono e maniere . - - Voi venite dunque a trovarmi per insultarmi ? Invece di difendermi , voi prendete la parte dei miei assassini ? Se continuate a dire che sono reo , vi faccio arrestare ! E mostrò i pugni al buon Aliano , con uno sguardo feroce . Aliano , persuaso che il disgraziato aveva l ' intelletto turbato , gli offrì una manata di sigari . Cornetta li rifiutò con piglio sdegnoso e villano . Stavamo per uscire , quando il direttore del carcere , Duffy , sottosceriffo ci disse : - - Domandatategli un po ' , _ if you please _ , che cos ' è quella lettera che ha ricevuto giorni fa . - - Quella lettera ? - esclamò Cornetta . - - Non voglio mostrarla . Nessuno deve sapere ciò che contiene . - - Come ? - - disse il Duffy . - - Io non voglio misteri . Ho in consegna quest ' uomo , ne sono responsabile e devo vedere quella lettera appunto perchè la cela . Invitato reiteratamente a porgerla , Cornetta rifiutò . Allora il Duffy , pezzo d ' uomo grande e robusto , chiamò due suoi dipendenti , aprì la porta ed entrò nella cella . - - Volete dare quella lettera , sì o no ? - - chiese per l ' ultima volta . - - No - - fece Cornetta risolutamente . Duffy afferrò il condannato e lo gettò sul letto . Gli altri due uomini lo presero per le gambe e lo tennero fermo . Cornetta si dibatteva urlando . Duffy lo frugò , trovò la lettera e ce la porse . Era una lettera ancora chiusa , proveniente da New - York . L ' aprimmo . Un amico scriveva a Cornetta che aveva saputo la sua condanna e che gli dispiaceva di non poterlo andar a salutare per la difficoltà di ottenere il permesso . Nient ' altro . Tutto era già pronto , per l ' esecuzione e stava per rizzarsi la forca , quando , qualche giorno dopo la nostra visita , il Comitato giudiziario del Senato avvertì che la Legislatura aveva approvato un _ bill _ , il quale stabiliva che se un condannato , come aveva fatto Cornetta , si appellava al _ General Term _ , si doveva sospendere l ' esecuzione fino a che la Corte del suddetto _ General Term _ non avesse esaminato il caso e preso una decisione in proposito . L ' esecuzione , quindi , era stata sospesa : ma ben presto si venne a sapere che la legge citata , la quale emendava alcuni articoli del codice criminale dello Stato di New - York , non era valida nel caso di Cornetta , perchè votata ed approvata dopo il processo e la condanna del Cornetta stesso . L ' esecuzione , perciò , non poteva essere rimandata . Ma , viceversa , fu accordata una dilazione , essendo sorta una questione sull ' effetto retroattivo della nuova legge . E intanto , con queste alternative di vita e di morte , il condannato si trovava in uno stato orribile e diventava completamente pazzo . Infatti , quando il 5 aprile veniva condotto davanti al giudice della Corte _ Oyer and Terminer _ di White Plains per sentirsi confermare la sentenza , portava in mano un piccolo crocifisso che teneva rivolto verso il giudice , e richiesto se aveva qualche cosa da opporre , pronunziava in italiano , fra pianti e sospiri , un discorso sconclusionato che non aveva nulla da fare col processo . Solo quando il giudice gli disse che doveva essere giustiziato il giorno 11 maggio successivo : - - _ Me not die ! _ - - esclamò il prigioniero col suo orribile inglese . - - Io non morirò ! E mostrò al giudice il crocifisso . Si dovette usare la forza per farlo uscire : tirava calci , mordeva sceriffo e _ policemen _ con ferocia bestiale , facendo fuggire tutti gli astanti impauriti . Legato e rinchiuso nella cella , ora dava in terribili smanie , imprecando contro lo sceriffo e rifiutando di cibarsi ; ora stava sdraiato , immobile sul letto , e ricusava i conforti religiosi mentre continuava a tener sempre con sè il crocifisso . Nelle ultime settimane s ' era messo in testa che l'11 maggio , giorno fissato per l ' esecuzione , egli doveva essere messo in libertà . Appariva così evidente che con tutte quelle lungaggini lo sciagurato era impazzito , che alcune caritatevoli persone pregarono lo sceriffo Horton di affidare ad una commissione medica l ' esame delle condizioni mentali del condannato . Lo sceriffo acconsentì , ma incaricò della perizia i due medici del paese , i quali visitarono Cornetta quella sera stessa e lo dichiararono sano ! Intanto ai preti , che lo invitavano a pensare a Dio , Cornetta rispondeva : - - Non sono cattolico , io : sono democratico . Alla vigilia dell ' esecuzione io tornavo a White Plains insieme coi _ reporters _ dell ' _ Herald _ , del _ Sun _ , del _ Times _ e del _ World _ . Nel cortile della _ County Jail _ , fra il carcere e la _ Court House _ , vicino a un ponticello che unisce i due edifizi e che si chiama dei sospiri , sorgeva la forca senza palco : le solite tre travi , due verticali e una di traverso ; una forca alta sedici piedi e larga dodici , con un contrappeso di ferro pesante 275 libbre . Varie persone entravano ed uscivano liberamente dal cortile ed esaminavano con curiosità il patibolo . Lo sceriffo ci permise di vedere il Cornetta , ma non volle che alcuno gli parlasse . Appena lo salutammo , il condannato , pallido , cogli occhi stravolti , si affacciò alle sbarre della porta e ci guardò fissi : non mi riconobbe . - - Come va , Angelo ? - - gli dissi in italiano . Egli salutò col capo , fu agitato da un tremito nervoso e strinse convulsivamente i ferri della porta . Davanti alla cella stavano seduti due uomini , le guardie della morte . Il padre Giulio , un prete cattolico , ci raccontava che quel giorno aveva parlato due ore con Cornetta , ma non era riuscito a convincerlo che all ' indomani doveva morire . Il condannato s ' era fitto in mente che invece del 10 quel giorno era l'11 maggio e affermava che doveva essere messo in libertà . E quando il prete lo esortava a pensare all ' anima , rispondeva : - - Mi confesserei , padre , se dovessi essere giustiziato , ma io invece devo essere posto in libertà . - - Insomma - - ci diceva il padre Giulio - - non ha la coscienza dell ' orribile posizione in cui si trova e temo che domani mattina la scena dell ' impiccagione debba riuscire raccapricciante . - - Ella è persuaso , padre , che il disgraziato sia veramente impazzito ? - - Sì , e credo che lo stesso sceriffo ne sia convinto , ma ha dovuto rimettersi al giudizio superficiale dei due medici che non parlano l ' italiano e che non capivano perciò quello che Cornetta diceva . Ritornammo al carcere verso mezzanotte . Ci dissero che il condannato aveva passata la serata abbastanza tranquillamente e che dormiva , sicuro di essere liberato all ' indomani . Il villaggio era tranquillo e la notte stupenda . * * * La mattina dell'11 maggio , siccome si era annunziato che l ' esecuzione avrebbe avuto luogo di buon ' ora , entrammo pochi minuti dopo le sei nel cortile del carcere , dove s ' erano già radunate quasi cento persone , le quali facevano circolo intorno , alla forca . Il boia , certo Stephen Marshall , un ometto grasso , prese una scala , l ' appoggiò al patibolo , salì , si mise a cavallo della trave orizzontale e infilò nel buco la corda ; una corda nuova , provvista di un anello di ferro da una parte e assicurata dall ' altra al contrappeso . Poi discese e ne provò la solidità attaccandovisi , dondolandosi e sorridendo con compiacenza . Il cielo era nuvoloso ; minacciava di piovere . Continuava a entrar gente , e alle sette c ' erano nel cortile quasi quattrocento persone , mentre la sera innanzi lo sceriffo aveva detto che trattandosi di un pazzo come il Cornetta , non avrebbe accordato più di cinquanta permessi . Quella gente fumava , rideva e chiacchierava ad alta voce , tanto che pareva di essere a un mercato , o in attesa di uno spettacolo di Barnum . Uno dei presenti era già completamente ubbriaco di _ whiskey _ , traballava e salutava lo sceriffo dicendogli : _ Helloo , Bill _ ! E lo sceriffo gli stringeva cordialmente la mano . Mentre il cortile riempivasi di questo pubblico da circo equestre , il Cornetta si alzava . Nella sua cella , invece degli abiti ordinari , trovò una camicia di bucato con cravatta di seta nera e un abito nero completo . Quando le guardie gli dissero che doveva indossare quei panni nuovi , la sua faccia si rischiarò . - - Ah ! ve lo dicevo io - - esclamò - - che oggi dovevo essere condotto alla _ Court House _ e messo in libertà . Vedete , è il giudice che mi manda questo magnifico vestito . Che bravo giudice : lo voglio baciare . E si vestì adagio , con cura , assaporando tutto il piacere di mettersi dopo tanto tempo degli abiti nuovi . Appena giunsero il padre Giulio e più tardi il padre Edgerton , egli li salutò e ripetè loro le stesse parole . Inutilmente il prete cattolico e il ministro protestante , ciascheduno alla sua volta , tentarono di richiamare in sè l ' infelice e di fargli riflettere che quella era l ' ultima sua ora ; egli sorrideva loro sul viso con aria di compassione e non mostrava altro che l ' impazienza di essere accompagnato davanti al giudice . La sentenza di morte gli era stata letta alla vigilia , in italiano e in inglese , senza che egli la comprendesse , cosicchè quella mattina lo sceriffo e le guardie non avevano altro da annunziare al condannato che l ' ora dell ' esecuzione ; e lo fecero ; ma il Cornetta protestò che mentivano e dichiarò che li avrebbe fatti arrestare ! Allora lo lasciarono nella sua illusione e , visto che era quieto , gli permisero di uscire dalla cella e di aspettare nel corridoio il momento fatale . Frattanto entrarono nel cortile il capitano Mangin con cinque _ policemen _ che si disposero intorno alla forca , facendo fare un po ' di largo : altri nove _ policemen _ erano di guardia all ' esterno della prigione . Il boia salutava alcuni amici vicino alla forca . Da una tasca gli usciva un pezzo del laccio destinato al Cornetta . Pochi minuti prima delle sette e mezzo giunsero gli undici deputati sceriffi della Contea e furono introdotti nel carcere . Allora il capo sceriffo s ' affacciò al cancello di ferro che dava sul cortile e chiamò il boia e il suo assistente . Erano le sette e mezzo precise . Il boia , il suo aiutante , il carceriere e altri due robusti sottocarcerieri si avvicinarono a Cornetta nel corridoio interno della prigione e gli dissero di star fermo , perchè gli dovevano legar le braccia . Appena Cornetta vide le corde , diventò giallo in viso , stralunò gli occhi , strinse i pugni , diede un urlo e minacciò chiunque gli si accostava . I cinque uomini gli si gettarono simultaneamente addosso : due gli afferrarono le braccia , due le gambe , e il quinto , il boia , s ' accingeva a legargli i gomiti insieme dietro la schiena ; ma il condannato gridava , si torceva come un serpente e tentava di mordere come un cane idrofobo . Altri cinque uomini dovettero intervenire e Cornetta fu legato da dieci persone . Egli diceva con voce altissima e lamentevole : - - Ma che fate ? Che fate ? Sono democratico , io ! Nessuno può condurmi alla morte . Ah ! lasciatemi ... Appena fu domo e legato , il boia trasse di tasca il laccio e glielo accomodò intorno al collo , aggiustando il nodo scorsoio sotto un orecchio : poi gli mise in capo il cappuccio nero , lasciandogli però scoperto il viso . Cornetta , livido , esausto , guardò , sentì , singhiozzò e gemette : nelle confuse parole che gli uscivano dalla gola c ' era insieme come il pianto di un bambino , l ' angoscia di uno che trema e ha paura , la rabbia di chi vorrebbe resistere ed è impotente . Appena gli fu messo il laccio al collo vi fu un istante in cui stette immobile fissando il boia e gli astanti . Che cosa passò per la mente dell ' infelice in quel momento ? Forse ebbe un lucido intervallo , durante il quale si vide irremissibilmente perduto . Ma fu un lampo e tornò subito a piangere e a dibattersi furiosissimamente . Tutto ciò avvenne in meno di quattro minuti . Alle sette e trentaquattro minuti precisi si riaprì la porta del carcere e in mezzo al più profondo silenzio dei presenti Cornetta apparve fra le braccia di quattro uomini che lo trascinavano a stento . La forca distava dalla porta del carcere quattro passi soli . Il condannato vi fu portato sotto di peso , senza che i suoi piedi toccassero terra , mentre si dibatteva e urlava : - - No , no , che fate ? Che fate ? Ah ! Ah ! Giunti i quattro uomini sotto la corda , in meno che non lo si dice il boia calò il cappuccio sul viso del condannato , attaccò il laccio all ' anello , battè il piede destro per terra , e a quel segno , tagliata dall ' assistente la corda che sosteneva il peso , tac : la massa di ferro cadde sopra un materasso e Cornetta venne tirato su , a sei piedi da terra . Uno degli astanti più vicini alla forca stramazzò svenuto . Il corpo nero del condannato pendette , rivolto verso l ' occidente , il collo si allungò e le mani si raggrinzarono . Si fermò immobile qualche secondo e poi fu tutto agitato da una terribile contrazione ; le gambe si allungarono e tremarono parecchie volte : poi tutto finì . Il collo di Cornetta diventò prima paonazzo , quindi livido e finalmente nero : le mani bianche . I medici gli sbottonarono il gilè , accostarono l ' orecchio al petto , ma non dissero dopo quanti secondi precisi Cornetta era spirato : il cadavere fu staccato dalla corda e deposto nella cassa dopo quattordici minuti . La giustizia americana era soddisfatta : aveva strozzato un pazzo furioso . II . La danza dei milioni . Quella orribile esecuzione era stata uno dei primi spettacoli a cui avevo dovuto assistere nella mia qualità di giornalista negli Stati Uniti : mi fece , naturalmente , una tristissima impressione . - - Ma si può impiccare un pazzo ? - - dicevo alla sera in una famiglia italiana stabilita da ventiquattro o venticinque anni a New -York.--Che modo è questo di amministrare la giustizia ? Si fissa la data dell ' esecuzione , poi si accorda una dilazione , si perdono settimane su settimane e il condannato impazzisce . E dopo aver descritto la scena , domandavo : - - Quando si è visto che un condannato ha perduto la ragione , deve essere permesso in un paese civile di impiccarlo ? - - E che cosa avreste voluto che si facesse ? - - m ' interruppe uno degli interlocutori , un giovane mio amico di ventidue anni , figlio di genitori italiani , ma nato negli Stati Uniti . - - Metterlo in un manicomio , curarlo perchè guarisse e , appena il disgraziato avesse riacquistato l ' uso della ragione , condurlo sulla forca in tutta la pienezza dei suoi sentimenti ? Dal momento che qui si mantiene la pena di morte , che in Italia dite di aver abolito , ma che conservate ancora nell ' esercito , e posto che Cornetta era stato condannato a morte , fra il giustiziarlo col cervello sconvolto e il giustiziarlo con le idee ben chiare e ordinate , mi pare anzi più umano l ' averlo soppresso quando non capiva nulla . - - Infatti Cornetta aveva la fissazione che oggi doveva essere liberato . Ma dovreste considerare che pazzo significa malato moralmente . Se un condannato , supponiamo , alla vigilia dell ' esecuzione , fosse malato fisicamente , avesse il tifo o qualche cosa di simile che gli impedisse di alzarsi dal letto , lo si impiccherebbe ? Io non capisco come voi americani o americanizzati trattiate i pazzi come i malvagi sani . Se vi fu mai un assassino col cervello guasto era certo l ' uccisore del presidente Garfield , Guiteau , affetto da mania religiosa , che si credeva inviato da Dio e che in prigione sorrideva dolcemente contemplando nel soffitto il seggio di gloria e l ' aureola luminosa che l ' attendevano nella Nuova Gerusalemme . Ora neppure per Guiteau si volle riconoscere che un manicomio era più opportuno della forca . - - Ah ! sì , il manicomio ! Se non si sbrigavano a impiccarlo , sarebbe stato linciato ! - - Eh ! già : ricordo che vi fu perfino uno , il sergente Mason , che gli tirò una revolverata mentre lo conducevano dal carcere al tribunale . E appena fu fissato il giorno dell ' esecuzione , quanti cittadini si offrirono di sostituire il boia ! Fu spedita a Washington una vera collezione di corde per il collo di Guiteau ; le signore americane mandarono una cappa nera , filettata di rosso con le loro mani , per incappucciare il condannato ! E il dì dell ' impiccagione fu giorno di gioia in tutta l ' Unione . Alla mattina , di buon ' ora , in diverse città , Guiteau veniva anticipatamente impiccato in effigie da una folla entusiasta . Ve ne ricordate ? I birrai distribuivano gratis _ lager - beer _ ed _ ale _ per celebrare l ' esecuzione dell ' assassino presidenziale che saliva il patibolo gridando con voce ferma e inspirata : _ Gloria , gloria , alleluia ! _ - - Ebbene ? - - fece il giovane italo - americano - - e non è meglio sbarazzarsi di simili pazzi più presto che si può ? I buoni _ yankees _ credono che non valga la pena di mantenerli in un carcere o in un manicomio : sarebbero denari spesi molto male . - - Oh ! volete finirla con questi lugubri discorsi ? - - saltò su a dire in inglese , perchè l ' italiano lo parlava con imbarazzo , la signorina Mary , sorella del mio amico , nata essa pure a New - York , una giovane diciottenne molto colta e intelligente , che studiava nel _ Normal College _.--Se parlaste un po ' invece del gran ballo in costume che darà domani W . K . Vanderbilt , uno dei più famosi milionari newyorkesi , nella sua residenza di Fifth Avenue , lo splendido palazzo la cui sola costruzione costò cinque milioni di dollari ? - - Io ho potuto procurarmi un biglietto - - disse il fratello . - - Venite anche voi - - continuò rivolgendosi a me - - coll ' invito che avrà ricevuto il vostro giornale : così dopo domani sera avremo cose più allegre da raccontare a mia sorella e ai miei genitori . - - Da parecchi giorni - - seguitò la signorina Mary - - non si parla d ' altro . Si dice che sarà una festa di cui non si è veduta mai l ' uguale nella metropoli ; che il ballo storico dato a New - York qualche anno fa da Augusto Belmont non reggerà al confronto con questo di Vanderbilt , il quale servirà a dimostrare l ' enorme progresso della società nordamericana in fatto di buon gusto e di eleganza . Si citano le grosse somme prodigate in fiori e si assicura che i milleduecentocinquanta invitati vedranno splendori degni del conte di Montecristo e delle _ Mille e una notte _ . La signorina Mary m ' aveva messo addosso una grande curiosità e la sera appresso non mancai di recarmi alla gran festa con suo fratello . Alle dieci e mezzo centinaia e centinaia di carrozze cominciavano ad arrivare davanti alla reggia di Vanderbilt e ne uscivano dame e cavalieri vestiti di ricchissimi costumi di tutte le epoche , dai colori smaglianti , carichi di gioielli , di collane , d ' anelli preziosissimi . Man mano che giungevano , le coppie salivano il principesco scalone sovra il quale le statue e i busti di pietra di Caen guardavano in basso con quella stupida tranquillità che Mark Twain attribuiva alle mummie egiziane ; imboccavano i vasti corridoi illuminati da migliaia di candele di cera ed entravano negli sfarzosi saloni . Per la maggior parte degli invitati l ' ingresso nel palazzo Vanderbilt tutto decorato internamente in istile gotico medioevale e _ rénaissance _ costituiva un vero avvenimento : a New - York sono ben rari gli interni artisticamente lavorati . Era la prima volta che uno sfoggio reale di ricchezza architettonica veniva gettato in faccia all ' _ high - life _ della città . Un artista avrebbe condannato la soverchia ornamentazione delle sale e notato che se tutte indistintamente le pareti non fossero state dipinte a quadri , l ' insieme ci avrebbe guadagnato . Ma gli intervenuti non erano tipi da preoccuparsi di ciò : per essi anzi la confusione degli stili e l ' eccesso degli ornamenti davano maggior pregio al palazzo ; si accorgevano di questo solo , che la ricchezza era buttata là a piene mani e ne rimanevano sbalorditi . E passando dall ' esame delle sale a quello di loro stessi , gli invitati , anzichè ai costumi , badavano prima di tutto ai milioni di dollari che erano rappresentati al ballo , - - Vogliamo provare a fare il conto ? - - diceva uno in un gruppo . - - Cominciamo dal padrone di casa . W . K . Vanderbilt , venticinque milioni di dollari ; suo fratello più giovane , due ; gli Astor , duecento ; Russel Sage , sessantacinque ; Josè Navarro , dieci ; Cyrus Field , quindici ; George Pulmann , venti ; i Lorillard , quaranta ; i Belmont , quindici ; D . O . Mills , dieci ; la signora Stevens , otto ; gli Iselin , la famiglia Fish , Sidney Dillon e Henry Clews , dieci milioni di dollari per ciascheduno ; i Goelet , venticinque ... - - Senza contare - - aggiunse uno - - i patrimoni da cinque milioni di dollari , come quelli di Horace Porter , di Galloway , di J . B . Houston , di Livingstone , dei Schermerhorn , e trascurando tutti quei _ gentlemen _ che valgono quattro , tre , due , un milione di dollari . - - E pensare - - osservò il mio amico - - che quasi tutta questa gente lavora e commercia sempre , e che nei loro negozi di Broadway domani possiamo comperare due metri di tappeto o un ' oncia di tabacco ! Vedete là quella signora alta , magra , col naso rosso ? È una milionaria anch ' essa , che va in persona a esigere i fitti delle sue case e bestemmia peggio di un facchino del porto . Quella aristocrazia nord - americana non era che una congrega di giuocatori di borsa , di speculatori , di mercanti arricchiti ; ebbene , cosa curiosa , la maggioranza dei costumi indossati rappresentava la nobiltà storica europea : erano tutti re e regine , imperatori e imperatrici , principi , duchi , conti e marchesi ; Enrichi VIII e conti di Guisa ; Franceschi I e Marie Antoniette ; cardinali Mazzarino e regine Elisabette ; Marie di Borgogna e Marie Stuarde ; Luigi XV e Kings Lear ; Don Carlos e Luigi XII ; Enrichi IV e Carli IX : pochissimi i vecchi Knickerbockers , cioè i veri nobili americani , le famiglie blasonate d ' Europa emigrate sulla costa dell ' Atlantico quando gli attuali Stati Uniti erano colonie inglesi . In mezzo a quella strana ricerca della nobiltà del vecchio mondo una circostanza mi colpì : Arthur , allora presidente della repubblica , passò quasi inosservato nella festa ; ottennero un maggior successo di curiosità certe rose fresche , che costavano dieci lire l ' una . W . H . Vanderbilt , padre del padrone di casa , arrivò tardi , ed evitando la folla salì inosservato al secondo piano del palazzo . Me lo additò il mio amico , facendomi notare come le spalle del vecchio milionario apparissero più curve del solito e come i di lui occhi sembrassero inquieti . - - Chissà - - mi diceva il fratello di Mary - - che egli non tema di vedere la figura arcigna di suo padre , il rozzo barcaiuolo di Staten - Island , guardare con sarcasmo queste pompe ; o chissà che non pensi al fratello suicida , o non deplori l ' acquisto forzato della _ Nickel Plate Railroad _ , che in un giorno solo creò sei milionari . Forse si augura semplicemente che la sua puledra prediletta , _ Maud S . _ , la cavalla più veloce che si conosca , vinca anche alle corse di domani . Comunque sia , quest ' uomo che _ vale _ ( come si dice ) duecentotrenta milioni di dollari d ' oro , cioè millecentocinquanta milioni di lire italiane , è di cattivo umore e non mostra di divertirsi . * * * Meno di cinquant ' anni fa non si aveva idea a New - York di tante ricchezze . Da una curiosa statistica , pubblicata nel 1846 negli uffici del _ Sun _ , si rileva che allora il più ricco americano del Nord era John Jacob Astor , che possedeva per circa venticinque milioni di beni stabili a New - York . Venivano quindi i patrimoni di Van Rensealeur , valutato dieci milioni , e di William B . Astor , cinque . La lista dei cittadini e dei patrimoni valutati ciascuno mezzo milione o meno d ' un milione conteneva appena quarantacinque nomi . Allora non si parlava nè di Bennett , nè di Cyrus Field , nè di Jay Gould , nè di Russel Sage . Dopo il 1846 , la maggior parte di coloro che trovavansi nella lista , sono diventati molto più ricchi , essi o i loro discendenti ; ma nel frattempo si formarono altre fortune enormi , la cui origine è meravigliosa quanto la nascita di Minerva dal cervello di Giove . I soli patrimoni riuniti di Jay Gould e di Vanderbilt costituiscono più del doppio delle ricchezze , di tutti i milionari e mezzo milionari della metropoli di cinquant ' anni fa . - - Come mai - - domandavo quella notte al mio amico uscendo dal ballo - - hanno potuto questi individui accumulare tanto rapidamente ricchezze così enormi ? Non era difficile la risposta : con le speculazioni più arrischiate , con la frode e con le corruzioni . La vita di tutti i re della Borsa e dei magnati ferroviari americani , non è che una storia di imbrogli . È impossibile mettere insieme dal nulla , con mezzi onesti e in pochissimi anni , simili sostanze . Il più meschino dei predetti magnati delle ferrovie è molto più ricco dell ' opulento ed arrogante Marco Crasso , la cui fortuna veniva considerata la più colossale della Repubblica Romana . I fondatori delle dinastie reali degli Asburgo , degli Hohenzollern e via dicendo erano briganti o soldati di ventura , ma almeno arrischiavano continuamente la vita per la fama e per la fortuna . La nuova aristocrazia americana , invece , ha sostituito la scaltrezza al coraggio , la frode e le arti della corruzione nella politica ai pericoli del campo di battaglia . La maggior parte di questi milionari si sono insomma arricchiti ingannando il pubblico e corrompendo le persone alle quali il popolo aveva affidata la legislazione degli Stati e della Nazione . - - Certe operazioni di Borsa - - mi diceva il mio amico , pratico di Wall Street - - sono così immorali che quando si verificarono ultimamente alcuni grossi fallimenti , avendo la stampa gridato allo scandalo , il governo ordinò una inchiesta sui _ corners _ e sui _ futures _ . - - Che cosa significano queste parole ? - - Sono colpi di mano che gli speculatori più furbi e più pratici fanno a danno dei piccoli capitalisti : sono nuovi imbrogli non preveduti dai codici . Il Comitato incaricato dell ' inchiesta credette bene di cominciare le sue investigazioni chiedendo informazioni e schiarimenti ai giuocatori più famosi e fortunati , a Vanderbilt , Gould e Hatch , tre colossi di Wall Street , la trinità che impera sulla Borsa di New - York . Figurarsi se costoro , che s ' ingrassano di _ corners _ e di _ futures _ , hanno dato al Comitato risposte tali da provocare una legge contro le loro speculazioni ! - - Mi pare che sia come se un agente di polizia incaricato di una investigazione sulle gesta di una banda di briganti , si rivolgesse per avere spiegazioni ai capi della banda stessa ! - - Precisamente . I milionari interrogati risposero scherzando . Essi sapevano che l ' inchiesta sarebbe finita in nulla . Gli speculatori , che rovinano spesso tante famiglie , che riducono tanti giuocatori a farsi saltare le cervella , sono gente fuori delle leggi . Basta pensare che le ferrovie degli Stati Uniti sono valutate sei miliardi di dollari e che meno di una ventina di individui amministra a suo talento più della metà di questo immenso capitale . Non c ' è da meravigliarsi se questi signori spadroneggiano anche nei tribunali . Le amministrazioni stesse degli Stati si trovano alla loro mercè , poichè nella maggior parte degli Stati i loro impiegati sono abbastanza numerosi per eleggere i pubblici funzionari . Venti dei principali direttori di strade ferrate se si coalizzano possono decidere delle principali elezioni per mezzo degli impiegati di cui regolano i voti . - - Vedo , pur troppo , che tutto il mondo è paese . - - Sapete come fa spesso il presidente o uno dei principali azionisti di una società di ferrovie o di altre imprese per assicurarsi il voto del Consiglio amministrativo ? Col mezzo di uno speciale servizio di polizia segreta , egli si procura un archivio nel quale è documentata la vita di ciascun membro del Consiglio stesso . Siccome quasi tutti questi signori speculatori all ' ingrosso hanno qualche magagna sulla coscienza , venuto il giorno in cui si ha bisogno del loro voto , se qualcheduno è contrario , riceve all ' improvviso la visita di un misterioso _ dectetive _ , il quale gli dice : « Domani dovete dare il vostro voto al tale progetto : se non lo farete saranno pubblicate queste interessanti notizie di cui vi rilascio copia . » E gli consegna un manoscritto in cui il ricattato trova esattamente narrati con nomi e date certi fatti che lo riguardano , che egli credeva ignorati da tutti e che divulgati causerebbero scandali e processi . - - Sembrano fantasie da romanzo ! - - Eppure vi assicuro che queste sono cose comuni in Wall Street e che molti milionari sono legati in tal modo come schiavi ai carri di speculatori milionari più astuti di loro . Vedete : quando Jay Gould e altri pezzi grossi come lui si recano alla Borsa , sono sempre pedinati da parecchie guardie in borghese che non li lasciano un minuto senza sorveglianza . Gould e compagni si sono straordinariamente arricchiti usando tali arti e riducendo alla disperazione tante persone , che temono di trovare ad ogni angolo di strada qualcheduna delle loro vittime con un revolver in mano . * * * Eppure la vita di alcuni di questi briganti della Borsa e del monopolio ci presenta un esempio meraviglioso di attività , di ingegno , di audacia e di perseveranza . Ecco qui , per esempio , brevemente , quella di Jay Gould , il colosso delle finanze nord - americane . Egli nacque miserabile , nel 1836 , in Roxbury , Stato di New - York , da una famiglia di contadini che possedeva poche vacche , e la sua prima occupazione fu quella di aiutare le sorelle a pascolare e mungere le bestie . A quattordici anni disse a suo padre che non amava la vita dei campi e che voleva partire per procurarsi una buona educazione e cercar fortuna . Il padre lo lasciò libero di fare a modo suo e il ragazzo , andatosene , trovò in una vicina città di provincia un fabbro ferraio il quale acconsentì di dargli vitto ed alloggio , purchè nelle ore in cui era libero dalla scuola gli tenesse i libri di bottega . A quindici anni il futuro milionario diventava commesso in un piccolo negozio in cui doveva fare di tutto : servire gli avventori , badare ai conti , spolverare e scopare il locale . Il suo lavoro cominciava alle sei del mattino e finiva alle dieci di sera . Siccome però aveva una grande passione per la matematica , si alzava alle tre e studiava fino all ' ora di aprir bottega . Ben presto ne seppe tanto da ottenere la patente di agrimensore e si mise , per venti scudi al mese , come assistente al servizio di un ingegnere incaricato di rilevare le mappe della Ulster County . Questi lo mandò in campagna a eseguire certe misure e a tracciare dei disegni , dicendogli di prendere a credito lungo la strada ciò che gli abbisognava : egli lo avrebbe seguito a pochi giorni di distanza e si sarebbe incaricato di pagare . Jay Gould partì , ma il terzo giorno essendosi presentato in una osteria , non trovò credito nè per il pranzo nè per l ' alloggio : gli fu detto che il suo padrone aveva fallito tre volte ed era pieno di debiti per tutto il paese . Gould , che non aveva un centesimo , continuò la strada molto mortificato : a un certo punto si buttò sull ' erba e si mise a piangere dirottamente ; ma ben presto si vergognò e decise d ' andare avanti . Poco distante trovò una fattoria dove una buona donna gli offrì del pane e del latte : stava per partire ringraziando , quando la contadina gli domandò se sapeva disegnare una meridiana . Il giovane rispose di sì e fece immediatamente quanto gli veniva richiesto . Col dollaro che gli diede la massaia per tale lavoro , pagò il pane e il latte ; poi proseguì contento il suo cammino : aveva trovato un ' industria lucrosa . Così continuò tutta l ' estate a girare per la contea , rilevando le sue mappe e pagando le sue spese col disegnar meridiane sulle case di campagna . Verso la fine del giro , l ' ingegnere fallì per la quarta volta e Gould perdette tutto il suo stipendio , sul quale non aveva mai ricevuto un soldo di acconto : ma da tale fallimento cominciò la sua fortuna . Due ricchi ingegneri furono incaricati di continuare il lavoro delle mappe , e , conoscendo la capacità di Gould , gliene affidarono la cura , accordandogli una parte d ' interesse nell ' operazione . Gould , poi , assunse simili lavori per altre contee , e in breve tempo mise da parte cinque mila dollari . Con questa somma si associò con un conciatore di pelli , e i suoi affari prosperarono in modo che quando sopraggiunse la crisi economica del 1857 egli ebbe credito abbastanza per comperare tutte le azioni della piccola ferrovia _ Rutland - Washington _ , cadute al dieci per cento , senza sborsare un soldo . Sotto la sua abile amministrazione la ferrovia prese un nuovo sviluppo ; egli la estese fino a metterla in comunicazione con la linea _ Rensslaer - Saratoga _ , ed avendone così aumentato enormemente l ' importanza ed il valore , rivendette al 120 per cento le azioni comperate al dieci : e realizzò una somma vistosissima . D ' allora in poi Gould non s ' occupò d ' altro che di comperare , vendere e costruire ferrovie : e la sua fortuna continuò ad accrescersi con rapidità vertiginosa . Avendo danari alla mano in un ' epoca di terribile disagio economico , potè fare ciò che volle ; tutti i possessori di azioni ferroviarie , stretti dal bisogno , minacciati di bancarotta ad ogni istante , vendevano a rotta di collo , pur di avere il danaro per far fronte ai loro impegni . Così pochissimi poterono attraversare la crisi senza naufragare ; molti finirono col farsi saltar le cervella . Fu in tale occasione che Jay Gould comperò al quindici per cento tutte le azioni della _ Union - Pacific _ , rappresentanti una somma enorme al valore nominale . Quando le rivendette valevano il centoventi ed erano ricercatissime . Un simile aumento , è giusto riconoscerlo , non si doveva solo alla cessazione della crisi , ma anche all ' abilità , alla pratica , al colpo d ' occhio di Jay Gould in affari ferroviari . Una linea passiva diventava presto produttiva nelle sue mani ; le azioni considerate prima quasi prive d ' ogni valore , salivano sempre sotto la sua direzione a prezzi superiori a quelli d ' emissione , e in tal modo Gould non investì mai i suoi capitali senza almeno triplicarli : qualche volta li decuplicò . Col medesimo successo egli si è dedicato negli ultimi anni anche alla costruzione di linee telegrafiche e alla speculazione sulle azioni delle medesime . Fece da principio costruire la linea _ Atlantic and Pacific _ perchè fosse una rivale della _ Western Union _ ; ma vedendo che la concorrenza tornava più rovinosa a lui che alla _ Western _ , seppe adoperarsi con tanta scaltrezza che la _ Western _ acconsentì a consolidarsi , come si dice nel gergo della Borsa , colla _ Atlantic and Pacific _ , si rialzarono le tariffe , e il pubblico dovette sottomettersi a pagare tutto ciò che gli si chiese . Per dare un ' idea della tenacia di questo milionario , basti l ' aneddoto seguente . Quando fu operata la fusione delle due grandi compagnie or ora nominate , Gould credeva che un suo intimo amico , il generale Eckert , sarebbe stato nominato direttore dell ' unione delle compagnie stesse . Invece non lo fu , e allora Gould volendo ad ogni costo che il suo amico si trovasse alla testa di quella grande amministrazione , si mise a costruire una nuova linea , la _ American Union _ , e ne affidò la direzione al generale Eckert . Dopo poco tempo , come doveva accadere , l ' _ American Union _ , entrò nel consorzio delle altre due compagnie e il generale Eckert fu nominato direttore delle tre linee consolidate . Io ebbi occasione di conoscere Jay Gould all ' epoca di un grande sciopero dei telegrafisti della colossale compagnia _ Western Union _ , sciopero che durò parecchie settimane con danno gravissimo del commercio , del pubblico , della compagnia e degli scioperanti . I telegrafisti sostenevano giustamente che la fusione delle linee telegrafiche ( negli Stati Uniti queste non sono nelle mani dello Stato ) e di gran parte delle ferroviarie , levando la concorrenza che prima esisteva fra esse , rendeva pochi individui ( direttori delle gigantesche compagnie monopolizzatrici ) arbitri assoluti tanto di fissare la paga giornaliera delle molte migliaia d ' uomini e di donne che erano al loro servizio , come di imporre ai privati e al commercio quei prezzi che essi volevano pei trasporti e per le comunicazioni . Il pubblico era in favore degli scioperanti e sperava che questi l ' avrebbero spuntata , perchè non si credeva possibile che la Compagnia potesse sostituire subito un numero così grande di esperti impiegati . Durante lo sciopero il servizio telegrafico sulle linee della _ Western _ era fatto in modo così lento che conveniva meglio servirsi della posta anzichè del telegrafo e sembrava che i reclami e l ' indignazione del pubblico avrebbero dovuto forzare i monopolisti a capitolare . Invece accadde il contrario . La Compagnia , enormemente ricca , fece orecchie da mercante ai lamenti della popolazione ed aspettò che gli impiegati ribelli fossero costretti ad arrendersi per fame . Quando i poveretti ebbero esauriti i fondi loro e quelli delle associazioni per sostenere lo sciopero , dovettero curvare la fronte e tornare al lavoro alle stesse condizioni di prima . Questo fatto provocò un ' inchiesta . Un comitato di senatori dello Stato fu incaricato di vedere quanto di vero e di fondato vi fosse nei lamenti della classe lavoratrice , e quali fossero i rimedi che , senza offendere le leggi nè i diritti individuali di chicchessia , si potessero adottare per impedire che poche persone o corporazioni giungessero ad accumulare nelle loro mani la maggior parte dei capitali del paese e diventassero in tal modo padroni di imporre la loro volontà , non solo al numeroso personale da essi dipendente , ma anche all ' intiera popolazione . Jay Gould , W . H . Vanderbilt , Cyrus Field , Russel Sage e pochi altri rappresentanti il monopolio causa dello sciopero , furono interrogati . Per tutta spiegazione , Jay Gould raccontò al Comitato e ai _ reporters _ presenti la sua storia e quella della sua fortuna , come furono brevemente riassunte in questo capitolo . In quanto poi all ' ultimo conflitto fra capitale e lavoro , egli emise delle opinioni che non nutriva certamente quando batteva le campagne per disegnar mappe e meridiane . Disse , per esempio , che qualora si elevasse il salario degli operai e degli impiegati , i capitalisti e fabbricanti troverebbero maggior convenienza nel far eseguire i loro lavori altrove : non aggiunse però se egli sarebbe andato a costruire ferrovie o linee telegrafiche in Europa . Concluse il suo interrogatorio con questa bella trovata : le grandi corporazioni finanziare non sono monopolii , perchè non impediscono ad alcuno di formarne altre consimili ! In occasione di quello sciopero vi fu una interessante polemica . Qualche giornale espresse l ' opinione che non costituendo gli scioperanti che una minima parte del pubblico , non avevano alcun diritto di far danno a tutto il pubblico . Se non piaceva loro di lavorare per la _ Western Union _ , potevano cambiare . Dal momento che le ferrovie ed i telegrafi devono essere sempre al servizio del pubblico , bisogna che gli impiegati pensino a questa necessità prima di entrare a lavorare per le compagnie ferroviarie o telegrafiche . C ' è questa differenza , rispondevano i giornali difensori degli scioperanti , che le Società telegrafiche ricevono dal pubblico grandi e speciali vantaggi , e necessariamente devono avere verso il pubblico speciali obbligazioni : mentre invece gli impiegati , nulla ricevendo dal pubblico , nessuna obbligazione devono avere . Vengono pagati dalle Società , non sono responsabili che verso le Società , non hanno da trattare per il loro lavoro che con le Società . In altre parole , la questione non era fra gli impiegati e il pubblico , ma fra gli impiegati e le compagnie che sono una minima frazione del pubblico . Il pubblico era davanti al fatto che gli impiegati volevano essere pagati discretamente e che le Società volevano pagare troppo poco . A chi la responsabilità ? - - Non si può ammettere - - venne fuori a dire la _ New - York Tribune _ - - che da un momento all ' altro un comitato di scioperanti possa alzare audacemente la mano e guastare , se non rompere del tutto , il delicato organismo di una grande impresa nella quale esso non ha alcun interesse personale . - - Che non abbiano alcun interesse si fa presto a dirlo - - replicarono in coro quasi tutti gli altri giornali , amici e difensori delle classi lavorataci - - eppure gli uomini che compongono questo comitato rappresentano qualche cosa ; essi rappresentano venti mila operai , come il Consiglio della _ Western Union _ rappresenta alcuna migliaia di azionisti ; essi rappresentano il loro pane quotidiano e quello dei loro compagni , come gli amministratori rappresentano il loro dividendo e quello dei loro cointeressati . - - Voi - - disse allora la _ New - York Tribune _ - - siete colpevoli di una vergognosa indifferenza verso gli interessi commerciali del vostro paese . - - Gli interessi commerciali di chi ? - - esclamarono i telegrafisti . - - Noi pure siamo dei commercianti e vendiamo il nostro lavoro alle Società telegrafiche . Nei giorni passati trovammo che il nostro lavoro non veniva pagato abbastanza e lo togliemmo dal mercato . E ciò facemmo per favorire i nostri interessi , poichè nel commercio ognuno cerca innanzi tutto il proprio tornaconto . Il pubblico non ci ha accordato nulla e nulla noi dobbiamo al pubblico , come non gli devono nulla i calzolai o i muratori . Tutti i nostri doveri sono verso i nostri padroni e il pubblico non può ritenere che i padroni responsabili di una interruzione di servizio causata da una contestazione a proposito di salari . Dopo lunghe e inutile trattative con la Compagnia , lo sciopero era cominciato una mattina , dietro un segnale telegrafico convenuto , dato da un giovane telegrafista dell ' ufficio centrale , nello stesso minuto , i ventimila impiegati avevano abbandonato tutti il loro posto . Ora , durante quella lotta , mentre il servizio rimaneva sospeso , io dovetti notare che lo Stato non si sognò mai di intervenire in qualsiasi modo ; si lasciarono tenere tutti i comizi che si vollero e se ne tennero da migliaia di cittadini non telegrafisti anche contro la Compagnia , alla quale fu detto che coi suoi lauti guadagni poteva pagar meglio la sua gente . Molti fili telegrafici vennero tagliati da ignoti amici dei telegrafisti , ma la _ Western Union _ non chiese alla polizia l ' arresto dei capi scioperanti e non pensò di ritenere i suoi impiegati responsabili dei guasti . III . Gli alimenti nervosi . La signorina Mary mi dava sulla voce ogni volta che io dicevo male degli Stati Uniti e mi rimproverava di fermarmi a considerare solamente i difetti del paese . Dopo il ballo di Vanderbilt facemmo una grande discussione . Ma prima di continuare il racconto bisogna ch ' io presenti ai lettori la signorina Mary . Vi sono degli stranieri che , visitando gli Stati Uniti e osservando la grande libertà che godono e in cui sono allevate le fanciulle , notando la differenza dei culti e delle idee nelle signore , rilevando la vita che conducono molte , le quali non pensano che a divertirsi con le amiche e a visitare i magazzini di mode , s ' affrettano a scrivere ai loro amici : - - Le signore nord - americane sono belle , spiritose , disinvolte , ma noi altri del vecchio continente non le piglieremmo per ispose . - - Giudizi superficiali . Negli Stati Uniti non si può parlare di una donna americana tipo , come si potrebbe fare in Europa della russa o dell ' inglese , perchè nell ' Unione , e specialmente nelle grandi città della costa atlantica , si trova nelle donne una varietà di tipi e di caratteri straordinaria . Vi sono le donne nate nell ' America del Nord da americani ricchi o poveri , vi sono quelle nate da genitori europei , vi sono quelle sbarcate negli Stati Uniti da bambine ; e ciascuna di esse , secondo la razza , la nazionalità e la famiglia da cui è uscita , e secondo l ' educazione avuta , presenta una fisionomia speciale , un tipo che più o meno si scosta da quello delle altre . In generale è vero che le ragazze non crescono negli Stati Uniti come nel vecchio continente , sempre attaccate alle gonnelle della mamma ; sono più franche , più ardite , più coraggiose ; escono sole di casa e vanno pei fatti loro senza bisogno di farsi accompagnare ; e nondimeno riescono spose e madri che non hanno nulla da invidiare alle nostre , anzi curano di più l ' educazione pratica , la pulizia e l ' igiene dei figli , e sono più amanti del _ comfort _ della casa . La signorina Mary , nata a New - York da genitori italiani emigrati poco dopo il matrimonio ( suo padre era un distinto architetto ) , aveva diciassette anni . Di statura ordinaria , possedeva bellissime forme , aveva i capelli e gli occhi grandi e neri e la carnagione un po ' pallida , come quella di quasi tutte le donne nate a New - York : era intelligentissima e studiosa , e frequentava i corsi dell ' ultimo anno del principale collegio normale della città come studente libera . I genitori , cresciuti nella religione cattolica , lasciavano ai figli la scelta delle loro credenze . Mary era libera pensatrice , e , senza alcuna affettazione , senza sparlar mai della fede altrui , alla domenica assisteva alle conferenze che sul libero pensiero facevano a New - York gente di gran talento , come il prof . Adler . Sebbene la sua famiglia fosse di agiata condizione , attendeva molto volentieri al disbrigo delle faccende domestiche . Sapeva cucire e ricamare magnificamente , ma era anche buona cuoca . Solo ogni tanto l ' assalivano delle velleità da bambina . Quando fioccava la neve , indossava improvvisamente il _ waterproof _ e correva in istrada a farsi tirare in una piccola slitta dal fratello minore e a baloccarsi insieme con alcune amiche . Non assumeva mai quelle arie sentimentali che hanno spesso le fanciulle d ' Europa appena arrivate alla pubertà ; era anzi allegra , vivacissima , e si abbandonava sovente a risate rumorose che mettevano in mostra i suoi bellissimi denti . Si recava alle lezioni del collegio sola , come tutte le compagne , coi suoi bravi libri sotto il braccio , viaggiando nell ' _ Elevated Railroad _ , la strada ferrata che attraversa la città . Vestiva con buon gusto senza civetteria ed amava i fiori , ma preferiva i confetti . Quando io la conobbi non sapeva forse ancora esattamente ciò che fosse l ' amore . Probabilmente ne sentiva già il bisogno senza volerlo e fra un capitolo della breve storia degli Stati Uniti e un problema aritmetico , intravvedeva qualche paio d ' occhi neri e di baffetti nascenti . Forse non ci aveva ancora pensato e il giorno in cui avesse trovato la cosidetta incarnazione dell ' ideale sotto le forme di un bel giovinotto , avrebbe perduto gli ultimi giocondi vestigi della fanciullezza e il suo carattere avrebbe subito qualche modificazione , come avviene in tutte le giovinette quando il loro cuore s ' apre per la prima volta all ' ignoto dio . Intanto rideva e studiava , e i suoi giorni trascorrevano lieti e sereni . - - Ebbene ? - - mi disse quando ci rivedemmo dopo il ballo di Vanderbilt . - - Ohimè ! - - feci io - - dove sono andati i tempi semplici e patriarcali di Washington e di Franklin ? - - La costituzione della nostra repubblica dice però ancora oggi che nessun titolo di nobiltà sarà concesso dagli Stati Uniti . - - Sì , voi non avete principi , duchi , marchesi , conti o baroni . Molte giovani ricche acquistano un titolo col mezzo del matrimonio ; ma , all ' infuori di quelle che si vendono a un nobile spiantato straniero per sentirsi dire contesse o marchese e farsi ricamare una corona sul fazzoletto , non potete vantarvi di avere neppure un meschino cavalierato come quello che viene conferito in Inghilterra a mercanti di candele arricchiti o a sarti in voga , le cui mogli hanno l ' ambizione di essere chiamate _ my lady _ . - - E dunque ? - - Con tutto ciò avete anche voi la vostra aristocrazia . La ricchezza guadagnata , non importa come , prende il posto del merito o del sangue turchino . Come nessuno domanda da noi se gli antenati di un conte abbiano rubato del bestiame , così qui nessuno chiede se il padre d ' una milionaria abbia rubato delle ferrovie . Ho veduto da Vanderbilt che quando un americano conta le sue ricchezze a centinaia di milioni , prende il suo posto alla testa della società , precisamente come il duca di Norfolk ha la precedenza , nella sua qualità di primo duca e conte , alla Corte d ' Inghilterra . Ho veduto a quel ballo che , per appartenere all ' aristocrazia americana , una signora può avere le mani rosse , la pelle ruvida , la voce rauca , i modi più volgari , ma deve essere molto ricca e vestire sfarzosamente . Allora può entrare nella migliore società e ricevere gli omaggi del mondo americano . - - Queste sono eccezioni - - fece la signorina Mary . - - Sì , ma quando in un paese la coltura e la virtù non contano nulla e tutto è l ' oro , visto che col danaro solo si ottiene quello che si vuole , si fanno pazzie per cercare di arricchirsi rapidamente . L ' altro giorno un medico mi diceva che è incredibile la quantità di morfina che si usa a New - York per lavorare con attività febbrile . - - Questo è vero , pur troppo . - - Il caffè , il the , il tabacco , mi raccontava , e tutti gli altri alimenti nervosi , narcotici ed eccitanti di cui si contentavano finora gli uomini , non hanno più alcun effetto sopra i nervi malati di moltissimi nostri giovani . Essi ricorrono all ' oppio e alla morfina . Cominciano coll ' iniettarsi piccole dosi di quest ' ultima quando hanno l ' emicrania , l ' insonnia o il mal di denti , e poi finiscono per prenderne tutti i giorni , aumentandone la quantità , vivendo in uno stato di benessere fattizio , sparito il quale si sentono spossati , malinconici , tristissimi . Quel medico mio amico conosce parecchi di questi infelici i quali hanno la pelle delle braccia tutta bucherellata dall ' ago con cui si fanno le iniezioni . Un giorno gliene capitò uno in ufficio , pallido , cogli occhi semispenti . Lo pregò di dargli della morfina , ne prese una fortissima dose sottocutanea e gli confessò : « Non avevo più denaro per comprarne , e non posso più vivere senza questo narcotico . » - - È proprio così - - appoggiò Giorgio , il fratello di Mary . - - Abusano degli alimenti nervosi coloro specialmente che lavorano col cervello : vi sono giornalisti e pubblicisti che ricorrono all ' oppio per trovare l ' energia e la forza d ' ingegno che non hanno ; scrivono con maggior facilità sotto l ' influenza della droga asiatica , ma finiscono poi col logorarsi le cellule e diventano ben presto incapaci di fare quello che facevano prima di ricorrere all ' oppio . - - Guai - - disse il signor Antonio , l ' architetto padre di Mary e di Giorgio - - se l ' emigrazione non versasse sulla costa atlantica dei veri torrenti di sangue fresco e sano ! - - Gli americani - - continuò Giorgio - - sono il popolo più nervoso che esista . I costumi , le faccende politiche , finanziarie , sociali ed intellettuali contribuiscono a mantenerli in uno stato di eccitabilità permanente . Noi ( essendo nato qui posso parlare in plurale ) abbiamo la sensibilità dei francesi senza la loro elasticità , la serietà del temperamento inglese senza la sua flemma ; come razza siamo trascuratissimi per tutto ciò che riguarda le abitudini sistematiche della vita . La maggior parte dei decessi succede relativamente fra i giovani , e la causa deve ricercarsi nell ' esaurimento del sistema nervoso . Quando abbiamo spinto a forza i nostri nervi nello stato cronico di un ' incessante e dolorosa irritabilità , allora cominciamo « a medicarci » . E ricorriamo sempre a casaccio a certi narcotici ( io pure mi lasciai tentare dalla morfina e mi ci volle una gran fatica a smettere per quanto il vizio non fosse in me radicato ) , a certi eccitanti della cui natura poco o nulla sappiamo . Se non ci sembra di soffrire sotto i loro effetti , ne soffrirà la prossima generazione . - - Avete notato - - riprese il signor Antonio - - il tipo uniforme che vanno prendendo i giovani americani della classe media ? Sono per lo più magri , dal collo sottile , dalle mani e dai piedi lunghi ... - - Chicago feet ! - - interruppe Mary ridendo , alludendo all ' opinione corrente a New - York che gli americani dai piedi più lunghi siano quelli di Chicago . - - Pare - - continuò il signor Antonio - - che dalla mescolanza delle razze emigrate nell ' America del Nord stia per uscire una razza nuova . È stato notato che dopo la seconda generazione il yankee mostra segni del tipo indiano ; più tardi la pelle diventa secca , il colore vermiglio delle guancie sparisce e dà luogo , negli uomini , ad una tinta terrosa , e nelle donne ad una livida pallidezza . La testa diventa più piccola , rotonda e persino acuminata ; si osserva un grande sviluppo degli zigomi ; le fosse temporali si fanno più profonde , più massiccie le mascelle , e gli occhi giacciono in occhiaie incavate e molto vicine : le ossa lunghe si allungano , specialmente nelle membra superiori ... - - Tant ' è vero - - interruppe nuovamente Mary che in nessun altro paese , - - neppure in Inghilterra , che è tutto dire , si fabbricano guanti dalle - - dita lunghe come negli Stati Uniti . - - Il clima - - seguitò il signor Antonio - - deve forse entrare per qualche cosa nella formazione di questo nuovo tipo e nella fretta nervosa degli americani del Nord . Ne possiamo far fede noi europei , che diventiamo qui più attivi e irritabili , che cambiamo professione con tanta facilità e che acquistiamo il mutabile istinto girovago , la febbre degli affari e delle cose nuove . Eppure , a parte il clima , gli alimenti nervosi e la vita che conducono , io sono persuaso che una causa della magrezza dei giovani nord - americani sia il loro genere di alimentazione . Da noi ( il signor Antonio era oriundo milanese e conservava il culto del patrio risotto ) si fanno dei pasti regolari , abbondanti , si mangiano delle buone minestre fatte col brodo , dei pollastri e della carne , e si beve del buon vino ; qui si fanno delle refezioni che sembrano apparecchiate per bambini : fettoline di pane spalmate di burro , piattini dolci , piattini di riso con lo zucchero , piattini di verdura , acqua ghiacciata e the o caffè alla mattina , a mezzogiorno , alla sera e prima di andare a letto . Non hanno di buono che il _ roast - beef _ . Se dite ad un popolano di scegliere fra un _ beefsteak _ da venticinque soldi e un pezzo di pasticcio dolce da dieci soldi , vi lascerà il _ beefsteak _ e si rassegnerà ai _ fish balls _ ( polpette di pesce ) per godersi l ' _ home made pie _ ( pasticcio di mele cotte o d ' altre frutta conservate ) . - - Nella mia qualità di newyorkese - - osservò Giorgio - - io devo farvi notare che per la razza , non può prendersi come modello la città di New - York , la quale sopporta la maggior parte dei danni e gode la minima parte dei vantaggi dell ' emigrazione europea . Gli emigranti che hanno qualche soldo , passano e vanno nell ' interno : qui , nel porto , restano i miserabili e i viziosi . Il 25 per cento rimane e il resto procede oltre . New - York è stata giustamente paragonata ad un filtro , attraverso il quale si purifica il fiume dell ' emigrazione nel suo corso verso l ' ovest . - - Avete mai veduto New - York - - mi domandò la signorina Mary - - in tutta la sua lunghezza percorrendola coll ' _ elevated railroad _ dal Battery Park fino ad Harlem ? È una gita molto interessante : vi sono da vedere delle cose curiose , ignorate dagli stranieri . La faremo insieme dopodomani , che è domenica ? - - Con vivissimo piacere - - risposi , desideroso com ' ero di studiare la grande città . * * * Dopo la China , l ' America del Nord è oggi il paese dove si fuma la maggior quantità di oppio . Secondo le statistiche della dogana di San Francisco , dopo il 1879 gli Stati Uniti hanno cominciato ad importare ogni anno dalle 140 alle 150 mila libbre d ' oppio preparato , per le quali l ' amministrazione delle gabelle incassa da 880 a 900 mila scudi di tassa . Fino a pochi anni addietro l ' oppio si fumava liberamente negli Stati dell ' Unione , ma , dopo essersi accorte dei danni che produceva , le autorità fecero chiudere tutte le sale chinesi dove si fumava la droga perniciosa . Tuttavia si continua a fumare egualmente in segreto e il vizio va diffondendosi . A San Francisco , a New - York e nelle altre principali città della repubblica , malgrado il divieto della polizia , esistono sale clandestine pei fumatori eleganti e luoghi sotterranei per la gente poco denarosa , dove per un dollaro o due nei posti migliori , e per cinquanta soldi nei più bassi , si può abbandonarsi allo snervante letargo . Il peggio si è che i chinesi si servono spesso dell ' oppio per condurre nelle loro spelonche molte ingenue ragazze , le quali finiscono poi col non tornare più ai loro genitori , per darsi completamente alla mala vita . Un giorno si trovò in Pell Street , a New - York , una cantina dove le fanciulle dai dieci ai venti anni venivano indotte a entrare da qualche donna loro conoscente già corrotta ; là , dopo alcune pipe d ' oppio , perduta la ragione , le disgraziate si abbandonavano al primo capitato . Una volta gustato l ' oppio , dopo aver superato le prime nausee , le infelici non hanno più la forza di astenersene , e , anche condotte a casa dai loro parenti , fuggono alla prima occasione per procurarsi i piaceri inebbrianti della droga fatale . Il signor O ' Brien , presidente di un Comitato costituitosi per fare la guerra ai ridotti dei fumatori d ' oppio , mi raccontava che questi andavano prosperando e crescendo in modo spaventevole . I chinesi , non solo pagavano fitti enormi , ma , per entrare in possesso di un nuovo locale , sborsavano forti indennità agli inquilini , i quali , naturalmente , le accettavano e andavano a stare in un altro quartiere , lasciando così il posto libero ad una nuova sentina di corruzione . Quando io mi trovavo a New - York non passava quasi settimana senza che i giornali registrassero o la scoperta di un nuovo _ salon _ o i casi toccati alla gente annoiata e disutile che si dà all ' uso della droga chinese . Eccone qualche saggio . Una sera un giovane americano entrò in una sala pei fumatori d ' oppio in Bowery . Quando si svegliò , s ' accorse che durante il sonno gli erano stati rubati i cento dollari che aveva in tasca . Contemporaneamente s ' avvide della presenza di una donna che giaceva addormentata sul sofà accanto al suo . Sospettò che essa fosse la ladra e la denunziò alla polizia . Ma la donna , che era una pallida giovanetta , ammise di essere un ' arrabbiata fumatrice d ' oppio , respingendo però l ' accusa di furto . E siccome i denari rubati non si trovarono nelle sue tasche , si dovette rilasciarla libera . Una notte , il capitano di polizia Petty essendosi assicurato che , all ' ultimo piano della casa N . 8 Pell Street , un certo Ah Foo , chinese , teneva un ridotto pei fumatori d ' oppio , vi entrò con alcuni agenti e fece arrestare quanti vi si trovavano , cioè il padrone , la moglie e quindici fumatori . Di questi ultimi , tre erano donne di malaffare , sei uomini chinesi e sei bianchi , fra cui un attore del teatro di Union Square . Quasi tutti gli arrestati avevano indosso una piccola bottiglia d ' oppio ; uno teneva un limone la cui scorza era bucata in vari punti per saturarlo d ' oppio . Sul tappeto giacevano molte pipe e una provvista di oppio da fumare , che il capitano raccolse e portò seco come corpi di reato . Un ' altra notte il dottor Cowles notificava alla polizia che in un vasto fabbricato , al N . 98 Mott Street , vi erano due appartamenti che servivano da ridotti pei fumatori d ' oppio . Erano tenuti da chinesi , rimanevano chiusi tutto il giorno e si aprivano alle sette di sera . Nelle ore tarde vi entravano donne giovani , signorilmente vestite , e molti chinesi . La cosa continuava già da parecchi mesi . Oltre che nei ridotti segreti , si era trovato modo di fumare l ' oppio anche nelle pubbliche vie . In certe botteghe si vendevano in eleganti scatolette delle piccole sigarette fatte col tabacco più fino esposto al fumo dell ' oppio ardente sopra un braciere , finchè si era impregnato ben bene degli effluvi della droga . I vecchi fumatori usano scientemente tali sigarette allo scopo di poter abbandonarsi alla loro passione in pubblico senza destar sospetti . Un giorno avevo deciso di entrare in un _ Opium Saloon _ a fumare il narcotico famoso per provarne e descriverne le sensazioni . Ma ne fui dissuaso con una semplice osservazione . - - La prima volta - - mi si disse - - non sentireste piacere di sorta ; l ' oppio , anzi , vi causerebbe nausee ed emicrania . Se per abituarvi lo fumaste poi a piccolissime dosi , aumentandole volta per volta , non provereste da principio alcuna sensazione piacevole , e quando poi foste arrivato a gustarlo , sareste perduto . Diventereste un vizioso incorreggibile e non vi curereste più di analizzare l ' ebbrezza . Per queste ragioni non ho mai provato a fumare una sola pipa d ' oppio e mi contentai di interrogare qualche magro e pallido fumatore , ottenendone risposte molto laconiche . - - È impossibile - - mi disse un giovane , vittima del vizio fatale - - parlarvi dell ' effetto che fa l ' oppio . È come se un cieco nato domandasse ad uno che ci vede che cos ' è la luce . È tutto un mondo nuovo che mi si schiude davanti quando ho fumato ; sotto l ' influenza del narcotico possiedo tutto quello che un uomo può desiderare ; e quando mi sveglio , mi sento così fiacco , la vita reale mi sembra tanto meschina e noiosa , che non vedo il momento d ' immergermi nuovamente nel letargo . - - Ma non pensate che vi rovinate il corpo , che vi logorate il cervello , che diventate una mummia e v ' accorciate la vita ? - - E che m ' importa ? Non vi sono molti che se si sentissero offrire un patrimonio colossale a patto di dover morire dopo otto o dieci anni di una vita da nabab , accetterebbero con entusiasmo ? Ebbene , nello stesso modo io preferisco vivere pochi anni nelle ebbrezze che mi procura l ' oppio , di quello che passare una vita ordinaria , regolare ed insipida . _ The opium is the key of paradise ! _ ( L ' oppio è la chiave del paradiso ! ) Così i fumatori non ignorano che dopo il periodo dei godimenti viene un momento in cui il narcotico non produrrà loro che degli spasimi ; sanno che allora raddoppieranno , triplicheranno , moltiplicheranno le dosi per non averne in compenso che il delirio e la morte ; ma non si curano dell ' indomani . La maggior parte , invece di fare confessioni umilianti ai profani , negano il loro vizio . Una sera , ricordo , un giovane che cercava la sorella fuggita di casa da alcuni giorni , accompagnò la polizia in una retrobottega di Mott Street . Là , distesi per terra sulle stuoie , c ' erano dieci o dodici chinesi e cinque o sei donne bianche , fra le quali la sorella del giovane . Parte fumavano l ' oppio , parte ne erano già inebriati e dormivano . La stanza era piena d ' un fumo che tramandava un odore forte ed acre . Condotta dal fratello alla stazione di polizia , la giovane negò freddamente di essere una fumatrice disse che , condotta da un ' amica , visitava per la prima volta un _ opium eden _ per semplice curiosità . Dopo pochi giorni fuggiva nuovamente di casa per non tornarvi mai più . IV . Il riposo festivo . Ma una delle cose che mi sorprese di più nell ' America del Nord , paese che è considerato il più libero e più pratico del mondo , fu di veder conservate ancora negli statuti di alcuni Stati certe leggi puritane , quacchere , ridicole , odiose , medioevali , che fanno ai pugni con le idee e con le consuetudini moderne . Alcuni articoli di quegli statuti di origine inglese , sono assolutamente contrari ad ogni principio di libertà , allo spirito medesimo della costituzione americana ; eppure non furono ancora aboliti . La maggior parte delle leggi più assurde caddero in disuso , ma non in tutti gli Stati . In quelli dell ' Est specialmente , sulla costa atlantica , si ritrovano nei codici delle disposizioni degne di un governo teocratico . Ecco un saggio di queste leggi che ricordano quelle di Cromwell . Nel codice penale di New - York la bestemmia è punita di multa e prigionia . È considerata come bestemmia la semplice evocazione del nome di Dio o di Gesù Cristo in senso profano , cioè in ogni altra circostanza che non sia la preghiera o il rito ecclesiastico . È ugualmente punita di multa e prigionia la violazione della festa . Il codice dice : - - Ogni occupazione mondana , sia di piacere , sia di speculazione , è proibita alla domenica : in tal giorno , non solo ogni luogo di divertimento dovrà rimaner chiuso , ma la misura sarà estesa ad ogni negozio piccolo o grande , non esclusi quelli per gli oggetti di prima necessità . È fatta eccezione per quelle case , come gli alberghi , dove la merce si consuma sul luogo stesso , per le farmacie , pei venditori di latte , carne e pesce , i quali però non devono tener aperto il negozio che fino alle nove del mattino . - - Lo stesso codice così punisce il suicidio : - - Colui o colei che tenta di togliersi la vita , è passibile d ' una condanna a due anni di carcere e a mille lire di multa , mentre chi presta mano al suicidio di un ' altra persona si rende colpevole di omicidio in primo grado . - - Per il duello c ' è questo gingillo : - - Chiunque si batte in duello , sia che lo scontro venga seguito da morte o no , sarà punito con la pena da due a dieci anni di carcere e perderà il diritto di occupare per tutta la vita alcuna carica pubblica , civile o militare . - - Gli articoli più strani , tuttavia , sono quelli sul riposo della domenica . Eccoli testualmente : - - Ogni sorta di lavoro servile è proibito nel primo giorno della settimana , eccettuati i casi di necessità pubblica . Ogni sorta di tiro a segno , la caccia , la pesca , le corse di cavalli , i trattenimenti musicali , i giuochi e ogni genere di pubblici esercizi , passatempi o rappresentazioni , sono proibiti nel primo giorno della settimana , come pure è proibito qualunque rumore che disturbi la quiete di tal giorno . La violazione di questa legge sarà punita col carcere , da uno a cinque giorni , e con la multa , da uno a dieci dollari . Le merci esposte in vendita verranno sequestrate a beneficio dei poveri . Chi contravvenisse alla proibizione delle rappresentazioni teatrali _ et similia _ pagherà cinquecento dollari di multa e perderà la licenza . - - Gli articoli di questo codice erano a poco a poco caduti in disuso : si osservava solo apparentemente quello che impone la chiusura delle birrerie durante la domenica ; anche tale disposizione si violava continuamente dai birrai , dagli osti e dai liquoristi , tenendo chiusa la porta davanti delle botteghe e socchiusa quella di dietro , d ' accordo coi _ policemen _ . Ma , verso la fine del 1882 , vi fu un risveglio di puritanismo , e col I ° dicembre di quell ' anno il codice penale di New - York venne rimesso in vigore in tutta la sua forza . Ciò significava che , alla festa , non si poteva comperar un sigaro , nè un caffè ; che tutte le botteghe dovevano esser chiuse ; che qualunque lavoro era proibito ; che per le strade non si vedevano nè vetture , nè omnibus , nè carri dei _ tramways _ , nè vagoni dell ' _ Elevated _ . Non dimenticherò mai la prima domenica che passai sotto la restaurazione di quel codice . Uscito di casa alle otto di mattina , secondo il solito , cercai coll ' occhio , nelle vie deserte , un lustrascarpe . Vana ricerca . Gli innumerevoli italiani , negri e americani che hanno il loro deschetto e la sedia in quasi tutte le cantonate , erano irreperibili . Anche il lustrare le scarpe è un ' opera servile , proibita dalla legge . Soltanto dopo una mezz ' ora all ' angolo della 22^a strada e dell ' ottava Avenue , scoprii , sulla soglia di una porta , un povero ragazzo irlandese col viso paonazzo , che , in attitudine sospetta , celava sotto la giacca la sua scatola di lustrascarpe . Mi accostai a quel povero ribelle e gli chiesi se aveva il coraggio di violare la legge . Egli si guardò intorno e non vedendo alcun _ policeman _ , s ' inginocchiò mormorando : - - _ Hurry up , boss ! _ ( Facciamo presto , principale ! ) . - - Che cosa pensi della nuova _ Sunday law ? _ ( legge della domenica ) - - gli domandai . - - Penso - - rispose - - che io sono un povero orfano e che devo mangiare anche alla domenica . Uno stivale era già lucidato alla bell ' e meglio e il ragazzo s ' accingeva a lustrare anche il secondo , quando comparve improvvisamente sulla cantonata un _ policeman _ , col suo bravo _ club _ ( bastone corto ) in mano . Io non potei trattenere una risata , ma il _ policeman _ si accostò con aria minacciosa e disse al ragazzo spaventato : - - _ Boy _ , tu vuoi proprio che t ' arresti ? È la seconda volta che stamane ti colgo in contravvenzione . A casa subito : se ti vedo ancora , ti conduco alla _ Station House _ . - - Lascerete almeno che finisca le mie scarpe ! - - osservai io . - - No - - interruppe severamente l ' ufficiale di polizia . - - Ringraziatemi se vi lascio andare per la vostra strada ; osservate la legge ! Con uno stivale lucido e l ' altro no , andai verso la bottega del mio barbiere : era chiusa e sulla porta stava scritto tanto di _ closed _ . Mi avvicinai alle porte di parecchie altre ; tutte chiuse egualmente . Mi rassegnavo a passar la festa con la barba da fare , quando bussando per l ' ultima volta all ' uscio della bottega di un barbiere tedesco vidi un occhio al buco di una tendina abbassata . Quando quell ' occhio si convinse che non ero nè un _ policeman _ , nè un _ detective _ , una voce mormorò : - - Entrate per la porticina laterale . Tre barbieri , alla luce del gas , stavano radendo tre persone , cogli usci chiusi a chiave , silenziosamente . Parevano malfattori in atto di commettere qualche brutto delitto . Di lì a qualche minuto un _ policeman _ bussò , ma nessuno gli rispose . Soltanto il padrone bestemmiava fra i denti e diceva : - - Ho cinque figli da mantenere , io . Senza il guadagno della domenica mattina , potrei chiudere durante il resto della settimana . Quella mattina un cittadino veniva arrestato ai Five Points mentre si faceva radere e condotto in prigione con mezza barba fatta e l ' altra guancia insaponata , insieme col barbiere . Il direttore della sala dei concerti « Koster and Bial ' s » che volle provare a dare una rappresentazione con un programma sul quale era scritto : - - A beneficio dell ' Ospedale tedesco - - dovette prestare una cauzione di cinquecento dollari per non essere arrestato , e lo spettacolo venne interrotto . Lo stesso accadde all ' Alcazar . Prima di mezzogiorno una cinquantina di persone si trovavano alla Corte di Polizia , accusate di violazione della legge domenicale . Nel sedicesimo distretto erano stati arrestati due lustrascarpe negri . Quattro barbieri sorpresi mentre lavoravano segretamente e condotti subito davanti al giudice , ebbero un bel dire che se non sgobbavano alla festa perdevano la maggior parte dei loro guadagni , e invano protestarono ricordando che perfino ai tempi della Santa Inquisizione fu fatta un ' eccezione pel lavoro dei barbieri : dovettero pagare quattro dollari di multa per ciascheduno . Un episodio buffo . A mezzogiorno un tedesco usciva con un canestro coperto sotto il braccio dalla porta laterale di una birraria di Houston Street . Essendo proibito di comperare alla domenica qualunque cosa , anche il pane , un _ policeman _ lo fermò e gli chiese : - - Che cosa avete in quella cesta ? Il tedesco , che aveva un boccale di birra , rispose prontamente : - - Un gatto arrabbiato che vado ad annegare nel fiume . È anche questo un lavoro proibito dal codice ? Alla domenica successiva si rinnovarono le medesime scene . Non solo i _ saloons _ grandi e piccoli , ma anche i principali alberghi della metropoli vennero attentamente sorvegliati e alcuni di essi , come l ' _ Astor House _ , sospesero totalmente la vendita delle bevande spiritose , rifiutandone perfino alle persone alloggiate nella casa . Nei vari quartieri della città si eseguirono più di cento arresti , per lo più di uomini e di ragazzi colti mentre uscivano dalle porte di servizio dei _ Lager Beer Saloons _ con qualche pinta di birra . Quelli fra i contravventori che vennero arrestati al mattino poterono prestare una cauzione e tornare a casa nello stesso giorno ; ma coloro che si lasciarono prendere ad ora tarda dovettero passare la notte nelle _ Station Houses _ in attesa che la Corte di polizia si riunisse il giorno appresso . La terza domenica si ebbe un omicidio . Il _ policeman _ John W . Smith era stato mandato in giro , vestito in borghese , alla scoperta di qualche violatore della legge domenicale . Per la solita porticina laterale egli entrò nella birraria di un certo Patrick Reagan in Madison Street e , senza farsi conoscere , domandò un bicchiere di salsapariglia che gli fu servito dal padrone stesso . Poco dopo entrarono tre avventori i quali chiesero tre _ schooners _ ( grandi bicchieri di birra ) . Mentre il Reagan spillava il liquido da un barile , il _ policeman _ travestito si bagnò un dito sotto il rubinetto del barile stesso , e , portatolo alla bocca e assicuratosi che la bevanda versata era realmente birra , dichiarò senz ' altro il birraio in arresto . In prova della sua autorità gettò sul banco la placca metallica che è il distintivo degli addetti alla polizia . Il Reagan prese la placca e gliela scagliò sulla testa , dicendo che non si curava di tutte le spie della città : quindi , levando di sotto al banco una vecchia sciabola ( il birraio apparteneva ad una di quelle associazioni militari che costituiscono la guardia nazionale ) , si avventò contro il _ policeman _ . Questi lo prese di mira col revolver , fece fuoco e lo ferì mortalmente al petto . Il Reagan spirò poco dopo , mentre gli venivano amministrati gli ultimi sacramenti . Questo omicidio , accaduto per causa di una legge la cui applicazione richiedeva un odioso spionaggio , provocò un grido di protesta da parte del pubblico , e i giornali si misero alla testa dell ' agitazione . - - Invece della statua di Bartholdi da erigersi nella baia - - diceva il _ Puck _ - - invece della Libertà che illumina il mondo , gli americani dovrebbero eternare la memoria del codice penale di New - York col seguente monumento . E disegnava il progetto di una statua della libertà incatenata , che sorgeva in mezzo a una strada , la quale , essendo domenica , era tutta deserta : soltanto davanti a ogni albergo , teatro , bottega di qualsiasi genere , stava ritto , col bastone in mano , un _ policeman _ . Sotto il disegno si leggevano queste parole : - - La metropoli nazionale nell ' anno 107° della indipendenza americana . - - Vennero poi i _ meetings _ e si formarono delle associazioni , le quali si proponevano di ottenere la abrogazione di tutti quegli articoli del codice che , col pretesto del rispetto della domenica , violano la libertà del commercio e sono una vera rovina . La questione fu portata alla Camera dei rappresentanti di Albany - - la capitale dello Stato di New - York - - e suscitò una vivace discussione , specialmente a proposito dell ' articolo che proibisce le corse dei cavalli e gli esercizi ginnastici . Il signor Murphy suscitò una grande ilarità chiedendo che fosse eccettuata dalla proscrizione domenicale almeno la pesca alla canna . Ma tutto fu inutile : la maggior parte degli oratori fecero dei discorsi da predicatori , sulla utilità morale e igienica dell ' assoluto riposo festivo , ed espressero una profonda indignazione contro qualunque tentativo di europeizzare la domenica nord - americana . Così il codice dello Stato di New - York rimase invariato : si tollera solo che , alla domenica , i cittadini si facciano lustrare le scarpe e radere la barba . Le porte principali delle birrarie e delle botteghe di liquori sono chiuse , ma si può entrare per la porticina di dietro . Ipocrisie grottesche . Quello che vidi a New - York in fatto di leggi domenicali è un nulla in confronto di ciò che osservai a New - Haven nel Connecticut . * * * Quello Stato , come la Nuova Inghilterra , è già famoso da un pezzo per le sue _ blue laws _ votate al principio del secolo . Eccone una pagina : - - Nessuno potrà dare il suo voto se non è iscritto in una chiesa di questo dominio . Nessuno camminerà in giorno festivo o passeggerà nel suo giardino o altrove , eccetto che , con compunzione , dalla sua casa alla chiesa e viceversa . Nessuno viaggerà , cuocerà cibi , rifarà letti , spazzerà case , si taglierà i capelli o si farà la barba in giorno festivo . Nessuna donna bacerà i suoi figliuoli nei giorni consacrati dalla Chiesa a pregare il Signore . - - Se i baci erano proibiti alle madri , figurarsi ai giovani ! Sentite un po ' quello che toccò a Sara Tuttle e a Jacob Newton per aver osato di trasgredire al codice _ blue _ . Sara era una buona ragazza , nella primavera della vita , che aveva una gran voglia di prendere marito ed era innamorata di Jacob , un povero e bravo giovinetto del vicinato . Ella avrebbe voluto fare all ' amore con lui , ma il pudore le impediva di essere la prima a parlare , e , da parte sua , il giovinotto non ardiva di farsi avanti perchè Sara era troppo ricca per lui . Ma in questi casi , ove manca il coraggio dell ' uomo , supplisce l ' astuzia della donna . Una domenica mattina Sara incontrò Jacob per la strada , e , per trovar modo d ' attaccar discorso , lasciò cadere i guanti fingendo di non avvedersene . Jacob li raccolse e disse sorridendo a Sara : - - Se li volete , desidero una ricompensa . - - Ma io non ho denaro con me - - rispose la biricchina . - - Che cosa posso fare per voi ? Jacob mise insieme tutto il suo coraggio e disse : - - Vorrei un bacio ! Sara non se lo fece dire due volte e lo baciò . Una pinzochera ingiallita e invecchiata nel desiderio di baci che non aveva mai ottenuti , osservò e denunziò il fatto . E i due colpevoli furono citati davanti al competente magistrato , il quale li condannò a pagare la multa di cinquanta scellini per ciascheduno . Ma torniamo alla capitale del Connecticut . Una domenica di novembre del 1883 mi recai a New - Haven a trovare un amico . Da New - York si va a New - Haven in un paio d ' ore , attraversando , fra gli altri paesi , Bridgeport , la patria di Barnum , dove il famoso _ showman _ teneva i suoi quartieri d ' inverno pieni di cavalli e di bestie feroci . Da quelle stalle , per far parlare di sè , di tanto in tanto Barnum lasciava scappare qualche elefante che scorrazzava per i campi circostanti e rovesciava parecchie siepi , affinchè non languisse la cronaca dei giornali locali . New - Haven conta più di sessanta mila abitanti , ma è tranquilla come un villaggio ; ha strade belle e larghe , fiancheggiate da filari d ' alberi , e le sue case sono quasi tutte di legno , piccole , eleganti e simpatiche come tante palazzine di villeggiatura . È rinomata pel collegio Yale , per le sue fabbriche di carrozze e per la severità con cui si osserva il riposo della domenica . _ Yale Colege _ - - uno dei più rinomati e importanti degli Stati Uniti - - è un complesso di edifizi che non hanno nulla di grandioso . A vederli così semplici non si direbbe che in essi studiano e alloggiano circa 1300 giovani provenienti da tutti gli Stati dell ' Unione , insieme con un centinaio di professori , fra cui alcuni di gran fama , come O . C . Marsh , direttore dell ' istituto ; Dana , un dotto geologo ; e Whitney , profondo in filologia e lingua sanscrita . Del corpo insegnante faceva parte anche un italiano , il professore C . L . Speranza . Un uso notevole fra gli studenti più intelligenti è quello di unirsi in una associazione segreta i cui membri si promettono di conservarsi amici anche dopo finiti gli studi e di aiutarsi sempre a vicenda nel corso della vita : una specie di ciò che dovrebbe essere la massoneria . La colonia italiana di New - Haven conta circa un migliaio e mezzo di pacifici e laboriosi operai , i quali non fanno mai parlar di loro per risse e coltellate , e che anzi sono assai ben visti dalla popolazione . Quasi tutti lavorano nelle numerose fabbriche di carrozze e di oggetti di gomma . Per provare il buon conto in cui li tiene , il Municipio aprì per essi una scuola nella quale si danno lezioni gratuite serali d ' inglese . Straordinario è il numero di chiese d ' ogni culto . Nel solo centro della città ne sorgono cinque , a pochi passi l ' una dall ' altra . Mentre le esaminavo , vidi spuntare da una strada un distaccamento della _ Salvation Army _ ( Esercito della Salute ) , con pifferi e tamburo alla testa : alcune donne leggevano ad alta voce , camminando , non so quali salmi o canzoni . Sembrava una mascherata carnevalesca . Soltanto , invece dell ' allegria , quei disgraziati apostoli avevano i segni del cretinismo sulle loro faccie angolose . Uno dei punti più belli di New - Haven è dove la città finisce sulla riva del Sound . A levante sorgono alcune collinette e a ponente si stendono fino a perdita d ' occhio le acque calme del fiume , popolate di barche e di qualche _ schooner _ . Quella vista deve essere molto pittoresca nella bella stagione , quando gli alberi sono verdi , quando il fondo scuro del paesaggio fa risaltare lo specchio limpido del Sound e il bianco delle case lontane . Mentre io e l ' amico tornavamo in città , facemmo quella domenica uno strano incontro . Ventun persone , fra uomini e donne , elegantemente vestiti , venivano condotti a New - Haven prigionieri , scortati da alcuni _ policemen _ . Gli arrestati appartenevano alla miglior società ed ecco di che cosa si erano resi colpevoli . Ignorando che le autorità avevano deciso di rimettere in vigore le puritane _ blue laws _ , quei signori erano usciti a passeggiare in carrozza come il solito di tutte le feste . Giunti a un certo punto vennero arrestati come contravventori alla legge sulla domenica , rinchiusi in una masseria come un branco di montoni , e condotti quindi tutti insieme a New - Haven . Tradotti davanti al giudice , alcuni furono rilasciati pagando una cauzione di venticinque dollari , altri trattenuti in prigione . Quella inattesa risurrezione di leggi cadute in disuso era dovuta all ' iniziativa del gran constabile Thompson , il quale agiva dietro richiesta degli abitanti della borgata di Foxon . Costoro si lagnavano che « quelli di New - Haven violavano costantemente la domenica passando in vettura a Foxon , con grande noia e scandalo dei buoni cittadini . » È comico il modo usato dal Thompson per fermare quelli che passavano in carrozza , i quali , se avessero dubitato del minimo pericolo , avrebbero potuto sfuggire facilmente alla cattura frustando i cavalli . Il signor Thompson aveva imboscato i suoi uomini in un punto in cui la strada era tutta coperta dalle noci che il vento aveva fatto cadere dalle piante circostanti . Come il malizioso constabile aveva preveduto , tutti quelli che arrivarono in carrozza a quel punto , vedendo le belle noci , scesero per riempirsene le saccoccie . In quella sbucarono i _ policemen _ e li dichiararono in arresto . V . In ferrovia aerea . Quella mattina che si era stabilita , insieme con la signorina Mary e con suo fratello Giorgio feci la gita di nove miglia dalla Battery fino alla 155^a strada sul ramo ovest dell ' _ Elevated Railroad _ , la ferrovia aerea che attraversa New - York in tutta la sua lunghezza . Partendo dalla stazione che sorge in fondo al Battery Park , si gode una magnifica vista della baia newyorkese , meno incantevole del Corno d ' oro di Costantinopoli , ma bella quanto quella di Napoli , di Rio Janeiro e di San Francisco e importante per movimento di navi quanto queste tre ultime riunite insieme . All ' ingresso del porto si costruivano le fondamenta per la statua colossale della Libertà col faro in mano . I miei due amici mi mostrarono il balcone dal quale Giorgio Washington pronunziò il giuramento come primo presidente degli Stati Uniti . Dove sventolò per la prima volta la bandiera americana , vi sono oggi le insegne di due mercanti di grano ; nulla che ricordi il patriottico avvenimento . Girando verso Greenwich Street , si oltrepassa Castle Garden , la stazione d ' arrivo degli emigranti , che una volta era un forte che difendeva sull ' Hudson la punta dell ' isola di Manhattan , e che poi fu un teatro d ' opera dove la Jenny Lind , col famoso Barnun per impresario , andava a cantare passando sotto un arco trionfale degno di una regina . Si fiancheggia Broadway , oggi tutta palazzi e magazzini , e pochi anni fa l ' unica strada carrozzabile che conduceva a Boston e sulla quale crescevano l ' erba e i fiori di prato ; e si giunge alla ricca Trinity Church . S ' intravvedono la chiesa di San Paolo , già frequentata da Washington , e i tetti del palazzo del _ New York Herald _ fabbricato nel luogo dove per tanti anni Barnum tenne un museo di curiosità e di fenomeni ; poi gli edifizi della Posta e dei grandi uffici di giornali della Printing House Square ( piazza della Stampa ) . Si costeggiano fabbriche , negozi , magazzini a migliaia e quartieri uno diverso dall ' altro ; Union Square , con la bella statua di Lafayette , con quella di Lincoln bruttissima e con un discreto monumento a Washington ; la 23^a strada col massiccio Tempio Massonico e col non meno solido teatro Booth , palazzone di marmo che costò un milione di dollari e che allora si stava demolendo per dar luogo a nuovi magazzini . Verso Madison Square sorge il palazzo dove pochi anni fa venne assassinato il vecchio banchiere Nathan . Fu un orribile delitto che rimase avvolto nel più profondo mistero . Una mattina di luglio un figlio del defunto , senza scarpe e con le calze macchiate del sangue del padre , apriva la porta di quel palazzo gridando al soccorso . Il banchiere era stato trovato morto nella sua stanza , con la testa schiacciata . Vicino al cadavere giaceva una grossa mazza di ferro che l ' assassino aveva preso nella stalla dietro la casa . Fra l ' ucciso e l ' uccisore doveva esservi stata una lotta tremenda , perchè il pavimento e i muri erano tutti insanguinati ; persino lungo le scale c ' erano delle chiazze rosse . E non si seppe mai nulla . Quella notte dormivano nel palazzo due figli del banchiere , uno al quarto , l ' altro al terzo piano . Al secondo trovavasi il padre e al primo stava una vecchia portinaia . Tutti dichiararono di non aver udito alcun rumore . Solo un medico dimorante nella casa accanto depose di aver sentito del baccano nella stalla . I più abili _ detectives _ non riuscirono a scoprire la minima traccia degli assassini . Ma il treno procede rapido e senza rumore : le case si succedono alle case , le strade alle strade . A poco a poco i fabbricati diventano più rari ; però le aree sono carissime egualmente . La grande massa scura che si stende a destra è il Central Park . Ci troviamo nella vasta zona , fra il parco e il fiume Hudson , fra la 62^a e la 110^a strada . - - Facciamo un conticino - - disse Giorgio . - - Questi 192 _ blocks _ di 64 lotti di terreno cadauno formano 12288 lotti , i quali , al valore medio di seimila dollari per ciascuno , rappresentano la somma di quasi 74 milioni di dollari . Più avanti , dalla 110^a alla 155^a strada , dalla quinta Avenue al fiume , vi sono 45 strade e 315 _ blocks _ : un capitale di più di 141 milioni di dollari . E al disopra della 155^a strada si trovano altri 414 _ blocks _ stimati 13 milioni e mezzo di dollari . Giacciono qua , dunque , più di 228 milioni di dollari di capitali morti : terreno sassoso e desolato che gli speculatori vendono , man mano che la popolazione aumenta , ai ricchi , i quali vi costruiscono i loro palazzi . - - E intanto - - osservavo io - - mentre qui c ' è tanta aria pura e tanto spazio libero , nella città bassa migliaia e migliaia di famiglie languono negli oscuri e malsani _ tenement houses _ . Appunto la settimana prima l ' Assemblyman Oakley aveva fatto un rapporto alla Commissione sanitaria di New - York intorno a certe case di Mulberry Street occupate da un numero di italiani molto superiore a quello che possono contenere . La relazione concludeva così : - - In molti appartamenti delle case summenzionate gli abitanti vennero trovati che dormivano sul pavimento , a mucchi , senza letti . - - La zona di terreno di cui mi parlava Giorgio è tutta dentro nell ' isola su cui sorge New - York ; ve n ' ha un ' estensione altrettanto vasta al di là di Harlem e l ' enorme capitale infruttifero raddoppia di valore ogni dieci anni . In pochi lustri tutta quella terra sarà coperta di case : quell ' anno stesso le fabbriche sorgevano come funghi . Da Battery ad Harlem l ' isola di Manhattan sarà zeppa di edifizi , intersecata da nuove ferrovie , e non basterà a contenere la massa della popolazione che aumenta di giorno in giorno . Quando si è giunti al cimitero della Trinità si sono percorse le nove miglia della ferrovia alta . A pochi passi scorrono le acque tranquille dell ' Hudson : quale contrasto fra la calma che regna lassù e il baccano della metropoli che si stende abbasso ! Scendemmo dalla stazione : facendo una passeggiata in quei recessi silenziosi , Giorgio descriveva lo sviluppo meraviglioso di New - York in questo secolo . Ottant ' anni fa la città non contava settantamila abitanti ; oggi ne ha più di un milione e mezzo nei soli limiti del Municipio ; coi sobborghi e con le città che le fanno corona e dalle quali non è separata che da pochi minuti di _ Steam - boats _ , è più popolata della stessa Londra . E pensare che solo al principio del secolo venivano selciate Broadway , Duane e Reade Streets e che si doveva scavare un fosso lungo il percorso attuale di Canal Street per raccogliere gli scoli dei prati di Lispenard ! Facendo la nostra gita passammo davanti ad una trattoria dove un certo W . S . Walcott di Harlem aveva scommesso di mangiare ogni giorno per un mese un paio di quaglie arrosto . Simili scommesse sono comuni negli Stati - Uniti e vengono spesso organizzate da proprietari di alberghi e di _ restaurants _ per chiamar gente : poi servono a un certo pubblico per scommettere pro o contro come alle corse dei cavalli . I mangiatori straordinari , possessori di stomachi da struzzo , diventano celebri nell ' America del Nord e fanno parlar molto di sè quando si misurano con avversari della medesima forza . Uno dei più conosciuti era un certo Peter Ellison di Albany , un robustissimo vecchio che , per una scommessa , il giorno in cui compiva sessant ' anni , mangiò , in un solo pasto e nel tempo che si impiega usualmente per pranzare , un tacchino ripieno che pesava quasi ventidue libbre inglesi . Qualche tempo prima , uno _ sportsman _ offrì di scommettere contro il senatore John Morrissey , gran mangiatore anche lui , che avrebbe trovato un uomo capace di mangiare un tacchino di ventitrè libbre in un pasto solo . Prima di accettare la scommessa , Morrissey volle sapere il nome del mangiatore e quando intese che era Ellison : - - Lo conosco - - rispose , e non volle scommettere . In quell ' epoca una gran gara aveva avuto luogo fra Ellison e un altro potente divoratore all ' albergo Snedicker nel Long Island . Si trattava di mangiare polli giovani cotti alla graticola . Ogni pollo veniva spaccato a mezzo con grande precisione e l ' albergatore ne dava , di mano in mano , una metà ad ognuno dei due scommettitori . Ellison ne mangiò trentadue metà , cioè sedici pollastri , e vinse . Qualche volta le scommesse hanno luogo fra donne . Due negre si sfidarono un giorno a chi mangiava la maggior quantità di granturco verde bollito . Una ne mangiò ventisei pannocchie e l ' altra ventinove . Quest ' ultima non soffrì minimamente ; ma la prima morì in trentasei ore . - - Se continua questa volgare e antigienica mania - - disse Giorgio - - ne sentiremo presto delle belle . Leggeremo nei giornali : « il celebre dinamitardo O ' Donovan Rossa ha depositato cinquanta _ cents _ nell ' ufficio del _ Clipper _ con una sfida , aperta a tutti , di misurarsi con lui nella sua grande specialità di mangiare mille pagnottelle in mille quarti d ' ora consecutivi . » - - Oppure - - disse la signorina Mary che si divertiva a quei discorsi - - il seguente : « Un _ gentleman _ dimorante a Brooklyn ha vinto ieri una forte scommessa mangiando tre solini di carta al giorno per cento e sette giorni consecutivi . L ' unica bevanda accordatagli dai termini della scommessa per inaffiare il suo pasto piuttosto asciutto era amido diluito in poca acqua . » - - Uno sconosciuto - - riprese Giorgio - - scommette di mangiare un paio di tavolette di lievito compresso , bevendo acqua tepida , per trenta giorni consecutivi . Accetta di sottomettersi alla prova accanto ad una stufa ben riscaldata . - - Un tristissimo caso d ' insuccesso - - seguitò Mary . - - Il signor Smith , avventore della pensione di Mrs . Lodyett , ha scommesso recentemente di mangiare in una settimana una delle bistecche che fornisce quella pensione . Il tentativo è fallito completamente , quantunque il signor Smith abbia impiegato della dinamite e una leva di ferro . VI . La città della luce . Alla domenica mattina non c ' è famiglia americana che non si rechi a messa se è cattolica o al sermone se è protestante . Le chiese di tutte le varietà del protestantismo , che è la religione dominante , sono numerose , e alcune di esse si fanno la concorrenza come i teatri , scritturando i migliori oratori . I pochi che non professano alcun culto sono ascritti a qualche associazione filantropica e si raccolgono egualmente per curare qualche opera di beneficenza : scuole , ricoveri e via dicendo . La signorina Mary apparteneva alla _ Ethical Culture Society _ , di cui è presidente il prof . Felice Adler , uno dei più profondi pensatori degli Stati Uniti , il quale tutti gli inverni tiene a New - York un pubblico corso di conferenze sul libero pensiero . Figlio di un celebre e ricco rabbino newyorkese , dopo avere molto studiato e viaggiato , Adler divenne ateo , abbandonò la religione dei suoi avi , rinunziò alla successione paterna e fondò un ' associazione che cresce tutti i giorni , per diffondere le sue idee , per spiegare , cioè , come si possa essere buoni cittadini senza credere in un dio personale , come si debba lavorare ed essere onesti per l ' obbligo che incombe a ciascheduno di adempiere ai propri doveri nella società , e per l ' onestà per sè stessa , non per timore di essere puniti in un ' altra vita o per guadagnarsi gli ozi beati di un paradiso . Bob Ingersoll ( altro campione del libero pensiero negli Stati Uniti ) combatte la religione col motteggio e con la satira , analizzando tutti gli errori e le contraddizioni delle cosidette sacre scritture ; egli riscatta gl ' ingenui dalla schiavitù della fede con la sferza del ridicolo . Adler , invece , serio , semplice , sereno e più profondo , converte al libero pensiero senza far ridere ; egli fa anzi fremere d ' ira e di compassione per tutti i miliardi d ' uomini che furono e per i milioni di viventi che calcolano la vita come un semplice viaggio , fanno del bene per egoismo , per interesse , per amore della futura ricompensa , e si astengono dal male per paura della collera divina . Bob Ingersoll qualche volta è volgare ; i suoi giuochi di parole , i suoi scherzi su certi versetti della Bibbia non sono di buon gusto . Felix Adler , al contrario , è spesso poeta : quando dimostra come sono egoisti i credenti e chiede se è più nobile , più generoso , l ' uomo ateo intemerato e buono , o il credente pure buono e senza macchia , ma guidato nelle proprie azioni dal sentimento religioso , la sua fronte s ' illumina , la sua parola è ispirata . E convince e persuade più di Ingersoll : la serietà di Adler fa più impressione del sorriso volterriano dell ' avvocato delle Star Routes . Una domenica in cui accompagnavo la signorina Mary alla conferenza , il professor Adler si occupava di un fatto avvenuto nella Pensilvania . In un tribunale di Filadelfia , un onesto cittadino era stato citato , giorni prima , come testimonio , in una causa . Invitato a prestare il giuramento prescritto dalla legge , rispose : - - Giuro sul mio onore , sulla mia coscienza , ma non in nome di un dio personale nel quale io non credo . Il tribunale rifiutò la testimonianza del libero pensatore e lo fece uscire dalla sala . - - Capite ? - - esclamò Adler indignato . - - Le leggi americane non accettano la testimonianza nostra , se non pronunciamo una formula medioevale . La maggioranza dei cittadini che crede a un dio foggiato a sua imagine , rifiuta il giuramento di noi liberi pensatori , i quali riconosciamo un ordine supremo , ma non la deità personificata . La sala del Chickering - Hall era piena zeppa di un pubblico scelto e attentissimo . - - E poi si ha il coraggio di affermare - - continuò l ' oratore - - che negli Stati Uniti tutte le credenze e tutte le religioni sono eguali davanti alla legge ? No , no , no ! Questa vantata eguaglianza non è estesa che alle religioni cristiane : il presbiteriano è eguale al cattolico , l ' anabattista all ' episcopale . Ma un ebreo , un libero pensatore , un maomettano non è riconosciuto eguale al cristiano . Che vergogna per la giurisprudenza americana ! Che onta per un governo sedicente civile ! Quando si comprenderà che un governo non deve immischiarsi delle coscienze dei cittadini , che deve essere al di sopra di tutte le religioni , di tutte le credenze religiose e irreligiose ? Non vedete che oggi , in pieno secolo decimonono , ciascuna religione è intollerante , esclusivista , e distruggerebbe tutte le altre , se lo potesse ? Non vedete che si sgozzano , si massacrano ancora gli ebrei e si costringono a esiliare , a fuggire dai luoghi nativi , ad abbandonare i loro beni , i loro negozi ? E combattè fieramente il pregiudizio da cui sono ispirate tante leggi , che cioè la moralità dipenda dal cristianesimo . - - Noi non avremo - - disse - - una libera costituzione finchè si manterranno nelle nostre leggi elementi di inquisizione . Infatti , l ' intollerante spirito del prete traspira sempre dalle costituzioni americane . In sei Stati dell ' Unione tutti coloro che non credono nell ' esistenza di un dio personificato sono dichiarati ineleggibili a qualsiasi impiego e vengono così privati di uno dei diritti essenziali del cittadino . La costituzione della Carolina del Nord dice : - - Le seguenti classi di persone sono dichiarate inabili a qualunque impiego : Primo , tutti coloro che negano l ' esistenza di Dio onnipotente .... - - La costituzione della Carolina del Sud dice : - - Nessuna persona che nega l ' esistenza dell ' Essere Supremo potrà avere un pubblico impiego sotto questi statuti . - - Le costituzioni del Mississipì e del Maryland contengono gli stessi articoli . Gli statuti di Pensilvania e del Tennessee non si contentano della semplice credenza in un dio personificato , ma richiedono anche che si creda in una ricompensa o in un castigo oltre tomba . Tutti coloro che professano opinioni differenti sono legalmente incapaci di coprire qualsiasi impiego . Non basta : senza una dichiarazione di fede in un divino capo di polizia che ricompensa i buoni e punisce i malvagi in questa o nell ' altra vita , la deposizione di un testimonio non può ritenersi come attendibile . Solo una metà degli Stati - - e New - York è nel numero - - ha adottato nella costituzione la clausola di escludere l ' incompetenza per mancanza di credenza religiosa . È permesso tuttavia di far sorgere la questione del credo di un testimonio , allo scopo di pregiudicarne la deposizione . Chiunque sia membro di associazioni di liberi pensatori o abbia semplicemente espresso opinioni avanzate in fatto di religione , può trovarsi ogni giorno esposto alla mortificazione di sentire queste opinioni citate in una corte di giustizia , col solo scopo di denigrare il suo carattere e d ' invalidare la sua testimonianza di fronte a un giurì che spesso è composto di ignoranti . - - Nell ' udire queste cose - - diceva Adler - - il nostro primo impulso è di domandare se , nelle leggi di una repubblica della quale Thomas Paine fu uno dei fondatori e la cui dichiarazione d ' indipendenza fu firmata da Thomas Jefferson , può essere possibile una tale flagrante violazione dei principi di eguaglianza e di libertà religiosa . L ' unica scusa per gli americani è che tali leggi non sono state fatte da loro , ma conservate dai loro avi quali esistevano quando le Colonie si separarono dall ' Inghilterra e quando il cristianesimo era inteso come facente parte del diritto comune . - - Il cristianesimo - - diceva lord Hale - - è una parte della legge d ' Inghilterra , e il parlar contro la religione cristiana è un discorrere sovversivo alla legge . - - - - E così - - esclamava Adler - - questo è rimasto un paese puramente cristiano , e noi non siamo che poveri intrusi a cui la cittadinanza è accordata per un favore , non per un diritto . Stefano Girard aveva espressamente stabilito nel suo testamento che nessun prete , ministro o missionario di qualsiasi setta fosse ammesso ad un impiego qualunque nella famosa istituzione da lui fondata , e che a tali persone non venisse accordato l ' ingresso nella casa neppure come semplici spettatori . Egli voleva che gli alunni fossero allevati unicamente coi principi della moralità e dell ' onestà e che solo fattisi adulti scegliessero il culto religioso che più loro conveniva . Ebbene , Daniele Webster , il grande , il celebrato oratore , nell ' impugnare il testamento , giunse perfino a dire che la carità di Girard , tendente a diminuire il rispetto dell ' umanità verso il cristianesimo , non era affatto carità . Un altro bel discorso che sentii da Adler era contro la preghiera . Dopo averne analizzato diligentemente le forme diverse , egli diceva : - - Vi sono molte forme di preghiera , ma in generale la preghiera è una petizione con cui il credente chiede qualche cosa al suo dio . La stessa parola _ preghiera _ in tutte le lingue significa chiedere umilmente qualche cosa , supplicare , mendicare . Come ! L ' uomo sano , intelligente , che col proprio lavoro mantiene sè e la famiglia e si rende utile alla società , è obbligato a inginocchiarsi davanti al dio per chiedergli egoisticamente un aumento di guadagno , una stagione propizia e via dicendo ? E a questo dio onnisciente , che tutto vede e di tutto è informato , il fedele deve specificare la domanda , fare una lunga e minuziosa storia dei propri bisogni ? E perchè ? Perchè , vi rispondono , l ' uomo non è che una creatura , venuta alla luce del sole a propria insaputa e senza averlo chiesto , ma che deve essere riconoscente al Creatore d ' averla messa al mondo , anche quando è miserabile , storpia , stupida , piena di difetti fisici e morali . Per il credente non vi deve essere carattere , dignità personale , fiducia nelle proprie forze : no , tutto dipende dal capriccio di quel padrone che gli ha fatto il regalo dell 'esistenza.-- Adler ha espresso la sua fede nel progresso e nel miglioramento della razza umana in una poesia intitolata : _ La città della luce ( The city of light ) _ , che anche nel testo inglese , sebbene i versi siano belli e semplicissimi , ha una nebulosità che risalta maggiormente nella prosa povera e nuda della traduzione . Ma l ' autore ha usato forse a bella posta il linguaggio mistico e figurato che meglio colpisce la mente delle masse . Ecco la traduzione letterale : « Udiste mai parlare della città d ' oro menzionata nelle antiche leggende ? Eterna luce risplende sopra di essa e si narrano di essa storie meravigliose . « Solo uomini e donne giusti abitano entro le sue mura lucenti : il male è bandito da ' suoi confini ; la giustizia vi regna suprema su di tutti . « Se voi domandate dov ' è questa città in cui regna la perfetta giustizia , io devo rispondervi che cercate invano dov ' essa sorge . « Potete vagare per monti e per valli , attraversare il mare e la terra , cercar per tutto il vasto mondo ; è quella una città che ha ancora da nascere . « Noi siamo i costruttori di questa città ; tutte le nostre gioie e tutti i nostri dolori contribuiscono ad innalzare le sue mura risplendenti : tutte le nostre vite sono le pietre che la compongono . « I più non possono fare che gli umili servizi , spaccar rozze pietre e scavare il suolo ; mentre pochi solamente raccolgono gloria e onore dal loro lavoro . « Mentre pochi possono edificare gli archi , le graziose e artistiche colonne e realizzare un pensiero grande e una ideale bellezza in quel luogo . « Ma umili o superiori , tutti sono chiamati a un còmpito grandioso , tutti aiutano a condurre a termine un sublime disegno . « Quale sia questo piano noi non lo sappiamo ; noi non sappiamo quanto sia alto il seggio della giustizia , come codesta città delle nostre visioni apparirà all ' occhio umano . « Nessuna mente può figurarsi ciò , nessuna lingua può dirlo ; noi possiamo soltanto intuire le glorie della città del futuro . « Solo per essa noi dobbiamo sempre lavorare , per essa sopportare pene e dolori , in essa trovare il fine dell ' esistenza nostra . « Pochi e brevi anni noi lavoriamo ; presto finiscono i nostri giorni , altri lavoratori ci sostituiscono e il nostro posto non si riconosce più . « Ma l ' opera che noi abbiamo edificata , spesso con mani insanguinate , con lagrime , con confusione e angoscia , non perirà col termine de ' nostri anni . « Essa sarà , alla fine , resa perfetta ; essa coronerà gli sforzi delle legioni d ' uomini lavoratori . « Essa sarà compiuta e brillerà trasformata nel regno finale della giustizia ; essa emergerà fra lo splendore della Città della Luce . » Dopo quella fondata da Adler , la più importante società nord - americana di liberi pensatori è la _ Freethinkers ' Association _ ( Associazione dei liberi pensatori ) . Eccone la _ platform _ : « Noi domandiamo che le chiese e le altre proprietà ecclesiastiche non restino più a lungo esenti dalle tasse . « Noi domandiamo che gli impieghi di cappellani nel Congresso , nelle legislature degli Stati , nella marina , nell ' esercito , nelle prigioni , negli asili e in tutte le altre istituzioni mantenute col pubblico denaro , vengano aboliti . « Noi domandiamo che cessi ogni stanziamento di danaro pubblico per qualsiasi istituzione di educazione e di carità di carattere religioso . « Noi domandiamo che ogni servizio religioso ora sostenuto dal Governo venga soppresso , e specialmente che l ' uso della Bibbia nelle scuole pubbliche , sia come libro di testo , sia come trattato religioso , sia proibito . « Noi domandiamo che cessi completamente il diritto , sia nel presidente degli Stati Uniti , sia nei governatori dei differenti Stati , di fissare giorni dedicati a pubbliche feste religiose o digiuni . « Noi domandiamo che il giuramento nei tribunali e dovunque venga abolito e che vi sia sostituita la semplice affermazione , sottoposta , in caso di riconosciuta falsità , alle stesse penalità dello spergiuro . « Noi domandiamo che vengano abrogate tutte le leggi tendenti , direttamente o indirettamente , a imporre l ' osservanza della domenica . « Noi domandiamo che tutte le leggi che tendono a imporre la moralità cristiana siano abolite , e che esse vengano rifatte sui principi della morale naturale , dei diritti eguali e della libertà comune . « Noi domandiamo che non venga concesso alcun vantaggio o privilegio alla religione cristiana nè ad altra qualsiasi ; che il nostro intero sistema politico sia basato su di un principio puramente civile , e che qualunque modificazione alle nostre convenzioni trovata necessaria per raggiungere questo scopo venga eseguita in modo pronto ed efficace . » La _ Freethinkers ' Association _ tiene ogni anno un gran congresso in una sala , intorno alla quale si leggono le seguenti iscrizioni : - - Il Governo degli Stati Uniti non è basato sulla religione cristiana . - - _ Giorgio Washington _ . - - Questo mondo è la mia patria ; far bene , la mia religione . - - _ Tommaso Paine _ . - - Datemi le tempeste del pensiero e dell ' azione piuttosto che la morta calma dell ' ignoranza e della fede . - - _ Roberto Ingersoll _ . - - In ogni paese e in ogni età il prete fu ostile alla libertà . - - _ Tommaso Jefferson _ . VII . La guerra ai mormoni . L ' intolleranza delle varie religioni cristiane si manifesta negli Stati Uniti anche nella guerra continua ai mormoni . Ogni nuovo presidente finisce generalmente il suo primo discorso col promettere che cercherà di combattere e di distruggere la poligamia nell ' Utah . Per realizzare questo progetto bisognerebbe sopprimere l ' autonomia del territorio dei mormoni e sostituirvi il Governo federale . E con quale diritto può il potere esecutivo di Washington imporre le sue leggi in un paese che non è uno Stato dell ' Unione ? - - Per la morale - - si risponde - - perchè la poligamia è una barbarie , un insulto alla civiltà dei popoli vicini . Ma bisogna ricordarsi che i mormoni non abitano con le loro famiglie nelle città americane e non vanno in giro a sfoggiare i loro _ harems _ : risiedono nel paese che essi soli hanno coltivato , popolato e reso ricco . La pluralità dei loro matrimoni offende il popolo degli Stati Uniti ? Non è vero , come non è vero che le nazioni cristiane del vecchio continente si siano mai sognate di offendersi della poligamia dei Turchi . Un amico che tornava a New - York , dopo aver visitato il paese dei mormoni , mi confessava : - - Io ti dico in confidenza che in fondo in fondo codesti bravi mormoni sono da invidiarsi . Essi hanno realizzato un sogno classico . Quando sono ricchi , diventano nelle loro case altrettanti patriarchi , circondati da donne e da fanciulli . Li credo più franchi e onesti di noi che giuriamo fede a una donna sola e poi rompiamo il giuramento nostro , non curandoci che di salvare le apparenze . Nell ' Utah c ' è meno ipocrisia . Laggiù non trovi donne pubbliche nè fanciulli abbandonati , ma lavoro e armonia . E infatti , esaminandola da un certo lato , non è antipatica questa gente che si separò volontariamente dal consorzio umano e che , guidata da un nuovo Mosè , lasciò i paesi nativi per andarsene in mezzo ai deserti a vivere indipendente , secondo i dogmi della sua religione . Brigham Young ha detto al mondo cristiano : - - Io sfido che mi si provi con la Bibbia che non ho diritto di prendere quante spose mi garbano : Salomone ha ben avuto mille mogli ! - - A parte le idee bibliche che risveglia lo spettacolo della tribù dei mormoni , tranquilla e laboriosa , la quale non domanda che di essere lasciata in pace in mezzo alle sue praterie e alle sue montagne , è evidente che - - ammesso pure nel Governo federale degli Stati Uniti il diritto di tentar di distruggere la poligamia nel territorio dell ' Utah - - non è con la violenza che si riuscirà nell ' intento . Furono appunto il martirio del profeta e le persecuzioni contro i suoi seguaci che consolidarono la Chiesa detta dei Santi . Molti ricorderanno i disordini avvenuti nel 1871 , quando il generale Grant - - come un dì Napoleone I con Pio VII - - fece mettere in prigione il papa e gli apostoli del mormonismo , i quali non volevano saperne di abrogare l ' istituzione , che è una delle pietre angolari della loro religione . E poi i mormoni sono calunniati . Generalmente vendono creduti una razza lussuriosa , mentre invece chi li visita a casa loro dice di non aver mai veduto un popolo più serio e di costumi più semplici : i mormoni praticano la poligamia senza scandali e senza tener le donne a guisa di tante schiave , come avviene presso i musulmani . Nessuno di essi prende due mogli se non ha i mezzi di mantenerle agiatamente ( molti non ne hanno neppur una ) e non avvengono mai , fra loro , divorzi . Si contano sulle dita le mogli di mormoni che abbandonano il marito e il paese . Spesso è la prima moglie che indica al consorte una brava ragazza e lo consiglia di sposarla , per essere aiutata nel disbrigo delle faccende domestiche . La fede compie il miracolo di distruggere fra i mormoni la gelosia : le donne cresciute nell ' Utah credono di piacere a Dio col vivere d ' accordo fra loro e sottomesse al loro capo . Per colpire la poligamia si approvò a Washington una legge in forza della quale tutti coloro che vivono o hanno vissuto in relazioni maritali con più di una donna perdono i diritti elettorali . Si voleva con ciò far decadere dai loro diritti i mormoni e mettere il meccanismo governativo del territorio in mano della piccola minoranza dei gentili ( così i mormoni chiamano i dissidenti dell ' Utah ) . Per la migliore esecuzione della legge si mandarono sul luogo dei commissarii incaricati di far prestare a tutti i mormoni , prima di ammetterli a votare , il giuramento che non erano poligami . Questa misura ebbe per conseguenza di tener lontani dalle urne migliaia di cittadini , ma non si ottenne l ' effetto desiderato , poichè fino dal primo esperimento tutti i candidati mormoni riuscirono trionfalmente coi voti dei mormoni che hanno una sola moglie . I mormoni trovarono poi degli alleati anche fra i liberali non appartenenti alla loro religione nel sostenere che la legge è ingiusta e che l ' esigere un giuramento da chi si accosta alle urne è anticostituzionale . I mormoni o i _ Santi degli ultimi giorni _ , come essi si chiamano , sono adesso circa 160 mila e aumentano continuamente . Quasi tutte le settimane sbarca nei porti della costa atlantica qualche carovana di neofiti , guidata da un missionario , che va diritta a stabilirsi nell ' Utah . La maggior parte dei neofiti provengono dalla Svezia , dalla Norvegia , dalla Danimarca , dalla Scozia e dall ' Inghilterra . Viaggiando lungo la linea del Pacifico se ne incontrano spesso dei vagoni pieni . Io ne vidi arrivare a New - York , parecchie volte . Erano vigorosi contadini e robusti operai che avevano l ' aria di recarsi al Lago Salato per isfruttare quelle vergini terre e darsi all ' industria e al commercio allo scopo di procurarsi una buona posizione , non già per diventare tanti piccoli pascià e possedere una casa piena di donne e di marmocchi . Infatti , la maggior parte degli emigranti mormoni sono maritati e si può star sicuri che le mogli e le madri di famiglia non si deciderebbero al gran viaggio se non fossero persuase che ai loro mariti non frulla in capo l ' idea di prender in casa altre donne , come permette la nuova religione . La giovane sposa di un neofita , interrogata sulle cause che l ' avevano decisa a emigrare nell ' Utah , rispose che la ragione per cui s ' era potuta risolvere a cambiar religione stava nella certezza di migliorare la sua posizione . - - E non temete - - le fu chiesto - - che a vostro marito salti poi il ticchio di prendere un ' altra moglie ? - - Lo vorrei un po ' vedere - - esclamò la giovane sgranando tanto d ' occhi . I convertiti che arrivano già ammogliati nell ' Utah , non possono pigliare altre donne senza un certificato del presidente della chiesa che attesti la bontà della loro condotta e della loro riputazione e dichiari inoltre che essi sono in grado di mantenere una seconda o una terza moglie e i figli che ne potrebbero venire . Un missionario , certo signor King , mi diceva che non c ' è paese oggi più favorevole dell ' Inghilterra pel mormonismo . Di cento missionari che lavorano per la propagazione della fede in Europa , più di quaranta si trovano in Inghilterra . In Irlanda non c ' è nulla da fare : sarebbe anzi pericoloso predicare colà la nuova religione . Il fondatore della setta è stato com ' è noto il _ profeta _ Giuseppe Smith , figlio di un povero fittaiuolo , nato nel 1805 nello Stato di New - York , il quale nel 1827 annunziò che un angelo gli aveva rivelato le nuove tavole della legge , e battezzò per immersione i suoi primi discepoli , che in numero di sei furono i suoi apostoli . Nel 1830 la « Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell ' ultimo giorno » era definitivamente costituita : aveva insieme del giudaismo , del maomettanismo e del protestantesimo , il tutto mescolato a pratiche più o meno barocche e a credenze più o meno misteriose , raccolte in un libro . La propaganda cominciò subito attivamente e i neofiti , trasformati in coloni , costituirono nell ' Ohio e nel Missouri negozi , fattorie e mulini . La prosperità della nuova chiesa le suscitò contro un mondo di invidiosi e di nemici . Una notte il profeta Smith fu sacrilegamente strappato dal suo letto , incatramato , impiumato ( supplizio che per molti anni fu una specialità del popolaccio americano ) e crudelmente percosso . Si tentò anche di fargli inghiottire dell ' acqua ragia . E da allora in poi le persecuzioni non ebbero più tregua . Gli stabilimenti dei mormoni furono in gran parte saccheggiati e distrutti . Ma i santi non si scoraggiarono . Nel 1837 sette missionari , partiti dagli Stati Uniti senza un soldo in tasca , viaggiando alla ventura come una volta gli apostoli di Cristo , predicarono per la prima volta il nuovo vangelo in Inghilterra e fecero ben presto un migliaio di aderenti . L ' anno seguente , temendosi la loro ingerenza vittoriosa nelle elezioni del Missouri , i mormoni furono in gran numero trucidati ; gli altri , cacciati e spogliati dei loro beni , andarono a fondare Nauvoo , nell ' Illinois . Questa città diventò in breve importante , ma neppure là cessarono le persecuzioni e nel 1844 Giuseppe Smith fu arrestato e poi ucciso nella prigione insieme con suo fratello . Due anni dopo , guidati da Brigham Young , il successore di Smith , i mormoni erano costretti ad abbandonare anche l ' Illinois , per andar a cercare un po ' di pace nelle solitudini dell ' Utah , sulle rive del Gran Lago Salato . Il memorabile esodo cominciò nella primavera del 1847 . Nuovo Mosè , Brigham Young partì coi suoi pionieri per il Far - West . Dovettero lottare spesso cogli indiani . Le donne , i fanciulli e i vecchi duravano fatica a tirar innanzi . Parecchi rimasero per istrada , estenuati , morenti . Mancavano di bestie da tiro , di carri . Alcuni infermi furono trascinati su carretti a mano , lungo tutta la strada . In causa dell ' inverno precoce e terribile , la traversata delle Montagne Rocciose fu una vera rotta , come una ritirata di Russia . Già strada facendo erano mancate l ' acqua e l ' erba pel bestiame . Quanti mormoni caddero nella neve per non rialzarsi più ! Finalmente , dopo parecchi mesi di stenti e di fatiche inenarrabili , Brigham Young e i suoi scorsero , dall ' alto delle montagne , il Lago Salato , e , nella pianura , un ruscelletto che si gettava nel lago . Erano il Mar Morto e il Giordano del nuovo popolo di Dio : così furono battezzati dai mormoni che si chiamarono essi stessi i Santi dell ' ultimo giorno . Lì presso risolvettero di gettare le fondamenta della nuova Sion . - - Condotti - - dice Brigham Young ; - - dall ' Onnipotente , perchè nessuno di noi conosceva il paese , noi arrivammo il 24 luglio al Lago Salato , dopo aver percorso quattrocento miglia d ' un sentiero da cacciatori , e aperta una nuova strada sopra seicento cinquanta miglia . Il paese non produceva che delle erbe sottili , alte appena quattro o cinque pollici , e il suolo era coperto da miriadi di cavallette , che servivano di nutrimento agli indiani . Durante l ' autunno del 1847 arrivarono settecento carri pieni di emigranti , con tutte le loro famiglie . Brigham Young ripartì per cercare gli altri , che giunsero l ' inverno seguente su mille carri . All ' arrivo , altri fastidi aspettavano gli emigranti . Le cavallette avevano divorato la raccolta e si erano talmente moltiplicate , che l ' Altissimo - - dice Brigham Young - - « dovette mandare una nuvola d ' uccelli per mangiarle , senza di che le cavallette non avrebbero lasciato un filo di verde . » Si potrebbe - - osserva uno storico - - domandare a Brigham se Dio , che si prende tanta cura dei mormoni , in luogo di mandare gli uccelli per divorare le cavallette , non avrebbe fatto meglio non mandando le cavallette stesse ! ... I mormoni non piantarono gli alberi fruttiferi e i cereali soltanto nei dintorni della città del Lago Salato e lungo il Giordano . In tutte le valli irrigate , al nord e al sud del territorio , dovunque la terra può ricevere sementi e farla fruttificare , il colono andò , e la fertilità del suolo ricompensò ben presto i suoi sforzi . Nel sud dell ' Utah si piantò il cotone , il gelso , e si stabilirono manifatture per filare ; nel centro si seminò la canapa , il lino e si premettero i semi per estrarne l ' olio . Sulla maggior parte dei corsi d ' acqua si stabilirono segherie di legnami , mulini di farina . Sopra altre parti più aride si allevarono pecore , la cui lana fu tessuta . Tutti gli apostoli si arricchirono in queste operazioni agricole e industriali . Dal 1848 in poi i mormoni non cessarono di prosperare . Il territorio di Utah fu costituito nel 1851 , e Brigham Young venne riconosciuto governatore con un atto del governo federale . Appena la popolazione oltrepassò i trentamila abitanti , il territorio avrebbe dovuto essere ricevuto come Stato nella federazione degli Stati Uniti ed esercitare il diritto di mandare a Washington due senatori e un numero di congressisti proporzionato ai suoi abitanti . Ma , per la questione della poligamia , l ' Utah è ancora un semplice territorio . Per finire . Si attribuisce a Brigham Young un ragionamento molto curioso per difendere la pluralità delle mogli . - - O il matrimonio è buono , o è cattivo . Ora esso è buono , dal momento che tutti si ammogliano ; e siccome delle cose buone è utile essere bene provveduti , così è saggio colui che prende più di una moglie . San Paolo non era dello stesso parere . Se piglierete moglie - - diceva - - farete bene e se non la piglierete farete meglio . VIII . La distruzione delle Pelli Rosse . Non parliamo poi del modo disumano con cui gli americani del Nord vanno distruggendo gli ultimi indiani . Dopo averli confinati in certe zone di terreno chiamate _ reservations _ violano i patti ; i soldati fanno invasioni continue e si abbandonano alla caccia del bisonte e degli altri animali , per il solo piacere di distruggerli , mentre formano l ' unico nutrimento del Pelle Rossa ; gli impiegati , poi , rubano quasi tutti i doni e le merci inviate dal Governo agli indiani . Le insurrezioni delle Pelli Rosse non sono causate che dalle violazioni dei confini delle loro riserve per opera dei bianchi . Vedendosi molestati nelle proprie sedi , gli indiani per vendicarsi fanno qualche scorreria fuori dei loro confini ; allora interviene la truppa e succedono i combattimenti . Poi vi sono i preti delle varie religioni che vanno a portare la discordia fra i Pelli Rosse . Interessantissime e piene di solennità riescono sempre le conferenze in cui i capi delle tribù espongono i loro lagni ai rappresentanti del Governo . In una tenuta a New - York nella gran sala del Cooper Institute , un capo , chiamato Nube Rossa , diceva con voce lenta , cadenzata , sonora , accompagnata da gesti pieni di nobiltà : - - Voi siete miei fratelli e amici venuti per sentirmi . Noi tutti siamo opera del Grande Spirito . Voi non mi pagaste mai le terre che mi avete prese . Il Grande Spirito vi ha fatti bianchi e ricchi : noi rossi e poveri . Quande veniste la prima volta in questo paese , voi eravate pochi e noi molti : oggi siamo noi i pochi . Io rappresento la razza indigena , la prima che apparve su questo continente . Noi siamo buoni e non cattivi ; vi abbiamo dato le nostre terre . Conoscete qualcheduno che sia venuto da noi e non sia stato ben trattato ? Nube Rossa si lagnava poi dei trattati violati dalle faccie pallide , dei cattivi trattamenti inflitti dai coloni bianchi agli indiani che vollero , secondo i loro consigli , coltivare la terra , e finalmente del Gran Padre ( il presidente della Repubblica ) che è a Washington , che promette sempre di rendere giustizia ai suoi fratelli rossi e non lo fa mai . Era la prima volta che Nube Rossa , un capo che disponeva di tremila uomini , acconsentiva a trattare col governo . Fino allora alle ambasciate speditegli dai commissari federali egli aveva risposto che non si degnava d ' incomodarsi per andar a vedere i suoi padri bianchi e per firmare con essi il trattato di pace . - - Faceva freddo , non voleva mettersi in via e preferiva cacciare il bisonte . A che pro questa visita alle faccie pallide che l ' avevano sempre ingannato e che fabbricavano dei forti sulle sue terre ? In un ' altra seduta Nube Rossa diceva : - - Il Grande Spirito mi fece nudo , e nudo mi allevò ... Ciò che voglio dire a voi , a questi uomini e al mio Gran Padre , è questo : Guardatemi , io era nato dove sorge il sole e ora vengo dal paese dove esso tramonta . _ ( Nube Rossa vuol dire che la sua tribù occupava una volta la riva sinistra dei Missouri e che i bianchi lo respinsero all ' estremo ovest , appiè delle Montagne Rocciose ) _ . Qual è il popolo che primo fece sentir la sua voce su questo continente ? È il popolo rosso , che fa uso dell ' arco . La nostra nazione si dilegua e sparisce come la neve sul pendio delle montagne , quando il sole è caldo ; invece il vostro popolo è numeroso come i fili d ' erba delle praterie all ' approssimarsi dell ' estate ... Guardate bene : quando me n ' andrò , se io sono macchiato di sangue ; voi , voi avete inaffiato di sangue le zolle delle grandi pianure sulla linea del forte Fettermann . Voi fate passare delle strade di ferro attraverso al mio paese , e per la superficie che esse occupano non ho ricevuto nemmeno il valore d ' un anello di rame . Voi fabbricate ogni sorta di munizioni ; perchè non me ne date ? Avete paura che vi faccia la guerra ? Voi siete molti e potenti ; noi non siamo che un pugno d ' uomini . Non è per farvi la guerra che voglio munizioni , è per cacciare . Vedo bene che dovrò finire per coltivare la terra , ma per il momento ciò mi è impossibile . Ho detto . Gli indiani non vogliono sentir parlare di coltivar la terra . - - Noi vogliamo vivere come siamo stati allevati , cacciando gli animali delle praterie . Non ci parlate dunque di riserve o di coltivazione della terra ! - - diceva il gran capo dei Corvi , Piede Nero , ai commissari adunati nel forte Laramie . E aggiungeva : - - Lasciateci andare dove va il bisonte . Mandate i vostri agricoltori , ma non in mezzo a noi . Il Corvo scorre traverso le praterie e caccia l ' antilope e il bufalo : esso non ama altro . Padre , guardate me e tutti i Corvi ; essi non hanno altra opinione che la mia . Dente d ' Orso , altro gran capo che aveva parlato prima di Piede Nero , non era stato meno esplicito : - - Padri , voi mi dite di coltivare la terra e di allevare il bestiame ; io non voglio sentire di questi discorsi ; sono stato allevato col bisonte e lo amo . Fin dalla mia nascita ho appreso come i nostri capi a esser forte , a levar la mia tenda quando è necessario e correre traverso le praterie come mi pare e piace . * * * Vi sarebbe uno studio interessantissimo da fare sullo stile oratorio di questa razza destinata a scomparire e sulle sue leggende , alcune delle quali sembrano inventate da un Giacosa dei Pelli Rosse . Eccone un saggio : « Un capo degli Siù ha una bellissima figlia , la quale s ' innamora un giorno del figlio del capo di una tribù nemica . « Una notte questo giovane rapisce la fanciulla , la porta in una caverna , si sposano . Il vecchio capo Siù , appena viene informato del ratto , monta su tutte le furie , insegue gli amanti , li sorprende e ordina ai suoi guerrieri di gettare il giovane giù da un burrone , non lasciandogli che il tempo necessario per intuonar un inno di morte . « E appena il sole sparì dietro le grandi montagne dell ' ovest , mentre le prime stelle illuminavano il puro firmamento , dietro un segnale del vecchio capo , quattro guerrieri s ' impadronirono del giovane e lo lanciarono nel burrone . In quell ' istante , ratta come il baleno , la fanciulla si scioglieva dalle braccia di suo padre e gridato per due volte il nome dell ' amante , spiccava un salto e spariva nello stesso precipizio . » Un ' altra leggenda indiana , intitolata _ Il laccio incantato _ , dice così : « Un povero giovane che non aveva nè parenti nè amici e che si chiamava Jena , ossia il vagabondo , errava solo soletto di foresta in foresta . Egli avrebbe desiderato vivamente che una compagna fosse venuta a consolare la sua vita ; ma chi avrebbe voluto dividere la sorte di un disgraziato il quale non possedeva altro che un vestito di pelli e un laccio per prendere gli animali ? « Un giorno , partendo per la caccia , Jena sospese il suo laccio a un albero per non avere il fastidio di portarlo . « Tornando alla sera nello stesso sito , fu lietamente sorpreso di trovare , al posto dove aveva lasciato il laccio , una piccola capanna graziosissima nella quale era assisa una bella giovanetta ai cui piedi stava il suo laccio da cacciatore . « Quel giorno Jena portava , fortunatamente , un daino che gettò davanti alla porta della capanna . « Subito , senza dare neppure il benvenuto al cacciatore , la giovane accorse per vedere se il daino ucciso era grasso , e nella sua fretta fece un passo falso e cadde sul limitare della capanna . « Jena la guardò con disgusto e pensò : « - - Io credevo di essere felice , ma vedo che mi sono ingannato . Tienti pure il daino , o donna ingorda : te lo regalo ! « Quindi riprese il suo laccio , e dopo aver camminato per qualche tempo , arrivò presso un altro albero dove sospese di nuovo il laccio ; e partì in cerca di selvaggina . « Egli fu ancora fortunato , tornò con un daino e trovò che una capanna si era innalzata accanto all ' albero . Guardò dentro e vide una magnifica ragazza che stava seduta in un angolo col suo laccio allato . « Essa si alzò per esaminare il daino deposto sulla porta , mentre Jena , stanco della sua caccia che l ' aveva condotto molto lontano , entrò nella capanna e si riposò accanto al fuoco . « La giovane non tornava : Jena si domandava quale motivo poteva trattenerla fuori ; si alzò per guardare attraverso la porta , e la vide intenta a mangiare avidamente tutto il grasso del daino . « Allora esclamò : « - - Io speravo di essere felice , ma invece mi sono ingannato . « Poi , rivolgendosi alla donna : « - - Povera faina - - disse - - non disturbatevi e divorate pure tutta la cacciagione che ho portato . « Prese nuovamente il suo laccio e se ne andò ; poi , secondo il solito , lo sospese a un albero prima di allontanarsi per cercare della selvaggina . Tornò alla sera recando un superbo daino . Una capanna aveva sostituito l ' albero e attraverso una feritoia Jena scorse un ' altra incantevole giovinetta che accudiva al fuoco . « Appena egli entrò , essa si alzò con aria gentile , gli diede il benvenuto , e senza perdere tempo si mise a scuoiare il daino come si deve , e ne sospese la carne per affumicarla . Quindi ne apparecchiò un pezzo per il cacciatore che avea molta fame . Allora il nostro giovane disse fra sè : « - - Adesso finalmente ho trovato la vera felicità . « Ogni sera , quando suo marito ritornava dalla caccia , la buona sposa lo accoglieva , con piacere , gli faceva trovare tutto in ordine , si prendeva cura della cacciagione , preparava il desinare , e da allora in poi Jena fu l ' uomo più felice del mondo . » Aveva trovato una moglie - - serva ideale ! * * * Qualche tribù indiana conserva l ' uso di celebrare ogni anno certe feste religiose con danze che sono spettacoli di fanatismo barbaro e feroce e che l ' autorità di Washington è riuscita a impedire quasi completamente . La festa principale solennizzata dagli Siù con scene di sangue è quella del sole o del serpente . Ai bianchi che cercavano di dissuaderlo dall ' orribile costume , il vecchio Orso Veloce rispondeva : - - Voi avete avuto un Cristo che morì sulla croce per voi e ne menate gran rumore . Noi facciamo quello che voi non osate fare : ci leghiamo noi stessi sulla croce del nostro dio e soffriamo con lui : voi non avreste il coraggio di fare altrettanto ! Ora però l ' antica cerimonia ha perduto molto del rigore con cui veniva osservata . Una volta i giovani guerrieri erano obbligati a prender parte alla danza : ora vi intervengono solo coloro che devono sciogliere un voto a Wkaortaorka , il Grande Spirito . Tali voti sono di più maniere : un indiano si obbliga di ballare durante le danze del sole o del serpente se guarisce un suo figlio , un amico , una persona cara , oppure se ottiene un successo in qualche sua impresa , anche se questa sia di un genere non ammesso dal codice penale . Un araldo , vestito di pelli di bufalo , annunzia il giorno e il luogo del trattenimento alle varie bande indiane . Il campo che viene preparato è ordinariamente di cinque miglia di circonferenza : alla festa accorrono da otto a dieci mila indiani . Davanti alla tenda , dove i danzatori devono aspettare gli ordini per eseguire il loro programma , giace un cranio di bufalo contornato da erbe selvatiche e da altri emblemi strani e misteriosi . Pochi giorni prima della festa un drappello di cavalieri va a cercare un tronco conveniente da piantare nel centro del campo riservato al ballo . Si sceglie di solito un olmo gigantesco , che viene tagliato da una vergine indiana espressamente consacrata a quell ' ufficio . Appena il tronco è rizzato e adorno di fronzoli e nastri , ha luogo la corsa del palo . Mille guerrieri a cavallo si precipitano in una corsa vertiginosa giù pel ripido pendio di una vicina collina verso l ' albero , e siccome il terreno è reso artificialmente liscio e sdrucciolevole , uomini e cavalli cadono in grande quantità , fracassandosi le gambe e qualcheduno anche l ' osso del collo , con immensa soddisfazione del pubblico . All ' ultima gran festa del sole celebratasi vicino all ' Agenzia Indiana di Rosebud , Dakota , mentre io attraversavo quelle regioni , la schiera dei mille guerrieri era composta di quegli stessi indiani che sorpresero e massacrarono la brigata dell ' infelice generale Custer : molti avevano ancora le selle e le armi che furono il loro bottino dopo la triste giornata di Yellowstone . A mezzogiorno preciso di un lunedì di luglio , arrivarono i danzatori del Sole , quindici in tutto , per sciogliere i loro differenti voti . Essi si chiamavano : _ Segue una donna , Vive nell ' aria , Buco grandissimo , Vitello bianco , Segna a tre , Cane maschio , Piccolo giorno , Ragazzino , Corno vuoto , Aquila , Tettoia , Aquila doppia , Giallo , Povero cane e Falcone battagliero _ . I guerrieri erano nudi fino alla cintola e portavano fascie fatte con scialli rossi . Dalle loro cinture pendevano nastri azzurri davanti e di dietro . Sul capo s ' erano messi come ornamento dei mazzi d ' erba e dei corni di bufalo . Sul petto avevano dipinte immagini del sole e allacciati ai polsi vari amuleti ed emblemi distintivi di famiglia . I cantanti cominciarono a strillare accompagnati da una specie di tamburi scordati . I danzatori accostarono alle labbra il loro fischietto d ' osso d ' oca ornato della rara piuma dell ' _ uccello medico _ , e si misero a ballare in su e in giù . Essi dovevano seguitar a fischiare finchè duravano a ballare , cioè fino al tramonto del giorno successivo . Alcune donne supplivano alla musica difettosa col cantare , con voce stridula , battendo il tempo coi piedi . Venuta la notte non c ' era un lume in tutto il recinto . L ' albero coperto di pezzi di stoffa , era illuminato dal chiaro della luna : verso la sua cima era attaccato in senso orizzontale un fascio di vimini che gli dava così una certa rassomiglianza con la croce cristiana . Da quel fascio pendevano varie figure tagliate nel cuoio e rappresentanti il Sole , lo Spinto buono , lo Spirito cattivo e altri simboli . I danzatori resistettero tutta la notte e finchè risplendette la luna si volsero con la faccia e coi gesti ad essa ; ma appena spuntò il sole , _ Gheezis _ , voltarono le spalle alla luna e si misero a complimentare l ' astro maggiore . Così seguitarono tutto il giorno . Se uno mostrava stanchezza , veniva condotto all ' ombra e gli si permetteva di aspirare due o tre boccate di fumo da una pipa , oppure gli si faceva masticare un pizzico di salvia selvatica per facilitargli la salivazione . Intorno ai danzatori , gli indiani se ne stavano spettatori indifferenti , rosicchiando pan nero e bollito di cane portato dalle loro donne in sudici recipienti di latta . Al di fuori del recinto i ragazzi giuocavano , i piccoli correndosi dietro e gettandosi per terra l ' un l ' altro ; i grandi facendo all ' amore , pigliando qualche bruna ragazza e avvolgendosi con essa nella medesima coperta che serve loro di scialle e di vestito . Durante la danza del Sole gli indiani adolescenti vengono introdotti nell ' arena per aver bucate le orecchie , cerimonia che conferisce loro i diritti civili nella tribù . Questa operazione richiede da parte del candidato un piccolo sacrifizio , che ordinariamente è quello di un puledro : nella festa di cui parlo i puledri offerti furono circa settecento . Verso mezzodì del secondo giorno il medico capo dipinse gli uomini che dovevano essere legati all ' albero . Ciò fatto , essi furono guidati successivamente verso i quattro punti cardinali ; indi si recitò la preghiera seguente : - - Dio , noi siamo venuti per festeggiare il giorno che tu ci hai dato . Noi ci teniamo in piedi per dare a te la nostra carne . Abbi cura delle nostre mogli , dei nostri figli ed amici , e aiutaci a sostenere questa prova . E la prova orribilissima cominciò . Il primo a essere martorizzato fu _ Segue una donna _ . Venne gettato a terra e il medico con un acuto coltello gli praticò due incisioni sopra ambo le mammelle . Nei buchi così aperti furono introdotti due pezzi di legno attaccati a una corda , e il paziente venne alzato da terra e sospeso all ' albero per rimanere in quella posizione finchè il suo proprio peso , stracciando le carni , l ' avesse fatto ricadere sull ' erba . Benchè abbattuto da quindici ore di fatica , sfinito dalla fame e dalla sete , il giovane guerriero sopportò , senza mostrare la minima debolezza , l ' atroce tortura . Essa fu breve : le carni si lacerarono in cinque minuti ed egli cadde a terra e si rimise immediatamente a ballare cogli altri . _ Vive nell ' aria _ venne dopo _ Segue una donna _ , e penò più di quest ' ultimo , avendo dovuto rimanere sospeso più di dieci minuti prima che gli si rompesse la carne . Il più disgraziato di tutti , come se il nome gli avesse portato sventura , fu _ Poor Dog _ ( _ Povero cane _ ) . Le incisioni praticategli erano state troppo profonde : per quanto egli sgambettasse in aria per circa mezz ' ora , la carne resisteva . I muscoli del petto gli si staccavano dalle ossa ; le stesse donne indiane piangevano nel vederlo ; eppure durante una così dolorosa agonia , non uscì dalle sue labbra una parola di lamento . V ' erano anche penitenze d ' altre specie , non meno crudeli . _ Giallo _ , per esempio , fu forato in una spalla , e nel buco s ' introdusse una corda che dall ' altro capo era attaccata al collo di un cavallo . Si batteva quest ' ultimo , che scalpitava e scuoteva la testa , lacerando le carni del paziente e si continuò così finchè la corda stracciò del tutto la carne , lasciando libero il prigioniero . Molti indiani poi , di quelli che non prendevano parte alla danza , facevano differenti sacrifici tagliandosi dei pezzi di carne dalle braccia . I danzatori intanto offrivano uno spettacolo orribile : essi continuavano a saltare , esausti , coperti di sangue , col fischietto sempre stretto fra le labbra inaridite . Nessuno si ritirò se prima non compì il voto e non sopportò la sua pena fino all ' ultimo . Nessuno domandò soccorso nè si lasciò sfuggire un gemito . Chi l ' avesse fatto , avrebbe perduto per sempre il suo posto fra i guerrieri : sarebbe stato messo fra le donne e anche queste l ' avrebbero disprezzato . * * * A proposito degli indiani . Dacchè l ' America fu scoperta gli scienziati si scervellarono per sapere quali popoli l ' abitarono per i primi . Ora un fatto semplicissimo è venuto a sconvolgere diverse teorie e a dar ragione a coloro che sostengono essere stata l ' America popolata da gente sbarcata da altri continenti . Poco tempo fa in una miniera della Columbia Inglese , alla profondità di sei metri sotto la superficie , furono trovate alcune monete chinesi riunite con un filo di ferro . Appena toccato ed esposto all ' aria , il fil di ferro si sciolse in polvere ; ma non così avvenne delle monete , le cui iscrizioni provano che furono coniate da oltre tremila anni . Cosicchè qualche secolo prima di Colombo i caudati figli del Celeste Impero avrebbero scoperto l ' America , e , se non ne furono i primi abitatori , aprirono la via a qualche altro popolo dell ' Asia . I vecchi messicani e gli indiani discesero probabilmente da qualche famiglia asiatica trasportata in America dai venti , sopra una zattera di tronchi d ' albero . Due o tremila anni fa fra l ' Asia e l ' America esistevano forse altre terre , altre isole , che facilitavano le comunicazioni e che successivi sconvolgimenti e terremoti sommersero poi nelle profondità dell ' Oceano . IX . Una lezione di miss Mary . Una mattina d ' estate la signorina Mary e una sua compagna di collegio mi pregarono di accompagnarle a pescare nel Sound . Con un canestro di provvigioni salimmo alle sette in una barchetta e costeggiando Glen Island prendemmo il largo finchè si giunse presso alcune roccie frequentate , secondo l ' amica di Mary , da molto pesce . E , calata l ' àncora , gettammo gli ami . La marina era tranquilla e liscia ; man mano che saliva , il sole avvolgeva l ' isola di Manhattan di raggi infuocati , ma sull ' acqua non faceva molto caldo , e poi avevamo il capo riparato da cappelloni di paglia che parevano ombrelli . Si cominciò a pescare pazientemente , da principio con infelici risultati : solo dopo due buone ore , quando cambiammo posizione e ci recammo in vista d ' una isoletta disabitata , alcune sfoglie , parecchi _ black - fish _ e mezza dozzina di grosse anguille si lasciarono prendere con grande gioia delle mie compagne . Verso le undici approdammo nell ' isoletta più vicina , una bella isoletta dalla spiaggia dirupata e pittoresca , piena d ' alberi , di cespugli e di ombre . Ormeggiato il battello , scaricammo le provvigioni , sedemmo sotto un albero e mangiammo con grande appetito . Davanti a noi , in lontananza , aveva luogo una corsa di yachts , e presso gli stessi scogli dove noi avevamo pescato si ancoravano due altre barchette piene di pescatori e di pescatrici . Alleggerito il canestro decidemmo di aspettare all ' ombra che calasse la marea per tornare a New - York . - - Per impedire che vi addormentiate come Gesù in barca - - disse Mary - - io e la mia amica abbiamo portato con noi il compito che il nostro professore di francese del _ Normal College _ , ci ha dato . E un articolo d ' una rivista nella quale il signor Jacolliot , vecchio magistrato francese che ha compiuto testè un viaggio negli Stati Uniti , riferisce il racconto fattogli da un suo compatriota stabilitosi da molti anni in un comune della California : un racconto da cui avrete qualche cosa da imparare anche voi che trovate tante cose da criticare negli Stati Uniti . State , dunque , attento e spiegateci le parole che non comprendiamo . È il vecchio stabilito a Meffilld , nella California , che racconta la propria vita al signor Jacolliot . E cominciò con la sua bella voce così : « Io sono nato a Condrieux , piccolo villaggio sulle rive del Rodano , rinomato nelle provincie vicine per il suo delizioso vino bianco e per i suoi formaggi . I miei genitori erano poveri contadini che guadagnavano con fatica da venticinque a trenta soldi al giorno zappando , falciando il grano e il fieno o vendemmiando , secondo la stagione . Appena io fui in grado di camminare , li seguii nei loro giri attraverso il distretto , lavorando un giorno qui , un giorno là , e passando la notte nei fienili . « Nè mio padre , nè mia madre sapevano leggere : essi non si curavano di mandarmi alla scuola , essendo su tale questione del parere del curato , il quale diceva che l ' abbecedario non serviva a nulla per lavorare la terra . « Nel 1848 io aveva diciott ' anni . Sentii dire dovunque che la repubblica era la caduta del dispotismo e l ' emancipazione dei proletari ; vidi che tutti si armavano e facevano le manovre sulle piazze , e io m ' intruppai cogli altri senza capir nulla , senza rendermi conto di ciò che succedeva . « Un giorno si grida nel villaggio che i tiranni tornavano , che a Parigi si battevano , che bisognava prendere il fucile . Io non sapeva che cosa fossero quei tiranni di cui si parlava tanto ; la sola idea che me ne facevo è che fossero degli individui i quali non volevano lasciarci lavorare tranquilli . Seguii la folla , si bevette molto , poi , non so come la faccenda accadesse , ma all ' improvviso la casa del sindaco e quella del curato si trovarono in fuoco . « I gendarmi di Vienne accorsero a prestare man forte a quelli di Condrieux , e alla sera una trentina di contadini , fra cui io e mio padre , furono incatenati e diretti verso le carceri di Lione . « Io capivo meno che mai : ci eravamo sollevati per combattere i tiranni , e invece di applaudirci , come s ' era fatto tre anni prima , ci privavano della nostra libertà . Era il 3 dicembre 1851 . « Fui messo in cella , separato dai miei compagni . Appena mi trovai solo pensai alla mia povera vecchia madre che rimaneva senza alcuna risorsa , e piansi ; per la prima volta deplorai di non saper scrivere . « Fummo tradotti davanti alla Corte d ' Assise . Un uomo tutto vestito di nero e in modo così buffo che ne avrei riso in altra occasione , gridò e gesticolò durante una giornata intiera , chiamando Dio in testimonio , parlando del salvatore della Francia , pregando i giurati di purgare la società . « Domandai a un gendarme che cosa significava quella commedia . « - - Ciò vuoi dire - - mi rispose ridendo - - che vi taglieranno il collo a tutti . « Spaventato dalla feroce risposta , rimasi convinto che tutti quegli uomini rossi e neri che domandavano la nostra testa non erano altro che i tiranni di cui avevo inteso parlar tanto senza aver potuto mai vederli . « Il gendarme non s ' era ingannato che a metà : la sentenza fu terribile . Sette dei disgraziati miei compagni vennero condannati a morte ; tutti gli altri ai lavori forzati a vita . Io solo fui rilasciato , in causa della mia giovinezza , mi dissero ; poi pare che fossi stato veduto aiutare i pompieri a gettare dell ' acqua sulla casa del sindaco : io non mi ricordavo di nulla . « Guardai mio padre che piangeva in un angolo ; quando mi dissero di andarmene , rifiutai , e allora mi misero fuori a colpi di calcio di fucile . « Trovatomi così in istrada , una sera del febbraio 1852 , senza un soldo in tasca , mi misi in cammino alla volta di Condrieux . Faceva molto freddo e la terra era coperta di neve . Provavo una stretta al cuore pensando alla mia vecchia madre , senza legna e senza pane in quel terribile inverno . Traversai di corsa Saint - Fons , Serezin , Chasse , Etressin , passai il Rodano a Vienne , e arrivai a Condrieux verso le undici di sera . « Il villaggio giaceva sepolto sotto un lenzuolo di ghiaccio , e il silenzio della notte non era turbato che dal rumore del torrente , dai sibili del vento e dai latrati di qualche cane di masseria che sentendomi passare usciva dal casotto . « Io tremavo avvicinandomi alla povera capanna dove era trascorsa la mia infanzia . Tutto a un tratto sentii il sangue affluirmi al cuore , alla testa , dappertutto . Ero davanti a un mucchio di rovine ... « Mia madre era morta di dolore e di miseria : nessuno l ' aveva aiutata . I contadini sono feroci verso i loro compagni colpiti dall ' autorità o dalla giustizia . Poco tempo dopo anche mio padre terminava di tribolare negli ossari di Caienna . « Non c ' era lavoro per me nel distretto e la polizia sorvegliava tutti i miei passi . All ' epoca della vendemmia , avendo voluto recarmi nel Beaujolais per guadagnare qualche soldo , fui arrestato lungo la strada malgrado le mie proteste , e condannato a un mese di prigione per vagabondaggio . « Uscito dalla prigione , passai nella Svizzera , di dove partii poco dopo per la California , arruolato come operaio da una società di miniere . Portai con me mille vitigni che avevo fatto venire dalle rive del Rodano ; mi avevano detto che non c ' era uva nel paese a cui eravamo diretti e io desideravo di ombreggiare di pampini la mia capanna di minatore : cacciato dal suolo nativo , non volevo allontanarmi senza portarne un ricordo . I pochi vitigni che riuscii a salvare malgrado tre mesi di viaggio , hanno formato la mia fortuna e arricchito questo paese . « Ecco quale fu il mio passato nel vecchio mondo : permettetemi ora di dirvi in due parole ciò che devo all ' America del Nord . « Vi giuro che quando lasciai la Francia io non capivo assolutamente nulla , nè dei movimenti politici che avevo veduto compiersi sotto i miei occhi , nè delle condanne che avevano colpito mio padre e i poveri contadini delle rive del Rodano . Non sapevo nè leggere , nè scrivere , ignoravo le cose più semplici della vita , e vedendo il mondo diviso in ricchi e poveri , mi figuravo ingenuamente che il buon Dio avesse creato gli uni per non far nulla e gli altri per servirli . « Ero insomma una cosa , una macchina da lavoro : l ' America ha fatto di me un uomo , ed ecco come . « Sulla collina di Meffilld non c ' erano tre case e già un pastore presbiteriano vi fondava una piccola cappella e una scuola ; per dieci anni , malgrado le occupazioni dei campi , io fui uno dei più assidui ai corsi serali , ogni giorno più desideroso di istruirmi man mano che l ' orizzonte si apriva davanti a ' miei occhi . « Il mio esempio fu seguito : tutte le colline favorevoli a questa coltivazione si coprirono a poco a poco di viti , la contrada si popolò di villaggi e nel 1857 uscì da ' miei vigneti la prima botte di vino , che in gran pompa e coperta di fiori fu condotta a San Francisco . « Per quel primo saggio ricevetti un premio di cinque mila dollari ( vepticinque mila lire ) : nel vecchio mondo si crede d ' aver fatto tutto quando si sono date cinquecento lire in un concorso agricolo . « Meffilld ingrossava rapidamente : bisognò organizzare il comune , innalzare pubblici edilizi , costruire strade e fontane . Ogni domenica prendemmo l ' abitudine di riunirci in _ meeting _ per discutere i nostri interessi . In sedici anni sono stato eletto tre volte sindaco da ' miei concittadini , i quali recentemente mi hanno mandato , quasi a unanimità di voti , alla legislatura dello Stato . « Maritatomi con la figlia di un allevatore di bestiame che ha ventimila montoni e mille buoi nel suo _ ranch _ , ebbi sei figli . « In conclusione , coll ' istruzione e col lavoro io mi sono qui innalzato e arricchito e mi sento felice in questa terra di libertà che mi ha accolto a braccia aperte . Credete che io debba qualche cosa alla Francia ? Non vi pare che la mia patria sia là dove si seppe fare di me un uomo ? Nel vecchio mondo io sono un vagabondo , un recidivo : nel nuovo rappresento il mio distretto alla legislatura . Ah ! io morrò certamente a Meffilld . » - - Ebbene , che ne dite ? - - mi domandò la signorina Mary , terminato che ebbe il racconto . - - Non è istruttiva la carriera percorsa in meno di vent ' anni da quest ' uomo , il quale non domandava che di istruirsi e di lavorare , e che al principio della sua vita non aveva incontrato che le tristi severità d ' una società invecchiata ? Come si capisce il suo odio vigoroso verso le istituzioni egoiste e meschine che reggono la maggior parte degli Stati d ' Europa ! - - Il racconto è interessantissimo - - risposi io che ne ero rimasto realmente impressionato - - ma bisogna riflettere che i vecchi Stati europei non possono offrire a tutti i loro abitanti i terreni e i mezzi di arricchirsi così facilmente come una volta la California . L ' America ha bisogno di braccia , e riceve continuamente dall ' Europa dei carichi di lavoratori per allevare i quali non ha speso un centesimo . - - Ecco precisamente le obbiezioni fatte dal signor Jacolliot . E sapete come le ha combattute il sindaco di Meffilld ? Ha risposto che egli non rimproverava al suo paese di non averlo provveduto fin dalla nascita d ' un pezzo di terra : sarebbe una follia il pretendere che la società supplisca al lavoro individuale , e la moralità e le leggi non hanno peggiori nemici dei parassiti . Ma ciò che si ha diritto di esigere dal gruppo di individui , dal Comune , dallo Stato , a cui si porta il proprio concorso , è che obblighi all ' istruzione come obbliga all ' imposta , al servizio militare e a tutti gli altri oneri comuni , perchè questi oneri che l ' ignoranza considera come tanti abusi , l ' istruzione ce li fa considerare come altrettanti doveri . - - Da noi , molti fanciulli non possono andar a scuola perchè mancano di scarpe . - - Lasciate finire il vecchio di Meffilld - - interruppe Mary . - - Egli diceva : « Quando un paese come la Francia scrive in testa dei suoi codici che non è ammessa l ' ignoranza della legge , non fa che sancire una triste e odiosa finzione , se non procura che ognuno sia obbligato di studiare le istituzioni che reggono il paese . Il maestro di scuola deve precedere il gendarme . « È questa finzione legale che ha ucciso mio padre ! Egli prende le armi nel 1848 e gli si dice che s ' è battuto contro i tiranni e che ha ben meritato della patria . Fa lo stesso nel 1851 , lo si tratta da brigante e lo si manda a morire negli stagni della Guiana . « Come volete che il popolo , educato sistematicamente nell ' ignoranza più completa di tutto ciò che riguarda la vita sociale e forma la grandezza degli Stati liberi , possa distinguere il vero dal falso nelle vostre istituzioni antiquate davanti alle perpetue capitolazioni di coscienza della maggior parte dei vostri uomini politici , e alle discussioni puerili delle vostre assemblee ? « Quando avete ancora degli uomini capaci di affermare sfacciatamente che le masse non hanno bisogno d ' istruzione per lavorare e che per tutto il resto devono rimettersi alle classi dirigenti , che sono le loro tutrici naturali ; quando un paese si trova a questo punto , è la decrepitezza , è l ' infanzia senile che comincia . « Da alcuni anni io studio il movimento delle istituzioni francesi . Ebbene , sono convinto che l ' egoismo e l ' inettitudine delle alte classi ( le quali mettono ostacoli sopra ostacoli per arrestare il torrente della democrazia , in luogo di regolarne il corso coll ' istruzione e di avviarlo a un oceano di libertà , come si è fatto qui ) , non faranno che condurre a lotte periodiche e sanguinose , alla fine delle quali il paese troverà inevitabilmente la rovina . « Non crediate che sia la facilità di acquistare la terra in America che rende qui l ' uso della libertà più facile e meno nocivo , come dicono gli uomini di Stato europei . Se sapeste a quali lavori faticosi sono obbligati di accingersi i pionieri che vanno nell ' interno degli Stati Uniti , lungi dai centri abitati , in regioni prive di strade e di comunicazioni , e quanti patimenti devono soffrire per ottenere un risultato ! « Gli uomini pericolosi non vanno a domandare ai duri lavori della terra una vita onesta e libera ; essi preferiscono il soggiorno nelle città dove possono più facilmente sfruttare l ' ignoranza e i vizi dei loro concittadini . « Il possesso della terra non significa nulla senza l ' istruzione e la libertà . Nella Turchia asiatica , per esempio , avete immense quantità di terreni coltivabili , a due lire l ' ettaro . Perchè l ' emigrazione fugge quei luoghi ? Perchè sarebbe un cadere da una dominazione sotto un ' altra . « Credetelo , ciò che si viene a cercare specialmente in America è il _ mondo nuovo _ , è la società liberata dai legami ieratici e monarchici del passato , è l ' eguaglianza degli uomini davanti all ' istruzione che eleva e moralizza , è la coscienza e il pensiero , è l ' associazione e il lavoro liberi . « Alla mia patria io auguro una organizzazione comunale simile alla nostra , che le permetta di disfarsi una buona volta di tutti i suoi dottrinari , di tutti i suoi uomini parlamentari , ciarlatani politici che si dicono conservatori , e non conservano che una sola cosa : l ' ignoranza perpetua a profitto di un perpetuo dispotismo . » La signora Mary terminò battendo le mani e domandandomi in aria trionfante : - - Ebbene , signor europeo ? - - Ma prima che la marea fosse troppo bassa dovemmo rimetterci in barca e tornare a New - York , e io rimandai ad altra occasione le risposte alle interrogazioni della mia giovane amica . X . A bordo del « Pilgrim » . Non ebbi occasione di rivedere la signorina Mary che qualche giorno dopo , quando con lei e con suo fratello andammo a Boston per assistere alla inaugurazione dell ' Esposizione . Si va da New - York a Boston in una notte , coi vapori della _ Fall River Line _ , che sono capolavori di eleganza e di arte navale . A bordo di essi si è precisamente come in uno splendido albergo galleggiante , nel quale si può mangiare e bere quello che si vuole , dormire in bellissime stanze , radersi la barba , leggere e scrivere in sontuosi saloni illuminati con la luce elettrica , e ascoltare della musica . Oltre il _ comfort _ di un _ hôtel _ di lusso , tali vapori offrono il vantaggio di far respirare la salubre aria marina e di presentare ad ogni passo i pittoreschi paesaggi delle rive che costeggiano . Noi viaggiavamo a bordo del _ Pilgrim _ , il gioiello della _ Fall River Line _ , un bastimento che pare una reggia e che costò cinque milioni di lire . Chi lo vede per la prima volta , percorrendo le vaste sale , le scale signorili ed esaminando la ricchezza dei tappeti , la bellezza dei lampadari e dei mobili , stenta a credere di trovarsi in mare . Il _ Pilgrim _ ha cabine da una e due persone , provvedute perfino del bagno , per milleduecento viaggiatori ; le sue macchine sono della forza di 5500 cavalli , e corre con una velocità di venti miglia inglesi all ' ora , senza il minimo rullìo . Dopo aver cenato nel _ restaurant _ , quella sera andammo a sederci a poppa , sul ponte , a guardare i lumi delle case tremolanti lungo le rive , ad ascoltare i fischi dei vapori che incontravamo . - - Con tanto passaggio di vapori in questi paraggi - - dissi a Giorgio - - devono essere facili le collisioni , quando c ' è la nebbia . - - Ne accadono sovente , pur troppo - - rispose - - ma se i viaggiatori conservassero , durante il pericolo , maggior sangue freddo , non se ne annegherebbero tanti . Vedete , qui , oltre le cinture di salvataggio , con le quali , dovendo saltar in acqua , potremmo rimaner a galla diverse ore , e oltre i battelli , abbiamo i materassi dei letti , i quali sono imbottiti di tal roba che , lanciati in mare , galleggiano sempre e sono capaci di sostenere il peso di quattro o cinque persone . Ma negli scontri , invece , il panico fa perdere la testa e i viaggiatori si affogano a centinaia . Il _ Pilgrim _ filava leggiero e silenzioso ; Giorgio era sceso nel salone più vicino , dal quale non eravamo separati che da una scaletta , per leggere i giornali della sera . Mary , rimasta a sedere vicino a me , contemplava l ' oscurità circostante e le stelle . - - Sapete - - mi disse a un tratto - - che per le mie lezioni di francese ho continuato a tradurre l ' articolo del signor Jacolliot sul suo giro in California ? È un lavoro che m ' interessa molto , perchè nei panni del vecchio magistrato francese mi pare di veder voi , arrivato negli Stati Uniti con tanti pregiudizi europei . Volete sentire ciò che il sindaco di Meffilld fece vedere al suo compatriota dopo avergli raccontata la propria storia ? - - Sì , sì , con gran piacere . - - Il sindaco di Meffilld , dunque , cominciò col condurre il signor Jacolliot al _ Common Hall _ ( casa comunale , municipio ) e lo pregò di assistere ad una seduta , nella quale il _ Board of the work _ ( comitato dei lavori ) doveva cercare con quali mezzi poteva dare , soddisfazione al _ Board of the health _ ( comitato della salute ) , il quale aveva dichiarato che le acque di Meffilld erano di cattiva qualità e che bisognava procurarsene di più pure . Fu una cosa molto spiccia : in pochi minuti , senza discorsi , senza frasi , il Comitato risolvette di servirsi delle acque riconosciute ottime di un piccolo lago distante qualche chilometro e di costruire all ' uopo un acquedotto . Siccome del Comitato facevano parte dei mercanti di pietre e di calce , dei capimastri muratori e un ingegnere , il conto della spesa fu presto fatto . E fu deciso di pagarla in parte con sottoscrizioni volontarie e in parte con una somma inscritta nel bilancio pei lavori comunali . Per dar subito mano all ' opera , poi , in un Comizio che ebbe luogo il giorno appresso , gli abitanti del Comune s ' impegnarono di incaricarsi a loro spese per tre mesi della manutenzione delle strade , ognuno per la parte che fiancheggia la sua proprietà . Così si potevano adoperare per l ' acqua i fondi iscritti per le strade . - - In Italia o in Francia per decidere un simile lavoro occorrono molti mesi e una quantità di permessi e di autorizzazioni . - - È quello che rilevò il sindaco di Meffilld , il quale disse che tutte le leggi e i decreti che chiamate il vostro diritto amministrativo sarebbero un ' opera di follia , se non fossero un istrumento di dispotismo . Perchè mai un comune , che a proprie spese vuole costruire una scuola , un ponticello , un lavoro qualunque , che deve servire ad esso solo , ha da chiedere tanti permessi al prefetto , ai ministeri ? Tutte le formalità burocratiche , con l ' aiuto delle quali si paralizza in Europa la libertà comunale , sono altrettante catene che , riunite in una sola mano , servono a tenere obbediente un popolo di schiavi . - - Queste sono verità sacrosante . - - Il sindaco di Meffilld faceva questo ragionamento semplicissimo : l ' uomo ha diritto di contrattare , di acquistare , di vendere , di donare e via dicendo . Nessuno glielo impedisce , nevvero ? Quando dieci , cento , mille individui sono riuniti in un Comune , in virtù di qual principio si viene a paralizzare il loro diritto di occuparsi dei propri affari , e a sottometterli per ogni atto della vita comune all ' autorizzazione del potere centrale , il quale non è altro che il loro mandatario ? - - Siamo perfettamente d ' accordo . - - Fate il Comune libero nello Stato ( provincia o gruppo di provincie ) sovrano - - diceva il vecchio di Meffilld a Jacolliot - - e voi la finirete per sempre con quello che chiamate le rivoluzioni . La rivoluzione non è altro che il movimento di un corpo il quale cerca il proprio equilibrio . Mentre la signorina Mary così parlava , io non potevo trattenere un sentimento di ammirazione per il sistema americano di educazione col quale , prima che le costituzioni di Sparta e di Atene , gli scolari imparano a conoscere quella vigente nel proprio paese e a parlarne come si parla degli interessi di famiglia . - - Mary s ' è data alla politica - - disse sorridendo Giorgio , che era tornato sul ponte . - - No - - rispose la sorella - - mi sono semplicemente entusiasmata all ' apologia che quel vecchio di Meffilld fa delle istituzioni nord - americane . Ma pensate : in Francia scrivono su tutti i pubblici edifici la parola libertà fra quelle di fratellanza e di eguaglianza e non hanno neppure la libertà comunale , come se vi potesse essere repubblica senza il comune libero e senza il federalismo . - - Non tocchiamo l ' unità nazionale ! - - vi risponderebbero da noi . - - E che c ' entra l ' unità politica coll ' amministrazione dei comuni ? Il sindaco di Meffilld osservava giustamente che l ' accentramento esagerato del potere è il dissolvente più rapido di ogni spirito patriottico . Voler regolare con le stesse leggi perfino nei più piccoli bisogni dei comuni , trenta o quaranta milioni di cittadini , è una cosa insensata . Alla minima ruota che si rompe , tutto il sistema va a catafascio . Infatti ogni quindici o vent ' anni si fa in Francia una rivoluzione che termina invariabilmente con fucilazioni e deportazioni , e i cadaveri delle vittime non sono ancora raffreddati che quegli uomini politici non trovano nulla di meglio da fare che di rabberciare la vecchia macchina sotto l ' intelligente protezione di trecentomila baionette . Nessuno pensa a costruire una macchina nuova nella quale l ' equilibrio delle forze sia meglio distribuito . - - Voi parlate , cara Mary , come un vecchio filosofo . Ma circa alla perfezione del sistema politico americano , io ho da esporvi un ' idea che risponde anche alla lezione che mi avete fatta quel giorno che andammo a pescare insieme . - - Sentiamo , sentiamo . Ma l ' ora s ' era fatta tarda , e i camerieri , camminando senza rumore sopra i tappeti , spegnevano le lampade elettriche dei corridoi . Lasciammo andare i discorsi e scambiandoci un cordiale _ good night _ entrammo nelle nostre rispettive cabine . * * * La mattina seguente sbarcavamo a Boston . Era una domenica di settembre e , secondo le sue vecchie tradizioni , la capitale del Massachussets , in omaggio al riposo festivo , sembrava un cimitero ; la solitudine poi appariva ancora maggiore del solito correndo una stagione in cui le migliori famiglie sono in campagna . L ' Esposizione internazionale che si doveva inaugurare il giorno seguente era stata organizzata modestamente , non con le proporzioni grandiose di quella precedente di Filadelfia e della successiva di Chicago , per solennizzare il primo centenario del trattato di pace firmato a Parigi da D . Hurtley per Sua Maestà Britannica , e da Beniamino Franklin , John Adams e John Jay per gli Stati Uniti . Muniti delle carte di _ reporters _ che ci davano accesso ai locali della mostra prima dell ' apertura , dopo aver fatto colazione al _ Yung ' s Hôtel _ , ci recammo al _ Charitable Mechanic ' s Association Building _ , vasto edificio tutto imbandierato . Le esposizioni delle nazioni europee non erano ancora pronte : nella sezione italiana si vedevano i soliti mosaici di Venezia e una cinquantina di quadri . Trovammo all ' ordine invece la esposizione indigena , nella quale ci divertimmo a esaminare la sezione dei _ cow - boys _ , dei celebri guardiani d ' armenti dell ' ovest , tutta piena dei loro originali costumi alla messicana , di grandi selle e di lacci . Il _ cow - boy _ non somiglia affatto ai pastori dei nostri paesi , che conducono la vita più pacifica del mondo . Per fare il _ cow - boy _ nelle immense pianure del Texas , del Kansas , dell ' Arkansas e negli altri Stati dell ' Unione ricchi di pascoli , non basta esser buon cavaliere e saper guidare i branchi di buoi e di vacche nei terreni più favorevoli , provveduti di acqua e di erba buona : bisogna essere giovani robusti e arditi , capaci di tener testa ai ladri o agli indiani e di sostenere talvolta dei veri combattimenti a colpi di carabina e di revolver . Il vestito del _ cow - boy _ consiste in un paio di stivaloni dai larghi speroni , in una camicia di lana , in pantaloni e giacca di velluto o di pelle adorni di frangie lungo le cuciture , e di un cappello di feltro dalle larghissime falde alla messicana . D ' estate il _ cow - boy _ fa a meno anche della giacca . Egli è molto semplice nel vestire , ma sfoggia un vero lusso nelle armi . Alla cintura , accanto alla cartucciera , tiene sempre uno e anche due revolvers delle migliori fabbriche e ad armacollo una carabina di gran valore . Esercitandosi fin da ragazzi e quotidianamente , i _ cow - boys _ diventano tiratori d ' una abilità e d ' una precisione meravigliose . I loro divertimenti abituali nelle praterie consistono tutti in gare alla corsa o al tiro . Gettano sull ' erba dei fazzoletti e poi lanciandosi a corsa sfrenata li raccolgono curvandosi da un lato senza rallentare minimamente l ' andamento del cavallo . Gettano in aria delle uova correndo e le colpiscono col fucile prima che ricadano . Il colpo cosidetto di Guglielmo Tell , di levare un piccolo oggetto dalla testa di uno con una revolverata , è per loro un vero giuocattolo . Solamente questa grande famigliarità con le armi fa sì che essi mettano mano al revolver a ogni piccolo diverbio . Un ' altra loro abilità è quella di adoperare il laccio , una lunga striscia di pelle che tengono sempre attaccata alla sella , per fermare i buoi che si sbrancano . La vita avventurosa di questi guardiani , i romanzi pubblicati negli Stati Uniti sul loro coraggio , sulle loro lotte con gli indiani , sui loro duelli , fanno sì che una quantità di giovani spostati , di mattoidi , vanno nell ' ovest a fare i _ cow - boys _ . E così avviene che fermandosi in qualcheduna di quelle stazioni della ferrovia del Pacifico , dove si caricano lunghi treni di buoi , il viaggiatore trova con sorpresa , fra i guardiani che accompagnano gli armenti , dei giovani _ cow - boys _ che hanno veramente maniere da gentiluomo , parlano correntemente due lingue e sembrano cacciatori , _ touristes _ , anzichè butteri . Un giorno ne fu veduto uno che leggeva un numero della _ Vie Parisienne _ di cui era abbonato ; egli faceva ogni settimana non so quante miglia a cavallo per andarsi a prendere la posta nella più prossima stazione . Accanto al _ cow - boy _ romantico c ' è naturalmente quello brutale , maleducato , vero brigante delle praterie , che qualche volta lascia il suo mestiere per fare il ladro da strada , per organizzare grossi furti di bestiame o per mettersi a barare nelle case da giuoco , nelle piccole città di legno che s ' improvvisano nel _ far - west _ . Dopo aver lavorato qualche mese nelle praterie , lontani da città e da villaggi , i _ cow - boys _ si procurano qualche giorno di permesso e vanno a divertirsi nella capitale dello Stato in cui si trovano , capitale che spesso non conta più di quaranta o cinquanta mila abitanti , ma che ha in abbondanza teatri , birrerie , caffè - concerti , case da giuoco , ecc . Allora essi somigliano ai marinai che toccano il porto dopo una lunga traversata : sono avidi di donne , di liquori , di spettacoli d ' ogni genere , impazienti di spendere il denaro di cui hanno piene le tasche . Dopo essersi comperato qualche oggetto di vestiario , una sella , armi , munizioni , entrano nei _ bar - rooms _ e si abbandonano all ' orgia . Di notte si vedono con la bocca piena di tabacco , andar in visibilio davanti ai _ cancans _ primitivi di orribili cantanti intonacate di belletto , contendersi a manate di dollari nelle birrerie i favori di certe chellerine che sono il rifiuto delle grandi città , o farsi pelare nelle case da giuoco fino all ' ultimo pezzo da _ five cents _ . Quand ' è rimasto senza un soldo , il _ cow - boy _ inforca il cavallo , torna a ' suoi armenti e alle sue tende sognando il giorno in cui potrà di nuovo ubbriacarsi in braccio di una Jennie quarantenne o di una Minnie che gli darà da intendere di aver cantato a Parigi . * * * Una mostra più interessante era quella del giornalismo . Alcuni dei principali giornali degli Stati Uniti avevano fatto l ' esposizione dello sviluppo raggiunto in pochi anni dal loro formato e dalla loro diffusione . Il _ New - York Herald _ aveva mandato il suo primo numero , un foglietto magro magro , scritto da Bennett padre in una soffitta di Ann Street , e l ' ultimo numero della domenica , di sette grandi fogli , la maggior parte dei quali pieni d ' annunzi , stampato da sette macchine doppie , che non solo stampano ma tagliano e piegano 2333 copie al minuto , senza arrivare quasi in tempo per soddisfare a tutti gli ordini dei committenti . Quel numero , eguale del resto ai fascicoli domenicali di vari grandi giornali americani , si componeva di centosettantotto colonne , per la cui composizione erano occorse più di duemila libbre di caratteri e per la cui stereotipia s ' erano fuse dieci tonnellate di metallo . Alla prosperità della stampa nord - americana tre cose hanno principalmente contribuito : la libertà completa , il fatto che in nessun altro paese del mondo si legge come negli Stati Uniti , e il grande uso che si fa della _ réclame _ . Dall ' Atlantico al Pacifico non si è mai saputo che cosa siano nè gerenti responsabili , nè la censura preventiva , nè l ' obbligo di presentare la prima copia al procuratore del re o della repubblica . I reati che si possono commettere col mezzo della stampa sono preveduti e puniti dal codice senza bisogno di leggi speciali . E bisogna confessare che gli Stati Uniti dimostrano come nessun inconveniente possa venire dalla completa libertà di stampa . I giornali libelli non attecchiscono là , perchè se i libellisti fanno nomi e specificano fatti , vi sono i tribunali che li fanno smettere , e se calunniano con vaghe allusioni non compromettenti , i loro fogli non vengono letti e cadono ben presto sotto il peso del pubblico disprezzo . Rimane la questione politica , l ' offesa al capo dello Stato , alle istituzioni e via dicendo . Ebbene , o il giornalista calunnia , e allora , come per i privati , c ' è il giudice ; o dice la verità , e in questo caso ha il diritto di stamparla . Un esempio fra mille che si potrebbero citare . Quando risultò che il presidente Hayes era riuscito eletto per frode in luogo di Tilden , il _ Sun _ di New - York un bel giorno stampò un gran ritratto del presidente , sulla cui fronte era incisa a grossi caratteri la parola _ Fraud _ : l ' immagine di Hayes , con la taccia di ladro scolpita in fronte , circolò così a migliaia di copie in tutti gli Stati Uniti . Se l ' Hayes non era realmente un imbroglione , avrebbe permesso lo scandalo ? No , certo ; ma si sapeva colpevole degli intrighi addebitatigli e dovette tacere , sicuro che , citato in tribunale , il _ Sun _ gli avrebbe provato con le cifre di avere stampata la sacrosanta verità . La stampa , dicono gli americani , non è altro che la pubblica manifestazione delle opinioni . Se le opinioni sono libere , se in un paese retto da una data forma di governo si è padroni di patteggiare per un ' altra , perchè non si deve essere liberi di stampare ciò che si pensa , ciò che si dice tutti i giorni conversando in pubblico ? Non è per la morale , aggiungono , o per proteggere l ' onore delle persone che in Europa s ' inceppa la libertà della stampa ; è perchè si teme la propaganda di quelle idee coll ' avanzarsi delle quali certi governi devono inevitabilmente cadere . Libero intieramente non è quel paese dove gli onesti cittadini d ' ogni partito non possono liberamente manifestare i loro pensieri su qualsiasi argomento e su quello politico in ispecie . La grande diffusione e i guadagni che in ragione di essa procura la pubblicità , permettono ai giornali americani di eccitare , pagando bene , le attitudini di una quantità di bravi _ reporters _ , ognuno dei quali ha una specialità - - _ sport , hig - life _ , descrizioni di feste pubbliche , descrizioni di delitti e inchieste sui medesimi , descrizioni degli incendi , resoconti di _ meetings _ , di processi , di sedute del Consiglio comunale , della legislatura dello Stato o del Congresso di Washington , teatri , bassifondi , curiosità d ' ogni genere - - e tutte queste qualità di _ reportage _ formano poi una delle specialità della stampa americana . Il vero _ reporter _ , quello che ha intelligenza , vocazione e passione per il suo mestiere , sta sempre all ' erta , come una sentinella , come un agente di polizia o un pompiere , in attesa di una parola , di un ' informazione , di un dispaccio o di un avvertimento telefonico che gli segnalino il fatto del giorno riguardante il servizio a cui è addetto . Ricevuta la prima notizia , egli entra in un periodo febbrile di attività . Dimenticando fame , sonno e qualunque altra cosa , corre col mezzo più rapido sul luogo dove è successo il dramma , il furto , l ' incendio , lo scontro ferroviario , la collisione nella baia , l ' avvenimento qualunque esso sia ; si scolpisce in mente la scena con la precisione di una macchina fotografica ; interroga i superstiti , i testimoni , i feriti , gli agenti della forza pubblica , e con un pezzetto di lapis , con pochi segni quasi stenografici , nota ogni cosa , raccogliendo i particolari più minuti , frettoloso e diligente nello stesso tempo , in preda sempre a uno strano orgasmo , smanioso di arrivare il primo e di avere la maggior copia di informazioni , e conservando contemporaneamente una flemma , un sangue freddo che gli permettono di non dimenticare la più piccola circostanza . In quel momento il buon _ reporter _ è come la personificazione della curiosità pubblica ; egli sente istintivamente la sua importanza di rappresentante di un giornale , il quale ha migliaia di lettori avidi di essere ben informati , e reputa come un diritto la facoltà di entrare dappertutto , di interrogare , di investigare , come se fosse un _ detective _ o un giudice istruttore . È in tale periodo che il _ reporter _ non conosce ostacoli e che , per saper tutto nel più breve tempo possibile , diventa astuto , audace , indiscreto e magari anche arrogante . Non è più lui che agisce , lui , che magari nella vita privata è un tranquillo e indifferente giovanotto : egli corre e lavora mosso , come per una misteriosa suggestione , dalle esigenze della stampa moderna , da quella forza che è il giornale diffuso . La sua personalità sparisce completamente : dimentica la salute e la famiglia e affronta qualsiasi pericolo colla massima indifferenza . In una guerra , marcia coll ' avanguardia , sotto le prime palle , per descrivere le prime scaramuccie ; nelle epidemie va a visitare i malati nei centri più infetti ; negli incendi si spinge coi pompieri nei punti più minacciati da scoppi o da crolli di mura ; nelle pubbliche dimostrazioni deve essere alla testa , fra gli spintoni e magari le schioppettate ; nei tempi ordinari bazzica ogni giorno negli ospedali , nelle sale anatomiche , nelle camere mortuarie , nelle prigioni e nei luoghi meno puliti , nello stesso modo con cui va ad assistere a un processo celebre o ad una festa di lusso . Vi sono dei _ reporters _ specialisti per inchieste segrete , per investigazioni su misteri che la stessa polizia non è stata capace di scoprire , pronti a tutto per ottenere lo scopo . Un giorno si sparse a New - York la voce che gli alienati rinchiusi in un manicomio municipale erano vittime di sevizie e di violenze da parte dei medici e degli inservienti . I giornali ardevano dal desiderio di pubblicare informazioni esatte in proposito ; ma come ottenerle ? Il personale sanitario e di servizio si guardava naturalmente dal dire la verità e alla testimonianza di qualche pazzo guarito non si poteva attribuire molta fede . Il _ city editor _ ( cronista ) del _ New - York Herald _ convocò la squadra dei suoi _ reporters _ e disse che bisognava ad ogni costo penetrare nel manicomio e sorprenderne i misteri . I bravi giovani , che già avevano fatto e girato molto invano , si torturavano il cervello , quando uno di essi si avanzò calmo e sereno e annunziò d ' aver trovato il modo di saper esattamente quanto avveniva fra le mura del manicomio in questione . - - Come ? In che maniera ? - - gli si domandò . - - Ecco : - - egli rispose tranquillamente - - io fingerò d ' essere diventato pazzo , mi farò rinchiudere là dentro cogli alienati ; appena avrò visto e notato tutto , guarirò ; e il pubblico sarà informato d ' ogni cosa . Silenzio e prudenza ! E , salutati i colleghi , corse a casa e si chiuse a chiave nella sua stanza . A mezzanotte si odono in quella casa delle grida furiose , degli urli disperati . Tutti i vicini si svegliano ; la vecchia signora , presso la quale il _ reporter _ dell ' _ Herald _ abitava , corre alla stanza da cui proveniva il baccano , trova l ' uscio chiuso , bussa , e non ottenendo risposta mentre le grida continuavano terribili , fa aprire da un fabbro la porta e vede il _ reporter _ che si rotolava in camicia sul pavimento , cogli occhi stralunati , con la schiuma alle labbra . Interrogato , il _ reporter _ non risponde ; urla sempre in modo compassionevole , e nei rari intervalli di calma non pronunzia che frasi insensate . Si chiama un ' ambulanza e il giovane viene condotto alle prigioni e rinchiuso in una cella delle _ Tombs _ - - il carcere principale di New - York . Dopo tre giorni un medico constata che egli è pazzo , con accessi furiosi , e lo manda a quel tale manicomio municipale . I giornali cittadini raccontano il fatto e deplorano con vivo dispiacere che un collega , così buono e valente , sia stato colpito da una simile disgrazia . Passano tre mesi : le voci che circolavano sui misteri del manicomio parevano svanite , quando una mattina il _ New - York Herald _ esce con una relazione in minutissimo carattere che occupava due pagine intiere , nella quale il _ reporter _ « guarito » narrava diffusamente ciò che accadeva nel manicomio : le voci corse erano vere ed egli raccontava storie di sequestri di persone sane , di torture , di fame , di sete , di patimenti atroci , inauditi . La relazione finiva coll ' invitare gli increduli a visitare il _ reporter _ stesso , il quale era uscito dal manicomio magro , pallido , sfigurato , che pareva un _ Ecce Homo _ . Non occorre dire che le rivelazioni dell ' _ Herald _ provocarono una rigorosa inchiesta che pose fine agli abusi e ai mali trattamenti . Il giornalismo americano ha molti difetti che facilmente si perdonano quando si vede che sua cura principale è di descrivere e raccontare tutto ciò che succede in modo imparziale , non preoccupandosi che dell ' esattezza e della sollecitudine . Quelli che da noi si chiamano articoli di fondo e che spesso non sono che noiose tiritere e soliloqui di redattori che pretendono di giudicar tutti e di parlare di tutto , anche delle questioni che meno conoscono , nei giornali nord - americani si riducono a brevi e succose note , a commenti stringati , nei quali sono espressi sulle cose del giorno i pareri di uomini competenti . Negli Stati Uniti si crede che il giornale debba essere quasi unicamente un bollettino delle notizie di tutto il mondo , un resoconto preciso di ciò che succede : i giudizi devono essere lasciati al gran pubblico . Se il giornale ne vuole esprimere , devono provenire da gente che conosce a fondo l ' argomento . - - In quanto ai commenti sulle questioni del giorno che non implicano speciali conoscenze - - diceva un giorno il signor Dana , direttore del _ Sun _ , in una riunione di giornalisti - - per dare efficacia alle note editoriali occorrono i seguenti ingredienti : buon senso ; fede sincera nei principî democratici e in quella grande esposizione dei diritti dell ' uomo che è la costituzione degli Stati Uniti ; l ' abilità di esprimere le idee chiaramente , senza ambiguità ; il tutto condito da una dose abbondante di umorismo e di spirito . Con lo sviluppo preso dalla stampa negli Stati Uniti è naturale che i giornalisti americani parlino con compassione dei loro confratelli d ' Europa . - - Tutti i giornali parigini - - mi diceva un redattore del _ Cornhill Magazine _ - - pubblicano molte appendici e nessuno di essi dà una relazione esatta , imparziale , coscienziosa , di un _ meeting _ politico . Alcuni hanno adesso qualche _ reporter _ cosidetto all ' americana . Ohimè , quale meschinità ! Il sedicente _ reporter _ all ' americana ha la specialità delle interviste colle celebrità del momento , di strappare i segreti dal petto dei diplomatici e degli uomini di Stato , e di corrompere i camerieri dei re in viaggio per sapere quello che il monarca mangia a colazione . Il _ reporter _ all ' americana giunge certamente a sapere una quantità di fatti interessanti , ma i resoconti che scrive o che telegrafa sono troppo pieni della sua personalità . Uno dei più giovani giornali di New - York che in pochi anni seppe raggiungere una tiratura media quotidiana di trecento mila copie , è il _ N . Y . World _ , fondato e diretto da Joseph Pulitzer , il quale , all ' angolo di Park Row e di Frankfort Street , si è costruito un ufficio che costa due milioni di dollari , altissimo , di tredici piani , sormontato da una torre di cinque piani e del diametro di cinquanta piedi . Gli uffici di redazione e di _ reportage _ si trovano appunto in quella torre che è il _ building _ più alto della metropoli , dove sono anche i locali pei compositori , con ampi finestroni tutto all ' intorno e il _ restaurant _ cooperativo per gli impiegati del giornale . A pianterreno sono situati gli uffici per l ' amministrazione , per le inserzioni a pagamento , per la distribuzione e la spedizione del giornale ; nel _ basement _ ( sotterranei ) una macchina motrice della forza di mille cavalli ; la macchina per gli _ elevators _ ( ascensori ) ; l ' officina per la stereotipia delle forme ; le dieci macchine quadruple , della forza di seicento cavalli , che stampano il giornale ; la macchina elettrica , che alimenta 3500 lampade ; quattro _ elevators _ pneumatici per portare la carta . Gli altri undici piani sono destinati a uso di uffici , di cui centocinquanta sono affittati . L ' edifizio è provveduto di sei ascensori : due pei compositori tipografi ; tre per gli uffici appigionati , e uno che parte dal pianterreno , e , senza fermarsi , va direttamente al piano decimottavo , riservato esclusivamente ai _ reporters _ e ai redattori . Le spese di redazione del _ New - York World _ oltrepassano di molto il milione di dollari all ' anno . XI . Un ' altra lezione . - - Ebbene , il sindaco di Meffilld ha finito la sua apologia degli Stati Uniti ? - - domandai alla signorina Mary la prima volta che la vidi dopo la nostra gita a Boston . - - No - - rispose sorridendo - - egli parla anche del mandato imperativo , che è una delle nostre cose migliori . - - Non ve lo contesto , quando penso a certi deputati dei paesi latini i quali dicono ai loro elettori : « Studierò la questione , agirò secondo la mia coscienza ... » quasi che venissero mandati al Parlamento per fare un corso di studi e non già per agire secondo il programma dei cittadini che li hanno eletti . - - Precisamente il contrario di quello che succede qui , dove l ' eletto non è che il portavoce dell ' elettore e non può agire che nel senso del suo mandato . Il membro del Congresso non deve far altro , nei suoi discorsi e nei suoi voti , che difendere i principi dell ' assemblea di elettori che lo ha nominato . - - E colui che qualche volta tentennasse ? - - Sarebbe additato come un traditore e disprezzato anche dal partito avverso a cui avrebbe portato il suo aiuto . Tempo fa un certo Haigh , rappresentante della California , avendo , in una questione di principio , votato contro l ' opinione democratica che era quella dei suoi elettori , fu , uscendo dalla seduta , ucciso in un duello al revolver , sulla scalinata del palazzo legislativo , dal giudice Field , che rappresentava esso pure la California . E ciò accadde fra gli applausi dei rappresentanti dei due partiti , unanimi nell ' odiare tutto ciò che è viltà e capitolazione della coscienza politica . - - Il sistema di punizione è molto radicale ! - - Noi pensiamo - - diceva il sindaco di Meffilld - - che la maniera con cui il nostro rappresentante eseguirà il suo mandato , sarà subordinata al suo grado d ' intelligenza , alla sua abilità , alla sua capacità ; non possiamo su tutte le questioni tracciargli la linea di condotta : ma c ' è un punto sul quale siamo in diritto di pretendere che non transiga sotto pena di non rappresentarci più ; egli deve restare fedele al partito dei suoi elettori . Che se nel corso della legislatura le sue opinioni cambiassero su qualche punto importante , egli dovrebbe dimettersi , poichè non fu inviato al Congresso per fare la sua educazione politica o per eseguire delle variazioni di coscienza , ma bensì per rappresentare un dato numero di concittadini dei quali ha accettato il programma . - - Giustissimo . - - Voi vedete - - seguita a dire il buon sindaco - - che da una macchina incosciente per votare , all ' onesto uomo il quale resta fedele al programma politico che ha giurato ai suoi elettori di difendere , c ' è una bella differenza . Invece di accettare un candidato che domanda la deputazione , respingetelo , concludeva , per questo solo che egli si presenta da sè ( non può essere che un ambizioso volgare ) ; scegliete voi stessi il vostro rappresentante fra i galantuomini che avranno accettato il vostro programma , e allora non esporrete più il vostro paese a cadere sotto il giogo demoralizzatore di un parlamento il quale non tiene conto alcuno della volontà nazionale e di cui tre quarti dei membri hanno la pretesa di non rappresentare che « la propria coscienza . » Dopo una breve pausa , la mia studiosa amica continuò : - - Negli Stati Uniti abbiamo poi l ' istruzione veramente estesa a tutti , ricchi e poveri , in un modo più pratico che non si faccia in Europa , senza greco e senza latino . Noi non ammettiamo che , vivendo in società , un padre possa fare di suo figlio un essere nocivo o inutile coll ' ignoranza . A questo proposito il vecchio di Meffilld diceva a Jacolliot : « Fate dell ' ordine con molta libertà ed una istruzione solida ed eguale per tutti . Invece di concentrare la vita pubblica in poche città che custodite con molti soldati , date a tutti i comuni la loro completa autonomia amministrativa , non occupatevi dei loro affari come non vi occupate di quelli di un privato , e vedrete che finiranno le rivoluzioni . Ma sopratutto non separate la libertà dall ' istruzione : l ' una non può esistere senza l ' altra . La scuola deve essere lo stabilimento più importante del comune : fate passare il vostro suffragio universale dalla scuola ed esso si dirigerà da sè . » Ecco tutta la scienza sociale ... - - Non dico di no , ma ... - - Non c ' è ma che tenga . Jackson Davis , un nostro noto pubblicista , ricordava a questo proposito al signor Jacolliot l ' esempio di ciò che è successo in Francia dopo i disastri del 1870 , nella Francia che manca sempre di uomini politici e che è governata da politicanti volgari , da ambiziosi senza carattere e senza principi . Caduto l ' impero e proclamata la repubblica , si aspettava qui ansiosamente di sentir annunziato dal telegrafo il vigoroso proclama d ' un governo provvisorio qualunque , che chiamasse la Francia intiera prima alle urne e poi alle armi . E immensa fu la sorpresa negli Stati Uniti quando si sentì che i capi della Sinistra avevano formato un governo che non sottoponevano neppure all ' accettazione della Francia . Essi si impadronirono di quel potere che nessuno ha il diritto di esercitare senza una delegazione diretta , regolare , espressa della nazione . - - Il nemico aveva invaso il paese , e tutti avevano perduto la testa : erano momenti eccezionali . - - Jackson Davis dice appunto che sarebbe uscito qualche cosa di grande da un ' assemblea di sette od ottocento membri , nominati davanti al nemico , e che avrebbe tenuto le sue sedute tutta fremente , al chiarore degli incendi di Bazeilles e Châteadun . La Francia aveva bisogno di uomini energici e in quell ' assemblea se ne sarebbero rivelati . E poi sarebbe stato il paese che avrebbe decretato , agito , combattuto , e non già una dozzina di individualità senza mandato . Jackson Davis crede che Gambetta , col suo ardente patriottismo e colla sua energia , avrebbe salvato la Francia senza il tradimento di Bazaine ; ma crede altresì che Bazaine avrebbe esitato a tradire , se la Francia fosse stata governata da una assemblea uscita dal suffragio popolare . - - È probabile . - - Non dimenticatelo ! esclamava Davis : tutte le avventure che capiteranno ancora alla Francia e ai paesi che le somigliano saranno dovute ai politicastri , che spingono il popolo nella via delle rivoluzioni senza averlo preparato alla pratica della libertà e senza conoscere essi stessi , come hanno dimostrato , le istituzioni che formano la grandezza e la forza dei paesi liberi . I vecchi paesi d ' Europa non hanno che un mezzo per rialzarsi : fare la crociata dell ' istruzione , fondare delle scuole , combattere senza posa l ' ignoranza , allevare una generazione di cittadini , nella quale non vi sia uno solo che non conosca la storia politica , sociale , industriale e scientifica dell ' umanità . Poi devono predicare l ' indipendenza intiera , completa , dei comuni , fare dei costumi repubblicani , e allora avranno fondato per sempre la libertà . - - Siamo d ' accordo : solamente .... - - Solamente bisogna ricordarsi che la libertà si acquista e non si conquista , che un progresso è sempre il corollario di un altro progresso realizzato e che coi colpi di mano e con le rivoluzioni non si arriva che al dispotismo . Al principio stesso della rivoluzione del 1789 tutti i grandi uomini di Stato americani , Hamilton , Morris , Jefferson , Madison , John Adams non credettero ad un successo definitivo perchè era cominciata col disordine e coll ' anarchia . Il giorno 8 ottobre 1789 , quando Luigi XVI possedeva ancora una parvenza di autorità , Washington rivolgeva queste parole profetiche al rappresentante degli Stati Uniti in Francia : « Desidero di ingannarmi , ma se ho ben compreso il carattere della nazione francese , io temo che vi sarà molto spargimento di sangue e un dispotismo più rude di quello che essa si lusinga di aver distrutto . » - - Washington sapeva che fu più difficile sbarazzare gli Stati Uniti dal disordine e dai politicanti ambiziosi , che dalle truppe inglesi . - - Non fu già cacciando gli inglesi e versando il proprio sangue per l ' indipendenza dell ' America , che Washington e i suoi amici hanno reso i maggiori servigi al loro paese : fu dandogli una costituzione . E non era una cosa facile il mettere d ' accordo , dopo la vittoria , non solo i vari Stati unitisi per sottrarsi all ' autorità dell ' Inghilterra , ma anche gli uomini che con la penna o con la spada si erano distinti durante quella guerra . A sentire certi politicanti europei , nell ' America del Nord il terreno era pronto , qui non c ' erano nè un passato monarchico , nè partiti , nè divisioni , nè odii , e la Repubblica si fondò senza sforzi , come un semplice risultato della situazione . - - Se non avevano degli uomini come Washington e compagni , stavano freschi anche qui ! - - Oh ! meno male . Chi ha studiato un po ' la nostra storia , sa che , all ' indomani della pace , esercito e Congresso entrarono in lotta : vincitore dello straniero , l ' esercito aveva la velleità di rappresentare una parte all ' interno ; lo spirito pretoriano s ' infiltrava nei ranghi dei soldati , gli ufficiali volevano conservare e gradi e paghe , e vivere sul bilancio ; essi mantenevano l ' agitazione mentre il Congresso , il quale aveva imparato dalla Storia come si svegliano le nazioni che s ' addormentano fra le braccia dei militari , voleva licenziare l ' esercito . Due volte l ' esercito si ammutinò , rifiutando di riconoscere l ' autorità del Congresso . E due volte Giorgio Washington , suo capo supremo , approfittando della sua influenza e del culto fanatico che l ' ultimo dei soldati professava per lui , lo fece tornare al dovere . - - Se non c ' era lui ! - - Un giorno un proclama anonimo chiama l ' esercito a un _ meeting _ e lo invita a offrire la dittatura al suo capo ; Giorgio Washington accorre e rivolgendosi ai suoi soldati , grida : « Non crediate che io acconsenta ad accendere la discordia e la guerra fra l ' esercito e l ' autorità civile . L ' Europa ha ammirato il vostro coraggio e il vostro patriottismo ; distruggerete voi in un istante una riputazione acquistata con tanta fatica ? In nome della vostra patria comune , in nome dell ' onore vostro che deve esservi sacro , in nome dell ' umanità , se ne rispettate i diritti , in nome dell ' onore nazionale e militare dell ' America , esprimete l ' orrore che deve ispirarvi l ' uomo , il quale con speciosi pretesti tentasse di distruggere i fondamenti della nostra libertà , di suscitare la guerra civile e di annegare nel sangue un impero appena nato . » Fu in questi termini che Washington rispose all ' offerta di un trono appoggiato sull ' esercito . - - Se egli fosse stato un avventuriero , un ambizioso , addio libertà nord - americana ! - - L ' istituzione della repubblica negli Stati Uniti si deve realmente in gran parte all ' onestà di un uomo . Passato quel pericolo , si dovette lottare cogli interessi differenti e spesso contrari degli Stati e con le varie teorie degli uomini politici . Dal 1783 al 1789 l ' America del Nord visse schiacciata dai debiti , senza unità all ' interno e senza prestigio all ' estero . Invitato da Henry Lee ad accorrere per salvare la patria , Washington rispondeva invariabilmente che bisognava fare una costituzione , la quale conservando l ' indipendenza degli Stati , creasse l ' unità dei popoli nord - americani , la forza federale . E fu solo quando si diede retta a Washington e gli Stati nominarono un Congresso incaricato di redigere quella costituzione , che l ' America trovò la pace . Non si venga a dire , dunque , che la repubblica degli Stati Uniti si è fatta facilmente e senza disordini , quando per venti volte corse pericolo di fallire . - - Negli Stati Uniti il federalismo ha costituito l ' unità del paese , e in Europa c ' è un partito numeroso che lo respinge come pericoloso per l ' unità nazionale ! - - È l ' osservazione precisa fatta da Jacolliot a Jackson Davis , il quale gli rispose che questo partito è quello che tenta continuamente di far l ' avvenire con l ' aiuto della leggenda del passato , e che , erede delle dottrine dei giacobini , sogna una repubblica autoritaria con un presidente dai poteri estesi . Ora è stato precisamente questo partito che coi suoi eccessi ha ucciso il movimento pacifico delle idee dell ' ottantanove : è questo partito , che , con la sua ignoranza , con la mancanza di spirito politico e col sangue sparso inutilmente e stupidamente , raggruppò la Francia intiera e l ' esercito intorno a Cesare . Fu ancora questo partito che perdette la Francia nel giugno 1848 , il 4 settembre 1870 e il 18 marzo 1871 . Esso non respinge il federalismo ( il quale creando l ' indipendenza e l ' autonomia completa dello Stato - Provincia e del Comune per tutte le questioni d ' amministrazione interna , distruggerebbe per sempre l ' idea monarchica ) se non che per governare a sua volta il paese , imponendogli le sue idee . - - Ma chi le insegna al popolo queste cose ? - - Eh ! pur troppo , son pochi gli onesti e i disinteressati che vogliano presso voi farsene banditori . Jackson Davis dice che c ' è una storia da rifare in Europa per il popolo ed è quella della rivoluzione dell'89 . La massa , nel suo insieme , ignora il lavoro di preparazione di tutti i grandi spiriti del secolo decimottavo ; essa non sa a che punto le idee di eguaglianza e di libertà avevano fatto strada nel mondo , e che la maggior parte dei troni erano occupati da principi molto più liberali della maggior parte dei loro sudditi ; essa non sa che il lavoro delle riforme era finito il 4 settembre 1791 e che la Convenzione , innalzando la forca sulle pubbliche piazze e terrorizzando , uccise la libertà . Ebbene , se il popolo ignora queste cose , se è sempre pronto a imitare gli eccessi della Convenzione , se la Comune fucila e incendia , se migliaia di poveri diavoli sono morti sotto la mitraglia nelle giornate di giugno come in quelle di maggio , di chi la colpa , se non di quegli uomini che per quindici o vent ' anni hanno lusingato la folla per farsene un piedestallo , parlandole continuamente della sua sovranità , dei suoi diritti imprescrittibili , dei principî della immortale rivoluzione , senza farle conoscere che tutti questi diritti hanno come corollario altrettanti doveri e che nulla si acquista nè si conserva senza la saggezza e la moderazione ? - - Ah ! i demagoghi : ha ragione Dario Papa che li odia tanto . - - Jackson Davis diceva a Jacolliot che lasciando l ' America del Nord avrebbe portato con sè una provvista di odio vigoroso contro gli ambiziosi che insanguinano periodicamente la Francia . E tornava a battere quel chiodo , che in Europa non avete degli uomini politici , ma degli agitatori , i quali quando hanno rovesciato un governo , credono d ' aver fatto tutto inalberando sui muri le insegne della repubblica , invece di preoccuparsi , sopratutto e innanzi tutto , di cambiare le istituzioni . Le riforme verranno un po ' alla volta , essi dicono ; bisogna tener conto dei pregiudizi e degli interessi ; e , mentre distribuiscono i portafogli e mandano i loro amici nelle prefetture , tutti gli ingranaggi monarchici che essi non hanno osato di spezzare , si muovono .... - - E continua a funzionare la macchina di prima ! - - Come americano , conchiudeva Jackson Davis , io non sono partigiano delle rivoluzioni ; credo che il progresso si possa conquistare con le lotte intelligenti e pacifiche , e che non vi sia governo , il quale non sia obbligato di seguire il movimento delle idee . Noto che in Europa i popoli i quali non fanno rivoluzioni a mano armata , l ' Inghilterra , il Belgio , la Danimarca , la Svezia , l ' Olanda , la Svizzera , sono i più liberi . A questo punto la signorina Mary , che con tanta foga e convinzione mi aveva riassunto le sue lezioni ed esposte le idee e le osservazioni di Jacolliot e di Jackson Davis , s ' interruppe e mi guardò . - - Ma io mi accorgo - - mi disse di lì a un momento - - che voi ascoltate senza manifestarmi il vostro intimo pensiero . Mostrate di approvare , sì , ma con qualche restrizione . - - Che cos ' è che avete ancora da dire a carico degli Stati Uniti dove io sono nata , contro la mia patria ? Stavo finalmente per rispondere ed esporre ciò che mi veniva con insistenza alla mente durante gli istruttivi discorsi della mia brava amica , quando il treno dell ' _ Elevated _ , che ci trasportava a casa dalla passeggiata , si fermò alla stazione vicino all ' abitazione di Mary . Dovemmo scendere in fretta . - - A dopo domani , dunque - - mi disse Mary mentre io la salutavo . - - Le mie lezioni sono finite e voglio assolutamente sentire quello che finora mi avete taciuto . XII . Dario Papa in America . Nel capitolo precedente si è nominato Dario Papa , il valoroso direttore dell ' _ Italia del Popolo _ , uno dei più forti scrittori che onorino il giornalismo italiano . Vi sarebbe uno studio psicologico interessantissimo da fare sul giro compiuto negli Stati Uniti da Dario Papa mentre io mi trovavo a redigere il _ Progresso Italo - Americano _ di New - York e sul suo nuovo indirizzo politico dopo quel viaggio , indirizzo che sorprese solamente coloro che non conoscevano Papa da vicino e che parve invece logico e naturale a chi era testimonio dei suoi scatti nervosi di ribelle , dei suoi sfoghi tanto contro i ciarlatani della democrazia come contro i bigotti della monarchia . Quando Ferdinando Fontana me lo presentò una sera nel Restaurant Riccadonna in Union Square poco dopo il loro arrivo a New - York , io lo guardai con una specie di ingenua diffidenza , sapendo che era uno dei più reputati redattori del _ Corriere della Sera _ e che combatteva cioè per un partito , per il quale , a parte gli uomini , io non avevo molta simpatia . - - Che sia - - pensavo - - uno di quei giornalisti che pretendono di studiare e di conoscere una nazione in quindici giorni , e che sia venuto qui per mettersi , dopo poche osservazioni superficiali , a scriver male delle istituzioni repubblicane degli Stati Uniti ? Io allora mi trovavo in America da qualche anno ; ero reduce da un lungo viaggio nel _ Far - West _ e sulle Montagne Rocciose ; vedevo che più mi fermavo nel paese e più imparavo a stimarne il carattere degli abitanti e l ' organismo politico e amministrativo ; e mi irritava la sola idea che un campione del partito moderato italiano si fosse prefisso di fare una rapida escursione nella repubblica nord - americana per non occuparsi che dei suoi difetti e per metterli in ridicolo , esagerandoli , alla scopo di trarne profitto e dire che in fin dei conti è meglio tenersi cara la tale monarchia . Sapevo già che nei giornali conservatori si ricorreva a questo ritornello , a ogni _ gaffe _ dei repubblicani francesi , i quali certamente , avendo conservato tutto l ' accentramento delle monarchie e degli imperi , si prestano alle critiche più giustificate , ma che , non fosse altro , si sono liberati da quell ' avanzo dei tempi di Bertoldo che è il cosidetto diritto divino . Ma mi bastò mezz ' ora di conversazione per capire che Dario Papa non era uno di coloro che si rinchiudono nella botte dei loro dogmi , rifiutando di vedere e di sentire . Era invece un Diogene uscito precisamente dall ' ambiente in cui le combinazioni della vita lo avevano fatto crescere , che viaggiava deliberatamente con la sua brava lanterna per esaminare e studiare il paese famoso della libertà . E che avesse intenzione di studiare sul serio e profondamente lo mostrò appena arrivato : invece di prendere alloggio in un albergo italiano , incominciò coll ' andar ad abitare in un _ boarding - house _ americano e a vivere esclusivamente fra gli americani , parlando continuamente inglese , lingua che conosceva imperfettamente e che gli diventò ben presto famigliare . Poco tempo dopo il suo arrivo s ' accorse che New - York non è l ' America del Nord e che anzi , per l ' affluenza di gente di tutte le razze , è un porto di mare cosmopolita più che una città schiettamente americana . Si persuase che per conoscere bene il paese bisognava spingersi nell ' interno , attraversare il vasto continente dall ' Atlantico al Pacifico , fermarsi negli Stati centrali , visitare quel curiosissimo territorio che è l ' Utah dei Mormoni , oltrepassare la catena delle Montagne Rocciose , arrivare fino a San Francisco , in California . Per compiere una simile escursione ci vogliono molti mezzi e quelli di cui disponeva Dario Papa come giornalista italiano in vacanza erano piuttosto scarsi , per non dire assolutamente insufficienti . Un altro avrebbe rinunziato al lungo viaggio : egli partì egualmente , sottoponendosi a mille privazioni , pur di vedere e di studiare . Ci vuole una bella dose di energia per intraprendere simili studi ! Quando tornò dopo qualche mese da quel suo viaggio d ' istruzione molto dura e spartana , ricordo che era dimagrato e abbronzato dal sole delle grandi praterie , ma contento come una Pasqua , sebbene tormentato di tanto in tanto dalla tosse . Sceso dalla stazione ferroviaria , prese il _ tramway _ della Terza Avenue e venne a trovarmi nell ' ufficio del giornale in Centre Street per esprimermi tutta la sua gioia di aver percorso per lungo e per largo il vastissimo paese e per dirmi che solo a quel modo aveva potuto conoscerne tutta la grandezza e vederlo da vicino nella sua agricoltura , nelle sue industrie , nelle sue immense estensioni di terre da coltivare , nei villaggi nascenti e sopratutto nell ' esercizio continuo e pacifico della libertà . Quello che dimenticava di dirmi erano i sacrifici che la lunga peregrinazione gli era costata . Contenti ambedue di rivederci dopo tanto tempo , andiamo quella mattina a far colazione insieme in un albergo : mentre si mangia allegramente discorrendo dell ' interno degli Stati Uniti , sentite un po ' che cosa succede . Un pappagallo dell ' albergatore si arrampica pian piano sull ' attaccapanni , e , senza che alcuno se n ' accorga , comincia a lavorare col becco e fa un gran buco proprio nel cappello di Dario Papa , un cappello rotondo di feltro , piuttosto in cattiva condizione . - - Ah ! anche questa mi mancava ! - - esclama Papa , appena se n 'accorge.--Non m ' era rimasto che un cappello solo ed eccolo rovinato ! Dovrò cambiare l ' ultimo napoleone d ' oro che m ' è rimasto ... I napoleoni mi ricordano un altro curioso aneddoto . Prima di partire per l ' America , Papa aveva sentito dire che in viaggio era facile essere derubati e che i denari bisognava metterli in una cintura da tenersi sulla pelle . Egli seguì il consiglio alla lettera . Una sera ci trovavamo a pranzare insieme con altri amici in un _ restaurant _ e volle pagar lui il conto . Ma quando questo gli fu presentato dal cameriere , egli s ' accorse che aveva dimenticato di preparare il denaro e , senza dir nulla , si ritirò misteriosamente in un camerino attiguo alla sala : era andato a cavare un luigi dalla famosa cintura che teneva sotto la camicia ! Era in certe cose ingenuo e schietto come un bambino . Rimasto orfano da ragazzo e allevato da una zia con cure materne , egli nutriva per quella sua parente un sentimento di vera adorazione , le scriveva continuamente , ne parlava sempre con profonda tenerezza . Quando si occupava di politica , invece , diventava un altro uomo , irrequieto , nervosissimo , qualche volta violento e intrattabile . Prima di scrivere certi articoli di polemica , passeggiava in su e in giù per l ' ufficio , sbuffando tutto indignato , buttando via i fasci dei giornali , apostrofando a voce alta i suoi avversari , chiamandoli pezzi d ' asini , bellissimo nella sua irrequietezza e in quegli impeti d ' ira . E quando aveva trovato qualche idea felice , qualche frase tagliente , si fregava rapidissimamente le mani sempre camminando , curvo e sorridente . Pensato l ' articolo in quei suoi giri per la stanza , lo buttava poi giù sulla carta in pochi minuti , scrivendo con grande velocità , in preda sempre a una specie di orgasmo . Finito l ' articolo , appariva come sollevato da un gran peso , tornava mite e mansueto e cercava con interesse la compagnia di alcune signore newyorkesi molto istruite , con le quali aveva stretto relazione , e imparava non solo a conoscere sempre meglio la società americana , ma anche l ' inglese . Per conoscere da vicino anche il giornalismo , dopo il suo viaggio nell ' interno si fermò sette od otto mesi a New - York , collaborando nel _ Progresso italo - americano _ e fu in quel periodo che lo vidi lavorare . Egli non si era ancora liberato da certi pregiudizi europei di educazione , di vita pubblica , e in lui aveva luogo una lotta continua fra ciò che aveva creduto fino allora nel mondo vecchio , e ciò che vedeva in pratica coi propri occhi in quello nuovo . Era un lavorìo incessante nella sua mente , che gli dava molta pena e che lo rendeva più nervoso che mai . Un giorno lo vidi arrabbiarsi al punto da gettar per aria tutti i libri e tutti i calamai dell ' ufficio : pareva che stesse per impazzire . Un ' altra volta , era d ' estate , stanco di quella battaglia con sè stesso e col suo passato , che lo spossava e lo rendeva come uno straccio , decise di rifugiarsi per un paio di mesi in campagna , e cercò un asilo tranquillo a Bradford , nella Pensilvania . Ma anche là era la stessa storia ; aveva sotto gli occhi l ' esempio di un piccolo comune completamente autonomo , che si amministrava in tutto e per tutto da sè , senza bisogno di permessi , di visti , di autorizzazioni prefettizie o ministeriali ; vedeva in azione il suffragio universale e il mandato imperativo ; notava che il miglior edifizio del paese era quello delle scuole comunali ; che i maestri erano pagati molto bene e rispettati come i primi funzionari ; che dovunque mancava la burocrazia ; che tutte le cose si facevano alla buona , alla spiccia , nel modo più semplice e pratico del mondo . E anche da Bradford , dimenticando che s ' era ripromesso di riposare , mandava di tanto in tanto al _ Progresso _ dei lunghi articoli in cui riassumeva lealmente i suoi studi e le sue impressioni . Prima che egli , completamente persuaso di aver battuto una falsa strada , si decidesse a buttare alle ortiche la cocolla dell ' ordine monarchico moderato , ci volle qualche anno ; ma fu in quei mesi di viaggi e di osservazioni che cominciò a perdere l ' antica fede ; da quell ' epoca fino al giorno in cui si distaccò completamente dal vecchio partito , fu un periodo laborioso , faticoso e doloroso , di cui egli solo potrebbe fare la storia esatta in uno studio autobiografico , in un libro che riescirebbe di grande istruzione per i nostri giovani , intitolato : _ Come io diventai repubblicano federalista _ . XIII . L ' ultima conversazione con Mary . Era una triste sera di gennaio , piena di nebbia . Una nera fanghiglia copriva le strade di New - York e di minuto in minuto si sentivano i fischi lunghi e lamentevoli che emettevano i vapori e i _ steam - boats _ per non investirsi nella baia . Dovendo imbarcarmi il giorno seguente per l ' Europa , andavo a salutare la signorina Mary e i suoi parenti che erano i miei migliori amici . Dopo che si parlò del viaggio che avevo da compiere in una stagione così sfavorevole e del piroscafo scelto , la signorina Mary mi ricordò la promessa fattale di esporle il mio intimo pensiero intorno agli Stati Uniti . - - Sentiamo , dunque , un po ' - - mi disse - - l ' idea che mi avete sempre taciuta . - - È di una semplicità infantile --risposi.--Io parto pieno d ' ammirazione per questo paese il quale , malgrado certi difetti che abbiamo più volte notato insieme , è governato dalla costituzione più democratica che si conosca . Qui regna realmente l ' eguaglianza fra i cittadini ; non avete esercito , nè Corti , nè ordini cavallereschi ; la prima cosa che curano i vostri liberi comuni è la pubblica istruzione ; ogni cittadino è elettore ; il presidente della Repubblica , sebbene siate tanto ricchi , non vi costa che duecento mila lire all ' anno ; siete senza burocrazia e l ' amministrazione della giustizia procede con grande sollecitudine , senza abuso di carcere preventivo ; avete risoluto il problema politico coll ' esercizio del suffragio universale e dell ' autonomia comunale , coll ' esercizio cioè della sovranità popolare ; ma non vi siete ancora preoccupati della questione economica . - - È segno che non ne fu sentito ancora il bisogno . - - Ciò è esatto fino a un certo punto . È verissimo che per la estensione immensa del territorio e per la sua ricchezza , per la mancanza dell ' esercito , della marina da guerra e di tante altre spese che stremano i bilanci delle Nazioni d ' Europa , negli Stati Uniti non si trova la miseria del vecchio continente e i salari sono qui più alti che altrove . Ma non è meno vero che anche voi avete nelle città dei quartieri pieni di gente povera , lacera , affamata , pigiata in cameraccie prive d ' aria e di luce ; non è meno vero che anche qui vi è dell ' infanzia abbandonata e che molte giovani derelitte sono costrette a far mercato di sè stesse ; non è meno vero finalmente che i lavoratori di tutte le classi , sebbene relativamente pagati meglio che in Europa , sono sfruttati dai capitalisti e dai monopolii . - - Questo è innegabile . - - Quel sentimento di giustizia e di fratellanza che commuove in questa fine di secolo tutto il mondo e che fa vendere tante migliaia di copie del libro del vostro Bellamy , [ Nota : _ La vita sociale nel 2000_ , romanzo di E . BELLAMY , tradotto da G . OBEROSLER , sulla 330^a edizione originale americana , ampliata con un _ Post - scriptum _ e con l ' aggiunta di un _ Dizionario economico - sociale _ . Editore Max Kantorowicz , Milano , 1892.--Prezzo L . 1 . ] non è ancora entrato nel cuore dei vostri legislatori . Neppure qui il diritto all ' esistenza è stato riconosciuto . Accanto ai re delle ferrovie , del lardo , del petrolio , della Borsa , di tutte le speculazioni , stracarichi di ricchezze e di diamanti , trovate spesso anche nelle vostre città più fiorenti l ' operaio disoccupato e digiuno , l ' orfano scalzo , la famiglia senza tetto e senza pane . Come diceva Macaulay molti anni fa scrivendo ad un amico , finchè avrete negli Stati Uniti un ' immensa estensione di terra fertile e non ancora occupata , i vostri lavoratori staranno infinitamente meglio di quelli del vecchio mondo . Ma tempo verrà in cui la Nuova Inghilterra sarà popolata come la vecchia . Presso di voi il salario diminuirà e subirà le stesse fluttuazioni come in Europa . Voi avrete la vostra Manchester e la vostra Birmingham dove gli operai , a centinaia di migliaia , avranno sicuramente i loro giorni di crisi . Allora si leverà per le vostre istituzioni il gran giorno della prova . La miseria rende dovunque il lavoratore malcontento e rivoltoso , preda naturale dell ' agitatore , il quale gli espone quanto è ingiusta questa ripartizione in cui l ' uno possiede dei milioni , mentre l ' altro è incerto del pane . Da noi , negli anni di crisi , vi sono molti lagni ed anche qualche tumulto ; ma poco importa , poichè la classe sofferente non è la classe governante . Il potere supremo è nelle mani di una classe numerosa , che è la più colta e la quale è e si stima profondamente interessata al mantenimento dell ' ordine , alla guardia delle proprietà . Ne segue che i malcontenti sono repressi con fermezza e si passano i momenti critici senza spogliare il ricco per assistere il povero . Ma come ve la caverete voi quando al principio del secolo venturo avrete da affrontare prove consimili ? - - Bisogna prevederle e prepararsi in tempo per trovare il modo di superarle felicemente . - - È il voto di tutti , ma l ' ipotesi più verosimile è invece che quando arriveranno i momenti tristi , il vostro governo non sarà capace di contenere una maggioranza sofferente e irritata . Perchè qui il governo è nelle mani delle masse , e i ricchi , che sono in minoranza , si trovano in balìa di esse . Giorno verrà in cui la moltitudine , fra una metà di colazione e la dubbia prospettiva di una metà di desinare , nominerà i legislatori . E possibile concepire un dubbio sul genere di legislatori che saranno nominati ? Da una parte avrete un uomo di Stato che predica la pazienza , il rispetto dei diritti acquisiti ; dall ' altra un demagogo che declama contro la tirannia dei capitalisti e degli usurai e domanda perchè gli uni bevono vino di Champagne e passeggiano in carrozza , mentre tanta gente onesta manca del necessario . Quale di questi candidati avrà la preferenza dell ' operaio che ha sentito i suoi ragazzi chiedergli del pane ? Oh ! allora avverranno qui di quelle cose , dopo le quali la prosperità non può più rinascere . Allora , o qualche Cesare , o qualche Napoleone prenderà con una mano potente le redini del governo , oppure la vostra repubblica sarà nel xx secolo saccheggiata e devastata come lo fu l ' impero romano dai barbari , con questa differenza : che i devastatori dell ' impero romano , gli Unni e i Vandali , venivano di fuori , mentre i vostri barbari saranno i figli del vostro paese . - - Secondo tutte le probabilità - - disse la signorina Mary , dopo un po ' di riflessione - - i barbari verranno fuori prima nei paesi più poveri , in Europa , se i governi del vecchio continente non si decidono a ritardarne l ' avvento col disarmo , che vorrebbe dire rifiorimento di tutte le industrie , dell ' agricoltura e del commercio , e che nella sola Italia significherebbe una economia di un milione e mezzo al giorno . Ora l ' esempio di ciò che succederà in Europa servirà di ammaestramento agli Stati Uniti : almeno speriamolo . Ed essendo sopravvenuto . Giorgio , si cambiò discorso . XIV . Rimpatriando . M ' imbarcai sul _ Rhynland _ della _ Read Star Line _ una mattina di gennaio , mentre nevicava . Non eravamo a bordo che in cinque passeggieri di prima classe e in cinque di seconda , la maggior parte dei quali appena si prese il largo , essendo il mare molto grosso , si dovettero mettere a letto . Ben presto non rimase più a farmi compagnia a tavola e nello _ smoking - room _ che il dottore , un inglese dalla barba rossa , molto amante dei liquori e della birra . Dopo tre giorni , oltrepassati i banchi di Terranova , il tempo si rasserenò un poco e qualche passeggiero sbucò dalle cabine ; ma ben presto tornò la tempesta ; il _ Rhynland _ riprese le sue danze ; l ' acqua spazzava ambedue i ponti . Per respirare un po ' d ' aria e contemplare le ascensioni e le discese del piroscafo , dovetti farmi legare con una corda , dopo aver indossato l ' impermeabile , a un albero : era un piacere nuovo quello di sentirsi coprire dalle onde altissime e di sparire di tanto in tanto per un momento sotto il liquido elemento . Ma per lo più bisognava stare tappati sotto il ponte e io approfittavo della solitudine per riandare il passato e vedere ciò che avevo imparato . Ero stato quasi cinque anni negli Stati Uniti , tre dei quali , gli ultimi , fermo a New - York ; sentivo di essermi spogliato di molti pregiudizi , di rimpatriare con criteri più pratici e positivi di quelli con cui ero partito e non vedevo l ' ora di arrivare in Italia per fare dei confronti ed esaminare i contrasti che più mi avrebbero dato nell ' occhio . Dodici giorni dopo la partenza dal porto di New - York il _ Rhynland _ passava al largo di Lizard Point ed entrava nell ' English Channel , pieno di nebbia : dopo mezzogiorno si vedeva a occhio nudo la prima striscia di terra inglese . Erano alcune roccie che scendevano a picco nel mare . Al tredicesimo giorno si entrava nella Schelda e l ' Olanda ci si presentò sotto forma di alcuni mulini a vento : nel pomeriggio il _ Rhynland _ gettava finalmente l ' àncora nel porto di Anversa . Il treno diretto internazionale Bruxelles - Strasburgo - Basilea mi portava il giorno seguente a Milano . Passate alcune settimane presso i parenti che non vedevo da tanto tempo , intrapresi un breve giro in Italia , per visitare alcune città , come Roma , che non avevo mai visto prima di emigrare in America . Andrei troppo per le lunghe se dovessi descrivere minutamente tutte le impressioni provate . La prima - - provenendo dagli Stati Uniti , paese di settanta milioni di abitanti , dalle grandi città dove il movimento dà le vertigini - - è che l ' Italia pare un bel cimitero . Con le scarse vetture , coi rari _ trams _ , con la mancanza di ferrovie nell ' interno , le nostre maggiori città mi sembravano silenziose e come addormentate . Le strade poi mi apparivano strette in un modo straordinario . Abituato alle ampie _ avenues _ dai doppi filari di alberi , quelle che passano qui per le vie più comode mi parevano calli veneziane . Il Po , l ' Adige , il Tevere erano diventati per me fiumiciattoli dopo aver attraversato il Missouri e il Mississipì . Trovavo tutto piccolo , gretto , meschino , così negli uomini , come nelle cose . Solo Roma mi presentava qualche cosa di grande ; memorie però , del passato ; avanzi , come le Terme , i quali dimostrano quanto gli antichi romani fossero più puliti di noi , che non abbiamo oggi nella capitale un grande stabilimento di bagni , riscaldato internamente all ' inverno , dove si possa fare una doccia senza buscarsi un raffreddore . Ma la cosa più brutta di Roma sono le strade selciate così male e per lo più senza marciapiedi , che quando piove si riempiono d ' acqua . Aveva ragione Nathaniel Howthorne , nei suoi _ Italian Note Books _ , di chiamarle _ indescribably diseagreable _ . E la mancanza di _ water - closets _ ? Il non trovarne di decenti neppure nei caffè più eleganti , pare incredibile al forestiero . Gli è che da noi si cura più l ' apparenza della sostanza . Così abbiamo una quantità di gente che non guadagna dieci lire al giorno e che vuole vestire , frequentare i teatri , tener la casa come se ne guadagnasse venti o trenta . Come faranno costoro ? O dei gran debiti o dei gran digiuni . E l ' apparenza non la si ritrova solo nei falsi eleganti , che vogliono vestire meglio di quello che la loro condizione comporterebbe , ma nei discorsi e negli atti più insignificanti della vita . Quanti complimenti , quante chiacchiere inutili ! Un ' altra cosa , che in Europa e specialmente in Italia e in Francia fa una sgradevole impressione , è il pullulare dei periodici pornografici , la mostra pubblica delle fotografie di _ cocottes _ , di attrici o di ballerine seminude . Un popolo giovane , forte e lavoratore rifugge dalla corruzione . E a proposito di effeminatezza , fa un curioso effetto l ' uniforme dei giovani ufficiali con la giubba tanto corta . Una pessima impressione si riceve poi dalla moneta in circolazione , dalla scarsezza dell ' argento , dalla mancanza dell ' oro , dall ' uso dei grossi soldi di rame e dei piccoli biglietti da cinque e da dieci lire . Il corso del centesimo e dei pezzi da due centesimi da specialmente nell ' occhio come un segno di grande miseria . Una spiacevole impressione fa altresì la caccia che i giovani della piccola borghesia danno all ' impiego meschinamente retribuito , invece di dedicarsi all ' industria , al commercio , all ' agricoltura . Che dire poi della politica ! Si trova che tutto in Italia si fa alla rovescia . Alla vita pubblica dovrebbe prender parte la maggioranza dei cittadini col mezzo del voto , e invece una parte è privata di quel diritto e l ' altra , sfiduciata , se ne disinteressa e lascia brigare una piccola minoranza di ambiziosi . All ' epoca delle elezioni invece di gran comizi di elettori che , secondo il partito , scelgano i candidati che accettino il loro programma , si vedono dei candidati che si presentano da loro a piccole riunioni facendo essi il programma : precisamente il contrario di ciò che dovrebbe logicamente avvenire . Tutto alla rovescia , dicevo . Le cure principali dello Stato , delle provincie e dei comuni in un paese come l ' Italia dovrebbero essere dedicate alla pubblica istruzione e all ' agricoltura , e invece i bilanci di questi due ministeri sono appunto i più poveri e trascurati : e mentre tanti sono i disoccupati che soffrono la fame , si spende un milione e mezzo al giorno nell ' esercito e nella marina da guerra , si ha la vanità di costruire dei bastimenti più grandi di quelli dell ' Inghilterra e si commette il gravissimo , imperdonabile errore di sperperare milioni in un lembo d ' Africa che le potenze più ricche d ' Europa hanno sempre sdegnato di occupare . Si capisce che la causa principale della nostra rovina , dell ' abbandono in cui lasciamo l ' agricoltura e le industrie è l ' esercito permanente . Ma - - si dice tutti i giorni - - finchè l ' Europa intiera non si mette d ' accordo per disarmare gradatamente e simultaneamente , chi è che può commettere la pazzia di farlo isolatamente ? E perchè ? replica chi viene da un paese senza esercito . Se l ' Italia è in pace con tutti e non ha alcuna idea , almeno per ora , di andar a molestare chicchessia , chi è che le potrebbe impedire di sostituire in breve tempo all ' esercito permanente tutta la sua gioventù liberamente addestrata al tiro a segno ? Anzichè una imprudenza , non sarebbe , da parte della nazione più giovane , un atto di saggezza e un buon esempio ? Chi può supporre sul serio che un altro popolo da noi non provocato venga a occupare il nostro territorio ? E se ciò pure potesse accadere , chi può credere per un solo momento che la gioventù italiana sopporterebbe un invasore in casa ? Giusto gli Stati Uniti , nella guerra di secessione , hanno dimostrato come un popolo sa battersi valorosamente anche senza essere regolarmente reggimentato . Ma , senza ricorrere a esempi stranieri , non abbiamo veduto i giovani volontari di Garibaldi ? Avevano essi forse imparata la manovra in piazza d ' armi ? Lo straniero in Italia ! Vedrebbero i paurosi come risorgerebbero i Balilla ! A chi viene da lontano pare veramente strano che per le beghe che la Francia può avere con la Germania o l ' Austria con la Russia , l ' Italia debba essere alleata con una o due di queste potenze e mantenersi in piede di guerra come esse , levandosi il pane di bocca , indebitandosi fino agli occhi ! Sembra poi un colmo il vederla alleata precisamente con la potenza che tiene ancora sotto di sè un lembo di territorio italiano . Davanti a simili _ rebus _ chi viene dagli Stati Uniti pensa subito che eserciti permanenti e alleanze come sono oggi non esistono per il bene e per la sicurezza dei popoli , di cui anzi sono la rovina , ma per il solo interesse delle dinastie quasi tutte imparentate fra loro . Disgraziatamente la maggioranza del popolo mantenuta sempre nell ' ignoranza - - poichè anche la pubblica istruzione è regolata più a vantaggio dei ricchi e delle fabbriche di avvocati , che dei poveri - - non ha potuto ancora accorgersi che nel nostro bel paese tutto procede alla rovescia ; ed è il guaio peggiore , poichè invece di pacifiche e progressive trasformazioni nel meccanismo politico e amministrativo , avremo così un giorno , inevitabilmente , le scosse violente . In luogo di cittadini istruiti che si mettano tranquillamente d ' accordo per modificare lo Statuto e porlo in armonia con le aspirazioni e i bisogni dei tempi nostri , che sono ben differenti da quelli del '48 , salteranno pur troppo fuori i barbari , gli unni e i vandali indigeni di cui si parlava con Mary . A meno che coloro che stanno in alto non aprano gli occhi alla verità e all ' amore del prossimo . Come diventerebbero , allora , sul serio , i padri della patria e come oltrechè al bene pubblico provvederebbero anche al proprio . Ma , sì ; andate , parole al vento ! APPENDICE Alberto Mario a New York . Fino dai primi tempi in cui stavo a New - York , cercai di raccogliere notizie intorno al viaggio che nel 1858 fece negli Stati Uniti il mio concittadino Alberto Mario insieme con sua moglie , la signora Jessie White . E seppi che poco dopo essere sbarcato dal _ Kangaroo _ , verso la metà di novembre di quell ' anno egli fece a New - York , in una _ Hall _ della Quarta Avenue , fra la 19^a e la 20^a strada - - ora demolita - - una conferenza in lingua italiana sulle condizioni d ' allora e sulle speranze dell ' Italia . Vi assistettero tutti gli italiani più colti di New - York , oltre parecchi americani amanti del nostro paese e profughi stranieri . L ' introito fu da Alberto Mario mandato a Mazzini . Avendo sentito dire dai più vecchi italiani residenti a New - York che il discorso era stato stupendo , e che a loro pareva sempre di vederlo il giovane e biondo patriota , che parlava con l ' accento di una profonda fede nella libertà della patria , che affascinava coi suoi grandi occhi e con la bellissima voce , provai un acuto desiderio di ricercare quel discorso ed ebbi la fortuna di rintracciarne una copia - - l ' unica , probabilmente , esistente - - appunto fra le carte della famiglia della signorina Mary . La madre di Mary , che aveva assistito alla conferenza , mi diceva che doveva essere stata scritta dall ' autore durante la lunga traversata dell ' Atlantico . A me è sembrata così interessante che , trattandosi anche di uno scritto inedito che è un vero documento storico , chiedo ai lettori il permesso di farne un sunto , citandone testualmente qualche brano . La conferenza era intitolata : _ L ' Italia _ , e portava questa epigrafe di Seneca : _ Vivere , mi Lucili , militare est _ . ( Traduzione libera : _ Vivere , o fratelli , è pensare , patire e fare _ ) . Cominciava così : « Signore e signori : vi venne mai fatto d ' incontrarvi in qualche patrizio di stirpe antichissima e gloriosa , presentemente decaduta e nella povertà ? Ebbene ; l ' avrete veduto indolente e altiero , imbelle e millantatore : non vi avrà parlato che degli emblemi della sua arme gentilizia e vi avrà detto : - - Questo berretto che sovrasta all ' arme è il corno ducale ; perchè io sono nipote di dogi : queste bandiere e queste lancie avviluppate , ricordano due miei arcavoli che mossero in Palestina guerrieri crociati . Ebbi fra gli avi miei magistrati integerrimi , letterati insigni , capitani che morirono sulle mura della patria . Sangui illustri per un lungo ordine di generazioni si mescolarono col sangue de ' miei maggiori . Non vi dirò nè dei palagi , nè delle ville , nè delle campagne che facevano straricca la mia famiglia . « E voi , suppongo , avrete interrotto l ' orgoglioso ripetitore dell ' inventario gentilizio chiedendogli : - - Ma tu che possiedi ora ? quali sono le opere tue ? - - Ed egli : - - Ma gli avi .... - - Che avi ! parla di te , e rispondi . - - E il pover ' uomo avrà confessato mormorando : - - Nulla ! « Ed a costui le genti straniere assomigliano l ' Italia , e la chiamano patrizio spiantato e inetto , e le dicono con sorriso maligno : sta bene , ci hai affaticate le orecchie da lungo tempo narrandoci le tue glorie passate .... » Qui l ' oratore , con uno squarcio mirabile in cui sono condensate le più belle pagine della nostra storia , diceva che gli stranieri ricordano che l ' Italia , erede della civiltà greca , l ' ha diffusa con le sue conquiste nel mondo noto agli antichi , traducendone il pensiero dall ' ordine speculativo nella realtà delle istituzioni politiche e municipali , nella pratica delle discipline legislative alle quali tolse il carattere di ineguaglianza civile , che rompeva la società in frammenti gli uni sovrapposti agli altri gerarchicamente , e così si fece precorritrice dell ' eguaglianza morale predicata dal cristianesimo . Nei giorni crudeli e dolorosi in cui la decrepita razza latina si rifondeva nel violento rimescolamento con quelle truci orde venute dall ' Asia , l ' Italia , col mezzo dei suoi primi pontefici , ha alleggerite le sofferenze agli oppressi , inculcando nel cuore dei tormentatori le pietose dottrine del vangelo , disarmandone le ire e ridicendoli a propositi più miti , e diede asilo segreto nei monasteri a quei tesori di sapienza antica che per poco si sottrassero alle devastazioni della barbarie armata ; ha fatto conoscere , che mentre l ' Europa dormiva il profondissimo sonno dell ' ignoranza , ella , splendida di genio e di dottrina , sorgeva iniziatrice della civiltà moderna con quel miracolo di ingegno che fu Dante Alighieri , il quale non solo ebbe aperti nuovi mondi e vie inusitate alla poesia ed alle arti , ma sorse a formulare la più virile protesta pronunciata da labbro mortale contro il papato degenere e diventato principalissima e perpetua calamità degl ' italiani . Dietro quel Nume della sua letteratura ha fatto conoscere , come astri di corteggio intorno al sole , una schiera di spiriti pellegrini che svilupparono i germi del pensiero moderno raccolti e chiusi nella sintesi dantesca : Petrarca .... . Quel dolce di Calliope labbro Che Amore , in Grecia nudo e nudo in Roma , D ' un velo candidissimo adornando , Rendea nel grembo a Venere celeste ; al quale e al Boccaccio l ' Europa è debitrice del primo saggio di restituzione delle opere greche e latine , di quel tesoro che , annotato , commentato e volgarizzato , si diffuse mercè le tipografie italiane : imperocchè fino dal 1465 le cento città tramutaronsi in officine ove si sudava alla perpetuazione delle idee . In tal guisa richiamata l ' attenzione e l ' interesse del genere umano al mondo reale , esso fu sottratto al suicidio a cui lo avrebbe trascinato il trionfo della dottrina cattolica , la quale insegna che noi siamo qui di passaggio , che la nostra patria è il cielo , che i maggiori nostri nemici sono il mondo e la carne , che la virtù vera , l ' ideale divino consistono nel celibato , nella macerazione del corpo e nella verginità custodita in mezzo ai chiostri . E la letteratura fino a Torquato Tasso fu uno scroscio di risa a questa dottrina , che risuonarono sin entro ai tabernacoli del santuario cattolico ; dal Decamerone del Boccaccio alle Novelle di Franco Sacchetti , al Morgante del Pulci , all ' Orlando dell ' Ariosto , che riassume e sigilla quest ' epoca luminosa del Risorgimento ; e dopo quelle risa il Cattolicismo non ha più potuto parlare sul serio per gl ' intelletti illuminati , imperocchè evidentemente esso aveva compiuta la sua missione sul cammino del progresso universale ; e quelle risa prepararono il terreno ed affrettarono l ' ora solenne della Riforma ; e apostoli primi e primi martiri della Riforma furono cittadini delle gloriose repubbliche italiane : Arnaldo da Brescia , i Catari e i Paterini , e Girolamo Savonarola , che volevano ridurre la Chiesa Romana alle massime dell ' Evangelio , e porre in accordo la fede colla ragione ; Arnaldo da Brescia sino dai primi anni del secolo undecimo corse la penisola a propagarvi le teorie dell ' avvenire che si incarnarono nelle democrazie comunali del medio evo , aiutò Crescenzio a stabilire la repubblica in Roma , dichiarò dal Campidoglio decaduto il papa dal dominio temporale , e fu bruciato vivo dal papa più tardi alla Porta del Popolo : i Catari e i Paterini formavano una grande associazione di repubblicani nel Lombardo - Veneto , e furono scannati in massa dal papa ; Gerolamo Savonarola era capo della democrazia pura in Firenze , al letto di morte di Lorenzo il Magnifico gli rifiutò la assoluzione perchè non volle restituire la libertà alla repubblica , ch ' egli aveva usurpata , inalberò primo la bandiera « Dio e Popolo , » Savonarola fu fatto gettare sul rogo dal papa . L ' Italia ha fatto conoscere - - seguitava l ' oratore con un crescendo di eloquenza meraviglioso - - che diede all ' Europa i primi e più perfetti modelli delle costituzioni politiche ; dal meccanismo complicato e sorprendente della Repubblica di San Marco , agli istituti radicali di Firenze , ove si degradava un cittadino malvagio facendolo nobile e si rimunerava il nobile virtuoso iscrivendolo nell ' albo dei lanaiuoli e dei tintori , ove fu ideato e praticato il principio di vera giustizia distributiva sociale , cioè a dire la imposta unica e proporzionata sul capitale . Ha fatto conoscere , che sue sono le massime invenzioni commerciali - - la bussola , le banche , i contratti di assicurazioni marittime - - e suoi i trovati dei Monti di Pietà ; che opera sua furono i grandi e molteplici viaggi e la navigazione ; opera sua gli emporî e le corrispondenze commerciali in Europa , in Asia e in Africa , tutte sistemate e protette con trattati e consolati e statuti , i quali costituivano un genere di potenza sconosciuta e che fu estesa per tutto il globo ; ha fatto conoscere , che introdusse in Europa , con Leonardo Fibonacci , le cifre arabiche e l ' uso dell ' algebra , che ha creata la meccanica e ricostrutta dalla base l ' astronomia con Galileo , scoperta la circolazione del sangue con Fra Paolo Sarpi , stabilite le fondamenta della matematica sublime con Cavalieri , sciolti i maggiori problemi di algebra con Tartaglia , Cardano , Ferrari , e d ' architettura con Brunellesco e Michelangelo , rilevata di pianta l ' anatomia con Malpighi , aperte nuove e interminabili regioni alla fisica con la pila d ' Alessandro Volta , della quale la telegrafia elettrica non è che una delle numerose applicazioni , ridotta a scienza la legislazione con Accorso , Alciato e Filangieri , spenti i roghi e rotte le funi con Cesare Beccaria , ridotta a scienza l ' economia politica con Antonio Genovesi , con Intieri e con Galiani , l ' arte militare con Raimondo Montecuccoli e con Napoleone Bonaparte , la politica con Macchiavelli , e la storia con Giambattista Vico , ammonì che tanto importante fu la opera del Vico , e così straordinario prodotto della mente umana , che essa caratterizza le tendenze intellettuali del nostro secolo . Ha fatto conoscere , che fu maestra solenne nelle arti del disegno e della musica e nominò Ghiberti , Buonarroti , Raffaello , Cellini , Tiziano , Canova , Pergolesi e Rossini , a ciò che ogni uomo s ' inginocchi e adori le divine sembianze del genio ; ha fatto conoscere , che la filosofia moderna è uscita dalla sua grande scuola filosofica del secolo XVI e XVII , la quale liberò il pensiero umano dall ' aristocrazia di Aristotile che lo teneva prigioniero in un circolo vizioso di arzigogoli teologici e lo svigoriva con una ginnastica improduttiva di sillogismi e di entelechie , pasticcio filosofico noto sotto il nome di filosofia scolastica , di cui , com ' è naturale , fu patrocinatrice la Chiesa romana ; perchè era supremo interesse , era questione di esistenza per la Chiesa romana di perpetuare l ' ignoranza , ovvero ( che è peggio ) , non potendo riuscirvi , di evirare lo ingegno con sottigliezze e con metafisicherie , le quali , assurde nella loro base , non possono condurre a nessun risultato pratico , a nessuna utile applicazione . Sorse Bernardino Telesio , soggiunse , e insegnò che la sola esperienza e il metodo induttivo possono guidare alla conoscenza del vero : Tommaso Campanella sulla traccia di Telesio tentò una ricostruzione enciclopedica delle scienze filosofiche nei loro rapporti cogl ' Istituti politici , sociali ed economici ; poi in un altro libro segnò le prime linee della società futura , ove sono adombrate alcune idee fondamentali dei socialisti moderni : e quel libro - - intitolato « La città del sole » - - è la repubblica di Platone presieduta da Cristo . Il cancelliere Bacone da Verulamio non fu che un continuatore di Celesio , più celebre e più applaudito , ma meno grande di Campanella . Pietro Pomponazzi e Lucilio Vanini si posero intorno ai dogmi , alla dottrina e alla morale del Cattolicismo e assoggettati alla critica della ragione , incominciarono la demolizione scientifica e furono i fondatori di quel metodo che si chiama criticismo filosofico , e i primi maestri di Pietro Bayle , di Voltaire , degli Enciclopedisti francesi . Giordano Bruno nelle sue speculazioni sublimi si distaccò affatto dal sovrannaturalismo , cioè dalla rivelazione immediata divina ( onde precorse a Cartesio ) , e costrusse un sistema di filosofia ove sollevò l ' uomo , sino allora depresso , decaduto e maledetto , alle altezze della divinità , fece dell ' uomo , di Dio e del mondo un tutto che si manifesta con forme o con rappresentazioni differenti , ma sostanzialmente identiche . L ' oratore trovò trasfuso quel panteismo in varia misura nelle opere di Spinosa , di Mallebranche , di Leibnitz , di Hobbes , di Shelling e di Hegel , e conchiuse : quel Panteismo , diventato subbiettivo con Fichte , è il genio della filosofia moderna . Ha fatto conoscere , che nella giornata di Legnano , fiaccata l ' oltracotanza dell ' imperatore Barbarossa , guarentì l ' esistenza delle due repubbliche ; che in Sicilia vendicò l ' onta di un ' oppressione insolente uccidendo tutti , senza eccezione , i francesi insultatori al suono dei vespri immortali ; che la sua Venezia , con una costanza di lotte secolari , ha salvata l ' Europa dalla barbarie musulmana ; che in Napoli , sotto i piedi della sua plebe , calpestò l ' orgoglio di Spagna ; che a Genova i suoi popolani ( pagina di gloria insuperata ) cacciavano ignominiosamente 44 mila austriaci dalle loro mura , e poscia vittoriosamente e per lunghi mesi ne sostennero l ' assedio , comechè quegli eterni nemici suoi fossero aiutati dal loro vecchio alleato il re di Piemonte ; che combattè con valore antico con le bandiere napoleoniche , e nella disfatta di Russia salvò le reliquie della grande armata francese che , senza gl ' italiani , sarebbero tutte cadute sotto la lancia del cosacco ; che il suo popolo di Milano sostenne quasi inerme cinque giorni di duello immortale contro 16 mila austriaci e finì col gettarli in isbaraglio talmente , che malconci , disordinati , avviliti , spossati impiegarono la metà di un mese ad arrivare fino a Verona ; che in pochi giorni ne cacciò 60 mila dal Lombardo - Veneto e li costrinse fra l ' Adige e il Mincio ; che il 24 maggio 1848 , in Vicenza , 15 mila furono messi in fuga da 8 mila italiani ; che nel settembre un pugno di patriotti rompeva più battaglioni di loro in Mestre , faceva centinaia di prigionieri , prendeva sei cannoni , e , quel che più vale , una bandiera giallo nera a viva forza ; che un altro pugno di italiani , il 30 aprile 1849 , cacciava le baionette nelle reni di francesi fuggitivi . Alberto Mario continuò : « Tutto codesto , o Italia , ci facesti conoscere , dicono le genti straniere , e ci ripeti tuttodì , con mille bocche , e tutto codesto è gloria , grandezza , magnanimità , genio ; e sta bene . Ma che possiedi ora ? Rispondi . « Dove sono le tue arti ? Dove la tua letteratura ? Dove le tue scuole filosofiche ? Dove i tuoi sapienti che procedano sulle tradizioni di quei grandissimi dianzi rammentati ? Dove il frutto delle tue scoperte , delle tue invenzioni , delle tue conquiste ? Dove il commercio , le industrie , gli avventurosi veleggiamenti , e le navi temute , e la bandiera formidabile e rispettata ? « Vediamo una bandiera a tre colori sulle fortezze del re Savoiardo , ma quei colori sono impalliditi e guasti da un quarto colore che non è tuo e da uno stemma regio che non è tuo , imperocchè tu non hai altro stemma che la corona di torri , e quella bandiera oggi è fatta cencio e raccolta dietro l ' aquila nera dello tsar di Russia , e dietro l ' aquila usurpata e infame dello tsar di Parigi . Di ' .... Rispondi .... Che sei oggi ? « Schiava invilita tolleri l ' onta di un re di Napoli che la storia ricorderà col soprannome di Bomba , il quale flagella i tuoi figli al cavalletto , li tortura con la cuffia del silenzio , e li fa morire di sete nelle carceri , nutrendoli di aringhe salate , per istrappar loro di bocca una rivelazione ; l ' onta d ' un re , che un uomo di Stato inglese , Gladstone , chiamò _ negazione di Dio _ . « Tolleri l ' onta peggiore di un prete padre della menzogna che siede principe sulle teste di tre milioni d ' italiani , insanguinate da quattro armate straniere ; di un prete empio che in nome di Dio taglia le ali al pensiero e soffoca le aspirazioni della coscienza . « Tolleri l ' onta di due tirannucci - - quel di Modena e quel di Parma - - crudeli quanto sono piccini . « Tolleri l ' onta del soldato austriaco che ti rapisce ogni anno 16 mila de ' tuoi figliuoli più eletti , divine speranze del tuo avvenire , che ha bastonate a Venezia e a Milano pubblicamente le tue donne quasi ignude e che ti degrada al cospetto del mondo incivilito . Su via , rispondi . Ma che puoi rispondere ? O levati di dosso l ' ignominia della schiavitù , ovvero soffri e taci . » Così l ' oratore riassumeva il linguaggio degli stranieri sulla patria nostra , linguaggio per verità , egli stesso diceva , troppo severo e in qualche parte non giusto , perchè , disotto all ' apparente quiete di sepolcro che pesava sull ' Italia , la sua gioventù generosa e devota stava apparecchiando in mezzo al popolo gli elementi della risurrezione , e ogni qual volta quella falange sacra era scemata di qualche caduto nelle mani del vigile tormentatore , e il quale ascendeva il patibolo gridando : « Viva l ' Italia » , il posto per lui vacante veniva occupato da altro che immediatamente gli succedeva ; e quella falange di apostoli e di martiri evangelizzava la parola di salute col discorso e con la stampa ; acquistava e distribuiva armi , raccoglieva continuamente i patriotti in isquadre e in reggimenti invisibili all ' oppressore , e di tempo in tempo alcuni di loro insorgevano e lo assalivano per mostrare all ' Italia il suo dovere e il suo diritto , per additarle la via unica di compierlo e di esercitarlo per significare ai suoi manigoldi che la battaglia non era punto terminata , e al mondo che l ' Italia era schiava per la cospirazione del dispotismo europeo , ma schiava fremente e indomata e che oggi o domani , o più tardi , ma infallibilmente , si sarebbe sollevata ad affermare luminosamente la propria personalità nazionale . E quella sacra falange , non solo si componeva di patriotti che vivevano nella penisola , ma di quanti dannati all ' esilio serbavano in cuore intatta la religione della patria e sentivano l ' obbligo imperioso di non istarsene spettatori inerti del lavoro , degli sforzi e della virtù cittadina dei loro fratelli , e coi gomiti sulle ginocchia e la faccia tra le mani , di non attendere che la libertà cadesse dal cielo come le quaglie agli ebrei nel deserto , ovvero che venisse regalata dai re e dalla diplomazia , che ne sono gli avversali naturali e perpetui . Nè quelle audacie , quel martirio e quell ' esempio riuscirono infecondi . Il fremito di patria dei pochi magnanimi oggimai si riappalesava nelle moltitudini , e si capiva che non doveva tardar guari a risuonare la campana a martello del popolo . - - Però - - continuava Alberto Mario - - finchè rimane il fatto che l ' Italia è serva , quel fatto ci vieta di rispondere vittoriosamente alle accuse e ai rimproveri degli stranieri ; e siamo costretti a mormorare loro come quel patrizio - - _ avete ragione _ . Se non che , è in nostra facoltà di poter soggiungere ciascuno e tutti : _ ma lavoriamo acciocchè quel fatto cessi _ . E potete voi affermarlo dal canto vostro ? Se l ' Italia , la santa madre nostra vi domandasse : _ O voi presenti , che fate per me ? _ Quale risposta potreste darle ? Non basta dire : « Laggiù si lavora a quest ' uopo » ; ognuno di noi è parte d ' Italia ; e vuolsi che la coscienza di ciascuno di noi ci ripeta : _ anche io adempio al mio dovere di cittadino _ . Quindi raccomandava agli italiani residenti a New - York di non pensare alla distanza che li separava dalla patria , di associarsi e di porsi in comunicazione con quanti si affaticavano pel suo riscatto : la sola adesione morale sarebbe una forza aggiunta al cumulo delle forze che si stavano ragunando ed organizzando contro l ' oppressione . - - Propagate la dottrina del dovere fra i vostri fratelli - - diceva - - ridestateli alla santa carità della patria se mai fosse muta nei loro petti : formatevi in compagnie , in battaglioni , in reggimenti , addestratevi alle armi : date il vostro obolo mensile per acquistarle : qui nel paese più libero del mondo , potete fare apertamente ciò che altrove ai fratelli vostri è interdetto . Provvedete così di trovarvi pronti alla prima chiamata del paese . Colla parola e coll ' esempio mostratevi degni della libertà che volete conquistata alla vostra terra materna . Questo libero popolo americano non vedrà più in voi una gente dispersa sulla faccia del mondo senza tenda e senza intento come l ' Ebreo errante , ma un sodalizio di confessori di un ' idea , di sacerdoti d ' una causa sacra e vi avrà in considerazione e rispetto e vi fortificherà della sua adesione morale e forse anche del suo aiuto . * * * Nella seconda parte del suo discorso Alberto Mario esaminava la questione di sapere come e sotto quale bandiera l ' Italia si sarebbe alzata a combattere la battaglia per l ' unità nazionale e la sua indipendenza . Si accusavano gli italiani di essere discordi ; da ogni lato loro si predicava l ' unione , perchè , secondo il vecchio proverbio , l ' unione costituisce la forza . - - Ma , per avere la forza - - diceva l ' oratore - - vuolsi l ' unione di elementi omogenei , se no , in sua vece avremo miscuglio e confusione che generano la debolezza e l ' impotenza . Vuolsi una bandiera che rappresenti l ' idea nazionale , segni la via che conduce alla meta , e tolga le incertezze , le perplessità e i governi provvisori che partoriscono necessariamente la sconfitta . Si è mai veduta unione più meravigliosa di quella degli italiani nel 1848 ? Tutti ripetevano ad una voce : « Non si discuta ora di nulla ! prima fuori lo straniero , poi c ' intenderemo sul da farsi ! » e furono veduti re , cortigiani , commissari di polizia , spie , preti , papa e popolo tutti in un mucchio per cacciare lo straniero , e dappertutto governi provvisori e bandiera neutra . E il risultato ? L ' Italia più schiava di prima . E perchè ? perchè quella era un ' unione bastarda , un accozzamento assurdo di elementi eterogenei e intrinsecamente nemici . E qui esaminava codesti elementi e per giudicare il carattere e le tendenze del popolo italiano , ne indagava la vita anteriore . Qual è , domandava , la vita passata del nostro popolo , quale la sua tradizione storica ? La risposta si compendia in un motto : la repubblica . Non andrò , diceva , così lontano da cercarvi le prime radici della tradizione italiana nelle trentasei Lucumonie etrusche , gloriosissima federazione repubblicana che comprendeva oltre due terzi d ' Italia , quanto è chiuso tra il Ticino , le Alpi , il Po , l ' Arno , il Tevere - - da Ercolano e Pompei alla città di Adria : - - non nelle repubbliche della magna Grecia e di Sicilia ; non nella Repubblica Romana e nell ' Impero , degenerazione , o meglio trasformazione della Repubblica Romana , ove l ' imperatore era elettivo , nè osò mai chiamarsi re , e imperatore significava comandante di eserciti , e durante l ' Impero si è gettata una delle basi del principio repubblicano avvenire - - l ' uguaglianza sociale . La Repubblica aveva dichiarata l ' uguaglianza fra gli Dei , e aperse il Pantheon a tutti indistintamente . Stabilito questo principio , doveva derivarne logicamente l ' uguaglianza fra gli uomini , perchè la società umana è sempre un raggio riflesso della sua religione . I Cesari , pertanto , furono gli esecutori necessari e forse inconsapevoli del programma religioso della repubblica romana . Studiate Tacito e ravviserete nei Cesari due persone distinte - - il mostro e il legislatore . - - E voi forse stupirete udendo che Augusto assicura la libertà e la dignità delle donne ; Tiberio stabilisce in nome dello Stato il credito fondiario senza interesse ; Nerone rende gratuita la giustizia e propone di abolire le imposte , difende la causa degli affrancati contro la nobiltà , e Domiziano ne assicura l ' uguaglianza coi cavalieri , e Claudio rende inviolabile la vita degli schiavi ; Adriano Commodo e Alessandro proteggono lo schiavo dalla prostituzione , dall ' abbandono e persino dall ' ingiuria , e Caracalla sorpassa il pensiero dei Gracchi riconoscendo l ' uguaglianza sociale in tutto il mondo romano , tanto è grande , nota Edgardo Quinet , la potenza di un nuovo dogma quando comincia a penetrare le istituzioni sociali , che i mostri stessi vi obbediscono ! I Cesari , che sembravano altrettante barriere all ' innovazione , ne divengono gl ' istrumenti servili . Taluno di quei feroci trascina ruggendo il carro dell ' umanità . Ma lasciando in disparte queste epoche remotissime , benchè si rapportino alle posteriori e recenti per una catena di nessi , per una sequela di germi sviluppatisi più tardi e che sfuggono agli osservatori superficiali , basta limitare le osservazioni all ' età moderna . Sino dal secolo dodicesimo l ' Italia cominciò ad essere popolata di repubbliche da Torino ad Amalfi , tutte d ' indole popolare , compresa la stessa Venezia , che serbossi democratica per 700 anni , uscite quasi magicamente di sotto al turbinìo delle trasmigrazioni barbariche , mentre in tutto il resto dell ' Europa non ne derivò che il feudalismo - - seconda edizione con aggiunte della barbarie . Dante e Macchiavelli , Enrico Dandolo e Sarpi , Lercaro e Colombo , Giotto e Michelangelo , quanto insomma vi ha di grande negli ingegni , nei monumenti , nei fatti , sino all ' età nostra , nacque , crebbe e cessò con le repubbliche . Ma una cancrena irreparabile erasi infiltrata anticipatamente nel cuore istesso della penisola : e vietò a quelle repubbliche di sentirsi sorelle , figlie d ' una madre comune , l ' Italia , di stringersi insieme a rendere inaccessibile altrui il mare e le Alpi ; _ inutili Alpi _ , come le disse Carlo Cattaneo malinconicamente e profondamente . E questa cancrena fu il papato . I papi dominando sui cuori , sugli intelletti e sulle azioni del mondo occidentale con autorità assoluta ed infallibile derivata dallo Spirito Santo dal quale , ad udirli , pigliavano ogni mattina la parola d ' ordine per reggere le pecore umane , cosicchè disponevano a loro talento delle corone dei re e delle sorti dei popoli , i papi spiegarono nel modo seguente la dottrina di Cristo . Cristo ha detto - - il mio regno non è di questo mondo : dunque , soggiunsero i papi , questo mondo appartiene al suo vicario . Stabilita la massima pensarono all ' applicazione e riuscirono . Ma la sovranità morale sulla terra , comechè conquista gravissima e preziosa , non soddisfaceva la loro cupidigia . Volevano qualche cosa di reale , di effettivo e che si toccasse con mano , perchè i papi , del resto , benchè vivano in una mistica conversazione col Paracleto , furono sempre uomini pratici . Volevano uno Stato e una corona , volevano cioè armi , soldati , pubblicani , birri , ergastoli , forche , carnefice e un popolo da mugnere , scorticare e impiccare , e il tutto a maggior gloria di Dio e della sua santissima religione . E se l ' ebbero dagli stranieri che per dieci secoli eglino stimolarono senza posa e affannosamente a irrompere sull ' Italia ogni qualvolta il loro regno pericolava , e vi chiamarono successivamente Franchi , Sassoni , Inglesi , Angioini , Spagnuoli , Ungheresi , Turchi , Svizzeri , Francesi , Austriaci per essere protetti dalle impertinenze dei sudditi che considerando il _ papa - Dio _ un impostore ; - - e il _ papa - re _ un usurpatore e un tiranno , non avrebbero tardato un ' ora , senza quegli angeli custodi , a metterlo alla porta e peggio . Se non che non si accontentarono di flagellare l ' Italia con tutti gli stranieri possibili : perchè il giuoco atroce sarebbe stato ben presto interrotto dalla resistenza concorde delle repubbliche ; ma - - e qui sta il danno maggiore - - posero ogni studio nel suscitare , risuscitare e invelenire l ' idra della discordia fra quelle repubbliche , spingendole a sbranarsi l ' una coll ' altra , e impedendo che germogliasse nel loro animo l ' idea salvatrice che tutte erano individui di una stessa famiglia , membra d ' uno stesso corpo . E i papi riuscirono , e Dante , Moroni e Macchiavelli che pensarono e patirono per la unità d ' Italia , sono morti inascoltati . Laonde venne fatto allo straniero di piantarvisi definitivamente ; le repubbliche a una per una perirono , e l ' Italia sin dal 1530--dalla caduta di Firenze - - rimase immutabilmente rotta in sette od otto principati , retti da dinastie straniere o bastarde di papi , stabilitevi dagli stranieri e loro vassalle obbedientissime . Dopo lo stabilimento finale delle monarchie , dopo cioè il 1530 , l ' Italia cessa di essere un popolo e diventa una mera espressione geografica ; non più moto , nè vita politica , nè gloria . Tutto isterilisce e muore al soffio avvelenato della reggia , come gli alberi e i fiori al vento del deserto : il Papato coi suoi 500.000 frati , colla Compagnia di Gesù , allora allora fondata , e col Concilio di Trento , le uccide l ' anima e l ' intelletto ; lo straniero la depaupera colle imposte e le rapine ; i principi vassalli suoi manigoldi le uccidono il corpo con le torture e i patiboli . Abbiamo veduto , per esempio , organizzare un massacro periodico contro i Valdesi , e quando non si impiegava l ' esercito ai servigi dell ' Austria o di Francia o di Spagna , sfrenarlo a dar la caccia a quei poveri e pacifici valligiani che non credevano all ' infallibilità del papa ; e ridurre i poveri sudditi a tale stadio d ' ignoranza , che nel secolo scorso istituitasi una Università italiana , narra il Denina , storico ultra monarchico , dovettersi cercare tutti i professori nelle altre parti d ' Europa . Dopo lo stabilimento delle monarchie adunque non più arti , nè lettere , nè storia , nè filosofia . Dante si è trasformato in Metastasio , il poeta che cantò Cola da Rienzi nell ' abate Chiari , Macchiavelli in Algarotti , e Michelangelo Buonarroti in Michelangelo da Caravaggio ; le lettere , le arti e la filosofia non vivono che sotto le grandi ali della Libertà . E se qualche poeta o storico o filosofo in nome dell ' inviolabilità della ragione è sorto apostolo di verità e di progresso , morì martire ; Galileo torturato , Paolo Sarpi pugnalato , Pietro Carnesecchi , Giordano Bruno , e altri bruciati vivi dal Papa ; Macchiavelli torturato dai Medici , Campanella torturato sette volte e tenuto in carcere ventisette anni dal proconsole spagnuolo in Napoli , Pietro Giannone dannato a prigione perpetua . E se in questi tre secoli di lutto e di degradazione qualche raggio di vita gloriosa ha solcato il cimitero d ' Italia , non è certamente uscito dalle aule dei re o dal Vaticano , ma dalle viscere stesse del popolo . Fu il popolo che scosse il giogo spagnuolo in Napoli nel 1647--e nell ' anno medesimo , capitanato da Giuseppe d ' Alessio , operaio battiloro , cacciò Los Velez vicerè e tutti gli spagnuoli da Palermo e nel 1746 ributtò gli austriaci da Genova . Fu Venezia repubblica , comechè decrepita e oligarchica , che fece risuonar alto il nome italiano dalle acque di Candia ove vinse i turchi in due battaglie navali , e dalle mura della città ove sostenne un assedio lunghissimo ed eroico . Finalmente suonò l ' ora della resurrezione universale dei popoli . La rivoluzione francese del 1789 diede il segnale del riscatto . La testa di Luigi XVI rotolata ai piedi del patibolo dimostrò che il diritto divino e l ' umano appartengono agli oppressi , dopo di cui la storia rovesciò il volume e cominciò a scrivere il cominciamento della fine . D ' allora mutarono i protagonisti del gran dramma della vita : prima erano i re , poi principiarono ad essere le nazioni : scoppiata la lotta definitiva fra queste e quelli , fu una vicenda di disfatte e di vittorie . A questo punto Alberto Mario domandava : - - Quale è stata la condotta dei re nostri in Italia ? Tutti in compagnia dell ' Austria , loro naturale sostegno , studiarono di opporsi al torrente delle nuove idee . Il re di Piemonte cercò d ' impedire il passo delle Alpi ai repubblicani francesi : vinto e minacciato anche dal popolo , fuggì in Sardegna ; il papa fu fatto prigioniero e il re di Napoli riparò in Sicilia . Poco di poi piegate le sorti in loro favore si vendicano atrocemente da Napoli sino a Torino , e migliaia di patriotti periscono per mano del carnefice , e fra essi gli uomini più eminenti d ' Italia , o agonizzano nelle segrete , o errano sulla via dolorosa dell ' esilio . Nel 1820 e 21 , ridestatosi nel popolo il sentimento dell ' indipendenza nazionale , egli ne commette l ' incarico ai principi che simularono di partecipare , ed è tradito tanto a Napoli come altrove da re i quali passarono in Ispagna sotto le armi francesi a combattere quella medesima costituzione che avevano giurata dinanzi a Dio ed agli uomini . E quivi comincia la tragedia dello Spielberg . Continuava ricordando che nel 1831 questo popolo insorge di nuovo e crede nel duca di Modena . Il duca svela il disegno all ' Austria , fugge in Mantova , trascina seco Ciro Menotti , depositario di tutto il segreto e capo della cospirazione , ritorna e lo impicca . Nel 1833 nuova illusione , un re italiano offre all ' Austria , in espiazione dell ' antica macchia di _ carbonaro _ non abbastanza lavata al Trocadero , un ' ecatombe di patrioti , e onde cattivarsela con nuovi segni di sincera amicizia dà la mano di suo figlio a un ' arciduchessa , Nel 1848 il popolo sorge con tale unanimità di sforzi , con propositi così risoluti e con auspici tanto favorevoli che parve anche agli stessi nemici il tempo segnato dal dito di Dio per la libertà d ' Italia , anzi per la libertà europea . Un ' altra volta il popolo italiano , immemore delle terribili lezioni avute , generoso sempre sino ad essere incauto , ne affida il còmpito sublime a due dei suoi re ancora tiepidi del sangue dei fratelli Bandiera , di Vochieri e di Effisio Tola : al granduca di Toscana austriaco e al papa che non ha patria . Che ne consegue ? Il papa , alla vigilia della vittoria finale , disapprova la guerra con una lettera - enciclica , e santamente intenerito , stringe in un amplesso paterno i croati suoi figliuoli in Cristo ; il granduca cospira occultamente con l ' imperatore , e intanto spreme sugo di papaveri sulla Toscana commossa , e più tardi fugge ; il re Bomba pensa a massacrare la Sicilia , richiama le truppe dal teatro della guerra nazionale , insanguina Napoli co ' suoi svizzeri , e spergiuro e scellerato riconfermasi re assoluto . L ' altro re stassi spettatore indifferente alla lotta ciclopica dei milanesi , e arresta al Ticino la gioventù ligure - piemontese che correva a dividere con Milano i cimenti e la gloria . Cacciati gli austriaci dal popolo , il re costretto dalla minacciosa attitudine dei propri sudditi , passa il Ticino cinque giorni dopo la vittoria lombarda , collo scopo reale dichiarato alle potenze europee di soffocare lo sviluppo della rivoluzione e con quello apparente dichiarato agli italiani di aiutarli fraternamente all ' espulsione degli austriaci oltralpe . Intanto lascia libera la ritirata agli Austriaci che poteva tagliare per la via di Piacenza e di Cremona , si accampa fra l ' Adige e il Mincio ; in vari scontri col nemico , vince ma non profitta mai della vittoria , e così spegne l ' entusiasmo e scema il valore mirabile delle sue truppe , rifiuta il sussidio dei volontari , ammorza l ' ardore del popolo , ordina alla sua flotta di non attaccare l ' austriaca , lascia aperta la porta del Tirolo , non si cura punto del Veneto , offre agio al nemico di rimpolparsi con nuovi rinforzi , viola i patti preliminari di decidere le sorti interne a guerra vinta , volendo che i Lombardo - Veneti si fondano nel suo regno . Ottenuta la fusione il 29 maggio , lascia massacrare nel giorno medesimo quasi sotto ai propri occhi in Curtatone e Montanara 5000 fra Toscani e Napoletani che combatterono un giorno intiero contro 16.000 Austriaci . Attaccato egli pure il giorno appresso in Goito , comechè i Piemontesi fossero inferiori di numero sul campo di battaglia , rovescia e sbaraglia Radetzki , che disfatto si ritira in Verona . E qui il sovrano invece di profittarne inseguendo il nemico , si arresta in Goito e dà un crollo mortale alla fede e alla disciplina dell ' esercito , e fa dire al Parlamento in Torino , per bocca di Franzini , ministro della guerra , che non venne perseguitato il nemico , perchè pioveva , quasi che per gli Austriaci il cielo fosse stato sereno . Nella giornata di Goito ebbe anche Peschiera resasi per fame . Intanto Radetzki passa nel Veneto , si unisce a Welden e con tutte le sue forze , 44.000 uomini , dieci giorni dopo assalta Vicenza che gli resiste per diciotto ore . L ' occasione era suprema . Si sarebbe potuto decidere le sorti d ' Italia valicando l ' Adige sgombero , e piombando alle spalle del nemico con quindici o ventimila uomini . Nulla , nulla di tutto ciò . Radetzki ritorna trionfante a Verona , e il re raccolto il nerbo della sua armata nelle paludi di Mantova per bloccarla e disteso il resto sino a Rivoli , l ' assottiglia con le febbri e le scema la virtù con l ' inazione . Ma che voleva egli adunque ? Aspettava la fusione di Venezia . Avuta Venezia il 4 luglio , la offre all ' Austria il 7 come prezzo della sovranità di Lombardia . Così rimanevano ancora deluse le speranze dei patrioti italiani . Intanto Radetzki ricevuti i debiti rinforzi gettasi unito sui Piemontesi e li rompe . Il re , fallitogli il disegno di aver la Lombardia , pensa unicamente a mettere in sicuro la Corona consegnando al maresciallo Milano che era il cuore della rivoluzione : così ammansato il nemico , salvasi dalla temuta invasione oltre il Ticino . Ritornato nel proprio regno , si lusinga nel sollecito ritorno dello _ statu quo _ . Ma 20.000 milanesi , e più di 50.000 delle provincie Lombarde esulati ne ' suoi domini , fomentano l ' ardore del popolo piemontese di vendicare la umiliazione dell ' armistizio di Salasco e di ispazzare l ' alta Italia dall ' ultimo soldato straniero . E tanto crebbe questo fermento che il re forzato nuovamente alle armi , sguainò la spada unicamente per vedere di stipulare coll ' Austria una pace onorevole . Senonchè i reazionari , ossia i bigotti della monarchia , vedendo , in una vittoria qualsiasi dell ' esercito piemontese , risuscitata più gagliarda che mai la rivoluzione in tutta la penisola , e quindi riconoscendo impossibile di venire a patti col nemico quando al re fosse piaciuto , perchè la volontà della nazione risollevata e in armi sarebbe stata più forte della volontà del re e avrebbe travolto il regno nella gran tempesta che sarebbe scoppiata , si accinsero a sfabbricare la disciplina dell ' esercito con tutti i mezzi e riuscirono a far nominare un generale straniero , Ciarnowski , esecutore delle sue mene segrete . Furono adunque disposte le cose in maniera che parte dell ' esercito fosse messo fuori di combattimento , parte fuggisse e si disperdesse ; ed è quanto avvenne ad eccezione di alcuni reggimenti . Così Carlo Alberto fu vittima dei suoi cortigiani e dovette abdicare : e la Monarchia Sarda tuttavia pagava nel 1858 una pensione come generale al Ciarnowski . Siffattamente in tre giorni finiva la seconda campagna regia , e Vittorio Emanuele re successore firmava un trattato coll ' Austria nel quale la riconosceva legittima padrona del Lombardo - Veneto , le prometteva pace e buona amicizia , le pagava 75 milioni di franchi per buona mano , accettava che i croati facessero la sentinella nella fortezza di Alessandria , e fra lui e l ' imperatore eravi un ricambio di croci e di decorazioni . * * * Dopo questa fiera requisitoria contro le monarchie , Alberto Mario chiedeva : - - Ora vi pare che i duchi , i granduchi , i re e i papi sieno elementi nazionali che il popolo italiano deve tesaurizzare e coi quali deve unirsi nuovamente per iscuotersi di dosso gli austriaci e diventare una nazione signora e sovrana dei propri destini ? No per fermo . E affermava quindi che l ' unione , di cui aveva tenuto antecedentemente parola , doveva consistere in un ' associazione di pensiero e di azione del popolo italiano , la quale avesse per oggetto di abbattere i duchi , i granduchi , i re e il papa come nemici naturali dell ' indipendenza italiana , e di scacciare lo straniero coi mezzi e colle forze che allora erano nelle mani di quei granduchi , di quei re e di quel papa . - - Ma qualcuno - - seguitava - - mi farà l ' obbiezione seguente : non più patti col papa , col re di Napoli e coi duchi , e la ragione è evidente ; ma la Monarchia Sarda vuolsi eccettuata , perchè ci pare rinsavita : da dieci anni , in mezzo al turbine della reazione europea , conserva uno statuto liberale , tiene in piedi un ' armata valorosa , dà asilo agli esuli politici delle altre parti d ' Italia , e mostra buona intenzione per la guerra nazionale . Rispondeva l ' oratore che l ' obbiezione era apparentemente grave . Egli aveva vissuto nove anni continui negli Stati sardi e si trovava in grado di dare alquanti schiarimenti su quello scrupolo di coscienza . Dopo la disfatta di Novara due vie erano aperte alla Monarchia Sarda per l ' avvenire : la ristaurazione dell ' assolutismo o il mantenimento dello statuto . La prima le rapiva per sempre ogni speranza d ' ingrandimento allineandola fra i nemici aperti dell ' emancipazione italiana , tanto più che nel marzo del 1849 il moto rivoluzionario europeo era ben lungi dalla sua fine . Per l ' Ungheria erano quelli i più bei giorni della sua lotta gigantesca contro l ' Austria ; la Toscana si reggeva a popolo , gli Stati Romani del pari ; la Sicilia combatteva contro il Borbone , e Venezia stava incolume in mezzo alle sue lagune cogli allori di Cavallino e di Mestre , e nel marzo 1849 veruno poteva seriamente temere il crimine del 2 dicembre 1851 per la Francia , ove la repubblicana assemblea costituente ancora esisteva . - - La Monarchia Sarda , adunque - - conchiudeva - - provvide largamente ai propri interessi conservando lo Statuto . Aggiungeva che per abbattere lo Statuto volevasi o l ' uso delle armi proprie contro i cittadini , che l ' avrebbero difeso , e queste armi furono disperse a Novara , e le poche rimaste si adoperavano a bombardar Genova ; ovvero volevasi il sussidio degli Austriaci ; ma la Francia non avrebbe permesso alle schiere dell ' Austria di avvicinarsi alle Alpi , ed all ' uopo valicarle per domar la Savoia ove questa fosse sorta a propugnare il nuovo Patto conquistato dalla rivoluzione sulla monarchia ; in ogni modo la Corte di Sardegna invocando i soccorsi austriaci avrebbe perduta l ' indipendenza . - - Fu adunque - - ripeteva - - accorto consiglio conservare lo Statuto . Lo Statuto porta i seguenti vantaggi alla Casa di Savoia : dapprima seminando speranze di futura riscossa fra gli italiani delle altre parti della Penisola , e inducendoli a confidare in lei che si vanta di spiare l ' occasione propizia a ricominciare la guerra contro l ' Austria , tiene lontana per quanto è possibile l ' insurrezione nazionale ; ed è facile trovare partigiani quando si dice loro : Voi non avete altro ufficio che di starvene tranquilli , voi non correte pericolo di sorta , perchè il mio esercito incomincerà la battaglia ; allora voi verrete esercito di riserva e formerete la guarnigione dei forti , delle piazze e delle città ; il momento opportuno per me di scendere in campo non è giunto , ma verrà ; intanto voi accrescerete con la propaganda pacifica le vostre file . In tali termini sta la situazione della Monarchia Sarda . - - Così - - continuava - - i suoi seguaci possono fare del patriottismo a buon mercato . Così mentre s ' illudono di essere liberali e patriotti , sono nel fatto , e forse inconsapevolmente , egoisti . Che se l ' Italia non avesse dovuto confidare se non nelle proprie forze e nel proprio diritto , puossi senza illusione congetturare che invece di disperdere i tesori morali guadagnatisi alle barricate di Milano , ai bastioni di Roma , ai forti di Venezia , a Vicenza , a Bologna , a Brescia , seguendo una fallace fantasima , non avrebbe sopportata per dieci anni la tirannide atroce dell ' Austria , del papa e dei loro vicari , nè sarebbe solcata da due partiti , ma , animata da un solo pensiero , sarebbesi con forze compatte affrettata alla riscossa . - - In secondo luogo - - diceva l ' oratore con sentimento profetico - - ove , o emersa dalle viscere istesse della nazione , o procurata dall ' esempio di un altro popolo oppresso , la rivoluzione finalmente scoppiasse - - Casa di Savoia , mercè dello Statuto , si renderebbe possibile col nuovo ordine di cose . Casa di Savoia potrebbe dire all ' Italia con le solite amplificazioni : « Mira , per trent ' anni in mezzo alla reazione universale , fra mille spinose difficoltà mi conservai fedele alla tua causa , ho fatto rispettare sulle mie torri il tuo stendardo , ho ammaestrato alla guerra il mio esercito in Crimea , affinchè potesse affrontare vittoriosamente i tuoi perpetui nemici . Eccomi armata e pronta a suggellare col trionfo la battaglia da te incominciata . Io ti precedo , seguimi . » E l ' Italia immemore del passato , sorda agl ' insegnamenti della storia , e alle lezioni dell ' esperienza , la seguirebbe probabilissimamente e le confiderebbe i suoi fati . Esaminato il passato e il presente della Monarchia Sabauda , che restringeva la libertà di stampa , che non cambiava i codici , che anche si alleava con quell ' imperatore francese che occupava Roma militarmente , che poneva mano alla restaurazione del murattismo , Mario insisteva nel sostenere che la insurrezione doveva precedere l ' aiuto sardo e che chi amava l ' Italia doveva unirsi a coloro che consacravano tutti gli sforzi a preparare quell ' insurrezione . - - La bandiera che questi spiegheranno nel giorno della sollevazione , sarà la bandiera a tre colori , la bandiera che non rappresenta nè un partito , nè una classe , nè una tendenza esclusiva , ma la bandiera di ventisei milioni , che rappresenta la sovranità della nazione . Chi si rifiuterà di seguirla , di combattere e di morire per essa ? E quando dinanzi a questa bandiera saranno scomparsi il re di Napoli , il papa e i duchi , quando tutta l ' Italia meridionale e centrale padrona di sè e delle proprie forze , rovesciandosi sovra gli Austriaci e suscitando l ' insurrezione Lombardo - Veneta , o rafforzandola se scoppiata , li avrà ributtati oltre le Alpi , a Roma l ' Assemblea nazionale liberamente delibererà come la nazione dovrà essere amministrata . E se il re Sardo avrà gagliardamente partecipato a quella lotta , l ' Italia , se il crederà opportuno , gl ' imporrà sul capo la corona di torri . Ma l ' insurrezione , ripeteva , non nasce , nè si sviluppa da sè come i fiori del prato ; è indispensabile apparecchiarla . E già essa stavasi alacremente organizzando per opera di patrioti sparsi da Palermo a Milano , in Grecia , nelle isole Jonie , a Costantinopoli , a Smirne , in Alessandria , a Tunisi , in Barcellona , in Inghilterra , a Buenos - Aires e a New - York . - - Or bene - - concludeva - - io non vi ho qui invitati per dirvi soltanto parole ; le parole sono suoni vacui e inutili ove non si traducano in fatti . E il fatto che voi dovete compiere è di unirvi agli altri fratelli vostri , di prestar loro il vostro concorso al riscatto della patria comune . Venite dunque a questa tribuna a dare il vostro nome . Vi invito in nome dell ' Italia nostra , schiava e insultata , in nome dei nostri fratelli morti per essa sul patibolo e nell ' esilio , in nome dei centomila che per essa tuttora gemono nelle carceri dei nostri tormentatori . * * * Quella conferenza , come si disse , fruttò seduta stante parecchie centinaia di dollari che furono subito spedite a Giuseppe Mazzini . FINE .
LETTERA AGLI ONESTI DI TUTTI I PARTITI ( CAVALLOTTI FELICE , 1895 )
Saggistica ,
PRIMA PARTE Scrivo queste pagine con disgusto , con rivolta dell ' anima : ma le scrivo colla coscienza serena , dopoché per più giorni , tentando il possibile , resistendo a provocazioni che avrebbero stancata la pazienza di un santo , ho sperato di evitare a me stesso la fatica amara di doverle scrivere . Tentativo di speranza di cui nessun merito avrei , se proseguissi un qualunque interesse mio o mi tentasse qualsiasi povera ambizione : perché sol chi vuol salire , naturalmente desidera trovar meno aspri i gradini . Ma , finito appena sia il compito , che verso il Paese m ' imposi , so di poter dimostrare la mia ambizione sola qual era , e invoco l ' ora di poter in altr ' aria , fra ben altre memorie , rifarmi dell ' aria respirata fin qui . Ho sperato più giorni si aprisse qualche porta per cui s ' uscisse dalla situazione convulsa , impossibile , creata al Paese e alla Camera , senza bisogno dì farmi sembrare cattivo . E dico impossibile , perché non serve dir ad un altro paese , come dire ad un uomo , di lavorare , di attendere utilmente ai propri interessi di casa , se non ha il cuore in pace , se ha una spina confittavi , se un martello nell ' animo gli manda sossopra le idee . E inutile pretendere che un ' assemblea rappresentativa funzioni , se vi son dentro cento o centocinquanta persone tormentate dal sospetto o dal convincimento di trovarsi in faccia ad un ministro disonesto . La tempesta di animi che impedisce alla Camera , al Paese , ogni utile lavoro proseguirà , finché la pietra dello scandalo non sia rimossa . Sognarono di una sfida feroce lanciata da me alla maggioranza : la mia feroce ostilità è tanta , che da tre giorni che son nella Giunta delle Elezioni , non ho fatto finora che proporre convalidazioni di elezioni della maggioranza , quella di un ministro , Paolo Boselli , compresa ; e avrei sinceramente desiderato per gli amici personali , per gli onesti , che della maggioranza fanno parte in buona fede ( degli altri non parlo e non curo ) di lasciar che il ministro del loro cuore li liberasse da un conflitto penoso , cadendo decorosamente in una battaglia politica , magari colla illusione di essere caduto per la sua divisa , " per Dio e per il re " . Non mi è stato possibile , non lo si è voluto . E mentre si accusava me di fuggire , all ' assemblea della nazione - sanguinosamente insultata , violentemente chiusa per i comodi d ' un uomo - si è negato - dopo cinque mesi - il diritto persino di una spiegazione qualsiasi e dopo avere calunniata la Camera antica , accusandola di scandali e di offese al presidente , assistiamo allo scandalo inaudito di un ministro che tratta il capo eletto dell ' assemblea come un suo servo infedele , e gli intima lo sfratto con vituperj feroci . Ebbene mi pare che ora basti ... E dovea bastare anche prima , perché mi pareva di aver detto , sul quesito morale che s ' impone , già assai più di quanto sarebbe occorso in qualunque paese libero del mondo , perché un uomo pubblico accusato dovesse capire il dover suo . Nossignori ; è da me che , con inversione novissima , si pretende un supplemento di prova ! è a me che s ' intima di completarla ! E quando l ' avrò fatto , sarete contenti ? Non per questo mi trascinerete fuor del terreno del diritto mio . Non vi bastava il fin qui detto , non bastava un ' accusa la più precisa che sia stata mai ? volete ancora dell ' altro : e io vi servo . Ma vi ho chiamato in giudizio : e ci dovete venire . Perché se i punti sugli i non vi bastano , se non vi bastano i documenti che vi dò , avrò ancora di che contentarvi ; ma credo che adesso basterà pel Paese ; e se per qualche cosa di quello che dirò pretendeste che io vi porti il testimonio nella Camera , fate conto che il testimonio nella Camera ci sia . Del resto , al punto in cui trovansi le cose , non sono più i vituperj della Riforma che bastino a strozzar la questione . Gli urli spasmodici dell ' organo dello zio Dittatore , i suoi rabbiosi " mentisce ! mentisce ! mentisce ! " a me non fanno né più caldo né più freddo di quegli altri " mentisce ! mentisce ! mentisce ! " - perfettamente identici - che quel certo altro tipo - senza confronto più artistico - strillava a ogni capitolo della mia storia meravigliosa . - E s ' è visto com ' è andata a finire ! Al punto a cui sono portate le cose , non vi è più assemblea rappresentativa al mondo che possa sottrarsi alla necessità di sapere se ella conti nel proprio seno o un ministro disonesto o un deputato calunniatore . Non lo volesse egli , il giudizio per lui , qualunque de ' miei colleghi avrebbe diritto di volerlo per me . Intanto , e sino a un giudizio nuovo , nessun improperio , nessun vituperio di scribi , assoldati col pubblico furto , sopprimerà mai il dislivello morale tra chi fino ad oggi esercitò il suo mandato col più severo scrupolo , senza lucrarvi un centesimo , e chi per anni , notoriamente , ne fece una lunga speculazione ; tra chi in faccia ai magistrati fece sempre i dover suo , e chi avendo ingannato ab antico con un falso documento il suo Dio , ingannava più tardi con una falsa testimonianza il suo giudice . Poiché , quando un accusato , per tutta difesa , si limita a negare vomitando sull ' accusatore improperi , è ben lecito e giusto di cercare anzitutto , nelle sue note caratteristiche , il peso ed il valore delle negative . Cerchiamole dunque . Ma prima di tutto una parola a quei tali i qual tiran fuori - niente altro potendo - la solita storiella ch ' io parli di cose sul Crispi a me già note , quand ' ero ancora in buoni rapporti con lui . No cari signori , v ' ingannate : sono anni che combatto Crispi , ma non lo conoscevo , non l ' ho conosciuto prima dell ' autunno e del dicembre scorso il Crispi che a me oggi sta innanzi nella sua trista figura morale . Quando entrai nella Camera a trent ' anni , sapevo di lui le sue pagine parlamentari : gli volevo bene per quelle , e per ciò che credevo delle sue pagine di storia , non avendo pensato ad appurarle mai . Quando scoppiò lo scandalo del 1878 , e tutti gli furon sopra , domandai per lui il diritto di difesa come lo domandavo al 14 del dicembre scorso ; poi tacqui , perché allora egli accettò la sua posizione di imputato : e rispettò la condanna dell ' opinione pubblica : e perché un errore - quand ' è creduto il solo - non basta a distruggere il giudizio su la vita intera di un uomo . Più tardi , al governo , dall'88 al '90 lo conobbi bugiardo , dissimulatore , violento , prepotente : e niuna lotta più acerba è notoria di quella fra lui e me dal 1888 al 1890; ma sopravviveva la stima per alcune qualità dell ' uomo , e troppe altre cose ignoravo di lui . Nel dicembre , a Molfetta , saputolo tornato al potere provai una stretta dell ' anima : rividi nella mente il 1889 e il 1890 il che non mi tolse di dargli - da lui richiesto - il mio avviso , e di negargli il mio voto e combatterlo da capo , appena lo vidi rifar la strada antica . Ma restava per l ' avversario un avanzo di stima : e non dimenticherò , campassi cent ' anni , la triste notte del Comitato dei Cinque - e la tristissima lettura - per cui la stima fu spenta nel cuor mio . Perché fu da allora che risalii ad altre indagini , di altri fatti : così come a furia di sentirlo cantare eroe autentico delle patrie battaglie , le voci autentiche - per davvero - delle battaglie si destarono . Lasciamole dunque le storielle da parte e nelle note caratteristiche dell ' uomo cerchiamo cosa valgono le smentite sue . Ah , quelle note fate male ad obbligarmi a rivederle ! È là fra esse , che o ritrovo il falso antico del 17 dicembre 1854 , il famoso atto nuziale delle vostre nozze di Malta . Un bel documento affè mia per le vostre odierne smentite ! Ce l ' ho qui davanti nel suo testo latino , nel manoscritto originale fotografato e non oserei chiamarlo falso , sentirei freddo a chiamarlo così , se non vi fosse bastato l ' animo di proclamarlo cinicamente voi stesso , quando vi tornò comodo di liberarvene dopo averlo per 25 anni sfruttato ! E a rendermene più rivoltante la lettura , ho qui innanzi autografa , in carta bollata , la supplica che la povera vittima di quel falso , invocando il sacramento e i servigi resi all ' Italia come figlia della Savoja , indirizzata a Benedetto Cairoli , presidente del Consiglio nel 1878 , una supplica che stilla sangue e che il mese scorso mi ha fatto fremere nel leggerla ; e io dinanzi nei volumi dei biografi panegiristi il cinico racconto del come dia poveretta venne il falso un bel dì , come una allegra burla , buttato sul viso ! [...] Ah , le vostre note caratteristiche in fatto di credibilità , fate male a costringermi a rivederle ! È ancor fra esse che io trovo , quattordici anni dopo , il famoso atto notorio dei cinque testimoni del 30 settembre 1877 , voluto dall ' articolo 78 del Codice Civile , e la dichiarazione terribile del primo dei cinque testi , ivi firmati , il prof . Salvatore Francone che si vide pei comodi vostri carpita ... una testimonianza falsa ! Mi ripugna trascriverlo tutto . Bastano poche righe : Sig . Direttore del Piccolo Giornale , uno fra i testimoni dell ' atto notorio del matrimonio dell ' onorevole Crispi , io sono stato sorpreso nel leggere l ' atto di precedente matrimonio da voi pubblicato sere fa . Lo credetti falso e scrissi all ' onorevole Crispi una lettera che fu firmata anche dagli altri firmatarii dell ' atto notorio per chiedergli una categorica risposta , uno schiarimento , una smentita . Ma l ' on . Crispi non ci ha risposto ... ... Io non potevo avere nessun interesse di rendergli servigio ( a lui Crispi ) a prezzo del mio onore ... Io ero stato vivamente pregato di aggiungere la mia firma ad altre per compiere una buona azione ... Io non potevo supporre che mi si volesse trarre in inganno . in pienissima buona fede , credendo di compiere una buona azione , consentii a sottoscrivere l ' atto notorio ... Come sospettare che chi ha ottenuto la fiducia della Camera come suo presidente , chi ha compiuto le più delicate missioni diplomatiche presso le corti straniere , chi ha meritato la fiducia di due corone , volesse buscarsi la taccia di bigamo e far buscare agli altri la taccia e la pena di falsi testimonii ? ! SALVATORE FRANCONE Bei precedenti per essere creduto nelle smentite sull ' affare Herz ! E dire che questi precedenti bastarono per costringere allora Francesco Crispi a discendere dal potere innanzi al verdetto della pubblica coscienza . E fu allora che il severo Giacomo Dina nelle colonne della Opinione ( 26 e 28 marzo 1878 , n.d.r. ) scriveva : L ' on . Crispi potrà difendersi vittoriosamente davanti ai Tribunali : ma rimane un Tribunale più elevato , quello della coscienza pubblica , al cospetto della quale egli è già comparso e da cui fu condannato , senza attendere gli oracoli del procuratore del re . La vita politica dell ' on . Crispi è finita . E poi : L ' on . Crispi riuscirà a giustificarsi davanti ai Tribunali : ma la coscienza popolare è tanto più inesorabile quanto più la legge è impotente a tutelare certi riguardi di pubblica morale . E tornano a mente le parole di fuoco con cai Sidney Sonnino - oggi collega di Crispi e ministro del Tesoro - stimmatizzava Francesco Crispi il 10 marzo 1878 . Parla , parla o Sonnino ! Che magistrati e giurati assolvano o no Francesco Crispi , che egli abbia o no una maggioranza di deputati pronti a dargli all ' occasione un voto di fiducia , ormai il verdetto , quanto alla moralità dell ' uomo , è stato pronunciato dalla nazione intera : e per quanto sia sconfortante il pensare che uomini in cui il senso morale è così basso possano in Italia pervenire ai più alti uffici dello Stato , non siamo però giunti a tale indegnità che vi si possano mantenere di fronte alla riprovazione unanime di tutta la cittadinanza Onesta . S.SONNINO, Rassegna , 10marzo 1878 È quello che penso anch ' io . Come si dimentica presto in Italia ! E poi dicono che Sonnino è un testardo . Ma tu meni il can per l ' aja , odo dirmi : e parli di cose di quindici anni fa ! Troppo giusto : lasciamole dormire : se invece di quindici fossero almeno venticinque , tutt ' al più servirebbero per mandare un galantuomo a Port ' Ercole , come quel povero diavolo , ottimo padre di famiglia , denunziato al domicilio coatto , per avere nell ' anno 1870 lanciato in isbaglio una ciabatta a un brigadiere ! Ah , per voi occorre un falso di data più recente ? Come vi piace , vi servo anche di questo . Esso è là , documentato in atti ; solo nessuno se n ' era accorto mai . Interrogato in carcere , Bernardo Tanlongo , dal giudice istruttore Capriolo , il 21 febbraio 1893 , a domanda , risponde : L ' on . Crispi , siccome dissi , mi raccomandò più volte l ' on . Chiara ed altri per sussidi e cambiali . ( Processo Banca Romana ) In seguito di tale deposizione , va il magistrato istruttore a esaminare Francesco Crispi , nel suo proprio domicilio di cavalier dell ' Annunziata , ed ecco il brano di verbale dell ' esame del teste Cavaliere : A domanda , se sia vero quanto afferma il Tanlongo a suo discarico . che cioè il dichiarante abbia raccomandato più volte l ' onorevole Chiara ed altri ecc . , ed invitato a dare dilucidaziani , ecc . risponde : " Il Tanlongo s ' inganna non avendo io mai raccomandato alcuno per isconto di cambiali alla sua banca " . ( Esame Crispi Cav . Fr . 4 Proc . Banca Rom . esame 21 maggio ) Il Crispi deponeva questo al giudice a faccia franca , il 21 maggio , e badate che non ci è sbaglio di memoria possibile , perché la stessa domanda gliela rinfrescava e non si trattava di somme di un centesimo ; solo , egli credeva di farla franca , non pensando , quel giorno 21 maggio , che Bernardo Tanlongo quattro mesi più tardi , gli giuocasse il brutto tiro di pubblicargli il libro verde ove si legge : Roma , 6-9-89 I . Onoratissimo Comm . Tanlongo Dal presidente del Consiglio dei ministri . Caro Commendatore , l ' on . deputato Roberto Galli le recherà questa mia . Abbia la bontà di consentirgli il favore che le domanderà . Con anticipati ringraziamenti . aff . CRISPI ( Postilla di Tanlongo : Il favore domandato è stato quello di favorire l ' onorevole Galli che stante la raccomandazione del presidente del Consiglio ho dovuto ajutare - 9 sett . B.T. ) 12 ottobre , 90 II . Il Comm . Tanlongo riceverà l ' on . Pietro Chiara e vorrà ( addirittura l ' imperativo ! ) essergli gentile come altra volta . F . CRISPI E così via di seguito : omettiamo per risparmio di tempo gli altri biglietti di Crispi a Tanlongo che sono là nel libro verde e gli altri per Cucchi , per Cardella ecc . , di Crispi al " caro Comm . Tanlongo " che sono là nel processo della Banca Romana . Ora apriamo la busta IV del plico Giolitti , e leggiamo nel primo elenco del registro dell ' ispettore Martuscelli : N . 420 . Cedenti Chiara Pietra e Nicola ; ordine Banca Romana . Effetti per L . 389.404 e cent . 70 andati in sofferenza nel gennajo 1862 . Sino al l0 gennajo 1893 ( cioè fin a dopo le scoperte delle ispezioni ) : " non si è pagato nulla " . Consta agli impiegati della Banca che i vari sconti delle cambiali furono fatti in seguito a vivissime raccomandazioni di F . Crispi . E il comm . Martuscelli ispettore sapeva le cose tanto bene e meritava tal fede intera che il senatore Finali nel proprio interrogatorio , richiesto d ' informare sui risultati dell ' ispezione alla Banca Romana " volendo non dire che cose di matematica esattezza " se ne riferiva " in tutto all ' ispettore Martuscelli per ogni particolare ! " . Ebbene per mesi e mesi , dopo la relazione dei Cinque , si è seguitato - lo ricordate ? - nei giornali che Crispi paga non del suo - a dare del bugiardo - come oggi a me - a Bernardo Tanlongo - meno male - e all ' ispettore Martuscelli ! Chi fosse il bugiardo ora si vede ! E d ' ora innanzi tra Crispi e un Bernardo Tanlongo sappiam , da un atto ufficiale , che è ... Tanlongo che merita più fede ! E l ' altro vorrebbe ... che gli credessero per Herz ! Ma qui si vede qualche cosa di più . Se anche da ogni parte non trapelasse che il Chiara non è che un prestanome , o per usare una frase precisa dell ' ispettore Martuscelli " una testa di legno " , anche se la raccomandazione non fosse resa più immorale dalla parentela , dall ' enormezza della cifra , dall ' insolvenza del debito - abbiamo nella falsa testimonianza del Crispi la prova - dico meglio , la confessione - ch ' egli sapeva di non aver fatto cosa né corretta , né lecita : altrimenti non avrebbe , per nasconderla , ricorso a quell ' altra cosa scorretta e illecita , che si chiama ... una deposizione falsa ! Mi direte che se , come tale , essa è contemplata dall ' art . 214 del Codice Penale , va però esente da pena , per il successivo art . 215 , " chi innanzi al giudice manifestando il vero , esporrebbe inevitabilmente sé medesimo a grave nocumento nell ' onore " . Ma questa stessa dizione del Codice , sopprimendo la pena materiale , aggrava la figura morale del teste falso ! E certo infatti non era onorevole , per un capo di governo , intimare favori per un parente a quella Banca Romana di cui per solenne dichiarazione e censura del Comitato dei Sette il Crispi conosceva da un anno il criminoso segreto ! Ebbene io domando : se qualche cosa di simile l ' avessi fatto io , mi lascerebbero oggi nella Camera sedere ? o dove dovrei andare a nascondermi ? Ma anche il falso del 1893 è cosa vecchia ! Infatti son corsi due anni . Volete dei falsi proprio più freschi ? O almeno una qualche complicità in falso , per poter credere al signor Crispi - quando smentisce - ad occhi chiusi ? Ecco il signor Crispi , in piena Camera , chiamato a dar conto dei tribunali statari , annunzia solennemente di " avere in mano documenti schiaccianti " . E trionfalmente li presenta , li legge , fa fremere la Camera e le strappa il voto che è costato a tanti la galera ! Quanti sono gli schiaccianti documenti ? due soli ! il trattato di Bisacquino e il proclama dei Vespri firmatissimo . Neanche a farlo apposta ... due falsi in una volta ! Altro che il bugiardo di Goldoni ! Adagio , sento dirmi ! lui non sapeva di presentare due falsi ! lui non sapeva di ingannare la Camera ! questo s ' è scoperto dal processo , poi ! Ebbene , no ! proprio dal processo si è scoperto - e fu l ' avvocato fiscale Soddu - Millo che l ' annunziò - che il trattato di Bisacquino ; parto letterario del delegato di questura Morandi , era già stato nell ' ottobre 1893 - cioè mesi prima che il signor Crispi osasse con esso mistificare la Camera , dichiarato dal sotto prefetto di Corleone non degno , per il suo tenore grottesco , di essere trasmesso alle autorità superiori . L ' avvocato stesso fiscale non esitò a dichiararlo una fantasticheria e bastava infatti a qualunque galantuomo , per capirlo tale , un atomo solo di serietà e di buona fede . Nossignori , arriva Francesco Crispi , e in mano sua ritorna buono , per salvare la patria e mistificare la Camera , il documento falso , già come tale ripudiato dalle autorità ! E vorrebbe essere creduto nelle smentite su Herz ! Ma c ' è l ' altro documento falso ; è il proclama insurrezionale dei vespri - firmatissimo - parto della vendetta di un cancelliere di pretura contro il marito della donna che lo respinse . Qui almeno , sento dirmi , era il Crispi in buona fede ! Volete vederla la buona fede ? Atti Ufficiali della Camera , seduta 28 febbraio 1894 : Crispi , presidente del Consiglio : " A dare un concetto dei proclami che si spargevano nei comuni , ne leggerò uno solo che vale per tutti " . E qui legge il proclama : " Operai figli del Vespro ! ancora dormite ? morte al re , agli impiegati , fuoco al municipio e al casino dei civili [ ecc . ecc . ecc . ] " . Prampolini : " È firmato ? " Crispi , presidente del Consiglio : " E firmatissimo . ( Ilarità ) . Tutto risulterà dal processo " . Ebbene era falso che quell ' appello fosse stato sparso nei comuni , era falso che fosse stato pubblicato e letto da anima viva , tranne il suo autore ; era falso che mentre Crispi lo leggeva , fosse , nonché firmatissimo , neppure semplicemente firmato ! La firma era una menzogna del signor Crispi , lì per lì , per far colpo sulla Camera , e che nella sua stessa invenzione lo provava consapevole della falsità dell ' atto che leggeva ! E vorrebbe essere creduto nelle smentite su Herz ! Ora io riapro il Codice Penale e nel titolo delitti contro la fede pubblica trovo all ' art . 276 che il pubblico ufficiale ( mettiamo che sia tale ... il Presidente del Consiglio ! ) " che ricevendo o firmando un atto , nell ' esercizio delle sue funzioni , attesta come veri fatti e dichiarazioni non conformi a verità , od omette o altera ( come sarebbe , nevvero ? inventare una firma ) le dichiarazioni ricevute , ove ne possa derivare pubblico o privato nocumento è punito con la pena dell ' articolo precedente " cioè con la reclusione da cinque a dodici anni . Altro che nocumento ! quante centinaia di anni di galera di più costarono quei documenti falsi presentati dal signor Crispi come ministro , e fatti scrivere negli Atti ufficiali della Camera , per carpirle un voto ! Voi mi dite che alla reclusione il Crispi non ci va - né per dodici anni , né per cinque - perché si tratta , anche per lui , di un reato che è coperto dall ' immunità parlamentare : ringrazi dunque la sua buona stella e la suprema Corte di Cassazione che quella immunità l ' ha fatta valere , altrimenti vede a che guaio , colle sue teorie , andava incontro ! E come si troverebbe a mal partito con chi gli adoperasse il grande argomento de ' suoi scribi , e gli chiedesse : ma è lecito servirsi del manto dell ' immunità per diffamare , non già un solo cittadino né due , ma centinaia , e adoperare carte false per mandarli al reclusorio ? Ma le son cose del febbraio dell ' anno scorso ! Son passati quindici mesi ! cose vecchie ! Vogliamo una qualche complicità in falso più fresca , più fresca ancora ! Siete proprio incontentabili . Pigliate allora il memoriale Marescalchi , e leggetevi trascritto nel suo testo , il rapporto falso del questore Sangiorgi , inventante di sana pianta il tenore di un discorso pubblico non mai tenuto , per mandare un povero diavolo al domicilio coatto ! Il falso , voi mi dite , è un reato del questore ! I tre giudici della Commissione , cioè Marescaichi e i due magistrati , non ne vollero sapere ! Benissimo . Adesso leggete la lettera di Crispi al prefetto Giura con cui ammonisce acerbamente il Marescalchi che il suo preciso dovere era di prestar mano a quel rapporto falso e a tutti gli altri della questura e che associandosi invece ai due magistrati nel respingerlo , egli ha tradito il proprio dovere . Se il falso documento non ha servito , convenitene , non è colpa del signor Crispi che ha fatto di tutto per farlo valere ! Ma e l ' affare Herz ? Abbiate pazienza , che verremo anche a quello . Dovendo prima mettere bene in sodo che quando Crispi e i suoi scribi smentiscono una cosa potete giurare a occhi chiusi che è vera , sebbene ce ne sia già d ' avanzo , amo finire la dimostrazione , tanto più che l ' affare Herz non è che l ' anello di una catena . Vi sognate voi qualche cosa di lontanamente simile che fosse stato possibile con uomini i quali si chiamassero Quintino Sella o Lanza o Feracciù o Baccarini ? Quell ' affare fu possibile , perché c ' era al potere chi , nel metter a frutto gli uffici pubblici , non aveva mai in sua vita patito di scrupoli . Ed è appunto perché questo vizio salta fuori ad ogni piè sospinto dalle pagine della sua vita , che a furia di leggerne tante , si trova essere di troppo questa pagina di più . Vi ricordate l ' ultimo giorno della Camera ? Presentata la relazione dei Cinque e sorta su di essa la discussione , Francesco Crispi , livido , s ' alzò a dichiarare che " era tutto un tessuto di perfidie e di menzogne " . E ad ogni buon conto da lì a un ' ora scappava . Già : perfidie e menzogne anche gli elenchi del commendatore Martuscelli , ispettore della Banca , corrispondenti , cifra per cifra , data per data , numero d ' ordine per numero d ' ordine , ai registri ispezionati della Banca e a tutti i documenti del processo ! Perfidie e menzogne anche la lettera 16 febbraio 1894 del comm . Mazzino , reggente della Banca in persona , che in questa sua qualità trascriveva semplicemente dai registri una nota degli effetti di casa Crispi esistenti presso la Banca e rimasti , fino alla scoperta dell ' inchiesta , insoddisfatti ed occulti . Questo mi ricorda perfettamente un aneddoto della penultima seduta della Commissione dei Cinque . L ' onorevole Cibrario , della maggioranza , eletto relatore con tre voti contro due , quello di Carmine e il mio , leggendoci la sua relazione , descrivente il contenuto delle buste , devoto a Crispi , ma galantuomo , si studiava conciliare capra e cavoli , il tenore dei documenti col dispiacere che gli recavano . Arrivato alla lettera del reggente Mazzino nella relazione se la cavava così : " Lettera in foglio intestato Banca Romana riferentesi ad alcune dicerie ( ! ! ! ) che circolavano nella Banca Romana . " " Ferma un momento " , dico io . " Mi pare , amico Cibrario che tu sbagli . Prego l ' amico presidente ( Damiani ) di avere a buon conto la bontà di rileggere il documento lettera Mazzino " . E porgo , estraendola dal plico , la lettera al presidente che legge : BANCA ROMANA Roma , 16 febbraio 1894 Eccellenza , in risposta alla richiesta confidenziale fattami da V.E. ho l ' onore di rassegnarle i seguenti schiarimenti , quali risultano dalla contabilità della Banca e dalle dichiarazioni dei capi uffici preposti alli medesimi . Esiste allo sconto un effetto cambiario , creato il 20 dicembre 1892 , con scadenza 31 marzo 1893 , portante l ' accettazione del signor Palumbo Cardella e la gira di S.E. Francesco Crispi . Esiste inoltre un conto corrente aperto il 15 luglio 1890 in nome di Valli Gio.Batta per conto L.C. , che secondo i capi servizio ( non essendo ciò stato mai a mia cognizione ) significa Donna Lina Crispi per lire 14.000 e più gl ' interessi dal 15 ottobre 1890 . Esiste infine una partita a debito della signora Lina Crispi di lire 4305.15 per controvaluta di fiorini 1969,91 , pagate dalla Banca per la detta signora con lettera di credito , più gl ' interessi dal 4 settembre 1890 . Esiste poi un debito a carico dei signori Pietro e Nicola Chiara per la somma di lire 390.404,70 contro i quali si stanno facendo gli atti giudiziali a Palermo . Ho l ' onore di rassegnarmi dall 'E.V . devotissimo B . MAZZINO Ma il presidente non arrivò della lettura neanche in fine : perché dopo il primo esiste , il secondo esiste , il terzo esiste , arrivato alla quarta parola esiste , ho chiesto pacatamente al relatore : " Amico Cibrario , ti pare che siano dicerie ? " E lui lealmente : " Hai perfettamente ragione ; non mi ricordavo più il tenore . " E cancellò lì sull ' atto tutto quanto l ' inciso . Non dico che lo facesse con piacere . [...] Volete vedere come eran cose sapute ? Nella lettera Mazzino il secondo esiste riguarda un conto corrente aperto il 15 luglio 1890 in nome di Valli Gio . Batta per Conto L.C. per lire 14 mila e più gli interessi dal 15 ottobre 1890 . Questo conto corrente così figura nell ' elenco autentico del Martuscelli : Valli Gio . Batta per conto L.C. Ricevute il 15 luglio 1890 lire 14.000 , meno lire 214 per interessi a tutto il 14 ottobre successivo . Debito al 10 gennaio 1893 ... lire 14.000 ( ! ! ! ) . Non si pagano e neppure si liquidano interessi . Ciò è enorme , nevvero ? siamo d ' accordo : ed è anche più enorme il leggere nell ' elenco dell ' ispettore Martuscelli queste precise parole ( riconfermate nella lettera del reggente Mazzino ) : Consta alla Banca Romana che le iniziali L.C. significano Lina Crispi . Ossia la moglie di quello stesso deputato che mentre ancora di questo debito nemmeno si pagavano e nemmeno si liquidavano gli interessi , si opponeva all ' inchiesta sulla Banca Romana ! E avete lasciato passar di questa roba sapendolo ? domandai in dicembre scorso ad uno dei Sette . " Lo sapevamo così poco " , mi rispose , " che ci si era persin fatto credere che quelle iniziali L.C. significassero ... Lamberto Colonna o Lazzaroni Cesare ! " . E basti per saggio . " E lo stesso Mazzino se avesse fatto innanzi a noi le rivelazioni precise specificate che si trovano nella lettera sua al Giolitti , è chiaro e certo che il Comitato avrebbe fatto altre indagini e non avrebbe indietreggiato avanti ad un giudizio anche più severo . Nel fatto , così come sono le indicazioni della lettera Mazzino , sono per la maggior parte , per me e per i miei colleghi dei Sette una novità " . Altro che cose vecchie e sapute ! Ma torniamo al primo fatto della lettera Mazzino , ossia torniamo dalla moglie al marito . Quando io la prima volta fermai l ' occhio , con istupore e disgusto , nei documenti dei Cinque , sul fatto gravissimo dell ' effetto Crispi 29 dicembre '92 , a distanza di pochi giorni dal discorso di Crispi del 20 nella Camera , contro l ' inchiesta della Banca Romana , non aveva ancora tutta intera dinanzi , ne ' suoi precisi contorni , definiti dal codice penale , e da quello dei galantuomini , la enormezza del fatto . E basti dire ch ' era sfuggito a me , com ' era sfuggito a tutti . Appena il fatto fu segnalato e l ' enormezza cominciò a trasparire , la Riforma e gli altri salariati misero avanti le mani e negarono sfacciatamente che il Crispi , il 20 dicembre , avesse difeso nella Camera la Banca ! Capivano che una volta assodato questo , siccome le date parlavano , la concussione era lampante ( come lo è ) . Ahimè ! il deputato Crispi nella seduta del 20 dicembre aveva fatto più che difendere la Banca Romana ! Presentata da Napoleone Colajanni la domanda dell ' inchiesta fieramente contrastata dal Miceli e da altri , i quali sapevano come stavano , il più violento e più astuto nell ' opporsi alla domanda onesta fu il Crispi . E doveva essere ben forte l ' interesse che lo moveva ad unirsi al governo perché fosse respinta , da fargli dimenticare persino il suo odio personale contro il Giolitti . Impedire quel giorno la inchiesta sui fatti criminosi e segreti che la Banca Romana celava nel seno , era ben più che difenderla ! era salvarla addirittura ! E Francesco Crispi quel giorno la salvò ! Oggi che tutta Italia ha saputo quali erano le oneste cose che quel giorno si vollero nascondere e ha saputo dal solenne verdetto dei Sette che Francesco Crispi in quel dì le conosceva - oggi è alla luce vergognosa di quelle rivelazioni di poi , che io consegno alla gogna della storia parlamentare le parole di Francesco Crispi in quella tornata del 20 dicembre , e poi vedremo - per triste colmo di scandalo - qual era la posizione personale del signor Crispi in quel preciso momento che dal suo stallo di deputato compiva parlando il brutto ufficio . E si comprenderà perché al darne conto abbia preferito il 15 dicembre fuggire . Tornata del 20 dicembre 1892 ( Atti ufficiali ) : Crispi : Non mi sarei atteso che si fosse venuto dopo quattro anni alla Camera a parlare di fatti già quasi giudicati ( ! ) e per moltissimi dei quali si è già provveduto ( ! ) . L ' inchiesta parlamentare non si può , non si deve votare . Non si deve perché non sarebbe atto patriottico , mi scusi l ' on . Colajanni , il votarla . Inchieste ne furono fatte parecchie . Alcune ordinate sotto il mio ministero furono rigorosissime . Non ho nulla da aggiungere alle parole del mio caro amico Miceli , il quale , colla onestà che lo distingue , ha raccontato le cose come sono andate . I parlamenti hanno un dovere : quello della prudenza nelle loro deliberazioni . Possiamo discutere tra di noi ; accusarci tra di noi ; ma non possiamo accusare quelli che non sono qui ( cioè Tanlongo ) . ( Bravo ! Benissimo ! ) L ' on . Colajanni vorrebbe costituire un Comitato di salute pubblica : non ne è il tempo . ( Ilarità ) . Colajanni : Ci arriveremo . Crispi : Non ci arriverete . Sono sogni d ' infermo . ( Interruzione dell ' on . Colajanni : Benissimo ) . Ho combattuto contro altri più forti di voi , e se volete continuare sopra una via che non è la nostra , sbagliate . Colajanni : Potrei rispondere malamente . Crispì : Potete rispondere come volete , troverete la replica . Il nostro credito all ' estero peggiorerebbe per una inchiesta parlamentare . Quanto all ' opera nostra dell'89 non abbiamo che a lodarcene . Se momenti critici non fossero sopraggiunti , saremmo venuti alla Camera con un disegno di legge che avrebbe una volta per sempre riparato all ' anarchia bancaria . ( Il disegno di legge , di cui qui si parla , non occorre dirlo , era il famoso disegno per la Banca Unica , alla quale il ministro , salito al potere col programma della Sinistra , della pluralità delle Banche , s ' era rapidamente convertito in pro della Banca Nazionale ... avendo pudicamente acceso con essa il grazioso prestito delle 254 mila lire , tenuto clandestino , e sotto condizione di non pagare , stando al potere , un centesimo né di interessi , né di capitale . Simonia di cui la storia delle corruzioni parlamentari non ricorda più tipico esempio ) . [...] E il discorso non è che una pallida illustrazione del contegno del signor Crispi , mentre il Colajanni faceva contro la Banca la sua formidabile requisitoria ; contegno così irritato e provocante , che avendolo i deputati dell ' Estrema , a lui vicini , invitato a chetarsi , rispose rabbioso a Caldesi , a Garavetti e agli altri lì presso : " Tanlongo ha dei milioni da seppellirvi tutti quanti ! " . [...] Che Crispi fosse ; quel dì 20 dicembre in cui salvava dalla inchiesta Tanlongo e la sua Banca , debitore clandestino di effetti ingenti in sofferenza alla Banca Romana , risulta ormai ad esuberanza dai documenti dell ' inchiesta . Ed è chiarito con la maggior precisione dal trovarsi quegli effetti Crispi nella nota dei titoli d ' indole clandestina , consegnati da Lazzaroni a Tanlongo : dall ' interrogatorio Lazzaroni 14 aprile '93 da cui è assodato come i tre effetti Crispi ( uno di 10.000 a scadenza 15 gennaio '93 , uno di 25.000 a scadenza 30 febbraio , l ' altro di 20.000 a scadenza in bianco ) appartenessero : " alle operazioni riservate che non passavano per la trafila ordinaria della Banca " . [...] Ma qualche cosa di ben più grave del debito occulto in corso è il favore nuovo che il signor Crispi non si vergognò di mandar a chiedere a Tanlongo immediatamente dopo resogli nella Camera , come deputato , l ' immenso servizio del 20 dicembre 1892 . Questo favore è descritto nella terza operazione dell ' elenco n . 11 dell ' ispettore Martuscelli il qual elenco è il seguente : Atti Parlamentari n . 76 a . Portafogli . Situazione al 10 gennaio 1893 . Operazione n . 94 del 5 gennaio 1893 . Bufardeci Emilio cedente dell ' effetto n . 374 , accettato da Bufardeci Sebastiano per L.13.000 - scadenza 3 aprile 1893 . - Si crede nella Banca Romana che questi effetti sieno Stati scontati nell ' interesse della famiglia Crispi . Operazione n . 9251 dell'8 novembre 1892 . Campagnano Vitale di Raffaele , negoziante in mercerie , cedente degli effetti n . 28.684 a 28.687 , accettati da Campagnano Raffaele , per L.16.000 , scadenza 8 febbraio 1893 . L'8 febbraio 1893 , con operazione n . 940 bis , gli effetti furono rinnovati , coi n . 2.592 a 2.595 , con riduzione a lire 15.900 . Secondo dichiarazione verbale dello stesso Campagnano Vitale , gli effetti sarebbero dipendenti da acquisti non pagati da Lina Crispi . Operazione n . 10.757 del 20 dicembre 1892 . Crispi Francesco cedente dell ' effetto n . 34.526 accettato da Giuseppe Palumbo Cardella per lire 20.000 scadenza 28 marzo 1893 . Come vedesi questo terzo dagli effetti tenuti amorosamente in portafogli ( tralascio di consegnare all ' ammirazione gli altri due precedenti ) porta la data del 29 dicembre , vale a dire di nove giorni appena dopo il servizio reso dal Crispi , come deputato , a Tanlongo il 20 dicembre . Domando a chiunque abbia senso elementare di onestà con che nome nel codice dei galantuomini chiamasi ... lo sposalizio di quelle due date . Ma aspettate ancora ! Trattandosi di sposalizio , è giusto che per Crispi le date siano almeno tre ; frugate in una noticina piccina piccina , rincantucciata in calce alla nota degli effetti Crispi , e scoprirete che questo effetto è il medesimo , di cui l ' elenco Martuscelli ha rettificato la data che era segnata per isbaglio 19 dicembre , invece di 29 dicembre . Dice la noticina : Questo effetto ( di 20 mila lire senza scadenza ) che al 24 dicembre 1892 risulta come sospeso di cassa nella verifica di detto giorno , come dal libro sequestrato ed in atti , venne caricato in portafogli il 19 dicembre 1892 con la scadenza del 28 marzo 1893 , epoca in cui venne pagato . L ' errore di stampa che ha cambiato il 29 in 19 è evidente dal contesto e dal confronto coll ' elenco Martuscelli : resta adunque inoppugnabilmente accertato che non al 29 , ma al 24 dicembre , quattro giorni soli dopo il discorso , l ' onorevole oratore , difensore di Taniongo nella Camera , aveva già ottenuto dal medesimo il riconoscente ricambio del servizio resogli ; ossia , supposto che non più di un giorno sia intercorso per la richiesta , il favore fu domandato quando non erano ancora asciutte le bozze stenografiche del discorso del 20 ! E l ' uomo che reclamava in quel momento questo onesto scambio di servigi , era quegli a cui Taniongo non poteva nulla negare , perché egli , Crispi , teneva in pugno da due anni , come incautamente confessò , e come i Sette constatarono , il segreto delle " cose da Corte d ' Assise " che il 20 dicembre volle sottrarre alla luce ! Ed ora che il fatto è accertato e fuor di qualunque discussione , ossia ora che abbiamo nel documento Martuscelli , rischiarante i documenti dei Sette , la prova che su questo punto , come su quello delle raccomandazioni indarno negate dal Crispi al giudice , il Tanlongo ha confessato la pura verità - possiamo su questo punto dare al Tanlongo la parola : " Anche il Crispi ha una cambiale di 5000 ed una di 20.000 lire fatta pochi giorni prima del mio arresto , che ne domandò 60.000 e che dovetti limitarmi a motivo della circolazione , che con il ritiro avvenuto dei depositi di conti correnti era quasi tutta emessa . Oltre a lui , vi sono alcune cambialette della sua signora , che faceva figurare come concessionario un mercante ebreo di tessuti . " ( Relazione dei Cinque - lettera Tanlongo 17 luglio 1893 ) . E le 55.000 lire sono infatti esattamente la somma comprovata dai due documenti sequestrati n . 157 e 190 del Processo della Banca ; le 20.000 di " pochi giorni prima dell ' arresto " ( che fu il 19 gennaio ) sono quelle dell ' effetto caricato in portafoglio il 29 dicembre ; ( sospeso di Cassa del 24 dicembre ) ; il mercante ebreo di tessuti prestanome della signora è il Raffaele Campagnano , come risulta dal documento Martuscelli e amplissimamente dalle 102 lettere private di Lina Crispi al maggiordomo Lanti che la Commissione dei Cinque , a mia proposta , decise di restituire . Vale a dire , il Tanlongo nella sua lettera risulta su questo punto veritiero ed esatto fino allo scrupolo : come lo era quando affermò al giudice le raccomandazioni di Crispi da questi al giudice negate : motivo per cui diventa preziosa e indiscutibile la sua confessione ( 14aprile ) che " quell ' effetto delle 20.000 non figurava nemmeno sui registri della Banca " ( la clandestinità è già provata ) e la edificante rivelazione che quelle povere ventimila rappresentano una riduzione della domanda primitiva ! l ' onesto Crispi , - da oratore che si rispetta e da avvocato principe - aveva valutato il suo discorso del 20 dicembre al triplo - e aveva chiesto uno sconto di sessantamila ! E colto così colla mano nel sacco , il signor Crispi se ne va a faccia fresca a raccontare al giudice Capriolo ed ai Sette che le cambiali presso la Banca Romana " furono alla scadenza pagate ! " . Bella forza ! [...] Il signor Crispi si faceva bello di aver saldato i suoi effetti - giacenti clandestini fino al principio del '93 - dopo che l ' ispezione Martuscelli e le perquisizioni e il processo dalla Banca avevano pontato alla loro scoperta ! E fino a che le scoperte non vennero , fino al giorno dell ' arresto di Tanlongo , casa Crispi faceva onore ai suoi effetti nel modo che l ' ispettore Martuscelli al 25 febbraio '93 descrive : " nemmeno si pagano e nemmeno si liquidano gli interessi ! " Tornando all ' effetto del 24-29 dicembre , cioè all ' onesto clandestino compenso del discorso del 20 dicembre - ( che se fosse stato scoperto a me , mi avrebbe obbligato ad uscir sui due piedi dal Parlamento ) mi sono tenuto ai documenti noti ed acquisiti i quali - come vedesi - esuberano alla dimostrazione del reato . Solo ad abbondanza qui ripeto quanto dissi già , che nelle lettere della signora Crispi Barbagallo , - non quelle a Lanti , restituite dai Cinque , ma quelle a Bernardo Tanlongo di cui parla l ' elenco 7 febbraio del delegato di P.S. Rinaldi , e di cui è cenno incompletissimo e superficiale negli appunti consegnati ai Sette - lettere che si trovano giacenti e nascoste fra gli undicimila atti del Processo della Banca Romana - se ne ritrova precisamente una della fine di dicembre '92 , che collega il discorso fatto dal marito alla Camera in difesa della Banca , con una nuova domanda di danaro alla stessa ! [...] Dunque riassumiamo : - È provato che l ' onorevole Crispi dal 1889 , " come Presidente del Consiglio conobbe la situazione della Banca Romana , qual era , dalla relazione Biagini " cioè conobbe i reati da Corte d ' Assise in essa descritti " ma credé opportuno di passarli sotto silenzio " . - È provato che tenendo in pugno con un siffatto segreto , acquisito per ragion del suo ufficio , l ' istituto e il governatore colpevole che non poteva perciò nulla rifiutargli , ( e questa è la circostanza per la quale il caso del signor Crispi è enormemente più scandaloso e più grave di quello di tutti gli altri deplorati , i quali bensì pregavano favori illeciti , ma non avevan armi in mano da imporli ) il signor Crispi onestamente se ne valse per farsi scontare effetti sopra effetti di favore , che ancora al 20 dicembre '92 , mentr ' egli salvava nella Camera il Tanlongo , ammontavano a L . 55.000 , ( senza contar le 50.000 estorte per l ' elezione del V collegio di Roma e senza contare le altre sofferenze di famiglia ) ; e se ne valse , inoltre per obbligare il governatore , che era , come vedesi , alla sua mercé , ad altri uguali favori ai propri intimi . [...] - E provato che appena ebbe il 20 dicembre '92 col suo discorso nella Camera salvato l ' Istituto e il governatore colpevole dalla inchiesta proposta da Colajanni , ne approfittò per farsi dar subito il 24 dicembre - oltre quelle che già doveva - altre lire 20.000 sapendo il governatore nell ' impossibilità di negargliele . E se questi non costituiscono nella più precisa forma i reati di concussione e corruzione , contemplati alti articoli 169 , 170 e 171 del Codice Penale , tutti e tre questi articoli si potrebbero cancellare dal Codice . E siccome questi rientrano nella categoria dei reati pei quali non pare che esista immunità parlamentare ( lo provò Rocco De Zerbi la cui opera nella Commissione parlamentare , per valida che fosse , non ebbe tuttavia l ' influenza solenne e perversa del discorso 20 dicembre che permise alla Banca , da Crispi salvata in quel dì , di far perdere allo Stato degli altri milioni ) , così , o il signor Crispi ne dà spiegazione alla Camera o dovrà altri occuparsene pei diritti della pubblica accusa . SECONDA PARTE Ed è alla luce di questi precedenti dell ' uomo in materia di attendibilità , di delicatezza , di onestà , di scrupolo , - soprattutto alla luce ditali criterj , sulla fede che meritano le smentite sue - che esamineremo quest ' altro affar pulito della ... decorazione a Cornelio Herz . E poiché a me piace in tutto la esattezza e la precisione - e l ' una e l ' altra mi fanno tanto comodo quanto all ' on . Crispi fanno paura - sarà bene che io richiami , innanzi tutto , in che termini l ' accusa è stata formulata . Il noto filandro della Capitale , ai sette di gennaio dell ' anno scorso , cioè poco prima di entrare al servizio di casa Crispi , l ' aveva riassunta semplicemente così : Nel 1890 si ebbe un Crispi famoso per la invenzione dell ' oro straniero . Il quale però non impedì al cavalier Crispi di beccarsi le 50.000 lire di Reinach per far dare una decorazione al famigerato Cornelio Herz . ( Capitale del 7-8 gennaio 1894 ) E qui il filandro era inesatto , come i domestici che origliano agli usci . Io che amo invece la esattezza , la accusa del Secolo la ho precisata così : che il decreto per la decorazione Herz , fu , può dirsi , proprio l ' ultimo dato a firmare alla Corona dal Crispi , dimissionario , rovesciato sette dì innanzi , il 31 gennaio , dal potere proprio dell ' ultima udienza reale che ebbe , indelicatamente abusando dell ' ufficio provvisorio coperto per la sola tutela dell ' ordine e per il disbrigo degli affari correnti ( due giorni dopo Di Rudinì entrava in carica ) ; tanto perché l ' ultimo suo atto fosse degno dei suoi quattro anni . di governo ; che per ottenere quel decreto dalla Corona , il Crispi le diede a intendere una menzogna , che fu presto a Parigi scoperta e , scoperta che fu , s ' impose l ' alta ragione di revocare il decreto ; menzogna della quale è in mia mano un documento autografo con una firma che taglia la testa al toro ; che oltre quella menzogna , il Crispi , per contestar l ' operato , ne invocò e ne fece invocare dai suoi giornali un ' altra peggiore , pretestando un rapporto del general Menabrea , ambasciatore a Parigi , sui pretesi meriti scientifici dell ' Herz ; rapporto che infatti esiste , e di cui per ora è pietà il tacere , ma del quale il signor Crispi si è onestamente guardato dal far conoscere un periodo che fa onore alla sincerità del Menabrea e bastava a rendere la proposta decorazione impossibile ; che scoperto il brutto inganno , non solo il signor Crispi non lacerò egli il decreto colle sue mani , come fece dalla Riforma sfacciatamente asserire ( e non potea neppur farlo , perché non era più ministro ) ma per tutto quel mese di febbraio contrastò con la più cinica , con la più ostinata resistenza alle pratiche replicate fatte presso di lui per persuaderlo colle buone a non opporsi alla revoca del decreto , scendendo perfino alla indecenza ( quando si vide colle spalle al muro , davanti alle scoperte venute da Parigi ) di offrire uno cheque francese di 60.000 lire ( ! ! ! ) a beneficio del magistero dell ' ordine , purché sulla revoca non si insistesse ; che il signor Crispi non deve aver avuto nemmeno la delicatezza di avvertire il suo cliente , a cui si era affrettato a spedir copia del decreto , di avvertirlo , dico , in febbraio , dei nuovi ostacoli sorti ; poiché il povero diavolo di Reinach , non vedendo il diploma originale arrivare mai , spediva con lettera del 24 marzo la somma imprudentemente confessata dalla Riforma quando già il decreto , mercé la fermezza del ministro Di Rudinì , era stracciato da una settimana ; che infine la ragion data di quella somma dal signor Crispi e dalla sua onesta Riforma , come pagamento di onorari d ' avvocato di quattro anni addietro , è un ' altra semplice e solenne e ridicola menzogna , e le 50.000 lire riguardano il signor Herz e nessun altri - come in sede opportuna dimostrerò . Ora se io fossi meticoloso , dopo aver precisate le cose in questi termini , io avrei diritto di dichiarare che non ho altro , per ora , da aggiungere , poiché non è più a me che incombe di dare spiegazioni . [...] Ma il signor Crispi non è da oggi che fa il sordo per l ' affare Herz . Nel 1893 , quando le accuse apparvero e le bugie della Riforma furono subito schiacciate , la Tribuna e altri giornali fecero intendere al signor Crispi che l ' opinione pubblica reclamava la soddisfazione di un giudizio . Il signor Crispi non rifiatò ; e confidò nel facile oblio che è , in Italia specialmente , il grande ajutatore dei disonesti scoperti . Ma dopo quattro mesi che io gli vado rinfrescando la memoria , e sbattendo sul volto il suo reato , per quanti conoscono e sanno l ' indole vendicativa del Crispi , per quanti sanno che , se egli avesse la lontana speranza di farmi condannare come diffamatore , egli assaporerebbe la voluttà degli Dei , non è più un mistero che se il Crispi vi rinunzia , è perché sa che da un pubblico giudizio n ' uscirebbe stritolato . Dopo tutto quello che dell ' affare Herz fu già stampato , io potrei oggi dispensarmi da qualunque dimostrazione o abbandonare il signor Crispi al giudizio degli onesti : perché dal marzo 1893 il signor Crispi si è reso confesso doppiamente : l ° col fuggir dal processo ; 2° col farsi cogliere in bugia . [...] Perché , ripeto , questo signore , come tutti i disonesti audaci , fa il conto sull ' oblio degli altri : e negando oggi l ' affare Herz , si lusinga che nessuno si ricordi come egli , su questo preciso affare , fu già colto in flagrante di bugia , proprio colla mano nel sacco , fino dal marzo 1893 , quando il turpe mercato venne in luce . Non me ne ricordavo - e vi basti ! - nemmen io . Assorto in quei giorni nella duplice lotta per l ' elezione di Corteolona e il processo di Mantova , rammentavo confusamente che su quel fatto vi era stata una polemica da cui il Crispi era uscito male : ma questo dicembre , appena scopersi , come commissario dei Cinque , le concussioni del Crispi - per associazion naturale corsi subito col pensiero a quel ricordo - e iniziai quella stessa settimana le indagini che mi condussero alla certezza del fatto . E fra i documenti più preziosi dell ' accusa tengo i numeri di quel tempo dell ' organo intimo personale del signor Crispi , la Riforma , che è quanto dire le asserzioni del signor Crispi in persona , e la sua autodifesa di allora ; il cui confronto colle sue difese d ' adesso è quanto può immaginarsi insieme di divertente ... e di schiacciante . È un guajo certamente pel signor Crispi che le sue difese del '93 ei non sia riuscito a farle sparire ; ma è perciò appunto che nei processi si fanno a riprese e ad intervalli gli interrogatorii , che poi servono a cogliere l ' imputato - tradito dalla memoria - in contrasto fra le bugie inventate prima e le bugie inventate poi . [...] Fu nel dicembre 1892 , che , scoppiato a Parigi lo scandalo delle rivelazioni sul Panama e su Cornelio Herz e avvenuta la tragica morte del banchiere Giacomo Reinach , si venne per la prima volta a sapere di relazioni passate fra Comelius Herz , l ' inclito ricattatore , e Francesco Crispi . La improvvisa relazione destò scandalo . Come ? L ' uomo che denunziava furibondo i radicali per le loro relazioni coi francesi , scoperto a trescare con quanto ha di più losco il mondo politico in Francia ? ! Il Joumal di Parigi mandò subito un suo redattore dal Crispi , il quale si difese espressamente con una intervista , dal Journal pubblicata il 26 dicembre . ( E precisamente quella tale intervista , in cui l ' italianissimo signor Crispi , parlando della politica d ' Italia e dei suoi uomini di Stato col giornalista francese , per uso di un giornale francese , chiamava l ' ex presidente del Consiglio ce pauvre mr de Rudinì ) . Ecco il colloquio autorizzato dal Crispi : " Or ora , Eccellenza , mi parlavate del Panama . Il vostro nome fu pronunciato a proposito di Cornelio Herz " . ( Crispi ) : " Sì , lo so . Nel 1889 il signor Herz , del quale conoscevo il nome come scienziato ( ! ! ! ) , venne a ritrovarmi in Napoli . Feci delle difficoltà per riceverlo , ma infine lo ricevetti , ed egli mi disse : " Non vengo in nome di nessuno , sono io personalmente che ho preso l ' iniziativa di presentarmi a voi per conoscere le vostre intenzioni riguardo alla Francia " . Risposi al sig . Herz che non avevo nulla da rispondergli , le mie opinioni essendo note . Il signor Herz mi disse : " Forse tornerò a vedervi in altre condizioni " . E ciò fu tutto " . ( Journal , 26 dicembre 1892 ) Ce fût tout ! E ciò fu tutto ! ! ! Ammiratelo ben bene e legatelo in oro questo magnifico : " e ciò fu tutto " detto da Crispi in dicembre 1892 , due anni dopo la decorazione di Herz , due anni dopo ... il resto che si vedrà ! Ma l ' Opinione il giorno appresso , fra lo stupore universale , riportando quel " ciò fu tutto " aggiungeva : Non tutto . Per quanto sappiamo , a Cornelio Herz era stato concesso il gran cordone dell ' ordine Mauriziano , cordone che dopo la crisi del 31 gennaio , rimase sospeso . [...]Ma mentre l ' Opinione così inaspettatamente completava il pudico " e ciò fu tutto " del Crispi , ecco si viene a sapere che Cornelio Herz era stato a Carlsbad in rapporti cordialissimi colla moglie di Crispi . Crispi fa rispondere che difatti Herz aveva tentato avvicinar la sua signora , ma che era stato tenuto a distanza . Allora il Figaro manda un suo redattore a Londra da Cornelio Herz : il quale gli fa le seguenti dichiarazioni : " Certo io non sono l ' agente di nessuno . Ma , a un dato momento , quando la diplomazia francese non si era ancora orientata verso l ' alleanza russa , io m ' ero assunto di rompere la Triplice , distaccando l ' Italia . Mi recai in Italia e vi coltivai l ' amicizia del Crispi : allo stesso scopo procurai di guadagnarmi le buone grazie di madama Crispi , alla quale mi feci presentare durante il suo soggiorno di Carlsbad . Oh , io so bene che oggi delle interviste più o meno sincere cercano attenuare la natura de ' miei rapporti coll ' ex primo ministro d ' Italia : ma se il giurì d ' onore che sollecito vuol prestarvisi , allora produrrò la corrispondenza del signor Crispi . Quanto alla nobile signora sua compagna , poiché si è preteso che io mi ero presentato a lei come un intruso , ecco la lettera d ' introduzione che il generale Menabrea mi aveva dato per lei . " ( Figaro , 20 gennaio 1893 ) E qui viene la lettera del generale Menabrea , 12 agosto 1888 , con cui presenta il dottor Cornelius Herz " all ' intelligente e graziosa sposa dell ' illustre primo ministro d ' Italia " e lo descrive come creatore " dell ' importante pubblicazione ... La lumière électrique " . Cornelius Herz prosegue : " Posso mostrarvi altre lettere del Generale Menabrea . Avevo preso presso di me come impiegato il figlio di esso generale . Gli avevo assegnato uno stipendio di mille lire al mese ... Non avevo nulla trascurato per cattivarmi le buone grazie di questo ambasciatore ... " E sopprimo il resto . Ma purtroppo seguono qui , nel loro testo , tre lettere del generale ambasciatore Menabrea , del 20 , 26 febbraio 1886 e del 24 ottobre 1888 di cui basta - e ahimè , ne avanza ! - la prima , per quello che vedremo poi . Parigi , 26 febbraio 1886 Caro dottore , sono stato oggi a cercarvi al vostro ufficio : non avendovi incontrato , vengo a prevenirvi che mio figlio , avendo compiuto tutti i lavori che gli avete affidato per Roma , e non avendo ricevuto avviso contrario , mi ha telegrafato che disponevasi a ritornare a Parigi per mettersi a vostra disposizione . Tutto vostro affezionato . L.F. MENABREA Teniamone nota e torniamo a Crispi . Il " ciò fu tutto " , come vedesi , seguitava a crescere a vista d ' occhio : era già diventato un ' amicizia con carteggio . La Tribuna di Roma , impressionata , mandò a chiedere al Crispi , nel di lui interesse , una intervista . Stavolta il " ciò fu tutto " egli si guardò dal ripeterlo . Nell ' intervista riportata dalla Tribuna , che dice averla riprodotta " con esattezza fonografica " , il colloquio breve e quasi sgarbato , concesso con difficoltà , di cui Crispi aveva parlato nell ' intervista anteriore , stavolta , meno male , diventa un colloquio lungo , espansivo : poi Crispi si degna di ammettere anche il carteggio , ed aggiunge : " Rividi l ' Herz a Ginevra nel 1891 . Alloggiava all ' Hotel de la Paix . Herz vide il mio nome tra i forestieri , venne a trovarmi , e pranzammo insieme ; non si parlò che di politica sul solito tema ... " Un colloquio nuovo che salta fuori , e delle vacanze estive del'91; prendiamone nota : ci avverrà di ricordarlo . E proseguiamo l ' intervista : " Il signor Herz voleva decisarnente staccare l ' Italia dalla Triplice ? " ( Crispi ) . " Il signor Herz parlava come tutti i francesi , i quali sono sempre ed avanti tutto patrioti " . ( Oh , che tenerezza ! ) " Dell ' alta onorificenza italiana che Ella avrebbe voluto dare al signor Herz la storia vera qual è ? " ( Crispi ) . " Ecco , una onorificenza per Herz mi fu chiesta nella sua qualità di scienziato di vaglia " . " Da chi ? " ( Crispi ) . " Mi permetta , caro signore , di non soddisfare la sua curiosità . Ogni designazione di persona potrebbe influire in questo momento ad accrescere le correnti di sospetto o determinarne ; ed io credo dovere di galantuomo di non contribuirvi in alcun modo " . " Menabrea forse " ( Crispi ) . " No " . Il nome che Crispi si rifiutava di svelare - e adesso si capisce il perché - era quello ... del banchiere affarista Giacomo Reinach . Decisamente era un nome che al signor Crispi scottava in quel momento il pronunciare . Ma ridiamogli la parola : " Avuta la domanda ( prosegue il Crispi ) feci prendere le informazioni d ' uso . L ' Herz mi fu dipinto come valoroso patriota che aveva fatto splendidamente il suo dovere durante la guerra del 1870-'71 , come scienziato d ' indiscutibile valore . Però per ragioni che è inutile ricordare , io ( e l ' on . Crispi accentuò questo monosillabo intenzionalmente ripetuto ) io non diedi corso alla pratica , sicché il mio successore ( Di Rudinì ) non ha dovuto l ' otto febbraio sospendere un bel nulla . " Tante parole , tante menzogne , come più avanti vedremo . Ma se era una cosa onesta e lecita , domando io , perché prima nasconderla e poi mentire in quel modo nel confessarla ? E qui mi fermo un momento per dar la parola ... al Corriere della Sera di quell ' epoca , giustamente scandalizzato ( 1° aprile 1893 ) : Chi era Herz ? Aveva un nome eguale a quelli di Pasteur , di Virchow , di Koch , di Edison , di Berthelot ? Niente affatto . L ' ambasciatore Menabrea , nella lettera di presentazione alla signora Crispi , enumerava i suoi meriti scientifici , chiamandolo il fondatore dell ' importante pubblicazione ... La lumière électrique ! E per quest ' uomo ( aggiungiamo pure per questo bel tipo morale di affarista ciarlatano ) un ministro italiano propone nientemeno che il gran cordone dell ' ordine Mauriziano , la più alta onorificenza cavalleresca italiana che non è stata data a nessuno degli scienziati di fama mondiale che abbiam nominati ( e che è negata , aggiungo io , a tanti nostri generali e colonnelli incanutiti sui campi ! ) Ed a richiesta di chi vien fatto questo atto straordinario ? Chi garantisce i meriti eccezionali del signor Herz ? Uno scienziato più famoso ancora ? No , un banchiere , un affarista , il signor Reinach ! Il Crispi , ben vero , aggiunge che gli era stato dipinto " come un valoroso patriota che aveva fatto splendidamente ( ! ) il dover suo nella guerra del 1870-'71 " . E questa , se anche non fosse stata bugia , era un ' altra ragione non meno stramba per dargli il gran cordone Mauriziano - tanto più che Herz , a quanto pare , non è francese , ma cittadino americano . Insomma , da qualunque parte guardata e riguardata , la scoperta di questo gran cordone al preteso scienziato affarista Herz era e restava per tutti , in quel principio del '93 , un enigma strabiliante , inesplicabile ! Ma , al 17 di marzo di quell ' anno '93 , venne a piovere sull ' enigma una luce improvvisa . Il signor Imbert , liquidatore giudiziario della successione dei banchiere Giacomo Reinach , suicidatosi , come vedemmo , in seguito alle rivelazioni sul Panama e alla sua rovina morale e materiale , era venuto a sapere che alla vigilia della sua morte , il suicida aveva affidato ad un amico , il signor Carpentier , una busta contenente carte , da consegnarsi al di lui fratello , Oscar di Reinach - Cessac . Dietro invito del signor Imbert , Oscar Reinach si presentò infatti nello studio del medesimo , dove fece la consegna del piego ad esso liquidatore , in presenza del giudice di pace , assistito dal suo cancelliere , e dal signor Perard , notaio . Il piego non era suggellato : perciò il liquidatore si oppose che venisse esaminato , se non alla presenza della Commissione parlamentare d ' inchiesta intorno agli affari del Panama . La Commissione d ' inchiesta , avvertitane , delegò un de ' suoi membri , il deputato Depuy - Dutemps , ad assistere all ' esame . E questo ebbe luogo nel pomeriggio di venerdì diciassette marzo , alla presenza di tutte le dette persone . Prima di essere consegnate in piego aperto al signor Imbert tutte queste carte erano state copiate . Alla lettura delle medesime , fatta nello studio Imbert , apparvero le prove di un ricatto mostruoso , da cui venne la rovina e pare anche il suicidio di Reinach . Il suicida aveva consegnato nel piego la indicazione e i documenti di tutte le somme che il ricattatore e già suo socio d ' affari , Cornelio Herz , colla continua minaccia di deferirlo ai tribunali , aveva costretto il Reinach a pagargli nelle sue mani o a pagare a terzi per conto suo . Il primo documento del piego ne formava il riassunto ; e consisteva in un foglio recante la copia , o a dir meglio , il duplicato tutto di pugno del suicida , di una nota od elenco , diretto da lui , Reinach , ad Herz , e precisante l ' ammontare delle somme versategli in seguito ai diversi ricatti . In questo documento autografo che vedremo più sotto , e che fu , nel suo testo comunicato e pubblicato dal Journal des Débats , dal Temps , dal Rappel e da altri giornali , apparì il nome di Crispi per 50.000 lire , e annesse nel piego erano le lettere scambiate fra Crispi e Reinach , che a questa cifra si riferivano . Il Journal des Débats pubblicava tosto nel suo numero successivo del 18 marzo , facendone una scelta , il testo preciso di molti dei documenti del piego , telegrammi e lettere Herz - Reinach , beninteso di quelli soli che riguardavano il Panama e che avevano interesse per il pubblico francese . Ne usciva , in tutta la sua laidezza , la mostruosa figura morale dell ' Herz . Quelli dell ' affare Crispi , siccome non riguardanti cose francesi , il Débats li tralasciò e si limitò ad accennare che riferivansi " al conferimento fatto dal governo italiano a C . Herz del gran cordone dei santi Maurizio e Lazzaro . Era il signor Reinach che avendo fatto ottenere al suo terribile associato questo gran cordone , fu poi obbligato di pagare 50.000 franchi per ... spese di cancelleria . Ecco intanto il prospetto del signor Reinach ... ecc . " Appena giunta in Italia questa scoperta sbalorditiva , il signor Crispi , per parare il colpo , fece spedire dalla compiacente Stefani un telegramma circolare a tutti i giornali del seguente tenore : Il Rappel di Parigi afferma che fra le carte del barone di Reinach il nome dell ' onorevole Crispi figurerebbe per 50.000 lire . L ' on . Crispi è stato avvocato delle case Reinach di Parigi e di Francoforte , pei loro interessi in Italia , dal 1866 fino all ' epoca in cui assunse il potere . Nel febbraio 1891 il signor Jacques di Reinach pregò l ' onorevole Crispi di riprendere il suo ufficio e liquidò con lui gli onorari dovutigli fino al 1887 ( ! ! ! ) L ' on . Crispi è ancor oggi avvocato del barone Luciano de Reinach , figlio del defunto il quale ha proprietà immobiliari in Italia . Della decorazione Herz neanche una sillaba ! Tanto valeva non commettere lo sbaglio di confessare il pagamento ! Ma per corroborare la smentita , Francesco Crispi si fece intervistare dal suo uomo di fiducia , Alfredo Comandini , il quale telegrafò al Corriere della sera in questi termini : Appena conosciute le notizie del Rappel sui pretesi rapporti di Crispi col Reinach , interrogai l ' on . Crispi . Mi disse : " Ho già fatto precisare dalla Stefani come stanno le cose . Fui avvocato dei Reinach di Parigi e di Francoforte dal 1866 al 1877 . Andato ministro , chiusi lo studio sul serio , ermeticamente , non da burla , come hanno fatto altri . Ma tornato nel febbraio 1891 alla vita privata , Reinach mi mandò a chiedere se avrei ripreso il patrocinio dei suoi affari e risposi in modo affermativo . Allora fu che Reinach mi liquidò egli stesso i conti delle mie prestazioni passate , ed egli personalmente mi pagò con un vaglia del Banco di Napoli . La clientela del Reinach la ebbi per mezzo dei fratelli Weill - Schott coi quali sono anche in rapporto per ragioni professionali . Anche oggi sono avvocato del barone Luciano di Reinach , ufficiale dell ' esercito francese , figlio del defunto che ha beni in Italia . Questo è tutto " . Ancora da capo il " questo è tutto " ! Ma no che neppure adesso non era tutto ! perché proprio in quel mentre l ' Italia Reale di Torino del 19 marzo usciva con uno schiacciante riassunto di parecchie delle circostanze emerse dalle lettere Crispi - Reinach incluse nel piego . Annunziava cioè l ' Italia Reale , in una lettera da Parigi , colla sigla Y.C. : Dai documenti comunicati venerdì dal signor liquidatore Imbert al signor Dupuy Dutemps risulta : che il barone Giacomo Reinach , il 19 gennaio '91 aveva pregato il suo amministratore a Roma cav . Filippo Palomba , capo sezione al ministero di grazia e giustizia , di adoprarsi a che venisse accordato il gran cordone a Cornelius Herz ; che il Palomba rispose promettendo che avrebbe mandato il fratel suo , avvocato Palomba , dal ministro Miceli ; che con lettera successiva il Palomba dichiarava esser meglio dirigersi direttamente a Crispi ; e che da qui cominciava il carteggio con Crispi , con una lettera di Reinach , scongiurantelo a ottenergli per la sua quiete morale e materiale , la decorazione in parola . Infine l ' Italia Reale pubblicava un estratto della lettera Reinach , accompagnante il 24 marzo 50.000 franchi a Crispi , nonché la lettera di Crispi accusantene ricevuta . Ecco giunto finalmente , non è vero ? , il momento pel signor Crispi e per la sua Riforma di difendersi ! Eccolo giunto il momento di dare una risposta stritolante , di quelle che dà e sa dare ogni galantuomo , quando si trova faccia faccia colla calunnia ! La Riforma - cioè Crispi - ( nel n . 82 del 22-23 marzo 1893 ) risponde che " tutto questo è una vile menzogna come tutti possono scorgere a prima vista , confrontando i pretesi fatti e le pretese lettere con le date " . E per prova che tutto questo è una vile menzogna , la Riforma ... , confuta le date ? ohibò ; confuta le lettere ? ohibò ! Per tutta prova la Riforma - cioè Crispi - oppone questo argomento unico , schiacciante : " E fatto accertato e notorio che fu l ' onorevole Crispi stesso a non dar corso al decreto per la decorazione di Herz " . È chiaro ? Per essere più chiaro ancora , il Crispi in persona , al Comandini ripete formalmente e conferma che " il decreto fu lacerato da lui Crispi , mentre era ancora ministro dimissionario " . Ebbene , quest ' unico schiacciante argomento , scelto fra tutti , per prima e sola risposta , questo fatto accertato e notorio era - come oggi tutti sappiamo essere cosa notoria e accertata , - era una solenne , sfacciata menzogna . E siccome di ciò la prova limpida , irrefragabile il lettore la troverà più avanti , qui domando ad ogni magistrato , ad ogni onest ' uomo , se avrei o non avrei il diritto di limitarmi a questa prova unica - e convinto il signor Crispi di avere mentito anche qui - come già aveva mentito ( e s ' è visto ) nelle interviste antecedenti - dispensarmi , pel giudizio , da ogni indagine ulteriore - come se ne dispensa il pretore che coglie in falso il ladruncolo alla sua prima risposta . Ma ho promesso di abbondare sino allo scrupolo e , siccome le menzogne abbondano , la promessa manteniamola . E fermiamoci alla confessione preziosa , strappata coi denti , del ricevimento delle 50.000 lire ( oro vero francese ) , per ammirare la spiegazione bugiarda che il signor Crispi ha tentato di darne . Evidentemente il signor Crispi qui è stato di una inabilità affatto unica , come accade a coloro che si impigliano nelle proprie bugie . Se la scoperta del piego Reinach e l ' impressione che destò non lo avessero colto alla sprovvista , mai egli si sarebbe lasciata , nel primo sbalordi mento , sfuggire la confessione che il pagamento esisteva , perché avrebbe capito che la spiegazione non reggeva all ' esame , ed era provata bugiarda . Una volta appigliatosi al disperato partito di chiamar tutto menzogna , meglio valeva negar il pagamento , che inventare la bubbola degli onorari di Reinach ... arretrati del 1887 ! Lasciamo andare che non vi è un cane in Italia , a cui far credere che Francesco Crispi del quale le consuetudini avvocatesche e i bisogni continui , sitibondi di danaro , sono noti , attendesse fino al marzo 1891 per farsi liquidare da Reinach le sue competenze ... del 1887 . Lasciamo andare che da tutti i conti dell ' amministrazione Reinach risulta escluso il più piccolo debito , la più piccola pendenza aperta con Crispi per onorari vecchi di causa dovutigli . Che era ed è notorio a Parigi e in Francia e in Italia e dovunque , che il banchiere Giacomo Reinach non era l ' uomo da far sospirare quattro anni e mezzo ai suoi avvocati gli onorari ; anzi era splendido in queste cose ; che il signor Crispi non ha mai saputo dire quali furono queste cause , e nel 1887 qui in Roma di cause civili del Reinach se ne trova una sola , e , neanche a farlo apposta il Crispi ! - come avvocato non figura in essa un cavolo , o meglio , può dirsi , vi figurava in senso precisamente inverso ; poiché è una causa risoluta per sentenza arbitrale degli arbitri commendatore Capone , già presidente d ' appello , comm . Caccia , direttore della Corte dei Conti , e senatore Augusto Pierantoni , a favore di Reinach contro il suo avversario ... il sig . Pinelli , intimo e alter ego di Crispi ( oggi suo capo di gabinetto ) , condannato dagli arbitri a rigurgitare e restituire al Reinach molte migliaia di lire onestamente tenutesi ; ma dopo tutto questo , abbiamo anche la prova precisa , palmare , che le 50.000 lire - su cui non è più questione , perché dal Crispi confessate - si riferivano ad Herz - ossia alla sua decorazione e a nessun ' altri e a nient ' altro . [...] Il signor Crispi , il quale non ha maggior rispetto dei morti che dei vivi , non pensa che vi è un ' ora terribile e sacra in cui l ' uomo ha diritto di essere creduto : ed è quella in cui , faccia a faccia colla morte , spontaneamente cercata , l ' uomo dice addio alla terra e rivela il segreto che gli stava sull ' anima . In quell ' ora anche un banchiere che preferisce la morte al disonore , ha più diritto certamente a esser creduto di un uomo politico che ha nel suo passivo documenti falsi e testimonianze false ! E il barone Giacomo di Reinach , di cui Francesco Crispi afferma e si onora di essere stato l ' avvocato , come di esserlo tuttora del figlio suo , il barone di Reinach , avrebbe la vigilia della sua morte inventato contro il suo avvocato difensore la perfidia infernale di distrarre dalle centinaia di migliaia di lire da lui spese in cause , proprio queste sole 50.000 lire , per farle comparire , esse sole , di compendio di uno affaraccio per Herz , e di un ricatto anziché di onesti onorari ; e ciò per il solo gusto di infamare il suo proprio avvocato nell ' andarsene all ' altro mondo ! E Francesco Crispi , calunniato a quel modo come avvocato del padre , avrebbe voluto esserlo ancora del figlio ! Eh via , rispettiamo i morti , e la testimonianza suprema di chi sta in faccia alla morte . La parola è al suicida - a Giacomo di Reinach . Il foglio grande autografo , da lui scritto la vigilia della morte , ( duplicato della nota mandata ad Herz ) , annesso come indice agli altri documenti , letto il 17 marzo nello studio del liquidatore Imbert , alla presenza dello stesso fratello del defunto , del deputato dell ' inchiesta Dupuy - Dutemps , del notaio Perard , del giudice di pace e del suo cancelliere - consegnato quel dì stesso alla pubblicità nel suo testo autentico integrale , su cui non è più questione , e depositato presso il magistrato - reca in testa di tutto pugno del suicida , come tutto il rimanente , questa scritta : Somme consegnate da me a Herz in conseguenza del suo ricatto . Vale a dire , che le cifre di questo elenco riguardano unicamente Cornelius Herz . È chiaro ? Ecco il documento autografo nella sua integrità . Sommes rémises par moi à Herz par suite de son chantage . Vos billets .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. fr . 3,039,000 Schwob .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 319,000 Donon .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... ... " 150,000 Venise .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... ... " 5,000 Francfort .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... " 30,000 John Reinach .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... ... " 240,000 Chabert .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 150,000 Versements à vous .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 670,000 Chèques .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 2,765,475 id . .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... " 150,000 id . .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 23,700 Panama .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 1,250,000 Chez Rotschild .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 250,000 300 actions electricité .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 150,000 Le 30 décembre 1890 .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 775,000 Le 1 févriér 1891 .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 30,000 Le 9 févriér l89l .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... ... " 30,000 Le 26 févriérl89l .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... ... " 75,000 Le 12 mars ( Nice ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... ... " 15,000 Le 24 mars 1891 ( Crispi ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 50,000 Le 3 avril 1891 ( par Chabert ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 135,000 Le 6 juin 1891 ( par Chabert ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 50,000 Le 9 juin 1891 ( envoi a Berlin ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... " 50,000 Le 2 juillet 1891 ( envoi a Francfort ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 253,000 Le 1 octobre 1891 .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 350,000 Le 20 décembre 1891 ( Londres ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 50,000 Le 1 juillet - 1 septembre 1892 .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 125,000 Fr . 11,190,175 E fra tanti documenti che la Riforma pubblicò , questo si è ben guardata dal pubblicarlo ! E contro questo documento , contro la dichiarazione solenne del morto , che esso reca in fronte , il signor Crispi ha il coraggio di venirci ancora a parlare ... di onorari ! Mettiamoci in conto quest ' altra menzogna e andiamo avanti . C ' è ancora bisogno di aggiungere che i documenti del piego giustificanti le cifre specificate dal suicida in quel foglio - indice , si riferivano ad esse e non ad altro ? Che il suicida non poteva , né aveva nessuna ragion di commettere verso il suo avvocato e difensore da tanti anni , e col quale risulta , dalle stesse difese del Crispi , esser stato fino all ' ultimo in rapporti eccellenti - di commettere , dico , quest ' altra infamia diabolica di includere nel piego , inteso a dimostrare il ricatto di Herz , e intestato come tale , le lettere scambiate con Crispi sui terreni di Prato di Castello o su altre sue cause civili ? Or mentre la Riforma smaniava a chiamar turpe menzogna la scoperta avvenuta nello studio Imbert , e il signor Crispi , ridotto a confessare le 50.000 , inventava la scappatoia degli onorari , ecco cascare addosso all ' uno e all ' altra un ' altra rivelazione di Y , il corrispondente dell ' Italia Reale . Y ( sigla del signor E.B. che alla cortesia di un famigliare di Reinach doveva di aver potuto vedere e trascrivere i documenti del piego - e perciò poté accennare anche al colore ed al sesto dei foglietti gialli ) scriveva da Parigi all ' Italia Reale : La notizia trasmessavi è grave , ma rigorosamente esatta . Parte dei documenti mi fu posta sotto gli occhi . Il telegramma di Crispi : " Venite qui appena potrete " e la letterina di ricevuta li ho avuti in mano . La frase " da noi " la lessi , alla sfuggita , in una lettera che cominciava : " Non so come facciate voi repubblicani ; ma da noi monarchici le cose vanno più adagio " . E che Y fosse ne ' suoi ragguagli esattissimo , ne dié prova la Riforma di pochi giorni dopo , del 29 , pubblicando , costretta , la lettera del 25 luglio '90 sui repubblicani e monarchici , che comincia precisamente in quel senso ! Contemporaneamente , a Parigi , il Journal des Débats che aveva da fonte diretta avuto e pubblicato il testo dei documenti del piego riferentesi al Panama , pubblicava nel numero del 24 marzo sera anche il testo , tradotto in francese , della famosa lettera del 24 marzo , accompagnante l ' invio delle 50.000 . Il testo era il seguente : Caro Crispi , eccovi le 50.000 lire di cui farete l ' uso convenuto . Insisto di nuovo presso di voi che vorrete finire questa faccenda al più presto , perché ne ho bisogno assolutamente per i miei affari . Se fosse necessario , farei un nuovo viaggio , se me lo domandaste . Vogliate spedirmi una ricevuta per mia quiete . Credetemi con stima ed affezione Vostro GIACOMO REINACH E la ricevuta di cui è qui cenno , era stata già pubblicata dall ' Italia in questi precisi termini : Caro Jacques , ho ricevuto la fav . v . col noto documento . Mi metto subito all ' opera e spero che riusciremo presto . Credetemi vostro CRISPI Or rilevando la frase della lettera Reinach " di cui farete l ' uso convenuto " il grave Débats metteva già a posto la storiella allegra degli onorarii , con questa semplice osservazione di buon senso : " Dunque il danaro sarebbe stato versato , non in vista di risultato ottenuto , ma in vista di un risultato a ottenere ... " La pubblicazione del Débats della lettera Reinach ( già data , in sunto fedele , dall ' Italia Reale cinque giorni prima ) fu un fulmine per la povera Riforma . Aveva strillato che i documenti dell ' Italia erano una turpe menzogna clericale , che erano " documenti immaginari falsi o travisati " ( Riforma 26 marzo ) ; e ahimè , come fare a ripeterlo per il grave serissimo Débats , che avendo pubblicato sei dì innanzi , il 18 , il testo riconosciuto esattissimo degli altri documenti del piego , aveva benevolmente omesso quelli di Crispi , e non potea credersi che , pubblicandone ora uno , commettesse per lui solo la eccezione di inventarlo ? Di questa lettera l ' Italia Reale quello stesso giorno rivelava esistere la ricevuta dell ' ufficio postale di Parigi , così come il Figaro il mese scorso la pubblicò col fac - simile autentico sott ' occhio . La bugia di Crispi nell ' intervista Comandini ( vedi sopra ) di avere avute cioè le 50.000 personalmente dal Reinach in Roma ne restava letteralmente stritolata . Difatti , per confessione della Riforma , ( numero 29 marzo '93 ) il Reinach era stato a Roma il 5 marzo , e il Reinach accenna appunto a quel viaggio nel dichiararsi pronto a farne un altro , mentre invia le 50.000 lire il 24 , data su cui non rimane dubbio , perché il prospetto del suicida , documento acquisito , la certifica . La Riforma ( così prodiga di documenti ! ) questa volta non solo si guardò pudicamente dal riprodurre la lettera Reinach , pubblicata dal Débats , ma nel dispetto di esser messa al muro , non potendo adesso più attaccare la lettera ... attaccò il morto che l ' aveva scritta ! State attenti e divertitevi . Ai 19 di marzo ( Riforma n . 78 , dispaccio alla Stefani , intervista Crispi - Comandini ) , tutto è bugia e Reinach è un cliente di cui Crispi vanta la clientela ; ai 22 di marzo ( Riforma n . 82 ) tutto è vile menzogna " e tutte le lettere sono lettere pretese ... " ; ma ai 28 marzo ( Riforma n . 88 ) , uscita la lettera del Débats , l ' organo dell ' avvocato di Reinach accusa il povero morto di aver ricorso a " un artifizio per dissimulare le sue appropriazioni " ( già ! in una nota di undici milioni e 200.000 gli occorrevano proprio , per dissimularle , quelle misere cinquantamila ! ! ! ) ; e loiolescamente insinua che un tale artifizio " spiegherebbe - se esiste - la lettera che fu riprodotta dal Journal des Débats ! " Vi raccomando la bellezza di quel tardivo ... : Se esiste ! Povero Reinach ! Che cosa ti valse essere stato cliente di Crispi per tanti anni ! Che cosa ti valse l ' avergli liquidato onorari da principe ! e conservato la clientela nel figlio ? Ecco , appena morendo una tua riga lo disturba , il tuo difensore ti denunzia calunniatore e ladro , e sputa sulla tua tomba . Ma ahimè ! dopo insultato il morto , siccome intanto la sua lettera rimane , la povera Riforma si prova a confutarlo . Meno male ! Vediamo la confutazione . E sapete in che consiste ? Nel puro e semplice telegramma di Crispi del 18 marzo alla Stefani che inventava la frottola degli onorari antichi ! E oggi ; dopo altri due anni ! la povera Riforma è rimasta ancora lì ! e nel suo numero del l ° giugno corrente , per difendersi e smentirmi , ricorre da capo ... al telegramma della Stefani ... ma la lettera del 24 marzo , di Reinach a Crispi , che accompagnava le 50.000 , meno male , adesso non è più una bugia ! adesso non la si nega più ! Al contrario , adesso è lei , la Riforma , che la invoca , per dimostrare che recando essa la data del 24 marzo ... " è posteriore all ' uscita di Crispi dal governo " e che in essa " non parlavasi di onorificenza per Herz " , ma si diceva soltanto " Spero che vi metterete subito all ' opera " . ( Riforma l ° giugno 1895 ) . Quale opera , di grazia , Riforma cara ? Se non hai altra difesa , povera Riforma , la tua causa è perduta ! Che la lettera Reinach del 24 marzo accompagnante le 50.000 ( e son teco d ' accordo , o povera Riforma ! , che era posteriore di due mesi e mezzo all ' uscita di Crispi dal governo - ma in ciò sta il brutto , come avanti vedrai ) - che la lettera Reinach concernesse , come l ' altre del piego , il signor Herz , ergo il suo cordone , - e niente altro che lui , e niente altro che questo non solo s ' è visto dal prospetto di pugno del Reinach , perché lettera e cifra stanno unite insieme : ma sappiamo dal relatore della Commissione parlamentare francese d ' inchiesta sul Panama , che assistette alla lettura dei documenti , e alla Commissione ne riferì : vale a dire , dall ' onorevole deputato Dupuy - Dutemps , oggi ministro dei lavori pubblici di Francia . È evidente che il relatore , avendo tetto le lettere Reinach - Crispi del piego , poté ben farsi un ' idea chiara ed esatta di quello che esse riguardavano . Il deputato , ora ministro , Dupuy - Dutemps ? sento chiedermi . Eh già , proprio lui ! Non lo dicevo nella lettera dello scorso dicembre , che era doloroso e mortificante che in mano di membri di un governo straniero stessero elementi di giudizio sull ' onore del capo del Governo d ' Italia ? Lo so bene , mia povera Riforma , che su questo che t ' impensieriva , avevi da ultimo messo il cuore in quiete . E , son pochi giorni , nel dirmi un sacco di vituperi , ti stropicciavi le mani annunziando tutta lieta ( Riforma 7 corr . ) che il deputato Millevoye aveva chiesto alla Presidenza della Camera francese un sunto od estratto del verbale d ' inchiesta riguardante Reinach , ma che avendo la Camera deciso di non pubblicare l ' inchiesta , la domanda non è stata accolta . Ebbene , cara Riforma , Millevoye per me non s ' è affatto incomodato : se però non ti dispiace , quel verbale io ce l ' ho lo stesso . [...j Messa al muro , come già vedemmo , dalla pubblicazione del Débats della lettera del 24 marzo , la povera Riforma , quando tentò non più di smentirla , ma di spiegarla , capì che la spiegazione andava poco ; e si aiutò tirando fuori due lettere di Crispi a Reinach , una del 25 luglio 1890 , l ' altra del 4 maggio 1891 , che messe lì insieme , a vederle , in chi nient ' altro ne sappia , potrebbero fare un effettone . Nella prima infatti il Crispi , sollecitato da Reinach per il cordone mette avanti scrupoli e difficoltà , e mostra voler andare coi piè di piombo ; nell ' altra , di 10 mesi dopo , prega il Reinach di non più insistere , perché le informazioni sull ' Herz non son più quelle di prima , e insomma dice di non seccarlo più . Se tutta la storia fosse lì , verrebbe voglia di dire : che ministro scrupoloso ! Ma questo si chiama cambiar le carte in mano , ed io devo castigare il baro . [...] Dunque , ai 25 di luglio 1890 , sollecitato per il cordone , Crispi , presidente del Consiglio e ministro degli esteri , rispondeva così : Roma , 25 luglio 1890 Caro Reinach , ho le vostre del 22 cadente . Io non so come procedano le cose costì . Ma noi , poveri monarchici , abbiamo norme che dobbiamo osservare . Quando si propone una decorazione mauriziana , bisogna mandare al Gran Magistero una nota nella quale devono essere indicati i meriti del decorando , e i servizi prestati al paese . Per gli stranieri si supplisce con una lettera del ministro italiano residente nel paese in cui è il decorando . Per la Corona , basta la proposta del ministro al re . Il ministro è giudice dei meriti . Il vostro raccomandato ci renderà dei servizi , non ne dubito . Rimettiamo l ' affare al tempo in cui i servizi saranno resi . Vostro aff.mo F . CRISPI E i fogli di Crispi , in coro , a portar questa lettera in trionfo ! Deh , in che luce diversa questa lettera appare , sol che le si aggiunga la storia vera ! Dunque io affermo subito che la lettera 25 luglio , dove il ministro Crispi per il gran cordone di Herz affaccia al suo amico Reinach tante difficoltà e fa le mostre che occorrano tanti requisiti , questa lettera , che pare così bella , diventa una lettera brutta e sporca e puzza lontano di artificio per coprirsi le spalle pensando il come le difficoltà poi scomparvero e il come i requisiti poi furono trovati ! Diventa brutta , se si pensa che il Ressmann , richiesto appunto in quella state di dare a Roma informazioni sull ' Herz , garbatamente se ne schivò , perché fiutava che le si amavano buone , e sapeva i pasticci e i vincoli , tutt ' altro che belli , d ' interesse , che legavano l ' Herz coll ' ambasciatore titolare Menabrea . Diventa sporca , se si pensa che questo riserbo significante del Ressmann avrebbe dovuto bastare a porre sull ' avviso chi avesse voluto intendere : e che il domandare informazioni sopra l ' Herz a Menabrea era , per un ministro degli esteri che si rispetta e per una persona delicata , la cosa più indelicata del mondo . Non occorre essere un grand ' uomo di Stato né un ministro di prim ' ordine - basta l ' abbicì del mestiere - per sapere che in un ministro degli esteri non è ammessa , né lecita la ignoranza delle situazioni personali dei propri ambasciatori nelle sedi ove rappresentano , al cospetto dell ' estero , l ' onore della nazione . Ma oltre che il ministro non avea diritto di ignorarlo , ( e meno fra tutti il Crispi già entrato in rapporto d ' amicizia coll ' Herz per la presentazione laudatoria fattane dallo stesso Menabrea alla sua signora , a Carlsbad , fin dal 12 agosto 1888 ) - era notorio che l ' ambasciatore Menabrea pur troppo avea contratto vincoli stretti e disdicevoli di interesse coll ' Herz , il quale avea preso il di lui figlio come impiegato presso di sé , a lire 1000 al mese , cioè a uno stipendio molto superiore ai suoi meriti , e aveva da lui stesso , Menabrea , quando questi ebbe bisogno di danaro , comperato per una somma elevatissima un villino presso Aix les Bains - villino che il Menabrea non avea più diritto di vendere ( e siccome si tratta di una causa niente bella che fece chiasso e si trascinò pei tribunali , e che non entra nel mio tema , passo oltre ; solo informerò il signor Crispi che precisamente in quel villino Cornelio Herz si è vantato di essersi trovato più di una volta con lui ) . E i vincoli che tenevano il Menabrea alla stretta dipendenza dell ' Herz erano tali che questi s ' era già valso di lui per ottenere un ' onorificenza nella legion d ' onore ! Rivolgersi al Menabrea in condizioni simili per chiedere - a lui ! - le notizie sul decorando e sui meriti , era non solo , lo si vede , una brutta commedia e una solenne sconvenienza , ma era un mettere senza scrupolo il Menabrea nel più penoso conflitto di coscienza tra gli obblighi del suo ufficio e i suoi obblighi personali di gratitudine ! Ah , come qui si sentono i metodi della casa ! Eppure qui io debbo dire una parola in difesa del Menabrea - e a me , deputato , il pronunciarla è dovere - perché il cinico crudele aggrapparsi delle difese crispine al Menabrea stava per costringere me a chiedere in pubblico severo conto della condotta di quest ' ultimo . È vero ! il Menabrea vecchio soldato , devoto al re e al suo paese , benemerito per servigi antichi , illustre nell ' armi e nella scienza , fu a Parigi sopraffatto pur egli dal contagio che semina tante rovine morali , ed ebbe la disgrazia di mettersi in urto coi rigidi doveri della sua posizione e del suo nome . Venuti a galla gli scandali del Panama e il nome dell ' Herz , il Menabrea , cavaliere dell ' Annunziata , il capo d ' anno '93 non comparve ai ricevimenti in Quirinale . Ma nella sua anima di soldato , la lotta , a cui disgrazie domestiche contribuirono , dovette essere dolorosa : e messo alle strette da Crispi a dover riferire su di Herz , davanti alla indelicata richiesta - non poté dimenticarsi interamente di essere soldato , gentiluomo ed ambasciatore italiano . Cercò di conciliare meglio che poté la gratitudine ... colla coscienza : fece nel suo rapporto l ' elogio dei pretesi meriti dell ' Herz come scienziato - ( ed è la parte del rapporto invocata da Crispi a propria scusa ) - ma poi lo vinse lo scrupolo e fece le riserve sull ' uomo . Ed è la parte di Crispi messa in tacere ! Dopo gli elogi , faceva intendere nel suo rapporto il Menebrea ad un dipresso , che siccome , non di meno trattavasi di un uomo , la cui posizione e la cui vita erano tanto enigmatiche , da vederlo un giorno vendere i mobili per vivere o per pagare debiti plateali , un altro giorno tutto d ' un tratto maneggiar milioni , non osava pronunciarsi per una così alta onorificenza italiana ! Questo faceva intendere nel suo rapporto il Menabrea - e non aggiungo commenti - perché ogni commento guasta . Oserebbe il signor Crispi di negarlo ? La mia risposta è semplice : fuori il rapporto Menabrea ! Io sfido il signor Crispi a produrlo , il rapporto Menabrea ! - egli non deve avere , per Dio , difficoltà a produrlo - egli che in febbraio 1891 , lasciando la Consulta , se l ' era prudentemente asportato - e , non più ministro , in quel marzo '91 e ancora due anni dopo , lo conservava amorosamente nel suo cassetto ( a proposito di sottrazione di documenti d ' ufficio ! ! ! ) per darne da leggere i brani che gli accomodavano , a chi veniva per altissimo ordine a reclamargli la restituzione della copia del decreto ; per darli da leggere due anni appresso , quando in marzo '93 il brutto affare venne scoperto , ai giornalisti di cui invocava le difese ! Lo sfido , ripeto , il signor Crispi , a produrlo quel rapporto Menabrea , a darlo da leggere intero , - non come lo ha mostrato al giornalista Mantegazza - e se non vuol darlo da leggere a me , a darlo ai primi cinque gentiluomini che gli indicherò ! E a chi darà egli ad intendere che in quel momento in cui l ' Italia Reale aveva stritolato le sue bugie , lo aveva stritolato sotto i documenti , al punto da costringere la Tribuna a dichiarare ormai necessario un processo per far luce - in quel momento in cui era ridotto per ultimo scampo a metter fuori le due misere lettere sue del 25 luglio e del 4 maggio , ( che appunto perché sue provavan nulla ) , egli avrebbe rinunziato a metter fuori il rapporto Menabrea , il solo che poteva sembrare giustificarlo ! il solo che in quel momento sarebbe bastato per tutti ! A chi darà egli ad intendere ch ' ei abbia fatto per abnegazione patriottica ! e che solo per questo se la cavasse mostrandolo - e sol nella parte che tornavagli - a un giornalista , di soppiatto , perché in pubblico gli facesse da compare e attestasse d ' averlo coi proprii occhi veduto ! Dunque - fuori il rapporto ! ma siccome in verità io vi predico che il signor Crispi da questo orecchio non ci sente - voi avete capito senz ' altro che io parlo colla sicurezza precisa di quello che dico ; ed è una vera disgrazia per il signor Crispi che il rapporto contenga quella schiacciante riserva - la quale bastava da sola a rendere la decorazione impossibile . E quindi è solo ad abbondanza che dalla lettera del l ° maggio scorso contenente le dichiarazioni di un eminente ed informatissimo uomo politico francese - il quale fu avvocato di Herz nella sua lunga causa con Rothschild e nelle sue vertenze con Reinach , riproduco quest ' altro passo testuale : " Herz , per causa della decorazione , si guastò in seguito con Menabrea , avendo appreso che egli - richiesto da Roma di informazioni - aveva mandato una relazione contenente riserve " . Le riserve da Crispi soppresse ! Ma seguitemi , che il bello , ossia il brutto , viene poi . La riserva del rapporto Menabrea era tanto eloquente che per tutta quella state del '90 , e per tutto il resto di quell ' anno , la domanda di decorazione fu messa da parte , a dormire ! Ma il povero Reinach aveva il vampiro Herz alle costole , aveva bisogno di ottenergli la decorazione per placarlo , ed eccolo , ai 19 gennaio '91 , rivolgersi al suo amministratore in Roma , perché a qualunque costo gli si ottenga il cordone . E il suo carteggio con Crispi per l ' affare ricomincia . Vien voglia di esclamare : quel Reinach ! che faccia di bronzo ! Aver il coraggio di rivolgersi per un favore di quella fatta ad un uomo da lui trattato con tanta disinvoltura , e che da ben quattro anni aspettava ancora ( a sentir Crispi ! ) gli onorari arretrati dovutigli ! e onorari di cinquantamila lire ! Ora sì ch ' era il momento di vendicarsi di un debitore così moroso ! e tirar fuori quella tal riserva prudente del rapporto Menabrea ! Ma il signor Crispi era in vena di perdonare ; ai suoi onorari neanche ci pensava , e la pratica di Reinach lo trova d ' una amabilità , di una arrendevolezza affatto meravigliose , strabilianti nell ' uomo che ai 25 luglio dell ' anno prima aveva bisogno di tante informazioni ! Le informazioni - non occorre dirlo , erano e restavano ancora quelle - sempre quelle del rapporto Menabrea . Quello stesso rapporto che aveva fatto mettere la pratica a dormire ! E nessun ' altra di nuova ? Nessun ' altra ! Tanto vero che per giustificarsi , dopo , a cose scoperte , tirò fuori , sempre dal suo cassetto di studio di via Gregoriana , quel rapporto unico e solo ! Sgraziatamente , quando meno il pensava , vale a dire , quando appena la pratica era ripresa , le sante memorie piombavano su lui e lo rovesciavano dal potere . Rassegnate le dimissioni , Crispi stette provvisoriamente in carica a tutto l'8 gennaio , per il solito mantenimento dell ' ordine e per il disbrigo degli affari ordinari urgenti . Il 9 febbraio Di Rudinì assunse l ' ufficio . Due giorni innanzi , il 7 mattina , ebbe , come ministro provvisorio , l ' ultima udienza reale , per la firma degli ultimi decreti . Proprio in quell ' ultima udienza perché l ' ultimo atto del grande Ministero fosse degno di tutta la sua vita - proprio fra gli ultimi decreti il Crispi presentava alla firma reale la onorificenza del gran Cordone di San Maurizio e Lazzaro d ' Italia per Cornelio Herz ! Poteva la Corona in quel momento rifiutarvisi , qualunque fossero le riluttanze istintive ? No . Non si poteva , per un sentimento di cordialità e cortesia ben naturale , dir no in una udienza di congedo ad un primo ministro che affacciava le ragioni del rapporto Menabrea , meno quell ' unica taciuta , e che presentava il decreto come un servizio al paese ! - l ' ultimo , dopo tanti , ch ' egli , pur nell ' andarsene , rendeva alla patria ingrata ; e il servizio consisteva in ciò : che quella onorificenza altissima era desiderata , domandata da Freycinet , allora presidente del Consiglio dei ministri di Francia , e che quindi era una cortesia personale al capo del governo francese , la quale poteva contribuire a migliorare in un momento difficile i nostri rapporti colla Francia e diminuire per noi i danni della tensione fra i due paesi ! E questa ragione - diciamolo subito - questa bugia con cui si vinsero gli ultimi scrupoli e le esitanze della Corona - che cioè la decorazione era un servizio al paese , perché desiderata e richiesta da Freycinet - fu poi risfoderata , ma in forma umoristicamente più timida , dal Crispi stesso nella Riforma , nella ultima miserevole risposta in ritirata , davanti agli attacchi dell ' Italia Rea / e ! State a sentire : ( Riforma 29 marzo 1893 ) . A nessuno può destar meraviglia il fatto che un ministro italiano , accusato come era l ' on . Crispi di francofobia , non si rifiutasse recisamente e immediatamente di accordare una onorificenza ad un uomo che notoriamente era in intimi rapporti coi governanti e gli altri principali uomini politici francesi , che dallo stesso governo francese era stato insignito di un ' alta onorificenza nella Legion d ' onore : e quando avea motivo di ritenere che , acconsentendo , avrebbe fatto cosa gradita a quei governanti . Avea motivo di ritenere ! non potea rifiutarsi recisamente ! quanta modestia improvvisa di frasi ! Ma no , on . Crispi ! voi avete fatto assai di più che non rifiutarvi recisamente ! Avete preso la cosa tanto a petto , che questa volta non badaste più ai requisiti che ci volevano , questa volta vi tornò buono il vecchio rapporto del Menabrea e del " motivo a ritenere " avete fatto di punto in bianco un desiderio di Freycinet , e per contentarlo - proprio voi , che nella lettera 25 luglio affacciavate tanti ostacoli - avete pensato bene di saltar via degli ostacoli il più grosso , presentando il decreto di onorificenza alla firma , a insaputa o meglio di nascosto del Consiglio dell ' Ordine , il cui previo avviso è prescritto per questi decreti : ma al Consiglio dell ' Ordine si sarebbe dovuto presentare la domanda di Freycinet , si sarebbe dovuto presentare , non monco , il rapporto di Menabrea . Evidentemente era più spiccio cogliere di sorpresa la Corona ! E per fare tutto questo , per conferire ad un affarista straniero di quella risma una altissima onorificenza italiana , rifiutata a senatori , a generali italiani , per far senza persino del Consiglio dell ' Ordine , per sorprendere la buona fede del re , si sceglie di straforo l ' ultima udienza di congedo , approfittando , diciamo la parola " abusando " dell ' ufficio provvisoriamente tenuto pel mantenimento dell ' ordine e pel disbrigo degli affari ordinari ! Altro che gli scrupoli della lettera 25 luglio '90 ! Meno male che di questo , quando in ombra lo accennai , persino l ' Opinione si scandalizzò ! Ma andiamo avanti che il bello , ossia il brutto , viene poi . Le bugie , dice il proverbio , hanno le gambe corte . E siccome si dava la combinazione che il Ressmann ( povero Ressmann , l ' hai pagata cara ! ) quei giorni si trovasse in Roma , la bugia naturalmente fu subito scoperta . Poiché il Ressmann , per desiderio della Corona interrogato , udito appena del decreto firmato , da uomo onesto , non nascose il suo stupore , sia per la cattiva fama di cui l ' Herz risultavagli circondato , sia per la assoluta sua incredulità riguardo alla storiella spacciata dal Crispi alla Corona , che si trattasse di un desiderio di Freycinet . Appunto in questa circostanza il Ressmann rammentò che , non per niente , l ' anno prima , sapendo i rapporti di Herz col suo principale Menabrea , si era schivato dal rispondere ad una domanda di informazioni . Ad ogni modo - ad abbondanza di scrupoli - promise che a Parigi , ove subito tornava , avrebbe appurato il fatto di Freycinet . ( Il Ressmann è vivo : è gentiluomo . Mi smentisca se io mento ) . Frattanto queste prime gravissime impressioni del Ressmann , non potevano non far grave senso in chi avea consentito la firma sulla fede del motivo addottogli e per alta cortesia verso un ministro dimissionario . Qualunque sia il giudizio sulle decorazioni , non può piacere a nessun capo di Stato il sapere che una delle più alte onorificenze a cui si legano , oltre i confini , il nome nazionale e il prestigio del proprio paese , sia il frutto di un inganno e fregi il petto di uno straniero di mala fama . Fu altissimo desiderio che , ad ogni buon fine e in attesa delle informazioni ulteriori che sarebbero giunte da Parigi , venisse per intanto tenuta in sospeso la registrazione del decreto , non che il rilascio della copia all ' interessato . È notorio difatti che per tutte queste pratiche burocratiche non occorrono ordinariamente mai meno di una quindicina di giorni e anche più . Ma era destino che si andasse di sorpresa in sorpresa . La persona incaricata di eseguir l ' alto ordine , va da Domenico Berti e trova , con suo stupore ... che , per sospendere , è troppo tardi . Che cosa era avvenuto ? Una cosa semplicissima : quella mattina stessa del 7 febbraio , appena uscito dalla udienza di congedo reale , colla stessa carrozza che già attendevalo , senza perdere un minuto , Francesco Crispi era andato dritto dritto dal Quirinale al Magistero degli Ordini , era piombato come una saetta , povero Berti , e , messogli il decreto firmato sotto il naso , ne aveva reclamata la registrazione immediata e il rilascio della copia in giornata . Tutto ciò per una nomina tenuta nascosta al Consiglio dell ' Ordine , ottenuta con una bugia e in base ad un rapporto bugiardamente mutilato . Altro che gli scrupoli meticolosi e lo andare col piè di piombo della lettera del 25 luglio ! Il Berti ebbe un bel protestare che non era possibile , che ci volevano al solito una quindicina di giorni , che , anche a far prestissimo , parecchi dì abbisognavano : Francesco Crispi non intendeva ragioni . Voleva ad ogni costo in giornata registrazione e copia per l ' interessato , e Domenico Berti chinò la testa promettendogli che in giornata l ' avrebbe . E così fu . E qui , ad illustrare la buona fede del signor Crispi , ritorna edificante il confronto fra la prima audace smentita della Riforma e quella di poi , quando le lettere dell ' Italia Reale l ' obbligarono a ringoiarsela . Al 23 marzo 1893 la Riforma stampava esser tutta una vile menzogna ed " essere fatto notorio ed accertato che fu l ' on . Crispi stesso a non dar corso ( ! ) alla decorazione di Herz " . Al 29 marzo , sei giorni dopo , messa al muro , confessava pudicamente : " Fece l ' on . Crispi , negli ultimi giorni del suo ministero , firmare il decreto , la cui copia gli fu trasmessa il 6 febbraio " . Oh pudica Riforma ! Ti vergogni tanto di dir chiaro che tutto avvenne , decreto e consegna , in un giorno solo e medesimo , tanta era la furia di tuo zio ! e che la copia " che gli fu trasmessa " fu il Crispi in persona a pretenderla , appena avuta la firma in tasca e che quel dì 7 il suo ministero ( ! ) era caduto da sette giorni ! Non restò che aver pazienza ed attendere le informazioni di Ressmann da Parigi , sperando che almeno confermassero trattarsi di un favore a Freycinet . Le informazioni arrivano ... e sono desolanti . Ressmann non solo conferma i pessimi ragguagli sull ' Herz , ma avverte che , recatosi dal presidente del Consiglio Freycinet , per domandargli se era vero che il gran cordone per l ' Herz era stato desiderato e chiesto secondo che Crispi avea detto al re , al sentir questo " scattò " addirittura , protestò con apostrofi vivacissime contro la menzogna e contro l ' abuso del nome suo ed ebbe duri epiteti per l ' Herz , dicendo che era stanco di sentirsi nominare quel mal ' arnese , chiamandosi già anche troppo arrabbiato perché si fosse dovuta conferire all ' Herz - per far piacere al Menabrea - una onorificenza francese . Insomma non c ' era più dubbio ; il re dal Crispi era proprio stato ingannato . Altro che protestargli devozione a chiacchiere ! Apro una parentesi . Il fatto di un decreto estorto a questo modo mi sembrò così grave , che , oltre l ' accertarmene in Roma , ho voluto accertarmene a Parigi . E la conferma avuta su questo punto chiarirà anche per il resto , la precisione con cui scrivo . Pregai dunque l ' amico Eandi a Parigi che si rivolgesse a voce , o meglio , per iscritto , al senatore Feycinet con una domanda precisa , onde averne precisa risposta per sì o per no . La domanda , fatta per iscritto , fu concepita in questi termini : Parigi , 7-5-'95 Signor senatore , dal mio amico Felice Cavallotti , il deputato dell ' Estrema Sinistra , ricevo l ' incarico di domandarvi qualche schiarimento intorno al decreto che conferiva a CornelioHerz il gran cordone dei Ss . Maurizio e Lazzaro . Si assicura che il ministro Crispi disse al re , che sottoscrivendo quel decreto , avrebbe fatto cosa grata a voi ; e che richiesto dal nostro ambasciatore Ressmann dichiaraste falso quanto a voi si riferiva . F . Cavallotti non desidera che la conferma o no della vostra smentita ; vi sarei grato se voleste darmi cinque minuti in proposito . Gradite signor senatore ecc . G . EANDI Risposta scritta di Freycinet : Paris , 8 mai 1895 Je m ' empresse de repondre a votre lettre d ' hier . Je ne possède pas de renseignements sur la question qui vous occupe et je ne puis que confirmer pleinement la déclaration de votre ambassadeur . Agréez , monsieur , l ' expression de ma consideration très distinguée C . DE FREYCINET M . r Giovanni Eandi Délégué de l ' Association Syndacale de la Presse étrangère . Non commento e tiro avanti . Arrivata la informazione da Parigi , il re non esitò un solo minuto . Un provvedimento , e subito , s ' imponeva . Bella novità sento dirmi . Questo non fu merito delta Corona ! questo fu tutto merito di Crispi ! Lo ha fatto stampar lui nella Riforma a più riprese ( Riforma 23 marzo , 25 marzo , 29 marzo '93 ) , e a lettere di scatola , che questo si deve a lui solo ! Che fu lui e nessun altri a lacerare il decreto con le sue mani appena vennero informazioni diverse . Ancora adesso , nel darmi del mentitore e di tutti i titoli , ha stampato da capo nella sua Riforma ( 10 giugno '95 , n . 148 ) " che l ' on . Crispi lasciò il potere il 9 febbraio dopo avere spontaneamente deciso di sospendere l ' effetto del decreto per l ' onorificienza , mentre avrebbe potuto liberamente dargli corso ( quanta bontà ! ) : e quindi l ' assurdo della calunnia del signor Cavallotti è evidente " . Altro che evidente ! Avendolo sospeso , il decreto , - come essa dice - prima del 9 ed essendo stato firmato il 7 - il Crispi non attese neanche il tempo per scrivere a Parigi ! - non ha fatto che farlo firmare , prenderlo dalle mani del re e stracciarlo ! ! ! Un gusto come un altro . Ma che si vuole di più ? C ' è là , stampata la lettera del signor Crispi del 4 maggio 1891 , dove prega il Reinach di non più insistere , perché è venuto un rapporto contrario ! È vero che la lettera è del 4 maggio , ossia di nientemeno che tre mesi dopo ; ma la risoluzione , non c ' è ombra di dubbio , Crispi l ' ha presa prima del 9 febbraio . Lo dice lui e tanto basta . Vediamo dunque in che modo il signor Crispi , appena avute le informazioni diverse , si affrettava a lacerare il decreto . Giunto che fu il rapporto sfavorevole del Ressmann , capitava il dì appresso a Domenico Berti la visita del commendatore Rattazzi , ministro della Real Casa ( possiam fargli il nome , perché già fu detto dall ' on . Di Rudinì davanti ai Sette , e al Di Rudinì , come vedremo , il Rattazzi , per debito d ' ufficio , dové narrare ogni cosa ) ; e , d ' incarico del re , significava al Berti le notizie arrivate da Ressmann , e la necessità che egli si recasse dal Crispi , per fargli restituire il diploma . Il Berti , all ' annuncio , per poco non isviene dalla emozione . Dice che ormai è cosa fatta , che non v ' era più rimedio , che il tornarci sopra poteva esser peggio , e che ad ogni modo lui non sentivasi di andar ad affrontare il Crispi : insomma , scongiura di dispensarnelo . Ribadendogli l ' on . Rattazzi trattarsi di un desiderio del re , l ' on . Berti rispose che si riserbava di parlarne a S.M. egli medesimo . Visto che non ci era nulla a cavarne , il comm . Rattazzi riferiva l ' esito della gita e riceveva l ' incarico di andare dal Crispi direttamente lui . Trattandosi però di un atto politico , prima di andarci , il comm . Rattazzi , per doverosa correttezza , si recava dal presidente del Consiglio in carica , l ' on . Di Rudinì , ad esporgli il desiderio dì S.M. e sentirne l ' avviso . Eravamo alla seconda metà del febbraio . Ora lascio la parola all ' on . Di Rudinì il quale davanti al Comitato dei Sette naturalmente fece un semplice riassunto . " A domanda . R . : Quando io andai al ministero , seppi dal Rattazzi che , per proposta dell ' on . Crispi , S.M. aveva concesso una onorificenza , il gran cordone Mauriziano , e che S.M. desiderava revocare il decreto . Risposi che a mio modo di sentire , S.M. aveva ragione di opporsi . " E fermiamoci per ora qui . Ripiglieremo l ' interrogatorio più avanti . Avuto questo assenso dall ' on . Di Rudinì , l ' on . Rattazzi prendeva il suo coraggio a due mani e si recava in via Gregoriana ad affrontare la tempesta . Ahimè ! ci siamo . Senza molti preamboli l ' on . Rattazzi annunzia , all ' onorevole Crispi , che veniva per incarico e desiderio del re a pregarlo di restituire il diploma , ritirato da lui , essendo giunte da Parigi sull ' Herz informazioni pessime e per di più essendo giunta a cognizione di S.M. che la ragione politica addotta per l ' onorificienza non sussisteva , da che il presidente del Consiglio Freycinet , interrogato s ' ei l ' avesse desiderata o chiesta , aveva recisamente smentita la cosa . Crispi scatta furiosamente esclamando : " È impossibile ! Non è vero ! " . L ' altro gli osserva cortesemente e con flemma che il negare non serve , che la smentita proviene direttamente da Parigi , dal Ressmann , raccolta dalla bocca stessa del Freycinet , ( ah , povero Ressmann , l ' hai pagata cara ! ) e che le notizie intorno all ' Herz sono proprio cattivissime . Crispi , confuso , protesta ch ' egli ne avea avuto di eccellenti dall ' ambasciatore Menabrea ( quelle tali del rapporto famoso dell ' anno addietro , in seguito al quale la pratica si era dovuta metter la prima volta a dormire ! ) e che riserbavasi di fargliele vedere per convincere lui ed il re . Insomma per quel giorno non ci fu verso di cavarne nulla . Altro che stracciare il decreto appena giunte le informazioni nuove ! Il Rattazzi si reca ad informare della resistenza energica trovata , tanto il re che il Di Rudinì , colla cui piena intesa , ritorna infatti , di lì a qualche giorno , dal Crispi , e lo trova più duro , più ricalcitrante che mai . A un certo punto il Crispi tira fuori finalmente da un cassetto del suo scrittoio , a destra , il famoso rapporto Menabrea ( ah Giolitti , Giolitti sottrattore di documenti ! ) dove eran segnati dei brani , e ne legge col Rattazzi quelli che a lui Crispi facevan comodo nei quali infatti si parlava dei meriti scientifici dell ' Herz e della sua campagna del 1870; ma nella lettura scappa fuori , e l ' altro afferra naturalmente , anche il brano dove il Menabrea , per discarico di coscienza , accennava al genere di vita equivoco dell ' Herz , e sconsigliava l ' altissima decorazione ! Il Crispi , confuso e colto in fallo , si rimangia una parte delle sue parole , si degna convenire che il rapporto Menabrea non è tutto favorevole ( figurarsi poi che cosa sarebbe stato , se Menabrea nel mentre lo dettava non fosse stato debitore dell ' Herz ! ) ma , aggiunge , che infine qualche cosa di favorevole ci si trova ( sfido io ! ) e promette di mandargli le informazioni trascritte , perché anche S.M. si persuada . Insomma di fargli restituire il diploma neanche quella seconda volta non vi fu verso ! Altro che stracciar il decreto non appena giunte le informazioni contrarie ! Arrivano di fatti , il di appresso , al Rattazzi i famosi estratti delle informazioni del rapporto . Inutile il dire che le cattive erano state omesse ! Altra visita inutile ; altra resistenza del Crispi che piglia tempo qualche giorno ancora . Ma qui dobbiamo far pausa un istante , e aprire una parentesi , perché qui si intercala un curioso intermezzo che , da quanto narrai , riceve finalmente la spiegazione . Evidentemente le cose pel Crispi si imbrogliavano . Le insistenze del Rattazzi , nel compimento del suo dovere , mettevano il Crispi colle spalle al muro . Quel caro Reinach , per amor del quale si era così compromesso , lo aveva posto in un gran brutto impiccio : chi sa ( voi direte ) in cuor suo quante imprecazioni doveva mandargli ! Ohibò ! Proprio in quei giorni che il Rattazzi lo tormentava , era venuta a Crispi la felice ispirazione di telegrafare al Reinach a Parigi , di venire ad intendersi a viva voce . È telegramma , del resto non più negato , che I ' Y . della Italia Reale ebbe nelle proprie mani . E il risultato di questa chiamata improvvisa nei giorni che il Crispi era , per colpa del Reinach , assediato e messo dal Rattazzi alle strette , è la improvvisa commovente risoluzione del Crispi di ritornare avvocato di quel Reinach al quale doveva tanti guai , e che , a suo dire , non gli aveva neanche pagato ancora gli onorarj di quattro anni ( ! ) indietro . Ah ! quella chiamata frettolosa del Reinach a Roma e quella cara lettera di comodo , proprio del 17 febbraio ( nei giorni delle visite Rattazzi ! ) tirata fuori dalla Riforma ! " Caro Jacques , poiché lo volete , tenetemi per vostro avvocato ! " . E quella improvvisa liquidazione di arretrati , proprio in quei giorni , che intermezzo comico e faceto ! Farei torto ai lettori , che hanno già capito , se mi perdessi ad illustrarlo . Ripigliamo il filo del racconto , che è meglio . Dopo l ' ultima inutile visita , capita al comm . Rattazzi uno dei soliti bigliettini nervosi del Crispi che gli dice di ripassare da lui . - Meno male , avrà pensato il Rattazzi , finalmente si è persuaso ! Va e trova il Crispi , rasserenato , che gli dice : " C ' è del nuovo ! " . Il nuovo era questo : l ' on . Crispi tirò fuori dal cassetto un bel vaglia di 60.000 lire , col quale , disse lui , visto che i titoli dell ' Herz non persuadevano , si poteva aggiustar tutto ( ! ) mediante elargizione di beneficenza dell ' Herz al Magistero dell ' Ordine ! Tableau ! E siccome la scena il Rattazzi l ' ha dovuta per forza , per dover suo , raccontare subito allora al ministro Di Rudinì come vedremo - possiamo provarci a raccontarla quasi fotograficamente , anche noi . Il Crispi e il Rattazzi stavano seduti . Alla strana , inattesa , esibizione il Rattazzi si alzò da sedere e con un gesto della mano repulsivo , significantissimo , disse al Crispi : " Ah no , la prego ! Per carità non tiri fuori di quella roba . A prendere del denaro di Francia per una decorazione italiana , che direbbero i francesi di noi ? " . E Crispi : " È una lezione che lei mi vuol dare ? " ( testuale ) . Rattazzi : " Non è una lezione . Le dico che il decoro del re , del Governo italiano , del Paese ne va di mezzo e la invito , ancora un ' ultima volta , in nome del re , che lo vuole , a restituirmi il diploma " . Crispi : " No : questo no . Né oggi , né mai " . Rattazzi comprese che era tempo perso : troncò il colloquio e andò a render conto al ministro Di Rudinì della scenata . Rudinì comprese che bisognava finirla : appoggiò la decisione del re e S.M. il re dispose che il decreto non avesse corso . Ora , a maggiore conferma del racconto , possiamo qui ripigliare il resto dell ' interrogatorio Di Rudinì , davanti il Comitato dei Sette . Interrogatorio Di Rudinì . " Tornò Rattazzi e mi disse che Crispi insisteva dicendo che Herz avrebbe elargito L.60.000 all ' Ospedale Mauriziano , e che S.M. resisteva . Risposi che S.M. aveva , per me , ragione di resistere e seppi poi che S.M. aveva ritirato il decreto . Del resto io non conoscevo l ' Herz e la ragione della mia opposizione si deve alla mia costante ripugnanza a conferire onorificenze a stranieri , specie quando vi sia di mezzo come forma di corrispettivo il denaro ... Infine tutto il merito della non conferita onorificenza all ' Herz si deve al re . " E in quest ' affare non ci è che dire , la correttezza del Re fu appena uguale alla sua pazienza ! Così , e in questo modo , Crispi , informato delle notizie sfavorevoli sull ' Herz , " aveva lacerato il decreto " ! Ma domando io : se la resistenza del signor Crispi fosse stata onesta e lecita , perché negarla così spudoratamente ? E , colto in flagrante colla sua menzogna , che bisogno di altro per giudicar le restanti ? A che serve tentare ancora negar le lettere dell ' Italia Reale chiamate al primo giorno tutte false , dopo che per propria difesa vi siete ridotti ad ammetterne e confessarne parecchie ? O non dirle tutte false prima , o confessarle tutte vere poi . Dove siano d ' altronde andate a finire le 60.000 lire mostrate da Crispi al comm . Rattazzi è un quesito che l ' Opinione ha voluto porre a sé medesima . Io non lo pongo , poiché mi occupo solo delle cose che so e che mi risultano certe e provate . Perciò , qualunque sia stata la fine delle 60.000 lire che erano quel dì già in mano al Crispi , ( rispettiamo l ' impenetrabile segreto e ammettiamo che Crispi abbia aperto la finestra e fattele volar via ) io mi occupo di quell ' altre 50.000 , posteriori , su cui di dubbio non ce ne resta più . E , se un ' ombra ne restasse , basterebbe a dissiparla il sentire l ' onesto accusato , scoperto bugiardo a quel modo , in tutte le difese sue , dalla prima all ' ultima , l ' onesto dilettante di testimonianze false e di falsi , ricorrere all ' ultima ratio e gridare : " Mostratemi il foglio dove io l ' abbia confessato ! " . No , no , onesto accusato : questo nei casi tuoi , non si usa . Questo nessun pratico lo fa , bisognerebbe essere un imbecille . Quando si fanno le ricevute in questi casi , si fanno in forma prudenziale , come la tua : " Ricevo la fav . v . col noto documento . Mi metto subito all ' opera e riusciremo presto " . Ma è appunto per questo che si ricorre in questi casi ad altre prove ! E tu hai già confessato anche troppo il 18 marzo 1893 , quando all ' annunzio della scoperta delle 50.000 pagateti , invece di scattar furibondo , hai balbettato nel dispaccio della Stefani che erano pagamento d ' onorari vecchi : fu incauto confessare il pagamento , mentre del titolo che ne hai addotto ti è mancata la prova ! Io , invece , ho dovuto e potuto provarti colla testimonianza precisa del relatore della inchiesta , colla testimonianza solenne del suicida in persona , colla lettera Reinach 24 marzo - ammessa dalla Riforma tardivamente e per forza - che il titolo era un altro : che le cinquantamila lire furono date per il cordone di Herz - e per niente altro . È prova piena sì o no ? Dopo scoperte le tue bugie e dopo letti i tuoi precedenti , basterebbe ad un magistrato la decima parte di quella prova ! Ma la prova esubera , perché il signor Crispi e la Riforma si incaricavano di completarla . Io non so immaginare - dopo quello che siamo venuti scoprendo - documenti più gravi per il Crispi di quella lettera Reinach del 30 aprile 1891 e di quella lettera Crispi del 4 maggio successivo che la Riforma " disorientata " ha commesso la imprudenza di pubblicare . Il 30 aprile ( quasi un mese e mezzo dopo che il decreto era stato annullato dal re ) Reinach scriveva a Crispi ( Riforma 29 marzo 1893 ) : " sono davvero molto infelice perché non mi fate questo piacere e favore " . Lamento che concorda perfettamente con quello dell ' altra sua lettera trovata nel piego : " Ho dato a Crispi cinquantamila lire per un affare che poi non ha fatto " . E - in data 4 maggio 1891 - finalmente il Crispi scrive candidamente a Reinach ( Riforma , 29 marzo 1893 ) una lettera monumento ove dice : Roma , 4 maggio 1891 Caro Jacques , vi prego di non insistere più nella domanda per la saputa decorazione . Le ragioni per le quali era stata domandata son venute meno ... Mancando la ragione politica ed i meriti del decorando , prudenza esige non se ne parli più . Del resto fate che il vostro amico renda qualche servizio all ' Italia ed allora potrà meritarsi un premio al quale , al presente , parmi non possa aver diritto . Vostro aff.mo CRISPI Oh , delicatissimo uomo ! Solamente ai 4 di maggio , due mesi dopo che il decreto era annullato , ti sei risoluto a far sapere al povero Reinach la verità ? E non gli hai detto nulla né alla fine di febbraio , né ai primi di marzo , quando Rattazzi ti metteva alle strette e il Reinach per tua confessione - trovavasi qui in Roma chiamato da te ? E invece di sfogarti irritato con lui per la triste figura che ti aveva fatto fare , l ' hai lasciato nella sua beata illusione , al punto che il 24 marzo ( data ammessa da te , provata schiacciantemente dall ' indice del morto ) per abbreviare i ritardi , egli credesse necessario ungere ancora le ruote e ti mandasse le 50.000 lire per spese di cancelleria , come è detto a chiare lettere nel verbale di Parigi ? E - dopo le informazioni sapute sull ' Herz non te la senti venire neanche una amara parola - tu che tante contro i galantuomini ne trovi ! e hai il coraggio ancora di esprimere in termini affettuosissimi al caro Jacques la speranza che un tipo di quel genere renda alla tua Italia servigi ? Non ai 4 di maggio , ma ai 4 di marzo la dovevi scrivere quella lettera , e una lettera in quei termini non la scrive che chi ha perduto il diritto di dire le sue ragioni . Una lettera , come quella , poteva scriverla soltanto chi , avendo al Reinach il 5 marzo taciuto ogni cosa , nascostogli che il re rivoleva il diploma , lasciava partire il Reinach nella illusione , e accettava che egli mandasse due settimane ancora dopo - quando il decreto non era più ! - 50.000 lire per le spese di cancelleria del medesimo ! Evvia : io non cerco nel codice come si chiamano di queste cose . - Mi limito a dire che c ' è un Dio - non so se sia quello di Napoli ; - ma un Dio certamente , che punisce i colpevoli e che ha suggerito al signor Crispi di stampare - credendo di difendersi - la lettera accusatrice del 24 maggio ! Poiché era ben chiaro che un dì o l ' altro bisognava pur scriverla ! Non vedendo mai venir nulla , il Reinach e l ' Herz si sarebbero stancati , e il dì che dovette confessare , il signor Crispi , nei panni suoi , non poteva pigliarli che colle buone . Anzi ancor più che colle buone ! poiché , giunti qui al termine dell ' istoria , possiamo rifarci al principio : a quella intervista del gennaio 1893 col redattore della Tribuna , dove Crispi lasciossi sfuggire essersi trovato a Ginevra con Herz all ' Hotel de la Paix e aver pranzato insieme da buoni amici . E siccome è presto e facilmente accertato che l ' incontro fu estivo , cioè posteriore alla lettera 4 maggio , non restami che ammirare questa affettuosa , incrollabile , insuperabile amicizia , resistita nel cuore dell ' ex ministro ai disinganni sull ' amico suo e alle pessime e perfide informazioni sul di lui conto mandate da quel tristo di Ressmann , che avean fatto lacerare il decreto , ma per tener testa alle quali l ' amico devoto non aveva esitato a tener testa anche al re ! E avrei finito , se non m ' accorgessi che ho dimenticato di far cenno di quel curioso documento apparso nella Relazione dei Cinque , e che il prefetto Winspeare di Milano fu ad un pelo di pagare ben caro . Parlo del telegramma cifrato 26 marzo '93 con cui il prefetto trasmetteva a Giolitti , Presidente del Consiglio , la copia di un dispaccio di Weill - Schott a Crispi , di quel giorno , che diceva : Luciano arrivato qui stanotte sarà Roma Hotel Europa lunedì mattina , mi assicura non poter nulla consegnare non avendo libera disposizione carte paterne . Questo telegramma con quella data , che nella Relazione dei Cinque sembrò un rebus , non lo è più per il lettore che mi ha seguito fin qui . Esso coincide col momento preciso in cui Crispi e la Riforma ( che - alla brutta scoperta di Parigi - avean creduto di salvarsi col dispaccio della Stefani del 18 marzo e con lo smentire ogni cosa ) si trovavano presi fra le proprie bugie e le rivelazioni schiaccianti dell ' Italia reale . E in quei dì il corrispondente dell ' Italia Reale a Parigi , recatosi d ' ordine del suo direttore alla palazzina Reinach , a parlare con Luciano Reinach , apprendeva precisamente dal famigliare medesimo dal quale aveva già avuto le copie delle lettere , che il Luciano era partito , chiamato a Roma in gran fretta e segreto da Palamenghi - Crispi . [...] Luciano Reinach , chiamato a Roma di furia nell ' ora che la Riforma si trovava a mal partito , telegrafava lungo il viaggio che non potrà consegnar nulla , non avendo più la libera disposizione delle cane paterne . Infatti , eran già in mano del giudice ! E giunge , il Reinach , a Roma il lunedì 27 , ricevuto alla stazione in gran segreto da due intimi segretari di Crispi , coi quali va difilato a chiudersi in una casa ai Prati di Castello ; e il suo arrivo è tenuto segreto e nascosto come l ' arrivo di un cospiratore o di un latitante , e con tanta gelosa cura che si ottiene di farne cancellare il nome persino dal registro dei forestieri ! Ma il suo arrivo produce un cambiamento a vista : e l ' effetto immediato è ... l ' articolo della Riforma del dì successivo ( 28-29 marzo '93 ) dove muta interamente il piano di difesa , rinunzia alle smentite temerarie del 18 , del 22 , del 24 , non parla più di lettere false o pretese e si degna d ' ammettere l ' esistenza ... della lettera Reinach 24 marzo 1891 ! TERZA PARTE Del resto il delicatissimo uomo , cui parve delicato tanto l ' opporsi alla inchiesta sulla Banca Romana , essendone debitore clandestino e domandandole due dì appresso altro sconto , quanto lo attestare il falso ad un giudice , ha torto di affastellare contro la luce del sole smentite inutili , bugie , quando si scopre che si mandano cinquantamila lire per un gran cordone . Dopo tutto non è gran somma ; egli è abituato a ben maggiori e - fatto ragguaglio dei tempi e della età e dell ' altissimo grado dell ' uomo , non esorbita le proporzioni del prezzo che - semplice giovane avvocato in Palermo - sotto il governo dei Borboni chiedeva per ottenimento , non di decorazioni , ma di impieghi . Ne fa fede un vecchio istromento notarile del dicembre 1845 da tempo giuntomi nel suo autentico originale , rogato dal notaio Francesco Marchese al quale è annesso l ' allegato seguente : Palermo , dicembre 1845 Tengo in mio potere ducati trecento , denaro del cav . Giuseppe Vassallo Paleologo che mi obbligo pagarlo al sig . avvocato D . Francesco Crispi , qualora in fra mesi quattro dalla data del presente otterrà un posto di consigliere di Intendenza in una delle provincie del regno delle due Sicilie . Scorso tal termine senza che il real decreto o real rescritto di elezione siasi emanato , i suddetti ducati trecento saranno da me restituiti al cennato sig . cav . Vassallo . Il cennato sig . avvocato Francesco Crispi resta obbligato di giustificare che nel termine anzidetto abbia avuto luogo la elezione a consiglier di Intendenza del signor cav . Vassallo e ciò non fatto nel termine stesso , io sottoscritto potrò restituire a quest ' ultimo i ducati trecento . Visto : GIUSEPPE VASSALLO PALEOLOGO Segue istromento notarile 26 decembre 1845 atti Marchese di Palermo confermante la obbligazione suddetta relativa al deposito fatto di onze cento da parte del sig . Giuseppe Vassallo Paleologo , per pagarle al sig . avv . Francesco Crispi ove fra quattro mesi si verificasse la condizione in detto tengo in mio potere annunziata . L ' atto è in forma esecutiva e firmato autenticamente dal notaio . Venuto a sentore di questo documento , quel tal amico di Crispi , retour de Londres ( Comandini , n.d.r) , mise subito avanti le mani e telegrafò per tutta Italia ai giornali della Casa , che la mia prova dell ' affare di Herz non sarebbe stata altro che questo . Ma no , ottimo reduce , io non cito quell ' aneddoto antico che a solo studio di fisiologia , perché è nella giovinezza dei grandi uomini che se ne giudicano le vocazioni . A 24 anni , a 22 anni i fratelli Bandiera e Domenico Moro nel luglio 1844 avevano la vocazione di morir per l ' Italia e farsi fucilare dai soldati del Borbone nel Vallone di Rovito . A 26 anni , nel dicembre 1845 - un anno e mezzo dopo - Francesco Crispi aveva quella di procurar impieghi del Borbone per denaro . Un contratto lecitissimo , non c ' è che dire ; anzi il reduce di Londra e gli altri scribi della Casa assicurano che vi furono a Napoli " numerosi avvocati , giovani specialmente , che patrocinavano affari personali presso i dicasteri centrali governativi e tali patrocinatori chiamavansi appunto avvocati ministeriali : e l ' avvocato Francesco Crispi era del numero " , sicché era proprio una cosa bellissima ; tanto vero che fu rogata da notaio . Lo spionaggio ansioso , sporco , affannoso , esercitato in questi giorni dal servitorame di casa Crispi intorno a me - spinto fino al nauseante spettacolo di membri del governo postisi alle costole di intimi miei - se ha ben rivelato come sentasi di coscienza il padrone , che per non dar di sé conto , ai 15 dicembre scappava - meritava dopo tutto un castigo . Che del resto il Crispi già ventiseienne all ' epoca che i Bandiera e i Moro e tanti altri più giovani di lui per l ' Italia eran già morti - non desto ancora agli entusiasmi italici , fosse perfettamente a posto suo nel delicato ufficio che esercitava allora - e che spiega tanta parte del Crispi di poi - cioè si fosse cattivate le simpatie vive e le buone grazie del Borbone - che era il requisito indispensabile per esercitarlo , questo neanche i suoi stessi biografi panegiristi lo negano . Ei se l ' era cattivate colle sue prose borboniche del 1840 e 1841 nel giornale di Palermo l ' Oreteo ( dove eravate intanto voi pensatori e cospiratori e martiri della Giovane Italia ? ) in onore e gloria di Ferdinando di Borbone e della sua casa " a cui era data ( sue parole ) la gloria di rigenerare la Sicilia " . [...] Né io le ricorderei qui , se non avessi le orecchie stanche alla nausea dal sentir tutti i giorni gli scribi della Casa , ad ogni legittima censura degli atti del padrone , rispondere col ritornello che egli stava facendo l ' Italia , mentre i censori non erano nati . E fu in grazia di quelle prose che Francesco Crispi , da Palermo tramutandosi al foro di Napoli , ottenne la grazia specialissima - riservata solo ai ben pensanti - della dispensa dall ' esame rigorosamente prescritto per la iscrizione regolare nel foro napoletano : grazia secondo quanto fu detto allora e poi , personalmente e direttamente chiesta al re : tanto che gli stessi biografi panegiristi non lo impugnano e il povero Leone Fortis nella biografia per commissione è ridotto a confessare , che anche " data od esclusa la domanda diretta e personale è certo che la concessione fatta al Crispi dovette avere il beneplacito del re , come è fuor di dubbio cheCrispi per l ' esercizio della sua professione , ebbe a chiedere frequenti udienze del Borbone - il quale fu sempre con lui affabile e cortese e fece spesso ragione ai suoi reclami tanto che Crispi stesso riconosce di non avere a che lodarsi dei rapporti avuti con lui " . Ah , gli amici ! Già per certi servigi non ci son che loro . Ma quando il povero Leone Fortis scriveva quelle linee di storia , non era ancor venuto fuori il rogito notarile di Palermo del 1845 - a rivelare in qual modo Francesco Crispi metteva a profitto le " frequenti udienze del Borbone per l ' esercizio della sua professione " . E se io fossi stato presente a quella udienza in cui Francesco Crispi - ai deputati di Calabria , venuti , non è guari , a reclamare per la loro terra infelice contro il furto impudente dei soccorsi a lei dati dalla pubblica carità - rispondeva insolentendo e richiamando burbanzosamente i suoi vanti di cospiratore per la Calabria sotto i Borboni , ah , se io fossi stato presente , come lo avrei messo al posto , rifacendogliela io la sua storia vera da cospiratore ! Io , sì , gliela avrei detta quale fu la sua parte nella cospirazione calabra e messinese del 1847 , dove fioccarono innumerevoli condanne feroci alla morte ed all ' ergastolo e alle pene minori , ed egli non ebbe neppure torto un capello , neppure il più piccolo disturbo di una chiamata in polizia , a cui non isfuggivano anche i più lontanamente sospetti ; - e la sua parte nella rivoluzione del gennaio 1848 a Palermo dove - sapendo che la insurrezione era fissata pel 12 , lasciò La Masa da Napoli recarvisi solo e aspettò che La Masa e i Carini e Buscemi e Oddo e Paolo Paternostro e Jacona e Bivona e Grammonte e tutti gli altri eroi chiamassero il popolo in Fieravecchia alle armi e lo portassero alla battaglia e alla vittoria , per imbarcarsi allora da Napoli , sullo stesso piroscafo che portava il generale borbonico , recantesi a negoziare cogli insorti vittoriosi ! Io sì , se fossi stato coi deputati calabri , insolentiti nell ' ora in che compivano un dovere , glie l ' avrei ridotta alle proporzioni vere e modeste la sua parte in quei giorni , per la Sicilia gloriosi , che ebbero - meno male ! - virtù di convertire alla nuova fede il postulante delle udienze borboniche : in quella insurrezione , di cui ebbe il coraggio di farsi , dai suoi scribi adulatori pagati , dipingere come l ' anima e la mente , il capo ( ! ) - mentre il general Filangeri , sottomettendo Palermo , non gli fece neanche l ' onore di comprenderlo nei 43 gloriosi esclusi dalla piena generale amnistia ! E gli avrei ricordato i vanti non meno grottescamente bugiardi con cui della Impresa dei Mille , tentò sfrondare - nei pagati panegirici - la gloria al gran duce e appropriarsi il vanto di iniziatore , preparatore , organizzatore dell ' impresa rivendicato da Garibaldi unicamente a Rosalino Pilo , a Nino Bixio , a Bertani ! quale fu la sua parte vera nelle battaglie che non lo videro e di cui si fece spacciare persino il genio strategico ! Questo avrei detto io , l ' umile , io l ' ultimo dei fantaccini di Milazzo , al glorioso sostitutor di Garibaldi . Ma è una storia che riserberò - documentandola - ad altro tempo , se occorrerà , perché mi accorgo che la nausea mi ha già tratto troppo lunga digressione . [...] CONCLUSIONE So benissimo che a Francesco Crispi , ai suoi tempi e a quelli d ' ora , per accusare , nonché un uomo , tutto intero un partito , sarebbe bastata nemmen la centesima parte di quanto ho dovuto in queste pagine ricordare . Oggi a lui basta un paio di documenti falsi da leggere alla Camera . In altri tempi gli bastava anche meno : quando il 15 giugno 1867 vituperò nella Camera Bettino Ricasoli , accusandolo - egli ! - d ' aver rubato il danaro pubblico per pagar le elezioni e la stampa , e fu messo a dovere da Giuseppe Biancheri e da Nino Bixio che lo sferzò a sangue , Francesco Crispi invitato a produr prove , rispose che per gli uomini politici e per le assemblee politiche basta per prova " il convincimento morale " ! Quando più tardi nel 1868 volle accusare tutta la Destra di ladroneccio e di concussione , fece rubare , per danaro , nel cassetto di Paulo Fambri , segretario della Camera , dal noto Burei , le di lui carte , tra cui la lettera di suo cognato Brenna , che conteneva due parole sole , diversamente interpretabili a piacere " facciamo quattrini " . E con quelle due sole parole mise l ' incendio in Camera , denunciò la Destra alla pubblica vendetta , scatenò lotte tremende , si eresse Minosse inesorabile . Io non ho i metodi di Francesco Crispi : non vado a rubare nei cassetti degli altri e non mando - e quando l ' odio politico osò accusarmi di qualcosa di simile , feci ciò che fa un galantuomo - trascinai l ' accusatore in tribunale - lo ammisi alle prove - gli abbandonai alla luce del sole la mia vita intera - lo feci , con due sentenze solenni , condannare . Io non ho i metodi di Crispi - non rubo documenti - non li sottraggo agli archivii della Consulta - non credo che bastino , come a Crispi , due documenti falsi o due parole di una lettera privata per accusare chicchessia . Perciò , per accusarlo , ho voluto essere innanzi alla certezza e ad elementi di prova che lo farebbero condannare da qualunque giurì . Per chiamarlo testimonio falso non c ' è bisogno di ragionamenti : basta prendere il testo ufficiale del suo esame per confrontarlo col testo dei suoi biglietti . Per chiamarlo concussore nei fatti bancarii non v ' è bisogno di ragionamenti : basta leggere negli atti ufficiali il suo discorso del 20 dicembre e mettervi a riscontro i documenti del suo debito occulto alla Banca in quel dì e del debito nuovo di quattro giorni dopo . Per chiamarlo concussore nel fatto Herz non v ' è bisogno di ragionamenti : basta leggere la testimonianza del suicida nell ' ora della morte : la lettera di Reinach riconosciuta , la confessione di Crispi e la storia schiacciante delle sue bugie - una dopo l ' altra smascherate . Per un affare onesto , confessabile , non si inventano a nasconderlo tante menzogne ! E ho voluto nella prova abbondare : lasciando pel giudizio , a cui Crispi non può più sottrarsi , il rimanente . So bene che , se tutto questo è non solo bastante , ma esuberante pei galantuomini , non basterà mai per i disgraziati , che servono Crispì a stipendio ( con pubblico furto ) da quindicimila lire al mese in giù ; non servirà per coloro cui lega a Crispi la triste non frangibile solidarietà dell ' interesse e della colpa : non basterà , non può bastare per deplorati come lui , benché meno aggravati di lui , dei quali Francesco Crispi ha dovuto alle urne farsi paladino - combattendo a morte i loro giudici - e dei quali ha dovuto farsi nella Camera la guardia del corpo , la sua guardia di onore . Ma non tutti fra coloro nella Camera e fuori , che hanno creduto , non conoscendolo , in lui , non tutti a lui sono legati da solidarietà di quel genere : sono pur fra essi uomini di cuore , onest ' uomini e gentiluomini . Per questi soltanto ho parlato e per tutti quelli che nelle mie file o in file diverse di qualsiasi partito , hanno invocato la tregua di Dio sul terreno , ove tutti i cuori onesti si incontrano . E ho parlato per la pubblica coscienza , la quale , infallibile giudice , sa distinguere il linguaggio del galantuomo indignato da quello del libellista , il linguaggio del vero da quello della menzogna - e alla quale mi presento serenamente colla fronte alta di chi compie un dovere . Roma , 15 giugno 1895
Saggistica ,
I . In questo genere di considerazioni , come in tanti altri , ma in questo più che in ogni altro , è di non piccolo impedimento , anzi torna di fastidioso impaccio , quel vizio delle menti addottrinate coi soli mezzi letterarii della coltura , che di solito dicesi verbalismo . Si insinua e si espande in ogni campo di conoscenze cotesto mal vezzo ; ma nelle trattazioni che si riferiscono al così detto mondo morale , e ossia al complesso storico - sociale , accade assai di sovente , che il culto e l ’ impero delle parole riescano a corrodervi e a spegnervi il senso vivo e reale delle cose . Là dove la prolungata osservazione , il reiterato esperimento , il sicuro maneggio di raffinati istrumenti , l ’ applicazione totale o almeno parziale del calcolo , finiron per metter la mente in una metodica relazione con le cose e con le variazioni loro , come è il caso delle scienze naturali propriamente dette , ivi il mito ed il culto delle parole rimasero oramai superati e vinti , ed ivi le questioni terminologiche non hanno in fin delle fini se non il valore subordinato di una mera convenzione . Nello studio , invece , dei rapporti e delle vicende umane , le passioni , e gl ’ interessi , e i pregiudizii di scuola , di setta , di classe , di religione , e poi l ’ abuso letterario dei mezzi tradizionali della rappresentanza del pensiero , e poi la scolastica non mai vinta e anzi sempre rinascente , o fanno velo alle cose effettuali , o inavvertitamente le trasformano in termini , e parole , e modi di dire astratti e convenzionali . Di tali difficoltà bisogna che innanzi tutto si renda conto chi mette fuori in pubblico la espressione , o formula , di concezione materialistica della storia . A molti è parso , pare e parrà sia ovvio e comodo di ritrarne il senso dalla semplice analisi delle parole che la compongono , anziché dal contesto di una esposizione , o dallo studio genetico del come la dottrina si è prodotta , o dalla polemica con la quale i sostenitori suoi ribattono le obiezioni degli avversarii . Il verbalismo tende sempre a rinchiudersi in definizioni puramente formali ; porta le menti nell ’ errore , che sia cosa facile il ridurre in termini e in espressioni semplici e palpabili l ’ intricato e immane complesso della natura e della storia ; e induce nella credenza , che sia cosa agevole il vedersi sott ’ occhi il multiforme e complicatissimo intreccio delle cause e degli effetti , come in ispettacolo da teatrino ; o , a dirla in modo più spiccio , esso oblitera il senso dei problemi , perché non vede che denominazioni . Se si dà poi il caso , che il verbalismo trovi sostegno in tali o tali altre supposizioni teoretiche , come sarebbe questa , che materia voglia dire un qualche cosa che sta di sotto o di contro ad un ' altra cosa più alta o più nobile , che vien chiamata lo spirito ; o se si dà il caso , che esso si confonda con l ' abito letterario di contrapporre la parola materialismo , intesa in senso dispregiativo , a tutto ciò che compendiosamente chiamasi idealismo , cioè all ' insieme d ' ogni inclinazione e d ' ogni atto anti - egoistico : e allora sì che siamo spacciati . Ed ecco che si sente dire : qui in questa dottrina si tenta di spiegare tutto l ' uomo col solo calcolo degl ' interessi materiali , negando qualsiasi valore ad ogni interesse ideale . A far nascere di tali confusioni non è valso poco la inesperienza , la incapacità e la frettolosità di certi propugnatori e propagatori di questa dottrina ; i quali , per la premura di spiegare agli altri ciò che essi medesimi non intendevano a pieno , mentre la dottrina stessa non è se non agli inizii suoi , ed ha bisogno ancora di molto sviluppo , si son data l ' aria di applicarla , pur che sia , al primo caso o fatto storico che loro capitasse fra mani , e l ' han quasi ridotta in briciole , esponendola alla facile critica ed al dileggio degli orecchianti di novità scientifiche , e di altrettali sfaccendati . Per quanto è lecito qui , in queste prime pagine , di respingere solo preliminarmente cotesti pregiudizii , e di redarguire le intenzioni e le tendenze che li sorreggono , occorre di ricordare : - che il senso di questa dottrina va innanzi tutto desunto dalla posizione , che essa assume ed occupa di fronte a quelle , contro le quali si è effettivamente levata , e segnatamente di fronte alle ideologie di ogni maniera ; - che la riprova del suo valore consiste esclusivamente nella spiegazione più conveniente e congrua del succedersi delle vicende umane , che da essa stessa deriva ; - che questa dottrina non implica una preferenza soggettiva ad una certa qualità e somma d ' interessi umani , contrapposti ad altri interessi per elezione di arbitrio , ma enuncia soltanto la obiettiva coordinazione e subordinazione di tutti gli interessi nello sviluppo di ogni società , ed enuncia ciò per via di quel processo genetico , il quale consiste nell ' andare dalle condizioni ai condizionati , dagli elementi della formazione alla cosa formata . Almanacchino pure i verbalisti , a posta loro , sul valore della parola materia , in quanto è segno o ricordo di metafisica escogitazione , o in quanto è espressione dell ' ultimo sostrato ipotetico della esperienza naturalistica . Qui noi non siamo nel campo della fisica , della chimica o della biologia ; ma cerchiamo soltanto le condizioni esplicite del vivere umano , in quanto esso non è più semplicemente animale . Non si tratta già di indurre o di dedurre nulla dai dati della biologia ; ma , anzi , di riconoscere innanzi ad ogni altra cosa le peculiarità del vivere umano , che si forma e sviluppa per il succedersi e perfezionarsi delle attività dell ' uomo stesso , in date e variabili condizioni ; e di trovare i rapporti di coordinazione e di subordinazione dei bisogni , che sono il sostrato del volere e dell ' operare . Non è una intenzione che si cerchi di scovrire , non è una valutazione di pregio che si voglia enunciare ; ma è la sola necessità di fatto che si vuol mettere in evidenza . E come gli uomini , non per elezione ma perché non potrebbero altrimenti , soddisfano prima certi bisogni elementari , e poi da questi ne sviluppano degli altri , raffinandosi ; e , a soddisfare i bisogni quali che siano , trovano ed usano certi mezzi ed istrumenti , e si consociano in certi determinati modi , il materialismo della interpretazione storica non è se non il tentativo di rifare nella mente , con metodo , la genesi e la complicazione del vivere umano sviluppatosi attraverso i secoli . La novità di tale dottrina non è difforme da quella di tutte le altre dottrine , che , dopo molte peripezie entro i campi della fantasia , son giunte da ultimo assai faticosamente ad afferrare la prosa della realtà , ed a fermarsi in essa . II . Di una certa affinità , per lo meno nelle apparenze , con cotesto vizio formale del verbalismo è un altro difetto , che derivasi nelle menti per diverse vie . Guardando in certi suoi effetti più comuni e popolari , lo dirò fraseologico ; sebbene questa parola qui non esprima a pieno la cosa , e non ne dichiari l ' origine . Da molti secoli si va scrivendo , esponendo , illustrando la storia . I più svariati interessi , dagl ' immediatamente pratici ai puramente estetici , spinsero i diversi scrittori ad ideare ed eseguire cotesto genere di composizioni ; le quali , però , ebbero sempre nascimento nei diversi paesi un pezzo in qua dalle origini della civiltà , dallo sviluppo dello stato , e dal trapasso della primitiva società comunistica in questa , diremo in genere nostra , che si regge su le differenze e su le antitesi di classe . Gli storici , fossero pur essi ingenui quanto fu Erodoto , nacquero e si formarono sempre in una società punto ingenua , e anzi di molto complicata e complessa , e quando ditale complicazione e complessione le ragioni erano ignote , e le origini erano state obliate . Cotesta complessità , con tutti i contrasti che reca in sé , e che poi rivela e fa scoppiare nelle sue svariate vicende , si rizzava di fronte ai narratori come qualcosa di misterioso , che chieda spiegazione ; e , per poco che lo storico volesse dare un qualche seguito ed un certo nesso alle cose narrate , dovea pur trovare dei complementi di vedute generali al semplice racconto . Dall ' invidia degli dei del padre Erodoto all ' ambiente del signor Taine , un infinito numero di concetti , intesi come mezzi di spiegazione e di complemento delle cose narrate , si sono imposti ai narratori per le vie naturali del pensiero immediato . Tendenze di classe , preconcetti religiosi , pregiudizii popolari , influssi o imitazioni di una filosofia corrente , ripieghi di fantasia , e suggestioni di artistico completamento dei fatti frammentariamente appresi ; tutte coteste ed altrettali cause concorsero a formare il sostrato di quella teoria più o meno ingenua degli accadimenti , che , o sta implicitamente in fondo al racconto , o è usata se non altro a condirlo e ad adornano . O che si parli di caso o di fato , o che si rimandi alla direzione provvidenziale delle cose umane , o che si accentui il nome e il concetto della fortuna - la divinità che sola mezzo mezzo sopravviva ancora nella rigida e spesso crassa concezione di Machiavelli , - o che si parli , come si fa ora assai di frequente , della logica delle cose ; tutte coteste escogitazioni furono e sono trovate e ripieghi di un pensiero ingenuo , di un pensiero immediato , di un pensiero che non può giustificare a se stesso il suo procedimento e i suoi prodotti , né per le vie della critica , né coi mezzi dell ' esperimento . Colmare con dei soggetti convenzionali ( p . e . la fortuna ) , o con una enunciazione di apparenza teoretica ( p . e . il fatale andare delle cose , che alcune volte poi si confonde nelle menti con la nozione del progresso ) , le lacune della coscienza circa il modo come le cose siano effettivamente procedute di loro propria necessità , e fuori del nostro arbitrio e del nostro gradimento , ecco il motivo e la somma di cotesta filosofia popolare , latente od esplicita negli storici narratori , la quale per il suo carattere immediato si dilegua non appena sorge la critica della conoscenza . In tutti cotesti concetti , e in tutte coteste ideazioni , che alla luce della critica paiono dei semplici mezzi provvisorii e dei ripieghi di un pensiero immaturo , ma che alla gente colta sembrano spesso il non plus ultra dell ' intelletto , si rivela pure e si riflette una non piccola parte del processo umano ; e per ciò non sono da considerare come gratuite invenzioni , nè come prodotti di momentanea illusione . Sono parte e momenti del divenire di ciò che chiamiamo spirito umano . Se si dà poi il caso , che tali concetti ed ideazioni si mescolino e confondano nella communis opinio delle persone colte , o di quelle che passano per tali , finiscono per costituire come una ingente massa di pregiudizii , e formano come l ' impedimento che l ' ignoranza contrappone alla visione chiara e piena delle cose effettuali . Cotesti pregiudizii ricorrono come derivati fraseologici per le bocche dei politicanti di mestiere , dei così detti pubblicisti e dei gazzettieri d ' ogni sorta e maniera , ed offrono il fulcro della retorica alla così detta opinione pubblica . Contrapporre , e poi sostituire , a tale miraggio di ideazioni non critiche , a tali idoli della immaginazione , a tali ripieghi dell ' artificio letterario , a tali convenzionalismi , i soggetti reali , ossia le forze positivamente operanti , ossia gli uomini nelle varie e circostanziate situazioni sociali proprie di loro : - ecco l ' assunto rivoluzionario e la meta scientifica della nuova dottrina , la quale obiettivizza e direi quasi naturalizza la spiegazione dei processi storici . Questo tal popolo , ossia , non una qualunque massa d ' individui , ma un plesso di uomini così o così organati , o per naturali rapporti di consanguineità , o per artificii e consuetudini di parentato e di affinità , o per ragioni di vicinato stabile ; - questo tal popolo , su cotal territorio circoscritto e limitato , che è così o così ferace , ed è in tale o tale altra maniera produttivo , e fu in determinate forme acquisito al lavoro continuativo ; - questo tal popolo cosi distribuito su tale territorio , e cosi in sé spartito ed articolato , per effetto di una determinata division del lavoro , la quale abbia , o iniziata appena , o già iniziata e maturata questa o tale altra divisione di classi , o delle classi ne abbia di già erose o trasformate parecchie ; - questo popolo , che possiede i tali o tali altri istrumenti , dalla pietra focaia alla luce elettrica , e dall ’ arco e dalla freccia al fucile a ripetizione , e che produce in un certo modo , e conforme al modo del produrre conseguentemente spartisce i prodotti ; - questo popolo , che per tutti cotesti rapporti è una società , nella quale , o per abiti di mutua accomodazione , o per esplicite convenzioni , o per violenze patite e subite , son nati già o stanno per nascere dei legami giuridico - politici , che poi metton capo nell ’ assetto dello stato ; - questo popolo , nato che sia l ’ organamento dello stato , che è il tentativo di fissare , di difendere e di perpetuare le disuguaglianze , e che , per via delle nuove antitesi che vi reca dentro , rende di continuo instabile l ’ ordinamento sociale , si determinano i movimenti e le rivoluzioni politiche , e quindi le ragioni del progresso e del regresso : - ecco la somma di ciò che sta a fondamento di ogni storia . Ed ecco la vittoria della prosa realistica sopra ogni combinazione fantastica e ideologica . Ci vuol certo della rassegnazione a veder le cose come esse sono , oltrepassando i fantasimi che per secoli ne impedirono la retta visione . Ma questa rivelazione di dottrina realistica non fu , né vuole essere , la ribellione dell ’ uomo materiale contro l ’ uomo ideale . E ’ stata ed è invece il ritrovamento dei veri e propri principii e moventi di ogni sviluppo umano , compreso quello di tutto ciò che chiamiamo ideale , in determinate condizioni positive di fatto , le quali recano in sé le ragioni , e la legge , e il ritmo del loro proprio divenire . III . Se non che sarebbe affatto erroneo il credere , che gli storici narratori , espositori o illustratori abbiano di capo loro e di loro invenzione messo in essere quella massa non piccola di preconcetti , di ideazioni e di spiegazioni immature , che con la forza del pregiudizio fecero velo per secoli alla verità effettuale . Può darsi , e si dà veramente il caso , che alcuni di cotesti preconcetti siano il frutto ed il portato di personali escogitazioni , o delle correnti letterarie le quali si formano per entro all ' angusta cerchia professionale delle università e delle accademie : - e di ciò il popolo non sa nulla . Ma il fatto importante è , che la storia cotesti veli se li è messi da sé ; e , cioè dire , che gli attori ed operatori stessi delle vicende storiche , o fossero le grandi masse di popolo , o i ceti e le classi dirigenti , o i maneggiatori dello stato , o le sètte , o i partiti nel più ristretto senso della parola , fatta eccezione di qualche momento di lucido intervallo , fin quasi alla fine del secolo passato non ebbero coscienza dell ' opera propria , se non per entro a qualche involucro ideologico , che impediva la visione delle cause reali . Già nei tempi oscuri , nei quali ebbe luogo il passaggio dalla barbarie alla civiltà ; quando , cioè , coi primi trovati dell ' agricoltura , col primo insediamento stabile di una popolazione sopra di un dato territorio , con la prima divisione del lavoro nella società , e con le prime alleanze di diverse genti , si stabilirono le condizioni in cui si svolge la proprietà e lo stato , o per lo meno la città ; già nei tempi , in somma , delle primissime rivoluzioni sociali , gli uomini trasformarono l ' opera loro in azioni miracolose d ' immaginati iddii ed eroi . In guisa , che operando essi come potevano e come dovevano per dato , necessità e fatto del loro relativo sviluppo economico , idearono una spiegazione dell ’ opera propria , come se di loro stessi essa non fosse . Cotesto involucro ideologico delle opere umane ha più volte poi cambiato di forme , di apparenze , di combinazioni e di relazioni nel corso dei secoli , dalla produzione immediata dcgl ' ingenui miti , fino ai complicati sistemi teologici e alla Città di Dio di sant ' Agostino , dalla superstiziosa credulità nei miracoli , fino al mirabolante miracolo dei miracoli metafisici , ossia fino all'1dea , che presso i decadenti dell ' hegelismo genera da sé in se stessa , per propria dirempsione , tutte le più disparate varietà del vivere umano nel corso della storia . Ora , precisamente perché l ' angolo visuale della interpretazione ideologica non fu definitivamente superato se non assai di recente , e solo ai giorni nostri l ' insieme dei rapporti reali e realmente operanti fu con chiarezza distinto dai riflessi ingenui del mito , e dai più artificiosi della religione e della metafisica , la nostra dottrina include un nuovo problema , e reca in sé delle difficoltà non lievi , per chi voglia renderla atta a comprendere specificatamente la storia del passato . Il problema consiste in questo : che la nostra dottrina dia occasione ad una nuova critica delle fonti storiche . Né intendo di dire esclusivamente della critica dei documenti , nel senso proprio ed ovvio della parola ; perché , quanto a questa , possiamo nella più parte contentarci ce la somministrino bella e fatta i critici , gli eruditi e i filologi di professione . Ma anzi intendo di dire di quella fonte immediata , che sta più in là dai documenti propriamente detti , e che prima di esprimersi e di fissarsi in questi , consiste nell ' animo e nella forma di consapevolezza , nella quale gli operatori resero conto a sé dei motivi dell ' opera loro propria . Cotesto animo , ossia cotesta consapevolezza , è spesso incongrua alle cause che noi ora siamo in grado di scovrire e di fissare ; in guisa che gli operatori ci appaiono come involti in un circolo di illusioni . Spogliare i fatti storici di tali involucri , che i fatti stessi investono mentre essi si svolgono , gli è fare una nuova critica delle fonti , nel senso realistico della parola , e non in quello formale del documento : gli è , insomma , far reagire sulla notizia delle condizioni passate la consapevolezza di cui noi ora siamo capaci , per poi ricostruire quelle nuovamente dal fondo . Ma cotesta revisione delle fonti direttissime , mentre segna l ' estremo limite di autocoscienza storica cui si possa mai giungere , può essere occasione a cadere in un grave errore . Perché , come noi ci collochiamo in un punto di vista , che sta di là dalle vedute ideologiche , per virtù delle quali gli attori della storia ebbero coscienza dell ' opera loro , e nelle quali trovarono assai spesso e i moventi e la giustificazione all ' operare , noi potremmo incorrere nella erronea opinione , che quelle vedute ideologiche fossero una pura parvenza , un semplice artifizio , una mera illusione , nel senso volgare di questa parola . Martino Lutero , per venire ad un esempio , come gli altri grandi riformatori suoi contemporanei , non seppe mai , come ora sappiamo noi , che il moto della Riforma fosse uno stadio del divenire del terzo stato , e una ribellione economica della nazionalità tedesca contro lo sfruttamento della corte papale . Egli fu quello che fu , come agitatore e come politico , perché fu tutt ' uno con la credenza che gli facea apprendere il moto di classi , che dava impulso all ' agitazione , quale ritorno al vero cristianesimo , e come una divina necessità nel corso volgare delle cose . Lo studio degli effetti a scadenza non breve , e cioè il corroborarsi della borghesia di città contro i signori feudali , e il crescere della signoria territoriale dei principii a spese del potere interterritoriale e sopraterritoriale dell ' imperatore e del papa , la violenta repressione del movimento dei contadini e di quello più esplicitamente proletario degli Anabattisti , ci permettono ora di rifare la storia genuina delle cause economiche della Riforma ; specie in quanto riuscì , il che è la riprova massima . Ma ciò non vuol dire , che a noi sia dato di distrarre il fatto accaduto dal modo del suo accadimento , e di discioglierne la integralità circonstanziale per via di una analisi postuma , che riesca affatto soggettiva e semplicistica . Le cause intime , o , come si direbbe ora , i motivi profani e prosaici della Riforma ci appariscono più chiari in Francia ove essa per l ’ appunto non riuscì vittoriosa ; e chiari ancora nei Paesi Bassi , ove , oltre alle differenze di nazionalità , vengono in piena evidenza nella lotta con la Spagna i contrasti degli interessi economici ; e chiarissime infine in Inghilterra , dove la rinnovazione religiosa , verificatasi per le vie della violenza politica , mette in piena luce il trapasso in quelle condizioni , che sono per la borghesia moderna i prodromi del capitalismo . Post factum , e a lunga scadenza di non premeditati effetti , la storia dei moventi effettivi , che furono le cause intime della Riforma , in gran parte insapute agli attori stessi , apparisce chiara . Ma che il fatto accadesse come precisamente accadde , che assumesse quelle determinate forme , che si vestisse di quella veste , che si colorisse di quel colore , che movesse quelle passioni , che si esplicasse in quel fanatismo : in ciò consiste la specificata circostanzialità sua , che nessuna presunzione di analisi può fare non fosse quale fu . Solo l ' amore del paradosso , inseparabile sempre dallo zelo degli appassionati divulgatori di una dottrina nuova , può avere indotto alcuni nella credenza , che tanto a scriver la storia bastasse di mettere in evidenza il solo momento economico ( spesso non accertato ancora , e spesso non accertabile affatto ) , per poi buttar giù tutto il resto come inutile fardello , di cui gli uomini si fossero caricati a capriccio ; come accessorio , in somma , o come semplice bagattella o a dirittura come un non - ente . Per tale avvertenza , che la storia , cioè , bisogna intenderla tutta integralmente , e che in essa nocciolo e scorza fanno uno , come Goethe diceva delle universe cose , tre illazioni ci si fanno palesi . In primo luogo è chiaro , che nel campo del determinismo storico - sociale la mediazione dalle cause agli effetti , dalle condizioni ai condizionati , dai precedenti alle conseguenze , non è mai evidente alla prima , alla stessa guisa come tutti cotesti rapporti non son mai evidenti alla prima nel determinismo soggettivo della psicologia individuale . In questo secondo campo fu già da gran tempo cosa relativamente agevole per la filosofia astratta e formale di ritrovare , passando sopra a tutte le fole del fatalismo e del libero arbitrio , la evidenza del motivo in ogni volizione , perché , insomma , tanto è volere quanto è motivata determinazione . Ma più in giù dei motivi e del volere sta la genesi di quelli e di questo , e a rifare cotesta genesi ci occorre di uscire dal rinchiuso campo della coscienza per arrivare all ' analisi dei semplici bisogni , i quali per un verso derivano dalle condizioni sociali , e per un altro si perdono nell ' oscuro fondo delle disposizioni organiche , fino alla discendenza e all ' atavismo . Non altrimenti accade nel determinismo storico ; dove allo stesso modo si comincia appunto dai motivi , poniamo religiosi , politici , estetici , passionali e cosi via , ma poi occorre di tali motivi ritrovar le cause nelle condizioni di fatto sottostanti . Ora lo studio di queste condizioni deve esser tanto specificato , che rimanga da ultimo chiarito , non solo che esse son le cause , ma per qual mediazione arrivino a quella forma , per la quale si rivelano alla coscienza come motivi , la cui origine è spesso obliterata . E per ciò torna evidente questa seconda illazione , che , cioè , nella nostra dottrina non si tratta già di ritradurre in categorie economiche tutte le complicate manifestazioni della storia , ma si tratta solo di spiegare in ultima istanza ( Engels ) ogni fatto storico per via della sottostante struttura economica ( Marx ) : la qual cosa importa analisi e riduzione , e poi mediazione e composizione . Resulta da ciò , in terzo luogo , che per procedere dalla sottostante struttura all ' insieme configurativo di una determinata storia , occorre il sussidio di quel complesso di nozioni e di conoscenze , che può dirsi , in mancanza d ' altro termine , psicologia sociale . Né intendo con ciò di alludere alla fantasticata esistenza di una psiche sociale , né alla escogitazione di un preteso spirito collettivo , che per proprie leggi , indipendenti dalla coscienza degl ' individui e dai loro materiali ed assegnabili rapporti , si esplichi e manifesti nella vita sociale . Cotesto è misticismo schietto . Né intendo di riferirmi a quei tentativi di generalizzazione combinatoria , pei quali furono scritti dei trattati di psicologia sociale , la cui idea è questa : trasferire ed applicare ad un escogitato soggetto , che si chiama la coscienza sociale , le categorie e le forme accertate della psicologia individuale . E non voglio nemmeno alludere a quel coacervo di denominazioni semiorganiche e semipsicologiche , per cui l ' ente società , alla maniera dello Schäffle , acquista , e cervello , e midollo spinale , e sensibilità , e sentimento , e coscienza , e volontà e così via . Ma intendo di parlar di cosa più modesta e prosaica ; ossia di quelle concrete e precise forme di spirito , per cui ci appaiono così fatti com ' erano i plebei di Roma di una determinata epoca , o gli artigiani di Firenze di quando scoppiò il moto dei Ciompi , o quei contadini di Francia , nei quali s ' ingenerò , secondo l ’ espressione di Taine , l ’ anarchia spontanea dell’89 , quei contadini , che divenuti poi liberi lavoratori e piccoli proprietarii , o aspiranti alla proprietà , da vincitori oltre i confini a breve andare si trasformarono in automatici istrumenti della reazione . Cotesta psicologia sociale , che nessuno può ridurre in astratti canoni , perché nella più parte dei casi è di sola descrittiva , è ciò che gli storici narratori , e gli oratori e gli artisti , e i romanzieri e gli ideologi di ogni maniera fino ad ora videro e conobbero come esclusivo oggetto di loro studio e delle loro invenzioni . A cotesta psicologia , che è la specificata coscienza degli uomini in date condizioni sociali , si riferiscono e si appellano gli agitatori , gli oratori , i diffonditori di idee . Noi sappiamo che essa è il portato , il derivato , l ’ effetto di determinate condizioni di fatto ; - questa determinata classe , in questa determinata situazione per gli ufficii che adempie , per la soggezione in cui è tenuta , per la padronanza che esercita ; - e poi classe , ed ufficii , e soggezione , e padronanza suppongono questa o quella determinata forma di produzione e di distribuzione dei mezzi immediati della vita , ossia una specifica struttura economica . Cotesta psicologia sociale , di sua natura sempre circostanziale , non è l ’ espressione del processo astratto e generico del così detto spirito umano . E ’ sempre formazione specificata di specificate condizioni . Per noi sta , cioè , indiscusso il principio , che non le forme della coscienza determinano l ’ essere dell ’ uomo , ma il modo d ’ essere appunto determina la coscienza ( Marx ) . Ma queste forme della coscienza , come son determinate dalle condizioni di vita , sono anch ’ esse la storia . Questa non è la sola anatomia economica , ma tutto quello insiememente , che cotesta anatomia riveste e ricovre , fino ai riflessi multicolori della fantasia . O , a dirla altrimenti , non c ’ è fatto della storia che non ripeta la sua origine dalle condizioni della sottostante struttura economica ; ma non c ’ è fatto della storia che non sia preceduto , accompagnato e seguito da determinate forme di coscienza , sia questa superstiziosa o sperimentata , ingenua o riflessa , matura o incongrua , impulsiva o ammaestrata , fantastica o ragionante . IV . Dicevo , qui poco innanzi , che la nostra dottrina obiettivizza , in un certo senso naturalizza la storia , invertendone la spiegazione dai dati alla prima evidenti delle volontà operanti a disegno , e delle ideazioni ausiliari all ’ opera , alle cause e ai moventi del volere e dell ’ operare , per trovar poi la coordinazione di tali cause e moventi nei processi elementari della produzione dei mezzi immediati della vita . Ora in cotesto termine del naturalizzare si cela per molti una forte seduzione a confondere questo ordine di problemi con un altro ordine di problemi ; e , cioè , ad estendere alla storia le leggi e i modi del pensiero , che parvero già appropriati e convenienti allo studio ed alla spiegazione del mondo naturale in genere e del mondo animale in ispecie . E perché il darwinismo è riuscito ad espugnare , col principio del trasformismo della specie , l ' ultima cittadella della fissità metafisica delle cose , onde poi gli organismi diventan per noi le fasi ed i momenti di una vera e propria storia naturale , è parso a molti fosse ovvia e semplice impresa quella di assumere a spiegazione del divenire e del vivere umano storico i concetti , e i principii , e i modi di vedere cui venne subordinata la vita animale , che per le condizioni immediate della lotta per l ' esistenza si svolge negli ambiti topografici della terra non modificati da opera di lavoro . Il darwinismo politico e sociale ha invaso , a guisa di epidemia , per non breve corso di anni , le menti di parecchi ricercatori , e assai più degli avvocati e dei declamatori della sociologia , ed è venuto a riflettersi , quale abito di moda e qual corrente fraseologica , perfino nel linguaggio cotidiano dei politicanti . Qualcosa di immediatamente evidente e di intuitivamente plausibile pare , a prima vista , ci sia in cotesto modo di ragionare ; il quale , poi , si contraddistingue principalmente per l ' abuso dell ' analogia , e per la fretta del conchiudere . L ' uomo è senza dubbio un animale , ed è legato da rapporti di discendenza e di affinità ad altri animali . Non ha privilegio di origine , nè di struttura elementare , ed il suo organismo non è , se non un caso particolare della fisiologia generale . Il suo primo ed immediato terreno fu quello della semplice natura , non modificata da artificio di lavoro ; e da ciò derivarono le condizioni imperiose ed inevitabili della lotta per l ' esistenza , con le conseguenti forme di accomodazione . Di qui ebbero origine le razze , nel vero e genuino senso della parola , in quanto , cioè , sono determinazioni immediate di neri , di bianchi , di ulotrici , di lissotrici e cosi via , e non formazioni secondarie storico - sociali , ossia i popoli e le nazioni . Di qui i primitivi istinti di socialità , e , per entro al modo di vivere in promiscuità , i primi rudimenti della selezione sessuale . Ma dell ' uomo ferus primaevus , che possiamo ricostruirci in fantasia per combinazione di congetture , non è dato a noi di avere una empirica intuizione ; come non ci è dato di determinare la genesi di quel hiatus , ossia di quella discontinuità , per la quale l ' uman genere s ' è trovato come distaccato dal vivere degli animali , e poi in seguito sempre superiore a questo . Tutti gli uomini , che ora vivono su la superficie della terra , e tutti quelli che vissutici in passato formarono oggetto di qualche apprezzabile osservazione , trovansi e trovavansi un buon tratto in qua dal momento in cui il vivere puramente naturale era cessato . Un qualche abito di convivenza , che sa di costume e d ' istituzione , sia pur quello della forma più elementare a noi ora nota , ossia della tribù australiana , divisa in classi e col connubio di tutti gli uomini di una classe con tutte le donne di un ' altra classe , distacca a grande intervallo il vivere umano dal vivere animale . A venire più in qua nella considerazione della gens materna , il cui tipo classico irocchese ha per opera del Morgan rivoluzionata la preistoria , dandoci al tempo stesso la chiave delle origini della storia propriamente detta , noi ci troviamo in una forma di società già di molto avanzata per complessità di rapporti . Ora nel grado di convivenza , che nel giro delle nostre conoscenze ci apparisce come elementarissimo , ossia nell ' australiano , non solo la lingua assai complicata differenzia gli uomini da tutti gli altri animali ( e lingua vuol dire condizione ed istrumento , causa ed effetto di socialità ) , ma la specificazione del vivere umano , oltre che per la scoverta del fuoco , è fissata nell ' uso di molti altri mezzi artificiali per provvedere alla vita . Un ambito di terreno acquisito al girovagare di una tribù - un modo di cacciare - l ' uso perfetto di certi istrumenti da difendersi , e da ferire , e il possesso di certi utensili da conservare le cose acquistate - e poi l ' ornamento del corpo , e così via : - cioè , in fondo , quella vita poggia sopra un terreno artificiale , per quanto elementarissimo , sul quale gli uomini si provano di fissarsi e di adagiarsi , sopra un terreno che è alla fin fine la condizione di ogni ulteriore sviluppo . Secondo che questo terreno artificiale è più o meno formato , gli uomini che l ' han prodotto e ci vivon su , si dicon più o meno selvaggi o barbari : e in quella prima formazione consiste ciò che di solito chiamiamo preistoria . La storia , secondo l ' uso letterario della parola , e cioè quella parte del processo umano che ha precisa consistenza di tradizione nella memoria , comincia quando il terreno artificiale è già un buon tratto formato . Ad esempio : la canalizzazione della Mesopotamia , ed eccoti l ' antica Babilonide presemitica ; - la derivazione del Nilo a scopo di coltura dei campi , ed eccoti l ' antichissimo Egitto hamitico . Su cotesto terreno artificiale , che apparisce all ' estremo orizzonte della storia ricordata , non vissero come non vivono ora , masse informi d ' individui , ma consociazioni organate , che ripeteano come ripetono ora l ' organamento loro da distribuzione di ufficii , ossia di lavoro , e da conseguenti ragioni e modi di coordinazione e di subordinazione . Tali relazioni , e vincoli , e modi di vita non resultarono , come non resultano , da ripetizione e fissazione di abiti sotto l ' azione immediata della lotta animale per l ' esistenza . Anzi suppongono il ritrovamento di certi istrumenti , e p . e . l ' addomesticazione di certi animali , e la lavorazione dei minerali fino al ferro , l ' introduzione della schiavitù , e così via , istrumenti e modi di economia , che prima differenziarono le comunanze le une dalle altre , e poi differenziarono nelle comunanze i componenti loro . In altre parole , le opere degli uomini , in quanto congregati , reagirono su gli uomini stessi . I loro trovati ed invenzioni , creando modi di vivere supernaturali , produssero non solo abiti e costumanze ( vestimento , mangiare cucinato e simili ) ma rapporti e vincoli di coesistenza , proporzionati e congrui al modo di produrre e di riprodurre i mezzi della vita immediata . Quando la storia tramandata per memoria incomincia , l ' economia è già nel suo funzionamento . Gli uomini lavorano per l ' esistenza sopra di un campo , che fu in gran parte modificato dall ' opera loro , e con istrumenti che sono del tutto opera loro . E da quel punto in poi hanno lottato per la posizione eminente degli uni su gli altri nell ' uso di tali mezzi artificiali ; e cioè , hanno lottato fra loro , in quanto servi e padroni , sudditi e signori , conquistati e conquistatori , sfruttati e sfruttatori ; e dove han progredito , e dove han regredito , e dove si sono arrestati in una forma che non furon più capaci di superare , ma non son mai più ritornati al vivere animale , con la completa perdita del terreno artificiale . Dunque la scienza storica ha per suo primo e principale oggetto la determinazione e la ricerca del terreno artificiale , e della sua origine e composizione , e del suo alterarsi e trasformarsi . Dire che tutto ciò non è se non parte e prolungamento della natura , è dir cosa , che per esser troppo astratta e generica , in fin delle fini conchiude poco . Il genere umano vive soltanto nelle condizioni telluriche , e non è chi possa supporlo trapiantato altrove . In tali condizioni esso ha trovato , dalle primissime origini fino ai giorni nostri , i mezzi immediati allo sviluppo del lavoro , e cioè dire , così al progresso materiale , come alla sua formazione interiore . Tali condizioni naturali furono e son sempre indispensabili , così alla sporadica cultura dei nomadi , che coltivano qualche volta la terra per il solo pascolo degli animali , come ai raffinati prodotti della intensiva orticoltura moderna . Tali condizioni telluriche , come offersero le varie sorti di pietra atte alla lavorazione delle prime armi , così offrono ora nel carbon fossile l ' alimento della grande industria ; come offersero alle prime genti i giunchi ed i vimini da intessere , così offrono ora tutti i mezzi da cui derivasi la complicata tecnica della elettricità . Non son però i mezzi naturali , essi stessi , che sian progrediti ; anzi son gli uomini soltanto che progredirono , ritrovando via via nella natura le condizioni per produrre in nuove e sempre più complesse forme , per via del lavoro accumulato che è l ' esperienza . Né questo progresso è quello solo che intendono i soggettivisti della psicologia , cioè una modificazione interiore , che sarebbe sviluppo proprio e diretto dell ' intelletto , della ragione e del pensiero . Anzi è tale progresso interiore solo una linea secondaria e derivata , in quanto che c ' è già progresso nel terreno artificiale , che è la somma dei rapporti sociali resultanti dalle forme e spartizioni del lavoro . Sarebbe per ciò vuota di senso l ' affermazione , che tutto ciò non sia se non un semplice prolungamento della natura ; se pure non si vuole usare cotesta parola nel senso tanto generico , da non indicare più nulla di preciso e di distinto , come è ciò che intendiamo per diverso dal fatto dell ' uomo progressivamente operante . La storia è il fatto dell ’ uomo , i quanto che l ’ uomo può creare e perfezionare i suoi istrumenti di lavoro , e con tali istrumenti può crearsi un ambiente artificiale , il quale poi reagisce nei suoi complicati effetti sopra di lui , e così com ’ è , e come via via si modifica , è l ’ occasione e la condizione del suo sviluppo . Mancano per ciò tutte le ragioni per ricondurre questo fatto dell ’ uomo , che è la storia , alla pura lotta per l ’ esistenza ; la quale , se raffina ed altera gli organi degli animali , e in date circostanze e in dati modi occasiona il generarsi e lo svolgersi di organi nuovi , non produce però quel moto continuativo , perfezionativo e tradizionale che è il processo umano . Non c ’ è luogo qui , nella nostra dottrina , né a confondersi col darwinismo , né a rievocare la concezione di una qualunque forma , o mitica , o mistica , o metaforica di fatalismo . Perché , se è vero che la storia poggia innanzi tutto su lo svolgimento della tecnica ; e , cioè dire , se è vero , che per effetto del successivo ritrovamento degli istrumenti si generarono le successive spartizioni del lavoro , e con queste poi le disuguaglianze , nel cui concorso più o meno stabile consiste il così detto organismo sociale , gli è altrettanto vero che il ritrovamento di tali istrumenti è causa ed effetto ad un tempo stesso di quelle condizioni e forme della vita interiore , che noi , isolandole nella astrazione psicologica , chiamiamo fantasia , intelletto , ragione , pensiero e cosi via . Producendo successivamente i vani ambienti sociali , ossia i successivi terreni artificiali , l ' uomo ha prodotto in pari tempo le modificazioni di se stesso ; e in ciò consiste il nocciolo serio , la ragione concreta , il fondamento positivo di ciò che , per varie combinazioni fantastiche e con varia architettura logica , dà luogo presso gli ideologisti alla nozione del progresso dello spirito umano . Nondimeno l ' espressione del naturalizzare la storia , che intesa in senso troppo lato e generico può dare occasione agl ' indicati equivoci , quando venga invece usata con la debita cautela e in modo approssimativo , compendia in breve la critica di tutte le vedute ideologiche , le quali nella interpretazione della storia partono dal presupposto , che opera o attività umana sia la stessa cosa che arbitrio , elezione e disegno . Ai teologi tornava facile e comodo di ricondurre il corso delle cose umane ad un piano o disegno , perché saltavano a piè pari dall ' esperienza ad una mente presunta che regoli l ' universo . I giuristi , che ebbero per primi occasione a ritrovare nelle istituzioni che formano oggetto dei loro studii un certo filo conduttore di forme che si succedono con una qualche evidenza , trasferirono , come trasferiscono tutt ' ora senza grande imbarazzo , la ragion ragionante , che è il loro mestiere , alla spiegazione di tutta la vasta materia sociale , che è tanto complicata . I politici , i quali piglian naturalmente le mosse loro dall ' esperienza di ciò che i direttori dello stato , o per l ' acquiescenza delle masse soggette , o profittando delle antitesi degl ' interessi dei vani gruppi sociali , possono volere ed eseguire a disegno , di proposito e con intenzione , sono inclinati a vedere nel succedersi delle cose umane soltanto il variare di tali disegni , propositi ed intenzioni . Ora la nostra concezione , rivoluzionando nei fondamenti le presupposizioni dei teologi , dei giuristi e dei politici , mette capo all ’ assunto , che opera ed attività umana in genere non è sempre una medesima cosa , nel corso della storia , con la volontà che operi a disegno , con piano preconcetti , e con la libera scelta dei mezzi ; ossia non è una e medesima cosa con la ragion ragionante . Tutto ciò che è accaduto nella storia è opera dell ’ uomo ; ma non fu né è , se non assai di rado , di elezione critica , e di arbitrio ragionante ; ma anzi fu ed è di necessità , che , determinata dai bisogni e dalle occasioni esterne , genera esperienza e sviluppo di organi interni e d esterni . Tra questi organi sono anche l ’ intelletto e la ragione , resultati e conseguenze anch ’ essi di esperienza ripetuta ed accumulata . La formazione integrale dell ' uomo , per entro allo sviluppo storico , non è oramai più un dato ipotetico , né una semplice congettura ; ma è una verità intuitiva e palmare . Le condizioni del processo che genera progresso sono oramai riducibili in serie di spiegazioni ; e noi , fino ad un certo punto , abbiamo come sott ' occhi lo schema di tutti gli sviluppi storici morfologicamente intesi . Questa dottrina è la negazione recisa e definitiva di ogni ideologia , perché è la negazione esplicita d ' ogni forma di razionalismo ; intendendosi sotto cotal nome il preconcetto , che le cose nella loro esistenza ed esplicazione rispondano ad una norma , ad un ideale , ad una stregua , ad un fine in modo esplicito o implicito che siasi . Tutto il corso delle cose umane è una somma , anzi è tante serie di condizioni , che gli uomini si son fatte e poste da sé per la esperienza accumulata nella variabile convivenza sociale ; ma non presenta , né l ' approssimazione ad una presegnata meta , né la deviazione da un primo principio di perfezione e di felicità . Il progresso stesso non implica se non la nozione di cosa empirica e circostanziata , che presentemente piglia chiarezza e precisione nelle nostre menti , perché , per lo sviluppo finora avveratosi , noi siamo in grado di valutare il passato , e di prevedere , ossia d ' intravedere in un certo senso e in una certa misura , l ' avvenire . V . Per cotal modo un grave equivoco rimane chiarito , e il pericolo che ne deriva viene ad esser rimosso . Ragionevole e fondata è la tendenza di coloro i quali mirano a subordinare tutto l ' insieme delle cose umane , considerate nel loro corso , alla rigorosa concezione del determinismo . Priva , all ' incontro , d ' ogni fondamento è la identificazione di tale determinismo derivato , riflesso e complesso , con quello della immediata lotta per l ' esistenza , la quale si eserciti e si svolga sopra un campo non modificato da opera continuativa di lavoro . Legittima e fondata , in modo assoluto , è la spiegazione storica , la quale proceda invertendo dai presunti voleri a disegno , che avrebbero regolato di proposito le fasi varie della vita , ai moventi ed alle cause obiettive di ogni volere , che son da ritrovare nelle condizioni di ambiente , di terreno , di mezzi disponibili , di circostanzialità della esperienza . Ma è , invece , priva di qualsiasi fondamento quella opinione , la quale mira alla negazione di ogni volontà , per via di una veduta teoretica , che vorrebbe sostituito al volontarismo l ' automatismo ; anzi questa è al postutto una semplice e schietta fatuità . Dovunque i mezzi tecnici siano sviluppati fino ad un certo punto , dovunque il terreno artificiale abbia acquistata una certa consistenza e dovunque le differenziazioni sociali e le antitesi che ne conseguitano abbiano creato , e il bisogno , e la possibilità , e le condizioni di un organamento più o meno stabile od instabile , ivi sempre e necessariamente spuntan fuori i meditati disegni , i propositi politici , i piani di condotta , i sistemi di diritto , e poi le massime e i principii generali ed astratti . Nell ’ ambito di tali prodotti e di tali sviluppi derivati e complessi , e dirò di secondo grado , nascono anche le scienze , e le arti , e la filosofia , e la erudizione e la storia come genere letterario di produzione . Cotesto ambito è quello dei razionalisti ed ideologi , ignorandone i fondamenti reali , chiamarono e chiamano tuttora , in modo esclusivo , la civiltà . Perché , di fatti , si è dato e si dà il caso , che alcuni uomini , e soprattutto gli addottrinati di mestiere , fossero essi laici o preti , trovassero e trovino modo di vivere intellettualmente nella chiusa cerchia dei prodotti riflessi e secondarii della civiltà , e potessero e possano poi sottoporre tutto il resto alla veduta soggettiva , che essi in tale situazione si formano : e in ciò è la origine e la spiegazione di ogni ideologia . La nostra dottrina ha superato in modo definitivo l ’ angolo visuale di qualsiasi ideologia . I meditati disegni , i propositi politici , le scienze , i sistemi di diritto e così via , anzi che essere il mezzo e l ’ istrumento della spiegazione della storia , sono appunto la cosa che occorre di spiegare ; perché derivano da determinate condizioni e situazioni . Ma ciò non vuol dire che siano mere apparenze , e bolle di sapone . L ’ esser quelle delle cose divenute e derivate da altre non implica che non sian cose effettuali : tanto è che son parse per secoli alla coscienza non scientifica , e alla coscienza scientifica ancora in via di formazione , le sole che veramente fossero . Ma con ciò non è detto tutto . Anche la nostra dottrina può dar luogo alla tentazione del fantasticare , e può offrire occasione ed argomento ad una nuova ideologia a rovescio . Essa è nata nel campo di battaglia del comunismo . Suppone l ’ apparizione del proletariato moderno su l ’ arena politica , e suppone quella orientazione , su le origini della società attuale , che ci ha permesso di rifare criticamente tutta la genesi della borghesia . E ’ dottrina rivoluzionaria per due rispetti : perché ha trovato le ragioni e i modi di sviluppo della rivoluzione proletaria , che è in fieri ; e perché , di ogni altra rivoluzione sociale avveratasi in passato , si argomenta di trovare le cause e le condizioni di svolgimento in quei contrasti di classe , i quali giunsero ad un certo punto critico per la contraddizione tra le forme della produzione e lo sviluppo delle forze produttive . E c ’ è poi dell ’ altro . Alla luce di questa dottrina l ’ essenziale della storia consiste per l ’ appunto in tali momenti critici , e ciò sta di mezzo tra l ’ uno e l ’ altro di cotesti momenti si fa conto , almeno per ora , di abbandonarlo alle erudite cure dei narratori ed espositori di mestiere . Come dottrina rivoluzionaria è essa innanzi tutto la coscienza intellettuale del moto proletario presente , nel quale secondo l ' assunto nostro , si prepara di lunga mano l ' avvento del comunismo : tanto è , che i decisi avversari del socialismo la respingono come opinione , che , sotto apparenze di scienza , non faccia che ripetere la ben nota utopia socialistica . Per tale condizione di cose può darsi bene il caso , e di fatti s ’ è pur già dato in parte , che la fantasia degl ' inesperti d ' ogni arte di ricerca storica , e lo zelo dei fanatici , trovi stimolo ed occasione perfino nel materialismo storico a foggiare una nuova ideologia , e a trarre da esso una nuova filosofia della storia sistematica , cioè schematica , ossia a tendenza e a disegno . Né c ' è cautela che basti . L ' intelletto nostro raramente s ' appaga della ricerca schiettamente critica , ed è sempre propenso a convertire in elemento di pedanteria ed in novella scolastica qualunque trovato del pensiero . A farla breve , anche la concezione materialistica può essere convertita in forma di argomentazione a tesi , e servire a rimettere in nuove fogge pregiudizii antichi ; come era quello di una storia dimostrata , dimostrativa e dedotta . Perché ciò non accada , e specie perché non riapparisca per vie indirette e per modi dissimulati una qualunque forma di finalità , su due punti bisogna essere in chiaro : e cioè dire , che le condizioni storiche a noi note son tutte circostanziate ; e che il progresso fu fino ad ora circoscritto da molteplici impedimenti , e per ciò fu sempre parziale e limitato . Una parte sola , e fino ai tempi recentissimi una parte non grande del genere umano ha per intero percorso gli stadii tutti del processo , per effetto del quale le nazioni più progredite son giunte alla società civile moderna , con le forme di avanzata tecnica fondate su le scoverte della scienza , e con tutte le conseguenze politiche , intellettuali , morali e così via , che a tale sviluppo sono rispettive e consentanee . Accanto agl ' inglesi - tanto per accennare all ' esempio più stridente - che , trasportando seco nella Nuova Olanda i mezzi europei , vi han creato un centro di produzione , che già tiene un posto notevole nella concorrenza del mercato mondiale , vivono tuttora come fossili della preistoria gl ' indigeni australiani , capaci solo di estinguersi , ma incapaci di adattarsi alla civiltà , che fu non sopra di essi ma accanto ad essi importata . Nell ' America , e specie in quella del Nord , la serie dei procedimenti che vi han dato luogo allo sviluppo della società moderna , cominciò con la importazione dall ' Europa delle piante , degli animali e degl ' istrumenti dell ' agricoltura , il cui uso ab antico avea ingenerato la secolare civiltà del Mediterraneo : ma tal moto rimase tutto rinchiuso nella cerchia dei discendenti dei conquistatori e dei coloni , mentre gli indigeni , o si disperdono nella massa di nuova formazione , per le vie naturali della mistura di razza , o deperiscono e spariscono affatto . L ' Asia anteriore e l ' Egitto , che già in tempi antichissimi , come prima culla di tutta la nostra civiltà , dettero luogo alle grandi formazioni semipolitiche , le quali seguono le prime fasi della storia accertata e ricordata , ci appaiono da secoli come le cristallizzazioni di forme sociali incapaci di muoversi da sè per nuove fasi di sviluppo . Sta sopra di loro la secolare pressione del barbarico accampamento , che è la dominazione turca . In quella massa irrigidita , o s ' incunea per dissimulate vie una amministrazione alquanto ammodernizzata , o in nome esplicito degl ' interessi commerciali s ' insinuano la ferrovia ed il telegrafo , avamposti coraggiosi della conquistatrice banca europea . Tutta quella massa irrigidita non ha speranza di ripigliar vita , calore e movimento , se non per la rovina della dominazione turca , cui si vada surrogando , nei diversi possibili modi di conquista diretta o indiretta , la signoria o il protettorato della borghesia europea . Che un processo di trasformazione dei popoli arretrati , o arrestatisi nel loro cammino , possa avverarsi ed affrettarsi per esterni influssi , sta lì l ' India a provarlo , che già vivace ancora di sua propria vita , sotto l ' azione poi dell ' Inghilterra rientra ora con vigore nella circolazione della operosità internazionale , per fino nei suoi prodotti intellettuali . Né sono questi i soli contrasti nella fisionomia storica dei contemporanei . Ecco , mentre lì nel Giappone , per un fenomeno acuto e spontaneo di imitazione , si sviluppa in men di trent ' anni una certa relativa assimilazione della civiltà occidentale , che muove già normalmente le energie proprie del paese stesso , il diritto e l ' imposizione della conquista russa trae nella cerchia della industria moderna , e anzi della grande industria , qualche punto notevole dei paesi oltre il Caspio . La mole gigantesca della Cina ci è apparsa fino a pochi anni fa quasi immobile nell ' atavistico assetto delle sue istituzioni , tanto vi è lento ogni movimento : mentre , per ragioni etniche e geografiche , quasi tutta l ' Africa rimaneva impermeabile , e , fino agli ultimi tentativi di conquista e di colonizzazione , pareva non dovesse offrire all ' azione della civiltà , che il solo suo perimetro , come fossimo , non che ai tempi dei portoghesi , a quelli dei greci e dei cartaginesi . Tali differenziazioni degli uomini , sul cammino della storia e della preistoria , ci paiono spiegabilissime , quando c ' è modo di ricondurle alle condizioni naturali ed immediate , che impongano limiti allo sviluppo del lavoro . Questo è il caso dell ' America , la quale , fino alla apparizione degli europei , non avea che una sola granaglia , il mais , e un solo animale addomesticabile ad uso di lavoro , il lama : e noi possiamo rallegrarci , che gli europei , importandovi con se stessi e coi loro istrumenti il bue , e l ' asino , e il cavallo , e il frumento , e il cotone e la canna da zucchero e il caffè , e da ultimo la vite e l ' arancio , v ' abbiano creato un nuovo mondo della gloriosa società che produce le merci , la quale , con inaudita rapidità di moto , vi ha già percorso le due fasi della più nera schiavitù e del più democratico salariato . Ma là dove c ' è stato un vero arresto , e anzi un documentato regresso , come nell ’ Asia anteriore , nell ' Egitto , nella penisola dei Balcani e nell ’ Africa settentrionale , e tale arresto non può attribuirsi al differenziarsi delle condizioni naturali , ivi noi ci troviamo dinanzi ad un problema , che aspetta la soluzione sua dallo studio diretto ed esplicito della struttura sociale , guardata così nei modi interni del suo divenire , come negl ’ intrecci e nelle complicazioni dei varii popoli , su quel terreno che più ordinariamente dicesi arena delle lotte storiche . Questa stessa Europa civile , che per continuità di tradizione presenta lo schema più completo di processo , tanto che su cotesto modello furono ideati e fino ad ora costruiti tutti i sistemi di filosofia storica ; questa stessa Europa occidentale e mediana , che ha prodotto l ' epoca dei borghesi , e tale forma di società ha cercato e cerca d ' imporre a tutto il mondo , con vari modi di conquista diretta o indiretta , non è tutta uniforme in sé , nel grado di suo sviluppo , e le sue diverse conglomerazioni nazionali , regionali e politiche appaiono come distribuite sopra di una scala di molto graduata . Da tali differenze dipendono le condizioni di relativa superiorità od inferiorità di paese a paese , e le ragioni più o meno vantaggiose o svantaggiose dello scambio economico ; e di qui per la più parte dipesero , come tuttora dipendono , e gli attriti , e le lotte , e i trattati e le guerre , e quanto altro mai , con maggiore o con minor precisione , seppero narrarci gli storici politici dalla Rinascenza in qua , e certo con cresciuta evidenza da Luigi XIV e da Colbert in poi . Questa Europa stessa è assai variopinta . Ecco qui la fioritura massima della produzione industriale e capitalistica , cioè dire in Inghilterra ; e in altri punti vive , o rigoglioso o rachitico , l ' artigianato , come da Parigi a Napoli , tanto per cogliere il fatto nei suoi estremi . Qui la campagna è quasi per intero industrializzata , com ' è di nuovo in Inghilterra ; ed ecco che altrove vegeta , in molteplici forme tradizionali , l ' idiotico contadiname , come in Italia ed in Austria , anzi in questo paese più che da noi . Mentre in un paese l ' azienda politica dello stato - come si conviene alla prosaica coscienza di una borghesia , che sa il fatto suo , perché il posto che tiene se l ' è veramente conquistato da sè - viene esercitata nei modi più sicuri e palesi di un esplicito dominio di classe ( non è chi non intenda che parlo della Francia ) ; altrove , e segnatamente in Germania , le vecchie abitudini feudali , l ' ipocrisia protestante , e la viltà di una borghesia che sfrutta le favorevoli contingenze economiche senza portarci dentro , né spirito , né coraggio rivoluzionario , mantengono all ’ ente stato le mentite apparenze di una missione etica da compiere ( - oh zucconi e parrucconi di professori tedeschi , in quante salse poco appetitose e digeribili avete voi cucinata cotesta etica dello stato , prussiano per giunta ! - ) . Qua e là la produzione moderna capitalistica s ' incunea nei paesi , che per altri rispetti non entrano nel nostro movimento , e specie in quello della politica , come è il caso della infelice Polonia ; ovvero tal forma s ' insinua solo per indiretto , come nella Slavia meridionale . Ma ecco qui il contrasto più acuto , che pare destinato a metterci come in compendio sott ' occhi tutte le fasi anzi gli estremi della nostra storia . La Russia non ha potuto avviarsi , come ora di fatto si avvia , alla grande industria , se non pompando dall ' Europa occidentale , e specie dal grazioso sciovinismo francese , quel danaro , che essa invano si sarebbe provata a trarre da se stessa , ossia dalle condizioni della sua obesa massa territoriale , su la quale , con vecchie forme economiche , vegetano cinquanta milioni di contadini . Ora la Russia , per diventare una società economicamente moderna , il che probabilmente vi prepara le condizioni di una rispondente rivoluzione politica , fu tratta a distruggere gli ultimi avanzi del comunismo agrario , che in essa eransi fino a poco tempo fa conservati in forme tanto caratteristiche , e in tanta estensione : ( né qui importa di decidere se quello fosse comunismo primitivo , o secondario , come alcuni ritengono ) . La Russia deve imborghesirsi e , per far ciò , deve innanzi tutto convertire la terra in merce , che sia capace di produrre merci , e al tempo stesso trasformare in proletarii e pezzenti gli ex - comunisti della campagna . Ed ecco che , invece , nell ' Europa occidentale e centrale ci troviamo al punto opposto della serie di sviluppo , che nella Russia comincia appena . Qui da noi , dove la borghesia con varia fortuna , e vincendo impedimenti tanto diversi , ha percorso già tanti stadii del suo sviluppo , non la memoria del comunismo primitivo , che a mala pena rivive per erudite combinazioni nelle teste dei dotti , ma la stessa forma della produzione borghese genera nei proletarii la tendenza al socialismo , che si presenta nei suoi generali contorni come indizio di una nuova fase della storia , e , cioè , non come la ripetizione di ciò che fatalmente finisce nella Slavia sotto agli occhi nostri . Chi è che non veda in cotesta esemplificazione , che io non ho cercata ad arte , e che anzi m ' è venuta quasi a caso e disordinatamente fuori della penna , in cotesta esemplificazione , dico , che può essere indefinitamente prolungata in un libro di geografia economico - politica del mondo attuale , la prova evidente del come le condizioni storiche son tutte circostanziate nelle forme di loro sviluppi ? Non solo le razze e i popoli , e le nazioni , e gli stati , ma le parti delle nazioni e le regioni varie degli stati , e poi i ceti e le classi si trovano come su tanti gradini di una assai lunga scala , o anzi su diversi punti di una curva a grande e complicato svolgimento . Il tempo storico non è corso uniforme per tutti gli uomini . Il semplice succedersi delle generazioni non fu mai l ' indice della costanza e della intensità del processo . Il tempo come astratta misura di cronologia , e le generazioni succedentisi in termini approssimativi di anni , non dànno criterio né recano indicazione di legge o di processo . Gli sviluppi furono finora varii , perché varie furono le opere compiute in una e medesima unità di tempo . Fra tali forme varie di sviluppo c ' è affinità , anzi c ' è similarità di moventi , ossia c ' è analogia di tipo , ossia c ' è omologia : tanto che le forme avanzate possono , per semplice contatto , o con la violenza , accelerare lo svolgimento delle forme arretrate . Ma l ' importante è d ' intendere , che il progresso , la cui nozione è non solo empirica , ma sempre circostanziata e per ciò limitata , non istà sul corso delle cose umane come un destino od un fato , né qual comando di legge . E per ciò la nostra dottrina non può esser volta a rappresentare tutta la storia dell ' uman genere in una veduta comunque prospettica o unitaria , la quale ripeta , mutatis mutandis , la filosofia storica a disegno come da sant ' Agostino ad Hegel , o anzi , meglio , dal profeta Daniele al signor De Rougemont . La nostra dottrina non pretende di essere la visione intellettuale di un gran piano o disegno , ma è soltanto un metodo di ricerca e di concezione . Non a caso Marx parlava della sua scoverta come di un filo conduttore . E per tal ragione appunto è analoga al darwinismo , che anch ' esso è un metodo , e non è , nè può essere , una ammodernata ripetizione della costruita e costruttiva Naturphilosophie , a uso Schelling e compagni . A scorgere nella nozione del progresso la indicazione di qualcosa di circostanziato e di relativo fu primo il geniale Saint - Simon , che tal suo pensiero contrappose alla dottrina del secolo decimottavo , in buona parte culminante in Condorcet . A cotesta dottrina , che potrebbe dirsi unitaria , egalitaria , formale , perché è quella che considera l ' uman genere come svolgentesi su di una linea processuale , Saint - Simon contrappose il concetto delle facoltà e delle attitudini , che si surrogano e si compensano ; e per tal modo rimase ideologo . A penetrare le ragioni effettive della relatività del progresso occorreva ben altro . Bisognava innanzi tutto rinunziare a quei pregiudizii , i quali sono impliciti nella credenza , che gl ' impedimenti alla uniformità del divenire umano riposino esclusivamente sopra cause naturali ed immediate . Cotesti impedimenti naturali , o sono assai problematici , come è il caso delle razze , nessuna delle quali ha in sé l ' ingenito privilegio della storia , o sono , come nel caso delle differenze geografiche , insufficienti a spiegare lo svolgersi di condizioni storico - sociali affatto difformi sopra uno e medesimo terreno topografico . E come il moto storico nasce per l ' appunto quando gl ' impedimenti naturali furono già in buona parte , o superati , o notevolmente circoscritti per mezzo della creazione di un terreno artefatto , sul quale fosse dato agli uomini di venirsi ulteriormente sviluppando , gli è chiaro perciò , che i consecutivi impedimenti alla uniformità del progresso siano da cercare nelle condizioni proprie ed intrinseche della struttura sociale stessa . Questa struttura ha messo fino ad ora capo in forme di organamento politico , la cui somma è il tentativo di tenere in equilibrio le disuguaglianze economiche : il che fa , che cotesto organamento , come ho più volte detto , sia di continuo instabile . Da che ci è storia ricordata essa è storia della società che o tende a formare lo stato , o lo stato ha già portato a compimento . E lo stato è la lotta all ' interno , o vivamente e in atto , o da poco vinta , o come che siasi per alcun tempo sopita e sedata . E lo stato è anche la lotta all ' esterno , o per assoggettare altri popoli , o per colonizzare altri paesi , o per esportare i prodotti sopra altri mercati , o per scaricare la popolazione esuberante , e cosi via . E lo stato è tale lotta all ' interno e all ' esterno , perché è innanzi tutto l ' organo e l ' istrumento di una parte più o meno grande della società contro tutto il resto della società stessa , in quanto che questa essenzialmente poggia su la signoria economica degli uomini su gli uomini , in modi più o meno diretti ed espliciti , secondo che il vario grado di sviluppo della produzione e dei suoi mezzi naturali e dei suoi istrumenti artificiali esiga , o la schiavitù immediata , o la servitù della gleba , o il libero salariato . Questa società delle antitesi , che si regge a stato , è sempre , per quanto in varie forme e modi , la opposizione della città e della campagna , dell ' artigiano e del contadino , del proletario e del padrone , del capitalista e del lavoratore , e così via da non finirla ; e mette sempre capo , con varie complicazioni e modalità , in una gerarchia , o che ciò accada per quadro fisso di privilegio come nel Medioevo , o che , nelle dissimulate forme del diritto presuntivamente eguale per tutti , ciò si avveri per l ' azione automatica della concorrenza economica , come è ora . A cotesta gerarchia economica corrisponde in vario modo nei varii paesi , tempi e luoghi , starei per dire , una gerarchia degli animi , degl ' intelletti , degli spiriti . Cioè dire la coltura , nella quale appunto gli idealisti ripongono la somma del progresso , fu ed è per necessità di fatto assai disugualmente distribuita . La maggior parte degli uomini , per la qualità delle cure e delle occupazioni cui attende si trova ad essere come di individui disintegrati , fatti in pezzi , resi incapaci di uno sviluppo completo e normale . Alla economica delle classi , ed alla gerarchia delle situazioni sociali , risponde la psicologia delle classi , La relatività del progresso è per noi , dunque , la conseguenza inevitabile delle antitesi di classe . In queste antitesi sono gl ’ impedimenti , pei quali rimane spiegata la possibilità del relativo regresso , fin giù giù alla degenerazione e allo sfacelo di una intera società . Le macchine , che segnano il trionfo della scienza , divengono , per le condizioni antitetiche della compagine sociale , gli istrumenti da proletarizzare milioni e milioni di già liberi artigiani e contadini . I progressi della tecnica , che arricchiscono di comodi le città , rendono più misera ed abietta la condizione dei contadini , e nelle città stesse più umile la condizione degli umili . I progressi tutti del sapere servirono fino ad ora a differenziare il ceto degli addottrinati , e a mettere sempre a maggior distanza dalla coltura le masse , che , intese all ’ incessante lavoro di tutti i giorni , di questo alimentano la società tutta intera . Il progresso fu ed è fino ad ora parziale ed unilaterale . Le minoranze che vi partecipano dicono sia questo il progresso umano ; e i burbanzosi evoluzionisti chiamano ciò natura umana che si svolge . Tutto cotesto progresso parziale , che si è fino ad ora svolto nella pressione degli uomini su gli uomini , ha suo fondamento nelle condizioni di opposizione , per cui le antitesi economiche han generato tutte le antitesi sociali , e dalla relativa libertà di alcuni è nata la servitù di moltissimi ; e il diritto è stato l ’ auspice della ingiustizia . Il progresso visto così , ed appreso nella sua chiara nozione , ci appare come il compendio morale ed intellettuale di tutte le umane miserie , e di tutte le materiali disuguaglianze . A scovrirvi la inevitabile relatività occorreva che il comunismo , sorto dapprima come moto istintivo nell ’ animo degli oppressi , diventasse scienza e politica . E occorreva poi , che la nostra dottrina desse la misura del valore di tutta la storia passata , scovrendo in ogni forma di organamento sociale , che fosse di origine e di assetto antitetico , come tutte furono fino ad ora , la ingenita incapacità a produrre le condizioni di un progresso umano universale ed uniforme ; scovrendovi , cioè , gl ’ impedimenti i quali fanno sì che il benefizio si converta in malefizio . VI . A una domanda noi non possiamo sottrarci , ed è questa ; donde ebbe origine la credenza nei fattori storici ? Cotesta espressione ricorre assai di frequente per le menti e per gli scritti di molti eruditi , scienziati e filosofi , e di quegli espositori , i quali , o ragionando o combinando , si dilungano alquanto dalla mera narrazione , e di tale opinione si giovano , come di presupposto per orientarsi su la ingente massa dei fatti umani , che , a prima vista e nella immediata considerazione , appaiono tanto confusi e irriducibili . Cotesta credenza , cotesta opinione corrente è diventata presso gli storiografi ragionatori , o a dirittura razionalisti , una semidottrina , che di recente fu più volte addotta , quale argomento decisivo , contro la teoria unitaria della concezione materialistica . Gli è , anzi , tanto radicata la credenza , ed è tanto diffusa la opinione , che la storia non si possa intenderla , se non come incontro ed incidenza di diversi fattori , che molti di quelli i quali parlano di materialismo sociale , sia in favore o sia contro , credono di cavarsi d ' ogni impaccio quando affermano , che tutta questa dottrina qui consista poi in ultimo nell ' attribuire la prevalenza o l ' azione decisiva al fattore economico . Certo gli è che importa di rendersi conto del come cotesta credenza , o opinione , o semidottrina abbia avuto origine perché la verace ed effettiva critica consiste principalmente nel riconoscere e nell ' intendere i motivi di ciò che dichiariamo errore . Non basta di respingere una opinione , col designarla spicciativamente per erronea . L ' errore dottrinale è nato sempre da qualche lato male inteso di una esperienza incompleta , o da qualche imperfezione soggettiva . Non basta respingere l ' errore ; bisogna vincerlo , e superarlo , spiegando / o . Ogni storico , che cominci a narrare , compie , per cosi dire , un atto di astrazione . Innanzi tutto eseguisce come un taglio in una serie continuativa di avvenimenti ; e poi prescinde da molti e svariati presupposti e precedenti , e anzi spezza e scompone una intricata tela . Per cominciare bisogna pure che fissi un punto , una linea , un termine , di sua elezione , e dica p . e . : vogliamo raccontare come ebbe inizio la guerra tra greci e persiani ; vediamo come Luigi XVI venne nella risoluzione di convocare gli Stati Generali . Il narratore si trova , insomma , dinanzi ad un complesso di fatti accaduti , e di fatti che stanno per accadere , i quali , nel tutt ' insieme , appariscono come una configurazione . In tale suo atteggiamento ha origine il modo d ' essere e lo stile di ogni racconto ; perché , ad ordirlo , occorre pigliar le mosse da cose già divenute , per poi vedere come continuino nel divenire . E pure in quel complesso bisogna introdurre un certo sentimento di analisi , risolvendolo in varii gruppi e in varii aspetti di fatti , od in elementi concorrenti , che appariscono poi ad un certo punto come delle categorie per sé stanti . Ecco : qui è lo stato in una certa forma e con certi poteri ; e qui son le leggi , che determinano , per comando o per proibizione , certi rapporti ; e qui son gli abiti e i costumi , che rivelano tendenze , bisogni , e modi di pensare , di credere , di fantasticare ; e nell ' insieme si vede una moltitudine d ' uomini conviventi e collaboranti , con spartizione di ufficii e di occupazioni ; e poi si notano i pensieri , le idee , le inclinazioni , le passioni , i desiderii , le aspirazioni , che da cotesto variopinto modo di coesistenza e dai suoi attriti in determinate maniere si sprigionano e sviluppano . Avviene una mutazione , e questa si rivela in uno dei lati od aspetti del complesso empirico , o in tutti essi in maggiore o in minore spazio di tempo : p . e . lo stato slarga i suoi confini esterni , o altera i suoi limiti interni verso la società , crescendo o diminuendo di poteri e di attribuzioni , o cambiando di forma nell ' esercizio di quelli e di queste ; ovvero il diritto muta le sue disposizioni , o s ' esprime ed afferma in nuovi organi ; ovvero , da ultimo , dietro al cambiamento delle abitudini esterne cotidiane , si rivela un cambiamento nei sentimenti , e nei pensieri , e nelle inclinazioni degli uomini variamente distribuiti nelle diverse classi sociali , le quali si rimescolano , si alterano , si spostano , si fondono o rinnovano . Ad intendere tutto ciò , in quanto e per il modo come apparisce alla prima e si disegna alla ordinaria attenzione , bastano le comuni doti della intelligenza normale , di quella , intendo dire , che non è sussidiata ancora , né corretta o completata dalla scienza propriamente detta . Chiudere in precisi confini un insieme di tali mutazioni , ecco l ' oggetto vero e proprio della narrazione la quale riesce tanto più perspicua , efficace e plasmata , quanto è più monografica : p . e . Tucidide nella guerra del Peloponneso . La società già in un certo modo divenuta , la società già arrivata ad un certo grado di sviluppo , la società giù tanto complicata da nascondere il sottostrato economico che il resto sorregge , non si è rivelata ai puri narratori , se non in quegli apici visibili , in quei resultati più appariscenti , in quei sintomi più significativi , che son le forme politiche , le disposizioni di legge e le passioni di parte . Il narratore , oltre che per la mancanza di una dottrina teoretica su le fonti vere del movimento storico , per l ' atteggiamento stesso che egli assume di fronte alle cose che coglie nelle apparenze del loro divenire , non può ridurre questo ad unità , se non nell ' aspetto della sola intuizione immediata ; e , se è artista , cotesta intuizione gli si colorisce nell ' animo , e vi si trasmuta in azione drammatica . Il suo ufficio è adempiuto , se egli riesce ad inquadrare un certo numero di fatti e di accadimenti entro termini e confini , su i quali lo sguardo possa muoversi come su chiara prospettiva ; alla stessa guisa , che il geografo puramente descrittivo ha fatta per intero la parte sua , se racchiude in vivo e perspicuo disegno la concorrenza delle cause fisiche che determinano l ' intuitivo aspetto , poniamo del golfo di Napoli , senza punto risalire alla genesi di esso . In cotesto bisogno della configurazione narrativa è la occasione prima , intuitiva , palpabile , e direi quasi estetica ed artistica , di tutte quelle astrazioni e generalizzazioni , che da ultimo mettono capo nella semidottrina dei così detti fattori . Qui sono due uomini insigni , i Gracchi , che vollero arrestare il processo di appropriazione dell ' ager publicus , o impedire l ' agglomerazione del latifondo , per cui diminuisce o cessa del tutto di esistere la classe dei piccoli proprietarii , ossia degli uomini liberi , che son fondamento e condizione della vita democratica della città antica . Quali furono le cause del loro insuccesso ? Il loro disegno è chiaro : l ' animo loro , la loro origine , il loro carattere , il loro eroismo lo illustrano . E stanno contro a loro altri uomini , con altri interessi e con altro animo . La contesa non si disegna dapprima alla mente se non come lotta di propositi e di passioni , la quale si svolge e riesce a termine con quei mezzi che consentono le forme politiche dello stato , e l ' uso o l ' abuso dei poteri pubblici . Ecco lì l ' ambiente : la città dominatrice in diversi modi , sopra altre città , o sopra territori sforniti d ' ogni carattere di autonomia ; e dentro di quella città una avanzata differenziazione di ricchi e di poveri ; e di fronte alla schiera non numerosa dei sopraffacitori e dei prepotenti , immensa la massa dei proletarii , che stan per perdere o han già perduta la coscienza e la forza politica d ' una plebe di cittadini , la massa che si lascia per ciò ingannare e corrompere , e a breve andare finirà per imputridire , qual servile accessorio degli sfruttatori di maggior grado . Questa la materia del narratore , al quale non è dato di rendersi conto del fatto , se non nelle condizioni immediate del fatto stesso . L ' unità intuitiva è la scena su la quale i casi si svolgono , e perché il racconto abbia rilievo , intreccio e prospettiva , occorrono dei punti di orientazione e dei mezzi di riduzione . In ciò consiste la origine prima di quelle astrazioni , per cui i lati varii di un determinato complesso sociale vengono , poco per volta , distratti dalla loro qualità di semplici aspetti di un insieme , e via via generalizzati menano poi alla dottrina dei presunti fattori . Questi , in altri termini , intendo dire dei fattori , si originano nella mente , per via della astrazione e della generalizzazione degli aspetti immediati del movimento apparente , e stanno alla pari con tutti gli altri concetti empirici , i quali , sorti che siano in ogni altro campo del sapere , vi si mantengono , finché , o non vengano ridotti ed eliminati per via di nuova esperienza , o non si trovino riassorbiti da una concezione più generale , che sia genetica , evolutiva , dialettica . Non era forse necessario , che nell ' analisi empirica e nello studio immediato delle cause e degli effetti di certi determinati fenomeni , p . e . dei calorifici , la mente si fermasse dapprima nella presunzione e nella persuasione di poterli e di doverli attribuire ad un subietto , che , se non parve mai a nessun fisico un vero ente sostanziale , parve di certo una forza determinata e specifica , che sarebbe il calore . Ed ecco che ad un certo punto , per nuova combinazione di esperienza , cotesto escogitato calore si risolve , a date condizioni , in una certa quantità di moto . E anzi , ora , il pensiero è su la via di risolvere tanti degli escogitati fattori fisici nel flusso di una universale Energhetica , nella quale la ipotesi degli atomi , per quanto essa è necessaria e utilizzabile , perde ogni residuo di sopravvissuta metafisica . Non era forse inevitabile , come primo stadio della conoscenza rispetto al problema della vita , l ' indugiarsi a lungo nello studio distinto degli organi , e il ridur questi in sistemi ? Senza cotesta anatomia , che pare per fin troppo materiale e grossolana , nessun progresso di studi sarebbe stato possibile ; e intanto , su la ignorata genesi e coordinazione di tale molteplicità analitica , s ' aggiravano incerti e vaghi i concetti generici di vita , di anima e simili . In coteste creazioni mentali si cercò per ripiego di escogitazione , e per gran tempo , quella unità biologica , che ha da ultimo trovato il suo riscontro intuitivo nell ' inizio certo della cellula , e nel suo processo di immanente moltiplicazione . Più difficile fu certamente il cammino , che il pensiero dovette percorrere per ridurre ad evidenza di genesi i dati tutti della vita psichica , dai semplicissimi delle elementari sensazioni fino ai prodotti di molto derivati e complessi . Non solo per ragioni di difficoltà teoretiche , ma per altri pregiudizii popolari , l ' unità e continuità incessante dei fenomeni psichici apparve fino ad Herbart come spartita e spezzata in tanti fattori , ossia nelle così dette facoltà dell ’ anima . Per le medesime difficoltà è passata la interpretazione dei processi storico - sociali ; ed anche essa s ' è dovuta dapprima arrestare nella veduta provvisoria dei fattori . E , perciò , riesce ora a noi cosa agevole il rintracciare la occasione prima di tale opinione nel bisogno che hanno gli storici narratori di trovare , nell ' atto che raccontano con più o meno di capacità artistica , e con vario intendimento di ammaestrare , dei punti di orientazione immediata , quali può offrirli lo studio del moto apparente delle cose umane . Ma in quel movimento apparente son pure delle indicazioni , che rimandano ad altro.Quei fattori concorrenti , che l ' astrazione escogita e poi si permette di isolare , non furon mai visti ad operare ciascuno per sé ; perché , anzi , operano per un modo di efficacia , che dà luogo al concetto dell ' azione reciproca . Inoltre , quei fattori son pur essi nati una volta , e son poi giunti a quella fisonomia , che rivelano nella particolare narrazione . Di quel tale stato si sapeva pure che fosse nato una volta . Di ogni diritto , o si serbava memoria , o si congetturava , che fosse entrato in vigore in tali o tali altre circostanze . Di tanti costumi si serbava il ricordo , che fossero stati una volta introdotti ; e il più semplice confronto dei fatti accertati , per rispetto a diversi tempi e luoghi , facea vedere , come la società nel suo insieme , in quanto somma di diverse classi , avesse assunto , ed assumesse di continuo forme diverse . Tanto l ' azione reciproca dei diversi fattori , senza della quale nemmeno il più semplice racconto sarebbe mai possibile , quanto le notizie più o meno accertate circa le origini e le variazioni dei fattori stessi , sollecitavano alla ricerca ed al pensiero , assai più che non facesse la narrazione configurativa di quei grandi storici , che sono veri e propri artisti . E difatti , i problemi che resultano spontanei dai dati della storia , quando questi sian combinati con altri elementi teoretici , dettero luogo alle diverse discipline così dette pratiche , che , con varia rapidità di moto e con vario successo , si svilupparono dai tempi antichi a venire ai moderni , dall ' Etica alla Filosofia del Diritto , dalla Politica alla Sociologia , dalla Giurisprudenza all ' Economia . Ed ecco che col nascere e col formarsi di tante discipline , per la stessa inevitabile division del lavoro , si moltiplicarono fuor di misura i punti di vista . Certo è , che alla prima ed immediata analisi dei multiformi aspetti empirici del complesso sociale , occorreva un lungo lavoro di parziale astrazione ; il che reca sempre con sé l ' inevitabile conseguenza del vedere unilaterale . Ciò si è verificato in modo più acuto e più appariscente , che non in altro campo , in quello della Giurisprudenza , e nelle sue varie generalizzazioni fino alla Filosofia del Diritto . Per via di cotali astrazioni , che sono inevitabili nell ' analisi parziale ed empirica , e per effetto della divisione del lavoro , i diversi lati e le diverse manifestazioni del complesso sociale furono , di quando in quando , fissati ed immobilizzati in concetti generali ed in categorie . Le opere , gli effetti , le emanazioni , gli efflussi dell ' attività umana - diritto , forme economiche , principii di condotta e così via - furono come tradotti e convertiti in leggi , in imperativi e in principii che stessero al di sopra dell ' uomo stesso . E di quando in quando s ' è poi dovuto di nuovo scovrire questa verità semplice ; che il solo fatto permanente e sicuro , ossia il solo dato , da cui muova o a cui si riferisca ogni particolare disciplina pratica , è questo : gli uomini congregati in una determinata forma sociale , per via di determinati vincoli . Le varie discipline analitiche , che illustrano i fatti che si svolgono nella storia , han finito per occasionare da ultimo il bisogno di una comune e generale scienza sociale , che renda possibile la unificazione dei processi storici . E di tale unificazione la dottrina materialistica segna appunto l ' ultimo termine , e anzi l ' apice . Ma non fu , come non sarà mai tempo perso quello che sia speso nell ' analisi preliminare e laterale dei fatti complessi . Dobbiamo alla metodica division del lavoro la erudizione precisa , ossia la massa delle conoscenze dichiarate , cribrate , sistemate , senza delle quali ogni storia sociale vagherebbe sempre nel puramente astratto , nel formale e nel terminologico . Lo studio a parte dei presunti fattori storico - sociali ha giovato , come giova ogni altro studio empirico che si attenga al moto apparente delle cose , a raffinare gl ' istrumenti della osservazione , e a dar modo di ritrovare nei fatti stessi , che furono artificiosamente distratti dall ' insieme , gli addentellati che al complesso sociale li legano . Le diverse discipline , che son tenute isolate ed indipendenti per via del presupposto dei fattori concorrenti nella formazione storica , per il grado di sviluppo che han raggiunto , per il materiale che han raccolto , e pei metodi che han prodotti , sono ora per noi tutte indispensabili , quando si voglia ricostruire qualunque parte dei tempi passati . Che ne sarebbe della nostra scienza storica senza la unilateralità della Filologia , che è il sussidio istrumentale d ' ogni ricerca ; e dove si sarebbe mai trovato il bandolo di una storia delle istituzioni giuridiche , che poi a tante altre cose e combinazioni da se stessa rimanda , senza l ' ostinata fede dei romanisti nella eccellenza universale del Diritto Romano , la quale ha generato , con la Giurisprudenza generalizzata e con la Filosofia del Diritto , tanti dei problemi in cui germoglia da ultimo la Sociologia ? Così che , al postutto , i fattori storici , che ricorrono per le menti e per gli scritti di tanti , indicano qualcosa che è molto meno della verità , ma che è molto di più del semplice errore , nel senso grossolano di abbaglio , di illusione e di inganno . Sono il prodotto necessario di una conoscenza , che è in via di sviluppo e di formazione . Nascono dal bisogno di orientarsi sopra lo spettacolo confuso , che le cose umane presentano a chi voglia narrarle ; e servono poi , dirò così , di titolo , di categoria , di indice a quella inevitabile division del lavoro , per entro alla quale fu finora teoreticamente elaborata la materia storico - sociale . In questo campo di conoscenza , del pari che in quello delle scienze naturali , la unità di principio reale , e la unità di trattazione formale , non s ' incontran mai di primo acchito , anzi si trovano solo a capo di lungo ed intricato cammino ; cosicché , anche per cotesto rispetto , ci pare calzante l ' analogia stabilita da Engels tra il ritrovamento del materialismo storico e quello della conservazione dell ' energia . La provvisoria orientazione , secondo l ' ovvio schema di ciò che dicono fattori , può , in date circostanze , occorrere anche a noi , che professiamo un principio affatto unitario della interpretazione storica . Intendo dire , se vogliamo non semplicemente teorizzare , ma se vogliamo , con propria nostra ricerca , illustrare un determinato periodo di storia . Come in cotesto caso c ' incombe l ' obbligo della minuta e diretta ricerca , cosi ci è giuoco forza di attenerci dapprima ai gruppi difatti che paiono , o prominenti , o indipendenti , o staccati , negli aspetti della immediata esperienza . Perché non è veramente il caso di credere , che il principio unitario di massima evidenza e trasparenza , cui siam giunti nella concezione generale della storia , possa , a guisa di talismano , valer di continuo , e a prima vista , come di mezzo infallibile per risolvere in elementi semplici l ' immane apparato e il complicato ingranaggio della società . La sottostante struttura economica , che determina tutto il resto , non è un semplice meccanismo , dal quale saltino fuori , a guisa d ' immediati effetti automatici e macchinali , istituzioni , e leggi , e costumi , e pensieri , e sentimenti , e ideologie . Da quel sottostrato a tutto il resto , il processo di derivazione e di mediazione è assai complicato , spesso sottile e tortuoso , non sempre decifrabile . L ' organamento sociale è , come già sappiamo , di continuo instabile , sebbene ciò non appaia evidente a tutti , se non quando la instabilità entra in quel periodo acuto che chiamiamo rivoluzione . Cotesta instabilità , con le continue lotte nel seno della stessa società organata , esclude sì la possibilità che gli uomini entrino in una condizione di continuata acquiescenza od accomodazione , per cui potrebbe accadere che tornassero nel vivere animale . Nell ' antitesi è la causa precipua del progresso ( Marx ) . Ma è altrettanto vero , però , che in cotesto organamento instabile , nel quale è data la forma inevitabile del dominio e della soggezione , la intelligenza si è sempre sviluppata , non solo disugualmente , ma assai imperfettamente , incongruamente e parzialmente . Ci fu ed è ancora nella società come una gerarchia dell ' intelletto , e poi dei sentimenti e delle ideazioni . Supporre che gli uomini , sempre e in tutti i casi , abbiano avuto una coscienza approssimativamente chiara della propria situazione , e di quello che convenisse loro più ragionevolmente di fare gli è supporre l ' inverosimile , anzi l ' insussistente . Forme di diritto , e azioni politiche e tentativi di ordinamento sociale , furono , come sono tuttora , a volte cose indovinate , a volte cose sbagliate , cioè sproporzionate e incongrue al caso . La storia è piena di errori ; il che vuoi dire , che se tutto vi fu necessario , data la intelligenza relativa di quelli che avessero a risolvere una difficoltà , o a trovare una soluzione a un dato problema e così via , se tutto v ' ebbe la sua ragion sufficiente , non tutto vi fu ragionevole , secondo il senso che dànno a questa parola gli ottimisti che raziocinano . A lungo andare le cause determinanti alle mutazioni , e ossia le cambiate condizioni economiche , finirono e finiscono per far trovare , fosse pur per vie assai tortuose , le occorrenti forme di diritto , gli ordini politici adattati , e le maniere più o meno convenienti della accomodazione sociale . Ma non è però da credere , che la istintiva sapienza dell ' animale ragionevole si manifestasse , o si manifesti , sic et simpliciter , nella piena e chiara intelligenza di ogni situazione ; e che a noi non tocchi ora se non di rifare semplicisticamente il cammino deduttivo dalla situazione economica a tutto il resto . L ' ignoranza - la quale alla sua volta può anch ' essa essere spiegata - è cagione non piccola del modo come la storia è proceduta ; e all ' ignoranza bisogna aggiungere la bestialità non mai interamente vinta , e tutte le passioni e le nequizie , e le svariate forme di corruzione , che furono e sono il portato necessario di una società così organata che il dominio dell ' uomo su l ' uomo vi è inevitabile , e da tale dominio la bugia , l ' ipocrisia , la prepotenza e la viltà furono e sono inseparabili . Noi possiamo , senza essere utopisti , ma solo in quanto siamo comunisti critici , prevedere , come di fatti prevediamo , l ' avvento di una società , che svolgendosi dalla presente , e anzi dai suoi contrasti , per le leggi immanenti del divenire storico , metta capo in una associazione senza antitesi di classe : il che porta seco , che la regolata produzione eliminerebbe l ' aleatorio dalla vita , che nella storia si rivela finora come multiforme intreccio di accidenti e d ' incidenze . Ma ciò è l ' avvenire , e non è , né il presente , né il passato . Se noi invece ci proponiamo di penetrare nelle vicende storiche svoltesi fino ad ora , assumendo , come assumiamo , a filo conduttore il variare delle forme della sottostante struttura economica , fino al dato più semplice del variare degl ' istrumenti , noi dobbiamo aver piena coscienza della difficoltà del problema che ci proponiamo ; perché qui non si tratta già di aprir gli occhi e di vedere , ma di uno sforzo massimo del pensiero , che è diretto a vincere il multiforme spettacolo della esperienza immediata , per ridurne gli elementi in una serie genetica . E per ciò , dicevo , che nella ricerca particolare tocca anche a noi di pigliar le mosse da quei gruppi di fatti apparentemente isolati , e da quel variopinto intreccio , dallo studio empirico , insomma , dal quale è nata la credenza nei fattori , che poi si è svolta in una semidottrina . Né vale di contrapporre a queste difficoltà di fatto la presunzione alquanto metaforica , spesso equivoca , e al postutto di un valore puramente analogico , del così detto organismo sociale . Anche per cotesto supposito , diventato poi in così breve tempo una mera e volgare fraseologia , bisognava pure che il pensiero passasse . Perché esso adombra la comprensione del movimento storico , come nascente dalle leggi immanenti alla società stessa , ed esclude con ciò l ' arbitrario , il trascendente e l ' irrazionale . Ma più in là di così la metafora non regge ; e la ricerca specificata , critica e circostanziata dei fatti storici è la sola fonte di quel sapere concreto e positivo , che occorre allo sviluppo completo del materialismo economico . VII . Le idee non cascano dal cielo ; né noi riceviamo il ben di dio in sogno . La mutazione nei modi del pensiero , che da ultimo ha prodotta la dottrina storica , della quale si fa qui l ' esame e la esposizione preliminare , s ' è venuta svolgendo , prima con lentezza e poscia con cresciuta rapidità , appunto in questo periodo del divenire umano , in cui s ' avverarono le grandi rivoluzioni politico - economiche ; ossia in questa epoca , che guardata nelle forme politiche dicesi liberale , ma che guardata nel suo fondo , per effetto del dominio del capitale su la massa proletaria , è l ' epoca della produzione anarchica . La mutazione delle idee , fino alla creazione di nuovi metodi di concezione , è venuta passo passo riflettendo l ' esperienza di una nuova vita . Come questa , nelle rivoluzioni degli ultimi due secoli , si è andata via via spogliando degl ' involucri mitici , mistici e religiosi , a misura che è venuta acquistando la coscienza pratica e precisa delle sue condizioni immediate e dirette , così il pensiero , che questa vita riassume e teorizza , s ' è alla sua volta spogliato dei presupposti teologici e metafisici , per racchiudersi , in fine , in questa prosaica esigenza : nella interpretazione della storia occorre restringersi alla coordinazione obiettiva delle condizioni determinanti e degli effetti determinati . La concezione materialistica segna il culmine di questo nuovo indirizzo nel ritrovamento delle leggi storico - sociali ; in quanto non è un caso particolare di una generica sociologia , o di una generica filosofia dello stato , del diritto e della storia , ma è il risolvente di tutti i dubbi e di tutte le incertezze che accompagnano le altre forme di filosofare su le cose umane , ed è l ' inizio della interpretazione integrale di queste . Gli è dunque cosa facile , specie per il modo come ci si son messi alcuni volgari criticastri , l ' andar ritrovando i precursori di Marx e di Engels , che questa dottrina hanno pei primi precisata nei fondamenti . E quando mai era saltato per il capo ad alcuno dei seguaci loro , fossero pur quelli della più stretta osservanza , di far passare quei due pensatori per facitori di miracoli ? Anzi , se piace di andar cercando le premesse della creazione dottrinale di Marx e di Engels , non basterà di fermarsi a quelli che diconsi precursori del socialismo fino a Saint - Simon e più in là , né ai filosofi e segnatamente ad Hegel , né agli economisti , che avean dichiarata la anatomia della società che produce le merci : bisogna risalire a dirittura a tutta la formazione della società moderna , e poi da ultimo trionfalmente dichiarare , che la teoria è un plagio delle cose che spiega . Perché , in verità , i precursori effettivi della nuova dottrina furono i fatti della storia moderna , che è diventata così perspicua e rivelatrice di se stessa , da che si operò in Inghilterra la grande rivoluzione industriale della fine del secolo scorso , e in Francia avvenne quella gran dilacerazione sociale che tutti sanno ; le quali cose , mutatis mutandis , si son poi andate riproducendo , in varia combinazione e in forme più miti , in tutto il mondo civile . E che altro è , in fondo , il pensiero , se non il cosciente e sistematico completamento dell ' esperienza ; e che è questa , se non il riflesso e la elaborazione mentale delle cose e dei processi che nascono e si svolgono , o fuori della volontà nostra , o per opera della nostra attività ; e che altro è il genio , se non la individuata e conseguente ed acuita forma di quel pensiero , che per suggestione della esperienza sorge in molti uomini della medesima epoca , ma nella più parte di loro rimane frammentario , incompleto , incerto oscillante e parziale ? Le idee non cascano dal cielo , e anzi , come ogni altro prodotto dell ' attività umana , si formano in date circostanze , in tale precisa maturità di tempi , per l ' azione di determinati bisogni , e pei reiterati tentativi di dare a questi soddisfazione , e col ritrovamento di tali o tali altri mezzi di prova , che sono come gl ' istrumenti della produzione ed elaborazione loro . Anche le idee suppongono un terreno di condizioni sociali , ed hanno la loro tecnica : ed il pensiero è anch ' esso una forma del lavoro . Spostare quelle e questo ossia , le idee ed il pensiero , dalle condizioni e dall ' ambito di lor proprio nascimento e sviluppo , gli è svisarne la natura e il significato . Mostrare come la concezione materialistica della storia fosse nata precisamente in date condizioni e cioè non come personale e discutibile opinione di due scrittori , ma come una nuova conquista del pensiero per la inevitabile suggestione di un nuovo mondo che si sta generando già , ossia la rivoluzione proletaria , questo fu l ' assunto del mio primo saggio . Il che è quanto dire , che una nuova situazione storica si è completata del suo congruo istrumento mentale . Ora immaginare , che cotesta produzione intellettuale potesse avverarsi in ogni tempo e luogo , gli è come assumere a regola delle proprie ricerche l ' assurdo . Trasferire le idee a capriccio , dal terreno e dalle condizioni storiche in cui son nate , in qualunque altro terreno , ciò è come prendete a base del ragionamento il semplice irrazionale . E perché non si dovrebbe immaginare del pari , che la città antica , nella quale nacquero l ' arte e la scienza greca e il diritto romano , rimanendo pur città antica di democrazia con gli schiavi , acquistasse medesimamente e sviluppasse tutte le condizioni della tecnica moderna ? Perché non credere , che la corporazione artigiana medioevale , rimanendo qual essa era nel suo quadro fisso , s ' avviasse alla conquista del mercato mondiale , senza le condizioni della concorrenza sconfinata , che cominciarono appunto dall ' eroderla , e negarla ? Perché non congetturare un feudo , che , pur rimanendo feudo , fosse officina da produrre esclusivamente merci ? Perché Michele di Lando non avrebbe dovuto scrivere lui il Manifesto dei Comunisti ? Perché non si avrebbe a pensate , che i trovati della scienza moderna potessero venir fuori dal cervello degli uomini di ogni altro luogo e tempo ; cioè , prima che determinate condizioni facessero nascere determinati bisogni , e alla soddisfazione di questi si dovesse provvedere con una reiterata ed accumulata esperienza ? La nostra dottrina suppone lo sviluppo ampio , chiaro , cosciente ed incalzante della tecnica moderna ; e con questa la società che produce le merci negli antagonismi della concorrenza , la società che suppone come sua condizione iniziale , e come mezzo indispensabile al suo perpetuarsi , l ' accumulazione capitalistica nella forma della proprietà privata , la società che produce e riproduce di continuo i proletarii , e a reggersi ha bisogno di rivoluzionare incessantemente i suoi istrumenti , compreso lo stato e gl ' ingranaggi giuridici di questo . Questa società , che , per le leggi stesse del suo movimento , ha messa a nudo la sua propria anatomia , produce di contraccolpo la concezione materialistica . Essa , come ha prodotto nel socialismo la sua negazione positiva , così ha generato nella nuova dottrina storica la sua negazione ideale . Se la storia è il prodotto , non arbitrario , ma necessario e normale , degli uomini in quanto si sviluppano , e si sviluppano in quanto socialmente esperimentano , ed esperimentano in quanto perfezionano e raffinano il lavoro , ed accumulano e serbano i prodotti e risultati di questo , la fase di sviluppo in cui noi ora viviamo non può esser l ' ultima e definitiva , e i contrasti a questa intimi ed inerenti sono le forze produttive di nuove condizioni . Ed ecco come il periodo delle grandi rivoluzioni economiche e politiche di questi due ultimi secoli ha maturato nelle menti questi due concetti : l ' immanenza e costanza del processo nei fatti storici , e la dottrina materialistica , che in fondo è la teoria obiettiva delle rivoluzioni sociali . Non v ' ha dubbio , che il risalire attraverso i secoli e il rifarsi studiatamente col pensiero su lo sviluppo delle idee sociali , per quanto ce n ' è documento negli scrittori , è cosa che riesce tuttora assai istruttiva , e giova soprattutto ad accrescere in noi la consapevolezza critica , così dei nostri concetti come dei nostri procedimenti . Tale ritorno della mente su le sue premesse storiche , quando non ci porti a smarrirci nell ' empirismo di una sconfinata erudizione , e non c ' induca nella tentazione di stabilire frettolosamente delle vane analogie , giova senza dubbio a dare pieghevolezza ed efficacia di persuasione alle forme della nostra attività scientifica . Nell ' insieme delle nostre scienze si deriva ora , in via di fatto e per approssimativa continuità di tradizione , l ' ottimo di quanto fu mai ritrovato , escogitate e provato , non che nei tempi moderni , fin da quelli dell ' antica Grecia , con la quale appunto comincia in modo definitivo per tutto l ' uman genere , lo svolgimento ordinato del pensiero cosciente , riflesso e metodico . Non ci sarebbe dato di fare un solo passo nella ricerca scientifica senza l ' uso dei mezzi da gran tempo trovati e pronti ; come sarebbe a dire , tanto per addurre alcuni dei più generali , della logica e della matematica . Ad avere una opinione contraria occorrerebbe di voler dire , che ogni generazione debba ricominciar da capo , rimbamboleggiando . Ma né agli antichi autori , nell ' angusto ambito delle loro repubbliche di città , né agli scrittori della Rinascenza , incerti sempre tra un immaginato ritorno all ' antico e il bisogno di afferrare intellettualmente il mondo nuovo , che era in gestazione , fu dato di giungere all ' analisi precisa degli elementi ultimi dai quali resulta la società , che il genio insuperato di Aristotele non vide e non comprese di là dai confini in cui si spiega la vita dell ' uomo cittadino . La ricerca su la struttura sociale , considerata nei suoi modi di origine e di processo , si fece viva ed acuta ed assunse aspetti multiformi nei secoli decimosettimo e decimottavo , quando si formò la Economia , e insieme a questa , sotto ai varii nomi di Diritto di Natura , di saggi su lo Spirito delle Leggi e di Contratto Sociale , si fece strada il tentativo di risolvere in cause , in fattori , in dati logici e psicologici , il multiforme e non sempre chiaro spettacolo di una vita , in cui si preparava la più grande rivoluzione che si conosca . Coteste dottrine , quale che fosse l ' intento subiettivo e l ' animo degli autori - come è il caso antitetico del conservatore Hobbes e del proletario Rousseau - furon tutte rivoluzionarie nella sostanza e negli effetti . In fondo a tutte tu ritrovi sempre come stimolo e come motivo i bisogni materiali e morali dell ' età nuova ; che per le condizioni storiche erano quelli della borghesia : - e per ciò conveniva di combattere , in nome della libertà , la tradizione , la chiesa , il privilegio , le classi fisse , ossia gli ordini e i ceti , e per conseguenza lo stato che di questi era o pareva autore , e poi i privilegi del commercio , delle arti , del lavoro e della scienza . Onde si mirò all ' uomo in astratto , ossia ai singoli individui emancipati e liberati , per virtù di astrazione logica , dai loro vincoli storici e di necessaria dipendenza sociale ; e nella mente di molti il concetto della società si venne come a ridurre in atomi , e anzi parve , ai più , naturale il credere , che la società stessa non sia se non una somma d ' individui . Le categorie astratte della psicologia individuale si trovarono come spinte sul davanti , o messe in cima , della spiegazione di tutti i fatti umani ; ed ecco come in tutti cotesti sistemi ed escogitazioni non si parli che di paura , di amor proprio , di egoismo , di obbedienza volontaria , di tendenza alla felicità , di originaria bontà dell ' uomo , di libertà di contrattare ; e poi della coscienza morale , e dell ' istinto o del senso morale , e di altrettali cose astratte e generiche , come quelle che fossero sufficienti a spiegare la concreta storia esistente , e a crearne di sana pianta una nuova . Nell ' atto che tutta la società entrava in una strepitosa crisi , l ’ orrore dell ' antico , del vieto , del tradizionale , dell ’ organizzato da secoli , e il presentimento di una rinnovazione di tutta l ' esistenza umana , ingenerarono da ultimo un oscuramento totale nelle idee di necessità storica e di necessità sociale ; ossia in quelle idee , che , accennate appena dai filosofi antichi , e venute poi in tanto sviluppo nel secolo nostro , in quel periodo di razionalismo rivoluzionario non ebbero che rari rappresentanti , come Vico , Montesquieu , e in parte Quesnay . In questa situazione storica , che fa nascere una letteratura acuta , agile , sovvertitrice , penetrante e popolarissima , sta la ragione di ciò che Louis Blanc , con una certa enfasi , chiamò individualismo ; con la qual parola altri dopo di lui han poi creduto di dare espressione ad un fatto permanente della natura umana , che possa soprattutto servire come di argomento decisivo contro il socialismo . Singolare spettacolo ; anzi singolare contrasto ! Il capitale , formatosi come che si fosse , tendeva a vincere ogni altra precedente forma di produzione , rompendone i vincoli e gl ' impedimenti , tendeva ad essere , cioè , il signore diretto od indiretto della società , come di fatti è divenuto nella più gran parte del mondo ; dal che poi è proceduto , che , oltre a tutti i modi di moderna miseria e di nuova gerarchia in cui ora ci aggiriamo , si avverasse la più stridente antitesi di tutta la storia , ossia quella presente tra la anarchia della produzione nel complesso della società , e il ferreo dispotismo del modo del produrre nelle singole aziende , officine e fabbriche ! Ebbene , i pensatori , e filosofi , ed economisti , e divulgatori d ' idee del secolo decimottavo non vedeano che libertà ed eguaglianza ! Tutti ragionavano allo stesso modo , tutti partivano dalle stesse premesse ; o che arrivassero a conchiudere , doversi ottenere la libertà da un governo di pura amministrazione , o che fossero addirittura democratici , o per fino comunisti . Il regno prossimo della felicità stava innanzi agli occhi di tutti , come d ' indubbio avvento ; pur che fossero tolti i vincoli e gl ' impedimenti , che all ' uomo , di sua natura buono e perfettibile , aveano imposto la forzata ignoranza e il dispotismo della chiesa e dello stato . Cotesti impedimenti non pareano condizioni , e termini , nei quali gli uomini si fossero trovati per le leggi del loro sviluppo , e per gl ' intrecci inevitabili del moto antagonistico , e per ciò incerto e flessuoso della storia , come paiono finalmente a noi per il prevalere dello storicismo obiettivo : ma , anzi , pareano dei semplici imbarazzi , dei quali l ' uso retto della ragione dovesse liberarci . In cotesto idealismo , che raggiunse il suo apice in alcuni degli eroi della Grande Rivoluzione , germogliò una fede sconfinata nel sicuro progresso di tutto l ' uman genere . Per la prima volta il concetto di umanità apparve in tutta la sua estensione , e senza mescolanza d ' idee o di presupposti religiosi . I più risoluti fra cotesti idealisti furono appunto i materialisti estremi ; come quelli , che , negando ogni obietto alla fantasia religiosa , assegnavano al bisogno della felicità questa terra qual sicuro dominio , pur che la ragione schiudesse la via . Ma le idee furono così barbaramente maltrattate dalle prosaiche cose , come avvenne tra la fine del secolo passato e il principio di questo . Assai dura fu la lezione dei fatti , dalla quale procedettero le più tristi delusioni , e poi ne seguì un radicale rivolgimento negli spiriti . I fatti , in una parola , riuscirono contrarii ad ogni aspettazione ; il che , se dapprima produsse stanchezza nei disillusi , non poté a meno di indurre desiderio e bisogno di nuova ricerca . È noto come Saint - Simon e Fourier , nei quali proprio in principio del secolo si avvera , nelle forme unilaterali della genialità prematura , la reazione contro i resultati immediati della grande rivoluzione politico - economica , si levassero risolutamente , il primo contro i giuristi , ed il secondo contro gli economisti . Difatti , rimossi gl ' impedimenti alla libertà , che furon proprii di altri tempi , dei nuovi e spesso più gravi e più dolorosi eran subentrati ; e , come la felicità eguale per tutti non s ' era avverata , così la società rimaneva nella sua forma politica , tal quale come prima , una organizzazione delle disuguaglianze . La società deve esser , dunque , un qualcosa di per sé stante , un certo che di naturale , un semovente complesso di rapporti e di condizioni , che sfida i tuoni propositi soggettivi dei singoli componenti suoi , e passa sopra alle illusioni ed ai disegni degli idealisti ! Essa , dunque , segue un suo proprio andamento , dal quale sarà lecito di astrarre delle leggi di processo e di sviluppo , ma al quale non è dato d ' imporne ! Per cotal conversione delle menti , il secolo decimonono s ' annunciò con la vocazione di dover essere il secolo della scienza storica e della sociologia . Il pensiero ha di fatti invaso e penetrato ogni campo dell ' attività umana , col principio dello sviluppo . In questo secolo fu ritrovata la grammatica storica , e fu rinvenuta la chiave per esplorare la genesi dei miti . In questo secolo furono rinvenute le tracce embriogenetiche della preistoria e furon per la prima volta messe in serie di processo le forme politiche e giuridiche . Il secolo decimonono si annunziò come il secolo della sociologia , nella persona del Saint - Simon ; nel quale , come accade degli autodidatti e dei precursori geniali , si trovano confusi insieme i germi di tante tendenze contradittorie . Per questo rispetto la concezione materialistica è un resultato ; ma è quel resultato , che è il compimento di tutto un processo di formazione ; e come resultato e come compimento essa è anche la semplificazione di tutta la scienza storica e di tutta la sociologia , perché ci riporta dai derivati e dalle condizioni complesse alle funzioni elementari . E ciò è avvenuto per la diretta suggestione di una nuova e strepitosa esperienza . Le leggi della economia , quali esse per sé sono e per sé si esplicano , avean trionfato di tutte le illusioni , e s ' eran mostrate direttrici della vita sociale . La grande rivoluzione industriale , operatasi per primo in Inghilterra alla luce del giorno , anzi nel secolo dei lumi , facea intendere come le classi sociali , se non sono in natura , non son nemmeno una conseguenza del caso o dell ' arbitrio ; anzi nascono storicamente e socialmente entro ed attorno ad una determinata forma di produzione . E chi , in verità , non avea visto a sorgere , sotto i suoi occhi , i nuovi proletarii dalla rovina economica di tante classi di piccoli proprietarii , di piccoli contadini e di artigiani ; e chi non era in grado di scorgere il metodo di tale novella creazione di nuovo stato sociale , in cui tanti uomini venivano ad esser ridotti e a trovarsi per forza ? Chi non era in grado di scorgere , come il danaro diventato capitale fosse riuscito in breve corso d ' anni a grandeggiare , per l ' attrazione che esso esercita sul lavoro degli uomini liberi , nei quali la necessità di darsi liberamente a mercede era stata di lunga mano preparata con tanti accurati metodi di diritto , e per le vie di una violenta o indiretta espropriazione ? Chi non avea visto a sorgere le nuove città intorno alle fabbriche , e cingersi al loro perimetro di desolante miseria , che non era più un caso di singolare disavventura ma la condizione e la fonte della ricchezza ? E in quella miseria di novello stile apparivano numerose le donne ed i fanciulli , uscenti per la prima volta da una ignorata esistenza , per figurare sul palcoscenico della storia qual sinistra illustrazione della società degli eguali . E chi non sentiva - ci fosse o non ci fosse la sedicente teoria del reverendo Malthus - che il numero di conviventi , che cotesto modo di organizzazione economica può contenere , se a volte è insufficiente a chi per l ' alea favorevole della produzione ha bisogno di braccia , altre volte è esuberante , e per ciò non occupabile e pauroso ? Diveniva , inoltre , cosa evidente , che la rapida e violenta trasformazione economica avveratasi strepitosamente in Inghilterra , era ivi riuscita perché quel paese erasi potuto creare , di fronte alla rimanente Europa , un monopolio fino allora non mai visto , ed a reggere cotesto monopolio era occorsa una politica senza scrupoli , la quale permetteva una buona volta a tutti di tradurre in prosa il mito ideologico dello stato , che avrebbe ad essere tutore e pedagogo del popolo . Nella visione immediata di tali conseguenze della nuova vita ebbe origine il pessimismo , più o meno romantico , dei laudatores temporis acti , da De Maistre a Carlyle . La satira del liberalismo invade le menti e la letteratura in principio di questo secolo . Comincia quella critica della società , nella quale è l ' inizio di tutta la sociologia . Bisognava innanzi tutto vincere la ideologia , che erasi accumulata ed espressa nelle tante dottrine del Diritto di Natura e del Contratto Sociale . Bisognava rimettersi di fronte ai fatti , che le rapide vicende di un processo tanto intensivo imponevano all ' attenzione in forme così nuove e paurose . Eccoti Owen , l ' impareggiabile sotto tutti i rispetti ; ma per questo specialmente , che egli fu tanto chiaroveggente su le cause della nuova miseria , quanto fu ingenuo nel ricercare i modi di vincerle . Bisognava giungere alla critica oggettiva della Economia , che apparve la prima volta , in forme unilaterali e reazionarie , in Sismondi . In quel periodo di tempo , in cui si mutavano le condizioni di una nuova scienza storica , nascono e attirano sopra di sé l ' attenzione tante diverse forme di socialismo utopico , unilaterale , o a dirittura stravagante , che non arrivarono mai fino ai proletarii , o perché questi non avean coscienza politica affatto , o , avendola , si moveano a salti , come nelle cospirazioni e sommosse francesi dal 1830-48 , o si aggiravano sul terreno pratico delle riforme immediate , come è il caso dei Cartisti . E pure tutto cotesto socialismo , per quanto utopico , fantastico ed ideologico , era una critica immediata e spesso geniale dell ' Economia ; una critica unilaterale , insomma , cui occorreva il complemento scientifico di una generale concezione storica . Tutte coteste forme di critica parziale , unilaterale ed incompleta misero effettivamente capo nel socialismo scientifico . Questo non è più la critica soggettiva applicata alle cose , ma è il ritrovamento dell ' autocritica che è nelle cose stesse . La critica vera della società è la società stessa , che per le condizioni antitetiche dei contrasti su i quali poggia , genera da sé in se stessa la contraddizione , e questa poi vince per trapasso in una nuova forma . Il risolvente delle presenti antitesi è il proletariato ; che lo sappiano o non lo sappiano i proletarii stessi . Come in essi la miseria loro è diventata la condizione palese della società presente , così in essi e nella miseria loro è la ragion d ' essere della nuova rivoluzione sociale . In questo trapasso dalla critica del pensiero soggettivo , che esamina dal di fuori le cose e immagina di poterle correggere per conto suo , alla intelligenza dell ' autocritica che la società esercita sopra di se stessa nella immanenza del suo proprio processo ; soltanto in ciò consiste la dialettica della storia , che Marx ed Engels , solo in quanto erano materialisti , trassero dall ' idealismo di Hegel . E in fin delle fini poco importa se di tali riposte e complicate forme del pensiero non si sappian render conto , nè i letterati , che non conoscono altra significazione della parola dialettica se non quella dell ' artificio sofistico , nè i dotti e gli eruditi , che non sono mai atti a sorpassare la conoscenza empiricamente disgregata dei semplici particolari . Ma il grande rivolgimento economico , che ha offerto i materiali onde è composta la società moderna , nella quale è arrivato in fine al suo quasi completo sviluppo l ' impero del capitalismo , non sarebbe riuscito di così rapido e suggestivo insegnamento , se non fosse stato luminosamente illustrato dal moto vertiginoso e catastrofico della Rivoluzione Francese . Mise essa in piena evidenza , come in tragica rappresentazione , tutte le forze antagonistiche della società moderna , perché questa vi si fece strada tra le rovine , e segnò in breve tratto di tempo precipitosamente le fasi del suo nascimento e del suo assetto . Nacque la Rivoluzione dagl ' impedimenti che la borghesia dovette vincere con la violenza , poi che apparve evidente come la transizione dalla vecchia alla nuova forma della produzione - o della proprietà , come dicono per necessità di gergo professionale i giuristi - non potesse avverarsi per le vie più tranquille delle successive e graduali riforme . E fu essa per ciò sollevazione , attrito e rimescolamento di tutte le vecchie classi dell ' Ancien Régime , e rapida e vertiginosa formazione ad un tempo di nuove classi , nel brevissimo ma singolarmente intensivo periodo di soli dieci anni , che al paragone della ordinaria storia di altri paesi e tempi paiono secoli . In cotesta compressione di vicende da secoli in così breve giro di anni , si esemplificarono i momenti e gli aspetti più caratteristici della società nuova , o moderna , con tanto maggiore evidenza , in quanto che la pugnace borghesia avea già creato a se stessa tali mezzi ed organi intellettuali , da possedere nella teoria dell ' opera propria la coscienza riflessa del suo movimento . La violenta espropriazione di una parte non piccola della vecchia proprietà , di quella , cioè , che era immobilizzata nel feudo , nei regi e principeschi demani e nella manomorta , coi diritti reali e personali che ne derivavano per mille vie , mise a disposizione dello stato , divenuto per necessità di cose un terribile ed onnipotente governo di eccezione , una massa straordinaria di mezzi economici ; e questi , per un verso dettero luogo alla singolare finanza degli assegnati , finiti poi nell ' annullamento di se stessi , e per un altro verso dettero luogo alla formazione dei nuovi proprietarii , che andarono debitori alle chances dell ' aggiotaggio , e alle contingenze dell ' intrigo e della speculazione , della fortuna loro . E chi avrebbe mai più osato dappoi di giurare sul capo del sacro ed atavico istituto della proprietà , dacchè il titolo recente ed accertato di questa poggiava così palesemente su la notizia delle fortunate contingenze ? Se mai era passato per il capo di tanti molesti filosofi , a cominciare dai Sofisti , che il diritto fosse una utile e comoda fattura dell ' uomo ; cotesta proposizione di malvisti eretici poteva sembrate oramai verità semplice ed intuitiva per fino agli ultimi straccioni dei sobborghi di Parigi . Non aveano essi , i proletarii , dato l ' impulso , con tutto il resto del popolo minuto , alla rivoluzione in generale con le mosse anticipate dell ' aprile dell'89; e non si trovaron poi come scacciati di nuovo dalla scena della storia dopo l ' insuccesso della rivolta del Preriale del '95 ? Non aveano essi portato a spalle tutti i focosi oratori della libertà e della eguaglianza ; non aveano essi tenuto in mano la Comune parigina , che fu per un pezzo l ' organo impulsivo dell ' Assemblea e di tutta la Francia ; e non finivan poi da ultimo nell ' amara delusione d ' essersi creati con le proprie mani i novelli padroni ? Nella coscienza fulminea di tal delusione è il movente psicologico , rapido ed immediato , della cospirazione di Babeuf ; la quale , per ciò appunto , è un grande fatto della storia , ed ha in sé tutti gli elementi della tragedia oggettiva . La terra , che il feudo e la manomorta aveano come legata ad un corpo , ad una famiglia , ad un titolo , liberata dai suoi vincoli era diventata merce , perché fosse base ed istrumento da produrre merci ; ed era diventata d ' un tratto merce così pieghevole , docile ed adattabile , da prestarsi a circolare nei simboli di tanti pezzi di carta . E intorno a questi simboli moltiplicati di tanto su le cose che doveano rappresentare , che da ultimo finiron nel nulla , sorse gigante l ' affare , come sorse d ' ogni parte , su le spalle della miseria dei più miseri , e fra tutti gli anfratti della precipitosa e sinuosa politica , e sfacciato soprattutto nel trar partito dalla guerra e dai suoi gloriosi successi . Per fino i rapidi progressi di una tecnica accelerata per le urgenti circostanze , dettero materia ed occasione al prosperar degli affari . Le leggi dell ' economia borghese , che son quelle della produzione individuale nel campo antagonistico della concorrenza , insorsero furiose , con tutti i mezzi della violenza e dell ' insidia , contro l ' arbitrio idealistico di un governo rivoluzionario ; il quale , forte della certezza di salvare la patria , e forte ancora più della illusione di fondare in eterno la libertà degli eguali , credette fosse cosa possibile il sopprimere l ' aggiotaggio con la ghigliottina , l ' eliminare l ' affarismo con la chiusura della borsa , e l ' assicurare al popolo minuto la esistenza , col fissare il maximum dei prezzi dei generi di prima necessità . Le merci , e i prezzi , e gli affari rivendicarono con la violenza la libertà propria , contro quelli che volean leggere o imporre loro la morale . Il Termidoro , quali che fossero le personali intenzioni dei Termidoriani , o vili , o paurosi , o illusi , fu , così nelle cause ascose come nei suoi effetti non remoti , il trionfo degli affari su l ' idealismo democratico . La costituzione del '93 , la quale segna l ' estremo limite cui possa giungere il pensiero democratico , non era mai andata in esecuzione . La pressione grave delle circostanze , la minaccia dello straniero , le varie forme di ribellione all ' interno , dalla girondina alla vandeana , avean reso necessario un governo di eccezione , che fu il Terrore nato dalla paura . A misura che i pericoli cessavano , cessò il bisogno del terrore ; ma la democrazia s ' infranse innanzi agli affari , nei quali nasceva la proprietà dei proprietarii nuovi . La costituzione dell ' anno III consacrò il principio del moderantismo liberale , dal quale è proceduto tutto il costituzionalismo del continente europeo : ma innanzi tutto fu la via per giungere alla garanzia della proprietà nuova . Cambiare i proprietarii , salvando la proprietà , questo il motto , questa la parola d ' ordine , questa l ' insegna , che sfidò per anni dal 10 agosto '92 , così le sommosse violente , come gli arditi disegni di coloro che tentarono di fondare la società su la virtù , su l ' eguaglianza , su la spartana abnegazione . Il Direttorio fu il tramite attraverso del quale la rivoluzione giunse a negare se stessa come conato idealistico ; e col Direttorio , che fu la corruzione confessata e professata , divenne realtà il motto : cambiati sì i proprietarii , ma la proprietà è salva ! E da ultimo occorreva , a trarre da tante rovine uno stabile edifizio , la forza vera ; e questa si trovò in un singolare avventuriere d ' insuperata genialità , cui la fortuna avea romanamente arriso , ed il solo che possedesse la virtù di mettere la chiusa della conveniente morale a quella favola gigantesca , perché in lui non era nè ombra , nè traccia di scrupoli morali . Tutto si vide in quella rapina di eventi . I cittadini armati alla difesa della patria , vittoriosi oltre i confini della circostante Europa , nella quale portano con la conquista la rivoluzione , divengono soldatesca da opprimere la libertà in patria . I contadini , che in un impeto d ' imperiosa suggestione produssero per entro alle terre di feudo l ' anarchia dell'89 , diventati , o soldati , o piccoli proprietarii , o piccoli fittaiuoli , dopo d ' essere stati per un quarto d ' ora le sentinelle avanzate della rivoluzione , ricaddero nella silenziosa e balorda quiete della vita loro tradizionale , che , muta di casi e di movimenti , fa da sottostrato sicuro al così detto ordine sociale . I piccoli borghesi di città , e i già membri delle corporazioni , a breve andare s ' accomodarono a diventare , nel campo della gara economica , i prestatori liberi dell ' opera della mano . La libertà del commercio esigeva , che ogni prodotto diventasse liberamente commerciabile , e superava , quindi , l ' ultimo impedimento , ottenendo che il lavoro diventasse anch ' esso libera merce . Tutto si mutò in quel tempo . Lo stato , che era parso per secoli a tanti milioni d ' illusi una sacra istituzione , o un divino mandato , lasciando il capo del suo sovrano sotto la fredda azione di un istrumento tecnico , ne rimase sconsacrato e profanizzato . Diventava esso stesso , lo stato , un apparato tecnico , che alla gerarchia veniva sostituendo la burocrazia . E perché non v ' era più presunzione di antichi titoli , che dessero ragione di privilegio da tenervi posto , questo novello stato poteva diventar la preda di chi se lo pigliasse ; si trovava , insomma , messo agl ' incanti , purché i fortunati tra gli ambiziosi fossero i soliti garanti della proprietà , e dei nuovi e vecchi proprietari . Il novello stato , che ebbe bisogno del 18 Brumaio per diventare una ordinata burocrazia poggiata sul militarismo vittorioso , questo stato che completava la rivoluzione nell ' atto che la negava , non potea fare a meno del suo testo , e l ' ebbe nel Codice Civile , che è il libro d ' oro della società che produca e venda merci . Non invano la giurisprudenza generalizzata avea serbato e commentato per secoli , nella forma di una disciplina scientifica , quel Diritto Romano , che fu , è , e sarà la forma tipica e classica del diritto d ' ogni società delle merci , finché il comunismo non tolga di mezzo la possibilità di venderne e di comprarne . La borghesia , che per l ' incidenza di tante singolari circostanze fece la strepitosa rivoluzione col concorso di tante altre classi e semiclassi , sparite poi dopo breve tempo quasi tutte dalla scena politica , apparve nei momenti del più vivo attrito come spinta da motivi ed ispirata da una ideologia , che sarebbero affatto difformi dagli effetti che sopravvissero e positivamente si perpetuarono . Ciò fa , che nel calore delle lotte la vertiginosa mutazione del sottostrato economico apparisca come dissimulata dagli ideali , ed oscurata dall ' intreccio di tanti propositi e disegni , da cui sorgono atti di malvagità e di eroismo inauditi , e correnti di illusioni e dure prove di disinganni . Mai si sprigionò dagli umani petti così potente la fede nell ' ideale del progresso . Liberare l ' uman genere dalla superstizione , o a dirittura dalla religione , fare d ' ogni individuo un cittadino , e d ' ogni privato un uomo pubblico ; questo l ' inizio : - e poi su la linea di cotesto programma compendiare , nell ' azione breve di pochi anni , quella evoluzione , che ai più idealisti di ora appare quale opera di molti secoli ancora da venire : - questo l ' idealismo d ' allora . E perché dovea repugnare a costoro la pedagogica della ghigliottina ? Tale poesia , grandiosa certo se non dilettosa , lasciò dietro di sé una prosa assai dura . E fu la prosa dei proprietarii , che dovean la proprietà alla fortuna , e fu quella dell ' alta finanza e dei fornitori arricchiti , dei marescialli , dei prefetti , dei giornalisti e degli artisti e letterati mercenarii ; fu la prosa della corte del singolare mortale , cui le qualità del genio militare innestate su l ' indole brigantesca avean senza dubbio conferito il diritto di schernire come ideologo chiunque non ammirasse il fatto nudo e crudo , che nella vita può essere , come era per lui , la semplice brutalità del successo . La Grande Rivoluzione affrettò il corso della storia in buona parte dell ' Europa . Da essa parti tutto ciò che chiamiamo liberalismo e democrazia moderna , salvo i casi di errata imitazione dell ' Inghilterra , e fino allo stabilimento della unità d ' Italia , che fu , e rimarrà forse l ' ultimo atto della borghesia rivoluzionaria . Fu quella rivoluzione l ' esempio più vivo e più istruttivo del come una società si trasformi , e del come le nuove condizioni economiche si sviluppino , e sviluppandosi coordinino in gruppi e classi i membri della società . Fu la prova palpabile , del come si trovi il diritto , quando occorra ad espressione e difesa di determinati rapporti , e del come si crei lo stato , e se ne dispongano i mezzi , le forze e gli organi . E si vide come le idee germoglino dal terreno delle necessità sociali , e come i caratteri , le tendenze , i sentimenti , le volontà , ossia , a farla breve , le forze morali , si producano e svolgano in circostanziate condizioni . In una parola , i dati della scienza sociale furono , per così dire , ammanniti dalla società stessa ; e non è da meravigliare se la Rivoluzione , che fu preceduta ideologicamente dalla forma più acuta di dottrinarismo razionalistico che si conosca , abbia finito poi per lasciare dietro di sé il bisogno intellettuale di una scienza storica e sociologica antidottrinaria ; come in buona parte è riuscito di farne nel secolo nostro , che volge oramai al termine suo . E qui , per le cose da me dette e per quelle generalmente risapute , sarebbe inutile ricordare nuovamente , come ad Owen faccian riscontro Saint - Simon e Fourier , e di ripetere per quali vie siasi originato il socialismo scientifico . L ' importante è in due punti soli , e cioè : che il materialismo storico non potea nascere se non dalla coscienza teorica del socialismo ; e che esso può oramai spiegare la sua propria origine , coi suoi proprii principii , il che è la riprova massima della maturità sua . Non era perciò fuor di luogo la frase con cui comincia questo capitolo : le idee non cascano dal cielo . VIII . Per il cammino fatto fin qui deve oramai parer chiaro a chiunque , quale sia il valore preciso e relativo della così detta dottrina dei fattori ; e per qual modo si riesca ad eliminare obiettivamente cotesti concetti provvisorii , che furono e sono semplice espressione di un pensiero non arrivato pienamente a maturità . Eppure su cotesta dottrina bisogna tornarci ancora una volta , per dichiarar meglio , e più partitamente , da quali ragioni sia dipeso e dipenda , che due dei così detti fattori , ossia lo stato e il diritto , fossero o siano tuttora assunti aprincipale od esclusivo soggetto della storia . La storiografia , di fatti , ha riposto per secoli in coteste forme della vita sociale l ' essenziale dello sviluppo umano ; e , anzi , non ha visto questo sviluppo se non nel modificarsi di tali forme . La storia è stata trattata per secoli come disciplina attinente al movimento giuridico - politico , e anzi al politico principalmente . La inversione dalla politica alla società è cosa recente ; e assai più recente ancora è la risoluzione della società negli elementi del materialismo economico . In altre parole , la sociologia è di assai recente invenzione ; e il lettore , spero , avrà inteso da sé , che io adopero cotesta parola , brevitatis causa , per indicare in genere la scienza delle funzioni e delle variazioni sociali , e non per riferirmi al caso specifico del modo come la trattano i Positivisti . Gli è del resto cosa risaputa , come , fino al principio di questo secolo , le notizie attinenti alle usanze , ai costumi , alle credenze e così via , e anche quelle attinenti alle condizioni naturali , che fanno da sottosuolo e da circuito alle forme sociali , apparissero nelle storie politiche quali semplici curiosità , o quali accessorii e complementi della narrazione . Tutto ciò non può essere accidentale : e non è . Rendersi conto della tardiva apparizione della storia sociale gli è per ciò di doppio interesse : e perché la dottrina nostra giustifica ancora una volta , per cotal via , la sua ragion d ' essere ; e perché dei così detti fattori si fa la eliminazione in modo definitivo . Fatta eccezione di alcuni momenti critici , nei quali le classi sociali , per estrema incapacità a tenersi in una condizione di relativo equilibrio per adattamento , entrano in una più o meno prolungata crisi di anarchia ; e fatta eccezione di quelle singolari catastrofi , nelle quali tutto un mondo precipita , come alla caduta dell ' Impero Romano d ' Occidente , o al dissolversi del Califfato : dacché c ' è memoria di storia scritta , lo stato apparisce , non solo come l ' apice , e come il vertice della società , ma come il reggitore di essa . Il primo passo che il pensiero ingenuo abbia fatto in tale ordine di considerazioni consiste in questo enunciato : il reggitore è l ' autore . Fatta , inoltre , eccezione di certi brevi periodi di democrazia esercitata con la viva coscienza della sovranità popolare , come fu di alcune città greche , e segnatamente di Atene , e di alcuni Comuni italiani , e specie di Firenze ( quelle erano , però , di uomini liberi padroni di schiavi , questi furono di cittadini privilegiati sfruttanti il forestiero e la campagna ) , la società retta a stato fu sempre di una maggioranza messa in balia di una minoranza . Cosicché la maggioranza degli uomini è apparsa nella storia come una massa retta , governata , guidata , sfruttata e maltrattata ; o , per lo meno , qual variopinta conglomerazione d ' interessi , che alcuni pochi avessero da regolare , mantenendo in equilibrio le divergenze , per pressione o per compensazione . Di qui la necessità di un ' arte di governo ; e , come questa si fa prima di ogni altra cosa palese agli osservatori della vita collettiva , così era naturale , che la politica apparisse come l ' autrice dell ' ordine sociale , e come l ' indice della continuità nel succedersi delle forme storiche . Chi dice politica , dice attività , che fino ad un certo punto si conduce a disegno ; cioè fino a che i calcoli non dian di cozzo in ignorate o inaspettate resistenze . Assumendo , per quel che suggeriva la imperfetta esperienza , ad autore della società lo stato , e ad autrice dell ' ordine sociale la politica , ne venia di conseguenza , che gli storici narratori o ragionatori fossero portati a riporre l ' essenziale della storia nel succedersi delle forme , delle istituzioni e delle idee politiche . Donde lo stato avesse avuto origine , e in che cosa trovasse fondamento al suo perpetuarsi , non importava , come non importa al comune ragionamento . I problemi di indole genetica spuntano , com ' è risaputo , assai tardi . Lo stato c ' è , e trova la sua ragione nella sua necessità attuale : - tanto è vero , che la fantasia non ha potuto adattarsi all ' idea , che una volta non ci fosse , e ne ha prolungata la esistenza congetturale fino alle prime origini del genere umano . Iddii , o semidei ed eroi ne furono gli istitutori , nella mitologia per lo meno ; come nella teologia medievale il papa fa da fonte prima , e per ciò divina e perpetua , di ogni autorità . Ancora ai tempi nostri , viaggiatori inesperti e missionarii idioti trovano da per tutto lo stato , là dove non è , presso i selvaggi e i barbari , che la gens , o la tribù delle genti , o l ' alleanza delle genti . Due cose sono occorse , perché tali pregiudizii del ragionamento rimanessero vinti . In primo luogo fu necessario si riconoscesse , che le funzioni dello stato nascono , crescono , diminuiscono , si alterano e si succedono col variare di certe condizioni sociali . In secondo luogo è convenuto si arrivasse ad intendere , che lo stato esiste e si regge in quanto è ordinato a difesa di certi determinati interessi , di una parte della società , contro tutto il testo della società stessa , la quale deve esser fatta di tal modo , nel suo insieme , che la resistenza dei soggetti , dei maltrattati , degli sfruttati , o si disperda nei molteplici attriti , o trovi compenso nei parziali , per quanto miseri , vantaggi degli oppressi stessi . La miracolosa ed ammirata arte politica si risolve per ciò in un enunciato assai semplice : applicare una forza , o un sistema di forze , ad un insieme di resistenze . Il primo e più difficile passo è fatto quando si giunge a risolvere lo stato nelle condizioni sociali , da cui esso trae origine . Ma queste condizioni sociali stesse sono state poi precisate con la teoria delle classi ; la genesi delle quali è nella maniera delle varie occupazioni , data la distribuzione del lavoro , e ossia dati i rapporti che coordinano e vincolano gli uomini in una determinata forma di produzione . A questo punto il concetto dello stato ha cessato di rappresentare la causa diretta del movimento storico , in quanto presunto autore della società : perché s ' è visto , che in ogni sua forma e variazione esso non è , se non l ' ordinamento positivo e forzato di un determinato dominio di classe , o di una determinata accomodazione di diverse classi . E poscia , per ulteriore conseguenza di tali premesse , si e giunti da ultimo a riconoscere , che la politica , in quanto arte di operare a disegno , è una parte assai piccola del movimento generale della storia , ed è una parte non grande della formazione e dello sviluppo dello stato stessa ; nel quale molte cose , ossia molte relazioni , nascono e si svolgono per necessaria accomodazione , per tacito consenso , per subita o tollerata violenza , per intuitivo ripiego . Il regno dell ' inconsapevole , nel senso di ciò che non è voluto ad arbitrio , a disegno o per elezione , ma che si determina e si fa per succedersi di abiti , di consuetudini , di accomodazioni e così via , è divenuto assai largo nel campo delle conoscenze che formano oggetto della scienza storica ; e la politica , che era stata assunta a regola di spiegazione , è diventata essa stessa la cosa da spiegare . Per quali ragioni la storia si presentasse in esclusiva veste politica gli è , dunque , oramai palese . Ma non per questo lo stato è una semplice escrescenza , o un puro accessorio , o del corpo sociale , o della libera associazione ; come è parso a tanti utopisti , e a tanti ultraliberali anarchizzanti . Se la società ha messo capo , in fino ad ora , nello stato , gli è perché di tale complemento di forza e di autorità essa ha avuto bisogno , in quanto è appunto di disuguali , per effetto delle differenziazioni economiche . Lo stato è ben qualcosa di assai reale , come sistema di forze , che mantengono l ' equilibrio , o lo impongono con la violenza e con la repressione . E per esistere come tale sistema di forze è dovuto divenire ed essere una potenza economica ; poggi questa nella razzia , nella preda , nella imposizione di guerra , o consista nella diretta proprietà di demanio , o si formi di volta in volta , come nel metodo moderno della pubblica finanza , che assume le simulate forme costituzionali di una pretesa autotassazione . In cotesta potenza economica , di tanto cresciuta , negli stati moderni , consiste il fondamento della sua capacità ad operare . Da essa deriva , che , per via di una nuova division del lavoro , intorno alle funzioni dello stato stesso si formino ordini e ceti speciali , ossia classi particolarissime , non esclusa quella dei parassiti . Lo stato , che è e deve essere potenza economica , perché a difesa delle classi dirigenti sia fornito di mezzi per reprimere , per governare , per amministrare , per guerreggiare , crea per diretto o per indiretto un insieme d ' interessi nuovi e particolari , i quali reagiscono necessariamente su la società . Cosicché lo stato , nell ' atto che è sorto e si mantiene comc garante delle antitesi sociali , che sono conseguenza delle differenziazioni economiche , forma intorno a sé una cerchia d ' interessati direttamente all ' esistenza sua . Da ciò derivano due conseguenze . Come k società non è un tutto omogeneo , anzi è un corpo di particolareggiata articolazione , anzi un multiforme complesso d ' interessi antitetici , così accade , che alcune volte i reggitori dello stato tendano ad isolarsi , e in tale isolamento si contrappongano a tutta intera la società E poi in secondo luogo , accade , che organi e funzioni create la prima volta a benefizio di tutti , degenerino in abusi di consorterie , di conventicole e di camorre . Di qui le aristocrazie e le gerarchie nate dall ' uso dei poteri politici , e di qui le dinastie ; le quali formazioni , viste alla luce della semplice logica , paiono irrazionali del tutto . Da che c ' è storia accertata , lo stato è cresciuto o è diminuito di poteri , ma non è mai più sparito , perché mai più vennero meno , nella società dei disuguali per economica differenziazione , le ragioni per mantenere e per difendere con la forza e con la conquista , o la schiavitù , o i monopolii , o il predominio di una forma di produzione , mediante la signoria dell ' uomo su gli uomini . Onde poi lo stato è diventato come l ' arena di una incessante guerra civile , che vi si svolge di continuo , anche se non appaia nelle forme strepitose dei Mario e dei Silla , delle giornate di Giugno e della secessione americana . Dentro allo stato ha sempre fiorito la corruzione dell ' uomo per mezzo dell ' uomo ; perché , se non v ' è forma di dominio che non trovi resistenza , non v ' è resistenza che per gli urgenti bisogni della vita non possa degenerare in rassegnata accomodazione . Per tali ragioni le vicende storiche , viste alla superficie della monotona narrazione ordinaria , paiono come la ripetizione assai poco variata del medesimo tipo , come una specie di ritornello , o di configurazione da caleidoscopio . Non è da maravigliare che il concettualista Herbart e il maligno pessimista Schopenhauer venissero nella conclusione , che di storia come vero processo non ce n ' è : il che , in volgare , si direbbe così : la storia è una canzone noiosa ! Ridotta la storia politica alla sua quintessenza , lo stato rimane chiarito in tutta la sua prosa , in cui non è più traccia , né di teologica transumanazione , né di quella metafisica transustanziazione , che ebbe tanta voga presso certi filosofi tedeschi : p . e . lo stato che è l ' Idea , lo stato Idea che si esplica nella storia , lo stato che è l ' attuazione piena della personalità , ed altrettali pappolate . Lo stato è un reale ordinamento di difese per garentire e perpetuare un metodo di convivenza , il cui fondamento è , o una forma di produzione economica , o un accordo ed una transazione fra diverse forme . A farla più breve , lo stato suppone , o un sistema di proprietà , o l ' accordo tra più sistemi di proprietà . In ciò è il fondamento d ' ogni sua arte , al cui esercizio occorre , che lo stato stesso divenga una potenza economica , e che abbia anche i mezzi e i modi per far passare la proprietà dalle mani degli uni nelle mani degli altri . Quando , per effetto di una rinnovazione acuta e violenta delle forme della produzione , occorre di provvedere ad un insolito e straordinario spostamento dei rapporti della proprietà ( p . e . abolizione della manomorta e del feudo , abolizione dei monopolii commerciali ) , allora la vecchia forma politica è insufficiente , e la rivoluzione è necessaria per creare il nuovo organo che esegua la trasformazione economica . Ora , fatta astrazione da ' tempi antichissimi a noi ignoti , tutta la storia s ' è svolta nei contatti e nei contrasti di varie tribù , e comunanze , e poi di varie nazioni e di vani stati , cioè , le ragioni delle antitesi interne nella cerchia di ciascuna società sonosi sempre andate complicando con gli attriti all ' esterno . Queste due ragioni di contrasto si condizionano a vicenda , ma in modi sempre variati . Spesso è il disagio interno che spinge una comunanza o uno stato ad entrare in esterne collisioni ; altre volte sono queste collisioni che alterano i rapporti interni . Il movente precipuo dei vani rapporti tra le diverse comunanze fu dalle origini , com ' è fino ad ora , il commercio nel lato senso della parola , ossia lo scambio : sia che si trattasse di cedere , come in una povera tribù , il solo esuberante , in cambio di altre cose , sia che si tratti , come oggi , della grande produzione in massa , che è fatta ad esclusivo scopo di vendere , per trarre dal danaro il danaro cresciuto d ' un tanto . Cotesta enorme massa a accadimenti esterni ed interni , che si accumulano ed accavallano l ' un su l ' altro nella ordinaria cronistoria , turbano tanto gli storiografici espositori e compendiatori , che essi quasi si smarriscono in infiniti tentativi di artificiali raggruppamenti cronologici e prospettici . Chi invece segua lo sviluppo interno dei varii tipi sociali quanto alla loro struttura economica , e consideri le vicende politiche come particolari resultati delle forze operanti nella società , finisce da ultimo per vincere il confuso della molteplice ed incerta impressione empirica , e al posto della linea cronologica , del sincronismo e della prospettica , mette la serie concreta di un processo reale . Innanzi a questo genere di realistiche considerazioni , cadono tutte le ideologie fondate su la missione etica dello stato , o sopra qualunque altra frase simile . Lo stato è , per così dire , messo al suo posto , e rimane come inquadrato nei contorni del divenire sociale , in quanto forma che è effetto di altre condizioni , e che a sua volta , poi che esiste , reagisce naturalmente sul resto . E qui spunta un ' altra questione . Cotesta forma sarà superata mai ? – ossia , ci può essere una società senza stato ? - ovvero , ci può essere una società senza classi ? – e , se giova di spiegarsi meglio , ci sarà una forma di produzione comunistica , con tale spartizione di lavoro e di ufficii , che non possa dar luogo allo sviluppo delle disuguaglianze , da cui si genera il dominio dell ' uomo su l ' uomo ? Nella risposta affermativa a coteste domande consiste la somma del socialismo scientifico ; in quanto esso enuncia l ' avvento della produzione comunistica , non come postulato di critica , né come meta di una volontaria elezione , ma come il resultato dell ' immanente processo della storia . Come è risaputo , la premessa di tale previsione è nelle condizioni stesse della presente produzione capitalistica . Questa socializza di continuo il modo del produrre , avvince sempre di più il lavoro vivo e regolamentato alle condizioni obiettive della tecnica , concentra di giorno in giorno sempre più la proprietà dei mezzi di produzione nelle mani di pochi , che come azionisti e negoziatori di azioni si trovano sempre più assenti dal lavoro immediato , la cui direzione passa all ' intelligenza . Col crescere della coscienza di tale situazione nei proletarii , cui l ' insegnamento della solidarietà viene dalle condizioni stesse della loro reggimentazione , e col decrescere della capacità nei detentori del capitale a conservare la privata direzione del lavoro produttivo , si verrà ad un punto in cui , di un modo o dell ' altro , con la eliminazione di ogni forma di rendita , interesse e profitto privato , la produzione passerà all ' associazione collettiva , ossia sarà comunistica . Così cesseranno tutte le disuguaglianze , che non siano quelle naturali del sesso , dell ' età , del temperamento e della capacità ; cesseranno , cioè , tutte le disuguaglianze , che hanno attinenza alle classi economiche , e anzi da queste son generate : e sparite le classi verrà meno la possibilità dello stato , come dominio dell ' uomo su l ' uomo . Il governo tecnico e pedagogico dell ' intelligenza sarebbe l ' unico ordine della società . Per cotal via il socialismo scientifico , per ora idealmente almeno , ha superato lo stato ; e superandolo lo ha inteso a fondo , così nel suo modo di origine , come nelle ragioni di sua naturale sparizione . E lo ha inteso appunto perché non gli si leva contro in modo unilaterale e soggettivo , come fecero già più volte in altri tempi cinici , e stoici , ed epicurei d ' ogni maniera , e poi settarii religiosi , e cenobiti visionani , e utopisti da conventicola , e da ultimo anarchisti d ' ogni tinta e colore . Anzi , più che levarglisi da sé contro , il socialismo scientifico ha mirato a mostrare , come lo stato si sollevi di continuo da sé contro se stesso , creando nei mezzi di cui non può fare a meno , p . e . colossale finanza , militarismo , suffragio universale , estensione della coltura , e così via , le condizioni della sua propria rovina . La società che lo ha prodotto lo riassorbirà : ossia , come la società , in quanto forma di produzione , eliminerà le antitesi di capitale e lavoro , così con la sparizione dei proletarii , e cessando le condizioni che rendono possibile il proletariato , sparirà ogni dipendenza dell ' uomo dall ' uomo , in qualunque forma di gerarchia . I termini entro i quali s ' aggira la genesi e lo sviluppo dello stato , dal suo punto iniziale di apparizione entro una determinata comunità , in cui cominciò la differenziazione economica , fino a questo momento , in cui la sua sparizione principia a disegnarsi alla mente , ce lo rendono oramai comprensibile . E per tale comprensibilità , che lo riduce a necessario complemento di determinate forme economiche , la presunzione di considerarlo qual fattore autonomo della storia rimane eliminata per sempre . Torna oramai cosa relativamente facile il rendersi conto del come il diritto sia stato elevato a fattore decisivo della società , e quindi della storia , per diretto o per indiretto . Innanzi tutto è bene di ricordare per quali vie siasi formata quella concezione filosofica del diritto generalizzato , nella quale principalmente ha radice la considerazione della storia come dominata dal progresso legislativo per sé stante . Col precoce dissolversi della società feudale in alcuni punti dell ' Italia centrale e settentrionale , e col sorgere dei comuni , che furono repubbliche di produttori corporativi , e di corporazioni di mercanti , tornò in onore il Diritto Romano . Questo rifiorì nelle Università ; e come rinasceva in opposizione ai diritti barbarici e in buona parte in opposizione al Diritto Canonico , era evidentemente , in tale sua rifioritura , una forma del pensiero più rispondente ai bisogni della borghesia , che cominciava a svilupparsi . Difatti , di fronte al particolarismo dei diritti , che erano , o consuetudini di popoli barbari , o privilegi di un corpo , o concessioni papali ed imperiali , quel diritto appariva come la universalità della ragione scritta . Non era esso arrivato a considerare la personalità umana nei suoi più astratti e generali rapporti ; in quanto un qualunque Tizio è capace di obbligarsi e di obbligare , di vendere e di comprare , di cedere , donare e così via ? Il Diritto Romano , per quanto elaborato nella sua ultima redazione per autorità d ' imperatori da giuristi servili , appariva , dunque , in sul declinare delle istituzioni medievali , come una forza rivoluzionaria , e come tale era un grande progresso . Cotesto diritto così universale , che dava i mezzi per isconvolgere e rovesciare i diritti barbarici , era certamente un diritto più rispondente alla natura umana guardata nei suoi rapporti generici ; e nella sua opposizione ai diritti particolari e di privilegio appariva come un diritto di natura . E ’ noto , del resto , come la ideologia del diritto di natura sia nata . E ’ venuta nel suo massimo fiore nei secoli decimosettimo e decimottavo ; ma fu di lunga mano preparata dalla giurisprudenza che pigliava a suo fondamento il Diritto Romano , o adottato , o rimaneggiato , o commentato . Nella formazione della ideologia del diritto naturale concorse un altro elemento , ossia la filosofia greca delle epoche posteriori . I greci , che furono gli inventori di quelle determinate arti del pensiero che sono le scienze , non trassero mai , com ' è risaputo , dalle molteplici leggi locali loro una disciplina che corrisponda a ciò che noi chiamiamo giurisprudenza . Invece , per il rapido progresso della scienza astratta nell ' ambito delle democrazie essi giunsero ben per tempo alle più ardite discettazioni logiche , retoriche e pedagogiche su la natura del diritto , dello stato , della legge , della pena ; onde poi nella loro filosofia si trovano le forze rudimentali di tutte le discussioni posteriori . Ma solo più tardi , cioè ai tempi dell ' Ellenismo , quando i confini della vita greca s ' erano tanto slargati da confondersi con quelli del mondo civile , nell ' ambito di quel cosmopolitismo , che portava con sé il bisogno di cercare in ogni uomo l ' uomo , nacque il razionalismo del diritto , o il diritto di natura , nella forma che gli impresse la filosofia stoica . Cotesto razionalismo greco , che aveva offerto già qualche elemento formale alla codificazione logica del Diritto Romano , risorse nel secolo decimosettimo nella dottrina che fu appunto del diritto naturale . Da varie fonti , dunque , derivò la ideologia , che è servita da arma di critica e da istrumento per dare forma giuridica all ' ordinamento economico della società moderna . Nel fatto , però , cotesta ideologia giuridica riflette , nella lotta per il diritto e contro il diritto , il periodo rivoluzionario dell ' intelletto borghese . E per quanto pigli dapprima le mosse dottrinarie dal ritorno alla tradizione filosofica antica , e dalla generalizzazione della giurisprudenza romana , in tutto il resto e in tutto il suo genuino sviluppo è affatto nuova e moderna . Il Diritto Romano , per quanto generalizzato dalla scuola e dalla elaborazione moderna , rimane sempre in se stesso una raccolta di casi non dedotti da preconcezione di sistema , né preordinati dalla mente sistematica di un legislatore . E d ' altra parte il razionalismo degli Stoici , e dei loro contemporanei e seguaci fu di mera contemplazione , e non produsse intorno a sé un moto rivoluzionario . L ' ideologia del diritto di natura , che da ultimo ebbe nome di filosofia del diritto , fu invece sistematica , partì sempre da enunciati generali , e fu inoltre battagliera e polemica , e anzi fu alle prese con l ' ortodossia , con l ' intolleranza , col privilegio , coi corpi ; combatté , insomma , per le libertà , che ora costituiscono i fondamenti della società moderna . Nell ' ambito di cotesta ideologia , che era un metodo di combattimento , germogliò per la prima volta , in forma tipica e decisiva , il pensiero , che c ' è un diritto che è una cosa sola con la ragione . I diritti contro i quali si combatteva apparivano come una deviazione , come un regresso , come un errore . Da questa fede nel diritto razionale nasceva la credenza cieca nella forza del legislatore , che apparisce così ravvolta nelle forme del fanatismo nei momenti acuti della Rivolozione Francese . Di qui la persuasione , che la società tutta debba essere come investita da un solo diritto , eguale per tutti , sistematico , logico , conseguente . Di qui la convinzione , che un di - ritto il quale garentisca a tutti l ' eguaglianza giuridica , che è la facoltà del contrattare , garentisca anche a tutti la libertà . E giù tutto il resto ! Col trionfo del vero diritto trionfa la ragione , e la società regolata dal diritto eguale per tutti è la società perfetta ! Quali illusioni fossero in fondo a tali tendenze è inutile di dire . A che cosa dovesse riuscire cotesta liberazione universale dell ' uomo , lo sappiamo già . Ma ciò che qui più importa gli è che tali persuasioni partivano da un concetto del diritto , per cui questo rimaneva come scisso dalle cause sociali che lo producono . Cosicché la ragione , cui cotesti ideologi si appellavano , si riduceva a togliere al lavoro , all ' associazione , al traffico , al commercio , alle forme politiche ed alla coscienza , tutti i limiti e tutti gl ' impedimenti , che tornano d ' impaccio alla libera concorrenza . Come di ciò s ' avesse l ' esperienza nella Grande Rivoluzione del secolo passato , ho detto già nell ' altro capitolo . E se c ' è ora chi si ostini a discorrere di un diritto razionale , che domini la storia , di un diritto , insomma , che sarebbe un fattore anziché un semplice fatto della evoluzione storica , vuol dire che costui vive fuori del nostro tempo , e non ha inteso come la codificazione liberale ed egalitaria abbia già segnata in via di fatto la fine e il termine di tutta cotesta scuola del diritto di natura . Per diverse vie si è giunti in questo secolo a ridurre il diritto , da cosa razionale in cosa di fatto ; e perciò in cosa corrispettiva a determinate condizioni sociali . Prima di tutto l ' interesse storico , allargandosi ed approfondendosi , ha portato le menti a riconoscere , che per intendere le origini del diritto non bastava , né incominciare dalla ragione , né fermarsi all ' esame del Diritto Romano . I diritti barbarici , e le usanze e le consuetudini dei popoli e delle società tanto disprezzate dai razionalisti , son tornate in onore ; dico , teoricamente . Questo era il solo modo per ottenere , dallo studio delle forme più antiche , la guida ad intendere come le più recenti si fossero poi prodotte . Il Diritto Romano codificato è una forma assai moderna ; quella personalità che esso suppone , come soggetto universale , è una elaborazione di tempi avanzati , nei quali , sul cosmopolitismo dei rapporti sociali dominava una costituzione burocratico - militare . In quel mondo in cui era venuta a compimento la ragione scritta , non era più traccia di spontaneità di vita popolare , non era più democrazia . Quello stesso diritto , prima di arrivare a tale cristallizzazione , era nato e s ' era svolto ; e guardato nelle sue origini e nei suoi sviluppi , specie se a tale studio concorra la comparazione , apparisce in tanti punti affine alle istituzioni delle società e dei popoli creduti inferiori . Si facea dunque chiaro , che scienza vera del diritto non possa essere se non la storia genetica del diritto stesso . Ora , mentre il continente europeo avea creato nella codificazione del diritto civile il tipo ed il testo della ragion pratica borghese , non permaneva forse in Inghilterra un ' altra forma autogenetica di diritto , nata e svoltasi in modo affatto pratico , dalle condizioni stesse della società che l ' ha prodotto , senza sistema , e senza che l ' azione del razionalismo metodico ci avesse avuto influenza ? Il diritto che veramente esiste , ed ha valore , è dunque cosa assai più semplice e modesta , di quello che non paresse agli entusiastici decantatori della ragione scritta , della ragione imperante ; ai quali può mandarsi buona la loro illusione , in quanto furono precursori ideali di una grande rivoluzione . All ' ideologia bisognava sostituire la storia delle istituzioni giuridiche . La filosofia del diritto finì in Hegel ; e se c ' è chi voglia obiettare in nome dei libri pubblicati dappoi , dirò , che la carta stampata dai professori non è proprio e sempre l ' indice del progresso del pensiero . La filosofia del diritto si converte così nella trattazione filosofica della storia del diritto . E come la filosofia storica metta capo nel materialismo economico , e in che senso il comunismo critico sia l ' inversione di Hegel , non occorre qui di ripetere ancora una volta . Cotesta rivoluzione , che pare di sole idee , non è se non il riflesso intellettuale delle rivoluzioni accadute nella vita pratica . Nel nostro secolo il legiferare è diventato una malattia ; e la ragione imperante nella ideologia giuridica è stata detronizzata dai parlamenti . In questi le antitesi degl ' interessi di classe hanno assunta la forma di partiti ; e i partiti si schierano pro e contro a determinati diritti ; onde tutto il diritto apparisce , o come un semplice fatto , o come cosa che sia utile o non utile di fare . Il proletariato s ' è levato : e , dovunque la lotta operaia s ' è precisata , i codici borghesi ne son rimasti sbugiardati . La ragione scritta si è mostrata impotente a salvare i salarii dalle oscillazioni del mercato , a garentire donne e fanciulli dagli orarii vessatorii delle fabbriche , o a trovare un solo dei suoi acuti ripieghi per risolvere il problema della disoccupazione . La sola limitazione parziale delle ore di lavoro ha dato materia ed occasione ad una lotta gigante . Piccoli e grossi borghesi , agrarii ed industriali , avvocati dei poveri e difensori della ricchezza accumulata , monarchici e democratici , socialisti e reazionarii si sono affannati a trarre in qua e in là l ' azione dei poteri pubblici , e a sfruttare le contingenze della politica e l ' intrigo parlamentare per trovare garenzie e difese a determinati interessi , o nella interpretazione di un diritto esistente , o nella creazione di un nuovo diritto . Buona parte di esso fu più volte rifatta ; e si videro le più strane oscillazioni , dall ' umanitarismo che difende anche i poveri , e per fino gli animali , alla proclamazione della legge stataria . Al diritto fu levata la maschera ; e n ’ è rimasto profanizzato . Ed ecco subentrato il sentimento dell ' esperienza , e da questa è derivata una enunciazione tanto precisa per quanto modesta : ogni diritto fu ed è la difesa , o consuetudinaria , o autoritaria , o giudiziaria , di un determinato interesse ; e di qui alla riduzione all ' economia non c è che un passo . Se la concezione materialistica è venuta da ultimo a suggellare coteste tendenze in una veduta esplicita e sistematica , gli è perché la sua orientazione è stata determinata dall ' angolo visuale del proletariato . Questo è il prodotto necessario , ed è ad un tempo la condizione indispensabile di una società , nella quale tutte le persone in astratto sono eguali in diritto , ma le condizioni materiali dello sviluppo e della libertà degli individui sono disuguali . I proletarii sono le forze , per l ' esercizio delle quali i mezzi di produzione accumulati si riproducono , e si rifanno in nuova ricchezza : ma essi stessi non vivono , se non reggimentandosi intorno al capitale , e dall ' oggi al dimani passano nella condizione di disoccupati , di poveri e di emigranti . Essi sono l ' esercito del lavoro sociale , ma i loro capi sono i loro padroni . Essi sono la negazione del giusto , nel regno del diritto ; ossia sono l ’ irrazionale , nel preteso dominio della ragione . Dunque la storia non fu il processo per giungere all ’ impero della ragione del diritto ; ma non fu fino ad ora se non la serie delle mutazioni nelle forme della soggezione e della servitù . Dunque la storia consiste tutta nella lotta degl ’ interessi , e il diritto non è se non l ’ espressione autoritaria di quelli che han trionfato . Con tali enunciazioni non si giunge certo a spiegare ogni singolo diritto , che sia apparso nella storia , per via della immediata visione del rispettivo interesse . Le cose storiche sono assai complicate ; ma queste enunciazioni generali bastano ad indicare lo stile e il metodo della ricerca , che si è oramai sostituita alla ideologia giuridica . IX . Qui vengono in buon punto alcune formule riassuntive . Date le condizioni di sviluppo del lavoro , e dei suoi appropriati congrui istrumenti , la struttura economica della società , ossia la forma della produzione dei mezzi immediati della vita , determina sopra un terreno artificiale , in primo luogo e per diretto , tutta la rimanente attività pratice dei consociati , e il variare di tale attività nel processo che chiamiamo storia , e cioè : - la formazione , l ’ attrito , le lotte e la erosione delle classi ; - lo svolgimento corrispettivo dei rapporti regolativi , così del diritto , come della morale ; - e le ragioni e i modi di subordinazione e di soggezione , degli uomini verso gli uomini , col rispondente esercizio del dominio e dell ’ autorità , ciò , insomma , in cui da ultimo si origina e consiste lo stato : e determina in secondo luogo l ’ indirizzo , e in buona parte , e per indiretto , gli obietti della fantasia e del pensiero , nella produzione dell ’ arte , della religione e della scienza . I prodotti di primo e di secondo grado , per gli interessi che creano , per gli abiti che ingenerano , per le persone che coordinano , specificandone l ’ animo e le inclinazioni , tendono a fissarsi e ad isolarsi come per sé stanti ; e di qui nasce la veduta empirica , secondo la quale diversi fattori indipendenti , con propria efficacia e con proprio ritmo di movimento , concorrerebbero a formare il processo storico , e le rispettive configurazioni sociali che successivamente ne resultano . Fattori – se mai cotesta parola deve usarsi – veri e propri e positivi della storia , dalla sparizione del comunismo primitivo in qua , e fino ad ora , furono e sono le classi sociali , in quanto consistono in differenziazioni d ’ interessi , che si esplicano in determinati modi e forme di opposizione ( - da cui di genera l ’ attrito , il moto , il processo e il progresso - ) . Le variazioni della sottostante struttura ( economica ) della società , che a prima vista ci si manifestano intuitivamente nell ' agitarsi delle passioni , si svolgono consapevolmente nelle lotte contro un diritto o per il diritto , e si avverano nello scuotimento e nella rovina di un determinato ordinamento politico , hanno , in realtà , la loro adeguata espressione solo nell ' alternarsi delle relazioni esistenti fra le diverse classi sociali . E queste relazioni mutano per l ' alterarsi dei rapporti , che precedentemente correano , tra la produttività del lavoro e le condizioni ( giuridico - politiche ) di coordinamento tra i cooperanti della produzione . E , in fin delle fini , tali rapporti tra la produttività del lavoro e la coordinazione dei cooperanti si alterano per il mutare degli istrumenti ( - nel senso lato della parola - ) occorrenti alla produzione . Il processo ed il progresso della tecnica , come sono l ' indice , così sono la condizione di ogni altro processo e progresso . La società è per noi un dato , che noi non possiamo risolvere , oltre a quella maniera di analisi , che si fa riducendo le forme complesse alle più semplici , le moderne alle più antiche : il che è rimanere , però , sempre nel fatto di una società che esiste . La storia non è se non la storia della società ; - ossia è la storia del variare della cooperazione umana , dall ' orda primitiva allo stato moderno , dalla lotta immediata contro la natura , con pochi ed elementarissimi istrumenti , fino alla struttura economica presente , che culmina nella polarità tra lavoro accumulato ( capitale ) e lavoro vivo ( i proletarii ) . Risolvere il complesso sociale in semplici individui , e ricomporlo poi con escogitati atti di elezione e di volontà ; - costruire , insomma , la società coi ragionamenti , significa sconoscere la natura obiettiva e l ' immanenza del processo storico . Le rivoluzioni , nel senso più esteso della parola , e poi in quello specifico di rovina di un ordinamento politico , segnano le vere e proprie date delle epoche storiche . Guardare di lontano , nei loro elementi , nella loro preparazione e nei loro effetti a lunga scadenza , esse possono parere come i momenti di una evoluzione costante , a minimi di variazione : ma considerate per se stesse sono definite e precise catastrofi ; e solo come tali catastrofi hanno carattere di accadimento storico . X . Per fino , dunque , la morale , e l ’ arte , e la religione e la scienza sarebbero prodotti delle condizioni economiche ? – anzi esponenti delle categorie di queste condizioni medesime ? – ovverosia efflussi , ornamenti , irradiazioni e miraggi dei materiali interessi ? Enunciati di cotesto genere , o a un dipresso , e così crudi e nudi , corrono già da un pezzo per le bocche di molti , e tornano di comodo ausilio agli avversarii del materialismo , cui giova di usarne come di opportuno spauracchio . I pigri , che son poi moltissimi anche fra i così detti intellettuali , si accomodano ben volentieri alla grossolana accettazione di tali pronunciati ; come chi ripari con la mente in novello asilo dell ' ignoranza . Che bella festa e che bella allegria dev ' esser mai cotesta per tutti gl ' indolenti ; di avere , cioè , una buona volta compendiato in breve giro di pochissime proposizioni tutto lo scibile , per poi dischiudere tutti i segreti della vita con una sola ed unica chiave ! Tutti i problemi dell ' etica , dell ' estetica , della filologia , della critica storica , e della filosofia ridotti ad un problema solo , senza tanti rompicapo ! E su cotesto andare gli sciatti semplicioni potrebbero ridurre tutta la storia all ' aritmetica commerciale ; e da ultimo una nuova interpretazione autentica di Dante potrebbe darci la Divina Commedia illustrata coi conti delle pezze di panno , che gli astuti mercanti fiorentini vendeano con tanto profitto loro ! La verità è questa , che , cioè , gli enunciati che implicano problemi , si convertono assai facilmente in volgari paradossi nelle teste di coloro , che non siano assuefatti a vincere le difficoltà del pensare con l ' uso metodico dei mezzi congrui . Ora dei precisi termini di tali problemi toccherò qui in genere , ma in modo quasi aforistico : perché , veramente , io non intendo di descriver fondo all ' universo , in questo breve saggio , che non ha poi da essere una enciclopedia . La morale innanzi tutto . Non dico dei sistemi e dei catechismi , o religiosi , o filosofici . Gli uni e gli altri stettero e stanno al di sopra del corso ordinario e profano delle cose umane , nella più parte dei casi , come le utopie stanno al di sopra delle cose . Né dico di quelle analisi formali dei rapporti etici , che son venute tanto raffinandosi dai Sofisti ad Herbart . Ciò è scienza , e non è vita . Ed è scienza formale , come la logica , la geometria e la grammatica . L ' ultimo acuto ritrovatore e definitore di tali rapporti etici , che è appunto Herbart , sapea bene che le idee , ossia i punti di vista formali del giudizio morale , sono per sé impotenti . E per ciò egli ripose nelle circostanzialità della vita , e nella formazione pedagogica del carattere , la realtà dell ' etica . Parrebbe Owen , se non fosse stato un codino . Dico , invece , di quella morale , che esiste prosaicamente , e in modo empirico ed ovvio , nelle inclinazioni , negli abiti , nelle consuetudini , nei consigli , nei giudizii e nelle valutazioni degli uomini di tutti i giorni . Dico di quella morale , che come suggestione , come spinta e come remora , si forma in vario grado di sviluppo , e con maggiore o con minore evidenza , ma a frammenti , in tutti e singoli gli uomini ; per il fatto stesso che convivendo essi , ed occupando ciascuno una posizione determinata nell ' ambito della convivenza , riflettono naturalmente e necessariamente su le opere proprie e su le opere altrui , e concepiscono aspettazioni ed apprezzamenti , e primissimi elementi di massime generali . Questo è il factum ; e ciò che più importa è , che questo factum ci si presenta vario e molteplice nelle diverse condizioni della vita , e variabile attraverso alla storia . Questo factum è il dato della ricerca . I fatti non sono né veri , nè falsi , come già sapeva Aristotele . I sistemi , invece , siano essi teologici o razionalistici , possono essere veri o falsi ; come quelli che si argomentano di intendere , di spiegare e di completare il fatto , riconducendolo ad altro , o integrandolo con altro . Alcuni punti di teoria pregiudiziale sono oramai messi in sodo , per rispetto alla interpretazione di questo factum . Il volere non vuole se stesso , da se stesso ; come era parso agl ' inventori di quel libero arbitrio , che rivelava solo l ' impotenza di una analisi psicologica , non giunta per anche a maturità . Le volizioni , in quanto fatto consapevole , sono espressione particolare del meccanismo psichico ; sono resultato , alla prima , dei bisogni , e poi di tutto ciò che giù giù li precede , fino alla elementarissima motilità organica . La morale non pone né genera se stessa . Non istà , cioè , a fondamento universale dei varii e variabili rapporti etici quell ' ente spirituale , che fu detto la coscienza morale , una ed unica per tutti gli uomini . Questo ente astratto fu eliminato dalla critica , come tutti gli altri enti simili , ossia come tutte le così dette facoltà dell ' anima . Che spiegazione dei fatti era mai quella , in vero , che supponea la generalizzazione del fatto stesso , come mezzo per ispiegarlo ; quando , p . e . si ragionava così : le sensazioni , le percezioni , le intuizioni a un certo punto si trovano fantasticate , ossia alterate , dunque la fantasia le ha trasmutate ? A tale genere di escogitazioni appartiene la così detta coscienza morale , che fu assunta a presupposto delle condizionate valutazioni etiche . La coscienza morale , che realmente esiste , è un fatto empirico ; è un indice , ossia un riassunto , della relativa formazione etica di ciascun individuo . Se scienza qui ci ha da essere , essa non può spiegare le relazioni etiche per via della coscienza , ma deve appunto intendere come tale coscienza si vada formando . Se i voleri derivano , e se la morale resulta dalle condizioni della vita , l ' etica , nel suo insieme , non è che una formazione ; ossia il suo problema si risolve in quello della pedagogica . C ' è una pedagogica , direi individualistica e soggettiva , la quale , supposte le condizioni generiche della perfettibilità umana , costruisce delle regole astratte , per mezzo delle quali gli uomini , che sono in via di formazione , sarebbero condotti ad essere forti , coraggiosi , veritieri , giusti , benevoli , e così via per tutta la distesa delle virtù cardinali e secondarie . Ma può essa , la pedagogica soggettiva , costruire da sé il terreno sociale sul quale tutte coteste belle cose avrebbero a realizzarsi ? Se lo costruisce , essa disegna semplicemente un ' utopia . Perché davvero il genere umano , nel rigido corso del suo divenire , non ebbe mai tempo e modo di andare a scuola da Platone o da Owen , da Pestalozzi o da Herbart . Anzi ha fatto come gli è stato forza di fare . Gli uomini , che presi in astratto son tutti educabili e perfettibili , si son perfezionati ed educati sempre quel tanto , e nella misura che essi potevano , date le condizioni di vita in cui è stato loro necessità di svolgersi . Se mai , questo è appunto il caso in cui la parola ambiente non è metafora , e l ' uso del termine accomodazione non è di traslato . La morale effettiva ci si presenta sempre come qualcosa di condizionato e di limitato , che la fantasia ha cercato poi di superare , o escogitando le utopie , o creando un soprannaturale pedagogo , o una miracolosa redenzione . Perché lo schiavo avrebbe dovuto avere lui gli intendimenti , e le passioni , e i sentimenti del suo temuto signore ? Come farebbe il contadino a liberarsi dalle invincibili superstizioni , cui lo condannano la immediata dipendenza dalla natura , la mediata dipendenza dall ' ignorato meccanismo sociale , e la fiducia cieca nel prete , che gli tien luogo di mago e di fattucchiero ? Per quali vie mai il proletario moderno delle grandi città industriali , esposto com ' è di continuo alle variabili vicende della miseria e della soggezione , potrebbe raggiungere l ' ordinato e monotono tenore di vita , che fu proprio dei membri delle corporazioni artigiane , la cui esistenza pareva come inquadrata in un provvidenziale disegno ? Da quali elementi intuitivi di esperienza quel mercante di maiali di Chicago , che regala all ' Europa tanti prodotti a buon prezzo , dovrebbe ritrarre le condizioni di serenità e di elevazione spirituale , che conferivano all ' ateniese le doti dell ' uomo bello - e - buono , e al civis romanus la dignità dell ' eroismo ? Quale potenza di docili persuasive cristiane strapperà dall ' animo dei proletarii moderni le ragioni naturali dell ' odio contro gl ' indeterminati o determinati oppressori loro ? Perché , a volere che giustizia ci sia e si faccia , occorre loro di appellarsi alla violenza ; e perché l ' amore del prossimo , come legge universale , paia loro plausibile , devono essi immaginare una vita assai difforme dalla presente , che fa dell ' odio una necessità , come di debito da scontare . In questa società delle differenziazioni , l ' odio , l ' orgoglio , la ipocrisia , la menzogna , la viltà , l ' ingiustizia , e tutto il catechismo dei vizi cardinali e loro accessorii , fanno da triste riscontro , e anzi da satira , alla morale eguale per tutti . Dunque l ' etica si risolve a un certo punto nello studio storico delle condizioni soggettive ed oggettive del come la morale si sviluppi , o trovi impedimento a svilupparsi . In ciò solo , ossia entro questi termini , ha valore l ' enunciato , che la morale è corrispettiva alle situazioni sociali , e ossia , in ultima analisi , alle condizioni economiche . A qualche cretino soltanto può esser passato per il capo di dire , che la morale individua di ciascun uomo sia rigorosamente proporzionale alla sua individua situazione economica . Ciò è non solo empiricamente falso , ma è intrinsecamente irrazionale . Data la elasticità del meccanismo psichico , non è possibile mai di ridurre lo sviluppo dei singoli individui esclusivamente al tipo della classe o dello stato sociale . Qui si tratta dei fenomeni di massa ; di quei fenomeni che formano , o dovrebbero formare , l ' oggetto della statistica morale : disciplina cotesta che è rimasta fin ad ora incompleta , perché ha assunto ad oggetto delle sue combinazioni i gruppi che essa stessa crea , sommando i numeri dei casi ( p . e . adulterii , furti , omicidii ) , e non quei gruppi che come classi , condizioni e situazioni realmente , ossia socialmente , esistono . Raccomandare agli uomini la morale , supponendone o ignorandone le condizioni , ecco quale fu fin ad ora la mira ed il genere di argomentazione di tutti i catechisti . Riconoscere che queste condizioni son date dal circostanziato ambiente sociale , ecco ciò che i comunisti contrappongono all ’ utopia ed alla ipocrisia dei predicatori di morale . E in quanto vedono nella morale , non un privilegio di predestinati , né un dono della natura , ma una resultante della esperienza e della educazione , essi riconoscono la perfettibilità umana per ragioni ed argomenti che , sono , dirò , più morali ed ideali di quelli che furono di solito e spensieratamente accampati dagli ideologisti . In altri termini , l ' uomo sviluppa , ossia produce se stesso , non come ente genericamente fornito di certi attributi , che si ripetano o si svolgano secondo un ritmo razionale ; ma produce e sviluppa se stesso , come causa ed effetto , come autore e conseguenza ad un tempo , di determinate condizioni , nelle quali si generano anche determinate corretni di idee , di opinioni , di credenze , di fantasia , di aspettazioni , di massime . Di qui nascono le ideologie di ogni maniera , come anche le generalizzazioni della morale in catechismi , in canoni e sistemi . Non è quindi da meravigliare se coteste ideologie , un avolta che sian nate , vengano poi coltivate a parte per forza di astrazione : tanto che da ultimo paiono come distaccate dal terreno di vita in cui son sorte , e quasi stessero al di sopra degli uomini , a guisa di imperativi e di modelli . Preti e addottrinati di ogni maniera provvidero per secoli a questo lavoro di astrazione , e a mantenere le illusioni che ne risultano . Ora che furon ritrovate le fonti positive di tutte le ideologie nel meccanismo della vita stessa , si tratta di spiegare realisticamente il loro modo di generarsi . E come ciò vale di tutte le ideologie , così vale in particolare di quelle che consistono nel proiettare fuori dei loro termini naturali e diretti le valutazioni etiche , per farne , o delle anticipazioni di divini comandi , o dei presupposti di universali suggestioni dclla coscienza . Ciò costituisce l ' obietto di speciali problemi storici . Non sempre si trova il bandolo , che lega certe ideazioni etiche a determinate condizioni pratiche . La concreta psicologia sociale dei tempi passati ci riesce spesso impenetrabile . Spesso le cose più ovvie ci riescono inintelligibili ; p . e . , gli animali ritenuti per immondi , o la origine della repugnanza al matrimonio tra persone in lontani gradi di parentela . Un procedere cauto ci porta a conchiudere , che di molti particolari rimarranno sempre ascosi i motivi . Ignoranza , superstizione , singolari illusioni , simbolismi , ecco , con tante altre , le cause di quell ' inconsapevole che si trova spesso nei costumi , che per noi costituisce ora l ' insaputo e il non conoscibile . La causa precipua di tutte le difficoltà sta appunto nella tardiva apparizione di ciò che chiamiamo ragione ; cosicché le tracce dei motivi prossimi delle ideazioni sono andate perdute , o rimasero involute nelle ideazioni stesse . Corre assai più spiccio il ragionamento su la scienza . Di questa fu scritta per gran tempo la storia in modo ingenuo . Dato ed ammesso che le singole scienze avessero il loro compendio nei manuali e nelle enciclopedie , pareva bastasse di ritrovare cronologicamente l ' apparizione dei singoli enunciati , risolvendo l ' insieme del riassunto sistematico negli elementi di cui esso s ' è andato successivamente componendo . Il presupposto generale era altrettanto semplice : - in fondo a questa cronologia c ' è la ragione che si svolge e progredisce . Codesto metodo , se metodo può chiamarsi , recava in sé questo piccolo inconveniente : che , cioè , lasciava tutto al più intendere come da scienza che già esista derivi altra scienza a fil di ragione , ma non lasciava punto intravvedere , per quali condizioni di fatto gli uomini fossero spinti a trovare la prima volta la scienza ; ossia a ridurre in una determinata e nuova forma la meditata esperienza . Si trattava , insomma , di ritrovare , perché storia effettiva della scienza ci sia , la origine del bisogno scientifico ; il che poi lega in via genetica questo agli altri bisogni , nella continuità del processo sociale . I grandi progressi della tecnica moderna , nella quale veramente consiste la sostanza intellettuale dell ' epoca borghese , han fatto tra gli altri miracoli anche questo , di rivelarci per la prima volta la origine pratica del tentativo scientifico . ( O tu indimenticabile Accademia fiorentina , che pigliasti nome dal cimento , quando l ' Italia era al crepuscolo di sua passata grandezza , e la società moderna era all ' aurora della nuova epoca della industria . ) E oramai noi siamo in grado di ritrovare il filo conduttore di ciò che per astrazione si chiama spirito scientifico : né alcuno si maraviglia più , che tutto nelle scoverte scientifiche sia proceduto come nei primissimi tempi , quando la rozzissima elementare geometria degli egizii ebbe origine dal bisogno di misurare i campi esposti all ' annua inondazione del Nilo , e la periodicità di tali inondazioni suggerì , ivi stesso nell ' Egitto e nella Babilonide , di ritrovare i rudimenti dei giri astronomici . E ’ certamente vero sì , che a scienza avviata , e in parte maturata , come già accadde nel periodo ellenistico , il lavoro di astrazione , di deduzione e di combinazione si continua nella cerchia degli addottrinati in modi , che apparentemente obliterano la coscienza delle cause sociali del primo prodursi della scienza stessa . Ma se noi guardiamo a grandi tratti le epoche dello sviluppo della scienza , e confrontiamo i periodi che gl ' ideologi chiamerebbero di progresso e di regresso della intelligenza , ci si palesa la ragione sociale degl ' impulsi , ora crescenti ed ora decrescenti , per rispetto all ' attività scientifica . Che bisogno avea la società feudale dell ' Occidente di Europa , di quelle scienze antiche , che i bizantini serbavano almeno materialmente , mentre gli arabi nei loro vari dominii , o liberi agricoltori , o industriosi artigiani , o operosi commercianti , eran portati a crescere di tanto ? E che è la Rinascenza , se non il ricongiungimento dell ' iniziale moto della borghesia con la tradizione del sapere antico , ridiventato usabile , e quindi capace di dichiarazione ? Che cosa è tutto l ' accelerato moto del sapere scientifico , dal secolo decimosettimo in qua , se non la serie degli atti compiuti dall ' intelletto scaltrito dall ' esperienza , per assicurare al lavoro umano , nelle forme di una raffinata tecnica , il dominio su le condizioni e forze naturali ? Di qui la guerra all ' oscurantismo , alla superstizione , alla chiesa , alla religione ; di qui il naturalismo , l ' ateismo , il materialismo , di qui l ' inaugurato dominio della ragione . L ' epoca borghese è l ' epoca delle menti dispiegate ( Vico ) . E ' bene di ricordare , che quel governo del Direttorio , che fu il prototipo ed il compendio di tutta la corruzione liberalesca , fu il primo che introdusse nella Università e nell ' Accademia formalmente e solennemente la scienza della libera ricerca : e c ' entrò Lamarck ! Questa scienza , che l ' epoca borghese per le sue stesse condizioni ha così fomentato e fatto crescere gigante , è il solo retaggio dei secoli passati , che il comunismo accetti e faccia suo senza riserve . Né metterebbe conto qui di fermarsi a dichiarare la pretesa antitesi fra scienza e filosofia . Fatta eccezione di quei modi di filosofare , che si confondono con la mistica o con la teologia , filosofia non vuol dire mai scienza o dottrina a parte di cose proprie e particolari , ma è semplicemente un grado , una forma , uno stadio del pensiero , per rispetto alle cose stesse che entrano nel campo della esperienza . La filosofia è , per ciò , o anticipazione generica di problemi , che la scienza deve ancora elaborare specificatamente , o è riassunto ed elaborazione concettuale dei resultati cui le scienze siano già giunte . Di quelli , che , tanto per non parere antiquati , parlano di filosofia scientifica , - se non si vuol tenere , in un certo conto la punta umoristica di cotesta espressione , che respinge ogni forma di teologia e di mero tradizionalismo , - bisogna dire che sarebbero dei fatui , se credessero di rappresentare una scuola od una tendenza a parte . Dicevo qui poco innanzi , nell ' enunciar delle formule , che la struttura economica determina in secondo luogo l ' indirizzo , e in buona parte e per indiretto gli obietti della fantasia e del pensiero , nella produzione dell ' arte , della religione e della scienza . A dire altrimenti di così , ed oltre di così , sarebbe come mettersi volontariamente su la via dell ' assurdo . Innanzitutto con tale enunciato si combatte il fantastico assunto ideologico , che arte , religione e scienza siano svolgimenti subiettivi e svolgimenti storici di un preteso spirito artistico , religioso , o scientifico , il quale s ' andrebbe manifestando successivamente per un proprio ritmo di evoluzione , qua e là sussidiato o impedito dalle condizioni materiali . Con tale enunciato si vuole affermare , inoltre , la necessaria connessione , per la quale ogni fatto dell ' arte e della religione è l ' esponente sentimentale , fantastico , e ossia derivato , di determinate condizioni sociali . Se dico in secondo luogo , gli è per distinguere questi prodotti dai fatti di ordinamento giuridico - politico , che sono vera e propria obiettivazione dei rapporti economici . E se dico in buona parte e per indiretto degli obietti di tali attività , gli è per indicare due cose : e cioè , che nella produzione artistica e religiosa la mediazione dalle condizioni ai prodotti è assai complicata , e poi che gli uomini , pur vivendo in società , non cessano per ciò solo di vivere anche nella natura , e di ricevere da questa occasione e materia alla curiosità ed al fantasticare . Al postutto tutto ciò si riduce ad una enunciazione più generale : l ' uomo non percorre più storie in uno e medesimo tempo ; ma tutte le pretese varie storie ( arte , religione , etc . ) ne fanno una sola . E ciò non può vedersi perspicuamente se non nei momenti caratteristici e significativi della produzione di cose nuove , ossia nei periodi che dirò rivoluzionarii . Più tardi , l ' acquiescenza nelle cose prodotte , e la ripetizione tradizionale di un determinato tipo , obliterano il senso delle origini . Si provi alcuno a distrarre l ' ideologia delle favole , che stanno in fondo ai poemi omerici , da quel momento dell ' evoluzione storica , in cui spunta l ' aurora della civiltà ariana nel bacino del Mediterraneo ; da quella fase , cioè , della barbarie superiore , nella quale nasce , così in Grecia come altrove , l ' epos genuino . Faccia conto altri di immaginare , che il cristianesimo nascesse e si sviluppasse altrove che nella cerchia del cosmopolitismo romano , e altrimenti che non per opera di quei proletarii , di quegli schiavi , di quei derelitti , di quei disperati , ai quali occorreva la redenzione , l ' apocalissi , e la promessa del regno di Dio . Trovi chi voglia il modo di fingere , che nel bel mezzo della Rinascenza spuntasse fuori la romantica , che appena s ' accenna nel decadente Torquato Tasso ; o faccia di attribuire a Richardson o a Diderot il romanzo di Balzac , nel quale apparisce , come in contemporaneo della prima generazione del socialismo e della sociologia , la psicologia delle classi . Lassù , in dietro in dietro , alle prime origini delle ideazioni mitiche , ci è chiaro che Zeus non assunse i caratteri di padre degli uomini e degli dei , se non quando la patria potestà era già stabilita , e cominciava l ' inizio di quella serie di processi , che mettono capo nello stato . Zeus cessò così di essere ciò che era stato prima , cioè il semplice divo ( ossia lucente ) , o il tonante . Ed ecco quaggiù ad un punto opposto della evoluzione storica , gran numero di pensatori del secolo scorso riducono a un solo dio astratto , che è semplice reggitore del mondo , tutta la variopinta immagine dell ' ignoto e del trascendente , che s ' era esplicata in tanto lusso di creazioni mitologiche , cristiane o pagane . L ' uomo si sentiva più a casa sua nella natura , per via dell ' esperimento , e si sentiva più atto a penetrare l ' ingranaggio della società , di cui possedeva in parte la scienza . Il miracoloso gli si assottigliava nella mente , tanto che il materialismo e il criticismo han potuto di poi eliminare cotesto povero residuo di trascendenza , senza metter mano alla guerra contro gli dei . C ' è sì una storia delle idee ma questa non consiste nel circolo vizioso delle idee che spieghino se stesse . Si tratta di risalire dalle cose all ' ideato . Questo è un problema : anzi in ciò è una moltitudine di problemi , tante son varie , molteplici , multiformi ed intricate le proiezioni che gli uomini han fatto di sé e delle loro condizioni economico - sociali , e quindi delle loro speranze e dei loro timori , delle loro aspettazioni e dei loro disinganni , nelle ideazioni artistiche e religiose . La linea di metodo è trovata , ma la esecuzione particolare non è facile . Soprattutto bisogna guardarsi dalla tentazione scolastica di dedurre i prodotti dell ' attività storica , che si esplica nell ' arte e nella religione . È sperabile che i filosofi alla Krug , che deduceva dialetticamente la penna con la quale scriveva , sian rimasti in perpetuo sepolti nelle note della Logica di Hegel , ove s ' accenna a tale bizzarria . Alcune difficoltà vogliono essere qui precisate . In ogni tentativo di riduzione dei prodotti secondarii ( p . e . arte e religione ) alle condizioni sociali , che in quelli vengono ad essere idealizzate , ci occorre di formarci un lungo abito circa la psicologia sociale specificata , nella quale la trasformazione si avvera . In ciò consiste la ragion d ' essere di quell ' insieme di relazioni , che con altre forme di dicitura vengono p . e . designate , come mondo egiziano , coscienza greca , spirito della Rinascenza , idee dominanti , psicologia dei popoli , della società o delle classi . Quando cotesti rapporti si sono costituiti , e gli uomini si sono assuefatti a certe ideazioni , e a certi modi di credenza o di fantasia , le ideologie trasmesse per tradizione tendono a cristallizzarsi . E per ciò appariscono come una forza che resista al nuovo ; e come questa resistenza si manifesta nella parola , nello scritto , nella intolleranza , nella polemica , nella persecuzione , così la lotta fra le nuove e le vecchie condizioni sociali assume la forma di una contesa per le idee . In secondo luogo , attraverso ai secoli della storia propriamente detta , così per la eredità della selvatica preistoria , come per le condizioni di soggezione e quindi di inferiorità , nella quale la più parte degli uomini furono e sono tenuti , si è prodotta una acquiescenza nel tradizionale , per cui le vecchie tendenze si perpetuano come ostinate sopravvivenze . In terzo luogo , come già dissi , gli uomini , vivendo socialmente , non cessano di vivere anche nella natura . A questa non sono certo legati come gli animali , perché vivono sopra un terreno artificiale . Ognuno del resto capisce , che la casa non è la grotta , l ' agricoltura non è il pascolo naturale , e la farmacia non è l ' esorcismo . Ma la natura è sempre il sottosuolo immediato del terreno artificiale , ed è l ' ambito che tutti ci recinge . La tecnica ha messo fra noi animali sociali e la natura i modificatori , i deviatori , gli allontanatori degl ' influssi naturali ; ma non ha perciò distrutta la efficacia di essi , e noi anzi di continuo la sentiamo . E come noi nasciamo naturalmente maschi e femmine , moriamo quasi sempre nostro malgrado , e siamo dominati dall ' istinto della generazione , così noi portiamo anche nel temperamento condizioni specifiche , che l ' educazione nel lato senso della parola , ossia l ' accomodazione sociale , può modificare sì , entro certi limiti , ma non può mai distruggere . Queste condizioni di temperamento ripetute in più esemplari , e derivatesi in più esemplari attraverso i secoli , costituiscono ciò che si chiama carattere etnico . Per tutte coteste ragioni , la nostra dipendenza dalla natura , per quanto diminuita dai tempi della preistoria in qua , si continua nel nostro vivere sociale ; come in questo si continua anche l ' alimento che dallo spettacolo della natura stessa viene alla curiosità ed alla fantasia . Ora cotesti effetti della natura , coi sentimenti immediati o mediati che ne resultano , per quanto avvertiti , da che c ’ è storia , solo attraverso l ' angolo visuale che ci è offerto dalle condizioni della società , non mancano mai di riflettersi nei prodotti dell ' arte e della religione ; la qual cosa complica le difficoltà della interpretazione realistica e piena dell ' una e dell ' altra . XI . Usando di questa dottrina , come di nuovo principio di ricerca , come di preciso mezzo di orientazione , e come di determinato angolo visuale , si potrà poi , da ultimo , riuscire ad un rifacimento narrativo ed espositivo della storia ? Alla domanda generica non si può a meno di dare , in genere , una risposta affermantiva . Perché , in effetti , se si dà il caso , che il comunista critico , ossia il sociologo del materialismo economico , o come ora volgarmente dicesi , il marxista , abbia la necessaria preparazione critica , e l ' abito della trattazione storica , e poi le doti di esposizione che occorrono alla narrazione ordinata ed efficace , non c ' è ragione per affermare , che egli non possa scrivere la storia , come fino ad ora la scrissero i seguaci di ogni altra scuola politica . Ecco lì l ' esempio di Marx in persona , nel quale è un argomento di fatto , che non ammette replica . Lui , che fu il primo e principale ritrovatore dei concetti decisivi di questa dottrina , la ridusse ben presto in istrumento di orientazione politica , da pubblicista insuperato , durante il periodo rivoluzionario del 1848-50 . E poi la plasmò con la massima precisione , in quel saggio che s ' intitola del : Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte , del quale ora può dirsi , a tanta distanza di anni , e dopo tante pubblicazioni , che fatta eccezione di qualche minuto particolare e di qualche errata previsione , non ci sarebbe modo di arrecarvi , né correzioni , né complementi notevoli . Né starò qui a ripetere , a guisa di chi faccia una bibliografia , l ' elenco dei varii scritti attinenti all ' applicazione della dottrina , o del Marx stesso o dell ' Engels - il quale ultimo , dalla Guerra dei contadini ( 1890 ) fino allo scritto postumo su le Origini della presente unità di Germania , ne ha lasciato tanti saggi , - o degli immediati continuatori loro , e dei volgarizzatori del socialismo scientifico . Per fino nella stampa socialistica si trovano , di tanto in tanto , dei preziosi saggi di spiegazione delle vicende politiche attuali , nei quali , appunto per effetto del materialismo storico , tu riconosci una chiaroveggenza e perspicuità , che invano cercheresti negli scrittori e nei polemisti , che non hanno ancora squarciati i veli fantastici e gl ' involucri ideologici della storia . Non è il caso , in somma , di assumersi la difesa di una tesi astratta , come userebbe un causidico . Gli è , per fermo , evidente , che come tutte le storie , che furono fino ad ora scritte , c ' è sempre in fondo , se non proprio nelle esplicite intenzioni degli scrittori , di certo nell ' animo loro , una tendenza , un principio , una veduta generale della vita ; così questa dottrina , che ha messo definitivamente ordine alla considerazione obiettiva della struttura sociale , debba da ultimo dirigere con precisione la ricerca storica , e debba metter capo in una narrazione piena , trasparente ed integrale . I sussidi certamente non mancano . L ' Economia , che , come oramai tutti vedono , nacque e si svolse come la scienza della produzione borghese , dopo essersi imbaldanzita nella illusione di rappresentare le leggi assolute di ogni forma di produzione , per la dura lezione delle cose entrò poi , a un certo punto , come tutti sanno , in un periodo di autocritica . Come da questa autocritica per un verso è nato il comunismo critico , così per un altro verso , per opera , cioè , dei più tiepidi , e savii e discreti della tradizione accademica , è nata la scuola storica dei fenomeni economici . Per fatto e merito di cotesta scuola , e per effetto della applicazione dei metodi descrittivi e comparativi , oramai siamo in possesso di un vastissimo materiale di cognizioni circa le varie forme storiche della economia , dai fatti più complessi e specificati per differenze essenziali di tipo , fino alla particolareggiata azienda di un monastero , o di una corporazione artigiana medievale . Lo stesso è accaduto della Statistica , la quale , mettendo in uso molti mezzi di combinazione delle fonti , riesce oramai a portar luce , con sufficiente approssimazione , sul movimento della popolazione nei secoli passati . Cotesti studii non si fanno , certo , nell ' interesse della nostra dottrina , anzi il più delle volte con animo ostile al socialismo ; del che non si avvedono quegli asineschi leggitori di carta stampata , i quali così spesso confondono la storia economica , l ' economia storica , ed il materialismo storico . Ma cotesti studii , oltre che per il materiale difatti che raccolgono e dichiarano , son notevoli in quanto documentano il progresso , che va tuttodì facendo la storia interna , la quale , poco per volta , si sostituisce a quella storia esterna , che per secoli fu in modo esclusivo trattata da letterati e da artisti . Buona parte di cotesti materiali raccolti va di continuo soggetta a nuova correzione ; come accade , del resto , in ogni campo di cognizioni empiriche , le quali di continuo oscillano tra il creduto certo , il semplice probabile , e ciò che deve essere più tardi , o integrato , o eliminato . Né le illazioni e le combinazioni degli storici della economia , o di quelli che narrano la storia in genere sul filo conduttore dei fenomeni economici , son sempre tanto plausibili e concludenti , che non si senta il bisogno di dire : qui conviene ricominciar da capo . Ma ciò che sta indubitabile è il fatto , che presentemente tutta la storiografia tende a diventare una scienza , o , meglio , una disciplina sociale ; e quando questo moto , per ora incerto e multiforme , verrà a compimento , gli sforzi degli eruditi e dei ricercatori metteranno capo inevitabilmente nella accettazione del materialismo economico . Per tale incidenza di sforzi e di lavori scientifici , che partono da così diversi punti , la concezione materialistica di tutta la storia finirà per penetrare le menti , come una definitiva conquista del pensiero ; il che toglierà , in fine , ai fautori e agli avversarii la tentazione di parlarne , pro e contro , come usa delle tesi di partito . Oltre ai sussidii diretti , qui innanzi accennati , la nostra dottrina ne ha di molti altri indiretti ; come ha anche degli istruttivi riscontri in molte delle discipline , nelle quali , per la maggiore semplicità dei rapporti , fu più agevole l ' applicazione del metodo genetico . Il caso tipico è nella glottologia , e in modo specialissimo in quella che ha per oggetto le lingue ariane . Dalla evidenza e perspicuità di processo , di analisi e di ricostruzione che è propria di tali discipline , e specie della glottologia , gli è certo , fino ad ora , assai remota l ' applicazione del materialismo storico . Sarebbe per ciò un vano tentativo quello di provarsi , fin da ora , a scrivere una sinossi della storia universale , che avesse a svolgere tutte le varie forme della produzione , per poi inferirne tutto il resto dell ' attività umana , in modo particolare e circostanziale . Allo stato presente degli studii , chi tentasse cotesto compendio di nuova Kulturgeschichte non farebbe se non di ritradurre in fraseologia economica i punti di orientazione generale , che in altri libri , p . e . nell ' Hellwald , son di fraseologia , darwiniana . Ci corre molto dalla accettazione di un principio , alla applicazione completa e particolareggiata di esso a tutta una vasta provincia difatti , o ad un grande intreccio di fenomeni . Per ciò l ' applicazione della nostra dottrina deve tenersi , per ora , nella esposizione e trattazione di determinate parti della storia . Chiarissime sopra tutte le altre sono le formazioni moderne , alla intelligenza delle quali concorrono , con pari evidenza , così gli sviluppi economici della borghesia , come la dichiarata conoscenza dei vani impedimenti che essa ebbe a superare nei diversi paesi , e quindi lo svolgersi delle varie rivoluzioni , intesa cotesta parola nel più lato senso . Riesce di quasi eguale chiarezza , agli occhi nostri , la preistoria prossima della borghesia in sul declinare del Medioevo ; dove non sarebbe difficile di trovare , p . e . nell ' individuato sviluppo della città di Firenze , una serie documentata di svolgimenti nei quali il movimento economico e statistico trova completo riscontro nei rapporti politici , e sufficiente illustrazione nello sviluppo contemporaneo della intelligenza , già ridotta in prosa , e spoglia in buona parte di illusioni ideologiche . Né sarebbe fuori d ' ogni probabilità il ridurre , fin da ora , sotto il determinato e preciso angolo visuale del materialismo tutta la storia romana antica . In questa , e specie nel periodo primitivo , fanno difetto le fonti dirette , le quali per converso son tanto abbondanti in Grecia , dalla tradizione popolare e dall ' epos , e dall ' autentica iscrizione giuridica , fino alla trattazione prammatica delle connessioni storico - sociali . Ma in Roma , invece , le lotte pei diritti politici recano in sé quasi sempre le ragioni economiche su cui poggiano ; dal che poi procede , che il deperire di determinate classi , e il formarsi di nuove classi , e il moto della conquista , e il cambiar delle leggi e delle forme dell ' apparato politico , tornino tanto evidenti . Cotesta storia romana è dura e prosaica ; né si veste mai di quei complementi ideologici che furon proprii della vita greca . La prosa rigida della conquista , della studiata colonizzazione , delle istituzioni e delle forme di diritto , escogitate e trovate per risolvere determinati attriti e contrasti , fa della storia romana una catena di accadimenti , che si seguono con singolare e cruda evidenza . Perché il problema vero è questo : che , cioè , non si tratta già di sostituire la sociologia alla storia , come se questa fosse stata una apparenza , che celi dietro di sé una realtà riposta ; ma anzi si tratta di intendere integralmente la storia , in tutte le sue intuitive manifestazioni , e d ' intenderla per mezzo della sociologia economica . Non si tratta già di separare l ' accidente dalla sostanza , la parvenza dalla realtà , il fenomeno dal nocciolo intrinseco , o come altro si direbbe dai seguaci di qualunque altro scolasticismo ; ma , anzi , di spiegare l ' intreccio ed il complesso , per l ' appunto in quanto è intreccio e complesso . Non si tratta di scovrire e di determinare il terreno sociale solamente , per poi farvi apparir su gli uomini , come tante marionette , i cui fili siano tenuti e mossi , dalla provvidenza non più , ma anzi dalle categorie economiche . Queste categorie sono esse stesse divenute e divengono , come tutto il resto ; - perché gli uomini mutano quanto alla capacità e all ' arte di vincere , aggiogare , trasformare ed usare le condizioni naturali ; - perché gli uomini cambiano animo ed attitudini per la reazione degli istrumenti loro sopra di loro stessi ; - perché gli uomini mutano nei loro rispettivi rapporti di conviventi , e perciò di dipendenti in vario modo gli uni dagli altri . Si tratta , insomma , della storia , e non dello scheletro suo . Si tratta del racconto e non dell ' astrazione ; si tratta di esporre e di tratteggiare l ' insieme , e non già di risolverlo e di analizzarlo soltanto ; si tratta , a dirla in una parola , ora come prima e come sempre , di un ' arte . Può darsi il caso , che il sociologo , il quale segua i principii del materialismo economico , si proponga di circoscriversi alla sola analisi , poniamo ad esempio , di quello che eran le classi al momento che la Rivoluzione Francese scoppiò , per giungere poi alle classi , che dalla Rivoluzione resultano e ad essa sopravvivono . In questo caso i titoli , e le indicazioni e le classificazioni della materia da analizzare sono precisi , p . e . la città e la campagna , l ' artigiano e l ' operaio , i nobili e i servi , la terra che si libera dagli oneri feudali e i piccoli proprietarii che si formano , il commercio clic si emancipa da tante restrizioni , il danaro che si accumula , l ’ industria che prospera , e così via . Né c ’ è nulla da obiettare su la scelta di un tale metodo ; il quale , come quello che segue la traccia embriogenetica , è indispensabile alla preparazione della ricerca storica secondo l ’ indirizzo della nuova dottrina . Ma noi sappiamo che la embriogenia non basta a darci notizia della vita animale , la quale non è di schemi , ma è di esseri vivi e viventi , che lottano , e per lottare esercitano forze , istinti e passioni . E così , è , mutatis mutandis , anche degli uomini , in quanto vivono storicamente . Quei determinati uomini , mossi da certi interessi , spinti da certe passioni , premuti da certe circostanze , con tali disegni , con tali propositi , che operano con tale aspettazione , per tale illusione propria o per tale inganno altrui , che martiri di sé o degli altri vengono in aspra collisione , e si elidono a vicenda : - ecco la storia effettuale della Rivoluzione Francese . Perché , se è vero che ogni storia non è se non l ' esplicazione di determinate condizioni economiche , gli è altrettanto vero , che essa non si svolge se non in determinate forme di attività umana ; - che questa sia passionata o riflessa , fortunata o senza successo , ciecamente istintiva o deliberatamente eroica . Comprendere l ' intreccio ed il complesso nella sua intima connessione e nelle sue manifestazioni esteriori ; discendere dalla superficie al fondo , e poi rifare la superficie dal fondo ; risolvere le passioni e i disegni nei moventi loro , dai più prossimi ai più remoti , e poi ricondurre i dati delle passioni , dei disegni e dei moventi loro ai più remoti elementi di una determinata situazione economica : ecco l ' arte difficile , che deve esemplificare la concezione materialistica . E perché non giova di imitare lo scolastico , che in riva al mare insegnava a nuotare con la definizione del nuoto , prego il lettore di aspettare , che io esemplifichi in altri saggi il mio pensiero , col recare una qualche effettiva narrazione storica ; rifacendo , cioè , per iscritto una parte di ciò che già da un pezzo vo facendo , a voce , insegnando . Per cotal via rimangono chiarite alcune questioni secondarie e derivate . Qual è p . e . il significato della biografia dei così detti uomini grandi ? Si è visto a dare negli ultimi tempi a tale proposito delle risposte , che , in un senso o nell ' altro , son di carattere estremo . Da una parte sono i sociologi ad oltranza , dall ' altra gl ' individualisti , che , alla maniera di Carlyle , mettono a capo della storia gli eroi . Secondo gli uni basta provare quali fossero le ragioni p . e . del Cesarismo , e di Cesare non importa punto . Secondo gli altri non c ' è ragioni obiettive di classi e di interessi sociali che bastino a spiegar nulla : sono i grandi spiriti che dànno impulso a tutto il moto storico ; e la storia ha , per così dire , i suoi signori e monarchi . Gli empiristi del racconto si cavano d ' impaccio in modo semplice , col mettere , cioè , assieme come vien viene , uomini e cose , le necessità di fatto e gl ' influssi subiettivi . Il materialismo storico supera le vedute antitetiche dei sociologisti e degli individualisti , e al tempo stesso elimina l ' ecletticismo dei narratori empirici . Innanzi tutto il factum . Che quel determinato Cesare , che fu Napoleone , nascesse l ' anno tale , facesse la tal carriera , e si trovasse fortunatamente in buon punto il 18 Brumaio ; - tutto ciò è affatto accidentale rispetto al corso generale delle cose , che spingeva la nuova classe , padrona del campo , a salvare dalla rivoluzione ciò che a lei pareva necessario di salvare , al qual bisogno occorreva la creazione di un governo burocratico - militare . L ' uomo , o gli uomini adatti bisognava pur trovarli . Ma , che quello che avvenne effettivamente avvenisse nei modi che sappiamo , ciò dipese dal fatto che fu Napoleone appunto a dar opera all ' impresa , e non un povero Monk , o un ridicolo Boulanger . E da questo punto in poi l ' accidente cessa di essere accidente ; appunto perché è quella determinata persona che dà l ' impronta e la fisionomia agli avvenimenti , nel modo , e per il modo come si svolsero . Ora il fatto stesso che la storia tutta poggia su le antitesi , su i contrasti , su le lotte , su le guerre , spiega l ' influenza decisiva di determinati uomini in determinate occasioni . Cotesti uomini non sono , né un accidente trascurabile del meccanismo sociale , né dei miracolosi creatori di ciò che la società , senza di loro , non avrebbe fatto in nessun modo . Gli è l ' intreccio stesso delle condizioni antitetiche , il quale fa che determinati individui , o geniali , o eroici , o fortunati , o malvagi , sian chiamati in momenti critici a dire la parola decisiva . Mentre gl ' interessi particolari dei singoli gruppi sociali sono in uno stato tale di tensione , che tutte le parti contendenti a vicenda si paralizzano , a muovere l ' ingranaggio politico occorre l ' individuale coscienza dì una determinata persona . Le antitesi sociali , le quali fanno di ogni convivenza umana un organamento instabile , dànno alla storia , specie quando sia vista ed esaminata rapidamente e a grandi tratti , il carattere del dramma . Questo dramma si ripete nei rapporti da comunità a comunità , da nazione a nazione , da stato a stato , perché le interne disuguaglianze , concorrendo con le differenziazioni esterne , han prodotto e producono tutto il moto delle guerre , delle conquiste , dei trattati , delle colonizzazioni e così via . In questo dramma apparvero sempre come condottieri della società gli uomini che si chiamano eminenti , o grandi , e dalla presenza loro l ' empirismo ha argomentato , che essi fossero i principali autori della storia stessa . Ricondurre la spiegazione del loro apparire alle cause generali e alle condizioni comuni della struttura sociale , è cosa che perfettamente armonizza coi dati della nostra dottrina ; ma provarsi ad eliminarli , come volentieri farebbero certi affettati oggettivisti del sociologismo , gli è una vera fatuità . E in conclusione , il seguace del materialismo storico , che si metta ad esporre e a raccontare , non deve far ciò schematizzando . La storia è sempre determinata , configurata , infitamente accidentata e variopinta . Essa ha combinatoria e prospettiva . Non basta di avere eliminato preventivamcnte il presupposto dei fattori ; perché chi narra si trova di continuo a fronte di cose , che paiono disparate , indipendenti , e per sé stanti . Cogliere l ' insieme come insieme , e scorgervi i rapporti continuativi di serrati accadimenti , ecco la difficoltà . La somma degli accadimenti strettamente consecutivi e serrati , è tutta la storia ; il che è quanto dire tutto quello che noi sappiamo dell ' esser nostro in quanto siamo esseri sociali , e non più semplicemente animali . XII . Nel successivo insieme , e nella continuativa necessità di tutti gli accadimenti storici , non è , dunque , domandano alcuni , nessun senso , né alcuna significazione ? Cotesta interrogazione , o che parta essa dal campo degli idealisti , o ci arrivi dalle bocche dei più cauti critici , certamente , e in tutti i casi , come s ’ impone all ’ attenzione nostra , così esige una adeguata risposta . In fatti , se si pon mente alle premesse , o intuitive , o intellettuali , dalle quali deriva la concezione del progresso , come di quella idea che contenga ed abbracci la totalità del processo umano , si vede che cotali presupposti poggian tutti sul bisogno mentale , che è in noi , di attribuire alla serie , o alle serie degli accadimenti , un certo senso ed una certa significazione . Il concetto di progresso , per chi lo esamini bene addentro nella sua natura specifica , implica sempre dei giudizi di valutazione ; e , per ciò , non è chi possa confonderlo con la nozione nuda e cruda del semplice sviluppo , il quale non include punto quell ' incremento di pregio , per cui noi di una cosa diciamo che essa progredisca . Dissi già qui innanzi , e , mi pare , con sufficiente estensione , come il progresso non istia a guisa di imperativo o di comando sul succedersi naturale ed immediato delle umane generazioni . Ciò è tanto intuitivo , per quanto è intuitiva la coesistenza attuale di popoli , nazioni e stati , che trovansi , in uno e medesimo tempo , in diverso stadio di sviluppo ; per quanto è innegabile la presente condizione di relativa e di rispettiva superiorità ed inferiorità di popolo a popolo ; e per quanto è , da ultimo , accertato il regresso parziale e relativo avveratosi più volte nella storia , come ne stette per secoli a documento l ' Italia . Anzi , se c ’ è mai prova stringente , del come il progresso non sia da intendere nel senso di una legge immediata , e , dirò così per rincalzare , di una legge fisica o fatale , gli è appunto questa , che lo sviluppo sociale , per le stesse ragioni di processo che gli sono immanenti , mise spesso capo nel regresso . Gli è d ' altra parte chiaro ed accertato , che così la facoltà del progredire , come la possibilità di far regresso , non costituiscono , alla prima , né immediato privilegio , né ingenito difetto di razza ; né sono dirette emanazioni delle condizioni geografiche . Perché non solo i primitivi centri di civiltà furon molteplici , e non solo cotali centri si spostarono nel corso dei secoli , ma sta anche il fatto , che i mezzi , i trovati , i resultati e gl ' impulsi di una determinata civiltà , che siasi già svolta , sono , entro certi limiti , comunicabili a tutti gli uomini in indefinito . Ossia , a farla breve , progresso e regresso sono inerenti alle condizioni ed al ritmo dello sviluppo sociale in genere . Ora , dunque , la fede nella universalità del progresso , che apparve con tanto impeto nel secolo decimottavo , ha in questo primo addentellato positivo ; che , cioè , gli uomini , quando non trovino impedimenti nelle condizioni esterne , e non ne trovino in quelle che derivano dalla loro propria opera nell ' ambito sociale , sono tutti capaci di progredire . E poi in fondo alla supposta , o immaginata , o creduta unità della storia , per la quale il processo delle varie società formerebbe come una sola serie di progresso , sta un altro fatto , che ha offerto motivo ed occasione a tante fantasticherie ideologiche . Se non tutti i popoli son progrediti egualmente , e anzi alcuni , o si arrestarono , o corsero la via del regresso , se il processo di sviluppo sociale non ebbe sempre , in ogni luogo ed in ogni tempo , il medesimo ritmo e la medesima intensità , gli è pur nondimeno sicuro il fatto , che , nel passaggio dell ' azione decisiva da popolo a popolo nel corso della storia , i prodotti utili , già acquisiti da quelli che decadevano , passarono a quelli che divenivano e salivano . La qual cosa non vale tanto dei prodotti , dirò così , del sentimento e della fantasia , che pur si serbano e perpetuano nella tradizione letteraria , quanto vale dei resultati del pensiero , e soprattutto della scoverta e della produzione dei mezzi tecnici , che , ove siano acquisiti , per diretto si comunicano e trasmettono . Occorre forse di rammentare , che la scrittura non fu mai più perduta , per quanto i popoli che ne furono i rinvenitori sparissero dalla storica continuità ? Occorre forse di ricordare , che noi rechiamo tuttodì nelle nostre tasche , su i nostri orologi , il quadrante babilonese , e che noi usiamo l ' algebra , che fu introdotta da quegli arabi , la cui attività storica si è poi dispersa come la sabbia del deserto ? Non vale di molteplicare incidentalmente e indefinitamente gli esempii , perché basta di aver sott ' occhi la tecnologia , e la storia delle scoverte nel lato senso della parola , nella quale è evidente la trasmissione quasi continuativa dei mezzi istrumentali del lavoro e della produzione . E , al postutto , le smossi provvisorie che diconsi storie universali , per quanto rivelino sempre , così nell ' intento come nella esecuzione , qualcosa di forzato e di artificiale , non sarebbero state mai nemmen tentate , se le vicende umane non offrissero all ' empirismo dei narratori un qualche filo , sia pur sottile , di continuità . Ecco lì l ' Italia del secolo decimosesto , che evidentemente decade ; ma , mentre decade , trasmette alla rimanente Europa le sue armi intellettuali . Né esse sole rimangono in retaggio alla civiltà che continua ; ma anche il mercato mondiale si stabilisce su i fondamenti di quelle scoverte geografiche , e di quei trovati nautici , che furono opera dei mercanti , e dei viaggiatori e marinari d ' Italia . Né solo i modi del far la guerra , e i raffinamenti dell ' astuzia politica passaron fuori dell ' Italia ( della qual cosa soltanto si occupano di solito i letterati ) ; ma anche l ' arte del far danaro in tutta la evidenza di una elaborata disciplina commerciale ; e , via via , i rudimenti della scienza , su i quali è fondata la tecnica moderna , e innanzi tutto la metodica irrigazione dei campi , e le leggi generali dell ' idraulica . Tutto ciò è tanto precisamente vero , che ad un amatore di tesi congetturali potrebbe saltar in capo di proporsi questo quesito : cosa sarebbe stato dell ' Italia , in questa moderna epoca borghese , se , avverandosi il progetto del Senato veneto ( 1504 ) di far qualcosa che avrebbe rassomigliato negli effetti al taglio dell ' istmo di Suez , la marina italiana si fosse trovata a contendere direttamente coi portoghesi nell ' Oceano Indiano , in quel momento appunto , in cui il trasferimento dell ' azione storica dal Mediterraneo all ' Oceano preparava la decadenza nostra ? Ma basta di tale fantasia ! Una certa continuità storica , nel senso empirico e circostanziato della trasmissione e del successivo incremento dei mezzi della civiltà , è un fatto , dunque , incontrastabile . E sebbene questo fatto escluda ogni idea di preconcetto disegno , di finalità intenzionale o latente , di prestabilita armonia , e tutte quelle altre fantasticherie su le quali si è tanto speculato , non per ciò solo esclude l ' idea del progresso , che noi possiamo usare come di valutazione del corso del divenire umano . Gli è indubbio sì , che il progresso non abbraccia materialmente il succedersi delle generazioni , e che la sua nozione non implica nulla di categorico , tanto che le società han fatto anche regresso , ma ciò non toglie che cotesta idea possa servirci come di filo conduttore e di stregua , per dare significazione al processo storico . Di tali cautele critiche , così nell ' uso dei concetti specifici , come nei modo di loro applicazione , non intendono nulla quei poveri evoluzionisti ad oltranza , che sono scienziati senza la grammatica e senza il galateo della scienza , ossia senza la logica . Come ho detto più volte , le idee non cascano dal cielo , e anche quelle che in dati momenti vengon fuori da determinate situazioni , con impeto di fede e con veste metafisica , recano sempre in sé l ' indizio di corrispondere a un ordine di fatti , di cui si tenti o si cerchi la spiegazione . L ' idea del progresso , come di unificatore della storia , apparve con violenza e si fece gigante nel secolo decimottavo , ossia nel periodo eroico della vita politica ed intellettuale della borghesia rivoluzionaria . Come questa ha generato , nell ' ordine delle opere , il periodo più intensivo di storia che mai si conosca , così ha prodotto in pari tempo la sua propria ideologia , nella nozione del progresso . Questa ideologia nella sua sostanza , e per il momento , vuol dire , che il capitalismo è la sola forma di produzione che sia capace di estendersi a tutta la terra , e di ridurre tutto il genere umano in condizioni che da per tutto si rassomiglino . Se la tecnica moderna può portarsi da per ogni dove , se tutto l ' uman genere apparisce come un solo campo di concorrenza , e tutta la terra come un solo mercato , che maraviglia c ' è se la ideologia , che coteste condizioni di fatto intellettualmente riflette , è venuta nell ' affermazione , che la presente unità storica , sia stata preparata da tutto ciò che la precede ? Traducete questo concetto di pretesa preparazione in quello affatto naturale di verificabili successive condizioni ed eccovi aperta la via per la quale si giunge dalla ideologia del progresso al materialismo storico : e si giunge anche all ' affermazione di Marx , che questa forma della produzione borghese è l ' ultima forma antagonistica del processo della società . I miracoli dell ' epoca borghese , nella unificazione del processo sociale , non hanno riscontro nel passato . Ecco lì tutto il Nuovo Mondo , e poi l ' Australia , e l ' Africa meridionale e la Nuova Zelanda ! E son tutti come noi ! E poi il contraccolpo nell ' Estremo Oriente per la imitazione , e nell ' Africa per la conquista ! Innanzi a tale universalità e a tale cosmopolitismo , l ' acquisizione dei celti e degl ' iberi alla civiltà romana , e quella dei germani e degli slavi al ciclo della civiltà romano - bizantino - cristiana , rimpiccioliscono . Cotesta unificazione sempre crescente si riflette ogni giorno più nel meccanismo politico dell ' Europa ; il quale meccanismo , perché fondato su la conquista economica delle altre parti del mondo , oscilla oramai per gl ' influssi e riflussi , che vengono dalle più remote regioni . In questo complicatissimo intreccio di azioni e di reazioni , la guerra fra Giappone e Cina , che fu guerreggiata coi mezzi , o imitati , o a dirittura presi in prestito dalla tecnica europea , lascia le sue tracce , né leggiere né di breve durata , nei rapporti diplomatici dell ' Europa , e ne lascia dei più vivi nella borsa , che è la fedele interprete della coscienza dei nostri tempi . Questa Europa , maestra a tutto il resto del mondo , ha visto di recente oscillare i rapporti della politica degli stati di cui consta , per una rivolta nel Transvaal , e per un insuccesso delle armi italiane in Abissinia , proprio di questi ultimi giorni . I secoli che han preparato e portato alla forma sua attuale il dominio economico della produzione borghese , hanno anche sviluppata la tendenza ad unificare la storia sotto una veduta generale ; e per cotal modo rimane spiegata e giustificata la ideologia del progresso , che informa tanti libri di filosofia della storia e di Kulturgeschichte . La unità di forma sociale , ossia la unità di forma capitalistica nella produzione , cui la borghesia tende da secoli , s ’ è venuta a riflettere nel concetto della unità della storia , in forme tanto suggestive quante non ne potea mai dare al pensiero l ' angusto cosmopolitismo dell ' impero romano , né quello unilaterale della chiesa cattolica . Ma cotesta unificazione della vita sociale , per opera della forma capitalistica borghese , si sviluppò la prima volta , e continua ora a svolgersi , non secondo regole , e piani , e preconcetti disegni ; ma , anzi , per via di attriti e di lotte , che nell ' insieme formano un colossale intrigo di antitesi . Guerra al di fuori , e guerra al di dentro . Lotta incessante fra le nazioni , e lotta incessante fra i componenti le singole nazioni . Ed è tanto complicato l ' intreccio delle opere e delle azioni di tanti emuli , concorrenti e contendenti , che la coordinazione degli eventi sfugge assai spesso all ' attenzione , per esser cosa poco facile il coglierne l ' intimo nesso . La gara che ora è tra gli uomini , le lotte che ora , con varii metodi , si svolgono tra le nazioni e nelle nazioni , son valse a farci intendere meglio , per entro a quali difficoltà si è mossa la storia del passato . E se l ' ideologia borghese , riflettendo la tendenza all ' unificazione capitalistica , ha proclamato il progresso dell ' uman genere , il materialismo storico , invertendo , e senza proclamazioni , ha scoverto , che nelle antitesi fu fino ad ora la causa e il movente d ' ogni accadimento storico . E perciò il moto della storia , preso in generale , ci si rivela come oscillante ; - o meglio , per usare una immagine più propria , ci pare si svolga sopra di una linea spezzata , che cambia spesso di direzione , e di nuovo si spezza , e in alcuni momenti gli è come rientrante , e alcune volte si distende , dilungandosi di molto dal punto iniziale : - un vero zig - zag . Data la complicazione interna di ciascuna società , e dato l ' incontro di più società sul campo della concorrenza ( dalle ingenue forme della razzia , della rapina e della pirateria , fino ai raffinati metodi dell ' elegante giuoco di borsa ! ) , gli è naturale , che ogni resultato storico , quando sia misurato alla sola stregua dell ' aspettazione individuale , apparisca assai spesso come un caso , e considerato poi teoricamente torni alla mente più inestricabile delle contingenze meteoriche . Per ciò non è una semplice frase il detto della ironia che siede sovrana su la storia ; perché , difatti , se nessun Dio di Epicuro ride di lassù sopra le cose umane , quaggiù le cose umane intessono da se stesse una divina commedia . Cesserà mai cotesta ironia delle umane sorti ? Sarà , ossia , mai possibile una tal forma di convivenza , che dia luogo allo sviluppo cooperativo ed integrale di tutte le attitudini , in guisa che il processo ulteriore della storia divenga vera ed effettiva evoluzione ? Sarà possibile , se così piace agli amatori delle arrotondate frasi , la umanizzazione di tutti gli uomini ? Eliminate , nel comunismo della produzione , le antitesi , che sono ora causa ed effetto delle differenziazioni economiche , tutte le energie umane non acquisterebbero un grado altissimo di efficacia e di intensità negli effetti cooperativi , e al tempo stesso non si svolgerebbero esse con la massima libertà d ' individuazione , in ogni singola persona ? Nelle risposte affermative a tali domande è la somma di ciò , che il comunismo critico dice , ossia , predice dell ' avvenire . E non dice e predice , come per discutere di una astratta possibilità , o come chi di capo suo voglia mettere in essere uno stato di cose , che speri o vagheggi . Ma dice e predice come chi enuncia ciò che è inevitabile accada , per la immanente necessità della storia , vista e studiata oramai nel fondo della sua sostruzione economica . Ce n ' est que dans un ordre de choses , où il n ' y aura plus de classes et d ' antagonisme de classes , que les évolutions sociales cesseront d ' étre des révolutions politiques . Alla vecchia società borghese , con le sue classi e coi suoi antagonismi di classe , subentra una associazione , nella quale il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti . I rapporti borghesi della produzione sono l ' ultima forma antagonistica del processo sociale della produzione - antagonistica non nel senso dell ' antagonismo individuale , anzi di un antagonismo che sorge dalle condizioni sociali della vita degl ' individui ; - ma le forze produttive , che si sviluppano nel seno della società borghese , mettono già in essere le condizioni materiali per la risoluzione di tale antagonismo . Con tale formazione di società cessa , per ciò , la preistoria del genere umano . Con la presa di possesso dei mezzi di produzione da parte della società , rimane esclusa la produzione delle merci , e con essa rimane esclusa la signoria del prodotto sul produttore . All ' anarchia dominante nella produzione sociale subentrerà la cosciente organizzazione a disegno . La lotta per l ' esistenza individuale cesserà . Solo per cotal modo l ' uomo si distaccherà , in un certo senso , dal mondo animale , in modo definitivo , e passerà dalle condizioni di esistenza animale in quelle di esistenza umana . Tutto l ' ambito delle condizioni della vita , che fino ad ora ha dominato gli uomini , passerà sotto il comando e sotto la revisione degli uomini stessi ; che diverranno , così , per la prima volta effettivi signori della natura , perché saranno signori della propria consociazione . Le leggi della loro propria attività sociale , che stavano loro di contro come leggi estranee che li dominassero , saranno applicate e padroneggiate dagli uomini stessi , con piena cognizione di causa . La stessa consociazione , che stava di fronte agli uomini , come imposta dalla natura e dalla storia , diverrà la libera e propria opera loro . Le forze estranee ed obiettive , che finora dominavano la storia , passano sotto la vigilanza degli uomini . Solo da tal punto in poi gli uomini faranno con piena coscienza la loro propria storia ; solo da tal punto in poi le cause sociali , che essi metteranno in moto , potranno raggiungere , in gran parte , e in ragione sempre crescente , i voluti effetti . Questo è il salto del genere umano dal regno della necessità in quello della libertà . Compiere cotesta azione liberatrice del mondo , ecco la missione storica del proletariato moderno . Se Marx ed Engels fossero stati mai facitori di frasi , se la mente loro non fosse stata resa cauta , fino allo scrupolo , dall ' uso e dall ' applicazione cotidiana e minuta dei mezzi scientifici , se il contatto assiduo con tanti cospiratori e visionarii non li avesse resi aborrenti da ogni utopia , fino alla pedanteria dell ' opposto , tali enunciati potrebbero esser tenuti in conto di geniali paradossi , che sfuggano all ' esame della critica . Ma quegli enunciati sono come la chiusa , anzi sono l ' effettiva conclusione , della dottrina del materialismo storico . Resultano a filo diritto dalla critica dell ' economia e dalla dialettica storica . In tali enunciati , del resto sviluppabili , come avrò occasione di mostrare in altro luogo , si riassume tutta la previsione dell ' avvenire , che non sia , né voglia essere , romanzo , o utopia . E in questi enunciati stessi è una adeguata e conclusiva risposta alla domanda con la quale comincia questo capitolo : se , cioè , nelle serie degli accadimenti storici ci sia da ultimo ed effettivamente senso e significazione . E qui faccio punto ; parendomi , che , per una dilucidazione preliminare , ce ne sia oramai abbastanza . Roma , 10 marzo 1896 Appendice A proposito della crisi del marxismo . Mi riferisco qui ad un libro , nè breve , nè di comoda lettura , di Th . G . Masaryk , professore della Università czeca di Praga , venuto in luce proprio di questi ultimi giorni . Quanto sia voluminoso può vedersi a piè di pagina , dove n ' è dato per esteso il titolo . Non mi propongo però di scriverne la recensione pura e semplice . E se mai paresse , che l ' esprimere la propria opinione a proposito d ' un libro importi che di quello si faccia la recensione , dirò che questa qui assumerà necessariamente le proporzioni e l ' andatura di un quasi - articolo . Il nome mio e il titolo a capo della pagina potrebbero indurre nel sospetto , che io intenda di mettermi come in una polemica di partito . Il lettore stia d ' animo tranquillo . Non confonderò le pagine della " Rivista italiana di sociologia " con le colonne del giornale politico cotidiano . Dirò solo , en passant , come il caso assai curioso del grande affanno , che la stampa politica italiana , sia essa giornaliera o altrimenti periodica , s ' è dato per mesi e mesi nel proclamare la morte del socialismo , usando la etichetta della crisi del marxismo , è parso a me un nuovo documento di quel vizio organicamente nazionale , che può oramai definirsi qual diritto all ’ ignoranza . A nessuno di cotesti egregi becchini del socialismo , che , tanto per far folla intorno alla crisi , andavano mettendo assieme a casaccio i nomi incompatibili fra loro di così varii scrittori , è venuto in mente di proporsi queste semplici e oneste domande : - la critica sorta in altri paesi intorno al marxismo può essa mai riguardare direttamente l ' Italia ? - ebbe mai , o ha , cotesta dottrina alcuna solida base e sicura diffusione nel nostro paese ? - e , al postutto , il partito socialistico italiano ha tanta forza già , e tale estensione su le masse e tra le masse , ed ha in se stesso tale sviluppo e tale complessità di condizioni e di attinenze politiche , da rivelare quei caratteri precisi e spiccati di stabile e duratura organizzazione proletaria , data la quale il discutere a fondo della dottrina gli è discuter di cose e non di parole ? - e , per andare più al fondo , c ' è chi possa dire , che in questo paese nostro sia stata già percorsa tutta la via crucis delle trasformazioni economiche , a capo delle quali s ' è avverato altrove ciò che dicesi sistema capitalistico , del quale il marxismo , alla sua volta , è poi il contraccolpo critico ? Chi si fosse proposte coteste domande , e altre simili , sarebbe venuto nella onesta conclusione , che non ci può essere la crisi di ciò ... che non esiste ancora . Può darsi , anzi si dà di certo , che tutti cotesti necrologisti del socialismo ignorassero come la frase di crisi del marxismo fosse stata coniata e messa in circolazione per l ' appunto dal professore Masaryk , al quale ( lui ignaro tuttora , come accade spesso agli stranieri , delle cose d ' Italia ) è capitata l ' insigne sorte di portare nel nostro paese un nuovo ed inatteso contributo alla fortuna delle parole . Ma gli è proprio così . La espressione di crisi del marxismo fu inventata da Masaryk nei numeri 177-79 della " Zeit " di Vienna , del febbraio del 1898 , e quegli articoli suoi furon poi raccolti in opuscolo , con la data del 10 marzo : - e , si badi bene , non perché l ' autore di tale scoperta letteraria avesse in animo di dichiarare la morte del socialismo , ma solo perché gli parve di constatare ( mi si passi la parola di gergo giornalistico ) la crisi per entro al marxismo ; - ed egli difatti conchiudeva così : " Io vorrei ammonire i nemici del socialismo , di non farsi delle vane speranze in pro dei loro partiti per questa crisi del marxismo , la quale potrà dare anzi gran forza al socialismo , quando i suoi capi vorranno criticarne liberamente i fondamenti e superarne i difetti . Come tutti gli altri partiti di riforma sociale , il socialismo ha la sua fonte viva nelle manifeste imperfezioni del presente ordinamento sociale , e nella sua ingiustizia ed immoralità , e soprattutto nella miseria materiale , morale ed intellettuale della gran massa presso tutti i popoli " . In quelle 24 pagine , che erano invero troppo poco per la gravità dell ' assunto , i dati della crisi - per quanto s ' attiene alla Sozialdemokratie tedesca e con qualche piccolo riferimento alla letteratura francese ed inglese - venian riassunti , enumerati , caratterizzati , così un po ' in furia e fretta , nei seguenti capi ... Ma che giova di tenersi più all ' opuscolo del 10 marzo 1898 , se nel libro alla data del 27 marzo 1899 le 24 pagine d ' allora son diventate 600 , dico 600 , il che è viceversa troppo assai - direbbe un napoletano - e per la entità di ciò che vi si va esponendo , e per la pazienza media dei lettori ? Il prof . Masaryk è un positivista : parola qui in Italia d ' uso soverchiamente estensivo ed elastico , ma che per lui professante filosofia vuol dire , e sia pure con parecchie modificazioni , trovarsi su la linea che va da Comte a Spencer ... o a Masaryk stesso . Non sarei in grado di tributargli tutta l ' ammirazione della quale sarà , forse , degno ; perché lui ha l ' abitudine per me incomoda di scrivere in lingua czeca . Non ne conoscevo fino ad ora se non la Logica concreta nella traduzione tedesca . Né vorrei soverchiamente sottilizzare sul tenore tassativo delle sue espressioni , perché questo libro è stato tradotto dal signor Kalandra in un tedesco alquanto cancelleresco . L ' opera nel tutt ' insieme , come dice l ' autore stesso nella prefazione , non è da considerare sotto l ' aspetto della composizione e dello stile . E ' un parto onninamente ultraccademico , con la ovvia partitura in introduzione e sezioni , e queste , che son cinque e son seguite dal riassunto , recano la suddivisione in capitoli , con la sottofigura dell ' A , B , C e così via , fin giù giù alla risuddivisione del tutto in 162 paragrafi , con varia bibliografia in ordine sparso e in ordine concentrato , con un indice - sommario veramente mirabile , che fa pensare a tante cose cui il libro poi non risponde , e con l ' inevitabile registro . Sono , insomma , appunti di lezioni illustrative e dichiarative , di tono posato e anzi tenue , redatte a schema da enciclopedia , e non tutte identificabili alla stessa data . Infatti , mentre il libro , composto originariamente in lingua czeca , e preannunziato nell ' opuscoletto dell ' altro anno , che può tenerne le veci per chi non voglia leggere le 600 pagine , s ' andava stampando nella traduzione tedesca , nel frattempo è apparso l ' oramai famoso libro del Bernstein ( cfr . nota I a p . 590 ) , e con questo l ' autore ha sentito il bisogno di accomodare le sue partite in altro posto . L ' atteggiamento del Masaryk è veramente sui generis . Lui non è socialista , lui conosce estesamente la letteratura del socialismo , lui non è avversario professionale del socialismo , lui lo giudica dall ' alto , in nome della scienza . Fu deputato al Reichsrath della Cisleitania , ma sebbene nazionalista e progressista , che io sappia , non si confuse mai coi giovani czechi . Ora mi pare si tenga in disparte dalla politica . Pubblica una rivista , che è un quissimile della nostra " Nuova Antologia " , ed è dotto di mestiere , cioè gran leggitore e riferitore accurato di ciò che legge , fino al minimo della più minuta minutaglia . E questo è il primo e principale difetto del libro suo ; nel quale si discorre di molte ed infinite cose , ma alla realtà , al fatto , al vivo non si arriva mai . L ' autore ha come intercettata la vista dalla carta stampata , e dalle ombre degli scrittori tra i quali s ’ aggira con pari ossequio per tutti , come chi abbia l ' occhio privo di virtù prospettica . Non è forse il principale dovere di chi si metta per la via di discutere dei fondamenti del marxismo di essere in grado di rispondere , ma dal vivo , a questa domanda : credete voi o non credete alla possibilità di una trasformazione della società dei paesi più civili , per la quale cesserebbero le cause e gli effetti delle presenti lotte di classe ? Di fronte a tale problema generale gli è davvero d ' importanza secondaria il modo della transizione a quello stato futuro , desiderato o previsto ; perché quel modo sfugge al nostro arbitrio , e certo non dipende dalle nostre definizioni . Per rispetto a cotesta tesi generale gli è cosa , non dirò indifferente , ma certo di valore assai subordinato , il sapere , qual parte del pensiero e delle opinioni , ( molti confondono maledettamente quello e queste ! ) di Marx e dei suoi prossimi seguaci ed interpreti collimi o non collimi con le presenti e con le future condizioni del movimento proletario : perché non occorre di essere seguaci sfegatati del materialismo storico per intendere , come le dottrine valgono in quanto dottrine , cioè in quanto sono una luce intellettuale portata sopra un ordine di fatti , ma che in quanto sono dottrine non son causa di nulla . Ma il signor Masaryk è , invece , un dottrinario , cioè un credente nella virtù delle idee , cioè un accademico , per il quale tutto consiste nella lotta per la concezione generale del mondo ( Weltanschauung ) ; e non c ' è da maravigliarsi che egli respinga con sovrano disprezzo ( passim ) l ' espressione istinto delle masse Questa critica , che poggia tutta su la presunzione di un giudizio sovranamente imparziale delle lotte pratiche della vita in nome della scienza , e che ignora la rassegnazione del pensiero al corso naturale della storia , è e rimane intrinsecamente caduca , perché s ' aggira intorno al marxismo , senza afferrarne mai il nerbo , che è la concezione generale dello sviluppo storico sotto l ' angolo visuale della rivoluzione proletaria . Indugiandomi a definire l ' atteggiamento in genere del Masaryk , mi pare di ripagarlo di cortesia italiana dell ' ignoranza nella quale egli trovasi per rispetto ai miei scritti in argomento . Se mai li leggesse , s ' avvedrebbe , forse , come , senza scendere alle minuzie della polemica a tu per tu con la stampa corrente del partito , senza proclamarsi scovritori od autori della crisi del marxismo , si possa esser seguaci anche all ' ora presente del materialismo storico , dopo fatta la debita parte alla nuova esperienza storico - sociale , e con la conveniente revisione dei concetti , che abbiano subito o subiscano correzione dal corso naturale del pensiero . Le dottrine , che sono in atto di svolgersi e di progredire , non ammettono la trattazione erudita e filologica , come usa per le sorpassate forme del pensiero , e per ciò che ci fu trasmesso dalla tradizione , ed ha nome di antico . Ma i temperamenti intellettuali degli uomini sono assai difformi tra loro ! Alcuni - e son pochi - presentano al pubblico il resultato del proprio lavoro , e non credono di dovervi aggiungere la storia intima delle loro letture , fino alla fotografia della penna della quale si servono . Sono altri - e questo è il maggior numero - i quali sentono vivo il bisogno di dare alle stampe tutto il frutto delle loro letture . Son meticolosi custodi dei loro quaderni , perché nessuna parte di loro fatiche vada perduta , né pei presenti , né pei futuri . Il professore Masaryk - che stempera in 600 pagine una tesi di occasione , ed è questa : che giudizio possa farsi ora del marxismo , atteso il fatto che se ne discute anche per entro al partito ; - il professore Masaryk , che ha tanto letto , non può a meno di considerare il marxismo stesso secondo le sacramentali rubriche della filosofia , della religione , dell ' etica , della politica , e così via all ' infinito : e , caso curioso , proprio lui , che ha tanto ossequio per la burocrazia universitaria e per il casellario dei feticci della scienza , finisce poi da ultimo per dichiarare , essere il marxismo un sistema sincretico ! ( passim in tutto il libro , ed esplicitamente a p . 587 ) . Era parso a me , che quella dottrina fosse proprio precisamente il contrario , e un che , anzi , di tanto intimamente unitario , da mirare , non solo a vincere la opposizione dottrinale tra scienza e filosofia , ma anche quella più ovvia tra pratica e teoria . Ma il signor Masaryk è fatto così com ' è , e seguiamolo pure nelle sue rubriche . Lascia ben volentieri ad altri di occuparsi del socialismo in quanto è tendenza ( a uso A . Menger ) alle riforme giuridiche ; dichiara di non immischiarsi direttamente nelle questioni della Economia ( nella qual disciplina invero pare a me che zoppichi da ambo le gambe ) , e ci tiene a mettere soprattutto in evidenza la filosofia di Marx , la quale esiste , tuttoché non sia espressa in opere di tassativa composizione ad hoc ; e studia in tutte le 600 pagine la crisi in quanto essa è strettamente " scientifica e filosofica " ( p . 5 ) . Non chiedete , dunque , all ' autore , né un esame concreto delle condizioni attuali del mondo economico fatto dal vivo , né un consiglio pratico e largo di politica sociale . Se il movimento della proletarizzazione continui o no , se la teoria del valore sia o no esatta , queste e le altre questioni affini , per quanto della massima importanza , non interessano lui filosofo ( p . 4 ) . Il resultato pratico è solo questo , di consigliare ai socialisti ( p . 591 ) di tenersi al programma dell ' Engels del 1895 , cioè dire alla tattica parlamentare ; il che veramente essi vanno facendo da per tutto nel mondo , e , secondo il debole avviso mio , per la semplice ragione , che non potrebbero fare altrimenti senza addimostrarsi , o pazzi , o stolidi . Se non che il Masaryk rincalza il consiglio con questo monito , che si debba anche abbandonare l ' ideologia marxista ! A buon conto , non è il corso naturale delle vicende politiche dell ' Europa civile che abbia indotto i socialisti a cambiare di tattica ( né l ' autore saprebbe dirci quanto tempo questa nuova durerà , o potrà durare ) , ma son le idee che cambiano e devono cambiare . Tutto si compendia nella lotta per la Weltanschauung ( cfr . segnatamente pp . 586-92 ) , il che è naturale in uno scrittore , che ci tien tanto al sacramentale concetto della classificazione delle scienze ( p . 4 ) , e al posto sovraeminente della filosofia . Il Philister , nella subspecie professorale , ci si rivela qui tutto intero nella sua propria natura . Conoscere estesamente la letteratura del socialismo , e di questo ignorare l ' intimo , il senso , l ’ animo ! Dato questo animo - s ' intende da sé - l ' orientazione scientifica cambia del tutto , anzi cambia il posto della scienza nella economia dei nostri interessi . Ma a ciò il Masaryk non giunge mai , perché dovrebbe , per arrivarci , valicare i confini delle definizioni . Il suo libro , perciò , per quanto ricco di coscienziose informazioni , ed alieno dal disprezzo professionale del socialismo si riduce , nell ' intento e negli effetti , ad un enorme piato del positivismo contro il marxismo ! Due osservazioni mi occorrono qui . La mia affermazione suonerà strana a molti in Italia , dove è in uso di significare con la parola positivismo tutto ed ogni cosa . Inoltre , come ho più volte scritto , che quella intuizione della vita e del mondo , la quale si compendia nel nome di materialismo storico , non è giunta a perfezione negli scritti di Marx e di Engels , e dei loro prossimi seguaci , così ora qui più recisamente affermo , che la continuazione di quella dottrina procede ancor lenta , e forse procederà allo stesso modo per un buon pezzo . Ma i libri come questo del Masaryk non giovano a nulla . Ecco qua un coacervo di obiezioni in nome del positivismo sì , ma non in nome della revisione diretta ed autentica dei problemi della scienza storica , e non in nome delle questioni politiche attuali . La così detta crisi non diventa , né il subietto di un esame da pubblicista , né l ' obietto di uno studio da sociologo , ma è come uno spazio vuoto o una pausa , in cui l ' autore vada a deporre , o a recitare , le sue filosofiche proteste . Uno studio , né vano né privo d ' interesse , è dedicato alla formazione prima del pensiero di Marx ( pp . 17-89 ) . Ma il facit è da ultimo assai meschino . " Nella costante mutazione dell ' ordinamento sociale venne Marx da ultimo a trovare la ragione storica del comunismo , come quello che s ' imponga da sé . - Secondo Marx la filosofia è la copia naturalistica del processo del mondo . - Il comunismo è dato dalla storia stessa . - Il materialismo di Marx è un materialismo storico " . - Proposizioni come queste , le quali riproducono a un di presso il pensiero fondamentale dello scrittore che si ha per mani , dovrebbero indurre , pare a me , il critico a rifarsi su i fondamenti di tali concezioni , per rovesciarli , se mai , con una critica ab imis . Ebbene , che fa il signor Masaryk ? Pochi righi dopo scrive : " La sua filosofia e quella di Engels hanno il carattere dell ' eccleticisino " . - E poi ci regala , alla lettera D del capo II , una insalata russa delle opinioni in contraddittorio di Bax , K . Schmidt , Stern , Bernstein , Plekanoff , Mehring , in quanto han discusso se tale filosofia , diciamo così marxistica , sia conciliabile o no col ritorno a Kant , a Spinoza , o a che altro siasi ; e non gli sovviene del poeta , che assistette alla fondazione della Università di Praga , per esclamare con lui : Povera e nuda vai filosofia ! Alquanto sconnessa è la trattazione che l ' autore dedica al materialismo storico ( pp 92-168 ) , indugiandosi in prima sul divario delle definizioni , per venire infine ad una critica tutta fondata su la vecchia nenia della dottrina dei fattori , più o meno dissimulata in una fraseologia sociologica e psicologica alquanto dubbia ed incerta . In conclusione all ' autore repugna il pensiero di una concezione obiettivamente unitaria della storia ; e gli capita spesso di confondere la spiegazione del complesso storico mediante il variare innanzi tutto della struttura economica , con la spiegazione illico et immediate del fatto storico determinato per via delle rispettive ed individuate condizioni economiche . Non deve quindi recar meraviglia di vedere come Marx venga considerato quale una specie di Comte alterato in peggio , che diventa poi un inconsapevole seguace di Schopenhauer nell ' accettare il primato della volontà , dottrina che contraddice però alla sacramentale tricotomia psicologica d ' intelletto , sentimento e volere . Può darsi che quel povero Marx ignorasse , come l ' uomo sia fornito , oltre che dell ' intelletto , anche d ' un fegato ( sic ! ) , il che è tanto più sorprendente , in quanto che lui era assai fegatoso ( sic ! ) per le quali buone ragioni può essere accaduto non s ' avvedesse , che il soppravvalore è un concetto principalmente etico ( sic ! ) . Al professore di Università , che tratta la sua materia come il suo mestiere , può venir facilmente la tentazione di far passate un determinato autore sotto lo scrutinio di tutte quelle altre dottrine che lui critico abbia l ' abitudine di studiare e di maneggiare . E allora , per una strana illusione da erudito , accade che i termini di confronto , che sono nell ' abito subiettivo del critico , divengano surrettiziamente come dei termini di effettiva derivazione . Così stava accadendo al Masaryk ; quando ecco che lui , nel bel mezzo delle sue tentate comparazioni , si contraddice , e sentenzia ( p . 166 ) : " Nel fatto Marx viene a formulare ciò che , come suol dirsi , si trovava nell ' aria , e perciò io non ho dato gran peso ai singoli influssi su la sua formazione intellettuale " . Ergo - direi io - ricominciate da capo , e anzi invertite . Nell ' autore , che trattate , s ' è avverata appunto questa inversione , che dalla critica dell ' economia e dal dato delle lotte di classe egli risalì ad una nuova concezione storica ( e non per modificare , s ' intenda bene , ciò che tecnicamente dicesi disciplina della ricerca storica ) , e per quella via poi ad una nuova orientazione su i problemi generali della conoscenza . Ma voi forzate le cose , ma voi le alterate del tutto , mettendovi per una via che non è quella percorsa dall ' obietto del vostro esame . Ma si capisce , voi filosofo professionale scendete dall ' alto delle definizioni al particolare del materialismo storico ; e , con tutto il dovuto ossequio alla metodologia , giungete alla teoria delle lotte di classe ( pp . 168-234 ) come si arriva a un corollario . Anche qui la fedeltà della esposizione materiale rende più sensibile la incapacità alla comprensione intima e viva . Qua e là alcune utili osservazioni su la imprecisione dei termini borghesia , proletariato e simili , e poi delle altre di maggior valore su la irriducibilità di tutta la società presente alle due famose classi , data la sua più varia e complessa articolazione . A riscontro di tutto ciò , ecco una singolare inettitudine ad afferrare un concetto così semplice ; che , cioè , dato l ' intreccio della vita sociale , gl ' intenti individuali possono esser tutti errati : la qual cosa induce l ' A . a dire , che nel marxismo la coscienza individuale si risolve in puro illusionismo ( ! ) . Gli repugna di credere , che le leggi economiche seguano un processo naturale ; - ebbene , si provi a cambiarne la successione storica per atti di arbitrio . Rivendicata la spontaneità ( ma quale ? ) delle forze che danno impulso alla storia , e l ' aristocrazia dello spirito filosofico , e detto come il determinismo marxistico sia una e sola cosa col fatalismo , l ' A . si confessa così : “ Io spiego il mondo e la storia teisticamente ” ( p . 234 ) . Deo gratias ! Al pezzo forte ci siamo finalmente , cioè alla esposizione del mondo capitalistico ( pp . 235-313 ) , e alla critica del comunismo e del processo della civiltà ( pp . 313-86 ) . Questo è dei socialisti il punto essenziale , e su tale terreno soltanto è dato di combatterli . Ma l ' A . era disceso dalle alture , e così sia . Non saprei negargli - tanto per cominciare dalle conclusioni - una discreta parte di ragione , là dove parla di soverchio primitivismo e semplicismo , specie per rispetto al tentativo dell ' Engels nel rifare in breve i punti principali della storia della civiltà . Il divenire dello stato , ossia della società ordinata a classi , con le ragioni del dominio e dell ' autorità , supposta la proprietà privata e supposta la famiglia monogamica , ebbe modi varii di sviluppo nella storia specializzata e concreta , e non c ' è facilismo che tenga , nel provarsi a rendere plausibili gli schemi troppo semplici . Può darsi che dei socialisti correnti al comodo argomentare vedan troppo semplificato l ' intreccio della storia , riducendo questa in breve volume ; il che li induce a semplificar del pari con soverchio arbitrio l ' intreccio della società presente . Né certo giova di richiamarsi di continuo alla negazione della negazione , che non è istrumento di ricerca , ma è solo formula riassuntiva , valida , se mai , post factum . Certo che il comunismo , ossia il più o meno lontano approdo della società presente verso una nuova forma della produzione , non sarà un parto mentale della dialettica subiettiva . E perciò credo - son cortese di armi agli avversarii - non esserci che un solo modo di combattere seriamente il socialismo , ed è quello di provarsi a dimostrare come il sistema capitalistico abbia in sé - per ora almeno - tale indefinita forza di adattabilità , che tutti i movimenti proletarii si riducano in fondo a meteoriche agitazioni , senza mai formare un processo ascensivo , che importi da ultimo , con la eliminazione del salariato , anche quella di ogni dominio di classe . In cotesto intento critico - dimostrativo si riassume , per es . , la forza della scuola del Brentano e i suoi seguaci . Ma questo non pare sia pane pei denti del signor Masaryk , il quale rivela tutta la sua inettitudine ad afferrare il nesso economico della materia che ha per le mani , proprio nel capitolo che dedica alla critica del sopravvalore ( pp . 250-313 ) . Attraverso ad una rassegna bibliografica intorno alla vexata quaestio del divario fondamentale che correrebbe tra il I e il III volume del Capitale , l ' A . viene a rigettare come inesatta la dottrina del valore - lavoro , e poi giù giù ad affermare , come Marx non potesse partire dal concetto della utilità , perché il suo obiettivismo estremo lo rendeva alieno dalla considerazione psicologica ( ! ) . Dichiara poi la sua opinione sul posto che l ' economia dovrebbe occupare nel sistema delle scienze , data la dipendenza sua dai presupposti di una sociologia generale . Rigettato il concetto della economia in quanto scienza storica , riaccampa la pretesa di una scienza della economia , che , senza confondersi con l ' etica , abbracci tutto l ' uomo , e non soltanto l ' uomo lavorante . Sofistica su la impossibilità di trovare una misura del lavoro , in quanto questo , alla sua volta , debba misurare il valore ; e considera il sopravvalore come una escogitazione tratta dalla ipotesi costruttiva delle due classi in lotta fra loro . Per via di molti ripieghi scrive l ' apologia del capitalista , in quanto è intraprenditore , cioè lavoratore e direttore ; e , mentre si scaglia contro la classe parassitaria e contro il commercio ingannatore , postula un ' etica la quale insegni a ciascuno la parte del suo dovere . Si compiace , da ultimo , che Marx abbia scoverta l ' importanza sociale dei lavoratori minuti ; sebbene sia caduto in quel discreto numero di spropositi , che il nostro autore va notando ; come a dire , per es . , la riduzione del lavoro complicato al lavoro semplice , e soprattutto la strana opinione di credere alle lotte di classe , mentre non c ' è che lotta tra gli individui . Ma se è cosa così facile il ridurre in polvere il materialismo storico , ma se le lotte di classe in quanto principio di dinamica storica non sono che la erronea generalizzazione di fatti male intesi , ma se l ' aspettazione del comunismo è affatto utopistica , ma se le dottrine del Capitale sono di cosi patente erroneità , ma se tutti i fondamenti sono oramai distrutti , perché l ' A . s ' affanna poi a scrivere altre duecento pagine sul diritto , su l ' etica , su la religione e così via , ossia su quei sistemi che chiama ideologici ? A me sarebbe bastato , p . e . , ciò che è detto a pagine 509-19 , in una specie di pausa interposta alla rete fitta dei paragrafi , come per venire ad una certa maniera di giudizio finale , al quale poi , per difetto di stile , manca pur troppo la concentrazione del pensiero nella concisione degli enunciati . In questo tentato riassunto è come raccolta la caratteristica del marxismo , la qual cosa dà maggior risalto alla tesi dell ' autore . - Marx ( questo è il succo della caratteristica ) , segna l ' estremo limite della reazione contro il subiettivismo , in quanto che per lui la natura è il prius e la coscienza non è che resultato , dunque obiettivismo positivo assoluto ; per lui la storia è l ' antecedente e l ' individuo è il conseguente , dunque negazione assoluta dell ' individualismo . La questione della conoscenza è puramente pratica . Tra natura dell ' uomo e storia umana c ’ è perfetta equazione . Non c ’ è altra fonte di conoscenza dell ' uomo , da quella in fuori che ci offre la storia . L ' uomo è tutto in ciò che l ' uomo fa . Di qui il fondamento economico di tutto il resto . Di qui il lavoro come filo conduttore della storia . Di qui la persuasione , che le varie forme sociali non siano , se non le forme varie della organizzazione del lavoro . Di qui la veduta del socialismo non più come di semplice aspirazione o aspettazione . Di qui il concetto del comunismo , non come di semplice sistema di rapporti economici , ma come di una innovazione di tutta la coscienza , oltre i limiti di tutte le presenti illusioni , e nell ' assetto dell ' umanesimo positivo . - Ma cotesto estremo obiettivismo s ' infrange ora nel ritorno a Kant , ossia nel criticismo . Marx fu incompleto . Non seppe superare Hegel , non trovò l ' espressione adeguata delle sue tendenze , ricadde nella romantica di Rousseau , invano si provò a districarsi da Ricardo e da Smith , dei quali tentò la critica , e rimase autore di un sistema incompleto . C ' è in lui come una tragica filosofica . Fece servire a nuovi ideali le idee già vecchie , non seppe trovare altre molle al rivoluzionarismo , se non negl ' impulsi all ' edonismo , e per ciò rimase aristocratico ed assolutista nella sua passione rivoluzionaria . Cotesti tratti , che sarebbero pennellate per chi disponesse della facoltà dello stile , questi tratti i quali possono farci avvertiti del come corra attraverso tutta la storia una continua gran tragedia del lavoro , lasciano impassibile il nostro autore nella sua accademica pedanteria . Lui non contrappone concezione a concezione nel rapido sguardo di una nuova interpretazione dei destini umani , ma obietta solo in nome “ della missione del nostro tempo a ritrovare una nuova sintesi delle scienze ” ( p . 513 ) . - E qui di nuovo Hume e Kant , e la domanda : che è la verità ? E poi si discorre della nuova neoetica , che deve discendere scientificamente alla critica della società . La nuova filosofia deve risolvere il problema della religione , che Marx credette d ' aver superato , facendo di quella una forma illusionale . Il pessimismo è la nota dominante del nostro tempo . Schopenhauer s ’ avvicinò in parte al vero , nel fare della volontà la radice del mondo . Gli fece da pendant Marx con la dottrina unilaterale del lavoro . Il marxismo ebbe il torto di rimanere negativo . " Il Capitale non è se non la trascrizione economica del Mefistofele del Faust " ( sic ! a p . 516 - e chi non mi crede vada a riscontrare ! ) Da ultimo sappiamo - se io ho ben capito - che nel ritorno a Kant , e nel declinare dello spirito rivoluzionario verso il parlamentarismo , consiste l ' essenziale della crisi ; ossia , l ' inizio dell ' epoca Masaryk nella storia del mondo . Dunque Kant e il parlamento ! Ma quale Kant ? Quello della privatissima vita privata del signor Philister di Königsberg ? - o quell ' altro autore rivoluzionario di scritti sovversivi , che parve ad Heine un altro degli eroi della grande rivoluzione ? E quale parlamento di ordinaria e consuetudinaria fattura è chiamato a trasformare la storia ? Diremo allora Kant e la Convenzione : - ma questa succedette alla rivoluzione , cioè allo sgretolamento di tutto un sistema sociale , alla rovina di tutto un ordinamento politico , allo scatenamento di tutte le passioni di classe ... e basta . Il signor Masaryk , come professionista di sociologia accademica , ha il diritto di ignorare quella storia viva , agitata , impulsiva , passionata che piace a quegli altri mortali , i quali hanno il senso simpatetico della realtà umana ; e può perciò comodamente adagiarsi nella persuasione che il periodo delle rivoluzioni è oramai sorpassato per sempre , e che siamo definitivamente entrati in quello delle lente evoluzioni , anzi nell ' idillio della quieta e rassegnata ragione . E torniamo pure al suo casellario . La scorsa su la dottrina dello stato e del diritto ( pp . 387-426 ) è rivolta principalmente a combattere la veduta secondo la quale quello e questo sono come delle formazioni secondarie e derivate per rispetto alla società in genere . Lo stato esiste dalle origini della evoluzione , ed esisterà sempre per ragioni che l ' intelletto e la morale approvano ( p . 405 ) ; e poi l ' uomo " per naturale disposizione sua non solo comanda volentieri , ma si lascia anche comandare , e volentieri obbedisce " . Le disuguaglianze naturali legittimano la gerarchia ( p . 406 ) . E sta bene ! Ma dato ciò , perché affannarsi poi a dimostrare , che il diritto non è derivabile dalle condizioni economiche ; a che pro spendere del tempo a combattere le dottrine egalitarie dell ' Engels , e perché appellarsi alla solenne autorità del Bernstein ( p . 409 ) , che avrebbe rimesso in onore lo stato ( figurarsi , proprio in un articolo della " Nene Zeit " ! ) , come quella tal cosa che i socialisti non voglion più abolire , ma soltanto e semplicemente riformare ? Ma gli è tanto facile di trovarsi d ’ accordo col volgare senso comune , il quale non si rifiuta di ammettere , precisamente come fa il nostro signor Masaryk , che vi sono disuguaglianze giuste e di quelle ingiuste ( sic ! ) . Magari ci desse lui la misura giusta ! Passo sopra al capitolo intitolato nazionalità ed internazionalità ( pp . 426-65 ) - dove l 'A., oltre a mostrarsi indignato per la slavofobia di Marx , fa delle utili osservazioni su quegl ' impedimenti all ' internazionalismo , i quali nascono spontanei dallo spirito nazionale - per fermarmi un poco su gl ' insigni paradossi che pronuncia a proposito della religione ( pp . 455-81 ) . Qui ci si rivela qual vero decadente . Cattolicesimo e protestantesimo sono ancora fatti arcivivi , e decisivi inoltre sulle sorti del mondo ! Anzi noi tutti siamo , o l ' una cosa , o l ' altra . Anzi tutta la filosofia moderna è protestante , e non c ' è filosofia cattolica se non per nefas ( e il vostro Comte ? ) . In Marx c ' è un elemento cattolico , non solo per aver egli adottato il socialismo francese , il quale è cattolico e repugna alla coscienza protestante , ma perché fu autoritario , nemico della individualità , internazionalista e seguace dell ' obiettivismo assoluto ( p . 476 ) . Come la Rivoluzione Francese fu in gran parte un movimento religioso , così un che di religioso è implicito a tutto il socialismo contemporaneo . Qua e là s ' accenna all ' idea , che protestantesimo e cattolicesimo in un certo modo reciprocamente si completino ; - e può darsi che l ' A . pensi che si prepari ora nel socialismo la religione dell ' avvenire , attesoché " la fede sia il più alto obiettivismo dell ' uomo normale , e perciò ipso facto sociale ; - ma l ' obiettivismo di Marx è troppo bilioso " ( p . 480 ) . Se la religione è perenne , se lo stato è immortale , se il diritto è naturale , figurarsi poi se l ' etica ( pp . 482-500 ) non debba essere supereterna . L ' A . rivendica alla coscienza morale il carattere del dato indiscutibile ed immediato . Non mi soffermo a dichiarare come qualmente non occorra di essere né materialisti della storia , né materialisti semplici , per relegare tra le fiabe cotesta opinione infantile ; e faccio perciò grazia all ' A . delle citazioni degli articoli di riviste , nei quali i Bernstein , gli Schmidt e simili socialisti avrebbero rivendicate le ragioni dell ' etica contro l ' amoralismo di Marx ( p 497 ) . Taccio del socialismo per rispetto all ' arte ( pp . 500-8 ) . Per tutte coteste ragioni , leggendo ciò che l ' A . scrive nella quinta sezione ( pp . 520-85 ) intorno alla politica pratica del socialismo , trattandone in due capi , intitolati l ' uno rivoluzione e riforma , e l ' altro marxismo e parlamentarismo , ci si trova in presenza di un artefatto dottrinale della più bella specie verbalistica . Che il socialismo siasi venuto sviluppando , in questi ultimi cinquanta anni , dalla setta al partito , è cosa abbastanza nota . Che il comunismo imperativo e categorico di una volta , sia divenuto la democrazia sociale , gli è altrettanto risaputo . Che i partiti socialistici spieghino presentemente un ' azione pratica varia e circostanziata , come gli è un fatto storico , gli è anche da parte loro come un fare la storia . Che in tutte coteste cose si commettano degli errori , e ci siano delle pratiche incertezze , gli è un fatto umanamente inevitabile : ma gli è anche vero , che , per intenderle coteste cose , bisogna pur viverci dentro , e con occhio e con senso da storico osserva tore . E che fa il signor Masaryk ? Ma lui non vede che categoremi ; - ed ecco come il passaggio è tutto dal rivoluzionarismo sistematico alla negazione della possibilità di qualsiasi rivoluzione , dal romanticismo all ' esperienza , dall ' aristocrazia rivoluzionaria all ' etica democratica , dall ' imperativo categorico all ' empirismo , dall ' obiettivismo puro all ' autocriticità , dal Titanismo al non so che cosa , ma si sa solo che " Faust - Marx diventa elettore ” ( p . 562 ) . Fortunati voi elettori socialistici che completate Goethe ! - E poi ecco qui uno specioso metodo : assumere la persona di Marx ( del quale non so perché l ' A . dica d ' ignorare la biografia ! p . 517 ) come indefinitamente prolungata attraverso tutti gli atti e tutte le manifestazioni dei partiti e della stampa socialistica , e metter poi a carico del marxismo del signor Carlo Marx , come fossero i ravvedimenti e pentimenti suoi proprii , le parole e gli atti di tutti gli altri . Ma pare che la Nemesi sia giunta - perché quel benedetto Marx volle essere troppo diverse cose ad un tempo stesso , e cioè filosofo tedesco e rivoluzionario latino , protestante e cattolico , - e la vendetta del protestantesimo è poi venuta ( p . 566 ) , cosicché gli è qui il definitivo motto della crisi , gli è qui il senso schietto del nuovo 9 Termidoro di Massimiliano Carlo Robespierre Marx . Non varrebbe la pena di seguire l ' A . là dove va racimolando in tutta la stampa socialistica , e negli atti dei partiti , le prove della dissoluzione del marxismo per opera dei marxisti , che sarebbero come un Marx prolungato . La tesi è che il socialismo diventa costituzionale . Per la tesi tutto è buono , anche l ' invocare la testimonianza di E . Ferri , il quale avrebbe detto , non so veramente dove , che la repubblica è un privato interesse dei partiti borghesi . Dunque niente repubblica ! E la speranza dell ' A . è questa , " che , perdendo il socialismo i caratteri acuti dell ' ateismo , del materialismo e del rivoluzionarismo , si venga in fin delle fini ad un verace democratismo , il quale acquisti le proporzioni di una universale concezione della vita e del mondo . La politica di così fatto democratismo sarebbe la vera politica della vita e del mondo , una politica sub specie aeternitatis " ( p . 585 ) . Ed io , per parte mia , confesso di non capirci nulla . Ho seguito , con insolita premura e pazienza - stante che il genere delle mie occupazioni mi tolga il modo di leggere un solo libro tutto d ' un fiato - le 600 pagine del signor Masaryk . Ne ebbi una viva curiosità al primo annunzio . S ' era tanto parlato e sparlato di crisi del marxismo da così gran numero di persone di media ed infima , e , quasi sempre , incongrua coltura , che mi parve ci dovesse esser molto da apprendere dall ' opus magnum dell ' autore della nuova parola d ' ordine della scienza sociale . La delusione che n ' ho provata resulta da ciò che son venuto fin qui notando . Certo che il signor Masaryk non ha niente che vedere con le varie specie di professionale ignoranza e di audace gherminelleria , le quali han fatto fiorire , in poco d ' ora , tanti critici definitivi del socialismo in questo nostro felice paese , ove vegetano tante sorti di anarchismo morale ed intellettuale . Non c ' è di comune tra l ' autore di cui mi occupo e cotesta così detta crisi del marxismo in Italia , niente altro dall ' etichetta in fuori , e cotesta etichetta è giunta da noi certamente per via della stampa francese . L ' onesto e modesto intento del Masaryk fu soltanto quello di recitare l ' elogio funebre del marxismo , proprio in nome di un ' altra filosofia . La materia da criticare l ' ha raccolta in note di paziente e minuta elaborazione ; e in nome di che e a quale intento la critica sia stata poi da lui condotta , apparisce chiaro da tutto il contesto , e perfino dal tono dimesso ed equanime . La questione sociale è un dato - il socialismo è anch ' esso un dato - socialismo e marxismo oramai fanno uno ( l ' autore ripete ciò più volte , e mi pare che sbagli di grosso ) , ma la questione sociale deve avere soluzioni diverse da quelle aspettate dal socialismo - marxismo ; dunque ritocchiamo , rifacciamo , sconvolgiamo la Weltanschauung , che sta a base del marxismo , e giacché gli stessi marxisti , o quasi , ne ridiscutono , entriamo da arbitri nella crisi . Ciò che il Masaryk , proprio lui , veramente voglia in pratica , lo sapremo forse meglio un ' altra volta ; ed io confesso , che , per parte mia , non mi struggo dal desiderio di saperlo . Ma questa lettura mi ha fatto ripensare a tutto un secolo di storia delle idee . Il positivismo , dalle sue origini è stato sempre alle calcagna e socialismo . Ideologicamente le due cose nacquero , quasi a un tempo , nella mente indistintamente geniale di Saint - Simon . Furono come il complemento , per antitesi , dei principi della Rivoluzione . La opposizione fra i due termini si venne svolgendo nella variopinta discendenza saint - simoniana ; e a un certo punto il Comte divenne il rappresentante della reazione ( aristocratica , direbbe il Masaryk ) , che dispensa agli uomini , nel quadro fisso del sistema , il posto e la destinazione , in nome della scienza classificativa ed onnisciente . A misura che il socialismo è diventato la coscienza della lotta di classe per entro all ' orbita della produzione capitalistica , e a misura che la sociologia , più volte mal tentata , s ' è venuta consolidando nel materialismo storico , il positivismo , da erede infedele dello spirito rivoluzionario s ' è chiuso nell ' orgoglio della sovraeminente classificazione delle scienze , che disprezza il concetto materialistico della scienza stessa , come di cosa mutabilmente consona al variare delle condizioni pratiche , ossia del lavoro . Masaryk è un uomo troppo modesto per rimettere in iscena il papato scientifico del Comte , ma è abbastanza professore per credere ancora alla Weltanschauung , come a un qualcosa di sovrastante alla questione sociale degli umili lavoratori . Giratela e voltatela quanto e come volete , c ' è nel professore un che sempre del prete , che crea l ' iddio che poi adora , sia esso il feticcio , o l ' ostia consacrata . E ora possiamo dire d ' aver capito . Avrei la tentazione di citare qui alcuni luoghi dei miei scritti , dai quali resulterebbe chiaro in che stia il divario tra la critica e la crisi . Ma al punto dove son giunto mi pare che basti . Come la politica non può essere se non la interpretazione pratica e fattiva di un dato momento storico , oggi appunto il socialismo ha innanzi a sé - parlo così per le generali , e senza tener conto delle differenze che corrono fra i diversi paesi - questo problema veramente intricato e difficile : che esso , cioè , mentre deve rifuggire dal perdersi nei vani tentativi di una romantica riproduzione del rivoluzionarismo tradizionale ( ossia , direbbe Masaryk , deve rifuggire dalla ideologia ! ) , deve anche guardarsi nello stesso tempo da quei modi di adattamento e di acquiescenza , che , per le vie delle transazioni , lo farebbero come sparire nell ' elastico meccanismo del mondo borghese . Gli è il desiderio , la aspettazione , la speranza di tale acquiescenza da parte del socialismo , che hanno indotto di recente tanti e tanti portavoce dell ' ordine sociale presente a dare una straordinaria importanza alle ovvie polemiche letterarie del partito , e cosi gran peso al modesto libro del Bernstcin , che fu elevato di botto agli onori di un sintomo storico . In questo fatto è la caratteristica e la condanna , ad un tempo , così di quel libro , come di tante altre manifestazioni affini : ma il signor Masaryk in tutto ciò non c ’ entra nulla . Il Masaryk , da professore in esercizio , ha fatto della filologia attraverso alla carta stampata .
DISCORRENDO DI SOCIALISMO E DI FILOSOFIA ( LABRIOLA ANTONIO , 1898 )
Saggistica ,
I . Roma , 20 aprile '97 Caro signor Sorel , da un pezzo vo pensando d ' intrattenermi con voi in una specie di conversazione per iscritto . Sarà questo il modo migliore , e il più acconcio , onde io v ' attesti la mia gratitudine per la Prefazione , della quale mi avete onorato . Va da sé , che , così dicendo , io non mi fermo con la mente a ricordare soltanto le parole cortesi , delle quali mi siete stato prodigo con tanta profusione . A quelle parole io non potevo non risponder subito , e sdebitarmene nella forma della lettera privata . Né ora sarebbe più il caso , che io mi andassi diffondendo con voi in complimenti ; proprio in lettere , le quali , o a voi , o a me , potrà parere più in là opportuno di pubblicare . Che varrebbe , del resto , che io venissi ora a far proteste di modestia , schermendomi dalle vostre lodi ? Voi mi avete oramai costretto a rinunciare a tali sforzi . Che i miei due saggi , appena rudimentali , di materialismo storico corrano in Francia nella forma di un quasi libro , ciò è tutto merito vostro ; per averli voi rnessi e prcsentati al pubblico in tale assisa . Non fu mai nelle inclinazioni mie di faire le livre , secondo il senso che voi francesi , ammiratori e seguaci sempre della classicità letteraria , date a cotesta espressione . Sono io , anzi , di quelli i quali vedono in cotesto continuarsi del culto per la forma classica una specie d ' impaccio - come sarebbe di un abito che mal s ' attagli alla persona - alla espressione propria , adeguata e conveniente dei resultati del pensiero rigorosamente scientifico . Passando , dunque , sopra a tutti i complimenti , intendo di rifarmi su le cose che voi dite in quella Prefazione ; e di tornarci su per discuterne liberamente , senza star proprio ad aver lì innanzi alla mente il disegno o il prospetto di una meditata monografia . Scelgo la forma delle lettere , perché solo in queste un procedere interrotto , spezzato e a volte saltuario , che ritragga quasi quasi la conversazione , non par cosa impropria ed incongrua . Non me la sentirei , in verità , di scrivere tante dissertazioni , memorie od articoli , quanti ne occorrerebbe per rispondere alle molte domande che voi movete , alle molte questioni che voi ponete a voi stesso , in così breve giro di pagine , come chi dubitando e dubbiosamente pensi . Scrivendo , direi quasi , come vien viene , non intendo però di sottrarmi alle responsabilità di ciò che mi verrà di dire , e andrò dicendo ; ma voglio come prosciogliermi dai doveri di prosa serrata e legata , che son proprii del discorrere e del dissertare a tesi . Oramai non c ' è dottorucolo al mondo , il quale , per minuscolo che ei si sia , non creda di monumentarsi innanzi ai presenti e innanzi ai posteri , ove riesca a consacrare in pesante opuscolo , o in dotta ed involuta disquisizione , uno di quei tanti pensieri o di quelle tante osservazioni , che nella viva conversazione , o nell ' insegnamento che sia retto da indubbia virtuosità didattica , tornan sempre di più intuitiva efficacia , per la naturale dialettica , che è propria di chi sia in atto di cercare da sé , o d ' insinuare per la prima volta negli altri , la verità . Ma già , si sa : - in questa fin di secolo , tutta business , tutta faccende , tutta affari e tutta merci , il pensiero non si presta a circolar per il mondo , se non fissato e fermato anch ' esso nella riverita forma di merce , cui faccia compagnia la fattura del libraio , e giri attorno , da agile messaggera di sincerissime lodi , la onesta réclame editoriale . Forse nella società dell ' avvenire , in quella nella quale noi c ' infuturiamo con le nostre speranze , e assai più con certe illusioni , che non sempre son frutto di una ben plasmata fantasia , cresceranno a dismisura , da parer legione , gli uomini atti a discorrere con la divina gioia della ricerca e con l ' eroico coraggio della verità , che ora ammiriamo in Platone , in Bruno , in Galilei , e si moltiplicheranno in infiniti esemplari i Diderot capaci di scrivere le profonde capestrerie di Jacques le fataliste , che per ora abbiamo la debolezza di credere insuperate . Nella società dell ' avvenire , nella quale l ' ozio , ragionevolmente cresciuto per tutti , darà a tutti , con le condizioni della libertà , i mezzi per civilizzarsi , le droit à la paresse - la felicissima trovata del nostro Lafargue - farà spuntare ad ogni angolo di strada dei perditempo di genio , che , come il nostro maestro Socrate , saranno operosissimi di operosità non messa a mercede . Ma ora ... in questo mondo , nel quale solo i matti da manicomio hanno le traveggole del prossimo millennio , molti sfaccendati sfruttano , come per proprio diritto e professione , la pubblica stima coi loro ozii letterarii ... e lo stesso socialismo non può a meno di accogliere nel suo seno una discreta frotta , non che di sfaccendati , di faccendoni e di faccendieri . E così , quasi celiando , mi avvicino all ' argomento . Voi lamentate la poca diffusione che ha avuto fino ad ora in Francia la dottrina del materialismo storico . Anzi lamentate , che a tale diffusione mettano ostacolo e oppongano resistenza i pregiudizii derivanti dalla boria nazionale , le pretese letterarie di alcuni , l ' albagia filosofica di altri , la maledetta voglia del parere senza essere , e da ultimo , poi , lo scarso avviamento intellettuale , e i molti difetti che si riscontrano anche in certi socialisti . Ma tutte coteste cose non sono da considerare come dei meri accidenti ! Vanità , orgoglio , desiderio di parere senz ' essere , iomania , megalomania , voglia e smania di prevalere , tutte queste ed altre passioni e virtù dell ’ uomo civile non son certo le bagattelle della vita , anzi assai più spesso possono parere come la sostanza e il nerbo di questa . Si sa che la chiesa non è riuscita , il più delle volte , a suggestionare gli animi cristiani ad umiltà , se non facendo di questa nuovo titolo a novello e rincalzato orgoglio . E via ... cotesto materialismo storico esige , da chi voglia consapevolmente e schiettamente professarlo , una certa curiosa maniera di umiltà : che , cioè dire , nell ' atto che ci sentiamo legati al corso delle cose umane , e di questo studiamo le complicate linee e le tortuose pieghe , ci tocchi pur di essere insiememente e medesimamente , non già rassegnati ed acquiescenti , ma anzi operosi di conscia e ragionevole opera . Ma ... venire al punto da confessare a noi stessi , che il nostro proprio io individuo , al quale ci sentiamo così strettamente legati da un ovvia e casalinga consuetudine , senza esser proprio una mera evanescenza , un nonnulla , come parve agl ' invasati teosofi , per grande che esso si sia , o ci paia , è assai piccola cosa nel complicato ingranaggio dei meccanismi sociali : - ma doversi adattare alla persuasione , che i propositi o i conati subiettivi di ciascun di noi dànno quasi sempre di cozzo nelle resistenze dell ' intricato intreccio della vita , cosicché , o non lascian traccia di sé , o ne lasciano una affatto difforme dal primitivo intento , perché alterata e trasformata dalle condizioni concomitanti : - ma dover convenire di questo enunciato , che noi siamo come vissuti dalla storia , e che il nostro contributo personale a questa , per quanto indispensabile , è sempre un dato minuscolo nell ' incrocio delle forze , che si combinano , completano ed elidono a vicenda : - ma tutte queste vedute sono una vera e propria seccatura , per tutti quelli che han bisogno di confinare l ' universo intero nei termini della loro individua visuale ! Dunque si serbi alla storia il privilegio degli eroi , perché ai nani non sia tolta la fiducia di potersi mettere a cavallo delle proprie spalle per farsi vedere ; anche quando essi , secondo il detto di Jean Paul , non sian degni di arrivare all ' altezza delle proprie ginocchia ! E , di fatti , non si va a scuola da secoli , per sentirsi a dire , che Giulio Cesare fondò l ' impero , e Carlo Magno lo rifece ; che Socrate quasi quasi inventò la logica ; e Dante , cosi a un di presso , creò la letteratura italiana ? Gli è da assai poco tempo , che alla immaginazione mitologica degli autori della storia s ' è andata sostituendo , e fino ad ora in modi non sempre precisi , la nozione prosaica del processo storico - sociale . La Rivoluzione Francese non l ' han voluta e fatta , secondo le varie versioni della inventiva letteraria , i varii santi della leggenda liberalesca ; e santi di destra , e santi di sinistra , santi girondini e santi giacobini ? Tanto è , che il signor Taine - del quale non ho mai capito come , con la poca rassegnazione che mostra alla cruda necessità dei fatti , si dica che ei fosse un positivista - ha potuto spendere una parte non piccola del suo poderoso ingegno a dimostrate , come chi scrivesse l ' errata - corrige della storia , che tutta quella bagarre potea anche non accadere . Per buona fortuna loro , la più parte di cotesti vostri santi paesani si onorarono e si coronarono a vicenda , e a tempo debito , del dovuto martirio ; ond ' è che le regole della classicità tragica rimasero per essi gloriosamente intatte : - se no , chi sa quanti imitatori di Saint - Just ( uomo sommo per davvero ) non sarebbero finiti fra i manutengoli del turpe Fouché , e quanti complici di Danton ( un grande uomo di stato mancato ) non avrebbero contesa al Cambacérès la cancelleresca livrea , quando altri molti non si fossero contentati di disputare all ' avventuroso Drouet , e a quel bieco commediante del Tallien , i modesti galloni del sottoprefetto . Insomma , affannarsi ad occupare i primi posti è cosa di rito e di prammatica per tutti quelli , che , avendo imparato la storia di vecchio stile , s ' accordano ancora con quel retore di Cicerone nel proclamarla maestra della vita . E a ciò fare bisogna moraliser le socialisme . La morale non ha forse insegnato per secoli , che bisogna rendere a ciascuno secondo il merito suo ? Un tantino di paradiso non volete serbarcelo ? - mi pare di sentire a dire ; - e se anche s ' ha da rinunciare al paradiso dei credenti e dei teologi , non ci si ha da serbare un po ' di pagana apoteosi in questo mondo ? Non barattiamo , dunque , tutta la morale degli onesti compensi : - almeno una buona poltrona , od un palco di prima fila , nel teatro delle vanità ! Ed ecco perché le rivoluzioni , per tante altre ragioni necessarie ed inevitabili , anche per questo rispetto sono utili e desiderabili : perché , a guisa di grossa scopa , spazzano dal terreno i primi occupanti , o per lo meno rendono l ' aere più respirabile , come accade dei temporali per cresciuto ozono . Non dite voi forse , e assai giustamente , che tutta la questione pratica del socialismo ( e per pratica intendete , senza alcun dubbio , quella che piglia lume dai dati intellettuali di una coscienza rischiarata dal sapere teoretico ) si riduce e compendia in questi tre punti : a ) il proletariato ha esso di già raggiunta la coscienza chiara della sua esistenza come classe indivisibile ? b ) ha esso tanta forza da poter entrare in lotta con le altre classi ? c ) è esso in grado di rovesciare , insieme con la organizzazione capitalistica , tutto il sistema della ideologia tradizionale ? E sta benissimo ! Ora il proletariato che arrivi a conoscere perspicuamente ciò che esso può , ossia che s ' avvii a saper volere ciò che può : - quel proletariato , insomma , che si metta in carreggiata per riuscire a risolvere ( qui uso il gergo un po ' sciatto dei pubblicisti ) la così detta questione sociale , quel proletariato dovrà proporsi di eliminare , fra le altre forme di sfruttamento del prossimo , eziandio questa della vanagloria e della presunzione , e della singolare concorrenza che c ' è tra coloro , che s ' inscrivono da sé sul libro d ' oro dei benemeriti della umanità . Anche quel libro va messo in falò , con tanti altri che han titolo di libri del debito pubblico . Ma per ora sarebbe opera vana il provarsi a fare intendere , a tanti e tanti di costoro , questo principio schietto di etica comunistica : che , cioè , la gratitudine e l ' ammirazione conviene aspettarsele come doni spontanei dal prossimo nostro ; - né molti di costoro si tratterrebbero dal mettere le mani avanti , per sentirsi a ripetere , in nome di Baruch Spinoza , che la virtù è premio a se stessa . En attendant , dunque , che in una società migliore della nostra non rimangano altri oggetti all ' ammirazione degli uomini , se non quelli degnissimi - che so dire ? - , per es . , le linee del Partenone , i quadri di Raffaello , i versi di Dante e di Goethe , e quanto di utile , di certo , di definitivamente acquisito presenti la scienza , non ci è dato per ora d ' impedire a quanti abbiano fiato da spendere , e carta stampata da mettere in circolazione , di pavoneggiarsi in nome di tante e tante belle cose - umanità , giustizia sociale e simili - e anche in nome del socialismo , come accade specie a quelli che s ' inscrivono da concorrenti a l ' ordre pour le mérite e alla legion d ’ onore , della futura , ma non molto prossima , rivoluzione proletaria . Figurarsi se costoro non dovessero subodorare nel materialismo storico la satira di tutte le loro vuote arroganze e futili ambizioni , e non avessero da avere in uggia questa nuova specie di panteismo , dal quale , con licenza parlando , è sparito - appunto perché esso è ultraprosaico - perfino il riverito nome di dio . Una grave circostanza è qui da aggiungere . In tutte le parti dell ' Europa civile gl ' ingegni - veri o falsi che si siano - han molti e molti modi di occuparsi nei servizii dello stato , e in tutto ciò che di proficuo e di onorifico può loro offrire la borghesia ; la quale , per dir vero , non è tanto prossima a tirar le cuoia , come si dànno ad intendere alcuni allegri facitori di strampalate profezie . Non è dunque da meravigliare che Engels ( pag . IV della prefazione al III vol . del Capitale - notate bene - in data del 4 ottobre 1894 ) scrivesse così : “ Come nel secolo XVI , così nel nostro tempo tanto agitato , non vi ha nel campo degl ' interessi pubblici dei puri teorici se non dal lato della reazione ” . Queste parole , per quanto chiare altrettanto gravi , basterebbero da sole a turar la bocca a quelli che vanno sbraitando , esser già tutta l ' intelligenza passata dalla parte nostra , e che la borghesia abbassi oramai le armi . Il vero è precisamente il contrario : nelle nostre file c ' è da per tutto scarsezza di forze intellettuali , per quanto gli operai genuini , per ispiegabile sospetto , spesso strepitino qua e là contro i parleurs e lettrés del partito . Non c ' è dunque da inarcar le ciglia , se il materialismo storico sia così poco progredito dalle prime e generali enunciazioni . E volendo pur passar sopra a quelli che ne han fatto argomento di semplici ripetizioni o di travestimenti , che qualche volta rasentano il burlesco , ci tocca di confessare , che nella somma di tutto ciò che se n ' è scritto di serio , di congruo e di corretto , non c ’ è ancora l ' insieme di una dottrina uscita già dallo stadio della prima formazione . Non è chi oserebbe fra noi di far confronti col darwinismo , che in poco men di quarant ' anni ha avuto tale e tanto sviluppo intensivo ed estensivo , che oramai , per la copia dei materiali , per la molteplicità dei riattacchi ad altri studii , per le varie correzioni metodiche e per la interminabile critica sortavi dentro e dattorno , quella dottrina ha giù una storia gigantesca . Tutti quelli che son fuori del socialismo ebbero ed hanno interesse a combattere , a svisare o per lo meno ad ignorare questa nuova dottrina ; e ai socialisti , e per le ragioni dette e per altre molte , non è stato dato di spenderci attorno il tempo , le cure e gli studii che occorrono , perché un indirizzo mentale acquisti ampiezza di sviluppi e maturità di scuola , come accade delle discipline , che protette , o per lo meno non combattute dal mondo ufficiale , crescono e prosperano per la cooperazione assidua di molti collaboratori . La diagnosi del male non è una mezza consolazione ? Non usano forse così ora con gli ammalati i medici , dacché divennero , come sono difatti al presente , più ispirati nella pratica terapeutica al sentimento scientifico dei problemi della vita ? Al postutto , dei varii effetti che il materialismo storico può produrre , alcuni soltanto si prestano a raggiungere un grado notevole di popolarità . Di certo , con l ' aiuto di tale nuova orientazione dottrinale , si riuscirà a scrivere dei libri di storia meno inconcludenti di quelli che di solito scrivono i letterati addestrati a cotesta arte coi soli mezzi della filologia e della erudizione . E , passando sopra alla consapevolezza che i socialisti d ' azione possono ritrarre dall ' analisi accurata del terreno su cui lavorano , non c ' è dubbio che il materialismo storico , o per diretto o per indiretto , ha già esercitato su molte menti un grande influsso , e ne eserciterà col tempo uno ancor maggiore , per quanto si attiene agli studii veri e proprii di storia economica , e a quelli di interpretazione prammatica dei moventi e delle ragioni intime , e per ciò più remote , di una determinata politica . Ma tutta la dottrina nel suo intimo , o nel suo insieme , tutta la dottrina , intendo dire , insomma , come filosofia - e adopero questa parola con molta apprensione di poter esser frainteso , ma non ne saprei trovare di altra , e , se scrivessi in tedesco , direi più volentieri Lebens - und Weltanschauung , ossia concezione generale della vita e del mondo - non mi pare che possa entrare tra gli articoli della coltura popolare . Oltre che ad apprendere cotesta filosofia occorre un discreto sforzo di menti già addestrate alle difficoltà e alla combinatoria del pensiero ; il maneggiarla , poi , può esporre gl ' ingegni troppo facili e troppo correnti alle comode conclusioni a spropositare di santa ragione ; e noi non vorremmo renderci , né promotori , né complici di tal nuova ciarlataneria letteraria . II . Roma , 24 aprile ‘97 Ed ora permettetemi di passare alla considerazione di certe cose prosaicamente piccole , ma che , come assai spesso accade delle cose piccole nelle faccende grosse del mondo , hanno assai peso nel fatto nostro . Gli scritti di Marx e di Engels - tanto per tornare a loro , che sono principalmente in causa - furon essi mai letti per intero da nessuno , il quale si trovasse fuori della schiera dei prossimi amici ed adepti , e quindi , dei seguaci e degl ' interpreti diretti degli autori stessi ? Furono mai quegli scritti fatti tutti oggetto di commento e di illustrazione , da gente che si trovasse fuori del campo , che s ' è formato intorno alla tradizione della deutsche Socialdemokratie ; nella quale impresa di lavoro applicativo ed esplicativo ha per anni primeggiato soprattutto la “ Neue Zeit ” , magazzino indispensabile delle dottrine del partito ? Intorno a quegli scritti , in brevi parole , non si è formato , fuori che in Germania , ed anche ivi assai parzialmente , e qualche volta con modi non pienamente critici , ciò che i neologisti chiamano ambiente letterario . E poi la rarità di molti di quegli scritti , e anzi la irreperibilità di alcuni di essi ! C ' è molta gente al mondo , che abbia la pazienza di mettersi per degli anni , come toccò a me , alla ricerca di un esemplare della Misère de la philosophie , che fu solo assai di recente ristampata a Parigi , o di quel singolare libro che è la Heilige Familie ; e che sia disposta a durar più fatica per avere a disposizione un esemplare della “ Neue Rheinische Zeitung ” , di quella non tocchi , in condizioni ordinarie , a qualunque filologo o storico presentemente per leggere e studiare tutti i documenti dell ' antico Egitto ? A me che pure ho una certa pratica alquanto notevole dei libri e del modo di ricercarli , non è toccata mai briga più fastidiosa di cotesta . Il leggere tutti gli scritti dei fondatori del socialismo scientifico è parso fino ad ora come un privilegio da iniziati ! ( ) . Che maraviglia , dunque , se fuori della Germania , e quindi anche in Francia , e anzi in Francia segnatamente , molti e molti scrittori , e specie fra i pubblicisti , abbiano avuto la tentazione di ritrarre , o da critiche di avversarii , o da citazioni incidentali , o da frettolose illazioni ricavate da brani speciali , o da vaghi ricordi , gli elementi per foggiarsi un marxismo di loro invenzione e maniera ? Tanto più , poi , che , col sorgere in Francia ed in Italia di partiti socialistici , che dal più al meno sono in voce di rappresentare una esplicazione del marxismo , il che pare a me invero designazione inesatta , ai letterati d ' ogni maniera si offerse la comoda opportunità di credere o di far credere , che in ogni discorso di propagandista o di deputato , in ogni enunciato di programma , in ogni articolo di giornale , in ogni atto di partito , ci fosse come l ' autentica e ortodossa rivelazione della nuova dottrina , esplicantesi nella nuova chiesa . Alla Camera Francese non si fu due anni fa quasi quasi sul punto di discutere della dottrina del valore di Marx ... come se fossimo a Bisanzio ? E che dirvi di tanti professori italiani , che han citato e discusso per anni libri ed opuscoli , che notoriamente non eran mai giunti in questi nostri paraggi ; e specie dappoi che il signor Giorgio Adler ( ) scrisse quei suoi due libri alquanto superficiali quanto inconcludenti , nei quali però egli offerse ai ricercatori di comoda erudizione e ai facitori di plagio i facili tesori della bibliografia e delle copiose citazioni : perché , a dir vero , quel signor Adler ha molto letto come ha molto peccato . Il materialismo storico , che poi in un certo senso è tutto il marxismo , prima che entrasse nell ' ambiente critico letterario degli atti a svolgerlo e continuarlo , è passato qui , fra noi popoli di lingue neolatine , attraverso ad una infinità di equivoci , di malintesi , di alterazioni grottesche , di strani travestimenti e di gratuite invenzioni : tutte cose coteste , che nessuno vorrà mettere a carico della storia del socialismo , ma che , in tutti i modi non poteano non tornare d ' impaccio ai volenterosi di farsi una coltura socialistica , specie se son persone che escano dalle file degli studiosi di professione . Voi sapete la fantastica storiella del biondo Marx inauguratore della Internazionale a Napoli nel 1867 , che fu raccontata dal Croce nel “ Devenir Social ” . Io di quelle storielle potrei narrarvene parecchie . Che dirvi dello studente corso anni fa a casa mia a vedere , una volta almeno de visu , la famigerata Misère de la philosophie ! Rimase sbalordito : “ dunque - diceva - è un libro serio di economia politica ? ” – “ E oltre che serio - soggiunsi io - di dicitura difficile , e in molti punti oscuro ” . Non si poteva capacitare . “ Vi aspettavate - gli dissi - un poema su gli eroi della soffitta , o un romanzo come quello del giovane povero ? ” Per fino quel bisbetico titolo di Heilige Familie ( Sacra Famiglia ) ha dato ad alcuni occasione di stranamente almanaccare . Singolare ventura di quella coterie di posthegeliani - tra i quali , del resto , era un uomo notevole e di valore , Bruno Bauer - che le sia toccato di passare ai posteri nel curioso persiflage che ne fecero i due giovani scrittori ! E dire che quel libro - che alla più parte dei lettori francesi apparirebbe duro , intricato ed incondito - non è veramente notevole , se non perché ci mostra come Marx ed Engels , liberi già dallo scolasticismo hegeliano , si andassero districando dall ' umanitarismo del Feuerbach , e , mentre s ' avviavano a quella che fu poi la dottrina loro , fossero ancora in certo tal quale modo intinti di quel socialismo vero , che più tardi essi stessi volsero in satira nel Manifesto . Ma a canto a queste storielle , tutte da ridere , qui in Italia se n ' è svolta una , che veramente non fa ridere : e intendo dire del caso Loria . Proprio in questi ultimi anni , nei quali , tra difficoltà grandissime , s ' è andato formando da noi un partito socialistico , che nei programmi e negl ' intenti , e , per quanto la condizione del paese lo consente , alla men trista anche nelle opere , risponde alle tendenze del socialismo internazionale , proprio in questi ultimi anni venne in capo a parecchi , o studenti , o quasi ex - studenti , di fare del signor Loria , ora l ' autentico autore delle dottrine del socialismo scientifico , ora l ' inventore della interpretazione economica della storia , ora tante e tante altre cose diverse , contrarie e contraddittorie : di modo che il Loria , a sua insaputa e senza merito o colpa sua , è passato a un tempo stesso ora per Marx , ora per anti - Marx , ora per vice - , per sopra - , o per sotto - Marx . Anche cotesto equivoco è oramai trapassato : e sia pace alla memoria sua . Da che i Problemi Sociali del signor Loria furono tradotti in francese , parrà strano a molti dei vostri compaesani , che quello scrittore sia potuto passare , non che per socialista in genere , la quale opinione può parere in fin delle fini atto o segno d ' ingenuità , ma anzi per un continuatore e correttore di Marx ; il che è veramente sproposito da far rizzare i capelli . Dunque , per tali aneddoti d ' intuitiva esemplarità , consolatevi per ciò che riguarda la Francia ; perché , non solo è vero , che intra Iliacos muros peccatur et extra , ma perché , in fin delle fini , nessuno che non appartenga alla categoria di quei folli , che sono i genii incompresi , può non convenire di questo principio : che non si arriva mai tardi al mondo per fare il dover suo . E anzi qui , in questo caso , si arriva tanto poco tardi , che , come Engels mi scriveva poche settimane prima di morire : noi siamo al primo cominciamento ancora ! E tanto , perché in questo primo cominciamento sia dato agli studiosi di occuparsi della dottrina in questione con piena cognizion di causa , col minimo d ' incomodo e col preciso possesso delle prime fonti , pare a me , che sarebbe dovere del partito tedesco di procurare una edizione completa e critica di tutti gli scritti di Marx e di Engels ; una edizione , voglio dire , che sia corredata , caso per caso , di prefazioni dichiarative , di indici di riferimento , di note e di rimandi . Sarebbe già un ' opera meritoria il togliere agli antiquarii di libri il modo di esercitare una indecente speculazione - ne so io qualcosa - su le rarissime copie degli scritti più antichi . Agli scritti già apparsi in forma di libri o di opuscoli converrebbe aggiungere gli articoli di giornali , i manifesti , le circolari , i programmi , e tutte quelle lettere , che , per essere di pubblico e di generale interesse , per quanto dirette a privati , hanno importanza politica o scientifica ( ) . A tale impresa non possono mettersi se non i socialisti di lingua tedesca . Non già che Marx ed Engels appartengano alla Germania soltanto , nel senso patriottico e sciovinistico , che ha per molti la parola di nazionalità . La forma dei loro cervelli , l ' andamento delle loro produzioni , l ' assetto logico dei loro modi di vedere , il loro senso scientifico e la loro filosofia , furono il portato ed il resultato della coltura tedesca : ma la sostanza di ciò che essi han pensato ed esposto è tutta nelle condizioni sociali , che s ' eran svolte fino agli anni più che maturi di loro vita per la massima parte fuori della Germania e segnatamente in quelle della grande rivoluzione economico - politica , che dalla seconda metà del secolo XVIII ebbe base e svolgimento soprattutto in Inghilterra ed in Francia . Essi furono , per ogni rispetto , spiriti internazionali . Ma , nulladimeno , solo fra i socialisti di lingua tedesca si trova , a cominciare dalla Lega dei Comunisti fino al programma di Erfurt e fino agli ultimi articoli del cauto , e ponderato Kautsky , quella continuità e persistenza di tradizione , e quel sussidio di costante esperienza che occorrono , perché l ' edizione critica trovi nelle cose stesse e nella memoria degli uomini i dati occorrenti a farla piena e viva . Né si tratta di scegliere . Tutta la operosità scientifica e politica , tutta la produzione letteraria , sia pur essa occasionale , dei due fondatori del socialismo critico , deve esser messa alla portata dei lettori . Non si tratta già di compilare un Corpus juris , né di redigere un Testamentum juxta canonem receptum ; ma di mettere insieme una elaborata raccolta di scritti , perché essi parlino direttamente a chiunque abbia voglia di leggerli . Solo così gli studiosi di altri paesi potranno avere a loro disposizione tutte le fonti , che altrimenti apprese , per via di incerte riproduzioni o di vaghi ricordi , han dato luogo a questo strano fenomeno , che non c ' era fino a poco tempo fa quasi scritto alcun di lingua non tedesca sul marxismo , che procedesse da una critica documentata ; specie se tali scritti uscivano dalla penna degli scrittori di altri partiti rivoluzionarii , o di altre scuole socialistiche . Il caso tipico è quello degli scrittori anarchisti , pei quali , specie in Francia ed in Italia , l ' autore del marxismo pare il più delle volte non sia esistito se non per essere lo staffilatore di Proudhon e l ' avversario di Bakunin , quando non divenga il semplice caposcuola di quella che agli occhi loro è la massima delle reità , ossia il rappresentante tipico del socialismo politico , e quindi - o infamia ! - anche parlamentare . Tutti cotesti scritti hanno un fondo comune ; e questo è il materialismo storico , inteso nel triplice aspetto , di tendenza filosofica nella veduta generale della vita e del mondo , di critica dell ' economia , che ha modi di procedimento riducibili in leggi solo perché rappresenta una determinata fase storica , e di interpretazione della politica , e soprattutto di quella che occorre e giova alla direzione del momento operaio verso il socialismo . Questi tre aspetti , che qui enumero astrattamente , come accade sempre per comodo di analisi , faceano uno nella mente degli autori stessi . Perciò quegli scritti , che , tranne il caso dell ' Antidühring di Engels e del primo volume del Capitale , non parranno mai ai letterati di tradizione classica come condotti secondo i canoni dell ' arte di faire le livre , sono in verità delle monografie , e nella più parte dei casi dei lavori d ' occasione . Ossia , sono i frammenti di una scienza e di una politica che è in continuo divenire ; e che altri - e non dico che ciò sia l ' affare del primo venuto - deve e può continuare . Per intenderli , dunque , a pieno , bisogna ricollegarli biograficamente ; e in tale biografia è come la traccia e l ' orma , e a volte l ' indice e il riflesso della genesi del socialismo moderno . Chi cotesta genesi non è in grado di seguire , cercherà in quei frammenti ciò che non c ' è , e non ci ha da essere : per es . , delle risposte a tutti i quesiti che la scienza storica e la scienza sociale possano mai offrire nella loro vastità e varietà empirica , o una soluzione sommaria dei problemi pratici d ' ogni tempo e d ' ogni luogo . A proposito ora , per es . , della questione d ' Oriente , nel discutere la quale alcuni socialisti offrono lo spettacolo singolare di una lotta fra l ' idiotismo e l ' avventataggine , si sente d ' ogni parte fare appello al marxismo ! ( ) . Difatti i dottrinarii e i presuntuosi d ' ogni genere , che han bisogno degl ' idoli della mente , i facitori di sistemi classici buoni per l ' eternità , i compilatori di manuali e di enciclopedie , cercheranno per torto e per rovescio nel marxismo ciò che esso non ha mai inteso di offrire a nessuno . Costoro intendono il pensato ed il saputo come cose che esistano materiatamente ; ma non intendono il pensare ed il sapere come operosità che siano in fieri . Costoro son metafisici , secondo il senso che Engels attribuisce a cotesta parola , e che , veramente , non è il solo che quella parola abbia o possa avere : secondo il senso , in somma , che Engels le attribuisce per via d ' una insistente amplificazione della caratteristica che Hegel applicava agli ontologisti come Wolf e simiglianti . Ma che forse Marx , nello scrivere da pubblicista insuperato , nel periodo di tempo dal 1848-60 , i suoi saggi di storia contemporanea e i suoi memorabili articoli di giornale , ebbe mai la pretesa di atteggiarsi a compiuto istoriografo ; la qual cosa non gli sarebbe forse riuscito d ' esser mai , non essendo questa la vocazione e l ' attitudine sua ? O che forse Engels , nello scrivere l ' Antidüring , che fino all ' ora presente è il più compiuto libro di socialismo critico , il quale reca a un di presso tutta quella filosofia che occorre alla intelligenza del socialismo stesso , s ' è mai sognato di descriver fondo , nel giro di così breve e squisitissimo lavoro , all ' universo scibile , e di segnare in perpetuo i termini della metafisica , della psicologia , dell ' etica , della logica e come altro si chiamino , o per ragioni intrinseche di obiettiva partizione , o per ripiego e comodo e vanità dei professanti l ' insegnamento , le sezioni dell ' enciclopedia ? O che è forse il Capitale una di quelle tante enciclopedie di tutto lo scibile economico , delle quali ora precisamente i professori , specie se tedeschi , van riempiendo il mercato ? Quell ' opera , per quanto vasta di tre volumi in quattro non piccoli tomi , può parere , a confronto di tali enciclopediche compilazioni , come rassomigliante ad una colossale monografia . Il suo soggetto principalissimo è la origine ed il processo del sopravvalore ( nell ' orbita , s ' intende , della produzione capitalistica ) , poi , dopo combinata la produzione con la circolazione del capitale , la spartizione del sopravvalore stesso . Sta come presupposto del tutto la teoria del valore , portata a compimento su la elaborazione che ne avea fatta la scienza economica per un secolo e mezzo : teoria che non rappresenta mai un factum empirico tratto dalla volgare induzione , né esprime una semplice posizione logica , come qualcuno ha almanaccato , ma è la premessa tipica , senza della quale tutto il resto non è pensabile . Le premesse di fatto , ossia il capitale preindustriale e la genesi sociale del salariato , sono i capisaldi della spiegazione storica dell ' iniziarsi del capitalismo attuale : - il meccanismo della circolazione , con le sue leggi secondarie e laterali , e da ultimo i fenomeni della distribuzione , guardati nei loro aspetti antitetici e di relativa indipendenza , formano il tramite e le illazioni , attraverso il quale e per le quali , si arriva ai fatti di configurazione concreta , come ce li porge il movimento apparente della vita di tutti i giorni . Il modo di rappresentazione dei fatti e dei processi è generalmente tipico , perché si suppongon sempre come già tutte esistenti in atto le condizioni della produzione capitalistica : ond ' è , che le altre forme di produzione vengono illustrate , o solo in quanto furono superate di già , e per il modo come furono superate , o in quanto , come residuo , tornan di limite e d ' impedimento alla forma capitalistica . Di qui il frequente passare attraverso alle illustrazioni di mera storia descrittiva per poi tornare , dalla dichiarazione delle premesse di fatto , alla esplicazione genetica del modo come quelle premesse , data la loro concorrenza e concomitanza , debbano funzionare tipicamente , formando esse la struttura morfologica della società capitalistica . Da ciò dipende , che quel libro , che non è mai dommatico , appunto perché critico , ed è critico , non nel senso subiettivo della parola , ma perché ritrae la critica dal moto antitetico e quindi contraddittorio delle cose stesse , anche nei punti nei quali arriva alla descrittiva storica non si perde nello storicismo volgare , il cui segreto è questo : rinunziare alla ricerca delle leggi del variare , e alle varietà semplicemente enumerate e descritte appiccicare l ' etichetta di processo storico , di sviluppo o di evoluzione . Il filo conduttore di questa genesi è il procedimento dialettico ; ed è questo il punto scabroso , che mette in tristissima condizione tutti i lettori del Capitale , che nel leggerlo vi portino dentro gli abiti intellettuali degli empiristi , dei metafisici , e dei padri definitori di entità concepite in aeternum . La fastidiosa questione che si è fatta da molti sulle contraddizioni , che , secondo loro ( ) , correrebbero fra il III e il I volume del Capitale ( qui intendo di parlare dello spirito della disputa e non delle particolari osservazioni perché , di fatti , il III volume è tutt ' altro che un lavoro compiuto , e può offrire materia di critica anche a chi professi in genere gli stessi principii ) , si vede come alla più parte di questi critici manchi la nozione esatta del procedimento dialettico . Le contraddizioni che essi notano non sono le contraddizioni del libro col libro stesso , non sono le infedeltà dell ' autore alle sue premesse e promesse : ma sono le stesse condizioni antitetiche della produzione capitalistica , che , enunciate in formule , si presentano allo spirito pensante come contraddizioni . Rata media di profitto in ragione della quantità assoluta del capitale impiegato , e , cioè , indipendentemente dalla varia composizione sua , ossia dalla proporzione fra capitale costante e capitale variabile ; - prezzi che si costituiscono sul mercato per via di medie , che oscillano con assai difforme oscillazione intorno al valore , e da questo si dilungano ; - interesse puro e semplice del danaro posseduto come tale , e abbandonato a prestito all ' industria degli altri ; - rendita della terra , cioè di ciò che non fu mai prodotto di alcun lavoro ; - queste ed altre smentite alla così detta legge del valore ( - gli è proprio quel termine di legge che imbroglia i cervelli di molti ! - ) son le antitesi stesse del sistema capitalistico . Queste antitesi , ossia l ' irrazionale , che , malgrado che paia irrazionale , esiste - a cominciare dal primissimo irrazionale , che cioè il lavoro del lavoratore salariato renda a chi lo piglia a mercede un prodotto superiore al costo ( salario ) - questo vasto sistema delle contraddizioni economiche ( per tale espressione sia reso onore a Proudhon ! ) è ciò che ai socialisti sentimentali , ai socialisti semplicemente ragionatori , e poi via via ai declamatori radicali , apparisce come l ' insieme delle ingiustizie sociali : - di quelle ingiustizie , che la onesta gente fra i riformatori vorrebbe eliminare con degli onesti ragionamenti di legge ! Chi confronti ora , alla distanza di cinquanta anni , la trattazione di coteste antinomie concrete nel III volume del Capitale con la Misère de la philosophie , è bene in grado di riconoscere in che consista il filo dialettico della trattazione . Le antinomie , che Proudhon volea astrattamente risolvere ( e per tale errore egli ha un posto nella storia ) come ciò che la ragion ragionante condanna in nome della giustizia , sono in fatti le condizioni della struttura stessa , in guisa che la contraddizione è nella stessa ragion d ' essere del processo . L ' irrazionale considerato come un momento del processo stesso , mentre ci libera dal semplicismo della ragione astratta , ci mostra , al tempo medesimo , la presenza della negatività rivoluzionaria nello stesso grembo della forma storica relativamente necessaria . Comunque sia di cotesta assai grave ed intricatissima questione di concezione processuale , che io non oserei di trattare a fondo come l ' incidente di una lettera , sta il fatto , che non è dato ad alcuno di distrarre le premesse , gli andamenti metodici , le illazioni e le conclusioni di quell ' opera , dalla materia in cui si svolge e dalle condizioni di fatto cui si riferisce , per ridurne la dottrina in una specie di volgata o di precettistica per la interpretazione della storia di qualunque tempo e luogo . Né si può dar frase più scipita e ridicola di quella che proclama il Capitale la Bibbia del socialismo . Già , la Bibbia , che è un insieme di libri religiosi e di trattazioni teologiche , l ' hanno fatta i secoli ! E ci fosse pure la Bibbia , col solo socialismo i socialisti non diverrebbero onniscienti ! Il marxismo - giacché questo nome è oramai adottabile come simbolo e compendio di un molteplice indirizzo e di una complessa dottrina - non è e non rimarrà tutto rinchiuso negli scritti di Marx e di Engels . Ci vorrà , anzi , molto , prima che esso divenga la dottrina piena e completa di tutte le fasi storiche già ridotte alle rispettive forme della produzione economica , e regola al tempo istesso della politica . A ciò fare occorre , o studio accuratamente nuovo di fonti , per chi voglia ingegnarsi a studiare il passato secondo l ' angolo visuale della nuova veduta storico - genetica , o speciali attitudini di orientazione politica in chi voglia praticamente operare al presente . Come quella dottrina è in sé la critica , così non può essere continuata , applicata e corretta , se non criticamente . Come si tratta di appurare e di approfondire determinati processi , così non c ' è catechismi che tenga , non c ' è generalizzazioni schematiche che valgano . Ne ho fatto la prova io quest ' anno . Mi proposi di trattare all ' Università della condizione economica dell ' Italia superiore e media in su la fine del XIII , e in sul cominciamento del XIV secolo , col principale intento di spiegare l ' origine del proletariato di campagna e di città , per trovar poscia una qualche prammatica spiegazione al sorgere di certe agitazioni comunistiche , e per dichiarare da ultimo le vicende assai oscure della eroica vita di Fra Dolcino . Fu certo intento mio d ' essere e rimanere marxista ; ma non posso non prendere sotto la mia responsabilità personale le cose che dissi a mio rischio e pericolo , perché le fonti su le quali mi toccava di lavorare son quelle che maneggiano tutti gli altri storici , d ' ogni altra scuola o indirizzo , e a Marx non aveva niente da chiedere , poiché lui non aveva niente da offrirmi nella fattispecie . Mi par quasi di aver risposto sufficientemente - sebbene per altri rispetti mi tocchi di continuare - alla domanda principale che ricorre non solo nella vostra Prefazione , alla quale io specialmente mi riferisco , ma in parecchi dei vostri scritti inseriti nel “ Devenir Social ” . La vostra domanda s ' aggira sempre su questo punto : per quali ragioni il materialismo storico ebbe fino ad ora così poca diffusione e così scarso sviluppo ? Con riserva delle cose che dirò in seguito - guardate che bella minaccia di ulteriore seccatura io vi faccio - voi non dovreste trovar fatica a rispondere ad un ' altra domanda , che vi siete fatta , specie nello scrivere ceste recensioni , e che suona a un di presso così - almeno in tali termini la tradurrei io - : come va che in tale imperfetta cognizione ed elaborazione del marxismo , tanti si sono affannati a completarlo , ora con Spencer , ora col positivismo in genere , ora con Darwin , ora con ogni altro ben di dio , dando segno di volere , chi sa mai , o italianizzare , o infranciosare , o russificare il materialismo storico ; mostrando , vale a dire , di dimenticare due cose , che questa dottrina reca in se stessa le condizioni e i modi della sua propria filosofia , ed è , cosi nella origine come nella sostanza , intimamente internazionale ? Ma anche per questo riguardo mi tocca di continuare . III . Roma , 10 maggio '97 Se i due autori del socialismo scientifico ( - adopero cotesta espressione non senza tema , che il mal uso che se ne va facendo possa averla resa in certo qual modo presso che risibile specie quando è usata a significare un certo che di scienza universale - ) fossero stati , non dirò santi di vecchia leggenda , ma per lo meno facitori di progetti e di sistemi , che per la forma classica dai precisi contorni si prestassero alla facile ammirazione ! Nossignore : essi furono critici e polemisti , non solo nello scrivere , ma perfino nell ' atto d ' operare , e non esibirono mai le proprie persone loro e le proprie idee ad esemplare od a modello : dichiararon sì le cose stesse , ossia i procedimenti storico - sociali , in senso rivoluzionario , ma con animo di chi non misuri i grandi rivolgimenti storici alla stregua della personale e fantastica impulsività . Inde le irae di molti ! Fossero stati per lo meno di quei professori umanissimi , che scendono di tanto in tanto dal piedistallo , per onorare di loro consigli il misero e meschino popolo , atteggiati , or d ' un modo or d ' un altro , a protettori e mecenati della question sociale ! Tutt ' all ' incontrario : - identificando se stessi con la causa del proletariato , essi furono tutt ' una cosa sola con la coscienza e con la scienza della rivoluzione proletaria . Rivoluzionarii per ogni rispetto compiuti ( ma non passionati e passionali ) , pur nondimeno non suggerirono mai , né piani combinatorii , né artificii politici , mentre del resto spiegavano teoreticamente e aiutavano praticamente la nuova politica , che il nuovo movimento operaio indica e precisa come una necessità attuale della storia . In altre parole , e può sembrare quasi incredibile , furon qualcosa di diverso e di più che dei semplici socialisti : e di fatti , molti non più che semplici socialisti , o rivoluzionarii ancor più semplici , li ebbero spesso , non dirò in sospetto , ma di certo in uggia e in avversione . Non ci sarebbe da finirla a volerle enumerar tutte le cagioni , che per lunghi anni ritardarono la discussione obiettiva del marxismo . Voi sapete bene che in Francia il materialismo storico è tutt ' ora trattato da parecchi scrittori , che pur sono nell ' ala sinistra dei partiti rivoluzionarii , non come usa di un portato dello spirito scientifico , sul quale la critica che attinga alla scienza abbia , come ha di fatto , l ' indubitabile diritto di esercitarsi , ma come tesi personale di due scrittori , che , per notevoli o grandi che si fossero , rimangon sempre due fra gli altri capiscuola del socialismo , per es . , due fra i tanti X … ( ) dell ' universo ! Per spiegarmi meglio , dirò , che contro di questa dottrina non si levarono soltanto tutte quelle buone o cattive ragioni , le quali di solito tornan di ostacolo e d ' indugio alle innovazioni del pensiero , proprio fra i dotti di mestiere ; perché assai spesso , anzi , le obiezioni nacquero da uno speciosissimo motivo , che cioè le teorie di Marx e di Engels fossero considerate come opinioni di compagni , e misurate quindi al sentimento di simpatia o di antipatia pratica che quei compagni destavano . Ecco le bizzarre conseguenze della democrazia prematura , che non ci sia dato di sottrarre proprio nulla al controllo degl ' incompetenti , nemmeno la logica ! Ma c ' è dell ' altro . All ' apparizione del primo volume del Capitale nel 1867 , i professori e gli accademici , specie quei di Germania , n ’ ebbero come un grave colpo sul capo . Era quello un tempo di languore per la scienza economica . La scuola storica non avea ancora prodotto in Germania i ponderosi e spesso utili lavori venuti in luce più tardi . In Francia , in Italia , nella Germania stessa , menavano vita rachitica i derivati volgarissimi di quella economia vulgaris , che fra il '40 e il '6o avea già obliterata la coscienza critica dei grandi economisti classici . L ' Inghilterra s ' era acquetata in Stuart Mill ; il quale , sebbene fosse un loico di professione , come accade d ' un noto tipo della nostra commedia , fra il sì e il no rimase sempre , nei punti decisivi , del parer contrario . Nessuno avrebbe pensato a quel tempo a questa neo - economica degli edonisti , sorta ora assai di recente . In Germania , dove , per ragioni evidenti , prima che altrove Marx dovea esser letto , e dove Rodbertus rimaneva quasi ignorato , spadroneggiavano i genii della mediocrità , e sopra tutti gli altri quel famoso emarginatore di note erudite e minute , via via apposte a paragrafi pieni zeppi di definizioni nominali e spesso insensate , che fu il signor Roscher . Il primo volume del Capitale parea proprio fatto a posta per preparare ai cervelli dei professori e degli accademici una triste delusione : essi , i dotti en titre , proprio nel privilegiato paese dei pensatori , dovean tornare a scuola ! O smarriti nei minuti particolari della erudizione , o vogliosi di convertire l ' economia in una scuola di apologetica , o imbarazzati a trovare le plausibili applicazioni di una scienza venuta d ' oltre mare alla vita assai difforme del proprio paese , tutti cotesti professori della terra dei dotti per eccellenza aveano dimenticata l ' arte dell ' analisi e della critica . Il Capitale li costringeva a studiar daccapo ; cioè a rifarsi su gli elementi primi . Perché quel libro , quantunque uscito dalla penna di un comunista estremo e risoluto , non recava tracce in sé di proteste o di progetti subiettivi , ma era l ' analisi spietatamente rigorosa e crudelmente obiettiva del processo della produzione capitalistica . Nel giornalista rivoluzionario del 1848 , nell ' espatriato del 1849 c ' era , dunque , qualcosa di assai più terribile che non la continuazione o il complemento di quel socialismo , che la letteratura borghese di tutto il mondo avea definito sogno da trapassati , e vicenda politica esaurita del tutto , dopo la caduta del Cartismo , e dacché trionfava in Francia il sinistro uomo del Colpo di stato . Bisognava , dunque , ristudiare l ' economia : cioè , questa rientrava in un periodo critico . A onor del vero , i professori di Germania , più tardi , e cioè dal '70 in poi , e con crescendo dall'80 in qua , alla revisione critica dell ' economia ci hanno atteso con la diligenza , con la persistenza , con la buona volontà , con la laboriosità , che i dotti di quel paese rivelan sempre in ogni ramo di studii . Sebbene quello che scrivono non possa esser quasi mai accettato senz ' altro da noi , gli è nondimeno indubitato , che per opera loro fu rimosso nuovamente il terreno dell ' economia , fra quelli che la coltivano da professori e da accademici , e che questa disciplina non può esser più ora mandata a mente come una ovvia pigrorum doctrina . Da ultimo , il nome di Marx è diventato tanto fashionable , da risuonare nelle aule accademiche qual tema prediletto di critica , di polemica e di rimando , e non più di semplice rimpianto e di volgare invettiva . Del ricordo di Marx è tutta inficiata al presente la letteratura sociale della Germania . Ma ciò non potea accadere nel 1867 . Il Capitale venne alla luce proprio in quel tempo , nel quale la Internazionale cominciava a far parlar di sé , e a breve andare apparve terribile , non solo per quello che intrinsecamente essa fu , e per ciò che sarebbe di fatti diventata , senza il grave colpo che le venne dalla guerra franco - prussiana e dal tragico incidente della Comune , ma anche per le focose amplificazioni di alcuni dei suoi componenti , e per le mene stupidamente rivoluzionarie di parecchi che v ' entrarono da intrusi . Non era forse notorio che l ’ Indirizzo inaugurale dell ’ Associazione dei Lavoratori ( del quale Indirizzo non è socialista che non abbia tuttora qualcosa da imparare ) era uscito dalla penna di Marx ; e non s ’ avea forse ragione di attribuire a lui gli atti e le deliberazioni più praticamente e politicamente risolute della Internazionale stessa ? Ora , mentre un rivoluzionario di indubitata lealtà e di singolare acume , quale fu Mazzini , potea permettersi di confondere la Internazionale , cui Marx rivolgeva l ' opera sua , con l ' Alleanza Bakuniniana , che maraviglia c ’ è , se i professori tedeschi s ' indugiassero tanto ad entrare nelle vie di una critica dottrinale con l ' autore del Capitale ? Com ' era possibile di venire così presto a patti di discussione , a tu per tu , con un uomo , che , mentre era , per così dire , impiccato in effigie in tutte le leggi d ' eccezione a uso Favre e consorti , ed era tenuto qual complice morale di tutti gli atti dei rivoluzionarii , compresi gli errori e le stravaganze di costoro , proprio nel medesimo tempo dava alla luce un libro magistrale , qual novello Ricardo , che studii impassibile i procedimenti economici , more geometrico ? Di qui un curioso metodo di polemica , cioè una specie di processo alle intenzioni dell ' autore ; cioè il tentativo di dare a credere , che quella scienza fosse stata , come a dire , escogitata per colorire delle tendenze : insomma , per molti anni , la polemica tendenziosa sostituita all ' analisi obiettiva ( ) . Ma il peggio gli è , che gli effetti di cotesta critica grossolanamente errata si fecero sentire proprio nelle menti dei socialisti , e specie in quelle della gioventù intellettuale , che fra il '70 e l'80 si volse alla causa del proletariato . Molti dei focosi rinnovatori del mondo di quel tempo lì , - e in Germania la cosa è più chiara , perché ha lasciato tracce di sé nelle polemiche del partito , e nella minuta letteratura - si misero su la via di proclamarsi seguaci delle teorie marxiste , pigliando proprio per moneta contante il marxismo più o meno inventato dagli avversarii . Il caso più paradossale di tutta la equivocazione sta in questo : che i correnti alle facili illazioni , come capita anche ora ai novellini , mescolando allora cose vecchie a cose nuove , credessero , che la teoria del valore e del sopravvalore , come si presenta di solito semplicizzata in facili esposizioni , contenga hic et nunc il canone pratico , la forza impulsiva , anzi la morale e la giuridica legittimità di tutte le rivendicazioni proletarie . Non è forse una grande ingiustizia , che milioni e milioni di uomini sian privati del frutto del loro lavoro ? L ' enunciato è tanto semplice e tanto pietoso , che tutte le nuove bastiglie dovranno cadere d ' un tratto innanzi alle nuove trombe di Gerico , scientificamente intonate ! Concorrevano in cotesta così spiccia semplificazione molti degli errori teorici di Lassalle ; così quelli che gli furon proprii per relativa inscienza ( - la legge ferrea del salario ! ossia una mezza verità relativa che diventa un totale errore , per manco di circostanziata specificazione - ) , come quelli che possono dirsi , nel caso suo , espedienti da agitatore ( - le famose cooperative sussidiate dallo stato - ) . Del resto , per chi si metta su la via di confinare tutta la profession di fede del socialismo nella semplicissima illazione , dallo sfruttamento riconosciuto , alla rivendicazione , sicura solo perché legittima , degli sfruttati , non ha che a fare un passo sul terreno assai liscio della logichetta , per ridurre tutta la storia del genere umano ad un caro di coscienza , e lo svolgersi successivo di tante forme di vita sociale come a tante variazioni di un continuato errore di contabilità . Fra il '70 e l'80 , e poco dopo , insomma , si andò formando intorno al vago concetto di un certo che , ossia del socialismo scientifico , una specie di neoutopismo , che , come i frutti fuor di stagione , fu veramente insipido . E che altro è l ' utopismo , cui manchi il genio di Fourier e l ' eloquenza di Considérant , se non cosa da ridere ? Di questo neoutopismo , che rifiorisce di tanto in tanto anche al presente , se ne sa non poco in Francia : se non altro per le lotte sostenute con altre sette e scuole da quei valorosi dei nostri amici , che nel programma del partito operaio rivoluzionario intesero e seppero pei primi condurre il socialismo su la linea della cosciente lotta di classe , e della progressiva conquista del potere politico da parte del proletariato . Solo nell ' esperienza di tale giostra pratica , solo nello studio cotidiano della lotta di classe , solo nella prova e riprova delle forze proletarie raccolte già in fascio e concentrate , ci è dato di verificare , les chances del socialismo : se no , si è e si rimane utopisti , anche nel riverito nome di Marx . Contro di cotesti neoutopisti , non altrimenti che contro i sopravvissuti delle vecchie scuole , e contro le varie deviazioni del socialismo contemporaneo , i due nostri autori aguzzaron sempre e di continuo gli strali della critica . Come nella loro lunga carriera fecero della loro scienza la guida della loro pratica , e dalla loro pratica trassero materia e indicazione ad una più approfondita scienza , come non trattaron mai la storia qual cavallo da inforcare e da mettere al trotto , né si dettero alla ricerca di formule atte a destare le momentanee illusioni ; così furono , per la necessità delle cose , portati a misurarsi in critica aspra , violenta , risoluta , con tutti quelli , che agli occhi loro apparivano capaci di nuocere al movimento proletario . Chi non ricorda ? - i proudhonisti per esempio , di qua , con la pretesa di distruggere lo stato astraendone ad arte , come chi chiuda gli occhi e finga di non vedere ; - di là quei blanquisti d ' un tempo , che lo stato voleano togliersi in mano per forza , per poi fare la rivoluzione ; - e Bakunin che si caccia surrettiziamente nell ' Internazionale , e costringe gli altri a scacciarnelo ; - e poi di qua e di là la pretesa delle tante scuole del socialismo , e la concorrenza di tanti capitani ! Da che Marx stritolò in una verbale polemica l ' ingenuo Weitling ( ) , fino alla sua terribile critica del programma di Gotha ( 1875 ) , apparsa poi invero assai tardivamente ( 1890 ) , la sua vita fu una continua lotta , non solamente con la borghesia e con la politica che questa rappresenta , ma ancora con le varie correnti , o rivoluzionarie o reazionarie , che a torto o per rovescio sono andate pigliando il nome di socialismo . Queste lotte si acuirono nella Internazionale , e dico di quella di gloriosa memoria , che lascia fino ad oggi traccia così grande di sé in tutta l ' azione odierna del proletariato , e non della caricatura che se ne fece dappoi . Lo strascico maggiore di polemiche contro il marxismo , ridotto , nella fantasia di certi critici , ad una semplice varietà di scuola politica , è dovuto alla tradizione di quei rivoluzionarii , che , specie nei paesi latini , riconobbero in Bakunin il loro duce e maestro . Gli anarchisti di oggi , che altro ripetono se non le querimonie e gli errori di quei tempi andati ? Forse venti anni addietro , fatta eccezione di quei dotti , che rimasticano a casa le cose lette nei libri , dei due fondatori del socialismo scientifico la generalità del pubblico italiano non risapea , se non quel tanto che s ' era serbato , per memoria , delle invettive di Mazzini e delle malignazioni di Bakunin . Ed ecco come il comunismo critico , che cosi tardi è stato ammesso agli onori della discussione nella cerchia della scienza ufficiale , ha avuto contro di sé , nel campo del socialismo stesso , la più grave delle avversità : la inimicizia degli amici . Tutte coteste difficoltà , o furono già superate , o sono in buona parte prossime a sparire . Non per la virtù intrinseca delle idee , che non ebbero mai né piedi per andare , né mani per afferrare , ma per il solo fatto , che , da per tutto dove son nati dei partiti socialistici , i programmi di questi partiti sono andati assumendo un comune indirizzo , è da ultimo accaduto , che i socialisti di tutti i paesi sian venuti a collocarsi , per la imperiosa suggestione delle cose , nell ' angolo visuale del Manifesto dei Comunisti . Non vi pare che io sia giunto in tempo opportuno a scrivere la commemorazione di questo ? Le classi degli sfruttatori van facendo alla massa degli sfruttati in ogni parte del mondo condizioni quasi da per ogni dove identiche : ond ' è , che da per tutto i rappresentanti attivi di questi sfruttati entrano nelle medesime vie di agitazione , e seguono gli stessi criterii di propaganda e di organizzazione . Ciò molti chiamano marxismo pratico e sia ! Che giova di litigar su le parole ? Quando anche il marxismo per molti si riduca alla semplice parola , anzi alla riverenza per il ritratto di Marx , per il suo busto in gesso , o per la sua effigie sul ciondolo ( - su cotesti innocenti simboli la polizia italiana esercita così spesso il suo buon umore - ) , il fatto è che cotesta unità simbolica sta a significare , che l ' unirà reale è per lo meno avviata , e che il proletariato di tutto il mondo è in atto di avvicinarsi , poco per volta , ad una certa similarità di tendenze ; ossia che in esso la internazionalità si elabora di lunga mano per ragioni obiettive . Coloro che usano il linguaggio dei decadenti della borghesia , scambiando , com ' è loro uso , la cosa col simbolo , vanno ora dicendo , che questo è il trionfo del signor Marx ; tal quale come se altri dicesse , che il cristianesimo è il trionfo ( e perché non dire a dirittura il successo ? ) del signor Gesù di Nazaret ; di un signor Gesù , che , deposto e destituito dalla qualità di figlio di dio fattosi uomo , divenga , come nello stile tra il molle e lo sdilinquito del vostro Renan un uomo così fanciullescamente divino da parere un iddio . Innanzi a questo esperimento intuitivo della politica del socialismo , il che è quanto dire della politica del proletariato , son cadute le vecchie divergenze delle scuole , alcune delle quali erano in fatto divarii e screziature di vanità letteraria , per cedere il posto alle utili divergenze , che nascono spontanee dal vario modo di trattare i problemi pratici . Nel fatto , in concreto , ossia nello svolgimento positivo e prosaico del socialismo , poco importa se tutti i suoi capi , condottieri , oratori e rappresentanti si conformino o non si conformino ad una dottrina , e ne facciano o non ne facciano professione palese . Il socialismo non è una chiesa , né una setta , cui occorra il dogma o la formula fissa . Se oggi da molti si parla del trionfo del marxismo , cotesta enfatica espressione , quando sia ridotta ad una forma crudamente prosaica , viene a dire che nessuno può essere d ' ora innanzi socialista , se non a patto di domandarsi ogni istante : in questa data situazione , che cosa conviene di pensare , di dire o di fare nell ' interesse del proletariato ? Non saran più possibili i dialettici , che siano in verità dei sofisti , come fu Proudhon , né gl ’ inventori di sistemi sociali subiettivi , né i facitori di rivoluzioni private ( ) . La indicazione pratica del fattibile è data dalla condizione del proletariato , e questa è apprezzabile e misurabile appunto perché c ' è la stregua del marxismo ( intendo qui la cosa effettuale e non il simbolo ) come dottrina progressiva . Le due cose , ossia il misurabile e la misura , fanno uno dal punto di vista generale del processo storico , specie quando siano considerate a conveniente distanza . E vedete di fatti , che , mentre i contorni del socialismo come azione pratica si vanno precisando , tutte le antiche poesie e ideologie si disperdono , lasciando dietro di sé la semplice traccia fraseologica . Al tempo stesso è cresciuto nel campo della scienza accademica , per tutti i versi e in tutti i sensi , il criticismo della dottrina economica . L ' esule Marx è tornato , dopo morto , nell ' ambito della scienza ufficiale ; per lo meno come avversario col quale non sia lecito di scherzare . E come per tante vie i socialisti sono arrivati alla coscienza prosaica di una rivoluzione , che non può esser macchinata , ma che si fa perché diventa , così s ' è andato lentamente preparando il pubblico , per il quale il materialismo storico risponde a un vero e proprio bisogno intellettuale . Negli ultimissimi anni , come vedete , furon molti quelli che in questa dottrina han messo bocca ; sia pur male , od a sproposito . Dunque , se guardate bene , non si arriva in ritardo . Da giovane io sentii più volte ripetere questa storiella , che , cioè , Hegel dicesse : un solo dei miei scolari mi ha capito . La storiella non si presta a verifiche , perché quel tale scolaro verissimo non fu fino ad ora identificato . Questa storiella può ripetersi all ' infinito , da sistema a sistema , e da scuola a scuola . Come in fatto di attività intellettuale non c ' è luogo alla suggestione , e come il pensiero non si trasfonde meccanicamente da cervello a cervello , così i grandi sistemi non si diffondono , se non per la similarità delle condizioni sociali , che vi dispongano e v ' inclinino molte menti in uno e medesimo tempo . Il materialismo storico si allargherà , si diffonderà , si specificherà , avrà esso stesso una storia . Forse da paese a paese avrà modalità e colorito diverso . E ciò non sarà gran male ; purché rimanga in fondo il nocciolo , che n ' è , come a dire , tutta la filosofia . Per es . , dei postulati come questi : - nel processo della praxis è la natura , ossia l ' evoluzione storica dell ' uomo : - e dicendo praxis , sotto questo aspetto di totalità , s ' intende di eliminare la volgare opposizione tra pratica e teoria : - perché , in altri termini , la storia è la storia del lavoro , e come , da una parte , nel lavoro così integralmente inteso è implicito lo sviluppo rispettivamente proporzionato e proporzionale delle attitudini mentali e delle attitudini operative , così , da un ' altra parte , nel concetto della storia del lavoro è implicita la forma sempre sociale del lavoro stesso , e il variare di tale forma : - l ' uomo storico è sempre l ' uomo sociale , e il presunto uomo presociale , o supersociale , è un parto della fantasia : - e così via . E ... qui faccio punto , principalmente per non ripetermi , e per non ripetere a voi buona parte delle cose che ho messo nei due saggi : - del che voi non sentite , mi pare , il bisogno , e io , veramente , nemmeno . IV . Roma , 14 maggio '97 Mi pare - tanto per tornare al primitivo argomento - che a voi stia in cima dei pensieri questa domanda : per quali vie , e in quali modi , sarebbe dato di avviare in Francia una scuola del materialismo storico ? Non so se sia lecito a me di rispondere al quesito , senza aver l ' aria di gareggiare con quei giornalisti di vecchio stampo , i quali davano , tanto sicuri di sé , consigli all ' Europa , col grave rischio di rimanere , e difatti rimanevano , quasi sempre inascoltati . Mi ci proverò modestamente . Innanzi tutto mi sembra non debba esser cosa difficile si trovino in Francia editori e librai , i quali stampino e diffondano delle accurate traduzioni degli scritti di Marx , di Engels , e di quanti altri occorra . Sarebbe , per cominciare , il cominciamento migliore . Capisco che nell ' arte del tradurre si va incontro a delle curiose difficoltà . Sono oramai trentasette anni dacché leggo in tedesco , e m ' è parso sempre di osservare , che a noi popoli di lingue latine capiti addosso uno strano smarrimento delle attitudini linguistiche e letterarie , quante volte traduciamo da quell ' idioma . Ciò che in tedesco è vivo , trasparente , efficace , diventa assai spesso , per es . , in italiano , frigido , senza rilievo , e qualche volta a dirittura come di gergo . In coteste traduzioni , parlo s ' intende delle comuni e correnti , va perduto , con gli effetti della insinuazione , l ' affiato della persuasiva . In un vasto lavoro di popolarizzazione , com ' è quello cui accenno , occorrerebbe , salva sempre la integrità testuale degli scritti da tradurre , che le prefazioni , le note , i commenti offrissero i surrogati a quel facile processo di assimilazione , che è implicito e pronto già nelle scritture , le quali sian native del paese stesso . Le lingue non sono , in verità , le accidentali varianti dell ’ universale volapük ; e , anzi , sono assai più che dei semplici mezzi estrinseci di comunicazione e di significazione del pensiero e dell ' animo . Son condizioni e limiti dell ' attività nostra interiore , la quale ha per ciò , come per tante altre ragioni , modi e forme nazionali non di mero accidente . Se ci sono internazionalisti che ciò ignorino , costoro han da chiamarsi a dirittura confusionisti ed amorfisti ; come quelli che ritraggono i loro insegnamenti , non dai vecchi apocalittici , ma da quello speciosissimo Bakunin , che invocava per fino la egalizzazione dei sessi . Dunque , nella assimilazione delle idee , dei pensieri , delle tendenze , dei propositi , che sian venuti a maturità di espressione letteraria in terreno di lingue straniere , c ' è come un caso alquanto scabroso di pedagogica sociale . E , giacché cotesta espressione m ’ è uscita dalla penna , permettetemi io vi contessi , che quando io esamino dappresso la storia precedente e le presenti condizioni della Socialdemokratie tedesca , non è l ' incremento continuo dei successi elettorali che mi riempia proprio principalmente l ' animo di ammirazione e di viva speranza . Più che almanaccare su quei voti come arra dell ' avvenire , secondo i calcoli qualche volta fallaci della illazione e della combinatoria statistica , mi sento ripieno di viva ammirazione per questo caso veramente nuovo ed imponente di pedagogica sociale : e , cioè , che in così stragrande numero di uomini , e segnatamente di operai e di piccoli borghesi , si formi una coscienza nuova , nella quale concorrono , in egual misura , il sentimento diretto della situazione economica , che induce alla lotta , e la propaganda del socialismo , inteso come meta o punto d ' approdo . Questa divagazione mi fa nascere un ricordo . Io fui qui in Italia , o il primo , o certo fra i primi , a richiamare , con lo scritto e con la parola , più volte e insistentemente , l ' attenzione di quella parte degli operai nostri , che erano e son capaci di muoversi su la linea della moderna lotta proletaria , verso l ' esempio della Germania . Ma ... non mi passò mai per il capo di credere , che l ' imitazione dispensi alcuno dalla spontaneità : non mi son mai sognato si dovesse seguire l ' esempio di quei frati e preti , che furon per secoli i quasi esclusivi educatori dell ' Italia già decaduta , e allegramente fabbricavano i poeti , dando ad imparare a mente l ' Arte poetica di Orazio . Sarebbe curioso , che tu , benemerito , operosissimo e sagacissimo Bebel , apparissi qui fra noi in veste di novello Orazio ! - ne strabilierebbe perfino il mio amico Lombroso , che odia il latino più della pellagra . C ' è delle altre difficoltà più intime , in breve , e di maggior portata e di maggior peso . Dato pure il caso che editori e librai , abili e solerti , si dessero la briga di diffondere , non che nella sola Francia , negli altri paesi civili ancora , le traduzioni di tutti gli scritti del materialismo storico , ciò varrebbe solo a stimolare , ma non già a formare e fermare nelle rispettive nazioni le energie fattive , che producono e tengono in rigoglio un indirizzo del pensiero . Pensare è produrre . Imparare è produrre riproducendo . Noi non sappiamo bene e davvero , se non ciò che noi stessi siam capaci di produrre , pensando , lavorando , provando e riprovando ; e sempre per virtù delle forze che ci son proprie , nel campo sociale e dall ' angolo visuale in cui ci troviamo . E poi la Francia , con la sua grande storia , con la sua letteratura , che fu così dominante per secoli , con la sua ambizione patriottica , e con quella sua così propria differenziazione etnico - psicologica , che si riflette per fino nei prodotti più astratti del pensiero ! Non starò proprio , io italiano , ad assumermi le parti di difensore di quei vostri sciovinisti , ai quali voi infliggete così meritato biasimo . Ma ricordiamo pure ciò che accadde nel secolo passato . Il pensiero rivoluzionario derivò da più parti del mondo civile , dall ' Italia , dall ' Inghilterra , dalla Germania , ma non fu europeo , se non a patto di plasmarsi in ispirito francese ; e la rivoluzione europea fu la rivoluzione francese . Questa gloria imperitura della vostra nazione pesa , come tutte le glorie su la nazione stessa , quale incubo di radicato pregiudizio . Ma i pregiudizii non sono anch ' essi delle forze , se non altro in quanto sono degl ' impedimenti ? Parigi non sarà più il cervello del mondo ; anche perché il mondo non ha cervello , se non nella fantasia di certi speciosi sociologisti ( ) . Né Parigi è tuttora , né sarà più in avvenire , la santa Gerusalemme dei rivoluzionarii d ' ogni parte del mondo - come parve un tempo che fosse . Già la futura rivoluzione proletaria non avrà niente che la riavvicini ad apocalittico millennio : e poi , oggi , i privilegi son finiti non meno per le nazioni che per gl ' individui . Così giustamente osservava l ' Engels ; e del resto varrebbe la pena che i francesi leggessero ciò che egli scriveva nel 1874 a proposito dei blanquisti , aizzanti all ' immediata riscossa proprio a poco andare dalla catastrofe della Comune ( ) . Ma tutto sommato ... e fatto calcolo delle condizioni proprie dell ' agricoltura e dell ' industria francese , le quali han ritardato per tanto tempo la concentrazione del movimento operaio , e data pure la sua buona parte di torto ai varii capisetta e capiscuola , che tennero per così gran tempo scisso e spartito il socialismo francese , sta sempre il fatto , che il materialismo storico non potrà farsi strada fra voi , finché avrà l ' aria d ' essere il semplice elaborato mentale dei due tedeschi di grande ingegno . Con questa espressione Mazzini appunto acuiva i risentimenti nazionali contro i due autori ; i quali , da comunisti e materialisti com ' erano , parean fatti a posta per iscombussolare l ' idealistica formula di patria e dio . Fu per questo rispetto quasi tragica la sorte dei due fondatori del socialismo scientifico . Passarono più volte pei due tedeschi agli occhi di tanti , che furon sciovinisti per fino fra i rivoluzionarii , anzi passarono per organi del pangermanismo nelle invettive di quel Bakunin , che ebbe l ' animo così disposto ad inventare ... per non dir altro : essi , i due tedeschi , che nella patria , dalla quale usciron da esuli fin dagli anni della prima gioventù , incontrarono lo studiato silenzio di quei professori , ai quali è atto di patriottismo l ' esercizio del servilismo ! Quei professori , in fondo , si vendicavano . Difatti nel Capitale , nel quale tutta la trattazione s ' inradica nelle tradizioni della economia classica , non esclusi gli scrittori ingegnosi e spesso geniali che ebbe l ' Italia nel secolo XVIII , non si parla se non con sovrano disprezzo dei signori Roscher e compagni . Engels , che con tanta cura e con tanta abilità di ampliamenti espositivi si sforzò di rendere popolari i resultati delle ricerche dell ' americano Morgan , chiuso com ' era nella persuasione , che ciò che egli giustamente chiamava filosofia classica fosse giunta alla sua dissoluzione in Feuerbach , scrivendo l ' Antidühring mostrò noncuranza , dirò francamente eccessiva , per la filosofia contemporanea ( - noncuranza spiegabile in lui , ma non scusabile , anzi ridicola , negli altri socialisti , che per imitazione l ' affettano - ) , ossia per la neocritica dei suoi connazionali . Cotesta sorte tragica fu come insita alla missione loro . Essi furon con l ' animo e con la mente rivolti del tutto alla causa del proletariato d ' ogni nazione : e perciò i prodotti della scienza loro hanno in ogni nazione quel pubblico soltanto , che vi si vada reclutando tra quelli che sian capaci di una consona rivoluzione intellettuale . In Germania , ove per condizioni storiche speciali , e soprattutto perché la borghesia non v ' è mai riuscita a spezzare per intero la compagine dell ' Ancien Régime ( vedete che quell ' imperatore può tenervi impunemente il linguaggio d ' un vice - nume , e non è poi in verità che un Federico Barbarossa fattosi commesso viaggiatore dell ' in German made ) , la democrazia sociale s ' è ridotta e fermata in serrata falange , era ben naturale che le idee del socialismo scientifico trovassero favorevole il terreno alla normale e progressiva diffusione loro . Ma nessuno dei socialisti tedeschi - spero almeno - si sognerà mai di considerare le idee di Marx e di Engels al semplice ragguaglio dei diritti e dei doveri , dei meriti e dei demeriti , dei Camarades de Parti . Ecco per es . che cosa Engels scriveva , e non è gran tempo ( ) : Si noterà come in tutti questi articoli io mi chiami , non democratico - sociale , ma comunista . E ciò perché a quel tempo si davano il nome di democratici sociali , in molti paesi , di quelli che non aveano scritto su la loro bandiera l ' appropriazione di tutti i mezzi di produzione da parte della società . Per democratico - sociale s ' intendeva in Francia un repubblicano democratico , che avesse delle simpatie più o meno genuine , ma che rimanevano pur sempre indeterminate , per la classe operaia ; gente , insomma , come Ledru - Rollin del 1848 , e come i radicali socialisti del 1874 , che erano intinti di proudhonismo . In Germania chiamavansi democratici - sociali i lassalliani : ma , sebbene la gran massa di essi andasse a grado a grado riconoscendo la necessità della socializzazione dei mezzi di produzione , pur nondimeno le cooperative di produzione , sussidiate dallo stato rimanevano il punto essenziale del programma del partito nella sua azione pubblica . Era dunque per me e per Marx assolutamente impossibile di scegliere un termine di tale elasticità a designazione dei nostro specifico punto di vista . Oggi è tutt ' altro , e la parola può passare ; sebbene sia pur sempre disadatta a significare un partito il cui programma è , non genericamente socialistico , ma direttamente comunistico , e la cui finale meta politica è di superare ogni forma di stato , e quindi anche la democrazia . I patrioti - e non uso punto a dileggio cotesta parola - hanno , mi pare , di che consolarsi e confortarsi . Non è detto in conclusione che il materialismo storico sia il patrimonio intellettuale di una sola nazione , o che debba rimanere in privilegio d ' una clique , d ' una consorteria o d ' una setta . Esso , innanzi tutto , appartiene nella sua origine obiettiva alla Francia , all ' Inghilterra e alla Germania , in eguale misura . Non starò qui a ripetere ciò che dissi in altra lettera , della forma di pensiero che derivossi nella mente dei nostri due autori per lo stadio a cui era giunta , nella loro giovinezza , la coltura intellettuale dei tedeschi , e la filosofia in ispecie , mentre l ' hegelismo appunto , o si perdeva nei rigagnoli di una nuova scolastica , o dava luogo ad un nuovo e più poderoso criticismo . Ma era pur lì la grande industria inglese con tutte le miserie che l ' accompagnavano , e col contraccolpo ideologico di Owen , e con quello pratico dell ' agitazione cartista . Ma eran pur lì le scuole del socialismo francese , e la tradizione rivoluzionaria dell ' Occidente , che si derivava già nelle forme del comunismo d ' indole modernamente proletaria . Che cos ' è il Capitale , se non la critica di quella economia , che , come rivoluzione pratica e come rappresentazione teorica di questa stessa rivoluzione , era venuta a piena maturità nella sola Inghilterra , fin verso il '60 , e in Germania cominciava appena ? Che cosa è il Manifesto dei Comunisti , se non la chiusa e la esplicazione del socialismo , o latente , o palese nei movimenti operai di Francia e d ' Inghilterra ? Ma tutte queste cose furono continuate e portate a compimento di critica , la filosofia di Hegel non esclusa , con quella critica immanente , che è la dialettica con le sue inversioni ; ossia , per via di quel negare , che non è contenziosa e avvocatesca contrapposizione di concetto a concetto , di opinione ad opinione , ma che invece invera ciò che nega , perché in ciò che nega e supera , trova o la condizione ( di fatto ) , o la premessa ( concettuale ) del procedere stesso ( ) . Francia e Inghilterra possono ripigliare , senza parere che compiano un atto di mera imitazione , la loro parte nella elaborazione del materialismo storico . Perché i francesi non avrebbero oramai da scrivere dei libri veramente critici su Fourier e Saint - Simon , in quanto furono , e nella misura in cui furono , veri precursori del socialismo contemporaneo ? Non c ’ è occasione a lavorare letterariamente sui moti rivoluzionarii dal 1830 al 1848 , in modo si veda , che la dottrina del Manifesto non fu la negazione di quelli , ma il loro aboutissant è risolvente ? A riscontro di quel 18 Brumaio di Marx , che , pur essendo uno scritto genialissimo , e nell ' intento suo insuperabile , riman sempre un opuscolo di occasione e di tinta pubblicistica , non sarebbe il caso di comporre una meditata storia del Colpo di stato ? Ma la Comune non aspetta ancora la sua definitiva trattazione critica ? Ma la Grande Rivoluzione , intorno alla quale esiste una letteratura colossale , quanto all ' insieme , e singolarmente minutissima quanto ai particolari , fu mai fino ad ora trattata a fondo in tutto l ' intrinseco del sommovimento delle classi che vi presero parte , e come caso esemplare di sociologia economica ? A farla breve , tutta la storia moderna di Francia e d ' Inghilterra non offre essa forse agli studiosi un più largo e sicuro capitolo d ' illustrazioni al materialismo storico , di quello che non potessero fino a poco tempo fa offrirlo le condizioni della Germania ? Queste furono , nel fatto , dalla guerra dei trent ’ anni in poi , grandemente intricate pei sopraggiunti impedimenti allo sviluppo , e nelle teste di quelli , che sopra luogo le osservarono , rimasero quasi sempre come involute in varie specie di nebulosità ideologica - nebulosità che muoverebbe a riso i cronisti fiorentini del secolo XIV . Mi son fermato su questi particolari , non per darmi l ' aria di consigliere della Francia , ma per aver modo di osservare da ultimo , che , data la forma dei cervelli di lingue latine , non è cosa agevole il fare entrare in essi le nuove idee , se altri s ' indugi a rappresentarle esclusivamente come forme astratte del pensiero ; mentre riescono a penetrarvi , con pronto e suggestivo effetto , quando vengano plasmate in racconti e in esposizioni , che in qualche modo rassomiglino ai prodotti dell ' arte . Torno per un momento su la questione del tradurre . L ' Antidühring è il libro che prima di ogni altro conviene che entri nella circolazione internazionale . Pochi libri io conosco , che possano stargli a paro , per densità di pensiero , per molteplicità di punti di vista , per duttilità di penetrazione suggestiva . Può essere una medicina mentis per la gioventù intellettuale , che di solito si volge , incerta di sé e con criterii assai vaghi , a ciò che genericamente ha nome di socialismo : e così fu nel tempo in cui apparve , come ne andò scrivendo un tre anni fa il Bernstein , in una specie di commemorazione pubblicata nella “ Neue Zeit ” . Nella letteratura socialistica rimane quello il libro insuperato . Ma quel libro non è tetico , anzi è antitetico . Salvo i brani isolabili , come son quelli i quali presero corpo di opuscolo per sé stante , che fa da un pezzo il giro del mondo ( Del passaggio del socialismo dall ' utopia alla scienza ) , quel libro ha a suo filo conduttore la critica del signor Dühring , in quanto ei fu inventore di una filosofia e d ' un socialismo a modo suo . Or qual persona , che non viva nella cerchia dei professanti scienza , e quanti non tedeschi hanno proprio il dovere d ’ interessarsi del signor Dühring ? Ogni nazione ha , pur troppo , i suoi Dühring . Un Engels di altra nazione , chi sa quali altri anti - chi sa che cosa avrebbe scritto o scriverebbe . L ' effetto vero di quel libro mi pare debba esser questo su i socialisti di altri paesi e lingue , che li abiliti a fornirsi di quelle attitudini critiche , che giovano per iscrivere tutti gli altri anti - x occorrenti a combattere ogni altra qualche cosa , che imbarazzi od inficii il socialismo , in nome di tante sociologie pullulanti d ' ogni parte . Le armi e i modi della critica devono , da paese a paese , subire la legge della variabilità e dell ' adattamento . Curare il malato e non la malattia ; - in ciò consiste la modernità della medicina . A fare altrimenti di così , si rischia d ' incorrere nella sorte toccata agli hegeliani , che vennero su in Italia dal 1840 al 1880 , e specie nel Mezzogiorno , anzi a Napoli . Furono in parte dei semplici epigoni , ma alcuni furono pensatori di polso . Nel tutt ' insieme rappresentavano una corrente rivoluzionaria di gran conto , a petto del tradizionale scolasticismo , dello spiritualismo alla francese e della filosofia del così detto buon senso . Di tal movimento pur qualcosa s ' è risaputo in Francia ; perché fu uno di questi hegeliani , e non il più profondo e forte di tutti , il Vera ( ) , che dette alla Francia appunto le più leggibili traduzioni , con copiosissimi commenti , di alcune delle opere fondamentali di Hegel . Di tutto quel movimento s ' è perduta ora da noi la traccia e la memoria , nel giro di così pochi anni . Gli scritti di quei pensatori non si trovano che dai rivenditori di anticaglie e di bagattelle librarie . Cotesta dispersione nel nulla di tutta una attività scientifica , non certo irrilevante , non è solo dovuta alle vicende non sempre belle e laudabili della vita universitaria , né al solo dilagare epidemico del positivismo che manda qua e là frutti che paiono scienza da demi - monde , ma a ragioni più intrinseche . Quegli hegeliani scrissero , e insegnarono , e disputarono come se stessero , non a Napoli , ma a Berlino , o non so dove . Conversavano mentalmente coi loro Camarades d ’ Allemagne ( ) . Rispondevano dalla cattedra o negli scritti alle obiezioni di critici noti a loro soltanto ; facendo così un dialogo , che a lettori e uditori parea monologo . Non riuscirono a plasmare le loro trattazioni e la loro dialettica in libri , che apparissero qual nuovo acquisto intellettuale della nazione . Cotesto non piacevole e non lusinghiero ricordo mi stava innanzi alla mente , quando , quasi repugnante , mi misi a scrivere il primo dei due miei saggi di materialismo storico , ai quali ora non c ' è ragione io non ne faccia succedere degli altri . Mi domandava più volte : ma da che parte devo rifarmi , per dir cose , che ai lettori italiani non tornino ostiche , straniere e strane ? Mi dire che io son riuscito : e così sia . Non sarebbe un caso singolare di scortesia , che io volessi ribattere , ragionando , da arbitro , di me e delle lodi che voi mi fate ? Nel leggere - così scrivevo a un di presso cinque anni fa ad Engels la Heilige Familie , mi son ricordato degli hegeliani di Napoli , in mezzo ai quali io vissi da giovanissimo , e mi pare di avere inteso e assaporato quel libro , più che non possa riuscire a molti , cui mancano al presente i dati proprii e intuitivi di quel curioso umorismo . Mi parea di averla vista io stesso da vicino quella curiosa coterie di Charlottenburg , da Marx e da voi così singolarmente persiflée . Mi si ripresentava allo spirito , più che tutti gli altri , un professore di estetica , originalissimo e genialissimo uomo , che deduceva i romanzi di Balzac , costruiva la cupola di S . Pietro e disponeva in serie genetica gl ' istrumenti musicali ; e pian piano , di negazione in negazione , e con la negazione della negazione , giunse da ultimo alla metafisica dell ' inconoscibile , che , ignaro come ei fu sempre dello Spencer , e anzi a guisa di uno Spencer non glorificato , chiamò l ' innominabile . Anch ' io da giovane vissi in quella specie di palestra , e non me ne rincresce ; vissi per anni con l ' animo diviso fra Hegel e Spinoza : di quello difesi , con giovanile ingenuità , la dialettica contro lo Zeller che iniziava il neokantismo ; di questo sapevo a memoria gli scritti , e ne esposi , con intendimento di innamorato , la teoria degli affetti e delle passioni . Ora tutte coteste cose mi tornano nella memoria come lontanissima preistoria . Avrò subita anch ' io la mia negazione della negazione ? Voi mi spronate a scrivere di comunismo : ma io temo sempre di far di cosa di nessun valore quanto alle forze mie , e di poco effetto quanto all ' Italia . E lui a rispondermi ... ; ma qui faccio punto . Mi pare sia cosa presso che incivile il riprodurre senza urgente ragione di pubblico interesse , le lettere private , specie a breve tempo dalla morte di chi le scrisse . In tutti i casi , anche stralciando da tali lettere private ciò che può esservi di puramente occasionale , e serbandone solo ciò che è di dottrina e di scienza , esse fan sempre poca fede e son di poco peso , a fronte degli scritti meditatamente destinati alla pubblicità . Col crescere dell ' interesse per il materialismo storico , e nel difetto di una letteratura , che estesamente e partitamente lo illustri , s ' è dato il caso che Engels , negli ultimi anni di sua vita , qual professore che non sieda in cattedra , fosse interrogato , e anzi tormentato di continuo con infinite domande da parte di molti , che si iscrivevano spontanei da studenti liberi nella vagante ed eslege Università del socialismo . Di qui le lettere che furon pubblicate , e quelle altre molte , che son rimaste inedite . In quelle tre lettere , che il “ Devenir Social ” riprodusse recentemente da una rivista di Berlino e da un giornale di Lipsia , apparisce chiaro come fosse in lui una certa temenza , che il marxismo diventasse troppo presto una dottrina a buon mercato . A molti dei professanti la scienza , non nella vagante Università del popolo di là da venire , ma in questa che realmente esiste nella presente società ufficiale , capita d ' esser messi fra l ' uscio e il muro dagli studenti e dagli studiosi , perché , uno pede stantes , rispondano ad ogni quesito , come chi avesse stampata nel cervello la ragione universale delle cose . I più vanitosi fra i professori , per non ismentire la ieratica sacramentalità della scienza , e come se questa consistesse del tutto nella materialità del conosciuto , e non principalmente nella virtuosità e correttezza formale dell ' atto del sapere , rispondono difilato , riuscendo a fare assai di sovente la satira di se stessi , da imitatori del saporitissimo Mefistofele in maschera di maestro in tutte e quattro le facoltà . Pochi hanno la socratica rassegnazione di rispondere : non so , ma so di non sapere , e so che si potrà sapere , ed io stesso potrò sapere , se avrò compiuti gli atti di sforzo , ossia di lavoro , che occorre per sapere , - e se mi date degli anni indefiniti , con l ' indefinita attitudine dell ' applicazione metodica del lavoro , io potrò indefinitamente saper quasi tutto . Ed ecco in che cosa consiste quel capovolgimento pratico della teorica della conoscenza , che è insito al materialismo storico . Ogni atto di pensiero è uno sforzo ; cioè un lavoro nuovo . A compierlo occorrono innanzi tutto i materiali dell ' esperienza depurata , e gl ' istrumenti metodici , resi familiari e maneggevoli dal lungo uso . Non c ' è dubbio , che il lavoro compiuto , ossia il pensiero prodotto , agevoli i nuovi sforzi diretti alla produzione di novello pensiero ; in prima , perché i prodotti precedenti rimangono obiettivati nei mezzi intuitivi dello scritto e delle altre arti rappresentative , e , in secondo luogo , perché l ' energia in noi internamente accumulata penetra e investe il nuovo lavoro , qual ritmo del procedimento , nella qual cosa ( ossia nel ritmo ) consiste appunto il metodo della memoria , del ragionamento , dell ' espressione , della comunicativa , e così via . Ma macchine pensanti non si diventa mai ! Tutte le volte che ci mettiamo nuovamente a pensare , oltre che ci necessitano sempre i mezzi e gl ' incentivi esterni ed obiettivi della materia empirica , ci occorre ancora uno sforzo adeguato per passare dagli stati più elementari della vita psichica a quello stadio superiore derivato e complesso , che è il pensiero , nel quale non possiamo mantenerci , se non per atto di attenzione volontaria , che ha intensità e durata di speciale e non sorpassabile misura . Cotesto lavoro , che a noi si rivela nella nostra diretta ed immediata coscienza , qual fatto , che ci concerna solo in quanto siamo persone singole e circoscritte dalla nostra naturale individuazione , non si avvera in ciascun di noi , se non in quanto noi siamo appunto , nell ' ambiente della convivenza , esseri socialmente e quindi anche storicamente condizionati . I mezzi della convivenza sociale , che sono , da un lato le condizioni e gl ' istrumenti , e dall ' altro i prodotti della collaborazione variamente specificata , costituiscono , al di là di ciò che offre a noi la natura propriamente detta , la materia e gl ' incentivi della nostra formazione interiore . Di qui nascono gli abiti secondarii , derivati e complessi , pei quali , di là dai termini della nostra corporea configurazione , sentiamo il nostro proprio io come la parte di un noi , il che vuol dire , in concreto , di un modo di vivere , di un costume , di una istituzione , di uno stato , di una chiesa , di una patria , di una tradizione storica , e così via . In coteste correlazioni di consociazione pratica , che corrono da individuo a individuo , han la loro radice e hanno il loro fondamento obiettivo e prosaico tutte quelle varie rappresentazioni ideologiche di spirito pubblico , di psiche sociale , di coscienza etnica , e così via , intorno alle quali , come gente che pigli per enti e sostanze i rapporti e le relazioni , speculano , da metafisici di pessima scuola , i sociologisti e psicologisti , che io chiamerei simbolisti e simboleggianti . In questi medesimi rapporti pratici nascono le comuni correnti , per le quali il pensiero individuo , e la scienza che ne deriva , son vere e proprie funzioni sociali . E così siamo daccapo nella filosofia della praxis , che è il midollo del materialismo storico . Questa è la filosofia immanente alle cose su cui filosofeggia . Dalla vita al pensiero , e non già dal pensiero alla vita ; ecco il processo realistico . Dal lavoro , che è un conoscere operando , al conoscere come astratta teoria : e non da questo a quello . Dai bisogni , e quindi dai varii stati interni di benessere e di malessere , nascenti dalla soddisfazione o insoddisfazione dei bisogni , alla creazione mitico - poetica delle ascoste forze della natura : e non viceversa . In questi pensieri è il segreto di una asserzione di Marx , che è stata per molti un rompicapo , che egli avesse , cioè , arrovesciata ( ) la dialettica di Hegel : il che vuol dire , in prosa corrente , che alla semovenza ritmica d ' un pensiero per sé stante ( - la generatio aequivoca delle idee ! - ) rimane sostituita la semovenza delle cose , delle quali il pensiero è da ultimo un prodotto . In fine , il materialismo storico ? ossia la filosofia della praxis , in quanto investe tutto l ’ uomo storico e sociale , come mette termine ad ogni forma d ' idealismo , che consideri le cose empiricamente esistenti qual riflesso , riproduzione , imitazione , esempio , conseguenza o come altro dicasi , d ' un pensiero , come che siasi , presupposto , così è la fine anche del materialismo naturalistico , nel senso fino a pochi anni fa tradizionale della parola . La rivoluzione intellettuale , che ha condotto a considerare come assolutamente obiettivi i processi della storia umana , è coeva e rispondente a quell ' altra rivoluzione intellettuale , che è riuscita a storicizzare la natura fisica . Questa non è più , per alcun uomo pensante , un fatto , che non fu mai in fieri , un avvenuto che non è mai divenuto , un eterno stante che non proceda , e molto meno il creato d ' una volta sola , che non sia la creazione di continuo in atto . V . Roma , 24 maggio '97 Ripigliando al punto dov ' ero rimasto l ' altra volta , mi pare voi abbiate pienamente ragione di rimettere in campo il problema della filosofia in generale . Mi riferisco , così dicendo , non solo alla vostra Prefazione , che io vado quasi moltiplicando di effetto in questo mio prolungato conversar per iscritto , ma anche ad alcuni vostri articoli nel “ Devenir Social ” , e , inoltre , a parecchie delle lettere private , che avete avuto la cortesia d ’ indirizzarmi . Vi dà pensiero , in fondo , che il materialismo storico possa apparire come campato in aria , fino a che abbia di contro a sé delle altre filosofie , con le quali non armonizzi , e fino a quando non si trovi modo di sviluppare la filosofia , che gli è propria , come quella che è insita ed immanente ai suoi assunti e alle sue premesse . Ho capito bene ? Voi accennate esplicitamente alla psicologia , all ' etica , e alla metafisica . Con quest ' ultimo termine intendete di significare ciò che io , per effetto di altri abiti dello spirito e di altre maniere di trattazione didattica , chiamerei per es . : Dottrina generale , o della Conoscenza , o delle Forme fondamentali del pensiero , e cosi via , a un di presso , o per eccesso di cautela , o per tema di non incorrere in equivocazione , ed anche per non urtare in certi pregiudizii . Passo , però , sopra a cotesti accessorii terminologici ; tanto perché noi , in fatto di scienza , non siam tenuti a starcene al significato che i termini hanno nella comune esperienza e nella comune intuizione ( quando , come nella vita ordinaria , non c ' è dato di chiamare altrimenti che pane il pane ) ; ma quei significati fissiamo noi stessi , ponendo e sviluppando i concetti , che vogliamo compendiariamente formulare con una parola di convenzione . Si starebbe freschi a voler dedurre il significato ed il contenuto per es . della chimica dall ' etimo di tal parola : ci troveremmo di faccia all ' Egitto antichissimo , anzi al nome che significa la terra gialliccia dai due lati delle sponde del Nilo e fino ai monti ! Vi lascio in pace in compagnia della parola metafisica , se in questa v ' accomoda d ' acquietarvi . Frivolezze ! Se un estensore di catalogo cacciasse domani nella rubrica dei metà physiká i Primi principii dell ' oramai indispensabile Spencer , non farebbe nulla di più e nulla di meno di quel che fece il bibliotecario ai Pergamo nell ' appiccicare cotale etichetta a quei vani trattati di prima filosofia ( Aristotele non usa altro termine a denotarli ) , che nessuna cura di vecchi commentatori , né di critici moderni , è riuscita a ridurre mai alla trasparenza e conseguenza di libro giunto a perfezione . Chi sa quanti sarebbero lieti ora di scovrire , che in fin delle fini il vecchio Stagirita , che ha ingombrato di sé le menti degli uomini per tanti secoli , ed è stato insegna a tante battaglie dello spirito , non fu se non un altro Spencer d ' altri tempi , che , magari per sola colpa dei tempi , scrisse in greco , e anche maluccio . La tradizione non dee pesare sopra di noi come un incubo , come un impedimento , come un impaccio , come oggetto di culto e di stupida reverenza ; e siamo bene intesi di ciò : - ma , d ' altra parte , la tradizione è ciò che ci tiene nella storia , il che è quanto dire , che è ciò che ci ricollega alle condizioni faticosamente acquisite , le quali agevolano il lavoro nuovo e rendono possibile il progresso . A fare altrimenti si è bestie ; perché il solo lavorio secolare della storia differenzia noi dagli animali . E poi , inoltre , nessun che si metta a studiare , sia pur nel modo più concreto , empirico , particolare , minuto e circostanziato , un qualunque lato della realtà , può rifiutarsi mai di ammettere , che a un certo punto si è come assaliti dal bisogno di ripensare alle forme generali ( ossia alle categorie ) , che son ricorrenti negli atti particolari del pensiero ( unità , pluralità , totalità , condizione , fine , ragion d ' essere , causa , effetto , progressione , finito , infinito e così via ) . Ora , per poco che in questa nuova curiosità ci soffermiamo , i problemi universali della conoscenza ci s ' impongono ; ossia , ci appariscono come necessariamente dati : - e in questa inevitabile suggestione ha origine e sede anche ciò che voi chiamate metafisica , e che può chiamarsi altrimenti . Tutto sta a sapere come cotesti dati vengano poi da noi maneggiati . La nota caratteristica , parlando , s ' intende , molto genericamente , del pensiero classico ( dico dei greci ) , è una certa ingenuità nell ' uso e nella trattazione di tali concetti . La nota caratteristica della filosofia moderna , e qui di nuovo molto per le generali , è il dubbio metodico , e quindi il criticismo , che accompagna , a guisa di sospettosa cautela , l ' uso di tali forme , così nell ' intrinseco , come nella portata estensiva . Ciò che decide di tale passaggio dalla ingenuità alla critica è la osservazione metodica ( scarsa per estensione e per sussidii negli antichi ) , e , più che l ' osservazione , l ' esperimento volontariamente e tecnicamente condotto ( che mancò quasi del tutto agli antichi ) . Sperimentando , noi diventiamo collaboratori della natura ; - noi produciamo ad arte ciò che la natura da per sé produce . Esperimentando ad arte , le cose cessan dall ' esser per noi dei meri obietti rigidi della visione perché si vanno , anzi , generando sotto la nostra guida ; e il pensiero cessa dall ' essere un presupposto , o un ' anticipazione paradigmatica delle cose , anzi diventa concreto , perché cresce con le cose , a intelligenza delle quali viene progressivamente concrescendo . L ' esperimento ad arte e metodico finisce da ultimo per indurci nella persuasione di questa verità semplicissima : che anche prima che nascesse la scienza , e in tutti gli uomini che alla scienza non arrivano , le attività interiori , compreso l ' uso della ovvia riflessione , sono come un venir crescendo , per la sollecitazione dei bisogni , di noi in noi stessi , e cioè un generarsi di nuove condizioni , successivamente elaborate ( ) . Anche per questo rispetto il materialismo storico è la chiusa di un lungo sviluppo . Esso giustifica perfino il processo storico del sapere scientifico facendo questo sapere qualitativamente consono e quantitativamente proporzionale alla capacità del lavoro ; cioè facendolo rispettivo ai bisogni . Torno a voi , e vi do ragione per la staffilata che aggiustate all ' agnosticismo . Esso è il pendant inglese del neokantismo tedesco : con un notevole divario però . Questo , il neokantismo , non rappresenta , in conclusione , se non una corrente accademica , che ci ha dato , con una più chiara conoscenza di Kant , una utile letteratura da eruditi ; mentre quello , l ' agnosticismo , per la sua diffusione popolare , è un fatto sintomatico della presente condizione di certe classi sociali . I socialisti avrebbero tutte le ragioni di credere , che quel fatto sintomatico sia uno degli indizi della decadenza della borghesia . Fa , certo , un malinconico contrasto con la eroica securtà del vero , che assiste il pensiero nei prodromi della storia moderna ( Bruno e Spinoza ! ) , con l ' asseveranza da Convenzionali , che fu propria dei pensatori del secolo passato fino a venir poi giù giù alla filosofia classica di Germania , ed anche con la precisione dei metodi esplorativi , i quali hanno ai tempi nostri allargato di tanto il dominio del pensiero su la natura . Ha l ' aria della paurosa rassegnazione . Manca del carattere essenziale ad ogni filosofia , secondo Hegel , ossia del coraggio della verità . Un qualcuno di quei marxisti , che inducono così senz ' altro , a bruciapelo , dalle condizioni economiche ai riflessi ideologici , come chi issofatto traducesse i segni stenografici , potrebbe quasi dire , che cotesto Inconoscibile , tanto celebrato da una vasta setta di quietisti della ragione , è segno già che lo spirito dell ' epoca borghese non è più atto a guardare perspicuamente nell ' ordinamento del mondo , perché il capitalismo , dal quale esso toglie l ' orientazione , è già in se fradicio ; e , per ciò , molti , nell ' istintiva coscienza della prossima rovina , si dànno ad una specie di religione dell ' imbecillità . Simile asserto potrebbe sembrare per fino ingegnosamente bello , pur rimanendo non dimostrabile : sebbene poi rassomigli a molte delle sciocchezze , che furon dette da tanti in nome dell ' interpretazione economica della storia ( ) . E invece , io dico , che cotesto agnosticismo ci rende un grande servigio . Fermandosi gli agnosticisti a dire e a ripetere , che non è dato di conoscere la cosa in sé , l ' intimissimo della natura , la causa ultima e il fondo dei fenomeni , essi per un ' altra via , ossia a modo loro , come gente , cioè , che rimpianga l ' impossibile , vengono a quello stesso resultato al quale arriviamo noi , non con rimpianto ma da realisti che non cercano l ’ aiuto della immaginazione , e cioè : che non si può pensare se non su quello che noi possiamo sperimentare , in lato senso , noi stessi . Guardiamo a ciò che è accaduto nel campo della psicologia ; fu fugata , da un canto , la illusione ideologica , che i fatti psichici si spieghino assumendone a sostanziale subietto un ente iperfisico ; - fu bandita , dall ' altro canto , la volgarità , più materiale che materialistica , essere il pensiero una secrezione del cervello ; - fu fissata l ' inerenza dei fatti psichici nello specificato organismo , in quanto l ' organismo stesso è un processo di formazione , e in quanto i fatti psichici sono la interiorità dell ' attività dei nervi , ossia questa attività in quanto è coscienza ; - fu respinta la grossolana ipotesi del materialismo semplicistico , che cotesta interiorità , la quale si conserva e si complica , per il solo fatto che noi ne scovriamo giorno per giorno le rispettive condizioni nei centri nervosi , in quanto è interiorità , ossia funzione di coscienza , possa essere estensivamente osservata ; - ed eccoci arrivati alla scienza psichica , che è impreciso , per non dire erroneo , di chiamare psicologia senza l ' anima , ma bisogna denominare scienza dei prodotti psichici senza il mito della sostanza spirituale . Quando Engels nell ' Antidühring usava della parola metafisica in senso peggiorativo , intendeva appunto di riferirsi a quelle maniere di pensare , ossia di concepire , di inferire , di esporre , che son l ' opposto della considerazione genetica , e quindi ( subordinatamente ) dialettica delle cose . Tali maniere son contrassegnate da questi due caratteri : in prima dal fissare , come per sé stanti , e del tutto indipendenti l ' uno dall ' altro , quei termini del pensiero , i quali in verità son termini solo in quanto rappresentano i punti di correlazione e di transizione ai un processo ; e , in secondo luogo , nel considerare quei termini stessi del pensiero come un presupposto , un ' anticipazione , o anzi un tipo od un prototipo della povera e parvente realtà empirica . Nel primo rispetto , per es . , causa ed effetto , mezzo e fine , ragion d ' essere e realtà , e così via , si presentano allo spirito soltanto come termini distinti , e quindi diversi , e alcune volte opposti ; quasiché si desser cose , che siano per sé esclusivamente cause ed altre che siano per sé esclusivamente effetti , e così di seguito . Nel secondo caso pare come se il mondo dell ' esperienza ci si andasse disintegrando e scindendo innanzi agli occhi in sostanza ed accidenti , in cosa in sé e fenomeno , in possibilità e in ovvia esistenza . Tutta cotesta critica si risolve nell ' esigenza realistica di considerare i termini del pensiero , non come cose ed entità fisse , ma come funzioni ; perché quei termini hanno valore , solo in quanto noi abbiamo qualcosa da pensare attivamente , e siamo in effettivo atto di pensare , procedendo . Cotesta critica dcll ' Engels , che per molti rispetti è specificabile e precisabile ancora , e soprattutto per ciò che riguarda la origine di cotesto pensare metafisicamente , ripete a modo suo la opposizione hegeliana fra l ' intendimento , che fissa gli opposti come tali , e la ragione , che gli opposti rimette in serie di processo ascendente - ( la divina arte di conciliare gli opposti , direbbe Bruno - omnis determinatio est negatio , diceva Spinoza ) . Cotesta metafisica , sensu deteriori , ha alla lontana una qualche analogia con la origine dei miti . S ' inradica nella teologia , in quanto questa è diretta a rendere plausibili al ragionamento formale i dati ( subiettivi sì , ma che l ' autoillusione fa parere obiettivi ) del credere . Quanti miracoli non ha fatto il quasi - mito dell ' eterno logos ? Tale metafisica , in senso diremo oramai dispregiativo , come stadio e come intoppo di un pensiero ancora in formazione , ricorre in ogni ramo del sapere . Quanto sforzo non è costato alla riflessione dottrinale , nel campo della linguistica , l ' andar sostituendo alla illusione paradigmatica delle forme grammaticali la genesi di queste : genesi che va psicologicamente cercata ed accertata nel vario atteggiarsi del parlare , che è un fare ed un produrre , e non un semplice factum ? Così fatta metafisica , in senso d ' ironia , esiste ed esisterà forse sempre nei derivati verbali e fraseologici dell ' espressione del pensiero ; perché la lingua , senza della quale noi non potremmo , né addivenire alla precisione ai quello , né formularne la manifestazione , al tempo stesso che dice , altera ciò che esprime , ed ha perciò sempre in sé il germe del mito . Sprofondiamoci pur quanto si voglia nella teoria più generale delle vibrazioni , noi diremo sempre : la luce produce questo effetto : il calore opera così . Si ha sempre la tentazione , o per lo meno si corre il pericolo , di sostantivare un processo , o i termini di esso . Le relazioni , per via di una illusionale proiezione , divengono cose , e queste cose escogitate divengono , alla volta loro , soggetti operanti . Se facciamo attenzione , a questa così frequente ricaduta del nostro spirito nell ' esercizio prescientifico dei mezzi verbali , noi ritroviamo in noi stessi i dati psicologici del modo come si originarono , in altre circostanze e tempi , le obiettivazioni delle forme del pensiero stesso in enti e in entità , come è il caso tipico delle idee platoniche : e lo dico tipico perché è il più plastico fra tutti . Di tale metafisica , in quanto essa è la immaturità di una mente non ancora scaltrita dall ' autocritica , e non rafforzata dall ' esperimento , è piena tutta la storia ; che appunto per ciò , come per tanti altri motivi , è anche superstizione , mitologia , religione , poesia , fanatismo delle parole , e culto delle vuote forme . Lascia , cotale metafisica , le sue tracce anche in ciò che ai tempi nostri chiamiamo orgogliosamente scienza . Non aduggia essa forse il campo della economia politica ? Quel danaro , che , da semplice mezzo di scambio qual è in prima , si fa capitale , solo in quanto è in funzione col lavoro produttivo , non diventa forse , nella fantasia degli economisti , capitale ab origine , che per un diritto innato getti interesse ? Ecco il gran significato di quel capitolo di Marx , dove si parla del capitale come di feticcio ( ) Di questi feticci è piena la scienza economica . La qualità di merce , che è propria del prodotto del lavoro umano , solo in un certo rispetto storico , - e , ossia , in quanto gli uomini vivono in un certo dato sistema di correlazione sociale , - diventa una qualità intrinseca ab aeterno al prodotto stesso . Il salario , che non è concepibile , se a determinati uomini non è imposta la necessità di darsi a mercede ad altri uomini , diventa una categoria assoluta , cioè un elemento d ' ogni guadagno ; e perfino l ' intraprenditore capitalista si adorna del titolo di un che ritragga da se stesso un più alto salario ! E poi la rendita della terra : - della terra , dico ! Non ci sarebbe da venirne mai alla fine , se si volesse enumerarle tutte coteste trasformazioni metaforiche dei rapporti relativi in eterni attributi degli uomini o delle cose . Ma che non è diventata la lotta per l ' esistenza nel volgare darwinismo ? - un imperativo , un comando , un fato , un tiranno ; e addio le empiriche circostanze del topo e della gatta , della nottola e dell ' insetto , della erbaccia e del trifoglio . L ' evoluzione , ossia l ' espressione compendiaria d ' infiniti processi , che dan luogo a tanti problemi circostanziati e non ad un singolo teorema , non si trasforma spesso , fantasticamente , nella Evoluzione ? Per fino nelle volgarizzazioni della sociologia marxista , le condizioni , i rapporti , le correlatività di coesistenza economica acquistano - forse il più delle volte per insufficienza stilistica degli espositori - un certo che di fantasticamente soprastante a noi ; come se nel problema ci fossero altri dati da questi in fuori : persone e persone , cioè inquilini e padroni di casa , proprietarii e fittaioli , capitalisti e salariati , signori e servitori , sfruttati e sfruttatori , cioè , in una parola , uomini ed uomini , che , in precise condizioni di tempo e di luogo , trovansi in varia dipendenza fra loro , per l ' uso così e così distribuito e collegato dei mezzi necessarii all ' esistenza . La indubbia ricorrenza del vizio metafisico , che alcune volte a dirittura confina con la mitologia , ci dee rendere indulgenti verso le cause e condizioni , o direttamente psichiche o più generalmente sociali , che per tanto tempo ritardarono in passato l ' apparizione del pensiero critico , coscientemente sperimentale e cautamente antiverbalistico . Né vale di ricorrere alle tre epoche del Comte . È questione , sì , di quantitativo predominio della forma teologica o metafisica nelle diverse epoche della storia , ma non di esclusività qualitativa , a fronte della così detta epoca scientifica . Gli uomini non furon mai esclusivamente teologisti o metafisici , come non saranno mai esclusivamente scientifici . Il più umile selvaggio che paventa i feticci , sa che il fiume in discesa gli costa minor fatica , che non il fiume su cui nuoti contro corrente , e nel suo elementarissimo esercizio del lavoro ha in sé un embrione di esperienza e di scienza . Ai giorni nostri ci sono , viceversa , degli scienziati con la mente ingombra di mitologia . La metafisica , nel senso di ciò che sarebbe il contrario della correttezza scientifica , non è già un fatto precisamente così preistorico , da stare alla pari col tatuaggio e con l ' antropofagia ! Non è , spero , chi voglia mettere esclusivamente sul conto attivo del materialismo storico la vittoria definitiva su la metafisica , nella significazione usata qui innanzi , secondo Engels . Esso è , anzi , un caso particolare , per rispetto allo sviluppo del pensiero antimetafisico . Non sarebbe stato veramente possibile , se l ' intelletto critico non si fosse formato già per l ’ innanzi . Qui c ' è da fare i conti con tutta la storia della scienza moderna . Quando il Don Ferrante dei Promessi Sposi ( siamo , s ' intende bene , al secolo XVII ) che fu , se Leone XIII non vorrà per invidia di mestiere aversene a male , l ’ ultimo scolastico veramente convinto , moriva di peste , negando la peste , attesoché quella non rientrasse nelle dieci categorie di Aristotele , lo scolasticismo avea ricevuto già i primi , e fieri , e decisivi colpi . E da allora in qua è tutta una storia di conquiste positive del pensiero , che hanno , o assorbita , o eliminata , o altrimenti ridotta e combinata quella materia del conoscere , che innanzi formava la filosofia per sé stante , e quindi soprastante alla scienza . In cotesto cammino del pensiero scientifico , noi c ' incontriamo , per es . , nella psicologia empirica , nella linguistica , nel Darwinismo , nella storia delle istituzioni e nel criticismo propriamente detto . Direi anche nel positivismo , se non temessi d ' ingenerare equivoco . Difatti il positivismo , guardato così in genere e per sommi capi , è una delle tante forme in cui lo spirito s ' è andato avvicinando al concetto di una filosofia , che non anticipi su le cose , ma sia a queste immanente . Non è quindi da maravigliare , se , per la generica similarità che riavvicina il materialismo storico a tanti altri prodotti dello spirito e del sapere contemporaneo , molti di quelli che trattano la scienza alla maniera dei letterati e dei leggitori di riviste , ingannati dalle impressioni , e seguendo gl ' impulsi della erudita curiosità , han creduto di poter completare Marx , o con questa , o con quell ' altra cosa . Di coteste storpiature ne avremo per un pezzo . Induce soprattutto in cotesto errore l ' abito , comune a quasi tutta la scienza del nostro tempo , della considerazione evolutiva o genetica : cosicché agli inesperti e superficiali pare che da chiunque si parli di evoluzione si dica lo stesso . Voi molto giustamente portate la vostra attenzione su i caratteri differenziali e differenziati del materialismo storico - i quali , aggiungo io , son proprii di una scienza da comunisti dialetticamente rivoluzionarii - e non vi proponete il quesito se il signor Marx possa andare a braccetto del tale o tale altro filosofo , ma vi chiedete , invece , quale filosofia sia a questa dottrina necessariamente e obiettivamente implicita . Gli è per questa ragione che io vi ho lasciato e vi lascio anche l ' uso della parola metafisica , nel senso non dispregiativo . In fondo al marxismo ci son dei problemi generali ; e questi si aggirano , per un verso su i limiti e su le forme del conoscere , e , per un ' altra parte , su le attinenze del mondo umano col resto del conoscibile e del conosciuto . Non è ciò che intendete voi di dire ? Tanto è , che io appunto alle questioni più generali rivolsi l ' attenzione mia nel secondo dei miei saggi ; ma con un modo di trattazione che dissimula l ' intento . Chi consideri il materialismo storico nel suo insieme , può trovarvi argomento a tre ordini di studii . Il primo risponde al bisogno pratico proprio ai partiti socialistici , di andare acquistando una adeguata conoscenza della specificata condizione del proletariato in ogni paese , e di commisurare , congruamente alle cause , alle promesse ed ai pericoli della complicazione politica , l ' azione del socialismo . Il secondo può menare , e menerà di certo , a rinnovare gl ' indirizzi della storiografia , in quanto abiliti a ricondurne l ' arte sul terreno delle lotte di classe e della combinatoria sociale , che da quelle risulta , data la relativa struttura economica , che ogni storico deve d ' ora innanzi conoscere ed intendere . Il terzo consiste nella trattazione dei principii direttivi , a comprendere e svolgere i quali occorre di necessità la generale orientazione da voi invocata . Ora , pare a me - e ho dato di ciò la prova , scrivendo - che quando non si cada nell ' antiquato errore di credere , che le idee stiano come degli esemplari al di sopra delle cose , ammessa la inevitabile division del lavoro , il darsi alla considerazione dei principii generali , presi per sé , non implichi per forza , lo scolasticismo formale , ossia la ignoranza delle cose dalle quali quei principii vengono astratti . Certo che quei tre ordini di studii e di considerazioni faceano uno nella mente di Marx , e , oltre che nella mente , fecero uno nell ' opera sua . La sua politica fu come la pratica del suo materialismo storico , e la sua filosofia fu come inerente a quella sua critica dell ' economia , la quale fu il suo modo di trattare la storia . Ma , lasciando stare che cotesta universalità di comprensione è la nota specifica del genio che inizii un nuovo indirizzo mentale , il fatto è che Marx stesso in un solo caso portò a compimento la integrazione della sua dottrina , ed è nel Capitale . La perfetta immedesimazione della filosofia , ossia del pensiero criticamente consapevole , con la materia del saputo , ossia la completa eliminazione del divario tradizionale tra scienza e filosofia , è una tendenza del nostro tempo : tendenza , che il più delle volte rimane però un semplice desideratum . Cotesta tendenza vorrebbero alcuni significare , appunto quando dicono superata la metafisica ( in ogni senso ) ; mentre altri , che son più esatti , suppongono che la scienza giunta a perfezione sia già la filosofia riassorbita . La medesima tendenza giustifica quella dicitura di filosofia scientifica , che altrimenti sarebbe d ' un risibile barocchismo . Se cotesta espressione può mai aver un riscontro pratico di evidenza probativa , gli è proprio nel materialismo storico , come fu nella mente e negli scritti di Marx . Ivi la filosofia è tanto nella cosa stessa , e in essa e con essa rifusa , che il lettore di quegli scritti ne prova l ' effetto , come se il filosofare non sia se non la funzione stessa del procedere scientificamente . Devo io qui stare a fare delle confessioni ; o mi tocca solo di limitarmi a discorrer con voi obiettivamente , su quei punti che possono riavvicinarci negli intenti ? Se io dovessi fermarmi alle espressioni aforistiche , che son proprie della confessione , io direi così : - a ) l ' ideale del sapere deve esser questo , che in esso cessi la opposizione fra scienza e filosofia ; - b ) ma , come la scienza ( empirica ) è in continuo divenire , e si moltiplica così nella materia come nei gradi , differenziando in pari tempo gl ' ingegni che i singoli rami ne coltivano , e d ' altra parte s ' è accumulata e s ' accumula di continuo sotto al nome di filosofia la somma delle cognizioni metodiche e formali ; - c ) così la opposizione tra scienza e filosofia si mantiene e si manterrà , come termine e momento sempre provvisorio , per indicare appunto , che la scienza è di continuo in sul divenire , e che in cotesto divenire entra per non poca parte l ' autocritica . Basta guardare a Darwin per intendere quanto occorra di proceder cauti nell ' affermare , che la scienza dell ' ora presente sia per se stessa la fine della filosofia . Darwin ha di certo rivoluzionato il campo delle scienze dell ' organismo , e con esse l ' intera concezione della natura . Ma in Darwin stesso non fu la coscienza completa della portata delle sue scoverte : egli non fu il filosofo della sua scienza . Il darwinismo , come nuova visione della vita , e quindi della natura , e di qua dalla persona e dagl ' intenti dello stesso Darwin . Viceversa alcuni volgarizzatori del marxismo hanno spogliato questa dottrina della filosofia che le è immanente , per ridurla ad un semplice aperçu del variare delle condizioni storiche per il variare delle condizioni economiche . Osservazioni così semplici bastano per persuaderci , che se noi possiamo affermare , che la scienza arrivata a perfezione è già la filosofia , ossia che questa non significhi se non l ' ultimo grado della elaborazione dei concetti ( Herbart ) , noi non dobbiamo , con l ' enunciazione di tale postulato , autorizzar nessuno a parlare con dispregio di ciò che in senso differenziato chiamasi la filosofia , come non dobbiamo dare a credere a tutti gli scienziati , che , a qualunque grado dello sviluppo mentale si arrestino , essi sian di già i trionfatori o gli eredi di quella bagattella che fu la filosofia . E voi , perciò , non avete posta una questione che possa dirsi oziosa , mentre chiedete , a un di presso : - con quale animo il cultore del materialismo storico guarderà la rimanente filosofia ? VI . Roma , 28 maggio '97 Nella biografia scientifica dei due nostri grandi autori c ’ è una lacuna . Nel 1847 una loro opera viaggiava per la stamperia ; ma rimase poi inedita per ragioni accidentali ( ) . In quel libro , che è rimasto un semplice manoscritto , e che , per quanto io sappia , non fu visto dappoi da nessun altro dagli autori in fuori ( ) , essi , come se facessero un esame di coscienza , fissarono la loro veduta nel campo filosofico , a raffronto delle altre correnti contemporanee . Che cotesto esame fosse fatto in relazione principalmente ai derivati dell ' hegelismo , e al contraccolpo materialistico di esso nella dottrina di Feuerbach , non v ' è dubbio alcuno . Oltre alle ragioni generali del movimento filosofico del tempo , stanno in favore di questa opinione i brani di articoli di giornali e di riviste , che , come reliquie del Marx polemista d ' allora , furon di recente pubblicati dallo Struve nella “ Nene Zeit ” . Ma quale era la complessiva posizione mentale dei due scrittori ? quale era il loro orizzonte bibliografico ? quale atteggiamento assumevano verso gli altri fermenti della scienza , che son poi fioriti in tante rivoluzioni , così nel campo della filosofia naturale , come in quello della filosofia storica , e quale notizia vi aveano essi ? A tutte coteste domande non è dato di rispondere adeguatamente . Si capisce , del resto , che , se a nessuno può rincrescere d ' aver pubblicato da giovane degli scritti , che da vecchio non scriverebbe a quel modo , il non averli pubblicati a suo tempo è grave impedimento agli autori stessi per tornarci su ; cosicché Engels diceva , che quell ' opera avesse in fondo prodotto tutto l ' effetto suo : fissare , cioè , l ' orientazione di quelli che la scrissero . E poi dopo di quel tempo , presa che ebbero la loro via , i due autori non scrissero più di filosofia nel senso differenziato della parola ( ) . Non solo le loro occupazioni di agitatori pratici , di pubblicisti , e d ' intesi a seguire il movimento proletario , influendo sopra di esso , ma la stessa vocazione mentale loro li distoglieva dal mestiere di filosofi en titre . Sarebbe per ciò cosa vana l ' andar passo passo ricercando che opinione si facessero essi , nei loro studii e letture , dei nuovi portati della scienza , in quanto questi venivano o non venivano a recar sussidio al nuovo indirizzo di filosofia storica da loro escogitato . Certo che nella psicologia , come s ' è da ultimo svolta , nell ' acuito criticismo nel campo della filosofia professionale , nella scuola dell ' economia storica , nel darwinismo , così nel senso specifico come nel senso lato , nella cresciuta tendenza alla storicità nel considerare i fenomeni naturali , nelle scoverte della preistoria delle istituzioni , e nella inclinazione sempre più forte verso la filosofia della scienza , ci è dato di riconoscere come dei sussidii e come dei casi analogici al prodursi del materialismo storico . Ma sarebbe cosa ridicola il voler misurare alla stregua di ciò che è debito d ' un redattore d ' una “ Rivista critica " , che è la bibliografia all ' opera , o del professore che sciorina agli scolari le impressioni successive delle sue lettere , il lavoro di assimilazione della scienza contemporanea , che potean fare , o effettivamente fecero , quei due pensatori , i quali disponevano d ' un così specifico e specificato angolo visuale , e aveano nel materialismo storico un individuato istrumento di ricerca e di riduzione . E in ciò consiste , del resto , ciò che chiamiamo la originalità ; e fuori di tali confini questa parola significherebbe l ' assurdo . Non scrivendo più di filosofia , nel senso professionalmente differenziato e differenziale , finiron per essere i più perfetti esemplari di quella filosofia scientifica , che per molti è un semplice pio desiderio , per altri è un mezzo di spiattellare in nuova dicitura fraseologica le ovvie cognizioni della scienza empirica , alcune volte è una forma generica di razionalismo , e al postutto non è possibile , se non a chi entri nei particolari della realtà con la penetrazione che è propria di un metodo genetico inerente alle cose . Engels da ultimo scriveva : “ Dal momento che per ogni scienza diventa una necessità il venire in chiaro su la sua propria posizione nell ' insieme delle cose e della conoscenza delle cose , la scienza speciale dell ' insieme diventa superflua . Ciò che della filosofia , svoltasi fino ad ora , rimane tuttora come per sé stante , gli è la dottrina del pensiero e delle sue leggi - la logica formale e la dialettica . Tutto il resto si risolve nella scienza positiva della natura e della storia ” ( ) . Agli eruditi , ai ricercatori di tèmi per dissertazione , ai dottori novellini , tutto è possibile . Come han messo assieme l ' etica di Erodoto , la psicologia di Pindaro , la geologia di Dante , l ' entomologia di Shakespeare e la pedagogica di Schopenhauer , così a fortiori , e a più giusto titolo , potrebbero scrivere della logica del Capitale , anzi costruire un insieme della filosofia di Marx , tutta specificata e spartita secondo le sacramentali rubriche della scienza professionale . Question di gusti ! - io che , per esempio , preferisco l ' ingenuità di Erodoto e la poderosità di Pindaro alla erudizione che ne stemperi gli unitarii prodotti in amminicoli di postuma analisi , lascio volentieri al Capitale la integralità sua , a produrre la quale concorrono organicamente tutte le nozioni e conoscenze , che allo stato differenziato han nome di logica , di psicologia , di sociologia , di diritto e di storia nel senso ovvio ; - e ci concorre anche quella singolare flessibilità e flessuosità del pensiero , che è la estetica della dialettica . Rimane per ciò quel libro , e rimarrà sempre , analizzabile sì nei particolari , ma inafferrabile nell ' insieme , per gli empiristi puri , per gli scolasticisti dalle definizioni nette e non convertibili nel flusso del pensiero , per gli utopisti d ' ogni maniera , e soprattutto per gli utopisti del liberismo e pei libertarii , che sono , dal più al meno , anarchisti senza saperlo . Immergersi nel concreto delle correlatività sociali e storiche gli è cosa per molti intelletti di una difficoltà quasi insuperabile . Invece di pigliare l ’ insieme sociale , come un dato in cui geneticamente si svolgono delle leggi , le quali sono relazioni di movimento , molti han bisogno di rappresentarsi delle cose fisse , per es . , l ' egoismo di qua , l ' altruismo di là , e così via . Il caso caratteristico è quello dei moderni edonisti . Non si arrestano alla compagine sociale , come al dato specifico della dottrina economica , ma risalgono ai giudizi di valutazione , come alla premessa ( logico - psicologica ) della Economica . In questi giudizii trovano una scala , e studiano ( per la più parte in forma tipica ed ipotetica ) i gradi di essa ; come chi studiasse nell ' estetica formale i soli gradi del compiacimento . Di fronte a tali valutazioni ( o gradi dell ' apprezzamento del bisogno ) stanno le cose , che sono i beni ; e queste cose vengono esaminate nella loro relazione con gli apprezzamenti , tenuto conto della loro quantità disponibile ed acquisibile , il che determina per esse la qualità di valori , il limite dei valori ed il valore - limite . Costituita così la posizione astratta e generica della economicità , indifferentemente , così per le cose di cui la natura ci è prodiga , come per quelle che costano agli uomini il sudore della fronte ( e l ' ingrato lavoro della storia ) , la povera economia ovvia e comune , ossia la economia della convivenza che ci è familiare , e su la quale si sono travagliati i teoretici di scuola classica , e i critici del socialismo , diventa come un caso particolare di un ' algebra universalissima . Il lavoro , che per noi è il nerbo stesso del vivere umano , ossia l ' uomo stesso che si svolge , diventa in cotesta veduta , o lo sforzo per evitare una pena , o la minor pena . In cotesta astratta atomistica delle conazioni , degli apprezzamenti e delle quantità di beni , non si sa più che cosa sia la storia , e il progresso si risolve in una mera parvenza . Se mai occorresse di formulare , non sarebbe fuori di luogo il dire , che la filosofia implicita al materialismo storico è la tendenza al monismo ; - e uso la parola tendenza , accentuandola . Dico tendenza , e aggiungo tendenza critico - formale . Non si tratta già , insomma , di tornare alla intuizione teosofica o metafisica della totalità del mondo , come se noi , per atto di cognizione trascendente , giungessimo issofatto alla visione della sostanza a tutti i fenomeni e processi sottostante . La parola tendenza esprime precisamente l ' adagiarsi della mente nella persuasione , che tutto è pensabile come genesi , che il pensabile , anzi , non è che genesi , e che la genesi ha i caratteri approssimativi della continuità . Ciò che differenzia cotesto senso della genesi dalle vaghe intuizioni trascendentali ( per es . , Schelling ) è il discernimento critico , e quindi il bisogno di specificare la ricerca : ossia il riavvicinamento all ' empirismo per ciò che concerne il contenuto del processo , e la rinuncia alla pretesa di recarsi in mano lo schema universale di tutte le cose . I volgari evoluzionisti fanno così : afferrata la nozione astratta del divenire ( evoluzione ) , ci caccian dentro ogni cosa , dal concretarsi della nebulosa alla fatuità loro . Così facevano i ripetitori di Hegel , col ritmo soprastante e perpetuo , della tesi , antitesi e sintesi . Ragione precipua dell ' accorgimento critico , col quale il materialismo storico corregge il monismo , è questa : che esso parte dalla praxis , cioè dallo sviluppo della operosità , e come è la teoria dell ' uomo che lavora , così considera la scienza stessa come un lavoro . Porta infine a compimento il senso implicito alle scienze empiriche ; che noi , cioè , con l ' esperimento ci riavviciniamo al fare delle cose , e raggiungiamo la persuasione , che le cose stesse sono un fare , ossia un prodursi . Il brano dell ' Engels citato più innanzi potrebbe , però , dar luogo a delle curiose illazioni ; come chi si pigliasse tutta la mano , quando altri gli ha offerto il dito . Dato ed ammesso , che la logica e la dialettica continuino a sussistere come per sé stanti , non può esser questa , si direbbe , occasione propizia a rimettere a novo tutta la enciclopedia filosofica ? Rifacendo , a parte a parte , e per ogni singolo ramo di scienza , il lavoro di astrazione degli elementi formali che vi sono impliciti , si riesce a scrivere dei vasti e comprensivi sistemi di logica , come son quelli esemplari del Sigwart e del Wundt ; le quali , in verità , son delle vere enciclopedie della dottrina dei principii del sapere . Ora se è questo il desiderio dei filosofi professionali , stiano pur tranquilli , che le loro cattedre non saranno abolite . La division del lavoro nel campo intellettuale si presta praticamente a molte combinazioni . Se c ' è chi voglia compendiare in forma schematica i principii , coi quali noi ci rendiamo conto di un determinato gruppo di fatti , per es . , di un determinato ordinamento giuridico , nulla osta che egli cotesta disciplina ( ) chiami scienza generale del diritto o anche , se gli piace , filosofia del diritto , purché si rammenti che riduce a sistema ( empirico ) un ordine di fatti storici ; ossia che coglie una categoria storica come il divenuto del divenire . Tendenza ( formale e critica ) al monismo , da una parte , virtuosità a tenersi equilibratamente in un campo di specializzata ricerca , dall ' altra parte : - ecco il resultato . Per poco che s ' esca da questa linea , o si ricade nel semplice empirismo ( la nonfilosofia ) , o si trascende alla iperfilosofia , ossia alla pretesa di rappresentarsi in atto l ' Universo , come chi ne possedesse la intuizione intellettuale . Leggete , di grazia , se non l ' avete già letta , la conferenza di Haeckel sul monismo , che fu volgarizzata in Francia da un appassionato darwinista della sociologia ( ) . In quell ' insigne scienziato si confondono tre attitudini diverse : una maravigliosa capacità alla ricerca e dichiarazione dei particolari , una profonda elaborazione sistematica dei particolari appurati , e una poetica intuizione dell ' Universo , che pur essendo della immaginazione , alcune volte pare della filosofia . Ma mettere voi , illustre Haeckel , tutto l ' Universo , dalle vibrazioni dell ' etere alla formazione del cervello ; ma che dico del cervello , anzi giù giù , dopo questo , dalle origini dei popoli e degli stati e dell ' etica fino ai tempi nostri , compresi i principotti protettori della vostra Università di Iena , ai quali fate le riverenze , in sole 47 pagine in-8° , è cosa superiore per fino all ' eccellenza dell ' ingegno vostro ! Non vi sovviene forse di quei tanti buchi , che l ' Universo presenta anche alla provetta scienza nostra : o avete a casa un grande armadio pieno di quei berretti da notte , che Heine dicea usassero gli hegeliani a covrire quei buchi ? O non vi ricordate di cosa che dovrebbe più direttamente scottarvi : quel tale batibio , che prese nome da voi in una scoverta dell ' Huxley , che era poi , viceversa , un solenne qui - pro - quo ? Dunque , tendenza al monismo , ma al tempo stesso coscienza precisa della specialità della ricerca . Tendenza a fondere scienza e filosofia , ma , medesimamente , continuata riflessione su la portata e sul valore di quelle forme del pensiero , che usiamo in concreto , e che pur possiamo distaccar dal concreto , come accade nella logica stricto jure , e nella teoria generale della conoscenza ( che voi chiamate metafisica ) . Pensare in concreto , e pur poter riflettete in astratto su i dati e su le condizioni della pensabilità . La filosofia c ' è e non c ' è ( ) . Per chi non c ’ è ancora arrivato , essa è come il di là dalla scienza . E per chi c ’ è arrivato , essa è la scienza condotta a perfezione . Oggi , come in passato , noi possiamo scrivere , su i dati astratti da una determinata esperienza , dei trattati per es . , di etica o di politica , e possiamo dare alla trattazione tutta la perspicuità del sistema : purché ci ricordiamo di questo , che le premesse cioè si ricollegano geneticamente ad altro ; purché non cadiamo nella illusione ( metafisica ) di considerare i principii come degli schemi ab aeterno , ossia come le sopraccose delle cose dell ' esperienza . A questo punto nulla c ' impedisce di enunciare una formula come la seguente : tutto il conoscibile può essere conosciuto ; e tutto il conoscibile sarà , all ' infinito , realmente conosciuto ; e di là dal conoscibile , a noi , nel campo della conoscenza , non importa nulla di null ' altro . Questo generico enunciato , nel suo aspetto pratico , si riduce a dire : che la conoscenza tanto importa per quanto ci è dato di realmente conoscere , e che è una mera fantasticheria l ' ammettere , che la mente riconosca , come esistente in atto un ' assoluta differenza tra il limitato conoscibile e ciò che è per sé inconoscibile : - un inconoscibile , che io dichiaro di conoscere come inconoscibile ! Come fate voi , von Hartmann , a bazzicare da tanti anni con l ' Inconsapevole , che voi così consaputamente vedete operare ; e voi , signor Spencer , a manovrate di continuo col riconoscimento dell ' Inconoscibile , che in fondo voi in qualche modo sapete , se ne fate il limite del conoscibile ? In fondo a cotesta fraseologia dello Spencer si cela il dio del catechismo ; - c ’ è , insomma , il residuo di una iperfilosofia , che rassomiglia , come la religione , al culto di quell ' ignoto , che , in uno e medesimo tempo si dichiara ignoto , e pur si afferma di conoscere in certa guisa facendone oggetto di riverenza . In tale stato d ' animo la filosofia è ridotta allo studio dei fenomeni ( parvenze ) , e il concetto di evoluzione non implica punto che la realtà stessa divenga . Per il materialismo storico il divenire , ossia l ' evoluzione , e invece reale , anzi è la realtà stessa ; come è reale il lavoro , che è il prodursi dell ' uomo , che ascende dalla immediatezza del vivere ( animale ) alla libertà perfetta ( che è il comunismo ) . In questa inversione pratica del problema della conoscibilità , noi ci rechiamo interamente in mano la scienza , in quanto essa è il fatto nostro . Una nuova vittoria sul feticcio ! Il sapere è per noi un bisogno , che empiricamente si produce , si raffina , si perfeziona , si corrobora di mezzi e di tecnica , come ogni altro bisogno . Noi via via conosciamo ciò che ci occorre di conoscere . L ' esperimentare è un crescere ; e ciò che chiamiamo il progresso dello spirito , non è se non un accumularsi di energie di lavoro . In cotesto prosaico assunto si risolve quell ' assolutezza della conoscenza , che era per gli idealisti un postulato di ragione , o una argomentazione ontologica ( ) . Quella tal cosa ( così detta in sé ) , che non si conosce , né oggi , né domani , che non si conoscerà mai , e che pur si sa di non poter conoscere , non può appartenere al campo della conoscenza , perché non si dà conoscenza dell ’ inconoscibile . Se un simile assunto entra nella cerchia della filosofia , gli è perché la coscienza del filosofo non è tutta fatta di scienza , ma consta ancora di tanti altri elementi sentimentali ed affettivi , da cui , sotto l ’ impulso della paura , e per tramite della fantasia e del mito , si generano combinazioni psichiche , le quali , come in passato impedirono lo sviluppo della cognizione razionale , così ora adombrano il campo del sapere meditato e prosaico . Pensiamo alla morte . Essa è teoricamente insita alla vita . La morte , che pare così tragica negli individui complessi , che alla comune intuizione appariscono come i veri e proprii organismi , è immanente agli elementi primissimi della sostanza organica , per la estrema labilità e per la circoscritta plasticità del protoplasma . Ma tutt ' altro è la paura della morte - ossia l ' egoismo del vivere ! E così è di tutte le altre affettività e tendenze passionali , che , nelle loro derivazioni mitiche , poetiche e religiose , gettarono , gettano e getteranno in varia proporzione le ombre loro sul campo della coscienza . La filosofia dell ' uomo puramente teoretico che tutte le cose contempli sotto l ' aspetto del proprio esser loro , gli è come il tentativo di far passare il pensiero astratto su tutto il campo della coscienza , senza che v ' incontri , né deviazioni , né attriti . Ecco Baruch Spinoza , il vero eroe del pensiero , che se stesso contempla in quanto gli affetti e le passioni , a guisa di forze della interiore meccanica , gli si trasmutano in obietti di considerazione geometrica ! En attendant che in una futura umanità di uomini quasi trasumanati , l ' eroismo di Baruch Spinoza divenga la virtù minuscola di tutti i giorni , e che i miti , la poesia , la metafisica e la religione non ingombrino più il campo della coscienza , contentiamoci che fino ad ora , e per ora , la filosofia , così nel senso differenziato , come nell ' altro , sia servita quale istrumento critico e serva , per rispetto alla scienza , a mantenere la chiaroveggenza dei metodi formali e dei procedimenti logici , e per rispetto alla vita a diminuire gl ' impedimenti che all ' esercizio del libero pensiero frappongono le fantastiche proiezioni degli affetti , delle passioni , dei timori e delle speranze ; ossia giovi e serva , come direbbe precisamente Spinoza , a vincere l ' imaginatio e l ' ignorantia . VII . Roma , 16 giugno '97 Mi capita un bel caso . Mentre pareami di non esser venuto al termine ancora di queste mie epistole , m ' è toccato di dover discorrere delle stesse precise cose , delle quali mi vado intrattenendo con voi , in altro luogo , in altra forma , e d ' animo men lieto . In uno degli ultimi numeri della “ Critica Sociale ” apparve una specie di messaggio , che il signor Antonio De Bella , sociologo calabrese , dirigeva contro quei socialisti esclusivi , che per ogni cosa ed in ogni questione , a quel che dice lui , se ne stanno al verbo di Marx . Il De Bella ha mancato di farci sapere , se il Marx , cui quelli che tartassa s ' appellano , sia il genuino , o un altro così per dire alterato , o a dirittura inventato , un Marx biondo , o che so io altro . Il fatto è che m ' ha concesso l ' onore di metterci anche me nel branco di cotesti ostinati , cui rivolge i suoi moniti e i suoi consigli , perché si completino d ' altra più vasta coltura sociologica e naturalistica . Cita invero il solo mio nome , senza dire a quale mio scritto , detto o fatto intenda di richiamarsi : e poi giù un pochino del solito catechismo della sociologia intinta di darwinismo , con la inevitabile filastrocca di tanti nomi di autori . Credetti opportuno di rispondere ; un po ' per dire sommariamente , come il socialismo scientifico non si trovi poi tanto a mal partito , da aver proprio bisogno di certi consigli ; per mostrare , che i complementi suggeriti dal De Bella , o sono i sottintesi , o sono il contrario del marxismo ; e soprattutto perché , trovandomi da un pezzo in qua in vena di conversare con voi di socialismo e di filosofia , m ' è parso opportuno di fissare con note ad hominem parecchie delle considerazioni critiche , che vado svolgendo tête - à - tête con voi , con una certa tal quale bizzarria di forma . Vi mando la mia risposta , come è apparsa nella “ Critica Sociale ” di ieri . E anche questa è una lettera ; e , sebbene non sia diretta a voi , potete metterla nella collezione , come se facesse seguito . Completa e riassume le altre , con qualche leggera e scusabile ripetizione . Questa lettera extra , che indirizzavo al direttore della “ Critica Sociale ” , non è dolce di sale . Non la scrissi proprio con l ' intenzione di far cosa grata al signor De Bella . C ' è del cattivo umore . Forse questo umor di critica rivelante amarezza m ’ è venuto dal fatto , che , standomene io con la mente rivolta allo studio di questo grave problema dei rapporti del materialismo sociale col rimanente della intuizione scientifica contemporanea , m ' è parso che i consigli del signor De Bella , - che del resto non stava a spiare quel che io vado scrivendo a voi , - fossero , per lo meno quanto a me , inopportuni ; se non altro perché non avrei la fantasia di chiedergliene . Roma , 5 giugno '97 Caro Turati , Non mi è ben chiaro se il De Bella , nominandomi , parli proprio di me . Sarei anzi inclinato a credere , che egli rivolga la sua tirata a un mannequin di sua fattura , al quale abbia , commoditatis causa , appiccicato il nome mio . Comunque sia , dal momento che mescola il mio nome alle sue meditazioni , io non posso a meno di aggiungere alla vostra una nuova postilla . Com ' è risaputo , io entrai esplicitamente e pubblicamente nelle vie del socialismo solo dieci anni fa ( ) . Dieci anni sono un tratto di tempo non veramente lungo nella mia esistenza fisica , giacché ne conto ormai quattro oltre il mezzo secolo ; ma sono un tratto a dirittura breve nella mia vita intellettuale . Prima , insomma , di diventar socialista , io avevo avuto inclinazione , agio e tempo , opportunità ed obbligo d ' aggiustar le mie partite ed i miei conti col darwinismo , col positivismo , col neokantismo , e con quanto altro di scientifico si è svolto intorno a me , e ha dato a me occasione di svolgermi tra i miei contemporanei , poiché tengo cattedra di filosofia all ' Università dal 1871 , e per l ' innanzi ero stato studioso di ciò che occorre per filosofare . Volgendomi al socialismo , non ho chiesto a Marx l ' abicì del sapere . Al marxismo non ho chiesto , se non ciò ch ' esso effettivamente contiene : ossia quella determinata critica dell ' economia che esso è , quei lineamenti del materialismo storico che reca in sé , quella politica del proletariato che enuncia o preannuncia . Non chiesi al marxismo nemmeno la conoscenza di quella filosofia , che esso suppone , e , in un certo senso , continua , superandola per inversione dialettica ; ed è l ' hegelismo , che rifioriva appunto in Italia nella mia gioventù , e nel quale io m ’ ero come allevato . Manco a farlo a posta , la mia prima composizione filosofica , in data del maggio 1862 , è una : Difesa della dialettica di Hegel contro il ritorno a Kant iniziato da Ed . Zeller ! Per intendere il socialismo scientifico non mi occorreva , dunque , di avviarmi per la prima volta alla concezione dialettica , evolutiva o genetica , che dir si voglia , essendo io vissuto sempre in cotesto giro di idee , da che pensatamente penso . Aggiungo anzi , che , mentre il marxismo non mi tornava punto difficile nei suoi lineamenti intrinseci e formali , in quanto metodo di concezione , mi tornava invece di faticosa acquisizione nel suo proprio contenuto economico . E mentre io andavo facendo , nel miglior modo che mi fu possibile , cotesta acquisizione , non era né dato né permesso a me di confondere la linea di sviluppo che è propria del materialismo storico , ossia il senso che ha qui in questo caso concreto l ' evoluzione , con quella , direi quasi , malattia cerebrale , che da anni già ha invaso i cervelli di quei molti italiani , che parlano ora di una Madonna Evoluzione , e l ' adorano . Che mi chiede , dunque , il De Bella ? Che io , a guisa di giovane seminarista , pur mo svestito , ritorni a scuola ! O vuole ch ' io mi faccia ribattezzare da Darwin , riconfermare da Spencer , reciti poi la confessione generale innanzi ai compagni , e mi prepari a ricevere da lui l ' estrema unzione ? Per quieto vivere lascerei correre tutto il resto ; ma contro all ' appello alla coscienza dei compagni protesto recisamente . I compagni rigidi e perfino tirannici per ciò che si attiene alla condotta politica del partito in una certa misura e in date condizioni , li ammetto . Ma i compagni che abbiano autorità di pronunziare da arbitri in fatto di scienza .. - solo perché compagni ... via , la scienza non sarà messa ai voti mai , nemmeno nella cosiddetta società futura ! O vuole una più modesta cosa , che io , cioè , affermi e giuri che il marxismo non è la scienza universale , e che gli oggetti che contempla non sono l ' Universo ? Concedo subito . E sfido che io possa non concedere . Mi basta di ricordarmi dell ' orario della Università , e dei moltissimi corsi che enumera . Anzi concedo ancora di più . Ecco qua : “ Questa dottrina non è se non agl ’ inizii suoi , ed ha bisogno ancora di molto sviluppo ” ( Del materialismo storico , cap . I ) ( ) . Difatti , ciò che tormenta il De Bella e tanti altri , gli è appunto la caccia alla universale filosofia , nella quale il socialismo possa poi essere bene allogato , come la parte nella visione del tutto . S ' accomodino ! La carta è paziente : così dicono gli editori tedeschi agli autori novellini . Ma non posso risparmiarmi due avvertenze . La prima è , che nessun sofo di questo mondo riuscirebbe mai a darci l ' idea dell ' universa filosofia in due colonne della “ Critica Sociale " . La seconda è affatto personale . Sono venti anni ormai che io ho in uggia la filosofia sistematica , e come cotesta disposizione d ' animo mi ha reso più accessibile al marxismo che è uno dei modi nei quali lo spirito scientifico si è liberato dalla filosofia come per sé stante , cosi è causa della mia inveterata diffidenza per lo Spencer filosofo , che nei Primi Principii ci ha ridata una schematica del cosmo . E qui occorre che citi me stesso : “ Io non ero venuto in questa università , ventitré anni fa , qual rappresentante di una ortodossia filosofica , né da escogitatore di novello sistema . Per le fortunate contingenze della mia vita , io avevo fatta la mia educazione sotto l ' influsso diretto e genuino dei due grandi sistemi , nei quali era venuta al termine suo la filosofia , che oramai possiamo chiamare classica ; e ossia dei sistemi di Herbart e di Hegel , nei quali era arrivata all ' estremo delle conseguenze l ' antitesi tra realismo e idealismo , tra pluralismo e monismo , tra psicologia scientifica e fenomenologia dello spirito , tra specificazione dei metodi ed anticipazione di ogni metodo nella onnisciente dialettica . Già la filosofia di Hegel avea messo capo nel materialismo storico di Carlo Marx , e quella di Herbart nella psicologia empirica , che , a date condizioni , e dentro certi limiti , è anche sperimentale , comparata , storica e sociale . Eran quelli gli anni , nei quali , per la intensiva ed estensiva applicazione del principio dell ' energia , della teoria atomica e del darwinismo , e col ritrovamento delle accertate forme e condizioni della fisiologia generale , si rivoluzionava a vista d ' occhi tutta la concezione della natura . E in pari tempo , l ' analisi comparativa delle istituzioni , in concorrenza con la linguistica e con la mitologia comparata , e poi la preistoria tutta , e , da ultimo , la economia storica , rovesciavano la più parte delle posizioni di fatto e delle ipotesi formali , su le quali , e per le quali , si era per l ' innanzi filosofato sul diritto , su la morale e su la società . I fermenti del pensiero , quei fermenti che sono impliciti nelle nuove o nelle rinnovate scienze , non accennavano , come non accennano ancora , allo sviluppo di una novella sistematica filosofica , che tutto il campo della esperienza contenga e domini . Passo sopra alle filosofie di privato uso ed invenzione , com ’ è il caso dei Nietzsche e dei von Hartmann , e mi risparmio ogni critica di questi pretesi ritorni ai filosofi di altri tempi ( ) , che dànno per resultato una filologia in cambio della filosofia , com ' è accaduto dei neokantiani . Mi soffermo a notare il quasi inverosimile equivoco verbale , per il quale molti ingenuamente , e specie in Italia , confondono senz ' altro quella specificata filosofia , che è il positivismo , col positivo , ossia col positivamente acquisito nella interminabile nuova esperienza naturale e sociale . A costoro capita , per es . , di non saper distinguere nello Spencer , ciò che è merito incontrastabile in lui , d ' aver cioè concorso a formare la fisiologia generale , da ciò che è impotenza in lui a spiegare un solo fatto storico concreto per mezzo della sua sociologia del tutto schematica . A costoro accade di non distinguere , nello stesso Spencer , ciò che è dello scienziato da ciò che è del filosofo ; il quale , giuocando di scherma con le categorie dell ' omogeneo , dell ’ eterogeneo , dell ' indistinto , e del differenziato , del conosciuto e dell ' inconoscibile , è anche lui un trapassato : è , cioè , a volte un kantiano inconsapevole e a volte un Hegel in caricatura . L ' ordinamento della Università deve anch ' esso spiccatamente riflettere lo stato attuale della filosofia , che ormai consiste nella immanenza del pensiero nel realmente saputo ; e , cioè , consiste nell ' opposto di ogni anticipazione del pensiero sul saputo , per via della teologica o metafisica escogitazione ” ( L ' Università e la libertà della scienza , Roma 1897 , pp . 15 , 16 e 17 ) ( ) . Al postutto poi cotesta filosofia , dirò così , vagheggiata dal De Bella , non sarebbe , in fondo , se non una riedizione della triunità Darwin - Spencer - Marx , messa in giro con tanta suggestione di eloquenza , ma con tanto poca fortuna ( ) , or son tre anni già , da Enrico Ferri . Ebbene , caro Turati , io voglio fare onestamente la parte dell ' avvocato del diavolo , e riconosco , che in coteste incerte aspirazioni alla filosofia del socialismo , ( e poco manca , alcuni non credano che debba essere una specie di filosofia a privato uso dei soli socialisti ) e perfino nei molti spropositi che qua e là si vanno dicendo , c ' è un nocciolo di sentimento giusto , che risponde ad un reale bisogno . Molti di quelli che in Italia si dànno al socialismo , e non da semplici agitatori , conferenzieri e candidati , sentono che è impossibile di farsene una persuasione scientifica , se non riallacciandolo per qualche via o tramite alla rimanente concezione genetica delle cose , che sta più o meno in fondo a tutte le altre scienze . Di qui la mania che è in molti , di cacciar dentro al socialismo tutta quella rimanente scienza di cui più o meno essi dispongono . Di qui i molti spropositi e le molte ingenuità , in fondo sempre spiegabili . Ma di qui anche un grave pericolo ; che , cioè , molti di cotesti intellettuali dimentichino che il socialismo ha il suo fondamento reale soltanto nella presente condizione della società capitalistica , e in ciò che il proletario e il rimanente popolo minuto possono volere e fare ; - che per opera degli intellettuali Marx divenga un mito ; - e che , mentre essi discorrono , dall ' alto al basso e dal basso all ' alto , tutta la scala dell ' evoluzione , da ultimo in un non lontano congresso di compagni si metta ai voti questo filosofema : il primo fondamento del socialismo è nelle vibrazioni dell ' etere ( ) . Per ciò mi spiego le ingenuità del De Bella . Se Marx fosse ancora vissuto ! Già si capisce : essendo nato il 5 maggio 1818 , ed essendo morto il 14 marzo 1883 , poteva umanamente vivere ancora ; e , vivendo - direi io – avrebbe portato a compimento il III volume del Capitale , che c ’ è rimasto così sgangherato e così oscuro . Nossignore , dice De Bella , sarebbe diventato materialista . Ma santi numi ; se era tale dal 1845 , e per ciò venne in uggia agli ideologi radicali di sua conoscenza ! E oltre che materialista sarebbe diventato anche positivista . Il positivismo ! Nella volgare cronologia cotesto nome designa la filosofia di Comte e suoi seguaci . Ora questa avea idealmente tirate le cuoia , già prima che Marx fisicamente morisse . Che bel vedere : il materialismo - il positivismo - e la dialettica in santissima trinità ! E poi , che altro bel vedere ; il papato scientifico del Comte riconciliato con la indefinita progressività del materialismo storico , che risolve il problema della conoscenza in opposizione ad ogni altra filosofia , ed enuncia : - non esserci limitazione fissa , né a priori né a posteriori , alla conoscibilità , perché nell ' indefinito processo del lavoro , che è esperienza , e dell ' esperienza , che è lavoro , gli uomini conoscono tutto ciò che fa bisogno ed è utile di conoscere ( ) . Quel Comte , che proclamava chiuso per sempre il ciclo della fisica e dell ' astronomia , proprio nel momento in cui si ritrovava l ' equivalente meccanico del calore , e pochi anni innanzi alla strepitosa scoverta dell ' analisi spettrale ; quel Comte , che nel 1845 dichiarava assurda la ricerca circa l ' origine della specie ! Ma il materialismo storico , continua De Bella , ha da contemplarsi con la preistoria ! E qui il diavolo ci mette proprio la coda . L ' Ancient Society del Morgan , pubblicata in America e giunta in Europa in pochi esemplari con la ditta Mac - Millan di Londra ( 1877 ) , fu messa come sotto sequestro dalla spietata lega del silenzio fattavi attorno dagli etnografi inglesi , o invidi , o paurosi . I resultati delle ricerche del Morgan circolarono però per il mondo precisamente per mezzo del libro dell ' Engels , che s ' intitola : Della origine della famiglia , della proprietà privata e dello stato ( I ° ediz . 1884 , 4° ediz . 1891 ) , che è al tempo stesso recensione , esposizione e complemento del testo , e reca in sé la tentata ricongiunzione di Morgan e di Marx . E che dice Engels di Morgan ? – “ aver questi novellamente scoverto il materialismo storico , nella assoluta ignoranza di quanto Marx ne avesse scritto ” ; e quale fu l ’ occasione del libro ? - il desiderio di mettere a profitto le note e le glosse lasciate da Marx ! Via , la volgare cronologia è qualcosa di assai importante ... anche pei socialisti . E torniamo pure all ' inevitabile Spencer . Chi è mai , che , fuori d ' Italia , si sia permesso di aggiudicarlo al socialismo ? È forse lo Spencer un filosofo dell ’ altro mondo ? Di lui e sopra di lui si può leggere ora in tutte le lingue , non esclusa quella dell ' ammodernato Giappone . Né pecca di oscurità : anzi agli occhi miei , che amo la succosa brevità , pecca di prolissa e di minuziosa popolarità . Il primo scritto di lui che si conosca reca la data del 1843 . Eravamo , si noti bene , nel più forte dell ' agitazione cartista . Quello scritto s ' intitola : Della sfera propria dello stato . Spencer fu alle viste di tutto il mondo come ammirato collaboratore dell ' ” Economist ” , della “ Westminster ” e della “ Edinburg Review ” ; e notiamo nuovamente le date , precisamente negli anni significativi dal 1848 al '59 . Chi mai si è fatto illusioni in Inghilterra sul senso e sul valore delle sue vedute sociali e politiche ? La Statica sociale apparve nel '51 , la Psicologia ( l ° ediz . ) nel '55 , il Trattato sulla educazione nel '61 , la l ° edizione dei Primi principii nel '62 , la Classificazione delle scienze nel '64 , la Biologia dal '64 al '67 , per non dire dei minori Saggi , e tra questi notevolissimi l ' Ipotesi dello sviluppo ( 1852 ) , la Genesi della scienza ( 1854 ) , e il Progresso e la sua legge ( 1857 ) . E qui chiudo la filastrocca per arrestarmi alle pubblicazioni che precedono il I ° volume del Capitale ( 25 luglio 1867 ) . Non occorreva invero il genio di Marx per scorgere in tali scritti ciò che ero in grado di scorgervi io , da semplice studioso della filosofia , già 30 anni fa : che , cioè , la dottrina dell ' evoluzione che vi si enuncia è schematica e non empirica , che quella evoluzione lì è fenomenale e non reale , e che essa ha di dietro lo spettro della cosa in sé di Kant , dapprima onorata in tutte lettere col nome di Dio o della Divinità ( Statica , ediz . del 1851 ) , più tardi circonlocuita nel riverito nome dell ' Inconoscibile . Metterei pegno , che , se mai Marx fra il '60 e il '70 avesse recensito le opere dello Spencer , avrebbe usato del seguente stile : “ ecco l ' ultimo avanzo ombratile del deismo inglese del secolo XVII ; - ecco l ' ultimo sforzo della ipocrisia inglese nel combattere la filosofia di Hobbes e di Spinoza ; - ecco l ' ultima proiezione del trascendente sul campo della scienza positiva ; - ecco l ' ultima transizione fra il cretinismo egoistico del signor Bentham e il cretinismo altruistico del Rabbi di Nazareth ; - ecco l ' ultimo tentativo dell ' intelletto borghese per salvare , con la libera ricerca e la libera concorrenza nell ' al di qua , un enigmatico brandello di fede per l ' al di là ; - solo il trionfo del proletariato può assicurare allo spirito scientifico le condizioni piene e perfette di sua propria esistenza , perché solo nella trasparenza dell ' opera può essere congruamente trasparente l ' intelletto ” . Così Marx scrivea - cioè , volevo dire , così avrebbe potuto scrivere : - ma lui avea da pensare allora all ' Internazionale , e di questa lo Spencer non ebbe tempo di avvedersi . Il 17 marzo del 1883 Federico Engels , parlando al cimitero di Highate in memoria dell ' amico Marx , morto tre giorni innanzi , cominciava proprio così : “ Come Darwin scovrì la legge dello sviluppo della natura organica , così Marx scovrì la legge dello sviluppo della storia umana ” ( ) . Non c ' è da rimanerne proprio mortificati ? Né basta . Nell ' Antidühring ( I ° ediz . del 1878 - la terza è del '94 ) il medesimo Engels avea già acquisito tutte le nozioni fondamentali del darwinismo , che occorrono alla generale orientazione del socialismo scientifico . A ciò fare erasi preparato con dieci anni di novella educazione nelle scienze naturali , e candidamente confessava : esser lui in queste più addentro di Marx , che alla sua volta era forte in matematica . E nemmeno ciò basta . Nella prima edizione del Capitale si trova una nota caratteristica e originalissima sul nuovo mondo scoperto da Darwin . S ' intende già che quei due modesti mortali , che non fecero mai le parti di sopracciò dell ' Universo , inteso sempre di riferirsi a quel prosaico darwinismo della Origine della specie ( 1859 ) , che è un gruppo di teorie tratte da un gruppo di osservazioni e di esperienze sopra un campo circoscritto della realtà , che rimane più in qua dalle origini della vita e precede d ' un buon tratto la storia umana . In quelle teorie non poteano non iscorgere un caso analogico con la concezione epigenetica della storia , che essi aveano in parte definita , in parte adombrata appena ( ) . Non seppero però mai di quel darwinismo , il quale ha scoperto le leggi della intera umanità ( De Bella ) ; di quel darwinismo , insomma , buono per tutto , che è una gratuita invenzione dei pubblicisti a corto di scienza , e dei decadenti della filosofia . L ' amico loro Heine non avea forse detto : l ' Universo è pieno di buchi , e il professore tedesco hegeliano covre quei buchi col suo berretto da notte ? E lasciando stare l ' Universo e i suoi buchi , procuriamo , caro Turati , di fare ciascuno il dover nostro . Mi ricorre sempre per la mente questa grave invettiva che 30 anni fa pronunziava l ' hegeliano B . Spaventa : “ Qui da noi si studia la storia della filosofia nella geografia dell ' Ariosto , e si citano alla pari , Platone e l ' abate Fornari , Torquato Tasso e Totonno Tasso ” ( ) . Credetemi sempre , etc . VIII . Roma , 20 giugno '97 Mi occorre come un post - scriptum , che rechi delle postille alla penultima lettera , tanto grave di non facile filosofia . Metto – com ’ è naturale - fra i prodotti delle affettività nostre , dei quali dissi che adombrano l ' intelletto volgente alla scienza , anche quei complessi di inclinazioni , di tendenze , di valutazione e di pregiudizii , che di solito designiamo con le denominazioni antitetiche di ottimismo e di pessimismo . In tali modi di apprezzamento , che oscillano dal passionale al poetico , e rivelan sempre la nota incerta di ciò che non può ridursi in formula precisa , non è chi sappia scorgere , né l ' indirizzo , né la promessa di una razionale interpretazione delle cose . Sono , nel tutt ' insieme , la estrinsecazione riassuntiva di infiniti particolari sentimenti , i quali possono aver sede , come la cosa è più patente nel caso del pessimismo , così nello specifico temperamento di un singolo individuo ( per es . , Leopardi ) , come in una situazione comune ad una intera moltitudine ( alle origini per es . del Buddhismo ) . Ottimismo e pessimismo nella somma , consistono nel generalizzare le attività resultanti da una determinata esperienza o situazione sociale , e nel prolungarle tanto fuori dell ' ambito della nostra vita immediata da farne come l ' asse , il fulcro , o la finalità dell ' Universo . In guisa che poi , in fine , le categorie del bene e del male , che han realmente un senso così modestamente relativo alle nostre contingenze pratiche , divengono come il criterio per giudicare di tutto il mondo , ridotto in così piccola immagine , da parer fatto qual semplice supposto e qual semplice condizione della felicità o della infelicità nostra . Così dall ' uno come dall ' altro dei due angoli visuali , par che il mondo non possa intendersi se non come fatto , o a fin di bene , o a fin di male , e costituito per la prevalenza o per il trionfo , o dell ' uno o dell ' altro . Nel fondo di cotesti modi di concepire c ' è sempre la originaria poesia , che non si scompagna mai dal mito ; - e tali modi di concepire forman sempre , dal crasso ottimismo maomettano al raffinato pessimismo buddhistico , il midollo pratico e la forza suggestiva dei sistemi religiosi . E ciò è naturalissimo . La religione , che appunto per ciò e , per ciò solo , è un bisogno , consta i tante trasfigurazioni dei timori , delle speranze , dei dolori , delle amarezze della vita cotidiana , in creduti e paventati preordinamenti ; in guisa che le lotte del così detto quaggiù vengon tramutate in contrasti dell ' Universo : - dio e satana - la caduta e la redenzione - la creazione e la palingenesi - la scala delle espiazioni ed il Nirvana . Quell ' ottimismo e quel pessimismo , che si presentano nella veste , o meglio nelle apparenze di cosa pensata , nell ' ambito di certe filosofie , non son che residui più o meno consaputi della religione come che sia trasformata , o di quella antireligione , che nell ' impeto passionato del non credere rassomiglia alla fede . L ' ottimismo di Leibnitz per es . non è certo la funzione filosofica della sua ricerca del calcolo superiore , né della sua critica dell ’ azione a distanza , e nemmeno del suo monadismo metafisico , né della sua scoverta del determinismo interno . Il suo ottimismo è la sua religione - ossia quella religione che parve a lui come la perpetua e perenne - quel cristianesimo , in cui tutte le chiese cristiane si conciliano - quella provvidenza giustificata nella rappresentazione di un mondo , che è l ' ottimo che potesse mai essere e sussistere . Quella poesia teologica ha il suo pendant , dialettico perché umoristico , nel Candide di Voltaire ! E così il pessimismo di Schopenhauer non è la resultante necessaria della sua critica della critica kantiana , né la funzione diretta delle sue squisitissime ricerche logiche ; ma è la estrinsecazione della sua anima di piccolo borghese , meschino e dispettoso , anzi ringhioso , che si completa con la contemplazione ( metafisica ) delle cieche forze dell ' Inconsapevole ( ossia del cieco conato all ' esistere ) ; si completa , cioè , di una forma religiosa poco avvertita in generale , la religione dell ’ ateismo ( ) . Se , dalle configurazioni e dalle complicazioni secondarie e derivate della religione o della filosofia teologizzante , noi risaliamo all ' origine prima ed immediata di quelle creazioni ideologiche , che son l ' ottimismo e il pessimismo , noi ci troviamo in presenza di un fatto , tanto ovvio , per quanto semplice : che ogni uomo , cioè , per la sua struttura fisica , e per la sua posizione sociale , è portato ad una specie di calcolo edonistico , ossia a misurare i suoi bisogni , e quindi i mezzi per soddisfarli ; e , in fine , per necessaria conseguenza , viene ad apprezzare , in un modo , o in un altro , le condizioni della vita e il pregio della vita stessa nel suo complesso . Ora , quando la intelligenza è tanto progredita , da aver vinto gl ' incantesimi della imaginatio e della ignorantia , i quali legano le sorti così poveramente prosaiche dell ' ovvia vita cotidiana alle ( fantasticate ) forze trascendenti , non è più alla suggestione generica dell ' ottimismo o del pessimismo che si tenga dietro . L ' animo si volge al ( prosaico ) studio dei mezzi occorrenti a raggiungere , non quell ' ente favoloso che dicesi la felicità , ma lo sviluppo normale delle attitudini ; le quali , date le favorevoli condizioni sociali e naturali , fanno sì che la vita trovi se stessa la ragione dell ' esser suo e della esplicazione sua . È qui il cominciamento di quella saggezza , che sola può giustificare la etichetta dell ' homo sapiens . Il materialismo storico , come è la filosofia della vita , e non delle parvenze ideologiche di questa , sorpassa l ' antitesi dell ' ottimismo e del pessimismo ; perché ne supera i termini , comprendendoli . La storia è si una serie dolorosamente interminabile di miserie ; - il lavoro , che è la nota distintiva del vivere umano , è diventato il tormento e la maledizione della maggioranza degli uomini ; - il lavoro , che è la premessa di ogni umana esistenza , è diventato il titolo alla soggezione del più gran numero degli uomini ; - il lavoro , che è la condizione di ogni progresso , ha messo le sofferenze , le privazioni , i travagli e i patimenti del maggior numero degli uomini in servizio della comodità di pochi . Dunque la storia è un inferno : - anzi potrebb ' esser rappresentata , in un lugubre dramma , come la tragedia del lavoro ! Ma questa stessa storia lugubre ha tratto da cotesta stessa condizione di cose , quasi sempre all ' insaputa degli uomini stessi , e non certo per la provvidenziale preordinazione di alcuno , i mezzi occorrenti al relativo perfezionamento , prima di pochissimi , poi di pochi , poi di più che pochi ; - e ora pare ne prepari per tutti . La gran tragedia non era evitabile . Non deriva da una colpa o da un peccato , non da una aberrazione o degenerazione , non dal capriccioso e peccaminoso abbandono della retta via ; ma da una necessità intrinseca al meccanismo stesso del vivete sociale , e al ritmo processuale di questo . Questo meccanismo poggia su i mezzi di sussistenza , che sono il prodotto del lavoro stesso degli uomini , combinato con le più o meno favorevoli condizioni naturali . Ora che si apre innanzi ai nostri occhi questa prospettiva che la società , cioè , possa essere organizzata in modo , da dare a tutti i mezzi di perfezionarsi , noi vediamo chiaro , che tale aspettativa diventa plausibile , precisamente perché , col crescere della produttività del lavoro , si stabiliscono le condizioni materiali occorrenti a comunicare a tutti gli uomini la civiltà . In ciò sta la ragion d ' essere del comunismo scientifico , che non confida nel trionfo di una bontà , la quale , chi sa in quali pieghe latenti di tutti i cuori di tutti i trapassati gl ' ideologi del socialismo sono andati a scovare , per proclamarla l ' eterna giustizia . Ma confida nel crescere di quei mezzi materiali , che permetteranno crescan per tutti gli uomini le condizioni dell ' ozio indispensabili alla libertà : - la qual cosa vuol dire , che le ragioni dell ' ingiusto saranno eliminate , ossia la signoria , la padronanza , il dominio dell ' uomo su l ' uomo ; le quali ingiustizie ( ad usare il linguaggio degli ideologi ) suppongono come conditio sine qua non proprio quella miserabile cosa materiale , che è lo sfruttamento economico ! Solo in una società comunistica , il lavoro , oltre che non sfruttabile , può essere razionalmente misurato . Solo nella società comunistica , il calcolo edonistico , non intralciato dallo sfruttamento privato delle forze sociali , può aver carattere di cosa precisabile . Rimossi gl ' impedimenti al libero sviluppo di ciascuno , quegli impedimenti , cioè , che differenziano ora le classi e gl ' individui fino al non riconoscibile , ciascuno potrà trovare , nella misura di ciò che occorre alla società , il criterio di ciò che per lui è il fattibile e il necessario a fare . Adattarsi al fattibile , e non per esterna costrizione , in ciò sta la norma della libertà , che è una cosa sola con la saviezza ; perché non ci può esser morale vera là dove non è la coscienza del determinismo . In una società comunistica cadono da per sé le antitetiche parvenze dell ' ottimo e del pessimo , perché la necessità del lavorare in servizio della collettività e l ' esercizio della piena autonomia personale non formano più antitesi , anzi appariscono come una e medesima cosa ; - l ' etica di cotesta società annulla la opposizione fra diritti e doveri , che non è , in sostanza , se non l ' amplificazione dottrinale della condizione di questa antitetica società presente , nella quale alcuni han facoltà d ' imporre ed altri hanno obbligo di prestare ; - in cotesta società , in cui la benevolenza non è carità , non parrebbe utopistico il chiedere , che ciascuno presti secondo le sue forze , e ciascuno riceva secondo i suoi bisogni ; - in simile società la pedagogica preventiva eliminerebbe , in buona parte , la materia della penalità , e la pedagogica obiettiva della convivenza e della collaborazione razionale ridurrebbe al minimo il bisogno della repressione ; - ossia , in una parola , la pena apparirebbe come la semplice garanzia di un determinato ordinamento , e spoglia perciò del tutto d ' ogni parvenza metaforica di superna giustizia da vendicare o da ristabilire . In cotesta società non allignerebbe più il bisogno di cercare alla sorte pratica dell ' uomo una spiegazione trascendente . Per questo criticismo delle cause della storia , delle ragioni della società presente , e dell ' aspettativa razionalmente misurata e misurabile di una società futura , si vede perché l ' ottimismo e il pessimismo , come tante altre ideologie , dovessero e debbano servire di sfogo e di estrinsecazione alle affettività delle coscienze travagliate dalle lotte della esistenza sociale . Se è questo che intendono di dire gli ideologisti , cui voi alludete ; e , se parlando di eterna giustizia , essi pensano di farsi raccoglitori postumi dei sospiri e delle lagrime dell ' umanità attraverso i secoli , tal sia di loro ; - le licenze poetiche non son vietate nemmeno ai socialisti . Soltanto non si provino poi a metter su le gambe al mito dell ' eterna giustizia , per ispedirlo in marcia contro il regno delle tenebre . Quella gran benefica signora non ismuoverà una sola delle pietre dell ' edificio capitalistico . Ciò che gl ' ideologi del socialismo chiamano il male , contro di cui il bene combatte , non è una astratta negazione , ma è un duro e forte sistema di cose effettuali : è la miseria organizzata per produrre la ricchezza . Ora i materialisti della storia son così poco teneri di cuore , da affermare , che essi in questo male trovano precisamente le molle dell ' avvenire ; ossia , nella ribellione degli oppressi , e non nella bontà degli oppressori . Del facile ricadere nella metafisica , in senso non laudabile , fanno fede assai spesso anche quegli studii , che , a detta degli autori loro , rappresentano la quintessenza del procedere scientificamente positivo . Questo è il caso , per es . , di molti dei divulgatori della disputata e disputabile antropologia criminale . Come intento e come tendenza essa rappresenta una parte notevole di quella salutare critica del diritto punitivo , che pian piano è riuscita a scuotere dai fondamenti tutta la costruzione filosofica , e soprattutto etica , di un fatto così semplice e così empirico , qual è quello della inevitabilità del punire , data la esistenza di una società . Nel metodo , però , di rado essa esce dai confini della combinatoria statistica , e da quell ' a un di presso di verosimile , che è proprio del variopinto complesso di studii , che chiamasi in genere antropologia . Quasi mai si avvicina , per es . , alla precisione di indagine , per la quale la psichiatria , che parrebbe secondo alcuni affine , grazie ai progressi maravigliosi dell ' anatomia dei centri nervosi , e di tutte le parti della medicina , ha contribuito allo sviluppo della psicologia , nel giro di pochi anni , assai più non facessero in venti secoli le discussioni sul testo di Aristotele , e le ipotesi dello spiritualismo e del materialismo puramente razionalisti . Ma non è ciò che mi prema di notare . In quella dottrina campeggia la tendenza a fissare , come predisposizioni ( innatistiche ) le ricorrenze del delinquere in quegli individui i quali presentino certi caratteri indiziali , caratteri , che nell ' aspetto obiettivo , del resto , non son sempre , né ben raccolti , né ben fissati . E qui nulla di male . La teoria , che sta in fondo al diritto penale dei paesi su i quali la rivoluzione borghese abbia esteso l ' azione sua , ha di comune con tutto ciò che chiamiamo liberalismo i pregi e i difetti di quel principio egalitario , il quale , date le differenze naturali e sociali degli uomini , non può non essere puramente formale ed astratto . Questa teoria è stata di certo un progresso su la giustizia di corpo , e su i privilegi del clero e dell ' aristocrazia ; e per questo rispetto è una vittoria storica l ' enunciato : la legge è eguale per tutti . Inoltre , cotesta teoria , riducendo il punire alla sola garenzia giuridica dell ' ordine legalmente costituito , si contenta di colpire ciò che è un danno o una lesione all ' ordine stesso , e non s ' addentra più nella coscienza . Spoglia com ' è di ogni carattere religioso , non colpisce il pensiero e l ' animo . Non è più l ' istrumento di una chiesa , di una credenza , di una superstizione . È prosaico cotesto diritto penale , come è prosaica tutta la società capitalistica . E questo è un altro trionfo - salvo alcune lievi inconseguenze - del libero pensiero . In una parola , si punisce l ' atto , non l ' uomo ; si punisce il turbatore di quell ' ordine che si vuol difendere , non la coscienza , sia irreligiosa , miscredente , atea e così via . Per giungere a cotesto resultato , cotesta teoria ha dovuto costruire , su la base media della volontarietà , ed esclusi gli estremi della mancanza di consapevolezza e di direzione nell ' operare , una tipica responsabilità eguale per tutti gli uomini ( ) . Ed è qui , che , come per ironia alla vantata e celebrata giustizia , il principio della legge eguale per tutti si tramuta dialetticamente nella massima ingiustizia : perché gli uomini sono in realtà socialmente e naturalmente disuguali innanzi alla legge . Su questa dialettica si sono esercitati da un pezzo sociologisti , e socialisti , e critici d ' ogni maniera . C ' è come una lunga scala di opinioni , in contrapposto al diritto esistente : dal paradosso intinto di misticismo , che la società punisca i delitti che essa cova , alla esigenza umanitaria , che la educazione eguale per tutti giustifichi , col porne le condizioni di attuabilità , il principio della legge eguale per tutti . La punta acuta di tutta la critica è quella dei socialisti conseguenti : i quali , partendo dal concetto delle differenze di classe , come essenziali al presente vivere sociale , non cercano nel diritto del punire , come non cercano in nessun ' altra parte del diritto esistente , la giustizia eguale per tutti ; perché ciò sarebbe come cercare l ' inverosimile , data questa forma di società , in cui le differenziazioni sono le cause e il contenuto della compagine stessa . Questo diritto di mezzana giustizia , che contraddice il più delle volte a se stesso , è insito ad una società , in cui il postulato della eguaglianza deve smentire di continuo se stesso . La menzogna è assai più palese in quella bella trovata degli apologisti della forma capitalistica , quando dicono , che alla fin fine i salariati son dei liberi cittadini , che liberamente si dànno a mercede pattuendo alla pari con quei loro eguali , che sono i capitalisti ! - Ma noi socialisti cotesto principio in sé contraddittorio non vogliamo abbandonarlo , per andar poi a braccetto dei reazionarii , che per altre ragioni lo combattono , e per altre vie vorrebbero eliminarlo : anzi noi l ' accettiamo come la negatività immanente alla società borghese , ossia , come il suo storico corrosivo . L ' antropologia criminale è venuta in buon punto a sussidiare dei suoi studii speciali la tesi critica , che mette in evidenza l ’ inverosimile della legge eguale per tutti . In questo senso essa è una dottrina progressiva . Alle differenze sociali , che rendono assurdo il postulato della responsabilità eguale per tutti , secondo la tipica forma della volontarietà della mente sana , ha aggiunto lo studio delle differenze presociali , che sono i limiti che la bestialità contrappone , come forze invincibili , a qualunque azione di adattamento educativo . Non occorre qui di vedere , se essa abbia esagerata la estensione di cotesta bestialità , interpretando male i casi che intendeva di studiare , e amplificando alcune volte fantasticamente i resultati di parziali e poco precise osservazioni . Ciò che importa qui è di dire , che essa , per un certo rispetto metodico , ricade , inconsapevolmente , nella detestata metafisica . Nella foga legittima di combattere l ' ente giustizia e l ' ente responsabilità , fissa poi dei fatti naturali , delle disposizioni , cioè , a delinquere , la cui denominazione e definizione va togliendo da quelle categorie della tutela sociale , che rispondono soltanto alle condizioni di vita alle quali gli uomini , in verità solo dopo che son nati , si vanno assuefacendo . In natura , per ispiegarmi , ci sarà la eccessiva e sfrenata libidine , ma non certo l ' adulterio ( questa è una categoria arcirelativamente sociale ! ) ; la rapacità , ma non il furto in tutte le sue economiche specificazioni fino alla firma falsa su la cambiale ; il temperamento sanguinano , ma non il regicidio , e così via . Né si dica che queste sian questioni meramente verbali . Ciò tocca all ' essenza della cosa . Ciò riguarda la coscienza dei limiti metodici . Ciò importa a ricordare , che la metafisica è un male atavistico , al quale non isfuggono nemmeno quelli che di continuo gridano : abbasso la metafisica ! In altro campo di studii , cioè nella psicologia in genere e nella psichiatria in ispecie , è accaduto per molto tempo lo stesso . Molti che volean localizzare nel cervello i fenomeni psichici , invece di tenersi ai fatti elementarissimi , che , in verità , solo da poco tempo furono distintamente sceverati , localizzavano ( come accadde perfino all ' insigne fisiologista Ludwig ) le facoltà dell ' anima ed altre simili escogitazioni del razionalismo filosofico ; ossia davano un posto materiale al non esistente . L ' antropologia criminale deve ancora sceverar bene e fissare criticamente le sue categorie , causando l ' equivoco di accettare come naturali ed innate quelle categorie , che il diritto punitivo , avuto riguardo alle condizioni di mera esperienza sociale , ha , per ragioni di pratica , fissate ed accettate . IX . Roma , 2 luglio '97 Voi accennate a quei critici , di varia indole e natura , i quali , per varie ragioni di molto difformi fra loro , ritengono , che il cristianesimo sfugga all ' intendimento materialistico della storia , e stimano che in tale obiezione sia come una difficoltà insormontabile . Devo io addentrarmi in cotesta selva , non dirò aspra e selvaggia , ma di certo molto oscura per me ? Voi sapete come io respinga gli schematismi d ' ogni sorta . Non mi pare - e pensare il contrario sarebbe mera fatuità , - ci sia mai alcuna teoria storica tanto buona ed eccellentissima per sé , che ne abiliti alla sommaria cognizione di ogni storia particolare , quando anche alla ricerca specializzata di questa non ci siamo per l ' innanzi addestrati con proprii e diretti studii nostri . Ora io su la storia della chiesa cristiana non ho fatto fino ad ora studii ex - professo , che mi conferiscano il facile maneggio della cosa stessa ; su la quale gli obiettatori di solito discettano e discorrono come chi giudichi per generiche impressioni . Da giovane , come accadeva allora di tutti quelli che si aggirassero nella cerchia della filosofia classica di Germania , lessi lo Strauss e i principali scritti della scuola di Tubinga ; ed ora , con tanti altri , potrei , con piccola variante , ripetere la esclamazione di Faust : ich habe , leider , auch Theologie studiert ! Ma poi dopo ... io di coteste materie non mi son più occupato . Ho serbata però in me viva la persuasione , che , come con la scuola tubingese cominciò , in definitivo e per davvero , quella considerazione del cristianesimo , che sola può dirsi storica , così gli ulteriori progressi consistano principalmente nelle correzioni e nei complementi , che furon già portati , o si vanno portando , ai resultati di quella stessa scuola . La principale delle correzioni è , e deve , a mio avviso , esser tuttora questa : che , mentre i tubingesi mirarono , in modo prevalente sì , ma non esclusivo , a studiare la genesi ed il processo delle credenze e dei dogmi , sia poi occorso , e occorra al presente , di mettersi allo studio obiettivo della formazione e dello sviluppo dell ' associazione cristiana . Per cotesto riavvicinarsi a quel modo di considerazione , che , brevitatis causa , chiamerò sociologico , si fa un passo innanzi nella obiettività della ricerca : in guisa , che l ' intendimento del come e del perché l ' associazione è nata e si è svolta , ci dà il modo di vedere per quali ragioni e per quali vie gli animi , le fantasie , le menti , i desiderii , i timori , le speranze , le aspirazioni degli associati dovessero completarsi di certe credenze , ricercare certi simboli , giungere alla escogitazione di certi dogmi ; - o come gli associati potessero mettere , in somma , assieme tutto un mondo dottrinale ed ideologico . Fatta una tale inversione , si è già su la via , che mena diritto al materialismo storico ; ossia siam prossimi al postulato generale , che si debba considerare le idee come il prodotto e non come la causa di una determinata struttura sociale . Se non erro , - perché , come dicevo , di tali argomenti me ne intendo relativamente poco - in questo indirizzo realistico concorrono soprattutto gli studii recenti delle antichità cristiane ; nei quali , mi pare , primeggiano gli scrittori del genere di Harnack e simiglianti . Cito incidentalmente , giacché questo libro qui io l ' ho studiato , quelle notevolissime letture dell ' inglese Hatch ; nelle quali , con la massima lucidezza di analisi documentaria , si va dimostrando , come l ' associazione cristiana , da un punto in qua dalle sue primissime origini , si sviluppasse e si consolidasse per via dell ' adattamento alle varie forme di quel diritto corporativo , che fioriva nelle varie regioni dell ' impero , o nelle condizioni peculiarmente proprie al giure pubblico romano , o in quelle altre degli altri usi locali e nazionali , e segnatamente delle istituzioni greche ed ellenistiche . I nostri vescovi non se ne abbiano a male . Lo spirito santo ci sarà entrato per qualche cosa nel metterli al di sopra del rimanente dei fedeli , da quando nella associazione originariamente democratica si creò la differenziazione gerarchica di clero e di laici ( ossia popolani ) ; ma il loro nome stesso ricorda , che la organizzazione fu fatta sul preciso modello di quei corpi di navicellai , pescivendoli , fornai e simili , che aveano i loro episcopi ( sopravveglianti ) et reliqua . A questo punto bisogna fare ancora un passo innanzi . Bisogna , cioè , abbandonare il concetto astratto e generico di una storia unica ed unitaria di tutto il cristianesimo , e venire alla storia particolare , per tempi e luoghi , dell ' associazione cristiana : - la quale associazione ora è una parte soltanto di quella più larga società civile , semicivile , o a dirittura barbara , in cui essa s ' andò svolgendo nei primi tre secoli ; - ora par che covra ed assorba tutti i rapporti della complessiva società semicivile o semibarbara , come fu nell ' occidente latino del così detto Medioevo ; - e da ultimo , dopo quella dilacerazione dell ' unità cattolica , che è il protestantesimo , e riconosciuta la libertà di coscienza , e assai più spiccatamente in seguito alla Grande Rivoluzione , torna ad essere una parte del tutto nella convivenza politico - sociale , una parte , o prevalente , o piccola , o minima , e così via dicendo . Su cotesta traccia stessa va trattato il problema dei rapporti fra chiesa e stato ; che è questione di relatività storica , e non di teoretica elocubrazione formalistica . Per questo modo d ' intendere si è in fine in grado di ricercare e di dichiarare quelle condizioni materiali , le quali , come è accaduto di ogni altra convivenza umana , produssero dapprima l ' associazione cristiana , e poi la mantennero , la perpetuarono , o la portarono alla parziale o locale dissoluzione , con tutte le varie vicende , che nelle cause e ragioni loro divengon poi senza difficoltà patenti . E si capisce che credenze , e dogmi , e simboli , e leggende , e liturgie , e altre simili cose debbano venire in seconda linea , come è proprio di ogni altra soprastruzione ideologica . Continuare a scrivere la storia dell ' ente Cristianesimo ( ne faccio qui un solo sostantivo con la lettera maiuscola ) , gli è come moltiplicare l ' errore di concezione metodica , nel quale incorrono i letterati e gli eruditi , quando compongono , in senso affatto unitario , come se si trattasse di cose per sé stanti , le storie della letteratura o della filosofia . In coteste manipolazioni della dotta fabbrica , pare come se i poeti , gli oratori , i filosofi di diversi tempi , isolati quasi dal resto del mondo in cui realmente vissero , si porgano la mano attraverso o al di sopra dei secoli , per comporre una illustre catena ; - o come se , non avendo essi tolta la materia e l ' occasione al poetare o al filosofare dalle condizioni della società in cui si svolsero , e dal grado evolutivo di questa , si sforzassero di entrare nella serie indipendente , che è lo studiato indice della dotta compilazione . Si capisce quanto sia cosa comoda l ' avere a mano , nel manuale , la somma delle notizie su ciò che chiamiamo letteratura francese , per es . dalla Chanson de Roland ai romanzi del signor Zola : ma dall ' una cosa all ' altra non corre soltanto il cronologico millennio , né da una cosa all ' altra intercede soltanto il semplice variare della facoltà poetica ; perché , anzi , c ' è di mezzo tutto il tramutarsi di tutti i rapporti della convivenza in tutti i suoi principali aspetti , e in rispetto a cotesti sociali tramutamenti le manifestazioni letterarie non son che relativi indici , sedimenti specifici , e casi particolari . Sarà comodo , specie per l ' allevamento artificiale al sapere , che è tanta parte delle nostre Università , il ridurre in compendio la somma di ciò che nella storia chiamiamo genericamente filosofia ; ma chi è che riesca a capir poi per davvero , per cotesta via , come i singoli filosofi siano arrivati a pensare in modi cosi difformi , e spesso contraddittorii ? Come si fa a mettere in una sola linea di processo continuativo , indipendente ed unitario , la filosofia dell ' antichità , che fu fino a Platone quasi tutta la scienza , - e poi quel minimo di scienza che fu la Scolastica sopraffatta dalla teologia , - e più in qua quella filosofia del secolo XVII , che è una forma di esplorazione concettuale parallela alla nuova scienza contemporanea della osservazione e dell ' esperimento - in fine questa neocritica , che tende ora a far della filosofia una semplice revisione formale del saputo nelle singole scienze , già di tanto differenziate fra loro ? A potiori è assurdo l ’ andar scrivendo - salvo che per ragioni di comodità accademica - delle storie universali del cristianesimo . Non parlo di quelli che pensano con animo da credenti ; e , ossia , opinano che il filo conduttore di tali storie unitarie consista nella missione provvidenziale della chiesa stessa attraverso i secoli . A coloro , che così pensano , e in vario modo intendono cotesta storia ideale eterna , che sarebbe come una immanente o processuale rivelazione , noi non abbiamo nulla da dire o da suggerire . Son fuori del campo nostro . Ma quei critici , i quali scrivono le storie unitarie di tutto il cristianesimo , pur sapendo e confessando di aver per le mani una materia che fa parte delle variabili e più o meno necessarie condizioni successive della vita umana , come non vedono , che la loro rappresentazione continuativa si tien sopra di un assai debole filo di tradizione , e riflette uno schema assai vago di cose appena appena riavvicinabili ? Il nascere , l ' ampliarsi , il diffondersi , l ' organizzarsi e lo sparire ( in alcune parti , dico , del mondo , per es . l ' Asia anteriore e l ' Africa settentrionale ) dell ' associazione cristiana , e il vario atteggiarsi di essa verso il rimanente dell ' attività pratica , e i multiformi legami che ebbe con le altre aggregazioni e potestà politico - sociali : - tutte coteste cose , che son la storia vera e effettuale , non s ' intendono , se non si parte dalle condizioni complessive di ciascun singolo paese , nel quale , o pochi , o molti , o tutti gl ' incoli , abitanti e cittadini , o da membri di modesta setta , o nelle forme d ' imperiosa cattolicità , o perseguitati , o tollerati , o intolleranti e perseguitanti , si professarono e professano cristiani . E di cui solo si comincia a metter piede sul terreno solido , di ciò che è degno obietto dell ' intendimento storico ; e di qui alla interpretazione materialistica non occorre sforzo maggiore di quello che occorra in ogni altro ramo delle nostre conoscenze della vita del passato . In una parola , la storia effettiva è quella della chiesa , anzi delle chiese ; ossia di una società , che ha la sua oikonomia , così nel senso generico di ordinamento , come in quello specificato del modo di acquisizione , di produzione , di distribuzione e di consumo dei beni ( ahimè , terreni ! ) Se altri intende per cristianesimo , in un senso esclusivo , il solo complesso delle credenze e delle aspettazioni circa il destino umano - credenze , che in verità varian tanto , quanto è il divario , per dirne una sola , tra il libero arbitrio del cattolicesimo postridentino e il determinismo assoluto di Calvino ! - bisogna si rassegni a capire e ad ammettere , che cotesto complesso di vedute e di tendenze è nato e si è svolto sempre per entro la cerchia di una associazione , che ha variato di continuo in vario senso , ed è stata sempre , dal più al meno , contenuta da un più vasto e complicato ambiente storico - sociale , tanto per dirla con la prediletta espressione dei neologisti . Conviene aggiungere un ' altra considerazione . In questo quarto d ' ora di prosa scientifica , in cui noi ci troviamo al presente , non si dà a credere più a nessuno , che la massa dei raccolti nell ' associazione cristiana sapessero e capissero mai nulla di preciso del variare dei dogmi , e delle sottili discussioni dei sapienti e dei dottori . Delle plebi di Antiochia , di Alessandria , di Costantinopoli , e così via , agitantisi intorno alle bandiere di Ano e di Atanasio , noi non conosciamo precisamente le passioni , gl ' interessi , il modo cotidiano del vivere , e l ' ingenito e abituale idiotismo ; - non possiamo descriverle proprio come faremmo ora di Napoli o di Londra : - ma non saremo mai così ingenui da credere , che capissero un iota della lotta circa la sostanza , o semplicemente simile , o affatto identica , del figlio per rispetto al padre . Né misureremo la differenza reale degli artigiani di Ginevra da quei d ' Italia nel secolo XVI , dal divario dottrinale fra Calvino e Bellarmino . Per ciò appunto la storia del cristianesimo riesce in gran parte oscura , perché essa ci fu quasi sempre tramandata attraverso agl ' involucri e alle diciture ideologiche di quelli che furono il riflesso dogmatico - letterario dello svolgersi dell ' associazione ; in guisa che della vita pratica si sa relativamente poco , e questo poco si assottiglia fino al minimo quanto più si risale ai primi secoli . Inoltre , la massa dei consociati ha sempre serbato in cuor suo , e ha trasferito nelle minute credenze e nelle leggende , molte delle superstizioni e moltissimi dei miti che recava in sé prima di convertirsi , e tutte quelle altre superstizioni e tutti quei miti , che le fu necessità di creare , per rendersi in qualche modo plausibile le dottrine astratte e metafisiche del cristianesimo dogmatico . Accadde ciò assai visibilmente fin dalla seconda metà del secondo secolo , quando l ' associazione avea cessato da un pezzo dall ' essere una democratica setta di aspettanti il regno di dio , compenetrati tutti dello spirito santo , e volgeva alla formazione di una organizzata cattolicità , così nel senso della ortodossia , come in quello di una semipolitica coordinazione gerarchica di moltissimi non più santi , ma semplicemente uomini . Cresce cotesto trasferimento di tutte le superstizioni locali , regionali ed etniche nel seno del cristianesimo , dacché , diventando la chiesa in definitivo ortodossamente ufficiale e territoriale , era tolto il modo a qual si fosse più zelante di andar sceverando , con scrupolosa epurazione , i capaci di una persuasione , frutto di pedagogico addestramento , dagli obbligati a credere , e a stare ai riti e alle forme come che si fosse . Rovinando poi l ' Impero di Occidente , per le sommarie o forzate conversioni dei barbari della Germania e della Slavia , s ' accrebbe il capitale delle credenze popolari da formare il pascolo cotidiano delle masse , che eran tenute in obbligo di professare simboli e credenze tanto superiori o estranee all ' ambito di loro menti , come quelle che rappresentavano un precipitato di molte semi - filosofie . Tutte coteste popolazioni cristiane vissero e continuarono a vivere delle loro variopinte credenze ; per la qual ragione , poi , esse effettivamente trasformarono i dati comunissimi del cristianesimo in moventi ed in occasioni a nuove e speciose mitologie . A riscontro di tal vita barbaramente ingenua , le definizioni dei dottori e le decisioni dei concilii rimasero come librate in aria , quale ideologia inattingibile alle moltitudini , e a guisa di dottrinale utopia . Da quali ragioni e cause , da quali moventi e mezzi i membri della consociazione furon tenuti , dunque , assieme nei tempi dei quali si dice che la religione fosse l ' anima e il fulcro di tutta la vita ? Prescindo dalle prepotenze e dalle violenze , per non entrare in un capitolo assai spinoso , che è quello cui s ' appellano di solito i passionati avversarii del cristianesimo ; capitolo che mette sotto gli occhi la storia delle più odiose tirannie , delle più feroci ed inumane persecuzioni , e della più raffinata ipocrisia . Tantum religio potuit suadere malorum ! Ciò che mi preme gli è di notare , che la forza principale della coesione fosse appunto in quei disprezzati mezzi materiali , l ' uso il maneggio e il governo dei quali ha fatto crescere l ' associazione in una potente organizzazione economica , coi suoi ufficii , con la sua gerarchia , col suo diritto , e coi suoi servi , e schiavi , e dipendenti , e coloni , e ministri , e protetti e beneficati . La proprietà ecclesiastica rappresenta tutta una serie di variazioni , dall ' obolo del semicomunismo alla legale corporazione , e da questa alla raccolta dei legati , alla costituzione dei complessi terrieri del latifondo , e poi del feudo coi corollarii delle decime e della finanza delle anime , e fino ai tentativi più moderni della industria coloniale ( i Gesuiti ) , e così via ad altre ed altre cose . Ciò che mantenne la coesione degli umili furon principalmente , come sono in parte tuttora , i beneficii dell ' elemosina , dell ' assistenza dei malati , dei derelitti , degli orfani , delle vedove e così via , della ordinata e metodica gestione dei campi , del dissodamento delle terre di nuovo acquisto alla coltura . Questi i mezzi , che , come è accaduto di ogni altro ente morale collettivo , fecero dell ' associazione cristiana una cosa vitale , e nel Medioevo soprattutto permisero ad un piccolissimo ceto di addottrinati di far servire una vasta compagine economica a fini relativamente più elevati , più nobili , più altruistici e più progressivi , di quel che non accadesse nell ' ambito dei possedimenti strettamente feudali , e per opera di sovrani taglieggiatori , razziatori , e pirati . La borghesia , nelle sue diverse fasi , con modi più o meno rapidi , e in forme più o meno rivoluzionarie , ha fatto dappoi man bassa di cotesta economia della proprietà del popolo cristiano , e l ' ha in diversi modi incorporata alla proprietà di pieno diritto privato , e l ' ha resa fluida nel sistema capitalistico . Dove cotesta proprietà di ecclesiastica economia ha resistito parzialmente , e dove parzialmente resiste ancora ai colpi dell ' evo progressivo , gli è perché essa adempie tuttavia alcuni ufficii , che le altre organizzazioni pubbliche , e lo stato che le rappresenta , o non assumono sopra di sé , o tollerano sussistano tuttora nella chiesa , come in forma di concorrenza . La storia di cotesta economia è il midollo di quella interpretazione del variare del cristianesimo , che la critica ulteriore dovrà elaborare . Quel Gregorio Magno , che par già così persuaso , che il vescovo di Roma fosse destinato a tener le parti del tramontato Impero dell ' Occidente , quel Gregorio , noto al comune delle persone colte per le sue visioni , per il suo amore della musica e per l ' apostolato nell ' Anglia , da economo dettò le leggi della condotta del latifondo ecclesiastico . A parecchi secoli di distanza , per tutte le traversie dei semistati e delle varie comunità semi - politiche , che si andaron sviluppando entro l ' ambito dal sempre mal fermo e mal restaurato Impero d ' Occidente , la estesissima proprietà ecclesiastica , da per tutto diffusa e da per ogni dove incuneata , dette luogo a tentare quella politica , che , da Gregorio VII a Bonifacio VIII , mirò a fare del successore di Pietro l ' erede di Augusto . Questa politica non fu tale qual fu , perché i frati clunacensi ne avessero escogitata la dottrina , o perché com ' è di fatti , Gregorio VII ed Innocenzo III fossero uomini sommi , ma perché solo in quel vasto sistema economico c ’ erano i dati per tentare un gran disegno di organizzazione ; al quale , come è noto , si ribellarono in diversi modi , non solo gli altri semipotentati politici d ' allora , ma in alcuni punti di più progredita operosità industriale e commerciale ( Fiandra , Provenza , Italia del nord ) con diversi intendimenti , o di cenobitica ascesi o di civile libertà cristiana , anche una parte delle plebi e delle recenti borghesie . E difatti l ' umiliazione inflitta a Bonifacio VIII in Anagni , non è se non il punto acuto di quella politica di Filippo il Bello , che , da precursore molto alla lontana del principato rivoluzionario del secolo XVI , mette per il primo arditamente la mano su la sostanza del popolo cristiano . E qui vorrei far punto a questa digressione ; perché cotesta storia economica non è stata ancora per davvero scritta , e non sarò io ad avviarla con queste incidentali osservazioni . Mi pare , però , che i soliti obiettatori dicano : ma fatta questa storia economica , tutto il resto sarà chiaro chiarissimo ? E qui saremmo al solito caso di quelli che si fanno dei castelli di carta , per aver poi il gusto di distruggerli con un bel soffio . Spiegare un processo consiste , in generale , nel risolverlo nelle condizioni sue più elementari , fino al punto che ci sia dato di scorgere e seguire ( dal minimo del discernibile in su ) le fasi successive , come chi vada da premesse a conseguenze . Nessuno si sognerà di affermare per es . , che quando si conosca a fondo la struttura economica della città di Atene tra la fine del V e il principio del IV secolo a . C . , si possa poi difilato passare ad intendere , così senz ' altro , cioè senza il sussidio critico degli elementi intellettuali raccolti nella tradizione , tutto il contenuto ideologico di tutti e singoli i dialoghi di Platone . Ciò che occorre in verità di spiegare innanzi tutto è l ' uomo Platone ; ossia le sue disposizioni estetiche e mentali , il suo pessimismo , la sua fuga dal mondo , il suo idealismo e il suo utopismo . Tutto ciò è il prodotto di quelle condizioni , che come si svolsero ideologicamente nell ’ individuo Platone , si svolsero del pari in tanti e tanti altri contemporanei suoi , che altrimenti non l ' avrebbero inteso , ammirato e seguito al punto da creare intorno a lui una setta , vissuta poi per secoli con tante modificazioni . Se altri si provi a distrarre quella formazione ideologica dall ' ambiente , in cui per l ' appunto nacque come primo prodromo del cristianesimo , essa diventa l ' incomprensibile , ossia presso a poco l ’ assurdo . A potiori ciò vale di quelle disposizioni e inclinazioni , o fantastiche , o mentali , che in una così grande convivenza , qual è stata l ' associazione cristiana coi suoi molteplici ufficii e con le sue svariate attinenze , ingenerarono il bisogno di tante credenze , di tanti simboli , di tanti dogmi , di tante leggende . Ci torna di certo più facile di intendere i rapporti , che in genere legano tutte coteste ideazioni a certe determinate condizioni materiali della convivenza , che non di spiegare poi partitamente tutte e singole quelle ideazioni nel loro particolare contenuto . Cotesta difficoltà di adeguata spiegazione è cresciuta dal fatto , che si tratta di tempi di terribili catastrofi , di inauditi rimescolamenti , di decadenza delle attitudini alla scienza corretta ; di tempi , in breve , nei quali manca quasi sempre la testimonianza spregiudicata , la critica , l ' opinione pubblica , e le menti più forti , sequestrate dalla vita , inclinano all ' astruso , al sottile e al verbalistico . Gli è difatti il difficile intendimento , del come le ideologie nascano dal terreno materiale della vita , che dà forza all ' argomentare di coloro i quali negano la possibilità di una piena spiegazione genetica del cristianesimo . In generale gli è vero , che la fenomenologia o psicologia religiosa che dir si voglia , presenta delle grandi difficoltà , e reca in sé dei punti assai oscuri . Come i dati empirici della natura e del vivere sociale si tramutino , in certi determinati tempi e in certe determinate disposizioni etniche , passando per il crogiuolo di una specificata fantasia , in persone , in iddii , in angeli , in demoni , e poi in attributi , emanazioni , e ornamenti di queste stesse personificazioni , e da ultimo in entità astratte e metafisiche come il logos , l ' infinita bontà , la gomma giustizia e così via - non è cosa sempre facile d ' intendere a pieno . In cotesto campo di derivata e complicata produzione psichica , siam molto lontani da quelle condizioni elementarissime , nelle quali , con l ' osservazione e con l ' esperimento c ' è per es . , lecito di seguire il sorgere e lo svolgersi delle prime sensazioni da un estremo all ' altro , ossia dagli apparati periferici fino ai centri cerebrali , nei quali l ' eccitazione e le vibrazioni si tramutano in noto alla coscienza , cioè dire in coscienza . Ma è forse cotesta difficoltà psicologica un privilegio delle credenze cristiane ? Non è essa propria del generarsi di tutte le credenze , e ideazioni mitiche e religiose ? Ci son forse più chiare le creazioni tanto originali del primissimo buddhismo , e quelle più di seconda mano , e quasi sincretiche del maomettanismo ? E risalendo poi in là da questi sistemi delle grandi religioni , ci sono forse chiari e trasparenti a prima vista i procedimenti della fantasia nella creazione dei miti elementarissimi dei nostri protopadri ariani ? Ci è proprio facile di renderci conto per filo e per segno di tutte le transizioni occorse alla fantasia di tante generazioni , attraverso tanti secoli , perché il pramantha , ossia il bastone da suscitare il fuoco fregandolo ed agitandolo in altro legno , si svolgesse poco per volta nell ' eroe Prometeo ? E pure questo è il mito più noto della mitologia indo - europea ; quello per il quale esistono più dati per seguirne le successive fasi embriogenetiche , dagli antichissimi inni vedici in onore del dio Agni ( il fuoco ) , fino alla creazione etico - religiosa della tragedia eschilea . Gli è che coteste produzioni psichiche degli uomini dei secoli trapassati presentano all ' intendimento nostro delle difficoltà tutte speciali . Noi non possiamo facilmente riprodurre in noi le condizioni che occorrono , per approssimarci allo stato interiore d ' animo , che fu rispettivo a quei prodotti . Occorre una lunga assuefazione perché si acquisti quella attitudine interpretativa , la quale è propria del glottologo , del filologo , del critico , del preistorista ; ossia di chi , col lungo esercizio e coi reiterati tentativi , si fa come una coscienza artificiale , congrua e consona all ' obietto da spiegare . Se non che il cristianesimo ( e qui intendo dire della credenza , della dottrina , del mito , del simbolo , della leggenda , e non della semplice associazione nella sua oikonomika ) , ci riesce relativamente più facile , in quanto è a noi più prossimo . Ci viviamo in mezzo , e ne abbiamo di continuo a considerare le conseguenze e le derivazioni nelle letterature e nelle varie filosofie a noi familiari . Noi possiamo tuttodì osservare come le moltitudini combinino , all ' ingrosso , tanto le atavistiche come le recenti superstizioni con una mezzana o appena approssimativa accettazione del principio più generale , che unifica tutte le confessioni : - il principio cioè della caduta e della redenzione . Noi l ' associazione cristiana la vediamo all ' opera , così per ciò che essa fa , come per le lotte che sostiene ; e siamo in grado di rifarci sul passato per combinazioni analogiche , che di rado ci riesce di adoperare nella interpretazione delle credenze da noi remote . Assistiamo ancora alla creazione di nuovi dogmi , di nuovi santi , di nuovi miracoli , di nuovi pellegrinaggi ; e , ripensando al passato , possiamo in buona parte dire : tout comme chez nous ! Disponiamo , voglio dire , di un capitale di osservazione e di esperienza psicologica , che ci permette di rivivere nel passato , con isforzo assai minore di quello ci tocchi di fare , quando siam costretti a starcene alla sola analisi documentaria delle condizioni più antiche . Da quando si è cominciato a capir qualcosa di netto della origine della lingua , se non dal momento che fu inteso , non aver noi altro terreno di esperienza in proposito , se non nel modo come i fanciulli imparano tuttodì a parlare ? Per molti il problema della origine del cristianesimo rimane poi oscurato da un altro pregiudizio ; che qui , cioè , si tratti di una formazione primissima , e quasi di una creazione ex nihilo . Costoro non pensano , che quelli che divennero cristiani giunsero a quel punto partendo da altre religioni ; e che il problema della origine si riduce prosaicamente innanzi tutto a rintracciare , come gli elementi preesistenti siansi derivati in nuova forma , per entro all ' ambito dell ' associazione , e in che stia il vero e proprio nocciolo nuovo della neoformazione . Siamo in tempi storici . Di quelle religioni precedenti ci è nota principalmente la forma del giudaesimo posteriore , che era in una parte della massa popolare di messianismo esaltato , e nella classe degli addottrinati di affilata casistica . Ci sono a un di presso noti i culti , le superstizioni , le credenze dei varii paganesimi dell ' impero e ci è nota la disposizione religiosa di una buona parte dei filosofanti di quel tempo , che eran quasi tutti decadenti , come ci son note le inclinazioni delle moltitudini di allora , più che mai propense ad accettare nuove fedi , nuove promesse , e la buona novella . Dunque si tratta non di creazione , ma di trasformazione e siamo allora sul terreno di ogni altra storia . Per es . ( - perché parlo sommariamente e come per incidente - ) : come Gesù è diventato il Messia degli Ebrei ( forma primitiva ebionitica ) , come il Messia degli Ebrei è diventato il redentore di tutti gli uomini dal peccato ( Paolo ) , e da ultimo come s ' è combinato col logo del neoplatonismo di Filone ( quarto evangelo ) ? Questo lo schema del processo ideologico . E poi dall ' altra parte : come la primitiva associazione comunistica ( del comunismo , s ' intende , del consumo ) , degli aspettanti la prossima fine del reo mondo e l ' universale catastrofe ( l ' Apocalissi ) , è diventata una consociazione ( chiesa ) , che , rimandata in indefinito l ' aspettativa del millennio ( seconda epistola di Pietro ) , cresce in una organizzazione , che svolge una economia , e progressivamente si complica di attribuzioni e di ufficii ? In questo processo dalla setta alla chiesa , dalla ingenua aspettazione alla complicata formula dottrinale , sta tutto il problema delle origini . Con l ' allargarsi dell ' associazione veniva in buon punto l ' adattamento di essa alle varie forme di diritti vigenti , e col bisogno della dottrina collimava la diffusione del platonismo decadente . Certamente tutte coteste produzioni non possiamo riavvicinarcele agli occhi e all ' osservazione nostra , in una intuitiva cronistoria . Non assisteremo al conversare di Filippo , di Matteo , di Pietro , di Giacomo , e loro prossimi successori , e così via , come se stessimo ad ascoltare Camillo Desmoulins , a ore 3 p . m . la domenica del 12 luglio 1789 , in un caffè del Palais Royal . Non seguiremo l ' originarsi e il fissarsi dei dogmi , come se si trattasse della messa insieme degli articoli della Enciclopedia . Siamo in tempi di impressioni confuse , e di non mai più viste fermentazioni . Delle grandi epidemie morali invadono gli spiriti . I rapporti più elementari della vita entrano in un periodo di acuta crisi . Al di sotto di quella civiltà della cerchia mediterranea che unificava il potere politico - amministrativo dell ' impero e ciò che v ' era di più utile e raffinato nell ' Ellenismo , vegetavano mille forme di barbarie locali e di decadenze putride e verminose . Pensare che il cristianesimo si formò , di fatto e di nome , come cosa per sé stante , proprio nella molle Antiochia , sentina di tutti i vizii ; e pensare che Paolo dirigeva ai Galati , ossia a Giudei dispersi in un paese di veri e proprii barbari , le sue sottili meditazioni , che ce lo rivelano non molto difforme da quegli Ebrei , che più tardi misero assieme il Talmud ! Il cristianesimo si è diffuso fra gli umili , fra i reietti , fra le plebi , fra gli schiavi , fra i disperati di quelle grandi città , la cui tenebrosa vita c ' è appena appena in qualche piccola parte dichiarata dalla satira di Petronio e di Giovenale , dai volterriani racconti di Luciano e da quei macabrici di Apuleio . Che cosa sappiamo noi di preciso su la condizione di quegli Ebrei della città di Roma , in mezzo ai quali si diffuse dapprima nell ' Occidente la nuova trista superstizione , come ebbe a dir Tacito ; quella superstizione , che nel volger dei secoli crebbe nel più potente organismo sociale che conosca la storia ? Quelle prime origini non ci è lecito di ridurle in intuitivo racconto , e noi siam costretti a rifarle per congettura e per combinatoria . Questa è la ragion principale della interminabile letteratura in proposito ; specie per opera dei dotti di Germania , che , anche quando non sian per nulla credenti , usano di chiamar teologia cotesta letteratura critica ed erudita . La relativa oscurità delle prime origini fa nascere nelle menti di molti la curiosa credenza in un cristianesimo vero che sarebbe stato assolutamente difforme da quanto altro ha preso poi nome di cristiano in seguito . Quel cristianesimo vero , anzi originario , che poi viceversa è tanto oscuro , che ognuno può intenderlo a modo suo , fa soventi le spese della polemica di quei razionalisti , i quali , dopo d ' aver coverto d ' invettive cotesta empirica chiesa , a noi nota per la storia o per l ' esperienza nostra , per rinforzo di argomentazione retorica si appellano alla chiesa ideale , che sarebbe stata la primitiva comunione dei santi . Questo è un mito storico , come la Sparta dei retori ateniesi , come la Roma antica dei ghibellini decadenti del XVI secolo , come tutte le creazioni fantasmagoriche di un passato paradisiaco , o d ' un futuro non raggiungibile ancora . Questo mito storico ha assunto forme diverse . I settarii che si ribellarono alla cattolicità , o appena avviata o già trionfante da un pezzo , quei settarii , dico , che con ispirito di vera eguaglianza democratica , in determinate circostanze storiche , dai montanisti agli anabatisti , si sollevarono contro la chiesa profanamente terrena , e ortodossamente gerarchica , ebbero bisogno di rifarsi nella fantasia il cristianesimo vero , ossia la semplice vita protoevangelica , mentre proclamavano decadenza , aberrazione , opera di satana , tutto l ' accaduto dappoi . A questo cristianesimo vero verissimo si appellarono assai spesso i comunisti ingenui , cui giovava , in difetto di ogni altra adeguata idea sul modo d ' essere di questo ingiusto mondo delle misere disuguaglianze , di farsi delle proprie aspirazioni come un quadro , e questo potea trovare , come in tanti altri ricordi veri o fantastici , i motivi e il colorito nella poesia evangelica . Così accade fino a Weitling , che anche lui compose un : Evangelo del povero peccatore . E perché dovrei non ricordare quei Saint - Simoniani , che favoleggiando di un cristianesimo più vero , di là da venire , in quello proiettarono tutte le aspirazioni della loro riscaldata fantasia ? Per tutte queste , e per tante altre cause , sta come campata in aria , nella mente di molti , l ' immagine fantasiosa di un cristianesimo ultraperfettissimo , che sarebbe difforme , anzi per alcuni è assolutamente difforme - da tutto ciò che la volgare storia conosce e dà per cristiano ; da che Stefano fu lapidato , fino alla Santa Inquisizione , che spedì all ' altro mondo tante caterve d ' infedeli ; da che lo scalzo pescatore Pietro nei suoi paurosi dinieghi fece la parte dell ' accorto Sancio Panza , fino a che papa Pio s ' è compensato , con la infallibilità , del potere terreno che andava perdendo ; dall ' agape ebionitica dei poveri visitati dal Paracleto , ai gesuiti che armano delle flotte e fanno imprese commerciali , da precursori arditi della politica coloniale dell ' evo borghese ; dal Rabbi di Nazareth , che dice non esser di questo mondo il regno suo , ai vescovi ed altri prelati occupanti in nome suo per secoli , come proprietarii e come sovrani , dal quinto al terzo delle terre secondo i paesi , compresovi in alcuni luoghi il ius primae noctis , Chi per una ragione o per l ' altra , e sia pure per semplice ipocrisia letteraria , crede a quel cristianesimo verissimo , è naturale sia imbrogliato a spiegare donde sia poscia nato questo men vero , o assolutamente aberrato , che noi tutti conosciamo . E si capisce , inoltre , come quel vero verissimo diventi un miracolo , se non proprio della rivelazione , della ideologia umana per lo meno ; - e noi dal canto nostro non siamo obbligati a date la spiegazione di tale miracolo , né in nome del materialismo né in nome di qualunque altra dottrina , per la stessa ragione , per la quale la meccanica razionale non ha il dovere di spiegare , né il volo di Icaro , né quello dell ' ippogrifo dell ' Ariosto . Conviene , nondimeno , non dimenticare , che quel cristianesimo vero , così idealmente contrapposto da tanti a questo assai positivo e realisticamente umano , che s ' è svolto in condizioni accessibili al nostro ordinario intendimento , ha esercitato anch ' esso la sua funzione storica , e giova ora a noi come di chiave per entrare più addentro nello stato d ' animo e nei rapporti di vita dei cristiani primitivi . Fu quel cristianesimo vero come il simbolo delle varie ribellioni dei proletarii , delle plebi , della umile gente , dei manomessi , dei servi , degli sfruttati , fino al secolo XVI . Ebbi occasione , come dissi già in altra lettera , di occuparmi quest ' anno in modo circostanziato , nel mio corso accademico , precisamente di Fra Dolcino , nel quale culmina , e nel cui insuccesso declina il movimento della setta degli Apostolici . Poi che ebbi dichiarate le condizioni generali dello sviluppo economico e politico dell ' Italia settentrionale e media , e quelle più particolari dell ' ambito ( ossia delle classi sociali ) nel quale gli Apostolici sorsero e si diffusero , a un certo punto mi convenne di spiegare la dottrina , per la quale e con la quale Dolcino tenne ferma la compagine dei suoi seguaci , tenacissimi ed impavidi nel combattere fino all ' ultimo da eroi , da martiri e da precursori di un nuovo ordine di cose nella vita dell ' umanità . Quella dottrina è anch ' essa uno dei tanti ritorni apocalittici al cristianesimo puramente evangelico ; - è , ossia , la negazione di tutto ciò che la gerarchia abbia stabilito e fatto da papa Silvestro ( da quello almeno della leggenda ) , in poi , negazione rinforzata dall ' ardore apostolico , che il sentimento della lotta trasmuta in dovere di combattimento . Gli è naturale , che la spiegazione prima di quelle idee , come direbbero i letterati , vada cercata nei movimenti affini delle ribellioni antigerarchiche più prossime . Per un verso si risale agli Albigesi , e per un altro verso a quei confusi e variopinti moti di plebe , che hanno il comune nome di patarìa ; e poi per un altro lato bisogna rifarsi su tutta quella agitazione mistica ed ascetica , che più volte accenna a dilacerare l ' imperio papale , dal comunismo ideologico di Gioacchino di Fiore alle resistenze attive dei Fraticelli . Facendo un passo più addentro in cotesta ricerca , non è difficile di ritrovare , di dietro ai mistici veli dell ' ascetismo , e all ' esaltata passione per il cristianesimo vero , le materiali condizioni e i materiali moventi , per cui convengono intorno ad alcuni simboli di rivolta gl ' infimi del cenobitismo , i contadini di quei paesi dove la feudalità è ancor viva , i contadini di quelle altre terre , che , francate dal feudo , per la rapida formazione dei liberi comuni furon violentemente proletarizzati , e poi la minutissima gente dei comuni stessi così spietatamente corporativi , e da ultimo , come sempre , gl ' idealisti , che trasmutano in causa propria la causa dei derelitti : - gli elementi tutti di una rivoluzione sociale . Da questa spiegazione prossima si risale ad una spiegazione più generale , e direi tipica . Il moto dolciniano è uno dei momenti della gran catena delle sollevazioni delle plebi cristiane , che , con varia fortuna e con varia complicazione , si ribellarono alla gerarchia , e nei momenti più acuti furon portate alla inevitabile conseguenza dell ' aspettazione del comunismo . Il caso classico , la forma strepitosa , per le circostanze di tempo e per la estensione e per la durata del moto , è di certo la sollevazione degli Anabatisti . Ma non fu cosa di poco conto la rivolta dolciniana ; specie per le condizioni di precoce modernità economica in cui trovavasi la valle del Po , in principio del secolo XIV . Ora , l ' istinto dell ' affinità portava le menti dei rappresentanti e dei condottieri delle plebi in rivolta a tornare verso l ' immagine , o verso il confuso ricordo , o verso l ' approssimativa riproduzione fantastica di quel cristianesimo primitivo , che fu tutto di minuto popolo , di gente afflitta e sofferente , aspettante la redenzione dalle miserie di questo reo mondo . Il cristianesimo vero , verso del quale , per simpatia procedente da similarità di condizioni , quei ribelli esaltati tornavano con tanto ardore di fede e di fantasia , fu una realtà : non nel senso dell ' ideale e del tipico , da cui l ' umana debolezza abbia deviato per aberrazione o per malizia , ma nel senso del fatto poveramente empirico . Il cristianesimo primitivo , mutatis mutandis , fu nel tipo , nell ' insieme , nella fisonomia e nei moventi , più affine a ciò che Montano , o Dolcino , o Tommaso Münzer vollero , in tempi a ciò non adatti , ristabilire , che non a tutti i dogmi , liturgie , gradi gerarchici , dominii e demanii , lotte politiche , supremazie , inquisizioni ed altre simili miserie , in cui s ' aggira la storia umanamente terrena della chiesa . Nei tentativi di cotesti ribelli , si rivede , come se essi avessero voluto dare in ispettacolo un esperimento del passato , quale debba essere stata , a un di presso , la figura originaria del cristianesimo come setta di perfetti santi , ossia di assolutamente eguali , senza differenze di clero e di laici , tutti parimenti capaci dello spirito divino , sanculotti e devoti al tempo stesso , tutti ad un modo . Il problema più grave e più scabroso in tutta la storia del cristianesimo è appunto questo : d ' intendere , cioè , come dalla setta degli assolutamente eguali sia nata , nel termine di men che due secoli , una associazione di differenziati per gerarchia , in guisa , che da una parte sta il popolo dei credenti e dall ' altra stanno gl ' investiti di potestà sacra . Questa differenziazione gerarchica si completa col dogma , il che vuoi dire con un dettame , che sopprime la immediatezza del credere nei singoli fedeli qual fatto di personale vocazione . La gerarchia vuol dire sacerdozio , amministrazione di cose , e governo delle persone . Di qui nasce la possibilità di una politica ; e su la ricerca di questa politica s ' aggira la storia della chiesa del III secolo . L ' incontro della chiesa e dell ' impero nel IV secolo non è se non il resultato del compenetrarsi di due politiche , per cui poi la religione e il maneggio degli affari da ultimo si confondono . In questo passaggio dalla libera associazione all ' organamento semistatale , il quale fa che la chiesa abbia sempre da allora in poi esercitata una azione politica , o d ' accordo con lo stato , o contro lo stato , o diventando essa stessa lo stato , si avvera il caso comune ad ogni associazione , la quale , dal momento che ha cose da amministrare ed ufficii da adempiere , diventa di necessità un governo . La chiesa ha riprodotto dentro di se stessa i contrasti proprii ad ogni stato , cioè le opposizioni di ricchi e di poveri , di protettori e di protetti , di patroni e di clienti , di proprietarii e di sfruttati , di principi e di soggetti , di sovrano e di sudditi . Quindi essa ha avuto nel suo proprio seno particolari lotte di classe - per es . di patriziato gerarchico e di plebe cenobitica , di alto e basso clero , di cattolicità e setta . Le sètte furono in gran parte ispirate , fino al secolo XVI , dal pensiero del ritorno al cristianesimo primitivo , e per ciò spesso colorirono i disegni attinti alle condizioni del presente di una ispirazione ideologica che rasenta l ' utopia . La chiesa che è riuscita , è invece solo quella la quale , seguendo i modi di procedere che son proprii dello stato laico , anziché una società di eguali nello spirito santo , è divenuta una gerarchica consociazione di disuguali , con esercizio di formali diritti , con mezzi d ' imposizione e di violenza , con perfetto imperio , o con parte d ' imperio ceduto da altri imperanti , e col governo delle anime , che , come ogni altro governo spirituale , si svolge innanzi tutto col dominio su le cose senza delle quali le anime non han modo di esistere . Questi attributi umani , i quali , data la condizione di disuguaglianza economica degli uomini , riavvicinano la consociazione religiosa ad ogni altra maniera di governo delle cose di questo mondo , mostrano per un verso come l ' associazione dei santi non potesse avere in alcun tempo una forma di esistenza che non fosse utopia , e per un altro verso ci spiegano la costante tendenza alla intolleranza ed alla cattolicità nelle varie sue forme , in quanto essa associazione , smentendo l ' ingenuo martire di Nazareth , lasciato malinconicamente in croce su gli altari , ha fatto di questa terra il regno suo . Per rimaner nell ' esempio , che mi è più familiare pei miei recenti studii , il papato superimperiale precipitò sì nella persona di Bonifacio VIII , secondo la profezia di Dolcino , che di tre anni gli sopravvisse ; ma non precipitò per dar luogo all ' Apocalisse . Fu inflitta al papato sì l ' umiliazione dell ' esilio avignonese , ma non per dar luogo a un nuovo impero di Cesari , secondo l ' utopia dell ' Alighieri . C ' erano allora già i prodromi dell ' evo moderno , cioè i preannunzii del regno della borghesia . Filippo il Bello , che di lontano arieggia al principato civile , nel quale due secoli dopo la borghesia percorse la prima tappa del suo dominio politico su la società , mandava all ' estremo supplizio i Templari , come per dire che l ' epopea delle crociate finisse per opera dei cristiani stessi . E perché il motto della situazione ci fosse perfino nell ' aneddoto , che sempre denuncia e smaschera gli stridenti passaggi dell ' ironia della storia , il commissario del sire di Francia a preparare l ' umiliazione di Anagni non fu un capitano di banda feudale , ma un legista , che negoziò il danaro occorrente alla bisogna in una cambiale rilasciata a un banchiere di Firenze . Furono questi legisti , e principi usurpatori di diritti storici , e banchieri accumulatori del danaro , che poi divenne più tardi il capitale , quelli i quali iniziarono la moderna società così trasparente nella prosaica struttura degli intenti e dei mezzi suoi . Come su le altre rovine della società corporativa e feudale , così anche su le rovine del patrimonio ecclesiastico s ’ è assisa questa crudele borghesia , che , sfidatrice delle potenze misteriose , ha inaugurata l ' èra del pensiero e della libera ricerca . E aspetta che altri la tolga di seggio : ma non sarà di certo , né il cristianesimo vero , né quello verissimo . Se poi quegli uomini dell ' avvenire , dei quali noi socialisti ci diamo assai spesso soverchio pensiero , produrranno o non produrranno ancora della religione , io , né so , né non so : e lascio ad essi soli la briga della vita loro , che sarà , spero , non lieve , perché non divengano degl ’ imbecilli nella paradisiaca beatitudine . Ciò che io vedo chiaro è solo questo : che il cristianesimo , che nel suo complesso è la religione dei popoli fino ad ora più civili , non lascerà luogo dopo di sé ad alcun ’ altra religione nuova . Chi d ’ ora innanzi non sarà cristiano , sarà irreligioso . E poi , in secondo luogo , noto , che i socialisti han fatto assai bene a scrivere nei loro programmi , che la religione è cosa privata . Spero che nessuno vorrà intendere coteste parole nel senso di una veduta teoretica , su la quale si possa poi ricamare una filosofia della religione . Quel comma del tutto pratico vuol semplicemente dire , che al presente i socialisti han troppe cose da fare di più utili e serie , da non doversi confondere con quegli hebertisti , blanquisti , e bakuninisti , e simili , che decretavano l ' abolizione del divino , e Dio decapitavano in effigie . I materialisti della storia pensano però , dal canto loro , e fuori d ' ogni apprezzamento subiettivo , che gli uomini dell ' avvenire rinunzieranno molto probabilmente ad ogni spiegazione trascendente dei problemi pratici della vita di tutti i giorni , perché : Primus in orbe deos fecit timor ! Antica la sentenza : di valore perpetuo l ' enunciato ! X . Resina ( Napoli ) , 15 settembre ‘97 Caro Sorel , Nel rileggere , nel rivedere , nel ritoccare - giacché ho fatto disegno di darle alle stampe - le lettere , che io v ’ andai scrivendo dall ' aprile al luglio ultimi , m ' è parso formino come una certa tal quale serie , e nel tutt ' insieme dicano qualcosa . Di certo i pensieri di semplice accenno , gli enunciati appena appena sviluppati , le osservazioni il più delle volte incidentali , e le bizzarre critiche disseminate qua e là , - . tutte le cose , insomma , che mi venne di dire , nel modo che è proprio di chi scriva currenti calamo , assumerebbero ben altra forma , entrerebbero in tutt ' altra disposizione , passerebbero per una nuova e meditata elaborazione , se io avessi in animo di comporre un libro degno d ' un titolo altisonante come , per es . : Il socialismo e la scienza ; o Il materialismo storico e l ’ intuizione del mondo , e così via . Ma , come io , nel conversar con voi a distanza , ho usato in larga misura delle libertà che son proprie della facoltà discorsiva , così , ora che mi son risoluto a raccogliere quelle fugaci lettere nella forma d ' un libercolo , imporrò a questo un modesto ed appropriato titolo di : Discorrendo di socialismo e di filosofia , Lettere a G . Sorel . Devo agl ' insistenti consigli del mio amico Benedetto Croce , di commettere cotesto nuovo peccato di letteratura minuscola . Questo mio benedettissimo amico è diventato il mio tormento e la mia croce . Dacché lesse quelle lettere , non m ' ha dato più pace ; e ha voluto gli promettessi di renderle pubbliche , nella forma di un opuscolo . Se io stessi a sentir lui , ai miei anni non verdi , diverrei un continuo e perpetuo produttore di carta stampata : mentre a me è piaciuto sempre , in passato , di lasciar dormire nei cassetti i non pochi catafasci di carta scritta , che m ' è toccato di accumulare , per anni ed anni , nella qualità di insegnante e di appassionato estensor di lettere . In questo caso speciale il Croce poi mi andava dicendo , esser dover mio , ora che il socialismo s ' allarga in Italia , di concorrere alla vita del partito , che cresce e si fortifica , coi mezzi e nei modi che son più rispondenti alle attitudini mie . E sia pur così ; - ma poi tutto sta a vedere , se i socialisti di tale aiuto e di tale sussidio sentano proprio il bisogno e il desiderio . A dir le cose come sono , io non ebbi mai una troppo grande inclinazione allo scrivere per il pubblico , e all ' arte e a prosa non ci attesi mai ; tanto è , che ho scritto di solito come vien viene . Fui sempre e sono , invece , appassionatissimo dell ' arte dell ' insegnamento orale , in tutte le sue forme ; e l ' attendere a cotesta opera , con molta intensità , mi ha distolto per lunghi anni , in passato , dal ridire per iscritto ( - e chi potrebbe veramente ridirlo dal vivo ? - ) ciò che , insegnando , vien detto spontaneo di forma , duttile , pronto , adattato al caso , ricco di attinenze e pieno di riferimenti . Abbracciando poi , più in qua , il socialismo , in corale rinascenza dello spirito io divenni più desideroso di comunicar col pubblico , per mezzo di opuscoli , di lettere d ' occasione , d ' indirizzi e di conferenze , che mi si moltiplicarono per anni quasi a mia insaputa . Non son forse questi i doveri e gli oneri del mestiere ? Ed è qui che due anni fa venne precisamente in buon punto il mio benedetto signor Croce , col consiglio che mi dette , che io pubblicassi dei saggi di socialismo scientifico , come per porre alla mia attività di socialista un obiettivo più solido . E , come da cosa vien cosa , anche queste lettere d ' occasione possono passare per un saggio sussidiario e complementare di materialismo storico . Come è chiaro , caro Sorel , questo discorso non riguarda punto voi , ma me soltanto ; perché cerco quasi quasi delle scuse alla pubblicazione di un nuovo libercolo , e in quanto io da italiano vivo in Italia . Probabilmente se queste mie lettere , oltre che da voi , saranno lette da altri in Francia , costoro diranno , che io non li ho persuasi lo stesso del materialismo storico , e forse ripeteranno ragionevolmente le osservazioni di alcuni critici dei miei saggi , che , con le traduzioni , cioè , da una lingua straniera , non si riesce a cambiare gli umori intellettuali di una nazione ( ) . Pur così scrivendo , come per metter la chiusa a questa faccenda epistolare , temo ancora non mi venga la voglia di continuare . Non son forse le lettere moltiplicabili all ' indefinito , come le favole e i racconti ? Per fortuna , però , io m ' ero proposto fin dal principio di rispondere , così all ' ingrosso , ai quesiti che voi , sfiorando dei tèmi della massima difficoltà , ponete nella vostra Prefazione ; cosicché una ragione di finire m ' è pur data dai termini stessi del vostro scritto , al quale mi sono andato via via riferendo . Se m ' abbandonassi poi all ' estro della conversazione , chi sa dove andrei a finire ! - le lettere diverrebbero una letteratura . Di ciò voi non mi sapreste grado ; per quanto potesse allietarsene il signor Croce , il quale vorrebbe mettere in tutti il suo istinto di prolificazione letteraria . Lui fa un curioso contrasto con le dolci abitudini di questa dolce Napoli , nella quale gli uomini - come i Lotofagi che ogni altro cibo aveano in dispregio - vivono immersi nel solo presente , e par che , proprio in cospetto della statua di G . B . Vico , allegramente faccian le fiche alla filosofia della storia . Ma , pur volendo una buona volta finire , mi conviene di mettere in carta alcune altre brevi note ancora . Mi pare , innanzi tutto , che voi , non per curiosità vostra , ma quasi mettendovi ad arte nei panni del comune dei lettori , domandiate : c ’ è mai modo di fare intendere , per via facile e piana , in che consista quella dialettica , che così spesso s ’ invoca a dilucidazione dell ' intrinseco del materialismo storico ? E potreste , credo , aggiungere , che il concetto della dialettica riesce ostico , ai puri empiristi , ai metafisici sopravvissuti , e a quei popolari evoluzionisti , i quali così volentieri s ' abbandonano alla generica impressione di ciò che è e trapassa , apparisce e sparisce , nasce e muore , e nella parola evoluzione non esprimono , da ultimo , l ' atto del comprendere , ma l ' incomprensibile : mentre , all ' incontro , nella concezione dialettica s ' intende di formulare un ritmo del pensiero , che riproduca il ritmo più generale della realtà che diviene . Ma io - se l ' ora stanca di queste lettere non me ne facesse divieto - ove mai volessi ricominciare , prima di rispondere a così grave quesito , ricorrerei con la mente al ricordo del poeta greco , che , alla domanda del tiranno di Siracusa : che cosa fossero gli dèi ? - chiese prima uno , poi un altro , e poi un altro giorno di tempo , e così senza fine . E dire , in verità , che , ai poeti , che li creano , li inventano , li lodano e li celebrano , gli dèi devono essere assai più familiari , che non possa esser la dialettica a me , se altri mi mettesse fra l ' uscio e il muro , con l ' obbligo di rispondere a un imperioso quesito ! E piglierei tempo - il che non è alieno dal pensare dialetticamente - dicendo ( il che è una implicita risposta ) : - noi non possiamo renderci conto adeguatamente del pensiero , se non pensando in atto ; - alle maniere di procedimento del pensiero bisogna adusarcesi con successivi sforzi ; - ed è sempre assai pericoloso il saltare a pie ' pari , dall ' uso concreto di una maniera di concezione alla generica definizione formale di essa . Messo ancora alle strette , per non gravare l ' interrogatore di studii troppo lunghi , ardui e complicati , lo rimanderei all ' Antidühring , e segnatamente al capitolo intitolato : Negazione della negazione . Ivi , e in tutto quel libro , si vede come Engels fosse , non solo inteso con l ' animo a spiegare ciò che espone , ma preoccupato ancor più del mal uso che può farsi dei procedimenti mentali , quando , chi vi rivolge l ' attenzione , più che essere portato a pensare qualcosa di concreto in cui la forma del pensiero si riveli viva e vivente , sia disposto a cadere negli schematismi a priori , ossia nello scolasticismo , che non fu - sia detto con buona pace degl ' ignoranti - la nota esclusiva dei dottori del Medioevo , come se fosse soltanto roba da preti . Dello scolasticismo se ne può fare sopra ogni dottrina . Il primo scolastico fu Aristotele in persona ; che fu , inoltre , tante altre cose in più , e fu soprattutto un genio della scienza . Dello scolasticismo se ne fa già in nome di Marx . Di fatti la maggior difficoltà d ' intendere e di continuare il materialismo storico non istà nella intelligenza degli aspetti formali del marxismo , ma nel possesso delle cose in cui quelle forme sono immanenti ; delle cose , che Marx per conto suo seppe ed elaborò , e di quelle altre moltissime , che tocchi a noi di conoscere e di elaborare direttamente . Nei molti anni che ho speso nell ' insegnare , io fui sempre persuaso del gran danno che si fa alle menti giovanili , quando , invece d ’ immergerle , con opportuna e pieghevole arte , in una determinata provincia della realtà , perché osservando , comparando e sperimentando , poco per volta arrivino alte formule , agli scherni , alle definizioni , si comincia dall ' usar subito di queste ultime , come se fossero i prototipi delle cose esistenti . Insomma , la definizione da cui s ’ incomincia è vuota , mentre è solo piena quella cui si arrivi , geneticamente . Nell ' insegnare si vede quanto il definire sia cosa pericolosa ; secondo il senso plebeo che molti dànno ad una sentenza del diritto romano , la quale dice , in verità , tutt ' altro . La didattica non è quella attività , che produca un nudo effetto di cosa fissa ( come nudo prodotto ) ; ma è quella attività , che generi altra attività . Insegnando noi riconosciamo , come il nocciolo primo di ogni filosofare è sempre il Socratismo ; ossia la virtuosità generativa dei concetti ( ) . Rimandando all ' Antidühring , e a quel capitolo segnatamente , non intenderei , per ciò , di rinviare ad un catechismo , ma solo ad un esempio di abilità didattica . Le armi e gl ' istrumenti son tali solo all ' opera ; e non quando sian visti in armadio da museo . Inoltre , se non dovessi pur finire una buona volta , vorrei fermarmi ad illustrare le parole dove dite , che l ' Italia meriti , come culla comune della civiltà , l ' omaggio di tutti . Può parere che queste parole siano una stonatura , mentre discorrete proprio del socialismo , che all ' Italia veramente non deve molto . Ma , se è vero che il socialismo è il frutto della civiltà adulta , i maturi e provetti degli altri paesi non faran male a rivolgere , di tanto tanto , gli occhi loro a questa culla . Ripensando all ' Italia , che ha fatto per secoli la più gran parte della storia universale , tutti avranno sempre qualcosa da impararci ; e poi dopo s ' avvedono , che l ' avean già a casa loro quest ' Italia , come il presupposto di ciò che essi presentemente sono . Ad altri francesi è parso in passato , che questo paese fosse , da culla , diventato tomba della civiltà ; e per tal tomba devon tenerla la più parte dei forestieri , che la visitano qual museo , ignari sempre del nostro presente . E in ciò hanno torto ; e , per dotti che siano , cotesti visitatori di musei rimangon sempre ignoranti - dico ignari della vita attuale di questo paese , che par la vita del morto risorto , il che è almeno un caso degno di nota . In che veramente consiste questo rinascimento d ' Italia , e che aspettativa può dar di sé , a quelli che guardino la generalità del progresso umano , senza pregiudizii e senza preconcetti ? ( ) Per tacere delle grandi difficoltà che c ' è a trattare , con intenti obiettivi , e con criterii non desunti dai soli impulsi della personale opinione , la storia attuale di qualunque paese ; nel caso speciale d ' Italia bisognerebbe risalire fino al secolo XVI , quando l ' iniziale sviluppo dell ' epoca capitalistica - che qui avea sede principale - fu spostato dal Mediterraneo . Bisognerebbe arrivare , attraverso alla storia della successiva decadenza , alle premesse positive e negative , interne ed esterne , delle presenti condizioni d ' Italia . Non occorre io dica che le mie forze sarebbero impari all ' impresa ; perché non avrei la più lontana tentazione di misurarmici , a proposito e nella occasione di un discorso familiare , come è questo . Chi un simile studio sapesse concretare in un libro , potrebbe dire d ' aver concorso ad esprimere , in forma riflessa , la presente situazione , e l ' attuale coscienza degl ' italiani ( ) . Qui da noi si è spesso assai ciecamente ottimisti o ciecamente pessimisti , nel senso che si dà dai non - filosofi a coteste parole ; specie perché in Italia c ' è una grande ignoranza del vero stato degli altri paesi , cosicché molti le condizioni indigene valutano , non alla stregua comparativa e pratica dell ' ora presente , ma ad una tutta ideale , ipotetica , e spesso utopistica . Ed è singolare il caso , che qui da noi , in tanto risorgere delle scienze della osservazione nel campo della natura - le quali scienze vengono veramente coltivate con intenti particolaristici e dirò antifilosofici - sia così scarso l ' intelletto positivo delle cose sociali attuali , mentre è così stragrande in questo paese stesso il numero dei sociologisti , che somministrano definizioni ai sitibondi di verità . Ma si sa , i sociologisti hanno in tutto il mondo una certa curiosa antipatia per gli studii della storia ; che poi sarebbe , secondo il senso dei profani , quella tal cosa nella quale la società s ' è svolta . Pochi , in conclusione , vedon chiaro in questa circostanza di fatto ; che , cioè , la borghesia italiana , la quale è già oggetto , come in ogni altro paese , alle ire , e agli odii degli umili , dei manomessi , degli sfruttati , e per un altro verso è stretta e premuta dal popolo minuto , è essa stessa in se stessa instabile , inquieta , incerta , perché l ' è impedito di mettersi alla pari con quella degli altri paesi , nel campo della concorrenza . Per questa ragione , come per l ' altra , che dall ' altro lato essa ha il papa ( ) , con quel suo non indifferente bagaglio di cose , che solo i teorici dell ' utopismo liberalesco proclamano trapassate per sempre , questa borghesia , che deve ancora ascendere , è intimamente rivoluzionaria , come direbbe il Manifesto . E come non ha potuto esser giacobina , quanto sarebbe stato il naturale istinto suo , s ' è acquetata nella formula del re per la grazia di Dio e della nazione ad un tempo . Non potendo questa borghesia fare assegnamento sul rapido sviluppo di una grande industria , che tarda difatti a venire , e nella conseguente rapida conquista di un grande mercato esterno , dato il progresso lento ed incerto della economia nazionale , per la massima parte agraria , fa la politica mezzana degli espedienti , e consuma nell ' abilità l ' ingegno . Ecco la parte che fa la flotta italiana da più mesi in Oriente : par la volpe , che , secondo la favola , dichiari immatura l ' uva che non può afferrare ; ma questa volpe qui , con divario da quella della favola , si trova tra altre volpi , che l ' uva afferrata custodiscono , o dell ' uva stanno per afferrare ! Ed ecco che la volpe si fa idealista , per manco di positivo . Questa borghesia italiana , di fronte all ' astensionismo , o reazionario o demagogico dei clericali , e per il lentissimo sviluppo dell ' opposizione proletaria , si è sentita e si sente come se fosse tutta la nazione , e nel difetto di partiti che dividano la società , dà il nome di partiti alle fazioni che si raccolgono intorno a capitani e proconsoli , o ad intraprenditori ed avventurieri di varie sorti . Al primo apparire del socialismo essa rimase attonita . D ' altra parte , s ' ingannano quelli i quali credono , che l ' agitarsi delle moltitudini sia sempre indizio o prodromo da noi , com ' è di fatto alcune volte e in alcuni punti d ' Italia , di quel moto proletario che , come lotta economica su base concreta , o come aspirazione politica , volge più o meno esplicitamente al socialismo in altri paesi . Qui il più delle volte questo agitarsi è come la ribellione delle forze elementari contro di uno stato di cose in cui esse forze non trovano la necessaria coercizione , quella coercizione , dico , che è propria di un sistema borghese atto ad irreggimentare i proletarii . Si guardi , per es . , all ' acuita forma di emigrazione , che è , salvo poche eccezioni , di uomini atti ad offrire le braccia , l ' incomparabile sedulità , e lo stomaco capace d ' ogni privazione , allo sfruttamento del capitale straniero in terra straniera : - sono , in una parola , lavoratori uscenti dai campi , dove son di soverchio , o dall ' artigianato in decadenza , che la ferula educativa del capitale ridurrebbe in isquadre di addetti alle fabbriche , se la grande industria si affrettasse a svolgersi , o che il patrio capitale menerebbe nelle patrie colonie , se ce ne fosse , e se non fosse venuta la pazzia di crearne là dove pare presso che impossibile il farne ( ) . L ' Italia è diventata - ed è ben naturale , - negli ultimi anni , la terra promessa dei decadenti , dei megalomani , dei critici a vuoto , degli scettici per fastidio e per posa . Alla parte sana e verace del movimento socialistico ( al quale non è dato per ora dalle circostanze altro ufficio da quello in fuori di preparare la educazione democratica del popolo minuto ) si mescolano , di conseguenza , parecchi , i quali , se volessero mettersi la mano su la coscienza , avrebbero da confessare , che essi son decadenti , e che li sospinge a dimenarsi , non la fattiva volontà del vivere , ma l ' indistinto fastidio del presente : - essi , leopardiani annoiati ! Devo finalmente finire ; ma mi pare mi arrivi all ' orecchio come una leggiera voce di protesta da parte di quei compagni , che son così pronti ad obiettare ; e che quella voce dica : coteste son sofisticherie da dottrinarii , e noi abbiam bisogno di pratica . Sicuro , d ' accordo , avete ragione . Il socialismo è stato per così lungo tempo utopistico , progettistico , estemporaneo e visionario , che è bene ora di dire e di ripetere ogni momento , che ci occorre la pratica ; perché gli animi di quelli che lo professano sian rivolti di continuo a misurare le resistenze del mondo effettuale , e a studiar di continuo il terreno , sul quale ci è imposto di aprirci la non facile né morbida via . Badi però il mio ipotetico critico di non far proprio lui la parte del dottrinario ; la qual parola , per chi se ne intenda , designa una certa disposizione delle menti , viziate dall ' astrazione , a ritenere , che le idee proclamate per sé eccellenti , e i frutti delle esperienze raccolte in determinati tempi e luoghi , sian cose da applicare difilato al concreto , e inoltre buone per ogni tempo e luogo . La pratica dei partiti socialistici , a confronto d ' ogni altra politica fino ad ora esercitata , è ciò che più risponde , non dirò alla scienza , ma ad un procedimento razionale . È la dura prova di una costante osservazione , e di un adattamento da tentar di continuo ; - è la dura prova d ' indirizzare sopra una linea di moto unitario le tendenze , spesso difformi e spesso antagonistiche , del proletariato ; - è lo sforzo di condurre ad esecuzione dei disegni pratici col sussidio della chiara visione di tutti i rapporti che legano , con complicatissimo intreccio , le varie parti del mondo in cui viviamo . E se cosi non fosse , per che ragione e a che titolo si parlerebbe del vantato marxismo ? Se il materialismo storico non regge , vuol dire che l ' aspettativa del socialismo è caduca , e che il nostro pensiero della società futura è creazione da utopisti ! Pur troppo gli è vero , in fatto , che in tutto il socialismo contemporaneo c ' è sempre latente un certo che di neoutopismo ( ) ; come è il caso di coloro , che , ripetendo di continuo il dogma della necessaria evoluzione , questa poi confondon quasi con un certo diritto ad uno stato migliore , e la futura società del collettivismo della produzione economica , con tutte le conseguenze tecniche e pedagogiche che dal collettivismo risulterebbero , dicono che sarà perché deve essere , - e quasi dimenticano , che cotesto futuro devono pur produrlo gli uomini stessi , e per la sollecitazione dello stato in cui sono , e per lo sviluppo delle attitudini loro . Beati costoro , che il futuro della storia e il diritto al progresso misurano quasi alla stregua di un certificato di assicurazione su la vita ! Cotesti dogmatici delle idee a buon mercato dimenticano diverse cose . In prima , che il futuro , appunto perché è il futuro , che sarà il presente quando noi saremo il passato , non può costituire il criterio pratico di ciò che noi dobbiam fare al presente . Sarà ciò cui si arriverà , - ma non è la via per arrivarci . In secondo luogo , l ' esperienza di questi ultimi cinquant ' anni deve indurre gli atti al pensiero ed alla pratica in questa persuasione : che , cioè , a misura che cresce nei proletarii e nel minuto popolo la capacità ad organizzarsi in partiti di classe , la prova stessa di questo complicato movimento ci porta a intendere lo sviluppo dell ' èra nuova secondo una misura di tempo , che è assai lenta a confronto del rapido ritmo che concepivano una volta i socialisti intinti di giacobinismo rivissuto . Or sopra a una distesa così grande di tempo la nostra previsione non può non correre incerta ; tenuto conto della enorme complicazione del mondo attuale , e in tanto allargarsi del capitalismo , ossia della forma borghese1 . Chi non vede , che oramai il Pacifico soppianta l ' Atlantico , come questo a suo tempo fece passare in seconda linea il Mediterraneo ? Cosicché , in terzo luogo , la scienza pratica del socialismo consiste nella chiara notizia di tutti cotesti complicati processi dell ' orbe economico , e , parallelamente , nello studio delle condizioni del proletariato , in quanto esso via via diventa atto a concentrarsi in partito di classe , e porta in questa successiva concentrazione l ' animo che gli è proprio , data la lotta economica in cui s ' inradica quella politica , che gli è mestieri di fare . Su cotesti dati più prossimi la nostra previsione può correre con sufficiente chiarezza di calcoli , e può raggiungere il punto nel quale il proletariato divenga prevalente , e poscia predominante politicamente nello stato . E da quel punto , che deve coincidere con la impotenza del capitalismo a reggersi , da quel punto , dico , che nessuno può immaginarsi come un rumoroso patatrac , sarebbe il cominciamento di ciò che molti , non si sa perché , come se tutta la storia non fosse la serie delle rivoluzioni della società , chiamano enfaticamente la rivoluzione sociale par excellence . Spingersi oltre di quel punto , coi ragionamenti , gli è come voler confonder questi con gli artifizii della immaginazione . Il tempo dei profeti è trapassato . Beato te , Fra Dolcino , che nelle tue tre lettere ( ) potesti trasfigurare gli accidenti politici del momento ( papa Celestino e papa Bonifacio VIII , Angioini ed Aragonesi , Guelfi e Ghibellini , misere plebi e patriziati dei comuni , e così via ) in tipi già simboleggiati dai profeti e dall ' Apocalisse , misurando ad anni , a mesi ed a giorni , con successive correzioni , i tempi della provvidenza . Ma fosti un eroe ; la qual cosa dimostra , che quelle fantasie non furon la causa del tuo operare , ma l ' involucro ideale , nel quale tu rendevi conto a te stesso , come fecer tanti altri , per tutto un secolo innanzi a te , e Francesco d ' Assisi compreso , del disperato moto delle plebi contro la gerarchia papale , contro la borghesia già forte nei comuni e contro il nascente monarcato . Ora tutti quegli involucri furon lacerati , compresa la religione delle idee , come dicon quelli che usano un gergo da ipocriti , per mostrare una certa superstiziosa reverenza per la religione degli altri . Ora , presentemente , non è lecito di essere utopisti , se non ai soli imbecilli . L ' utopia degli imbelli , o è cosa ridicola , o è dilettanza da letterati che vadano visitando quel falansterio di ninnoli di cui è architettore il Bellamy . Quell ' umile Marx , tutto prosa di scienza , andò raccogliendo modestamente nella società presente i primi indizii delle transizioni a quella che diverrà , come per es . , il sorgere delle cooperative ( vere ! ) in Inghilterra e cose simili , e fu rassegnato ( specie nell ' opera spesa nella Internazionale ) alla parte di ostetrico , che non è proprio quella di un artefice del futuro . Lui ed Engels dissero della società dell ' avvenire - data la ipotesi della dittatura politica del proletariato - non sotto l ' aspetto intuitivo , del come essa parrebbe a chi la vedesse , ma sotto l ' aspetto del principio direttivo della forma , ossia della struttura economica , e segnatamente in antitesi a questa società presente ( ) . Del resto , se c ' è chi abbia il bisogno di vivere fin da ragazzo nel futuro , come da sentirlo e da provarlo su la propria pelle ; e , papeggiando in nome delle idee , voglia investire dei loro diritti e doveri i componenti la società dell ' avvenire - s ' accomodi pure . Permetta quindi a me , che pure ho un qualche diritto d ' inviare la mia carta di visita ai posteri , di esprimere la speranza , che quei del futuro , non trasumanati tanto da non esser più comparabili a noi del presente , serbino tanto della gaia dialettica del ridere , da farsi beffe umoristicamente dei profeti dell ' oggi . Finisco per davvero ; e toccherebbe ora a voi , se mai vi piace , di ricominciare . Appendici . I . Postscriptum all ' edizione francese . Frascati ( Roma ) , 10 settembre ‘98 Sebbene fino ad ora il Sorel non abbia dato segno di ricominciare , può sempre darsi ci si provi in seguito . Ho però ragione di temere , che , ricominciando , s ' incamminerebbe per una via per me inaspettata , dal momento che mette in iscena : La crisi del socialismo scientifico ( cfr . suo articolo nella “ Critica Sociale ” , del I ° maggio 1898 , pp . 134-38 ) , proprio a proposito di quelle stesse pubblicazioni del Merlino , che egli avea l ' anno innanzi così aspramente criticato nel “ Devenir Social ” ( ottobre 1897 , pp . 854-888 ) . Ma che egli ricominci , o che non ricominci ad occuparsi di questi problemi generali avendo riguardo a ciò che io ho scritto in queste lettere a lui indirizzate , mi preme di dire qui , a scanso di fraintesi , e perché i lettori non cadano in equivoco , che io non lo seguirei nelle sue immature e premature elucubrazioni su la teoria del valore ( “ Journal des Economistes ” , Paris , I ° maggio 1897; “ Socialistische Monatshefte ” , Berlin , agosto 1897; “ Giornale degli Economisti " , Roma , luglio 1898 ) . Senza entrare nel merito di tali elucubrazioni , la qual cosa non si può fare per incidente o per passatempo , io non vorrei , per la compagnia non ben definita del Sorel , vedermi poi citato fra gli esempii della crisi del marxismo ( cfr . Th . Masaryk : Die Krise des Marxismus , Vienna , 1898; trad . franc . nella “ Revue de sociologie ” , luglio 1898; dove è citato il sig . Sorel in appoggio di tale preziosa scoverta letteraria ) . A mio credere in cotesta pretesa crisi entrarono molte dramatis personae , che , o non hanno ancora bene appresa la parte , o hanno paura di apprenderla , o la recitano maledettamente male . Coteste medesime riserve io devo estendere , ma con una certa insistenza , anche al Croce , per quanto riguarda la sua memoria : Per la interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo , Napoli 1897 ( riprodotta nel “ Devenir Social ” , anno IV , fascicoli del febbraio e marzo 1898 ) . Sebbene quello scritto paia concepito ( e così appunto dice l ' autore stesso a p . 3 ) qual libera recensione del mio Discorrendo ; il fatto è che esso , oltre a parecchie utili osservazioni di metodologia storica , e ad alcune sagaci note di tattica politica , contiene enunciati teoretici , che nulla han da vedere con le pubblicazioni e con le opinioni mie , anzi a queste son diametralmente opposte . Dovrei io forse mettermi per le vie di una esplicita polemica ex - professo contro tutto l ' insieme di quella dissertazione , che per tanti altri rispetti è degna d ' esser letta ? Ma perché mai ; e a che pro ? Lascio volentieri al libero recensente la libertà delle opinioni sue ; purché queste non passino agli occhi dei lettori per un complemento delle mie , e per un complemento da me accettato . Non posso , però , fermarmi alla generica riserva , che basta per il Sorel ; e , anzi , devo indugiarmi in alcuni appunti sommarii di critica . Passerei senz ' altro sopra alle sottili distinzioni scolastiche , in cui il Croce s ' impiglia insistendovi tra la scienza pura e la scienza applicata , tra l ' uomo oeconomicus e l ' uomo morale , tra l ' egoismo e il tornaconto , tra l ' essere e il doveressere , e così via , perché tanto appartiene al mio mestiere di professore la tolleranza dello scolasticismo tradizionale , che può in certi casi servire al primo addestramento degli ingegni giovanili , ma non è mai la scienza piena e concreta . Come potrebbe mai l ' astronomo impedire che la gente parli del sole , che sorge , e tramonta ? Caso mai potrei rimandare , in via analogica e in linea approssimativa , ai capp . VI e VIII del mio Materialismo storico : ove pian piano si dimostra come i fattori , indispensabili alla cognizione empirica ed immediata , a un certo punto si trasformino , o in aspetti o in momenti ( secondo i casi ) di un complesso conoscitivo unitario . Ma , domando io per la più spiccia , come mai colui che abbia il cervello ancor chiuso in tali strettoie della logica dell ' immediato intendimento empirico , fa poi ad abbordare proprio il problema del marxismo , che è , o almeno ( per usar cortesia agli avversarii ) pretende di essere al di sopra di tali volgari distinzioni ? Non è questo un combattere ad armi troppo disuguali ? Inviterei quasi quasi il Croce a rifar la prova della sua arte critica in altro campo di studii , a leggere sbrigativamente un trattato di Energhetica - quello per es . recente dell ' Helm - di mandare al diavolo tutti gli Helmoltz e i R . Mayer di questo mondo , per rimettere in onore , secondo il senso comune , la luce che è sempre luminosa , ed il calore che è sempre caldo . Ma donde il Croce - e proprio nell ' atto che s ' occupa di Marx ! - trae la persuasione , che oltre alle varie economie succedutesi nella storia , rispetto alle quali l ' economia capitalistico - industriale è , per così dire , un caso particolare ( ma è quel caso , si noti , che solo fino ad ora ha la sua teoria , e questa esiste in molte varianti di scuole e sottoscuole ) , ci sia poi una economia pura , che da sola dà luce e indirizzo generale d ' interpretazione a tutti questi casi , o , diciamo meglio , a tutte queste forme di prosaica esperienza ? Un animale in sé , oltre a tutti gli animali visibili ed ostensibili ? E che cosa dovrebbe mai contenere codesta economia dell ' uomo superistorico e supersociale , che finisce per essere più noioso dei superuomini della letteratura e della filosofia ? Forse la nuda dottrina dei bisogni e degli appetiti , data la sola natura ambiente , ma senza esperienza di lavoro , senza istrumenti , e senza correlazioni precise , o di comunanza , o di società ? Tanto per la psicologia congetturale della preistoria la tesi potrebbe andare . Ma no : - questa economia dell ' uomo in sé è perpetua ed attuale ; - e qui proprio mi ci perdo . Ecco qua ( p . 19 ) : “ Io tengo fermo alla costruzione economica dell ' indirizzo edonistico , all ' utilità - ofelimità , al grado terminale di utilità , e finalmente alla spiegazione ( economica ) del profitto del capitale come nascente dal grado diverso di utilità dei beni presenti e dei beni futuri ! Ma ciò non appaga il desiderio di una spiegazione sociologica del profitto del capitale ; e questa spiegazione , con le altre della medesima natura , non si può trovarla se non su la via per la quale la cercò il Marx ” . Il mio amico Croce è un uomo a dirittura incontentabile ; e la sua incontentabilità potrebbe farlo apparire , a chi altrimenti non lo conosca , quale uomo alquanto capriccioso . Accetta d ’ emblée tutto un sistema d ’ economia , un sistema che pretende di abbracciare tutto il conoscibile economico . È questo un sistema , inoltre , assai noto in Italia , dove ha rappresentanti notevoli , e anzi continuatori e perfezionatori , come dicono sia il caso del Barone per la dottrina della distribuzione . A conferma della sua profession di fede , che non può non essere di gran letizia essendo edonistica , mette un tanto di punto ammirativo ove dice che accetta la spiegazione economica ( o che avrebbe a essere non - economica ? ) del “ profitto del capitale come nascente dal grado diverso di utilità dei beni presenti e dei beni futuri ! ” . E che gli mancherebbe dunque per dare dell ' imbecille e del perditempo a Marx , che per vie del tutto diverse s ' è affannato a ricercare l ' origine , il processo e la spartizione del sopravvalore ; alla qual cosa , alla fin fine , si riduce nell ' essenziale l ' attività sua specifica di critico e d ' innovatore dell ' economia ? La benedetta formola del D D ' , ossia del danaro che si ritrova in danaro con tanto di più , fu come il chiodo fisso nella testa di Marx ricercatore , come il pernio della sua ricerca . Ora il Croce , fatta la sua profession di fede di edonista convinto , quasi come chi avendo già bevuto e mangiato a sazietà , voglia ribere e rimangiare , si volge a Marx a chiedergli una teoria sociologica , che sia complementare a quella economica , nella quale lui Croce è tanto fermo e deciso ; - e che altro può dirgli Marx se non questo : mandate al diavolo quella vostra filastrocca edonistica , se no è inutile interroghiate me su tali quisquilie , ché io non posso offrirvi che l ' assolutamente opposto . Di fatti il Croce è costretto a farsi un Marx diverso - non dirò se molto o poco - dal vero , perché sia quello i cui principii possano apparire conciliabili con gl ' indiscutibili dati dell ' edonismo . Discorrendo del come Marx “ poté giungere a scovrire e definire l ' origine sociale del profitto , ossia del sopravvalore ” , esce in questa sentenza ( p 12 ) : “ Sopravvalore , in pura economia , è una parola priva di senso , come è mostrato dalla denominazione stessa , giacché un sopravvalore è un extravalore , ed esce fuori dal campo della pura economia . Ma ha bene un senso e non è un assurdo , come concetto di differenza , nel paragone che si fa tra una società economica con un ' altra , un fatto con un altro , o due ipotesi tra di loro ” . E poi aggiunge in nota : “ Faccio ammenda di un errore nel quale incorsi in una mia precedente memoria , nella quale , pur dicendo rettamente che il sopravvalore non è un concetto puramente economico , lo definivo inesattamente un concetto morale ; e dovevo dire , come dico ora , un concetto di differenza di sociologia economica e di economia applicata , e non di economia pura . La morale qui non ha parte , come non ha nessuna parte in tutta l ' indagine del Marx ” . Auguro al Croce , che giungendo alla sua terza memoria in argomento confessi poi , che del primo errore egli poté fare ammenda , perché quello almeno era la generalizzazione di una opinione ovvia nel socialismo volgare , che il sopravvalore sia cioè il compendio delle proteste degli sfruttati ; ma che del secondo errore non può scusarsi , perché lui stesso non è più in grado di decifrare plausibilmente il pensiero suo . Né solo per la continua equivocazione di profitto , interesse e sopravvalore ; ma perché in più luoghi assume il concetto di una società lavoratrice come di una forma a sé ( ma , dico io , in contrapposto a quale altra , forse a quella dei santi in paradiso ? ) e dice : “ Marx faceva il paragone della società capitalistica con una parte di se stessa isolata ed elevata ad esistenza indipendente ; ossia il paragone tra la società capitalistica con la società economica in se stessa ( ma solo in quanto società lavoratrice ) ” e poi : “ Dunque l ' economia marxista è quella che studia l ' astratta società lavoratrice ” ( pp . 12 e 13 ) . Se c ' è chi senta il bisogno di liberarsi dal malefico bacillo metafisico , che induce a tali ragionamenti , io gli consiglierei come rimedio la lettura , non già delle polemiche degli economisti , e di quelle segnatamente che in Germania ebbero occasione dalle pubblicazioni del Dietzel , che possono parer sospette , ma della Logica del Wundt ( vol . II , parte II , pp . 499-533 ) , nella qual Logica , a dirlo per incidente , più in là delle pagine testè citate si adduce come esempio tipico di legge sociale ( pare incredibile ! e il Wundt non è dolce di sale , né coi sociologisti , né con le così dette leggi sociali ) proprio il sopravvalore secondo Marx ( ibidem , pp . 620-22 ) . Al postutto cotesta economia pura - come è in uso di chiamarla in Italia , che è sempre il paese dell ' enfasi e della esagerazione - ossia cotesto indirizzo di ricerca e di sistema , che su gl ' inizii , o insufficienti , o ignorati , o dimenticati del Gossen , del Walrass e del Jevons . s ' è venuto sviluppando in ciò che ora ha ( vulgo ) il nome di scuola austriaca , non è , così nelle premesse come negli andamenti , se non una variante teoretica nella interpretazione di quegli stessi dati empirici della vita economica moderna , che han sempre formato l ' obietto degli studii delle altre scuole . Si distingue dalla scuola classica ( che non fu tanto antistorica , come è parso a molti , e come ha dimostrato R . SCHÜLLER : Die klassische Nationalökonomie , Berlin 1895 ) , per la tendenza a un più alto grado di astrazione e di generalizzazione . Si prova a mettere in maggiore evidenza gli stati psichici , che precedono ed accompagnano gli atti ed i rapporti economici . Usa ed abusa degli espedienti matematici . Non è la superistoria , sebbene metta assai spesso in iscena le robinsonate , che dissimula però sotto la veste di una sottile psicologia individualistica : anzi è tanto poco la superistoria , che da questa storia attuale assume due dati , facendone dei presupposti estremi , ossia la libertà del lavoro e la libertà di concorrenza spinte per ipotesi al massimo . Per ciò essa è , in ciò che reca , afferrabile , comprensibile e discutibile ; perché è confrontabile con l ' esperienza della quale è spesso una forzata ed unilaterale interpretazione . ( Alla generalità del pubblico francese ora è dato di leggere in forma chiara e piana la esposizione sommaria della teoria del valore di cotesta scuola nel libro di E . PETIT : Etude critique der différentes théories de la valeur , Paris 1897 ) . Tornando al Croce non saprei nascondere la mia maraviglia , che egli ( note I e 2 a p . 14 ) trovi a ridire contro l ' Engels , perché questi una volta chiami storica la scienza dell ' economia , e un ' altra volta poi parli di economia teoretica . Per chi si fermasse alle parole sole basterebbe di dire , come storico in quel caso li è l ' opposto del naturale nel senso del fisso e dell ' immutabile ( le famose leggi naturali della economia volgare ) , e il teoretico è detto in opposizione al conoscere grossolanamente descrittivo ed empirico . Ma c ' è dell ' altro . Ogni teoria non è se non la rappresentazione , per quanto più si può perfetta , dei rapporti di reciproca condizionalità di quei fatti , che in un determinato campo dell ’ esperienza appariscano omogenei , riavvicinabili e connessi . Ma tutti questi varii gruppi di fatti sono momenti di un divenire . Or se un fisiologista , dopo d ' avervi esposta la teoria fisico - meccanica della respirazione polmonare , esca a dirvi , che la respirazione non è legata all ' esistenza del polmone , e che il polmone stesso è un fatto particolare di genesi nella storia generale degli organismi , vorreste voi forse cotesto fisiologista tradurlo , nel - la qualità d ' imputato , innanzi al fòro di un ' altra economia pura , cioè volevo dire , innanzi a quello di una fisiologia purissima , che studii l ' ente vita , anziché i viventi ? Di fatti il Croce muove querela ( passim ) a Marx , per non aver questi stabiliti i rapporti fra la sua indagine e i concetti di economia pura , per mostrare ( p . 3 ) “ con metodica esposizione come i fatti apparentemente più diversi del mondo economico siano retti in ultimo da una medesima legge , o , ch ' è lo stesso , come questa legge si rifranga variamente passando attraverso organizzazioni varie , senza mutar se stessa , che altrimenti mancherebbe il modo ed il criterio stesso della spiegazione ” . Qui Marx , se avesse pur voglia di rispondere , non saprebbe che cosa rispondere . Qui Marx non c ' entra più . E non si tratta nemmen più delle generalizzazioni , per dir vero troppo astratte della scuola edonistica , che pur sempre rientrano nei processi leciti di astrazione e d ' isolazione proprii ad ogni scienza , che partendo dalla base empirica tenti la via dei principii . Qui ci troviamo in presenza di una legge economica , che a guisa di un quasi - ente attraversa misteriosamente le varie fasi della storia , perché non s ' abbiano a scucire . Questo è il puro possibile , che è poi , in realtà , l ' impossibile . Il signor Dühring - che qua e là è in un certo modo direttamente difeso - è oltrepassato . Qui si tratta di riaffacciare delle difficoltà nella concezione preliminare di ogni problema scientifico , per le quali rimangon fuori della comprensibilità , non solo Marx , ma tre quarte parti del pensiero contemporaneo . La logichetta formale , di felice memoria , diventa l ' arbitra del sapere . Teniamoci pure al testo , che in passato ebbe tanta diffusione in Francia , il Port - Royal . Si parta da un concetto della massima estensione e del minimo contenuto , e per incremento di meccanica notazione si arrivi ad un concetto di minima estensione e di massimo contenuto . E se ci capita poi fra mani un processo reale , il passaggio per es . , dall ' invertebrato al vertebrato , o dal comunismo primitivo alla proprietà privata del suolo , o dalla indifferenza delle radici alla differenziazione tematica di verbo e nome nel gruppo ario - semitico , invece di fermarsi in tali fatti , come in casi di epigenesi faticosamente e realiter accaduta , scriveremo in un concetto già bello e preconcepito , per via di un facile metodo di notazione , prima un A , poi un a , poi un a ¹ , poi un a2 , poi un a ³ , e così via : - e tutto sarà bello e fatto . E mi pare che basti di ciò . Eccoci , per conseguenza , ad alcuni enunciati alquanto curiosi ( p . 2 ) : “ È una società ( s ' intende quella studiata da Marx nel Capitale ) ideale e schematica , dedotta da alcune ipotesi , che potrebbero anche non essersi presentate mai corso della storia ” . Qui Marx diventa l ' illustratore teorico di una quasi - utopia . E poi ( p . 4 ) : “ Marx assunse , fuori del campo della pura teorica economica , una proposizione , che è la famigerata eguaglianza di valore e lavoro ” . E di dove dunque l ' ha presa ? forse ( secondo alcuni ) c ' è arrivato “ spingendo alle estreme conseguenze un concetto poco felice di Ricardo ” . Il quale Ricardo bisognerebbe espellerlo a dirittura dalla storia della scienza , perché qualcos ' altro di più felice non l ' ha veramente fatto . In un certo punto il Croce ( p . 20 , in nota ) se la piglia col Pantaleoni , perché questi “ combatte il Böhm Bawerk , domandandosi donde il mutuatario del capitale riesca a prendere di che pagare l ' interesse ” . Di fatti il Pantaleoni ( Principii di economia politica , p . 301 ) dice : “ la causa generativa dell ' interesse sta nella produttività del capitale come bene complementare in un processo tecnico vantaggioso , richiedente un certo tempo , e non nella virtù del tempo , che lascerebbe le cose come le ha trovate ” . Qui , e per tutto un capitolo , il Pantaleoni , con l ' andamento del ragionare che è proprio al suo indirizzo , ripiglia a modo suo quella spiegazione dell ' interesse per via della produttività del ( danaro - ) capitale , che , uscita vittoriosa già nel secolo XVII dalle polemiche coi moralisti e coi canonisti , apparisce nella sua formola elementarmente economica per la prima volta in Barbon e Massey . Quella spiegazione è la sola che l ' economista possa enunciare , fino a che la produttività del capitale , che prima facie pare evidente , non è fatta essa stessa oggetto di una critica ; la qual cosa ha menato poi Marx alla formola più generale e al principio genetico del sopravvalore . In quello stesso capitolo Pantaleoni abilmente polemizza contro il Böhm , che , come direbbe il Croce “ dà la spiegazione ( economica ) del profitto del capitale , come nascente dal grado diverso di utilità dei beni presenti e dei beni futuri ” ( ) . Ma volete forse per vostro passatempo mettere in iscena una farsetta ideologica concepita così : - si assume da una parte la legittima aspettazione del creditore , e dall ' altra parte la onesta promessa del debitore ; - questi due attributi psicologici , che tanto fanno onore alla eccellenza dell ' animo loro , vengon messi nella dovuta evidenza ; poi si suppone , che debitore o creditore siano homines oeconomici tanto perfetti , quanto è necessario di tener per fermo che siano , dal momento che nacquero coi diagrammi del Gossen stampati nel cervello ( ) ; - poi si aggiunge la nozione del tempo astratto ; - e , costituita la santa trinità di aspettazione , promessa e tempo , si attribuisce a questa trinità la virtù di trasmutarsi in quel più di valore , che deve essere poniamo , per es . , nelle scarpe prodotte col denaro mutuato , perché il mutuante , in ultimo , e guadagnando pur lui qualcosa , se nel frattempo non vuol morir di fame , solvat debitum cum usura . Ma questa è proprio la scienza messa alla gogna . In verità il tempo non è nella economia , come non è nella natura , se non la misura di un processo : ed è nell ' economia la misura del processo della produzione e della circolazione ( ossia , in ultima analisi , e data la debita analisi , del lavoro ) . E solo in quanto esso entra nell ' economia per questo rispetto , il tempo è anche misura dell ' interesse . Un tempo che in quanto tempo operi come causa reale è un mitologhema . ( Su gli avanzi mitici nella rappresentazione del tempo leggere : Zeit und Weile nelle Ideale Fragen di M . Lazarus , Berlin 1878 , pp . 161-232 ) . Se fino alla mitologia dobbiamo risalire , rimettiamo a dirittura lassù nel cielo , più in su dell ' Olimpo , quell ' antichissimo Kronos , che il volgo greco confondeva con chronos ( tempo ) : e se speranze , aspettazioni e promesse son per sé cause reali di fatti economici , diamoci a dirittura alla magia . Parrebbe quasi che perfino in questa , o per inavvertenza , o per una certa tal quale bizzarria di forma letteraria , il Croce rischi di dare una capata , quando scrive ( p . 16 ) : “ E se nell ' ipotesi del Marx , le merci appaiono come gelatine di lavoro , o lavoro cristallizzato , perché in altra ipotesi non potrebbero apparire come gelatine di bisogni , o quantità di bisogni cristallizzate ? ” Santi numi ! Marx non fu veramente un modello di ciò che chiamasi dizione classica , specie nella plasticità , nella trasparenza e nella continuità delle immagini . Marx fu un seicentista . Ma le sue immagini , spesso bizzarre , ma che non son mai né ghiribizzi né facezie , dicon sempre qualcosa di profondamente realistico . Se quella immagine della gelatina , che del resto non ha niente di sacramentale né di obbligatorio per nessuno , l ' andate a ripetere al primo calzolaio che vi capiti innanzi , egli , accennando forse alle mani incallite , alla schiena ricurva , e al sudore della fronte , vi dirà che a un dipresso ha capito , perché nelle scarpe che produce ci mette via via una parte di se stesso , le sue energie meccaniche , dirette dalla volontà , ossia dirette dall ' attenzione volontaria , secondo la forma preconcetta , nella quale si assomma , come in intento ed in proposito , la sua attività cerebrale in quanto egli è in atto di lavorare . Ma finora fu dato solo ai fattucchieri di credere o di dare a credere , che coi soli desideri si riesca a conglutinare una parte di noi stessi con alcun bene in genere , prodotto o non prodotto che esso si sia . Con la psicologia non è lecito di scherzare . Non saprei dire in poche parole quanta parte di essa debba entrare nei presupposti della economia . So di certo però , che la più parte dei concetti psicologici , che edonisti e non - edonisti vanno cacciando dentro all ' economia , ha un certo che di messoci a posta ad usum delphini , un certo che di escogitato e non di trovato , un certo che di accidentalmente tratto dalla volgare terminologia e non di criticamente vagliato ; onde è il caso di ripetere tractent fabrilia fabri . E so anche questo , che dal bisogno al lavoro ci corre tutta la formazione psicologica dell ' uomo ; ci corre quanto ci corre dal sentimento privativo della sete , che è il bisogno del bere , che il bambino non associa ancora , non dirò ai movimenti che gli occorrono , per procurarsi da bere , ma nemmeno alla rappresentazione dell ' acqua , sino all ' atto del lavoratore provetto , il quale per matura volontà d ' intelletto , per volontà nella quale esperienza ed immaginazione , imitazione ed inventiva fanno uno , scava un pozzo , o apre una fontana . Ridurre e scheletrizzare cotesta viva formazione in un ' arida nomenclatura , questo fu il difetto della psicologia vulgaris , e questa il più delle volte gli economisti , anche ai giorni nostri , prendono a premessa delle loro speciali elucubrazioni . La psicologia del lavoro , che sarebbe il coronamento della dottrina del determinismo , è ancora da scrivere . A quoi bon questo post - scriptum ? dirà forse il lettore . Ecco qua : io non sono il paladino di Marx , ammetto tutte le critiche , sono io stesso in tutto ciò che dico un critico , non smentisco la sentenza : comprendere è superare ; ma mi conviene pur d ' aggiungere , che superare è aver compreso . II . Prefazione all ' edizione francese . Roma , 31 decembre 1898 Questo mio piccolo libriccino - come è chiaro anche dal post - scriptum illustrativo - dovea venir fuori a Parigi nel settembre ultimo . La stampa ne è stata ritardata per cause accidentali . Nel frattempo il Sorel s ' è dato anima e corpo alla Crisi del marxismo e la tratta , la espone , la commenta , con amore , un po ' da per tutto , per es . , nella “ Revue parlementaire " del 10 decembre , pp . 597-612 ( dove anzi la crisi diventa a dirittura quella del socialismo ) e nella “ Rivista critica del socialismo ” , Roma , fasc . I , pp . 9-21; e per di più la fissa e la canonizza nella Préface da lui messa al libro del Merlino : Formes et essence du socialismo . Ci si minaccia per fino un congresso di secessionisti ben pensanti . Siamo decisamente alla guerra della Fronda ! Che dovrei io fare ? Ricominciare da capo ? Scrivere l ' anti - Sorel dopo d ' aver scritto l ' avec - Sorel . Non cado punto in tale tentazione . Gli è vero che questa mia composizione d ' insolita fattura s ' intitola : Discorrendo ; - ma si discorre quando ci piace , e non a comando . Desidero solo che il lettore guardi alle date di queste lettere , ossia di queste piccole monografie di stile sciolto , intitolate al signor Sorel : - e le date corrono dal 20 aprile al 15 settembre 1897 . Io mi rivolgevo a quel Sorel - non a quest ' altro ; - a quello insomma che avevo conosciuto su le pagine del “ Devenir Social ” , che avea presentato me ai lettori francesi nell ' assisa di marxista , che mi scriveva lettere piene di fine osservazioni , e di considerazioni critiche apprezzabili . Era dubitoso , sì , e mi parve qualche volta intinto d ' esprit frondeur , ma nello scrivere rivolgendomi a lui , io non pensavo nel 1897 , ch ' ei diverrebbe in così breve tempo l ' araldo di una guerra di secessione . O come di questo saranno lieti i déclassés dell ' intelligenza , e coloro che hanno bisogno dell ' alibi della vigliaccheria . Se non che il Sorel ci lascia qualche barlume di speranza quando scrive : " Io e qualche amico ci sforzeremo dì utilizzare i tesori di riflessioni e d ' ipotesi che Marx ha raccolto nei suoi libri . Questo è il miglior modo di trarre partito da un ' opera geniale rimasta incompiuta " ( " Revue parlementaire " , ibid . , p . 612 ) . Dunque tanti auguri per l ' anno nuovo - comincia domani - in tale opera benigna e pietosa di salvataggio ... della quale del resto io e molti altri come me non sentivamo il bisogno . Senza rancore : - ma non certo senza mortificazione per me . Nel licenziare al pubblico francese queste pagine di composizione alquanto insolita io temo che dei lettori di spirito - la Francia ne abbonda più di ogni altro paese - abbiano a dire di me : ecco lì un tollerabile conversatore , ma che pedagogista pessimo ; apre da erudito un dialogo didattico con un amico ed ecco che questi passa difilato dall ' altra parte ! Non è vero , signor Sorel ? Ebbene , accomodiamo le partite : - questo dialogo era un monologo ; e alla buon ' ora di dio !
L'ANIMO DELLA FOLLA ( ROSSI PASQUALE , 1898 )
Saggistica ,
DEDICA A MIA MADRE CORNELIA ROSSI COSENZA . Cara madre , Questo libro , primo frutto maturo del mio ingegno , è stato scritto pensando a te e con la visione serena e forte di mio padre , nella mente e nel cuore . A te , dunque , e alla sua memoria ; a voi due , da ' quali io appresi l ' amore al lavoro , l ' adorazione della virtù e la religione del prossimo , io lo dedico con l ' augurio che vengano tempi migliori per l ' umanità , e che tu possa , per lunghi anni , essere conservata al mio affetto . Amami come io ti amo e credimi tuo , Cosenza , Gennaio 1898 . PASQUALE . LIMITI ED ATTINENZA DELL ' OPERA Il nostro secolo si distingue dagli altri per lo sviluppo progressivo e meraviglioso della scienza . Come tutta la vita , nelle sue complesse manifestazioni , è andata crescendo secondo una legge che può rassomigliarsi a quella della caduta dei gravi , cioè , in ragione inversa del quadrato delle distanze ed in ragione diretta della massa ; così , anco la scienza à seguito tale legge di sviluppo , applicata , dal mondo dei fatti fisici , a quello dei fenomeni intellettivi . Guardando , riprodotte in forma grafica , le vicende geologiche dalla nebulosa primitiva , alla forma astrale e planetaria ; lo sviluppo della vita animale e vegetale dalla monera in sino all ' uomo ; lo svolgimento di questo traverso i secoli , dal momento che s ' innalza dal tipo pitecoide fino all ' antropoide ed , in fine , traverso i secoli preistorici e storici fino al culmine raggiunto , oggi , dalla civiltà ; guardando questa immensa curva grafica , sempre e da per tutto , ci si conferma la legge del progresso sociale movente in ragione diretta della massa ed inversa del quadrato delle distanze * . La scienza , adunque , à obbedito a questa legge , assecondata dallo sviluppo crescente della società * . Erberto Spencer , parlando dei fattori derivati che determinano il crescere delle società umane , dà speciale importanza a ' fattori superorganici , detti da altri , per esempio , dall ' Angiulli , fattori storici . Son questi i prodotti delle invenzioni umane che vanno accrescendosi a vicenda : l ' uno cresce per opera diretta ed indiretta dell ' altro e non sì tosto l ' uno si è accresciuto che origina nuovi accrescimenti negli altri , come chi ponga tanti specchi paralleli che riflettano infinitamente un ' immagine . Così è del progresso della civiltà , della quale la scienza è parte : i facili mezzi di comunicazione , di pubblicità , d ' investigazione , di studï ànno , per riflesso , reso ancora più celere il cammino della scienza di quello che , forse , non sarebbe stato , se questi fossero mancati e non avessero costituito , meritamente , uno dei più alti titoli di lode del nostro secolo . Ma la scienza , non solo si è allargata scendendo sino agli abissi d ' un mondo invisibile , agli infinitamente minimi di Pasteur ; non solo si è innalzata agli infinitamente massimi , roteanti sul nostro capo ; ma si è , audacemente , avventurata in ipotesi e in divinazioni felici , quale quella del Mendelieff nel campo della chimica e l ' altra del Leverrier nel campo della astronomia . Ha studiato la vita nel fondo del mare ed à spiato per dentro la psiche dell ' uomo ; à scomposto il plasma ed à dissepellito mondi ed uomini che pareano , per sempre , scomparsi ; à fatto un minuto lavoro di analisi , ma à tentato ricomporne la sintesi , riaffermando il concetto che vi è una classificazione ed una derivazione nelle scienze , perché ve n ' è altra nelle formazioni naturali e storiche . È sorta , così , la concezione monistica ed unitaria del mondo , compito che Augusto Comte assegna alla filosofia * . A questo grande movimento scientifico à partecipato la psicologia . Non è molto e questa veniva insegnata quale un ramo della filosofia e la si definiva come un ' osservazione interna , un ' introspezione , come lo studio della facoltà dell ' anima , di questo voluto alito divino chiuso nel corpo . Fu merito d ' alcuni scienziati aver divelto la psicologia dal tronco filosofico e averla congiunta all ' albero biologico , sia perché studia funzioni che si compiono dal sistema nervoso , il quale , per altri aspetti , viene studiato dalla biologia ; sia perché le funzioni psichiche sono , e lo dimostrò lungamente il Sergi , funzioni di protezione dell ' organismo * . Resa la psicologia scienza biologica , suo metodo non poté più essere l ' introspezione , ma , in vece , l ' esperienza , l ' osservazione obbiettiva interpetrata , proiettandovi su la propria psiche , come fascio di luce elettrica che rompa ed illumini l ' oscurità della notte . Epperò sorse la psicologia fisiologica che studia il parallelismo e la trasmutazione del fatto fisiologico in fatto psichico ; la psicometria che misura il tempo nel quale si compiono le funzioni psichiche elementari ; sorse il metodo delle inchieste , adoperato per prima dal Galton , nello studio di quel che fu detto il documento umano e che si riflette nella rappresentazione artistica ; sorse , in fine , la legge dell ' eredità psicologica ecc . * . Fino a questo punto si era studiata la psiche individuale di già formata , restava a sapere se la fosse un fenomeno affatto umano o pure una formazione della specie e della razza , di tutto il mondo biologico animale . Lo studio fu compiuto e dimostrò che la psiche comincia molto in basso con la monera ; che l ' irritabilità del protoplasma è fatto biologico e psichico in sieme ; che vi è una psiche elementare che sale fino all ' uomo ; che i fatti sensitivi , volitivi ed intellettivi , contenuti nell ' irritabilità del protoplasma , vanno svolgendosi in modo parallelo ed interdipendente fino all ' uomo che ripete , nei primordii psichici , lo sviluppo della specie , onde l ' ontogenesi della psiche è una breve ricapitolazione della filogenesi e , tra l ' uomo e gli animali inferiori , vi è solo differenza quantitativa non qualitativa della psiche * . Lo studio della psiche individuale , allo stato normale , poteva dirsi compiuta : la psicologia fisiologica ne avea studiato i rapporti con le altre funzioni nervose ; la psicometria ne avea misurato i fatti psichici elementari ; la psicogenia ne avea studiato il sorgere e lo svilupparsi ; la psicologia , in fine , avea studiato la completa organizzazione della mente . Si rimaneva , però , sempre nel campo dell ' individuo e nell ' espressione normale della psiche ; ma l ' uomo non è individuo isolato e i prodotti psichici collettivi sono così frequenti come i fenomeni isolati della psiche e , d ' altra parte , lo stato di salute si alterna , con quello di malattia , onde avveniva che la psicologia dovea procedere innanzi per due strade diverse : studiare , cioè , la psiche inferma ( psicologia patologica ) ; studiare le forme psichiche complesse ( psicologia collettiva ) . Ma questi due nuovi rami nei quali la psicologia si biforcava , erano ben capaci d ' ulteriori svolgimenti . La psicologia patologica poteva proporsi o lo studio della mente ammalata e questo compito veniva espletato , con rigoglio di dottrina , dalla psichiatria ; oppure dovea studiare una forma particolare di pervertimento psicosomatico , il delitto , compito affidato alla psicologia criminale ; oppure , dal campo patologico , dovea assurgere e rifermare le conclusioni fisiologiche e questo campo fu , specialmente , tentato da maestro dal Ribot coi famosi tre saggi sulla memoria , sulla volontà e sulla personalità * . Rimaneva l ' altro ramo della psicologia , la psicologia collettiva intuita , or fanno molti anni , dal Barzellotti che così scriveva dell ' animo della folla « quel non so che d ' indefinibile , vago che pur vive , sente , pensa , si muove di vita sua , distinta da quelle delle migliaia di anime che si confondono in lei , e si forma sempre nelle grandi commozioni delle assemblee popolari , per poi morire con esse * . Ma quegli che , con amore e con genio , si occupò di psicologia collettiva fu Scipio Sighele Sighele , La folla delinquente , Bocca edit . La coppia criminale , Bocca ed . La delinquenza settaria e Contro il Parlamentarismo , ed . Treves vedi inoltre Critica soc . , an . IV 1894 e anno V 1895 . , del quale il concetto informatore si può riassumere così : tra la psicologia individuale e la sociologia esistono dei traits – d ' union rappresentati dalle varie forme di psicologia collettiva ; della setta , della casta , della classe , dello stato ; ma , mentre tra la psicologia individuale e la sociologia vi è parallelismo , giacché « la sociologia è una psicologia in grande » nella quale « i caratteri dell ' aggregato sono determinati dai caratteri delle unità che lo compongono » , nella psicologia collettiva , questa legge fondamentale « subisce molte eccezioni , perché spesso l ' aggregato umano presenta caratteri diversi da quelli delle unità che lo compongono » . Il Sighele dimostra come dalla folla si passa alla casta , alla classe , allo stato e , penetrando più addentro nelle leggi psichiche collettive , egli trova che nella folla « il pensiero si elide e il sentimento si assomma » , onde « unirsi vuol dire peggiorarsi » . E di fatti , finora nella storia l ' opera più evidente che compirono le folle fu un ' opera di distruzione . Esse agirono nei secoli come quei microbi che dissolvono i corpi indeboliti o i cadaveri . « I barbari che furono le grandi folle dell ' antichità come gli operai sono le grandi folle dei nostri giorni non avrebbero certo costrutto l ' edificio della civiltà romana , ma quando l ' edificio fu barcollante , occorrevano i barbari per atterrarlo e render possibile la costruzione d ' una civiltà nuova cogli avanzi del vecchio colosso . È allora che appare l ' opera delle folle e che , per un istante , la filosofia del numero diventa la sola filosofia della storia * » . Se il Sighele à avuto il merito di studiare , prima di ogni altro , la psicologia della folla , à , però , avuto il torto di non coglierne che un solo aspetto , il criminoso ; di asserire che , nella folla , il sentimento si assomma ed il pensiero si elide , giacché se staticamente è così , dinamicamente il pensiero nella folla si completa e si espande . L ' azione ordinaria della folla è , o tende diventare , anticriminale , pacifica , operosa . Guardatela nei momenti che essa attende ai mercati o ad uno spettacolo o in momenti di sventure cittadine e la sua azione si svolge , quasi sempre , in modo anticriminale . Si dà fuoco ad un edifizio , prima ancora che accorrano pompieri e soldati , è l ' anonima folla che comincia l ' opera di spegnimento ; accade una sventura che tocchi vivamente l ' animo , dalla folla anonima partono i primi soccorsi ; gli stessi operai , che costituiscono le folle moderne , esercitano nello stato , la più utile funzione , la produzione ; sicché , possiamo dire , che , solo ed eccezionalmente , l ' azione della folla è criminosa . La stessa azione politico – sociale delle folle moderne che può talora sembrare criminosa , là dove esiste una larga educazione politica , è essenzialmente civile e moralizzatrice . Lo dicano i meeting colossali inglesi che lasciano una impressione profonda ; le guerre a lungo minacciate , ma mai dichiarate per timore delle folle che riescono , più delle diplomazie , a trattenere la spada nel fodero ; lo dica , in fine , quel senso di morale e di salute che le folle anonime inspirano , dinanzi allo spettacolo di corruzione e di degenerazione della razza . Sicché , quando il Sighele parla della criminalità della folla , egli generalizza uno aspetto solo della varia e complessa vita popolare ; il crimine può essere , per la folla , un momento di crisi morale , che può , persino , mancare , onde se vi son folle delinquenti , vi sono folle normali e che si avviano ad esserlo sempre più . Né più vero è il fatto che il pensiero nella folla , statica o dinamica , non si assommi anzi si elida . Non ci è teoria scientifica che , nel detto popolare , non sia stata espressa da migliaia di anni , in fine a quando il genio non l ' abbia vivificata e noi ne riferiremo alcuni di questi detti popolari , quando ci occuperemo delle anticipazioni della folla . Ma ci è ancora dell ' altro : il Ferri dice : lanciate in pubblico una teoria subita da uno della folla , il pensiero vien rimbalzato sotto forma di osservazione , di diniego , di dubbio , di conferma * . È vero ; ma la folla dà al pensiero quello che un uomo solo , difficilmente , può dare : la diffusione . Provate a dire dinanzi ad un uditorio una qualche cosa , lasciate che poi la folla si disperda e l ' atmosfera è pregna , è satura di quella idea , né di quella soltanto , ma di tutto ciò che ciascuno di suo , di personale vi à aggiunto , sicché , al di sotto del pensiero d ' un altro , sia pure un genio , vi è l ' impronta di tante psiche quante son quelle che l ' ànno ricevuta e trasmessa , che poi si assommano in un prodotto solo , in quello dell ' animo collettivo . Non ostante queste che a me sembrano false concezioni , l ' opera del Sighele rimane piena di quella genialità , che costituisce il pregio più grande d ' un ' opera . Ma , la psiche collettiva presenta orizzonti ancora più vasti quali lo studio del genio , della senilità , della giovinezza della folla ; la legge di normalità e di criminalità ; i momenti di crisi . E già di uno di questi io feci , nel 1894 , un rapido cenno in uno opuscoletto che , ampliato , entrerà a far parte della trama del presente scritto . In quello io consideravo il caso d ' una persecuzione , d ' una folla nel momento rinnovatore , il lato più bello e suggestivo della persecuzione ; in quest ' opera , destinata a raccogliere non impressioni , ma studï scientifici , raccoglierò la persecuzione della propaganda , criminosa o normale non importa , con gli esempï d ' eroismo e di bassezze che trae seco . Così questo scritto che presento al lett ore non sarà altro che l ' abbozzo d ' una scienza giovane e nuova ; alla quale mi auguro non avere arrecato inutile contributo . Son questi i limiti e le attinenze dell ' opera . LA FOLLA CAPITOLO I . ANATOMIA E FISIOLOGIA DELLA FOLLA La folla à un ' anima . Gli antichi che dettero un ' anima alle cose , epperò il poeta cantava : « vissero i fiori e l ' erbe ; vissero i boschi un dì » : non conobbero l ' agitata e vasta psiche della collettività . Sentirono , talora , il sentimento passionato , che il mondo esterno ci mette nell ' animo ; il dolore di cui lo avviviamo , riflettendovi noi stessi ; intesero le lagrime delle cose , più ineffabili ancora delle lagrime umane , appunto perché recinte d ' un velo fantastico e pietoso ; ma , dell ' anima civitatis , la sola collettività esistente nell ' antichità ed assorbente tutto , nulla conobbero . Eppure , esiste e la si può cogliere in momenti solenni , quando attolle i fastigi di suo sviluppo e potenza . Ci è , però , una manifestazione della psiche collettiva che non manca mai , che cresce sempre coi tempi nuovi , ch ' è destinata ad avere una importanza sempre maggiore ed è l ' opinione pubblica la communis opinio la quale è come il giudizio d ' un solo grande animo , l ' animo popolare , che si rivelava , nella tragedia greca , col coro , la cui voce era come un verdetto solenne dei tempi e della Storia . Ora , come potrebbe questa opinione pubblica formarsi , come diffondersi , se non immaginando ch ' essa sia il pensiero d ' un organo nuovo che nulla abbia d ' individuale ? Quest ' è la psiche collettiva . Quando la sventura batte alle porte d ' una collettività ( famiglia , popolo , città ) accade come un unificarsi di pensieri , di sentimenti , di azioni ; la psiche s ' intensifica e si innalza ; pare che un animo solo spiri dentro questo corpo gigantesco fatto di tante menti e di tanti cuori : e quest ' è l ' animo collettivo . E se passiamo a studiare la vita d ' un popolo , d ' una scuola , guardandola dall ' alto come l ' osservatore che s ' innalzi in un areostata , donde coglie un ' immensa città e dove il particolare , che stanca la vista ed annebbia l ' insieme , scompare ; sentiamo qualcosa di comune che chiamiamo o genio etnico o stile e ch ' è opera d ' un animo collettivo che vive traverso i secoli e traverso lo spazio . E la si trova , così , nei popoli antichi come ne ' moderni ; così presso l ' Ellade , come nella modernissima Inghilterra ; così fra gli stoici antichi , come presso i moderni positivisti . Guardando un quadro od una statua , Taine vi dirà a quale secolo e a quale scuola appartenga ; Rénan vi scriverà del genio semitico , così diverso dall ' ario ; Ferrero saprà dirvi della razza germanica differente , per tanti aspetti , dalla razza latina ; ma , perché questo avvenga , bisogna che le anime individuali si sieno unificate in una grande anima collettiva , che lasci , accanto alle traccie individuali , l ' ombra della sua grande ed immensa personalità , come il motivo dominante si eleva sulle voci dei singoli strumenti che suonano . L ' anima della folla esiste , dunque , e si è venuta formando così come una psiche individuale . È scorso il tempo nel quale questa si considerava come un ' unità semplice . Grazie agli studï psicogenetici , è apparsa come fatta dalle mille psiche elementari che i varï elementi anatomici , i varï organi mandano ai centri nervosi per assommarvisi . Esiste , infatti , una psiche elementare monocellulare che vive nelle forme protoplasmatiche inferiori ; ma , quando agli animali unicellulari , succedono i cenobï e gli animali pluricellulari , le infinite psichi elementari tendono assommarsi . Vi è un ' ascensione di differenziamento e d ' integrazione crescente nella scala zoologica , non solo delle funzioni neuro – psichiche , ma ancora degli organi nervosi , fino all ' uomo . D ' altra parte , le impressioni del mondo esterno e le relative reazioni , che sono principio della vita bio – psichica , non sono andate perdute , ma si sono stratificate , immagazzinate , differenziate , trasmesse . E sono state non solo sensazioni , ma fatti intellettivi e volizioni : sono sorte , così , le varie formazioni psichiche . L ' atto bio – psichico elementare che le conteneva tutte , si è differenziato nelle tre funzioni fondamentali e si è così trasmesso fino all ' uomo . Né basta : dal mondo esterno e dal proprio organismo due correnti sono partite fino a ' centri nervosi e ànno dato luogo ad una vita psichica interna ( cenestesi ) e ad una esterna . Così si è svolta , adunque , la psiche individuale . Rassomigliante è la psiche collettiva : essa è fatta dalle funzioni psichiche individuali , le quali , assommandosi od elidendosi , dànno una nuova formazione psichica con un contenuto più alto . La materia psichica rimane sempre la stessa , ma il modo di ricomporsi varia : sono , come diceva il Levves : sempre gli stessi fili , ma che variamente s ' intrecciano fino a formare delle tele nuove e diverse . Anch ' essa , la psiche collettiva , à una funzione sensitiva , volitiva , intellettiva ; à le sue stratificazioni antiche e recenti ; à una sorgente interna ed esterna d ' impressioni . Né l ' analogia si arresta alla sola vita normale delle due psichi : come vi è una patologia psichica individuale , altra ve n ' è collettiva . Vi sono , nell ' una e nell ' altra , gli arresti di sviluppo , i dissolvimenti , le senilità , le forme psico e neuropatiche . In una parola , esiste una psiche collettiva , molto simile all ' individuale , con un contenuto più vasto , più intenso e di essa ci andremo occupando nei successivi capitoli , ma prima bisogna dire della folla e del modo di interpetrarla . La folla può definirsi una formazione instabile ed indifferenziata svolgentesi nell ' ambito d ' un aggregato stabile e differenziato ( città , paese , villaggio ) . In questo caso l ' uso comune ed il significato scientifico della parola si equivalgono : io guardo in piazza e veggo gran calca di gente intorno ad un cerretano , la quale poi si disperde : ecco la folla , instabile perché si è sciolta ; indifferenziata , perché sta alla rinfusa e senza funzioni speciali : una signora accanto ad un soldato , il soldato accanto al prete , e , intorno a questo gruppo , dei contadini attoniti , uno scolaretto scappato dalla scuola ; tutta gente che , dopo un minuto , andrà lontana l ' una dall ' altra per i fatti proprï . Ben può , domani , nuova folla riunirsi nell ' istessa ora , nell ' identica piazza , attorno allo stesso individuo ; ma non è più quella di ieri ; vi saranno preti , soldati e studenti , ma non saranno più quegli stessi o , essendo tali , non saranno raggruppati nello stesso ordine : in una parola , nelle forme più semplici di folle l ' instabilità è la regola , l ' indifferenziamento è la struttura . Da questa forma primitiva di folla , essenzialmente instabile ed indifferenziata , si passa ad altre forme più stabili e differenziate . L ' evoluzione , che vale per gli organismi sociali , importa , anche qui , un differenziamento crescente ed una crescente integrazione . Una scolaresca con i professori ci dà immagine della folla stabile e differenziata : folla che si rinnova ogni anno , che attende a stabili occupazioni , divisa in classi differenti , vivente d ' una vita similare . Sicché la folla , che nella sua espressione più elementare , è instabile ed indifferenziata , tende a diventare , nelle sue forme più evolute , più stabile , più differenziata , più eterogenea . Una di queste forme più stabili e più differenziata ed eterogenea è la setta , folla di numero limitato , a poche unità , spesso costituita di parecchie piccole folle confederate , con scopo recondito e contrario o al sentimento pubblico o alla legge , o all ' uno e all ' altra insieme . Che la setta sia una folla ristretta è cosa , oramai , nota : lo Stepniak , ripetendo il detto di Macchiavelli che nelle sette il piccolo numero non giova ed il grande nuoce , racconta che quando le fila de ' nichilisti , per un periodo di tregua nella persecuzione , si allargano , cessa ogni riguardo onde il governo messo sull ' avviso , rinnova le persecuzioni che , decimandone il numero , ne accrescono quelle doti di previggenza , alle quali è dovuta la loro conservazione : sicché il ristretto numero è il carattere utile per la sopravvivenza * . Ma , se la setta non può essere numerosa , può ben essere diffusa , avere in ogni luogo proprie ramificazioni che si innestino sul tronco . Nasce , così , la differenziazione tra ' diversi membri e tra le differenti federazioni : ci è chi comanda ed à in mano le fila e chi ubbidisce ; ci è , in somma , un vasto organismo di protezione e di difesa . Lo scopo recondito completa il concetto della setta : vi sono sette con fini che urtano o la legge o questa insieme col sentimento pubblico . Così racconta Stepniak , ( op . cit . ) che i nichilisti son come la parte mobilizzata del sentimento pubblico contro la teocrazia russa ; così , la Giovane Italia era come l ' animo di tutto un popolo contro il dispotismo ; e , dall ' essere contro la legge e contro il sentimento pubblico , ripete la setta la sua speciale psicologia . La casta è tipo di folla più numerosa , ma più chiusa , più strettamente differenziata , più stabile . Così , in India nessuno può essere bramino che non vi sia nato , ed un bramino di pochi anni vale più di un guerriero e del re stesso , ché anzi il guerriero è stato creato per difendere il bramino * . Nel secolo passato sotto l ' ancien régime ( Taine ) , i nobili e il clero costituivano le due caste privilegiate : nobile si nasceva , prete si diventava ; ma , pertinente all ' una o all ' altra , si godevano un ' infinità di privilegi , che andavano , talora , dal jus primae noctis fino ad amministrare alta e bassa giustizia , alle prestazioni di servigi gratuiti , corvées , all ' esenzioni dei tributi ecc . Strettamente differenziate in gradi : in vassalli maggiori e minori , in conti , baroni , marchesi , abati ; le due caste s ' imperniavano nell ' imperatore e nel papa : il cerimoniale n ' era estesissimo , i titoli diversi , le foggie di vestire differenti , la maniera di vivere affatto diversa da quella degli altri . Né deve maravigliare : la parola casta significa colore e racchiude un fatto storico : in India , bramini e guerrieri sono di razza ariana , quindi di colorito bianco ; mentre i vaisia e paria sono di razza etiopica e però neri . Le caste , adunque , importano sovrapposizione , per conquista , d ' un popolo su di un altro , differenza etnica e psichica * . In Francia , la casta nobiliare era il detrito dell ' invasione franca sul fondo celtico ; non diversamente , in Italia , la nobiltà ci piovve sempre , d ' oltre monte e da oltre mare , nelle dolorose vicende di patria nostra . La classe , succeduta alla casta , è altra forma di folla , non chiusa , come la precedente , ma vasta , differenziata , stabile . A differenza della casta , la classe non è qualcosa di chiuso e di inaccessibile : ché anzi , noi assistiamo allo spettacolo d ' un salire e discendere di fortuna , mentre una feroce concorrenza mira a creare una élite , onde tra progresso e povertà esiste un rapporto costante * . Epperò il Bellamy à immaginato la nostra società come un carro stipato di gente , costretto a camminare a sbalzi , per una via ineguale , sicché molti cadono e quei che sono a terra cercano , in mezzo ad imprecazioni feroci , d ' arrampicarvisi , e così la marcia fatale procede rovesciando altra gente * . La classe non à dei privilegi che le sieno esplicitamente riconosciuti , ma , potendosi essa impossessare del potere politico , se ne fa il più forte organismo di difesa , quando le ragioni economiche per le quali sorse , si sieno venute esaurendo * . La classe à , pure , una più larga diffusione ed una più grande intensità : sorta in tempi di cresciute comunicazioni , diffusa , per la sua funzione economica , dovunque , essa non si circoscrive più in uno stato , ma tende ad universalizzarsi . I suoi interessi sono ovunque gli stessi , il tenor di vita , l ' educazione , il clima storico ne sono somiglianti , onde sorge quel senso di universalità e di solidarietà , insieme , che non conobbero le antiche caste . Successe a queste , le classi ne ànno assunto ed allargate le funzioni , avendo imposto la civiltà e imponendolo sempre più , un lavoro diviso e differenziato ; così , per esempio , la classe detta , per le sue umili origini , borghese , ch ' è giunta oggi ad un fastigio così alto , non solo si assume ed adempie le funzioni militari e religiose , esclusive delle due caste nobiliari scomparse , ma tiene nelle sue mani le funzioni intellettive , artistiche , scientifiche , professionali , commerciali e di scambio . Queste differenze , ed altre ancora , tra la classe e la casta poggiano sul tipo sociale diverso , nel quale l ' una e l ' altra sono sorte e si sono sviluppate : la casta , sorta e vissuta in una società a tipo militare , ne conserva la fisonomia ; laddove la classe à tipo e fisonomia della società industriale in mezzo a cui è sorta e nella quale vive . In fatti , se la casta è una forma chiusa e la classe aperta , ciò riflette le condizioni delle società a tipo militare in cui la disciplina è rigida e l ' ambito di svolgimento circoscritto . Immaginiamo un ' orda indifferenziata che debba o difendersi da altra , o pure , per esuberanza di numero o mancanza di alimento , debba assalire . Sorge , allora , un primo differenziamento di quelli che possono combattere i giovani ed i forti ; e di quelli che non lo possono i vecchi , le donne e i bambini . Poco a poco , questo differenziamento temporaneo diventa permanente ; ma , ad accrescere novelle differenziazioni , sorge una vera e propria gerarchia militare , la quale avendo con sé la forza , il mezzo , cioè , più potente nella lotta per l ' esistenza , ne vuole godere in modo esclusivo , trasmettendo il potere politico a ' propri discendenti ed impedendo che altri ne usi * . Il Vaccaro à dimostrato che , nella lotta per l ' esistenza , gli animali inferiori trasmettono i caratteri fisiologici acquisiti e che , d ' altra parte , è impossibile la prevalenza sull ' avversario che non sia ottenuta con i mezzi psico – somatici ; così , per esempio , quel toro che vince l ' altro per il possesso della femina , è davvero il più forte e trasmetterà questo carattere a ' suoi discendenti , formando una razza superiore , ad evoluzione ascendente . Nel mondo sociale , avviene diversamente : l ' uomo non sempre vince per caratteri , superiori a quelli dell ' avversario ; ma , una volta vinto , e sia pure per doti veramente superiori , trasmetterà a ' discendenti la posizione sociale acquistata , che costituisce , per sé stessa , la gran forza per trionfare e la quale può , e si accompagna sempre , con doti decrescenti ed à , come risultato , l ' evoluzione regressiva . Così l ' uomo di genio o l ' avventuriero trasmette a ' suoi discendenti o la ricchezza o il potere conquistato bastanti perché , chi gli succede , non abbia bisogno di altro per vincere nella lotta per l ' esistenza , mentre d ' altra parte le facoltà non esercitate si atrofizzano e dànno luogo alla degenerazione della razza * . Il Loria parla , a tal proposito , dell ' impressione che prova il visitatore d ' una pinacoteca , dove sieno raccolti i ritratti d ' una famiglia illustre . Dal fondatore o da ' fondatori , gente ben aitante e normale , si viene giù giù sino ai tardi nepoti meschini e degenerati , impressione simile a quella che si prova quando viene annunziato un grande di Spagna , un discendente dei vincitori dei Mori , e vi compare dinanzi un ometto sparuto con tutti i segni della degenerazione sul volto * . Ritornando adunque , alle caste , diciamo ch ' esse son folle chiuse per assicurare l ' ampio godimento del potere a ' discendenti di quelli che , nella guerra , se lo conquistarono . Nella classe moderna , in vece , la preoccupazione non è la conservazione dell ' individuo , ma quello della classe , della sua permanenza , della sua espansione : ecco il principio informatore , il quale rappresenterebbe un vantaggio sul concetto esclusivista della casta , se , pur troppo , le doti , per le quali oggi ci si innalza , non fossero quelle del vizio o del caso , ma le altre superiori dell ' ingegno e della virtù * . Nella casta , il sentimento esclusivista prevale al segno da far ritenere , come in India , non esser permesso al vaisia o al paria di santificarsi . Una leggenda vedica narra che un sudra , ritiratosi in disparte dalla società , si appese con i piedi ad un albero , con la testa all ' in giù e fu assorto nel Nirvana . Brahma , cui doleva che un sudra osasse paragonarsi a ' sacerdoti , ai quali solamente è permesso unirsi a lui , mandò sulla terra un ' infinità di guai : allora Ramà , comprendendo che qualcuno trasgredisse ai voleri del Dio , si mise in giro e , trovato il povero sudra , gli troncò il capo e l ' ira di Brahma ebbe fine * . La casta , però , non solo è esclusivista , ma porta seco un largo sviluppo di cerimoniale , di saluti , di visite ecc . , tutte cose che , come à dimostrato lo Spencer , sono equivalenti della guerra e della conquista , e che mancano completamente nella classe , onde quel carattere chiuso e conservatore che fa di quella come un enorme masso che può essere distrutto , ma non sospinto : laddove , la classe appare uno di quei massi erratici che si muove , smussando gli angoli e diventando sempre più levigato . Connesso col concetto di casta , anzi , uno dei suoi tanti legami , è un determinato sentimento religioso , il quale forma l ' occupazione della casta sacerdotale e costituisce , per le altre , un vincolo sociale . Nella religione di Veda , Brahma creò i sacerdoti per adorarlo e gli sciatra per difender questi . Presso il popolo d ' Israello , Ieova unge i guerrieri ed i re e questi debbono ubbidirlo e , quando ciò non facciano , egli invia loro i profeti e minaccia castighi . Similmente , nel medio – evo , la religione è il cemento di tutta la vita : il papa crea gl ' imperatori , bandisce le crociate , depone i re e scioglie i sudditi dall ' ubbidienza . La classe , invece , non à legame alcuno religioso , è essenzialmente interconfessionale e , quando mostra d ' avere un sentimento religioso risorgente , essa obbedisce ad un bisogno di conservazione o soggiace ad una involuzione senile . La casta à un sistema di pene crudelmente feroce : Seneca scriveva : adversus servos crudelissimi , superbissimi , contumeliosissimi esse debemus ; un senatus – consultus prescriveva che , allorquando uno schiavo avesse ucciso il padrone , tutti gli schiavi , pertinenti al morto , doveano essere uccisi * . Nel codice di Manù è detto « un sudra , ancorché fatto libero dal suo padrone , non è liberato dalla schiavitù , perché questo stato è a lui naturale e chi potrebbe toglierlo ? » E , in altra parte : « se il sudra alza le mani verso il proprio padrone , queste gli devono esser tagliate » * . Non diversamente nel medio – e vo , il contadino era gente tailleable et corveable à merci ; le pene che la chiesa applicò contro gli eretici erano d ' una crudeltà inaudita , bastino per tutte quelle dell ' Inquisizione che devastò mezza Europa e che , perseguitando il pensiero , esercitò la più terribile selezione che la storia conosca a danno dell ' ingegno e della grandezza de ' popoli . La classe , in vece , tranne i tristi giorni di settembre , le settembrate , à una penalità molto più mite e di altra parte porta nel proprio seno , per un inconsapevole istinto di conservazione , un vero e proprio sentimento di carità che gli antichi non conobbero mai . Accanto alle folle viventi ed agitantisi nell ' ambito vasto d ' una società , esistono però folle viventi nel cerchio più ristretto d ' una casta o d ' una classe o di più caste o classi , come cerchi inscritti in un altro o che s ' intersechino a vicenda . Tali sono le assemblee politiche , le accademie scientifiche ecc . Le assemblee politiche sono folle estremamente differenziate , eterogenee , integrate che si formano nel seno d ' una sola classe , non però in modo che elementi estranei non vi penetrino . Nel mondo delle caste , dove l ' interesse d ' una di esse prevalse , schiacciando quello delle altre , le assemblee politiche furono delle forme privilegiate e chiuse ; nel mondo delle classi , in vece , il bisogno di maggiore libertà fa sì che il tragico cozzo degli interessi che illumina e muove tutta la vita moderna , si rifletta nelle assemblee politiche , onde in esse vivono due anime , due civiltà , due popoli . Le assemblee scientifiche portano nel proprio seno , del pari , questo cozzo di teorie diverse , le quali , molte volte , non sono divergenze , ma concezioni differenti del mondo ; sono il riflesso scientifico di diversi interessi economici . In un secolo come il nostro , nel quale la questione sociale sospinge e gli animi sono divisi fra la conservazione del presente o un ritorno al passato e il cammino verso l ' avvenire ; l ' arte , la scienza , la politica portano , nel proprio seno , questo acre combattimento d ' idealità , che si riflette nella folla , specialmente in quelle le cui funzioni sono intellettive . L ' ultima , in fine , e più differenziata forma di folla è lo stato , forma stabile che , talora , è un potere di mediazione tra diverse classi o tra le varie divisioni d ' una classe ; talora , è l ' organo politico d ' una classe sola . Differenziato in potere legislativo ed esecutivo ; in potere civile e militare ; alcuna volta strettamente rigido ed organizzato , pronto ad invadere altri stati o a difendersi tipo militare ; altra volta , con scarsa organizzazione , pronto a negoziare , e a sostituire alla forza la ragione tipo industriale ; esso è sempre il punto più alto di differenziamento cui giunga la folla . Ma , la folla , la casta , la classe , lo stato , la setta sono davvero forme evolutive , anelli d ' una catena di cui il primo è la folla , l ' ultimo lo stato ? Anzi tutto , parmi che la setta sia una forma patologica : prendete un pensiero che debba sorgere o che sia per tramontare , avvolgetelo da forze distruttive che l ' affatichino da ogni banda e questo si rinchiuderà nella setta , epperò , il nesso evolutivo delle varie forme di folle bisogna cercarlo dalla folla primigenia , alla casta , alla classe , allo stato . Di folle , però , semplici ed indifferenziate , ve ne sono due : una instabile , che si forma e si dissolve , tutti i momenti , dinanzi a ' nostri occhi e la quale non à evoluzione ed è la folla che corre al mercato , al teatro , alla chiesa ; l ' altra stabile , primigenia , indifferenziata , l ' orda , dalla quale si sono svolte le caste , le classi , lo stato , sotto la pressione della lotta esterna ( Spencer ) ed interna ( Marx ) , come dall ' uovo si è svolto l ' embrione , affaticato dalla legge di sviluppo * . Lo Spencer parte dalla forma indifferenziata della folla nel momento che , per mancanza di cibo , è costretta ad assalire od a difendersi da altri aggregati umani , onde sorgono le prime differenziazioni : di guerrieri e di capi , di popolo lavoratore e militante : differenziazioni che , se sono , dapprima , transitorie , non tardano a fissarsi e ad accrescersi , onde sorgono gli organismi sociali complessi e , come potere unitario , lo stato . Ma costituito che sia , lo stato porta seco una ben grave contesa fra le caste o le classi , che si contendono il potere politico ed economico e che sono , come dicemmo , le stratificazioni di popoli diversi sovrappostisi . La conoscenza dell ' azione di questa duplice lotta , nella folla costituisce il filo conduttore della storia . Così , in Roma , sono gli antichi abitatori del Lazio , la plebe , che lotta contro i Quiriti di razza sabellica , per l ' eguaglianza politica ed economica e questo contrasto costituisce lo sfondo , il meccanismo segreto , della storia di quel popolo . Similmente in Grecia è il demos che lotta contro l ' aristocrazia , e l ' uno è di razza pelasgica , l ' altra ellenica : l ' uno prevale in Atene , l ' altra a Sparta ; la lotta è una vece alterna di vittorie e di sconfitte , fino a quando il demos vince , ma stremato di forze , così che può , da Roma , facilmente esser sottomesso * . Ed ora veniamo al pensiero e all ' azione della folla . Prima , però , di studiarne la vita psichica è mestieri che noi ci domandiamo se , per la folla , complesso d ' individualità psichiche , valga la legge istessa che vale per la società , ciclo ampio nel quale le folle si svolgono . Lo Spencer avea stabilito che « il carattere dell ' aggregato è determinato da ' caratteri delle unità che lo compongono » . Avea esaminato la legge nel mondo inorganico , poi nel mondo biologico ed , in ultimo , nel mondo sociale e avea conchiuso : « Data la struttura degl ' individui cogli istinti che ne risultano , le comunità formate da questi individui , presenteranno necessariamente alcuni caratteri e nessun ' altra comunità , che abbia gli stessi caratteri potrà esser formata da individui dotati da un ' altra struttura ed istinti differenti . » A queste conclusioni dello Spencer , si opponeva * Scipio Sighele con queste parole : « Il principio di Spencer che i caratteri dell ' aggregato sono determinati da ' caratteri dell ' unità che lo compongono è esattissimo e può applicarsi in tutta la sua estensione quando si tratti di aggregati composti di unità omogenee e legate fra loro organicamente perde della sua esattezza e può applicarsi solo in modo assai più ristretto quando si tratti di aggregati poco omogenei e poco organici ; diventa in fine assolutamente falso ed inapplicabile allorché gli aggregati sono del tutto eterogenei ed organici . Questa evoluzione nell ' applicabilità del principio spenceriano agli aggregati sono omogenei ed organici valgono le leggi della sociologia che noi dicemmo più complesse , ma parallelle a quelle della psicologia individuale mentre in vece man mano che gli aggregati diventano meno omogenei e meno organici scompare la possibilità d ' applicare ad essi le leggi della sociologia , e a queste subentrano le leggi della psicologia collettiva che noi dicemmo totalmente diverse da quelle della psicologia individuale . » Per quanto la teoria del Sighele paia nuova e diversa , pure , a me sembra che essa è compresa perfettamente nella legge enunciata dallo Spencer , della quale è una semplice esplicazione . Questi in fatti , avea detto che il carattere dell ' aggregato è determinato dal carattere delle unità che lo compongono , sieno esse unità similari o dissimilari . Noi non possiamo supporre che lo studioso e il divinatore dell ' evoluzione abbia dimenticato l ' evoluzione medesima , che rappresenta l ' idea direttiva , al cui lume egli à studiato le varie formazioni naturali e storiche e , d ' altra parte , cos ' è l ' evoluzione se non « un passaggio di materia dalla forma semplice alla complessa , dall ' indifferenziata alla differenziata , dall ' omogenea all ' eterogenea , la quale si accompagna con dispersione di moto ? » * . Sicché lo Spen cer , parlando di aggregato e di unità che lo compongono , intese parlare così della forma più alta come della più bassa dell ' aggregato , così delle unità similari come dissimilari . La stessa parola « determinato » che usa lo Spencer , deve pur avere un valore : che , cioè , a seconda che queste unità sono similari o dissimilari , la natura dell ' aggregato cambia ; se no , perché non dire è uguale alla somma dei caratteri delle unità ? Ma , il Sighele crede che la similarità debba esistere solo per gli elementi d ' un aggregato sociale , la dissimilarità per gli aggregati più ristretti collettivi ; ora , noi possiamo avere casi differenti : abbiamo le società moderne le quali sono fortemente dissimilari ; abbiamo , in vece , collettività [ sette , assemblee e altre ] fortemente similari ; in altri termini , la dissimilarità è propria delle società ed in ciò è il loro progresso , la similarità può essere , anzi , deve essere , di certe forme collettive . Ammessa questa verità , la distinzione dell ' applicabilità della legge spenceriana cade anche per le società e i limiti di sociologia e psicologia collettiva devono essere , ben altrimenti , fissati . Le società moderne sono enormemente differenziate : vi è una folla di produttori e di consumatori parassitar à ¯ ; una gente detentrice della ricchezza ed altra della forza di lavoro ; vi sono quelli che presiedono allo scambio e quelli che pensano alla guerra ; vi è una larga schiera di gente superiore che studia , e un ' altra che applica e ne svolge i ritrovati e così via via . Non è così per una collettività : vi sono , in fatti , accademie d ' una sola scuola scientifica , né sappiamo concepire una setta che non sia , assolutamente , similare o , quasi , sicché ne viene che il concetto d ' una società similare società moderne s ' intende è sempre falso , come il concetto d ' una collettività , intesa nel senso ristretto dissimilare può essere falso del pari . Ma , il Sighele cade in un altro errore : egli parla di struttura « omogenea ed organica » , « eterogenea e meno organica » , ossia , crede che omogeneità ed organicità si svolgano parallelamente e con rapporto crescente . Or è appunto il contrario e lo Spencer , a più riprese , lo à detto : un organismo è tanto più organico per quanto meno è omogeneo e l ' evoluzione cammina nel senso di un maggiore differenziamento e d ' una crescente integrazione , o , con altre parole , l ' eterogeneità cresce in sieme con l ' organicità * . Concludendo diciamo : Che le società , come organismi più evoluti e complessi , sono fatte d ' elementi dissimilari e che il loro progresso è verso un crescente differenziamento dipendente da una dissimilarità crescente dei suoi elementi ; Che gli organismi collettivi , intesi sempre quali folle ecc . , possono essere fatti d ' elementi similari , sebbene il caso più comune sia la dissimilarità degli elementi ; Che dicendo : « la natura dell ' aggregato è determinata dalla natura degli elementi che lo compongono » si usa la formola generica che comprende il caso della similarità e della dissimilarità ; Che la distinzione di psicologia collettiva e sociologia indica due campi diversi di studio : la sociologia studia la struttura del corpo sociale e la legge di formazione della società ; laddove la psicologia collettiva studia il modo come la psiche individuale , assommandosi , costituisca le anime collettive che vibrano in seno alle complesse società moderne . Ritorniamo alla formola spenceriana e vediamo quali svolgimenti contenga . Un aggregato sociale può essere fatto d ' elementi similari o dissimilari : se gli elementi sono similari , le qualità dell ' aggregato sono la somma delle qualità dei singoli elementi con tendenza alla moltiplicazione ; se gli elementi sono dissimilari , le loro qualità possono essere o uguali e contrarie ed allora si elidono ; o di forza disuguale e contraria e allora prevalgono le qualità degli elementi più numerosi ; o di forza disuguale , ma non contraria , ma dissimile , e allora si combinano . Così uno squadrone di cavalleria che carica dispiega una forza e un impeto superiore alla somma di tutti i cavalieri , presi isolatamente , e ciò perché gli elementi sono similari . Vagliando le note vocali d ' un coro che canta , siamo sicuri che esso esercita una ben più profonda impressione che se ciascuno , isolatamente , cantasse , appunto per la legge che le tendenze similari si assommano con tendenza a moltiplicarsi . Immaginiamo il caso di tendenze dissimilari d ' uguale forza e contrarie : un ' assemblea divisa in due parti eguali di numero , di cui una vuole una cosa , un ' altra no : si riunirà per non conchiuder nulla ; così come , se due potenze si applicano , con eguale forza e direzione contraria , su di un punto , questo non si muove . Ma , se una delle due parti dell ' assemblea diventa più numerosa , la fisonomia ne cambia subito , così come passeggiando per una strada dei quartieri popolari voi vi incontrate in gente misera e la strada acquista un aspetto squallido ; passandovi un giorno in cui una festività vi abbia richiamato la folla elegante della città , l ' impressione è diversa , i malvestiti continuano ad esservi , ma l ' occhio rimane vinto dal lusso e dallo sfarzo . Ultimo esempio : il caso d ' una accademia scientifica , dove convengono scienziati di varia intelligenza e coltura : voi avete attività differenti : vi è il critico , il glottologo , lo psichiatra , il criminologo , il letterato : vi è il genio , accanto all ' uomo d ' ingegno ; la mente versatile , accanto alla penetrante ; eppure , quest ' accademia , nei suoi rendiconti e nelle sue tornate , è sempre alta , varia , interessante . Qui le diverse attitudini si sono fuse e la loro opera è feconda per tutti . Son queste le linee generali del modo come si fondono similarità e dissimilarità in un organo collettivo , similmente come , nell ' individuo , i caratteri ereditari o si compongono o si assommano o si disseminano o si escludono * . Un figlio à i caratteri paterni e le doti materne : alto , bruno , robusto come il padre , à la bontà e la penetrazione della madre : qui i caratteri son fusi ; oppure , à della madre la bontà , del padre il coraggio , un misto di bontà e di coraggio , di qualità feminee e maschili ; o è tutto la madre : piccolo con occhi cerulei , timido come una donna , sempre buono egli è tutto la madre . Così con le debite differenze e proporzioni si mescolano , si sommano , si elidono i caratteri nella folla e nella società . E , dalla legge di composizione similare e dissimilare della folla , passiamo alla sua psicologia . Le folle pensano . Diremo di poi in che il pensiero della folla si differenzï da quello individuale ; ma egli è certo però che le folle pensano . Di folle pensanti noi abbiamo parecchi esempii : la folla che nei mercati si agglomera dinanzi al ciarlatano pensa a quello che vede , ed è pensiero talvolta confuso , è vero , ma sempre pensiero . Da queste folle , in cui il pensiero è scarso , passiamo a quelle che vivono nel pensiero : le folle scientifiche nei congressi , nelle accademie ; o a quelle nelle quali il pensiero e il sentimento si equilibrano , come potrebbe essere un parlamento nel momento che discute d ' una legge , mettiamo sociale , del quale , mentre l ' animo si commove per le miserie che vengono disvelate , la mente vaglia se e come la legge può o deve giovare . Vale , adunque , per le folle quello che vale per gli individui : che , cioè , come l ' individuo pensa così pensa la folla e che come vi sono individui , nei quali pr evale il pensiero , così vi sono folle prevalentemente pensanti , e che come negli individui normali pensiero e sentimento si equilibrano , così anche nelle folle vi può essere equilibrio di pensiero e di sentimento . Accanto al pensiero , anzi , prima ancora del pensiero , la folla sente ; di fatti , il sentimento nella costituzione della psiche precede la volizione e il pensiero . Benché e la psicogenia moderna , lo à dimostrato a sufficienza * benché nell ' irritabilità del protoplasma vi sia la funzione psichica elementare , la quale consta dei tre atti : sensibilità , intelligenza e volizione e si è citato a riprova l ' ameba che sente lo stimolo del granulo nutritivo venuto a contatto e lo distingue da altri granuli nocivi od indifferenti , e fa dei movimenti per includerlo ; benché , dunque , questi tre momenti sono interdipendenti , pure , la sensibilità si sviluppa prima degli altri due . Il bambino , appena nato , è un essere senziente , diventa poi intellettivo ed in ultimo volitivo , così l ' ontogenia mentale ripete la filogenia . Ne viene , quindi , che il sentimento esiste nella folla e che le folle ineducate e primigenie sono prevalentemente senzienti , più che pensanti . Le folle , in ultimo , agiscono ; pare questo il punto che merita meno discussione e che è stato studiato con più amore ed anche con maggiore genialità dal Sighele sebbene con criterii ristrettivi e per quanto riguarda l ' azione criminosa ed è appunto per questo che noi rimandiamo a quelle opere il lettore . Rimandando al capitolo successivo lo studio della modalità del sentire e del pensare della folla , diciamo che , come vi è per l ' individuo un sentimento normale che si accompagna e che muove un pensiero normale ed un ' azione , di conseguenza , normale : in una parola , come vi è una mentalità normale , per l ' individuo , così vi è per la folla ; e , viceversa , vi è per l ' individuo , come per la folla un sentimento , un pensiero e un ' azione criminosa . Ho detto sentimento e pensiero che sono la parte dinamica e statica del carattere così nell ' individuo come nella folla * . Un ' assemblea politica che voti una legge sociale o che discuta , se debba venire in aiuto d ' un popolo sofferente sotto il giogo straniero : ecco uno esempio di folla che sente e pensa in maniera non solo normale , ma profondamente altruista . Immaginiamo , ancora , d ' assistere ad un meeting a Londra , quei meeting di migliaia di persone , di parecchi oratori destinati a far rumore in Europa ; il meeting si termina e una commissione porta le decisioni , in forma solenne , al governo . Qui ci troviamo dinanzi ad una folla che à sentito , pensato ed agito in modo normale . Immaginiamo ancora una folla riunita per pregare e che dopo si disperda per compiere delle opere di pietà , questa folla è l ' esercito della salute che di domenica si sparge per Londra dopo avere compiti i doveri religiosi : ecco adunque tanti esempii di folle normali * . Capovolgiamo gli esempii : in vece d ' un ' assemblea politica che voti una legge sociale , immaginiamone un ' altra che dichiari una guerra di conquista ; o in vece d ' un meeting a Londra , una folla che ascoltato un oratore violento muova ad incendiare o a distruggere ; e che in vece d ' una folla che crede e opera il bene , noi assistiamo ad una turba fanatizzata che corre per incendiare e nell ' Italia meridionale è avvenuto una chiesa evangelica ed allora avremo manifestazioni criminose della folla . Ho insistito tanto sulla possibilità delle manifestazioni normali delle folle , perché il Sighele pare credere che la folla non abbia altre manifestazioni che criminose : studiamo , intanto , la legge dello stato normale e criminoso della folla . Le folle abbiamo detto possono essere criminali o non criminali , però la folla primigenia , quella che rappresenta l ' embrione della società , è sempre criminosa : essa vive della guerra e dalla guerra non può prescindere se vuole svolgersi e differenziarsi . Differenziata , la lotta si continua e si svolge nel suo seno , fra le varie caste o classi e si svolge , del pari , al di fuori fra le altre collettività ed in modo sempre cruento e criminoso . È privilegio della civiltà moderna e lo sarà di più nell ' avvenire trasformare la lotta interna ed esterna da materiale in ideale e rivolgerla contro la natura ; ma , nelle società differenziate , e fino a tempi a noi prossimi , la lotta interna ed esterna è lotta criminosa * . Lasciando da parte le guerre civili in Roma e nei nos tri comuni medioevali , quali le fazioni di Guelfi e Ghibellini , di Neri e Bianchi , la rivoluzione francese altro non fu che una cruenta lotta di classe . La folla avventizia quella che si forma ogni giorno e si dissolve , porta nel suo seno tendenze criminali , così come ne porta il fanciullo , la cui crudeltà è nota a ' psicologi infantili . Sono i caratteri atavici dell ' uomo primitivo che prevalgono così nel fanciullo come nella folla . Però , se il fanciullo , coll ' educazione , può divenire sempre meno incline al delitto ; se , sviluppando in lui i poteri frenatori degli istinti antisociali e facendo trasmettere per molte generazioni tali caratteri sociali utili , si può giungere all ' uomo normale , incapace del delitto ; se questo può avvenire per l ' individuo , può avvenire del pari per la folla . A me pare che , per la determinazione del delitto nella folla , valga ben quanto la scienza à assodato per l ' individuo : vi sono folle passionali le quali si possono spingere al delitto o con suggestioni presenti o con suggestioni remote ; vi sono folle di delinquenza c ongenita ; vi sono folle normali che nulla può spingere al delitto ; vi è per le folle come per gl ' individui una educabilità contro il delitto . Le folle passionali abbondano nel mezzogiorno d ' Italia e si reclutano fra contadini ed operai , gente povera , onesta , laboriosa . Raccoglietela , di domenica , nel sagrato della chiesa , parlate loro dell ' enormezza del focatico , accendetene l ' animo e quella folla correrà ad incendiare i casotti del dazio . Potete , in vece , del pari nei giorni di Pasqua parlare della passione di Gesù , di pace , di amore e quella folla piangerà commossa : voi avete agito sulla sua natura passionale in due modi differenti : ora normale ed ora criminoso . Son queste le folle che delinquono e in mezzo alle quali bastano pochi criminali per turbarne la mente , così come accertò il Sighele fra ' settembrizzatori e nel tempo della rivoluzione francese . Però , se in vece d ' una intera turba passionale , voi agite , sugli individui in modo isolato , voi otterrete identico scopo , con minore intensità però , per la legge stabilita dal Sighele che il sentimento nella folla si assomma ; dunque la qualità passionale degli individui rende passionale la folla . In vece d ' una folla passionale , non possiamo avere una turba delinquente congenita ; abbiamo dei paesi in cui la delinquenza è alta , le forme psicopatiche abbondanti , tale è Girifalco in Calabria , la patria di Misdea ; ora , una turba fatta d ' individualità bio – psicologiche così incline al delitto , di necessità sarà più delinquente , ancora , che ciascuna persona presa isolatamente . Attorno a Cosenza è una corona di paesi detti casali , i quali si distinguono in casali del manco e in casali di destra , i primi sono posti alle falde della Sila e furono le patrie dei briganti , veri centri criminali ; nei secondi il brigantaggio non fu mai . Ora , nel 1848 , la rivoluzione in Calabria , si fece , al grido della divisione delle terre , ma nei Casali del manco si accompagnò con enormi delitti , nei Casali di destra con innocue grida : ecco , adunque , due folle , di cui l ' una criminale e l ' altra no , appunto perché i componenti sono , nel primo caso , criminali e nel secondo normali . Se dunque la criminalità della folla dipende dalla criminalità degli individui , portata ad un ' intensità maggiore , ne viene che il delitto della folla ha le stesse origini del delitto individuale : ossia , che il delitto collettivo è un ritorno atavico prodotto da cause bio – psico – sociali , il quale mediante l ' educazione tende sempre più a scomparire . L ' educazione nella folla agisce così come nell ' individuo , sostituendo al sentimento impulsivo un sentimento più riposato e tranquillo ; alla superficialità del pensiero , la profondità e all ' azione antisociale un ' azione sempre più sociale . Se noi paragoniamo in fatti una folla semplice , instabile con un ' altra differenziata ed evoluta , questi tre fatti ci colpiscono , che anzi noi possiamo quasi giungere fino ad un minimo di sentimento ed un massimo di pensiero : tal ' è per es . un ' accademia scientifica che si proponga una inchiesta mettiamo su di un fatto psichico ; qui si cerca di bandire ogni sentimento , vivendo dell ' oggettività dei fatti osservati . Ma , lasciando da banda una folla , giunta come un corpo scientifico ad eliminare il sentimento , esaminiamo in vece una folla operaia che si decide allo sciopero in Inghilterra e in Italia , nei paesi cioè d ' Europa dove l ' educazione proletaria è al massimo e al minimo . In Inghilterra , lo sciopero si prepara di lunga mano , se ne discorre , si domanda il parere delle Trades – Union , si cominciano a raccogliere i soccorsi , si scrive per mezzo dei sindacati del lavoro che la mano d ' opera forestiera non venga a far concorrenza e , quando tutto è pronto , si coglie il momento di maggior richiesta di lavoro e lo sciopero è fatto in un ' ora come il comando di alt dato ad un immenso esercito . E poi continua calmo , sereno , senza intemperanze , conscio della grande causa che agita e dell ' occhio vigile della pubblica opinione . Quanto diverso uno sciopero , in Italia , dove lo si improvvisa dall ' oggi al dimani , talora per cause futili , senza mezzi pecuniarii , senza essersi accaparrata la solidarietà degli altri lavoratori . In Inghilterra è scevro di sentimentalità , ma ricco di pensiero e previggenza ; da noi è una vampa di sentimentalità priva di pensiero : gli è adunque che in Inghilterra vi è una larga educazione nella massa , che manca da noi * . Tornando dunque al delitto della folla diciamo , a conclusione di questo capitolo : che le masse ineducate possono essere criminali , le masse educate lo sono o poco o nulla . CAPITOLO II . PENSIERO , SENTIMENTO ED AZIONE DELLA FOLLA Noi ci siamo , nel capitolo precedente , domandati se la folla pensa e ci siamo risposto affermativamente : è mestieri , adesso , rifarci la domanda , in modo comprensivo e più largo e di farvi seguire lunga dimostrazione . Può , adunque , la collettività sprigionare pensiero ? esiste , in altre parole , un pensiero collettivo ? o che forse il pensiero rimane un privilegio dell ' individuo , da cui la collettività rimane esclusa ? Il pensiero collettivo esiste ed è un patrimonio che va sempre più accrescendosi : esso è , come la civiltà , di cui è il fattore più possente , un ' eredità che ci viene da ' secoli più lontani , dalle prime orde di uomini , da ' nostri antenati dell ' epoca boleolitica , e si è propagato e trasmesso fino a noi e si trasmetterà , accrescendosi , per l ' avvenire , perché l ' evoluzione , giunta all ' uomo , da biologica diventa psichica , da psichica sociale da sociale storica * . E che il pensero cresca è dimostrato da quel che Broca à potuto osservare che cioè , esaminando una quantità di teschi di qualche secolo fa , di gente vissuta a Parigi , trovò , in un lasso di tempo breve , un innalzamento dell ' indice cefalico ed ognuno conosce quanta influenza vi sia tra le funzioni dell ' organo e la sua grandezza . Un ' orda , quella che io chiamo folla pimigenia , di cui la vita si svolge nelle condizioni più basse , nella caccia , nella guerra , nella pesca à delle idee alquanto rudimentali d ' un altro sé , che , nel sonno , abbandona il corpo per correre per foreste e burroni ; crede che i morti vivono ancora , fino a quando non si rievocano più nel sogno ; costruisce capanne ; adora un tronco d ' albero nel quale crede che uno spirito si sia rifuggiato ecc . * . Ora , queste che sono idee primitive , ma che pure si svilupparono lentamente e che poi dettero luogo ad idee religiose complesse , ad una rifioritura artistica ed industriale , che sono come l ' embrione futuro della società ; queste idee costituiscono un pensiero collettivo al quale ogni persona , per parecchie generazioni , à lavorato , come uno di quei monti calcarei , fatto di mili oni di animaletti , che vissero e morirono , traverso migliaia di secoli , deponendo e cimentando il loro piccolo guscio . Se , dall ' orda primitiva , passiamo al clan , alla gens , ad una collettività più vasta , il patrimonio intellettivo cresce : a quello lasciato in retaggio , il nuovo vi si viene aggiungendo , tanto grande quanto maggiore l ' estensione del gruppo . Ancora più oltre e il gruppo è già differenziato ; è sorto un potere sociale ; vi è un cerimoniale esteso ; il culto religioso è oramai distinto nel culto degli antenati e nel culto degli Dei ; l ' Olimpo è completo ed è una storia di casi umani innalzati fino all ' apoteosi ; è sorto una vera e propria arte della guerra con istrumenti più perfetti che non la pietra grezza o lavorata ; il clan , emigrando , à conservato nel suo seno questo ricordo e lo à abbellito della leggenda ; son sorti i primi ornamenti muliebri ecc . Allora il clan à un vero e proprio pensiero collettivo , il quale si accresce nel contatto d ' altri gruppi sociali , nella mistione della razza , nelle varie vicende della vita d ' un popolo , ché anzi , quanto più i gruppi sono eterogenei , tanto più essi creano un pensiero collettivo ed una civiltà più grande . Mistione di gruppi etnici eterogenei , accrescimento di civiltà e , conseguentemente , di pensiero : ecco una delle leggi , meglio accertate , del progresso intellettivo dei popoli e ad essa dovette la Grecia antica la sua grandezza * . Il pensiero , però , si rivela con il linguaggio e , tra l ' uno e l ' altro , vi è stretta affinità , onde un popolo ricco di lingua è ricco di pensiero e , guardando le lingue e le civiltà succedute , dall ' antica lingua dei veda , la più antica lingua storica conosciuta , sino ai moderni idiomi si trova un accrescimento continuo di pensiero e di civiltà . La lingua è , non vi à dubbio , una formazione collettiva , sorta come forma interiettiva e mimica , continuata come forma imitativa , e diventata sempre più complessa . Non più i soli radicali , ma le forme agglutinanti e flessive create collettivamente e incoscientemente da tutte le generazioni per milioni di secoli , trasmessi da padre a figli e da popolo a popolo : si passa da ' 379 radicali della lingua persiana , a ' 658 della lingua egiziana , alle 5642 parole della Bibbia alle 15 mila di Shakespeare , alle 94 mila parole del dizionario Fluegel * . Altro prodotto del pensiero collettivo , della folla cioè , è la scrittura , con la quale il pensiero si trasmette , in modo stabile ed indelebile , alle generazioni venture . Dai semplici guippu , cordicelle annodate rimaste ancora al volgo , siamo passati alla forma pictografica e , in tempi più prossimi a noi , alla scrittura fonetica ed alfabetica ; ed ora guippu , pictografia , scrittura fonetica ed alfabetica sono tanti prodotti collettivi del pensiero , ch ' è s ' è possibile , nei periodi adulti di civiltà , fare creazioni individuali , sebbene la critica dimostri sempre che vi è stata una folla di precursori , nei primevi è la collettività che pensa e che trova . Ma , un ' altra prova del pensiero collettivo è la leggenda artistica i cicli eroici che ogni popolo possiede nei primi momenti storici di sua esistenza : i poemi omerici in Grecia , le saghe nei paesi nordici , le rapsodie albanesi sono tante formazioni intellettive fatte , trasmesse e mantenute vive dalla collettività . La critica letteraria à escluso , in modo , quasi , assoluto , che tali formazioni artistiche , nelle quali si riflettono il pensiero e la civiltà d ' un popolo , non sieno un prodotto collettivo . Così è che , quando i gruppi sociali fanno il loro ingresso nella storia , portano con sé pensiero , arti , industrie , religione e costumi , tutte formazioni collettive , elaborate da quelle folle anonime che muovono dalle primeve forze indifferenziate verso una crescente differenziazione . Dal pensiero della collettività , ch ' è la forma più vasta di folla , passiamo al pensiero delle forme più ristrette di folle . Vi è una forma di folla , della quale finora non abbiamo parlato , ma che riproduce sia per la stabilità , sia per i caratteri inferiori la folla primitiva e quest ' è la plebe , l ' ultimo gradino della società , la prima differenziazione sociale , a cominciare dal basso . Eppure , questa folla ch ' è la più bassa stratificazione e che , come la folla primigenia di cui è il detrito , è la meno capace di pensare e la più capace di sentire , com ' è appunto dei fanciulli , pure questa folla à un pensiero collettivo . Ha le sue tradizioni e le sue leggende ; le così dette romanze , fiabe , racconti favolosi di demoni e di fate , che ne costituiscono il pensiero collettivo . Io , studiandola , ò potuto sorprendere come i suoi racconti sieno formazioni affatto originali e non già , come si potrebbe credere , fatti e tradizioni discese dalle classi superiori , perché portano l ' impronta originale dell ' ignoranza , propria della classe in mezzo a cui sono nate . Vi è poi una forma collettiva d ' intuizione , e l ' intuizione è un processo cogitativo , che si racchiude nei proverbi , i quali , se talvolta sono il senno di migliaia di anni e di milioni d ' uomini , cristallizzato in una formola , molte volte sono vere anticipazioni scientifiche e geniali e delle quali diremo più in là . Dalla folla passiamo alla casta : la casta à avuto il proprio pensiero che à custodito gelosamente : la religione egiziana , il mazedeismo , portava in sé un pensiero scientifico evoluto e complesso es . cognizioni di astronomia , di geometria , di geografia e di filosofia celato al volgo e noto a ' soli iniziati : sicché , accanto alla parte esterna del culto , exoterismo ci era una parte interna , esoterismo , di cui i sacerdoti erano gelosi custodi * . Le accademie , le scuole , le università non sono altro che folle differenziate pensanti , il cui patrimonio intellettivo si forma con l ' opera di tutti , giacché l ' avvenire della scienza non sarà più il trionfo del genio ma della collettività degli ingegni . Pure , non bisogna dimenticare che , se un sociologo come il Sighele , seguito da altri , à detto che nella folla il pensiero si elide e il sentimento si assomma , vi è ben qualche fatto che pare dia ragione e che cela un errore di generalizzazione . Questi studiosi àn colto la folla nel momento che sentiva fortemente , quando la coscienza era invasa da un uragano passionale e il pensiero non vi poteva capire . Il fatto è vero : una madre che à perduto il figlio resta per lungo tempo incapace di pensare e , nel romanzo di Tommaso Grossi , la povera donna che à perduto il figliuolo nel lago , sere dopo , al meschino desco , mette il piatto per il figlio . Nei lipemaniaci , in cui una passione dolorosa siede nell ' animo , il pensiero è scarso e in tutta la psiche vi è come un arresto * . Ora , nella folla il fenomeno è più saliente , anzi tutto perché le folle osservate sono le folle indifferenziate , instabili , che ànno della folla primigenia la preponderanza dei sentimenti ; di poi , perché il sentimento si è assommato , onde il campo della coscienza non può contenere pensiero così come l ' uomo nel dolore è incapace di pensare . È vero , però , il fenomeno contrario : le folle , colte nel momento che pensano , sentono poco o nulla e prova ne sieno i congressi scientifici i quali rimangono indifferenti alle quistioni politiche . Quando a Parigi , nel 1830 , era scoppiata la rivoluzione , l ' accademia francese si appassionava al dibattito fra Cuvier , che sosteneva l ' immutabilità della specie , e Geoffroy de Saint – Hilaire che ne sosteneva la mutabilità , e il Goethe , ad un amico al quale egli raccontava di quelle memorabili discussioni , ma in modo che pareva accennare agli avvenimenti politici , che tenevano l ' Europa sospesa , diceva : ma che rivoluzione ! intendo parlare della discussione dell ' accademia francese * . Si racconta che l ' impressione che la rivoluzione dell'89 esercitò sul Kant ebbe , come sola manifestazione , di fargli cambiare strada , nella sua passeggiata d ' ogni giorno : non dissimile dall ' impressione che Adamo Sixte , come immagina il Bourget , ricevette quando fu chiamato a deporre dinanzi al giudice istruttore * . Ricordo , tempo fa , d ' aver letto un libro d ' un astronomo , mi pare il Flammarion , il quale a un certo punto , parlando dei fenomeni celesti , dice : quando si pensa a queste grandiose rivoluzioni , gli avvenimenti umani impallidiscono e possono rassomigliarsi a ' fatti d ' un formicaio dinanzi alle crisi dell ' umanità . Il pensiero , adunque , e la passione , quando sono forti , si escludono a vicenda , così negli individui come nelle folle . Se noi volessimo tracciare l ' evoluzione psichica della folla , dovremmo riconfermare la legge psicogenetica fondamentale : la specie , nell ' evoluzione della psiche , va dal sentimento , al pensiero , alla volizione , di fatti , il bambino ripete , in modo abbreviato e modificato , questo svolgimento , riconfermando per la psicologia come per la biologia , che l ' ontogenesi è una ricapitolazione della filogenesi . La folla , nel suo cammino evolutivo , non vi si sottrae : dalla orda primitiva alle società moderne vi è stato un decrescere di sentimentalità impulsiva ed un crescere di pensiero cosciente . Nel seno d ' una società moderna , le diverse classi sociali formanti tante stratificazioni di cui le più antiche sono i detriti delle forme primeve , ripetono questo cammino : le folle indifferenziate ed instabili , i bassi strati popolari , sono , prevalentemente , senzienti , come gli alti strati sono , prevalentemente , pensanti . L ' educazione ha appunto di m ira di fare delle folle senzienti folle pensanti e noi lo dimostrammo nell ' esempio d ' uno sciopero in Inghilterra ed in Italia . Ma ci si obbietta : il pensiero di genio non sorge nella folla ed il fatto è vero : Dante à scritto il suo poema nella solitudine e nella meditazione ; l ' Helmotz à scoperto le leggi della fisica nel suo gabinetto . Ma , se il pensiero grande non sorge nella folla , non vi sorgono nemmeno i grandi sentimenti e le grandi azioni : essi sono e pensieri e sentimenti ed azioni negli animi di tutti , ma vi è bisogno dei grandi specchi concavi che ricevano il fascio di luce , per farlo convergere nel foco : vi vuole il genio del pensiero , del sentimento , dell ' azione . Mazzini medita l ' unità italiana e la diffonde coi suoi scritti e con l ' apostolato , ma l ' unità italiana era , incoscientemente o coscientemente , in tutti ; era nelle condizioni economiche del nostro paese che avea bisogno d ' un grande mercato nazionale ; il martirio dei fratelli Bandiera sprigiona un sentimento inenarrabile di sagrifizio da loro presentito , quando dissero : il nostro sacrifizio non è vano ; ma il sentimento del sacrifizio esiste nella natura umana e scatta di tanto in tanto in momenti solenni . Ma , se per pensare vi è bisogno d ' isolarsi , anco per sentire vi è bisogno d ' esser soli ; i forti dolori àn bisogno dell ' intimità e del segreto , come il primo sentimento d ' amore : io ò letto , tra gli scritti di Mazzini , quello intolato : dubbio e fede : una pagina solenne di psicologia del dolore , subìta in silenzio e sconosciuta alla folla . Vi sono , adunque , dei sentimenti come dei pensieri ignoti alla folla , che ciascuno porta in sé , che può sprigionare , ma che pure non sono che la somma di pensieri e di sentimenti provati dalle moltitudini ed assommate in un uomo : pensieri e sentimenti che si svolgono lentamente , per addizioni elementari , concesse ai soli spiriti magni , a ' genï e ai santi dell ' umanità . Vediamo come la folla opera per rispetto al pensiero , al sentimento e all ' azione . La folla dà al pensiero l ' integrazione , la diffusione e , l ' abbiamo dimostrato , al sentimento dà la somma . Questa formola del sentimento merita una distinzione tra sentimenti similari e dissimilari Vedi la polemica del Venturi e del Sighele apparsa sulla Critica Soc . , annata del 1894.; la folla , come gli individui , à i momenti di attrazione e di ripulsione psichica : andate in un villaggio , in mezzo a dei contadini , e parlate contro il sentimento religioso e voi sprigionerete urli e tempeste ; parlate di sentimenti incompresi e l ' animo loro non vi seguirà ; dite , invece , di cose sentite dall ' animo loro , ma con gesto e con voce che superi la fede comune e voi innalzerete , sulla scala del sentimento comune , quegli animi sino a voi e più in alto di voi : il vostro ed il loro sentimento si sono assommati . Ma , se la passione si assomma , può però cambiare da un momento ad un altro e passare a sentimenti opposti : è questo il fenomeno di polarizzazione psichica così comune nelle folle . La prova più evidente è quella che fornisce un comizio in cui parlano parecchi oratori , i cui discorsi sieno contrarï , mentre la folla applaudisce freneticamente . Avviene , talora , lo stesso nei dibattimenti penali dove la parola di avvocati egualmenti facondi , in difesa ed in accusa , commuovono , in modo eguale , il giury fatto preferentemente , di folla incolta . Egli è che la folla porta , ingenitamente , l ' instabilità passionale , con la tendenza all ' inerzia , all ' apatia . La stabilità passionale , ch ' è una delle doti del carattere così nell ' individuo come nella folla , è un effetto d ' educazione lenta , ma continua e come l ' individuo muove verso la stabilità passionale , la folla , del pari educata , tende a diventare sempre più stabile nelle passioni . Tale è lo spettacolo che offrono le folle delle Trades – Union in Inghilterra che , da lungo tempo , aspirano al più completo riconoscimento dei diritti del lavoro . Studiamo , in fine , compendiando noi stessi , l ' opera sociale della folla . L ' opera della folla tende a divenire sempre più estesa , sempre più importante e a sostituirsi sempre più all ' opera individuale . Noi assistiamo alla scomparsa graduale del genio ed in sua vece si estende l ' opera collettiva * : da un primo inizio collettivo della civiltà , siamo passati all ' opera singola dell ' individuo e accenniamo di ritornare al trionfo collettivo della folla ; il racconto di Mazeppa che , partito dall ' isola incantata , passa per spine e rovi , e , ferito a morte e salvato , dalle fate viene fatto re di quell ' isola dalla quale era partito , è il racconto e la storia dell ' umanità * . La storia ventura non sarà storia d ' individui dalla mente geniale , ma sì bene di atomi umani che svolgono collettivamente la propria attitudine che si differenzia e si integra in una possente unità . Un giovine sociologo italiano à colto , nei paesi nordici , questa crescente influenza della folla e ne à fatto , con forma piena d ' incanto , la più bella , la più alta , la più nobile narrazione : l ' avvenire delle nazioni sarà , d ' ora innanzi , l ' avvenire della folla , la nuova civiltà che ci si prepara non avrà genï è vero , ma avrà in sé la più possente energia , quell ' energia di esseri infinitamente piccoli , ma cospiranti , ad un solo lavoro : il bene dell ' umanità , e la civiltà che ne verrà sarà come un continente fatto dal calcare di piccoli animaletti e come questo sfiderà i secoli . La folla , adunque , cambierà il pensiero da geniale in collettivo e quanto più essa sarà educata , quanto più la coltura pervaderà i bassi strati sociali , tanto maggior numero di persone pensanti entreranno nell ' elaborazione del pensiero umano , e se il genio , assommando il pensiero universale , indicherà un nuovo campo di ricerche e di studï , la folla darà a questo pensiero l ' universalità e l ' integrazione . Il sentimento , nella folla , con l ' educazione , perderà il carattere impulsivo , instabile , la facile polarizzazione , per assumere la stabilità normale ed equilibrarsi col pensiero , inspirandosi ad un crescente senso morale . Quello che ora è il privilegio di folle colte , sarà il privilegio di tutta la folla : il sentimento muoverà verso un crescente contenuto morale ed un equilibrio maggiore col pensiero . L ' azione della folla perderà il carattere criminale , così come lo à perduto nelle folle più evolute e sarà , invece , sempre più normale e diretta nella lotta contro la natura avara ; ché anzi , le arti e le industrie , imponendo una maggiore divisione di lavoro e una crescente dipendenza , innalzeranno la modesta opera dell ' individuo ad un servigio reso a tutta l ' umanità , facendo scomparire la divisione di lavoro nobile ed ignobile : il lavoro unicamente il lavoro sarà l ' orgoglio supremo dell ' uomo . Le grandi manifestazioni della vita saranno manifestazioni collettive e come il pensiero è opera di miliardi di cellule cerebrali , ciascuna delle quali isolata non è buona a nulla , così pure la civiltà tutta quanta nel pensiero , nel sentimento , nell ' azione sarà l ' opera della folla . Nella folla , adunque , è la salute del mondo ! CAPITOLO III . LA FOLLA E LA STATICA DELLA PSICHE Qua e là , nelle pagine che scriviamo e che andremo scrivendo , ci è occorso e ci occorrerà di parlare della statica e della dinamica della psiche : è d ' uopo lumeggiare il valore di questi termini , prima che ce ne occupiamo di proposito . Statica e dinamica psichica sono due concezioni e due denominazioni che appartengono al più illustre , forse , dei psicologi italiani , al professore Sergi , e , con le quali , egli denota il pensiero ed il sentimento « Le idee egli diceva nella sua opera per l ' educazione del carattere appartengono alle forme rappresentive della funzione psichica ; possono essere più o meno semplici o complesse ; possono formare un nucleo intorno a cui se ne aggruppano altre accessorie od essere soltanto accessorie : possono formare in numero grandissimo un ordinamento scientifico ed un ' invenzione sì artistica che meccanica . Ma esse non ànno forza d ' espansione : si potrebbe dire che rappresentano la statica della psiche ; e si può affermare che nessun movimento volontario avverrebbe se dovesse rimanere nella pura regione delle idee o delle forme rappresentative . La dinamica , in vece , della psiche è rappresentata dai sentimenti : in essi sta la forza d ' espansione , in vano cercata nelle nostre idee : e in questa espansione essa spinge all ' azione , benché la forza d ' espansione non sia sempre visibile ed apparente secondo l ' energia da cui è fornita » * . E così è , adunque , che statica della psiche vuol dire pensiero , dinamica , sentimento e che , come esiste una statica ed una dinamica per l ' individuo , esiste , del pari , per la folla : e di queste due condizioni ci occuperemo per rispetto alla forma psichica della folla , nella sua forma indifferenziata . Noi tracciammo , in vero , i due momenti più culminanti del pensiero e del sentimento nella folla , riassumendoli nella legge : la folla diffonde ed integra il pensiero , assomma il sentimento ; ma , allora , noi non guardavamo che specialmente l ' opera , la funzione della folla per rispetto al pensiero e all ' azione , rimaneva , poi da tracciare la legge che presiede al sentimento e al pensiero , come motori dell ' azione : ossia studiare pensiero e sentimenti per riguardo al carattere della folla . Cominciamo dal pensiero . La memoria è uno dei fatti della psiche consistente nella facoltà di poter riconoscere , risvegliare e far rivivere le percezioni del mondo esterno , una volta che sieno giunte al nostro sistema nervoso e vi si sieno impresse , * al pari di un cilindro fonografico , di cui si può , a volontà , rievocare le impressioni . Ora , non vi è dubbio che ognuno porta sviluppato entro di sé , nel proprio sistema nervoso , tale attitudine a conservare e a riprodurre le immagini ; lo sviluppo della specie è sempre legato a tale condizione e , nel rinforzarsi e trasmettersi della memoria , è consistita sempre la selezione umana , e , diciamolo più largamente , della razza . Nella lotta traverso i tempi , quelle forme animali che meglio poterono ricevere , conservare e richiamare le impressioni del mondo esterno , accompagnate con il senso di piacere o di dolore , furono quelle che meglio , poterono garentirsi dalle influenze nocive dell ' ambiente . Quel tale fatto , congiunto con l ' esperienze di dolore o di piacere , si presentò alla mente nel momento delle ulteriori esperienze e influì sulla condotta dell ' individuo . In questa maniera la memoria psichica agì traverso i secoli . Ma la memoria , se , in parte , esiste come predisposizione , come istinto , in noi ; dall ' altra , è oggetto di lunga educazione : vi è , in somma , nella memoria una parte trasmessa ed un ' altra acquisita dall ' individuo : l ' educazione che altro è , se non una fissazione ed una rievocazione perenne di percezioni e di sentimenti ? La scrittura non è altro che una rievocazione di esperienze proprie od altrui , le quali sarebbero dovute andare disperse od essere affidate ad altri mezzi meno efficaci . La scrittura , però , nella storia dell ' umanità è un fatto recente : dividendo l ' incivilimento , a seconda dei fattori che lo promuovono , in fattori sociali e storici , la scrittura appartiene a quest ' ultimo , anzi lo determina . La folla indifferenziata è , per tale riguardo , folla atavica , essa non conosce in gran parte questo mezzo ausiliario della memoria : gli avvenimenti , per lei , non sono affidati che alla sola facoltà memnonica ond ' è che sono labili e non vivono che per una o due generazioni . L ' oblio sommerge ben presto il ricordo d ' ogni cosa e ne restano solo delle notizie frammentarie , come di una città distrutta , dopo lungo volger di secoli , non restano che semplici vestigia . La folla primigenia si rassomiglia , per il rapporto della memoria , a quei selvaggi presso i quali , d ' una esplorazione europea , avvenimento , per loro di certo , capitale , dopo settanta anni non rimaneva nessun ricordo . Io ò potuto , vivendo in campagna fra ' contadini , esperimentare che , di molti avvenimenti , sorvive solo il nome ed il ricordo , privo d ' un contenuto stabile e circostanziato : vero fenomeno di sopravvivenza . In campagna , ogni luogo à un nome , che derivò da un avvenimento : una persona uccisa , un uomo od un animale caduto , un nome un po ' strano di persona che vi abitò ecc . , or bene il ricordo dell ' avvenimento è più vivo fra la classe comoda d ' un dato paese che fra la misera . Segno che la memoria , abbandonata a sé stessa nelle forme basse di folla , è più labile che nelle alte : questo risponde bene a quell ' educazione della memoria di cui parlavo poco fa . La folla , inoltre , conserva simile in ciò all ' individuo di preferenza , memoria di certi dati avvenimenti ; à peculiare elezione per quei fatti che la toccano e la commovono vivamente , dei quali solamente conserva il ricordo , che poi diventa evanescente . Possiamo , anzi , stabilire in certo qual modo che quanto più una folla à ricordi di fatti e di interessi ideali , tanto più essa è una forma evoluta di folla . Io ò spesso cercato , fra ' contadini del cosentino , di sapere quali avvenimenti del nostro secolo erano presenti , ancora , alla loro memoria e di fare , poi , il confronto se la memoria degli avvenimenti è più viva in città od in campagna . Fra gli avvenimenti del nostro secolo , ho trovato che alcuni , in città , sono completamente obliati : ad esempio , l ' invasione dei francesi al tempo della repubblica partenopea e la venuta del cardinale Ruffo : nelle campagne il ricordo n ' è ancor vivo nella generazione vecchia , ch ' è quella succeduta alla generazione che prese parte agli avvenimenti ; ma la generazione presente , ch ' è la terza , a contare da quella , non ne à memoria . Bisogna , però , osservare che le città , in genere , erano giacobine e che , in quasi tutte , i francesi venivano accolti come liberatori ; le campagne al contrario erano sanfediste , e , tra esse e gli eserciti dei sanculotti , si impegnarono lotte sanguinose : sicché per le campagne quegli avvenimenti esercitarono un ' impressione più profonda , mettendo da banda che , in campagna , l ' onda degli avvenimenti non è così incalzante come in città . Di tutto quel vasto ed agitato periodo che precede e tien dietro la venuta del cardinale Ruffo , in città , tra la plebe , non ò trovato che un solo ricordo , ma privo di contenuto , che , cioè , ci era l ' albero della libertà , ma nessuno à mai saputo dirmi altro . La carboneria , in Calabria , esercitò grande influsso , più nei paesi che nella città ; ebbene , di questa io ò trovato , quasi vivo , il ricordo in campagna , spento in città . Ho potuto vedere che gli avvenimenti dei primi anni del secolo nostro : venuta dei francesi , sanfedismo , tremuoti , rivoluzione del 48 , sono più vivi degli avvenimenti del 60 , che sono di tanto più recenti ; ma gli è che la rivoluzione italiana non commosse le nostre plebi , che mediocremente e perciò il ricordo è quasi svanito , mentre gli altri avvenimenti , benché più lontani , sono più vivi nell ' animo . Io ò voluto , inoltre , studiare , in mezzo al contado , se esiste il ricordo del medio evo e dell ' evo antico , appunto per rifermare la legge della memoria nella folla ; ed ò trovato che , in contado od in città , non esiste ricordo d ' avvenimenti antichi o medioevali , tranne che in simboli di sopravvivenza . È curioso che , mentre la nostra vita sociale è ancora tutto feudale e me ne occuperò in un saggio sul carattere del mezzogiorno in Italia , il ricordo del medio – evo è quasi svanito . Epperò il Prof . Dorsa , scriveva parlando dei calabresi : « Essi subirono , in questo fatto , la sorte di tutti i popoli neolatini , meno forse i rumeni : il medio – evo gli scisse violentemente da ' loro padri , dei quali seppellì nell ' oblio i miti e gli eroi popolari » * . Ora , esaminando , minuziosamente , questo patrimonio intellettivo del popolo calabrese , a me pare ch ' esso compongasi di tradizioni diverse mescolate e confuse , ma che si ricollegano quasi tutte al medio – evo , l ' evo antico essendo scomparso . Esse sono però ricordi staccati , confusi : i fatti storici sono scomparsi ed è rimasto , invece , la superstruttura ideale . I cicli intellettivi possono , così , rappresentarsi come tanti cerchi che s ' intersecano in tanti punti , formando un unico contenuto . Abbiamo un vasto ciclo di novelle fantasiose , le rumanze , delle quali , il Prof . Dorsa diceva : « le leggende calabresi dette rumanze sono ramificazioni della poesia romanzesca : novelle fantastiche , con le indispensabili figure dell ' orco , del mago , del nano , ond ' è che rimontano alle origini di quella . Sono in prosa com ' erano i vecchi poemi romanzeschi , e come continuano a vivere a ' tempi nostri i Reali di Fra ncia e Guerin Meschino » . La critica à trovato l ' origine di questa * letteratura romanza nella fantasiosa letteratura araba e di cui le mille e una notte sono il più bello esempio . Io credo che a noi sia giunto l ' eco di tale letteratura popolare per mezzo delle invasioni arabe e credo averne trovato un segno in questo fatto che tutti gli avvenimenti , che costituiscono il contenuto di queste « rumanze » , si svolgono in Ispagna o in Portogallo , sedi primitive degli arabi , che di là passarono fra noi . Accanto a questo ciclo di leggende arabe , vi è quello celto delle fate o latino dell ' orco , mescolati e confusi , dove rivivono ancora il mammarutu , il mommu , il pappu ecc . che sono il mormon , il pappos , pappus ecc . dei greci e dei romani * . Un ciclo d ' una certa importanza è costituito dalle avventure di Iugale , la nostra maschera , ch ' è il Giugà dei siciliani e di cui il mito vive nei racconti indiani * . Altro ciclo di non minore importanza ci viene dalla prima tradizione cristiana , una specie di evangelo popolare di Gesù e dei dodici apostoli , nel loro cammino terrestre così immagina la leggenda popolare calabrese e nella quale campeggiano Gesù e S . Pietro , tipo di egoista , incredulo , di mente corta ed in questo la leggenda non si sbaglia . Al ciclo religioso – cristiano appartiene la leggenda dell ' ebreo errante , che cammina sempre , e d ' un altro personaggio detto Marco che , vuol la leggenda , tirò a Gesù uno schiaffo ed è condannato a dondolare eternamente il braccio . Curioso è vedere come , talora , prevalga una interpetrazione mistica ed ignorante di certe parole dell ' evangelo e come su di esse la fantasia popolare abbia creato una leggenda . Così le parole : secula seculorum , che trovansi spesso nel linguaggio chiesastico , nella leggenda popolare sono un marito ed una m oglie la Filomene e Bauci del cristianesimo che ospitarono Gesù , nel suo apostolato terreno , e a cui fu concessa lunga vita rallegrata d ' un amore , che non conosce fine : creazione gentile quant ' altro mai , che sia uscita dalla fantasia popolare ! D ' origine , schiettamente , medioevale sono un non piccolo ciclo di fatti , di romanze e di superstizioni di streghe , di fattucchiere , di tregende , attorno al noce di Benevento . La cupa fantasia medioevale dei demoni che fornicano con gli uomini , è ancora viva . Il ricordo dei maghi famosi quali Rutilio e Pietro Barliario detto dal volgo Pietro Baialardo , si ritrova ancora con la sagace nocella di lui che fu impigliato , in una reta da una donna traditrice , che gli avea rubato il libro delle magie . I ricordi macabri del più fitto medio – evo rivivono ancora ed io ò ritrovato in parecchi villaggi la storia dei morti che , di notte , scoperchiano le tombe ed escono in processione , cantando . Vivono ancora i lupi manari , la credenza dei sogni , i paladini : di questi in verità sussiste solo il nome ed un vago ricordo . Dall ' oriente credo che sopravviva ancora una conoscenza empirica dell ' agricoltura e di certi dati astronomici : i contadini distinguono nel cielo certi astri che servono loro di guida : un gruppo di stelle dette pullara , da polloi molti : triali da tres , tre ; la stella boara , che indica l ' ora nella quale bisogna pensare al governo dei bovi ; la stella mattutina che precede l ' alba ; ed , in fine , un altro gruppo di cinque stelle di cui tre avanti , un ' altra dopo con una stella più piccola a lato . Sono queste stelle , nella immaginazione della povera gente , un quadro della vita sua d ' ogni giorno : le stelle dinanzi sono il bue con il boaro e la moglie e la stella piccola è una figlioletta che vien dietro e li segue a stento . Dalle prime civiltà ci è del pari derivato una larga conoscenza dell ' erbe e dei loro rimedii è il primo empirismo medico che vive ancora e che costituisce tutta la tradizione scientifica popolare . Tal ' è la psiche popolare , nella sua forma statica , in mezzo ad una folla che , per molte condizioni di tempo e di fatti , rimase in uno stadio primitivo ed arretrato di mente e di sviluppo ; nella quale prevalgono ancora le doti primitive delle folle : il porgere facile orecchio allo strano ed al meraviglioso , la credenza nel miracolo , nell ' occultismo , nella negromanzia ; la possibile predizione del futuro ; il senso di meraviglia scarso o mancante e poi un misoneismo cieco ed ostinato * . Queste doti , così proprie delle popolazioni selvaggie o poco civili , rivivono , ancora , fra le forme più basse di folle , ma sono confessiamolo a nostro conforto un atavismo che scompare . La tradizione greco – romana e medioevale va , ogni giorno , dileguandosi e al vecchio contadino subentra il nuovo più sveglio , più colto , che à visitato paesi nuovi , cui duole quel resto di vassallaggio medio – evale . Il vecchio contadino nato e vissuto nel luogo che l ' à visto nascere è ancora vestito alla spagnuola con i calzoni corti , le brache , la giacca di lana nera e le svolte colorate , con l ' antico cappello a cono , con i capelli corti , tranne un sol ciuffo e la barba rasa . È il servo del medio – evo che ancora rivive , attaccato alla corvée , cerimonioso , che vuole ancora baciarvi le mani , che porta , nel viso e nella tonsura del capo , i segni della sua bassezza : quello che gli è succeduto , porta , lentamente , i segni dell ' uomo nuovo la coscienza umana dentro di sé , quel senso di nobile alterezza che forma la dote più bella dei popoli , davvero , civili : uomo colto , gentile , con la coscienza di non essere né di meno , né di più d ' un altro , ma utile al consorzio umano al pari d ' ogni altro : quest ' è la coscienza nuova che va sorgendo ; cambiata , così , la pluralità delle coscienze , la folla avrà una statica psichica diversa , così come noi la scorgiamo ne ' popoli di altri paesi : ad ogni modo , questo ci permette di enunciare la legge che regola la statica psichica . Questa è : il pensiero d ' una folla bassa è fatto dalle idee e da ' concetti d ' altri uomini e d ' altri tempi , stratificato non in modo successivo , ma caotico e confuso , come un terreno geologico che gli avvenimenti tellurici sconvolsero . Così è della mente : il vecchio e il nuovo si trovano insieme senza limiti fissi , ma mescolati in una sola concezione . Gettare nel mare dell ' oblio il vecchio , innestarvi il nuovo , vivere di questo solo : è il progresso d ' una mente che sente la voce del proprio tempo , d ' una mente davvero moderna : verso questa meta ideale si muove la psiche dell ' individuo , come quella della folla , aiutata dalle vicende dei tempi e dalla coltura , ostacolata , talora , da ' più strani ed interessati pregiudizii . CAPITOLO IV . FOLLA E DINAMICA DELLA PSICHE La folla à una dinamica psichica , à , cioè , i sentimenti e le emozioni i quali sono i veri propulsori , le spinte dell ' azione . La dinamica , ossia il complesso delle emozioni e dei sentimenti , è l ' elica della nave , laddove la bussola n ' è rappresentata dal pensiero e pensiero e sentimento formano , in ultimo , il carattere . Le folle ànno , come gli individui , un ' evoluzione del sentimento , simile a quella della specie e , come quella , fatta dal nascere e dallo svolgersi di due sentimenti coevi : egoismo ed altruismo che sono la sorgente di svariate emozioni . Ma , benché questi due sentimenti sieno coevi , ch ' è quanto dire che sorgono e sono contenuti nelle forme più basse del mondo organico , pure la loro evoluzione non è parallela . Se noi volessimo disporre in forma schematica i sentimenti , dalle forme organizzate più basse , risalendo alle più alte , come à fatto la psicologia comparata , troveremmo che , in basso e per un tratto ancora , è il sentimento egoistico che prevale , laddove in alto prevale l ' altruismo . In molti animali il sentimento altruistico si restringe alle funzioni della generazione come è d ' alcuni insetti che muoiono non appena compiuto l ' atto di amore ; più su ancora , l ' altruismo si allarga nel sentimento della maternità , esteso al periodo nel quale la prole non può provvedere a sé stessa o gli sorge accanto il sentimento d ' amore come nelle colombe , nelle tortore ecc . Ma , per trovare il sentimento sociale ch ' è fortemente altruista , bisogna arrivare ad alcune specie evolute , come insetti , formiche , api ; ad alcuni uccelli , viventi a stormo , per salire fino agli antropoidi ed all ' uomo . Nelle società umane l ' altruismo s ' intensifica e si allarga nell ' amore dei figli , dei parenti , dei proprii simili e dell ' evoluzione e dell ' altezza di queste diverse forme di emozioni filiali , parentali e sociali ci serviamo per misurare il progresso d ' una data società . Lo stesso cammino , dall ' egoismo all ' altruismo , vien percorso dall ' individuo nel suo primo e posteriore sviluppo della psiche : di fatti , è noto , come il bambino riceve , nei primi anni , continui eccitamenti che partono dalla periferia del proprio corpo e vanno sino al cervello e al midollo spinale , costituendo il senso cenestesico , onde egli è sempre impressionato di sé ed è egoista . Poco a poco , queste continue eccitazioni non vengono più avvertite per la legge degli stimoli persistenti e simili , invece , arrivano , di continuo , eccitamenti del mondo esterno : è questo il periodo nel quale si completa la psiche e si sviluppano i sentimenti altruistici . Possono alcuni , per un difetto di sviluppo della psiche , non sentire che i soli sentimenti egoistici e son quelli che la scienza à chiamati egotisti , mancanti cioè del sentimento altruistico per difettoso sviluppo , per mancata educazione del sentimento altruistico * . Le folle che sono , come dicemmo , delle stratificazioni sociali , vanno soggette a questi graduali sviluppi dall ' egoismo all ' altruismo : onde le folle basse , indifferenziate sono egoiste : le alte , le colte , le differenziate , altruiste . Continuando i nostri studii del sentimento , pigliando a soggetto le folle indifferenziate più basse e meno evolute , quali sono le plebi contadinesche nel mezzogiorno d ' Italia , io ò potuto fare le seguenti osservazioni : il sentimento filiale è molto sviluppato , sotto tal punto io non ò trovato differenza tra le folle alte e le basse , invece è scarsissimo il sentimento parentale e cioè verso i fratelli , verso i genitori e così via via e l ' esempio di genitori abbandonati nella vecchiaia è frequentissimo . Il sentimento dell ' amicizia è così scarso , che credo quasi non esista : ricercando nei proverbi , che sono la sapienza e la psiche d ' un popolo cristallizzato , ò trovato non un solo proverbio che parli dell ' amicizia ; vi è uno nel quale l ' egoismo più assoluto vi è contenuto e dice così : i migliori amici e i migliori parenti sono i belli tarì ( moneta antica ) con le ali bianche . Ora , questo scarso sentimento di amicizia costituisce un ostacolo grande ad unirsi e ad organizzarsi per qualunque scopo . E perciò l ' uomo plebeo è diffidente , astuto , menzognero , poco curante della promessa , cioè fornito di tutte le qualità antisociali . Uno dei sentimenti sociali è , certamente , il sentimento religioso : ma esso , nel contadino , è un vero feticismo , mancante di ogni sana idealità . Il contadino si rassomiglia , in ciò , molto col selvaggio e con popoli nei quali il sentimento religioso è il riflesso d ' una società barbara . La criminalità , in Calabria , si è ammantata lungo tempo con sentimenti religiosi : i banditi portavano il tradizionale abitino della Madonna del Carmine e pregavano in momenti di imprese arrischiate e pieni di pericoli . Al tempo della Santa Fede i briganti furono tutti sanfedisti ; in altri termini , come , nell ' olimpo greco , quella società , per alcuni rispetti , inferiore e barbara si rispecchiava nei suoi dei , così , presso le folle basse , il sentimento religioso rispecchia le condizioni morali inferiori d ' un popolo . Connesse con i sentimenti sono l ' emozioni , che affatigano l ' animo collettivo al pari dell ' animo individuale e presentano una variabilità in intensità e squisitezza che sale dalle forme basse di folle alle forme alte e si riflette nel gusto estetico , vario , differente , così plebeo in basso , per quanto delicato e gentile in alto . Eppure , in mezzo a questa sentimentalità bassa , vi è talora una squisitezza ed una morbidezza di sentimento , da farla credere uscita , non da una folla inferiore , ma dall ' animo del più gentile dei poeti . L ' animo umano , per quanto perverso , non lo è mai del tutto e porta sempre qualche cosa che compensi il male , anche i grandi delinquenti ànno , nel loro cuore , qualche lato gentile , pietoso , pieno d ' affetto che commove ; un animo eternamente cattivo , senza un lampo solo di bontà , non si trova in natura . Del pari è la psiche popolare : io ò avuto agio di sorprendere una ricamatura ideale e passionata intorno ad un nudo fatto di cronaca d ' una povera suicida : una povera traviata , ravveduta , vinta dall ' amore d ' un uomo , la quale si suicidò , pochi mesi dopo , per la morte della persona amata . In un giornale , esaminando il fatto dal punto di vista dell ' animo della folla , io scrivevo così : « È vera o falsa questa tela di dolori ? chi lo sa ! il fatto vero è che essa corre pietosa così , come l ' ò gettata su questo foglio , per la bocca del popolo , il quale à voluto ed à saputo scrivere , in questo episodio , una pagina , di amore e di dolore insieme , della propria vita : come il Foscolo , nell ' Ortis , scrisse una pagina degli sconforti della gioventù del suo tempo . » Da questa folla inferiore si passa , per gradi , alle folle alte che ànno un grande contenuto morale . Ebbene , dalle une alle altre , attraverso tutti i gradi intermedii , vi è un crescendo dall ' egoismo all ' altruismo nella dinamica della psiche . Paragonate la folla indifferenziata del mezzogiorno d ' Italia con quelle dell ' Australia , delle quali Dario Papa * parla nell ' intervista con « una bella signora » e voi sentite quanto grande ne sia la differenza . Penetrate addentro la psiche collettiva di quella folla e voi troverete che , se nel pensiero esse sono , dinanzi alle folle colte di là , sull ' ultimo gradino della scala , nel sentimento loro prevale l ' altruismo sull ' egoismo . Non una sola causa che meriti la pietà , l ' appoggio , l ' aiuto che non trovi , nelle folle anglosassoni , una corrente di simpatia : là la vita si svolge s ul doppio perno dell ' egoismo che si completa nell ' altruismo : da noi , invece , non viviamo che di semplice e puro egoismo e chi può dire di quanto danno sia questo sentimento così chiuso e così ignorante ? Conchiudiamo , adunque , che se la psiche d ' una folla , nella parte statica , tenta vivere del pensiero del proprio tempo ; nella parte dinamica , si muove verso un crescente altruismo o se volete verso l ' ego – altruismo , ché l ' altruismo puro è dote di pochi eletti e , solo in casi rari , delle folle ; ma , sia pure così , non deve a questo sentimento l ' umanità quanto di nobile , di grande , di generoso esiste sulla terra ? ed è questo poco forse ? Ed ora veniamo al carattere della folla . L ' uomo non è individuo isolato , egli vive in un mezzo , in un ambiente , in qualcosa che lo circonda che agisce su di lui , procurandone una costante reazione . La vita , da qualunque punto la si guardi , dal lato biologico o psichico , sociale o storico , è una reazione all ' ambiente sia esso fisico o sociale , che circonda l ' individuo , ed è reazione con adattamento , onde lo Spencer diceva la vita essere un continuo adattamento delle condizioni interne all ' esterno . Tralasciamo l ' adattamento dell ' organismo all ' ambiente e guardiamo , invece , l ' adattamento delle psiche alle altre che lo circondano , al clima , cioè , storico – sociale , che costituisce quello che noi , in senso lato , diciamo carattere . Ora la psiche individuale non è qualcosa di semplice , essa è estremamente complessa ed è fatta di molti stati di coscienza , che tendono a comporsi in unità e dei quali alcuni rinnovellansi , altri vanno dispersi nell ' oblio . Ma , sebbene questa sia la tendenza della psiche , raramente avviene che gli stati di coscienza , perdendo quel non so che di vago e di fluttuante che portano seco , costituiscano un ' unità che si evolva e si rinnovelli di continuo e lentamente in modo che il nuovo stabilmente s ' innesti sull ' antico e la parte avventizia sull ' acquisita . In una psiche così fortemente organizzata , le reazioni all ' ambiente esterno sono somiglianti cioè come dirette da un solo sentimento ed inspirate ad un fine solo , fine e sentimento che , quando sono normali , fanno a noi dire che quella tale persona è di carattere . Il Sergi , che s ' è occupato più volte del carattere , così diceva : « carattere vuol dire , nella sua significazione letterale , qualche cosa d ' impresso , che rimane costante , perciò , e invariabile , come suggello ; e si riferisce al modo di operare nella contigenza della vita , come una norma per ogni uomo , dati motivi , più o meno , veri e diversi ; è qualche cosa sulla vita attiva d ' ogni individuo , la quale nelle circostanze difficili e gravi , è stimata come una qualità preziosa , che sicuramente dirigerà la condotta senza cedere o piegare davanti a esigenze che possono far deviare dalla via buona ed onesta » . Parlando della folla , non possiamo dire ch ' essa abbia sempre carattere , nel senso detto , dianzi , di norma unica , direttiva , volta al bene ; il carattere è guidato dal sentimento ed illuminato dal pensiero , ora , se i pensieri e il sentimento , nella folla , sono inferiori e mutevoli , il carattere ch ' è la risultante della psiche e delle reazioni del mondo esterno , non può essere né nobile né elevato . Nella folla , adunque , carattere , nel senso stretto della parola , non esiste fino a che essa si mantiene in condizioni inferiori di vita ; ma compare nelle folle alte , colte , nelle quali la dinamica e la statica psichica si sono elevate a quell ' altezza che solo le folle evolute posseggono . Il carattere , però , se non esiste in questa forma elevata ; esiste come metodo di condotta : esso anzi è , come dice Sergi , un organismo che si viene mano mano formando e che va dalla forma più bassa e meno determinate alle più alte , più determinate e più stabili ; né è opera di un solo individuo , ma si è venuto svolgendo nella razza e ciascuno vi à collaborato , non solo educando il proprio carattere , ma influenzando , in modo diretto ed indiretto , quello degli altri * . Vi è perciò la nota ben Sergi nel carattere una parte fondamentale ed avventizia , sicché , quando noi ci accingiamo a parlare del carattere d ' una folla , noi dobbiamo valutare la parte fondamentale e l ' avventizia e , solo quando troviamo che l ' una o l ' altra manca , non ci possiamo aspettare più carattere elevato , ma condotta fluttuante , varia , non diretta ad un fine sociale . CAPITOLO V . GIOVINEZZA E SENILITÀ DELLA FOLLA Le folle , come le persone , hanno i periodi di giovinezza e di senilità . Sia che si considerino due folle , in momenti determinati : sia che se ne consideri una in momenti successivi , l ' osservazione d ' una giovinezza e d ' una senilità della folla non è cosa rara o difficile . Ora , la diversità della folla , in questi due momenti che segnano la pienezza della vita ed il declinare , sta tutta nelle qualità psichiche e , talora , nelle qualità somatiche . Noi dicemmo come , con il potere politico ed economico o con questo solo molte famiglie illustri , che contano lungo volgere di ricchezza e di gloria , trasmettono spesso la degenerazione della razza e notammo , prendendola dal Loria , la impressione che si riceve guardando , dispiegati ai propri occhi , i ritratti di tutto un casato illustre dal più antico antenato che creò la gloria della famiglia , giù giù all ' ultimo discendente . Da questa scorsa l ' occhio rimane come stanco , assistendo ad un progressivo scomparire di doti superiori e ad un subentrare , in loro vece , di note degenerative . Queste osservazioni , vere per una famiglia , valgono per una folla : quando l ' impero romano decadeva , le genti italiche erano meschine , sparute , piccole . Sotto l ' ancien régime la degenerazione avea invaso e nobiltà e servi : né potea essere diversamente sotto lo stimolo dell ' ozio in alto della miseria e del lavoro eccessivo in basso . La senilità della folla è determinata da due fattori , uno psico – somatico e l ' altro sociale , ch ' è quanto dire : le folle invecchiano o per aver troppo vissuto o per circostanze esterne che rendono triste l ' ambiente sociale nel quale devono svolgersi . Il fattore psico – somatico , lo scadimento della razza , è venuto dopo le grandi , le lunghe civiltà che si sono succedute , dopo essersi innalzate sino al fastigio del lusso snervante , della sensualità raffinata , del vizio ammantato del bagliore dell ' arte . Così sono cadute le antiche civiltà orientali , così è caduta Roma ; così cadrà la nostra civiltà . Accanto a questa degenerazione che attende coloro che ànno soverchiamente goduto ; quando un idealismo forte e riparatore non abbia agito come una forza di preservazione , che , mancato il pungolo del bisogno , abbia incitato a novelle lotte e a novelle infuturazioni ; accanto a questa degenerazione sibarita e sardapanalesca , vi è quella che deriva da un forte sopralavoro psico – somatico ed è dei popoli che , troppo intellettualmente , vissero e che sciuparono in qualche impresa , soverchia energia e sui quali il lavoro pesò più duramente di quanto i loro omeri avessero potuto sostenere . Avverrà forse così dei popoli nordici che , oggi , preparono la futura civiltà d ' Europa ; avverrà , forse , così delle Americhe , dove la vita à raggiunto un ' immensa , un ' alta pressione ; avvenne così dei comuni italiani che sciuparono nelle lotte interne il rigoglio di vita . All ' infuori di queste forme di degenerazione psico – somatica , vi è quella legata al clima , all ' orografia , all ' eccesso o al difetto di nutrizione , a tutto quanto l ' ambiente climatico tellurico che agisce , innalzando prima , l ' indice della civiltà e poi deprimendolo . In grazia di ciò , le prime civiltà furono tropicali o quasi , il clima colligiano fece rifiorire e poi spense la genialità toscana . Ma , comunque avvenga , la senilità è un lungo periodo di riposo e di risorgenti energie , che ben può essere talora una vera morte , se un fattore nuovo non sopravvenga , come una mistione d ' un popolo dissimilare , un fenomeno politico , una novella forma economica , il quale fattore nuovo valga a far sì che un popolo sorga dal sudario nel quale pareva avvolto per sempre . Non è molto e gli antropologi aveano posto un nuovo fatalismo , per il quale le razze inferiori non si sarebbero mai elevate sino alla civiltà europea ; ma l ' esempio degli schiavi di America à rotto la pastoia di quest ' altro pregiudizio scientifico , ond ' è che la senilità e la giovinezza dei popoli si alternano , così come dalla morte balza perennemente la vita * . Ma più che nelle condizioni somatiche le folle giovani o vecchie si differenziano nel tono della psiche , giacché le une sono ottimiste le altre pessimiste . Ottimismo e pessimismo sono , adunque , le qualità precipue d ' una folla colta nei due momenti diversi di giovinezza e di senilità e le quali ne presuppongono altre . Il secolo nostro è preso da uno sconforto immenso che nasce dalla ristrettezza economica : il Loria dice che , guardando in viso la gente a noi contemporanea , si coglie nella maggior parte di essa , quell ' impronta di dolore , così comune in chi vive in epoche tormentose . Il visitatore che scorre una pinacoteca riferentesi a ' secoli più tristi della storia d ' un paese , trova sulle tele effigianti i personaggi di quei tempi , un ' eterna nota di duolo , come la si osserva sul viso , talora squisitamente bello , dei profughi russi . L ' età passata ebbe sconforti e dolori politici : guerre , persecuzioni di pensiero , santa inquisizione furono tante sorgenti di dolore : la questione economica rimase come velata da queste altre ed , in apparenza , diverse quistioni , che ne furono la superstruttura ; è merito dei tempi nostri aver denudato il pietoso velario e mostrato che , in fondo ad ogni quistione , si agita il pane quotidiano e che , dalla risoluzione di questo , potrà dipendere l ' avvenire della umanità ; ond ' è che il pensiero del domani tormenta tutti e , come una folata di nebbia , si espande fino alle folle contadinesche , che sono per la natura loro le meno impressionabili e le meno capaci di preoccupazioni dolorose . Ma , la preoccupazione e la ristrettezza economica portano seco , sia fra le folle giovani , come fra le vecchie , uno sconforto ben maggiore , la certezza , cioè , che né legge , né morale , né virtù presiedano alle consociazioni umane , ché anzi l ' arbitrio , l ' immoralità , il vizio sieno la ragione del successo odierno . Questo svanire d ' idealità è sommamente doloroso : le fedi umane e divine cadono e non resta che la forza e l ' astuzia arbitra del mondo . Né si può dire che lo scomparire di quelle idealità , formanti la rocca più salda d ' ogni civiltà , non sia vero , che sia una torbida visione d ' ammalati . L ' esempio d ' ogni giorno è una prova che si aggiunge alle altre , onde a ' più pare che la fine del mondo si avvicini : non più il mille con la promessa del cielo , ma il duemila , con il ruinare della società , preoccupa le menti : il mondo che si è aperto con l a barbarie , si chiuderà con questa : tal ' è il grido di malaugurio de ' nuovi millenarï . Ma , in questo , si differenziano le folle dalle vecchie : mentre le vecchie , disperando del mondo , o cedono ad una morale discendente ragionando così : se il mondo è dominato dal vizio , a che vale essere virtuosi ? o , schivi aspettano questo caos che verrà e dal quale non vi sarà salvezza , e son le folle sfiduciate ; o si rivolgono al passato , rifuggiandovisi come in un regno incantato , del quale sospirano il ritorno e son queste le folle mistiche ; mentre dunque , dallo spettacolo e dallo sconforto presente , esse o ne derivano una morale inferiore o una sfiducia o un neomisticismo ; le folle giovani , dal presente triste , derivano un avvenire migliore di cui esse portano in sé e la novella ed i principï , l ' annunzio e gli elementi formatori . E dinanzi alle folle vecchie , che rappresentano una civiltà che passa , sono un mondo nuovo che sorge e , come tale , portano in sé tendenze svariate e diverse : arte , letteratu ra , concezione morale , novello diritto ecc . tutto è nel loro animo , e , di contro alle forme moriture della vecchia civiltà , si prova l ' impressione di contrasto d ' un giovane a diciotto anni dinanzi ad un vecchio a settanta e lo spettacolo d ' una folla giovane , cosciente di sé di contro ad una folla vecchia , è uno dei drammi più maestosi che offra la storia . Ma , la coscienza della propria missione riceve un conforto ed una certezza dalla scienza , da quest ' arma poderosa , che , in un momento dato , cade dalle mani d ' una folla vecchia e viene imbrandito da altra giovane . Fenomeno ben doloroso e di non poco valore è questa emigrazione del sapere e che , di contro alla coscienza innata , ma confusa di una folla ne crea un ' altra ben più salda e sincera , dispiegando dello speciale meccanismo delle folle il ritmo e la portata ed è come il fascio di luce che , rompendo le tenebre , guida e sorregge il passo del viaggiatore . Ogni civiltà porta in sé come tanti organismi di puntello : organismi ideali , in vero , ma non per questo meno protettori : religione , virtù , ideale , amore degli uomini , disinteresse ecc . Ora , questi principii fondamentali che finché una civiltà è fiorente tiene in gran pregio , quando ne incomincia la senilità vengono rosi come bastioni dal tempo o dal flutto dell ' onda . La scienza , allora , cambiato metro e passata da una folla all ' altra , concorre a demolire quei poteri frenatori che , in altri tempi , corroborò e difese e concorre a formare i nuovi , esercitando così opera di gran valore nelle vicende delle cose umane . La scienza , così , per portare un solo esempio , avea , un giorno , creato nel mondo biologico la teoria della lotta per l ' esistenza con la prevalenza del migliore e avea rifermato il ritmo dell ' evoluzione ascendente e l ' avea trasportato nel campo sociologico ; quand ' ecco , dopo anni d ' esperienze e di pruove , quella stessa scienza riferma il concetto che non sempre l ' evoluzione è ascendente , ma ben può diventare evoluzione a rovescio , assicurando il trionfo non del migliore , ma del più adatto , così nel campo biologico , come nel sociale . In queste poche frasi mutate , quale grande mutamento d ' idee e di riflesso valore dei fatti , compiuto sempre in nome della scienza che predicava un giorno il migliore dei mondi possibile , come il dottor Panglos di Voltaire , e divenuta oggi la più desolante e la più scettica voce del malagurio ! Però , lo svanire di concetti e d ' idealità che parvero un tempo incrollabili non è senza dolore nelle folle vecchie : gli Dei se vanno , se ne va l ' amor di patria , la famiglia si dissolve , che rimane mai ? quando noi assistiamo ad uomini che impersonificano il dolore d ' un mondo che tramonta e che veggono sinistro dovunque e fanno assurgere il dolore proprio a dolore universale , si prova una stretta forte al cuore , se non si pensasse che il mondo vivrà ancora come per il passato e che , all ' uragano d ' un ora , terrà dietro il sereno di molti giorni . Ma , se nelle folle vecchie continua l ' emigrazione di virtù attive , restando solo il vizio o la virtù passiva come un rimpianto ed uno sconforto , nelle folle giovani è un rifiorire di attività ; quanto può ancora la natura umana , in momenti di sforzi , rifiorisce nella folla giovane , e talora , in modo come improvviso , empiendo di ammirazione o di terrore ; accanto all ' ottimismo , alla fiducia di sé , alla consapevolezza della propria missione , si ritrovano la fermezza , la costanza , l ' amore nell ' ideale , la morale elevata , quelle doti , insomma , che preparano l ' avvenire . Nelle folle senili , invece , prevalgono , come sintomi di compiuta missione nella storia , l ' apatia , la sfiducia , la maldicenza , o il bisogno d ' isolarsi dal mondo ; mentre adunque il senso di socievolezza tenta prevalere ; nelle folle vecchie , incapaci di ogni energia sorge la pianta degli sfiduciati , forma di psicoastenia non studiata ancora e della quale dirò qualche cosa . Le mie osservazioni sono state colte in ambiente poco svolto e ristretto : in alto prevalgono l ' egoismo , la maldicenza , la scarsa o mancante fede nella virtù e abbonda , in vece , l ' affarismo professionale e politico che ne fanno una folla di coltura unilaterale , tanto quanto basta per la professione e nulla più ; in basso , è la vecchia folla tratteggiata nei capitoli precedenti , nei capitoli della dinamica e statica psichica e nel carattere collettivo . In mezzo a questo ambiente senile , io ò fatto questi pochi studï sugli sfiduciati , che della folla vecchia rappresentano la parte migliore e più sana che , dalla concezione della vita , non ànno derivato né la facile morale che tutto giustifica , né un ritorno al passato , un neomisticismo impossibile ; ma , addolorati per lo spettacolo quotidiano , non vivono che di sé stesso , quasi per un segreto bisogno di purificarsi nella solitudine e nello spettacolo continuo d ella propria psiche : simili agli antichi anacoreti che viveano , meditando su d ' un teschio , la fragilità delle cose umane . Io non so se l ' arte , questo specchio della vita umana , abbia raffigurato mai , nei suoi quadri , fatti di sentimento e di idealità , tali condizioni dell ' animo , che può , talora , favorite da condizioni diverse , assumere una certa espansione , perdendo quel carattere di tipo raro ; io non ho avuto il tempo per tale ricerca , ma , se dovessi giudicare da ' miei ricordi , io non l ' ho mai trovato raffigurato nell ' arte . Ricordo , in vece , d ' aver trovato il tipo opposto : cioè , raffigurata la fiducia eccessiva nell ' avvenire , quello che , se dovessi , chiamerei , millenarismo , appunto da quei millenari che aveano tanta fiducia in eventi , tanto da loro lontani e perduti nel futuro . Questo tipo così fiducioso , così pieno di fede e di ardore sorge , in epoche di crisi , quando , dinanzi ad un presente , che pare volgere al passato , come tramonto luttuoso di tutta una civiltà , la fede si ravviva e vaticina il futuro : è la speranza che non muore mai nel cuore degli umani e che si avviva dei più bei colori e dà la forza ed il coraggio di più feconde battaglie per l ' avvenire . Quel Sigismondo Busch , divorato dalla tisi , di cui parla Zola nell ' Argent e che passa lunghi giorni sul Capitale di Mara e che scrive lunghe pagine sul fabbisogno sociale della società futura , è un tipo vero , di quei che s ' incontrano e sono l ' antitesi di quell ' altro tipo di sfiduciato della società che se ne sta solo , addolorato del mondo e degli uomini in mezzo a ' quali vive . Alla costituzione psichica di tale tipo , deve influire , e non poco , una condizione particolare dell ' organismo , la psico – astenia . Un organismo debole , che rifletta , ed in modo doloroso , le vicende della vita e che non porti seco né il coraggio di lottare sotto l ' egida della morale , né quello di fare il male ; e che , dalle voci del presente , non senta arrivare a sé il vaticinio dell ' avvenire ; quest ' organismo , così debole , è capace di rinchiudersi nella solitudine , nello sconforto e chiedere loro l ' oblio della vita . Io , studiando alcuni di questi casi , ò trovato la labe psico – astenica : ò sempre dinanzi chi m ' inspirò , per primo , queste osservazioni e il quale , nella sua famiglia , conta persone d ' ingegno ed una di genio , segno questo d ' un logorio psichico che dura ormai da parecchi secoli . Sul fondo psico – astenico ereditario , la sfiducia degli uomini può impiantarsi in modo precoce e prima che la vita sia stata assaporata sino in fondo : i primi sconforti che non lasciano che una ruga negli altri , in questi animi imprimono un solco ben profondo , di quegli che si porteranno eternamente , senza cancellarsi ed influeranno sull ' avvenire . In altri la sfiducia è tardiva , sorge , come sorge un po ' in tutti , quando declina la vita o , ancora prima , in tutti quelli che ànno molto operato : raro è quegli che porta nella tomba la giovinezza dell ' animo , anco quando la neve à imbiancato il crine , muto rimprovero a chi , messo il piede nel regno dell ' ideale , lo ritira impaurito . Ma , la sfiducia può essere ancora un momento di transazione e di meditazione , di rivolgimento interno per una nuova fede : momento di tristezza e di dolore , dal quale l ' animo esce rinnovellato , come l ' uccello leggendario rinasceva dalle ceneri sue . Questi momenti di crisi sono i più , intimamente , cari e come gli uragani son corti ma tremendi , il sole dell ' indomani farà vedere i danni ; ma , nell ' aria rinfrescata , nella terra ringiovanita si sente il profumo del fiore , il cinguettio della rondine , il biondo della spiga : è una primavera che sorge ed in modo definitivo : l ' uragano l ' à maturata ed affrettata . La sfiducia , allora , è il periodo lungo , ma doloroso dell ' incubazione . Ma le folle , a seconda sono giovani o vecchie , ànno due forme di normalità che , da loro , potremo dire : senile e giovanile . La prima è poco attiva , poco energica : consiste nell ' operare rettamente , ma senza passione : nel sentire ma con scarso idealismo e mentre la normalità è apatica l ' anormalità ascende sino al crimine . Nelle folle giovani il fatto va diversamente : anche là , la tendenza criminosa esiste , ma la normalità è molto più attiva , feconda , rivolta non solo al bene , ma contro al male . Per persuadersene basta leggere quanto à scritto sulla profilassi del delitto il Lombroso , recando ad esempio le nazioni tedesca ed inglese , che sono , di fronte alle nazioni latine , le folle giovani . Bisogna vedere che carità inesausta , che altruismo , che lotta epica contro il male e contro il delitto , mentre la civiltà s ' innalza come una gran colonna di fuoco sino al cielo * ! Nelle folle vecchie la normalità è così apatica che , molte volte , il crimine à , oggi , come per il passato , una funzione utile . La nostra vita pubblica è così bassa che noi , come disse il Sighele , possiamo più attenderci il bene dalla disonestà operosa di certi governanti , che dalla onestà passiva e solitaria di certi altri . Come nei tempi passati , possiamo sperare il bene più da un Cesare Borgia che da un qualunque Pier Soderini . Appartiene a ' popoli giovani la normalità attiva , il bene passionato , l ' idealismo alto e sereno , la lotta contro il vizio e fino a tanto che non si crea la virtù attiva , ci sarà bisogno del crimine come motore di progresso . Tornando alle folle , diciamo che le forme vecchie possono ringiovanire o innalzandosi fino alle folle giovani o confondendovisi oppure per opera di fattori morali come coltura , emigrazione ; o di fattori economici come grande industria o per determinati rivolgimenti politici . Non diciamo , particolareggiatamente , di nessuno di questi fattori , dei quali à parlato così bene il Lombroso * , accennando alle cause delle rivoluzioni e delle rivolte : ci restringiamo all ' influenza che una folla giovane può esercitare su di una forma antiquata : influenza che può essere duplice o di vera attrazione , per la quale , dall ' antica folla si distaccano gli elementi che ancora serba vivi nel proprio grembo : oppure d ' imitazione , onde al contatto della folla nuova , la vecchia , se è capace di virtù latenti , le sviluppa , come un corpo , al contatto d ' un altro , caccia luce e calore . Quando , nel secolo scorso in Francia , il terzo stato si preparava alla conquista del potere politico , dal clero , dalla nobiltà una folla di giovani , messo da banda il grado e la ricchezza , scendeva sino a lui , portandovi il pregio di una coltura aristocratica , d ' un animo buono ed ardimentoso . Coltura fina ed elegante , fascino che le richezze potean donare , sicurezza personale che veniva dall ' appartenere ad una classe dirigente , tutto donarono quei conti , quei marchesi , quei visconti , quegli abati , abati che prepararono il nuovo diritto dell ' uomo e che furono esiziali alla loro casta più di un numero , centomila volte maggiore , di sanculotti . Similmente Saul , San Paolo , era uno dei membri della sinagoga più avverso ai cristiani ; ma quando , vinto dalla nuova fede , si convertì al cristianesimo , e vi portò un principio largo , cosmopolita ; chi può dire quanto danno recò al mosaismo quel giudeo convertito ? Fin qui si tratta di att razione * , ma può , però , una folla sprigionare , nel cozzo con altra , dell ' energie che portava , quasi nascoste , nel seno , come avvenne alle classi dirigenti d ' Inghilterra , le quali , di fronte al movimento proletario , seppero concedere una larga legislazione del lavoro , assurgendo , così , al monopolio del mercato mondiale e assicurando la tranquillità interna , onde dinanzi alla così detta quistione sociale che minaccia l ' Europa restano unico e raro esempio di fine tatto politico e di securtà economica . L ' imitazione nelle folle può essere così una suggestione nel bene , come nel male . In natura una delle grandi leggi è l ' imitazione , ch ' è dovuta , in basso della vita , alla necessità della conservazione e vien detta « adattamento » ; in alto , nei gradini più evoluti dell ' animalità , alla vasta cooperazione umana , onde solamente si rende possibile l ' esistenza sociale . Prima ancora che Carlo Darwin , l ' immortale autore della discendenza della specie , avesse studiato il fenomeno dell ' adattamento , suo nonno Erasmo , coltissimo negli studi naturalistici , avea scritto : « I colori degli insetti e di molti piccoli animali contribuiscono a nasconderli alla vista di altri animali che li depredano . I bruchi che vivono nelle foglie , sono generalmente verdi , le farfalle sono dipinte alla foggia dei fiori che frequentano ecc . » Erasmo Darwin notava solamente il fenomeno , senza spiegarlo ; dovea suo nipote Carlo , precisarlo con il principio della scelta naturale . Posteriormente gli studiosi del parassitismo biologico notarono che vi è una forma imitativa di parassitismo o dell ' aspetto . Il Massart , in un bellissimo studio fatto insieme col Vandervelde e pubblicato in Italia sulla « Critica Sociale » ( anno 1894 pag . 203 ) , distingue tre forme d ' imitazione parassitaria : «1 ) Una specie carnivora imita una specie inoffensiva onde poter appressarsi alla sua vittima senza sgomentarla ; 2 ) Una specie ne copia un ' altra al fine di potersi avvicinare facilmente per cagionarle qualche danno ; 3 ) Una specie debole e commestibile imita una specie ben difesa e non commestibile per sfuggire a ' suoi nemici » . Rimandando chi voglia saperne di più al lavoro del Massart e di altri di simil genere * , si può conchiudere che la legge di adattamento è talora legge d ' imitazione , diretta alla conservazione della specie . Ancora più che i fenomeni biologici , la legge d ' imitazione domina i fenomeni psichici : vi è una tendenza spiccata , oggi , nella psicologia e nella psichiatria le due scienze che studiano lo stato di sanità o di malattia della psiche a voler ridurre tutti i fenomeni ad una forma suggestiva , cioè ad una imitazione , cosciente od incosciente , d ' un cervello sull ' altro . Il Sergi , il valente psicologo ed antropologo , avea notato nel suo libro delle « Degenerazioni umane » , che la suggestione è un fatto comune alla psiche : solo alcuni lo presentano più spiccato . In un altro scritto « La psicosi epidemica » egli stabilisce la base fisica della suggestione . La psiche è un ' attività capace d ' esser stimolata e di reagire , ossia di riflessione e di ricettività e continua : « Tutte le due condizioni possono includersi in una legge fondamentale , ricettività riflessa della psiche . Gli alienisti da qualche tempo si aggirano intorno al fenomeno della suggestione nell ' ipnotismo , e in generale ànno creduto che esso sia un fatto che avvenga soltanto nello stato ipnotico dei loro soggetti ma non si sono accorti che la loro suggestione è un fenomeno più acuto della condizione generale della psiche ; la ricettività » . La suggestione spiega tutta la vita psichica normale ed anormale ; l ' educazione , l ' emulazione , la cooperazione ecc . sono una suggestione reciproca degli intelletti : talora è un intelletto sommo , è il genio , che dischiude una via nuova , per la quale , per lunga pezza , s ' indirizzeranno le menti di capacità limitata e normale . Ma la suggestione spiega , del pari , i fenomeni anormali della psiche : spiega , ad esempio , le epidemie demoniache dei secoli passati , l ' epidemie frenesiache della danza , l ' estasi , l ' esaltazione , i fenomeni catalettici , che riempivano di stupore strano la vita dei chiostri . Chi ha pratica di malattie nervose e mentali sa , per esempio , che il ballo di S . Vito la chorea minor degli antichi si può diffondere per imitazione ; sa che la vista di un isterico colto da convulsione o di spettacoli ipnotici , dati in pascolo alla curiosità ignorante nei teatri da un qualunque ipnotizzatore risveglia fenomeni similari in soggetti nei quali il morbo era latente . Sa che vi è un ' epedemia criminosa , suicida , al pari d ' un ' epidemia vaiolosa o tifosa ; sa , infine , che vi sono le forme di pazzia indotta o simultanea , studiate in Italia dal Venturi e dal Seppilli . In fine la suggestione diventa un ' arma ardita d ' investigazione della psicologia della folla e delle società animali inferiori . Abbiamo fatto , così , una corsa rapida su di un ampio soggetto : rimane lo studio dell ' imitazione nei rapporti e economici , la così detta legge d ' imitazione nel regime presente economico . Questo è fenomeno nuovo , spuntato dietro il concetto giuridico dell ' eguaglianza di tutti dinanzi alla legge , delle ricchezze rese più accessibili , della scomparsa delle barriere fra le classi . Nell ' evo antico , quando lo schiavo era cosa ; o , nel medio – evo , quando il servo portava il collare con su scritto il nome del padrone ; lo schiavo o il servo non poteano imitare il libero o il padrone . Ci volle la libertà economica che ruppe le barriere , che aumentò la ricchezza , che la rese più accessibile , per le classi inferiori che tentassero d ' imitare , nella tendenza del lusso , le classi superiori . Ed oggi l ' imitazione non si limita ad uno o ad un altro aspetto della vita , ma gli invade tutti . È noto come non solo nella foggia del vestire , ma nella copia degli alimenti , nella qualità , nella raffinatezza dei modi , nelle abitudini viziose , essa si manifesti . Fra le stesse classi agiate , fra le forme varie di ricchezza e di fortuna , è un rincorrere per superarsi a vicenda . La gente ricca di campagna cerca d ' imitare quella di città ; quella di città l ' altra della metropoli , onde ne nasce una folla di desideri insoddisfatti , che acuisce la questione economica e dà un ultimo crollo alle fortune pericolanti e distrae gran copia del lavoro umano dalla produzione di oggetti utili per dirigerlo verso una folla di cose superflue , onde l ' età nostra s ' assomiglia alle età decadenti con il lusso orientale al vertice della piramide , l ' inopia alla base . La legge d ' imitazione diventa un circolo vizioso : le classi meno abbienti cercano imitare le doviziose , queste trovano nell ' imitazione un pretesto per sfoggiare un lusso nuovo , sconosciuto finora . È certo però che un utile ne deriva fra le classi inferiori , che sentonsi spronate verso un miglioramento continuo e progressivo , sebbene maggiore ne potrebbe essere l ' utile , se l ' imitazione , invece di dilagare per la via del lusso , s ' inalveasse per quello dell ' educazione * . Chi cerca d ' imitare obbedisce ad una legge superiore di progresso ; si è mai pensato che ne sarebbe stato di noi , della nostra civiltà , se le nuove generazioni non avessero imitate le antiche nel conservare gli elementi adatti alla specie , alla sociabilità ecc . ? Se , trovato il modo d ' allevare gli animali , di accendere il fuoco , di lavorare i metalli , lo avessero dimenticato ? Non è chi non vegga che se oggi l ' imitazione è parzialmente un danno sociale , però , cessato il disordine economico , ricomposto il genere umano in una sola famiglia ; la virtù diventerà la cosa solamente degna d ' emulazione , onde , la legge d ' imitazione diverrà legge di progresso non fonte di sperpero , giacché lo sperpero , come notava Novikow , è una delle piaghe della nostra . Se l ' imitazione non à quella importanza che il Tarde le attribuisce per rispetto al genio e alla folla , pure una grande ne à e quando si trovano a contatto due folle di valore intellettivo e psichico diverso , non è raro che l ' una eserciti sull ' altra una suggestione che , da parte della folla inferiore , si traduce in imitazione . In ogni tempo e in ogni luogo , l ' esempio n ' è così vivo e lampante che parmi , diffondendomi più oltre , perdere del tempo , epperò proseguiamo . Se le folle possono passare dallo stato di senilità a quello di giovinezza , ben possono talora ricalcare l ' opposta via , distruggendo in séle ragioni di giovinezza , così come l ' Italia , che , fino al 400 , fu quanto di più giovane era in Europa da quell ' epoca andò incontro ad una dolorosa decadenza che si prolunga in fino a noi . Sia che la mancanza d ' unità politica e l ' esuberanza di vitalità , dissipate in lotte municipali , le fossero nociute ; sia che le forze reazionarie del pensiero svoltesi dopo il concilio di Trento con l ' Inquisizione ed il Sant ' uffizio avessero ucciso ogni vita nella nostra penisola ; sia questa , sia altra ragione ( scoperta dell ' America , caduta di Costantinopoli in mano dei turchi ecc . ) è certo che una folla , la già nota borghes ia italiana , impallidì e passò alla coda del movimento civile del suo tempo , perpetuando uno stato di inferiorità , non anco superato . La Spagna portava in sé , nella mistione con gli Arabi , una sorgente di grandezza , però il fanatismo religioso ed il pregiudizio etnico prevalsero in modo da terminare l ' annientamento dell ' elemento etnico diverso che portava nel proprio grembo e così quella folla che pareva destinata ad un grande avvenire è rimasta , insieme con le sue consorelle latine , una delle ultime fattrici di civiltà e di grandezza . Ed ora conchiudiamo : esistono folle giovani e vecchie , le prime con un contenuto psichico ottimista , le seconde con un contenuto psichico pessimista ; il pessimismo d ' una folla può volgere o alla sfiducia o alla corruzione , o al neomisticismo ; la giovinezza o la senilità d ' una folla non è eterna : vi sono cause che fanno passare una folla da un ' una ad altra forma e che possono perpetuare una data condizione ; le folle giovani e vecchie possono agire fra di loro , influenzandosi a vicenda , mercé l ' imitazione ch ' è una delle forme suggestive d ' una folla sull ' altra . Le folle inferiori , però , son quasi sempre folle giovani : pare questa una contraddizione , ma , a guardarla in fondo , vi si scorge come , talora , nelle folle inferiori , si contenga una vitalità rozza , ma esuberante , la quale venuta a contatto con le qualità superiori d ' una folla senile , vale a fare d ' una folla bassa una folla giovane ed alta . Nelle folle inferiori predominano uno spirito d ' intraprendenza , di costanza , di sacrifizio che le folle alte non posseggono : una specie d ' insensibilità morale acquisita nelle vicende secolari della vita ; ora , quando queste qualità per sé stesse inferiori , vengono a contatto d ' un maggiore spirito di critica e di coltura , da questa mescolanza di qualità inferiori e superiori vengono quelle folle di esuberante giovinezza che formano , di contro alle forme senili , il più spiccato contrasto che si possa immaginare . Non dissimilmente avviene , quando un discendente d ' una razza raffinata , c he porta seco i sintomi d ' una degenerazione , quindi facile emotività , ingegno penetrante , ma non persistente , confondendo la propria esistenza con quella della razza popolana che abbia emotività tarda ma normale , ingegno forte ma poco versatile , trasmette nei figli una mirabile fusione e disseminazione di caratteri e dà nascimento al genio o all ' ingegno . I bastardi adunque sono sempre qualcosa di nuovo e di forte di mezzo alla decadenza d ' un lignaggio . Può avvenire , dunque , che una folla inferiore , nel contatto d ' una folla vecchia , ringiovanisca , elevandosi da quello stato di maturità incompleta , nella quale giaceva o dallo stato di senilità che le incombea da secoli . Se la folla giovane è ottimista , nel sentimento , nel pensiero e incline al nuovo cioè neofila , diversa è la folla senile , la quale è fortemente attaccata al vecchio : è misoneista . Il fenomeno , anzi , presenta una maggiore complessità : le folle vecchie sono le meno geniali , ma son quelle maggiormente ricche di genï . Pare che la natura si diverta a creare , in mezzo ad un popolo di nani , dei giganti . E come potrebbe non esser così , se il genio è una nevrosi , onde di mezzo ad una folla , psichicamente , inferiore , si eleva una mostruosità geniale ? La genialità nelle folle vecchie è così fatta ch ' essa à un carattere rivoltoso : cioè , di vedute lunghe , totalmente nuove , balzanti d ' un tratto e che stranamente contrastono con il vecchio contenuto della folla . Diversa è la genialità delle giovani folle , la quale à un carattere evolutivo , d ' una anticipazione minore e d ' un minore contrasto con l ' ambiente psichico che la circonda . Ma , se il genio della folla vecchia anticipa di tanto l ' avvenire , è la folla giovine che à il compito di accettarne le idee , di diffonderle , di tradurle in atto : la folla vecchia non lo comprende , è la folla giovane che , accogliendo quel tanto di pensiero geniale di mezzo ad un ambiente senile , gli dà quello che la folla dona al pensiero , cioè , completamento , diffusione , pratica attuazione . Anco , adunque , le folle per rispetto al genio e alle sue idee si differenziano fra loro , a seconda che sieno o giovani o senili . Ma , le folle son come gli uomini ; dopo compita la loro missione , declinano fino a tanto che una novella giovinezza non le baci in fronte , giacché la giovinezza è , per rispetto alla folla , come l ' onda del mare che ora carezza il lido , ed ora se ne allontana . CAPITOLO VI . PATOLOGIA DELLA FOLLA La forma patologica della folla è costituita dalla setta , la quale è una collettività limitata di numero e con manifestazioni psichiche ristrette . La psiche , sia essa individuale o sociale , à la spiccata qualità di essere permeabile : una psiche chiusa , che non senta l ' influsso del mondo circostante , non esiste : noi , in ogni ora , in ogni momento , come riceviamo dall ' ambiente esterno ossigeno e rimettiamo acido carbonico ; come introduciamo sostanze plastiche tolte a ' due regni vegetale ed animale ; così riceviamo pensieri e sentimenti e ne diamo , in cambio , degli altri , effettuando un vero scambio psichico . Or bene , questo scambio manca tra la setta e il mondo circostante , ché anzi , se la folla è un centro che sprigiona simpatie , la setta è come uno dei poli della pila che sviluppa elettricità , contraria a quella dell ' altro polo , costituito dalla rimanente società . La folla , in fine , è una formazione instabile nei suoi elementi : le unità che la compongono possono scomparire , ritornare , allontanarsene per sempre ; la setta non à questa elasticità di composizione , ed è , diceva bene il Sighele : una folla cribata e permanente * . Essa è , adunque , una forma patologica della folla e , aggiungiamo , della folla in genere , in quanto che qualunque collettività può passare dallo stato ordinario a quella di setta , al pari di ogni mare interno che può diventare lago salato . La setta , possiamo dire , fino ad un punto dato , è una malattia di crescenza ed una involuzione senile , ogni partito , ch ' è la forma più equilibrata di folla , nel suo nascere attraversa lo stato settario , lo attraversa quando è vecchio , quando la sua missione storica è compita . Quando nasce per quel contenuto economico stridente che porta nel proprio seno , per quella concezione nuova di tutto il mondo che à seco , esso sprigiona la lotta dei partiti imperanti , che altro non sono che interessi economici riconosciuti , vieta concezione del mondo , cresimata dalla opinione universale . È il momento che il partito nascente suole attraversare il periodo settario ; ma , quand o un novello partito , una società nuova trionfa , l ' antica sopravvive , in forma decrepita e settaria , per qualche tempo ancora , alla propria rovina , come uomo , colpito dalla forma senile di demenza , sopravvive ancora a sé stesso . Il cristianesimo , questo immenso partito politico – sociale , che portava nel suo grembo tutta intera una civiltà , dopo la morte di Cristo attraversò un periodo settario . La chiesa di Gerusalemme chiusa in sé stessa , timida , paurosa fu una vera e propria setta : la morte di Stefano fu l ' avvenimento che ruppe questo carattere settario , in quanto che , per essa , Paolo fu guadagnato alla causa cristiana , alla quale dette l ' universalità che i nuovi tempi le assegnavano * . Quando la religione pagana fu , mano a mano , sopraffatta dal cristianesimo , il culto dei vecchi dèi sopravvisse ancora : le città , i grandi laboratori del pensiero nuovo erano tutte intere convertite alla nuova fede , ma il paganesimo viveva ancora nei villaggi , nel pagus , donde il nome di pagano , in forma che , per la sua ristrettezza , potea dirsi settaria . Quando l ' ordine religioso – cavalleresco dei Templarii fu distrutto , pochi superstiti assunsero in Inghilterra una forma affatto settaria , dalla quale alcuni storici vogliono fare derivare la massoneria , giacché nel simbolismo di questa associazione , vivi e frequenti sono i ricordi degli infelici Templari . Quel che si è detto per il partito vale per le altre forme di folle : scuole politiche , scientifiche , religiose possono ad un momento dato , divenire sette , ma qualunque sia la natura di queste , esse rappresentano sempre una quistione economica , che n ' è come il fondo inavvertito , come la causa palese o nascosta . L ' eresia risorgente in tutto il medio – evo pare che sia ben lontana da ogni contenuto economico eppure , di sotto all ' involucro teologico e religioso , ci è sempre il demone nascosto del comunismo risorgente * . Sia , però , qualunque il carattere della setta , essa porta nel suo seno una differenziazione di funzioni ed una connessione , diventando così un vero e proprio organismo : capi e proseliti , vinti all ' idea per un ' ora o per sempre , segni , parole , linguaggio , mezzi di riconoscimento , simboli e poi sentimenti , passioni , pensiero formano la vasta , la complessa , la intensa vita d ' una setta . Il capo d ' una setta , è un vinto da un ' idea , è un passionato , un ardente , è quegli in cui la passione comune è divenuta fiamma perenne , sospiro eterno dell ' anima . Se egli un giorno fu guadagnato alla causa , guadagnerà gli altri ; sarà , come i discepoli di Cristo , pescatore di uomini . Le doti dell ' animo umano più altruiste , più disinteressate saranno il fascino dell ' animo suo ; non vivere che per un ' idea e trasfonderla in altri : ecco la pecurialità di certi animi . In un partito , essi sono le nature superiori , rivestite di eterna bontà ; in una setta , sono i capi . Però , accanto a queste nature angeliche , vi sono bene i fanatici , quelli che un odio cupo e feroce porta in alto , che , nei momenti delittuosi d ' un ' opera settaria , tengono un primato , fatto di mancanza di pietà , d ' assenza delle doti più belle dell ' animo umano : sono dei delinquenti nati come Marat ; degli ambiziosi come Robespierre ; anime mediocri , a cui lo spirito settario à dato una prevalenza , che cadrebbe nella vita normale d ' un partito . Le doti più alte e più basse dell ' animo umano possono , in dati momenti , donare un primato : lo può dare la ferocia , il sangue freddo , lo sprezzo del pericolo , il fanatismo cupo e feroce : così come la bontà , la mitezza , la rassegnazione calma e fidente : è quistione di circostanza e non di altro . I proseliti sono dei passionati come degli ambiziosi , gente guadagnata alla causa o dalla nobiltà dell ' animo o da uno squilibrio passionale o ben anco da spirito di ventura * . La parola setta richiama subito alla mente i segni , le parole misteriose ; l ' Italia è stata , per la sua oppressione politica , la terra classica delle sette : carboneria , giovane Italia , calderai ecc . son tutti fioriti da noi , tanto che qualcosa n ' è trapelato anco fuori ond ' è che , quando si parla di setta , noi pensiamo a questi mezzi di preservazione e di conservazione di contro alle persecuzioni . Segni e parole ànno lo stesso valore che , nel mondo biologico , ànno molti atti di conservazione : alcune specie animali , in fatti , assumono forme terrificanti per spaventare gli avversarii , o forme disgustose od apparenze di foglie o di tronchi o il colore del ramo sul quale vivono o del suolo sul quale abitano * ; questo vasto mimetismo non à altro valore che la conservazione della specie . Lo stesso valore di conservazione individuale ànno le funzioni psichiche , e lo dimostrò il Sergi nell ' Origine dei fenomeni psichici e la loro significazione biologica ; ebbene segni , parole , toccamenti ànno , nella setta , lo stesso valore di protezione collettiva d ' una data società in lotta con i poteri sociali e talora con lo spirito pubblico . Vedremo , in altro capitolo , come questi mezzi protettivi si allarghino nel periodo d ' una persecuzione , ch ' è il momento critico della folla . La setta possiede , del pari , il gergo : in ciò tra le associazioni prevalentemente criminali e le altre che non sono tali o lo possono essere per incidenza , la somiglianza è completa , perché il momento psicologico determinante è identico : sfuggire alla pena . La giovane Italia spediva gran quantità di scritti sotto il muso inquisitoriale dei tirannelli d ' Italia accompagnandoli con lettere , in cui ogni parola avea un significato enigmatico e con questo gergo si poterono spedire tutti quegli scritti di Mazzini , che inondavano l ' Italia , riempendo di stupore le paurose polizie : il gergo permetteva , così , un ' azione altamente protettiva . Di non dissimile valore è l ' uso di caratteri convenzionali , geroglifici ecc . , frequenti nei criminali . La setta , per la sua peculiare posizione di folla in lotta , à un ordinamento militaresco , è una piccola società ordinata in guerra contro la rimanente formazione sociale , questo dà un ' impronta che ci ricorda la costituzione militare degli stati . Essa è à detto Sighele : « una folla cribata » un ' élite , proprio come un esercito ed à di questo l ' obbedienza stretta , il segreto ripartito fra pochi a seconda della fiducia , à i propri gradi , à gli organi trasmissori , à le sue date prestabilite e fisse ; à le proprie pene per chi defeziona o tradisce ; à una criminalità collettiva ; à le insurrezioni o le barricate , à sorprese , à colpi di mano , à spie nel campo avversario e nel campo proprio , à proclami di guerra e di pace ; e , come un esercito , à , infine , le date solenni e gloriose . La setta à , di più , una sete intensa d ' ideale , un misticismo ; sia essa una setta religiosa o politica o sociale , il misticismo non manca mai . Questa gran malattia propria del popolo semitico , iniettata nel sangue ario , le accompagna e dà loro un ' aria , un contenuto speciale . Misticismo , bisogno d ' elevarsi sulle ali del sentimento sino all ' ideale ; profetismo , smania di criticare aspramente con parole di fuoco , con passione inspirata ; messianismo , bisogno di annunziare un mondo nuovo , sono doti degli uomini passionati che non si adagiano nel presente ma aspirano al futuro . Se noi oggi attribuiamo al popolo semitico tali doti , gli è perché nessun popolo le possedette e le possiede in un grado più alto , né altro mai sprigionò , per quelle doti , più larga onda di fascino e d ' incanto ; esse , però , appartengono a tutti gli animi nobili , combattuti dalle idealità , vinti dal loro miraggio e depresse e nausea te dal presente triste , senza lembo di azzurro e sprazzo di sereno . Rénan avea detto , parlando del cristianesimo , che era sorto in mezzo agli ebrei , perché quel popolo portava seco un realismo doloroso tra lo stato di lusso introdotto da Salomone e le tradizioni etniche del giusto , ma povero dell ' ebionim accetto a Dio . « Lo splendore esteriore scrive il Rénan : non era ottenuto che con eccessi d ' iniquità . La nobiltà antica , la fierezza dell ' uomo libero era perduta . Tutti eran servi , vi erano ricchi , ma vi erano poveri . La lotta eterna si apriva , l ' antica fraternità patriarcale era finita . E qual ' era il profitto netto della rivoluzione compita ? Che Gerusalemme vedeva delle parate assai brillanti , che delle migliaia di uomini gemevano nelle cave di Giudea , nelle foreste del Libano , nel fondo delle galere del mar d ' Oman per approvvisionare i bazar di Gerusalemme da trastulli da harem » . Da questo stato peculiare nasceva il profetismo . « I profeti continua Rénan : sono dei fanatici di giustizia sociale che proclamano altamente che se il mondo non è giusto val meglio che non sia * » . Da questo interno scontento è nato , in ogni tempo e in ogni luogo , la promessa messianica che dovrà rinnovellare il mondo . Scontento , insofferenza del presente , sete d ' ideale sono le note salienti degli individui come dei popoli passionati , ardenti , con tendenze altruistiche , iperestetiche le quali si accompagnano con carattere profetico e messianico . Le sette ànno appunto queste doti di misticismo , di profetismo e di messianismo ed esercitano , perciò , profonda suggestione e offrono a sé stesse , all ' anima loro , in mezzo alla lotta più cruda che le avvolge , il dittamo consolatore di quanto di divino vi è nella natura umana . Se il pensiero nella folla s ' integra e si diffonde ed il sentimento si assomma ; nella setta , che n ' è una forma patologica , il ritmo del pensiero e del sentimento si altera , giacché il primo si cristallizza ed il secondo s ' intensifica , come gas sotto il peso di migliaia d ' atmosfere . Non è più una somma di sentimento , ma una moltiplicazione , di quelle che a stento possono capire nel cuore umano , costrette a rimanere compresse , schiacciate come vapore nelle visceri d ' un monte o nella stretta ferrea d ' una enorme caldaia , donde talora , stracciando e rompendo , sprigionasi con schianto . La folla instabile o primigenia à un pensiero diffuso ; nulla vi è , invero , di concreto ; molto è allo stato di vapore , d ' inderminato , più intuizione che pensiero netto e contornato ; nel partito , il pensiero è progressivo , tutto vi si discute , il pensiero proprio come l ' altrui . I giornali , i comizï , i parlamenti , i meeting , i libri non sono che una vasta letteratura orale e scritta , nella quale , ogni giorno , il proprio e l ' altrui pensiero è vagliato , non solo dal lato astratto della dottrina , ma riguardo alla pratica della vita quotidiana . Da questo continuo lavorìo intellettuale nasce la progressività del pensiero , fatto di crescenti stratificazioni , l ' una dell ' altra più larga e più completa . Solo , quando il pensiero è completo , né contiene in sé ulteriori avanzamenti , tende ad immobilizzarsi , la discussione diventa sempre più impossibile e , a tal punto , un partito divent a una setta . Il pensiero settario à un altro lato caratteristico ed è l ' intolleranza , che nasce dall ' esser troppo imbevuto da un ' idea , dall ' averne formato il centro di tutta la vita intellettiva e dall ' averla infiammata di tutta la propria passione , congiungendo pensiero e sentimento , ad un tempo , che dominino intero il campo della psiche . Ora , nel partito il pensiero è di continuo scosso , sfiorato , agitato dal pensiero altrui : si sente che , accanto al proprio , ce n ' è un altro che ora con questo collima ora se ne differenzia ; il pensiero proprio perde , così , l ' impronta assoluta ed egoistica , giacché niente di più giova a far sentire la propria pochezza , quanto misurare sé stesso ogni giorno con gli altri . Per la setta , in vece , avviene il contrario : la si disprezza , ma non la si critica ; la si cerca schiantarla , ma non raddrizzare , se travia , e da questo disprezzo e da questo desiderio di schiantarla nasce , nell ' animo suo , quell ' odio intollerante e fanatico , che partorisce grandi dolori : avviene quel fenomeno istesso che si verifica là dove l ' ebreo è ancora perseguitato , disprezzato , maltrattato ; egli là si sente ancora ebreo , e nel disprezzo intimo per gli altri , si crede ancora il popolo eletto . Ma , dove è stato in tutto parificato agli altri cittadini , là egli à scordato la sua origine etnica , mescolando la propria razza e la propria sorte con l ' altrui * . Se la setta soffre di monodeismo , essa è del pari sofferente di eccessiva intensità unipassionale , quel che potremo dire , con un neologismo , monopatia settaria . Nella folla , il sentimento è instabile , quanto ad intensità : esse , nella forma più semplice ed indifferenziata , ànno , è vero , i grandi uragani passionali , ma dopo di questi ricompare il sereno fatto dall ' inerzia abituale , dal riposo dell ' animo dopo la tensione , che l ' à , per breve ora , sconvolta . Anche nel partito può la passione assommarsi , ma vi sono quelli che il Ferrero chiama sfiatatoi * : stampa , meeting , azione parlamentare per i quali la passione vien fuori , come vapore , per le valvole d ' una caldaia , ogni qual volta l ' interna pressione vinca . Ora , il potere sprigionare una passione , fa sì che la si bilanci anche con altre e nell ' animo resti spazio disponibile per la complessità passionale . La psiche è così fatta che à , normalmente , un flusso di pensiero e di sentimenti ; arrestarlo , fermandone uno o molti nel campo della coscienza , o affrettarne lo scorrere ed il succedere loro , costituiscono due stati patologici . Nella setta avviene appunto così : l ' animo è posseduto da un sol pensiero e da una sola passione ; le emozioni non si raccolgono intorno ai diversi centri emotivi della conservazione individuale , dell ' istint o sessuale , delle relazioni parentali e sociali , ma quest ' ultime solo prevalgono e neppure in una maniera complessa , ma semplice ed unilaterale Quanto a ' centri emotivi vedi Sergi , Psicologia per le scuole .. Epperò la setta suggestiona , di continuo , sé medesima e il mondo esterno : autosuggestione ed etorosuggestione sono due forme le quali , se son comuni all ' individuo ed alla folla , nella setta assurgono ad altezze vertiginose . E la suggestione nasce da parecchie cause . Il cuore umano à sempre un palpito generoso per chi combatte , per chi soffre e per chi spera ; pigliate un malfattore , caricatelo di catene e quello spettacolo schianterà i cuori : le sue colpe saranno dimenticate e resterà , invece vivo nell ' animo lo spettacolo presente della creatura umana che soffre , per quel fenomeno psichico che fa sì che la percezione presente sia sempre più viva della rirepresentazione , come le chiama Spencer , o meglio delle percezioni rievocate . Ora , lo spettacolo di molta gente , e spesso di gente profondamente altruista e nelle quali l ' emotività sociale s ' accompagna con l ' assenza di sentimenti e d ' interessi personali , con la purezza della vita , con una fede viva e possente , con la rassegnazione ; lo spettacolo di tale gente , in un momento di persecuzioni , di sprezzo eccita gli animi circostanti , destando la pietà viva che può ben essere la strada per la quale molti si accostano e saranno guadagn ati alla setta . Il Ferrero , tempo fa , sviluppava la così detta legge di singolarità , per la quale un uomo , differente , per qualità psichiche , da un popolo in mezzo a cui vive può imporvisi * . Il Ferrero non lo à detto , ma la legge di singolarità rientra nel fenomeno suggestivo , vero sia per l ' individuo , sia per una collettività . La setta è una singolarità psichica , essa possiede l ' altruismo in una misura che altri non à ; tra la psiche della setta e le altre , vi è una differenza quantitativa di altruismo , che vince , che assorbe , che desta l ' ammirazione . Tal ' è l ' etero – suggestione , che una setta esercita sulla folla . La suggestione che la folla esercita su sé medesima , l ' autosuggestione , dipende dalla costituzione passionale degli animi e dall ' esaltamento di questo stato . Quando un individuo crede di essere nel vero , di soffrire per una giusta causa , e per essa dimentica tutto e , d ' altra parte , gli è impedito parlarne , egli attraversa lo stato particolare detto ruminazione psicologica . Il pensiero è fisso e rivolto sulla propria psiche : se la vita non vale che per offrirla per olocausto ad un ' idea , chi è capace di questo sacrifizio è grande e tanto più per quanto più capace : nasce , adunque , un esaltamento di sé , un senso intimo di grandezza , che disprezza la folla che non intende e non vede : senso di nobile alterezza che tutti i grandi , da Gesù a Mazzini , ànno avuto e che fece dire a Gesù sul Golgota : padre , perdonali , non sanno quel che si fanno ! La setta , formata adunque di nature similmente appassionate , di gente desiosa di soffrire , d ' idealisti che sanno sprezzare la vita , di monopatici e di monoideizzati è come una campana ripiena d ' ossigeno , nella quale si è costretti a respirare e sentire inalzare la vita ad un massimo , che non può durare , senza che l ' organismo non ne resti consunto . Noi abbiamo insistito sempre sulle condizioni passionali della setta e non senza ragione : una delle conseguenze , cui queste possono condurre , è il delitto passionale : quando , in fatti , il sentimento è giunto a tal punto ch ' esso non può essere più a lungo compresso , scoppia in manifestazioni criminali contro o di sé [ forma di suicidi diretti ed indiretti ] o contro gli altri . Nulla , difatti , manca , acciò avvenga un delitto passionale : la credenza d ' essere nel vero e nel giusto ; d ' essere , a torto , perseguitati o sprezzati ; un senso di megalomania e d ' esaltamento interno ; la coscienza di credere d ' agire per gli altri ; lo spirito completo di sagrifizio . Se una cosa vi manca , è la spinta e che la dànno , talora , i delinquenti veri , i cattivi consiglieri , i provocatori che si frammischiano a ' passionali : questa strana mescolanza di passionali e delinquenti , conduce in modo inevitabile al delitto . Così è adunque : la setta , ch ' è una forma patologica della folla sorge in un ambiente di persecuzione , di scarsa civiltà , di mancante libertà , nelle ore tristi d ' un popolo e può essere talora un rifugio di quanto vi è in un popolo di non corrotto . Ma è rimedio peggiore del male , che abitua alla dissimulazione , al delitto , alla disciplina idiota , all ' idolatria della forza : essa guasta la fibra d ' un popolo onde ben diceva il Foscolo : per fare l ' Italia bisogna disfare le sette . E per disfare ci vuole istruzione e libertà , che educhino , che tolgano le intemperanze , che permettano il progressivo cammino umano , che alla setta sostituiscano il partito , scuola solenne dei popoli , fiume ampio che conduce al mare dell ' umanità . Ben possono , in regime di libertà , esservi sette , ma esse non ànno che la forma , l ' apparenza esterna , cui manca il contenuto , la suggestione , la criminalità ; sono come s imboli di sopravvivenza , che vanno mano mano scomparendo nell ' onda purificatrice del partito , che , discutendo , non congiura e che matura un avvenire migliore sempre del presente . ALTRI FENOMENI PATOLOGICI La folla selvaggia od orda , oltrecché in forma instabile e primigenia , può rivivere come una persistenza di forme , in gran parte , scomparse nel cammino dei secoli , tanto che , incontrandoci in una folla anomala , criminosa noi possiamo concepirla o come un ritorno barbarico in piena civiltà , così come l ' uomo delinquente riproduce , nel suo tipo , forme da lungo tempo oltrepassate ; o come una continuazione d ' una forma inferiore , così come l ' amphioxus lanceolatus è l ' ultimo rappresentante degli acranioti . Ma , sia come forma atavica o come persistenza d ' una forma inferiore , è meritevole di studio . Il monadismo rappresentò uno stadio normale , nel quale l ' umanità fu sospinta dal crescente numero e dal cresciuto bisogno di nutrizione ; ma , provato che sia , diventa un bisogno dello spirito , avido del nuovo e dell ' emozionante . Nei popoli selvaggi , nei quali manca la passione della vita domestica e sociale , lo stato nomade che lascia venir fuori la energia accumulata in un lungo riposo , che mette il fremito della caccia e della guerra , diventa una fonte di diletto psichico , più forte ancora del nutrimento che somministra . Una volta gustato il piacere di vagabondare , il selvaggio non lo dimentica più : diventa per lui un bisogno , fino a tanto che una novella necessità non lo renda stabile . Ma , questo che è un periodo di transizione , un momento , sia pure lungo , della vita dei popoli , in certe folle , si prolunga in modo indefinito , da potersi ben pensare che sieno prima spente che rese stabili . Altre volte , sono folle nomadi di mezzo ad una società stabile , come i pezzenti del medio – evo , come i clerici vagantes , come gli zingari moderni ; e , là dove rivive , il nomadismo si accompagna sempre con le doti sociali inferiori dell ' ozio , con la fame insaziata di impressioni nuove . Un ' attenuazione del nomadismo è certo quella che presentano gli zingari , in alcune parti del mezzogiorno d ' Italia , i quali ànno delle residenze stabili dalle quali partono e alle quali ritornano . Altre forme attenuate sono le emigrazioni interne ed esterne , nelle quali il bisogno economico e il desio d ' altri luoghi possono tanto e sono come il sostitutivo d ' una criminalità collettiva , sia ch ' esse avvengano in modo isolato , sia che piglino la forma , come nel Veneto , d ' una vera emigrazione del clan , d ' un vero isolotto , di una duna che il mare trasporta d ' una costa all ' altra . Altra forma di persistenza o di ritorno atavico è , di certo , il delitto della folla , che può essere , come per l ' individuo , o una forma congenita o una forma passionale , a seconda che o prevalga la mancanza del senso morale o i poteri di arresto sieno poco sviluppati . Né diversamente d ' una persistenza o d ' un ritorno vanno interpetrate l ' epidemie psichiche , religiose o sociali che , a momenti dati , investono , in piena modernità , lo spirito popolare e che sono come un riflesso , una eco del mondo medio – evale , che fu una lunga epidemia ora demoniaca , ora eretica , ora neuro e psicopatica , che possono vivere , ancora , non ostante la scienza che tenta penetrare tutta la vita d ' un popolo . Ma , la psicologia della folla non può dirsi compiuta , senza che si accenni al misoneismo che le folle possono ripetere come un carattere atavico , che agì molto nel tempo antico e fu una forza di conservazione della società . Quando il sentimento sociale era scarso , affidato in gran parte alla memoria , esso poté conservarsi innovandosi quanto meno si potea . Bisognò che fosse , lungamente , fissato , prima di variarlo ; d ' averne cimentato gli elementi antichi , prima di svolgerne i nuovi . La mente stessa , l ' organo pesante , non avea quella forza necessaria da poter resistere al consumo nervoso d ' un ' innovazione , la quale , poté , solo , avvenire in modo lento , ma sicuro sotto la spinta di novelle necessità . ( Paola Lombroso Critica sociale 1897 ) . Appartiene alle folle moderne il cammino celere dal vecchio al nuovo , in grazia della predisposizione dell ' animo che le rivolge all ' avvenire , che fa mantenere il passato , rammodernandolo sempre ed innovandolo . Pure , il misoneismo non è ancora scomparso e rivive talora in forma epidemica ; cosa sono , in fatti , quegli sconforti universali nella scienza , in questa fine di secolo ? cos ' è questo grido suadente il ritorno all ' antico , che pare , talora , assumere un contenuto profetico ? Compagna col misoneismo è la neofilia , che può essere , talora , semplicemente apparente , come quando ritorna , in arte , al preraffaellismo , o essere un vero atavismo , come il sogno ardente d ' un ritorno allo stato di natura , alle concezioni di società che non ànno della nostra né il vizio , né la virtù attiva ; o al superomismo di Nietzsche . Ben vi sono delle concezioni , apparentemente , ataviche , nella forma , ma con contenuto nuovo e moderno : quale il collettivismo , il divorzio , la giuria , che potrebbero sembrare il possesso comune del suolo , l ' etairismo , la primitiva giustizia barbara . ( Ferri Soc . e scienza positiva ) . Similmente presso alcuni popoli prevale la forma , religiosa , apparentemente nuova con contenuto vieto , come nella Russia , dove vivono innumerevoli sette religiose nelle quali la sembianza del nuovo è soverchiata dal risorgente contenuto mistico del primitivo cristianesimo . Connessa col misoneismo , è l ' anticipazione collettiva , la quale , al pari dell ' anticipazione individuale del genio , è sempre inconscia . Quando il genio discopre una novella teoria scientifica , si può dire che essa fu intravvista e preannunciata , in qualche proverbio , dalla genialità anonima della folla . Il detto : nil sub sole novi è vero per la genialità collettiva rispetto all ' individuale : prima di Darwin , il popolo calabrese , in un motto pornografico , assommava la lotta per l ' esistenza e per la donna ; prima d ' ogni grafologo la scrittura si chiamava carattere ; prima di Lister nella Sila le ferite si curavano con la trementina che geme dai pini ; prima che i criminologi studiassero l ' effetto criminogeno del vino , un fablieau narra che il demonio , volendo perdere un santo lo indusse a bere del vino onde il santo , briaco , sedusse la moglie d ' un mugnaio e ne uccise il marito che lo avea colto sul fallo ; prima che si parlasse della simbiosi del delitto , un altro fablieau narra d ' un astrologo c he , letto , negli astri , dover un fanciullo , fatto grande , diventare un assassino , consigliò al padre di farne un medico , onde saziare il sentimento di crudeltà in modo utile per sé e per gli altri . Questa ed altre anticipazioni geniali à la folla ; ma quando la scienza le riferma , quando le estende , essa le combatte rabbiosamente , cedendo al misoneismo che porta seco da tanti secoli . L ' anticipazione della folla si rassomiglia a quella del genio , sono ambedue incoscienti e pertengono ad uno stato d ' inferiorità psico – somatica nella folla , alla neurosi epilettoide nel genio . Il rapporto del genio con la folla implica lo studio dell ' influenza dell ' uno o dell ' altro sul cammino del progresso umano . È la collettività che à segnato la storia del mondo ? o , in vece , la civiltà umana è stata un ' imitazione di vedute d ' intelletti superiori ? i pionieri della civiltà furono le anonime folle d ' ogni tempo e d ' ogni luogo o non piuttosto Socrate o Confucio , Gesù o Maometto , Goethe o Shakespeare , Mazzini o Marx ? Fino a poco tempo fa , non si ebbe difficoltà di credere alla genialità individuale , che svela nuovi veri ed apre vie novelle ed è imitata poi dalla massa ; ma quando i rinnovati studï sociologici dettero importanza al fattore collettivo , parve che questa vieta interpretazione non dovesse essere la vera . Il dibattito si è andato rinfocolando dinanzi all ' avvenire , che promette di essere destinato ad una crescente importanza del collettivismo , non solo nel campo economico , ma intellettivo e , dinanzi a questo che pare un gran pericolo sociale , molti si son domandati ansiosamente se , per caso , l ' interpretazione diciamo così collettivista della società , non sia un errore sociologico e l ' individualismo non debba essere ancora la gran via maestra dell ' avvenire . Il Tarde parve avesse risoluto la quistione eriggendo , con splendore di forma e di ingegno , la teoria dell ' imitazione sociale e lo stesso fatto che , talora , il genio rimane incompreso , pare ribadisca la dottrina della suggestione del genio isolato sulla collettività . Ma , guardando bene la quistione , noi troviamo che il genio piglia dalla collettività l ' impronta psico – somatica : così Heine è genio ebreo , Leonardo da Vinci genio latino , onde a torto separiamo il genio dalla collettività dov ' è nato , giacché esso è come uno specchio che fa convergere i raggi in un foco , è come un monte che riflette le onde sonore e ci dà l ' eco . Ma , anco quando fra collettività e genio non vi sia similarità ; quando il genio è una singolarità psichica , onde riesce a sovrapporsi alla collettività in mezzo a cui vive , pure quel genio che esercita un ' azione di suggestione così viva , non è tale , se non per il contrasto psichico della folla in mezzo cui vive . Le sue doti s ' innalzano , perché quelle delle persone che lo circondano , sono troppo diverse dalle sue ; perché , fra lui e l ' ambiente sociale , si è come impegnata una lotta che lo sublima e l ' innalza e quando la collettività lo imita , assimila quelle virtù o quegli esempi ch ' essa à sprigionato nel contatto con una singolarità psichica , così diversa dalla sua . Però , tra genio e folla esiste ben altro rapporto . Io credo che vi siano due forme di genialità una completa che sorge nelle folle giovani e dove la statica e la dinamica psichica sono alte e ch ' è fatta da uno sviluppo armonico e vertiginoso insieme , delle doti dell ' animo ; l ' altra incompleta ed è una neurosi che si svolge di preferenza nelle folle senili , nelle quali la statica e la dinamica psichica sono poco evolute . Il genio , inoltre , non è che una forza di riserva della collettività : quando questa è troppo in basso , quando lavora poco col cervello , quando il suo egoismo prevale , essa dà dal proprio seno la genialità e l ' altruismo individuale . È un pensiero , è un sentimento di compenso che crea : pare che il pensiero soffocato , il sentimento represso si sprigionino di tanto in tanto come il getto d ' un vulcano che s ' innalzi sino alle stelle . Epperò , il genio vive fra certi climi storici , e si eleva talora dal basso , o discende , tal altro , dall ' alto : è talora plebeo , talora aristocratico ; cioè , proviene da quelle due classi che più risentono la degenerazione e la senilità della razza . Conchiudiamo : il genio sorge dalla folla , assommandone la psiche , oppure da questa riceve il contrasto per il quale sprigiona scintille e s ' innalza ; la folla percorre , con le sue anticipazioni , il genio , ma quando questo le svolge e ne trae le conclusioni , essa le avversa constringendolo a novelle meditazioni e integrazioni , e quando tale lavoro di svolgimento dottrinale è compiuto , la folla stessa , vinto il proprio misoneismo , ne diffonde le nuove dottrine . Il genio è , in fine , come una forza di riserva e di compenso della folla bassa e poco evoluta ; ma , quando la folla s ' innalza , l ' azione individuale del genio si esaurisce : alla genialità individuale succede la collettiva . Noi ritorniamo , per legge di regresso apparente , di nuovo alla folla : nei tempi antichi fu la folla indifferenziata che formò la civiltà ; poi successe la genialità individuale che , come grande fiaccola , come colonna di fuoco si trasse dietro la folla ; ed ora questa , differenziata , evoluta , integrata crea le nuove civiltà e matura l ' avvenire , che rompe da più punti come immenso fascio di luce che abbacina e seduce come in una visione di sogno . CAPITOLO VII . MOMENTI DI CRISI Le folle , come gli organismi , ànno i loro momenti di crisi . Vi è una crisi fisiologica dell ' organismo umano , la crisi della pubertà , quando il fanciullo che fino a ieri giocò con le sue compagne di scuola ; la fanciulla che non sentì nulla , stando in mezzo a ' paffutelli compagni dell ' età sua , provano un sentimento nuovo e strano che li tormenta , li martoria , un bisogno segreto d ' isolarsi , dei turbamenti inusitati , un senso come di sconforto e di pianto . È il dio ignoto che s ' annunzia in mezzo ad una tempesta di sentimenti sconosciuti , di paurosi turbamenti , di sogni deliziosi , di vergogne non mai provate e , alla innocenza infantile , succede la pudica pubertà : è la gran crisi fisiologica , così varia , così complessa , che si prova , ma non si descrive : nel fanciullo è nato l ' uomo ; nella fanciulla , la donna : son tempi quelli in cui i giorni contano per mesi ed i mesi per anni : è il dio d ' amore , che parla in mezzo allo scrosciar della tempesta ed al lampeggiare dei tuoni . Accanto alla grande crisi fisiologica della pubertà che scuote e trasforma l ' organismo ; accanto e dopo questa , cominciano , per taluni , le grandi crisi morali , dalle quali si esce o rifatto o sconfitto . Dolori intensi che non si rimarginano mai e lasciano sulla fronte delle rughe profonde come solchi ; pensieri affannosi come una tempesta in mezzo alla sconfinata maestà dell ' oceano ; prove terribili , quali mai genio satanico seppe immaginare , possono attendere questo organismo umano così fragile , che ogni nonnulla può guastare , sconvolgere , annientare : son le grandi crisi morali dalle quali o si esce invulnerabile o si esce vinto , dimesso per sempre . In questi momenti , la natura umana sprigiona una riserva immensa di forze morali , tenute in serbo , della quale mai ci eravamo accorti né avremmo saputo se quell ' occasione , quel fatto non l ' avesse sprigionato , come una macchina elettrica sulle cui punte si è accumulata gran forza di elettricità , che aspetti un tocco , un avvicinamento per scattare in scintille , rumorosamente . L ' organismo umano è pieno di queste forze di riserva e di compenso : quando una valvola cardiaca è ammalata , il resto del cuore si ipertrofizza ; quando un polmone non respira , l ' altro annienta la sua funzionalità : simigliantemente nelle forti crisi morali , dal fondo dell ' animo umano , da ' centri psichici , si sviluppa una forza , che non sapevamo di possedere , ma che pure portavamo , da lungo tempo , latente in noi stessi . Le collettività àn di queste grandi crisi morali così come le hanno gli individui : quando , per una guerra sfortunata , il territorio nazionale è invaso ; l ' esercito distrutto ; migliaia di famiglie saccheggiate , depredate , uccise e il cavallo straniero scalpita sul lastricato delle città ; un popolo , messo in questo acre cimento , subisce di quelle crisi morali che durano un pezzo a cancellarsi e nelle quali sprigiona tutte le sue energie : sorgono i grandi uomini ignorati , i propositi forti e , conseguenza del surmenage psico – intellettuale , crescono i suicidi , i crimini oltre una diminuita operosità che si riflette anco nell ' opera dell ' ingegno . Ci è adunque qualche cosa che si è infranta , che si è spezzata nella psiche d ' un popolo , in quelle tristi ore di crisi . Vi son popoli che trovano in sé stessi la forza necessaria per rifarsi , ma vi sono di quelli che restano per semp re abbattuti , depressi , storditi come uomo dopo accessi epilettici ravvicinati , che lascino annebbiata la mente . La folla , formazione sociale , à anch ' essa i suoi momenti di crisi ; per citarne una avvenuta al principio del nostro secolo , bisogna ricordare al lettore lo sconforto , lo strazio che colpì la classe lavoratrice d ' Inghilterra , al momento che venne introdotta la macchina , quale la ci descrissero e Marx ed Engels * e la si trova consacrata nelle inchieste che il governo inglese , a più riprese , fece eseguire nelle fabbriche . Una delle crisi peculiari d ' una folla è la persecuzione , momento eminentemente drammatico . Studiarlo per rispetto al partito , ch ' è della folla la forma più equilibrata , è come guardarlo in modo completo ed esauriente ; del resto , nel capitolo sulla setta , abbiamo accennato a questo fenomeno similare , appunto perché , se , per il partito , la persecuzione è un momento transitorio , per la setta costituisce il modo ordinario di vita . Come sorge , adunque , la persecuzione ? La persecuzione è un fenomeno acuto della vita , rampollante da due leggi che dominano le formazioni sociali e che estendono la loro influenza anco più lungi . Non già che essa possa essere giustificata , o che , per triste fatalità , debba prolungarsi , per sempre , nell ' avvenire : ché anzi , è un fenomeno che subisce continue attenuazioni : dagli schiavi fatti a pezzi e messi lungo la via Appia e dai tempi ne ' quali gli eretici venivano bruciati vivi , fino a ' giorni nostri , nei quali le nazioni più civili , per es . d ' Inghiltera e la Svizzera , non conoscono più persecuzioni , il cammino percorso è rassicurante e tale che , per quella imitazione dei popoli superiori da parte de ' popoli inferiori , promette che nei secoli venturi la persecuzione rimanga triste ricordo dell ' umanità , nelle spine e nelle ritorte che ne accompagnarono il suo fatale cammino . Tutta la vita , adunque , è regolata da queste due leggi di progresso e di regresso : nel dominio della meccanica celeste , i corpi roteanti sono affatigati da una legge d ' attrazione e di ripulsione e dalla combinazione di queste due forze vengono fuori le orbite e le traiettorie dei pianeti . In biologia la vita è affatigata , anch ' essa , dalla legge di eredità e di variabilità , onde da una parte le forme tendono trasmettersi così quali sono , immutate , d ' altra parte , l ' ambiente organico ed inorganico tende di continuo a modificarle e , dal contrasto di queste due forze operanti , nasce la complessa varietà organica , lentamente modificantesi per lungo spazio di tempo fino ad assurgere a forme novelle * . Nel mondo sociale operano queste due tendenze di conservazione e di variazione : non appena l ' orda poté differenziarsi , si disegnarono le due tendenze che tentano equilibrarsi con la preponderanza ora dell ' una ora dell ' altra , onde un secolo sembra più progressivo un altro meno , una era di immobilità sociale , un ' altra continuatamante mobile ed ascendente . Eppure avvertite o no le due leggi operano sempre e si compongono in modo che la storia del mondo , tranne certi momenti di regresso , è come un ghiacciaio che si prolunghi indefinitamente per la vallea dei secoli . Fino a pochi anni fa , il moto progressivo della storia era concepito in maniera idealistica : l ' idea moveva gli uomini ; ma gli ultimi anni con i quali si era chiuso il vecchio secolo e le vicende del nuovo doveano rompere il velo dell ' idealità , la storia apriva il proprio seno , disvelandolo , mostrando le leggi del suo progresso , riposanti nella materialità della storia , nel prosaico soddisfacimento del bisogno economico . L ' aspetto idealistico del mondo era , dunque , una superstruttura , era come il drappo che ricopre la statua , dandole parvenza di persona viva . Il gran motore era trovato : due forme antitetiche di produzione intorno a cui si formano , come incrostazioni calcaree , due concezioni diverse del mondo , due morali , due leggi differenti , due sentimenti religiosi diversi , e poi due letterature , due arti ecc . ; in somma due sistemi economici diversi , intorno a cui rampollano due civiltà differenti : questo , sempre e dovunque , il quadro , lo sfondo della storia . Di questa condizione di fatti la persecuzione è un elemento , del quale lo scienziato deve tener conto , giudicandolo come cosa che , se per il progresso dei tempi dovrà scomparire , nondimeno è spiegabile quando si pensi all ' innato misoneismo dell ' uomo e all ' egoismo primitivo : se un movimento ci nuoce o pare tale , come non sveglierà nella bestia umana , l ' egoismo più feroce ? se la mente è vissuta lungamente nell ' ambito di certe idee , come potrà spogliarsene ? Pertiene proprio alla civiltà il compito di accrescere l ' altruismo , di educare l ' uomo alla sottomissione continua di sé all ' interesse della specie , di abituare i cervelli non all ' esclusivismo d ' una idea , ma alla progressione crescente del sapere umano , per il quale l ' uomo moderno è così diverso dall ' antico e sarà più diverso ancora dall ' uomo futuro . Anche qui , nel contenuto d ' una teoria perseguitata , vi è una differenza tra le varie forme di folla , giacché , mentre nel partito , che è la forma più equilibrata di folla , il contenuto della teoria perseguitata è quasi sempre progressivo e nuovo ; nelle folle primigenie , esso è regressivo , atavico , misoneistico : il trionfo dell ' uno non può non giovare , accrescendo una quantità maggiore di benessere , che si espande su di un numero crescente di gente : il trionfo dell ' altro , in vece , importerebbe un danno , un ritorno a condizioni sorpassate di vita . Il medio – evo , per esempio , ebbe una folla di eresie diffuse nei bassi strati popolari , le quali , sotto l ' involucro religioso , conteneano dei principii comunistici , di quel comunismo indifferenziato , che era , certo , un regresso sullo stato industriale e borghese nascente nel medio – evo . Ora , se quel comunismo cieco degli anabattisti e di altre sette religiose fosse potuto prevalere , sarebbe stato gran danno per quel regime borghese che , all ' ombra del maniero , cominciava a formarsi e che iniziò la sua lotta contro la feudalità come movimento religioso con la Riforma ; ma , di sotto al libero esame , vi era ben altro : vi erano le libertà di commercio , d ' industria , di viaggi senza pedatici , l ' abolizione delle associazioni di mestieri , che trionfarono di poi con la rivoluzione francese . La borghesia nascente , credendo di combattere per una quistione religiosa , combatteva per una quistione economica : era la lotta del borgo contro il castello feudale * . Altra differenza ancora è che le dottrine perseguitate , che pertengono alla folla indifferenziata , son prive d ' un contenuto scientifico ; quelle che pertengono ad un partito ànno , in vece , un contenuto che è sempre scientifico , in modo conscio o inconscio non importa . Nell ' antichità vi furono due movimenti fortemente perseguitati : il movimento servile e il cristianesimo ; ma quanta differenza fra essi ! Il movimento servile era una ribellione ai trattamenti inumani d ' un popolo crudele e guerriero , quali erano i Romani , e diretto ad un solo scopo : di liberare sé stessi da tale giogo , pertanto la schiavitù rimaneva ancora istituzione sacra . Le guerre servili furono lotte che né illuminò una dottrina scientifica , né una fede sociale : furono , invece , rivolte incoscienti , affogate nel sangue ; né quei poveri combattenti furono mai baciati in fronte dalla gloria o dal compianto . Il cristianesimo , in vece , fu movimento anch ' esso politico – sociale , senza un contenuto scientifico determinato : anzi fu , sul principio e per molto tempo ancora , un movimento antiscientifico ed incosciente , movimento diretto a distruggere tutto il mondo pagano , a rivoluzionarlo dalle basi economiche sino alle manifestazioni più ideali dell ' arte e della letteratura : ma , di sotto a questa religione di schiavi , covava una novella civiltà . Il mondo pagano cadeva ebbro di sangue e di orgie : la parte più nobile e più ricca viveva nelle forme più pervertitamente sensuali ; le finanze pubbliche erano divorate da vampiri ; la religione morta ; la filosofia decaduta ; i barbari invadeano l ' impero e la folla briaca correva al circo , e le terre rimanevano incolte : il mondo cristiano , con la sua rinuncia al lusso , con il disprezzo della carne , con l ' odio alle scienze ed all ' arte , con la promessa d ' una eterna finale giustizia , rappresentava una reazione ed una negazione , che se oggi può sembrare a noi dannosa , per quei tempi , dovea essere infinitamente salutare . Quando la vita del corpo , nella forma più turpe , travolgeva l ' animo , era d ' uopo affermare di contro la vita dello spirito , nel suo più esagerato ascetismo . A molti scrittori moderni pare che il cristianesimo , con le sue promesse dell ' altra vita , sia stato un movimento addormentatore degli spiriti e lo paragonano alle ingiunzioni quietistiche della religione cattolica . Lo sbaglio è grave e dipende dal non tener conto del clima storico , in cui si svolgeva il cristianesimo : esso s ' indirizzava a persone tenute come cose , a ' quali e religione e scienza negavano ogni carattere umano , e contro cui era lecito ogni tortura ed ogni crudeltà : ora , avere a costoro detto che gli uomini non avrebbero chiusi gli occhi , senza veder molte cose , dovette esercitare un impulso tale che noi oggi , male possiamo comprendere , se non pensando che era la prima parola d ' uguaglianza dopo quella di Budda e degli stoici detta in terra , sia pure , con accompimento nell ' altra vita . Il movimento cristiano fu , adunque , per il suo immenso valore morale , un vero movimento innovatore e progressivo , che portava nelle sue pieghe il destino dell ' umanità . Un ' altra differenza tra ' movimenti perseguitati nelle folle sta nel metodo , quello che oggi si dice tattica , che nelle forme inferiori di folle è rivoltoso , nelle superiori , progressivo : ora i due metodi sono di natura antiteci , cioè l ' uno è , perfettamente , rispondente al concetto scientifico delle formazioni storico – sociali ; l ' altro , no . Se noi interroghiamo la scienza , sul modo come la terra si è venuta formando , essa ci risponderà che , per trasformazioni lente ma continue , dalla nebulosa si sono distaccati i mondi più lontani : poi , dalla terra si è staccata la luna ; poi la terra si è raffreddata , passando dalla vita astrale alla vita planetaria e poi le acque si son precipitate e lentamente la prima vita amorfa è sbocciata nel mare . Ma , da quel plasma amorfo fino all ' uomo , fino all ' altezze della sua psiche , quale e quanto lento cammino ! e , durante l ' evoluzione sociale , dall ' età boleolitica fino al limitare della storia e poi lungo il cammino storico , che lente vicende ! Parimenti di variazioni lente , ma continue e sempre più accelerantisi , è fatto il cammino storico – sociale ! Ora , credere che una civiltà , ch ' è una vasta formazione storica , possa mutarsi in un momento , è errore , la cui azione può rassomigliarsi a ' movimenti violenti , che modificano poco o nulla la crostra terrestre ; laddove il partito si ravvicina , per il metodo , a ' movimenti lenti ma continui del suolo , che pur son capaci di modificazioni ben più profonde e durature . Riassumendoci , adunque , diciamo : il mondo sociale è dominato da una legge di progresso e di regresso , la quale genera la persecuzione ; in fondo ad ogni persecuzione ci è un contenuto economico ; le idee perseguitate ànno un contenuto progressivo ed un altro regressivo ; metodo per raggiungere , per conseguire un ideale , ora è una lenta ma continua elaborazione del presente verso il futuro , metodo evolutivo e scientifico ; ora una rapida elaborazione che talora a nulla giova , metodo antiscientifico e rivoltoso . Un ' ultima osservazione ed entriamo nella psicologia della persecuzione . Noi abbiamo detto come la società differenziata in classi pòrti seco una stratificazione degli stati percorsi , giacché le classi inferiori son i detriti delle forme anteriori percorse dalla società . Questo fenomeno rimane anche nei movimenti , in apparenza , novatori . Di fatti , ogni evo ebbe una sua speciale forma di novazione e di questioni : l ' evo antico ebbe , sebbene molto imperfettamente , novazioni economico – sociali : tal ' è il valore delle lotte plebee a Roma contro il patriziato , tali sono le guerre servili ; il medio evo , a cominciare dal cristianesimo , ebbe forme apparenti di novazione religiosa ; ebbene , queste forme coesistono nei diversi strati sociali dell ' età nostra , le nostre plebi o si rivoltano brutalmente incendiando , uccidendo , incrudelendo e ripetono le insurrezioni servili ; o ànno movimenti religiosi , in fondo comunistici , come fu , pochi anni fa , il lazzarettismo , ed allora ripeton o il carattere religioso di novazione . Sicché , solo in alto , nella forma più completa di folla , nel partito , esistono vere novazioni ; nelle altre sono atavismi , apparentemente , novatori , in fondo de ' quali esiste , e noi lo dicemmo , una quistione economica . Ed ora entriamo in tema di psicologia collettiva , avvertendo che la persecuzione , potendo colpire tanto il partito come la setta , à dei caratteri comuni , similari , dei quali , in altro capitolo , dicemmo . Il capo d ' un partito , noi dicemmo , è un conquistato e poi aggiungemmo che se , talora , egli eccelle per qualità superiori , che ne fanno di lui o il genio o l ' apostolo , eccelle , talaltra , per qualità negative inferiori di ambizione , di crudeltà : come eccelse un Marat , un Danton , un Robespierre . Tale legge che suol essere vera per la setta , non vale o vale meno , per il partito : nella setta si raccolgono dei passionali squilibrati ; nel partito , in vece , si raccolgono quanta gente di sentimento squisito e di sviluppato altruismo , di mente aperta conti la folla , ond ' è che il partito è folla equilibrata . L ' equilibrio di mente e di cuore che può costituire la prerogativa delle sette che passeranno in partito , è la dote necessaria d ' un partito , che accoglie l ' aspirazione più alta e solenne d ' un dato momento storico . Il cristianesimo fu quanto di progressivo vi poté essere , sul cadere dell ' Impero romano e fu un partito : partito furon quei che compirono la rivoluzione italiana ; partito fu il chartismo in Inghilterra : ne viene , adunque , da ciò che i capi d ' un partito sono , prevalentemente , normali ed equilibrati , così come i capi delle sette possono essere , prevalentemente , degli squilibrati o dei criminali . Equilibrati , però , ma diversi per impronta psichica sono i capi d ' un partito : Cristo e Mazzini e Marx son tre capi , son tre genii , diversissimi fra di loro . Carlo Marx è un capo , quale può fiorire in un secolo di critica , di studio e in mezzo ad un partito fortemente scientifico . Ecco come l ' Aveling ne scrivea sul Devenir social : « Marx era uno spirito universale , comprendeva tutte le lingue di Europa ; scriveva e parlava alla perfezione l ' inglese , il francese , il tedesco . La conoscenza che aveva della letteratura d ' ogni paese era immensa . Tutte le forme dell ' arte gli piaceano , tutte le scienze gli erano familiari : egli aveva approfondite tutte le opere di Darwin ; lasciò libriccini di note sulla chimica , per riposarsi si occupava di scienze matematiche , nelle quali ebbe a fare delle scoperte . Marx non era solo un filosofo , ma un uomo d ' azione ecc . » In questi righi è ritratto , con mirabile chiarezza , l ' uomo che , d opo avere inspirato per tanto tempo l ' Internazionale , scompariva , per un tratto , dal teatro della storia per donare al proletariato la più forte opera di critica dell ' economia capitalistica . Mazzini rappresenta il capo d ' una setta politica che ebbe molto del partito . Mente equilibrata e colta , quale la si rivela non solo nei suoi libri , pieni d ' un incanto solenne e profondo , nelle varie e fortunose vicende di sua vita , ma ancora nelle linee del viso : nella fronte alta e larga , eternamente pensierosa , nella faccia regolare , negli occhi , sereni e profondi , sacrati eternamente all ' idea fin da quando era giovinetto a Genova , in sino al letto di morte . Quest ' uomo che vince l ' amore per una madre tenerissima ; che porta un lutto eterno per la patria , sacrificandole ricchezze ed onori : che mena per tanti anni vita d ' apostolo e di anacoreta , prorompente in un linguaggio mistico che domina , come onda sacra , tutti i suoi scritti ; quest ' uomo che à momenti di sconforto nei quali si isola dal mondo , per colare quei dolori che il volgo non comprende ; quest ' uomo siffatto è tipo di apostolo e di profeta , di genio e di martire ; di sognatore e d ' uomo di partito ; è l ' ultimo settario e per tempo il primo grande uomo di partito che sorga in Italia , con vedute vaste ed originali , con comprensività moderna . In lui le note belle del settario e dell ' uomo di partito , mirabilmente , si fondono e dànno l ' originalità dell ' impronta . Gesù è , anch ' esso , un capo partito , solennemente , mistico . Il ritratto che ne lasciò Lentulo forse non è vero : forse Gesù non ebbe né gli occhi a mandorla , né la barba a pizzo , né i capelli descriminati sulla fronte , né taglia elegante e piena di fascino : forse egli non fu così , ma è certo che l ' immaginazione degli artisti cristiani e delle folle credenti non poté concepirlo in maniera , più fortemente , suggestiva e tale quale sembra balzare del racconto che di lui ci ànno lasciato gli evangeli . Un uomo che poteva trascinare le turbe , suggestionandole ; che poté guarire nevrosi in mezzo ad un popolo neuropatico ; che poté amare i fanciulli , vinto dalla bontà innocente e che seppe spargere tanta onda di pietà e di perdono contro peccatrici ed adultere ; e poi dettare le leggi più vere della morale sotto forme di apologhi , di discorsi idillici ; ch e sentì forte la minaccia degli interessi offesi soffiargli d ' intorno ; che ebbe ore di raccoglimento interno , fatto di sconforto e nel quale la coscienza del proprio sacrifizio trionfò sul frale umano ; ed infiammò sé di sacro sdegno e tuonò contro sacerdoti e farisei ; che credette , portare in sé una missione divina inspirandovisi fino agli stanti ultimi di sua vita ; che poté tanto sui destini dell ' umanità ; dovette essere un tipo di genio , prevalentemente , mistico , circonfuso d ' un idealismo che non conosce tramonto . Accanto a questi tre tipi si accolgono i tipi pazzeschi e paranoici Baba , Maometto , Lazzaretti ecc . , nei quali prevalgono le note degenerative sulle geniali . Parlando dei proseliti settarii , noi dicemmo come , spesso , vi si raccolga una folla di criminali o di delinquenti passionali : nel partito , in vece , e in tempi normali , non è così : il partito è il terreno nel quale il delinquente non vive , perché vi mancano l ' emozioni criminose ed abbondano , in loro vece , i metodi normali di discussione e diffusione di idee ; pure , nei momenti di persecuzione , possono bene accorrervi dei passionali , della gente che à bisogno di soffrire per la giustizia , di custodire un alto ideale , di trovare un fine alla vita , per il quale val bene che si combatta e si soffra : di testimoniare di lui come dicevano con linguaggio mistico , i primi cristiani . Avviene , così , adunque che le persecuzioni approdano quasi sempre ad un fine completamente opposto : voleano distruggere un movimento e lo fecondano , voleano abbatterlo e lo sublimano . Questo è quanto noi potremo chiam are suggestione della persecuzione e ch ' è fatta dalla gente passionata , guadagnata alla causa e della quale gente le virtù si elevano , l ' animo si nobilita . Parliamo della gente guadagnata alla causa d ' un partito dalla persecuzione , la quale diventa , così , l ' arma più efficace di propaganda e diffusione d ' idee . Tal ' è , difatti , lo scopo e la natura d ' un partito : diffondere un pensiero : questa che , è in vero , tendenza della natura umana , diventa , ancora più , caratteristica d ' un partito . La persecuzione diventa arma di diffusione e di redenzione morale , nei suoi effetti : ammesso , come vero che , sul cadere dell ' impero romano , il cristianesimo portava in sé la tendenza novatrice e i fili intorno a cui si dovea intessere poi , per tanti secoli , una civiltà nuova , quegli che non vi credeano ancora , sia che fossero schivi di occuparsene o viventi del mondo vecchio che tramontava , doveano giacere in una condizione d ' inferiorità morale : vinti dal male che un ambiente sociale creava loro attorno , non sentivano la speranza vivificatrice del futuro . Così come , lo stato triste ch e travaglia noi in questa fine di secolo , dipende da una civiltà cadente che ci avvolge e molti ànno provato quale sollievo morale , quale forza di combattimento della virtù contro il vizio allettatore , metta nell ' animo la nuova fede umana che , per estensione e per intensità , val bene oggi il cristianesimo di altri tempi . Ora , far giungere a tanta gente scettica od indifferente , una novella idea e nella forma più suggestiva , nella forma più pietosa , e più improntata della grandezza umana ; questo è il valore di redenzione degli animi che può la persecuzione assumere . E i guadagnati non tardano a venire : le donne , di solito così timide , ma ancora così impressionabili , accorrono , portandovi tutto il conforto della loro natura muliebre , tutto il disinteresse , di cui la femina è capace in imprese delle quali l ' onore deve spettare all ' uomo ; tutto il potere di sagrifizio che si rivela negli umili servigi o in quelli più delicati , nei quali essa , per la percezione maggiore di certi fatti che sfuggono all ' uomo , riesce meglio . Chi legge la Russia sotterranea di Stepniak , vede quale parte , nel movimento nichilista , ànno le donne : recapitare lettere , diffondere giornali , nascondere perseguitati , avvisare la gente in pericolo sono un lavoro delicato loro affidato : essere coinvolte nelle cospirazioni , non smentirsi in momenti solenni : è il lavoro eroico . La prima persecuzione dei cristiani avveniva il 30 dopo Cristo per opera di Nerone , ma i cristiani ne uscivane rafforzati . Plinio parlando di loro dice ch ' erano « moltitudo ingens » ed aggiunge che vi erano gente d ' ogni età e d ' ogni sesso . Tale era la suggestione che la persecuzione avea esercitato e in tempi nei quali i fatti e l ' opinione pubblica tardavano a diffondersi . Ma chi voglia avere un saggio del modo come si diffonda il racconto delle persecuzioni , fuori d ' una data nazione o d ' un dato paese dove avvengono , deve riportarsi a ' tempi del Borbone , nel Napoletano , quando l ' Inghilterra rimaneva scossa dal racconto dei profughi intorno quel sistema di terrore detto « negazione di Dio » e chi sa fino a qual punto quella suggestione passionata gravò sui destini d ' Italia ! Ma , per capire ancora più il valore delle persecuzioni dal punto di vista suggestivo , basta leggere l ' intuizione sicura dell ' arte che ne ebbe il De Amicis , visitando le Alpi valdesi : il raccoglimento nella chiesa detta della tana , le prediche sotto i castani , le preghiere prima della battaglia , dinanzi agli uomini armati ed in ginocchio e alle donne salmodianti con i bambini strette alle gonne , nella solennità di quei momenti sacri a Dio , prima d ' andare alla morte , mentre le scolte vegliavano se si appressasse il nemico : questo momento di auto – suggestione è mirabilmente colto e rappresentato dall ' artista con tocco vivo e possente . Ma la suggestione può giungere più oltre fino a costituire una vera apologia del martirio e arrivare fino al fetecismo . È noto che i primi nichilisti non quelli del terrore , ma quegli che si diffusero nel popolo , lavorando e predicando , tipi veramente mistici che ci ricordano i primi cristiani , pieni di fede , di sacrifizio e di rassegnazione ; quei primi nichilisti furono detti i santi dal pubblico che assistette al processo ; i primi cristiani baciavano le cicatrici delle ferite inferte nelle persecuzioni , raccoglievano gli avanzi dei martiri e d ' allora cominciò quel vasto martirologio che si è prolungato nei secoli . Il feticismo , così naturale all ' uomo , può assumere forme enormemente alte e vertiginose , quando vi soffi dentro un sentimento vivo e suggestivo . Quando Spartaco era caduto , i pochi superstiti tenevano a loro onore aver combattuto con lui : cum Spartaco pugnavimus * ! Intimamente connessa con la suggestione è la insensibilità fisica nei tormenti : i criminali posseggono tale insensibilità di natura fisiologica : i suggestionati ànno la stessa insensibilità , ma di natura psicologica : è un potere d ' arresto che esercita la passione veemente in certi momenti : Lattanzio così scriveva : « i nostri ( cioè i cristiani ) uomini , fanciulli , donnicciuole , tacendo vincono i loro tormentatori , né il fuoco stesso può strappare ad essi un gemito : il sesso debole , la fragile età soffrono d ' essere sbramati a membro a membro ecc . * » E scrive Rénan « nell ' eccidio dei Babi in Persia si videro persone che appartenevano alla setta andare a denunziarsi da sé , per essere uniti a ' pazienti . È tanto dolce all ' uomo soffrire per qualche cosa , che in molti casi l ' attrattiva del martirio basta per far credere . Un discepolo che fu compagno nel supplizio al Bab , sospeso al suo fianco , aspettando la morte , avea in bocca soltanto queste parole : Maestro , siete contento di me ? * » A tale ordine di fatti ed a tale stato d ' animo si appartiene quella serenità che sconvolge il carnefice e che fece dire a Giordano Bruno , dinanzi a ' suoi giudici : tremate più voi nel leggermi la sentenza , che io nell ' udirla ! Quando per le vie di Parigi ferveva la folla criminale nei terribili giorni di Settembre , i nobili , chiusi in carcere , cui giungeva da lungi l ' eco della carneficina , mostrarono una serenità di animo sorprendente : si strinsero , in quei giorni , delle amicizie piene ed intime , s ' intrecciarono amori , si fecero giuochi : quella gente si disponeva a morire con la più alta serenità , come è fama di Socrate e degli antichi filosofi * . E che l ' altruismo si esalti viene provato dal fatto che pare a ciascuno la vita non valga se non può buttarla per altri . Quando le persecuzioni dei cristiani dilagavano in Roma e i corpi mutilati giaceano per terra , di notte i fossarï uscivano a raccoglierne gli avanzi , per conservarli nelle catacombe , così come , in mezzo al furore d ' una guerra , anime pietose raccolgono i feriti . E su quelle tombe quali e quante iscrizioni : dolcissimo , carissimo , risorgi in pace , vivrai in Cristo : in queste parole ci è tutta la affettività che si sprigiona dal cuore umano , nei momenti solenni del pericolo : se la natura crea dei mostri , si compiace contrapporre degli angeli , onde ben diceva Rénan : la race des enfants de dieu est éternelle . Nasce da tutti questi fatti la coscienza della propria superiorità morale : l ' uomo s ' innalza in quella sfera , nella quale egli vede piccini dinanzi a sé uomini e cose : non ci è , all ' infuori del suo ideale , cosa alcuna di nobile e di elevato e non è lui uno di quelli che porta nell ' animo tale sacro deposito ? e non costituisce esso la sola , la grande , l ' immortale gloria dell ' uomo ? È sentimento codesto di leggittimo orgoglio che nobilita , che innalza , che sublima e che fece dire a Gesù : « essi non sanno quel che si fanno » , parole nelle quali si racchiude gran parte dell ' intimo sentimento di chi è perseguitato , parole d ' una profondità mirabile ! Possono , in tale condizione d ' animo , i biasimi divenir lode e colui che n ' è bollato , ostentarli con una crudezza , con un certo cinismo , che può dolere , quando non si penetri nel pensiero occulto che muove . Cristiani fu titolo di spregio e così chiamaronsi i seguaci di Gesù ; la croce era il segno del delitto e diventò il segno supremo col quale si affrontò la morte , il segno che dovea dar coraggio nel martirio , ardire nel tormento . E voci e parole e segni ed appellativi possono assumere un alto significato morale , contenere un mondo affettivo inconcepito ed inconcepibile : così , presso i Cristiani , la croce era segno di riconoscimento , il pesce era simbolo di Gesù salvatore , l ' a e la o rappresentavano tutta una dottrina ideologica ed una speranza , l ' agnello una promessa . Noi ci troviamo , adunque , in un mondo psichico diverso , nel quale tutte le facoltà più ideali , più altruistiche s ' innalzano , mentre l ' io scompare e in questo è tutta la psicologia collettiva della persecuzione . Accennammo come , nei settarii , vi sia un spirito di profetismo e di messianismo o , in altri termini , un bisogno di inveire contro i tempi e di predire sventure , fuori delle quali apparisca il sereno . Tali stati dell ' animo sono proprï di chi è insofferente del presente ed anela al futuro e si esagerano in certi momenti nei quali questo stato di scontento e di speranza si esalta . Ora , quale momento maggiore di quello nel quale un partito è perseguitato per un ideale di giustizia , in grazia del quale la parte egoistica dell ' uomo scompare e si allarga e si espande il più puro altruismo ? E quale bisogno maggiore di guardare nel futuro , quando il presente è si triste e quando una parte dell ' umanità rimane acciecata dallo sfoggio della forza brutale e l ' altra acquista come una seconda vista ? Ogni partito , adunque , à avuto questo momento di profetismo e di messianismo : lo ànno avuto del pari le sette e gli individui . Nelle prediche di Fra Gerolamo Savonarola sono frequenti i passi profetici e messianici , che si accompagnano con fenomeni allucinatorï * . In modo simile , Gesù ebbe nei suoi loghi tanti di questi momenti di profetismo , dei quali alcuno è rimasto famoso come quando annunziava « che il tempo era compiuto , il regno dei cieli vicino » ; che « quella età non sarebbe passata senza che prima tutte queste cose non fossero avvenute » ; che « alcuni di coloro che erano presenti non avrebbero gustato la morte » . E poi , volti a ' farisei li chiamava : razza d ' ippocriti , di vipere , di sepolcri imbiancati . I cristiani , eredi della dottrina di Gesù , non erano meno profetici di lui e meno messianici e quale maggiore bisogno della conferma delle parole del maestro se mai sull ' impero tante calamità erano piombate ? non erano esse una certezza che le promesse si sarebbero adempiute ? e potevano questi profeti del tristo augurio esser ben visti ? non godeano essi di quelle sventure che si rovesciano nell ' impero ? non erano i nemici della patria ? Ed ecco come il profetismo che sorge in ogni persecuzione è un motivo , una spinta a novello odio ed a novella persecuzione . Parlando , in ultimo , delle sette , dicemmo delle manifestazioni criminose : or bene , per quanto io abbia cercato , non mi è mai capitato di trovare un partito che si abbandoni al delitto , come risposta alla persecuzione . Vi si abbandonò talora il liberalismo nazionale in Italia , il nichilismo in Russia , ma , questi per la natura stessa dei tempi e dei luoghi , ebbero ed ànno del settario : il cristianesimo , la riforma che furono , due veri e propri partiti , non trovarono mai in sé , nelle loro persecuzioni istinti criminosi : io credo che ciò dipenda dalla costituzione stessa del partito , fatta da gente che , per mente e per cuore , è quanto di più alto abbia un popolo : dipende ancora dal fenomeno che la resistenza piglia , di preferenza , la forma più solenne ed elevata che mai si conosca e solleva gli animi ad un vero e proprio eroismo , di cui si è , in tempi ordinarii , incapaci . Le rivolte degli schiavi rappresentano un fatto cieco ed istintivo , gli schiavi stessi erano quanto di degenerato vi fosse nella natura umana . Legati a ' piedi , frustati , destinati a ' piaceri cubicolari , con le ciglia e i capelli rasi , piccoli , curvi dal lavoro ; erano quanto di basso può l ' uomo creare in altro uomo : eppure , nei momenti solenni , seppero morire in modo da destare l ' ammirazione del popolo romano . Quando cadde , per tradimento , la rocca di Taormina , rimanevano superstiti mille schiavi , comandati da Satiro , i quali si arresero alla generosità dei Romani , che li destinarono a combattere nel circo con le fiere . Quando furono là e si attendeva che venissero fuori le belve , si uccisero l ' un con l ' altro , Satiro si trafisse per l ' ultimo . Questa morte innalzò quei poveri schiavi all ' altezza degli stoici e fu la più nobile vendetta che poteano pigliarsi contro di un popolo , cui mancava la più bella delle virtù , che segnan o la grandezza vera dell ' uomo : il perdono * . Ma se la tendenza criminosa non prevale nel seno del partito perseguitato , si accoglie , bene spesso , nei persecutori : le turbe che urlano , devastano , uccidono , come in Parigi nelle terribili giornate di settembre , o , in Roma , nelle persecuzioni contro i cristiani , o in Francia contro gli Albigesi : i Torquemada , gl ' inquisitori che àn lasciato nella storia un nome tanto esacrato , quanto pieno e recinto di paura , non sono altro che veri e propri criminali nati . Ma , quante rivincite l ' idea perseguitata si piglia in mezzo alle masse dei persecutori ? i cuori più eletti , le menti più salde vengono reclutate fra la massa di gente che persegue e che sente , di mezzo all ' odio , rinascere l ' amor del nemico . Gli esempii non sono rari , ma quello che rimane , dopo tanti secoli il più alto e solenne è l ' esempio di Paolo , guadagnato alla causa di Gesù sulla via di Damasco : la visione che gli apparve e lo conquise , ch ' era mai se non un effetto di allucinazione , d ' auto – suggestione ? Egli avea a sé dinanzi lo spettacolo di Stefano lapidato ; avea la mente piena dell ' ordine del sinodo , con il quale dovea far incarcerare e trucidare altri cristiani , avea la lotta nel cuore tra il fanatismo feroce dei padri suoi e la nuova idea che seduceva , il bisogno di soffrire , d ' avere un ideale per il quale fosse bella la vita , per offrirla in olocausto . Tale e tanta lotta portava nel cuore e da essa prese , nel suo cervello , vita l ' allucinazione che lo fermò e lo sbigottì sulla via di Damasco * . CAPITOLO VIII . LA FOLLA TRAVERSO I SECOLI Nello studio sulla folla accennammo quale essa fu in momenti diversi e molto lontani da noi , ora bisogna che rifacciamo per un momento , la sua storia rapidamente attraverso i secoli , per concludere che oggi essa talora nella sua forma più semplice ed indifferenziata di folla primigenia , è cattiva , con istinti criminosi , impotente al pensiero , la colpa non è sua , essendo da lungo tempo , da migliaia di anni , vissuta in condizioni d ' avvilimento . Su di lei à operato una lunga selezione servile , la quale à agito annebbiando la mente e schiacciando il corpo , sotto il peso della lenta degenerazione . Cominciamo dall ' oriente , dalla prima culla della civiltà . In Cina , in Persia , in Egitto lo stato è una sovrapposizione di popoli vincitori che condannano il popolo vinto ad un ' eterna inferiorità , ad un pervertimento della mente , allo stordimento dei sensi . In Babilonia la plebe à dei riti religiosi osceni , corre alle feste di Belo dove si spendono , di solo incenso , mille talenti ; lascia che le sue donne vendano nel tempio di Venere Melitta la verginità ai forestieri , à delle feste simili ai saturnali ; ma mentre la sua morale è così bassa , i magi , cinti di venerazione , professano una dottrina di ben altra purezza * . Gli Ebrei non conobbero , per lungo tempo , la schiavitù umiliante e dolorosa , ma quando da Babilonia e da Tiro il lusso penetrava , dalle foreste del Libano il povero ma giusto , l ' Ebionim , innalzava un grido di dolore sino a Dio e , a volta a volta , profeti inspirati infondevano la speranza messianica , che dovea ricondurre il popolo d ' Israello alla terra dei padri suoi . Sorse , così , quell ' eterno scontento dell ' animo , proprio del popolo ebreo , quel sospiro eterno nel quale il genio etnico , si è venuto svolgendo e rafforzando * . In India , a ' sudra è conteso conoscere i sacri libri e , se lo tentassero , sarebbero degni di morte ; ben più infelici di loro sono i Paria , a ' quali è negato , per fino , adorare Brahma . Tutto è inferiore nel paria : i suoi dei non reggono al paragone di Brahma ; l ' acqua , che ne riflette l ' ombra , è contaminata ; il guerriero , cui si avvicinano , può trucidarli ; giacché è scritto che devono viver lungi da tutti e soccorrerli è delitto * . In Egitto la desolazione non è meno grande : la religione che contiene in sé tanta parte del sapere , è ignota a ' più e la si tramanda ravvolta di simboli che i soli iniziati comprendono . Se la civiltà à lasciato nell ' Egitto monumenti maestosi di quanti dolori non sono essi fatti ? non senza ragione , si è detto , aver il dolore improntato quell ' immenso popolo di schiavi , di quella bruttezza che esso poi riflesse nell ' effigie dei suoi dèi * . Dall ' Egitto passiamo in Grecia ed in Roma . La condizione e l ' educazione della folla in Grecia non fu migliore . Quella splendida civiltà che seppe assurgere alle più alte vette dell ' arte , che ebbe della natura un ' intuizione facile e chiara e nella sua vita , nel suo ingegno , in tutta sé stessa fu come il mare nel quale si cullava , piena di una artistica serenità ; quella civiltà , quanto a sentimento sociale , non fu né migliore dell ' oriente , né di Roma , superba e dura dominatrice di popoli e di schiavi . Di nessuna altra nazione è memoria come di Sparta che si ordinassero , di tempo in tempo , le stragi degl ' Iloti , né , come di Atene , che si giurasse da ' giovani solennemente e pubblicamente d ' esser nemici del demos ed arrecargli ogni male possibile . La vita di quelle gloriose città e della Magna Grecia fu una oppressione odiosa contro gli schiavi e una lotta di liberi , divisi in ogni città in aristocrazia e democrazia ed impersonificantisi nella contesa fra Sparta ed Atene : onde la vita interna è una vece dolorosa ed alterna di proscrizioni e di esilii , di guerre e di stragi , di oligarchia e di demagogia . In quella terra , dove il pensiero fu così limpido e l ' intelletto riflesse senza nubi la natura fatta , più che in altri climi , di una serenità maestosa ; l ' educazione sociale , l ' amore del prossimo , l ' esempio che , dall ' alto , scese fino in basso , da ' liberi agli schiavi fu brutto e desolante . Fu così dice il Vaccaro , nella opera tante volte citata che gli Spartani « sottoposero i vinti ad una vera selezione artificiale , togliendo loro i mezzi di sviluppo , decimandoli in massa , facendone morire i migliori . Soltanto erano risparmiati quelli che la lenta degenerazione avea reso impotenti » . Nel mondo latino , come in tutto il mondo antico , gli schiavi costituivano un grande sottosuolo sociale , infinite volte maggiore dei liberi . Se , a Sparta , su 224 mila schiavi , vi era appena un popolo di 36 mila liberi ; ad Atene vi erano 40 mila schiavi su 91 mila liberi ; a Roma il numero degli schiavi era incommensurabile . Uno storico così scrive : « Tanti erano questi infelici , che nelle case più grandi stipendiavasi un nomenclatore per tenerne a mente i nomi . Crasso possedeva 500 muratori che noleggiava ad opera ; un avvocato , andando ad arringare , traevasene dietro un nembo ; nel campo di Cepione , su 80 mila soldati , vi erano 40 mila schiavi . Caio ne possedeva 5 mila e moltissimi comuni ne possedeano le 10 e fin le venti mila *.» Lo schiavo era considerato come cosa pertinente al padrone . « Quegli cui fu ucciso lo schiavo dice Gaio può sciegliere di procedere o in via criminale o ripetere un ' indennità in forza della legge Aquilia » . Venivano venduti in baracche di legno , chi sciolto , chi legato , e il compratore , avvicinandovisi , richiedea « mi bisogna un torcoliere , un mugnaio , un cane per la porta e poi chi veniva tenuto legato alla porta , chi gridava le ore è sempre il citato storico , il Cantù , che parla : altri macinavano e un gran disco attorno al collo impedivagli di portare il grano alla bocca , quali correano avanti al padrone per istrada a fargli dare il passo ; quali annunziavano le visite ; questi a ' piedi del padrone , tergevano le traccie dell ' intemperanza ; quelli servivano da sonatori , da impudichi , da buffoni , altri stretti in astucci per modo che non potessero svilupparsi . Pregiatissimi erano pure gli ermafroditi , talora artificiali . Seneca ci addita torme di ragazzi che , all ' uscire dei banchetti , nelle camere aspettavano oltraggi alla natura . Legioni intere di corrotti , erano disposte secondo il paese ed il colore con tant ' arte che in tutti vedevasi corpo ratura snella , volto fiorito della prima lanuggine . Alcuni viaggiavano col viso bisunto perché il sole ed il freddo non intaccassero la pellicina delicata ecc . In qual modo trattati fa orrore pensarlo . Quei che lavoravano i campi aveano capelli e ciglie rase ; quei che portavano i padroni in eleganti lettighe , trascinavano dietro le catene : Antonio e Cleopatra sperimentavano su gli schiavi i veleni . Pollione ne fé gettare uno alle murene perché gli ruppe un vaso . Assistevano digiuni a ' lunghi pasti in piedi e guai se avessero sternutato , tossito , mosse le labbra . Alcuni ricreavano le cene con atroci combattimenti » . « La notte erano chiusi in ergastoli e grotte , su giacigli o per terra ammonticchiati uomini e donne . Fatti vecchi si portavano sull ' isola d ' Esculapio sul Tevere e colà abbandonavansi a morire . » « Un senatus – consultus portava che quando un cittadino romano venisse ucciso da uno schiavo tutti gli altri schiavi di lui si mettessero a morte e un giorno se ne misero a morte quattrocento , il che eccitò qualche susurro , ma Cassio gran conoscitore del giusto e dell ' ingiusto si alza in senato e rimbrotta i novatori . E che cercheremo noi ragione quando già pronunziarono gli avi più saggi di noi ecc . ? » « Le donne erano prostituite , il severo Cassio avea prefisso una tassa per l ' amplesso delle sue schiave . E dopo che giovani erano state esibite alle voluttà degli ebbri , vecchie s ' insultava al loro obbrobrio , imprimendo osceni motti sul seno avvizzito . Le matrone si divertivano poi a pungerle , mentre le adornavano . » « Quella monotonia di patimenti era interrotta una volta all ' anno da ' saturnali *.» Eppure questi infelici erano la parte attiva delle nazioni antiche indispensabili alla sussistenza di tutti * , fino a donare il loro ingegno per far sembrare dotto il proprio padrone come « quel Calvidio Sabino , ricchissimo di cui dice Seneca che era si mal provvisto di memoria che or dimenticava il nome di Ulisse or quello di Priamo , comprò degli schiavi che imparassero a mente Omero , Esiodo e i nove poeti lirici : teneva a ' piedi questi schiavi che gli suggerivano i versi quando gli occorressero e che egli lanciava a ' commensali storpiandoli Cantù , Storia degli italiani . » . Ma la selezione servile che esercitavasi , in Roma , dovea riverberarsi dallo schiavo sul padrone : il parassitismo sociale e biologico lo ànno dimostrato il Vandervelde e Massart , nel Parassitismo organico e sociale * , ed il Vaccaro nella sua opera : la lotta per l ' esistenza e suoi effetti nell ' umanità sono nocivi così al parassita , come alla vittima . Ed , in Roma , la schiavitù nocque al patriziato , quanto altro mai , sia con le frequenti guerre servili che misero in forse la sicurezza dello stato e delle quali Roma si rivalse con infinita ferocia , sia ancora più , con l ' istituzione del liberto : il liberto era il cattivo consigliere del padrone , cui avea venduto l ' animo ed il corpo e non ci è infamia , scelleratezza , crimine commesso dagl ' imperatori che non sia stato co nsigliato dal liberto . E così che lo schiavo corrompeva la grandezza quirita e , con la sua opera di tarlo roditore , preparava i più funesti giorni di Roma * . Ma l ' educazione servile della folla in Roma avea ancora un altro aspetto , né solo si esplicava contro lo schiavo , ma ancora contro la plebe . La storia caratteristica di Roma è , anzi , improntata dalla lotta tra un patriziato astuto , che cerca custodire il suo privilegio economico e politico , e tra una plebe laboriosa e guerriera che chiede , in momenti solenni , i dritti civili e il godimento della ricchezza , da lei conquistata . Al pari che in Grecia , in Roma la lotta piglia un doppio aspetto : d ' una enorme pressura dei liberi sugli schiavi e d ' una lunga contesa dei liberi fra loro . La storia di Roma è in parte lì , fra quella plebe , gente latina , che ottiene , dopo quattro secoli e mezzo , l ' eguaglianza politica e di poi chiede , senza raggiungerla mai , la spartizione dell ' ager publicus e fra il patriziato , stirpe sabellica , disceso dall ' Appennino , il quale promette e ritoglie e corrompe , come negli ultimi anni della repubblica e sotto l ' impero , nel quale tempo la plebe vien tenuta a spese dell ' erario in un ozio infecondo , avido di grandi e criminose emozioni . Se la plebe non potea vivere con l ' agro conquistato non restava che il parassitismo e la corruzione , giunta a tale segno che i soli schiavi , per quanto avviliti , erano ancora la sola parte viva di quella splendida e moritura civiltà . Le condizioni che presenta l ' impero , tranne pochi anni qua e là , tranne il periodo degli imperatori filosofi , sono , quanto mai , raccapriccianti . In alto , imperatori pazzi , delinquenti , pervertiti ; in basso la cura degli affari negletti , la vita dei cittadini in non cale e di continuo minacciata , gli averi tolti per cupidigia e poi orgie , feste , sangue . Nerone passava dal circo al trivio , incendiava Roma , cantando dall ' alto di una torre , faceva uccidere la madre , la sposa , il maestro ; vendeva le sue statue , appena che mediocri , a prezzi favolosi : tipo vile di tiranno , circondato da una folla di etere : questo è per lungo volgere di anni l ' esempio che piove dall ' alto dell ' impero . Il popolo romano avea dimenticato la severità antica dei padri , diventando un popolo di lussuriosi . Giuochi , bagni , passeggi erano le occupazioni favorite : di vespero , nelle vie più frequentate di Roma si svolgeva un passeggio maestoso ed impudico : matrone seminude in lettighe portate da schiavi , cocchi tirati da superbi cavalli e guidati da amazzoni mezzo nude , con a piedi il favorito d ' un giorno o d ' un ora , mezzo sfiaccolato per abuso di voluttà ; donne di mala vita , venute in onore per bellezza e poi senatori in mezzo a liberti e a cinedi . Di sera , questa turba si raccoglieva nei triclini ed era là che cominciava la vita avventurosa della notte ; sul tardi , dopo aver mangiato e bevuto , dopo aver più volte vomitato il pasto , per godere la rinnovellata voluttà del cibo , si passava a ' cubicoli dove una folla di schiavi giovanetti attendeva o di là si scendeva , fra il chiaror delle tede , nel foro , nel trivio , nella suburra , do ve si incontravano matrone che non osavano mostrarvisi di giorno , uomini politici e per fino l ' imperatrice o l ' imperatore . Nelle provincie l ' amministrazione pubblica non era migliore : concesse , come bottino , ad avidi proconsoli , erano spremute a sangue . Ma l ' onestà non era per anco spenta : in Roma , nel cuore del mondo , esistevano ancora famiglie di antica severità di costumi , nelle quali si era rifugiata la prisca virtù romana , nella forma più solenne di protesta . Lo stoicismo in mezzo a quel mondo che tramontava in un gran lago di fango , era quanto di più nobile rimaneva della Roma antica , era l ' antica virtù dei padri rammorbidita d ' un sentimento nuovo , sconosciuto alla durezza quirita , e che parlava di fratellanza umana , di amore , di pietà . Que ' grandi stoici , che prevenivano , per tal punto , i tempi nuovi e che sapeano , romanamente , morire , erano incarnazione vivente di tutto un passato e preannunzio di un grande avvenire e anche oggi , dopo tanti secoli , destano un senso vivo di ammirazione e di rispetto . E frattanto il circo ingoiava nuove vittime umane : torme di schiavi combatteano con le fiere o si uccidevano a vicenda , per deliziare una turba briaca di gente , che accorreva sitibonda di sangue e mentre la plebe , divenuta numerosa e gravante sull ' erario , non chiedeva che nuovi giuochi e nuovo pane , il latifondo dilagava ; tutta l ' Africa pertineva a sei persone : il campo di Trimalcione si estendeva per intere regioni , delle compagnie commerciali , ricche di molti sesterzï , come arpie , suggevano il pubblico erario . E su queste immense ricchezze piombava , a volta a volta , la confisca imperiale per soddisfare a ' desiderii d ' una plebe crescente , né mai satolla . E mentre tutto , a Roma , declinava , un bisogno nuovo prepotente si sprigionava dai cuori ; gli animi più nobili più alti , messa da banda la vecchia favola degli Dei , volgevano al monoteismo : era un bisogno d ' un principio religioso alto e solenne che s ' imponeva : era il bisogno di staccarsi da quell ' orgia dei sensi e sollevarsi sino ad un ideale solenne e rigido che fosse come una novella vita , un nuovo lavacro e questo principio nuovo , informatore penetrava a Roma , prima ancora del cristianesimo , come per spianargli la via : il monoteismo giudaico , spoglio del bieco fanatismo dei padri , semplice e puro , solennemente penetrava per opera dell ' umile gente , che dalla Siria traeva a Roma per lavoro . Dice il Rénan : « Quel mercante siro giunto a Roma , sarà un uomo dabbene e misericordioso , caritatevole per i suoi compatrioti , amante dei poveri . Discorrerà con gli schiavi , rivelerà loro un asilo , ove quegli infelici , rido tti dalla durezza romana alla più desolante solitudine troveranno un po ' di consolazione . Il buon siro accettava la propria ignominia ; si cattivava la benevolenza del padrone , sapeva piacere alla padrona . Questo gran fattore della democrazia andava così sciogliendo a maglia a maglia la rete della civiltà antica . » Era così , adunque , che nei momenti solenni della storia , in mezzo alla corruzione del mondo , in basso si creava una novella società . Egli è sempre così : quando una civiltà muore , dalle ceneri sue ne sorge un ' altra , come dalla morte sorge la vita ; ma importa a noi conchiudere che nell ' antichità l ' educazione della folla fu servile , che mirò a corrompere animo e corpo , che il danno si riversò sulla gente corrotta non meno che sulla corruttrice , che la razza depressa , asservita trovò in sé la forza d ' una novella vita che si annuncia col cristianesimo . Vedremo ora le vicende della folla nell ' età di mezzo . Il medio – evo fu per le folle un ' età sventurata , quanto l ' antica e per trovare un lembo di azzurro , bisogna discendere sino all ' evo moderno . La società di mezzo si apre con un avvenimento d ' un ' importanza capitale : il cristianesimo , il quale contenea in sé diverse tendenze : il fanatismo giudaico , cupo , intollerante , feroce ; e poi l ' ascetismo , la rinunzia delle ricchezze , la brama di fuggire il mondo ; in fine , il sentimento di uguaglianza . Furono queste tre tendenze diverse che , in differenti momenti , prevalsero . L ' evangelo è tutto pieno dell ' amore verso i poveri e dell ' esaltamento degli umili , esaltamento che , se di poi fu compreso come da avverarsi nel mondo di là , per lungo tempo , si credette dovesse avere in terra il suo completo adempimento . La promessa messianica formò molta , anzi gran parte , del sentimento cristiano dei primi tempi : non avea forse Gesù detto che molti dei presenti non avrebbero gustato la morte , prima che il figliuolo dell ' uomo non fosse tornato in terra ammantato di gloria e maestà ? Ora , la promessa d ' un avvento , nel quale gli umili sarebbero stati i primi , formò il fascino segreto , per il quale il cristianesimo poté diffondersi e penetrare dovunque , in un mondo nel quale i sofferenti erano , tanto e sì dolorosamente , sconsolati . Noi abituati a giudicare il cristianesimo con i criterii odierni della scienza che spande , su le classi misere , tanto lume di consolazione e di speranze , non apprezziamo bene le parole di amore , d ' esaltamento degli umili , le quali Gesù , come rivo , riversò su di un mondo di schiavi ; ma chi studia quei tempi , non può non apprezzarne il valore : dopo quella , molto limitata degli stoici , dopo quella di Budda ignota all ' oriente , la predicazione di Gesù è la grande parola di conforto umano e di speranza e per sentirne un ' altra , ugualmente possente , bisogna venire al secolo nostro , a quel movimento che tanto ha di comune col cristianesimo . Ma il cristianesimo conteneva in sé il disprezzo del mondo : non era questo , in fatti , un continuo pericolo per la salvezza delle anime e non volgeva sempre al male ? Le vicende dell ' impero pareano avvalorare tal concetto : orde intere di barbari pioveano , distruggendo , guastando , uccidendo ; gli animi erano stanchi ; le città cadeano ; la fine del mondo non potea essere lontana , non rimanea che fuggire il consorzio e vivere di preghiere , aspettando il gran giorno . E così fu : l ' ascetismo vinse , la vita , l ' amore divennero peccato : il teschio , il simbolo della morte , divenne il libro di meditazione della fralezza umana : l ' età antica avea troppo goduto , quella che cominciava rinunziava alla terra per il cielo . Ma , ancora più tardi , il cristianesimo dovea partorire il più bieco fanatismo : non più la parola di pace , ma la parola di vendetta ed in nome di Gesù si martorieranno genti , si devasteranno città , si arderanno vite umane e , su di un popolo terrorizzato , l ' Inquisizione innalzerà la croce . Il bieco fanatismo mosaico farà la sua terribile prova in mezzo all ' Europa . Ma se tale è il clima religioso , in cui respirerà la folla per tutto il medio – evo , clima di ascetismo e di sommissione ; il clima storico sarà di lotte di nazionalità , di guerre religiose , di oppressioni e di privilegi e da questo tutto la mente ne resterà come squilibrata ed inclinerà alle spaventose epidemie psichiche che improntano il medio – evo , mentre terribili carestie , peste , malanni percorreranno l ' Europa indebolendo , distruggendo la razza umana . Il medio – evo , adunque , comincia con lo scatenarsi dei popoli nordici sull ' impero : Goti , Visigoti , Unni scendono in Italia ; ma , prima ancora di questi , il mondo è insanguinato dalle persecuzioni contro gli ebrei e poi contro i cristiani , in una sola delle quali perirono trecento mila persone . E poi discenderanno i barbari sull ' impero , né , finite queste invasioni , la lotta cruenta di razza si arresterà : la Spagna , la Gallia , l ' Austria correranno sull ' Italia , trasformando tutta la vita medioevale in una guerra di conquista . Quando l ' Europa parrà campo ristretto , un popolo di armati si riverserà sull ' Asia a combattere per il Santo Sepolcro e poi si correrà contro gli increduli nella bella città di Tolosa , contro gli Albigesi o contro i Valdesi , sulle Alpi od in Calabria , inaffiando di sangue cristiano le zolle , con un esercito raccolto fra banditi ; e poi si innalzerà in ogni paese un auto – da – fè , dove le intelligenze più elette lasceranno la vita . E mentre all ' esterno si svolgeano queste scene di orrore ; all ' interno , il territorio si divideva in feudi , nei quali il povero agricoltore era costretto ad una crescente somma di balzelli e di corveés , che andavano dalla difesa del signore feudale , in tempo di guerra , alle prestazioni in tempo di pace e fino al diritto di godere le primizie della sposa . Di tanto in tanto , masse abbrutite insorgevano facendo le jacqueries , come belve ferite che mordono , sbranano , per cadere a ' piedi del cacciatore . La carestia , parecchie volte in un secolo , percorreva l ' Europa devastandola : « la fame e la mortalità si legge erano tali che gli uomini mangiavano erba come i montoni e morivano come le mosche » . E la chiesa , per bocca di S . Tommaso , sentenziava : « Se puoi esser libero , rimanti in ischiavitù , che è causa di umiliazione » ; essa ch ' era il feudo più possente , superiore all ' autorità civile ! Nella Franca Contea il clero possedeva metà delle terre , nel Cambrisis 1400 aratri su 1700 . I canonici di Saint – Claude aveano 12 mila servi e così via via . Le condizioni di vita erano così tristi che il Labruiere scriveva : « Si vedono certi animali feroci maschi e femine , sparsi per la campagna , neri , lividi e tutti bruciati dal sole piegati sulla terra che lavorano con assiduità . Essi si ritirano la notte nelle tane e vivono di pane nero , acqua e radici * » . Da questo impoverimento dell ' organismo e dalla cresciuta ignoranza doveano nascere quegli squilibri psichici collettivi , quelle grandi epidemie morali che dànno una fisonomia speciale al medio – evo : la prima è rappresentata dalla fine del mondo nel mille ed è un ' epidemia ascetica . Il mondo andrà in rovina , a che dunque rimaner legati ai beni della terra ? rinunziate a tutto : questa è la gran saggezza umana . Poi vengono le crociate , tra le quali quella dei bambini , che corrono fino al mare , perché lasci libero il passo fino al santo sepolcro , che cadrà vinto dallo spettacolo dell ' innocenza puerile ; poi vengono , ad ogni momento , le epidemie degli indemoniati , degli incubi , dei succubi , le grandi epidemie isteriche , le streghe e le tragende , le apparizioni miracolose che formano gran parte della vita del medio – evo e la chiesa innalza roghi per salvare l ' anima posseduta dal demonio , bruciando il corpo ; ma , inutile , ch é questi tratterrà quell ' anime squilibrate dalla miseria e dallo spettacolo feroce della forza e continuerà a tormentarle sinché la scienza non lo avrà fugato e , già , dal fondo del medio – evo , una nuova era si apre e vien fuori per i fianchi squarciati di quel vecchio mondo e questa novella face è la borghesia che nasce con due aspetti , come riforma religiosa in Germania , come rinascimento in Italia e come movimento economico nelle repubbliche italiane , che solcano i mari ed alle quali Colombo ha aperto un nuovo mondo . E così si chiude l ' evo – medio , offrendo lo stesso spettacolo dell ' antico , di folle ineducate , abbrutite , ignoranti , paurose , disquilibrate . È nell ' evo moderno che si crea il destino della folla . Noi abbiamo parlato del medio – evo , guardandolo dal punto di vista della folla , ma abbiamo dimenticato di accennare ad alcuni benefici fatti che si erano venuti maturando , durante quell ' età tenebrosa e in quel succedersi di invasioni barbariche . I popoli sopravvenuti e scatenati gli uni sugli altri , si erano cimentati in unità etniche : il popolo romano avea donato la coltura e i popoli barbari aveano donato la propria giovinezza . Le unità etniche erano , adunque , venute formando dovunque e con esse erano venute disegnando le grandi nazioni . Il governo feudale così sparso tendeva ad un aggruppamento crescente , che preludiava alle unità nazionali . Insieme con queste , il concetto della vita cominciava a risorgere : il mondo , dopo le paure del mille e le macabre immagini delle più fitte tenebre medio – evali , non parea così brutto : dovunque un ' attività nuova , un bisogno di godere , un bisogno di ricrearsi con il soffio creatore dell ' arte si facea sentire ed era arte sacra talora , ma talora anche profana anzi soverchiamente profana : era il preludio del Rinascimento . Con l ' arte una forza novella , che dovea rivoluzionare il mondo , era sorta , proprio all ' ombra del feudo , accanto al maniero , che ne dovea poi essere distrutto . Nell ' umile borgo , in mezzo a ' resti delle comunità agricole , le prime industrie , i primi artigiani erano venuti su . Lavoravano or una or l ' altra cosa , ma non più per uso proprio , ma per lo scambio , dapprima limitato ; poi un po ' più in grande : prima in modo temporaneo , poi come stabile occupazione . Il feudo , però , osteggiava questo commercio rudimentale : poneva tasse di pedatico , scendeva come il ladrone a derubare , ma il commercio fioriva nella lotta tra i feudatarï vicini , tra ' feudi e i comuni . Era , in fatti , così : le città si erano venute costituendo ed eran fatte di artigiani , a ' quali mal piaceva che il loro commercio fosse di continuo turbato dall ' avidità baronale , donde le guerre tra feudo e comune e nelle quali il comune avea ad alleati i vassalli ed i ca stelli venivano distrutti e i baroni costretti a vivere in città . Ma , nuovi avvenimenti doveano sopravvenire a danno dei feudi e furono le crociate , che attirarono , sotto il pretesto della fede , quando d ' inquieto avea l ' Europa nel maniero feudale , onde quando i Crociati tornarono da Terra Santa , trovarono che il contado avea scosso il giogo e il comune s ' era a loro spese ingrandito durante le crociate . Le repubbliche marinare d ' Italia , trasportando truppe , allestendo navigli , importando ed esportando di continuo , preparando e foggiando armi , aveano donato impulso alla nascente organizzazione artigiana , che , dagli umili borghi dov ' era sorta , veniva detta borghesia ed era giunta a tale espansione che mai potea essere contenuta dal feudo e la rivolta , che non potea essere lontana , cominciò , come movimento religioso , con la Riforma * . La chiesa era , in fatti , il feudo più grande che esisteva in Europa , che investiva re e principi che pretendeva numerosi balzelli di decime e contro di essa la borghesia nascente insorgeva , e la protesta religiosa era il tono , il colorito che donavano i tempi alla lotta economica . Questo avveniva nella parte nordica d ' Europa ; in Italia , la patria della somma potestà religiosa , lo spirito dei tempi nuovi pigliava un aspetto scientifico e letterario e veniva detto Rinascimento : era la borghesia che ritornava alla tradizione scientifica greco – romana e si riattaccava al passato . In Italia , in fatti , si era incominciato , sotto forme di glosse , lo studio del diritto romano , che una leggenda volea portato da Irnerio da Roma a Bologna ; la tradizione aristotelica cadeva per opera del Telesio ; nelle università si osava per la prima volta dissezionare il corpo umano , ardimento che veniva amaramente rimpianto da ' primi anatomici , che vecchi o si monacavano come Stenone o ne andavano pellegrinando in Terra Santa come Vessalle ; le opere latine e greche venivano amorosamente ricercate nelle biblioteche dei conventi e ristudiate e nuove concezioni scientifiche sorgevano ; Galileo asseriva che la terra si movea ; arditi navigatori correano l ' oceano e una folla di filosofi osava guardar la natura e dubitar della fede , dubbio che costava , è vero , la vita , ma non per questo seduceva di meno . Nessuna epoca più di questa si rassomigliava , per il fondo economico , all ' età antica e perciò era naturale che la superstruttura ideale : leggi , religione , concetto della vita , arte , dovesse risorgere , adattandosi a ' tempi novelli . Il medio evo era stato come un hiatus , tra il mondo antico e il moderno e lo si poteva , in certo modo , cancellare , se non ne ' suoi effetti , nell ' educazione delle novelle generazioni . Il mondo , dopo tanto tempo , finito il timore della tomba , si riaffacciava alla vita . Risorgimento e riforma , per quanto contrari in apparenza , erano due fenomeni d ' una medesima causa : la borghesia nascente . Ma la lotta tra feudo e borghesia non dovea essere lontana : questa , con la scoperta dell ' America , era giunta a tale potenza che mal potea soffrire che una classe parassitaria , piena di vizi , decadente , degenerata le stesse di sopra , succhiandola ed a tale uopo aiutata dal ceto contadinesco ed operaio nel memorabile periodo dell'89 , compì la più grande rivoluzione che conosca la storia , rivoluzione sanguinosa , che permise alla borghesia di togliere tutti i legami ristrettivi , proclamare la libertà di commercio , sostituendo al servo della gleba , il salariato . A questa tenne dietro un periodo di depressione economica : il feudo era scomparso e il piccolo artigiano veniva espropriato e vinto , nel terreno della concorrenza , dal manifatturiero ; il piccolo proprietario cadeva dinanzi al grande ; il terreno della concorrenza era l ' altare sul quale le piccole fortune s ' immolavano dinanzi alle grandi . Quando , ad accrescere il numero dei vinti , venne la macchina in Inghilterra , la macchina che chiedeva grandi capitali , gran numero di braccia , che al lavoro dell ' uomo sostituiva quello della donna e del fanciullo e rendeva sempre più acre la concorrenza . Fu un periodo spaventoso di crisi , di cui il governo inglese , per mezzo d ' inchieste raccolse e voci ed impressioni che si trovano largamente riassunte dal Marx nella sua opera del Capitale . La disoccupazione divenne spaventevole , il logorio della macchina umana toccò gli ultimi estremi , fuor dei quali è la scomparsa della razza ; i salarï giunsero a tal punto da esser detti della fama ; le fortune precipitarono rovinosamente ; si videro fanciulli di due o tre anni impiegati a ruotare molinelli ed altri impazzire o suicidarsi ; donne , uomini morire di stenti e di fame : mai peste o guerra avea tanto rabbiosamente percosso la specie umana . Il momento era terribile , la crisi continua , quando la forte razza britannica sprigionando le forze di riserva che sono nella natura umana ottenne dal Parlamento quella legislazione del lavoro che va dal 1802 al 1877 e continua ancora * . Era la novella storia che cominciava , la storia dell ' umanità redenta , che formò , e formerà ancora , il sogno delle anime elette ; era l ' ideale dell ' amore e della pace che brillava , dopo le torbide ore del duolo , d ' una luce lontana sì , ma che a noi s ' appressa , dolce come il sospiro d ' una vergine , piena d ' impromesse come un sogno d ' amore . CAPITOLO IX . IL VALORE SOCIALE DELLA FOLLA E LA SUA EDUCABILITÀ Potremmo dire d ' aver finito , se non dovessimo parlare del fine e della meta che ci arrise in questo lavoro : parve a noi che della folla , precedenti osservatori abbiano scorto la sola manifestazione criminosa . Epperò , la conclusione che ne scaturì limpida , dalle loro osservazioni , è che la folla , di cui il valore e l ' importanza va crescendo , come quella che fu e diventa , sempre più , la grande , anzi l ' unica , forza operante dell ' avvenire non era stata per il passato , né sarebbe per il futuro , che una collettività incapace di pensiero , dedita di preferenza al crimine . Tale modo passionato di guardare le cose ci parve una somma ingiustizia e un errore scientifico : la folla , ci sembrò , sia capace di pensiero e che la sua azione sia prevalentemente normale e , solo in certi casi , può divenire criminosa ; ci sembrò , ancora , che la folla , sia considerata in modo statico , cioè nelle sue condizioni di fatto in un dato popolo , sia considerato in modo dinamico , cioè nelle varie fasi evolutive , si muova da una maggiore criminalità fino ad una crescente normalità . Le stesse plebi di oggi , che sono le folle indifferenziate ed instabili , si allontanano di molto da quelle di altri tempi per minori pregiudizii , per mancanza di forme epidemiche pazzesche , ( invasioni , ossessioni , incubi e succubi , demopatia ecc . ) , per mancanza di criminalità ( rivolte frequenti ecc . ) ; sicché ci parve che dal lato della criminalità valga per le folle la stessa legge che per gl ' individui cioè se vi sono plebi , per eccezione , delinquenti nate o pazze , le altre però delinquono per passione : educarle , svolgerne il pensiero a discapito del sentimento , forma il gran compito d ' uno stato che senta per davvero la propria missione storica . Le folle indifferenziate ci son parse finora l ' ostacolo più grande al progresso con le tendenze criminali molto spiccate per il passato , meno oggi per l ' odio al progresso che portano seco . Il dovere dello stato consiste nel trasformare la folla indifferenziata in partito , ch ' è forma equilibrata di folla , e la quale contiene nel proprio seno le tendenze che si disputano la direzione della vita d ' una data nazione . Per ottenere ciò , ci è bisogno d ' una larga educazione e d ' una grande istruzione individuale e collettiva e che , cominciata da ' primi anni , si prolunghi per tutta la vita . Quando vi è gente che mai à conosciuto i genitori , che è cresciuta in mezzo alla strada , qual meraviglia poi che tali derelitti della società , abbandonati a sé stessi , diventino o ladri od assassini o prostitute ? e che una folla fatta , preponderantemente , di tale gente abbia tendenze criminali ? Né basta : l ' educazione dev ' essere collettiva : trattenimenti pubblici , teatri , concerti popolari dovrebbero essere cura precipua del governo , insieme con le biblioteche popolari , le università per il popolo e quanto altro varrà ad elevarne la coltura : ecco fin dove l ' educazione dovrebbe spingersi . E tutto cresimato da un insieme di leggi sul lavoro dei fanciulli , delle donne , che ne limitino le ore , proteggano la vita dell ' operaio ; che ne incalzino il limite medio della vita . E , perché la folla trovi in sé l ' energia educatrice , si dovrebbe concedere una ben ampia libertà politica , così come è in Inghilterra la quale dia larghezza , di stampa , d ' associazione , di parola ecc . In altri termini che quel che avviene in certi stati come il Belgio , la Svizzera , l ' Inghilterra e la Nuova Australia , soprattutto , diventi la norma sulla quale gli altri stati dovrebbero pensare di svolgersi . Ma , questo sarebbe poco se alle folle basse mancasse l ' esempio di moralità che viene dall ' alto . Dopo i lavori del Tarde ognuno sa quanto valga l ' imitazione e come l ' imitazione sia un carattere dei selvaggi , dei fanciulli e delle plebi , selvaggi moderni , messi alle fondamenta della nostra civiltà ; ora quale è l ' esempio da imitare che talora discende dall ' alto ? E , con questi esempï , è da meravigliare se le plebi inclinino ad una forma di delitto atavico come à visto il Sighele , laddove , in alto , il delitto si è raffinato nella frode , per sfuggire a ' codici ? Pare d ' assistere ad una fine dolorosa di mondo , se non pensassimo che ancora nella folla esiste il lavoro che crea , il pensiero che edifica , la morale che vince : il genio è scomparso e in sua vece v ' è la genialità collettiva , non più uno spirito sommo che pensa per tutti , ma tutti che pensano sollevandosi ad un ' altezza vertiginosa di pensiero ; non già un santo od un apostolo che senta per tutta l ' umanità , ma milioni d ' esseri che sentano per tutti : una collettività che pensa , che sente , che opera in modo normale : questa è la folla dell ' avvenire . Il passato ed il presente fu di folle sovrapposte differenziate , di modo che alcune crearono la ricchezza , le altre dettero il sentimento ed il pensiero ; la folla dell ' avvenire sarà una folla unica che sente , pensa ed opera in modo normale e possente . In essa è il destino del mondo : in essa è la salute direbbe il mistico Tolstoi ; col cuore pieno di questa folla io scrissi e pongo fine alla prima parte di questo lavoro . IL CARATTERE DEL MEZZOGIORNO D ' ITALIA Questo , e gli studii speciali che seguono , rifermano , allargano od esemplificano idee accennate e svolte nelle pagine precedenti onde il lettore troverà molto di ripetuto qua e là . Non ò creduto , però , togliere all ' opera il getto originale , parendomi che , così come uscì dalla penna , sia più varia e più piena d ' interessamento e di diletto . CAPITOLO I . IL CARATTERE IN GENERALE Nello scritto sulla folla mi occupai del carattere : molte di quelle idee espresse meritano ancora che sieno riferite , perché spianino la via alle altre che diremo al lettore . « Carattere diceva il Sergi vuol dire , nella sua significazione letterale , qualche cosa d ' impresso , che rimane costante , perciò , è invariabile come suggello e si riferisce al modo di operare nelle contingenze della vita come una norma per ogni uomo , dati motivi più o meno varï e diversi ; e qualche cosa nella vita attiva d ' ogni individuo , la quale nelle circostanze difficili o rare , è stimata come una qualità preziosa , che sicuramente dirigerà la condotta , senza cedere o piegare davanti a certe esigenze che possono far deviare dalla via buona ed onesta » . Questa definizione del carattere , che dà il grande psicologo , corrisponde a quel concetto più comune ed accettato , che noi ci siamo formati del carattere ; il carattere per antomasia ; la migliore forma di carattere che esista e meriti , davvero , pregio e considerazione . Ma , daccanto a questa forma elevata e solenne di carattere , vi sono ben le altre , quelle che noi comunemente , chiamiamo mobili e variabili , criminose , inferiori le quali , non meno del carattere vero , improntano di sé la psiche umana , sia essa quella d ' un individuo o d ' una collettività . Il carattere essendo una rispondenza all ' ambiente esterno , specie sociale che ci circonda è fatto d ' una parte statica e d ' altra dinamica , d ' una idea che dirige e d ' una passione che muove : idea e passione che sono come il timone e come l ' elica della nave . Quando tra idea e sentimento , per deficiente educazione dell ' una o dell ' altro o per sviluppo disuguale o per fatto che rompa l ' unità della psiche , vi è contrasto , il carattere ne risente e diventa incerto e fluttuante . È dote di pochi animi mantenerle egualmente sviluppate ed equilibrate , così come essendo il carattere un organismo che ci viene trasmesso e che noi in parte andiamo , con novelle stratificazioni , formando soli in pochi eletti la parte acquisita si sovrappone alla parte fondamentale trasmessaci in modo stabile ed in modo che le vecchie stratificazioni non risorgano . Il carattere risente , adunque , di queste imperfezioni che riguardano la sua statica e la sua dinamica , la sua parte fondamentale e l ' avventizia e ognuna di queste imperfezioni si traduce in un difetto od in una malattia della psiche d ' un individuo , come di una collettività . Il carattere , essendo un modo di rispondere all ' ambiente esterno che ci circonda , implica il concetto d ' un soggetto e di qualche cosa che ci invii frequenti eccitamenti , cui si risponde , per sprigionarne dei nuovi , costituendo un ricambio d ' azioni e di reazioni , un adattamento , direbbe Spencer , delle azioni interne all ' esterne . Il soggetto del carattere è , adunque , l ' uomo o una collettività d ' uomini : e diciamo uomo non psiche , ch ' è solo una parte dell ' unità biologica umana , perché alle azioni dell ' ambiente esterno noi rispondiamo con tutto il nostro io e non con una parte soltanto . Gli antichi , parlando di quest ' unità bio – psicologica umana , distinguevano diversi temperamenti , che rapportavano a quattro tipi principali : sanguigno , bilioso , linfatico e nervoso . L ' insegnamento dell ' antica medicina , fondato su d ' una millenaria osservazione , fu lungamente dimenticato , quando da un certo tempo si è ritornato al concetto dei temperamenti , cioè delle modalità bio – psicologiche umane , tentandone nuove distinzioni e novelle interpetrazioni , fra le quali è notevole quella d ' un scienziato italiano , che dei temperamenti ripone la causa nella costituzione della crasi sanguigna . Per quanto ingegnosa la spiegazione , a me pare che la crasi del sangue sia una parte del temperamento e non la causa , onde io credo che : il temperamento , inteso come costituzione dell ' unità bio – psicologica umana , esiste ; che le quattro specie degli antichi sono vere , sebbene raramente si presentino nella loro purezza , prevalendo le nuances ; in fine , che il temperamento dipende da condizioni di eredità , di nutrizione , di mezzo nel quale l ' organismo si svolge ecc . : ossia prevale in esso il mezzo generatore materno e paterno ed atavico nonché le condizioni posteriori di svolgimento dell ' organismo . In una parola , il temperamento rientra nei misteri , per ora impenetrati , della generazione . L ' ambiente che agisce sul soggetto e ne determina le reazioni , è fisico e sociale , organico ed inorganico . L ' ambiente fisico – tellurico è quello che io chiamo primigenio , che à agito dapprima sull ' uomo e che à dovuto avere gran parte nel primo abbozzo del carattere etnico . La razza ch ' è come un gran serbatoio di energia e di carattere , ch ' è come una grande forma e dà la prima fisonomia ad un popolo ; la razza , secondo me , è effetto dell ' ambiente fisico , della parte di terra che si abita , del clima nel quale si vive , d ' una data forma di fauna e di flora in mezzo a cui si combatte la lotta della vita . Prima che l ' ambiente sociale sia sorto e sviluppato , l ' uomo subisce e reagisce all ' ambiente fisico – tellurico , in modo diverso : cioè , i popoli selvaggi adattandovisi , i popoli civili modificandolo . Così avviene che alcune tribù esquimesi , viventi in clima freddissimo , mostrano un ' indole buona , laddove nei popoli , dal clima tropicale , sorge il fiore della contemplazione ascetica , quell ' eterno bisogno dell ' estasi che sciolga le membra e culli la mente * . Così , le prime civiltà sorgono nei climi caldi e poi lentamente emigrano verso i climi freddi , perché , quando l ' uomo non à ancora sviluppato né arti , né industrie , né prodotti sociali , egli à bisogno di climi fertili , di molta luce e di molto calore , donde il sistema nervoso tragga la necessaria energia che lo prepari alla lotta della civiltà ; à bisogno delle vaste raccolte d ' energie latenti , che porterà nei climi freddi , durante il suo pellegrinaggio dal sud al nord , dall ' oriente all ' occidente , spinto sempre dalla lotta per la vita * , quindi , le grandi civiltà nordiche , nelle quali si prepara il destino del mondo , sono figlie delle terre che il sole amorosamente bacia in fronte coi suoi più caldi raggi e dove più ricca vegeta la flora e prospera la fauna . L ' ambiente climatico – tellurico dà ad alcuni popoli la meschina statura , ad altri l ' indole guerriera e à spinto i nostri antichissimi avi alla pastorizia e all ' agricoltura . L ' Olanda è un paese di sotto il livello del mare ; la lotta , adunque , tra il mare che vuole sommergerla e l ' uomo che non vuole che sia sommersa , è eterna e secolare e dona , di certo , un ' impronta particolare al carattere * . I profughi delle continue invasioni barbariche , cacciati nelle lagune venete , trovarono , nelle condizioni telluriche , la spinta a darsi al mare e divenire una delle più celebri ed industre popolazioni che mai abbiano solcato l ' oceano * . Il Ferrero , in un recente libro sull ' Europa giovane , à lumeggiato la psiche dei popoli nordici : io non ò nessun dubbio che quella tale impronta psichica che il Ferrero attribuisce alla minore passione erotica e al più forte idealismo , non si debba , in vece , attribuire al clima , di modo che il diminuito erotismo non sia che una conseguenza stessa del clima , anziché una causa del vasto e delicato complesso psichico di quel popolo . Ma , l ' azione dell ' ambiente fisico – tellurico , che dicemmo primigenio , appunto perché , da prima ed in modo assoluto , agisce sull ' uomo , si va attenuando , pur rimanendo sempre senza potersi cancellare . I prodotti superorganici dello Spencer , i prodotti storico – sociali , ànno appunto questo scopo : attenuare l ' adattamento passivo dell ' uomo all ' ambiente , sostituendovi un adattamento attivo , per il quale l ' organismo non si modifica , secondo l ' ambiente , ma resiste all ' ambiente senza modificarsi o modificandosi poco . I popoli selvaggi sono dotati al pari degli uomini primitivi d ' una insensibilità psico – somatica : resistono al freddo ed al caldo , alle intemperie , alle privazioni : tutta questa insensibilità è un vasto adattamento passivo dinanzi all ' ambiente ; l ' uomo civile , in vece , resiste all ' ambiente senza piegarvisi : egli non à bisogno di sviluppare una insensibilità psico – somatica , ma , con i p rodotti superorganici : vesti , case , cibi provvede alla propria conservazione nella lotta contro il suolo e contro il clima . Ma , se l ' azione dell ' ambiente fisico – tellurico si attenua , non scompare mai e , inoltre , prepara la possibilità e l ' abbiamo visto poco fa d ' un più vasto , complesso e plasmatore elemento : l ' ambiente sociale , a cui poi succede lo storico e dei quali il primo è fatto dal proprio gruppo sociale e dagli altri , coi quali si viene in contatto , il secondo è distinto dalla possibilità di tramandare le esperienze proprie e le altre della razza e della specie , non più con il mezzo labile della memoria , ma con quello più certo e sicuro della scrittura , facilitando così la futura evoluzione della razza * . Al carattere , adunque , da prima plasmato dall ' ambiente fisico – tellurico , s ' aggiunge la tornitura dell ' ambiente sociale – storico , come dopo il primo abbozzo , l ' artista dà l ' ultima mano , ch ' è , sempre , la più delicata e che impronta in modo vivo e parlante l ' opera d ' arte . Nell ' esostoria , principalmente , e nella protostoria è il gruppo sociale che dà la tornitura al carattere : in esso e per esso si formano le prime ideologie , il primo concetto dell ' universo ; di là sorgono il culto dei morti e la religione ; le tradizioni prime e le prime leggende ; le prime arti ed i primi mestieri : il gruppo sociale è il laboratorio di ogni legge morale o tradizionale , in una parola , della prima vita sociale , che si riflette nel carattere e lo forma . Il carattere come tutte le formazioni storico – sociali obbedisce ad una crescente differenziazione : come prima nel gruppo sociale , unico , indifferenziato sorgono le famiglie , così , per entro al carattere del gruppo sociale , sorgono i caratteri famigliari , senza che però l ' impronta sociale vada perduta . Si formano quindi per usare un ' immagine grafica i primi cerchi inscritti in altro più vasto e da ' caratteri de ' diversi gruppi sorge di poi il carattere regionale , nazionale ed in fine il carattere umano , che si viene lentamente formando . Il carattere familiare rimane sempre come quello che dopo il carattere della razza s ' imprime nell ' individuo , vario tanto , quante numerose son le famiglie e che si porta sempre per tutta la vita ed à come le altre forme di carattere una propria tradizione . Ben presto alla forma sociale del carattere succede la forma intersociale , determinata dall ' urto con il carattere d ' altri gruppi sociali . Vicinanza d ' altri popoli , mistione , importazione d ' idee nuove , isolamento , selezione servile ecc . sono tanti diversi modi del carattere intersociale , del modo cioè come i gruppi sociali , vicendevolmente , s ' influenzano fra loro . Sul carattere intersociale molto contribuisce il clima tellurico , o meglio , una parte di questo : la posizione geografica d ' un popolo . La critica storica à studiato quanto i grandi fiumi , i mari interni , i monti inaccessibili o i facili valichi abbiano contribuito a certe civiltà , ritardandole o affrettandole , dando loro questa o quella piega , il tale o tal ' altro carattere * . Il Nilo rese possibile la grande civiltà egiziana , a causa della fertilità del suolo e rese necessarie le prime scoperte geometriche ; il mare mediterraneo fece fiorire , nel suo bacino , le civiltà primeve d ' Europa ; la postura geografica dette alla Grecia la sua grandezza ; il clima colligiano fece sorgere , insieme con altre cause , in Toscana la genialità artistica che nel 1300 tocca il suo apogeo * . All ' innalzamento del carattere collettivo contribuisce immensamente la pressura della popolazione che , addensandosi nelle città , ne fa dei laboratorii di civiltà , ne ' quali le forme vecchie cadono e le nuove s ' innalzano , dimostrando così quanto sia vero che la morte e la vita si toccano , anzi si generano l ' una dall ' altra . Parte dell ' ambiente sociale è la tradizione , la quale agisce sul carattere non solo come predisposizione formatasi lentamente nelle passate generazioni e trasmessa alle nuove , ma , ancora , mantenendo vive e presenti le antiche stratificazioni del carattere , che , normalmente , tendono ad essere soppiantate dalle nuove . Gli è perciò che nell ' educazione riflessa del carattere , secondo i tempi ed i luoghi , secondo gli interessi d ' una casta o d ' una classe , il carattere si tenta formare , ora rievocando il passato , ora cercando di renderlo evanescente . Il Rinascimento non fu altro dal punto di vista del carattere che una rievocazione degli stati di coscienza sepolti , mercé dello studio delle lingue antiche con le quali quegli stati si formarono . La società ritornava , dopo il feudalismo , ad una forma economica che si rassomigliava alla antica e per più rapporti : cioè per l ' individualismo risorgente e per le novelle condizioni del salariato , ond ' è che il pensiero ricorreva e faceva rivivere modificandola alla superstruttura d ' una civiltà similare . Il Rinascimento poté , adunque , arrecare dei frutti , facendo del passato greco – romano , come il punto di partenza dell ' avvenire : il medio evo non era stato altro che un hiatus , tra il mondo antico e il moderno e lo si poteva incerto modo cancellare , se non nei suoi effetti , nell ' educazione delle novelle generazioni . Il mondo , dopo tanto tempo , finiti i terrori della tomba , riabbracciava il concetto della vita in terra . Oggi lo studio di quelle civiltà fatto , specie nei primi anni e quando non si comprende il fine d ' una coltura generale diventa un metodo educativo che non risponde più a ' tempi e alle novelle evoluzioni del carattere : il carattere nuovo che si viene formando parla dell ' uomo e la coltura greco – romana predica il cittadino ; l ' uno parla di amore , di pietà , di miseri da elevare e l ' altra , con Aristotile , dice che la natura à creato i liberi e gli schiavi , gli uni dalla schiena diritta , gli altri dalla schiena curva ; questo predica la pace , quello la guerra ; vi è dunque un ' antitesi crescente . Volere , come si fa nelle nostre scuole , educare il carattere moderno , evocando , prima che questo sia formato , il carattere antico , e in età nella quale i primi insegnamenti plasmano l ' uomo , vuol dire far rivivere nell ' uomo l ' egoismo , che la moderna civiltà tenta di sommergere sotto il peso delle novelle stratificazioni altrui del carattere . Avviene , perciò , che i nostri giovani colti , quando , in altra maniera , non secondino il nascente carattere umano , sono meno moderni di chi o non avendo avuto coltura abbia sentito in sé la voce dei tempi o abbia avuto una coltura meno dotta sì , ma nuova , epperò , nel consorzio sociale , sono dei fossili che nulla sentono di questo mondo che si preannunzia e di cui i primi bagliori illuminano la mente e mettono dentro il cuore una gioia , una speranza da loro mai sentita , né provata . Il carattere dicemmo più in su presuppone un soggetto , che risponda all ' ambiente , e l ' ambiente fisico , tellurico , sociale , che stimoli il soggetto : così le immagini perché si formino àn bisogno d ' un corpo che si rifletta nello specchio , e , cambiando l ' uno o l ' altro , l ' immagine ne verrà mutata . Tal ' è del carattere : esso è la risultante del soggetto e dell ' ambiente e muta col mutare d ' uno o di tutti e due questi elementi necessari . Così è potuto avvenire che ogni civiltà abbia avuto un proprio carattere : il carattere del mondo antico , dal punto di vista morale ed intellettivo , fu una vera concezione chiara e limpida della vita , senza intimità affannose ; dal punto di vista politico , fu una vicenda di lotte economico – sociali nell ' interno d ' ogni città , riposanti ed adergentesi sul lavoro di milioni di schiavi , vero sostrato sociale , che ebbe di quello geologico i movimenti sismici convulsivi . Nell ' età di mezzo il senso della vita è ottenebrato , stanco ; la morte circonda con le sue mille paure l ' esistenza ; una cappa di piombo fatta di fanatismi , di terrori , di ignoranza incombe la mente ; mentre si matura un fermento di classi e di popoli cozzanti fra loro , di invasioni , di lotte tra feudo e plebi , e si formano i comuni : è come una vasta reazione di elementi chimici differenti in una storia immensa che li contiene . L ' età nostra à ripigliato il senso umano della vita , la mente à fugato le tenebre e il sole si è riaffacciato sull ' orizzonte ; ma essa è travagliata da questo nuovo mondo in gestazione che si avanza e di cui porta in sé e il presentimento e i segni precursori . Tante civiltà , adunque , tanti caratteri : ma per cercare questa doppia influenza , ora combinata ora scissa , dell ' ambiente e del soggetto sul carattere , non è poi mestiere di assurgere alle manifestazioni solenni di questo , ma , nelle contingenze della vita quotidiana , gli esempi non mancano mai . Supponiamo d ' avere a soggetto di studio un ragazzo che , nato e cresciuto in campagna , in quell ' ambiente rozzo , ricco di superstizione e così adatto a far rivivere le vecchie stratificazioni del carattere , abbia ricevuta una educazione fina e moderna . Quel giovinetto , ritornato in campagna , troverà lo stesso ambiente , ma egli lo rifletterà in maniera ben diversa . Egli non crederà a ' mille pregiudizii campagnoli , non ne avrà l ' innocenza ignorante e piena di bonomia , il vecchio mondo sarà in lui sepolto sotto i novelli strati che l ' educazione ed un ambiente più moderno avranno saputo creare . I nostri contadini del mezzogiorno d ' Italia non sono , gran fatto , più istruiti di quello che fossero prima del '60 , eppure tra ' più giovani e i più vecchi vi è una differenza di carattere , determinata dal novello ambiente che si è venuto formando intorno alle nuove generazioni a causa dell ' emigrazione , del servizio militare , della viabilità cresciuta , dell ' istruzione appresa , se non per aver letto , per aver sentito leggere . L ' ambiente questa volta si è cambiato , riflettendosi sul soggetto e creando un carattere nuovo e diverso . Il carattere , ha detto il Sergi , è un organismo fatto di strati : strati antichi e recenti , acquisiti dalla razza e dall ' individuo . Una porzione di questa stratificazione appartiene alla razza , al plasma zoologico o zooplasma , un ' altra è propria della specie e su di esse poi si innalza il carattere etnico , ricomponendosi di nuovo nelle sue varietà , forma il carattere umano . La reazione agli stimoli esterni , con una crescente differenziazione di funzione e di struttura , con la formazione della memoria organica costituisce la nota caratteristica del plasma ; l ' impiego e la formazione crescente dei centri neuro – psichici sono la caratteristica della specie umana ; il modo diverso dell ' applicazione della psiche diretta a modificare l ' ambiente tellurico , creando il novello ambiente sociale , costituisce il carattere diverso di popoli e di civiltà ; finché il ricomporsi da ultimo de ' vari strati sociali in una in cui , scomparsa la folla intersociale , si sia ottenuta la solidarietà dell ' umana famiglia , volta a domare la natura , costituisce il carattere umano , che si viene formando . Su queste grandi stratificazioni , altre , di minore importanza , se ne intercalano , come , in mezzo alle pagine d ' un libro , si trovano carte volanti , che non ne guastano né il senso , né l ' unità . Noi portiamo , per es . dagli strati inferiori della razza il terrore religioso , il senso del soprannaturale , così vivo e presente , nei momenti di crisi dell ' animo ; e , non solo il terrore religioso , ma tutta la vita psichica noi la portiamo come un ' eredità ed una stratificazione del carattere della razza ed il Sergi lo à ben dimostrato : fra la psiche umana e la animale ci è solo differenza qualitativa , non quantitativa . Il carattere della sociabilità , che si trova è vero in alcuni insetti come le api e le formiche , tra i vertebrati inferiori , tra gli antropoidi , nell ' uomo tocca il suo maggiore sviluppo : esso è un carattere della specie a preferenza ; così , su questo carattere , per eccellenza umano , s ' innalzano i varii caratteri etnici . I popoli nordici d ' Europa , il popolo germanico ed anglosassone , portano come impronta etnica un elevamento della massa , una coordinazione degli individui tendenti ad assommarsi nel lavoro collettivo delle grandi masse ; il popolo latino à , come propria impronta , l ' individualità gigante ed isolata ; esso non è come una foresta di virgulti , che non cede e che resiste , come il popolo nordico , ma una quantità di alberi d ' alto fusto , che il vento abbatte e la pioggia flagella . Ma strati della razza e della specie , strati etnici ed individuali , strati acquisiti e congeniti si organizzano , negli uomini e nei popoli normali , in un tutto compatto ed evolutivo . L ' arrestarsi in uno strato senza aggiungervene dei nuovi ; aggiungerne dei nuovi senza cementarli sui vecchi i quali risorgono : son queste due forme patologiche del carattere : la prima è una forma ritardata , d ' arresto ; la seconda di disorganizzazione , degenerativa e tutte e due costituiscono la forma patologica del carattere così d ' un individuo come d ' un popolo . Studiare , adunque , il carattere d ' un popolo importa conoscere la sua statica e la sua dinamica psichica , il modo di pensare e di sentire ; conoscerne gli strati antichi e i recenti ; vedere come sul fondo comune del carattere della specie si sieno venuti maturando gli strati di quel dato popolo , i quali , assommandosi ad unità , àn formato poi quel che si chiama carattere individuale ; ed importa , infine , comprendere come questo se può , patologicamente , rimanere invariabile è sommamente progressivo . Così si valuta il carattere d ' un popolo rispetto a quello degli altri , cercandolo di sospingere se arrestato o regredito maturando , dalle vicende storiche , le nuove formazioni . Tale esame noi faremo , nei seguenti capitoli , rispetto al carattere del mezzogiorno d ' Italia . CAPITOLO II . IL CARATTERE MODERNO Il carattere , inteso in senso largo , è un modo di rispondere alle azioni del mondo esterno , che ci circonda da ogni parte , come l ' aria che respiriamo ; che ci affatiga , ora in modo visibile , ora in modo inavvertito ; che , a certi momenti , ci dà l ' illusione d ' una padronanza di noi stessi ed , a certi altri , il senso d ' una tirannia che bisogna o subire adattandovisi o esserne sopraffatti ; ma che agisce , di continuo , su di noi , provocando reazioni ora leggiere , ora vive e possenti , le quali possono essere o come d ' una sola impronta , che le distingua tutte ; o possono essere variabili come tanti tocchi usciti da diversi pennelli , ognuno dei quali rifletta un momento psichico diverso . Ma questo stato dell ' animo che consiste nel rispondere , in modo vario e diverso , agli stimoli esterni fu un tempo , ed è ancora , presso la gente incolta , il fenomeno normale che viene , col precetto educativo , sostituito dall ' altro per il quale , componendosi ad unità gli stati di coscienza , la reazione della psiche diventa sempre uguale ed uniforme ed inspirata e diretta da un sentimento e da un pensiero , utili alla specie . La psiche è divenuta , così , come un istrumento musicale , in cui ogni tasto riproduce la sua nota , quella e non altra ; e tutte si combinano in una solenne armonia . Questa rispondenza agli stimoli dell ' ambiente , sempre uniforme ed elevata , sempre diretta all ' utile della razza , costituisce come un suggello , che à ricevuto il nome di carattere , carattere per antomasia , quello che merita davvero di essere stimato e pregiato . Una strana illusione ricaccia questa forma evoluta e superiore del carattere , nella giovinezza dell ' umanità , così come vi ricaccia l ' imperio della bontà e della felicità umana . Strana illusione che à sempre tormentato l ' uomo ! l ' immagine dantesca dei condannati a portare il capo rivolto in dietro , per aver tenuto l ' occhio troppo fiso nell ' avvenire , è stato sempre la condanna dell ' umanità : i pagani credettero nel regno di Saturno ; gli ebrei e i cristiani nel paradiso terrestre ; i romantici volsero l ' animo al medio evo ; i neomistici alle sorgenti del cristianesimo ; Rousseau Réclus , Krapotkine allo stato primitivo di natura . È un errore umano nelle forme senili di mentalità tener l ' occhio fiso nel futuro trasportandolo nel passato , pari a quello di chi guardi in un lago , riflesso sotto a ' suoi piedi , l ' immenso cielo stellato che si svolge di sopra il suo capo . La concezione del carattere à subito questa illusione : noi immaginiamo che esso debba ritrovarsi nel passato e lo rievochiamo , quando ci è dato ; cos ' è infatti , la nostra educazione classica ? Ma il carattere è riposto nell ' avvenire : è come la stella che brilla da lontano e che a noi manda ben pochi raggi , ma della quale un giorno potremo essere illuminati , se come il giovane di Longfellow sapremo ascendere la montagna con il motto fatidico sulle labbra ; excelsior ! Epperò il Bellamy , che à descritto la vita dell ' anno duemila , come di già di trascorso , smagando ad un tratto l ' illusione , finisce così : il duemila non è dietro di noi , ma innanzi : esso verrà presto , se sapremo conquistarcelo . Il futuro carattere umano non avrà né la impulsività morbosa , né l ' odio al lavoro , doti un tempo dell ' uomo selvaggio ed oggi riviventi nei criminali e nei bambini * . Esso si svolgerà verso una crescente stabilità e sarà diretto sempre al bene proprio ed altrui , non tanto però che di quel che fu in passato non resti traccia , giacché le formazioni storico – sociali , al pari delle biologiche , son fatte a strati , di cui gli inferiori possono risorgere o permanere . Ma , non ostante le forme inferiori del carattere , l ' evoluzione progressiva di questo non si è mai interrotta , divenendo sempre più stabile , normale ed uniforme : di modo che mobilità criminosa od indifferente è la nota d ' un carattere superiore , e verso questo carattere ideale , forse irraggiungibile , si muove il carattere moderno . Il carattere , però , se è qualcosa formato di pensiero e di sentimento , di una statica e d ' una dinamica , è ancora un riflesso , non puro e semplice , ma vivo e soggettivo dell ' ambiente : se il carattere moderno è tale che muove verso l ' uniformità , come successione ed impronta ; verso la normalità come fine ultimo , molta parte n ' è dovuto all ' ambiente . Il suo studio presuppone , quindi , la disamina dell ' ambiente sociale moderno , della statica e della dinamica dalle quali si viene formando la tendenza , lo spirito informatore . L ' ambiente sociale noi lo dicemmo si viene determinando per opera dell ' ambiente tellurico e per l ' istinto sociale che l ' uomo porta in sé , come eredità della razza animale , a vincere e a combattere la lotta per l ' esistenza . Prima ancora che le forme animate salgano fino all ' uomo , nel mondo vegetale stesso , la società è uno dei mezzi della lotta per l ' esistenza . Le prime società animali e vegetali indifferenziate , i così detti cenobii , che preludiano le società federali di cellule , i metazoi , non ànno altro utile risultato che un aumento di volume che permetta ad un essere di non venire incluso in un altro . Il cenobio à , nelle sue linee fondamentali , questo scopo , al quale si aggiunge l ' altro della divisione di lavoro e del differenziamento di parti . Stabilita la federazione cellulare , differenziata ed integrata quella che a noi pare un ' unità e chiamiamo organismo , nasce il bisogno delle prime società animali . Alcuni articolati , alcuni insetti come le formiche e le api sviluppano le prime forme sociali animali , ma , al disotto di queste , nei piccolissimi funghi , esiste già la forma coloniale sociale e la forma simbiotica . L ' uomo , adunque , porta in sé la tendenza , l ' istinto della socievolezza , l ' ambiente tellurico – fisico lo sospinge e noi vedemmo come le prime forme sociali sieno state grandemente aiutate da ' climi caldi * , onde sorsero i primi gruppi sociali i quali vanno da ' Weddah dei boschi che vivono a coppie , alle orde ancora indifferenziate e alle più complesse forme sociali e i quali sono capaci o di arresto o d ' indefinito progresso , come l ' ovulo che può diventare o un organismo o rimanere , per sempre , una cellula sola . Cresciuto il gruppo sociale e spinto dal bisogno di cibo , si espande , venendo a contatto violento d ' altri gruppi ; è il primo momento d ' una differenziazione nel suo seno , giacché sorge la casta guerriera , in modo prima instabile , poi stabile , definita . Perpetuandosi lo stato di guerra , accanto ad una parte del gruppo che provvede al sostentamento , che bada alla pastorizia o all ' agricoltura , vi è l ' altra che combatte , conquista novelli territorii , uccidendo il nemico . È la lotta per la terra , che poi si trasforma in lotta non solo per il suolo , ma ancora per gli abitanti , che non vengono più uccisi , ma tenuti schiavi . Quando sorge la schiavitù , la società è differenziata in classi , di cui le più basse sono fatte da ' popoli vinti , le più alte da ' popoli vincitori , e porta in sé , non solo una lotta esterna , intrasociale , tra gruppi che assoggettati , di poi , gli uni agli altri costituiscono i primi elementi etnici ; ma un ' altra interna nel proprio grembo tra le classi inferiori destinate alla produzione e allo scambio e le superiori destinate alla guerra o a ' bisogni ideali della società . Accanto a questa lotta ve n ' è altra diretta a strappare alla natura i mezzi della sussistenza e dell ' agiatezza e la quale è combattuta con i dati empirici dapprima , da poi con i mezzi che il pensiero riflesso à saputo creare . Queste tre forme di lotta , si complicano e si confondono : l ' esistenza sociale diventa una lotta contro la natura avara , combattuta da una classe per conto di altre che , ora , adempiono a bisogni intellettivi , ora esercitano funzioni parassitarie : è una lotta in cui ciascuno vorrebbe godere , sobbarcandosi al dovere ingrato del lavoro , perciò popoli tentano sovrapporsi a popoli e classi a classi . Ora non bisogna dimenticare che talora i popoli sovrapposti o le classi superiori ànno rappresentato o un grande interesse sociale o un principio di civiltà , ma , dopo un certo tempo , esse sono divenute parassitarie , in forza del potere politico – sociale che snerva . Né bisogna dimenticare , inoltre , che la lotta contro la natura , fatta con quel dato istrumento di lavoro e sotto quella data pressura sociale , non è stabile , ma varia riflettendosi in tutta la compage sociale , sul sistema politico e sulle superstrutture ideali , onde ogni novella forma economica polarizza diversamente gli animi . Tale lotta sociale , fra le classi e fra i gruppi , è stata sempre aspra e cruenta , e solo ora tende a diventare lotta ideale e ad elidersi . La terra à ricchezze inesplorate , che ben possono essere dall ' uomo ottenute , convergendo le attività , lottanti intersocialmente , contro la natura avara ; il pensiero à donato agli uomini i mezzi come richiedere alla natura sussistenze e ricchezze , purché cessino di combattersi fra loro , sicché le due forme di lotta , intersociale e di classe , promettono di convergere in lotta contro la natura e l ' umanità , differenziata per la lotta dell ' esistenza , per il clima tellurico in tante unità etniche , ricomponendosi con la varietà del genio , formato in sì fortunose vicende , costituirà una sola grande famiglia . Noi siamo all ' alba d ' un gran giorno , quello dell ' umana fratellanza resa sacra dal lavoro di milioni d ' uomini , dalla più grande integrazione , dopo millenarii differenziamenti : i secoli venturi saranno il prisma che ricomporrà lo spettro solare in un bel fascio di luce bianca e luminosa . L ' illusione del passato si concreta nell ' avvenire e chi riflette l ' ambiente sociale di oggi , porta in sé un nuovo senso umano , che i genii e i santi dell ' umanità intravidero , ma che la nostra età vedrà compiuto . La statica moderna della psiche sta nella coltura e nella riflessione del pensiero : l ' umanità à cominciato dal pensiero poco o nulla riflesso , anzi incosciente e irriflesso . Il pensiero , ch ' è una manifestazione lenta della psiche , che , da principio , è una memoria delle impressioni esterne , confuse e poi raggruppate intorno a scarsi centri , che diventano sempre più numerosi e ingranati fra di loro , in ultimo diventa una facoltà che si educa . Nella materia protoplasmatica più semplice ed indifferenziata cominciano ad un tempo sotto lo stimolo dell ' ambiente esterno e vita e psiche . Il plasson reagisce agli stimoli e dell ' avvenuta reazione rimane impressa una modificazione , ch ' è , in sieme , fatto biologico e psichico . Le reazioni posteriori si seguono ed accentuano questa duplice tendenza : la vita una , indifferenziata si biforca in una vita dell ' organismo ed in un ' altra della psiche . Sotto l ' influenza di questa azione continua dell ' ambiente , dalla prima forma di memoria organica , si sviluppa quella psichica : la memoria organica rimane , come il fondo primigenio sul quale l ' altra si è elevata , facendo sì che il cumolo delle esperienze , che formano la memoria psichica , si raggruppino in tanti centri ingranati e distinti , richiamantisi a vicenda . Da questa forma di memoria nasce il pensiero , che è formato da tanti ricordi , particelle elementari del pensiero ; da nuove e vecchie percezioni e da ' legami e dalle relazioni che fra loro intercedono . Il pensiero , fatto adunque così , di fatti presenti e di ricordi , riflette l ' ambiente , ch ' è la sorgente di tutto il nostro mondo intellettivo e lo riflette dapprima , inconsciamente , senza studio : si pensa , perché il pensiero si è ereditato come dote psichica ed à suo fondamento nel protoplasma di cui s ' intesse e deriva l ' organismo . Ma , in seguito , esso diventa autodidatta : se l ' esperienza gli à addimostrato che esso può variare il metodo , per ottenere effetti maggiori di riflessione dell ' ambiente , e se riflettere meglio l ' ambiente vale combattere meglio la lotta per la vita , perché egli di queste nuove acquisizioni non dovrà usare ? Sorge , così , l ' educazione crescente del pensiero : ond e l ' età nostra riguardando e prendendo , come termine di paragone , il pensiero può chiamarsi età del pensiero riflesso , come l ' età antica fu del pensiero incosciente . In senso generico , adunque , in ciò sta l ' evoluzione del pensiero : la statica del carattere moderno è quella del pensiero colto , che dirige ed illumina il carattere . Questa caratteristica è così generale , che essa direbbe meno che niente , se noi non la tentassimo d ' illustrare disvelando a quali concezioni dell ' universo il pensiero riflesso si sia sollevato . Il pensiero dell ' età antiche ebbe del mondo un riflesso che noi riteniamo errato e che si impersonificò in due errori : errore geocentrico ed antropocentrico , onde se il mondo da noi abitato fu creduto centro dell ' universo , l ' uomo fu tenuto come l ' arbitro della natura . Contro di questi due errori , il pensiero riflesso à combattuto le più belle battaglie , dalle geniali intuizioni delle prime scuole filosofiche greche fino al rinascimento italico , nel quale periodo la speculazione è avvalorata dalla ricerca scientifica che si estende dovunque per i rami del sapere e che , oggi , permette di rifare tutta la scienza in unità solenne che muove dalle formazioni astrali e planetarie e , per la scala dell ' essere , sale all ' uomo . Giunto a questo , essa diventa evoluzione psichica e quindi sociale e storica : l ' universo non è più una serie di fatti separati , ma un ordine solo . La caduta dell ' errore geocentrico ed antropocentrico è definitivamente avvenuta e con essa è sorto il concetto che la natura à sue leggi fisse ed immanenti . Lo stesso sentimento religioso , che par contrasti la scienza , rimane , nel pensiero moderno , come continua aspirazione verso l ' ideale e quand ' anco esso si svolga nella forma concreta d ' una qualunque rivelazione , al soffio purificatore del pensiero , perde l ' esteriorità del culto , l ' intolleranza del fanatismo e rimane il campo della fede . Esso che parve un pericolo sociale , una forza d ' arresto nella storia , diventa , in vece , come un mondo che ognuno porta dentro di sé , popolato delle migliori speranze ; è il mondo di qua cacciato fuori del tempo e dello spazio , e così bello e puro quale noi vorremmo fosse questo triste mondo nel quale viviamo . Questo pensiero , adunque , del tutto moderno tende a diffondersi in basso agli strati meno evoluti della folla : è tendenza generale , ma più larga e profonda nei popoli più moderni e si estende a modo di nozione chiara , semplice , certa come pensiero , cioè , positivamente accertato . Su questo sostrato si elevano o tentano di elevarsi le varie colture speciali di arti , professioni , mestieri , scienze : come sul fondo della fede si elevò tutto il medio – evo . In una parola , il pensiero specializzato vive del sostrato generale del pensiero : è questa la tendenza d ' ogni tempo e del nostro del pari ; nei popoli , a larga coltura , si va verificando questo che gli strati inferiori intorno alla concezione del mondo non possono più risorgere : sono come quei morti cui è negata ogni risurrezione , a tale patto il pensiero è un organismo , se no diventa successione di strati caotici . Parallellamente alla statica , si è venuta svolgendo la dinamica del carattere moderno : il sentimento à subito lungo il cammino della vita e della convivenza sociale un ' evoluzione , che va dal sentimento egoistico a quello altruistico . Non già che l ' altruismo sia rampollato come un fenomeno nuovo dall ' egoismo : esso è contenuto , in sieme con l ' altro sentimento inspiratore della vita , nelle forme più semplici protoplasmatiche . La monera , che per eccesso di nutrizione , si scinde in due esseri distinti , compie la prima e rudimentale forma d ' altruismo ; l ' atto della generazione che si complica con l ' ascendere della vita , è la forma primigenia e più elementare d ' altruismo ad un tempo . Essa anzi è legata strettamente alla funzione egoistica della nutrizione : è un distacco di materia , quando mal può contenersi , per ragioni meccaniche , intorno al nucleo : solo , nelle forme cellulari più evolute , si verifica q uella larga partecipazione del nucleo , e del nucleolo , che d ' una funzione , puramente meccanica , ne fan una funzione vitale . Ora , benché le due basi del sentimento : egoismo ed altruismo nascano contemporaneamente e sieno confuse con la vita biologica della cellula , pure l ' egoismo si svolge prima e in maniera maggiore dell ' altruismo , che continua ad essere , per gran parte della scala sociale , ristretto alle funzioni di riproduzioni e dura per un tempo determinato . È un primo gradino dell ' altruismo , fatto di amore e di simpatia fra ' due sessi : anzi , simpatia per il senso opposto e amore per la prole raramente si congiungono in un individuo solo : vi è , come una divisione di funzioni per le quali il maschio sceglie la compagna , la contende con tutti i mezzi di lotta , mentre questa rimane in disparte a concedere le sue grazie al vincitore di quel cruente torneo di amore . Ma se il maschio à , di preferenza , il compito dell ' amore sessuale , la femina à quello della maternità : è lei che nutrisce , che difende i piccoli e , sebbene per un tempo breve , pure è in essa e per essa , che il più forte altruismo , quello della maternità , s ' inizia e si svolge . Il sentimento sociale sorge molto tardi nella scala zoologica e sempre e da per tutto subordinato all ' interesse della specie , cioè ad un egoismo più largo . Le api , che pur ànno un sentimento sociale evoluto , uccidono i maschi quando la prolificazione è compita e costringono gli sciami vecchi ad emigrare , quando i nuovi si sieno formati . Il sentimento d ' amicizia e di fedeltà sorge molto tardi : nella scala zoologica inferiore all ' uomo non è posseduto che da un solo animale , dal cane , e non verso un individuo della propria specie , ma di specie superiore , verso l ' uomo , con il quale comincia l ' elevamento continuato dell ' altruismo . Messo , in fatti , in mezzo ad un ambiente o indifferente od ostile , à dovuto sentire il bisogno di stringersi forte con i suoi simili , per trionfare . La sua esistenza è stata legata ad un sol patto , ad una sola condizione : l ' unione , la vita propria connessa con l ' altrui , l ' altruismo in una parola . Fu , però , un lento svolgimento di questa nuova acquisizione sentimentale , che non dovea distruggere l ' antica , ma rafforzarla . Le civiltà una ad una considerata sono un allargamento ed un ' espansione del sentimento altruistico e camminano per tappe : emozioni familiari , parentali , sociali , umane . L ' emozioni familiari esistono , nelle specie inferiori , ma pertiene all ' uomo ed a ' gradini più alti della civiltà umana averle svolte in quell ' amore , più altruisticamente evoluto , dei figli . I due sentimenti del possesso dell ' individuo dell ' altro sesso , quello che noi diciamo passione erotica e dell ' amore per i figli , si sono completati nell ' emozione familiare , quale la concepiamo adesso , come bisogno di completamento dell ' uomo per la donna , diretto ad ottenere dei figli , che sieno dei due esseri che l ' ànno generato , il più grande affetto , la più immensa passione ed il più forte orgoglio . Al quale sentimento risponde quello della prole . Ma , per giungere a questa altezza dell ' emozioni familiari , per rispettarle ed educarle per sé e per gli altri , quale e quanto lungo cammino ! Da quel selvaggio che fracassò la testa del suo bambino sulla roccia , perché gli avea fatto cadere un cestino di ricci di mare , alla pietà di quelle donne che per il loro bambino , riversano in tutta l ' infanzia sofferente il loro affetto , quale immenso cammino compiuto dall ' umanità ! Connesse con l ' emozioni familiari sono quelle di parentela ( emozioni parentali ) di quella piccola società , nella quale l ' uomo fa i suoi primi passi e nella quale si ritira stanco o vinto dalla lotta sociale . Cos ' è , in fatti , l ' emozione parentale se non un riflesso dell ' amore verso il coniuge e verso i figli , allargato a chi , come noi , vuol bene a questi e n ' è ricambiato ? Non è più l ' affettività verso una persona , ma è la vita affettiva sua da noi vissuta , e la prima forma di parentela comincia dai fratelli e si allarga con l ' estendersi e con l ' intensificarsi delle forme familiari . Solo quando la famiglia à toccato l ' unità monogamica , allora l ' emozione parentale è progredita di pari passo . La parentela fu , nelle prime forme di clan , tutta la società : gens viene da gan , sanscrito , generare ; gens son quegli in mezzo a cui si è nati ; la tribù sorge come unioni di gentes , di larghe famiglie , che si muovono in una sfera più larga , che le abbracci , ma che pure àn fra loro contese e dissidii . Poco a poco le gentes , smettono i matrimoni consanguinei , e s ' intrecciano fra loro come i rami degli alberi in una foresta , come tante onde che s ' intersecano in mille punti nella vastità dell ' oceano * . Appartiene , dunque , a ' popoli progrediti l ' emozioni parentali che dalle classi alte discendono alle basse , dove ancora son poche o nulla sviluppate e su di esse si formano l ' emozioni sociali . L ' emozioni sociali sono dapprima ristrette , legate nell ' ambito della classe e del ceto , limitate nel territorio . È un ' escludersi però di continuo : le classi si semplificano : i loro rapporti perdono l ' antica durezza , mentre le società si raggruppano nelle nazioni . L ' emozioni sociali camminano , così , attraverso una solidarietà crescente : non è ancora , del tutto trascorso il tempo nel quale città sorelle si combatteano aspramente ; che i comuni italiani veniano a guerra sanguinosa , invocando lo straniero ; che Sibari veniva distrutta da Cotrone . E anco oggi , le nazioni con un decrescente odio minacciano di voler scatenare una di quelle conflagrazioni internazionali , che distruggerebbe ogni civiltà , che i più va ri e disparati pregiudizï ànno sconvolto l ' umanità come un mare in tempesta : pregiudizii etnici , religiosi e di classe : ma , su questo mondo che è tramontato o tramonta , scende la pace e dai mille popoli sorge l ' umanità . E ben lo sapete voi , o apostoli dell ' umanità , che , per questo ideale , sfidaste e galera e patiboli : voi razza eterna di Dio , che non avrà mai fine ! Ma il sentimento , perché sia la spinta del carattere , l ' elica della nave , della quale il pensiero è il timone , à bisogno che sia proporzionato allo scopo e normale : un aumento od una diminuzione di sentimentalità importa aumento o diminuzione di volere . Il sentimento perfezionato esige una lunga educazione , che ci allontani dall ' impulsività e dall ' incostanza delle psiche deboli , ammalate . La normalità del sentimento , quanto al contenuto e alla persistenza , è dote dei popoli evoluti , come degli individui completi ed è diciamolo pure una delle doti del carattere . Il genio fu detto è una lunga pazienza , il carattere è un rispondere costante e normale alle reazioni dell ' ambiente ed è adunque questa la dinamica moderna del carattere , il quale , come oggi ci si presenta , in quei popoli che stanno al vertice del progresso sociale , è illuminato da un pensiero , che ri flette la concezione ultima del mondo ; è guidato da un sentimento altruistico e si svolge nell ' ambiente sociale vastissimo dell ' umanità . Vediamo alcuni lati di questo carattere , moderno nel pensiero , altruistico nel sentimento , umano nel suo svolgimento , confrontandolo con le forme inferiori del carattere , superate altrove , od indugiantisi nei popoli bassi e poco evoluti . Il carattere moderno è essenzialmente diffusivo e lo sforzo della coltura d ' una nazione mira appunto a diffondere nei bassi strati sociali , la statica e la dinamica del carattere e con queste il carattere stesso . Nelle moderne società , la coltura à perduto quell ' impronta di privilegio e , non ostante tutte le teorie superumane , essa tende a generalizzarsi ed a pervadere il fondo sociale . Lo stesso sottostrato sociale comprende che può godere dei frutti della società , al solo patto d ' elevarsi ; e quale elevamento migliore , se non assurgendo all ' apice della coltura , in un mondo nel quale l ' evoluzione da biologica è diventata psichica e nel quale in questa direzione tenta evolversi ? Ma l ' elevamento della massa , s ' è indizio della giovinezza d ' un popolo , pure porta con sé un fatto costante : l ' attenuarsi della genialità individuale . Il genio , come pianta che sorge in mezzo a radure , spunta là dove la povertà intellettuale gli si allarga d ' intorno , giacché pare la natura disponga di grandi forze di compenso , e quando un organo vien meno al suo ufficio , una forza di compenso si svolge in un altro . Nel campo della fisio – patologia il fatto è vero ed incontrastato : quando una porzione di cuore funziona male , nell ' altra si svolge una ipertrofia compensatrice ; quando un emisfero cerebrale è distrutto , l ' altro tenta di sostituirvisi . Così , è nel campo morale , quando la massa è poco colta , sorge il genio , il quale si attenua dinanzi alla genialità collettiva . Sia esso fatto vero il rapporto tra genialità individuale e collettiva , sia falso apprezzamento , errore d ' illusione d ' ottica mentale , che fa parere poco alto il genio in mezzo ad una massa dal pensiero evoluto , certo cosa è che l ' osservazione non è nuova , come nuovo non è il fatto che , nelle società vecchie , sorge l ' anticipazione geniale dell ' avvenire che poi nelle società giovani si andrà attuando . Ed a me pare che , s ' è vero che la genialità è fenomeno degenerativo , essa deve sorgere nelle società poco evolute e senili , cioè in un ambiente di degenerazione . D ' altra parte , se il genio precorre i tempi , se egli vede più in là di quanto i suoi contemporanei non possono vedere : l ' attuazione e la comprensione del suo pensiero richieggono uno sforzo maggiore , che la società senile nella quale vive non può impiegare , onde viene a tradursi in pratica in mezzo a collettività giovani e piene d ' energia . In modo non dissimile si comporta la passione : se il genio è uno sviluppo eccessivo d ' intelligenza in mezzo alla mediocrità intellettuale , la grande passione , in mezzo alla scarsezza passionale altruistica , è , come la genialità , un prodotto patologico degenerativo e come questa è un compenso della natura per la conservazione della specie . Il genio e il grande passionato del bene , il santo , non nel senso chiesastico della parola , sorgono in momenti difficili , sono degli individui disadatti all ' ambiente nel quale vivono , sono una forza di conservazione della specie e di perdizione dell ' individuo . Ma l ' elevamento della massa , nel campo dell ' intelligenza e del sentimento , val molto di più che l ' intelligenza isolata del genio e la sentimentalità del santo , e ben lo dice la esperienza storica della civiltà che arride non a ' popoli decrepiti , inondati dalla luce del genio e dal conforto della passione altruistica : ma a quelli in cui e pensiero e sentimento sono colti ed evoluti nella massa . Ma ci è , ancora , di più : ogni elevamento della massa intellettivo e passionale si accompagna con una maggiore integrazione e subordinazione degli individui , come nel campo biologico , ogni organismo più evoluto è fatto di parti più integrate e differenziate . Ora , questa coordinazione e subordinazione della massa è segno di superiorità sociale ; è fonte di maggior lavoro sociale : ben può l ' individuo , come nei popoli latini , essere più alto di quello dei popoli nordici , ma la massa latina , troppo individualizzata , val di meno di quegli uomini dal cervello duro ma di più facile cemento connettivale . E nel campo biologico non sono gli animali inferiori quelli in cui le cellule sono meno connesse fra loro , con più largo spazio intercellulare , in confronto all ' uomo e a ' tessuti superiori in cui lo spazio tra cellula e cellula è breve e il tessuto più compatto ? Carattere moderno adunque vale elevamento della massa con maggiore lavoro sociale . Un ' altra dote del carattere moderno è una più larga partecipazione alla vita pubblica : cos ' è essa , in fatti , se non il cozzo delle idee e dei sentimenti che si disputano la direzione della vita sociale ? E , d ' altra parte , queste varie tendenze e direzioni , che potrebbero incanalarsi e divenire manifestazioni anormali , nella vita pubblica , trovano la più alta correzione ; onde dicemmo il partito essere la forma più equilibrata di folla e la vita pubblica il campo delle sue manifestazioni , come , di contro , la setta n ' è la forma patologica . Dove la vita pubblica è più larga , più intensamente vissuta , là la sicurezza sociale è più garentita ed il progresso da settario diventa evolutivo e scientifico ; d ' altra parte , la vita pubblica è tanto più alta , quanto più il pensiero d ' un popolo è moderno e il sentimento altruista . Ora queste due doti formano il carattere dei popoli civili , sicché possiamo inferire che , quando ci troviamo di nanzi ad un popolo a carattere normale , noi dobbiamo aspettarci che esso sia di coltura elevata , di produzione sociale alta , di vita pubblica interamente , largamente ed onestamente vissuta , giacché la onestà nella vita pubblica tende ad un continuo elevamento e se , come dice il Sighele , essa è meno sviluppata della moralità privata , pure , come una spirale , di continuo s ' innalza verso forme più alte . Le antiche democrazie ebbero per la vita pubblica un grande interessamento , ma esse portarono seco un grave danno costituito da quegli schiavi dal sottosuolo sociale tolti ad ogni vita pubblica . Lo schiavo fu un perenne pericolo per quella civiltà , corruppe e fu corrotto e , quando d ' intorno a sé la corruzione prevalse , egli , convertendosi al cristianesimo , propagandolo esercitò , sullo stato , un ' azione dissolvitrice , più pericolosa d ' ogni rivolta servile e Roma , che , a più riprese , trionfò delle guerre servili , non si salvò né dalla corruzione , né dal nuovo orientamento della schiavitù verso il cristianesimo . E conchiudiamo così : il carattere moderno è fatto da una concezione scientifica del mondo e da un sentimento altruista ; si svolge e discende sino alle masse incolte , elevandole ; alla genialità e alla sentimentalità individuale sostituisce la collettiva , ben più grande e feconda di lavoro sociale ; si esplica non solo nella vita privata , ma nella cosa pubblica , elevandone il contenuto morale . Al lume di questo che noi chiamiamo carattere moderno , vaglieremo , nel prossimo capitolo , il carattere del mezzogiorno d ' Italia . CAPITOLO III . IL CARATTERE DEL MEZZOGIORNO D ' ITALIA Nel parlare del carattere d ' un popolo , guardandolo al lume della scienza positiva , dobbiamo avvalerci molto e dalle impressioni ricevute e del dato statistico , e , quando questi manchi , dalle insieme delle prove indirette , che ci sarà possibile poter ricavare . Così è del carattere del mezzogiorno d ' Italia che io ò studiato lungamente , vivendoci dentro , e confrontandolo con quello del settentrione , colto un po ' fuori e molto sullo studio di riviste e di libri . Le vicende della nostra vita politica , letteraria , scientifica , industriale ecc . in somma di tutta la vita nazionale di questi ultimi tempi à messo sempre in evidenza la differenza dei due caratteri e l ' eccellenza di quello nordico sul meridionale ; l ' uno si è andato avvicinando a quello che noi dicemmo carattere moderno , che si va evolvendo , di preferenza , in mezzo alle razze nordiche , l ' altro ne è ancora molto lontano : l ' uno si poggia sul valore della massa e la scarsa genialità individuale , l ' altro in vece sulla massa bassa , depressa , poco coordinata e subordinata e sulla genialità isolata : l ' uno è fatto come una catena di monti , poco , alti , ma che servono bene alle condizioni orografiche del paese ; l ' altro di leggiere ondulazioni in cui s ' innalzano qua e là monti giganteschi che , paiono , confondersi col cielo . Di questo carattere arretrato del mezzogiorno d ' Italia noi studieremo e la parte statica e la parte dinamica . Cominciando dalla statica del carattere , cioè del pensiero diciamo come esso è poco colto , in basso ; unilaterale , in alto . Dopo tanti anni che l ' insegnamento è diventato obbligatorio , noi siamo a tal punto che la massa di analfabeti abbonda . Scorrendo i varï bilanci municipali quel che colpisce è l ' esiguità dello stanziamento per la pubblica istruzione , né mai le somme stanziate , per quanto esigue , si spendono per intiere . Le scuole sono quanto mai si può immaginare d ' antigienico e da quelle scuole si esce miopi , disattenti , scorati come da lunga tortura . Dalle scuole passando a ' maestri alle maestre , la scena non è più lieta : il romanzo d ' un maestro che il De Amicis ci à , con la sua arte , regalato , non è che una verità , anzi , qualcosa di meno ancora della verità . Il maestro non è pagato , è tenuto in una posizione servile , prono a tutte le autorità locali , segno a ire partigiane e , talvolta , diciamolo pure , oggetto di scandalo in paese . La condizione degli scolari non è più prospera : nei paesi vanno a scuola o d ' inverno , o d ' estate quando tacciano i lavori di campagna , spesso affamati , posposti nell ' insegnamento a ' figli dei maggiorenti del paese , e , quando sieno fatti più grandicelli , vengono tolti definitivamente dalla scuola . La stessa istruzione che s ' impartisce è , del resto , così elementare , che , quand ' anco la si desse a dovere , sarebbe di poca o niuna importanza : io , a conti fatti , ò trovato che uscendo dalla scuola si sa solo leggere mediocremente e scrivere poco o nulla : della istruzione moderna e dell ' educazione del carattere che resta mai o meglio che se n ' è appreso che valga d ' essere conservato ? Ora , questa trascuratezza della istruzione elementare di quella cioè che dovrebbe essere a fondamento di tutta la coltura nazionale dipende da due cause che si completano , e che indicano il nostro carattere inferiore . E sono : il pregiudizio della parte dirigente che teme nell ' istruzione un pericolo sociale , laddove l ' esperienza delle nazioni civili dimostra il contrario ; e l ' incoscienza delle plebi che non sa domandare un esatto adempimento della legge sulla pubblica istruzione : cause , adunque , che si completano come in un ingranaggio le tacche di una ruota e i denti dell ' altra . Noi siamo a tal punto che i programmi ed i regolamenti ministeriali ultimi sono d ' una larghezza e d ' una liberalità immensa , dinanzi al gretto ed ignorante metodo dei comuni del mezzogiorno , per i quali l ' istruzione esiste solo come una passività dei bilanci e non come uno dei più importanti servigi pubblici . La coltura poi , negli strati superiori , è monca ed unilaterale : è diretta non già ad avere un fondo di sapere generale veramente moderno , indispensabile sul quale si aderga la coltura specializzata in questo o in quel campo , ma a ribadire la vieta coltura classica , dove si glorifica tutta una civiltà da noi lontana e che dinanzi al carattere moderno dovrebbe sembrarci barbara . Per essa viviamo d ' un tempo nel quale l ' impero della forza , l ' assenza della pietà , il pregiudizio etnico prevalsero sugli uomini : ora , quale meraviglia se , dallo studio di quei tempi , si esca plasmato ad una durezza che i tempi nuovi non comportano e se il sogno dell ' animo non è l ' avvenire , ma il passato ? Questa forma di educazione , nefasta altrove , dove l ' ambiente è pregno di un grande avvenire , dove tutto parla al cuore e alla mente della solidarietà umana ; diventa a mille doppi più dannosa fra noi , dove si vive ancora del vecchio clima storico – sociale del passato ; dove ancora vige la durezza antica dei modi ; dove la forza brutale à un culto ; dove il servaggio si porta come abito confitto nell ' animo ? Ed è dannoso non solo al carattere , ma ancora alla mente : da quella mole di cognizioni imparate in fretta e furia si esce in uno stato di esaurimento mentale , di psicoastenia , come da una lunga orgia nella quale tutta l ' energia giovanile si sia venuta sciupando . In mezzo a questa coltura vieta la sola parte moderna , rappresentata dallo studio della storia e dal patrio idioma nel quale si riflette il genio etnico , è fortemente negletta : assorti nella lingua greca o latina della nostra , delle nostre vicende storiche , delle scienze biologiche e naturali , della sintesi filosofica di tutta questa sorgente di modernità , che ci dovrebbe educare ad essere uomini del nostro tempo , nulla conosciamo . E quando poi ci lanciamo nella vita qual meraviglia che noi portiamo dovunque : in casa e fuori , nella vita pubblica e privata , nella concezione scientifica e filosofica , questa coltura del carattere così antiquata ed egoista ? Epperò , anche in mente d ' una certa coltura professionale alta , vive ancora e l ' errore antropocentrico e geocentrico , quasi e Galileo e Bruno e Darwin e Spencer e Laplace e Herscell fossero mai stati ed abbiano ancora la mente annebbiata dal miracolo , ne siamo assorti alla concezione dell ' immanenza della natura , né al sentimento della solidarietà umana . In vano , adunque , fra noi si cercherebbero le scuole di arti mestieri , viventi in soli pochi grandi centri ; le scuole davvero pratiche d ' agricoltura , non quelle che il governo tiene con scarso profitto ; le università popolari come nella Svezia e Norvegia . Lo stesso sentimento religioso che può essere talora un coefficiente di progresso , come è nelle nazioni nordiche , in ispecie nelle popolazioni anglo sassoni ; che potrebbe portare in sé come una vasta sorgente idealistica ; da noi è stato sopraffatto dal culto , è stato vinto dal fanatismo , onde à costituito e costituisce ancora un forte ostacolo al progresso . È avvenuto , così , che la criminalità è stata da noi a tinte fortemente religiose e lo è ancora , e gli stessi ordini monastici , il presbiteriato , furono un vivaio di reati sessuali . Né potea essere diversamente sotto questo clima caldo infocato , dove i sensi si accendono e la passione divampa e dove mal potea la regola monastica frenare la natura ardente di tanti giovani , indotti a metter la tonaca , di contraggenio per conservare intatta la proprietà * nel primogenito o spinti al chiostro dagli allettamenti d ' una vita comoda , o da passioni vinte , ma non dome , da un momento di sconforto che parea imporre l ' eterno sagrifizio della vita . E , spinti al chiostro , quante occasioni di peccare ! come confessori e come pedagoghi penetravano da per tutto : solo un forte idealismo poteva salvare gli ordini religiosi dalla corruzione , ma questo mancò sempre , onde divennero una delle maggiori pesti sociali . Ed ora , dopo tanto tempo , essi accennano a risorgere ancora senza che si pensi di contrapporre alla loro opera l ' onda purificatrice della libertà : i più non se ne incaricano affatto , i pochi e si dicono liberali sognano nuove soppressioni , tanto la nostra è pur troppo la terra della forza bruta e del bastone . Connesso con la religione e per molti versi , è l ' amore per la donna , che da noi è forte e precoce e che spesso dilaga non per l ' alveo fisiologico del matrimonio , ma volge giù per la china del vizio . L ' amore peccaminoso anzi è , fino ad un dato punto , la regola : abolito l ' ozio monastico con la prostituzione che porta seco , si sono sostituiti gli amori illeciti diretti al solo scopo di mantenere intatta la proprietà familiare nel primo o nell ' ultimo fratello destinato a continuare la razza . E , da questo pervertimento , traggono origine e un crescente numero d ' esposti , d ' aborti , d ' infanticidï e d ' amori contro natura * . E com ' è delle popolazioni inferiori nell ' Italia del mezzogiorno l ' idea del divorzio , la ricerca della paternità , il concetto più largo della famiglia trovano maggiori ostacoli e qua ancora , in nome dell ' onore , si assolvono gli uxoricidi . Il pregiudizio sessuale vive pieno ed intero , come nel medio evo e non vuole sostitutivi . Si può comprendere quale sia la condizione della donna , come ad essa vengano negate le più elementari libertà , come lo sposo sia imposto per calcolo , non scelto per amore : di quale gelosa tortura la si circondi ; come ancora il celibato l ' attenda . Essa è sempre schiava , come a Roma antica o del padre o dei fratelli o del marito o dei figli : in Inghilterra * le Spinters vivono dell ' idealismo di quella forte razza , ma da noi esse sono dannate a rimanere eternamente schiave , all ' ombra della casa , più gelosa d ' un chiostro e più piena di dolore . Solo da un certo tempo le vicende economiche cominciano ad emanciparla , sospingendola un po ' alla fabbrica , un po ' alla scuola ; ma ancora il bisogno economico non l ' à investita , come quercia che il vento schianti e chi sa quanto tempo ancora ci vorrà perché essa combatta le battaglie della sua emancipazione . A così scarsa ; ed antiquata coltura , dobbiamo aspettarci che corrisponda una bassa sentimentalità , ossia impregnata d ' egoismo , giacché la statica e la dinamica del carattere tentano , benché non sempre , di svolgersi parallelamente . In fatti lo scarso sentimento altruistico è la caratteristica del mezzogiorno , non già che manchino le persone amanti del bene , anzi vi sono e lo sentono fortemente , ma il tono generale è un egoismo cieco e feroce , che impronta ogni azione d ' individui o di massa . In vano , perciò , si cerca fra noi quella folla d ' istituzioni umanitarie e le poche che vi sono , vengono dilapidate da ' politicanti di mestieri , che le ànno infeodate nelle loro famiglie , vivendovi su , come una colonia di batterï su di un terreno nutrivo . Da ciò , dal desiderio di godersele , nascono quelle gare delittuose ; quell ' armeggio presso le autorità e i corpi rappresentativi ; quel contendersi furioso di clientele , che , anche quando paia ispirato dal pubblico bene , in fondo à sempre un pensiero nascosto che move . E mentre questo succede , non uno che gridi : i pochi che lo ànno tentato , àn dovuto amaramente pentirsene : gli onesti , che non mancano , sono di una supina rassegnazione , della teoria del lasciare correre . Le forze , che dovrebbero opporsi a questa corruzione così vasta , mancano o sono appena sorte : manca una vasta coscienza popolare , che senta come le opere pie , che i secoli ci ànno tramandato , sieno la sua ricchezza e come meritino d ' essere amorosamente vigilate : la stampa che nei paesi civili è un vero e proprio tribunale della moralità o non esiste o se esiste , è legata a clientele e parla per livore di parte o se è onesta non può vivere e muore . Se la virtù attecchisce così poco nella sua forma attiva , ch ' è quanto dire come spinta al bene e lotta contro il male e vive solo come potenza negativa che si contenti di operare il bene , quanto può e ad altri non dolga : non meraviglia che la ricchezza , il fascino dell ' oro , la possibilità di nuocere , volendo , e di dispensare favori ; che , in somma , la complessa potenza del male , incuta e rispetto ed ammirazione ? In un popolo così fatto , mancano quell ' emulazione e quei contrasti sociali che sono , altrove , la vita , il motore del progresso . In basso manca l ' elevamento del proletariato , che dà fisonomia al nostro secolo , in alto l ' opporvisi cosciente ed illuminato ; in loro vece vi era e vi è ancora una forma antiquata di lotta . Il brigantaggio , di cui sono ancor vivi il ricordo e la tradizione criminosa , non era che una delle conseguenze del vecchio e persistente contrasto sociale : anzi , talvolta , la spinta al brigantaggio era una reazione a delle ingiustizie , in un mondo ancora semifeudale , dove a chi è ricco è , in parte , permesso valersi dei pubblici poteri e della ricchezza in danno di chi gli sta intorno e non è gran fatto prono ad ogni ingiusto volere . Data questa mancanza d ' un potere regolatore , qual meraviglia che dei delinquenti , dei passionali si fossero elevati a riparatori di torti , che , in altra maniera , non si riusciva né di prevenire , né di riparare * ? Oggi , l ' emigrazione è diventata un sostitutivo del delitto : quando i torti ricevuti sono molti e rendono impossibile il poter soggiornare in un luogo , non è nella giustizia che si ricorre , nella quale non si à fiducia , ma si emigra . In altri tempi , si ricorreva al delitto : era una prima spinta su di un terreno , antropologicamente disposto al crimine , di mezzo ad un ambiente nel quale questo esercitava una forte suggestione ; e se al primo crimine altri ne succedevano , si diventava banditi , opponendo prepotenza a prepotenza ; voluttà di comando ad un passato di servilismo ; alla povertà rassegnata una ricchezza spensierata ; ad una normalità non sentita , una criminalità che si portava nel proprio organismo e nella propria educazione . Ma se l ' emigrazione è un sostitutivo del delitto , n ' è spesso un diversivo , giacché è frequente il fenomeno osservato che gli emigranti portano , là dove vanno , una larga delinquenza , sospinti dall ' eredità criminosa , da maggiori bisogni e da maggiore impunità * . Su questa massa ed in mezzo a questo popolo così depresso , la genialità è frequente , più di quanto non paia , perché molte volte rimane sterile e poco coltivata . Ho conosciuto dei contadini che ànno poetato in vernacolo con un umorismo così fine , da disgradarne qualunque più provetto scrittore ; altri ànno portato una nota passionata d ' amore , da ricordare le dolcezze liriche del Giusti ; vi son di quelli capaci di fare dei lunghi calcoli a mente , di mostrare una facile percezione dei numeri , come gente consumata nel calcolo ; altri , in fine , d ' una bontà sovrumana , veri santi in un ambiente d ' egoismo e ricordo , in fine , d ' un pastore che su di un rozzo pezzo di canna era capace di ripetere qualunque inspirata armonia udita e di non dimenticarla mai più . Di sotto a questa genialità si espande una mediocrità , anzi una bassura desolante . Il risorgimento italiano è certamente una di quelle opere solenni , una di quelle pietre di paragone , che le vicende storiche gettano fra ' piedi di un popolo e dalle quali si esce o vinti o vincitori . In quest ' opera dunque , felicemente superata dal popolo italiano , la parte nordica e meridionale della nazione ànno contribuito in modo diverso : l ' uno come popolo a carattere moderno , l ' altro senile : l ' uno con opera collettiva , l ' altro con la genialità individuale : l ' uno con le insurrezioni di tutto un popolo a Milano , a Brescia , a Genova , con la repubblica romana ; l ' altro , con la genialità di un Pepe , d ' un Poerio , d ' un Russo , d ' un Cuoco , d ' uno Spaventa ecc . In vano , però , si cercherebbe fra noi del mezzogiorno qualcosa che somigli alle storiche giornate di Milano : la repubblica partenopea è una pagina gloriosa non di popolo , ma delle individualità più spiccate , della aristocrazia di mente , di cuore e di natali di tutto il napoletano . Il conte di Ruvo che si volta in su per vedere sul suo collo la lama della ghigliottina , è l ' esempio della nobiltà di pochi animi in mezzo alla crudeltà e alla decadenza collettiva : ma , se la massa non à saputo né dare un esempio come quello del conte di Ruvo , né come l ' altro del forte di Vigliena , seppe bene dare il Sanfedismo , i banditi del Cardinale Ruffo , i sostenitori del cesarismo borbonico . Ed è , così , che non a caso , dalle intime latebre della storia , venivano su a galla , in quel periodo fortunoso , la genialità isolata e la bassezza collettiva del carattere . Quando , per l ' infierire della tirannide borbonica , i profughi del mezzogiorno si sparsero in Italia e fuori , riempirono gli animi d ' ammirazione per la genialità e la possente virtù suggestiva dell ' animo loro ; ma , spesso , fu una genialità criminosa che si disvelò più tardi nella cosa pubblica , onde patriottismo dovea significare , a ' giorni nostri , una novella forma di criminalità fraudolenta , per mezzo dei pubblici poteri . Né il genio si è esaurito di poi : agli Spaventa , a ' Settembrini , a ' De Sanctis , a ' Mancini , a ' Pisanelli son succeduti e i Sergi e i Zumbini e i Colajanni e i Fiorentino e i Bovio e i Rapisardi ecc . , gente tutta che à aperto nuove vie al sapere . Ma , d ' attorno ad essi , se son sorti dei gloriosi discepoli , non si è espansa la loro dottrina , la quale , meditata nell ' Italia del mezzodì , si è trapiantata e à messo radici fuori , nell ' ambiente cioè della massa colta , e della scarsa genialità individuale . Né la genialità è stata continua , essa è , come i fenomeni anormali dello spirito , a scatti e a lampi : passano dei secoli nei quali la genialità tace e poi s ' illumina d ' un tratto , come di fuoco che lungamente covò nella cenere : vi sono degl ' ingegni che si mostrarono ad un periodo tardivo della vita , che furono come razzi d ' una durata corta , ma di grande sfosforescenza , o rimasero genii ignorati come Padula e Nicola Sole ; insomma , una genialità patologica , a scatti , a lampi , ineguale , perduta spesso nell ' ozio o nel male , una genialità malata od infeconda : completa talora , ma talora pazzesca . Nessun popolo è , forse , così scarsamente dotato di facondia del meridionale : egli non sa parlare che non mescoli dialetto ed idioma : che non infiori d ' oscenità il suo linguaggio , ma nessuno ha dato oratori così forti ed efficaci quanto l ' Italia del mezzogiorno ; oratori che trascinano le folle , che dominano i parlamenti , le cui orazioni sono degli avvenimenti e al cui incanto non si resiste . Com ' è della genialità , così è della fermezza e della coerenza del carattere : ben vi sono dell ' anime come Niccolò Barbato e come Matteo Renato Imbriani ; ben vi è potuto essere un abbate Toscano , che fa saltare in aria il forte di Vigliena ; ben un Pepe o quell ' ignoto prete di Amantea , giacobino che , preso dalle orde del Ruffo , preferì essere sospeso ad una corda , calato in un pozzo e a chi gli dicea di volerlo salvare purché gridasse : viva la Santa fede , rispondeva : credo , e tuffato nell ' acqua e sollevato non volle arrendersi e preferì essere annegato ; ben vi possono essere di questi Capanei , ma la massa è vile e criminale , pieghevole a tutti i venti , devota a Dio ed al diavolo ; e dianzi a quella dell ' Italia del Nord , è la Vandea che assolve i crimini degli uomini politici , che li favorisce , che passa dall ' osanna al crucifige , sempre prona , sempre pronta a gridare : è morto l ' imperatore , viva il nuovo imperatore : novelli pretoriani di questa Italia di basso impero ! E se vi è l ' altezza dell ' animo assurgente al sacrifizio , vi sono bene in compenso e l ' ingratitudine e l ' invidia e la misconoscenza . Non ci è paese dove le glorie di casa tardano di più ad essere riconosciute : anco quando il battesimo degli estranei è venuto , i propri paesani lo negano e lo contrastano ancora e lo annebbiano quando possono e lo calunniano . E quando poi si cerchi disperdere un ' istituzione fiorente del mezzogiorno o di spregiarla , chi brandirà il piccone o sbarrerà la strada , sarà uno del mezzogiorno istesso : l ' invidia non è essa , adunque , una dote inferiore e noi non siamo gente tale ? La criminalità istessa , ch ' è sempre un carattere inferiore , può essere indice d ' una maggiore inferiorità : essa si presenta d ' una o d ' un altra maniera , mostrando così in mezzo a quale civiltà si svolga e di quale nobile metallo essa sia la scoria . Di criminalità adunque , ve ne sono due : una che è prevalentemente violenta , atavica e che fiorisce daccanto alle forme inferiori di civiltà ed un ' altra che è fraudolente , moderna e vive di mezzo al tipo sociale prevalentemente elevato ed industriale * . La criminalità , nel mezzogiorno d ' Italia , è di preferenza violenta ; in essa predominano i reati di sangue più che la frode ; il delitto rivive in forma atavica come nei popoli barbari e semicivili . Ora , per quanto il crimine sia sempre dannoso , pure , rivolgerlo contro la proprietà , deviandolo dalla persona , è un male minore , che se fosse rivolto contro l ' integrità umana . In tutta la scala della criminalità violenta , noi abbiamo un tristo primato , di contro all ' Italia del Nord : ( Lombroso : Uomo delinquente vol . III ) , alla quale si accompagna una alta morbilità dovuta al tenore inferiore di vita , al latifondo e alla mancanza di opere igieniche ( camposanti ospedali ecc . ) , benché le leggi le impongano su larga . In nessun altro paese , come nell ' Italia del mezzogiorno si sente quanto poco possano le leggi , quando non vi sia una coscienza civile che le faccia osservare , che ne faccia un bene sociale , invece d ' un aggravio maggiore sui bilanci , d ' una novella offa alle camorre locali , d ' una novella disillusione a danno del pubblico bene . La vita , adunque , che si mena nel mezzogiorno , è , solo nella superficie , sfiorata dall ' alito di modernità ; nel fondo ancora è mezzo feudale ; da questo contenuto antiquato credo dipenda un altro carattere della morbilità psichica del mezzogiorno , non so se da altri notata , fatta da forme paranoiche a contenuto antiquato , a fondo religioso o demonopatiaco ; laddove , nei popoli a progresso elevato , son le forme di delirio sociale o politico che prevalgono . Né le condizioni d ' arresto del nostro carattere si limitano alle superstrutture ideali , ma , per quella legge deterministica della storia , scoverta ed illustrata dal Marx , scendono in fino alle condizioni economiche ; si fondano nella sopravvivenza del feudo , nel latifondo che dilaga , nell ' artigianato ch ' è ancora in fiore , nella piccola industria e nell ' assenteismo padronale . Non però la varia e complessa vita moderna : non le leghe di resistenza , non i sindacati , non gli arbitraggi , non le camere di lavoro ; ma , in vece , le confraternite religiose , i circoli cattolici e le società operaie con i loro patroni , più o meno illustri e danarosi , posti talora sotto la protezione dei santi . Nell ' Italia del mezzogiorno vivono come nel medio – evo ancora i contadini sbarbati e con la testa rasa , tranne un ciuffo solo di capelli , e i quali incontrandovi vi salutano e parlandovi vi stanno a dinanzi a capo scoperto e vi vogliono baciare le mani . E , in mezzo a questo rivivente feudalismo , il latifondo stende le sue pianure desolate , a pascolo , grande come lo immenso altipiano della Sila o il Tavoliero di Puglia , dove i fiumi allagano , rompendo le dighe , la malaria avvelena la vita e la monotonia della lenta palude è rotta dalla vista degli armenti , da uomini a cavallo armati , da boari e da pastori e per quelle vaste pianure , corre , con urlo disperato , la vaporiera , unico indizio di modernità , in quelle vaste plaghe della morte . La vita politica non può essere che un riflesso di questa vasta miseria materiale e morale , giacché le cariche pubbliche non sono altro che il pallio , che clientele locali si contendono colla corruzione o col delitto , sedotte dalla bramosia dell ' oro e dal potere . E la corruzione locale si confonde con quella generale dello stato : il partito al potere sostiene , nell ' elezioni politiche , il deputato del governo e ne à in cambio l ' appoggio nella gestione del comune ed è così che corruzione politica ed amministrativa s ' imperniano in una sola grande corruzione nazionale , che si riverbera anco nelle parti sane dello stato . Avviene , perciò che un grosso elettore può ridersi delle leggi ; fare le votazioni nel proprio castello ; mettere , come votanti , e morti ed analfabeti ; far commettere omicidii e non pagarli ; e poi goder fama d ' onesto , ricevere le visite dell ' autorità ed essere dello stato tra le colonne più salde e più sicure e vedere a ' suoi piedi una folla servile d ' adoratori , ognuno dei quali spera qualcosa e sulla sua testa una folla compiacente d ' autorità che trattano , blandendo da pari a pari , come si fa con un amico possente , temuto e permaloso che , se può farci del bene , può farci del male e ben lo sanno quelli che , cittadini od autorità , presero , sia pure forti della giustizia e della legge , a cozzar con lui e ne uscirono o domi o con le corna rotte . Se né la moralità , né la giustizia , valgono cosa alcuna ; se , per salire alle cariche pubbliche , unica e principale condizione è il censo o il favore di chi sta in alto , meraviglia forse , se , traendo da ' fatti una conseguenza , quanto volete immorale , ma logica e seducente , si venga formando una educazione servile e di tornaconto , che rompe la durezza del carattere ? I popoli a coltura inferiore possono avere una fermezza ed una virtuosità rozza , ma dura : ma quando in un popolo , per altri rispetti inferiori , s ' infiltra la corruzione , allora a quel popolo voi avrete tolto ogni qualunque virtù che potea compensare tutto il male d ' una mentalità e d ' una civiltà arretrate . Così , e non altrimenti , è avvenuto del mezzogiorno d ' Italia , nel quale la forza del carattere si è venuta fiaccando in un servilismo nauseante e crescente , in una putrida educazione . Niente è , in fatti , meno tollerato fra noi , che il non piegare all ' esigenze del momento , il non profondersi in servilismi , verso colui che sta in alto , del quale un tempo si è detto male o se ne dirà quando il bisogno è passato ; il non cambiare colore ; il non gridar forte per aver l ' offa , per tacere quando la si è avuta . La virtù attiva , il disinteresse , le lotte nobili per un ' idealità son quelle che ànno e rampogne e sarcasmi , che più destano l ' ira finta o mal celata e che meglio preparano una vita di spine e di dolori . E come non potrebbe esser così , non sono essi gli onesti , i liberi , gli alteri dei disadatti nella lotta per l ' esistenza , in un mondo di vizii e d ' accomodamenti * ? Non già che gli onesti manchino : vi sono e rimangono sopraffatti da ' farabutti , giacché portano seco uno spirito d ' isolamento , di sfiducia , di poca combattività e cercano rifugio dal presente nel passato , non nell ' avvenire . Loro sentono il male , ma non ànno la forza di combatterlo ; quel che possono chiedere a sé stessi è di ritirarsi dal brago , se vi àn messo , inconsciamente , il piede e di vivere in un mondo di pochi amici del loro stesso sentire o lontani da ogni umano consorzio , nel grembo dei propri cari . Mai la virtù è stata così solitaria come lo è nel mezzogiorno d ' Italia ; mai cosa negativamente inefficace ; forse è la sola maniera nella quale possa esistere , forse è il fenomeno della razza dell ' individualità isolata ; forse e vi entra di sicuro è una psicoastenia senile del nostro genio etnico . La stessa unilateralità e scarsezza di coltura fa sì che del putridume che ci avvolge , non si conosca né la causa , né il rimedio : domandate a costoro perché tanta corruzione e vi risponderanno che gli uomini siamo fatti così ; domandate il rimedio e voi sentirete additare il ritorno al passato ; e quando voi parlate d ' un mondo nuovo che si matura altrove , sulle basi di quel progresso che loro detestano , vi chiudono la bocca con quello scetticismo che non ammette risposta e fa cader le braccia . Ma , se fra costoro vi sono delle anime nobili , vi sono ben di quelle in cui è gran parte di sussieguo , che ànno , è vero , un sentimento onesto , ma ammantato di boria e di superbia : una vera iperestesia della onestà , una mania del contatto : sono delle statue , come li ò inteso chiamare e nessun nome pare risponda di più a quel senso di vuota alterezza che li domina . Ma , se nei centri più ristretti è il vizio che si adora , che vince , che domina ; nei centri più grandi sono la mediocrità dottrinale , la mezza coscienza e la mezza moralità : la vernice , in somma , che cuopre la sostanza , che dà la affidanza non il contenuto . Ma ben potrebbe , anco da questa , qualcosa derivarsi , almeno contro le forme più basse e più ciniche del vizio , se le nature meridionali fossero capaci d ' un opera collettiva di coordinazione e di subordinazione e se noi non portassimo , derivandolo da ' popoli inferiori , un orrore del contatto di noi stessi . Ma , il popolo meridionale porta nelle pieghe del proprio carattere , la grande virtù del lavoro : virtù che rifulge in patria e fuori e che è fatta da una resistenza maggiore alla fatica e da una grande sobrietà . Ed è appunto questo tenore inferiore di vita che costituisce la nostra inferiorità morale : per esso ci si accontenta di bassi salarii , che fanno indugiare le forme economiche semifeudali , e fiaccando , nella lotta per l ' innalzamento del proletariato , la resistenza operaia , producendo un logorio più precoce della macchina umana , che impoverisce la fibra , base somatica della virtualità psichica d ' un popolo * . E così che i nostri emigranti àn saputo creare una ricchezza in America , specialmente nelle Americhe latine ; àn saputo colonizzare l ' Africa francese ; àn saputo arrecare ovunque i frutti più duri della civiltà , quelli del lavoro meno retribuito e più pesante ; ma àn sempre stretto di più le ritorte a quei popoli in mezzo a cui ànno lavorato e ànno spezzato nelle mani delle masse operaie , l ' arma moderna della resistenza . Lo stesso spirito d ' isolamento , una delle doti etniche più marcate , à fatto sì che le nostre masse emigratrici si sieno mantenute lontane dalle altre , chiuse in sé , come dice il Ferrero , formando degli isolotti non pure in mezzo alle genti estranee , ma alle italiche , onde quelle correnti di civiltà che l ' emigrazione porta seco , ne sono venute inaridite : sicché dall ' emigrazione ne è derivato metà di quell ' utile che se ne sarebbe potuto sperare * . Un altro lato della psiche meridionale è certamente la mancanza di passionalità alta e stabile : i popoli o vecchi o selvaggi né conoscono la persistenza e la continuità della passione ; né le sanno elevare a quelle altezze vertiginose dell ' altruismo . Voi non troverete , in questa Italia del mezzogiorno , nessuna di quelle lotte collettive per la civiltà , durate per anni , come in Inghilterra e in America ; non le troverete né sul terreno politico , come fu il chartismo , né sul terreno economico , ma neppure nel campo della carità e della previdenza sociale : confrontate i patronati forestieri , le opere delle Spinters , l ' opera d ' un Barnardo con i nostri comitati patronali , fatti per la boria di pochi e per la vanità delle signore , e vi desteranno un senso vivo di dolore e vi chiedete se non sia vero che la civiltà à emigrato da noi , per passare , da ' baci caldi del sole , al ba cio freddo delle neve * . Concludiamo , oramai , così : la nostra psiche è inferiore sia nella statica , sia nella dinamica : essa è fatta di pensiero poco colto e di sentimento poco evoluto : da questo nasce l ' inferiorità del carattere così basso , ma in mezzo al quale s ' innalza la genialità individuale , talora patologica . Se la civiltà altrove è una grande coordinazione e subordinazione d ' individui , costituenti una massa equilibrata , da noi essa è una radura nella quale sornuotano i superuomini come pini in mezzo alle ginestre . Noi viviamo in una forma ibrida d ' economia , come quelle piante che vegetano sulla foce dei fiumi e che son bagnate dall ' acqua dolce e dalla salmastra e vivono vita grama e vanno soggette a facile decomposizione e portano annidato in sé il germe triste e desolante della malaria . Noi non siamo né abbastanza feudali , né abbastanza industriali : non viviamo né abbastanza del passato , né abbastanza dell ' avvenire ; siamo come una nuance , una triste nuance d ' antico e di moderno , di vecchio e di nuovo . Il giorno che sapremo liquidare definitivamente il passato , cacciandolo sotto le nuove acquisizioni della civiltà e sapremo della vita moderna assumere , non solo gli aspetti fuggevoli , ma le intrinseche virtù , noi potremo dire d ' essere un popolo nuovo , giacché la modernità non è che una vece alterna della senilità , sulla quale la giovinezza fiorisce come , sul tronco d ' un albero ; spoglio e scheletrico dal verno , sorride la primavera di mezzo al verde delle foglie ed al profumo dei fiori . Ma son delle opere nelle quali tutte le intrinseche virtù d ' un popolo si disvelano ; di quelle che si riflettono più lungi ancora che non paia ; di quelle che non dovrebbero essere turbati , ma aiutate ad inalvearsi nel mare della civiltà . CAPITOLO IV . IL GENIO E LE VICENDE DELLA RAZZA DI RIMPETTO AL CARATTERE Il carattere dice il Sergi è un organismo : esso à , dunque , una parte ereditaria , derivata , che si cancella raramente per la sostituzione di novelle abitudini alle vecchie : non meraviglia , perciò , se noi diciamo che nella nostra psiche meridionale , nel nostro carattere etnico , noi portiamo l ' eredità ed il genio del popolo da cui deriviamo . Anzi come avviene di popoli che si sono mantenuti puri di mistioni etniche dissimilari , portiamo in noi stessi gran parte dell ' antico genio etnico , sul quale il tempo à poco aggiunto o tolto , rendendo solo più marcate quelle linee , che altre vicende avrebbero o potuto cancellare o mescolare . E cominciamo dal popolo delle cui vene scorre in noi il sangue . L ' Italia del mezzogiorno fu abitata negli antichissimi tempi dagli Osci , a ' quali si aggiunsero gli Elleni . Erano questi nuovi abitatori dell ' Italia del mezzogiorno , una élite della civiltà greca : coloni od emigranti erano i più giovani d ' animo , i più avventurosi che o le vicende patrie o la vaghezza di nuove terre o l ' esuberanza della popolazione la pressura sociale spingeva dal patrio lido su quelle terre così vicine alle loro e baciate da quel mare Ionio , nel quale anco l ' Ellade si cullava . Popolo giovane ed ardimentoso , esso dovea vincere , nella lotta della civiltà , l ' antico osco ; dovea avere del ceppo greco lo spirito esteta , limpido , chiaro . E sotto qual cielo mai , dopo quello della Grecia , tali doti doveano trovare una più larga corrispondenza ? non era il nostro cielo come un grande , un immenso riflesso dell ' animo loro ? E carattere della mente e sentimento religioso , tutto armonizzava con quelle marine d ' un azzurro così dolce e profondo , con quei monti così sereni e aprichi che si disegnano in un cielo tersissimo , dove l ' aria è d ' una trasparenza di cristallo e dove tutto ha una bellezza fatta da una esteriorità elegante di linee , d ' armonie , di colori ? Se accanto alla Grecia ci era un suolo capace d ' avere degli uomini d ' uno spirito limpido ed esteta , pieno di minore intimità passionale , privo cioè d ' una esteriorità bella ma affannosa , ma fatto invece d ' una psiche esteriore , ogg ettiva , armonica , fredda , come un lago che rifletta , immobile , il vasto paesaggio che gli sta d ' intorno e il cielo che gli si svolge di sopra ; se , accanto alla Grecia , ci era un ' altra terra capace di quegli uomini , essa era certo l ' Italia del mezzogiorno , questa che essi chiamarono la Grecia Magna . Popoli d ' una psiche così freddamente esteta o meglio d ' un estetismo esteriore , dovea essere poco passionale : la passionalità è impronta semitica , trasmessa a noi per mezzo del mondo cristiano . L ' idealismo passionale è dote dei popoli unilaterali , di quelli che non ànno né lo sguardo limpido e profondo , né un animo equilibrato ; non è rispetto a ' tempi , la caratteristica dell ' evo antico così poco passionale , così profondamente egoistico , così poco capace d ' una intimità tormentosa del pensiero . Gli antichi non conobbero né una passione possente , né un pensiero tormentatore : l ' amore istesso non ebbe per loro che una sensuale esteriorità : ancora sull ' estetismo non era sorto né il demone della passione umana , né di quella divina , che tormenteranno , l ' uno l ' evo moderno , l ' altro l ' evo medio . L ' umanità antica à ben avuto il dolore fisico , ma non il morale : à avuto , nell ' ordinamento economico , lo schiavo ; nella religione il sacrifizio umano ; nella politica l ' egemonia d ' una classe o d ' un paese sull ' altro ; ma dal dolore fisico non spuntò il conforto delle lagrime , queste perle del dolore ; il segreto martire pieno di fascino , nascerà dal bacio fecondo delle stirpi nordiche e del genio semitico con l ' animo ario e quando la civiltà greco – latina sarà tramontata . Un popolo che ha scarso idealismo , non può sentire che un forte , un esagerato amore per sé , un egoismo senza misura , sconfinato e procelloso come l ' oceano e i nostri padri , i Greci d ' Italia , al pari di quelli rimasti nell ' Ellade sentirono forte e ruggente quest ' egoismo . La loro storia è una lotta eterna : di democrazie e di aristocrazie , che involge la rovina della patria . Quel vate che , di notte , sedesse su ' ruderi delle fiorenti città della Magna Grecia e nella mobile fantasia , nella psiche sua estremamente suggestionata , ne evocasse la vita , sentirebbe quei ruderi parlare ancora di lotte e animarsi di quella vita , così ad un tempo esteta e feroce , di millanta anni e più indietro e di cui è venuta a noi come un ' eco triste e dolorosa . Ma un estetismo così esteriore , sotto un cielo di fuoco , di mezzo ad una razza di nudità non velata , di bellezza meravigliosa , col cuore e con i sensi fortemente accensibili , in una gente dove l ' intimità del sentimento non era sorta ; tale estetismo , in tale razza , sotto tal clima , con l ' arte meravigliosamente plastica e realistica , dovette portar seco un erotismo artistico inestinguibile , favorito da una ricchezza , le cui sorgenti erano perenne opera degli schiavi , accompagnato da un lusso asiatico e da una crescente ignavia . Quando una classe è si ricca , solo un idealismo forte e sano può salvarla dal lusso artistico ed erotico ; ma , noi l ' abbiamo detto , l ' idealismo era fiore che dovea nascere dall ' amplesso nordico – semitico e quest ' ancora non era sorto . Il genio etnico dei padri nostri , quando l ' evo antico finiva , era adunque questo : mente limpida , chiara ; sentimento esteta , ma poco ideale ; egoismo forte irrompente nelle lotte sociali e politiche , ergentesi su di un popolo di schiavi e circonfuso da un erotismo artistico . Questo è ancora , dopo tanto tempo , l ' elemento atavico della nostra psiche , il medio – evo à tolto a noi l ' educazione artistica , né à smorzato , per il lungo buio secolare , il senso estetico , né vi à portato in cambio l ' idealismo . Il medio – evo fu una mistione di popoli e di civiltà e , in questo , egli segnò per l ' umanità il più benefico fatto che si possa immaginare . Da una parte i barbari s ' innestarono sul tronco greco – romano , dall ' altra il genio semitico s ' innestò su quello ario . Dovunque tali innesti dissimilari poterono avvenire e rimanere indisturbati , là un nuovo genio etnico sorse , genio che , dopo una millenaria incubazione , dovea venire alla luce , nell ' evo moderno , con un bagliore di novella civiltà . Di questa feconda mistione etnica dissimilare , cioè di gente di genio diverso , i popoli del mezzogiorno d ' Italia o ne ebbero poco o , avendola avuta in larga copia , per vicende di pregiudizii di razza e di religione seppero in larga parte liberarsene . Avvenne , adunque , che mentre l ' Italia nordica , messa come cuneo fra razze nordiche , fu il teatro di parecchie invasioni germaniche e quindi di mistioni dissimilari che vi si fissarono durevolmente , congiungendovisi con nodi di sangue e di civiltà , l ' Italia del mezzogiorno , così lontana dalle nazioni nordiche , così isolata da ' suoi mari , poté essere un campo di rade e lente scorrerie , che , o non poterono resistervi o resisterono per poco tempo . Ben dal popolo dei califfi , da ' servi di Allah una nuova civiltà , a mezzo il medio – evo , si era maturata , civiltà semitica , che , come un razzo , illuminò di vivida luce l ' Europa meridionale e poi si spense ; da quella stirpe adunque , e in Ispagna e in Sicilia il popolo arabo , ricco di tanto splendore civile , venne a noi , tentando di confondere , in una sola mistione etnica , due razze e due civiltà . Ma il pregiudizio religioso prevalse e uccise , in germe , la futura evoluzione della razza ; la cacciata dalla Spagna degli Abenceras , di cui parlano ancora e l ' Alambra e Granata e Castiglia , non era solo la emigrazione d ' una dinastia , era un tramonto di civiltà . Tutto emigrava con essa e l ' arte e la scienza e la giovinezza , restava solo un fanatismo cupo e feroce e dopo di essa dovea sorgere l ' Escuriale e l ' Inquisizione e Domenico di Gusman . Similmente i Normanni , gli agili navigatori , doveano per breve ora vivere su questa Italia meridionale , nella quale le vicende di razza e di pirateria l ' aveano lanciati : essi erano ben dei popoli nordici , ma non ebbero degli altri la fortuna di un lungo soggiorno fra noi e , quando con essi tramontò la loro stella , tramontò la stella del mezzogiorno d ' Italia . Le vicende storiche che aveano reso impossibile una mistione dissimilare di razze , rese possibile una lunga dominazione del popolo spagnuolo su di noi , durante la quale quel popolo ci comunicò la sua bieca intolleranza religiosa e il suo fasto pieno di leziosaggine , di vanità boriosa , lo spirito parassitario , il fanatismo cieco di Filippo secondo e della Inquisizione , la senilità pazzesca di Carlo V , che non vedea mai nei suoi dominii tramontare il sole e che vecchio e frale si ravvolgeva ancor vivo nel sudario . Una vasta degenerazione venne così ad imporsi su ' lontani nepoti del genio greco ed in vano si contese a lungo , in vano si ribellarono contro l ' Inquisizione e Napoli con Masaniello , e Cosenza con Re Marco , questo brigante così misconosciuto , che facea tremare i viceré spagnuoli e assediava le città ; in vano un patrizio cosentino , Pietro Cicala , scappato dalle carceri inquisitoriali , si rifuggia presso il turco , dive nta ammiraglio di potente flotta e flagella inquisitori e spagnuoli ; in vano , Campanella , il frate domenicano , ordisce una congiura formidabile ; lo spagnuolismo si afferma e con esso l ' Inquisizione , che compie una educazione di servilismo e di corruzione che dura più secoli . In tutte queste tristi vicende della storia , voi trovate la nota della genialità individuale e della mentalità collettiva scarsa . Accanto a Telesio e alla celebre accademia cosentina , che dette tanto splendore d ' umanesimo ; accanto a Campanella l ' utopista e l ' uomo d ' azione ; accanto a questi fiori d ' ingegno e di genialità , è il silenzio d ' una turba ignorante . Gli stessi movimenti religiosi che seducono le masse , per es . il gioacchinismo , meditato nell ' Eremo di S . Giovanni del fiore da quell ' abate che Dante dice dotato di profetico spirito , quel movimento che dentro alle nubi teologiche affermava il concetto dell ' amore universale degli uomini : il gioacchinismo si svolgerà altrove , nell ' Umbria , ma tacerà in Calabria . Ed ancora , dopo tanti secoli , alla alba d ' una futura civiltà , noi siamo , come un tempo , creta greca e vernice spagnuola : noi abbiamo degli Elleni , dei n ostri antichi padri greci , la mente limpida , il carattere apatico , l ' idealismo scarso e mancante ; abbiamo degli spagnuoli la vanità boriosa ed il parassitismo , l ' odio al lavoro che crediamo ci umilii ; degli uni e degli altri l ' erotismo e la corruzione , congiunti con un fattore maturato nella senilità della razza e cioè la genialità individuale e la mediocrità collettiva . Dovremmo dunque rimanere eternamente inferiori ? Se l ' amore di questo mezzogiorno , così ricco di genio , ma così ancora plebeo , non fa velo , pare di no . Noi portiamo in noi stessi delle qualità nascoste : abbiamo , nel nostro popolo , un amore al lavoro , una facile intraprendenza , un ' idealità ed un ardore di lotta , vivo quando dalle meschine lotte dei comuni , dal campo ristretto della nostra cittaduzza , si sappia portare a quello largo della patria e dell ' umanità . L ' ingegno è chiaro come il nostro sole , è versatile come le mille gradazioni di luce e di colore del mare di Napoli , che Virgilio diceva : mirabile semper ; nel nostro carattere vi è , o s ' è smarrito da poco , una forza , una costanza che , se rivolta al male , assurse al brigantaggio , volta al bene , alle lotte civili molto può dare . E , quando i nostri contadini , analfabeti emigrano , portano nelle novelle patrie la gran virtù della bontà e del lavoro : e sono gli umili pionieri della civiltà , quelli cui si affidano i lavori più bestiali e più duri sui quali le rifiorenti civiltà americane sorgono di poi . Spesso , penso che sarà di noi un giorno , quando in mezzo a questo popolo così plebeo , ma ricco di tante virtù , spuntasse un pensiero alto e una fede nuova , che sprigionasse dal cuore la natia bontà e , in vece di farla disperderla infeconda , la inalveasse nel gran mare dell ' avvenire e poi una coltura elevata discendesse ad illuminarne la mente ; e poi ancora la gran virtù del lavoro si espandesse per la forma novella della grande industria : io penso , quando ciò avvenisse , questo popolo , così ricco di idealità e di virtù attive di quale luce non sfolgorerebbe ? s ' è vero che dalla morte balza la vita , perché questa dal putridume presente non dovrà sorgere ? E mi ritornano alla mente quello che il Wircoff diceva un giorno dell ' Italia : la civiltà è l ' onda del mare che ora corre alla riva , ora se allontana . Essa si è allontanata da noi , che vi ritorni spumeggiante e con le mill e conchigliette che porta seco , con le mille monadi che vissero sempre , senza struggersi mai , che a miliardi formarono i continenti e che , con l ' esempio , additano lo avvenire umano fatto di monadi , piccolissime che il numero fa possenti e , che nessuno cataclisma potrà svellere mai ! Se ci è chi desideri un campo di lavoro e di gloria , lo cerchi in questo mezzogiorno d ' Italia dove tutto è da rifare e dove tutte l ' energie possono riescire feconde : dove l ' economia cerca i grandi capitali , dove la mente è avida di coltura , dove il cuore è assetato di giustizia . Non nell ' Africa nera , ma qui in questa Africa d ' Italia , o pionieri della civiltà , portate l ' opera vostra , acciò non si dica di noi che siamo , come i ruderi della magna Grecia , una terra di morti * ! IL CRISTIANESIMO E LE FORMAZIONI STORICO – SOCIALI CAPITOLO I . LE FORMAZIONI STORICO – SOCIALI Le formazioni storico – sociali portano in sé e le origini e le ragioni del proprio essere e la propria infuturazione storica . Un tempo esse furono credute come uscenti dal mare dell ' ignoto , non già dal sentimento conscio od incoscio d ' un popolo , dalla sua psiche etnica , e come distendentisi , per largo tratto di tempo e di spazio , e morienti quando il caso avesse portato così . Tale concezione della storia è , oramai , tramontata per sempre e , a questo falso riflesso del mondo umano , se ne è aggiunto uno più vero , per il quale le formazioni storico – sociali nascono ad un tempo dato , sotto un determinato clima , portano in sé la ragione del loro sviluppo e muoiono quando ànno adempito alla propria missione * . Il cristianesimo , come una delle più larghe formazioni storico – sociali , non si sottrae a questa legge comune , del pari , all e unità bio – psicologiche umane e agli organismi in generale . Gli antichi aveano intravveduto questa norma degli organismi umani e , per quel fatto comune alle mentalità poco sistematizzate e coerenti , mentre credeano nel fato e , dinanzi alle vicende della vita , più gravi e dolorose , più involute sentenziavano : erat in fatis , fata trahunt ; d ' altra parte dicevano che ciascuno del destino proprio era l ' arbitro : quisque suae ipsius fortunae faber est . Era il libero arbitrio riconosciuto come sovrano e la lotta che informa la scienza moderna di liberisti dell ' arbitrio e non liberisti ; di deterministi e non deterministi : questa lotta che , sotto la forma della grazia e del peccato originale , agitò il medio – evo , perso il colorito del tempo , è lotta antica e profonda ed involge un grave problema scientifico , ricco di pratiche conseguenze . La scienza moderna , nel suo indirizzo positivo , à risoluto il problema nel senso deterministico , così nel campo della biologia , come in quello più complesso della psicologia individuale , collettiva , sociale . Vi è un determinismo morfologico che l ' Haeckel * chiama meccanico , casuale , ateleologico ; vi è un determinismo psichico , che bandisce il libero arbitrio ; vi è un determinismo collettivo , storico , sociale che toglie dagli avvenimenti umani le fila della provvidenza . Il determinismo moderno non è né il fato superiore agli uomini e agli Dei , né la provvidenza , ma son le forze naturali ed umane in quanto condizionano sé stesse nei futuri svolgimenti , né sono forze irriducibili , perché l ' uomo li sommette sempre a sé stesso , consciamente ed inconsciamente non importa , ed in questo modo modificandole può davvero essere l ' artefice della propria fortuna , onde la civiltà e l ' educazione mirano ad una lunga preparazione dell ' avvenire , secondo un tipo che ci siamo formati e che in noi si è venuto maturando . A questo determinismo scientifico moderno , diverso dall ' antico fatum e dalla provvidenza medioevale , le formazioni storico – sociali obbediscono in vario modo : ve n ' è di quelle che vere meteore durano un ' ora sul cielo della storia ; ve ne sono di altre che vissero e che vivranno lungamente ; ma , o di un giorno o d ' un ' ora , o rapide come la civiltà dei califfi o lunghe come la civiltà aria o ristrette come la religione di Allah o diffuse come la religione di Budda e di Gesù , esse obbediscono sempre al determinismo storico , a questa concezione originale del pensiero positivo . Le formazioni storico – sociali sono , inoltre , i prodotti più complessi della psiche collettiva nei quali collaborarono parecchie generazioni , e spesso si mescolarono diversi genii etnici : studiarle criticamente importa vederne le condizioni di nascimento e di ulteriore evoluzione : conoscere in quale momento storico è sorta una determinata formazione , quale genio di popolo vi à alitato dentro ; o , se son parecchi genii etnici , sorprenderne il carattere di ciascuno e come in modo mutuo , si sieno influenzati ! Né basta , ma siccome vi è per ogni cosa quaggiù una necessità che la determina e la muove , bisogna che questa necessità storica sia ben nota e determinata ; e se , come accade , la formazione storica – sociale tende ad espandersi , a divenire centro di sismici movimenti , di successive imitazioni , è d ' uopo rendersene conto . E solo , quando questo studio sia largamente fatto , si può dire di possedere d ' una formazione storica una chiara cognizione , quello che Dante chiamava il come e il donde : è questo largo lavoro di critica , di pensiero riflesso , che il nostro secolo fa e che può parere infecondo a chi non sappia come da queste investigazioni del passato s ' impari a conoscere il presente e preparare il futuro , acciò esso diventi formazione storico – sociale predeterminata e non incoscia . Lavoro di critica vale , dunque , lavoro d ' educazione e di formazione dell ' avvenire e conoscenza più ampia della psicologia collettiva , di questa giovanissima scienza . Tra le formazioni storico – sociali , il cristianesimo è una delle più estese nel tempo e nello spazio , se non la più estesa , di quelle che più profondamente ànno agito sulla psiche umana . Ben lo si può sprezzare , come fece largamente il pensiero scientifico del secolo passato ; ben si può imprecare contro di esso come fanno i seguaci del Nietzsche , e tutti i superuomini di questa fine di secolo ; ben lo si può voler cancellare dalla coltura moderna ; ma esso , con la sua suggestione , ci circonda più che noi crediamo e costituisce come il clima storico nel quale , per lungo tempo , si è respirato e vissuto . Ciò non vuol dire ch ' esso sia divino , anzi fu ed è una delle creazioni più umane che si conoscano , che portò in sé una larga messe di principii i quali , in periodi diversi , vennero fecondandosi e quando uno parve morto , l ' altro si accese di nuova vita onde il cristianesimo , ebbe una larga proteiformità , una versatilità meravigliosa , un adattamento immenso . Se vi è qualcosa che nel mondo della psiche , si può rassomigliare lentamente al plasma del Weisman , certo questo qualcosa fa il cristianesimo per l ' infinità di forma che assunse , per la longevità dell ' esser suo , per lo svolgimento meraviglioso dalla primeva umile forma . Questa formazione storico – sociale , nata dal genio semitico , ebbe di questo la tenacia , sotto le parvenze cambiantisi ed ebbe del popolo ario la multiforma versatilità : quasi fosse esuberante per una sola gente , essa tende a diffondersi alle razze mongoloide , australoide , negroide , sicché non è lontano il tempo nel quale potrà vantarsi di essere giunta a quella forma di cattolicità , che à lungamente vagheggiato . Egli avviene , adunque , che dove e come si espande la razza ariana , là si espande la formazione storico – sociale che dal suo contatto e nel suo seno si svolse ; dove penetra la sua civiltà penetra la sua concezione idealistica che del mondo si è venuto formando ; nessuna altra superstruttura ideale è così vasta e può competere con questa che non sia la scienza ; ma quanto del pensiero cristiano non è nella scienza ? quante anticipazioni e divinazioni ardite , che la scienza solo adesso cresima , spogliandole dall ' involucro religioso , non furono enunciate e da molti secoli dal cristianesimo , sia pure in forma mistica ? L ' universalità umana : la vita sacra per tutti , l ' affratellamento degli uomini , l ' eguaglianza sono i culmini del pensiero moderno , ma non furono essi sotto il velo religioso anticipati dalla formazione storico – sociale cristiana , primitiva ? ond ' è che oggi che la scienza assurge a queste sommità ideali , dando loro la severità scientifica , noi sentiamo verso il pensiero e il sentimento cristiano primitivo così puro e così umano , un segreto incanto . Esso fu è vero un movimento antiscientifico , negativista di tutta la concezione filosofica ed artistica del mondo pagano : primi dei barbari , i vandali furono i cristiani * ; ma pure quel negativismo era pieno d ' una passionalità così ardente , d ' uno spirito di sacrifizio così puro , portava in sé un novello concetto della vita così pieno , così confacente a ' tempi ; in una parola , vi era , in quel primitivo formarsi del cristianesimo tanta infuturazione storica , tanto carattere umano che anche oggi , non vi si può accostare , senza rimanerne preso . Il negativismo cristiano non era né una distruzione dell ' arte , né un annientamento della vita ; era in vece una novella concezione ed un novello valore , e , come tutte le modificazioni profonde * , esso parve sul principio una negazione : ed oggi che , dopo tanti secoli , un nuovo concetto della vita ritorna ad aleggiare sulle fronti ; oggi , sentiamo una simpatia viva per quella formazione storica che vi si avvicinò , che ne fu anzi una vera e propria anticipazione . L ' elevamento delle masse , che fu opera e contenuto del primitivo cristianesimo , diventa il contenuto civile odierno e se allora urtava contro il pregiudizio scientifico di un uomo come Aristotile e di tutto il pensiero greco e dell ' orgoglio quirita , oggi urta contro il superomismo del Nietzsche e i sentimenti boriosi di classe i quali sono non meno vivi e forti * . Da questo raffronto ne viene che la suggestione cristiana è oggi diventata più viva che mai e che il nostro pensiero , vinto da certe intime somiglianze , dal presente si rifuggia in quel passato di tanti secoli , del quale in questo studio tenterò la disamina degli elementi formatori . Ma all ' animo , ancora , di chi vive del presente non può non importare la lotta che tra scienza e fede si è venuto impegnando * , lotta che non solo è idealistica , che non solo si fonda nella degenerazione crescente , ma in fondo è vera lotta economica . Io credo che la scienza da tale lotta uscirà vincitrice e ne affida che essa è diventata o diventa il patrimonio ideale di quelle folle nuove che penetrano nella civiltà e nella storia , di quelle folle che rappresentano e la giovinezza e l ' avvenire ; pure , il rinascere della forma vieta della fede quando pareva spenta , e il minacciare tutte le conquiste odierne , non è un tema di poche considerazioni ed interesse , ond ' è che dalla vasta formazione storico – sociale cristiana , conviene a noi derivare i soli elementi umani che contiene , ricacciando il sacro , il rel igioso ed il rivelato nel campo delle stratificazioni sommerse della coscienza : così , adunque , dal passato può derivarsi l ' avvenire . CAPITOLO II . LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO Il cristianesimo sorse in Palestina non come una casualità storica , ma come una necessità e quando l ' ora era scoccata . Il Rénan , che si è occupato con ingegno forte e penetrante del mondo semitico e l ' ha saputo rappresentare con l ' incanto d ' un ' arte non comune * , à trovato che il sorgere del cristianesimo , in mezzo al popolo ebreo , dipese dal dualismo che il popolo eletto portava nel cuore fra la eguaglianza patriarcale ed il lusso che da Tiro e da Babilonia , sotto il regno del re sapiente , di Salomone , si veniva introducendo . Il semita , in fatti , era stato un popolo eminentemente patriarcale : i suoi antenati ed Abramo e Mosé che altro erano stati se non dei patriarchi , che all ' ombra della tenda aveano lungamente guidato le sorti di quel popolo . La vita patriarcale era non solo una tradizione , ma un carattere etnico . Lo stesso iahevismo lo consacrava nella legge : non era egli scritto , nel libro sacro , l ' anno sabbatico e non era uno dei dieci comandamenti che Ieova avea dettato , fra il coruscare dei lampi ed il fragore dei tuoni , che bisognava amare come sé stesso il prossimo suo ? E quale altro stato potea più lungamente favorire questo sentimento d ' amore , che non fosse l ' eguaglianza patriarcale , alla cui ombra , il popolo eletto avea , per lungo tempo , corso tante perigliose vicende ? L ' idea , anzi , dell ' eguaglianza si confondea con l ' orgoglio smisurato di quel popolo eletto del signore ; se Ieova era il padre di tutti , se Abramo e Giacobbe e gli altri patriarchi aveano dato nascimento a quel popolo , d ' una figliuolanza più numerosa delle arene del mare ; come potea darsi che parte di quel popolo dovea giacersene , nella schiavitù dei propri fratelli ? Orgoglio ed eguaglianza erano due doti similari del popolo ebreo . Ma , quando le vicende storiche semitiche innalzarono , sotto Davide e Salomone , il popolo ebreo a quell ' altezza , che mai più dovea raggiungere nella storia e , da Tiro e da Babilonia , il lusso penetrava ; dalle foreste del Libano un grido di dolore s ' innalzava , in mezzo al popolo eletto ; il senso della eguaglianza pungeva non solo come un ricordo , ma come un bisogno , consacrato nella legge . Il tipo del giusto ma povero l ' ebionim seduceva la mente e da quel popolo oppresso , ad intervalli , dei profeti dei predicatori ardenti , dei vendicatori dei torti sociali , con parole di fuoco , sorgevano minacciando castighi e predicando virtù . E quando né eloquenza irata de ' profeti valeva ad arrestare il crescere vertigionoso della ricchezza e delle ingiustizie sociali , né minaccia di castighi bastavano ad infrenare l ' irrompere del lusso , nasceva nell ' animo del popolo l ' idea d ' un messia , d ' un vendicatore , d ' una redenzione umana che conducesse all ' antica virtù dei padri * . Né , nella storia del popolo eletto , la speranza era nuova : la liberazione era venuta a tempo di Mosé e potea ritornare ancora , benché qui si fosse trattato d ' una liberazione d ' altro genere , di quello che con linguaggio moderno , si direbbe fine d ' una oppressione di classe , vera e propria emancipazione . E i messia non mancavano mai , però nessuno avea mai esercitato un ' influenza che fosse lunga e duratura ; nessuno mai avea trovato i tempi propizii né avea portato in sé una genialità , che gli avesse donato una infuturazione . Se , adunque , il contenuto messianico non era nuovo , il messia vero non era ancora sorto . Il profetismo ed il messianismo , questo bisogno rinascente di novazioni religiose , è un carattere affatto semitico : arabi ed ebrei lo portano nel proprio sangue , ond ' è che Maometto e Gesù ànno avuto , e prima e dopo , degli anticipatori e dei continuatori , ma nessuno che avesse avuto di loro e la mente e la fortuna , né la genialità epilettica del profeta di Allah né la genialità mistica del rabbi di Nazereth . Il messianismo di Gesù fu , nel cielo del mosaismo qualcosa di più che non fosse il buddismo nella religione di Brahma : il buddismo introduceva , nella durezza e fatalità braminica , un principio di sentimento umano , il messianismo di Gesù , in vece , lo trovava nella legge e nei profeti , lo coglieva dall ' animo popolare , e lo enunciava , estendendolo a tutti gli uomini : egli così veniva non ad annullare la legge , ma a completarla . Ma il suo era , ancora , un messianismo nuovo che si introduceva nel ciclo mosaico : il messianismo degli altri profeti era stato almeno nell ' aspettazione popolare un trionfo della forza rivendicante il diritto , così come , in altre contingenze , era stata l ' opera di Moisè in aiuto del popolo eletto . Ma , oramai , i tempi erano mutati : l ' adorazione e lo imperio della forza bruta volgeano al termine ; Gesù , sotto tal punto , non era genio ebraico e l ' animo suo era d ' un ' intimità fatta di dolcezza e di pietà , virtù quasi sconosciuta all ' animo semita . Le massime di Gesù lo à notato il Rénan * non erano nuove : il nuovo , l ' anticipazione , il geniale era nella bontà dell ' animo di chi li ripeteva , nella pietà con le quali erano dette . Egli intese perfettamente la sua singolarità psichica di mezzo al fan atismo mosaico , in mezzo alla durezza farisaica e però si sentì solo , senza famiglia e disse che veniva a compiere la legge dei padri , a portar la guerra , non la pace ; il che contrasterebbe solennemente con tutto sé stesso , se non si pensasse che in quelle parole , rivelava la singolarità geniale dell ' animo suo . Alla genialità del fondatore altri fatti meravigliosamente s ' aggiungeano , perché il cristianesimo nascesse con una larga infuturazione storica . E queste erano le condizioni di Gerusalemme e le vicende dell ' Impero Romano . Gerusalemme , diventata per conquista provincia romana , era entrata nel cosmopolitismo dell ' Impero e veniva così a trovarsi nel contatto etnico più disparato : greci e romani vi affluivano e costituitavano una vita nuova , fino allora sconosciuta . Altre città aveano popolazione più densa e più variata : Babilonia e Roma , di certo e di gran lunga , la superavano ; ma , in Gerusalemme , per converso la vita era più intima , meno corrotta , onde un avvenimento nuovo che vi fosse sorto dovea , di forza , espandersi e rinfocolarvisi , sicché quel contrasto dell ' animo semitico tra la legge dei padri e le condizioni dei tempi , anziché disperdersi , vi si riaccendeva dal riflesso dei tempi e cioè dalla corruzione circostante e dal bisogno di una morale più pura che tormentava gli animi . Lo stato dell ' impero era quant ' altro mai di più corrotto Roma avesse per l ' innanzi attraversato . Non già che nel mondo romano fosse tutto guasto , il sano esisteva , ma rimaneasi come nascosto sotto il trionfo sfacciato della corruzione cesarea che appestava il potere sociale : ed era questa parte sana che portava in sé stessa un forte bisogno d ' elevarsi , di mondarsi da quella tabe invadente , e , insieme con questo bisogno , pullulava un sentimento ignoto agli antichi , fatto di pietà nuova ed insolita , che , come forza di riserva , si contrapponeva al crescente dolore della schiavitù * . Questa dilagava , quei poteri frenatori che l ' aveano resa sopportabile scomparivano e la pietà cresceva . Lo stoicismo era , nelle sue anticipazioni umanitarie , un segno dei tempi , che non usciva , però , dal confine della mente e dello spirito romano ; alla religione pagana nessuno credeva : il pensiero delle filosofie delle primitive scuole greche si cimentava con la religione e Lucrezio Caro metteva gli Dei nell ' olimpo in un ozio beato , che non turbava l ' immanenza delle leggi di natura : il pantheon si apriva a tutte le divinità , segno codesto che nessuno più vi credea ed un ' aspettazione invadea tutti gli animi , i quali come ne ' gravi momenti di crisi sociale o si rivolgeano allo antico , alla prisca virtù quirita , come gli stoici ; o fissavano l ' avvenire cercandovi una fede , onde Virgilio cantava : redeunt iam saturnia regna . Né l ' aspettazione si restringeva a Roma , si espandeva , anzi , fuori : in Palestina Giovanni Battista , nel deserto , spianava la via a chi sarebbe venuto dietro di lui e al quale egli non poteva neppure legare i calzari ; nell ' impero , gli schiavi si riunivano in associazioni di mutuo soccorso e di comune sepoltura ; in alcune famiglie gli schiavi , a differenza d ' altre e dell ' impero che li spingeva al Circo , venivano trattati con insolita dolcezza ; il siro vi portava , dall ' oriente , una speranza , una pace , una rassegnazione nuova della vita , che l ' avvincea al padrone e a ' suoi simili ; un bisogno d ' una religione che fosse più pura della pagana si facea sentire e , vece d ' altra , il monoteismo ebraico si diffondeva . Il messianismo di Gesù non potea venire in momenti di maggiore aspettazione generale : sorgeva dal dolore della schiavitù e dall ' esaurimento dei sensi , dall ' orgia sfrenata , dall ' impero esorbitante della forza , dal fascino possente della virtù . L ' animo avea necessità d ' una dottrina novella che non fosse l ' antica ; la forza non esercitava più il fascino d ' altri tempi e gli stessi schiavi che l ' aveano , più volte , tentata per loro redenzione non vi speravano più ; né delle religioni esistenti o delle scuole filosofiche alcuna potea appagare lo spirito . Lo stoicismo era una solenne consacrazione della virtù ; una dottrina filosofica che più si adattava all ' indole fiera quirita e che potea prosperare solo in quel popolo che avea creato la leggenda di Muzio Scevola . Quei filosofi perivano coll ' indifferenza con la quale i loro maggiori si erano saputi immolare alla patria . L ' epicureismo era una filosofia troppo sci entifica , perché la generalità la comprendesse ; la religione ebraica era monoteista , ma era lontana da quel contenuto di dolcezza e di bontà che soffiava negli animi ed era inoltre religione strettamente nazionale : dunque , se in tali condizioni una religione fosse sorta , avrebbe dovuto , di certo , trionfare , specie se da quel vasto cosmopolitismo , da quella varietà etnica essa avesse derivato disparati elementi e così fu . Ognuna delle razze dell ' impero dette al cristianesimo qualcosa , il germe d ' una infuturazione storica . Il popolo ebreo le dette la condizione di vita , il nascimento , in quel contrasto che portava in sé ; e di poi le dette il fanatismo bieco mosaico ; il popolo greco le dette la sottigliezza filosofica ; il latino il sogno di grandezza universale , la cattolicità ; il tronco germanico , la forma feudale e l ' idealismo , che spogliandola da ogni culto esterno la rifece adorazione di Dio in ispirito e verità . Ogni classe , in fine , dà una impronta propria e una sorgente di progresso : gli schiavi la diffusione e il sagrifizio , le classi alte la conversione ; lo stato la persecuzione e il riconoscimento . Da questo contatto , così vario e fecondo , è sorto il cristianesimo , pieno d ' una larga infuturazione storica , d ' una complessa proteità di forme e d ' una vita millenaria formata nel contatto , nell ' alito di quei popoli che , fin dal suo nascere , vi spirarono dentro . CAPITOLO III . LE INFUTURAZIONI STORICHE DEL CRISTIANESIMO Gesù avea donato al cristianesimo il sentimento più umano , che altri dopo Budda , avesse mai conferito a dottrina filosofica o religiosa , in sieme con una giocondia , mai conosciuta in quel cielo ebraico chiuso e rannuvolato . La sua vita era stata un idillio trascorso fra quei monti della Palestina , dove centinaia di generazioni erano passate e dove tutto parlava al cuore la suggestione strana della vita patriarcale e fra quei monti , in mezzo a quel popolo così umile e semplice , sulle rive di quei laghi , egli era passato con l ' animo pieno d ' una pace calma , d ' una gioia tranquilla , che sarà uno degli aspetti della sua religione d ' amore * . La preoccupazione , è vero , avea turbato gli ultimi momenti di sua vita , il fastidio della discussione acre e pettegola l ' avea tediato e punto negli ultimi istanti ; il vento avea coruscato la superficie del lago , ma era stato un episodio , un ' ora sola della giornata , per quanto l ' ultima e tragica . Gli insegnamenti più belli erano venuti fuori su quel lago , in mezzo a donne e a fanciulli , nell ' intimità di discepoli devoti : la sua non era stata una genialità torbida e meditabonda , ma dolce come uno di quei ruscelli che camminano fra il verde del colle , sempre freschi e sempre chiari . Però la sua morte , che avea impressionato stranamente i discepoli e le donne pietose che lo aveano seguito ; che si era innalzata , per opera di Maria di Magdala , alla passionalità dolorosa della leggenda ; che avea commosso tanti cuori ; quella morte del giusto , così tragica , ben dovea attagliarsi al tono doloroso che dominava il mondo romano e specialmente quella parte che dovea accogliere la parola maessianica . Gesù stesso , nell ' ultime ore , avea vissuto un ' atmosfera di tristezza e di infausti presagi ; avea pianto su Gerusalemme e avea predetto che non vi sarebbe rimasta pietra su pietra ; e la sua tristezza si era riflessa su l ' animo dei suoi seguaci ed ora le stesse vicende politiche pareano avvalorarla , giacché si era nell ' aspettazione triste d ' un vasto cataclisma sociale . La fine d ' una civiltà s ' annunzia sempre come una fine di mondo e già , in quel tempo , gli stessi elementi nuovi e riformatori concepivano la buona novella solo come un adempimento nell ' altra vita . Il mondo era cattivo e sarebbe diventato peggiore , la morte la buona morte il sonno nel bacio di Gesù , potea solo allietare : la vita era , né potea essere altro , che un lungo dolore , una lunga lotta col male , di cui la morte non era che una agonia , un combattimento , l ' estremo dolore extremus labor di una lunga militia . Il sentimento del dolore era adunque penetrato , come un riflesso del dolore universale , come una stanchezza , nell ' idillio di Galilea , che , ben si era chiuso con le nubi affannose della morte di Gesù , e dovea maggiormente penetrare , come dolore e fanatismo insieme , quando il pensiero mosaico irruppe nell ' evangelo . Israele era stato sempre un popolo addolorato : nelle vicende buone o cattive , Ieova avea premuto sul popolo eletto , spingendo l ' odio fino alla settima generazione di coloro che l ' aveano offeso . Egli era stato un dio geloso e vendicativo , che avea chiesto a ' suoi fedeli prove di sangue . I suoi profeti aveano , come Geremia , lungamente pianto : i santi , come David , in mezzo al fasto del trono , aveano dolorato per i falli commessi ; i giusti , come Giobbe , aveano sofferto . I castighi dal cielo erano sempre piovuti , quando il dio era stato irato : il sereno , di raro , avea brillato su quel popolo eletto , amato d ' un amore ombroso e vendicativo . Lo stesso sentimento religioso non era che l ' idea centrale del carattere del popolo semitico , era la forma nella quale il genio etnico si era venuto plasmando e a cui le vicende storiche erano fortemente legate ; fuori o dentro la patria , in guerra di difesa o di conquiste , nei momenti di libertà o di schiavitù , la religione avea soffiato dentro alla storia del popolo ebreo e ne avea costituito lo sfondo . A questo era accaduto quello che accade a ' popoli di origine diversa , messi a contatto fra di loro e agitati da guerre , nelle quali la religione diventa uno stimolo ed un pungolo maggiore alla lotta di razza , al desio della conquista ; l ' odio piglia un aspetto politico e religioso insieme e la superstruttura del di là diventa come l ' idea centrale , intorno alla quale palpita la vita di un popolo . Così avvenne degli ebrei ; così degli arabi e degli Spagnuoli ; degli albanesi e dei Turchi ; degli Inglesi e degli Irlandesi ; così avviene ancora dove prevale l ' antisemitismo , facendo sì che gli ebrei vivano disperatamente attaccati alla legge dei padri loro * . Il fanatismo mosaico era fortemente epidemico e quando gli Elleni – giudaici si convertirono al cristianesimo , vi portarono tutto il fanatismo ebraico , così tiranno , come era loro stato comunicato e come l ' aveano appreso nella sinagoga . E fu una vera forma epidemica , comunicata al mondo ario per mezzo del cristianesimo e fatta di dolore e fanatismo in sieme ; fu un fanatismo doloroso che , dal contatto etnico e dallo spirito dei tempi , si riflesse nello animo ario , di solito sereno e limpido come un orizzonte vasto e senza nubi . Altro fatto ancora dovea avvalorare tale tendenza : l ' idea cristiana s ' impiantava in un mondo ristretto intellettualmente , in uno orizzonte stretto ed ineguale come il campo visivo d ' un epilettico : gli schiavi che lo doveano accettare e diffondere erano , quanto a sviluppo psichico , quello che sono le nostre folle inferiori , degli unilaterali sia passionalmente che intellettivamente ; ora , quando un ' idea , che risponde ad un sentimento profondo , discende sino a gente di mente limitata , vi assume la ristrettezza passionale del fanatismo , quello che io ò chiamato monopatia settaria ed à di questa la virtù del sacrifizio e l ' unilateralità del pensiero . D ' altra parte , il fanatismo che diventa la forza diffusiva d ' un ' idea , può , quando questa idea sia evoluta e giunta ad un grado di predominio e d ' espansione , diventare oppressiva , imperiosa ; può , quando la sia stata fortemente contrastata , diventare come una sorgente di costante reazione , esercitando in una parola , un ' azione simile a quella che venne contro di lei esercitata . Così avvenne del cristianesimo : il fanatismo agì una volta come una forza di espansione ed un ' altra di reazione ; fu come il vento che prima spinge la nave per risospingerla di poi . Martirologio e persecuzione non furono che due aspetti diversi d ' un unico sentimento , del fanatismo ebraico penetrato con S . Paolo e con gli Elleni – giudaici convertiti al cristianesimo e che turbarono la serenità dello spirito ario e fu questo fanatismo cieco , chiuso che produsse la desolazione e l ' arresto intellettuale delle nazioni latine , la tabe che inquinò cattolicismo e nazioni cattoliche , in sino a quando la Riforma irruppe col libero esame , preparando al cristianesimo un ' infuturazione storica novella e richiamandolo alle fonti dolci e serene dalle quali era sgorgato . Ben ebbe la Riforma le sue intolleranze , che furono degli atavismi che doveano cadere vinti , e per sempre , dalla libertà piena e sconfinata , non dalla libertà indifferente dello spirito latino che tutto vede e di tutto dubita , ma da quella libertà passionata , piena d ' idealismo che illumina la mente delle razze nordiche . Se il pensiero giudaico dette al cristianesimo l ' intolleranza e la tristezza semitica , il pensiero greco gli donò la sottigliezza idealistica e il fantastico dell ' indirizzo neoplatonico . Quando il cristianesimo nasceva , od anche prima , il pensiero filosofico greco era in un periodo di decadenza : le scuole monistiche ioniche ed eleatiche erano morte e da secoli ; l ' eloquenza era discesa al sofismo ; la lirica e le altre forme letterarie tacevano e solo , in mezzo alla desolazione intellettuale , sopravviveva il pensiero filosofico sottilizzante , lontano dalla profondità idealistica dei tempi di Socrate o di quella positiva dei primi filosofi . Quella forma che si svolgerà di preferenza a Bisanzio e che sarà detta perciò bizantinismo , come forma frivola di concezione non solo filosofica , ma di tutta la vita , si era da lungo tempo iniziato nel pensiero greco . Il contatto semita porse un incentivo , dette la materia a questa tendenza del pensiero greco , giacché portava in sé il concetto del monoteismo e una folla di concezioni astruse di teologie , di teogonie così difficili a capirsi , così lontane dalla limpidezza del pensiero religioso ario che ben si prestavano ad una effimera ginnastica intellettuale e ad un giuoco di parole , a distinzioni sottili , a quello che , insomma , era allora la tendenza del pensiero filosofico ellenico e dal connubio nacque la gnosi . E quando l ' ellenismo penetrò nel cristianesimo , vi portò la stessa tendenza sottilizzatrice , l ' interpretazione idealistica religiosa . Quale campo , in fatti , più attraente e più ricco del mistero della trinità e dell ' unità e del verbo , temi aerei , facilmente volatilizzabili , intorno a ' quali si potea il pensiero eternamente lambiccare senza mai toccare il fondo ? Questa attività filosofica , che fu di certo , fra le parti più caduche del pensiero cristiano , ebbe pure un ' importanza , che non parmi , sia stata osservata , mantenendo viva la ginnastica intellettiva e facendo sì che del pensiero greco non si fosse disperso l ' ultima traccia , in fino a quando non venne il Rinascimento . In ogni modo , la chiesa portò con sé questo carattere di vuota disputa teologica , fu sempre un eterno scisma interno ed esterno , senza un pensiero profondo , fatto di sottigliezze sostenute con calore settario , spinto fino alle persecuzioni , comparse fin da ' tempi di Ario e di Donato . Il pensiero cristiano latino fu di ben altra importanza : sia ch ' esso tentasse ridurre ad unità intellettiva rigida , forte , il movimento cattolico cristiano ; sia che esso agitasse , sotto parvenza teologica , le quistioni più gravi come la predistinazione e la grazia , il libero arbitrio e il determinismo ; fu pensiero forte e robusto . La chiesa cattolica , che fu il riflesso di questo pensiero , deve adesso la sua unità , che , ancora dopo tanto tempo , ne fa come una di quelle piramidi egiziane contro delle quali si rompe il vento del deserto . Ma , accanto al concetto filosofico cristiano , vi fu un vero pensiero , anzi una vasta letteratura passionale , riflesso d ' un mondo , non meno del moderno , vivo ed agitato . Già fin da ' tempi di Gesù e poco dopo la sua morte , le vicende della sua vita formavano una letteratura popolare pietosa e triste : raccontata in mille modi , scritta in diverse lingue , essa costituì per lungo tempo , il pensiero principale , la suggestione più viva del vasto mondo cristiano . Gli evangeli sinottici , quelli poi riconosciuti dalla chiesa , per veri , non erano che tali tradizioni che metteano capo o a persone presenti agli avvenimenti o a questi vicini * . Ma , oltre i quattro , altri ne esistevano e se ne vanno ogni giorno scoprendo , giacché nessun fatto , così estensivamente ed intensivamente , commosse gli uomini , come quello della vita di Gesù . Nella nostra vita moderna , il flusso delle idee e delle impressioni è così vario , che , anche in persone monoideizzati , un ' idea non può di tanto occupare l ' animo , di quanto l ' occupò altra volta la vicenda passionale di Gesù ; del resto il monodeismo di tanto si accresceva di quanto grande è il numero di coloro che lo portano nel cuore , e in quel tempo i monoideizzati del cristianesimo erano tutta l ' umanità . E poi , quale idea , di mezzo alla tristezza , allo sconforto universale meritava di più di essere sempre presente alla mente e di essere portata nel cuore ? I tempi che successero , non erano fatti per diminuire questa suggestione : Gesù non era morto che da pochi anni e Stefano apriva il martirologio ; pochi anni dopo , Nerone iniziava le prime persecuzioni che si doveano ripetere con un crescendo spaventevole . Vita di Gesù e persecuzioni , per lungo tempo , formarono come un vasto cielo di leggende , in parte vero e in parte apocrifo , che si dilungò per tutto il medio evo e l ' evo – moderno e vive ancora , raccolto negli evangeli , nell ' opere boliandiste e nella psiche della plebe e noi , nello studio sulla folla , lo trovammo . Ma , quando le persecuzioni cessarono , la superstizione , fin allora contenuta dalla suggestione martirologica ed evangelica , dilagò : il pericolo continuo di sé e l ' esaltazione mistica aveano , fin allora , infrenato il lavoro immaginativo , facendolo vivere della realtà , ma , quando questo cessò , gli elementi fantastici donde ogni religione ribocca , si svolsero e attorno al diavolo , all ' inferno , al paradiso , al purgatorio si formò una vasta leggenda , che viene ora amorosamente raccolta dagli studiosi del medio – evo , come dal Graf fra noi , e che si riflesse nell ' arte di Dante e di Milton e degli oscuri artisti che cantarono il viaggio nei tre regni d ' oltre tomba . Intorno a questa superstruttura ideale , il genio germanico lavorò molto : le novelle più tetre , le leggende più cupe sorsero là : nessun clima forse più di quello delle nebbie , delle sabbie nordiche della Germania , degli scogli flagellati dal vento , della patria di Odino e del dio Tor , è più propizio a mettere nell ' animo tante e tali allucinazioni . Vi contribuirono ancora l ' eremo , la solitudine , i sensi martoriati , la lunga astinenza ; quante allucinazioni non soffrirono quei poveri santi che mortificavano la carne e che il demonio tentava e , talvolta non in vano , sotto le forme più procaci di donne ? Sorse , così , quell ' ascetismo feroce che dalla Tebaide si diffuse per l ' Europa : il teschio e le massime più tristi dell ' antico testamento : la vanitas vanitatum , abel abelim , formarono la sapienza somma dell ' uomo e questa ossessione toccò , nel mille , l ' estremo culmine , onde il Rinascimento apparrà con il suo bisogno di vivere e di godere una nuova primavera umana . Ma , il pensiero cristiano fu affannoso ; dopo l ' assorbimento monopassionale , dei primi tempi , nella vita di Gesù e dei martiri ; dopo l ' ascetismo , esso visse di gravi preoccupazioni , le quali di religioso non ànno che l ' apparenza esterna . Tutte l ' eresie risorgenti , tutte le quistioni teologiche implicano una quistione mondana , la più mondana di tutte , la quistione economica . Il comunismo primitivo , vinto dall ' irrompere dei ricchi nel cristianesimo , dopo la concessione di Costantino e sostituito col debitum legale dell ' elemosina a ' poveri , risorse sempre contro la forma feudale : il monachismo non è che una protesta continua contro il lusso e la ricchezza , i profeti del comunismo escono , a volta a volta , da esso ch ' è contro il pensiero chiuso dal cattolicismo , un fomite di potente rivolta . Da ' domenicani usciranno e Campanella e Bruno ; dagli Agostiniani Lutero ; Girolamo Savonarola sarà un frate e la prima eresia verrà fuori da ' conventi , nei quali si sarà conservato il pensiero pagano nei papiri , sottratti al vandalismo e raschiati per scrivervi su il salmo , ma quel pensiero sepolto balzerà vivo , com ' è fama presso i cristiani che i morti risorgeranno nel giorno del giudizio , gettando la pietra sepolcrale . Nella multiformità del pensiero cristiano sta la sua segreta potenza e quando l ' una forma è esaurita , l ' altra risorgerà con una duttilità meravigliosa come immagine che si rifletta in una molteplicità di specchi , ognuno dei quali le dà qual cosa di nuovo , di vago , d ' impreveduto . Ma il pensiero cristiano fu , ancora , improntato d ' una universalità così piena , da essere solo , al presente , sorpassato dal pensiero scientifico e dalla nuova fede sociale che portiamo nel cuore . La cattolicità non era dote del pensiero semitico , ma , in vece , della razza aria ; prima che sorgesse l ' idea cristiana , gli arii aveano avuto una diffusione etnica meravigliosa , la quale non si è ancora esaurita e costituisce l ' essenza delle lotte di razze , che , a taluno sociologo , pare come il filo conduttore delle vicende umane . Popoli d ' altri colori aveano segnato i primi progressi sociali ; aveano creato le più antiche società di cui resti ricordo ; ma quando costoro si erano arrestati o dispersi nel cammino umano , gli arii ne aveano ereditato il contenuto sociale . Nelle piramidi degli Egiziani , che si vogliono sieno stati di razza negroide , i Greci sono rappresentati come barbari mezzo – nudi e con l ' arco in mano ; gli arii furono dunque gli eredi di quel sepolto mondo orientale che precesse , di tanto tempo , la civiltà d ' occidente e che brillò d ' una luce vivissima . I semiti non assursero mai all ' universalità d ' una religione : nella Bibbia sta spesso detto di Dei d ' altri popoli contro a Ieova ; lo stesso monoteismo iavetico era stato preceduto da un periodo politeistico ; e Gesù , predicando alle turbe , non spinse mai il pensiero oltre il popolo eletto : egli ebbe solo in mente l ' universalità semitica , sebbene la sua dottrina contenesse tanta virtù d ' espansione , quanto ce ne fu di bisogno per l ' avvenire . Il primo cattolico del cristianesimo , Paolo , fu quel che noi diremmo una singolarità geniale , che più del genio stesso è destinata ad esercitare un ' azione suggestiva grande e profonda . In fatti se egli à nelle vene il sentimento d ' un fanatismo cupo , educato nelle sinagoghe ; à un ardore , un ' impetuosità di carattere , un bisogno di lotta che soggioga , anche quando non affascina ed à nella mente il disegno dell ' universalità , sconosciuta al mondo semitico , al popolo eletto . Egli impronta di sé tutto il primo periodo cristiano e , dinanzi alla ristrettezza mentale dei primi discepoli , è quegli cui deve gran parte del suo avvenire la idea cristiana . Tempra destinata a sprigionare intorno a sé amori ed odii , come quando i correligionarii lo salvarono in una cesta a Damasco dall ' ira della sinagoga e come quando lo riguardarono con diffidenza e sospetto a Gerusalemme e lo raffigurarono nella leggenda di Sim on Mago e , per lungo tempo ancora dopo la morte , lo tennero in conto di orgoglioso e di superbo , come chi osò appellarsi apostolo , pretendendo che la visione a lui concessa sulla via di Damasco fosse qualcosa di più che l ' essere stato discepolo eletto durante la vita terrena del maestro * . Ma , quando Paolo partì a diffondere il cristianesimo nel mondo latino , egli ebbe un intuito inconscio della universalità dell ' impero romano , di quell ' universalità ch ' era frutto della dote etnica del popolo ario , così largo nei suoi concepimenti e nelle sue civiltà . Non solo il mondo latino dava la dote universalizzante della mente , ma benanco il cosmopolitismo dell ' impero : e , però le prime associazioni cristiane ebbero la costituzione per provincie e per regioni al pari dell ' impero : egli è proprio così , i partiti novatori trovano nella forma politica imperante come lo scheletro della propria costituzione : il cristianesimo non si sottrasse a questa legge . Il pensiero della cattolicità in Roma fu enormemente favorito dall ' essere questa la capitale dell ' impero e lo fu in più modi , sia perché i grandi centri sono il terreno più adatto per preparare e per diffondere le novazioni , sia ancora perché , a Roma , era più vivo , più forte il contrasto sociale tra l ' antica grandezza scesa fino alla corruzione e alla crudeltà e , di contro , il bisogno d ' una vita nuova fatta d ' un forte sentimento umano di pietà . E , in quel centro , così fattamente preparato , la parola di Paolo dovette giungere come un bisogno , un ' interpretazione d ' un sentimento universale , come la voce dei tempi nuovi . Se non fosse giunta ancora , la si sarebbe aspettata con l ' ansia , con il tormento che le civiltà decadenti mettono negli animi di tutti , con quel sentimento vago ed ignoto che non si sa donde venga e dove vada . Ben tosto i cristiani aumentarono fino a costituire una novella forza collettiva nella vecchia forma romana e , quando le persecuzioni cominciarono , a Roma , più che altrove , nel cuore dell ' Impero , dovettero essere più feroci e dovette la nuova maggiormente diffondersene , con quel senso di curiosità e d ' interesse che un fatto della capitale esercitava . Cominciò , quindi , accanto alla vieta gloria di Roma a tessersi il fascino delle persecuzioni e del martiriologio : Roma diventa la città santa del cristianesimo al pari di Gerusalemme e a misura che questo diventava un organismo , anzi il più forte organismo dell ' impero , Roma ne dovea apparire il cervello ed il cuore , e in quale città , più che in questa , il genio ario era diventato universale , in quale più che in questa dovea affermarsi la universalità del cristianesimo ? Sorse , così , il sogno della grandezza terrena del cristianesimo , che dovea poi ing randirsi sino all ' universalità del papato quale fu concipito da una delle menti più alte del cattolicismo , da Gregorio VII , da Ildebrando . Del resto l ' universalità politica di Roma , fu così fattamente legata alla cattolicità del cristianesimo , che quando l ' impero si scisse , dalle novelle divisioni politiche nacquero come tante chiese , quasi con la rottura dell ' impero si fosse fratturato lo scheletro gigantesco della superstruttura ideale cristiana e a Bisanzio sorse la chiesa con a capo imperatori teologizzanti ed iconoclasti ; in Russia lo spirito slavo si compose in una chiesa feroce e incombente sugli animi e sui corpi più della stessa chiesa romana ; la chiesa greca sottilizzante diventò scismatica ed in ultimo il pensiero religioso germanico si spezzò in mille confessioni diverse , che non ànno che un solo punto comune : la Bibbia e una sola autorità : il pensiero che la interpetra . Ma la universalità cristiana non si è spenta : finita d ' accrescersi come universalità di costituzione , come cattolicismo , vive come universalità di dottrina , come apostolato fra i popoli d ' altro colore e d ' altra religione e ancora dopo tanti secoli Cristo , il leo de tribu Iuda , vince ! Ma , il cristianesimo non era stata che una lunga promessa idealistica : Gesù , in fatti , avea a più riprese annunziato che molti dei presenti non avrebbero gustato la morte prima che il figliuolo dell ' uomo non fosse venuto cinto di gloria e maestà ; ma i tempi erano trascorsi , né le promesse messianiche si erano adempiute . A ' giorni erano successi gli anni e la speranza , anziché spegnersi , veniva ricacciata di là dal tempo e dallo spazio : non avea detto Gesù che il suo regno non era di questo mondo e il mille non era detto l ' ultimo anno , nel quale Egli sarebbe venuto a giudicare e i vivi e i morti ? Ma il mille era trascorso , così come erano passati gli altri anni , né le profezie tentavano lontanamente d ' avverarsi , in vece cresceva non la promessa messianica , ma la cupidigia terrena che penetrava dovunque . Il sogno della grandezza terrena era succeduto a quello del millenarismo ; alla Gerusalemme celeste si veniva sostituendo la Gerusalemme terrena . Tutto portava in sé quest ' impronta : Gesù avea detto , parlando con la samaritana , che sarebbe venuto giorno che Dio si sarebbe adorato in ispirito e verità ; ma la sua religione era piena d ' un culto esterno bello , artistico , ammaliatore dei sensi , quale né i primi cristiani né il Iaevismo aveano conosciuto ; Gesù avea cacciato dal tempio i falsarii , ma la simonia appestava la mistica vigna , che più ancora ? i primi fedeli aveano fuggito la carne ed il mondo e questo vi penetrava nella forma più seducente del vizio artistico e del paganesimo ; l ' antico spirito ario , fatto di godimenti estetici e sensuali , trionfava sull ' ascetismo ; ci voleva una riforma idealistica , consona al primiero spirito cristiano e questa la dovea donare il genio germanico , ch ' è così intimamente ideale , così profondamente raccolto . La riforma à un doppio aspetto : in alto essa è fortemente idealistica , si innalza fino al culto libero , fino all ' adorazione di Dio nel proprio cuore , come tempio che l ' uomo porta seco . Quando , in una fede religiosa , manca la costrizione del culto e della forma , essa può sollevarsi , di espansione in espansione , fino alla concezione di Dio , per discendere all ' umanità , formando un vero panteismo umano , e questo è avvenuto della Riforma quale la si svolge in Inghilterra ed in America , nelle confessioni più alte e più libere , nelle menti più ardite . Ma , in fondo , la Riforma non è che un movimento economico : la chiesa avea assunto forma feudale : il feudo era la forma politico – dominante , e la chiesa non si era sottratta a questo colore del tempo , a questa forza plasmatrice : anzi , era divenuto il feudo più possente , dal quale l ' altro l ' impero riceveva l ' investitura : avea visto a ' suoi piedi , a Canossa , l ' autorità feudo – imperiale e nella lotta lunga tra guelfi e ghibellini , la chiesa avea finito per trionfare . Però , all ' ombra del feudo imperiale e ecclesiastico , si era venuta sprigionando una novella forza economica , la borghesia , che rompeva del feudo e la forma e la sostanza , e che come tutte le quistioni medioevali pigliava un aspetto religioso . In Italia essa era lotta dei comuni liberi , in Germania diventò la Riforma , cioè , lotta movente dal desiderio di negare le decime alla chiesa , disconoscendone la leggittimità . La prima lotta della borghesia prese aspetto religioso e fu diretta contro il maggior feudo che esistesse in Europa , la chiesa : solo più tardi , quando la borghesia divenne più evoluta , la lotta divenne apertamente politica e s ' indirizzò contro i due ordini feudali : nobiltà e clero . La Riforma parve , e fu , coi fatti , un rinnovellamento della dottrina di Gesù , che avveniva per virtù delle masse nordiche . In que ' popoli il pensiero e la vita sono affatto collettivi e però tutto è alto , immenso e durevole : nel cristianesimo il fatto non era nuovo : il suo sorgere non era stato che un ' opera di massa , dell ' unica massa , anzi , che , di vivo e di sano , esistesse nell ' impero , degli schiavi . Mai fino a quel tempo la genialità era discesa fino alla plebe per immillarsi ; quel che sarà il carattere delle folle moderne , cioè la genialità diffusa e diffondentesi per opera della collettività umana , ebbe uno dei più alti esempi nel cristianesimo primitivo , negli schiavi . L ' animo loro era , a quei tempi , l ' unica cosa che la corruzione non avea toccato affatto o avea toccato di meno . Tranne e liberti e cinedi , essi erano quanto di vivo esisteva ancora , l ' unica classe ancora capace di virtù . Essi portavano , in mezzo alla degenerazione della razza , una sorgente d ' energia inesauribile , formata da quegli uomini liberi caduti in ischiavitù , che del passato aveano e il ricordo e l ' irrequietezza . Era un elemento perturbatore che si aggiungeva a fomentare le impazienze , rese più forti da ' più crudeli trattamenti , che si andavano escogitando ogni giorno di più . La schiavitù era un vasto mondo , un sottostrato sociale complesso , percorso da varie correnti , agitato da varii sentimenti , come un popolo d ' un multiforme carattere etnico : accanto allo schiavo millenario , al discendente dei primi popoli soggiogati dalla conquista e che la lunga degenerazione aveva reso curvo sin da sembrare ad Aristotile uomo d ' altra razza , erano i liberi divenuti schiavi , vero elemento sobillatore : accanto al romano e al greco , civili , raffinati , di quella civiltà che aveano appreso da liberi o ch ' era scesa sino allora nel contatto , per quanto rado e guardingo , con la classe alta , vivea il germano mezzo barbaro , ma audace , vigoroso , avido di libertà ; vi erano gli schiavi colti : medici , pedagoghi , letterati ; gli artisti , dediti al suono o al canto o al ballo , vi erano i gladiatori o i guerrieri ; vi erano in fine gli schiavi pertinenti alle modeste famiglie patrizie nelle quali era penetrata una pietà nuova , sconosciuta al mond o romano , un ardore sincero della virtù , un bisogno d ' una religione più alta e nelle quali si venia infiltrando , per mezzo dei Sirï che traevano a Roma , il monoteismo orientale . Gli stoici si erano innalzati al concetto della solidarietà umana e questo dovea certamente penetrare , ora in modo confuso , ora no , fino a quel basso mondo di schiavi e come avviene oggi che , anco nei paesi poco colti , le novelle teorie sociali che più commovono gli animi arrivano , non ostante l ' ignoranza , fino alle plebi ; così un ' eco di quel vasto clima storico d ' aspettazione , di sconforti , di speranze arrivava sino a loro e ne formava il contenuto morale e li stringeva in sieme colla pressura economica in solidarietà , in associazioni di mutua sepoltura , dove i vinti del mondo potessero almeno godere la pace del nulla . Quando a Roma e in Grecia la suggestione della forza avea imperato , gli schiavi ne aveano inteso gli stimoli ed aveano conteso col vincitore la libertà : la loro era stata lotta brutale , senza altro fine che liberare sé stessi dalla schiavitù e calcarla sul capo agli altri . La scienza non avea rischiarato quelli morti lugubri e , vinti , la schiavitù era piombata più grave . I tempi nuovi aveano modificato l ' antica tendenza della liberazione con la forza , illuminata dall ' odio selvaggio , sostituendovi , in vece , il concetto d ' una liberazione dovuta ad un addolcimento di costumi , alla pietà , all ' amore ; alla liberazione con la forza al metodo rivoltoso si era venuto sostituendo il metodo evolutivo dell ' innalzamento graduale mercé i sentimenti più buoni dell ' animo umano . Il cristianesimo conteneva questi concetti : Gesù avea predicato l ' eguaglianza , avea inveito contro la ricchezza , avea esaltato gli umili : tutto rispondeva , nella sua opera e nella sua vita , all ' animo popolare : la scelta dei discepoli , la sua dottrina facile , piana , ricca d ' insegnamenti e in fine la suggestione della sua morte , la morte del giusto , così simile a quella di molti di loro , onde tutto dovea far sì che il suo insegnamento dovesse diventare la loro religione . Nell ' evangelo era ben detto : obbedite a ' vostri padroni con terrore e con timore , ma non era questo un consiglio di prudenza ? con la forza che poteano concludere , che non fosse stato un novello dolore ? La redenzione dovea venire , ma dal mondo di là e , quando ogni redenzione terrena parea morta , non era una sorgente di forza morale quella ricompensa , l ' unica ricompensa , promessa a chi , fin quella , si vedea negata ? se erano gli ultimi sulla terra , ben erano i primi dinanzi a Dio ? Dalla tristezza del presente l ' uomo si è sempre rifuggiato nell ' ideale e di là à attinto nuova lena a modificare un presente ben triste e , in apparenza , immodificabile : così fecero quegli schiavi ! E gli schiavi dettero al cristianesimo la diffusione orale , l ' unica da ' tempi permessa , e la suggestione del martirio : nel martirio si disvela la passionalità unilaterale , ma grande di quegli uomini , cui il senno romano avea negato la personalità umana ; e i quali ripeteranno a milioni l ' eroismo di Gesù sulla croce e testimonieranno , in sieme col maestro , della grandezza della natura umana , ascosa nell ' umiltà della nascita . A ' Romani parea la loro morte vile damnum , perché non comprendono come quei poveri schiavi dovranno smagliare , ad uno ad uno , gli anelli , della grandezza quirita e come il valore degli avi cadrà dinanzi all ' eroismo umile e rassegnato di quei martiri . Il primitivo cristianesimo è tutto pieno di loro , che si stringeranno in un partito organizzato e forte , che diffonderanno gli evangeli , che inizieranno il martirologio e scaveranno le catacombe , faranno sorgere le prime arti sacre e i primi tempï , inventeranno un gergo cristiano e un simbolismo come la croce , il pesce , l ' alfa e l ' omega , l ' effigie del buon pastore ecc . , creeranno , in una parola , un vasto mondo affettivo ed ideale . Lo stato dette al cristianesimo , in due momenti diversi , due cooperazioni differenti , la prima volta , perseguitandolo , accrebbe il fascino delle persecuzioni che sempre , in ogni tempo , finiscono per far trionfare quell ' idea che tentano di sommergere nel nulla ; in un secondo tempo , dette il riconoscimento legale , il danno più grave che sia stato mai recato alla dottrina di Gesù . Il cristianesimo era stato , in fatti , una società comunistica : non già che negli Evangeli ciò fosse detto espressamente , ma dovunque i primi cristiani si erano venuti formando , aveano dato alle prime comunioni una forma strettamente altruistica . L ' egoismo era apparso così grave che ne era nata la leggenda di quel tale , morto a ' piedi di Pietro per aver tentato di celare parte dei suoi averi , in vece di donarli a ' poveri . Fosse stato vero o falso il fatto ; si fosse trattato d ' una morte casuale improvvisa , ed interpetrata poi come castigo divino o si fosse trattato , in vece , d ' una vera invenzione ; è certo che il cristianesimo assunse , nei primordii , una forma comunistica . Ma , quando lo stato concesse il proprio riconoscimento , quando molti vi si convertirono per ragioni politiche , il comunismo urtava siffattamente lo spirito egoistico da non potersi permettere più oltre ch ' esso sussistesse e improntasse la dottrina cristiana ed in s ua vece si escogitò il debitum legale dell ' elemosina , cioè il permesso sì di tener tutto , purché si desse a ' poveri quod superabat . Da questo momento , chiesa e stato formarono una cosa sola : la chiesa cominciò a vivere di cupidigie terrene e fu una delle forze più incombenti sulla libertà e sul pensiero . La religione pagana non avea esercitato nulla di simile mai , essa non era stata né con i poveri , né contro di essi , a mantenere la schiavitù era bastata la forza ; ma fin da ora la religione di Gesù nelle sue varie forme , cattolicismo e protestantesimo , diventerà uno dei più forti poteri contro ideali o ucciderà , in germe , le sue future evoluzioni . Essa s ' innalzerà a potenza terrena , ma cesserà di essere la rocca salda delle aspirazioni umane : porterà , è vero , negli ordini sacerdotali come tante vie aperte a che l ' umile si innalzi fino al vertice della posizione religiosa ; terrà in mano lungo tempo le coscienze ; spargerà col dittamo della carità consolazioni sopraumane ; ma il suo carattere liberatore dalla schiavitù è finito per sempre , la schiavitù di cui parleranno sarà quella del demonio e della carne , che preparerà alle rassegnazioni ed a ll ' ascetismo . Ma , a misura ch ' essa si allontanava dallo spirito plebeo , si era inteso il bisogno di nuovi legami che ve lo legassero indissolubilmente , di quei legami ideali che talora sono così forti e che permettono , con tenaci e novelli adattamenti , una lunga durata . Uno di questi si era venuto lentamente ed inconsciamente maturando ed era lo spirito artistico . I cristiani si erano mostrati d ' un vandalismo e d ' un negativismo esagerato di tutta l ' arte pagana ; come accade nei monopassionali , a loro quell ' arte splendida era parsa come un solo e grande peccato , come la tela ordita dalla carne , per perdere l ' anima e l ' aveano fortemente ripudiata . Ma portavano in sé tutto il contenuto passionale che dovea donare un ' arte novella : la vita di Gesù e il vasto martirologio , l ' assorbimento ascetico , il dolore universale che si rifletteva in loro , erano un contenuto artistico solenne , al quale non mancava altro che la forma e questa venne . E già , nelle catacombe , rivi ve ancor quella prima rozza arte cristiana : nell ' epigrafi lapidarie vi è come una lirica solenne e grave che s ' innalza da questo basso mondo e sale fino a Dio : il pensiero diventa d ' una dolcezza ineffabile ; i morti dormono nel Signore e in lui risorgeranno ; il loro riposo è quiete ; essi sono dolcissimi , amatissimi , rivivranno negli astri . Tutto è dolce , commovente come l ' addio d ' una madre , pieno di fascino come il bacio d ' una vergine . E dove nelle catacombe , gli anditi si allargano , per formare le cappelle si veggono i primi affreschi , le prime effigie di Gesù , i primi simboli . L ' arte cristiana era sorta e dovea espandersi come l ' ombra d ' un albero di fioritura meravigliosa , sorsero , fra breve , i tempi , i canti , la musica sacra , la scoltura , la pittura . Il genio etnico germanico o latino o slavo portò in ognuna di queste manifestazioni un ' impronta propria . L ' arte più bella , più mondana donò tele meravigliose , di cui di cristiano non vi è che il tono : Raffaello cercò le sue madonne in Trastevere , Michelangelo studiò a lungo sull ' uomo il suo Moisè , Dante cantò , nell ' inferno , le passioni del suo tempo e della sua vita di profugo , Petrarca innalzò le sue liriche religiose con quella stessa lingua adusata a cantar di Laura . L ' arte antica , l ' arte di Prassetele e di Virgilio , ritornò a brillare sullo spirito ario e fu mondana e religiosa in sieme , anzi più mondana che religiosa ed ebbe il merito di educare i sensi di quegli antichi figli di Grecia e di Roma , legandoli a sé , facendoli dimentichi del presente , innalzandoli con l ' arte in sino a Dio in un ' estasi beata : ancora una volta il cielo fu scordato per la terra . E quando come nel secolo nostro la letteratura cristiana pare finita , sopravvive come critica ed esegesi storica nelle pagine brillanti dell ' ingegno che meglio rispecchiò il pensiero semita e cristiano , del Rénan . Il cristianesimo portò con sé una larga infuturazione storica , grazie alla quale esso poté in momenti diversi vivere d ' una vita giovane , nuova , consone a ' tempi . Quando uno dei suoi aspetti parve vecchio , un altro se ne presentò e per lungo tempo visse , donando una modernità meravigliosa di dottrina e di contenuto . Poté così imprigionare a sé tanti e sì diversi popoli , essere la superstruttura ideale di due civiltà : medioevale e moderna : avere una universalità non solo nel pensiero , ma nella costituzione ed essere , per tanto tempo , il fattore principale della vita del mondo . Fu è vero , un movimento antiscientifico : lo fu dinanzi alla sapienza pagana che condannò e distrusse ; lo fu nei suoi fondatori gli schiavi gente di nessuna coltura , nella gran parte ; lo fu ancora perché , se portò nella vita il concetto d ' una missione terrena , dell ' eguaglianza dinanzi a Dio , della carità che terge le lagrime e non ebbe del mondo altro che un falso riflesso , pure , per lungo tempo , la scienza si svolse nel suo grembo . Il pensiero speculativo dei filosofi naturali fu preceduto dalle investigazioni teologiche , che ne furono come una ginnastica * ; le prime meditazioni positive sorsero nei chiostri , Galileo discoprì in un tempio la legge del pendolo . E quando l ' innovazione scientifica per il misoneismo proprio d ' ogni religione venne condannata , non tardò molto a ricevere dalla chiesa un tacito consentimento . Il cristianesimo inteso quale religione presentì che la scienza dovea essere il soffio che l ' avrebbe dissipata e l ' avversò , ma quando comprese che l ' avversario potea nuocere , ch ' era ancora in tempo di guidare , infrenando , questa misteriosa forza del pensiero , l ' accolse fra le sue braccia come figlio prodigo , con una serie di adattamenti meravigliosi . Il cristianesimo che creò un ' arte nuova , un mondo nuovo , non poté darci una scienza novella , il suo fu negativismo scientifico e , in ciò , sta la sua debolezza . CAPITOLO IV . IL SEGRETO DEL CRISTIANESIMO Il cristianesimo ebbe un ' infuturazione di parecchi secoli , godette nel suo insieme una lunga giovinezza : la profezia che il regno di Gesù non avrebbe avuto mai fine , si è , in parte , avverata e non , come potrebbe apparire , per aiuto divino , ma per opera meramente umana , in grazia del genio ario che lo pervase in tutti i punti , donandogli , come a ' vecchi della leggenda , un ' eterna giovinezza . Lo spirito ario è d ' una versatilità meravigliosa : nel lungo ed aspro cammino sociale , l ' ario dovette piegare il suo animo a mille vicende climatico – sociali diverse ; dovette adattarsi al clima rigido della Finlandia , la divisa del mondo ultima Tule , come la chiamarono i poeti , e al clima temperato dell ' Italia o al tropicale della Sicilia ; divenne navigatore ardito o montanaro intrepido ; contese il pane alla ingratitudine delle roccie o , come nell ' Olanda , contese , lungamente , al mare il suolo sul quale abita e poi fu in contatto di popoli diversi : di fenicï , d ' arabi , di egiziani , di negri ed ereditò dai popoli estinti dell ' oriente o fermati a mezzo del cammino sociale , la primeva civiltà . Da questa varietà di fatti storici e di vicende etniche , gli arii acquistarono una pieghevolezza ed una versatilità di spirito sorprendente che li fece capaci d ' un largo avvenire e di salire nel culmine più alto della umana famiglia . Il cristianesimo venne a tal punto che lo spirito ario si era completamente formato ed ebbe , nella varietà degli speciali rami che dall ' altipiano dell ' Himalaya vennero in Europa , tutti i segreti e riposti caratteri , che le dettero non solo una larga estensione , ma una lunga infuturazione . Fu come un molle strato di cera sulla quale ogni popolo lasciò la sua impronta , facendone la più variata creazione che sia mai uscita dallo spirito umano . Il genio greco donò al cristianesimo la sottigliezza filosofica , una dote di pensiero dacadente , la quale non fu capace d ' alcuna infuturazione storica ; per converso , il genio latino gli dette quella ch ' era stata sempre sua dote , una forte unità di dottrina e di struttura . In fatti , il latino non ebbe che una sola impronta di pensiero , propria ed originale ; e fu la concezione del giure espressa in una forma laconicamente rigida e chiara , come il carattere romano , semplice , ma ferreo . Nessun popolo si era innalzato ad un pensiero , così netto e deciso , espresso in forma apidea ; né avea mai saputo così organizzarsi fortemente ; ora , quando la grandezza politica romana decadde , portò nel cristianesimo il suo genio , innalzandolo ad una precisione dommatica e ad una costituzione non mai raggiunta altrove . Il cattolicismo che fu appunto la forma che il cristianesimo assunse nel pensiero latino fu una formazione storica di tutto il medio evo , cementata così fortemente che , ancora dopo tanti secoli , resiste agli assalti del libero pensiero come le antiche mura di Roma che resistono agli strazi del tempo o la maestà del Coliseo che sfida ancora i secoli . Nell ' ambito dello stesso ramo neolatino , ognuno dei diversi popoli , e francese e spagnuolo , dette una impronta propria : lo spagnuolo dette il fanatismo feroce , la religione fatta strumento di lotta di razza , di odio nazionale e che grava sul pensiero come una cappa di piombo . Nell ' Escuriale , in quella massa fredda e tetra , è racchiusa l ' immagine sensibile di quel cattolicismo cupo e feroce , in cui Dio s ' adora per opera dell ' Inquisizione e il pensiero si purifica negli auto – da – fè . Tutto è bieco e triste in questa concezione ed in questa creazione dello spirito spagnuolo ; la vita vi si assomiglia ad un funerale che vi si canti , ancora in vita , come la pazza fantasia di Carlo V seppe per sé stesso ideare ; voi sentite che quella superstruttura ideale non potea uscire che da menti malate , da un Filippo II , parricida , da un Domenico di Gusman , criminale , da un popolo esaurito in una lunga lotta etnica con una civiltà splendida , ma colante sangue , con un popolo fanatico , fatalista e sensuale come i servi di Allah , da un popolo educato lungamente alla guerra . Da questo strano e cozzante contatto etnico , uscirono la Inquisizione e l ' ordine dei Domenicani , che fecero rivivere e superarono la legge iavetica , pur così triste feroce . Lo spirito francese dette al cristianesimo il giocondo scetticismo , il volterrianismo cattolico , che vede tutto , che sa esprimere tutto in forma brillante , ma senza passione ; la percezione chiara , ma apatica ; luminosa , ma non ardente . Nessuno più del popolo francese vi seppe portare la credenza ma non la fede piena e profonda ; quella credenza piacevole che non à né l ' intimità affannosa tedesca , né l ' incrollabilità latina ed è come uno di quegli splendidi palazzi che s ' improvvisano in certe occasioni , che paiono di marmo e sono di tavole ; che paiono monumenti e son sorti in pochi giorni ; che dànno l ' illusione d ' un edificio , senza esser tali . Voltaire che ride della religione e che trema all ' oscuro è il tipo del carattere francese , fatto d ' una chiarezza meravigliosa di vista e d ' una superficialità di sentimento . Il tronco germanico dette al cristianesimo una intimità di pensiero e di fede , pari a quella dei primitivi tempi . L ' animo germanico è così fatto : quel clima freddo , quelle terre desolate , battute da ' venti contendono all ' animo di espandersi , come accade sotto questo bel cielo latino e tolgono quell ' agilità meravigliosa di mente così propria a noi razza neolatina . L ' unilateralità è il suo carattere intellettivo , come la passionalità profonda e chiusa n ' è il carattere morale . Da queste due doti ne viene una forza di mente e di pensiero , poderosa ma non espansiva , unilaterale che à bisogno di raggrupparsi per ottenere quella larghezza di orizzonte dell ' individualità psichica latina : epperò un bisogno di supplire con la tenacia alla mancanza d ' un intuito pronto e vivace . Là tutto è pesante , tutto organizzato e complesso , tutto unilaterale , ma per compenso è d ' una penetrazi one più profonda , d ' una intimità più piena . Uno spirito così fatto da nessuna cosa è più turbato che dall ' apparenza che cuopre la sostanza e l ' annulla e dai confini che impediscono al suo pensiero di liberamente espandersi : esso à il bisogno degli orizzonti ideali nei quali trovi compenso alla ristrettezza materiale degli orizzonti geografici . Nulla è , in fatti , tanto avverso alle intimità dello spirito , quanto lo spettacolo d ' una natura libera , gaia , illuminata da un eterno sorriso che lascia l ' animo divagare per l ' etra : il pensiero greco fu tutto esteriore sia perché era la primavera della vita , sia perché tutta la natura lo rendeva tale . Il pensiero teutonico è , completamente , diverso dal pensiero latino e quando fisò l ' occhio nel cristianesimo , vi cercò lo spirito informatore : sentì il grave ed il pesante del culto , della parvenza che uccideva lo spirito ; trovò che nelle fonti la religione di Gesù era fatta di spirito e verità ; che era sommamente libera da ogni autorità ; che il cattolicisimo era una stratificazione maturata nei secoli dal genio latino . Lo stesso testamento antico , malgrado l ' aria chiusa e grave che lo domina , contiene delle sentenze e delle massime che paiono rispondere a quella concezione del cristianesimo primitivo , al quale si volea far ritorno : e non era egli stato detto nella legge che non bisognava farsi immagine di cosa alcuna ch ' è sulla terra ? In Italia , questa terra del genio isolato , tale lavoro intellettuale di riforma era stato fatto da gente che la chiesa avea condannato per eretici , ma la loro voce non si era di spersa , or dunque non la si potea risvegliare con la certezza che non sarebbe caduta nel deserto ? E così fu che nacque la Riforma , opera esclusivamente teutonica e che segna la più larga infuturazione storico – cristiana , dopo o accanto al cattolicisimo . Ma , se il pensiero tedesco dette al cristianesimo l ' intimità ideale e la libertà di discussione , il genio inglese , mezzo celto e mezzo teutonico , dona un più largo spirito di comprensione , una più larga interpetrazione delle fonti , un culto più evanescente ; la religione di Gesù diventa quella di ciascuno spirito che cerchi , che interroghi le sacre carte , senz ' altra guida che l ' animo proprio . È il grado estremo del libero esame fuor del quale sta la religione non rivelata che gli spiriti colti portano in sé e che si svolge su due idee cardinali : dio in tutto , il panteismo degli spiriti magni da Bruno ad Haeckel , e l ' umanità . Tal ' è la concezione anglo – sassone del cristianesimo : un amore che da Dio discende sino agli uomini in una passionalità indefessa per il bene , in un bisogno di tergere le lagrime e di lenire il dolore , sagrificando sempre sé stesso a questo alto ideale umano : ecco la grandiosità di questa forte razza , di questi veri e grandi santi dell ' umanità . Non è la passionalità inerte dei nostri santi latini , non la carità del poverello d ' Assisi , ma è la passionalità attiva e feconda , furiosa , incalzante come quel mare che flagella gli scogli sui quali vivono * . Il pensiero slavo , per ultimo , portò nel contenuto cristiano un sentimento vivo di rassegnazione , di resistenza passiva al dolore , un desio della quiete solenne della morte , della buona morte e euthanasia che vale a sopportare l ' oppressione teocratica dello czar . Là tutto è diverso dal mondo cattolico latino : in alto lo stato chiesa che incombe e dà l ' aria d ' un mondo chiuso ed inerte , in basso un popolo adusato al dolore e al quale contrappone una rassegnazione , viva e feconda , attiva , senza posa , che valga a vincere i danni opprimenti della teocrazia : i numerosi artel sono come un mondo istintivo vario , complesso , d ' una energia popolare feconda , che quei popoli portano seco dalla sopravvivente forma comunistica e ch ' è fatta , è vero , d ' alcune doti inferiori , le quali , in sieme con le doti superiori del carattere , fanno percorrere a quei popoli che entrano , allora allora , nella civiltà lungo cammino , giacché niente giova di più quanto questa mescolanza di civiltà e di barbarie . Un popolo tutto civile , tutto perfetto , d ' una sola intonazione psichica è sempre dammeno d ' un altro fatto di doti inferiori e superiori in sieme * . Ma , la versatilità del cristianesimo non si è , per anco , esaurita e , dinanzi a gravi problemi odierni , esso si è mostrato capace d ' un grande adattamento . Di fatti , il nostro secolo à portato e porta nel suo seno due concezioni , ugualmente importanti : da una parte una novella concezione positiva del mondo , dall ' altra la questione sociale . Il nuovo concetto del mondo si è venuto maturando negli ultimi tempi e si riattacca alle antiche scuole ioniche ed aleatiche , che erano assurte fino alla concezione meccanica e casuale del mondo . Con essa la prima parte della ricerca filosofica la geogenia e l ' astrogenia era compiuta , intorno alla seconda l ' antropogenia , la posizione del problema umano , molte ardite divinazioni erano state fatte da quei primi filosofi greci . Con Socrate s ' inizia la ricerca antropogenetica ; però , morto lui , il motto della sua scuola : " il conosci te stesso " assume , vece del primo significato scientifico , uno quasi religioso . Platone introduce nel pensiero speculativo greco l ' idealismo che già , come piccolo germe , si contenea nel dinamismo antico : a che accennava , adunque , quella forza fuori degli atomi , ma che pure li muoveva ? non era forse la materia scompagnata dalla forza ? Il doppio indirizzo positivo ed idealistico si prolunga ancora e ricompare nel chiudersi del mondo romano : da una parte Epicuro , Lucrezio , che ritornano al positivismo primevo del pensiero greco ; dall ' altra , gli stoici che parlano del mondo fatto d ' una sostanza materiale e del fuoco , di cui le psiche individuali non sono che delle particelle e che un giorno divamperà nel mondo : igni natura renovatur integra ! Il medio evo segna la prevalenza di tutta la teogenia e geogenia semitica sul pensiero positivo antico : l ' esameron mosaico chiude ogni speculazione filosofica sul come e sul donde : ogni investigazione in essa comincia e finisce . Ci è bisogno che il Rinascimento venga perché si presentino alla mente i diversi indirizzi filosofici con quali si era chiuso l ' età antica e cioè , da una parte , il pensiero monistico e dall ' altra il pensiero dualistico cristiano . Ma , con il Rinascimento , comincia il vasto e vertiginoso processo scientifico : navigatori arditi sorpassano le colonne d ' Ercole ; Galileo guarda nel cielo e trova che la terra si muove ; nelle università italiane , si osa dissezionare il corpo umano ; intelletti sommi , come Leonardo da Vinci , coltivano le scienze esatte e sono , ad un tempo , scienziati ed artisti ; crescono i commerci e l ' industre e una folla di filosofi naturalisti osa innalzarsi ad una novella concezione dell ' universo . Satana che rappresenta il pensiero scientifico trionfa : non invano per tutto il medio – evo , à tormentato il pensiero dei frati , costringendoli a dire che essi credono appunto perché assurdo : credo quia absurdum . La chiesa innalzerà contro i pensatori il rogo , ma le ceneri , disperse al vento , saranno un fomite di libero pensiero , fino a che il Comte , a ' giorni nostri , tenterà la ricostruzione statica di tutto i l sapere , completandolo . Ma la scienza non è sola concezione statica del mondo , è ancora dinamica . Laplace e Herscell discoprono la nebulosa primitiva e studiano come da essa procedano gli astri e la terra ; Kant , Goethe , Geoffroy de Saint – Hilaire , di contro a Cuvier , affermano che le specie evolvono , le une dalle altre ; Carlo Lyell discopre , di contro alla dottrina dei cataclismi , la teoria delle variazioni lente ma continue del suolo ; Lamark , nella sua filosofia zoologica , studia l ' adattamento e l ' influenza , del mezzo sulla specie e ne trae la conclusione che gli organismi animali si succedono in fino all ' uomo ; Wallace e Darwin studiano l ' altro fattore dell ' evoluzione : la lotta per l ' esistenza con il trionfo del più adatto ; il padre Secchi compone in unità le forze fisiche ; Spencer in ultimo applica alla società il concetto evoluzionistico ed analogico , mentre Marx ed Engels discoprono nella storia il determinismo . Il pensiero dinamico è compiuto ed è tutto una negazione della concezione mosaica : il nostro sistema solare non era che una nebulosa da cui si sono distaccati , ad uno ad uno , i pianeti e della quale il sole è il centro più coeso . La terra è uno di questi pianeti che attraversò una doppia fase : una astrale , incandescente , luminosa ed una altra planetaria , di raffreddamento , per il quale il vapore acqueo si precipitò in forma liquida nelle vaste screpolature della corteccia terrestre . E in fondo a ' mari l ' ossigeno , l ' idrogeno , il carbonio , l ' azoto e il solfo , combinandosi , sotto alte temperature , formarono il plasson , dal quale si iniziarono due nuove formazioni , come due linee convergenti in basso e divergenti in alto : il regno vegetale ed il regno animale , fatto ciascuno di forme successive , legate fra loro come una immensa catena di cui ciascuno anello somiglia al precedente e al susseguente . Sul vertice di questa scala ge ologica sta l ' uomo ; e quando l ' evoluzione giunta sino a questo , cessa di essere morfologica , diventa psichica e poi sociale e storica . Di fronte alla concezione monistica , il mosaismo cadeva vinto : vinto nei giorni biblici , ne ' pochi secoli attribuiti alla vita del mondo , nel diluvio universale , nell ' uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio , nel peccato originale di Adamo ecc . , e bisognava , o capitolare , rinunciando a tutto il vecchio testamento , o adattarsi e questo fece la dottrina cristiana con un tatto ed un accorgimento abbastanza raro . Il cattolicesimo continuò a mantenere viva la tradizione biblica , mentre permise che eletti ingegni tentassero una conciliazione della fede con la scienza e lo tentarono poche ma colte persone in Europa , mentre in America , dove il cattolicisimo vive d ' una forte giovinezza , il movimento della fede verso la scienza è più esteso ancora di quanto possa parere . La chiesa riformata , che à in sé molto più d ' elementi vitali che non la confessione cattolica , à resistito di più a questa concessione della fede in prò della scienza , sicché il movimento evoluzionistico teologico è meno esteso , ma non per questo esso conta seguaci di men dubbio valore , specialmente nei grandi scienziati inglesi che inclinano fortemente al teismo . L ' altro movimento importante verso il quale il cristianesimo à dovuto pigliare una posizione di secondamento e di adattamento , è stato la questione sociale , che travaglia tanto il nostro secolo e la nostra civiltà . Il fatto non è nuovo : Leone XIII da più tempo intende l ' animo alla quistione sociale , e , a più riprese , ha scritto , su questa , encicliche , di cui alcuna diffusissima . A questo movimento Leone è trascinato , più che da altro , dall ' esempio del clero oltramontano , che , da un pezzo s ' occupa della quistione sociale con ardore , giacché in Italia pochi ancora son quelli fra ' prelati , che della quistione non hanno non che competenza , ma quella tal quale conoscenza di cose sociali ed economiche , oramai indispensabili ad ognuno . Per tal fatto accade in Italia sentire il clero dal pergamo scomunicare intenti e dottrine , che altrove , in Francia , in Germania , in Inghilterra , sono con ardore propugnate da ecclesiastici di fama universale , quali : il Ketteler , monsignor Manning , monsignor Gibbons e , quel che più , soffragati da lunghe e numerose citazioni bibliche , da squarci dei santi padri e che han dato luogo ad un largo movimento sociale cristiano . « I socialisti cristiani , dice un acuto e simpatico scrittore di cose economiche vogliono riformare la società in nome di Dio , ma non per questo , vogliono che la riforma sia meno radicale e meno profonda , non per questo esercitano sui loro membri una attrazione meno intensa » . In questo movimento sociale cristiano illuminato e cosciente , la chiesa cattolica ha mostrato una superiorità manifesta sulle comunioni protestanti , ché molto più larga e feconda è stata l ' iniziativa della prima , dovuta in gran parte allo spirito gerarchico che l ' informa e all ' unità che la domina . Nei due movimenti , scientifico l ' uno e sociale l ' altro , cioè nello evoluzionismo e nel socialismo cristiano , la chiesa cattolica ha mostrato , grazie alla coltura del clero dei paesi nordici , una vitalità insolita e ha superato di gran lunga il clero protestante . Il movimento sociale cristiano è stato originato dal movimento sociale democratico , ond ' esso è sorto prima là dove la democrazia sociale ha preso piede e costituisce uno dei fattori politici più poderosi della vita di quelle nazioni . Monsignor Ketteler , anzi , che forse è stato uno dei primi socialisti cattolici , molto ha appreso da Lassalle , dal messia del socialismo , come lo chiamano i lavoratori di Germania ; quegli che , in pochi anni di apostolato , ha lasciato così larga traccia di dottrina e di fede nel popolo . La critica all ' attuale momento economico , la democrazia sociale cristiana l ' ha presa tutta o da Lassalle o da Marx o da Engels , portandovi un ardore incredibile . Leggendo le loro prediche o i loro discorsi , vi si trova un ' audacia insolita di pensiero e di linguaggio , quanto e forse più che nei più ardenti scrittori di torti economici . Né l ' opera della democrazia sociale si è arrestata ; anzi è stata seguita da un lavoro lungo di preparazione intellettuale con sapore schiettamente religioso . La Bibbia è stata lungamente compulsata e ricercata per sapere quanto di aiuto e di consiglio avesse potuto dare alla questione sociale , divisa in diverse parti e studiata competentemente , si è ricercato quali istituti di pacificazione sociale essa contenga , quali massime di comunismo specie nel nuovo testamento essa raccolga e la invettiva dei primi padri della chiesa ha flagellato di bel nuovo i monopolizzatori della ricchezza . La chiesa , come si sa , nel suo sorgere , usciva dall ' ebionismo ebraico , il messianismo era la speranza dei poveri , il profetismo n ' era la naturale difesa , per tali fatti il cristianesimo rimase a lungo fino al riconoscimento da parte dello stato la dottrina degli umili e dei poveri , con carattere apertamente comunistico , ond ' è che la democrazia sociale cristiana , richiamandosi al comunismo , ritorna alla sua naturale sorgente . Sorta adunque la democrazia sociale e sospinta dal movimento democratico , ha aggiunto al movimento un aspetto nuovo e prettamente peculiare : mentre il socialismo democratico prescinde da ogni condizione subbiettiva e sostiene le proprie idee come qualcosa di fatale che si matura da sé ; il socialismo cristiano lo sostiene in nome di Dio , riaccendendo tutte le speranze che dalla Bibbia traggono fondamento . Il miglioramento economico che dovrà fare scomparire le disuguaglianze è , per la democrazia sociale cristiana , il regno di Dio che viene sulla terra , allora vi sarà un solo pastore e un solo gregge e il lupo pascolerà con l ' agnello : è un nuovo millennio che si avvicina fortificato dalla fede e dalla scienza . Comune così il fondo scientifico e religioso sul quale si innalza la democrazia sociale , diverso n ' è il fine cui tende . Alcuni , fra cui il Manning , vescovo di Londra , arrivano fino al collettivismo ; altri si fermano ad una legislazione protettiva dell ' operaio da parte dello stato ; altri , in fine , ad un ' azione puramente morale : che i ricchi dieno a ' poveri , che con i fondi delle elemosine si facciano casse pensioni ecc . , che tutti , si ricordino d ' essere figliuoli di Dio ecc . V ' è così nella democrazia cristiana un campo conservatore che parte da questi ultimi e arriva man mano , per gradazioni , fino ad un campo prettamente innovatore . Però , conservatori o non , essi sono accomunati da un ' opera attiva ed intelligente sulle masse : circoli istruttivi , di riposo , assicurazioni , casse pensioni ecc . ; nulla è trascurato che valga a riunire gli operai , renderli coscienti , organizzarli . Sotto questo punto , la democrazia cristiana è d ' una attività meravigliosa , in tanto più , in quanto fanno fidanza sul sentimento religioso secolare delle masse . Un altro punto caratteristico della democrazia sociale cristiana è questo che cioè essa non solo sorge là dove il movimento sociale è inoltrato , ma là dove non è riconosciuta la confessione cattolica come religione ufficiale , ond ' essa vive e si agita poco nelle nazioni latine e giganteggia ed è rigogliosa nei paesi nordici . All ' occhio dello studioso positivista questo apparirà un fenomeno di conservazione , là dove la chiesa si aduggia all ' ombra dello stato , dove le masse non son compenetrate da etorodossia , inutile diventa ogni movimento diretto alla loro conquista . È il bisogno di mantenere un ascendente , che , per complesse ragioni , tenta di sfuggire , che sospinge i cattolici da oltre alpe ad un ' azione d ' organizzazione e di propaganda . Finita l ' epoca mistica dei popoli , un solo modo rimane di tenerli nell ' orbita della chiesa ed è quello d ' interessarsi alla loro vita economica . Ed i risultati fino ad un certo punto secondano gli sforzi , se non che , come è stato ampiamente notato , le masse disciplinate dalla democrazia cristiana , passano alla democrazia sociale , onde l ' opera della chiesa si risolve talora ad effetti diametralmente opposti a quelli cui mirava . Fatto del resto non nuovo , giacché , come riconobbe lo stesso Bismark , la legislazione sociale tedesca il così detto socialismo di stato servì come un pungolo ed una spinta ad accrescere le fila dei democratici . La democrazia sociale cristiana appare così come un largo e maestoso movimento che prende capo dalle dottrine marxiste e ad esso ritorna ; ha uomini autorevoli quali Gibbons , Mannig , Ketteler , De Curtins , De Moun , Mejer ed altri ; à giornali , congressi , organizzazioni e si estende meravigliosamente la mercé del senno e dell ' operosità dei capi . Lo studioso potrà ricercare quali motivi l ' abbiano fatta sorgere e le abbiano dato una vitalità rigogliosa , potrà vedervi , ed è giusto riconoscerlo , che in fondo , come ogni problema sociale , risiede su di un interesse economico , quello cioè di conservare l ' ascendente materiale e morale della chiesa in quei punti dov ' è scosso ; ma non potrà disconoscere che questi uomini che ricercano con tant ' amore il bene degli umili , che ripongono a base del rinnovamento economico il rinnovamento religioso e morale , per quanto questo siasi mostrato sempre insufficiente , sien o persone degne d ' ogni stima . All ' opera loro , illimitata e saggia , si deve , se Leone XIII tolse la scomunica contro i Cavalieri del lavoro , e se a Londra lo sciopero dei facchini di porto fu sostenuto con ardore ; all ' opera loro si deve se le classi colte nella parte rimasta credente si rivolgano affettuosamente alle classi misere giacché come diceva uno di essi : « la salvezza della società sta nel vangelo della fratellanza , nel vangelo di Cristo . Bisogna inaugurare il regno della giustizia , perché al fondo d ' ogni problema sociale , esiste un torto da raddrizzare *.» CAPITOLO V . LE SOPRAVVIVENZE DEL CRISTIANESIMO Il cristianesimo vive ancora in molti dei suoi aspetti : ma in altri esso è una pura sopravvivenza . Le formazioni storico – sociali son così fatte che , dei molti e varii elementi di cui sono formate , alcuni vivono d ' una esuberanza di vita , altri meno : alcuni sono caduchi come foglie ingiallite , altri , come l ' ulivo , sono dotate d ' un verde eterno ; il cristianesimo non si è sottratto a questa legge . Certo , oggi , vive del cristianesimo la vasta emozionalità artistica , maturata dai secoli nell ' animo ardente di migliaia di generazioni e che il genio collettivo ed individuale colsero eternandola o nel marmo o nel canto o sulla tela o nelle note solenni e gravi dell ' organo . L ' arte cristiana è un misto di genialità collettiva ed individuale : i primi affreschi , i templi , i primi canti sacri sono opera collettiva : anche quando una sola mente li dettò , non fece che esprimere la passionalità collettiva di una turba di credenti . Chi ricorda più il nome di quei maestri comacini che partivano per l ' Europa edificando cattedrali ? di quelle genti nordiche che innalzarono i templi nei quali l ' animo si solleva a Dio , su per le colonne svelte e gli archi a sesto acuto ? di quei facitori di arabeschi , di trine , di merletti marmorei , delicati così che paiono fatti con l ' alito ? di tutta quella architettura religiosa , di quei primi anni , delle prime melodie sacre , chi ricorda il nome dell ' autore , perso in mezzo alla folla oscura , di cui lui non fu che un interpetre geniale sì , ma non originale ? Poi , su questa arte di genialità collettiva , il pensiero ed il sentimento riflesso ànno creato la propria opera geniale sempre , ma individuale : ogni popolo vi à lasciato la propria impronta ed ogni secolo il proprio nome , ogni genio il proprio ricordo , facendone come opere universali in cui parla tutta l ' anima della cristianità , in cui si raccolgono le infinite voci cristiane sparse nel tempo e nello spazio . Quelle son opere universali , sono come l ' immagine sensibile della cattolicità ; e dinanzi a queste svariate e complesse opere d ' arte , ancora la suggestione cristiana è viva , l ' emozionalità è possente e voi ben sentite il fascino di quell ' arte alla cui fede , forse , non più credete . E ciascuna à una suggestione propria : la prima arte delle catacombe vi mette nell ' animo un non so che di triste e di melanconico ; quella dei grandi pittori è lieta o triste , a secondo del soggetto che vi mette dinanzi ; quella delle opere universali , nei quali si accoglie l ' emozionalità artistica di tanti secoli , è varia e solenne . Voi tremate dinanzi all ' Escuriale , gioite dinanzi ad un tempio d ' architettura moresca , siete preso di solennità dinanzi al Vaticano , v ' invade una gioia pura avanti alla Madonna della seggiola ; il duomo di Milano vi mette le vertigini e i templi gotici vi innalzano sino a Dio , come la nota d ' un organo col quale si accompagni un canto solenne e grave . E quando dalla scultura , dalla musica , dalla pittura passate all ' arte scritta , l ' impressione non è meno variata , né meno ricca di emozioni : Dante vi colpisce con la grandiosità umana dell ' Inferno ; Petrarca con la dolcezza delle sue liriche religiose ; Manzoni dà alla fede , mite ma rassegnata , una pace ed un incanto sovrumano ; gli evangeli vi beano e vi fanno rivivere nell ' idillio di Galilea . E , ancora , dopo tanti secoli , i luoghi dove visse Gesù , quei laghi tranquilli , quella terra dalle notti stellate , che parlano tanto all ' anima , quel Golgota , in mezzo a quegli oliveti , tutto mette in cuore un tormento nuovo e strano , una suggestione viva , uno charme , un profumo che s ' innalza e si consacra nell ' arte viva e possente di Ernesto Rénan ed ànno inebbriato tanti cuori che ben la intesero , se non la scrissero . La suggestione artistica cristiana vive ancora , dopo che l ' animo di molti si è allontanato dalla fede viva e possente : noi sentiamo lo strazio dei martiri , la passionalità viva di S . Agostino , lo ardore della carne degli anacoreti , l ' estasi dei santi , l ' impeto degli eresiarchi , l ' orrore delle lotte religiose : noi viviamo ancora del vasto mondo cristiano , così affannoso , così variamente passionato . Ridiamo ancora , come al tempo del Rinascimento , della sensualità dei frati ; proviamo lo scetticismo artistico di Leone X : ci infiammiamo dell ' ardore ascetico di fra Gerolamo Savonarola , e sentiamo , in fine , che se quel mondo è morto come fede , è vivo come emozione , come fonte estetica e che basta il ricordo perché ci si presenti , e quando non l ' interroghiamo per crederlo , lo ricerchiamo col coltello della critica , per sorprendervi le leggi dell ' umano . Ben vi è qualcosa ch ' è caduta come il pensiero sottilizzante del neo – giudaismo o fantasioso del neo – platonismo ; vi è bene qualcosa d ' immobile come muraglia chinese ed è la patristica che si prolunga sino alla Summa theologica di S . Tommaso d ' Aquino ; vi è qualcosa di superato ed è la Riforma ; in una parola , tutto il pensiero speculativo cristiano è ormai definitivamente morto , ma il pensiero popolare cristiano sta ancora : i cicli religiosi dei santi , della vita di Gesù , dei tre regni mistici , involti nella leggenda , vivono ancora al pari del diavolismo , e di mille fablieau di frati procaci , amanti della carne , toccanti strane avventure amorose , comiche , sebbene ogni anno che passa , la vada cancellando e pochi anni ancora e nessuno lo ricorderà più ; ma ben vive , negli spiriti popolari incolti , il germe delle novazioni religiose , dell ' epidemie asceti che , del miracolo , del soprannaturale , di quella concezione errata del mondo creazionistica , geoentrica ed antropocentrica che il medio – evo ed il cattolicismo seppero instillare nelle plebi . Tali sopravvivenze arcaiche medio – evali , così lontane dalla modernità , celano un gran pericolo sociale , potendo , quandocchesia , risorgere e mettere in pericolo le conquiste della civiltà o risolversi in moti rivoltosi e criminali . Se ci è ufficio che la scienza possa compiere , questo è certamente il più grande e più benefico e consiste nell ' affrettare l ' evoluzione sociale in basso , nel sepellire completamente le sopravvivenze del carattere , innalzando la psiche delle plebi alla concezione odierna della vita . Le forme patologiche cristiane son vive e forti più di quanto possa credersi ed assumono parvenze e contenuto diverso : dove , come in Italia , in Ispagna domina l ' ignoranza senza la gran pressura politico – sociale , rivive una forma arretrata di cristianesimo , a contenuto egoistico e con tendenze criminose . Ma quando non di un popolo senile , ma d ' uno quasi appena uscito della barbarie , si tratti , qual ' è la razza slava e sulla quale incomba un potere teocratico – sociale più opprimente ancora che il cattolicismo e d ' intorno lo circondi un egoismo duro e feroce , in questo clima sociale così fatto , sorge uno squilibrio psico – intellettivo che piglia una forma nuova sul fondo comune religioso che circonda tutto . Nascono così , in Russia , le forme settarie religiose , neofile , con contenuto erotico , ora positivo , ora negativo , con una profusione d ' altruismo e talora confinanti con la criminalità . Da noi possono rivivere i santuarii e l ' apparizione ; poté esistere il Lazzarettismo , come fatto isolato e sporadico , ma in Russia e i figli di Dio e i Tolstoiani , e gli Skoptzi e Douchobortzi vivono e si espandono e santuari e sette sono l ' indice di un male grave e profondo , d ' un arresto fra noi nel progresso , d ' un disquilibrio in Russia . La civiltà cammina ma porta seco la passività delle forme degenerate ed è come l ' ombra che segue il corpo ; il cristianesimo non si sottrae a questa legge , esso à le sue estasi e le sue bassezze : estasi sono l ' arte , il sentimento della fratellanza umana , la versatilità di cui il genio ario l ' à dotato ; le bassure sono il fanatismo cieco , le epidemie psico e neuropatiche a fondo religioso che vissero nel medio – evo e vivono ancora . Il cristianesimo assunse due forme principali : la cattolica e la protestante , le quali vivono d ' una rigogliosa vita e di diversa infuturazione storica . Il cattolicesimo è come pensiero e come costituzione un ciclo , un periodo chiuso , ma ancora forte e vivo . Esso non à , in vero , speranze di futuri svolgimenti , ma à , in compenso , una stabilità granitica , è come la piramide , forte , maestosa a cui i secoli àn dato vigore e solennità . Esso ha una disciplina ferrea ed è come l ' armata di dio in terra ; à un ' inflessibilità di dottrina , à uno spirito di conservazione raro . Tutto concorre a dargli forza : la tradizione secolare , il fascino dell ' arte con cui s ' incatenano gli animi meridionali , passionatamente esteti e la possanza degli ordini monastici , dove gli individui s ' annullano per immillarsi e dove migliaia di donne si sagrificano ad un solo fine , la grandezza del papato ; à il fasto in tutto , nei paramenti sacri dell ' umile parroco fino a ' tesori del vaticano . Con queste doti , benché non porti più il germe di nuove evoluzioni , esso vive ancora e sebbene nell ' Europa paia come invecchiato , nell ' Americhe , vive della giovinezza di quel mondo nuovo ; nelle missioni vive del fascino dell ' apostolato ; fra le genti nordiche , dell ' idealismo della razza . Le vicende avverse che gli àn tolto il potere temporale , gli àn donato un ' influenza spirituale ben più estesa ; l ' àn come rimodernato ; gli àn , come , donato una novella purezza , mondandolo e rinnovellandolo . Il protestantesimo è , invece una forma giovane cristiana : esso non à né la vetustà né la organizzazione del cattolicesimo , ma à la giovinezza e l ' idealisimo dei popoli tedesco ed anglosassone nel cuore : il cattolicesimo non può essere che religione latina , come il protestantesimo nordica . Tutto gli à donato quella forte razza : l ' idealismo alto e sereno ; la passionalità del bene , indefessa , continua come una gran meta che ciascuno si è messo dinanzi e verso la quale cammina , senza impazienza o sconforto , la libertà solenne dello spirito . La riforma è una libera interpetrazione della mente , è l ' adorazione di dio in ispirito e verità , che à per culto e per tempio l ' animo proprio e la propria aspirazione , ond ' è che , nelle sue forme più libere , si eleva fino al panteismo e confina coll ' umanità . Così intesa , come culto libero d ' un dio , come sacrif izio completo a questa immensa famiglia umana , essa è la più alta e la più autentica interpretazione dell ' evangelo . Gesù che disse mai che non fu l ' amore degli altri e di che parlò se non fu di Dio , unicamente di lui ? Egli non conobbe né la superstruttura della trinità , né quei dogmi astrusi e sottili che il neoplatonismo creò di poi . È avvenuto , così , adunque che i grandi scienziati inglesi sono teisti e cristiani ; che Spencer può parlare d ' un agnosticismo moderno , d ' un innalzamento della fede e che possano dirsi cristiani , perché ànno di Cristo quell ' amore universale , al quale , per il passato , pochi si elevarono e che forma adesso la dote dei popoli più largamente diretti verso l ' avvenire . Questa è la più larga infuturazione del cristianesimo , come il ricordo più vivo e suggestionante è di quei primi cristiani , con i quali tanto si va rassomigliando il mondo presente . Anche allora , come oggi , un vasto dolore umano ed una vasta aspettazione ; anche allora , un imperversare d ' uomini e di cose verso quei primi credenti , anche allora i funesti presagi d ' una novella barbarie ; ma , di mezzo allo sconforto , nacque per opera di quegli umili una nuova civiltà , che aspirando al cielo , conquistò la terra . La loro vita rifulse di quanto sacrifizio poté contenere la natura umana ; loro seppero vincere , perdonando ; seppero mostrare che la somma sapienza sta nel perdono e del maestro seppero imitare il sagrifizio pieno e solenne ed oggi di loro , in questo ravvicinamento ideale delle civiltà , rivive il ricordo e l ' ammirazione . E , ogni qualvolta l ' umanità sentirà il bisogno d ' un nobile esempio , della virtù inerme che vince , volgerà a voi il suo ricordo , a voi che mostraste fino a quale altezza celestiale può innalzarsi la bestia umana . Di tutto il mondo cristiano , insieme con Gesù , voi vivrete nella gloria dei secoli ; quella gloria che vi promisero i cieli , ma che vi ha donato la terra ! LE " ROMANZE " CAPITOLO I . PSICHE COLLETTIVA E FIABE Alcune formazioni della psiche collettiva hanno tendenza a pietrificarsi , assumendo forme stabilmente fisse , che durano lunga pezza , anche dopo che lo stato di coscienza , dal quale nacquero , è da tempo passato . Tali forme pietrificate vivono , pur quando non si possono più comprendere , restando come forme di sopravvivenza , come simboli di movimenti psichici che né ci agitano , né ci affaticano . Sono , come i fossili geologici , indizio d ' altre faune e d ' altre flore . Il Ribot , cui si deve l ' immagine così rispondente al vero della pietrificazione di certi prodotti psichici , non ne annovera che una sola specie che sia tale : cioè le parole ed i proverbi le forme grammaticali hanno un ' anima ed una storia che bene i filologi moderni interpetrano . Nei radicali o nelle desinenze , nelle forme primitive o derivate , nella struttura monosillabica o agglutinante o flessiva , nella caduta o nell ' elisione delle consonanti , nell ' addolcimento o nello inasprimento delle vocali , ci è ben più d ' un fatto filologico ; ci è una storia etnica , ci sono derivazioni e parentele di popoli , ci è come a larghi tratti l ' evoluzione umana . Noi sentiamo , come , per esempio , nel crescere numerico dei vocaboli vi sia un accrescimento di pensiero e di civiltà ; di certi popoli indoviniamo date abitudini dal numero stragrande di determinati sinonimi ; comprendiamo come gli arabi , che aveano trecento vocaboli riguardanti il cavallo , dovettero essere un popolo di guerrieri ; di certi selvaggi indoviniamo l ' animo dall ' assenza o dalla presenza di certe voci esprimenti certe idee * ; dell ' evoluzione dell ' organo visivo noi siamo certi , pensando come , nelle lingue più antiche non vi sieno vocaboli accennanti a certi colori ; dell ' animo dei criminali indoviniamo i moti nascosti dal loro gergo . Ma , in sieme con queste forme psicologiche pietrificate , altre ve ne sono quali le fiabe quelle che noi , popoli meridionali d ' Italia , chiamiamo rumanze , dalle lingue nelle quali comparvero e dal tempo in che nacquero . Rumanze perché comparvero e furono raccontate , quando la lingua latina si corrompeva negli idiomi volgari : spagnuolo , francese , rumeno . Ma le fiabe non sono tutte rumanze : sono ancora più larghe ed estese : vi sono di quelle nate nel medio evo e di quelle altre che sono come vestigia del mondo pagano ; di quelle che rimontano ancora più tardi ; ma , qualunque sia la data e l ' origine loro , il nome di rumanze le comprende tutte , sieno esse di contenuto diverse . La critica specialmente letteraria , si è impadronita di esse e le va raccogliendo : in Francia , in Germania , in Italia altrove le fabliaux , le rumanze , le fiabe sono soggetto di uno studio lungo ed amoroso , più però dal punto di vista letterario , che da altro * . Vi si cercano e le fonti e le primiere forme letterarie , o , come fece da noi il Graf , nel suo libro « Il Diavolo » e nell ' altro sulle leggende medioevali , si salva dall ' oblio un mondo intellettivo , per offrire agli studiosi un campo di ricerche . Però , le fiabe si prestano ad investigazioni non tentate ancora , allo studio , cioè , della psiche collettiva , per discoprirne le leggi , vedere come da esse sieno sorte tali formazioni e quale n ' è la natura : punto nuovo codesto di critica , al quale le fiabe non furono mai assoggettate . L ' animo collettivo adunque si può studiare come su due libri : uno dei quali antico , che si va quasi perdendo ed è la fiaba , in sieme con le altre forme storico – collettive ; l ' altro moderno , fatto dalle manifestazioni psico – collettive che vivono a noi d ' intorno e che noi possiamo sorprendere e studiare . Questi due campi di studio sono totalmente differenti , ma , ci è bene , fra di loro , un nesso evolutivo , giacché l ' uno si appartiene ad una collettività vecchia , inferiore ; l ' altro ad una collettività giovane ; delle quali , l ' una à una statica psichica fatta di pensiero poco riflesso e una dinamica , profondamente , egoista ; l ' altra à una statica moderna , riflessa ed una dinamica altruista . Ma la collettività nuova , la folla che si viene preparando deriva dall ' antica , n ' è una forma evoluta , onde , perché lo studio psicologico sia completo , bisogna che esso non si restringa alle forme presenti della psiche collettiva , ma scenda ancora in giù , così come nel campo psicologico individuale noi non ci arrestiamo all ' uomo , ma discendiamo al bambino . Però , abbracciando , con la mente , il vasto campo delle fiabe , ci accorgiamo come esso sia diverso nel suo contenuto : le saghe nordiche non sono i fabliaux latini : come le novelle arabe non sono i nostri cicli eroici cavallereschi ; pure le leggi psicologiche che vi si disvelano sono sempre uguali , onde ben possiamo noi , facendo d ' un tal complesso di fiabe , oggetto di studio , aver la certezza d ' interpetrare lo spirito generale che lo domina . Non dissimilmente di come avviene nella psicologia individuale , lo studioso esamina un dato numero d ' individui sani od ammalati ; misura un dato numero di percezioni e poi estende i dati di queste ricerche e , salvo le variazioni individuali e certe variazioni collettive , le leggi ricavate rimangono vere , appunto perché le persone umane queste unità bio – psicologiche , sono , nella loro complessività e variabilità , uguali . Le fiabe che formano oggetto di questo studio sono le così dette rumanze , pertinenti al popolo calabrese , che son quelle che io ho inteso da ragazzo , del quale ne ò compreso lo spirito e sulle quali molte volte ho ripensato , giacché , trattandosi di cogliere l ' animo collettivo , molto se ne perde nella raccolta scritta che se ne fa , come d ' un gas molto si volatilizza nel travasarlo . Or bene , guardando queste ed altre raccolte di fiabe pertinenti ad un dato popolo , si trova sempre che esse son fatte di stratificazioni diverse , mescolate in sieme , e le quali ripetono la mistione di razza del popolo in mezzo a cui nacquero . Vi sono , adunque , dei cicli intellettivi che toccano e si confondono , che si rassomigliano a quelle onde che si formano sulla superficie d ' una vasca , nella quale si getti sparpagliandosi una manciata di sabbia e dove ciascun granello diventa il centro di cerchi che si intersecano in mille punti , con quelli formati dagli altri granelli . Ma , i cicli si sono formati in tempi diversi della vita di un popolo e ne sono come la storia : vi sono di quelli antichi e di quelli più recenti , di quelli nazionali , zampillanti dalle profondità dello spirito etnico puro , e di quelli importati ; ma , e sugli uni e sugli altri , la psiche collettiva à messo come una impronta sua , che li distingue dalle altre forme collettive psichiche , togliendo le circostanze di tempo e di luogo . Le circostanze di tempo e di luogo sono doti d ' una mente ordinata : noi dicemmo come la mente si formi dalle impressioni del mondo esterno , le quali lasciano delle modificazioni nella nostra psiche , facilmente registrabili e rievocabili e le quali vengono immagazzinate intorno a dati centri di tempo , di luogo , di somiglianza e di contrarietà * . Detti centri tendono a confondersi : prima che un dato fatto vada nell ' oblio , il ricordo ne diventa evanescente : cadono , cioè , le circostanze di tempo e di luogo , che sono i due centri intorno a cui era aggruppata l ' esperienza : la mente non ha che un solo ricordo : il fatto è avvenuto fuori del momento presente ; il fonogramma si è come cancellato . L ' uomo à tentato di opporsi a questa evanescenza dell ' impressioni ; l ' à tentata con la scrittura a guippu , geroglifica , pictografica , alfabetica ; ma tant ' è , la psiche collettiva si è affidata per lungo tempo alla memoria psichica , si è servita , solo , molto più tardi della scrittura . La psiche collettiva è , adunque , nei suoi ricordi evanescente e ristretta , ond ' è che nel racconto delle fiabe o essa tace e tempo e luoghi o li ricaccia in un paese lontano , in un Eldorado vero o immaginario . I Toscani quando vogliono dire d ' un paese lontano dicono in Ogamagoga ; da noi i fatti raccontati nelle fiabe avvengono in Portogallo o in Ispagna e cominciano con « ci era una volta » dove ? quando ? chi lo sa . Eppure , talvolta , vi si può sorprendere l ' ultima nota evanescente del tempo o del luogo : quando le nostre fiabe si svolgono in Ispagna , esse ci ricordano la loro provenienza : è da là che ci venne la fantasiosa letteratura moresca che forma uno dei cicli più importante di fiabe . Rimangono , così , come dei simboli di sopravvivenza nella psiche collettiva , accennanti a fatti e a circostanze , a vicende diverse dei quali il ricordo s ' è perso e la sopravvivenza si è stratificata , onde , d ' un ' intera formazione psichica , non è rimasto che un rudero . Così , della dominazione araba , fra noi , non rimane che un ciclo di rumanze e la circostanza che i fatti narrati accadono , quasi sempre , in Spagna o in Portogallo . Vi è , adunque , nella psiche collettiva , una riduzione , una semplificazione per la quale scompaiono le circostanze di tempo e di luogo e i diversi contenuti intellettivi , maturati in tempi e civiltà diverse , o si stratificano confondendosi , e ben li vedremo nel secondo capitolo quando parleremo dei diversi cicli delle nostre rumanze ; o evaporano sino ad una pura sopravvivenza . Diventa , così , la psiche popolare come un archivio storico , nel quale molti documenti sono scomparsi o ne resta solo il titolo e tutti sono , poi , sommamente confusi , onde si dura fatica a discernerli . La ragione di queste mistioni , stratificazioni e sopravvivenze dei cicli intellettivi riposa sempre in quella legge messa dal Ferrero per spiegare i simboli e cioè l ' abbreviazione del lavoro mentale , che costa una vera disintegrazione * , onde le percezioni , le immagini , i ricordi , abbandonati a sé stessi , diventano evanescenti e poco ne rimane e suornuota , come , quando naufraga un bastimento , poche tavole vanno su per le onde . La psiche collettiva avrebbe dovuto durar molto lavoro a tenere in sieme le vicende storiche nette , distinte , lavoro al quale di rado si regge ; ed ecco che , invece del vasto mondo delle vicende , si ritiene lo scarso , l ' aereo della superstruttura , la parte fantastica , ideale , leggendaria , mescolata con le altre che si posseggono o si possederanno . Ecco come la folla , che à una scarsa memoria degli avvenimenti storici , mantiene la leggenda e la fiaba . Ben le fiabe ànno un sentimento : il contenuto loro è fortemente affettivo , in quanto contengono sempre una storia , ora lieta ora triste , in quanto riflettono una vicenda umana . Esse non sono di quelle storie che lasciano indifferenti , ma di quelle nelle quali l ' animo umano si appassiona e ben lo si può esperimentare dal fatto che ve ne sono di quelle che , dagli occhi dei bambini o di persone compassionevoli , spremono delle lagrime . Le fiabe ànno dunque un ' anima , una passionalità , anzi questa a preferenza , giacché la psiche popolare , nelle sue forme , s ' intende , più semplici e meno evolute , è prevalentemente senziente , anziché pensante . E come i sentimenti primevi dell ' animo umano sono amore ed odio , e la religione è una sorgente d ' emozioni ; così la psiche collettiva , nelle sue forme primitive , vive degli stessi sentimenti affettivi della psiche individuale e però le fiabe si svolgono o intorno a vicende amorose o sono illuminate dall ' odio , oppure ànno un contenuto , un fondo religioso , che copre ed ammanta i fatti umani , e da loro trae il colorito e la trama . Questi sentimenti , però , non ànno la vasta complessità e la finezza moderna : voi non trovate l ' altruismo , frutto nuovo e moderno dell ' albero del sentimento ; trovate , in vece , l ' amore sessuale , l ' amore della prole ; e l ' odio non è quello che si porta al vizio perché tale , ma è l ' odio al vizio che ci tocca , alla virtù che ci abbaglia , alla bellezza che non si conquide . È invidia e cupidigia , in una parola , il tono sentimentale passionale che domina ; è il sentimen to dei tempi andati che s ' indugia , ancora , nel presente , fatto più di bassezze che d ' estasi umane . Non differente è il contenuto religioso che non si appalesa come la tendenza dell ' animo verso un ideale messo fuori del tempo e dello spazio ; ma è quel sentimento religioso grossolano come uno sfondo di quadro uscito da un pennello rozzo e primitivo . La psiche collettiva , adunque , imprime tutta sé stessa in queste formazioni e siccome essa è poco evoluta , così le creazioni che forma , riflettono un mondo poco evoluto : ben vi sono però , delle concezioni d ' una grande squisitezza sentimentale ; ben queste fiabe esercitano un incanto , sono una sorgente di piacere estetico : sono come certe creazioni di genii criminali che affascinano , che paiono uscite dalle penne più gentili d ' artisti ; son come i poemi omerici che cantano rapimenti e stragi , tutto un basso mondo con scarso contenuto etico , ma che pure allettano e seducono . È l ' arte che non manca mai , è la genialità artistica che circonda queste formazioni psico – intellettive . Donde promana , mai , questo fascino ? perché questa genialità inconscia ? Una grande sorgente di godimento estetico è di certo riposta in quel non so che di vago e di vario che scorre dinanzi alla mente : sempre la varietà è stata una fonte inestinguibile di godimento . L ' animo umano à una perenne sete d ' impressioni nuove e variate , che quando non penetrino per gli occhi , penetrano per la mente . E nelle fiabe due fatti concorrono a dare il godimento estetico : primo , il nuovo ed il vario ; secondo : che le concezioni non escono dall ' ambito dei casi abituali della vita . Se fossero d ' un contenuto davvero nuovo , urtante il misoneismo ch ' è gran parte della psiche collettiva inferiore , esse certamente sarebbero sorgente d ' un dolore , d ' un sentimento angoscioso , d ' una disintegrazione nervosa : è il nuovo del particolare nella vecchia trama generale della vita che tanto piace e tanto seduce l ' animo , ammantato com ' è della passionalità e che commove l ' animo senza sconvolgerla . È la finzione nell ' a rte , ch ' è tanta parte dell ' estetismo dell ' animo umano . L ' esistenza delle fiabe richiama un ' altra questione di psicologia collettiva che va formulata così : sono le fiabe opera della immaginazione e della psiche collettiva ? Guardando superficialmente la questione , non vi à dubbio che sia proprio così . Queste storie di maghi , di orchi , di fate , di santi , di demoni appaiono come il parto d ' una immaginazione gigantesca . Ma pure esse non sono che un riflesso falso delle cose , queste che paiono opera d ' una immaginazione inventiva , non sono che allucinazioni ed illusioni ; è il mondo dei fatti visto attraverso lenti che alterano . Il mondo delle fiabe può sembrare all ' occhio dello scienziato o un simbolismo o una illusione : la mitologia che formò un vasto ciclo di letteratura collettiva fu creduta un simbolismo dei complessi e vasti fenomeni solari , il mito adombrava il concetto scientifico ; però , per ammettere questo , noi dovremmo assegnare alla psiche collettiva primeva un pensiero riflesso che non à , val meglio adunque o interpetrarla come fa lo Spencer come fenomeno umano , di cui si sia perduto il contenuto , o come un falso riflesso dei fenomeni della natura * . Così per le fiabe , le quali sono in gran parte nate sotto i cicli torridi , dove il clima si accende e l ' aria à mille inganni di luce e di colori . In quei paesi , le allucinazioni e le illusioni sono frequenti , perché i sensi sono abnormemente stimolati , perché abnormi stimoli corrono fino alla corteccia cerebrale . Nei deserti dove è frequente il miraggio , fra quei mari che riflettono l ' altra sponda , su quelle terre dal riflesso del sole , vissero quei popoli , dal cui animo sgorgarono le più immaginose leggende . Un altro ciclo di fiabe sorse nel medio – evo specialmente fra ' popoli nordici con un contenuto religioso , mistico , pieno di terrore della carne e del diavolo , aggirantesi d ' intorno a ' tre regni della morte , e furono esse queste fiabe un ' allucinazione nascente dallo squilibrio psico – somatico , che sconvolse le menti in quell ' età triste e del quale studiammo il ritmo nelle formazioni storico – sociali . L ' immaginazione , adunque , non è dote d ' una psiche collettiva inferiore e quel che pare a noi opera sua , opera normale , è quanto di meno normale possa essere : è una imperfezione dei sensi , è una falsa esperienza che trasmettono a ' centri nervosi e che questi accettano senza riprova . E le fiabe portano tutto il vecchio contenuto scientifico , tutto il pensiero riflesso sulla natura , che parve un giorno vero e che , per la permeabilità della psiche , discese sino alla plebe . Gli antichi credettero agli incanti , al metabolismo , a geni , alle fate ecc . , e vi credettero uomini sommi , per quei tempi : la natura non fu creduta immanente ; le sue leggi furono concepite come capaci d ' interruzione ; la creazione spontanea l ' aborigenismo sempre possibile . Ora , questo era un contenuto scientifico falso di cui la scienza si andò mano mano spogliando , ma che rimase nell ' animo popolare e si pietrificò nella fiaba . Le fiabe , accogliendo adunque tanti e si varii elementi , sono come un organismo che si è andato formando , nel quale ànno lavorato vari stati della psiche collettiva , ognuno dei quali sopravvive in un ciclo , e , quando poi una fiaba è formata , la psiche collettiva trasmettendola , l ' ammoderna , le dà un colorito e una freschezza d ' attualità , la modifica insensibilmente sino a farne tante cose diverse . Guardando la vasta raccolta delle fiabe si scorge come esse mettono tutte capo a poche che sono come i capostipiti d ' una varia e complessa famiglia e sentendole raccontare a varii intervalli di tempo , sentite che molte circostanze , riflettendo il nuovo ambiente , si sono modificate , a dimostrare che la psiche collettiva , ch ' è nel fondo così misoneista , è , nello stesso tempo , facilmente tanto suggestionabile fino a riflettere in fatti immaginari d ' una millenaria esistenza , le modificazioni dell ' ambiente sociale che la circonda . Le fiabe , come tutte le formazioni storico – sociali , ànno un clima storico nel quale vivono , o per essere più proprio , nacquero e vissero , e ch ' è fatto da una coltura scarsa e da un sentimento poco evoluto : come certe forme d ' allucinazione sorgono con la pubertà e rivivono nella vecchiaia , queste nascono nella giovinezza dei popoli rivivono nella loro senilità , nei due momenti che la mancanza d ' esperienza o la difettosa percezione si presta ad un falso riflesso della natura . L ' antichità greca creò il vasto mondo mitologico ed eroico , l ' evo medio la larga fioritura romanza ; ma e l ' una e l ' altra per giovinezza o per senilità riflessero la natura in modo falso ed errato . Il ciclo eroico – mitico antico cadde allo sfasciarsi della civiltà pagana , al cozzo del cristianesimo che operò negli animi una novella polarizzazione . In quel succedersi di novelle mistioni etniche , nel concetto nuovo della vita e della civiltà nuova che sorse , il contenuto mitologico dovea cadere , per sorgerne altro ; ma la disposizione psichica che l ' avea creato , sopravvisse , onde un nuovo ciclo romanzesco s ' aperse a contenuto principalmente arabo – cristiano . E oggi la fiaba non vive che nella plebe , là dove si addensa la senilità di un popolo , dove le antiche stratificazioni del carattere vivono ; ma a misura che le vicende economiche innalzano il proletariato alla luce della storia , e gli donano un pensiero ed un sentimento nuovo , le fiabe cadono , onde non tarderà molto che di esse non si trovi più traccia . Ma , questo sparire d ' un mondo fantasioso , che molti rimpiangono , segna la fine d ' una cecità dell ' intelletto , di un annebbiamento della mente , è il principio d ' una nuova psiche collettiva : oramai l ' incanto è rotto , le catene d ' oro sono spezzate e una nuova civiltà ci saluta in fronte , la civiltà nella quale l ' animo è profondamente pieno della umanità , l ' intelletto profondamente irradiato dalla scienza . Un tempo , si novella , che una gran voce si udisse gridare su per i mari : il Dio Pane è morto ; era l ' antichità coi suoi lieti inganni che finiva ; forse se ne udrà per lo avvenire un ' altra che dirà : la vecchia civiltà umana , così splendente in alto e pur dolorosa in basso , non è più e in sua vece è sorta la civiltà nuova della giustizia e del lavoro . E con lei morrà la fiaba , dal contenuto triste e dalla forma , seducentemente , artistica ; e sia così di lei : noi non avremo per la morta né una lagrima , né un rimpianto ! CAPITOLO II . LE « RUMANZE » Le rumanze non si sottraggono alle leggi che regolano le fiabe , in genere , e cioè alla stratificazione e mistione dei cicli , sorti in vicende etniche diverse e per tempo e per luogo , al contenuto morale inferiore , al fascino artistico , al falso riflesso del mondo , alla legge deterministica del clima storico . I cicli esistenti in esse , sono parecchi , ognuno dei quali è la sopravvivenza d ' un dato avvenimento storico . Il ciclo più antico nel tempo , ch ' è il greco – romano , è scarso od appena accennato : né potea essere diversamente per quel fatto da noi detto che cioè il mondo romano venne cancellato nelle menti dalle nuove mistioni dei popoli dissimilari e dal nuovo contenuto etico – religioso . Vi si trova , quindi , come un ricordo spezzato , non composto a novella , come i resti d ' un naufragio che surnuotino ancora o come pochi e rari vocaboli d ' una lingua appresa da bambino e poi dimenticata * . Si , delle maschere romane e greche si conserva il nome di papos e mormon restano due nomi senza significato , che si ripetono in suon di spavento a ' bambini ( mammarutu o mammone o papparuto ) , ma delle strane avventure di questi personaggi , delizia della plebe romana , nulla sopravanza . Ben più vivo è il ciclo eroico – cavalleresco , benché alquanto scolorito e , falsamente , talora interpetrato . I cicli eroico – cavallercschi sorsero nel Nord d ' Europa , e non giunsero sino a noi , che scarsamente , giacché le emigrazioni nordiche o non penetrarono fino nel mezzogiorno d ' Italia o , penetrate , non ebbero tempo di fissarvisi . Quindi non vi è ricordo di Orlando o di Carlomagno , né di Artù e di tutte quelle altre figure di dame , di cavalieri , di giganti , delle quali Ariosto , nel suo poema , ci à lasciato il più splendido esempio . Il ciclo celtico dell ' orco è vivo e presente in molti racconti , anzi si è fuso con l ' altro arabo . L ' orco à palagi splendidi e ruba le più belle fanciulle , delle quali poi s ' innamora senza essere riamato e le fanciulle scappano e l ' orco le insegue . Ha giardini eternamente fioriti , dal profumo soave , nei quali la gente va a coglier pomi ed egli si nasconde e li sorpende : e con i suoi amori e con i suoi odii , con i suoi incanti , talora con la sua bontà forma la trama di molte fiabe * . Ma i due cicli più importanti sono il ciclo religioso e l ' altro arabo . Il ciclo religioso è vasto , fatto delle vicende vere od immaginarie della vita di Gesù e dei discepoli , dove campeggiano il maestro Gesù buono , semplice , amorevole che legge nei cuori e compatisce e Pietro di mente ristretta e di animo piccolo . Al ciclo religioso cristiano appartiene la storia , comunissima nel medio – evo , dell ' ebreo errante , di alcune vicende di santi , ora vere ora immaginarie , del diavolo , degli eremiti che vivono di vita centenaria con lunghe barbe bianche e che , bussando a ' loro eremi , chiedono che la gente si segni con la croce e a ' quali gli angeli arrecano da mangiare . Vi appartengono del pari le storie macabre , le danze dei morti , e in questo ciclo si riflette lo humour plebeo con i suoi motti salaci e grossolani , con la furberia ingenua della gente povera . All ' altro ciclo arabo appartengono le più belle e fantasiose fiabe , quelle che incantano e seducono , al pari delle Mille e una notte , come un canto di donna in una sera d ' estate . E son racconti di re che s ' innamorano di povere fanciulle ; di fate che stanno in fondo a ' mari e di notte si recano sulla terra ; di ardimentosi cavalieri tramutati in pietra ; di maghe che ammaliano e di ragazze che rompono l ' incanto ; di palazzi che sorgono in una notte e nei quali ogni oggetto à un anima ed una voce ; son leggende di amore e di odio , nelle quali s ' intreccia il sentimento religioso o vi son le streghe con la tregenda , e che ànno sempre un lieto fine e dove la virtù trionfa . Son questi , adunque , i cicli delle fiabe romanzesche , che s ' intrecciano fra loro , in modo che il profano ed il divino , l ' antico e il recente formino una storia sola che incanta e che seduce . Il falso riflesso del mondo rivive in queste creazioni dello spirito collettivo : vi è il destino , il fatum , che ogni uomo porta seco e al quale non si resiste : uomini dannati a vivere da animali , ad essere uccisi al tale anno di età , a viver in fondo a ' mari ; vi è la instabilità delle leggi di natura : notti lunghe quanto mesi , acque del mare che si sconvolgono con una parola , animali che parlano ; vi è il metabolismo e vi è l ' incanto ; vi è il miracolo : vi è , in somma , tutto il falso concetto della natura che , in momenti successivi , gli uomini si andarono formando e che vive ancora nei libri polverosi come ricordo d ' altri tempi e nell ' animo popolare in forma viva e possente . E , in sieme con il falso riflesso della natura , nelle fiabe si rispecchia un animo primitivo con le sue impulsività , con le tendenze criminose . È l ' animo della gente e del tempo in cui nacquero queste seducenti fantasie : è l ' imprevidenza della psiche inferiore che domina sempre , è l ' impulsività che spinge i cavalieri contro i pericoli ; è la passionalità bassa che guida al delitto ; è la credenza che la virtù trionfi sempre , che i delitti non restino impuniti ; è tutto questo , che ispira la fine d ' ogni fiaba . E il contenuto è un delitto , che ora commettono i geni o le fate ; ora i potenti , ora gl ' invidi compagni o i parenti e al quale succede come ricompensa un novello crimine , rifermando quel concetto antropologico criminale che la pena nell ' origine è un novello delitto * . Tutta la psiche popolare si riflette , adunque , nelle fiabe : ci senti il fascino della ricchezza che seduce e che abbaglia , la suggestione del fasto , onde il protagonista è sempre un re bello come il sole ; i palazzi son sempre di brillanti e le vesti di broccato e le fate ricamano in telai di oro e , quando si pettinano , lascian cadere da ' capelli perle e le catene sono di oro . E col crimine si congiunge l ' amore : le due passioni più potenti dell ' animo popolare . Per amore i giovani partono verso l ' ignoto , per amore lo giovanette soffrono ed è l ' amore per l ' uomo un momento fuggevole , per la donna è tutta la vita ; per l ' uno è l ' episodio , per l ' altra il poema ; la donna , quando non è innamorata , quando non è madre o moglie , quando non soffre per la persona amata , è crudele , è maga , incantatrice o è invida . L ' inferiorità della donna , colta dal Lombroso , è raffigurata in queste fiabe , anticipando , come fa sempre l ' arte , le deduzioni scientifiche . E l ' ottimismo domina sempre questa eterna speranza dell ' animo giovane non manca mai , è la nota di consolazione nel gran mare del dolore umano : è la nota eternamente gentile . Ma di mezzo a questo ciclo fantasioso coruscato di nubi , a questo poema eternamente delittuoso della fiaba , che gentilezza di sentimenti , che purezza di tocco , che alito d ' idealità ! In una fiaba è detto come una giovane sorella di re per amore del fratello mangi una foglia di lauro nel quale sta un genio , pur sapendo di divenire madre . Ella nasconde a tutti il sagrifizio per tema che non la s ' incolpi e lascia , morendo , la ragazza , frutto di questo strano amore , in una stanza , addormentata e ne consegna al fratello la chiave e lo prega che non l ' apra mai . E il fratello così fa e tiene la chiave appesa al collo come una reliquia ; ma , una notte , la moglie gli ruba la chiave , apre e trova , sotto l ' azione d ' un narcotico , la giovanetta addormentata e la maltratta , credendola una favorita e la giovanetta tace e soffre in segreto e solo , rivolta ad un piccolo coltello dal manico intarsiato , gli racconta lo strano nascimento suo e lo prega che quando abbia udito la triste storia , le si voglia conficcare nel petto . Che strazio in questo dolore così chiuso e disperato , di questa fanciulla restata orfana che piange e non à il coraggio di farla finita e che candore nel confidare in mancanza di persone che l ' amino il suo dolore ad un oggetto inanimato ! Ed in un ' altra fiaba , un figlio di re , tenuto schiavo dalle fate , al cui amore egli non à voluto piegare , di notte va presso la culla d ' un bambino e gli canta una ninnanonna riboccante di dolore . Se fossi libero egli dice : starei sempre teco a cullarti e ti fascerei di broccato e ti terrei in una culla di oro , o figlio dell ' animo mio ! In un ' altra una giovinetta , eternamente buona , perdona a una matrigna crudele e vi son delle fiabe d ' amore , d ' un brio e d ' una freschezza meravigliosa , pari ruscelletti dei verdi colli , di cui parla Dante , e che fanno i lor canali freschi e molli . Come la fiaba di quella giovinetta , uno di quei fulgori di donne che passano sprezzando e ammaliando i cuori , che vince un re , il più bello che sia mai stato con l ' alterezza piena di grazie e di civetteria in sieme e lo vede a ' suoi piedi . Sì , come nelle manifestazioni criminose , v ' è la nota geniale , così in queste produzioni d ' un mondo inferiore vi è il fascino , talora , d ' un ' arte sovraumana e d ' un ' immensa bontà , vi è il riflesso d ' una psiche fatta di fango e di raggi di sole . CAPITOLO III . LA GENIALITÀ NELLA FIABA Nei precedenti studii sulla psiche collettiva , abbiamo colto i rapporti tra le forme inferiori e il genio , ora ci resta a dire come le manifestazioni psichiche collettive sieno talora vere manifestazioni geniali , sorte come la genialità individuale dalla neurosi circostante * . Il genio , in fatti , non è che una neurosi , almeno in alcune manifestazioni e forme , il quale porta in sé le stigmate come incoscienza della creazione geniale , amnesia , note psicosomatiche deficienti in sé o nella sua famiglia . Vi sono stati dei geni pazzeschi ed incompleti ; di quelli che sono diventati tali dopo un grave trauma o psichico o somatico ; altri affetti di malattie nervose o mentali ; di forme monomaniache , impulsive , delittuose . Ed in mezzo a queste manifestazioni neuro e psicopatiche è sorta la genialità individuale . La genialità collettiva incompleta non si sottrae a tale legge : essa sorge nelle folle inferiori non nelle superiori , in quelle folle cioè che ànno un contenuto ideativo e sensitivo una statica e una dinamica psichica in arresto ; in quelle folle che sono fortemente misoneiste , e nelle quali il nuovo s ' accompagna con una forte disintegrazione psichica ; in cui l ' azione criminosa non è rara e talora è prevalente : nella quale , in fine , prevalgono le forme patologiche epidemiche di nevrosi e di psicopatie . Le fiabe son sorte , di preferenza , nel medio – evo quando la mente era ingombra d ' un falso concetto della natura ; quando una tenebra intellettuale , come in notte d ' inverno , toglieva la vista delle cose . La natura non era che un eterno peccato ordito dalla carne e dal demonio , lo sprezzo delle cure mondane era la sola sapienza . L ' animo era travagliato da un interno dolore che le vicende strane e fortunose teneano sempre vivo e presente . Era una vera lipemania che incombeva su tutti : era un annebbiamento nel cervello ed una desolazione nel cuore , né la vita esterna era migliore : la peste , le carestie , i morbi si succedevano ad intervalli fissi ; le guerre , le invasioni erano vicende di tutti i giorni ; la prepotenza era cosa di tutte le ore e una grande degenerazione , una stanchezza vincea tutti . Da queste condizioni psicosomatiche venivan fuori le forme epidemiche neuro e psicopatiche : demonapatia , catalessia , isteria , frenesia della danza , ecc . erano le stigmate , in sieme col delitto , di questa immensa degenerazione psichica e , in sieme con questa neurosi , sorgeva la genialità collettiva . E le fiabe erano una vera genialità sia per l ' arte con che venivano intessute , sia perché erano una vera anticipazione di certe forme letterarie : da esse nasceranno i poemi eroici , i poemi eroicomici come nella romanza di che ne so * , vera anticipazione del Don Quichotte ; nasceranno i poemi sacri , la lirica amorosa , e in fatti nelle fiabe le parti più belle d ' amore sono in verso ; i romanzi , le novelle . Nella fiaba e nelle altre forme popolari quali le prime poesie rimate vi è tutta l ' anticipazione della genialità collettiva , incompleta ed è , come quella del genio individuale , inconscia . E sono anticipazioni , non solo letterarie , ma scientifiche e io ne ò riportate molte nello studio sulla folla , dove lo inconscio apparisce di più in certe anticipazioni , che scoperte dal genio incontrano nelle folle vecchie il più grande misoneismo : in questo popolo calabrese , che in un motto pornografico à di tanto preceduto Darwin , il trasformismo desta un vero spavento , anco nella parte colta . Io occupandomi delle fiabe trovai che le scoperte sul carattere criminale che tanto onorano Lombroso , Ferri , Garofalo ecc . , erano contenute e riflesse nelle fiabe : vi è riflesso l ' imprevidenza dei criminali , l ' animo inferiore della donna , la pena che è in origine un novello delitto , il fatto di psicologia criminale per il quale a ' delinquenti manca la pietà non la cognizione della giustizia , onde spesso accortamente nelle fiabe si fa loro giudicare i crimini commessi , come se fossero di altri ; queste ed infinite altre note di criminologia sono contenute nelle fiabe , in una delle quali , per es . l ' orca , prima di inseguire sua figlia scappata di casa con un re , entra in chiesa e prega la madonna che le conceda di farglieli pigliare per mangiarseli , riconfermando così il rapporto , in tali animi delittuosi , tra crimine e religione . Adunque , nella fiaba vi è l ' incoscienza e l ' amnesia della creazione geniale ed è , come la genialità individuale , un prodotto della neurosi della psiche collettiva . E , nata nelle psichi ammalate , vive nelle forme inferiori delle folle , nelle forme d ' arresto , nelle stratificazioni più basse e quando il soffio di modernità le investe e il carattere inferiore cade , muore la fiaba . La folla dell ' avvenire sarà senza degenerazione e senza fiabe , sarà una di quelle forme elevate quale noi portiamo nella mente e nel cuore , quale carezziamo con la nostra più dolce speranza . L ' avvenire della folla è come uno di quei regni incantati della fiaba dove generosi cavalieri moveano e dove la potenza del male li tramutava in pietra , ma , dopo secoli , un fortunato smagando l ' incanto conquistava quel regno e le pietre risorgevano uomini e fregandosi gli occhi diceano : che lungo sonno ! Così forse sarà di noi , molti , volgendo l ' animo a questa folla dell ' avvenire , rimarranno vinti dalla forza del male che ci circonda ; però verrà giorno in cui rivivremo , non di una giovinezza corporea , ma nel pensiero pietoso degli epigoni , che sentiranno la nobiltà d ' un ideale e il fulgore d ' una fede . Il sonno sarà stato lungo ma non indarno ! LE EPIDEMIE PSICHICHE CAPITOLO I . LE EPIDEMIE PSICHICHE La psiche à , anch ' essa , le sue forme epidemiche , che raggiungono talora una grande diffusione ed una estrema intensità . Quando un pensiero od un sentimento diventa predominante nel campo della coscienza e l ' occupa tutto intero e lo possiede dando , da solo , il tono ed il colorito ; né è patrimonio d ' un animo solo , ma si diffonde , guadagna gli animi tutti , e dura per intera età ; quando ciò avvenga , noi ci troviamo dinanzi al contagio strano , che dicemmo psichico , e del quale studieremo il ritmo ed il valore . La critica à oramai detto donde nasca il contagio psichico , com ' esso sia fatto di due doti dell ' animo umano che si completano , dal bisogno di soggiogare e d ' esser soggiogati , dalla suggestione e dall ' imitazione . La suggestione e l ' imitazione , del pari che l ' opposizione , non sono altro che sentimenti similari , che si completano a vicenda : la suggestione individuale , quella che si esplicherà sugli altri , suscitando l ' imitazione o l ' opposizione , altro non è che l ' effetto della suggestione dell ' ambiente in un animo isolato , in un solo specchio concavo che accolga nel suo foco , unificandole , le mille vibrazioni eteree che sono a lui d ' intorno . In natura vi sono degli esseri privilegiati , delle nature psichiche squisite che , prime , sentono la gran voce del tempo ; che sanno a questa dare una forma determinata , e proiettarla al di fuori , come voce dell ' animo loro , smisuratamente grande . Il suggestionatore , adunque , non è che un suggestionato , suggestionato non da un uomo , ma dal vasto ambiente sociale che lo circonda ; è un veggente del tempo , laddove gli altri non sono che i suggestionati d ' un uomo , al cui contatto sprigionano o l ' imitazione o l ' opposizione , meco chi dicesse elettricità dello stesso nome o di nome contrario . Ma , e suggestione ed imitazione sono due doti normali dell ' animo umano le quali , però , in certi momenti storici assumono un ' estensione ed una intensità , quasi , patologica diventando come i sensi d ' un isterico , fortemente iperestetici . La suggestione à sempre dominato le menti , l ' imitazione è stata sempre la via maestra della civiltà : tutta la storia del progresso scientifico e civile , tutta l ' educazione collettiva od individuale , non è altro che un ' opera continua di suggestione ed imitazione . Ma , il nuovo della suggestione e dell ' imitazione , nel contagio psichico , consiste nella intensità inusitata , nell ' estensione sconosciuta con cui certe idee si sono diffuse e sono penetrate nell ' animo umano ; nel modo come ànno ristretto il campo della coscienza , occupandolo da sole , producendo quel fenomeno che io ò chiamato di monodeismo e di monopatia . Il campo della coscienza è estremamente complesso e variabile : i pensieri e sentimenti lo attraversano di continuo , fermandovisi per un momento e scomparendo , come immagini che passino dinanzi ad uno specchio posto in una strada ; ma , quando un solo pensiero ed un solo sentimento rimangono nel campo della psiche , quando l ' onda si arresta , allora , per un fenomeno strano , pensiero e sentimento s ' ingrandiscono e possono , dalla psiche , di un solo individuo , diffondersi a quella degli altri , arrestandovisi ed ingrandendovisi , del pari ; onde avviene che le infinite psichi individuali , possedute da un solo fatto e intonate allo stesso modo , si riuniscano in un ' immensa psiche collettiva , per una di quelle moltiplicazioni del sentimento , così frequenti nei fenomeni di psicologia collettiva . Ora , perché il fenomeno normale della suggestione ed imitazione assurgano a tanta altezza patologica , ci è bisogno che vi sia un momento determinante fatto di due elementi e cioè da un abnorme stimolo esterno e da un ' abnorme reazione dell ' organismo , in cui sia rotto l ' equilibrio psichico e reso incapace di novelli adattamenti . In fatti , oggi , una vasta degenerazione va impadronendosi dell ' organismo umano , come una immensa ombra che la civiltà porti seco . I nostri padri non conobbero le cure affannose della lotta per l ' esistenza e per la civiltà : il loro tenore di vita fu sempre morigerato e il sereno dello spirito fu il tono perenne dell ' animo . In noi l ' affanno penetra per più punti e dal pensiero del domani e dalla lotta più cruda che ci avvolge e dal rapido succedersi della civiltà : noi siamo come la foglia che cade ingiallita innanzi tempo e che il vento mulina . Epperò , portiamo in noi stessi e l ' esaurimento nervoso ( psicoastenia ) e la degenerazione ; e il bisogno di forti eccitamenti che vincano il torpore de ' nervi esauriti dal lavoro , onde l ' alcoolismo , il morfinismo , la libidine , la sete delle emozioni violente vanno diffondendosi sempre più e minacciano di estinguere questa razza umana . Nasce , da tutto ciò , un forte squilibrio psichico onde certi doti normali dell ' animo umano s ' ingigantiscono , onde la suggestione diventa più viva e l ' imitazione più diffusa : la psiche diventa come una corda tesa sino al grado estremo e che , nell ' unità di tempo , dà un numero stragrande di vibrazioni , al più leggiero tocco dell ' alito che la sfiori . Un punto più in là e la corda si spezza : un ' azione più lunga e duratura di questo surmenage psico – intellettivo e la pazzia , le malattie nervose spezzeranno questo frale umano . E , ben in pochi anni , la demenza si è sestuplicata in Inghilterra , toccando l ' alta cifra di 155000 . Il mondo è , adunque , diventato triste ed affannoso quale non fu nel passato , appunto perché l ' animo umano è diventato più sensibile , più iperestetico . Le impressioni esterne , una volta , trovavano un ' attenuazione nel sist ema nervoso che li rifletteva ; ora , in questo riflettendosi , ingigantiscono , ond ' è che il dolore sociale realtà vera , ma minore del dolore antico nei nostri nervi , nella nostra psiche si moltiplica fino all ' ennesima potenza , divenendo , più che un dolore materiale , un vasto dolore morale e , come accade sempre , si accompagna con una grande aspettazione , con un bisogno d ' un messia e quando qualcuno pretende di avere trovato il rimedio di tale dolore umano , cedendo , lui per il primo , ad una suggestione dell ' ambiente , gli altri gli credono e gli corrono dietro , ond ' è che oggi l ' epidemie psichiche nascono , da una parte , e come nacquero in ogni tempo , da una ristrettezza mentale e da uno squilibrio passionale , dall ' altra dal vasto dolore umano che ne circonda . Ed in fatti , il mondo antico , lo spirito ario , così sereni e tranquilli , non ebbero epidemie psichiche : furono come una lunga giornata d ' un sereno smagliante , che solo , a sera tardi , si ricuopre di nubi . L ' affanno che non aveali colpiti nella giovinezza , venne a sera , nella mistione etnica dei popoli dell ' impero , nel contatto dell ' animo semitico , nel dilagare della schiavitù , nelle ruinose vicende politiche . E l ' epidemia fu ascetica e religiosa ; e , come le altre forme di contagio psichico , ebbe un doppio contenuto , regressivo e progressivo ; progressivo fu , di certo , il cristianesimo che innalzava i miseri , che dava alla vita un contenuto nuovo , che spezzava la prisca grandezza : regressivo l ' ascetismo , il rinnegamento dell ' arte e del pensiero . Il medio – evo fu , in vece , un lungo periodo di epidemie psichiche e noi ne dicemmo il perché . Ma , comunque sorgano le epidemie psichiche , ànno sempre un colorito speciale che il tempo loro dà , in modo diverso ; celano un contenuto ora regressivo ora progressivo , ora di ritorno ora di anticipazione ed , in fine , sono come una tendenza compensatrice di mezzo ad un ambiente triste e doloroso sempre . E così , nell ' evo antico , noi troviamo le epidemie sociali , tali sono le rivolte servili che , a momenti dati , s ' impadronivano degli animi d ' infinità di schiavi con la celerità d ' un baleno ; nel medio – evo il tono epidemico è ascetico e religioso , in sieme ; nell ' evo – moderno è complesso : economico – sociale – politico , oppure è religioso – ascetico , come l ' evo medio , o economico – sociale come l ' evo antico . La nostra civiltà , venuta dopo l ' antica e la medioevale , nelle sue stratificazioni psichiche ripete le altre due , onde , accanto al colorito proprio del tempo economico – sociale – politico , à le epidemie a fondo sociale come nella civiltà antica e di mezzo , o le ascetiche e religiose come nel medio – evo . Siano però qualsivogliano gli aspetti delle epidemie psichiche , non vi è che in fondo un contenuto solo , l ' economico e sono come un compenso all ' ambiente , in mezzo al quale si vive : nel mondo antico imperava la schiavitù e l ' epidemia psichica assumeva l ' aspetto d ' una liberazione umana , onde le guerre servili ; nel medio – evo , che succedeva al godimento antico dei sensi , alla serenità del pensiero ario , l ' epidemia ascetico – religiosa fu un lungo martirio della carne , un ' introspezione paurosa dell ' animo ; nell ' evo moderno , nel quale domina l ' egoismo , l ' epidemia psichica è , profondam ente , altruista , pigli , poi , forma religiosa od economica – sociale poco importa . D ' altra parte , le epidemie si organizzano e si diffondono o fra animi passionati ed ardenti o fra animi fortemente squilibrati od in istato d ' arresto , per manco di coltura , e da questo particolare carattere nascono le forme epidemiche a contenuto progressivo o regressivo , con le illusioni di guarire il mondo , ma con l ' occhio fiso all ' indietro o all ' innanzi e sono le une sopravvivenze del passato , le altre anticipazioni dell ' avvenire . In fine , come ultima distinzione , le epidemie psichiche pazzesche agiscono di preferenza o sul sistema nervoso ( epidemie nevropatiche ) o sulla psiche ( epidemie psicopatiche : appartengono alle prime tra le epidemie medioevali le forme istero – epilettiche , la mania della danza , ecc . , e alle seconde le demonopatie , le invasioni e le ossessioni ecc . , e nel tempo presente , il suicidio è una epidemia neuropatica , così come il neomisticismo è una forma psicopatica . CAPITOLO II . LE EPIDEMIE PSICHICHE MODERNE L ' evo moderno , in questo suo declinare , è improntato da un tardo sviluppo delle qualità psichiche superiori ed in loro vece , da uno sviluppo eccessivo delle doti inferiori della psiche . Le doti inferiori della psiche che sono , ancora , le doti primeve , si compendiano , nel campo dell ' intelligenza , in un forte senso del presente e però in uno scarso idealismo e , nel campo del sentimento , in un forte egoismo , epperò in un altruismo scarso . Noi viviamo troppo dell ' oggi e di noi stessi ; l ' ideale , questa forte rappresentazione del mondo , cacciato fuori del tempo , non ci tormenta che ben poco e l ' amore degli altri non ci preoccupa per nulla . È ben vero che l ' idealismo e l ' altruismo , che sono in fondo due prodotti dell ' attrazione della psiche , sono doti di popoli evoluti , che non risplendono sulla fronte della fanciullezza dell ' umanità , ma brillano nella giovinezza umana ; questo è ben vero , ma è vero , del pari , che noi oggi traversiamo un periodo di regresso durante il quale idealismo e altruismo son rinculati d ' un pezzo . I nostri antichi ebbero un idealismo falso , ma vivo : essi credettero in una religione rivelata e nell ' amore della patria ; il loro altruismo assunse la forma della carità inesausta ; ebbero , in somma , un forte senso dell ' ideale che , oggi , può parere antiquato , ma , per quei tempi , fu certamente moderno . Questo oggi è completamente spento : la scienza à distrutto il senso della religione rivelata ; le vicende politiche , quello della patria , senza che le nuove concezioni idealistiche fossero penetrate , vece delle antiche ; così come la nuova scienza sociologica à distrutto il concetto vieto della carità , senza che il nuovo del dovere sociale vi si sia sostituito . Il nostro è un orizzonte morale ed intellettivo desolato : molti non hanno né un raggio di fede , né un barlume di speranza : l ' egoismo ed il senso del presente son diventati i due soli poli della vita e in vano noi cerchiamo la virtù che sale e che conquide , ché i vincitori dell ' oggi sono la gente dal cervello eunuco e dal cuore chiuso , i vinti sono gli animi eletti , che ànno nel cuore un ideale , nell ' intelletto un pensiero . Qual meraviglia , adunque , se , per quella tal legge di compenso che è nella natura , per il fenomeno dell ' opposizione sociale , ch ' è come dicemmo un fatto sugestivo , sorga e dilaghi , di fronte al pensiero del presente al realismo , la sete dell ' ideale e di fronte all ' egoismo l ' amore sconfinato dell ' umanità . In ogni tempo ed in ogni luogo , la natura , con le sue epidemie psichiche , à esercitato una funzione di conservazione , accentuando quelle doti che mancano , crescendole a dismisura , radicandole in certi animi in tanta proporzione ed intensità , di quanto sono deficienti negli altri ; onde è che , anco questa volta , le nuove epidemie psichiche , che portano in sé quei sentimenti di compenso che mancano negli altri , sono di natura idealiste e altruistiche . Ma , come accade dello spirito umano , sul quale le forme trascorse esercitano talora una influenza viva e grande , onde vi è una eredità ed un atavismo , così è avvenuto che l ' altruismo e l ' idealismo risorgente ànno assunto due forme : negli intelletti vigorosi e nuovi ànno assunte forme novelle onde il sentimento religioso che sale a Dio per discendere all ' umanità come nelle popolazioni anglosassone ; o la novella fede sociale come nel proletariato ; e negli intelletti deboli hanno assunto la forma di risorgenze religiose da lungo tramontate e sepolte nell ' incoscio della psiche . Epperò è avvenuto che dal triste realismo , dall ' egoismo incombente del secolo nostro vengono fuori come più rivi di epidemie psichiche e però sorgono l ' idealismo anglosassone , quel forte idealismo della razza , che noi dicemmo confina con Dio e à come mira l ' umanità ; il socialismo , ch ' è fede e scienza ad un tempo nel quale si van raccogliendo i pensatori più arditi e la parte lavoratrice dell ' umanità ; lo spiritismo questo strano fenomeno scientifico , che , deriso dapprima , va impressionando di sé animi di scienziati come Wallace , come Lombroso , come Richet e come Flammarion ; che si presta bene così ad una interpetrazione scientifica ( psichismo ) come ad un riconoscimento dell ' anima come elemento diverso dallo spirito e che preoccupa una infinità di accademie scientifiche , ed à i suoi esperimenti eseguiti col rigore d ' uno esperimento psicologico ; ed in fine il neo – misticismo , questo ritorno ad altri tempi , fortemente credenti e che nasce da una stanchezza di mirare innanzi , da un bisogno di riguardarsi in dietro , e che ha come postulato che se la scienza ci ha ingannato , ben la fede ci accoglie ancora . Ma , comprese nella forma neomistica , sono due concezioni religiose viventi in due climi storici diversi l ' uno arretrato l ' altro non evoluto : nelle nostre plebi , in fatti , rivivono le forme medioevali del diavolismo , delle ossessioni dei miracoli , dei sogni pieni di anticipazioni ecc . , in una parola , quelle forme mistiche medioevali , talora , a contenuto delittuoso . In Russia , dove gli animi sono poco progrediti ed ancora più , sotto il peso d ' un ' immensa pressura sociale : là in quei popoli l ' epidemia psichica assume forme e contenuto nuovo . Son forme epidemiche , pazzesche , che attentano alla vita propria o degli altri come negli Skoptzi o in quella strana setta dove la gente si fa murar viva ( gli inclusi ) ; o che al male non resistono , come Tolstoiani che spingono l ' ardire fino al male certo ed indeprecabile , come quando si sottraggono alla leva , obbedendo al motto divino : non ammazzare e presi di poi , lasciano la vita in Siberia . E accanto alle forme di epidemie psichiche complete con contenuto progressivo , stanno le forme regressive corrispondenti : accanto all ' idealismo anglosassone è il misticismo latino : l ' una è una forma nuova di carità inesausta che scende come dittamo sulle sventure umane e non rinnega né la scienza né la vita . L ' altra è la carità vieta dei conventi , è l ' untuosità dei paesi latini : l ' una è tutta una profilassi contro il vizio , una precauzione contro il crimine , quegli uomini fanno il bene per una forte pietà che sentono nel cuore ed il loro Dio è come la sintesi di tutta l ' idealità di che trabocca l ' animo loro ; l ' altra è subordinato alla grandezza terrena del papato . Quanto diverso il neo – misticismo slavo , dal latino fatto d ' un profondo senso di scoraggiamento della vita , d ' una rinunzia della civiltà , d ' una ascetica contemplazione della mente : quindi voi non trovate la fede operosa come nel primo , ma sentite d ' essere in mezzo a un popolo che vivo d ' un falso riflesso d ' un mondo tramontato , che non à del mondo vero , che tenterebbe riprodurre , la passionalità viva ed ardente . Così , accanto alla novella concezione sociale quella che noi chiamiamo socialismo , vi sono le altre che predicano la riforma immediata e violenta ed il ritorno a forme sociali tramontate . Queste son due forme di epidemie psichiche diverse : la prima è essenzialmente progressiva sia per il metodo , evolutivo , sia per il contenuto cioè come superstruttura d ' una novella forma economica , l ' altra è essenzialmente regressiva , sia per il metodo violento e sia ancora perché essa vagheggia una società meno complessa , quella che Rousseau chiamava stato di natura , onde i Reclus e gli altri spesso ricorrono agli esempi di selvaggi buoni per contrapporli alle civiltà moderne . Egli avviene così , adunque , che le epidemie psichiche moderne , progressive , si toccano con quelle regressive : possiamo dire che sono messe a due a due come le faccie di tante medaglie delle quali l ' una è dorata , l ' altra è di piombo . E , dopo le forme progressive e regressive , vengon le forme pazzesche e criminali : viene il suicidio , l ' assassinio politico , forme a lungo studiate e sulle quali noi non vogliamo indugiare , senza osservare che talora alle forme comuni di crimine il tempo dà il proprio tono , che oggi dei delinquenti comuni si ammantano del carattere politico o sociale , come un tempo del religioso e che il tono discende persino alle forme completamente pazzesche onde è che se un tempo i pazzi avevano deliri ed allucinazioni religiose oggi le hanno di carattere politico – sociale . Le grandi epidemie portano adunque in sé un alto valore , giacché sono come i fenomeni d ' una vasta malattia e ne sono il rimedio : esse , complete od incomplete , accennano di quali fatti psichici scarseggi la civiltà , quali sentimenti abbiano bisogno d ' essere educati , onde le doti inferiori , prevalendo come sempre , non abbiano a distruggerla . E lo stato quando fosse davvero provvido e quando , più che alle piccole vicende del giorno , tenesse gli occhi fisi a ' grandi interessi collettivi , dovrebbe assecondare tali epidemie psichiche , impadronendosene , mettendone in atto postulati più semplici e più attuabili , dando , a queste fiumane di sentimento , la dirittura ed il corso , non l ' ostacolo che le arresti , così solo esso farebbe opera saggia e preparerebbe l ' avvenire senza scosse e senza danni , imitando le epoche geologiche che non si sono succedute , come dice Cuvier , per cataclismi , ma , come ammetteva il Lyell per mutazioni lente e continue .
IL FANCIULLINO ( PASCOLI GIOVANNI , 1899 )
Saggistica ,
I . È dentro noi un fanciullino ( 1 ) che non solo ha brividi , come credeva Cebes Tebano che primo in sé lo scoperse , ma lagrime ancora e tripudi suoi . Quando la nostra età è tuttavia tenera , egli confonde la sua voce con la nostra , e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro , e , insieme sempre , temono sperano godono piangono , si sente un palpito solo , uno strillare e un guaire solo . Ma quindi noi cresciamo , ed egli resta piccolo ; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare , ed egli vi tiene fissa la sua antica serena maraviglia ; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce , ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello . Il quale tintinnio segreto noi non udiamo distinto nell ' età giovanile forse così come nella più matura , perché in quella occupati a litigare e perorare la causa della nostra vita , meno badiamo a quell ' angolo d ' anima d ' onde esso risuona . E anche , egli , l ' invisibile fanciullo , si perita vicino al giovane più che accanto all ' uomo fatto e al vecchio , ché più dissimile a sé vede quello che questi . Il giovane in vero di rado e fuggevolmente si trattiene col fanciullo ; ché ne sdegna la conversazione , come chi si vergogni d ' un passato ancor troppo recente . Ma l ' uomo riposato ama parlare con lui e udirne il chiacchiericcio e rispondergli a tono e grave ; e l ' armonia di quelle voci è assai dolce ad ascoltare , come d ' un usignuolo che gorgheggi presso un ruscello che mormora . O presso il vecchio grigio mare . Il mare è affaticato dall ' ansia della vita , e si copre di bianche spume , e rantola sulla spiaggia . Ma tra un ' ondata e l ' altra suonano le note dell ' usignuolo ora singultite come un lamento , ora spicciolate come un giubilo , ora punteggiate come una domanda . L ' usignuolo è piccolo , e il mare è grande ; e l ' uno è giovane , e l ' altro è vecchio . Vecchio è l ' aedo , e giovane la sua ode . Väinämöinen è antico , e nuovo il suo canto ( 2 ) . Chi può imaginare , se non vecchio l ' aedo e il bardo ? Vyàsa è invecchiato nella penitenza e sa tutte le cose sacre e profane . Vecchio è Ossian , vecchi molti degli skaldi . L ' aedo è l ' uomo che ha veduto ( oîde ) e perciò sa , e anzi talvolta non vede più ; è il veggente ( aoidós ) che fa apparire il suo canto ( 3 ) . Non l ' età grave impedisce di udire la vocina del bimbo interiore , anzi invita forse e aiuta , mancando l ' altro chiasso intorno , ad ascoltarla nella penombra dell ' anima ( 4 ) . E se gli occhi con cui si mira fuor di noi , non vedono più , ebbene il vecchio vede allora soltanto con quelli occhioni che son dentro di lui , e non ha avanti sé altro che la visione che ebbe da fanciullo e che hanno per solito tutti i fanciulli . E se uno avesse a dipingere Omero , lo dovrebbe figurare vecchio e cieco , condotto per mano da un fanciullino , che parlasse sempre guardando torno torno . Da un fanciullino o da una fanciulla : dal dio o dall ' iddia : dal dio che sementò nei precordi di Femio quelle tante canzoni , o dell ' iddia cui si rivolge il cieco aedo di Achille e di Odisseo ( 5 ) . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - II . Ma il garrulo monello o la vergine vocale erano dentro lui , invisibilmente . Erano la sua medesima fanciullezza , conservata in cuore attraverso la vita , e risorta a ricordare e a cantare dopo il gran rumorio dei sensi . E la sua fanciullezza parlava per ciò più di Achille che d ' Elena , e s ' intratteneva col Ciclope meglio che con Calipso . Non sono gli amori , non sono le donne , per belle e dee che siano , che premono ai fanciulli ; sì le aste bronzee e i carri da guerra e i lunghi viaggi e le grandi traversie . Così codeste cose narrava al vecchio Omero il suo fanciullino , piuttosto che le bellezze della Tindaride e le voluttà della dea della notte e della figlia del sole ( 6 ) . E le narrava col suo proprio linguaggio infantile . Tornava da paesi non forse più lontani che il villaggio che è più vicino ai pastori della montagna ; ma esso ne parlava ad altri fanciulli che non c ' erano stati mai . Ne parlava a lungo , con foga , dicendo i particolari l ' un dopo l ' altro e non tralasciandone uno , nemmeno , per esempio , che le schiappe da bruciare erano senza foglie . Ché tutto a lui pareva nuovo e bello , ciò che vi aveva visto , e nuovo e bello credeva avesse a parere agli uditori . La parola " bello " e " grande " ricorreva a ogni momento nel suo novellare , e sempre egli incastrava nel discorso una nota a cui riconoscere la cosa . Diceva che le navi erano nere , che avevano dipinta la prora , che galleggiavano perché ben bilanciate , che avevano belli attrezzi , bei banchi ; che il mare era di tanti colori , che si moveva sempre , che era salato , che era spumeggiante . I guerrieri ? Portavano i capelli lunghi . I loro caschi ? Avevano creste che si movevano al passo . Le loro aste ? Facevano una lunga ombra . Per non essere frainteso ripeteva il medesimo pensiero con altra forma : diceva " un pochino , mica tanto ! " , " vivere , mica morire ! " , e anche " parlò e disse " , " si adunarono e furono tutti in un luogo " . Non mancava di quelle spiegazioni che chiudono la bocca : " ubbidite , perché ubbidire ... è meglio " " solo devo rimanermene senza dono ? Non sta bene " . La chiarezza non è mai troppa : " I pulcini erano otto , e nove con la madre , che aveva fatti i pulcini " , " Aias , quello più piccolo , non grande come l ' altro , ma molto più piccolo : era piccino ... " . Qualche volta riusciva sublime , ma senza farlo apposta : saltava qualche circostanza , per giungere a ciò che importava più e che era più sensibile . Un divino arciere tirava l ' arco " e per tutto si vedevano cataste accese per bruciare i morti " . Il dio supremo mosse il sopracciglio e scosse i capelli , " e scrollò l ' Olimpo che è così grande " . Sopra tutto , per far capire tutto il suo pensiero , in qualche fatto o spettacolo più nuovo e strano , s ' ingegnava con paragoni tolti da ciò che esso e i suoi uditori avevano più sott ' occhio o nell ' orecchio . E in ciò teneva due modi contrari : ora ricordava un fatto piccolo per farne intendere uno grande , ora uno maggiore per farne vedere uno minore . Così rappresentava un mare agitato che con le grosse onde spumeggianti si getta contro la spiaggia , e strepita e tuona , per dar l ' idea d ' una moltitudine d ' uomini che accorre in un luogo ; e descriveva uno sciame di mosche intorno ai secchielli pieni colmi di latte , per esprimere il confuso e vasto agglomerarsi d ' un esercito di guerrieri . Questo era il suo solo artifizio , se pure si può chiamare artifizio ciò ch ' egli faceva così ingenuamente che spesso la cosa , mediante il suo paragone , riusciva più piccola , sebbene sempre paresse più chiara ; come quando confrontava il fluido parlare di alcuni vecchi savi all ' incessante frinire delle cicale , o la resistenza d ' un grande eroe all ' indifferenza d ' un asino che seguita a empirsi d ' erba nel prato donde i bimbi vogliono cacciarlo a suon di bastonate . No no : il fanciullino del cieco non tanto voleva farsi onore , quanto farsi capire : non esagerava ; perché i fatti che raccontava , gli parevano già assai mirabili così come erano . Ed egli sapeva , né per altro argomento se non perché parevano anche a lui , che mirabili dovevano parere anche agli altri bambini come lui , che erano nell ' anima di tutti i suoi uditori . I quali ora come allora lo ascoltano con maraviglia . E non sarebbe ragionevole , di cose che dopo trenta secoli non si credono più verosimili . Ma dopo pur trenta secoli gli uomini non nascono di trent ' anni , e anche dopo i trent ' anni restano per qualche parte fanciulli . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - III . Ma è veramente in tutti il fanciullo musico ? Che in qualcuno non sia , non vorrei credere né ad altri né a lui stesso : tanta a me parrebbe di lui la miseria e la solitudine . Egli non avrebbe dentro sé quel seno concavo da cui risonare le voci degli altri uomini ; e nulla dell ' anima sua giungerebbe all ' anima dei suoi vicini . Egli non sarebbe unito all ' umanità se non per le catene della legge , le quali o squassasse gravi o portasse leggiere , come uno schiavo o ribelle per la novità o indifferente per la consuetudine . Perché non gli uomini si sentono fratelli tra loro , essi che crescono diversi e diversamente si armano , ma tutti si armano , per la battaglia della vita ; sì i fanciulli che sono in loro , i quali , per ogni poco d ' agio e di tregua che sia data , si corrono incontro , e si abbracciano e giocano . Eppure è chi dice che veramente di generi umani ve ne ha due , e non si scorge che siano due , e che l ' uno attraversa l ' altro , sempre diviso ma sempre indistinto , come una corrente dolce il mare amaro . Vivono persino nelle stessa famiglia , sotto gli occhi della stessa madre , e vivono in apparenza la stessa vita germinata da uguale seme in unico solco ; e questi sono stranieri a quelli , non d ' un solo tratto di cielo e di terra , ma di tutta l ' umanità e di tutta la natura . Essi si chiamano per nome e non si conoscono né si conosceranno mai . Ora se questo è vero , non può avvenire se non per una causa : che gli uni hanno dentro sé l ' eterno fanciullo , e gli altri no , infelici ! Ma io non amo credere a tanta infelicità . In alcuni non pare che egli sia ; alcuni non credono che sia in loro ; e forse è apparenza e credenza falsa . Forse gli uomini aspettano da lui chi sa quali mirabili dimostrazioni e operazioni ; e perché con le vedono , o in altri o in sé , giudicano che egli non ci sia . Ma i segni della sua presenza e gli atti della sua vita sono semplici e umili . Egli è quello , dunque , che ha paura al buio , perché al buio vede o crede di vedere ; quello che alla luce sogna o sembra sognare , ricordando cose non vedute mai ; quello che parla alle bestie , agli alberi , ai sassi , alle nuvole , alle stelle : che popola l ' ombra di fantasmi e il cielo di dei ( 7 ) . Egli è quello che piange e ride senza perché , di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione . Egli è quello che nella morte degli esseri amati esce a dire quel particolare puerile che ci fa sciogliere in lacrime , e ci salva ( 8 ) . Egli è quello che nella gioia pazza pronunzia , senza pensarci , la parola grave che ci frena . Egli rende tollerabile la felicità e la sventura , temperandole d ' amaro e di dolce , e facendone due cose ugualmente soavi al ricordo . Egli fa umano l ' amore , perché accarezza esso come sorella ( oh ! Il bisbiglio dei due fanciulli tra un bramire di belve ) , accarezza e consola la bambina che è nella donna . Egli nell ' interno dell ' uomo serio sta ad ascoltare , ammirando , le fiabe e le leggende , e in quello dell ' uomo pacifico fa echeggiare stridule fanfare di trombette e di pive , e in un cantuccio dell ' anima di chi più non crede , vapora d ' incenso l ' altarino che il bimbo ha ancora conservato da allora . Egli ci fa perdere il tempo , quando noi andiamo per i fatti nostri , ché ora vuol vedere la cinciallegra che canta , ora vuol cogliere il fiore che odora , ora vuol toccare la selce che riluce . E ciarla intanto , senza chetarsi mai ; e , senza lui , non solo non vedremmo tante cose a cui non badiamo per solito , ma non potremmo nemmeno pensarle e ridirle , perché egli è l ' Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente . Egli scopre nelle cose le somiglianze e relazioni più ingegnose . Egli adatta il nome della cosa più grande alla più piccola , e al contrario . E a ciò lo spinge meglio stupore che ignoranza , e curiosità meglio che loquacità : Impicciolisce per poter vedere , ingrandisce per poter ammirare . Né il suo linguaggio è imperfetto come di chi non dica la cosa se non a mezzo , ma prodigo anzi , come di chi due pensieri dia per una parola . E a ogni modo dà un segno , un suono , un colore , a cui riconoscere sempre ciò che vide una volta . C ' è dunque chi non ha sentito mai nulla di tutto questo ? Forse il fanciullo tace in voi , professore , perché voi avete troppo cipiglio , e voi non lo udite , o banchiere , tra il vostro invisibile e assiduo conteggio . Fa il broncio in te , o contadino , che zappi e vanghi , e non ti puoi fermare a guardare un poco ; dorme coi pugni chiusi in te , operaio , che devi stare chiuso tutto il giorno nell ' officina piena di fracasso e senza sole . Ma in tutti è , voglio credere . Siano gli operai , i contadini , i banchieri , i professori in una chiesa a una funzione di festa ; si trovino poveri e ricchi , gli esasperati e gli annoiati , in un teatro a una bella musica : ecco tutti i loro fanciullini alla finestra dell ' anima , illuminati da un sorriso o aspersi d ' una lagrima che brillano negli occhi de ' loro ospiti inconsapevoli ; eccoli i fanciullini che si riconoscono , dall ' impannata al balcone dei loro tuguri e palazzi , contemplando un ricordo e un sogno comune . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - IV . Se è in tutti , è anche in me . E io , perché da quando s ' era fanciulli insieme , non ho vissuto una vita cui almeno il dolore , che fu tanto , desse rilievo , non l ' ho perduto quasi mai di vista e di udita . Anzi , non avendo io mutato quei primi miei affetti , chiedo talvolta se io abbia vissuto o no . E io dico sì , perché ivi è più vita dove è meno morte , e altri dice no , perché crede il contrario . Comunque , parlo spesso con lui , come esso parla alcuna volta a me , e gli dico : Fanciullo , che non sai ragionare se non a modo tuo , un modo fanciullesco che si chiama profondo , perché d ' un tratto , senza farci scendere a uno a uno i gradini del pensiero , ci trasporta nell ' abisso della verità ... Oh ! Non credo io che da te vengano , semplice fanciullo , certe filze di sillogismi , sebbene siano esposte in un linguaggio che somiglia al tuo , e disposte secondo ritmi che sono i tuoi ! Forse quei ritmi ce le fanno meglio seguire , quelle filze , e quel linguaggio ce lo fa meglio capire , quel ragionamento ; o forse no , ché l ' uno , abbagliando , ci distrae , e gli altri , cullando , ci astraggono ; sì che il fine del ragionatore non è ottenuto come sarebbe senza quelle immagini e senza quella cadenza . Ma mettiamo che sia : ora il tuo fine non è , credo , mai questo , che si dica : Tu mi hai convinto di cosa che non era nel mio pensiero . E nemmeno quest ' altro : Tu mi hai persuaso a cosa che non era nella mia volontà . Tu non pretendi tanto , o fanciullo . Tu dici che in un tuo modo schietto e semplice cose che vedi e senti in un tuo modo limpido e immediato , e sei pago del tuo dire , quando chi ti ode esclama : anch ' io vedo ora , ora sento ciò che tu dici e che era , certo , anche prima , fuori e dentro di me , e non lo sapeva io affatto o non così bene come ora ! Soltanto questo tu vuoi , seppure qualche cosa vuoi dal diletto in fuori che tu stesso ricavi da quella visione e da quel sentimento . E come potresti aspirare ad operazioni così grandi tu con così piccoli strumenti ? Perché tu non devi lasciarti sedurre da una certa somiglianza che è , per esempio , tra il tuo linguaggio e quello degli oratori . Sì : anch ' essi , gli oratori , ingrandiscono e impiccioliscono ciò che loro piaccia , e adoperano , quando loro piace , una parola che dipinga invece di un ' altra che indichi . Ma la differenza è che essi fanno ciò appunto quando loro piace e di quello che loro piaccia . Tu no , fanciullo : tu dici sempre quello che vedi come lo vedi . Essi lo fanno a malizia ! Tu non sapresti come dire altrimenti ; ed essi dicono altrimenti da quello che sanno che si dice . Tu illumini la cosa , essi abbagliano gli occhi . Tu vuoi che si veda meglio , essi vogliono che non si veda più . Il loro insomma è il linguaggio artifiziato d ' uomini scaltriti , che si propongono di rubare la volontà ad altri uomini non meno scaltriti ; il tuo è il linguaggio nativo di fanciullo ingenuo , che tripudiando o lamentando parli ad altri ingenui fanciulli . Non è così ? ... Fanciullo , dunque , che non ragioni se non a modo tuo , dicendo di quando in quando le sentenze più comuni e più sublimi , più chiare e più inaspettate , tu puoi per altro , in ciò che ti riguarda più da presso , e intendere la mia e dire la tua ragione . Per questo ti parlo con più gravità che io non soglia , e vorrei avere da te una risposta meno ... come ho da dire ? Infantile ? ... poetica , che tu non costumi . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - V . Tu sai che io ti amo , o mio intimo benefattore , o invisibile coppiere del farmaco nepenthès e ácholon , contro il dolore e l ' ira , o trovatore e custode d ' un segreto tesoro di lagrime e sorrisi ! . E sai ancora che io non ti credo , come fanciullo , così irragionevole , né stimo un perditempo l ' ascoltarti quando detti dentro . Oh ! No , molto ci corre . Sebbene qualche volta , a vedere le tiritere isosillabiche e omeoteleute ( non ti spaventare ! è come dire " versi rimati " ) con le quali certi orecchianti vogliono far credere di far l ' arte tua , anch ' io rischio di pensare , come molti , che codesto parlare cadenzato e sonoro non sia naturale né ragionevole . Ma è un momento . Dimentico quelle tiritere , e dico a te che per quel momento mi fissi tra spaurito e malcontento con codesti occhi che vedono con maraviglia ; dico a te : No no : non temere . Tu sei il fanciullo eterno , che vede tutto con maraviglia , tutto come per la prima volta . L ' uomo le cose interne ed esterne , non le vede come le vedi tu : egli sa tanti particolari che tu non sai . Egli ha studiato e ha fatto suo pro degli studi degli altri . Sì che l ' uomo dei nostri tempi sa più che quello dei tempi scorsi , e , a mano a mano che si risale , molto più e sempre più . I primi uomini non sapevano niente ; sapevano quello che sai tu , fanciullo . Certo ti assomigliavano , perché in loro il fanciullo intimo si fondeva , per così dire , con tutto l ' uomo quanto egli era . Maravigliavano essi , con tutto il loro essere indistinto , di tutto ; ché era veramente allora nuovo tutto , né solo per il fanciullo , ma per l ' uomo . Maravigliavano con sentimento misto ora di gioia ora di tristezza ora di speranza ora di timore . Se poi tale commovimento volevano esprimere a sé e ad altri , essi traevano fuori dalla faretra , per dirla con te , certi preziosi e numerosi strali di cui non si doveva far gettito . Pronunziavano essi , i primi uomini , con lentezza uniforme , con misurata gravità , la difficile parola che stupivano volasse e splendesse e sonasse , e fosse loro e diventasse d ' altri , e recasse attorno l ' anima di chi la emetteva dopo la lunga silenziosa meditazione . Oh ! non le gettavano essi come cose vili che soprabbondano , le parole pur mo nate , legate coi più sottili nodi , segnate con le più vive impronte , lavorate coi più ingegnosi nielli ! Ne vedevano essi tutti i pregi , e il peso e il timbro del loro metallo , e il suono col quale in principio rompevano dalle labbra schiudentisi , e quello col quale in fine ronzavano nelle orecchie aperte . Or tu , fanciullo , fai come loro , perché sei come loro . Fai come tutti i bambini i quali non solo , quando sono un po ' sollevati , giocano e saltano con certe loro cantilene ben ritmate , ma quando sono ancora poppanti , e fanno la boschereccia , con misura e cadenza balbettano tra sé e sé le loro file di pa pa e ma ma . E in ciò è ragione perché è natura . Tu sei ancora in presenza del mondo novello , e adoperi a significarlo la novella parola . Il mondo nasce per ognun che nasce al mondo . E in ciò è il mistero della tua essenza e della tua funzione . Tu sei antichissimo , o fanciullo ! E vecchissimo è il mondo che tu vedi nuovamente ! E primitivo il ritmo ( non questo o quello , ma il ritmo in generale ) col quale tu , in certo modo , lo culli o lo danzi ! Come sono stolti quelli che vogliono ribellarsi o all ' una o all ' altra di queste due necessità , che paiono cozzare tra loro : veder nuovo e veder da antico , e dire ciò che non s ' è mai detto e dirlo come sempre si è detto e si dirà ! E si ribellano , gli uni con gli schifi gesti di pedanti : Questa metafora non è in ... ( e qui il nome d ' un poeta a mano a mano più recente ) ; gli altri con pugnaci atteggiamenti di novatori : Questo non è assai inaudito e inaudibile ! Quelli sono in generale vecchi che nella vecchiaia credono riposta ogni autorità ; e questi , giovani che nella giovinezza imaginano insita ogni forza ; più noiosi questi di quelli , perché l ' un vanto è sempre con impertinenza , e l ' altro non è mai senza tristezza , e perché se gli uni non intendono più , per senile sordità , l ' arguto chiacchiericcio del fanciullo , gli altri non lo intendono ancora , per quello schiamazzare che fanno , miseramente orgoglioso , intorno al loro io giovane . E , in verità , giovani non sono , ché d ' essere , se fossero , non si accorgerebbero . D ' essere vecchio uno si accorge sì , qualche volta , e allora si veste , si tinge , grida a giovane . È forse il caso di voi , vecchiastri ? A ogni modo , pace . Sappiate che per la poesia la giovinezza non basta : la fanciullezza ci vuole ! - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - VI . Tu sei savio e mi contento . Non vuoi né ripetere il già detto né trovare l ' indicibile ; non vuoi essere né un ' inutilità né una vanità . Vuoi il nuovo , ma sai che nelle cose è il nuovo , per chi sa vederlo , e non t ' indurrai a trovarlo , affatturando e sofisticando . Il nuovo non s ' inventa : si scopre . Mi contento dunque , a dirla tra noi , vale a dire , tra me ... Ma intendiamoci subito : di ciò non ti attribuisco gran lode , perché non ci vedo gran merito . Come ? Aspetta e sii paziente , ché mi conviene andar per le lunghe . E prima vorrei farti una domanda . Un fine , l ' hai tu ? Fuori , s ' intende , di quello appunto di dire o dittare ? E puoi dirmi , quale ? Ho bisogno di saperlo . Non rispondi ? Pensi ? esiti ? dubiti ? Imagino che codesto fine non sia , per esempio , quello di dare un po ' d ' aiuto , di fornire un poco d ' oro al tuo vecchio ospite , che ne ha tanto bisogno . Imagino , anzi so che tu non conosci altro oro che metaforico , cioè che non si spende . Ridi ? Intendiamoci . So per certo che tu non credi di procacciarmi direttamente un utile materiale , ma sospetto che ti figuri di procacciarmelo indirettamente , aggiungendo non saprei che favore alla mia povera persona e che pregio alle mie umili virtù , sì che l ' industria che sai che esercito , mi profitti qualche cosa più . Ebbene , ti inganneresti . Sappi che è il contrario ; e che è ragionevole che sia il contrario . Tu sei un fanciullo : ora non tutti sanno distinguere te fanciullo da me vecchio , e perché mi sentono e vedono bamboleggiare qualche volta , credono volentieri che io bamboleggi sempre , anche quando lavoro sul serio , per guadagnarmi la vita . Per ciò essi meno apprezzano quei lavori serii , e io minor utile ne ricavo . E hanno torto . Sempre ? Sappi che non hanno torto sempre . Hanno , per esempio , ragione ( né parlo soltanto di me , ma di molti altri ) , quando tra i miei ragionamenti , che non dovrebbero essere se non giusti e chiari , vedono comparire i tuoi sorrisi e le tue grida . Vedi : i passeri sono graziosi uccelli ( anch ' essi : perché no ? ) ; ma nei seminati i contadini non ce li vogliono , per graziosi che siano . Le spadacciole sono bellissimi fiori ; ma tra il grano sarebbe molto meglio che non ce ne fosse . Ma fanno così bel vedere ! Non nego che possano dilettare qualcuno : non dilettano però colui che spera l ' utile di quel grano . Capisci ? Se anche c ' è qualcuno a cui piacciono i tuoi frulli e i tuoi lampeggiamenti in mezzo a un ragionare che avrebbe a essere serio , ai più non può essere che non dispiaccia . E sai che cosa succede ? Questi , trovandoti così fuori di posto , non pensano che tu sia il fanciullo dalla voce argentina , ma credono sentire in te l ' uomo roco , l ' uomo che parla per ingannare : e gridano Retorica ! Ora per evitare tale scambio a te e tale danno a me , non sarebbe male che quando io bado ai fatti miei , tu te ne andassi lontano e dormissi nei profondi boschi d ' Idalia e tra l ' odoroso cespuglio dell ' amaraco . Se tu conoscessi Platone , ti direi che come egli ha ragione nel volere che i poeti facciano mythous e non logous , favole e non ragionamenti , così non ho torto io nel pretendere che i ragionatori facciano logous e non mythous ( 9 ) . Ma pur troppo è difficile trovare chi si contenti di far solo quello che deve . E Platone stesso ... Ma egli era Platone . Tornando a noi , dunque , nessun utile né diretto né indiretto mi viene da te , o fanciullo . Checché tu possa dire , nessuno . Quale invero sarebbe ? Parla ! - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - VII . IL FANCIULLO A te né le gemme né gli ori fornisco , o dolce ospite : è vero ; ma fo che ti bastino i fiori che cogli nel verde sentiero , nel muro , su le umide crepe , su l ' ispida siepe . Non reco al tuo desco lo spicchio fumante di pingue vitella ; ma fo che ti piaccia il radicchio non senza la tua selvastrella , con l ' ovo che a te mattutina cantò la gallina . Per me tu non ari , o poeta , né vigne sassose , né grasse maggesi ; ma dimmi se più di vigne e maggesi s ' allieta quel cupo signore , od il passero garrulo e tu ! Non fragili coppe di Cina , la lampada d ' oro t ' irradia ; ma tu la tua scabra cucina tu ami e la provvida madia ; la fiamma che lustra , tu ami , sui nitidi rami . Non hai che dal ciglio ti penda , né paggio né florida ancella ; ma lieta , ma grata sfaccenda per te la tua dolce sorella ; che cinge il grembiule , e sorride ; lo scinge e s ' asside con te ... E per letto di morte , che a tutti è sì duro e sì grave , che cosa ti serbo , sai tu ? Oh ! Rose per letto di morte , cadute dal pruno : il soave dolore che fu ! - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - VIII . Bene ! Tu hai cantato e detto : hai cantato strofe e detto verità . E mi viene in mente che oltre codeste verità , diremo così , usuali , di cui io ti sono testimone , ci sia sotto il tuo dire una verità più riposta e meno comune , a cui però la coscienza di tutti risponda con subito assenso.Quale? Questa : che la poesia , in quanto è poesia , la poesia senza aggettivo , ha una suprema utilità morale e sociale . E tu non hai mica ragionato , per rivelare a me il tuo fine . Tu hai detto quel che vedi e senti . E dicendo questo , hai forse espresso quale è il fine proprio della poesia . Ora tocca a me ragionarci sopra , Chi ben consideri , comprende che è il sentimento poetico il quale fa pago il pastore della sua capanna , il borghesuccio del suo appartamentino ammobigliato sia pur senza buon gusto ma con molta pazienza e diligenza ; e vai dicendo . O è il contrario ? E il pastore che , parando le pecore , sogna una bottega da avviare nel borgo vicino , e il borghesuccio che fantastica d ' un palazzo in città grande e rumoreggiante , sono , essi sì , poeti fantasiosi e sognatori , e gli altri no ? Già , per me , altro è sentimento poetico , altro è fantasia ; la quale può essere bensì mossa e animata da quel sentimento , ma può anche non essere . Poesia è trovare nelle cose , come ho da dire ? Il loro sorriso e la loro lacrima ; e ciò si fa da due occhi infantili che guardano semplicemente e serenamente di tra l ' oscuro tumulto della nostra anima . A volte , non ravvisando essi nulla di luminoso e di bello nelle cose che li circondano , si chiudono a sognare e a cercare lontano . Ma pur nelle cose vicine era quello che cercavano , e non avervelo trovato , fu difetto , non di poesia nelle cose , ma di vista negli occhi . Direte voi ( non parlo a te , ora , o fanciullo , ma a cotali fanciulloni ) , direte voi che il sentimento poetico abbondi più in chi , torcendo o alzando gli occhi dalla realtà presente , trovi solo belli e degni del suo canto i fiori delle agavi americane , o in chi ammiri e faccia ammirare anche le minime nappine , color gridellino , della pimpinella , sul greppo in cui siede ? E non voglio dire che non abbondi nel primo , quel sentimento , e non si trovi anzi unito ad altre virtù di scienza e di fantasia che lo facciano giustamente ammirabile ; sebbene , come più agevolmente muove , così più presto annoia il suo lettore , e , a ogni modo , poiché le cose assenti , o non viste mai , sono sempre a tutti meravigliose , egli fa come l ' uomo che pretende d ' aver rallegrato con sue novellette l ' uditore che , pure ascoltando , abbia bevuto largamente del vino letificante . Egli è stato , forse , arguto e festevole ; ma chi rallegra con la parola sua schietta , senza bisogno di calici , ha maggior merito . Or dunque intenso il sentimento poetico è di chi trova la poesia in ciò che lo circonda , e in ciò che altri soglia spregiare , non di chi non la trova lì e deve fare sforzi per cercarla altrove . E sommamente benefico è tale sentimento , che pone un soave e leggiero freno all ' instancabile desiderio , il quale ci fa perpetuamente correre con infelice ansia per la via della felicità . Oh ! chi sapesse rafforzarlo in quelli che l ' hanno , fermarlo in quelli che sono per perderlo , insinuarlo in quelli che ne mancano , non farebbe per la vita umana opera più utile di qualunque più ingegnoso trovatore di comodità e medicine ? E non so dire quanto la comunione degli uomini ne sarebbe avvantaggiata ; specialmente in questi tempi in cui la corsa verso l ' impossibile felicità è con tanto fulmineo disprezzo in chi va avanti , con tanta disperata invidia in chi resta addietro . Già in altri tempi vide un Poeta ( io non sono degno nemmeno di pronunziare il tuo santo nome , o Parthenias ! ) , vide rotolare per il vano circolo della passione le quadriglie vertiginose ; e quei tempi erano simili a questi , e balenava all ' orizzonte la conflagrazione del mondo in una guerra di tutti contro tutti e d ' ognuno contro ognuno ; e quel Poeta sentì che sopra le fiere e i mostri aveva ancor più potere la cetra di Orfeo che la clava d ' Ercole . E fece poesia , senza pensare ad altro , senza darsi arie di consigliatore , di ammonitore , di profeta del buono e del mal augurio : cantò , per cantare . E io non so misurare qual fosse l ' effetto del suo canto ; ma grande fu certo , se dura sino ad oggidì , vibrando con dolcezza nelle nostre anime irrequiete . O rimatori di frasi tribunizie , o verseggiatori di teoriche sociali , che escludete dall ' ora presente ogni poesia che non sia la vostra , vale a dire , escludete la POESIA , ditemi : Era o non era al suo posto , nel secolo d ' Augusto , il cantore delle Georgiche ? Sì , non è vero ? Egli insegnava ad amare la vita in cui non fosse lo spettacolo né doloroso della miseria né invidioso della ricchezza : egli voleva abolire la lotta tra le classi e la guerra tra i popoli . Che volete voi , o poeti socialisti , che dite cose tanto diverse e le dite tanto diversamente da lui ? - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - IX . Dei due fraterni poeti Augustei ( ché non si può parlare di Virgilio senza soggiungere Orazio ) voi direte che fu la filosofia che li addusse a quella ragione sana e pia di considerare la società e la vita . E no : fu il fanciullino che li portò per mano , dicendo : Vi dirò io dove è nel tempo stesso la poesia e la virtù . Fu il fanciullino che , se mai , fece che trascegliessero tra le opinioni dei filosofi quelle che confermavano il loro sentimento . Considerate.Catone e Varrone scrissero di agricoltura prima di Virgilio . Erano uomini di molto giudizio e sapere , essi . Per esempio , Catone , suggerendo al pater familias che cosa deve dire e fare , quando si reca alla villa , conclude : " Venda l ' olio , se si vende bene ; il vino , il frumento che avanzi , lo venda . I buoi incaschiti , le fattrici non più buone , così le pecore , la lana , le pelli , un barroccio vecchio , ferramenti vecchi , uno schiavo attempato , uno schiavo ammalazzito , e altra roba che ci sia di troppo , la venda . Un padre di famiglia deve tirare a vendere , non a comprare " ( 10 ) . Quegli schiavi , tra la ferraglia vecchia e l ' altra roba d ' avanzo , a noi fanno un certo senso ; eppure era naturale che si nominassero a quel punto . Varrone in fatti riferisce questa elegante distinzione delle cose con le quali si coltivano i campi : " Altri le dividono in tre generi : strumento vocale , semivocale e muto ; vocale in cui sono gli schiavi , semivocale in cui sono i bovi , muto in cui sono i carri " ( 11 ) . È naturale , s ' intende , che Virgilio scrivendo di proposito sull ' agricoltura , in versi bensì ma non a fantasia , in versi ma dopo aver studiato l ' argomento anche sui libri degli altri , parlasse a ogni momento , oltre che dei plaustri e dei bovi , di quello strumento precipuo della coltivazione che erano gli schiavi . Noi , per esempio , dobbiamo aspettarci che come insegna quale profenda dare , erbe in fiore e biada , al polledro da razza ( 12 ) , e ai manzi in tanto che si domano , non sola erba a frasche di salcio e paleo di palude , ma anche piantine di grano appena nato ( 13 ) ; così ammaestri il buon massaio sul pane e companatico , vino e vestimenta , da fornirsi alla familia . Parlando di olive , è certo che egli penserà al pulmentarium familiae . Catone , gran maestro , dice pure ( 14 ) : " Indolcisci quanto più puoi , di olive caschereccie . Quindi le olive anche buone , da cui non possa uscire che poco olio , indolciscile : e fanne grande risparmio , perché durino il più possibile . Quando le olive saranno mangiate , dà allec e aceto " . Tornava bene , mi pare , discorrere di codeste olive da riporre per gli schiavi , e così anche dei vestimenti ; ché poteva cadere in taglio , a proposito della lana , fare per esempio un ' osservazione di tal genere : " quando a uno schiavo dài una tunica o un pastrano nuovo , prima ritira il vecchio , per farne casacche a toppe ( centones ) " . Insomma queste e simili provvidenze erano buone a mettersi in bei versi con quel tanto garbo del poeta che sa parlare con solennità e gravità di umili cose . Oh ! Sì ! Non ci sono schiavi per Virgilio . Nei suoi poemi non c ' è mai nemmeno la parola servus ; c ' è serva due volte , e a proposito di altri tempi e di altri costumi ( 15 ) : tempi e costumi in cui il poeta vede bensì i re serviti da molti schiavi ; eppur chiama questi famuli e ministri non servi ( 16 ) . Ma i suoi campi , quelli che esso insegnava a coltivare , quelli che arava e seminava con i suoi dolci versi , quelli non hanno gente incatenata e compedita . Il poeta che nella prima delle ecloghe pastorali mette sé in persona d ' uno schiavo liberato , ha proclamato nelle compagne italiche quella parola che con tanta enfasi suona dalla sua bocca di Titiro : LIBERTAS ( 17 ) . Gli agricoli di Virgilio né sono schiavi né mercenari . Essi sono di quelli di cui parla Varrone ( 18 ) , che coltivano la terra da sé , come tanti possidentucci con la loro figliolanza . Questi ha in mente Virgilio , quando esclama che sarebbero tanto felici , se conoscessero la loro felicità , con tanta pace , con tanto fruttato , tra tanto bello , senza il rodio o della miseria o della soverchianza altrui , lavorando alla sua stagione , godendosi la famiglia in casa e le care feste fuori ( 19 ) . Di gente che lavori per altri , nemmeno una traccia . L ' ideale del poeta è quel vecchiettino Cilice , trapiantato dalla sua patria nei dintorni di Taranto . Aveva avuto pochi iugeri di terra non buona né a grano né a prato né a vigna : una grillaia , uno scopiccio . Ebbene il bravo vecchiettino ne aveva fatto un orto , con non solo i suoi cavoli , ma anche gigli e rose , e alberi da frutta , e bugni d ' api , e vivai di piante ( 20 ) . Sì : il poco e il piccolo era il sogno dei due grandi fraterni poeti . Virgilio diceva : Loda la campagna grande , e tienti alla piccina ( 21 ) . E Orazio : Questo era il mio voto : un campicello non tanto grande , con l ' orto , con una fonte , e per giunta un po ' di selvetta ( 22 ) . Chi non dovrebbe preferire la campagna grande alla piccola , quando non toccasse di coltivarla a lui ? Ma ai due poeti , quando erano poeti , non si presentava al pensiero questa considerazione così semplice . A dir meglio , il fanciullo che era in loro , preferiva , come tutti i fanciulli , ciò che è piccolo : il cavallino , la carrozzina , l ' aiolina . Oh ! c ' è chi ha rimproverato a Orazio quest ' amor della mediocrità ! Ma esser poeta della mediocrità , non vuol dire davvero essere poeta mediocre . Il contrario , anzi , è vero . Non ama , chi dice di amare un serraglio di donne . Non è poeta , chi non si fissa in una visione che i suoi occhi possano misurare . E le cose grandi , le cose ricche , le cose sublimi non riescono poetiche , se non sono sentite e dette in persona di chi stupisce avanti loro , perché appunto esso è piccolo , è povero , è umile . Il poeta è il poverello dell ' umanità , spesso anche cieco e vecchio . E se tale non sembra , se anzi è gran signore e giovane e felice , ebbene vuol dire che se è ricco lui , è pauperculus però il fanciullino che è in lui ; cioè si è conservato povero , come a dire fanciullo . Perché poverino è sempre il bimbo , sia pur nato in una culla d ' oro , e tende sempre la mano a tutto e a tutti , come non avesse niente e desidera il boccon di pan duro del suo compagno trito , e vorresse fare il duro lavoro del suo compagno tribolato . Per questo non Virgilio proprio , ma il fanciullo che egli aveva in cuore , non voleva gli schiavi nei campi . Diremo noi che Virgilio attingesse dai libri di qualche filosofo o di qualche profeta questa legge di libertà ? No : egli stesso ne era forse inconsapevole , di questa libertà che proclamava . Era la sua poesia che aboliva la servitù , perché la servitù non era poetica . Non era poetica , e il divino fanciullo che non vede se non ciò che è poetico , non la vedeva . Tanto che noi , se non avessimo dei tempi di Virgilio altro testimone che Virgilio , dovremmo credere che non esistesse allora più questa miseria e vergogna che non è cessata nemmeno ai nostri , di tempi . Oh ! Dovremmo credere che il Cristo non anco nato ispirasse al poeta contadino dell ' Esperia , come il vaticinio del suo avvento , così il presentimento della grande fratellanza umana ! Non c ' è la schiavitù nell ' Italia Virgiliana : nemmeno c ' è il salariato , nemmeno il mezzadro ! - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - X . Così il poeta vero , senza farlo apposta e senza andarsene , portando , per dirla con Dante , il lume dietro , anzi no , dentro , dentro la cara anima portando lo splendore e ardore della lampada che è la poesia ; è , come si dice oggi , socialista , o come si avrebbe a dire , umano . Così la poesia , non ad altro intonata che a poesia , è quella che migliora e rigenera l ' umanità , escludendone , non di proposito il male , ma naturalmente l ' impoetico . Ora si trova a mano a mano che impoetico è ciò che la morale riconosce cattivo e ciò che l ' estetica proclama brutto . Ma di ciò che è cattivo e brutto non giudica , nel nostro caso , il barbato filosofo . È il fanciullo interiore che ne ha schifo . Il quale come narrando le imprese dei suoi eroi , e dicendo tutto di loro , e , oltre le battaglie e i discorsi , anche i pasti e i sonni , e figurando a noi , per esempio , i loro cavalli , e ridicendo che brucavano e sudavano e spumavano , pur non dice mai ( tu vedi che procuro quanto posso , che tu non torca il niffolo ) non dice mai che stallavano ; così della nostra anima non racconta che il buono e della nostra visione non ricorda che il bello . Ché per cantare il male bisogna fare uno sforzo continuo su se stesso , a meno che non si tratti di pazzia . E in questo caso , la pazzia sta appunto in questo , di pensar da buoni e cantar da cattivi . Così , caro fanciullo , hanno gran torto coloro che attribuiscono , per ciò che tu non vedi se non il buono , qualche merito di bontà a colui che ti ospita . Il quale può essere anche un masnadiero , e aver dentro sé un fanciullo che gli canti le delizie della pace e dell ' innocenza , e la casa dove non deve più riposare , e la chiesa dove non sa più pregare . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XI . Il poeta , se è e quando è veramente poeta , cioè tale che significhi solo ciò che il fanciullo detta dentro , riesce perciò ispiratore di buoni e civili costumi , d ' amor patrio e familiare e umano . Quindi la credenza e il fatto , che il suon della cetra adunasse le pietre a far le mura della città , e animasse le piante e ammansasse le fiere della selva primordiale ; e che i cantori guidassero e educassero i popoli . Le pietre , le piante , le fiere , i popoli primi , seguivano la voce dell ' eterno fanciullo , d ' un dio giovinetto , del più piccolo e tenero che fosse nella tribù d ' uomini salvatici . I quali , in verità , s ' ingentilivano contemplando e ascoltando la loro infanzia . Così Omero , in tempi feroci , a noi presenta nel più feroce degli eroi , cioè nel più vero e poetico , in Achille , un tipo di tal perfezione morale , che poté servire di modello a Socrate , quando preferiva al male la morte . Così Virgilio , in tempi più gentili , avendo la mira soltanto al poetico , ci mostra lo spettacolo tanto anticipato , ahimè ! , d ' un ' umanità buona , felice , tutta al lavoro e alle pure gioie dei figli , senza guerre e senza schiavi . Gli uomini , al suo tempo , parrebbe che avessero impetrato , ciò che è ancora il desiderio inadempiuto de ' nostri operai , le otto ore di lavoro per ogni otto di sonno e altre otto di svago . - Oh ! qualche volta presso lui il contadino aggiunge la notte al giorno ! - Sì : ma che dolcezza di lavoro , quella , tra l ' uomo che col pennato fa il capo a spiga a suoi rami di pino , che hanno a essere fiaccole , e la donna che o tesse la tela o schiuma il paiolo cantando ( 23 ) . E nell ' Eneide Virgilio canta guerre e battaglie ; eppure tutto il senso della mirabile epopea è in quel cinguettio mattutino di rondini o passeri , che sveglia Evandro nella sua capanna , là dove avevano da sorgere i palazzi imperiali di Roma ! ( 24 ) Ma Omero , ma Virgilio , non lo facevano apposta . Ma il poeta non deve farlo apposta . Il poeta è poeta , non oratore o predicatore , non filosofo , non istorico , non maestro , non tribuno o demagogo , non uomo di stato o di corte . E nemmeno è , sia con pace del maestro , un artiere che foggi spada e scudi e vomeri ; e nemmeno , con pace di tanti altri , un artista che nielli e ceselli l ' oro che altri gli porga . A costituire il poeta vale infinitamente più il suo sentimento e la sua visione , che il modo col quale agli altri trasmette l ' uno e l ' altra . Egli , anzi , quando li trasmette , pur essendo in cospetto d ' un pubblico , parla piuttosto tra sé , che a quello . Del pubblico , non pare che si accorga . Parla forte ( ma non tanto ! ) più per udir meglio esso , che per farsi intendere da altrui . È , per usare imagini che sono presenti ora al mio spirito , è , sì , per quanto possa spiacere il dirlo , un ortolano ; un ortolano , sì , o un giardiniere , che fa nascere e crescere fiori o cavolfiori . Sapete che cosa non è ? Non è cuoco e non è fiorista , che i cavolfiori serva in bei piatti , con buoni intingoli , che i fiori intrecci in mazzetti o in ghirlandette . Egli non sa se non levare al cavolo qualche foglia marcia o bacata , e legare i fiori alla meglio , con un torchietto che strappa lì per lì a un salcio : come a dire , unisce i suoi pensieri con quel ritmo nativo , che è nell ' anima del bimbo che poppa e del monello che ruzza . Ora il poeta sarà invece un autore di provvidenze civili e sociali ? Senza accorgersene , se mai . Si trova esso tra la folla ; e vede passar le bandiere e sonar le trombe . Getta la sua parola , la quale tutti gli altri , appena esso l ' ha pronunziata , sentono che è quella che avrebbero pronunziata loro . Si trova ancora tra la folla : vede buttare in istrada le masserizie di una famiglia povera . Ed esso dice la parola , che si trova subito piena delle lagrime di tutti . Il poeta è colui che esprime la parola che tutti avevano sulle labbra e che nessuno avrebbe detta . Ma non è lui che sale su una sedia o su un tavolo , ad arringare . Egli non trascina , ma è trascinato ; non persuade , ma è persuaso . Perché pensi alla patria e alla società , bisogna proprio che sia un momento che tutti intorno a lui ci pensino . Se no , è un guaio serio . Quello per la mamma , è il più soave degli affetti . Ma che direste voi d ' uno che facesse la cronaca , giorno per giorno , di sua mamma ? Stamane s ' è levata , cara mamma ! Io l ' ho guardata , povera mamma ! M ' ha dato il caffè e latte , povera cara mamma ! Costui è un imbecille , quando non è uno che finga e abbia bisogno di darsi l ' aria di amare quella che è così facile amare ! Oh ! la madre è malata , la madre è lontana , la madre è morta ! Ecco che allora ci si pensa , alla mamma , e ci si strugge . Oppure la mamma ha una gran consolazione ; e noi siamo più che consolati , e ci sentiamo invasi da un impeto di canto . Così per la patria . Non ci accorgiamo di lei , se non nelle sue feste e nelle sue - nostre ! - disgrazie . E allora prorompe anche dal cuore del fanciullo il grido di gioia e il grido di dolore ; ed è grido che ha subito mille echi . Ma il bambino non è un bambino che s ' impanchi a far lezione quotidiana d ' amor patrio o d ' amor paterno e materno ai suoi fratellini , e anzi ai suoi zii e nonni . Chi pretende che faccia questo , vuole che il vispo fanciullo sia un vecchio noioso ; vuole , insomma , che non esista la poesia . Perché la poesia , costretta a essere poesia sociale , poesia civile , poesia patriottica , intristisce sui libri , avvizzisce nell ' aria chiusa della scuola , e finalmente ammala di retorica , e muore . E noi di questa pseudopoesia ne abbiamo tanta , sin da quando , morto Virgilio , invecchiando Orazio , chiusa la grande rivoluzione che cominciò , si può dire , e finì con la morte di due donne , di Giulia e di Cleopatra , la figlia e l ' amante di Cesare ; ebbene i corvi , quali Pindaro li avrebbe chiamati , si gettarono gracchiando sull ' immenso campo di battaglia , per beccare non occhi di uccisi , ma semi di poesia . E che facevano essi ? Raccontavano un fatto storico , di quelli ultimi : lo condivano con declamazioni , esclamazioni , maledizioni ; e lo mettevano in esametri . Ma anch ' essi capivano che non bastano i versi a far poesia : e perciò incorniciavano la loro storia verseggiata e declamata con una descrizione di alba e un ' altra di tramonto ; e il poema era fatto ( 25 ) . Ecco Giulio Montano . Questi era un poeta come tant ' altri . A ogni tratto inseriva albe e tramonti . Pertanto , poiché un tale s ' era seccato ch ' egli avesse recitato per tutto un giorno , e diceva che non si doveva andare alle sue recite ; Natta Pinario esclamò : " O che io posso essere più condiscendente con lui ? Io sono pronto a starlo a sentire da un ' alba a un tramonto ! " Voleva dire , il buon Natta , che la seccaggine sarebbe durata poco , e che dopo due o tre versi esso poteva andare pei fatti suoi (26).È inutile . Già Orazio ammoniva che non bastavano le descrizioncelle , le digressioncelle , le belle toppe rosse e gialle , per far di prosa poesia ( 27 ) . Bisogna che il fatto storico , se vuol divenir poetico , filtri attraverso la maraviglia e l ' ingenuità della nostra anima fanciulla , se la conserviamo ancora . Bisogna allontanare il fatto vicino allontanandocene noi ( 28 ) . Volete una prova a cui distinguere la poesia dalla pseudopoesia , in siffatto genere storico ? Se la narrazione , che il verseggiatore vi fa , vi commuove meno che la stessa , fatta in prosa , dallo storico e dal cronista , dite pure che il verseggiatore ha tradotto , e male ; non ha poetato . E ha perduto il suo tempo e ha fatto perdere a noi il nostro . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XII . Ma in Italia la pseudopoesia si desidera , si domanda , s ' ingiunge . In Italia noi siamo vittime della storia letteraria ! Per vero , né in Italia soltanto , mi pare che delle lettere si sia ingenerato un concetto falso . Le lettere sono gli strumenti delle idee , e le idee fanno di sé tanti gruppi che si chiamano scienze . Ma noi , fissati sugli strumenti , abbiamo finalmente dimenticato i fini . Siamo agricoltori che non pensano se non alle vanghe e non parlano se non di aratri , e più delle loro bellurie che delle loro utilità . Delle semente , della terra , dei concimi , non ci curiamo più . Quindi avviene che abbiamo , come fisici , filosofi , storici , matematici , così letterati ; modo di dire , come coltivatori di canapa , di viti , di grano e d ' ulivi , così periti di vanghe e d ' aratri , i quali non s ' occupano di altro , e credono che non ci si debba occupar d ' altro , e stimano , io vedo , che la loro sia la più nobile delle occupazioni . E almeno li facessero essi , codesti strumenti : no , li " giudicano " e li " collezionano " . Codest ' ozio noi chiamiamo ora critica e storia letteraria . E ognuno può vedere che ci sono cose molto più utili e belle da fare : cioè coltivare e seminare . Ma c ' è pure , tra le tante branche della letteratura , la poesia che sta a sé , la poesia che comprende in sé tutto ciò che si dice e scrive per diletto , amaro o dolce , suo o altrui . Questa non è rispetto alle scienze quello che lo strumento rispetto al fine . È una coltivazione , poniamo , anch ' essa , ma d ' altro ordine e specie . È , poniamo , la coltivazione , affatto nativa , della psiche primordiale e perenne . Ma noi la mettiamo insieme con l ' altra letteratura " strumentale " , e ne ragioniamo allo stesso modo . La dividiamo per secoli e scuole , la chiamiamo arcadica , romantica , classica , veristica , naturalistica , idealistica , e via dicendo . Affermiamo che progredisce , che decade , che nasce , che muore , che risorge , che rimuore . In verità la poesia è tal maraviglia che se voi fate ora una vera poesia , ella sarà della stessa qualità che una vera poesia di quattromila anni sono . Come mai ? Così : l ' uomo impara a parlare tanto diverso o tanto meglio , di anno in anno , di secolo in secolo , di millennio in millennio ; ma comincia con far gli stessi vagiti e guaiti in tutti i tempi e luoghi . La sostanza psichica è uguale nei fanciulli di tutti i popoli . Un fanciullo è fanciullo allo stesso modo da per tutto . E quindi , né c ' è poesia arcadica , romantica , classica , né poesia italiana , greca , sanscrita ; ma poesia soltanto , soltanto poesia , e ... non poesia . Sì : c ' è la contraffazione , la sofisticazione , l ' imitazione della poesia , e codesta ha tanti nomi . Ci sono persone che fanno il verso agli uccelli , e al fischio sembrano uccelli ; e non sono uccelli , sì uccellatori . Ora io non so dire quanta vanità sia la storia di codesti ozi . Eccola in due parole . Un poeta emette un dolce canto . Per un secolo , o giù di lì , mille altri lo ripetono fiorettandolo e guastandolo ; finché viene a noia . E allora un altro poeta fa risonare un altro bel canto . E per un secolo , o più o meno , mille altri ci fanno su le loro variazioni . Qualche volta il canto iniziale non è né bello né dolce ; e allora peggio che mai ! Ma in Italia , e altrove , non stiamo paghi a questo compendio . Ragioniamo e distinguiamo troppo . Quella scuola era migliore , questa peggiore . A quella bisogna tornare , a questa rinunziare . No : le scuole di poesia sono tutte peggio , e a nessuna bisogna addirsi . Non c ' è poesia che la poesia . Quando poi gli intendenti , perché uno fa , ad esempio , una vera poesia su un gregge di pecore , pronunziano che quel vero poeta è un arcade ; e perché un altro , in una vera poesia , ingrandisce straordinariamente una parvenza , proclamano che quell ' altro vero poeta pecca di secentismo ; ecco gl ' intendenti scioccheggiano e pedanteggiano nello stesso tempo . Qualunque soggetto può essere contemplato , dagli occhi profondi del fanciullo interiore : qualunque tenue cosa può a quelli occhi parere grandissima . Voi dovete soltanto giudicare ( se avete questa mania di giudicare ) se furono quelli occhi che videro ; e lasciar da parte secento e Arcadia . La poesia non si evolve e involve , non cresce o diminuisce ; è una luce o un fuoco che è sempre quella luce e quel fuoco : i quali , quando appariscono , illuminano e scaldano ora come una volta , e in quel modo stesso . Solamente s ' ha a dire che raramente appariscono . Sì : la poesia , detta e scritta , è rara . Proprio rara la poesia pura . Ma c ' è la poesia " applicata " . La poesia " applicata " è dei grandi poemi , dei grandi drammi , dei grandi romanzi . Ora molto ci corre che questi siano tutta poesia . Immaginate che siano un gran mare , ognuno . Nel mare sono le perle ; ma quante ? Ben poche ; però in quale più , in quale meno . Occorre anche dire che in essi poemi , drammi , romanzi , la poesia pura di rado si trova pura . Faccio un esempio . Una di queste perle , nel grande oceano perlifero che è la divina Comedia , diremo la campana della sera : Era già l ' ora che volge il disio ai naviganti , e intenerisce il core lo dì ch ' han detto ai dolci amici addio ; e che lo nuovo peregrin d ' amore punge , se ode squilla di lontano che paia il giorno pianger che si muore . In questa rappresentazione , che di più poetiche non se ne può trovare ( Dante ci rappresenta l ' ora in cui ridiveniamo per un momento fanciulli ! ) , il tocco più poetico è l ' ultimo . È l ' ultimo ; sebbene la squilla lontana che piange il giorno che muore , sia di quei tocchi che noi verseggiatori abbiamo fatti tornare a noia , a forza di ripeterli . E così quel suono di squilla può essere stinto e fioco per alcuno , assordato da tanti doppi . Ma tant ' è . Orbene : il poeta ha dovuto mettere , per la necessità dell ' arte , un pochino di lega nel suo oro puro . Quale ? Quel " paia " . L ' ha dovuto mettere , perché egli racconta un sentimento poetico altrui , sebbene anche di sé . E allora ha detto che la squilla pare piangere , non piange veramente . A un tratto il fanciullo ( qui un poco , e molto altrove , molto presso altri ) , il fanciullo a mezza via si riscuote , e par che si vergogni d ' essere fanciullo e di parlar fanciullesco , e si corregge . " Pare , non è , intendiamoci " . Ma caro bimbo , lo sapevamo da noi , che la campana non piange , ma par che pianga : anche però il giorno par che muoia , e non muore ( 29 ) . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XIII . La poesia benefica di per sé , la poesia che di per sé ci fa meglio amare la patria , la famiglia , l ' umanità , è , dunque , la poesia pura , la quale di rado si trova . In Italia poi , che è la mia patria ( non la tua , o fanciullo : tu sei del mondo , non sei d ' ora ma di sempre ) , in Italia è più rara che altrove . Invero non mai da noi fu amata la poesia elementare e spontanea . Come in genere la nostra letteratura , così in ispecie la nostra poesia ha avuto innanzi sé dei modelli . Noi abbiamo specchiato il nostro stile nell ' arte latina , come i latini avevano fatto coi greci . Ciò può aver giovato a dare concretezza e maestà alle nostre scritture ; ma quanto a poesia , ciò l ' ha soffocata ; la poesia non si fa sui libri . Poi amiamo troppo l ' ornamentazione ; e questo gusto lo dimostriamo specialmente in ciò che meno lo comporta : nella poesia . Il fanciullino italico non ruzza che ben vestito e ben pettinato : le noci con le quali fa a filetto , devono essere coperte di carta d ' oro e d ' argento . Noi vogliamo farci sempre onore : invece di badare al giuoco , badiamo a noi : ci stiamo a sentire e ammicchiamo alla nostra ombra . E anche più che a noi , badiamo al pubblico : guardiamo con la coda dell ' occhio i grandi che stanno a vederci ; e così facciamo tutto senza garbo e senza scioltezza . E siccome , particolarmente ai nostri giorni , tutto da noi si fa a concorso e tutto si dà all ' asta e tutto si conclude con la aggiudicazione e la premiazione , così ci proponiamo , più che altro , di sopraffare l ' un l ' altro e di conquistarci con qualche grazietta il favore dei giudici . Nei giochi dei nostri fanciulli , c ' entra per molta parte la gherminella che è cosa da attempati . Sono troppo scaltriti , i nostri fanciulli , e cercano meglio di essere primi , che di esser loro . Perciò la nostra poesia ( per chiamarla così ) è per lo più d ' imitazione , anzi di collezione , e sa di lucerna , non di guazza e d ' erba fresca . Noi studiamo troppo , per poetare ; ed è superfluo aggiungere che , per sapere , studiamo troppo poco . Mettiamo lo studio ove non c ' entra . O come ? Non c ' entra nel poetare lo studio ? Sì , ma diretto al fine , che Dante mostrò . Virgilio , che è lo studio , conduce Dante a Matelda che è l ' arte ; l ' arte in genere e in ispecie . L ' arte di Dante è appunto la poesia . Dunque lo studio condusse Dante alla poesia . Ebbene , Matelda , o la poesia , è nel giardino dell ' innocenza , sceglie cantando fior da fiore , ha gli occhi luminosi , purifica nei fiumi dell ' oblio e della buona volontà . Ossia , il poeta , mercé lo studio , è riuscito a ritrovare la sua fanciullezza , e puro come è , vede bene e sceglie senza alcuna fatica , sceglie cantando , i fiori che pare spuntino avanti i suoi piedi . Io , senza insistere sul valore morale del mito tanto esatto e bello , dico , interpretando il poeta per il rispetto artistico , che lo studio deve essere diretto a togliere più che ad aggiungere : a togliere la tanta ruggine che il tempo ha depositata sulla nostra anima , in modo che torniamo a specchiarci nella limpidezza di prima ; ed essere soli tra noi e noi . Lo studio deve togliere le scorie al puro cristallo che noi troviamo quasi casualmente ; e quel cristallo pur con le scorie val più d ' un vetro che noi dilatiamo e formiamo soffiando . Lo studio deve rifarci ingenui , insomma , tal quale Dante figura sé come avanti Beatrice così rispetto a Matelda ; che se dall ' una è sgridato e fatto piangere e vergognare come fanciullo battuto , dall ' altra è , come bambino che non vuole o non può fare da sé , preso e tuffato nell ' acqua e menato a bere alla fonte . Lo studio deve togliere gli artifizi , e renderci la natura . Così dice Dante . La sua arte è impersonata in Matelda , che è la natura umana primordialmente libera , felice , innocente . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XIV . Ma noi italiani siamo , in fondo , troppo seri e furbi , per essere poeti . Noi imitiamo troppo . E sì , che studiando si deve imparare a far diverso , non lo stesso . Ma noi vogliamo far lo stesso e dare a credere o darci a credere di fare meglio . Perciò sovente ci pare che , incastonando la gemma altrui in un anello nostro , noi abbiamo trovata e magari fatta la gemma ; e più sovente ci imaginiamo che , dorando la statua di bronzo , quella statua non solo sia più bella , ma diventi opera nostra . Noi non gettiamo più il martello contro i blocchi di marmo : ci accontentiamo di pulire e lustrare le statue belle e fatte . Al più al più , noi facciamo l ' arte di Giovanni da Udine : eleganti stucchi : ma non ricordiamo quel che Giovanni disse , mi pare , a Pietro Aretino che ne lo ammirava : Bambocci vogliono essere ! E le scuole ci legano . Le scuole sono fili sottili di ferro , tesi tra i verdi mai della foresta di Matelda : noi , facendo i fiori , temiamo a ogni tratto d ' inciampare e cadere . L ' ho già detto : se uno si abbandona alle delizie della campagna , teme che lo chiamino arcade ; se un altro si vede avanti un ' antitesi , sta un pezzo tra il sì e il no , temendo d ' essere chiamato secentista . Mentre la mandra degli imitatori si butta alla rinfusa dietro qualche ariete maggiore , e tutti si mettono a belare o mugliare a un modo ; sì che in certi tempi pare che gl ' italiani ( giudicandoli da quelli che scrivono in versi ) non abbiano che l ' amica , in certi altri non abbiano che la mamma ; i poeti veri sono pieni del contrario affetto : vogliono cioè non essere imbrancati né nel verismo né nell ' idealismo né nel simbolismo . Queste preoccupazioni li rendono troppo circospetti , troppo irresoluti , troppo sforzati . E Matelda si allontana da loro , facendo echeggiare sempre più lungi il suo dolce salmo che finisce per confondersi con lo stormir delle foglie e col gorgoglio del ruscello , e morire . Ma poi per la poesia vera e propria , a noi manca , o sembra mancare , la lingua . La poesia consiste nella visione d ' un particolare inavvertito , fuori e dentro di noi . Guardate i ragazzi quando si trastullano seri seri . Voi vedete che hanno sempre alle mani cose trovate per terra , nella loro via , che interessano soltanto loro e che perciò sol essi sembrano vedere : chioccioline , ossiccioli , sassetti . Il poeta fa il medesimo . Ma come chiamare questi lapilli ideali , questi cervi volanti della sua anima ? Il nome loro non è fatto , o non è divulgato , o non è comune a tutta la nazione o a tutte le classi del popolo . Pensate ai fiori e agli uccelli , che sono de ' fanciulli la gioia più grande e consueta : che nome hanno ? S ' ha sempre a dire uccelli , sì di quelli che fanno tottavì e sì di quelli che fanno crocro ? Basta dir fiori o fioretti , e aggiungere , magari , vermigli e gialli , e non far distinzione tra un greppo coperto di margherite e un prato gremito di crochi ? Ora se vi provate a dire il nome proprio loro , ecco che il nome di Linneo non va , per cento ragioni , e il nome popolare varia , quando c ' è , da regione a regione , anzi da contado a contado . Se il popolo italiano badasse a queste tali cose , fiori , piante , uccelli , insetti , rettili , che formano per gran parte la poesia della campagna , il nome che esse hanno in una terra , avrebbe finito per prevalere su quello dominante in altre . Ma gl ' italiani abbarbagliati per lo più dallo sfolgorio dell ' elmo di Scipio , non sogliono seguire i tremolii cangianti delle libellule . E così il poeta , se vuol poetare , bisogna che si lasci ogni tanto dire : " E questo che è ? Che vuol dire ? O poeta saccente e seccante ! " E tuttavia così il poeta deve fare , e lasciar dire così , sperando , se non altro , che se ne avvantaggino i poeti futuri , i quali troveranno divulgati tanti nomi prima ignoti e perciò chiamati oscuri . In verità non è egli l ' Adamo che per primo mette i nomi ? Così deve operare , facendo a ogni momento qualche rinunzia d ' amor proprio . Perché l ' arte del poeta è sempre una rinunzia . Ho detto che deve togliere , non aggiungere : e ciò è rinunzia . Deve fare a meno di tanti ghirigori , così facili a farsi , di tante bellurie , così piacevoli alla vista , di tante dorature , che danno tanta idea della propria ricchezza : e questa è rinunzia . Deve lasciar molto greggio e molto imperfetto . Oh ! Come è necessaria l ' imperfezione per essere perfetti ! Lo sapeva anche Marziale che derideva quel Matone che voleva dir tutto belle . Di ' , egli esclama , qualche volta soltanto bene , anche né ben né male , magari male ! La continua eleganza è sommamente stucchevole . È come quel pranzo descritto dal De Amicis nel Marocco , che tutto vi sapeva di pomata . Questa bellezza in tutto e per tutto è totalmente antipoetica ; ché la poesia è ingenuità ; e quel fanciullo , che ogni cosa che fa e dice , la fa con una moina e con una smorfietta , e la dice con parolucce smaccate e dolciate ; che scapaccioni chiama quel fanciullo consapevole della sua fanciulleria ! - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XV . Con tutto questo , che speri tu ? Che fine hai ? Ritorno , come vedi , al primo detto . Essere utile a me ? No , s ' è detto . Recar utile agli altri ? S ' è detto che , se mai , non lo fai apposta : dunque non è il fine tuo , codesto . Dilettar te stesso ? Ecco : se questo fosse il tuo fine , tu chiuderesti dentro te la tua visione , e te la godresti tra te e me , senza quei tanti struggimenti che ci sono per comunicare la visione agli altri . O dunque ? La gloriola ... O povero fanciullo ! Pensa , o fanciullo , quante altre cose potrei fare con maggiore rispondenza a codesto fine . Da condurre un esercito a volare sulla bicicletta , tutto , o quasi tutto , meglio porta alla meta della vittoria e della gloria . Ma poniamo che ci si arrivi anche " sulle ali del canto " . Qual disgrazia sarebbe mettersi in questa via , e per te e per me ! Prima di tutto , ne andrebbe molto tempo . La gloriola vuole mutui uffici . Io devo conversare , e per lettere e a voce , sì con quelli che coltivano medesimi campi , e chieder loro e averne notizie sull ' efficacia d ' un concime che usiamo , e dar loro e riceverne auguri e rallegramenti per un buon raccolto che speriamo d ' avere o abbiamo avuto ; sì con quelli che professano soltanto di fornir le pianticelle , i semi , i concimi chimici , gli strumenti agricoli , a mano e a vapore . Quanto studio , quanta diligenza e pazienza si richiede per siffatta coltivazione ! Bisogna raccattare tutti i cocci , come fanno i contadini , per seminarci e trapiantarci le tante pianticelle ; anche i caldani rotti raccattiamo ; anche quei vasi , dove cresceva il garofano di Geva contadinella . E star sempre lì ad annaffiare , a mondare , a potare ; e sbirciare i vasi del vicino , e struggerci ch ' egli abbia papaveri più grandi e girasoli più vistosi , e buttare a lui il malocchio , e contro il malocchio di lui tener molta ruta , e guardare che non ci si secchi . Ma tu dirai : Anche il tempo si raccatta ! Bene : parliamo d ' altro . Non miete , chi non s ' inchina . Ora , per la gloriola , ci s ' inchina troppo , tanto umile sovente è la pianticella , e ci s ' inchina troppo spesso , tante sono . Voglio dire che la nostra anima ( l ' anima , intendi ! ) si deforma , si fa gobba , come è la schiena dei poveri contadini che s ' inchinano per il grano . E tu devi essere dritta , serena , semplice , o anima mia ! Non c ' è forse sentimento al mondo , nemmeno l ' avidità del guadagno , che sia tanto contrario all ' ingenuità del poeta , quanto questa gola di gloriola , che si risolve in un desiderio di sopraffazione ! Quanto sei preso da questo morbo , tu ( ma tu non c ' entri , allora ) , io , non cerco il poetico , il buono e il bello , ma il sonante e l ' abbagliante . Oh ! non cerco allora i lapilli , i nicchi , i fiori per la mia via , ma veglio inquieto spiando i quaderni altrui , magari leggendo di sulle spalle dello scrittore ciò che egli scrive . Allora io smetto il mio verso , e mi metto a far quello d ' altri : come un merlo noioso che canta , in questo mentre , non le sue arie mattinali di bosco , ma la ritirata : perché , se non per voglia di gloriola , nel suo padrone e forse in lui ? O merlo dal becco giallo , tu hai voluto esser troppo furbo ! Come puoi credere che il tuo " Io ti vedo ! " che risonava tra il cader della guazza , sia peggio di codesto insopportabile " Ritirati cappellon ! " ? Ma è pur vero che " merlo " vuol dire sì furbo e sì il contrario ! O anche , insistiamo troppo su un nostro verso o motivo o vezzo o genere , che sia una volta piaciuto ; e riusciamo stucchevoli ; non basta ; diventiamo falsi . Imitiamo da noi medesimi , col vetro d ' un bicchiere , il diamante puro che una volta trovammo . E sempre , pensando o scrivendo , siamo distratti dalla preoccupazione dell ' effetto : che ne diranno ? Vincerò , con questo , il tale o il tal altro ? E la tua grazia , che non è grazia se non è spontanea , si perde per sempre . Tu non vedi più giusto e limpido ; anzi non guardi più ; seppure , ciò che sarebbe peggio , non guardi , come ho detto , negli altri , e non baratti le vesti e magari l ' anima con altri , che tu veda o creda più pregiati di te ! - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XVI . Non pensare alla gloriola , fanciullo : non è cosa da te . Ella è troppo difficile , o facile , a raggiungersi . Difficile : non ho già detto quanto è raro che t ' intendano ? Tu non fai se non scoprire il nuovo nel vecchio . Gli altri , ossia i tuoi lettori e uditori , che non dovrebbero dire o pensare se non : " Come è vero ! E io non ci avevo pensato " . Ma questo assentimento non ti vien sempre e nemmeno spesso . Gli occhi della gente sono oggi così fissi nell ' ombelico della propria persona , che non hanno visto , si può dire , altro . E perché hanno le luci velate dalla catalessi del loro egoismo , dicono che sei tu oscuro . Puoi , quanto tu voglia , descrivere un mattino , per esempio , in campagna : chi non l ' ha mai veduto sorgere , il sole , né in campagna né in città , non capisce e non approva nulla di ciò che dici . Sei inoltre oscuro , sovente per un ' altra ragione : perché sei chiaro . Sono tanto avvezzi i lettori oggi alle girandole , agli andirivieni , ai viluppi dei pensieri e sentimenti ; perché gli autori , attingendo questi e quelli di sui libri , s ' ingegnano con gli stucchi e gli ori a dar loro un aspetto nuovo , o fanno come le lepri , le quali , per nascondere al cacciatore le loro tracce , si mettono a girare e pestare su esse ; sono i lettori tanto abituati ai misteri o gherminelle degli autori , i quali , troppo comodi , vogliono perpetuamente che s ' intenda dagli altri meglio che da lor si ragioni ; che quando tu dici nel tuo semplice modo le tue semplici cose , ecco che non ti capiscono più . Essi cercano in te quello che non c ' è , e perché non lo trovano , ci rimangono male . E se anche ti capiscono , vale a dire se capiscono che non vuoi dire se non quel che dici , e non sottintendi nulla , e non hai la pretesa , assurda e comune , che il senso , nelle tue cose , ce lo mettano i lettori , allora i più non ti apprezzano . Ai più pare che il bello sia nei fregi e che il poetico sia nella foga oratoria , E infine , quasi tutti , come vuoi che ascoltino lo stormire delle foglie o il gorgoglio del ruscello o il canto dell ' usignuolo o il suono della tua avena , se lì presso la banda del villaggio assorda la campagna coi tromboni e i colpi di gran cassa ? No no , fanciullo . La gloria o gloriola si forma con l ' assenso di molti , e tu non sei udito , ascoltato , approvato , che dai pochi . È vero che tu ti rivolgi a tutti , ma ricordati : non agli uomini proprio , ma ai fanciulli , come te , che sono negli uomini . Ora codesti fanciulli , dato che in nessuno manchino , in pochi però prestano ascolto . E sai quali sono questi pochi ? Sono generalmente poeti . Cioè il loro fanciullo , o ti sta a sentire solo perché anch ' esso canta e vuol sapere se tu canti meglio o peggio di lui , o standoti a sentire finisce con cantare anche lui . E che succede ? Succede che un giorno o l ' altro comincia a fare il tuo verso . Prima fa solo qualche nota , poi qualche battuta , infine tutta la tua canzone . E allora ? Allora diventa tuo imitatore . Ebbene ? Ebbene l ' imitatore è un debitore ; e il debitore , presto o tardi , parlerà male del creditore . E così , anche di quei pochi , molti si sottrarranno dal dir le tue lodi , per assicurar le loro . E la tua gloriola o non nascerà o intisicherà appena nata . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XVII . Ma poi ti sentiresti d ' accettarla codesta gloriola ? Sai com ' ella nasce . Nasce in generale dalla affermazione tua stessa . È pensiero giustissimo del nostro Leopardi : " La via forse più diretta di acquistar fama , è di affermare e con sicurezza e pertinacia , e in quanti più modi è possibile , di averla acquistata (30)." E altrove : " Rara è nel nostro secolo quella persona lodata generalmente , le cui lodi non siano cominciate dalla propria bocca ... Chi vuole innalzarsi , quantunque per virtù vera , dia bando alla modestia (31)." E tu , fanciullo , vorresti che io da una seggiola o da un palco mi mettessi a gridar le tue lodi o affermare la tua fama ? " Questo ragazzo è un ragazzo miracoloso ... noto in tutto il mondo ... " In questo modo la gloriola sarebbe facile . Ma tu no , non vorresti . Eppure gli uomini non crederanno mai che sia grande un merito che non sia tanto grande da vincere persino la modestia di colui che l ' ha . Se la tua modestia è grande , contentati d ' una grandezza assai modesta . Sarai considerato un poeta mediocre , e poiché mediocre non deve essere il poeta , sarai proclamato non poeta . Ovvero tu , non credendo all ' amara considerazione del Leopardi , aspetterai che la tua lode cominci dalle bocche altrui ? Perché questa lode sia tale da crearti una vera fama occorre ch ' ella possa propagarsi per gran numero di persone ; le quali ti loderanno poi a lor volta senza conoscerti , senza averti udito , senza averti letto ! Ti loderanno per " suggestione " . Oh ! il pessimo fatto che sarebbe allora il tuo ! Tutto quel che tu facessi , sarebbe ugualmente lodato : ciò che tu sentissi d ' aver fatto di meglio , sarebbe pareggiato a ciò che tu conoscessi d ' aver fatto di peggio . Persino cosa che non avessi fatto tu , ma comparisse col tuo nome , sarebbe levata alle stelle , e così preferita a quelle che proprio tu avessi fatto e credessi buone e belle ! E che ne faresti di tale gloriola ? Tanto più che bisogna vedere da che ti venne quella lode iniziale , che avviò tutte quell ' altre lodi . Da che ? Da qualche cosa più atta delle altre ad accecare , ad inebriare , a far delirare la gente . Dalla politica , per esempio : dal partito o dalla setta . Badaci , ragazzo . È il fatto di qualcuno che vuol procacciarsi la popolarità mettendo la cannella a una botte , e che tutti bevano . La gran botte è la politica , il vino che ognuno ne beve , è il proprio sentimento che si riscalda alla botte comune : la sbornia generale è la tua gloria ! O gloriola indegna del tuo desiderio ! E poi è amara . Sai che siamo al tempo dei concorsi ; al tempo delle classificazioni e premiazioni . Il divertimento più grande che si diano gli uomini , è quello di giudicare . In Atene fu in altri tempi una consimile mania di seder nell ' Eliéa e deporre le sue pietruzze . Oggi non c ' è più solo qualche pazzo , ma molti ; e non giudicano , in mancanza d altro , i cani e i gatti di casa , ma gli scrittori e i poeti di casa e fuori . Giudicano e classificano : questo è il primo , quello il secondo , l ' altro il terzo , e vai dicendo . Ahimè ! tu fanciullo , fai il tuo discorsino , esprimi un tuo sentimento , esponi il tuo pensiero , mostri un tuo sorriso , versi una tua lagrima , senza riguardarti , senza saperlo , si può dire , senza perché ; al primo venuto , sfogando il cuore , quasi fuori di te : a mezzo le tue parole , al tuo riso , al tuo pianto , ecco senti che il tuo uditore piglia appunti , pesa le frasi che dici , disegna , col pollice , in aria la linea del tuo sorriso , esamina l ' acqua e il cristallo della tua lagrima ; e mormora : " Non c ' è male ! Benino ! Bene ! Benissimo ! Peggio però del tale ! Anche meglio del tal altro ! Primo ! Secondo ! Terzo ! Poeta maggiore ! Poeta minore ! " Certo tu , se non sei un vanarello o un frignone , cancelli il sorriso , ribevi la lagrima , e te ne vai . Forse giuri in quel momento di non andare più da altri , e godere o piangere tra te , un ' altra volta . Ma sei fanciullo , e torni sempre da capo , trovando però ogni volta che per i fanciulli non c ' è più luogo in questo mondo ! Il fatto è che , oltre la noia di quel sentirti sempre paragonato , come se tu facessi un esercizio scolastico , puoi provare anche l ' amarezza d ' essere posposto , con giudizio spiccio o maligno , e anche d ' essere preposto , a tali che tu non ti sogni nemmeno di emulare , a tali a cui tu non pensavi nemmeno , a cui non dovevi , non potevi pensare , assorto come eri nel tuo piacere o nel tuo dolore . Ti paragoneranno con gli altri e anche con te stesso . Ti conteranno gli anni e le rughe agli occhi , e i capelli bianchi , e non vedono l ' ora di dirti che decadi , che rimbecillisci , che muori . Bella carità ! E un bel giorno ti butteranno in un canto , dimenticandosi di te , e a torto . A torto sempre , perché ciò che hai fatto di buono , non deve essere annullato da ciò che poi faccia di men buono ; e perché non può nascere mai un portento tale da far dimenticare quelli che prima di lui trovarono pur una mica di poesia . Sia grande quanto si voglia il poeta che si aggiunge al canone , egli deve sedere su una seggiola , o vogliam dire trono , sola : non ha bisogno di due o di tutte , e che un altro o tutti gli altri si rizzino e se ne vadano . La gloriola non è per te fanciullo ! La poesia pura , quando si legge , fa che il lettore volgare dica : Come si potrebbe far meglio e più ! È vero che codesta è illusione d ' ornatista ... E io penso ai panforti fiorati che sono tanto più belli , e si contemplano così a lungo ; ma finalmente gli ornati si gettano e si mangia il panforte solo . Tuttavia ricordati , anche per via di questo esempio fanciullesco del panforte fiorato , che generalmente si ammira e loda quel che sta sopra , non quello ch ' è sotto . Ricordati che la poesia vera fa battere , se mai , il cuore , non mai le mani . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XVIII . Dunque ... Ma intendo . Tu non aspiri alla gloriola , ma alla gloria ; e così distingui , come se la gloriola fosse tra i vivi , e la gloria dopo morte . Non voglio dirti ( le tue illusioni mi sono care ) , non voglio dirti che dopo morte non sentiremo nulla , di ciò che si dice di noi . Sentirò o almeno sentirai : non rabbuiarti . Ma sentirai belle cose ? Qui sta il punto . Prima di tutto : diranno nulla ? Si ha fretta , ai nostri giorni , di vivere ; e le visite ai camposanti fanno perder tempo . Ci si assorda , ai nostri giorni , con la nostra vita ; e non è possibile udire lo stridio leggiero delle ombre . I morti , ai nostri giorni , non contano più . Un poeta disse che il dì della morte era il dì della lode ; ma il detto , pochi anni dopo che fu detto , non era più vero ; e il Prati stesso lo sa , se nel sepolcro qualcosa si sa ! E questo oblio che preme subito i morti , non è , quanto ai letterati , senza ragione e senza giustizia . Noi letterati vogliamo in vita occupar troppo il mondo di noi . Se stessimo nel nostro angolo , se non ci sbracciassimo tanto nel mezzo della gente , se non vociassimo tanto , non avverrebbe questo compenso di silenzio dopo morte . Dunque , diranno nulla di te ? E se mai , diranno bene e giusto ? O credi che allora sarà cessata la mania della classificazione , l ' artifizio della suggestione , la cecità del partito e della setta ? Vedi : spesso i morti sono disturbati nel loro riposo , e tratti fuori per dare addosso ai vivi . Spessissimo . L ' invidia sai in che forma si esercita per lo più . Tu dài a uno la debita lode in presenza d ' alcuno . Questi conferma breve : poi a lungo si volta a lodare un altro , il quale può essere inferiore o superiore al tuo lodato , ma quasi sempre è morto . Ora tu , fanciullo , vorresti essere disseppellito a questo fine ? Poiché sarai un ' ombra , avresti piacere d ' essere adoperato a far ombra a qualche buon fanciullo saldo , che viva e canti ? Questo non ti piacerebbe : meglio dormire dimenticato . È meglio esser morto tutto , che continuare a comparire avanti i tribunali ad essere giudicato e classificato : tanto più , che i giudici si trasmettono , cursori che stanno eternamente fermi , le fiaccole de ' loro giudizi . Tu non vuoi giudizi : vuoi commozione , vuoi assenso , vuoi amore ; e non per te , ma per la tua poesia . Ebbene morto che tu sia , se la tua voce fu pura , se fu la voce dell ' anima e delle cose , non l ' eco , o più fioca o più forte , d ' altrui voce ; ebbene codesta voce sarà inavvertita , quando non sia dimenticata . In vero se è spesso ripetuta , come forse è ragione , si fonderà col tempo , non so se nel silenzio o rumore circostante : come il cinguettio delle rondini sotto la tua grondaia , che quando è un pezzo che lo senti , non lo senti più ... Tu vuoi parlare ? Aspetta : non ho finito . A ogni modo perché dovrebbe essere altrimenti ? Che cosa fai tu , veramente , che sia degno di lode e di gloria ? Tu ridi , tu piangi : che merito in ciò ? Se credi d ' averci merito , è segno che ridi e piangi apposta : se lo fai apposta , non è poesia la tua : se non è poesia , non hai diritto a lode . Tu scopri , s ' è detto ; non inventi ; e ciò che scopri , c ' era prima di te e ci sarà senza te . Vorresti scriverci il tuo nome su ? Ti adiri , che ti vogliano giudicare e anche premiare per quello che non è se non la tua natura e la tua manifestazione di vita . Dunque che importa a te del nome ? - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XIX . Il fanciullo Il nome ? Il nome ? L ' anima io semino , ciò ch ' è di bianco dentro il nocciolo , che in terra si perde , ma nasce il bell ' albero verde . Non lauro e bronzo voglio ; ma vivere ; e vita è il sangue , fiume che fluttua senz ' altro rumore , che un battito , appena , del cuore . Nei cuori , io voglio , resti un mio palpito , senz ' altro vanto che qual d ' un brivido che trema su l ' acque , fa il sasso che in fondo vi giacque . Nell ' aria , io voglio , resti un mio gemito : se l ' assiuolo geme voglio essere tra i salci del rio anch ' io , nelle tenebre , anch ' io . Se le campane piangono piangono , io nelle opache sere invisibile voglio essere accanto di quella che piange a quel pianto . Io poco voglio ; pur , molto : accendere io su le tombe mute la lampada che irraggi e conforti la veglia dei poveri morti . Io tutto voglio ; pur , nulla : aggiungere un punto ai mondi della Via Lattea , nel cielo infinito ; dar nuova dolcezza al vagito . Voglio la vita mia lasciar ; pendula ad ogni stelo , sopra ogni petalo , come una rugiada ch ' esali dal sonno , e ricada nella nostr ' alba breve . Con l ' iridi di mille stille sue nel sole unico s ' annulla e sublima ... lasciando più vita di prima . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XX . Bene ! Dunque riassumo , come uomo serio che sono . La poesia , per ciò stesso che è poesia , senz ' essere poesia morale , civile , patriottica , sociale , giova alla moralità , alla civiltà , alla patria , alla società . Il poeta non deve avere , non ha , altro fine ( non dico di ricchezza , non di gloriola o di gloria ) che quello di riconfondersi nella natura , donde uscì , lasciando in essa un accento , un raggio , un palpito nuovo , eterno , suo . I poeti hanno abbellito agli occhi , alla memoria , al pensiero degli uomini , la terra , il mare , il cielo , l ' amore , il dolore , la virtù ; e gli uomini non sanno il loro nome . Ché i nomi che essi dicono e vantano , sono , sempre o quasi sempre , d ' epigoni , d ' ingegnosi ripetitori , di ripulitori eleganti , quando non siano nomi senza soggetto . Quando fioriva la vera poesia ; quella , voglio dire , che si trova , non si fa , si scopre , non s ' inventa ; si badava alla poesia e non si guardava al poeta ; se era vecchio o giovane , bello o brutto , calvo o capelluto , grasso o magro : dove nato , come cresciuto , quando morto . Siffatte quisquilie intorno alla vita del poeta si cominciarono a narrare a studiare a indagare , quando il poeta stesso volle richiamare sopra sé l ' attenzione e l ' ammirazione che è dovuta soltanto alla poesia . E fu male . E il male ingrossa sempre più . I poeti dei nostri tempi sembrano cercare , invece delle gemme che ho detto , e trovare , quella vanità che è la loro persona . Non codesta quei primi . E tu , o fanciullo , vorresti fare quello che fecero quei primi , col compenso che quei primi n ' ebbero ; compenso che tu reputi grande , perché sebbene non nominati , i veri poeti vivono nelle cose le quali , per noi , fecero essi ( 32 ) . È così ? Sì . - Fine -
Lingua e linguistica ( Nencioni Giovanni , 1983 )
Saggistica ,
1 . Che cos ' è la linguistica ? È facile rispondere : È lo studio scientifico della lingua . Non è però facile andare oltre questa elementare affermazione , cioè risolverne le ambiguità , esplicitarne le implicazioni . Anzitutto : " la lingua " ; che valore daremo a questo singolare ? È un singolare specifico e quindi significa " la nostra lingua , la lingua materna " ? ; o un singolare generico , e quindi significa " la facoltà di linguaggio , il linguaggio " ? ; o è un singulare pro plurali e quindi significa " le lingue , tutte le lingue del globo , morte e viventi " ? Mettiamo di interpretare nel senso specifico , e apparente - mente più concreto , quel singolare " la lingua " come " la nostra lingua naturale , materna " . Ma è davvero possibile studiare scientificamente la nostra propria lingua senza avere idee generali sulla facoltà di linguaggio , su questa facoltà costitutiva dell ' uomo quale noi lo conosciamo e che evidentemente presiede a tutte le lingue naturali ? Se vogliamo una prova storica di questa impossibilità , pensiamo agli antichi grammatici greci che fecero la descrizione grammaticale del greco appoggiandola alla struttura logica del giudizio e alle categorie aristoteliche e fondarono le loro etimologie su opposte soluzioni del gran problema dell ' origine ( e quindi della natura ) della lingua . Ci limitiamo a questo solo esempio storico , perché è dirimente . Infatti dopo di allora non c ' è stato studio di lingua , fosse pure il più ristretto e il più episodico - dalla semplice normativa grammaticale alla storia di singoli fenomeni - , che non abbia implicato idee generali sul linguaggio ; le quali erano spesso quelle ereditate dalla tradizione greco - latina e perciò date come scontate , ma non perciò meno condizionatrici dei metodi e dei risultati . È poi facile constatare che il maggior rigoglio degli studi linguistici si è avuto quando , in età antica o moderna , lo studio delle singole lingue e di particolari fenomeni è stato accompagnato o addirittura promosso da nuove concezioni del linguaggio . Si potrebbe logicamente concludere che allo " studio scientifico della lingua " ( come abbiamo definito la linguistica ) è necessaria una teoria del linguaggio ; o , in termini più odierni , che alla linguistica applicata è indispensabile la linguistica teorica . Ma non affrettiamoci . Proviamo ad interpretare quel singolare " la lingua " come un singulare pro plurali . Ebbene : lo studio di più lingue naturali , se non fatto a scopo di pratico poliglottismo , ha sempre indotto lo studioso ad un confronto sistematico tra varie lingue ; confronto che può portare alla scoperta di una origine comune ( è stato il caso , modernamente , delle lingue indeuropee , ed anche , nel Rinascimento , di quelle neolatine ) o alla constatazione di profonde diversità strutturali . Dalla scoperta dell ' origine comune è sorta la ricerca della causa della separazione originaria o dei motivi del progressivo diversificarsi nel tempo ; dalla constatazione delle differenze strutturali è sorto il problema della diversità dei prodotti ( le lingue ) di un ' unica facoltà umana ( il linguaggio ) , e dei modi e limiti di tale diversità . Dalla linguistica comparata , insomma , o contrastiva ( come oggi si usa dire ) è nata la tipologia linguistica nella sua duplice dimensione : storica e teorica . Può dunque darsi che una seria osservazione empirica susciti esigenze teoriche e proponga problemi di portata generale ; come , all ' inverso , che una concezione teorica scopra aspetti nuovi della realtà e suggerisca sperimentazioni prima intentate . In ogni caso , resta confermato il principio che nessuna scienza , quindi neppure la scienza dei fenomeni linguistici , può prescindere da una teoria o , detto in termini più odierni , da un modello , unico o plurimo , dell ' oggetto . 2 . Ma qual è l ' oggetto della linguistica ? Abbiamo già detto che lo studio della lingua materna rinvia il linguista a delle idee generali sulla lingua intesa come facoltà di linguaggio ; e che lo studio comparato di lingue diverse , ivi compresa la materna del linguista , lo rinvia del pari all ' unica facoltà di linguaggio come problema della compatibilità di questa con la pluralità delle lingue umane in quanto prodotte da un ' unica facoltà fondamentale e tuttavia diverse . È il problema degli universali linguistici , che periodicamente risorge imponendo al linguista la ricerca degli elementi o caratteri presumibilmente comuni a tutte o alla maggior parte delle lingue . L ' oggetto della linguistica è dunque un oggetto complesso : anzitutto la facoltà di linguaggio ( o semplicemente linguaggio ) , poi la lingua materna , infine le lingue naturali non materne . Lo studio delle lingue naturali non materne implica la consapevole conoscenza della lingua materna , e lo studio della lingua materna implica l ' assunzione , magari acritica , di una concezione del linguaggio . La complessità e direi globalità dell ' oggetto si è fatta irrefutabile quando l ' attributo " scientifico " applicato allo studio dei fenomeni linguistici non si è più limitato a significare " descrittivo , classificatorio » , ma ha voluto significare " esplicativo " ; quando insomma la linguistica da empiria umanistica , cioè filologica , retorica e normativa , è assurta a sapere organico e formalizzato . Non si creda , però , che alla complessità e globalità dell ' oggetto della linguistica si sia addivenuti in epoca recente , come farebbero credere certi manuali che dividono la storia della linguistica in una fase prescientifica , che giungerebbe fino alle soglie dell ' età romantica , e in una fase scientifica , nella quale si affermerebbe , durante quasi tutto l ' Ottocento , la linguistica comparata come indirizzo prima storico e poi positivistico , e finalmente si aprirebbe , con Ferdinand de Saussure , la linguistica propriamente moderna , fondata su una teoria radicalmente nuova . Studiosi sagaci del passato , tra i quali è doveroso segnalare Luigi Rosiello , hanno dimostrato che ciò è vero solo al patto di ignorare la imponente tradizione speculativa di due secoli , abbassando una saracinesca nella continuità costruttiva della storia . In realtà i problemi e i temi che costituiscono la linguistica odierna sono stati impostati tra la seconda metà del Seicento e la fine del Settecento , col sorgere del pensiero moderno , e sono divenuti le costanti di uno sviluppo coerente e irreverso della disciplina , pur nel mutare delle professioni ideologiche . Mi si consenta di ripercorrere per sommi capi tale sviluppo , restaurando , insieme con la continuità di una linea , la possibilità di meglio valutare le peculiarità della linguistica dell ' età nostra . 3 . Il razionalismo cartesiano , sostenitore della corrispondenza fra la struttura della lingua e la innata struttura razionale del pensiero umano , mirò , attraverso la Scuola di Port - Royal , alla formulazione di una grammatica generale , cioè di un metodo di analisi e di descrizione che in ogni lingua storica reperisse gli universali logici presenti nella varietà dei fenomeni . Tale grammatica era l ' indubbio superamento di quella propria dell ' umanesimo , prescrittiva e retorica . D ' altra parte l ' empirismo inglese , concependo le parole , nominalisticamente , come segni delle idee ( e non delle cose ) costituiti al fine di assicurare la comunicazione fra gli uomini , si avviò a considerare il linguaggio come un sistema semiotico convenzionale , diversificato a seconda della cultura e dei bisogni dei vari popoli . Con ciò pose in termini non biblici il gran problema dell ' origine del linguaggio e affermò esplicitamente quel principio dell ' arbitrarietà del segno linguistico , cioè del suo rapporto non necessario con le cose , che alcuni hanno ritenuto una scoperta di Saussure . Alla metà del Settecento nell ' opera del sensista francese Condillac troviamo il culmine della speculazione illuministica sul linguaggio e già annunciati alcuni temi della linguistica odierna . Per lui il linguaggio , anziché il prodotto della mente razionale dell ' uomo , è un fattore costitutivo di quella mente , giacché organizza i contenuti sensibili . dell ' esperienza in segni che esprimono le idee e , combinandosi , le pongono in contatto reciproco . Il linguaggio è insomma la chiave e la garanzia della funzionalità operativa della mente . Il problema della origine delle facoltà dell ' intelletto , e del linguaggio stesso , si trasferiva così dalla metafisica alla psicologia , nel cui ambito si dava una classificazione dei segni fondata sul rapporto ( o accidentale o naturale o istituzionale [ cioè arbitrario ] ) col loro contenuto e con le reazioni psichiche degli uomini . È ovvio che la spiegazione psicologica e convenzionale della genesi del linguaggio , e l ' ammissione del suo condizionamento sociale , giustificassero la diversità delle lingue storiche assai meglio dell ' ontologismo linguistico cartesiano e invitassero allo studio della loro individualità . Fu così aperta la via da un lato all ' approfondimento dei rapporti della logica e dei linguaggi formalizzati con le lingue naturali , dall ' altro alla linguistica comparata e storica e alla tipologia linguistica dell ' età romantica , e finalmente allo psicologismo e sociologismo dell ' età positivistica . Non rileva poi molto , ai fini del progresso generale della disciplina , che questo o quel problema , questa o quella esperienza fossero affrontati all ' insegna dell ' idealismo o del positivismo : entrambi gli orientamenti contribuirono ad arricchire il patrimonio concettuale della linguistica , ad additare nuove soluzioni e prospettive . Faremo due soli grandi esempi . L ' idealismo di Humboldt mise in superba luce l ' aspetto attivo e creativo del linguaggio , da concepire non come prodotto inerte ( o èrgon ) ma come creazione continua ( o enèrgeia ) , come forma formante anziché come materia , come processo universale dell ' umanità e voce individuale delle nazioni , come scoperta e comprensione del mondo piuttosto che come nomenclatura e strumento di comunicazione . Una teoria siffatta fu del pari idonea a promuovere gli studi di antropologia e tipologia linguistiche e quelli sulle grandi lingue di cultura . L ' altro esempio , che sta sotto l ' opposta insegna del positivismo , è quello di Schleicher . Egli concepì le lingue storiche come organismi naturali , che nascono , crescono e muoiono per proprie leggi interne , analoghe a quelle biologiche , cioè indipendenti dalla volontà e dall ' intelletto dell ' uomo . Il suo genealogismo e il rigoroso concetto di legge fonetica gli permisero di trattare le lingue come fenomeni oggettivi , quindi spiegabili , prevedibili , ricostruibili entro un loro sviluppo necessario , al quale fini col dare un definitivo crisma naturalistico la teoria evoluzionistica di Darwin . Luigi Rosiello tenta di chiudere in una formula il senso di questa storia bisecolare della linguistica dicendo che , dopo una fase di ricerca di universali razionali , fondata sull ' assunto cartesiano del linguaggio come rappresentazione della innata razionalità del pensiero , la linguistica mirò , attraverso la grammatica generale di Port - Royal e dell ' Encyclopédie , al conseguimento di universali metodologici , che successivamente , calati nella comparazione delle lingue storiche , divennero universali storici . 4 . Agli inizi del Novecento la linguistica disponeva dunque di una problematica essenziale e specifica , già sperimentata alla luce di orientamenti diversi e in diverse prospettive ; si era inoltre adusata alla collaborazione con discipline scientifiche quali la psicologia , l ' etnologia , la sociologia , le scienze naturali ; aveva accumulato una grande e preziosa quantità di dati concreti attraverso la comparazione di lingue affini e la ricostruzione di fasi comuni non documentate ( genealogia indeuropea , semitica ecc . ) , o l ' inchiesta dialettologica ed etnologica sul campo ( rilievi geolinguistici , atlanti linguistici , lessici dialettali ecc . ) . Ma nella seconda metà dell ' Ottocento le discipline con cui la linguistica aveva collaborato si erano profondamente mutate . La più antica di esse , la logica classica e medievale , aveva ceduto il posto alla teorizzazione del linguaggio simbolico come calcolo indipendente dal linguaggio naturale , cioè a quella logica matematica che rifonda la semantica e la sintassi e studia la forma del conoscere scientifico con un rigore che s ' imporrà all ' attenzione della linguistica teorica . La psicologia , superata la fase filosofica e divenuta empirica e poi sperimentale , abbandonava l ' originario associazionismo per una concezione totale della coscienza e per una analisi più complessa della percezione in rapporto alla costituzione dell ' intelligenza ; e sorgeva , a incontrare tali tendenze ; la psicanalisi . L ' etnologia si andava distaccando dall ' antropologia fisica e temperava la visione evoluzionistica con quella degli scambi e prestiti culturali , arricchendosi di una prospettiva storica . La sociologia con tecniche di rilevamento statistico innestava nell ' organicismo oggettivo della linguistica schleicheriana il riferimento ad organismi collettivi concreti , quali gruppi , ceti , sfere sociali e culturali . All ' interno , d ' altronde , della stessa linguistica positivistica la critica dell ' assolutezza della legge fonetica in nome del ricorso all ' analogia e a fattori soggettivi di eccezione , riproponeva la presenza e l ' intervento dell ' uomo in un ambito di fenomeni che pareva dovergli essere sottratto , e insinuava una concezione storica , anziché naturalistica , dell ' organismo della lingua . Le polemiche , poi , del risorgente idealismo sgretolavano l ' apparente compattezza della linguistica positivistica , sia con l ' asserire il carattere estetico dell ' attività linguistica e porre al suo centro la fantasia individuale , sia col ritenere la lingua un mero specchio della storia delle idee , sostituendo bene spesso allo studio del sistema linguistico lo studio delle singole parole come esponenti concettuali o come tessere stilistiche . La linguistica rischiava , specialmente in Italia , di ridursi a lessicologia storica di indirizzo semasiologico od onomasiologico , collocandosi ai margini di discipline ben più ricche di contenuti intellettuali . E ciò proprio nel tempo in cui le scienze naturali avevano superato lo stadio descrittivo ed erano entrate in quello esplicativo e predittivo , e fra di esse la fisiologia , allargando e affinando le proprie tecniche d ' indagine , offriva al grezzo naturalismo dei linguisti l ' occasione di rivedere a fondo i metodi e i programmi . 5 . Se in Italia , e in altre aree periferiche , la linguistica rischiò di subordinarsi , pur con ottimi risultati parziali , alla filologia , alla storia delle idee , alla critica stilistica , nell ' Europa scientificamente più evoluta essa , la meno letteraria delle discipline umanistiche , senti il bisogno di adeguarsi al moto e al modo delle scienze . Il primo linguista ad avvertire lucidamente questo bisogno fu il ginevrino Ferdinand de Saussure , che volle anzitutto definire con precisione l ' oggetto della disciplina come un sistema di segni considerato in sé e per sé , rivendicandone la specificità e l ' autonomia di contro a interpretazioni ancillari , e ritenendo perciò la linguistica una semiologia . Approfondendo il concetto di segno , ne riaffermò l ' arbitrarietà ma al tempo stesso la sua solidarietà entro il sistema , in cui vide , anziché un agglomerato di sostanze monadiche , una rete di relazioni e di valori collettivi , di costanti differenziali presenti alla mente di ogni parlante come una tastiera potenziale per l ' attuazione del discorso . Così , senza negare l ' evoluzione delle lingue e quindi il loro studio diacronico , reagì ad uno storicismo frantumante col porre prioritario lo studio sincronico , cioè sistematico , che è proprio delle scienze naturali , e coerentemente , pur avendo dato un geniale contributo alla ricostruzione preistorica dell ' indeuropeo , costituì oggetto primario della linguistica la vivente lingua parlata , riassorbendo nella naturalità dell ' oggetto i processi psichici , quindi il fattore umano . Non si può dire che tutta la nuova linguistica del Novecento sia scaturita dall ' insegnamento teorico di Saussure . La linguistica statunitense , ad esempio , formatasi sulla ricerca etnologica ed etnolinguistica relativa agli indiani d ' America , trovò una sua via moderna nel contatto con lingue orali , prive di letteratura scritta e mal inseribili nei paradigmi della grammatica di tradizione classica . Essa ideò una tecnica descrittiva fondata sull ' analisi della frase in costituenti immediati , e sulla distribuzione delle parole nella frase , cioè elevò le posizioni costanti delle parole a categorie di equivalenza grammaticale , prescindendo per quanto possibile dal significato in senso concettualistico , anzi respingendolo in nome di una psicologia comportamentistica . Vide perciò la lingua come uno stimolo rivolto ad assicurare l ' interazione dei membri di una comunità ; come un sistema formale , autonomo dai contenuti mentali delle altre discipline ed esso stesso non mentalistico ( cioè indipendente da fattori non fisici , quali lo " spirito " , la " volontà " o la " mente " ) , ma meccanicistico , cioè retto dai meccanismi del sistema nervoso . Una grammatica così concepita , formalistica e operante sul corpus di ogni lingua con metodo rigorosamente induttivo , se da un lato costituiva un allineamento della linguistica con la psicologia prevalente in America e faceva esplicito ricorso alla fisiologia , dall ' altro riduceva semplicisticamente il gran problema del significato alla situazione schematica stimolo - reazione , cioè alle manifestazioni linguistiche meramente pratiche , e si appagava di risultati tassonomici e descrittivi . Va però detto che questa corrente della linguistica statunitense , benemerita sia per il risoluto tentativo di rinnovamento metodologico sia per l ' attenzione portata allo studio della sintassi ( cenerentola della linguistica tradizionale ) , fu la principale , non l ' unica . Di contro al nome di Leonard Bloomfield , suo capostipite , va posto il nome di Edward Sapir , che , provenendo dallo stesso campo dell ' etnolinguistica , collegò acutamente i fatti di lingua alla mentalità dei popoli primitivi e avanzò l ' ipotesi di una stretta correlazione fra le civiltà e le strutture delle lingue rispettive , in quanto implicanti un ' analisi dell ' esperienza e una visione del mondo . Orientamenti analoghi si affermavano quasi contemporaneamente nella scuola londinese , linguistica e antropologica , di Firth e Malinowski . 6 . Dalla teoria di Saussure , date le sue molte pregnanze , potevano diramarsi e si diramarono indirizzi diversi . Tutti però assunsero il carattere comune di strutturalismo linguistico , studiando ogni lingua come un insieme in cui " tout se tient , tout se rallie " , un insieme dunque raccolto in una coesione ed equilibrio interni che lo rendono sistematico . Il concetto di struttura largamente applicato nelle scienze della natura e nella tecnologia ora con valore ontologico ora come semplice metodo conoscitivo od operativo , ebbe una splendida affermazione nella Scuola di Praga , che alla fine degli anni Venti , sotto la guida di Trubeckoj , trasformò la fonetica da studio generale dei suoni linguistici in fonologia , ossia in studio dei fonemi delle singole lingue come sistemi chiusi di elementi fonici aventi valore distintivo delle parole . Si sottrasse così , per la prima volta , il suono linguistico ad una individuazione generica e fluttuante e lo si correlò direttamente al significato , ponendo un rapporto funzionale tra i due aspetti , il fonico e il semantico , del segno linguistico . Lo stesso criterio , applicato , oltre che al livello fonetico , a quello morfologico ( cioè ad un altro dei cosiddetti inventari chiusi della lingua ) , consenti eccellenti descrizioni , ovviamente sincroniche , di lingue vive e morte , e forni anche la spiegazione di fenomeni diacronici presentandoli come alterazione dell ' equilibrio di parti del sistema in una certa fase e come suo riassestamento in una fase ulteriore ; una diacronia , insomma , vista come la successiva stratificazione di più stadi subsistematici entro un sistema a tendenza autoconservativa e stabilizzatrice . Il difetto di questa filiazione della teoria saussuriana ( come del parallelo strutturalismo americano di cui abbiamo parlato ) era la visione eccessivamente oggettuale e statica della lingua , la cui coesione , dovuta alle forze interne , alla entelechia del sistema , non poteva ricevere da interventi esterni , primi fra tutti quelli dei parlanti , se non impulsi turbatori e destabilizzanti . Venne però al soccorso dello strutturalismo il concetto di funzione , concetto della matematica e della fisiologia , ma già diffuso in altri rami del sapere scientifico e tecnologico ; il quale , formalizzato algebricamente dalla glossematica del danese Hjelmslev per la combinatoria degli elementi del sistema , assurse a principio informatore di un cospicuo ramo dello strutturalismo che ben si poté chiamare funzionale ; dove il concetto di funzione non solo mise in evidenza il dinamismo delle strutture , cioè i fattori che le muovono governando l ' uso della lingua e ne provocano le modificazioni diacroniche , ma intervenne nel definire i fini stessi dell ' istituto . Non posso non ricordare qui la griglia funzionale proposta dal maggior esponente di questo strutturalismo , Roman Jakobson , uno dei capi del formalismo russo e dei fondatori della Scuola di Praga ; griglia che , assorbendo e arricchendo quella precedentemente formulata dallo psicologo tedesco Karl Bühler , intreccia e distingue sei funzioni della lingua : referenziale ( o rappresentativa o denotativa ) , conativa ( o appellativa o ingiuntiva ) , emotiva ( o espressiva o affettiva ) , fatica ( individuata da Malinowski ) , metalinguistica , poetica . L ' inclusione della poetica nella griglia delle funzioni della lingua segna una svolta storica , in quanto rivendica alla linguistica e al linguista quella " grammatica ( per dirla con lo stesso Jakobson ) della poesia " che per secoli ha gravitato sulla retorica e , più modernamente , sulla stilistica , senza trarne motivazione sufficiente . Questa griglia funzionale s ' imposta su uno schema dell ' atto di parola , o atto linguistico , che Jakobson mutua dalla teoria ingegneresca delle comunicazioni : la comunicazione verbale presuppone un emittente e un destinatario - ricevente che abbiano un codice comune e si tengano in contatto mediante un canale entro cui passi il messaggio . Tale schema e la connessa , non meno ingegneresca , teoria dell ' informazione , che ha reso possibile la quantificazione del significato , nonostante la loro rigidità tecnologica hanno aperto nuove prospettive e possibilità allo studio del parlato nella situazione comunicativa , tanto sotto l ' aspetto attivo che ricettivo . È grande merito di Jakobson non aver mai trascurato di collegare la linguistica con discipline scientifiche e tecnologiche da cui essa potesse trarre spunti , suggerimenti , occasioni di avanzamento . Si pensi ai suoi famosi saggi sull ' apprendimento infantile del linguaggio e sulle menomazioni afasiche , nei quali egli ha utilizzato i risultati degli esperimenti psicolinguistici sui bambini , e delle osservazioni neurologiche sugli afasici , come indizi della fondazione delle leggi strutturali fonologiche e delle leggi di codificazione e decodificazione in cagione dei rapporti di similarità ( o metafora ) e di contiguità ( o metonimia ) su cui si impernia la libertà selettiva e combinatoria del parlante . L ' idea nuova che unisce questi saggi è che tanto i processi di instaurazione che quelli di degradazione o dissoluzione dell ' attività linguistica ( disturbi di contiguità , o combinazione , e disturbi di similarità , o selezione ) possono dare al linguista preziose indicazioni sull ' origine , la struttura , il funzionamento e i mutamenti del linguaggio . Ma anche gli psicologi e i neurologi dalla interpretazione linguistica dei fenomeni fisiologici o patologici osservati possono trarre orientamento sia per la sperimentazione sia per la localizzazione e interpretazione dei disturbi , se è vero quanto asserisce Jakobson che non è assurdo pensare ad una correlazione tra la topografia cerebrale e le coordinate di simultaneità e successione che presiedono all ' uso del linguaggio ; e la terapia trova senza dubbio un gran vantaggio nella collaborazione iatrolinguistica . 7 . All ' analisi dell ' atto linguistico in situazione comunicativa si sono rivolti negli ultimi decenni studiosi di indirizzi affatto diversi . Si è accennato allo schema ingegneresco ripreso da Jakobson e da lui sotteso alla sua griglia funzionale . Un filosofo inglese , John Austin , capo della Scuola analitica di Oxford , ne ha data invece una formulazione fondata non tanto sulla funzione e quindi natura del messaggio , quanto sulla sua forza illocutiva , definita con criteri psico - semantici . La quale forza illocutiva prende , secondo l ' intenzione del parlante , il modo della domanda o del consiglio o dell ' asserzione o dell ' ordine o della promessa ecc . , e mira ad un effetto perlocutivo , che può essere di ottenere una . risposta , di convincere , d ' impedire , di spaventare ecc . , e può non essere raggiunto . Importante è stata la scoperta di una categoria di verbi che , usati in enunciati affermativi alla prima persona del tempo presente , hanno un effetto performativo o , per dirla italianamente , esecutivo , giacché il parlante ( o scrivente ) col solo emettere il proprio enunciato compie un ' azione pragmatica : quali ì verbi ordinare , promettere , approvare , attestare , comunicare ecc . ; a patto , ovviamente , che i relativi enunciati siano emessi in una condizione di " felicità " , che cioè siano presenti i presupposti necessari all ' effetto . Con tale concezione l ' atto linguistico da intellettivo che era entra in pieno dentro il mondo della prassi , dell ' azione , e rifonda modernamente le intuizioni dell ' antica retorica . Un passo ulteriore si deve al filosofo americano Paul Grice , che si è adoperato ad accorciare la distanza tra la semantica dei linguaggi formali e quella dei linguaggi naturali , tra la logica del vero e del falso e la logica di quell ' opera di collaborazione che è la conversazione , governata da una serie di massime e di implicature conversazionali che Grice formula con vivo senso del contesto situazionale dell ' atto linguistico , del suo carattere pragmatico e dell ' importanza dell ' ascoltatore collaborante . Queste teorie hanno promosso nell ' ultimo decennio un crescente interesse per la pragmatica , cioè per l ' effettivo studio di quella lingua parlata che , nonostante gli appelli di Saussure e dei suoi seguaci , non è mai stata esaminata nella globalità e nella immediatezza del suo manifestarsi . È evidente la complessità di una tale analisi : resta arduo , anzitutto , delimitare il contesto pragmatico dell ' interazione dialogica , le componenti di sua pertinenza ( nozioni generali presupposte comuni ai parlanti , o loro " enciclopedia " ; presupposizioni particolari ; differenze sociolinguistiche ecc . ) , e ipotizzare modelli di complementarizzazione fra tali componenti e la materia linguistica . Si deve poi tener conto che il messaggio orale è pluricodice , giacché il codice linguistico viene integrato , quando non duplicato , dal codice gestuale , e il profferimento degli enunciati è modulato da un andamento prosodico , cioè da fattori di intonazione , durata e intensità che incidono profondamente sul significato degli enunciati e sugli effetti perlocutivi ; fattori sinora scarsamente considerati , ma che la fonetica strumentale , ormai dotata di apparecchiature raffinate , sta analizzando con la indispensabile collaborazione di acustici , audiologi , matematici . L ' osservazione diretta del parlato , come ha contribuito a distaccare il significato dal concettualismo , e dal vero funzionalismo della logica , così ha indotto il linguista a superare i limiti della grammatica di frase per entrare in quella del discorso , la cui concatenazione e progressione non erano state finora sottoposte a rilievi sistematici . Tanto sul versante del parlato che sul versante dello scritto si va elaborando quella " linguistica del testo " che cerca di render conto di una compagine discorsiva con ragioni linguistiche ignote alla tradizionale teoria dei generi letterari . In che modo può cominciare un discorso ( o un testo ) , e come certi modi sono condizionati da certe situazioni e da certi presupposti ; con quali elementi s ' imposta la deissi spazio - temporale del dialogo o del racconto ; in che modo si attua la connessione e progressione tematica o rematica del discorso ( o testo ) ; che cosa assicura l ' unità e identità di esso : ecco i principali problemi di questa linguistica in cui confluiscono , oltre a metodologie letterarie e semiotiche ( basta fare il nome del geniale filologo e critico tedesco Harald Weinrich e richiamare i numerosi studi di semiotica del racconto o narratologia ) , la semantica generativa e la semantica logica rispettivamente applicate all ' analisi del testo dalla scuola olandese di van Dijk e dalla scuola tedesca di Petöfi . Né va dimenticato che l ' analisi approfondita del testo parlato ha giovato ad una migliore definizione , per differentiam , del testo scritto e dei suoi caratteri relativamente autonomi dalla situazione pragmatica ; testo scritto il cui organismo linguistico è stato dato per conosciuto durante molti secoli ed ha servito soltanto come documento di lingua o come oggetto di rilievi stilistici . Ovviamente l ' attenzione all ' atto linguistico in situazione comunicativa non poteva non avere conseguenze sulle ricerche dialettologiche di campo . Accanto al tradizionale carattere della raccolta lessicologica e della cartografia linguistica esse hanno assunto quelle dell ' inchiesta sociolinguistica . La degradazione dei dialetti sotto la pressione della lingua nazionale o della emigrazione interna , la condizione delle minoranze linguistiche , la correlazione tra inferiorità linguistica e inferiorità sociale , la questione della lingua comune come problema politico nel quadro della cultura dominante , della scuola dell ' obbligo e della lotta di classe , ecco le principali prospettive di un ramo della odierna linguistica che assume toni impegnati laddove si presentano dislivelli e travagli sociali e dove più ferve il dibattito ideologico . Siamo in quel campo della linguistica applicata dove l ' interesse teorico per il linguaggio cede a quello per la vita delle singole lingue nel contesto delle comunità storiche , interesse che può sfociare , attraverso programmazioni glottodidattiche , in una vera e propria politica della lingua . Un documento tipico della ideologizzazione del problema della lingua nella società e nella scuola contemporanee è la Lettera a una professoressa scritta da don Lorenzo Milani nel 1967 , lettera che riuscì a sommuovere l ' opinione degli insegnanti e ad avviare un fortemoto di contestazione dell ' insegnamento tradizionale nel suo aspetto non soltanto linguistico ; giacché toccare la lingua come problema sociale significa , specialmente in Italia , toccare anche la cultura di cui la lingua è stata strumento . 8 . La più importante e originale teoria linguistica apparsa dopo lo strutturalismo di Saussure e della Scuola di Praga è _ senza dubbio la grammatica generativa proposta dal linguista statunitense Noam Chomsky col celebre libretto Syntactic Structures del 1957 e instancabilmente , fino ad oggi , rielaborata . Per rendersi conto della sua portata speculativa e metodologica occorre rifarsi all ' ambiente culturale da cui è emersa e a cui si è contrapposta : quello strutturalismo formalistico e antimentalistico americano che era approdato ad una descrizione tassonomica fondata sull ' analisi della frase in costituenti , sulla categorizzazione delle parole secondo la loro distribuzione nella frase e sul significato come meccanismo comportamentistico ; analisi condotta con metodo induttivo sopra un corpus di enunciati . Chomsky non rinnega l ' analisi in costituenti né la maggiore innovazione di quell ' indirizzo : lo straordinario rilievo dato alla sintassi come oggetto primo dell ' analisi linguistica . Ma respinge la concezione comportamentistica che esteriorizza e meccanizza banalmente il processo linguistico , e afferma la necessità di riportarlo all ' interno , alla mente del parlante . Una mente , però , non contrapposta al corpo , concetto d ' altronde aperto ed in rapido svolgimento , ma biologicamente costituita ; e non unitaria , ma composta di varie facoltà che possiamo assimilare agli organi del corpo e analizzare come analizziamo quelli . Una di tali facoltà è appunto il linguaggio , il cui studio fa dunque parte della biologia umana . Il linguaggio è una facoltà " computazionale " , cioè un processing di principi e regole per larga parte inconsci , che determinano la forma e il significato delle frasi e si dividono in due sistemi : un sistema geneticamente innato , che definisce la facoltà di linguaggio per tutto il genere umano ed è perciò composto di universali linguistici , i quali si manifestano con straordinaria rapidità e facilità nell ' acquisizione infantile della lingua materna ; ed un sistema più ricco , più complesso , diversificato da lingua a lingua , che viene acquisito per costruzione lenta nel contatto con l ' ambiente . Ad una grammatica universale o centrale si unisce dunque , in ogni lingua storica , una grammatica particolare , intendendo col termine " grammatica " tanto l ' insieme finito delle regole che costituiscono nella mente del parlante la facoltà di linguaggio e quindi producono o , con termine matematico , " generano " mediante processi ricorsivi le infinite possibili frasi di una data lingua , quanto la teoria scientifica , formalizzata , che corrisponde a quella grammatica e che ha la più forte capacità di " generare " la descrizione strutturale delle stesse frasi . La grammatica interiorizzata costituisce quella che Chomsky chiama la competenza del parlante ( e dell ' ascoltatore ) e che non è identificabile né al " sentimento linguistico " degli studiosi di formazione storico - idealistica , né alla " lingua " degli strutturalisti , cioè al sistema linguistico come virtuale compagine di tostanti , ma è la facoltà stessa di linguaggio nella sua incessante generatività o " creatività " ( non però in accezione idealistica ) , che consiste nell ' applicare con ordine ciclico le regole e , anche , nel cambiarle . Il codice e programma computazionale , il software della facoltà di linguaggio è l ' insieme delle regole sintattiche , il cui dinamico processing porta alla superficie enunciativa gli elementi lessicali nella loro veste fonetica e nella loro " forma logica ' ' , che è quella forma per cui - come osservò il vecchio Aristotele - il significato della frase ( o significato linguistico ) non è la somma dei significati delle parole ( significato nozionale ) che la compongono . La sintassi è dunque al centro della concezione chomskiana ; la quale lascia in ombra la semantica , pur riconoscendo la sua presenza e problematicità ( e in penombra la fonetica , affidandola alla naturalità dell ' esecuzione ) . È per questo che una corrente , per così dire scismatica , della scuola di Chomsky , la Semantica generativa , ha tentato di restituire al significato una funzione primaria , ponendo le funzioni semantiche della frase ( i " casi " ) come struttura profonda . E , più o meno indipendentemente dalla stessa concezione chomskiana , la teorizzazione sul segno linguistico ( semiotica ) e recenti indirizzi della logica ( Montague , Searle , Cresswel ecc . ) hanno riportato il significato nell ' orbita problematica delle lingue naturali e lo hanno riproposto ai linguisti . Dei risultati della grammatica generativa nella descrizione ed esplicazione delle singole lingue faranno un bilancio preciso gli anni futuri . Nel presente s ' impone la novità e l ' audacia di una teoria che , fondandosi sopra una epistemologia rigorosa , ha rimosso la lingua dalla oggettività oggettuale e dal funzionalismo astratto in cui aveva finito col bloccarla lo strutturalismo e l ' ha in toto richiamata all ' interno del soggetto . 9 . Il mio sommario discorso ha tentato o , per essere più onesti , ha presunto di dare una risposta alla domanda : Che cos ' è la linguistica ? , che meglio sarebbe stato formulare : Che cosa sono le linguistiche ? , tante specializzazioni vanta ormai questa disciplina per la quale può valere il motto " Quantumvis circumi ; numquam me complecteris " . Una disciplina , comunque , non è mai ciò che parrebbe indicare la sua tramandata e corrente etichetta ; una disciplina non è , ma si fa , si fa incessantemente , e incessantemente plasma il proprio oggetto ; aggiungerei " inquietamente " , perché l ' inquietudine mentale , la " santa impazienza " di Valéry , è la ragion di vita della scienza e dello scienziato . Perciò ho voluto e quasi dovuto presentare la linguistica , sia pur schematicamente , nel suo rincorrere se stessa attraverso l ' imponente maturazione scientifica dell ' età moderna ; e ho tenuto a mettere in evidenza , accanto alle sue giuste pretese di autonomia , l ' appello che essa rivolge , soprattutto oggi , non solo alle discipline che le furono sempre compagne , come la logica , l ' etnologia e la psicologia , ma alla fisica , alla cibernetica , alla fisiologia , alla neurologia , a tutte quelle scienze , insomma , che possono far luce sulle strategie di percezione , di acquisizione , di memorizzazione , di programmazione , di esecuzione dell ' individuo parlante e ascoltante . Questo appello essa rivolge non per esorbitare presuntuosamente dal proprio compito di studiare le lingue naturali negli accettati livelli di struttura ( fonetico , morfologico - sintattico e semantico ) e nel dinamico rapporto fra tali livelli solo conoscitivamente separabili , ma per non potersi oggi esimere dall ' estendere la sua intellezione alla integrale fenomenologia del linguaggio come facoltà costitutiva dell ' essere umano , né dal fondarsi sopra assunti teorici che , al punto di esigenza metodologica ed esplicativa cui è giunta oggi , la linguistica ritiene tanto indispensabili quanto non più formulabili in via di domestica ipotesi . Chi insomma oggi fa della linguistica , sa e deve sapere che , o faccia della modesta grammatica storica o della formalizzata grammatica generativa , egli si muove in un flusso di pensiero e in una prospettiva giudicante cui il suo operare non può sottrarsi , ma solo il dato nella sua ingenua e disponibile datità . Al postutto , siano le linguistiche molte o una sola , siano i loro temi e problemi costanti o ricorrenti e le loro motivazioni alternative o complementari , sta di fatto che è il loro oggetto , la lingua , ad essere indelimitabile e inesauribile da qualsiasi approccio , cioè non riassorbibile in nessuno di essi . Al di là della logica , dell ' acustica , della biologia resta sempre la lingua , e il vero linguista se la ritrova davanti , circolarmente , oltre le griglie cognitive di cui essa è pur sempre un presupposto . L ' approccio logico o biologico , che punta sugli universali mentali o fisiologici , e l ' approccio idealistico , che punta sull ' individualità storica e creatrice , sono stati e sono momenti alterni e ricorrenti , che rispondono a istanze complementari dei loro oggetti , cioè di quella facoltà di linguaggio che non è un mero automatismo e di quelle lingue storiche che non sono né mera naturalità né meri codici , e sono pertanto non passibili di " calcoli " di precisione , e di previsione se non probabilistica , stando al loro centro un principio d ' indeterminazione , quel principio d ' indeterminazione della storia umana che è , secondo il parere di un fisico molto autorevole , l ' individuo .