StampaPeriodica ,
È
conciliabile
il
fascismo
con
la
democrazia
?
vi
è
tra
le
due
parole
,
e
le
due
cose
,
antagonismo
irriducibile
,
intimo
e
insanabile
conflitto
,
insuperabile
antitesi
o
è
possibile
concepire
ed
attuare
tra
questi
due
termini
un
modus
vivendi
durevole
,
un
accordo
pacifico
ed
operoso
?
Se
si
ricordano
certe
sdegnose
affermazioni
del
duce
del
fascismo
,
le
sue
sanguinose
irrisioni
a
certi
cadaveri
quattriduani
e
a
certe
stolide
ubbie
che
sarebbero
appunto
quei
principii
di
libertà
,
di
uguaglianza
politica
,
di
democrazia
che
furono
il
patrimonio
ideale
del
secolo
decimonono
sul
terreno
politico
-
sociale
;
se
si
osservano
le
molteplici
e
concordi
affermazioni
in
merito
della
stampa
e
delle
individualità
più
espressive
del
fascismo
;
se
si
esamina
,
dal
punto
di
vista
dottrinale
,
quella
che
è
stata
in
subiecta
materia
la
prassi
del
fascismo
,
sia
come
azione
di
partito
,
sia
come
azione
di
governo
,
difficilmente
si
possono
nutrire
eccessive
illusioni
.
Dopo
un
cinquantennio
di
entusiasmi
democratici
ingenuamente
iperbolici
,
il
fascismo
non
segnerebbe
soltanto
un
tempo
d
'
arresto
,
ma
rappresenterebbe
realmente
un
movimento
di
reazione
,
l
'
inizio
di
un
periodo
di
antidemocratici
furori
.
Questo
problema
,
dei
rapporti
tra
democrazia
e
fascismo
,
si
è
posto
recentemente
Eugenio
Rignano
,
il
noto
direttore
di
Scientia
ed
appassionato
cultore
di
problemi
politici
e
sociali
,
in
un
succoso
volumetto
«
Democrazia
e
fascismo
»
che
ha
visto
la
luce
in
quella
«
Biblioteca
di
coltura
politica
»
diretta
dall
'
on
.
Franco
Ciarlantini
.
Poiché
habent
sua
fata
libelli
,
a
questo
libro
è
capitato
un
caso
abbastanza
curioso
:
il
Rignano
è
un
simpatizzante
del
socialismo
;
certe
sue
ardite
proposte
di
riforma
,
in
ispecie
del
diritto
successorio
,
testimoniano
di
una
mentalità
tuttaltro
che
conservatrice
.
Ma
per
questo
suo
studio
gli
è
occorso
di
vedersi
citato
dall
'
on
.
Mussolini
in
persona
,
quasi
come
un
cortigiano
,
in
ritardo
,
del
nuovo
regime
,
convertitosi
forse
per
celate
aspirazioni
al
laticlavio
;
mentre
egli
è
persuaso
di
avere
scritto
il
suo
saggio
precisamente
con
l
'
intenzione
di
dimostrare
al
fascismo
quanto
sia
superiore
,
moralmente
e
politicamente
,
la
democrazia
sul
confronto
di
ogni
altro
sistema
diverso
e
contrario
di
regime
.
Ma
«
fascista
»
è
stato
giudicato
il
libro
anche
da
vecchi
amici
dell
'
autore
,
di
parte
socialista
,
come
Claudio
Treves
.
Il
Ciarlantini
,
meno
reciso
,
si
limita
,
presentando
al
pubblico
lo
studio
del
Rignano
,
ad
avvertire
ch
'
esso
serve
ottimamente
«
per
intendere
lo
stato
d
'
animo
di
tutta
una
vasta
categoria
di
persone
che
pur
senza
aderire
al
fascismo
nelle
sue
manifestazioni
più
vivaci
e
intransigenti
,
ne
valutano
con
serietà
la
importanza
storica
e
desidererebbero
vederlo
volgersi
verso
nuovi
indirizzi
che
non
possono
essere
a
priori
respinti
da
nessun
spirito
illuminato
»
.
Poiché
il
Rignano
dichiara
che
la
sua
massima
aspirazione
è
quella
di
«
contribuire
,
sia
pure
in
minima
parte
,
ad
attutire
l
'
asprezza
delle
contese
dei
partiti
e
ad
avviare
il
paese
verso
una
maggiore
pacificazione
degli
animi
»
,
e
poiché
realmente
è
questo
,
oggi
,
per
il
nostro
paese
il
massimo
dei
suoi
bisogni
,
è
ovvio
che
una
simile
aspirazione
sia
accompagnata
dai
migliori
e
più
fervidi
auguri
,
con
la
avvertenza
per
altro
,
che
l
'
invocata
pacificazione
non
si
risolva
in
un
vano
baiser
de
Lamourette
,
ma
sbocchi
davvero
in
un
consenso
libero
e
convinto
di
volontà
consapevoli
e
spontanee
.
L
'
augurio
è
lecito
e
doveroso
anche
se
,
pel
momento
almeno
,
esso
sembri
assai
lontano
,
da
qualsiasi
probabilità
di
successo
.
Da
una
parte
infatti
ecco
l
'
on
.
Treves
che
,
nella
Critica
sociale
,
fa
una
carica
a
fondo
contro
le
opinioni
,
assai
più
fasciste
che
democratiche
,
del
nostro
autore
scrivendo
:
«
Il
fatto
è
e
siamo
certi
di
colpire
di
stupore
e
di
incredulità
l
'
Autore
col
rivelarglielo
che
il
suo
discorso
è
fascista
;
fascista
per
l
'
interpretazione
che
esso
dà
ai
fenomeni
;
fascista
per
l
'
estimazione
con
cui
accoglie
i
risultati
della
rivoluzione
fascista
.
La
sua
«
democrazia
»
si
svia
,
evapora
nelle
buone
intenzioni
liberali
.
Ma
se
egli
non
ha
riserve
a
fare
sui
«
miracoli
»
compiuti
dal
fascismo
al
potere
,
se
non
ha
il
sospetto
del
sofisma
post
hoc
ergo
propter
hoc
onde
attribuisce
l
'
ordine
,
la
cessazione
degli
scioperi
,
la
riduzione
delle
spese
e
del
deficit
dello
Stato
esclusivamente
all
'
azione
fascista
e
non
a
certe
cause
naturali
(
crisi
economica
,
disoccupazione
,
vietata
emigrazione
,
cessazione
delle
spese
di
guerra
,
allontanamento
dei
furori
bellici
,
ecc
.
)
,
se
egli
crede
al
«
rinsaldarsi
della
compagine
nazionale
»
dove
altri
,
come
i
socialisti
unitari
,
per
i
quali
il
Rignano
ha
simpatie
,
dicono
nel
loro
Manifesto
elettorale
:
una
gente
sta
sull
'
altra
colle
ginocchia
sul
petto
!
e
ne
dà
merito
all
'
azione
fascistica
;
egli
è
fuori
di
ogni
coerenza
quando
,
in
nome
della
democrazia
,
reclama
allargamenti
liberali
e
restaurazioni
parlamentari
.
Ma
viva
,
viva
il
potere
personale
capace
di
così
mirifiche
cose
!
La
democrazia
non
è
un
fine
,
è
un
mezzo
.
Quando
il
suo
contrario
si
dimostra
con
mezzi
di
tanto
più
efficaci
,
viva
il
suo
contrario
!
Che
vale
il
Rignano
conchiuda
invocando
con
Stuart
Mill
uno
stato
che
non
rimpicciolisca
i
suoi
uomini
?
Questa
proposizione
si
allaccia
all
'
idea
del
concorso
,
della
gara
libera
di
tutte
le
capacità
.
Ma
se
l
'
evento
avesse
dimostrato
,
con
l
'
autorità
del
fatto
compiuto
,
che
tale
gara
è
neutralizzatrice
di
capacità
anzi
che
eccitatrice
di
grandezze
,
che
un
uomo
solo
,
onnipotente
può
fare
,
anzi
ha
fatto
,
meglio
di
tutto
ciò
che
si
sarebbe
potuto
aspettare
dal
concorso
,
dalla
gara
,
dal
Parlamento
,
e
persino
dall
'
azione
della
natura
,
ecc
.
,
la
causa
sarebbe
vinta
per
l
'
antidemocrazia
.
In
verità
,
coi
fatti
che
il
Rignano
accetta
,
non
ci
crederemmo
autorizzati
come
fa
l
'
Autore
ad
appellarci
a
Stuart
Mill
,
ma
a
Tommaso
Hobbes
e
,
magari
,
a
Giuseppe
De
Maistre
.
Dall
'
altro
lato
ecco
l
'
on
.
Ciarlantini
,
se
non
proprio
accusare
un
fin
de
non
recevoir
,
esprimersi
in
modo
non
troppo
confortante
alla
predicazione
democratica
che
il
Rignano
,
nuovo
Daniele
nella
fossa
dei
leoni
,
fa
ai
fascisti
,
osservandogli
con
un
sorriso
lievemente
ironico
che
è
«
esagerata
la
sua
preoccupazione
intorno
alla
limitazione
della
libertà
di
cui
si
renderebbe
colpevole
il
governo
fascista
»
e
ribadendo
il
chiodo
del
governo
«
pedagogia
per
adulti
»
,
aliena
per
necessità
del
momento
dalle
«
forme
della
tradizionale
blandizia
»
e
improntata
ad
«
energie
e
fermezza
»
.
Per
Ciarlantini
«
il
governo
di
un
paese
è
,
in
grande
,
come
il
governo
di
una
scuola
e
di
una
famiglia
»
;
ma
di
una
scuola
si
tratterebbe
di
sapere
in
cui
è
riabilitata
la
malfamata
ferula
del
pedagogo
,
e
di
una
famiglia
in
cui
la
patria
potestà
risuscita
i
poteri
discrezionali
delle
XII
Tavole
?
Non
possiamo
seguire
particolareggiatamente
il
Rignano
nella
sua
trattazione
;
accenneremo
soltanto
.
Dopo
avere
definito
la
caratteristica
del
fenomeno
democratico
«
nella
tendenza
di
un
numero
sempre
maggiore
di
componenti
la
società
ad
accedere
alla
società
stessa
,
anziché
per
imposizione
esterna
,
per
libero
assenso
e
consenso
»
,
dopo
avere
rapidamente
passato
in
rassegna
i
vantaggi
della
democrazia
,
le
accuse
spesso
infondate
che
le
si
muovono
e
i
pericoli
che
realmente
possono
insidiarla
demagogismo
,
parlamentarismo
,
eccessivo
frazionamento
dei
partiti
,
e
concluso
che
il
massimo
pericolo
è
quello
«
che
una
data
classe
,
forte
per
numero
di
aderenti
,
per
organizzazione
e
coscienza
collettiva
,
per
la
sua
grande
importanza
sull
'
economia
nazionale
,
perda
,
in
seguito
ad
errate
dottrine
divulgate
e
accettate
,
sia
pure
in
buona
fede
nel
proprio
seno
,
il
senso
di
solidarietà
sociale
che
la
lega
a
tutte
le
società
restanti
,
ed
elevando
i
propri
antagonismi
di
classe
al
di
sopra
dell
'
interesse
generale
,
che
è
pur
supremo
interesse
suo
proprio
,
minacci
il
dissolvimento
sociale
»
;
il
Rignano
identifica
questo
pericolo
non
col
socialismo
in
genere
,
ma
con
quella
sua
forma
particolare
e
antisociale
che
è
il
marxismo
.
Al
marxismo
si
devono
quei
due
caratteristici
fenomeni
che
crearono
,
con
la
guerra
,
il
bolscevismo
;
la
mentalità
disfattista
e
la
utopia
della
dittatura
del
proletariato
.
Entrambi
questi
fenomeni
minacciano
alla
base
la
vita
nazionale
e
internazionale
dei
diversi
paesi
d
'
Europa
;
da
ciò
un
correre
precipitoso
ai
ripari
con
un
ritorno
verso
la
direzione
coercitiva
autocratica
ed
antidemocratica
,
ritorno
che
in
Italia
si
concretava
appunto
nel
fascismo
.
La
causa
della
democrazia
fu
coinvolta
nella
débacle
del
marxismo
perché
«
socialismo
e
democrazia
hanno
scontato
insieme
la
colpa
,
ad
un
tempo
economica
,
morale
e
politica
,
di
non
avere
sconfessato
in
tempo
e
di
non
avere
mai
combattuto
con
la
dovuta
energia
le
dottrine
marxiste
antisociali
»
.
Nell
'
esame
dello
svolgersi
delle
vicende
politiche
dell
'
immediato
dopo
guerra
il
Rignano
accoglie
,
per
così
dire
,
la
versione
fascista
,
la
versione
cioè
che
attribuisce
al
fascismo
il
merito
principale
e
quasi
esclusivo
di
avere
organizzato
e
debellato
il
pericolo
bolscevico
in
Italia
.
E
qui
ci
sembra
che
la
interpretazione
dei
fatti
non
risponda
pienamente
all
'
esattezza
.
Certo
il
fascismo
è
stato
,
fin
dal
suo
sorgere
,
antesignano
della
lotta
antibolscevica
;
ma
è
pure
debito
di
giustizia
il
riconoscere
che
il
bolscevismo
aveva
già
da
tempo
,
iniziata
la
sua
curva
discendente
quando
ancora
il
fascismo
era
,
politicamente
,
una
quantité
negligeable
.
Nelle
elezioni
del
1919
,
quando
la
minaccia
era
più
urgente
e
grave
,
la
barriera
vera
e
reale
opposta
al
dilagare
delle
onde
sovversive
fu
rappresentata
da
quel
partito
popolare
che
mandava
alla
Camera
cento
deputati
e
la
cui
valutazione
,
da
parte
del
Rignano
,
è
improntata
al
solito
clichet
,
altrettanto
banale
quanto
ingiusto
,
limitandosi
a
rimproverargli
le
«
eccessive
esigenze
»
cagione
di
continue
crisi
ministeriali
e
disconoscendo
o
ignorando
il
vigore
col
quale
aveva
disimpegnato
la
sua
funzione
di
baluardo
di
conservazione
sociale
,
quando
appunto
nelle
file
dei
molteplici
gruppi
e
partiti
liberali
era
penetrato
il
più
profondo
scoraggiamento
consigliero
delle
più
ampie
rinuncie
e
delle
fughe
più
precipitose
.
Questa
benemerenza
del
P
.
P
.
di
fronte
al
paese
,
che
è
stata
riconosciuta
da
uomini
equilibrati
e
non
sospetti
come
gli
onorevoli
Bonomi
e
De
Nicola
,
non
avrebbe
dovuto
essere
taciuta
dal
Rignano
.
Il
quale
anche
non
poteva
ignorare
che
un
processo
di
revisione
e
di
reazione
alla
ubbriacatura
bolscevica
si
era
andato
determinando
nell
'
interno
stesso
del
partito
socialista
,
con
un
ritmo
forse
troppo
lento
(
in
confronto
delle
necessità
dei
tempi
eccessivamente
rapide
e
urgenti
)
ma
continuo
e
sicuro
;
e
se
nel
congresso
di
Bologna
dove
pure
l
'
onorevole
Turati
pronunciava
quel
suo
discorso
che
fu
un
ammirevole
atto
di
coraggio
prevalse
l
'
infatuazione
bombaccesca
,
a
quello
di
Livorno
si
effettuava
la
scissione
tra
socialisti
e
comunisti
,
e
a
quello
successivo
di
Milano
l
'
ulteriore
scissione
tra
massimalisti
e
unitari
.
Altrettanti
fenomeni
politici
che
dimostravano
non
soltanto
il
decrescere
dell
'
infezione
bolscevica
,
ma
la
scomparsa
d
'
ogni
serio
pericolo
.
Rinsavite
in
gran
parte
le
masse
socialiste
,
salde
nella
loro
costituzione
di
partito
essenzialmente
d
'
ordine
le
masse
del
nuovo
partito
popolare
,
animate
da
quei
principii
religiosi
che
il
Rignano
-
infatuato
nel
suo
positivismo
biosociologico
e
afflitto
da
insanabile
odium
antiteologicum
ha
il
torto
di
svalutare
anche
sotto
l
'
aspetto
,
pure
innegabile
,
di
grande
forza
morale
e
di
energia
plasmatrice
del
benessere
sociale
,
vera
«
armonia
di
tutta
la
vita
»
assai
più
solida
di
quella
,
frutto
dell
'
evoluzione
biologica
in
cui
si
assomma
tutta
la
fede
del
nostro
positivista
;
la
situazione
politica
del
nostro
paese
avrebbe
potuto
avviarsi
ad
uno
stabile
e
pacifico
assetto
,
ad
un
equilibrio
armonioso
delle
varie
tendenze
e
dei
diversi
elementi
in
lotta
pacifica
e
civile
,
solo
che
il
partito
liberale
non
avesse
tradito
la
propria
funzione
e
rinnegato
le
proprie
tradizioni
.
Ma
come
prima
,
gettate
le
armi
e
lo
scudo
,
s
'
era
dato
a
fuggire
,
pronto
alle
più
vergognose
dedizioni
,
così
,
appena
scomparso
e
non
per
merito
suo
il
pericolo
,
il
liberalismo
italiano
non
seppe
resistere
all
'
acre
voluttà
di
prendersi
larga
vendetta
della
paura
sofferta
e
si
buttò
sulle
tracce
del
fascismo
come
quello
che
gli
parve
più
idoneo
strumento
di
una
tale
vendetta
.
Ingenuo
calcolo
di
chi
troppo
facilmente
dimenticava
la
saggezza
di
certe
nostre
vecchie
favolette
.
Il
fascismo
lungi
dal
piegarsi
a
fare
da
«
bravo
»
alla
borghesia
liberale
,
consapevole
ormai
della
sua
forza
di
fronte
alla
debolezza
altrui
,
ne
approfittava
tosto
per
dichiarare
la
bancarotta
del
liberalismo
,
per
impadronirsi
del
governo
,
e
per
identificarsi
addirittura
con
lo
Stato
,
se
pure
non
addirittura
con
la
Nazione
,
come
pure
pretenderebbero
alcuni
,
e
non
pochi
,
dei
suoi
.
Questo
ci
pare
,
grosso
modo
,
un
curriculum
degli
avvenimenti
più
rispondente
alla
realtà
di
quello
accolto
e
fatto
proprio
dal
Rignano
nella
sua
esposizione
.
Ma
forse
l
'
autore
ha
creduto
con
ciò
di
propiziarsi
meglio
l
'
uditorio
al
quale
voleva
porgere
consiglio
che
prevedeva
alquanto
ostico
.
Non
si
può
negare
infatti
che
nel
capitolo
ultimo
del
suo
libro
«
l
'
antidemocraticismo
fascista
»
l
'
autore
parli
abbastanza
chiaramente
e
con
una
commossa
eloquenza
per
un
ritorno
del
fascismo
ai
calpestati
principii
della
democrazia
,
in
favore
della
libertà
di
stampa
e
di
associazione
,
per
un
regime
costituzionale
e
contro
la
dittatura
,
per
l
'
abolizione
di
milizie
organizzate
non
a
servizio
di
tutta
la
nazione
,
ma
di
un
determinato
partito
,
per
una
vera
e
reale
normalizzazione
insomma
,
della
nostra
vita
politica
.
«
Se
è
vero
conclude
l
'
autore
che
due
sono
oggi
le
correnti
che
si
dibattono
in
seno
al
fascismo
,
l
'
una
rappresentata
dal
capo
del
governo
e
dai
migliori
uomini
del
partito
che
comprendono
la
necessità
di
questo
auspicato
ritorno
graduale
a
condizioni
completamente
normali
,
e
l
'
altra
più
intransigente
che
vorrebbe
perseverare
magari
con
ancor
maggiore
risolutezza
sulla
china
autoritaria
assolutistica
,
carità
di
patria
deve
spingere
a
fare
i
più
fervidi
voti
che
prevalga
la
prima
corrente
sulla
seconda
»
.
Abbiamo
già
espresso
,
a
proposito
di
questi
voti
,
quale
deve
e
non
può
non
essere
il
pensiero
di
quanti
pongono
la
patria
al
di
sopra
della
fazione
.
In
spe
contra
spem
.
È
una
speranza
che
non
deve
mai
lasciarci
anche
se
la
vicenda
del
tempo
e
dei
fatti
sembra
svolgersi
non
troppo
propizia
ad
una
sollecita
realizzazione
dei
nostri
voti
.