StampaQuotidiana ,
Molti
anni
fa
,
a
Firenze
,
quando
il
caffè
delle
Giubbe
Rosse
era
ancora
luogo
di
riunione
di
artisti
veri
o
presunti
,
mi
accadeva
di
incontrarvi
spesso
Mario
Castelnuovo
Tedesco
,
il
musicista
al
quale
è
stato
assegnato
giorni
fa
,
qui
a
Milano
,
un
grande
premio
per
un
'
opera
lirica
tratta
dal
Mercante
di
Venezia
di
Shakespeare
.
Castelnuovo
portava
con
sé
fasci
di
musiche
antiche
e
moderne
,
voluminosi
«
spartiti
»
,
e
li
leggeva
come
si
legge
un
romanzo
o
una
rivista
,
assistito
da
una
facoltà
di
audizione
interna
che
per
me
aveva
del
miracoloso
.
La
sua
lettura
non
era
,
beninteso
,
un
fatto
puramente
oculare
,
volta
soltanto
a
studiare
gli
ingranaggi
,
la
meccanica
dei
«
pezzi
»
;
era
una
lettura
che
riusciva
a
materializzare
,
sia
pure
con
un
suono
interiore
,
i
colori
e
i
timbri
degli
impasti
orchestrali
.
Era
dunque
un
'
esecuzione
assoluta
,
se
qualcosa
di
assoluto
può
darsi
nella
trasmissione
e
comunicazione
di
un
'
opera
d
'
arte
.
Ed
era
,
comunque
,
un
'
approssimazione
in
nulla
diversa
dalla
lettura
di
un
libro
di
poesia
:
con
un
limite
ch
'
è
dato
dalla
sensibilità
del
lettore
-
ascoltatore
.
Purtroppo
,
essendo
molto
rari
i
lettori
di
musica
provveduti
di
un
simile
dono
,
le
opere
musicali
vivono
nel
tempo
solo
attraverso
la
loro
fisica
estrinsecazione
,
che
richiede
edifizi
ad
hoc
,
sale
da
concerto
,
cantanti
,
strumentisti
,
ed
oggi
anche
registi
,
scenografi
e
teatranti
d
'
ogni
genere
.
Quella
che
si
sarebbe
detta
,
in
certo
senso
,
la
più
immateriale
delle
arti
(
la
musica
,
antica
come
il
canto
degli
uccelli
)
è
diventata
la
più
ingombrante
,
la
più
materiale
di
tutte
le
espressioni
artistiche
.
Pensate
alla
triste
sorte
del
Grande
Musicista
.
Ha
scritto
,
due
secoli
or
sono
,
oltre
a
molte
composizioni
di
musica
da
concerto
,
quaranta
,
cinquanta
melodrammi
dei
quali
si
conosce
solo
il
titolo
.
Le
partiture
sono
andate
perdute
;
forse
non
esistettero
mai
e
quelle
opere
furono
un
coacervo
di
parti
,
di
«
pezzi
»
,
messi
insieme
di
volta
in
volta
.
In
ogni
modo
,
due
o
tre
di
quei
drammi
-
forse
i
peggiori
dell
'
autore
-
si
conservano
in
qualche
archivio
.
Dopo
un
paio
di
secoli
si
decide
di
rappresentarne
uno
.
L
'
impresa
si
rivela
difficile
:
gli
strumenti
di
oggi
non
sono
quelli
di
ieri
,
le
voci
degli
evirati
non
esistono
più
,
bisogna
rifare
di
sana
pianta
lo
strumentale
,
completare
accompagnamenti
che
non
sono
scritti
o
lo
sono
in
modo
approssimativo
.
Inoltre
,
l
'
opera
si
rivela
noiosa
al
gusto
d
'
oggi
;
occorrerà
tagliare
,
sopprimere
qualche
parte
,
eventualmente
sostituire
qualche
brano
o
aria
con
altro
dello
stesso
autore
.
Infine
,
col
conforto
di
ogni
genere
di
accorgimenti
spettacolari
,
l
'
opera
viene
varata
.
Il
pubblico
che
vi
accorre
è
un
pubblico
di
!
lite
;
ha
pagato
caro
il
biglietto
e
va
ad
assistere
a
un
fatto
mondano
.
Tolte
rare
eccezioni
,
il
suo
interesse
per
quella
musica
è
nullo
.
Dopo
tre
o
quattro
sere
l
'
opera
-
giudicata
concordemente
una
«
barba
»
-
viene
tolta
dal
cartellone
.
Non
se
ne
riparla
più
;
forse
eccezionalmente
,
sarà
ripresa
cinquant
'
anni
dopo
,
con
ulteriori
manipolazioni
e
contaminazioni
.
Il
gusto
è
mutato
e
si
rendono
necessarie
nuove
salse
,
nuovi
sapori
.
Il
Grande
Musicista
,
dopo
essersi
riaffacciato
per
un
attimo
alla
vita
,
torna
al
suo
luogo
naturale
.
Il
suo
nome
figura
nei
dizionari
biografici
,
nelle
enciclopedie
,
nei
trattati
.
È
il
nome
di
un
«
classico
»
.
Ma
la
gente
ha
ben
altro
da
fare
che
di
occuparsi
dei
classici
.
La
musicologia
e
la
critica
d
'
arte
sono
più
recenti
della
storia
e
della
critica
della
poesia
,
ma
stanno
recuperando
il
tempo
perduto
.
Da
vari
anni
le
musiche
sono
registrate
,
incise
;
e
dei
quadri
si
fanno
riproduzioni
a
colori
che
quasi
si
scambiano
con
gli
originali
.
Se
un
nuovo
diluvio
non
sommergerà
il
mondo
intero
è
lecito
pensare
che
molte
opere
d
'
arte
del
nostro
tempo
sopravvivranno
.
Anch
'
esse
,
peni
,
dovranno
essere
lette
e
interpretate
;
ed
è
verosimile
che
i
quadri
dipinti
con
la
scopa
e
le
musiche
pulviscolari
che
oggi
deliziano
intere
popolazioni
civili
riescano
fra
qualche
secolo
totalmente
incomprensibili
.
Forse
non
è
nemmeno
il
caso
di
parlare
di
incomprensione
,
perché
l
'
arte
nuova
sempre
meno
fa
appello
alla
ragione
;
ma
il
fatto
è
che
quando
i
ritrovati
della
nuova
arte
saranno
diventati
motivi
di
decorazione
(
per
esempio
,
musiche
di
scena
,
fregi
e
disegni
per
stoffe
o
ceramiche
)
,
sarà
estremamente
problematico
distinguere
tra
opera
d
'
arte
e
oggetto
d
'
uso
.
Anzi
,
si
può
dire
che
mai
conce
oggi
l
'
arte
è
stata
una
fuga
dal
tempo
,
una
corsa
verso
l
'
anonimato
:
tant
'
è
vero
che
l
'
arte
preistorica
riesce
più
accessibile
agli
indotti
che
l
'
arte
strettamente
localizzata
in
un
tempo
e
in
una
civiltà
ben
conosciuti
.
Non
credo
al
fatto
che
noi
riusciremo
a
«
comprendere
»
i
fantocci
e
i
feticci
che
André
Malraux
va
proponendo
alla
nostra
ammirazione
.
È
quasi
certo
che
in
opere
simili
prese
forma
un
sacrale
sentimento
della
vita
onninamente
lontano
dal
nostro
.
Un
sentimento
s
'
intende
,
che
conteneva
anche
una
ragione
,
sebbene
ne
fosse
indistinto
,
e
un
pensiero
che
oggi
ci
sfugge
.
Opere
così
fatte
sono
ormai
per
noi
soltanto
motivi
plastici
,
destinati
poi
a
ricorrere
nelle
arti
moderne
per
opera
di
artefici
desiderosi
,
razionalmente
,
di
imbarbarirsi
.
Tuttavia
noi
,
pur
ammirando
l
'
arte
preistorica
,
l
'
accogliamo
a
grandi
bracciate
,
prendendo
d
'
infilata
secoli
e
secoli
,
del
tutto
incapaci
di
dare
di
ogni
singola
opera
un
giudizio
individuante
.
Si
tratta
,
si
dirà
,
di
preistoria
.
Eppure
l
'
interesse
che
destano
i
millenni
più
bui
non
avrebbe
senso
se
non
corrispondesse
a
un
profondo
bisogno
dei
nostri
giorni
.
E
a
ben
guardare
può
dirsi
che
l
'
oscuro
proposito
delle
nuove
arti
sia
proprio
di
accelerare
l
'
avvento
di
un
tempo
nel
quale
anche
l
'
evo
moderno
,
per
non
dire
dell
'
antico
,
diventi
preistoria
.
Se
consideriamo
che
il
mondo
produttore
d
'
arte
è
,
da
circa
un
secolo
almeno
,
quadruplicato
per
l
'
apporto
di
continenti
prima
sconosciuti
,
e
che
tale
espansione
è
lungi
dall
'
esser
finita
,
in
relazione
al
graduale
decrescere
dell
'
analfabetismo
e
alla
diffusione
di
un
concetto
che
riduce
l
'
arte
allo
stile
,
in
una
totale
indifferenza
ai
così
detti
contenuti
,
non
dovrebbe
essere
troppo
lontana
l
'
era
in
cui
i
secoli
delle
«
magnifiche
sorti
»
saranno
considerati
a
volo
d
'
uccello
,
come
una
riserva
di
«
pezzi
»
artistici
aventi
un
carattere
del
tutto
impersonale
.
Qualora
l
'
avvenire
ci
riserbi
un
universale
Welfare
State
non
solo
economico
ma
anche
culturale
,
una
vita
intensamente
meccanicizzata
e
standardizzata
,
un
vasto
calderone
nel
quale
tutte
le
culture
si
fondano
smarrendo
i
loro
caratteri
originali
,
l
'
arte
non
potrà
che
mantenere
e
accentuare
i
caratteri
che
già
distinguono
le
più
avanzate
manifestazioni
del
nostro
tempo
.
Sarà
un
'
arte
in
larga
misura
sensoriale
,
acustica
,
visiva
,
destinata
al
divertimento
e
non
alla
contemplazione
;
un
'
arte
conformistica
che
potrà
avere
il
suo
pubblico
in
quelli
stessi
che
ne
saranno
gli
autori
:
gli
artisti
,
l
'
immensa
legione
degli
artisti
.
La
poesia
,
per
il
momento
,
non
è
giunta
a
questo
punto
:
molti
poeti
si
ricordano
che
nella
poesia
interessa
sommamente
la
situazione
spirituale
che
l
'
ha
espressa
.
E
la
letteratura
,
in
senso
lato
,
darà
ancora
libri
che
saranno
giudicati
importanti
al
di
là
del
loro
valore
artistico
.
Ma
fuori
di
questo
campo
tutto
sembra
tendere
all
'
eccitazione
e
allo
spettacolo
.
D
'
altronde
,
anche
la
parola
sta
diventando
un
ingrediente
che
ha
bisogno
d
'
altri
sussidi
.
Cerchereste
invano
il
nome
e
la
voce
dell
'
autore
in
uno
di
quei
lavori
teatrali
che
vengono
rappresentati
sulle
scene
italiane
e
straniere
.
Poco
importa
che
si
tratti
di
Shakespeare
o
di
Arthur
Miller
o
di
uno
zibaldone
tratto
da
un
famoso
romanzo
:
il
vero
autore
è
l
'
équipe
che
ha
montato
la
macchina
teatrale
dopo
aver
provveduto
a
purgare
l
'
opera
di
quei
superstiti
accenti
di
poesia
che
per
avventura
possano
trovarvisi
.
E
non
diverso
è
lo
stato
della
musica
e
della
pittura
.
In
una
pittura
intesa
soprattutto
come
un
fatto
oculare
(
anche
se
in
origine
l
'
astrattismo
poté
essere
altra
cosa
)
un
bambino
può
superare
un
adulto
;
e
darà
il
meglio
della
musica
elettronica
colui
che
non
abbia
mai
acquistato
regolari
nozioni
musicali
.
L
'
uomo
d
'
oggi
guarda
,
ma
non
contempla
,
vede
,
ma
non
pensa
.
Rifuggendo
dal
tempo
,
che
è
fatto
di
pensiero
,
non
può
sentire
che
il
proprio
tempo
,
il
presente
;
e
anche
di
questo
suo
tempo
non
può
sentire
che
come
ridicole
e
anacronistiche
le
espressioni
del
sentimento
individuale
.
La
nostra
ipotesi
può
sembrare
catastrofica
oppure
ottimistica
,
perché
suppone
che
una
civiltà
universale
(
sia
pure
spiritualmente
a
basso
livello
)
possa
essere
raggiunta
dall
'
umanità
:
una
civiltà
senza
servi
e
padroni
,
forse
senza
frontiere
,
e
in
ogni
modo
liberata
da
quei
flagelli
che
l
'
uomo
ha
scoperto
per
distruggere
su
vasta
scala
i
suoi
simili
.
Può
darsi
,
invece
,
che
nulla
di
simile
accada
e
che
dopo
una
imprevedibile
svolta
(
che
nessuno
di
noi
si
augura
di
vedere
)
vada
perduto
persino
il
ricordo
della
nostra
civiltà
meccanica
.
Possiamo
però
consolarci
pensando
che
anche
in
questo
caso
il
nostro
tempo
lascerà
ai
suoi
superstiti
eredi
un
buon
numero
di
totem
,
fantocci
e
feticci
che
ne
documenteranno
l
'
esistenza
e
saranno
studiati
e
intesi
,
e
fraintesi
,
con
molto
interesse
.
UTOPIE ( PARETO VILFREDO , 1920 )
StampaQuotidiana ,
L
'
instabilità
economica
sociale
e
politica
opera
fortemente
per
accrescere
i
guai
della
vita
presente
,
ed
in
parte
,
sia
pure
non
grande
,
ha
origine
da
quell
'
ordinamento
che
,
sotto
il
nome
di
Società
delle
Nazioni
,
vuolsi
imporre
al
mondo
come
recante
un
migliore
assetto
degli
Stati
,
e
che
invece
è
solo
una
forma
dell
'
imperialismo
di
certi
Stati
vincitori
.
Dell
'
indole
intrinseca
della
Società
delle
Nazioni
qui
non
vo
dire
di
proposito
,
e
mi
limito
ad
alcune
osservazioni
per
mostrare
come
poco
alla
volta
vanno
svelandosi
le
utopie
che
in
essa
si
appiattano
,
e
di
cui
ha
dovizia
al
pari
dei
molti
disegni
che
l
'
hanno
preceduta
,
col
lodevole
scopo
di
procacciare
alle
Nazioni
pace
se
non
perpetua
,
duratura
.
Già
molto
si
scrisse
di
una
delle
vane
speranze
suscitate
dal
nuovo
disegno
,
cioè
di
quella
che
,
mercé
il
supposto
principio
di
nazionalità
,
a
cui
il
Wilson
infondeva
rinnovata
gioventù
si
aveva
di
porre
termine
a
parte
almeno
dei
gravissimi
conflitti
internazionali
.
Sino
dal
suo
apparire
ne
fu
prevista
la
fallacia
,
confermata
poi
,
ogni
giorno
,
dai
fatti
.
Esso
,
lungi
dall
'
appianare
i
passati
conflitti
,
ne
fa
sorgere
di
nuovi
;
ed
è
appunto
per
ciò
che
il
partito
detto
repubblicano
negli
Stati
Uniti
,
respinge
la
Società
delle
Nazioni
,
secondo
la
formula
wilsoniana
,
non
volendo
impacciarsi
in
quel
semenzaio
di
litigi
.
In
Italia
,
la
quistione
di
Fiume
trascende
interamente
dalle
ideologie
wilsoniane
,
che
meglio
non
valgono
per
l
'
Irlanda
,
l
'
Egitto
,
la
Turchia
,
la
Russia
,
né
,
per
dir
breve
,
pel
rimanente
del
globo
.
René
Johannet
,
in
un
volume
denso
di
fatti
e
di
idee
,
ha
fatto
vedere
che
quel
bel
principio
di
nazionalità
somiglia
ad
una
bolla
di
sapone
,
e
finisce
la
sua
prefazione
dicendo
essere
prossimo
il
tempo
in
cui
esso
avrà
un
posto
d
'
onore
nel
museo
delle
ideologie
smesse
.
Egli
ben
s
'
appone
circa
al
merito
intrinseco
,
ma
erra
forse
circa
il
tempo
che
ancora
avrà
credito
il
principio
.
Tali
ideologie
hanno
vita
lunga
,
e
quando
si
credono
spente
,
tosto
risuscitano
sotto
altre
vesti
.
Così
ora
,
nella
domanda
fatta
dagli
alleati
alla
Olanda
,
per
la
estradizione
del
Kaiser
,
abbiamo
visto
redivivo
l
«
universale
consenso
»
che
in
realtà
è
molto
parziale
considerato
come
fonte
di
indirizzo
che
si
sovrappone
ai
diritti
positivi
e
li
signoreggia
;
tantoché
«
i
difensori
del
diritto
e
della
giustizia
»
buttano
via
i
primi
,
e
si
danno
sol
cura
del
secondo
...
sinché
a
loro
torna
comodo
.
La
Svizzera
esita
a
far
parte
della
Società
delle
Nazioni
,
temendo
che
sia
insidiata
la
sua
neutralità
.
È
vero
che
questa
rimane
malsicura
in
ogni
modo
,
e
il
prof
.
André
Mercier
la
dice
un
mito
.
Le
considerazioni
che
egli
svolge
in
proposito
sono
importanti
e
vanno
molto
al
di
là
del
caso
particolare
e
fugace
da
cui
hanno
origine
.
Egli
principia
ricordando
i
fatti
storici
,
i
quali
mostrano
che
la
neutralità
della
Svizzera
non
l
'
ha
salvata
da
parecchie
invasioni
.
È
questo
un
capitolo
particolare
del
quesito
generale
,
il
quale
investiga
l
'
effetto
reale
dei
trattati
,
spesso
diverso
,
talvolta
diversissimo
dal
contenuto
formale
.
La
conclusione
sperimentale
è
che
i
trattati
non
sono
né
interamente
efficaci
né
interamente
inefficaci
;
valgono
sino
ma
non
oltre
un
certo
punto
.
Seguita
il
nostro
autore
mostrando
che
il
nome
di
«
neutralità
»
corrisponde
ad
un
concetto
non
rigoroso
né
ben
determinato
.
Egli
ha
interamente
ragione
.
Anche
questo
è
un
capitolo
particolare
di
un
quesito
generale
.
Tutti
i
termini
dei
generi
di
quello
di
«
neutralità
»
patiscono
difetto
di
precisione
e
di
rigore
.
Di
ciò
lungamente
scrissi
nella
Sociologia
e
la
conclusione
è
che
non
possono
fare
parte
di
un
ragionamento
rigorosamente
sperimentale
.
Non
mi
fermo
sulla
parte
pratica
dello
studio
del
prof
.
Mercier
,
perché
trascende
dall
'
argomento
generale
che
qui
espongo
.
Su
tale
argomento
ancora
ho
da
ricordare
un
autore
.
Yves
Guyot
,
valoroso
capo
del
partito
della
libertà
economica
in
Europa
,
e
degno
successore
del
Cobden
,
ha
scritto
una
trilogia
,
che
principia
con
un
volume
sulle
cause
e
sulle
conseguenze
della
guerra
,
e
seguita
poi
due
volumi
dell
'
opera
selle
guarentigie
della
pace
;
nel
primo
dei
quali
si
raccolgono
,
mirabilmente
compendiati
,
gli
ammaestramenti
del
passato
,
nel
secondo
si
passa
all
'
esame
critico
,
e
si
conclude
mostrando
quanto
poco
di
reale
sia
contenuto
nella
Società
delle
Nazioni
,
in
cui
l
'
autore
vede
«
la
risurrezione
di
un
vecchio
mito
»
.
La
paragona
alla
Santa
Alleanza
,
e
scrive
:
«
Ho
studiato
in
modo
oggettivo
i
risultamenti
negativi
ottenuti
dalla
Santa
Alleanza
e
dal
trattato
che
la
confermò
.
Vi
è
ora
,
tra
gli
Alleati
,
coerenza
maggiore
di
quella
che
c
'
era
tra
l
'
imperatore
di
Russia
,
il
re
di
Prussia
,
l
'
imperatore
d
'
Austria
,
i
ministri
d
'
Inghilterra
e
il
re
Luigi
XVIII
»
?
La
risposta
è
negativa
suffragata
da
infiniti
fatti
,
ed
appare
evidente
la
vanità
della
Società
delle
Nazioni
,
per
recare
pace
al
mondo
.
Nel
volume
sulle
cause
e
le
conseguenze
della
guerra
l
'
autore
,
nel
luglio
1915
,
scriveva
:
«
I
tedeschi
paiono
proporsi
di
eccitare
e
di
meritare
un
odio
profondo
.
Tale
odio
è
un
fattore
di
guerra
che
è
utile
mentre
questa
dura
;
poiché
reca
la
necessità
di
una
vittoria
decisiva
,
senza
la
quale
la
pace
potrebbe
essere
solo
provvisoria
e
fallace
.
Ma
né
gli
individui
né
i
popoli
vivono
di
odio
;
esso
non
è
un
genere
alimentare
:
colui
che
lo
pasce
ne
è
divorato
»
.
Ciò
è
ora
più
che
mai
vero
e
non
è
certo
coi
sentimenti
di
odio
,
od
altri
di
tal
fatta
che
si
potranno
sciogliere
i
gravi
problemi
economici
e
sociali
che
premono
sul
mondo
.
Non
è
col
gridare
morte
a
questi
o
a
quelli
che
si
farà
crescere
la
produzione
;
e
non
è
neppure
coi
predicozzi
morali
che
si
farà
scemare
il
consumo
;
questi
possono
forse
avere
effetto
su
pochi
imbecilli
borghesi
,
non
mai
sul
grandissimo
numero
di
individui
i
quali
costituiscono
il
rimanente
della
popolazione
,
né
specialmente
su
coloro
che
sanno
conquistare
e
godersi
la
roba
degli
imbelli
.
Il
sapere
quale
somma
si
ha
«
diritto
»
di
togliere
al
vinto
nemico
preme
assai
meno
che
il
conoscere
quale
somma
esso
«
potrà
»
pagare
.
Lo
avere
confuse
queste
due
cose
non
è
estraneo
alle
prodigalità
degli
Stati
vincitori
ed
al
conseguente
loro
dissesto
finanziario
.
Se
poi
dalle
contese
internazionali
passiamo
alle
civili
,
ripeteremo
che
il
sapere
quale
somma
la
plutocrazia
-
demagogica
ha
il
«
diritto
»
di
estorcere
ai
risparmiatori
,
preme
assai
meno
che
il
conoscere
quale
somma
«
può
»
ad
essi
togliere
senza
ferire
o
rovinare
la
produzione
.
Il
padrone
della
gallina
dalle
uova
d
'
oro
aveva
certo
il
«
diritto
»
di
ucciderla
,
ma
ha
operato
pel
proprio
vantaggio
così
facendo
?
Può
darsi
benissimo
che
la
viltà
borghese
non
assegni
verun
limite
alle
richieste
di
certi
salariati
e
dei
pescicani
loro
capi
,
ma
non
c
'
è
alcun
altro
limite
imposto
dalle
stesse
condizioni
della
produzione
?
Ogni
diminuzione
delle
ore
di
lavoro
,
ogni
aumento
di
salario
conseguiti
oggi
sono
solo
scala
a
nuove
richieste
domani
.
Ci
sono
ora
minatori
che
vogliono
giornate
di
sei
ore
con
,
naturalmente
,
un
aumento
di
paga
.
Si
può
seguitare
indefinitamente
a
percorrere
tale
via
?
Si
può
giungere
,
per
esempio
,
ad
un
'
ora
di
lavoro
con
mille
lire
(
oro
)
di
paga
giornaliera
?
Evidentemente
no
.
Dunque
vi
è
un
certo
limite
oltre
al
quale
non
conviene
andare
,
e
non
si
può
trascurare
tale
considerazione
.
Pare
a
molti
che
si
può
trovare
una
ricetta
esclusivamente
economica
e
finanziaria
per
risanare
i
guai
economici
e
finanziari
,
ma
è
vana
speranza
.
Questi
guai
dipendono
in
gran
parte
dall
'
ordinamento
sociale
e
politico
,
e
non
si
possono
studiare
indipendentemente
dal
caso
.
«
Fatevi
buona
politica
e
vi
farò
buone
finanze
»
,
diceva
un
ministro
;
e
tale
sentenza
è
vera
in
ogni
paese
e
in
ogni
tempo
.
StampaQuotidiana ,
Quanto
più
la
guerra
procede
,
tanto
più
cresce
l
'
importanza
della
campagna
a
favore
dell
'
economia
iniziata
dai
più
autorevoli
giornali
inglesi
,
fatta
propria
dal
governo
di
quel
paese
,
ed
a
cui
anche
in
Italia
si
rivolge
oggi
il
consenso
crescente
dell
'
opinione
pubblica
.
Dall
'
osservanza
della
più
rigida
economia
ha
finora
tratto
gran
giovamento
sovratutto
la
Germania
,
la
quale
deve
ad
essa
se
ha
sentito
scarsamente
gli
effetti
del
blocco
alimentare
ordinato
ai
suoi
danni
dall
'
Inghilterra
;
il
pane
kappa
,
il
razionamento
della
popolazione
,
la
campagna
per
utilizzare
i
rifiuti
della
cucina
e
della
casa
recarono
notevole
vantaggio
alla
resistenza
economica
tedesca
contro
gli
alleati
.
E
poiché
le
risorse
economiche
non
sono
inesauribili
in
nessun
paese
,
neppure
in
Inghilterra
,
è
naturale
che
anche
lì
si
sia
ripetuto
il
grido
:
fate
economia
!
Dal
successo
di
questa
campagna
dipende
,
più
che
non
si
creda
,
la
capacità
di
resistenza
bellica
delle
nazioni
alleate
.
Se
l
'
Inghilterra
deve
mantenersi
in
grado
di
aiutare
finanziariamente
i
suoi
alleati
,
uopo
è
che
essa
riduca
al
minimo
i
suoi
acquisti
all
'
estero
a
scopo
di
consumo
ed
il
consumo
medesimo
delle
cose
prodotte
all
'
interno
;
così
da
diminuire
il
formidabile
e
crescente
sbilancio
commerciale
,
e
da
frenare
l
'
ascesa
del
cambio
,
che
anche
là
comincia
a
farsi
sentire
.
Da
un
calcolo
istituito
dal
signor
Hobson
nell
'
ultimo
numero
dell
'
«
Economic
Journal
»
risulta
che
nei
primi
nove
mesi
di
guerra
l
'
Inghilterra
dovette
vendere
circa
125
milioni
di
lire
sterline
(
3
miliardi
e
350
milioni
di
lire
nostre
)
di
titoli
stranieri
da
essa
posseduti
per
provvedere
allo
sbilancio
economico
causato
dalla
guerra
.
Se
non
si
pone
riparo
con
l
'
economia
agli
eccessivi
dispendi
,
arriverà
il
giorno
in
cui
le
vendite
dovranno
essere
aumentate
molto
al
di
là
di
questa
cifra
ed
il
mercato
nordamericano
sarà
incapace
di
assorbire
le
enormi
partite
di
titoli
venduti
.
Di
qui
il
fervore
con
cui
uomini
di
governo
,
giornalisti
,
propagandisti
vanno
inculcando
agli
inglesi
la
necessità
di
porre
un
freno
alle
loro
abitudini
spenderecce
.
È
un
appello
,
il
quale
deve
,
anche
fra
noi
,
essere
rivolto
a
tutte
le
classi
sociali
.
Alle
classi
alte
,
ricche
ed
agiate
in
primo
luogo
.
Non
si
lascino
esse
trarre
in
inganno
dal
pregiudizio
comunemente
diffuso
che
sia
loro
dovere
di
spendere
molto
per
dare
lavoro
alle
masse
operaie
.
Questo
dello
«
spendere
per
dare
lavoro
»
è
un
pregiudizio
erroneo
sempre
,
e
massimamente
in
tempo
di
guerra
.
Gli
economisti
non
affermano
che
gli
uomini
siano
meritevoli
di
lode
solo
quando
risparmiamo
e
siano
biasimevoli
sempre
quando
spendono
il
loro
reddito
.
Ognuno
impiega
i
propri
redditi
nel
modo
che
ritiene
più
opportuno
;
e
dal
punto
di
vista
economico
è
fuor
di
luogo
affermare
che
l
'
atto
del
risparmiare
sia
più
virtuoso
dell
'
atto
del
consumare
.
Per
raggiungere
il
fine
di
un
progresso
economico
generale
,
di
un
miglioramento
costante
nella
produzione
della
ricchezza
e
nel
tenor
di
vita
degli
uomini
,
è
necessario
che
sia
serbato
un
certo
equilibrio
fra
il
consumo
ed
il
risparmio
;
fa
d
'
uopo
che
,
per
risparmiare
denaro
,
non
si
riducano
gli
uomini
alla
macilenza
fisica
ed
alla
sordidezza
intellettuale
e
morale
;
e
d
'
altro
canto
non
si
consumi
tutto
il
reddito
in
godimenti
presenti
,
occorrendo
provvedere
all
'
avvenire
.
Queste
sono
verità
ovvie
;
ma
non
è
inutile
insistere
sul
punto
che
il
ricco
,
il
quale
spende
tutto
il
suo
reddito
e
forse
parte
del
suo
patrimonio
,
non
acquista
perciò
alcuna
maggiore
benemerenza
,
verso
i
poveri
,
di
colui
che
risparmia
.
Apparentemente
il
ricco
spendaccione
sembra
meritevole
di
maggiore
lode
dell
'
avaro
parsimonioso
;
ed
invero
egli
è
lodato
da
servitori
,
camerieri
,
cocchieri
,
negozianti
,
parassiti
,
come
colui
che
sa
spendere
i
propri
denari
a
beneficio
altrui
.
Costoro
guardano
con
disprezzo
al
ricco
avaro
che
tesaurizza
e
pone
in
serbo
i
suoi
denari
,
rifiutando
di
farne
partecipe
altrui
.
In
realtà
,
tutti
sanno
che
questa
è
solo
l
'
apparenza
delle
cose
.
Nel
mondo
moderno
,
in
cui
nessuno
tesaurizza
in
realtà
chi
usa
ancora
riporre
sottoterra
i
denari
messi
in
serbo
?
ma
tutti
risparmiano
,
risparmiare
vuoi
dire
portare
i
propri
denari
alla
banca
o
cassa
di
risparmio
o
comprare
titoli
o
fare
mutui
altrui
o
comprare
terre
o
case
.
E
poiché
banche
e
casse
di
risparmio
non
tengono
inutilizzati
i
depositi
,
ma
li
dànno
a
mutuo
ad
industriali
,
commercianti
,
comuni
bisognosi
di
compiere
opere
pubbliche
ecc
.
ecc
.
;
risparmiare
vuol
dire
fare
«
domanda
di
lavoro
»
altrettanto
e
forse
più
di
quanto
non
accada
consumando
.
Le
l000
lire
consumate
impiegano
gli
operai
che
tessono
panni
o
macinano
il
grano
:
ma
,
senza
le
l000
lire
risparmiate
,
industriali
tessitori
e
mugnai
non
avrebbero
potuto
fare
le
provviste
di
lana
o
di
frumento
,
o
comprare
le
macchine
senza
di
cui
il
lavoro
sarebbe
stato
impossibile
.
La
quale
verità
acquista
maggior
forza
in
tempo
di
guerra
.
Supponiamo
vi
sia
taluno
in
dubbio
se
gli
convenga
acquistare
un
'
automobile
ovvero
mettere
in
serbo
i
denari
per
la
sottoscrizione
di
cartelle
del
futuro
prestito
nazionale
.
Quali
sono
le
conseguenze
delle
due
diverse
maniere
di
agire
?
Dannose
alla
generalità
nel
primo
caso
,
utili
nel
secondo
.
Se
egli
acquista
l
'
automobile
,
avrà
la
scelta
fra
una
marca
nazionale
od
una
marca
estera
.
È
quasi
certo
che
egli
non
potrà
comperare
un
'
automobile
nazionale
,
tutta
la
produzione
interna
essendo
accaparrata
per
le
necessità
militari
.
Quando
vi
riescisse
,
sarebbe
a
danno
del
paese
;
il
quale
ha
interesse
che
tutti
gli
operai
ed
i
capitali
dell
'
industria
automobilistica
siano
impiegati
a
crescere
la
resistenza
contro
il
nemico
.
Egli
,
aumentando
la
domanda
di
maestranze
e
di
materiali
così
necessari
,
ne
aumenterebbe
il
prezzo
e
crescerebbe
quindi
il
costo
della
guerra
per
lo
stato
.
Né
meno
dannoso
all
'
interesse
nazionale
sarebbe
l
'
acquisto
dell
'
automobile
all
'
estero
.
Egli
dovrebbe
pagare
all
'
estero
10
o
20.000
lire
e
crescerebbe
d
'
altrettanto
il
debito
commerciale
dell
'
Italia
verso
l
'
estero
.
Colla
sua
azione
egli
:
1
)
impedirebbe
all
'
Italia
di
acquistare
frumento
o
munizioni
da
guerra
per
altrettante
somme
;
ovvero
2
)
provocando
una
nuova
domanda
di
divisa
estera
,
farebbe
crescere
l
'
aggio
dell
'
oro
sulla
cartamoneta
e
contribuirebbe
al
crescere
del
prezzo
dei
cereali
,
delle
carni
,
delle
lane
,
delle
munizioni
e
di
tutte
le
cose
le
quali
noi
dobbiamo
comperare
all
'
estero
.
L
'
azione
di
chi
compra
un
'
automobile
all
'
estero
,
come
di
chi
acquista
gemme
,
brillanti
,
pizzi
,
vestiti
,
stoffe
di
lusso
,
libri
,
di
cui
la
lettura
è
prorogabile
,
deve
dunque
essere
reputata
nociva
alla
patria
.
Osservazioni
simili
si
possono
fare
per
i
nuovi
impianti
industriali
,
edilizi
,
per
i
lavori
pubblici
prorogabili
e
non
ancora
iniziati
.
Crescono
,
per
queste
richieste
facilmente
prorogabili
,
i
prezzi
del
legname
,
del
ferro
,
del
cemento
e
di
molti
altri
materiali
,
di
cui
il
governo
ha
gran
bisogno
per
le
sue
occorrenze
militari
;
si
distolgono
gli
operai
dall
'
accorrere
a
quelle
fabbricazioni
di
panni
,
di
materiali
bellici
ed
a
quelle
colture
dei
campi
che
sono
necessarie
ed
urgenti
nel
momento
attuale
.
Colui
,
il
quale
rinuncia
all
'
acquisto
dell
'
automobile
od
a
qualunque
altra
spesa
,
anche
di
cibo
o
di
vestito
,
prorogabile
od
evitabile
,
compie
invece
opera
utile
al
paese
.
Il
suo
risparmio
,
consegnato
allo
stato
in
cambio
di
cartelle
del
prestito
nazionale
,
è
dallo
stato
impiegato
forse
ugualmente
nell
'
acquisto
di
automobili
o
nel
riattamento
di
strade
,
nell
'
ampliamento
di
stazioni
ferroviarie
o
nella
costruzione
di
ponti
o
di
tronchi
di
ferrovie
e
quindi
è
rivolto
a
richiesta
di
lavoro
nella
stessa
misura
che
s
'
egli
consumasse
quella
somma
.
Ma
le
automobili
,
le
stazioni
,
le
opere
pubbliche
compiute
o
comprate
dal
governo
servono
al
fine
pubblico
della
difesa
nazionale
e
non
al
fine
privato
di
un
godimento
personale
,
che
nel
momento
presente
è
dissolvitore
.
Né
è
minore
il
dovere
di
fare
economia
per
le
classi
più
numerose
.
Purtroppo
,
la
utilizzazione
delle
varie
sostanze
alimentari
è
imperfettissima
nelle
masse
operaie
.
Nelle
campagne
si
utilizzano
discretamente
i
rifiuti
con
l
'
allevamento
di
porci
,
di
conigli
,
di
volatili
da
cortile
;
ma
nelle
città
si
comincia
appena
adesso
a
comprendere
quali
vantaggi
si
potrebbero
ricavare
dall
'
allevamento
,
anche
in
piccole
proporzioni
,
di
conigli
per
la
produzione
della
carne
e
delle
pelli
.
Molta
strada
potrebbe
farsi
nelle
città
altresì
con
la
utilizzazione
orticola
di
tutti
gli
spazi
vacanti
,
delle
aree
fabbricabili
,
che
ora
non
dànno
alcun
frutto
a
nessuno
.
Del
pari
la
diffusione
di
opportune
regole
di
cucina
gioverebbe
ad
insegnare
alle
madri
di
famiglia
operaie
la
possibilità
di
trarre
partito
da
molte
sostanze
alimentari
ora
malamente
cucinate
e
di
utilizzare
gran
parte
di
quelli
che
sono
considerati
rifiuti
.
Si
pensi
che
ogni
chilogrammo
di
farina
o
di
carne
consumato
in
meno
o
meglio
utilizzato
è
un
minor
debito
del
paese
,
è
un
prolungamento
della
nostra
capacità
di
resistenza
militare
!
Anche
nelle
file
dell
'
esercito
combattente
la
campagna
per
l
'
economia
potrebbe
essere
feconda
di
utili
risultati
.
Da
lettere
ricevute
ho
ricavato
l
'
impressione
che
la
razione
di
pane
e
di
carne
assegnata
ai
soldati
nella
zona
di
guerra
sia
in
molti
casi
individuali
esuberante
.
Da
un
punto
di
vista
generale
è
bene
far
così
:
ma
ad
evitare
sprechi
costosi
,
sarebbe
saggio
consiglio
promuovere
tra
i
soldati
l
'
economia
,
incoraggiando
con
opportuni
riacquisti
l
'
utilizzazione
delle
razioni
rimaste
da
consumare
.
Il
ritorno
della
pace
sarà
accompagnato
da
uno
stato
di
prosperità
economica
solo
se
durante
la
guerra
si
sarà
diffusa
ed
accentuata
l
'
abitudine
della
economia
e
del
risparmio
.
Ho
già
altra
volta
notato
come
,
in
tutti
i
paesi
belligeranti
,
la
guerra
abbia
dato
luogo
a
fenomeni
di
apparente
prosperità
economica
,
dai
quali
importa
non
lasciarsi
suggestionare
.
Una
parte
invero
del
capitale
già
risparmiato
viene
ora
mutuata
allo
stato
,
il
quale
la
spende
di
giorno
in
giorno
per
la
condotta
della
guerra
e
la
converte
così
in
reddito
dei
suoi
ufficiali
,
dei
suoi
soldati
,
dei
suoi
fornitori
,
dei
suoi
creditori
.
Ciò
che
era
capitale
si
trasforma
in
reddito
;
e
cresce
così
la
quantità
delle
cose
che
gli
uomini
ritengono
di
potere
spendere
.
Guai
a
ritenere
che
sul
serio
i
redditi
sieno
aumentati
permanentemente
e
sia
aumentata
la
spesa
che
gli
uomini
possono
fare
senza
pregiudizio
del
loro
patrimonio
!
Finita
la
guerra
e
finite
le
spese
straordinarie
dello
stato
,
i
redditi
torneranno
ad
essere
quelli
di
prima
.
Anzi
saranno
minori
,
perché
fu
consumata
una
parte
del
capitale
che
era
stato
precedentemente
risparmiato
e
questa
parte
non
può
più
essere
impiegata
alla
produzione
di
nuove
ricchezze
.
Fa
d
'
uopo
perciò
,
se
non
si
vuole
che
il
benessere
generale
scemi
al
ritorno
della
pace
,
che
durante
la
guerra
si
cerchi
di
fare
la
maggiore
economia
possibile
,
in
guisa
da
ricostituire
i
risparmi
distrutti
per
la
condotta
della
guerra
.
Supponiamo
che
la
guerra
costi
all
'
Italia
6
miliardi
di
lire
.
Una
parte
di
questi
6
miliardi
sarà
coperta
con
i
redditi
dell
'
anno
,
i
quali
,
invece
di
alimentare
operai
,
contadini
,
redditieri
,
alimenteranno
soldati
,
ufficiali
,
lavoratori
nelle
fabbriche
di
munizioni
.
Una
parte
sarà
prelevata
però
sul
capitale
già
esistente
;
ed
è
questa
parte
che
occorre
ricostituire
con
nuovo
risparmio
,
affinché
alla
fine
della
guerra
le
banche
e
le
casse
di
risparmio
non
si
trovino
nella
impossibilità
di
soddisfare
le
richieste
degli
industriali
,
commercianti
,
agricoltori
bisognosi
di
capitale
circolante
.
Per
fortuna
,
il
rialzo
nel
saggio
dell
'
interesse
,
cagionato
dalle
fortissime
richieste
di
somme
a
mutuo
da
parte
degli
stati
belligeranti
,
incoraggia
a
risparmiare
di
più
.
Non
forse
tutti
i
risparmiatori
,
ma
certamente
parecchi
di
essi
sono
maggiormente
spinti
a
risparmiare
quando
sperano
di
ottenere
un
interesse
del
5%
,
piuttostoché
solo
del
3,50%
.
È
questa
una
delle
principali
ragioni
per
cui
i
mali
cagionati
dalle
guerre
del
passato
si
sono
curati
più
rapidamente
di
quanto
non
prevedessero
i
pessimisti
.
Nel
mondo
economico
molte
malattie
provocano
il
proprio
rimedio
.
Grazie
al
rialzo
del
saggio
dell
'
interesse
,
il
risparmio
,
invece
di
limitarsi
ad
un
miliardo
all
'
anno
,
cresce
ad
uno
e
mezzo
e
forse
due
;
sicché
in
breve
volgere
di
anni
le
ferite
della
guerra
sono
rimarginate
.
Gli
uomini
si
sono
stretti
un
po
'
la
cintola
,
hanno
cambiato
meno
frequentemente
vestiti
e
calzari
,
si
sono
divertiti
di
meno
ed
hanno
risparmiato
di
più
.
Il
ritorno
ad
abitudini
più
frugali
di
vita
non
deve
però
essere
considerato
soltanto
una
«
dolorosa
»
necessità
.
Sotto
molti
rispetti
esso
è
un
beneficio
economico
e
morale
.
Importa
persuaderci
che
,
risparmiando
,
noi
non
compiamo
solo
un
atto
necessario
ed
economicamente
vantaggioso
.
Così
operando
,
noi
adempiamo
ad
un
dovere
verso
la
patria
e
contribuiamo
al
perfezionamento
morale
delle
future
generazioni
.
StampaQuotidiana ,
Il
cosiddetto
divorzio
fra
l
'
arte
odierna
e
il
pubblico
non
è
un
fatto
di
questi
giorni
.
Anche
cinquanta
,
anche
cento
anni
fa
-
e
si
potrebbe
risalire
ben
più
addietro
-
esisteva
un
'
arte
per
pochi
,
un
'
arte
per
iniziati
.
Leopardi
e
Baudelaire
non
ebbero
in
vita
entusiastici
consensi
e
Manet
dovette
schiaffeggiare
un
suo
denigratore
per
trasformarlo
in
un
suo
devoto
famulo
e
mecenate
.
Tuttavia
,
nel
secolo
scorso
,
il
pubblico
degli
iniziati
era
ancora
un
pubblico
,
non
una
pattuglia
di
artisti
falliti
.
Coloro
che
,
alla
fine
dell
'
Ottocento
,
si
accostavano
al
Parsifal
e
alla
Tetralogia
,
erudendosi
su
ponderose
«
guide
tematiche
»
e
seguendo
col
dito
i
temi
conduttori
,
erano
avvocati
,
medici
,
commercianti
,
non
sempre
musicisti
o
poeti
mancati
.
Oggi
le
cose
non
vanno
più
così
.
Solo
l
'
uomo
del
mestiere
(
fallito
o
no
)
,
solo
«
l
'
addetto
ai
lavori
»
può
sperare
di
trarre
non
dico
ricreazione
,
ma
minor
spavento
da
certe
forme
d
'
arte
che
rifiutano
categoricamente
di
incarnarsi
in
modo
troppo
visibile
e
sensibile
.
Andate
ad
ascoltare
l
'
Ode
a
Napoleone
di
Arnold
Schönberg
:
un
uomo
recita
versi
di
Byron
(
brutti
)
a
voce
stentorea
.
Il
suo
grido
riesce
e
non
riesce
a
sormontare
un
mare
di
borborigmi
e
di
dissonanze
che
non
ingenerano
sorpresa
bensì
noia
,
perché
l
'
orecchio
è
pronto
ad
assuefarsi
ai
nuovi
timbri
,
alle
nuove
stonature
.
Il
pezzo
dura
a
lungo
,
non
vive
durante
l
'
esecuzione
né
può
sperare
di
vivere
dopo
,
perché
non
incide
in
nulla
che
sia
veramente
vivo
in
noi
.
Se
l
'
esempio
non
basta
,
provatevi
a
leggere
una
poesia
«
ininterrotta
»
di
Eluard
o
,
peggio
,
di
un
suo
seguace
:
vi
troverete
pagine
composte
di
filze
di
aggettivi
(
centinaia
di
aggettivi
)
senz
'
alcuno
sostantivo
:
vi
troverete
liriche
in
cui
ogni
verso
cammina
per
conto
suo
,
ha
un
senso
in
sé
,
ma
non
lega
con
gli
altri
.
La
sintassi
non
c
'
è
o
è
respinta
su
un
piano
non
pure
extra
-
logico
,
ma
anche
extra
-
intuitivo
.
È
sostenuta
,
tutt
'
al
più
,
da
una
meccanica
associazione
di
idee
.
Chi
legge
deve
fabbricarsi
la
poesia
per
conto
proprio
;
l
'
autore
non
ha
scelto
per
lui
,
non
ha
voluto
qualcosa
per
lui
,
si
è
limitato
a
fornirgli
una
possibilità
di
poesia
.
È
molto
,
ma
è
troppo
poco
per
durare
dopo
la
lettura
.
Un
'
arte
che
distrugge
la
forma
pretendendo
di
affinarla
si
preclude
la
sua
seconda
e
maggiore
vita
:
quella
della
memoria
e
della
circolazione
spicciola
.
E
cercherò
di
spiegare
qual
è
questa
seconda
vita
dell
'
arte
,
per
non
essere
frainteso
.
È
vero
:
l
'
opera
d
'
arte
non
creata
,
il
libro
non
scritto
,
il
capolavoro
che
poteva
nascere
e
non
nacque
sono
mere
astrazioni
e
illusioni
.
Un
frammento
di
musica
o
di
poesia
,
una
pagina
,
un
quadro
cominciano
a
vivere
nell
'
atto
della
loro
creazione
ma
compiono
la
loro
esistenza
quando
vengono
ricevuti
,
intesi
o
fraintesi
da
qualcuno
:
dal
pubblico
.
Compiono
la
loro
vita
quando
circolano
,
e
non
importa
se
la
circolazione
sia
vasta
o
ristretta
;
a
rigore
,
il
pubblico
può
essere
formato
da
una
sola
persona
,
purché
questa
persona
non
sia
l
'
autore
stesso
.
Tutti
d
'
accordo
su
questo
punto
,
non
bisogna
però
cader
nell
'
errore
di
credere
che
l
'
appercezione
,
o
consumazione
,
di
un
particolare
momento
o
frammento
espressivo
debba
essere
necessariamente
quasi
sincrona
al
suo
presentarsi
a
noi
con
un
immediato
rapporto
di
causa
a
effetto
.
Se
così
fosse
la
musica
sarebbe
goduta
soltanto
al
momento
dell
'
esecuzione
,
la
poesia
e
la
pittura
soltanto
nel
momento
in
cui
l
'
occhio
si
posa
sul
foglio
stampato
o
sulla
tela
dipinta
.
Finita
la
causa
,
finito
il
narcotico
,
tutto
cesserebbe
;
si
charta
cadit
dovrà
svanire
nel
nulla
ogni
bagliore
di
musica
o
di
commozione
poetica
.
Io
non
dico
che
tale
sia
,
consapevolmente
,
l
'
abbaglio
estetico
di
molti
artisti
moderni
:
ma
rilevo
che
,
conscia
o
no
,
una
grossolana
materializzazione
del
fatto
artistico
è
alla
radice
di
molte
esperienze
d
'
oggi
.
Per
essa
viene
del
tutto
misconosciuta
quella
che
è
la
seconda
vita
dell
'
arte
,
il
suo
oscuro
pellegrinaggio
attraverso
la
coscienza
e
la
memoria
degli
uomini
,
il
suo
totale
riflusso
alla
vita
donde
l
'
arte
stessa
ha
tratto
il
suo
primo
alimento
.
Sono
pienamente
convinto
che
un
arabesco
musicale
che
non
è
un
motivo
,
non
è
un
'
«
idea
»
perché
l
'
orecchio
non
l
'
avverte
come
tale
,
un
tenia
che
non
è
un
tema
perché
non
sarà
mai
riconoscibile
,
un
verso
o
una
serie
di
versi
,
una
situazione
o
una
figura
di
romanzo
che
non
potranno
tornare
mai
a
noi
,
magari
alterati
e
contaminati
,
non
appartengono
veramente
al
mondo
della
forma
,
al
mondo
dell
'
arte
espressa
.
È
questo
secondo
momento
,
di
consumazione
minuta
e
magari
di
fraintendimento
,
quello
che
in
arte
m
'
interessa
di
più
.
Paradossalmente
si
potrebbe
dire
che
musica
pittura
e
poesia
nascono
alla
comprensione
quando
vengono
presentate
,
ma
non
vivono
veramente
se
non
hanno
il
potere
di
continuare
ad
agire
con
le
loro
forze
al
di
là
di
tale
momento
,
sciogliendosi
,
rispecchiandosi
in
quella
particolare
situazione
di
vita
che
le
ha
rese
possibili
.
Godere
un
'
opera
d
'
arte
o
un
suo
momento
è
insomma
un
ritrovarla
fuori
sede
;
solo
in
quell
'
istante
il
circolo
della
comprensione
è
perfetto
e
l
'
arte
si
salda
con
la
vita
come
tutti
i
romantici
hanno
sognato
.
Io
non
posso
vedere
un
codazzo
d
'
indifferenti
a
un
funerale
né
posso
sentir
soffiare
la
bora
senza
ricordarmi
dello
Zeno
di
Italo
Svevo
;
non
posso
guardare
alcune
merveilleuses
d
'
oggi
senza
pensare
a
Modigliani
e
a
Matisse
;
non
posso
contemplare
certi
figli
di
portinaia
o
di
mendicante
senza
che
mi
torni
dinanzi
il
bambino
ebreo
di
Medardo
Rosso
;
non
posso
pensare
a
qualche
strano
animale
-
zebra
o
zebù
-
senza
che
si
apra
in
me
lo
Zoo
di
Paul
Klee
;
non
posso
incontrare
chi
so
io
-
Clizia
o
Angela
oppure
...
omissis
omissis
-
senza
rivedere
arcani
volti
di
Piero
e
del
Mantegna
e
senza
che
un
verso
manzoniano
(
«
era
folgore
l
'
aspetto
»
)
mi
avvampi
la
memoria
;
e
neppure
posso
-
se
scendo
di
qualche
gradino
-
individuare
alcuni
episodi
dell
'
eterna
lotta
fra
il
diavolo
e
l
'
acqua
santa
senza
sentirmi
in
cuore
(
con
la
voce
di
Rosina
Storchio
)
l
'
avvolgente
,
felino
miagolio
dell
'
aria
di
San
Sulpizio
.
Fin
qui
ho
dato
esempi
chiari
ma
forse
troppo
ovvi
di
ciò
che
io
intendo
per
circolazione
di
un
momento
espressivo
o
di
un
'
intera
figura
d
'
artista
,
riassunta
in
suo
atteggiamento
;
ma
non
occorre
pensare
a
nomi
grossi
per
spiegare
l
'
intensità
del
fenomeno
.
Non
c
'
è
frase
musicale
o
poetica
,
figura
dipinta
o
raccontata
che
non
abbiano
fatto
presa
,
che
non
abbiano
inciso
su
una
vita
,
modificato
un
destino
,
alleviato
o
aggravato
un
dolore
.
Infiniti
amori
sono
sorti
fra
le
spire
di
un
motivuccio
volgare
,
infinite
tragedie
si
sono
suggellate
con
le
battute
di
una
canzonetta
,
di
uno
spiritual
negro
o
con
un
verso
di
cui
nessun
altro
(
forse
nemmeno
l
'
autore
)
si
ricordava
più
.
Si
badi
;
io
non
dico
che
l
'
arte
e
particolarmente
la
musica
e
la
poesia
debbano
essere
facilmente
mnemoniche
,
ricordabili
.
È
un
'
opinione
che
,
in
fatto
di
poesia
,
ho
visto
attribuire
,
in
una
intervista
,
all
'
onorevole
Palmiro
Togliatti
,
e
quando
l
'
ho
letta
mi
sono
rallegrato
di
non
figurare
tra
gli
zelatori
di
quell
'
esteta
(
e
di
quell
'
uomo
)
.
Se
essa
fosse
giusta
,
il
Chiabrera
batterebbe
il
Petrarca
.
Metastasio
rivenderebbe
Shakespeare
e
le
poesie
di
Alice
nel
paese
delle
meraviglie
metterebbero
nel
sacco
tutte
le
odi
di
John
Keats
.
Ma
dico
che
ha
adempiuto
il
suo
fine
e
ha
raggiunto
la
Forma
qualsiasi
espressione
che
abbia
avuto
,
presso
qualcuno
,
un
effetto
taumaturgico
,
liberatore
:
un
effetto
di
liberazione
e
di
comprensione
del
mondo
.
Ripeto
che
tali
effetti
si
raggiungono
a
distanza
e
soo
imprevedibili
.
Talora
un
grande
artista
,
come
Proust
ossessionato
dalla
«
petite
phrase
»
di
Vinteuil
(
Franck
o
Gabriel
Fauré
?
)
,
può
costruire
tutto
un
mondo
su
una
reminiscenza
,
può
organizzarla
,
riportarla
a
un
suo
modo
particolare
di
vivere
;
ma
non
è
necessario
'
giungere
a
tanto
perché
l
'
arte
s
'
intruda
in
noi
e
continui
nel
nostro
petto
un
'
esistenza
assurda
e
incalcolabile
.
E
non
direi
nemmeno
che
la
seconda
vita
dell
'
arte
sia
in
relazione
a
un
'
obiettiva
vitalità
e
importanza
dell
'
arte
stessa
.
Si
può
affrontare
la
morte
per
una
nobilissima
causa
fischiettando
«
Funiculì
funiculà
»
:
si
può
ricordare
un
verso
di
Catullo
entrando
in
un
'
austera
cattedrale
;
si
può
seguire
un
profano
desiderio
anche
associandolo
a
un
'
aria
di
Haendel
piena
d
'
unzione
religiosa
;
si
può
essere
fulminati
da
una
cariatide
dell
'
Erettèion
facendo
coda
allo
sportello
delle
tasse
;
ci
si
può
ricordare
un
verso
del
Poliziano
persino
in
giorni
di
follie
e
di
carneficina
.
Tutto
è
malcerto
,
nulla
è
necessario
nel
mondo
delle
rifrazioni
artistiche
;
l
'
unica
necessità
è
che
tale
rifrazione
prima
o
poi
sia
resa
possibile
.
Gli
artisti
moderni
(
non
parlo
di
tutti
)
che
per
naturale
impotenza
o
per
il
terrore
di
entrare
in
strade
già
battute
o
per
un
malinteso
rispetto
all
'
ineffabilità
della
vita
si
rifiutano
di
darle
una
forma
;
coloro
che
respingono
deliberatamente
ogni
piacevolezza
dal
suono
,
ogni
figuratività
dalla
pittura
,
ogni
progressione
sintattica
dall
'
arte
della
parola
,
si
condannano
semplicemente
a
questo
:
a
non
circolare
,
a
non
esistere
per
nessuno
.
Venuta
meno
la
possibilità
delle
grandi
comunioni
fra
pubblico
e
artisti
,
essi
respingono
anche
quell
'
ultima
ipotesi
di
socialità
che
ha
sempre
un
'
arte
nata
dalla
vita
:
di
tornare
alla
vita
,
di
servire
all
'
uomo
,
di
contare
qualcosa
per
l
'
uomo
.
Lavorano
come
i
castori
,
traforando
il
visibile
e
l
'
invisibile
,
spinti
da
un
impulso
automatico
o
da
un
'
oscura
urgenza
di
sfogo
o
dal
bisogno
di
costruirsi
un
riparo
buio
,
sempre
più
buio
,
sempre
più
nascosto
.
Ma
non
si
salveranno
mai
se
non
avranno
il
coraggio
di
tornare
alla
luce
e
di
fissare
in
volto
gli
altri
uomini
;
non
si
salveranno
se
,
usciti
dalla
strada
e
non
dai
musei
,
non
avranno
il
coraggio
di
dir
parole
che
possano
tornare
nella
strada
.
StampaQuotidiana ,
Poiché
l
'
uso
vuole
che
ci
sia
un
bilancio
della
Stato
e
una
relazione
su
di
esso
,
abbiamo
quello
e
questa
.
Essi
riferiscono
le
entrate
e
le
spese
in
una
certa
unità
che
dicesi
lira
.
Che
mai
sarà
,
di
preciso
o
almeno
con
discreta
approssimazione
,
non
si
sa
,
poiché
tace
l
'
Oracolo
di
Delfo
ed
è
morta
M.me
de
Thèbes
.
Sei
o
sette
anni
fa
,
questa
lira
non
era
molto
lontana
dalla
pari
coll
'
oro
;
poi
si
è
data
a
vita
selvaggia
;
fa
salti
da
capriolo
.
Se
si
paragona
al
franco
svizzero
,
che
è
più
fermo
,
ma
non
fermissimo
,
si
trova
che
mentre
scrivo
questo
articolo
(
15
febbraio
)
100
lire
valgono
33,47
franchi
svizzeri
,
mentre
il
15
febbraio
1919
,
valevano
circa
76
franchi
;
dunque
il
prezzo
della
lira
,
in
franchi
svizzeri
,
è
scemato
di
metà
almeno
in
un
sol
anno
,
che
è
anno
di
pace
e
non
di
guerra
.
È
quindi
lecito
porre
il
quesito
:
scemerà
ancora
,
in
analoga
proporzione
,
o
crescerà
,
da
oggi
al
febbraio
1921;
e
,
secondo
che
scemerà
,
o
crescerà
,
che
ne
sarà
di
quel
bel
bilancio
espresso
in
lire
?
Per
trovare
alcunché
di
meno
fluttuante
,
sarebbe
bene
di
potere
paragonare
la
lira
carta
alla
lira
oro
;
ma
per
ciò
occorre
almeno
un
mercato
libero
dell
'
oro
:
c
'
è
a
Londra
,
ma
non
c
'
era
nel
febbraio
1919
.
Per
altro
,
lo
essere
quasi
solo
in
Europa
fa
sì
che
i
suoi
prezzi
non
sono
quelli
che
si
avrebbero
se
dovunque
libero
fosse
,
il
commercio
dell
'
oro
,
libera
l
'
esportazione
della
moneta
aurea
.
Aggiungasi
che
neppure
il
«
valore
»
dell
'
oro
è
stabile
.
Infine
,
poiché
non
possiamo
avere
di
meglio
,
contentiamoci
del
poco
che
possiamo
ricavare
dalle
notizie
dei
mercati
dei
cambi
.
Intanto
,
il
film
dei
cambi
gira
tanto
rapido
,
che
ciò
che
è
vero
oggi
non
lo
è
più
domani
.
Le
variazioni
che
durano
breve
tempo
,
non
operano
sul
bilancio
,
quelle
che
durano
a
lungo
lo
possono
mutare
notevolmente
.
A
Londra
,
nella
prima
metà
di
febbraio
,
l
'
oncia
di
oro
puro
è
giunta
al
prezzo
di
12o
scellini
;
il
che
dà
,
per
la
sterlina
carta
,
il
prezzo
di
franchi
oro
17
mentre
la
parità
è
di
franchi
oro
25,22
.
A
Ginevra
,
il
14
febbraio
,
la
sterlina
carta
era
quotata
franchi
svizzeri
20,69
.
Da
ciò
si
deduce
che
il
franco
svizzero
vale
franchi
oro
0,86
.
In
altro
modo
si
possono
avere
quei
valori
.
L
'
11
febbraio
,
a
Londra
,
la
sterlina
carta
era
quotata
dollari
3,37
mentre
la
parità
è
di
dollari
4,867
.
La
sterlina
varrebbe
dunque
franchi
oro
17,46
.
A
Ginevra
,
il
14
febbraio
,
il
dollaro
era
quotato
franchi
svizzeri
6,03
e
la
sua
parità
è
di
franchi
oro
5,18
.
Dunque
il
franco
svizzero
varrebbe
franchi
oro
0,86
.
Le
differenze
di
tali
valori
coi
precedenti
sono
piccole
e
quindi
trascurabili
.
Di
sfuggita
.
Pochi
giorni
or
sono
si
poteva
leggere
in
un
giornale
italiano
che
il
franco
svizzero
era
alla
pari
con
l
'
oro
.
È
proprio
vero
che
un
bel
tacere
non
fu
mai
scritto
.
Non
mi
fermo
qui
sulla
variabilità
del
«
valore
»
dell
'
oro
;
i
lettori
di
questo
giornale
ne
avranno
veduto
alcun
cenno
nell
'
articolo
mio
riprodotto
nel
n
.
31
.
Paragonando
dunque
la
lira
italiana
al
franco
svizzero
,
faremo
,
circa
il
valore
effettivo
,
due
errori
;
cioè
uno
avente
origine
dal
non
essere
il
franco
svizzero
pari
all
'
oro
,
l
'
altro
dal
non
essere
il
presente
«
valore
»
dell
'
oro
pari
a
quello
che
aveva
nel
tempo
che
precedette
la
guerra
.
Veniamo
ai
particolari
.
Dice
la
relazione
dell
'
onorevole
Bonomi
che
l
'
onere
pel
bilancio
degli
interessi
dei
debiti
è
di
circa
4,5
miliardi
di
lire
;
ma
che
è
tale
onere
,
valutato
in
beni
economici
?
Se
si
paragona
la
lira
al
franco
svizzero
,
quest
'
onere
sarebbe
oggi
solo
di
1,55
miliardi
,
e
sarebbe
minore
paragonata
la
lira
all
'
oro
,
minore
ancora
tenuto
conto
che
il
«
valore
»
dell
'
oro
è
scemato
.
Come
feci
notare
in
un
articolo
pubblicato
nel
1916
dalla
«
Rivista
di
scienza
bancaria
»
,
si
poteva
agevolmente
prevedere
che
parecchi
Stati
,
per
sottrarsi
all
'
obbligo
del
pagamento
reale
dei
loro
debiti
,
pur
fingendo
di
ciò
fare
,
li
avrebbero
pagati
con
moneta
deprezzata
.
Tali
previsioni
fecero
scandalo
e
suscitarono
sdegni
,
ma
i
fatti
mostrano
che
si
sono
avverate
e
che
seguitano
ad
avverarsi
ogni
giorno
.
Nell
'
ipotesi
,
per
dir
vero
assurda
,
che
,
nel
1920-21
,
la
lira
tornasse
alla
pari
col
franco
svizzero
meglio
ancora
col
franco
oro
l
'
onere
tornerebbe
ad
essere
di
4,5
miliardi
,
ma
effettivi
,
non
più
solo
nominali
.
Nell
'
ipotesi
speriamo
egualmente
fallace
che
la
lira
seguisse
il
cattivo
esempio
del
marco
e
decadesse
sino
a
0,06
franchi
svizzeri
,
gli
interessi
,
in
lire
,
del
debito
sarebbero
solo
270
milioni
di
franchi
effettivi
.
Tra
questi
limiti
estremi
,
di
miliardi
4,5
e
di
0,270
,
quale
sarà
l
'
onere
effettivo
del
bilancio
?
E
se
non
si
sa
,
che
significa
il
bilancio
?
Tutto
ciò
andrebbe
bene
se
l
'
onere
dei
prestiti
fosse
solo
in
lire
,
con
pagamenti
all
'
interno
;
se
in
parte
è
in
altre
monete
,
pagabile
all
'
estero
,
occorre
tenere
conto
del
cambio
di
queste
monete
,
e
navighiamo
più
che
mai
su
di
un
mare
incognito
.
Pei
privati
,
il
fenomeno
è
l
'
inverso
di
quello
ora
notato
pel
governo
.
Coloro
che
hanno
sottoscritto
ad
un
prestito
che
dà
5,71
per
cento
d
'
interesse
avranno
impiegato
il
loro
capitale
precisamente
a
quest
'
interesse
.
Se
il
valore
della
lira
non
varia
,
lo
avranno
impiegato
al
17,30
per
cento
,
se
la
lira
diventa
alla
pari
con
l
'
oro
all'1,04
per
cento
,
se
la
lira
decade
sino
a
6
centesimi
oro
,
ad
un
saggio
intermedio
,
se
la
lira
si
fissa
ad
un
saggio
intermedio
.
Ma
quale
sarà
tal
saggio
?
Indovinalo
grillo
!
Analoghe
osservazioni
si
possono
fare
per
le
imposte
.
Se
la
lira
tornasse
alla
pari
con
l
'
oro
sarebbe
impossibile
che
i
contribuenti
seguitassero
a
pagare
la
stessa
somma
,
in
lire
,
che
pagano
oggi
.
Se
decadesse
sino
a
6
centesimi
,
pagherebbero
agevolmente
molto
più
.
Incertissime
sono
pure
le
altre
spese
del
bilancio
.
L
'
onorevole
Bonomi
giustamente
osserva
:
«
I
residui
5
miliardi
e
mezzo
di
entrate
sono
però
insidiati
ora
da
una
spesa
che
minaccia
di
travolgere
la
nostra
finanza
se
i
ripari
non
sono
pronti
ed
efficaci
.
Le
spese
per
il
personale
si
sono
accresciute
in
misura
così
allarmante
da
venire
subito
dopo
quelle
sì
cospicue
degli
oneri
del
debito
»
.
Certo
,
ci
vorrebbero
«
ripari
»
,
ma
dove
si
troveranno
?
Non
nel
Parlamento
;
il
recente
sciopero
dei
ferrovieri
,
al
quale
è
probabile
che
facciano
seguito
altri
simili
,
è
segno
non
trascurabile
che
del
Parlamento
si
può
fare
a
meno
per
impegnare
la
finanza
pubblica
.
Nessuno
può
dire
ciò
che
sta
per
accadere
né
che
intensità
acquisteranno
le
forze
operanti
per
fare
variare
il
bilancio
.
Al
presente
,
vediamo
sgretolarsi
lo
Stato
e
crescere
l
'
anarchia
:
ognuno
procura
di
ricavare
quanto
più
può
dal
bilancio
,
e
scema
ognora
la
resistenza
a
tali
imprese
.
Sino
a
che
punto
si
spingeranno
?
Se
a
ciò
non
si
può
rispondere
neppure
si
può
conoscere
il
futuro
della
finanza
.
Si
può
opporre
che
simili
incertezze
ci
sono
per
tutti
i
bilanci
,
in
ogni
tempo
.
Verissimo
;
ma
,
nello
stato
normale
,
le
differenze
sono
lievi
e
quindi
trascurabili
.
Oggi
vediamo
seguire
repentini
e
gravi
movimenti
,
i
quali
non
accennano
per
niente
a
cessare
:
le
differenze
sono
grandi
,
ed
esse
,
più
che
una
sterile
contabilità
formale
,
danno
la
realtà
del
bilancio
.
StampaQuotidiana ,
Una
quarantina
d
'
anni
fa
,
in
un
suo
dotto
e
bizzarro
libro
che
non
credo
abbia
destato
molte
discussioni
:
La
scepsi
estetica
,
il
filosofo
Giuseppe
Rensi
si
sforzava
di
dimostrare
che
il
giudizio
estetico
è
sempre
soggettivo
e
non
può
aspirare
all
'
assolutezza
.
Secondo
il
Rensi
,
di
uno
che
avesse
preferito
,
supponiamo
,
Parzanese
a
Dante
,
Franz
Lehár
a
Beethoven
in
nessun
modo
poteva
dirsi
che
fosse
nel
falso
.
Nel
mondo
dell
'
estetica
non
c
'
era
verità
e
errore
,
ma
solo
il
gusto
individuale
,
sempre
vero
e
inconfutabile
.
La
tesi
non
fu
presa
molto
sul
serio
.
Teneva
allora
il
campo
la
filosofia
idealistica
,
per
la
quale
l
'
individuo
era
qualcosa
come
un
felice
inganno
,
una
illusione
;
e
ben
pochi
si
arrischiavano
a
mettere
in
dubbio
l
'
assolutezza
del
giudizio
estetico
.
Anche
in
questo
settore
o
spicchio
della
vita
individuale
l
'
individuo
era
battuto
a
favore
del
super
-
individuo
:
lo
Spirito
Universale
.
Nemmeno
mezzo
secolo
è
passato
,
e
già
i
filosofi
sembrano
correre
altre
vie
.
Due
mesi
or
sono
,
a
Venezia
,
in
un
«
simposio
di
estetica
»
,
l
'
insigne
storico
della
filosofia
medievale
Étienne
Gilson
affermò
che
la
ragione
umana
non
riesce
neppure
a
sfiorare
l
'
intimo
processo
della
creazione
artistica
.
La
ragione
,
secondo
Gilson
,
coglie
l
'
opera
d
'
arte
quand
'
esca
è
fatta
,
quando
è
diventata
un
oggetto
,
non
può
coglierla
nel
suo
divenire
.
Il
linguaggio
dell
'
artista
e
il
linguaggio
del
critico
non
sono
omogenei
.
Se
lo
fossero
,
il
critico
dell
'
arte
pittorica
si
esprimerebbe
dipingendo
;
il
critico
dell
'
arte
musicale
si
esprimerebbe
scrivendo
altra
musica
;
il
che
non
avviene
.
L
'
arte
è
dunque
creazione
di
oggetti
che
prima
non
esistevano
,
non
è
linguaggio
o
almeno
non
è
linguaggio
razionale
:
mentre
la
critica
,
che
ha
per
suo
strumento
il
linguaggio
,
non
è
che
ricognizione
di
oggetti
già
fatti
.
Caduto
il
principio
dell
'
imitazione
del
vero
nelle
arti
che
furono
dette
figurali
o
plastiche
(
nessuno
dei
molti
intervenuti
sembrò
porre
in
dubbio
la
necessità
di
questa
caduta
)
,
ne
consegue
che
non
può
darsi
critica
razionale
dei
prodotti
di
queste
arti
.
L
'
arte
d
'
oggi
,
in
gran
parte
delle
sue
manifestazioni
,
non
è
dunque
giudicabile
in
alcun
modo
;
anzi
l
'
arte
non
fu
giudicabile
mai
,
perché
l
'
antica
critica
fondata
sul
principio
della
mimesi
,
dell
'
imitazione
,
non
compiva
che
l
'
inventario
di
una
più
o
meno
felice
adeguazione
al
vero
,
ma
restava
muta
dinanzi
all
'
ineffabilità
dell
'
arte
.
A
riprova
delle
sue
idee
il
Gilson
portava
il
fatto
che
nel
mondo
delle
arti
non
ha
validità
il
principio
di
contraddizione
.
La
scienza
evolve
,
una
tesi
dimostrata
vera
elimina
la
tesi
contraria
.
In
arte
,
di
due
tesi
opposte
non
avviene
che
una
elida
l
'
altra
.
Non
potrete
mai
dimostrare
che
una
canzonetta
di
Modugno
sia
inferiore
all
'
Odissea
;
potrete
dire
che
sono
due
cose
diverse
.
(
Naturalmente
,
non
mi
valgo
sempre
degli
stessi
termini
del
Gilson
:
che
non
cita
Modugno
e
definisce
la
figuratività
come
imagerie
;
ma
il
senso
non
varia
.
)
La
prima
e
vera
obiezione
che
potrebbe
farsi
è
che
esiste
un
'
arte
:
la
poesia
,
la
quale
si
serve
della
parola
e
possiede
dunque
uno
strumento
omogeneo
a
quello
della
critica
.
Ma
il
Gilson
ha
previsto
l
'
obiezione
e
ha
tentato
di
smontarla
.
In
realtà
,
a
suo
avviso
anche
la
critica
della
poesia
si
fonda
sull
'
apprezzamento
della
imagerie
,
cioè
sull
'
involucro
che
fa
di
una
poesia
un
oggetto
,
ma
non
coglie
il
moto
irrazionale
che
sceglie
la
parola
(
quella
parola
e
non
un
'
altra
)
come
materia
.
La
critica
letteraria
si
risolve
perciò
in
una
storia
di
contenuti
,
o
tutt
'
al
più
in
un
'
indicazione
di
«
luoghi
»
più
o
meno
suggestivi
.
Il
più
e
il
meglio
le
sfugge
:
anche
la
poesia
non
conosce
evoluzione
ed
evade
dal
tempo
.
E
a
questo
punto
è
opportuno
notare
quanto
il
Gilson
sia
vicino
,
almeno
qui
,
al
pensiero
del
Croce
,
che
potrebbe
sembrare
toto
coelo
diverso
.
Anche
per
l
'
idealismo
crociano
non
si
dà
storia
della
poesia
,
ma
storia
di
poeti
;
anzi
qualcuno
,
portando
quel
pensiero
alle
ultime
conseguenze
,
crede
che
si
dia
solo
storia
delle
singole
opere
di
poesia
,
essendo
il
poeta
stesso
,
come
unico
autore
di
opere
diverse
,
un
'
astrazione
.
Come
si
vede
,
filosofi
di
opposte
tendenze
possono
,
per
diverse
vie
,
proporre
la
medesima
distruzione
dell
'
individuo
.
Non
so
se
la
tesi
del
Gilson
abbia
destato
obiezioni
.
A
Venezia
tutti
sembravano
convinti
che
la
distruzione
dell
'
imagerie
nelle
arti
visive
e
della
tonalità
naturale
(
ammesso
che
essa
esista
)
nella
musica
sia
ormai
conquista
della
quale
non
può
farsi
a
meno
.
L
'
unica
risposta
da
me
letta
porta
la
firma
di
uno
storico
dell
'
arte
medievale
,
Sergio
Bettini
,
ed
è
apparsa
sulla
rivista
della
Biennale
veneziana
(
«
La
Biennale
»
,
gennaio
-
marzo
1958
)
.
Il
Bettini
non
contraddice
del
tutto
il
Gilson
,
ma
propone
alcune
rettifiche
o
vie
d
'
uscita
.
Pensiamo
,
egli
dice
,
all
'
architettura
,
che
Aristotile
,
e
non
lui
solo
,
escludeva
dal
novero
delle
arti
appunto
perché
essa
non
si
propone
l
'
imitazione
del
vero
.
Oggi
tutte
le
opere
d
'
arte
dovranno
essere
«
lette
»
come
opere
architettoniche
,
prescindendo
definitivamente
dall
'
imagerie
che
può
formarne
il
pretesto
.
Se
è
arte
l
'
architettura
(
e
nessuno
osa
più
negarlo
)
,
se
noi
possiamo
leggerne
le
opere
anche
senza
tener
conto
della
loro
destinazione
pratica
,
così
potremo
leggere
come
opere
architettoniche
anche
le
più
strane
pitture
tachistes
o
informali
:
o
anche
,
aggiungiamo
noi
,
le
più
strazianti
musiche
elettroniche
.
Ma
è
una
lettura
,
riconosce
il
Bettini
,
estremamente
difficile
,
alla
quale
noi
non
siamo
ancora
addestrati
.
A
suo
avviso
,
nell
'
arte
che
ha
rinunziato
alla
mimesi
,
solo
un
capello
divide
il
capolavoro
dall
'
aborto
.
Compito
del
critico
è
di
cogliere
questa
differenza
infinitesimale
e
di
indicarla
;
ma
con
quali
parole
?
Forse
solo
con
una
interiezione
,
un
mugolio
.
Sostanzialmente
il
Bettini
sembra
d
'
accordo
col
Gilson
nel
ritenere
che
dell
'
arte
moderna
(
e
forse
d
'
ogni
arte
)
non
può
farsi
utile
discorso
.
II
critico
d
'
oggi
non
può
essere
che
un
rabdomante
che
con
la
sua
bacchetta
tocca
qui
e
tocca
là
;
ma
non
ha
nessun
monopolio
del
vero
.
Si
può
pensare
diversamente
da
lui
senza
essere
imputati
di
falsità
.
E
qui
si
torna
alle
idee
del
troppo
dileggiato
(
allora
)
Giuseppe
Rensi
.
Un
tempo
il
corso
e
ricorso
delle
stesse
idee
avveniva
lentamente
,
nel
giro
di
secoli
.
Oggi
s
'
è
fatto
rapidissimo
.
Torniamo
un
passo
addietro
.
Non
dovete
credere
che
questo
universale
relativismo
porti
l
'
accademico
di
Francia
Étienne
Gilson
a
un
pessimismo
assoluto
.
Se
la
ragione
umana
ha
dei
limiti
,
l
'
uomo
deve
lavorare
e
agire
con
gli
strumenti
di
cui
dispone
.
E
il
Gilson
,
trasferendosi
inopinatamente
sul
piano
dell
'
empiria
,
pensa
che
studiando
le
correnti
e
le
modificazioni
del
gusto
individuale
si
possa
disporre
le
opere
d
'
arte
nel
tempo
e
si
possa
classificarle
secondo
criteri
di
probabile
validità
estetica
.
È
vero
:
su
un
piano
strettamente
teorico
sarà
sempre
impossibile
confutare
chi
preferisca
le
sculture
di
fil
di
ferro
esposte
a
Venezia
alle
opere
di
Michelangelo
:
chi
anteponga
alla
Gioconda
un
paio
(
stracciato
)
di
calze
di
nylon
debitamente
esposte
in
cornice
.
Ma
esiste
pure
,
di
epoca
in
epoca
,
un
consenso
delle
maggioranze
,
un
certo
numero
di
indicazioni
collettive
che
non
possiamo
trascurare
.
Si
trasformi
dunque
l
'
indagine
estetica
in
uno
studio
statistico
dei
gusti
e
delle
«
mode
»
:
si
fondino
a
tale
intento
istituti
di
ricerca
ad
hoc
;
e
forse
si
potrà
individuare
qualche
norma
utile
agli
artisti
e
ai
profani
«
consumatori
»
d
'
arte
.
Ma
potranno
simili
norme
sfuggire
alle
accuse
di
soggettività
che
si
muovono
al
giudizio
dei
singoli
?
In
verità
,
questa
parte
del
discorso
del
Gilson
,
del
resto
appena
abbozzata
,
ci
sembra
singolarmente
campata
nelle
nuvole
.
Oggi
la
pietra
d
'
inciampo
delle
speculazioni
estetiche
non
è
più
data
dall
'
architettura
,
ma
dalla
poesia
,
dall
'
arte
della
parola
.
La
poesia
,
che
per
metà
è
discorso
e
per
metà
è
altra
cosa
,
è
orinai
un
'
intrusa
in
considerazioni
di
questo
genere
.
Lo
è
,
d
'
altronde
,
sempre
stata
:
fin
da
quando
si
è
parlato
della
poesia
e
«
delle
arti
»
,
unificando
e
insieme
distinguendo
.
Non
è
mai
avvenuto
,
nemmeno
nelle
punte
estreme
del
surrealismo
,
che
un
poeta
,
uno
scrittore
,
rinunciasse
del
tutto
alla
raffigurazione
,
all
'
imagerie
.
Ammettiamo
pure
che
le
manifestazioni
non
figurali
delle
arti
visive
abbiano
avuto
il
merito
(
o
l
'
effetto
)
di
porre
in
crisi
l
'
arte
figurativa
,
l
'
abbiano
resa
più
che
mai
difficile
:
e
ammettiamo
altresì
che
da
almeno
cent
'
anni
,
per
la
suggestione
che
le
viene
dalle
altre
arti
,
la
poesia
stessa
si
sia
fatta
sempre
meno
mimetica
,
meno
rappresentativa
.
Resta
pur
sempre
la
speranza
che
l
'
arte
della
parola
,
arte
inguaribilmente
semantica
,
presto
o
tardi
faccia
sentire
il
suo
contraccolpo
anche
sulle
arti
che
pretendono
di
essersi
affrancate
da
ogni
obbligo
verso
l
'
identificazione
e
la
rappresentazione
del
vero
.
StampaQuotidiana ,
Ora
che
la
guerra
è
cominciata
,
diventa
concreto
il
problema
,
che
,
già
presente
agli
italiani
,
non
ancora
doveva
essere
risoluto
senza
indugio
:
come
ci
dobbiamo
comportare
nelle
faccende
ordinarie
della
nostra
vita
materiale
ed
economica
?
Una
formula
ebbe
grande
voga
in
Inghilterra
nei
primi
otto
o
nove
mesi
della
guerra
:
operate
e
vivete
come
se
la
guerra
non
fosse
;
attendete
tranquillamente
ai
lavori
vostri
e
continuate
serenamente
nel
vostro
genere
ordinario
di
vita
e
di
spese
,
senza
preoccuparvi
della
guerra
.
In
tal
modo
voi
servirete
il
vostro
paese
;
il
quale
ha
d
'
uopo
che
il
meccanismo
della
vita
economica
funzioni
regolarmente
e
senza
scosse
,
che
la
terra
seguiti
a
fruttificare
,
che
le
industrie
lavorino
in
pieno
,
che
il
traffico
segua
le
sue
vie
,
e
che
il
popolo
non
sia
malcontento
per
la
disoccupazione
.
L
'
esperienza
dei
primi
nove
mesi
di
guerra
ha
dimostrato
che
la
formula
,
sebbene
contenesse
una
parte
di
verità
,
non
era
compiuta
e
poteva
diventare
pericolosa
.
Nell
'
Inghilterra
stessa
,
l
'
opinione
pubblica
ha
dovuto
persuadersi
che
la
vita
ordinaria
della
popolazione
doveva
mutare
per
adattarsi
alle
necessità
urgenti
e
pressanti
della
guerra
;
e
che
un
non
piccolo
coefficiente
di
vittoria
stava
appunto
nella
capacità
del
popolo
di
adattarsi
alle
mutate
condizioni
ed
esigenze
della
vita
in
tempo
di
guerra
.
Sì
,
fa
d
'
uopo
che
ognuno
,
il
quale
non
sia
chiamato
sotto
le
armi
,
continui
a
lavorare
nel
suo
mestiere
e
nella
sua
professione
;
e
questo
è
certo
il
miglior
modo
per
servire
il
paese
.
Gli
industriali
,
i
commercianti
,
i
professionisti
,
gli
agricoltori
che
attenderanno
con
la
consueta
cura
ai
propri
lavori
e
negozi
,
contribuiranno
a
far
funzionare
senza
scosse
il
meccanismo
della
vita
del
paese
;
e
daranno
opera
alla
vittoria
;
meglio
che
non
abbandonando
il
proprio
mestiere
ed
offrendo
la
propria
collaborazione
a
servizi
bellici
,
od
ausiliari
,
a
cui
possono
essere
disadatti
.
Lavorare
come
prima
tanto
meglio
si
può
,
in
quanto
il
governo
,
fin
dal
primo
momento
,
ha
veduto
che
importava
dare
opera
a
promuovere
il
proseguimento
regolare
della
vita
economica
.
Niente
moratoria
,
la
quale
avrebbe
perturbato
grandemente
gli
affari
e
gettato
il
seme
del
dubbio
e
dell
'
incertezza
;
bensì
larghe
anticipazioni
a
banche
ed
a
consorzi
per
consentire
loro
di
effettuare
rimborsi
e
di
concedere
prestiti
su
titoli
e
su
merci
.
Rassicurati
e
fiduciosi
,
gli
industriali
,
i
commercianti
e
gli
agricoltori
,
non
debbono
sostare
neppure
un
giorno
dalle
consuete
faccende
e
dai
lavori
ordinari
.
Ma
lavorare
come
prima
non
basta
.
Bisogna
lavorare
meglio
e
più
di
prima
.
In
un
momento
in
cui
milioni
di
uomini
robusti
e
giovani
sono
chiamati
a
difendere
il
paese
,
occorre
che
il
vuoto
lasciato
dalla
loro
chiamata
sotto
le
bandiere
non
sia
avvertito
.
I
comitati
di
preparazione
che
sono
sorti
in
tante
città
e
si
stanno
costituendo
nelle
campagne
fanno
e
faranno
opera
benemerita
se
contribuiranno
a
far
penetrare
nella
mente
e
nel
cuore
di
tutti
gli
italiani
il
convincimento
che
ognuno
deve
lavorare
meglio
e
più
di
prima
.
Ognuno
stia
al
suo
posto
;
ma
dia
opera
con
raddoppiato
zelo
al
lavoro
di
tutti
i
giorni
.
Il
contadino
sappia
che
se
,
coll
'
aiuto
delle
donne
,
dei
ragazzi
,
dei
vecchi
di
casa
sua
,
riuscirà
,
in
assenza
del
figlio
soldato
,
a
portare
in
salvo
il
fieno
e
le
messi
,
a
curare
le
viti
,
ad
allevare
il
bestiame
,
egli
si
sarà
reso
benemerito
della
patria
.
L
'
impiegato
pensi
che
le
pratiche
d
'
ufficio
debbono
ora
essere
definite
ancor
più
rapidamente
di
prima
,
sebbene
parecchi
suoi
colleghi
siano
stati
richiamati
.
Volendo
,
è
sempre
possibile
far
in
modo
che
il
lavoro
sia
sbrigato
:
si
viene
più
presto
in
ufficio
,
si
va
via
più
tardi
e
non
si
pensa
ad
altro
che
al
lavoro
che
deve
essere
fatto
.
Né
si
chiedano
compensi
per
ore
straordinarie
.
L
'
operaio
sappia
che
il
successo
della
nobile
e
dura
impresa
nazionale
dipende
anche
dalla
diligenza
del
suo
lavoro
,
dall
'
essere
egli
pronto
a
sacrificare
ogni
svago
,
e
talvolta
a
rinunciare
alla
domenica
,
pur
che
il
lavoro
si
faccia
.
Lavorare
come
prima
non
sempre
però
è
possibile
.
Vi
sono
industrie
,
di
cui
lo
smercio
diminuisce
o
cessa
in
tempo
di
guerra
.
Sono
le
industrie
di
lusso
,
quelle
le
quali
lavorano
per
le
cose
non
indispensabili
all
'
esistenza
.
Sarebbe
strano
che
lo
stato
,
mentre
deve
rivolgere
i
suoi
sforzi
più
intensi
alla
condotta
della
guerra
,
disperdesse
i
suoi
mezzi
finanziari
nella
medesima
quantità
,
ad
esempio
,
di
lavori
pubblici
di
prima
.
Gli
operai
e
gli
industriali
addetti
a
questi
lavori
chieggano
che
sia
fatto
ogni
sforzo
affinché
sia
impedita
la
loro
disoccupazione
;
ma
si
rassegnino
a
mutare
genere
e
località
di
lavoro
.
I
servizi
ausiliari
della
guerra
,
le
officine
di
armamento
e
di
riparazione
,
le
fabbriche
di
forniture
militari
avranno
tali
urgenze
di
lavoro
che
i
disoccupati
potranno
facilmente
trovar
lavoro
.
Occorre
che
essi
si
adattino
a
compiere
quei
lavori
che
sono
necessari
e
non
si
agitino
per
ottenere
la
prosecuzione
di
opere
utilissime
in
tempo
di
pace
,
ma
prorogabili
in
tempo
di
guerra
.
La
guerra
ha
messo
forzatamente
in
vacanze
molti
professori
e
ridurrà
molto
il
lavoro
dei
professionisti
.
Già
si
sono
costituiti
comitati
di
questi
«
intellettuali
»
per
avvisare
ai
mezzi
di
scrivere
opuscoli
,
fogli
volanti
,
di
tenere
letture
e
fare
propaganda
per
innalzare
il
tono
e
lo
spirito
di
sacrificio
del
paese
.
Molte
cose
utili
si
possono
fare
in
questo
campo
,
purché
non
si
faccia
della
rettorica
:
spiegare
ai
soldati
perché
essi
sono
chiamati
a
combattere
,
quali
sono
le
regole
igieniche
che
devono
osservare
per
non
cadere
vittime
di
malattie
evitabili
,
organizzare
invii
di
giornali
e
di
libri
ai
soldati
nelle
trincee
.
L
'
esperienza
fatta
da
ambe
le
parti
nelle
trincee
di
Francia
e
del
Belgio
ha
dimostrato
che
i
soldati
sono
avidissimi
di
letture
e
di
quanto
possa
ricordare
loro
i
parenti
,
gli
amici
ed
i
cittadini
della
patria
per
cui
combattono
.
Sì
,
fa
d
'
uopo
che
ognuno
continui
a
spendere
quanto
spendeva
prima
.
Ma
non
come
prima
.
Sarebbe
un
delitto
verso
la
patria
.
Non
forse
la
guerra
ha
dimostrato
la
necessità
di
sopprimere
o
di
ridurre
al
minimo
il
consumo
di
bevande
alcooliche
?
A
tacer
della
Russia
,
che
ha
dato
al
mondo
il
magnifico
esempio
di
un
governo
il
quale
rinuncia
ad
un
'
entrata
netta
di
forse
1
miliardo
e
800
milioni
di
lire
,
pur
di
sopprimere
il
flagello
dell
'
alcoolismo
;
dappertutto
,
in
Germania
,
in
Francia
,
in
Inghilterra
i
governi
hanno
fatto
sforzi
perseveranti
per
ridurre
il
consumo
delle
bevande
alcooliche
.
E
come
delle
bevande
,
così
sarebbe
necessario
ridurre
il
consumo
di
tutto
ciò
che
non
è
necessario
per
l
'
esistenza
.
Ognuno
giudichi
e
valuti
per
conto
suo
le
necessità
della
vita
.
Ma
chi
spendeva
100
,
rifletta
che
egli
ha
il
dovere
di
ridurre
la
spesa
,
quando
lo
possa
fare
senza
detrimento
della
sua
salute
fisica
,
a
90
ad
80
a
70
per
consacrare
il
risparmio
a
spese
pubbliche
.
La
spesa
più
urgente
che
oggi
ogni
cittadino
consapevole
deve
fare
è
quella
dell
'
imposta
.
Pagare
puntualmente
le
imposte
dovute
vuol
dire
soddisfare
oggi
ad
una
spesa
altrettanto
urgente
come
quella
del
pane
o
della
minestra
e
certamente
più
urgente
di
quella
da
farsi
per
un
vestito
nuovo
,
od
una
scampagnata
domenicale
o
per
la
villeggiatura
.
Chi
può
,
rinunci
quest
'
anno
alla
villeggiatura
;
e
si
dia
dattorno
per
fare
qualche
cosa
lungo
i
mesi
estivi
.
Talvolta
,
il
modo
migliore
di
rendersi
utile
sarà
di
attendere
alla
sorveglianza
dei
lavori
di
campagna
,
quando
fattori
e
contadini
siano
sotto
le
armi
.
In
tal
caso
,
quando
la
collaborazione
agricola
sia
una
cosa
seria
,
anche
la
villeggiatura
potrà
moralmente
essere
spiegata
.
Altrimenti
sarebbe
una
spesa
deplorevole
e
dannosa
.
Tutto
il
margine
di
risparmio
ottenuto
sulle
spese
sia
dato
allo
stato
.
Le
guerre
costano
;
e
costerà
gravi
sacrifici
di
uomini
e
di
denari
anche
questa
nostra
guerra
per
la
liberazione
d
'
Italia
.
Un
prestito
sarà
necessario
per
somma
grandiosa
.
Tutti
devono
sottoscrivere
,
anche
con
piccole
quote
;
e
tutti
devono
fare
ogni
sforzo
affinché
nella
spesa
dell
'
anno
entri
l
'
acquisto
di
qualche
cartella
del
nuovo
prestito
nazionale
.
Nel
suo
ultimo
discorso
sul
bilancio
,
il
signor
Lloyd
George
disse
che
quest
'
anno
gli
inglesi
devono
risparmiare
il
doppio
degli
anni
scorsi
:
800
milioni
di
lire
sterline
invece
di
400;
20
miliardi
invece
di
10
miliardi
di
lire
italiane
.
Così
dovrà
avvenire
,
mutate
le
cifre
,
anche
in
Italia
.
Resecate
le
altre
spese
;
ma
tenetevi
pronti
a
dare
allo
stato
quanto
più
potrete
!
È
in
gioco
la
ragione
più
alta
della
nostra
vita
,
e
della
vita
dei
nostri
figli
e
nepoti
;
ed
in
confronto
a
ciò
,
appaiono
ben
piccola
cosa
le
rinunce
a
qualche
godimento
materiale
od
intellettuale
!
Né
si
tema
,
così
operando
,
di
favorire
la
disoccupazione
.
Senza
volere
fare
discussioni
troppo
precise
e
minute
,
è
chiaro
che
tutto
ciò
che
noi
forniremo
allo
stato
a
titolo
di
imposta
o
di
prestito
si
convertirà
immediatamente
in
domanda
di
merci
e
di
prodotti
utili
all
'
esercito
e
quindi
in
domanda
di
lavoro
.
Dopo
,
ritorneremo
ad
impiegare
i
nostri
mezzi
,
gli
uni
nello
spendere
,
gli
altri
nel
migliorare
terre
o
fabbricare
case
.
Per
ora
,
tutti
gli
italiani
debbono
rinunciare
a
qualunque
altra
meta
che
non
sia
la
difesa
della
patria
comune
.
Così
hanno
fatto
,
è
d
'
uopo
dirlo
anche
ora
,
i
tedeschi
;
e
ciò
ridonda
a
loro
grande
onore
.
Così
dobbiamo
fare
pure
noi
,
se
vogliamo
dimostrare
al
mondo
che
la
nostra
causa
è
giusta
.
Una
meta
così
alta
,
come
il
compimento
della
unità
d
'
Italia
,
non
si
tocca
senza
dolore
e
sacrificio
.
Affrontiamoli
con
cuore
saldo
e
coi
nervi
tranquilli
;
e
la
meta
sarà
raggiunta
.
Se
avremo
fiducia
in
noi
stessi
,
la
battaglia
sarà
vinta
;
e
sia
fiducia
senza
jattanza
,
austera
e
piena
.
StampaQuotidiana ,
Non
so
se
molti
fra
coloro
che
hanno
scritto
saggi
o
tesi
di
laurea
sul
Carducci
si
siano
dati
la
pena
di
visitare
l
'
umile
,
quasi
inabitabile
casa
di
Valdicastello
in
cui
il
poeta
nacque
,
nel
1835
.
Di
là
all
'
università
il
volo
fu
breve
:
a
venticinque
anni
il
Carducci
era
già
in
cattedra
.
Viaggi
veri
e
propri
il
poeta
non
compì
mai
;
non
vide
mai
Parigi
,
meta
immancabile
di
ogni
intellettuale
moderno
.
Le
vie
di
comunicazione
,
in
quel
tempo
,
non
dovevano
esser
molto
diverse
da
quelle
che
permisero
all
'
Alfieri
di
trasferirsi
da
Asti
a
Firenze
.
Non
esistevano
radio
,
cinema
,
giornali
illustrati
,
edizioni
«
della
notte
»
;
le
lingue
straniere
bisognava
studiarsele
da
sé
,
a
lume
di
candela
.
Il
ritmo
della
vira
era
sicuramente
au
ralenti
.
Probabilmente
anche
le
stagioni
avevano
un
altro
peso
e
un
altro
senso
.
Aggiungete
a
queste
condizioni
di
vita
la
natura
stessa
della
terra
di
Toscana
,
satura
di
storia
e
di
civiltà
,
e
i
buoni
studi
umanistici
condotti
sotto
la
guida
dei
preti
d
'
allora
;
e
avrete
tutti
gli
addendi
che
sommati
insieme
(
non
dimenticando
il
talento
individuale
)
potevano
portare
al
risultato
ultimo
:
una
poesia
insieme
culturale
e
ingenua
.
Una
poesia
,
in
ogni
modo
,
che
par
fatta
apposta
per
permettere
alla
critica
di
tirar
fuori
i
ferri
del
mestiere
.
Quando
di
un
artista
si
sa
tutto
o
quasi
tutto
:
vita
,
opere
,
amicizie
,
ambiente
;
quando
insomma
è
relativamente
facile
fare
un
salto
indietro
e
ripercorrere
le
tracce
di
una
vita
che
ha
lasciato
reliquie
numerose
e
ancora
recenti
;
allora
è
fatica
abbastanza
agevole
quella
che
ci
propongono
i
critici
storicisti
,
di
rifarci
mentalmente
contemporanei
di
un
uomo
che
non
esiste
più
;
e
di
ripensare
un
'
opera
alla
stregua
delle
premesse
che
l
'
hanno
resa
non
solo
possibile
ma
necessaria
e
irripetibile
.
L
'
impresa
che
ho
rudimentalmente
descritto
(
e
che
consiste
nello
«
storicizzare
»
un
'
opera
e
un
autore
)
diventa
quanto
mai
ardua
nei
casi
in
cui
opere
e
uomini
si
allontanino
nel
tempo
e
nello
spazio
.
Dalla
storia
si
passa
,
qui
,
nella
metastoria
.
Si
lavora
su
qualcosa
che
è
esistito
ma
che
,
strada
facendo
,
si
è
arricchito
d
'
incrostazioni
d
'
ogni
genere
;
rimuovendo
le
quali
(
fosse
possibile
)
l
'
oggetto
in
esame
diverrebbe
non
già
più
chiaro
ma
presumibilmente
oscurissimo
.
Non
allontaniamoci
troppo
:
Medio
Evo
e
Rinascimento
(
pochi
secoli
,
un
batter
d
'
occhio
nella
vita
dell
'
umanità
)
sono
già
termini
in
discussione
,
origini
di
dibattiti
e
di
ipotesi
inconciliabili
;
e
se
dietro
a
queste
etichette
passiamo
alle
opere
(
opere
controverse
,
inattribuite
o
inattribuibili
,
opere
scomparse
o
falsificate
,
opere
gergali
di
cui
abbiamo
perduto
la
chiave
,
manufatti
di
cui
non
sapremo
mai
se
si
tratti
di
arte
o
di
industria
,
ecc
.
)
ci
convinceremo
di
quanto
sia
breve
il
raggio
d
'
illuminazione
che
è
consentito
all
'
indagine
storica
.
L
'
Ottocento
è
il
paradiso
di
tale
indagine
:
tempo
di
crescenza
,
diverso
di
decennio
in
decennio
,
tempo
vicino
a
noi
,
pienamente
comprensibile
e
ricostruibile
.
Ma
se
questa
crescenza
un
giorno
finisse
?
Se
la
velocità
della
vita
moderna
ingenerasse
secoli
e
secoli
di
apparente
stasi
?
Suppongo
che
una
macchina
lanciatissima
dia
quasi
il
senso
di
esser
ferma
;
ed
è
possibile
immaginare
un
'
umanità
futura
in
cui
il
progresso
,
sceso
per
li
rami
a
particolari
minutissimi
,
sembri
in
qualche
modo
immobile
,
non
più
in
divenire
.
È
possibile
pensare
un
tempo
in
cui
non
solo
da
un
decennio
all
'
altro
ma
da
un
secolo
all
'
altro
non
avvengano
più
mutazioni
apparenti
,
e
in
cui
il
figlio
sembri
eguale
al
padre
e
al
nonno
.
Anche
in
un
simile
caso
si
avrà
la
trasformazione
della
storia
in
metastoria
:
e
la
professione
di
critico
(
storico
)
di
arte
o
di
letteratura
non
sarà
delle
più
invidiabili
.
L
'
uomo
che
nasce
oggi
non
può
più
permettersi
il
lusso
-
o
la
perdita
di
tempo
-
che
fu
concesso
a
un
Carducci
.
A
vent
'
anni
non
sa
nulla
ma
in
certo
modo
sa
tutto
,
ha
vissuto
esperienze
che
farebbero
strabiliare
i
nostri
antenati
.
Ma
le
ha
vissute
svuotandole
,
rendendole
inutili
.
Rendersene
conto
,
strabiliarne
vorrebbe
dire
essere
per
metà
antichi
e
per
metà
moderni
,
e
il
risultato
non
potrebbe
essere
che
la
pazzia
.
È
probabile
che
lo
stato
di
collasso
nervoso
in
cui
vivono
giovani
e
vecchi
del
nostro
inoltrato
Novecento
sia
il
prodotto
di
un
inadattamento
,
di
uno
scompenso
.
L
'
uomo
nuovo
nasce
,
per
eredità
,
ancora
troppo
vecchio
per
poter
sopportare
il
nuovo
mondo
;
le
attuali
condizioni
di
vita
non
hanno
ancora
fatto
tabula
rasa
del
passato
,
si
corre
troppo
ma
si
sta
ancora
troppo
fermi
.
L
'
uomo
nuovo
è
,
in
altre
parole
,
tuttora
in
fase
sperimentale
.
O
decide
di
tornare
indietro
(
cosa
forse
impossibile
)
o
deve
correre
di
più
,
per
avere
il
beneficio
di
un
'
apparente
stasi
:
quella
dell
'
ultravelocità
.
Correre
di
più
vuol
dire
alleggerire
il
bagaglio
della
propria
cultura
,
gettar
via
la
zavorra
dei
propri
legami
col
mondo
antico
.
Vuol
dire
diventare
un
essere
di
cui
non
abbiamo
la
più
vaga
nozione
.
Qui
mi
fermo
perché
sento
di
essere
in
errore
.
Mi
basta
guardare
oltre
i
cancelli
della
pineta
da
cui
scrivo
per
convincermi
che
già
esistono
numerosi
campioni
di
un
'
umanità
divisa
fra
lavoro
e
loisirs
,
fra
lavoro
più
o
meno
meccanicizzato
e
ozi
più
o
meno
pianificati
,
non
forse
ingrati
ma
infecondi
.
Oggi
come
ieri
l
'
uomo
lavora
e
si
diverte
;
ma
il
lavoro
è
quello
che
compie
la
parte
di
un
ingranaggio
e
gli
ozi
sono
laboriosi
,
faticosi
e
talvolta
abbrutenti
.
Sono
in
ozio
gli
uomini
e
le
donne
che
vedo
sbarcare
da
macchine
di
lusso
dinanzi
alla
«
Grande
Chaumière
»
che
monopolizza
i
divertimenti
di
qui
?
Donne
dalle
pettinature
faraoniche
e
dai
calzoncini
attillati
,
a
tubo
,
fino
a
metà
del
polpaccio
;
uomini
che
hanno
brache
cascanti
e
maglie
arrotolate
e
annodate
sul
ventre
si
avviano
a
finire
nel
can
-
can
una
giornata
di
canasta
e
di
bridge
.
Non
sono
pochi
,
sono
milioni
in
tutto
il
mondo
,
sono
in
qualche
modo
la
parte
più
progredita
dell
'
umanità
.
Certo
il
progresso
ad
essi
deve
moltissimo
.
Non
è
gente
in
ozio
questa
:
è
gente
veloce
,
in
fuga
dal
tempo
,
dalle
responsabilità
e
dalla
storia
.
È
gente
che
smesso
il
lavoro
non
può
restare
in
compagnia
di
se
stessa
ed
ha
bisogno
-
in
qualsiasi
modo
-
di
«
far
qualcosa
»
per
riempire
il
vuoto
dal
quale
deve
difendersi
.
Non
sono
villeggianti
,
in
una
villa
morirebbero
di
noia
,
in
uno
di
questi
orti
non
saprebbero
accorgersi
del
lavoro
che
i
ragni
,
i
beccafichi
e
le
cetonie
compiono
sulla
più
zuccherina
frutta
del
mondo
,
sulla
pesca
noce
,
sull
'
uva
erbarola
e
sui
grappoli
dell
'
aleatico
.
Sono
estivants
,
gente
che
cerca
la
città
e
«
fa
città
»
dovunque
arriva
.
Ed
ora
sono
giunti
in
Versilia
che
fino
a
pochi
anni
fa
ne
era
immune
.
Li
accoglie
qui
un
collare
di
perle
,
la
delicata
illuminazione
notturna
che
dal
Cinquale
a
Fiumetto
distingue
questa
spiaggia
dalle
altre
;
ed
è
tutto
,
perché
all
'
alba
essi
non
sentono
certo
il
ronzio
dei
maggiolini
sulle
zinnie
,
lo
schiocco
dei
superstiti
merli
delle
pinete
.
Le
loro
camere
si
aprono
sull
'
asfalto
e
quando
scendono
sulla
spiaggia
(
quasi
asfaltata
)
coi
loro
costumi
a
due
pezzi
,
mezzogiorno
è
suonato
e
sulle
loro
teste
non
passa
che
un
aeroplano
che
sparge
manifestini
e
piccoli
paracadute
réclame
.
Il
giorno
che
tutti
avranno
lavoro
e
loisirs
a
sufficienza
e
siano
scomparsi
quegli
improduttivi
otia
che
permettevano
la
maturazione
della
grande
poesia
non
è
detto
che
anche
l
'
arte
venga
meno
sulla
faccia
della
terra
.
Una
totale
trasformazione
dell
'
uomo
in
macchina
non
è
immaginabile
.
Ma
si
accentuerà
nell
'
arte
futura
quel
carattere
preistorico
che
già
colpisce
nelle
odierne
manifestazioni
.
Avremo
«
pezzi
»
d
'
arte
pura
,
e
perciò
assolutamente
inspiegabile
;
pezzi
da
mettersi
accanto
ai
migliori
dell
'
arte
sumera
,
egiziana
,
maya
,
ecc
.
;
e
che
nessuno
vorrà
affaticarsi
a
porre
in
rapporto
con
una
figura
,
con
una
personalità
d
'
autore
;
pezzi
o
,
se
si
vuole
,
opere
che
non
sarà
possibile
inserire
in
una
storia
individuale
.
Ridotta
a
bocconi
anche
la
poesia
figurerà
nel
museo
immaginario
di
domani
.
E
forse
allora
nessuno
ricorderà
che
un
grande
filosofo
umanista
-
il
nostro
Croce
-
non
ammise
che
possa
darsi
storia
della
poesia
.
O
solo
qualche
erudito
ne
saprà
qualcosa
e
vedrà
in
questa
teoria
uno
dei
più
singolari
aspetti
della
lotta
del
nostro
tempo
contro
il
Tempo
.
StampaQuotidiana ,
Gli
ultimi
,
come
i
precedenti
,
provvedimenti
finanziari
hanno
avuto
in
generale
una
buona
stampa
e
soltanto
qua
e
là
si
sono
elevate
alcune
voci
contro
l
'
errore
che
avrebbe
commesso
il
governo
,
tassando
con
eccessiva
mitezza
gli
extraprofitti
degli
industriali
e
con
grande
durezza
il
sale
del
povero
.
A
questo
punto
conviene
che
si
metta
ben
chiaro
il
problema
.
Premetto
che
faccio
astrazione
dalle
imposte
che
si
dovrebbero
mettere
per
motivi
«
morali
»
,
per
ossequio
alle
«
nuove
»
idee
«
sociali
»
e
via
dicendo
.
Tutte
queste
,
finanziariamente
,
sono
pure
«
parole
»
gettate
al
vento
.
Da
esse
non
si
cava
fuori
una
lira
e
neppure
un
soldo
.
Il
problema
finanziario
che
si
deve
risolvere
dai
paesi
belligeranti
è
il
seguente
:
come
ottenere
nuove
entrate
per
somme
variabili
,
nell
'
ipotesi
che
la
guerra
finisca
entro
il
1916
,
da
forse
700
milioni
di
lire
(
ed
è
probabilmente
il
caso
dell
'
Italia
,
compresi
i
maggiori
tributi
già
stabiliti
,
il
cui
reddito
complessivamente
si
può
valutare
in
260
milioni
)
a
34
miliardi
di
lire
all
'
anno
,
come
è
il
caso
dei
maggiori
tra
i
paesi
in
lotta
?
E
,
badisi
,
devono
essere
centinaia
di
milioni
e
miliardi
di
lire
effettive
,
non
di
«
parole
»
.
Non
deve
trattarsi
di
imposte
del
genere
di
quelle
«
morali
»
,
«
democratiche
»
,
«
sociali
»
,
che
il
signor
Lloyd
George
fece
approvare
col
famoso
bilancio
del
1909
,
che
fu
l
'
origine
della
rovina
della
Camera
dei
lordi
,
ed
il
cui
unico
costrutto
sino
al
31
marzo
1914
fu
di
aver
costato
circa
55
milioni
di
lire
italiane
e
di
aver
reso
poco
più
di
15
milioni
di
lire
.
No
;
da
questo
genere
di
imposte
nessun
aiuto
sostanziale
può
venire
ai
tesori
affamati
.
Né
si
può
sperare
somme
sostanzialmente
apprezzabili
dalle
imposte
sui
profitti
di
guerra
che
a
gara
vanno
sorgendo
in
Inghilterra
,
Francia
,
Italia
,
Germania
.
Ho
già
spiegato
come
il
frutto
più
sostanziale
che
si
può
sperare
da
questa
imposta
in
Italia
non
sia
un
suo
provento
reale
vero
e
proprio
,
ma
la
possibilità
di
benefici
duraturi
derivanti
da
alcune
apparentemente
piccole
riforme
,
che
accortamente
l
'
on
.
Daneo
colse
l
'
occasione
presente
di
introdurre
nell
'
organismo
della
ordinaria
imposta
di
ricchezza
mobile
.
L
'
imposta
sui
profitti
di
guerra
la
possiamo
concepire
costrutta
in
tre
sole
maniere
:
I
)
Quella
proposta
dal
comm
.
Bocca
,
presidente
della
Camera
di
commercio
di
Torino
,
di
una
percentuale
ad
esempio
del
5%
,
sull
'
ammontare
lordo
delle
forniture
fatte
allo
stato
.
Ignoro
se
il
metodo
possa
andar
bene
per
l
'
industria
del
cuoio
,
di
cui
il
Bocca
è
cospicuo
rappresentante
.
Ma
è
cosa
certissima
che
il
metodo
da
lui
proposto
è
:
sperequato
perché
vi
sono
forniture
su
cui
si
guadagna
il
10
,
il
15
od
il
20%
e
su
cui
l
'
imposta
del
5%
potrebbe
essere
pagata
,
e
vi
sono
forniture
in
cui
il
margine
di
guadagno
è
inferiore
al
5%
,
e
può
ridursi
pur
con
molto
lucro
del
fornitore
al
0,50%
.
Come
pagare
in
tal
caso
un
balzello
del
5%
?
Ed
è
metodo
altresì
di
impossibile
applicazione
ai
guadagni
non
derivanti
da
forniture
fatte
allo
stato
;
e
quindi
è
metodo
che
imbroglierebbe
stranamente
i
conti
,
perché
imporrebbe
,
per
ogni
azienda
,
la
tenuta
di
due
contabilità
,
una
per
le
forniture
e
l
'
altra
per
gli
altri
guadagni
.
Cosa
impossibile
e
che
metterebbe
la
finanza
di
fronte
a
problemi
inesplicabili
ed
insormontabili
.
Finalmente
,
fa
d
'
uopo
notare
che
una
imposta
di
questo
genere
esisteva
già
,
sotto
il
nome
di
diritto
di
registro
dell'1,35%
sul
valore
dei
contratti
conchiusi
dallo
stato
.
Fu
abolita
,
in
seguito
alle
lagnanze
dei
fornitori
,
con
la
legge
°
aprile
1915;
ma
è
stata
ripristinata
con
l
'
allegato
5°
agli
ultimissimi
provvedimenti
finanziari
.
Questa
tassa
era
e
rimane
dell'I,35%
del
valore
della
fornitura
.
Che
non
è
piccola
cosa
e
va
in
aggiunta
all
'
imposta
sugli
extraprofitti
di
guerra
.
Mi
sia
lecito
però
osservare
che
il
solo
effetto
suo
era
prima
di
indurre
gli
industriali
ad
aumentare
,
arrotondando
la
cifra
,
del
2%
i
preventivi
delle
forniture
.
Auguriamoci
,
pur
con
molto
scetticismo
,
come
farebbero
a
pagare
quelli
che
guadagnano
meno
dell'1,35%
?
che
ciò
non
abbia
più
ad
accadere
in
avvenire
,
e
che
non
si
tratti
di
una
pura
partita
di
giro
.
2
)
Quella
proposta
da
taluni
i
quali
vorrebbero
che
l
'
imposta
assorbisse
il
100%
dei
profitti
di
guerra
,
in
guisa
che
,
dopo
la
guerra
,
nessun
italiano
dovesse
essere
più
ricco
di
prima
.
Io
non
giudico
il
concetto
dal
punto
di
vista
politico
-
sociale
.
Ed
ammetto
volentieri
che
questa
imposta
del
100%
sarebbe
efficace
e
reale
.
I
contribuenti
,
salvo
la
frode
,
non
avrebbero
alcun
mezzo
per
sfuggirvi
.
Ma
a
che
prezzo
?
Finché
gli
uomini
sono
fatti
nel
modo
che
tutti
conosciamo
,
e
che
non
è
in
potere
di
alcuno
di
mutare
,
un
'
imposta
siffatta
avrebbe
un
unico
effetto
:
di
togliere
ogni
stimolo
agli
industriali
di
produrre
un
paio
di
scarpe
,
un
metro
di
stoffa
,
un
pacco
di
munizioni
di
più
di
quello
che
producevano
prima
della
guerra
.
Ottenuto
il
guadagno
di
prima
,
nessuno
avrebbe
interesse
ad
andare
più
in
là
.
Nessuna
imposta
sarebbe
,
più
di
questa
,
utile
al
nemico
.
Chi
avanzò
una
tesi
simile
certamente
non
pose
mente
a
questa
logica
conseguenza
della
sua
proposta
.
Ma
sarebbe
conseguenza
certa
,
ineluttabile
.
3
)
Quella
attuata
dal
ministro
Daneo
;
forse
con
qualche
maggiore
gravezza
di
aliquote
.
Di
essa
questo
si
può
dire
di
probabilmente
sicuro
:
che
quanto
più
cresce
la
gravezza
delle
aliquote
,
tanto
minore
è
il
provento
netto
ottenuto
dal
tesoro
.
Una
imposta
tenue
può
darsi
cada
solo
sulla
porzione
dei
profitti
aventi
carattere
di
monopolio
e
quindi
può
darsi
rimanga
sui
colpiti
e
da
essi
non
possa
essere
trasferita
sul
cliente
,
che
nel
caso
nostro
è
il
ministero
della
guerra
.
Quanto
più
invece
cresce
l
'
aliquota
,
tanto
più
è
probabile
che
essa
cada
anche
sulla
quota
normale
dei
profitti
(
di
guerra
bensì
,
ma
normali
,
dato
l
'
aumentato
saggio
di
interesse
e
di
rischio
)
e
che
li
colpisca
in
modo
speciale
di
fronte
agli
altri
profitti
.
Qui
non
è
il
luogo
di
ripetere
i
lunghi
discorsi
che
in
proposito
si
possono
leggere
nei
libri
degli
economisti
;
basti
dire
che
i
due
caratteri
,
della
gravezza
su
profitti
non
di
monopolio
,
e
delle
specialità
sono
,
tra
tutti
,
i
caratteri
che
maggiormente
facilitano
la
traslazione
dell
'
imposta
sul
cliente
,
ossia
sullo
stato
.
Se
il
ministro
Daneo
non
voleva
creare
una
imposta
-
comparsa
,
se
voleva
evitare
di
istituire
una
partita
di
giro
,
doveva
necessariamente
tenersi
moderato
nelle
aliquote
.
Le
quali
del
resto
,
giungendo
al
41,50%
paiono
alte
;
ed
in
quanto
sono
alte
poco
renderanno
sul
serio
al
fisco
.
Il
reddito
vero
,
netto
,
sostanziale
si
avrà
sovratutto
dalla
revisione
straordinaria
dell
'
imposta
di
ricchezza
mobile
e
dall
'
applicazione
dell
'
aliquota
ordinaria
dell'11,50%
.
Affermano
ancora
i
critici
che
il
governo
ha
fatto
male
ad
aumentare
di
10
centesimi
al
chilogrammo
il
prezzo
del
sale
.
Ciò
è
anti
-
democratico
.
Io
non
so
che
cosa
significhi
questa
parola
in
materia
di
imposte
;
ma
posso
andare
d
'
accordo
con
i
critici
nel
ritenere
che
trattasi
di
imposta
condannabile
,
perché
grava
in
modo
sperequato
sui
contribuenti
,
a
parità
di
reddito
.
Dopo
aver
fatto
questa
dichiarazione
,
debbo
subito
aggiungere
che
la
colpa
dell
'
aumento
del
prezzo
del
sale
non
è
del
governo
;
ma
di
quei
numerosissimi
quasi
tutti
industriali
,
commercianti
,
proprietari
agricoli
,
fittavoli
che
trascurano
di
denunciare
nome
e
cognome
e
salario
di
quei
loro
dipendenti
impiegati
,
operai
,
lavoratori
in
genere
che
guadagnano
almeno
lire
3,50
al
giorno
;
è
di
quei
lavoratori
che
,
avendone
essi
direttamente
in
altri
casi
per
legge
l
'
obbligo
,
non
fanno
la
dichiarazione
dovuta
.
È
di
quei
contribuenti
in
genere
che
,
trovandosi
più
in
su
della
scala
sociale
,
imitano
col
silenzio
o
col
parziale
occultamento
l
'
esempio
di
coloro
che
si
trovano
più
in
giù
.
Non
giova
declamare
contro
i
ricchi
ed
invocare
il
30
,
11
40
,
il
50%
e
più
contro
i
loro
redditi
.
Nessuno
stato
è
mai
vissuto
contro
le
sole
imposte
sui
ricchi
.
È
utile
che
i
ricchi
paghino
di
persona
e
di
denaro
:
e
paghino
più
degli
altri
.
Ma
non
bisogna
farsi
illusioni
.
Le
imposte
sui
ricchi
possono
rendere
,
anche
se
seriamente
e
correttamente
accertate
e
pagate
,
le
unità
e
le
decine
di
milioni
.
Ora
occorrono
invece
le
centinaia
di
milioni
.
E
,
come
dice
il
signor
T
.
Gibson
Bowles
,
forse
il
migliore
conoscitore
e
critico
del
bilancio
inglese
,
nell
'
ultimo
numero
della
«
Candid
Quarterly
Review
»
:
«
Ogni
cancelliere
dello
scacchiere
,
il
quale
abbia
saputo
qualche
cosa
del
suo
mestiere
,
seppe
bene
che
,
se
egli
doveva
riempire
la
rete
della
sua
imposta
sul
reddito
,
doveva
fare
la
maglia
abbastanza
piccola
da
poter
pescare
i
molto
piccoli
,
al
pari
dei
pochi
grossi
pesci
»
.
Finché
in
Italia
i
pesci
grossi
cercheranno
,
quando
vi
riescono
,
di
sottrarre
agli
accertamenti
parte
dei
loro
redditi
;
fino
a
quando
i
pesci
medi
imiteranno
,
con
discreto
successo
,
il
loro
esempio
;
e
fino
a
quando
i
pesci
piccoli
rimarranno
quasi
completamente
fuori
delle
maglie
della
rete
dell
'
imposta
di
ricchezza
mobile
;
fino
a
che
tutto
ciò
non
sarà
cambiato
,
il
ministro
del
tesoro
,
che
ha
bisogno
di
denari
contanti
e
non
di
parole
,
dovrà
raccomandarsi
al
ministro
delle
finanze
affinché
questi
applichi
o
cresca
imposte
produttive
.
Abbiamo
avuto
ora
l
'
imposta
sul
sale
:
ma
,
se
i
contribuenti
non
si
emendano
necessariamente
vedremo
imposte
anche
peggiori
.
La
salute
sta
in
noi
,
non
nei
governi
.
Se
i
contribuenti
chiedessero
:
1
)
l
'
obbligatorietà
della
dichiarazione
giurata
di
tutto
il
complesso
e
delle
singole
partite
del
proprio
reddito
:
con
penalità
di
multe
e
reclusione
comminate
ed
eseguite
a
carico
degli
spergiuri
;
e
con
la
maggiore
pena
del
disprezzo
dell
'
opinione
pubblica
verso
i
frodatori
;
2
)
l
'
obbligatorietà
per
tutti
i
contribuenti
non
analfabeti
della
tenuta
dei
libri
di
entrata
ed
uscita
;
ed
inoltre
dei
libri
-
giornale
per
tutti
i
commercianti
,
industriali
e
professionisti
;
con
severe
penalità
per
i
contravventori
,
e
con
opportune
garanzie
di
segreto
per
coloro
a
cui
recasse
danno
far
conoscere
al
pubblico
i
fatti
ed
i
redditi
propri
;
3
)
la
abolizione
delle
attuali
commissioni
delle
imposte
dirette
,
presiedute
e
composte
di
delegati
dei
prefetti
,
dei
consigli
provinciali
e
comunali
,
ossia
composte
di
persone
soggette
ad
ogni
influenza
politica
e
controllate
da
poverelli
agenti
delle
imposte
,
mobili
quali
frasche
al
vento
,
trasferibili
da
luogo
a
luogo
,
promovibili
senza
regole
fisse
;
4
)
la
sostituzione
ad
esse
di
nuove
commissioni
,
di
cui
la
figura
centrale
e
dominante
fosse
il
presidente
,
funzionario
finanziario
,
arrivato
al
più
alto
grado
della
sua
carriera
,
nominato
per
un
periodo
fisso
di
tempo
,
inamovibile
ed
impromovibile
,
salvoché
per
cooptazione
in
una
suprema
magistratura
finanziaria
centrale
;
ed
incaricato
,
con
alto
stipendio
,
della
unica
e
stabile
mansione
di
controllare
gli
accertamenti
e
decidere
sulle
controversie
relative
.
Se
i
contribuenti
comprendessero
tutto
questo
ed
altro
,
che
per
brevità
per
ora
tralascio
,
non
farebbe
d
'
uopo
,
per
pigliare
nella
rete
i
piccoli
,
alzare
il
prezzo
del
sale
e
per
colpire
gli
agiati
ed
i
ricchi
,
istituire
i
centesimi
di
guerra
e
le
imposte
sugli
extraprofitti
?
Basterebbero
le
tre
«
vecchie
»
come
in
Francia
chiamano
le
imposte
affini
alle
tre
nostre
sui
terreni
,
sui
fabbricati
e
sulla
ricchezza
mobile
a
procurare
all
'
erario
somme
cospicue
e
crescenti
.
E
si
potrebbero
istituire
quelle
due
imposte
,
complementari
alle
già
esistenti
imposte
sul
reddito
,
la
progressiva
sul
reddito
globale
e
la
patrimoniale
,
che
oggi
,
allo
stato
attuale
degli
accertamenti
,
sarebbero
ben
poco
interessanti
dal
punto
di
vista
finanziario
;
ma
domani
potrebbero
diventare
il
perno
di
una
feconda
trasformazione
dei
nostri
ordini
tributari
.
StampaQuotidiana ,
Venezia
,
12
settembre
-
Si
è
inaugurato
ieri
sera
nella
sala
dello
Scrutinio
nel
Palazzo
Ducale
il
XXIII
Festival
internazionale
di
musica
contemporanea
.
I
concerti
in
programma
saranno
quindici
,
le
orchestre
quattro
:
due
italiane
(
della
Fenice
e
della
Rni
di
Torino
)
e
due
straniere
(
i
complessi
della
Radiodiffusione
-
Televisione
francese
e
della
Kölner
Rundfunk
)
.
Direttori
d
'
orchestra
Maazel
,
Sanzogno
,
Ehrling
,
Craft
,
Stravinskij
,
Cattini
,
Cluytens
,
Dutilleux
,
Maderna
,
Rossi
,
Albert
.
Sedici
saranno
le
novità
assolute
e
tredici
le
prime
esecuzioni
per
l
'
Italia
.
Musiche
sinfoniche
e
musiche
da
camera
si
alterneranno
;
non
mancherà
uno
spettacolo
di
danza
e
sarà
presente
la
musica
elettronica
.
A
parte
la
serata
dedicata
a
Schumann
e
un
concerto
con
classici
francesi
dell
'
Ottocento
,
si
avrà
quindi
una
vera
orgia
di
modernismo
musicale
.
Come
il
lettore
noterà
manca
quest
'
anno
uno
di
quegli
spettacoli
operistici
che
soli
richiamavano
il
pubblico
(
La
carriera
del
libertino
di
Stravinskij
nacque
qui
alla
Fenice
)
e
che
quasi
da
soli
esaurivano
le
magre
risorse
finanziarie
del
festival
.
È
forse
inutile
rammaricarsene
.
Quanto
alla
lamentata
(
da
parte
dei
vecchi
musicisti
)
tendenziosità
del
programma
,
quasi
esclusivamente
ultramoderno
,
si
può
osservare
che
non
è
colpa
di
Mario
Labroca
,
direttore
del
festival
,
se
oggi
la
musica
di
forme
e
spiriti
tradizionali
attraversa
una
crisi
di
stanchezza
.
Non
è
colpa
di
nessuno
se
ai
giorni
nostri
il
vento
soffia
in
una
sola
direzione
.
E
il
discorso
probabilmente
può
valere
anche
per
la
Biennale
veneziana
,
patrona
del
festival
.
Resta
inteso
che
qui
a
Venezia
le
manifestazioni
musicali
successive
alla
Mostra
del
cinema
avvengono
un
poco
in
una
scatola
chiusa
e
spesso
interessano
soltanto
gli
autori
e
i
loro
amici
.
In
larga
misura
si
ascolteranno
musiche
sperimentali
che
non
pretendono
di
avere
successo
,
e
che
anzi
sarebbero
desiderose
di
ottenere
un
effetto
di
choc
e
di
fare
scandalo
.
Il
guaio
è
che
scandali
non
ne
avvengono
più
;
l
'
orecchio
degli
ascoltatori
si
è
abituato
a
ogni
genere
di
dissonanze
e
le
ricerche
del
«
totale
cromatico
»
sono
ben
lungi
dal
dare
il
talento
a
chi
ne
è
scarsamente
provvisto
.
Nulla
di
troppo
moderno
,
in
ogni
modo
,
nel
concerto
di
ieri
sera
dedicato
alla
commemorazione
di
Gustav
Mahler
,
un
compositore
che
ebbe
larghi
successi
come
direttore
d
'
orchestra
,
ma
non
altrettanto
come
autore
di
musiche
proprie
.
La
reputazione
del
Mahler
-
morto
nel
1911
appena
cinquantenne
-
è
piuttosto
postuma
.
I
suoi
estimatori
citano
per
lui
Nietzsche
e
Kierkegaard
e
lo
vedono
come
un
uomo
di
rottura
che
,
esasperando
il
sistema
tonale
e
mostrandone
i
limiti
,
introduce
direttamente
all
'
espressionismo
dei
viennesi
.
Ma
in
verità
l
'
espressionismo
non
nasce
con
Berg
e
Webern
e
quello
di
Mahler
è
ancora
gonfio
di
romanticismo
ottocentesco
.
Le
musiche
che
abbiamo
ascoltato
ieri
sera
-
non
nuove
per
l
'
Italia
e
anzi
assai
note
anche
attraverso
registrazioni
-
ci
danno
una
diversa
misura
del
suo
temperamento
.
La
Prima
sinfonia
scritta
tra
il
1885
e
il
1888
e
ispirata
al
Titano
di
Jean
-
Paul
Richter
è
largamente
occupata
da
un
ossessivo
mimetismo
naturalistico
.
Ascoltandola
senza
tener
conto
della
traccia
offerta
dal
libretto
ne
riconosciamo
il
carattere
composito
,
indifferenziato
,
monotono
malgrado
la
ricchezza
timbrica
e
armonica
.
Il
Mahler
,
tipico
esponente
del
gusto
liberty
tedesco
,
ha
sempre
qualcosa
da
cincischiare
,
da
aggiungere
e
da
postillare
,
e
potrebbe
così
continuare
all
'
in
finito
.
Folclore
,
sentimentalismo
,
profetici
slanci
e
una
perpetua
atmosfera
di
epifania
che
non
illude
nessuno
(
perché
noi
sappiamo
che
non
accadrà
nulla
di
notevole
)
sono
anche
gli
elementi
del
Canto
della
Terra
per
contralto
,
tenore
e
orchestra
(
1908
)
eseguito
nella
seconda
parte
del
programma
.
In
fondo
Mahler
aveva
molti
doni
,
qui
più
presenti
che
mai
;
è
dubbio
però
che
avesse
«
il
dono
»
,
quello
che
conta
.
Ma
andate
a
dirlo
ai
suoi
ammiratori
!
Esecuzione
buona
da
parte
dell
'
orchestra
della
Fenice
diretta
da
Lorin
Maazel
.
Il
tenore
era
Richard
Lewis
,
il
contralto
Kerstin
Meyer
.
Applausi
calorosi
,
pubblico
abbastanza
folto
.