Tipi di Ricerca: Ricerca per parole
Trova:
> categoria_s:"StampaPeriodica"
IL PROBLEMA DELL'AUTORITÀ ( PELLIZZI CAMILLO , 1928 )
StampaPeriodica ,
Una rivoluzione diventa Stato quando le forze occasionali che l ' hanno posta in essere si trasformano in istituti di diritto destinati a permanere indipendentemente da quegli uomini e da quelle forze . E una rivoluzione che abbia , come il Fascismo , l ' obbiettivo principale di tra - sformare lo Stato , deve incardinare la vita dello Stato su organismi che perpetuino i motivi di questa rivoluzione anche quando gli individui fisici che hanno compiuta la rivoluzione stessa siano scomparsi . Il problema centrale è quello dell ' autorità dello Stato , della base politica e costituzionale di quella autorità . In uno Stato monarchico assoluto l ' autorità si accentra tutta nelle mani del monarca ereditario ; ma lo Stato fascista non è uno Stato monarchico assoluto . In uno Stato liberal - democratico , l ' autorità politica riposa massimamente sulle assemblee e soprattutto sulla Camera elettiva ; ma lo Stato fascista non è uno Stato liberai - democratico . Dunque , dove riposa l ' autorità politica e costituzionale nello Stato fascista ? Nel governo ? Ma il governo è no - minato dal re . Ma il re , che non è , che non vuole e non può essere , un monarca assoluto , deve nominare il governo ispirandosi a quelle che sia - no le forze politiche preponderanti nel paese . Ossia , volendosi un regime fascista , il re nomina il governo a seconda delle esigenze e delle tradizioni fondamentali del Fascismo . Dove troverà il re l ' espressione di queste esigenze e di queste tradizioni ? Non la troverà nella Camera , or - mai eminentemente sindacale . Il sindacalismo fascista è una delle massime organizzazioni del Fascismo , ma non è il Fascismo . Anzi , il sindacalismo , in quanto trovi libera espressione in un Parlamento , tenderà sempre ad accentuare , anzi che ad attutire , il suo fondamentale carattere di astrattezza e di economicità ; non vedrà i problemi particolari , astratti ed economici , sotto la luce dei problemi universali e concreti del paese , bensì questi sotto la lente concava di quelli , impiccolirà l ' universale per subordinarlo al particolare . Questo è accaduto sempre ed è nella logica delle cose . A meno che anche questa Camera sindacale , nel suo funzionamento , sia sotto il controllo continuo e assoluto del governo , nel qual caso si ritorna al problema iniziale : chi controllerà il controllatore , chi indicherà alla Corona le forze da cui dovrà essere tratto un nuovo governo ? Questo ente non potrà essere nemmeno il Senato . I senatori sono no - minati dal Re sotto la responsabilità di un membro del governo ; e il Se - nato , quindi , in ciascun momento , rappresenta le direttive politiche del governo in carica , e al massimo dei due governi precedenti . Il Gran Consiglio ? Ma il Gran Consiglio è composto tutto di funzionari di nomina regia ( sotto la responsabilità di un ministro ) , o di nomina governativa , o di nomina di partito , ossia prescelti dal capo del partito che è anche , per ovvia necessità , il capo del governo . Il Gran Consiglio , nella sua formazione attuale , è burocratico nel senso testuale della parola ; rappresenta una gerarchia amministrativa e politica in carica attualmente , non una potenza politica permanente e funzionale , che vi - va una vita autonoma rispetto agli altri organi centrali dello Stato . Insomma , il Gran Consiglio esprime il governo che c ' è , mentre qui si tratta di risolvere il problema di chi dovrebbe eventualmente designare un governo nuovo ... Rimane il partito . Ma anche il partito fascista si è , per necessità di cose , burocratizzato . L ' autorità , nel partito , scende dall ' alto ; i capi non sono eletti , sono nominati . Se così non fosse , il partito riprodurrebbe nel suo seno , peggiorandoli , tutti gli inconvenienti dei regimi democratici ed elettivi . Quindi le gerarchie del partito , in ogni dato momento , rappresentano la volontà del governo che è in carica in quel dato momento , e non possono quindi essere l ' autorità politica che designa o indica il modo di formazione di un governo nuovo in caso di vacanza governativa ...
LA RIVOLUZIONE DEL LAVORO ( ROSSONI EDMONDO , 1928 )
StampaPeriodica ,
... Quest ' anno l ' indirizzo generale della politica fascista si basa esclusivamente su opere costruttive che avvieranno il paese ad un avvenire di prosperità e di potenza . Si presentano così al primo piano della giovane e fresca vita nazionale , tutti i problemi che hanno tormentato lo spirito dei rivoluzionari di buona fede alla vigilia , durante e dopo la grande guerra , non esclusa l ' ansia e l ' irrequietudine per assicurare il pane e una maggiore dignità al proletariato , vale a dire il grave problema che è stato definito sociale ma che più propriamente il Fascismo ha identificato come il primo e più urgente problema nazionale ... Oggi la disoccupazione non è più un motivo di manifestazioni piazzaiuole ; è un problema che trova in - vece la sua soluzione razionale nelle iniziative del governo e nello sprone e nell ' ausilio del governo stesso agli enti e alle imprese . Così le provvidenze sociali si concretano attraverso la elaborazione delle legittime rappresentanze dei produttori facenti capo allo Stato e non sono più un pretesto per la bassa politica demagogica di altri tempi . Una ad una le aspirazioni del popolo lavoratore vivranno nella realtà ... Nel Fascismo c ' è dunque la vera Rivoluzione del Lavoro , inteso non nell ' umiliante senso proletario , ma nel senso più nobile e più vasto che comprende l ' iniziativa , l ' ingegno creatore e la forza costruttiva degli artieri di ogni attività . Le schiere elette del Partito nella celebrazione della storica Marcia debbono sempre richiamarsi alle origini gloriose dei Fasci di combattimento e vigilare affinché il processo interno di selezione e il processo esterno di conquista dell ' animo di tutto il popolo battano il ritmo accelerato secondo il comandamento unico dell ' unico Capo . Tra il fervore di opere che costituiscono le pietre miliari della Rivoluzione , bisogna cementare la solidarietà fraterna dei camerati e pretendere che ognuno compia la sua fatica nel grande cantiere . La molteplicità dei partiti significava la perenne lite politica . Il parassitismo , la divisione ed il conflitto delle classi significavano il disordine e la paralisi produttiva . Il Fascismo significa la redenzione perché è l ' unica volontà della Nazione , perché ha eliminato la rissa in - terna , perché è un regime di operosità , perché è l ' antisetta e l ' antiozio . È insomma , la Rivoluzione e la Civiltà del Lavoro .
TEMA FONDAMENTALE: LA BONIFICA ( LA DIREZIONE , 1928 )
StampaPeriodica ,
La nostra Rivista subì notevole ritardo nella data d ' uscita perché non molta gente sembrò allora per - suasa dell ' utilità di una pubblicazione destinata esclusivamente a potenziare nelle coscienze la necessità di una grande Italia rurale quale sarà finalmente non soltanto nei voti , ma negli sforzi più che generosi dei veri italiani rifatti in ispirito ed in ardimento ; ma tale ritardo e la stessa scarsa collaborazione di quanti eravamo andati a svegliare dal torpore tradizionale , non fecero velo al nostro proponimento . Fummo egual - mente in tempo ad impostare con risolutezza ed energia il problema del - la bonifica integrale . Il dibattito , iniziato nello stesso primo fascicolo ( gennaio 1925 ) con un Discorso della Direzione e con articoli tecnici , pro - segui ininterrottamente per tutta la prima annata sui vari e ponderosi aspetti morali , politici , sociali e finanziari della questione . E fu di grandissimo conforto alla nostra fatica la constatazione , in quello stesso anno e sempre più successivamente , dell ' assidua e sollecita cura del Governo Nazionale , delle pronte sue iniziative , dell ' imponente sviluppo delle opere , incoraggiate e promosse dal diretto ed efficace intervento personale del Capo illuminato e presente in ogni nobile gara . Abbiamo poi costantemente seguito progressi e svolgimenti nel campo delle opere e delle organizzazioni : non ci siamo mai stancati , con la collaborazione dei migliori , di ripetere col Duce e per il Duce la necessità di " bonificare fino all ' ultimo acquitrino , " che le energie del " patriziato illustre dell ' agricoltura " dovessero , unite e concordi , persegui - re la grande opera di redenzione fino al più vasto compimento , oltre la stessa caducità degli uomini , per consegnare alla storia del mondo un ' Italia restituita alla maturità di tutti i suoi destini ...
APPUNTI DI UN GREGARIO. LE DUE ETÀ ( VECCHIETTI GIORGIO , 1928 )
StampaPeriodica ,
... La differenza tra la vecchia e la nuova generazione e la superiorità di questa su quella , un acuto osservatore le può ricavare in parte dai frequenti colloqui tra i rappresentanti , diciamo così , delle due età . Si odono discussioni sul Fascismo e sulla vita fascista e si ha agio di osservare e di giudicare il mondo del giovane e quello del vecchio . Il vecchio afascista ( parola estensiva e meno impegnativa ) giudica il Fascismo con quella vecchia obbiettività portata all ' estremo , che , se può giovare allo storico , impoverisce tuttavia l ' uomo " attuale , " togliendogli quel tanto di passione e di poesia necessarie per vedere dietro il freddo e isolato problema , l ' aspetto di una rivoluzione tremendamente unitaria . Il vecchio dunque che tiene a questa sua imparzialità , sì da non immergersi nel fiume impetuoso del nuovo tempo , procede all ' antica : con lentezza e misuratezza d ' opinioni e d ' approvazioni , col freno sempre alla fantasia e al cuore " elementi " più lirici che critici , insistendo in una visione che egli dice universale ma che è in realtà turbata , per difetto di fede , da troppi minuti e falsi particolari . Egli divide animo e discussione in tante zone se - parate da esaminare diligentemente con coscienza scientifica e riserbo professorale . Non bisogna lasciarsi mai vincere dall ' entusiasmo , ma per piccole e sicure esperienze salire al giudizio totale , infallibile , spassionato . Così il vecchio studia il Fascismo , e cioè alcuni lati del Fascismo , e dopo lunga discussione " seria ed equilibrata " conclude porgendoti la sua critica " serena ed esauriente " e mostrandoti i risultati della sua analisi . Degli uomini e delle idee alcuni ha messo a destra , altri a sinistra , altre in altre righe e scomparti . Egli è in pace piena con la logica e le sue esigenze , il discorso non ha una grinza ma il Fascismo è andato a farsi benedire . Ben diverso è il contegno del giovane fascista d ' ingegno e di fede . Egli entra subito in lizza con una foga che turba non poco l ' avversario . Il discorso non è confutato e sostenuto da citazioni famose ma solo e di continuo ricorre un nome , detto ora sommesso con venerazione , ora forte e vittoriosamente come uno squillo guerresco . La dialettica del giovane ha altra misura , forma e sostanza . Egli non procede per pazienti e diligenti induzioni ma subito si pone innanzi , come un blocco incandescente , la questione nella sua totalità , non spaventato ma allettato dalla maestà delle proporzioni . Non discute il Fascismo perché non ha bisogno di capirlo , né di spiegarlo né di persuadersi ; perché lo sente , lo vi - ve , lo intuisce ; né saprebbe mai contraddirsi scindendo la propria personalità , per essere in una discussione cioè in un momento particolare e trascurabile , freddo , logico ed equanime , mentre la sua stessa vita è tutta presa dal fuoco di una passione e di una fede integrale e intransigente sino alla faziosità . Lo Stato autoritario , le istituzioni più rivoluzionarie come la Milizia e l ' Assemblea corporativa ; le idee più recise come l ' intransigenza , gli strumenti più originali come la violenza e la celerità ; tutto insomma quel che è fascista , cioè rivoluzionario , è sentito e compreso dal giovane perfettamente . Leggi , decreti , discorsi , scritti , circolari d ' ogni giorno , d ' ogni ora , vanno a completare e a definire sempre meglio l ' ossatura ideale del gran corpo fascista . Modernità e antichità , rivoluzione e tradizione , politica , arte , religione : tutto è fuso e splendente nel suo animo e nella sua mente . La discussione lascia quindi gli interlocutori come prima . Il vecchio con le sue misurazioni logiche , con la sua cultura , col suo frammentarismo cerca invano di capire , di confutare , di sperare quella famosa fede del giovane , la quale è in questi così aderente e propria che discuterne è tempo perso . Perché la fede non crolla all ' urto delle parole e l ' aria non abbatte la montagna . Il vecchio , immaginarselo poi , non più critico ma maestro , persuasore , educatore del giovane . Come se chi , per forza d ' ali , tocca la vetta possa essere iniziato ai segreti del volo da chi ha arrancato per le strade , battute da ogni genere animale ; da chi troppe volte , prima di giungere , ha fatto l ' umiliante constatazione di quanto sia necessario per tirar su il corpo il cespuglio d ' erba , la scheggia di roccia , la mediocre cosa in - somma . Le vie sono divergenti e lontane . Perché il vecchio è analitico e anatomista , il giovane sintetico e lirico ; per il primo la discussione sul Fascismo è una semplice esercitazione mentale , per il secondo un nuovo atto di fede .
GUAI A CHI LA TOCCA ( D.C. , 1928 )
StampaPeriodica ,
Chi in Italia , e nel mondo può fare a meno di essere un fervidissimo ammiratore di S . E . Giovanni Gentile , il grande filosofo del Fascismo , il geniale riformatore della scuola italiana , il Ministro al quale , dopo la sua morte , verranno innalzati monumenti per tutte le città italiane ? Monumenti che non serviranno ad eternare la sua opera per sé per - fetta , eterna ed immutabile più del Vangelo ma vorranno esprimere la gratitudine , che tutte le generazioni italiane , fino alla fine dei secoli , dovranno tributare al rinnovatore , all ' artefice dell ' educazione e della cultura nazionale . Tutto ciò è universalmente conosciuto . Ma , da ieri , S . E . Gentile ha offerto al mondo una nuova manifestazione del suo altissimo intelletto , una nuova prova della sua francescana umiltà , della sua temperanza , del suo buon gusto e della sua versatilità eccezionale : un monumentale articolo pubblicato dal Corriere della Sera in cui S . E . Gentile si palesa un umorista , al cui cospetto Sterne deve impallidire . Il viaggio sentimentale può essere non compreso , e può non divertire . L ' articolo cui alludiamo diverte e fa sorridere chiunque ha la fortuna di leggerlo . Che cosa abbia voluto dire S . E . Gentile , scrivendo di un ministro calunniato , non ha importanza . Forse non lo sa neppure lui . Parla di leggende assurde : di cose che " non hanno fondamento " secondo egli stesso scrive . Il nuovo , illustre parto del suo genio ha valore come opera d ' arte in sé . Come tale , noi profondamente l ' ammiriamo . Il resto non conta . L ' articolo ripete cose già note : che la Riforma è un punto fermo , inviolabile , sacro , che non deve subire mutamenti né anche nel dettaglio : che ogni ministro dell ' Istruzione Italiana aderisce a tale inviolabilità con il solo fatto di accettare il portafoglio della Minerva : che ogni voce , ogni pericolo di modificazioni " turba interessi " e diffonde " una inquietudine ed un disagio in tutto il Paese . " Chi difatti oserebbe dubitare di tali verità , universalmente accettate come dogma , incorrosibili nel tempo , inattaccabili da ogni veleno di critica ? Passeranno gli anni , profonde trasformazioni potranno accade - re nel pensiero , nel costume , nella vita dei popoli , ma la Riforma genti - liana resisterà , allo stesso posto , al sole , meglio del Colosseo , del Foro , dell ' Arco di Tito , i quali hanno subito qualche danno dai secoli . Di lustro in lustro essa acquisterà nuovo valore . Fino a ieri era la Riforma Gentile della Scuola , oggi leggete il Corriere della Sera di ieri è già diventata tout court , la Riforma erre maiuscola come quella di Martin Lutero . Potete da questo fatto immaginare ciò che diverrà tra qualche secolo . Perché intanto non si comincia con lo scolpirla nella pietra , e con l ' accendervi innanzi delle lampade ? I Ministri , che hanno avuto l ' onore di succedere a S . E . Gentile avrebbero dovuto pensarvi . Che altro compito potevano avere ? Ai Ministri dell ' Istruzione Italiana , ormai non può essere assegnata altra funzione oltre questa : essere i custodi del Verbo , tenere vivo il fuoco sacro della Riforma , eseguire fedelmente la volontà del Maestro , ed , in caso di dubbi , ricorrere a lui per una interpretazione autentica della legge . Chi potrebbe essere tanto folle da assumersi una qualsiasi nuova iniziativa ? Chi tanto audace da toccare i sacerdoti lasciati dal Riformatore a tutela della perfetta esecuzione della sua volontà ? Chi tanto temerario da macchiarsi , con interpretazioni non autorizzate , dell ' imperdonabile delitto di eresia ? Tra le generazioni venture , quando S . E . Gentile sarà asceso all ' Olimpo , si dibatteranno le contese , che si accesero tra i seguaci di Aristotile per la più esatta interpretazione della parola del Maestro . Fino a quando Egli è tra noi , ed è possibile attingere alla fonte della sua sapienza , ogni disputa è assurda e delittuosa ... Noi vorremmo che l ' on . Belluzzo propugnasse sanzioni altrettanto gravi per coloro che , eventualmente , ardissero dire che la Riforma .. , è " mal congegnata e mal concepita " ... Condanniamo a morte magari , gli avversari della Riforma se ve ne sono . Ma che il divino Gentile non ripudii la Nazione , che ebbe la fortuna di dargli la vita ! ...
PER UNA CRITICA LETTERARIA FASCISTA ( DE_VITA CORRADO , 1928 )
StampaPeriodica ,
... La critica fascista , come risultato di una nuova estetica , dovrà rispondere ai valori etici e sociali ed al vasto e profondo rinnovamento spirituale , artistico , politico e religioso , dell ' Italia delle Camicie Nere . Diversamente si potrà di tutto parlare , fuorché di critica fascista . Parlare di compiti è tutt ' altra cosa e forse è inutile , se prima con la mutata realtà storica non si rinnova ogni vecchio sistema valutativo . L ' universalismo democratico ci ha dato il Croce , che per la verità ingiusta - mente si accusa di servilismo alla filosofia teutonica . Il Croce si è riallacciato alla nostra tradizione ed ha innovata la nostra cultura , che sulla fine del secolo scorso sembrava dovesse nuovamente stagnarsi . Ma i meriti del Croce e il suo innegabile valore storico non giustificano la passiva persistenza su di un sistema superato . Non è possibile ammettere una critica fascista inquadrata nel sistema crociano . L ' universalismo e l ' individualismo si so - no annullati nella unità perfetta , nella realtà assoluta , nel principio religioso che è la Nazione . L ' individuo cede il posto allo Stato . E tale posizione non è contraria all ' autonomia dell ' opera d ' arte ed alla libera creazione . La critica deve valorizzare l ' arte nazionale nella sua continuità storica col passato al lume di un sistema etico e sociale , senza del resto cadere nei vecchi errori delle scuole che sottoponevano l ' arte a de - terminati fini utilitari . Ma non si può giudicare la nuova letteratura , se non inquadrandola nella vita della Nazione . L ' opera compiuta deve predominare sull ' individuo che l ' ha creata , come espressione collettiva : arte di popolo . E il primo compito della critica è quel - lo di unire le varie correnti della lettera - tura e del pensiero , per creare un organico movimento nazionale , che sappia esprimere al mondo il nuovo volto della Patria .
L'ARTE E IL REGIME ( MACCARI MINO , 1928 )
StampaPeriodica ,
Caro Bottai , Non ho cambiato parere : soltanto il Gran Consiglio , chiamando nel suo seno un artista fascista e fascista sul serio può risolvere radicalmente il problema dell ' ordine artistico . Soltanto dal massimo organo della Rivoluzione può essere emanato un provvedimento rivoluzionario : tale cioè da porre fine all ' andazzo di sapore liberalesco e democratico che imperversa nel campo delle arti . Dico nel campo delle arti volendo alludere alle manifestazioni artistiche d ' interesse pubblico e tali da impegnare il gusto di tutta la Nazione : cioè a dire , mostre , palazzi , monumenti , sistemazioni edilizie , opere pittoriche prescelte a ornare pubblici uffici o sedi di organi del Regime . Perché di quel che succede nello studio di un artista , delle sue esperienze , dei suoi tentativi , non sarebbe lecito far materia di provvidenze politiche . E l ' ordine artistico , di cui tanto s ' è par - lato e si parla , attiene più alla politica che all ' arte . Sostanzialmente , anzi , l ' arte , ci sia ordine o disordine nella sistemazione dei suoi prodotti , rimane un fatto intangibile e sfuggente a ogni regola che non sia d ' origine divina . Questione politica , dunque . Questione che impegna il Fascismo ... Poco e chiaro : o Gran Consiglio , o nulla .
PREFAZIONE ( - , 1861 )
StampaPeriodica ,
Ai tanti mali ond ’ è invasa la nostra Italia , minaccia oggi d ’ aggiungersi quello di una missione protestante , che , solennemente annunciata non è guari dai giornali , sta per esser spedita dall ’ Inghilterra , ad oggetto d ’ incoraggiarvi con tutti i mezzi possibili la Riforma protestante . Fra questi mezzi viene specialmente indicato quello della pubblicazione di libri di preghiera in lingua italiana , e di altri giudiziosi scritti pure in lingua italiana . Bisogna dunque dire che la rivoluzione politica , da cui la nostra cara penisola è da omai due anni contristata , sia in buon accordo col protestantismo , dacché questo , solo oggi , e dopo appunto che quella gli ha , direm così , preparato il terreno ; solo oggi e non prima , anzi non prima che dessa prevalesse in Italia , osa annunciare solennemente l ’ invio de ’ suoi missionari fra noi . E perché questo può dirsi con tutta ragione , non si vedrà per conseguenza inopportuno di far avvertiti per ogni via i cattolici , e massime i padri a tenersi in guardia per le loro famiglie dall ’ influsso dell ’ annunciata missione , la quale , proponendosi di agire anche mediante scritti giudiziosi in italiano , può giustamente temersi che ricorrerà senza meno al mezzo degli almanacchi , siccome è noto che vi è già ricorso un di lei precursore in altra contrada del cattolico nostro paese . Per tale evenienza Il Vero Amico viene spontaneo alla luce all ’ effetto di premunire i cattolici contro siffatto genere d ’ insidie . E perché inoltre può dirsi con tutto fondamento che la rivoluzione e il protestantismo sono di buona intesa fra loro , così sarà utile dare un cenno dei fatti che formano la storia dell ’ una e dell ’ altra . Dei fatti di quella , limitandoci al decennio contemporaneo , direm brevi parole in questa prefazione ; e del protestantesimo che osa venire ad inaugurarsi fra noi , registreremo le principali gesta , od in note , od in riscontri storici mese per mese nel corpo dell ’ almanacco . Così il savio lettore cattolico conoscerà di che mala razza siano entrambi . La rivoluzione che da dieci anni ha messe le radici in Piemonte , all ’ udire quei Dulcamara che governano in di lei nome , è altamente favorevole allo sviluppo del sentimento religioso . Confrontinsi le di lei opere coi precetti del Decalogo , il quale è la legge comune di noi cattolici , e si vedrà quanto sia menzognero siffatto vanto . Comanda primieramente il Signore nel Decalogo “ di non aver altro Dio fuori di lui ” e con ciò proibisce la libertà dei culti ; ma la rivoluzione ha invece proclamata questa libertà , in virtù della quale si sono già eretti tempi valdesi , chiese nazionali , e si è fatto diritto ai protestanti , agli scismatici , agli eretici d ’ ogni genere , mormoni , quacqueri , turchi , di dogmatizzare a lor moda e combattere direttamente la religione degli Italiani , di seminar Bibbie falsificate , e di predicare infine ad uditori prezzolati siccome ha fatto specialmente il famoso apostata frate Gavazzi in Toscana ed in Napoli . Il Signore comanda altresì “ di non pigliare il nome di Dio invano ” ed ordina perciò anche l ’ osservanza dei giuramenti e delle promesse fatte in nome suo . Or bene : la rivoluzione , appena divenuta al potere del paese ha rotti i Concordati colla Santa Sede , sì in Piemonte che in Lombardia , ed altrove ; non rende ai legittimi principi i territori che ha riconosciuto loro spettare in nome della SS . Trinità nel trattato di Zurigo ; non paga i tributi dovuti al Papa in forza di antiche convenzioni ; non rimette ai frati di Lombardia i beni che si è obbligata a Zurigo di restituir loro , e viola tutto giorno la promessa di pace che diede solennemente in quel trattato . I giornali poi che le sono devoti bestemmiano e profanano quotidianamente il nome di Dio , e si fanno beffa della nostra fede . “ Ricordati di santificare le feste ” comanda in terzo luogo il Signore . La rivoluzione colla famosa legge Siccardi , in onta dell ’ opposizione della Santa Sede , si arrogò sacrilegamente l ’ autorità di sopprimere alquante feste in Piemonte , e notizie anche di fresca data assicurano che non rispetta poi neppur quelle che ha conservate ; ed una delle prime cose che ora ha fatto in Napoli è stata quella di sopprimere varie feste votive di quella città . “ Onora il padre e la madre ” dice il quarto comandamento del Decalogo . Proclamando la rivoluzione la libertà di opinione di coscienza , rompe nell ’ ordine domestico il vincolo di soggezione da cui per legge di natura sono tenuti i figli verso i genitori , e così distrugge la veneranda autorità del potere paterno , che è la base dell ’ ordine sociale . Chi è cattolico inoltre ha per madre la Chiesa , e per padre il romano Pontefice . La rivoluzione ha usurpato i domini della Chiesa e del Papa ; si richiamano di queste usurpazioni le allocuzioni del Sommo Pontefice Pio IX , le pastorali de ’ vescovi , le proteste del popolo cattolico ; lo dicono i vescovi in esiglio , i cardinali prigioni , il clero spogliato ecc . ecc . ; ed essa , sconosce i richiami , e le proteste , e continua ad offendere il Signore anche in questo . Dice il quinto comandamento “ non ucciderai ” e la rivoluzione , movendo ingiustamente la guerra ai poteri costituiti e specialmente al Papa è rea di tanti omicidi , quanti sono coloro che morirono nelle guerre avvenute dal maggio 1859 in avanti , e quante sono le vittime fatte fuori della guerra , come a dire l ’ innocente sacerdote fucilato in Perugia , e i tanti fedeli sudditi di re Francesco II fucilati nelle Due Sicilie . Riguardo al sesto precetto “ non maechaberis ” basterà ricordare che già la rivoluzione si dié cura di regolare con leggi che hanno la data del 1855 e del 1857 il libero esercizio dell ’ immoralità , ed ora , conforme lo ha pur notato ultimamente Pio IX nella sua allocuzione del 28 settembre prossimo scorso , appena messo il piede nelle Marche e nell ’ Umbria , ha proclamato il diritto del mal costume . “ Non ruberai ” dice il settimo precetto ; e la rivoluzione non solo non può dirlo d ’ averlo osservato , ma anzi lo rinnega in principio , e non si vergogna così d ’ aver rubato , ma ben anco si mostra disposta a rubare tutto quello che può . Ruba gli Stati , ruba i patrimoni dei principi ; spoglia i Corpi religiosi non che gli individui , nel mentre protesta di rispettare a tutti il diritto di proprietà , nel mentre condanna la confisca che usava in altri tempi , e che alla fin fine si applicava in pene di delitti contemplati dalla legge , e commessi da coloro cui veniva inflitta ; ruba infine ai popoli coi prestiti , e colle imposte , dei quali si crea il bisogno colla sua avventata amministrazione . “ Non dire falso testimonio contro il tuo prossimo ” prescrive l ’ ottavo precetto del Signore ; e la rivoluzione dopo aver denigrato per i trivi i governi costituiti in Italia , s ’ incaricò di deporre il falso contro di loro , e massime contro il Papa nel famoso congresso di Parigi , dove accusò di cattiva la legislazione pontificia , mentre per avviso degli intelligenti è migliore di quella di Francia e dello stesso Piemonte il cui Parlamento rese siffatta testimonianza ; e dove denunciò in pericolo di perturbazioni politiche gli altri Stati , e molestato da bande di ladri quello del Papa , mentre niuna perturbazione vi ebbe mai luogo , e vi riusciron male all ’ incontro quelle spedite da Sarzana e da Genova , paesi soggetti al Piemonte ; e mentre i ladri , avanzo della rivoluzione del 1848 , erano già stati in allora distrutti nelle Romagne ed invece crebbero a dismisura in Piemonte , fino al punto che un giorno furon levati d ’ in sul naso gli occhiali ad un giudice , ed in un altro la stampa non ebbe rossore di manifestare simpatie per certo Mottino celebre masnadiere , e di intercederne la salvezza contro il voto della legge che lo dannava a morte pe ’ suoi misfatti . Il Decalogo comanda eziandio di “ non desiderare la roba degli altri . ” I fatti di cui siamo testimoni e di cui abbiamo dato cenno ci dicono se la rivoluzione desideri o no la roba altrui . Finalmente il Signore vieta un altro genere di desideri ; ma la rivoluzione colla proclamata libertà delle opinioni e delle credenze , coll ’ esempio di usurpare l ’ altrui , col licenziare per legge la vita immorale , non può farsi scrupolo di un desiderio che la legge del Signore proscrive ; sicché non uno dei precetti del Decalogo è stato ed è da essa osservato . E dopo tutto ciò ognuno ben vede che dessi non è , come si vanta , favorevole allo sviluppo del sentimento religioso . È invece altamente contraria ; e se tale non fosse , come oserebbe il protestantesimo farsi innanzi sui di lei passi ? Stiam dunque all ’ erta . Diffidiamo di coloro che belli di siffatte millanterie rigettano il dominio temporale del Papa ; perché questa è la via che conduce a rigettare anche la spirituale autorità . Vegliamo . La rivoluzione si leva la maschera : dopo aver distrutto i troni , si avventa all ’ altare ; cerca di strapparci dal grembo della cattolica Chiesa . Provvediamo alla nostra fede , e guardiamoci dalle insidie che ci tendono i nemici di essa .
LA RESISTENZA CATTOLICA ( G.F. , 1907 )
StampaPeriodica ,
Due fatti recenti - la sospensione a divinis di Don Romolo Murri e il biasimo inflitto al Rinnovamento - hanno mostrato che la Chiesa Cattolica , o per meglio dire quella coterie di alti dignitari ecclesiastici che influisce sulle opinioni del Papa , non è disposta a tollerare nessuna forma di modernismo , sia esso politico , esegetico e che appare decisa a ricorrere ad ogni mezzo perché non s ' introduca nell ' antico edificio nessuna merce di contrabbando , provenga essa dalla democrazia , dalla scienza critica o dalla filosofia protestante . Come già dicemmo altra volta il Papa - dal punto di vista cattolico - non ha tutti i torti . Esso ha in consegna una tradizione millenaria di autorità , di unità , di disciplina e non ha il diritto di cedere immediatamente ai primi tentativi di mutare profondamente tutto lo spirito del cattolicismo . La sua attitudine potrà sembrare meschina , il suo orizzonte ristretto e si dirà , forse con ragione , ch ' egli mostra di non comprendere completamente le possibilità che si offrono ancora nel mondo alla Chiesa Cattolica ; ma d ' altra parte egli rappresenta dei principi che hanno pure le loro ragioni d ' essere e di cui gli uomini non si son trovati scontenti per molti secoli . Perché una macchina continui ad agire e un organismo continui a vivere non occorrono soltanto nuovi rifornimenti di combustibile e di alimenti , vale a dire di forza nuova , occorre pure che vi siano dei meccanismi distributori , degli organi inibitori che assimilino a poco a poco la forza e la conservino per distribuirla gradatamente , altrimenti tutta l ' energia si sperde invano . Nella Chiesa Cattolica ci sono oggi - come ci sono state quasi sempre - queste due parti : quella conservatrice e moderatrice e quella innovatrice e rivoluzionaria . Ambedue sono necessarie alla vita della Chiesa e l ' una e l ' altra darebbero prova di stolidità se volessero reciprocamente sopprimersi . Se non ci fosse in alto l ' autorità che conserva le verità acquisite coi dogmi , e non ci fosse nel profondo l ' apporto di nuove energie e scoperte religiose il cattolicismo sarebbe condannato a morire . A seconda del partito vincitore cambierebbe il genere di morte ; o la sterilità o l ' anarchia . Ma il cattolicismo non par che voglia morire . Mai come in questi tempi di separazione e di anticlericalismo s ' è parlato tanto di cose religiose , specialmente cristiane e cattoliche . La Chiesa Cattolica dovrà forse ai suoi assalitori - interni ed esterni - il trionfo di una nuova giovinezza .
UNA GIORNATA NEL CAUCASO ( Calvino Italo , 1952 )
StampaPeriodica ,
Siamo scesi dal treno a una piccola stazione dell ' Azerbaigian , Cacmas , tra le prime alture del Caucaso . Alla stazione , nuova gentile invasione floreale del nostro vagone , già carico di mazzi di fiori dalla partenza da Baku . Prendiamo posto in un autopullman che ci porterà a visitare un sovkos e un colcos dell ' interno . Al paese di Kuba , le ragazze vestite coi costumi di tutte le repubbliche sovietiche ci risommergono di mazzi di fiori . Nel teatro , le orfane di guerra hanno preparato uno spettacolo per noi . A fatica ci strappiamo dalla calorosa ospitalità degli abitanti che vorrebbero farci passare con loro la giornata . Kuba è un paese di 10 mila abitanti , con diverse piccole fabbriche sparse intorno : industrie di conserve di frutta . Ha una scuola di 10 classi ( cioè corrispondenti alle nostre cinque elementari e cinque di ginnasio ) che visitiamo ; l ' insegnamento è in lingua azerbaigiana ; nelle ultime classi si studia il russo ; ci sono 200 allievi che studiano lingue estere : inglese o tedesco o francese . Lasciate le bianche fabbriche di Kuba , il nostro autopullman procede per strade deserte tra i campi , semi - invase dal fango : è una delle prime belle mattine dopo quaranta giorni di pioggia . Gli incontri sono rari : cosacchi a cavallo , tutti pelo , tra quello della barba e quello del colbacco ; pastori con lunghe bisacce ricamate appese alle spalle guidano greggi di pecore bianche e nere . Mi dico : « E poco più d ' un ' ora che abbiamo lasciato l ' ultimo paese , e qui sembra che il socialismo sia una realtà lontanissima , sembra d ' essere fuori del tempo ... » . Quand ' ecco , ai lati della strada , cominciano ad allinearsi fitti filari di meli : i frutteti curati come giardini s ' estendono a perdita d ' occhio intorno a noi . Il pullman imbocca il cancello del sovkos « Baghirov » . In un giardino tutto verde e fiori c ' è la casetta della direzione , e Efendiev , il direttore , un omaccione coi baffi neri e il colbacco , ci aspetta sulla soglia . Nell ' ufficio del direttore sembra d ' essere ancora in giardino , con tutto quel verde alle finestre , uno scaffale pieno di mele rosse , grossissime , messe in mostra , e negli angoli zucche grandi come mappamondi , verdi e gialle , posate su treppiedi . Poi carte geografiche di tutti i colori , che Efendiev indica , parlando ; e tre telefoni sulla sua scrivania ai quali egli continuamente è chiamato o chiama , interrompendo il suo discorso . Cominciò a darci il benvenuto , parlò dell ' Italia , di Togliatti , e prese a raccontarci la storia del suo sovkos . Vent ' anni fa qua erano paludi , dove cresceva solo il riso . Poi , nel 1931 , è stato fondato il sovkos , cioè l ' azienda agricola statale , che dipende dal trust delle conserve di frutta dell ' Azerbaigian . Hanno asciugato le paludi per 2300 ettari , hanno coltivato la terra con le macchine , hanno piantato i frutteti . Il direttore s ' avvicina a un grafico appeso alla parete , incorniciato con fregi di frutta , e ci illustra gli aumenti di produzione : 84 tonnellate di frutta nel '38; nel '41 erano già arrivati a 317 , nel '42 a 494; nel '43 molti degli uomini sono al fronte e la produzione comincia a scendere : 334 tonnellate ; e cala fino a 150 tonnellate nel 1945 . ( Così dappertutto in U.R.S.S. mostrano il male che ha fatto la guerra , il male che farebbe se tornasse ) . Ma poi , nel '46 , un gran balzo : 1183 tonnellate , poi 2700 , 3900 , 6500 e quest ' anno sono già quasi arrivati a 8000 . Tra cinque anni gli alberi daranno 22 mila tonnellate di frutta . Ma il compagno Baghirov ( il segretario del P.C. azerbaigiano , al cui nome è dedicato il colcos ) , esaminati i piani , ha proposto che arrivassero fino a 25 mila . Era una cifra un po ' grossa , i tecnici si sono riuniti per vedere se potevano arrivarci . Risultato : hanno deciso d ' impegnarsi per 30 mila tonnellate , su iniziativa dei giovani comunisti . Confesso che , prima , io non riuscivo mai a interessarmi molto degli elenchi di cifre , non riuscivo a entrare nello spirito di quei numeri . In Unione Sovietica , dovunque si vada , sono cifre che saltano fuori ; oramai ci ho preso gusto e non posso fare a meno di appassionarmici . I lavoratori hanno le loro case nel sovkos , - case di loro proprietà , in gran parte - e sono pagati a cottimo ( circa 40-60 rubli al giorno ) e chi sorpassa il premio annuale ha dei premi anche di 8-10 mila rubli oltre ai premi in natura . Siccome una mucca costa 1000 rubli , mi sto già domandando , se con questo sistema dei premi non possa rinascere il capitalismo , quando il direttore ci enumera ciò che ogni lavoratore sia dei colcos sia dei sovkos di quella regione può possedere come proprietà privata : un quarto d ' ettaro di terreno , una mucca con vitello , due maiali e cinque pecore . Mentre Efendiev parla , una donna con uno scialle attorno al capo ci porta vassoi pieni di mele , grosse mele rosse , e salviette di carta con sopra impresso l ' emblema del sovkos : una gran mela rossa . In questo sovkos ci sono le scuole obbligatorie di sette classi , le scuole serali per chi lavora , una scuola agronomica e una scuola zootecnica . Palestra , foot - ball , palla a volo , e scuderie per il gighit , lo sport equestre del Caucaso . Della nostra delegazione fa parte una dirigente dei pionieri di Bologna , che dovunque si vada , domanda sempre particolari sull ' organizzazione dei pionieri . E Efendiev le racconta un episodio sui pionieri naturalisti di questo sovkos . Durante la guerra i frutteti erano infestati da un insetto nocivo detto zlatabuska ( ce ne fa scrivere anche il nome latino : Euprochtis crysorrea ) che può essere ucciso solo alla nascita . I piccoli naturalisti giurarono di dar battaglia alla zlatabuska e di sterminarla . Si sguinzagliarono mattina e sera per i frutteti ; d ' allora in poi , l ' insetto è scomparso dalla zona . Nel reparto d ' imballaggio della frutta , ci accomiatiamo dal direttore perché siamo attesi al colcos « Orgionikize » . Efendiev ci regala ancora mele , tovagliette di carta diverse dalle altre perché hanno l ' emblema stampato in verde , e prima di lasciarci partire vuole che gli assicuriamo che , appena tornati in Italia , andremo a salutare Togliatti a nome suo personale . Lasciato il sovkos « Baghirov » , la strada scende ancora per colline e colline , guada fiumi , finché arriviamo a un villaggio di linde casette : il colcos « Orgionikize » . Nella piazzetta ci sono i colcosiani che ci aspettano , i bambini delle scuole con i fiori , e un ' orchestrina formata da un tamburo , da un flauto e da una specie di trombetta , che suona striduli motivi in nostro onore . Giriamo per il villaggio coi tre suonatori e tutto il paese dietro . Nel teatrino del colcos , dove siamo accolti , adorno d ' arazzi multicolori coi ritratti di Stalin e di Baghirov , un giovanotto bruno e smilzo , coi baffettini neri , si mette a ballare una di quelle loro danze snodate , di tipo arabo . Invita a ballare una delle nostre ragazze , e la scelta cade su una piccola compagna napoletana , nera nera anche lei , che per tutta l ' Unione Sovietica trova ricciuti ufficiali che le danno la loro fotografia con dedica e pallidi studenti che vogliono scriverle a Napoli . Poi ci portano a vedere le opere pubbliche . Prima tra tutte , la doccia : una casetta con dentro una doccia . Bisogna sapere che qui prima non c ' era neppure una tubatura d ' acqua . Avere l ' acqua è per loro una grande conquista , e certo un paese che ha conosciuto insieme l ' acqua potabile , la luce elettrica , l ' alfabeto , gli autocarri , le scuole , i trattori , il telefono , la radio , il cinema , tutto nel giro di pochi anni , deve avere delle prospettive storiche tutte sue . Perciò l ' acqua potabile è ancora qualcosa di prodigioso : difatti , passando per la piazza vedo un vecchietto col colbacco avvicinarsi alla fontana , aprire il rubinetto e indicarci il getto . In questa regione - ci dicono - prima della collettivizzazione una catena interminabile di vendette e faide familiari dissanguava i paesi , per cui i giovani non riuscivano ad arrivare adulti prima che la schioppettata di una famiglia nemica non piombasse loro addosso . Ora il sangue delle faide sembra antico di secoli ; nel colcos vivono 240 famiglie ognuna nella sua casetta , e ogni anno coi guadagni collettivi si costruiscono qualcosa : la scuola , il club , la centrale idroelettrica . Perfino il telefono , in tutte le case , e addirittura una piccola stazione radio della direzione del colcos . Così si può osservare , nel microcosmo del colcos , il processo che , in grande , si verifica in tutta l 'U.R.S.S.: i cittadini vedono che il lavoro collettivo migliora continuamente le loro condizioni di vita , e s ' appassionano sempre di più ad esso e alla vita socialista . In questo colcos solo l ' anno scorso sono state costruite 50 nuove case private . Un colcosiano di questa regione guadagna al giorno : 8 chili di grano , 9 chili di mele , 18 rubli , e poi altri prodotti : patate , latticini . Stando alle notizie che raccolgo , la prima cosa che un colcosiano cerca di fare coi suoi guadagni è costruirsi una casa di sua proprietà , dopo cerca di comprare una mucca , e poi un ' automobile « Moskovic » . Andiamo a visitare qualche casa di colcosiani : case in muratura , a due piani , sempre con una loggia di legno al primo piano . Basta che alla loggia s ' affacci una donna imbacuccata di veli bianchi , perché le casette prendano subito un aspetto orientale , ma con insieme qualcosa di nordico , tetti di lamiera rossa con una fila di galletti sulla cimasa . Da una veranda dove noto un grosso e moderno apparecchio radio , entriamo in una stanza da letto , con cinque bei tappeti ( qui è il paese dei tappeti ! ) e con bassorilievo di gesso sul soffitto che rappresenta un pavone . Il colcosiano Merikov , l ' anno scorso , coi centomila rubli dei suoi guadagni familiari ( solo in denaro ; poi c ' erano quelli in natura ) s ' è costruito questa casetta di sei stanze . La casa coi galletti sul tetto rosso è di Alì Mamedov , un ometto col giaccone di cuoio che l ' anno scorso , di rubli ( in famiglia sono in quattro che lavorano ) , ne ha guadagnati 128 mila . Dice d ' essere in grado d ' ospitare per un anno una delegazione italiana a far niente , tutto a sue spese , e s ' offre di farlo . Quasi quasi lo prendiamo in parola . Per la strada , due vecchi dall ' aria arzilla stanno a guardare il viavai , sorridendo sopra le bianche barbe a punta e con gli occhi ammiccanti sotto il colbacco . Uno ha 125 anni , - sento dire - l ' altro 120 . Avevo già sentito parlare della longevità dei contadini caucasici , e non voglio mettere in dubbio l ' informazione . A ogni modo , ci viene detto : « E inutile che chiediate a loro ; rispondono sempre d ' avere diciassette o diciotto anni » . Pranziamo nel colcos , a una gran tavolata in mezzo a contadini e contadine . Mahmud Kuliev , un ometto scuro e atticciato , presidente del colcos , ci parla attraverso due interpreti , perché sa solo l ' azerbaigiano . Ci viene servito riso con uva passa , gli immancabili cetrioli , pere secche , cipolle crude senz ' olio , e alfine un magnifico , enorme montone bollito , che , siccome non ci sono coltelli in tavola , dobbiamo impugnare con le mani e sbranare a morsi come antichi guerrieri . I tre suonatori e il giovinotto ballerino accompagnano il banchetto con musiche e danze , e i colcosiani cantano in coro le loro canzoni dalla melodia vibrata e dissonante . Sono canzoni orientali che si direbbe appartengano al folklore più tradizionale : ma le parole si richiamano a nuove città fondate , a eroine del lavoro , a Stalin . Ce n ' è una che ci piace moltissimo : Azerbaigian - dan ! e ci uniamo al coro sostituendo le parole con dei tarararà , e va benissimo . Tutti , colcosiani e delegati , a uno a uno , dobbiamo esibirci nella danza azerbaigiana , accompagnati dal ritmico batter di mani di tutti gli altri , e incitati dai dirigenti del colcos che hanno per primi dato l ' esempio . Intanto continuano a comparire vassoi con nuovi pezzi di montone ; e quando un robusto cantore intona verso dopo verso un antico poema interminabile che racconta le gesta di leggendari eroi , l ' atmosfera non potrebb ' essere più omerica . Ci vengono pure offerti vassoi con piramidi di mele rosse , ma oramai , dopo tutte quelle che ci ha convinto a mangiare stamattina il direttore Efendiev , di mele siam già sovrasaturi . Viene sera . E stata la più bella giornata del nostro viaggio . L ' esperienza che abbiamo avuto della campagna sovietica , nei semplici e purtroppo rapidi contatti con questa gente , vale più di volumi di dati e statistiche . Ci accomiatiamo , e il capo delegazione offre i nostri doni ai colcosiani . ( Sono molto contento che tocchi a loro la scatola di gianduiotti che mi sono portato da Torino ) . Il presidente del colcos e gli altri compagni si guardano un momento , un po ' soprappensiero . Il presidente dà un breve ordine . Un colcosiano esce e ritorna con un tappeto , che consegna al capo - delegazione . È un bel dono e pensavamo che tutto finisse così . Invece , tornando in pullman per le colline brulle e fangose , vediamo un camion che ci segue . È carico di mele ; il presidente del colcos ha voluto regalare una cassetta di mele a ciascuno di noi . Per tutto il resto del viaggio , fino a Mosca , navighiamo tra queste mele .