StampaPeriodica ,
Una
rivoluzione
diventa
Stato
quando
le
forze
occasionali
che
l
'
hanno
posta
in
essere
si
trasformano
in
istituti
di
diritto
destinati
a
permanere
indipendentemente
da
quegli
uomini
e
da
quelle
forze
.
E
una
rivoluzione
che
abbia
,
come
il
Fascismo
,
l
'
obbiettivo
principale
di
tra
-
sformare
lo
Stato
,
deve
incardinare
la
vita
dello
Stato
su
organismi
che
perpetuino
i
motivi
di
questa
rivoluzione
anche
quando
gli
individui
fisici
che
hanno
compiuta
la
rivoluzione
stessa
siano
scomparsi
.
Il
problema
centrale
è
quello
dell
'
autorità
dello
Stato
,
della
base
politica
e
costituzionale
di
quella
autorità
.
In
uno
Stato
monarchico
assoluto
l
'
autorità
si
accentra
tutta
nelle
mani
del
monarca
ereditario
;
ma
lo
Stato
fascista
non
è
uno
Stato
monarchico
assoluto
.
In
uno
Stato
liberal
-
democratico
,
l
'
autorità
politica
riposa
massimamente
sulle
assemblee
e
soprattutto
sulla
Camera
elettiva
;
ma
lo
Stato
fascista
non
è
uno
Stato
liberai
-
democratico
.
Dunque
,
dove
riposa
l
'
autorità
politica
e
costituzionale
nello
Stato
fascista
?
Nel
governo
?
Ma
il
governo
è
no
-
minato
dal
re
.
Ma
il
re
,
che
non
è
,
che
non
vuole
e
non
può
essere
,
un
monarca
assoluto
,
deve
nominare
il
governo
ispirandosi
a
quelle
che
sia
-
no
le
forze
politiche
preponderanti
nel
paese
.
Ossia
,
volendosi
un
regime
fascista
,
il
re
nomina
il
governo
a
seconda
delle
esigenze
e
delle
tradizioni
fondamentali
del
Fascismo
.
Dove
troverà
il
re
l
'
espressione
di
queste
esigenze
e
di
queste
tradizioni
?
Non
la
troverà
nella
Camera
,
or
-
mai
eminentemente
sindacale
.
Il
sindacalismo
fascista
è
una
delle
massime
organizzazioni
del
Fascismo
,
ma
non
è
il
Fascismo
.
Anzi
,
il
sindacalismo
,
in
quanto
trovi
libera
espressione
in
un
Parlamento
,
tenderà
sempre
ad
accentuare
,
anzi
che
ad
attutire
,
il
suo
fondamentale
carattere
di
astrattezza
e
di
economicità
;
non
vedrà
i
problemi
particolari
,
astratti
ed
economici
,
sotto
la
luce
dei
problemi
universali
e
concreti
del
paese
,
bensì
questi
sotto
la
lente
concava
di
quelli
,
impiccolirà
l
'
universale
per
subordinarlo
al
particolare
.
Questo
è
accaduto
sempre
ed
è
nella
logica
delle
cose
.
A
meno
che
anche
questa
Camera
sindacale
,
nel
suo
funzionamento
,
sia
sotto
il
controllo
continuo
e
assoluto
del
governo
,
nel
qual
caso
si
ritorna
al
problema
iniziale
:
chi
controllerà
il
controllatore
,
chi
indicherà
alla
Corona
le
forze
da
cui
dovrà
essere
tratto
un
nuovo
governo
?
Questo
ente
non
potrà
essere
nemmeno
il
Senato
.
I
senatori
sono
no
-
minati
dal
Re
sotto
la
responsabilità
di
un
membro
del
governo
;
e
il
Se
-
nato
,
quindi
,
in
ciascun
momento
,
rappresenta
le
direttive
politiche
del
governo
in
carica
,
e
al
massimo
dei
due
governi
precedenti
.
Il
Gran
Consiglio
?
Ma
il
Gran
Consiglio
è
composto
tutto
di
funzionari
di
nomina
regia
(
sotto
la
responsabilità
di
un
ministro
)
,
o
di
nomina
governativa
,
o
di
nomina
di
partito
,
ossia
prescelti
dal
capo
del
partito
che
è
anche
,
per
ovvia
necessità
,
il
capo
del
governo
.
Il
Gran
Consiglio
,
nella
sua
formazione
attuale
,
è
burocratico
nel
senso
testuale
della
parola
;
rappresenta
una
gerarchia
amministrativa
e
politica
in
carica
attualmente
,
non
una
potenza
politica
permanente
e
funzionale
,
che
vi
-
va
una
vita
autonoma
rispetto
agli
altri
organi
centrali
dello
Stato
.
Insomma
,
il
Gran
Consiglio
esprime
il
governo
che
c
'
è
,
mentre
qui
si
tratta
di
risolvere
il
problema
di
chi
dovrebbe
eventualmente
designare
un
governo
nuovo
...
Rimane
il
partito
.
Ma
anche
il
partito
fascista
si
è
,
per
necessità
di
cose
,
burocratizzato
.
L
'
autorità
,
nel
partito
,
scende
dall
'
alto
;
i
capi
non
sono
eletti
,
sono
nominati
.
Se
così
non
fosse
,
il
partito
riprodurrebbe
nel
suo
seno
,
peggiorandoli
,
tutti
gli
inconvenienti
dei
regimi
democratici
ed
elettivi
.
Quindi
le
gerarchie
del
partito
,
in
ogni
dato
momento
,
rappresentano
la
volontà
del
governo
che
è
in
carica
in
quel
dato
momento
,
e
non
possono
quindi
essere
l
'
autorità
politica
che
designa
o
indica
il
modo
di
formazione
di
un
governo
nuovo
in
caso
di
vacanza
governativa
...
StampaPeriodica ,
...
Quest
'
anno
l
'
indirizzo
generale
della
politica
fascista
si
basa
esclusivamente
su
opere
costruttive
che
avvieranno
il
paese
ad
un
avvenire
di
prosperità
e
di
potenza
.
Si
presentano
così
al
primo
piano
della
giovane
e
fresca
vita
nazionale
,
tutti
i
problemi
che
hanno
tormentato
lo
spirito
dei
rivoluzionari
di
buona
fede
alla
vigilia
,
durante
e
dopo
la
grande
guerra
,
non
esclusa
l
'
ansia
e
l
'
irrequietudine
per
assicurare
il
pane
e
una
maggiore
dignità
al
proletariato
,
vale
a
dire
il
grave
problema
che
è
stato
definito
sociale
ma
che
più
propriamente
il
Fascismo
ha
identificato
come
il
primo
e
più
urgente
problema
nazionale
...
Oggi
la
disoccupazione
non
è
più
un
motivo
di
manifestazioni
piazzaiuole
;
è
un
problema
che
trova
in
-
vece
la
sua
soluzione
razionale
nelle
iniziative
del
governo
e
nello
sprone
e
nell
'
ausilio
del
governo
stesso
agli
enti
e
alle
imprese
.
Così
le
provvidenze
sociali
si
concretano
attraverso
la
elaborazione
delle
legittime
rappresentanze
dei
produttori
facenti
capo
allo
Stato
e
non
sono
più
un
pretesto
per
la
bassa
politica
demagogica
di
altri
tempi
.
Una
ad
una
le
aspirazioni
del
popolo
lavoratore
vivranno
nella
realtà
...
Nel
Fascismo
c
'
è
dunque
la
vera
Rivoluzione
del
Lavoro
,
inteso
non
nell
'
umiliante
senso
proletario
,
ma
nel
senso
più
nobile
e
più
vasto
che
comprende
l
'
iniziativa
,
l
'
ingegno
creatore
e
la
forza
costruttiva
degli
artieri
di
ogni
attività
.
Le
schiere
elette
del
Partito
nella
celebrazione
della
storica
Marcia
debbono
sempre
richiamarsi
alle
origini
gloriose
dei
Fasci
di
combattimento
e
vigilare
affinché
il
processo
interno
di
selezione
e
il
processo
esterno
di
conquista
dell
'
animo
di
tutto
il
popolo
battano
il
ritmo
accelerato
secondo
il
comandamento
unico
dell
'
unico
Capo
.
Tra
il
fervore
di
opere
che
costituiscono
le
pietre
miliari
della
Rivoluzione
,
bisogna
cementare
la
solidarietà
fraterna
dei
camerati
e
pretendere
che
ognuno
compia
la
sua
fatica
nel
grande
cantiere
.
La
molteplicità
dei
partiti
significava
la
perenne
lite
politica
.
Il
parassitismo
,
la
divisione
ed
il
conflitto
delle
classi
significavano
il
disordine
e
la
paralisi
produttiva
.
Il
Fascismo
significa
la
redenzione
perché
è
l
'
unica
volontà
della
Nazione
,
perché
ha
eliminato
la
rissa
in
-
terna
,
perché
è
un
regime
di
operosità
,
perché
è
l
'
antisetta
e
l
'
antiozio
.
È
insomma
,
la
Rivoluzione
e
la
Civiltà
del
Lavoro
.
StampaPeriodica ,
La
nostra
Rivista
subì
notevole
ritardo
nella
data
d
'
uscita
perché
non
molta
gente
sembrò
allora
per
-
suasa
dell
'
utilità
di
una
pubblicazione
destinata
esclusivamente
a
potenziare
nelle
coscienze
la
necessità
di
una
grande
Italia
rurale
quale
sarà
finalmente
non
soltanto
nei
voti
,
ma
negli
sforzi
più
che
generosi
dei
veri
italiani
rifatti
in
ispirito
ed
in
ardimento
;
ma
tale
ritardo
e
la
stessa
scarsa
collaborazione
di
quanti
eravamo
andati
a
svegliare
dal
torpore
tradizionale
,
non
fecero
velo
al
nostro
proponimento
.
Fummo
egual
-
mente
in
tempo
ad
impostare
con
risolutezza
ed
energia
il
problema
del
-
la
bonifica
integrale
.
Il
dibattito
,
iniziato
nello
stesso
primo
fascicolo
(
gennaio
1925
)
con
un
Discorso
della
Direzione
e
con
articoli
tecnici
,
pro
-
segui
ininterrottamente
per
tutta
la
prima
annata
sui
vari
e
ponderosi
aspetti
morali
,
politici
,
sociali
e
finanziari
della
questione
.
E
fu
di
grandissimo
conforto
alla
nostra
fatica
la
constatazione
,
in
quello
stesso
anno
e
sempre
più
successivamente
,
dell
'
assidua
e
sollecita
cura
del
Governo
Nazionale
,
delle
pronte
sue
iniziative
,
dell
'
imponente
sviluppo
delle
opere
,
incoraggiate
e
promosse
dal
diretto
ed
efficace
intervento
personale
del
Capo
illuminato
e
presente
in
ogni
nobile
gara
.
Abbiamo
poi
costantemente
seguito
progressi
e
svolgimenti
nel
campo
delle
opere
e
delle
organizzazioni
:
non
ci
siamo
mai
stancati
,
con
la
collaborazione
dei
migliori
,
di
ripetere
col
Duce
e
per
il
Duce
la
necessità
di
"
bonificare
fino
all
'
ultimo
acquitrino
,
"
che
le
energie
del
"
patriziato
illustre
dell
'
agricoltura
"
dovessero
,
unite
e
concordi
,
persegui
-
re
la
grande
opera
di
redenzione
fino
al
più
vasto
compimento
,
oltre
la
stessa
caducità
degli
uomini
,
per
consegnare
alla
storia
del
mondo
un
'
Italia
restituita
alla
maturità
di
tutti
i
suoi
destini
...
StampaPeriodica ,
...
La
differenza
tra
la
vecchia
e
la
nuova
generazione
e
la
superiorità
di
questa
su
quella
,
un
acuto
osservatore
le
può
ricavare
in
parte
dai
frequenti
colloqui
tra
i
rappresentanti
,
diciamo
così
,
delle
due
età
.
Si
odono
discussioni
sul
Fascismo
e
sulla
vita
fascista
e
si
ha
agio
di
osservare
e
di
giudicare
il
mondo
del
giovane
e
quello
del
vecchio
.
Il
vecchio
afascista
(
parola
estensiva
e
meno
impegnativa
)
giudica
il
Fascismo
con
quella
vecchia
obbiettività
portata
all
'
estremo
,
che
,
se
può
giovare
allo
storico
,
impoverisce
tuttavia
l
'
uomo
"
attuale
,
"
togliendogli
quel
tanto
di
passione
e
di
poesia
necessarie
per
vedere
dietro
il
freddo
e
isolato
problema
,
l
'
aspetto
di
una
rivoluzione
tremendamente
unitaria
.
Il
vecchio
dunque
che
tiene
a
questa
sua
imparzialità
,
sì
da
non
immergersi
nel
fiume
impetuoso
del
nuovo
tempo
,
procede
all
'
antica
:
con
lentezza
e
misuratezza
d
'
opinioni
e
d
'
approvazioni
,
col
freno
sempre
alla
fantasia
e
al
cuore
"
elementi
"
più
lirici
che
critici
,
insistendo
in
una
visione
che
egli
dice
universale
ma
che
è
in
realtà
turbata
,
per
difetto
di
fede
,
da
troppi
minuti
e
falsi
particolari
.
Egli
divide
animo
e
discussione
in
tante
zone
se
-
parate
da
esaminare
diligentemente
con
coscienza
scientifica
e
riserbo
professorale
.
Non
bisogna
lasciarsi
mai
vincere
dall
'
entusiasmo
,
ma
per
piccole
e
sicure
esperienze
salire
al
giudizio
totale
,
infallibile
,
spassionato
.
Così
il
vecchio
studia
il
Fascismo
,
e
cioè
alcuni
lati
del
Fascismo
,
e
dopo
lunga
discussione
"
seria
ed
equilibrata
"
conclude
porgendoti
la
sua
critica
"
serena
ed
esauriente
"
e
mostrandoti
i
risultati
della
sua
analisi
.
Degli
uomini
e
delle
idee
alcuni
ha
messo
a
destra
,
altri
a
sinistra
,
altre
in
altre
righe
e
scomparti
.
Egli
è
in
pace
piena
con
la
logica
e
le
sue
esigenze
,
il
discorso
non
ha
una
grinza
ma
il
Fascismo
è
andato
a
farsi
benedire
.
Ben
diverso
è
il
contegno
del
giovane
fascista
d
'
ingegno
e
di
fede
.
Egli
entra
subito
in
lizza
con
una
foga
che
turba
non
poco
l
'
avversario
.
Il
discorso
non
è
confutato
e
sostenuto
da
citazioni
famose
ma
solo
e
di
continuo
ricorre
un
nome
,
detto
ora
sommesso
con
venerazione
,
ora
forte
e
vittoriosamente
come
uno
squillo
guerresco
.
La
dialettica
del
giovane
ha
altra
misura
,
forma
e
sostanza
.
Egli
non
procede
per
pazienti
e
diligenti
induzioni
ma
subito
si
pone
innanzi
,
come
un
blocco
incandescente
,
la
questione
nella
sua
totalità
,
non
spaventato
ma
allettato
dalla
maestà
delle
proporzioni
.
Non
discute
il
Fascismo
perché
non
ha
bisogno
di
capirlo
,
né
di
spiegarlo
né
di
persuadersi
;
perché
lo
sente
,
lo
vi
-
ve
,
lo
intuisce
;
né
saprebbe
mai
contraddirsi
scindendo
la
propria
personalità
,
per
essere
in
una
discussione
cioè
in
un
momento
particolare
e
trascurabile
,
freddo
,
logico
ed
equanime
,
mentre
la
sua
stessa
vita
è
tutta
presa
dal
fuoco
di
una
passione
e
di
una
fede
integrale
e
intransigente
sino
alla
faziosità
.
Lo
Stato
autoritario
,
le
istituzioni
più
rivoluzionarie
come
la
Milizia
e
l
'
Assemblea
corporativa
;
le
idee
più
recise
come
l
'
intransigenza
,
gli
strumenti
più
originali
come
la
violenza
e
la
celerità
;
tutto
insomma
quel
che
è
fascista
,
cioè
rivoluzionario
,
è
sentito
e
compreso
dal
giovane
perfettamente
.
Leggi
,
decreti
,
discorsi
,
scritti
,
circolari
d
'
ogni
giorno
,
d
'
ogni
ora
,
vanno
a
completare
e
a
definire
sempre
meglio
l
'
ossatura
ideale
del
gran
corpo
fascista
.
Modernità
e
antichità
,
rivoluzione
e
tradizione
,
politica
,
arte
,
religione
:
tutto
è
fuso
e
splendente
nel
suo
animo
e
nella
sua
mente
.
La
discussione
lascia
quindi
gli
interlocutori
come
prima
.
Il
vecchio
con
le
sue
misurazioni
logiche
,
con
la
sua
cultura
,
col
suo
frammentarismo
cerca
invano
di
capire
,
di
confutare
,
di
sperare
quella
famosa
fede
del
giovane
,
la
quale
è
in
questi
così
aderente
e
propria
che
discuterne
è
tempo
perso
.
Perché
la
fede
non
crolla
all
'
urto
delle
parole
e
l
'
aria
non
abbatte
la
montagna
.
Il
vecchio
,
immaginarselo
poi
,
non
più
critico
ma
maestro
,
persuasore
,
educatore
del
giovane
.
Come
se
chi
,
per
forza
d
'
ali
,
tocca
la
vetta
possa
essere
iniziato
ai
segreti
del
volo
da
chi
ha
arrancato
per
le
strade
,
battute
da
ogni
genere
animale
;
da
chi
troppe
volte
,
prima
di
giungere
,
ha
fatto
l
'
umiliante
constatazione
di
quanto
sia
necessario
per
tirar
su
il
corpo
il
cespuglio
d
'
erba
,
la
scheggia
di
roccia
,
la
mediocre
cosa
in
-
somma
.
Le
vie
sono
divergenti
e
lontane
.
Perché
il
vecchio
è
analitico
e
anatomista
,
il
giovane
sintetico
e
lirico
;
per
il
primo
la
discussione
sul
Fascismo
è
una
semplice
esercitazione
mentale
,
per
il
secondo
un
nuovo
atto
di
fede
.
StampaPeriodica ,
Chi
in
Italia
,
e
nel
mondo
può
fare
a
meno
di
essere
un
fervidissimo
ammiratore
di
S
.
E
.
Giovanni
Gentile
,
il
grande
filosofo
del
Fascismo
,
il
geniale
riformatore
della
scuola
italiana
,
il
Ministro
al
quale
,
dopo
la
sua
morte
,
verranno
innalzati
monumenti
per
tutte
le
città
italiane
?
Monumenti
che
non
serviranno
ad
eternare
la
sua
opera
per
sé
per
-
fetta
,
eterna
ed
immutabile
più
del
Vangelo
ma
vorranno
esprimere
la
gratitudine
,
che
tutte
le
generazioni
italiane
,
fino
alla
fine
dei
secoli
,
dovranno
tributare
al
rinnovatore
,
all
'
artefice
dell
'
educazione
e
della
cultura
nazionale
.
Tutto
ciò
è
universalmente
conosciuto
.
Ma
,
da
ieri
,
S
.
E
.
Gentile
ha
offerto
al
mondo
una
nuova
manifestazione
del
suo
altissimo
intelletto
,
una
nuova
prova
della
sua
francescana
umiltà
,
della
sua
temperanza
,
del
suo
buon
gusto
e
della
sua
versatilità
eccezionale
:
un
monumentale
articolo
pubblicato
dal
Corriere
della
Sera
in
cui
S
.
E
.
Gentile
si
palesa
un
umorista
,
al
cui
cospetto
Sterne
deve
impallidire
.
Il
viaggio
sentimentale
può
essere
non
compreso
,
e
può
non
divertire
.
L
'
articolo
cui
alludiamo
diverte
e
fa
sorridere
chiunque
ha
la
fortuna
di
leggerlo
.
Che
cosa
abbia
voluto
dire
S
.
E
.
Gentile
,
scrivendo
di
un
ministro
calunniato
,
non
ha
importanza
.
Forse
non
lo
sa
neppure
lui
.
Parla
di
leggende
assurde
:
di
cose
che
"
non
hanno
fondamento
"
secondo
egli
stesso
scrive
.
Il
nuovo
,
illustre
parto
del
suo
genio
ha
valore
come
opera
d
'
arte
in
sé
.
Come
tale
,
noi
profondamente
l
'
ammiriamo
.
Il
resto
non
conta
.
L
'
articolo
ripete
cose
già
note
:
che
la
Riforma
è
un
punto
fermo
,
inviolabile
,
sacro
,
che
non
deve
subire
mutamenti
né
anche
nel
dettaglio
:
che
ogni
ministro
dell
'
Istruzione
Italiana
aderisce
a
tale
inviolabilità
con
il
solo
fatto
di
accettare
il
portafoglio
della
Minerva
:
che
ogni
voce
,
ogni
pericolo
di
modificazioni
"
turba
interessi
"
e
diffonde
"
una
inquietudine
ed
un
disagio
in
tutto
il
Paese
.
"
Chi
difatti
oserebbe
dubitare
di
tali
verità
,
universalmente
accettate
come
dogma
,
incorrosibili
nel
tempo
,
inattaccabili
da
ogni
veleno
di
critica
?
Passeranno
gli
anni
,
profonde
trasformazioni
potranno
accade
-
re
nel
pensiero
,
nel
costume
,
nella
vita
dei
popoli
,
ma
la
Riforma
genti
-
liana
resisterà
,
allo
stesso
posto
,
al
sole
,
meglio
del
Colosseo
,
del
Foro
,
dell
'
Arco
di
Tito
,
i
quali
hanno
subito
qualche
danno
dai
secoli
.
Di
lustro
in
lustro
essa
acquisterà
nuovo
valore
.
Fino
a
ieri
era
la
Riforma
Gentile
della
Scuola
,
oggi
leggete
il
Corriere
della
Sera
di
ieri
è
già
diventata
tout
court
,
la
Riforma
erre
maiuscola
come
quella
di
Martin
Lutero
.
Potete
da
questo
fatto
immaginare
ciò
che
diverrà
tra
qualche
secolo
.
Perché
intanto
non
si
comincia
con
lo
scolpirla
nella
pietra
,
e
con
l
'
accendervi
innanzi
delle
lampade
?
I
Ministri
,
che
hanno
avuto
l
'
onore
di
succedere
a
S
.
E
.
Gentile
avrebbero
dovuto
pensarvi
.
Che
altro
compito
potevano
avere
?
Ai
Ministri
dell
'
Istruzione
Italiana
,
ormai
non
può
essere
assegnata
altra
funzione
oltre
questa
:
essere
i
custodi
del
Verbo
,
tenere
vivo
il
fuoco
sacro
della
Riforma
,
eseguire
fedelmente
la
volontà
del
Maestro
,
ed
,
in
caso
di
dubbi
,
ricorrere
a
lui
per
una
interpretazione
autentica
della
legge
.
Chi
potrebbe
essere
tanto
folle
da
assumersi
una
qualsiasi
nuova
iniziativa
?
Chi
tanto
audace
da
toccare
i
sacerdoti
lasciati
dal
Riformatore
a
tutela
della
perfetta
esecuzione
della
sua
volontà
?
Chi
tanto
temerario
da
macchiarsi
,
con
interpretazioni
non
autorizzate
,
dell
'
imperdonabile
delitto
di
eresia
?
Tra
le
generazioni
venture
,
quando
S
.
E
.
Gentile
sarà
asceso
all
'
Olimpo
,
si
dibatteranno
le
contese
,
che
si
accesero
tra
i
seguaci
di
Aristotile
per
la
più
esatta
interpretazione
della
parola
del
Maestro
.
Fino
a
quando
Egli
è
tra
noi
,
ed
è
possibile
attingere
alla
fonte
della
sua
sapienza
,
ogni
disputa
è
assurda
e
delittuosa
...
Noi
vorremmo
che
l
'
on
.
Belluzzo
propugnasse
sanzioni
altrettanto
gravi
per
coloro
che
,
eventualmente
,
ardissero
dire
che
la
Riforma
..
,
è
"
mal
congegnata
e
mal
concepita
"
...
Condanniamo
a
morte
magari
,
gli
avversari
della
Riforma
se
ve
ne
sono
.
Ma
che
il
divino
Gentile
non
ripudii
la
Nazione
,
che
ebbe
la
fortuna
di
dargli
la
vita
!
...
StampaPeriodica ,
...
La
critica
fascista
,
come
risultato
di
una
nuova
estetica
,
dovrà
rispondere
ai
valori
etici
e
sociali
ed
al
vasto
e
profondo
rinnovamento
spirituale
,
artistico
,
politico
e
religioso
,
dell
'
Italia
delle
Camicie
Nere
.
Diversamente
si
potrà
di
tutto
parlare
,
fuorché
di
critica
fascista
.
Parlare
di
compiti
è
tutt
'
altra
cosa
e
forse
è
inutile
,
se
prima
con
la
mutata
realtà
storica
non
si
rinnova
ogni
vecchio
sistema
valutativo
.
L
'
universalismo
democratico
ci
ha
dato
il
Croce
,
che
per
la
verità
ingiusta
-
mente
si
accusa
di
servilismo
alla
filosofia
teutonica
.
Il
Croce
si
è
riallacciato
alla
nostra
tradizione
ed
ha
innovata
la
nostra
cultura
,
che
sulla
fine
del
secolo
scorso
sembrava
dovesse
nuovamente
stagnarsi
.
Ma
i
meriti
del
Croce
e
il
suo
innegabile
valore
storico
non
giustificano
la
passiva
persistenza
su
di
un
sistema
superato
.
Non
è
possibile
ammettere
una
critica
fascista
inquadrata
nel
sistema
crociano
.
L
'
universalismo
e
l
'
individualismo
si
so
-
no
annullati
nella
unità
perfetta
,
nella
realtà
assoluta
,
nel
principio
religioso
che
è
la
Nazione
.
L
'
individuo
cede
il
posto
allo
Stato
.
E
tale
posizione
non
è
contraria
all
'
autonomia
dell
'
opera
d
'
arte
ed
alla
libera
creazione
.
La
critica
deve
valorizzare
l
'
arte
nazionale
nella
sua
continuità
storica
col
passato
al
lume
di
un
sistema
etico
e
sociale
,
senza
del
resto
cadere
nei
vecchi
errori
delle
scuole
che
sottoponevano
l
'
arte
a
de
-
terminati
fini
utilitari
.
Ma
non
si
può
giudicare
la
nuova
letteratura
,
se
non
inquadrandola
nella
vita
della
Nazione
.
L
'
opera
compiuta
deve
predominare
sull
'
individuo
che
l
'
ha
creata
,
come
espressione
collettiva
:
arte
di
popolo
.
E
il
primo
compito
della
critica
è
quel
-
lo
di
unire
le
varie
correnti
della
lettera
-
tura
e
del
pensiero
,
per
creare
un
organico
movimento
nazionale
,
che
sappia
esprimere
al
mondo
il
nuovo
volto
della
Patria
.
StampaPeriodica ,
Caro
Bottai
,
Non
ho
cambiato
parere
:
soltanto
il
Gran
Consiglio
,
chiamando
nel
suo
seno
un
artista
fascista
e
fascista
sul
serio
può
risolvere
radicalmente
il
problema
dell
'
ordine
artistico
.
Soltanto
dal
massimo
organo
della
Rivoluzione
può
essere
emanato
un
provvedimento
rivoluzionario
:
tale
cioè
da
porre
fine
all
'
andazzo
di
sapore
liberalesco
e
democratico
che
imperversa
nel
campo
delle
arti
.
Dico
nel
campo
delle
arti
volendo
alludere
alle
manifestazioni
artistiche
d
'
interesse
pubblico
e
tali
da
impegnare
il
gusto
di
tutta
la
Nazione
:
cioè
a
dire
,
mostre
,
palazzi
,
monumenti
,
sistemazioni
edilizie
,
opere
pittoriche
prescelte
a
ornare
pubblici
uffici
o
sedi
di
organi
del
Regime
.
Perché
di
quel
che
succede
nello
studio
di
un
artista
,
delle
sue
esperienze
,
dei
suoi
tentativi
,
non
sarebbe
lecito
far
materia
di
provvidenze
politiche
.
E
l
'
ordine
artistico
,
di
cui
tanto
s
'
è
par
-
lato
e
si
parla
,
attiene
più
alla
politica
che
all
'
arte
.
Sostanzialmente
,
anzi
,
l
'
arte
,
ci
sia
ordine
o
disordine
nella
sistemazione
dei
suoi
prodotti
,
rimane
un
fatto
intangibile
e
sfuggente
a
ogni
regola
che
non
sia
d
'
origine
divina
.
Questione
politica
,
dunque
.
Questione
che
impegna
il
Fascismo
...
Poco
e
chiaro
:
o
Gran
Consiglio
,
o
nulla
.
StampaPeriodica ,
Ai
tanti
mali
ond
è
invasa
la
nostra
Italia
,
minaccia
oggi
d
aggiungersi
quello
di
una
missione
protestante
,
che
,
solennemente
annunciata
non
è
guari
dai
giornali
,
sta
per
esser
spedita
dall
Inghilterra
,
ad
oggetto
d
incoraggiarvi
con
tutti
i
mezzi
possibili
la
Riforma
protestante
.
Fra
questi
mezzi
viene
specialmente
indicato
quello
della
pubblicazione
di
libri
di
preghiera
in
lingua
italiana
,
e
di
altri
giudiziosi
scritti
pure
in
lingua
italiana
.
Bisogna
dunque
dire
che
la
rivoluzione
politica
,
da
cui
la
nostra
cara
penisola
è
da
omai
due
anni
contristata
,
sia
in
buon
accordo
col
protestantismo
,
dacché
questo
,
solo
oggi
,
e
dopo
appunto
che
quella
gli
ha
,
direm
così
,
preparato
il
terreno
;
solo
oggi
e
non
prima
,
anzi
non
prima
che
dessa
prevalesse
in
Italia
,
osa
annunciare
solennemente
l
invio
de
suoi
missionari
fra
noi
.
E
perché
questo
può
dirsi
con
tutta
ragione
,
non
si
vedrà
per
conseguenza
inopportuno
di
far
avvertiti
per
ogni
via
i
cattolici
,
e
massime
i
padri
a
tenersi
in
guardia
per
le
loro
famiglie
dall
influsso
dell
annunciata
missione
,
la
quale
,
proponendosi
di
agire
anche
mediante
scritti
giudiziosi
in
italiano
,
può
giustamente
temersi
che
ricorrerà
senza
meno
al
mezzo
degli
almanacchi
,
siccome
è
noto
che
vi
è
già
ricorso
un
di
lei
precursore
in
altra
contrada
del
cattolico
nostro
paese
.
Per
tale
evenienza
Il
Vero
Amico
viene
spontaneo
alla
luce
all
effetto
di
premunire
i
cattolici
contro
siffatto
genere
d
insidie
.
E
perché
inoltre
può
dirsi
con
tutto
fondamento
che
la
rivoluzione
e
il
protestantismo
sono
di
buona
intesa
fra
loro
,
così
sarà
utile
dare
un
cenno
dei
fatti
che
formano
la
storia
dell
una
e
dell
altra
.
Dei
fatti
di
quella
,
limitandoci
al
decennio
contemporaneo
,
direm
brevi
parole
in
questa
prefazione
;
e
del
protestantesimo
che
osa
venire
ad
inaugurarsi
fra
noi
,
registreremo
le
principali
gesta
,
od
in
note
,
od
in
riscontri
storici
mese
per
mese
nel
corpo
dell
almanacco
.
Così
il
savio
lettore
cattolico
conoscerà
di
che
mala
razza
siano
entrambi
.
La
rivoluzione
che
da
dieci
anni
ha
messe
le
radici
in
Piemonte
,
all
udire
quei
Dulcamara
che
governano
in
di
lei
nome
,
è
altamente
favorevole
allo
sviluppo
del
sentimento
religioso
.
Confrontinsi
le
di
lei
opere
coi
precetti
del
Decalogo
,
il
quale
è
la
legge
comune
di
noi
cattolici
,
e
si
vedrà
quanto
sia
menzognero
siffatto
vanto
.
Comanda
primieramente
il
Signore
nel
Decalogo
di
non
aver
altro
Dio
fuori
di
lui
e
con
ciò
proibisce
la
libertà
dei
culti
;
ma
la
rivoluzione
ha
invece
proclamata
questa
libertà
,
in
virtù
della
quale
si
sono
già
eretti
tempi
valdesi
,
chiese
nazionali
,
e
si
è
fatto
diritto
ai
protestanti
,
agli
scismatici
,
agli
eretici
d
ogni
genere
,
mormoni
,
quacqueri
,
turchi
,
di
dogmatizzare
a
lor
moda
e
combattere
direttamente
la
religione
degli
Italiani
,
di
seminar
Bibbie
falsificate
,
e
di
predicare
infine
ad
uditori
prezzolati
siccome
ha
fatto
specialmente
il
famoso
apostata
frate
Gavazzi
in
Toscana
ed
in
Napoli
.
Il
Signore
comanda
altresì
di
non
pigliare
il
nome
di
Dio
invano
ed
ordina
perciò
anche
l
osservanza
dei
giuramenti
e
delle
promesse
fatte
in
nome
suo
.
Or
bene
:
la
rivoluzione
,
appena
divenuta
al
potere
del
paese
ha
rotti
i
Concordati
colla
Santa
Sede
,
sì
in
Piemonte
che
in
Lombardia
,
ed
altrove
;
non
rende
ai
legittimi
principi
i
territori
che
ha
riconosciuto
loro
spettare
in
nome
della
SS
.
Trinità
nel
trattato
di
Zurigo
;
non
paga
i
tributi
dovuti
al
Papa
in
forza
di
antiche
convenzioni
;
non
rimette
ai
frati
di
Lombardia
i
beni
che
si
è
obbligata
a
Zurigo
di
restituir
loro
,
e
viola
tutto
giorno
la
promessa
di
pace
che
diede
solennemente
in
quel
trattato
.
I
giornali
poi
che
le
sono
devoti
bestemmiano
e
profanano
quotidianamente
il
nome
di
Dio
,
e
si
fanno
beffa
della
nostra
fede
.
Ricordati
di
santificare
le
feste
comanda
in
terzo
luogo
il
Signore
.
La
rivoluzione
colla
famosa
legge
Siccardi
,
in
onta
dell
opposizione
della
Santa
Sede
,
si
arrogò
sacrilegamente
l
autorità
di
sopprimere
alquante
feste
in
Piemonte
,
e
notizie
anche
di
fresca
data
assicurano
che
non
rispetta
poi
neppur
quelle
che
ha
conservate
;
ed
una
delle
prime
cose
che
ora
ha
fatto
in
Napoli
è
stata
quella
di
sopprimere
varie
feste
votive
di
quella
città
.
Onora
il
padre
e
la
madre
dice
il
quarto
comandamento
del
Decalogo
.
Proclamando
la
rivoluzione
la
libertà
di
opinione
di
coscienza
,
rompe
nell
ordine
domestico
il
vincolo
di
soggezione
da
cui
per
legge
di
natura
sono
tenuti
i
figli
verso
i
genitori
,
e
così
distrugge
la
veneranda
autorità
del
potere
paterno
,
che
è
la
base
dell
ordine
sociale
.
Chi
è
cattolico
inoltre
ha
per
madre
la
Chiesa
,
e
per
padre
il
romano
Pontefice
.
La
rivoluzione
ha
usurpato
i
domini
della
Chiesa
e
del
Papa
;
si
richiamano
di
queste
usurpazioni
le
allocuzioni
del
Sommo
Pontefice
Pio
IX
,
le
pastorali
de
vescovi
,
le
proteste
del
popolo
cattolico
;
lo
dicono
i
vescovi
in
esiglio
,
i
cardinali
prigioni
,
il
clero
spogliato
ecc
.
ecc
.
;
ed
essa
,
sconosce
i
richiami
,
e
le
proteste
,
e
continua
ad
offendere
il
Signore
anche
in
questo
.
Dice
il
quinto
comandamento
non
ucciderai
e
la
rivoluzione
,
movendo
ingiustamente
la
guerra
ai
poteri
costituiti
e
specialmente
al
Papa
è
rea
di
tanti
omicidi
,
quanti
sono
coloro
che
morirono
nelle
guerre
avvenute
dal
maggio
1859
in
avanti
,
e
quante
sono
le
vittime
fatte
fuori
della
guerra
,
come
a
dire
l
innocente
sacerdote
fucilato
in
Perugia
,
e
i
tanti
fedeli
sudditi
di
re
Francesco
II
fucilati
nelle
Due
Sicilie
.
Riguardo
al
sesto
precetto
non
maechaberis
basterà
ricordare
che
già
la
rivoluzione
si
dié
cura
di
regolare
con
leggi
che
hanno
la
data
del
1855
e
del
1857
il
libero
esercizio
dell
immoralità
,
ed
ora
,
conforme
lo
ha
pur
notato
ultimamente
Pio
IX
nella
sua
allocuzione
del
28
settembre
prossimo
scorso
,
appena
messo
il
piede
nelle
Marche
e
nell
Umbria
,
ha
proclamato
il
diritto
del
mal
costume
.
Non
ruberai
dice
il
settimo
precetto
;
e
la
rivoluzione
non
solo
non
può
dirlo
d
averlo
osservato
,
ma
anzi
lo
rinnega
in
principio
,
e
non
si
vergogna
così
d
aver
rubato
,
ma
ben
anco
si
mostra
disposta
a
rubare
tutto
quello
che
può
.
Ruba
gli
Stati
,
ruba
i
patrimoni
dei
principi
;
spoglia
i
Corpi
religiosi
non
che
gli
individui
,
nel
mentre
protesta
di
rispettare
a
tutti
il
diritto
di
proprietà
,
nel
mentre
condanna
la
confisca
che
usava
in
altri
tempi
,
e
che
alla
fin
fine
si
applicava
in
pene
di
delitti
contemplati
dalla
legge
,
e
commessi
da
coloro
cui
veniva
inflitta
;
ruba
infine
ai
popoli
coi
prestiti
,
e
colle
imposte
,
dei
quali
si
crea
il
bisogno
colla
sua
avventata
amministrazione
.
Non
dire
falso
testimonio
contro
il
tuo
prossimo
prescrive
l
ottavo
precetto
del
Signore
;
e
la
rivoluzione
dopo
aver
denigrato
per
i
trivi
i
governi
costituiti
in
Italia
,
s
incaricò
di
deporre
il
falso
contro
di
loro
,
e
massime
contro
il
Papa
nel
famoso
congresso
di
Parigi
,
dove
accusò
di
cattiva
la
legislazione
pontificia
,
mentre
per
avviso
degli
intelligenti
è
migliore
di
quella
di
Francia
e
dello
stesso
Piemonte
il
cui
Parlamento
rese
siffatta
testimonianza
;
e
dove
denunciò
in
pericolo
di
perturbazioni
politiche
gli
altri
Stati
,
e
molestato
da
bande
di
ladri
quello
del
Papa
,
mentre
niuna
perturbazione
vi
ebbe
mai
luogo
,
e
vi
riusciron
male
all
incontro
quelle
spedite
da
Sarzana
e
da
Genova
,
paesi
soggetti
al
Piemonte
;
e
mentre
i
ladri
,
avanzo
della
rivoluzione
del
1848
,
erano
già
stati
in
allora
distrutti
nelle
Romagne
ed
invece
crebbero
a
dismisura
in
Piemonte
,
fino
al
punto
che
un
giorno
furon
levati
d
in
sul
naso
gli
occhiali
ad
un
giudice
,
ed
in
un
altro
la
stampa
non
ebbe
rossore
di
manifestare
simpatie
per
certo
Mottino
celebre
masnadiere
,
e
di
intercederne
la
salvezza
contro
il
voto
della
legge
che
lo
dannava
a
morte
pe
suoi
misfatti
.
Il
Decalogo
comanda
eziandio
di
non
desiderare
la
roba
degli
altri
.
I
fatti
di
cui
siamo
testimoni
e
di
cui
abbiamo
dato
cenno
ci
dicono
se
la
rivoluzione
desideri
o
no
la
roba
altrui
.
Finalmente
il
Signore
vieta
un
altro
genere
di
desideri
;
ma
la
rivoluzione
colla
proclamata
libertà
delle
opinioni
e
delle
credenze
,
coll
esempio
di
usurpare
l
altrui
,
col
licenziare
per
legge
la
vita
immorale
,
non
può
farsi
scrupolo
di
un
desiderio
che
la
legge
del
Signore
proscrive
;
sicché
non
uno
dei
precetti
del
Decalogo
è
stato
ed
è
da
essa
osservato
.
E
dopo
tutto
ciò
ognuno
ben
vede
che
dessi
non
è
,
come
si
vanta
,
favorevole
allo
sviluppo
del
sentimento
religioso
.
È
invece
altamente
contraria
;
e
se
tale
non
fosse
,
come
oserebbe
il
protestantesimo
farsi
innanzi
sui
di
lei
passi
?
Stiam
dunque
all
erta
.
Diffidiamo
di
coloro
che
belli
di
siffatte
millanterie
rigettano
il
dominio
temporale
del
Papa
;
perché
questa
è
la
via
che
conduce
a
rigettare
anche
la
spirituale
autorità
.
Vegliamo
.
La
rivoluzione
si
leva
la
maschera
:
dopo
aver
distrutto
i
troni
,
si
avventa
all
altare
;
cerca
di
strapparci
dal
grembo
della
cattolica
Chiesa
.
Provvediamo
alla
nostra
fede
,
e
guardiamoci
dalle
insidie
che
ci
tendono
i
nemici
di
essa
.
StampaPeriodica ,
Due
fatti
recenti
-
la
sospensione
a
divinis
di
Don
Romolo
Murri
e
il
biasimo
inflitto
al
Rinnovamento
-
hanno
mostrato
che
la
Chiesa
Cattolica
,
o
per
meglio
dire
quella
coterie
di
alti
dignitari
ecclesiastici
che
influisce
sulle
opinioni
del
Papa
,
non
è
disposta
a
tollerare
nessuna
forma
di
modernismo
,
sia
esso
politico
,
esegetico
e
che
appare
decisa
a
ricorrere
ad
ogni
mezzo
perché
non
s
'
introduca
nell
'
antico
edificio
nessuna
merce
di
contrabbando
,
provenga
essa
dalla
democrazia
,
dalla
scienza
critica
o
dalla
filosofia
protestante
.
Come
già
dicemmo
altra
volta
il
Papa
-
dal
punto
di
vista
cattolico
-
non
ha
tutti
i
torti
.
Esso
ha
in
consegna
una
tradizione
millenaria
di
autorità
,
di
unità
,
di
disciplina
e
non
ha
il
diritto
di
cedere
immediatamente
ai
primi
tentativi
di
mutare
profondamente
tutto
lo
spirito
del
cattolicismo
.
La
sua
attitudine
potrà
sembrare
meschina
,
il
suo
orizzonte
ristretto
e
si
dirà
,
forse
con
ragione
,
ch
'
egli
mostra
di
non
comprendere
completamente
le
possibilità
che
si
offrono
ancora
nel
mondo
alla
Chiesa
Cattolica
;
ma
d
'
altra
parte
egli
rappresenta
dei
principi
che
hanno
pure
le
loro
ragioni
d
'
essere
e
di
cui
gli
uomini
non
si
son
trovati
scontenti
per
molti
secoli
.
Perché
una
macchina
continui
ad
agire
e
un
organismo
continui
a
vivere
non
occorrono
soltanto
nuovi
rifornimenti
di
combustibile
e
di
alimenti
,
vale
a
dire
di
forza
nuova
,
occorre
pure
che
vi
siano
dei
meccanismi
distributori
,
degli
organi
inibitori
che
assimilino
a
poco
a
poco
la
forza
e
la
conservino
per
distribuirla
gradatamente
,
altrimenti
tutta
l
'
energia
si
sperde
invano
.
Nella
Chiesa
Cattolica
ci
sono
oggi
-
come
ci
sono
state
quasi
sempre
-
queste
due
parti
:
quella
conservatrice
e
moderatrice
e
quella
innovatrice
e
rivoluzionaria
.
Ambedue
sono
necessarie
alla
vita
della
Chiesa
e
l
'
una
e
l
'
altra
darebbero
prova
di
stolidità
se
volessero
reciprocamente
sopprimersi
.
Se
non
ci
fosse
in
alto
l
'
autorità
che
conserva
le
verità
acquisite
coi
dogmi
,
e
non
ci
fosse
nel
profondo
l
'
apporto
di
nuove
energie
e
scoperte
religiose
il
cattolicismo
sarebbe
condannato
a
morire
.
A
seconda
del
partito
vincitore
cambierebbe
il
genere
di
morte
;
o
la
sterilità
o
l
'
anarchia
.
Ma
il
cattolicismo
non
par
che
voglia
morire
.
Mai
come
in
questi
tempi
di
separazione
e
di
anticlericalismo
s
'
è
parlato
tanto
di
cose
religiose
,
specialmente
cristiane
e
cattoliche
.
La
Chiesa
Cattolica
dovrà
forse
ai
suoi
assalitori
-
interni
ed
esterni
-
il
trionfo
di
una
nuova
giovinezza
.
StampaPeriodica ,
Siamo
scesi
dal
treno
a
una
piccola
stazione
dell
'
Azerbaigian
,
Cacmas
,
tra
le
prime
alture
del
Caucaso
.
Alla
stazione
,
nuova
gentile
invasione
floreale
del
nostro
vagone
,
già
carico
di
mazzi
di
fiori
dalla
partenza
da
Baku
.
Prendiamo
posto
in
un
autopullman
che
ci
porterà
a
visitare
un
sovkos
e
un
colcos
dell
'
interno
.
Al
paese
di
Kuba
,
le
ragazze
vestite
coi
costumi
di
tutte
le
repubbliche
sovietiche
ci
risommergono
di
mazzi
di
fiori
.
Nel
teatro
,
le
orfane
di
guerra
hanno
preparato
uno
spettacolo
per
noi
.
A
fatica
ci
strappiamo
dalla
calorosa
ospitalità
degli
abitanti
che
vorrebbero
farci
passare
con
loro
la
giornata
.
Kuba
è
un
paese
di
10
mila
abitanti
,
con
diverse
piccole
fabbriche
sparse
intorno
:
industrie
di
conserve
di
frutta
.
Ha
una
scuola
di
10
classi
(
cioè
corrispondenti
alle
nostre
cinque
elementari
e
cinque
di
ginnasio
)
che
visitiamo
;
l
'
insegnamento
è
in
lingua
azerbaigiana
;
nelle
ultime
classi
si
studia
il
russo
;
ci
sono
200
allievi
che
studiano
lingue
estere
:
inglese
o
tedesco
o
francese
.
Lasciate
le
bianche
fabbriche
di
Kuba
,
il
nostro
autopullman
procede
per
strade
deserte
tra
i
campi
,
semi
-
invase
dal
fango
:
è
una
delle
prime
belle
mattine
dopo
quaranta
giorni
di
pioggia
.
Gli
incontri
sono
rari
:
cosacchi
a
cavallo
,
tutti
pelo
,
tra
quello
della
barba
e
quello
del
colbacco
;
pastori
con
lunghe
bisacce
ricamate
appese
alle
spalle
guidano
greggi
di
pecore
bianche
e
nere
.
Mi
dico
:
«
E
poco
più
d
'
un
'
ora
che
abbiamo
lasciato
l
'
ultimo
paese
,
e
qui
sembra
che
il
socialismo
sia
una
realtà
lontanissima
,
sembra
d
'
essere
fuori
del
tempo
...
»
.
Quand
'
ecco
,
ai
lati
della
strada
,
cominciano
ad
allinearsi
fitti
filari
di
meli
:
i
frutteti
curati
come
giardini
s
'
estendono
a
perdita
d
'
occhio
intorno
a
noi
.
Il
pullman
imbocca
il
cancello
del
sovkos
«
Baghirov
»
.
In
un
giardino
tutto
verde
e
fiori
c
'
è
la
casetta
della
direzione
,
e
Efendiev
,
il
direttore
,
un
omaccione
coi
baffi
neri
e
il
colbacco
,
ci
aspetta
sulla
soglia
.
Nell
'
ufficio
del
direttore
sembra
d
'
essere
ancora
in
giardino
,
con
tutto
quel
verde
alle
finestre
,
uno
scaffale
pieno
di
mele
rosse
,
grossissime
,
messe
in
mostra
,
e
negli
angoli
zucche
grandi
come
mappamondi
,
verdi
e
gialle
,
posate
su
treppiedi
.
Poi
carte
geografiche
di
tutti
i
colori
,
che
Efendiev
indica
,
parlando
;
e
tre
telefoni
sulla
sua
scrivania
ai
quali
egli
continuamente
è
chiamato
o
chiama
,
interrompendo
il
suo
discorso
.
Cominciò
a
darci
il
benvenuto
,
parlò
dell
'
Italia
,
di
Togliatti
,
e
prese
a
raccontarci
la
storia
del
suo
sovkos
.
Vent
'
anni
fa
qua
erano
paludi
,
dove
cresceva
solo
il
riso
.
Poi
,
nel
1931
,
è
stato
fondato
il
sovkos
,
cioè
l
'
azienda
agricola
statale
,
che
dipende
dal
trust
delle
conserve
di
frutta
dell
'
Azerbaigian
.
Hanno
asciugato
le
paludi
per
2300
ettari
,
hanno
coltivato
la
terra
con
le
macchine
,
hanno
piantato
i
frutteti
.
Il
direttore
s
'
avvicina
a
un
grafico
appeso
alla
parete
,
incorniciato
con
fregi
di
frutta
,
e
ci
illustra
gli
aumenti
di
produzione
:
84
tonnellate
di
frutta
nel
'38;
nel
'41
erano
già
arrivati
a
317
,
nel
'42
a
494;
nel
'43
molti
degli
uomini
sono
al
fronte
e
la
produzione
comincia
a
scendere
:
334
tonnellate
;
e
cala
fino
a
150
tonnellate
nel
1945
.
(
Così
dappertutto
in
U.R.S.S.
mostrano
il
male
che
ha
fatto
la
guerra
,
il
male
che
farebbe
se
tornasse
)
.
Ma
poi
,
nel
'46
,
un
gran
balzo
:
1183
tonnellate
,
poi
2700
,
3900
,
6500
e
quest
'
anno
sono
già
quasi
arrivati
a
8000
.
Tra
cinque
anni
gli
alberi
daranno
22
mila
tonnellate
di
frutta
.
Ma
il
compagno
Baghirov
(
il
segretario
del
P.C.
azerbaigiano
,
al
cui
nome
è
dedicato
il
colcos
)
,
esaminati
i
piani
,
ha
proposto
che
arrivassero
fino
a
25
mila
.
Era
una
cifra
un
po
'
grossa
,
i
tecnici
si
sono
riuniti
per
vedere
se
potevano
arrivarci
.
Risultato
:
hanno
deciso
d
'
impegnarsi
per
30
mila
tonnellate
,
su
iniziativa
dei
giovani
comunisti
.
Confesso
che
,
prima
,
io
non
riuscivo
mai
a
interessarmi
molto
degli
elenchi
di
cifre
,
non
riuscivo
a
entrare
nello
spirito
di
quei
numeri
.
In
Unione
Sovietica
,
dovunque
si
vada
,
sono
cifre
che
saltano
fuori
;
oramai
ci
ho
preso
gusto
e
non
posso
fare
a
meno
di
appassionarmici
.
I
lavoratori
hanno
le
loro
case
nel
sovkos
,
-
case
di
loro
proprietà
,
in
gran
parte
-
e
sono
pagati
a
cottimo
(
circa
40-60
rubli
al
giorno
)
e
chi
sorpassa
il
premio
annuale
ha
dei
premi
anche
di
8-10
mila
rubli
oltre
ai
premi
in
natura
.
Siccome
una
mucca
costa
1000
rubli
,
mi
sto
già
domandando
,
se
con
questo
sistema
dei
premi
non
possa
rinascere
il
capitalismo
,
quando
il
direttore
ci
enumera
ciò
che
ogni
lavoratore
sia
dei
colcos
sia
dei
sovkos
di
quella
regione
può
possedere
come
proprietà
privata
:
un
quarto
d
'
ettaro
di
terreno
,
una
mucca
con
vitello
,
due
maiali
e
cinque
pecore
.
Mentre
Efendiev
parla
,
una
donna
con
uno
scialle
attorno
al
capo
ci
porta
vassoi
pieni
di
mele
,
grosse
mele
rosse
,
e
salviette
di
carta
con
sopra
impresso
l
'
emblema
del
sovkos
:
una
gran
mela
rossa
.
In
questo
sovkos
ci
sono
le
scuole
obbligatorie
di
sette
classi
,
le
scuole
serali
per
chi
lavora
,
una
scuola
agronomica
e
una
scuola
zootecnica
.
Palestra
,
foot
-
ball
,
palla
a
volo
,
e
scuderie
per
il
gighit
,
lo
sport
equestre
del
Caucaso
.
Della
nostra
delegazione
fa
parte
una
dirigente
dei
pionieri
di
Bologna
,
che
dovunque
si
vada
,
domanda
sempre
particolari
sull
'
organizzazione
dei
pionieri
.
E
Efendiev
le
racconta
un
episodio
sui
pionieri
naturalisti
di
questo
sovkos
.
Durante
la
guerra
i
frutteti
erano
infestati
da
un
insetto
nocivo
detto
zlatabuska
(
ce
ne
fa
scrivere
anche
il
nome
latino
:
Euprochtis
crysorrea
)
che
può
essere
ucciso
solo
alla
nascita
.
I
piccoli
naturalisti
giurarono
di
dar
battaglia
alla
zlatabuska
e
di
sterminarla
.
Si
sguinzagliarono
mattina
e
sera
per
i
frutteti
;
d
'
allora
in
poi
,
l
'
insetto
è
scomparso
dalla
zona
.
Nel
reparto
d
'
imballaggio
della
frutta
,
ci
accomiatiamo
dal
direttore
perché
siamo
attesi
al
colcos
«
Orgionikize
»
.
Efendiev
ci
regala
ancora
mele
,
tovagliette
di
carta
diverse
dalle
altre
perché
hanno
l
'
emblema
stampato
in
verde
,
e
prima
di
lasciarci
partire
vuole
che
gli
assicuriamo
che
,
appena
tornati
in
Italia
,
andremo
a
salutare
Togliatti
a
nome
suo
personale
.
Lasciato
il
sovkos
«
Baghirov
»
,
la
strada
scende
ancora
per
colline
e
colline
,
guada
fiumi
,
finché
arriviamo
a
un
villaggio
di
linde
casette
:
il
colcos
«
Orgionikize
»
.
Nella
piazzetta
ci
sono
i
colcosiani
che
ci
aspettano
,
i
bambini
delle
scuole
con
i
fiori
,
e
un
'
orchestrina
formata
da
un
tamburo
,
da
un
flauto
e
da
una
specie
di
trombetta
,
che
suona
striduli
motivi
in
nostro
onore
.
Giriamo
per
il
villaggio
coi
tre
suonatori
e
tutto
il
paese
dietro
.
Nel
teatrino
del
colcos
,
dove
siamo
accolti
,
adorno
d
'
arazzi
multicolori
coi
ritratti
di
Stalin
e
di
Baghirov
,
un
giovanotto
bruno
e
smilzo
,
coi
baffettini
neri
,
si
mette
a
ballare
una
di
quelle
loro
danze
snodate
,
di
tipo
arabo
.
Invita
a
ballare
una
delle
nostre
ragazze
,
e
la
scelta
cade
su
una
piccola
compagna
napoletana
,
nera
nera
anche
lei
,
che
per
tutta
l
'
Unione
Sovietica
trova
ricciuti
ufficiali
che
le
danno
la
loro
fotografia
con
dedica
e
pallidi
studenti
che
vogliono
scriverle
a
Napoli
.
Poi
ci
portano
a
vedere
le
opere
pubbliche
.
Prima
tra
tutte
,
la
doccia
:
una
casetta
con
dentro
una
doccia
.
Bisogna
sapere
che
qui
prima
non
c
'
era
neppure
una
tubatura
d
'
acqua
.
Avere
l
'
acqua
è
per
loro
una
grande
conquista
,
e
certo
un
paese
che
ha
conosciuto
insieme
l
'
acqua
potabile
,
la
luce
elettrica
,
l
'
alfabeto
,
gli
autocarri
,
le
scuole
,
i
trattori
,
il
telefono
,
la
radio
,
il
cinema
,
tutto
nel
giro
di
pochi
anni
,
deve
avere
delle
prospettive
storiche
tutte
sue
.
Perciò
l
'
acqua
potabile
è
ancora
qualcosa
di
prodigioso
:
difatti
,
passando
per
la
piazza
vedo
un
vecchietto
col
colbacco
avvicinarsi
alla
fontana
,
aprire
il
rubinetto
e
indicarci
il
getto
.
In
questa
regione
-
ci
dicono
-
prima
della
collettivizzazione
una
catena
interminabile
di
vendette
e
faide
familiari
dissanguava
i
paesi
,
per
cui
i
giovani
non
riuscivano
ad
arrivare
adulti
prima
che
la
schioppettata
di
una
famiglia
nemica
non
piombasse
loro
addosso
.
Ora
il
sangue
delle
faide
sembra
antico
di
secoli
;
nel
colcos
vivono
240
famiglie
ognuna
nella
sua
casetta
,
e
ogni
anno
coi
guadagni
collettivi
si
costruiscono
qualcosa
:
la
scuola
,
il
club
,
la
centrale
idroelettrica
.
Perfino
il
telefono
,
in
tutte
le
case
,
e
addirittura
una
piccola
stazione
radio
della
direzione
del
colcos
.
Così
si
può
osservare
,
nel
microcosmo
del
colcos
,
il
processo
che
,
in
grande
,
si
verifica
in
tutta
l
'U.R.S.S.:
i
cittadini
vedono
che
il
lavoro
collettivo
migliora
continuamente
le
loro
condizioni
di
vita
,
e
s
'
appassionano
sempre
di
più
ad
esso
e
alla
vita
socialista
.
In
questo
colcos
solo
l
'
anno
scorso
sono
state
costruite
50
nuove
case
private
.
Un
colcosiano
di
questa
regione
guadagna
al
giorno
:
8
chili
di
grano
,
9
chili
di
mele
,
18
rubli
,
e
poi
altri
prodotti
:
patate
,
latticini
.
Stando
alle
notizie
che
raccolgo
,
la
prima
cosa
che
un
colcosiano
cerca
di
fare
coi
suoi
guadagni
è
costruirsi
una
casa
di
sua
proprietà
,
dopo
cerca
di
comprare
una
mucca
,
e
poi
un
'
automobile
«
Moskovic
»
.
Andiamo
a
visitare
qualche
casa
di
colcosiani
:
case
in
muratura
,
a
due
piani
,
sempre
con
una
loggia
di
legno
al
primo
piano
.
Basta
che
alla
loggia
s
'
affacci
una
donna
imbacuccata
di
veli
bianchi
,
perché
le
casette
prendano
subito
un
aspetto
orientale
,
ma
con
insieme
qualcosa
di
nordico
,
tetti
di
lamiera
rossa
con
una
fila
di
galletti
sulla
cimasa
.
Da
una
veranda
dove
noto
un
grosso
e
moderno
apparecchio
radio
,
entriamo
in
una
stanza
da
letto
,
con
cinque
bei
tappeti
(
qui
è
il
paese
dei
tappeti
!
)
e
con
bassorilievo
di
gesso
sul
soffitto
che
rappresenta
un
pavone
.
Il
colcosiano
Merikov
,
l
'
anno
scorso
,
coi
centomila
rubli
dei
suoi
guadagni
familiari
(
solo
in
denaro
;
poi
c
'
erano
quelli
in
natura
)
s
'
è
costruito
questa
casetta
di
sei
stanze
.
La
casa
coi
galletti
sul
tetto
rosso
è
di
Alì
Mamedov
,
un
ometto
col
giaccone
di
cuoio
che
l
'
anno
scorso
,
di
rubli
(
in
famiglia
sono
in
quattro
che
lavorano
)
,
ne
ha
guadagnati
128
mila
.
Dice
d
'
essere
in
grado
d
'
ospitare
per
un
anno
una
delegazione
italiana
a
far
niente
,
tutto
a
sue
spese
,
e
s
'
offre
di
farlo
.
Quasi
quasi
lo
prendiamo
in
parola
.
Per
la
strada
,
due
vecchi
dall
'
aria
arzilla
stanno
a
guardare
il
viavai
,
sorridendo
sopra
le
bianche
barbe
a
punta
e
con
gli
occhi
ammiccanti
sotto
il
colbacco
.
Uno
ha
125
anni
,
-
sento
dire
-
l
'
altro
120
.
Avevo
già
sentito
parlare
della
longevità
dei
contadini
caucasici
,
e
non
voglio
mettere
in
dubbio
l
'
informazione
.
A
ogni
modo
,
ci
viene
detto
:
«
E
inutile
che
chiediate
a
loro
;
rispondono
sempre
d
'
avere
diciassette
o
diciotto
anni
»
.
Pranziamo
nel
colcos
,
a
una
gran
tavolata
in
mezzo
a
contadini
e
contadine
.
Mahmud
Kuliev
,
un
ometto
scuro
e
atticciato
,
presidente
del
colcos
,
ci
parla
attraverso
due
interpreti
,
perché
sa
solo
l
'
azerbaigiano
.
Ci
viene
servito
riso
con
uva
passa
,
gli
immancabili
cetrioli
,
pere
secche
,
cipolle
crude
senz
'
olio
,
e
alfine
un
magnifico
,
enorme
montone
bollito
,
che
,
siccome
non
ci
sono
coltelli
in
tavola
,
dobbiamo
impugnare
con
le
mani
e
sbranare
a
morsi
come
antichi
guerrieri
.
I
tre
suonatori
e
il
giovinotto
ballerino
accompagnano
il
banchetto
con
musiche
e
danze
,
e
i
colcosiani
cantano
in
coro
le
loro
canzoni
dalla
melodia
vibrata
e
dissonante
.
Sono
canzoni
orientali
che
si
direbbe
appartengano
al
folklore
più
tradizionale
:
ma
le
parole
si
richiamano
a
nuove
città
fondate
,
a
eroine
del
lavoro
,
a
Stalin
.
Ce
n
'
è
una
che
ci
piace
moltissimo
:
Azerbaigian
-
dan
!
e
ci
uniamo
al
coro
sostituendo
le
parole
con
dei
tarararà
,
e
va
benissimo
.
Tutti
,
colcosiani
e
delegati
,
a
uno
a
uno
,
dobbiamo
esibirci
nella
danza
azerbaigiana
,
accompagnati
dal
ritmico
batter
di
mani
di
tutti
gli
altri
,
e
incitati
dai
dirigenti
del
colcos
che
hanno
per
primi
dato
l
'
esempio
.
Intanto
continuano
a
comparire
vassoi
con
nuovi
pezzi
di
montone
;
e
quando
un
robusto
cantore
intona
verso
dopo
verso
un
antico
poema
interminabile
che
racconta
le
gesta
di
leggendari
eroi
,
l
'
atmosfera
non
potrebb
'
essere
più
omerica
.
Ci
vengono
pure
offerti
vassoi
con
piramidi
di
mele
rosse
,
ma
oramai
,
dopo
tutte
quelle
che
ci
ha
convinto
a
mangiare
stamattina
il
direttore
Efendiev
,
di
mele
siam
già
sovrasaturi
.
Viene
sera
.
E
stata
la
più
bella
giornata
del
nostro
viaggio
.
L
'
esperienza
che
abbiamo
avuto
della
campagna
sovietica
,
nei
semplici
e
purtroppo
rapidi
contatti
con
questa
gente
,
vale
più
di
volumi
di
dati
e
statistiche
.
Ci
accomiatiamo
,
e
il
capo
delegazione
offre
i
nostri
doni
ai
colcosiani
.
(
Sono
molto
contento
che
tocchi
a
loro
la
scatola
di
gianduiotti
che
mi
sono
portato
da
Torino
)
.
Il
presidente
del
colcos
e
gli
altri
compagni
si
guardano
un
momento
,
un
po
'
soprappensiero
.
Il
presidente
dà
un
breve
ordine
.
Un
colcosiano
esce
e
ritorna
con
un
tappeto
,
che
consegna
al
capo
-
delegazione
.
È
un
bel
dono
e
pensavamo
che
tutto
finisse
così
.
Invece
,
tornando
in
pullman
per
le
colline
brulle
e
fangose
,
vediamo
un
camion
che
ci
segue
.
È
carico
di
mele
;
il
presidente
del
colcos
ha
voluto
regalare
una
cassetta
di
mele
a
ciascuno
di
noi
.
Per
tutto
il
resto
del
viaggio
,
fino
a
Mosca
,
navighiamo
tra
queste
mele
.