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IL TRENO CHE VA NEL CAUCASO ( Calvino Italo , 1952 )
StampaQuotidiana ,
Giovedì - Siamo in treno . La radio nel corridoio trasmette una canzone popolare . È una donna che canta : pare un ' esplosione di gioia furiosa , una modulazione di brevi grida scattanti su un ritmo che ricorda le caratteristiche danze russe a ginocchia piegate . Chiedo se è un ' antica canzone contadina : Ljena Constantinova mi spiega che è una canzone colcosiana d ' una ventina d ' anni fa . Risale agli inizi dell ' elettrificazione nelle campagne . Ljena mi traduce l ' inizio : « Per la prima volta la donna vede il sole accendersi nella sua stanza ... » Il programma che la radio sta trasmettendo è una rassegna di canzoni dell ' anteguerra . Ora ne cantano un ' altra di questo allegro tipo contadino . Ogni strofa finisce con un ' esclamazione : « Hoc ! » È una canzonetta buffa : il fidanzato ha accompagnato la bella a casa e non sanno separarsi , e ogni volta trovano una scusa per restare insieme . « Hoc ! » La Russia è un mare di terra . I paesi sono sparsi e lontani . La storia di questo paese , la lentezza del suo passato , il valore dei risultati del socialismo mi si colorano di nuovi significati , ora che vedo concretamente la terra , le distanze , i campi . Le ore di viaggio vanno avanti movimentate solo dai cinque pasti quotidiani . Oltre ai tre grossi pasti a cui ci siamo abituati a Mosca , c ' è uno spuntino a base di mele che ci vengono portate negli scompartimenti a metà mattina , e il tè delle cinque , in vagone ristorante . I compagni sovietici sono venuti ben attrezzati di scacchi , dama e domino , e noi , messi da parte i nostri mazzi da ramino , ci cimentiamo nei giochi in cui i russi sono tradizionalmente maestri . A scacchi non riusciamo a vincere neanche una partita , ma ( con qualche trucco ) ci rifacciamo a domino . Venerdì Passiamo Rostov , estesissima città su un dosso di collina in mezzo alla pianura , tutta di basse casette . Della guerra , ormai , si stenta a vedere i segni . Passiamo il Don , che ora , d ' autunno , non è largo , ma che ritirandosi ha lasciato laghetti e pozze d ' acqua per dieci chilometri intorno . Siamo in una campagna abitata e immensa . Dall ' ultimo vagone vedo una grossa gazza bianca e nera posarsi sui binari . Discorriamo di sport . L ' interprete Vitalij è iscritto alla « Spartak » , la società dei Sindacati . Paga un rublo al mese ed ha tutte le possibilità di fare tutti gli sport che vuole , nei campi e con l ' attrezzatura della « Spartak » . Per esempio , va alle stazioni sciistiche della « Spartak » e se non ha sci , o scarponi suoi , usufruisce gratis di quelli della società . Se vuole può anche andare ai campi della « Dynamo » o di un ' altra società , ma non essendo socio , deve pagare una piccola quota . Si parla di matrimoni . Un particolare curioso . All ' atto del matrimonio la moglie può scegliere se chiamarsi col cognome del marito o tenere il proprio ; oppure anche il marito può prendere il cognome della moglie ; oppure possono lasciare entrambi i vecchi cognomi e scegliersene uno nuovo . Sabato In treno nel Daghestan . Da stamane siamo in riva al Caspio , mare grigio e triste tal quale lo s ' immagina vedendolo nelle carte geografiche . Le montagne del Caucaso ci fiancheggiano sulla destra . Ogni tanto spunta la torre a traliccio di un pozzo di petrolio . Ad una stazione scendiamo a far quattro passi giù dal treno . Con allegria prendo contatto con questa terra così nuova e in cui pure basta poco , un muro di strada in salita , lo sguardo nero delle donne , per riportarmi nell ' atmosfera familiare delle città rivierasche . Anche il clima è da inverno di riviera ; solo i colori sono più smorti . Viaggiare in coda al treno , tra Caspio e Caucaso ! Ma al vecchio ferroviere , che sta qui in coda con le sue bandierine e le sue lanterne , questi paesi non piacciono per via del vento ; lui è di Smolensk . Ljena Constantinova lo rimprovera filialmente perché non si rade la lanuggine bianca e rada che incespuglia il suo viso . Ride tutto grinzoso e sdentato : dice che non importa , ormai è vecchio . È un simpatico tipo di chiacchierone ; anche se sono solo , lì a guardare il panorama , senza nessuno che mi faccia da interprete , lui vuole attaccar discorso e parla , parla , nonostante i miei « Nepognemai ! » ( Non capisco ) . Ad una stazione vengono donne sotto i finestrini a vendere yogurt e carne cruda . Graziose , con in testa fazzoletti disegnati . Sulla collina , i paesi che s ' incontrano adesso sono ammucchiati come i nostri , non sparsi come nella pianura russa . Certe case tra gli orti hanno i muri a secco come i casolari in Liguria . Attraversiamo vigne basse ( « come in Sicilia » , dice Michele L . che è siciliano e bracciante , anzi batrak , come abbiamo imparato a chiamarlo qui ) . Vigne e campi di cotone , e girasoli . Le donne sono tipi tra il siciliano e il turco : vengono giù da una stradetta tra i campi e vorrebbero entrare in stazione di lì , invece di fare il giro dall ' entrata dell ' edificio , e un tipo di controllore con la barbetta continua a rimandarle indietro e ognuna di loro protesta e racconta chissà che storia per convincerlo ; e lui scuote sempre il capo , inflessibile e paziente . Da ieri non vedo che uccelli neri o bianchi e neri ; credo siano gazze . Ora il cielo verso il Caucaso è percorso da una striscia senza fine di uccelli neri in volo ; forse una migrazione ? Per chilometri e chilometri continua a volare questa enorme schiera di uccelli e seguendoli entriamo nell ' Azerbaigian . A un torrente , V . m ' indica i segni bianchi del confine della Repubblica .